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Lovat (Szumski Resistere Veneto): “Gli apprendisti della biopolitica sono arrivati al cerchiobottismo etico. Ma cure palliative e suicidio assistito sono concezioni incompatibili”
05 agosto 2026
(Arv) Venezia, 5 agosto 2026
"Farebbe piacere vedere che il Partito Democratico ha depositato una Proposta di legge per l'incremento e l'agevolazione dell'accesso alle cure palliative per i malati irreversibili, se non fosse che contemporaneamente dichiara, per bocca del suo capogruppo, il favore al suicidio assistito”. Con queste parole il consigliere regionale di Resistere Veneto, Davide Lovat, che puntualizza: “Di fatto, le due cose sono incompatibili: le cure palliative mirano a curare i malati mentre l'agevolazione del suicidio mira ad ‘ammazzarli’, lasciando pure ipocritamente l'onere del gesto e il peso della coscienza al soggetto fragile malato. Pensarle appaiate significa arrivare a un corto circuito logico e morale inaccettabile.
Non si possono tenere insieme due visioni diametralmente opposte: da una parte, l'accompagnamento terapeutico e umano del malato, dall'altra l'agevolazione dell'eliminazione fisica della persona fragile. Va spazzato via ogni equivoco: il compito del legislatore è quello di definire in modo chiaro il modo in cui la civiltà di cui fa parte tratta un argomento, nello specifico il delicatissimo tema della sofferenza fisica e della malattia terminale, e la risposta non può essere un volgarissimo menù à la carte dove scegliere alternativamente tra cura e suicidio. Sarebbe un modo per certificare al mondo che in Veneto siamo dei cerchiobottisti etici, o forse solo degli ignoranti”.
“Le cure palliative escludono l'opzione dell'uccisione del paziente, a prescindere da chi la compia, perché presuppongono un percorso e un approccio filosofico e medico che danno valore assoluto alla persona umana e pertanto inconciliabile in modo altrettanto assoluto con la cultura dello scarto che è sottesa all'eliminazione fisica della persona. Personalmente ritengo che accompagnare chi soffre significhi garantire presenza, alleviare il dolore con la medicina palliativa e sostenere i familiari, non offrire una via d'uscita sbrigativa che scarica l'intero peso della disperazione sulle spalle del malato. Trasformare la sanità pubblica in uno strumento di morte assistita – commenta Lovat - significa arrendersi alla cultura dello scarto e venir meno al dovere primario di tutela della persona”.
“I dati emersi in merito alla situazione in Veneto mostrano dove sia il reale problema: la nostra rete di cure palliative e la disponibilità di posti negli hospice scontano ancora carenze strutturali gravissime rispetto agli standard minimi che non ci sono, e che non avremo a breve nonostante le promesse di scambi: mi voti questa proposta e io ti voto la tua. Questo è fare mercato, non fare i legislatori. Compito del legislatore regionale – prosegue Lovat - non è cedere alle scorciatoie, ma costruire una civiltà delle cure che non abbandoni nessuno nella sofferenza", conclude Lovat.