ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 01/08/2018 n. 181

Resoconto n. 181 - 10^ legislatura
Resoconto 181a Seduta pubblica
Mercoledì, 1° agosto 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.33

PRESIDENTE

A causa di alcuni incidenti che si sono verificati, rinviamo alle ore 11.00.
La Seduta è sospesa alle ore 10.33
La Seduta riprende alle ore 11.07

PRESIDENTE

Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 181a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 17676 del 26 luglio 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA
Luca COLETTO

I congedi sono concessi.

PRESIDENTE

Consigliere Berlato, prego. Sull'ordine dei lavori?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Sì, Presidente, sull'ordine dei lavori.
Per informare l'Aula che stamattina, come avviene purtroppo quasi tutte le mattine, io e alcuni colleghi siamo stati oggetto di pesanti insulti da parte di un soggetto, che non può essere definito come senza fissa dimora, perché da alcuni anni staziona presso l'imbarcadero del Consiglio regionale, siamo stati oggetto ancora una volta di pesanti insulti. Siccome la cosa si ripete quotidianamente, per la dignità e il decoro dei colleghi Consiglieri, non solo, ma anche per il decoro della città di Venezia, perché io ho assistito personalmente ad azioni di aggressione verbale da parte di questo soggetto e di insulti nei confronti di turisti, soprattutto...

PRESIDENTE

Collega Berlato, non è propriamente sull'ordine dei lavori, è una cosa che avviene al di fuori di quest'Aula.
Il Segretario Generale, su mia indicazione, ha già fatto una segnalazione circostanziata e particolare, mi pare anche qualcosa ha detto l'altro giorno ad una nostra collega, non proprio elegantissima, perché questa cosa sta diventando effettivamente difficile da sopportare.
Posso capire che chi l'aveva prima sotto al bar, o alla tabaccheria, o alla stazione dei Carabinieri se n'è liberato, però è in un luogo che ci crea problemi.
L'abbiamo segnalato alle Forze dell'Ordine, mi auguro che la cosa venga presa nella giusta considerazione, però, mi permetto, non riguarda i lavori in questo momento del Consiglio.
Grazie, comunque per la segnalazione e attenzione alla situazione non elegantissima.
PUNTO
23



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RIORDINO DELLE FUNZIONI PROVINCIALI IN MATERIA DI CACCIA E PESCA IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE. 30 DICEMBRE 2016, N. 30, NONCHÉ CONFERIMENTO DI FUNZIONI ALLA PROVINCIA DI BELLUNO AI SENSI DELLA LEGGE REGIONALE 8 AGOSTO 2014, n. 25 " (PROGETTO DI LEGGE N. 356/2018) APPROVATO (DELIBERAZIONE LEGISLATIVA N. 31/2018)

