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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 199 - 10^ legislatura
Resoconto 199a Seduta pubblica
Martedì, 15 gennaio 2019
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La seduta inizia alle ore 10.56

PRESIDENTE

Signori, se ci accomodiamo, iniziamo i lavori.
Diamo inizio alla 199a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 0000407 del 10 gennaio 2019.
PUNTO
1



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA
Andrea BASSI

I congedi sono concessi.

PRESIDENTE

Saranno assenti i colleghi Donazzan e Bartelle.
Intanto tanti auguri alla collega Erica Baldin che oggi compie gli anni.
PUNTO
2



SURROGA DEL CONSIGLIERE REGIONALE LUCA COLETTO CON IL SIGNOR ENRICO CORSI (DELIBERAZIONE N.1/2019)

PRESIDENTE

A seguito delle dimissioni del consigliere Coletto dalla carica di Consigliere regionale, pervenute alla Presidenza del Consiglio regionale il 7 gennaio 2019, il Consiglio regionale deve procedere alla surroga del Consigliere.
Dal verbale dell'Ufficio centrale circoscrizionale presso il Tribunale di Verona, l'avvocato Roberto Turri risultava essere il primo dei non eletti, per cui il 7 gennaio 2019 l'avvocato Turri è stato invitato a comunicare la propria disponibilità a partecipare ad una prossima seduta del Consiglio per procedere alla surroga; però l'8 gennaio 2019 l'avvocato Turri ha comunicato di rinunciare all'incarico di Consigliere regionale, in quanto membro della Camera dei Deputati.
A seguito della rinuncia dell'avvocato Turri, è stato invitato a partecipare alla seduta odierna del Consiglio regionale il signor Enrico Corsi, risultante il secondo di non eletti dal verbale dell'Ufficio centrale circoscrizionale presso il Tribunale di Verona.
Dobbiamo quindi procedere ora alla surroga del consigliere Coletto con il signor Enrico Corsi e metto in votazione naturalmente la surroga, perché come sapete, dobbiamo sempre votarla in Assemblea.
Apro la votazione sul punto n. 2: "Surroga del consigliere Luca Coletto con il signor Enrico Corsi".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Invito il consigliere Enrico Corsi ad entrare a far parte del Consiglio regionale del Veneto.
Adesso il Segretario generale indica al collega Corsi il posto, dopo aver firmato. Se il consigliere Corsi vuole anche dire due parole, può intervenire.

Enrico CORSI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie mille. Ringrazio ovviamente e vi dico che sono un po' più di emozionato, nonostante i miei più di vent'anni di esperienza politica e amministrativa.
Volevo ringraziare in questa occasione ovviamente il presidente Luca Zaia, il Presidente del Consiglio, gli Assessori e ovviamente tutti i Consiglieri.
Per me oggi inizia una nuova esperienza, so l'importanza che ha la Regione Veneto nel territorio del Veneto e ovviamente io rappresento la città di Verona e la Provincia: cercherò di adoperarmi, come sempre ho cercato di fare, nell'interesse del mio territorio.
Io vi ringrazio anche da cittadino per il grande lavoro che avete fatto soprattutto per l'autonomia del Veneto: lo siete stati voi, da oggi, lo sono anch'io e spero veramente che da febbraio inizi questo iter, che ci dia questa autonomia e che ci permetta di essere più vicini e più incisivi sul nostro territorio.
Vi chiedo anche di scusarmi se all'inizio avrò qualche défaillance nel lavoro, perché ovviamente dobbiamo tutti imparare questo nuovo ruolo, anche se ne ho già avuti altri in precedenza.
Buon lavoro a voi e auguro anche buon lavoro a me. Grazie e buona giornata.

PRESIDENTE

Grazie al collega Corsi e buon lavoro: ne abbiamo tutti bisogno.
Mi pare che non ci siano interventi su questo punto.
Sull'ordine dei lavori chiede di intervenire il collega Conte: prego.

Maurizio CONTE (Veneto per l'Autonomia – Alleanza per il Veneto)

Io auguro al collega Corsi di rimanere di più dell'ultima volta che l'ho visto qua in Aula, perché poi aveva deciso di non restarci: spero che appunto in questo ultimo anno di attività del Consiglio possa darci un contributo importante, arrivando da una provincia come Verona e soprattutto grazie alla sua esperienza. Grazie.

PRESIDENTE

Ci ha pensato bene questa volta.
La parola al consigliere Fracasso sull'ordine lavori.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Sull'ordine dei lavori, approfittando anche dell'intervento del neo collega Corsi, cui faccio gli auguri di buon lavoro, come li faccio al nostro ex collega, nonché oggi Sottosegretario Luca Coletto, dico che il collega Corsi richiamava questo iter dell'autonomia e io sono, in ordine ai lavori, a chiedere che il Presidente conferisca quanto prima in quest'Aula, come da impegni assunti in sede di approvazione della legge sull'autonomia, perché noi sostanzialmente da un anno né in quest'Aula né in Commissione abbiamo comunicazioni sullo stato del negoziato, sui contenuti.
Proprio oggi, peraltro, dovrebbe concludersi il termine del 15 di gennaio entro il quale la ricognizione tecnica dei Ministeri si concludeva, per cui mi rivolgo al Presidente per richiamare ancora all'obbligo e al dovere del presidente Luca Zaia di riferire a quest'Aula sullo stato di avanzamento di questi negoziati.

PRESIDENTE

Riporterò questa cosa al presidente Luca Zaia, che si trova in questo momento in quel di Roma proprio per lavorare sul tema: penso che, quando ci sarà qualcosa di assestato e di scritto, sarà sicuramente disponibile ad aggiornare questo Consiglio.
Non vedo altri interventi.

PUNTO
3



APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati i processi verbali della 191a seduta pubblica di mercoledì 28.11.2018, della 192a seduta pubblica di giovedì 29.11.2018, della 193a seduta pubblica di martedì 04.12.2018, della 194a seduta pubblica di mercoledì 05.12.2018, della 195a seduta pubblica di martedì 11.12.2018, della 196a seduta pubblica di mercoledì 12.12.2018, della 197a seduta pubblica di martedì 18.12.2018 e della 198a seduta pubblica di mercoledì 19.12.2018.
PUNTO
5



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

PRESIDENTE

Non c'è la collega Bartelle per cui rinviamo l'interrogazione n. 496 alla prossima seduta.
Passiamo alla IRI n. 656 del collega Ruzzante.

Interrogazione n. 656 del 17 ottobre 2018, presentata dal Consigliere Ruzzante, relativa a "E' stato fatto tutto il possibile per garantire la continuità del servizio di ristorazione erogato dall'ESU di Padova?"


"Premesso che:

- con Iri n. 384 del 19 giugno 2017, definita il 26 settembre 2017, il sottoscritto consigliere chiedeva alla Giunta regionale di verificare se gli interventi programmati o già posti in essere dall'ESU di Padova fossero congruenti con quanto previsto dalla legge regionale 7 aprile 1998, n. 8 ;

- a suscitare preoccupazione era, in particolare, l'annunciata chiusura del Ristorante San Francesco motivata da un previsto intervento di riqualificazione edilizia che, a far data dall'anno 2012, veniva valutato come necessario ed indifferibile dall'ESU di Padova, come risulta dai Decreti del Commissario Straordinario riferiti a quel periodo;

- il progetto di riqualificazione edilizia della mensa ristorante San Francesco, con la sua conseguente chiusura prevista per fine luglio 2017, è stato poi temporaneamente sospeso per pretesi sopraggiunti fattori esterni quali, secondo quanto peraltro affermato nel documento di Relazione sulla performance 2017 dell'ESU di Padova: "Riduzione delle risorse, intervenute proteste degli studenti contro la chiusura della Ristorazione, richiesta da parte delle Istituzioni presenti nel territorio, in particolare dell'Università, di continuare a mantenere aperto il servizio di ristorazione San Francesco".

Considerato che la chiusura del Ristorante San Francesco, funzionale all'intervento di riqualificazione edilizia, doveva ragionevolmente essere realizzata in subordine all'individuazione di soluzioni alternative al fine di garantire l'offerta di posti (280) e l'erogazione dei pasti (200.000/an., circa).

Riscontrato che non risulta superata la totalità degli aspetti che hanno condotto alla temporanea sospensione del progetto di riqualificazione edilizia.

Evidenziato che:

- dopo la chiusura estiva, l'ESU di Padova ha invece ritenuto di non riaprire il Ristorante San Francesco, suscitando nervosismo e sconcerto negli studenti, nei sindacati dei lavoratori e negli utenti del servizio di ristorazione;

- tali decisioni, di assoluta rilevanza politica, venivano assunte in regime di Commissariamento dell'ESU di Padova ed in prossimità della designazione del Consiglio di amministrazione dell'Ente.

Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere se ritenga che gli interventi posti in essere e programmati dall'ESU di Padova siano coerenti con le finalità attribuite all'Ente dalla legge regionale 7 aprile 1998, n. 8 , con particolare riferimento alla effettiva e compiuta attuazione del diritto allo studio tramite interventi di istituzione e gestione di strutture adibite al servizio di ristorazione".
La dà per letta. Risponde, per l'assessora Donazzan, la collega Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

"Con riferimento al quesito formulato, si informa che la chiusura della mensa ristorante San Francesco, ubicata nel centro di Padova, si è resa indispensabile a causa della necessità di procedere con interventi di riqualificazione edilizia dell'edificio nel quale essa è ubicata;
si è reso necessario intervenire senza possibilità alcuna di procrastinare ulteriormente gli interventi, perché la mensa si trova in un immobile vetusto, i cui locali non sono più conformi agli standard igienico sanitari di sicurezza richiesti dalla vigente normativa, a ciò si aggiunge l'usura delle attrezzature e dei macchinari utilizzati, con la conseguente esigenza di provvedere ad un loro rinnovamento.
L'ESU di Padova garantisce il servizio di ristorazione agli studenti universitari nel territorio di competenza tramite 21 mense, alcune delle quali gestite direttamente, altre gestite in regime di convenzione.
Con particolare riferimento al centro della città di Padova sono attivi 5 punti di ristorazione: la mensa Nord Piovego, in gestione diretta, e le mense Forcellini, Pio X, Murialdo e Belzoni in convenzione.
Con l'apertura dell'anno accademico 2018/2019 e l'avvio dell'attività didattica, i flussi degli studenti che attualmente si rivolgeranno alla mensa San Francesco sono stati canalizzati, assorbiti con incremento di 100 posti a sedere presso la mensa Pio X, e la proposta di ulteriori 70 posti in convenzione presso la mensa dell'Azienda ospedaliera di Padova".

PRESIDENTE

Grazie.
Prego, consigliere Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Quando io ho posto questa interrogazione non erano garantiti tutti i servizi che sono stati poi garantiti, è una protesta che gli studenti hanno fatto, nessuno ovviamente mette in discussione la necessità di ristrutturare la mensa San Francesco, ma il problema era offrire un servizio alternativo e in particolar modo la convenzione con l'Azienda ospedaliera e il Pio X ha rappresentato la risposta alle esigenze e ai problemi che ho voluto sottolineare con questa interrogazione.
Ribadisco, giacché ho la parola, un secondo concetto, cioè la necessità di ripensare e di riformulare il diritto allo studio in questa Regione: siamo fermi ad una legge che ormai è antica dal punto di vista storico e le esigenze oggi del diritto allo studio sono profondamente cambiate rispetto a quelle di un tempo, sotto tutti i punti di vista, quindi dal punto di vista delle aule studio, dal punto di vista delle mense universitarie, dal punto di vista dei servizi che si offrono, come quelli del trasporto pubblico.
Quindi la riflessione è più ampia e più generale che non il semplice aspetto che ho sollevato con questa interrogazione, per cui parzialmente è stata dato una risposta al problema che avevo sollevato, però ribadisco la necessità di rivedere complessivamente proprio il tema del diritto allo studio modernizzandolo e, in qualche modo, rendendolo più efficace, più efficiente e più innovativo anche da un punto di vista dei contenuti.

PRESIDENTE

Grazie. Non ci sono risposte pronte alle interrogazioni iscritte all'ordine del giorno in base all'articolo 111, per cui passiamo al punto n. 18 all'ordine del giorno.
PUNTO
18



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "BORGO VALBELLUNA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI MEL, LENTIAI E TRICHIANA DELLA PROVINCIA DI BELLUNO". (PROGETTO DI LEGGE N. 381) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 1/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Ferrari.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.

La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.

Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.

Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.

Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Mel, Lentiai, Trichiana della Provincia di Belluno, rispettivamente con lettera prot. n. 7491 del 26.06.2018, prot. n. 5322 del 26.06.2018 e prot. n. 6352 del 26.06.2018, hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni suddetti e costituzione del nuovo Comune denominato "Borgo Valbelluna", trasmettendo le seguenti deliberazioni:

- deliberazione del Consiglio Comunale di Mel n. 21 del 4 giugno 2018;
- deliberazione del Consiglio Comunale di Lentiai n. 15 del 5 giugno 2018;
- deliberazione del Consiglio Comunale di Trichiana n. 16 del 31 maggio 2018.

Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 .

Avverso la DCC del Comune di Lentiai è stata presentata, nei termini previsti, un'osservazione da parte del Sig. M.B., pervenuta al Comune di Lentiai il 20 giugno 2018, assunta al protocollo dell'Ente in data 21 giugno 2018 al numero 5189.

I Consigli Comunali di Mel, Lentiai, Trichiana, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente.

Al fine di rafforzare tale decisione, i tre Consigli Comunali hanno adottato un documento politico-programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992, n. 25, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.

In merito i Consigli Comunali hanno concordato quanto segue:

1) il nuovo Comune si chiamerà "Borgo Valbelluna";

2) la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, in quella attuale del Comune di Mel;

3) si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei tre Comuni;

4) si riportano di seguito alcuni dati statistici al 01.01.2018 che saranno alla base del nuovo Comune di "Borgo Valbelluna":
ENTE
SUPERFICIE
Kmq
POPOLAZIONE
RESIDENTE
DENSITÀ
Ab/Kmq
MEL
86,24
5.968
69,20
LENTIAI
37,49
2.959
78,92
TRICHIANA
43,96
4.820
109,64
Totale
167,69
13.747
81,97

Dal punto di vista geografico, i Comuni di Mel, Trichiana e Lentiai sono situati nella parte alta della "Sinistra Piave", area geografica delimitata dai fiumi Piave e Livenza, e specificamente nella Val Belluna.

Dal punto di vista istituzionale, i tre Comuni ricadono nella provincia di Belluno e fanno parte, insieme ai Comuni di Limana, Sedico e Sospirolo, dell'Unione Montana Val Belluna (UMVB). I tre Enti sono completamente montani e pertanto esercitano le competenze di tutela e promozione della montagna, attribuite in attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 44, comma secondo, della Carta Costituzionale e della normativa in favore dei territori montani.

Nel complesso si tratta di tre Comuni montani omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui. Il Comune di Lentiai è obbligato alla gestione in forma associata delle funzioni fondamentali, in quanto avente dimensione demografica inferiore ai 3.000 abitanti. Il nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrebbe quasi 14.000 ab. e sarebbe il terzo comune per popolazione della Provincia di Belluno, dopo il capoluogo e Feltre.

Il nuovo Comune risultante dalla fusione avrebbe dimensioni ottimali dal punto di vista dell'efficienza. Ciò è evidenziato dall'analisi dei dati di spesa dei Comuni interessati dalla fusione per i quali risultano margini di recupero di efficienza per i Comuni che una volta fusi non superano la dimensione finale di 20.000 abitanti, oltre la quale tali margini tendono ad esaurirsi.

ELEMENTI UNIFICANTI DEL TERRITORIO: STORICI E CULTURALI.

I territori dei Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana hanno profonde affinità che rendono ampiamente vantaggiosa, anche in chiave storica e culturale, la fusione dei tre Enti.

Trichiana, Mel e Lentiai attraverso il Passo di San Boldo, il Passo del Praderadego e la strada SP1 della Madonna del Piave hanno da sempre rappresentato la porta privilegiata di comunicazione e di scambio tra il bellunese e il trevigiano.

Come testimoniano i reperti archeologici ritrovati, il territorio dei tre comuni fu occupato prima dai Veneti antichi, poi dai Romani che vi costruirono la via Claudia Augusta Altinate, dai bizantini, di cui rimangono un antico ponte a poca distanza da Lentiai e i resti della chiesa di San Lorenzo nel castello di Zumelle, dagli Ostrogoti, dai Longobardi, con tracce rinvenibili nella chiesetta di San Donato.

Nel periodo romano questo territorio era un importante nodo viario percorso dalle strade che collegavano Belluno a Feltre e per il Passo di San Boldo alla pianura veneta. La strada romana via Claudia Augusta Altinate attraversa i territori dei Comuni di Mel e Lentiai, una strada militare costruita per mettere in contatto il mondo romano con quello germanico, partendo dalla pianura padana e raggiungendo attraverso le Alpi, il Danubio in Baviera.

L'area fu al centro di cruente lotte e contrasti per il controllo dei passi e il dominio sulla Val Belluna, contesi tra le autorità politiche e religiose del tempo: il Patriarca di Aquileia, il Vescovo di Frisinga ed il Principe Vescovo di Bressanone. Tra il IX e il X secolo, il ducato longobardo si smembrò nelle Diocesi che lo costituivano e che facevano riferimento ai tre centri principali suddetti. È per questo motivo che ancor oggi, i Comuni di Trichiana, Mel e Lentiai appartengono alla Diocesi di Vittorio Veneto, anziché a quella di Belluno-Feltre.

Durante la Prima Guerra mondiale, al fine di consentire un rapido spostamento delle truppe austroungariche dalla Val Belluna al Basso Piave, il genio militare austriaco crea una via celere e discosta dal fronte: in soli sei mesi nacque quel capolavoro di ingegneria del passo San Boldo, posto fra Trichiana e Cison di Valmarino, che oggi rappresenta uno dei cardini del sistema viario del Comune.

Dopo il secondo conflitto mondiale, causa di gravi danni e sciagure per l'intera popolazione, i tre Comuni ritrovarono la serenità civile e la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro. Dopo la tragedia del Vajont, nel territorio fiorirono importanti attività industriali e artigianali che posero fine all'emorragia dell'emigrazione, che svuotò le contrade della Sinistra Piave, ancora una volta, tra il 1947 e il 1970.

Tra le ricchezze artistiche, meritano di essere ricordate le numerose chiese e chiesette presenti nei territori dei tre Enti, piccoli scrigni d'arte con affreschi risalenti ad un periodo che va dal 1400 al 1600 e testimonianze di un passato religioso molto sentito.

A supporto della richiesta di fusione i Consigli Comunali di Mel, Lentiai e Trichiana hanno allegato alle proprie deliberazioni uno studio di fattibilità dal quale si evincono le seguenti ragioni geografiche, politiche ed economiche a fondamento della richiesta di fusione proposta.

LE MOTIVAZIONI SOCIALI ED ECONOMICHE

I paesi di fondovalle in Valbelluna Sinistra Piave, di cui fanno parte i tre Enti, sono inseriti in un contesto caratterizzato da una equilibrata integrazione tra aspetti naturalistici, pregevoli ricchezze artistiche, storia, cultura, modernità ancora gestibile e realtà industriali tollerabili, evidenziando lo stesso modello di sviluppo territoriale.

I tre Comuni hanno in corso, anche attraverso il Consorzio turistico Dolomiti Prealpi un progetto di rilancio del territorio dal punto di vista turistico ed enogastronomico.

I Comuni di Mel e Lentiai hanno approvato un PATI, confermando quindi come il territorio sia da considerare come un "unicum" dal punto di vista dello sviluppo territoriale e sociale.

Numerosi servizi pubblici sono già adesso comuni agli Enti. Si citano ad esempio:

- in ambito scolastico, l'Istituto Comprensivo unico di Mel e Lentiai da diversi decenni e intitolato a Marco da Melo (artista pittore 1496-1583) e il fatto che molte famiglie di Mel fruiscano della scuola materna paritaria di Lentiai; Trichiana è sede dell'Istituto Comprensivo unico di Trichiana e Limana. Da sottolineare come sia già in corso una azione di creazione di un unico Istituto Comprensivo per l'intera Sinistra Piave. È in atto una convenzione tra il Comune di Mel e Trichiana per il servizio scolastico degli alunni residenti nella frazione di Signa (Comune di Mel);

- in ambito socio-sanitario, l'appartenenza, all'interno della neo costituita ULSS n. 1 "Dolomiti", allo stesso Distretto Sociosanitario, che comprende appunto i Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana; la costituzione, alcuni anni fa, della società Essepiuno Servizi srl per la gestione delle Strutture per Anziani e dei servizi dell'assistenza domiciliare per i Comuni di Mel e Trichiana; gli ultimi accordi tra i tre Comuni per un supporto tecnico amministrativo nella diversa organizzazione della gestione del Centro Servizi per Anziani del Comune di Lentiai;

- in ambito culturale, la fruizione delle Biblioteche di Lentiai e Trichiana da parte di molti abitanti di Mel;

- in ambito sportivo, la fruizione indistinta degli impianti presenti sui territori delle tre Comunità;

- in ambito di servizi pubblici, la presenza di due Caserme dei Carabinieri (Comando Stazione di via Tempietto a Mel, che serve anche Lentiai e Comando Stazione di via Palman a Trichiana) al servizio del territorio; la presenza di una caserma per i Carabinieri Forestali, a servizio dell'intero territorio;

- in ambito di servizi di pubblica utilità, l'appartenenza alla stessa direzione delle Poste Italiane;

- quasi tutte le associazioni territoriali di categoria sono comuni e hanno sede a Belluno;

- anche tra le associazioni sociali e di volontariato si sono create nel tempo numerose sinergie e alcune di esse sono uniche e hanno associati indifferentemente tra i territori (Società di Atletica, Società di Calcio, Carabinieri in congedo, i Fanti, i Cavalieri, ecc.);

- i tre Comuni appartengono alla Diocesi di Vittorio Veneto e in particolare alla forania zumellese, in cui vengono portate avanti congiuntamente le azioni pastorali riguardanti i giovani, l'organizzazione dei campi scuola e grest e le pastorali sulla occupazione;

- i tre Comuni appartengono all'Unione montana Val Belluna attraverso la quale gestiscono in forma associata le funzioni dei rifiuti, i tributi comunali, la gestione del personale. Sono in atto tra i due comuni di Mel e Lentiai le convenzioni per l'esercizio associato delle funzioni di Statistica e del Catasto.

Entrambi i Comuni appartengono al Distretto di protezione civile BL6 e allo stesso Distretto di Polizia locale BL3A.

LE RAGIONI DELLA FUSIONE

Vantaggi per i cittadini

- Omogeneizzazione dei livelli di servizio sul territorio.

- Creazione di sportelli polifunzionali presso i Municipi con miglioramento della capacità di ascolto delle esigenze specifiche a livello territoriale.(eventuale apertura uffici in fasce orarie ora non coperte).

- Possibilità di prevedere e rinforzare funzioni innovative o ritenute utili per un salto di qualità del nuovo Comune.

- Possibilità di realizzare investimenti in progettazione di nuove opere pubbliche e in manutenzione di quelle esistenti grazie ai minori vincoli finanziari per effetto della fusione.

Ottimizzazione della gestione

- Risparmio sulle spese per gli organi politici (sindaco, giunta, consiglio), il segretario comunale, gli organi di controllo (revisori dei conti, organo di valutazione).

- Possibilità di reinternalizzare la funzione di gestione dei tributi, leva strategica per gli equilibri finanziari dell'ente.

- Specializzazione del Personale negli Uffici unici.

- Risparmio sulle funzioni di back-office (segreteria, ragioneria, gestione del personale, informatica, acquisti, contratti di fornitura).

- Migliore utilizzo delle risorse tramite economie di scala, eliminazione delle duplicazioni, contenimento dei costi interni.

- Maggiore massa critica e maggiore potere di mercato verso i fornitori.

- Risorse aggiuntive derivanti dagli incentivi statali e regionali per le fusioni.

Vantaggi politico-istituzionali

- Il nuovo comune che potrebbe nascere dalla fusione diventerebbe il terzo comune per numero di abitanti della provincia di Belluno.

- Possibilità di partecipare ai tavoli di coprogettazione per l'assegnazione dei fondi di area vasta, finanziati dalla Province autonome di Trento e Bolzano, nell'ambito del cosiddetto "Fondo comuni confinanti" le cui risorse sono destinate ai comuni di prima e seconda fascia alla quale appartiene Lentiai.

- Potrebbe avere maggiore influenza sui livelli istituzionali superiori e sugli enti di gestione dei servizi di pubblica utilità (sanità, trasporti, acqua, rifiuti).

- Potrebbe coinvolgere i comuni limitrofi nella definizione di strategie di sviluppo di area vasta e nella gestione associata di funzioni che richiedano una scala più ampia.

- Potrebbe svolgere un'azione più incisiva di promozione territoriale e di investimenti qualificanti la nuova città, anche nei confronti delle associazioni di categoria.

CONTRIBUTI E VANTAGGI PER LA FUSIONE

Per le fusioni sono previste forti incentivazioni statali e regionali:

- erogazione del contributo straordinario statale (60% dei trasferimenti ricevuti nell'anno 2010) per 10 anni a decorrere dalla fusione;

- erogazione del contributo straordinario regionale (calcolato sulla base della DGR n. 81 del 2 febbraio 2016 "Criteri e modalità per l'assegnazione e l'erogazione di contributi straordinari triennali alle fusioni di comuni. L.R. n. 18 del 27.04.2012 art. 10 c. 1 bis. Deliberazione/CR del 19.11.2015. Art. 10 c. 1 L.R. 18 del 27.04.2012");

- priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti per fusione a decorrere dal 2011;

- esclusione dall'assoggettamento dell'obbligo associativo per i comuni istituiti mediante fusione che raggiungono una popolazione pari o superiore a 3.000 abitanti o 2.000 abitanti se appartenenti a Comunità montane per un mandato elettorale;

- previsione di forme premiali nelle misure di incentivazione regionale;

- esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente;

- subentro nei benefici, stabiliti dall'Unione europea o da leggi statali, di cui godevano gli enti estinti.

CONCLUSIONI

Il percorso di fusione tra i Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, specie montani, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali. L'obiettivo è quello di costituire nella Sinistra Piave un'entità amministrativa e territoriale che per storia, tessuto economico e sociale è naturalmente legata ed omogenea nei suoi caratteri e che consentirà di programmare uno sviluppo di economia del turismo strutturata, con risorse certe, per diventare polo di attrazione dell'intera bassa Provincia.

I Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.

La fusione tra i tre Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.

Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i tre Comuni bellunesi hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.

Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Borgo Valbelluna" mediante la fusione dei Comuni di Mel Lentiai, Trichiana, della Provincia di Belluno.

Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate, indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973, n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25 e tenutosi in data 16 dicembre 2018.

L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.

L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.

L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

In chiusura, si ripercorrono i passaggi salienti intercorsi nel secondo semestre del 2018 e all'inizio del corrente anno:

- il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale (DGR 23/DDL del 31 luglio 2018) intitolato "Istituzione del nuovo Comune denominato "Borgo Valbelluna" mediante fusione dei Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana della Provincia di Belluno" è stato presentato alla Presidenza del Consiglio regionale in data 1° agosto 2018;

- il 7 agosto il provvedimento, che ha assunto il numero 381 tra i progetti di legge, è stato assegnato alla Prima commissione consiliare;

- l'8 agosto il Presidente della Prima Commissione ha chiesto al Consiglio provinciale di Belluno di esprimere, entro 30 giorni, il parere sul progetto di legge previsto dall'articolo 5 della l.r. 25/1992;

- il 5 settembre il progetto di legge è stato illustrato dai sindaci dei rispettivi enti in seduta di Prima Commissione;

- il 6 settembre è stata acquisita la deliberazione n. 39 del 28 agosto 2018, con la quale il Consiglio provinciale di Belluno si è espresso favorevolmente in merito al relativo progetto;

- il 26 settembre la Prima Commissione consiliare ha espresso all'unanimità parere favorevole sulla meritevolezza del progetto di legge n. 381;

- il 2 ottobre, con deliberazione n. n. 127, il Consiglio regionale ha ritenuto all'unanimità meritevole di prosecuzione l'iter legislativo del progetto di legge n. 381;

- il 16 dicembre si è tenuto il referendum tra le popolazioni interessate dei due comuni;

- il 21 dicembre è stato acquisito il verbale delle operazioni dell'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte d'Appello di Venezia;

- il 9 gennaio 2019 la Prima Commissione consiliare ha preso atto del risultato della consultazione referendaria, concludendo l'iter legislativo relativo al progetto di legge oggi in esame, e lo ha approvato all'unanimità con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Area popolare Veneto, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle e della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto."

PRESIDENTE

Consigliere Ferrari, può intervenire come Relatore, prego.

Franco FERRARI (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Do per letta la relazione che illustra l'iter dell'iniziativa del Comune di Mel, Lentiai e Trichiana.
Per pervenire alla fusione con la costituzione del nuovo Comune di Borgo Valbelluna, richiamo il giudizio di meritevolezza a suo tempo espresso dal Consiglio regionale e il risultato positivo del referendum consultivo delle popolazioni interessate. Tutto ciò permette di arrivare oggi a proporre al Consiglio l'approvazione della legge regionale di fusione e la nascita del nuovo Comune di Valbelluna, la terza realtà comunale della nostra provincia montana dopo il capoluogo Belluno e la città di Feltre.
Questo iter, a pari degli altri che esaminiamo oggi, è stato un percorso caratterizzato dalla partecipazione e condivisione a livello istituzionale, ma in primis in capo alle comunità interessate, con il coinvolgimento delle rispettive forze associate, economiche e sociali presenti sul territorio.
Voglio ribadire la condivisione mia personale e del Gruppo che rappresento per una tipologia di percorso di fusione che si connota come quella che stiamo ora esaminando, tanto più significativa perché riguarda una realtà particolare del nostro territorio, quello montano e della provincia di Belluno, e costituisce una delle possibili soluzioni che possono concorrere al superamento delle attuali difficoltà che in particolare questo territorio incontra.
Gli elementi che hanno caratterizzato questo percorso devono, a mio avviso, caratterizzare anche il lavoro che ci accingiamo a compiere nella Sottocommissione che opererà per una revisione della legge che disciplina le iniziative di modifica delle Circoscrizioni comunali e quindi anche i percorsi per le fusioni tra i Comuni.
Questa revisione consentirà di aggiornare i vari aspetti emersi dall'esperienza, ma anche dalle modifiche intervenute nell'Ordinamento degli Enti Locali, uno strumento oramai risalente nel tempo: ciò consentirà – ribadisco quanto ho già detto alcuni mesi fa in questa Aula, in occasione della relazione sulla meritevolezza dell'iniziativa – l'individuazione delle soluzioni che, in una logica di semplificazione, consentiranno di garantire, nell'assunzione delle iniziative di fusione da parte degli amministratori locali, forme di effettivo coinvolgimento e partecipazione delle comunità interessate, a garanzia della loro autenticità quale espressione di un comune sentire delle popolazioni una volta interessate.
Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie a lei, collega.
Se non ci sono altri interventi per quanto riguarda Valbelluna, c'è il passaggio agli articoli: quindi voteremo l'articolato del PdL n. 381.
Siamo all'articolo 1, metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono interventi, metto in votazione il PdL n. 381 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
19



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "PIEVE DEL GRAPPA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CRESPANO DEL GRAPPA E PADERNO DEL GRAPPA DELLA PROVINCIA DI TREVISO". (PROGETTO DI LEGGE N. 383) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 2/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Riccardo Barbisan.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,

ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.

La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.

Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.

Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto Regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.

Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa in Provincia di Treviso, rispettivamente con lettera prot. n. 6811 del 29.06.2018 e prot. n. 4674 del 29.06.2018, hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa della Provincia di Treviso e costituzione di un nuovo Comune denominato "Montegrappa", trasmettendo le seguenti deliberazioni:

- Deliberazione del Consiglio Comunale di Crespano del Grappa n. 27 del 11.06.2018;

- Deliberazione del Consiglio Comunale di Paderno del Grappa n. 36 del 11.06.2018.

Tali provvedimenti, esecutivi ai sensi di legge, sono stati pubblicati a norma dell'articolo 7 della l.r. 25/1992 per 15 gg sul rispettivo albo pretorio; avverso il primo sono pervenute due osservazioni e/o opposizioni da parte della cittadinanza; avverso il secondo ne sono pervenute quattro.

I Consigli comunali di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione, in un unico Ente.

Al fine di rafforzare tale decisione, i due Consigli comunali, hanno adottato uno studio di fattibilità per la fusione, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992 n. 25, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.

In merito hanno concordato che la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e, sino a quando esso non sarà vigente, la sede provvisoria sarà collocata in quella attuale del Comune di Crespano del Grappa, con delegazioni comunali presso la sede di Paderno del Grappa; si provvederà inoltre a riorganizzare uffici e servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni;

Quanto alla denominazione, hanno inizialmente concordato che il nuovo Comune si sarebbe chiamato "Montegrappa".

Alcune amministrazioni di comuni la cui denominazione reca il suffisso "del Grappa" hanno peraltro eccepito sull'opportunità che un singolo ente territoriale assuma, in regime di esclusività, una denominazione corrispondente ad un toponimo geografico: nel caso in questione, un toponimo cui si riconnettono, indubbiamente, valori e significati che trascendono storia e tradizioni di singole comunità territoriali per assumere invece una valenza di patrimonio storico ed identitario condiviso dalla comunità regionale e nazionale.

A ciò ha fatto seguito, in data 20 settembre 2018, una nota del Presidente della Prima Commissione consiliare indirizzata ai sindaci dei due comuni con la quale si è chiesto di voler rivalutare il tema della denominazione dell'istituendo comune. Nota in risposta alla quale i sindaci hanno proposto alla commissione, in alternativa a "Montegrappa", la scelta tra le denominazioni che hanno avuto maggior riscontro in esito al sondaggio popolare effettuato nel mese di giugno 2018; ovvero, in ordine di preferenza, "Pieve del Grappa" e "Pedemonte del Grappa".

La prima denominazione risulta quella scelta dai commissari nella seduta del 3 ottobre 2018.

Si riportano ora alcuni dati statistici riportati nello studio di fattibilità che saranno alla base del nuovo Comune di "Pieve del Grappa":
ENTE
SUPERFICIE
Kmq
POPOLAZIONE RESIDENTE
DENSITÀ
Ab/Kmq
CRESPANO DEL GRAPPA
17,90
4.533
253,24
PADERNO DEL GRAPPA
19,50
2.184
112
PIEVE DEL GRAPPA
37,40
6.717
179,59

Nel complesso si tratta di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui. Entrambi i Comuni sono obbligati alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti. Il nuovo Ente che potrebbe nascere dalla fusione avrebbe 6.717 abitanti.

I Comuni di Crespano del Grappa e di Paderno del Grappa hanno affidato un "progetto di fattibilità per la fusione" nell'ambito del quale vengono esaminati:

- le caratteristiche demografiche e socio-economiche dei territori interessati dal processo di fusione;

- le realtà organizzative ed economiche - contabili delle singole Amministrazioni Comunali interessate alla fusione, anche con riferimento alla qualità e quantità dei servizi erogati;

- a nuova struttura organizzativa del Comune unico;

- i dati finanziari;

- i benefici economici e non economici che la fusione dei due Comuni può generare.

Rilevato che da tale studio emergono solide ragioni per procedere con il processo di fusione, il quale agevolerebbe lo sviluppo del territorio, costituendo una struttura organizzativa e politica in grado di superare il problema del sottodimensionamento, con importanti economie di scala nei costi amministrativi, di gestione e di promozione della semplificazione istituzionale.

CENNI STORICI

I territori degli attuali Comuni di Crespano e Paderno del Grappa in epoca protostorica vennero abitati dagli antichi veneti.

Nel 225 a.C. i veneti divennero alleati dei romani e nei secoli seguenti vennero assorbiti politicamente e culturalmente.

Successivamente vi si stanziarono i longobardi, la cui presenza è ampiamente documentata in tutta la zona. Durante il Basso Medioevo la storia di Crespano e Paderno scorre nuovamente su un filo comune, fino a quando nel 1337 Asolo e tutto l'Asolano (Crespano e Paderno compresi) si dedicano spontaneamente a Venezia. Nasce la Podesteria di Asolo che comprende 37 ville e centri rurali, tra cui Crespano, Paderno e Fietta.

Durante il periodo della sovranità veneziana, il disastroso terremoto del 1695 unisce ancora di più le popolazioni dei due Comuni che subiscono gravissimi danni ed il crollo di numerose abitazioni.

