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resoconti e verbali [new]

Contenuti: Resoconto n. 211 - 10^ legislatura
Resoconto 211a Seduta pubblica
Martedì, 07 maggio 2019
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.32

PRESIDENTE

L'inizio dei lavori è rinviato alle ore 10.50.
La Seduta è sospesa alle ore 10.32
La Seduta riprende alle ore 11.00

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 211a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 6217 del 26 aprile 2019.
PUNTO
1



APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 210a seduta pubblica di martedì 16 aprile 2019.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Ha comunicato congedo
Luca ZAIA
Il congedo è concesso.
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Ai sensi dell'art. 114, comma 4 del Regolamento l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 690 presentata il 19 dicembre 2019 dai consiglieri Zottis, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia e Zanoni relativa a "SOPPRESSIONE FRECCIA ROSSA NO-STOP VENEZIA-ROMA: UNA GRAVE PENALIZZAZIONE PER L'UTENZA. QUALI INTERVENTI DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE?"

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- a partire dallo scorso 10 dicembre, giorno di introduzione del nuovo orario ferroviario, è stata soppressa la "Freccia Rossa no-stop" Venezia-Roma delle 6.06, con partenza da Padova alle 6.32 ed arrivo a Roma alle 9.30. Il treno veloce (con ripartenza da Termini alle 17.30), sul percorso Padova-Roma impiegava dunque 2 ore e 58 minuti, senza fermarsi né a Bologna Centrale, né a Firenze Santa Maria Novella;
- la suddetta Freccia Rossa è stata sostituita con una Freccia Argento a capienza inferiore che parte da Venezia alle 6.25 e da Padova alle 6.53, arrivando a Roma alle 10.10 e facendo tappa a Bologna e Firenze.
Considerato che il treno "Freccia Rossa no-stop" Venezia-Roma rappresentava un prezioso servizio per quanti hanno la necessità di raggiungere la Capitale nella prima mattina. Ora la sua soppressione costringe questa utenza a prendere il Freccia Rossa delle 5.53: si tratta di una penalizzazione grave ed inaccettabile.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
se e come intende intervenire per il ripristino del treno "Freccia Rossa no-stop" Venezia-Roma, tutelando così l'utenza veneta che ha necessità di raggiungere la Capitale nella prima mattina, in modo agevole ed in tempi rapidi.".

PRESIDENTE

La collega Zottis la dà per letta.
Risponde l'assessore Corazzari.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"Il treno Frecciarossa no-stop che, partendo da Venezia alle 6.06 e facendo unica tappa a Padova alle 6.32, consentiva di raggiungere la Capitale entro le 9.30 è stato soppresso con l'introduzione del nuovo orario ferroviario 2018-2019. I collegamenti ad Alta Velocità offerti dall'orario attuale (treno Frecciarossa n. 8401 delle 5.37 da Mestre con arrivo alle 9.10 a Roma Termini e treno Frecciargento n. 9403 delle 6.25 da Venezia Santa Lucia con arrivo alle 10.10 a Roma Termini) comportano, effettuando fermate intermedie a Bologna e Firenze, un significativo allungamento dei tempi di percorrenza.
Il Presidente della Regione e l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici, Infrastrutture e Trasporti hanno recentemente intrattenuto con i vertici di Trenitalia S.p.A. specifiche interlocuzioni di sensibilizzazione sull'argomento, rappresentando l'opportunità di reintrodurre un treno Alta velocità, con origine Veneto e destinazione Roma, senza fermate intermedie, utile a raggiungere la Capitale nelle prime ore della mattina.
Tuttavia, i vertici di Trenitalia hanno rappresentato che le frequentazioni registrate sul "Frecciarossa nostop" erano inferiori a quelle di analoghe "Frecce" con traccia oraria nella medesima fascia del mattino. In ogni caso, si assicura che la Giunta Regionale continuerà a verificare con Trenitalia la possibilità di reintrodurre un più adeguato servizio AV/AC, che possa consentire un collegamento veloce del Veneto con Roma nella prima fascia oraria del mattino e possa contestualmente garantire adeguate condizioni di efficienza del servizio.".

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
Il treno Frecciarossa non stop, che partendo da Venezia alle 6.06 e facendo un'unica tappa a Padova alle 6.32, consentiva di raggiungere la capitale entro le 9.30, è stato soppresso con l'introduzione del nuovo orario ferroviario 2018-2019. I collegamenti ad alta velocità offerti dall'orario attuale, treno Frecciarossa n. 8401 delle 5.37 da Mestre con arrivo alle 9.10 a Roma Termini e Frecciargento 9403 delle 6.25 da Venezia Santa Lucia con arrivo alle 10.10 a Roma Termini, comportano, effettuando fermate intermedie a Bologna e Firenze, un significativo allungamento dei tempi di percorrenza.
Il Presidente della Regione e l'Assessore regionale ai Lavori pubblici, infrastrutture e trasporti, hanno recentemente intrattenuto con i vertici di Trenitalia S.p.A. specifiche interlocuzioni di sensibilizzazione sull'argomento rappresentando l'opportunità di reintrodurre un treno ad alta velocità con origine in Veneto e destinazione Roma senza fermate intermedie, utile a raggiungere la capitale nelle prime ore della mattinata (è chiaro perché a Roma alle 9.30 è alba).
Tuttavia i vertici di Trenitalia hanno rappresentato che le frequentazioni registrate sul Frecciarossa non stop erano inferiori a quelle delle analoghe Frecce con traccia oraria nella medesima fascia al mattino; in ogni caso si assicura che la Giunta regionale continuerà a verificare con Trenitalia la possibilità di reintrodurre un più adeguato servizio, che possa consentire un collegamento veloce del Veneto con Roma nella prima fascia oraria del mattino e che possa contestualmente garantire adeguate condizioni di efficienza del servizio.
Quindi c'è l'impegno sostanziale della Giunta in questa direzione.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Zottis per la replica, prego.

Francesca ZOTTIS – (Partito Democratico)

Ringraziamo dell'impegno sicuramente positivo della Giunta, del Presidente e dell'Assessore nell'interlocuzione, ma credo che sia si tratti comunque di una linea estremamente importante e sicuramente, dai dati che si danno, forse meno frequentata rispetto ad altre tracce, ma che comunque era frequentata e permetteva a molte persone di iniziare la settimana lavorativa senza dover partire la domenica sera e senza arrivare in ritardo il lunedì mattina.
Detto questo, credo che il rapporto con Trenitalia dovrebbe essere preventivo e non successivo ai tagli, come avviene molto spesso, quindi un'interlocuzione politica più forte, che faccia pesare il peso del Veneto, che richiede sempre di essere autonomo, maggiormente rispetto a scelte che poi pesano sui cittadini veneti come dei macigni: sono scelte che vediamo subire e solo a posteriori cercare l'interlocuzione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.

Interrogazione a risposta immediata n. 374 presentata il 1° giugno 2017 dal consigliere Zanoni relativa a "LA REGIONE DEL VENETO STA FACENDO TUTTO IL POSSIBILE PER SOSTENERE ADEGUATAMENTE I MALATI AFFETTI DA SENSIBILITÀ CHIMICA MULTIPLA?"

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- in questi giorni la stampa locale ha riportato la notizia riguardante il caso della signora G.T. di Padernello di Paese (TV), da tre anni affetta da sensibilità chimica multipla - Multiple Chemical Sensitivity (MCS): una patologia rara che si manifesta con una progressiva e crescente intolleranza nei confronti di sostanze chimiche di varia origine;
- la signora G.T., dopo tre anni di sofferenza, si è rivolta alla clinica Breakspear di Londra per intraprendere un percorso terapeutico di "desensibilizzazione" che in Italia non viene eseguito in nessuna struttura sanitaria pubblica e privata. Per sottoporsi a questa particolare terapia ha chiesto alla Regione l'autorizzazione al trasferimento per cure all'estero e la compartecipazione alle relative spese;
- l'ULSS n. 2 ha respinto la suddetta richiesta sulla base delle valutazioni del Centro regionale di riferimento di Padova che sta seguendo la paziente. Secondo i medici specialisti del Centro "le risultanze degli accertamenti eseguiti presso il centro britannico e la pratica "desensibilizzante" non sembrano supportate da adeguati dati scientifici e aderenti alla pratica dell'Evidence based medicine, sollevando incertezze sull'esito positivo della procedura e sull'assenza si potenziali effetti collaterali";
- nonostante il diniego dell'ULSS n. 2 la signora G.T., grazie anche alla solidarietà di molti cittadini, è partita per Londra nella speranza di sconfiggere questa grave e invalidante malattia.
Considerato che la MCS colpisce molte persone, anche in Veneto, ed è causa di moltissime patologie disabilitanti: i relativi sintomi tendono a cronicizzare e, senza un adeguato sostegno, la sindrome può avere conseguenze molto gravi. Non esiste, al momento, una cura certa in quanto le cause di questa malattia sono ancora poco conosciute anche se la comunità medico-scientifica sta conducendo a livello internazionale diverse ricerche.
Tenuto conto che l'articolo 12 della legge regionale n. 2/2013 "Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro, sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario" recita che "La Regione riconosce la sensibilità chimica multipla quale patologia rara. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta dell'assessore regionale competente in materia di sanità, individua: a) la sede del centro di riferimento per la cura della sensibilità chimica multipla; b) gli ulteriori presidi destinati alla diagnosi e cura della sensibilità chimica multipla; c) la dotazione organica e le risorse finanziarie necessarie al funzionamento dei presidi di cui alla lettera b); d) i criteri per l'esenzione dal ticket per la diagnosi della sensibilità chimica multipla e le terapie per la cura della stessa.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere se sia stata data piena attuazione alle disposizioni di cui all'articolo 12 della legge regionale n. 2/2013 per garantire adeguata assistenza e cura ai malati affetti da sensibilità chimica multipla ed evitare, per quanto possibile, situazioni come quella riportata in premessa.".

PRESIDENTE

Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Questa è l'interrogazione che ho depositato ancora un anno fa, anzi due anni fa ormai perché era del 1° giugno 2017, c'è, Presidente, un leggero ritardo da parte della Giunta nel rispondere a questa che era un'interrogazione a risposta immediata, se magari qualcuno dell'Ufficio della Segreteria mi aiuta a fare anche i conti sui giorni che sono passati da quando l'ho depositata; interrogazione a risposta immediata: 1° giugno 2017, siamo a maggio 2019. Era giusto, un attimo, fare il punto anche su questa reiterata violazione del regolamento.
È un'interrogazione che ho depositato perché una cittadina, che è affetta da sensibilità chimica multipla (è una patologia rara che si manifesta con una progressiva crescente intolleranza nei confronti di sostanze chimiche di varia origine) ha avuto necessità di sottoporsi a controlli e cure ma l'ULSS 2 ha respinto la richiesta su base di valutazione del Centro Regionale di Riferimento di Padova che sta seguendo la paziente. Le risultanze degli accertamenti, dicono gli specialisti del Centro, eseguiti presso il Centro britannico e la pratica "desensibilizzante" non sembrano supportate da adeguati dati scientifici perché la paziente si è rivolta, appunto, presso questa clinica londinese proprio perché non trovava delle soluzioni adatte al suo caso a livello locale.
Praticamente l'ASL 2 non ha riconosciuto la possibilità per questa signora di farsi curare presso questa struttura - finisco Presidente - per sapere se sia stata data piena attuazione (questa è la domanda) alle disposizioni di cui all'articolo 12, della legge regionale 2 del 2013, per garantire adeguata assistenza e cura ai malati affetti da sensibilità chimica multipla ed evitare, per quanto possibile, situazioni come quella riportata in premessa.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'assessore Corazzari, prego.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"La Sensibilità chimica multipla (Multiple Chemical Sensitivity MCS), viene descritta come una condizione cronica caratterizzata da sintomi a carico di più organi, tali condizioni riferiscono l'insorgenza di una molteplicità di sintomi e manifestazioni di una sensibilità particolare nei confronti di numerose ed eterogenee sostanze chimiche, non correlate tra loro e presenti nell'ambiente in basse dosi.
La Regione del Veneto da sempre attenta al diritto alla salute, con la L.R. 19 marzo 2013, n. 2 , all'art. 12, ha provveduto a riconoscere e a regolare le iniziative per la diagnosi e la cura della sensibilità chimica multipla, prevedendo l'individuazione della sede del centro di riferimento per la cura della citata malattia.
Con delibera della Giunta Regionale n. 1535 del 10 ottobre 2016 è stata indicata l'Azienda Ospedaliera di Padova quale Centro di cura di riferimento, affidandone la responsabilità alla Dr.ssa Maria Antonella Muraro, dirigente medico della medesima Azienda, specializzata in Pediatria e Allergologia ed Immunologia Clinica.
Dopo le dimissioni della dott.ssa Maria Antonella Muraro il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova, con nota prot. n. 37690 del 20 giugno 2017, ha individuato quale nuovo responsabile il Dott. Mauro Cancian, comunicando altresì che l'attività specialistica è inserita all'interno della Struttura Semplice "Malattie Allergiche, Immunologiche ed Ambientali".
Tutto ciò premesso, la sede è già attiva, raggiungibile e fruibile dall'utenza, come riferito dal Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova (nota prot. n. 6379 del 01.02.2017).
In data 25 luglio 2017, gli uffici amministrativi della Direzione Programmazione Sanitaria – LEA hanno provveduto a contattare il Prof. Mauro Cancian, al fine di sincerarsi sullo stato di operatività del Centro. Il Prof. Mauro Cancian nello stesso giorno rispose prontamente che, in seguito alle dimissioni della collega Dr.ssa M.A. Muraro, con il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova, Dott. Luciano Flor e in collaborazione con la Direzione Sanitaria, stavano delineando un percorso assistenziale adeguato per le persone che percepiscono di rientrare nella cosiddetta "MCS". Tra queste vi rientrava anche la Sig.ra (...) del trevigiano, già presa in carico dalla precedente responsabile, unitamente agli altri pazienti che, per motivi peculiari, erano stati indicati come urgenti; riferiva altresì che molte altre segnalazioni erano state raccolte dalla Direzione Sanitaria di Padova.
Si ritiene importante riferire che il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera di Padova ha comunicato alla Regione del Veneto le azioni intraprese dalla suddetta Azienda relativamente alla cura della Sensibilità Chimica Multipla (MCS) riferendo:
- le figure professionali del Gruppo di Lavoro (nota prot. n. 72296 del 22.12.2016) per i percorsi aziendali per i pazienti affetti da MCS, la procedura logistico-assistenziale di pazienti con Sensibilità Chimica Multipla;
- l'aggiornamento del percorso aziendale logistico assistenziale per i pazienti con malattia MCS (prot. n. 51112 del 31.08.2017);
- i protocolli accoglienza e cura dei malati di sensibilità chimica multipla e richiesta CV/referenze specifiche del personale medico del Centro di riferimento (prot. n. 52882 del 8.09.2017).
Per completezza di informazione, nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 "Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 18.03.2017 entrato in vigore dal 19 marzo 2017, la sindrome della Sensibilità Chimica Multipla, non è presente:
- nell'elenco malattie e condizioni croniche e invalidanti (allegati 8bis - 8)
- nell'elenco malattie rare esentate dalla partecipazione al costo (allegato 7).
Si pone in luce che la sindrome di Sensibilità Chimica Multipla non è stata inclusa nel Decreto di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, approvato dal Consiglio dei Ministri, confermando nuovamente l'esclusione delle prestazioni di diagnosi e cura di tale sindrome dal Fondo Sanitario Nazionale (art. 1 D.lgs. n. 502/1992), comportando altresì l'impossibilità di utilizzare la quota del Fondo Sanitario Nazionale riservata alla Regione per la copertura dei relativi oneri, in quanto destinata al pagamento dei LEA.
Il Ministero della Salute (nota n. 936 del 2 febbraio 2016), al riguardo, nei limiti delle competenze istituzionali ad esso spettanti riferiva che la sindrome da MCS è, ad oggi, una sindrome dagli aspetti clinici e patogetici ancora non ben definiti, che non ne consentono una precisa stima epidemiologica. La MCS è da diversi anni oggetto di un serrato dibattito presso la comunità scientifica, nella quale sono presenti posizioni assai distanti, affermando alcuni l'esistenza della MCS come entità nosologica definita, altri negando tale evidenza. Sulla questione si è pronunciata la Seconda Sezione del Consiglio Superiore di Sanità nella seduta del 25 settembre 2008.
Si evidenzia, inoltre, che la L.R. n. 2/2013 presenta profili di difformità e differenziazione rispetto al parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità, il quale esclude la Sensibilità Chimica Multipla dal novero delle malattie rare e afferma che "la condizione nota come MCS non appare al momento come entità nosologicamente individuabile non essendo disponibili evidenze in questo senso nelle letteratura scientifica"; "l'assenza di chiari riferimenti citopatogenici e di procedure di riconoscimento nosologico non rende oggi possibile la definizione e quindi la valutazione di percorsi diagnostici e/o terapeutici da introdurre all'interno del SSN per la gestione clinica di questi soggetti.".

Ass.re Cristiano CORAZZARI

La sensibilizzazione chimica multipla viene descritta come una condizione cronica caratterizzata da sintomi a carico di più organi, tali condizioni riferiscono l'insorgenza di una molteplicità di sintomi e manifestazioni di una sensibilità particolare nei confronti attraverso le sostanze chimiche, non correlate tra loro presenti nell'ambiente.
La Regione Veneto, da sempre attenta al diritto alla salute, ha provveduto a riconoscere e regolare le iniziative per le diagnosi e la cura cui della sensibilità chimica multipla prevedendo l'individuazione di un Centro di riferimento per la cura della citata malattia.
Con la delibera 1535 del 2016 è stata indicata l'Azienda Ospedaliera di Padova quale Centro di cura di riferimento affidando la responsabilità alla dottoressa Maria Antonella Muraro, dirigente medico della medesima azienda, specializzata in pediatria, allergologia e immunologia clinica.
Dopo le dimissioni della dottoressa Muraro, il direttore generale ha individuato quale nuovo responsabile il dottor Mauro Cancian, comunicando le attività specialistiche inserite all'interno di una struttura semplice, malattie allergiche, urologiche, ambientali.
Tutto ciò premesso la sede è già attiva, raggiungibile e fruibile dall'utenza come riferito dal direttore generale dell'azienda ospedaliera di Padova.
In data 25 luglio 2017 gli uffici amministrativi della Direzione sanitaria hanno provveduto a contattare il professor Cancian al fine di sincerarsi sullo stato di operatività del Centro; il professor Cancian nello stesso giorno rispose prontamente che in seguito alle dimissioni della collega Muraro con il direttore generale dell'azienda ospedaliera di Padova, dottor Luciano Floro, e in collaborazione con la Direzione sanitaria stavano delineando un percorso assistenziale adeguato per le persone che percepiscono di rientrare nella cosiddetta sindrome.
Per questo vi rientrava anche la signora (...) nel trevigiano, che ha preso in carico dalla precedente responsabile unitamente ad altri pazienti che per motivi peculiari erano stati indicati come urgenti, riferiva altresì che molte altre segnalazioni erano state raccolte dalla direzione sanitaria di Padova.
Si ritiene importante riferire che il Direttore generale dell'azienda ospedaliera di Padova ha comunicato alla Regione le azioni intraprese dalla suddetta azienda relativamente alle cure sulla sensibilità chimica multipla, le figure professionali del gruppo di lavoro, i percorsi aziendale per i pazienti, le procedure logico-assistenziali di pazienti con sensibilità, l'aggiornamento del percorso aziendale logistico-assistenziale per i pazienti, i protocolli di accoglienza e cura dei malati di sensibilità chimica multipla e richiesta di curricula e referenze specifiche del personale medico in sede di riferimento.
Per completezza di informazione, nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 n. 502, entrato in vigore dal 19, la sindrome da sensibilità chimica multipla non è presente, né tra le condizioni croniche invalidanti, né nell'elenco delle malattie rare e esentate dalla partecipazione al costo, quindi manco dal Ministero. SI pone in luce che la sindrome di sensibilità chimica multipla non è stata inclusa nel decreto di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza approvato dal Consiglio dei Ministri, confermando nuovamente l'esclusione delle prestazioni di diagnosi e di cura dal Fondo Sanitario Nazionale, comportando altresì l'impossibilità di utilizzare la quota del Fondo Sanitario Nazionale riservata alla Regione per la copertura dei relativi oneri, in quanto destinato al fallimento dei LEA. Il Ministero della Salute, al riguardo, nel limite delle competenze istituzionali ad esso spettanti, riferiva che la sindrome ad oggi è una sindrome dagli aspetti clinici e partogettici non ancora definiti, che non ne consentono una precisa stima epidemiologica. La sindrome è da diversi anni oggetto di un serrato dibattito presso la comunità scientifica, nella quale sono presenti posizioni assai distanti, affermando alcuni l'esistenza della sindrome come entità nosologica definita, altri negando tale evidenza.
Sulla questione si è pronunciata la Seconda sezione del Consiglio Superiore della Sanità nella seduta del 25 aprile 2008. Si evidenzia inoltre che la legge regionale 2 del 2013 presenta profili di difformità e differenziazione rispetto al parere espresso dal Consiglio Superiore della Sanità, il quale esclude la sensibilità chimica multipla nel novero delle malattie rare e afferma che la condizione nota come MCS non appare al momento come entità tipologicamente individuabile, non essendo disponibili evidenze in questo senso.
Non è possibile oggi la valutazione di percorsi diagnostici e/o terapeutici da introdurre all'interno del Sistema Sanitario Nazionale per la gestione clinica di questi soggetti.

PRESIDENTE

Zanoni prego per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Nell'interrogazione avevo sollevato il caso per quanto riguarda l'applicazione di una legge regionale che prevede appunto delle norme per quanto riguarda i malati di sensibilità chimica multipla: è la legge 2 del 2013. Io ho ascoltato la risposta dell'Assessore appunto dove si evidenzia come, a livello ministeriale (viene citato anche il DPCM del 2017), la MCS non rientra nei LEA e quindi con tutte le conseguenze del caso.
La mia richiesta era di sapere se era stata data o meno piena attuazione alle disposizioni di quell'articolo 12 della legge regionale 2 del 2013; alcuni passaggi sono stati fatti - e lo sappiamo – "di individuare la sede del centro di riferimento per la cura della sensibilità chimica multipla, gli ulteriori presidi destinati alla diagnosi e cura della sensibilità chimica multipla, la dotazione organica e le risorse finanziarie necessarie al funzionamento dei presidi di cui alla lettera precedente, i criteri per l'esenzione dal ticket per la diagnosi della sensibilità chimica multipla e le terapie per la cura della stessa". Noi abbiamo una legge regionale, abbiamo previsto dei passaggi ben chiari e ben definiti: che ci sono problemi a livello ministeriale è chiarissimo, però siamo anche una Regione candidata ad aumentare la propria autonomia, abbiamo una legge che prevede che ci siano determinati dispositivi e aiuti e la domanda era: cosa facciamo noi di questa legge?

Interrogazione a risposta immediata n. 722 presentata il 14 febbraio 2019 dai consiglieri Pigozzo, Zottis, Azzalin, Fracasso, Moretti, Salemi, Sinigaglia e Zanoni relativa a "EMERGENZA SFRATTI ATER: È NECESSARIA UNA MODIFICA DELLE NORME PER EVITARE L'IMPATTO SOCIALE, SOPRATTUTTO A VENEZIA CENTRO STORICO".

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- la recente legge regionale 3 novembre 2017, n. 39 "Norme in materia di edilizia residenziale pubblica" (di iniziativa della Giunta regionale) ha apportato alcune modifiche sostanziali alla precedente regolamentazione del settore;
- si stanno purtroppo registrando pesantissime ripercussioni su molti inquilini di alloggi ATER (in particolare della Città di Venezia e del suo centro storico) che, a causa della mutata normativa, non risultano più in diritto di permanere presso l'abitazione che era loro stata assegnata;
- la Segreteria Provinciale dell'Unione Inquilini ha denunciato il verificarsi di centinaia di sfratti "indiscriminati", dovuti al venir meno del nuovo requisito disposto dalla LR 39/2017, ossia il "(...) valore ISEE-ERP ai fini dell'accesso all'edilizia residenziale pubblica fissato in euro 20.000,00 (...)" lordi;
- come noto le precedenti disposizioni in materia prevedevano che coloro che superavano i redditi convenzionali, potevano comunque continuare a risiedere nell'alloggio che gli era stato assegnato, corrispondendo un affitto maggiorato in rapporto al proprio reddito (naturalmente fino ad un massimale di guadagno);
- poiché con la nuova normativa queste possibilità sono venute meno, l'Ater avrebbe disposto centinaia di sfratti; secondo quanto riportato dai giornali, a fine gennaio molti cittadini veneti e soprattutto veneziani, in particolare quelli residenti nel centro storico, sono stati destinatari di lettere (senza precedenti preavvisi) con valenza di sfratto esecutivo, 24 mesi prima della scadenza del contratto di locazione e senza alcuna possibilità di proroga;
- tra costoro vi sono anche persone anziane (si segnala addirittura il caso di un ultranovantenne) che a fronte di tale situazione non sono in grado di trovare un'alternativa;
- agli avvisi dell'Ater presto si sommeranno quelli delle Amministrazioni comunali che, come noto, gestiscono un patrimonio di alloggi in edilizia residenziale pubblica.
Ritenuto che la situazione sopradescritta richieda misure urgentissime di modifica della citata norma e del regolamento attuativo, che vadano ad incidere sui criteri di accesso e di permanenza presso gli alloggi ERP, in particolare per la specificità di Venezia centro storico, onde evitare gravi casi di emergenza sociale.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
quali urgenti e immediate misure intenda mettere in atto al fine di tutelare i soggetti più deboli e indifesi della popolazione dall'emorragia di sfratti che si sta verificando in seguito alle nuove disposizioni dettate dalla LR 39/2017 e del relativo regolamento attuativo.".

PRESIDENTE

Collega Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie. Questa interrogazione, presentata all'inizio di quest'anno, prende atto di una serie di segnalazioni arrivate soprattutto dall'area veneziana, in particolare dal centro storico di Venezia, dove, a seguito dell'applicazione della riforma dell'edilizia residenziale pubblica, avvenuta con legge n. 39 del 2017, si stanno verificando degli esiti probabilmente non calcolati nel momento in cui era stata impostata la norma e poi anche il relativo regolamento applicativo.
Per la verità io ricordo che, in fase di audizione, alcune richieste di poter modulare l'applicazione della legge per alcune situazioni specifiche, in questo caso Venezia centro storico e isole, mitigando gli effetti dei parametri che appunto vengono tenuti a riferimento per quanto riguarda l'ISEE, eccetera, e tenendo conto dei costi diversi della realtà veneziana rispetto agli altri territori del Veneto, purtroppo quelle richieste non erano state recepite. Di fatto adesso c'è un problema di sostenibilità di questa applicazione della norma, che sta creando allarme sociale nel senso che situazioni di persone anziane, magari anche ultraottantenni, si trovano a dover cambiare residenza nell'arco di un anno, un anno e mezzo, perché i tempi ormai sono questi, non avendo alternative di nuovi appartamenti in zona del centro storico, devono spostarsi in terraferma con tutte i conseguenti disagi.
Quindi chiedo all'Assessore se intanto è presente questo problema e quali soluzioni possono intravedersi.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'assessora Lanzarin.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"La riforma del settore dell'edilizia residenziale pubblica di cui alla L.R. n. 39/2017 e al successivo Regolamento attuativo n. 4/2018 ha introdotto una nuova metodologia di calcolo del canone di locazione, basato sul principio di equità e sopportabilità per il nucleo familiare dell'assegnatario, in luogo del canone determinato unicamente sulla base del reddito; la nuova disciplina prevede infatti l'utilizzo dello specifico indicatore di situazione economica equivalente (ISEE – ERP) come strumento di misura della situazione economica della famiglia, al fine di consentire un'adeguata analisi della situazione patrimoniale e reddituale del soggetto richiedente e permettere, in caso di superamento del valore ISEE - ERP previsto per l'accesso ad alloggi ERP, la riassegnazione degli stessi a soggetti con maggior bisogno. Tale nuova metodologia persegue un obiettivo di maggiore equità sociale e consente di evitare che l'agevolazione possa indirizzarsi verso soggetti che dispongono di risorse finanziarie proprie pur dichiarando redditi contenuti, a pregiudizio di categorie di nuclei in condizioni di maggiore disagio economico.
Per i contratti di locazione in essere, la nuova normativa prevede la decadenza dall'assegnazione dell'alloggio e risoluzione del contratto di locazione in caso di mancato possesso dei requisiti stabiliti dall'art. 25 della L.R. n. 39/2017 , prevedendo comunque la possibilità di ripristino degli stessi requisiti nei successivi 24 mesi, prima di procedere al rilascio dell'alloggio.
Gli "sfratti" attualmente in essere sono riferiti pertanto ai soggetti già dichiarati decaduti per supero di reddito ai sensi e per gli effetti degli artt. 27 e 28 della precedente L.R. n. 10/1996 , per i quali, con l'entrata in vigore della L.R. n. 39/2017 , non è più prevista la possibilità di permanenza nell'alloggio; l'ATER in tali ipotesi ha richiesto la restituzione dell'alloggio alla scadenza naturale del contratto di locazione stabilita.
Al fine di monitorare gli effetti dell'applicazione della nuova disciplina, la Giunta regionale ha istituito con deliberazione n. 1985 del 21 dicembre 2018 un Tavolo tecnico, così come richiesto dalla Seconda Commissione consiliare nel parere n. 331 il 19/07/2018 espresso nel corso dell'iter di approvazione del Regolamento attuativo regionale n. 4/2018. Detto Tavolo tecnico, composto da rappresentanti della Regione Veneto, delle Ater, dei Comuni e dei Sindacati degli inquilini, ha altresì il compito di esaminare le situazioni di particolare rilievo sociale o relative a soggetti più deboli, quali anziani o disabili, prevedendo opportune soluzioni al fine di rendere l'eventuale rilascio dell'alloggio o trasloco il meno traumatico possibile. Il Tavolo tecnico si è insediato il 26 marzo scorso ed è dunque pienamente operativo; la questione in argomento verrà esaminata in occasione della prossima riunione, al fine di individuare opportune misure laddove ritenuto necessario, quali ad esempio un graduale rilascio dell'alloggio o, nei casi di elevato disagio sociale, l'assegnazione di alloggi in emergenza abitativa.".