Relazione di maggioranza della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Sergio Antonio Berlato; Correlatore il consigliere Graziano Azzalin.
" Signor Presidente, colleghi consiglieri,
con la legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2017" (articoli 1-6), la Regione è intervenuta delineando un complessivo ed organico disegno di riordino delle funzioni non fondamentali delle Province e della Città metropolitana di Venezia ai sensi di quanto previsto dall'articolo 9, comma 8, della legge regionale 29 ottobre 2015, n. 19 "Disposizioni per il riordino delle funzioni amministrative provinciali ", che dà attuazione alla legge n. 56 del 2014 (c.d. Riforma Delrio).
In particolare, I.r. 30/2016, ha previsto la riallocazione in capo alla Regione delle funzioni non fondamentali già conferite alle Province e alla Città metropolitana di Venezia in materia di caccia e pesca.
Con il presente disegno di legge si riordinano le funzioni caccia e pesca, già provinciali, riallocate in capo alla Regione mediante la modifica alle singole leggi di settore, allo scopo di renderle conformi alle novità introdotte dalla suddetta l.r. 30/2016.
Il presente disegno di legge si compone di 10 articoli, suddivisi in 5 Capi.
Il Capo I "Disposizioni in materia di tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell'esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto " è composto di due articoli.
L'articolo 1, in particolare, reca modifiche della legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 "Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell'esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto". Tale legge disciplina l'esercizio della pesca, sia sportivo-amatoriale che professionale, svolta nelle acque interne e marittime interne della Regione e contiene puntuali disposizioni volte a tutelare il patrimonio ittico regionale e le risorse idrobiologiche ivi presenti.
Con la disposizione in oggetto si provvede ad apportare una serie di modifiche dirette a rendere il dettato normativo conforme alla riallocazione, a livello regionale, dell'insieme delle funzioni delegate alle Province dalla I.r. 19/1998, nel perseguimento dell'obiettivo generale di un maggiore efficientamento dell'azione amministrativa regionale nei confronti dell'utenza e delle altre istituzioni pubbliche.
Segnatamente, nella formulazione vigente, l'articolo 22 detta la disciplina applicabile nel caso in cui un soggetto privato richieda di svolgere l'attività di acquacoltura, prevedendo come strumento giuridico utilizzabile la concessione anziché l'autorizzazione. Con la modifica proposta si sostituisce il riferimento alla "concessione" con quello della "autorizzazione", allo scopo di fornire all'utenza indicazioni circa la prassi amministrativa da seguire per il rilascio dell'atto amministrativo da parte dell'Ufficio regionale competente.
Tra le altre modifiche, si segnala l'introduzione del nuovo articolo 27 ter all'interno della Ir. 19/1998, rubricato "Consulta regionale per la pesca dilettantistica e sportiva" e destinato ad assorbire l'intero disposto normativo contenuto nell'articolo 41, comma 3, della legge regionale 5 aprile 2013, n. 3 "Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2013 ".
Tale scelta è finalizzata ad inserire la disciplina relativa all'organo consultivo regionale della pesca sportiva-ricreativa nell'ambito di una collocazione normativa più pertinente, quale è appunto la specifica legge regionale di settore n. 19/1998.
L'articolo 2 contiene una disposizione transitoria che prevede la proroga della durata delle concessioni per l'esercizio della pesca dilettantistico-sportiva e sino alla data del 31 dicembre 2020, in attuazione delle norme nazionali di settore.
Il Capo II "Disposizioni in materia di caccia, pianificazione e gestione faunistica-venatoria e per il prelievo venatoria" è composto di quattro articoli.
L'articolo 3, in particolare, reca una serie di modifiche alla normativa in materia di caccia, pianificazione e gestione faunistico-venatoria e per il prelievo venatoria, di cui alla legge regionale n. 50/1993 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio".
Considerato che la I.r. 30/2016 ha inciso in maniera rilevante sull'assetto delle competenze in materia di caccia, ricomprendendo tra le funzioni oggetto di riallocazione in capo alla Regione numerose funzioni già conferite alle Province e alla Città metropolitana di Venezia dalla I.r. 50/1993, si è intervenuti non solo con la sostituzione formale del termine "Provincia" o "Città metropolitana di Venezia" con "Ente Regione", ma procedendo ad una revisione complessiva della disciplina, in vista di una razionale distribuzione delle competenze tra il livello politico (Giunta regionale) e quello gestionale (Struttura regionale competente), nonché tra livelli, centrale e periferico, di gestione della funzione.
Tra le previsioni della I.r. 50/1993, oggetto di revisione normativa, si segnalano le disposizioni che individuano in capo alla struttura regionale competente una serie di funzioni, quali l'attività di tassidermia, il rilascio del tesserino venatorio e dell'abilitazione all'esercizio venatorio, l'approvazione e pubblicazione dei calendari venatori integrativi, il controllo della fauna selvatica, l'individuazione delle zone di allenamento, addestramento e uso dei cani, l'esercizio della caccia in forma esclusiva, l'istituzione e l'attività degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei Comprensori Alpini, l'esercizio venatorio da appostamento, l'appostamento per la caccia agli ungulati e per la caccia ai colombacci, l'individuazione degli appostamenti in territorio lagunare e vallivo, il rilascio di concessioni per strutture di iniziativa privata.
Da ultimo, le disposizioni di adeguamento della disciplina in tema di vigilanza venatoria, assegnata alla competenza del Servizio regionale di vigilanza di cui all'articolo 6 della I.r. 30/2016, in corso di costituzione.
Con gli articoli da 4 a 6 si interviene sulle altre leggi di settore, quali: la legge regionale 22 maggio 1997, n. 15 "Allevamento per fini espositivi ornamentali o amatoriali di specie ornitiche nate in ambiente domestico", la legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 "Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio", la legge regionale 26 maggio 2016, n. 15 "Misure per il contenimento finalizzato alla eradicazione della nutria (Myocastor coypus) ".
Si evidenziano, in particolare, le disposizioni che riallocano in capo alla Regione alcune competenze già svolte dalle Province, tra le quali: il rilascio della preventiva autorizzazione per gli allevamenti a scopo espositivo, amatoriale o ornamentale di uccelli nati in ambiente domestico appartenenti alla fauna selvatica di cui all'art. 2 della legge n. 157/1992 (artt. 1, comma 1, e 8 I.r. 15/1997), la tenuta dei registri in cui sono iscritti i falconieri che allevano e addestrano i falchi per uso venatorio (artt. 2 e 3, I.r. 2/2000); la gestione delle problematiche relative al sovrappopolamento della nutria, all'attuazione del Piano regionale di eradicazione e all'autorizzazione dei soggetti legittimati al prelievo degli animali (artt. 2 e 4 l.r. 15/2016 per la nutria).