La prima guerra mondiale vede entrambi i Comuni coinvolti nel conflitto bellico; a causa della loro posizione strategica, Paderno e Crespano diventano teatro di battaglie epiche la cui storia è tristemente nota. La guerra lascia un segno indelebile a Crespano e Paderno che nel 1920 si denominano "del Grappa" proprio in memoria di quanto accaduto durante il conflitto e questo unifica le due comunità.

Il secondo conflitto mondiale lascia i segni del suo passaggio anche sul massiccio del Grappa, specialmente nel corso del tragico Rastrellamento nazifascista del 21-28 settembre 1944.

Nel 1934 sulla cima del Monte Grappa, nel territorio di Crespano e Paderno, iniziano i lavori di costruzione del Sacrario militare di Cima Grappa che ospita le salme di più di 22.000 soldati italiani e austro-ungarici che persero la vita durante le battaglie. Il sacrario del Monte Grappa rappresenta oggi uno dei principali ossari militari della prima guerra mondiale.

RAGIONI TOPONOMASTICHE

Entrambi i Comuni portano il nome del Grappa in commemorazione delle battaglie della Prima Guerra Mondiale ed entrambi hanno origini latine.

Il toponimo Paderno è piuttosto diffuso nel Nord Italia, deriva dal latino paternus "paterno", nel senso di "fondo ereditato dal padre".

Per quel che riguarda Crespano, molte ipotesi sono state formulate sulla derivazione del nome del luogo; forse la più attendibile è quella che lo fa derivare dall'onomastico latino Crispianus, proprietario in questa zona di un terreno.

RAGIONI ECONOMICHE E TERRITORIALI

Il territorio presenta valenze ecologiche e paesaggistiche che derivano dalle propaggini boschive che ridiscendono lungo i crinali del Massiccio del Monte Grappa.

A nord si presenta boschivo con molteplici tipologie forestali (conifere).

Il paesaggio rurale a sud del centro abitato è legato alla coltura di seminativi mentre nella zona nord, ai confini con il bosco, presenta terrazzamenti di piccole dimensioni coltivati a prato e delimitati da fasce boschive.

La forte presenza di centri zootecnici, primi tra tutti gli allevamenti di bovini per la produzione da latte, è l'altro segno caratterizzante; i vicini pascoli, per l'alpeggio estivo delle mandrie, sono uno dei motivi per i quali questo territorio è così fortemente vocato all'allevamento di bovini da latte.

Nel complesso la struttura del paesaggio rurale risulta estremamente varia e caratterizzata da zone che richiedono politiche di salvaguardia territoriale.

I due Comuni presentano una buona complementarietà nella struttura delle attività economiche ed il fatto di ragionare in termini strategici allo sviluppo del territorio allargato si prevede generi nuovo impulso in grado di agire in termini positivi sul tessuto socio-economico.

I Comuni sono confinanti, i due Municipi distano appena 2,5 chilometri ed il tempo di percorrenza per raggiungere i due centri è di 5 minuti in auto; quindi anche dal punto di vista della viabilità la situazione è favorevole.

Paderno ha all'attivo 148 imprese che contano complessivamente 680 addetti.

L'agricoltura conserva ancora un ruolo di primo piano nell'economia locale: si coltivano cereali, frumento, foraggio e viti. Parte della popolazione si dedica anche alla zootecnia: si allevano soprattutto bovini, suini e avicoli. L'industria è molto sviluppata, principalmente nei comparti tessile, in quello dell'abbigliamento e in quello meccanico; si fabbricano mobili e materiale da costruzione. Da segnalare anche il settore edile e quello della produzione di legno. La produzione alimentare presenta aziende impegnate nel settore lattiero- caseario. Il terziario soddisfa le esigenze di base della comunità. Offre alcuni prodotti gastronomici che vengono prodotti come la frittata alle erbe, la "soppressa", la polenta, cucinata con "osei" o baccalà e le castagne.

E' presente il servizio bancario. Tra le strutture sociali è presente l'asilo nido. Nelle scuole si impartisce l'istruzione primaria e secondaria, vista la presenza dei licei classico, scientifico e linguistico, di scuole per geometri e di istituti tecnici commerciali; le strutture culturali sono rappresentate dalla biblioteca. Quelle ricettive consentono un'ampia possibilità di ristoro e di soggiorno. L'assistenza sanitaria è garantita dalla farmacia.

Crespano conta 337 imprese che danno occupazione a 1,079 addetti.

Ospita i consueti uffici municipali e postali nonché la sede della Comunità montana ed è nota per alcuni prodotti gastronomici, come la frittata alle erbe, la "soppressa" e la polenta con "osei" o con baccalà. Le principali fonti di reddito della popolazione sono l'agricoltura (si coltivano infatti cereali, frumento, viti) e l'allevamento, soprattutto di bovini e avicoli. Il lavoro viene offerto da industrie operanti nei comparti tessile, alimentare, mobiliero, del legno, cui si affiancano aziende impegnate nella produzione lattiero-casearia, e imprese per la lavorazione orafa e per la realizzazione di materiali da costruzione e di prodotti in gomma. La rete commerciale soddisfa i bisogni della comunità, così come i servizi: è presente il servizio bancario. Con riferimento all'offerta di servizi pubblici, tra le strutture sociali di rilievo si registra la presenza di un asilo nido e di una casa di riposo, mentre tra le strutture culturali non manca la biblioteca. Nelle scuole locali si impartisce anche l'istruzione secondaria e le strutture ricettive offrono possibilità di soggiorno e di ristorazione. Infine, le strutture sportive e per il tempo libero comprendono una palestra comunale e le strutture sanitarie solo quelle farmaceutiche.

Le attrattive del Monte Grappa quale meta turistica sono rappresentate dai musei (Museo storico della guerra 1915-1918 e Museo della grande guerra), dal Sacrario militare e dal Santuario della Madonna del Grappa.

Allargando l'ambito territoriale si presentano opportunità su altri fronti:

- attività sportive a piedi: la forte presenza di sentieri e tracciati, soprattutto ex mulattiere, permette che si possano praticare il nordic-walking ed il trekking in estate e le passeggiate con racchette da neve (ciaspole) e lo sci di fondo in inverno;

- attività sportive in bicicletta: il Monte Grappa è considerato una delle salite più belle d'Italia; la sua lunghezza ed il dislivello ne fanno una salita impegnativa, da qualsiasi versante si affronti. Quello "classico" corrisponde alla "strada Cadorna", fatta costruire in epoca bellica dall'omonimo generale per raggiungere la sommità del massiccio. Le ripide pendici del Grappa inoltre sono un paradiso per chi pratica il downhill;

- arrampicata: in valle Santa Felicita sono presenti più di una palestra di roccia ovvero parete attrezzata per praticare l'arrampicata sportiva. "È una delle palestre storiche e più conosciute nel Veneto fin dal dopoguerra. Vi è un percorso attrezzato (ferrata) che riproduce le difficoltà tecniche che si possono trovare in percorsi del genere; inoltre vi sono attrezzature fisse per le prove di caduta. Vi sono "vie" di tutte le difficoltà, sul classico, particolarmente adatte ai principianti".

La cultura: sempre nelle vicinanze, a Possagno, vi è la gipsoteca del Canova. La parola gipsoteca deriva dal greco e significa "raccolta di gessi". Quella di Possagno raccoglie i modelli originali delle sculture di Antonio Canova la cui madre Angela era originaria di Crespano. Diverse iniziative culturali sono state organizzate, in collaborazione, dagli Uffici culturali e dalle Biblioteche dei due Comuni, specie in occasione del Centenario della Grande Guerra, conflitto che nelle sue strutture logistico-militari ha interessato il territorio di ambedue i Comuni.

I VANTAGGI ECONOMICI DELLA FUSIONE

La fusione dei Comuni è vista con particolare favore sia dal legislatore nazionale quanto dalla Regione Veneto che stanziano copiosi contributi a sostegno di questa forma di riordino territoriale:

- Contributo statale: la Legge di Stabilità per l'anno 2018 ha incrementato al 60% dei trasferimenti erariali dell'anno 2010 il contributo decennale da erogare ai comuni oggetto di fusione: inoltre il fondo per le fusioni dei Comuni è stato incrementato di 10 milioni di euro.

- Contributo regionale: la Regione Veneto, nell'ottica del sostegno ai progetti di fusione, eroga al nuovo Comune un contributo straordinario, per il periodo massimo di tre anni, a sostegno delle spese necessarie per la riorganizzazione dei servizi, del personale, degli uffici e della struttura amministrativa preesistente e per l'avvio della gestione unitaria delle funzioni e dei servizi comunali.

CONCLUSIONI

Il percorso di fusione tra i Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.

I Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.

Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.

La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.

Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.

Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Pieve del Grappa" mediante la fusione dei Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa, della Provincia di Treviso.

Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate, indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973, n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25 e tenutosi in data 16 dicembre 2018.

L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.

L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.

L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

In chiusura, si ripercorrono i passaggi salienti intercorsi nel secondo semestre del 2018 e all'inizio del corrente anno:

- il 7 agosto il provvedimento, che ha assunto il numero 383 tra i progetti di legge, è stato assegnato alla Prima commissione consiliare;

- l'8 agosto il Presidente della Prima commissione ha chiesto al Consiglio provinciale di Treviso di esprimere, entro 30 giorni, il parere sul progetto di legge previsto dall'articolo 5 della l.r. 25/1992;
- il 5 settembre il progetto di legge è stato illustrato dai sindaci dei rispettivi enti in seduta di Prima Commissione;

- il 3 ottobre la Prima Commissione consiliare ha esperito le attività istruttorie previste dal comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale n. 25 del 1992 e dopo attento esame, con voti palesi, ha optato per la denominazione "Pieve del Grappa", esprimendo a maggioranza parere favorevole sulla meritevolezza del progetto di legge n. 383;

- il 16 ottobre, con deliberazione n. n. 142, il Consiglio regionale ha ritenuto all'unanimità meritevole di prosecuzione l'iter legislativo del progetto di legge n. 383;

- il 16 dicembre si è tenuto il referendum tra le popolazioni interessate dei due comuni;

- il 21 dicembre è stato acquisito il verbale delle operazioni dell'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte d'Appello di Venezia;

- il 9 gennaio 2019 la Prima Commissione consiliare ha preso atto del risultato della consultazione referendaria, concludendo l'iter legislativo relativo al progetto di legge oggi in esame, e lo ha approvato all'unanimità con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Area popolare Veneto, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle e della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto."

PRESIDENTE

Relatore è il consigliere Barbisan Riccardo.

Riccardo BARBISAN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Negli stessi giorni si è svolto anche il referendum a Crespano del Grappa e a Paderno del Grappa in provincia di Treviso e l'esito è stato favorevole: abbiamo avuto un esito referendario che ha visto 1.038 voti favorevoli e 287 contrari nel Comune di Crespano, 559 voti favorevoli e 411 contrari nel Comune di Paderno, pertanto 1.597 voti favorevoli e 698 contrari nel totale dei due Comuni.
Sappiamo che abbiamo avuto precedentemente una questione relativa al nome del Comune, che prenderà il nome di "Pieve del Grappa", ma precedentemente si sono succeduti dei dibattiti in questo Consiglio, in Commissione e anche tra i Sindaci della zona per decidere quale fosse il nome più adatto a questo Comune, che poi è risultato essere non più "Montegrappa", ma "Pieve del Grappa". L'esito sembra essere anche stato validato dalle popolazioni locali che si sono recate, con una discreta affluenza, al voto e hanno dato un esito favorevole a questo nome, che appunto non era la prima scelta dei Comuni interessati, ma appunto è nato da una maggiore condivisione tra più soggetti, tra più Comuni della zona, facendo anche riferimento alla sensibilità che vi è in provincia di Treviso nei confronti del Monte Grappa, che appunto è un simbolo, oltre che una denominazione geografica.
Di questo la Commissione ha preso atto con un voto favorevole unanime e quindi oggi procediamo all'istituzione del Comune di Pieve del Grappa, che avrà una popolazione di circa 7.000 abitanti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Siamo sull'articolato.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione il PdL 383.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.

PUNTO
20



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "TERRE CONSELVANE" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CARTURA, CONSELVE E TERRASSA PADOVANA DELLA PROVINCIA DI PADOVA". NON PASSAGGIO AGLI ARTICOLI (PROGETTO DI LEGGE N. 386) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 2/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Sandonà.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei comuni e delle province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto Regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana della Provincia di Padova, con lettere protocollate il 29 giugno (Cartura) ed il 28 giugno (Conselve e Terrassa Padovana), hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione e costituzione di un nuovo Comune denominato "Terre Conselvane", trasmettendo le seguenti deliberazioni, tutte datate 7 giugno 2018:
n. 19, del Consiglio comunale di Cartura;
n. 17, del Consiglio comunale di Conselve;
n. 18, del Consiglio comunale di Terrassa Padovana.
Le suddette deliberazioni, esecutive ai sensi di legge, sono state pubblicate a norma dell'articolo 7 della I.r. 25/1992 per 15 gg sull'albo pretorio dei comuni; avverso due di esse sono pervenute le seguenti osservazioni e/o opposizioni della cittadinanza in merito al progetto di fusione:
- deliberazione del Consiglio Comunale di Cartura n. 19 del 07.06.2018: nessuna osservazione;
- deliberazione del Consiglio Comunale di Conselve n. 17 del 07.06.2018: n. 144 osservazioni contrarie pervenute entro il 27.06.2018, di cui 103 presentate cumulativamente da un consigliere di minoranza e le altre consegnate dagli interessati;
- deliberazione del Consiglio Comunale di Terrassa Padovana n. 18 del 07.06.2018: n. 42 osservazioni.
I tre Consigli comunali, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione, in un unico Ente.
Al fine di rafforzare tale decisione, hanno adottato uno studio di fattibilità per la fusione, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla Ir 25/1992, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
Nell'ambito dello studio di fattibilità, nel mese di maggio 2018, è stato:
1) Sottoposto alla popolazione un sondaggio/questionario per capire come viene percepita la proposta di un'eventuale fusione tra i Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana;
2) Predisposto un link nei siti internet dei tre Comuni, per mettere a disposizione dei cittadini lo studio di fattibilità;
3) Predisposto un canale di comunicazione sul social "Facebook" denominato "Fusione Comuni Cartura Conselve Terrassa Padovana";
Nelle suddette deliberazioni si evince che i Consigli comunali dei tre Comuni hanno ritenuto che:
- le popolazioni dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana possano esprimere una valutazione favorevole alla fusione dei propri Comuni, in quanto tale processo istituzionale consentirà di creare maggiore efficienza e miglioramento nell'erogazione dei servizi al cittadino, dopo aver sperimentato, i Comuni di Conselve e Terrassa Padovana, l'Unione dei Comuni del Conselvano "totalitaria" nella gestione del personale e delle funzioni comunali fondamentali, nonché diverse esperienze dì gestione associata, nel caso del Comune di Cartura; nella storia stessa dei tre Comuni si sono verificati già momenti di confluenza tra le tre comunità quali: far parte di un unico Istituto Comprensivo;
- appartenere alle medesime ULSS n.6 e in precedenza alla ex ULSS 17;
- aver approvato insieme ad altri Comuni un medesimo P.A.T.I. (Piano di Assetto del Territorio Intercomunale);
- avere i medesimi gestori dei servizi di rete quale acquedotto e gas nonché la medesima gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani;
- gestire in forma associata i servizi di Polizia Locale dal maggio del 2018;
- la fusione possa semplificare l'attuale e futura gestione delle funzioni e dei servizi nel territorio dei tre Comuni, avviando un percorso al quale potranno successivamente aderire anche altri Enti.
In merito i Consigli comunali hanno concordato quanto segue:
1) il nuovo Comune si chiamerà "Terre Conselvane";
2) la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune. Sino a quando lo Statuto non sarà vigente, in quella attuale del Comune di Conselve;
3) si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei tre Comuni.
DATI INFORMATIVI RIGUARDANTI IL TERRITORIO
Inquadramento territoriale
I Comuni coinvolti in questo processo di fusione sono situati nella parte centro meridionale della provincia di Padova, a circa 20 km dal capoluogo.
II territorio del Conselvano si sviluppa nel settore centro-meridionale della Pianura Padana, limitato a nord ovest dai Colli Euganei e dai Comuni cintura del capoluogo, a sud da ulteriori Comuni fino al confine del fiume Adige e dalla provincia di Rovigo, a est con i Comuni della ed "Saccsica".
Questi tre Comuni, assieme ad altri che da un punto di vista socio economico possono ritenersi appartenere al territorio del conselvano (v. i Comuni del P.A.T.I. e i dati della C.C.I.A.A. di Padova) fanno parte del sistema territoriale della Bassa Padovana, territorio che costituisce un punto di snodo tra la Pianura Padana, la costa adriatica e l'Europa orientale.
Viabilità
Dal punto di vista infrastrutturale il territorio del Conselvano è dotato di alcune importanti arterie stradali, quali la SRI04 denominata "Monselice Mare", che attraversa il territorio in direzione ovest-est, passando per il Comune dì Conselve, e l'autostrada Al3, che passa per i Comuni di Due Carrare, Pernumia e Monselice con i caselli proprio di Due Carrare e Monselice, Comuni confinanti con i territori coinvolti in questo processo di fusione.
Le previsioni del PTCP, e quindi del Piano Provinciale della Viabilità, individuate per il Territorio del Conselvano prevedono una nuova importante arteria stradale in direzione nord-sud, denominata "Bovolentana", che dovrebbe attraversare, tra gli altri, i Comuni di Terrassa Padovana e Conselve per collegarsi con la Provincia di Rovigo attraversando il fiume Adige. Questa nuova arteria dovrebbe collegare la Zona industriale di Padova, con quella di Conselve e con il territorio di Rovigo, permettendo anche un collegamento con Monselice e Chioggia, attraverso la Monselice Mare.
Inquadramento Socio-Economico
L'analisi dei settori economici dei Comuni interessati presenta degli indici di attività economica quasi sempre superiori ai dati dei rimanenti Comuni del conselvano.
Il settore dei servizi e del commercio segna un crescendo di presenze e di attenzioni economiche che nel corso degli ultimi anni è andato a rafforzarsi mentre alcuni settori più tradizionali vedono degli indici inferiori rispetto ai rimanti Comuni del comprensorio conselvano.
Dimensioni demografiche
I Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana presentano le seguenti caratteristiche demografiche (al 01.01.2017):
Comuni
Abitanti
Kmq
Densità per Kmq
Cartura
4.637 16,28
16,28
284,83
Conselve
10.272
24,24
423,76
Terrassa Padovana
2.685
14,72
182,40
Totale
17.594
55,24
318,50
Provincia di Padova
936.274
2.144,15
436,66
Il dato demografico è particolarmente significativo in quanto se tale fusione avesse un esito positivo andrebbe a costituire la fusione a maggior dimensione demografica del Veneto mediante il coinvolgimento di un Comune avente una dimensione demografica superiore a 10.000 abitanti.
Il Comune che ne risulterebbe ricadrebbe nella fascia elettorale dei Comuni superiori ai 15.000 abitanti con un diverso sistema elettorale, ovvero per eleggere sindaco e Consiglio comunale è richiesta la maggioranza assoluta dei voti ottenibile con l'eventuale turno di ballottaggio, garantendo così una maggiore tutela della rappresentanza degli originari Comuni coinvolti nel processo di fusione.
CENNI STORICI
CARTURA
Una credenziale in pietra, se non altro, è qualcosa di decisamente solido e concreto da mettere sul piatto, quando si parla delle radici. E mentre tanti Comuni del padovano devono limitarsi ai "si dice", quando si parli delle origini, è proprio una prova di pietra quella che Cartura può esibire: un ciottolo sagomato che riproduce una divinità delle acque, e che è stato datato tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo. Una specie di foto dell'epoca, se vogliamo; e si capisce molto bene anche la scelta del soggetto: allora, e per diversi secoli successivi, il territorio di Cartura era acquitrinoso e paludoso in larga parte.
Era dunque sicuramente abitata già dall'antichità, questa zona; e gli stessi primi documenti ufficiali sono databili molto più indietro nel tempo rispetto a tanti altri Comuni padovani: risalgono infatti al primo secolo dopo Cristo, quando i Romani erano bene insediati in Veneto, e imperatore ben noto era Caligola. C'è chi ipotizza che il nome del paese derivi da "cartorianum", termine che in latino stava a indicare il materiale edile e da costruzione tipo la terracotta, molto usato all'epoca per fare le case.
In effetti, già allora si era cominciato a strappare le terre ai boschi e agli acquitrini, per fame aree coltivabili ed abitabili; e c'è una serie di atti fondiari risalenti alla prima metà dell'undicesimo secolo, da cui risulta che diverse terre dì Cartura e dintorni erano state assegnate al vescovo e ai canonici della cattedrale di Padova. Si può presumere che ben difficilmente, in un periodo in cui tanto si teneva a garantirsi un tranquillo passaggio all'Aldilà, si facesse dono alla potentissima chiesa di terre incolte e paludose: molto più probabile che si trattasse dì aree agricole già sviluppate, in grado di garantire ai buoni padri una tranquilla rendita che consentisse loro dì dedicarsi "toto corde" alle cose dello spirito.
Sappiamo in effetti, da una serie di documenti, che Cartura conobbe una lunga stagione felice fino all'inizio del Trecento, quando la sanguinosa guerra scoppiata tra i Carraresi padovani e gli Scaligeri veronesi mise a ferro e fuoco tutta Varca attorno a Conselve, comportando tra l'altro la pressoché totale distruzione delle campagne. All'inizio del Quattrocento anche da queste parti arrivò la Serenissima; e allora, un po' alla volta iniziò una lenta quanto faticosa ripresa, che ridiede fiato al paese. Il quale conserva tuttora alcune splendide testimonianze, a partire da un affresco di Giandomenico Tiepolo della fine del Settecento, dedicato all'assunzione della Vergine al cielo.
CONSELVE
"Mi manda Federico II", usava dire nel Duecento quella buona lana di Ezzelino. "Mi manda Federico", proclamava il Nostro, quando si trattava di arraffare qualcosa (e mai poca cosa). Lo disse pure a Conselve, come ebbe modo di imparare a proprie amarissime spese tale Raniero ("homo ricco, nobile e potente", ci riferiscono i documenti), sui cui possedimenti il tiranno patavino aveva messo gli occhi; e per non star a perdere tempo, optò subito per la soluzione finale, facendolo condannare a morte e procedendo quindi alla decapitazione sulla pubblica piazza. E qualcosa del genere capitò pure a un ricco mercante soprannominato "Pelegrin", per i cui beni il passaggio di Ezzelino si rivelò ben severo.
Che Conselve avesse motivo per far gola, si spiega con un diffuso benessere acquisito dall'intera zona, il cui primo riferimento sta in un documento del 30 gennaio 954, nel quale di parla di "Caput silvae" come dire l'inizio di un bosco. Il salto di qualità si verificò sul finire del dodicesimo secolo, grazie soprattutto ad Alberto da Baone, che esercitava un ampio influsso su una parte consistente dell'attuale Bassa padovana: un tipo sbrigativo, che tuttavia teneva a mantenere il livello delle zone sotto suo controllo. Così a Conselve fece eseguire lavori dì bonifica, e diede un forte impulso all'agricoltura.
Ai da Baone successero poi i da Carrara, i quali da Padova si stavano espandendo nel territorio; i documenti dell'epoca parlano di Conselve come di un villaggio "esteso, potente e ricco"; lo documenta per la sua parte la stessa anagrafe, che sul finire del tredicesimo secolo contava 1500 abitanti, cifra decisamente elevata per quei tempi Ci fosse stata miseria, magari non sarebbe successo nulla; proprio perché si trattava di una zona benestante, invece finì per metterci gli occhi addosso Cangrande della Scala, il quale avendo deciso di prendersi Padova sistemò il grosso delle sue truppe proprio a Conselve; e ben si sa che in ogni esercito del mondo i gentiluomini sono uno sparuto manipolo. Il paese pagò a duro prezzo quel conflitto, in termini sia di morti che di devastazioni; e gli ci vollero molti decenni, prima di riuscire a riprendersi.
La rinascita fu lentissima e graduale, per l'intero periodo in cui la zona rientrò nei possedimenti della Serenissima.
TERRASSA PADOVANA
Quel villanello muto di cui non si sa nemmeno il nome, e che è circondato più da una leggenda che dà notizie certe, non saprà mai di aver avuto il merito di rendere celebre un paese, pur senza potersi vantare di avergli dato il nome.
Terrassa Padovana infatti deve molta della sua celebrità anche fuori dai confini comunali a muto dalla nascita, avrebbe miracolosamente riacquistato il dono della parola in virtù di un'apparizione della Vergine; così che i posteri, devotamente, decisero di erigervi una chiesa a imperituro ricordo. Sappiamo che la prima pietra fu collocata nel sedicesimo secolo: dunque, è da circa mezzo millennio che il santuario mariano di Terrassa richiama periodicamente folle dì fedeli. Tuttora, l'8 settembre di ogni anno una gran folla vi affluisce, e viene impartita la benedizione ai malati. A ricordo di quei fatti, ci sono anche alcune pregevoli tavolette settecentesche, ex-voto che testimoniano di tanta devozione.
Ma Terrassa, si diceva, deve il suo nome ad un'altra caratteristica, certo meno di richiamo ma comunque più remota: sembra infatti trattarsi dì una derivazione di Terrassa, parola a sua volta connessa a uno dei tanti disboscamenti che nell'Alto Medioevo vennero attuati in larghe zone della Bassa padovana, per ricavarne terre coltivabili.
Solo che di solito si procedeva col metodo tradizionale, vale a dire ascia;
a Terrassa invece, a quanto pare, ci fu chi molto più sbrigativamente decise di puntare sul fuoco, ottenendo il massimo risultato col minimo sforzo. Terrassa, con questo nome, appare già in un atto ufficiale dell'I settembre 1104, con il quale viene fatta una donazione di terreni a vantaggio di San Michele, nella vicina Candiana;
lì vicino c'è un'altra località di origini remote, Arzercavalli, citata in un documento dell'ottobre 1165. Come dice il nome stesso, si tratta di un insediamento legato a un corso d'acqua artificiale, sui cui argini i cavalli trainavano le imbarcazioni che dovevano risalire la corrente, per assicurare l'indispensabile flusso commerciale dell'epoca.
L'acqua è intimamente connessa a Terrassa, nel bene e nel male. Nel male, soprattutto, visto che nel 1494 i veneziani, impegnati nella conquista della terraferma (che avrebbero definitivamente conseguito l'anno successivo), decisero di dare il colpo di grazia ai nemici padovani abbattendo un ampio tratto dell'argine dell'Adige tra Anguillara e Borgoforte. Una massa d'acqua enorme travolse la campagna, compresa quella di Terrassa, provocando un autentico disastro.
CONTRIBUTI E VANTAGGI DELLA FUSIONE
Il processo di fusione dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana potrà agevolare lo sviluppo del territorio, costituendo una struttura organizzativa e politica in grado di superare il problema del ridotto dimensionamento, e potrà acquisire maggior peso anche sui tavoli tecnici, con importanti economie di scala nei costi amministrativi, di gestione e di promozione della semplificazione istituzionale.
Al fine di incentivare il processo dì fusione sono riconosciuti i seguenti vantaggi:
Erogazione del contributo straordinario statale (dall'anno 2019 il 60% dei trasferimenti ricevuti nell'anno 2010) per 10 anni a decorrere dalla fusione;
Erogazione del contributo straordinario regionale (calcolato sulla base della DGRV n. 81 del 2 febbraio 2016 "Criteri e modalità per l'assegnazione e l'erogazione di contributi straordinari triennali alle fusioni dì Comuni. L.R. n. 18 del 27.04.2012 art. 10 c. 1 bis. Deliberazione/CR del 19.11.2015. Art. 10 c. 1 L.R. 18 del 27.04.2012");
Erogazione di un contributo regionale (calcolato sulla base della DGRV n. 906/2017) per la parziale copertura dei costi dì primo impianto;
Priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti perfusione;
Esclusione dall'applicazione delle regole in materia di acquisizione di lavori, beni e servizi (centrale di committenza) per 3 anni;
Previsione di forme premiali nelle misure di incentivazione regionale;
Esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente;
Subentro nei benefici, stabiliti dall'Unione europea o da leggi statali, di cui godevano gli enti estinti.
CONCLUSIONI
Il percorso di fusione tra i Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei Comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni nell'Unione dei Comuni e nella gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presentì sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i tre Enti.
La fusione tra i tre Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione dì perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
II disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i tre Comuni padovani hanno chiesto dì fondersi in un nuovo Comune e dì cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Terre Conselvane" mediante la fusione dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana, della Provincia di Padova.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha preso atto dell'esito della consultazione referendaria, svoltasi il 16 dicembre 2018, decidendo all'unanimità di proporre il non passaggio agli articoli della proposta di legge in oggetto.
Hanno votato favorevolmente i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Area popolare Veneto e il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali " del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

La parola al consigliere Sandonà come Relatore, prego.

Luciano SANDONA' (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Visto il disegno di legge relativo all'istituzione del nuovo Comune denominato "Terre Conselvane", mediante fusione dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana nella provincia di Padova, considerato che in data 16 dicembre 2018 si è svolto un referendum regionale consultivo su detto progetto di legge e preso atto che la votazione ha dato il seguente risultato: voti attribuiti alla risposta affermativa, cioè i sì, numero 1408, voti attribuiti alla risposta negativa, cioè no, 5.674, visti gli articoli 117 e 133 della Costituzione, vista la legge regionale 24 dicembre '92, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali", udito il parere della Prima Commissione consiliare, si invita appunto il Consiglio regionale a non passare alla votazione degli articoli del disegno di legge in oggetto. Grazie.

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Colgo l'occasione di questo provvedimento per ricordare a tutti i colleghi che è stata la prima volta in cui ho votato contro un progetto di fusione perché da un lato sono favorevole alle fusioni, dall'altro è scritto nel nostro Statuto regionale che la Regione favorisce i processi di fusione tra Comuni e tendenzialmente la mia posizione è una posizione favorevole alle fusioni, purché abbiano gambe e testa, purché vengano costruite con ragionevolezza, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali di un territorio e con il coinvolgimento della popolazione prima di procedere al percorso di fusione.
Qui, oggi, abbiamo stabilito un record regionale sotto il profilo della fusione fallita, mai una fusione è stata bocciata in tutti i Comuni dove è stata proposta, con percentuali che si avvicinano all'80%, in un caso lo superano, e con percentuali di partecipazione anche notevole, perché in alcuni casi superiamo il 50%, a differenza di quasi tutti gli altri Comuni, in quasi tutti i Comuni che oggi voteremo, anche dove le fusioni sono state approvate, abbiamo avuto un tasso di partecipazione inferiore al 50%, se valeva ancora la vecchia legge erano tutti i processi di fusione bocciati, per fortuna abbiamo cancellato il quorum per favorire, soprattutto nelle zone della montagna, dove le partecipazioni sono condizionate dal numero di emigranti ed è evidente quindi che raggiungere il risultato del 50% sarebbe stato impossibile.
Quindi, grazie alla cancellazione di quel quorum siamo riusciti a consentire una serie di processi di fusione che altrimenti anche oggi sarebbero stati bocciati ma mai era accaduta una cosa di questo tipo, cioè siamo di fronte a percentuali superiori a quelle del consenso politico delle tre Amministrazioni comunali dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana che hanno bocciato il referendum proposto dalle tre Amministrazioni e dai tre Consigli comunali.
Si era detto questa cosa, cioè nel senso che il fatto che alcuni Consiglieri – io e il collega Sinigaglia e altri, mi pare forse anche il Movimento 5 Stelle, la collega Bartelle, eccetera – avessero scelto la linea della contrarietà nei confronti di questo processo di fusione doveva rappresentare un campanello d'allarme, doveva rappresentare un elemento di attenzione.
Sapete qual è il vero elemento di attenzione: per proporre questo referendum è stata consultata l'1% della popolazione, quindi una scelta assolutamente inaccettabile, non consona, non congrua rispetto a un percorso di fusione.
È stata una fusione a freddo perché i tre Comuni non collaboravano salvo che per la Polizia Municipale ma queste sono le cose di minima, molti altri casi, invece, di processi di fusione siamo di fronte ad Amministrazioni che già collaborano insieme da anni e quindi il processo di fusione diventa un passaggio naturale di evoluzione naturale rispetto alle collaborazioni che già sono presenti in quel territorio.
In questo caso il coinvolgimento dell'1% della popolazione è sostanzialmente i consiglieri comunali, i loro genitori e i loro figli, cioè a hanno consultato una percentuale della popolazione bassissima tanto che, pensate un attimo, abbiamo pagato noi quel sondaggio, la Regione ha pagato un sondaggio che è stato effettuato, i sondaggisti ci hanno restituito l'idea che c'era un grande consenso per la realizzazione di Terre Conselvane e andiamo al referendum: 80% della popolazione risponde no, con percentuali di partecipazione superiore al 50%.
Siamo di fronte alla dimostrazione palese che qualcosa qui non va, che qualcosa non funziona, che è necessario forse ripensare, rivalutare un po' questi percorsi di fusione perché vi informo, cari colleghi, che questa tornata c'è una leggera maggioranza di bocciature dei processi di fusione rispetto ai processi conclusi favorevolmente, perché non in tutti i casi anche i processi conclusi favorevolmente vedono coinvolti tutti i Comuni perché in alcuni casi alcuni Comuni si sono sfilati dal processo di fusione, per esempio, nel Comune in provincia di Vicenza.
Quindi, con questa tornata, nel numero complessivo delle fusioni negli ultimi 7 - 8 anni siamo di fronte a un numero di bocciature che ha raggiunto - e addirittura superato con questa tornata - il numero delle fusioni favorevoli.
C'è qualcosa che non va; se fosse stata una bocciatura su dieci va beh, ci sta, non si era compreso, c'era un problema specifico, cito un esempio di questa tornata: Castelbaldo e Masi che avevano fatto un percorso assolutamente idoneo e adeguato (35% di coinvolgimento della popolazione) a pochi giorni dal voto c'è stato un problema specifico, relativo a una gestione di una scuola nel Comune di Masi, il Comune di Castelbaldo, negli ultimi venti giorni, ha deciso di cambiare posizione, ha deciso per la contrarietà al referendum, l'80% del Comune di Castelbaldo ha votato contro il referendum.
Questo è un caso specifico; può capitare, può accadere l'imprevisto e addio processo di fusione, ma una bocciatura del 50% dei processi di fusione significa che c'è qualcosa che non funziona e sul quale dobbiamo tutti insieme riflettere. Qua non è una questione di maggioranza e opposizione, talvolta li ha persi la destra i processi di fusione, talvolta li ha persi la sinistra, non c'è una questione politica in senso stretto, ma c'è una questione però sul futuro del Veneto.
Io continuo a credere, continuo a ribadire l'idea che noi abbiamo bisogno di Comuni che siano in grado di dare risposte adeguate ai problemi amministrativi di oggi; molto spesso Comuni di 1.500 – 2.000 – 3.000 mila abitanti non sono in grado di dare queste risposte.
In alcuni casi la fusione di due Comuni può consentire di affrontare in maniera più intelligente le problematiche di quel territorio, quindi anche su questo una riflessione aggiuntiva va fatta, ma va modificato il metodo.
Abbiamo fatto delle piccole variazioni, ma evidentemente non sono sufficienti rispetto ai percorsi che abbiamo qui in qualche modo indicato.
So che c'è già un gruppo di lavoro che è stato istituito all'interno della Prima Commissione, che faccia una riflessione radicale, cioè nel senso che qui non bastano palliativi o piccole correzioni, forse dobbiamo ripensare in maniera complessiva il tema delle fusioni.
Ho utilizzato ovviamente la fusione di Terre Conselvane per fare una ragionamento e una riflessione di carattere generale: mi auguro sinceramente che esempi come quelli di Terre Conselvane non si debbano più ripetere, perché l'ho detto già in Commissione e lo ribadisco qui, non è che io ho gioito, andrò a festeggiare insieme ai Comitati per il no dei tre Comuni nei prossimi giorni, però non c'è gioia nel bocciare un progetto di fusione, perché qui non si può boccia questa fusione, ma si rischia di bocciare, di buttare il bambino con l'acqua sporca, non è che si è solo bocciato questo progetto di fusione; si rischia di bocciare tout court tutti i progetti eventuali, anche futuri, di fusione ed è questo che secondo me non è assolutamente positivo di bocciature così sonanti e così eclatanti come quella di Terre Conselvana.
Non è stata solo bocciata quella proposta di Terre Conselvane, ma è stato bocciato un metodo, è stata bocciata l'idea che una maggioranza a testa bassa procede, a prescindere dal coinvolgimento dell'opposizione; una maggioranza che in alcuni Comuni - penso a Conselve - pesa per il 26%, 27%, quindi già i numeri dovevano consigliare un percorso di coinvolgimento di tutti i soggetti, ma in questo modo noi corriamo veramente e seriamente il rischio di affossare non questo sbagliato progetto di fusione, ma rischiamo di affossare le fusioni.
Questa io non credo sia una vittoria, ma credo sia una sconfitta per tutti e quindi una riflessione aggiuntiva su questi temi mi auguro verrà fatta dal Consiglio in tempi molto rapidi. Grazie e quindi ovviamente voterò a favore alla proposta del consigliere Sandonà, che a distanza di due mesi, dà ragione a quello che io avevo affermato quando avevo votato contro al progetto di fusione; in qualche modo oggi - questo voto di non passaggio agli articoli da parte del Consiglio - è la dimostrazione che in qualche modo i campanelli d'allarme che qualcuno aveva suonato, erano giusti.

