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Contenuti: Resoconto n. 197 - 10^ legislatura
Resoconto 197a Seduta pubblica
Martedì, 18 dicembre 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.55

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 197a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 26270 del 13 dicembre 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA

I congedi sono concessi.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interpellanza n. 11 del 23 ottobre 2018 presentata dal Consigliere Finco relativa a "Istituto comprensivo "G. UNGARETTI" - ALTISSIMO (VI), UN ESEMPIO DEL PROBLEMA DELLE SCUOLE DI MONTAGNA: LA REGIONE PROPONGA PROVVEDIMENTI"


"Premesso che:

- l'istituto comprensivo "G. Ungaretti" è composto da otto plessi scolastici suddivisi in tre comuni dell'Alta Valle del Chiampo in provincia di Vicenza: Crespadoro, Altissimo e San Pietro Mussolino;

- nel comune di Crespadoro è presente una scuola dell'infanzia e una scuola primaria;

- nel comune di Altissimo vi sono una scuola primaria presso il capoluogo e una scuola primaria e secondaria di primo grado presso la frazione di Molino (quest'ultima sede centrale dell'istituto in gestione insieme al comune di Crespadoro);

- presso il comune di San Pietro Mussolino vi sono una scuola dell'infanzia, una scuola primaria e una secondaria di primo grado;

- le dirigenze scolastiche sono insufficienti in tutte le scuole del Veneto;

- in mancanza della disponibilità di un dirigente viene nominato un reggente per gli istituti in cui non è presente il suddetto.

Rilevato che:

- negli ultimi anni l'istituto comprensivo "G. Ungaretti" non ha più avuto una dirigenza fissa, ma è sempre stato trascinato da una reggenza che ogni anno è cambiata;

- nell'anno scolastico 2018/2019 gli alunni iscritti presso la scuola primaria nel capoluogo comunale di Crespadoro sono stati 3 (non potendo dunque istituire una classe prima per l'anno in questione) mentre nel comune limitrofo di Altissimo sono state istituite due classi di prima sia nel capoluogo che nella frazione di Molino che dista circa 1 km;

- qualche reggente non essendo auto munito si servisse dei mezzi pubblici (assai scarsi nelle zone citate) riducendo la propria presenza;

- negli ultimi anni, a causa del calo demografico e dello spopolamento della pedemontana veneta, i numeri minimi per formare le classi sono sempre stati difficili da trovare;

- le nomine delle dirigenze e reggenze scolastiche sono attuate tramite decreti di nomina dell'Ufficio Scolastico Regionale, in questo caso Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto;

- in casi come questi è compito della direzione scolastica distribuire equamente gli alunni all'interno dell'istituto;

- l'Amministrazione comunale di Crespadoro ha fatto presente il tutto all'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto U.A.T. di Vicenza a giugno;

- la medesima Amministrazione ha fatto presente il tutto all'assessore regionale all'istruzione, alla formazione, al lavoro e alle pari opportunità, ad agosto;

- i reggenti dell'istituto comprensivo "G. Ungaretti" non sono mai rimasti per più di uno/due anni scolastici;

- il problema qui esposto non è circoscritto al comune di Crespano ma è un problema presente in molti comuni di montagna e che, col passare del tempo, si accentuerà;

- visto il continuo cambiamento dei reggenti ogni anno, le tempistiche per avere orari e maestri fissi in queste scuole si protraggono per mesi.

Dato atto che:

- in qualche modo si è sempre riusciti a gestire il tutto senza creare grandi problemi né alla scuola, né alle famiglie né ai comuni;

- l'Amministrazione comunale di Crespadoro ha chiesto spiegazioni alla passata DS dell'istituto comprensivo "G. Ungaretti";

- il comune di Crespadoro dalla ripartizione degli alunni per l'anno scolastico 2018/2019 ha subito un peggioramento dei servizi fruiti ai cittadini in quanto la classe prima elementare nella scuola del paese non è stata attivata;

- i comuni di montagna in questi periodi stanno soffrendo e si trovano ormai svuotati da qualsiasi servizio;

- i problemi emersi rendono il servizio scolastico di qualità inferiore rispetto a dove è possibile avere delle figure di riferimento stabili.

Considerato che:

- l'Amministrazione comunale di Crespadoro non ha la possibilità di istituire un servizio di accompagnamento per il trasporto degli alunni al di fuori del territorio comunale;

- a reggenza dell'istituto comprensivo "G. Ungaretti" non ha dato alcuna risposta e ha scaricato la responsabilità sui vari organi della scuola;

- l'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto U.A.T. di Vicenza non è intervenuto in tale circostanza e non ha nemmeno mai risposto agli scritti dell'Amministrazione comunale;

- per tale istituto, ma in generale per tutti gli istituti comprensivi, sarebbe importante consentire la permanenza di dirigenti o reggenti per più anni in modo da avere una continuità nella gestione;

- per l'istituto comprensivo in questione, ma in generale per tutti gli istituti comprensivi, sarebbe importante ci fossero dei dirigenti o reggenti scolastici che conoscessero le criticità del territorio, soprattutto negli istituti comprensivi montani;

- visti i problemi sopra riportati i genitori degli alunni preferiscono iscrive alla scuola privata di frati presente nel territorio i propri figli, supportando comunque maggiori spese.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere
interpella la Giunta regionale

per sapere come intende intervenire presso gli uffici regionali competenti, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto e Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto U.A.T. di Vicenza affinché i problemi evidenziati in premessa trovino una adeguata soluzione in grado di consentire la permanenza stabile di dirigenti o rettori scolastici negli istituti comprensivi in particolare in quello preso in esame e più in generale in tutti gli istituti di montagna".

PRESIDENTE

Il collega Finco la dà per letta.
L'Assessora Donazzan risponde, prego.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

"Il riferimento normativo relativo ai parametri numerici per la costituzione delle classi è il Decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 20 marzo 2009 "Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133". Ai sensi di tale Decreto, secondo cui "le dotazioni organiche complessive sono definite annualmente sia a livello nazionale che per ambiti regionali tenuto conto degli assetti ordinamentali, dei piani di studio e delle consistenze orarie previste dalle norme in vigore", la competenza relativamente al personale scolastico, sia esso dirigenziale, docente o Ausiliario, Tecnico e Amministrativo (ATA) è assegnata all'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto (USRV). Tale Ufficio opera a livello periferico attraverso gli Uffici di Ambito Territoriale (UAT) che coprono ciascuno il territorio provinciale/della Città metropolitana di Venezia.
La medesima norma prevede la possibilità di applicare deroghe per le scuole e le sezioni staccate funzionanti nei comuni montani. Il comune di Crespadoro, come quelli di Altissimo e di San Pietro Mussolino, compresi nell'unico istituto comprensivo di Altissimo, è classificato come totalmente montano e può quindi beneficiare di tali deroghe per quanto riguarda la formazione delle classi.
Ritenendo di fondamentale importanza la salvaguardia dei plessi scolastici nei territori montani, quali realtà sociale fondamentale per una comunità e prezioso servizio per le famiglie che vi risiedono, la Giunta regionale ha previsto nelle Linee guida regionali per il dimensionamento della rete scolastica e la programmazione dell'offerta formativa per l'Anno Scolastico 2018/2019" (DGR n. 1326 del 16 agosto 2017) quanto segue: "In ragione della specificità del territorio montano, considerate le problematiche economiche e demografiche che interessano queste comunità, si conferma che anche nell'A.S. 2018-2019 non saranno operate, per quanto possibile, chiusure di plessi nei comuni montani affinché sia assicurata alle popolazioni che vi risiedono la fruibilità dei servizi di istruzione."
Nello stesso provvedimento – nonché nella corrispondente deliberazione relativa all'A.S. 2019/2020, DGR n. 1039 del 17 luglio 2018 – sono state fornite chiare indicazioni alle competenti commissioni territoriali perché venga tenuto in particolare considerazione il mantenimento di almeno un ordine di scuola in ogni territorio comunale nella formulazione delle proposte di dimensionamento delle istituzioni scolastiche site nelle aree montane e assimilabili.
Ciò posto si segnala come l'organizzazione del servizio scolastico risenta di una cronica carenza di dirigenti scolastici, che obbliga l'USRV ad un massiccio ricorso all'istituto della reggenza.
Con le reggenze attualmente vengono coperte circa il 44% (264 su 600) delle sedi scolastiche venete, situazione che in base alle norme vigenti dovrebbe invece presentarsi solo nel 4,67% degli istituti (corrispondente alle 28 scuole sottodimensionate).
A più riprese il Presidente della Regione del Veneto e l'Assessore all'istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità hanno lamentato la scarsa attenzione del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) alle necessità del sistema scolastico veneto, pur a fronte dei positivi risultati dei nostri studenti nelle indagini OCSE – PISA, e in varie occasioni la Regione, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, ha inviato al Ministro competente note che segnalano la scarsità delle risorse umane assegnate al sistema istruzione della Regione e la criticità nella distribuzione del personale direttivo scolastico.
Il superamento della carenza illustrata dovrebbe intervenire a breve grazie al concorso nazionale per l'assunzione di 2425 dirigenti scolastici.
LA GIUNTA REGIONALE
UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;
DELIBERA
1. di approvare, nel testo riportato in premessa, la risposta all'interpellanza n. 11 del 23 ottobre 2018 presentata dal consigliere Finco, avente per oggetto "Istituto Comprensivo "G. Ungaretti" – Altissimo (VI), un esempio del problema delle scuole di montagna: la Regione proponga provvedimenti";
2. di incaricare dell'esecuzione del presente atto la Segreteria della Giunta – Direzione Verifica e gestione atti del Presidente e della Giunta".

PRESIDENTE

La parola al collega Finco per la replica.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Mi ritengo soddisfatto della risposta avuta dall'Assessore. Grazie

PRESIDENTE

Va bene, passiamo all'interrogazione n. 668 del collega Ruzzante.

Interrogazione a risposta immediata n. 668 del 5 novembre 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "VERTENZA TELERETE, SIANO GARANTITI I LIVELLI OCCUPAZIONALI: NO AI 12 LICENZIAMENTI ANNUNCIATI"


"Premesso che:

- dal giugno scorso Telerete, società attiva in ambito telecomunicazioni e infomobilità e già controllata da APS Holding Spa, è di proprietà di Ge.fi.l, ramo del gruppo padovano Corvalis;

- il 26 ottobre 2018 la nuova proprietà di Telerete ha comunicato l'intenzione di non procedere alla conferma dei contratti di lavoro di 12 dipendenti, 7 dei quali in scadenza al 31 ottobre 2018;

- il 30 ottobre 2018 la Fiom CGIL di Padova unitamente alle RSU di Telerete ha proclamato 6 ore di sciopero per il giorno stesso e altre 8 per l'indomani, 31 ottobre 2018, dopo l'incontro con la nuova proprietà che ha confermato il licenziamento di 12 dipendenti.

Considerato che:

- tale scelta, secondo quanto denunciato dalla Fiom CGIL di Padova, sarebbe riconducibile ad una situazione economica non favorevole, certamente non imputabile ai lavoratori stessi e dovuta, tra l'altro, alle problematiche economiche legate alla vendita (affitto dell'immobile, mancata conferma di commesse etc.);

- il licenziamento dei 12 lavoratori andrebbe a determinare un grave danno sociale ed economico, anche in termini di dispersione dell'alta professionalità loro riconosciuta ed acquisita nel tempo.

Evidenziato che all'interno del contratto di vendita di Telerete era stato inserito un accordo sindacale, ritenuto vincolante ai fini della stessa, a tutela del personale di Telerete.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere, con riferimento ai fatti sopra esposti, come intenda attivarsi a difesa dei livelli occupazionali e a tutela dei lavoratori di Telerete".

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Non risparmio critiche anche ad APS Holding, in questo caso, relativamente alla gestione di una delle società che sono state importanti quali Telerete che, nel corso degli anni, ha saputo anche modificare la sua ragione: partita come società, in particolar modo nell'ambito delle telecomunicazioni, ha avuto la capacità di trasformarsi in infomobilità, informazioni per prenotazioni nell'ambito di manifestazioni culturali, attività convegnistiche e quant'altro.
Purtroppo, una crisi dei contratti di lavoro ha portato al rischio di non procedere alla conferma di contratti per dodici dipendenti, sette dei quali in scadenza dal 31 ottobre 2018.
È stato organizzato uno sciopero di sei ore da parte della FIOM/CGIL e altre otto ore per il giorno successivo, si voleva capire da parte della Giunta che cosa è stato fatto e come intende attivarsi a difesa dei livelli occupazionali a tutela dei lavoratori di Telerete, sapendo che qui siamo in un ambito semipubblico, per capirci, perché APS ovviamente è una derivata da quelle che erano le aziende municipali, quindi la cosa in qualche modo ha anche una valenza ancora più pregnante.
Ovviamente non mi interessa da che parte pende APS: io, quando devo difendere e tutelare i posti di lavoro dei lavoratori, metto davanti loro a qualsiasi altra considerazione e valutazione.

PRESIDENTE

Grazie. Diamo un bentornato alla collega Zottis che vedo in ottima forma. Bentornata veramente.
Assessora Donazzan per la risposta.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

Grazie, Presidente.

"Ne-t by Telerete Nordest Srl - società di servizio nelle telecomunicazioni e nell'Information and Communications Technology (ICT), che si occupava di progettazione, realizzazione ed esercizio di sistemi per la sicurezza e sorveglianza per la connettività e l'accesso ai servizi pubblici e privati - era una società partecipata da Aps Holding Spa (Comune di Padova) per la quota del 69,11%. Lo scorso giugno Gefil SpA, controllata del Gruppo Corvallis - uno dei principali attori italiani del mondo ICT e punto di riferimento per la crescita tecnologica e innovativa di aziende e organizzazioni -, ha acquisito il 100% delle quote di Telerete, garantendo la tutela dell'occupazione.
Lo scorso 26 ottobre Telerete ha comunicato la volontà di ridurre il proprio personale, che oggi ammonta a circa 70 dipendenti, manifestando l'intenzione di non prorogare 12 contratti a tempo determinato, 7 dei quali già scaduti, e ciò a fronte di una situazione economica non favorevole e del taglio delle attività di un cliente.
Fiom Cgil Padova ha immediatamente manifestato la propria contrarietà a tale scelta, anche a fronte del valore e dell'alta professionalità di tali lavoratori, che potrebbero essere adibiti anche ad altri servizi e alla continua crescita del business della società.
Sindacato, RSU e lavoratori, anche con l'appoggio del Sindaco di Padova, sono in questi giorni impegnati in manifestazioni e scioperi nella speranza di far cambiare idea a Telerete, con i rappresentanti della quale la Fiom Cgil continua a confrontarsi per trovare una soluzione positiva alla vertenza.
La Regione del Veneto non è stata coinvolta in tale trattativa, ma ha manifestato la propria disponibilità a intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, qualora una delle Parti lo richieda."

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi farò latore della richiesta da parte dell'Assessore e mi auguro che si faccia entro breve tempo questo incontro, anche perché, come ha sottolineato lei nella risposta, ineccepibile da questo punto di vista, quando Ge.Fil è subentrata aveva garantito l'occupazione, ma non è che la si può garantire per tre mesi perché questa mi pare una presa in giro nei confronti di chi ha ricevuto questa garanzia dell'occupazione: a giugno si garantisce l'occupazione e a ottobre si mettono fuori dodici lavoratori che vuol dire il 20% della base occupazionale di questa azienda?
Quindi non è una cosa per cui si tratta di uno o due dipendenti a cui magari si anticipa la pensione, ma siamo di fronte ad un'incapacità di mantenere gli impegni dati e, secondo me, questo va in qualche modo sottolineato.
Quindi mi dichiaro soddisfatto della risposta, mi farò parte attiva affinché ci sia questo incontro e proviamo a fare, magari con una triangolazione con il Comune di Padova e la Regione, nei confronti di Ge.Fil: diventa tutto più difficile ovviamente, perché trattasi di azienda privata, però dobbiamo tentare in qualche modo di mantenere questi dodici lavoratori, che non meritano di essere licenziati, visti gli accordi che erano stati fatti: questo è l'impegno e va mantenuto. Grazie.

PRESIDENTE

Va bene. Passiamo alla n. 639, sempre del collega Ruzzante.

Interrogazione a risposta immediata n. 639 del 20 settembre 2018, presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "INCENDIO ALLA MISSIONE FRANCOFONA AFRICANA, NEL QUARTIERE TERRANEGRA A PADOVA: COME INTERVERRÀ LA GIUNTA REGIONALE?"


"Premesso che nella notte tra il 16 e il 17 settembre, attorno alle 3:30, la tensostruttura allestita nelle pertinenze della Chiesa di San Gaetano, nel quartiere di Terranegra a Padova, ha preso fuoco. L'allarme è partito da alcuni residenti che hanno notato le fiamme e chiamato i soccorsi. La struttura ospitava le celebrazioni religiose della missione africana francofona, ed esiste il fondato sospetto, espresso da alcuni membri della comunità e riportato dagli organi di stampa, che l'origine dell'incendio possa ritenersi dolosa, dichiarando: «Si parla tanto di integrazione ma alla fine succede questo. Non voglio puntare il dito contro nessuno ma siamo certi che qualcuno ha appiccato il fuoco». (1)

Rilevato che la garanzia del diritto alla sicurezza, così come previsto all'art. 6, comma 1, lett. g) dello Statuto della Regione del Veneto, deve essere garantita ed estesa a chiunque si trovi in territorio veneto e che qui intenda esercitare il proprio diritto costituzionalmente riconosciuto (art. 19 Cost.) di professare liberamente (dunque in sicurezza, sine cura: senza paura) la propria fede religiosa, sia sollecitando l'intervento delle autorità di Pubblica sicurezza e dell'autorità giudiziaria sia intervenendo attraverso specifica declinazione progettuale degli strumenti di cui la regione dispone (art. 3, legge regionale n. 9/2002 ).

Evidenziato che nella giornata di ieri il Comune di Padova si è espresso a sostegno e in solidarietà alla Comunità Cattolica Africana Francofona, sottolineando la pari dignità di tutte le comunità religiose presenti nel territorio di Padova.

Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se rispetto a quanto qui in premessa intenda intervenire anzitutto attraverso una espressa manifestazione di solidarietà alla Comunità Cattolica Africana Francofona di Padova e del Veneto, sollecitando nel contempo l'intervento delle Autorità competenti e declinando gli strumenti a disposizione della Regione del Veneto ai fini della tutela del diritto alla sicurezza in corrispondenza del diritto alla professione della propria fede religiosa da parte di chiunque".

(1) Alice Ferretti, "Bruciata la "chiesa" africana "E' di certo un incendio doloso", Il Mattino di Padova, 18 settembre 2018, p.20

PRESIDENTE

Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Sono curioso di sentire più che altro la risposta: trattasi di un incendio nei confronti di una struttura che ospitava le celebrazioni religiose della missione africana francofona ed è inutile ricordare a questo consesso che tratta di funzioni religiose cattoliche cristiane.
Da questo punto di vista volevo capire quale è stato l'esito delle inchieste e delle indagini, perché immagino ci siano state anche indagini, ma non so sinceramente se, da questo punto di vista, l'incendio è stato di origine dolosa o meno: i primi articoli lasciavano aperte entrambe le ipotesi, quindi sono curioso di sentire qual è la risposta da parte dell'Assessore
in base alle indagini effettuate.

PRESIDENTE

Vediamo se l'assessore Corazzari ci illumina, prego.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.

"L'interrogazione concerne un episodio avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 settembre 2018: la tensostruttura allestita nelle pertinenze della Chiesa di San Gaetano, nel quartiere Terranegra a Padova, ha preso fuoco. La struttura ospitava le celebrazioni religiose della missione africana francofona e sussiste il fondato sospetto che l'origine dell'incendio possa essere dolosa. Già in altre occasioni la Giunta Regionale ha espresso la sua ferma opposizione ad ogni forma di violenza fisica e verbale avente come riferimento tematiche politiche o comunque sociali, razziali e religiose. Pertanto, anche nel caso in questione, si ribadisce il valore della libertà religiosa e della sua piena espressione come diritto fondamentale dell'uomo. Infatti la dimensione religiosa va considerata sotto l'aspetto della piena promozione della persona umana nella propria ricerca del bene comune e della sua tutela, riassumendosi in essa tutti i diritti fondamentali dell'uomo, posti a fondamento della Carta Costituzionale come costituzione materiale e dello Statuto della stessa Regione del Veneto.

Si esprime pertanto piena solidarietà alla Comunità Cattolica Africana Francofona".

PRESIDENTE

La parola al consigliere Ruzzante per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ovviamente non spetta alla Giunta stabilire l'origine di questo incendio, comunque anche lei nella risposta ha citato la stessa fonte che avevo io e quindi ha parlato di probabile origine dolosa, quindi conferma che non ci sono altri elementi che hanno modificato questa impostazione iniziale.
Ovviamente voi capite che subentra un elemento di valutazione diverso, perché se si tratta di origine dolosa, è una cosa di una gravità estrema: poteva portare anche a danni ben più gravi che non la tensostruttura, poteva portare danni nei confronti di persone e trattasi probabilmente di un atto, se confermata l'origine dolosa, contro la comunità cattolica francofona africana, che si riunisce presso nella chiesa di Terranegra. Quindi assume un'altra valenza presso la chiesa di Terranegra, ancora più negativa.
Non posso che dichiararmi soddisfatto per la risposta: ha parlato di libertà religiosa, ha espresso solidarietà nei confronti della comunità cattolica africana francofona di Padova e del Veneto ed ha ribadito che è un diritto fondamentale di queste comunità di potersi incontrare nel quartiere di Terranegra.
Renderò in qualche modo pubblica nel quartiere di Terranegra la risposta datami dalla Giunta, perché la condivido al 100% e ringrazio la Giunta che, ogni volta che pongo questi temi, dà risposte che sono perfettamente in linea col dettato costituzionale.

PRESIDENTE

Grazie. Passiamo all'interrogazione n. 673 del collega Sinigaglia.

Interrogazione a risposta immediata n. 673 dell'8 novembre 2018 presentata dal Consigliere Sinigaglia relativa a "PIANO DI RISTRUTTURAZIONE AZIENDA "BERTO E.G. INDUSTRIA TESSILE" DI BOVOLENTA (PD): QUALE INTERVENTO PER SCONGIURARE GLI ESUBERI PREVISTI?"


"Premesso che:

- la "Berto E. G. Industria Tessile" è una storica azienda fondata nel 1887 che rappresenta un punto di riferimento per Bovolenta (PD) ed il suo territorio;

- fino a cinque anni fa la Berto dava lavoro a quasi duecento persone. Ora l'azienda ha annunciato l'apertura della procedura di mobilità per 50 dei 138 lavoratori rimasti nei quattro stabilimenti. Quasi metà degli esuberi è concentrata nel reparto tessitura, seguita dal settore arrotolatura, dalla logistica e magazzino. Secondo l'azienda il piano di ristrutturazione punta ad aumentare l'efficienza per recuperare mercato di fascia medio alta. la proprietà ha annunciato l'intenzione di ricollocare 27 dipendenti in una società terza.

Considerato che:

- i rappresentanti sindacali esprimono da parte loro forte preoccupazione per l'impatto che il piano di ristrutturazione avrebbe soprattutto sulle donne, chiedono una riduzione degli esuberi con la riqualificazione dei lavoratori anche attraverso gli ammortizzatori sociali e sottolineano come "Negli ultimi anni l'azienda ha già chiuso dei reparti, come il negozio di Conselve nel 2011 e il reparto filatura nel 2014 con 35 dipendenti lasciati a casa. Nel biennio 2016-2017 ha applicato il contratto di solidarietà per 50 lavoratori e ora annuncia gli esuberi. Consapevoli delle difficoltà, negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto passando dalla cassa integrazione agli accordi di flessibilità. Ora ai dipendenti che hanno fatto di tutto per rispondere ai bisogni aziendali con cambi di mansione, di orari e di reparti, viene presentato un conto pesante da pagare. Vogliamo la massimali tutela nella gestione della crisi e chiediamo ricollocazioni interne ed esterne";

- e trattative sono alle prime battute ma le distanze tra la proprietà e i lavoratori appaiono nette.

Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale
interroga il Presidente della Giunta regionale

per sapere se e come intende intervenire nella vicenda sopra descritta per tutelare i lavoratori dell'azienda "Berto E. G. Industria Tessile" di Bovolenta (PD) a fronte di un piano di ristrutturazione che prevede una serie di esuberi".

PRESIDENTE

La dà per letta, collega? Perfetto.
Assessora Donazzan per la risposta.
Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)
Grazie, Presidente.

"Berto E.G. Industria Tessile di Bovolenta è attiva dal 1887 nel settore della produzione e
commercializzazione di tessuti, in particolare del denim. Negli ultimi dieci anni, a causa della concorrenza di produttori asiatici, turchi e nordafricani, l'azienda ha perso mercato e marginalità, per un complessivo -36% di ricavi negli ultimi cinque anni. Per il 2018 è prevista una perdita di tre milioni di euro e, a fronte di questi bilanci, l'azienda ha deciso di procedere a una riorganizzazione che prevede, tra l'altro, il ridimensionamento dell'organico, con un esubero di 50 persone e, a tal fine, il 30 ottobre 2018 ha avviato una procedura di licenziamento. Una parte dei licenziamenti è motivata dall'intenzione di esternalizzare alcuni servizi, come magazzino, arrotolatura e logistica interna. Secondo l'azienda, tale soluzione permetterebbe comunque il reimpiego presso i soggetti terzi di una trentina di dipendenti, che in tal modo riotterrebbero sempre le stesse mansioni, solo alle dipendenze ai un altro imprenditore. Il 7 novembre scorso l'azienda e la parti sindacali si sono incontrate e il prossimo incontro è fissato verso fine novembre. Allo stato attuale, non è pervenuta alcuna richiesta di intervento da parte dell'Azienda o delle organizzazioni sindacali, ma vi è piena disponibilità in merito da parte dell'Unità di Crisi o degli uffici regionali, qualora il coinvolgimento della Regione venisse richiesto. In ogni caso, qualora la fase sindacale della procedura di licenziamento dovesse concludersi con un mancato accordo, si aprirebbe una nuova fase di confronto istituzionale davanti agli uffici regionali competenti, per la cosiddetta "fase amministrativa".

Si mantengono, pertanto, i contatti con le organizzazioni sindacali per intervenire laddove necessario e per prestare ogni assistenza nel caso in cui, permanendo degli esuberi alla fine della vertenza, i lavoratori fossero interessati ad accedere alle politiche attive regionali".

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica la parola al collega Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Semplicemente per dichiararmi soddisfatto della risposta. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.

Interrogazione a risposta immediata n. 551 del 15 marzo 2018 presentata dal Consigliere Conte relativa a "TRATTE VICENZA-TREVISO E UDINE-VENEZIA: QUALI AZIONI INTENDE INTRAPRENDERE LA REGIONE VENETO CON RETE FERROVIARIA ITALIANA (RFI) PER RISOLVERE I DISAGI PROVOCATI AI PENDOLARI DAI CONTINUI RITARDI DEI TRENI, CON CONSEGUENTE PERDITA DELLE COINCIDENZE?"


"Premesso che:

- il treno regionale n. 5661 della tratta Vicenza-Treviso parte alle ore 6:14 e dovrebbe arrivare a destinazione alle 7:22; detto treno arriva all'ultima fermata di Paese verso le 7:10 e pur lasciandola in orario alle 7:14 sul percorso verso Treviso rallenta per non arrivare in anticipo;

- se il predetto treno arrivasse puntuale, gli utenti che proseguono verso Venezia, potrebbero prendere il treno regionale veloce n. 2441 della tratta Udine-Venezia che parte da Treviso alle 7:23;

- quanto succitato non accade: il più delle volte si scende dal primo treno a Treviso, che arriva con qualche minuto di ritardo, senza riuscire a prendere l'altro in partenza alle 7:23 da Treviso, che chiude le porte e parte puntuale;

- a Treviso il successivo treno regionale, n. 11009 della tratta Udine-Venezia delle ore 7:36, arriva e parte sempre con 5/10 minuti di ritardo; anche dopo la fine dei lavori di riqualificazione della stazione di Conegliano;

- i pendolari che viaggiano da Treviso verso Venezia sul predetto treno regionale n. 11009, e che scendono lungo le fermate della tratta, vivono un grande disagio perché sono costretti a raggiungere il posto di lavoro anche con più di mezz'ora di ritardo;

- il treno regionale veloce n. 2441 della tratta Udine-Venezia che parte, sempre puntuale da Treviso alle 7:23, in quanto ha in coda il treno Frecciarossa n. 9791 delle ore 7.30 proveniente da Udine e diretto a Milano centrale, non consente la coincidenza con il treno n. 5661 della tratta Vicenza-Treviso.

Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
chiede alla Giunta regionale

quali azioni intenda intraprendere con Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per far in modo che i disagi provocati dai ritardi dei treni vengano risolti ponendo in effettiva coincidenza i due mezzi suddetti (n. 5661 - n. 2441) alla stazione di Treviso, cambiando il marciapiede del Frecciarossa n. 9791 delle 7:30 oppure facendo anticipare la partenza, di qualche minuto, del treno n. 5661 tratta Vicenza-Treviso".

PRESIDENTE

Il collega Conte la dà per letta. Risponde l'assessora Lanzarin al posto dell'assessora De Berti, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)


"Per quanto attiene le problematiche più generali relative ai disagi subiti dall'utenza dei treni regionali a causa dei ritardi dei treni nella tratta in oggetto, gli uffici competenti hanno provveduto in data 19/06/2018 (prot. 233477) ad avviare un tavolo di confronto con la stessa Trenitalia S.p.a. e con RFI S.p.a. in qualità di Gestore dell'infrastruttura, dal quale è emerso che tali inefficienze sono in molti casi determinate dall'interferenza delle tracce di altri treni presenti sulla linea ferroviaria, tra cui i servizi di lunga percorrenza.