Il Capo III "Disposizioni in materia di sanzioni amministrative" è costituito dall'unico articolo 7 "Modifiche alla legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 " che emenda detta norma e delega ai Comuni le funzioni inerenti l'applicazione delle sanzioni amministrative per le violazioni accertate nel loro territorio in materia di caccia e pesca nelle acque interne.
Si specifica che l'attuale testo dell'articolo 1, comma 2, della I.r. 10/1977 dispone che sono delegate alle Province le funzioni inerenti l'applicazione delle sanzioni amministrative per le violazioni alle leggi in materia di caccia e di pesca nelle acque interne accertate nel loro territorio.
Considerato che, a seguito del riordino, tali enti non saranno più incaricati dello svolgimento delle funzioni in materia di caccia e pesca e della relativa vigilanza, viene meno la deroga al regime previsto dal comma 1 che attribuisce la competenza in via ordinaria ai Comuni territorialmente competenti che ne introitano le relative sanzioni.
Pertanto, in forza dell'abrogazione del comma 2 dell'articolo 1, della Ir. 10/1977, riprende validità, anche con riferimento alle materie della caccia e della pesca, l'originario impianto normativo.
Tale scelta di riordino risulta supportata in forza del richiamo al principio di sussidiarietà, che favorisce l'allocazione dell'esercizio delle funzioni amministrative presso l'ente più prossimo al cittadino, nonché al principio di adeguatezza, atteso che la materia non richiede un livello di coordinamento sovracomunale e tenuto conto che ogni comune risulta già in possesso dell'assetto organizzativo adeguato per svolgere le funzioni delegate.
Infine, viene garantita la sostenibilità economica dell'intervento, in quanto a fronte di nuovi compiti vengono riconosciuti ai Comuni gli introiti derivati dall'applicazione delle sanzioni.
Del pari, con l'articolo in oggetto viene prevista l'attribuzione in capo ai Comuni anche delle funzioni relative all'irrogazione delle sanzioni amministrative e all'introito dei corrispondenti importi relativamente alle violazioni delle normative in tema di turismo e agriturismo.
Il Capo IV "Conferimento di funzioni alla Provincia di Belluno in materia di caccia e pesca" è costituito da due articoli.
L'articolo 8 "Funzioni in materia faunistico-venatoria conferite alla Provincia di Belluno", in ragione della specificità di tale Provincia e ai sensi della legge regionale 8 agosto 2014, n. 25 ("Interventi a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria alla Provincia di Belluno in attuazione dell'articolo 15 dello Statuto del Veneto"), reca disposizioni di conferimento delle suddette funzioni alla Provincia, in adesione anche all 'Ordine del giorno votato dal Consiglio regionale del Veneto in data 1° agosto 2017.
L'articolo 9 "Funzioni in materia di pesca nelle acque interne conferite alla Provincia di Belluno" reca disposizioni di conferimento di funzioni in materia di pesca nelle acque interne alla richiamata Provincia.
Il Capo V "Conferimento di funzioni alle Province ed alla Città metropolitana di Venezia in materia di caccia" è costituito dal solo articolo 10 "Funzioni in materia faunistico-venatoria delle Province e della Città metropolitana di Venezia" che prevede la possibilità, successivamente al completamento del riordino delle funzioni, disposto dalla I.r. 30/2016, di conferire alle Provincie ed alla Citta metropolitana di Venezia funzioni amministrative in materia faunistico venatoria.
Infine, il Capo VI "Disposizioni transitorie e finali" è costituito da due articoli.
L'articolo 11 "Disposizioni transitorie" dispone che i procedimenti amministrativi relativi all'esercizio delle funzioni riallocate in capo alla Regione e già iniziati all'entrata in vigore della presente legge, siano conclusi dalle Province e dalla Città metropolitana di Venezia; inoltre, per rendere maggiormente certo l'ambito soggettivo della presente legge, si dispone che ogni riferimento alle Province si intende esteso anche alla Città metropolitana di Venezia.
Segue l'articolo 12 "Disposizioni finanziarie", il quale detta disposizioni in materia di risorse finanziarie da destinare, in particolare, alla copertura delle spese di gestione delle sedi periferiche per l'esercizio delle funzioni riallocate in capo alla Regione.
Da ultimo, per quanto riguarda il collegamento al DEFR (2018-2020), si evidenzia che il presente disegno di legge di riordino normativo ai sensi della I.r. 30 del 2016 in materia di caccia e pesca è riconducibile alla Missione 16.
La Terza Commissione, nella seduta del 21 giugno 2018, nell'esprimere il parere per gli aspetti di competenza ai sensi dell'articolo 51 del Regolamento consiliare, ha trasmesso una serie di proposte alla Prima Commissione, da questa recepite nella seduta del 4 luglio, con le quali si è ritenuto sia di apportare alcuni adeguamenti di coordinamento tecnico alle disposizioni di novellazione delle leggi regionali interessate, sia di dare una forma di attuazione all'ordine del giorno (deliberazione n. 114 del 1 agosto 2017) approvato nella seduta del Consiglio regionale del 1° agosto 2017, in occasione dell'approvazione della legge regionale n. 27 del 2017.
Con tale ordine del giorno si impegnava la Giunta regionale ad attuare modalità di partecipazione della Provincia di Belluno alla pianificazione faunistico- venatoria del territorio di competenza e ad affidare alla stessa alcune funzioni gestionali, nonché a coinvolgere nella pianificazione e gestione delle attività faunistica-venatorie le associazioni e gli organismi di rappresentanza e di gestione venatoria del territorio bellunese: quanto sopra è stato recepito con una serie di modifiche all'articolo 8 (funzioni della Provincia di Belluno in materia faunistico-venatoria) e analogamente all'articolo 9 in materia di funzioni di pesca nelle acque interne; conseguentemente sono state apportate modifiche all'assetto dei rapporti fra Giunta regionale e Provincia di Belluno, al fine di disporre un sistema di verifica e controllo in ordine all'esercizio delle funzioni conferite alla provincia, mutuate anche per la fattispecie dell'articolo 10 in ordine al possibile nuovo conferimento di funzioni alle Province a riordino definito ed a seguito della valutazione dei suoi effetti.
La Prima Commissione consiliare nella seduta del 4 luglio 2018 ha concluso i propri i lavori in ordine al progetto di legge oggi in esame e lo ha approvato a maggioranza, apportando le succitate modifiche ed integrazioni alla versione iniziale.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Alessandra Moretti Presidente e Veneto del Fare-Flavio Tosi-Alleanza per il Veneto. Si sono astenuti i rappresentanti del gruppo consiliare Partito Democratico. Ha espresso voto contrario la componente politica Liberi E Uguali del Gruppo Misto".

