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atti ispettivi

Contenuti: Interrogazione a risposta immediata n. 423 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 423

CONTINUANO GLI INCENDI DI PROBABILE NATURA DOLOSA: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE SI È RESO CONTO CHE IL TERRITORIO DEL VENETO È A FORTE RISCHIO DI RADICAMENTO DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DI STAMPO MAFIOSO?

presentata il 1° settembre 2017 dal Consigliere Ruzzante



Premesso che con proprie interrogazioni a risposta immediata n.331 del 28 marzo 2017, avente ad oggetto “ Metodi mafiosi in Veneto: Quali iniziative intende intraprendere il Presidente della Giunta regionale?” e n. 245 del 10.10.2016, avente ad oggetto “Ennesimo rogo in una azienda che si occupa di rifiuti. Quali interventi a tutela dell’ambiente e della legalità in Veneto?”, il sottoscritto consigliere chiedeva al Presidente quali informazioni fossero state acquisite rispetto agli accadimenti segnalati e quali interventi la Giunta regionale intendeva mettere in campo per la tutela dell’ambiente e della legalità.
Evidenziato che, ad oggi, gli atti di sindacato ispettivo sopra richiamati non hanno ricevuto riscontro alcuno e che, come qui di seguito rilevato, gli incendi, verosimilmente di natura dolosa, continuano a essere appiccati su beni strumentali appartenenti ad aziende operanti in territorio Veneto.
Rilevato che:
- il 27 agosto scorso le fiamme hanno distrutto otto mezzi della ditta Hb Transport di Costermano (VR). In ordine a tale episodio merita riportare quanto è dato leggere nell’articolo di cronaca a firma di Gianni Belloni pubblicato il 29 agosto 2017 su “Il Mattino“ di Padova: “Negli ambienti investigativi preoccupa il fatto che, anche in questo caso, siano stati coinvolti un importante numero di mezzi. Se venisse confermata l'ipotesi dolosa potrebbe trattarsi di una strategia da parte di operatori criminali di mantenere la propria fetta di business.
- gli investigatori segnalano che si tratta di modalità riscontrate anche al sud. Non tanto un tentativo di estorsione, quindi, ma un vero e proprio strumento di “competizione” in un mercato considerato saturo. Mercato dove storicamente nel veronese operano ditte legate alla 'ndrangheta dell'area di Reggio Calabria e di Vibo Valenzia quasi assenti nel settore dell'edilizia dove sono invece presenti gruppi 'ndranghetisti originari del crotonese e del lamentino. E i segnali di questa presenza non mancano;
- a Dossobuono nella bassa veronese operava - fino al 2011 quando intervennero i carabinieri dei Ros - una ditta di autotrasporti che serviva da base logistica per la cosca ndranghetista Anello – Fiumara della provincia di Vibo Valentia;
- nel giugno del 2016 la Albi Service & Noleggi Srl di Sommacampagna e della Agl Group Srls di Nogarole Rocca sono state oggetto di due interdittive antimafia da parte del Prefetto di Verona. Sempre a Nogarole Rocca sono state sequestrate, nell'ottobre 2014 dalla Procura di Reggio Calabria tre aziende di autotrasporto – la Tranz Veicom S.r.l., la Verotransport S.r.l., la Italspeedy Logistic S.r.l. - sempre riconducibili alla cosca Pesce;
- la TM Logistica di Sona, azienda specializzata nel noleggio di camion e bilici, della famiglia Galasso - Larosa, è stata sede nel 2012 di un summit 'ndranghetista. Nel frattempo sono in dirittura d'arrivo le indagini sul megaincendio del dicembre 2016 che ha colpito la Alfa Trasporti srl dove emergerebbe la responsabilità di un'organizzazione non italiana”.