PRESIDENTE

Grazie. Collega Barison, prego.

Massimiliano BARISON (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
In Provincia di Padova, in questa tornata referendaria, abbiamo perso l'occasione di costituire due nuovi Comuni importanti e per quanto riguarda quello oggetto della discussione, voglio sottolineare come quando abbiamo dato il via libera al referendum non sono mancate le mie note critiche sul fatto che il percorso seguito dai Comuni metteva a grande rischio l'esito referendario.
I motivi poi si sono rivelati proprio nei numeri e sono stati i motivi per i quali si è arrivati a questo risultato negativo, dal nostro punto di vista possiamo ricondurli sostanzialmente a tre: uno è la velocità con cui questo referendum è stato portato avanti, dettato dal fatto che uno dei tre Comuni, quello di Terrassa Padovana, doveva votare quest'anno per le elezioni amministrative. Il secondo motivo è legato allo scontro politico che si è vissuto all'interno dei tre Comuni per poter procedere con la fusione, è uno dei motivi per i quali è nato questo scontro politico nei Comuni derivava dal fatto che si volevano fondere tre Amministrazioni, nonostante non ci fosse un percorso di condivisione dei servizi che, in qualche modo, potesse consolidare una collaborazione con una fusione. Il terzo elemento è stato già citato, ed è rappresentato dallo scarso coinvolgimento dei cittadini: quando si fa un sondaggio e a partecipare è solo l'1% della popolazione significa che non c'è assolutamente un dato oggettivo sul quale fondare una proposta referendaria.
Il problema è legato soprattutto al fatto che noi abbiamo una legge regionale che ci dà il compito di verificare se viene rispettato l'iter da parte delle Amministrazioni per arrivare al referendum, ma non abbiamo nessuna possibilità di incidere a livello di Consiglio regionale sul fatto di mettere una discrezionalità, quando l'iter è stato rispettato, per decidere di non procedere o di procedere, pertanto allora il nostro voto è stato positivo nel mandare avanti il referendum, perché mancava dal punto di vista della normativa questa discrezionalità in capo al Consiglio regionale.
Arrivo al fatto per il quale questo, come gli altri referendum che non sono andati a buon esito, per evidenziare come sia importante incidere nel tavolo di lavoro che il Presidente della Prima Commissione ha già costituito, soprattutto sulla possibilità di responsabilizzare di più le Amministrazioni che vogliono andare al referendum, noi abbiamo visto che il referendum va male quando una delle Amministrazioni si sfila, e lo vedremo poi nel referendum successivo, ma l'abbiamo visto anche nella scorsa tornata, sempre a Padova, quando si è sfilato il Comune di Migliarino San Vitale nonostante avesse condiviso il percorso fino alla fine, questo è uno dei motivi, il secondo motivo per il quale i referendum vanno male deriva dal fatto che non c'è il coinvolgimento da parte della popolazione, con un percorso di condivisione politica all'interno dei Consigli comunali.
Responsabilizzare, dal nostro punto di vista, può essere fatto in due modi: uno è sicuramente dal punto di vista economico, quando un Comune vuole andare avanti con un referendum deve avere anche la responsabilità di accollarsi una parte delle spese che sono necessarie per fare il referendum, e io che ho fatto l'amministratore dico che, quando si mette mano all'aspetto economico, il Comune ci pensa a ritirarsi all'ultimo momento per far naufragare un referendum che ha voluto. Il secondo aspetto di responsabilizzazione deve avvenire sul fatto del coinvolgimento della popolazione, conosciamo le forme di sondaggio che possono coinvolgere i cittadini, riteniamo che prima di dire: "Bene, andiamo verso il referendum" la popolazione va coinvolta, va fatta esprimere prima, e ci deve essere una partecipazione che non può essere quella dell'1% come nel caso che stiamo discutendo, ma deve avere una percentuale che ci dà la possibilità di capire che la gente vuole andare avanti, e solo in questi casi noi possiamo essere responsabili nel fatto di poter mandare avanti questi processi di fusione, per cui è evidente che con l'esito che abbiamo di fronte, nel caso specifico, noi non possiamo procedere e siamo anche noi favorevoli sul fatto di respingere la fusione di questi tre Comuni.

PRESIDENTE

Grazie, collega Sinigaglia prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Sì, non mi dilungo molto, però alcune precisazioni vanno fatte.
Il ragionamento di Ruzzante l'abbiamo condiviso anche durante la campagna elettorale per la fusione dei tre Comuni, l'ha riportato anche stamattina e, quindi, vado un po' oltre.
Quello che mi stupisce è, invece, il ragionamento di Barison, perché Barison poteva dire le stesse cose quando abbiamo espresso il giudizio di meritevolezza perché anche allora sapevamo che il percorso di condivisione non c'era stato e questa mancanza di condivisione ha portato all'esito che abbiamo visto e quindi un conto è farlo adesso questo ragionamento, un conto è farlo allora.
Noi l'abbiamo fatto allora, quando c'erano tutte le premesse per dire questo della fusione tra Cartura Terrassa e Conselve non è un percorso che ha coinvolto la popolazione, non è un percorso che è stato promosso dal basso ma è un percorso che è stato promosso dalla classe politica che gestiva l'Amministrazione, che gestisce l'Amministrazione di Cartura Terrassa e Conselve, senza coinvolgere la popolazione e questo allineamento politico ha fatto in modo che ci fosse, in ogni caso, questa proposta: vediamo come va, portiamola avanti; ma qualsiasi persona avesse avuto un attimo di attenzione e avesse parlato con la popolazione dei tre Comuni avrebbe capito che non c'erano le condizioni per proseguire.
È bene che Barison lo dica adesso, però si poteva dire anche quando abbiamo fatto il ragionamento in Aula, quando abbiamo chiesto: guardate non passiamo, perché non è un percorso che è foriero di esiti positivi.
Tra le altre cose - ed è seconda sottolineatura che faccio - è che questo percorso va a rischio di far naufragare dei percorsi positivi di aggregazione che, secondo me, nel conselvano devono essere fatte.
La fretta che ha portato a questa proposta rischia di demolire altre proposte che, invece, possono e debbono, a mio giudizio, essere fatte all'interno del territorio di Conselve, ma devono essere fatte con lungimiranza, proposte di aggregazione significative che sono condivise dalla popolazione, che sono condivise dagli attori economici, sociali; fatta in questo modo abbiamo visto l'80% dei no, in tutti e tre i Comuni. Ma a chi è che dobbiamo chiedere adesso grazie perché abbiamo compromesso dei percorsi per il futuro perché questo sta succedendo: chi è che avrà ancora il coraggio di parlare a Conselve di un percorso aggregativo? Forse fra 5 - 10 anni.
Se, invece, ci fossimo fermati, avessimo ragionato in maniera politica qualche altra soluzione sarebbe stata trovata, una soluzione, ripeto, non detta dall'alto, alcuni Consiglieri hanno avuto il coraggio anche in Consiglio regionale di metterci la faccia per la proposta di queste fusioni, altri invece non hanno avuto il coraggio di metterci la faccia di parlare qua in Consiglio regionale a favore di quella fusione e io so che sono stati protagonisti, invece, nelle Terre Conselvane di quella proposta, anche questo non va bene; se uno si espone, si espone chiaramente non fa finta di; perché adesso bisognerebbe anche essere conseguenti anche per la classe amministratrice che ha chiesto... Vi ringrazio Presidente di questa profonda attenzione nei confronti di Terre Conselvane.

PRESIDENTE

Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Si è verificato quello che già...
Non ha finito? Scusi.

PRESIDENTE

Il collega Sinigaglia deve finire l'intervento.
Prego, collega Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Il Consiglio era attento in questo momento, era altra componente che non era attenta, quindi dico chiaramente che sono state compromesse altre possibilità di aggregazione a Terre Conselvane e mi chiedo: siccome c'è una classe politica che ha voluto portare avanti questo percorso, indipendentemente dalle condizioni che non c'erano, è possibile che questa classe politica che ha fatto queste scelte faccia finta di nulla oggi? Io ricordo che quando questo Consiglio ha bocciato la meritevolezza su Este e Ospedaletto, ha accusato il Sindaco di Este e di Ospedaletto di fare un percorso dall'alto, di farlo per convenienze politiche, di farlo perché uno dei due allora e adesso uno dei tre doveva andare al voto a maggio e quindi si costituiva un bacino per poter essere ricandidato.
Questi ragionamenti sono stati fatti dall'allora maggioranza, che è ancora oggi maggioranza, sono stati fatti perché allora l'allineamento politico era del centrosinistra; oggi invece è stato fatto dall'allineamento politico del centrodestra: bisognerebbe essere anche su queste cose coerenti, perché non è che quando fa comodo una parte si va avanti indipendentemente da e quando non fa comodo a quella parte non si va avanti. Bisognerebbe essere coerenti anche su questo, indipendentemente dal Regolamento e da tutto quello che andremo a costruire, perché sono valutazioni che sono state fatte dal punto di vista politico.
Alcune valutazioni dal punto di vista politico, questo Consiglio era stato chiamato a farle. Bene, ripeto, che Barison le abbia fatte adesso, però poteva farle assieme a Sandonà, assieme a Marcato, assieme ad altri prima, quando c'era la consapevolezza che c'è oggi e che i dati dimostrano in maniera inoppugnabile.

PRESIDENTE

Consigliere Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Bene le fusioni, bene anche altre forme aggregative, meno bene altre forme aggregative, come le unioni tra Comuni, perché hanno creato nuovi enti a quelli già esistenti, aumentando la spesa pubblica, invece che ottimizzare il sistema, l'hanno reso aggravato e appesantito, tant'è che poi quando sono mancati i contributi pubblici, quando sono venute meno le risorse pubbliche e il contributo, sia quello di tali trasferimenti sia quello straordinario, buona parte di queste unioni si sono spente da sole, sono andate in difficoltà col bilancio e si sono sciolte.
Le fusioni andrebbero bene come principio, però ultimamente c'è qualcosa che non funziona; sono state spesso strumento di carriere individuali, di equilibrismi politici e non hanno - come è già stato evidenziato - risposto a una vera volontà aggregativa da parte della base, che poi non è detto -come giustamente prima è stato sottolineato - che tutte le ciambelle riescono col buco, può darsi che qualcuna non venga votata.
Un Sindaco, un amministratore, ha la percezione di cosa pensano i propri cittadini e quindi spesso aver fatto queste iniziative, tra l'altro buttando via soldi regionali, sprecando risorse regionali, è stato un errore a cui qui abbiamo il dovere di mettere rimedio, perché non venga pregiudicato l'istituto della fusione, che è di per sé un istituto positivo.
Io credo che addossare al bilancio regionale tutte le spese, sia in caso di successo, che di insuccesso, sia un errore perché questo apre la possibilità: "Intanto proviamo, noi non rischiamo niente, pagano gli altri, paga Pantalon, paga la collettività".
Sono sempre soldi dei cittadini anche questi che vengono usati.
Io direi che andrebbe modificata la norma quantomeno almeno il 50% a carico, così poi se la fusione fallisce, qualche cittadino quanto meno chiederà conto agli amministratori perché si è fatto questo tentativo che poi non ha avuto successo.
Una maggiore responsabilità c'è sempre quando c'è da pagare qualcosa, quando è tutto gratis e pagano gli altri, è facile cercare di usare questo strumento magari per finalità meno nobili, che non sono certo quelle di mettere insieme le comunità attorno a un'unica gestione, attorno a un unico Comune.
Credo che questo caso possa essere come monito e soprattutto deve portarci a ritarare lo strumento legislativo, introducendo quantomeno una compartecipazione della spesa; possiamo mettere anzi che paga la Regione se va a buon fine, se non va a buon fine si riparte al 50% la spesa, così che sia una corresponsabilità anche di chi magari tenta di fare questo percorso, pur consapevole che sarebbe stato un fallimento.
Altra cosa, io vorrei vedere una delibera che incarica per fare un sondaggio e vorrei sapere chi ha fatto il sondaggio, perché un sondaggista serio magari può sbagliare qualcosa, ma non sbaglia del 100% una previsione: quantomeno una linea di indirizzo la dà.
Se noi diamo un sondaggio, non so, a mio fratello, a mia sorella, a mio cognato, può darsi che il sondaggio mi dia risultati assolutamente sbagliati. Io non so a chi sia stato dato da fare questo sondaggio, però questi sono danni erariali, ci vuole anche qua una attenzione, non possiamo dare un incarico a un'agenzia che poi mi dà un risultato che non riesce a capire e interpretare la volontà del popolo, basterebbe il buon senso di un Sindaco, basterebbe una Amministrazione, non servirebbe un'agenzia di sondaggi per 2 o 3 Comuni, capire il sentore qual è, in linea di massima, poi ci può essere 40, 60, può essere 45, io dico che questo è comprensibile, ma non può essere 90, 80 o 10, oppure una mancata partecipazione al voto, cose che sono successe, vuol dire che non va, o non funziona l'agenzia, o insomma... questo si aiuti quantomeno per monito per il futuro, per tarare, perché non venga buttato via il fatto positivo che è la fusione, la fusione deve diventare veramente uno strumento condiviso, ma a cui noi dobbiamo il dovere di supportare e di aiutare, perché venga realizzata, ma questi fatti qui, certamente, rischiano di portare discredito all'Istituto, e soprattutto non fanno fare bella figura alla politica, la quale usa i soldi pubblici, e li usa male in questo caso, noi dobbiamo invece, parlo la politica anche a livello locale, perché spesso i Sindaci si lamentano della mancanza di risorse, eccetera... però tante cose che non vanno bene sono anche loro protagonisti, compreso in questo caso. Ecco, cerchiamo di raddrizzare lo strumento, perché queste situazioni non si ripetano.

PRESIDENTE

Grazie. Il collega Sinigaglia ha già parlato, non può intervenire, per cui passerei alla votazione per il non passaggio agli articoli, visto l'esito del referendum, votando sì non va avanti l'iter di fusione, è un'unica votazione.
Pongo in votazione il non passaggio agli articoli sul PdL 386.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Collega Zorzato, sono chiaro per non sbagliare su votazioni delicate.

PUNTO
21



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A " ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "FRASSINELLE POLESELLA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI FRASSINELLE POLESINE E POLESELLA DELLA PROVINCIA DI ROVIGO". NON PASSAGGIO AGLI ARTICOLI (PROGETTO DI LEGGE N. 305) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 3/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Azzalin.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto Regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Frassinelle Polesine e Polesella della Provincia di Rovigo, rispettivamente con lettera prot. n. 3398 del 28.07.2017 e prot. n. 7628 del 14.08.2017, hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni suddetti e costituzione del nuovo Comune denominato "Frassinelle Polesine", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Frassinelle Polesine n. 35 del 26 luglio 2017 integrata da DCC n. 44 del 28.09.2017;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Polesella n. 41 del 7 agosto 2017, integrata da DCC n. 46 del 30.09.2017.
Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 ; avverso le stesse non sono state prodotte osservazioni o opposizioni.
I Consigli Comunali di Frassinelle Polesine e Polesella, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente.
Al fine di rafforzare tale decisione, i due Consigli Comunali hanno adottato un documento politico- programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992, n. 25, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
In merito i Consigli Comunali hanno concordato quanto segue:
1) Il nuovo Comune si chiamerà "Frassinelle Polesella";
2) La sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, sarà in quella attuale del Comune di Polesella;
3) Si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni;
4) Si riportano di seguito alcuni dati statistici al 01.01.2016 che saranno alla base del nuovo Comune di "Frassinelle Polesella":
Ente
Superficie Kmq
Popolazione residente
Densità Ab/Kmq
Frassinelle Polesine
21,86
1442
65,97
Polesella
16,57
4012
242,12
Frassinelle Polesella
38,43
5454
141,92
Nel complesso si tratta di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui. Entrambi i Comuni sono obbligati alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti II nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrebbe 5.454 ab. e sarebbe il decimo comune per popolazione della Provincia di Rovigo.
ELEMENTI UNIFICANTI DEL TERRITORIO: STORICI CULTURALI ECONOMICI
I territori dei Comuni di Frassinelle Polesine e Polesella hanno profonde affinità che rendono ampiamente vantaggiosa, anche in chiave culturale, la fusione dei due municipi.
Esistono strade che longitudinalmente appartengono metà a Frassinelle e metà a Polesella (ad esempio via Maddalena/via Due Martiri) e lo stesso dicasi per alcune frazioni, come Bresparola e Viezze, che tradizionalmente, almeno in età moderna e contemporanea, vedono una profonda interazione tra due comuni.
Nel tempo si sono consolidati preziosi scambi e collaborazioni II mondo dell'associazionismo sportivo, ad esempio, ha da sempre visto forme di cooperazione: le due storiche società calcistiche (l'AC Giovane Italia Polesella e l'US Frassinelle) hanno collaborato nella realizzazione di attività giovanili atleti di ambedue i comuni hanno contribuito a fare le fortune delle società.
In chiave storica, vanno sottolineate anche le relazioni economiche e sociali: entrambi i due territori, nel contesto palesano, erano residenza di numerose famiglie di braccianti agricoli che spesso si trasferivano nelle campagne contermini dei due comuni per svolgere un lavoro indispensabile per il sostentamento delle famiglie. Lo stesso interscambio ha riguardato le non molte attività industriali e artigianali presenti sul territorio, in particolare lo zuccherificio e la fornace.
Non mancano tracce di collegamenti sulla storia religiosa: La Pieve di S. Maria della Litiga, da cui ha avuto avvio la storia della comunità spirituale di Polesella, si trovava nell'attuale territorio di Frassinelle.
Inoltre, ha accomunato la storia delle due municipalità la profonda modificazione dei territori causata dalle vaste opere di bonifica.
Diversi scambi si attuano anche nel settore dei servizi con ragazzi dei due comuni che usufruiscono dei servizi scolastici e formativi dei reciproci territori II mercato settimanale del lunedì di Polesella, uno dei più grandi della Provincia, vede gravitare un numero notevole di cittadini di Frassinelle, così come questi ultimi frequentano il Punto Sanità di Polesella e usufruiscono della stazione dei treni dello stesso comune.
Dal punto di vista politico, val la pena sottolineare come i due territori comunali siano stati inclusi, nel dopoguerra, nel medesimo collegio per il Consiglio Provinciale (Polesella, Frassinelle, Guarda Veneta, Bosaro, Arquà Polesine), situazione che ha prodotto collegamenti e scambi anche in virtù del prezioso ruolo che la Provincia ha rivestito in un territorio molto frammentato. I consiglieri provinciali eletti nel collegio si trovavano a svolgere un'azione di raccordo per problematiche comuni. Tra l'altro, va rilevato che provinciali sono anche le principali spade di collegamento tra i due territori. Diverse sono inoltre le collaborazioni istituzionali che riguardano progettualità e convenzioni per l'esercizio di funzioni comunali, attuando già, di fatto, una gestione comune di alcune delle principali tematiche di interesse delle comunità. A supporto della richiesta di fusione i Consigli Comunali di Frassinelle Polesine e Polesella hanno allegato alle proprie deliberazioni uno studio di fattibilità dal quale si evincono le seguenti ragioni geografiche, politiche ed economiche a fondamento della richiesta di fusione proposta.
LE RAGIONI DELLA FUSIONE
Vantaggi per i cittadini
- Omogeneizzazione dei livelli di servizio sul territorio.
- Attivazione di nuovi servizi ed investimenti in infrastrutture.
- Diminuzione della pressione tributaria locale, nei limiti del possibile.
- Ottimizzazione della gestione
- Risparmio sulle spese per gli organi politici (sindaco, giunta, consiglio), il segretario comunale, gli organi di controllo (revisori dei conti organo di valutazione).
- Risparmio sulle funzioni di back-office (segreteria, ragioneria, gestione del personale, informatica, acquisti, contratti di fornitura). Possibilità di un percorso di specializzazione e ulteriore professionalizzazione del personale per fornire risposte a più alto contenuto specialistico.
- Migliore utilizzo delle risorse tramite economie di scala, eliminazione delle duplicazioni, contenimento dei costi interni.
- Maggiore massa critica e maggiore potere di mercato verso i fornitori.
- Risorse aggiuntive derivanti dagli incentivi statali e regionali per le fusioni.
Vantaggi politico-istituzionali
- Il nuovo comune che potrebbe nascere dalla fusione diventerebbe il decimo comune per numero di abitanti della provincia di Rovigo.
- Potrebbe avere maggiore influenza sui livelli istituzionali superiori e sugli enti di gestione dei servizi di pubblica utilità (sanità, trasporti, acqua, rifiuti).
- Potrebbe coinvolgere i comuni limitrofi nella definizione di strategie di sviluppo di area vasta e nella gestione associata di funzioni che richiedano una scala più ampia.
- Potrebbe svolgere un'azione più incisiva di promozione territoriale e di investimenti qualificanti la nuova città, anche nei confronti delle associazioni di categoria.
FORME DI GESTIONE ASSOCIATA
Polesella fa parte dell'Unione dei Comuni dell'Eridano, unica Unione nel Palesano, che dal 2001 comprendeva 5 Comuni (con Bosaro, Crespino, Guarda Veneta e Pontecchio Polesine, quest'ultimo recesso nel 2013); ora l'Unione conta circa 8.742 abitanti e, alla data del 31.12.2017, sarà posta in liquidazione.
È in atto tra i due comuni una convenzione per l'esercizio associato della funzione di polizia municipale e amministrativa locale, appartenendo allo stesso distretto di polizia locale.
Entrambi i Comuni appartengono al Distretto di protezione civile R04 e allo stesso Distretto ULSS.
CONTRIBUTI E VANTAGGI PER LA FUSIONE
Per le fusioni sono previste forti incentivazioni statali e regionali:
- Erogazione del contributo straordinario statale (50% dei trasferimenti ricevuti nell'anno 2010 dall'anno 2017) per 10 anni a decorrere dalla fusione;
- Erogazione del contributo straordinario regionale (calcolato sulla base della DGR n. 81 del 2 febbraio 2016 "Criteri e modalità per l'assegnazione e l'erogazione di contributi straordinari triennali alle fusioni di comuni L.R. n. 18 del 27.04.2012 art. 10 c. 1 bis. Deliberazione/CR del 19.11.2015. Art. 10 c. 1 L.R. 18 del 27.04.2012');
- Priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti per fusione a decorrere dal 2011;
- Esclusione dall'assoggettamento dell'obbligo associativo per i comuni istituiti mediante fusione che raggiungono una popolazione pari o superiore a 3.000 abitanti o 2.000 abitanti se appartenenti a Comunità montane per un mandato elettorale;
- Previsione di forme premiali nelle misure di incentivazione regionale;
- Esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente;
- Subentro nei benefici, stabiliti dall'Unione europea o da leggi statali di cui godevano gli enti estinti.
SONDAGGIO PRELIMINARE SULLA FUSIONE
Allo scopo di sondare preliminarmente l'orientamento dei cittadini riguardo alla fusione dei due Comuni è stato condotto un sondaggio, utilizzando come strumento di rilevazione un questionario distribuito casa per casa, che poteva essere restituito presso le sedi comunali.
Nel questionario si chiede ai cittadini se sono favorevoli o contrari alla fusione, quale nome preferiscono fra quelli proposti per l'eventuale nuovo comune, la composizione del nucleo familiare e di esprimere un 'indicazione sui servizi da potenziare con i vantaggi derivanti dalla fusione. Nel complesso, hanno espresso il loro orientamento 657 persone su 4.318 cittadini dei due Comuni aventi diritto al voto (dato 1/1/2016), pari al 15,22%. Hanno prevalso i favorevoli alla fusione in tutti i comuni, con una percentuale media dell'80,38%).
COLLOCAZIONE GEOGRAFICA
Frassinelle Polesine e Polesella sono due piccoli Comuni di dimensioni territoriali e demografiche omogenee dell'area del Medio Polesine.
CONCLUSIONI
Il percorso di fusione tra i Comuni di Frassinelle Polesine e Polesella risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I Comuni di Frassinelle Polesine e Polesella hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.
La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
II disegno di legge di iniziativa della Giunta Regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni rodigini hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Frassinelle Polesella" mediante la fusione dei Comuni di Frassinelle Polesine e Polesella, della Provincia di Rovigo.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha preso atto dell'esito della consultazione referendaria, svoltasi il 16 dicembre 2018, decidendo all'unanimità di proporre il non passaggio agli articoli della proposta di legge in oggetto.
Hanno votato favorevolmente i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Area popolare Veneto e il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Azzalin; prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anche in questo caso la proposta è quella di non procedere all'approvazione degli articoli, stante gli esiti referendari, questo seguendo un po' quella che è stata sempre la prassi di questo Consiglio nel prendere atto delle volontà espresse dai cittadini, anche laddove lo scarto è minimale, come minimo, il Comune che non è d'accordo, come è successo, viene defalcato dal percorso di fusione in ossequio appunto alla volontà popolare, per cui anche in questo caso io concordo e questo è l'espressione del voto che c'è stato in Commissione, insomma, io avevo fatto il relatore per l'istituzione del Comune, ma mi permetto di fare semplicemente 2 riflessioni da mettere all'attenzione dell'Aula: questo referendum avviene in un contesto territoriale all'indomani, non diciamo di qualche anno, però di un altro percorso di fusione che è stato bruscamente interrotto, e invece aveva creato molte aspettative, se vi ricordate Civitanova Polesine fu stoppata perché alcuni Comuni, ma non Frassinelle, espressero voto contrario nel referendum. Tra l'altro c'è una cosa da dire noi: in quest'Aula abbiamo modificato la legge sul quorum, e io pur avendo votato a favore di quella modifica, ebbi a dire, e credo che questo ormai sia convinzione comune, che avere tolto il quorum da un lato, voglio dire, va beh non vincola quello che è il giudizio finale, la scelta finale al quorum, però i contrari, essendo più motivati nell'approcciarsi a un percorso di fusione ed esprimere poi il loro voto nel referendum, sono più accaniti, sono più organizzati, è successo sempre così, tant'è che laddove hai un comitato che si organizza, ma anche non tempi, anche tre giorni prima, come è successo nel caso di Frassinelle di Polesella, Frassinelle, addirittura non c'era neanche un comitato, è bastata un pagina Facebook qualche giorno prima per raggiungere qualche centinaio di persone, è bastato un volantino messo nelle case il giorno prima e non c'era un problema di maggioranza e opposizione perché tutte le forze di maggioranza e opposizione, locali e non, erano d'accordo in quel percorso di fusione.
Quindi occorre riflettere, e come se occorre riflettere; occorre riflettere perché, guardate, come è successo dopo Civitanova Polesine, come succederà in questo caso, chi ha votato contro e magari ha vinto, chi ha costituito il comitato per osteggiare un referendum 99,99% queste si trasformano in liste che si presentano alle elezioni di quel Comune.
Questo avviene in assenza di partiti politici che abbiano un minimo di ruolo in quei contesti territoriali, questo vale, ahimè, per il partito cui appartengo che anche, se in alcuni casi, ha espresso voto favorevole però alla fine non è stato ascoltato, ma vale anche per la Lega che nonostante lo straconsenso alla fine aveva espresso parere favorevole ma non è stata ascoltata, cioè quindi il problema va oltre e la gente si organizza in quei contesti, in comitati, dà vita alle liste che poi qualche mese dopo si presentano alle elezioni e andrà a finire così, sia nei Comuni del padovano, sia in quelli del Polesine, eccetera.
Altra riflessione: perché vedete se dobbiamo riorganizzare lo stato è giusto che ci sia dialettica e quindi anche gli Enti Locali, eccetera, è giusto che ci sia dialettica, che ci sia confronto politico però non andrà avanti un qualcosa di virtuoso nel territorio che mette insieme comunità e riorganizzi dando più efficienza al sistema istituzionale degli Enti Locali e non andrà avanti perché anche l'atteggiamento della Regione - non ne voglio fare una colpa politica - è quello, sostanzialmente, di assecondare e di non spostare di una virgola quello che il territorio, in maniera sostanzialmente anarchica, propone; cioè questo è il dato di fatto e, guardate, la preoccupazione e quello che dico è tanto vero perché all'indomani del risultato di Frassinelle e Polesella c'era un altro percorso con termine quei territori di avvio di un percorso di fusione che riguardava i Comuni di Canaro, Occhiobello, Stienta (vi dice niente questo nome? Stienta: paese natale di Corazzari) e all'indomani di questo risultato il Sindaco di Stienta, che era stato uno dei fautori di quel percorso, dice: "Ah, non ne voglio più sapere. Chiuso. Non sono tempi questi per affrontare". Perché? Perché a fronte di una crisi del sistema politico tradizionale questo dava la stura, un confronto di quel tipo referendario, alla formazione di un comitato contro che magari poi l'anno dopo si presentava o il mese dopo alle elezioni ergo: rischiava di vincere le elezioni in un contesto dove la Lega aveva magari un consenso maggiore di cui non pensava proprio di venir messo in discussione elettoralmente, ma questo poteva essere.
Ora, questo avviene a prescindere, guardate, ecco, vi faccio questi esempi perché lo usano a destra, sinistra, al centro, lo usa magari qualcuno che vuole prendersi una rivincita in quel Comune.
Quindi è chiaro che noi dobbiamo fare una riflessione di carattere politico istituzionale.
Io credo che noi dobbiamo mettere dei paletti nel finanziare determinati proposte di percorso di fusione, perché non è che uno si sveglia la mattina e magari per aprire, non so, chiede un finanziamento per fare uno studio e poi viene condotto magari nei termini che sappiamo ed è anche lì una scorrettezza sostanziale, anche se non formale e poi dobbiamo fare una riflessione perché dai percorsi di fusione c'è un dato: quando metto insieme due entità territoriali poi non è che torno indietro, non è l'unione dei Comuni, non è mettere insieme dei servizi: no; da lì non si torna più indietro.
Quindi è evidente che ci deve essere il coinvolgimento vero e la partecipazione vera per andare avanti in una certa direzione e questo non può avvenire se non, a mio avviso, con modalità coordinate su scala più ampia, laddove, quando metto insieme delle comunità... perché il dato di fondo dove ha fatto leva il dissenso a Frassinelli, Comune più piccolo di Polesella, era semplicemente contenuto in una frase, dove ai cittadini è stato detto: "Non vogliamo essere annessi da Polesella, conquistati da Polesella", frasi così, punto.
Il cittadino insomma ha detto: "Adesso non ho più neanche il Comune". Immaginate voi i Comuni che hanno pochissimo, qualche servizio sostanzialmente, si sentono dire: "Adesso ci portano via anche il Comune", scatta una difesa che è un po' istintiva, che è logico che ci sia. Ecco perché noi dobbiamo pensare che questi percorsi debbono venire con presupposti diversi: non basta il consenso della Parrocchia, del Partito, del Partito B, dei vertici dell'associazione del calcio eccetera; non bastano queste cose, perché poi in ogni contesto tutti questi soggetti avevano espresso parere favorevole.
All'assemblea a Frassinelle Polesine avevano partecipato i sindacati, i rappresentanti della Parrocchia, l'Assessore regionale, il Consigliere regionale: c'erano tutti ed erano tutti d'accordo eppure... Il problema non è il consenso, il problema è perché poi, quando abbiamo fatto anche quell'assemblea, non c'era un comitato, non c'era nessuno. Tre giorni prima del voto è stato diffuso quel volantino, chiamiamolo terroristico fra virgolette, per le case e quindi è evidente che è scattato quel meccanismo.
Queste cose le dobbiamo sapere: oramai abbiamo prove e riprove che questi fatti si ripetono in questi termini, perché io ho anche vinto una scommessa con il Comitato di Soragna: se vi ricordate in quest'Aula è venuto il comitato ed erano preoccupati, erano allarmati, insomma avevano anche usato toni abbastanza perentori, duri eccetera e io gli dissi: guardate e scommetto che vincete il referendum, non c'è problema; una cena l'ho vinta, ma non perché sono nato a far propaganda a Soragna o perché sapevo le cose, perché è così nelle cose, per i motivi che ho appena detto.
Urge una riflessione politica: per quel che mi riguarda le esperienze ne abbiamo avute.
Anche Civitanova Polesine - non vi sembrerà vero - non solo andai io, ma venne anche l'attuale Presidente del Consiglio, ex assessore al bilancio, collega Ciambetti: cioè c'era un consenso ampio. L'ex assessore Coppola... voglio dire eravamo tutti d'accordo, addirittura manifesti...
È bastato anche lì, qualche settimana prima, che l'ex Sindaco di un Comune facesse un comitato e andasse a trovare venti famiglie, che una ex Presidente di Provincia facesse un comitato e andasse a trovare altre venti famiglie e l'hanno vinto quel referendum, però poi dopo le stesse persone hanno dato vita a una Lista Civica - che ha vinto in un caso, in un altro hanno perso - alle elezioni successive.
Questi percorsi quando nascono noi li facciamo cadere alla vigilia di future elezioni, perché responsabilmente diciamo: dobbiamo ridurre al minimo il periodo di commissariamento.
L'altra lettura qual è, che gli dà l'opinione pubblica? L'altra lettura è: ecco adesso fa il Sindaco lì e poi vogliono fare la fusione, perché questo o quell'altro vuol fare il Sindaco in un Comune più grande.
È evidente che queste situazioni ci devono indurre a una riflessione proprio a 360 gradi.
Noi pensando di fare cosa utile per la cittadinanza e ridurre al minimo i Commissari, assecondiamo questo iter, la stessa Struttura di Giunta in genere consiglia che ci sia questa scansione temporale, è una cosa direi abbastanza logica, che invece viene letta al contrario da una parte dell'opinione pubblica, che magari in parte riesce ad organizzarsi contro quel referendum e vince.
Credo che sia giusto lavorare per una riorganizzazione degli Enti locali, ci sono Comuni che sappiamo bene che non hanno un dipendente, Vigili, non hanno servizi a scavalco, non parliamo del Segretario comunale, voglio dire, ci sono situazioni di questo tipo, pensate che a Frassinelle a fare l'autista del pulmino scuolabus ci andava il Sindaco, ci sono situazioni di questa natura, eppure no, si sono sentiti, si sentivano usurpati oppure colonizzati dal Comune, no, con Termine col quale spartivano il servizio comprensivo della scuola, spartiscono eccetera... ci sono delle cose che appaiono anche un po' strane, ecco, queste hanno a che fare con una certa psicologia delle persone che recepiscono queste istanze, queste scelte politiche e istituzionali che vanno avanti per organizzare i propri Comuni, per cercare di dare, anche attraverso queste modalità, risposta alle esigenze dei cittadini, che significa nella stragrande maggioranza dei casi di garantire i servizi, perché non leggo velleità nei propositori di fusioni per fare grandi Comuni, grandi strategie, no, per garantire i servizi essenziali ai propri cittadini, questa è la prima istanza.
Se questo è noi dobbiamo fare una giusta riflessione per cercare di accompagnare, non dico di no, ma dei percorsi che siano sul serio virtuosi, che abbiano il consenso, che ci sia la dialettica, che ci sia anche chi è contrario, ma che poi a fronte del quadro che dicevo prima, ci siano dei risultati elettorali di questo tipo, ecco, non si spiega, per questo motivo dobbiamo fare una riflessione profonda, grazie.