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

La riforma del settore Edilizia residenziale pubblica, di cui alla legge regionale 39 del 2017 e successivo regolamento attuativo N. 4 del 2018, hanno introdotto le nuove metodologie di calcolo del canone di locazione, basato sul principio di equità e sopportabilità per il nucleo familiare dell'assegnatario, in luogo del canone determinato unicamente sulla base del reddito.
La nuova disciplina prevede, infatti, l'utilizzo dello specifico indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) come strumento di misura della situazione economica della famiglia al fine di consentire un'adeguata analisi della situazione patrimoniale e reddituale del soggetto richiedente e permettere, in caso di superamento del valore previsto per l'accesso agli alloggi ERP, la riassegnazione degli stessi a soggetti con maggior bisogno. Tale nuova metodologia ha un obiettivo di maggiore equità sociale e consente di evitare che l'agevolazione possa indirizzarsi verso soggetti che dispongono di risorse finanziarie proprie, pur dichiarando redditi contenuti a pregiudizio di categorie di nuclei in condizioni di disagio economico.
Per i contratti di locazione in essere la nuova normativa prevede la decadenza dell'assegnazione dell'alloggio e la risoluzione del contratto in locazione in caso di mancato possesso dei requisiti stabiliti, prevedendo comunque la possibilità di ripristino degli stessi requisiti nei successivi 24 mesi, prima di procedere al rilascio dell'alloggio. Gli sfratti attualmente in essere sono riferiti, pertanto, a soggetti già dichiarati decaduti per superamento di reddito ai sensi degli articoli prodotti, per i quali, con l'entrata in vigore della legge, non è prevista la possibilità di permanenza.
L'ATER, in tali ipotesi, ha chiesto la restituzione di alloggi alla scadenza naturale del contratto. Al fine di monitorare gli effetti dell'applicazione della nuova disciplina, la Giunta regionale ha istituito un tavolo tecnico, così come richiesto dalla Seconda Commissione consiliare.
Detto tavolo tecnico, composto da rappresentanti della Regione Veneto, delle ATER, dei Comuni, dei sindacati degli inquilini, ha il compito di esaminare le valutazioni di particolare rilievo sociale o relative a soggetti più deboli (quali anziani o disabili) prevedendo opportune soluzioni, al fine di rendere l'eventuale rilascio dell'alloggio o trasloco il meno traumatico possibile.
Il tavolo tecnico si è insediato il 26 marzo scorso ed è dunque pienamente operativo.
La questione in argomento verrà esaminata in occasione della prossima riunione, al fine di individuare opportune misure laddove ritenuto necessario quali ad esempio il graduale rilascio dell'alloggio e nei casi di elevato disagio sociale l'assegnazione di alloggi di emergenza abitativa.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica il collega Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie all'Assessore per la risposta molto diligente e puntuale dal punto di vista dei riferimenti normativi, però il dato di fatto è che questa situazione di emergenza che si sta creando, soprattutto in persone, dal punto di vista sociale, deboli, adesso viene rinviata al tavolo tecnico e, quindi, a livello comunale in modo tale da capire se ci sono alternative; ripeto il tema era già stato segnalato ancora in partenza durante la costruzione della legge dicendo che dovevano esserci degli accorgimenti specifici nella norma che potessero prevenire questa situazione, quindi stiamo rincorrendo a posteriori un problema già segnalato e non recepito.
Io credo che ci sia l'esigenza di andare a rivedere alcuni parametri, non dico modificare e stravolgere la norma perché il principio di equità sociale è condivisibile e sacrosanto e va salvaguardato ma adesso che vediamo gli effetti dell'applicazione è necessario che dal tavolo tecnico, ma anche poi dall'assessorato, venga rivista la modalità di applicazione e, quindi, la formulazione del regolamento inserendo gli opportuni correttivi se vogliamo che queste situazioni abbiano una risposta anche in tempi rapidi perché ormai manca un anno, poco più, insomma, alla scadenza dei contratti e quindi per dare il tempo necessario a risolvere il problema prima che scoppi in maniera drastica e con tutte le conseguenze negative per gli inquilini, quindi chiedo all'Assessore di poter sollecitare questa revisione del regolamento, su indicazione perché mi pare che lo stesso Presidente dell'ATER di Venezia abbia già segnalato il tema che ho individuato con questa interrogazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 732 presentata il 19 marzo 2019 dalla consigliera Zottis relativa a "LA REGIONE FACCIA CHIAREZZA SUL FUTURO DELLA SEDE CRI DI JESOLO: VUOLE COMPRARE IMMOBILE E TERRENO? A QUALE SCOPO?"

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- da tempo la Croce Rossa Italiana sta cercando di dismettere la sua sede di Jesolo ma finora le aste per la vendita sono sempre andate deserte, con conseguente crollo del prezzo. In questi ultimi giorni si apprende dalla stampa che, dopo una prima proposta di acquisto da parte di una cordata di imprenditori interessati a costruire un grande albergo, la Regione Veneto sarebbe interessata ad acquisire l'area per farne la sede di un centro di formazione per la sanità veneta. Ma sull'operazione non sono noti al momento ulteriori dettagli;
- attualmente la suddetta sede della Croce Rossa ospita 120 richiedenti asilo.
Considerato che sulla sopra descritta vicenda è necessaria la massima trasparenza da parte della Regione, anche al fine di evitare ogni tipo di speculazione edilizia attorno alla struttura.
Tutto ciò premesso, la sottoscritta consigliera regionale
chiede alla Giunta regionale
quali siano le reali intenzioni della Regione Veneto circa l'ipotesi di acquisto dell'immobile e del terreno che attualmente ospitano la sede della Croce Rossa Italiana di Jesolo.".

PRESIDENTE

La collega Zottis la dà per letta.
Risponde l'Assessora Lanzarin.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"Negli atti programmatori regionali in essere, non vi sono in atto procedure di acquisto di immobili e/o terreni a Jesolo.".

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Negli atti programmatori regionali non sono in atto procedure di acquisto di immobili o terreni a Jesolo, quindi è molto, molto limitata.

PRESIDENTE

Collega Zottis, prego.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Per la risposta ringrazio l'Assessora, prendo anche atto che nella nostra ULSS i giornali scrivono molto e poi degli atti regionali non c'è nulla, su questo come su altri argomenti che vedremo dopo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 717 presentata il 6 febbraio 2019 dal consigliere Semenzato relativa a "IVA SULLA TASSA DEI RIFIUTI: L'AGENZIA DELLE ENTRATE RESTITUISCA AI CONTRIBUENTI L'IVA VERSATA PRIMA CHE SCADANO I TERMINI DI PRESCRIZIONE".

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"VISTO la sentenza della Corte Costituzionale del 29 luglio 2009, n. 238, che ha affermato la natura tributaria della TIA (Tariffa sui rifiuti ora sostituita dalla TARI) e quindi non soggetta ad IVA.
PREMESSO che:
- l'illegittimità dell'IVA sulla tassa dei rifiuti (istituita con il d.lgs. 22/1997, cosiddetto decreto Ronchi) è stata ribadita e confermata anche dalla Corte di Cassazione a sezioni unite con la sentenza del 9 febbraio 2016, n. 5078 (che riprende le precedenti sentenze n. 8313/2010 e n.3756/2012), con cui ha riconosciuto la natura tributaria della TIA, smentendo quanto affermato dalla circolare del Ministero delle finanze n. 3/DF dell'11 novembre 2010 e dall'Agenzia delle entrate nel 2012 (risposta a interpello di Veritas), in virtù del principio di divieto di doppia imposizione del prelievo fiscale;
- il motivo per il quale, al contrario, l'Agenzia delle Entrate ha più volte ritenuto che fosse legittimo addebitare l'IVA sulla tassa dei rifiuti era che la Tia o Tarsu non fossero una tassa ma un corrispettivo addebitato per un servizio reso dal Comune ai cittadini;
- la natura tributaria della TIA viene nel frattempo ribadita ulteriormente dalla Corte Costituzionale con due diverse ordinanze del 2010 (nn.300 del 16/11/2009 e 64 del 22/02/2010).
CONSTATATO CHE:
- il passaggio da tariffa a tributo, imposto dal legislatore, è stato stabilito dall'art. 14 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 e s.m.i. istituendo il tributo sui rifiuti e sui servizi TARES in luogo della Tariffa di Igiene Ambientale TIA, a decorrere dal 1/1/2013;
- in seguito, il comma 639, dell'art. 1 della L. 27/12/2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) a decorrere dal 1^ gennaio 2014 ha istituito la Tassa sui Rifiuti (TARI) destinata a finanziarie i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a carico dell'utilizzatore.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale,
interroga la Giunta regionale
per sapere se intende intervenire presso il Governo della Repubblica affinché attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze siano rimborsati ai cittadini le somme dell'IVA versata sulla Tariffa di igiene ambientale in virtù delle sopra richiamate sentenze.".

PRESIDENTE

Prego, collega Semenzato.

Alberto SEMENZATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Con questa interrogazione si chiede alla Giunta regionale se e come intende intervenire presso il Governo, affinché attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze siano rimborsati ai cittadini le somme dell'IVA versate sulla tariffa di igiene ambientale perché, come già è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza del 9 febbraio 2016, la tassa dei rifiuti è un tributo e, quindi, non è soggetta ad IVA. Grazie.

PRESIDENTE

Prego, Forcolin per la risposta.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"Con interrogazione a risposta immediata n. 717/2019, l'interrogante, richiamata la sentenza della Corte Costituzionale del 29 luglio 2009, n. 238, che ha affermato la natura tributaria della TIA (Tariffa sui rifiuti ora sostituita dalla TARI) e quindi non soggetta ad IVA, precisa che:
"l'illegittimità dell'IVA sulla tassa dei rifiuti (istituita con il d.lgs. 22/1997, cosiddetto decreto Ronchi) è stata ribadita e confermata anche dalla Corte di Cassazione a sezioni unite con la sentenza del 9 febbraio 2016, n. 5078 (che riprende le precedenti sentenze n. 8313/2010 e n.3756/2012), con cui ha riconosciuto la natura tributaria della TIA, smentendo quanto affermato dalla circolare del Ministero delle finanze n. 3/DF dell'11 novembre 2010 e dall'Agenzia delle entrate nel 2012 (risposta a interpello di Veritas), in virtù del principio di divieto di doppia imposizione del prelievo fiscale;
il motivo per il quale, al contrario, l'Agenzia delle Entrate ha più volte ritenuto che fosse legittimo addebitare l'IVA sulla tassa dei rifiuti era che la Tia o Tarsu non fossero una tassa ma un corrispettivo addebitato per un servizio reso dal Comune ai cittadini;
la natura tributaria della TIA viene nel frattempo ribadita ulteriormente dalla Corte Costituzionale con due diverse ordinanze del 2010 (nn.300 del 16/11/2009 e 64 del 22/02/2010)".
Aggiunge, inoltre che:
"il passaggio da tariffa a tributo, imposto dal legislatore, è stato stabilito dall'art. 14 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 e s.m.i. istituendo il tributo sui rifiuti e sui servizi TARES in luogo della Tariffa di Igiene Ambientale TIA, a decorrere dal 1/1/2013;
in seguito, il comma 639, dell'art. 1 della L. 27/12/2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) a decorrere dal 1^ gennaio 2014 ha istituito la Tassa sui Rifiuti (TARI) destinata a finanziarie i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a carico dell'utilizzatore".
Sulla base delle riportate premesse e precisazioni, il consigliere regionale, interroga la Giunta regionale "per sapere se intende intervenire presso il Governo della Repubblica affinché attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze siano rimborsati ai cittadini le somme dell'IVA versata sulla Tariffa di igiene ambientale in virtù delle sopra richiamate sentenze".
Tutto ciò premesso, pur precisando come la Regione non abbia spazi di intervento diretto, in quanto il soggetto attivo dell'obbligazione tributaria in esame è il Comune e pur ricordando come l'imposta sul valore aggiunto sia tributo di titolarità esclusiva statale, si assicura che la Regione del Veneto fornirà ogni eventuale supporto in tutte le sedi competenti per raggiungere il risultato chiesto dall'interrogante, tenuto conto che la stessa, in base all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, ha competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario sulla base dei principi stabiliti dallo Stato.".

Ass.re Gianluca FORCOLIN (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Con l'interrogazione a risposta immediata 717 del 2019 l'interrogante, richiamata la sentenza della Corte costituzionale del 29 luglio, che ha affermato la natura tributaria della TIA e quindi non soggetta a IVA, precisa che l'illegittimità dell'IVA sulla tassa dei rifiuti è stata ribadita e confermata anche dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza del 9 febbraio 2016, la 5078, con cui ha riconosciuto la natura tributaria della TIA, smentendo quanto affermato dalla circolare del Ministero delle Finanze dell'11 novembre 2010 e l'Agenzia delle Entrate nel 2012 - quindi rispetto a una risposta a un interpello di Veritas in quel caso - in virtù del principio di divieto di doppia imposizione del prelievo fiscale. Il motivo per il quale al contrario all'Agenzia delle Entrate ha più volte ritenuto che fosse legittimo addebitare l'IVA sulla tassa dei rifiuti era che la TIA o TARSU non fossero una tassa, ma un corrispettivo addebitato per un servizio reso dal Comune ai cittadini.
La natura tributaria della TIA viene nel frattempo ribadita ulteriormente dalla Corte Costituzionale con due diverse sentenze del 2009 e del 2010 aggiungendo inoltre che, il passaggio da tariffa a tributo imposto dal legislatore è stato stabilito dall'articolo 14 del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, istituendo il tributo sui rifiuti e sui servizi TARES in luogo della tariffa di igiene ambientale TIA a decorrere dal primo gennaio 2013; in seguito il comma 6239 dell'articolo 1 della legge 147, a decorrere dal primo gennaio 2014, ha istituito la tassa sui rifiuti TARI destinata a finanziare il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a carico dell'utilizzatore.
Sulla base di un'importante premessa e precisazione, il Consigliere regionale interroga la Giunta per sapere se intende intervenire presso il Governo della Repubblica affinché, attraverso il Ministro dell'Economia e Finanze, siano rimborsati ai cittadini le somme dell'IVA versata sulla tariffa di igiene ambientale in virtù delle sopra richiamate sentenze.
Tutto ciò premesso, pur precisando che come Regione non abbia spazi di intervento diretto, in quanto il soggetto attivo dell'obbligazione tributaria in esame è il Comune e pur ricordando come l'imposta sul valore aggiunto sia tributo di titolarità esclusiva statale, si assicura che la Regione fornirà ogni eventuale supporto in tutte le sedi competenti per raggiungere il risultato chiesto dall'interrogante, tenuto conto che la stessa, in base all'articolo 117 terzo comma della Costituzione, ha competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario sulla base dei principi stabiliti dallo Stato.

PRESIDENTE

Consigliere Semenzato per la risposta.

Alberto SEMENZATO (Liga Veneta – Lega Nord)

La risposta del Vicepresidente Forcolin mi soddisfa, lo ringrazio e ringrazio la Giunta.

Interrogazione a risposta immediata n. 735 presentata il 25 marzo 2019 dai consiglieri Ruzzante, Bartelle e Guarda relativa a: "A DISTANZA DI POCHI ANNI DAL RAGGIUNTO ACCORDO CON BELVEST, UNA VARIANTE AL PIANO DEGLI INTERVENTI DEL COMUNE DI PIAZZOLA SUL BRENTA OSCURA LA DESTINAZIONE PRODUTTIVA DELL'AREA E LEGITTIMA IL NASCERE DI INCERTEZZE SUL DESTINO DEI LAVORATORI: QUALI INTERVENTI DELLA GIUNTA REGIONALE A GARANZIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI DELLA BELVEST?"

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che nel 2012, i lavoratori della Belvest, storica azienda leader nel settore dell'alta moda con sede a Piazzola sul Brenta (PD), erano riusciti, per effetto di un fruttuoso, quanto faticoso, intervento di mediazione tra parte datoriale e sindacati dei lavoratori svolto sotto l'egida dell'allora sindaco, a salvaguardare i propri posti di lavoro a fronte dei prospettati licenziamenti.
Risulta che:
- il Consiglio comunale di Piazzola sul Brenta ha già deliberato di pervenire ad una variante al Piano degli Interventi (PI) ai sensi dell'art. 18 della legge regionale n. 11 del 2014;
- nella predetta variante è inserita (variazione n. 16), su richiesta della proprietà (cioè Belvest), una scheda esemplificativa a supporto di un futuro accordo pubblico-privato da sviluppare in seguito.
Considerato che la scheda esemplificativa inserita nella variante è tale da gettare una pesante incertezza, o quantomeno legittima il dubbio, circa la futura sussistenza della destinazione produttiva dell'area in questione, con gli immaginabili e preoccupanti effetti sul destino occupazionale lavoratori, stante in particolare la nota rilevante dimensione assunta dalla Belvest nel contesto economico e sociale della provincia di Padova.
I sottoscritti consiglieri
interrogano la Giunta regionale
per conoscere quali interventi di garanzia abbia intenzione di attivare al fine di escludere che quanto illustrato in premessa non si risolva in un accordo in danno del futuro occupazionale dei lavoratori della Belvest.".

PRESIDENTE

Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Già la il titolo dice tutto e spiega e specifica la questione sulla quale ho voluto interrogare la Giunta. Credo ci sia una risposta risolutiva, mi auguro che sia risolutiva, però l'ho voluto sollevare perché ogni volta che ci sono situazioni di crisi aziendali io guardo sempre anche all'aspetto urbanistico. È evidente che quando ci sono operazioni, o rischio di operazioni, speculative è evidente che questo non va mai a vantaggio dei lavoratori.
Siccome i lavoratori mi avevano segnalato questa situazione all'interno della Belvest di Padova, con il rischio di una variante che era già stata deliberata dal Piano di interventi del Consiglio comunale di Piazzola, avevano chiesto di verificare su questa variante quale tipo di progetto e progettazione era in corso; in particolar modo come questo avrebbe potuto impattare rispetto alle garanzie sul futuro occupazionale dei lavoratori della Belvest. Ascolto la risposta.

PRESIDENTE

Assessora Donazzan per la risposta.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"Belvest S.p.a è un'azienda leader nel settore dell'alta moda, prevalentemente maschile, con sede a Piazzola sul Brenta, ove ha un organico di circa 300 dipendenti.
La Società risente da vari anni della crisi che ha investito l'intero settore dell'abbigliamento e, per mantenere nel lungo periodo la propria competitività nel mercato, ha manifestato la necessità di progettare un ammodernamento tecnologico dell'azienda, la quale ha i suoi elementi più significativi nell'innovazione, nella qualità, nello stile rigorosamente Made in Italy e necessita di conseguenza di una razionalizzazione del processo produttivo mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione. A tal fine, la Società considerava opportuno valorizzare urbanisticamente il proprio compendio immobiliare e, per raggiungere tale risultato, aveva presentato al Comune di Piazzola sul Brenta una variante urbanistica al piano degli interventi, atta a consentire – secondo la società stessa – una pluralità di destinazioni urbanistiche per il proprio attuale sito produttivo.
Tale richiesta aveva allarmato i lavoratori e le Organizzazioni sindacali che temevano che l'Azienda intendesse privilegiare la propria attività commerciale a scapito della principale vocazione produttiva.
Lo scorso 29 marzo il Comune di Piazzola sul Brenta ha approvato un emendamento che boccia la variante urbanistica presentata da Belvest, mantenendo, quindi, quella industriale quale unica destinazione possibile di tale sito e, conseguentemente, è venuto meno il principale motivo di preoccupazione per i sindacati e i lavoratori circa il mantenimento del sito produttivo.
Anche in questa occasione la Regione conferma, comunque, la propria disponibilità, già manifestata alle organizzazioni sindacali coinvolte, a intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, qualora una delle Parti lo richieda e ciò a tutela di tutti i dipendenti coinvolti.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Più Italia! Amo il Veneto)

Grazie, Presidente.
Belvest è un'azienda leader nel settore dell'alta moda, prevalentemente maschile, con sede a Piazzola sul Brenta, con un organico di circa 300 dipendenti. La società risente da vari anni della crisi che ha investito l'intero settore dell'abbigliamento e per mantenere nel lungo periodo la propria competitività nel mercato ha manifestato la necessità di progettare un ammodernamento tecnologico dell'azienda. Quali sono gli eventi più significativi nell'innovazione, nella qualità, nello stile rigorosamente made in Italy e necessita di conseguenza di una razionalizzazione del processo produttivo, mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione.
A tal fine la società considerava opportuno valorizzare urbanisticamente il proprio compendio immobiliare e, per raggiungere tale risultato, aveva presentato al Comune di Piazzola sul Brenta una variante urbanistica al Piano degli Interventi, atta a consentire, secondo la società stessa, una pluralità di destinazioni urbanistiche per il proprio attuale sito produttivo. Tale richiesta aveva allarmato i lavoratori delle organizzazioni sindacali che temevano che l'azienda intendesse privilegiare la propria attività commerciale a scapito della principale vocazione produttiva.
Lo scorso 29 marzo il Comune di Piazzola sul Brenta ha approvato un emendamento che boccia la variante urbanistica presentata, mantenendo quindi quella industriale quale unica destinazione possibile di tale sito e conseguentemente è venuto meno il principale motivo di preoccupazione per il sindacato e i lavoratori circa il mantenimento del sito produttivo.
Anche in questa occasione la Regione conferma comunque la propria disponibilità già manifestata alle organizzazioni sindacali coinvolte ad intervenire nell'ambito di propria competenza.

PRESIDENTE

Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Come avevo preannunciato, sapevo che la risposta sarebbe stata positiva quindi mi dichiaro soddisfatto per la risposta, faccio solo notare che io l'ho presentata il 25 marzo ed è stata approvata la bocciatura alla variante il 29 marzo, quindi quattro giorni dopo, per cui questa interrogazione ovviamente era superata dai fatti, però l'ho voluto mantenere per spiegare il senso e il significato di questa interrogazione a risposta immediata e la soluzione di un piccolo problema perché è ovvio che quando si consentono cambi di destinazione d'uso, è evidente che questo ha un impatto anche sugli aspetti e industriali e lavorativi.
Quindi mi dichiaro soddisfatto per questa risposta.

Interrogazione a risposta immediata n. 738 presentata il 28 marzo 2019 dal consigliere Valdegamberi relativa a: "REINSERIMENTO LAVORATIVO DI PERSONE DISOCCUPATE E IN STATO DI MARGINALITÀ SOCIALE: QUANTI SOLDI RESTANO ALLE COOPERATIVE E QUANTI VENGONO DATI AI LAVORATORI?".

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- la Regione del Veneto ha approvato con deliberazione n. 662 del 15 maggio 2018 lo stanziamento di un milione di euro, di cui 125.000 destinati al comune di Verona, per lavori di inclusione sociale presso due Uffici Giudiziari (Tribunale e Procura), al fine di favorire nuove opportunità di lavoro per le persone in situazioni di difficoltà, promuovendo la cittadinanza attiva e l'inclusione sociale;
- per l'inserimento lavorativo una, o più società cooperative sociali (di tipo A e di tipo B), viene affidata la gestione dei contratti di lavoro;
- i destinatari dei richiamati contratti lavorativi, sono soggetti disoccupati, privi o sprovvisti della copertura degli ammortizzatori sociali, così come di trattamento pensionistico, iscritti al centro per l'impiego, alla ricerca di nuova occupazione da più di 12 mesi;
- la copertura dei costi di lavoro derivanti dall'erogazione dello stanziamento regionale, finanzia un contributo massimo di euro 6.850,00 per ogni destinatario assunto per la durata di sei mesi.
Constatato che lo stipendio per ognuno dei destinatari del contratto di lavoro ammonta a circa 500 euro mensili per sei mesi.
Considerato che le cooperative sociali, partner operative del progetto, hanno stipulato contratti di lavoro, mantenendone la titolarità e la gestione delle spese relative.
Il sottoscritto consigliere regionale,
interroga la Giunta regionale
per conoscere come sono state utilizzate le risorse economiche messe a disposizione dal bando regionale anche alla luce delle gravi segnalazioni ricevute da parte di persone formate e pronte ad iniziare l'attività presso gli uffici giudiziari del comune di Verona.".

PRESIDENTE

Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto – Tzimbar Earde)

Il problema si è in parte anche risolto, l'avevo sollevato da tempo, quindi do per letta l'interrogazione, evidenziando che nel frattempo il problema è stato risolto.

PRESIDENTE

L'assessora Donazzan per la risposta.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"La deliberazione n 662 del 15 maggio 2018 ha approvato un intervento sperimentale nell'ambito del POR FSE Asse II - Inclusione sociale per sostenere i cittadini maggiormente in difficoltà e a rischio di povertà attraverso la realizzazione di esperienze di lavoro presso gli Uffici giudiziari del Veneto unitamente ad azioni di orientamento, formazione, accompagnamento e ricerca attiva di lavoro. Il bando è rivolto ai Comuni capoluogo di provincia in partenariato con gli organismi accreditati per il lavoro e le cooperative sociali di tipo "A" o di tipo "B".
Le esperienze di lavoro sono riferite ad assunzioni con un contratto di lavoro a tempo determinato per 20 ore settimanali e per una durata massima di 6 mesi. Il provvedimento regionale ha previsto il rimborso del costo del lavoro per un importo massimo pari a 6.850,00 euro per lavoratore; tale importo comprende i costi riferiti alla retribuzione lorda, ai ratei per le mensilità aggiuntive e alla quota del trattamento di fine rapporto, oltre agli oneri riflessi e agli oneri assicurativi a carico del datore di lavoro. Per oneri riflessi si intendono unicamente i contributi previdenziali e assistenziali. Il costo del lavoro sarà oggetto di verifica rendicontale a costi reali, così come saranno oggetto di verifica rendicontale a costi reali i costi di gestione del progetto che il provvedimento regionale prevede di rimborsare fino ad un massimo di 500 euro per progetto.
Al beneficiario del progetto e ai partner saranno pertanto riconosciuti i costi effettivamente sostenuti per la gestione del rapporto di lavoro e per la retribuzione del lavoratore come sopra riportato. Il Comune di Verona ha avviato regolarmente il progetto in data 2 febbraio 2019 con l'erogazione delle attività di politica attiva previste, mentre risulta che le attività di lavoro presso il Tribunale siano iniziate il 15 aprile per 14 lavoratori. Allo stato attuale non risultano irregolarità pregiudizievoli allo svolgimento delle attività.".

Ass.ra Elena DONAZZAN (Più Italia! Amo il Veneto)

Grazie, Presidente.
Con delibera 672 del 15 maggio 2018 la Giunta ha approvato un intervento sperimentale nell'ambito del Programma Operativo regionale Fondo Sociale Europeo, Asse 2 "Inclusione sociale", per sostenere i cittadini maggiormente in difficoltà e a rischio povertà, attraverso la realizzazione di esperienze di lavoro presso gli uffici giudiziari del Veneto unitamente ad azioni di orientamento, formazione, accompagnamento e ricerca attiva di lavoro". Il bando è rivolto ai Comuni capoluogo di provincia in partenariato con gli organismi accreditati per il lavoro e le cooperative sociali di tipo A e B.
Le esperienze di lavoro sono riferite ad assunzioni con contratto di lavoro a tempo determinato per 20 ore settimanali e per una durata massima di sei mesi. Il provvedimento regionale ha previsto il rimborso del costo del lavoro per un importo massimo pari a 6.850 euro per lavoratore: tale importo comprende i costi riferiti alla retribuzione lorda, ai ratei per le mensilità aggiuntive e alla quota del trattamento di fine rapporto, oltre agli oneri riflessi e agli oneri assicurativi a carico del datore di lavoro.
Per oneri riflessi si intendono unicamente i contributi previdenziali e assistenziali. Il costo del lavoro sarà oggetto di verifica rendicontale a costi reali, così come saranno oggetto di verifica rendicontale a costi reali i costi di gestione del progetto che il provvedimento regionale prevede di rimborsare fino a un massimo di 500 euro per il progetto. Al beneficiario del progetto e al partner saranno pertanto riconosciuti i costi effettivamente sostenuti per la gestione del rapporto di lavoro e per la retribuzione del lavoratore come sopra riportato.
Il Comune di Verona ha avviato regolarmente il progetto in data 2 febbraio 2019 con l'erogazione delle attività di politica attiva previste, mentre risulta che le attività di lavoro presso il Tribunale siano iniziate il 15 aprile per 14 lavoratori; allo stato attuale non risultano irregolarità pregiudizievole allo svolgimento delle attività.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto – Tzimbar Earde)

Nessuno dice che ci sono irregolarità, ma se guardiamo la somma complessiva dei soldi stanziati dalla Regione e quanto effettivamente viene percepito dai lavoratori i quali vengono retribuiti con retribuzioni da 400 - 500 euro al mese, la domanda nasce spontanea: tutti questi soldi dove vanno a finire?
Io non vorrei che - questa non è una critica, è per cercare di migliorare e capire meglio il sistema - alla fine, al di là di una formazione che è stata fatta, da quello che mi è stato relazionato, che magari molte volte diventa anche generica e poco pertinente, ma alla fine queste persone, questi lavoratori si trovano a lavorare per retribuzioni veramente misere e alla fine il vero guadagno magari va in mano ai consulenti, alle cooperative e altri soggetti.
Se noi guardiamo, effettivamente, i soldi che vanno ripeto ai lavoratori, quanto costa il progetto, ci accorgiamo veramente che una grande somma alla fine finanzia, più che aiutare l'inserimento lavorativo aiuta il finanziamento delle cooperative o di altri soggetti che fanno questo tipo di progetti.
Quindi quello che volevo evidenziare è di verificare bene queste progettualità perché la finalità non è quella di pagare consulenti ma è quella di creare inserimento lavorativo anche magari duraturo per quei soggetti che sono in situazioni di marginalità sociale o disoccupazione di lungo periodo o in difficoltà.
Faccio presente che al momento in cui si sono presentati alcuni di questi dipendenti al Comune, alla cooperativa, gli hanno fatto firmare un contratto in bianco senza nemmeno retribuzione, si sono rifiutati di firmare il contratto perché non era nemmeno indicata la retribuzione del lavoratore, gli hanno detto: "Più o meno 500 euro al mese, 4 - 500 - 600 euro al mese", quindi si sono ribellati di firmare questo, poi ovviamente ho sollevato la polemica, sono venuti a conoscenza è stata fatta questa polemica e le cose sono state un po' rettificate strada facendo, però insomma direi che è opportuno controllare quanto beneficio vada ai lavoratori e quanto invece va ad altre categorie dove magari l'inserimento lavorativo diventa una professione.

PRESIDENTE

Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 382 presentata il 16 giugno 2017 dal consigliere Zorzato relativa a "STRADA REGIONALE 10 PADANA INFERIORE VERRÀ MAI REALIZZATA?"

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto dell'interrogazione)
"Premesso che:
- in data 26 agosto 2015 ho presentato una interrogazione a risposta scritta n. 17 avente per oggetto "Completamento della S.R. 10 come stanno le cose?";
- in data 9 giugno 2017 è stata inviata la risposta all'interrogazione sopra citata, con solo due anni di attesa per la risposta, con Delibera di Giunta Regionale n. 102/IIM del 06/06/2017.
Considerato che nella interrogazione del 26 agosto 2015 si chiedeva se e con quali tempi si sarebbe realizzato il completamento della S.R. 10 Padana Inferiore-nuova tratta Este-Legnago.
Visto che nel frattempo sono state attivate le procedure di verifica dei requisiti generali e di moralità in capo all'aggiudicatario.
Ritenuto che:
- la Giunta regionale nella deliberazione n. 102/IIM del 06/06/2017 comunica che "il vincolo d'offerta per l'aggiudicatario è, da tempo, venuto meno";
- in data 24/02/2017 si è tenuto l'incontro con l'aggiudicatario che avrebbe dovuto effettuare le proprie valutazioni entro un termine massimo di 60 giorni.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere se a seguito dell'incontro citato l'aggiudicatario è ancora interessato a mantenere l'offerta per realizzare l'opera.".

PRESIDENTE

Il consigliere Zorzato la dà per letta.
Assessore Corazzari, prego.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della risposta della Giunta regionale)
"In merito al quesito posto nell'interrogazione si evidenzia che, con deliberazione n. 1184 del 07.08.2018 la Giunta regionale ha preso atto della posizione assunta dall'aggiudicatario, che non si è dichiarato disposto a concludere il contratto di concessione né alle condizioni in base alle quali esso è stato aggiudicato, né a quelle successivamente ritenute ammissibili dalla Regione Veneto.
Successivamente, al fine di dar corso, al completamento dell'opera, con D.G.R. n. 1704 del 12.11.2018, la Giunta Regionale ha programmato a favore di Veneto Strade S.p.A le risorse pari ad Euro 3.874.915,20 per la progettazione e la redazione dello studio di impatto ambientale per la realizzazione dell'arteria in argomento.".

