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03 aprile 2014

Consiglio regionale si divide su Veneto a statuto speciale


(Arv) Venezia 3 apr. 2014 –  Al termine di due giornate di discussione sulla revisione Costituzionale che prevede il superamento del bicameralismo e la modifica del titolo quinto il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, dividendosi, un documento di una riga e mezza da inviare al governo che esprime la richiesta che “le sia riconosciuto lo status di regione a statuto speciale”. Unica aggiunta, sulla base di un emendamento proposto da Pettenò e accolto dall'aula con convinzione (38 sì, 1 contrario e 5 astenuti): l'abolizione dei 21 senatori di nomina presidenziale. La riformulazione sintetica dell’articolato documento concordato ieri tra i capigruppo (e sottoscritto da 10 gruppi su 12) è stata proposta da Piergiorgio Cortelazzo (Fi Veneto), Costantino Toniolo (Ncd), Federico Caner (Lega) e Leonardo Padrin (FI) e ha ottenuto 29 voti a favore: i gruppi del centrodestra, il gruppo misto, più Idv, e Udc. Si sono astenuti Stefano Valdegamberi e Gustavo Franchetto di Futuro Popolare e Carlo Alberto Tesserin, presidente della commissione Statuto e primo firmatario della risoluzione unitaria di ieri. Contrario Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) che ha motivato il proprio ‘no’ definendo “anacronistica” la richiesta di fare del Veneto una regione a statuto speciale. Non hanno invece partecipato al voto i rappresentanti del Pd, usciti dall’aula. L’aula, in precedenza, aveva respinto sul filo (con 22 voti contrari e 20 a favore) una riformulazione più sintetica del documento, presentata da Franchetto, che manteneva in forma più asciutta la richiesta prioritaria di fare del Veneto una regione a statuto speciale ma manteneva anche gli altri punti della posizione concordata ieri tra i capogruppo: regionalismo differenziato, autonomia finanziaria, fondo perequativo tra le regioni, rappresentanza nel futuro Senato proporzionale al peso demografico della diverse Regioni, rafforzamento delle competenze legislative delle Regioni. Respinti anche gli altri emendamenti proposti da Pietrangelo Pettenò, eccetto quello che chiede di cancellare dal ddl governativo di revisione costituzionale la nomina di 21 senatori da parte del Presidente della Repubblica. Una richiesta votata, questa, che è stata condivisa da 38 consiglieri su 44, con 5 astenuti e un solo voto contrario.


MC/bf/699




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