PRESIDENTE

Pongo in votazione la proposta di non passaggio agli articoli PdL 305.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
22



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "COLBREGONZA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CARRÈ E CHIUPPANO DELLA PROVINCIA DI VICENZA". NON PASSAGGIO AGLI ARTICOLI (PROGETTO DI LEGGE N. 332) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 4/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Colman.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali previsto dall'articolo 20 dello Statuto Regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta Regionale, che, entro 60 giorni trasmette al Consiglio Regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, il Sindaco del Comune di Chiuppano della Provincia di Vicenza, con lettera prot. n. 7022 del 02.11.2017, ha chiesto alla Giunta Regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni di Carré e Chiuppano della Provincia di Vicenza e costituzione del nuovo Comune denominato "Colbregonza", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Carré n. 51 del 25.10.2017;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Chiuppano n. 38 del 27.10.2017.
Le suddette deliberazioni dei Consigli comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 ; avverso la deliberazione del Consiglio Comunale di Chiuppano n.38 del 27.10.2017 è stata presentata opposizione con lettera, in data 18 dicembre 2017, del Sig. Maino Giampaolo.
I Consigli comunali di Carré e Chiuppano, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente.
Al fine di rafforzare tale decisione, i due Consigli comunali hanno adottato un documento politico- programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992, n. 25, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
In merito i Consigli comunali hanno concordato quanto segue:
1) Il nuovo Comune si chiamerà "Colbregonza";
2) di riservarsi di confermare o di variare la denominazione del nuovo Comune prima che si concluda l'iter relativo al giudizio di meritevolezza da parte del Consiglio regionale;
3) la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune e sino a quando lo Statuto non sarà vigente, in quella attuale del Comune di Carré;
4) Si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni;
5) Si riportano di seguito alcuni dati statistici al 31.05.2017 che saranno alla base del nuovo Comune di "Colbregonza":
Ente
Superficie Kmq
Popolazione residente
Densità Ab/Kmq
Carrè
8,74
3622
414,42
Chiuppano
4,71
2515
533,97
Colbregonza
13,45
6137
456,28
Nel complesso si tratta di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui Entrambi i Comuni sono obbligati alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti. II nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrebbe 6.137 abitanti.
RAGIONI STORICHE E COLLABORAZIONI TRA IDUE COMUNI
Carré e Chiuppano sono due Comuni che, dal punto di vista territoriale, costituiscono sicuramente un'entità omogenea. Il territorio, infatti, si caratterizza: a. per un'ampia zona collinare (i due Comuni, infatti, insistono entrambi sulla zona collinare delle Bregonze, che comprende anche parte dei territori dei Comuni di Calvene, Lugo di Vicenza e Zugliano); si tratta di una zona collinare di modesta altitudine, essendo il punto più alto a m. 422 in località Marola in Comune di Chiuppano, con caratteristiche geologiche, di flora e di fauna particolarmente interessanti, sulle quali sia consentito un rinvio alla pubblicazione edita dalle cinque amministrazioni comunali nell'anno 2007, formata da due volumi uno dei quali tratta anche degli itinerari per effettuare passeggiate immersi nella natura;
b. una zona pianeggiante nella quale sono localizzate le attività produttive e direzionali, nonché la gran parte degli edifici residenziali.
Abbastanza coeve sono anche le prime testimonianze storiche dei due Comuni; infatti, se il nome di Carré appare per la prima volta che nei documenti storici nel 1039, in occasione della donazione di un podere da parte di un signore del luogo ai canonici della cattedrale di Padova, quello di Chiuppano data, invece, 975 e pochi anni dopo, nel 983, il suo territorio venne donato al monastero di S. Felice di Vicenza.
Agli inizi dell'Ottocento, precisamente nel 1807, Carré e Chiuppano entrarono sotto la dipendenza amministrativa di Piovene e vi restarono fino al 1814. Chiuppano divenne in sostanza una frazione di Carré, il che significò "l'accentuarsi di litigiosità tra i due corpi con vistosi e sofferti epiloghi nel secolo seguente" (Carré. Antologia di scritti e di immagini" edizione a cura dell'amministrazione comunale). La fusione tra i due comuni fu, infatti, annullata con legge del 20 marzo 1911.
La seconda metà del novecento, peraltro, fu caratterizzata da una forte ripresa della collaborazione tra i due Comuni, il cui primo passo fu sicuramente rappresentato dall'unificazione della Scuola media, il cui edificio, in comproprietà, fu realizzato in zona di confine tra i due territori A completamento di tale polo scolastico, poi nei primi anni novanta, fu inaugurato un palazzetto dello sport, anche esso in comproprietà, che fin dalla sua inaugurazione, ha svolto una funzione di servizio alla Scuola media, ma anche lo scopo di dare risposta ad una crescente domanda di servizi sportivi delle due Comunità.
Della stessa epoca fu la redazione di un identico Statuto tra i due Comuni il quale prefigurava anche strumenti innovativi di collaborazione e integrazione, come, ad esempio, la riunione congiunta dei due Consigli comunali.
Da allora la collaborazione è continuata in diversi ambiti; infatti tra i Comuni di Carré e Chiuppano attualmente sono operative le seguenti gestioni associate di funzioni e/o servizi:
a. attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi (funzione fondamentale di cui all'art. 14, comma 28, lettera e) del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modifiche ed integrazioni - Comune capo convenzione: Chiuppano);
b. pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale (funzione fondamentale di cui all'art. 14, comma 28, lettera d) del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modifiche ed integrazioni - Comune capo convenzione: Carré);
c. catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente (funzione fondamentale di cui all'art. 14, comma 28, lettera c) del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modifiche ed integrazioni; funzione gestita in associazione anche con altri Comuni - Comune capo convenzione: Thiene);
d. polizia municipale e polizia amministrativa locale (funzione fondamentale di cui all'art. 14, comma 28, lettera i) del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modifiche ed integrazioni; funzione gestita in associazione anche con altri Comuni attraverso l'istituto giuridico del Consorzio di funzioni);
e. ufficio tecnico associato (la gestione associata comprende sia il servizio tecnico manutentivo, che quello di sviluppo del territorio - Comune capo convenzione: Carré);
f . gestione della scuola di istruzione secondaria di primo grado e dell'annessa palestra (si tratta, come detto, di strutture in comproprietà tra i Comuni di Carré e Chiuppano - Comune capo convenzione: Carré);
g. unica Commissione locale per il paesaggio (i Regolamenti edilizi dei due Comuni prevedono una sola Commissione tra i due Comuni);
h. centrale di committenza per gli appalti pubblici (la convenzione coinvolge anche il Comune di Thiene, che svolge il ruolo di capo - convenzione); con il Comune di Thiene è vigente anche una convenzione per l'ufficio unico di Segreteria Comunale;
i. nucleo di valutazione (la convenzione coinvolge anche il Comune di Thiene, che svolge il ruolo di capo - convenzione).
Sempre di più, inoltre, sono state avviate iniziative gestionali comuni in vari ambiti (come ad es. l'appalto unico del servizio di segretariato sociale) ed altre attendono l'autorizzazione per essere avviate (il riferimento è, in particolare, al servizio di medicina generale, in collaborazione anche con i Comuni di Caltrano e Cogollo del Cengio).
E' utile anche evidenziare che, dal punto di vista tecnologico, le attuali sedi municipali sono interconnesse, nel senso che fruiscono di un unico server con collegamento tramite fibra ottica e si avvalgono degli stessi software operativi.
RAGIONI CULTURALI ED ARTISTICHE
Soprattutto negli ultimi anni forte è stata la collaborazione tra i due Comuni in ambito culturale ed artistico.
Fiore all'occhiello in tal senso è rappresentato dal Festival Parole a confine. Il Festival, di cui nel 2017 si è svolta la tredicesima edizione ha dapprima coinvolto i soli Comuni di Carré e Chiuppano, cui si è unito dal 2010 anche il Comune di Caltrano. Si tratta di un Festival di arte, di musica, di parole, il cui intento, ben espresso nel suo stesso titolo, è quello di superare i confini geografici, paesani, estendendoli contro ogni campanilismo e chiusura. Oggetto del Festival, che ottiene regolarmente il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, sono spettacoli musicali e teatrali incontri con scrittori, fumettisti e attori con una sezione da sempre riservata ai bambini e ai ragazzi, con l'organizzazione a cura delle biblioteche dei Comuni di momenti di animazione e reading pensati per i più piccoli nella convinzione che solo l'incontro e la conoscenza dell'altro possa formare i cittadini del futuro.
Ma altre e numerose sono state le collaborazioni in tali ambiti: basti citare, affinché la memoria storica non abbia a perdersi all'organizzazione comune della celebrazione del 25 aprile, con il coinvolgimento delle Scuole e delle bande cittadine, nonché ad altre manifestazioni quali il Carnevale o il Progetto culturale di valorizzazione storica, paesaggistica, architettonica e marketing territoriale dell' Ex Strada Militare "Delle Fontanelle" nella Valle dell'Igna intitolata "Strada delle memorie".
Oltre alle due biblioteche, è necessario segnalare tra le strutture "culturali" stabili:
- il Museo naturalistico delle Bregonze che si trova presso le ex Scuole Elementari di Marola, in Comune di Chiuppano; esso è sede espositiva di reperti geologici, floristici, faunistici etnografici;
- il Museo della grande guerra sito in Piazza Serragli che ospita reperti della guerra, frutto di donazioni di privati ed associazioni d'arma.
RAGIONI RELIGIOSE
Una singolare caratteristica che accomuna Carré e Chiuppano è data dalla loro appartenenza alla Diocesi di Padova, pur essendo territori che, amministrativamente, sono collocati nel territorio vicentino.
Tale situazione è conseguenza del cosiddetto lascito di Berengario, il quale nel 917 donava tutti i territori tra il canale di Brenta e l'Astico al vescovo di Padova. In forza di tale donazione, i territori dalla bassa Valsugana alla sponda sinistra dell'Astica (compreso l'altopiano di Asiago) che fino allora appartenevano a Vicenza, venivano assegnati alla diocesi di Padova.
RAGIONI SOCIO - ECONOMICHE
Per quanto riguarda la realtà socio - economica, appare utile osservare che le differenze del tessuto economico tra i due comuni - 504 unità locali a Carré e 216 a Chiuppano con una prevalenza delle imprese del comparto manifatturiero a Carré (35,7%), mentre a Chiuppano si evidenzia - rispetto a Carré - una concentrazione maggiore di imprese di costruzioni (19,4%), del commercio (23,1%) e degli altri servizi (31,0%) - tendono ad attenuarsi quanto alla distribuzione delle unità locali; sia a Carré che a Chiuppano, infatti ben il 70% degli addetti risulta concentrato nel comparto manifatturiero: le principali specializzazioni comunali riguardano a Carré la fabbricazione di apparecchi in metallo, la fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi e quella di mobilia, mentre a Chiuppano la fabbricazione di apparecchi in metallo a il confezionamento di articoli di abbigliamento.
CONTRIBUTI E VANTAGGI PER LA FUSIONE
Per le fusioni sono previste forti incentivazioni statali e regionali:
- Erogazione del contributo straordinario statale (50% dei trasferimenti ricevuti nell'anno 2010 dall'anno 2017) per 10 anni a decorrere dalla fusione;
- Erogazione del contributo straordinario regionale (calcolato sulla base della DGR n. 81 del 2 febbraio 2016 "Criteri e modalità per l'assegnazione e l'erogazione di contributi straordinari triennali alle fusioni di comuni L.R. n. 18 del 2704.2012 art. 10 c. 1 bis. Deliberazione/CR del 19.11.2015. Art. 10 c. 1 L.R. 18 del 27.04.2012");
- Priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti per fusione a decorrere dal 2011;
- Esclusione dall'assoggettamento dell'obbligo associativo per i comuni istituiti mediante fusione che raggiungono una popolazione pari o superiore a 3.000 abitanti o 2.000 abitanti se appartenenti a Comunità montane per un mandato elettorale;
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE
Sono state condivise le scelte:
- di un polo scolastico attorno a quello esistente che comprende le scuole medie intercomunali ed elementari di Carré;
- di un polo sportivo attorno all'area del campo da calcio di Chiuppano, che potrebbe essere integrata, con il ricorso allo strumento del project financing;
- della creazione di un'area di pubblici spettacoli in prossimità a tali impianti sportivi;
- di un polo socio-sanitario attorno alla piazza nel territorio di Chiuppano dove si trova l'auditorium e verrà localizzato il servizio di medicina generale sovra comunale.
In futuro potrà essere analizzata la possibilità di creare anche un polo di sviluppo e sostegno alle attività giovanili e/o di informazione turistica per il nuovo paese e per la collina attorno all'attuale Ex-Latteria di Carré.
TRIBUTI
E' stata condivisa l'idea di predisporre delle tabelle di confronto tra i diversi tributi attualmente in vigore nei due comuni per cercare di uniformarli già in questa fase preparatoria in modo da arrivare a fusione con le minor disparità impositiva possibile.
ASSETTO ORGANIZZATIVO E NORMATIVO DEL COMUNE UNICO
Come per i tributi, è stato concordato, già in questa fase, di cercare di ridurre ulteriormente le differenze esistenti tra i Regolamenti dei due Comuni e di predisporre un organigramma unico che, partendo dalle soluzioni contenute nello studio di fattibilità, tenga conto delle competenze dei singoli dipendenti.
ATTIVITÀ SOCIO-CULTURALE
Nel polo scolastico è stato condiviso che potrebbe essere valorizzata una scuola a "tempo pieno", ove avviare attività scolastiche integrative (quali lo svolgimento dei compiti per casa, attività di recupero per bambini più in difficoltà ecc.); altro aspetto conseguente da valutare è quello dell'unificazione del servizio di trasporto scolastico.
Con l'aggregazione delle scuole elementari di Chiuppano a quelle di Carré si renderebbe disponibile ad altri utilizzi la struttura che ora ospita la scuola elementare di Chiuppano. In tale struttura potrebbe essere collocato un Centro diurno per Anziani sfruttando anche la vicinanza del polo medico, l'assistente sociale già presente nel comune di Chiuppano e il centro prevenzione Ictus. Altra soluzione da valutare è quella di localizzare in tale struttura un asilo nido, la cui gestione potrebbe essere esternalizzata.
E' stato ritenuto necessario mantenere le due biblioteche e non incidere sulle scuole materne, attualmente gestite dalle rispettive Parrocchie.
CONCLUSIONI
Il percorso di fusione tra i Comuni di Carré e Chiuppano risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I Comuni di Carré e Chiuppano hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.
La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni vicentini hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Colbregonza" mediante la fusione dei Comuni di Carré e Chiuppano, della Provincia di Vicenza.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha preso atto dell'esito della consultazione referendaria, svoltasi il 16 dicembre 2018, decidendo all'unanimità di proporre il non passaggio agli articoli della proposta di legge in oggetto.
Hanno votato favorevolmente i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Area popolare Veneto e il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Colman, prego.

Maurizio COLMAN (Liga Veneta – Lega Nord)

Buongiorno, Presidente. Buongiorno, colleghi.
Anche in questo caso siamo di fronte, di fatto, ad un esito di non passaggio per quel che riguarda il referendum di istituzione del Comune denominato Colbregonza mediante la fusione dei Comuni di Carrà e di Chiuppano, entrambi ubicati in provincia di Vicenza.
L'iter iniziato come di prassi con una lettera del Sindaco Giorgio Panozzo di Chiuppano, che illustrava a Regione Veneto le due delibere redatte rispettivamente dal Consiglio comunale di Chiuppano e dal Consiglio comunale di Carrè, che sono pervenute presso questa sede regionale il 2/11/2017, alle quali veniva inizialmente accompagnata anche una nota di opposizione, presentata in data 18 dicembre sempre 2017, redatta dall'ingegnere, si tratta di un collega, Giampaolo Maino, che è l'ex Sindaco del Comune di Chiuppano, e per completare una disamina documentale relativamente a questo progetto di legge, occorre ricordare che nella giornata di ieri, almeno io l'ho vista e letta nella giornata di ieri, è stata proposta nella casella di posta elettronica di tutti i colleghi Consiglieri, una lettera a firma dell'avvocato Andrea Segala, il quale invitava ad una rilettura di fatto di quelli che sono stati gli esiti referendari, sulla base di quella che è stato il pronunciamento espresso dalla Prima Commissione consiliare competente che, alla luce di una partecipazione rispettivamente nel Comune di Carrè pari al 40,3% e nel Comune di Chiuppano pari al 53,61 %, ha visto prevalere il sì nel Comune, nel solo comune di Carrè, e ovviamente il sì nel solo Comune di Carrè e, quindi, ovviamente, la prevalenza dell'esito negativo per il Comune di Chiuppano essendo il Comune di Chiuppano minoritario per quel che riguarda la dimensione anagrafica, il voto aggregato, per così dire, fa sì che il risultato possa considerarsi positivo; considerarsi positivo, appunto, dal punto di vista aggregato, mentre la Prima Commissione ha deciso di fornire il proprio parere valutando il singolo esito e non, appunto, l'esito di fatto cumulato.
Si propone pertanto di votare in maniera avversa al progetto di legge istitutivo del Comune di Colbregonza.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie. Quindi non passaggio agli articoli.
Consigliere Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Mi dispiace che sia fallito, in termini di consultazione, questo progetto di fusione, tra l'altro proprio con il collega Colman eravamo andati a una iniziativa pubblica a sostenere le ragioni positive di una fusione di questi due Comuni che hanno i Municipi che distano un chilometro, insomma uno passa e non si accorge di essere nel Comune dell'uno o dell'altro, c'è una continuità anche urbanistica tra i due.
Tuttavia questo è l'esito e specialmente nel caso in cui ci siano solo due Comuni, onestamente è un po' difficile procedere con una valutazione complessiva come peraltro la legge stabilisce, ricordava anche il relatore, del risultato referendario.
Però qualche considerazione l'avevamo già fatta in passato, c'era stato il caso di Quattro Ville che poi è diventato Borgo Veneto, se non ricordo male, io credo che il Consiglio debba fare uno sforzo per non ridursi a semplice ratifica per non ridurre il passaggio successivo al referendum a una semplice ratifica degli esiti referendari ma perché, invece, eserciti fino in fondo le sue prerogative di valutazione complessiva di quali sono gli interessi in gioco, le positività e anche le negatività dei progetti di fusione nei confronti dei cittadini complessivamente interessati dai progetti.
Anticipo queste considerazioni che vorrò svolgere con più precisione più avanti nel corso dell'esame di questi progetti di legge.
Infine ringrazio questo cittadino che ci ha inviato, proprio ieri, Andrea Segalla,  credo che è encomiabile che in maniera convinta ritorni a sostenere le ragioni di questa fusione anche se, ripeto, ahimè, nei casi in cui ci sono solo due Comuni e in uno non si realizzi la maggioranza di voti è onestamente più difficile.

PRESIDENTE

Grazie. Non vedo altri interventi quindi la proposta è di non passare agli articoli per il processo iniziato dai Comuni di Carrè e Chiuppano.
Quindi metto in votazione il non passaggio agli articoli del progetto di legge n. 332.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
23



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "PIEVE DEI BERICI" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI LONGARE, CASTEGNERO E NANTO DELLA PROVINCIA DI VICENZA". NON PASSAGGIO AGLI ARTICOLI (PROGETTO DI LEGGE N. 384) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 5/2019)
Relazione della prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Facasso.

"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta Regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio Regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Longare, Castegnero e Nanto della Provincia di Vicenza, rispettivamente con lettera prot. n. 241808 del 26 giugno 2018, prot. n. 242140 del 27 giugno 2018 e prot. n. 243420 del 27 giugno 2018, hanno chiesto alla Giunta Regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei suddetti Comuni della Provincia di Vicenza e costituzione del nuovo Comune denominato "Pieve dei Berici", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Longare n. 23 del 06.06.2018;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Castegnero n. 23 del 07.06.2018;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Nanto n. 27 del 07.06.2018.
Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di legge e sono state pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 per quindici giorni sull'albo pretorio dei Comuni; non sono pervenute osservazioni e/o opposizioni della cittadinanza relativamente agli atti di iniziativa e di adesione, nonché ai pareri.
I Consigli Comunali di Longare, Castegnero e Nanto, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico Ente.
Al fine di rafforzare tale decisione, i tre Consigli Comunali hanno adottato un documento politico- programmatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992, n. 25, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
In merito i Consigli Comunali hanno concordato quanto segue:
1 ) il nuovo Comune si chiamerà "PIEVE DEI BERICI";
2) la sede legale comunale sarà stabilita nello Statuto del nuovo Comune. Sino a quando lo Statuto non sarà vigente, il nuovo Comune avrà sede presso quella attuale di Longare; potrà essere creata una sede amministrativa anche nella comunità di origine privata della sede (vale a dire, oggi, nei Comuni di Castegnero e Nanto);
3) negli ambiti territoriali, già sedi dei Comuni, potranno essere istituiti, ai sensi dell'art. 9 della L.R. n. 25/92, dei Municipi, allo scopo di valorizzare le specificità territoriali e assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle comunità d'origine. Ciascun Municipio potrà avere un consiglio municipale ed un presidente di Municipio; le modalità elettive e le competenze degli organi municipali saranno disciplinate nello Statuto e nel regolamento del Comune neoistituito;
4) si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei tre Comuni si riportano di seguito alcuni dati statistici che saranno alla base del nuovo Comune di "Pieve dei Berici":
Comune
Superficie Kmq
Popolazione residente
Abitante/Kmq
Longare
22,77
5684
247,4
Castegnero
11,62
2905
250
Nanto
14,35
3091
215,4
Pieve dei Berici
48,74
11680
712,8
DOCUMENTO POLITICO - PROGRAMMATICO FINALIZZATO ALLA RICHIESTA ALLA REGIONE VENETO PER LA FUSIONE DEI COMUNI DI LONGARE, CASTEGNERO E NANTO V
Va preliminarmente osservato che il progetto di fusione ha inizialmente riguardato i Comuni di Longare e Castegnero; solo in un secondo momento il Comune di Nanto ha manifestato la volontà di unirsi a tale progetto con la sottoscrizione di una lettera di intenti; peraltro è stato concordato che se per qualsiasi fatto, causa o motivo il progetto di fusione tra i Comuni di Longare, Castegnero e Nanto non risultasse concretamente attuabile e fattibile entro il corrente anno 2018, il procedimento di fusione proseguirà solamente con i Comuni di Longare e Castegnero.
Introduzione
I tre Comuni condividono da tempo una serie di gestioni associate tramite convenzione, sulla spinta dell'obbligo alla gestione associata per i Comuni con meno di 5.000 abitanti stabilito dalla normativa nazionale per la prima volta con il d. l. 78/2010 e compiutamente dalle l. 111/2011 e l. 148/2011, per quanto annualmente posticipato nella sua efficacia.
Nel dettaglio, i Comuni di Castegnero, Longare e Nanto hanno in essere le seguenti convenzioni relative a funzioni fondamentali proprie dei Comuni:
- Convenzione per il servizio di Polizia Locale, gestito assieme ai Comuni Arcugnano e Montegaldella, a partire dal 2002;
- Convenzione per il Sistema informativo territoriale (SIT) a partire dal 2009; Convenzione per lo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP)gestito assieme al Comune di Montegaldella, a partire dal 2013;
- Convenzione per la Stazione Unica Appaltante (SUA) con la Provincia di Vicenza, assieme ad altri 55 Comuni della Provincia, a partire dal 2013.
Quadro conoscitivo
In primo luogo va detto che Nanto e gli altri due Comuni dell'area berica condividono l'appartenenza agli stessi ambiti territoriali su molti fronti. Per quanto riguarda le caratteristiche propriamente territoriali, Castegnero, Longare e Nanto appartengono al Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta e ricadono nella classificazione B1 (aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata, con caratteristiche di rurale- urbanizzato) definita dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Veneto, indicando quindi la presenza di una agricoltura molto significativa, orientata maggiormente alla qualità e allo sviluppo intensivo, con una disponibilità di superficie agricola rilevante. Inoltre, si conferma l'adesione di tutti e tre i Comuni nella stessa classificazione sismica (Zona 3 - In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari) e nella stessa classificazione climatica (Zona E, che indica il fabbisogno termico necessario mediamente per mantenere un clima confortevole nell'abitazione e si associa ad un periodo dell'anno e a un numero massimo di ore giornaliere in cui è consentita l'accensione degli impianti di riscaldamento).
La dimensione demografica
I Comuni di Castegnero, Longare e Nanto si collocano nella parte meridionale della provincia dì Vicenza, con un'estensione complessiva di 48,74 km quadrati. Il Comune di Longare, con i suoi 5.700 abitanti circa rappresenta il più popoloso fra i due, mentre Castegnero al 1 gennaio 2018 sfiora i 2.800 residenti e Nanto si avvicina ai 3.100 residenti: con l'inserimento di Nanto nel percorso di fusione verrebbe a creare un maggiore bilanciamento a livello demografico fra i tre enti preesistenti, con un rapporto dove il Comune più grande pesa poco meno della metà, e i due minori un quarto della popolazione totale. Complessivamente i tre Comuni raggiungono gli 11.680 abitanti, un aggregato che ne farebbe il 20esimo Comune dei 120 presenti in provincia di Vicenza.
La dimensione territoriale
In un'ottica di studio della realtà locale, grande rilevanza assumono le variabili relative all'assetto geomorfologico, all'utilizzo del suolo e alla mobilità. Lo studio per la fusione di Castegnero e Longare ha evidenziato le numerose congruenze fra i tre Comuni in merito al pendolarismo e alla mobilità, ai collegamenti fra le varie località e all'utilizzo del suolo. In particolare è possibile mantenere le stesse valutazioni sulla comunanza dei tre territori dovuti e dall'essere serviti per i trasporti autostradali dall'ASI con i caselli di Longare - Montegaldella e di Albettone - Barbarano, mentre è principalmente la viabilità provinciale ed in particolare la Strada Provinciale 247 "Riviera Berica" a collegare i tre centri abitati.
Cenni storici
I tre Comuni hanno visto insediamenti umani risalenti al periodo paleolitico nelle proprie zone collinari ed in particolare nei "covili" (grotte), per poi assumere ulteriore importanza in epoca romana grazie alla vocazione agricola e alla lavorazione della pietra che contraddistingue queste zone. L'insediamento in pianura, e la conseguente fondazione delle località lungo il canale Bisatto, assume importanza a partire dal Basso Medioevo.
Fino all'età contemporanea i Comuni hanno visto un policentrismo economico, sociale ed amministrativo, con una tradizionale rilevanza delle frazioni (Costozza, Lumignano, Secula, Villaganzerla) collegata alle produzioni locali, alla vita monastica e ai domini nobiliari.
Lo sviluppo sociale ed economico si mostra molto simile in tutti e tre i Comuni, essendo frutto degli stessi grandi eventi storici che hanno interessato il basso vicentino: bonifica romana nel II secolo a. C, insediamento dei monaci benedettini a metà del XVIII secolo, "civiltà delle ville" fra Quattrocento e Settecento. Per questi motivi una ipotesi di fusione fra i tre Comuni non appare come contraria alle dinamiche di lungo periodo che hanno contraddistinto l'attività umana in queste terre.
In sintesi
Partendo da una sintetica ma completa disamina delle principali variabili inerenti alla dimensione demografica, a quella territoriale e a quella economica si può affermare che l'inclusione del Comune dì Nanto nel percorso di fusione dei Comuni di Castegnero e Longare non presentì problematiche dal punto di vista degli aspetti inerenti alle caratteristiche del tessuto locale. Questo per una serie di motivi principali:
- Con l'inclusione di Nanto si arriverebbe a un maggior equilibrio demografico fra i tre Comuni, con un minor sbilanciamento verso Longare. Inoltre tutti e tre i Comuni condividono un insediamento diffuso sul territorio, aspetto che farebbe del nuovo Comune un Comune sparso;
- A Nanto si è registrato un aumento particolarmente marcato della popolazione residente nel lungo perìodo (1971-2011), dato che si riflette su un tasso naturale ed un tasso migratorio particolarmente positivi Questi dati vanno a rinforzare la tendenza complessiva della fusione a due, ed in particolare si rispecchiano con i dati registrati a Castegnero. Questo è vero anche per l'indice di vecchiaia, che vede i due Comuni minori con un dato molto inferiore alla media provinciale e regionale;
- Per quanto riguarda gli stranieri residenti, il Comune di Nanto si posiziona a metà fra i dati di Castegnero e di Longare, e quindi con un dato compatibile a quello della nuova possibile realtà aggregata;
- Relativamente agli spostamenti quotidiani per motivi di studio e di lavoro (che risultano molto significativi sia a Castegnero che Longare che Nanto), i tre Comuni condividono il fatto di trovarsi al centro dì due polarità attrattive: il Comune di Vicenza e l'area berica. In particolare, se Longare risulta più prossimo al capoluogo, Nanto intrattiene forti rapporti con Barbarano Mossane e col basso vicentino: Castegnero va a configurarsi come naturale trait d'union fra le altre due realtà, in un dato di complessivo equilibrio;
- A livello di utilizzo del suolo, per tutti e tre i Comuni si registra un'incidenza della superficie agricola pari all'80% del totale, ad indicare una comune vocazione verso il settore primario. In particolare, sono i prati permanenti e i pascoli a giocare un ruolo rilevante in tutte e tre le realtà territoriali, andando quindi a dipingere una forte similarità;
- Il tessuto imprenditoriale si presenta come vivace (nessun Comune è sguarnito dì realtà produttive o dei servizi), ed assai diversificato in termini numerici rispetto alle unità locali Leggendo il dato per numero di addetti impiegati per settore, il Comune di Nanto si posiziona a metà strada fra Castegnero (forte vocazione industriale) e Longare (più orientato al commercio e ai servizi), in un 'ottica quindi dì completa compatibilità.
I possibili impatti della fusione
Una delle opportunità rappresentate dalla fusione è quella di una nuova organizzazione del personale e dì una dislocazione dei servizi che permetta di creare sinergie tra i Comuni sia in termini di risorse umane che dì competenze disponibili.
La fusione, inoltre, grazie ai contributi previsti dalla normativa regionale e statale, renderebbe disponibili le risorse per investimenti che altrimenti nessuno dei tre Comuni potrebbe permettersi. Il Comune di Nanto negli ultimi anni ha potuto investire solo somme ridotte, ma ci sono degli interventi strutturali necessari che potrebbero invece essere realizzati, come per esempio la ristrutturazione del municipio.
D'altra parte, uno dei timori è proprio quello che le risorse rese disponibili dalla fusione non siano equamente ed oculatamente spese a favore dì tutto il territorio.
La rappresentanza e il tema dei Municipi
La riflessione sulle possibili criticità della fusione, fa emergere un altro tema importante da approfondire: quello della rappresentanza. Gli amministratori sono preoccupati dal fatto che, oggi, i cittadini sono abituati ad avere un rapporto diretto con il proprio Comune, attraverso lo stesso Sindaco, e ad avere una risposta immediata ai loro dubbi e alle loro esigenze. Una dinamica che ovviamente cambierà nel contesto del Comune unico, perché in un Ente di maggiori dimensioni aumenterà anche la distanza tra cittadino e amministratori, e il primo riferimento diventeranno gli uffici dedicati allo specifico servizio. Per questo motivo, viene vista con favore l'istituzione di Municipi, prevista dal Testo Unico degli Enti Locali, così come modificato dalla Legge Delrio (L 56/2014). La normativa prevede che possano essere istituiti Municipi "di nomina" tramite la designazione da parte della Giunta o del Consiglio del nuovo Comune, oppure "elettivi" qualora i consiglieri di Municipio vengano indicati direttamente dai cittadini nelle urne. In ogni caso, i Municipi vengono visti come utili strumenti di presidio del territorio, attraverso i quali mantenere un rapporto se non diretto comunque più costante con i cittadini e le loro esigenze.
Benefici economico-finanziari derivanti dalla fusione
Una fusione di tre bilanci consentirebbe il manifestarsi in maniera più forte di alcuni benefici a livello economico-finanziario. In particolare, si può stimare un aumento delle economie di scala (dovute ad una diminuzione più rilevante delle spese correnti per indennità di carica, con risparmi aggiuntivi per circa 30.000 euro; ma anche a maggiori economie dovute alla riduzione di alcune spese fisse in capo ai singoli Comuni come la stipula delle assicurazioni e l'acquisto delle licenze per l'utilizzo degli applicativi software) e un maggiore efficientamento a livello di entrate (dal momento in cui la costituzione di un Ufficio tributi specializzato potrebbe garantire maggiori entrate per recupero da evasione per circa 30.000 euro). Ovviamente, con l'aumento degli enti partecipanti alla fusione, anche i contributi spettanti dì provenienza statale e regionale andrebbero ad aumentare, consentendo al nuovo Comune di disporre di quasi 1,5 milioni di euro annuì per dieci anni una cifra che potrà consentire investimenti capaci di produrre ulteriori risparmi (pensiamo all'efficientamento energetico o alla sostituzione di punti luce obsoleti).
In termini generali, la fusione dei Comuni è vista con particolare favore sia dal legislatore nazionale sia dalla Regione Veneto che stanziano copiosi contributi a sostegno di questa forma dì riordino territoriale:
- Contributo statale: la Legge di Stabilità per l'anno 2018 ha incrementato al 60% dei trasferimenti erariali dell'anno 2010 il contributo decennale da erogare ai comuni oggetto dì fusione: inoltre il fondo per le fusioni dei Comuni è stato incrementato di 10 milioni di euro. Per il territorio il contributo medio erogabile annualmente ammonta ad € 1.258.739,84, per un totale sui 10 anni di € 12.587.398,40;
- Contributo regionale: la Regione Veneto, nell'ottica del sostegno ai progetti di fusione, eroga al nuovo Comune un contributo straordinario, per il periodo massimo dì tre anni, a sostegno delle spese necessarie per la riorganizzazione dei servizi, del personale, degli uffici e della struttura amministrativa preesistente e per l'avvio della gestione unitaria delle funzioni e dei servizi comunali. Nel caso di fusione tra i cinque Comuni, il contributo stimato massimo concedibile, che è legato comunque alle risorse messe a disposizione annualmente dalla Regione, è di € 715.000,00. Inoltre, la Regione Veneto, nell'ambito delle risorse stanziate a sostegno dell'associazionismo, negli anni 2016 e 2017 ha erogato ai Comuni fusi un contributo dì parte corrente "una tantum", integrativo rispetto al contributo straordinario.
Inoltre, ai Comuni interessati dai processi di fusione è attribuita:
- Priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari per investimenti messi a disposizione dalla Legge di bilancio per il triennio 2017/2019;
- Priorità nell'assegnazione degli spazi finanziari per investimenti messi a disposizione dalla Regione;
- Preferenza per le fusioni di Comuni rispetto ad altre forme associative per l'accesso agli incentivi regionali;
- Subentro nei benefici, stabiliti dall'Unione europea o da leggi statali, di cui godevano gli enti estinti;
- Applicazione delle norme di maggior favore previste per gli enti con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.
Conclusioni
Il percorso di fusione tra i Comuni di Longare, Castegnero e Nanto risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli Comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I Comuni di Longare, Castegnero e Nanto hanno deliberato di condividere un percorso dì fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i tre Enti.
La fusione tra i suddetti Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto dì una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
II disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i tre Comuni vicentini hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Pieve dei Berici" mediante la fusione dei Comuni di Longare, Castegnero e Nanto, della Provincia di Vicenza. Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembrel992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola dì neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto. La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha preso atto dell'esito della consultazione referendaria, svoltasi il 16 dicembre 2018, decidendo all'unanimità di proporre il non passaggio agli articoli della proposta di legge in oggetto.
Hanno votato favorevolmente i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Area popolare Veneto e il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Qui si tratta di tre Comuni della Provincia di Vicenza, per chi conosce un po' la Provincia, della Riviera Berica della parte orientale e, quindi, dei Colli Berici.
Sono tre Comuni che, complessivamente, se avessero raggiunto, nei rispettivi referendum, gli esiti positivi interesserebbero quasi 10.000 aventi diritto, quindi si sarebbe formato un Comune di oltre 10.000 abitanti e credo che quel Comune avrebbe avuto un ruolo importante in quell'area dove ci sono tanti piccoli Comuni, che non sono riusciti in questi anni ad assumere delle politiche di area vasta sufficientemente incisive per far sì che le loro condizioni di esercizio amministrativo - quindi i servizi per i cittadini - possano fare un salto di qualità.
Non dimentichiamo che la cosiddetta area Berica, in particolare la Riviera Berica fino a Poiana, a Noventa, è interessata da un asse autostradale Valdastico Sud, che nelle intenzioni degli ideatori – che il collega Zorzato potrebbe conoscere e ricordare con più precisione di me – la PiRuBi, Piccoli Rumor e Bisaglia, immaginavano questo asse che dal Polesine arrivasse fino al Trentino; di quella PiRuBi, oggi è in piedi quel tratto, la Pi, la Ru, perché fino a Vicenza ci siamo, ma la Bi, che doveva arrivare a Trento, è ancora in discussione.
Ne approfitto perché ieri c'è stato un grave incidente sulla Valsugana, so che anche il collega Finco è intervenuto, oltre per augurarci che le condizioni dei feriti, che sono numerosi - oltre 16 feriti - e i danni che ci sono stati, addirittura a un mezzo di soccorso, un'auto delle Forze dell'ordine, ne approfitto per ricordare che la sicurezza della Valsugana, a mio avviso, è prioritaria anche sul completamento della Valdastico, per come oggi si distribuiscono i flussi di traffico.
Detto ciò, in questi tre Comuni l'esito è stato il seguente: nel Comune di Longare sì 76%, i no 23; nel Comune di Castegnero i sì 44, i no 55; nel comune di Nanto il sì 43, i no 56%, quindi in due Comuni su tre l'esito referendario è stato negativo.
Anche in questo caso mi dispiace. Il Sindaco del Comune di Longare è stato anche per molti anni Consigliere regionale, nonché Assessore regionale, Gaetano Fontana, e proprio in occasione delle audizioni gli avevo chiesto se era convinto di questa scelta, vista la sua lunghissima esperienza amministrativa, ripeto di Consigliere regionale, ma non solo, di Sindaco: lui era convintissimo.
Se anche in una figura di lunghissima esperienza, come il sindaco Fontana, aveva maturato questa convinzione, credo proprio che questo progetto avesse delle buone ragioni per essere promosso dai cittadini. È andata diversamente e quindi non possiamo che prendere atto: due Comuni su tre danno un risultato negativo, che non è il caso di procedere all'approvazione della proposta di legge.