Alla luce di ciò è stata promossa un'attività di concerto tra la Regione del Veneto e le due Società ferroviarie con l'obiettivo di trovare interventi risolutivi o quantomeno mitigativi di tali interferenze, nell'ottica di ridurre i ritardi orari sulla linea ferroviaria in oggetto.

Con riferimento alla questione dell'anticipo del treno n. 5661 in partenza alle ore 6,14 da Vicenza e destinazione Treviso alle ore 7,22, si rende noto che già in passato era stato chiesto a Trenitalia S.p.a. di valutare l'ipotesi di anticipazione dell'orario di partenza del treno, ottenendo un riscontro negativo in quanto tale modifica dell'orario ne avrebbe compromesso il cadenzamento. Si è ritenuto comunque di reiterare la richiesta al gestore del servizio ferroviario (prot. 433513 del 24/10/2018), a seguito della quale l'impresa ferroviaria si è impegnata (prot. 438029 del 29/10/2018) a coinvolgere il gestore dell'infrastruttura per
valutare nuovamente la fattibilità tecnica della modifica oraria in argomento".

PRESIDENTE

Grazie. La parola al collega Conte per la risposta.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia – Alleanza per il Veneto)

Purtroppo, anche con l'orario invernale la situazione non è cambiata, perché questa interrogazione riguardava l'orario estivo, ma permane una situazione di disagio, soprattutto anche di orari e ritardi, che va ad incidere in maniera forte su quello che è il disagio ai pendolari in particolare.
Quindi io invito ancora purtroppo la Giunta a insistere su quella che è una necessità, nei confronti delle società competenti per di mettere in atto un'azione di adeguamento e garanzia di quelli che sono orari e, soprattutto, di ridurre tutte quelle che sono le situazioni che vanno a creare disagi ai pendolari che, come sappiamo, molto spesso si spostano non per divertimento, ma per necessità di lavoro. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.

Interrogazione a risposta immediata n. 672 dell'8 novembre 2018 presentata dal Consigliere Michieletto relativa a "BONIFICO IBAN A FAVORE DEI VENETI COLPITI DAL MALTEMPO"


"Premesso che:

- nei giorni a cavallo tra martedì 30 e domenica 4 novembre una violenta perturbazione ha interessato buona parte del Nord Italia, dalla Liguria al Veneto, per spostarsi poi anche al meridione;

- la violenza con la quale il maltempo si è abbattuto sulla nostra Regione ha causato ingenti danni soprattutto nella zona Pedemontana tra Vicenza, Treviso e Belluno, ed è solo grazie alla efficiente macchina organizzativa coordinata a livello regionale con la collaborazione degli enti locali e dei volontari che il maltempo non ha avuto le medesime conseguenze della terribile alluvione del 2010;

- a distanza di giorni, ci sono purtroppo ancora numerose zone del Veneto isolate o gravate da pesanti disagi, e che, ad un prima stima, la perturbazione in Veneto avrebbe causato quasi 1 miliardo di euro di danni;

- il Governo ha già dichiarato e adottato le prime misure emergenziali, ma appare evidente come sia auspicabile ed anzi opportuno che ogni amministrazione locale veneta dimostri concretamente il proprio impegno a favore dei territori colpiti;

- per fronteggiare le devastazioni provocate dall'ondata di maltempo che ha colpito il Veneto, e creare disponibilità finanziarie da utilizzare in aiuto alle popolazioni colpite, la Regione del Veneto, oltre ai vari passi formali per ottenere sostegni pubblici nazionali, ha anche attivato un conto corrente dove, chi vorrà, potrà versare un proprio contributo;

- la finalità dell'attivazione di questo conto corrente è quella di rendere evidente la gravità dei danni subiti a causa della citata calamità naturale e di consentire anche la raccolta di fondi aggiuntivi grazie alla grande generosità della gente; fondi che saranno utilizzati dalla Regione esclusivamente per aiutare le persone in difficoltà;

- sono già numerosi i cittadini che stanno provvedendo a effettuare i primi bonifici, ma che, purtroppo, stando ad alcune segnalazioni, sembrerebbe che alcuni istituti di credito trattengano anche fino a 5 euro per ogni versamento per presunte "spese di gestione";

- qualora la vicenda sopra descritta rispondesse al vero, sembrerebbe inopportuno richiedere al contribuente volontario un tale costo aggiuntivo, sia alla luce della finalità dell'iniziativa in oggetto, sia perché l'incasso delle medesime spese di gestione potrebbe essere viceversa destinato alle vittime del disastro.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere se è al corrente della problematica evidenziata in premessa e se qualora essa fosse confermata, nell'ambito delle proprie competenze, quali iniziative intenda adottare per evitare l'ingiusto balzello richiesto ai cittadini".

PRESIDENTE

La dà per letta? Bene, risponde l'assessore Forcolin, prego.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"L'amministrazione regionale ha aperto il 02.11.2018, tramite il Tesoriere Regionale un conto corrente denominato "Veneto in ginocchio per maltempo ottobre-novembre 2018" sul quale far confluire offerte e donazioni provenienti da Enti e da privati.
Su tale conto corrente vengono applicate le medesime condizioni del conto di Tesoreria Regionale, secondo quanto previsto dalla vigente Convenzione.
Pertanto, il Tesoriere Regionale, Unicredit Spa, sui versamenti nel sopra citato conto corrente non applica alcuna commissione bancaria né qualsivoglia spesa di altra natura.
La Giunta regionale è al corrente delle problematiche evidenziate nelle premesse dell'interrogazione ed evidenzia che, per quanto riguarda eventuali costi/commissioni e/o spese bancarie applicate da altri Istituti di credito e segnalate da cittadini contribuenti volontari, questi dipendono dal rapporto contrattuale intercorrente tra il cittadino stesso e l'istituto presso la quale è stato effettuato l'ordine di bonifico.
L'amministrazione, conscia di questo, ha proceduto a contattare le direzioni regionali dei primari istituti di credito operanti in Veneto per chiedere la non applicazione delle commissioni bancarie sui bonifici per i contributi volontari. Tutti gli istituti contattati hanno dichiarato la massima disponibilità per non applicare le commissioni sui bonifici presso le agenzie/filiali bancarie. Alcuni istituti hanno anche disposto la non applicazione delle commissioni sui bonifici via internet per i versamenti on line.
In data 7 novembre us, con nota indirizzata alla Commissione Regionale di A.B.I. Veneto, è stato richiesto alla stessa di farsi promotrice, presso l'intero settore degli operatori bancari attivi in Veneto, per la non applicazione, da parte loro, di alcuna commissione a carico dei propri correntisti per tutti i versamenti, sia presso gli sportelli bancari, sia tramite home banking, effettuati in favore del conto corrente bancario dedicato attivato dalla Regione del Veneto.
In data 19 novembre us, il Presidente e il Direttore generale della Commissione Regionale di A.B.I. Veneto hanno risposto di confermare quanto già annunciato nei giorni precedenti, in particolare con un comunicato stampa ripreso in seguito dallo stesso Presidente della Regione del Veneto, in ordine alla sensibilizzazione svolta dall'ABI nei confronti di tutte le banche associate circa l'opportunità di non riscuotere commissioni su bonifici o altre forme di trasferimento di fondi disposti a favore di iniziative a sostegno della popolazione veneta colpita dalla recente calamità naturale.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Michieletto, prego, per la replica.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Questo era quello che ci si augurava, ma poi in realtà sappiamo che sono state applicate delle commissioni che variano da 1 a 10 euro: spero che su suggerimento dell'ABI le banche in questione decidono di versare questo importo nel conto istituzionale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
L'interrogazione n. 84 è stata posta in ordine del giorno mi pare per due o tre volte addirittura ma, mancando la proponente, verrà spedita direttamente in ufficio.
Passiamo alle interrogazioni ai sensi dell'articolo 111, a risposta scritta.
PUNTO
8



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE ISCRITTA ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO RELATIVA A "DATA BREACH E FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO REGIONALE: QUALI LE VERIFICHE E LE MISURE ATTIVATE DALLA REGIONE DEL VENETO?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 623)


"Premesso che il quotidiano "Il Gazzettino", edizione di Treviso del 3 settembre 2018, riporta la notizia di un cittadino che si è vista rifiutare la stipula di un'assicurazione sulla vita in quanto la compagnia assicurativa interpellata ha opposto la sussistenza di condizioni di salute che non avrebbero consentito la conclusione del contratto di copertura del rischio; da quanto emerge, si tratterebbe di dati personali che il cittadino non aveva affatto comunicato all'assicuratore e che, secondo l'ipotesi riportata nel menzionato quotidiano e avanzata dal segretario locale della Federazione italiana dei Medici di famiglia, sarebbero stati reperiti attraverso l'accesso al contenuto del fascicolo elettronico sanitario.

Rilevato che:

- i dati personali "dovrebbero essere trattati in modo da garantirne un'adeguata sicurezza e riservatezza, anche per impedire l'accesso o l'utilizzo non autorizzato dei dati personali e delle attrezzature impiegate per il trattamento" (39° considerando al Regolamento Europeo 2016/679);

- il trattamento dei dati relativi alla salute ("dati personali attinenti salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute" - art. 4, n. 15 del Regolamento 2016/679), effettuato per motivi di interesse pubblico non dovrebbe comportare il trattamento dei dati personali per altre finalità da parte di terzi, quali datori di lavoro, compagnie di assicurazione e istituti di credito (54° considerando al Regolamento).

Considerato che se l'ipotesi dell'accesso da parte di soggetti terzi non autorizzati e per finalità del tutto eterogenee rispetto a quelle previste ai fini del conferimento dei dati fosse confermata ci troveremmo di fronte ad uno scenario profondamente preoccupante sia in punto di garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini sia avuto riguardo alle responsabilità giuridiche cui andrebbero incontro i medici di base, e ciò in quanto il fascicolo elettronico sanitario, i cui dati sono implementati dai medici di base previo consenso degli assistiti, contiene l'intero storia clinico-sanitaria dei soggetti trattati.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere:

1) quali attività di verifica ha effettuato o ha intenzione di effettuare al fine di chiarire cosa è accaduto nel caso segnalato con l'articolo del quotidiano di cui in premessa;

2) quali misure di sicurezza ha adottato o ha intenzione di adottare per prevenire situazioni di indebito accesso e trattamento dei dati personali relativi alla salute da parte di soggetti non autorizzati".

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Il caso che mi è stato sollevato, Presidente, per come mi è stato prospettato, è un caso di rischio di tutela della privacy nei confronti dei cittadini – tra l'altro ne discuteremo tra breve anche nell'ambito del Piano Socio Sanitario regionale – nell'ambito della gestione del Fascicolo Sanitario Elettronico.
La spiego così: a un cittadino che si è rivolto, per la stipula di un'assicurazione sulla vita, la compagnia assicurativa interpellata ha opposto la sussistenza di condizioni di salute che non avrebbero consentito la conclusione del contratto di copertura del rischio.
Da quanto emerge nell'indagine che è stata fatta, si tratterebbe di dati personali che il cittadino non aveva affatto comunicato all'assicuratore e che, secondo l'ipotesi riportata in un quotidiano del Veneto, "Il Gazzettino", e avanzata dal segretario locale della Federazione italiana dei medici di famiglia (quindi rivelo anche una fonte autorevole) sarebbero stati reperiti attraverso l'accesso al contenuto del Fascicolo Elettronico Sanitario.
Ora, voi capite che, se questa ipotesi prospettata da un'autorevole fonte, appunto la Federazione italiana dei medici di famiglia, e da un quotidiano della Regione Veneto dovesse essere confermata – ma io sono qui apposta con questa interrogazione a sperare che non sia così – voi capite la problematicità di questo elemento, relativo all'utilizzo di dati assolutamente privati e personali.
Faccio notare che anche in questi giorni un comunicato stampa della Regione Veneto, sul quale ho fatto immediatamente un'interrogazione a risposta immediata, ha citato il caso di un'interruzione volontaria di gravidanza, addirittura citando nome e cognome nel comunicato stampa della Giunta regionale del Veneto, una cosa vergognosa, secondo me, da tutti i punti di vista, a prescindere dal merito nel quale si citava questo caso e questo esempio: è una cosa gravissima, ma qui siamo in un'altra fattispecie.
Questo andrebbe sempre evitato e io ho fatto, nel corso di tutta la mia carriera politica, decine, centinaia, migliaia di atti di sindacato ispettivo e non è necessario citare nome e cognome delle persone per fare attacchi anche brutali, anche i più duri possibili di questa terra, ma non è necessario citare nomi e cognomi su atti che sono pubblici e resteranno pubblici, grazie ad internet, vita natural durante. E una persona che ha fatto l'interruzione volontaria di gravidanza potrebbe non avere la voglia di farlo sapere alle future generazioni, potrebbero essere semplicemente fatti suoi.
Il punto, però, che sto sollevando con questa interrogazione appartiene a un'altra fattispecie: qui non si tratta di violazione di un diritto alla privacy con la citazione del nome e cognome, ma si tratta di sapere se tutte le informazioni che ciascuno di noi fornisce attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, cosa utile e positiva che io non sto contestando, sia riservate. Quindi io sto semplicemente chiedendo se quel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, che ci consente di andare dai medici, di ordinare farmaci piuttosto che visite, addirittura attraverso un'app oggi, contiene dati che sono o non sono privati.
Io ritengo che non ci sia altra possibile risposta a questa domanda che il sì, però allora vorrei capire che cosa è successo nel caso di Treviso e perché questo cittadino si è trovato di fronte a una compagnia assicurativa che era in possesso del suo stato di salute, senza che lui glielo avesse comunicato e quindi su questo io mi auguro sinceramente che l'Assessora Lanzarin, seppur eredita la gestione dell'Assessorato, possa darsi una risposta ultimativa, chiarificatrice e assicurativa.

PRESIDENTE

Risponde l'Assessora Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)


"Con riferimento all'interrogazione a risposta scritta di cui all'oggetto, si riporta in sintesi il contenuto della relazione, agli atti della struttura, elaborata dall'Azienda Zero interessata della vicenda per competenza.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), disciplinato dal D.P.C.M. 29 settembre 2015, n. 178, rappresenta lo strumento con cui è possibile ricostruire la storia clinica degli assistiti, costituisce, infatti, l'insieme dei dati e documenti digitali sanitari e socio-sanitari relativi a eventi clinici, anche passati.
Ai sensi dell'art. 12 d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, il FSE è istituito dalle Regioni, che si occupano anche della gestione tecnica e informatica per le finalità di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico, programmazione sanitaria, verifica delle qualità delle cure e valutazione dell'assistenza sanitaria, nel rispetto della vigente normativa in materia di privacy.
Titolari del trattamento dei dati, ciascuno per le rispettive competenze, sono:

• per finalità di cura, i soggetti del SSN/SSR che prendono in cura l'assistito, presso i quali sono prodotti i dati e documenti sanitari e/o socio-sanitari che alimentano il FSE;

• per finalità di governo, le Regioni e le Province Autonome, il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali;

• per finalità di ricerca, le Regioni e le Province Autonome e il Ministero della Salute.

Quanto ai contenuti del FSE, la normativa stabilisce che siano reperibili tramite tale strumento:

• i dati anagrafici e amministrativi (codice fiscale, cognome, nome, sesso, data di nascita, comune e provincia di nascita, indirizzo di residenza e domicilio, data di decesso, ecc.) dell'assistito;

• i dati sanitari dell'assistito, in particolare: i referti, i verbali di pronto soccorso, le lettere di
dimissione, i documenti del dossier farmaceutico, il consenso o il diniego alla donazione degli organi, i dati del profilo sanitario sintetico e, inoltre le prescrizioni, le prenotazioni, le cartelle cliniche, i bilanci di salute, i certificati medici, la scheda, il programma e la cartella clinico-assistenziale di assistenza domiciliare.

Ai sensi del citato D.P.C.M., il FSE può essere alimentato esclusivamente con il consenso esplicito dell'assistito (c.d. consenso all'alimentazione) così che il rilascio di tale consenso permette solamente all'assistito e a chi ha prodotto i singoli dati o documenti sanitari e/o socio-sanitari di recuperarli tramite FSE.

Un ulteriore consenso (c.d. consenso alla consultazione) è richiesto per rendere accessibili i dati o documenti sanitari e/o socio-sanitari prodotti e alimentati nel FSE agli altri soggetti del SSN/SSR che, di volta in volta, prendono in cura l'assistito, per il tempo strettamente necessario, in mancanza di detto consenso i dati e documenti sono recuperabili tramite FSE solo ed esclusivamente da parte dell'assistito e da parte del soggetto che li ha, singolarmente, generati.

In base all'art. 12 D.P.C.M. n. 178/2015, i soggetti del SSN/SSR che, nello svolgimento della loro attività professionale nell'ambito di un processo di cura, alimentano il FSE sono:

• il personale che opera all'interno delle aziende sanitarie locali e delle strutture sanitarie, attraverso le diverse articolazioni professionali e organizzative;

• i medici convenzionati con il SSN, i loro sostituti e il personale di studio, nel rispetto delle
specifiche competenze;

• ogni altro soggetto, anche convenzionato, che abbia titolo e che operi all'interno del SSN/SSR;

• l'assistito, limitatamente al taccuino personale.

La Regione del Veneto ha dato avvio al FSE regionale (FSEr) dapprima, con DGR, n. 1671/2012 e s.m.i. e, successivamente, con DGR n. 1785/2016.

Nel territorio della Regione Veneto, gli assistiti possono rilasciare presso il proprio MMG, quale soggetto che concorre ad alimentare il FSE, – previa lettura e comprensione dell'apposita informativa – i consensi all'alimentazione del proprio FSEr, eventualmente anche con dati e documenti pregressi, e/o alla consultazione del medesimo.

Siffatta operazione di raccolta avviene attraverso la registrazione dei consensi FSEr nel software per la gestione della scheda sanitaria individuale (SSI) del MMG, secondo le specifiche tecniche del FSEr.

Inoltre, previa richiesta dell'interessato, è possibile verificare chi e quando ha avuto accesso al proprio FSEr, potendo mediante il sistema di raccolta degli audit di accesso regionale individuare, per ogni documento appartenente all'utente, tutte le operazioni a cui è stato sottoposto (lettura, scrittura, aggiornamento), la data di esecuzione di tale operazione e l'utente che l'ha eseguita.

Tutti gli accessi al FSEr, infatti, vengono tracciati (file log) ed è sempre data la possibilità all'assistito di avere contezza degli accessi effettuati sul proprio FSEr, potendo l'assistito ottenere l'elenco degli accessi al suo Fascicolo mediante apposita richiesta.

A tale proposito, all'assistito devono essere messe a disposizione le informazioni riguardanti:

• l'accesso al FSEr effettuato dal suo MMG, ovvero dal suo sostituto;

• in caso di accesso da parte di personale autorizzato di un'Azienda Sanitaria, come precisato dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali: la struttura, il reparto che ha effettuato l'accesso, data e ora dello stesso;

• l'elenco degli accessi al FSEr effettuati con le sue credenziali.

Dalle verifiche effettuate in merito a presunte diffusioni di dati contenuti nel fascicolo sanitario in parola, risulta che i canali di accesso telematico sono: Applicazione mobile "Sanità km zero" (per le ricette farmacologiche), il software per la scheda sanitaria individuale utilizzabile solo dai MMG/PLS per funzioni di scrittura dati prescrittivi e di consenso, infine l'app mobile "Farmacia km zero" utilizzabile esclusivamente dai farmacisti in possesso di apposite credenziali di accesso al gestionale interno per i servizi di dematerializzazione.

Si è quindi appurato che non hanno possibilità di accesso al FSEr degli assistiti, altri operatori del SSR ad eccezione di quelli summenzionati, di conseguenza è escluso che operatori sanitari delle Aziende Ulss o soggetti afferenti ad altre organizzazioni private abbiano accesso ai dati contenuti nel fascicolo in parola.

Quanto al sistema informativo che supporta il Fascicolo Elettronico, esso ha vari livelli di protezione sia fisica (accesso ai locali) che informatica (reti telematiche e sistemi).
L'accesso tramite la rete telematica – sia essa la rete pubblica Internet, che la rete privata regionale chiamata Extranet – è controllato da un sistema complesso di apparati di sicurezza informatica, come firewall, IPS/IDS e sistemi antimalware. L'applicazione è esposta nelle varie reti attraverso la tecnologia tipica di tali sistemi informatici in internet e sono state implementate soluzioni che garantiscono la privacy del dato trasmesso in rete pubblica.

Inoltre, tutti i sistemi di sicurezza informatica sono dotati di soluzioni di raccolta dei log del traffico e di auditing (accesso ai sistemi da parte degli amministratori di sistema autorizzati).
Il FSEr è costituito da un ecosistema di servizi applicativi, per garantire la sicurezza di tale infrastruttura, dove ogni microservizio supporta un layer autorizzativo in grado di validare le politiche di accessibilità di uno specifico operatore a una specifica risorsa (documento).

Ogni applicazione interfacciata con i servizi FSEr necessita dei seguenti requisiti:

• aver superato il processo di validazione (labeling) della soluzione software;

• essere dotato di un certificato SSL prodotto da Regione del Veneto e necessario per instaurare connessioni in mutua autenticazione secondo protocollo TLS 1.2;

• essere integrato con un sistema di autenticazione (Identity and Assertion Provider), che rilascia un token autorizzativo firmato digitalmente (asserzione di identità) a ogni utente che utilizza l'applicazione, previa autenticazione e validazione del profilo di accesso dell'operatore stesso (Ruolo, contesto di operatività, struttura di riferimento).

Da quanto sopra esposto appare chiaro che ogni tentativo fraudolento e non autorizzato di accesso ai servizi del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale venga tracciato in modo continuo, mediante un sistema automatico di monitoraggio che permette di evidenziare ogni tentativo di accesso ai servizi FSEr che sia realizzato mediante applicazioni non abilitate a tale funzionalità così come ogni operazione a cui è stato sottoposto (lettura, scrittura, aggiornamento) compresa la data di esecuzione di tale operazione e l'utente che ha eseguito tale operazione".

PRESIDENTE

Grazie. Collega Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi sento rassicurato dalla risposta dell'Assessore: non avevo dubbi e non poteva che essere questa la risposta perché trattasi di dati assolutamente coperti da privacy.
Mi rimane qualche dubbio su quello che è avvenuto a Treviso, nel senso che io non so se avete fatto anche un'indagine specifica su cosa è successo su quel fascicolo e come l'assicurazione è venuta in possesso di dati assolutamente privati che il cittadino non aveva in nessun modo comunicato. Non vorrei che i detentori delle applicazioni, che lei conosce bene – sa benissimo che c'è un mondo dietro ai sistemi informatici – avessero qualche creativo in grado di vendere, su richiesta delle assicurazioni, dati che sono protetti, perché non è successo solo alla Regione Veneto, ma anche a livelli altissimi: pensiamo ai dati di Facebook, ai dati di Google, ai dati di grandissime aziende dell'informatica che sono stati venduti a privati per interessi molto elevati.
Non ho dubbi che in questo caso la Regione si sia tutelata e poi analizzerò la sua risposta con attenzione, ma mi sembra che sia a prova di sicurezza e di certezza, però stiamo attenti nel dare ulteriormente questo elemento di verifica da parte della Giunta per la sensibilità di questi dati in modo che qualsiasi utilizzo improprio venga individuato e venga tracciato qualsiasi accesso a cartelle cliniche che non appartengono, per esempio, a quel dottore, a quel medico di base, a quell'ospedale o quella struttura nella quale l'utente si è recato, perché anche questa può essere una possibile via di fuga, perché non saprei come altro giustificare il fatto che questo cittadino si è trovato una grave violazione del suo diritto alla privacy per quel che riguarda il suo livello di salute.
Mi dichiaro parzialmente soddisfatto, leggerò con attenzione, però inviterei a mantenere altissimo livello di controllo e di sicurezza rispetto a questi dati.

PRESIDENTE

Bene, grazie.
Non ci sono altre risposte, ai sensi dell'articolo 111, per cui passerei al punto n. 13 all'ordine del giorno.
PUNTO
13



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RICONOSCIMENTO DELLA LEGITTIMITÀ DEL DEBITO FUORI BILANCIO DERIVANTE DA SENTENZA ESECUTIVA DELLA CORTE DI APPELLO DI VENEZIA N. 2034 DEL 13 SETTEMBRE 2016 E RICONOSCIMENTO DELLA LEGITTIMITÀ DEL DEBITO FUORI BILANCIO DERIVANTE DALL'ACQUISIZIONE DI BENI E SERVIZI DALL'ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO S.P.A. IN ASSENZA DEL PREVENTIVO IMPEGNO DI SPESA". (PROGETTO DI LEGGE N. 411) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 48/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il presente disegno di legge è stato predisposto in attuazione della procedura di approvazione dei debiti fuori bilancio, cosi come prevista dall'art. 73, comma 1, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 in tema di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti Locali e dei loro organismi.
La norma sopra citata prevede, infatti, che il Consiglio Regionale riconosca con legge la legittimità da debiti fuori bilancio derivanti da:
a) sentenze esecutive;
b) copertura dei disavanzi di enti, società ed organismi controllati, o, comunque, dipendenti dalla Regione, purché il disavanzo derivi da fatti di gestione;
c) ricapitalizzazione, nei limiti e nelle forme previste dal codice civile o da norme speciali, delle società di cui alla lettera b);
d) procedure espropriative o di occupazione d'urgenza per opere di pubblica utilità;
e) acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa.
Più precisamente il presente disegno di legge è finalizzato a riconoscere la legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenza esecutiva ed acquisizione di servizi in assenza di preventivo impegno di spesa.
In particolare, a seguito della sentenza del Tribunale di Venezia n. 874 del 5 aprile 2011 la Regione Veneto è stata condannata a pagare in favore di Gestione Mai s.r.l. la somma di euro 91.757,00, oltre interessi legali, dalla data della decisione al saldo, nonché alla metà delle spese di lite e di C. T. U. contabile, per un importo pari ad euro 15.500,00, per i danni subiti a seguito dell'esondazione del torrente Tasso avvenuta nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre 1990.
La predetta condanna è divenuta esecutiva solo a seguito del passaggio in giudicato della sentenza della Corte d'Appello di Venezia n. 2034 del 13 settembre 2016, con la quale il giudice di secondo grado ha rigetto l'appello proposto avverso la sentenza n. 874 del 5 aprile 2011, compensando integralmente tra le parti le spese processuali del grado di appello.
L'Avvocatura regionale ha provveduto al pagamento della quota parte dovuta per le spese processuali e di C. T. U. liquidate nella sentenza di primo grado.
Allo stato, pertanto, si deve procedere alla regolarizzazione contabile dell'importo capitale ancora dovuto, pari ad euro 91.757,00, oltreché degli interessi legali, quantificati in via prudenziale, dalla data della pronuncia (23 febbraio 2018) fino alla data del 31 dicembre 2018, in euro 7.694,27, il tutto per un totale complessivo di euro 99.451,27.
Quanto alla nota di debito dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. n. 1614001614 del 26 febbraio 2014 relativa alla fattura n. 1613011809 del 20 dicembre 2013, si evidenzia che il debito fuori bilancio di euro 967,42 concerne le spese per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'esito della gara per "Affidamento lavori di proseguimento di spensilizzazione e risagomatura d'alveo a monte e a valle del torrente Tasso nel tratto di Ponte delle Acque nei Comuni di Caprino Veronese e Affi (VR) -2° stralcio".
Con deliberazione n. 3877 del 12/12/2003 la Giunta Regionale ha finanziato l'intervento citato per l'importo complessivo di € 1.789.741,48 a valere sulle risorse stanziate con decreto n. 353 del 21/09/2012 Direzione Difesa del Suolo.
E' stato approvato il progetto in argomento al fine di potere avviare le procedure di gara d'appalto dei lavori per l'importo a base d'asta di € 1.345.000,00. CUP H52J10000070003 e CIG 47653191A4.
Le procedure di gara sono state regolarmente avviate e completate, procedendo alla pubblicazione dei relativi esiti di gara sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 149 del 20 dicembre 2013 come previsto dal D.lgs. n. 163/2006.
A tal riguardo si sottolinea che le risorse assegnate per la realizzazione dell'intervento in argomento non sono state rese disponibili nei bilanci regionali degli esercizi 2016 e 2017.
La Prima Commissione consiliare nella seduta del 12 dicembre 2018 ha concluso i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame e lo ha approvato a maggioranza.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale e Siamo Veneto; hanno espresso voto contrario i rappresentanti dei gruppi consiliari Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Veneto Cuore Autonomo e Gruppo Misto. Si è astenuto il rappresentante del gruppo consiliare Centro destra Veneto-Autonomia e libertà".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Sandonà, a cui passo la parola.

