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Remembrance Day. Ciambetti scrive per ricordare tutte le vittime di guerra



11 novembre 2015 - “Per ricordare tutte le vittime di tutte le guerre”: è questo il tema di una lettera inviata oggi dal presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, a tutti i consiglieri regionali, in occasione del “remembrance day”, anniversario internazionale della fine della Prima Guerra Mondiale. Scrive Ciambetti: “all'undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese: questo istante fissa l'entrata in vigore dell'armistizio che concluse l'11 novembre 1918 la Prima guerra Mondiale e ancor oggi è il momento in cui, in Gran Bretagna, in tutti i Paesi del Commonwealth, negli Usa, ma anche in Francia e in Belgio, si commemorano tutte le vittime di tutte le guerre”.

 
“Per tradizione – prosegue la missiva del presidente del Consiglio veneto – nei paesi anglosassoni si usa indossare sul bavero sinistro, il più possibile vicino al cuore, un papavero rosso di carta, ispirato alla poesia ‘ln Flanders Fields’ (‘Nei campi delle Fiandre’) scritta il 3 maggio del 1915 dal medico militare e tenente colonnello dell'esercito canadese John McCrae, che durante la seconda battaglia di Ypres dirigeva un ospedale da campo. La scelta dei papaveri da parte del poeta medico-soldato è emblematica: questo è l'unico fiore in grado di sbocciare in un terreno impegnato di quella calce viva che veniva gettata sui cadaveri per disinfettare ed evitare epidemie”.
 
“I versi di McCrae – sottolinea Ciambetti - svelano tutta la loro forza di denuncia che non cancella, per altro, l'innegabile coincidenza con la fragilità di questo fiore, fragile come la vita dei giovani mandati a morire nei campi di battaglia delle Fiandre. Una poesia che si collega idealmente alla fulminante immagine dei ‘Soldati’ di Ungaretti: come nella poesia di McCrae è la fragilità devastante, la precarietà della vita ad essere colta, nei versi che Ungaretti compose nel bosco di Courton nel luglio del 1918”.
 
Ciambetti termina la sua lettera ai consiglieri ricordando che “in Veneto la memoria della Grande Guerra non è un fatto retorico: il nostro territorio reca i segni, come ferite ancora aperte. Per questo vale la pena concentrarsi sulle parole drammatiche di una celebre composizione di Bertold Brecht, ‘La guerra che verrà’: La guerra che verrà/ non è la prima/ Prima ci sono state altre guerre/Alla fine dell'ultima/ C'erano vincitori e vinti/ Fra i vinti la povera gente/ Faceva la fame/ Fra i vincitori/ Faceva la fame la povera gente egualmente”.



 

 



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