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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 26 - 10^ legislatura
Resoconto 26a Seduta pubblica
Lunedì, 8 febbraio 2016
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 14.14

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 26a Seduta pubblica straordinaria del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'o.d.g. prot. n. 2810 del 3 febbraio 2016 e dell'integrazione all'ordine del giorno prot. n. 2980 del 4 febbraio 2016.

PUNTO
1



APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI



Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 22a seduta pubblica di martedì 12 gennaio 2016, della 23a seduta pubblica di martedì 19 gennaio 2016, della 24a seduta pubblica di martedì 19 gennaio 2016 e della 25a seduta pubblica di lunedì 1 febbraio 2016.

PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Hanno chiesto congedo i consiglieri

Andrea BASSI
Gianpaolo Enrico BOTTACIN
Antonio GUADAGNINI
Luciano SANDONÀ
Luca ZAIA
Il collega Bassi è in congedo per evidenti motivi familiari. Gli facciamo gli auguri per il nuovo arrivo in casa Bassi.

I congedi sono concessi.

Progetti di legge statale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge statale:

N. 15 del 5 febbraio 2016
Presentato dai consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle, Brusco
"ISTITUZIONE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA CONTABILE"

Progetti di legge regionale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge:

N. 116 del 29 gennaio 2016
Presentato dal Comune Di Resana
"APPLICAZIONE DELLA "CONVENZIONE QUADRO PER LA PROTEZIONE DELLE MINORANZE NAZIONALI" (RATIFICATA CON LEGGE N. 302/1997) AL POPOLO VENETO (ART. 2 LEGGE STATUTARIA N. 1/2012)"

N. 117 del 1° febbraio 2016
Presentato dal consigliere Berlato
"APPOSTAMENTI FISSI AD USO VENATORIO. MODIFICHE DELLA LEGGE REGIONALE 9 DICEMBRE 1993, n. 50 : 'NORME PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA E PER IL PRELIEVO VENATORIO'"

N. 118 del 02 febbraio 2016
Presentato dal consigliere Guadagnini
"MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 13 APRILE 2007, n. 8 , "TUTELA, VALORIZZAZIONE E PROMOZIONE DEL PATRIMONIO LINGUISTICO E CULTURALE VENETO"."

N. 119 del 08 febbraio 2016
Presentato dai consiglieri Moretti, Guarda, Salemi, Zottis, Azzalin, Dalla Libera, Ferrari, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante, Sinigaglia, Zanoni
"DOPPIA PREFERENZA DI GENERE. ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 4, COMMA 1, DELLA LEGGE 2 LUGLIO 2004, N. 16 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI IN MATERIA DI PROMOZIONE DELLA PARITÀ DI GENERE NELLE ELEZIONI DEL CONSIGLIO REGIONALE E MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 16 GENNAIO 2012, n. 5 "NORME PER L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO REGIONALE"."

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 81 del 26 novembre 2015
Presentata dall consigliera Negro e altri
"REFERENDUM CONSULTIVO SULL'INDIPENDENZA DEL VENETO: DOPO IL DANNO LA BEFFA?"

N. 88 del 2 dicembre 2015
Presentata dal consigliere Casali e altri
"FINANZIAMENTO PER ENTE PROTEZIONE ONLUS: LA GIUNTA REGIONALE QUANDO INTENDE SALDARE TUTTI GLI IMPEGNI PREGRESSI DEL BILANCIO REGIONALE?"

N. 130 del 1 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Zanoni
"AMPLIAMENTO STABILIMENTO PER LA MACELLAZIONE E LAVORAZIONE CARNI BOVINE "COLOMBEROTTO" A MORIAGO DELLA BATTAGLIA (TV): QUALI INTERVENTI A TUTELA DEL TORRENTE ROSPER E DELL'AREA DEI PALÙ?"

N 131 del 2 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Scarabel
"PEDEMONTANA VENETA: È DAVVERO NECESSARIA?"

N. 132 del 2 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Scarabel
"PEDEMONTANA: L'OPERA È COPERTA DA POLIZZA FIDEJUSSORIA?"

N. 133 del 2 febbraio 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle
"SI PUÒ REALIZZARE IL NUOVO ASILO A CONSELVE?"

N. 134 del 2 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Conte e altri
"LINEA FERROVIARIA VENEZIA BASSANO DEL GRAPPA: L'ETERNA INCOMPIUTA. LA REGIONE SI ATTIVI PER LA REALIZZAZIONE DEL RADDOPPIO DEL BINARIO FERROVIARIO DA MAERNE A BASSANO DEL GRAPPA PER GARANTIRE EFFICIENZA E SICUREZZA NEL TRASPORTO LOCALE.

N. 135 del 4 febbraio 2016
Presentata dall consigliera Guarda e altri
"A CHE PUNTO SI TROVA IL BIOMONITORAGGIO SULLE SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS)? E PERCHÉ NON SI ATTIVANO INCONTRI PUBBLICI PER UN'ADEGUATA INFORMAZIONE?"

N. 136 del 4 febbraio 2016
Presentata dalla consigliera Guarda e altri
"A QUANTO AMMONTANO LE SPESE DI FILTRAGGIO DELL'ACQUA? LA GIUNTA REGIONALE HA PREVISTO MISURE ECONOMICHE PER TUTELARE DAI PFAS I PROPRIETARI DI POZZI DOMESTICI PRIVATI E DEI POZZI A SERVIZIO DI STRUTTURE A RILEVANZA PUBBLICA?"

N. 137 del 4 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Brusco
"LA PISTA CICLABILE DELLE RISORGIVE ESCLUSA DAI FINANZIAMENTI REGIONALI, UNA DECISIONE IMPROVVISA E INASPETTATA, QUALI LE MOTIVAZIONI?"

N. 138 del 5 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Ruzzante
"VERTENZA "MAGRIS" DI ALBIGNASEGO (PD): QUALI INTERVENTI A TUTELA DEI 9 LAVORATORI LICENZIATI?"

N. 139 del 5 febbraio 2016
Presentata dalla consigliera Bartelle
"IL NUOVO PROGETTO DI ELETTRODOTTO DOLO-CAMIN PREDISPOSTO DA TERNA TIENE CONTO DELLE PROPOSTE DI INTERRAMENTO DELL'OPERA?"

a risposta immediata

N. 128 del 02 febbraio 2016
Presentata dal consigliere Scarabel
"PEDEMONTANA: PERCHÉ LA REGIONE HA CONCESSO UN PRIVILEGIO FISCALE AL CONCESSIONARIO?"

N. 129 del 2 febbraio 2016
Presentata dai consiglieri Casali e altri
"UNITÀ OPERATIVA P.O.1C (PIASTRA OPERATORIA 1C, "CENTRO GALLUCCI") AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA: DA LUNGO TEMPO SI MANIFESTANO CRITICITÀ NELL'AMBITO DELL'ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI PRONTA DISPONIBILITÀ A CARICO DEL COMPARTO SANITARIO STESSO. LA REGIONE È A CONOSCENZA DELLA SITUAZIONE E COSA INTENDE FARE PER EVITARE CHE SI VADA INCONTRO AD EVENTI TRAGICI?"

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 101 del 1 febbraio 2016
Presentata dai consiglieri Moretti, Sinigaglia, Ferrari, Dalla Libera, Azzalin, Fracasso, Guarda, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Zanoni, Zottis, Berti, Baldin, Scarabel, Bartelle, Brusco, Negro, Zorzato, Casali
"NOMINA DEI NOVE DIRETTORI GENERALI PER LE ULSS VENETE: DECISIONE NON CONFORME ALLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA."

N. 102 del 4 febbraio 2016
Presentata dai consiglieri Barison, Giorgetti, Donazzan
"IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE FISSI IL REFERENDUM PER L'AUTONOMIA DEL VENETO"
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Iniziamo con le interrogazioni.

Interrogazione a risposta immediata n. 37 presentata il 16 settembre 2015 dai consiglieri Pigozzo, Moretti, Salemi, Sinigaglia e Ferrari "EROGAZIONE DELLA NUTRIZIONE ARTIFICIALE ALLE PERSONE IN STATO VEGETATIVO. COSA HA FATTO LA GIUNTA REGIONALE?"

"Premesso che:
- in occasione dell'esame del disegno di legge relativo alla legge di stabilità regionale per l'esercizio 2015, il Consiglio regionale aveva approvato un ordine del giorno dal titolo "Considerare come trattamento sanitario l'erogazione della nutrizione artificiale alle persone in stato vegetativo";
- il Consiglio aveva impegnato la Giunta regionale ad adottare tutte le misure necessarie affinché "la nutrizione artificiale venga considerata trattamento sanitario, escludendola in questo modo dai servizi a pagamento il cui costo, allo stato attuale, va a gravare sulle famiglie".
Considerato che si riscontrano ancora comportamenti diversificati e non omogenei nelle diverse strutture autorizzate della Regione Veneto relativamente al riconoscimento della nutrizione artificiale come trattamento sanitario.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
se ha provveduto ad attuare gli indirizzi approvati dal Consiglio regionale in tema di trattamento sanitario da riconoscere alle persone soggette a nutrizione artificiale."
La parola per la risposta all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta-Lega Nord)

"La materia afferente l'erogazione della nutrizione artificiale alle persone in stato vegetativo, risulta disciplinata da specifica disciplina regionale, che pone a carico del Servizio Sanitario – e, quindi, non a carico dell'utente – il relativo costo.
Il provvedimento regionale di riferimento è la DGR n. 3856 del 3 dicembre 2004 di approvazione dello schema tipo di convenzione, in materia di erogazione di prestazioni sanitarie, tra Aziende Ulss e Centri di Servizio di residenzialità extra-ospedaliera.
All'articolo 10 della citata convenzione si dispone che "l'Azienda ULSS è tenuta a fornire direttamente attraverso il proprio servizio farmaceutico, i prodotti dietetici, inclusi nel Prontuario Terapeutico Regionale per le Strutture Sanitarie Protette, atti ad una somministrazione enterale agli ospiti comprensiva di tutto l'occorrente per la somministrazione (pompe e diffusori), per la quale vi sia comprovata necessità certificata congiuntamente dal medico curante e dal medico coordinatore nell'ambito dei programmi terapeutici riabilitativi personalizzati".
Allo stato attuale la normativa regionale già dispone che il costo afferente l'erogazione della nutrizione artificiale alle persone in stato vegetativo sia a carico del servizio sanitario, e non delle famiglie. A carico dell'utente, ai sensi della DGR n. 702 del 23 marzo 2001, di determinazione di linee guida regionali per la definizione e standardizzazione degli approcci assistenziali ai pazienti in stato vegetativo, è prevista unicamente una quota giornaliera di rilievo sociale per un importo di € 23,00, a parziale copertura di tutte le spese di residenzialità sostenute."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola al consigliere Pigozzo per la replica.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore per la risposta puntuale che sottolinea un principio che tra l'altro questo Consiglio aveva sancito attraverso un provvedimento di ordine del giorno ancora nella scorsa Legislatura.
Però il dato di fatto è che arrivano alcune segnalazioni per le quali il trattamento della alimentazione parenterale non sempre verrebbe messo in carico al servizio farmaceutico e quindi all'Azienda U.L.S.S. ma verrebbe gravata la famiglia chiaramente con una evidente disparità.
Quindi, preso atto di quanto lei ha detto delle delibere citate e della disposizione che risulta molto chiara e non opinabile, sarà mia cura fare una segnalazione puntuale e specifica rispetto alle strutture che non ottemperano a questo indirizzo perché a questo punto, se tutto questo era stato chiarito ancora in origine, evidentemente c'è qualcuno che non lo fa rispettare.
Grazie quindi per la chiarezza e auspico collaborazione per verificare eventuali inadempienze.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Interrogazione a risposta immediata n. 27 presentata il 27 agosto 2015 dai consiglieri Pigozzo, Sinigaglia, Salemi e Ferrari "CERTIFICAZIONI GENERICHE E INCOMPLETE DELLE CASE DI RIPOSO: LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA PER GARANTIRE LE AGEVOLAZIONI FISCALI ALLE FAMIGLIE VENETE!"

"Premesso che:
- le rette sostenute dai familiari che hanno a carico persone non autosufficienti ospitate nelle Case di Riposo e nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.) della nostra regione assommano più voci di spesa, relative a tipologie diverse di assistenza:
1) quella relativa al compimento degli atti di vita quotidiana che nelle strutture residenziali per anziani non autosufficienti è affidata al personale delle cucine, delle pulizie, delle lavanderie, degli "uffici acquisti"; in base al DPR n. 917 del 1986, art. 15, comma 1, lettera i-septies), "le spese, per un importo non superiore a 2.100 euro, sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera 40.000 euro" sono detraibili; la Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 397/E del 22 ottobre 2008 conferma tale detraibilità nella misura del 19%;
2) quella relativa alle prestazioni sanitarie affidate a figure professionali mediche o paramediche (previste dalla Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 19/E del 1 giugno 2012); le spese relative a questa specifica tipologia di prestazione sono invece deducibili;
3) quelle "alberghiere", relative a vitto e alloggio, che non possono fruire di agevolazioni fiscali;
- le detraibilità e deducibilità fiscali di cui sopra sono possibili a patto che le relative voci di spesa risultino distintamente dalla documentazione che deve essere rilasciata dalle Case di Riposo e dalle RSA.
Rilevato che:
- a quanto pare, non vi sarebbe uniformità nelle tipologie delle certificazioni che vengono prodotte e rilasciate dalle varie strutture assistenziali venete che accolgono quasi 28.000 anziani non autosufficienti;
- alcune strutture, infatti, rilascerebbero certificazioni del pagamento di rette prive delle necessarie specifiche che consentirebbero l'ottenimento delle agevolazioni fiscali di cui in premessa; altre ancora rilascerebbero attestazioni di pagamento parziali, relative alle sole spese mediche/paramediche, senza neppure indicare quelle sostenute per l'assistenza al compimento di atti di via quotidiana.
Considerato che la situazione sopra descritta era già stata portata all'attenzione della Giunta regionale nella scorsa Legislatura, attraverso un atto ispettivo che non ha mai ottenuto risposta.
Tutto ciò premesso e considerato, i sottoscritti Consiglieri
interrogano la Giunta regionale
per sapere se interviene con la massima urgenza affinché le certificazioni di pagamento delle rette delle Case di Riposo e delle R.S.A. del Veneto vengano uniformate secondo un unico standard regionale, dettagliato e completo di ogni tipologia di spesa effettivamente sostenuta dagli utenti e dai loro familiari, affinché non si continui a privarli della possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali cui hanno diritto."
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"L'Agenzia delle Entrate, con circolare N. 10/E-2005 ha chiarito che la legge finanziaria per il 2005, all'articolo 1, comma 349, lettera b), numero 3, - tramite l'introduzione del nuovo comma 4 bis all'articolo 12 del TUIR - ha previsto una nuova deduzione, spettante in relazione alle spese sostenute dal contribuente per gli addetti alla propria assistenza personale, nell'ipotesi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. Si ritiene che la deduzione spetti anche nelle ipotesi in cui la prestazione sia resa ad un soggetto ricoverato presso una casa di cura o di riposo, purché i corrispettivi per l'assistenza personale siano certificati distintamente rispetto a quelli riferibili alle altre prestazioni fornite dall'istituto ospitante.
Da ciò risulta che, la retta della casa di cura o di riposo in sé e per sé non è detraibile, ma lo sconto IRPEF spetta per le tutte le altri voci di spesa relative all'assistenza prestata. Esclusi, quindi, pasti e voci di tipo "alberghiero", godono dell'agevolazione fiscale le spese sanitarie e di assistenza specifica e, nel caso di non autosufficienti, anche quelle per le badanti. Quindi visite, medicinali, tutte le prestazioni infermieristiche, le prestazioni professionali destinate alla riabilitazione come la fisioterapia, e quelle per l'animazione, sono tutte voci per le quali spetta la detrazione del 19%.
Tali indicazioni rimangono valide, seppur dopo le modifiche legislative intervenute che oggi vedono come nuova norma di riferimento l'articolo 15, comma 1, lettera i-septies) del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). Infatti l'Agenzia delle Entrate, nuovamente interessata sul punto, si è espressa tramite la Risoluzione n. 397/E del 22 ottobre 2008 che si ritiene, ad oggi, ampiamente esaustiva sul punto.
Da quanto fin qui esposto risulta come l'ordinamento nazionale abbia già espressamente chiarito la questione: è comunque intenzione della Regione prendere contatto con l'Agenzia delle Entrate al fine di concordare un'iniziativa comune volta a rinnovare ai soggetti erogatori dei servizi assistenziali l'invito al rispetto delle indicazioni di legge."

PRESIDENTE

Grazie, assessora Manuela Lanzarin.
La parola al consigliere Pigozzo, per la replica.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anche in questo caso mi pare che le norme citate dall'Assessore siano univoche e non si prestano ad interpretazioni di sorta. Anche qui però ci sono casi in cui la certificazione separata, che recitava nella risposta, non è applicata in modo coerente ed uniforme nelle strutture della nostra Regione.
Per cui io chiederei, e mi pare che già c'era la disponibilità della struttura a procedere in quel senso, di formulare un vademecum uguale per tutte le strutture dove sia chiarito esattamente quali sono le voci che fanno parte di questo pacchetto di certificazione per poter avere il beneficio fiscale previsto dalle normative.
Anche qui non possiamo permettere che ci siano comportamenti difformi tra una struttura e l'altra e che poi vanno a penalizzare. Se la norma prevede che ci sia uno sgravio fiscale, purtroppo in tante occasioni siamo di fronte a famiglie che con fatica sostengono il costo della retta nelle strutture, almeno avere questa esenzione o recupero in termini monetari può effettivamente essere di grande aiuto. Quindi, per favore, se riuscite a fare questo provvedimento mandatecene copia in modo che siamo tutti informati. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.

Interrogazione a risposta immediata n. 89 presentata il 19 novembre 2015 dai consiglieri Zanoni, Ferrari, Pigozzo e Zottis "BONIFICHE PORTO MARGHERA: QUALI INTERVENTI ALLA LUCE DELLA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE BICAMERALE SUL CICLO DEI RIFIUTI?"

"Premesso che:
- la relazione della Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha dedicato un apposito capitolo alla bonifica di Porto Marghera, uno dei principali siti industriali del nostro paese;
- nella suddetta relazione viene riportato che fino ad oggi sono stati spesi per il processo ancora incompleto di bonifica dell'area circa 781 milioni di euro e che "il mancato completamento di tali opere sta provocando il progressivo indebolimento anche dei tratti terminali delle strutture già realizzate e sta mettendo in serio dubbio la bontà complessiva degli interventi finora realizzati, che sono stati eseguiti non a regola d'arte. Ciò significa che, se non verranno reperiti nuovi fondi per completare sia i marginamenti delle macro isole, sia il sistema di depurazione delle acque di falda, rischiano di essere dispersi tutti gli oneri sinora sostenuti dallo Stato, con i fondi di varia provenienza";
- si tratta di parole forti che evidenziano criticità rilevanti e che investono una serie di responsabilità sia sui lavori di bonifica sia sul futuro della messa in sicurezza ambientale dell'area;
- la relazione rileva che il collaudo delle opere è stato "spacchettato" in micro collaudi, affidati agli stessi "controllori" ovvero dirigenti apicali dei ministeri e della Regione Veneto. Controlli notevolmente dispendiosi dal punto di vista economico e che si sono risolti in verifiche di conformità, non funzionali, dunque inutili;
- inoltre, mentre il contratto quadro del 1991 prevedeva che il 16% delle opere venisse appaltato a imprese venete esterne al Consorzio Venezia Nuova, dall'indagine è emerso che tutti i lavori sono andati all'Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa e all'azienda romana So.Co.Stra.Mo di cui era socio e di fatto amministratore Erasmo Cinque, coinvolto insieme con Altero Matteoli nel procedimento penale in cui la Procura di Venezia contesta all'ex ministro il reato di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d'ufficio e per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio dello stesso senatore;
- emerge dalla relazione che l'inquinamento continua ad essere alimentato proprio dai tratti che non sono stati bonificati e che dunque se non si provvederà in fretta, rischia di essere compromesso tutto il lavoro svolto fino ad oggi;
- mancano circa 3,5 Km di "marginamenti" e di rifacimento sponde, pari al 6% , ma di un tratto determinante per l'intero processo di bonifica il cui mancato completamento porterebbe conseguenze davvero paradossali;
- questo 6% dell'opera ancora da realizzare costerà il 30% del totale già speso, perché si tratta della parte con i sotto servizi e dunque più complicata da chiudere, per un valore di altri 256 milioni di euro;
- la riqualificazione industriale che riguarda 2.000 ettari di insediamenti produttivi, commerciali e terziari, canali navigabili e bacini, porto commerciale e infrastrutture, che fanno di Porto Marghera una delle più grandi zone industriali costiere d'Europa e per la quale lo Stato ha reso disponibili 153 milioni, non potrà mai partire senza il completamento della bonifica;
- si pone infatti il problema della destinazione delle somme vincolate dall'Accordo di programma, sottoscritto l'8 gennaio 2015, nonché delle altre somme messe a disposizione dallo Stato, finalizzate alla reindustrializzazione del sito di Porto Marghera;
- a questo bisogna inoltre aggiungere il rischio di strascichi giudiziari e di contenziosi poiché il mancato completamento delle opere di bonifica espone lo Stato rispetto agli atti transattivi finora conclusi in cui lo Stato stesso si è impegnato a provvedere alla messa in sicurezza e alla bonifica della falda nelle aree in concessione o di proprietà dei privati.
Considerato che:
- quanto è emerso dalla relazione della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in riferimento alle bonifiche nell'area di Porto Marghera, mette in luce l'ennesimo caso di utilizzo scriteriato di soldi pubblici;
- nel complesso si tratta di una vicenda tragica per i suoi effetti: lo Stato dovrà pagare molto per terminare la bonifica, ma intanto tutti gli inquinanti principali provenienti dall'industria (arsenico, cromo, mercurio, nichel), oltre a rappresentare un pericolo per la salute, hanno continuato il loro processo di erosione ai danni di Venezia;
- la Regione detiene un ruolo centrale nella difesa ambientale e della salute pubblica: è sul reale esercizio di questo ruolo che è necessario avere la massima attenzione ed efficienza.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere
chiede al Presidente della Giunta regionale
di sapere, alla luce delle considerazioni esposte, quali iniziative intenda intraprendere con la massima urgenza, per completare il processo di bonifica nelle aree tuttora inquinanti, evitando così che tutto ciò si ripercuota negativamente sia sulla salvaguardia ambientale e della salute pubblica sia sul processo di rilancio del sito di Porto Marghera, come stabilito con l'Accordo di programma siglato circa un anno fa."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Il problema è relativo alle bonifiche di Porto Marghera.
Premesso che la relazione della Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha dedicato un apposito capitolo alla bonifica di Porto Marghera, uno dei principali siti industriali del nostro paese; nella suddetta relazione viene riportato che fino ad oggi sono stati spesi per il processo, ancora incompleto, di bonifica dell'area circa 781 milioni di euro e che "il mancato completamento di tali opere sta provocando il progressivo indebolimento anche dei tratti terminali delle strutture già realizzate e sta mettendo in serio dubbio la bontà complessiva degli interventi finora realizzati, che sono stati eseguiti non a regola d'arte. Ciò significa che, se non verranno reperiti nuovi fondi per completare sia i marginamenti delle macro isole, sia il sistema di depurazione delle acque di falda, rischiano di essere dispersi tutti gli oneri sinora sostenuti dallo Stato, con i fondi di varia provenienza".
Si tratta di parole forti che evidenziano criticità rilevanti e che investono una serie di responsabilità sia sui lavori di bonifica sia sul futuro della messa in sicurezza ambientale dell'area.
La relazione rileva che il collaudo delle opere è stato spacchettato" in microcollaudi, affidati agli stessi controllori, ovvero dirigenti apicali dei Ministeri e della Regione Veneto; controlli notevolmente dispendiosi dal punto di vista economico e che si sono risolti in verifiche di conformità, non funzionali, dunque inutili.
Andando alla conclusione, visto che non c'è più tempo, chiediamo in questa interrogazione firmata anche dai colleghi Ferrari, Pigozzo e Zottis, di sapere, alla luce delle considerazioni esposte, quali iniziative intenda intraprendere con la massima urgenza, per completare il processo di bonifica nelle aree tuttora inquinanti, evitando così che tutto ciò si ripercuota negativamente sia sulla salvaguardia ambientale e della salute pubblica sia sul processo di rilancio del sito di Porto Marghera, come stabilito con l'Accordo di programma siglato circa un anno fa. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Marcato per la risposta.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta-Lega Nord)

"Con riferimento alla interrogazione in oggetto, si evidenzia, in via preliminare, che i rilievi e le osservazioni contenute nella Proposta di Relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, presentata il 10 Novembre 2015, sono riferiti ad attività messe in atto dall'ex Magistrato alle Acque di Venezia (ora Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto – Trentino Alto Adige – Friuli Venezia Giulia) per la messa in sicurezza delle aree comprese nel Sito di Interesse Nazionale di Venezia-Porto Marghera e, quindi, dallo Stato.
Come evidenziato dalla relazione sopra citata, alla Regione del Veneto compete, sulla base di quanto previsto dall'Accordo di Programma del 16 Aprile 2012, la realizzazione del marginamento di alcuni tratti dei Canali Industriali di Porto Marghera, attività per la quale sono state già richieste al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in diverse occasioni, le necessarie risorse economiche.
In data 4 Dicembre 2015, il Provveditorato ha inviato agli uffici regionali competenti un quadro aggiornato dei costi, stimati dal Consorzio Venezia Nuova, per la realizzazione dei marginamenti di competenza regionale, che ammontano a 58 milioni di euro.
In base a tali stime, è necessario che il MATTM metta a disposizione della Regione del Veneto circa 47,5 milioni di euro.
A fronte delle richieste regionali, a tutt'oggi non si hanno risposte dal Ministero citato.
Per quanto attiene il trattamento delle acque di falda contaminate, i competenti uffici regionali hanno avviato gli incontri tecnici con il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per rendere efficiente il sistema di convogliamento di tali acque (realizzate dal Provveditorato) agli impianti del sistema Progetto Integrato Fusina, realizzato e gestito dal Concessionario Regionale SIFA Scpa."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Marcato.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore Marcato per la risposta dalla quale si evince che la questione è prevalentemente di carattere economico e finanziario. In realtà credo che dovremo spingere di più, Assessore, su quelli che sono i controlli che potremo attuare anche perché se si è verificata questa situazione probabilmente i controlli, che naturalmente non sono solo di competenza della Regione ma anche di competenza dello Stato, evidentemente hanno sortito effetti non positivi, quindi quando soprattutto si investono queste somme così importanti dei contribuenti a mio avviso bisognerebbe stare di più col fiato sul collo a chi gestisce questi fondi, al modo con il quale vengono gestiti e anche in merito alla qualità dei lavori che, da quanto risulta dalla relazione, lasciano molto a desiderare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 85 presentata il 16 novembre 2015 dai consiglieri Moretti, Azzalin, Dalla Libera, Guarda, Pigozzo, Ruzzante e Zanoni "PERCHÉ LA REGIONE DEL VENETO NON ERA PRESENTE ALLA CERIMONIA DEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA DI MATTMARK?"

"Premesso che:
- il 30 agosto 1965, in Svizzera nel Canton Vallese, morirono 88 persone a causa di un'enorme valanga di ghiaccio e sassi che staccatasi dal ghiacciaio dell'Allalin è precipitata sopra le baracche degli operai intenti a costruire una diga in terra battuta. Le persone di nazionalità italiana allora decedute furono 56 di cui 17 provenienti dalla provincia di Belluno;
- il processo seguito alla tragedia si è concluso con l'assoluzione degli imputati e la richiesta ai parenti delle vittime di sostenere metà delle spese processuali;
- si tratta di un'amara storia dell'emigrazione italiana dalla quale ha avuto origine l'Associazione Bellunesi nel Mondo, costituitasi nel 1966 e allora denominata Associazione Emigranti Bellunesi.
Tenuto conto che l'Associazione Bellunesi nel Mondo ha raccolto, a cura di Simone Tormen, una sessantina di testimonianze di superstiti e parenti delle vittime in provincia di Belluno e in diverse parti d'Italia; ha curato un convegno sulla sicurezza e una serie di concerti; ha collaborato alla realizzazione di due film documentario prodotti dalle TV svizzere RSI e RSF e di una serie di programmi radiofonici; ha promosso in Italia la mostra fotografica "Mattmark. Tragedia nella montagna", realizzata dall'Associazione Italo-Vallese e dal Comitato per il 50° anniversario "Mattmark 1965-2015" e infine ha organizzato dal 28 al 30 agosto 2015 il viaggio, da molti definito pellegrinaggio, a Mattmark per la commemorazione ufficiale della tragedia avvenuta cinquant'anni fa.
Considerato che domenica 30 agosto 2015, in occasione della commemorazione del 50° anniversario della tragedia, erano presenti quasi mille persone, circa 200 delle quali provenienti dalla provincia di Belluno mentre non era presente alcun rappresentante della Regione del Veneto.
Tenuto conto altresì che hanno partecipato alla suddetta commemorazione le Associazioni Trentini nel Mondo e Pordenonesi nel Mondo appartenenti all'Unaie, l'associazione degli Alpini, il vescovo di Sion Lovey, il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Vallese Melly, il Sottosegretario di Stato agli Affari regionali Gianclaudio Bressa e i senatori Giovanni Piccoli e Claudio Micheloni.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali
chiedono al Presidente della Giunta regionale
per quale motivo la Regione del Veneto non ha partecipato all'importante commemorazione della tragedia di Mattmark che si è svolta il 30 agosto scorso."
La parola all'assessora Lanzarin.

Ass.re Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
"La Giunta regionale nell'ambito della programmazione 2014 ha concesso all'Associazione Bellunesi nel mondo un contributo per la realizzazione del progetto "50° anniversario tragedia Mattmark", volto a celebrare la memoria di quella terribile tragedia e ritenendolo pertanto meritevole di finanziamento sia in ragione della finalità perseguita che delle iniziative previste.
Tale progetto infatti prevedeva non solo la commemorazione dell'evento che si è tenuta lo scorso 30 agosto ai piedi della diga di Briga in Svizzera, ma anche molti altri eventi collaterali da realizzarsi in Veneto, tra i quali un convegno, un concerto, la presentazione di un libro. È un progetto che la Regione conosce e segue con attenzione da molti anni sostenendo e finanziando le varie iniziative che annualmente vengono organizzate. La ricorrenza dell'anniversario del 2015 è ricaduta nel periodo di inizio della nuova legislatura regionale, durante il quale l'Assessore competente, essendo al suo primo incarico regionale, ha concentrato la sua attività sul territorio. Molte sono state infatti le visite e gli incontri che l'assessore ha effettuato con i diversi soggetti a vario titolo impegnati e coinvolti nelle materie del referato. Ciò al fine di conoscere il più possibile in maniera diretta le diverse problematiche sottese alle materie di competenza e, in particolare, connesse alla tematica del "sociale" che ci pone di fronte a questioni delicate e complesse.
Come innanzi evidenziato la Giunta regionale, pur non avendo avuto una propria rappresentanza alla manifestazione in argomento, non ha mancato di dare il proprio sostegno né ha mai mancato di dimostrare la propria vicinanza ai nostri corregionali che nel mondo, con il proprio lavoro e il proprio sacrificio, hanno reso onore al Veneto.
Nell'ambito della programmazione triennale ed annuale degli interventi a favore dei Veneti nel mondo, infatti, seppur in quest'ultimo periodo di ristrettezza di risorse sia diminuita la disponibilità economica, la Giunta regionale ha sempre dato dimostrazione dell'importanza che riconosce al mondo dell'emigrazione, al mantenimento dei legami con le comunità venete all'estero e alla salvaguardia dei valori e delle tradizioni della nostra regione nel mondo. E questa vicinanza continuerà ad essere testimoniata, sia sostenendo fattivamente che partecipando, laddove possibile, a questi importanti momenti commemorativi quali quello in argomento nonché ad altre ricorrenze annuali parimenti molto significative. Ciò, anche in ottemperanza a quanto disposto dall'art.1 del nostro Statuto ove si dispone che 'Il Veneto, consapevole della storia comune, mantiene i legami con i veneti nel mondo, favorendo la continuità di rapporto e di pensiero e valorizzando gli scambi e i legami con i paesi nei quali vivono'."

PRESIDENTE

Grazie, assessora Lanzarin.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non mi dichiaro soddisfatto della sua risposta, assessora Manuela Lanzarin. In realtà lei ci ha spiegato le attività che vengono svolte per ricordare il sacrificio di tanti italiani e tanti nostri connazionali e corregionali che sono andati all'estero a lavorare, perché questa era la terra, tuttora purtroppo, anche di emigrazione verso l'estero.
La domanda era molto precisa: perché non avete partecipato?
Era il Cinquantesimo anniversario, sono morte 88 persone, 56 italiani, 17 della Provincia di Belluno e, mentre lo Stato era presente con il Sottosegretario Bressa, erano presenti Senatori della Repubblica, la Regione Veneto non c'era? Lei mi ha risposto ad altro.
Noi abbiamo fatto una domanda precisa: perché la Giunta regionale ha ritenuto non ricordare la memoria in un anniversario così importante? Non è che siano successi migliaia di fatti come questo e soprattutto che abbiano riguardato così tante persone della nostra storia, della nostra Regione.
Noi lo riteniamo scandaloso il fatto che la Regione Veneto abbia ritenuto non opportuno essere presente nel Canton vallese a questa cerimonia dei 50 anni perché, ripeto, non era una memoria qualsiasi, era il Cinquantesimo anniversario di una delle tragedie più importanti che hanno colpito i nostri emigranti all'estero.
Lo Stato c'era, il Governo italiano c'era, la Giunta regionale del Veneto no! Probabilmente quelle 17 famiglie bellunesi di cui ci saranno ancora sicuramente gli eredi e gli avi che sono morti mentre lavoravano in quelle baracche, non saranno stati contenti di questa assenza ed è evidente che se abbiamo presentato questa interrogazione il motivo c'è.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.

