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Contenuti: Risoluzione n. 53 - 10^ legislatura
COREVE

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA

RISOLUZIONE N. 53

PENSIONI: SOGLIA DI ETÀ IN AUMENTO, UNA FOLLIA DA FERMARE!

presentata il 3 novembre 2017 dai Consiglieri Sandonà, Rizzotto, Finozzi, Montagnoli, Ciambetti, Boron, Semenzato, Brescacin, Fabiano Barbisan, Michieletto, Gidoni, Coletto, Forcolin e Gerolimetto
Il Consiglio regionale del Veneto

VISTO che la legge 22 dicembre 2011, n. 214, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici” (legge Monti –Fornero), che a partire dal 2013 dispone l’adeguamento dei requisiti d’accesso alla pensione di vecchiaia alle variazioni delle prospettive di vita in base agli indici forniti dall’ISTAT;
APPRESO che l’ISTAT nella pubblicazione sulla mortalità della popolazione residente in Italia, ha rilevato che la speranza di vita a 65 anni, cioè il tempo che resta in media da vivere una volta superata tale soglia è stata nel 2016 di 20,7 anni, con un aumento quindi rispetto al 2013 di 5 mesi;
CONSTATATO che:
- sulla base della pubblicazione ISTAT che aumenta la speranza di vita di almeno 5 mesi rispetto al 2013, con un decreto direttoriale, da emanare entro la fine dell’anno 2017, la nuova soglia dell’età pensionabile dal 2019 potrebbe salire a 67 anni;
- l’età pensionabile in Italia è cresciuta tanto da superare la media dei Paesi europei che si attesta sui 64 anni per gli uomini e sui 63 anni per le donne; per esempio in Germania è di 63 anni e 45 di contributi, in Austria di 62 anni e 40 anni di contributi, in Slovenia di 60 anni di età e 40 di contributi, in Svezia da 61 a 67 con possibilità di restare al lavoro con il consenso del datore ecc.;
- se l’allungamento dell’aspettativa di vita continua ad assumere un simile andamento si prospetta che nel 2050 l’età pensionabile salirà fino a quasi 70 anni d’età;
CONSIDERATO che:
- l’aumento dell’età pensionabile ha come principale criticità il fatto di creare numerosi problemi di carattere sociale sempre più difficili da gestire come la crescente disoccupazione giovanile, mentre gli ultrasessantenni continueranno a lavorare con un fisiologico abbassamento della capacità produttiva;
- tale aumento non tiene conto nemmeno del tipo di lavoro che i lavoratori svolgono e in particolare non tiene conto dei c.d. lavori usuranti e di chi, durante la propria vita, è stato chiamato anche ad assolvere a non meno importanti funzioni familiari;
- l’invecchiamento dovrebbe essere tutelato non lavorando fino a tarda età ma dovrebbe essere riconosciuto come risorsa per la coesione sociale nelle famiglie;
- la persona in pensione rappresenta, inoltre, una risorsa fondamentale per le famiglie più giovani e non solo;
- il contributo al sistema di welfare offerto dai pensionati è assolutamente rilevante per tutti gli aiuti che offrono ai giovani in termini economici (i figli spesso integrano le loro entrate grazie al contributo dei loro genitori pensionati) e in termini di assistenza;
- tale contributo al welfare andrebbe quantificato anche in relazione alla sostenibilità dell’intero sistema di welfare all’interno di cui figura anche quello previdenziale e assistenziale;
- nel determinare il grado di sostenibilità del sistema previdenziale andrebbero operate le necessarie “depurazioni” relative agli oneri assistenziali (diversi da quelli previdenziali) tenuto conto che il loro insieme, in base agli ultimi rapporti disponibili relativi al 2016, ha riguardato ben 3.964.183 persone per una spesa di quasi 21 miliardi di euro, senza tener conto degli interventi relativi agli ammortizzatori sociali;
- non è possibile e non è accettabile affrontare il tema della sostenibilità previdenziale alimentando irresponsabilmente il conflitto generazionale. Vanno, invece, adottate efficaci politiche per l’aumento reale dei consumi, e quindi dei salari dei lavoratori, accompagnate a politiche per le famiglie in grado di consentire una ripresa delle nascite, combattendo quindi anche il precariato a cui molti giovani oggi sono costretti;
- il tema della sostenibilità del sistema previdenziale non può esaurirsi in un mero calcolo finanziario (seppur necessario) ma andrebbe piuttosto affrontato anche con riguardo alla sua sostenibilità economico-sociale, che tenga conto, come già accennato, di tutte le relazioni tra i diversi ambiti del welfare (sanità, sociale, famiglie, servizi all’infanzia, disabili, ecc.);
tutto ciò premesso,
esprime

il più totale dissenso per l’attuale sistema pensionistico e per l’imminente normativa che andrà ad aumentare nuovamente l’età pensionabile e che non tiene conto della complessità del nostro sistema di welfare e delle conseguenze sociali che ne conseguono;
invita

il Governo ad assumere le opportune iniziative per interrompere l’iter di adeguamento dell’età pensionabile previsto dal 1 gennaio 2019, intervenendo con l’emanazione di norme che mirino ad armonizzare i requisiti anagrafici per l’accesso al trattamento previdenziale, tenendo conto di parametri riferibili agli anni di lavoro e all’età anagrafica e conformandoli alla media dei Paesi dell’Unione europea.

SOMMARIO

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