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Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ – CoVeSaP. Ostanel (AVS) e Bigon (Pd): “Regione garantisca ai cittadini le prestazioni nei tempi previsti. Serve investire molto di più nella sanità pubblica.”
26 maggio 2026
(Arv) Venezia, 26 maggio 2026
Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, l’Intergruppo consiliare composto da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, Le Civiche Venete e Riformisti Veneti in Azione, ha presentato il Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’, promossi da CoVeSaP – il Coordinamento veneto della sanità pubblica - realtà impegnata sul territorio veneto nell’offrire supporto ai cittadini alle prese con liste d’attesa, difficoltà di prenotazione e mancato accesso alle prestazioni sanitarie nei tempi previsti. Un’occasione per fare il punto sul crescente numero di segnalazioni raccolte dagli Sportelli e per riportare al centro del dibattito il tema del diritto universale alla salute e del rafforzamento della sanità pubblica.
Erano presenti: Elena Ostanel e Carlo Cunegato, consiglieri regionali di AVS, Annamaria Bigon, consigliera regionale del Pd, tutti componenti della commissione consiliare Sanità; i consiglieri regionali Nicolò Rocco, presidente del gruppo ‘Riformisti Veneti In Azione’; Flavio Baldan, presidente del gruppo Movimento 5 Stelle; Rossella Cendron, presidente del gruppo ‘Le Civiche Venete’; i rappresentanti del Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP) Salvatore Lihard, Cristina Ceriani, Giorgio Zanellato e Maria Pina Rizzo.
La consigliera regionale Anna Maria Bigon (Partito Democratico) ha denunciato “una carenza molto importante nell’accesso alle cure, non solo per quanto riguarda i primi accessi, ma anche per le visite di controllo legate a malattie croniche o oncologiche, per le quali i cittadini hanno bisogno di monitoraggi periodici costanti. Per questo, l’attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ è davvero da apprezzare e valorizzare: i volontari che lavorano gratuitamente agli Sportelli assistono le persone nei ricorsi quando non riescono a ottenere, nei tempi indicati dal medico curante, nell’impegnativa, la prestazione sanitaria prescritta e necessaria. E, attraverso questi ricorsi, nel 75% dei casi, si riesce ad ottenere la prestazione richiesta. Dobbiamo però lavorare affinché tutte le prestazioni siano garantite nei tempi previsti. Serve investire molto di più nella sanità pubblica. Oggi non possiamo continuare a discutere solo di ciò che è appropriato o non appropriato: dobbiamo prima di tutto dare risposte ai cittadini che chiedono una visita, un esame, una cura. Faccio solo un esempio: due anni di attesa per un intervento di cataratta non sono più accettabili, né tollerabili. E pagare 3.000 euro per rivolgersi al privato è una possibilità che molti cittadini, con i redditi attuali, semplicemente non hanno. Per questo, è necessario intervenire rapidamente e con decisione.”
La consigliera regionale Elena Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra) ha evidenziato come sia “importante dare risalto al lavoro svolto dal CoVeSaP: ogni anno, presentiamo i risultati di questo impegno capillare nei territori, evidenziando le criticità e le mancanze presenti nel sistema sanitario pubblico, in un’ottica collaborativa per calibrare l’impegno della politica con l’intento di migliorare il sistema.”
Per la consigliera regionale “i dati presentati oggi dal CoVeSaP dimostrano chiaramente che i cittadini veneti restano troppo tempo in lista d’attesa per ottenere una prestazione nel servizio pubblico. Ed è una situazione che deve essere affrontata e risolta subito. Per questo, come Alleanza Verdi e Sinistra, abbiamo presentato una Mozione in Consiglio regionale per chiedere che tutte le prestazioni sanitarie vengano finalmente monitorate in modo corretto e trasparente. Perché altrimenti anche i dati forniti dalla Regione, secondo cui i tempi d’attesa starebbero diminuendo, rischiano di non rappresentare la realtà vissuta dai cittadini quotidianamente. Basta parlare con qualsiasi persona, per capire che i tempi di attesa sono ancora troppo lunghi e che sempre più cittadini fanno fatica ad accedere alle cure nei tempi necessari.”
Per la consigliera regionale Chiara Luisetto (Pd) “i dati che sono stati presentati oggi sono molto utili e andranno studiati e approfonditi. Credo che le prescrizioni fatte dai medici di base debbano essere prese più in considerazione e dobbiamo assolutamente fare chiarezza sui tempi di attesa, in particolare per la diagnostica di controllo. Il sistema sanitario pubblico deve riorganizzarsi nella sua filiera, rendendola più corta e trasparente.”
La consigliera ha anche sottolineato la necessità di evitare ai pazienti tour complessi per l’accesso alle cure: ogni AULSS è tenuta ad assicurare la massima prossimità per i cittadini, ma nella pratica vengono spesso proposte strutture lontane dalla residenza.
Il consigliere regionale Carlo Cunegato (AVS) ha dato risalto al “prezioso lavoro dei volontari” e ha ricordato la Mozione, presentata con la collega Ostanel, “per chiedere alla Regione di monitorare tutte le liste di attesa, valutando la mole di dati nel suo complesso. Perché se aumentano le liste di attesa, la gente va al Privato, segnando di fatto l’inevitabile declino del Pubblico, al quale serve invece garantire un finanziamento adeguato.”
Il consigliere regionale Flavio Baldan (M5S) ha osservato come sia “fuorviante pensare a un sistema sanitario pubblico prettamente in termini ragionieristici, perché in questo modo si guardano esclusivamente i numeri posti a bilancio a scapito dei servizi erogati ai cittadini. Questo Paese sta andando sempre di più verso una sanità privata e questo non va bene: serve invece potenziare il sistema sanitario pubblico, investendo di più sul personale.”