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente. Per quanto riguarda l'interrogazione in merito al quesito posto si evidenzia che con deliberazione numero 1184, del 7 agosto 2018, la Giunta regionale ha preso atto della posizione assunta dall'aggiudicatario che non si è dichiarato disposto a concludere il contratto di concessione né alle condizioni in base alle quali esso è stato aggiudicato, né a quelle successivamente ritenute ammissibili dalla Regione Veneto.
Successivamente, al fine di dar corso al completamento dell'opera con la DGR 1704 del 12/11/2018 la Giunta regionale ha programmato, a favore di Veneto Strade S.p.A., le risorse pari ad euro 3.874.915,20 euro per la progettazione e la redazione dello studio di impatto ambientale per la realizzazione dell'arteria in argomento.

PRESIDENTE

Prego, Zorzato, per la replica.

Marino ZORZATO (Forza Italia – Berlusconi Presidente - Area popolare Veneto)

Accolgo l'osservazione dell'Assessore perché mi pare sono frutto di dati oggettivi.
Faccio due brevi considerazioni. La prima: se avessimo fatto anche con la 10 quello che abbiamo fatto con la Pedemontana, cioè mettendo soldi nostri, la 10 si farebbe, perché se per la Pedemontana è cambiato il mondo e il privato ha avuto bisogno di un aiuto della Regione per fare la Pedemontana, è cambiato il mondo anche per la 10, probabilmente quel privato che faceva il project aveva bisogno di un aiuto per farla.
Dopodiché sappiamo che abbiamo un ospedale in mezzo ai campi; la metto così, perché l'ospedale di Schiavonia che nelle schede è il futuro della bassa padovana è quasi irraggiungibile dalla Bassa Padovana.
Io mi auguro che al progetto seguano i finanziamenti che oggi non ci sono, al progetto e ai finanziamenti segua l'opera realizzata. Sappiamo che ogni giorno che perdiamo, la Bassa Padovana, rispetto al tema dei servizi, non solo i servizi viari, ma anche i servizi sanitari, sta soffrendo moltissimo.

PRESIDENTE

Grazie.
Abbiamo terminato le interrogazioni a risposta immediata e non abbiamo pronte risposte ai sensi dell'articolo 111.
PUNTO
6



PIANO PLURIENNALE PER LO SPORT 2019-2021. ARTICOLO 6, COMMA 2, LEGGE REGIONALE 11 MAGGIO 2015, n. 8 "DISPOSIZIONI GENERALI IN MATERIA DI ATTIVITÀ MOTORIA E SPORTIVA". (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 92) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 48/2019)

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della relazione)
"Premessa: inquadramento normativo e metodologia di predisposizioni della proposta del Piano pluriennale per lo sport 2019-2021
La legge regionale n. 8 dell'11 maggio 2015 "Disposizioni generali in materia di attività motoria e sportiva" costituisce la nuova norma organica per il mondo dello sport nel Veneto. Il testo riconosce il valore sociale, educativo e formativo dell'attività motoria e sportiva, strumento di realizzazione del diritto alla salute ed al benessere psicofisico, di crescita civile e culturale del singolo e della comunità, di inclusione sociale, di promozione del rapporto con l'ambiente (articolo 1).
L'approccio al tema dell'attività motoria e sportiva in Veneto è innovativo, caratterizzandosi, rispetto al passato, per interdisciplinarietà, con coinvolgimento dell'ambito socio-sanitario, oltre a quello sportivo. Ed infatti, accanto al mantenimento degli obiettivi e degli ambiti generali di intervento consolidati - il miglioramento dell'impiantistica sportiva e la promozione della pratica sportiva - la legge introduce nuovi istituti ed ulteriori iniziative quali la Carta etica dello sport veneto (art. 3), lo Sport di cittadinanza (art 5), l'Osservatorio regionale per lo sport (art. 9), il Piano anti doping (art. 14), la salvaguardia e diffusione delle discipline sportive tradizionali venete (art. 18), le Palestre della Salute (art. 21), la sicurezza nella pratica delle attività motorie e sportive nelle palestre ed altri impianti sportivi aperti al pubblico (art. 22), la disciplina dell'affidamento della gestione degli impianti sportivi di proprietà di enti pubblici territoriali (art. 26).
La nuova legge chiama la Regione a porsi in confronto con la materia disciplinata nel concorso con le altre istituzioni del settore - CONI, CIP, Enti pubblici territoriali. Istituzioni scolastiche e Università - a meglio conseguire gli obiettivi posti e da realizzare attraverso la programmazione regionale in materia di sport ed i piani esecutivi annuali.
Le azioni esecutive della legge regionale sull'attività motoria e sportiva hanno infatti luogo attraverso il processo di programmazione - con l'approvazione da parte del Consiglio regionale del piano pluriennale per lo sport (art. 6), di durata non inferiore a tre anni, predisposto dalla Giunta regionale sentita la Consulta regionale per lo sport (art. 8), sulla scorta dei dati informativi raccolti dall' Osservatorio regionale per lo sport (art. 9) - cui segue la pianificazione esecutiva annuale, riferita al periodo cronologico di riferimento del Piano pluriennale per lo sport. 1 piani esecutivi annuali per lo sport (art 7) - approvati dalla Giunta regionale previo parere della competente commissione consiliare - sono gli strumenti di attuazione, per l'anno di propria validità, degli obiettivi fissati dal Piano pluriennale dello sport cui, eventualmente, apportano l'aggiornamento annuale necessario.
Nel dare concreta attuazione alla nuova legge regionale sullo sport in Veneto sono stati approvati, nel corso del triennio 2016-2018, i seguenti provvedimenti regionali:
- la deliberazione del Consiglio regionale n. 7 del 9/02/2017 "Piano Pluriennale per lo sport 2016-2018", che ha rappresentato la prima pianificazione pluriennale;
- nel triennio 2016, 2017 e 2018, i piani annuali esecutivi DGR n. 1289 del 9/8/2016, "Piano esecutivo annuale per lo sport 2016", DGR n. 588 del 28/4/2017, "Piano esecutivo annuale per lo sport 2017", DGR n. 588 del 30/4/2018, "Piano esecutivo annuale per lo sport 2018 e aggiornamento del Piano pluriennale 2016-2018";
- la deliberazione del Consiglio regionale n. 120 del 5/9/2017, "Carta Etica dello sport veneto ", codice di comportamento rivolto a tutti gli enti e soggetti a vario titolo interessati all'attività motoria e sportiva, in particolare agli atleti praticanti (a livello agonistico e amatoriale) appartenenti a qualsiasi fascia di età, sia normodotati che diversamente abili, ai tecnici, allenatori e dirigenti sportivi, a genitori ed accompagnatori in genere, nonché alle pubbliche amministrazioni ed alle istituzioni sportive, scolastiche e universitarie;
- la DGR n. 510 del 19/4/2016 sulle modalità di funzionamento della Consulta regionale per lo sport, organo con funzioni di consulenza alla Regione in materia di piano pluriennale per lo sport e di piano esecutivo annuale, oltre che di ogni altro argomento ritenuto di interesse in materia di sport;
- la DGR n. 1415 del 9/9/2016 che ha istituito e disciplinato il funzionamento dell'Osservatorio regionale per lo sport, la cui attività si svolge in collaborazione con gli enti competenti per la materia, per la raccolta e divulgazione, nel quadro del Sistema Statistico Regionale, dei dati relativi a impianti sportivi, società, associazioni ed organismi sportivi e relativi tesserati, praticanti attività motorie, oltre che per ogni altro studio ritenuto di particolare interesse in materia di attività motoria e sportiva;
- i provvedimenti regionali con cui si è data attuazione alle linee di intervento finanziario a favore dello sport previste nel Titolo III della legge regionale e distinte in due ambiti generali, rispettivamente inerenti l'impiantistica e la pratica sportiva, in linea con il Piano Pluriennale per lo sport 2016-2018.
Tornando allo strumento programmatorio rappresentato dal piano pluriennale per lo sport, l'art. 6, comma 1 della legge regionale dispone che questo individui:
• lo scenario dell'attività sportiva nel contesto europeo e nazionale;
• lo scenario dell'attività sportiva nel Veneto, con particolare riferimento alla situazione degli impianti sportivi, delle società sportive, del numero dei tesserati ed alla diffusione della pratica sportiva fra la popolazione;
• lo stato di attuazione della pianificazione pregressa;
• le politiche regionali da mettere in atto, con riguardo alla diffusione della pratica sportiva;
• il fabbisogno finanziario, anche ai fini dell'iscrizione nel bilancio pluriennale della Regione, e la ripartizione delle risorse per ambiti di intervento.
Pertanto, il piano pluriennale dello sport si compone di parti a contenuto informativo e di rendicontazione dell'attività svolta in attuazione della pianificazione pregressa e di parti programmatiche propriamente dette, con le quali si pongono gli obiettivi di piano, per le annualità costituenti oggetto dell'arco temporale d'interesse.
Il Piano pluriennale per lo sport 2019-2021 è contenuto nell'Allegato A al presente provvedimento, di cui costituisce parte integrale.
L'Allegato A, nella sua Parte IV "Pianificazione regionale 2019-2021", delinea l'azione regionale nel triennio 2019-2021 a sostegno dello sport.
Rispetto ai temi che ne costituiscono oggetto - interventi a favore della pratica sportiva, dell'impiantistica sportiva e della tutela della salute - il disegno di Piano pluriennale 2019 - 2021 è il risultato di un 'attività concordata tra la Direzione Beni Attività Culturali e Sport, la Direzione Infrastrutture, Trasporti e Logistica e la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria. Ai sensi dell'art. 8 comma 1, lett. a) della L.R. n. 8/2015 , i contenuti del presente provvedimento sono stati sottoposti in data 28 febbraio 2019 alla Consulta regionale per lo sport la quale, dopo ampia discussione, ha espresso all'unanimità parere favorevole il 28/2/2019.
Quanto ai contenuti del Piano
Coerentemente con le disposizioni relative ai contenuti del Piano Pluriennale per lo sport indicati dall'articolo 6, comma 1, il provvedimento pianificatorio per lo sport 2019 -2021 di cui all'Allegato A della presente Deliberazione, si compone diparti a contenuto informativo - Parte I "La normativa regionale in materia di sport". Parte II "Gli scenari dello sport" e Parte V "Grandi eventi ed altre iniziative promozionali " - una parte con contenuti di rendicontazione sullo stato di attuazione della pianificazione pregressa - Parte III "Interventi regionali nel triennio 2016 - 2018" -e la parte programmatica per il 2019 - 2021 propriamente detta: Parte IV "Pianificazione regionale 2019 - 2021 ".
Quanto alla Parte I la "Premessa" a questa Relazione la sintetizza.
La Parte II "Gli scenari dello sport", dopo aver richiamato gli obiettivi delle politiche europee in materia di sport (promozione dell'attività fisica a vantaggio della salute, condividendo e favorendo le buone pratiche fra i paesi membri e i soggetti interessati; lotta al doping; promozione dell'inclusione sociale, dell'integrazione e delle pari opportunità; lotta al razzismo e alla violenza; buona gestione dello sport) perseguite principalmente attraverso il Programma "Erasmus + sport", offre il quadro dell'attività sportiva in Italia e nel Veneto. Quanto al Veneto, i dati forniti dalla Sanità regionale relativi al 2017 riferiscono che, su un 'indagine condotta tra adulti compresi tra 18 e 69 anni, il 34% delle persone conducono uno stile di vita sano, il 45% pratica attività fisica in misura inferiore a quella ritenuta necessaria, il 21% sono sedentari. Ma il dato regionale, rapportato a quello nazionale (fonte ISTAT 2017) è senz'altro confortante e parla di un Veneto sensibile alla pratica sportiva e comunque all'attività fisica. E infatti il 40,6% dei veneti praticano sport" (contro un dato nazionale del 33,9%), il 25,8% dei veneti praticano solo qualche attività fisica" (contro un dato nazionale del 27,6%), mentre i veneti che non praticano sport sono il 33,4% (contro un dato nazionale del 38,1%). Quanto agli impianti sportivi presenti in Veneto, la situazione rilevata nell'esercizio 2003 ha evidenziato la presenza in Veneto di 12.152 spazi di gioco, distribuiti tra 47 diverse tipologie di impianto. Le tipologie maggiormente diffuse risultano essere quelle destinate al calcio (2.366), seguite dalle palestre (2.242), dagli impianti polivalenti (1.696) e quindi dal tennis (1.693) e dalle bocce (1.018). Va peraltro evidenziato che, tra le principali funzioni dell'Osservatorio regionale per lo sport, vi è anche quella della raccolta, trattamento e divulgazione, nel quadro del Sistema statistico regionale, dei dati relativi agli impianti sportivi regionali. A tal fine pertanto l'Osservatorio regionale ha dato avvio ad una concreta collaborazione con il CONI Nazionale per la realizzazione del nuovo censimento degli impianti sportivi in Veneto, partendo dai dati elaborati dalla Regione del Veneto in occasione del censimento 2003. In particolare con DGR n. 1045 del 04/7/2017 è stato approvato uno schema di convenzione tra Regione e CONI Servizi S.p.A. per l'utilizzo del sistema informatico denominato "Banca Dati Impianti Sportivi" e del servizio di georeferenziazione per la rilevazione del patrimonio impiantistico sportivo. L'avvio del processo di rilevazione, l'elaborazione e la presentazione finale dei dati è prevista entro il 2019.
La Parte III definisce lo stato di attuazione della pianificazione pregressa, quindi del Piano pluriennale per lo sport 2016-2018.
Si rinvia, per una esposizione completa sul punto, alla puntuale rendicontazione fornita dall'Allegato A (da pagina 20 a pagina 40), tanto con riguardo agli ambiti di intervento finanziario nell'impiantistica sportiva e nella pratica sportiva, quanto alle altre iniziative di natura non finanziaria previste dalla legge, e fra queste, le "palestre della salute" di cui all'articolo 21 della legge.
E' necessario, tuttavia, qui rammentare il trend negativo conseguente alla crisi economica che ha investito l'intero Paese e di riflesso la Regione, determinando una notevole riduzione di risorse finanziarie, addirittura drastica nel periodo antecedente l'entrata in vigore della nuova legge regionale in particolare nel settore dell'impiantistica sportiva. Per tale motivo, ad esempio, negli ultimi anni non è stato possibile dare corso ad azioni a favore dell'eccellenza nello sport, previste dall'art. 17 della L.R. 8/2015, con particolare riguardo all'impiantistica, in considerazione della proporzione delle risorse disponibili a bilancio regionale rispetto alle dimensioni economiche proprie dell'impiantistica di eccellenza, rendendosi invece più attuabili interventi a favore dell'impiantistica di base, anche alla luce delle esigenze di edilizia sportiva espresse dal territorio, in particolare dalle Amministrazioni comunali. Ciò premesso, si può dire che la situazione consolidatasi con l'entrata in vigore della legge regionale ha fatto registrare risultati apprezzabili sia in termini di indice di realizzazione degli interventi (rapporto tra iniziative finanziate ed effettivamente realizzate), che in termini di capacità di spesa (rapporto tra importi concessi ed effettivamente pagati ai beneficiari dei contributi).
Peraltro, il dato complessivo sull'indice di realizzazione può essere riferito al solo biennio 2016-17, in quanto gli interventi finanziati nel corso del 2018, la cui scadenza per la rendicontazione era prevista entro la fine del 2018, allo stato attuale sono ancora in buona parte in itinere. Di conseguenza, sia il dato fisico sugli interventi effettivamente realizzati che quello sulla capacità di spesa saranno passibili di aggiornamento, una volta pervenute ed istruite dai competenti uffici le relative rendicontazioni.
Complessivamente, in ogni caso:
- l'intervento finanziario regionale per l'impiantistica sportiva, nel triennio 2016 -2018, è stato pari a euro 7.920.403,79 concessi per 361 interventi, dei quali 277 realizzati, per una complessiva spesa di euro 5.341.191,01;
- l'intervento finanziario regionale per la pratica sportiva, nel triennio 2016 -2018, è stato pari a euro 2.369.614,00 per 355 iniziative di pratica sportiva in generale (euro 553.481,00 concessi), 295 iniziative consistenti in eventi, progetti e campagne promozionali (euro 954.400,00 concessi), 23 iniziative di promozione dello sport in ambito scolastico (euro 265.000,00 concessi) e 140 iniziative per pratica sportiva degli atleti con disabilità (euro 596.733,00).
La Parte IV "Pianificazione regionale 2019-2021" è quella programmatica propriamente detta e descrive le politiche regionali da mettere in atto, con riguardo alla diffusione della pratica sportiva, la dotazione finanziaria ed i fabbisogni attesi.
Le finalità generali dell'azione regionale a sostegno dello sport, anche per il periodo 2019-2021 sono indirizzate ad intercettare le esigenze del mondo sportivo con l'obiettivo di adattare le politiche regionali di settore ai nuovi bisogni emergenti nel contesto sociale del territorio Veneto.
L'intento è di promuovere il concetto di sport inteso nel senso più ampio, come attività motoria e sportiva accessibile a tutta la cittadinanza, rimuovendo ogni ostacolo che ne impedisca l'esercizio. Tale concetto, che deve peraltro necessariamente includere le attività e le fasce d'età normalmente rappresentate dallo sport agonistico, a qualsiasi livello di prestazione o manifestazione (compresi i grandi eventi), include anche quelle nelle quali la pratica sportiva si connota più come generica attività fisico-motoria rivolta al miglioramento della qualità della vita, il cui svolgimento quindi fa assumere allo sport anche il valore di servizio sociale e di importante fattore di inclusione, oltre che di mezzo per veicolare principi educativi alle giovani generazioni attraverso l'ambiente scolastico.
Tali politiche regionali richiedono, pertanto, azioni sinergiche con gli attori del mondo sportivo: CONI CIP, associazionismo sportivo, scuola.
La tutela della salute è uno degli obiettivi fondamentali della Regione, su cui convergono più linee d'intervento facenti capo a diversi strumenti di pianificazione tra di loro interagenti, al fine ultimo di rendere maggiormente efficace ed incisa l'azione regionale. La maggiore sinergia in materia sport e attività motoria viene attuata attraverso il Piano Regionale di Prevenzione, approvato con DGR n. 749/2015 e prorogato con DGR n. 792/2018. Il Piano Regionale per la Promozione dell'Attività Motoria, contenuto in esso, promuove l'attività motoria e gli stili di vita attivi secondo un approccio mirato all'intero ciclo di vita e comprende interventi sui determinanti ambientali e sociali del movimento, oltre che su quelli culturali, attraverso programmi didattici per le nuove generazioni, affinché praticare attività motoria diventi un comportamento abituale del vivere quotidiano. Inoltre, all'interno del nuovo Piano Socio Sanitario regionale 2019-2023 (L.R. n. 48/2018 ), le Palestre della Salute (di cui in Parte III, 3.2.5) rappresentano un importante tassello nella presa in carico del soggetto con cronicità, aprendo un'opportunità per lo stesso nella fase post-riabilitativa: nel loro ruolo complementare delle strutture sanitarie, mirano a promuovere il processo di invecchiamento sano e attivo della popolazione.
Date le descritte finalità generali di Piano 2019-2021, gli obiettivi da realizzare per il periodo 2019-2021 sono i seguenti: 1) miglioramento dell'offerta impiantistica; 2) sostegno e promozione della pratica sportiva e motoria a tutti i livelli; 3) tutela della salute, sicurezza ed accessibilità nello sport.
Quanto all'obiettivo del miglioramento dell'offerta impiantistica, le azioni regionali, per il periodo considerato, si concretizzeranno, ai sensi dell'art 11 della L.R. n. 8/2015 , nel completamento e messa in sicurezza del patrimonio impiantistico esistente e nel finanziamento per la realizzazione di nuovi impianti sportivi, comprese aree e percorsi attrezzati destinati allo sport di cittadinanza (ex art 5 L.R. 8/2015).
Quanto all'obiettivo del sostegno e promozione della pratica sportiva e motoria a tutti i livelli, le azioni regionali attraverso cui darvi realizzazione sono:
- Azioni regionali per la promozione della pratica sportiva (Art. 12 L.R. 8/2015), mediante bandi di finanziamento regionale per le seguenti iniziative:
. corsi di avviamento all'attività motoria e sportiva per tutti e finalizzati alla promozione del benessere psicofisico, compresi corsi per il mantenimento e le riabilitazione degli anziani;
. attività organizzate in spazi urbani, parchi e spazi verdi, rivolte a tutti, che favoriscono lo sviluppo dello sport di cittadinanza come previsto dall'art. 5 della legge stessa;
. manifestazioni sportive di natura promozionale, agonistica e spettacolare;
. corsi di formazione, qualificazione ed aggiornamento tecnico degli operatori sportivi realizzati dal CONI, dal CIP e dalle loro articolazioni territoriali;
. convegni, seminari, studi e campagne promozionali in materia di sport, in particolare se finalizzati alla promozione dell'etica sportiva ed organizzati da soggetti che hanno aderito alla Carta Etica dello sport veneto;
. acquisto di attrezzature per lo svolgimento dell'attività motoria di atleti disabili;
. acquisto di dispositivi medici di primo soccorso;
- Azioni regionali per l'organizzazione di eventi, progetti e campagne promozionali (Art. 13 L.R. 8/2015);
- Azioni regionali per la promozione dello sport in ambito scolastico (Art 15 L.R. 8/2015);
- Azioni regionali per la promozione della pratica sportiva degli atleti con disabilità (Art 16 L.R. 8/2015);
- Azioni regionali a favore dell'eccellenza nello sport (art. 17 L.R. 8/2015);
- Azioni regionali per la salvaguardia delle discipline sportive tradizionali venete (art. 18 L.R. 8/2015).
Quanto all'obiettivo della salute, sicurezza ed accessibilità nello sport, le azioni regionali attraverso cui darvi realizzazione sono:
- azioni regionali di contrasto al fenomeno del doping (art. 14 L.R. 8/2015);
- azioni regionali per la promozione dell'esercizio fisico strutturato e adattato -Palestre della Salute (art. 21 L.R. 8/2015);
- sicurezza nella pratica delle attività motorie e sportive (art. 22 L.R. 8/2015).
In ordine alla dotazione finanziaria ed ai fabbisogni attesi, il Bilancio di previsione 2019-2021, approvato con L.R. n. 45 del 21 dicembre 2018, per le attività facenti capo alla L.R. n. 8/2015 ha previsto uno stanziamento complessivo di euro 1.850.000,00 a valere interamente sull'esercizio 2019, di cui euro 800.000,00 per interventi di spesa corrente a favore dell'incentivazione della pratica motoria e sportiva ed euro 1.050.000,00 per interventi di spesa di investimento finalizzati al miglioramento dell'offerta impiantistica sportiva.
Non vi sono indicazioni nella citata L.R. n. 45/2018 per le attività riferite alla L.R. n. 8/2015 relativamente agli esercizi 2020 e 2021, il cui mancato stanziamento di risorse non permette di effettuare una puntuale programmazione delle politiche regionali in materia di sport.
Con gli schemi sotto riportati (cap. 4.4.1 Spesa corrente e 4.4.2 Spesa d'investimento), si dà evidenza della dotazione finanziaria per le linee di spesa, sia corrente che di investimento, da attivare nel corso del 2019 alla luce dello stanziamento sopra indicato.
Per quanto concerne i fabbisogni attesi per gli esercizi 2020 e 2021, al fine di dare maggior compiutezza a tutte le linee di finanziamento previste dalla L.R. n. 8/2015 , sarebbe auspicabile con i prossimi bilanci prevedere un aumento di risorse, rispetto allo stanziamento già previsto per il 2019, sia con riguardo ad iniziative di promozione della pratica sportiva che per interventi di impiantistica sportiva.
Ciò infatti consentirebbe di mirare in maniera più concreta al conseguimento dei risultati attesi per il settore sport nel Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2019-2021, ovvero:
- incrementare la dotazione impiantistica e migliorarne l'accessibilità, sia con il completamento e messa in sicurezza del patrimonio esistente che con la realizzazione di nuovi impianti sportivi, anche aventi le caratteristiche di eccellenza definite dalla stessa legge (art. 4, lettera h);
- incrementare la diffusione della pratica sportiva e motoria a tutti i livelli ed in particolare tra gli atleti diversamente abili, con un sostegno mirato e più consistente delle azioni specifiche in favore della pratica sportiva e motoria previste dalla L.R. n. 8/2015 , contribuendo in tal modo ad un possibile decremento degli indicatori di sedentarietà della popolazione (di cui si è data descrizione nella Parte II cap. 2.2.3, Fig. 4) e ad un corrispondente miglioramento della salute e del benessere psicofisico della collettività.
La Sesta Commissione consiliare, al termine dell'istruttoria sul provvedimento, esprime a maggioranza (favorevoli: il presidente Villanova del Gruppo consiliare Zaia Presidente, i consiglieri Colman e Corsi del Gruppo consiliare Liga Veneta-Lega Nord, il consigliere Barison del Gruppo consiliare Fratelli d'Italia - Movimento per la cultura rurale, il consigliere Dalla Libera del Gruppo consiliare Veneti Uniti, il consigliere Ferrari del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente, la consigliera Negro del Gruppo consiliare Veneto Cuore Autonomo; astenute le Consigliere Zottis e Salemi del Gruppo consiliare Partito Democratico) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale.".

PRESIDENTE

Non sono presenti il relatore Colman e anche il correlatore.
Il Consiglio riprende alle 11.45.
La seduta è sospesa alle ore 11.42
La Seduta riprende alle ore 11.45


PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori. Come dicevo prima, siamo al punto n. 6.
Relatore è il collega Colman, prego.

Maurizio COLMAN (Liga Veneta – Lega Nord)

Buongiorno Presidente e buongiorno colleghi.
Il punto in oggetto prevede la disamina relativa agli effetti che si sono ottenuti tramite l'applicazione del legge regionale n. 8 del 2015, che vede appunto la programmazione pluriennale per quanto riguarda lo sport e, più in generale, la pratica sportiva.
Relativamente a quanto è stato fatto durante l'applicazione di questo piano e quindi nel pregresso triennio 2016/2018, occorre porre la nostra attenzione relativamente alla spesa volta a regolamentare la dotazione relativa all'impiantistica sportiva, sia intesa come luoghi all'interno dei quali svolgere la pratica sportiva, sia come incremento di dotazioni specifiche, appunto inerenti alla pratica sportiva stessa, che costano di un investimento sostenuto da Regione Veneto e rivolto principalmente verso i Comuni di 7,9 milioni di euro.
Nel medesimo arco temporale si sono avuti interventi atti a promuovere la pratica sportiva con questi provvedimenti che, di fatto, anche se ascrivibili più alla parte corrente, a mio modo di vedere, si possono vedere come investimenti appunto per garantire la fruizione di questo che di fatto risulta essere un beneficio condiviso, per un totale di 2,4 milioni di euro.
Per quanto riguarda l'impostazione che è stata data al piano triennale, si tratta di far interagire appunto la Regione Veneto con quelli che sono portatori di interessi, ossia quelle entità, quegli enti pubblici come CONI, CIP, scuola e università, che possono essere visti come quei centri, quelle aggregazioni attraverso le quali ci si approccia alla pratica sportiva.
Relativamente appunto agli effetti che possiamo determinare relativamente a questo impegno, in cui la Regione Veneto ha investito i totali a cui accennavo prima, possiamo affermare che la Regione Veneto risulta essere la seconda italiana per numero di tesserati dopo la Lombardia – ovviamente si paga lo squilibrio demografico fra le nostre due entità – e risulta essere la terza Regione italiana per società sportive e quindi con la volontà appunto di creare quelle strutture che possano essere prodromiche alla pratica sportiva stessa.
Inoltre, in questo provvedimento andiamo anche a valutare quelle che possono essere le linee guida relativamente appunto alla futura programmazione regionale nel biennio 2019/2021, dove si vede sostanzialmente la volontà di replicare quelli che sono gli asset, le linee di indirizzo che hanno portato ai risultati contenuti appunto in questo piano, andando semmai ad incrementare quelle che sono le specificità e le eccellenze all'interno di questa materia: mi riferisco – e non voglio dilungarmi oltre – ai cosiddetti grandi eventi, quindi in particolare ai Mondiali di sci nella nostra Cortina.
Quindi credo che sia il piano pregresso, che questo costruendo abbiano entrambi raggiunto quella volontà e quella e quella specificità per far sì che la nostra Regione possa essere sempre un luogo all'interno del quale vi sia la possibilità di fare sport e anche in maniera tale da migliorare quelli che sono gli stili di vita quelli che sono, le qualità di vita legate al benessere fisico. Occorre ricordare che tutti gli indicatori relativamente alla frequenza con cui i veneti si approcciano alla pratica sportiva sono al di sopra della media nazionale sia per coloro i quali praticano attività sportiva con frequenza costante, sia per quei veneti, in questo caso invece siamo al di sotto della media nazionale, che possono essere ascritti tra i sedentari. Quindi credo che lavorare in questo modo e impostare queste azioni mirate a diversi livelli, ripeto sia all'incremento della dotazione infrastrutturale, sia il supporto delle società sportive, sia cercando di promuovere grandi eventi, possa generare quel circuito positivo e quelle sinergie per fare in modo che la nostra Regione possa vantare queste buone pratiche, possa anche istituire quei percorsi turistico-sportivi che molto appeal risultano avere nei confronti di parecchi fruitori di questo servizio. Grazie.

