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Libri in Consiglio. Illegalità cinese e criminalità italiana: il "Sistema Prato" può sbarcare in Veneto?



12 novembre 2015 - In una Sala Cuoi affollatissima (che vedeva anche la presenza del prefetto Domenico Cuttaia) è stato presentato stamane a Palazzo Ferro Fini il volume “Sistema Prato, il distretto illegale dei cinesi e degli italiani”, un libro di Antonio Selvatici che analizza le cronologie, le modalità e i fini della creazione dell’imprenditoria illegale cinese nel celebre distretto toscano della moda e della pelletteria.

 
Come detto dal Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, nella sua introduzione, “facciamo fatica a comprendere la portata del fenomeno clandestinità cinese perché questi clandestini non arrivano con barconi o traghettati da scafisti senza scrupoli, né giungono attraverso marce forzate come nei Balcani, ma più semplicemente giungono in aereo con un visto turistico di tre mesi, passati i quali si trasformano in clandestini, diventando invisibili a tutti. Ciò presuppone una straordinaria capacità organizzativa che non si improvvisa”. In questo senso il volume di Selvatici è una fotografia schietta e senza appello di come negli ultimi 20anni l’imprenditoria cinese ha preso possesso della provincia di Prato, “avviando oltre 4800 imprese uninominali di dubbia gestione e fisionomia, costringendo alla chiusura migliaia di aziende sane italiane grazie ad un mix pericolosissimo di occupazione in nero, evasione fiscale, sottobosco autorizzativo e vicinanza alla criminalità organizzata italiana”. Questo modello di illegalità, ha detto lo scrittore, “si sta trasferendo da qualche anno in altre zone italiane, e la provincia di Rovigo è una di queste, perché offre una serie di caratteristiche utili all’attecchire e al diffondersi di quel pericolosissimo modello”.
 
Il grido d’allarme è stato confermato da Chiara Ventura, esperta dello Studio Sintesi, che ha presentato un’analisi sulla diffusione dell’imprenditoria cinese in Veneto a partire dal 2009. Nell’analisi il Veneto (insieme alla Lombardia) si conferma come il territorio in cui l’aumento di attività economiche è registrato come più incidente, mentre le province di Rovigo, Padova e Venezia risultano come le più interessate allo sviluppo economico della comunità cinese su scala regionale. Ha sottolineato Ciambetti concludendo: “Non vogliamo fare di ogni erba un fascio: ci sono ottimi imprenditori di origine cinese, regolarissimi e ligi alle norme vigenti. Ma ci sono anche dei disonesti, e non solo tra i cinesi, che inquinano il mercato: pensiamo anche solo a chi rifornisce i laboratori clandestini delle materie prime, stoffe, sete, cuoi, che giungono dai porti del Nord Europa sdoganate in maniera spesso approssimativa e trasportate senza controlli a Prato come nella Riviera Del Brenta. Tutti insieme dobbiamo prenderne coscienza e far fronte comune con le autorità, per evitare di scoprire tra qualche anno che intere zone della nostra regione siano diventate terreno di coltura del modello che vede criminalità italiana ed illegalità cinese fiorire e guadagnare indisturbate”.


 

 



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