PRESIDENTE

Grazie. Anche in questo caso c'è la proposta del non passaggio agli articoli.
Metto in votazione il non passaggio agli articoli per il PdL n. 384.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
24



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "FORTEZZA D'ADIGE" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CASTELBALDO E MASI DELLA PROVINCIA DI PADOVA". NON PASSAGGIO AGLI ARTICOLI (PROGETTO DI LEGGE N. 385) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 6/2019)

Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Barison.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.00 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto Regionale, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta Regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio Regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Castelbaldo e Masi in Provincia di Padova, rispettivamente con lettera prot. nn. 3099 e 2908 del 29 giugno 2018, hanno chiesto alla Giunta Regionale d rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei Comuni di Castelbaldo e Masi della Provincia di Padova e costituzione di un nuovo Comune denominato "Riva d'Adige", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- deliberazione del Consiglio Comunale di Castelbaldo n. 15 del 13.06.2018;
- deliberazione del Consiglio Comunale di Masi n. 16 del 12.06.2018.
Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di legge e sono state pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 per 15 gg sull'Albo pretorio dei Comuni; avverso le stesse non sono state prodotte osservazioni od opposizioni.
I Consigli comunali di Castelbaldo e Masi, valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione, in unico ente, dei due comuni.
Al fine di rafforzare tale decisione, i due consigli Comunali, hanno adottato un documento di condivisione, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla L.R. 24.12.1992 n. 25, sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
A supporto di questa richiesta, i Consigli comunali, hanno concordato quanto segue:
1) il nuovo Comune si chiamerà "Riva d'Adige", con riserva di individuare la denominazione definitiva quando la Regione esprimerà il giudizio di meritevolezza della proposta di legge con successiva indizione del referendum;
2) la sede del nuovo Comune può essere ubicata in uno dei due Municipi insieme con gli uffici amministrativi, mentre nell'altro Municipio può trovare spazio l'ufficio tecnico. I servizi alle persone saranno presenti in entrambe le sedi, in modo che per i cittadini cambi poco o nulla e comunque in meglio.
3) il modello organizzativo del nuovo Comune potrà prevedere:
- il mantenimento di ciascun Municipio come punto di riferimento;
- l'erogazione decentrata dei servizi di prossimità: servizi demografici, servizi culturali, scolastici, sportivi, servizi sociali e domiciliari, altri eventuali servizi per periodi limitati nel tempo in base alle necessità (es. tributi); il back-office di questi servizi sarà centralizzato;
- la gestione centralizzata delle funzioni interne: segreteria, ragioneria, tributi (back-office), appalti, contratti, economato, personale, informatica, ecc.; che possono essere collocate nelle sedi municipali per blocchi funzionali omogenei;
- il collegamento telematico veloce fra le sedi.
Si riportano di seguito alcuni dati statistici che saranno la base del nuovo comune:
Ente
Superficie Kmq
Popolazione residente
Densità Ab/Kmq
Castelbaldo
15,17
1528
100,72
Masi
13,67
1766
129,11
Nuovo Comune
28,84
3293
114,18
Nel complesso si tratta di due piccoli Comuni omogenei per dimensione demografica e territoriale, territorialmente contigui. Entrambi sono obbligati alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti II nuovo ente che potrebbe nascere dalla fusione avrebbe 3.293 abitanti.
Quanto alla denominazione, va detto che tra il 5 e il 9 settembre si è svolto - a circa un anno di distanza dal primo (di cui si relaziona più avanti) - un nuovo sondaggio della volontà popolare, indetto dalle amministrazioni in merito al nome definitivo da attribuire al nuovo comune derivante dalla fusione; il sondaggio ha registrato una ridotta partecipazione dei cittadini dei due comuni con esito diverso nei rispettivi territori e comunque senza un'univoca preferenza; conseguentemente, con successive deliberazioni n. 22 e n. 20 del 25 settembre 2018 (rispettivamente del Consiglio comunale di Castelbaldo e di quello di Masi), le amministrazioni hanno ritenuto che ricorrano gli estremi per l'individuazione definitiva di un nome alternativo, addivenendo alla scelta condivisa di "Fortezza d'Adige".
CENNI STORICI
In questa sezione vengono illustrate le ragioni storiche e geografiche a fondamento della fusione fra Castelbaldo e Masi, due comuni del Montagnanese, mandamento storico dell'area sud-occidentale della provincia di Padova. I due comuni fanno parte, infatti, dei dieci comuni del Palio di Montagnana. Vediamo alcuni cenni storici sui comuni e sui rapporti che sono intercorsi fra di essi, la loro collocazione geografica, le distanze e le comunicazioni fra di essi.
CASTELBALDO
Dal 1200 per i secoli successivi Castelbaldo ha costituito nello stesso tempo una porta e un baluardo, con l'obbligo di controllare soldati e mercanzie, con il dovere di garantire la padovanità dal dominio degli Scaligeri signori dell'altra parte del fiume. In Castelbaldo, nome derivato - scrive il Gloria - da Lambertuccio de Frescobaldi Podestà di Padova in quegli anni, v'era un castello con mura, fosse, torri, porta con ponte levatoio. Edificato nel 1290 e fortificato dai Padovani nel 1292, allo scopo di difendere il territorio dagli attacchi dei Veronesi, fu eretto sotto la guida degli architetti militari Giovanni degli Eremitani e Leonardo Boccaleca. Castelbaldo rappresentò per i Padovani per circa quattro secoli una piazzaforte militare strategica di prim'ordine, tanto da essere, pure in periodo Veneziano, sede di una podesteria, alla pari per importanza, di Badia Polesine, Montagnana, Este e Monselice, ma che subì alfine le conseguenze storiche del mutamento dei tempi.
MASI
Alla fine del XII o nel corso del XIII secolo, i Marchesi d'Este, che si erano estesi nel Polesine, eressero sull'Adige tre torri: una a Badia, una in mezzo al fiume detta Francavilla, una a sinistra a Masi.
Masi ha avuto i natali verso il 1358, con la costruzione della vecchia chiesa distrutta durante l'ultima guerra mondiale.
I commerci si svolgevano per via fluviale con barche che sostavano spesso a Masi perché trovavano posti di ristoro e di riposo. Infatti, il fiume era la migliore via per i trasporti, da Verona al mare.
Dal 1600 in poi gruppi di frati di diversi ordini, fra cui alcuni provenienti dalla lontana Armenia, vennero a colonizzare i territori del Comune soggetti alle inondazioni. La popolazione doveva lottare duramente per sopravvivere, poiché di quando in quando era decimata dalle rotte dell'Adige ed era colpita da colera. In quel periodo, il benessere e i commerci crescevano o diminuivano, a seconda delle lotte fra gli stati fra i quali l'Adige segnava il confine.
COLLOCAZIONE GEOGRAFICA
Masi e Castelbaldo si collocano nella parte sud-ovest della provincia di Padova, ai confini con la provincia di Rovigo. Distano fra loro 4 km e sono collegati dalla SP 19 che in quel tratto corre parallela all'Adige. Masi si trova all'intersezione fra la SP 19, che conduce a Montagnana, e la SP 91 che si immette sulla SR 10 fra Ospedaletto ed Este, passando per Piacenza d'Adige e Ponsò.
Castelbaldo è attraversato dalla SP 19 che collega Masi e Montagnana, passando per Merlara, Urbana, Casale di Scodosia.
I due comuni disiano pochi km. dal casello dell'A31 di Piacenza d'Adige, che collega la Valdastico, Vicenza e la SS 434 Transpolesana.
ECONOMIA LOCALE
Nel complesso Castelbaldo e Masi al 31/12/2015 contano 416 insediamenti produttivi, di cui 211 a Masi e 205 a Castelbaldo.
La distribuzione per settore vede una forte presenza dell'agricoltura (39,2%), nettamente sopra la media del Montagnanese (26,4%). L'industria (16,8%) e le costruzioni (8,7%) sono sotto la media, il commercio (24,5%) è vicino alla media, i servizi (10,6%) invece sono sotto la media comprensoriale.
Nella zona c'è un'impresa ogni 8,1 abitanti registrata alla Camera di Commercio, con una densità più bassa della media del Montagnanese (1:7,6) e più alta della media provinciale (1:8,7) (più alto è il valore più bassa è la densità). Castelbaldo ha una densità maggiore, in linea con la media del Montagnanese, Masi una densità minore in linea con la media provinciale.
Nel complesso l'economia locale, nel 2014, ha prodotto 77,4 milioni di PIL, distribuito in proporzione alle attività produttive e all'occupazione. Castelbaldo ha un PIL pro-capite di circa 25.000 €, Masi di circa 21.000 €, il Montagnanese di circa 31.000 €.
IDENTITÀ TERRITORIALI ED ELEMENTI COMUNI
- La fusione fra i comuni è un'occasione per rilanciare lo sviluppo del territorio, ridistribuire i servizi, allentare la pressione fiscale, anche in virtù degli ingenti contributi statali e regionali che verrebbero erogati per dieci anni, e per creare una nuova identità territoriale che comprenda e valorizzi le identità storiche.
- Nel caso specifico, la fusione è favorita dalla comune identità ed appartenenza alla Riva Sinistra dell'Adige e dall'omogeneità dimensionale, organizzativa e finanziaria di Castelbaldo e Masi.
SONDAGGIO PRELIMINARE SULLA FUSIONE
E' stato effettuato un sondaggio preliminare fra la popolazione sul progetto di fusione istituzionale dei due Comuni e sulla scelta del nome del nuovo Comune.
Allo scopo è stato distribuito casa per casa un questionario dagli amministratori dei due Comuni, che poi sono passati a ritirarlo.
Nel complesso hanno espresso il loro orientamento 889 persone su 2.698 elettori dei due Comuni pari al 33%.
Hanno prevalso i favorevoli alla fusione in entrambi i Comuni con una media dell'81,5 %, di cui il 91,7% a Castelbaldo e il 69,8% a Masi.
Hanno espresso la preferenza per un nome il 98% dei favorevoli alla fusione. Fra i nomi proposti per il nuovo Comune ha prevalso Castelbaldo Masi con il 51,4% delle preferenze, seguono Riva d'Adige con il 25,6%, Castelmasi con il 10,2%, Castaldia con il 4,5%.
VANTAGGI DELLA FUSIONE
Miglioramenti per i cittadini
- Miglioramento e omogeneizzazione dei servizi ai cittadini
- Attivazione di nuovi servizi
- Investimenti in opere pubbliche
- Progetti di promozione dello sviluppo del territorio
- Diminuzione della pressione tributaria e delle tariffe dei servizi, nei limiti del possibile.
- Tutto ciò è consentito dalle risorse aggiuntive derivanti dagli incentivi statali e regionali per le fusioni.
Ottimizzazione della gestione
- Risparmio sulle spese per gli organi politici (sindaco, giunta, consiglio), il segretario comunale, gli organi di controllo (Revisori dei conti. Nucleo di valutazione).
- Risparmio sulle funzioni di back-office (segreteria, ragioneria, gestione del personale, informatica, acquisti, contratti di fornitura)
- Migliore utilizzo delle risorse tramite economie di scala, eliminazione delle duplicazioni, contenimento dei costi.
- Maggiore massa critica e maggiore potere di mercato verso i fornitori.
Miglioramenti organizzativi
- Razionalizzazione organizzativa.
- Omogeneizzazione dei regolamenti, per agevolare i cittadini e le imprese.
- Riduzione del personale adibito alle funzioni interne e riutilizzo dello stesso nei servizi ai cittadini.
- Specializzazione del personale mediante la formazione e l'aggiornamento professionale.
- Maggiori possibilità di sostituzione del personale in caso di assenza o quiescenza.
- Omogeneità di trattamento del personale.
- Interconnessione e sviluppo della rete informatica.
- Razionalizzazione dell'uso degli spazi fisici valorizzando le sedi municipali.
CONCLUSIONI
Il percorso di fusione tra i Comuni di Castelbaldo e Masi risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.
I Comuni di Castelbaldo e Masi hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio. Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo, finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.
La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi lei logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
II disegno di legge di iniziativa della Giunta Regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "Fortezza d'Adige" mediante la fusione dei Comuni di Castelbaldo e Masi, della Provincia di Padova.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha preso atto dell'esito della consultazione referendaria, svoltasi il 16 dicembre 2018, decidendo all'unanimità di proporre il non passaggio agli articoli della proposta di legge in oggetto.
Hanno votato favorevolmente i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Area popolare Veneto e il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Barison, prego.

Massimiliano BARISON (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Qui siamo in due Comuni che sono nella parte sud ovest della Provincia di Padova, sono due Comuni di confine con la provincia di Verona e con la provincia di Rovigo, due piccoli Comuni proprio nella parte estrema della provincia di Padova.
L'obiettivo era quello di costituire un unico Comune che avrebbe di poco mancato i 3 mila abitanti, è stato seguito un percorso ineccepibile per quanto riguarda il processo di fusione, tant'è vero che basta guardare il sondaggio che ha coinvolto la cittadinanza, ha praticamente coinvolto quasi 900 persone, su un Comune pensiamo di meno di 3 mila abitanti, quindi il 33% dei cittadini sono stati in qualche modo ascoltati, in questo sondaggio più del 90%, ah no, l'80%, si era pronunciato per andare avanti. Addirittura nel Comune di Castelbaldo si era raggiunto più del 90% come sì per la fusione.
Purtroppo le cose non sono andate a buon fine perché all'ultimo momento uno dei due Comuni si è sfilato, si è sfilato il Comune di Castelbaldo il quale ha visto negativamente la decisione del Comune di Masi per la gestione di una scuola per l'infanzia, questa cosa ha scatenato l'ira dell'Amministrazione che ha rivisto la sua posizione positiva alla fusione, portandola invece all'opposto, infatti se poi andiamo a vedere i dati del referendum notiamo come a incidere maggiormente per la mancata fusione è stato proprio il Comune di Castelbaldo, che si è pronunciato pesantemente per il no, comunque andando i dati, su circa 2 mila e 700 elettori, hanno votato il 42%, il 34% ha votato per il sì, mentre il 65% ha votato per il no. Se andiamo a vedere a Castelbaldo, ha votato il 53% degli elettori, il 16% ha votato per il sì e l'83% per il no, qui vediamo come ci sia stata proprio questa inversione totale del Comune che invece, quando è stato fatto il sondaggio, aveva un 90% per il sì.
Per quanto riguarda Masi, il 33% ha partecipato al referendum, per il sì si è pronunciato il 59%, mentre per il no il 40,7%, per questi motivi l'invito che faccio al Consiglio regionale è quello di non procedere con la votazione agli articoli per la fusione.

PRESIDENTE

Pongo in votazione il non passaggio agli articoli sul punto 24.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
25



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE DENOMINATO "VALBRENTA" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI CISMON DEL GRAPPA, VALSTAGNA, SAN NAZARIO E CAMPOLONGO SUL BRENTA DELLA PROVINCIA DI VICENZA". (PROGETTO DI LEGGE N. 387) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 3/2019)

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Finco.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle firme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fissione tra più Comuni non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fissione di due o più i Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali previsto dall'articolo 20 dello Statuto, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta Regionale, che, entro 60 giorni trasmette al Consiglio Regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Sindaci dei Comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario, Campolongo sul Brenta e Solagna della Provincia di Vicenza, con lettere protocollate in data 15 giugno 2018, hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fissione dei suddetti comuni e costituzione del nuovo Comune denominato "Valbrenta", trasmettendo le seguenti deliberazioni:
- n. 6 del 16 maggio 2018, del Consiglio comunale di Cismon del Grappa;
- n. 11 del 18 maggio 2018, del Consiglio comunale di Valstagna;
- n. 12 del 16 maggio 2018, del Consiglio comunale di San Nazario;
- n. 10 del 14 maggio 2018, del Consiglio comunale di Campolongo sul Brenta;
- n. 16 del 14 maggio 2018, del Consiglio comunale di Solagna.
Tali deliberazioni esecutive ai sensi sono state pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 .
Avverso quella del Consiglio comunale di Solagna sono state presentate, tra l'11 e il 12 giugno, osservazioni e/o opposizioni da parte di otto cittadini.
I cinque Consigli comunali valutate le ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche, hanno deciso di avviare tutte le procedure burocratiche ed amministrative per ottenere la fusione in un unico ente.
Al fine di rafforzare tale decisione, hanno adottato un documento politicoprogrammatico, chiedendo nel contempo alla Regione del Veneto di dare avvio all'iter previsto dalla citata l.r. 25/1992, dopo aver sentito il parere delle popolazioni tramite referendum, per poter pervenire alla fusione.
I rispettivi Consigli comunali hanno deliberato di condividere tale percorso, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
La loro fusione rappresentava, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione tra popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
La Giunta regionale aveva di conseguenza assunto la relativa iniziativa legislativa con il disegno di legge relativo a "Istituzione del nuovo Comune denominato 'Valbrenta' mediante fusione dei comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario, Campolongo sul Brenta e Solagna della Provincia di Vicenza" (deliberazione della Giunta regionale n. 29/DDL del 31 luglio 2018).
Ne è conseguito il proseguimento del relativo iter, secondo la seguente scansione temporale:
- in data 7 agosto 2018 il provvedimento, che ha assunto il numero 387 tra i progetti di legge, è stato assegnato alla Prima Commissione consiliare;
- l'8 agosto il Presidente della medesima ha chiesto al Consiglio provinciale di Vicenza di esprimere, entro 30 giorni, il parere sul progetto di legge previsto dall'articolo 5 della l.r. 25/1992;
- il 5 settembre i Sindaci dei Comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario, Campolongo sul Brenta e Solagna hanno esposto alla Prima Commissione le motivazioni a sostegno della fusione contemplata dal progetto di legge;
- I'11 settembre i Capigruppo nel Consiglio comunale di Solagna delle liste "Solagna Viva", "Vivere Solagna" e "Movimento 5 stelle" e la rappresentante del "Comitato Salviamo Solagna" hanno esposto alla Prima Commissione le motivazioni della loro contrarietà al progetto di fusione;
- nella seduta del 26 settembre la Prima Commissione, preso atto di non aver acquisito il parere del Consiglio provinciale di Vicenza e dopo attento esame, ha espresso all'unanimità parere favorevole sulla meritevolezza del progetto di legge n. 387";
- il 2 ottobre il Consiglio regionale ha acquisito la deliberazione n. 32 del 26 settembre con la quale il suddetto Consiglio provinciale ha espresso parere favorevole sul progetto di fusione; nella stessa data, con deliberazione n. 132, l'Assemblea regionale ha ritenuto meritevole di prosecuzione l'iter legislativo del progetto di legge n. 387;
- il 16 dicembre si è tenuto il referendum tra le popolazioni interessate dei cinque comuni;
- il 21 dicembre è stato acquisito il verbale delle operazioni dell'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte d'Appello di Venezia. La consultazione della popolazione interessata, peraltro, ha dato i seguenti risultati:
Comune
Elettori aventi diritto al voto
Votanti
Voti validamente espressi
Voti favorevoli
Voti contrari
Cismon del Grappa
1293
484
479
285
194
Valstagna
2210
880
872
554
318
San Nazario
2074
765
761
520
241
Campolongo sul Brenta
835
416
411
207
204
Solagna
1718
866
858
317
541
Totale
8130
3411
3381
1883
1498
In esito a questi risultati nella seduta del 9 gennaio 2019 la Prima Commissione consiliare, supportata dai competenti uffici, ha operato una ricognizione e lettura della normativa vigente in materia di fusioni di comuni, anche alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, al fine di pervenire ad una ricostruzione dei princìpi fondamentali in tema di istituzione di nuovi comuni, individuandoli nella riserva di legge regionale e nell'obbligo della consultazione delle popolazioni interessate.
Ha quindi ricostruito le determinazioni di competenza regionale in tema di ridefinizione di circoscrizioni comunali in termini di "legge provvedimento rinforzata" (caratterizzata da un aggravamento procedurale, imposto da fonte costituzionale - l'art. 133, secondo comma, della Costituzione - e regolato, quanto al suo ambito applicativo e alle sue modalità attuative, da fonte regionale) ed il rispetto della procedura, come declinata nella legislazione regionale attuativa e comprensiva della consultazione delle popolazioni interessate quale parametro di riferimento per la valutazione della legittimità del provvedere del legislatore regionale.
Ha considerato la disciplina regionale di riferimento - legge regionale n. 25 del 1992 - ed il quadro normativo che ne risulta:
a) l'individuazione dell'istituto del referendum consultivo che (articolo 6) "Quando si tratti della variazione delle circoscrizioni comunali per fusione di comuni ai sensi della lettera d) dell'articolo 3, deve in ogni caso riguardare l'intera popolazione dei comuni interessati" (articolo 6, comma 2 );
b) la significatività dei relativi risultati (articolo 6, comma 5 bis) che rilevano "indipendentemente dal numero degli elettori che ha partecipato", ovvero rilevano prescindendo dal conseguimento del quorum che era definito, fino alla modifica introdotta con l'inserimento del comma 5 bis all'articolo 6 della legge regionale n. 25 del 1992, nella partecipazione alla votazione della maggioranza degli aventi diritto (e ciò per effetto del rinvio che era operato all'articolo 20 comma 4 della legge regionale n. 1 del 1973);
c) la valutazione degli esiti referendari (articolo 6 comma 3) "valutati sia nel loro risultato complessivo sia sulla base degli esiti distinti per ciascuna parte del territorio diversamente interessata e nel caso di variazione delle circoscrizioni comunali per fusione di comuni ai sensi della lettera d) del comma 1 dell'articolo 3, anche sulla base della partecipazione alla consultazione referendaria".
Ha passato in rassegna la giurisprudenza della Corte costituzionale che evidenzia come la volontà espressa in sede di referendum consultivo "deve in ogni caso avere autonoma evidenza nel procedimento, così che il legislatore regionale ne debba tenere conto quando adotta la propria finale determinazione, componendo nella propria conclusiva valutazione discrezionale gli interessi sottesi alle valutazioni, eventualmente contrastanti, emersi nella consultazione".
Ha ricordato come la stessa Corte ha recentemente ribadito ed evidenziato che "la legge di variazione circoscrizionale ex art. 133, secondo comma. Cost, non è in alcun modo paragonabile a una legge di mera approvazione di un atto amministrativo. Non si è, infatti, in presenza di una legge-provvedimento di ratifica dell'esito del referendum, ma, come si evince dalla natura consultiva del referendum medesimo, si è al cospetto di una scelta politica del Consiglio regionale, il quale deve tenere conto della volontà espressa dalle popolazioni interessate, «componendo nella propria conclusiva valutazione discrezionale gli interessi, sottesi alle valutazioni, eventualmente contrastanti, emersi nella consultazione». Non solo: "La consultazione referendaria, ai sensi dell'art. 133, secondo comma, Cost., o meglio il suo esito, non costituisce, dunque, il contenuto della legge di variazione circoscrizionale; lo svolgimento del referendum è, invece, un aggravamento del procedimento di formazione della legge di variazione"; in altri termini: "Il referendum consultivo non costituisce oggetto e contenuto della legge di variazione circoscrizionale, ma suo presupposto procedimentale".
Ne è conseguita quindi l'individuazione della discrezionalità del legislatore circa la valutazione degli esiti referendari e la composizione, nella propria conclusiva determinazione, degli interessi sottesi alle valutazioni, eventualmente contrastanti, emersi nella consultazione, quale criterio sotteso alle determinazioni nella disponibilità del legislatore: e, quindi, tra queste, quale espressione di un esercizio di discrezionalità legislativa, conforme a ragionevolezza, anche dell'ipotesi di ridefinizione dell'ambito territoriale oggetto della iniziativa legislativa di fusione, che conduca alla composizione, e nel contempo alla valorizzazione - anche alla luce del quadro normativo statale e regionale di riferimento che esprime un favor per i processi di fusione - degli esiti favorevoli al processi medesimi, come emersi dalla consultazione referendaria, con la ridefinizione conseguente dell'oggetto e quindi dell'ambito territoriale della fusione.
Nel corso dell'ampio dibattito e confronto fra i componenti della Commissione, in occasione del quale sono emerse le diverse scelte di policy regionale in materia di variazione delle circoscrizioni comunali, con particolare riferimento alla fattispecie della fusione di comuni con la costituzione di nuovo comune, è emersa la proposta, risultata poi ampiamente condivisa, di procedere alla fusione dei quattro comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario e Campolongo sul Brenta, che hanno espresso, anche in sede di referendum, consenso alla proposta di fusione, nel nuovo comune denominato "Valbrenta".
Si riportano di seguito alcuni dati statistici che saranno alla base del nuovo comune
Comune
Superficie KMq
Popolazione residente
Abitante/KMq
Cismon del Grappa
34,68
925
26,67
Valstagna
25,45
1791
70,37
San Nazario
23,17
1665
71,86
Campolongo sul Brenta
9,67
805
83,24
Valbrenta
92,97
5186
55,78
Si evidenzia che trattasi altresì di quattro comuni territorialmente contigui, già obbligati alla gestione associata in quanto aventi dimensione demografica inferiore ai 5.000 abitanti.
Il nuovo Ente che nascerebbe dalla fusione avrebbe 5.186 abitanti ed un 'estensione territoriale di 92,97 kmq.
Con l'articolo 1 del progetto di legge si istituisce, dunque, il nuovo Comune denominato "Valbrenta" mediante la fusione dei Comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario e Campolongo sul Brenta, della Provincia di Vicenza, sulla base delle risultanze della consultazione referendaria della popolazione interessata.
L'articolo 2 contiene delle disposizioni finali transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrativa ed il governo del territorio dei Comuni originari, nonché un corretto e graduale avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 3 riguarda la clausola di neutralità finanziaria.
L'articolo 4, infine, riguarda la disciplina della entrata in vigore, prevista per il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La Prima Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha concluso i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame e lo ha approvato a maggioranza apportando modifiche al titolo ed al testo.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale. Siamo Veneto, Alessandra Moretti Presidente, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Veneto Cuore Autonomo, Movimento 5 Stelle, il rappresentante della componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto, i consiglieri Azzalin (con delega Zottis) e Salemi del gruppo consiliare Partito Democratico. Si è astenuto il consigliere Sinigaglia (con delega Fracasso) del gruppo consiliare Partito Democratico".

PRESIDENTE

Relatore è il collega Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Diciamo che questo è il progetto di legge di fusione secondo me più importante che abbiamo visto negli ultimi anni, in quanto si tratta della fusione di ben quattro comuni di una zona della provincia di Vicenza, al confine con la provincia di Trento. Secondo me, proprio da questa realtà dobbiamo iniziare a costruire anche il nuovo testo, la nuova legge che poi andrà a regolamentare in futuro le fusioni sui nostri territori, perché vedete? Se noi andiamo ad analizzare le fusioni che abbiamo fatto soprattutto nell'ultimo periodo, spesso i referendum sono andati male proprio in quelle realtà dove la fusione è nata all'ultimo minuto, cioè fusione inadatte, e magari sei l'idea nata 6 - 7 mesi fa, in maniera abbastanza frettolosa è stata fatta la richiesta alla Giunta regionale, e poi abbiamo visto i referendum come sono andati.
In questa realtà, nella realtà della Valbrenta, l'idea di un Comune unico nasce già ancora 15 - 20 fa, quando l'entità Valbrenta, da sempre, è stata vista come quella zona del territorio vicentino come un'unica entità territoriale, che ha in comune non solamente la strada statale 47, ma anche un fiume importante come il fiume Brenta, e da anni tutte le progettualità quindi anche dovute non solamente ai servizi sociali, alle scuole ma anche la progettualità da un punto di vista turistico, viabilistico, di percorsi ciclo pedonali, ciclabili e quant'altro, sono sempre state fatte in comune accordo con questi cinque Comuni e, alla fine di un lungo percorso di condivisione con le società, con gli Enti maggiormente rappresentativi delle realtà territoriali, i Comuni hanno deciso di fare questo importante passo; la fusione non è solamente un qualcosa che poi porta a maggiori risorse a un territorio nel creare anche un'entità comunale di un certo livello ma è soprattutto un passaggio, perché se noi guardiamo la fusione solamente perché arriva l'incentivo statale, regionale o perché mettiamo assieme più territori, questo non è il modo di fare la fusione; la fusione deve essere un qualcosa che è sentito, che è condiviso ma soprattutto ci si deve sentire far parte di un'unica entità territoriale e proprio questo è successo in Vallata con la sola eccezione del Comune di Solagna che, fortunatamente, anche per una questione geografica non crea discontinuità all'interno di questo nuovo Comune e, quindi, a nostro parere, anche rispettando le scelte fatte in passato, si può tranquillamente lasciare fuori, di certo però il Comune di Solagna ora si troverà in una situazione anche, a mio parere, di difficoltà perché fino a ieri condivideva tutta una serie di servizi con gli altri Comuni, faceva parte dell'Unione Montana Val Brenta, quindi era già inserito all'interno di questo contesto. Oggi, ovviamente, noi rispettiamo la volontà dei cittadini di Solagna che è quella di rimanere fuori da questo nuovo contenitore e, ovviamente, diamo il via libera alle altre quattro realtà che, sicuramente, diventeranno un Comune unico, un Comune importante per l'area del bassanese che, sicuramente, come dicevo prima, ha fatto dei passi importanti nell'ultimo decennio e sicuramente permetterà anche di fare importanti investimenti nei prossimi anni. Ma l'analisi che voglio fare è soprattutto in merito all'assenza di una grande riforma che manca in questo Paese, che è la riforma dell'apparato pubblico, della Pubblica Amministrazione, mentre tutti gli altri Paesi europei comunque negli anni hanno avuto il coraggio di riformare gli Enti Locali, dandogli anche dignità perché oggi per dire abito in un Comune valido non basta solamente dire ho un Comune con una piazza, un campanile, un cartello; ma il Comune oggi deve dare servizi in maniera tempestiva e deve dare servizi di qualità.
Oggi purtroppo dal 2010 in poi abbiamo assistito a un taglio di risorse agli Enti locali impressionante, oggi un Sindaco governa il proprio Comune con 50% di risorse in meno rispetto al 2010, con un aumento, ovviamente, delle difficoltà, dei bisogni e delle risorse da investire e oggi è anche vero che fare l'amministratore comunale è una vera e propria missione perché soprattutto nelle realtà medio-piccole non troviamo più amministratori e gente che si presta al servizio dei propri cittadini, sempre più spesso soprattutto nelle realtà montane e pedemontane, chi si candida a fare il Sindaco è costretto a fare la lista civetta per evitare il commissariamento perché in determinate zone sono più i residenti all'estero che i residenti all'interno di quei confini comunali e, quindi, voglio dire, oggi io ritengo l'accorpamento dei Comuni e la fusione dei Comuni una necessità.
Attenzione non dappertutto, perché non tutte le realtà si possono fondere, non tutte le realtà si possono mettere assieme e ogni realtà merita ovviamente un'analisi approfondita.
Prima ho sentito interventi che dicevano: non dobbiamo finanziare continuare a finanziare gli studi di fattibilità in toto come Regione, ma dobbiamo responsabilizzare i Comuni.
Io direi che al di là dei soldi che noi diamo ai Comuni per fare questi studi di fattibilità, quello che è importante fare è un'attenta analisi a monte, cioè processi di fusione che nascono in poco tempo, secondo me, non devono assolutamente andare avanti, i processi di fusione devono essere percorsi che devono iniziare dal territorio, costruiti e poi alla fine di un lungo percorso, dopo aver sentito il territorio, si arriva in Consiglio regionale.
Io voglio veramente ringraziare tutti i colleghi, quelli che sono scesi nei nostri territori a fare campagna pro fusione, perché non tutti l'hanno fatto, perché non è una cosa semplice perché vuol dire anche schierarsi e quando ci si schiera per un referendum vuoi per il sì, vuoi per il no, qualcuno ha sempre paura magari di perdere una parte del consenso, quindi molti si sono nascosti però qua bisogna fare anche un esame a livello politico perché nelle fusioni o ci crediamo e le portiamo avanti, oppure non ci crediamo e la lasciamo da parte perché i primi a avere delle titubanze sono gli amministratori regionali, tanto vale che la Regione continui a spingere sul percorso delle fusioni.
Anche su questo, io mi auguro che adesso - grazie anche al lavoro che verrà fatto dalla Sottocommissione e che il collega Montagnoli vuole portare avanti - si faccia una revisione dell'attuale normativa, che si agevoli ovviamente per quanto possibile, questo percorso delle fusioni, ma attenzione e lo ripeto: o ci crediamo in questo processo oppure è meglio lasciare stare.
Devo però dire che dal 2012, da quando la Regione ha legiferato, comunque dei primi risultati importanti sono arrivati, soprattutto negli ultimi anni grazie anche all'operato dell'assessore Forcolin, abbiamo visto insomma che sempre più sono i Comuni che sono incentivati a procedere su questo percorso di fusione, ancora molto c'è da fare.
Prendiamo ad esempio le Regioni più sviluppate di questo Paese, penso al Trentino Alto Adige, penso anche all'Emilia, che comunque stanno accelerando su questi processi di fusione, queste sono realtà che stanno investendo; noi ovviamente stiamo facendo altrettanto, mi auguro che veramente ci sia la consapevolezza da parte di tutti i colleghi che le fusioni non rappresentano un qualcosa che porta via dignità ai territori, ma solamente siano un aiuto per il futuro.
Io ho girato le varie assemblee e i vari incontri che hanno organizzato i Sindaci e le preoccupazioni che hanno i cittadini non sono tanto sul processo di fusione o sul nome del nuovo Comune, ma sono veramente cose ridicole, cioè: la carta d'identità andrò a farla nel Comune C o nel Comune Y, il santo patrono sarà quello del Comune X o del Comune Y, nuovo Comune vorrà dire che se io appartengo a un Comune che ha una densità demografica inferiore all'altro, sarò sottoposto ai diktat dell'altro Comune.
Sono cavolate le perplessità dei cittadini, però bisogna fare un lavoro da un punto di vista culturale.
Oggi è fondamentale fare questo passaggio: prima si fa il passaggio da un punto di vista culturale e dopo da un punto di vista politico.