PRESIDENTE

Correlatore Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo è il secondo Piano pluriennale per lo sport che riporta gli esiti del primo, 2016/2018, questo è 2019/2021.
Non ripeto i dati che già il collega Colman ha riportato su quanto sia ricca l'attività motoria e l'attività sportiva nel nostro Veneto, il 40,6% dei veneti pratica sport contro il dato nazionale che è fermo al 33,9%, il 25,8% dei veneti praticano solo qualche attività fisica, contro un dato nazionale del 27,6% mentre i veneti che non praticano sport sono il 33,4%, con un dato nazionale che invece è del 38,1%. Questo vuol dire che la pratica sportiva, nelle sue varie declinazioni, nel Veneto è molto importante: il 40,6% +33,9%, vuol dire che superiamo il 74% di praticanti sportivi, chi in maniera assidua, continuativa, in maniera agonistica e chi in maniera amatoriale, con un'eccezione che va a finire anche sul progetto, secondo me, che è uno stile di vita che sempre più si sta affermando nella nostra Regione e non solo nella nostra Regione fortunatamente, che ha a che fare con la salute, stile di vita per ridurre anche l'incidenza di alcune malattie legate alla sedentarietà.
Non riporto altri dati, mi sembra che la relazione sia oltremodo significativa, com'è già stato ricordato nel triennio 2016/2018, l'Assessore allo Sport ha stanziato 7.920.000 per 361 interventi dei quali 277 realizzati per una complessiva spesa di 5.341.000 e quindi da questo punto di vista l'impiantistica sportiva ha ricevuto un'implementazione soprattutto sul versante della manutenzione e più che sul versante della costruzione ma è stata una scelta, a mio giudizio, molto gradita proprio perché c'è la necessità, anche con interventi attorno ai 40 - 50 - 60.000 euro di intervenire per mantenere gli impianti, in modo tale da poter eseguire sempre la pratica sportiva, nei tanti impianti privati legati alle parrocchie, legate ai quartieri, legati ai Comuni, legate a diverse associazioni, agli Enti di promozione sportiva che sono presenti nel Veneto.
Se non mi sbaglio sono circa 10.000 le associazioni sportive di vario tipo e di varia natura che sono presenti nel Veneto.
Se moltiplichiamo 10.000 per 10 operatori avete capito quante persone sono presenti all'interno della gestione delle società sportive e si dedicano alla pratica sportiva.
Faccio alcuni ulteriori appunti mi sembra si sia consolidata anche l'attività della palestra della salute si è consolidata l'attività dello sport a scuola, ci sono anche le giornate previste per potenziare l'attività scolastica sportiva nel periodo pre o post ferie di festività di Carnevale a cura dell'Assessorato alla formazione e all'istruzione, quindi c'è un incremento di un'attenzione che va nella direzione sport a scuola.
Sicuramente, se c'è un dato che va in contraddizione, rispetto alla bontà di quanto viene portato avanti ed è lo stanziamento: anche quest'anno nel bilancio di previsione 2019 abbiamo 800.000 euro per la promozione della pratica sportiva, progetti anche di cittadinanza e 1 milione sostanzialmente per l'impiantistica sportiva. È vero che ogni anno in assestamento cerchiamo di aggiungere qualcosa, però l'attenzione iniziale è sicuramente inversamente proporzionale al numero e alla quantità di attività sportiva e di pratica motoria che si fa nella nostra Regione.
Ci sono sicuramente Comuni capoluogo che investono di più di 2 milioni all'anno per l'attività motoria, per l'attività sportiva, per l'impiantistica sportiva e questo è un cruccio che volevo esprimere, che mi porto da diversi anni, perché appunto l'attività sportiva è anche foriera di tante soddisfazioni per la nostra Regione.
Passo alle altre due dimensioni dello sport, che ho cercato anche di evidenziare con alcuni emendamenti: c'è l'attività motoria che viene praticata sostanzialmente a qualsiasi età e da parte di tantissima gente, che ha a che fare con la camminata sportiva, con il running, con i percorsi ciclopedonali, con il trekking, che si allinea anche con la promozione turistica in molti casi. Siccome questo piano, soprattutto nella promozione dell'attività per il triennio 2019/2021, pone come attenzione è quello della sinergia con altri piani, per esempio il Piano socio sanitario e la pianificazione della formazione scolastica, l'emendamento che proponiamo e quindi l'attenzione che chiediamo di inserire, è quella anche alla promozione turistica.
Le ciclovie, ma anche le ippovie, i percorsi che sono stati realizzati da tanti Comuni sugli argini, sulle golene, sui parchi, la valorizzazione delle aree verdi è qualcosa che ormai deve appartenere al patrimonio anche del settore sportivo e deve essere in qualche maniera coordinato.
Sicuramente il Settore Infrastrutture metterà la segnaletica, è già prevista, in modo tale da caratterizzare anche i percorsi, evidenziarli, tipicizzarli, in modo tale che la popolazione, ma anche il turista e anche chi proviene da altre Regioni, abbia ì la possibilità di frequentare questi spazi: è fondamentale che ci sia un coordinamento, un sostegno, una promozione di questa attività.
In particolare c'è stato un boom negli ultimi negli ultimi anni del running: abbiamo fior fior qui in Aula di Capigruppo che fanno running in maniera continuativa; addirittura si sono cimentati anche in maratone. Non dico i nomi per non escludere nessuno, però da Piero Ruzzante a Finco, a Fracasso, magari escludo qualcuno, sono Capigruppo che si cimentano domenicalmente, ma si allenano quasi periodicamente, non dico quotidianamente perché non vorrei esagerare.
Per dire che c'è stata un'evoluzione di questa attenzione che fa parte dello stile di vita: l'età va dai cinque anni ai 70-75. Le numerosissime marce, oltre che le maratona che si rivolgono nel Veneto, ma anche la maratona, ha sempre la marcia e la stracittadina e ci sono migliaia e migliaia di cittadini che fanno normalmente attività motoria.
Come sostenere questa attività? Come dare la possibilità che diventi stile di vita che ha a che fare con la salute, che ha a che fare con la pratica quotidiana, che ha a che fare anche, non solo incidentalmente, con un risparmio poi in termini di intervento di tipo sanitario o socio-sanitario?
Questo è uno degli emendamenti che abbiamo proposto e che vorremmo incidesse nella programmazione successiva.
Sui grandi eventi, sicuramente stiamo aspettando i Mondiali di sci del 2021: ho visto che la Fondazione che promuove questi Mondiali di sci, che ha come punto di riferimento il Comune di Cortina, riceverà nel 2019 600.000 euro e anche nel 2020 altri 600.000 euro. Ho già chiesto in sede di Commissione che ci sia appunto un approfondimento di come la Fondazione sta progettando questo punto d'arrivo importante: i primi mesi del 2021 ci saranno, appunto, i Mondiali di sci a Cortina, che sono poi prodromici all'altro grande evento, che è la candidatura alle Olimpiadi del 2026, che chiaramente vede Cortina, assieme a Milano, come punto di riferimento.
Ho già detto più volte in quest'Aula che, a mio giudizio, sarebbe stato necessario, sia per i Mondiali di sci 2021, sia per le Olimpiadi di Cortina e Milano, una proposta di legge che consentisse di muoversi più agevolmente sia per raccogliere fondi ed eventualmente altri sponsor che sono già in ogni caso previsti, sia anche perché ci fosse una correttezza maggiore nello stanziamento che la Regione di volta in volta fa. E' vero che sono previsti nei grandi eventi, però sono grandi eventi che si stanno programmando da anni e che chiaramente vedono la necessità, a nostro giudizio, della promulgazione di una legge, che non dovrebbe essere come quella che sta sconvolgendo lo sport a livello nazionale.
Voi sapete che c'è stata l'istituzione di "Sport e salute", che ha rivisto i connotati della politica sportiva a livello nazionale e quindi si entra adesso con un CdA all'interno di questa Fondazione, di questo Ente, che vede la nomina di tre componenti legati alle forze politiche che stanno governando in questo momento. Quindi il Presidente di questo CdA ha la gestione di 408 milioni per la promozione della sport a livello nazionale, 40 milioni sono per il CONI ed il resto sono per la promozione della pratica sportiva e per gli investimenti sportivi.
Il Presidente sarà Rocco Sabelli, 64 anni, ingegnere chimico, top manager, ex amministratore delegato di Piaggio e Alitalia, tifoso della Juve e appassionato di calcetto.
Ecco, prima il riferimento era il CONI, adesso si è fatta una scelta diversa: un CdA con nomine chiaramente di tipo politico; mi auguro che lo sport mantenga la sua autonomia perché, di fronte a questa legge, la preoccupazione di tutto il mondo sportivo, non mia, è che venga meno uno dei principi fondamentali dell'attività motoria, dell'attività sportiva, per cui si è sempre avuto un sacro rispetto dell'autonomia del mondo dello sport. E' vero che ogni tanto entrava qualche riferimento politico per promuovere la Federazione di Basket piuttosto che quella di pallavolo, però sono stati casi isolati che alla fine sono diventati più negativi che positivi per la promozione del mondo dello sport.
Quindi autonomia e mi auguro che questa legge non infranga questo principio.
Sono andato oltre la discussione a livello regionale, però è una di quelle attenzioni che bisogna avere anche a livello regionale, l'attenzione appunto all'autonomia del mondo dello sport, e mi premeva appunto sottolinearlo.
Altri emendamenti che abbiamo proposto riguardano il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile "Agenda 20-30": in questo caso lo sport si declina anche come promozione sociale, oltre che come benessere, superamento delle discriminazioni e su questo si sta lavorando in sintonia con l'Agenda 20-30. Viene già riportata nella programmazione per il 2019/2021, però anche il CONI nel 2017 ha adottato tre obiettivi di sviluppo sostenibile: allenare corpo e mente per supportare l'obiettivo dello sviluppo sostenibile, che assicura la salute e il benessere per tutti in ogni fase della vita; lotta contro ogni forma di discriminazione verso le donne, supportando l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 per sconfiggere le disuguaglianze di genere; promuovere il contrasto alle disuguaglianze e disparità sociali a supporto dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 10.
Vorrei ricordare quanto lo sport sia non solo uno strumento educativo, ma anche uno strumento di integrazione soprattutto a livello giovanile, ma anche delle famiglie che, assieme concorrono alla pratica sportiva dei ragazzi.
Altro aspetto che ho riportato negli emendamenti è quello dell'attenzione alla popolazione che ha a che fare con la cronicità, ma non solo, anche con la popolazione anziana.
C'è la richiesta da parte di tanti Comuni di codificare, organizzare o prevedere, non tanto la costruzione di palestre vere e proprie ma di spazi dedicati, 10 metri x 15 x 20 per fare l'attività motoria dedicata all'esercizio quotidiano, per la persona di 50 anni, di 60, di 70, di 75 anni, la terza età, ma anche la quarta età; è chiaro che non ha problemi di stabilizzazione dal punto di vista della salute ma che trova nello sport, nell'attività motoria, nell'esercizio fisico, direi quasi quotidiano, la possibilità di vivere meglio, di rimanere autonomo, di stare bene.
Questa è un'altra dimensione.
Se penso a 25 anni fa, quando sono stati promossi i primi corsi di attività motoria per anziani, i partecipanti si misuravano in decine, adesso nei Comuni capoluogo si misurano in migliaia e non c'è la disponibilità delle strutture sportive.
Quindi per questi bisognerebbe pensare - per raggiungere questo obiettivo, che ha a che fare con l'accessibilità – a degli spazi adeguati che non abbiano la stessa codificazione in termini di sicurezza e di caratteristiche come le palestre perché chiaramente avremo dei costi e anche delle praticabilità ridotte, però è uno dei punti, secondo me, dal punto di vista della programmazione che dobbiamo porci per cercare appunto di trovare delle risposte adeguate; così come le sport cities che vuol dire organizzare - e lo stanno già facendo in tanti Comuni - degli spazi all'aperto, degli argini, per consentire la pratica sportiva. Non servono investimenti milionari, servono degli interventi che mettono in relazione aree urbane e suburbane, aree verdi, aree a parco, in modo tale che siano usufruibili.
Su questo, che è uno degli obiettivi fondamentali, secondo me, si gioca la dimensione non agonistica, no a livello giovanile, ma la popolazione famiglia, la popolazione di una città che ha questa dimensione dello sport in tutte le sue dimensioni, come sport di cittadinanza ma come sport, appunto, come stili di vita.
Sono molti ormai che alla pausa di lavoro vanno nella palestrina a fare un po' di attività sportiva, oppure mettono le scarpette e vanno a correre nel parco, oppure lungo gli argini perché trovano questi spazi praticabili, accessibili; anche questo, secondo me, dovrebbe far parte di una pianificazione all'interno della programmazione degli interventi sportivi.
È chiaro che la programmazione più ampia dovrebbe essere proprio quella degli spazi dedicati e qui richiamo ancora una volta la sinergia con il piano del turismo, con gli spazi più ampi proprio per le ciclopedonali, le ippovie, gli spazi turistici che diventano attrazione perché il turista viene sì per vedere il monumento, sì per vedere Venezia, sì per vedere le bellezze naturali e artistiche ma anche per fare trekking, per incrementare la dimensione del benessere e, quindi, viene con la monta-bike, viene per frequentare degli spazi che consentano anche di rimanere in forma, di migliorare la propria forma fisica; ormai sempre più il turismo, anche il turismo balneare, se voi vedete tutte le città balneare più importanti si sono attrezzate di importanti percorsi ciclopedonali perché chi viene a prendere il sole si fa anche prima o dopo il viaggetto in bicicletta, la corsetta, la partita a tennis, eccetera. Queste sono dimensioni per cui coniughiamo lo sport all'interno del tessuto urbano ed è una dimensione, secondo me, che è da porre, è già iscritta nella legge 8, ma è da porre come un'attenzione in più, una attenzione particolare perché questa è la nuova cifra, la nuova dimensione dello sport per tutti che si sta portando avanti in maniera direi quasi naturale che se divulgata senza bisogno di particolari attenzioni, se non alla spicciolata di qualche Comune, ma che però a mio giudizio bisognerebbe organizzare in termini più ampi e mettendo a disposizione, non solo qualche attenzione, perché lo scriviamo, magari anche qualche investimento specifico. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
I due Relatori hanno terminato. Se non vedo interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.
L'Ufficio di Presidenza della Sesta Commissione ha bisogno di cinque minuti per dare un parere sugli emendamenti, quindi riprendiamo alle ore 12.15. In Sala Giunta per chi è interessato con l'Ufficio di Presidenza della Sesta.
La seduta è sospesa alle ore 12.10
La Seduta riprende alle ore 12.28

PRESIDENTE

Vi informo un attimo, colleghi, della situazione: è stato riscritto un emendamento dopo l'esame dell'Ufficio di Presidenza della Sesta Commissione, è stato depositato in questo momento, arriveranno nell'immediato le 50 copie da distribuirvi, darò un minuto per eventuali subemendamenti e poi votiamo i tre emendamenti e il provvedimento nel suo complesso.
Quindi portate pazienza ancora un paio di minuti e riprendiamo i lavori con ordine.
La Seduta è sospesa alle ore 12.29
La seduta riprende alle ore 12.32

PRESIDENTE

È stato distribuito l'emendamento n. 5 e do un minuto di tempo per eventuali subemendamenti.
Emendamento n. A0001, presentato dal Consigliere Claudio Sinigaglia, paragrafo 4.1, pagina 43, che prevede:
A pagina 43 alla fine del paragrafo 4.1 aggiungere:
"La Regione ve condivide inoltre il cammino virtuoso del CONI verso la sostenibilità, avvalorato dal recente impegno per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals). Il CONI, attraverso singoli progetti e attività, si è impegnato ad attuare delle azioni nel proprio piano programmatico e a integrare questi obiettivi nella propria strategia e nei processi di rendicontazione della sostenibilità. Nel maggio 2017, CONI – nell'ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha adottato tre Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, di seguito elencati: 1) allenare corpo e mente e supportare l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 3, per assicurare la salute e il benessere per tutti, in ogni fase della vita; 2) lotta contro ogni forma di discriminazione verso le donne supportando l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5, per sconfiggere le disuguaglianze di genere; 3) promuovere il contrasto alle disuguaglianze e disparità sociali a supporto dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 10.".
Non vedo interventi quindi lo metto in votazione con parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0002, presentato dal Consigliere Claudio Sinigaglia, allegato x, paragrafo 4.2, pagina 44, modificativo, che prevede:
"A pagina 44 alla fine del paragrafo 4.2 aggiungere:
"La Regione Veneto ha riconosciuto a pieno titolo anche lo sport, associato al benessere, come uno dei fondamentali fattori turistici. E' stato infatti inserito come elemento motivazionale nel Piano Strategico del Turismo del Veneto (DCR n. 19 del 29 gennaio 2019). Sono in considerevole aumento i turisti italiani e stranieri che scelgono la terra veneta come meta per trascorrere vacanze collegate alla salute e al benessere e per esercitare l'attività sportiva in tutte le sue varie declinazioni: sun&fun (mare, family, mare senior, mare giovani), open air, montagna estiva, montagna invernale (neve family, sci e sport invernali), parchi a tema, parchi avventura, trattamenti benessere, corsi di meditazione, yoga e arti marziali, vacanze riabilitative, nordic walking, slow bike, sport acquatici (vela, surf, windsurf, kytesurf, canoing, rafting, canyoning, ecc.), trekking, sci di fondo, sci alpino, ciaspole, arrampicata, golf, bike, moto, cavallo e ippovie.
Una particolare attenzione viene riservata alla promozione di investimenti nazionali e internazionali per i grandi eventi (per esempio, campionati mondiali di sci, olimpiadi) capaci sia di sostenere il movimento sportivo di base, sia di lasciare nel territorio importanti strutture ed infrastrutture sportive, sia di incrementare lo sviluppo economico della Regione. Il Piano strategico turistico si pone come obiettivi anche la diffusione e l'implementazione/aggiornamento di disciplinari, standard e segnaletiche coordinate per la mobilità slow (cammini, ciclovie, ippovie), nonché il raccordo dei grandi assi della mobilità lenta con le micro-reti locali e la valorizzazione della rete dei canali navigabili. Negli ultimi anni si assiste in Veneto ad un progressivo sviluppo delle iniziative di turismo lento e itinerante, con la moltiplicazione di tracciati, percorsi ed escursioni, oltre alle 7 escursioni e ai 5 itinerari cicloturistici e i 12 percorsi a cavallo già riconosciuti dalla Regione. Al fine di accompagnare il turista nel suo "muoversi" nel Veneto, il legislatore regionale ha espresso la volontà di disporre nel territorio una segnaletica e una cartellonistica uniforme e identitaria, adottando, con Deliberazione n. 1704 del 24 ottobre 2017 e Decreto n. 42 del 7 marzo 2018, il Manuale grafico della segnaletica turistica.
Altro obiettivo è la cooperazione tra settori imprenditoriali e tra istituzioni pubbliche (Regione, CONI e federazioni sportive) per incrementare il business delle singole imprese, stimolando le condizioni per la creazione di nuove start up e rinnovare l'appetibilità turistica di una destinazione attraverso la creazione di nuovi prodotti turistici legati allo sport e al benessere.".
C'è una modifica verbale.
Prego, Correlatore.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Allora dell'emendamento n. A0002 rimane solo il primo paragrafo da: "La Regione Veneto ha riconosciuto a pieno titolo" fino a: "moto, cavallo, ippovie", mentre il resto viene stralciato.

PRESIDENTE

Viene stralciato ai sensi dell'articolo 102 da "Una particolare" fino al termine, fino a "benessere"; questo viene stralciato, quindi rimane la parte, ripeto, da "La Regione" fino a "cavallo e ippovie".
Con questa modifica e con parere favorevole del Relatore lo metto in votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. A0003, presentato dal Consigliere Claudio Sinigaglia, allegato x, paragrafo 4.3.3, pagina 49, che prevede:
A pagina 49 alla fine del paragrafo 4.3.3 aggiungere:
"In particolare si studierà la possibilità di codificare, realizzare od organizzare, in collaborazione con le amministrazioni comunali, spazi pubblici in funzione di piccole palestre (10x20m) attrezzate opportunamente per poter svolgere corsi di attività motoria per anziani.".
Collega Sinigaglia, prego.


Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Qui c'è una modifica, nel senso che viene inserito al termine del paragrafo 4.3.1 e non 4.3.3, quindi il paragrafo corretto è il 4.3.1 e la pagina è la pagina 46.

PRESIDENTE

Un chiarimento che comunque è un coordinamento tecnico ed è registrato dalla struttura.
Con questa precisazione e con parere favorevole del Relatore metto in votazione l'emendamento n. A0003.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
L'emendamento n. A0004 viene sostituito dal n. A0005 quello appena depositato.
Emendamento n. A0005, presentato dal Consigliere Claudio Sinigaglia, allegato x, pagina 57, aggiuntivo, che prevede:
A pagina 57 alla fine del paragrafo 5.5 aggiungere il seguente paragrafo:
"5.6 Correre tra salute, ambiente, prestazione e sport cities
Si sta sempre più imponendo nella nostra Regione, accanto alla mobilità slow (cammini, ciclovie, ippovie) il fenomeno del "running", della corsa per ogni età e con finalità diverse, così come l'andare in bicicletta, sia sportiva che no, Negli ultimi anni in effetti si è assistito ad un progressivo sviluppo delle iniziative di turismo lento ed itinerante, con la moltiplicazione di tracciati, percorsi ed escursioni, ed è ormai maturo il tempo per sostenere lo sviluppo dei percorsi ciclopedonali adatti per il running e per la bicicletta.
Molti Comuni, soprattutto nelle realtà urbane, stanno attrezzando argini o specifici percorsi in aree verdi, parchi o aree naturalistiche. Si corre e si va in bicicletta quando si ha un po' di tempo libero, per mantenersi in forma, per misurarsi, per raggiungere la prestazione. Si corre da soli, in compagnia o in gruppi organizzati e all'interno di associazioni sportive.
In Italia si stimano circa 6.000.000 di persone fra i 16 e i 69 anni interessate a praticare regolarmente jogging/running, alle quali bisogna aggiungere la quantità di persone che punta al benessere, attraverso la "camminata veloce" (fast walking). Una moda o una passione che non può che giovare sia al fisico che alla mente, contribuendo anche a combattere lo sviluppo di malattie come il diabete o il colesterolo alto, che trovano terreno fertile quando ci si alimenta in modo scorretto e non si pratica adeguata attività fisica. Il running è tra gli sport più pratici, con il maggiore tasso di crescita negli ultimi anni.
Gli sport praticabili all'esterno (outdoor), e senza l'esigenza di strutture definite stanno registrando un'accelerazione mai raggiunta nel recente passato. La "Sport Cities", declinazione futura, in chiave sportiva, delle aree metropolitane, diventeranno un punto di riferimento per pubblico e privato, perché non necessitano di particolari investimenti strutturali, pur mantenendo gli impianti esistenti in condizioni di fruibilità per gli atleti o i semplici appassionati di sport. Per veder nascere modelli futuri di Sport Cities bisognerà pianificare interventi di ricucitura urbana e design dello spazio pubblico, offrendo servizi e palestre a cielo aperto.
Il running, da quello dei camminatori veloci a quello dei maratoneti, è una risorsa fondamentale da mettere a sistema quando si costruisce, o si cerca di farlo, un rapporto virtuoso fra amministratore e amministrato. Spazio pubblico, verde e servizi di qualità accessibili per tutti. questo è il futuro prossimo. La tendenza è muoversi, in ogni modo possibile ed in ogni luogo, soprattutto nelle aree urbane. Di corsa, camminando nei parchi come nei centri storici, nel tempo libero o raggiungere il luogo di lavoro. In sintesi, sempre più persone camminano e scelgono il movimento fisico come stile di vita, incastrandolo senza fatica nel caos della vita quotidiana. Un fenomeno che la Regione Veneto intende accompagnare ed implementare.".
Con parere del Relatore favorevole, metto in votazione l'emendamento n. A0005
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, io passerei alla votazione della PDA n. 92, così come modificata con gli emendamenti appena votati.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
7



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "LEGGE REGIONALE DI ADEGUAMENTO ORDINAMENTALE 2018 IN MATERIA DI AFFARI ISTITUZIONALI". (PROGETTO DI LEGGE N. 375/2018) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 15/2019)

(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della relazione di maggioranza)
"Nel corso del 2017 la Giunta regionale ha adottato il primo disegno di legge di semplificazione e di manutenzione ordinamentale che, presentato alla Presidenza del Consiglio regionale, ha assunto il numero 260 tra i progetti di legge della presente legislatura.
Nel corso dei lavori consiliari sono state separate dal testo le norme di sola semplificazione e di mero adeguamento ordinamentale da quelle il cui contenuto, pur se diretto alla manutenzione normativa, non era di mero recepimento di normativa statale sopravvenuta o di sola semplificazione.
L'iter legislativo si è quindi concluso con l'approvazione della legge regionale 20 aprile 2018, n. 15 "Legge di semplificazione e di manutenzione ordinamentale 2018", rinviando a successivi disegni di legge la riproposizione delle norme espunte, suddividendoli per materie a seconda delle competenze delle singole Commissioni consiliari permanenti.
Con il provvedimento oggi all'attenzione di quest'Assemblea, che ha assunto il n. 375 tra i progetti di legge, si propongono pertanto alcune norme in materia di affari istituzionali, già presenti nel citato PDL 260, nonché ulteriori norme nel frattempo ritenute necessarie per adeguare la normativa regionale.
L'ordinamento giuridico regionale richiede infatti una costante manutenzione normativa, anche per far fronte alle difficoltà interpretative causate da una legislazione frettolosa e spesso carente quanto a tecnica legislativa; tutti difetti che, insieme ai rapidi cambiamenti delle esigenze della società civile, generano una precoce obsolescenza normativa che, se non corretta in tempi ragionevoli, può determinare gravi effetti per i cittadini e per le attività economiche.
Il testo in questione si componeva inizialmente di 6 articoli, oltre alle disposizioni finali (clausola di neutralità finanziaria ed entrata in vigore).
Nel corso dell'esame svolto dalla Prima Commissione sono stati depositati e votati quattordici emendamenti, tre dei quali riguardanti i primi tre articoli del testo originario.
Al termine del suddetto esame, il testo proposto all'attenzione di quest'Assemblea, per la definitiva approvazione, si compone di 14 articoli, più le disposizioni finali.
Con i primi due articoli viene modificata la l.r. 32/1996, istitutiva dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV).
Il primo modifica l'articolo 2 di tale legge, già modificato dal Collegato alla legge di stabilità 2018 (l.r. 45/2017, art. 61). Alfine di semplificare la procedura di definizione degli obiettivi annuali e pluriennali da parte della Giunta e nell'ottica di individuare un'unica struttura regionale competente a supportare l'esecutivo nelle valutazioni tecniche, prevede, introducendo un comma 2 ter, che l'approvazione degli obiettivi da parte della Giunta regionale avvenga a seguito della predisposizione da parte del direttore generale dell'ARPAV di una proposta presentata al responsabile dell'Area competente in materia di tutela e sviluppo del territorio il quale la sottopone alla Giunta regionale, per l'approvazione, con le proprie valutazioni. Risulta pertanto necessario, al fine del coordinamento tecnico della proposta contenuta in tale nuovo comma, disporre la soppressione della parte del comma 2bis in cui si prevede una diversa procedura per l'approvazione degli obiettivi da parte della Giunta regionale.
Il secondo articolo intende modificare l'articolo 19 della medesima l.r. 32/1996. Alla luce di quanto disposto dalla recente legge regionale 42/2018, che ha apportato importanti e sostanziali modifiche al regime dei controlli sugli Enti strumentali della Regione disciplinato dalla legge regionale 53/1993, si propone di allineare anche TARPAV al medesimo sistema di controlli che si basa sulla verifica della conformità di un determinato numero di atti generali con il rispetto degli indirizzi e delle direttive regionali e sulla verifica della coerenza di tali atti con gli obiettivi della programmazione regionale.
Analogamente a quanto previsto per gli altri enti strumentali della Regione, a fini di semplificazione nonché per garantire efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, il sistema dei controlli di cui al presente articolo prevede l'utilizzo del modello procedimentale del silenzio assenso.
Ricordato che l'attuale sistema prevede, in particolare, che la Giunta regionale apponga un visto di congruità, ai fini della coerenza con gli obiettivi programmati, su alcuni specifici atti (il programma annuale di attività, i bilanci e i conti consuntivi, gli atti vincolanti il patrimonio per più di cinque anni), il nuovo articolo amplia l'ambito del controllo dell'esecutivo al rispetto degli indirizzi e delle direttive regionali, anche in materia di contenimento della spesa e dei vincoli di finanza pubblica.
Amplia inoltre la tipologia degli atti da assoggettare a controllo preventivo ricomprendendovi espressamente anche il programma triennale del fabbisogno del personale e gli atti di acquisto e di alienazione dei beni immobili.
Quanto alla procedura per il controllo, l'articolo dispone similmente a quanto previsto per gli altri enti strumentali.
A chiusura della norma viene introdotta, riproducendo integralmente quanto previsto dalla l.r. 53/1993, la competenza della Giunta regionale, nell'esercizio dell'attività di controllo e vigilanza, di richiedere ad ARPAV produzioni documentali utili ad accertare la regolarità e la funzionalità dell'azione amministrativa; di ordinare sopralluoghi, ispezioni, inchieste, perizie e verifiche di cassa; formulare specifiche richieste al collegio dei revisori dei conti. Competenze queste, non attualmente espressamente previste dalla l.r. 32/1996.
I tre articoli successivi si prefiggono di dare attuazione ai principi di cui all'articolo 59 dello Statuto in materia di controlli interni, cui é assoggettata l'attività amministrativa, attraverso l'individuazione di strumenti e procedure per garantire la regolarità e promuovere l'efficacia dell'azione amministrativa, valutandone i risultati anche attraverso il controllo di gestione e strategico.
Gli articoli dal 6 al 13 sono stati aggiunti al testo originario in esito alla richiamata approvazione, nella seduta di Prima Commissione del 13 febbraio 2019, di emendamenti depositati ed illustrati nella seduta del 6 febbraio.
Gli articoli da 6 a 10 propongono modifiche alla l.r. 27/1997 ("Procedure per la nomina e designazione a pubblici incarichi di competenza regionale e disciplina della durata degli organi").
Attraverso gli articoli 6 e 7 si intende - nell'esercizio di competenza legislativa regionale a disciplinare il procedimento di nomina o designazione a pubblici incarichi regionali, attribuiti alla competenza della Regione, così come a dettare i requisiti per l'accesso alle cariche medesime, laddove la loro definizione sia di competenza regionale - consentire la conferibilità di pubblici incarichi a soggetti in quiescenza, salvaguardando il requisito della gratuità posto dal decreto legge, n. 95/2012 (art. 5, comma 9) e, quindi, le finalità ad esso sottese.
Tale titolo di gratuità, laddove non già previsto dalla specifica disciplina per la nomina/designazione a pubblico incarico in ente dell'"amministrazione regionale indiretta "o società regionale, e quindi - in quanto non previsto - preclusivo della possibilità di conferimento di incarico a soggetto in quiescenza, viene integrato dalla presentazione da parte del candidato, già lavoratore pubblico o privato in quiescenza, ed in sede di presentazione della candidatura, di espressa rinuncia al compenso previsto, ai sensi dell'articolo 1236 del codice civile.
La finalità dell'articolo 8 é quella di consentire ai consiglieri regionali, entro un termine predefinito, la medesima facoltà già riconosciuta ai consiglieri in costanza della legislatura cessata, di presentare eventuali ulteriori proposte di candidatura, limitatamente alle nomine/designazioni non effettuate entro la fine della legislatura, così salvaguardando le loro prerogative istituzionali e al contempo determinando condizioni per procedere speditamente a quelle i cui procedimenti risultino pendenti a scavalco di legislatura.
L'articolo 9 intende, nei soli casi di sostituzione in corso di mandato ed in costanza di legislatura, semplificare e velocizzare i procedimenti di nomina/designazione, salvaguardando le istruttorie già fatte (e quindi le candidature ritenute idonee già presentate) senza riavviare la procedura con nuovi avvisi.
L'articolo 10 intende ridefinire, da 30 a 15 giorni, il termine per l'accettazione di un incarico al quale il candidato nominato/designato aveva peraltro già dato la sua disponibilità in sede di presentazione della candidatura, così determinando le condizioni per la più spedita immissione nell'esercizio delle funzioni.
L'articolo 11, modificativo dell'art. 5, comma 3, della l.r. 31/1997 "Disposizioni in tema di ordinamento del personale regionale", é diretto ad eliminare l'anacronistica previsione che le Commissioni giudicatrici di concorso vengano nominate con decreto del Presidente della Giunta regionale, anziché, trattandosi di attività meramente gestionale, con decreto del direttore della direzione competente in materia di risorse umane.
L'articolo 12 intende abrogare l'art. 12 della medesima l.r. 31/1997, che risulta superato dalla normativa successivamente intervenuta (e dai nuovi CCNL), diretta a disciplinare la sospensione cautelare dei dipendenti, la cui competenza non è più riconducibile alla figura del Presidente della Giunta regionale, al quale la normativa di principio non attribuisce compiti gestionali relativi al rapporto di lavoro.
Attraverso l'articolo 13 si intende introdurre un tetto al trattamento economico dei direttori di tutti gli enti regionali, prevedendo come limite quello massimo riconosciuto al direttore generale di aziende o enti del servizio sanitario nazionale, non essendo attualmente previsto alcun limite da parte della normativa regionale.
L'articolo 14, infine, modifica l'articolo 16 ("Piano di valorizzazione e/o alienazione del patrimonio immobiliare") della l.r. 7/201 l("Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2011") prevedendo - con l'obiettivo di valorizzare efficacemente le entrate derivanti dalla nuova fase del processo di dismissione del patrimonio - di destinare prioritariamente le entrate al finanziamento degli interventi di razionalizzazione delle sedi istituzionali della Giunta regionale, dei suoi organi, degli uffici operativi e della connessa logistica, nonché al finanziamento degli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare regionale, in adeguamento agli obiettivi di cui all'art. 25 della l.r. 30/2016 ("Collegato alla legge di stabilità regionale 2017").
La Prima Commissione consiliare nella seduta del 13 febbraio 2019 ha concluso i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame e lo ha approvato a maggioranza.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Alessandra Moretti Presidente e Veneto Cuore Autonomo; hanno espresso voto contrario i rappresentanti dei gruppi consiliari Partito Democratico, Movimento 5 stelle e le componenti politiche "Liberi e Uguali" e "Italia in Comune" del Gruppo Misto.".

