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atti ispettivi

Contenuti: Interpellanza n. 12 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERPELLANZA N. 12

USCIRE DAL PARADIGMA DELLA PRESENZA DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DI STAMPO MAFIOSO COME MERO FATTORE ESOGENO E INTERVENIRE CON DETERMINAZIONE SUGLI ELEMENTI INTERNI DI CONTESTO

presentata il 14 febbraio 2019 dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle



Premesso che quanto già rilevato e richiesto dal Consigliere Ruzzante nel contesto delle diverse interrogazioni, al cui contenuto qui si rimanda, presentate nel corso dell’attuale legislatura in costanza dell’emersione delle presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso in Veneto.
Rilevata la recentissima emersione di fatti specifici, puntualmente riportati dagli organi di stampa, dai quali si rileva la presenza di organizzazioni e soggetti appartenenti, o comunque proiezione, di organizzazioni criminali di stampo mafioso in Veneto: si veda, in particolare, la ormai nota operazione “Terry” della Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, da cui emerge, come peraltro non manca di notare l’attuale coordinatore nazione dell’associazione Avviso Pubblico (della quale la regione del Veneto è parte ai sensi della Legge regionale n. 48/2012 ) in un editoriale pubblicato sul Corriere del Veneto del 13 febbraio 2019, la collaborazione e la complicità di imprenditori locali con il principale indiziato quale soggetto detentore di quel capitale che è essenziale coacervo di consenso sociale e capacità di coartazione tipico della criminalità organizzata di stampo mafioso come “power syndicate”, e cioè: “Da ultimo occorre fare in conti con la società. In molti a Zimella sapevano che Multari non era solo un imprenditore, ma un signore che con le cattive maniere poteva risolvere tanti problemi che le autorità pubbliche avrebbero forse sistemato con tempi lunghi. E per questo si rivolgevano a lui, come hanno documentato le indagini. Il metodo mafioso gode quindi di un certo consenso sociale anche nel ricco Nordest e non è affatto verso che esso sia del tutto sconosciuto alla popolazione veneta. E’ la conferma che i mafiosi tendono a presentarsi come una sorta di Stato nello Stato: offrono protezione, sicurezza, mediazione. Ma quando serve si avvalgo della loro risorsa principale: la violenza.”

Richiamato, a tal proposito quanto riportato a chiare lettere nell’ambito della seconda relazione semestrale (Luglio - Dicembre 2017) della Direzione Investigativa Antimafia, nella parte in cui analizza la presenza e le proiezioni delle ‘ndrine, nel territorio nazionale, rileva che: “Non a caso, anche nel semestre in esame si colgono chiari segnali espansionistici fuori regione, finalizzati ad infiltrare i punti nevralgici e strategici dell’economia, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione. In Liguria, Piemonte e Lombardia si conferma una riproduzione della strutture criminali calabresi, con la presenza di autonomi locali e rigide compartimentazioni territoriali. Di pari rilevanza le presenze ‘ndranghetiste in Veneto, in Emilia Romagna, in Toscana e nel Lazio” e “Le operazioni di polizia degli ultimi anni danno costante conferma di una presenza delle organizzazioni criminali calabresi in Veneto. La particolare densità produttiva del territorio sembra, infatti, essere stata sfruttata per il riciclaggio dei capitali illeciti, attraverso operazioni finanziarie formalmente legali”.
Considerato che a fronte della costante emersione in Veneto di una trama di relazioni deteriori tra tessuto economico-imprenditoriale e noti esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso, come nel caso di specie suggerisce l’attività di indagine sopra richiamata, è necessario un intervento politico urgente e di ampio respiro, che non si limiti ad affrontare il tema della presenza in Veneto della criminalità organizzata di stampo mafioso ricorrendo solamente al fallace “framework” dell’elemento esogeno, ma piuttosto affronti, con convinzione, l’esistenza di tale trama di relazioni, tanto più che, sotto tale specifico aspetto, l’articolo 8 della legge regionale n. 48 del 2012 declina uno specifico segmento di intervento: “la Regione opera per la diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo dell’impresa, della cooperazione, del lavoro e delle professioni, per favorire il coinvolgimento degli operatori nelle azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa. A tal fine, promuove iniziative di sensibilizzazione e di formazione, in collaborazione con le associazioni rappresentative delle imprese, delle banche, della cooperazione e dei lavoratori, nonché con le associazioni, gli ordini ed i collegi dei professionisti”.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri
interpellano la Giunta regionale

per sapere:
1) se la Giunta regionale ha intenzione o meno di formulare richiesta di intervento e visita della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere;
2) fermo restando quanto al punto 1), quali interventi urgenti intende porre in essere per garantire il diritto alla sicurezza dei cittadini veneti, così come affermato in maniera cogente dallo Statuto della Regione del Veneto all’art. 6, attraverso la piena attuazione della Legge regionale n. 48 del 2012.


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