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Contenuti: Dati geografici

Il Veneto, con una superficie di 18.378 Kmq, è per estensione l'8ª regione d'Italia (dopo, nell'ordine, Sicilia, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Puglia). I suoi confini coprono complessivamente 1.104 Km, di cui 909 terrestri e 195 marittimi, e racchiudono un'area poligonale che ha il suo vertice a Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale alla Punta di Goro (foci del Po), per una lunghezza di circa 210 Km e una larghezza (dal Lago di Garda alle foci del Tagliamento) di circa 195 Km. Morfologicamente è la regione "più completa" d'Italia, in quanto comprende aspetti fisici molto vari:

  • una fascia alpina d'alta montagna (Le Dolomiti);
  • una fascia di media montagna (le Prealpi Venete);
  • alcune vaste zone collinari (comprendenti i famosi Colli Euganei, Berici, Asolani e il Montello);
  • un'ampia pianura percorsa da numerosi fiumi (Adige, Brenta, Piave, Sile, Livenza, ecc.);
  • la riva orientale del più grande lago d'Italia, cioè il Lago di Garda;
  • oltre 150 Km di spiagge, lungo il Mare Adriatico.

Complessivamente si può parlare di un 56,4% di pianura, un 29,3% di montagna e un 14,3% di zone a carattere collinare.

Dalla Preistoria agli "Heneti", alla civiltà "Atestina"

La configurazione fisica del Veneto favorì il suo popolamento fin dall'era paleolitica. Ritrovamenti fossili risalenti a circa 150.000 anni fa sono stati fatti nella zona collinare a Nord di Verona; altri d'epoca successiva, nei Colli Berici, nell'Altopiano d'Asiago, nei Monti Lessini e nel Montello. Resti di palafitte sono stati trovati sulle rive del Lago di Garda e di alcuni laghetti dei Colli Berici, mentre numerose sono un po' ovunque le testimonianze dell'era neolitica e dell'età del bronzo. Verso il 1000 a.C. la regione fu invasa dagli Heneti, popolazione proveniente dalle zone del Mar Nero. Nei Colli Euganei gli Heneti - o Veneti - diedero vita ad una civiltà molto interessante, con un proprio linguaggio ed una propria scrittura (venetico), che viene detta "Civiltà Atestina", perchè ad Ateste (Este) ebbe il suo centro principale, ma che si diramò ben presto in tutta la Regione. I veneti ebbero contatti con gli Etruschi e con popolazioni danubiane, commerciando in oggetti di bronzo, sale, lana e ceramiche. Dovettero difendersi dalle invasioni dei Galli che scendevano dalle Alpi centro-orientali, preferirono allearsi ai Romani e furono lentamente assorbiti da questi ultimi.

L'influenza romana e l'infrastrutturazione del territorio

La presenza romana nel Veneto è attestata già verso il 250 a.C., ma è nel 172 a.C. che comincia la colonizzazione, con la fondazione, o rifondazione fortificata, di alcuni centri (tra cui Padova, Bassano, Cittadella, ecc.) e il progressivo assorbimento dei Veneti. Per Roma la regione è importante, specie per le vie di comunicazione con il Nord e con l'Oriente. Cominciano ad essere costruite strade, scavati canali, innalzati argini e costruite importanti città (Verona, Vicenza, Oderzo, Concordia, Altino) e, più tardi, quando il Veneto è già diventato la "Xa regio, Venetia et Histria", viene fondata Aquileia, a baluardo contro invasioni provenienti dall'Est e grande porto sull'Adriatico. Tra le strade romane più importanti sono da ricordare la Via Anicia (da Ravenna ad Altino), la Popilia (da Adria a Padova), la Emilia (da Vicenza ad Altino), l'Aurelia (da Padova alle Alpi), la Claudia Augusta (lungo la Valle del Piave verso il Cadore) e la Postumia (da Verona a Trieste e all'illirico). Imponenti testimonianze della presenza romana nel Veneto si hanno un po' in tutte le città, ma in particolare a Verona (Arena), Vicenza, Padova, Treviso, Altino, Oderzo e in numerosi centri minori lungo le più importanti vie di comunicazione. Il Cristianesimo arrivò nel Veneto verso il 400 ed ebbe il suo centro principale in Aquileia, che divenne ben presto un potente patriarcato.