PRESIDENTE

La parola al Relatore, consigliere Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Colleghi, portiamo in Aula questo progetto di legge. Inizialmente nel 2017 la Giunta aveva fatto il progetto 3260 che poi sappiamo è stato suddiviso nelle varie Commissioni.
Trattasi di adeguamento normativo di semplificazione, inizialmente gli articoli erano sei, dopo, a seguito della discussione in Commissione, ne sono stati aggiunti degli altri: i primi due riguardano materia di ARPAV. Gli articoli dal 3 al 6 riguardano il sistema dei controlli interni e gli articoli inseriti riguardano quelle che sono le nomine: sapevamo di avere un problema per chi oggi è in quiescenza, che non poteva, in base alla nostra normativa, avere una nomina ancorché a titolo gratuito. Con l'emendamento che è stato predisposto si definisce in maniera corretta questa posizione e consente alle figure che sono in quiescenza, a titolo gratuito, di poter ricevere degli incarichi da parte della Giunta regionale.
Altresì abbiamo anche cercato di inserire degli emendamenti per quello che riguarda la possibilità dei Consiglieri regionali, nel cambiamento del mandato, di poter presentare dei curriculum, come la validità delle candidature stesse, oltre che nel caso della delle nomine, oggi la normativa prevede che un candidato abbia 30 giorni di tempo per accettare la nomina, l'abbiamo ridotto a 15: insomma penso che se uno viene nominato può dirlo velocemente in 15 giorni se accetta la nomina da parte della Regione.
Gli ultimi articoli riguardano la modifica di normative oggi previsti con un decreto di nomina del Presidente della Giunta che viene sostituito con decreto del dirigente competente in materia del personale.
C'è la clausola di neutralità finanziaria. Sono in tutto 16 e, come avete visto già agli atti, sono stati depositati alcuni emendamenti da parte del sottoscritto relativi alla materia dei Consorzi di Bonifica, uno relativo a un sostitutivo al trattamento economico e tre articoli da parte della Giunta, oltre che dai colleghi Ruzzante e Gerolimetto. Proseguiamo in quella che è l'attività di semplificazione della nostra Regione, nella logica appunto di accorciare i termini e di dar seguito all'ARPAV con dei provvedimenti sicuramente importanti.

PRESIDENTE

Grazie.
Sinigaglia, Correlatore, prego.
(N.d.r. - Si riproduce il testo scritto della relazione di minoranza)
"Il pdl 375 è un adeguamento ordinamentale in materia di affari istituzionali.
Adeguamento ordinamentale che abbiamo definito meglio dopo averlo distinto in maniera chiara rispetto al percorso della cosiddetta semplificazione, che recepisce le normative di grado superiore e dal collegato che ha contenuti in termini di norma finanziaria.
Alcune materie sono già state enunciate da parte del consigliere Montagnoli: le prime riguardano l'ARPAV, come vengono predisposti gli obiettivi annuali e pluriennali dell'ARPAV, chi li sottopone alla Giunta. In questo caso è il responsabile dell'Area competente in materia di tutela e sviluppo del territorio.
Ricordo che qui modifichiamo sostanzialmente una legge che era già stata modificata il 29 dicembre 2017. Poi andiamo ad incrementare il controllo sull'attività e il funzionamento dell'ARPAV da parte della Giunta regionale: qui ci siamo soffermati molto in sede di istruttoria della Commissione: mentre il primo di questi due articoli suscita qualche perplessità, il secondo insomma ci vede abbastanza d'accordo.
Volevo sollevare una questione legata ad alcuni emendamenti presentati in aula quando il progetto di legge è già uscito dalla Commissione, quindi aveva completato l'istruttoria, in particolare quelli collegati ai Consorzi di Bonifica, perché vengono modificati alcuni aspetti legati alla delega - è possibile attivare una sola delega - però si cambia soprattutto il CdA, che adesso è composto da quattro membri votati dall'Assemblea e un rappresentante del territorio, espresso dai Sindaci. Questa è la composizione del Consiglio di Amministrazione: quattro componenti dell'Assemblea e un componente del territorio espresso dai Sindaci, mentre qui viene cambiata e, invece del rappresentante dei Sindaci, viene espresso il rappresentante della Giunta regionale.
Allora, sollevo un percorso metodologico innanzitutto: il contenuto non ci trova d'accordo, però richiamerei anche la modalità con la quale è stata fatta l'istruttoria perché è vero che abbiamo iniziato a discuterne all'interno della Commissione, poi sono stati ritirati questi emendamenti e ricompaiono una volta che è stata conclusa l'istruttoria all'interno dell'approvazione del progetto di legge in Consiglio regionale.
Ecco, è una procedura che, attivata l'istruttoria, poi si ritira; un'audizione dell'ANCI, per esempio, ci sarebbe stata proprio per l'importanza perché si modifica il Consiglio di Amministrazione. Quindi la Commissione non ha avuto la possibilità di completare l'istruttoria perché l'emendamento è stato ritirato, compare in sede di discussione all'interno del Consiglio regionale: mi sembra sia un circuito che non è proprio del tutto virtuoso, anzi lascia molto a desiderare.
Poi ci sono altri aspetti che ci lasciano perplessi, come, ad esempio, l'articolo 14, che modifica la destinazione delle risorse attivate tramite alienazioni, che sono destinate prioritariamente al finanziamento degli interventi di razionalizzazione delle sedi istituzionali della Giunta regionale, dei nei suoi organi, eccetera, nonché il finanziamento degli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare.
A parte la difficoltà di alienare i beni, ma nell'articolo così com'è oggi, approvato anche questo, mi sembra, non tanti anni fa, nella Legge finanziaria del 2011, si diceva che i proventi dell'alienazione, oltre che per la manutenzione e per la ristrutturazione dei beni immobili, dovevano servire anche per attivare i piani straordinari legati al trasporto, al lavoro e al sociale. Qui non viene detto che questi non possono essere attivati, qui si dice "prioritariamente", però non si indicano le priorità eventualmente per altri tipi di investimento. Per esempio, quello sul trasporto pubblico è un investimento che ci trovava allora, nel 2011, e anche oggi molto a favore.
Ci soffermeremo poi articolo per articolo durante la discussione, però volevo sollevare nella discussione generale di presentazione del PdL questi aspetti che, a mio giudizio, sono estremamente negativi nell'iter e nei contenuti del PdL 375.".

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Questo è un adeguamento ordinamentale in materia di affari istituzionali. Riporta l'anno 2018 ancora, ma insomma è stato oggetto di istruttoria all'interno della Commissione.
Adeguamento ordinamentale che abbiamo definito meglio dopo averlo distinto in maniera chiara rispetto al percorso della cosiddetta semplificazione, che recepisce le normative europee e statali in questo caso e distinto anche dal collegato, in maniera tale che il collegato abbia contenuto in termini di norma finanziaria. Questo è un adeguamento ordinamentale in materia di affari istituzionali.
Alcune materie sono già state enunciate da parte del consigliere Montagnoli: le prime riguardano l'ARPAV, come vengono predisposti gli obiettivi annuali e pluriennali dell'ARPAV, chi li sottopone alla Giunta. In questo caso è il responsabile dell'Area competente in materia di tutela e sviluppo del territorio.
Ricordo che qui modifichiamo sostanzialmente una legge che era già stata modificata con il 29 dicembre 2017 e quindi andiamo a ritoccare una normativa che modificava quella del '96 che era del 2017.
Poi andiamo ad incrementare il controllo sull'attività e il funzionamento dell'ARPAV da parte della Giunta regionale: qui ci siamo soffermati molto in sede di istruttoria della Commissione perché c'era la perplessità sulla eventuale possibilità da parte della Commissione e del Consiglio di esercitare il controllo sull'ARPAV, ma appunto riguarda l'attività di controllo della Giunta e quindi va a potenziare la possibilità della Giunta di attivare i controlli all'interno dell'ARPAV: mentre il primo di questi due articoli suscita qualche perplessità, il secondo insomma ci vede abbastanza d'accordo.
Volevo sollevare una questione legata ad alcuni emendamenti presentati quando il progetto di legge era già uscito dalla Commissione, quindi aveva completato l'istruttoria, in particolare quelli collegati ai Consorzi di Bonifica, perché vengono modificati alcuni aspetti legati alla delega – è possibile attivare una sola delega – però si cambia soprattutto il CdA, che inizialmente era collegato a quattro elementi votati dall'Assemblea e un rappresentante del territorio, espresso dai Sindaci. Questa è la composizione del Consiglio di Amministrazione: quattro componenti dell'Assemblea e un componente del territorio espresso dai Sindaci, mentre qui viene cambiata e, invece del rappresentante dei Sindaci, viene espresso il rappresentante da parte della Giunta regionale.
Allora, sollevo un percorso metodologico innanzitutto: il contenuto non ci trova d'accordo, però richiamerei anche la modalità con la quale è stata fatta l'istruttoria perché è vero che abbiamo iniziato a discuterne all'interno della Commissione, poi sono stati ritirati questi emendamenti e ricompaiono una volta che è stata conclusa l'istruttoria all'interno dell'approvazione del progetto di legge in Consiglio regionale.
Ecco, è una procedura che, attivata l'istruttoria, poi si ritira e un'audizione dell'ANCI, per esempio, ci sarebbe stata proprio per l'importanza perché si modifica il Consiglio di Amministrazione. Quindi la Commissione non ha avuto la possibilità di completare l'istruttoria perché l'emendamento è stato ritirato, compare in sede di discussione all'interno del Consiglio regionale: mi sembra sia un circuito che non è proprio del tutto virtuoso, anzi lascia molto a desiderare.
Poi ci sono altri aspetti che ci lasciano perplessi, come, ad esempio, l'articolo 14, che modifica la destinazione delle risorse attivate tramite alienazioni, che sono destinate prioritariamente al finanziamento degli interventi di razionalizzazione delle sedi istituzionali della Giunta regionale, dei nei suoi organi, eccetera, nonché il finanziamento degli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare.
A parte la difficoltà di alienare i beni, ma nell'articolo così com'è oggi, approvato anche questo, mi sembra, non tanti anni fa, nella Legge finanziaria del 2011, si diceva che i proventi dell'alienazione, oltre che per la manutenzione e per la ristrutturazione dei beni immobili, dovevano servire anche per attivare i piani straordinari legati al trasporto, al lavoro e al sociale. Qui non viene detto che questi non possono essere attivati, qui si dice "prioritariamente", però non si indicano le priorità eventualmente per altri tipi di investimento. Per esempio, quello sul trasporto pubblico è un investimento che ci trovava allora, nel 2011, e anche oggi molto a favore.
Qui viene praticamente stralciata questa ulteriore indicazione, quindi ci soffermeremo poi articolo per articolo durante la discussione, però volevo sollevare nella discussione generale di presentazione del PdL questi aspetti che, a mio giudizio, sono estremamente negativi nell'iter e nei contenuti del PdL 375.

PRESIDENTE

Consigliere Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Forza Italia – Berlusconi Presidente – Area popolare veneto)

Grazie, Presidente.
Prendendo spunto dall'intervento del collega Sinigaglia, mi rivolgerei proprio lei, Presidente: c'è un problema di merito e di metodo. Su quello di metodo credo che affrontare, con un emendamento che arriva dopo il lavoro di Commissione, la modifica della governance dei Consorzi sia un problema di pochissima opportunità, per cui mi rivolgo a lei come Presidente e dico che, se lei guarda la storia di questi emendamenti, che erano in Commissione, non ci sono più e rientrano oggi, credo che sia una forzatura importante che, proprio come diceva il collega Sinigaglia, non vede né il dialogo con l'ANCI, il ruolo dei Sindaci, ne il dialogo con i Consorzi per la modifica della loro governance. Poco opportuno che si faccia una modifica senza audizioni, aggiungo che trovo la modifica, dal mio punto di vista, in controtendenza con la linea di questa Regione, siamo autonomisti e diciamo di voler valorizzare i territori, facciamo una modifica centralista che elimina il ruolo dei Sindaci e si porta in capo alla Regione la nomina in CdA dei Consorzi. Le due cose stanno poco insieme con quello che andiamo a praticare fuori allora a lei mi rivolgo Presidente sul metodo, dopo in discussione parleremo di merito, ma non possiamo dire che vogliamo che Roma ci dia le competenze e noi poi rispetto a una legge che le dava ai Sindaci le rubiamo ai Sindaci per portarceli in capo alla Regione.
La Regione è un organo che questa volta è governata così, la prossima ancora così, ma può darsi che prima o dopo cambi; non mi pare un buon segnale.

PRESIDENTE

Dal punto di vista regolamentare gli emendamenti hanno avuto un iter, come per tante altre situazioni, ci mancherebbe, assolutamente attinente al regolamento.
Consigliere Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Su questa questione ordinamentale io vorrei intervenire su un paio di aspetti.
Intanto è legittimo tutto, è evidente, però io credo che vadano fatte due osservazioni.
Non voglio qui stare a sofisticate sul fatto metodo, non metodo, eccetera, però noi affrontiamo delle questioni che riguardano una legge di riforma che era stata approvata nel 2009, quindi non nel 1989, ma neanche dieci anni fa, una legge, a detta di tutti, che ha dato una risposta di riorganizzazione dei Consorzi rivedendone un po' le funzioni e quant'altro, rispetto anche a quelli che sono i nuovi compiti cui sono chiamati i Consorzi rispetto alla tutela del territorio e l'affrontiamo in un modo un po' strano perché io mi aspettavo che dopo che sono stati ritirati determinati emendamenti si dicesse: va bene, la riaffrontiamo magari usando questo strumento, ma ne ridiscutiamo un attimino in Commissione e, quindi, vediamo se è opportuno oppure in che termini diciamo apportare delle modifiche partendo da dei presupposti perché quali sono le motivazioni per cui io oggi faccio queste proposte in merito alla delega, all'incompatibilità, alla composizione del Consiglio di Amministrazione, voglio dire se io presento una legge ho una relazione e spiego le motivazioni perché faccio una determinata proposta di legge, qual è la proposta politica per cui io oggi intendo modificare la composizione del Consiglio di Amministrazione e dei Consorzi di Bonifica. Qual è? Ne vogliamo discutere? Qual è la motivazione perché io oggi tolgo le deleghe. Ne vogliamo discutere?
Ma era necessario arrivare a una modifica legislativa? Non era necessario, guardate, bastava una modifica regolamentare perché qualcuno vuole aumentare i mandati dei Presidenti anche di un terzo mandato, trasmettendo un cattivo messaggio, mi dispiace collega Gerolimetto che lei presenti un emendamento in questo senso, mi dispiace, perché noi qui facciamo due mandati; perché non facciamo una proposta di portarlo a tre i mandati? Quattro, bene, portiamolo a quattro, è già stato cambiato, noi abbiamo votato contro allora. Siete in linea.
Il punto è proprio questo. Stesso discorso potrei farlo in analogia con l'ARPAV, un'Agenzia che ha determinati compiti non irrilevanti sul discorso della tutela ambientale, del monitoraggio e delle funzioni che esercita, però ci può stare. Quello che stigmatizzo è appunto come si arriva a queste cose, perché il collega ha detto: perché non abbiamo fatto per esempio delle audizioni? Potevamo farle con i Comuni. Adesso si propone di fare la Consulta in luogo di un membro dentro il CdA, poi vengo su questo, ma ritorno sull'aspetto che riguarda le funzioni dei Consorzi. I Consorzi intervengono nell'articolo 18 in materia di difesa del suolo: all'inizio è ben preciso come questi vanno oltre, molto oltre il ruolo a cui erano assegnati storicamente i Consorzi di Bonifica. Nell'articolo 18 c'è la difesa del suolo, la qualità delle acque e la gestione dei corpi idrici, della bonifica minore, della connessione che c'è con i Piani Regolatori dei Comuni, quindi la gestione a livello proprio di articolazione comunale del territorio.
Il fatto che nel 2009 si intende dare una governance dei Consorzi dove i Comuni si riunivano e nominavano, eleggevano un loro rappresentante dei Sindaci all'interno del CdA, era quella connessione, quell'intreccio che ci deve essere tra un ente che aveva una determinata origine, ma che ha assunto funzioni che vanno ben oltre quell'origine e quella storia e per fortuna - dico io - che ci sono i Consorzi di Bonifica, perché in tanti casi se non ci fossero i Consorzi di Bonifica mancheremmo di tempestività nell'intervenire sulle emergenze, sia in un senso che nell'altro.
Se oggi i Consorzi di Bonifica possono rivendicare di essere i primi a livello nazionale – di quelli veneti parlo - che hanno presentato un plafond di progetti per cui noi concorreremo in maniera determinante ad avere importanti fondi sul Piano irriguo nazionale, questo lo dobbiamo all'efficienza dei Consorzi di Bonifica e non certamente ai progetti che ha fatto la Regione.
I Consorzi di Bonifica sono un'articolazione della Regione - voi mi potete rispondere - e quindi questo va a merito anche del coordinamento politico della Regione: siamo d'accordo, posso anche essere d'accordo.
Ritorno sul punto: io chiedo che si ritiri, collega Montagnoli, questo emendamento sulla composizione del CdA; chiedo che si riaffronti e che si faccia una procedura, un iter, convocando l'ANCI, convocando le associazioni dei Consorzi di Bonifica e che non stabiliate le riforme e le modifiche di legge solo perché nelle segrete stanze qualcuno della Giunta si mette d'accordo con un'associazione che non rappresenta tutto il territorio. Qui parliamo di dire: i miei me li tengo e questa, che riguarda i Sindaci, non mi interessa.
Chiaro? Voglio essere esplicito, perché quando parliamo di neocentralismo veneziano e di espropriazione del territorio questa è una norma che fa scuola e che viene dopo quello che è successo nei parchi, dove vi siete avocati il diritto di demandare unicamente a Zaia la scelta dei Sindaci. Adesso lo rifacciamo con i Consorzi, senza un barlume di motivazione, senza il coraggio politico di scrivere nero su bianco perché lo fate.
Perché siete anche dei codardi sul piano politico, perché non lo dite, perché davanti dite: "No, siamo per i Consorzi" e dietro no, importante che ci sia io. Io le cose le voglio dire le dico la luce del sole, perché anch'io ho rapporti con le associazioni di categoria, ma non per fare pastette sulle norme regionali, per tenerne debitamente in conto, però non rispondono solo alle categorie i Consorzi. Ecco perché dico solo dico questo, perché i Consorzi rispondono alla totalità del territorio urbano e non urbano, agricolo e non agricolo: ecco perché parlo di espropriazione del territorio.
Voi non mi potete dire: "Prendete il surrogato, facciamo la consultiva che una volta all'anno convochiamo", perché a cosa mi serve un rappresentante della Regione in un organismo? Ce l'ho nell'assemblea il rappresentante della Regione. Qual è la connessione che si stabilisce? Non venite a dirmi che c'è la connessione con la Regione per cui c'è maggiore efficienza, eccetera: andiamo a vedere i rappresentanti della Regione nei Consigli direttivi e poi mi portate in quest'Aula quando uno di questi ha relazionato al Consiglio e per cui io sono stato in qualche modo erudito sul fatto che i collegamenti sono migliori ed efficienti. Non c'è mai stato in nove anni che sono, mai successo: sono sempre state ripartizioni per piazzare qualche amico del partito x o y e lo dico anche in termini autocritici perché i colleghi sanno che io non lesino su questo versante.
Però, quando si gioca su queste questioni, ho deciso che è opportuno girare pagina e tirare una riga: fare questo in maniera così furbesca, convocare un Consiglio su una legge, presentare degli emendamenti su una materia senza un'istruttoria in Commissione, senza che io sappia il perché e che mi diciate che venga l'assessore Pan che dica che l'attività dei Consorzi di Bonifica è questa, per me non va bene: anche noi l'abbiamo approvata, collega Bellato, in Commissione e ha sentito qualche collega di maggioranza o della Lega che dicesse che non funzionano bene oppure che c'è un qualcosa che non si capisce per cui è opportuno dare una governance più efficiente? Li abbiamo votati tutti all'unanimità, compreso il collega Finco, che fa parte della Commissione, che ha delegato e chi lo sostituisce vota sempre in maniera compatta le delibere della Giunta.
Quindi debbo dire che non c'è una motivazione politica, non esiste, e allora, per piacere, parliamone perché sapete – e questo lo voglio dire in maniera chiara – che io non sono un difensore in maniera acritica dei Consorzi di Bonifica, ma penso che qualche modifica debba esser fatta e possa esser fatta; il sistema elettorale probabilmente deve trovare qualche modifica, però fare le cose così, in maniera un po' furbetta, penso che sia inadeguato e penso che non vada nella direzione di risolvere problema dei Consorzi di Bonifica, per dare loro più efficienza e più rappresentanza.
Questo è solo un modo per dire che intanto prendiamo un altro posto e lo sistemiamo e a voi categorie, siccome avete i vostri quattro, nessuno rompe le scatole, ma questo non è il modo di affrontare una legge importante come quella dei Consorzi di Bonifica: questa si chiama espropriazione del territorio, neocentralismo veneziano, questa è la politica di Zaia che va avanti in Regione, al di là delle inaugurazioni pre-elettorali che fa dei laboratori in campagna elettorale in giro per il Veneto. Chiaro? Su quello è imbattibile e anche su questo si cerca di emularlo e infatti gli ho fatto i complimenti ieri, non c'era dubbio. Grazie.

PRESIDENTE

Bene, grazie.
Sospendiamo qui la seduta e riprendiamo alle ore 14.30.
Adesso la Prima Commissione si ritrova subito.
La seduta è sospesa alle ore 13.01
La seduta riprende alle ore 14.48