PRESIDENTE

Grazie.
Relazione di minoranza della Prima Commissione consiliare, relatore il consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
la mia prima considerazione riguarda i referendum. Non sono d'accordo con chi sostiene che l'esito negativo di una consultazione corrisponde ad uno spreco di soldi: un referendum è un referendum e se è prevista la consultazione, questa va fatta. Bisogna piuttosto capire se vogliamo esercitare responsabilmente la nostra autonomia politica e legislativa oppure se vogliamo limitarci a ratificare gli esiti dei referendum, col risultato che oltre a non metterci la faccia nei territori, come diceva il collega Finco, non ce la mettiamo neppure in quest'Aula. Questo, secondo me, è il caso da manuale di fronte al quale dovremmo prenderci la responsabilità e quindi esercitare fino in fondo quell'autonomia che chiediamo a Roma ma che non esercitiamo a Venezia. In questo caso infatti la valutazione complessiva del risultato è a favore della fusione.
E anche per quanto concerne Solagna, dove è prevalso il voto contrario, vale la pena fare due conti: i votanti sono stati 866 con 541 contrari e 317 favorevoli. Gli aventi diritto erano 1.718, quindi meno della metà dei cittadini si sono recati alle urne. Complessivamente la differenza tra favorevoli e contrari è attorno ai 200 voti. 200 cittadini di Solagna hanno deciso per l'intera comunità, con precise e conseguenti ricadute. Infatti gli altri 4 Comuni limitrofi a Solagna, procedendo alla fusione, diventeranno un Comune con più di 5 mila abitanti. Teoricamente, per legge, non saranno più tenuti a esercitare le funzioni associate con il Comune che è rimasto fuori, il quale dovrà riprendersi quel personale conferito con gli altri nell'esercizio associato, col risultato che adesso gli altri Comuni andranno sopra soglia e questo farà fare 100 passi indietro. Seconda questione: le stime dicono che il fatto che uno dei 5 Comuni non abbia avuto un referendum dall'esito positivo e non partecipi alla fusione, provocherà minori trasferimenti di un paio di milioni di euro, non solo per i cittadini di Solagna, ma per i cittadini del nuovo Comune. Terzo: uno di questi Comuni è di confine con la Provincia autonoma di Trento, quindi gode dei benefici, dei fondi ODI, che il nostro Presidente del Consiglio conosce bene, avendo frequentato queste misure di compensazione. A seguito del voto di qualche centinaio di cittadini di Solagna ci saranno minori benefici non solo in termini di trasferimenti statali e regionali ma anche sul fronte dei trasferimenti addizionali che vengono dai fondi di confine. Non vi sto poi ad elencare tutti quei servizi che già oggi sono gestiti nella dimensione dell'Area Vasta: dall'Istituto comprensivo alla possibilità di attivare alcuni servizi sociali.
Insomma, in questa vicenda più che in altre ci sono tutti gli elementi che devono spingerci ad esercitare, come Consiglio, la nostra autonomia di valutazione rispetto all'esito del referendum. Anche perché i Comuni in questione non si sono improvvisati ieri con un progetto di fusione, ma vengono da una storia di collaborazione, di gestione associata, di politiche condivise, di relazioni storiche. Sono Comuni che hanno tutto il diritto di andare avanti con le loro gambe e con i loro progetti. La rinuncia ad esercitare questa nostra autonomia politica di valutazione rende peraltro difficile il rivendicare la necessità di una seria legge di riforma degli Enti Locali. Noi oggi possiamo fare quello che vorremmo facesse il Parlamento, perché i benefici di questo progetto di fusione per tutti quei Comuni, compreso il Comune di Solagna dove l'esito del referendum è stato negativo, sono sicuramente maggiori di tutte le criticità, molte delle quali sono certamente di carattere pratico, concreto e quotidiano ma non guardano ad una prospettiva. Stando all'interno di un Comune più grande, anche i cittadini di Solagna, anche quelli che si sono espressi con voto contrario avrebbero, sicuramente, maggiori benefici, in termini di qualità e quantità dei servizi, di peso complessivo in varie sedi, dalla Conferenza dell'ULSS all'Assemblea della società dei servizi della raccolta dei rifiuti o della depurazione e, infine, - e qui sono pienamente d'accordo con il collega Finco - se non c'è un minimo di dimensione non si può esercitare neppure una dialettica democratica e si finisce per far morire la democrazia affidando tutto ad un amministratore, sempre a patto lo si trovi. Un Comune un po' più grande, nel quale ci sono più teste, più diversità e qualche bastian contrario in più, mantiene il sale della democrazia.
Ecco perché in questa vicenda dovremmo esercitare fino in fondo la nostra prerogativa di dire che abbiamo preso atto dell'esito, ma che non siamo tenuti a ratificarlo e possiamo scegliere diversamente da come è stato proposto."
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Diamo la parola al collega Guadagnini, prego.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Non vorrei sembrare troppo violento nel commentare quello che ha appena detto Fracasso, ma quando sento l'esponente eletto di un organo superiore che dice che l'organo inferiore va rieducato, mi viene sempre in mente George Orwell: "Il Grande Fratello" del 1984 oppure "La fattoria degli animali" perché poi si comincia con le piccole cose e poi si finisce con le grandi.
Io credo che dopo che abbiamo chiesto agli elettori di un Comune e degli altri Comuni di esprimersi rispetto al fatto se vogliono o non vogliono fare la fusione, tutto possiamo fare fuorché dire: ve lo abbiamo chiesto per scherzare, per modo di dire ma tanto noi sappiamo qual è il vostro bene e, quindi, vi obblighiamo a fare la fusione lo stesso.
Sarebbe meglio a quel punto evitare di fare il referendum e andare a spiegare a questi cittadini che noi sappiamo qual è il loro bene, che loro non sanno scegliere per bene, che magari il diritto di voto va un po' registrato e che è meglio che ci gestiamo noi al posto loro: di conseguenza ci sarà qualcuno, sopra di noi, che ci spiegherà un domani le stesse cose.
Io onestamente non sono molto caloroso rispetto alle fusioni dei Comuni, perché secondo me onestamente questa moda che c'è in Veneto delle fusioni è dovuta al fatto che non c'è più una lira.
Io facevo il vice sindaco a Crespano nel 2007 – 2008, son partito quella roba del 20% dell'IRPEF, già allora ci sembrava di essere senza soldi, da allora hanno perso più della metà delle risorse che avevamo a disposizione; mi ricordo che anni prima le risorse erano molto molto di più di quelle che avevamo noi e in quel periodo infatti nessuno parlava di fusioni.
In tutto il Nord Italia, il Veneto è la Regione che ha il maggior numero di abitanti per Comune: ne hanno di meno Lombardia, le Province autonome, il Friuli, il Piemonte, la Valle d'Aosta; l'unico Comune che ha un rapporto più alto del nostro è l'Emilia Romagna, perché è un territorio totalmente pianeggiante.
Una ragione per cui nei Comuni di montagna ci sono piccole dimensioni, piccoli Comuni c'è di sicuro ed è quasi necessario che ci sia; il fatto che i piccoli Comuni non abbiano i servizi, non è dovuto a nient'altro se non al fatto che nel corso degli anni hanno ricevuto tagli tali ai loro bilanci per cui sono costretti a pensare a queste fusioni.
Secondo me è sbagliato e mi sembra un ricatto anche quello dei fondi: non riesco a capire perché bisogna incentivare, dare fondi a dei Comuni grossi; poi non capisco qual è la dimensione ottimale: qual è la dimensione ottimale di un Comune perché tutto funzioni?
È molto difficile saperlo, perché tornando al rapporto che c'è fra le varie Province del Veneto, in Provincia autonoma di Bolzano i dipendenti pubblici sono molto di più, per esempio anche di quelli della Provincia di Trento, i Comuni sono molto più piccoli, il reddito pro capite nella Provincia di Bolzano è molto più alto di quello della Provincia di Trento, ma soprattutto di quello del Veneto.
Ciò significa i Comuni di piccole dimensioni, dotati di personale e risorse sufficienti, non sono un ostacolo al benessere dei cittadini, anzi io credo esattamente il contrario; quando una Amministrazione, piccola o grande che sia, ha dei funzionari, dei dirigenti che lavorano e svolgono il loro compito con giudizio, con competenza e con onestà, non c'è nessun problema di dimensioni.
In estrema sintesi, io sono totalmente contrario al fatto dell'annessione forzata del Comune di Solagna al resto dei 4, speriamo che vinca il buon senso.
Per quanto riguarda invece il prosieguo del nostro agire, io credo che sarebbe più opportuno cominciare a farci rispettare dal punto di vista delle risorse, che in qualche modo devono rimanere sul territorio; eventualmente è meglio che ritornino quelle che ci hanno depredato nel corso degli anni.
La soluzione gradita a Roma del fatto che noi riusciamo a imparare l'esercizio sempre più difficile, come le scimmiette ammaestrate e ad amministrare con sempre meno risorse, abbiamo abbondantemente dimostrato di saperlo fare nel corso degli ultimi decenni; non è necessario dare ulteriori prove di questo fatto, siamo più bravi degli altri; i soldi devono rimanere qua e i Comuni e i cittadini dei Comuni che vogliono rimanere in pochi, hanno tutto il diritto di farlo, quelli che invece vogliono aggregarsi altrettanto.
Quando la manifestazione popolare è chiara, voto sempre a favore, ma voto sempre a favore della manifestazione popolare dei cittadini che abitano in un Comune: nessuno meglio di loro può decidere se aggregarsi a Comuni più grandi oppure rimanere a dimensioni più piccole.
Il compito dei politici è quello di mettere in grado, qualsiasi sia la dimensione, di poter avere un Comune che fornisce loro dei servizi, visto che visto che sono pagatori di tasse senza avere i servizi che queste tasse che pagano gli vengano dati in cambio.
L'idea, secondo me, è quella di difende il rapporto fra tasse pagate e servizi resi a qualsiasi livello, con qualsiasi numero di abitanti che ha un Comune.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Avevo promesso che non sarei più intervenuto, ma l'intervento del collega Fracasso, che in qualche modo ha introdotto altri e ulteriori elementi, mi costringono a lasciare una riflessione rispetto ai contenuti del suo intervento.
Io credo che la Regione una sua autonomia se la sia in qualche modo mantenuta nel giudicare questi processi di fusione, abbiamo iniziato a farla da Borgo Veneto, e non era facile, non era scontato neanche il passaggio, perché se noi guardiamo bene, bene, alla lettera, la domanda che è stata posta ai cittadini basterebbe, un solo Comune per considerare fallito il processo di fusione, anche in questo caso esattamente come Borgo Veneto, perché la domanda che noi rivolgiamo, adesso sto parlando in termini ipotetici, ai cittadini non è: "Vuoi una fusione? Qualunque essa sia", ma: "Vuoi una fusione con quel nome, con quei Comuni?" e su questo il cittadino si esprime, non è detto che se il numero dei Comuni fosse diverso, o se il nome della fusione fosse diverso, ipoteticamente, il mio voto sarebbe identico.
Qui scatta un meccanismo, che secondo me questo è il giudizio che ho dato, ci ho riflettuto parecchio prima di dare il mio assenso a l'istituzione del Comune di Borgo Veneto, è secondo me coerente con il dettato costituzionale, che non dice che noi dobbiamo solo prendere atto, ma diciamo, l'articolo 133 dice: la Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni, e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni, allora noi l'applichiamo alla lettera, questo II comma dell'articolo 133, stabilendo una cosa, lo dico al collega Fracasso, che quel "sentite le popolazioni" è attraverso un referendum, fin qui l'abbiamo applicato così e mi pare difficile che oggi modifichiamo questo, che è un principio dettato dalla Costituzione, neanche da una legge nazionale, è la Costituzione che parla, e parla chiaro, parla chiaro per la modifica delle Province, parla chiaro per la modifica dei Comuni nell'appartenenza alle Regioni, parla chiaro sull'ipotesi di costruzione di nuove Regioni, cioè il referendum è lo strumento madre di tutti questi aspetti, e voglio sottolineare una cosa: non è che si cancellano i Comuni che hanno storie di 700, 800, mille anni con un colpo di spugna o di matita, io l'ho detto dall'inizio, sono favorevole alle fusioni, perché credo che siano rispondenti a delle necessità dei bisogni di essere più vicini alle esigenze di quel territorio, di quei cittadini, ma con altrettanta forza vorrei ribadire che non si possono cancellare i Comuni con un tratto di penna, o perché il Consiglio regionale, motu proprio, decide oggi di non considerare l'opinione espressa attraverso referendum da parte della popolazione di un Comune e, a prescindere da quello che quella popolazione ha espresso, procede come se nulla fosse, uno perché c'è una storia di 800 o mille anni di quel Comune, due, perché su questo ha ragione collega Guadagnini, o si rispetta sempre l'opinione della popolazione nel momento in cui la si convoca con un referendum formale, non è consultivo, è formale, o non lo si considera, allora siccome fino ad oggi l'abbiamo applicata così, è il referendum formale e la si considera, io suggerirei, ma lo dico con otto sottolineature, di proseguire in questa direzione perché, diventerebbe alquanto scivoloso un terreno nel quale, per assurdo, noi oggi avremmo potuto, dico avremmo perché per fortuna abbiamo già votato, decidere di costituire il Comune di Terre Conselvane, nulla ce lo vietava, ha votato l'80% sì, ma è troppo poca la gente che ha votato, se mettiamo insieme quelli che non hanno votato e quelli che hanno votato favorevolmente all'istituzione del Comune di Terre Conselvane e di più la parte della gente che non si è espressa contro a quel processo di fusione, per assurdo, anche in una situazione di un 80% di cittadini che si sono espressi con più del 50% di partecipazione contro quel processo di fusione, noi avremmo potuto continuare e proseguire con quel processo di fusione.
Allora lo riterrei un terreno no scivoloso, di più; ripeto non stiamo parlando di bazzecole, lo dice uno che è a favore delle fusioni, lo ribadisco, ma stiamo parlando di una storia plurisecolare di Comuni.
Proprio per questo non mi sento di accedere a questa riflessione e sono assolutamente contrario, cioè io sono per rispettare il mandato che gli elettori ci hanno dato, che i cittadini ci hanno dato, con uno specifico e un'autonomia che ci assumiamo, ce l'assumiamo oggi, ce la siamo assunta con Borgo Veneto, cioè quella di dire e di ritenere, di presumere - perché non c'è una certezza neanche in questo - che i quattro Comuni, in questo caso che hanno votato favorevolmente alle fusioni, anche perché abbiamo raccolto comunque il parere dei Sindaci, per quanto poco, espresso dopo il referendum, vogliono comunque proseguire il processo di fusione a prescindere dal fatto che un Comune abbia votato contro.
Quindi questa è l'autonomia che ci possiamo e ci dobbiamo assumere, lo abbiamo fatto con Borgo Veneto, ci siamo dati un metodo, è un metodo che, secondo me, può proseguire all'infinito.
C'è una fattispecie che non abbiamo fin qui incontrato né tantomeno prevista, anche su questo mi sento di esprimere una mia opinione: nel caso in cui un Comune impedisse, col suo voto contrario, la continuità territoriale dell'istituendo nuovo Comune, in quel caso, secondo me, il referendum di fusione si considera bocciato perché non può nascere un Comune con pezzi di territorio isolati con dei buchi in mezzo, insomma, per una questione proprio amministrativa, per una questione di correttezza, di coerenza di un territorio che si attraversa e non può assolutamente esserci questo elemento.
Quindi, sono d'accordo con quella parte dell'espressione del collega Fracasso che qui non siamo solo notai e ci assumiamo delle responsabilità, tanto che oggi istituiamo un Comune nonostante un referendum sia stato bocciato perché riteniamo che gli altri quattro Comuni possano proseguire il processo di fusione.
Questa è l'autonomia che ci possiamo assumere. Il giorno in cui da referendum per le fusioni, passassimo a un concetto di annessione, quindi considerando, per esempio, la popolazione come un tutt'uno, quindi la maggioranza dei cittadini che abbiamo chiamato in quella tornata elettorale per l'istituendo nuovo Comune si è espressa favorevolmente, faremo due gravi errori: uno un concetto di annessione che non è contemplato dalla nostra Costituzione, cioè il Comune grande si mangerebbe il Comune piccolo, perché è evidente che anche se vanno a votare pochi, ma un Comune grosso ovviamente vanno a votare di più rispetto al Comune piccolo; due: peggio ancora, consentiremo un grave vulnus dal punto di vista, questo sì, costituzionale perché fino a che non viene istituito il nuovo Comune le realtà amministrative sono da considerare parti separate e non parte di un tutt'uno che nascerà - non è ancora nato - dopo che questa legge, che votiamo oggi, verrà pubblicata sul BUR.
Quel giorno si scioglie il Comune, si istituisce il Commissario e finisce la storia amministrativa di quei Comuni; amministrativa perché la storia, quella con la "S" maiuscola non finisce mai, ma la storia amministrativa finisce solo in quel momento.
Quindi se noi considerassimo il referendum come un tutt'uno faremo un grave errore dal punto di vista costituzionale, secondo me, quindi non inviterei, insomma, a non procedere in una direzione che la vedo scivolosa, pericolosa e sbagliata.
Altre riflessioni le possiamo fare: il referendum lo facciamo prima, si può fare tutto, ma questo dentro ai canoni che sono contemplati e previsti dalla nostra Costituzione; fuori da questo sarebbe un atto di imperio del Consiglio regionale, a me sembrerebbe una cosa sbagliata, folle, dal punto di vista del rapporto con i cittadini e molto molto pericolosa, perché stamattina, oggi, noi avremmo potuto decidere che Terre Conselvane nasceva.
Quando lo contempliamo una volta, una volta che si rompe questo principio della opinione sacra dei cittadini, è evidente che introdurremo un precedente molto molto pericoloso.

PRESIDENTE

Collega Montagnoli, ha la parola.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Presidente, colleghi, intervengo alla fine dell'ultimo progetto di legge, visto che la Commissione che presiedo e come già è stato accennato, prendiamo atto di quello che è stato fatto dal 2015 ad oggi, delle tante richieste di progetti di fusione: riteniamo che la legge a distanza di 26 anni, 27, debba essere aggiornata.
È ovvio che negli ultimi tempi sono cambiate le condizioni, soprattutto le parti economiche rispetto a qualche anno fa, perché è evidente che oggi le risorse sono importanti da parte della Regione, ma soprattutto a livello nazionale.
Nonostante i nostri Comuni abbiano pochi soldi, davanti presentino ai cittadini milionate di euro, vediamo che alla fine i cittadini bocciano il referendum in tanti casi, perché è evidente che è un processo che deve essere rivisto; da domani inizieremo la Sottocommissione e ringrazio i colleghi che hanno dato disponibilità.
Oggi siamo qui e di questo ecco mi sento di ringraziare sia gli Uffici della Giunta, che gli Uffici della Prima Commissione che velocemente sono riusciti a istruire le pratiche, che consentirà a questi Comuni già di fare istanze di contributi a far data dal 2019: questo penso che sia un messaggio importante dei nostri Uffici, ma anche di questo Consiglio regionale.
26 Comuni, dieci progetti di fusione, cinque bocciati, diciamo cinque e mezzo e questo ci fa riflettere; la valutazione che anche su questo ultimo progetto facciamo, in risposta al collega Fracasso: sappiamo che la nostra legge oggi non dice nulla, parla della maggioranza dei votanti, ma fin da subito in Commissione abbiamo sempre detto: viene fatta salva la sovranità del popolo.
La linea che abbiamo tenuto da sempre è stata questa, la ritengo corretta in questo caso; anche in altre fusioni alcuni Sindaci ci han chiesto di tenere valida la maggioranza dei votanti, ma se un Comune dice no, è giusto che noi seguiamo la volontà dei cittadini.
Per cui mi auguro che tutti insieme faremo un buon lavoro, vedremo anche l'esperienza delle altre Regioni: è qualcosa di corretto, lo ha detto anche il collega Guadagnini, perché non in tutto questo lungo Paese si fanno le fusioni.
Sappiamo che ci sono Comuni lontano da noi che hanno 1.000 abitanti e 50 dipendenti, mentre in Veneto quel Comune stesso da 1.000 abitanti ne ha 5; la speranza è che anche a livello nazionale pian piano le cose si modifichino e anche l'autonomia porta a modificare determinate scelte su questo territorio, che negli ultimi tempi, in parte nelle zone di confine, con questi fondi, sta dando una mano.
È evidente che, personalmente l'ho sempre detto, il Consiglio regionale non deve essere un semplice notaio, ma siamo eletti dai cittadini ed è giusto che se seguiamo la volontà del territorio; nella mia Provincia stessa sono stati fatti alcuni progetti referendari ampiamente bocciati dai cittadini, per cui delle cose già i colleghi l'han dette, non è giusto che le spese siano a carico solo della Regione; ci può essere referendum anche a monte, ma sono tutte cose che mi auguro da domani cambieremo, ma oggi sicuramente il Consiglio regionale dà una risposta importante e fa partire questi nuovi cinque Comuni con la volontà dei cittadini, fatta salva quella di seguire giustamente i Comuni che han detto di no.

PRESIDENTE

Bene, allora passiamo all'articolato.
Apro la votazione sull'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione il provvedimento nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Prima di sospendere la seduta, viene convocato subito l'Ufficio di Presidenza della Sesta per esaminare gli emendamenti del provvedimento del collegato dell'ordinamentale.
Poi ai Capigruppo nella riunione dei Capigruppo l'altra volta abbiamo detto di mettere, dopo le fusioni, la nomina della CTRAE, che erroneamente è stata messa alla fine, ma siccome c'è un'urgenza, la facciamo appena riprendiamo i lavori: apriamo con quella, come eravamo d'accordo da verbale. Grazie.
La seduta è sospesa alle ore 13.05
La seduta riprende alle ore 14.48

PRESIDENTE

Ci riconvochiamo alle ore 15.00.
La seduta è sospesa alle ore 14.48
La seduta riprende alle ore 15.04

PRESIDENTE

Visto che abbiamo già rinviato di mezz'ora, eventualmente sospendiamo se manca il numero.
Accomodatevi, perché adesso procediamo, come d'accordo, alla distribuzione delle schede per l'elezione del componente geologo, come prevede la legge, nella Commissione tecnica Attività Estrattive. Prego di distribuire le schede. Bene colleghi, avete tutti la scheda? Al Presidente Ciambetti la scheda.
PUNTO
29



ADEGUAMENTO DELLA COMPONENTE DI DESIGNAZIONE CONSILIARE DELLA COMMISSIONE TECNICA REGIONALE PER LE ATTIVITÀ ESTRATTIVE (CTRAE) ALLE DISPOSIZIONI PREVISTE DALL'ARTICOLO 29 DELLA LEGGE REGIONALE 14 DICEMBRE 2018, n. 43 , MODIFICATIVO DELL'ARTICOLO 13, PUNTO 3, LETTERA B) DELLA LEGGE REGIONALE 16 MARZO 2018, n. 13 . (DELIBERAZIONE N. 7/2019)

PRESIDENTE

Sapete che questa votazione è ad integrazione delle nomine già fatte, perché è stato condiviso il fatto che ci fosse obbligatoriamente la figura di un geologo, sennò c'era il rischio che nella Commissione attività estrattive mancasse il geologo.
Ha chiesto di intervenire il collega Finco, non so se ha una proposta.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Da un'analisi fatta, il nome indicato è quella del dottor Secchieri Franco. Voglio precisare che è stata fatta una valutazione ovviamente in base anche ai curriculum che sono pervenuti e abbiamo ritenuto la persona più idonea per ricoprire questo ruolo, la persona che ho appena indicata, quindi ripeto il dottor Secchieri Franco.

PRESIDENTE

Bene, Segretario, estragga una lettera e cominciamo la chiama.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Ho estratto il numero 13, quindi iniziamo da Brusco Manuel.
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco
CASALI Stefano
CIAMBETTI Roberto Ha votato
COLMAN Maurizio Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpiero Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZAIA Luca
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca
CORSI Enrico Ha votato
AZZALIN Graziano
BALDIN Erika
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia
BASSI Andrea
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo
BRESCACIN Sonia Ha votato
Seconda chiamata:
CALZAVARA Francesco
CASALI Stefano Ha votato
DONAZZAN Elena
GUARDA Cristina
MARCATO Roberto
ZAIA Luca
ZOTTIS Francesca
AZZALIN Graziano
BALDIN Erika
BARTELLE Patrizia
BASSI Andrea
BERTI Jacopo
BOTTACIN Gianpaolo

PRESIDENTE

Bene, chiusa la votazione.
Finché si procede allo scrutinio cominciamo il punto 26.

PUNTO
26



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "LEGGE REGIONALE DI ADEGUAMENTO ORDINAMENTALE 2018 IN MATERIA DI SPORT E CULTURA" (PROGETTO DI LEGGE N. 389) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 4/2019)

Relazione di maggioranza della Sesta Commissione consiliare, relatore il consigliere Colman.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
nel corso del 2017, con Deliberazione della Giunta regionale del 27 giugno 2017, la Giunta regionale ha adottato il primo disegno di legge di semplificazione e di manutenzione ordinamentale che, presentato alla Presidenza del Consiglio regionale, ha assunto il numero di PDL n. 260 della presente legislatura.
Nel corso dei lavori consiliari al fine di procedere speditamente con l'approvazione del PDL si è raggiunto l'accordo di separare dal testo del disegno di legge le norme di contenuto di sola semplificazione e di mero adeguamento ordinamentale dalle norme il cui contenuto, pur se diretto alla manutenzione normativa, non erano di mero recepimento di normativa statale sopravvenuta o di sola semplificazione.
L'iter legislativo del PDL n. 260 si è quindi concluso con l'approvazione della legge regionale 20 aprile 2018, n. 15 "Legge di semplificazione e di manutenzione ordinamentale 2018", dalla quale sono state ritirate le norme che pur avendo finalità di manutenzione ordinamentale, hanno contenuti discrezionali implicando scelte politiche che necessitano della più ampia discussione seguendo l'ordinario iter di discussione Assembleare, rinviando a successivi disegni di legge la riproposizione delle norme espunte dal testo dell'originario PDL n. 260, distinti per materie a seconda delle competenze delle singole Commissioni consiliari permanenti.
Con il presente disegno di legge si propone pertanto l'approvazione di alcune norme in materia di sport e cultura, alcune delle quali già presenti nel disegno di legge di semplificazione e manutenzione ordinamentale, oltre ad ulteriori norme nel frattempo ritenute necessarie per adeguare la normativa regionale.
Come si è avuto modo di rilevare in sede di adozione del PDL n. 260, l'ordinamento giuridico regionale, richiede una costante manutenzione normativa, anche per far fronte alle difficoltà interpretative causate da una legislazione frettolosa e spesso carente quanto a tecnica legislativa, tutti difetti che, insieme ai cambiamenti velocissimi delle esigenze della società civile, generano una precoce obsolescenza normativa che, se non corretta in tempi ragionevoli, può determinare gravi effetti per i cittadini e per le attività economiche.
Con il presente disegno di legge la Giunta regionale, richiamate in loto le ragioni che hanno portato lo scorso anno all'approvazione di un disegno di legge di manutenzione e semplificazione ordinamentale, al fine di rispondere alle nuove richieste di regolamentazione o di adeguamento del quadro normativo esistente, e facendo seguito ai lavori Consiliari che si sono conclusi con l'approvazione della legge regionale n. 15 del 2018, intende adeguare la normativa ordinamentale in materia di sport e cultura.
Il testo del disegno di legge si compone, suddivisi in tre Capi, di 11 articoli, ciascuno dei quali è accompagnato da una breve relazione che esplicita le motivazioni della proposta d'intervento, il Capo III contiene le disposizioni finali.
Il Capo I riguarda la novellazione della legge regionale 11 maggio 2015, n. 8 "Disposizioni generali in materia di attività motoria e sportiva ", con cui si intende incoraggiare l'adesione alla Carta etica dello sport veneto e la partecipazione attiva alla pratica sportiva delle persone con disabilità, oltre che consentire alla Giunta regionale la definizione di forme semplificate di garanzia del vincolo di destinazione d'uso a carico degli impianti sportivi, l'ampliamento del numero di soggetti beneficiari di contributi e l'obbligo di esporre presso gli impianti sportivi i titoli posseduti dalla operatori responsabili delle attività motorie.
Il Capo II contiene un articolo diretto ad apportare modifiche alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 30 "Istituzione, disciplina e promozione degli ecomusei ", prevedendo in particolare l'abolizione del gettone di presenza per i componenti esterni del comitato scientifico istituito dall'articolo 6 della medesima legge regionale, oltreché razionalizzandone la composizione.
Conclude il testo il Capo III, con due disposizioni finali: la prima contiene la clausola di neutralità finanziaria con cui si dà atto che all'attuazione della legge si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione del Veneto; la seconda norma prevede che l'entrata in vigore della legge avvenga il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
Il presente disegno di legge di adeguamento ordinamentale fa seguito ad ulteriori disegni di legge, già addottati dalla Giunta regionale, finalizzati a dare adeguamento ordinamentale nelle restanti materie già ricomprese nell'originario testo del PDL n. 260, con gli interventi e le nuove proposte nel frattempo divenute necessarie per l'attività di aggiornamento della normativa regionale.
Sulla proposta di legge la Sesta Commissione consiliare, nella seduta del 17 ottobre 2018, ha espresso a maggioranza (favorevoli il Presidente Villanova del Gruppo consiliare Zaia Presidente, il consigliere Colman del Gruppo consiliare Liga Veneta-Lega Nord, il consigliere Barbisan del Gruppo consiliare Centro Destra Veneto-Autonomia e Libertà, il consigliere Barison del Gruppo consiliare Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale, il consigliere Dalla Libera del Gruppo consiliare Veneti Uniti e il consigliere Ferrari del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente; astenuti i consiglieri Zottis e Salemi del Gruppo consiliare Partito Democratico e i consiglieri Baldin e Scarabel del gruppo consiliare Movimento 5 stelle) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale".

PRESIDENTE

Relatore è il consigliere Colman, Correlatore è la consigliera Zottis.
Do la parola al Relatore, prego, consigliere Colman.

Maurizio COLMAN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Buongiorno, nel corso del 2017, con la deliberazione di Giunta regionale del 27 giugno, la Giunta regionale ha adottato un primo disegno di legge di semplificazione e di manutenzione ordinamentale, che ha assunto il numero incrementale 260 nella presente legislatura. Nel corso dei lavori si è voluto, di fatto, separare dal testo del disegno di legge le norme di contenuto di sola semplificazione, di mero adeguamento, delle norme il cui contenuto, anche se pur diretto comunque ad una manutenzione del testo normativo, non erano di mero recepimento della normativa statale, o di mera semplificazione.
Si è rilevato di demandare a successivi disegni di legge la riproposizione delle norme espunte e che non sono state contenute nel progetto di legge 260.
Con questo disegno di legge, legge regionale di adeguamento ordinamentale 2018 in materia di sport e cultura, si pone pertanto all'approvazione dell'Aula alcune norme che richiedono di essere, per quel che si può definire, aggiornate. La suddivisione dell'articolato può essere divisa in tre capi: il capo 1, che riguarda la novellazione della legge regionale dell'11 maggio 2015 numero 8, ha sostanzialmente tre aspetti, tre tipologie di intervento: il primo è quello di incoraggiare le adesioni alla Carta Etica dello Sport e a promuovere la partecipazione attiva della pratica sportiva delle persone con disabilità; il secondo punto contenuto nel Capo 1 riguarda la definizione di forme semplificate di garanzia del vincolo di destinazione d'uso a carico degli impianti sportivi e l'ampliamento dei soggetti beneficiari di contributi; il terzo aspetto con cui si va a caratterizzare il Capo 1 è che occorre che siano esposti presso gli impianti sportivi il nome e le informazioni principali relativamente agli operatori che svolgono quella specifica attività motoria.
Per quel che riguarda il Capo 2, è contenuto un articolato diretto ad apportare le modifiche necessarie alla legge regionale 10 agosto 2012, n. 30 : "Istituzione disciplina e promozione degli ecomusei", che prevede l'abolizione del gettone di presenza per i componenti esterni del comitato scientifico oltre che una razionalizzazione della composizione del Comitato Scientifico stesso.
Per quel che riguarda il Capo 3, sono le disposizioni finali e la necessaria neutralità finanziaria con cui si dà atto che, all'attuazione della legge, si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, quindi senza nessun ulteriore aggravio per quello che riguarda il comparto del bilancio regionale. Grazie.

PRESIDENTE

E' in distribuzione un emendamento, cinque minuti per i sub.
Ha chiesto di intervenire il collega Sinigaglia, che fa le veci del Correlatore.
Relazione di minoranza della Sesta Commissione consiliare, relatore il consigliere Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
giustifico l'assenza della consigliera Zottis, che aveva la funzione di correlatrice per questo provvedimento.
Vorrei soffermarmi su alcuni contenuti di questo PDL. In particolare sull'articolo 4, che modifica i tempi di garanzia per l'erogazione dei contributi a favore di chi gestisce impianti sportivi che possono essere del Comune. Mi sembra sia corretto andare a definire l'erogazione dei contributi in modo proporzionale: se ricevi un contributo di 50.000 euro metterai tre anni o cinque anni di garanzia, mentre se ottieni un contributo di 5 milioni, è chiaro che i tempi della garanzia dovranno essere superiori affinché il contributo vada a buon fine e sia garantita la gestione di qualità dell'impianto sportivo.
Invece il comma 2 lo capisco un po' meno perché sostanzialmente parla di concessione a favore delle Amministrazioni con la possibilità di ridurre la destinazione d'uso. Non so se ho colto correttamente il senso. Anche in questo caso si prevede che la Giunta elabori dei criteri proporzionali, però la destinazione d'uso di un campo da calcio o di una palestra secondo me dovrebbe rimanere. Se sono stati concessi dei contributi per eseguire interventi, mi sembra improprio prevedere il cambio di destinazione d'uso. A meno che nei criteri generali non si precisi "quando la destinazione d'uso viene cambiata". La palestra ad esempio rimarrà tale a meno che non ci sia il suo abbattimento e la previsione di nuova costruzione con accordo di programma oppure con destinazione d'uso diversa di tipo urbanistico, cosa che però mi sembra difficile anche da immaginare.
Il consigliere Ruzzante aveva presentato un emendamento che prevede che i criteri generali dovessero avere anche il parere della Commissione competente. Mi sembra di aver visto il recepimento di questa nostra istanza durante l'istruttoria in Commissione e quindi, sia per il comma primo che per il comma secondo - garanzie per l'erogazione dei contributi, garanzie per il vincolo della destinazione d'uso - ritengo indispensabile che ci sia in ogni caso il passaggio nella Commissione competente. Questa è la prima parte delle osservazioni.
Sempre sugli emendamenti, ce n'è uno che riguarda gli equidi, presentato dal consigliere Michieletto. Devo dire che questa stesura non ci convince proprio, perché prevede che le Amministrazioni comunali possano concedere l'autorizzazione a coprire con capannoni prefabbricati, certificati a norma di legge, i campi recintati purché destinati unicamente alle attività sportive, ludiche e di addestramento equestre. Qui non si definisce superficie, volume, non si definisce nulla dal punto di vista urbanistico. Si parla solo di capannoni prefabbricati per consentire le attività prima accennate. Capisco che nei mesi invernali questo può essere importante, però un conto è costruire un capannone prefabbricato, un conto è una struttura diversa col rischio che sia tutt'altro che un ripiego amovibile. Dalla maggioranza è arrivata la volontà di una riscrittura: una volta che avremo l'emendamento vero, daremo un giudizio più pertinente rispetto alla proposta che voi fate su questo argomento. Grazie."

PRESIDENTE

Bene. Approfitto prima di aprire la discussione, per darvi i risultati della votazione della nomina relativa al punto 29 all'ordine del giorno.
Votanti 39
schede bianche 8
31 voti a favore di Secchieri
Viene nominato come componente della CTR Attività estrattive il geologo Franco Secchieri.
Ruzzante, prego ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Sarò rapidissimo. Da un lato perché so che nel dibattito, nella discussione nel Comitato ristretto alla fine è stato dato parere favorevole al mio emendamento, quindi da questo punto di vista non aggiungo nulla, perché sapete che quando c'è il parere favorevole, vuol dire che la Commissione ha ritenuto opportuno e utile il suggerimento che avevo promosso, al punto che ho visto che il relatore Colman ha proposto un emendamento analogo, cioè che richiede il parere della Commissione consiliare al comma c) dell'articolo 4, quindi non solo al comma e), ma anche al comma c). Benissimo.
Intervengo solo sulla questione relativa all'emendamento Michieletto, per dire: sì, però non ho visto l'ipotesi sostitutiva, quindi parlo di quello che vedo in questo preciso istante.
I dubbi non sono solo quelli che ha espresso già in maniera molto precisa il collega Sinigaglia, ma la questione è da un lato la deroga, perché qui andando in deroga si va in deroga e quindi in qualche modo, tutto ciò che attiene alla presenza di equidi va in deroga e questo voi capite che potrebbe rappresentare un elemento di estensione della norma all'infinito; mi sembra insomma contraddittorio con altre norme e con altre leggi che abbiamo fatto in questo Consiglio.
La seconda questione è la tipologia di ciò che viene in qualche modo realizzato e costruito, perché qui si parla di capannoni prefabbricati; da questo punto di vista sono rappresentativi di qualcosa di non fisso o sono qualcosa di cementificato al terreno, legato in qualche modo a una presenza fissa e non mobile? Perché ovviamente la tipologia cambia in maniera molto precisa.
Il combinato disposto di questa norma e di altre norme che abbiamo fatto in altre leggi può portare a un risultato che è ancora peggiore dal punto di vista ambientale, dal punto di vista della salvaguardia del territorio ed è questo: il cambio di destinazione d'uso.
In altre leggi abbiamo consentito il cambio di destinazione d'uso di realizzazioni che non sono più funzionanti o finalizzate all'obiettivo che uno ha in qualche modo realizzato; questo significa, ve la traduco così: ho un bel campo, voglio fare un bel rifugio per gli equidi per un anno, lo realizzo, faccio un bel capannone, faccio il rifugio per gli equidi molto bello, fatto bene, curato molto bene con molto cemento sotto. Finito il lavoro degli equidi durato un anno, utilizzo le norme di altra legge - adesso non mi ricordo, ma ve la posso trovare rapidamente - che mi dice che è consentito un utilizzo altro, un utilizzo diverso in caso che l'attività per la quale quel capannone è stato realizzato venga meno e quindi questo lascia spazio a speculazioni di ogni ordine tipo e qui mi fermo.
Certo, io le penso e voi le fate, facciamo così, funziona proprio così: io le penso e voi le fate, cioè penso sia a uso commerciale, penso a uso abitativo, penso a qualsiasi altra forma; una volta stabilito che ho una superficie coperta per gli equidi, gli equidi se ne vanno altrove in un altro capannone a fare la stessa operazione e rimane in piedi una struttura: quella struttura può beneficiare di altre norme che abbiamo realizzato.
Voi capite che il risultato finale, il prodotto finale diventerebbe un gran pasticcio.
Questo vale per l'emendamento Michieletto, l'ho voluto interpretare, ma so che il collega Michieletto è uomo di spirito, quindi capisce che ho dato un'interpretazione forzando un po', ma in ogni caso, se anche la nuova norma riproducesse questo meccanismo, voi capite che non di equidi si tratta, ma di altra cosa, chiamiamola per nome e cognome e rappresenterebbe assolutamente un vulnus che poi c'entra anche poco - lasciatemelo dire - con questa legge: si va dalla cultura allo sport all'urbanistica e alla speculazione edilizia, siamo dentro ad altra materia che, oltretutto, andrebbe in qualche modo coinvolta la Seconda Commissione per fare opere di questo tipo... Terza, si scusami, la Terza Commissione, da questo punto di vista, al di là dell'aspetto positivo del parere dato al mio emendamento, se dovesse permanere questa norma manterrei un giudizio fortemente negativo.