Interrogazione a risposta immediata n. 59 presentata il 20 ottobre 2015 dal consigliere Zanoni "QUANDO SARANNO RIMOSSI I CANCELLI DI FERRO E LE CHIUDENDE CHE OSTACOLANO L'ACCESSO ALLE LOCALITÀ E AI SENTIERI DI MONTAGNA DELLA PIANA DEL CANSIGLIO?"

"Premesso che:
- da tempo nell'area della Piana del Cansiglio si registra la presenza di chiudende e cancelli di ferro che impediscono o rendono assai difficoltoso l'accesso a numerosi sentieri che attraversano questa zona montana;
- dette chiudende e cancelli fanno parte di un sistema di molte recinzioni installate spesso senza seguire criteri scientifici e tecnici di tutela del patrimonio faunistico selvatico del Cansiglio;
- tali strutture sono molto spesso installate da allevatori per evitare che mucche e ovini escano dalle varie tenute o possano entrare in contatto con i numerosi cervi che popolano il bosco;
- questa situazione costringe gli escursionisti, che numerosi si riversano nella Piana del Cansiglio durante la stagione estiva, a scavalcare tali strutture per poter proseguire il sentiero oppure a cambiare percorso;
- si tratta di chiusure fatte su strade bianche e sentieri che da sempre sono stati transitabili e che ancora sono contrassegnati come transitabili sulle cartine Tabacco. Si tratta altresì di percorsi fruibili anche da persone anziane e con disabilità;
- quindici mesi fa, ovvero il 23 giugno 2014, è stata inviata una petizione a Veneto Agricoltura, firmata da 949 cittadini, con la quale veniva chiesta la rimozione dei cancelli e delle chiudende che impediscono l'accesso alle località e ai sentieri della Piana del Cansiglio;
- con nota del 9 febbraio 2015 prot. 2931, a firma del commissario straordinario Giuseppe Nezzo, Veneto Agricoltura informava che l'allora assessore regionale all'Agricoltura aveva invitato l'Ente a provvedere "per far rimuovere ai concessionari delle aziende agricole le chiudende e i cancelli in ferro che impediscono l'accesso da località «La Genziana» a località «I Bech», e da località «I Pich» a «Lissandri», ponendo in opera opportuni tornelli che permettono il transito pedonale e, ove possibile e compatibile con la fruizione, di biciclette o carrozzine e contestualmente impediscono l'ingresso dei cervi e l'uscita del bestiame al pascolo";
- tale intervento doveva essere realizzato nei mesi successivi dal Centro Forestale Pian del Cansiglio ma a distanza di otto mesi e nonostante la stagione estiva sia ormai terminata nulla è stato ancora fatto per risolvere il suddetto problema.
Considerato che:
- della questione si è occupato anche il Consiglio della Provincia di Treviso con l'approvazione della delibera 0000, protocollo 0082481 204 del 30 luglio 2014 avente per oggetto "Ordine del giorno presentato da tutti i Capigruppo sulla riapertura dei sentieri sulla Piana del Cansiglio";
- anche il Consiglio comunale di Fregona con delibera prot. n. 10719 del 26 settembre 2014 ha sostenuto la riapertura dei sentieri sulla Piana del Cansiglio.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale e all'Assessore regionale all'Agricoltura
quando saranno sostituiti i cancelli di ferro e le chiudende, che ostacolano l'accesso ai sentieri di montagna della Piana del Cansiglio, con i previsti tornelli al fine di consentire il transito pedonale, impedendo l'uscita del bestiame al pascolo."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Quella del Cansiglio è un'area che anche molti dei nostri Colleghi conoscono più che altro perché ci siamo stati con la Quarta Commissione in sopralluogo recentemente per visitare il centro di Veneto Agricoltura.
Da tempo nell'area della Piana del Cansiglio si registra la presenza di chiudende e cancelli di ferro che impediscono o rendono assai difficoltoso l'accesso a numerosi sentieri che attraversano questa zona montana; - dette chiudende e cancelli fanno parte di un sistema di molte recinzioni installate spesso senza seguire criteri scientifici e tecnici di tutela del patrimonio faunistico selvatico del Cansiglio. Tali strutture sono molto spesso installate da allevatori per evitare che mucche e ovini escano dalle varie tenute o possano entrare in contatto con i numerosi cervi che popolano il bosco.
Questa situazione costringe gli escursionisti, che numerosi si riversano nella Piana del Cansiglio in particolare durante la stagione estiva, a scavalcare tali strutture per poter proseguire il sentiero oppure a cambiare percorso. Si tratta di chiusure fatte su strade bianche e sentieri che da sempre sono stati transitabili e che ancora sono contrassegnati come transitabili sulle cartine Tabacco. Si tratta altresì di percorsi fruibili anche da persone anziane e con disabilità.
Quindici mesi fa, il 23 giugno 2014, è stata inviata una petizione a Veneto Agricoltura, firmata da 949 cittadini, con la quale veniva chiesta la rimozione dei cancelli e delle chiudende che impediscono l'accesso alle località e ai sentieri della Piana del Cansiglio.
Quindi ci sono state anche delle corrispondenze con Veneto Agricoltura perciò chiedo alla Giunta regionale – e vado alla conclusione -: quando saranno sostituiti i cancelli di ferro e le chiudende, che ostacolano l'accesso ai sentieri di montagna della Piana del Cansiglio, con i previsti tornelli al fine di consentire il transito pedonale, impedendo l'uscita del bestiame al pascolo?

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Caner.

Ass.re Federico CANER

Grazie, Presidente.
"Le problematiche dell'impatto della mobilità turistica ed escursionistica sull'ambiente di montagna, è affrontato, in particolare, dalla norma regionale (Legge regionale 31 marzo 1992, n. 14 ) che disciplina la circolazione dei veicoli nelle strade silvo-pastorali ricadenti nei territori soggetti a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267 e successive modificazioni o a vincolo di tutela ambientale, in conformità alle vigenti normative fatta salva la legislazione regionale istitutiva dei parchi.
L'interrogazione in oggetto evidenzia la criticità della presenza di "chiudende e cancelli" sottolineando, in particolare tre aspetti per i quali è stato sentito anche Veneto Agricoltura in quanto Ente gestore.
1) Molte recinzioni sono spesso installate senza seguire criteri scientifici e tecnici di tutela del patrimonio faunistico selvatico del Cansiglio.
Considerato il costo per l'installazione e la successiva manutenzione nonché l'impatto delle recinzioni sul paesaggio, di norma esse vengono installate dove risulta una reale e indispensabile necessità tecnica. Ciascuna realtà agricola, oggetto di specifica concessione da parte dell'Ente gestore (in questo caso Veneto Agricoltura), può avere inoltre esigenze differenziate in funzione della sua specificità produttiva. La realtà agricola produttiva, e non solo turistico-ambientale, del territorio del Cansiglio impone alcune delimitazioni a salvaguardia della stessa attività che, inevitabilmente, portano a un restringimento della libertà di movimento dei turisti in questi contesti produttivi. Risulta comunque assicurata la continuità sentieristica a seguito di realizzazione, a margine dei terreni produttivi aziendali, di idonei percorsi debitamente segnalati. In generale, la norma regionale (L.R. 14/92, art. 4, comma 3) prescrive che "il divieto di circolazione nelle strade silvo-pastorali di cui al comma 1 dell'art. 2 è reso noto al pubblico mediante l'apposizione di un segnale stradale di divieto di transito riportante gli estremi della presente legge, che può essere integrato da idonea barriera fissa disposta a cura del proprietario del fondo od eventuale ente gestore". La barriera fissa, in questi casi generalmente rappresentata da un sbarra mobile, è comunque di norma superabile o aggirabile dall'escursionista o dal ciclo-escursionista.
2) Le recinzioni sono molto spesso installate da allevatori per evitare che mucche e ovini escano dalle varie tenute o possano entrare in contatto con i numerosi cervi che popolano il bosco. Questa situazione costringe gli escursionisti a scavalcare tali strutture".
Anche qui è stata sentita Veneto Agricoltura: "L'installazione di recinzioni fisse o mobili elettrificate si rendono necessarie per mantenere gli animali all'interno delle aree dedicate al pascolo senza la necessità di sorveglianza diretta e continua con conseguente riduzioni dei costi aziendali. Le stesse assicurano, in parte, anche l'impedimento e lo sfruttamento della vegetazione del pascolo o del prato-pascolo da parte della fauna selvatica. In particolare, le recinzioni elettriche sono ormai diffuse e indispensabili anche nei contesti prettamente malghivi (stagionali) che l'escursionista può comunque aggirare o superare con la necessaria attenzione. L'ambiente montano è comunque un contesto particolare con oggettivi fattori limitanti in molti aspetti ma è all'utente che viene richiesta la frequentazione dei soli ambienti a lui consoni, in particolare per assicurarsi adeguati livelli di sicurezza personale. All'interno di un pascolo con animali vaganti è da segnalare infatti che il conduttore aziendale ha una responsabilità per danni che dovessero verificarsi a turisti poco attenti. In presenza di percorsi sentieristici alternativi, anche se più lunghi, ma con grado di sicurezza nettamente maggiore, può ritenersi opportuna tale scelta per una adeguata prevenzione di incidenti.
3) Si tratta di chiusure fatte su strade bianche e sentieri che da sempre sono stati transitabili e che sono ancora indicati sulle carte turistiche. In merito alla transitabilità sulle "strade bianche" ovvero viabilità silvo-pastorale, l'accesso con mezzi motorizzati è disciplinato dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 14 e dalle Direttive approvate con D.G.R. n. 1434 del 31 luglio 2012 e D.G.R. n. 341 del 6 marzo 2012. La finalità generale della legge regionale è la tutela nei territori soggetti a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267 e quelle, come nel caso del Cansiglio, a vincolo di tutela ambientale. La presenza nelle cartografie tematiche specializzate di itinerari non più frequentabili è spesso dovuta a mancati aggiornamenti in tempi brevi di tali cartine. Risultano comunque redatte da Veneto Agricoltura ampie documentazioni cartografiche aggiornate e precise a supporto dei turisti e degli escursionisti.
L'eventuale gestione di movimentazione particolare, quali ad esempio quelle relative a portatori di handicap, possono comunque essere assicurate ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge regionale 31 marzo 1992, n. 14 e avendo sempre presenti le necessità, della tutela ambientale.
Con riferimento infine alla richiesta di sostituzione degli attuali "cancelli in ferro e chiudende" con tornelli si precisa che Veneto Agricoltura al fine di rendere compatibili gli interessi dei diversi stakeholders, ha assicurato di considerare per la prossima stagione estiva il ripristino, in particolare, lungo il sentiero del Patriarca, dei diritti dei fruitori e dei concessionari del Cansiglio. Trattasi di interventi che hanno la necessità di programmazione, adeguate progettazioni e rappresentano un significativo costo di realizzazione e di gestione da parte di Veneto Agricoltura."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Caner.
La parola al consigliere Zanoni, per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Assessore, le chiederò copia della risposta che mi ha dato anche perché voglio leggerla attentamente perché il problema era se verranno messi questi tornelli che consentono ai turisti di percorrere quei sentieri che, come ha ricordato lei, sono previsti nella cartografia.
Non ho capito, quando lei parla di sbarre, se questo significa che la situazione verrà modificata e quindi verrà resa fruibile dai turisti e anche dai portatori di handicap perché, citando alcune norme, effettivamente adesso è difficile capire il tenore e il contenuto della risposta, quindi il problema ho paura che non sia di facile soluzione ma neanche di immediata soluzione perché l'interrogazione chiedeva se verranno messi questi tornelli, utili a far sì che il bestiame non scappi e che i turisti accedano tranquillamente lungo questi percorsi previsti appunto e che da sempre sono fruibili soprattutto nel periodo estivo dai vari turisti, escursionisti, tra l'altro turisti che hanno una sensibilità ambientale sicuramente molto importante.
Quindi mi riserverò di leggere con attenzione la sua risposta ed eventualmente a chiederle ulteriori chiarimenti, per adesso non credo di potermi ritenere soddisfatto della risposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 93 presentata il 26 novembre 2015 dai consiglieri Zanoni, Guarda, Ruzzante e Sinigaglia "COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER CONTRASTARE IL FENOMENO DEL BRACCONAGGIO NEL TERRITORIO DEI COLLI EUGANEI E PER EVITARE CHE LE GUARDIE ZOOFILE VOLONTARIE SUBISCANO GRAVI INTIMIDAZIONI?"

"Premesso che:
- in Italia il fenomeno del bracconaggio è in costante aumento ed è stato di recente oggetto di una procedura di infrazione - EU Pilot per violazione della Direttiva "Uccelli" n. 147/2009/UE. La maggioranza degli illeciti venatori vengono commessi durante la stagione in cui le specie di uccelli che hanno nidificato nel nord d'Europa attraversano l'Italia per raggiungere luoghi più caldi;
- l'area pedecollinare dei Colli Euganei è da tempo interessata al fenomeno del bracconaggio. Il 31 ottobre scorso le guardie zoofile dell'Ente Nazionale Protezione Animali - ENPA hanno denunciato per "maltrattamento di animali" un residente di un comune dell'area che ha abbattuto dodici allodole, servendosi di un'allodola mutilata e con anello identificativo contraffatto, rinchiusa in una gabbietta;
- nella stessa giornata una guardia zoofila della Sezione di Padova dell'ENPA, al rientro da un servizio di vigilanza venatoria, ha trovato le gomme dell'autovettura perforate lateralmente dalla lama di un coltello da parte di ignoti. L'auto era parcheggiata in una strada di campagna nel Comune di Cervarese S. Croce. A distanza di alcuni giorni dall'episodio di intimidazione, la Lega Italiana Protezione Uccelli - Sezione di Padova ha messo, per solidarietà, a disposizione delle guardie zoofile alcune centinaia di euro per la sostituzione dei pneumatici danneggiati;
- la guardia zoofila che ha subito l'atto vandalico, ha dichiarato: "Mi basta fare due più due per capire chi sono i responsabili del gesto e cioè i bracconieri che infestano la fascia pedecollinare dei Colli Euganei, (...). Questi atti da codardi, quali sono i bracconieri, non fanno altro che onorare il lavoro delle Guardie Zoofile dell'ENPA e confermarci che siamo sulla buona strada. (...) Non ci fermeranno perché il nostro debito con gli animali e con l'ambiente è più forte di qualsiasi intimidazione (...)";
- il ritrovamento da parte della guardie zoofile volontarie di fringuelli, frosoni, pispole abbattuti nonché i sequestri di allodole e tordi bottacci con anello allargato, svasato o tagliato, confermano anche una forte presenza nel territorio dei Colli Euganei del fenomeno della contraffazione degli anelli dei richiami vivi;
- inoltre le guardie zoofile stanno rilevando che in quest'area la caccia ai fringillidi viene sempre più spesso esercitata anche di giorno e che i bracconieri cacciano il cinghiale di notte. Di recente nel territorio di Selvazzano è stata recuperata dalla LIPU una poiana impallinata (specie particolarmente protetta dalla Direttiva UE/Uccelli e dalla Convenzione di Washington) è stato segnalato l'abbattimento notturno di un cinghiale, abbandonato dal bracconiere lungo la strada;
- le guardie zoofile dell'ENPA svolgono volontariamente un'importante attività di vigilanza indispensabile per arginare il fenomeno del bracconaggio e della contraffazione degli anelli dei richiami vivi con il rischio di subire pesanti intimidazioni;
- è necessario l'impegno della istituzioni pubbliche preposte per rafforzare l'attività della polizia provinciale, per sostenere quella svolta dalle guardie zoofile volontarie e per migliorare gli strumenti legislativi di contrasto ai reati commessi dai bracconieri che non esitano a sparare ad animali appartenenti a specie rare o protette.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
quali azioni intende intraprendere al fine di contrastare il fenomeno del bracconaggio e della contraffazione degli anelli dei richiami vivi nel territorio dei Colli Euganei e di evitare che le guardie zoofile volontarie subiscano gravi intimidazioni."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Il tema del bracconaggio è un tema purtroppo all'ordine del giorno, non riguarda solo i Colli Euganei e la Provincia di Padova ma riguarda anche altre importanti zone, mi riferisco ad un'altra interrogazione che ho presentato con dei Colleghi recentemente per quanto riguarda il Delta del Po.
In questo caso va detto che in Italia il fenomeno del bracconaggio è in costante aumento ed è stato di recente oggetto di una procedura di pre-infrazione EURO Pilot per violazione della Direttiva "Uccelli" n. 147/2009/UE.
La maggioranza degli illeciti venatori vengono commessi durante la stagione in cui le specie di uccelli che hanno nidificato nel nord Europa attraversano l'Italia per raggiungere luoghi più caldi.
L'area pedecollinare dei Colli Euganei è da tempo interessata al fenomeno del bracconaggio. Il 31 ottobre scorso le guardie zoofile dell'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) hanno denunciato per "maltrattamento di animali" un residente di un Comune dell'area che ha abbattuto 12 allodole servendosi di un'allodola mutilata e con anello identificativo contraffatto, rinchiusa in una gabbietta. Nella stessa giornata una guardia zoofila della Sezione di Padova dell'ENPA, al rientro da un servizio di vigilanza venatoria, ha trovato le gomme dell'autovettura perforate lateralmente dalla lama di un coltello da parte di ignoti. L'auto era parcheggiata in una strada di campagna nel Comune di Cervarese Santa Croce. A distanza di alcuni giorni dall'episodio di intimidazione, la Lega Italiana Protezione Uccelli di Padova ha messo, per solidarietà, a disposizione delle guardie zoofile alcune centinaia di euro per la sostituzione dei pneumatici danneggiati.
La situazione, pertanto, è anche di preoccupazione e quindi – vado alla conclusione visto che il tempo sta per scadere – chiedo alla Giunta regionale quali azioni intende intraprendere al fine di contrastare il fenomeno del bracconaggio e della contraffazione degli anelli dei richiami vivi nel territorio dei Colli Euganei e di evitare che le guardie zoofile volontarie subiscano gravi intimidazioni. Aggiungo solo che sono guardie che svolgono la loro attività a titolo puramente gratuito e di volontariato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
"Il tema della prevenzione e del contrasto ai fenomeni di bracconaggio è da sempre oggetto di particolare attenzione da parte della Giunta regionale. A tale riguardo si consideri che la Giunta Regionale, sulla base della trasposizione del proprio PDL 67 nella deliberazione legislativa votata dal Consiglio in data 27 ottobre u.s. (tradottasi nella Legge regionale 29 ottobre 2015, n. 19 "Disposizioni per il riordino delle funzioni amministrative provinciali"), ha conseguito il permanere dell'esercizio, in capo alle Province, delle attività di polizia provinciale correlate alle importanti funzioni di vigilanza in materia venatoria, condizione ritenuta imprescindibile ai fini di dare continuità ad un collaudato assetto gestionale/operativo sotteso al presidio del territorio nella specifica materia.
Si evidenzia altresì che la Giunta regionale ha autorizzato un significativo numero di corsi di preparazione e aggiornamento delle guardie venatorie volontarie ai sensi dell'articolo 34, comma 2 della Legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio". Trattasi di attività di particolare rilievo in quanto le guardie venatorie volontarie vengono coordinate sul territorio dai Corpi di polizia provinciale fornendo un contributo importante nel presidio del territorio e nel contrasto del fenomeno del bracconaggio. Ulteriore strumento nell'attività di controllo e repressione dei comportamenti illeciti (con particolare riguardo alla verifica del legittimo possesso dei richiami vivi) è rappresentato dal Corpo Forestale dello Stato, con il quale la Regione del Veneto ha siglato uno specifico protocollo di intesa finalizzato in particolar modo alle attività di cui trattasi.
È tuttavia indubbio come ulteriori risultati in termini di riduzione dei fenomeni di bracconaggio e di contrasto degli episodi di inciviltà ai quali viene fatto cenno potranno essere conseguiti incoraggiando il mondo venatorio a farsi carico di una presa di distanza sempre più chiara e severa rispetto ai pochissimi soggetti che, gettando immeritato discredito sul mondo venatorio, contribuiscono a fare della materia venatoria un tema di scontro tra posizioni preconcette."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola al consigliere Zanoni, per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore Pan al quale chiedo se mi può passare la risposta cartacea.
È un tema che, a mio avviso, meriterebbe un approfondimento maggiore come è stato fatto in moltissimi altri settori e quindi inviterei l'Assessore se si può pensare di approfondire la tematica con un monitoraggio area per area, Provincia per Provincia, per vedere anche dove ci sono delle incidenze maggiori per quanto riguarda il fenomeno del bracconaggio e cercare di coordinare le guardie volontarie e anche le guardie provinciali affinché si vadano a snidare questi bracconieri che da tempo attuano questa attività illecita che causa danni alla fauna selvatica, al nostro ambiente, quindi a tutti i nostri cittadini, al patrimonio disponibile dello Stato ma che ci pone anche a rischio di procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea.
Quindi io credo che, oltre a quanto lei ha risposto e previsto, penso sia doveroso cercare di approfondire il tema perché fino a quando non conosciamo bene le dinamiche, le località, le tipologie di reati e di bracconaggio diffuse nel tempo, a mio avviso, non abbiamo neanche la capacità di combatterle a dovere. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 112 presentata il 30 dicembre 2015 dai consiglieri Zanoni, Sinigaglia, Ruzzante, Guarda e Azzalin "LA GIUNTA REGIONALE COSA INTENDE FARE PER CONTRASTARE IL CRESCENTE FENOMENO DELLA PESCA ABUSIVA NEI CORSI D'ACQUA DEL TERRITORIO PADOVANO E DELL'INTERA REGIONE?"

"Premesso che:
- i soci delle sezioni dell'associazione "Carpfishing" e le guardie ittiche volontarie di Padova hanno ripetutamente chiesto all'amministrazione provinciale di intervenire, attraverso norme regolamentari più stringenti, per contrastare l'attività di pesca abusiva che sta causando una vera e propria razzia delle specie ittiche presenti nelle acque del Bacchiglione, del Brenta, del Piovego e negli scoli e canali da Lozzo a Cagnola, da Camin a Vigodarzere, da Pontelongo a Bovolenta e Casalserugo;
- in particolare le acque del Piovego (sottostanti l'inceneritore in cui si trovano quattro condotte di acqua calda), da sempre meta dei pescatori sportivi in quanto punto di confluenza di moltissime specie ittiche, sono ormai totalmente prive di pesci mentre lungo l'argine si trovano molte reti abbandonate e resti di bivacchi. I pescatori abusivi si sono riversati lungo quest'area anche per il fatto che nelle zone confinanti sono state limitate e in alcuni casi interdette le autorizzazioni per l'esercizio della pesca professionale;
- ultimamente sono state rilevate attività di pesca abusiva anche nel fiume Po e nei corsi d'acqua di altre province del Veneto.
Considerato che:
- da numerose testimonianze raccolte dalle guardie volontarie e dai soci dell'associazione Carpfishing è emerso che molto spesso i pescatori abusivi utilizzano mezzi vietati come reti lunghe anche trecento metri, veleno e corrente elettrica nonché esche ricavate dai cibi contenuti addirittura nelle "borse dei poveri", messe a disposizione dalla Comunità europea (così come riportato dalla stampa locale);
- una parte del pescato sarebbe destinata ai mercati ittici dei Paesi dell'Est e un'altra ad alcune industrie che producono alimenti per animali domestici, con conseguenti rischi sanitari, trattandosi di pesce che vive in un habitat molto inquinato e che viene trattato e trasportato in condizioni igieniche inadeguate;
- le guardie ittiche volontarie e i soci dell'associazione Carpfishing hanno intensificato i controlli, soprattutto di notte, mettendo a rischio la loro incolumità, ma questo grave problema non potrà essere risolto senza un incisivo intervento delle competenti istituzioni.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale
se non ritenga opportuno intervenire, per quanto di competenza, affinché siano adottate idonee misure di contrasto al crescente fenomeno della pesca abusiva nei corsi d'acqua della regione ed in particolare del territorio padovano."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anche questo è un altro tema di interesse che riguarda in particolare la nostra Regione ma anche l'Emilia Romagna e la Lombardia, ovvero il bracconaggio delle nostre risorse ittiche, il bracconaggio delle popolazioni dei pesci dei nostri fiumi.
I soci delle sezioni dell'associazione Carpfishing e le guardie ittiche volontarie di Padova hanno ripetutamente chiesto all'Amministrazione provinciale di intervenire, attraverso norme regolamentari più stringenti, per contrastare l'attività di pesca abusiva che sta causando una vera e propria razzia delle specie ittiche presenti nelle acque del Bacchiglione, del Brenta, del Piovego e negli scoli e canali da Lozzo a Cagnola, da Camin a Vigodarzere, da Pontelongo a Bovolenta e Casalserugo. Queste sono alcune denunce fatte nello specifico, in realtà se noi andiamo a vedere, episodi di bracconaggio alla fauna ittica risultano essere molto diffusi in particolare nelle Province confinanti con il fiume Po ma anche in diversi altri corsi d'acqua, come questi denunciati e come quelli dell'intera nostra Provincia.
Viene denunciato questo fenomeno da tempo dalle associazioni di pescatori sportivi ma anche dalle associazioni ambientaliste e spesso Corpo forestale dello Stato e Polizie provinciali intervengono denunciando dei loschi figuri che da tempo si dedicano notte e giorno all'attività di pesca illecita.
Pare esiste un'intensa attività anche di commercio di questo pesce che viene pescato la notte e già il giorno dopo viene portato in Paesi dell'Est, soprattutto in Romania, e di solito i bracconieri che attuano questa attività illecita sono di origine rumena. Pertanto a mio avviso va intensificata quella che è l'attività di vigilanza ma vanno anche coordinate le varie Polizie provinciali.
È notizia di questi giorni – e concludo – che le Polizie provinciali di diverse Province confinanti con il fiume Po si sono ritrovate anche col Corpo forestale proprio per cercare di capire come intervenire.
Quindi la domanda è: non si ritiene opportuno intervenire, per quanto di competenza, affinché siano adottate idonee misure di contrasto al crescente fenomeno della pesca abusiva nei corsi d'acqua della regione ed in particolare del territorio padovano, ma in realtà di tutto il Veneto? Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
I mali di Schengen dell'Europa colpiscono anche il mondo ittico, oltre che avere i predoni per le case abbiamo anche i predoni per i fiumi. Per fare una premessa anche un po' di questo tipo, quindi non lamentiamoci se poi da una parte, consigliere Zanoni, si dice una cosa e dall'altra se ne dice un'altra. Non lamentiamoci!
"Il fenomeno della pesca illegale nei corsi d'acqua regionali è un problema ben conosciuto dalla Regione, dai Corpi di polizia provinciale e dallo stesso Corpo forestale dello Stato, che in passato ha beneficiato di un contributo per l'acquisto di mezzi idonei al potenziamento dell'attività di controllo della pesca abusiva e illegale. Proprio per contrastare detta forma di bracconaggio si è provveduto, con L.R. n. 9/2015 , ad inasprire le sanzioni amministrative per tutta una serie di infrazioni ai danni della fauna ittica con la possibilità di sequestro e confisca delle attrezzature e dei mezzi utilizzati per la pesca illegale. L'esperienza infatti insegna che non è tanto la sanzione il deterrente maggiormente incisivo nella lotta alla pesca illegale quanto la possibilità di sottrarre ai bracconieri i mezzi con cui si esercita la medesima.
Il fenomeno appare maggiormente presente nelle acque del fiume Po per una oggettiva difficoltà di presidio. Allo scopo si sta lavorando a protocolli d'intesa con le Amministrazioni regionali dell'Emilia-Romagna e Lombardia per condividere un regolamento interregionale per il fiume Po in grado di ottimizzare l'azione delle forze dell'ordine e rendere maggiormente incisivi gli sforzi di tutela del patrimonio ittico.
Per quanto riguarda specificatamente il territorio padovano, potrà essere valutata una strategia volta ad un maggiore coinvolgimento del mondo dei pescatori sportivi in termini di presidio del territorio ed affiancamento del Corpo di polizia provinciale, e ciò attraverso un maggior ricorso allo strumento della concessione dei corsi d'acqua sulla base di disciplinari che consentano di valorizzare la capillare presenza dei pescatori negli ambienti di pesca".
Naturalmente come sentinelle del territorio in contrasto di questi fenomeni che purtroppo, come ben lei ha ricordato, sono presenti in tutti i nostri fiumi e comunque coinvolgono Paesi e personaggi che oltre, ripeto, a rubare per le case rubano anche sui nostri fiumi.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
La parola al consigliere Zanoni, per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore per la risposta.
Da quello che ho capito - poi le chiederò il testo della risposta – è prevista una proposta di legge della Giunta per inasprire le sanzioni sulla pesca, questo è sicuramente una cosa positiva.
Un'altra cosa che secondo me sarebbe utile fare è, considerato che utilizzano dei mezzi di trasporto per il pesce pescato utili a portare il pesce subito all'estero, di prevedere in qualche modo, naturalmente a norma delle attuali norme di settore, anche il sequestro e la confisca dei mezzi di trasporto.
Bene anche per quanto riguarda l'annuncio del Regolamento interregionale.
A mio avviso credo sarebbe utile anche coordinare le Guardie ma dotarle di sistemi più efficienti ed efficaci perché, ad esempio, so della situazione del parco mezzi della Guardia provinciale di Rovigo che attualmente è molto problematico.
Poi sarebbe il caso, Assessore questo mi è stato segnalato proprio dalle associazioni di pesca sportiva, di verificare i permessi di rilascio di pesca che sono stati dati a molti cittadini della Romania in particolare in seguito ad un gemellaggio che quella Provincia ha fatto e che ha portato ad ospitare e a rilasciare un numero di licenze che poi magari non vengono utilizzate per lo scopo per le quali sono state rilasciate, quindi bisogna cercare di capire che correlazione c'è tra queste licenze di pesca e i personaggi che sono stati sanzionati. Anche questo sicuramente è uno dei compiti che questo Regolamento interregionale dovrebbe prevedere ed inserire. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 113 presentata il 4 gennaio 2016 dai consiglieri Conte, Bassi, Casali e Negro "I CINGHIALI ORMAI SONO ARRIVATI NELL'ALTA PADOVANA. SABATO 19 DICEMBRE SI È VERIFICATO UN PERICOLOSO INCIDENTE SULLA SR 53. COSA PENSA DI FARE L'ASSESSORE ESTERNO PAN PRIMA CHE CI SCAPPI IL MORTO?"

"Premesso che:
- Sabato 19 Dicembre tra il Comune di Cittadella e Galliera Veneta un cinghiale ha attraversato improvvisamente la SR 53 causando notevoli danni ad una macchina che lo ha investito uccidendolo;
- tale fenomeno perlopiù noto nei Colli Euganei e nella Lessinia dove questi animali sono particolarmente diffusi, si è pericolosamente spostato nell'Alta Padovana;
- in questo caso specifico, fortunatamente, si sono riportati solo danni materiali a mezzi in transito;
- il fatto ha suscitato molta preoccupazione tra i cittadini dell'Alta Padovana area nota per la forte antropizzazione e l'elevato numero di transiti sia sulla SR 53 che sulla SS 47 Valsugana;
- l'allarme era stato lanciato anche dal Corpo Forestale dello Stato, che ha ricevuto diverse segnalazioni dagli agricoltori che possiedono terreni nelle vicinanze della palude di Onara a seguito dei danni riscontrati alle colture.
I sottoscritti Consiglieri
interrogano la Giunta regionale
per sapere se a seguito del fenomeno migratorio dei cinghiali da Sud a Nord della Provincia di Padova oltre che nella Lessinia, intende porre in essere qualche intervento pratico per limitare il fenomeno e contenere la migrazione selvaggia stabilendo di chi sono le responsabilità nel caso si verifichino danni a persone o cose a causa della presenza dei cinghiali."
La parola all'assessore Pan.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente.
Prima di tutto ringrazio il consigliere Conte di ricordarmi sempre di essere Assessore esterno, certo non lo dimentico in questo momento. Non si preoccupi.
"Gli interventi pratici finalizzati a limitare non solo i pericolosi spostamenti dei cinghiali sul territorio regionale bensì anche l'impatto della medesima fauna sull'ambiente e sulla sicurezza della circolazione competono alle Province, che, attraverso i piani di controllo di cui all'articolo 17 della Legge regionale n. 50/1993 , cercano di contrastare l'aumento delle locali popolazioni.
Solo una Provincia (la Provincia di Verona) ha avviato negli ultimi anni un prelievo venatorio sperimentale del cinghiale, che va ad affiancarsi agli interventi operati in regime di controllo. I risultati di detta sperimentazione in atto sono oggetto di attenta valutazione per capire se il prelievo venatorio può costituire uno strumento in più senza tradursi in un incentivo (ovviamente involontario) alle immissioni abusive. In sede di riordino delle funzioni amministrative provinciali, operato con L.R. n. 19/2015 , la Regione ha assicurato la copertura degli oneri relativi alle unità operanti nelle Polizie provinciali, che potranno quindi continuare ad esercitare il presidio del territorio con particolare riguardo al controllo della fauna selvatica che arreca i maggiori danni.
In un'ottica di razionalizzazione a livello regionale della suddetta attività di presidio, la Giunta regionale, in sede di adozione di un organico progetto di legge (PdL n.75 "Norme in materia di prevenzione, contenimento ed indennizzo dei danni da fauna selvatica"), ha previsto di gestire direttamente, nei casi in cui si richiedano interventi coordinati a livello regionale o interprovinciale, specifici Piani di controllo. Tale strumento potrà supportare ulteriori margini di miglioramento dell'efficacia dei controlli operati a livello territoriale."
Ricordo in particolare che, ad esempio, nel Parco dei Colli Euganei sono stati abbattuti lo scorso anno in questo periodo circa 900 cinghiali, giusto per dare un dato al di fuori dalla Polizia provinciale.
Sui Piani di controllo non ultima, ma potrebbe essere una novità, l'ho visto anche fare da altre parti, stiamo studiando la possibilità di aprire la caccia al cinghiale per tutto l'anno.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pan.
Il consigliere Segretario Conte non intende replicare.