PRESIDENTE

Relatore, il collega Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Con la legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2017" (articoli 1-6), la Regione è intervenuta delineando un complessivo ed organico disegno di riordino delle funzioni non fondamentali delle Province e della Città metropolitana di Venezia, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 9, comma 8, della legge regionale 29 ottobre 2015, n. 19 "Disposizioni per il riordino delle funzioni amministrative provinciali", che dà attuazione alla legge n. 56 del 2014, (la cosiddetta Riforma Delrio).
In particolare la legge regionale 30/2016, ha previsto la riallocazione in capo alla Regione delle funzioni non fondamentali già conferite alle Province e alla Città metropolitana di Venezia in materia di caccia e pesca.
Con il presente disegno di legge si riordinano le funzioni caccia e pesca, già provinciali, riallocate in capo alla Regione mediante la modifica alle singole leggi di settore, allo scopo di renderle conformi alle novità introdotte dalla suddetta Iegge regionale 30/2016".
Risparmio ai colleghi la lettura della parte rimanente della relazione, che do per letta, in modo tale da poter agevolare i lavori dell'Aula. Grazie per la vostra attenzione.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO

PRESIDENTE

Grazie, collega Berlato come Relatore.
Relazione di minoranza.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
avrei letto la relazione di maggioranza, collega Presidente, magari avremmo compreso qual è l'approccio nell'affrontare questa questione.
Noi ci siamo astenuti, perché riteniamo che qualche passo sia stato fatto, però credo si possa migliorare il provvedimento e, per farlo, è sufficiente essere coerenti con l'attuale legislazione.
I due capisaldi della nostra normativa, sono lo Statuto, e la legge n. 25, che è seguita allo Statuto, che, all'articolo 13 recita: la Regione del Veneto conferisce le funzioni amministrative alla Provincia di Belluno in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, tutela del paesaggio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, foreste, caccia, pesca, sostegno e promozione delle attività economiche dell'agricoltura, del turismo, nonché in altri settori che potranno essere previsti dalla legislazione regionale.
Come vedete, questa legge ha fatto scuola, perché poi anche la Regione vuole molte deleghe dallo Stato nazionale, Belluno è stata anticipatrice di questa spinta autonomista, tant'è che si è tenuto anche a Belluno un referendum, proprio per chiedere autonomia: come se non bastassero i provvedimenti esistenti
Nell'affrontare questa questione, occorre partire da una domanda, che dobbiamo farci: si ritiene questo livello amministrativo migliore per erogare servizi più efficienti ai cittadini? La richiesta di autonomia non è un qualcosa per distogliere l'attenzione e per spostare l'attenzione dai problemi. E' una richiesta che parte da lontano e che ha delle solide fondamenta politiche e amministrative.
Vorrei fosse chiaro alla maggioranza: questa legge è una sorta di banco di prova per questa Amministrazione regionale, per quanto riguarda il conferimento di maggiore autonomia alla Provincia di Belluno, perché ogni volta che arriviamo al dunque sorgono sempre dei problemi. Adesso qualcuno ci verrà a spiegare che si, è possibile, però quello che conferiamo dovrà salvaguardare le esigenze di carattere unitario.
Ma, signori miei, guardate che il problema si pone anche in altri ambiti, anche nel governo di uno Stato chi chiede più autonomia non deve collidere con i principi costituzionali e quelle che sono le questioni di carattere unitario per la gestione dello Stato, che vanno oltre gli interessi specifici di un luogo.
Ma questa non può essere la motivazione in base alla quale io limito, di fatto, i conferimenti di funzioni.
E' proprio questa la contraddizione di cui siete prigionieri; dare autonomia significa rendere più efficiente la gestione, non si rompe il quadro unitario se io riorganizzo il sistema di erogazione dei servizi responsabilizzando maggiormente la Provincia di Belluno!
Dico questo perché non vorrei che alla fine ci siano sempre "esigenze di carattere unitario" che ci bloccano ; le esigenze di carattere unitario, guardate, ci sono per la gestione delle infrastrutture, per la gestione del credito, per la gestione di tutte le cose che noi chiediamo a Roma; tutte le cose hanno una esigenza di carattere unitario e qual è la risposta?
La risposta è che noi possiamo fare meglio, siamo virtuosi, la vicinanza ai cittadini garantisce una maggiore efficienza e una risposta immediata ai problemi, un territorio virtuoso non può essere al pari di altri perché questa virtuosità diventa un beneficio anche per gli altri, alimentando l'economia, ecc.
Ecco perché questo è un banco di prova. Considerando poi che non siamo all'anno zero e non siamo di fronte a nessun salto nel buio perché stiamo ragionando di conferire una parte di funzioni di ciò che già positivamente esercitava la Provincia di Belluno.
Commetteremmo un grave errore se ricentralizzassimo determinate funzioni: quello sì, sarebbe un salto nel buio si aprirebbero dei contenziosi politici con quel territorio, riporterebbe su un piano sbagliato una dialettica che, invece, deve riguardare i contenuti: su come migliorare l'erogazione di quei servizi!
