Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra): “Basta scaricare sui medici di base il peso delle liste d’attesa. La sanità territoriale si rafforza assumendo personale, non caricando i medici di medicina generale di ulteriori incombenze burocratiche”

11 maggio 2026

(Arv) Venezia, 11 maggio 2026

“La proposta dell’assessore regionale, Gino Gerosa, di affidare ai medici di medicina generale anche la prenotazione delle visite specialistiche è l’ennesimo tentativo di mettere una pezza su un sistema che da anni non funziona. Se il problema sono le liste d’attesa, la risposta non può essere aggiungere lavoro amministrativo a chi già oggi non ha il tempo materiale per svolgerlo. Chi pensa di risolvere il nodo delle attese, facendo diventare il medico di medicina generale anche un operatore del Cup, dimostra di non conoscere la realtà degli ambulatori. Molti medici lavorano senza una segreteria adeguata, con carichi insostenibili e con decine di assistiti che aspettano risposte. Scaricare su di loro l’ennesima funzione organizzativa significa rallentare ancora di più l’assistenza, non velocizzarla”. È quanto dichiara Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra commentando “la nuova proposta dell’assessore Gerosa: mi era già capitato di dirlo mesi fa allo stesso assessore, che sulle liste d’attesa si continua a intervenire sui sintomi, non sulle cause, come se il problema si potesse risolvere cambiando la persona che alza il telefono. Allora si propose che fosse il Cup a chiamare i cittadini, come se questo bastasse a creare posti disponibili e ridurre davvero i tempi di attesa. Oggi si propone che siano i medici di base a prenotare le visite specialistiche. Mi pare che, per affrontare un problema estremamente serio, continuino a esserci poche idee e anche piuttosto confuse”.

“La verità - afferma la consigliera - è che il Veneto e il Paese hanno bisogno di più medici di medicina generale, più personale di studio, più infermieri, più amministrativi e più specialisti nei territori. Non servono scorciatoie che spostano il problema da un ufficio all’altro. Servono Case della Comunità vere, aperte, presidiate, con équipe multiprofessionali stabili e con servizi realmente accessibili ai cittadini. Per questo guardo con interesse alla necessità di rafforzare la sanità territoriale e di dare finalmente un assetto organico alla medicina generale, ma il cambiamento deve partire da tre punti chiari: riconoscere il valore professionale dei medici di famiglia, garantire una formazione e titoli coerenti con il nuovo assetto della sanità territoriale, e aprire un confronto serio con le organizzazioni sindacali prima di qualsiasi riforma. Le Case della Comunità non possono diventare scatole vuote né un luogo in cui si sposta lavoro senza aggiungere risorse”.

“In Veneto, del resto, i numeri parlano da soli: i medici di medicina generale sono diminuiti, il carico medio sui medici è cresciuto e la Regione non può continuare a fingere che tutto si risolva con l’ennesima invenzione organizzativa. La priorità deve essere rafforzare il ruolo del medico di famiglia dentro una rete territoriale vera, non trasformarlo in un tappabuchi del sistema. Se davvero si vuole una sanità di prossimità, allora si cominci da ciò che serve davvero: assunzioni, integrazione tra professionisti, Case della Comunità operative, più tempo per le cure e meno burocrazia. I cittadini hanno bisogno di medici che curino, non di medici costretti a fare il centralino della sanità” conclude la consigliera.