PRESIDENTE

Bene è in distribuzione un emendamento correttivo di quello di cui stiamo parlando, 5 minuti per i subemendamenti.
Collega Zanoni, ha la parola.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Dobbiamo ancora vedere l'emendamento sostitutivo, correttivo, ma nel frattempo abbiamo letto quello che è stato depositato, e anch'io volevo sottolineare come sia, a mio avviso, poco opportuno parlare di costruzioni in deroga alle vigenti normative, che prevedono addirittura capannoni.
Mi volevo soffermare su questa parola, la parola capannoni che effettivamente, vagamente, ricordo in altre norme, perché è una parola che è stata utilizzata ancora, io penso 20 anni fa, vado a memoria, per cercare di manifestare, anche dal basso, perché erano delle scritte che si vedevano sui muri, in giro per il Veneto "Basta capannoni", proprio perché i cittadini cominciavano a rendersi conto di essere circondati da questi edifici, che adesso abbiamo visto essere vuoti per una parte abbastanza consistente e, ahimè, utilizzati anche qui in Veneto, per traffici illeciti, spesso con una regia della malavita organizzata, per riempirli di rifiuti. Siccome basta capannoni è anche di leghista memoria, mi ricordo che un collega della Lega, Michieletto, utilizzi questo termine così brutto, freddo, capannoni per i cavalli, tra l'altro altro, non so se sarebbe d'accordo il nostro Governatore, che l'altro giorno è andato anche al compleanno di un equide, un non so se avete visto, un mulo di 40 anni... esatto metterlo in un capannone, facciamo dei degli edifici in legno, possibilmente non in deroga, però vedo che le deroghe qua, ormai, sono all'ordine del giorno, e adesso andiamo a leggerci quella che è la modifica dell'emendamento.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire la collega Salemi, ha la parola.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anch'io intervengo soltanto in merito agli emendamenti che sono stati presentati, che abbiamo visto in Ufficio di Presidenza della Sesta Commissione poche ore fa.
Nello specifico apprezziamo l'intervento da parte del relatore della modifica, insieme con gli uffici tecnici, dell'emendamento presentato, perché va nella direzione di maggior trasparenza, maggior chiarezza, l'abbiamo detto, le obiezioni sono state quelle rilevate sia dal collega Sinigaglia che dal collega Ruzzante, in Ufficio di Presidenza ci siamo confrontati su questo.
La nuova formulazione e ci sembra molto più adeguata, ci viene però forse da dire se non sia opportuno, anche qui, pensare di coinvolgere, evidentemente per un parere, almeno la Commissione di competenza, ecco visto che si tratta comunque anche di un intervento importante, che riguarda strutture, in questo caso recinti amovibili, però le cui caratteristiche tecniche sono stabilite dalla Giunta, ma forse anche, come dire, collegialmente dall'intervento della Commissione.
L'altro emendamento su cui volevo porre l'attenzione e sul quale abbiamo riflettuto e su cui ci siamo confrontati anche in Ufficio di Presidenza della Sesta, riguarda l'aggiuntivo, mi pare a firma del collega Montagnoli, che chiede un intervento sulla legge 70, che poi di fatto nella vulgata è la cosiddetta legge 49; l'aggiuntivo prevede l'introduzione di un nuovo comma che in qualche modo permette agli uffici di intervenire con contributi da destinare non soltanto in spese correnti, come avviene attualmente, ma anche in spese in conto capitale, perché nel momento in cui si parla di contributi da destinare agli impianti, agli arredamenti, alle attrezzature utili, all'allestimento di attività culturali, quali mostre e spettacoli, si interviene appunto su una linea di contributo diversa rispetto a quella che avviene nella prassi attuale.
Allora chiedo al collega Montagnoli magari di aiutarci a capire meglio: ne abbiamo discusso col Presidente anche in Commissione, ne abbiamo discusso con gli Uffici legislativi, ma la mia perplessità è che, nel momento in cui interveniamo con contributi da destinare ad investimenti, non rischiamo di scompensare in qualche modo anche quello che è l'equilibrio tra i contributi in conto capitale e i contributi in spesa corrente? Infatti è chiaro che il contributo destinato a uno spettacolo o a una manifestazione, secondo criteri stabiliti, tra l'altro, dalla legge stessa e poi applicati attraverso le delibere di Giunta, prevede che non si superi una determinata soglia di compartecipazione o di cofinanziamento da parte della Regione.
Ecco, non vorremmo che poi la destinazione del contributo in conto capitale, quindi destinato ad investimento, rischiasse di depauperare o sottrarre qualche cosa in termini di contributo per spesa corrente: si tratta forse di dettagli tecnici, ma che sarebbe bene chiarire tenendo conto che la legge 70 è estremamente generica, non contiene dei criteri specifici, tanto che poi si interviene in Giunta con le delibere, magari per parametrare meglio alcuni aspetti della legge stessa. E dobbiamo anche tener conto che questa legge potrebbe essere soggetta ad un'attenzione in sede di legge quadro sulla cultura, che è quella che ci accingiamo ad analizzare appunto in Commissione.
Collega Montagnoli, speriamo che non sia come dice lei, cioè che questa legge si procrastina senza garanzie: in realtà siamo determinati tutti a portarla al voto prima possibile in Aula, ovviamente con tutto quello che è previsto nell'iter, però se durante l'analisi della legge quadro si dovesse intervenire con una effetto abrogativo sulla legge 49, pensiamoci prima di intervenire su questo.
Se lei riuscisse a fugarmi questo dubbio che ho già esplicitato in Ufficio di Presidenza e volesse chiarire quali sono i casi o i termini in cui si verifica la necessità di intervenire, così come lei propone in emendamento, magari mi fa anche convinta.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il collega Fabiano Barbisan, ha la parola.

Fabiano BARBISAN (Centro Destra Veneto Autonomia e Libertà)

Grazie, Presidente.
Volevo capire anche io e magari anche dare un contributo, se è possibile, su questa norma che ci accingiamo a discutere e ad approvare.
Io immagino che ci siano anche magari dei ragazzi che intendono in qualche modo mettersi vicino con la passione ippica, con passione di stare vicino agli animali, e magari a casa loro non hanno la possibilità nel garage della macchina di mettere il cavallo, di mettere l'animale per cui cercano di trovare una sistemazione al di fuori delle superfici agricole dei vari capannoni in cemento o delle strutture fisse che possono andare a prendersi, poi diventano cose non giuste magari, perché il cavallo poi per muoversi ha bisogno del terreno, non del cemento, quindi togliamo subito una preoccupazione: il cemento per terra assolutamente no.
Secondo, a mio avviso bisogna parlare e chiarire, mettere magari nell'emendamento, suggerivo al collega che ha strutturato la norma, mettere la parola chiave "tensostruttura" o similari, cioè oltre che a telone si può fare con la plastica, cioè che possa essere un qualcosa di movibile, ma movibile al 100%, dove anche l'ancoraggio nel terreno, oggi esistono dei sistemi, si usano nei frutteti, nei vigneti, dappertutto, con quelle trivelle che vanno interrate e tengono tantissimo, perché basta metterne 1, 2, 3 e tengono più di un plinto di cemento.
È importante a mio avviso chiarire l'indole e noi non creare una burocrazia ancora, oppure dei vincoli che non possa essere usufruito quello che noi abbiamo in testa: chiedo l'attenzione del consigliere Ruzzante e del Consigliere Zanoni, perché non credo ci sia la volontà - e qua la togliamo - cioè non sono d'accordo anch'io, nel cementificare, dopo che tanto abbiamo detto e tanto abbiamo fatto.
Anche perché si parla di eventualmente, il termine è un capannone, ma una tensostruttura di limitate dimensioni: non si vanno a fare migliaia di metri quadri di copertura, non esistono neanche, non è possibile, farà 200 metri quadri, 300 metri quadri.
Hanno una hanno delle regole ben precise.
In definitiva, magari modifichiamo con termini tecnici il dato da scrivere, ma è una cosa interessante ed importante perché ci sono delle realtà che, anche in territori che non sono quelli tipici, classici, nelle zone della pianura magari non si fanno, ma nelle zone della collina, nelle zone dove non ci sono queste estensioni di terreni, è inutile andare a creare magari perché si creano le superfici 6, 7, 8 ettari, di 70.000 metri quadri, per fare poi una struttura fissa.
Meglio che se uno ha un ettaro di terra, impegna 2 o 300 metri quadrati e si fa il suo ricovero per gli animali.
Questo deve essere il senso: d'estate magari rimane il tetto, perché altrimenti le povere bestie vengono a soffrire il sole, perché non si può mettere gli animali al sole pieno d'estate, d'inverno addirittura si va a chiudere il perimetro attorno col telo, in maniera molto semplicistica, ma in maniera molto concreta. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Zorzato, ha la parola.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Sull'argomento, di principio potrei non avere nessuna riserva. Ho qualche dubbio che si possa in emendamento introdurre su una legge un argomento del genere con la delicatezza che comporta.
Collega Barbisan, nel sostenere la tesi che io ho condiviso, ha fatto un esempio: io ho un ettaro di terreno e copro 200 metri. Qua non dice niente di questo: non può essere demandato alla Giunta stabilire i parametri tra quanto terreno ho, tra quanti cavalli ho, quanto coperto ho e come faccio la copertura.
È una legge a tutti gli effetti. Sono favorevole al principio, quindi sto domandandomi se riusciamo.
Le distanze dai confini: pensate che un problema del genere non esista? In zone soggette a Sovrintendenza, facciamo un capannone di 300 metri senza l'autorizzazione della Sovrintendenza? Qualcuno pensa che sia possibile? Cavalli o non cavalli, tu pensi di poter mettere una tensostruttura nell'articolato romano senza passare sulla Sovrintendenza? Siccome non è possibile, va regolamentato per forza.
Posto così è un articolo di buona fede, che a mio avviso abbiamo voglia di fare, ma ci porta problemi.
Prescindo dal tema cementificazione o meno, perché basta mettere la norma che dice che devono essere strutture che non possono avere una pavimentazione... ma se non lo scrivi, non è scritto.
Se non lo scrivi, non è scritto che non si possa fare e siccome questa è un mix tra urbanistica e agricoltura, l'idea è positiva e nasce da qualcuno che ha un bisogno, ma provo a fare una forzatura negativa.
Sono un agricoltore in buona fede che ha bisogno di coprire 40 trattori perché faccio il terzista, non ho più superficie, compro tre cavalli e mi copro i trattori, perché ho finito la superficie per coprire un capannone e i trattori stanno un ben di Dio sotto un tensostruttura, che sarebbe per i cavalli, ma ci ho messo i trattori sotto. Chi mi dice di no, ho i cavalli?
Io credo che sarebbe opportuno ritirare l'emendamento, farne una valutazione di legge opportuna, portarlo in Terza e portarlo in Seconda Commissione perché è un tema anche urbanistico, altrimenti rischiamo di farci male.

PRESIDENTE

Collega Pigozzo, ha le parole.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Mi ha anticipato credo anche nelle virgole, la valutazione sull'emendamento da parte del collega Zorzato, che condivido pienamente quindi.
Pur non avendo nulla contro i cavalli, penso che ci siano delle limitazioni pesanti sul far andare avanti questo emendamento all'interno di una legge ordinamentale che ha a che fare con lo sport, perché le implicazioni sono talmente tante, le ha declinato in maniera precisa il collega adesso, che inviterei anch'io il collega Michieletto a fermare un attimo questa proposta e portarla secondo i parametri corretti, normali, con gli approfondimenti necessari in Commissione, con una proposta definita.
Evidentemente le necessità sono tante che vanno dal piccolo proprietario di un cavallo, all'allevatore, a chi nella propria attività anche fa del maneggio e quindi una pratica sportiva aperta ai cittadini e così via; sono talmente varie le situazioni, che non possiamo racchiudere le tutte in tre righe, come è stato poi anche semplificato l'emendamento iniziale, che però più parliamo e più ci incastriamo, diciamo così, nel valutare gli effetti di questa modifica.
Siccome il tema della costruzione in zona agricola è un tema delicato, che ci ha visto discutere anche in Commissione anche per ore insomma su tante altre necessità, appunto si citava il ricovero degli attrezzi agricoli, piuttosto che le serre, piuttosto che altre attività analoghe come impatto, allora io direi fermiamoci, lasciamo stare questo tentativo pur nobile che però non è collocato nella posizione giusta, continuiamo la discussione sulla legge ordinamentale nei parametri normali e rinviamo questa discussione in sedi appropriate e appunto in Commissione.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire la collega Rizzotto, ne ha facoltà.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Io ringrazio il presentatore per aver sollevato un problema che è evidente e che sicuramente debba trovare risposta. Nello stesso tempo, come era già emerso già questa mattina vedendo gli emendamenti, aveva già intenzione di ritirare l'emendamento, l'ha ripresentato e tutto in maniera diversa.
Questa materia - come ha detto anche qualcuno che mi ha preceduto - ha chiaramente una valenza urbanistica e deve essere valutata sotto diversi altri aspetti; in questi giorni in Seconda Commissione al vaglio l'ordinamentale della Seconda con tutto anche il pacchetto urbanistico e penso che questa norma forse possa trovare maggior collocazione, compimento e valutazione più approfondita in sede di Seconda Commissione.
Penso che non vi siano problemi da parte dei presentatori, che anzi ringraziamo per aver sollevato un problema reale, che c'è, ma per darne risposta in maniera più precisa, puntuale e corretta un momento di riflessione forse è più opportuno e la sede più opportuna probabilmente è proprio la Seconda Commissione, con l'impegno di approfondirlo in quella sede e di portare una risposta in quella sede, in Seconda Commissione, a questo problema che ci vede d'accordo di avere un esito positivo, l'invito è al ritiro dell'emendamento e valutazione con impegno in seconda Commissione a risolvere il problema, grazie.

PRESIDENTE

Siamo in discussione generale, magari l'emendamento viene ritirato al momento in cui lo... no, no, no, ma semplifica la vita a tutti e va bene che approfondiamo adesso. Formalmente ci aspettiamo che gli interventi li faccia il collega al momento giusto.
Chiusa la discussione generale.
Si passa all'esame dell'articolato, partendo dall'articolo 1.
Pongo in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Sull'articolo 4 troviamo degli emendamenti.
Emendamento n. A0004, presentato dal consigliere Colman, modificativo, che prevede:
"Al comma 3 dell'articolo 4, dopo le parole: "Giunta regionale" sono inserite le seguenti: ", sentita la competente Commissione consiliare,"
Pongo in votazione l'emendamento n. A0004.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0001, presentato dai consiglieri Ruzzante e Bartelle, modificativo, che prevede:
"Al comma 5 dell'articolo 4 dopo "Giunta regionale" sono inserite le seguenti parole: ",sentita la competente Commissione consiliare,".
C'è qualcuno che lo vuole illustrare? Un parere del Relatore? C'è un parere favorevole di Giunta e Relatore.
Pongo in votazione l'emendamento A0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 4 come emendato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 7.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Abbiamo l'emendamento che prevede l'articolo aggiuntivo presentato da Michieletto, che chiede di intervenire.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Presidente, ringrazio intanto i colleghi che sono intervenuti prima, premetto che la decisione di ritirare questo emendamento era già stata presa prima dell'inizio della seduta. A scanso di equivoci e proprio per fugare ogni dubbio, però, due parole ci stanno.
Allora, nell'emendamento si parla di una struttura, di una copertura di un'area per una necessità molto semplice: i cavalli hanno bisogno di sgambare perché sono esseri viventi e, durante il periodo estivo, primaverile e autunnale di solito si fanno camminare, trottare o comunque muovere ogni giorno attraverso le rive, i campi e le vie di campagna, ma questo diventa un problema molte volte durante il periodo invernale. Noi abbiamo dei periodi di gelate e di scongelamento del terreno che creano molto spesso del fango alto, fondo e pericoloso per gli animali, per cui si ha difficoltà a far muovere gli animali, però la necessità di farli muovere permane.
Quale voleva essere l'intento? Semplicemente di dare un'area di un maneggio a chi abbia dei cavalli e, tra l'altro, si parlava di strutture usando: si è usato il termine "capannoni" ma perché purtroppo qui si usa molto spesso – e lo faccio anch'io – per indicare quelle strutture smontabili in tela che si usano, per esempio, per le sagre e per le feste. Questo tipo di struttura, quando sia dedicato ai cavalli per la sgambata, non solo non deve essere cementificato, ma non può essere cementificato, perché i cavalli, gli animali si muovono sul terreno con un velo di sabbia sopra, è impensabile far sgambare o trottare un cavallo sul cemento o su altra copertura rigida.
Tra l'altro, questa copertura non si può prestare a mille altre cose, perché non è un ricovero e non deve esserlo: è uno spazio quadrato, rotondo o rettangolare, dove l'animale, è tenuto per una corda o lasciato libero, in presenza di un confine; diciamo che è un piccolo recinto con l'ombrello per fare in modo che l'animale possa allenarsi e tenersi in movimento, quindi non aver problemi di cuore, di muscolatura e di tonicità, al sicuro e al coperto. Questa era l'intenzione da cui nasce poi l'emendamento.
Mi fa piacere comunque che tutti abbiano recepito che è un tema, che poi vada trattato in maniera diversa, più approfondita e regolamentata mi va benissimo, ma l'intenzione è esclusivamente il benessere degli animali, che rischiano in molti casi di rimanere chiusi per settimane dentro dei box e di non poter muovere e attivare il proprio organismo.
Ritiro, quindi, l'emendamento, come già abbondantemente annunciato, e vedremo di affrontare l'argomento in sede diversa, magari più approfonditamente. Vi ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, collega. Quindi viene ritirato l'emendamento n. A0003 e immagino che, a questo punto, anche quello presentato dal Relatore, che era correttivo del precedente, il n. A0005 venga ritirato.
Collega Finco, prego.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Sull'articolo 9 volevo solamente fare un riferimento al comma 3, allorché dice: "Il comma 5 viene così sostituito: ai componenti esterni del Comitato Tecnico Scientifico è attribuito unicamente il rimborso delle spese sostenute e documentate, secondo la disciplina regionale in materia". Allora, noi a livello regionale abbiamo moltissime Commissioni tecniche e ultimamente stiamo assistendo a un viavai di persone continuo, cioè persone che continuano a dimettersi perché noi pretendiamo che queste Commissioni tecniche o organi scientifici siano svolti completamente ad uso gratuito.
Allora qua noi dobbiamo capire che, se vogliamo mantenere queste Commissioni tecniche e questi organismi, se sono utili, dobbiamo giustamente riconoscere un gettone di presenza a queste persone che si prendono mezza giornata per venire a Venezia; se, invece, secondo noi, non sono più utili, dobbiamo eliminarle, non togliere i gettoni di partecipazione, perché in altre parti d'Italia prendono degli stipendi e noi togliamo anche i gettoni da 50 euro a queste persone che perdono mezza giornata per venire a Venezia a dare un sostegno tecnico.
Allora, se hanno ancora una funzione, le teniamo e diamo quello che è giusto per il ruolo che svolgono, mentre se, secondo noi, non hanno più nessun tipo di funzione, eliminiamo queste Commissioni tecniche, perché c'è un viavai di persone che è una cosa incredibile: ci sono persone che noi nominiamo e dopo due mesi si dimettono. Allora, se noi vogliamo inseguire la linea che è quella che dobbiamo togliere tutto a tutti, bene, magari fra qualche mese arriverà qualcuno che dirà che dovremmo fare i Consiglieri regionali a 50 euro al mese perché, se andiamo avanti di questo passo, , è una cosa, però se noi crediamo ancora in queste Commissioni e in queste strutture, è giusto riconoscere di quello che è giusto.
Voglio avvisare la Giunta che mi auguro che sia la prima e ultima volta che arrivano questo tipo di modifiche normative che vanno veramente a togliere un nulla, perché vorrei capire anche quanto prendono questi componenti del comitato scientifico, visto che abbiamo fatto un comma apposta per togliergli il contributo.

PRESIDENTE

Collega Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Sono d'accordo con il collega Finco: volevo sottolineare questa condivisione, perché mettiamoci una mano sul cuore, signora Giunta, però la partecipazione Tumore Day insomma sappiamo che lascia il tempo che trova. Quando ci dicono: "Io ho un lavoro e io perdo un'ora" non possiamo dire: "Tu sei stato nominato", ti dicono: "Fallo in altro modo" e alla fine noi abbiamo un problema, cioè quello che rappresentiamo. Semplicemente questo. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Salemi, è d'accordo anche lei?

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Volevo esprimere anch'io parere favorevole rispetto a quanto ha non solo obiettato, ma anche proposto dal collega Finco: qua si va a votare, c'è il riconoscimento anche di un rimborso spesa.
Il collega Finco dice: andiamo un po' più in là, se dobbiamo valorizzare le competenze o qualificare le competenze, prevediamo anche un gettone.
Collega Finco, credo che sia utile - parliamone anche in Commissione se necessario - fare una riflessione che riguarda trasversalmente però questi comitati, cioè che non è solo inerente a questo intervento e vediamo eventualmente di trovare anche una formula che possa essere adatta per il riconoscimento della qualità e delle competenze spese da queste persone.
È anche vero che molto spesso la presenza di questi esperti poi si riduce, perché la rosa di persone disponibili sono quelle che magari sono già in pensione, che non hanno la difficoltà di dover conciliare i tempi del lavoro con i tempi anche dell'impegno civico; io credo che sia giusto offrire a tutti l'opportunità di dare valore e di spendere le proprie competenze al servizio della Regione.

PRESIDENTE

Collega Colman, prego.

Maurizio COLMAN (Liga Veneta – Lega Nord)

Salve. Io, sentendo come si sta svolgendo il dibattito e vedendo una trasversalità e un'uniformità di opinione, chiedo se si può interrompere la fase della discussione per presentare un emendamento o un subemendamento che vada in questa direzione. Chiedo se questo sia possibile in quanto la mia conoscenza del Regolamento del Consiglio non è così approfondita.

PRESIDENTE

Consiglio operativo, c'è la volontà di fare un percorso, come diceva il collega Finco, che io condivido, perché alla fine il rischio è quello di avere o gente poco qualificata o lobbisti pagati da qualcun altro, permettetemi.
Il problema è che in questa fase andrei avanti così com'è il provvedimento o viene ritirato, è un articolo, per cui andrebbe preparato un eventuale emendamento.
Volete un mio consiglio? Votiamo così com'è e c'è un impegno politico a correggerlo nel più breve tempo possibile.
Collega Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
L'importante per noi è avere memoria storica. Vi ricordate che la Lega in particolare ha chiesto la volta scorsa di eliminare tutti... almeno leggiamoci il passato, perché siamo noi, questo Consiglio, che ha deciso che per un fatto di generosità, la gente deve venire gratuitamente.
Non l'ha deciso una legge.
Io non voglio aprire una discussione, chiederei per cortesia di trattare questo argomento con calma, ma vi chiederei di leggervi i verbali del passato, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio e della Giunta rispetto questo argomento, perché rischiate di andare avanti su una strada che contraddice quanto fatto in questo Consiglio.
Io credo di non sbagliare, ma siamo noi che abbiamo deciso di annullare gli emolumenti che c'erano una volta, non è che lo decide qualcun altro.
C'erano una volta gli emolumenti nelle varie Commissioni.
Io chiederei quindi di accantonare, come diceva il Presidente dell'Aula, in questo momento, fare un po' di memoria storica, ognuno si riguarda gli interventi che ha fatto o che ha fatto qualcun altro e a quel punto, con libertà, nulla vieta che possiamo tornare su passi vecchi, ma ricordiamoci che non stiamo modificando una norma fatta da altri, ma fatta da noi.
Lo dico solo per quelli che sono arrivati recentemente, che magari non lo sanno; dieci anni fa c'erano gli emolumenti, li abbiamo levati nel Consiglio scorso, per un fatto politico, incassando che il merito politico di questa norma, che non sia che oggi che so... mi fermo.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, siccome mi hanno chiesto dieci minuti per provare a scrivere un emendamento, vuole intervenire o leggiamo prima l'emendamento? Prego, le do la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Presidente, intervengo sulla questione per un richiamo al Regolamento.
Noi siamo su un punto, che è la discussione sull'articolo 9.
Lei ha aperto la dichiarazione per il voto sull'articolo 9, quindi la fase proposta dal collega Finco, al di là, non entro nel merito del perché la Giunta ha proposto questa cosa, io credo che dobbiamo essere un po' coerenti, non è che stamattina ci svegliamo e qui garantiamo un'indennità a chi sta dentro e invece in mille altri posti l'abbiamo cancellata, quindi bisogna essere un po' coerenti, fare una norma e una disciplina di tutte.
Posso convenire su alcuni aspetti, su altri un po' meno, ma decidiamolo una volta per tutte e una volta per sempre, cioè nel senso che non è che adesso ci svegliamo su un punto e poi c'è poca coerenza rispetto ad altri organismi analoghi a questo, sui quali abbiamo previsto solo il rimborso delle spese.
Per il richiamo al Regolamento, noi siamo nella fase successiva alla possibilità di emendamenti, perché siamo sulle dichiarazioni di voto sull'articolo, perché non sono stati presentati emendamenti su questo articolo, quindi non possiamo tornare indietro, perché lei ha aperto la discussione sull'articolo 9, che non prevedeva emendamenti; nel momento stesso in cui lei apre la dichiarazione di voto sull'articolo, non è più possibile presentare emendamenti riferiti a quell'articolo, quindi io non sono d'accordo, perché è una questione di principio che pongo, perché diventa un precedente in questo caso e non si può accettare un precedente che ci riporta indietro rispetto a un testo.
È vero che il collega Colman poteva presentarli, ma poteva presentarli fino a un attimo prima che lei aprisse la dichiarazione sull'articolo 9, che è stata aperta con l'intervento del collega Finco.
Questa quindi è la questione che pongo.

PRESIDENTE

Collega, per rispondere alla sua questione, che magari serve anche per altri.
Il comma d) dell'articolo 102 dice: "Il Relatore e la Giunta possono presentare emendamenti fino al momento della votazione dell'articolo - quindi votazione - al quale sono riferiti". Io lo leggo come possibilità in positivo di accogliere, a fronte del dibattito sullo specifico punto, anche delle indicazioni, quindi ho aperto l'esame dell'articolo, non credo di aver parlato delle dichiarazioni di voto.
Siccome c'è lo spirito costruttivo, io non so se l'assessore Corazzari, a cui do la parola per vedere se ci dice qualcosa, altrimenti...

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
Sicuramente il percorso che, non solo da questa Legislatura, è stato intrapreso nella ottica della razionalizzazione dei costi riguardanti tutti quegli adempimenti, incarichi, connessi all'attività del Consiglio, della Giunta e quindi a tutte le competenze connesse all'ente Regione, ha visto nel corso appunto degli ultimi anni una forte riduzione ed era dovuto ad una manifestazione di volontà politica in tal senso.
Debbo anche dire che il dibattito di oggi è significativo, in quanto fa emergere come determinate scelte, seppur giustamente fondate sulla necessità di razionalizzazione delle spese, riduzione degli incarichi, razionalizzazione del numero degli incarichi, possono anche configurare poi degli elementi che sono ostativi al buon funzionamento di determinati organismi, e questo in ragione del fatto che l'incarico, prettamente gratuito, in particolar modo quando esso è necessariamente svolto da persone con competenze tecniche precise, può risultare non sempre approfonditamente valorizzato, e trovare una piena condivisione da parte di chi, poi, potrebbe avere le caratteristiche per svolgerlo, per queste motivazioni io propongo che questo articolo venga votato così, come presentato dalla Commissione, e non venga modificato, ma sicuramente, in particolar modo, per quanto riguarda le mie competenze, posso valutare di proporre alla Commissione competente una revisione di quelli che sono, innanzitutto, tutti gli incarichi connessi alle varie commissioni, connessi alle materie della cultura, dello sport e quant'altro, capire quanto tempo impegnano questo tipo di incarichi, il cui numero delle riunioni che si svolgono, e anche che tipo di caratteristiche curriculari richiedono questi incarichi, in modo da poter andare anche nella direzione di una rivalutazione della necessità di apporre degli emolumenti a favore di chi svolge questi incarichi, giusto per ovviare, sicuramente io mi impegno a portare un approfondimento in questo senso e a proporlo alla competente Commissione consiliare.

PRESIDENTE

Non so se sarà una pausa di riflessione, provo a dire due cose io.
Il collega Finco mi pare che abbia sollevato un problema relativo a questo articolo, ma è un problema più generale e delle due l'una, come direbbe il collega Zorzato: o lo bocciamo e se ne ridiscute, o lo approviamo così com'è e li modifichiamo tutti dopo, perché sennò correremo il rischio che adesso abbiamo qualcuno che prende anche il gettone, e altri cento in attesa. Siccome il provvedimento, come diceva il collega Zorzato, è coerente con quella che è stata fatta la linea fino ad oggi, se decidiamo di cambiarla, e ricordo che la potestà legislativa è del Consiglio e non è della Giunta, almeno quello, di questi tempi, io lo metto in votazione, poi fate quello che volete.
Bene, allora se non ci sono altri interventi apriamo la votazione e mi pare che viene confermato il parere favorevole di Giunta e Relatore.
Pongo in votazione l'articolo 9.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0002, presentato dal collega Montagnoli, aggiuntivo, che prevede:
Dopo l'articolo 9 è inserito il seguente:
"Art. 9 bis "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 9 giugno 1975, n. 70 "Contributi e spese per l'organizzazione di mostre, manifestazioni e convegni di interesse regionale".
1. Dopo il comma 1, dell'articolo 1, della legge regionale 9 giugno 1975, n. 70 , è inserito il seguente comma:
"1.bis Rientrano, altresì, tra gli interventi di cui al comma 1, gli allestimenti per l'attività culturale, compresi gli impianti, gli arredamenti e le attrezzature varie, purché siano complementari funzionalmente agli interventi di cui al comma 1".
Se è noto e non ci sono interventi, metto in votazione l'emendamento A0002.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 10.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 11.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione il disegno di legge n. 389 come emendato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Allora, saremmo a un paio di proposte di legge, sia la 27 che la 28, che mi sembrano condivise e chiedevo se qualcuno chiedeva la pausa caffè, visto che siamo tutti d'accordo, ma mi pare che ci alterniamo e il collega Pigozzo mi sostituirà.
PUNTO
27



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI MICHIELETTO, RIZZOTTO, BORON, GIDONI, SANDONÀ, SEMENZATO, VILLANOVA, FINCO, FORCOLIN, POSSAMAI, FERRARI, ZOTTIS, SALEMI, SCARABEL, DALLA LIBERA E MONTAGNOLI RELATIVA A "ISTITUZIONE DELLA "GIORNATA IN RICORDO DELLA TRAGEDIA DEL VAJONT" E DEL RICONOSCIMENTO "MEMORIA VAJONT"". (PROGETTO DI LEGGE N. 361) APPROVATA (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 5/2019)
Relazione della sesta Commissione consiliare, relatore in Aula il consigliere Michieletto.

"Signor Presidente, colleghi consiglieri.
Vajont è il nome di un torrente che scorre nella valle di Erto e Casso e confluisce nel Piave, di fronte a Longarone e Castellavazzo, in provincia di Belluno.
Oggi, però, è soprattutto il nome di una tragedia e il ricordo di una data: quella del 9 ottobre 1963, quando, alle ore 22,39, una enorme frana di circa 260 milioni di metri cubi di rocce e detriti si staccò dal monte Toc, su un fronte di 2.000 metri. In pochi istanti la frana precipitò nel lago artificiale, formato da una diga, sollevando una masso d'acqua di circa 50 milioni di metri cubi.
L'onda che si formò travolse Longarone e le altre località vicine, i cui abitanti non ebbero il tempo di fuggire per mettersi in salvo: morirono 1.910 persone.
La Regione del Veneto con l'approvazione della legge regionale 3 ottobre 2003, n. 18 , ha costituito, assieme al Comune di Longarone, all'Edison S.p.A. e all'ENEL S.p.A., una Fondazione denominata "Vajont 9 ottobre 1963" ONLUS con lo scopo di promuovere sia le attività di ricerca e studio per evitare il ripetersi di questi disastri idro geologici, sia progetti mirati al sostegno psicologico dei parenti delle vittime e dei superstiti.
Con vivo disappunto e amarezza si constata che all'anniversario della catastrofe, nessuno dei principali media, soprattutto nazionali, accenna alla tragedia, ai quasi due mila morti e al dramma dei superstiti. E con maggior dispiacere e stupore si riscontra che la ricorrenza risulta ignorata dalle pagine web de "Accade oggi: 9 ottobre" curate da Rai Storia. Quelle pagine danno conto del 9 ottobre 1907, giorno di nascita di Monsieur Hulot, del 9 ottobre 1940, giorno di nascita di John Lennon, "l'animo" dei Beatles, del 9 ottobre 1944: giorno di nascita di Churchill e di Stalin, nonché data del "Patto delle percentuali", del 9 ottobre 1958, data di morte di Pio XH, "il Papa controverso ", del 9 ottobre 1962, data dell'"Uganda indipendente", del 9 ottobre 1967, data di morte del Che Guevara, "il Rivoluzionario", nonché di nascita della Repubblica Khmer, in Cambogia, del 9 ottobre 1982, data dell' attentato alla sinagoga di Roma. Ma, incredibilmente, alcuna menzione fanno del 9 ottobre 1963, data della sciagura del Vajont.
Per questo, con l'odierna proposta di legge - articolo 1- si dispone l'istituzione della "Giornata in ricordo della tragedia del Vajont", che dal 2019 ricorrerà il 9 ottobre, "al fine di commemorarne le vittime, esprimere solidarietà ai comuni che furono colpiti dall'evento ed ai superstiti, sensibilizzare la comunità regionale e le istituzioni al tema del disastro ambientale provocato dall'uomo e promuoverne la prevenzione".
All'articolo 2, si dispone che la Giunta regionale, col parere della competente Commissione consiliare, disponga annualmente un programma di interventi celebrativi con cui, in particolare (comma 1):
"a) promuove iniziative per mantenere viva la memoria del Vajont, in collaborazione con autonomie locali ed altri enti pubblici, con gli istituti del sistema educativo di istruzione e formazione, le università, gli enti culturali e le associazioni interessate;
b) concorre, mediante la concessione di contributi, alla realizzazione di ricerche, filmati, pubblicazioni, giornate di studio, mostre e manifestazioni aventi ad oggetto il tema della Giornata;
c) prevede l'indizione di avvisi per la premiazione di tesi di laurea sulla "Memoria del Vajont", perché il ricordo del disastro ambientale del Vajont rimanga vivo nei giovani a promuovere consapevolezza del corretto rapporto dell'intervento umano sull'ambiente e sul territorio".
Segue, all'articolo 3, la norma finanziaria che stanzia, ai fini di copertura degli oneri derivanti dall'applicazione dell'articolo 2 euro 50.000,00 per l'esercizio finanziario 2019, mentre per gli esercizi successivi si provvederà nei limiti degli stanziamenti annualmente autorizzati dalle rispettive leggi di bilancio.
Sulla proposta di legge la Sesta Commissione consiliare, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha espresso all'unanimità (presenti il Presidente Villanova del Gruppo consiliare Zaia Presidente, il consigliere Colman del Gruppo consiliare Liga Veneta-Lega Nord, il consigliere Barbisan del Gruppo consiliare Centro Destro Veneto-Autonomia e Libertà, il consigliere Barison del Gruppo consiliare Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale, il consigliere Dalla Libera del Gruppo consiliare Veneti Uniti, il consigliere Ferrari del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente, Salemi del Gruppo consiliare Partito Democratico, Baldin del Gruppo consiliare Movimento 5 stelle, Negro del Gruppo consiliare Veneto Cuore Autonomo) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale".