Non vorrei che ci trovassimo di fronte a una singolare concezione di autonomia che è un po' quella che mi pare prevalga in chi governa questa Regione per cui, è giusta finché si tratta di dare alla regione funzioni ora esercitate dallo Stato ma non va bene quando è la Regione che deve trasferire funzioni ai territori, come in questo caso a quello bellunese.
È una concezione alquanto singolare del processo autonomistico da parte di chi dell'autonomia ha fatto la bandiera della propria vita politica.
Ho partecipato ad un incontro pubblico il 1° giugno a Belluno, con gli stakeholder del mondo della caccia, della pesca e molti cittadini, un signore presente fece un'osservazione giusta: criticate la Regione e Zaia ma sappiate che la maggioranza dei bellunesi hanno votato Zaia! É vero, ma quegli stessi bellunesi hanno anche votato ai referendum, quello regionale e quello provinciale, e hanno ribadito di volere l'autonomia.
Allora, vi invito a mettervi d'accordo, perché è vero che hanno votato Zaia, ma è vero che chiedono più autonomia e quindi quello Zaia che ha ricevuto tanti consensi o acconsente o non acconsente: se acconsente, è in linea con l'indicazione politica che viene anche da quei territori, se non acconsente li sta letteralmente prendendo in giro. Ecco perché ritenevo molto puntuale quella osservazione.
Noi abbiamo presentato degli emendamenti. Io apprezzo il lavoro che qualche collega ha svolto e penso che abbia smussato molte asperità che c'erano: c'è stata anche una sorta di disponibilità, con mia sorpresa, da parte del relatore, rispetto a questo lavoro di mediazione, segno che il relatore ha "fatto bene i suoi conti".
Gli emendamenti presentati non incrinano quella mediazione; ci va bene, tant'è che ci siamo astenuti sul provvedimento, gli emendamenti si muovono in linea con l'articolo 13, comma 3 della Legge n. 25, laddove si dice : "La Provincia di Belluno e gli Enti Locali bellunesi esercitano la potestà regolamentare in ordine allo svolgimento delle funzioni conferite nel rispetto della normativa vigente". I nostri emendamenti riprendono e completano il trasferimento pieno di funzioni!
Non dovreste avere grandi difficoltà. Forse è stata una svista da parte Vostra, perché quando si procede per conferire delle funzioni, occorre farlo all'interno del quadro legislativo vigente e questo a trovare le risposte più adeguate ai problemi.
Vi chiedo solamente di essere coerenti e licenzieremo in maniera unitaria questo provvedimento, di rispettare la volontà dei cittadini che si sono espressi con il referendum!"
La parola al Correlatore Azzalin. Prego collega.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente
Io avrei letto la relazione, collega Presidente - comunque invito i colleghi a farlo -, magari avremmo scoperto qual è l'approccio prevalente nell'affrontare questa questione.
Noi ci siamo astenuti, qualcuno ha anche votato contro ma io personalmente mi sono astenuto, perché ritengo che qualche passo sia stato fatto, però penso si possa migliorare il provvedimento e, per farlo, è sufficiente che siamo coerenti rispetto all'attuale legislazione.
I due riferimenti sono due capisaldi della nostra normativa, la madre da cui discende tutta l'articolazione legislativa e non solo, e cioè lo Statuto, e poi la legge n. 25, che è seguita allo Statuto, che, all'articolo 13, nel rispetto dei princìpi, dice che: "la Regione del Veneto conferisce alla Provincia di Belluno in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, tutela del paesaggio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, foreste, caccia, pesca, sostegno e promozione delle attività economiche dell'agricoltura, del turismo, nonché in altri settori che potranno essere previsti dalla legislazione regionale".
Come vedete, ha fatto scuola, perché poi anche la Regione vuole tutto dal Governo, cioè dallo Stato nazionale, e quindi Belluno è stata anticipatrice di questo atteggiamento e di questa spinta autonomista, tant'è che poi c'è anche stato un referendum a Belluno, proprio per chiedere autonomia, come se non bastassero questi provvedimenti, c'è stato un referendum che ha avuto ovviamente esito positivo e confermativo di una volontà molto diffusa in quella realtà.
Quindi nell'affrontare questa questione, come altre, occorre partire da una domanda, che dobbiamo fare e dobbiamo farci: si ritiene questo livello amministrativo migliore un livello migliore per erogare dei servizi più efficienti ai cittadini? Perché è proprio partendo da queste e dalla risposta che noi daremo a questa domanda, perché la richiesta di autonomia non è un fatto per distogliere l'attenzione e per spostare il tema, come in parte è il dibattito un po' surreale rispetto all'autonomia in questo Paese, dove siamo passati da Regioni dispendiose e bisognava ridurre i centri di spesa alle Regioni che saranno la salvezza di questo Paese, ma ho dei dubbi che sarà così.
Mentre in questo caso la richiesta di autonomia, invece, è una risposta che la Regione e lo Stato in qualche modo dà soprattutto a determinati territori, caratterizzati da determinate difficoltà, per cercare di avere delle risposte più efficienti, immediate, con una responsabilizzazione più stringente; c'è anche la possibilità di affrontare e aggredire quelli che sono problemi un po' strutturali di località come la montagna.
