Valdegamberi (GM-Futuro Nazionale): “Quando la morte viene celebrata come progresso, a perdere è l’umanità”

03 settembre 2026

(Arv) Venezia, 2 settembre 2026     “Quando una sconfitta dell’umanità viene celebrata come progresso. È triste assistere a questo clima di esultanza di fronte a quella che, a mio avviso, rappresenta una sconfitta per l’umanità, presentata invece come una conquista di civiltà.

 Quando si arriva ad affermare che il suicidio debba essere considerato un diritto di autodeterminazione e che lo Stato debba sostenerlo, ci si trova di fronte a un radicale capovolgimento della missione della medicina e delle istituzioni. Il principio che dovrebbe guidare chi cura è quello di alleviare la sofferenza, accompagnare la persona e difendere la vita. Lo Stato dovrebbe mettere in campo ogni strumento possibile perché una persona possa continuare a vivere con dignità, non offrire la morte come risposta alla sofferenza”. Con queste parole il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (GM-Futuro Nazionale), che aggiunge: “Il rischio, una volta affermato il principio, è che i confini si allarghino progressivamente. Si parte da situazioni presentate come eccezionali ed estreme e, nel tempo, la platea dei destinatari può estendersi a condizioni sempre più diverse e fragili. È ciò che il dibattito internazionale sull’esperienza canadese ci impone quantomeno di osservare con grande attenzione”.

 “È davvero questa la nostra idea di civiltà? Una società civile dovrebbe essere quella che non abbandona chi soffre, che investe nella cura, nella salute mentale, nell'assistenza, nella ricerca e nel sostegno alle persone più fragili. L’obiettivo delle istituzioni – commenta Valdegamberi - dovrebbe essere curare, riabilitare, alleviare il dolore e garantire una vita dignitosa anche a chi si trova in una condizione di estrema vulnerabilità. Non possiamo accettare l’idea che si possa risolvere il problema eliminando la persona che quel problema lo vive”.

.“E c’è poi una questione che non può essere ignorata: quella economica. Quanto costa allo Stato – prosegue il consigliere - assistere per anni una persona gravemente malata? Quanto costa garantire cure, assistenza domiciliare, strutture adeguate e sostegno alle famiglie? È legittimo chiedere se, nel momento in cui la morte viene trasformata in una prestazione riconosciuta e organizzata dal sistema pubblico, possano emergere anche incentivi economici perversi.Non siamo ingenui: le scelte sanitarie hanno anche conseguenze sui bilanci pubblici. Proprio per questo dobbiamo pretendere che il valore di una vita non venga mai misurato sulla base del suo costo”.

“Si parla di ‘progresso di civiltà’, come è stato definito dal Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. Ma il vero progresso, a mio avviso, - sottolinea Valdegamberi -si misura dalla capacità di una società di prendersi cura dei propri cittadini quando sono più fragili, non dalla facilità con cui offre loro la possibilità di morire. Perché nessuno può sapere cosa gli riserverà il futuro”.
“Chi oggi applaude potrebbe domani trovarsi malato, solo, depresso, non autosufficiente o semplicemente incapace di sostenere il costo delle proprie cure. E in quel momento vogliamo davvero che lo Stato gli dica: possiamo curarti e accompagnarti, oppure possiamo aiutarti a morire? Questa sarebbe la nostra idea di civiltà?

Io credo di no.

Una società veramente civile non elimina chi soffre: al contrario, si prende cura della persona”, conclude Valdegamberi.