PRESIDENTE

Bene, allora il Relatore, consigliere Michieletto, se vuole intervenire, ha la parola.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

La ringrazio, Presidente.
Andiamo a trattare un progetto di legge, al quale tengo particolarmente, che di fatto si propone due cose in particolare: una è di istituire una giornata dedicata alla memoria delle vittime del Vajont, 55 anni dopo, visto che fino ad oggi, perlomeno a livello ufficiale, questo non è mai successo; la seconda parte di questo PdL va ad istituire un riconoscimento per tutti quei futuri tecnici, futuri ingegneri che dovranno occuparsi di opere pubbliche o non pubbliche, di dighe, di ponti, perché tengano ben in mente che, prima dell'opera, bisogna tenere in considerazione l'ambiente e la vita umana e poi si parla di opere.
Il 9 ottobre del '63, nel Vajont, una diga costruita su un torrente, a ridosso di un monte che si chiama Toc, dove qualcuno diceva da anni, da decenni che la situazione non era quella ideale si decide comunque, in nome di un grande biglietto da visita per le opere da fare nel mondo, in nome di un interesse di una grande azienda, nel nome di tante cose, di tapparsi gli occhi e le orecchie e di portare a termine un'opera faraonica e meravigliosa, perché lo è effettivamente, che però purtroppo in una frazione di secondo manda all'altro mondo 2.000 persone, cancellando un intero Paese: 1.917 persona, di cui 500 bambini, muoiono a causa non del crollo della diga, ma del crollo di parte della montagna all'interno del lago che scavalca la diga (la storia la conosciamo tutti) e si scaraventa su un paese, non lasciando nulla e le foto di quel periodo le abbiamo viste tutti.
Penso che tutti, quando ci rechiamo verso il Cadore e verso le montagne, siamo passati per Longarone e per la valle e tutti alziamo gli occhi quasi intimoriti, quasi con soggezione, a guardare quel capolavoro di ingegneria, che però è stata messa dagli umani nel posto sbagliato; quindi non è l'opera in sé il problema, è il luogo in cui si è deciso di costruirla il problema serio.
2.000 persone non ci sono più e, a mio avviso, vanno ricordate ogni anno proprio il 9 ottobre, che è il giorno in cui è successa la tragedia, la più immane tragedia che abbia mai colpito questa Regione e questo Paese in tempi non bellici, perché se parliamo di guerra è un'altra cosa. Quando qualcuno muore è perché è successo un incidente, è morto in guerra, è morto per una malattia, ma qui abbiamo 2.000 persone che non sanno per quale motivo sono morte, perché è arrivata un'onda alta 200 metri e li ha spazzati via, li ha schiacciati, eppure sembra che si sapesse.
Cosa mi piacerebbe che succedesse a fronte dell'approvazione di una legge che mi auguro sia abbastanza, molto o del tutto condivisa? Mi auguro che nelle case il 9 ottobre, quando la tv dice che si commemorano le vittime del Vajont, i bambini, quelli nati ieri, chiedano alla mamma e al papà cosa è successo il 9 ottobre, cosa si commemora e i genitori, come facciamo noi, come ha fatto mio padre, come hanno fatto i nostri genitori, i genitori dei Consiglieri più giovani, spieghino a questi bambini che quel giorno, per una serie di motivi, è successa una tragedia immane. E questi bambini e questi giovani dovranno crescere anche con un pensiero a questo: alle vittime, che devono avere la loro dignità e che devono essere ricordate, ma non solo, devono crescere col pensiero che le opere pubbliche, che le cose create dall'uomo debbano comunque sempre tener conto, prima di ogni altra cosa, della vita umana e del rispetto della vita umana. In quel caso non è andata, secondo me, proprio così.
Mi piacerebbe che lo ricordassero gli insegnanti nelle scuole, dipendesse da me farei visionare quell'incredibile spettacolo - è brutto definirlo spettacolo - ma di fatto è stata una recita meravigliosa di Marco Paolini, credo che tutti abbiamo avuto modo di vederlo, geniale, incredibile, dell'emozionante oltre ogni aspettativa, che ha fatto da sopra la diga una quindicina di anni fa.
Lo farei vedere a tutti perché lì, anche chi non sa - e in Veneto pochi non sanno, perlomeno a livello di narrazione - anche chi non sia informato si rende conto probabilmente di cosa sia accaduto il 9 di ottobre del '63.
Ho avuto modo in Commissione di ragionare anche con i colleghi delle opposizioni, sono state poste delle modifiche a questo progetto di legge, al quale hanno contribuito in maniera fattiva anche il consigliere Gidoni e l'assessore Bottacin, che ringrazio nuovamente e quindi mi piacerebbe che fosse una legge approvata a larga maggioranza, perché secondo me deve restare traccia indelebile per le prossime generazioni di quello che il Veneto, il popolo veneto ha subito, perché è stata un'imposizione di fatto e un'imposizione che ha creato una tragedia inenarrabile.
Spero solo che venga approvata e che sia soprattutto condivisa, non solo col voto, ma proprio con l'approvazione intima di ognuno di noi. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Vice Presidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie. Ha chiesto di intervenire la collega Salemi. Prego, a lei la parola.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie Presidente.
Collega Michieletto, non credo che l'Aula la voterà a larga maggioranza questa proposta di legge, ma l'Aula lo voterà all'unanimità, perché già in Commissione ci sono stati dei segnali netti.
Lei diceva la condivisione massima, ma anche la volontà da parte di tutti i colleghi, se non ricordo male in Commissione, di voler sottoscrivere questa proposta di legge e noi la ringraziamo anche di aver posto l'attenzione su questo.
Io credo che sia indispensabile fare un tributo alla memoria del Vajont; dico questo perché racconto un aneddoto che mi riguarda personalmente: io sono nata due anni prima di quel 9 ottobre del 1963 e nella mia infanzia, ma anche adolescenza - non ho vergogna a dirlo - ero ragazzina che frequentava le Scuole Superiori, non avevo mai avuto la consapevolezza di quello che era successo in Vajont.
Forse anche per una responsabilità dei media, la comunicazione della tragedia del Vajont era stata molto edulcorata, addirittura si rischiava che nella vulgata si parlasse di alluvione del Vajont e lo ricordo chiaro, perché quando poi in famiglia mi ricordo per una immagine di repertorio in età della ragione ho chiesto, ho capito che invece si trattava di ben altro e ho cominciato ad approfondire.
Crescendo ovviamente ho avuto delle opportunità importanti.
Ho letto il libro di Tina Merlin e nel libro io da giovane immaginavo, oltre che questa immane tragedia, questa enorme sofferenza che aveva toccato le persone.
Lei giustamente ha ricordato le 2.000 vittime, i cinque Paesi completamente annullati, cancellati: una tragedia su cui anche buona parte ahimè della stampa italiana (penso per esempio all'ammenda che fece Indro Montanelli).
A distanza di anni, nella fine degli anni Novanta, Montanelli si scuso per aver attribuito a Tina Merlin, che aveva in qualche modo forse denunciato, ma lei dice in una sua memoria, dice forse troppo poco, aver denunciato quello che era successo e Montanelli si scusa in quegli anni con lei dicendo: io ho peccato di eccessiva ideologia, perché pensavo che allora la SADE potesse essere invece quella che poi doveva rappresentare il gigante eccetera eccetera.
Non voglio entrare in questo, ma si trattava di un gigante come ha ben detto lei, o ha alluso lei, un gigante dai piedi di argilla, perché quello che è successo con il pezzo del monte Toc che si è staccato, ha portato quello che ha portato.
Bene fa lei a ricordare anche la bellissima performance di Paolini che ci ha permesso ulteriormente di entrare, perché quello spettacolo è entrato nelle case. Nel momento in cui è entrato nelle case attraverso la TV, ha permesso una presa di consapevolezza e di coscienza da parte anche dell'opinione pubblica universale, quanto meno nazionale.
Detto questo, la sua attenzione a insistere su questo percorso della memoria.
Quando io sono andato a visitare i luoghi del Vajont, oltre ad avere la pelle d'oca, mi sono commossa nel vedere questa fila di bandierine, ciascuna indicante la morte di un bambino: è un percorso della memoria che è segnato da questi colori, i colori di solito richiamano l'idea della vita e che in realtà testimoniano appunto una morte precoce, prematura.
Io credo che questi segnali, come gli interventi che sono previsti in questa proposta di legge, sono interventi che permettono di evitare forse alle nuove generazioni quello che è successo a me, cioè quello di non avere chiarezza, di avere forse poca anche dimestichezza, perché c'era stata quasi una volontà di nascondere o di tenere in secondo piano quanto era successo, quasi per non ammettere una responsabilità di Stato rispetto a questa tragedia.
Lei diceva: i bambini nelle case, che parlano con le famiglie, che vengono a sapere.
Certo bisogna cominciare dai bambini, perché quei bambini quando diventeranno, speriamo, futuri ingegneri, quando saranno ingegneri, quando saranno architetti, quando saranno geologi dovranno passare attraverso questa esperienza, la memoria di questa esperienza per sapere come effettivamente investire nella propria professione.
Io penso che sia una bellissima iniziativa anche quella che è prevista appunto negli interventi di istituire poi anche un contributo per premiare una tesi di laurea sulla memoria del Vajont: questo è un altro aspetto interessante, perché permette ovviamente di investire una sensibilità a largo raggio, che parte appunto dai bambini per comprendere quello che è successo, per capire che non si deve più vivere un'esperienza così drammatica e così tragica in tempo di pace, ma deve essere anche un investimento che va a toccare le corde della ragione, della competenza, perché lo studente che si dedica, che dedica il suo studio e che dedica ovviamente il suo impegno in questo caso per la laurea a comprendere in termini scientifici anche quello che è successo, è un ulteriore tributo che noi diamo alla memoria.
La ringraziamo ancora per questo tipo di iniziativa, siamo contenti anche di poterla non soltanto aver discusso in Commissione, ma anche in Aula e di poter vedere anche gli esiti concreti di questa proposta di legge, perché noi avremo modo, non solo attraverso anche i nostri mezzi di comunicazione regionale, ma avremo modo anche attraverso il coinvolgimento delle scuole, il coinvolgimento dell'Università, di poter dire: il Consiglio regionale del Veneto si è impegnato perché non solo non accadano più queste cose, ma anche perché dalla memoria si possa costruire un futuro migliore.

PRESIDENTE

Grazie. La parola a Piero Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Ringrazio sinceramente il collega Michieletto per aver proposto questa proposta di legge, che condivido e che voterò. La voterò però ricordando la storia, perché la storia ci sono due momenti in cui si verifica: uno a distanza di 56 anni quest'anno da quando si è verificata e una 56 anni fa, quando i fatti sono accaduti.
Ora, un conto è parlare di Vajont oggi e avere all'interno di quest'Aula un voto unanime, altra cosa erano il '58, '59, '57, su un unico giornale italiano, che si chiamava L'Unità, essere giornalista di quel giornale, chiamarsi Tina Merlin, Clementina Merlin, e per gli articoli che difendevano i valligiani dagli espropri della SADE, e denunciavano con larghissimo anticipo, altroché non era possibile saperlo, i rischi della realizzazione della diga del Vajont, per quegli articoli veniva denunciata, sottoposta a processo, a lungo processo, non difesa da nessuno, salvo dai suoi compagni di partito e del giornale L'Unità, uscita vincitrice dalle Aule processuali, ma voce unica a denunciare quello che sarebbe accaduto, perché dall'altra parte non ci stava il nulla, o l'indifferenza, ci stavano i potenti, perché la SADE non solo era una potenza industriale ed economica, ma aveva nelle sue mani, ed era l'editrice del principale e unico quotidiano dell'epoca.
Questa cosa non è indifferente e, nel momento in cui facciamo una legge, dobbiamo ricordarci di questo sistema, perché la storia ci insegna non le cose a impararle a memoria perché poi si ripetono uguali, non si ripetono mai uguali, la storia ci insegna che non si ripetono mai uguali, ma la storia ci insegna a capire che non sempre la ragione sta dalla parte dei potenti e del potere, economico in particolar modo, che a volte anche una semplice penna, una macchina da scrivere, un articolo su un giornale può consentirci di denunciare con largo anticipo le cose, e forse quelle voci solitarie, quelle voci indifese, perché l'Unità, in tutta la provincia di Belluno, credo che lo comprassero 18 persone, no, come loro, lo ricorda Paolini, il giorno della sentenza, il giorno della sentenza che dà ragione alla Merlin, Paolini nella rappresentazione teatrale la rappresenta così: "Evviva, evviva, evviva, evviva" arriva nove volte, dice abbiamo esaurito il numero di copie dell'Unità vendute nella provincia di Belluno, gli evviva finiscono lì, era una battuta, però per dire che a volte anche una voce solitaria, singola, di un giornalista può rappresentare un elemento e un campanello d'allarme.
La risposta che Tina Merlin ha avuto è stata la dichiarazione dei grandi, dei potenti, dei giornalisti dell'epoca che hanno titolato: "Sciacallaggio" nei confronti del partito comunista, nei confronti di Tina Merlin, "Sciacallaggio" ha titolato Indro Montanelli, "Sciacallaggio" ha titolato Giorgio Bocca. Ora io vi leggo questa cosa, perché vedete, noi siamo in un'Aula di un Consiglio regionale, e queste cose le sappiamo come si fanno, si intitola: interpellanze.
"I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dei lavori pubblici - classica interpellanza, no? - per conoscere quali provvedimenti intenda adottare per costringere la Società Adriatica di Elettricità a rispettare la legge per quanto attiene - ci sono diversi punti relativi agli espropri - si alleva alla lettera d, alle misure necessarie per prevenire - attenzione, soprattutto i colleghi di Belluno sanno di cosa sto parlando - i pericoli che sovrastano le popolazioni di Erto - Longarone, i pericoli che sovrastano le popolazioni di Erto - Longarone e paesi limitrofi, per i movimenti terreno già verificatisi nella zona del lago artificiale del Vajont. Volete sapere la data di questa interpellanza? 19 gennaio 1961, primo firmatario Franco Busetto, deputato padovano del Partito Comunista Italiano.
Allora, due anni e mezzo prima, in un'Aula parlamentare, di fronte al Ministro dei Lavori pubblici, veniva denunciato esattamente quello che è accaduto due anni e mezzo dopo, perché all'epoca i problemi erano su, a Erto, non c'entrava niente Longarone nella visione di quel momento e di quella fase, ma c'era chi aveva intuito e aveva capito che il problema avrebbe riguardato non solo la parte di Erto e Casso, ma avrebbe riguardato anche la parte di sotto.
Allora, questa è una semplicissima interpellanza parlamentare, però entra nella storia perché, con due anni e mezzo di anticipo prevedeva quello che sarebbe accaduto, ma anche qui era un'altra voce solitaria, perché a questi parlamentari hanno detto che erano dei sciacalli, la SADE ha fatto un'azione enorme contro chi aveva denunciato questi fatti, non solo nelle Aule dei Tribunali, come nel caso di Tina Merlin con gli articoli dell'Unità, ma anche denunciando, attraverso le pagine del Gazzettino, lo sciacallaggio politico che stava avvenendo.
Ecco, allora io credo che la storia va ricostruita e bene facciamo a fare una legge in memoria del Vajont: ha ragione il collega Michieletto a dire che è giusto che i ragazzi si interroghino con la coerenza di sapersi interrogare guardando al passato, ma pensando al presente e anche al futuro, perché quanti altri Vajont, in forme ovviamente molto diverse, potranno accadere nel nostro futuro. Quindi, da questo punto di vista, questo è il senso, questo è il significato: una memoria viva e infatti il libro della Merlin si intitola "Sulla pelle viva" e questa deve essere l'azione che noi produciamo, cioè una memoria viva.
Quindi ringrazio veramente e voterò sicuramente a favore di questa legge per il significato intrinseco che ho voluto ricordare: due figure straordinarie come quella di Franco Busetto e quella di Tina Merlin e mi piacerebbe ricordare anche una terza figura, un tecnico dell'Università di Padova, Lorenzo Rizzato, che è finito addirittura in galera prese le carte che dimostravano che l'Università di Padova aveva fatto le sperimentazioni su cosa sarebbe accaduto se l'invaso in qualche modo avesse ricevuto una frana, provarono con sassi tondi del Brenta, che non era la tipologia di quello che è venuto giù ovviamente, quindi la portata dell'acqua era dieci o venti volte superiore, ma anche con i sassi tondi del Brenta ci fu ovviamente una tracimazione dell'acqua. Ebbene, questo tecnico universitario, per aver portato fuori le carte dall'Università di Padova, si è fatto qualche giorno di galera per aver espropriato dati che erano assolutamente importantissimi per denunciare le colpe e le responsabilità di chi, nonostante tutti i pericoli che erano stati segnalati, ha voluto, per interesse e per profitto, sulla pelle della gente, andare avanti con un progetto che non stava più in piedi da alcuni anni.
Ecco, quindi con il ricordo e la memoria di queste tre figure, due padovane e la terza bellunese, mi piace dare, con questa motivazione, con questo ragionamento e con questa riflessione, il mio voto favorevole oggi.

PRESIDENTE

Grazie. Interviene il collega Andrea Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Molto brevemente ringrazio anch'io naturalmente i colleghi che hanno promosso la presentazione di questo progetto di legge perché è sempre giusto ricordare e mantenere viva nella memoria delle persone, soprattutto di quelle che verranno, fatti drammatici come questo che devono insegnarci ad affrontare interventi come questi in maniera oculata, come dice tra l'altro il comma a) dell'articolo 1 di questa legge, fare in modo che venga promossa la prevenzione e che quindi nessuno nelle future generazioni debba correre questi rischi e debba assistere a disastri epocali, perché sicuramente questo disastro ha fatto storia.
Adesso abbiamo anche una serie di nuove normative, all'epoca non eravamo all'interno della moderna Unione europea, ma oggigiorno probabilmente sarebbe impossibile arrivare a tali disastrose conseguenze, perché in Unione europea abbiamo delle norme che proprio ci aiutano a prevenire: mi riferisco alla valutazione di impatto ambientale, che sicuramente, se all'epoca fosse stata una legge con ripercussioni a livello statale, avrebbe sicuramente evitato una tale condizione, perché su un progetto del genere la cosa basilare, minimale, era proprio quella di considerare che cosa sarebbe potuto accadere per gli effetti del riempimento di quel bacino con acqua, al territorio circostante.
Ben venga questa legge che sicuramente ci aiuterà a ricordare e a far ricordare a chi verrà dopo di noi quello che è successo, affinché non avvenga più.

PRESIDENTE

Grazie. La parola per l'intervento del collega Scarabel, prego.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Innanzitutto voglio ringraziare il collega Michieletto per aver presentato questa proposta di legge, che anche secondo me, verrà votata sicuramente all'unanimità. Volevo condividere la mia piccola personale esperienza per quello che concerne appunto questo disastro del Vajont, che nell'occasione del cinquantesimo siamo riusciti a organizzare una visita a Longarone, ma abbiamo visitato sopra anche Erto e Casso; quando lo vedi così da vicino e soprattutto vai in quei luoghi, con delle persone che hanno studiato e che te lo spiegano, la questione proprio ti investe, non dico con la stessa violenza dell'acqua di quella notte, però comunque ti fa un buco sullo stomaco quando cominci a conoscere tutte i vari dettagli e la storia così com'è, da chi l'ha vissuto, magari adesso dai nipoti e comunque da gente che vive ancora là e quindi è una ferita che sanguina ancora.
In quell'occasione a questa commemorazione era presente il regista del film "Vajont: La diga del disonore", che è stato realizzato nel 2001, Renzo Martinelli e anche l'attore Philippe Leroy, che ha interpretato il ruolo dell'ingegner Dal Piaz.
Mi è rimasta impressa la testimonianza appunto di Leroy che diceva che interpretando questo ruolo e conoscendo questa storia, lui proprio è stato male da un punto di vista personale, perché sentiva su di lui, che ha interpretato solamente il ruolo, sentiva comunque una altissima responsabilità, si è si è proprio immedesimato così tanto nel personaggio da star male.
Il film si chiama "La diga del disonore" per tanti motivi, appunto conoscendo la storia secondo me lo Stato in quell'occasione non si è comportato da Stato.
A parte quello che ha detto la collega Salemi, non è stata data la rilevanza che doveva essere stata data, ma poi durante tutte le vicissitudini anche giudiziarie che ne sono susseguite in qualche modo hanno comperato comunque il silenzio di molti, andando a risarcire economicamente e chi era il vero responsabile o uno dei maggiori responsabili del disastro alla fine è stato condannato solamente a cinque anni e ne ha passati in carcere solamente tre, perché è uscito due anni prima per buona condotta, avendo quasi 2.000 persone sulla coscienza quantomeno.
Credo che sia veramente necessario istituire questa Giornata della memoria anche per questo, perché per ricordarci e per evitare soprattutto di ripetere gli stessi errori che hanno portato al disastro del Vajont.
Mi sono piaciute le parole del collega Michieletto quando ha detto che quando si parla di grandi opere non si può guardare solo da una parte, ma bisogna anche tener conto dell'ambiente e della salute dei cittadini.
Questo non valeva solamente allora, ma deve valere soprattutto adesso se abbiamo imparato da quegli errori tragici purtroppo.

PRESIDENTE

Grazie. La parola all'assessore Bottacin. Prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Ringrazio anch'io il collega Michieletto per aver proposto e sottoposto all'Aula questo progetto di legge. Sono state ricordate delle persone protagoniste di quanto accaduto prima e che hanno portato poi a quel tragico 9 ottobre del '63; è stato ricordato anche Dal Piaz, che non era un ingegnere, era un geologo, quindi difendo la categoria degli ingegneri.
A parte le battute, poi sono successe anche cose strane: a Feltre c'è un liceo che è dedicato proprio a questo geologo Dal Piaz, forse qualcuno magari non ci pensa, io non ho frequentato quel liceo, ho frequentato il Galilei di Belluno, ma ogni volta che passo di là, qualche domanda me la faccio visto quello che è successo.
Credo che sia importante focalizzare la memoria di tutti; nel veronese mi pare di aver capito che arrivano notizie, siamo in Veneto e arrivano notizie distorte, ma ho avuto la prova che sul Vajont non c'è conoscenza neppure adesso durante l'evento di fine ottobre, quando in collegamento con una tv, non mi ricordo più quale fosse, c'era Mario Tozzi, il noto geologo, che ha detto una corbelleria, una cosa semplicemente assurda sul Vajont, io l'ho corretto in diretta e quindi mi sono reso conto che se addirittura Mario Tozzi viene considerato un divulgatore ed è sempre in tv, dice queste cose, forse noi magari bellunesi ci sembra di averle sentite fin troppe volte queste argomentazioni, ma credo che forse sia il caso di ribadirle ancora e di mantenere viva la memoria.
Memoria viva: sono assolutamente d'accordo, perché bisogna guardare indietro, ma se è vero che la storia insegna e dagli errori bisogna fare in modo che non accada più, è inutile che ci guardiamo attorno, poi la storia non si ripete mai perfettamente uguale, ma quello che è successo in agosto di quest'anno col ponte Morandi o altre situazioni, credo che qualche riflessione ci debbano condurre a farla.
Ecco perché ho chiesto ed ottenuto nella fase di elaborazione che il consigliere Michieletto inserisse la questione delle tesi di laurea: l'ho fatto perché all'Università di Padova abbiamo molte eccellenze, abbiamo un riferimento a livello nazionale per quanto riguarda la difesa del suolo e rischio idraulico, rischio idrogeologico, ma da pochi anni abbiamo anche la prima Facoltà di Ingegneria della Sicurezza e quando ho partecipato alle lauree dei primi Ingegneri della Sicurezza in ottobre del 2018, ho fatto loro presente del compito importante che hanno.
A loro spetta il compito di avere un approccio tecnico, ma focalizzato in modo particolare sulla mitigazione del rischio e sulla sicurezza: non è una cosa banale.
In passato questo aspetto veniva considerato non al primo posto e credo che con questa Facoltà, ripeto è il primo caso in Italia e abbiamo studenti che vengono da tutta Italia, credo che si possa sicuramente focalizzare l'attenzione sugli aspetti della sicurezza, sugli aspetti dell'etica dei tecnici, perché anche questo è un aspetto citato.
Son partito proprio Dal Piaz per ovvi motivi, quindi credo che questo progetto di legge possa dare un una spinta e un contributo assolutamente importante in questa direzione; credo che se poi parteciperanno anche i ragazzi - e mi auguro di sì - che si occupano di mitigazione del rischio, sicurezza, difesa del suolo, che non ne venga fuori magari anche qualcosa di interessante, che può essere calato poi sulle realtà di mitigazione del rischio, inserite nei nostri piani di lavoro, che, come Regione, stiamo portando avanti in riferimento a questi aspetti.
Per cui grazie al consigliere Michieletto di aver accolto questa mia richiesta.

PRESIDENTE

Grazie. La parola a Fabiano Barbisan, prego.

Fabiano BARBISAN (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà)

Signor Presidente, anche da parte mia e del collega Casali per chiedere la sottoscrizione di questa legge, che giudichiamo molto importante e giusta per il ricordo.
Ricordo anche che abbiamo avuto 20 anni dopo anche una tragedia nelle miniere in Trentino, Val di Stava, che non cito di più ma anche là c'è stata la negligenza dell'uomo, dove praticamente è franato tutto un bacino, hanno fatto 260, 200 morti, non c'entra col Veneto ma è anche quella è stata una tragedia, perché che ero in quei paraggi proprio in quel momento, ritengo di aver avuto un gran colpo di fortuna, perché è successa alle ore 13, quando praticamente la gente era seduta a tavola, a pranzo, negli alberghi, solo per chiedere la sottoscrizione da parte mia e del collega Casali, grazie.

PRESIDENTE

Grazie, registriamo la richiesta di sottoscrizione da parte di Barbisan, Casali, Zorzato, Negro, immagino che altri vogliano chiedere la sottoscrizione, immagino. Giusto per non star lì a ripetere tutto, chi non vuole sottoscrivere, giusto per fare il contrario lo dica, altrimenti recepiamo la richiesta da parte di tutti i Consiglieri.
La parola a Sergio Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Anche noi, come Fratelli d'Italia, chiediamo al primo firmatario dell'iniziativa di poter sottoscrivere questo progetto di legge, che condividiamo in toto.
Ne approfitto anche per fare gli auguri di buon compleanno alla nostra collega Erika Baldin, che oggi compie gli anni, volevo confermare la nostra amicizia.

PRESIDENTE

Pongo in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione il PdL nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva all'unanimità.
PUNTO
28



PROPOSTA DI LEGGE STATALE DA TRASMETTERE AL PARLAMENTO NAZIONALE AI SENSI DELL'ART. 121 DELLA COSTITUZIONE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI SEMENZATO, RICCARDO BARBISAN, CALZAVARA, CIAMBETTI, FINCO, FINOZZI, GIDONI, MONTAGNOLI, RIZZOTTO, VALDEGAMBERI, VILLANOVA E FORCOLIN RELATIVA A "DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VIDEOSORVEGLIANZA NEGLI ASILI NIDO E NELLE SCUOLE D'INFANZIA NONCHÉ PRESSO LE STRUTTURE SOCIO ASSISTENZIALI PER ANZIANI, DISABILI E MINORI IN SITUAZIONE DI DISAGIO". (PROGETTO DI LEGGE STATALE N. 20) INIZIO

Relazione di maggioranza della Quinta Commissione consiliare, relatore il consigliere Semenzato.
"Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
alla luce degli innumerevoli episodi di maltrattamento perpetrati a danno di minori, anziani e disabili compiuti all'interno di strutture, pubbliche e private, quali asili nido, scuole per l'infanzia o strutture socio — assistenziali di cui gli stessi sono ospiti, si rende necessario e urgente intervenire affinché tali strutture siano dotate di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso che garantiscano la loro sicurezza ed al contempo la tutela della riservatezza.
L'installazione di un sistema di videosorveglianza costituirebbe, da un lato, un elemento di maggiore tranquillità per le famiglie e, dall'altro, un deterrente per evitare ogni eventuale tipo di abuso da parte di soggetti che operano in tali strutture o, addirittura, di soggetti esterni.
Bisogna ricordare, tra l'altro, che proprio l'utilizzo di telecamere a circuito chiuso installate all'interno delle strutture da parte delle forze dell'ordine ha permesso di individuare, in diversi casi, le persone responsabili di maltrattamenti.
La presente proposta di legge statale pone, quindi, l'obiettivo di prevenire e contrastare le pratiche di abuso fisico e psichico nei confronti di soggetti che non sono in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze e alla propria autodifesa, nel dettaglio la proposta di legge statale:
- l'articolo 1 definisce le finalità della proposta di legge;
- l'articolo 2 prevede la delega al Governo in materia di formazione del personale degli asili nido, delle scuole dell'infanzia e delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani, per persone con disabilità e per minori in situazione di disagio;
- l'articolo 3 prevede specifiche azioni di prevenzione da adottarsi al fine di contrastare e prevenire l'insorgenza di eventuali criticità e di individuare le possibili soluzioni innanzitutto all'interno della struttura stessa;
- l'articolo 4 prevede la possibilità di installazione di un sistema di videosorveglianza all'interno di asili nido e scuole dell'infanzia pubbliche e private e nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani, per persone con disabilità e per minori in situazione di disagio, vietando espressamente l'utilizzo di webcam;
- l'articolo 5 contiene una clausola valutativa che prevede, con cadenza annuale ed attraverso la presentazione di un'apposita relazione, l'informazione alle Camere da parte del Governo dell'attuazione della legge.
La Quinta Commissione consiliare nella seduta del 22 marzo 2018 ha licenziato a maggioranza il progetto di legge statale in oggetto.
Hanno espresso voto favorevole: il Presidente Boron, i consiglieri Brescacin (con delega del consigliere Villanova) (Zaia Presidente), Barbisan R., Gidoni, Semenzato (Liga Veneta- Lega Nord), Barison, Berlato (Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale), Salemi, Pigozzo (Partito Democratico), Berti (Movimento 5 Stelle), Barbisan F. (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà), Ferrari (Alessandra Moretti Presidente);
ha espresso voto di astensione la consigliera Bartelle (Movimento 5 Stelle)".

PRESIDENTE

Chiedo al collega Semenzato di aprire la presentazione come Relatore del progetto di legge. A lei la parola.

Alberto SEMENZATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Alla luce degli innumerevoli episodi di maltrattamento perpetrati a danno di minori, anziani e disabili compiuti all'interno di strutture pubbliche e private, quali asili nido, scuole per l'infanzia, strutture socio assistenziali, di cui gli stessi sono ospiti, si rende necessario e urgente intervenire affinché tali strutture siano dotate di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso che garantiscono la loro sicurezza e, al contempo, la tutela della riservatezza.
L'installazione di un sistema di videosorveglianza costituirebbe da un lato un elemento di maggiore tranquillità per le famiglie e, dall'altro, un deterrente per evitare ogni eventuale tipo di abuso da parte di soggetti che operano in tali strutture o addirittura dei soggetti esterni. Bisogna ricordare, tra l'altro, che proprio l'utilizzo di telecamere a circuito chiuso, installate all'interno delle strutture da parte di forze dell'ordine, ha permesso di individuare in diversi casi le persone responsabili dei maltrattamenti. La presente proposta di legge statale pone, quindi, l'obiettivo di prevenire e contrastare le pratiche di abuso fisico e psichico nei confronti di soggetti che non sono in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze e alla propria autodifesa.
Nel dettaglio, la proposta di legge statale, all'articolo 1 definisce le finalità della proposta stessa, all'articolo 2 prevede la delega al Governo in materia di formazione del personale degli asili nido, delle scuole dell'infanzia e delle strutture socio sanitarie e socio assistenziali per anziani, per persone con disabilità e per i minori in situazioni di disagio, all'articolo 3 prevede specifiche azioni di prevenzione da adottarsi al fine di contrastare e prevenire l'insorgenza di eventuali criticità e di individuare le possibili soluzioni innanzitutto all'interno della struttura stessa, all'articolo 4 prevede la possibilità di installazione di un sistema di videosorveglianza all'interno di asili nido, scuole per l'infanzia pubbliche e private, delle strutture sociosanitarie socio assistenziali per anziani, per persone con disabilità e per minori in situazioni di disagio, vietando espressamente l'utilizzo di webcam, all'articolo 5 la clausola valutativa che prevede, con decadenza annuale ed attraverso la presentazione di un'apposita relazione, l'informazione alle Camere da parte del Governo dell'attuazione della legge.
Allora, io ho presentato due emendamenti prettamente tecnici, ci cui uno è soppressivo del comma 3 dell'articolo 2, che viene però messo come articolo 5, come clausola di neutralità finanziaria, per cui è un articolo aggiuntivo all'articolo n. 5. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Chiedo la sospensione della seduta perché, essendo assente la Correlatrice, la collega Bartelle, c'è da trovare una soluzione per garantire comunque la possibilità di presentare emendamenti da parte della minoranza, perché questo è il punto che va salvaguardato.
Quindi cinque minuti di sospensione e riprendiamo alle ore 17.07.
La seduta è sospesa alle ore 17.02
La seduta riprende alle ore 17.11

PRESIDENTE

Bene. Colleghi riprendiamo con una chiarimento rispetto all'iter che adotteremo in questa situazione.
C'era la richiesta del collega Ruzzante sull'ordine dei lavori. Prego, collega.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Ne ho già parlato personalmente con il Presidente e con il Relatore: ieri è stato approvato alla Camera un testo di legge che è assolutamente connesso e legato ai contenuti della proposta che ci è stata presentata, essendo questa una proposta di legge statale, tra l'altro, e non una proposta di legge regionale. Essendo stata la legge approvata alla Camera in prima lettura e quindi deve andare al Senato, abbiamo tutto il tempo per poter fare una valutazione, per cui mi sembrerebbe utile che la Commissione o, meglio, l'Ufficio di Presidenza, quindi il Relatore, Controrelatore e il Presidente della Commissione, possa valutare il raccordo dei due testi, in maniera tale che non ci siano contraddizioni, anche perché sarebbe grave – lo dico da un punto di vista politico – se noi avanzassero delle cose che vanno in palese contraddizione rispetto a una legge che è stata approvata alla Camera.
Ripeto che si tratta di una proposta di legge statale, quindi da questo punto di vista so che già una parte di raccordo è stata fatta in Commissione rispetto alle valutazioni del Garante della privacy: questo si è già stato fatto, però forse ci è utile, in vista del Consiglio regionale di martedì, la possibilità di fare un raccordo tra i due testi, in maniera tale che non ci sia contraddizione tra l'una e l'altra.
Su questo quindi chiederei in qualche modo la possibilità di sospendere il punto, di riunire l'Ufficio di Presidenza sulla questione, di consentire a tutti i colleghi di valutare se magari l'Ufficio legislativo ci procura il testo approvato ieri alla Camera, in maniera tale da poter avere una valutazione più precisa rispetto a ciò che stiamo discutendo.
Non c'è nessuna volontà dilazionatoria in termini temporali, è semplicemente per evitare di votare una norma senza conoscere quello di cui già il Parlamento ha discusso, deciso e votato in queste ore, quindi la possibilità di vedere raccordati i due testi, anche perché sarebbe un po' spiacevole pensare che un testo contraddice l'altro: non si capirebbe più qual è la posizione che viene in qualche modo espressa. E' proprio una questione di avere la possibilità di un raccordo tra i due testi e di una conoscenza, perché io non ho letto il testo uscito dalla Camera, ma credo neanche i colleghi, perché difficilmente un testo votato poche ore fa è già a disposizione: si tratta di acquisirlo in maniera tale di poter fare un raccordo con il testo che è qui in discussione.
Siccome, oltretutto, mi pare che martedì non ci sia molto in discussione all'ordine del giorno, partire con questo può diventare anche più intelligente: oggi abbiamo fatto una legge importantissima come quella del Vajont, che credo troverà ampio spazio domani dal punto di vista comunicativo e quindi rischieremmo di farlo in sordina senza una discussione adeguata.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Mi pare che nell'incontro appena fatto l'idea emersa sia quella di lasciare il punto aperto, di verificare quello che è avvenuto in questi giorni alla Camera e di riprendere martedì da questo punto. Io, però, ai Capigruppo chiederei di fermarsi un attimo per integrare l'ordine del giorno della settimana prossima, per cui sospendiamo qui i lavori, convoco la Capigruppo, come vi è arrivata comunicazione prima, e ci rivediamo martedì prossimo, col punto aperto.
La seduta termina alle ore 17.15
Il Consigliere segretario
f.to Simone Scarabel

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Cristiano Gebbin e Gabriella Gamba

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