Quindi va fatta questa riflessione in premessa, che parte da un lato dalle leggi e del perché c'è questa richiesta, che non può essere annoverata come una questione per cui adesso l'autonomia la chiedono tutti, tra poco la chiederà anche la Calabria... L'ha già chiesta? Bene, avete fatto scuola. Poi sarà curioso vedere quale autonomia daranno alla Calabria e quale al Veneto, se passerà la legge.
Detto questo, io lo voglio dire con chiarezza: questa legge è una sorta di banco di prova per questa Amministrazione regionale, per il conferimento di maggiore autonomia alla Provincia di Belluno, perché ogni volta che si affronta questo tema del conferimento di maggiore autonomia alla Provincia di Belluno, sorgono sempre dei problemi. Il problema che adesso sorgerà in questo dibattito sarà che quello che noi andiamo a dare non dovrà, in qualche modo, collidere con le questioni di carattere unitario.
Ma, signori miei, guardate che il problema si pone anche in altri ambiti, anche nel governo di uno Stato chi chiede più autonomia non deve collidere con i princìpi costituzionali e quelle che sono le questioni di carattere unitario per la gestione dello Stato, che vanno oltre gli interessi specifici di un luogo.
Questa non può essere la questione in base alla quale io poi dico: questo, in qualche modo, mi mette in tale difficoltà e crea una via preferenziale, che può modificare la visione e la gestione unitaria di quel dato settore, in questo caso la caccia e la pesca.
Guardate, è proprio qui, questa è una contraddizione in termini. Dare autonomia significa efficientare quella gestione maggiormente, non rompere il quadro unitario; è all'interno di un principio base che io riorganizzo il sistema di erogazione dei servizi, responsabilizzando la Provincia di Belluno, in questo caso.
Dico questo perché poi alla fine "ma ci sono esigenze di carattere unitario". Le esigenze di carattere unitario, guardate, ci sono per la gestione delle infrastrutture, per la gestione del credito, per la gestione di tutte le cose che noi chiediamo a Roma; tutte le cose hanno una esigenza di carattere unitario. E qual è la risposta? La risposta è che noi possiamo fare meglio, siamo virtuosi, la vicinanza ai cittadini garantisce una maggiore efficienza e risposta immediata a quelle che sono le problematiche e soprattutto un territorio virtuoso non può essere al pari di altri, ma questa virtuosità in qualche modo diventa anche un beneficio per gli altri, perché alimenta quella che è un'economia che, magari, tira maggiormente eccetera, eccetera. Ecco perché questo è un banco di prova.
Alla luce poi del fatto che abbastanza paradossalmente noi oggi non siamo all'anno zero, noi oggi non siamo di fronte a un salto nel buio. Qualcuno può avere dei dubbi e dice "sì, è vero, questo in teoria". Però dare tutta questa autonomia a una Provincia, fosse anche una Provincia di montagna che ha queste caratteristiche, può costituire un salto nel buio. Legittimo pensarlo e, quindi, dobbiamo avere un po' di cautela.
Noi oggi qui stiamo ragionando di conferire una parte di funzioni di ciò che già esercitava la Provincia di Belluno diciamo dell'avvento di determinate norme che hanno riconfigurato il ruolo delle Province eccetera. Per cui diventa alquanto paradossale. Se prima andava bene, perché noi abbiamo avuto trent'anni di gestione e che nessuno ha messo in discussione come una gestione fatta male, tranne qualcuno, magari, il Relatore ha qualcosa da dire, ma è una voce solitaria però il Relatore e neanche del partito di maggioranza. Dal partito di maggioranza ho sentito solo degli apprezzamenti per questa gestione.
E quindi, se tutto ha una proporzione, prendo atto e rispetto le visioni anche unitarie del collega Presidente, però, insomma, hanno il peso che possono avere nella loro valutazione politica.
Quindi, se noi ragionassimo per ricentralizzare determinati funzioni, guardate, quello sì, sarebbe un salto nel buio e commetteremmo un grave errore, che aprirebbe dei contenziosi politici con quel territorio, riporterebbe su un piano sbagliato una dialettica che, invece, deve essere tenuta ferma sui contenuti, sul migliorare l'erogazione di quei servizi, perché non vorrei che ci trovassimo di fronte a una singolare concezione di autonomia che è un po' quella che mi pare prevalga in chi governa questa Regione per cui finché si tratta di dare a me l'autonomia ed esercitare il diritto di governare la mia Regione con tutto quello che deve andare dietro e che lo Stato mi deve dare, va bene, ma nel momento in cui io devo dare più autonomia agli altri, nella mia stessa Regione, questo non va bene, perché non mi fido.
È una concezione alquanto singolare del processo autonomistico da parte di chi dell'autonomia ha fatto la propria causa di vita politica, almeno in questo frangente, e credo che questa sia una contraddizione forte, alla quale occorre rispondere dicendo perché non va bene a quel livello amministrativo l'autonomia e va bene ad un altro ed entrare nel merito di quel perché, allora io ci sto a un dibattito, a un confronto, per poi arrivare anche a modificare le proposte legislative in questa direzione.