Interrogazione a risposta immediata n. 67 presentata il 26 ottobre 2015 dai consiglieri Zanoni e Moretti "NUOVO CENTRO COMMERCIALE A PEDEROBBA DA REALIZZARSI IN SEGUITO AD UN ACCORDO FRA SOGGETTO PUBBLICO E PRIVATO. QUALI ACCERTAMENTI HA FATTO LA GIUNTA REGIONALE SU QUESTA VICENDA DAGLI ASPETTI POCO CHIARI?"

"Premesso che:
- l'Amministrazione comunale di Pederobba con delibera del Consiglio comunale n. 19 del 26.05.2008 ha approvato un accordo di pianificazione con un soggetto privato, ai sensi dell'art. 6 della L.R. n. 11/2004 ;
- tale accordo prevede che, a fronte di una variazione più favorevole al soggetto privato della destinazione urbanistica di un'area di oltre 60.000 metri quadri (da zona agro-industriale a zona produttiva-commerciale e servizi), sia realizzata un'opera pubblica individuata nell'ampliamento di un edificio scolastico per un importo di euro 1.400.000 con ogni onere a carico del privato stesso;
- successivamente il Comune di Pederobba, con ulteriore variante urbanistica, ha trasformato l'area a totale destinazione commerciale, in grado di accogliere anche le grandi strutture di vendita e conseguentemente novato l'accordo, che ha previsto un importo complessivo dell'opera in euro 1.780.000;
- l'attuazione dell'accordo avviene mediante la realizzazione di un Piano Urbanistico Attuativo (Piano di lottizzazione con opere a scomputo per un importo a base d'asta di euro 1.105.800) e la contestuale realizzazione dell'edificio scolastico con tempi e modalità previsti dalla delibera della Giunta comunale n. 67 dell'11.08.2014 che adotta lo strumento urbanistico ed approva la convenzione per la realizzazione delle opere di urbanizzazione e del plesso scolastico;
- il richiamato accordo prevede altresì, sempre con ogni onere a carico del privato, che "I professionisti che cureranno la progettazione, direzione lavori, il collaudo delle opere, nonché l'impiantistica e le pratiche di accatastamento ed agibilità, saranno designati dal Comune, i quali opereranno in collaborazione con i tecnici di fiducia della Ditta";
- con delibera della Giunta comunale n. 60 del 06.07.2009, l'Amministrazione comunale procedeva alla designazione del gruppo di progettazione;
- gli oneri preventivati per la progettazione ammontano a circa 140.000 euro dei quali 74.849 per la progettazione architettonica e direzione lavori ed altri minori importi per le progettazioni specialistiche;
- a questo importo si sono aggiunti ulteriori costi per spese tecniche di circa euro 63.000 in seguito alla novazione dell'accordo che ha determinato un costo complessivo dell'opera in euro 1.780.000;
- disattendendo a quanto stabilito nell'accordo e dalla richiamata delibera della Giunta comunale, l'Amministrazione comunale acconsentiva che la progettazione dell'opera fosse svolta da un tecnico di fiducia della parte privata;
- il progetto esecutivo relativo all'ampliamento del plesso scolastico è stato approvato con delibera della Giunta Comunale n. 12 del 02.03.2015;
- l'opera è stata appaltata direttamente dal privato senza alcuna procedura di selezione ed è in corso di realizzazione.
Considerato che:
- prevedendo l'accordo, come beneficio per l'Amministrazione, la realizzazione di un'opera pubblica, la stessa dovrebbe essere a rigor di logica programmata e realizzata con riferimento al Codice dei Contratti e al Regolamento attuativo;
- la procedura avviata appare non rispettosa delle norme vigenti in materia, con riferimento a quanto previsto dal combinato disposto degli articoli 32, comma 1, lettera g) e 122, comma 8 del Codice dei Contratti che prevede che per l'affidamento dei lavori pubblici di cui all'articolo dell'32, comma 1, lettera g), si applica la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6; l'invito è rivolto ad almeno cinque soggetti;
- anche l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha aderito a tale interpretazione ed ha esteso la portata dell'articolo 32, comma 2, lettera g), del Codice dei Contratti, formalmente rivolta ai titolari dei permessi di costruire e ai lottizzanti convenzionati, anche a tutti i piani urbanistici e agli accordi convenzionali, comunque denominati, stipulati tra privati e amministrazioni (cosiddetti "accordi complessi", compresi gli accordi di programma) che prevedano l'esecuzione di opere destinate a confluire nel patrimonio pubblico (determinazione n. 4 del 2 aprile 2008);
- oltre al mancato rispetto delle normative in materia di appalto risulterebbe altresì non rispettato l'articolo 128 del Codice dei Contratti, in quanto l'opera non è stata prevista nel Programma triennale e nell'elenco annuale delle opere pubbliche;
- il Revisore del Conti avrebbe espresso parere negativo sul bilancio di previsione 2015 e sugli atti di programmazione, come richiamato nella premessa della delibera del Consiglio Comunale n. 19 del 21.04.2015 di approvazione del Bilancio di Previsione 2015 con riferimento a quanto sopra esposto;
- anche l'Autorità Nazionale Anticorruzione è stata interessata dalla vicenda con apposito esposto di un membro del consiglio comunale di Pederobba.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
quali accertamenti ha fatto la Regione Veneto sulla regolarità del procedimento avviato contenente alcuni aspetti poco chiari e sicuramente meritevoli di verifica?"
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'Amministrazione comunale di Pederobba con delibera del Consiglio comunale del 2008 ha approvato un accordo di pianificazione con un soggetto privato, ai sensi della 11/2004. Tale accordo prevede che, a fronte di una variazione più favorevole al soggetto privato della destinazione urbanistica di un'area di oltre 60.000 metri quadri, sia realizzata un'opera pubblica individuata nell'ampliamento di un edificio scolastico per un importo di euro 1 milione e 400.000 euro.
Successivamente il Comune di Pederobba, con una variante urbanistica, ha trasformato l'area a totale destinazione commerciale in grado di accogliere anche grandi strutture di vendita.
Poi c'è stata l'attuazione dell'accordo che avviene mediante la realizzazione di un Piano Urbanistico Attuativo e la contestuale realizzazione dell'edificio scolastico con tempi e modalità previsti dalla delibera della Giunta comunale.
Il richiamato accordo prevede altresì, sempre con ogni onere a carico del privato, che "I professionisti che cureranno la progettazione, direzione lavori, il collaudo delle opere etc. saranno designati dal Comune, i quali opereranno in collaborazione con i tecnici di fiducia della ditta".
Poi con una delibera comunale c'è stata la designazione del gruppo di progettazione e sono stati previsti alcuni altri adempimenti, il progetto esecutivo relativo all'ampliamento del plesso scolastico è stato approvato con delibera comunale, l'opera è stata appaltata direttamente dal privato senza alcuna procedura di selezione ed è in corso di realizzazione.
Prevedendo l'accordo, come beneficio per l'Amministrazione, la realizzazione di un'opera pubblica, la stessa dovrebbe essere a rigor di logica programmata e realizzata con riferimento al Codice dei Contratti e al Regolamento attuativo.
Anche l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha aderito a tale interpretazione ovvero la procedura avviata appare non rispettosa delle vigenti norme in materia.
Sono stati coinvolti anche altri Enti e – vado a conclusione visto che il tempo purtroppo è scaduto – si chiede quali accertamenti ha fatto la Regione Veneto sulla regolarità del procedimento avviato contenente alcuni aspetti poco chiari e sicuramente meritevoli di verifica. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Corazzari.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
Rispondo alla presente interrogazione in sostituzione dell'assessora Elisa De Berti.
"Sulla complessa tematica della realizzazione delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione e delle opere comprese in accordi urbanistici, la Regione è a suo tempo intervenuta con indirizzi interpretativi approvati con D.G.R n. 436/2009 e con successivo provvedimento integrativo n. 202/2010 allo scopo di supportare i comuni del territorio nell'applicazione delle disposizioni in materia di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione, favorendo il corretto e celere perfezionamento delle procedure attuative di una normativa caratterizzata fin dall'origine da oggettive incertezze interpretative.
Nell'ambito degli indirizzi forniti, la Giunta regionale si è occupata anche delle opere non accompagnate dallo "scomputo" degli oneri di urbanizzazione, previste da accordi urbanistici sottoscritti con soggetti privati, inquadrabili nella categoria degli "accordi complessi", cui appartengono gli interventi di ampliamento e sistemazione del plesso scolastico del Comune di Pederobba. Per queste opere la Regione ha aderito all'indicazione dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, ora ANAC, espressa nella determinazione n. 4/2008, di assoggettare l'attuazione degli interventi all'obbligo dell'evidenza pubblica secondo le specifiche regole del Codice dei contratti pubblici applicabili all'esecuzione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Resta esclusa l'applicazione delle sole disposizioni puntualmente indicate dalla norma statale, tra le quali va ricordato proprio l'art. 128 del decreto legislativo 163/2006, relativo alla programmazione dei lavori pubblici, attesa l'incompatibilità della particolare modalità realizzativa con l'inserimento negli strumenti di programmazione.
Ciò premesso, la responsabilità in ordine alla correttezza e alla legittimità delle procedure adottate e dei contenuti delle convenzioni sottoscritte con i privati titolari di piani urbanistici attuativi, risiede esclusivamente in capo al Comune interessato.
In base alla vigente legislazione urbanistica e appaltistica la Regione non è titolare di alcun potere/dovere di vigilanza, né tanto meno di intervento sui Comuni in merito agli atti adottati e agli accordi raggiunti con i privati in attuazione e nell'esercizio delle proprie competenze in materia urbanistica. Così come nessuna norma impone ai comuni di fornire informazioni e dare conto del proprio operato alla Regione.
Si deve ricordare che la Regione Veneto non ha poteri di controllo sugli Enti Locali, a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione (Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» in GU. n. 248 del 24 ottobre 2001).
L'art. 30, L.R. 11/2004, prevede che entro due anni dalla loro adozione le deliberazioni e i provvedimenti comunali che autorizzano interventi non conformi a prescrizioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi, o comunque in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della loro adozione, possono essere annullati dalla Provincia.
In data 23.03.2010 ai sensi dell'art. 23 della L.R. n. 11/2004 , con Delibera della Giunta Regionale n. 1137 è stato approvato il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Treviso e per effetto di tale provvedimento, le competenze urbanistiche, sono state trasferite alla stessa a partire dalla sopraccitata data di approvazione.
La vigilanza sul rispetto della normativa in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è materia di competenza esclusiva del legislatore statale e la relativa funzione è attribuita dal Codice dei contratti pubblici all'Autorità nazionale anticorruzione, cui compete l'adozione degli atti conseguenti.
Come chiarito dalla stessa Autorità nella determinazione n. 7/2009 l'affidamento e l'esecuzione delle opere di urbanizzazione sono sottoposti alla vigilanza dell'Autorità, peraltro già interessata della questione come evidenziato nell'interrogazione, cui vanno trasmessi tutti i dati informativi delle pertinenti procedure di affidamento. Ove l'ANAC intenda avviare una verifica sulle modalità realizzative degli interventi in questione, gli uffici regionali dell'Osservatorio Regionale degli Appalti, se richiesto, sono disponibili a fornire l'eventuale collaborazione del caso."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Corazzari.
La parola al consigliere Zanoni, per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Assessore, le chiederò la risposta come suggerito dal Presidente.
Devo dire che effettivamente lei, a più riprese nella sua risposta, risponde che la Regione non è tenuta a vigilare, che i Comuni hanno libertà di movimento per quanto riguarda queste tematiche e che non ha poteri di controllo. Sta di fatto che l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici è dell'avviso che il Codice di Contratti c'entri e il Revisore dei Conti tra l'altro avrebbe espresso parere negativo sul Bilancio di previsione 2015 e sugli atti di programmazione, come richiamato nella premessa della delibera del Consiglio comunale.
Vorrà dire che per questa partita sarà importante capire il citato ANAC - visto che lei prima citava questa autorità - che cosa dirà perché un membro del Consiglio comunale di Pederobba ha proprio effettuato un esposto all'ANAC, che è l'Autorità Nazionale Anti Corruzione.
Assessore, cosa vuole che le dica? È un peccato comunque che la Regione non approfondisca soprattutto quando ci sono questioni poco chiare come questa e a questo punto vedremo che cosa ne penserà l'ANAC. La ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Abbiamo finito con le interrogazioni perché le altre le rinviamo per mancanza o del relatore proponente o dell'Assessore che risponde.
La parola al consigliere Ruzzante per richiamo al Regolamento.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente, sarò brevissimo.
È una questione che avevamo già posto in Aula e anche nella Riunione della Conferenza dei Capigruppo: l'articolo 109 del nostro Regolamento che parla di "diritto di informazione riservato ai Consiglieri regionali".
Le faccio solo questo rapidissimo quadro, Presidente.
Sul sito intranet, che è il mezzo che solitamente utilizziamo, i Consiglieri regionali utilizzano per avere i dati relativi agli atti di Giunta, noi abbiamo la bellezza di ordini del giorno della Giunta fermi al 20 luglio 2015. Non è 20 luglio 2016 quindi siamo più avanti, no, è 20 luglio 2015.
Le delibere di Giunta regionale, le DGR, sono ferme al 23 dicembre 2015. Siamo ancora nel 2015 per il sito intranet del Consiglio regionale e non c'è nessuna delibera del 2016.
Le DPGR sono ferme addirittura al 2014, siamo a due annualità indietro.
Ovviamente sono in grado di documentare tutto quello che sto dicendo.
La beffa: arriva una e-mail ai Gruppi giovedì 4 febbraio che dice "Si comunica che sono state pubblicate le delibere della Giunta regionale approvate nelle Sedute del 10 novembre 2015". Cioè il 4 febbraio arriva una e-mail ai Gruppi parlando di "delibere approvate il 10 novembre" e si fermarono – anche qui siamo ancora nel 2015 - al 23 dicembre 2015. E, per bontà della trasparenza, questo è l'elenco delle delibere, non c'è neanche scritto l'oggetto, cioè uno per sapere di che cosa stiamo parlando deve aprirle tutte.
Sul sito intranet della Giunta sono disponibili i testi delle delibere quando vengono pubblicati sul BUR, cioè un Consigliere regionale sa che cosa avete fatto e che cosa avete deliberato in Giunta il giorno in cui lo sa qualsiasi privato cittadino, cioè quando vengono pubblicati sul BUR. Sono ferme anche queste comunque al 19 gennaio, le più recenti che troviamo sono quelle con data 19 gennaio, e non c'è la possibilità di consultare gli ordini del giorno della Giunta che sono la materia fondamentale per un Consigliere regionale per sapere che cosa, quali argomenti almeno sono stati trattati nell'ultima Giunta.
Presidente, così non andiamo da nessuna parte!
C'è un problema di trasparenza degli atti della Giunta, c'è un problema di tempistica, c'è un problema di efficacia, perché se io ci metto settimane, mesi a pubblicare delibere di Giunta, a farle transitare di là del canal - come mi piace dire, qua c'è un canale che separa la Giunta dal Consiglio – non è possibile che una delibera approvata, che magari riguarda un tema del mio territorio o che riguarda una questione che ho seguito o che riguarda, come mi è capitato, un'interrogazione che ho presentato in Consiglio e l'assessore Bottacin mi risponde anche irridendomi "Ma è stata approvata la delibera di Giunta", che ne sapevo io? Viene pubblicata 10 giorni dopo la mia interrogazione! Siamo di fronte all'assenza di correttezza di rapporto istituzionale.
Mi pareva che all'inizio stessimo riaccelerando ma adesso siamo scesi in un baratro, in un buco nero.
Non è possibile che il Consiglio regionale non sia messo nelle condizioni di poter avere queste informazioni che sono fondamentali per svolgere bene il nostro lavoro oltre che per controllare l'attività di Giunta o per informare il nostro territorio.
Adesso mi rivolgo a lei, assessore Caner, veramente non è più possibile proseguire con questi dati. Sono cose scandalose, elenchi fermi al 2015 o al 2014, ma dove siamo?
Parliamo tanto di efficienza e di trasparenza della Pubblica Amministrazione, questa è una nebulosa della Pubblica Amministrazione, non trasparenza né tanto meno efficacia, perché se ci mettono mesi ad attraversare il Canal Grande pensate un po' voi che rapporto possono avere i cittadini privati con la Pubblica Amministrazione?
Qui siamo in un rapporto privilegiato, è chiaro che un Consigliere regionale è stato eletto qui anche per avere una funzione di controllo e di verifica dell'attività di Giunta, non può essere che viene messo nelle condizioni solo quando viene pubblicato sul BUR.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzate.
Su questo tema avevamo anche, come Ufficio di Presidenza, scritto una lettera alla Giunta ma penso che l'assessore Caner, che su questo sta lavorando per ottimizzare i rapporti tra Giunta e Consiglio, abbia ben recepito e compreso le istanze del consigliere Ruzzante.
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Volevo sottolineare solo una cosa perché è stato esaustivo il consigliere Ruzzante, però non può succedere che ci siano Consiglieri della maggioranza che hanno le delibere, perché fanno la richiesta alle Segreterie e hanno le delibere, e i Consiglieri dell'opposizione non possono lavorare perché non vedono le delibere. Questa è una discriminazione all'interno dello stesso Consiglio regionale che non può esistere.
Chiedo all'assessore Caner di accelerare i tempi perché noi abbiamo la possibilità di vedere entro una settimana l'ordine del giorno e le delibere della Giunta, perché quando chiediamo le delibere ci dicono: rivolgetevi alla Segreteria dell'Assessore. Lo sapete tutti.
Quando ci rivolgiamo noi la Segreteria dell'Assessore, oppure il Settore, ci dice: quando verrà pubblicato nel BUR. Perché hanno questo ordine.
La stessa cosa non succede con i Consiglieri regionali della maggioranza, è chiaro questo? Questo sta succedendo ed è incredibile che debba succedere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli D'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Volevo rassicurare il consigliere Sinigaglia che neanche i Consiglieri di maggioranza hanno le delibere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola all'assessore Caner, per una replica di chiarimento.

Ass.re Federico CANER

Grazie, Presidente.
Brevissimamente. Innanzitutto mi farò carico, dopo aver sentito sia il collega Ruzzante che il collega Sinigaglia, di portare all'attenzione della Giunta questo problema e vedere se riusciamo a trovare una soluzione in maniera tale che, invece che i Consiglieri vedano effettivamente le delibere una volta pubblicate nel BUR, ci sia un canale differente per quanto riguarda il Consiglio.
Però voglio rassicurare – l'ha già fatto, di fatto, il collega Berlato - che non è vero che la maggioranza ha la possibilità di vedere le delibere prima dell'opposizione perché anche i Consiglieri di maggioranza onestamente si sono più volte lamentati di questa situazione.
Quindi questa disparità di trattamento effettivamente non esiste e non c'è, mi prendo in carico invece di risolverla per il bene di tutto il Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Caner.
PUNTO
4



