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Lingua veneta: Consiglio regionale approva legge di tutela



(Arv) Venezia 28 mar. 2007 - Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con voto quasi unanime (38 sì e 2 astenuti) la legge di "tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale del Veneto" avanzata in forma congiunta dai due Consigli provinciali di Vicenza e Treviso. Il testo, in discussione già nella precedente seduta dell'8 marzo, definisce la lingua veneta come "le specifiche parlate storicamente utilizzate nel territorio veneto e nei luoghi in cui esse sono state mantenute" e impegna la Regione a diffonderne la conoscenza e l'insegnamento a tutti i livelli (compreso quello scolastico con corsi facoltativi per insegnanti in collaborazione con i CSA, Centri Servizi Amministrativi). La legge stanzia quindi 250 mila euro all'anno per sostenere ricerche relative alla grafia ufficiale della lingua veneta e al suo uso, per ripristinare la toponomastica veneta, per istituire speciali sezioni nelle biblioteche pubbliche locali, e per finanziare l'edizione di pubblicazioni specializzate, la redazione di trasmissioni televisive e radiofoniche e incoraggiare la creazione di opere d'arte ispirate alla civiltà veneta. Tra le iniziative per valorizzare la lingua veneta la legge prevede anche l'istituzione di concorsi, borse di studio e premi annuali per tesi di laurea sul patrimonio linguistico della regione. Per sottolineare ulteriormente l'importanza della consapevolezza dell'identità veneta la legge prevede, inoltre, l'istituzione della "Festa del popolo veneto" da celebrarsi il 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia. Inizialmente il testo presentato proponeva invece il 25 aprile, festa di San Marco, mentre nel corso del dibattito erano state prospettate altre ipotesi, come il 12 maggio (data della caduta della Serenissima), il 1 marzo (Cadodanno veneto) o il 25 giugno, data di ritrovamento delle reliquie di san Marco. L'iniziale proposta di legge (non modificabile in fase istruttoria in quanto di iniziativa provinciale) è stata oggetto, infatti, di una consistente manovra emendativa sostenuta da Pietrangelo Pettenò (RC), dal relatore Daniele Stival (Lega) e dai consiglieri del Partito democratico veneto. "Non è nostra intenzione liquidare questa proposta di legge come una iniziativa demagogica o di folclore - aveva premesso all'inizio del dibattito odierno il capogruppo del partito democratico veneto Achille Variati - perché l'argomento è importante e può contribuire ad aumentare l'autostima della comunità veneta, anche nei rapporti con lo Stato e con le altre Regioni. Tuttavia facciamo appello al senso di responsabilità della Lega e di tutte le forze politiche perché quest'aula produca un provvedimento serio, che non sia ideologico o strumentale, ma dimostri autentico spessore culturale". "La lingua veneta è patrimonio di tutti, non solo della Lega", ha replicato il capogruppo del Carroccio Franco Manzato , che ha ribadito l'intenzione di non voler strumentalizzare una legge proposta da due Province a maggioranza leghista ma di voler invece tutelare, anche con lo strumento legislativo, il "valore ideale" della lingua di un "popolo". Le premesse di dialogo hanno consentito, dopo una iniziale richiesta di rinvio in commissione avanzata dal Gustavo Franchetto (Partito Democratico) e una successiva sospensione di oltre due ore, di arrivare a un testo condiviso, votato dal centrodestra e dal centrosinistra, con le uniche astensioni di Pietrangelo Pettenò (RC) e di Nicola Atalmi (Pdci) che hanno giudicato il testo finale "un provvedimento parziale", quasi "sottotono", perché non consente di affrontare la ricchezza della lingua veneta e la pluralità delle culture locali e dei loro diversi accenti. Diversa la posizione di Gianfranco Bettin (Verdi) che ha spiegato che "la lingua veneta, il 'vecio parlar' di cui ci parla il poeta Andrea Zanzotto non ha bisogno di essere difesa, come dimostra la capacità di convivere con tanti idiomi e di sopravvivere agli attacchi portati dalla diffusione del romanesco e del milanese televisivo. La nostra è una lingua viva, autogenerante - ha precisato Bettin che ha citato ad esempio gli otto modi diversi in cui la gente dell'Altopiano definisce la neve - che conosce accenti e significati diversi a seconda dei luoghi dove viene parlata, e che va promossa non con operazioni di impronta passatista". Soddisfazione per il testo approvato è stata espressa invece, a nome del gruppo unico dell'Ulivo, da Gustavo Franchetto , che ha sottolineato l'importanza di una legge che riconosce e valorizza il patrimonio linguistico veneto e ne consente la trasmissione orale alle nuove generazioni, "proponendosi come fonte viva di cultura e di tradizione". Anche Raffaele Zanon (AN) ha sottolineato al valenza positiva della legge che consente al Veneto di allinearsi agli indirizzi europei e di riconoscere, attraverso il proprio patrimonio linguistico, una identità storica profonda, "che non nega l'ufficialità della cultura italiana". Di lavoro "positivo ma parziale" ha parlato Nereo Laroni del Nuovo Psi, che ha criticato la proposta iniziale presentata dai Consigli provinciali di Vicenza e di Treviso, perché sovrapponeva una lingua veneta artificiale ai confini geografici convenzionali della regione, senza affrontare il tema delle culture locali che superano i confini convenzionali. "La lingua veneta si parla anche in Friuli", ha spiegato Laroni, auspicando che in futuro il Consiglio regionale riesca ad affrontare più compiutamente una legge di valorizzazione delle culture locali.Entusiasta invece Mariangelo Foggiato , capogruppo di Progetto Nordest, che ha parlato di "data storica" e ha sottolineato il valore identitario di una legge, con la quale il Parlamento veneto riconosce ai propri cittadini la dignità di una lingua, "in attesa di vedersi riconosciuta anche quella all'autogoverno". "La nostra gente - ha detto Foggiato - ha sofferto sinora di una sorta di subalternità culturale all'uso forbito della lingua italiana. Ora, invece, grazie a questa legge la parlata veneta esce dallo stereotipo di dialetto parlato da persone culturalmente arretrate e ottiene il riconoscimento di lingua, primo elemento identitario di un popolo". "La Lega avrebbe voluto raggiungere un risultato più incisivo e pregnante - ha concluso Roberto Ciambetti a nome del gruppo del Carroccio - Tuttavia siamo soddisfatti per una legge che sarà uno strumento utile nelle mani delle associazioni, delle case editrici, delle riviste e delle emittenti televisive e radiofoniche che già utilizzano e trasmettono la lingua veneta, una lingua che ha diversità di accenti e di vocaboli, ma che consente di capirci da Peschiera a Portogruaro, da Rovigno a Rio Grande do Sul".


MC/ll/446


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