Ho partecipato ad un incontro pubblico il 1° giugno a Belluno, con gli stakeholders del mondo della caccia, della pesca, cittadini, rappresentanti della stampa, eccetera, e un Presidente di qualcosa, adesso non ricordo il ruolo che aveva, intervenne... No, è vero. C'era tanta gente Gidoni, non è che incontri solo tu la gente. Allora questo signore... Ma guarda che fece un'osservazione puntuale e giusta, dopo è anche legittimo non ricordarsi il nome, scusami, disse una cosa che mi appuntai, perché risposi, e lui disse, rivolto ai relatori: "è inutile che critichiate la Regione e Zaia su questa questione, d'altro canto i bellunesi hanno votato Zaia, è vero, ma quelli stessi bellunesi hanno anche votato ai referendum, quello farlocco regionale e quello provinciale", farlocco in miniatura perché c'era già la legge, eccetera, ma comunque hanno ribadito di volere l'autonomia.
Allora, mettiamoci d'accordo, anzi mettetevi d'accordo, perché è vero che hanno votato Zaia, ma è vero che chiedono più autonomia e quindi quello Zaia che ha ricevuto tanti consensi o acconsente o non acconsente: se acconsente, è in linea con l'indicazione politica che viene anche da quei territori, se non acconsente li sta letteralmente prendendo in giro. Questa è la realtà dei fatti ed ecco perché ritenevo molto puntuale quella osservazione.
Dicevo, Presidente, che avrei la relazione di maggioranza, ma mi incarico non di leggerla ma di far presente una cosa: in questa relazione, in maniera alquanto puntuale, sono elencati tutti i compiti della Regione, però non sono elencati quelli della Provincia e alla fine termina con il riferimento a un ordine del giorno, ma un ordine del giorno è un impegno politico. Io sarei andato anche a una pedissequa elencazione di quelle che sono le funzioni, che poi magari troviamo nell'articolato, ma tanto per dire che ci si interessa di più di quello che deve fare la Regione, rispetto a quelle che, invece, deve fare il territorio, che in questo caso è quello al quale conferiamo o intendiamo conferire delle funzioni.
Noi abbiamo presentato degli emendamenti, che non sono di mediazione. Io apprezzo il lavoro che qualche collega ha svolto e penso che abbia smussato molto quegli angoli di asperità nei rapporti che c'erano: c'è stata anche una sorta di disponibilità, con mia sorpresa, da parte del Relatore, rispetto a questa mediazione, segno che il Relatore ha fatto bene i suoi conti, però si fa sempre in tempo anche ad ammettere che una visione di carattere non centralista è migliore, come oggettivamente mi pare alla fine si sia convenuto.
Io ho fatto degli emendamenti che non sono un spingere più sul versante, per rompere quella mediazione; no, a me va bene, tant'è che ci siamo astenuti sul provvedimento, però gli emendamenti sono molto chiari si muovono in linea con quello che è l'articolo 13, comma 3 della Legge n. 25, laddove noi diciamo: "La Provincia di Belluno e gli Enti Locali bellunesi esercitano la potestà regolamentare in ordine allo svolgimento delle funzioni conferite nel rispetto della normativa vigente". Questa è la Legge 25 vigente in questa Regione. Su questa base io faccio emendamenti, affidando a quella Provincia di Belluno la piena potestà regolamentare in materia.
Non dovreste avere grandi difficoltà. Forse è stata una svista da parte vostra, perché quando si procede da questo punto di vista, per conferire delle funzioni, occorre farlo all'interno del quadro legislativo vigente e questo risolverebbe a tutti, con più facilità, la soluzione dei problemi.
Credo che da questo punto di vista voi dovete uscire da un impasse, e dal fatto che quando la chiedete voi per il livello che vi interessa l'autonomia va bene e non si discute, e se ci sono 23 materie, ne chiedo 25, ma quando qualcun altro si pone e chiede un qualcosa, non potete avere un atteggiamento di questa natura.
Vi chiedo solamente di essere coerenti e probabilmente licenzieremo in maniera unitaria questo provvedimento, sul quale abbiamo dato un modestissimo contributo in sede di dibattito in Commissione, ne abbiamo discusso anche, chi più, chi meno, chi in varie forme, anche con i vari rappresentanti istituzionali e non solo della Provincia di Belluno, è da tempo che aspettano questo, non fosse altro per il fatto che una popolazione ha chiesto, tramite referendum, più autonomia. E allora il referendum è il rispetto della volontà dei cittadini, non è un qualcosa che si usa solo quando fa comodo e per il livello che mi interessa. Badate, se io devo portare rispetto a quei 2 milioni di veneti che sono andati a votare, che hanno detto un sì, alquanto scontato peraltro, ma che comunque vengono portati, giustamente, a riprova del fatto che occorre rispettare quel mandato popolare, io chiedo che si rispetti il mandato popolare della Provincia di Belluno.
Questo è il dato politico oggi e questo ci aiuta a risolvere le questioni, perché su questo non ci sono mediazioni o si va in una certa direzione o non si va e mi sembra che da questo punto di vista abbia già parafrasato a sufficienza quello che dice il vostro e il nostro Governatore, quindi lo riporto anche in sede minore, e cioè per quanto riguarda la soluzione delle questioni riguardanti Belluno. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