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RIDETERMINAZIONE DEL TERMINE DI VALIDITà DEL PIANO FAUNISTICO-VENATORIO REGIONALE APPROVATO CON LEGGE REGIONALE 5 GENNAIO 2007, n. 1 " (PROGETTO DI LEGGE N. 107/2016) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Terza Commissione consiliare.
La parola al consigliere Berlato, relatore.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il termine di validità del Piano faunistico venatorio regionale 2007-2012, approvato con legge regionale 5 gennaio 2007, n. 1 , è stato da ultimo prorogato al 10 febbraio 2016 con legge regionale 4 febbraio 2014, n. 1 .
Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale, adottato dalla Giunta regionale con DGR n. 133/CR del 26 agosto 2014 a seguito della conclusione del complesso percorso preparatorio comprendente l'espletamento della valutazione Ambientale Strategica e il coordinamento ex-ante dei piani faunistico-venatori provinciali, non è stato approvato dal Consiglio regionale entro il termine della passata legislatura.
Nelle more quindi delle valutazioni di ordine tecnico e politico in capo alla nuova Giunta regionale ai fini della riadozione della proposta di nuovo Piano faunistico venatorio regionale da sottoporre all'approvazione del Consiglio, risulta necessario garantire la continuità dell'assetto faunistico venatorio esistente sia avuto riguardo all'assetto territoriale che avuto riguardo alla funzionalità amministrativa degli Ambiti Territoriali di Caccia, e ciò tenuto conto che l'entrata in vigore del nuovo Piano faunistico venatorio regionale non può che avvenire alla chiusura della stagione venatoria.
Per tale motivo si propone la rideterminazione del termine di validità del Piano faunistico venatorio vigente al 9 febbraio 2017.
La Terza Commissione consiliare nella seduta del 27 gennaio 2016, ha approvato a maggioranza la proposta di legge che viene ora sottoposta all'esame dell'Assemblea consiliare.
Hanno votato a favore i rappresentanti dei gruppi: Fdl-AN-Movimento per la cultura rurale (Berlato), Zaia Presidente (Gerolimetto, Sandonà), Liga Veneta – Lega Nord (Finco, Finozzi, Possamai), Indipendenza noi Veneto (Guadagnini), Forza Italia (Giorgetti), Veneto Civico (Dalla Libera). Hanno votato contro i rappresentanti dei gruppi: Partito democratico (Zottis con delega Azzalin), Alessandra Moretti Presidente (Ferrari, Guarda). Si sono astenuti i rappresentanti del gruppo Movimento 5 stelle (Baldin, Scarabel)."
Grazie dell'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Relazione di minoranza
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
Piano Faunistico Venatorio e Regione Veneto, la telenovela continua: peccato che non sia una fiction televisiva, ma la realtà! Una realtà che ha a che fare con gli interessi del mondo venatorio, ma che si intreccia anche con altri mondi, pensiamo per esempio al mondo dell'agricoltura per i danni causati dalla fauna selvatica.
I termini del piano che vengono rideterminati riguardano un atto del 2007, la cui validità era sino al 2012. Successivamente ci sono state ben 3 proroghe e adesso la maggioranza ne propone un'altra che però ci obbliga a partire da zero e, di fatto, a vanificare gran parte del lavoro.
L'ennesima proroga del piano faunistico rischia di esporsi a impugnazioni perché trattasi di un piano superato sul piano scientifico e non in linea con l'applicazione delle direttive europee. Proprio in questi giorni il Parlamento Europeo ha approvato con 592 voti favorevoli e 52 contrari il report "Mid term review della strategia UE sulla biodiversità al 2020", in difesa delle direttive habitat e uccelli che consentono di tutelare le specie e gli habitat più preziosi d'Europa, percorso che si concluderà in aprile col voto finale del parlamento europeo sullo stato di salute delle direttive citate.
C'è una responsabilità politica che non può far passare sotto silenzio come sono stati inutilmente spesi tanti soldi, tutti di cittadini veneti, in consulenze e studi preparatori: non sono bruscolini, ma ben 183.000 euro, ai quali vanno aggiunti i costi del lavoro degli uffici regionali.
La Giunta regionale è, giustamente, talmente attenta alle finanze regionali al punto da aver definito, qualche mese fa, "emendamento moralizzatore" quello che stralciava contributi alle parrocchie e ad enti vari.
Sarebbe interessante sapere se su questo, non abbia qualcosa da dire: a quale etica amministrativa corrisponde un comportamento noncurante del lavoro di anni dei propri uffici e dei tanti soldi spesi?
Non è pensabile né ammissibile che questo lavoro, che è costato tanto alle casse regionali, venga gettato alle ortiche!
Il piano che non è stato approvato dal Consiglio era stato adottato dalla Giunta nell'agosto del 2014, Giunta che anche allora vedeva al suo vertice l'attuale Presidente Zaia.
Non vorremmo sembrare aggressivi ponendo queste domande: la Giunta precedente era una giunta di marziani? Era presente con il corpo e non con la mente? Siamo evidentemente di fronte ad una continua dissociazione di personalità, quasi l'attuale Giunta possa attenuare le proprie responsabilità politiche e amministrative nonché il lavoro e le decisioni della Giunta precedente, decisioni che vengono spesso contraddette se non brutalmente affossate, senza spiegazioni, dalle stesse persone che ora come allora facevano parte della Giunta, in primis il Presidente Zaia!
Ma perché tanto lavoro non è servito a far approvare il PFV? L'unica motivazione a supporto, nella relazione al PDL, è : "il pfv non è stato approvato dal Consiglio entro il termine della passata legislatura....ai fini della riadozione della proposta di nuovo pano faunistico... si propone la rideterminazione del termine di validità del pfv vigente al 9/2/2017".
Non ci basta, questa è assoluta mancanza di trasparenza, con l'aggravante di mantenere nella costante incertezza un mondo che invece si aspetta regole precise e non di essere continuamente sacrificato sull'altare dell'assessore di turno o dell'abilità di chi esercita il proprio condizionamento politico mettendo in secondo piano gli interessi generali.
Intanto dovete dire cosa avete fatto al riguardo da giugno ad adesso, poi dovreste spiegare come mai volete fare un piano nuovo da un punto di vista dei contenuti e cosa non andava in quello precedentemente adottato, visto che la maggioranza dei soggetti auditi a suo tempo aveva espresso la volontà di approvare quanto prima il piano proposto. Ci dovreste spiegare inoltre su quali linee si dovrebbe articolare il nuovo PFV ed infine se questo nuovo iter necessiterà di altri soldi pubblici per essere espletato (non ci convince affatto l'art 3 sulla neutralità finanziaria). Su questo vigileremo attentamente affinché questa norma non sia aggirata!
Presidente Berlato, avete fatto la legge sulle altane, continuate ad insistere col pdl 78 senza avere la copertura di spesa, ci proponete l'ennesima proroga del piano faunistico venatorio confinando il mondo venatorio, per le inadempienze programmatorie in un ambito sempre più a rischio: ma quand'è che vi metterete sul serio a lavorare per la caccia ?
Ecco perché esprimiamo convintamente un voto politico contrario a questo provvedimento, un voto che vuole mettere in rilievo le responsabilità di questo stato di cose, che non sono figlie del caso ma di precise scelte, ovvero non scelte politiche, che potrebbero costare caro ai cacciatori e ai cittadini veneti.
Ciò non toglie ovviamente che si debba procedere speditamente alla redazione del nuovo strumento di piano, rispetto al quale non mancheremo di dare il nostro fattivo contributo.
Nella fattispecie chiediamo sin da ora che si proceda alla predisposizione rapida di uno strumento più agile, che possa prevedere adeguamenti nell'arco della sua vita amministrativa, che lo si porti quanto prima all'attenzione della commissione consiliare e di tutti i soggetti che possono contribuire alla sua implementazione e far si che questa regione si doti di un piano utile e al passo con l'evoluzione normativa, dell'ambiente, della morfologia del territorio e della salvaguardia della biodiversità.
Fate uscire dalla contesa tra il terzo piano del Ferro Fini e gli uffici di via Torino la discussione e il confronto sul piano faunistico, se volete fare un servizio all'intero mondo venatorio e al territorio veneto.
Infine, dopo la sessione di bilancio e vista la proroga del PFV che oggi andate ad approvare, è chiaro come non ci sono più alibi nel tenere nei cassetti le proposte legislative, sia della giunta che dell'opposizione, sui danni da fauna selvatica.
A questo proposito si sono raggiunti livelli ormai preoccupanti di pericolosità e di quantità di danni prodotti, in particolare all'agricoltura.
Si avvii la discussione e si porti quanto prima in aula un provvedimento che non può essere subordinato ad un piano faunistico che viene continuamente rinviato.
Anche qui il tempo delle promesse è scaduto ed è stato proprio l'Assessore Pan (spererei indenne dal contagio di dissociazione, in quanto non faceva parte della giunta precedente) a dire all'indomani del suo insediamento che la giunta nell'approvare un pdl in tal senso si sarebbe impegnata per un suo veloce approdo in aula."
La parola al consigliere Azzalin, correlatore.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Signor Presidente, colleghi consiglieri.
Insolitamente breve il Presidente Berlato su un tema come la caccia. Di solito ci intrattiene molto più a lungo. Mi sarei aspettato una disamina un po' più articolata, Presidente.
Piano faunistico venatorio e Regione Veneto, la telenovela continua. Peccato che non sia una fiction televisiva ma la realtà, Presidente, una realtà che ha a che fare con gli interessi del mondo venatorio, che si intreccia anche con altri mondi, pensiamo al mondo dell'agricoltura per i danni causati dalla selvatica.
I termini del Piano che vengono rideterminati riguardano un atto del 2007, nove anni fa, la cui validità era sino a tutto il 2012. Successivamente, ci sono state ben tre proroghe e adesso la maggioranza ne propone un'altra, che però ci obbliga a partire da zero e di fatto a vanificare gran parte del lavoro svolto.
L'ennesima proroga del Piano faunistico rischia di esporci ad impugnazioni perché trattasi di un piano superato sul piano scientifico e non in linea con l'applicazione delle direttive europee. Proprio in questi giorni va ricordato che il Parlamento Europeo ha approvato, con 592 voti favorevoli e 52 voti contrari, il report "The Mid-term review" della strategia UE sulla biodiversità al 2020, in difesa delle direttive habitat e uccelli che consentono di tutelare le specie e gli habitat più preziosi d'Europa. Questo percorso si concluderà tra qualche mese, in aprile, con il voto finale del Parlamento europeo sullo stato di salute, appunto, delle direttive citate.
Questi tempi la dicono lunga sulla capacità programmatoria della nostra Regione in materia faunistico venatoria. C'è una responsabilità politica che la brevità della relazione non può far passare sotto silenzio; come sono stati, cioè, inutilmente spesi tanti soldi di tutti i cittadini veneti in consulenze e studi preparatori. Non sono bruscolini, ma ben 183 mila euro ai quali vanno aggiunti costi del lavoro degli uffici regionali e anche, se mi permettete, delle Province.
La Giunta regionale è giustamente talmente attenta alle finanze regionali al punto da avere definito qualche mese fa un emendamento moralizzatore, quello che stralciava contributi alle parrocchie e ad enti vari. Sarebbe interessante sapere se su questo non abbia qualcosa da dire, a quale etica amministrativa corrisponde un comportamento non curante del lavoro di anni dei propri uffici e dei tanti soldi spesi. Per quel che ci riguarda, vogliamo essere chiari, non è pensabile né ammissibile che questo lavoro preparatorio sul Piano, che è costato tanto alle casse regionali, venga gettato in maniera semplicistica e superficiale alle ortiche.
Altra curiosità, il Piano che non è stato approvato dal Consiglio, era però stato adottato dalla Giunta precedente, nell'agosto 2014. Giunta che anche allora vedeva al suo vertice l'attuale Presidente Zaia. Permettetemi, non vorrei sembrarvi aggressivo ponendo alcune domande: ma la Giunta precedente era una Giunta di marziani? Era presente con il corpo e non con la mente? Siamo spesso, evidentemente, di fronte a una continua dissociazione di personalità, quasi l'attuale Giunta possa attenuare le proprie responsabilità politiche e amministrative, nonché il lavoro e le decisioni della Giunta precedente. Decisioni che vengono spesso contraddette se non brutalmente affossate senza spiegazioni, come è in questo caso, dalle stesse persone che ora come allora facevano parte della Giunta, quanto meno il Presidente. Non uno a caso.
Ma perché tanto lavoro non è servito a fare approvare il Piano faunistico venatorio? L'unica motivazione che ho sentito e che ho letto, a supporto di questo PDL di proroga, è: il Piano faunistico non è stato approvato dal Consiglio entro il termine della passata Legislatura. Per forza, ai fini della riadozione e della proposta di nuovo Piano faunistico si propone la rideterminazione del termine di validità del Piano faunistico vigente al 9.2.2017.
A dire la verità, pur non andando molto d'accordo, ho qualche possibilità che questa volta il termine venga rispettato. Guardo il Presidente Berlato perché un po' la faccia ce la sta mettendo e quindi si troverebbe in difficoltà a dover chiedere un'altra proroga, e magari anche al nuovo assessore Pan, che non voglio fare, per carità, il processo alle intenzioni e agli impegni che ha assunto. Però, con tutto il rispetto, questo non ci basta. Questa è assoluta mancanza di trasparenza con l'aggravante di mantenere nella costante incertezza un mondo che invece si aspetta regole precise e non di essere continuamente sacrificato sull'altare dell'Assessore di turno, o della abilità di chi esercita il proprio condizionamento da altri ruoli magari, condizionamento politico, mettendo in secondo piano gli interessi generali, o quanto meno su questo ci sarebbe da discutere.
Intanto dovete dire cosa avete fatto a riguardo da giugno ad adesso. Poi dovreste spiegare come mai volete fare un nuovo Piano dal punto di vista dei contenuti e cosa non andava in quello precedentemente adottato, visto che c'era stata una adozione della Giunta; visto, tra l'altro, che la maggioranza dei soggetti auditi a suo tempo aveva espresso la volontà di approvare quanto prima il Piano proposto.
Ci dovreste spiegare, inoltre, su quali linee si dovrebbe articolare il nuovo Piano faunistico venatorio. Ed infine, se questo nuovo iter necessiterà di altri soldi pubblici per essere espletato. Non ci convince affatto l'articolo 3 sulla neutralità finanziaria, su questo vigileremo attentamente affinché questa norma non sia aggirata.
Presidente Berlato, avete fatto la legge sulle altane, continuate a insistere con il PDL 78 senza avere la copertura di spesa, ci proponete l'ennesima proroga del Piano faunistico venatorio, confinando il mondo venatorio stesso per le inadempienze programmatorie di questa amministrazione in un ambito sempre più a rischio. Ma quando è che vi metterete, ci mettiamo a lavorare sul serio per la caccia? Perché è anche un fattore di tempo.
Ecco perché esprimiamo convintamente un voto politico contrario a questo provvedimento, un voto che vuole mettere semplicemente in rilievo le responsabilità di questo stato di cose, che non sono figlie del caso ma di precise scelte; ovvero non scelte politiche che potrebbero costare caro ai cacciatori e ai cittadini veneti. Ciò non toglie, ovviamente, ne siamo obtorto collo consapevoli, che si debba procedere speditamente alla redazione del nuovo strumento di Piano rispetto al quale non mancheremo di dare il nostro fattivo contributo cercando di evitare, per quel che ci compete, ulteriori dilazioni temporali.
Nella fattispecie, chiediamo sin da ora che si proceda alla predisposizione rapida, non sembri questi un eufemismo, di uno strumento più agile che possa prevedere adeguamenti nell'arco della sua vita amministrativa in maniera quanto meno automatica sotto il profilo amministrativo; che lo si porti quanto prima all'attenzione della Commissione consiliare e di tutti i soggetti che possono contribuire alla sua implementazione e far sì che questa Regione si doti di un Piano utile e al passo con l'evoluzione normativa dell'ambiente, della morfologia del territorio, della salvaguardia della biodiversità.
Fate uscire dalla contesa tra il terzo piano del Ferro–Fini e gli uffici di via Torino la discussione e il confronto sul Piano faunistico, se volete fare un servizio vero, concreto all'intero mondo venatorio e al territorio Veneto.
Infine, dopo la sessione di Bilancio e vista la proroga, l'ennesima proroga di questo Piano faunistico che oggi andate a approvare, è chiaro secondo noi come non ci siano più alibi nel tenere nei cassetti le proposte legislative, non tanto quelle della minoranza, il PDL Azzalin Dalla Libera, ma della stessa amministrazione della Giunta sui danni da fauna selvatica. A questo proposito, si sono raggiunti livelli preoccupanti di pericolosità e di quantità di danni prodotti in particolare all'agricoltura.
Si avvii la discussione e si porti quanto prima in Aula un provvedimento che non può essere subordinato a un Piano faunistico che viene continuamente rinviato, anche perché i danni, lo dico implicitamente, non devono essere caricati solo sui cacciatori, ovviamente. Se questa era la preoccupazione di qualcuno è bene dire che i danni della fauna selvatica al mondo dell'agricoltura non possono essere caricati sul mondo venatorio, ma sono un costo che dobbiamo sostenere al di là di quello che determinate proposte, soggette anche a modifiche, sono contenute nel PDL.
Quindi, anche qui, il tempo delle promesse è scaduto, se è vero come è vero che proprio l'assessore Pan, che spererei indenne dal contagio di dissociazione che ha coinvolto quelli che facevano parte anche della precedente amministrazione, disse l'indomani del suo insediamento che la Giunta, nell'approvare un PDL per cercare di corrispondere i danni da fauna selvatica, si sarebbe impegnata per un suo veloce approdo in Aula. Su questo noi pensiamo che non si possa più attendere oltre. Vi ringrazio.
C'è un emendamento, se il Presidente del Consiglio è d'accordo, credo che si possa valutare in sede di Ufficio di Presidenza perché non credo sia stato valutato, ma è solamente una questione formale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
Dopo la sentita arringa del correlatore, diamo inizio alla discussione generale. Ci sarà una interruzione per valutare l'emendamento da parte dell'Ufficio di Presidenza della Terza Commissione.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Come ricordato, siamo all'ennesima proroga del Piano faunistico venatorio, un vecchio Piano faunistico venatorio approvato nel lontano 2007 con la legge regionale n. 1 del 5 gennaio 2007, pubblicata il 9 gennaio 2007. Un piano scaduto il 9 gennaio del 2012 - siamo nel 2016 - sopravvissuto fino ai giorni nostri con proroghe su proroghe, su proroghe, più o meno legittime. Oggi siamo qui in Consiglio regionale per approvare l'ennesima proroga, al posto di provvedere all'approvazione del nuovo Piano. Vogliamo pertanto prorogare per l'ennesima volta un Piano che si basa su dei dati dei Piani faunistico venatori provinciali. Perché dobbiamo ricordare che il Piano faunistico venatorio regionale alla fine è un assemblaggio dei Piani faunistico venatori provinciali, che sono stati redatti tra gli anni 2004 e 2005, approvati dopo due anni. Quindi proroghiamo un Piano superato da circa 12 anni.
La pianificazione faunistico venatoria, prevista dalla legge nazionale sulla caccia, la 157/1992, prevede che i piani abbiano una durata di non oltre 5 anni. Si propone, perciò, al Consiglio di andare in deroga ad una norma statale molto precisa a riguardo. Questo piano, che puzza di stantio da quante volte è scaduto, non è aggiornato alle nuove situazioni ambientali ben diverse da quanto accadeva nel 2007, o meglio quanto accadeva nel 2004.
Il territorio del Veneto in questi 10 anni e più è stato interessato da forti modifiche, ingenti quantità di suolo consumato è stato perso irrimediabilmente, sottraendo importante superficie alla fauna selvatica e ai cacciatori. Tant'è che lo stesso Presidente Zaia ha presentato una legge sul consumo del suolo ora in esame in Seconda Commissione ambiente, proprio all'inizio di questa Legislatura. Tanto per dire quanto importante sia stato in questi anni il depauperamento del suolo.
Poi, importanti territori campestri sono stati tagliati e spezzettati in più tronconi a causa della realizzazione di importanti opere stradali, come per esempio la Valdastico sud e la superstrada Pedemontana veneta, che hanno spesso frazionato campagne e istituti faunistico venatori come gli ambiti territoriali di caccia, le oasi di tutela naturale, le zone di ripopolamento e cattura, riserve e quant'altro.
Anche gli effetti dovuti ai cambiamenti climatici con il susseguirsi di estate piovose e fresche o, al contrario, estati secche e torride, o addirittura inverni caldi e aridi, hanno comportato importanti mutamenti sulle dinamiche delle popolazioni faunistiche e sul loro trend demografico e anche sull'andamento migratorio. Nel frattempo si sono affacciate nella nostra Regione specie considerate prioritarie dalla Direttiva habitat, come il lupo, l'orso e la lince, che sono classificate come particolarmente protette dalle norme nazionali; oppure altre, come la nutria, considerate dannose. Anche la popolazione del cinghiale in alcune aree pare aver subito importanti incrementi.
Nel contempo, le popolazioni di molte specie, in particolare di uccelli migratori, sono quasi sparite dal nostro territorio. Molta della fauna presente in abbondanza 10-12 anni fa ora è diminuita fortemente o è quasi sparita. Porto solo a titolo di esempio la allodola: specie cacciabile attualmente, considerata in declino in tutta Europa; il passero d'Italia e la passera mattugia, cacciabili addirittura con la caccia in deroga in Veneto per diversi anni e oggi presso che scomparsi.
Risulta evidente che prorogare ancora un Piano faunistico venatorio del 2007 significa andare contro la norma nazionale 157/92, ma soprattutto contro il buon senso, Colleghi. Abbiamo delle aree considerate protette ed utili a raggiungere le percentuali minime di territorio protetto che gridano vendetta: centri abitati, zone industriali, aeroporti militari e specchi d'acqua dove la fauna mai e poi mai, come previsto per legge, utilizzerà per sostare, alimentarsi e riprodursi.
Volete prorogare il Piano di un altro anno nonostante abbiate nel cassetto un Piano faunistico regionale, lo ricordava il Collega, già da tempo approvato dalla Giunta e frutto di un lungo lavoro di tutte e sette le province del Veneto, ma anche da parte degli uffici regionali.
Pare che non abbiate la forza di approvare questo Piano perché qualcuno lo vuole rivedere a modo suo, giocando così anche sulle tasche dei cittadini veneti dato che quel Piano è costato decine di migliaia di euro. Il pretesto di questo suo congelamento diventa l'inclusione al suo interno delle norme sui danni da fauna selvatica; danni utilizzati e sventolati ripetutamente per condizionare in maniera strumentale l'opinione pubblica in merito alla questione della caccia.
Sì, cari Colleghi, i danni da fauna selvatica vengono utilizzati, a volte, ma non sempre, per giustificare la caccia anche nei confronti di molte specie che di danni non ne hanno mai fatti. Dovete sapere che i danni causati all'agricoltura sono soprattutto opera di specie oggetto di ripopolamenti venatorio come la lepre, il fagiano, il cinghiale. Per quest'ultimo i ripopolamenti sono stati fortunatamente vietati da poco a livello nazionale con norma statale. Ebbene, la specie che svetta prima in classifica per i danni all'agricoltura, stante i dati forniti dagli Uffici caccia e pesca, è la lepre, specie oggetto di immissioni anche con capi acquistati da allevamenti. Quindi dobbiamo rivedere anche questo fenomeno, cercare di capire le sue dinamiche e considerate che dai dati ultimi a disposizione del 2010 siamo a un dato medio di 2 euro di danni ad ettaro e 15 euro di danni per azienda.
Credo che i danni causati dai cambiamenti climatici, i danni che verranno a queste aziende dalla siccità e dalla mancanza di acqua da irrigazione, già denunciati a livello mediatico e di cui ne abbiamo parlato in Commissione ambiente, siano veramente danni prioritari che meriterebbero maggiore attenzione di questi animali, che sicuramente, a mio avviso, non hanno questa importanza che possono avere i danni che l'agricoltura sta subendo e ha già subito. Pensate alla siccità di qualche anno fa, al fenomeno dell'aflatossina del mais, e pensiamo a quello che verrà nel prossimo anno.
Questa proroga, e cambio tema, avrà anche effetti negativi sui diritti dei cittadini che in Veneto detengono dei terreni agricoli e che vogliono vietarne la caccia. La legge nazionale sulla caccia, la 157/92, all'articolo 15, comma 3, e la nostra legge regionale sulla caccia, la legge 50/93, all'articolo 8, comma 7, e il regolamento di attuazione di questo Piano faunistico venatorio che andiamo a prorogare, approvato con legge n. 1/2007, all'articolo 21, comma 1, prevedono la possibilità di vietare la caccia su domanda dei conduttori e proprietari da inoltrare alla Regione. Questo diritto, però, viene garantito dalle leggi solo ed esclusivamente – questa è una cosa molto importante - durante una breve finestra temporale di trenta giorni. Ovvero entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano faunistico venatorio sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto, il cosiddetto BUR che tutti noi conosciamo, citato anche prima dai Colleghi.
Risulta evidente che questo sacrosanto diritto dei cittadini veneti viene negato da ben dieci anni, ovvero dall'ultima finestra temporale risalente a febbraio 2007. Credo sia necessario approvare un emendamento che ho avuto cura di sottoporre e che ha avuto la firma di altri Colleghi, che è stato sottoposto anche al vaglio dell'ufficio legislativo del Consiglio, e che tra l'altro è l'unico presentato per questa legge, che consente finalmente il sacrosanto diritto a richiedere il divieto di caccia nei propri terreni, così come concesso dalle leggi statali e regionali che vi ho prima citato, riaprendo quella benedetta finestra temporale di 30 giorni che l'Assemblea legislativa del Veneto ha chiuso in faccia ai cittadini da ben dieci anni.
La richiesta, tra l'altro, di divieto di caccia deve essere corredata anche da una relazione sottoscritta da professionista abilitato e può essere fatta solo per dei casi limite; pare che nell'ultimo Piano faunistico abbia concesso questo divieto a circa 3–400 proprietari, adesso se ne aggiungerebbero se la riapriamo, ma ricordo che è solo per alcuni casi limite. Vi leggo quali sono questi case limite: per le colture agricole specializzate in atto al momento di presentazione della richiesta e quelle condotte nell'anno precedente, quindi colture agricole specializzate; per le produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali, con la specificazione della caratteristiche dei sistemi stessi; le produzioni agricole con fini di ricerca scientifica, con la dettagliata descrizione del progetto, delle tecniche impegnate e degli strumenti utilizzati; degli interessi economici, sociali e ambientali che si ritengono suscettibili di danno o di disturbo in guisa da costituire motivo di sottrazione del fondo. Quindi non la possono fare tutti questa domanda, ma solamente alcune categorie che hanno delle attività di particolare interesse che potrebbero essere in qualche modo pregiudicate dall'attività venatoria.
Le associazioni che tutelano l'ambiente, gli animali, soprattutto i possessori dei terreni agricoli, con particolare riferimento agli agricoltori, alle loro associazioni di categoria, si aspettano che in questa ennesima proroga venga inserita una norma che salva il diritto di chiedere il divieto di caccia in casa propria. Spero che quest'Aula sappia far prevalere il buon senso, da troppi anni in quest'Aula si approvano in materia di attività venatoria e tutela della fauna selvatica solo norme a senso unico.
La legge 50/93 sulla caccia è stata ormai modifica una decina di volte e sempre e solo a vantaggio non dei proprietari dei terreni, non degli agricoltori, non della fauna selvatica, ma solo ed esclusivamente del mondo venatorio. Parlo di appostamenti di caccia, richiami vivi, allevamenti di fauna selvatica e quant'altro.
Quindi, Colleghi, e vado alla conclusione, quello che vi chiedo altro non è che applicare la legge una volta tanto anche per i cittadini del Veneto, cittadini onesti, cittadini che contribuiscono con le proprie tasse alle entrate dello Stato e della nostra Regione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Alcune risposte sono doverose ai Consiglieri del PD che sono intervenuti e che ci chiedono di trovare accordo tra il terzo piano di Palazzo Ferro-Fini e via Torino a Mestre, ma in realtà l'accordo lo devono trovare al loro interno. Perché in più occasioni ci troviamo con delle posizioni tra i vari Consiglieri del PD che sono assolutamente divergenti, se non spesso antitetiche: l'abbiamo visto con il consigliere Zanoni che dice che la Pedemontana deve essere bloccata a tutti i costi e il suo Capogruppo che dice invece che è un'opera fondamentale per il nostro Paese; lo vediamo con altri tipi di interventi, come per esempio quando abbiamo presentato il progetto di legge 178, che ha come obiettivo quello di fare in modo che vengano attuate pratiche agricole nella nostra Regione per la salvaguardia della fauna selvatica e dell'ambiente. Anche in questo caso, loro che dovrebbero essere i primi a votare a favore, invece, si pongono su delle situazioni completamente diverse.
Prima è stato detto dal consigliere Azzalin: ma cosa ha fatto questa maggioranza sulla questione caccia in questi mesi iniziali di Legislatura? Beh, abbiamo cominciato a porre rimedio ad una serie di errori commessi nel passato con la complicità anche del Partito Democratico. La questione degli appostamenti ad uso venatorio, che per cinque anni si è protratta irrisolta nella nostra Regione, la stiamo risolvendo. Perché quella legge che non avete voluto votare e che alcuni di voi hanno visto come fumo negli occhi, predicendo che sarebbe stata sicuramente bocciata dal loro Governo, la legge 20/2015, è stata approvata dalla maggioranza di questo Consiglio anche con un apporto di una parte dell'opposizione, ma è stata poi bocciata in diversa misura dai Consiglieri del PD. Questa legge non solo non è stata impugnata dal Governo, ma è stata approvata dal Governo e la maggioranza PD ha votato in Parlamento una norma sugli appostamenti fissi che è addirittura più estensiva e permissiva rispetto a quella approvata in Regione Veneto. Mettetevi d'accordo tra di voi, cari Consiglieri del PD, perché state dicendo delle cose e l'esatto contrario.
Dopodiché, per quanto riguarda la questione legata ai danni provocati dalla fauna selvatica, anche qui mettetevi d'accordo. Venite a dire che non c'è più fauna sul nostro territorio perché è stata sterminata dai cacciatori e poi vi lamentate del fatto che non ci sono fondi sufficienti, garantiti nel Bilancio regionale, per ristorare i danni provocati dalla eccessiva presenza di fauna selvatica! Mettetevi d'accordo! Ma con voi stessi dovete mettervi d'accordo non con noi, con voi stessi! Arrivano, non dalle associazioni dei cacciatori, ma dalle associazioni agricole in maniera omogenea, richieste di veder ristorati i danni provocati dall'eccessiva presenza di tante specie di fauna selvatica e non solo di quella cacciabile. Vi faccio un esempio: il cormorano non è specie cacciabile. Ebbene il cormorano, presente massicciamente su tutto il nostro territorio, sta provocando una situazione per la quale molte delle aziende produttrici, allevatrici, di pesce non possono più continuare la loro attività perché l'eccessiva presenza di cormorani, a decine di migliaia sul nostro territorio, sta mettendo in rovina coloro che hanno finora investito nella produzione di pesce. Considerando il fatto che uno studio condotto a livello comunitario dimostra che quando arriva una colonia di cormorani su un fiume qualsiasi, un corso d'acqua anche dei nostri territori, nel giro di due anni c'è un impoverimento di più del 60% del patrimonio ittico di quel fiume. Tanto per capire voi vi dovete mettere d'accordo se questa è una specie cacciabile o non cacciabile e se la volete proteggere!
Poi, consigliere Azzalin, mi scusi, non so quale film lei abbia visto quando dice che la passata proposta di Piano faunistico venatorio ha avuto il consenso unanime da parte di tutti i soggetti interessati.
Invece le ricordo che quella proposta, che in più occasioni girando sul territorio abbiamo sentito definire come indecente, è stata presentata e adottata dalla Giunta su iniziativa di un Assessore che ora ci sta seguendo sui monitor, perché adesso è funzionario della Regione. Bene, basterebbe semplicemente il parere che è stato espresso dalla Commissione VAS: la Commissione VAS ci certifica nel suo parere 101 del 12 maggio 2014, che la proposta di Piano faunistico venatorio, che voi vorreste approvare con la connivenza di qualche dirigente venduto, ha avuto 114 comunicazioni e 703 proposte di modifica! 703 proposte di modifica! Se una proposta riceve 703 proposte di modifica da parte di 114 soggetti diversi vuol dire che è una schifezza! E voi volete ancora sostenere che quella proposta è una proposta che va bene e che andrebbe approvata per non vanificare l'esborso economico.
Sono anch'io dell'avviso che dovremo far pagare a chi ha commissionato quello studio i 183 mila euro, però non potete addossare a noi responsabilità che non abbiamo. Andatevela a prendere con chi magari difendete e volete approvare quella schifezza solo perché qualcuno ha deciso di stanziare 183 mila euro per mettere a punto un prodotto che nessuno vuole.
Allora, nel merito. Piano faunistico venatorio, allegato C regolamento di attuazione. Perché abbiamo detto in più occasioni che quella proposta fortunatamente è decaduta? Perché se non è stata approvata dal Consiglio regionale il motivo ci sarà, perché la maggior parte dei Consiglieri anche della passata Legislatura si è accorto che era una proposta indecente, che era inaccettabile, neppure emendabile! Nella proposta che voi difendete, a pagina 6, Occultamento degli istituti di protezione, subdolamente, per fare passare una proposta per poi fare in modo che chi la deve attuare si trovi nelle condizioni di constatare quello che è stato fatto: la mancata notifica ai proprietari dei fondi quando si istituiscono istituti di protezione. Ebbene, qui avevate previsto che "la notifica ai proprietari non è dovuta intendendosi sufficiente l'affissione all'albo pretorio", come se i proprietari dei fondi agricoli fossero tutti i giorni ad andare a controllare sull'albo pretorio per vedere se è stata istituita nella loro proprietà un istituto di protezione o qualche altro tipo di istituto che andrebbe a penalizzare la loro attività agricola. Nel merito, le cose più eclatanti, tanto perché sappiate. Per i danni causati dalla fauna selvatica è previsto che venissero pagati dai Comitati direttivi degli ambiti territoriali di caccia.
Da una parte impedite ai cacciatori di garantire un equilibrio attraverso una azione controllata e dall'altra dite che tutti i danni provocati da fauna selvatica, sia cacciabile che non cacciabile, devono essere pagati dai cacciatori! Perché obbligando gli ambiti a pagare i danni, in attuazione e in conseguenza di questo, nella proposta di Piano viene scritto che gli ambiti territoriali di caccia sono autorizzati ad aumentare la quota di accesso agli ambiti a carico dei cacciatori da 3 a 6 volte! Un pensionato che prende 400 euro di pensione lo fate pagare 300, 400, 500 euro per pagare i danni provocati dalla fauna selvatica che gli viene impedito di cacciare! Alquanto singolare.
I soci, i cacciatori, vengono privati del diritto di partecipare alle assemblee perché avevate scritto che viene costituito un organismo in rappresentanza dei soci, in modo tale da esautorare i soci cacciatori dal diritto di potersi almeno esprimere all'interno delle assemblee dei cacciatori! Questo è a pagina 11.
I rappresentanti delle Associazioni venatorie, l'aumento delle quote, la modifica del territorio. Pensate, si sono inventati, addirittura - ecco perché dobbiamo pensare ad una nuova proposta di Piano - che deve essere modificato il rapporto cacciatore/territorio, che è stato stabilito a livello nazionale in 1 a 18

PRESIDENTE

Mi permetto consigliere Berlato, stiamo parlando della proroga del Piano in essere, la discussione per il prossimo Piano la faremo. Se andiamo oltre gli argomenti all'ordine del giorno potremo avere problemi, consigliere Berlato.
Prego, consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Apprezzo sempre molto volentieri quando cercano di insegnarmi a camminare, ma le ricordo che so già correre da solo, della serie che non sto andando fuori tema, ma dando una risposta al consigliere Azzalin e al consigliere Zanoni...

PRESIDENTE

Era andato fuori tema il consigliere Azzalin nella sua arringa, ripeto, appassionata. Rimaniamo sulla proroga.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Perfetto, torniamo ancora alla questione.
Per il momento, siccome si è voluto entrare nel merito della vecchia proposta, nel merito abbiamo detto chiaramente che, decaduta la vecchia proposta, la Giunta regionale, e l'assessore Pan - che ringrazio per il suo impegno - l'ha già detto in Terza Commissione quando ha presentato la proposta di proroga, che è stata poi approvata in Commissione Terza, ha preannunciato la volontà di presentare nei prossimi mesi una nuova proposta di Piano faunistico venatorio ascoltando tutti, non solo i cacciatori. Questo è strumento che riguarda tutti: il mondo agricolo e il mondo ambientalista.
Nell'attesa che l'assessore Pan a nome della Giunta possa presentare una nuova proposta di Piano faunistico venatorio, noi ci limitiamo a prorogare la validità dell'attuale Piano faunistico venatorio massimo di un altro anno. Se, come speriamo, la Giunta presenterà una nuova proposta noi ci impegniamo, se arriverà in Consiglio, ad esaminarla immediatamente per fare in modo che con il contributo di tutti si possa addivenire alla formulazione di un nuovo Piano faunistico venatorio che per i prossimi 5 anni possa essere punto di riferimento per tutti coloro che vogliono garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico ambientale nella nostra Regione, nel rispetto di tutte le sensibilità. E soprattutto nel rispetto degli imprenditori agricoli che sono quelli che più di altri subiscono l'assenza di strumenti adeguati per poter garantire un reddito alle loro imprese e quindi una esistenza dignitosa per quanto riguarda le loro famiglie. Questo è quello che facciamo.
Quindi, nel merito delle questioni, se volete, possiamo punto per punto dedicare il nostro tempo a diverse questioni, anche a richieste sacrosante di intervento emendativo e quant'altro. Però tanto hanno diritto di poter intervenire i proprietari dei fondi, che desiderano chiedere che sulla loro proprietà venga vietata la caccia, tanto hanno diritto coloro che sono stati inclusi in alcune aree di protezione o quant'altro e che vogliono chiedere di essere esclusi. Quindi, se cominciamo ad aprire alle esigenze di Tizio, di Caio e di Sempronio apriamo un vespaio che secondo me non è l'oggetto del contendere, perché quando affronteremo la questione sulla nuova proposta di Piano faunistico venatorio, ci misureremo su tutte le questioni e daremo spazio alle nostre sensibilità. Questa discussione dovrebbe essere incentrata solamente su un atto che ritengo dovuto, perché se non approviamo la proroga della validità del Piano con i primi di febbraio, il 9, 10 di febbraio, decadono tutti gli istituti, compresi quelli di protezione! E non credo che questa sia la volontà di coloro che si professano animal-ambientalisti all'interno di quest'Aula! Dovrebbero avere l'interesse a fare in modo che questi istituti non decadano ma che rimangono in vigore, tanto comunque a caccia adesso non si va, come ben sapete la caccia è terminata e se ne riparlerà la prossima stagione venatoria. Dedichiamoci in questo lasso di tempo alla definizione del nuovo Piano faunistico venatorio che sia all'altezza delle aspettative di tutte le categorie economiche interessate e che hanno già manifestato la loro disponibilità a dare il proprio contributo. Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Io non voglio rubarvi assolutamente 54 minuti, né a voi né tanto meno ai cittadini che ci seguono da casa e che saluto. Non credo neanche che i cittadini che ci seguono abbiano piacere di assistere molto spesso a certi teatrini che secondo me – lo dico anche a noi stessi - non hanno nessun valore al di fuori di quest'Aula perché dobbiamo sempre tener conto che prima di parlare ai Consiglieri noi ci stiamo rivolgendo ai cittadini che ci seguono da casa.
Quindi voglio rimanere strettamente nel merito di questa proposta e soprattutto dell'emendamento che il collega Zanoni ha realizzato e ringrazio, e che anche noi tutti abbiamo sottoscritto. Qui non stiamo parlando di un emendamento partigiano pro o contro la caccia, qui si vuole semplicemente dare la possibilità a dei cittadini in una finestra temporale molto ristretta, perché stiamo parlando di 30 giorni non di 3 mesi, e parliamo anche di cittadini che devono ricadere all'interno sempre di quei requisiti molto stringenti che ha sempre elencato prima Andrea Zanoni. Quindi non vediamo il motivo per cui respingere questa legittima richiesta.
Chi ha la possibilità, ricade dentro questi requisiti e ha 30 giorni per farlo può chiedere semplicemente che vengano salvaguardate le proprie colture, perché non è che stiamo chiedendo di sterminare i cacciatori o di impedire alle persone che hanno questa passione di esercitarla liberamente, ma semplicemente a degli agricoltori o a dei proprietari che hanno determinate esigenze vere, non ipotetiche, di salvaguardare la loro proprietà.
Come ha ricordato giustamente il consigliere Berlato, all'interno di questa finestra si dà anche la possibilità a quei cittadini, che attualmente hanno questo vincolo di protezione, di svincolarsi qualora lo ritenessero opportuno.
Ci sembra assolutamente una cosa di buon senso che non innesca nessun vespaio, perché in 30 giorni e con quei requisiti ben definiti non mi immagino nessun vespaio scatenarsi anzi i cittadini dovrebbero già essere pronti con la carta firmata per riuscire a farla nel tempo stabilito, quindi non vedo veramente il motivo per cui dovesse essere respinto quest'unico emendamento.
Tutti quanti ci aspettavamo centinaia di emendamenti, è stato presentato un unico emendamento di buon senso e io mi auguro, come persona e come Gruppo, semplicemente che si possa discuterne e che possa essere anche accolto.
Vi ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sulla proroga del Piano mi permetto di dire molto semplicemente, perché io non intervengo come chi mi ha preceduto su un Piano che non è stato approvato perché l'intervento del Presidente della Terza Commissione riguardava un qualcosa che non è stato approvato e che non è in discussione per cui potrei dire se non le stesse cose, Presidente, tante delle stese che lei ha detto, anche perché non è u n Piano adottato da noi. Noi non abbiamo una Giunta parallela che adottava il Piano. Il Piano era stato adottato dalla prima Giunta Zaia non dal sottoscritto o dal Gruppo del PD.
Posso solo dire, Presidente, che lei ha detto "non è strettamente attinente a quello che ho detto", quando ho fatto rilevare come sono stati spesi dei soldi per degli studi. La nostra preoccupazione è che questi non vadano buttati alle ortiche, che non si tengano in nessun conto, perché questa è una responsabilità grave sul piano amministrativo e politico. Tutto qui.
Non conta niente? C'è una superficialità su questo nel trattare questi argomenti da questo punto di vista? Io penso di no e ho posto questo problema che ha una sua congruenza.
In questi giorni mi sono riletto quasi tutti i pareri delle associazioni, Federcaccia e Arcicaccia, tranne Cacciatori Veneti, ma erano tutti d'accordo ed invitavano la Giunta e il Consiglio ad approvare ed adottare definitivamente il Piano faunistico-venatorio, quindi non ho detto nulla di incredibile. Ma è cambiata la composizione della maggioranza e quindi questo ha portato delle modifiche.
Per carità, noi siamo qui, siamo laici nell'approccio e discuteremo di quelle che saranno le nuove proposte ma a onor di verità, Presidente, anche sulle altane gli apripista sono stati altri e non certamente lei. Perché sugli appostamenti vallivi le ricordo che la posizione del PD era diversa, non quella da lei descritta. Per esempio il sottoscritto, in quella modifica di legge, aveva contribuito fattivamente a far sì che quelli fossero concessi senza autorizzazione VIA ed è stata quella norma che ha fatto da apripista alla legge che lei poi ha portato in approvazione, se vogliamo essere sinceri e coerenti con le norme.
Per cui non dipinga un PD che ha diverse posizioni, il PD ha una posizione, ha diverse sensibilità che hanno tutta la libertà di manifestare la vicinanza a certi mondi più di altri ma che non mette in discussione quella di una linea di Partito che l'ha sempre manifestata in maniera coerente.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Su questa proroga sarebbe però importante anche capire dalla Giunta - visto che andiamo ad approvare il Piano perché manca il nuovo Piano che per legge invece dovrebbe esserci - quando arriverà questo nuovo Piano in Consiglio.
Poi, visto - come ricordava il collega Azzalin - che sono stati spesi anche molti soldi e molti soldi sono stati spesi anche da parte delle Province che probabilmente non abbiamo ancora conteggiato, le Province cosa dovranno fare? Dovranno rifare i loro 7 Piani faunistico venatori?
Queste sono le risposte che vorremo, ma soprattutto delle tempistiche.
Io non c'ero nella passata Legislatura ma immagino che ad ogni proroga sarà stato detto: presenteremo il nuovo Piano a breve.
Penso che ormai la misura sia colma, che il filo rosso sia stato superato da moltissimo tempo, quindi diamo un minimo di previsioni perché ormai dovremo essere capaci di farle, ci sono state le votazioni, c'è stato l'insediamento della nuova Giunta, le idee dovremmo averle chiare quindi diteci quando presenterete questo nuovo Piano?
Poi bisogna anche stare attenti a chi vuole confondere le idee, lo diceva bene il collega Azzalin, nel senso che questi 10 anni di distanza dall'altro Piano, che poi abbiamo visto sono anche 12 anni, hanno visto sì sparire molte specie ma, come ricordato anche prima, l'incrementarsi di altre specie che hanno causato danni, delle specie oggetto anche di ripopolamenti venatori come il cinghiale.
Non si può fare di tutte le erbe un fascio e questo è importante perché la tutela della biodiversità, che è uno degli obiettivi del Piano faunistico-venatorio, perché questo non è solo il Piano della caccia che andiamo a prorogare ma è anche un Piano della tutela della biodiversità della fauna selvatica, ha delle dinamiche particolari e mentre per alcune specie abbiamo avuto degli incrementi per altre invece abbiamo avuto veramente un crollo delle popolazioni, come ricordavo prima, quindi a maggior ragione deve essere rivisto con i nuovi parametri e con i nuovi dati che abbiamo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico – Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Sicuramente sono passati ormai tanti anni dall'approvazione del Piano faunistico-venatorio ed è indispensabile procedere alla sua sostituzione, all'approvazione di un nuovo Piano.
Chiaramente ci sono stati dei ritardi che è logico ed è evidente che siano dei ritardi politicamente imputabili a chi governa, a chi amministra, a chi non ha saputo o non ha voluto preparare e portare in approvazione il nuovo Piano faunistico.
Quello vecchio attualmente in essere rischia effettivamente di non essere più attuale.
Io a volte penso soprattutto con disappunto quando vedo nelle campagne ma anche nei giardini il proliferare ad esempio di cornacchie quando non si trovano più i nostri uccelli tradizionali come erano i passeri, i merli, gli scriccioli, i pettirossi e quant'altro, quindi sicuramente il nuovo Piano è necessario e va approvato al più presto.
Detto questo però ci si pone la domanda: ma oggi come oggi se questo Piano faunistico-venatorio non viene approvato, se questa proroga non viene approvata cosa succede? Si forma un vuoto legislativo con delle conseguenze credo dannose per i nostri concittadini veneti.
Quindi da un lato dobbiamo porre l'accento sulla responsabilità per la mancata approvazione di un nuovo Piano ma dall'altro anche sulla nostra responsabilità, secondo me, di non lasciare un vuoto normativo che creerebbe dei problemi enormi.
L'emendamento proposto credo sia una buona cosa, mi associo all'intervento che ha fatto l'esponente del Movimento 5 Stelle, l'ho sottoscritto anch'io l'emendamento perché dà una possibilità ai cittadini di poter esprimere un loro diritto che gli sarebbe negato dalle continue proroghe che vengono fatte di questo Piano. Quindi da un lato secondo me c'è la necessità di approvare il Piano, dall'altro anche la necessità di rispettare e tutelare diritti di tanti cittadini che altrimenti vengono compromessi.
C'è poi la questione importante dei danni da fauna selvatica. Ho proposto ancora nel mese di settembre un progetto di legge la cui bozza, tra l'altro, era stata anche vista delle associazioni agricole e anche da Legambiente. Un progetto di legge a cui poi è seguito un progetto di legge da parte della Giunta regionale. La questione però attualmente è ferma perché mi si dice: bisogna attendere l'approvazione del nuovo Piano faunistico-venatorio regionale. Il che significa che non si sa quando questa normativa sui danni da fauna selvatica, che è una normativa molto attesa e indispensabile per gli agricoltori, resta subordinata all'approvazione di questo nuovo Piano.
Dovremmo avere la certezza, cioè sapere esattamente, quando il nuovo Piano faunistico viene approvato? Perché se i tempi si allungano, come sembra dalle continue proroghe che si fanno, bisogna che questa legge sui danni da fauna selvatica abbia una strada a sé rispetto al Piano faunistico regionale, che venga portata in Commissione e che venga approvata anche indipendentemente dalle vicende cui sarà sottoposto il Piano faunistico-venatorio regionale.
Capisco che può essere un problema di soldi, bisognerà prevederli in Bilancio oppure prevedere eventualmente successivamente in sede di Assestamento di Bilancio una rivalutazione della cosa, comunque la legge è una legge necessaria.
Erano questi i due-tre punti che volevo toccare e in Commissione, proprio per questo motivo della necessità, avevo votato a favore e quindi non voterò contro alla proroga neanche oggi ma voglio dire con tutto il ragionamento che ci sta sotto e che ho appena fatto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
Non vedo altri interventi in discussione generale, quindi la dichiaro chiusa.
Adesso l'Ufficio di Presidenza della Terza Commissione si riunisce in Sala Giunta per valutare l'emendamento.
Chiedo ai Capigruppo invece di recarsi in Sala del Leone perché devo spiegare un'integrazione all'ordine del giorno del prossimo Consiglio.
Sospendiamo per 10 minuti e riprendiamo alle 16.25.
Capigruppo in Sala Leone, Terza Commissione in Sala Giunta.
La Seduta è sospesa alle ore 16.12
La Seduta riprende alle ore 16.36