Luciano SANDONA' (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Si tratta di un progetto di legge che è relativo a due debiti fuori bilancio, di cui uno derivante da una sentenza del Tribunale di Venezia, la n. numero 874 del 5 aprile 2011, in cui la Regione Veneto è stata condannata a pagare a favore della Gestione Mai S.r.l. la somma di 91.757 euro, oltre interessi legali dalla data di decisione al saldo, nonché alla metà delle spese di lite e di CTU contabile, pari a 15.500 euro.
In pratica la sentenza della Corte d'Appello di Venezia è passata in giudicato il 13 settembre 2016 e il totale complessivo a carico del bilancio della Regione è pari a 99.451,27 euro.
Il secondo debito fuori bilancio si riferisce alla nota di debito dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. del 26 febbraio 2014, relativa ad una fattura del 20 dicembre 2013, di 967,42 euro, concernente le spese per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'esito della gara per l'affidamento dei lavori di proseguimento, spensilizzazione e di sagomatura d'alveo a monte e a valle del torrente Tasso, nel tratto di Ponte delle Acque nei Comuni di Caprino Veronese e Affi Verona, secondo stralcio.
Il progetto in argomento aveva un valore d'asta di 1.345.000 euro ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 dicembre 2013, quindi in questo caso il debito fuori bilancio è pari a euro 967,42, grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Relazione di minoranza.

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,

non posso non segnalare come devo ancora ricevere delle risposte che non mi sono state fornite quando in Commissione abbiamo posto le relative questioni e non abbiamo avuto riscontro.

Questo debito esiste dal 2011: una delle risposte che attendiamo e che se questo debito sussiste dal 2011 e dal 2011 ad oggi ogni anno, i vari responsabili delle strutture di area hanno dichiarato che non sussistono debiti fuori bilancio, non capisco come in quell'area, e quel responsabile d'area, abbia dichiarato che non sussistono debiti fuori bilancio.

E non capisco allora il perché noi, come Consiglieri regionali, dobbiamo prenderci la responsabilità che è di altri.

Queste sono domande a cui non sono mai state date risposte, ma che sono di una certa importanza.

Capisco che quando uno è chiamato ad amministrare deve prendersi tutte le responsabilità del passato, ma credo che ci si debba porre anche dei limiti sulle responsabilità, perché ad un funzionario, quando viene affidata un'area, viene affidata anche la responsabilità di quell'area, e quindi deve rispondere, pienamente, del proprio incarico.

Ma a tutto questo, a queste domande non ho avuto un cenno di risposta: e quindi il mio voto sarà assolutamente negativo."
La parola al correlatore, la collega Giovanna Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Veneto Cuore Autonomo)

Grazie, Presidente.
Io devo ancora ricevere delle risposte che non mi sono state fornite quando in Commissione le abbiamo poste e una di queste risposte riguarda il fatto che questo debito sussiste dal 2011, ma da allora ad oggi ogni anno i vari capiarea hanno dichiarato che non sussistono debiti fuori bilancio e non capisco come quella responsabile d'area, abbia dichiarato che non sussistono debiti fuori bilancio. Né capisco perché noi, come Consiglieri regionali, dobbiamo prenderci la responsabilità che è di altri.
Questo sono tre domande a cui non sono mai state date risposte, ma che sono di una certa importanza.
Guardate, io capisco che quando uno arriva ad amministrare deve prendersi tutte le responsabilità del passato, ma credo che ci si debba porre anche dei limiti sulle responsabilità, perché, quando uno prende un'area, riceve una responsabilità – e mi riferisco ai responsabili d'area – e deve rispondere del proprio mandato, senza se e senza ma; invece a tutto questo non c'è l'ombra di una risposta e quindi il mio voto sarà assolutamente negativo.

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Abbiamo già avuto modo di discutere proprio questa mattina di una fattispecie addirittura peggiore e spiego perché: si tratta di un debito fuori bilancio di 1.400 euro quello di cui abbiamo discusso e che il Presidente ha già provveduto a inserire in votazione prima della fine della discussione, prima della pausa natalizia, perché dobbiamo pagarlo. Ci sono anche già i soldi, sono già previsti in bilancio, quindi non sussiste nessun tipo di problema alla votazione di quella legge, ma il problema è che dobbiamo fare una legge per sistemare 1.400 euro di debito, per una svista contabile-amministrativa: la metto così e mi fermo.
Voi capite – l'ho detto stamattina in Prima Commissione e lo ribadisco anche qui in Aula, a vantaggio anche di chi ascolta le sedute del Consiglio regionale – che il Consiglio regionale sarà impegnato nei prossimi giorni a votare una legge regionale il cui costo dell'atto è superiore, e di molto, rispetto al contenuto dell'atto stesso. Infatti fare una legge regionale ha un costo economico nettamente superiore rispetto ai 1.400 euro con i quali salderemo questo debito fuori bilancio.
La prima questione di carattere generale è che così non va e l'ho detto anche stamattina: credo che non ci sia un'opposizione da parte della maggioranza su questo, lo capiscono perfettamente anche i colleghi, persino il collega che ha fatto la relazione introduttiva, il collega Sandonà. Non può essere che ogni settimana siamo richiamati, talvolta d'urgenza, come nel caso di stamattina, a dover votare debiti fuori bilancio per sviste, errori, incapacità programmatoria talvolta, oppure per sentenze passate in giudicato, ma sulle quali non si è fatta nemmeno una norma precauzionale, perché talvolta in itinere bisogna avere l'accortezza di non impegnare risorse che possono essere purtroppo a vantaggio di privati nel caso in cui vincano delle sentenze e dei ricorsi che operano.
Pertanto le risorse vanno impegnate nel momento stesso in cui scadono i termini per i ricorsi: se c'è un ricorso, si accantonano quei soldi; è una norma di buon senso, di buona amministrazione, di buona capacità amministrativa, ma lo sanno perfettamente i dirigenti di questa Regione, perché nel 99% dei casi questo non avviene ed è veramente incredibile che accada in questo 1% di casi. In alcuni casi trattasi di imperizia, in altri anche di atteggiamenti sbagliati, come nel caso di questa mattina.
Qui non si tratta di 1.400,00 euro, ma sono ben 100.418 euro, che rappresentano un elemento di mala amministrazione in questo caso.
Ha ragione la collega Negro a dire nella relazione di minoranza che qualcuno si deve assumere la responsabilità di questo debito fuori bilancio (non di altri casi, ma di questo sì) e sotto questo profilo è incredibile come – questo lo dico da molto tempo – ci siano tantissimi episodi nei quali la Giunta regionale resiste ai ricorrenti così, oltre alla spesa del debito che poi viene riconosciuto, dobbiamo pagare anche un mare di spese relative alla difesa processuale e anche quelle diventano spese a carico della Regione.
Molto spesso bisognerebbe avere il buonsenso di non inseguire ciecamente ciò che dice l'Avvocatura Civica e lo dico proprio questa settimana in cui è successo un episodio, secondo me, gravissimo: io non so se avete contezza di quello che è avvenuto, perché questo Consiglio Regionale all'unanimità aveva richiesto alla Giunta regionale di costituirsi parte civile nel processo contro BpVi e la Giunta regionale è riuscita, arrivando tardivamente, a non costituirsi parte civile, una cosa di una gravità inaudita: ci è riuscito il Comune di Vicenza, che non ha sicuramente l'Avvocatura a sostegno che ha la Giunta regionale del Veneto, e non ci è riuscita la Giunta regionale del Veneto.
Eppure questo processo sarà assolutamente una delle questioni più gravi e importanti: basta vedere il numero di dibattimenti che avverranno da qui al prossimo giugno, che mi pare siano 60 o 70, per venire a capo delle responsabilità economiche, civili e penali di chi ha diretto gli istituti (in questo caso BpVi) veneti e li ha diretti male, arrecando danno a tanti nostri concittadini e a tanti creditori che sono stati truffati.
Ho citato questo esempio, Presidente, per far capire come abbiamo un precedente gravissimo che è avvenuto questa settimana, di come l'Avvocatura Civica non sempre consiglia il giusto a questa Giunta: non oso neanche pensare che ci sia stata una regia politica in tal senso, non oso neanche pensarlo che non abbiamo voluto costituirci parte civile contro chi ha diretto così malamente le banche del Veneto e contro cui i cittadini si scagliano quotidianamente e sanno perfettamente, perché loro mica hanno parlato con Draghi, hanno parlato con chi dirigeva il sistema delle banche del Veneto e sono parecchio arrabbiati in queste ore. Io ho avuto diversi riscontri del fatto che la non costituzione di parte civile è una cosa gravissima.

PRESIDENTE

Atteniamoci all'argomento, però.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

L'argomento, Presidente, è che non sempre l'Avvocatura Civica dà consigli e suggerimenti giusti e lo dico assumendomi la responsabilità di quello che dico, per cui tante volte la Giunta Regionale è sconfitta nei ricorsi alla Corte Costituzionale. Questi sono dei livelli molto elevati, ma sono decine ormai le volte in cui viene sconfitta, ma viene sconfitta anche in piccoli procedimenti contro creditori nei confronti della Regione, quindi abbiamo un caso, ma ce ne sono molti altri.
Allora suggerirei, oltre che di trovare una metodologia attraverso la quale paghiamo questi debiti fuori bilancio che ci consenta di affrontarli due volte all'anno almeno, come avviene altrove e infatti sentivo questa mattina l'Ufficio legislativo che ci informava che, da una indagine che hanno fatto, è emerso che in altre Regioni cercano di trovare delle sessioni semestrali o annuali dentro le quali vengono pagati tutti i debiti fuori bilancio una volta per tutte, oppure troviamo degli antidoti che, in qualche modo, prevengano il ricorso ai debiti fuori bilancio, che sarebbe la cosa migliore, con un'Amministrazione un po' più saggia, più intelligente e un po' meno ascolto all'Avvocatura Civica in alcuni casi, perché ci porta a pagare tutto e a pagare di più perché dobbiamo anche pagare le spese processuali.
È proprio un invito alla saggezza e alla buona amministrazione, mentre, ovviamente, attendo una risposta dettagliata, però politica e non dall'Avvocatura Civica, rispetto alla scelta di non costituirsi parte civile nel processo contro BPV.

PRESIDENTE

Collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non è la prima volta, come ricordava già il collega, che il Consiglio deve rincorrere questi debiti fuori bilancio che, di volta in volta, ci vengono presentati prima in Commissione e poi in Aula, in rincorsa, nel senso che avevamo già audito il Collegio dei Revisori dei Conti, proprio in sede di relazione riguardante il bilancio di previsione, per avere notizia dell'eventuale presenza di ulteriori partite di questo genere e in quella sede avevamo avuto una risposta che poi, già durante la discussione del bilancio di previsione 2019, è stata smentita da una sopravvenienza – che avrò modo poi di ricordare anche nel dibattito del punto successivo che riguarda il nuovo Piano Socio Sanitario – di 23 milioni per la gestione liquidatoria delle ex aziende ULSS, che sono stati imputati al fondo sanitario.
Oggi parliamo di un piccolissimo debito, di un migliaio di euro, ma vi ricordo che in bilancio ne è stato iscritto uno da 23 milioni.
Dicevo che lo si fa in rincorsa e anche fuori dalla contezza del Collegio dei Revisori, perché ripeto che li abbiamo avuti qui in quest'Aula e in Commissione, tra l'altro con una relazione devo dire molto puntuale, e loro stessi, che pure hanno un ruolo tecnico di verifica di queste partite, erano sostanzialmente all'oscuro di quanto poteva invece arrivare successivamente e di nuovo ci troviamo in rincorsa.
Il collega poi ricordava la questione della costituzione di parte civile nel processo per i truffati dalle banche venete, in particolare dalla Popolare Vicentina, su cui noi ieri abbiamo depositato un'interrogazione e quindi ci torneremo in sede di quella risposta, che ci auguriamo fughi ogni dubbio su delle volontà di non costituirsi in quella sede. Tuttavia, se fossero invece dei ritardi di altro genere, bisognerà pur capire di quali ritardi si sia trattato.
Per tornare a questo debito e a quello che stamattina abbiamo esaminato in Prima Commissione, prima dell'avvio di questa seduta, noi ovviamente esprimeremo il nostro voto contrario, come negli altri casi, perché ci deve essere pure un modo per gestire questi ricorrenti provvedimenti, che li riconduca ad un maggiore monitoraggio da parte del Collegio dei Revisori dei Conti e ad una preventiva informazione al Consiglio e alla Commissione.

PRESIDENTE

Collega Guadagnini, prego.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Volevo soltanto rispondere, visto che è stato fatto un accenno alla questione dei truffati dalle banche venete, rispetto alla realtà dei fatti. Leggo anche delle dichiarazioni del PD rispetto alla relazione, che sono del tutto fuori luogo: un documento può piacere o non piacere, però, prima di criticarlo bisognerebbe leggerlo, perché le dichiarazioni che ho letto sui giornali denunciano il fatto che non è stato letto oppure non è stato capito, ma il risultato è lo stesso.
Ci sono ampie sezioni del documento che parlano delle inadempienze degli organi di amministrazione che sono stati, nelle due Popolari, fino al 2012, 2013, 2014, dettagliate, con numeri, circostanze e testimonianze. Poi gli elementi tecnici più difficili da capire vengono dopo, ma qui si tratta proprio di leggere e di essere in buonafede.
Certo è che la relazione dimostra – e qui non c'è nessuna malafede e non c'è la volontà di proteggere nessuno – le responsabilità di chi si è succeduto dopo, i cosiddetti presunti salvatori, sono molto ma molto più grandi delle omissioni fatte da chi ha gestito le banche in quel periodo.
Per fortuna ci ritorneremo e avremo modo di parlarne ancora.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Non parlerò naturalmente delle banche, ma semplicemente di questo argomento.
Non entro nel merito e posso capire alcune perplessità, che a volte sembrano anche paradossali, perché se qualcuno mi dice che nel 2011 è sorto questo problema e viene portato oggi, io nel 2011 non c'ero, sarei io che dovrei dire questa cosa, rispetto a chi invece c'era nel 2011 e che oggi magari dice: "Io non voto".
Non è così semplice stabilire chi ha ragione, perché ho sentito dire prima che bisogna mettere da parte i fondi, tenerli là, stare attenti, ma non è semplice e lo dice il fatto stesso che paghiamo anche il CTU qui, quindi vuol dire che il Giudice non era in grado di decidere da solo, ma ha dovuto nominare un Consulente Tecnico d'Ufficio, noi i nostri Consulenti di parte, eccetera, per cui era una cosa non facile da dirimere.
Questo è il punto di partenza, dopodiché ovviamente la Bassanini ha chiarito in maniera molto esplicita quali sono le competenze della parte politica e della parte amministrativa, quindi i dirigenti e i funzionari.
È del tutto evidente che, nel momento in cui – e ringrazio il nuovo Capo Area, colgo anche l'occasione che è arrivato dal primo ottobre – mi viene sottoposto il fatto che c'è una sentenza che ha creato un debito fuori bilancio, io amministratore, da quel momento, sono tenuto a portare avanti il debito fuori bilancio, perché l'alternativa sarebbe quella di non ottemperare ad una decisione di un Giudice.
Siccome io non voglio non ottemperare ad una decisione del Giudice, nel momento in cui vengo informato di questa cosa, la porto prima in Giunta e poi la sottopongo al Consiglio regionale, dal momento in cui ce l'ho sopra la scrivania, non posso farlo prima.
Aggiungo il fatto che non è vero che perdiamo sempre e infatti, nel caso della frana di Cancia del 2009 che ha causato due morti, in Cassazione, ma nei primi due gradi di giudizio la Regione è stata assolta. Allora non è proprio vero che perdiamo sempre le cause, ma a volte le perdiamo, a volte ci dicono che avevamo anche ragione, quindi la situazione non è proprio così semplice e le cause che sono in corso sono parecchie: se oggi ne portiamo una, ce ne sono decine magari dove invece non abbiamo avuto il problema della soccombenza.
Quindi credo che possiamo anche dare un messaggio che metta i contorni precisi sulla questione delle cause. Ripeto che io non ho la delega al contenzioso, quindi mi soffermo e mi limito solo alle cause che riguardano le mie competenze, che a volte, ripeto, sono piuttosto complesse: la frana di Cancia, che ho citato, ha diverse perizie di parte, ma soprattutto dei giudici con autorevolissimi docenti universitari, i massimi esperti sulle frane e magari se uno se la legge, capisce che non è proprio così semplice dirimere alcune questioni e quindi, a volte si vince e altre volte, come in questo caso, non si riesce.
Il dato oggettivo è che il Giudice ha deciso questo (giusto o sbagliato che sia) e quindi noi siamo chiamati ad ottemperare a quella decisione: nel momento in cui lo so, io lo sottopongo al Consiglio Regionale. L'amministratore ha il dovere di amministrare e quindi di decidere, poi si potrà votare a favore o contro, è chiaro che io voterò a favore perché sono dell'idea che, dal momento in cui ho saputo questa cosa ed è stata sottoposta al Consiglio, mi sento addosso la responsabilità di dover dare una risposta ai cittadini che hanno vinto, ma soprattutto al Giudice che ha sentenziato in questi termini.

PRESIDENTE

Grazie. Mi pare che l'Assessore Bottaccin abbia chiarito in maniera puntuale e precisa l'argomento in questione. Non vedo altri interventi, per cui dichiaro chiusa la discussione generale.
Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ho aspettato che aprisse le dichiarazioni di voto, senza portare per le lunghe la discussione generale.
Sul provvedimento manterrò il mio voto contrario anche a nome della collega Bartelle, però, siccome a me piace mantenere una certa onestà intellettuale, dico che ha ragione l'assessore Bottacin su due punti: uno è che è vero che in molti casi i contenziosi sono anche vinti dalla Regione, lo so e ho un controllo molto preciso di questo e quando contesto è perché, secondo me, il suggerimento che è stato dato era in certi casi assolutamente sbagliato.
Il caso di BpVi è un esempio e vedremo chi ha ragione, se è vero, come sosteneva in qualche modo l'Avvocatura, che ci si poteva costituire dalla seconda fase processuale o se si doveva essere per forza presenti alla prima, come ha fatto il Comune di Vicenza. Lo vedremo, perché o viene ammesso o non viene ammesso: qui non c'è via di mezzo. È un esempio per darvi l'idea di come anche l'Avvocatura Civica possa sbagliare.
Il secondo aspetto sul quale ha sicuramente ragione l'assessore Bottacin è che è ovvio che la Regione a questo punto deve pagare, non c'è ombra di dubbio e io non sto mettendo in discussione la legittimità dell'atto che voi voterete questa mattina, ma è sbagliato che sia il Consiglio, anche lei in quanto Consigliere e qualsiasi Consigliere di maggioranza che voterà questo atto, ad assumersi la responsabilità di votare un atto che poteva essere evitato se si fosse provveduto, a suo tempo, certo nella passata legislatura, a pagare questo atto o ad accantonare le risorse per l'eventuale pagamento di un contenzioso, perché è tutta qui la differenza tra un debito dentro il bilancio e un debito fuori bilancio.
Questa è la cosa che io semplicemente contesto e continuerò a votare contro questi debiti fuori bilancio, insieme alla collega Bartelle, e chiediamo che ci sia un altro metodo di pagamento ed eventualmente risorse precauzionali che negli altri 99% dei casi vengono previste: qui siamo nell'1%, anzi forse molto meno dell'1%, però ad ogni atto ci tocca fare una Legge Regionale e voi pensate anche solo che cosa lasciamo agli atti. Non so quanto siano state nel corso di questa legislatura, ma credo che ormai siamo a circa una ventina di leggi che sono semplicemente debiti fuori bilancio: un'assurdità dal punto di vista normativo e dal punto di vista della correttezza anche della comunicazione istituzionale.
Questo è quello che contesto ed è ovvio che voi dovete oggi votarlo e lei fa bene a sottoporlo a quest'Aula, fa bene a pagare un debito pregresso: io non sto contestando la legittimità dell'atto, contesto il fatto che ce ne dobbiamo assumere noi la responsabilità ed è questo il motivo per il quale voterò contro tutti gli articoli e voterò contro il provvedimento.

PRESIDENTE

Grazie. Collega Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Ritengo che l'assessore Bottacin abbia risposto bene nel suo intervento inquadrando bene la situazione: in pratica se l'Ente viene condannato a fare un pagamento, è evidente che dobbiamo provvedere al più presto a pagare, perché altrimenti sì ci sarebbe una responsabilità di carattere contabile, perché maturerebbero interessi, maturerebbero spese legali di esecuzione forzata, di fronte alle quali saremmo costretti, contro la nostra volontà, comunque a pagare e di queste somme in più che andremo a pagare saremmo responsabili, per cui è inevitabile, di fronte a una sentenza di condanna, che il Consiglio regionale ne prenda atto e faccia al più presto il suo dovere.

PRESIDENTE

Grazie.
Vicepresidente Forcolin, prego.

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Solo una breve battuta e un chiarimento rispetto alle questioni che sono state poc'anzi evidenziate: non possiamo, dal punto di vista contabile e amministrativo, considerare un debito fuori bilancio, se è così di minima entità, rapportarlo ovviamente a costi-benefici, perché la pubblica Amministrazione ha un iter e una procedura che non può essere sottratta o non considerata solo perché si sta parlando di poche migliaia di euro.
Ovviamente questo non è il tema, è un adempimento formale che viene richiesto dall'armonizzazione contabile e, rispetto a questo, paga anche un po' la chiusura di un'armonizzazione contabile che aveva un tema legato alla questione di cassa che oggi è diventata invece di competenza, quindi ci troviamo con gli ultimi debiti fuori bilancio, perché sono gli ultimi in quanto, con l'armonizzazione contabile, proprio per competenza questa questione sarà anche risolta.
Rispetto al tema che, invece, è stato evidenziato di un accantonamento, diventa impossibile in questo caso poterlo fare perché non stiamo parlando di importi certi e quindi accantoniamo sulla base di cosa? Vi ricordate l'emendamento al collegato delle gestioni liquidatorie delle ULSS? Abbiamo approvato quell'emendamento di 23 milioni e vi ricordate che la domanda è stata: come mai proprio al centesimo e non una cifra forfetaria di 20 milioni di euro, ma era 23 con tutti i centesimi e i decimali? Proprio perché vi è un elenco preciso di situazioni aperte con cause aperte, che potrebbero in situazioni di sentenza definitiva portare a una sorta di risarcimento e quindi una quota ben precisa.
Ma là c'è dalla sanità una lista precisa delle cause aperte, mentre sui debiti fuori bilancio, magari perché non è stata pagata una fattura o perché una struttura non ha portato avanti una determinata procedura, è impossibile accantonare una cifra: quanto accantoniamo? 10.000 euro è sufficiente? 10 milioni di euro? Può essere. Stiamo parlando di cifre assolutamente oggi non controllabili.
Non è questo il tema, ma rispetto alla questione della contabilità armonizzata da cassa a competenza sicuramente queste ultime code di debiti fuori bilancio saranno poi eliminate.
Volevo chiarire anche che rispetto a proprio questa armonizzazione su un volume d'affari chiamiamolo così di una Regione che ha oltre 17 miliardi di euro – e l'abbiamo visto solo la settimana scorsa – chiudere anche qualche posizione con poche migliaia di euro sembra dimostrare una Regione assolutamente virtuosa.

PRESIDENTE

Grazie passiamo all'articolato, siamo sull'articolo 1: lo metto in votazione.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva
Articolo 2.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva
Articolo 3.
È aperta la votazione.
(votazione elettronica)
Chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, metto in votazione il PdL n. 411 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Bene, adesso distribuiamo in Aula i questionari della customer satisfaction come ogni anno e voi li compilate e poi i commessi li ritirano.
Passiamo al punto n. 14 all'ordine del giorno.
PUNTO
14



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "PIANO SOCIO SANITARIO REGIONALE 2019-2023" (PROGETTO DI LEGGE N. 357) INIZIO

Relazione di maggioranza.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
la presente proposta di Piano è formulata in continuità con quanto già oggetto della vigente programmazione sanitaria definita con il Piano socio sanitario regionale approvato con legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 e va letta come aggiornamento e integrazione dello stesso, a seguito delle significative riforme intercorse medio tempore.
Negli ultimi anni, infatti, numerosi sono stati gli interventi adottati in sede nazionale dettati soprattutto dalle cogenti necessità di contenimento della spesa pubblica e di standardizzazione della natura e della qualità delle prestazioni assistenziali erogate dalle regioni, con l'obiettivo primario di garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Così pure è stata pervasiva, a livello di governo regionale, l 'adozione della disciplina di riordino del Servizio sanitario regionale, introdotta con legge regionale 25 ottobre 2016, n. 19 , che ha istituito l'ente di governance della sanità regionale veneta denominato "Azienda per il governo della sanità della regione del Veneto - Azienda Zero " e ha dettato disposizioni per l 'individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle Aziende ULSS. Il riordino territoriale delle Aziende ULSS, il cui numero è diminuito passando dalle precedenti ventuno alle attuali nove, consente una visione più ampia a livello di governo locale e una maggiore flessibilità nell'utilizzo e nell'allocazione delle risorse presenti sul territorio, anche grazie alle economie di scala che potranno essere agite sui servizi di supporto.
Da ultimo, in questa cornice di riferimento, si inserisce il recente percorso che ha portato, il 28 febbraio scorso, alla sottoscrizione dell'Accordo preliminare con il Governo ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione. Detto Accordo preliminare introduce uno spazio regionale di "autonomia differenziata" e, in particolare in materia di Tutela della Salute, riconosce ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa e legislativa con riferimento a rilevanti settori sui quali l'intervento dello Stato ha determinato notevoli limitazioni all'azione delle regioni. I contenuti di tale Accordo riservano uno spazio che potrà essere foriero di un impatto rilevante in alcune aree principali di intervento lasciate alla determinazione dell'autonomia regionale, quali la valorizzazione delle risorse umane del SSR, il sistema tariffario sia sotto il profilo del rimborso che della compartecipazione, la spesa farmaceutica in caso di inerzia dell'Agenzia italiana del farmaco.
In questo quadro normativo e in questo percorso preliminare volto ad ottenere forme di "autonomia differenziata", si inserisce l'odierna proposta di "Piano socio sanitario regionale 2019 - 2023". Tale strumento di pianificazione regionale intende offrire una guida per sviluppare e consolidare i principali tratti evolutivi del sistema socio sanitario veneto, già introdotti con il Piano socio sanitario 2012-2016, proiettandoli nel panorama del prossimo quinquennio. Le azioni già intraprese, dunque, si dovranno conciliare con lo sviluppo di misure atte a garantire la sostenibilità dell'universalità di cure e a proseguire le azioni di miglioramento degli strumenti necessari per affrontare i bisogni di salute, raccogliendo la sfida per gestire le inevitabili contraddizioni offerte dall'osservazione delle complessità della realtà odierna.
In particolare, il Piano approfondisce le relazioni tra fabbisogno assistenziale e risposte del servizio sanitario veneto in termini di offerta, con analisi dedicate, suddivise in due parti.
La prima, focalizzata sul profilo dei bisogni, con particolare riferimento ai seguenti ambiti:
- impatto dello scenario epidemiologico sulla domanda di servizi sanitari
- promozione della salute e la prevenzione dei fattori di rischio
- programmazione socio sanitaria della Regione del Veneto
- salute della donna e del bambino
- percorso del paziente in ospedale
- presa in carico della cronicità e della multimorbidità per intensità di cura e assistenza
- malattie rare
- salute mentale
- integrazione socio sanitaria.
La seconda, focalizzata sul profilo dei sistemi di supporto all'erogazione di prestazioni socio - assistenziali, con particolare riferimento agli ulteriori ambiti:
- governo del sistema e il governo delle aziende
- gestione del patrimonio informativo socio-sanitario
- governo della farmaceutica e dei dispositivi medici
- governo e le politiche per il personale
- gestione delle risorse finanziarie e strumentali
- ricerca, innovazione e valutazione delle tecnologie sanitarie
- rapporti con l'università.
L'iter per la predisposizione del nuovo Piano si è articolato, in ossequio a quanto previsto dall'articolo 2, comma 4 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 , in audizioni dei Direttori Generali delle Aziende ULSS e nella presentazione dei contenuti del Piano agli organismi rappresentativi dei comuni, delle comunità montane, delle province, alle Università, alle organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operatori sanitari, agli ordini delle professioni sanitarie, agli organismi di volontariato e al privato sociale.
Il provvedimento legislativo d'iniziativa della Giunta regionale è stato assegnato il 5 giugno 2018 in sede referente alla Quinta Commissione consiliare, come progetto di legge regionale n. 357.
In data 1° giugno 2018 è stata trasmessa al Consiglio regionale la scheda di analisi economico finanziaria redatta dalla competente struttura di Giunta regionale.
Successivamente la Quinta Commissione ha effettuato le consultazioni con i soggetti maggiormente rappresentativi a livello regionale nel corso di cinque sedute appositamente dedicate: 30 luglio, 10, 12 e 13 settembre e 9 ottobre 2018.
La scheda di inquadramento normativo, predisposta dal Servizio Affari giuridici e legislativi, è pervenuta l'8 ottobre 2018.
Le note di lettura e ricognizione degli impatti economico finanziari redatte dal Servizio Attività e rapporti istituzionali sono pervenute in data 22 novembre 2018.
La Prima Commissione consiliare ha espresso parere favorevole in data 22 novembre 2018.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 27 novembre 2018 ha licenziato, a maggioranza il progetto di legge in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il presidente Boron e i consiglieri Brescacin (Zaia Presidente), Barbisan R., Finco, Semenzato (Liga Veneta - Lega Nord), Barbisan F. (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà), Barison (Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale;
hanno espresso voto contrario: i consiglieri Pigozzo, Salemi, Sinigaglia (Partito Democratico). Bartelle e Berti (Movimento 5 Stelle);
hanno espresso voto di astensione: i consiglieri Ferrari (Alessandra Moretti Presidente) e Negro (Veneto cuore autonomo)".

PRESIDENTE

Consigliera Bartelle, prego, sull'ordine dei lavori.