Rilevato, altresì quanto emerge dalle ultime due relazioni della DIA ( “Relazione del Ministro dell’interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia”, primo e secondo semestre del 2016), i cui stralci qui di seguito si riportano. In particolare, nella relazione del primo semestre 2016, si rileva che “La criminalità organizzata calabrese, in specie catanzarese e reggina, seppure non radicata nel Nord Est del Paese, continua a far emergere, soprattutto in Veneto, chiari segnali di operatività. Si sono registrate, infatti, qualificate presenze di soggetti ‘ndranghetisti su Padova, nell’ovest veronese e nel basso vicentino, riconducibili ad aggregati criminali di Cutro, Delianova, Filadelfia ed Africo Nuovo. Queste manifestazioni sarebbero diventate palesi con riferimento, oltre che al traffico di stupefacenti, anche alla ristorazione, al turismo e all’edilizia, come emerso con riferimento a quest’ultimo settore, nel corso di un’operazione conclusa nel mese di aprile dalla Guardia di Finanza, con l’arresto, per bancarotta fraudolenta, di tre imprenditori attivi nella fabbricazione di infissi metallici in provincia di Treviso. Uno dei citati imprenditori, originario della provincia di Parma, sarebbe risultato in contatto con esponenti della cosca GRANDE ARACRI. Sempre ad aprile, come accennato nella descrizione delle dinamiche criminali dedicate alla provincia di Crotone, il Centro Operativo D.I.A. di Padova ha concluso l’operazione Amaranto 2, con l’arresto di alcuni soggetti facenti parte di un’associazione criminale di matrice ‘ndranghetista insediatasi in Veneto - in particolare a Padova e Vigonza (PD) - diretta da soggetti collegati alla cosca GIGLIO ed attiva prevalentemente nel traffico di sostanze stupefacenti.”; nel secondo semestre 2016: “[...]si richiamano le considerazioni espresse nel semestre precedente circa la presenza, per quanto non radicata, di soggetti collegati alle cosche reggine e catanzaresi. Nel tempo sono state rilevate, infatti, qualificate presenze di soggetti ‘ndranghetisti su Padova, nell’ovest veronese e nel basso vicentino, riconducibili ad aggregati criminali di Delianuova, Filadelfia, Africo Nuovo e Cutro. In quest’ultimo caso sono stati segnalati soggetti referenti della ‘ndrina GRANDE ARACRI. L’esistenza di queste aggregazioni è stata evidenziata, nel recente passato, con gli arresti di ‘ndranghetisti avvenuti in Veneto nell’ambito della nota operazione “Aemilia”, diretta dalla DDA di Bologna. A fattor comune per questi soggetti, il territorio sarebbe stato utilizzato per riciclare i proventi derivanti principalmente dal traffico di stupefacenti, nei trasporti e nell’edilizia. Non a caso, diversi tentativi di infiltrazione ‘ndranghetista sono stati individuati al termine degli accertamenti svolti, su input delle varie Prefetture del Triveneto, dai vari Gruppi Interforze e finalizzati al rilascio della documentazione antimafia, necessaria per consentire alle imprese di partecipare ai pubblici appalti ed iscriversi alle “white list”. A seguito degli elementi raccolti, comprovanti il concreto pericolo di inquinamento mafioso, diversi soggetti economici del Triveneto, pur dotati di adeguati mezzi finanziari e di idonea organizzazione, sono stati colpiti da provvedimenti interdittivi ed inibiti ad avere rapporti contrattuali con le Pubbliche Amministrazioni”.
Considerato che gli elementi sopra indicati devono indurre tutte le istituzioni a intervenire con maggiore sforzo a salvaguardia della legalità con l’obiettivo di contrastare la riscontrata presenza in Veneto della criminalità organizzata di stampo mafioso al fine di scongiurarne il radicamento e l’espansione.
Il sottoscritto consigliere
interroga il Presidente della Giunta regionale

per sapere se con riferimento a quanto qui esposto in premessa, abbia o meno, nei limiti delle competenze attribuite alla Regione, intenzione di intervenire, anche attraverso l’assunzione a sé del previsto coordinamento di cui alla Legge regionale 28 dicembre 2012, n. 48Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” al fine di compartecipare a salvaguardare il territorio veneto dal rischio di radicamento ed espansione della criminalità organizzata di stampo mafioso.

SOMMARIO

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