PRESIDENTE

Signori, riprendiamo posto.
Terminata la discussione generale passiamo all'approvazione articolo per articolo del provvedimento.
Articolo 1.
Su questo articolo è stato depositato l'unico emendamento presente nel Piano faunistico-venatorio.
Emendamento n. A0001 presentato dai consiglieri Zanoni, Guarda, Berti, Baldin, Brusco, Scarabel e Dalla Libera, che prevede:
dopo l'articolo 1, comma 2, è aggiunto il seguente:
"2 bis. Il termine di 30 (trenta) giorni di cui all'articolo 21, comma 1, del regolamento di attuazione del Piano faunistico venatorio regionale approvato con legge regionale n. 1/2007 , si applica anche a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Più che altro perché è uno, Presidente, e quindi è giusto poterlo illustrare.
Come ricordavo, nell'attuale normativa statale, regionale e anche nel Piano faunistico-venatorio regionale in vigore c'è una normativa che consente ai proprietari di terreni, in particolari casi veramente molto limitati, di chiedere, entro 30 giorni dall'approvazione del nuovo Piano faunistico-venatorio, di vietare la caccia nel proprio terreno.
I casi sono veramente molto limitati, si parla di colture agricole specializzate, produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali, produzioni agricole con fini di ricerca. Poi dove ci sono attività sociali o ambientali che si ritengono suscettibili di danno o disturbo, penso ad attività didattiche delle scuole, attività con disabili, attività che necessitano di tranquillità e di precludere l'esercizio venatorio. Si tratta di casi molto limitati dalla legge ma anche, effettivamente, abbastanza limitati per quanto riguarda l'utilizzo di questa norma, si parla di alcune centinaia di casi.
Il problema è, Consiglieri, che ogni volta che sono state fatte delle proroghe questo diritto, questa finestra temporale non è a mai stata riaperta. Abbiamo sempre dato dei diritti e certezze a determinati mondi come il mondo venatorio ma il mondo dei proprietari di terreni, agricoltori che hanno queste attività agricole, non sono mai stati garantiti.
Sicuramente nelle altre proroghe probabilmente non è neanche stato sollevato questo problema, però credo che se la legge è uguale per tutti deve essere uguale anche per questa categoria di cittadini.
Tra l'altro volevo anche aggiungere una cosa, Colleghi, che è sempre passata sotto silenzio in quest'Aula e nella nostra Regione. L'articolo 842 del Codice civile prevede una servitù a danno dei possessori di fondi a favore di chi esercita la caccia, proprio per questo la legge 157/1992 all'articolo 15 comma 1 e la legge 50/1993 articolo 27 comma 1 prevede un contributo per tutti i proprietari dei terreni nei quali viene svolto l'esercizio venatorio. Risulta che a ben 24 anni dall'entrata in vigore di queste norme la Regione Veneto e le Province da lei delegate non hanno mai erogato un solo indennizzo a livello regionale. Negli ultimi anni ci sono stati dei proprietari che hanno inoltrato questa istanza di ottenimento dei contributi spettanti per legge, naturalmente invano.
Quindi abbiamo un'altra norma che, a fronte di questa servitù, vedrebbe degli indennizzi, non è mai stata attuata. Abbiamo questo diritto che viene garantito per legge. La proposta dell'emendamento è semplicemente questa: riaprire questa finestra temporale e consentire, a chi in questi ultimi dieci anni è venuto in possesso di nuovi terreni e non aveva fatto la domanda a suo tempo o nei terreni ha attuato quella attività di cui vi dicevo prima, di poter esercitare questo diritto sancito dalla legge e purtroppo mai garantito ai cittadini negli ultimi anni.
Considerate che questo diritto può essere esercitato non solo dai cittadini che hanno delle proprietà private in terreno cacciabile ma, siccome si parla di sottrazione del proprio terreno alla programmazione faunistico-venatoria, lo possono fare anche per altri istituti dove magari ci sono diverse attività da quella venatoria ma sempre rientranti nella fattispecie del territorio agro-silvo-pastorale.
Quindi, tornando all'emendamento, è semplice: si apre una finestra temporale di un mese e, anche per quanto riguarda il lavoro e le istruttorie da parte degli Uffici, si tratta praticamente di prendere atto di quelle che sarebbero le domande di questi cittadini che vogliono vedere il proprio diritto garantito da una legge che noi non riusciamo però a dare loro.
È una situazione abbastanza paradossale, garantiamo sempre dei diritti a un determinato mondo ma a questo mondo non sappiamo ancora dare delle risposte.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli D'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Il parere è contrario e sinteticamente lo vado a motivare.
Concordiamo sulla questione di principio che la legge è uguale per tutti e tutti i diritti devono essere garantiti, allora non capiamo perché dobbiamo garantire il diritto solo di alcuni soggetti di vedere aprire una finestra per poter esercitare qualcuno dei propri diritti e non ad altri.
Quando si fa riferimento ai proprietari dei fondi che potrebbero chiedere di vedere esclusa l'attività nel proprio fondo, bisogna pensare anche a tanti proprietari terrieri che invece si sono visti inserire all'interno della propria proprietà una zona di ripopolamento e cattura, con una presenza enorme di soggetti di fauna selvatica che vedono compromesse le proprie attività agricole per l'eccessiva presenza di fauna selvatica.
Molti chiedono di potersi dotare di nuovi strumenti per garantire la corretta gestione del patrimonio faunistico. Pensate a quanti chiedono ad esempio di poter rinnovare i Comitati direttivi degli Ambiti, i Comprensori che sono prorogati ancora dal 2007. Ci sono tante sensibilità che troveranno riscontro quando andremo ad affrontare la definizione del nuovo Piano faunistico-venatorio regionale.
Riteniamo quindi inopportuno che si aprano delle finestre a favore di qualcuno e non a favore di tutti coloro che hanno dei diritti da tutelare, ecco il motivo per il quale il nostro parere è contrario e quindi proponiamo all'Aula di votare contro questo emendamento.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. A0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Passiamo alla votazione dell'articolato.
Pongo in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
Pongo in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Non ci sono dichiarazioni di voto.
Votiamo la legge nel suo complesso.
Pongo in votazione il PDL n. 107.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
5



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MORETTI, SINIGAGLIA, FERRARI, DALLA LIBERA, AZZALIN, FRACASSO, GUARDA, PIGOZZO, RUZZANTE, SALEMI, ZANONI, ZOTTIS, BERTI, BALDIN, SCARABEL, BARTELLE, BRUSCO, NEGRO, ZORZATO E CASALI RELATIVA A "NOMINA DEI NOVE DIRETTORI GENERALI PER LE ULSS VENETE: DECISIONE NON CONFORME ALLA PROGRAMMAZIONE SOCIO-SANITARIA" (MOZIONE N. 101) RESPINTA

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- è attualmente in fase di discussione il progetto di legge n. 23 "Istituzione dell'Ente di Governance della sanità regionale veneta denominato "Azienda per il Governo della sanità della Regione del Veneto - Azienda Zero". Disposizioni per la individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle aziende ULSS";
- il Presidente della Regione del Veneto ha recentemente nominato nove Direttori generali delle ULSS, il Direttore Generale dello IOV e il commissariamento dell'Azienda ospedaliera di Padova;
CONSIDERATO CHE:
- è in scadenza il Piano socio sanitario regionale 2012-2016;
- è necessario dare avvio al nuovo PSSR 2017-2022 che deve prevedere in particolare: le scelte fondamentali di una nuova governance per i servizi trasversali alle ULSS, Agenzia socio sanitaria veneta; il potenziamento del territorio con una nuova funzione garantita alle APSP, Aziende pubbliche di servizio alla persona, frutto della riforma delle IPAB - Case di riposo; nuovi e potenziati compiti per le Conferenze dei sindaci; la riscrittura dei Piani di Zona che debbono uscire dalla formalità per configurare veri obbiettivi della programmazione sociosanitaria del territorio; la riduzione delle ULSS; la ridefinizione delle funzioni e degli obbiettivi dei Distretti; il dimensionamento del personale, uscendo dalla impropria collocazione di funzioni e servizi con la previsione della piena copertura degli organici dei medici e delle professioni sanitarie; la ridefinizione dell'applicazione del "super ticket"; una nuova strategia per la riduzione delle liste d'attesa;
impegna la Giunta regionale
- a ritirare il progetto di legge n. 23 "Istituzione dell'Ente di Governance della sanità regionale veneta denominato 'Azienda per il Governo della sanità della Regione del Veneto - Azienda Zero'. Disposizioni per la individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle aziende ULSS";
- a presentare il nuovo Piano socio sanitario regionale 2017-2022 contenente l'analisi dell'attuazione del Piano socio sanitario in scadenza nel 2016, l'analisi dei flussi ospedalieri, l'analisi della risposta in termini di emergenza urgenza, l'analisi della realizzazione delle strutture intermedie e del funzionamento delle stesse, l'analisi della rete delle medicine di gruppo integrate e gli obbiettivi già descritti in premessa."
La parola al consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Presentiamo la mozione che contiene sostanzialmente due richieste: il ritiro del PDL 23 e l'avvio del nuovo Piano Socio sanitario regionale.
Perché? Perché sostanzialmente è una presa d'atto.
Checché ne dica Zaia il PDL 23 è già stato ritirato proprio da Zaia. La proposta delle U.L.S.S. provinciali è stata ritirata con la nomina dei 9 Direttori generali e quindi la costituzione delle nuove U.L.S.S..
Non possiamo prenderci in giro, Zaia ha fatto una proposta diversa dal PDL 23, perché? Questo gli abbiamo chiesto durante il Consiglio straordinario della settimana scorsa.
Zaia, se credeva nella specificità del Veneto Orientale e dell'Alto Vicentino, avrebbe dovuto proporlo da subito. Nessuno durante le audizioni è venuto a chiederci la specificità del Veneto Orientale e dell'Alto Vicentino, eventualmente Feltre ha chiesto di difendere la sua specificità oppure la Bassa Padovana.
Si chiama "principio di non contraddizione": non puoi dire contemporaneamente che una cosa sia vera e contemporaneamente dire che è falsa. Non possiamo sostenere il PDL 23 con le U.L.S.S. provinciali e contemporaneamente proporre una soluzione diversa con 9 U.L.S.S., è il principio fondamentale della logica.
Così anche la proposta dell'Azienda Zero del PDL 23 non c'è più, tanto che la discussione dopo il maxiemendamento non è stata più portata avanti.
Non sapete neanche più voi come procedere e uscire dall'impaccio e sicuramente presenterete una nuova proposta.
Cosa rimane del PDL 23? Niente, perché è già stato ritirato. Il cuore, la sostanza, è già stata respinta da voi stessi.
Vi chiediamo: non possiamo ritirarlo allora anche formalmente e ripartire da zero, daccapo, di nuovo?
Dopo il monitoraggio del Piano Socio sanitario, che scade nel 2016 vi chiediamo la realizzazione di un nuovo Piano Socio sanitario.
Perché la richiesta di fare un nuovo Piano Socio sanitario? Perché sappiamo che le modifiche nella governance regionale, Agenzia o Azienda Zero, e la riduzione delle U.L.S.S. porteranno dei cambiamenti profondi delle funzioni e dell'organizzazione del sistema socio sanitario.
Faccio alcuni esempi. Nel Piano attuale c'è scritto che le U.L.S.S. devono avere la dimensione di 300.000 abitanti, chiedo se i Dipartimenti di prevenzione con la dimensione provinciale potranno avere la stessa organizzazione di adesso o non dovranno scomporre la fase della programmazione da quella della gestione? E chi decide queste cose?
Stiamo parlando solamente di una faccenduola che riguarda 8 miliardi di euro.
Altro esempio: cosa succede dove i Comuni hanno delegato le funzioni del sociale all'U.L.S.S. e si mettono assieme ai Comuni che invece non le hanno delegate? E chi decide cosa succede? Le funzioni dei Distretti possono rimanere le stesse? Io penso proprio di no.
Le schede ospedaliere non dovrebbero essere cambiate come quelle territoriali?
A Padova si vocifera di fare dell'Ospedale centrale Sant'Antonio l'HUB per il resto della Provincia e questo viene impartito come ordine al nuovo direttore generale, bene! Ma non basta saperlo, dobbiamo deciderlo e non può essere il Segretario regionale della sanità a deciderlo. È compito del Consiglio dare nuovi criteri per l'organizzazione degli ospedali e per continuare il potenziamento del territorio con le strutture intermedie, gli ospedali di comunità e le medicine di gruppo integrate.
Altro elemento paradossale che dovete spiegare è questo impetuoso accentramento che criticate a Roma e che invece praticate a Venezia.
Guardiamo le nomine: chi ha nominato le terne dei direttori sanitari, sociali e amministrativi; il direttore generale nella sua autonomia o i vertici regionali? Perché la legge prevede che siano fiduciari dei direttori generali e non dei vertici regionali. Lascio a voi l'ardua sentenza.
E i direttori del sociale sono stati nominati sentita la Conferenza dei Sindaci o è stata data la comunicazione della decisione già presa sempre dai soliti vertici regionali alle intimorite Conferenze dei Sindaci che sanno di dover fare buon viso a cattivo gioco per non essere esclusi o penalizzati dall'erogazione dei servizi?
Insomma è necessario affrontare un nuovo Piano Socio sanitario anche per dare un nuovo obiettivo alle Case di riposo, ai Centri di servizio, che servono al Sistema socio-sanitario per dare adeguate risposte all'invecchiamento e alla cronicità e assorbono il 60% della spesa sanitaria. Possono e devono diventare punto di riferimento fondamentale per il territorio.
È talmente necessario un nuovo Piano Socio sanitario che se boccerete la mozione il nuovo Piano lo proporremo noi costringendovi a prenderlo in esame. Questa è la sfida.
Voi delegate alla Giunta e ai vertici della sanità veneta le decisioni più importanti. Noi sappiamo benissimo che competono al Consiglio e qui vogliamo riportarle, anche se la riduzione delle U.L.S.S. dovremo ridiscuterla tutta in Consiglio perché non sta in piedi l'integrazione socio-sanitaria con tre ambiti diversi: provinciali con U.L.S.S. da 400.000 e con U.L.S.S. da 200.000. O sono tutte U.L.S.S. provinciali o ne facciamo 2 per Provincia.
Questo dobbiamo discutere, perché la scelta di Zaia è impropria e illegittima, cioè non avallata da nessuna legge.
Mi auguro che su questo possiamo sentire anche la voce della maggioranza oggi. In modo tale che sia l'Assessore che il Presidente della Quinta Commissione ci dicano cosa pensano in proposito, perché è fondamentale non solo per trasparenza che le decisioni che competono al Consiglio vengano portate avanti dal Consiglio e non impropriamente, appunto, dalla Giunta.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Quando abbiamo discusso in quest'Aula, anzi prima nella Commissione, il Piano Socio sanitario c'era un elemento che aveva concentrato l'attenzione credo di tutti e cioè il modello integrato tra il sociale e il sanitario.
Era questo l'elemento che ci ha caratterizzato e ancora dovrebbe caratterizzarci rispetto al panorama nazionale e direi anche europeo. Il Veneto con questo modello dell'integrazione ha fatto scuola, ha impostato una serie di servizi sul territorio che venivano ritenuti all'avanguardia e che ancora potrebbero essere una punta di diamante se veramente tutti ci crediamo.
Il tema di chiedere oggi una revisione del Piano Socio sanitario dentro alla quale inserire l'aspetto della gestione accentrata prevista con modalità da correggere naturalmente con il PDL 23, è legato proprio a questo obiettivo.
Noi sappiamo che in questa fase, dopo la nomina dei nuovi direttori generali, si sta creando sul territorio una forte tensione perché non si riesce a capire quale sarà il punto di approdo dell'integrazione socio-sanitaria.
Gli Assessori sapranno benissimo, in particolare l'Assessore al Sociale e l'Assessore alla Sanità, che abbiamo modelli differenti sul territorio di gestione dei servizi. Gli Assessori sapranno benissimo che ci sono modalità di gestione in delega all'Azienda U.L.S.S. di tutti i servizi a macchia di leopardo sul territorio veneto e ce ne sono altri invece che viceversa trattengono tutti i servizi in capo ai Comuni, ad esempio il Comune di Venezia è quello più emblematico.
Allora, se la prospettiva è quella di mettere insieme i territori, dobbiamo dare un quadro programmatico chiaro a questi territori e non dire: dobbiamo arrivare lì, arrangiatevi.
Un anno fa presto a passare, se non lo sfruttiamo a pieno attraverso un quadro programmatorio preciso rischiamo di essere qui al 31dicembre in balia degli eventi, senza nessuna valutazione oggettiva e nessuna traccia concreta di come comportarsi.
Ci sono territori che usano il sistema universalistico in base al quale addebitare i costi dei servizi, completamente universalistico, e altri invece che lo usano parzialmente universalistico, quindi una quota viene data in base al numero degli abitanti e un'altra parte della quota viene data in base al numero dei servizi che vengono usufruiti.
Voi capite che queste diverse modalità oggi operative hanno bisogno di essere inquadrate con una pianificazione chiara altrimenti poi a risentirne saranno gli stessi cittadini e la bontà di questi servizi che non avranno un preciso indirizzo.
Altro elemento importante che abbiamo trattato allora con il Piano Socio sanitario che però non è entrato nella programmazione e oggi abbiamo la possibilità di farlo è la gestione associata dei servizi tra i Comuni, in particolare i servizi dell'integrazione socio-sanitaria. Allora non si è avuto il coraggio di porre un paramento.
Mettiamo 50.000 abitanti come parametro minimo intorno al quale costruire ed aggregare i servizi? Possiamo riparlarne.
Ma voi capite che o lo si fa riprendendo il Piano Socio sanitario in mano e intorno a questo poi dare gli indirizzi alle Conferenze dei Sindaci, ai direttori generali e ai direttori sociali, altrimenti se restiamo in questa indeterminazione, ripeto, il rischio che il sistema salti è concreto e reale.
Quindi un appello ai due Assessori, a Zaia e alla Giunta. Far sì che la programmazione riparta con questo quadro generale, ritirare il PDL 23 e aprire il tavolo sulla revisione del Piano Socio sanitario che scade quest'anno 2016, riprogrammarci per i prossimi 5 anni e dare obiettivi chiari e concreti al sistema veneto se vogliamo che rimanga una punta di diamante e di eccellenza per i cittadini. Non tanto per noi, che siamo chiamati a fare la programmazione, ma per la funzionalità concreta del sistema veneto di tutti i 4 milioni e 900.000 veneti che ci attendono al varco per capire cosa fare.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.
La parola alla consigliera Orietta Salemi.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
L'avventura del famigerato PDL 23 – dico famigerato perché nelle audizioni, lo dicevo già la scorsa settimana, non ha trovato una aggettivazione positiva in nessuno dei soggetti che sono stati auditi in Commissione – partita fra settembre e ottobre ha visto la creazione delle Aziende U.L.S.S. che, come previsto dal PDL 23, comporta la rottura di un rapporto tra i vertici della gestione sanitaria e il territorio con ricadute negative su cittadini e utenti.
"L'attuale Piano Socio sanitario verrà sconvolto dal brusco riassetto territoriale delle U.L.S.S. rideterminate sulla base di confini provinciali. Questa è una rivoluzione repentina che interviene quando non è ancora stato realizzato nel territorio regionale quanto previsto dal Piano Socio sanitario per l'assistenza territoriale. In mancanza di un adeguato studio di fattibilità organizzativa del nuovo modello previsto dalla proposta di legge 23, si deve necessariamente fare riferimento a modelli di management sanitario che prevedono un bacino di 200-350.000 abitanti" questo lo dice l'ANCI del Veneto a ottobre.
La federazione dell'Ordine di medici veterinari del Veneto dice: "Questo progetto di legge, pur nella convinzione che occorre intervenire sulle procedure, non tiene assolutamente conto dei diversi modelli organizzativi e aziendali di lavoro attualmente in essere nelle Aziende U.L.S.S.. Detti modelli organizzativi, nonostante quanto stabilito dal Piano Socio sanitario, appaiono diversi tra loro in quanto mancano di una governance unificata che il progetto di legge dovrebbe avere il merito di andare ad individuare ma ancora non individua".
Prendo solo alcuni esempi che vengono dalle audizioni, il Sindacato dei medici italiani dice: "Destano perplessità l'accentramento delle funzioni di indirizzo, la programmazione e la gestione economica sanitaria in un unico soggetto giuridico con funzioni di autocontrollo che superano e sminuiscono il confronto e il parere sia delle parti sociali che degli Enti locali. Nella ridefinizione degli ambiti territoriali il Sindacato medici italiani rileva la mancanza di elementi chiarificatori e predittivi circa le ricadute del nuovo modello organizzativo sulle evoluzioni delle relazioni sindacali, sulla gestione del personale e sulle procedure selettive etc.".
Tutto questo è stato detto - ho preso soltanto tre esempi delle audizioni Colleghi - per dire che, come anticipavo all'inizio, non c'è stata una audizione che abbia parlato in termini meritori di questa proposta di legge. Allora, se il consigliere Berlato prima diceva che le 700 e rotte osservazioni alla proposta di legge rendevano quella proposta di una legge indecente, noi ci vogliamo domandare oggi qual è la ragione per cui non possiamo definire altrettanto indecente una proposta di legge che ha trovato l'unanime dissenso in tutti i soggetti che hanno partecipato alle audizioni.
Quello che chiediamo non è evidentemente di non affrontare questo tema, noi lo vogliamo affrontare e anche con molta convinzione.
C'è l'assessore Coletto in Aula, lo dico con affetto: Assessore, la riforma sanitaria sta a cuore anche nei termini di una revisione della governance, ma evidentemente non nei termini in cui è proposta questa legge che risulta essere un pasticciaccio – come l'ho definito la settimana scorsa - perché non chiarisce i confini giuridici, non dà chiarezza sulla natura dell'Ente come è emerso, non ci permette di capire quale sarà la proposta di legge che andremo a ridiscutere finito il Bilancio.
Sarà la prima, la seconda, il maxiemendamento, gli interventi emendativi subentrati alla prima proposta di legge? C'è grande confusione sotto il cielo.
Noi chiediamo chiarezza anche per poter agire con determinazione anche in collaborazione con quello che stabilisce, decide e propone la maggioranza.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Orietta Salemi.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Zaia ha detto che bisogna continuare e che si affronterà decisamente a tempi serrati il progetto di legge 23, l'Azienda Zero o come la si chiamerà etc. etc. Ebbene, voi non potete affrontare questa questione senza inserirla nel ragionamento più ampio, non per annacquare i temi ma perché è così, perché c'è ancora un Piano Socio sanitario in vigore e ci sarebbe un incastro, un intreccio che accavallerebbe le questioni e probabilmente le andrebbe a contraddire.
Quindi credo che bisogna fare anche un po' di chiarezza a partire dai risultati, a partire dalle cose che non hanno funzionato, dai punti da attuare proprio del Piano Socio sanitario senza riaprire chissà che cosa ma partendo dai punti che sono oggetto di monitoraggio e che sono le questioni centrali.
Ne cito due, Assessore, perché credo che su questo occorra anche del coraggio.
La questione del personale. Lei sa meglio di me che noi abbiamo quasi tutti gli ospedali e il sistema socio-sanitario da questo punto di vista in sofferenza. C'è un clima abbastanza esasperato in giro e non possiamo nasconderlo, perché si fa quello che si faceva prima con meno personale perché in grandissima parte non è stato sostituito e non si è dato corso, sono state date funzioni e si devono ricoprire le stese vicende.
Assessore, non c'entra niente perché lei è venuto a Rovigo proprio nei giorni successivi la tragedia, ma lo sa che Pediatria era due anni che non aveva il primario a Rovigo ed è stato nominato qualche giorno fa? Non c'entra niente, per carità, lo voglio ribadire, ma anche questo è un qualcosa che dobbiamo ricordare e sapere o pensiamo che gli HUB possano in qualche modo corrispondere a pieno a tutte le loro risorse, potenzialità e possibilità per prevenire ed intervenire anche in casi come questi? Non aggiungo altro. È un problema serio, grave, che ha dei risvolti penali, ma si sappia che quello è un reparto che era in forte crisi.
Quindi anche su questo è bene essere consapevoli e non ho mancato di sottolinearle che eravamo in ritardo, per esempio in quanto a personale, a diverse apicalità che erano ferme. Adesso il nuovo direttore ha reiterato la richiesta, spererei che questa volta trovasse udienza e che si andassero a coprire quant'altro oltre a medici vari.
Finisco su questo. C'è il discorso dei punti nascite e dei piccoli nosocomi. Assessore, vogliamo su questo fornire i dati e dire cosa si vuole fare? Vogliamo intervenire seriamente?
Anche qui, non voglio gettare la croce addosso a nessuno, però a Trecenta non c'è Patologia neonatale e un medico che fa i parti a Trecenta, se andiamo a calcolare i turni, fa 30/40 parti all'anno e, siccome sono umani anche i medici, di fronte a determinati casi si può anche andare in panico.
Allora, siccome lo dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità, su questo la Giunta regionale si vuole assumere le responsabilità e dire come stanno le cose sui punti nascita nel Veneto e come possiamo intervenire? Allora dobbiamo intervenire rispetto al tema dell'Azienda Zero.
Ricordo una frase famosa che ho ricordato spesso dell'attuale segretario Mantoan che disse: "Se discutiamo delle U.L.S.S. e della implementazione della U.L.S.S., il sistema va in panico, si stressa, perché tutti penseranno ad altro. Noi invece abbiamo i problemi concreti, dobbiamo parlare di garantire le cure, di intervenire, di questo e quest'altro..." ebbene con l'operazione che si sta facendo si rischia di deviare quella che è l'attenzione sui temi veri.
Sul personale occorre investire, sulla deospedalizzazione occorre investire, occorre avere il coraggio di fare queste scelte e allora dovete dire quali sono le cose altrimenti noi avremo ancora dei problemi.
Qui non è fare un processo alle intenzioni, badate è una questione meramente statistica perché è evidente che è così. Perché uno quando ha determinate patologie o problemi dove va? Va a Pediatria a Padova, va da altre parti, va dove ha garanzie. Questo non è un mistero. Su questo, se a Trecenta o chissà dove c'è un problema, deve esserci sicurezza.
Noi dobbiamo coniugare la risposta in termini, a chi ha bisogno di cure serie dobbiamo garantire e alzare la soglia della sicurezza e dobbiamo quindi in questo modo contenere la spesa.
Credo si possa fare non stressando e non deviando i temi.
Ecco perché mettiamo in votazione questo ordine del giorno che dice: inseriamo una discussione a tutto campo per affrontare il problema in maniera sistematica e non deviante. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola al consigliere Zorzato.