Patrizia BARTELLE (Gruppo Misto - Italia in comune)

Grazie, Presidente.
Vorrei portare l'attenzione su un fatto gravissimo che sta succedendo stamattina, ovvero noi siamo qui a discutere l'atto più importante della Legislatura, perché è un dato di fatto che andrà a impattare sulla vita dei cittadini veneti e italiani, in assenza dell'Assessore alla Sanità, che è dimissionario, e del presidente Zaia, che non sappiamo se ha avocato a sé l'interim perché non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale di qualche subentro, se non dalla lettura di articoli sui giornali.
Io credo che sia una mancanza di rispetto istituzionale di un certo livello e quindi chiedo a voi di sciogliere questo inghippo istituzionale. Grazie.

PRESIDENTE

In questo momento il Consiglio può assolutamente legiferare anche in questa situazione, senza problemi: non è un collegio perfetto appunto quello che andiamo a utilizzare in questi giorni.
Collega Sinigaglia, anche lei sull'ordine dei lavori? Prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Volevo riprendere anch'io quanto è stato appena detto dalla consigliera Bartelle, perché è sicuramente una situazione anomala questa di affrontare il nuovo Piano Socio Sanitario senza un punto di riferimento politico che abbia a disposizione il mandato per le politiche socio sanitarie.
È vero che c'è l'assessora Lanzarin, però non mi sembra che abbia un mandato specifico: è sicuramente l'Assessore di riferimento per il sociale e abbiamo visto anche in questi mesi come ci sia stata una positiva evoluzione di integrazione tra sociale e sanitario grazie ad alcune operazioni che sono state fatte anche con il lavoro e anche sulla povertà. Però è imbarazzante – lo dico sinceramente – dover iniziare e portare avanti una discussione sul Piano Socio Sanitario senza un riferimento.
È vero che è stato promosso come Sottosegretario l'assessore Coletto, a cui chiaramente auguriamo buon lavoro, però rimane un vulnus, cioè nelle scelte che noi andremo a proporre manca la direzione tecnica in questo momento, ma manca la regia politica piena, per cui il nostro lavoro rischia di essere in qualche maniera incompiuto, perché poi c'è la fase degli obiettivi, ma c'è la fase della gestione e la fase della gestione è addirittura, secondo me, molto più importante di quella degli obiettivi.
La fase degli obiettivi la discutiamo in Consiglio regionale e il Consiglio regionale è giusto che abbia una sua autonomia, però poi gli obiettivi devono tradursi in pratica, devono essere gestiti in maniera corretta e questo si capisce solo all'interno della discussione che viene portata avanti in Consiglio regionale. Quindi mi chiedo se, al posto dell'assessore Coletto, c'è stato il mandato specifico all'assessore Lanzarin per cui è depositaria di tutta questa materia oppure no. Se non avviene questo, è un Piano Socio Sanitario che possiamo discutere a tutto tondo ed essere certi che poi le conseguenze e quindi la fase della gestione verrà attuata come Consiglio Regionale vuole portare avanti?
Siamo di fronte veramente, a mio giudizio, ad una anomalia che è incredibile e che comprime gli stessi tempi; tra bilancio e festività natalizie mi sembra quasi di dover portare a casa il sigillo che abbiamo fatto anche questo, però un conto è fare anche questo, un conto è farlo bene, con avvedutezza e con la programmazione politica.
Parliamo di programmazione politica e manca il regista della programmazione politica.

PRESIDENTE

Grazie.
Prego, collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Io non voglio far perdere tempo all'Aula, perché vorrei iniziare ad affrontare le questioni del PSSR, ma hanno ragione i Colleghi Bartelle e Sinigaglia ad aver posto una questione, sulla quale le spiego che cosa...

PRESIDENTE

Lei sta parlando sull'ordine lavori?

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Sì, certo, sull'ordine lavori.
Su questa questione chiedo un chiarimento (perché forse è mancata anche una comunicazione ai Consiglieri o almeno io non l'ho ricevuta in quanto Capogruppo e in quanto Consigliere) sul fatto se l'assessore Coletto si è dimesso solo dal ruolo di assessore o se contemporaneamente anche dal ruolo di consigliere, perché l'incompatibilità, non è solo nello svolgere il ruolo di assessore, che è, ma è incompatibile anche nel ruolo di consigliere, perché se votasse o se potesse votare (lasciamo perdere che sia presente o meno) questo Piano Socio Sanitario Regionale, secondo me, l'incompatibilità c'è dal momento che ricopre il ruolo di Sottosegretario proprio alla Sanità, che quindi non si tratta di bilancio o di altra materia, ma si tratta proprio della materia connessa rispetto alle attività che dovrà svolgere domani con funzioni di governo.
Secondo me, è un'incompatibilità che scatta non solo dal momento in cui lui ha giurato, ma è ancor più presente rispetto al provvedimento di oggi, quindi può darsi che lei ci chiarisca che non si è dimesso solo da assessore, ma si è già dimesso anche da consigliere e a questo punto suggerirei di accelerare il subentro, in modo tale da essere collegio perfetto. So perfettamente che noi possiamo agire anche con un collegio di 50 Consiglieri, però credo che a questo punto abbiamo la necessità di essere collegio perfetto.
Ultima considerazione di carattere politico: ha ragione il consigliere Sinigaglia a porre con forza la questione di capire qual è il riferimento politico rispetto al dibattito che dobbiamo fare, cioè se è già stato dato un mandato pieno con le dimissioni dell'assessore Coletto. perché ci piacerebbe iniziare la discussione sul PSSR (senza nulla togliere l'Assessora Lanzarin) con una certezza di diritto di chi è la persona competente in materia di sanità, perché di questo dobbiamo discutere, altrimenti l'opposizione proporrà un Assessore alla Sanità e questa potrebbe essere anche un'idea in modo tale da rendere la sanità materia veramente di tutto il Veneto.

PRESIDENTE

Consigliere Azzalin sull'ordine lavori.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Presidente, il Piano Socio Sanitario è l'atto più importante indiscutibilmente di programmazione della Regione, ci sono state le dimissioni dell'assessore Coletto e penso che lei si sia dimenticato di riferire che la delega è stata assunta ad interim dal Presidente Zaia e quindi presumo che Zaia voglia essere presente in Aula, per cui, se c'è da attendere magari il pomeriggio perché arrivi, visti gli impegni che ha il Presidente, possiamo tranquillamente aspettare, non ne faremo un problema.
Io ho il massimo rispetto e stima dell'assessore Lanzarin, che sicuramente farà il possibile per collaborare ai lavori di quest'Aula e questo non vuole essere una sottovalutazione del suo ruolo, però credo che, proprio perché questo ruolo sia anche esaltato e giustamente valorizzato nella proficuità del lavoro che ci apprestiamo ad intraprendere, la presenza del Presidente sia necessaria, visto che ha assunto l'interim e ha deciso di valutare in questi giorni la situazione, anche perché non è che approviamo un piano ogni settimana: è vero che il collegio è perfetto, ma è una questione di opportunità e di scelta politica.
Ovviamente se nel pomeriggio tarderà ad arrivare in Aula, riprenderemo, ma io ero per concedere questo tempo di attesa e votare favorevolmente alla sospensione.
Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Il collega Brusco sull'ordine lavori.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Buongiorno, Presidente, grazie per avermi dato la parola.
Riprendo le parole dei miei colleghi, giusto per capire, visto che l'Assessore è sempre stato presente in Quinta Commissione, di cui io non sono membro e volevo giusto capire chi è il referente di questa discussione su questo documento così importante, se è lei, assessora Lanzarin, oppure se ci sapete dire chi è, visto che il carico su questo provvedimento è notevole: è giusto sapere anche da parte nostra con chi dobbiamo interloquire per avere riferimento. Grazie.

PRESIDENTE

L'assessora Lanzarin risponde.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Per rispondere alle osservazioni che sono state esposte, l'assessore Coletto ha rassegnato le dimissioni da Assessore ieri e c'è stato subito il decreto emesso nella giornata di oggi con le deleghe che sono ad interim da parte del presidente Zaia per una valutazione diversa: questa oggi è la situazione per quanto riguarda le deleghe afferenti alla sanità.
Per quanto riguarda, invece, la discussione di questo provvedimento che, come è stato detto, è molto importante, io credo che sia stato fatto un lavoro importante all'interno della Quinta Commissione, a cui ho partecipato sempre assieme all'assessore Coletto e quindi sono a conoscenza dei passaggi che ci sono stati e credo che, anche come delega da rapporti col Consiglio, posso sicuramente sostenere l'onere di seguire questo provvedimento in Aula.

PRESIDENTE

Al momento non sono arrivate ancora le dimissioni da consigliere del collega Coletto: scattano dei tempi previsti dal Regolamento per valutare le incompatibilità e far scegliere a Coletto cosa farà nei prossimi tempi, ma al momento non sono ancora arrivate le sue dimissioni da consigliere.
Consigliere Fracasso, prego.
Prego, collega Bartelle, ma se non interviene sul Regolamento le tolgo immediatamente la parola perché è già intervenuta.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Chiedo, in maniera formale...

PRESIDENTE

In base a quale articolo?

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Un attimo che il collega me lo trova, se mi permette.

PRESIDENTE

Sul Regolamento o su cosa?

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Sul Regolamento, sul fatto che diamo la possibilità alla Giunta che sia rappresentata qui nella sua funzione...

PRESIDENTE

Non è sul Regolamento.
Collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Al di là delle questioni regolamentari, diciamo che la sostanza di quello che abbiamo sollevato come Gruppo è il livello di interlocuzione che si apre in questa discussione tra il Consiglio e la Giunta, con tutto rispetto per l'assessore Lanzarin, però siamo di fronte ad uno degli atti fondamentali di programmazione di questa legislatura, se non il fondamentale, visto che interessa più del 70% del bilancio regionale e più di 9 miliardi di euro vengono governati attraverso quello che contiene e dispone il Piano Socio Sanitario.
Quindi quello che abbiamo chiesto e che torniamo a chiedere è che, a fronte dell'apertura di questa discussione, ci sia una rappresentanza ai massimi livelli della Giunta, a partire dal Presidente e dall'Assessore alla Sanità. Abbiamo capito tecnicamente qual è lo stato di trasferimento dalla Regione al Ministero e già la scorsa settimana ci siamo augurati che molte delle questioni che toccheremo poi con il Piano siano risolte in quattro e quattr'otto dal fatto che un autorevole esponente di questa Regione da oggi o da domani siede in Consiglio dei Ministri, tuttavia ripeto che, a fronte del provvedimento che ci apprestiamo a discutere, non c'è dubbio che deve essere assicurata una rappresentanza ai massimi livelli dell'Esecutivo di questa Regione.
Questo è il punto per noi centrale sia da un punto di vista politico, di rappresentanza, sia da un punto di vista tecnico.

PRESIDENTE

Non penso sia ancora arrivato in Consiglio dei Ministri Coletto, però non mettiamo limiti alla provvidenza.
La parola al collega Ruzzante sul Regolamento.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Presidente, in base all'articolo 14, le chiediamo di farsi portavoce di un'istanza che non è solo di carattere regolamentare, perché è vero che la Giunta può essere rappresentata anche dall'Assessore ai Trasporti, pur parlando di sanità, noi lo sappiamo perfettamente questo, però lei capisce bene che qui stiamo facendo non un atto qualsiasi, stiamo facendo l'atto fondamentale che programmerà la sanità di questa Regione per i prossimi quattro anni.
Allora, le chiediamo di farsi interprete dell'esigenza che questa opposizione sta rappresentando per chiedere alla Giunta di risolvere, entro qualche minuto, la questione delle deleghe alla sanità: noi vogliamo o la presenza di chi ha le deleghe della sanità e quindi dell'assessore Zaia, o di risolvere.

PRESIDENTE

Le ha già spiegato l'assessora Lanzarin che l'interim è stato preso dal presidente Zaia.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Io avevo capito che l'interim lo prendeva l'assessora Lanzarin, ma scopriamo questa mattina che l'interim lo prende Zaia. Allora Zaia farebbe meglio ad essere che noi.

PRESIDENTE

Nell'immediatezza renderà anche all'Assessore che avrà le deleghe, la competenza alla sanità. Ma l'assessora Lanzarin, senza dover ripetere quello che ha detto, ha anche spiegato che ha partecipato a tutte le Commissioni e che, a nome della Giunta, può rispondere e interpretare.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ma non è la delegata sulla sanità.

PRESIDENTE

Come lei ha detto all'inizio, noi possiamo operare.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Certo, ma politicamente è un errore operare senza la presenza dell'Assessore che oggi, in questo preciso istante, ha la delega e senza un incarico dato a una persona diversa presente in Aula. Lei capisce che politicamente è un po' grave.

PRESIDENTE

Come lei ha detto all'inizio, noi possiamo operare.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Potete operare, ma è grave politicamente.

PRESIDENTE

Zanoni su cosa?

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Sull'ordine dei lavori, Presidente.
Abbiamo un punto all'ordine del giorno che è importantissimo, il Piano Socio Sanitario regionale 2019/2023 che, come recita l'articolo 1: individua gli indirizzi di programmazione socio-sanitaria regionale per il quinquennio 2019/2023. Siamo, quindi, in un momento in cui si affronta un tema del genere ogni cinque anni.
Lei capirà, Presidente, che,, viste anche le risposte che ci danno informandoci che il presidente Zaia ha la delega ad interim, senza nulla togliere alla collega Lanzarin, mi pare che sia più che utile, visto che è un appuntamento che questo Consiglio affronta ogni cinque anni, almeno in questa occasione avere chi rappresenta all'interno della Giunta questa materia.
Poi, anche in fase di discussione degli emendamenti – e ce ne sono moltissimi – che l'assessora Lanzarin farà la sua parte per le sue competenze, ma per il resto? Capirà Presidente che è più che lecita la richiesta delle opposizioni di avere in Aula, nella discussione di un documento che si discute una volta ogni cinque anni o anche un po' meno, però è quinquennale – e lo dice la legge – la presenza di chi ha voce in capitolo.
Cosa dobbiamo fare, interruzioni ad oltranza, perché dopo ci devono essere le telefonate e le consulte a distanza, eccetera? Visto che, tra l'altro, il nostro Presidente è spesso assente dall'Aula, poteva essere un'occasione anche per lui per aumentare le prestazioni di presenza all'interno del Consiglio.
A mio avviso, state facendo una bella "frittata" che ci potevate risparmiare, perché ci sono delle funzioni, ci sono dei compiti e c'è un programma di questa Giunta, ma c'è anche chi rappresenta le varie materie, quindi l'auspicio è di interrompere i lavori, sentire i competenti in materia, li facciamo venire in Aula e affrontiamo con serenità e anche con capacità di interlocuzione e possibilità di trattativa con i diretti in causa, tutte le tematiche che le opposizioni hanno sollevato con il deposito di una serie importante di emendamenti, utili a migliorare il Piano Socio Sanitario, che ha validità nel quinquennio 2019-2023.
Credo che la richiesta sia più che lecita: al di là dei regolamenti, è opportuno che in Aula ci sia chi ha le deleghe per questa materia, nessuno escluso.

PRESIDENTE

Collega Dalla Libera, sull'ordine lavori?

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Volevo brevemente intervenire sull'ordine dei lavori, precisando che la Giunta è un organo unitario e non è indispensabile che su ogni argomento...

PRESIDENTE

Il termine esatto è organo collegiale: non è un ministro che è un organo, la Giunta è un organo collegiale, tanto per ricordarlo. E' una cosa che ci siamo dati noi da Regolamento e Statuto.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

È un organo, dal punto di vista giuridico, collegiale unitario e non è indispensabile che su ogni argomento che viene discusso in Consiglio Regionale sia presente l'Assessore di reparto. Oggi l'Assessore di reparto non c'è, ma se la Giunta ha delegato un Assessore a presenziare e a dare risposte, io penso che, prima di giudicare preventivamente l'operato di questo Assessore, sia necessario procedere sul punto all'ordine del giorno e poi casomai andremo a sindacare se l'Assessore delegato era competente o meno a rispondere e assumere.
Scusami, Andrea, però tu intervieni spesso e non mi hai mai sentito una volta interromperti. Devi portare rispetto!

PRESIDENTE

Azzalin, richiamo al Regolamento.
Collega Zanoni, questi atteggiamenti intimidatori sui suoi colleghi sono veramente sgraditi e brutti da vedere.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Presidente, in base al Regolamento, io cito...

PRESIDENTE

Mi dica in base a quale articolo?

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

L'articolo 14. Ma dico solo questo, un secondo: una volta mi è capitato di entrare in una casa di cura e il portinaio mi ha detto stavano operando, ma l'operazione aveva inizio se lo diceva il primario e comunque qui siamo nella stessa situazione.

PRESIDENTE

Richiamo al Regolamento.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Dire che stiamo operando, Presidente, non è un suo compito: abbiamo da affrontare un tema non irrilevante.
Probabilmente sul Regolamento ha ragione lei, ma è un problema di opportunità politica.

PRESIDENTE

Le tolgo la parola.
Zanoni su cosa?

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Per fatto personale. Lei non mi dice che io intimidiscono i miei colleghi, lei deve essere garante ed imparziale in quest'Aula. Quante volte mi hanno mi hanno alzato la voce, mentre io parlavo?

PRESIDENTE

Normalmente erano scambi alla pari, ma mi sembra che il collega Dalla Libera non abbia questo atteggiamento.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Due pesi e due misure, Presidente. Lei sta sbagliando.

PRESIDENTE

Ho capito che è iniziato l'ostruzionismo. Prego, collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Siccome dà una risposta complessiva, lei sa che io sono sempre preciso: articolo 84, quello relativo alla legalità delle sedute.
Io voglio sapere una cosa e la chiedo a lei, alla Giunta per il Regolamento e al legislativo perché non ci è capitata altre volte una condizione del genere: oggi il consigliere Coletto, è tuttora Consigliere regionale del Veneto.

PRESIDENTE

Le ho già risposto prima.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

La domanda è molto precisa, Presidente: se fra pochi minuti il Consigliere regionale del Veneto Coletto entra in quest'Aula, mette la sua scheda dentro alla buchetta, vota e nel pomeriggio si reca a Roma e partecipa a un Consiglio dei Ministri, in sostituzione del Ministro, e, partecipando a quel Consiglio dei Ministri, assume una decisione sulla sanità del Veneto, questo la Giunta per il Regolamento e lei in quanto Presidente titolare di quell'articolo 84 sulla legalità delle sedute, lo riterrebbe valido come esercizio di un'espressione di voto sul Piano Socio Sanitario Regionale o meno?
Io so benissimo che ci sono i dieci giorni di tempo.

PRESIDENTE

Le ho già risposto.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ma a oggi l'ex assessore Coletto, come consigliere, può venire votare sia nel Consiglio regionale, sia partecipando a un Consiglio dei Ministri.

PRESIDENTE

Le ho già risposto.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Non ho capito.

PRESIDENTE

Le ho già risposto, collega: il consigliere Coletto ha dei tempi previsti dal Regolamento in cui può optare per una cosa o per l'altra; in questo momento, se viene qua, può operare da consigliere, ha dei tempi previsti dal Regolamento e lei lo conosce molto bene forse anche meglio di me.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Lo conosco perfettamente: ha 25 giorni per risolvere l'incompatibilità, ma le sto ponendo un'altra domanda; io so benissimo il Regolamento cosa dice: 10+10+5.

PRESIDENTE

Quando arriverà dentro lo vedremo, ma adesso non c'è.
Grazie, abbiamo chiarito.
La parola al relatore Boron, prego.

Fabrizio BORON (Zaia Presidente)

Prometto che non faccio ostruzionismo. Grazie, Presidente.
La presente proposta di Piano è formulata in continuità con quanto già oggetto della vigente programmazione sanitaria, definita col Piano Socio Sanitario Regionale, approvato con legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 , e va letta come aggiornamento e integrazione dello stesso, a seguito delle significative riforme intercorse medio tempore.
Negli ultimi anni, infatti, numerosi sono stati gli interventi adottati in sede nazionale, dettati soprattutto dalle cogenti necessità di contenimento della spesa pubblica e di standardizzazione della natura e della qualità delle prestazioni assistenziali erogate dalle Regioni, con l'obiettivo primario di garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Così è pure stata pervasiva, a livello di Governo regionale, l'adozione della disciplina del riordino del Servizio Sanitario regionale introdotta con la legge 19, che ha istituito l'ente di governance della sanità regionale veneta denominata Azienda Zero e ha dettato disposizioni per l'individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle aziende ULSS.
Il riordino territoriale delle aziende ULSS, il cui numero è diminuito passando dalle precedenti 21 alle attuali 9, consente una visione più ampia a livello di Governo locale e una maggiore flessibilità nell'utilizzo e nell'allocazione delle risorse presenti sul territorio, anche grazie alle economie di scala che potranno essere agite sui servizi di supporto.
Da ultimo, in questa cornice di riferimento, si inserisce il recente percorso che ha portato il 28 febbraio scorso alla sottoscrizione dell'accordo preliminare con il Governo, ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione: detto accordo preliminare introduce uno spazio regionale di autonomia differenziata e, in particolare, in materia di tutela della salute riconosce ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa e legislativa con riferimento ai rilevanti settori sui quali l'intervento dello Stato ha determinato notevoli limitazioni all'azione delle Regioni.
Faccio presente che il tema principale, il cappello introduttivo del nuovo Piano è l'autonomia e vi è stato anche distribuita una relazione della Ca' Foscari dove, ovviamente sui vari dati che si menzionano, ce n'è uno in particolare dove, sulla base del 2016, si fa vedere come, ad esempio, il Veneto abbia 75 euro pro-capite in meno di spesa sanitaria su 5 milioni abitanti circa, che sono oltre 300 milioni di euro che la Regione Veneto non ha e che, sulla base di una riforma di autonomia con costi standardizzati, potrebbe acquisire come diritto ovviamente di quello che oggi non le è stato dato.
I contenuti di tale accordo riservano uno spazio che potrà essere foriero di un impatto rilevante in alcune aree principali di intervento lasciate alla determinazione dell'autonomia regionale, quali la valorizzazione delle risorse umane del Servizio Socio Sanitario Regionale, il sistema tariffario sia sotto il profilo del rimborso che della compartecipazione, la spesa farmaceutica in caso di inerzia dell'Agenzia Italiana del Farmaco.
In questo quadro normativo e in questo percorso preliminare, volto ad ottenere forme di autonomia differenziata, si inserisce l'odierna proposta di Piano Socio Sanitario Regionale 2019/2023.
Tale strumento di pianificazione regionale intende offrire una guida per sviluppare e consolidare i principali tratti evolutivi del sistema socio sanitario veneto, già introdotti con il Piano Socio Sanitario 2012/2016, proiettandolo nel panorama del prossimo quinquennio.
Le azioni già intraprese, dunque, si dovranno conciliare con lo sviluppo di misure atte a garantire la sostenibilità dell'universalità di cure e a proseguire le azioni di miglioramento degli strumenti necessari per affrontare i bisogni di salute, raccogliendo la sfida per gestire inevitabili contraddizioni offerte dall'osservazione della complessità della realtà odierna.
In particolare il Piano approfondisce le relazioni tra bisogno assistenziale e risposte del Servizio Sanitario veneto in termini di offerta, con analisi dedicate suddivise in due parti.
La prima focalizzata sul profilo dei bisogni con particolare riferimento ai seguenti ambiti: impatto dello scenario epidemiologico sulla domanda di servizi sanitari, promozione della salute e la prevenzione dei fattori di rischio, programmazione socio sanitaria della Regione del Veneto, salute della donna e del bambino, percorso del paziente in ospedale, presa in carico della cronicità e della multimorbità, per intensità di cura e assistenza, malattie rare, salute mentale, integrazione socio sanitaria.
La seconda, focalizzata sul profilo dei sistemi di supporto alle erogazioni di prestazioni socioassistenziali, con particolare riferimento agli ulteriori ambiti: governo del sistema e il governo delle Aziende, gestione del patrimonio informativo socio sanitario, governo della farmaceutica e dispositivi medici, governo delle politiche per il personale, gestione delle risorse finanziarie e strumentali, ricerca, innovazione e valutazione delle tecnologie sanitarie, rapporti con l'università.
L'iter per la predisposizione del nuovo Piano, si è articolato, in ossequio a quanto previsto dall'articolo 2 comma d) della legge regionale 56, con in audizione i Direttori Generali delle aziende ULSS e nella presentazione dei contenuti del piano agli organismi rappresentativi dei Comuni, delle Comunità Montane, delle Province, alle università, alle organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operatori sanitari, agli Ordini delle professioni sanitarie, agli organismi di volontariato e al privato sociale.
Il provvedimento legislativo iniziativa della Giunta è stato assegnato il 5 giugno 2018 in sede referente alla Quinta Commissione come progetto di legge n. 357.
In data 1° giugno 2018 è stata trasmessa al Consiglio regionale la scheda di analisi economico-finanziaria redatta dalla competente Struttura di Giunta.
L'iter del nuovo piano in Commissione è durato qualche mese, ha visto circa 80 audizioni di tutte le parti interessate e su questo ovviamente non mi dilungo nel descrivere il Piano che tutti voi avete potuto leggere ed affrontare in Commissione, però volevo solo concludere facendo un ringraziamento alle strutture della Quinta Commissione, che hanno lavorato in maniera indefessa, producendo tutti quei documenti che voi avete avuto, per avere la facilità di lettura e la facilità anche di apportare le modifiche quando fosse stato necessario.
Ringrazio il dottor Capuzzo, ringrazio la dottoressa Schiavo, il dottor Giachetti, la dottoressa Ceci che sono stati sempre presenti, l'assessore Lanzarin che è sempre stata presente in Commissione e l'assessore Coletto, perché oggi c'è l'assessore Lanzarin, non c'è l'assessore Coletto, ma tutti noi il testo che abbiamo deliberato in Commissione sappiamo che è stato discusso per mesi con l'apporto di entrambi gli Assessori, con l'apporto dell'Area Sanità, anche del dottor Mantoan.
Quindi quello che è il risultato e che oggi si discute, non è un testo che è uscito dalla Giunta così com'è ed è stato approvato, ma è un testo che è stato modificato con la collaborazione, di cui ringrazio ovviamente i colleghi di maggioranza, ma in particolar modo anche e soprattutto i colleghi di opposizione, perché sulle loro spinte, sulle loro proposte molte parti che hanno integrato questo Piano sono di quella provenienza. Quindi se oggi discutiamo questo Piano, discutiamo un testo e che è frutto di quella collaborazione che in Quinta c'è stata e che mi auguro possa esserci anche oggi e domani, se ci sarà necessità di discussione in quest'Aula, per trovare di comune accordo la programmazione della sanità veneta che, dopo la riforma, deve ancora una volta determinare il passo della sanità nazionale come punto di riferimento. Grazie a tutti.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Io direi di interrompere qui i lavori e di riprenderli alle ore 14.30 e chiedo al Presidente della Quinta Commissione di pensare già quando guardare e darci i pareri sugli emendamenti.
Sospendiamo qui e riprendiamo alle ore 14.30 con la relazione del Correlatore.
La seduta è sospesa alle ore 12.43
La seduta riprende alle ore 14.42