PRESIDENTE

Signori, se ci accomodiamo, riprendiamo i lavori.
Siamo ancora in discussione generale e tocca al collega Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Ho piacere che ci sia il Relatore in Aula perché fin dall'inizio porrò una questione di carattere metodologico rispetto all'ordinamentale e, a dire la verità, molto lavoro è stato fatto rispetto a qualche tempo fa, anzi riconosco che il ruolo dell'ufficio legislativo del Consiglio ha consentito di precisare un po' l'utilizzo di questo strumento nel corso degli anni.
La stessa cosa riguarda il tema della semplificazione che, per esempio, oggi non è più quella che si tentò un tempo di far passare, come il contenitore dentro il quale si infilava un po' di tutto e si è riportato a quella che, effettivamente, è la semplificazione, cioè norme che derivano da altre norme, sostanzialmente, la faccio semplice così, e che producono una pulizia dei testi normativi, quindi oggi la semplificazione è molto chiaro che cos'è, nessuno si sognerebbe mai di infilare lì dentro emendamenti omnibus.
Io le chiedo, Presidente del Consiglio, in questo caso mi rivolgo a lei, Ciambetti, per richiedere che al termine di questo provvedimento si vada a normare in maniera ancora più precisa la codifica, invece, degli ordinamentali perché credo sarebbe una cosa utile avere un quadro di riferimento definitivo, una volta per sempre.
Una volta stabilito che gli ordinamentali sono cosa diversa dalla legge di semplificazione e, quindi, possono contenere norme che devono avere due criteri di rigidità, uno: non introdurre novelle legislative tout-court, leggi quadro o cose del genere; due: non devono avere nessuna implicazione di carattere economico – finanziario, quindi devono essere a saldo invariabile.
Il punto essenziale, che abbiamo iniziato a introdurre, però questo provvedimento oggi lo smentisce, lo smentisce attraverso gli emendamenti presentati dalla Giunta, in particolar modo; cioè l'idea che gli ordinamentali devono avere delle materie limite, delle materie di riferimento, il limite deve essere stabilito sul fatto che qui stiamo parlando dell'ordinamentale istituzionale perché è passato dalla Prima, parleremo di un ordinamentale di tipo ambientale, quello che è in discussione nella Seconda e avanti, cioè ipotizzare che la Commissione - ed è questo il motivo anche di una parte della mia contestazione oggi - è il luogo prioritario della discussione e dell'approfondimento che, quindi, deve essere fatto per materia e non si possono infilare nell'ordinamentale istituzionale materie ultronee; esempio: secondo me, questa è la mia valutazione, materie di carattere sanitario, per esempio; che c'entrano con la parte istituzionale! Oppure la questione dei Consorzi di Bonifica, anche se parzialmente anche questioni istituzionali per quanto riguarda i Consigli di Amministrazione ma qui si vanno a codificare anche le finalità dei Consorzi di Bonifica, è evidente che questa è materia che dovrebbe appartenere alla Seconda Commissione e non certo alla Prima.
Quindi chiederei alla fine di questo provvedimento di poter delegare, magari anche alla fine di quello della Seconda, cioè se arriverà in tempi abbastanza rapidi, codificare qual è il senso degli ordinamentali che devono compiersi, per esempio, entro l'anno solare, cioè voglio dire non è possibile dire che un ordinamentale ce lo trasciniamo da un anno all'altro, ha senso che farlo annualmente, dando la possibilità l'anno successivo di farne uno nuovo, ed è una concessione questa che viene data alla maggioranza perché mi rendo conto che è uno strumento utile per la maggioranza, ma è uno strumento utile per chi governa.
Siccome io sono, comunque, un Consigliere regionale molto attento ai ruoli istituzionali credo che sia giusto offrire la possibilità a chi governa, a prescindere di chi è, di poter in qualche modo affrontare una serie di aspetti.
Fatta questa premessa, venendo al merito di questo ordinamentale, io contesto alcune cose e sono previste negli emendamenti. Siccome so che nel Comitato ristretto è stato dato grande consenso ai miei emendamenti, nel senso che non ne è stato approvato neanche uno, neanche di striscio, mi costringete a spiegarli in Aula nel dettaglio. Lo dico non per cattiveria, ma perché voglio spiegare il senso dei miei emendamenti.
Per esempio, sulla questione di ARPAV, se è vero che una parte deriva da altre norme e quindi è un recepimento, non condivido - e sono nettamente contrario - all'idea da un lato di ridurre il controllo su ARPAV da un con un controllo effettuato dalla Segreteria generale della programmazione ai Direttori di Area, perché ritengo che la materia di ARPAV è una materia interistituzionale, che riguarda molti e diversi Assessorati (sicuramente la parte sanitaria, sicuramente la parte ambientale). L'effetto che ARPAV ha riguarda l'intera popolazione ed è uno degli strumenti importanti e ce ne accorgiamo quotidianamente quanti temi passano attraverso i controlli di ARPAV: ridurla a un rapporto con i Direttori di Aree, non vederli come un'operazione onnicomprensiva della Giunta che passava appunto attraverso la Segreteria generale di programmazione, secondo me è un errore. Ancora più grave è introdurre un criterio di silenzio assenso non solo per attività di normale attività istituzionali di norma che l'ARPAV compie, ma addirittura il silenzio assenso per quel che riguarda le vendite immobiliari dell'ente stesso.
La trovo una questione innanzitutto di straordinario effetto amministrativo e non di ordinaria amministrazione; punto secondo trovo che l'assenza di un controllo rispetto alle vendite immobiliari di ARPAV sia grave dal punto di vista istituzionale, perché credo che su questi non possa valere il principio del silenzio assenso come invece avverrebbe se passasse questa norma.
C'è anche un passaggio della Commissione consiliare che io ritengo sia necessario qualora venga nominato un Commissario ad acta: troverei spiacevole pensare che la Commissione non viene coinvolta.
Il secondo tema che voglio affrontare, lo affronto a muso duro, perché credo che sia sbagliato in un'epoca come questa, per i soli Direttori di questi enti regionali economici (si va dagli Enti Parco, agli ESU, alle ATER) prevedere secondo questo emendamento all'articolo 13 la possibilità che questi Direttori di questi enti passino - la faccio breve - da un tetto di 110.000 euro massimo (100.000 più 10%, quindi 110.000 euro) a un tetto di 183.000 euro: è quasi un raddoppio.
Si dice che questa è un'opzione, è una possibilità, ma è una possibilità che prima non c'era, è una possibilità che prima prevedeva un tetto a 110.000 euro. In questi tempi e di questi tempi pensare che il Direttore di uno di questi enti (parco, ATER o ESU) possa addirittura quasi raddoppiare l'indennità in termini di possibilità, perché poi di solito le norme si introducono e si applicano, perché se non serve a nulla non si introduce, si evita di introdurre una norma se non si intende utilizzarla. La differenza è un po' più stretta per Veneto Agricoltura: si passerebbe da circa 143.000 euro a 183.000 euro, con un aumento di 40.000 euro annui.
Ora, a casa mia solitamente succede che, se una norma non serve, non la si introduce, se la si introduce vuol dire che si intende utilizzarla, altrimenti non ha senso star qui a discutere di questo articolo 13. Io sinceramente l'avrei cancellato, cioè la mia proposta è quella di cassare in toto l'articolo 13 perché ritengo che queste dimensioni di stipendi regionali siano assolutamente eccessive in quanto, giusto per capirci, sono superiori all'indennità massima che viene presa in questo Consiglio regionale, che è quella del presidente Zaia e del presidente Ciambetti. Lo dico perché qualche giornale lo ignora, però le indennità massime di questo Consiglio e della Giunta sono quelle del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta ed è giusto che sia così: non esiste che il Presidente della Giunta sia al quarantaseiesimo posto, come qualcuno ha scritto nei giorni scorsi, ma è il primo ed è corretto che sia così.
Trovo che sia quantomeno bizzarro che i Presidenti di enti, per quanto importanti, arrivino addirittura quasi a raddoppiare l'indennità del Presidente della Giunta regionale: la trovo sempre una cosa un po' fuori luogo e trovo che sia un errore grave da parte della maggioranza voler proseguire in questa direzione.
Trovo altrettanto grave all'articolo 14 sopprimere le finalità della vendita del patrimonio immobiliare: se si vende il patrimonio immobiliare, come si era detto in una finanziaria del 2011, facciamo in modo che questa vendita dei gioielli di famiglia sia finalizzata ad alcune obiettivi, non a tutti, e si era scritto esplicitamente: trasporto pubblico locale, sociale e lavoro. Era come dire: riduciamo il patrimonio di questa Regione, ma solo se è finalizzato ad aumentare la qualità del trasporto pubblico locale, la qualità del sociale e la qualità del lavoro di questa Regione. Queste tre finalità tengono insieme l'obiettivo di alienazione o di riduzione del patrimonio pubblico di proprietà della Regione. Aveva un senso e toglierlo significa che si vuole utilizzare per altre finalità e mi piacerebbe sapere quali.
Ultima riflessione è quella relativa ai quattro emendamenti aggiuntivi, due sulle bonifiche e due sulla sanità. Vi dico esplicitamente come la penso: il problema qui non è solo di merito, ma è metodologico e intanto non si arriva all'ultimo secondo per porre una questione in Aula addirittura, come se fosse l'ultimo peones di questo Consiglio, visto che si usano questi termini: i peones sono sempre presenti in Consiglio, invece i capibastone non si vedono quasi mai, perché poi, fra l'altro, le indennità dei Consiglieri sono legate alle presenze e se, per esempio, uno come Zaia è presente all'1% dei Consigli, è evidente che questo può avere ripercussioni sull'andamento della sua indennità.
Lo dico perché pensavo che dovessimo raccogliere anche degli oboli in questo Consiglio per il Presidente della Giunta, perché risulta essere il quarantaseiesimo Consigliere per indennità, ma in realtà è il primo e mi dispiace per chi scrive cose non vere, ma il Presidente della Giunta regionale ovviamente è il primo, quello che prende di più, come anche quello del Consiglio: tutti e due, Presidente della Giunta e Presidente del Consiglio. Poi se il Presidente della Giunta è qui all'1% dei Consigli regionali è evidente che c'è una decurtazione che è prevista anche per il Presidente della Giunta.
Ma tornando al merito delle questioni, mi domando perché introdurre la questione della sanità in un provvedimento che si occupa della questione relativa agli aspetti istituzionali, cioè la Quinta Commissione non è stata coinvolta in questo emendamento, non ha espresso un parere su questo emendamento, è possibile che due norme che riguardano pienamente, totalmente le questioni sanitarie sono anche norme importanti, lo riconosco, ma non passino attraverso un parere della Quinta Commissione? Che ha discusso fino all'altro giorno l'ultima virgola, giustamente, delle schede sanitarie e ce lo troviamo così all'ultimo nanosecondo in Aula addirittura, neanche in Commissione, in Aula, direttamente in Aula. È una cosa che io trovo assolutamente inaccettabile come metodo. Nel merito, poi, ritengo che l'emendamento sulle questioni dello IOV contraddica quello che è scritto in questo provvedimento all'ultimo articolo, lo dico a memoria ma sicuramente ci sarà un ultimo o penultimo articolo, articolo 15: "Clausola di neutralità finanziaria" dimentico sempre l'entrata in vigore che è quello l'ultimo articolo e se è clausola di neutralità finanziaria io ritengo che questo emendamento, invece, comporti un aspetto finanziario, quello relativo agli IOV.
Sull'altro emendamento, sul quale potrei essere d'accordo sul piano teorico, potrei essere d'accordo, però per esempio mi piacerebbe sapere cosa dicono le organizzazioni sindacali sulla graduatoria che va a scendere in qualche modo. Mi piacerebbe sapere cosa dicono i rappresentanti di questa maggioranza governativa che sanno che dal 1° gennaio del 2020 questa norma è illegittima perché non si potrà scendere in nessuna graduatoria; è una norma che entra in vigore dal 1° gennaio 2020 se non siete d'accordo cancellatela a livello nazionale ma non mi risulta che stiate andando in questa direzione, cioè basta telefonare a Coletto; "Pronto Coletto, mi spieghi qual è la norma che entra dal 1° gennaio 2020" è palesemente alternativa rispetto alla norma che ci proponete qui; il che non significa che non riconosca l'esigenza di una emergenza, che è quella relativa alle domande che possono portare qualche medico in più in servizio nella sanità pubblica, però anche su questo, se permettete, se fosse passata in Commissione avremmo ascoltato i sindacati, avrei capito qual è l'opinione delle organizzazioni sindacali, su una materia che li riguarda in primis, è tema di contrattazione, e avrei in qualche modo cercato di esprimere un parere cercando di capire le ragioni anche delle organizzazioni sindacali, arrivando così, sinceramente, mi manca un pezzo del ragionamento che doveva essere fatto.
I Consorzi di Bonifica hanno la stessa situazione con una differenza: che questo tema qui almeno in Commissione era arrivato ma era stato stralciato, cioè si era detto: di questo non discutiamo più, allora anche su questo avremmo avuto la possibilità di ascoltare i rappresentanti dei Comuni, avremmo avuto la possibilità di ascoltare i rappresentanti dei Consorzi di Bonifica, avremmo avuto la possibilità di dare una valutazione.
Il mio giudizio è fortemente contrario perché si cancella dai Consorzi di Bonifica i soggetti che sono primari, prioritari, che sono i rappresentanti territoriali; scusatemi ma non vi riconosco più, cioè non siete più un soggetto attento alle esigenze e ai bisogni territoriali, con quegli emendamenti cancellate le esigenze di un territorio.
La Giunta non è il territorio. Quindi sono contrarissimo a questi emendamenti.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie.
Ha chiesto la parola Gerolimetto Nazzareno, prego a lei.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Prendo spunto proprio dalle ultime dichiarazioni del consigliere Ruzzante.
I Consorzi di Bonifica erano, sono e resteranno espressione territoriale: le ricordo che quelli che vengono eletti nei Consorzi di Bonifica, visto che sono dei Consorzi, sono eletti in base a delle fasce di contribuzione e su quelle fasce di contribuzione sono rappresentati sia quelli che hanno un pagamento annuale sostanzioso, sia quelli che lo hanno di minore entità, i cosiddetti urbani. Hanno tutti la rappresentanza in base alla contribuzione che danno per tenere in piedi i Consorzi di Bonifica, quindi erano, sono e rimarranno espressione del territorio.
Con questi emendamenti, seppur modificando leggermente la composizione del Consiglio d'Amministrazione, non si va ad intaccare la sostanza, quindi non c'è nessun pericolo per quanto riguarda la governance dei Consorzi di Bonifica.
L'altro emendamento che riguarda le deleghe va a regolamentare una particolarità che comunque non era e non è, neanche in questo caso, significativa, quindi va solo a porre un po' di ordine: niente viene stravolto nei Consorzi di Bonifica.
Piuttosto vorrei fare riferimento all'emendamento che ho presentato e con il quale il consigliere Azzalin mi ha quasi additato di voler fare il corporativo: voglio spiegare perché ho presentato quell'emendamento per consentire ai Presidenti, eventualmente se candidati, se eletti, se avranno la fiducia del Consiglio d'Amministrazione di poter svolgere un ulteriore mandato e quindi poter essere riconfermati per due volte. Come ha ben ricordato il consigliere Azzalin, i Consorzi di Bonifica hanno partecipato al bando del PSR nazionale, bando per la trasformazione irrigua e si sono aggiudicati praticamente 100 milioni su 300: in pratica il 30% di tutti i fondi messi a disposizione a livello nazionale e di questo come veneti dobbiamo essere orgogliosi dei nostri Consorzi e riconoscenti, perché hanno partecipato a punteggio, quindi hanno avuto l'assegnazione perché hanno presentato i migliori progetti.
Ora però, siccome c'è stato un forte ritardo nell'assegnazione di questi fondi - non vado a cercare di capire il perché sul PSR 2014/2021 si arrivi solo al 2019 ad assegnare i fondi - questi ritardi sono attribuibili non certo ai nostri Consorzi di Bonifica, né alla nostra Regione, ma non andiamo a rivangare quello che è stato, guardiamo piuttosto avanti.
Da qualche giorno hanno il decreto di assegnazione di questi fondi, che ricordo sono 100 milioni, ma non sono 100 milioni per comprare dei beni, sono 100 milioni per realizzare dei progetti di trasformazione degli impianti pluri-irriguo. Io non conosco tutti i progetti del Veneto, conosco quello del Consorzio Piave, che è il Consorzio dove io risiedo e conosco il progetto perché è stato presentato proprio ieri in una conferenza stampa; prevede la trasformazione a pluri-irriguo di 3.000 ettari, tra cui viene previsto anche, per alimentare l'impianto senza l'uso di energia elettrica, di fare una condotta che praticamente porta l'acqua in pressione grazie al dislivello altimetrico.
Questa condotta avrà una lunghezza di oltre 10-12 chilometri, andrà ad attraversare strade, comuni, ferrovie e dal momento che da pochi giorni sono assegnatari di quei fondi, oggi le colture in atto permettono solo di andare a picchettare i percorsi e per la rendicontazione dei lavori che sono da fare su questi terreni ci sono dei tempi stretti dettati dal PSR: ricordo che sono fondi anche europei che vanno rendicontati entro un termine abbastanza ristretto.
Allora, il senso del mio emendamento è quello di dire che questi Consigli di amministrazione hanno progettato, hanno avuto il premio e sono assegnatari di una parte importante dei fondi e oggi io vorrei che chi ha fatto la progettazione facesse anche la direzione lavori, perché se cambiano troppo le cose, si rischia che non si è così efficienti ed efficaci nella messa in opera di tutti i progetti che sono stati presentati e che sono stati premiati.
Questo è il senso del mio emendamento e ricordo che trovare dei bravi amministratori non è così facile perché non hanno stipendi neanche lontanamente paragonabili a quelli nominati poco fa dal consigliere Ruzzante che, tra l'altro, sono stabiliti dalla Regione: i Presidenti hanno stipendi di 2.000 euro lordi al mese, quindi io dico che, come Regione, dovremmo essere grati a questi amministratori per i risultati che hanno ottenuto e, se vorranno continuare, credo che noi dovremmo avere il dovere e il piacere di dare loro la possibilità di farlo. Per questo ho presentato l'emendamento sulla possibilità di estendere un altro mandato ai Presidenti dei Consorzi.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Cari colleghi e care colleghe, io ho già posto una questione di metodo prima ancora che una questione di merito per il modo in cui sono stati affrontati questi argomenti e, nello specifico, per il modo in cui si è affrontata la questione dei Consorzi di Bonifica.
La bonifica è una competenza della Terza Commissione e noi abbiamo rivendicato anche in Prima la richiesta di poter esprimere almeno un parere in Prima Commissione, in qualità di Terza Commissione, però non c'è stato verso e non so per quale motivo si è voluta esautorare la Terza Commissione da una materia che è di sua competenza e che è stata presentata come una questione procedurale, che in realtà era di competenza della Prima. Ce ne siamo fatti una ragione per quanto riguarda l'assegnazione della competenza di merito, però come Terza Commissione abbiamo rivendicato il diritto di poter esprimere una nostra posizione.
Questa richiesta non è stata accolta e cosa c'è di così strano da non poter prevedere neppure l'espressione di un parere da parte della Commissione Terza, che ha fra le sue competenze quelle della bonifica?
In ogni caso poi abbiamo affrontato la questione in Prima, sono saltati fuori questi emendamenti ad opera del collega Montagnoli, con il quale ultimamente abbiamo alcune diversità di vedute non solo per i suoi progetti animalisti che prevedono l'obbligo per i nostri ospedali di creare il servizio di pronto soccorso per gli animali e l'obbligo di creare i cimiteri per gli animali in tutti i Comuni, diritto per tutti quanti cittadini di poter andare negli ospedali e nelle case di riposo con animali d'affezione, quindi cani, gatti, cavalli, gorilla, scimmie e altre cose del genere.
Io spero un giorno di poter avere la salute, di arrivare in una casa di riposo e di poter godermi gli ultimi anni della mia vita in tranquillità, senza essere costretto a dover convivere con un gorilla del Borneo ospite del mio vicino di letto; spero che questo possa avvenire, però insomma, così come si sa che all'interno degli ospedali vanno delle persone che non stanno bene e hanno le difese immunitarie fortemente abbassate, sapendo che gli animali sono portatori sani di patologie che possono essere mortali per l'uomo, far arrivare negli ospedali, nelle case di riposo, questi animali per il diletto di qualcuno, ma che andrebbe a compromettere la salute, addirittura la vita.
Lo vedo anche alcuni incontri televisivi: quando vi porto a ad assumere le responsabilità su alcune scelte che fate diventati irascibili, state tranquilli: stiamo parlando tranquillamente.
Per quanto riguarda la bonifica, dico che ci sono alcune cose che ci dividono, ma molte altre cose che hanno visto convergere e credo che torneremo anche a convergere su tante altre cose, ma rivendico il diritto di dire le cose come le penso, anche se i comportamenti di alcuni alleati alle volte non sono perfettamente in linea con i nostri punti di vista, dico questo nel rispetto reciproco, collega, mica per altre cose.
Prendiamo atto che non si è voluto permettere alla Terza Commissione di poter esprimere una propria posizione, che avrebbe contribuito magari a trovare delle mediazioni. Io ho partecipato a un incontro tra tutti i rappresentanti della bonifica, tra i tutti i rappresentanti delle categorie e durante quell'incontro pubblico ci è stata manifestata unanimemente una fortissima contrarietà a quell'ipotesi, che è anche in parte ricompresa in questi emendamenti del collega Montagnoli: è l'ipotesi di permettere alla politica di mettere le mani dentro i Consorzi di Bonifica.
È stato detto in modo molto chiaro e ci è stato chiesto in maniera civile: lasciate che la politica continui a svolgere il proprio ruolo di controllo, ma la gestione lasciatela a chi ha gestito in maniera anche in larga misura positiva - questa materia è delicata - e quindi teniamo distinti i due ruoli: se vogliamo mettere le mani nella politica, inserendo negli organismi di gestione rappresentanti della Regione, questo andrebbe magari a compromettere l'efficienza anche dei Consorzi di Bonifica.
Questo è quello che ci è stato detto unanimemente dai rappresentanti dei consorzi di bonifica e delle categorie. Ci è stato chiesto che quei tre emendamenti, che erano apparsi, poi sono stati messi nel cassetto, adesso vengono riesumati con una mediazione che non so se è sufficiente, avrei saputo se questa mediazione fosse stata sufficiente se avessimo ascoltato i rappresentanti delle categorie delle bonifiche. Qualcuno mi garantisce che delle mediazioni sono state fatte.
Io credo alla parola ovviamente dei miei colleghi, ma sarei stato più convinto se avessimo sentito direttamente dai rappresentanti delle categorie queste rassicurazioni, oltre a quelle che ci arrivano da parte di alcuni colleghi della Lega, perché so che non tutti la pensano allo stesso modo. A parte questo per dire: per quel che ci riguarda, noi riteniamo, anche le questioni che ha sollevato il collega Gerolimetto, le riteniamo meritevoli di approfondimento, poi magari la maggioranza deciderà di bocciarle, non so sarà legittima la cosa, però credo che parlarne, soprattutto in maggioranza - lo dico ai miei colleghi di maggioranza - parlarne con l'Assessore e con i colleghi di maggioranza credo sia un modo per trovare una mediazione proprio per andare compatti al voto.
Credo che anche le questioni ricomprese negli emendamenti presentati dal collega Montagnoli siano meritevoli di valutazioni e voglio capire se effettivamente quelle mediazioni che ci sono state garantite sono sufficienti per dare risposte concrete e tranquillizzanti al mondo della bonifica. Io attualmente queste rassicurazioni non le ho, dal territorio mi arrivano ancora delle perplessità che riterrei meritevoli di approfondimento, quindi chiedo, da Capogruppo di Fratelli d'Italia, alla maggioranza una sospensione, senza voler intralciare i lavori perché noi vogliamo poi votare convintamente e compattamente con tutta la maggioranza, ma vogliamo che ci vengano date quelle garanzie che attualmente non sembrano esserci.
Se valutiamo sia la proposta del consigliere Gerolimetto, sia la proposta emendativa del consigliere Montagnoli e abbiamo quelle garanzie di cui abbiamo bisogno, noi siamo pronti a votare a favore; differentemente, come Fratelli d'Italia, non voteremo a favore: lo dico non come minaccia, ma come rapporto di reciproco rispetto perché in quest'Aula non si votano le cose perché qualcuno da fuori le ha imposte, ma si votano le cose perché le abbiamo condivise. Noi non siamo stati coinvolti in questo tipo di mediazione, abbiamo però partecipato a quegli incontri che ci hanno dimostrato che non c'è condivisione sulle scelte che facciamo qui e quindi ho bisogno di avere queste rassicurazioni.
Quindi chiedo, con tutto il rispetto del caso, ma in maniera molto ferma, che ci fermiamo un attimo e che valutiamo queste cose, sennò poi quella parte di maggioranza, che è autosufficiente e che può prendere delle decisioni anche senza di noi, lo può fare, ma non con la nostra complicità. Lo dico in modo chiaro, il mio è un approccio positivo e propositivo, ma come Fratelli d'Italia abbiamo la necessità di arrivare ad una condivisione delle scelte, senza la quale tutti sono liberi di comportarsi come meglio credono.

PRESIDENTE

Il collega Berlato è proprio puntuale e preciso. Adesso sospendiamo la seduta, c'è la riunione della Quinta Commissione che deve dare un parere veloce su un progetto di legge che iscriviamo oggi all'ordine del giorno per domani.
Per chi è interessato, facciamo partire la nuova mostra che vedrà Palazzo Ferro-Fini protagonista per le prossime settimane e i Capigruppo possono ritrovarsi a parlare rispetto alle questioni sollevate adesso dal Consigliere Berlato.
La ripresa dei lavori sarà alle ore 16.10.
La seduta è sospesa alle ore 15.31
La seduta riprende alle ore 16.39

PRESIDENTE

Riprendiamo la discussione generale, chiudiamo le porte. Grazie.
Se ci accomodiamo, permettiamo al collega Zanoni di fare il suo intervento. È possibile prendere posto colleghi? Relatore. Per favore, riprendiamo posto. Grazie.
Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Gli interventi su questo progetto di legge sono già stati molti e il mio farò riferimento in particolar modo alla questione delle procedure che vengono adottate.
Tra l'altro è giusto, è utile, è interessante poter parlare liberamente senza condizionamenti dovuti a campagna elettorale e candidature varie, perché vedo che in quest'Aula ogni tanto si deborda un po', proprio perché siamo in un periodo dove forse sarebbe meglio evitare di dedicarsi all'azione legislativa, visto che poi molte cose vengono strumentalizzate. Arrivare a sentir parlare in un progetto di legge ordinamentale anche di gorilla la dice lunga su quanto si riesca a spaziare e a utilizzare per la campagna elettorale alcune questioni.
Al di là di questo c'è comunque da dire che sulla legge citata prima, relativa agli animali da affezione, che non c'entrava niente, le audizioni però sono state fatte.

PRESIDENTE

Se rimaniamo sul ordinamentale non sarebbe male, rimaniamoci senza percorrere vie incredibili per arrivarci.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

In realtà, quando andiamo a prevedere degli emendamenti che vanno a modificare degli importanti articoli di norme, che hanno in qualche modo dato delle regole, utilizzate anche per più di dieci anni, sarebbe interessante e utile, ma più che altro legale, applicare le norme superiori che abbiamo e che ci dicono, come legislatori della Regione Veneto, quello che dobbiamo fare e quelle che sono le procedure.
Mi riferisco appunto alla partecipazione del pubblico e al coinvolgimento degli stakeholder, delle varie categorie, nel processo dell'azione legislativa e mi riferisco alla nostra Carta costituzionale, cioè allo Statuto della Regione del Veneto, che dice all'articolo 9: "La Regione promuove la partecipazione ai processi di determinazione delle proprie scelte legislative e amministrative da parte dei cittadini, delle formazioni sociali, degli utenti e delle associazioni che perseguono la tutela di interessi generali".
Questo per dire che siamo qui - peraltro ricordavo in piena campagna elettorale - ad andare a modificare delle norme che hanno una portata molto importante anche per gli effetti che possono avere, tramite degli emendamenti senza passare attraverso le competenti Commissioni, quindi senza adottare tutte le procedure che addirittura lo Statuto della Regione Veneto ci dice che dobbiamo seguire.
Lo Statuto, ma poi anche il nostro Regolamento, però abbiamo visto che anche il nostro Regolamento, Presidente, spesso insomma non lo consideriamo: mi riferisco a quell'interrogazione ad esempio di stamattina, interrogazione a risposta immediata che ha atteso due anni, perché era giugno del 2017 che la presentai e ho ricevuto la risposta questa mattina.
È anche evidente che il sistema non funziona, ma non è che ci sono stati a mio avviso errori nella precedente legislatura nell'approvare questo Statuto, perché in realtà nello Statuto venivano previsti anche degli organismi tali ai quali le parti lese, in questo caso la minoranza, poteva rivolgersi in caso di contenziosi o di non applicazione dello Statuto. Mi riferisco alla Commissione statutaria di garanzia: noi abbiamo presentato una legge, come Gruppo consiliare, il 24 settembre, è stata trasmessa alle Commissioni il 1° ottobre dal Presidente e chiedo se può essere calendarizzata perché credo che sia importante, affinché il nostro Statuto abbia vita e venga applicato fino in fondo, che venga approvata la legge che prevede questa istituzione che dà delle garanzie di funzionamento.
E' molto importante e trovo strano che, dopo diversi anni dall'entrata in vigore dello Statuto, non abbiamo ancora l'approvazione di una legge che ci consenta di nominare questa Commissione, che entra nel meccanismo democratico e di equilibrio dei vari interessi e facoltà di quest'Aula legislativa e, a mio avviso, queste sono storture, scorciatoie, sconti alla partecipazione, sconti alla democrazia ai quali assistiamo: interrogazioni immediate che aspettano due anni ed emendamenti importanti che non passano attraverso le Commissioni sono degli esempi eclatanti – potrei citare molti altri, ma non voglio annoiare nessuno perché li conoscete benissimo – del fatto che c'è qualcosa che non funziona.
Quindi il mio intervento era proprio sulle procedure più che sui contenuti, visto che i miei colleghi anche di Gruppo hanno già fatto gli interventi sui contenuti, che ci dicono che c'è qualcosa che non funziona e dobbiamo porre riparo: gli strumenti ci sono, li ho citati e mi auguro che l'Ufficio di Presidenza e i vari Capigruppo facciano in modo da arrivare, entro fine legislatura, ad avere, ad esempio, l'approvazione di questa Commissione statutaria di garanzia.

PRESIDENTE

Collega Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Veneto Cuore Autonomo)

Grazie, Presidente.
Io intervengo per quanto riguarda la questione dei Consorzi di Bonifica e condivido la posizione espressa dall'emendamento del collega Gerolimetto, perché vedo una certa linearità anche per i Sindaci in quanto nei Comuni superiori ai 3.000 abitanti ci sono due mandati e qua si conclude l'esperienza. Quindi c'è un certo ricambio e mi trovo perfettamente in linea perché non sono d'accordo sui Presidenti a vita.
Però sugli altri emendamenti esprimo molta perplessità in quanto i Sindaci che attualmente partecipano ai CdA dei Consorzi di Bonifica sono a titolo gratuito, non percepiscono un euro di compenso e un euro di rimborso spese e in più si devono fare l'assicurazione perché comunque approvano in CdA progetti e varie delibera che potrebbero un giorno portare dei rischi non di poco conto e quindi è una spesa, è un atto di volontariato che un Sindaco o un amministratore delegato dal Sindaco fa a titolo gratuito.
Sul fatto poi di mettere un nominato dalla Regione mi viene da chiedere se è a titolo gratuito e se si deve anche sobbarcare l'assicurazione per tutelare la propria persona e i propri patrimoni, perché se i fatti sono di questo tipo, non so quanti ne troveremo che vanno a ricoprire un ruolo, a prendersi delle responsabilità e dei rischi e a rimetterci anche la spesa di un'assicurazione, oltre che le spese e il tempo che il CdA stesso esige.
Io il ruolo del Sindaco lo vedo come la sentinella di un territorio e a me spiace che togliamo la sentinella dal territorio: era la figura che portava le istanze del territorio all'interno del CdA. Io arrivo da una zona che ha avuto l'alluvione del 2010, l'ho subita e so quanto è difficile se non c'è la collaborazione anche dei Consorzi di Bonifica.
Pertanto esprimo molta perplessità su questi emendamenti, ma è una mia valutazione che vorrei che qualcuno mi spiegasse con le domande che ho posto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei. Non vedo altri interventi, quindi dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo all'articolato, Correlatore, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

C'è stata una pausa che ha riguardato i lavori del Consiglio e su richiesta del consigliere Berlato, che però ha riassunto alcune istanze che abbiamo ripetutamente posto, soprattutto sui Consorzi di Bonifica.
C'è qualcuno che fa da sintesi, per cui dopo la pausa ci dice che sono stati accolti alcuni emendamenti della opposizione? È stato trovato un equilibrio, un punto d'arrivo, un punto d'approdo per cui ci si dirige verso questa soluzione piuttosto che un'altra soluzione?
Siccome abbiamo fatto una pausa non a caso, proprio per riuscire a trovare una soluzione ad alcune istanze che avevamo proposto, ci piacerebbe sia per gli emendamenti che abbiamo detto sono a rischio di non essere proprio nell'ordinamentale che stiamo discutendo, sia appunto le questioni che abbiamo posto, ci fosse una risposta prima di passare agli articolati dall'Assessore competente, dall'Assessore alla sanità, eventualmente anche da Berlato se ha trovato risposta in questa riunioni. Grazie.

PRESIDENTE

Alla richiesta di Sinigaglia? Relatore, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Per rispondere al collega Sinigaglia: confermiamo il parere già espresso in Ufficio di Presidenza, per cui andiamo avanti con la votazione dei vari articoli, Presidente. Non cambia nulla.

PRESIDENTE

Bene, chiarita la situazione.
Collega Ruzzante sull'ordine lavori.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Presidente, siccome sono sempre molto attento alle parole che vengono dette in quest'Aula e ritengo che abbiano una valenza e una importanza dal punto di vista della concretezza del messaggio che in qualche modo viene rilasciato, perché siamo in un'Aula consiliare, seppur in una fase preelettorale, ma siamo sempre in un'Aula consiliare, volevo capire se c'è ancora la stessa maggioranza che c'era questa mattina.
Siccome sono state dette delle parole in quest'Aula, dicendo che su questo provvedimento - non parlo in termini generali, parlo su questo provvedimento - se a fronte della dichiarazione del presidente Montagnoli, cioè che non è cambiato nulla, sostanzialmente la maggioranza mantiene l'opinione, volevo capire se politicamente siamo di fronte alla stessa maggioranza di questa mattina o se qualche Gruppo ha scelto di distinguersi rispetto a questo provvedimento, perché cambia anche, credo, l'atteggiamento delle opposizioni: se siamo di fronte a una maggioranza costituita da 29 Consiglieri è un conto, se questa maggioranza è con 2 o 3 Consiglieri di meno cambiano le valutazioni che dovremmo, secondo me, fare rispetto al provvedimento.
La pongo proprio politicamente, non è una questione personale rispetto al collega Berlato: è una questione politica. Su questo provvedimento la maggioranza è la stessa che ha sostenuto nel corso di questi quattro anni il presidente Zaia o è cambiata? Perché se è cambiata è interessante capirlo. Grazie.

PRESIDENTE

Consigliere Berlato sull'ordine dei lavori.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Per confermare che qualsiasi componente della maggioranza può legittimamente esprimere delle posizioni e, pur facendo parte della maggioranza, può anche dissentire da alcune scelte che vengono fatte dalla maggioranza della maggioranza. Io l'ho detto prima: probabilmente seguendo un metodo diverso, noi potremmo essere arrivati a un testo in Aula che potrebbe essere stato oggetto di maggior condivisione forse anche da parte delle opposizioni.
Ritengo che sia stato non condivisibile il metodo, non è passato il provvedimento per la Terza Commissione, che avrebbe potuto magari favorire una mediazione largamente condivisibile, si è deciso di andare avanti dritti in una certa direzione.
Ho riportato le preoccupazioni che sono arrivate dal territorio perché anch'io, come Fratelli d'Italia, ho i terminali non solo in campagna elettorale, perché siamo sempre in campagna elettorale, ma anche io, come alcuni di voi, sono sempre stato eletto con le preferenze e ho il dovere e l'umiltà di stare in mezzo alla gente per sentirne anche le esigenze e poi tentare di dare risposte concrete: a volte ci riesco e a volte no.
Quindi dal territorio e frequentando il territorio, come tutti voi, abbiamo ricevuto delle preoccupazioni e allora, mentre su gran parte della questione sono state trovate delle mediazioni più o meno accettabili, la questione politica di fondo che noi abbiamo posto è questa e poi lo diremo anche per altre situazioni, a cui poi arriveremo con altri provvedimenti: noi riteniamo che sia sbagliato confondere la gestione con il controllo ma, per quanto riguarda i Consorzi di Bonifica, la nostra posizione di Fratelli d'Italia è questa, cioè noi riteniamo, anche alla luce delle esperienze positive che sono maturate negli anni di gestione da parte dei Consorzi di Bonifica, che sia più utile evitare che la politica, la Regione in questo caso, entri nei Consigli di Amministrazione dei Consorzi di Bonifica, ma che debba continuare ad avere un ruolo di controllo. Il controllo può essere esercitato anche perché i provvedimenti che riguardano i Consorzi di Bonifica passano per l'approvazione della Giunta e della Terza Commissione consiliare, dove tutte le forze politiche sono rappresentate e dove tutti possono porre domande, possono verificare, possono attivare le azioni ispettive, così come è giusto che sia.
Quindi noi finora abbiamo avuto una funzione di controllo, come Regione, e, dal nostro punto di vista, dovremmo continuare a mantenere una funzione di controllo e non di gestione, anche per rispetto nei confronti del territorio e delle categorie economiche e sociali: questa è la nostra posizione e se poi questa posizione non è condivisa dalla maggioranza della maggioranza, come ho detto prima, per quel che mi riguarda, io non voterò a favore dell'emendamento che prevede che la Giunta regionale nomini un proprio rappresentante all'interno del Consiglio di Amministrazione, confondendo il ruolo di controllo con quello di gestione. Questa è la posizione che abbiamo.