Marino ZORZATO (Area Popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Sarò più veloce del tempo che mi è concesso per dire a me stesso e dire all'Aula che c'è un dato oggettivo che nasce dalla discussione fatta 15 giorni fa e ripresa oggi con questo ordine del giorno.
Il Presidente Zaia nella sua autonomia che abbiamo riconosciuto, almeno io, in quest'Aula, ha nominato 7 più 2 direttori di U.L.S.S., quindi 9, cioè ha fatto una scelta politica importante e nella semplicità l'ordine del giorno cosa dice: siccome la maggioranza ha fatto una scelta politica diversa da quello che è scritto nelle carte della Regione, prendiamone assieme atto, cerchiamo di dirci come sono le cose e da queste di conseguenza facciamo qualcosa.
Cos'è che dice l'impegno che proponiamo alla Giunta? Di ritirare il PDL 23.
Ma tra dire di ritirarlo e che la maggioranza ne prenda atto, è diverso da quello che lei voleva perché abbiamo un emendamento, presentato in Commissione, che sappiamo non regge giuridicamente e che lo cambia completamente. Dentro il PDL 23 abbiamo 7 U.L.S.S. designate e Zaia ne ha fatte 9, cioè abbiamo un documento che non è in linea con le scelte fatte successivamente dal Presidente. Abbiamo un Piano Socio sanitario che dura un altro anno che non è in linea con le scelte che il Presidente ha fatto un mese fa con il Piano vigente, allora quello che diciamo non è polemico ma è costruttivo.
Prendiamo atto che il Piano Socio sanitario è superato nei fatti alla decisione del Presidente Zaia e se non arriviamo a completarla sarebbe un disastro perché abbiamo fatto il passo, siamo già nel guado e non sappiamo se la diga tiene e se l'acqua non cresce.
Quindi la domanda alla maggioranza è banale: il PDL 23 è abortito nei fatti perché quello che è scritto nel PDL 23 non è negli atti dalla Giunta, sono 7 U.L.S.S. e 9, l'Azienda Zero era una cosa che l'assessore Coletto ci ha detto che non è più quella ma è una U.L.S.S., diventa una centrale di acquisto – l'ha detto lui, non io – e il Piano Socio sanitario non corrisponde a questi dettami.
Allora io mi fermo qui.
Vogliamo lavorare assieme ognuno per la propria parte sapendo che i ruoli sono diversi?
Tocca alla maggioranza costruire il progetto di sanità veneta del futuro, ma per farlo ammettiamo che anche se non lo ritirate e uscirà fra qualche mese - ma per forza entro l'anno perché sarebbe drammatico aver commissariato il Veneto e non procedere per il resto, fra l'altro i Commissari non sanno qual è il loro compito perché sono Commissari che non hanno dietro una legge che gli dice cosa fare - allora il succo a mio avviso è: lo ritirate? Votate l'ordine del giorno.
Non votate l'ordine del giorno? Quello che uscirà si chiamerà PDL 23, manterrà la parola Azienda Zero ma non avrà niente di quello che c'è scritto oggi. Quindi alla fine avrete semplicemente tenuto la bandierina ma nella sostanza dovrete per forza di cose e per i fatti fare una cosa diversa.
Non voglio essere provocatore ma non voglio che qualcuno mi dica: cosa conterrà il prossimo PDL 23, come sarà la prossima Azienda Zero, come sarà la prossima sanità del Veneto? Perché ho l'impressione che rispetto a questa domanda è facile dire "non è il momento per rispondere", ma ho l'impressione che non si sappia cosa rispondere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zorzato.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Avevo atteso l'iscrizione di qualche Collega della maggioranza ma mi pare che non ci sia la volontà di partecipare alla discussione su questa mozione.
D'altra parte la maggioranza su questo tema è assolutamente divisa. Giustamente il collega Berlato prima ci ha fatto rilevare alcune contraddizioni tra le posizioni e qui siamo di fronte a una palese contraddizione perché il PDL 23 non è firmato nemmeno da tutti i Gruppi della maggioranza, è firmato solo dalla Lega Nord e dalla Lista Zaia. Questa è la proposta.
A meno che non mi spiegate che l'opposizione è diventata forte solo all'interno della Quinta Commissione per cui tutte le proposte della maggioranza passano fuorché quelle in Quinta Commissione?
È evidente, lo capisce anche un bambino o anche un osservatore esterno o uno che arriva all'ultimo secondo qui e guarda, che il PDL 23 non è andato avanti perché avete incontrato un ostacolo.
Il primo ostacolo si chiama "divisioni della maggioranza" che sono palesi a tutti; il secondo ostacolo si chiama "territorio", che ha dato delle risposte fortissime, compresi i vostri Amministratori, contrarie rispetto ai contenuti del PDL 23; la terza motivazione per la quale il PDL 23 non è andato avanti ce l'avete spiegato voi con il decreto di nomine di fine anno perché non avete fatto le U.L.S.S. provinciali, non avete fatto quello che avete scritto, una proposta di legge dicendo "U.L.S.S. provinciali". Zaia nel Consiglio straordinario non ci ha spiegato perché non ne ha fatte 7. Non lo ha spiegato dal punto di vista dei contenuti e continua a non convincermi l'idea che esistono delle specificità di alcuni territori e di alcune Province diversi da quelli delle altre, perché vuol dire non conoscere nemmeno il Veneto dal punto di vista territoriale.
Non pensare che c'è una distinzione tra Belluno e Feltre o che non c'è una distinzione tra l'Alta Padovana e la Bassa Padovana o che non c'è la distinzione nell'area del veronese vuol dire non conoscere il territorio del Veneto.
Quindi la questione che noi abbiamo tentato di porre con questa mozione è: riconoscete che la proposta di legge 23 non è andata avanti perché non avete avuto la forza politica nel territorio, addirittura all'interno della vostra maggioranza perché il dibattito all'interno della maggioranza è assolutamente noto, non è neanche firmata dai membri di Forza Italia, dai membri di Fratelli d'Italia e da quelli di Indipendenza Veneta, non l'hanno firmata e non l'hanno neppure difesa soprattutto nei territori. Magari qui qualche volta hanno fatto finta di difenderla, poi nei territori gli sparavano a palle incatenate.
Ci potrebbe essere oggi una mozione della maggioranza su questo tema? Perché non l'avete una proposta? Non avete oggi una proposta di maggioranza sui temi: numero delle U.L.S.S. provinciali del Veneto; sull'Azienda Zero. Non esiste ad oggi una mozione, una proposta, un atto di indirizzo, un atto politico firmato dall'intera maggioranza.
Noi vi abbiamo proposto un percorso diverso. Capisco che va fuori e capisco anche il mutismo della maggioranza perché abbiamo proposto una cosa che può sembrare persino banale.
Dopo uno scontro così elevato sulla proposta di legge 23 non ci siamo rinchiusi dicendo: fatela la proposta di legge 23.
Perché non l'avete fatta? Avete fatto tutto quello che volevate in questo Consiglio, avete la maggioranza, avete i numeri, ma il PDL 23 non siete riusciti a farlo entro il 31 dicembre, come mai? Spiegatelo.
La proposta che abbiamo avanzato non è stata quella di metterci sulla sponda dell'argine ad aspettare che passi il cadavere del PDL 23, la proposta che abbiamo avanzato è molto più interessante.
Vi abbiamo detto: il Piano Socio sanitario regionale, che dobbiamo rinnovare perché scade nel 2016, mettiamolo insieme, ragioniamo complessivamente sulle questioni della sanità.
Per fare questo è necessario togliere la proposta di legge 23 perché è un atto che divide la maggioranza, è un atto che divide il Consiglio, è un atto che ci divide col territorio.
Mettiamo insieme il ragionamento sul nuovo modello sanitario, sul Piano Socio sanitario, sul numero delle U.L.S.S., sulla programmazione e la riprogrammazione, e attorno a questo anche l'opposizione farà sentire la sua voce in maniera forte e chiara senza avere problemi e difficoltà di confrontarsi nel merito.
Ultima questione. Sono contento e ho visto che avete dovuto riconoscere seppur a denti stretti, dopo che per un anno siamo andati in campagna elettorale raccontando i tagli del Governo nei confronti della Regione Veneto, e ho visto nel comunicato stampa, l'abbiamo ripreso insieme al collega Fracasso, che il Veneto ha ricevuto 96 milioni in più, 8 miliardi e 769 milioni se non ricordo male. Sono 96 milioni in più rispetto al 2015 grazie all'applicazione dei costi standard e alla virtuosità. Qualcuno ne parlava di queste cose ed altri hanno iniziato a realizzarle, perché quando si governa bisogna realizzare le cose sulle quali tante battaglie si sono fatte.
Mi riferisco al riconoscimento della Lega Nord sulla questione dei costi standard che ha sempre posto come battaglia, ma qualcuno sta finalmente iniziando a dare numeri diversi sulla sanità e quei 96 milioni sono il frutto di quella battaglia che qualcuno ha fatto a livello nazionale.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Peccato che il Patto per la Salute preveda altro.
La parola all'assessore Coletto, per una risposta agli interventi appena fatti.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente
Molto rapidamente. La questione l'abbiamo già dibattuta e ha risposto in maniera piuttosto ampia il Presidente nel precedente Consiglio straordinario, lunedì scorso se non vado errato. Quindi il tema diciamo è noto.
Si parla della questione legata alla nomina dei nuovi Direttori generali, peraltro sottolineo che è data facoltà proprio al Presidente di nominare i direttori generali, su questo non c'è dubbio, e anche di commissariare motivando il commissariamento. Non ha fatto né più e né meno quello che era nelle sue facoltà. Ma il Presidente Zaia non ha bisogno di avvocati per fare queste cose, visto e considerato che è totalmente contemplato dalla norma.
Ho sentito vari punti, a partire dai punti nascita che si chiede maggiore sicurezza. Come Regione del Veneto nelle schede abbiamo messo dei punti nascita in situazioni particolari, ne abbiamo attivati a Trecenta piuttosto che a Pieve, ad Asiago, dove evidentemente ci sono poche nascite, è vero, ma è altrettanto vero che sono in situazioni di disagio per quanto riguarda i collegamenti stradali e la possibilità di intervenire con l'emergenza-urgenza in maniera immediata. Di conseguenza si è ritenuto opportuno inserire nelle schede anche questi punti nascita. Ricordo che ne abbiamo chiusi parecchi con la revisione delle schede. Proprio nel 2013 è stato fatto un lavoro di razionalizzazione. Me ne viene in mente uno per tutti: Isola della Scala che è stato completamente chiuso e quello insiste su Verona. Quindi l'attenzione sui punti nascita da parte della Giunta e del Presidente Zaia c'è sempre stato.
Va sottolineata un'altra cosa che non è secondaria. Quando ogni anno andiamo alla verifica dell'equilibrio di bilancio esiste una griglia LEA che viene valutata dal Ministero. All'interno di questa griglia LEA sono presenti anche i punti nascita che hanno meno di 500 parti all'anno. Non c'è stato nessun tipo di rilievo da parte del Ministero, quindi vuol dire che effettivamente ci sono delle difficoltà territoriali tali per cui vengono giustificati questi punti nascita.
La razionalizzazione delle U.L.S.S.. Credo che le economie di scala in un momento di congiuntura come l'attuale vadano fatto. Peraltro la nostra maggioranza, il Presidente, quello che era il programma di Governo con il quale siamo andati ad elezioni, lo scriveva a chiare lettere che si sarebbero razionalizzate le U.L.S.S.. Se non vado errato c'è stato anche un intervento del Presidente del Consiglio che diceva addirittura che avevamo 22 U.L.S.S., ce ne aveva assegnata una in più. Abbiamo ritenuto brevi mano di intervenire e diminuire il numero delle U.L.S.S.. Ma non l'abbiamo fatto casualmente. L'abbiamo fatto tenendo sempre conto di una dimensione massima che è quella provinciale, tenendo sempre conto di una semplificazione amministrativa che poteva sovrapporre quella che era la dimensione delle attuali U.L.S.S., raggruppandole in maniera tale da evitare che ci fosse una compensazione che andava in là nel tempo per quanto riguardava i beni di proprietà dell'U.L.S.S. e che serviva, sostanzialmente, a semplificare quello che era l'accorpamento di queste U.L.S.S..
PDL 23. Sicuramente andremo avanti con il progetto di legge. Si parla di Piano socio sanitario che deve essere effettivamente rinnovato, devono partire i lavori per rinnovare il Piano socio sanitario, per adeguare il vestito della nostra sanità alle attuali esigenze. Sappiamo bene che l'evoluzione della sanità impone un adeguamento della pianificazione, è un dovere da parte di questa Amministrazione farlo e sicuramente partiremo con la nuova pianificazione. Certo è che quelli che sono gli ospedali, la rete ospedaliera, quindi le schede che ne determinano la classificazione, non sono assolutamente collegate con il PDL 23. Il PDL 23 parla semplicemente di razionalizzazione burocratica di quello che è l'ambito sanitario. La pianificazione e la classificazione della rete ospedaliera è ben altra cosa.
Abbiamo inteso andare avanti per una necessità impellente che è quella della razionalizzazione, che siamo riusciti a fare nel tempo rimanendo in equilibrio di bilancio e non tagliando quelli che sono i servizi nei confronti della popolazione. Va detto che c'è stato un incremento rispetto all'anno scorso di 96 milioni. Il problema è che noi abbiamo costi a livello nazionale che superano i 2 miliardi. Quindi rispetto al miliardo di aumento a livello nazionale siamo oberati da ulteriori costi per un altro miliardo. Gli ulteriori costi quali sono? Sono quelli relativi al personale, che dovremo assumere ai sensi della Direttiva europea, non dimenticando mai che la spending review del 2012, il DL 95, ci imponeva teste e costi del 2014 meno 1,4%.
Quindi c'è una difficoltà nel coniugare queste due necessità: la spending review e le Direttive europee; sarebbe opportuno ci dicessero cosa vogliono fare.
I costi delle medicine e dei farmaci innovativi oltre a quelli per l'epatite C e altre situazioni che si vanno accumulando sempre a carico delle Regioni, senza mai trovare soddisfazione nell'ambito di quello che è un riparto che sta andando verso i standard, ma che non paga sufficientemente le Regioni virtuose. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola all'assessora Manuela Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Capisco il gioco delle parti quindi anche il contenuto della Mozione, però credo che lo spauracchio che abbiamo sentito ormai da mesi a questa parte che c'è l'intenzione di smantellare il Sistema Socio Sanitario Veneto, alla prova dei fatti, è stato ed era uno spauracchio un po' campato in aria. Perché le scelte fatte con le nomine dei Direttori al sociale, ma già anticipate anche quello che era il maxi emendamento che già recuperava tutta quella integrazione e progettualità legata alla territorialità, al ruolo delle Conferenze dei Sindaci, al ruolo dei territori, al ruolo di quella che è la tradizione e il solco della tradizione veneta per quanto riguarda l'integrazione socio sanitaria. Cosa che, come avete modo di vedere, stiamo portando avanti anche con la nuova organizzazione della Direzione servizi sociali, con la specifica dei settori che sono i settori oggi maggiormente vulnerabili, sensibili e a cui dobbiamo dare delle risposte.
All'interno di tutto questo troveranno le risposte anche le questioni che sono state riportate, riprese, rimarcate dai Consiglieri. Quindi tutta la questione dell'invecchiamento, tutta la questione legata alle problematiche degli anziani, abbiamo già fatto dei ragionamenti e li potremo fare in maniera molto più compiuta con la riforma delle IPAB ma con altri provvedimenti, in modo da analizzare a 360 gradi il problema legato all'invecchiamento della popolazione, agli anziani, all'offerta divisa in base alle esigenze.
La stessa cosa faremo, e ci sarà il tempo di farla, per i problemi legati ai Piani di zona che recuperiamo dalle singole Conferenze dei Sindaci e dei modelli di uniformità che credo dovremo costruire da ora in avanti per quanto riguarda le funzioni delegate, in modo da creare effettivamente un sistema che sia un sistema di integrazione, un sistema che veda i bisogni, le necessità, sempre andare di pari passo.
Tutti i discorsi legati a quelli che possono essere i contenuti sicuramente della rivisitazione di quello che sarà, come ha anticipato il collega Coletto, il nuovo Piano socio sanitario, troveranno anche in altri provvedimenti contenuti e quindi programmazione, che potranno andare incontro sicuramente a tutti i discorsi che ci siamo detti. Però bisogna essere onesti rispetto alle tante chiacchiere che si sono fatte in questi mesi sul PDL 23, sullo smantellamento del Sistema Socio Sanitario, sullo smantellamento della gestione cosiddetta orizzontale o sullo smantellamento di quelle che sono le funzioni delle Conferenze dei Sindaci. Alla prova dei fatti sia con le scelte sia con i passaggi che sono stati fatti, sono state ampiamente riprese.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Manuela Lanzarin.
La parola al consigliere Sinigaglia, per la replica.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Quando avete presentato il PDL 23 c'era una necessità: quella di arrivare al 31 dicembre con la riduzione dei direttori generali.
Quando è stato presentato il PDL 23 c'era una necessità, che era quella di rinominare o nominare nuovamente i Direttori generali in scadenza il 31 dicembre e quindi avevate proposto con una modalità molto veloce un obiettivo specifico, che non ha avuto l'effetto che speravate, nel senso che non aveva l'ambito della programmazione che lo sosteneva. In un sistema socio sanitario, in qualsiasi sistema, ogni atto che viene compiuto cambia gli equilibri del sistema. Quindi ridurre i Direttori generali a sette o a nove, o a dodici non è la stessa cosa, perché l'equilibrio del sistema viene cambiato. Per questo vi chiediamo, visto che non c'è più l'impellenza del 31 dicembre e quindi non c'è più l'impellenza di nominare i nuovi direttori generali, abbiamo questo anno di tempo che ci consente di rivedere la programmazione facendo il monitoraggio del Piano socio sanitario e rivedendo l'equilibrio del sistema in base alla riduzione delle U.L.S.S., perché anche noi - vorrei dire all'Assessore che ho ascoltato con interesse - abbiamo l'obiettivo di ridurre le U.L.S.S., però sappiamo che non è solo un aspetto burocratico la riduzione delle U.L.S.S., vuol dire che bisogna riprogrammare il sistema per garantire l'integrazione socio sanitaria.
Tutte le preoccupazioni che avevamo espresso prima le abbiamo anche adesso. Perché non è che sia passato un anno, un semestre, nove mesi e ci siamo resi conto delle difficoltà. Alcune difficoltà stanno già emergendo, come l'impossibilità e l'incapacità dei Direttori generali a livello provinciale di essere presenti nel territorio e l'impossibilità dei Direttori del sociale, della sanità e amministrativi commissariati ad agire in maniera positiva. Perché devono rispondere tutti a quelli che sono stati effettivamente nominati. Quindi abbiamo un anno di tempo per rivedere il Piano socio sanitario esistente, capire che cosa è partito e riprogrammare il futuro: dare senso alla riduzione delle U.L.S.S., dare senso alla governance regionale dei servizi, questo vi chiediamo. Se non lo volete fare voi ufficialmente lo dovete fare in ogni caso, perché di questo andremo a discutere: della rimodulazione dei distretti, della rimodulazione della Conferenza dei Sindaci, della rimodulazione dei Piani di zona, della rimodulazione del significato delle case di risposo e delle strutture intermedie. Di questo andremo a discutere in Quinta Commissione quando riprenderemo la discussione.
Quindi questo è un atto formale, ufficiale, che vi chiediamo di fare constatato che il PDL 23 non ha più senso, significato preso da solo, di inserirlo all'interno della programmazione, cioè dare senso a quello che facciamo e lo facciamo come Consiglieri tutti, della maggioranza e dell'opposizione. Come abbiamo fatto quando abbiamo stabilito che dovevamo fare il nuovo Piano socio sanitario nel 2012.
E' chiaro che dal Piano socio sanitario nasceranno le nuove schede ospedaliere territoriali. Perché non so se vi rendete conto, ma ogni settimana in Commissione Quinta stiamo a rimodulare le schede, a rivederle, a riapprovarle, perché? Perché sono state sbagliate, perché lo sapevamo! Inizia la nuova Legislatura e dobbiamo rivedere di sana pianta tutte le schede ospedaliere e territoriali. Questo è il nostro compito che dobbiamo prendere in mano e che dobbiamo portare avanti e ve lo chiediamo, indipendentemente dal voto saremo costretti a farlo. Noi vi chiediamo di farlo e sancirlo con un voto perché è questo che dobbiamo portare avanti.
Per quello che riguardano i costi della sanità non entro nello specifico della querelle, però noi dobbiamo arrivare all'obiettivo della riduzione dell'1,4% nel 2020, mica dobbiamo farlo adesso; per l'aumento del costo dei farmaci c'è sempre un intervento che alla fine va a coprirlo; per la riduzione del personale o l'adeguamento del personale sappiamo tutti che il 28 febbraio porterete a conoscenza a Roma delle necessità del Veneto, insieme alle necessità di tutte le Regioni ci sarà una decisione in proposito.
Quindi non c'è nessuna riduzione o taglio, ma c'è un aumento ogni anno dell'adeguamento direi delle entrate nell'ambito della sanità, anche per quello che riguarda la non autosufficienza.
Quindi a partire da queste premesse, che sono la salvaguardia del sistema Veneto che tutti condividiamo, dalle premesse della riduzione delle U.L.S.S., che tutti condividiamo, della riorganizzazione del sistema, che tutti condividiamo, andiamo a farlo insieme, questo vi chiediamo con la Mozione! Dire di no è nascondere la testa sotto la sabbia, perché vuol dire non rendersi conto di una cosa che è necessaria e che dobbiamo fare e che faremo. Perché non c'è una scorciatoia rispetto alla via maestra se vogliamo essere in grado di garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini veneti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sinigaglia.
Anche se non era il proponente gli è stato concesso il diritto di replica. Dichiarazioni di voto.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Insistiamo nel ribadire che le nomine per come sono state fatte non hanno nessuna relazione con la proposta di revisione della governance che era stata depositata a luglio. Non ce l'hanno perché non ne assumono il criterio fondamentale che era quello di fare delle U.L.S.S. provinciali, secondo dei confini appunto delle province e non hanno nessuna relazione con quanto contenuto nel Piano regionale socio sanitario.
Guardo l'assessore Coletto: se sto al vicentino, ci sono delle U.L.S.S., così come disegnate dalle nomine, che sono esattamente il contrario di quanto era contenuto nel Piano. Secondo il Piano i malati dell'U.L.S.S. 5 dovrebbero andare a Sant'Orso per quanto riguarda il centro di secondo livello di ictus e invece la 5 è stata commissariata da quella di Vicenza. O veniamo a quella di Sant'Orso, la 4, che è stata per molti anni una delle U.L.S.S. più virtuose e nel decreto di commissariato è scritto che viene commissariata perché c'è un debito, determinato da cosa? Dal fatto che bisogna pagare le rate del project financing, quindi saranno i bassanesi a pagare i debiti di quelli dell'alto vicentino. Ma neanche questo mi pare un criterio che corrisponda ad una idea di programmazione. Così è scritto!
Allora, combinato, siccome quelle nomine non hanno nessuna relazione con il PDL 23 e non ce l'hanno nemmeno con il Piano socio sanitario, noi chiediamo che quest'Aula voti perché quel PDL 23 sia ritirato e si affronti insieme la revisione del Piano stesso.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Non vedo altri interventi, passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la Mozione n. 101.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio non approva.
PUNTO
5.1



DESIGNAZIONE DI UN COMPONENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE VENEZIE (DELIBERAZIONE N. 18/2016)

Ci sono delle proposte?
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Propongo Marco Rasetti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La maggioranza propone Miatto Antonio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.

MARCATO Roberto Assente
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Assente
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato
AZZALIN Graziano Ha votato
BALDIN Erika Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BRESCACIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Assente
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della prima votazione:
presenti: 44
votanti: 44
schede bianche: 2
schede nulle: 3
Hanno ottenuto voti:
MIATTO Antonio 23
RASETTI Marco 16
Risulta eletto:
MIATTO Antonio.
Passiamo alla seconda votazione.
PUNTO
5.2



DESIGNAZIONE DI DUE MEMBRI DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE VENEZIE (DELIBERAZIONE N. 19/2016)

Ci sono proposte?
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
La maggioranza propone Mauro Giuseppe e Parolo Andrea.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Proponiamo il dottor Maurizio De Crescenzo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.

FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Assente
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato
AZZALIN Graziano Ha votato
BALDIN Erika Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BRESCACIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Assente
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della prima votazione:
presenti: 44
votanti: 44
schede bianche:
schede nulle: 1
Hanno ottenuto voti:
MAURO Giuseppe 24
PAROLO Andrea 24
DE CRESCENZO Maurizio 15
VISENTIN Dario 4
Risultano eletti:
MAURO Giuseppe
PAROLO Andrea
PUNTO
5.3



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI ZAIA, FINCO, RIZZOTTO, MONTAGNOLI, CALZAVARA, MICHIELETTO, POSSAMAI E BRESCACIN RELATIVA A "DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE E DI COMPETENZE IN MATERIA DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE" (PROGETTO DI LEGGE N. 16/2015) APPROVATO

Relazione di maggioranza della Seconda Commissione consiliare.
"Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
Il presente progetto di legge è stato predisposto al fine di dettare una nuova disciplina regionale in materia di valutazione di impatto ambientale e muove principalmente dalla necessità di un aggiornamento alle sopravvenute modifiche legislative avvenute a livello statale e comunitario.
A tutt'oggi, infatti, il riferimento a livello regionale è rappresentato dalla L.R. 10/1999, legge che negli anni è stata oggetto di modifiche assai modeste e contenute da parte del legislatore veneto, mentre numerosi sono stati gli atti di indirizzo emanati dalla Giunta nel tentativo di armonizzare, per quanto possibile, le procedure in materia di VIA alle continue riforme della normativa nazionale.
Già nella precedente legislatura veniva elaborato un disegno di legge che non riuscì a concludere il proprio iter in Commissione per lo scadere della legislatura, mentre in quella attuale il progetto di legge in oggetto, primo firmatario il Presidente Zaia, è stato tra le prime proposte legislative pervenute in Consiglio, raccogliendo l'esigenza da più parti manifestata di adeguare la disciplina regionale ed insieme semplificare competenze e procedure in materia di VIA.
Si fa riferimento nello specifico all'emanazione del "Testo Unico ambientale", il decreto legislativo 152/2006, ed in particolare alla Parte Seconda dello stesso, così come riformata dal D.Lgs. 4/2008, che ha, di fatto, ridisegnato completamente il quadro normativo di riferimento a livello statale in materia di valutazione di impatto ambientale.
Il presente disegno di legge adegua pertanto la normativa regionale al nuovo contesto, tenendo conto anche delle recenti modifiche sopravvenute a livello nazionale e comunitario, con particolare riferimento alla pubblicazione delle Linee Guida ministeriali in materia di verifica di assoggettabilità a VIA, emanate dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 30/03/2015, che vanno ad integrare i criteri dimensionali utilizzati per l'individuazione dei progetti da sottoporre a verifica di VIA elencati nell'allegato IV alla Parte Seconda del decreto legislativo 152/2006, ma anche alla Direttiva 2014/52/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati che a tutt'oggi non risulta ancora recepita a livello nazionale.
E così la normativa ora proposta innanzitutto definisce e aggiorna riparto delle competenze in materia di valutazione di impatto ambientale tra Regione, Province e Città metropolitana di Venezia, coordinandole con quelle in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA) in modo che, in linea di massima, all'autorità competente per la VIA spetti anche la competenza per l'AIA ed individuando con chiarezza i progetti o le attività soggette a tali provvedimenti (articoli 4 e 5 e Allegati A e B). L 'elemento di novità consiste nell'eliminare i casi in cui, in ordine a un medesimo intervento, la competenza al rilascio dei due provvedimenti era attribuita, distintamente, a Regione e Provincia, inoltre, al fine di assicurare il coordinamento tra diverse procedure, viene demandata alla Giunta regionale la definizione dei criteri per individuare 1 'autorità competente nei casi in cui nel medesimo sito siano presenti una pluralità di tipologie progettuali sottoposte alle valutazioni ambientali (art. 4, comma 3 lettera j), così come la Giunta regionale dovrà definire i progetti la cui VIA resta di competenza regionale in ragione del loro preminente interesse regionale (art. 16).
Per quanto riguarda le procedure di VIA le stesse sono state ridisegnate nelle loro linee essenziali affidando un ruolo centrale alle strutture regionali competenti e demandando alla Giunta regionale una serie di atti di indirizzo che definiranno nel dettaglio la disciplina attuativa della legge regionale, quali le modalità di funzionamento della conferenza di servizi e del comitato tecnico VIA( art. 4, commi 3 e 4) .
Con riferimento al Comitato tecnico VIA (art. 7), l'organo che formula parere tecnico-istruttorio in ordine alla compatibilità ambientale dei progetti sottoposti alla valutazione di impatto ambientale, il testo licenziato dalla commissione consiliare ne prevede una composizione ed un ruolo decisamente cambiati rispetto all'attuale Commissione. Infatti detto Comitato sarà formato da 8 componenti interni all'amministrazione (o appartenenti ad enti strumentali regionali o enti del servizio sanitario regionale), a fronte dei 5 previsti attualmente, mentre i componenti esperti nominati dalla Giunta regionale saranno 6, a fronte dei 9 attuali. Resta fermo che per 1 'istruttoria di specifici progetti di particolare complessità è riconosciuta al Presidente del Comitato la possibilità di avvalersi di consulenti esterni.
I procedimenti principali tracciati dalla nuova proposta si possono, sinteticamente, distinguere in:
A) procedimento per l'ottenimento di un provvedimento di valutazione di impatto ambientale sul progetto definitivo (art. 10);
B) procedimento coordinato per I 'ottenimento del provvedimento di valutazione di impatto ambientale e di approvazione del progetto o autorizzazione integrata ambientale (art. 11);
C) procedimento per l'ottenimento di un parere preliminare di compatibilità ambientale su un progetto preliminare (art. 12).
A) Nel procedimento volto all'ottenimento di un provvedimento di valutazione di impatto ambientale sul progetto definitivo (art. 10), il provvedimento è assunto dal responsabile della struttura competente in esito a una conferenza di servizi decisoria, alla quale partecipano i soggetti interessati (ai sensi dell'art. 3, comma 2 lettere a) e c)) e cioè sia gli enti locali territoriali direttamente interessati, e quindi i Comuni, le Province, la Città Metropolitana di Venezia, nel cui territorio è prevista la realizzazione dei progetti, sia i soggetti competenti in materia ambientale, ovvero le amministrazioni competenti a rilasciare concessioni, autorizzazioni, intese, licenze, pareri, nullaosta, assensi, comunque denominati, in materia ambientale preordinati alla realizzazione del progetto.
Nell'ambito di tale procedimento il parere del comitato VIA costituisce presupposto della conferenza e il provvedimento finale di VIA sostituisce o coordina, ai sensi dell'articolo 26, comma 4, del d.lgs. n. 152/2006, tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l'esercizio dell'opera o dell'impianto.
B) Nel procedimento finalizzato a coordinare l'ottenimento del provvedimento di valutazione di impatto ambientale con l'autorizzazione o l'approvazione del progetto ed eventualmente l'autorizzazione integrata ambientale (art. 11), il provvedimento finale comporta insieme alla valutazione di impatto ambientale (e/o l'AIA) anche l'approvazione del progetto.
C) Viene poi contemplato un procedimento volto ad ottenere un parere preliminare di compatibilità ambientale (art. 12) nel quale il provvedimento conclusivo non sostituisce i pareri, nullaosta, autorizzazioni ed assensi comunque denominati previsti dalla vigente normativa e necessari per l'autorizzazione o l'approvazione definitiva del progetto, bensì costituisce il presupposto per rilascio dei medesimi.
Questa nuova procedura è introdotta al fine di venire incontro alle richieste di semplificazione manifestate su larga scala non solo dal tessuto industriale e imprenditoriale ma anche dagli enti pubblici, ritenendosi opportuno attivare, accanto alla procedura ordinaria dell'articolo 10, un procedimento più snello, conciliabile con un'attività di progettazione preliminare, all'evidenza meno onerosa, che consenta all'impresa o all'ente pubblico di valutare — in una fase, per così dire, anticipata - la realizzabilità del progetto alla luce di un parere orientativo comunque espresso dall'autorità competente. In questo caso, infatti, la stessa autorità, quando successivamente riceverà l'istanza di valutazione del progetto definitivo, dovrà verificarne la conformità a quanto disposto in sede di parere preliminare di compatibilità ambientale e, nel caso sia positiva rilascerà la VIA definitiva, mentre laddove rilevi delle difformità, dovrà essere attivata una nuova valutazione.
Il progetto di legge riserva poi un'attenzione qualificata ai momenti di informazione e partecipazione. Nelle procedure di VIA, infatti, la partecipazione ha un duplice scopo: per un verso serve ad assicurare la piena consapevolezza da parte di tutti delle iniziative in atto e della loro natura, al fine di raccogliere maggior numero possibile di contributi all'analisi del progetto; per altro verso, e sempre sul piano tecnico, scopo della partecipazione è di dare sostanza alla valutazione stessa, caratterizzata in ogni sua fase da un certo livello di soggettività, sia per quanto riguarda la determinazione dei bisogni da soddisfare mediante gli interventi proposti, sia per quanto concerne la specificazione dei valori che si intendono attribuire ai vari fattori che entrano in gioco e ai diversi impatti delle opere previste sui caratteri ambientali.
L'articolo 14 del PDL riguarda pertanto 1 'informazione al pubblico e la partecipazione, non solo disciplinando tali momenti con riferimento alla VIA ma anche prevedendo la realizzazione da parte della Giunta regionale di un archivio informatico dei dati e dei progetti sottoposti a VM da parte di Regione, Province e Città Metropolitana di Venezia da rendere pubblico nel sito web della Regione.
L'articolo 15, poi, si sofferma sull'Inchiesta pubblica, istituto già previsto in via generale dal Codice dell'ambiente, che nel progetto di legge diventa obbligatoria nel caso in cui a richiederla siano alcune categorie di soggetti, puntualmente indicati al comma 3, e cioè i Comuni, le Province, la Città Metropolitana di Venezia, nel cui territorio è prevista la realizzazione dei progetti per i quali si chiede l'espletamento della procedura di V1A e di verifica di assoggettabilità a VIA, o che risultino interessati dagli impatti ambientali, come individuati nello studio di impatto ambientale di cui all'articolo 22 del Decreto legislativo.
Sempre nell'ottica di una maggiore trasparenza e quindi partecipazione della collettività al procedimento di VIA, 1 'art. 20, analogamente a quanto previsto a livello statale, prevede che gli esiti del piano di monitoraggio, strumento finalizzato allo svolgimento dell'attività di controllo e monitoraggio degli impatti del progetto autorizzato, siano pubblicati nel sito web dell'autorità competente. Lo stesso articolo, infine, contempla l'attività di controllo da parte dell'autorità competente disponendo le sanzioni nel caso vengano accertate violazioni della normativa sulla Via o di quanto contenuto del provvedimento di VIA stessa.
Sulla proposta di legge la Seconda Commissione consiliare ha svolto audizioni in più riprese con i soggetti istituzionali e le categorie professionali interessate e, nella seduta del 21 gennaio 2016, ha espresso a maggioranza (favorevoli il presidente Calzavara e i consiglieri Michieletto e Rizzotto del Gruppo consiliare Zaia Presidente, il consigliere Montagnoli del Gruppo consiliare Liga Veneta Lega Nord; astenuti il consigliere Conte del Gruppo consiliare Lista Tosi per il Veneto, il consigliere Zanoni del Gruppo consiliare Partito Democratico, il consigliere Brusco del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e il consigliere Guarda del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio.
Successivamente in data 4 febbraio la Seconda Commissione ha preso atto (favorevoli il presidente Calzavara ed i consiglieri Rizzotto e Michieletto del Gruppo consiliare Zaia Presidente, e il consigliere Montagnoli del Gruppo consiliare Liga Veneta-Lega Nord; astenuti il consigliere Brusco del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle, i consiglieri Zanoni e Ruzzante del Gruppo consiliare Partito Democratico e il consigliere Guarda del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente) dà parere della Prima Commissione sulla norma finanziaria."
Relatore il consigliere Calzavara.
La parola al consigliere Calzavara.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Iniziamo dopo una lunga e approfondita discussione in sottocommissione e in Seconda Commissione ed è l'occasione per ringraziare i componenti della Seconda Commissione e della sottocommissione per il lavoro svolto e per la collaborazione e l'attenzione verso questo testo.
Affrontiamo il progetto di legge n. 16, primo firmatario il Presidente Zaia, che riguarda le nuove disposizioni per le materie in valutazione di impatto ambientale e tutte le procedure che sono collegate.
Questo progetto di legge ha essenzialmente quattro obiettivi che sono: l'aggiornamento normativo, la definizione dei processi autorizzativi cercando di migliorarne la semplificazione, il risparmio economico e il potenziamento della partecipazione. Tutte cose che nel corso della discussione sono state affrontate con profondità e collaborazione come dicevo prima, e rispetto al testo originario, c'è un ulteriore arricchimento di contenuti che credo, un po' tutti quelli che lo hanno letto e affrontato, ne abbiano compreso lo spirito.
Un aggiornamento normativo perché questa legge necessita di una doverosa rivisitazione, visto che l'ultima era del 1999, la 10, e quindi era assolutamente necessario rivederla, così come di fatto aveva tentato di fare anche la precedente Legislatura che era arrivata quasi al termine della IX nel presentare un testo, poi terminata la Legislatura si è rinviato a questa. Quindi si è ripreso il lavoro svolto nella precedente Legislatura, Cercando di arricchirlo e cercando di essere anche particolarmente attenti alle leggi di riferimento nazionale, la 152/2006, e le direttive europee 2014/52, che dettano alcune indicazioni che sono vincolanti nella costruzione di questa nuova legge.
Tema importante e grande novità all'interno di questa legge è essenzialmente, e l'abbiamo voluto anche ribadire cambiandogli il nome, la costituzione del Comitato istruttorio tecnico VIA che sostituisce la vecchia commissione VIA, che mi pare di capire nel corso degli ultimi anni aveva creato qualche problema in termini di funzionalità. Anche cambiare il nome oltre che le procedure, come vedremo, siamo convinti che possa essere un modo per approcciare il tema delle autorizzazioni e delle procedure in maniera più diretta, in maniera più capace di dare delle risposte. Soprattutto nelle tempistiche che le imprese chiedono alle Regioni e alla competente Commissione.
Quindi la novità di questo nuovo Comitato istruttorio tecnico è che deve preparare un parere tecnico, che verrà poi trasferito alla Conferenza dei Servizi e la sua composizione. Questo comitato è composto di 14 componenti: di cui 8 interni alla Regione. Si cerca infatti di trovare quelle competenze che siano già all'interno della struttura regionale dagli uffici classici della Regione, ma anche all'ARPAV che in tema ambientale credo possa dare molto all'interno di questa Commissione; ed utilizzare 6 consulenti esterni per delle tematiche specifiche che si ritiene che la Regione Veneto non abbia le capacità al proprio interno di offrire queste professionalità. Si riserva, inoltre, per specifici progetti, quindi non in maniera continuativa, di poter nominare dei professionisti esterni che abbiano la capacità di intervenire nel singolo progetto e terminare il loro incarico una volta conclusa la procedura del parere tecnico istruttorio.
Il parere tecnico istruttorio entra nel merito della valutazione del progetto definito, del progetto della VIA più l'AIA e del progetto preliminare, che è un'altra grande novità all'interno di questa legge, è un unicum a livello nazionale per il momento, ed è la possibilità, perché è una possibilità che diamo alle imprese, di chiedere un parere preliminare, quindi senza tutta la documentazione che è necessaria per un parere definitivo, alleggerendo di molto quelle che possono essere la documentazione e quindi i costi che queste aziende devono presentare in una fase successiva. Qualora il parere preliminare fosse favorevole, dovranno integrare con tutta la documentazione necessaria per avere quello definitivo.
Facevo l'esempio più semplice che è servito anche a noi in Commissione per chiarirci le idee. Se c'è bisogno di costruire un impianto per la separazione dei rifiuti, il calcolo ingegneristico del capannone non è necessario; nella prima fase è da comprendere se quell'impianto è compatibile rispetto alla zona. I calcoli ingegneristici verranno naturalmente forniti in una fase successiva qualora il parere fosse positivo.
Una volta terminato il parere tecnico istruttorio del Comitato della VIA questo parere viene trasferito alla Conferenza dei Servizi. Conferenza dei Servizi che viene costituita e convocata dal dirigente del settore che ha due fase: la fase istruttoria e la fase decisoria. Nella fase istruttoria si cerca di far compartecipare più enti possibili, più associazioni possibili in maniera da sentire tutte le voci che possono essere favorevoli o contrarie ad un progetto; nella fase decisoria entrano nel merito solo quelli che hanno competenza per quanto previsto per legge.
Ulteriore novità di questa legge è che il procedimento si conclude con la firma del dirigente responsabile della VIA. Quindi non come oggi era previsto si ritorna in Giunta per il parere definitivo dopo avere avuto il parere della Conferenza, ma il procedimento si conclude, fatto salvo alcune particolarità, tipo la VIA nazionale o VIA transnazionale dove la competenza è chiara della Giunta, per le procedure normali rimangono all'interno della Conferenza dei Servizi.
L'articolo 13 è la sottolineatura di un tema come quello del rinnovo delle autorizzazioni e quindi abbiamo inserito che il rinnovo delle autorizzazioni deve passare attraverso una verifica dei progetti che prima non erano stati oggetto di VIA e dovranno trovare all'interno di questo rinnovo la possibilità di essere oggetto di una nuova valutazione, ma che deve trovare anche la possibilità e la capacità da parte degli uffici di contemperare quelle che possono essere delle mitigazioni possibili rispetto ad interventi che sono stati fatti in tempi diversi e che non potrebbero essere oggetto di una completa rivisitazione per quanto riguarda la VIA.
Un passaggio molto importante che abbiamo arricchito nei lavori della sottocommissione è quello riguardante l'informazione del pubblico, la partecipazione, l'inchiesta pubblica e il monitoraggio. Perché riteniamo che, esperienza credo di chi ha già fatto l'amministratore locale, la capacità di informare i propri cittadini sugli effetti di qualsiasi tipo di intervento che si va a proporre diventa un elemento oltre che di conoscenza del territorio, di compartecipazione più ampia alle decisioni del territorio stesso. E dall'altra comprendere da parte del dirigente della Conferenza dei Servizi qual è il clima che si crea attorno a un progetto sensibile di valutazione di impatto ambientale.
Altro elemento, oltre al monitoraggio c'è il controllo e le sanzioni. Le precedenti norme non prevedono la capacità da parte della Regione di irrorare delle sanzioni, con questa legge iniziamo a dare delle indicazioni precise per quanto riguarda eventualmente sforamenti sul monitoraggio piuttosto che realizzazioni difformi rispetto al progetto approvato.
C'è poi il tema della tempistica e quindi i 180 giorni che il nuovo Comitato istruttorio tecnico e tutto quello che ne consegue dovrà avere; 180 giorni dall'entrata in vigore di questa legge, la Giunta entro 180 giorni dovrà emanare gli atti e negli stessi tempi dovremo riuscire a garantire la nomina del nuovo Comitato istruttorio tecnico che inizierà ad applicare questa nuova legge.
Fino all'arrivo del nuovo Comitato istruttorio tecnico tutte le procedure VIA in corso seguono la 10/99, quindi con una continuità che porterà a termine i progetti in corso.
Come dicevo, c'è anche l'elemento del risparmio economico. La precedente Commissione costava qualcosa di più di un milione di euro. La stima che facciamo degli attuali lavori per il 2016 è di 600 mila euro. Riteniamo sia un risparmio notevole rispetto a quanto era stato fatto in precedenza e trova - e lo vedrete negli emendamenti che spero vi siano stati consegnati, una finanziaria attraverso un emendamento che di fatto garantisce l'iter di questa legge e la sua copertura finanziaria non appena verrà approvato il Bilancio 2016, spero nel corso della prossima settimana.
Quindi una legge buona, spero. Il lavoro è stato intenso, la collaborazione anche e credo che con questi contenuti daremo la possibilità agli imprenditori, che hanno ancora voglia di investire nel Veneto, di avere delle norme più certe, delle norme più celeri affinché la Commissione VIA non venga vissuta, come purtroppo negli ultimi anni molti hanno vissuto, come un fermare la capacità e un rallentare la capacità di investimento dei veneti. Spero che attraverso questa legge ci sia invece un entusiasmo per poter continuare ad investire e che attraverso norme come queste riusciremo a dare delle certezze siano esse positive siano esse negative. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Calzavara.
Diamo 20 minuti di tempo per la presentazione di subemendamenti.
Relazione di minoranza.