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori.
Relazione di minoranza.
Correlatore, il consigliere Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Cari colleghi, è possibile discutere e approvare il nuovo Piano Socio Sanitario in queste condizioni, ovvero senza l'Assessore alla Sanità, ovvero senza una regia politica? E' vero che la Giunta è un organo collegiale, però è anche vero che l'assenza dell'Assessore alla Sanità, in un momento decisivo per il Piano Socio Sanitario, è incredibile, lasciatemelo dire!
Questo, colleghi, mi dispiace dirlo, non è un vero e proprio Piano Socio Sanitario, sono piuttosto atti preparatori che mettono nel piatto una serie di strumenti con un'enorme discrezionalità nella gestione, nei mille passaggi gestionali contraddittori contenuti soprattutto nell'allegato.
E anche per l'impostazione politica – forse l'Assessore era già con la testa a Roma – siamo di fronte a un testo tecnico che presenta diverse soluzioni, ma non traccia la chiara direzione politica della programmazione: poteva e doveva essere quello un Piano Socio Sanitario della protezione socio sanitaria dell'implementazione del modello veneto, ovvero dell'integrazione socio sanitaria, del potenziamento dei servizi territoriali, ma c'è niente o poco di tutto questo, se non un abile inserimento di possibilità che potranno essere gestite in un modo oppure in un altro.
In primo luogo, manca la valutazione di ciò che è successo dopo l'approvazione della legge regionale 19 del 2016, ma era ed è un obbligo capire e approfondire ciò che sta succedendo con l'attivazione dell'Azienda Zero e con la riduzione delle ULSS. Non si è voluto fare, avete cercato il confronto su uno dei temi determinanti per elaborare il nuovo Piano, ma tant'è e bastasse solo questo! Addirittura la Commissione non ha avuto, né la maggioranza ha voluto, alcun dialogo con i Direttori Generali che potevano spiegarci i punti di forza e di criticità della riduzione delle ULSS e questa è una grave colpa, caro Presidente della Quinta Commissione, perché i Direttori Generali sono i manager che devono dirci cosa va e cosa non va nell'esecuzione della programmazione e non averli voluti sentire è in primo luogo una loro riduzione di rango a meri esecutori, come se non fossero in grado di esprimere suggerimenti, consigli e riflessioni su qual è la strada più opportuna per elaborare un buon Piano Socio Sanitario.
La considero una grave colpa questa del Presidente della Quinta Commissione Fabrizio Boron e infatti molte critiche espresse dal sistema socio sanitario attuale sono rivolte all'accentramento compiuto sia dall'Azienda Zero che alla capacità attrattiva degli ospedali hub a scapito degli spoke: possiamo esaminarle oggi o le prenderemo in considerazione quando il sistema non funzionerà più?
Il sistema soffre già maledettamente e basta girare nei territori per capirlo: perché i medici si allontanano dagli spoke e si licenziano? Notizia di sabato: altri quattro pediatri si sono licenziati a Camposampiero e 3 più 4 fanno 7, sostituiti da quelli di Vicenza; è anche qui incomprensibile come quelli di Vicenza possano sostituire quelli di Camposampiero e possono contenere e mantenere il servizio da una parte e dall'altra. Ne è rimasto solo uno di pediatra, però è una situazione anche questa incredibile.
So che c'è stata una riunione qualche settimana fa con l'assessore Marcato, che si è riunito con i medici, ma se l'esito è questo non mi sembra sia stata una grande prospettiva quella di dare una risposta.
Perché i medici sono in fuga dal servizio sanitario pubblico? Perché i medici si orientano quasi esclusivamente a spendere il loro progetto di vita professionale negli hub? Proviamo a capirlo veramente, proviamo a dare risposte oppure no? Questa era l'analisi da fare. L'Azienda Zero sta raggiungendo gli obiettivi prefissati? È al servizio delle ULSS o impone alle ULSS scelte che si caratterizzano prettamente sul versante economicistico, a scapito della qualità dell'assistenza? Che senso ha affidare continuamente alle cooperative i contenuti dell'assistenza domiciliare o chiudere l'assistenza domiciliare infermieristica notturna a partire dal 28 febbraio con una semplice circolare? Come sta avvenendo l'assunzione in ruolo del personale presso l'Azienda Zero?
Bisognava forse capire questo prima di entrare nel merito del Piano Socio Sanitario.
L'Azienda Zero deve crescere in primo luogo in trasparenza, efficienza, qualità, ma per dare qualità e servizi, non per farli semplicemente costare meno, altrimenti stiamo spingendo la cittadinanza verso la sanità privata, accreditata, ma sempre privata.
Come ha fatto l'Emilia Romagna ad abolire il superticket o come si fa a ridurlo? Semplice, mettendoci la quota richiesta dal Ministero grazie ai finanziamenti ad hoc della Regione. Voi, con la vostra fermezza, dopo aver ridotto il budget di qualche milione nei confronti delle strutture accreditate, consentite loro di fare milioni di visite specialistiche, prelievi ed esami di laboratorio, perché risultano più convenienti da loro: un karakiri pazzesco della sanità pubblica.
Ciò che non va e che bisognava capire è forse colpa delle ULSS con milioni di abitanti e con la filiera troppo lunga, che allenta i punti di riferimento. Ma perché i Sindaci non riescono ad avere un proficuo contatto con i Direttori generali e con i Direttori del sociale? Perché nel territorio non si sostituisce il personale mancante? Quant'è il personale mancante nel territorio?
Queste disfunzioni ci sono e le avete capite anche voi, tanto che alle vecchie e care ULSS avete sostituito i Distretti: nel piano voi sostituite le ULSS con i Distretti e potenziate il Distretto in modo tale che almeno nel territorio possano fare quello che prima facevano le ULSS. Questo è uno dei temi forti che avete introdotto nel Piano Socio Sanitario: la sostituzione delle vecchie USL con i Distretti.
Questo non è il piano della continuità, mi dispiace contraddire in maniera totale l'introduzione del presidente Boron della Quinta Commissione, non è un aggiornamento, non è in continuità con il Piano precedente: è un Piano in netta discontinuità con quello precedente.
Qualche esempio per farlo capire: il Piano precedente aveva introdotto la classificazione degli ospedali in hub e spoke, ridotto i posti letto ospedalieri (circa 1.300), promettendo la loro sostituzione con i posti letto delle strutture intermedie, promettendo la loro sostituzione: 500 su 1.500, ma qualcosa è stato fatto. Ora introducete con forza nel Piano Socio Sanitario il DM 70 del 2015, che misura gli standard: bisogna organizzare gli ospedali in base agli standard definiti dal DM 70 e poi introducete il Piano Esiti, che misura la quantità dell'attività.
Questi due provvedimenti rivoluzioneranno per forza di cose l'organizzazione ospedaliera: cambiate la logica degli ospedali di rete a due gambe, tanto per capirsi, rafforzando il rapporto dei singoli ospedali con l'hub e creando i dipartimenti ospedalieri con l'équipe che dovrà eseguire gli interventi in più ospedali per raggiungere le quantità previste dal Piano Esiti.
Rafforzate le reti cliniche: nel piano sono aumentate notevolmente e puntate sulla specializzazione degli ospedali, ma spero che sia diversa come esito rispetto al Centro Traumatologico di Camposampiero, però tutto questo lascerà inalterate le schede.
Voi avete tranquillizzato nella presentazione dicendo che nessun ospedale verrà toccato, le schede sostanzialmente rimarranno invariate, ma è impossibile: questo non è vero e non lo raccontate, per favore, perché non succederà, ma ci sarà una rivisitazione forte delle strutture ospedaliere, anche nel territorio dove avviene la risposta e la vera sfida, che è quella della cronicità: le cose cambiano strutturalmente, anche nel territorio c'è discontinuità, non sono più le medicine di gruppo integrate o il medico di medicina generale a fare da punto di riferimento, ma il nuovo vertice organizzativo e il direttore del distretto a cui avete dato un'enorme mole di responsabilità da portare avanti. Conta ormai più il direttore del distretto che il direttore generale in termini di funzioni da svolgere.
Stupefacente è stata poi l'eliminazione delle Medicine di gruppo integrate, dopo una sperimentazione decennale annullata con una semplice denominazione che scompare, "integrate": si chiamano Medicine di gruppo. Vero, Barison? E invece di essere aperte 12 ore consecutive, dalle ore 8,00 alle ore 20,00, anche per ridurre gli interventi impropri al Pronto Soccorso – dicevate – ora vedranno ridotte ad 8 ore l'esercizio di attività e non avranno più l'erogazione dei servizi concordati con il contratto di esercizio, quindi niente più prevenzione e screening, più presa in carico della BPCO di malattie asmatiche, diabete, cardiologia, erogazione del Tao e Coumadin.
Ci chiediamo perché le avete eliminate: 70 Medicine di gruppo per 700 mila pazienti. Dicevate che era Medicina d'iniziativa, nuova frontiera, attualizzazione del modello socio sanitario veneto che scompare di colpo, con quale alternativa? Solo per una proposta nebulosa spiegata con accenti diversi a seconda dei momenti, segnale che non è neppure chiaro ai proponenti.
Le avete eliminate per introdurre le medicine di gruppo accreditate concesse a qualche bel gruppo di medicina accreditata o a qualche consorzio di medici accreditato che si attiverà per raggiungere gli obiettivi voluti dalla Regione.
Non è uno scivolone anche questo verso il privato che, accanto ai medici di Medicina generale, fornirà visite specialistiche, esami di laboratorio e quant'altro? Perché eliminare tutte le Medicine di gruppo integrate? All'inizio erano progetti alternativi, invece adesso, con l'emendamento in Commissione, eliminate le Medicine di gruppo integrate.
Possono sicuramente rimanere ed essere riqualificate e non chiamatemi in causa la Corte dei Conti, perché l'errore è stato della Regione, che ha contabilizzato la spesa dei servizi erogati dai distretti in spese a carico dei medici. Valeva la pena di rispondere alla Corte dei Conti e invece si è lasciato incoscientemente perdere tutto.
Casi più gravi: qui parliamo della medicina legate alla cronicità. Anche questa è una forte discontinuità, la cronicità complessa che vede i casi più gravi: anche qui una netta discontinuità perché nella presa in carico della cronicità complessa entra in gioco l'équipe multispecialistica, estromettendo il medico di Medicina generale e creando un percorso parallelo mai attivato finora, una proposta che ricopia in gran parte la proposta lombarda, che è clamorosamente fallita.
Altro tema: "Iso risorse". Questo è il mantra del nuovo piano. Come finanzieremo tutta la partita tipica del sociale e del socio sanitario e il piano dipendenze? Non so se prevarrà la linea della Donazzan, che vuole fare a tutti il test antidroga. E la tutela dei minori e degli adolescenti, i centri per le famiglie, l'affido, l'inserimento nelle comunità per i minori l'inserimento dei disabili? O si finanzia o c'è un fondo per il sociale e per il socio sanitario oppure la soluzione è quella che sta per essere attuata, ossia si riducono i servizi, tanto chi se ne accorge se un minore è stato affidato oppure no o se un disabile è entrato in un CEOD oppure rimane in lista d'attesa?
Nessun extra LEA, però alla fine abbiamo anche i conti in ordine, perché l'Iso risorse dice un'altra cosa nel piano, che finanzierà solo i LEA, nessun extra LEA, ma guardate che di extra LEA, in questo momento, ne finanziamo tanti e quello che è scritto nel Piano è la proibizione senza risorse aggiuntive di finanziare gli extra LEA: quanti sussidi per i disabili, quanti interventi non potremmo più fare senza la possibilità di finanziare gli extra LEA, ma è scritto nel Piano.
Però alla fine abbiamo i conti in ordine, addirittura quasi 50 milioni di risparmi nel consuntivo 2017, ma dal territorio si stanno levando grida di sofferenza che non sono ascoltate: lo facciamo o no il nuovo Piano per la tutela dei minori? Perché abbiamo la spesa più bassa di tutte le Regioni per ciò che riguarda la salute mentale, avendo a carico 70.000 persone adulte e 20.000 minori?
Non entro nell'ambito del clamoroso fallimento della gestione della non autosufficienza perché lo farà dopo di me il capogruppo Fracasso, ma non aver ancora approvato la riforma delle IPAB è una scelta precisa che avvantaggia qualcuno a scapito di altri e anche nel nuovo Piano le indicazioni pervenute sono incerte e generatrici non di chiarezza ma, piuttosto, di ulteriore confusione e soprattutto danno la possibilità al privato commerciale di investire nella nostra Regione.
E infatti il Gruppo del PD ha lavorato predisponendo un'organica serie di obiettivi per migliorare il Piano e per dare un apporto costruttivo perché il diritto alla salute per noi viene prima di tutto e non ci siamo soffermati su nessuna tattica ostruzionistica; devo dire che molto di ciò che abbiamo proposto ci è stato concesso, anche se alle volte non riconosciuto, ma questa devo dire che è la tattica dell'assessore Lanzarin, che di fronte alla proposta altrui preferisce la riscrittura per concedere, evitando così il pieno riconoscimento dell'altrui proposta. Ma siccome il centrosinistra è per natura buonista, non mi soffermo troppo su questo: prendetela come critica benevola.
La Commissione Sanità ha recepito queste nostre proposte: aumento delle strutture intermedie fino allo 0,8 per mille nelle zone con specificità; attivazione del Piano straordinario distrettuale per l'assistenza domiciliare; operazione trasparenza (sapremo a fine anno quali sono i finanziamenti che hanno ricevuto i privati); recepimento dell'accordo con i sindacati (in particolare per l'attività ispettiva dello SPISAL e l'assunzione di 30 Ispettori); l'obiettivo del fascicolo sanitario elettronico e della tessera sanitaria elettronica entro il 2019; l'attivazione di un registro in ogni ULSS delle liste d'attesa per i disabili, nei centri diurni e nelle comunità residenziali; la possibilità di attivare le fondazioni di comunità o di partecipazione al Dopo di noi; spazi dedicati nei pronto soccorsi alle persone disabili o non autosufficienza; attivazione della tessera elettronica per i celiaci; l'obiettivo autismo diagnosi precoce; promozione della cultura della donazione di sangue, midollo, organi; recepimento direttive europee per l'attività dei veterinari; obiettivo West Nile virus percorso di rete preventivo (quest'anno ricordo che sono state 19 le vittime); servizi farmaceutici e iscrizione della farmacia dei servizi e distribuzione per conto al posto della diretta ospedaliera; riconoscimento delle specificità di Belluno, Laguna e Polesine; attivazione del 70% delle medicine di gruppo integrate nel prossimo biennio (ora sono attivate solo 70 su 350); inserimento del capitolo umanizzazione delle cure dei servizi; programmazione triennale degli investimenti (sarà un emendamento che dovrà essere presentato dalla Giunta); cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale in sanità; attivazione della rete clinica dei disturbi del comportamento alimentare.
Questi principali emendamenti approvati, assieme ad altre ristrutturazione del Piano, per dire come abbiamo apportato elementi costruttivi importanti e di riferimento e anche i nuovi emendamenti che presenteremo perseguano questa volontà migliorativa, di ottenere risposte valide in questo momento storico, per gli indigenti, per l'innovazione del welfare, per il ruolo dei Sindaci.
A proposito manca tutto un capitolo sul ruolo dei Sindaci, per il personale, per la non autosufficienza, per il ruolo della Medicina di gruppo integrata e su questo insisteremo con gli emendamenti, per evitare la deriva nel privato, nella finanza etica creativa affidata a fondi di varia natura, per evitare accentramento che depauperano e indeboliscono il vasto e variegato territorio veneto.
Ci fa piacere avervi al nostro fianco, ci fa meno piacere e ci fa fatica capire qualche vostra proposta che nasconde piuttosto che rivelare compiutamente la rotta da seguire nel nuovo Piano. Comunque, buon lavoro anche in quest'Aula consiliare, confidando in una maggiore autonomia del Consiglio, capace di prendersi la responsabilità delle decisioni senza abdicare continuamente alla volontà impositiva-legislativa della Giunta che, ricordo, ha compiti esecutivi e non legislativi. Ancora buon lavoro".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Anch'io ritengo come il collega Sinigaglia e come dichiarato questa mattina dalla collega Bartelle e dal collega Brusco del Movimento 5 Stelle che sia un errore grave quello della maggioranza di presentarsi a questo dibattito senza aver definito la questione dell'Assessore allo Sanità, che è anche uno sgarbo nei confronti della collega Lanzarin.
Io credo che abbiate fatto un errore grave perché se si rinviava il dibattito sul Piano Socio Sanitario regionale, non succedeva nulla, decidevate qual era l'Assessore regionale che si occuperà della Sanità per i prossimi anno e mezzo o due anni e si iniziava il dibattito a pieno regime.
Credo che sia un errore, ma anche uno sgarbo istituzionale nei confronti del Consiglio, perché se la scelta era quella che se ne occupa ad interim Zaia, in attesa di individuare un nuovo Assessore alla Sanità, diverso dall'assessora Lanzarin, Zaia doveva essere presente oggi.
Credo che delle due l'una – come direbbe l'esimio collega Zorzato – o era l'assessora Lanzarin e quindi si definiva già da subito, senza aspettare inutilmente due o tre giorni, perché è proprio ridicolo, oppure Zaia doveva assumersi la responsabilità di essere qui oggi. Tertium non datur, e mantengo il mio riserbo, dal punto di vista regolamentare. Mi auguro e sono sicuro che l'assessore Coletto sarà presente ai lavori d'Aula di questa settimana e non voterà mai per il Piano Socio Sanitario regionale, perché riterrei grave la possibilità di agire sia come Governatore d'Italia, attraverso il Ministero della Sanità, sia come governato per la quota parte, perché in molto siamo autonomi, come Regione Veneto nel definire il prossimo Piano Socio Sanitario regionale.
In effetti la non presenza dell'assessore Coletto qui oggi dimostra, e mi auguro anche nei prossimi giorni, visto che mantiene ancora il ruolo di Consigliere regionale, che un po' di incompatibilità nelle due funzioni esercitate contemporaneamente ci sta tutta, al di là degli aspetti regolamentari che conosco perfettamente, ma che non rispondono a un criterio che è quello del doppio voto, esercizio di voto: dentro al Consiglio dei Ministri eventualmente e dentro all'Aula del Consiglio regionale, le cui competenze sono l'una incompatibile rispetto all'altro.
Questo è il ragionamento, è il principio e anche qui delle due l'una: o si dimetteva anche da Consigliere regionale, liberandoci da questo inghippo dal punto di vista istituzionale, tanto credo che lo farà molto rapidamente, però avevamo questo dibattito in maniera diversa da come si è avviato.
La prima questione che io mi sento di porre, venendo sulle vicende del Piano Socio Sanitario regionale, come avevo detto con forza all'assessore Coletto, è che è mancata una valutazione vera, piena, totale, analitica del vecchio Piano Socio Sanitario regionale.
È durato quasi due anni in più, doveva scadere nel 2016 e invece scade alla fine del 2018, ma non c'è stata una valutazione attenta e precisa di come è andato quel Piano Socio Sanitario regionale. Guardate che questo incide anche sul nuovo Piano Socio Sanitario regionale, perché se gran parte di quello che c'era scritto nel vecchio Piano Socio Sanitario regionale non è stato realizzato – cito due esempi en passant, ma ne potrei citare mille altri, cioè ospedali di comunità e medicine di gruppo integrate – gli obiettivi non sono stati neanche minimamente sfiorati: questa è la dimostrazione che ha poca importanza quello che scriviamo nel Piano Socio Sanitario regionale, perché quello che conta è quello che in un altro luogo, che non è il Consiglio Regionale, la CRITE per esempio o il Dirigente massimo e unico della sanità veneta decidono di far procedere; quello che decide il Consiglio Regionale è indicativo di massima perché le decisioni vere vengono assunte altrove.
Tralascio il fatto che in questo Piano Socio Sanitario (ma io ho presentato emendamento in tal senso) sparisca la parola "integrate", ma lo ha spiegato già il collega Sinigaglia e per economia di tempi non ci tornerò. Togliere quella parola "integrate" significa ridurre la qualità e la quantità del servizio delle Medicine di gruppo, esattamente come inserire le Medicine di gruppo all'interno delle strutture private – perché anche questo avete fatto con una sorta di assistenza primaria all'interno delle strutture private – e rappresenta anche questo un dito nell'occhio alla sanità pubblica (scusatemi se mi permetto di dirlo). Secondo voi quando un medico di base riceve il paziente all'interno della struttura privata, dove gli suggerirà di andare a fare degli esami di controllo delle visite di controllo? Mi pare evidente la risposta. Si sta andando e spingendo verso un modello di privatizzazione.
Avete reinserito la clausola di neutralità finanziaria dentro il Piano Socio Sanitario regionale, il che vuol dire che continuiamo a fare le nozze coi fichi secchi e c'è un problema di risorse in questa Regione.
Lo cito anche questo molto rapidamente, però noi stiamo ancora continuando a pagare quei project financing fatti dalla vostra Giunta, dalle vostre Giunte, dalle Giunte alle quali avete compartecipato e che dovevano essere, a inizio di questa legislatura, ricordo bene, il primo atto di questa legislatura: è stato Zaia che è venuto in Aula e ha detto che voleva ridiscutere tutti i project financing. Ma siamo nel 2018 e cosa è successo? Cosa avete fatto su questo? L'unico atto relativo ai project financing sono i 300 milioni in più che ci avete chiesto sul completamento della Pedemontana con l'assunzione del rischio a favore della Regione e non più a danno dei privati.
È una cosa incredibile, cioè il primo atto politico importante, perché quell'atto diceva che, siccome non sono andate proprio tutte bene le questioni sui project financing, sia della parte opere pubbliche sia della parte sanitaria, li rimettiamo in discussione tutti perché vogliamo far risparmiare soldi al pubblico. Quanto abbiamo risparmiato grazie a questo atto importantissimo della Giunta Zaia? Zero, non è stato risparmiato un euro. Mai una volta siete venuti in quest'Aula dicendo che, siccome l'Ospedale dell'Angelo è il project financing più costoso d'Italia, lo ridiscutiamo, il privato guadagnerà qualche euro in meno e vi spieghiamo come siamo riusciti a rimettere a posto i conti. Si liberano risorse che potremmo utilizzare dentro questo Piano Socio Sanitario regionale, esattamente come potremmo utilizzare, come si faceva un tempo, l'addizionale IRPEF, perché significa dare risorse che oggi vanno nelle tasche esclusivamente dei più ricchi: voi avete riempito le tasche già gonfie delle parti più ricche del Veneto e avete sottratto risorse alla qualità della sanità e del sociale nel territorio.
Queste sono le due operazioni che avete sbagliato e che ci mettono in difficoltà dal punto di vista economico e che ci fanno scendere nelle classifiche nazionali sul livello della qualità della nostra sanità e dobbiamo ringraziare un personale straordinario, che ci mette il cuore nella gestione della sanità della nostra Regione. Infatti mancano risorse a causa delle scelte che voi avete fatto e, se i livelli essenziali di assistenza vengono garantiti in maniera migliorativa rispetto al Veneto in altre regioni a noi confinanti, la motivazione è legata esattamente a questo.
Cito un esempio su tutti, ma potrei citarne mille altri e lo cito in una Regione che dovrebbe ricordare e festeggiare: ci sarà anche un convegno nei prossimi giorni qui a Venezia sulla figura di Franco Basaglia, a quarant'anni dalla legge 180, quella che ha cancellato l'esperienza manicomiale. Ebbene, viviamo nella Regione d'Italia che ha il più basso livello di finanziamento della salute mentale, senza capire che questo tema ne genera mille altri purtroppo, è la malattia di questo secolo; avete scritto nel Piano Socio Sanitario regionale: fino al 5% gli obiettivi per la salute mentale, io vi propongo un piccolissimo emendamento che dice almeno il 5%, perché questo è il criterio fissato da un punto di vista della buona sanità, è uno dei criteri che ci ha fatto scendere nelle classifiche nazionali, proprio quello della gestione della salute mentale.
Ultima riflessione che faccio sul giudizio di carattere generale e poi verrò alle proposte: io credo che, a tre anni di distanza, dobbiamo, in qualche modo, fare una valutazione profonda rispetto all'impatto della legge 19 che ha istituito l'Azienda Zero e io credo che, a tre anni ormai di distanza, noi dobbiamo riconoscere che quella legge è stata un fallimento; basta andare in giro per i territori e anche quando andate nei vostri territori e parlate con la gente, quasi ovunque, sentite un giudizio rispetto al funzionamento di quella legge che è assolutamente negativo. Io propongo, quindi, un piccolo emendamento qui, che son sicuro che potrà essere recepito dalla maggioranza: cancelliamo la legge 19 del 2016, pur con tutto quello che abbiamo fatto, ma torniamo a riportare le ULSS vicino a quello che è il territorio, a quelle che sono le scelte di carattere territoriale, alla possibilità e alla capacità di saper leggere il territorio in maniera più vicina ai cittadini.
Propongo anche un secondo emendamento perché trovo che sia assolutamente ingiusto che un Direttore di un'azienda sanitaria o di un'ULSS, possa avere un'indennità superiore a quella del Presidente della Giunta regionale, il combinato disposto delle due norme non comporta un aumento di spesa.
Ovviamente c'è una parte che salvo della visione generale ed è quella della spesa unica, della possibilità di ridurre i costi di gestione, ma un conto è ridurre i costi di gestione e lo si può fare anche attraverso delle USL più legate al territorio, altra cosa è espropriare, come spesso avviene nelle scelte che fate nelle ULSS di un milione di abitanti, un territorio delle decisioni che lo riguardano, ma è esattamente quello che sta avvenendo in tante parti del Veneto. Ve ne accorgete quando andate nei territori, perché i cittadini non si sentono più rappresentati da un'ULSS che è distantissima, non è più legata al territorio e con Direttori Generali, ha ragione il collega Sinigaglia a sottolinearlo, che non vengono neanche consultati nel momento in cui dobbiamo riscrivere il Piano Socio Sanitario regionale.
Guardate, per darvi un'idea di che cosa è successo in questa Regione, siamo l'unica Regione d'Italia dove c'è stato uno sciopero lunghissimo dei medici di base e uno sciopero, addirittura unitario, di tutte le categorie Cgil/Cisl/Uil sulle carenze del personale: in nessun'altra Regione d'Italia è successa una cosa del genere ed è la dimostrazione di come le politiche sanitarie di questa Regione siano distanti anche nel giudizio degli operatori.
Ci siamo permessi di avanzare alcune proposte insieme alla collega Bartelle di "Italia in comune" per evidenziare che c'è anche una disponibilità a discutere sul terreno propositivo per esempio proviamo ad aggiungere una valutazione dell'impatto sanitario, quindi non solo la valutazione dell'impatto ambientale, ma anche la valutazione dell'impatto sanitario: ce ne siamo accorti e resi conto con la vicenda dei PFAS, con altre vicende che hanno riguardato questa Regione, quanto l'impatto sanitario può avere incidenza e costi, oltre che costi sociali, anche costi economici per il nostro territorio.
Pensiamo che questo possa essere un elemento molto importante, come un secondo elemento importante è la questione delle liste d'attesa. Qui ci sono proposte concrete che sono state fatte attuate in altre Regioni, in Emilia Romagna per esempio.
Il CENSIS ha fatto un'indagine: il ricorso al privato per il 72% dei cittadini avviene a causa della lunghezza delle liste di attesa e il ricorso all'intramoenia avviene perché è il medico stesso pubblico, pagato con i soldi pubblici, a consigliarlo e a suggerirlo.
Il 75% delle persone nel rapporto Italia 2017 dell'Eurispes dichiara che il disagio più rilevante al Servizio sanitario sono le liste di attesa, quindi questo è l'elemento centrale sul quale... ovviamente non è che possiamo fare tutti come l'ULSS della Riviera del Brenta: basta falsificare i dati e far rientrare le percentuali delle liste d'attesa secondo quelli che sono i canoni previsti dall'impostazione del nostro Piano Socio Sanitario; bisogna esser seri e la serietà ci restituisce questi dati.
Per un ecocardiografia nel pubblico sono necessari 95 giorni di attesa, 55 giorni nel privato convenzionato, quindi quello pagato comunque, 7 giorni nell'intramoenia, 5 giorni nel privato solvente.
Colonscopia: 60 giorni nel pubblico, 43 nel privato convenzionato, 12 nell'intramoenia, 12,8 nel privato solvente, addirittura il privato intramoenia vale meno tempo di attesa rispetto al privato solvente.
Come si può incidere? Per esempio, l'Emilia Romagna ha stabilito che oltre un certo livello di liste di attesa si bloccano le visite intramoenia temporaneamente; fino che non si parificano i numeri e questi non sono parificati per quel che riguarda il Veneto, si mette un alt alle possibilità di visite intramoenia.
Nel giro di sei mesi sei mesi l'Emilia Romagna ha portato al 99,9% il rispetto tra quello che è scritto nella prescrizione medica e i tempi di attesa, 99% ed erano sotto il 90%: è questa la cosa che io chiedo alla Regione Veneto di valutare.
Come valutare l'abrogazione del superticket: il superticket è un danno oltre la beffa, perché oltre al fatto che i cittadini gli tocca pagarselo, sono soldi che vanno dal pubblico al privato: non l'avete ancora capito?
L'introito del superticket è inferiore a quanto noi dobbiamo regalare al privato. Perché l'Emilia Romagna sta ponendosi il tema di cancellarlo? Lo sta ponendo proprio esattamente per questo motivo.
Sotto questo profilo le proposte che noi ci siamo permessi di avanzare mi auguro che vengano valutate con attenzione.
Io mi permetto di suggerire, nella conclusione di questo intervento, non volendo rovinare le vacanze natalizie a nessuno, che, siccome abbiamo presentato molti emendamenti, mi rendo conto, però dipende dall'atteggiamento: cioè se l'atteggiamento è un atteggiamento in cui le proposte serie, quelle che possono essere in qualche modo valutate positivamente, vengono valutate seriamente da parte della maggioranza, anche l'atteggiamento dell'opposizione, per quel che mi riguarda, ma ho sentito il discorso di Sinigaglia prima non mi pare molto diverso.
È chiaro che l'atteggiamento sarà consono alla risposta che riceveremo: se la risposta è picche su tutto, perché tanto voi siete l'opposizione, noi siamo la maggioranza, noi abbiamo i numeri, si va dritti per la strada, per poter evidenziare una posizione diversa e alternativa, noi abbiamo veramente presentato una controproposta: non mi attendo che mi votiate l'emendamento per la cancellazione dell'Azienda Zero, anche se avete messo in piedi un carrozzone dove un dipendente su cinque è un dirigente, però sulle proposte serie, mi auguro ci possa essere un atteggiamento aperto da parte della maggioranza e sarà altrettanto aperto l'atteggiamento da parte nostra, ma con serietà lo dico, senza infingimenti e voi sapete non è mio costume fare in quest'Aula.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie. Ha chiesto la parola Patrizia Bartelle, prego.

Patrizia BARTELLE (Gruppo Misto - Italia in comune)

Grazie.
Ritorno all'inizio della sessione: con chi parliamo oggi? Qual è la persona alla quale volgere lo sguardo?
Io la vedo volentieri, sa la stima personale, assessora Lazzarin, che posso avere nei suoi confronti, ma io non ho il mio referente, non ho l'Assessore, non ho chi detiene la delega: penso che sia chiaro questo.

PRESIDENTE

Scusate, colleghi, lasciate intervenire. Lei continui il suo intervento e voi state zitti, così ascoltate, altrimenti non possiamo andare avanti. Grazie.