La consigliera Rossella Cendron ha elogiato “l’impegno e il lavoro dei volontari che stanno dietro agli Sportelli del CoVeSaP” e ha sottolineato come le istituzioni abbiano la “grande responsabilità di far tesoro dei dati presentati, per approntare politiche efficaci per garantire l’accesso alle cure da parte dei cittadini.”
In rappresentanza del CoVeSaP, Giorgio Zanellato ha spiegato che “gli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ del CoVeSaP supportano i cittadini fino all’ottenimento delle prestazioni sanitarie pubbliche richieste, e presentano ricorsi, in autotutela, alle Aziende Ulss usando una apposita modulistica, e procedono con l’invio tramite PEC. Gli Sportelli CoVeSaP sono 30, gestiti da 16 Comitati con il coinvolgimento di 158 volontari, distribuiti in modo omogeneo su tutto il territorio regionale. In un anno di attività, da maggio 2025 ad aprile 2026, i ricorsi documentati sono stati
3207 (CoVeSaP e Comitati Veronesi) rispetto ai 2.146 del precedente anno di rilevazione, con un aumento del 49,4%. I ricorsi relativi ai controlli/follow-up sono i più numerosi. Seguono quelli per prestazione sospesa, in attesa di appuntamento. I ricorsi per mancata presa in carico della richiesta di prenotazione riguardano prevalentemente i Comitati Veronesi e segnalano una criticità importante nella fase iniziale di prenotazione.”
Zanellato ha quindi sottolineato “l’efficacia dei ricorsi di primo accesso, che si attesta al 75,6%, mentre per i controlli è del 73,1%.”, facendo presenti, dati alla mano, “diverse criticità presenti nel sistema di accesso alle cure nel sistema sanitario pubblico.”
I ricorsi per i primi accessi evidenziano una maggiore concentrazione nelle priorità D (30 giorni), seguite da quelle a 90 giorni. Questi ricorsi rappresentano circa il 50% del totale di quelli presentati. Per quanto riguarda le priorità U e B, ovvero quelli più brevi, il numero è limitato ma i tempi di evasione risultano comunque lunghi.
I ricorsi vengono normalmente presentati quando il tempo entro cui ricevere la prestazione è già stato superato. Nonostante il miglioramento registrato nell’ultimo anno, permangono attese importanti, in particolare per i Primi Accessi/Prime Visite e ancora di più per i Controlli.
I tempi di attesa per i primi accessi superano ampiamente le priorità assegnate, in particolare per le classi D e P-60gg, con ritardi superiori al 100%. Dal ricorso all’erogazione della prestazione passano mediamente 30- 40 giorni. Anche per i controlli, le attese eccedono i termini prescritti, soprattutto nelle fasce 30- 60 giorni.
È stato anche evidenziato il problema della mancata accettazione dell’impegnativa da parte di alcuni CUP del territorio. Servono maggiore trasparenza e maggiore omogeneità tra le ULSS nelle modalità adottate, insieme a un’applicazione puntuale della normativa. Le prenotazioni tramite CUP telefonico comportano tempi di attesa di 15- 30 minuti per ottenere una risposta. La mancata accettazione delle impegnative genera ulteriori ritardi nell’erogazione delle prestazioni, soprattutto nel territorio veronese.
L’organizzazione dei CUP risulta carente: le modalità di prenotazione variano da territorio a territorio, con più centri di prenotazione anche all’interno della stessa AULSS, in contrasto con quanto previsto dalla normativa sul CUP Unico Regionale. E gli applicativi utilizzati per Agende, Prenotazioni e Pre- appuntamenti sono molteplici e generano disomogeneità nelle procedure di prenotazione.
E rimane il problema legato alla mancanza di percorsi codificati per accedere alle prestazioni di accesso successivo e per i controlli.
Mancano altresì dati complessivi e veritieri sulle prestazioni in lista di attesa.
Il personale dei CUP è insufficiente e manca una strategia strutturata per semplificare e migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie.
Segnalati, infine, ritardi sulle prestazioni diagnostiche: nonostante i fondi stanziati dal PNRR per il potenziamento della diagnostica, i ricorsi in quest’area rappresentano il 34% del totale. I tempi di erogazione superano sistematicamente i termini previsti, con il rischio concreto di ritardare diagnosi tempestive.
Cristina Ceriani, in rappresentanza del Comitato per la difesa dell’ospedale Magalini di Verona, ha evidenziato le principali criticità presenti, in primis “CUP diversi in ogni provincia, con modalità di prenotazione che variano da territorio a territorio.”
Per Maria Pina Rizzo esiste “uno scollamento tra le aspettative di cura dei cittadini e le tempistiche con cui queste istanze vengono soddisfatte. I risultati sono
deludenti: siamo interessati al problema legato alle liste di attesa, non solo per tutelare la salute dei cittadini, ma soprattutto perché riteniamo che questo sia un nodo assolutamente centrale per la sopravvivenza stessa del sistema sanitario pubblico; un sistema che andrebbe totalmente riorganizzato, tornando a perseguire gli obiettivi originari.”
Salvatore Lihard ha denunciato che “il sistema complesso e arcaico dei CUP sta creando disuguaglianze: anziché facilitare l’acceso ai servizi di cura, lo sta mettendo in crisi. Noi seguiamo il ricorrente fino all’ottenimento della prestazione richiesta, altrimenti ci rivolgiamo ai Carabinieri del NAS, preposti al monitoraggio delle liste di attesa.”
Link alle interviste:
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