Lovat (Szumski Resistere Veneto): “Ma ai veneti basterà questa politica fatta con lenzuolate anonime?”

23 giugno 2026

 

(Arv) Venezia, 23 giugno 2026

“Non possiamo fare a meno di guardare alle manfrine quotidiane della Lega in Veneto perché è il primo partito in Consiglio regionale ed è il partito che esprime il governo regionale. Il dibattito politico - se così si può chiamare - all'interno della Lega in Veneto ha ormai abbandonato i luoghi sacri della democrazia interna per trasferirsi lungo le recinzioni stradali, affidato a lenzuola notturne e messaggi anonimi. Strano che vengano ripresi e fatti argomento di discussione, ma è possibile che nel mondo di oggi l'anonimo sia diventato, comunque, una fonte attendibile”. Sono le parole del consigliere regionale Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) che aggiunge: “I recenti striscioni comparsi qui e là impongono una riflessione profonda sul metodo e sul merito dello scontro in atto nel primo partito veneto, ma anche una riflessione più generale. Mi domando se siamo ancora in un contesto democratico o di semplici manipolazioni dell'opinione pubblica. E se se li fosse scritti il Presidente Zaia quei cartelli? Se li avessero scritti i suoi nemici? Se fossero solo espressione di goliardia? L'utilizzo delle lenzuolate notturne, prive di firma e rivendicazione, equivale, nel lessico politico, alle lettere anonime. Non si conoscono gli autori, non si sa chi muova i fili di queste incursioni e, pertanto, ci troviamo di fronte a una palese lesione del leale e trasparente dibattito democratico. Un grande partito del territorio non può sostituire i Congressi legittimi e il confronto a viso aperto tra i militanti con il blitz situazionista di ignoti. Davanti a questa opacità, sorgono evidenti sospetti che persone esperte di politica e di giornalismo non possono ignorare”.

“Nel merito - continua il consigliere - lo smarrimento è persino peggiore. L'elettorato veneto ha il diritto di sapere quale modello di Lega propone chi oggi invoca il cambio di leadership. Assistiamo a paradossi grotteschi: da un lato, la segreteria federale di Salvini propone l'agenda nazionalista del Ponte di Messina e dell'autonomia differenziata, assieme allo sbandieramento dell'identità cristiana; dall'altro, in Consiglio regionale non passa l'autonomia di Venezia come quella di Roma Capitale, si promuovono i musei del Risorgimento e si annuncia una proposta di legge sul fine vita portata avanti assieme alle sinistre più estreme e in palese opposizione a quanto continua a ribadire papa Leone XIV, come nel recente viaggio apostolico davanti al Parlamento spagnolo. Siamo agli opposti geometrici dei valori fondanti di questo territorio. Promuovere la cultura della vita e poi sponsorizzare il fine vita in Aula è una contraddizione insanabile. Ma soprattutto, l'elettorato veneto vorrebbe capire chi ha votato: l'autonomia è per definizione l'alternativa al centralismo. Se la risposta alla deriva di consenso della Lega salviniana deve essere l'appiattimento sui temi progressisti del fine vita e la bocciatura di Venezia Capitale, allora la parabola identitaria è davvero conclusa e ci troviamo di fronte a un ircocervo politico molto lontano da quello che la gente crede di sostenere votandolo”.

“I veneti meritano chiarezza, non messaggi cifrati e anonimi appesi a un guardrail", conclude Lovat.