PRESIDENTE

Grazie.
Passiamo all'articolato.
Siamo all'articolo 1.
Emendamento n. B0002, presentato dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle, articolo 1, soppressivo, che prevede:
"L'articolo 1 è soppresso".
Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ho presentato questo emendamento, che ho già spiegato stamattina però lo voglio ribadire rispetto al contenuto: il tema degli emendamenti, di questo e anche di quello successivo all'articolo 2, riguarda le competenze di ARPAV e precisamente io non condivido il fatto che si attribuisca il controllo su ARPAV ai Direttori di Area perché ARPAV è un organismo complesso al quale afferiscono competenze diverse e principalmente due, cioè le questioni sanitarie e le questioni ambientali, oltre a molte altre relative al turismo, della pesca, cioè sono tante le materie che afferiscono, però principalmente e prioritariamente sono due.
Ritengo che la vecchia impostazione di affidare alla Segreteria generale la programmazione garantisse questa collegialità attorno alle competenze di ARPAV e scegliere di trasferire la competenza sui provvedimenti di ARPAV ai Direttori di Area in qualche modo esclude una visione collegiale delle competenze.
C'è poi un secondo aspetto, quindi non è solo quello relativo ai piani, programmi, progetti e conseguimento degli obiettivi generali che in qualche modo diventa competenza del Direttore di Area anziché della Segreteria generale della programmazione, come avveniva oggi ai sensi dell'articolo 10 della legge regionale 54 del 2012, ma c'è un secondo aspetto fondamentale, perché noi prevediamo con il successivo articolo 2 che questa competenza non riguardi solo in termini generali la programmazione di ARPAV, ma riguarda anche aspetti che non attengono a una gestione ordinaria dell'ente ARPAV, ma anche a una gestione straordinaria.
ARPAV potrà acquistare o vendere patrimonio semplicemente comunicandolo al Direttore di Area, il quale potrà agire attraverso la clausola del silenzio assenso: cioè se entro 60 giorni nessuno risponde da parte del Direttore di Area l'ARPAV può acquistare o vendere strutture immobiliari senza che ci sia un passaggio dal Consiglio, ma neanche dalla Giunta nella sua collegialità.
Io trovo questa un eccesso in qualche modo di delega di una funzione che dovrebbe rimanere in capo, almeno nella figura di snodo fondamentale, che è quella appunto del Segretario generale della programmazione come punto di riferimento: escluderei anche - ed è questo il motivo dell'emendamento poi successivo all'articolo 2 - dalle possibilità quella della vendita del patrimonio. Posso fare la programmazione, posso fare la pianificazione, posso fare tante cose, ma non posso fare un atto che io considero sempre un atto straordinario, come quello della vendita e dell'acquisto di patrimonio immobiliare, che necessita non solo di un semplice silenzio assenso, ma necessiterebbe, io credo, di una valutazione piena da parte della Giunta, non trovo che sia un atto ordinario.
La mia contestazione è complessiva rispetto a questo provvedimento: da un lato la collocazione all'interno dell'area di Giunta, meglio la Segreteria generale di programmazione, che è in qualche modo lo strumento di coordinamento di tutta la Giunta, quantomeno degli Assessorati alla Sanità con quello dell'Ambiente, scegliere che per esempio l'Assessorato alla Sanità non abbia più competenza su questa materia dell'ARPAV la trovo sinceramente una cosa non condivisibile.
Secondo luogo non sono d'accordo nel dare questi poteri anche gli aspetti straordinari di gestione dell'ARPAV.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Ribadisco la necessità, all'articolo 1, di inserire - vedete con voi come - dall'accordo, al sentito, ha espresso il parere, ha acquisito il parere "da parte del Responsabile dell'Area competente in materia di tutela e sviluppo del territorio, che sottopone le proposte e gli obiettivi annuali e pluriennali alla Giunta".
Noi sappiamo che l'area in materia di tutela e sviluppo del territorio, l'ARPAV ha a che fare con le risorse che provengono dal fondo sanitario. Ci sarà un accordo, un sentito, acquisito il parere dell'area socio-sanitaria. Quanti sono adesso, 53 milioni che provengono dal fondo sanitario? Vado a memoria. Presenta un piano pluriennale e un piano annuale di 56: chi deve verificare poi se lo stanziamento è consono, è adeguato? Sarà la Giunta che si attiva e sente i responsabili dell'Area socio-sanitaria? Ci sarà prima acquisito, espresso il parere, l'opinione: troviamo un sistema per cui alla Giunta arriva la proposta, frutto di un accordo, frutto di un parere espresso, frutto di un sentito anche l'area socio-sanitaria.
Non è pensabile, siccome c'è un Direttore troppo forte, allora si fa meno del Direttore troppo forte e si va avanti per conto suo? È un meccanismo che sinceramente non capisco e che, ribadisco in Aula, è sbagliato questo percorso, proprio perché il finanziamento dell'ARPAV è quasi esclusivamente a carico del fondo della sanità, che non esprime neppure un parere sul piano annuale o pluriennale e che mette in gioco non poche risorse, perché mi sembra che siano 53,5 milioni.
Se c'è un programma, un programma, un progetto un piano che va oltre questo, chi deciderà? E' la Giunta che dopo deve chiamare il direttore dell'area sociosanitaria per fare un ulteriore passaggio?
La proposta sappiamo che è compatibile e dal punto di vista programmatico e anche dal punto di vista della dello stanziamento delle risorse.

PRESIDENTE

Collega Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Forza Italia – Berlusconi Presidente – Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Non entro nel merito dell'efficacia e dell'opportunità degli articoli 1 e 2 e la domanda che mi pongo è se è possibile giuridicamente che di fatto un nominato regionale possa, senza nessuna delibera preventiva di Giunta o di Consiglio, acquistare o vendere immobili perché con questa delibera un nominato regionale – non lo chiamo funzionario – può, in totale autonomia, trasmettere l'atto a un alto dirigente regionale, il quale può, attraverso il silenzio/assenso, non dire niente. Giuridicamente è possibile?
Noi, per consentire alla Giunta di vendere gli immobili della Regione abbiamo fatto atti e delibere consiliari, cioè il Consiglio ha autorizzato la Giunta a procedere alle alienazioni di immobili dopo che ha verificato che quegli immobili non erano funzionali alle nostre esigenze regionali. Qua non è messo niente, non c'è nessun paletto e al punto c) è scritto che il direttore dell'ARPAV può fare gli atti di acquisto e alienazione di immobili e l'unica conseguenza che c'è è che trasmette l'atto al dirigente di area, il quale può dire qualcosa o stare zitto: se sta zitto per 30 giorni, l'alienazione è efficace.
Dico una stupidaggine, non so neanche dov'è la sede dell'ARPAV, non so neanche di chi è, ma tecnicamente qua possiamo vendere la sede dell'ARPAV con una dichiarazione del dirigente: non lo farà mai, non ho questi dubbi, ma chiedo se giuridicamente è possibile e lo chiedo al Presidente perché ci sia un parere degli uffici. Si può vendere un immobile regionale, come è scritto qua, o acquistare un immobile regionale con un atto di un dirigente senza prima un atto programmatorio che lo autorizzi a farlo? Non trovo da nessuna parte un rimando di questo articolo a un atto programmatorio in cui quell'immobile possa essere ceduto o acquistato.

PRESIDENTE

Bene, non vedo altri interventi, quindi andiamo alla votazione dell'emendamento n. B0002 con parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo all'articolo 2.
Emendamento n. B0003, presentato dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle, articolo 2, soppressivo, che prevede:
"L'articolo 2 è soppresso".
Prego, consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi dispiace che non ci sia un'interlocuzione su questo punto: sull'altro posso anche capirlo nel senso che è una scelta di programmazione della Giunta, l'Assessorato alla Sanità ha deciso di non occuparsi più di ARPAV o, meglio, non è più il riferimento collegiale della Giunta, ma ARPAV diventa un organismo essenzialmente ambientale, del territorio e non più della sanità e della salute - mi verrebbe da aggiungere - però questa tutto sommato è una questione più interna alla Giunta.
La seconda questione no: per la seconda questione, che è contenuta qui nell'articolo 2, io ho proposto ovviamente l'emendamento soppressivo. Vi faccio notare che oltre a dare la possibilità, attraverso una semplice comunicazione a un funzionario della Giunta degli aspetti relativi agli atti di acquisto e di vendita degli immobili, alla lettera d) prevediamo che, con la stessa modalità, "atti vincolanti il patrimonio o il bilancio per più di cinque anni".
Mi spingo a dire questo: capirei i programmi annuali di attività; oltretutto alla fine un rapporto con il Consiglio c'è per l'aspetto dei bilanci; i bilanci economici di previsione, gli assestamenti di bilancio, i bilanci di esercizio, il programma triennale ci può stare, ma gli atti di acquisto, gli atti di vendita e i programmi, gli atti vincolanti che vincolano il patrimonio, il bilancio per più di cinque anni, ritengo che non possano appartenere all'ordinarietà delle attività di ARPAV e necessiterebbero quantomeno di una collegialità da parte della Giunta di presa visione e di condivisione, non dico del Consiglio, ma sicuramente della Giunta sì in questo caso.
Rinunciare a questo ruolo e concedere un potere così straordinario lo ritengo un atto eccessivo; non era così precedentemente, cioè per assurdo, quando a svolgere questa funzione, questo ruolo, era un soggetto più elevato, perché trattavasi del Segretario generale della programmazione, questi poteri di vendita e alienazione del patrimonio e questi poteri di pianificazione e programmazione pluriennale, addirittura con atti vincolanti che vincolano il patrimonio e il bilancio per più di cinque anni, non era consentito; adesso lo consentiamo a fronte di una figura solo dell'ambiente, non della sanità. Sanità credo che sia solo colei che paga o paga in parte le spese di ARPAV, ma non ha nessuna possibilità di interferire, perché La Porta delibera lei, ma il funzionario di riferimento è quello della programmazione del territorio, non più quello anche della Sanità. Io non ero perché fosse della Sanità, sia chiaro, perché secondo me gli aspetti di ARPAV sono strettamente connessi all'ambiente. L'ho già detto: questa è una questione che vi riguardava più per questioni interne di Giunta, equilibri di Giunta. Mi interessa relativamente.
Secondo me la cosa giusta era il Segretario Generale la programmazione perché vi rappresentava entrambi dal punto di vista delle competenze, ma sto ponendo un'altra questione: è vero che va al bilancio, ma non può non andare la vendita di un patrimonio di ARPAV.
È un allegato del bilancio che avviene a cosa già fatta, perché se la vendita del patrimonio avviene oggi, entro 60 giorni diventa un atto già avvenuto, lei col bilancio vedrà solo le cose ex post, non preventive, perché una volta che ho avviato la vendita del patrimonio o l'acquisto di patrimonio, lei lo vedrà in sede di bilancio quando le cose sono già avvenute. Questo è quello che avete scritto, quello pluriennale, ma c'è quello anche annuale e ci sono le scelte che avvengono oggi, alle quali non avrete più competenza collegiale di Giunta.
Questo è quello che è scritto, prima non era così: prima non si consentiva di vendere il patrimonio.

PRESIDENTE

Collega Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Forza Italia – Berlusconi Presidente - Area popolare Veneto)

Probabilmente l'italiano io non lo conosco, forse il mio livello scolastico mi ha lasciato delle lacune che non riesco a superare, però leggendo qua - e ripeto mi scuso subito – Assessore, il bilancio lo approva con la stessa procedura! Il bilancio ha la procedura esattamente delle alienazioni, cioè il bilancio non viene in Giunta, viene approvato dal Direttore dell'ARPAV, il quale lo trasmette al dirigente che, entro trenta giorni, può dire sì o no. Dentro bilancio c'è eventualmente la vendita di un immobile, che poi il Direttore vende o compra e lo rimanda allo stesso che, entro trenta giorni, dice sì o no, mentre la Giunta non c'è in base ai compiti che ha secondo la legge modificata che avete fatto voi.
Ripeto che mi scuso ma ho chiesto che qualcuno mi dica se dico stupidaggini perché forse il mio comprendonio è limitato, ma l'unica cosa che fa la Giunta è un controllo sull'attività e sul funzionamento, mentre non controlla i bilanci eccetera, e se casomai riscontra che qualcosa non va, può nominare un commissario. Non riesco a capire come fa a nominare un commissario rispetto a atti che non fa lei, di controllo, ma questo è un tema che non voglio affrontare.
Quindi la Giunta, rispetto al bilancio, non ha alcuna competenza da come è scritto qua, il bilancio lo controlla con la stessa procedura della vendita, ma io non dico che è sbagliato o è giusto, chiedo se ho capito male perché, se ho capito bene, funziona così: il dirigente dell'ARPAV decide che vende un immobile, lo mette nel bilancio che si è approvato lui e vendo o compra l'immobile con questa procedura. Se è così e ho capito bene, ho l'impressione che giuridicamente ci sia qualche problema per cui ho chiesto al Presidente che gli uffici, se possono, diano un parere.
Se non ci date il parere va bene lo stesso, ho capito male, parlo da solo, parlo allo specchio, ma mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse se la procedura che ho descritto e letto qua è quella vera: se è vera il migliore dirigente del mondo vende o compra un immobile da solo, anzi c'è un altro dirigente che ha 30 giorni di tempo per dire sì o no, ma non chiedono alla Giunta se questo atto è pertinente o meno, perché non vedo il passaggio che porta all'approvazione della Giunta del bilancio o della verità.
Assessore, lei ha fatto una replica a Ruzzante sottovoce che io non trovo, ma forse sbaglio e mi piacerebbe che lei mi dicesse dove sto sbagliando.

PRESIDENTE

Collega Zorzato, questo emendamento, come altri, ha avuto un percorso fatto dagli Uffici della Commissione consiliare, non mi sono arrivate precisazioni o richieste di non ammissione dell'emendamento in oggetto. Tra l'altro, c'è una modifica alla legge regionale n. 53 del '93 fatta lo scorso anno, che ha già avuto un vaglio anche da parte del Ministro degli Affari regionali, che non ha eccepito nulla. Si tratta dell'articolo 7, commi d) ed f), che hanno passato comunque il vaglio di tutti gli organi competenti.
Collega Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

In Commissione le richieste del collega Zorzato e Ruzzante sono già state fatte sulla tematica dell'alienazione di immobili e la struttura di Giunta ha già dato risposta, confermando che comunque l'attività di vigilanza, di controllo e di programmazione della Giunta c'è, per cui non è vero che non vi ha dato risposta: da parte della struttura già la risposta vi è stata data.
Sono le stesse domande, legittime, e capisco che il collega la pensa in maniera diversa dalla proposta di Giunta, ma sono cose già discusse e ribadite in Commissione.

PRESIDENTE

Bene, non vedo altri interventi, quindi metto in votazione l'emendamento n. B0003 con parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0004, presentato dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle, articolo 2, comma 6, modificativo, che prevede:
Al secondo periodo del comma 6 dell'articolo 2, dopo "ARPAV" sono inserite le seguenti parole: "e alla competente commissione consiliare".
Su questo c'è il parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Adesso mettiamo in votazione l'articolo 2 così come modificato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0009, presentato dalla Giunta, aggiuntivo, che prevede:
"Art. 2 bis - Disposizioni transitorie in materia di controlli su ARPAV.
1. Ai procedimenti di controllo disciplinati dall'articolo 19 della legge regionale 18 ottobre 1966, n. 32 "Norme per l'istituzione ed il funzionamento dell'agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV)" in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e sino alla loro conclusione, continuano ad applicarsi le disposizioni della legge regionale 18 ottobre 1996, n. 32 nel testo vigente antecedente alle modifiche apportate dalla presente legge".
Non vedo interventi, per cui lo metto in votazione con parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo all'articolo 3 "Finalità della legge".
Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Semplicemente chiarisco ai colleghi, perché insomma a me piace sempre dire le cose come stanno: gli articoli dal 3 fino all'articolo 13 non compreso sono articoli sicuramente da parte mia condivisibili, nel senso che sono articoli sui quali non ci sono problemi, tanto che non ho presentato emendamenti, né tanto meno c'è una non condivisione di quello che è contenuto.
Chiarisco però che, siccome politicamente ho capito dove andremo a parare, nonostante gli sforzi di un pezzo di maggioranza di comprendere, la questione dei Consorzi andrà a finire nel senso che vincerà una parte della maggioranza, la maggioranza della maggioranza e non vincerà invece il collega Berlato, ho deciso che per segno di protesta voterò contro tutti gli articoli, ma con questa dichiarazione, non perché non condivida il contenuto di questi articoli, però non posso condividere un provvedimento che sarà in qualche modo incentrato su quello che decideremo sui Consorzi, quindi non voglio sporcare il mio voto con votazioni favorevoli che potrebbero non essere comprese all'esterno. Manterrò il voto contrario anche su questi articoli.

PRESIDENTE

Articolo 3. Non vedo interventi, per cui lo pongo in votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
Pongo in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Pongo in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
Pongo in votazione l'articolo 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
Pongo in votazione l'articolo 7.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
Pongo in votazione l'articolo 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 9.
Pongo in votazione l'articolo 9.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 10.
Pongo in votazione l'articolo 10.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 11.
Pongo in votazione l'articolo 11.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 12.
Pongo in votazione l'articolo 12.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
All'articolo 13 c'è un emendamento.
Emendamento n. B0005, presentato dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle, articolo 13, soppressivo, che prevede:
"L'articolo 13 è soppresso".
Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento è quello relativo ai tetti per i costi dei direttori degli enti regionali: sono diversi enti, quali, per esempio, gli enti Parco, ESU, ATER e altri.
Questo è un emendamento che sostanzialmente è una sorta di "tana libera tutti" e la cosa produce un effetto, non è che non lo produce: attualmente i direttori di questi enti – poi c'è a parte il direttore di Veneto Agricoltura – il tetto previsto dall'attuale normativa è di 100.000 euro più il 10% sulla base ovviamente dei risultati di gestione, per un totale di 110.000 euro e 130.000 euro più il 10%, sempre sulla base dei risultati di gestione, vuol dire 143.000 euro per il direttore di Veneto Agricoltura.
Con questo emendamento si portano i tetti delle retribuzioni dei direttori degli enti a un massimale di 183.000 euro, cioè un incremento quasi raddoppiato per i direttori degli enti Parco, ESU e ATER e un po' meno che raddoppiato, ma è un aumento comunque considerevole, per l'ente Veneto Agricoltura, che passerebbe da 143.000 a 183.000 euro.
Allora, si è data la risposta, rispetto a questo emendamento, che non lo applicheremo ma si tratta solo di stabilire un tetto più alto: io in tanti anni che vedo passare norme in tanti luoghi, non ho mai visto norme inutili, cioè solitamente quando una norma si fa, in qualche tempo, in qualche epoca, in qualche momento storico la si utilizzerà, altrimenti nessuno avrebbe posto in discussione un emendamento di questo tipo, di questa natura. E' evidentemente anche questo caso, cioè se qualcuno ha pensato di fare un emendamento, anzi addirittura un articolo, il n. 13, che prevede il trattamento economico del direttore di enti regionali, è evidente che qualcuno l'ha suggerito, l'ha proposto e lo vuole in qualche modo utilizzare.
Io dico che mi vengono in mente tante cose su questo articolo della maggioranza e la prima che mi verrebbe in mente è quanti dipendenti la Regione ha in vari luoghi e in varie situazioni: nessuno penserebbe a fare un emendamento di questa natura nell'ambito di altre funzioni, che non siano quelle dei dirigenti dei ruoli degli enti ed è un po' questa la cosa che mi ha stimolato a presentare questo emendamento e a battermi in Commissione perché si evitasse l'approvazione di questo emendamento.
Dall'altro lato è vero che ci sono delle condizioni e delle situazioni di difficoltà in alcuni enti e le riconosco anch'io: talvolta nel passato abbiamo fatto delle scelte che non sono comprensibili rispetto al tipo di lavoro che viene svolto da parte di alcuni dirigenti di alcuni enti, ma ho la sensazione che in molti casi, invece, questo non risponda al vero, cioè il lavoro che viene fatto ed effettuato, anche perché poi si porterà dietro questo massimale anche un ritocco di altre funzioni all'interno dei Consigli di Amministrazione di questi Enti, non sia lo stesso. In pratica non è proprio così vero che il lavoro che viene svolto da alcuni di queste funzioni sia tale da necessitare di un riconoscimento economico superiore.
Credo che sia soprattutto anche il momento sbagliato per fare un aumento in incremento del 100% quasi per alcune funzioni o del 40-50% per altre; non penso che in questo caso sia la collocazione giusta, cioè non mi pare un ordinamentale questo, ma una scelta di carattere economico che comporterà degli effetti sul bilancio, quindi viene meno quella norma finale della clausola di neutralità finanziaria, perché anche questa potrà avere un'incidenza.
Certo non è da subito, però può averla in prospettiva e quindi andrebbe valutata anche dal punto di vista del bilancio.
Per questo ho proposto l'emendamento soppressivo. Grazie.

PRESIDENTE

Lo spiegherà sui tetti l'emendamento successivo, vero? Grazie.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0005 con parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0013, presentato dal Consigliere Alessandro Montagnoli, articolo 13, modificativo, che prevede:
"In capo al comma 1 dell'articolo 13 sono inserite le seguenti parole
"Fatti salvi i diversi limiti previsti dalle rispettive leggi istitutive e quelli fissati alla contrattazione collettiva nazionale e decentrata regionale per la dirigenza dell'Area delle Funzioni locali,"".

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Rispetto all'emendamento inizialmente nell'articolo inserito, è stato depositato questo emendamento in cui appunto si fa salvo quella che è la normativa nazionale, ma per porre, per chiarire anche quanto ha detto il collega Ruzzante, che non c'è nessun incremento: si pone un tetto massimo comunque. È assolutamente volontà da parte dell'Amministrazione di contenere le spese, non incrementarle: è fatto salvo il riferimento della normativa nazionale.
L'abbiamo emendato rispetto a quanto inizialmente scritto nell'articolato per chiarire con riferimento alla contrattazione collettiva; ci sono anche degli enti che hanno anche una contrattazione collettiva per conto loro, ma la volontà assoluta - e lo chiarisco – è di non aumentare la spesa e di mettere comunque un tetto massimo. Non sono cose automatiche, anzi.

PRESIDENTE

Grazie.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0013 del Relatore che naturalmente dà il parere favorevole.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Pongo in votazione l'articolo 13 così come modificato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo all'articolo 14 su cui c'è un emendamento.
Emendamento n. B0006, presentato dai Consiglieri Ruzzante e Bartelle, articolo 14, soppressivo, che prevede:
"L'articolo 14 è soppresso".
Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
È un emendamento soppressivo per il semplice motivo che avevamo previsto nella Finanziaria del 2011, al comma 5 dell'articolo 16 finanziario 2011, la finalizzazione delle risorse che erano derivanti dal Piano di valorizzazione e/o alienazione del patrimonio immobiliare.
La finalizzazione era quella dei settori strategici della politica regionale ed in particolare del trasporto pubblico locale, del sociale e del lavoro; addirittura la rilettura di quello che avevamo scritto nella Finanziaria lascia un margine alla Giunta in realtà, perché dice: tu vendi il patrimonio, costituisci un fondo regionale; siccome il patrimonio non è che l'avete comprato voi, è un patrimonio che può derivare addirittura da secoli di storia, nel momento in cui vendo una parte dei gioielli di famiglia, almeno deve essere chiarita qual è la finalità.
Non è che può essere venduto per fare qualsiasi cosa: la legge proponeva - credo sia stato su questo punto almeno condiviso anche con le opposizioni, credo fosse assessore Giorgetti se non ricordo male - si era detto: il finanziamento dei settori strategici della politica regionale ed in particolare del trasporto pubblico locale, del sociale e del lavoro.
Come dire - non so come spiegarvelo meglio - ciò che è dei veneti torna ai veneti, non torna alla Giunta Zaia, che è qui pro tempore, come tutti noi, ma ciò che è dei veneti torna ai cittadini del Veneto. Non potete usarlo per fare qualsiasi cosa.
E come torna ai veneti? Attraverso tre funzioni che riteniamo importanti per il popolo veneto, cioè il trasporto pubblico, il sociale e il lavoro: il lavoro perché è l'articolo 1 della nostra Costituzione che ci indica che questa Repubblica democratica è fondata sul lavoro, il sociale perché in qualche modo tentiamo di restituire qualcosa a chi sta più sotto e le politiche del trasporto pubblico locale sicuramente perché c'era una scelta rispetto a quell'epoca del 2011 in quanto erano state particolarmente sofferenti e tagliate e allora si era indicata questa priorità.
Ma questo non escludeva, da parte della Giunta, di poter utilizzare i settori strategici e ora scegliere di cancellare questa norma è come dire che il patrimonio dei veneti va a Zaia, non ai veneti: la traduco così banalmente. Altrimenti mi spiegate la ratio del cancellare questa norma? Non la trovo una ratio perché non stiamo parlando di un bilancio qualsiasi, ma stiamo parlando del bilancio di vendita del patrimonio immobiliare.
In quell'anno si pensava di vendere parecchio patrimonio immobiliare perché era nella finanziaria del 2011 in cui erano stati messi addirittura a bilancio, se non ricordo male più, di 80 milioni – ma qualche collega alle mie spalle potrebbe essere più preciso – poi non è stato venduto in realtà e quindi è venuto anche un po' meno il senso di questa norma: si pensava di vendere molto di più e non è stato venduto. Però adesso siete in una fase di vendita di patrimonio immobiliare da quello che mi risulta o da quello che ci è stato comunicato proprio in Prima Commissione e allora si dovrebbe mantenere questa finalità in qualche modo popolare, che non si può fare proprio tutto quello che si vuole, ma si fa quello che in qualche modo restituisce al popolo ciò che è del popolo.
Non avete comprato voi questo patrimonio immobiliare, non mi risulta che i palazzi dell'antica Venezia siano stati, per esempio, acquistati dalla Giunta Zaia, ma vengono da un po' più lontano e quindi avere rispetto di quelle persone credo sia una cosa buona e giusta.

PRESIDENTE

Grazie. Consigliere Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Ribadisco che, rispetto alla la legge n. 7 del 2011, l'articolo 16 parla di valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare e su questo appunto acquisiamo le risorse che qui vengono destinate prioritariamente agli interventi di razionalizzazione delle sedi istituzionali della Giunta regionale, dei suoi organi, degli uffici operativi e della connessa logistica, nonché per il finanziamento degli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare e regionale. Quindi non esclusivamente al finanziamento delle sedi istituzionali, non esclusivamente al finanziamento degli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare regionale, per cui rimane la possibilità di fare altri investimenti, se non leggo o capisco male.
Questi altri interventi nella legge 7 del 2011 erano collegati a un fondo e prioritariamente questi altri interventi andavano per il trasporto pubblico, per il sociale e per il lavoro: erano investimenti anche in questo caso, però finalizzate al trasporto pubblico, invece qui mi sembra che si apra una maggiore discrezionalità in quanto mentre lì nel fondo dicevamo che queste sono le priorità strategiche che perseguiamo, qui si apre e non è esclusivamente sul patrimonio, ma prioritariamente sul patrimonio, però in ogni caso rimane la possibilità che, con i proventi della valorizzazione e dell'alienazione del patrimonio immobiliare si possa fare altri investimenti.
Ripeto: la differenza è questa. Mentre indicavamo nel 2011 le linee strategiche per cui dicevamo trasporto pubblico, lavoro, sociale, qui invece lasciamo discrezionalità alla Giunta di definire dove collocare, al di là del patrimonio immobiliare, eventualmente investimenti in altre direzioni strategiche, che ripeto, nel 2011 erano indicate, il Consiglio aveva dato delle indicazioni e qui invece vengono lasciate alla discrezionalità della Giunta.
Per questo siamo contrari nettamente alla scrittura di questo articolo, proprio perché elimina l'indicazione del Consiglio regionale che diceva: diamo il Piano strategico di sviluppo alla Regione, investiamo eventuale proventi della valorizzazione e alienazione dei beni immobili della Regione per trasporto pubblico, sociale e lavoro.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi per cui pongo in votazione l'emendamento n. B0006 con parere contrario del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Pongo in votazione l'articolo 14.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Adesso abbiamo degli emendamenti aggiuntivi.
Emendamento n. B0010, presentato dal Consigliere Alessandro Montagnoli, aggiuntivo, che prevede:
"Art. XX - Sostituzione dell'articolo 7 legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 "Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio".
1. L'articolo 7 della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 è sostituito dal seguente:
"Art. 7 - Elettorato attivo e passivo.
1. I proprietari degli immobili iscritti nel catasto consortile obbligati al pagamento dei contributi consortili hanno diritto di elettorato attivo e passivo, nell'ambito della fascia di rappresentanza più elevata a cui appartengono, in ragione del proprio complessivo carico contributivo.
2. Ogni consorziato di cui al comma 1 ha diritto ad un voto.
3. Per le proprietà in comunione, il diritto di voto è esercitato dal primo intestatario, fatta salva la possibilità della maggioranza degli intestatari di individuare per l'espressione del solo diritto di voto altro votante fra i comproprietari; nel caso di due comproprietari per pari quota, il secondo può esercitare il voto sulla base della dichiarazione di cui al comma 4, sottoscritta dal primo intestatario.
4. L'individuazione del proprietario di cui al comma 3 è effettuata con dichiarazione autentica nei modi di legge e trasmessa al consorzio nel rispetto delle scadenze fissate dalla disciplina elettorale, approvata dalla Giunta regionale.
5. Per le persone giuridiche e per i soggetti collettivi in genere, il diritto di elettorato attivo e passivo è esercitato dai rispettivi legali rappresentanti, fatta salva la possibilità di delegare il solo diritto di voto nei casi e nei modi previsti dalla legge o dall'atto costitutivo o dallo Statuto della persona giuridica. Ciascun soggetto delegato non può esercitare più di una delega, pena la nullità delle stesse.
6. Le deleghe sono conferite con atto scritto e la firma del delegante è autenticata nelle forme di legge.
7. Su richiesta, possono essere iscritti nel catasto consortile gli affittuari e i conduttori degli immobili ricadenti nel comprensorio i quali, per legge o per contratto, siano tenuti a pagare il contributo consortile di irrigazione; agli stessi è riconosciuto il diritto di elettorato attivo e passivo in luogo del proprietario a condizione che abbiano regolarmente adempiuto agli oneri contributivi.
8. Al fine di promuovere la partecipazione alle elezioni consortili, il consorzio di bonifica, entro il termine di quarantacinque giorni antecedenti la data fissata per le elezioni, comunica, utilizzando anche strumenti telematici, agli aventi diritto al voto la data di svolgimento delle stesse, con l'indicazione del seggio dove si tengono le operazioni elettorali ed ogni altra informazione utile all'esercizio del diritto di voto.
9. Il consorzio di bonifica, entro il termine di quindici giorni antecedenti la data fissata per le elezioni, provvede a darne avviso in almeno due quotidiani a rilevanza locale, per tre giorni consecutivi, specificando la data di svolgimento delle stesse nonché l'indicazione dei seggi dove si tengono le operazioni elettorali.".
2. Le disposizioni di cui al presente articolo operano a valere dal primo rinnovo degli organi dei Consorzi di Bonifica successivo alla data di entrata in vigore della presente legge: le eventuali disposizioni non conformi degli Statuti dei consorzi devono intendersi disapplicate.".
Il Relatore dovrà chiedere un coordinamento formale mi dicono, alla quartultima riga sulla destra.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

In realtà interverrò più compiutamente sul secondo emendamento dei Consorzi, quello relativo alla composizione del Consiglio di Amministrazione, però c'è un problema di carattere generale, quello che abbiamo più volte sottolineato questa mattina, cioè noi siamo di fronte a un emendamento che era stato proposto in Prima Commissione, poi ritirato, stralciato, il tema non c'era più all'ordine del giorno della Commissione, non abbiamo fatto le audizioni per esempio su questo tema, come avevamo in qualche modo intenzione di richiedere, da parte dei rappresentanti dei Comuni, dell'ANCI per sentire la loro opinione, non abbiamo ascoltato l'opinione dei Consorzi.
Ci siamo fermati perché, siccome il tema non era più all'ordine del giorno, pensavamo non sarebbe più rimasto all'ordine del giorno, più ritornato all'ordine del giorno: arriviamo in Aula e ce lo ritroviamo. È evidente che siamo monchi di una parte del dibattito, che è esattamente quello che hanno espresso qui tanti colleghi e ringrazio anche per la libertà intellettuale anche del collega Berlato, perché so che quando si è in maggioranza è sempre difficile dire alcune cose. Le ha dette e in questo caso le condivido e sono quelle che stiamo dicendo da questa mattina: i Consorzi di Bonifica non sono un'emanazione della Giunta, non sono uno strumento nelle mani della Giunta dal punto di vista organizzativo, dovrebbero rispondere essenzialmente a esigenze anche territoriali, anche piccole esigenze, anche questioni molto molto locali.
Ora è evidente che un rappresentante di un territorio a quel territorio deve rispondere: se invece io prendo un rappresentante della Giunta non è detto che risponda a quel territorio, non è neanche detto che sia espressione di quel territorio, che vive in quel territorio, che conosca quel territorio e la funzione cambia, se permettete, perché è vero che ci sono gli eletti diretti da parte dei proprietari nelle varie fasce a seconda dei livelli di proprietà. non c'è ombra di dubbio e ci mancherebbe altro è una legge che deriva oltretutto, se non ricordo male, da una norma nazionale, non è che la decidiamo qui nel Veneto, ma quel rappresentante dei Sindaci stava a significare una cosa molto importante, cioè che gli amministratori di quel territorio erano compartecipi delle politiche che i Consorzi di Bonifica avrebbero fatto rispetto a quel territorio.
C'è un aspetto anche simbolico, per capirci: nel momento in cui il rappresentante diventa un rappresentante della Giunta, non risponde al territorio, risponde alla Giunta ed è questa la differenza, che non è di poco conto. Oltretutto, la funzione che svolge a questo punto la Giunta, attraverso il suo rappresentante, è una funzione di gestione, ma abbiamo scritto nello Statuto, che è l'atto fondamentale, che la Giunta non deve occuparsi della gestione, però non lo stiamo praticando, non abbiamo fatto un atto che rinunciasse a pezzi di gestione della pubblica Amministrazione.
Noi dovremmo fare la programmazione, dovremmo fare la pianificazione, dovremmo fare la legislazione: queste sono le funzioni del Consiglio e della Giunta, invece voi continuate ad avere una visione di gestione addirittura e dove non avevate la gestione, la imponete attraverso un atto di imperio, perché c'è un po' di centralismo regionale in questa scelta: via i Sindaci che rompono le scatole e dentro il rappresentante del commissariato regionale, cioè della Giunta. E' una visione che è molto distante dall'idea di federalismo e di autonomia.