Patrizia BARTELLE (Gruppo Misto - Italia in comune)

Io riprendo da dove mi hanno interrotto: voglio dire all'assessore Lazzarin che ha la mia massima stima, non tolgo nulla al lavoro che lei ha fatto in questi mesi, ma è un dato di fatto che io non ho un interlocutore; ne ho tanti, perché, se continuiamo sulla logica che la Giunta è un organo collegiale, ma non ho quello che mi serve, la persona che deve essere qui oggi non c'è.
Se nella scorsa Legislatura Padoan non fosse stato presente in Aula all'illustrazione della manovra finanziaria – e qui mi riferisco alla Camera e al Senato – le opposizioni leghiste e pentastellate che ora ci governano a Roma sarebbero salite almeno sui tetti.
Da parte nostra dovremmo andarcene ma, visto che siamo persone serie, assisteremo a questa recita nel tentativo di migliorarla.
Prendo atto e dovreste farlo anche voi, se avete sensibilità istituzionali, che la discussione sul Piano Socio Sanitario regionale comincia in assenza dell'Assessore regionale alla Sanità: è un fatto gravissimo di cui non ho trovato traccia nella storia delle Regioni italiane.
Oltre l'assenza di Coletto, debbo registrare anche l'assenza di Zaia che, della nomina degli Assessori e della composizione della Giunta, è il irresponsabile istituzionale e certo non può supplire l'assessora Lanzarin, che della stesura di questo Piano Socio Sanitario ne conosce ben poco, in quanto non è l'Assessore delegato alla materia, pur essendo stata una vera stakanovista delle presenze in Commissione.
Di fatto oggi non sappiamo se c'è un Assessore alla Sanità; sappiamo che Zaia ha tenuto per sé le deleghe e come sia stato o come sia nelle intenzioni, la volontà di sostituire Coletto.
Tanto valeva prendere la figura del dottor Mantoan, lo faceste assessore ad honorem e sedesse in questa sala: avremo almeno avuto un interlocutore istituzionale con cui confrontarsi e di un certo valore, mi permetto di dire.
Torniamo al Piano Socio Sanitario: c'è una grande opera di cui il Veneto oggi ha assolutamente bisogno, la ricostruzione della Sanità pubblica, è questo che ci serve, è questa la grande infrastruttura di cui necessitiamo, il rilancio di una sanità pubblica diffusa su tutto il territorio regionale.
A questo dovremmo dedicare le nostre risorse e le nostre energie, ma per farlo vi è una condizione necessaria: che andiate tutti a casa, perché non è la nostra priorità.
Capisco che non vi piaccia, ma è logico: voi e soprattutto i vostri tecnici che vi ispirano, tutti voi, non credete la sanità pubblica, non credete al patrimonio dei beni comuni, non credete ad un cittadino protagonista delle scelte e di svolgere una funzione di vero controllo.
Voi dite di volere questo, ma nei vostri atti amministrativi e di governo andate esattamente nella direzione opposta: con questo Piano Socio Sanitario voi proseguite l'opera di smantellamento della Sanità pubblica in questa Regione, è un'opera che avete perseguito con pervicacia e con ferocia nel ventennio di regime leghista in Veneto, perché non vi è dubbio che la responsabilità politica di questa operazione va ascritta innanzitutto alla Lega Veneta, con Forza Italia e altre compagini succedutesi a fare da contorno.
Innanzitutto assistiamo a decisivo impoverimento dell'offerta sanitaria nelle aree periferiche del Veneto che a questo punto diventano marginali e facile terreno di caccia per il privato convenzionato.
Puntare sull'asse centrale del Veneto, quei due nuclei forti imperniati sulle aziende ospedaliere di Padova e Verona è una palese violazione dell'articolo 3, 2° comma, della Costituzione: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese".
Voi al contrario di ostacoli ne aggiungete – e alla grande – inoltre, con questo Piano, voi separate la sanità dei servizi sociali così cancellando in modo definitivo una passata felice intuizione di questa Regione, che la rendeva unica in Italia ed agganciava, come deve essere, la tutela dell'asse della salute ai singoli territori e quindi a tutti i cittadini.
Voi invece vi aggregate al carro della sanità come produzione di una merce il cui costo va ridotto, non attraverso la prevenzione, ma bensì tramite la riduzione dei costi di fabbrica con i tagli di personale e l'eliminazione dei rami produttivi.
La sanità come "azienda" e l'ospedale come "fabbrica". Questa è la vostra visione e lo dimostra l'inglesorum con cui infarcite il vostro documento.
Voi curate la malattia, non credete ad una sanità che si occupi del benessere personale e sociale; voi credete nella sanità come singolo DRG da quantificare in soldoni e non nella sanità come processo, che è l'arte della tutela dell'ambiente di vita delle persone e si conclude nel prendersi cura riabilitativa e persino economica di una persona e di un cittadino non più autosufficiente.
Del resto, voi non credete alla Costituzione e quindi non vi interessa applicare l'articolo 32; forse non credete neppure alla Repubblica italiana e quindi non vi interessa tutelare un bene comune quale la sanità pubblica.
Lo conferma la riforma delle IPAB, che fate in modo surrettizio nel Piano Socio Sanitario, senza fare la riforma della normativa che riguarda le IPAB.
Un Presidente di Consiglio serio imporrebbe lo stralcio della parte sulle IPAB, per palese incompatibilità delle norme contenute in questo documento e perché una futura riforma delle IPAB – semmai ci sarà – potrà solo prendere atto di quanto da voi indicato in questo piano.
Poi volevo aggiungere anche dell'altro. Vorrei ringraziare il Consigliere Barison che sicuramente sarà ricordato ai posteri (mi spiace che non ci sia, spero che stia ascoltando dai monitor). Il Consigliere Barison è stato il padre dell'eliminazione della parola "integrate", perciò sono sicura che le classi mediche e le varie associazioni, comitati, cittadini tutti si ricorderanno chi fu la persona, chi fu il l'autore, chi fu (perché parlo già come fosse già approvato e sarà approvato questo Piano Sanitario) sarà l'autore della distruzione del sistema che era stato messo in piedi con fatica. Io vi prego di non disturbare. Barison lo ricorderemo come la persona che è stato l'ideatore della riduzione delle medicine di gruppo.
Poi, ricorderemo anche quanto è stato fatto nei confronti dei medici veterinari: si è andato anche oltre quello che è il contratto nazionale del lavoro, di quanto viene argomentato e deciso dalle categorie, siamo andati oltre abbiamo fatto la Repubblica veneta in barba alle leggi nazionali; abbiamo fatto degli Hub giustificati con numeri tirati un po' a caso (700 mila, 1 milione di persone), vedremo come esce questo Piano Socio Sanitario.
Nell'articolato, l'articolo 2 avete fatto un qualcosa di eccezionale e avete già previsto in legge una legge che non esiste, una legge che ho già criticato il 30 di ottobre, chiamandola la legge "ora per allora"; andiamo a ad inserire in un progetto di legge delle risorse che non sono mai arrivate, non sono ancora state decise dalla legge e non si sa quando arriveranno, però sconfessate voi stessi subito nel comma successivo, in quanto in quanto vi rifate a quello che viene stanziato.
Un'altra perla che avete già fatto è che avete in anticipo svuotato quello che sarà il Piano Socio Sanitario e quello che uscirà da questo consenso, tante situazioni importanti.
Ricordo ancora una delibera che andava a trasformare con il minutaggio, i centri riabilitativi in catene di montaggio, perché andavamo soltanto a determinare i minuti per curare le persone, soprattutto i disabili psichici, quelli che non hanno paura di farsi chiamare matti: abbiamo smontato quello che era il vanto di una Regione.
Avete voluto continuare in maniera testarda con un Piano Socio Sanitario che non ha mai prodotto gli esiti di quello precedente.

PRESIDENTE

Grazie. Ha chiesto la parola Stefano Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Io mi concentro su uno dei temi di questo Piano, ma penso che sia uno dei più rilevanti, cioè quello della non autosufficienza. Ci sono oggi in Veneto 320.000 ultraottantenni: è previsto - questo è il trend demografico - che in vent'anni questo numero raddoppi, intorno al 2040 gli ultraottantenni in Veneto saranno oltre 600.000.
Noi sappiamo che in questa popolazione ultraottantenne, l'incidenza di malattie invalidanti, che fanno perdere l'autonomia a cominciare dalle demenze senili, cresce, anzi è previsto pure un aumento percentuale dell'incidenza della demenza senile da qua a quindici anni e quindi, questo che possiamo chiamare uno tsunami previsto, investirà il Veneto e la sua comunità in maniera straordinaria.
A fronte di questa previsione, che determinerà una crescita delle necessità assistenziali per persone non autosufficienti, enorme, noi registriamo una situazione che vede da una parte un fondo per la non autosufficienza che ha avuto un leggero - a nostro avviso – incremento, seppur meritorio, di 13 milioni con l'ultimo riparto, ma che sostanzialmente da dieci anni è stabile.
Dall'altra parte, proprio per il fatto che il fondo non autosufficienza, ripeto, ormai da dieci anni è stabile, nonostante il fondo sanitario complessivo sia aumentato, il numero di impegnative, cioè il contributo sanitario assicurato ad ogni non autosufficiente che venga ricoverato in un centro servizi, il numero di impegnative è aumentato grazie all'ultimo stanziamento, all'ultimo riparto, mi pare di 830 impegnative, a fronte delle oltre 24.000 già assicurate, ma ci ritroviamo con almeno altri 6.000 non autosufficienti, che non godono del contributo della quota sanitaria, cioè non hanno l'impegnativa.
Torno a ripetere che questo è il frutto della cosiddetta tax free ed è l'esempio lampante di come si mettono le mani in tasca ai veneti, perché questi 6.000 la retta - dai 2.000 euro in su al mese moltiplicato 12 fa almeno 24.000 euro all'anno - che queste persone o le loro famiglie o i Comuni, se le loro famiglie non riescono a pagarle, devono tirar fuori, perché possano godere di questa assistenza.
Questa è la situazione.
Una legge di riforma che è come la tela di Penelope, anche questa da oltre dieci anni si fa di giorno e si disfa di notte, talché noi abbiamo delle IPAB nate due secoli fa la maggior parte, cioè tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, che hanno a volte degli edifici, dei patrimoni storico-architettonici, ma che si portano sulle spalle un secolo quanto meno di storia, con costi di mantenimento elevati, inquadramento del personale con contratto pubblico e quindi oneri di maternità, di permesso, totalmente a carico dell'ente e quindi evidentemente in condizioni di concorrenza sleale con i nuovi protagonisti del sistema della non autosufficienza in Veneto e in Italia.
In Veneto chi sono i nuovi protagonisti? I fondi immobiliari.
Attualmente il 20% del mercato italiano - mercato diciamo dei fornitori, degli erogatori di servizi di assistenza e accoglienza per i non autosufficienti in Italia - è rappresentato da soggetti privati profit, non le fondazioni, soggetti privati profit alimentati e finanziati con i fondi immobiliari.
Se, viste le condizioni delle Borse, dello spread e dei titoli pubblici, volete fare un investimento a rendimenti assolutamente soddisfacenti, vi consiglio di investire in uno di questi fondi immobiliari, che oggi assicura, per loro stessa ammissione, rendimenti che vanno dal 5,8 al 6,8%, cioè se avete 100.000 euro da investire, vi consiglio di non metterli in borsa, non comprare i BOT, perché non si sa come andrà a finire, ma di metterli sicuramente in uno di questi fondi immobiliari, che stanno investendo per aprire centri servizi per anziani, che ripeto, assicurano nel loro conto economico rendimenti dal 5 al 7%.
Questa situazione diventerà gravissima per i motivi che vi ho detto, perché la popolazione anziana e soprattutto ultraottantenne è destinata, ma non è una come dire probabilità, è scritto che aumenterà.
Che cosa succede in questo momento in Veneto? Succede che, in nome della cosiddetta libera scelta, per cui una anziano che ha l'impegnativa è libero di andare nella casa di riposo di Montagnana, piuttosto che in quella di Grisignano, si è messo in ultimo piano il fatto che la non autosufficienza è un livello essenziale di assistenza; pertanto va garantito a tutti i soggetti che ne hanno i requisiti.
Anch'io se ho - spero di no - un'appendicite ho la libera scelta di andare all'ospedale di Padova piuttosto che a quello di Vicenza, con la differenza che mi devono assolutamente curare in quello di Padova o di quello di Vicenza e mi devono curare gratuitamente in quello di Padova e in quello di Vicenza.
Un non autosufficiente non è così: non funziona così; se stai dentro i 25.000 che hanno l'impegnativa, entri e hai la quota sanitaria, altrimenti hai la libera scelta di pagartelo di tasca propria, questa è la situazione.
Questo tema deve essere risolto da questo Piano, in termini di risorse, in termini di garanzia di esigibilità del livello essenziale di assistenza, perché se è un LEA, è un LEA e punto, non è un LEA a seconda di dove vado.
Se io ho un attacco di appendicite, non è che arrivo all'ospedale di Vicenza e mi dicono: "Scusa, tu qua se vieni, devi pagartelo".
No, è un LEA, mi curi a Vicenza, mi curi a Padova, mi curi a Verona: è un LEA.
Termini di garanzia, termini risorse. Abbiamo presentato un emendamento, restituiamo 1.500 impegnative agli anziani non autosufficienti dei veneti, facendo tornare indietro i 23 milioni che sono stati messi e prelevati dal Fondo sanitario, per la liquidazione dei debiti delle vecchie aziende ULSS. L'avevamo detto in Bilancio torniamo a dirlo qua. Quell'operazione non è solo sbagliata, è contro la legge.
La legge parla chiaro. Legge n. 724 del '92 "In nessun caso, è consentito alle Regioni di far gravare sulle aziende direttamente e indirettamente" (e quindi sulle aziende ULSS del sistema) "i debiti facendo capo alle gestioni pregresse delle unità sanitarie locali".
Voi avete sottratto 23 milioni dal Fondo sanitario regionale, cioè dalla possibilità di erogare dei LEA e io dico che con 23 milioni (fate le proporzioni con i 13 che recentemente la Giunta ha messo a disposizione) con 23 milioni si assicurano 1500 impegnative.
Quei 23 milioni devono tornare agli anziani non autosufficienti del Veneto e quell'articolo del collegato va abrogato, perché sono stati presi dal Fondo sanitario contro la norma di legge e contro le necessità di assistenza degli anziani del Veneto. Prima questione.
Seconda questione: deve essere chiaro che non ci sono anziani di serie A, con la quota e anziani di serie B senza quota; se uno si presenta e ha le caratteristiche, perché ha fatto la valutazione la scheda e tutto quel che serve ed è non autosufficiente, ha diritto di trovare la copertura della quota sanitaria nella Casa di riposo o nel Centro servizi in cui andrà, perché questa è diseguaglianza netta e cruda. 24 mila euro minimo all'anno, credo che tutti sappiano fare due conti cosa significhi per una famiglia; famiglie che, peraltro, nel Veneto hanno sempre una rete di parentela sempre più più corta. Non ci sono più le famiglie dove i cognati, fratelli le sorelle, la zia si prendevano a carico l'anziano anche in condizioni di non autosufficienza o parziale non autosufficienza. Sono famiglie sempre più piccole, spesso fatte dalla coppia di anziani. Se uno dei due è non autosufficiente e deve andare in una Centro Servizi e si devono pagare la retta, quello che rimane a casa è finito economicamente, magari con la pensione al minimo finito.
Quando dico che questo è uno "tsunami" annunciato, perché i numeri cresceranno, se non lo si affronta da oggi, guardate che l'impatto sulla sostenibilità del sistema, sulle condizioni di vita di coloro che vengono assistiti e di coloro che rimangono a casa e dovrebbero pagare questa assistenza, saranno devastanti.
Se lasciamo le cose come stanno non c'è dubbio che i Fondi immobiliari faranno grandissimi affari e infatti in giro per il Veneto sta succedendo che i Fondi immobiliari aprono le nuove case di riposo e quindi noi stiamo qui a discutere ancora l'azienda per i Servizi alla Persona Pubblica e il Fondo e nel frattempo che la tela si fa di giorno e si disfa di notte, i Fondi immobiliari hanno grande praterie e grandi ritorni sugli investimenti che intendono fare, ma la prima cosa è indubbiamente far tornare indietro 23 milioni dai debiti delle aziende passate che vanno iscritti nell'apposito Capitolo di Bilancio al Fondo sanitario e quindi alla necessità di assicurare maggiori risorse per il fondo non autosufficienza.
23 milioni sono 1.500 impegnative, 1.500 anziani non autosufficienti che vedrebbero quantomeno dimezzare la loro retta mensile e 1.500 famiglie che vedrebbero sollevare il loro carico assistenziale, oltre che il loro onere di reddito.
Questa è, credo, una delle questioni centrali, perché il Veneto, come l'Italia, è in fase di decrescita demografica; l'aspettativa di vita è alta, fortunatamente alta e la casa di riposo, i centri servizi sono diventati l'ultima risposta, non sono più come quelli di sessant'anni fa i luoghi in cui andavano gli autosufficienti, sono diventati l'ultima risposta dopo che la badante, l'assistenza domiciliare, il Centro diurno, dopo che tutte queste risposte si sono dimostrate, per evidente carico assistenziale insufficiente, si arriva al Centro Servizi per anziani.
I numeri, è un po' macabro, ci dicono che coloro che entrano nei centri servizi per anziani raramente ci escono con le loro gambe, perché quella è diventata quasi una lungodegenza quel tipo di servizio e a fronte dei 600.000 ultraottantenni che avremo da qui a vent'anni, credo che se questo Piano non dà una risposta a questa necessità, non sarà utile alla necessità di questa comunità veneta.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sicuramente quella di oggi è un'occasione molto importante, perché andiamo ad esaminare un provvedimento che arriva in Aula dopo mesi e mesi nella Commissione competente, diverse audizioni - anche se abbiamo sentito dal collega Relatore di minoranza non proprio con tutti i soggetti, visto che alcuni non sono stati coinvolti - che va a determinare un piano quinquennale 2019/2023 che individua gli indirizzi di programmazione socio-sanitaria regionale appunto per questi prossimi anni.
È un piano importante, è quasi un evento direi e tornando alla questione che quando si vanno ad affrontare temi così importanti è sempre bene confrontarsi a tutti i livelli istituzionali, quindi il Consiglio che si confronta con la Regione su un tema così importante, che viene affrontato ormai da circa trent'anni in quest'Aula, da quando c'è la legge del 1992.
Devo dire che per la prima volta in tutte queste Legislature - ricordo c'era la Giunta Bottin, poi tre Giunte Galan, due Giunte Zaia - pare proprio che sia la prima volta che il Piano Socio Sanitario arrivi in Aula senza che ci sia l'Assessore competente, quindi non è una bella cosa questa.
Sicuramente è forse una brutta pagina di questo Consiglio per quanto riguarda appunto la partecipazione e il confronto; è come guardate se fosse stato approvato il piano dell'energia senza l'assessore Marcato o il Piano cave senza l'assessore Bottacin o il Piano faunistico venatorio senza l'assessore Pan.
A mio avviso è una cosa negativa questa, anche perché sappiamo bene quanto sia importante potersi confrontare direttamente e non per tramite, in fase anche di discussione nella Commissione competente e dei vari emendamenti, che ho visto nostri, ma non solo, sono veramente molti.
Comunque uno dei punti a mio avviso critici - è stato ricordato dai colleghi che mi hanno anticipato - dal collega Sinigaglia, Fracasso, ma anche Ruzzante, è quello della competizione tra pubblico e privato, quello che vede questi due sistemi, che evidentemente a volte sono anche in conflitto: un conflitto di interessi magari anche, tant'è vero che accadono poi nella realtà dei fatti episodi che ci dicono che effettivamente c'è qualcosa che non va.
Il collega Fracasso giustamente ha ricordato la questione delle IPAB, lo ha ricordato il collega Sinigaglia, questa mancata riforma, che evidentemente non viene fatta a favore non si sa di chi, probabilmente magari dei privati.
Abbiamo visto come i fondi immobiliari stiano avanzando nei nostri territori, ero a una conferenza pubblica anche venerdì sera e tra il pubblico c'è stato più di qualcuno che ha sollevato la questione.
Lo affronta questo nuovo Piano Socio Sanitario questo problema oppure no?
Il fatto che non abbiamo la riforma delle IPAB ci dà già una risposta in merito.
In merito poi ai servizi, mi è capitato guardate colleghi, venerdì e sabato al medico, avevo bisogno fare una radiografia, era il 14 dicembre: chiamo, ho l'impegnativa, servizio pubblico dal 12 al 14 gennaio, servizio privato lunedì 17 dicembre.
Ho già fatto tutto, però sono dovuto andare dai privati.
È un'eccellenza, 15 giorni / un mese, forse la matematica non è il tuo forte, però è un mese.
Questi sono numeri, questi sono dati: è inconfutabile il fatto che forse magari non possiamo proprio parlare di eccellenza, collega Finco.
Un'altra questione che volevo toccare e che non è stata toccata, è quella relativa alla prevenzione: solo in poche righe ho trovato qualcosa di a mio avviso interessante, che dovrebbe essere affrontato in maniera più approfondita, quella della prevenzione e della messa in relazione delle patologie e delle malattie con le cause.
A pagina 10 del documento tecnico della legge che andiamo ad approvare, si dice: "Una politica ambientale volta alla tutela della salute non può restare confinata all'interno degli ambiti amministrativi delle Aziende sanitarie, ma prevede l'attivazione di un'autorità regionale di controllo e coordinamento capace di operare in maniera integrata su molteplici ambiti di studio, quali aria, acqua, suolo e rifiuti, prevedendo analisi e valutazioni comparative su scale geografiche di dimensioni diverse".
Finalmente, dico io, che si prevede questa autorità regionale di controllo e coordinamento, ma è solo da adesso, dal 2018 che si deve mettere nel nostro Veneto in relazione ai problemi di inquinamento - penso a quello dell'aria, in particolare - con la sanità e la salute?
Arriviamo veramente molto tardi.
Se poi vado a vedere che cos'è questa autorità regionale di controllo e coordinamento, effettivamente trovo poco, quindi è ancora un qualcosa di piuttosto vago.
Ricordo in merito a questa tematica che a mio avviso molto importante, cioè fare prevenzione capendo però bene quali sono le cause che producono determinati problemi ai cittadini veneti; una audizione in Seconda Commissione - eravamo in Commissione Ambiente ancora a inizio Legislatura - dove sono venuti dei tecnici e medici dell' allora ALSS di Cittadella, che avevano messo in piedi un progetto pilota molto interessante, che metteva in correlazione tutti quelli che erano gli impatti ambientali sul territorio (parlo di non so elettrodotti, di punti di emissioni in atmosfera delle industrie private, dei pozzi di approvvigionamento idrico autonomo, delle autorizzazioni allo scarico nei canali e nei fossi, attività insalubri di prima classe che sono tutte attività autorizzate da enti pubblici con le varie patologie che si manifestano sul territorio. Addirittura a domanda si diceva che era possibile intrecciare in questo sistema e anche attività che prevedevano l'utilizzo di sostanze chimiche, addirittura anche attività agricole che prevedono questo utilizzo, quindi facendo praticamente una fotografia precisa di quello che è il territorio e di quelle che sono le problematiche ambientali messe in relazione con quelle che sono le patologie, cioè una cosa a mio avviso che in certi Paesi d'Europa è già una realtà, ma che sarebbe stato utile mettere in moto.
Di questo in realtà non trovo traccia in questo Piano Socio Sanitario anche se all'inizio 2016, c'era già qualcuno che lo aveva messo in moto; io credo sia un'occasione persa quella di non andare a fondo di un sistema tale, perché ormai con l'informatica e con tutte le banche dati che abbiamo, intrecciandole andremo ad aiutare sicuramente chi si occupa di sanità, chi deve fare prevenzione, i medici di base e tutto questo settore, perché se qualcuno arriva a determinati problemi, vai subito a vedere e capire.
Pensate che c'erano delle anagrafiche, dove si poteva andare proprio al civico di una determinata abitazione; ricordo che c'era il Collega Conte presente quella volta, che aveva detto "Dai fammi vedere" e gli dissero "Se ci dai l'autorizzazione", perché naturalmente sono dati sensibili e ci fecero vedere proprio l'esploso, la zoomata in quel territorio con tutte le problematiche.
È un grande peccato non riuscire ancora oggi a mettere a sistema questa cosa, perché sarebbe di aiuto importantissimo agli operatori, non solo quelli che operano nel socio sanitario, ma anche a quelli che di conseguenza operano a livello ambientale, per mettere in relazione cause ed effetti.