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
questa riforma della legge regionale sulla VIA - Valutazione di Impatto Ambientale è sicuramente innovativa e più moderna rispetto all'attuale legge regionale n.10 del 1999, visto che applica alcuni contenuti della nuova Direttiva VIA europea, la 2014/52/UE, di cui sono stato relatore al Parlamento europeo e che dovrà essere recepita dai 28 stati dell'Unione Europea entro il 16 maggio del 2017.
Perciò la nostra regione con questa legge potrebbe, almeno per alcuni contenuti, arrivare prima dello stato centrale nel recepimento della direttiva comunitaria di settore.
La valutazione di impatto ambientale è una procedura di fondamentale importanza perché serve a valutare i possibili impatti sull'ambiente, e quindi anche sulla salute dell'uomo, di un determinato progetto prima che lo stesso sia realizzato.
Ad esempio, se all'Ilva di Taranto fosse stata fatta una valutazione di impatto ambientale seria e precisa non avremmo avuto quei disastri ambientali, sanitari, lavorativi ed economici che tutti noi ormai conosciamo.
Nello spirito costruttivo e di collaborazione che si è registrato in II Commissione nel corso di quattro mesi di lavoro, rispetto alla proposta originaria del PDL 16 sono state introdotte diverse novità, grazie a delle proposte che ho fatto e che sono state recepite nel testo, proposte che hanno introdotto anche alcuni dei punti cardine della succitata nuova Direttiva UE sulla VIA.
Elenco per punti queste novità:
- una norma per evitare situazioni di conflitto di interessi interno alla Regione (Articolo 6), per evitare che chi deve controllare non sia subalterno a chi realizza l'opera, ovvero per evitare conflitti qualora l'autorità competente coincida con il soggetto committente. Ciò potrebbe verificarsi nel caso delle cosiddette grandi opere. Questa disposizione ricalca quanto previsto nel nuovo art. 9 bis della direttiva 2011/92/UE, introdotto dalla direttiva 2014/52/UE;
- una norma contro il conflitto di interessi riferita ai componenti del Comitato tecnico VIA compresi i consulenti esterni (articolo 7, comma 4) che avranno dei vincoli di esercizio nell'attività professionale;
- l'introduzione di sanzioni (articolo 20, comma 4) per chi viola la norma sulla VIA che vanno dal 5 al 20% del valore dell'opera e possono comportare la sospensione dei lavori e anche la demolizione dell'opera o impianto, prevedendo anche il ripristino dei luoghi;
- la possibilità data anche alle associazioni ambientaliste (articolo 15, comma 3) di chiedere ed ottenere l'inchiesta pubblica, ovvero un tavolo di confronto con i progettisti, il comitato VIA e tutti coloro che hanno presentato osservazioni come i sindaci, i singoli cittadini, le associazioni ambientaliste e di categoria;
- evitare la presentazione del progetto al pubblico, da parte del committente, nel periodo estivo. Ciò consentirà una più ampia partecipazione del pubblico e conseguentemente la possibilità di scrivere ed inoltrare più agevolmente le osservazioni al progetto;
- i consulenti esterni dovranno avere un'esperienza nel settore di competenza di almeno cinque anni ed avere una laurea non triennale.
Oltre alle suddette novità, vengono ridotti i consulenti esterni a favore di quelli interni alla regione riducendo i costi per il bilancio regionale e la Commissione VIA verrà sostituita da un Comitato VIA.
La decisione finale spetterà alla "conferenza di servizi decisoria" previo parere del Comitato tecnico VIA, e il provvedimento di VIA sarà adottato dal dirigente responsabile della struttura regionale competente in materia di VIA.
Ci sono tuttavia anche dei lati non positivi: in ben 14 articoli del testo di legge vengono assegnati poteri e compiti, ovvero atti di indirizzo, alla Giunta regionale.
Troppi, era meglio definire alcune questioni direttamente in legge perché c'è troppa discrezionalità di scelta in mano alla Giunta regionale.
Solo alcuni di questi atti di indirizzo saranno sottoposti al vaglio della competente commissione consiliare ambiente, ovvero i provvedimenti di cui al comma 3, lettere b), c) e g) e comma 4, lettera d) dell'articolo 4 e di cui al comma 6 dell'articolo 7.
All'articolo 12 viene prevista la valutazione di impatto ambientale sul progetto preliminare con l'intento positivo di sburocratizzare l'iter e dare delle risposte di fattibilità con progetti meno onerosi per le aziende; questo però potrebbe confliggere con la norma statale ed essere perciò oggetto di impugnativa per incostituzionalità a causa delle difformità con l'articolo 23 comma 1 del decreto legislativo 152/2006 in tema di VIA.
Attenderemo di poter leggere e studiare con attenzione tutti quei provvedimenti che la Giunta dovrà emanare nei prossimi mesi al fine di effettuare ulteriori valutazioni."
La parola al correlatore consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio anch'io i componenti della Commissione, il Presidente, i funzionari appunto della Commissione e anche i funzionari della Giunta, tutto il gruppo di lavoro e la Sottocommissione che ha lavorato in parecchie Sedute per arrivare a questo testo.
Questa riforma della legge regionale sulla VIA-Valutazione di Impatto Ambientale è sicuramente innovativa, è più moderna rispetto all'attuale legge regionale n. 10/1999 visto che applica alcuni contenuti innovativi della nuova direttiva VIA europea 2014/52/UE di cui sono stato relatore al Parlamento europeo e che dovrà essere recepita dai 28 Stati membri dell'Unione Europea entro il 16 maggio 2017. Perciò la nostra Regione con questa legge potrebbe, almeno per alcuni contenuti, arrivare prima dello Stato centrale nel recepimento della direttiva comunitaria di settore.
La valutazione di impatto ambientale è una procedura di fondamentale importanza perché serve a valutare i possibili impatti sull'ambiente, quindi anche sulla salute dell'uomo, di un determinato progetto prima che lo stesso sia realizzato. Ad esempio se all'ILVA di Taranto fosse stata fatta una valutazione di impatto ambientale seria e precisa non avremmo avuto quei disastri ambientali, sanitari, lavorativi ed economici che tutti noi ormai conosciamo.
Nello spirito costruttivo e di collaborazione che si è registrato in Seconda Commissione nel corso di quattro mesi di lavoro, rispetto alla proposta originaria del progetto di legge 16 sono state introdotte diverse novità grazie a delle proposte che ho fatto e che sono state recepite nel testo, proposte che hanno introdotto anche alcuni dei punti cardine della succitata nuova direttiva dell'Unione Europea sulla valutazione di impatto ambientale.
Elenco per punti queste novità:
- una norma per evitare situazioni di conflitto di interessi interno alla Regione, l'articolo 6, per evitare che chi deve controllare non sia subalterno a chi realizza l'opera, ovvero per evitare conflitti qualora l'autorità competente coincida con il soggetto committente, ciò potrebbe verificarsi nel caso delle cosiddette grandi opere; questa disposizione ricalca quanto previsto nel nuovo articolo 9-bis della direttiva 2011/92 così come modificata dalla direttiva 52/2014;
- una norma contro il conflitto di interessi riferita ai componenti del Comitato tecnico VIA compresi i consulenti esterni, l'articolo 7 comma 4, che avranno dei vincoli di esercizio nell'attività professionale;
- l'introduzione di sanzioni -come ha ricordato prima il relatore – (l'articolo 20, comma 4) per chi viola la norma sulla VIA, che vanno dal 5 al 20% del valore dell'opera e possono comportare la sospensione dei lavori e anche la demolizione dell'opera o impianto prevedendo anche il ripristino dei luoghi;
- la possibilità verrà data anche alle associazioni ambientaliste – prevista all'articolo 15 comma 3 - di chiedere ed ottenere l'inchiesta pubblica, ovvero un tavolo di confronto con i progettisti, il Comitato VIA e tutti coloro che hanno presentato osservazioni, come i Sindaci, i singoli cittadini, le associazioni ambientaliste e di categoria; attualmente la legge prevede che sia il responsabile della Commissione e i Sindaci a chiedere questa possibilità, adesso vengono aggiunte anche queste categorie;
- evitare la presentazione del progetto al pubblico da parte del committente nel periodo estivo, ciò consentirà una più ampia partecipazione del pubblico conseguentemente alla possibilità di scrivere ed inoltrare più agevolmente le osservazioni al progetto; molto spesso questi progetti venivano presentati al pubblico nel periodo ferragostano a discapito, appunto, della partecipazione del pubblico, dei cittadini, dei Comitati, dei Sindaci, quindi con scarsa possibilità anche da parte dei singoli Sindaci - che si ritrovano col personale contato in quel periodo - di avanzare delle osservazioni alle Commissione VIA;
- i consulenti esterni dovranno avere un'esperienza nel settore di competenza di almeno 5 anni ed avere una laurea non triennale;
- oltre alle suddette novità, vengono ridotti i consulenti esterni a favore di quelli interni della Regione riducendo i costi per il Bilancio regionale e la Commissione VIA verrà sostituita dal Comitato VIA, come ricordato dal relatore;
- la decisione finale spetterà alla Conferenza dei Servizi decisoria previo parere del Comitato tecnico VIA e il provvedimento di VIA sarà adottato dal dirigente responsabile della struttura regionale competente in materia di VIA;
Ci sono tuttavia anche dei lati non positivi: in ben 14 articoli del testo di legge vengono segnati poteri e compiti ovvero atti di indirizzo alla Giunta regionale.
Troppi? Era meglio definire alcune questioni direttamente in legge perché c'è troppa discrezionalità di scelta in mano alla Giunta regionale.
Solo alcuni di questi atti di indirizzo saranno comunque sottoposti al vaglio della competente Commissione consiliare Ambiente ovvero i provvedimenti di cui al comma 3, lettere b), c) e g), comma 4 lettera d) dell'articolo 4 e di cui al comma 6 dell'articolo 7.
All'articolo 12 inoltre viene prevista la valutazione di impatto ambientale sul progetto preliminare con l'intento positivo di sburocratizzare l'iter e dare delle risposte di fattibilità con progetti meno onerosi per le nostre aziende, questo però potrebbe confliggere con la norma statale ed essere perciò oggetto di impugnativa per incostituzionalità a causa delle difformità con l'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 152/2006 in tema di VIA.
Attenderemo di poter leggere e studiare con attenzione tutti quei provvedimenti che la Giunta dovrà emanare nei prossimi mesi al fine di effettuare ulteriori valutazioni su questo procedimento. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Anch'io mi aggancio ai discorsi del Presidente Calzavara e a quanto appena detto dal collega Andrea Zanoni.
È stato un lavoro intenso che da parte mia ha visto entrare da neofita in un procedimento che non è stato facile ma siamo stati aiutati da chi di queste cose aveva già trattato in altre sedi istituzionali più elevate ma anche dal grande apporto della Segreteria della Commissione.
La parti buone sono state elencate sia dal Presidente Calzavara che dal collega Andrea Zanoni.
Volevo prendere un minuto per citare quelle che potrebbero essere delle perplessità presenti in questa legge. La prima è il fatto di non aver dato il peso giusto - probabilmente qualcun altro dei Commissari della Seconda Commissione lo riprenderà con un emendamento – al ruolo del Consiglio per quello che concerne le nomine dei componenti del Comitato; inoltre un'altra questione, che emerge dalle osservazioni che ci erano pervenute, ovvero dalla separazione di competenze tra Regione e Provincia, quando abbiamo udito i responsabili referenti delle Amministrazioni provinciali che sono venuti in audizione alla Seconda Commissione – ricordo per esempio la Provincia di Treviso aveva prodotto un buon documento – mettevano in evidenza come vi sia la difficoltà di effettuare le procedure che gli vengono attribuite in termini di valutazione di impatto ambientale con la scarsa disponibilità sia di persone, di competenze e di mezzi finanziari.
Difatti volevo solamente sollevare una questione su un punto. Spero che non si vada incontro a questa cosa ma potrebbe paventarsi un pericolo che, in questo momento storico di forte caos in materia di Amministrazioni provinciali, Provincie sì Province no, vada a far sì che ci siano dirigenti o commissari di Commissioni provinciali in materia di VIA che agiscano senza un vero controllo della politica.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
È un percorso che ci ha visto anche nella scorsa Legislatura, con il consigliere Finco e il consigliere Fracasso, sicuramente affrontare un tema che riguarda soprattutto - e penso sia anche questo l'obiettivo di questa legge - la massima trasparenza in quella che è una necessaria valutazione di impatto ambientale che però, abbiamo toccato con mano, molto spesso era influenzata soprattutto dal sistema che era stato improntato legato a una norma, a una legge che sicuramente aveva questo obiettivo ma che vedeva molto spesso anche delle storture.
Siamo riusciti, proprio nella scorsa Legislatura, ad individuare chi doveva presiedere questa Commissione perché inizialmente era presieduta dal direttore responsabile delle infrastrutture. Anche qua abbiamo riportato nell'ambito dell'Ambiente, quindi col direttore del Settore Ambiente, la competenza specifica di presiedere questa Commissione.
Era una stortura legata soprattutto al rapporto dei Commissari esterni nella fase istruttoria con i componenti. Questo sicuramente serve per conoscere, per rendersi conto di quelle che sono le necessità del proponente ma molto spesso potevano incorrere in quelle che potevano essere influenze non puramente tecniche e che potevano in qualche maniera anche influenzare una scelta super partes della Commissione stessa.
Penso che sia proprio questo il risultato di una Commissione che ha cambiato nome, forse per rompere anche con il passato da Commissione a Comitato, ma con l'obiettivo di guardare a un funzionamento operativo di una Commissione che deve veramente scendere in quello che è l'impatto non solo del singolo progetto. Perché molto spesso abbiamo visto non è la valutazione del singolo impianto che può dare una visione completa di quello che è l'impatto ambientale ma sicuramente riguarda quello che quell'impianto, inserito in un certo territorio che può avere già delle situazioni critiche per l'inquinamento dell'acqua, dell'aria, del suolo, per quello che è poi l'effetto sulla salute dei cittadini, aumentare quello che è il rischio.
Lo abbiamo visto anche in situazioni territoriali molto spesso conflittuali dove il parere magari non poteva completare, con una visione complessiva della situazione, elementi critici che poi si vanno ad aggiungere.
Allora questo progetto di legge sicuramente ha avuto - e ringrazio soprattutto il Presidente Calzavara anche in fase di audizioni ha saputo coinvolgere tutta la Commissione - un confronto che ha voluto sicuramente migliorare quel testo soprattutto per quanto riguarda aspetti che sono stati già messi in evidenza che sono legati alla distinzione tra il parere VIA e poi il parere della Conferenza dei Servizi che deve autorizzare l'impianto, la struttura, l'edificio stesso oggetto di valutazione di impatto ambientale, una distinzione anche temporale e soprattutto di competenze che abbiamo anche voluto dare il più possibile a livello tecnico, perché non passeranno più in Giunta quelli che sono i decreti legati al VIA ma saranno legati alla competenza e alla responsabilità di chi, a livello tecnico regionale, ha le redini tecniche della procedura.
Sicuramente negli ultimi anni si è cercato già di dare una risposta, questo testo arriva da una prima bozza che era già stata elemento di discussione nella scorsa Legislatura, ora abbiamo raggiunto anche quella che è stata l'individuazione magari anche di nuove competenze che si vogliono dare a chi farà parte del Comitato, quei tecnici esterni.
Allora chiedo che ci sia completezza in quella che è una valutazione di questo testo, che metta il più possibile in chiaro quelle che devono essere competenze, ne abbiamo individuate 8 nell'ambito delle competenze specifiche che risultano da quella che è un'esperienza da parte degli Uffici e anche di quali sono le esigenze di Commissari esterni, esperti in materie specifiche.
Abbiamo voluto anche garantire, nell'ambito di quelle che possono essere invece proposte particolari di spessore o di complessità più ampia, la possibilità di cogliere anche l'opportunità di trovare ulteriori tecnici esterni magari appunto nominati su terne che possono essere - questa è una proposta di un emendamento - proposte ad esempio dal CNR o dalle Università, che possano avere specifiche competenze in specifici progetti.
L'aspetto ultimo su cui bisogna valutare e la soluzione che è stata proposta - vorrei poi ascoltare a livello tecnico - su quella che è la norma finanziaria. Noi stiamo approvando una legge che non ha attualmente copertura finanziaria per i 600.000 euro che vengono appunto destinati per la copertura degli impegni, per quanto riguarda la costituzione e la gestione di questo Comitato. Quindi volevo capire se la proposta emendativa è risolutiva o se presenta ancora delle problematiche per quanto riguarda l'approvazione della legge prima del Bilancio.
Dall'altra parte, visto che gran parte dei tecnici sono tecnici interni quindi delle strutture regionali e sappiamo che la competenza per fare le nomine dei vari dirigenti regionali è della Giunta, quello che chiedevo è proprio di poter dare come Consiglio regionale un contributo anche sulle scelte. Attualmente è previsto solo il passaggio in Commissione sulla base di una proposta della Giunta. Noi invece chiediamo che la nomina dei 6 membri esterni sia del Consiglio regionale.
Spero che su questa base ci si possa confrontare per le ultime questioni e poi, in una complessiva valutazione positiva sicuramente di questa legge, vorremo capire se queste ultime nostre richieste possono essere in qualche maniera accettate da parte della maggioranza.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Chiedo l'attenzione anche del Vicepresidente Forcolin perché pongo una questione sulle questioni del Bilancio e chiedo l'attenzione anche della Presidenza perché riguarda l'ammissibilità del provvedimento.
Prima consentitemi di ringraziare - non lo faccio mai formalmente, lo sapete - il Presidente Calzavara per l'iter di questa proposta di legge, è così che si dovrebbero fare le proposte di legge.
Abbiamo dei punti sui quali siamo in disaccordo e abbiamo presentato degli emendamenti, però il tentativo di costruire una proposta condivisa all'interno della Commissione consentendo tutti i passaggi, anche di audizione e anche di Sottocommissione che ha prodotto questo lavoro, ci siamo molto avvicinati a una condivisione piena e totale. Ci sono ovviamente dei punti di differenza però non capita spesso questo. Io credo che vada in qualche modo riconosciuto e lo ringrazio proprio per questo lavoro, anche perché adesso userò delle parole forti ma non riguardano il lavoro che è stato fatto in Commissione che condivido e credo sia stato un ottimo lavoro per dotarci di nuove norme sulla VIA.
Preannuncio anche la firma e la condivisone da parte mia, poi lo faranno altri Colleghi, degli emendamenti del collega Conte della Lista Tosi perché sono assolutamente condivisibili.
La questione che voglio porre con particolare attenzione alla Presidenza, all'Assessore al Bilancio e quindi alla Giunta, riguarda l'articolo 23 comma 2. È un articolo che noi inseriamo oggi, 8 febbraio 2016, in una legge che andremo ad approvare entro la Seduta odierna nella quale si prevede un quantificazione in euro 600.000 per ciascuno degli esercizi 2016, 2017 e 2018 di un Bilancio che non abbiamo approvato.
Non è questione qui formalista, lo sa benissimo il Presidente della Commissione, lo sa il Presidente della Commissione Bilancio che tra l'altro ha espresso un parere chiedendo come indicazione precisa quella di cassare, rivedere, rimodulare o prevedere l'approvazione di questo provvedimento dopo l'approvazione del Bilancio quindi anche la Commissione Bilancio si è espressa all'unanimità ma non poteva fare altrimenti perché abbiamo delle regole da rispettare, abbiamo anche cercato altre possibili soluzioni in Commissione e vi dico che sinceramente speravo arrivasse una soluzione diversa oggi in Aula ma la soluzione proposta dall'emendamento Calzavara, se è questa e se non ci sono altre ipotesi, dico già che è inaccettabile per noi.
Non è accettabile nel senso che voi siete a favore e noi siamo contro, noi votiamo contro e voi votate a favore. Anche perché non era neanche questa oltretutto l'intenzione rispetto a questo provvedimento che abbiamo sostanzialmente condiviso in molte parti e non avevamo nessuna intenzione di alzare le barricate su questo provvedimento, ma non è accettabile dal punto di vista dell'Aula.
Non è accettabile che votiamo una cosa che non si è ancora verificata e che, se non si verificasse, badate bene, perché mi è stato detto che ci sono o ci sarebbero dei precedenti ma relativi a leggi che non sono state pubblicate e non a emendamenti che prevedono che le disposizioni che contengono la natura economica di questo provvedimento "acquisteranno efficacia a decorrere dall'entrata in vigore della legge regionale relativa al Bilancio di previsione 2016-2018", una legge che potrebbe contemplarla o non contemplarla questa cosa.
Che cosa accadrebbe se noi votassimo questa legge e il Bilancio non desse copertura? Non entrerebbero in vigore le norme di cui all'articolo 7, commi 5 e 7, e dell'articolo 20. Traduco per i profani o per chi non ha seguito questo provvedimento: significa che non entrerebbe in vigore il Comitato tecnico regionale VIA. Non è una cosa banale perché l'articolo 7 comma 5 prevede la costituzione e la composizione del Comitato tecnico regionale VIA e al comma 7, ma questo è minore, l'uso di consulenti esterni anche se mi si dice che attualmente oggi li utilizzano questi consulenti esterni.
Verrebbe meno un atto costitutivo della legge, non un atto succedaneo, un atto aggiuntivo perché è il cuore della legge, cioè senza Comitato tecnico regionale VIA non esiste la legge sul VIA.
All'articolo 20 che cosa non entrerebbe in vigore di questa legge? Ah, niente! Banalmente: il monitoraggio, i controlli e le qualitativi; quelli che giustamente il Presidente Calzavara ha indicato come elementi qualitativi inseriti dentro questa legge.
Lo dico perché veramente trovo che la soluzione adottata dall'ipotesi dell'emendamento Calzavara sia una non soluzione.
La Presidenza del Consiglio ci deve dire se è votabile questa legge ovviamente sapendo che fa precedente, cioè a questo punto possiamo votarne a centinaia di leggi prima dell'approvazione del Bilancio tanto rimandiamo la copertura a un Bilancio che si voterà domani, dopodomani, posdomani, fra due mesi, fra tre mesi. Addirittura adesso possiamo fare leggi che verranno finanziate col Bilancio 2017, perché no? Abbiamo introdotto un meccanismo.
Tra l'altro voglio farvi notare che la Commissione Bilancio è l'unica Commissione che esprime parere obbligatorio su tutte le leggi e le norme finanziarie. L'abbiamo previsto nel Regolamento, è previsto nei Regolamenti di tutte le Assemblee elettive del mondo, perché se una norma non ha copertura voi capite che assumiamo un impegno su una cosa che verrà domani, ma se quel domani non arriva chi è che paga?
Infatti l'ho detto per battuta: chi è che paga, chi vota a favore di questa legge? Perché potrebbe essere anche questo un metodo e un meccanismo.
Solitamente gli Amministratori, quando votano, si assumono le responsabilità rispetto a quello che votano. Se non dovesse esserci la copertura ai 600.000 euro probabilmente ne darà copertura personalmente chi voterà questa legge? Non lo so.
Voi capite dentro a che ginepraio, dentro a che meccanismo, anche perverso dal punto di vista legislativo, ci infiliamo? Perché una volta che approviamo una norma così fatta, che è diversa dalla norma precedente perché il precedente che mi è stato citato non fa testo, perché lì siamo di fronte a una legge che non è stata nemmeno pubblicata quindi non ha neanche, in qualche modo, dato i suoi effetti ed è stata pubblicata dopo l'approvazione del Bilancio. Quindi era come se quella legge non fosse stata votata.
Qui no! Siamo di fronte a una legge che viene pubblicata, che produce i suoi effetti e solo alcune norme, una volta pubblicate scritte come legge, è veramente secondo me "pezo el tacon del sbrego". Siamo di fronte a un meccanismo che rischia di inficiare la correttezza amministrativa e di Bilancio delle nostre leggi.
Quindi, in primis, mi rivolgo alla Presidenza del Consiglio e in secondo però anche all'Assessore al Bilancio; perché lei capisce, Assessore, se lei domani, anziché mettere 600.000 euro, decide di metterne 400.000, perché c'è emergenza, ci servono risorse e le togliamo via da mille capitoli e quindi anche questo non diventa più 600.000 euro – è ovvio che ho letto il Bilancio e so che questi 600.000 oggi ci sono - però l'Aula è sovrana, può decidere di ridurli a 400, a 200, può cancellare il capitolo.
Ne sono testimoni tutti e due i Presidenti della Prima e della Seconda Commissione, ho tentato in tutte le maniere di suggerire un percorso perché capiamo e comprendiamo la scadenza che abbiamo di fronte che è quella di fine mese, perché il 28 febbraio scade la proroga che abbiamo fatto al vecchio Comitato quindi deve essere pubblicata entro il 26 per produrre i suoi effetti. Sappiamo perfettamente tutto. Però sinceramente ci eravamo anche lasciati in Commissione con il nostro voto contrario - o astenuto, non ricordo - con questa motivazione rinviando all'Aula, sperando venisse un suggerimento da parte della Presidenza rispetto a un tema che va affrontato con grano salis, ma sapendo che introduciamo un precedente che è rischiosissimo perché con questa norma e con l'applicazione di questo, diciamo così, metodo VIA noi possiamo fare leggi per il 2017, 2018, 2019, possiamo fare quello che vogliamo. Cioè viene meno il senso del controllo di carattere economico-finanziario della copertura delle nostre leggi.
Non è una cosa di lana caprina, non c'è una volontà da parte dell'opposizione di mettere in difficoltà la maggioranza rispetto alla necessità di fare una nuova legge sul VIA. Ma la questione che stiamo ponendo è che non si può approvare oggi una legge che dice: trovo copertura in una legge che verrà approvata forse fra 3-4-5-6 giorni, 6 settimane, non si sa. È un'ipotesi che è assolutamente non congrua nel momento in cui la votiamo.
Le soluzioni possibili possono essere trovate e invito veramente a un supplemento di riflessione, compresi gli Uffici che devono in qualche modo assumersi la responsabilità di cosa votiamo ora e anche di proporre soluzioni che siano però compatibili.
Io una norma così non la voto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La parola al consigliere Zorzato.

Marino ZORZATO (Area Popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Per non ripetere e facendo mio l'intervento del collega Ruzzante anche nella prima parte nella quale, così come il collega Zanoni, si rifaceva all'ottimo lavoro di Commissione e collaborazione, pur con alcune diversità, quindi faccio mia anche quella parte però sto sul merito della seconda.
In Commissione Prima Bilancio ci è stata data una specie di via al provvedimento con la contezza di fare nel durante un'altra Commissione per approfondire la soluzione del tema finanziario.
Ci siamo lasciati in Prima Commissione, ripeto, che prima del Consiglio dovevamo aver contezza di come superare questo problema che in Commissione sembrava non superabile ma, data l'importanza del provvedimento e il lavoro condiviso, ci siamo detti: da oggi, giorno di Commissione, al Consiglio vediamo se emerge qualcosa che ci possa dare una possibilità di procedere da questo punto di vista.
Aggiungo solo una cosa a quello che ha detto il collega Ruzzante e se non ho capito mi scuso, stante l'emendamento predisposto dagli Uffici - perché credo che il collega Calzavara abbia preso atto di una proposta che qualcuno ha elaborato - non mi sembra sia così.
A Bilancio approvato, anche se il capitolo non è finanziato, la legge è efficace e quindi è una legge non coperta.
Non è che a Bilancio approvato quegli articoli vengono stralciati ed è una legge monca, perché leggendo l'emendamento così com'è non dice questo ma dice che a Bilancio approvato la legge è operativa e se i capitoli non hanno copertura è una legge scoperta.
Stiamo facendo una cosa che è un obbrobrio sul piano finanziario, cioè questo emendamento - se non ho capito male ma il collega Calzavara, d'intesa con gli Uffici, ha predisposto un emendamento finanziario quindi nessuna colpa alle persone, stiamo ragionando di merito - così come è scritto dice che a Bilancio approvato, prescindendo dal fatto che i capitoli siano coperti o meno, la legge è totalmente operativa quindi stiamo approvando una legge palesemente scoperta.
È inapprovabile sul piano finanziario. Siccome siamo tutti d'accordo che è importante fare in fretta, la domanda è: non è il caso di fare un emendamento che dica che proroghiamo di un mese l'altra perché non si muore mica tanto abbiamo 6 mesi per applicarla. Questa legge sarà applicata fra 6 mesi quindi siamo già in agosto, oppure scriviamo di farla in 5 mesi, invece di 180 giorni mettiamo 150 giorni per applicarla. Ma francamente credo che l'unica cosa possibile in questo Consiglio non si è mai fatta, è una cosa che crea un precedente però il tema non è il precedente ma è che stiamo votando un provvedimento palesemente scoperto, contro ogni norma, non buona norma, di gestione di un qualsiasi organo.
Se però ho capito male vorrei essere corretto prima, ma questo è dirimente.
Qua non è il merito, il tema non è se votiamo o no un emendamento di merito. Non è il tema se la Commissione che viene nominata stavolta viene fatta dalla Giunta anziché dal Consiglio: se io fossi della maggioranza lo avrei fatto fare dalla Giunta. So che dirò una cosa diversa ma dipende da dove sei: ti fidi di più della Giunta che non del Consiglio se sei in maggioranza. Ma è normale, è anche normale nel ruolo del sì e del no. Però quello che chiedo su questo argomento è che gli Uffici e la Presidenza ci dicano se il provvedimento è votabile e non se dipende da cosa facciamo dopo.
A mio avviso sia com'è il testo, che così com'era non doveva venire in Aula per motivi finanziari perché non si mette a posto un testo finanziario in Aula, sia con l'emendamento proposto, è palesemente scoperto e si propone al rischio.
Il Bilancio non è ancora votato e, siccome non è votato: a) non sappiamo se lo voteremo, perché può succedere un qualsiasi fatto, né sappiamo come lo voteremo; b) se succede che lo votiamo in modo difforme è quasi un impegno oggi per domani, che non mi risulta sia politicamente possibile.
Ci sono leggi nazionali in cui ci sono le clausole di salvaguardia. Cioè io metto una copertura ma, siccome mi fido poco della copertura, ne metto un'altra a garanzia della prima. Qui invece siamo al contrario: non mettiamo neanche la prima clausola di garanzia.
Mi scuso e chiedo una cosa agli Uffici e al Presidente. Non facciamo le cose fatte male, abbiamo il tempo di farle bene e io ne propongo una che è la più banale: facciamo velocemente, adesso o dopodomani, un provvedimento di proroga di un mese. Nel frattempo il Bilancio verrà approvato e avrà la copertura. Ma in caso contrario facciamo una legge inapplicabile.
Non so chi nominerà i Commissari senza copertura finanziaria. Chi lo farà?
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zorzato.
Ci sono altri interventi?
Su questo tema ho avuto modo di approfondire con gli Uffici i giorni scorsi ma anche in questo momento, così com'è il testo, tra l'altro steso dagli Uffici, rende possibile la votazione di questa legge e quindi è una norma che ci permette di approvare la legge perché sia effettivamente operativa.
L'approvazione del Bilancio, che iniziamo giovedì come discussione, non è che arriverà fra qualche mese immagino, ma penso arriverà fra qualche giorno, forse una settimana, quindi non è una cosa che è lontanissima dall'approvazione.
Per chi c'era - purtroppo mi tocca dirlo: forse sono uno dei più vecchi dell'Aula e questo mi pesa molto dirlo - è una cosa peraltro già avvenuta a inizio 2010 in fase di chiusura di Legislatura col Bilancio ancora da approvare che ha permesso l'approvazione e anche l'attività di leggi fatte a inizio 2010 che avevano una norma quasi simile a questa. Questa è forse più perfezionata e più attinente anche all'argomento.
Quindi su questo tema, dopo essermi consultato con gli Uffici, posso rassicurare l'Aula che quello che andremo a votare è una norma assolutamente applicabile senza alcun tipo di preoccupazione o remora.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Sull'ordine dei lavori, visto che abbiamo un po' di emendamenti, per agevolare quella che è poi la discussione possiamo sospendere per fare una riunione legata agli emendamenti specifici?