Dalle invasioni barbariche alla nascita del Ducato veneziano

Col decadere dell'Impero romano, il Veneto diviene un punto di passaggio obbligato per le invasioni barbariche dell'Italia provenienti dalle pianure dell'Est. Nel corso delle lotte combattute dai popoli barbarici - Ostrogoti, Franchi, Longobardi - fra loro e contro gli imperatori di Bisanzio che tentavano di riconquistare l'Italia, il Veneto conobbe periodi di grave decadenza economica e sociale. Proprio a queste circostanze è dovuta la nascita di Venezia. A gruppi sempre più numerosi, le popolazioni delle città distrutte e delle campagne saccheggiate, trovano rifugio nelle isolette della laguna, ove i barbari, inesperti di navigazione, non possono arrivare. Così, tra il VI e il VII secolo, le isole della laguna si popolano progressivamente e si uniscono sotto l'egida di Bisanzio, dandosi un proprio ordinamento e un proprio capo: il Tribuno marittimo, vero e proprio governatore bizantino, e, più tardi, nel 679, il Doge (duca). La prima sede ufficiale del Ducato veneziano fu ad Eraclea e quindi a Metamauco (Malamocco), un porto di mare e di laguna sull'isola del Lido. Nell'810 essa fu spostata nell'isola di Rioalto (Rialto), più sicura perchè interna, ed è su quest'isola e su cento altri isolotti vicini che sorse la città vera e propria (Civitas Rioalti).

L'ascesa della Repubblica Serenissima

Affrancatasi a poco a poco dalla tutela di Bisanzio, pur continuando a mantenere con l'impero strettissimi contatti, Venezia si diede un governo di tipo repubblicano, retto da un Doge e da una oligarchia, ma sottoposto a vari controlli di tipo democratico. Sono gli esordi della potenza veneziana, cresciuta durante tutto il Medioevo - dopo l'affrancamento dalla tutela di Bisanzio - in virtù di lotte accanite e di commerci fortunati che, verso il 1100 fecero, della città lagunare, l'assoluta regina dell'Adriatico. I Veneziani seppero volgere, in particolare, a proprio vantaggio la partecipazione alla IV crociata - 1202/1204 - conquistando Costantinopoli e divenendo padroni di un grande impero coloniale che comprendeva, fra l'altro, le Cicladi e l'arcipelago Egeo. Ebbe così inizio l'accanita rivalità fra Venezia e Genova per il dominio nel Mediterraneo, conclusasi nel 1380 con la definitiva vittoria della città adriatica.

Venezia e il Veneto

Il progressivo frantumarsi dell'autorità imperiale aveva nel frattempo provocato nelle città di terraferma - Padova, Treviso, Vicenza, Verona - l'affermarsi di potenti giurisdizioni locali, appoggiate da forti castelli nel contado, con funzioni militari, per lo più in mano ai vari signori feudali (Estensi, Trissino, Da Romano, ecc.). E' proprio qui che, fra il Quattro e Cinquecento, si estende la potenza di Venezia, timorosa di un accerchiamento terrestre e gradatamente messa in crisi, nel suo impero coloniale, dall'avanzata minacciosa dei Turchi e dallo spostamento dei traffici nell'area atlantica, conseguenza delle scoperte geografiche.

La decadenza

Coinvolta nelle lotte europee per il predominio in Italia, Venezia vede a volte in pericolo la sua stessa possibilità di sopravvivenza - in particolare nel 1509, quando gli eserciti della Lega di Cambrai, sconfiggono le sue truppe ad Agnadello - e, nonostante il suo nuovo status di potenza di terraferma, attraversa un processo di inarrestabile decadenza culminato il 12 maggio 1797, sotto l'incalzare delle truppe napoleoniche, nella proclamazione - da parte del Maggior Consiglio, riunito per l'ultima volta - della fine del millenario governo della Serenissima. Conclusa l'esperienza dell'effimera Repubblica Democratica, instaurata da Napoleone, il Veneto fu ceduto da questi all'Austria (trattato di Campoformio, ottobre 1797), che ne mantenne il possesso fino al 1866, data dell'annessione della Regione al Regno d'Italia.




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