PRESIDENTE

Grazie. La parola al collega Azzalin. Prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Ci state mettendo a dura prova, Colleghi della maggioranza, perché è difficile parlare in quest'Aula e soprattutto è difficile farlo su un tema come questo, di questa pregnanza, in modo così avvilente, perché se andiamo a contare non riuscite neanche a raccogliere i numeri per garantire un'ipotetica maggioranza d'Aula, quindi non lo so cosa vi porta a sottovalutare in questo modo il Consiglio e questa questione, pensate probabilmente di avere delle certezze.
Non c'è settore in cui le difficoltà che abbiamo e che avremmo di fronte saranno molte di più di quelle che pensiamo.
C'è un sistema che deve evolversi continuamente, perché l'evoluzione socio economica prevede anche un adeguamento, ma a volte anche un'anticipazione per delle risposte di quello che è il nostro sistema di cura e di assistenza e lo dobbiamo fare, se è vera la frase che diceva il Relatore, coniare e unire sostenibilità con l'universalità dei diritti cioè del nostro sistema; ebbene, questa non è una frase semplice da tenere in vita da rendere concreta, avere cioè un sistema sostenibile che garantisce l'universalità dell'assistenza sanitaria, non foss'altro perché il quarantesimo del sistema sanitario nazionale avreste dovuto comunque salvare la forma di una nuovo Piano Socio Sanitario che probabilmente vivete in maniera burocratica, pensando che tutti i problemi sono risolti, che la coperta tutto sommato anche se un po' tirata, vi consente di risolvere i vostri obiettivi.
Io credo che questo sia l'errore più madornale che commettete perché non è un problema se siete in maggioranza e noi siamo in minoranza, questo è un tema che va oltre le maggioranze e le minoranze.
Parliamo della stragrande maggioranza delle risorse, parliamo di un tema fondamentale, parliamo di un tema che è il principale dei temi che si deve occupare la Regione, ma è anche il principale dei problemi che a sua volta crea problemi e voglio dire solo due o tre cose.
Noi abbiamo, schematizzando, abbiamo avuto delle audizioni in cui ci sono state la quasi generalità di critiche, perché tutti quanti hanno potuto rilevare che non ci sono le coperture finanziarie per realizzare quanto enunciato nel Piano e soprattutto lamentavano il fatto che non c'è stato il coinvolgimento nella predisposizione della proposta di Piano, a differenza si diceva dell'altra volta.
Guardate, rispetto agli obiettivi che pone il Piano e le cose che vogliamo realizzare, c'è un problema di fondo a cui non state dando risposta e non sta dando risposta questo Piano e cioè la sostenibilità del nostro sistema può essere messa a rischio proprio per la mancanza di personale.
A volte è un problema organizzativo, a volte è un problema di specializzandi... però questo è il dato; oggi noi abbiamo un'assenza di personale che mette a rischio il nostro sistema; si fa ricorso ai privati, però non potete eludere quello che è uno dei temi e che non state discutendo e che non avete posto in attenzione, ma che è quello anche di una revisione dei bacini d'utenza, che non possono più essere considerati su base provinciale.
Le Province non fanno più neanche il loro ruolo rispetto a quello che era il loro mandato originario: siamo andati oltre!
Noi non possiamo avere una distribuzione ospedaliera che non tiene conto di bacini che vanno oltre i confini amministrativi, basta vedere il Veneto centrale, Cittadella, Camposampiero, Castelfranco, un po' più sotto c'è Padova: quanti abitanti ci sono in quella zona?
Secondo voi è sostenibile un sistema del genere? No, che non lo è: non voglio difendere Trecenta o Adria che magari potreste rispondermi: ci son pochi abitanti.
Andiamo lì dove pensate che ce ne siano tanti, no, non ce ne sono tanti: è insostenibile quel sistema.
Questo è uno dei temi: revisione dei bacini d'utenza e la rete ospedaliera.
Questo è uno dei temi che vogliate o no, sono da affrontare: non si può non affrontare questo tema.
La storia di avere l'ospedale vicino casa e di avere tutto dietro la porta non regge e non è su questa base che si garantisce il consenso politico; il consenso politico si garantisce con lungimiranza, investendo sul territorio, promettendo un po' meno e garantendo di più quello che è anche un sistema diverso, moderno, all'avanguardia.
Ieri sera Report c'era un servizio – noi che decantiamo l'autonomia, anzi voi la decantate più di noi - e parlava appunto della incongruità del fatto che ci sono 21 sistemi sanitari che non dialogando tra di loro, non permettono di avere un fascicolo rispetto al paziente, all'utente, per cui noi siamo oggi in presenza di ripetizioni di TAC, di risonanze, di radiografie, di analisi... di cose che magari fate due giorni prima non ci sarebbe bisogno solo se questi sistemi dialogassero ed è stato quantificato, non dal giornalista di Report o dall'opposizione di questo Consiglio, ma da docenti e di specialisti e analisti del Politecnico, di ricercatori d'avanguardia di economia sanitaria di questo profilo, in 6 - 7 miliardi l'ipotetico risparmio dal punto di vista sanitario se ci fosse un sistema dialogante sul piano informatico.
Io chiedo all'autonomista convinto: questi temi, lo chiedo agli amici di 5 Stelle che da quando sono al Governo con la Lega hanno smesso di fare l'opposizione, sono spariti in Veneto, cioè capisco io tutto, però siete al Governo, ma siete al Governo a Roma.
Colleghi di 5 Stelle, questi problemi mettono in luce anche una disparità che è inconcepibile oggi.
Non lo so dove sono? Saranno andati a fare un giro, non è questo il problema.
Non voglio criticare i colleghi 5 Stelle perché un po' tutti siamo criticabili da questo punto di vista, a iniziare dal nostro Byron Moreno che spesso va via.
In altri tempi assistevamo degli scioperi dei metalmeccanici, di categoria del manifatturiero; in questa fase invece - devo riprendere con gli emendamenti altre questioni – assistiamo, chiudo su questo perché c'è un tema di fondo che porrò e che riguarderà il Polesine e l'ospedale di Rovigo in particolare, dove c'è un problema di fondo, finisco su questo, quello del degli scioperi lo riprendono in emendamento.
Le schede ospedaliere parlano del reparto di Pneumologia, l'unico in Provincia di Rovigo, con 18 posti letto, oggi noi abbiamo 4 posti letto, non ci sono medici, malattie, gravidanza, pensionamenti, che n'è uno, un concorso non autorizzato non aperto, cioè è l'emblema di quello che non funziona, di un ospedale che viene messo in discussione.
Se non ci fossero i privati che garantiscono le visite e quindi il codice B viene garantito, invece dei 30 giorni in 90, 70 giorni eccetera, alla fine non sarebbero neanche in grado di dare risposta alle domande di visite; io questo lo dico senza acrimonia, guardate: vogliamo smantellarlo Rovigo?
Perché non è il problema se oggi io terremo la specificità in questo piano, guardate e se domani le schede diranno avete 30 posti letto; dopo succede questo e quindi è di queste cose che dobbiamo ragionare, non è che dobbiamo ragionare d'altro. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Collega Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Ci approcciamo alla discussione del Piano Socio Sanitario, ma io vorrei condividere con voi uno slogan che dovrebbe dovuto andare a ad accompagnare questa discussione, che è: "No dichiarazioni di intenti, sì a progetti concreti", perché questa è la dichiarazione, è la richiesta del territorio, è una richiesta che questa Giunta e questa maggioranza evidentemente non onora e addirittura sceglie di arrivare oggi a discutere del futuro della Sanità del Veneto senza Assessore alla Sanità e nemmeno senza Presidente della Regione.
Questo sicuramente è un principio che è necessario andare a rilevare, perché è un aspetto assolutamente centrale e determinante, anche rispetto alla serietà con cui si va ad affrontare un determinato tema.
Abbiamo capito che però la gravità di questo aspetto non vi tange, ma almeno dovrebbe preoccuparvi di arrivare in Consiglio a votare del futuro della Sanità del Veneto senza alcuna analisi dell'evoluzione della Sanità di questi anni, con la verifica del raggiungimento degli obiettivi del passato Piano, se raggiunti o meno questo obiettivo e con quante risorse.
Almeno dovrebbe preoccuparvi di arrivare a votare un Piano che ha tante sicuramente buone intenzioni, promette di nuovi obiettivi, anche includendo quelli che come minoranza si è cercato di condividere con la maggioranza, ma lo fa senza alcuna risorsa in più.
Vi dovrebbe allarmare di andare a votare un piano che prevede di garantire solo i livelli essenziali di assistenza e non tutte le azioni messe in atto anche in questi anni, in questi decenni, che davano lustro a quello che era l'integrazione socio-sanitaria della Regione del Veneto che ha fatto scuola in passato, ma sappiamo che negli ultimi dieci anni la percezione del servizio erogato al cittadino del Veneto e a coloro che usufruiscono dei servizi sanitari del Veneto è sicuramente cambiata.
Penso per esempio ad extra LEA, come appunto diceva prima il consigliere presidente Sinigaglia, dei sussidi ai disabili: vi dovrebbe scandalizzare che non vi sia alcuna risorsa in più per andare a coprire la grave moria di medici specializzati, in 1.300 mancano da dichiarazioni non di certo della minoranza.
Il preoccupante futuro calo dei medici di base, l'incapacità di ricambio generazionale dei medici in dirittura di pensione: voi Consiglieri che andate a rappresentare specialmente le aree rurali, vi domandate q quale impatto questo avrà nelle aree rurali, specialmente nella direzione di una comunità che va ad invecchiare?
Abbiamo sentito prima nei prossimi venti anni si prevede il raddoppio della presenza di ultra ottantenni nel nostro territorio, come faremo ad andare a servire questi territori, quando già, per esempio nel mio territorio dell'Area Berica, esiste un progressivo abbandono da parte di medici di base delle aree più rurali con enormi problemi, non soltanto per le famiglie, non soltanto per gli anziani, ma anche per i giovani genitori, per l'assistenza h 12 da parte del medico della famiglia che è impegnata in attività lavorative ed ha bisogno di un'assistenza con orari un po' più lunghi.
Pensiamo anche alle necessità espresse dal mondo dell'agricoltura. Ci sono qui dei rappresentanti del mondo dell'agricoltura, che si battono, vanno a fare delle importanti conferenze, ma signori quando vi sono i veterinari, che si occupano in maniera importante degli animali da affezione, ma soprattutto si occupano del servizio agli agricoltori allevatori del nostro territorio, quando ribadiscono che per andare a supportare l'attività richiesta capillare nel nostro territorio servirebbero altre 401 unità lavorative, è un discorso grave importantissimo che però mi sembra che in questi anni non sia mai stato preso con estrema serietà, nonostante gli input dati anche dalla minoranza di una riflessione di un accompagnamento su questo tema.
Dovreste essere profondamente preoccupati di andare a votare un piano che spalanca la strada ai privati, che andranno non soltanto a sostituire le funzioni ospedaliere, visto che il super ticket in Veneto sempre attivo nonostante la cancellazione in altre Regioni, renderà sempre più attrattivo il costo delle prestazioni erogate dal privato e non quelle erogate dal pubblico, ma andranno anche a sostituire le funzioni di quei medici che si erano presi in carico, in collaborazione col benestare della Regione del Veneto, la responsabilità di andarsi a prendere cura del malato cronico, sgravando i nostri ospedali e i nostri Pronto Soccorso.
Dovreste preoccuparvi del peso sociale oltre che organizzativo delle cancellazioni delle medicine di gruppo integrate. Cancellare la parola "integrata" non copre gli orrori organizzativi di questi anni con una mancanza di organizzazione e di linee guida anche per le medicine di gruppo integrate all'interno delle aree rurali.
Non soltanto questa cancellazione della parola "integrate" da medicine di gruppo andrà a svalorizzare e anche a lasciare a casa – ce lo possiamo dire – anche una grande quantità di infermieri, specialmente infermieri giovani, che si sono messi al servizio della propria comunità, stabilendo anche delle metodologie di applicazione di tutto quello che è il servizio per il malato cronico, per la presa in carico del malato cronico, per andare alla ricerca del malato cronico per non lasciarlo solo e l'hanno fatto con estrema professionalità. Si abbandoneranno, si lasceranno a casa ma si lascerà a casa anche il malato cronico in questa situazione e lo si lascerà solo gestire la propria cronicità.
Questa deriva privatistica della sanità del Veneto, dovrebbe preoccuparvi enormemente, Consiglieri anche quelli più chiacchieroni, perché sapete chiaramente che è una metodologia sanitaria che è stata già applicata nella Regione Lombardia ed è già stata dichiarata fallimentare e da cui si cerca di fare marcia indietro.
Dovreste essere profondamente preoccupati di approvare un Piano senza risorse adeguate e soluzioni chiare, perché così diventerebbe un contenitore di soli buoni propositi, che magari sono funzionali a una campagna pubblicitaria, a una buona campagna di comunicazione, ma cadono nell'oblio, nella logica interventista. Un metodo politico che abbiamo avuto la certezza e avete applicato, in questi anni, non soltanto nel campo della sanità e del sociale, ma anche nei capitoli nel campo dell'agricoltura e dell'ambiente, una logica di politica attendista che agisce esclusivamente nell'emergenza ed è la più grave manifestazione della malattia di una politica che è in grado di agire esclusivamente a danno già creato, perché va a inficiare ogni possibile raggiungimento di obiettivo immediato e deciso nel momento in cui ce n'è bisogno.
Un esempio: davanti alla manifestazione di una malattia questo in campo chiaramente sanitario l'intervento immediato deciso è necessario. Il mondo dei malati psichiatrici che lo definisce, perché se l'intervento è immediato, la possibilità di guarigione della persona a cui è stato diagnosticato questa tipologia di malattia è verificato nel 57% dei casi.
Il 57% delle persone che vengono trattate immediatamente prima della cronicità della malattia psichiatrica, può guarire con interventi immediati e decisi.
Con una gestione ordinaria e non straordinaria, perché diviene malato cronico soltanto successivamente e questo va a creare poi un danno sociale, non soltanto per il malato, non soltanto per la famiglia, non soltanto per la comunità, ma un danno anche economico con un aumento di spesa per le casse della Regione del Veneto.
Nel momento in cui parliamo di prevenzione, nel momento in cui parliamo di cronicità, lasciatemi che io apra un capitolo che in questo Piano Socio Sanitario è affrontato un po' timidamente.
Una domanda: quante delle cronicità che sono presenti sul nostro territorio sono di tipo genetico evolutivo e quante invece sono indotte?
Questa domanda la pongo per portare una riflessione profonda, anche se spesso magari può essere vista come surreale, ma è attuale e riguarda un ragionamento precursore.
Timidamente troviamo nel PSSR un capitoletto denominato Ambiente e Salute, dico timidamente perché a mio avviso è sicuramente uno dei pilastri centrali del futuro della Sanità e del sociale gestito all'interno di ogni territorio ed è un concetto importantissimo, il tema ambientale, perché è pura prevenzione e quindi si lavora in per la protezione, per la difesa del cittadino e implicitamente anche per la riduzione della spesa futura.
Pensiamo nel caso per esempio dell'inquinamento da perfluorurati, quale impatto economico questo ha nella gestione sanitaria odierna nella zona rossa e si spera anche in futuro nelle altre zone limitrofe del territorio contaminato?
Lo leggiamo sul PSSR: esiste un'interdipendenza tra le persone e il loro ambiente di vita naturale e sociale.
Per poter migliorare tale equilibrio, diviene necessario coinvolgere le comunità locali, i cittadini, adottando una prospettiva socio-ecologica e integrata sugli stili di vita.
La comunità deve rappresentare quindi un luogo favorevole alla salute, salutogenico, attraverso politiche di intervento specifiche per contesto di vita.
A questo punto vorrei condividere con voi quello che è il risultato della salute 2020, il modello politico europeo per la salute, adottato dalle regioni europea dell'OMS nel 2012.
Indica nell'inquinamento delle matrici aria, acqua e terra, tra i principali determinanti dello stato di salute della popolazione.
Secondo le ultime stime, il 24% delle malattie e il 23% di tutte le morti premature nel mondo sono dovute all'esposizione a fattori ambientali: l'ambiente malsano non provoca solo aumenti oncologici come siamo abituati a pensare, ma soprattutto cronicità.
La letteratura è molto varia, ma se vogliamo guardare a casa nostra gli inquinanti interferenti endocrini in generale, da noi i PFAS, ma ce ne sono molti altri e tutti voi conoscete questo tema, sta stimando il 20% di aumento di colesterolemia nel territorio e ed è una cronicità molto nota, molto gravosa e quindi trovo sicuramente positivo quello che è l'intervento con un capitolo apposito sul settore ambiente e salute, ma è un intervento che deve essere ampliato, deve essere ragionato nella sua completezza, con interventi anche preventivi, non soltanto con un'elencazione rispetto a quelle che sono delle buone pratiche, dei buoni interventi: deve esserci chiarezza, in maniera tale che la Regione del Veneto si prenda la responsabilità di non vedersi catapultato addosso un problema dall'alto, da verifiche e certificazioni, analisi richieste da qualcun altro, da qualche altro ente, ma lo faccia grazie alla propria intraprendenza, con coraggio, manifestando quella che è davvero la grandezza del Veneto che onora la grandezza dei veneti del nostro territorio.
È per questo che durante questa discussione andremo ad affrontare questo tema sulla base di alcuni emendamenti che ho voluto, insieme ad alcuni colleghi, presentare.

PRESIDENTE

Consigliera Salemi, prego.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Assessore, mi rivolgo a lei, visto che insomma i miei colleghi hanno denunciato il fatto dell'Aula vuota eccetera; io la guardo da un po' di tempo e vedo che lei cerca di raccogliere un po' tutte le nostre sollecitazioni.
Prima pensavo, guardandola, che sembra San Sebastiano, assessore Lanzarin.
Io invece voglio come dire interloquire con lei, anche perché penso che lei in qualche modo almeno in questo momento, debba raccogliere l'eredità dell'assessore Coletto e allora mi pare che l'interlocuzione la possiamo costruire con lei in questo momento.
Parto dalle numerose inaugurazioni a cui il presidente Zaia ha partecipato in questi ultimi tempi, ultima delle quali, mi sono segnata, l'inaugurazione di un reparto, oltre che di reparti all'avanguardia, anche di una nuova sala operatoria multimediale nel vicentino, mi pare a Bassano.
Noi siamo molto orgogliosi di tutto questo, perché evidentemente lo sviluppo dell'alta tecnologia ci dice che il Veneto è al passo coi tempi, però a fianco all'alta tecnologia ci deve stare anche il livello, l'intensità della cura ed è questo il vero tema su cui bisognerebbe confrontarsi.
Noi siamo orgogliosi di tutto questo, però vorremmo anche pensare che il governatore Zaia, oltre ad andare nei reparti ad alta tecnologia, all'inaugurazione di macchinari e strumentazione straordinaria, andasse nei territori, andasse dei nostri Distretti, andasse a vedere che cosa sta succedendo nei quartieri e nelle aree decentrate del nostro Veneto.
Io penso all'esperienza della Provincia di Verona evidentemente, che è una Provincia estremamente vasta, come abbiamo detto più volte, che prende dai confini del Trentino fino alla Lombardia, aree montane fino alla bassa, ai confini col Polesine; laddove ci sono aree completamente sguarnite di medicina territoriale, laddove molto spesso mancano anche i presìdi che possono essere garantiti, presìdi come le farmacie, che possono essere l'unico punto di riferimento per una popolazione che non si trova più ad avere il medico di base, che non si trova più ad avere il Pediatra di libera scelta.
Io credo che sia questa la grande sfida: il Governatore vada nei centri dei disturbi alimentari, a Verona ce n'è uno che fa capo all'Azienda ospedaliera, è del tutto sottodotato; dal 2017 l'Azienda ospedaliera di Verona ha chiesto la possibilità di aprire un bando per due psicoterapeuti, che possano seguire i ragazzi e le ragazze che soffrono del comportamento dei disturbi alimentari e la Regione non ha dato l'autorizzazione all'Azienda ospedaliera di aprire il bando per il concorso, perché mancano fondi, perché non c'è la possibilità di assumere personale.
Questo è il vero tema: potremmo dire con uno slogan, se volete anche banalizzando, "Meno macchine, più persone, meno strumentazione di alta tecnologia", di cui peraltro abbiamo bisogno certamente, ma non ce ne facciamo niente dell'alta tecnologia se non esiste il personale in carne e ossa, che è formato dai gli operatori sanitari, dagli infermieri, dai medici, specializzati e non, che possono garantire nei nostri reparti, nei nostri servizi, nelle nostre aree territoriali anche una presa in carico e una presa in cura dei pazienti.
Questo perché, Assessore? Perché in qualche modo anche i Sindaci chiedono aiuto in questo momento; a fronte di quello che è successo con l'entrata in vigore della legge 23 e la riorganizzazione delle ULSS, i Sindaci si sono trovati in qualche modo, si sono sentiti e trovati abbandonati.
Mi chiamava un Sindaco di recente, di un paese decentrato della Provincia di Verona mi dice: "Io ho due anziani, non so più dove sbattere la testa, novantenni, la moglie è stata ricoverata in Psichiatria e il marito non ha più chi la accudisce e nello stesso tempo io non so dove mettere questo anziano perché non ho strutture di comunità che possono essere a portata di famiglia.
Quello che era stato promesso nel Piano 2012-2016, che era quello della continuità assistenziale, non è stato poi mantenuto.
La vera sfida di questo piano deve essere la realizzazione concreta di quella continuità assistenziale che è mancata nel Piano 2012-2016.
Ci devono essere tempi certi per la realizzazione degli ospedali di comunità non soltanto negli spazi ospedalieri, Assessore, ma anche nelle strutture che sono le strutture dismesse.
Solo nella provincia di Verona, noi abbiamo degli ospedali dismessi che possono accogliere dei posti letto che sono stati sottratti negli Ospedali attualmente funzionanti, ma che non sono stati rimpiazzati come posti letto nelle strutture di comunità.
Questo gap va in qualche modo risolto, così come la medicina di gruppo integrata. Si discuteva l'emendamento del Collega Barison che sottrae l'aggettivo "integrata" alla medicina di gruppo.
Sia pure anche medicina di gruppo, ma purché esista un sistema garantito di team anche semplice di medici che possano lavorare in rete, ma che ci sia la dotazione strumentale per poter lavorare in rete, perché la medicina territoriale ha bisogno di avere degli strumenti perché venga potenziata.
Tutto questo per dire che noi torniamo a pensare che il tema del personale, il tema delle dell'invarianza di spesa di questo piano siano i nodi che vanno risolti in questo piano, perché possa poi davvero garantire una realizzabilità.
I 23 milioni di cui parlava il Collega Fracasso prima sono uno scandalo perché non intervengono sul Fondo del bilancio regionale, ma intervengono sul Fondo sanitario e cioè sottraggono servizi per i livelli essenziali di assistenza.
Con quei 23 milioni di euro si possono trovare le 1500 impegnative di cui parlava il Collega Fracasso, ma si può pensare di portare avanti dei progetti che, ad oggi, soltanto nella provincia di Verona, ve ne cito due: un progetto che interviene sul trattamento anticoagulante, per venire incontro alle persone che sono a rischio di ictus e paralisi e un progetto che riguarda 36 mila diabetici.
Si tratta di cronicità che restano da dicembre 2018 senza copertura finanziaria. Parliamo di 400/ 500 mila euro che vengono negate dalla Regione alla medicina territoriale per progetti che potrebbero garantire anche una riduzione delle liste di attesa in ospedale, che potrebbero assicurare la prevenzione e che potrebbero costituire una risposta alla vera sfida del piano che è la il contrasto alla cronicità e tutto quello che ci va insieme.
Tutto questo va considerato, Assessore, perché se noi ragioniamo con le grandi proposte che sono contenute in questo Piano tutte condivisibili e di altissimo respiro, perché sono di altissimo respiro, ma le consideriamo pensando che la proposta resti invariata e che il personale medico e infermieristico sanitario sia uguale a quello che abbiamo, allora noi possiamo pensare che questo Piano sarà uguale al piano 2012-2016.
Chiudo nel dire, Presidente, che il Direttore dell'Area Sanità e Sociale conclude la premessa alla relazione sanitaria dicendo: "Non possiamo pensare di risolvere i problemi", dice Einstein, non lo dice lui "con le stesse idee di quando li abbiamo creati".
Sulla base di questa premessa, io credo che ci debbano essere tutti i presupposti per poter intervenire e intervenire seriamente.

PRESIDENTE

Consigliera Moretti, prego.

Alessandra MORETTI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Faccio mie le considerazioni che sono state svolte dai miei colleghi in particolare mi riferisco all'ultimo intervento della collega Salemi, che parla giustamente di un Piano, che è stato definito dagli stessi medici che abbiamo ascoltato in Quinta Commissione, un Piano utopico, perché rappresenta un elenco di buone intenzioni senza però la previsione delle risorse necessarie per realizzare un piano del genere.
Soprattutto, questa è una delle questioni di metodo che abbiamo spesso denunciato anche in altri settori, è un Piano che non ha visto protagonisti i diretti interessati e quindi ovviamente è stato realizzato e quanto meno scritto, senza coinvolgere gli addetti ai lavori, che evidentemente sono le persone che più di altre riescono a spiegarci e a farci comprendere quelle che sono le reali esigenze dei territori.
Sappiamo infatti che rappresenta questo Piano il più importante documento programmatico della Regione, che pesa oltre 9 miliardi, più del 70% dell'intero bilancio regionale e quindi ritengo che proprio per questa ragione, siccome si tratta di quattrini dei cittadini veneti, avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente gli addetti ai lavori e chi se ne occupa nel concreto.
Ci sono diverse questioni che il Gruppo del Partito Democratico ha svolto relativamente al Piano: la prima di queste - lo ricordava prima Fracasso - è il tema della non autosufficienza, tema e problematica destinata ad aumentare nel tempo, visti i numeri che prima venivano citati, 320.000 ultraottantenni, numero che raddoppierà nei prossimi vent'anni, con una incidenza fortissima ovviamente delle malattie croniche.
Ovviamente il tema della non autosufficienza è il tema ovviamente anche quello delle strutture, strutture che purtroppo e sono a pagamento per una buona parte di cittadini e quindi noi abbiamo denunciato che purtroppo nella nostra Regione ci sono cittadini di serie A, che ricevano un contributo e i cittadini invece di serie B, che quel contributo e quella retta se la devono pagare totalmente.
L'altro tema è evidente, cioè non si può fare un Piano Socio Sanitario senza personale: altra tematica che è stata affrontata ovviamente dai colleghi che mi hanno preceduta.
Ovviamente mancano 1.300 medici negli ospedali: nei prossimi cinque anni andranno in pensione 1.135 medici di famiglia su 3147; mancano infermieri, mancano psicologi, manca personale soprattutto nelle strutture periferiche e qui è una questione ovviamente di uguaglianza, nel senso che secondo l'European Health report nel 2018 le disuguaglianze di salute tenderanno ad aumentare e tenderanno ad aumentare soprattutto nelle zone periferiche dei paesi, delle Regioni e delle nazioni.
Ovviamente è un report questo che coinvolge tutti i Paesi europei e quindi anche il nostro.
C'è necessità di potenziare le risorse per il personale e anche ovviamente per il tema della prevenzione, oltre che a quello della formazione sulle competenze professionali.
Il tema poi della territorialità, il tema delle medicine integrate: le diverse ULSS dovrebbero fare rete, dovrebbero confrontarsi per garantire una omogeneità del servizio, che si riferisce sempre al tema dell'uguaglianza sulla salute e quindi bisognerebbe organizzare sul territorio strutture che possano rispondere ai nuovi bisogni assistenziali, arrivando ad effettuare diagnosi più precoci, prodromiche, interventi di prevenzione, che possono poi contenere i costi sociali legati alla cura delle diverse patologie, perché la mancanza di prevenzione ovviamente determina patologie poi difficili da curare e quindi molto costose.
Insufficiente questo piano per quanto riguarda - dicevo prima - i territori emarginati, che sono le montagne, la Laguna, il Polesine e quindi mi auguro davvero che ci sia attenzione, sensibilità ad accogliere e a migliorare il Piano Socio Sanitario attraverso le proposte delle opposizioni. Grazie.

PRESIDENTE

Consigliere Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Intervengo anche a supporto di quanto già anticipato dai colleghi, senza ripetere, solo con qualche ulteriore osservazione.
Ho dato un'occhiata - penso anche voi - al dossier che è stato distribuito i giorni scorsi e che citava anche il Presidente di Commissione Boron, formulato da Ca' Foscari, che in parte ricalca diciamo la parte di analisi del Piano, la parte iniziale di analisi sui dati epidemiologici, in parte però anche fa alcune sottolineature che non c'erano nel Piano, forse ci sono nella relazione sanitaria 2017 che ci è stata presentata in Commissione l'altro giorno.
Credo siano degni di nota questi punti di sottolineatura fatti da Ca' Foscari.
Innanzitutto è il tema che viene sottolineato è in merito alla spesa sociale, all'impegno dei territori e dei Comuni in particolare sul fronte del sociale: sappiamo che uno dei nodi critici e deboli del sistema, vuoi perché risorse disponibili da parte dei Comuni sono sempre insufficienti, vuoi anche perché credo ci sia un ritardo nell'adeguamento degli strumenti strategici di programmazione anche da parte della Regione.
Faccio solo alcuni esempi: salute mentale. Assistiamo - lo dicono i dati di Ca'Foscari - a un incremento di questo tipo di patologie e un dato significativo è che c'è un 5% in più di accesso di minori con patologie psichiatriche ai servizi di ricovero, quindi vuol dire che siano in uno stadio molto avanzato del disturbo psichiatrico e che riguarda la popolazione infantile.
Io credo che questo debba farci per lo meno sobbalzare dalla sedia e per lo meno andare a considerare qual è stato in questi anni l'impegno su questo fronte e quale potrebbe essere invece il cambio di passo per far fronte a questo incremento, che è veramente preoccupante.
Prevenzione - ne parlavano anche i colleghi prima - stili di vita, obesità, fumo, alcol: purtroppo il Veneto registra un incremento, anche magari non generalizzato, ma su alcune aree geografiche, però un incremento complessivo dei dati negativi.
Questo significa che alcune azioni che negli anni scorsi erano state intraprese sul territorio e che vedevano come protagonisti la Regione e i Comuni, probabilmente hanno smesso di essere attuate e quindi non subito, ma a distanza di qualche anno, cominciamo a vedere gli effetti.
Chi è stato amministratore locale si ricorderà che esisteva la legge 285, che riguardava i progetti di intervento per i minori e l'infanzia, i giovani eccetera; esisteva la legge 309 per la lotta alla droga, che vedeva un intervento diretto, anche di prevenzione nelle scuole eccetera; quelle leggi hanno smesso di essere finanziate e quindi sono rimaste lettera morta, però è rimasto il vuoto.
Se andiamo a vedere i dati di consumo di droghe, che da dieci anni a questa parte non solo sono aumentate, ma sono anche cambiate radicalmente in termini qualitativi, tanto è vero che sentivo una trasmissione l'altro giorno, che le stesse Forze dell'ordine sono in difficoltà, perché non riescono ad avere gli strumenti per andare ad analizzare la presenza di droghe dentro, che ne so, all'organismo, ma anche agli alimenti, perché sono talmente modificate e moltiplicate che non ci stanno più dietro, giusto per capirsi.
Sono ambiti nei quali dobbiamo per forza concentrare l'attenzione e spostare, per quanto possibile le risorse sul territorio, per dare risposte concrete a fenomeni che coinvolgono la popolazione in questo caso più debole come i minori e i bambini, ma i giovani che sono il futuro della nostra società e sui quali credo che noi stiamo facendo abbastanza.
Sempre in merito alla relazione. Sulle liste d'attesa ospedaliere si è fatto un gran parlare: appropriatezza, capacità di regolazione, funzionamento dei CUP, regolazione dell'intramoenia eccetera.
Proviamo a spostare un attimo l'attenzione sulle liste d'attesa per le strutture per anziani e disabili. Il Veneto – e lo dicono sempre i numeri – mostra una situazione molto diversificata e molto diseguale, cioè abbiamo aree dove la opportunità di accesso alla struttura per anziani o per disabili è immediata, quindi il tempo di attesa quasi zero e altre aree che superano un anno di attesa – lo dice sempre Ca' Foscari, non me lo sto inventando io – quindi oltre al tema di mettere a disposizione le impegnative, che già è stato ricordato dai colleghi, io credo che ci sia bisogno di una regolazione da parte della Regione o di un monitoraggio più puntuale e continuo.
Su tutti questi aspetti ci sono degli emendamenti che abbiamo presentato che vanno in questa direzione, perché se vogliamo governare il sistema ed evitare le sorprese a piè di lista, dobbiamo intervenire in maniera continua e adeguare man mano il sistema.
Chiudo facendo un riferimento al ruolo dei Comuni. Anche prima la Collega Salvemini l'aveva citato, ma voglio entrare di più nel merito.
Le Conferenze dei Sindaci, i Comitati dei Sindaci di Distretto sono il luogo deputato per andare ad analizzare attraverso i Piani di zona, attraverso il confronto dei bilanci di parte sociale che vedono insieme le aziende ULSS ai Comuni, i tavoli tematici dei piani di zona, dove oltre ai classici argomenti dobbiamo introdurre anche il tema della povertà, il tema dell'esclusione sociale, perché ormai è sempre più presente questa fattispecie e che hanno bisogno di vedere gli amministratori protagonisti, che hanno bisogno di vedere il ruolo del Direttore Socio Sanitario come necessario anello di collegamento tra lo sviluppo progettuale delle azioni dei Comuni è quello dell'azienda socio sanitaria locale, attraverso i le i servizi territoriali.
Molto spesso questo tipo di realtà viene un po' accantonata e dimenticata perché si dà prevalenza all'attenzione all'ospedaliero, ma guardate che i problemi di mancanza di personale riguardano anche a volte direi soprattutto i servizi territoriali, per cui anche qui con un emendamento chiederemo che ci sia per ogni realtà ULSS, per ogni distretto, una ricognizione puntuale del fabbisogno di personale dove gli organici sono carenti e va bene il piano è Iso risorse e non possiamo aggiungerne altre, però è chiaro che in prospettiva se vogliamo superare queste carenze dobbiamo dirottare risorse e investirle in personale, perché altrimenti la cosa andrà sempre peggio e quindi accanto al piano di ricognizione dei fabbisogni, il piano di assunzioni triennale per ogni azienda ULSS per ogni distretto; almeno avere un quadro programmatorio, dopodiché le risorse man mano vengono orientate in quella direzione, perché la risorsa umana e la competenza del personale è la base sulla quale poi poter avviare tutte le azioni puntuali che potrebbero andare a buon fine. Se non c'è evidentemente è chiaro che stiamo facendo è una battaglia non dico inutile ma poco efficace.
Ultima cosa. Abbiamo visto gli emendamenti della Collega Brescacin che riguarda la carenza di personale specialistico e di medici. Mi pare un tentativo anche se tardivo però utile e ci confronteremo anche nel merito.
Sappiamo che è una materia un po' borderline, dal punto di vista della legittimità costituzionale, però credo che siccome il problema esiste lo dobbiamo affrontare, quindi ben venga questa proposta. Confrontiamoci e facciamo in modo che si dia un segnale preciso, dopodiché potrebbe essere anche aggiustato man mano però su questo tema ci siamo, vogliamo esserci, perché credo che ce lo chieda la realtà del territorio e ci sia bisogno di una sinergia con le università, con i punti di formazione e con evidentemente l'impegno della Regione e con il sindacato per trovare delle risposte che siano, non dico immediate, ma a breve termine, rispettose dei contratti di lavoro sicuramente, che non siano discriminatorie rispetto a chi magari adesso sta facendo la scuola di specialistica e non si vede riconosciuti gli oneri previdenziali, però andiamo sicuramente avanti in questa direzione. Grazie.