PRESIDENTE

Relatore, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Presidente, per quanto riguarda questo emendamento, intanto stiamo parlando delle deleghe, tanto per chiarire, e andiamo a mettere un po' di chiarezza dicendo che le deleghe, solo per le società, sono al massimo una. Nel testo, come abbiamo detto prima in Ufficio di Presidenza, c'era qualcosa da chiarire, per cui lo mettiamo in votazione togliendo al comma terzo "per pari quota" e dove si parla delle deleghe il comma 6 va agganciato al 5, che diventa un unico comma, perché proprio è conseguente che le deleghe sono conferite con atto scritto al comma 5.
Penso che sia una norma di correttezza perché in questi anni l'utilizzo delle deleghe poi, se andiamo a vedere, nelle varie Regioni sono anche diverse, alcune Regioni non hanno nessuna delega, qui è stata fatta la scelta di porre una cosa ben chiara per la tutela anche della democrazia e del rispetto del voto.
Intanto mi fermo e poi sugli altri emendamenti risponderò al collega Ruzzante di conseguenza.

PRESIDENTE

Bene, hanno recepito gli uffici questi due modifiche: al comma 3 e poi il comma 6 viene cancellato e diventa tutto comma 5.
Non vedo altri interventi, per cui metto in votazione l'emendamento n. B0010 con parere favorevole del Relatore, con le modifiche proposte ai sensi dell'articolo 102.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0011, presentato dal Consigliere Alessandro Montagnoli, articolo aggiuntivo, che prevede:
"Art. XX - Modifica dell'articolo 10 della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 "Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio": conformazione degli statuti dei consorzi di bonifica.
1. L'articolo 10 della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 è così sostituito:
"Art. 10 - Composizione del Consiglio d'Amministrazione.
1. Il Consiglio di Amministrazione è composto da:
a) quattro componenti eletti dall'assemblea, nella sua prima seduta, tra i Consiglieri eletti dai consorziati;
b) un rappresentante regionale, nominato dalla Giunta regionale, individuato fra soggetti in possesso di adeguato curriculum ed esperienza professionale e con particolare riguardo ai territori che insistono nel relativo comprensorio di bonifica e che rimane in carica per la durata del Consiglio d'Amministrazione.
2. Il Consiglio di Amministrazione è validamente costituito con l'elezione dei Consiglieri di cui alla lettera a) del comma 1.".
2. È conseguentemente modificato l'articolo 9 dell'allegato E alla legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 , recante lo schema di Statuto dei Consorzi di Bonifica.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo operano a valere dal primo rinnovo degli organi dei Consorzi di Bonifica successivo alla data di entrata in vigore della presente legge: le eventuali disposizioni non conformi degli Statuti dei consorzi devono intendersi disapplicate.".
Consigliere Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Io avevo chiesto che fosse ritirato questo emendamento quantomeno: siamo sempre di fronte a un emendamento aggiuntivo che era stato ritirato e poi presentato in questo modo, ma io vorrei leggere due righe della relazione accompagnatoria alla legge 12 del 2009, tuttavia si dice nella relazione: "Proprio per considerare la stretta connessione ormai esistente tra gli enti consortili e le comunità territoriali il progetto di legge prevede una maggiore presenza della rappresentanza politica sia nelle assemblee che nei Consigli di Amministrazione".
Il tema che sollevavo questa mattina: cioè a dire che un conto è la rappresentanza agricola che non viene toccata, ma poi non capisco, collega Montagnoli, proprio per questo motivo, perché anche la relazione stessa mi sembra carente, perché dice: "La modifica unitamente e coerentemente con l'emendamento relativo alla proposta di modifica dell'articolo 6 conferma un modello di governance dei Consorzi di Bonifica che valorizza il rapporto tra Consorzi di Bonifica ed ente pubblico": ma gli enti locali?
Noi lo togliamo: qual è il motivo per cui noi lo togliamo? Assessore Pan: la nuova linea è quella di centralizzare tutto a Venezia? Perché noi impediamo che un Consiglio che un Sindaco sia eletto dai pari grado nel CdA del Consorzio e mettiamo uno della Regione, quando questo della Regione fa già parte dell'Assemblea?
Non ci dite qual è il motivo, non ce ne è necessità, non siamo di fronte a dei Consigli paralizzati, non siamo di fronte a dei Sindaci che non hanno dato il loro apporto; questo viene fatto con emendamento, quindi bypassando le rappresentanze dei Sindaci quantomeno l'ANCI e gli stessi Consorzi. Il collega Presidente della Commissione ha sollevato anche il fatto che un minimo di pertinenza logica doveva riguardare la nostra Commissione, il collega Ruzzante ha fin detto: "Forse è un po' di centralismo", ma togliamo pure il forse.
A quale logica rispondiamo?
Poi è inutile dire: noi insomma accompagniamo i Sindaci.
Cioè qual è il tema? Io l'ho già detto più volte, non per mitizzare i Sindaci, ma troviamo un sistema perché le comunità siano rappresentate. Su tutti i servizi di carattere sovracomunale noi abbiamo la rappresentanza - pensiamo all'acqua, pensiamo ai rifiuti - dei Sindaci come riferimento di quel territorio. Adesso ci inventiamo la Consulta, però intanto li portiamo via, una riunione all'anno e buonanotte. Abbiamo bisogno di questo noi?
È chiaro che vi pianteremo la polemica su questo, ma non ci avete detto una parola sul perché fate questa cosa: all'inizio portavate a tre i membri eletti; qualcuno ha detto: "Fate quello che volete, ma non toccateci i nostri".
Avevano ragione e hanno ragione. Qual è il ragionamento?
Io non sono uno che dice: non dobbiamo mettere mano alle leggi, sono dei tabù. Quella relazione che l'aveva scritta e che ha portato in Aula quella legge era l'ex collega Clodovaldo Ruffato, che è uno che di agricoltura se ne intende ed era espressione della maggioranza e arrivava a questa conclusione, che era la conclusione della maggioranza che ha proposto questa legge qualche anno fa.
Dove era la Lega allora? Adesso che son cambiati i rapporti Lega rispetto a Forza Italia, che è per antonomasia la forza autonomista, sta diventando nei fatti la forza centralista: a parole invoca l'autonomia, nei fatti centralizza tutto. È inutile che vi incagliate - come dice Zaia - con i 5 Stelle per l'autonomia. Non lo meritate, perché non siete sinceri. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Consigliere Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento va visto insieme col successivo: è ovvio che la legge nazionale mette il tetto massimo di 5; si poteva fare di più: ne mettevamo sei o sette, lungi dal sottoscritto e da tanti colleghi di togliere i Sindaci: molti là hanno fatto gli amministratori e oggi c'è un'incompatibilità per chi fa il Sindaco o l'amministratore locale di far parte dei Consorzi di Bonifica a legge vigente, però con l'emendamento che si va a proporre, fatti salvi i quattro componenti scelti dall'Assemblea, il rappresentante regionale non è rappresentante e punto, oltre ad avere adeguata esperienza – e in questo sta anche la responsabilità della politica che sceglie – deve avere un adeguato curriculum ed esperienza con particolare riferimento ai territori dei Consorzi.
Questo significa che chi verrà nominato come rappresentante regionale, deve essere del territorio di competenza di quel Consorzio e non catapultato da Venezia a Verona o da Belluno a Padova, quindi c'è l'assoluta volontà di tutela e di persone che conoscono il proprio territorio.
Abbiamo inserito la Consulta dei Sindaci che partecipa al Consiglio, ancorché con voto consultivo, e il Sindaco è scelto con regolamento dei Sindaci del territorio, per cui alla fine è un CdA di 5 più 1 scelti dal territorio.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie.
La parola a Claudio Sinigaglia.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Consigliere Montagnoli, io unirei questo emendamento non tanto con quello successivo, ma con le varie decisioni che sono state compiute in questi ultimi anni e cioè con la nomina dei rappresentanti della Giunta all'interno dei comitati di gestione dei Parchi, almeno tre, e poi all'interno dei sette ATER con due rappresentanti della Giunta, due rappresentanti della maggioranza in Consiglio e uno dell'opposizione, assieme ai Revisori dei Conti delle IPAB: quanti revisori dei conti delle IPAB sta minando la Giunta? La Giunta sta diventando, in questi ultimi due anni soprattutto, particolarmente esperta nella nomina di suoi rappresentanti in tutti gli enti di competenza della Regione e non solo e in questo caso anche nei Consorzi di Bonifica.
Questo è un aspetto che volevo sottolineare perché la Giunta si sta specializzando in nomine e quante sono le nomine che sono state fatte dai Revisori dei Conti nelle IPAB di primo livello? Lì la nomina è assicurata: 30, 40? Le IPAB sono in tutto 110 e quante nomine saranno state fatte, una quarantina?
Questa è la realtà: si continua a modificare leggi per garantire la possibilità da parte della Giunta di nominare propri esponenti.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola a Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Oltre a quello che ha detto adesso il mio collega Sinigaglia, io credo che ci si stia arrampicando sugli specchi quando si cerca di dire che lungi da noi togliere potere ai Sindaci perché, oltretutto, un nominato è un nominato e vanno benissimo le competenze, ma rimane un nominato, mentre un Sindaco ha un potere di rappresentanza che gli viene dato dal fatto che è un eletto dai suoi cittadini: è una distinzione fondamentale.
Allora, è inutile che diciamo che sia la stessa cosa o che comunque facciamo le consulte perché le consulte spesso si fanno con il "vorrei ma non posso" e allora tanto li mettiamo là con poteri non ben identificati e poi vedremo quanti poteri hanno; intanto nell'organo decisorio li abbiamo sostituiti e abbiamo sostituito un eletto con un nominato: questa è la differenza e su questo non c'è un ma, un forse o un vorrei, è una realtà lampante, unita alle realtà lampanti che il consigliere Sinigaglia e il consigliere Azzalin hanno già ben descritto e ben definito, quindi un centralismo che è evidente agli occhi anche di un cieco, poverino. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola a Piero Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ha ragione la collega Zottis: è talmente evidente che lo vede anche un bambino questa scelta da parte della maggioranza.
Vi faccio una proposta: siccome siamo ancora in fase di discussione e non abbiamo avuto tempo di discutere in Commissione questo emendamento.
Vi faccio una proposta: invertiamo le parti, cioè: pensiamo a un rappresentante della Giunta che abbia voto consultivo; che sia ben convocato almeno due volte all'anno; che possa esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante, attenzione bisogna scriverlo, non vincolante; che la partecipazione alla eventuale Consulta dei rappresentanti della Giunta sia gratuita.
Vi rendete conto di quello che state dicendo? State parlando - ha ragione anche qui la collega Zottis - con rappresentanti del popolo, perché non sono solo un rappresentante di un territorio inteso come terreno, come aree di riferimento dei Consorzi di Bonifica, ma state parlando di rappresentanti del popolo, che anziché mettere sulla plancia di comando, con voto decisionale, con voto obbligatorio, con espressione e possibilità in qualche modo di rappresentanza vera del popolo di quel territorio, non solo di un territorio, lo portate a svolgere una funzione nella quale hanno un voto consultivo, parere obbligatorio ma non vincolante, cioè se ne possono fregare del parere dei rappresentanti del popolo di quel territorio; possono essere consultati due volte all'anno e perché due volte all'anno? La cui partecipazione alla Consulta è gratuita.
Siamo dentro a un meccanismo, che lo capite da voi, non è uguale a quello che c'è oggi, perché volete accentrare, volete avere un rappresentante che dice signor sì e risponde alla Giunta che lo ha nominato, piuttosto che un rappresentante che esprime un territorio e che ha la forza del voto dei cittadini di quel territorio.
Può essere dello stesso Partito, non cambia, ma c'è una differenza venire qui in rappresentanza di un popolo o venire qui in rappresentanza di una nomina della Giunta: non è la stessa cosa per quel che riguarda quel territorio! Questa è la differenza ed è l'ennesimo caso, non è la prima volta che ci troviamo di fronte a scelte di questo tipo, che sono assolutamente scelte centralistiche da parte di questa Giunta, come se si temesse di garantire una certa autonomia.
Io sono rimasto anche sorpreso in alcuni casi quando qualche Sindaco dei vostri, non nei miei, ha alzato la testa e ha detto: "No, non sono d'accordo su questa cosa che la Giunta fa".
Qualcuno, ogni tanto, in giro per il territorio, questo coraggio politico lo trova, si assume la responsabilità, va fuori e sapete perché va fuori? Perché comunque anche lui è un rappresentante di un popolo di un territorio, non è stato nominato da qualcuno e ha questo coraggio politico, per esempio sulle recenti schede del Piano socio-sanitario c'è stato qualcuno, per esempio sul Piano Casa c'è stato un Sindaco nel trevigiano che ha detto: "È una emerita..." e mi fermo, perché sono sempre in Aula consiliare, ma ve l'ha detto forte e chiaro quello che pensava di quel Piano Casa, perché riconosceva che ai territori veniva esclusa la possibilità di scegliere, di decidere, di contare.
È questa autonomia che noi dobbiamo sempre tenere come una cosa importante dal punto di vista politico, perché quando abbiamo gli yes man la democrazia funziona un po' meno bene e se riempiamo di yes men o yes woman, in questo caso non fa differenza, i luoghi così vicini al territorio, il risultato che produciamo è forse di avere qualche problema e qualche rogna in meno, ma quel territorio avrà qualche risposta in meno rispetto alle esigenze che ha e quindi ne perdiamo tutti.

PRESIDENTE

Andrea Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anch'io volevo intervenire su questo articolo aggiuntivo, nato dall'emendamento del collega, perché effettivamente si va a cambiare un articolo, quell'articolo 10 della legge e sulla bonifica e tutela del territorio, che contempla la composizione del Consiglio d'Amministrazione. E' una norma che è entrata in vigore dieci anni fa e che ha funzionato: questa mattina il collega Gerolimetto ci illustrava l'eccellenza dei nostri Consorzi di Bonifica e la loro capacità di competere a livello nazionale anche per quanto riguarda dei pro certe progettualità e quindi la capacità di portare dei fondi da investire nel territorio per le varie opere idrauliche necessarie alla sua tutela. Quindi è chiaro che le cose hanno funzionato e perché andare a cambiare qualcosa che ha sempre funzionato?
Poi, se andiamo a vedere quello che andiamo a modificare, è che andiamo a sostituire praticamente in questa rappresentanza del Consiglio di Amministrazione il componente che è appunto un Sindaco, uno dei Sindaci di cui all'articolo 6, comma 2 che, per dirla in parole povere, sono quei Sindaci o Assessori o loro delegati, che sono rappresentanti dei Comuni il cui territorio ricade anche parzialmente nell'ambito del comprensorio del Consorzio, quindi sono dei Sindaci, persone elette dai cittadini. Tra l'altro, un rappresentante della Giunta regionale non è eletto e un sindaco è eletto e una Giunta regionale vince le elezioni con le elezioni regionali alle quali partecipa poco più della metà dei cittadini veneti aventi il diritto di voto, mentre sappiamo che un Sindaco, come vedremo anche con queste amministrative, riscuote molto più successo perché alle elezioni amministrative vanno a votare molti più cittadini.
Quindi, a mio avviso, ci sono diverse ragioni per le quali è inopportuna questa modifica ed era meglio lasciare le cose come stavano.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola a Marino Zorzato.

Marino ZORZATO (Forza Italia – Berlusconi Presidente – Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Ho già fatto un intervento prima quindi non mi ripeto: ho grosse obiezioni di merito politico sull'argomento, però c'è una frase che ha detto il Presidente, di cui vorrei chiarimenti. Ha detto che i Sindaci sono per legge incompatibili e forse ho capito male, ma se ho capito bene vorrei sapere se è vero che i Sindaci sono incompatibili per legge nazionale con questo ruolo. Non è una domanda da poco e vorrei una risposta o dal Presidente, che me la confermi, o da qualcuno che mi dica se è così o no, perché cambia completamente l'atteggiamento. Infatti se il Sindaco è incompatibile, io non ho obiezioni, ma se il Sindaco è compatibile, la cosa è un po' diversa.
Quindi prima di intervenire vorrei capire questa cosa e poi casomai intervengo.

PRESIDENTE

Se vuole, il Relatore, può chiarire su questa richiesta, magari con una dichiarazione di voto sull'articolo, giusto per capire come stanno le cose. Io non avevo sentito sinceramente questo tema dell'incompatibilità.
Non ci sono altre richieste di intervento quindi, se vuole intervenire in dichiarazione di voto, chiarisce il punto.
Prego, collega Montagnoli.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Colleghi, in Commissione erano stati depositati degli emendamenti, uno dei quali toglieva l'incompatibilità degli amministratori locali, ma poi sono stati ritirati e oggi non sono stati presentati perché oggi un amministratore locale non può candidarsi nelle assemblee dei Consorzi di Bonifica.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Bene, signori, non vedo altri interventi, quindi pongo in votazione, con parere favorevole, l'emendamento n. B0011.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0012, presentato dal Consigliere Alessandro Montagnoli, articolo aggiuntivo, che prevede:
"Art. XX - Inserimento di articolo nella legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 "Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio".
1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 è inserito il seguente articolo:
"Art. 10 bis - Consulta dei Sindaci.
1. La Consulta dei Sindaci, costituita presso ciascun consorzio, è composta dai Sindaci o Assessori loro delegati in rappresentanza dei comuni il cui territorio ricade, anche parzialmente, nell'ambito del comprensorio del consorzio.
2. La Consulta dei Sindaci si dota di proprio regolamento, sottoposto all'approvazione della Giunta regionale, e svolge funzioni consultive e propositive di supporto all'attività del Consiglio di Amministrazione, al fine di conciliare le esigenze del territorio con l'Amministrazione e la gestione del consorzio.
3. Il Presidente della Consulta dei Sindaci è nominato dai componenti della stessa nella prima seduta di insediamento e partecipa con voto consultivo alle sedute del Consiglio di Amministrazione delle convocazioni del quale è fatto partecipe con le formalità previste per la convocazione dei componenti di cui all'articolo 10, comma 1.
4. La Consulta dei Sindaci viene convocata almeno due volte all'anno ed esprime, entro trenta giorni dal ricevimento degli atti o dalla richiesta, parere obbligatorio e non vincolante al Consiglio di Amministrazione sui seguenti atti:
a) piano annuale di attività;
b) programma triennale dei lavori pubblici ed elenco annuale dei lavori pubblici;
c) piano generale di bonifica e tutela dei territori;
d) piano di classificazione degli immobili e perimetro di contribuenza.
5. La partecipazione alla Consulta dei Sindaci è gratuita.".
2. Le disposizioni di cui all'articolo 10 bis della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 come inserito dal comma 1 del presente articolo, operano a valere dal primo rinnovo degli organi dei Consorzi di Bonifica successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.".
Consigliere Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Sono già intervenuto. Dopo aver fatto la norma ammazza Sindaci precedente, questo è evidentemente un palliativo.
Ripeto: avere un voto meramente consultivo, essere convocati almeno due volte all'anno, non avere la possibilità di esprimere un parere vincolante, sarà obbligatorio, ma non è vincolante e prevedere una partecipazione alla Consulta dei Sindaci gratuita mi sembrano tutti elementi che svuotano un po' il senso e il significato di quella che poteva essere invece una partecipazione a tutto tondo, dalla porta principale, tanto che voi stessi la ritenete una cosa importante altrimenti non avreste fatto un emendamento per cancellare i Sindaci e mettere il rappresentante della Regione.
Lì non ci sei più, ti diamo il contentino della Consulta, ma è una Consulta puramente teorica, che non ha nessuna possibilità di incidere, tanto che appunto il parere è obbligatorio, ma non vincolante, altrimenti avreste messo una cosa che in qualche modo era più pregnante, più forte, che in qualche modo doveva prevedere quantomeno una concertazione con la Consulta: sceglievate di dare un potere reale alla Consulta.
Non ti rappresento più, ho già fatto la norma ammazza Sindaci, non ci siete più nel Consiglio d'Amministrazione, ma ti do una concertazione e invece avete fatto una norma puramente manifesto che non servirà assolutamente a nulla.

PRESIDENTE

Collega Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

È una presa in giro, un palliativo, per dire semplicemente che non si escludono i Sindaci; se volevate veramente avere un minimo di credibilità politica su questo - come ha detto il collega - doveva essere un parere vincolante. Potevamo anche credervi che volevate coinvolgere i Sindaci in una Consulta, che esprimessero il loro parere sul programma dei lavori e quant'altro, ma attraverso un parere vincolante, perché se il parere non è vincolante questi organismi non funzionano.
Che fine hanno fatto i famosi decreti delegati che furono nelle scuole? Di quanti organismi si è riempita l'Italia nelle sue organizzazioni, nelle sue Istituzioni, che non contano e che non hanno pesato sulle scelte? Cosa volete raccontarci? Che i Sindaci sono coinvolti?
I Sindaci non sono coinvolti e il prossimo passo - aspettiamoci collega - che ci sarà l'indennità per i Consigli di Amministrazione dei Consorzi di Bonifica: l'indennità, caro collega Montagnoli, e ti toccava fare la proposta, ma saremo qui a vedere dopo il 26 come andrà a finire. Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0012 parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo all'emendamento n. B0001 del collega Gerolimetto: emendamento ritirato.
Emendamento n. B0007, presentato dalla Giunta, articolo aggiuntivo, che prevede:
"Art. ... - Graduatorie concorsuali delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale.
1. Le aziende ed enti del servizio sanitario regionale utilizzano le graduatorie concorsuali per il reclutamento di personale a tempo indeterminato, nel termine di vigenza di tre anni decorrente dalla data di pubblicazione, oltre che per la copertura dei posti messi a concorso, anche per l'assunzione di idonei non vincitori nei limiti del fabbisogno triennale di personale e della relativa dotazione organica.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche per l'utilizzo delle graduatorie di avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato".

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Chiedo che l'Assessore spieghi sia questo che il successivo emendamento. Sul successivo, in particolare, mi interessa la parte economica, cioè se l'emendamento successivo ha rilevanza economica tale da mettere in discussione l'articolo relativo all'articolo 15, quello relativo alla clausola di neutralità finanziaria, perché con l'emendamento successivo, si prevede in qualche modo un contributo aggiuntivo per il pagamento dei dipendenti dello IOV e quindi sotto questo profilo volevo capire se c'era un aspetto connesso alla clausola di invariabilità finanziaria.
Sul primo, invece, quello relativo alle graduatorie, volevo capire: siccome dal 1° gennaio 2020 scatta una norma che non consente questo utilizzo delle graduatorie, cioè le graduatorie sono fisse, sostanzialmente vengono bloccate, non mi risulta che abbiate presentato ipotesi di modifica a questa norma che entra in vigore il 1° gennaio del 2020 a livello nazionale, però ripeto che non ho conoscenza di questo, cioè se a livello nazionale e governativo la Lega ha intenzione di mettere in discussione questa norma relativa alle graduatorie. Quindi volevo capire la ratio di questo emendamento.
Non mi sfugge, Assessore, il problema che abbiamo dal punto di vista dei numeri, della possibilità e della necessità di inserire personale medico. Qual è il dubbio che ho rispetto alla norma così come l'avete costruita? Da un lato volevo capire se lo scorrimento delle graduatorie avviene rigorosamente e rigidamente in base al punteggio ottenuto, cioè se io devo rispettare comunque, sia nelle postazioni di tempo indeterminato, sia nelle postazioni a tempo determinato, il rispetto delle graduatorie. In secondo luogo – anche qui chiedo scusa se non conosco bene la materia di cui stiamo parlando per cui faccio una domanda, ma mi serve per chiarirmi – quante sono le graduatorie? Ce n'è una unica a livello regionale o sono di più?
È qui che scatta il meccanismo di dubbio che ho e mi sarebbe piaciuto sapere l'opinione delle organizzazioni sindacali su questo emendamento, perché io ho la possibilità di decidere di fatto a quale graduatoria attingere, perché se sono diverse, in tutte c'è un primo posto non assegnato e allora qui scatta un meccanismo di scelta, per cui io attingo non in base ad una graduatoria unica in cui tutti sono nella stessa classifica, ma posso scegliere da quale graduatoria attingere, un po' come sui Comuni: io posso attingere da graduatorie che possono essere 500 per quel che riguarda i Comuni del Veneto.
Allora, è questo meccanismo che mi lascia qualche perplessità e non la necessità di dare una risposta rispetto alla carenza di medici, ma la possibilità di attingere da graduatorie diverse e sulla base di non si capisce quale selezione, se di simpatia o di amicizia. Qual è il criterio che porta a scegliere in quella graduatoria piuttosto che in quell'altra? Ma è giusto per avere qualche risposta non avendo potuto discutere in Commissione e questo è l'altro motivo della mia perplessità rispetto a questo emendamento, che non è inserito in un ordinamentale della sanità, ma in un ordinamentale che non c'entra nulla con la sanità, perché fino a questo momento non abbiamo affrontato norme di carattere sanitario. Quindi anche la collocazione, secondo me, è un po' ai limiti del consentito.
Queste sono le perplessità che avevo, però sto in religioso silenzio ad ascoltarla.

PRESIDENTE

Assessora Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Siamo consapevoli che questo non è lo strumento opportuno e adatto, non c'è oggi un ordinamentale della sanità della Quinta e siccome c'è un'urgenza in questi due provvedimenti, quindi sia questo, sia quello relativo ai fondi dello IOV, abbiamo ritenuto opportuno inserirlo nel primo provvedimento utile, che è questo, condividendo che comunque sono questioni importanti e urgenti.
Nel caso specifico, lei ha ben inquadrato la problematica, ossia quella del reclutamento del personale, quindi le difficoltà rispetto al reclutamento del personale soprattutto nel comparto sanitario. Avete letto anche in questi giorni i numeri che sono emersi da ogni singola azienda sanitaria e quindi in questo modo speriamo di dare un contributo positivo.
Le graduatorie che ci sono, sono graduatorie divise per professionalità e specialità per capirci, quindi non ci sarà una scelta uno rispetto all'altro, ma in base alla professionalità o alla specialità che serve: la graduatoria chiaramente è una graduatoria in base al punteggio e quindi c'è lo scorrimento in base al punteggio per quella professionalità.

PRESIDENTE

Bene. Sembra chiarita la posizione della Giunta e la necessità dell'emendamento.
Non vedo altri interventi.
Pongo in votazione l'emendamento n. B0007, parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. B0008, presentato dalla Giunta, articolo aggiuntivo, che prevede:
"Art. ... - Disposizioni in materia di fondi contrattuali dell'Istituto Oncologico Veneto.
1. Con decorrenza dall'anno 2019 l'Istituto Oncologico Veneto è autorizzato a rideterminare, previa deliberazione della Giunta regionale e in conformità alle disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro, i fondi del comparto delle aree dirigenziali del Servizio sanitario nazionale previsti dagli stessi contratti, nell'ipotesi di incremento del fabbisogno di personale e della relativa dotazione organica in misura superiore rispetto a quella presa a base di calcolo per la formazione dei medesimi fondi a seguito dell'attribuzione con atti di programmazione regionale di nuove funzioni e/o dell'attivazione di nuovi servizi.
2. La rideterminazione dei fondi è effettuabile in corrispondenza dell'incremento del personale in servizio nel rispetto dei vincoli posti dalle disposizioni legislative statali e regionali in materia di spesa complessiva del personale del Servizio sanitario regionale.
3. Gli incrementi dei fondi possono essere utilizzati solo per remunerare il personale assunto a seguito dell'attribuzione delle funzioni e dell'attivazione dei servizi ai sensi del comma 1".
Assessora Lanzarin, prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN (Zaia Presidente)

Ne abbiamo discusso anche prima in fase appunto di Commissione, quando sono stati presentati gli emendamenti: si tratta anche qua di andare a sistemare una situazione che si è creata, visto anche l'aumento delle prestazioni all'interno dell'istituto oncologico che quindi richiede un assestamento di questo tipo, ma è in invarianza, quindi non c'è nessuna varianza di spesa economica da un punto di vista economico e quindi invarianza contabile.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Solo per precisare che condividiamo il contenuto dell'articolo in questione, l'emendamento 8. La modalità di presentazione non ci consente di esprimere un voto pienamente favorevole, quindi esprimiamo l'astensione.

PRESIDENTE

Grazie.
Pongo in votazione l'emendamento B0008, parere favorevole del Relatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Aarticolo 15.
Pongo in votazione l'articolo 15.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 16.
Pongo in votazione l'articolo 16.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo alla votazione del provvedimento nel suo complesso. Dichiarazioni di voto.
Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Brevissimo perché abbiamo già detto tutto. Mi piacerebbe che un giorno riuscissimo, sia sugli ordinamentali, che sulle leggi di semplificazione, a votarle all'unanimità: questo momento ancora non è giunto.
Sulle semplificazioni abbiamo fatto grossi passi in avanti, grazie anche - lo ripeto, lo ribadisco e lo sottolineo tre volte - al ruolo e al lavoro che ha fatto l'Ufficio legislativo del Consiglio, che ha riportato la semplificazione alla sua natura.
Per quel che riguarda gli ordinamentali è più difficile arrivare a un voto unanime, lo riconosco, perché ci sono anche delle scelte politiche, ma se il lavoro di Commissione fosse ancora più stringente, ancora più produttivo, anche qui oggi non saremmo arrivati all'espressione di un voto addirittura contrario come quello che esprimerò fra qualche attimo in quest'Aula, perché se non ci fossero state quelle aggiunte e alcune modifiche che potevano essere in qualche modo recepite, si sarebbe potuto tranquillamente arrivare almeno a un voto di astensione.
Non è così, siamo costretti per la norma sui Consorzi di Bonifica, per la scelta sui dirigenti degli enti, per altre scelte che sono state qui inserite e contenute, a votare contro fortemente a questa ordinamentale.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Azzalin per dichiarazione di voto.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Dichiarazione di voto ovviamente contraria. La riflessione che mi viene spontanea dal cuore è che io mi auguro che non siate voi a gestire l'autonomia, se un giorno ci sarà, perché dimostrate tutta la vostra sensibilità centralista, in barba al vero federalismo dei territori: dopo aver massacrato il federalismo sanitario state massacrando il ruolo dei Sindaci, avocate qualsiasi decisione in merito a nomine, semplicemente perché avete talmente tante cose da soddisfare in termini di posti politici, che tutto serve.
Questa non si chiama autonomia e non si chiama sensibilità ed ecco perché io spero tanto che l'autonomia ci sia un giorno, ma occorre un diverso approccio politico, che voi non state dimostrando essere quello adeguato.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi, per cui metto in votazione il PdL n. 375 nel suo complesso come emendato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Interrompiamo qui la seduta e ci vediamo domani alle ore 14.30.
La seduta termina alle ore 18.26
Il Consigliere segretario
f.to Simone SCARABEL

Il Presidente
f.to Roberto CIAMBETTI

Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Cristiano Gebbin e Paola Lombardo

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