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
L'Ufficio di Presidenza della Seconda Commissione si ritrova per i pareri agli emendamenti.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sulla sua comunicazione, a me risulta che l'esempio che lei ha citato del 2010 nel testo approvato si rinviava la pubblicazione e l'entrata in vigore della norma, cioè si legava la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'intera norma. Era un'approvazione sui generis nel senso che se il Bilancio non conteneva quella norma finanziaria quella legge non veniva pubblicata.
Qui non siamo di fronte a questo esempio e, Presidente, ha ragione il collega Zorzato.
La invito ad ascoltarmi, Presidente. Le rileggo l'emendamento che secondo lei dà copertura a questa legge. Questa norma si mantiene su un emendamento del collega Calzavara dove si dice "Le disposizioni di cui all'articolo 7, commi 5 e 7, ed articolo 20, acquistano efficacia a decorrere dall'entrata in vigore della legge regionale relativa al Bilancio di previsione 2016-2018", in questo emendamento non c'è scritto che quella legge di Bilancio deve contenere la risoluzione al problema. Quindi lega l'entrata in vigore di norme che devono trovare copertura nel Bilancio non all'approvazione nel Bilancio di quelle norme di copertura ma all'approvazione del Bilancio tout court.
Cioè si approva il Bilancio, io faccio un emendamento con cui cancello i 600.000 euro e secondo lei queste norme entrano in vigore? Basta l'approvazione del Bilancio, "basta la parola", come diceva una vecchia pubblicità? Secondo me no.
La inviterei a riflettere su questo punto che giustamente il collega Zorzato ha messo in evidenza.
Qui non c'è scritto un Bilancio che dà soluzione alla copertura economica. Qui c'è scritto: 1) che entra in vigore una volta approvato il Bilancio indipendentemente dal fatto se trovano copertura economica o meno; 2) l'esempio non è calzante perché l'esempio del 2010, premesso che non c'ero in quel Consiglio e mi sembra che anche lì siamo abbastanza sui generis, legava la pubblicazione, quindi l'efficacia della legge, all'approvazione della norma finanziaria.
Qui siamo al contrario: questa viene pubblicata e, quando troverà copertura economico-finanziaria, sarà considerata completa la normativa. Ma la pubblichiamo domani e le norme di questa legge non entrano in vigore nel caso in cui non ci dovesse essere l'approvazione del Bilancio, ma neanche la copertura perché in emendamento è scritto "l'approvazione del Bilancio", sono questioni importanti. È la composizione del Comitato tecnico regionale VIA, non è una cosa superflua ma sono questioni centrali.
L'articolo 20 è "monitoraggi, controlli e sanzioni", lei si rende conto cosa vuol dire se queste norme non entrassero in vigore?
Non siamo qui per fare ostruzionismo a questa legge nonostante questa norma, nonostante io considero questa norma profondamente illegittima, lo dico francamente.
La proposta di soluzione - guardo lei e guardo il Presidente della Seconda Commissione – potrebbe essere questa: noi andiamo ad approvare tutta la norma con gli emendamenti, ovviamente noi ci auguriamo che qualche emendamento dell'opposizione venga anche approvato, fino all'articolo 23; si vota il Bilancio; in coda al Bilancio al primo punto mettiamo l'approvazione dell'articolo 23 con la relativa norma che ha già trovato copertura in un Bilancio che abbiamo già approvato, che è vero verrà pubblicato fra qualche giorno ma temporalmente l'approvazione della norma sul VIA avviene successivamente a quella di un Bilancio nel quale abbiamo dato copertura economica.
Questa è la proposta che mi sento di avanzare.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Ma ripeto, e mi permetto di dire che conosco abbastanza le leggi ma non sono proprio un esperto di tecnica legislativa fino alla virgola quindi mi affido anche a chi ha il compito di guidarci, questo quesito lo poniamo in Commissione e lo verifichiamo.
Sospendiamo la Seduta per 15 minuti.
La Seduta è sospesa alle ore 18.44
La Seduta riprende alle ore 19.36

PRESIDENTE

Abbiamo concluso la discussione generale e siamo sull'articolato.
Articolo 1.
Sull'articolo 1 ci sono degli emendamenti.
Emendamento n. B0005 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. Le tipologie progettuali di cui agli allegati A e B della presente legge sono soggette alle disposizione contenute nel decreto del 30 marzo 2015 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con oggetto "Linee guida per la verifica di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle Regioni e province autonome, previsto dall'articolo 15 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91", convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116."
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Lo do per letto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0005
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Pongo in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Emendamento n. B0003 presentato dal consigliere Brusco, che prevede:
dopo la lettera a), articolo 3, comma 1, è aggiunta la seguente lettera:
"a bis) Autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio di un installazione rientrante fra quelle di cui all'articolo 4, comma 4, lettera c), decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" o di parte di essa a determinate condizioni che devono garantire che l'installazione sia conforme ai requisiti di cui al Titolo III - bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", ai fini dell'individuazione delle soluzioni più idonee al perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 4, comma 4, lettera c) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale". Un'autorizzazione integrata ambientale può valere per una o più installazioni o parti di esse che siano localizzate sullo stesso sito e gestite dal medesimo gestore. Nel caso in cui diverse parti di installazione siano gestite da gestori differenti, le relative autorizzazioni integrate ambientali sono opportunamente coordinate a livello istruttorio;".
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
È l'inserimento di una definizione. Lo do per letto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0003.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 3, come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
Ci sono emendamenti.
Emendamento n. B0020 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
l'articolo 4, comma 1, lett. a), allegato A1, è così sostituito:
Allegato A1 "Progetti sottoposti a VIA", la lettera n) è così sostituita:
"n) Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti con pericolosi, con capacità superiore a 100 t/giorno, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento di cui all'allegato B, le lettere D9, D10 e D11, e allegato C, lettera R1, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Impianto di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100 t/giorno, mediante operazione di incenerimento o di trattamento di cui all'allegato B, lettere D9, D10 e D11, e allegato C, lettera R1, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ad eccezione degli impianti di trattamento di rifiuti urbani non pericolosi (operazione D9);
Regione.".
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0020.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0010 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
l'articolo 4, comma 1, lett. a), allegato A2, è così modificato:
"Allegato A2 Parte A2: Progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità, punto 1. Agricoltura, lettera a)
sostituire le parole "10 ettari" con le parole "3 ettari".
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Perché questa proposta? Attualmente quando deve essere trasformato un territorio naturale, ad esempio un bosco, in terreno agricolo la norma prevede che bisogna fare la procedura di impatto ambientale se interveniamo su più di 10 ettari. Qui si porta a 3 ettari perché in Veneto non abbiamo molti boschi, anzi ne abbiamo molto pochi, poi sappiamo quanto importante sia avere attenzione ai nostri boschi. Abbiamo ricevuto da poco, febbraio 2016, anche un fascicolo da parte del Presidente Ciambetti relativo a "Veneto tendenze forestazione urbana. Strumento di miglioramento ambientale e contrasto ai cambiamenti climatici", sappiamo quanto importanti siano queste alberature anche per il clima, "per ridurre i cambiamenti climatici della biosfera" così scrive il nostro Presidente, quindi dobbiamo stare molto attenti a questo.
Qui vi mostro due foto – penso che le foto si possano mostrare, Presidente – relative al caso di Tarzo, cioè il disboscamento di alberi centenari, si tratta 4 ettari disboscati, c'era un bosco in questa collina a Tarzo ed è stata ridotta così: il bosco è stato tagliato nel 2012, nel 2013 sono entrati con le ruspe per livellare il terreno e nel 2014 ecco il risultato, colleghi!
È un vigneto fatto in un'area impropria dove la valutazione di impatto ambientale non è stata fatta, c'è stato uno smottamento e praticamente il vigneto dopo le piogge importanti è venuto giù in tre punti perché evidentemente si è smontato perché siamo andati a toccare ciò che madre natura aveva fatto in milioni di anni e noi con le ruspe l'abbiamo rimodellato.
Se c'era la procedura VIA con questo limite dei 3 ettari sicuramente avremmo evitato questo.
Tra l'altro, un'altra delle problematiche è valutare quello che accade quando arriva la pioggia che prima veniva assorbita dal bosco e adesso non viene più assorbita. In questo caso abbiamo avuto come una grande tettoia di 40.000 metri quadri, 4 ettari, dove tutta quell'acqua non viene più assorbita dal bosco ma va verso valle.
Sapete in questo caso, colleghi, che cosa c'era a valle e qual era il corso d'acqua? Era il torrente Lierza e, chi si ricorda quello che è accaduto ad agosto di due anni fa si ricorderà che il Lierza ha causato anche dei morti.
La proposta era del tutto di buon senso e quei 10 ettari magari possono valere in Toscana o in Calabria dove sono pieni di boschi, ma qua da noi con i pochi boschi che abbiamo e con i problemi di dissesto idrogeologico sarebbe – dico "sarebbe" perché in Commissione mi hanno dato parere negativo – stato opportuno portare quel limite a 3 ettari, non assolutamente per burocratizzare, ma semplicemente a tutela degli abitanti e a tutela del nostro ambiente. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per un accenno a Zanoni. Al di là del caso specifico, che non conosco, il Veneto ha una superficie boschiva che negli ultimi decenni sta aumentando progressivamente, non è vero che sta diminuendo, quindi sta dando informazioni sbagliate.
Se le faccio vedere una foto del mio paese di 50 anni fa e vede una foto di adesso vede che i boschi ormai arrivano fino in casa.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
La parola al consigliere Villanova.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per dire che la frana, lo smottamento che ha fatto vedere, non c'entra niente con i morti che si sono verificati sul torrente Lierza, giusto per correttezza.
Si tratta di tutt'altra cosa perché, se non sbaglio, lo smottamento è a valle rispetto al punto dove ci sono stati i morti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Villanova.
Non vedo altri interventi.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0010.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0021 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
l'articolo 4, comma 1, lett. a), allegato A2, è così sostituito:
L'allegato A2 "Progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità", punto 7 "Progetti di infrastrutture", lettera b2) è così sostituita:
"b2) Costruzione di centri commerciali di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 "riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59" e in particolare medie strutture di vendita in forma di medio centro commerciale, come definite dall'articolo 3, comma 1, lettera f) della legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50 e grandi strutture di vendita di cui all'articolo 22, comma 1, lettera b) della legge regionale n. 50 del 2012;".
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0021.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0022 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
l'articolo 4, comma 1, lett. a), Allegato A2, è così sostituito:
L'allegato A2 "Progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità", punto 7 "Progetti di infrastrutture", lettera r) è così sostituita:
"r) impianti di smaltimento di rifiuti urbani non pericolosi, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettere D2 e da D8 a D11, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152); impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, mediante operazioni di raggruppamento o di ricondizionamento preliminari, con capacità massima complessiva superiore a 20 t/giorno, operazione di cui all'allegato B, lettere D13 e D14 del decreto legislativo 152/2006);
Impianti di smaltimento di rifiuti urbani non pericolosi, mediante operazioni di incenerimento, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno (operazione di cui all'allegato B, lettere d10 e D11, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152); impianti di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, mediante operazioni di raggruppamento o di ricondizionamento preliminari, con capacità massima complessiva superiore a 20 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettere D13 e D14 del decreto legislativo 152 /2006;
Regione.
Impianti di smaltimento di rifiuti urbani non pericolosi, mediante operazioni di incenerimento, con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno (operazione di cui all'allegato B, lettere D2, D8 e D9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152); impianti di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, mediante operazioni di raggruppamento o di ricondizionamento preliminari, con capacità massima complessiva superiore a 20 t/giorno (operazioni di cui all'allegato B, lettere D13 e D14 del decreto legislativo 152 /2006;
Provincia.".
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0022.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0023 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
l'articolo 4, comma 1, lett. a), Allegato A2, è così sostituito:
L'allegato A2 "Progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità", punto 7 "Progetti di infrastrutture", lettera z.a.) è così sostituita:
"z.a) impianti di smaltimento di rifiuti pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato B, lettere D2, D8 e da D13 e a D15, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
Impianti di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato B, lettere D2, D8 e da D13 a D15, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ad esclusione degli impianti di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi (operazione D15), realizzati nel luogo di produzione per i rifiuti ivi prodotti o per i rifiuti prodotti anche in altri impianti o stabilimenti purché della medesima impresa;
Regione.
Impianti di smaltimento di rifiuti urbani pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato B, lettere D2, D8 e da D13 a D15, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e di rifiuti speciali pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato B, lettera D15 della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, realizzati nel luogo di produzione per i rifiuti ivi prodotti o per i rifiuti prodotti anche in altri impianti o stabilimenti purché nella medesima impresa;
Provincia.
z.a1) Impianti di recupero di rifiuti pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato C, lettere da Arci2 a Arci9, della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Provincia. "
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0023.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0011 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
all'articolo 4, comma 3, lett. g), è aggiunto:
dopo le parole "e successive modificazioni" sono aggiunte le parole "entro 30 giorni dall'approvazione della presente legge".
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
La proposta è di accelerare quello che può essere, da parte anche della Giunta, l'avvio di quella che è la definizione delle norme, in particolare legate ai regolamenti, e quindi avere la possibilità anche in Consiglio di averle in tempi adeguati per l'approvazione in Commissione.
La riduzione è di 30 giorni, so che è troppo stretta per qualcuno, ma io l'ho proposta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0011.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0012 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
l'articolo 4, comma 4, è così modificato:
Le parole "La Giunta regionale" sono sostituiti con le parole "Il Consiglio regionale".
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Visto che questa nuova legge va a dare sicuramente maggiore possibilità di gestione da parte dell'Amministrazione regionale a una Commissione che dovrebbe essere tecnica il più possibile con la nomina di più membri del Comitato che sono dirigenti interni. Sappiamo che i dirigenti di solito vengono nominati direttamente dalla Giunta regionale nell'ambito dell'organizzazione delle strutture, come avviene già in altre Commissioni. Lo abbiamo visto anche in queste nomine che ha fatto il Presidente Ciambetti con la CTR Ambiente, CTR Cave e CTR Lavori Pubblici, che il Consiglio partecipa nella nomina della costituzione di queste Commissioni.
Riteniamo opportuno che, soprattutto per una Commissione molto delicata come questa, ci sia la possibilità da parte del Consiglio di proporre dei nominativi, sulla base appunto dei requisiti che abbiamo individuato proprio in legge, per quanto riguarda la possibilità di nomina.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Io ho sottoscritto anche questo emendamento ma questo è, secondo me, uno degli elementi più importanti.
Mi rivolgo a tutti i Consiglieri, perché la Giunta aveva due possibilità arrivati a questo punto della Commissione VIA.
La prima quella più logica e più legittima, meno costosa anche, è di fare conto per la Commissione VIA di dipendenti solo della Regione, proprio i tecnici, quindi a costo zero aggiuntivo, scelti all'interno del personale della Giunta. Questa poteva essere una strada, una strategia, avremmo risparmiato risorse, ma sarebbe stato più che legittimo, anzi sarebbe stato un atto dovuto, la scelta da parte della Giunta dei nominativi perché è evidente che questa non poteva che spettare alla Giunta.
Nel momento in cui si decide di andare fuori e di non utilizzare personale della Giunta, vorrei chiedere al collega Gidoni, il collega Brusco sa già perché abbiamo proposto questo emendamento, al collega Berlato o al collega Barison: perché deve decidere la Giunta per quello che riguarda la VIA, che è molto più importante delle Commissioni tecniche regionali sull'ambiente, della Commissione tecnica regionale sulle cave, della Commissione tecnica regionale lavori pubblici sulla quale abbiamo deciso noi come Consiglieri, poi abbiamo fatto decidere al Presidente del Consiglio ma su indicazione di ciascun Consigliere regionale, su indicazione anche con una procedura e una metodologia della individuazione dei nomi che consentono a ciascun Consigliere regionale di avanzare delle proposte con una selezione fatta in un certo modo.
Perché non può decidere la Giunta? Perché non può decidere il Consiglio esattamente come decide per cose che sono un po' minori, un po' meno importanti dalla VIA?
Perché la VIA decide su tutti i Piani ambientali di tutti i Comuni, decide su qualsiasi cosa non solo dei Comuni, sulle proposte, sulle modifiche urbanistiche etc., allora perché su questa non deve avere competenza il Consiglio?
Non è solo una quesitone di poter incidere rispetto a quelle nomine, ovviamente è inutile che vi spieghi che un Consigliere incide di più se la nomina spetta al Consiglio e non alla Giunta soprattutto in chi è meno rappresentato all'interno della Giunta, ma c'è una questione anche di carattere generale che avevo già proposto in Commissione cioè la Commissione tecnica della VIA risponde al Consiglio o risponde solo alla Giunta? Secondo me la risposta è evidente su questo quesito.
Quindi, siccome non toglie nulla alla legge e la legge resta in piedi, semplicemente riportiamo le nomine in sede di Consiglio anziché di Giunta, vi invito veramente a votarlo questo emendamento Conte. Le differenze non sono molte tra maggioranza e opposizione in questo momento, credo che tutta l'opposizione lo voterà per cui vi inviterei veramente a non cedere una prerogativa che può essere del Consiglio alla Giunta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
La parola al consigliere Brusco.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Innanzitutto questo emendamento lo sottoscriviamo come Gruppo e poi io rafforzo quanto detto dai miei due colleghi anche perché il tutto è per non andare ad escludere il ruolo del Consiglio regionale, il quale dopo dovrà lavorare con questo Comitato, e tutti i progetti che passano dal Comitato dovranno coinvolgere anche il Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Brusco.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Su questo aspetto, questo argomento l'abbiamo discusso in particolare durante l'ultima Seduta della Seconda Commissione.
Noi ribadiamo la nostra posizione. L'abbiamo detto anche nel corso di questi mesi, attualmente c'è una Commissione che viene nominata dalla Giunta, con questa legge di riforma non avremo più una Commissione, ma avremo un Comitato tecnico che non delibera, che non esercita il potere, ma ha solo un potere istruttorio.
Rispetto a prima, quindi, addirittura abbiamo anche semplificato in questo senso dando una Conferenza dei Servizi il ruolo di poter esprimere il parere sulla base dell'istruttoria che fa il Comitato, per cui noi siamo dell'idea che a maggior ragione questa nomina debba farla la Giunta.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0012.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0006 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
l'articolo 4, comma 6, è così modificato:
le parole "lettere b), c) e g)" sono sostituite con le seguenti "lettere b), c), g) e h)".
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
È relativamente alle sanzioni.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0006.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 4, come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 6.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
Emendamento n. B0024 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
l'articolo 7, comma 4, è così modificato:
Dopo le parole "attività professionale," sono aggiunte le parole "neppure in forma associata,".
Il parere del relatore è favorevole.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0024.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo all'emendamento n. B0001 del consigliere Valdegamberi.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Lo ritiro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
L'emendamento viene ritirato.
Emendamento n. B0007 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
l'articolo 7, comma 5, lett. e), numero 6, è così modificato:
sostituire le parole: "diritto o economia ambientale" con le parole "diritto e economia ambientale".
Viene dato per letto.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0007.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non è sull'emendamento, semplicemente perché – e a me piace che resti agli atti – in questo momento la maggioranza è fatta di 23 Consiglieri.
Il numero legale è 24, se conferma la Presidenza. Noi siamo persone molto responsabili però ci domandiamo dove sono gli altri 6 Consiglieri che mancano in questo momento alla presenza della Seduta?
Detto questo, per quello che mi riguarda credo che su questo punto abbiamo concordato degli emendamenti che vi hanno "costretto a modificare" il contenuto di questa legge. Noi siamo per assumerci fino in fondo le responsabilità, conosciamo perfettamente i rischi che la legge sul VIA non entri in vigore alla scadenza del 29 febbraio quindi siamo persone responsabili, però ci piace anche far sottolineare che in questo momento la maggioranza non è presente in numero sufficiente in Aula.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La sua domanda è assolutamente lecita.
La parola al consigliere Zorzato.

Marino ZORZATO (Area Popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Lei avrà visto che ci siamo consultati qualche attimo fa, l'opposizione riteneva che se non c'era il numero legale avrebbe abbandonato l'Aula in realtà un dialogo tra di noi fa sì che, proprio perché abbiamo collaborato prima, è inutile dire di collaborare e poi uscire... dopodiché chiederei alla collega Rizzotto: fermiamoci qua, perché se andiamo all'argomento rischiamo poi di...
La maggioranza non sta garantendo nulla, scuse non ce ne sono.
Il nostro dovere è essere Consiglieri e andiamo avanti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zorzato.
Ritorniamo agli emendamenti.
Emendamento n. B0025 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
dopo l'articolo 7, comma 5 bis, è aggiunto il seguente comma:
"5 bis. Tutte le materie di cui ai numeri da 1 a 6 della lettera e) e 1 e 2 della lettera f) del comma 5, devono essere rappresentate all'interno del Comitato tecnico regionale VIA".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0025.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0008 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
l'articolo 7, comma 6, è così modificato:
sostituire le parole "trenta giorni" con le parole "sessanta giorni".
Parere favorevole della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0008.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Registriamo il voto favorevole della consigliera Sonia Brescacin.
Emendamento n. B0026 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
dopo l'articolo 7, comma 6, è aggiunto il seguente comma:
"6 bis) I componenti esperti di cui al comma 6, decorsi 3 anni dalla loro nomina, sono soggetti a verifica da parte della Giunta regionale ai fini della conferma nella prosecuzione dell'incarico sino alla scadenza prevista".
Parere favorevole del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0026.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0013 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
l'articolo 7, comma 7, è così modificato:
dopo le parole "consulenti esterni" sono aggiunte le parole "con un limite annuo complessivo di spesa pari a euro 50.000".
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento, e parlo anche dei prossimi n. B0014 e n. B0015 che sono collegati, andrebbero a normare quella che è la nomina di quelli che sono considerati tecnici esterni.
Oltre al Comitato tecnico che vede già la nomina di sei esperti esterni che fanno parte effettiva del Comitato, c'è la possibilità da parte del Presidente della Commissione VIA di nominare anche ulteriori tecnici esperti legati a progetti specifici, questo per garantire - si spera - la possibilità di avere delle professionalità e delle competenze che siano in più rispetto a quelle già previste per norma che devono avere i Commissari veri e propri del Comitato. Questo però dovrebbe essere garantito da una copertura complessiva del Comitato tecnico che prevede otto specifiche professionalità e competenze.
Questo non è stato ritenuto compatibile da parte della maggioranza su quella che era una proposta di poter coprire tutte queste professionalità che arrivano direttamente dall'esperienza da parte degli Uffici per quello che è stata in questi anni la necessità di avere competenze tecniche specifiche per certe tipologie di impianti o di opere pubbliche o private.
La proposta vede di dare dei limiti soprattutto legati anche alla possibilità di scegliere questi esperti magari all'interno di terne identificate da parte del CNR, che è l'Istituto nazionale della ricerca che sicuramente ha professionalità di un certo tipo, all'interno delle Università o proposte queste terne dai vari ordini professionali.
Questa è una proposta che era stata discussa e poi, per volontà soprattutto di un Capogruppo donna di maggioranza, non è stata accolta. Su questo vedo una presa di posizione vera e propria.
Spero che quando vedremo i componenti del Comitato che verranno proposti dalla Giunta e valutati dalla Commissione, non vedremo certe professionalità abbondare rispetto a quelle che sono le reali esigenze invece di funzionalità di una Commissione che ha bisogno di un apporto tecnico per sopperire eventuali carenze da parte degli organici delle strutture regionali.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte, anche per la assolutamente approfondita disamina del tema.
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0013.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0014 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
l'articolo 7, comma 7, è così modificato:
dopo le parole "consulenti esterni" sono aggiunte le parole "scelti su terne proposte da Università, Ordini professionali, CNR".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0014.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0015 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
l'articolo 7, comma 7, è così modificato:
dopo le parole "consulenti esterni" sono aggiunte le parole "e per competenze tecniche non presenti tra i membri del Comitato tecnico".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0015.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0028 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
dopo l'articolo 7, comma 7, è aggiunto il seguente:
"7 bis. Il consulente esterno potrà essere nominato per un unico incarico nel corso della durata del Comitato Via".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0028.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0009 presentato dal consigliere Zanoni, che prevede:
l'articolo 7, comma 8, numero 11, è così modificato:
sostituire le parole "diritto o economia ambientale" con le seguenti parole "diritto e economia ambientale".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0009.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Non ci sono più emendamenti sull'articolo 7.
Pongo in votazione l'articolo 7, come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 8.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 9.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 9.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 10.
Emendamento n. B0027 presentato dal consigliere Calzavara, che prevede:
dopo l'articolo 10, comma 3, è aggiunto il seguente:
"3 bis. In caso di parere negativo del Comitato tecnico VIA il progetto non può essere realizzato.".
Parere favorevole del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0027.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
L'emendamento n. B0016 del consigliere Conte viene ritirato.
Pongo in votazione l'articolo 10, come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 11.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 11.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 12.
L'emendamento n. B0004 del consigliere Brusco è ritirato.
Pongo in votazione l'articolo 12.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 13.
Pongo in votazione l'articolo 13.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 14.
Pongo in votazione l'articolo 14.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 15.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 15.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 16.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 16.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 17.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 17.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 18.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 18.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 19.
L'emendamento n. B0017 del consigliere Conte ed altri è ritirato.
Pongo in votazione l'articolo 19.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 20.
Non ci sono emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 20.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 21.
Emendamento n. B0018 presentato dai consiglieri Conte, Negro, Bassi e Casali, che prevede:
l'articolo 21, comma 1, è così modificato:
Il numero "180" è sostituito con "90".
Parere contrario della Commissione.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0018.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Pongo in votazione l'articolo 21.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 22.
Su questo articolo c'è l'emendamento n. B0002 del consigliere Valdegamberi.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Lo ritiro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Pongo in votazione l'articolo 22.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 23.
L'emendamento n. B0019 del relatore è ritirato e sostituito con quanto concordato prima nella riunione dell'Ufficio di Presidenza.
La parola al consigliere Calzavara, per una precisazione.

Francesco CALZAVARA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Ritiriamo l'emendamento che avevamo precedentemente previsto per quanto riguarda la norma finanziaria e lo sostituiamo con l'emendamento n. B0029 che prevede l'articolo 26: "Prima del comma 1 è inserito il seguente: 'La presente legge è pubblicata a seguito dell'approvazione del Bilancio'".
Nell'emendamento non c'è, ma chiaramente si fa riferimento al Bilancio 2016-2018 che confidiamo trovi la copertura della spesa finanziaria della Commissione che andiamo ad approvare con questo emendamento.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Calzavara.
L'emendamento ritirato faceva riferimento all'articolo 23, mentre quanto concordato in Commissione lo aggiungeremo all'articolo 26.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
A mio avviso andrebbe comunque riformulato perché mi sembra troppo generico "del Bilancio" senza mettere la specifica di quale Bilancio. È voluta.

PRESIDENTE

Nella precisazione fatta.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Sì, ho sentito, ma qua non c'è scritto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
Leggo il testo definitivo dell'emendamento n. B0029 che voteremo dopo: "La presente legge è pubblicata a seguito dell'approvazione del Bilancio di previsione 2016-2018".
Passiamo alla votazione dell'articolo 23.
Pongo in votazione l'articolo 23.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 24.
Pongo in votazione l'articolo 24.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Registriamo il voto di astensione del consigliere Azzalin.
Articolo 25.
Pongo in votazione l'articolo 25.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Articolo 26.
Emendamento n. B0029 presentato dal consigliere relatore Calzavara, che prevede:
all'articolo 26, comma 1, è aggiunto Il seguente:
"01. La presente legge è pubblicata a seguito della approvazione del bilancio".
Con l'aggiunta "previsione 2016-2018".
Parere favorevole del relatore.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0029.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 26, come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, passiamo alla votazione finale.
Pongo in votazione il PDL 16, nel suo complesso come emendato.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Registriamo il voto di astensione della consigliera Francesca Zottis.
PUNTO
5.4



PROGETTI DI LEGGE ISCRITTI AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO

Questo punto all'ordine del giorno prevede il rinvio in Commissione delle leggi di iniziativa popolare. Sono nove votazioni.
La parola al consigliere Scarabel.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Vorrei che rimanesse agli atti che per l'articolo 133, comma 3, tutti i progetti di legge di iniziativa popolare che sono stati presentati dalla IX Legislatura in giù decadrebbero alla fine di questa Legislatura. Quindi invito tutti a prenderci l'impegno di studiarli in Commissione e se non sono più attuabili li bocceremo, ma almeno discuterli e dare così dignità alle persone che hanno raccolto le firme e hanno portato qui le proposte di legge.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Scarabel.
Invito registrato, che gireremo ai Presidenti di Commissione.
PUNTO
34



RINVIO ALLA SECONDA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "ISTITUZIONE DEL PARCO DELLA LAGUNA DI VENEZIA" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 1) (DELIBERAZIONE N. 20/2016)

Commissione referente: Seconda.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 1.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
35



RINVIO ALLA TERZA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "TUTELE REGIONALI IN MATERIA DI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 2) (DELIBERAZIONE N. 21/2016)

Commissione referente: Terza.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 2.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
Ripetiamo la votazione per alzata di mano, per un problema tecnico al sistema di votazione elettronica.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 2.
Favorevoli? Contrari? Astenuti?
Il Consiglio approva.
Registriamo un astenuto.
PUNTO
36



RINVIO ALLA PRIMA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "COMUNITà DEL DELTA DEL PO" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 3) (DELIBERAZIONE N. 22/2016)

Commissione referente: Prima.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 3.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
37



RINVIO ALLA SECONDA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "NORME PER L'ISTITUZIONE DEL PARCO REGIONALE DELLA VALPOLICELLA" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 4) (DELIBERAZIONE N. 23/2016)

Commissione referente: Seconda.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 4.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
38



RINVIO ALLA SECONDA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "NORME PER L'ISTITUZIONE DEL PARCO REGIONALE DEL GARDA VENETO E DELLE COLLINE MORENICHE" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 5) (DELIBERAZIONE N. 24/2016)

Commissione referente: Seconda.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 5.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
39



RINVIO ALLA SECONDA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "MODIFICHE DELLA LEGGE REGIONALE 8 MAGGIO 2009, n. 12 "NUOVE NORME PER LA BONIFICA E LA TUTELA DEL TERRITORIO"" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 6) (DELIBERAZIONE N. 25/2016)

Commissione referente: Seconda.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 6.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
40



RINVIO ALLA PRIMA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "ZERO PRIVILEGI. RIMODULAZIONE DELLE INDENNITà DEI CONSIGLIERI REGIONALI, ABOLIZIONE DELLA DIARIA, DELL'ASSEGNO VITALIZIO, DELL'ASSEGNO DI REVERSIBILITà, DELL'ASSEGNO DI FINE MANDATO, VENDITA DEL PARCO AUTO E NATANTI E MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 30 GENNAIO 1997, n. 5 "TRATTAMENTO INDENNITARIO DEI CONSIGLIERI REGIONALI", E DELLA LEGGE REGIONALE 13 GENNAIO 2012, n. 4 "ABOLIZIONE DELL'ISTITUTO DELL'ASSEGNO VITALIZIO, RIDUZIONE E SEMPLIFICAZIONE DEL TRATTAMENTO INDENNITARIO DEI CONSIGLIERI REGIONALI"" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 7) (DELIBERAZIONE N. 26/2016)

Commissione referente: Prima.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 7.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
41



RINVIO ALLA PRIMA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "SUDDIVISIONE DEL COMUNE DI VENEZIA NEI DUE COMUNI AUTONOMI DI VENEZIA E MESTRE" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 8) (DELIBERAZIONE N. 27/2016)

Commissione referente: Prima.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 8.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
42



RINVIO ALLA TERZA COMMISSIONE CONSILIARE DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE RELATIVA A "L'ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE INIZIALE NEL SISTEMA REGIONALE VENETO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE" ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 20 DELLO STATUTO (PROGETTO DI LEGGE N. 51) (DELIBERAZIONE N. 28/2016)

Commissione referente: Terza.
Pongo in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare n. 51.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Avete visto la convocazione per giovedì 11, ore 10.00 sul Bilancio, puntuali.
Buona serata.
La Seduta termina alle ore 20.23

Il Consigliere segretario
f.to Maurizio Conte

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Copisteria Sassaro – Stenotype Transcription Multimedia srl

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Davide Benettelli
Elisabetta Fabris
Gabriella Gamba
Paola Lombardo

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