PRESIDENTE

Consigliere Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Intervengo innanzitutto perché, fin dal inizio di questo dibattito, ho sentito diverse accuse nei confronti insomma della Giunta, della maggioranza, perché non vediamo qui presente l'Assessore di comparto, che da qualche giorno è stato nominato Sottosegretario e quindi sembra che il Consiglio non possa legiferare, perché non c'è nessuna persona autorevole all'altezza con la quale ovviamente interloquire, per affrontare la dinamica del Piano Socio Sanitario regionale.
Ci tengo anche a precisare che non avremo magari qui in Aula l'Assessore alla Sanità, però abbiamo l'Assessore al Sociale, che al di là di quello che ho sentito stamattina che non conosce il Piano, che valuteremo le sue capacità se all'altezza o meno del ruolo, è l'Assessore del comparto Sociale che fino all'inizio comunque ha seguito la redazione del nuovo Piano Socio Sanitario, che l'ha presentato assieme all'Assessore alla Sanità, che l'ha condiviso con tutti i portatori di interesse, che l'ha seguito fin dal primo giorno in Quinta Commissione.
Dell'assessora Lanzarin si possono dire magari tante cose, ma non potete assolutamente dire che non ha seguito il Piano Socio Sanitario o che non ne conosce il contenuto, in quanto l'abbiamo sempre vista fin dai primi giorni, fino alla stesura del piano, una delle principali protagoniste.
Questo è un Piano che sicuramente è stato redatto facendo tutta una serie di analisi, analisi basate ovviamente su una serie di dati, dati che abbiamo visualizzato anche la scorsa settimana in Quinta Commissione, ma soprattutto anche analizzando quella che è la popolazione del Veneto, che è una popolazione che ovviamente - come ha detto prima anche il consigliere Fracasso - è una popolazione che sta invecchiando, però ovviamente è una popolazione che sta invecchiando bene: abbiamo visto che la media d'età per gli uomini è di circa 81 anni, 85 per le donne.
Abbiamo delle difficoltà, che sono soprattutto da un punto di vista della natalità, le nascite purtroppo sono in netto calo e ci troviamo anche con una Regione che ha una povertà di circa il 6% della popolazione, circa l'11% delle persone vivono in solitudine.
Ovviamente è stato anche analizzata tutta una serie di fattori, che sono i fattori che riguardano anche lo stato di salute della popolazione veneta e anche di quanto incidono determinate malattie, dai tumori, alle malattie cardiovascolari, all'infezione ed altre patologie che tutti noi conosciamo.
La redazione di questo nuovo Piano Socio Sanitario si è basato sui diversi profili di rischio della popolazione e questo rappresenta l'elemento basilare di questo innovativo Piano Socio Sanitario; gran parte della programmazione si basa proprio sulla presa in carico, la cura e l'assistenza del paziente.
Questo nuovo modello personalizzato di presa in cura della persona viene individuato a seconda delle cronicità, che può essere ovviamente complessa ed avanzata; in tale caso è previsto l'intervento di un team multi professionale che è dedicato e suddiviso per settore: in base alla gestione ambulatoriale, alla gestione dei servizi e delle cure a domicilio, all'attività di supporto, alle cure intermedie, alla consulenza e residenzialità definitiva e temporanea.
Con un ruolo ovviamente molto importante per il Distretto e anche del Direttore del Distretto che diventa il vero e proprio garante della presa in carico del paziente con la cronicità, quindi il Distretto diviene un vero e proprio regista e il luogo dove operano poi questi team di molti professionisti, che lavorano ovviamente come dicevo all'interno di questo Distretto, al quale sarà assegnato il paziente.
I team saranno composti da specialisti, con prevalenza ovviamente di infermieri, di professionisti del settore geriatrico e del settore internistico, ovviamente dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale, assistenti sociali e professionisti con legami funzionali anche con professionisti che operano all'interno degli ospedali.
I team ovviamente garantiranno il coordinamento tra i diversi nodi della rete, quindi qua stiamo parlando delle strutture intermedie di ricovero, degli ospedali di comunità, gli hospice, le URT, quindi per garantire una risposta ai pazienti e stabilizzarli da un punto di vista medico.
Ci si è focalizzati anche sulla presa in carico delle persone con cronicità semplice, quindi patologie multiple non complesse o singole patologie e anche queste curate da un team di professionisti di assistenza primaria nelle seguenti forme: cioè i medici convenzionati, medici dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale e il privato accreditato.
Si affronta la tematica della rete ospedaliera e quindi viene confermato il modello hub e spoke e ovviamente però quello che si che si cerca di fare è garantire una specializzazione agli ospedali spoke e penso che questa sarà una tematica che dovremmo affrontare soprattutto con le nuove schede ospedaliere, dove ovviamente non si andrà a stravolgere l'attuale impianto a livello veneto, però oggi se possiamo fare un'analisi delle difficoltà, soprattutto degli ospedali di periferia, è che c'è un po' un fuggi fuggi generale.
Se noi non andiamo a specializzare gli ospedali di periferia, i professionisti cercano di andare tutti quanti ovviamente negli ospedali hub per avere degli importanti avanzamenti di carriera e gli ospedali spoke spesso e volentieri diventano degli ospedali sul territorio, ma che perdono forse di professionalità e che perdono anche magari di prestigio.
Secondo me questo lo dobbiamo un po' evitare, perché è vero che l'ospedale spoke è un ospedale dove si deve andare l'alta specializzazione, però secondo me, tutta una serie di professionalità possono essere tranquillamente dislocate sui territori, in modo da poter garantire anche una rete ospedaliera che funziona, ma soprattutto dei presìdi sul territorio importanti e vicini ai nostri cittadini.
Ci sono ovviamente i percorsi dei pazienti all'interno degli ospedali, quindi percorsi dedicati alle persone con la disabilità e anche qua nell'ambito dell'accesso ai Pronti soccorso saranno adottati modelli di accoglienza differenziata degli assistiti di familiari, in base ovviamente all'età, se si tratta di bambini, se si tratta di anziani over 70 o se si tratta di disabili.
Conseguentemente sono previsti anche dei percorsi diversi per pazienti programmati, che sono praticamente quei pazienti che non si trovano in condizioni critiche, ma che necessitano di servizi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, quindi vedete che anche sulla rete ospedaliera si sta mettendo in piedi tutto un sistema che va a velocizzare e a migliorare le cure che noi oggi forniamo ai nostri cittadini e i pazienti, che ovviamente ne hanno la necessità.
Ho sentito molto parlare di Azienda Zero, che forse è il caso di rivedere quell'importante legge che abbiamo fatto qualche anno fa, ho sentito molto criticare la riduzione delle ULSS, però io mi ricordo che nella campagna elettorale del 2015 erano proprio coloro che oggi hanno criticato la riduzione delle ULSS a far campagna elettorale perché in Veneto c'erano troppe ULSS e che era arrivato il momento anche in Veneto di ridurre il numero delle Aziende ospedaliere presenti sul territorio.
Guardate, di difficoltà ce ne sono, però non è sicuramente un Direttore generale in più o in meno che fa la differenza; secondo me la differenza la fa la programmazione e come il territorio viene programmato e gestito.
Sicuramente in questi primi anni di Azienda Zero di unificazione delle ULSS abbiamo riscontrato dei problemi che sono legati soprattutto al mettere insieme, a creare delle reti anche a livello provinciale; non in tutti i casi, ma spesso e volentieri c'è una resistenza da parte dei medici; in alcuni casi c'è la volontà di non collaborare tra équipe mediche di ospedali diversi, mentre una cosa che ho visto, è invece un lavoro da parte del territorio.
Prima ho sentito che ci sono Sindaci abbandonati a loro stessi, che non sanno dove mettere i propri pazienti, che non sanno dove mettere i propri disabili, che hanno delle difficoltà nel dare dei servizi essenziali.
Io non so se vivo in un Eldorado o in una zona dove non ci sono problemi, però di problematiche ce ne sono tante, però vedo che i Sindaci sono coesi, le Conferenze dei Sindaci (all'inizio c'era un po' di diffidenza), ma oggi lavorano in maniera compatta nell'interesse ovviamente del mantenimento dei servizi e degli ospedali efficienti.
Ci sono delle difficoltà però sicuramente io non ho mai sentito – ripeto: parlo per la mia provincia – di Sindaci abbandonati a loro stessi che non hanno ricevuto messaggi confortanti o un aiuto da parte delle strutture ospedaliere.
Il Direttore dei Servizi Sociali è ancora uno dei cardini, uno dei perni penso delle nostre aziende ospedaliere.
È vero quanto diceva Pigozzo che spesso e volentieri noi pensiamo solamente all'ospedale come la parte sanitaria, però se noi guardiamo il sottobosco del nostro territorio, che sono i distretti che sono le Case di riposo, i centri per i disabili e quant'altro, c'è una rete importantissima che oggi – a mio parere – ha delle difficoltà ma funziona benissimo ed il ruolo dei direttori sociali è ancora un ruolo fondamentale e penso che forse oggi è il ruolo anche più vicino alle Conferenze dei Sindaci del territorio, perché sono coloro che si rapportano ogni 15 giorni con i Sindaci per capire quali sono le problematiche e i settori dove intervenire. La volontà della Regione non è quella né di depotenziare queste figure né tantomeno di svilirle.
Ci sono delle problematiche che sono legate al personale e sicuramente ci sono degli investimenti da fare, soprattutto da un punto di vista del personale, degli psichiatri e degli psicologi, che sono ovviamente una necessità del nostro territorio che sta vivendo dei momenti di difficoltà.
Poi c'è anche tutto il comparto dei minori che necessita di forti investimenti, senza considerare quell'aspetto che forse è un po' più tragico di tutte le malattie psichiatriche che si sono verificate negli ultimi anni, dovute alla crisi economica, dovuta alle banche, dovute anche a un malessere generale che si è sviluppato un po' in tutte le fasce d'età, dai ragazzi con determinate patologie, se così li possiamo definire tipo l'anoressia, il bullismo e tante altre malattie che purtroppo coinvolgono le fasce più giovanili, quanto ad altre patologie che stanno interessando anche la fascia più anziana della nostra popolazione.
Su questo penso che è sotto gli occhi di tutti l'operato dell'Assessore al Sociale, ma anche degli sforzi fatti in questi anni e penso che una Regione che continua ad investire su questo settore e a programmarlo in maniera consapevole anche di quelli che sono i tempi – se così li vogliamo definire – moderni è una Regione che sicuramente sa guardare al futuro.
Negli anni siamo stati molto criticati per ogni scelta che ha fatto questa Regione in ambito socio sanitario.
Prima ho sentito interventi: il ventennio leghista ha demolito l'intera Regione, da un punto di vista socio sanitario, state demolendo tutto ciò che è stato costruito negli anni.
Tutto ciò che è stato costruito negli anni è stato costruito anche dalla Lega e abbiamo avuto per tanti anni e ce l'abbiamo ancora l'Assessorato alla Sanità e penso che se sono arrivati dei risultati importanti è perché abbiamo avuto la capacità di fare una programmazione intelligente, magari a volte scontrandosi anche con il territorio, non ascoltando sempre tutti i comitati che sono nati, però oggi abbiamo una rete ospedaliera che funziona; magari avremo degli alti e bassi non sempre siamo nei top della classifica a livello nazionale, però se oggi siamo ancora un centro attrattivo, non solamente a livello nazionale, ma a livello europeo dove abbiamo dei professionisti di eccellenza, abbiamo Università che collaborano con i nostri ospedali, ma soprattutto abbiamo oggi anche una sanità che collabora con il privato, è una sanità pubblica che trova anche il sostegno del privato, perché quella sala multimediale che abbiamo inaugurato qualche giorno fa a Bassano è il frutto di una collaborazione tra il mondo dell'impresa e il mondo della pubblica amministrazione, penso che oggi c'è ancora volontà di investire su questo territorio e quando sempre la pubblica amministrazione non riesce trova sponda da parte del privato e risultati importanti si possono continuare a dare a questo nostro territorio.

PRESIDENTE

Assessora Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente. Con umiltà e in punta di piedi, mi accingo a rispondere a alcune sollecitazioni e alcune affermazioni, ma soprattutto a tracciare un po' qual è il passaggio con questo nuovo Piano Socio Sanitario, con la convinzione che non sono oggi sicuramente la detentrice della delega alla sanità, perché abbiamo detto appunto che è ad interim e poi il Presidente Zaia deciderà rispetto a questa delega, ma anche consapevole che ho assistito continuamente ai lavori della Quinta Commissione, ho partecipato alla maggior parte delle audizioni che ci sono state, ho gestito la Conferenza socio permanente e quindi visto che abbiamo parlato di territori, di Comuni, in un momento in cui sappiamo che non è ancora costituita in maniera formale - mi sembra che manchi solo il Comune di Treviso forse, poi possiamo quindi nominare una nuova commissione di programmazione socio permanente - e anche quella che è stata la prima presentazione del Piano Socio Sanitario e stakeholder all'inizio come prevede la legge.
Credo di avere oggi tutti gli elementi per dare una risposta alle molte sollecitazioni che ci sono state, ma anche per tracciare un po' il percorso che si è fatto.
Partiamo dal fatto, l'abbiamo detto: questo è un Piano che ma sicuramente in continuazione col piano precedente; col Piano precedente io non c'ero e quindi non ho assistito alla grande discussione il grande lavoro che è stato fatto nella precedente Legislatura per adottare il Piano precedente, il Piano precedente si è molto concentrato su quella che era la rete ospedaliera e quindi sulla distinzione tra i presìdi hub, i presìdi spoke, tra quella che era effettivamente la rete ospedaliera e sanitaria.
Noi con questo Piano ribadiamo, confermiamo quella rete e quindi non mettiamo assolutamente in discussione nessun tipo di parametro, quindi di posti letto per mille abitanti, in campo riabilitativo per acuti o per quanto riguarda la parte distrettuale, in quanto quella la diamo come una parte assodata, una parte che oggi trova la sua concretezza nei territori e quindi oggi continua ad andare avanti e continua ad avere determinati risultati.
Ci focalizziamo su questo Piano cercando di affrontare alcune sfide alcuni concetti: alcuni sono i concetti che arrivano anche dall'evoluzione legislativa che c'è stata.
Molti di voi hanno citato la legge 23, poi diventata legge 19, che era stata una legge appunto che ha ridisegnato da un punto di vista sanitario, con la diminuzione delle ULSS con la creazione di Aziende Zero e quindi con la creazione del braccio operativo, che supporta non solo la parte operativa del Consiglio e della Giunta, ma anche delle singole Aziende.
Io la prendo come una provocazione quando qualcuno - adesso non c'è il consigliere Ruzzante - che dice: smantelliamo la legge 19, smantelliamo Azienda Zero, perché se è vero che oggi insomma non siamo a pieno regime, lo sappiamo, il tempo di transizione, il tempo di applicazione totale lo avremo l'anno prossimo, quando ci saranno anche i tre anni di monitoraggio, quindi rispetto alla legge 19; sappiamo le difficoltà che ci sono state nella partenza, proprio anche il lavoro con gli atti aziendali e quant'altro, quindi è chiaro che oggi non siamo a regime e quindi non possiamo avere neanche un resoconto completo e un resoconto totale, però se è vero che molte Regioni ci hanno copiato e mutuato (da poco la il Friuli Venezia Giulia ha varato, meno di due settimane fa, la nuova legge di riforma con la riduzione da cinque a tre ULSS, con la creazione di un'azienda uguale e simile alla nostra, lo stesso ha fatto la Liguria e lo stesso sta facendo il Lazio).
Vuol dire che forse qualcosa di buono in questa legge o in questa previsione c'è e quindi vuol dire che nuovamente il Veneto è stato da apripista rispetto a una nuova concezione di gestione della Sanità, del socio sanitario.
Dopodiché avremo tutto il tempo, io credo a regime completo, oggi la Struttura lo sappiamo non è a regime completo, di avere modalità e modi per capire l'operato l'efficacia, dove va potenziata e dove invece probabilmente entra in collisione con altre strutture che ci sono.
La vedo come una provocazione, che sicuramente recepiamo, ma rimandiamo al mittente, perché credo che sia stata una previsione molto importante, che ha voluto sgravare le aziende sanitarie di tutto quelle che sono una serie di incombenze amministrative e burocratiche, proprio per far sì che le Aziende sanitarie poi diventano dei presìdi territoriali, dove dare risposte ai cittadini e dove concentrarsi effettivamente sulla salute, sul benessere, sulla qualità della vita dei cittadini e quindi credo insomma che su questo ci sarà modo, però trovo alquanto oggi, visto che le altre Regioni lo stanno facendo, la richiesta provocatoria di cancellazione di Azienda Zero.
Con Azienda Zero e con la legge di riforma abbiamo individuato però la parte dei Distretti come il fulcro del territorio e in questo Piano il territorio ha una connotazione principale, perché in questo piano le tre aree di intervento su cui questo Piano si poggia sono proprio il discorso legato al territorio, l'individuazione del Distretto e quindi dei 26 Distretti come cardine di tutte le politiche di collegamento tra le attività ospedaliera, sanitaria e territoriale e qui entrano in gioco i Comuni.
I Comuni hanno un ruolo importante e continueranno ad averlo, quindi il ritornello che ormai da inizio del mio mandato sento sullo smantellamento del sistema socio sanitario del Veneto di integrazione, ormai mi sembra che dovrebbe essere una cosa superata: abbiamo dimostrato che comunque quello che è in capo ai Comuni, le facoltà dei Comuni e quant'altro sono state non solo salvaguardate, ma in alcuni casi anche potenziate.
I Comuni stanno rispondendo e risponderanno con le nuove linee dei Piani di zona e quindi con il coinvolgimento anche sulle tematiche che voi avete prima citato, povertà e inclusione, salute mentale, disabilità e quant'altro.
Il Piano io credo vada invece nella direzione di un rapporto più diretto e di una consapevolezza che il territorio è una parte fondamentale: quando parliamo di servizi alla persona, parliamo di servizi legati alla disabilità, agli anziani, alla non autosufficienza e a quant'altro.
Uno degli altri punti è la non autosufficienza, perché siamo consapevoli - come diceva il consigliere Fracasso - che i numeri oggi sono numeri inevitabili e quindi sono numeri che ci devono porre il problema dell'invecchiamento della popolazione, come affrontarlo.
Abbiamo tracciato alcune linee su questo Piano Socio Sanitario, che non vogliono essere - se parliamo di anziani - la riforma delle IPAB, perché la riforma delle IPAB, che non possiamo più chiamare riforma delle IPAB, perché noi non dobbiamo solo cambiare o comunque riformare le IPAB, ma dobbiamo cambiare e riformare tutti i servizi per la residenzialità e nel campo degli anziani, quindi pubblico e privato io credo, non è che possiamo pensare di fare una riforma che riguardi solo il pubblico e il privato invece venga completamente lasciato fuori dalla porta.
Ci sarà una riforma quadro, una riforma madre, in cui tutti i concetti che ci continuiamo a ripetere rispetto a budget, rispetto a quote, rispetto a quote alberghiere sì, quote alberghiere no, tetti sì, tetti no, saranno sviscerate e troveranno lì il loro contenuto.
Non sarebbe io credo stato giusto inserire in questo Piano Socio Sanitario, che è un piano di insieme, quelli che poi possono essere gli sviluppi e le potenzialità per quando parliamo di non autosufficienza e di anziani o comunque di riforma del settore legato alla residenzialità, perché comunque sappiamo che non c'è solo la residenzialità, ci può essere la semi residenzialità e quant'altro.
L'altro concetto è quello della cronicità: affrontiamo la cronicità, perché chiaramente questa è un'altra sfida che noi dobbiamo affrontare e la affrontiamo anche dando un ventaglio di scelte che non sono più scelte legate all'attuale, ma anche in prospettiva e la prospettiva arriva dal problema che non abbiamo affrontato, ma che probabilmente dovremmo affrontare, che è la carenza dei medici e quindi il problema del personale è vero, dobbiamo investire sul personale.
Il problema è oggi che purtroppo non c'è il personale: noi sappiamo che oggi è difficile reperire medici, reperire infermieri, reperire operatori socio-sanitari.
In questo Piano c'è un tentativo - e poi lo vedremo anche nella fase emendativa - per chiaramente richiamare anche lo Stato centrale, che programma su questo settore, a un'analisi rispetto a un panorama che oggi è un panorama che ci pone delle difficoltà grossissime.
Non è il problema di autorizzare la struttura in molti casi al personale, a trovare personale, il problema è il reperimento del personale, o il problema che una struttura si ruba il personale, in senso buono, da una struttura all'altra.
Questo è il vero dramma e la vera questione che dovremmo affrontare.
Non abbiamo assolutamente in questo Piano smantellato quello che potevano essere dei pilastri del piano precedente, ossia strutture intermedie e su cui c'è stato un grosso dibattito.
Non sono state smantellate, ma sono state riviste in base a quelle che sono oggi le esigenze e i dettami anche legislativi, perché se è vero che le strutture intermedie sono strutture sanitarie in cui dopo il ricovero in ospedale e per la parte acuta c'è bisogno ancora di una stabilizzazione, hanno bisogno di un approccio sanitario di un certo tipo.
Con questo concetto sono state riviste e riprogrammate, ma c'è una programmazione continua, come non è neanche vero che noi abbiamo smantellato, vogliamo smantellare (perché non c'è più la parola "integrata") le medicine di gruppo.
Le medicine di gruppo – io credo – sono nate un po' in sordina ed alcuni territori sono stati molto più bravi e molto più lungimiranti ed hanno avuto più facilità, mentre altri territori hanno avuto moltissime difficoltà e tuttora hanno molta difficoltà.
La difficoltà dettata da tante motivazioni anche legate alla difficoltà di mettersi insieme e di cambiare il concetto come lavorare, però non abbiamo cambiato idea.
Abbiamo solo risposto a quelle che sono state delle osservazioni che ci sono state dettate – voi sapete, per quanto riguarda la medicina di gruppo integrata – dal MEF e dalla Corte dei Conti, però nessuna volontà di smantellare il sistema, nessuna volontà di non pensare che quello può essere un presidio importante, ma che va rivisto nei suoi contenuti e nella sua programmazione, mettendo al centro la persona e mettendo al centro del caso la persona con i problemi cronicità semplice, complessa o quant'altro, quindi non dobbiamo fare allarmismi del tipo che il personale che oggi è all'interno delle medicine di gruppo verrà licenziato, verrà lasciato a casa o che non ci saranno più medicine di gruppo per il futuro.
Ci saranno dove è necessario e dove riusciremo a farle, con caratteristiche sicuramente diverse, ma con caratteristiche che andranno incontro alle esigenze dei territori.
Ce lo siamo detti molte volte che ci sono territori più fragili, territori di montagna, territori con lunghe distanze dove forse non funzionano e allora in quei territori là dovremmo garantire un servizio di un certo tipo. Questo vogliamo fare. Vogliamo comunque che ci sia un servizio e una garanzia, ma che non venga messa in discussione l'universalità del sistema.
Su questo non abbiamo assolutamente nessuna intenzione di retrocedere di un millimetro, quindi io chiudo, perché sono già fuori tempo massimo, cercando di mettere in evidenza i passaggi buoni che ci sono state in questo Piano.
Io riconosco anche – e mi riferisco al Consigliere Sinigaglia – l'apporto positivo che la minoranza e l'opposizione ha dato.
Non ho nessun motivo per non dire quando è stato fatto un buon lavoro; non ho nessun motivo nel non dire che il Piano per la domiciliarità o il monitoraggio degli anziani soli sono stati suggerimenti dell'esterno, dei stakeholder, poi raccolti dalla minoranza e anche dalla maggioranza accettati, perché io credo che, alla fine, abbiamo un obiettivo unico quello di cercare di portare servizi e di portare accanto ai servizi qualità e centralità della persona.

PRESIDENTE

La replica del Correlatore, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Una breve replica per fare una sintesi degli interventi che sono stati effettuati.
Ringrazio anche l'Assessore per aver riconosciuto il lavoro svolto da parte della minoranza, da parte dell'opposizione: l'ho già detto, è un lavoro costruttivo, proprio perché il diritto alla salute è una cosa che appartiene a tutti e quindi il Piano Socio Sanitario deve essere al massimo livello per quello che riguarda anche la tradizione che ha la nostra Regione. Abbiamo lavorato in questa direzione.
Volevo solo ribadire, rispetto agli accenni che voi avete dato di continuità rispetto al Piano precedente, che invece c'è una forte discontinuità e lo vedremo nell'riorganizzazione della rete ospedaliera: già è stato introdotto qualche esempio su come specializzare alcuni spoke, ma non c'è solo questo, c'è anche la rete di Dipartimento, la rete clinica e bisognerà vedere dove vanno a finire alcune reti cliniche, a che livello, in uno spazio piuttosto che in un altro.
Ci sarà una profonda rivisitazione della rete ospedaliera e ci preoccupa molto perché c'è molta discrezionalità nelle linee operative e quindi anche questa delle schede ospedaliere, come delle schede territoriali, sarà una partita vera che si giocherà successivamente. Mi auguro che sia una partita vera che si gioca assieme ai Sindaci, perché sono loro che poi devono gestire in qualche maniera le comunità.
Noi abbiamo le ULSS che sono Sistema Socio Sanitario, ma in primo luogo sono unità locali, appartengono alle comunità ed è questa la tradizione che dobbiamo innovare e preservare come modello, ma anche nel territorio c'è forte discontinuità e l'avete riconosciuto voi stessi perché l'attivazione dei Distretti è un modo per dare una risposta a una filiera che si è allungata e ai riferimenti che non ci sono più nel territorio.
Il grande riferimento che è cambiato è quello dei medici di Medicina generale e aver smantellato le Medicine di gruppo integrate è un danno grave, perché cesserà a marzo il contratto di esercizio e non ci saranno più gli infermieri, non ci sarà più prevenzione, screening, non ci sarà più la presa in carico di malattie asmatiche, quindi cambierà globalmente tutto ed è vero che si sta aspettando una rivisitazione a livello nazionale per cui i massimali dei medici saliranno a 1.500 o 1.800 e si cercherà di fare le micro-équipe accreditate, ma è un altro modello, cioè ci stiamo avventurando su una visione nebulosa che io non riesco assolutamente a capire, che è questa delle Medicine di gruppo accreditate.
Mi dispiace perché ogni momento in cui chiedo spiegazioni arrivano spiegazioni diversificate, in una direzione e in un'altra, quindi abbiamo abbandonato un modello con 700.000 pazienti, medicina di iniziativa, di prevenzione e stiamo andando verso un modello che non sappiamo quale sarà ed è questa l'indeterminatezza e questa è la discontinuità.
Ripeto che non c'è persona in questo momento nel Veneto che non abbia un medico di Medicina generale e per la presa in carico della cronicità, anche della complessa, mi va bene che Villanova abbia presentato un emendamento per rivederla, per cui il medico di Medicina generale fa parte dell'équipe multimediale per prendersi in carico la cronicità complessa: l'avevamo chiesto in Commissione, ma Mantoan si è arrabbiato e quindi non è stato possibile portarla avanti, ma in realtà deve succedere così. Non è possibile escludere il medico di Medicina generale della presa in carico della cronicità complessa, quindi andiamo a rivedere anche questo.
Ripeto che sono modalità che danno discontinuità: così com'è scritta la presa in carico della cronicità complessa è il modello lombardo che è fallito; è chiaro questo? Guardate tutti i dati: una presa in carico parallela rispetto al medico di Medicina generale è stato un fallimento in Lombardia, ha aderito il 4,6% delle persone, rispetto a un sistema globale che doveva dare risultati col piano individualizzato, il percorso parallelo.
C'è questa forte disponibilità, questo ci preoccupa, ma poi chiariremo emendamento dopo emendamento alcune parti della manovra emendativa che ci interessa anche coprire per altri aspetti, che sono già stati citati all'Assessore. Questo aspetto della discontinuità ci preoccupa molto, perché non è chiaro in che direzione andiamo.
La programmazione deve attivare determinati strumenti, ma avere con chiarezza gli obiettivi verso i quali si va e manca, secondo noi, questa visione di chiarezza di alcuni obiettivi fondamentali, che dicono che c'è una forte discontinuità, ma manca chiarezza su come raggiungere obiettivi che devono essere, invece, raggiunti per preservare il nostro sistema socio sanitario. Grazie.

PRESIDENTE

Bene. Dichiaro chiusa la discussione generale e adesso facciamo una sospensione di 15 minuti per verificare i lavori della Quinta Commissione, che inizia a valutare gli emendamenti: ripresa lavori alle ore 17.35.
Grazie, colleghi.
La seduta è sospesa alle ore 17.22
La seduta riprende alle ore 17.42

PRESIDENTE

Sono stati presentati gli emendamenti dal n. 104 al n. 149.
45 minuti di tempo per eventuali subemendamenti.
La seduta viene interrotta qui perché i lavori della Quinta Commissione si protraggono per l'analisi degli emendamenti e verrà ripresa domani mattina alle ore 10.30.
Grazie e buona serata a tutti.
La seduta termina alle ore 17.43
Il Consigliere segretario
f.to Antonio Guadagnini

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Cristiano Gebbin e Gabriella Gamba

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