È stato distribuito l'emendamento n. B0007 del Correlatore e uno bis l'emendamento n. B0008. Dieci minuti per eventuali subemendamenti.
La parola al collega Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo è un punto che riguarda una nuova legge, che si occupa di riordino delle funzioni provinciali in materia di caccia e pesca, in attuazione della legge regionale 30 dicembre 2016, nonché in conferimento e in funzione alla Provincia di Belluno ai sensi dell'altra legge del 2014, la n. 25.
In realtà andando a leggere attentamente i contenuti di questa proposta di legge, tra i vari commi, tra i vari articoli, chi ha avuto modo di vederla si è reso conto che è molto articolata, ci sono addirittura articoli di cinque, sei, sette pagine (quindi molto complessi), e sicuramente di difficile lettura se non si ha bene in mente quali sono i testi originali sia della legge sulla caccia che della legge sulla pesca.
In realtà non ci si è limitati al solo riordino, perché all'interno di queste decine, se non centinaia, di lettere e commi, ci sono anche delle modifiche sostanziali della norma e ricordo che stiamo parlando di norme che si occupano nell'attività venatoria, ma anche di tutela della fauna selvatica.
Mi riferisco e vado nei punti particolari. Mi riferisco, ad esempio, ad una disposizione che non modifica le competenze, non fa un passaggio di competenze tra Provincia e Regione, ma proprio cambia le carte in tavola. Mi riferisco all'articolo 3, comma 2, lettera c) e non è l'unico degli appunti che volevo fare nella mia relazione: in questo punto viene di fatto modificata una norma, che prevede che, all'interno delle comunicazioni per la pianificazione faunistico-venatoria, tra i ari rappresentanti, oltre alle associazioni agricole, ambientali e così via, ci siano anche quelle venatorie. Ebbene, proprio in questo punto si va a modificare un dispositivo dell'attuale legge n. 50/1993, che richiama la legge superiore, la legge dello Stato. E che cosa dice l'attuale formulazione? Che all'interno di questa Commissione c'è un anche un rappresentante di ogni associazione venatoria, riconosciuta ai sensi dell'articolo 34 della legge 157/1992 esistente nella Regione perché, come sapete, cari colleghi, la 50/1993 recepisce una legge dello Stato, che a sua volta recepisce più direttive comunitarie.
La nuova formulazione non ha nulla a che fare con il passaggio di competenze da Provincia a Regione, perché prevede una formulazione diversa di questa rappresentanza, cioè: un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale o regionale esistente nella Regione. E' ben diverso rispetto alla formulazione precedente e a quelli che sono i princìpi generali dettati dalla legge 157/1992, che è la legge statale sull'attività venatoria e protezione della fauna selvatica omeoterma.
Il secondo punto sul quale volevo cogliere l'attenzione di voi colleghi è quello dei centri di recupero della fauna selvatica. Io, vi ricorderete, avevo proposto nelle Finanziarie anche degli emendamenti, per dare un minimo di fondi a questi centri provinciali, che adesso passano alle Regioni, perché erano previsti per legge. Qualcuno mi disse "non è giusto dare soldi per queste cose, ci sono cose più importanti". Vi rendete conto anche voi, che lo state approvando e l'avete proposto come maggioranza, che invece sono norme previste che vanno attuate e applicate.
Si parla di affidamento a centri di recupero di fauna selvatica e, per chi non lo sapesse, dico che sono centri ai quali centinaia, se non migliaia di cittadini ogni anno si rivolgono quando trovano animali feriti, animali incidentati, animali avvelenati, animali che fanno parte della fauna selvatica e quindi sono protetti, che non si possono detenere e quindi devono essere curati da queste strutture, ecco che cosa sono questi centri di recupero della fauna selvatica, che sono molto più gettonati di quanto possiate credere.
Allora, questi centri sono stati di norma affidati finora ad associazioni ambientaliste e anche venatorie, mentre adesso viene prevista una formulazione, a mio avviso, che può prestarsi e tramutarsi nella realtà in situazioni non proprio lineari, perché viene scritto – e questo è previsto dal comma 4, articolo 5 sostituito, sub comma 3 (è difficilissimo individuare il punto, però questa è la formulazione di questa norma) – che "la Giunta regionale – dice la norma che andiamo ad approvare – è autorizzata ad affidare la gestione ai centri regionali di cui al comma 1 ad organismi pubblici e privati terzi".
Credo che questa definizione di "privati terzi" sia troppo generica, perché chi ha competenza in merito, conoscenza, interesse, sono le associazioni previste dalla legge 157 e dalla legge 50/1993; ricordo: sono le associazioni professionali agricole, le associazioni venatorie, le associazioni ambientaliste e queste sono le tre categorie.
Qui se noi mettiamo questi "privati terzi" andiamo a inserire una categoria che la legge statale non contempla e che si possono prestare anche a convenzioni fatte con dei privati terzi, appunto. Noi qua dentro, in questa Aula dobbiamo sapere le leggi che facciamo quali effetti hanno sul territorio e dobbiamo, a mio avviso, attenerci alle indicazioni della legge statale, ma della stessa legge regionale; la legge regionale sulla caccia e fauna selvatica, colleghi, prevede queste tre categorie di associazioni.
La definizione "privati terzi" è una definizione, a mio avviso, che va riportata nell'ambito giuridico delle definizioni della legge 157 e della legge 50/ 1993.
Questo era quanto volevo dire. Aggiungo solo una cosa: la pianificazione adesso, quindi, per quasi la totalità passa in capo alla Regione. Ci sono però consuetudini a livello provinciale molto diverse in tema di gestione dell'attività venatoria tra Provincia e Provincia. In certe Province, ad esempio, gli ambiti territoriali di caccia arrivano anche a oltre la decina, perché – faccio l'esempio della Provincia di Treviso – il cacciatore di Treviso è un cacciatore che preferisce andare a caccia in un territorio di 4-5 Comuni, di gestire il questo territorio, di conoscerlo e quindi di controllare a sua volta gli altri cacciatori, senza andare a cacciare in aree più vaste. Ad esempio, in Provincia di Vicenza, invece, si preferisce andare a cacciare in aree molto vaste e, quindi, abbiamo due ambiti territoriali di caccia.
Non vorrei che la novità di vedere la gestione faunistico-venatoria, la determinazione degli ambiti territoriali di caccia esclusivamente in capo alla Regione, andasse in qualche modo col tempo a incidere su queste realtà che, devo dire, hanno funzionato.
Io parlo in particolare di quelle Province dove ci sono più ambiti territoriali di caccia, quindi dove c'è un legame territorio cacciatore maggiore rispetto, ad esempio, al vicentino dove ci sono solo due enormi ambiti territoriali di caccia.
Questo lo dico, colleghi, anche perché voi sapete che i dati di cronaca sugli incidenti di caccia e gli abusi di caccia durante l'anno sono tanti perché ci sono i cacciatori corretti che rispettano le leggi, ci sono altri cacciatori che, invece, le leggi non le rispettano.
Fare ambiti più piccoli consente, bene o male, a chi caccia, ai residenti, alle Forze dell'Ordine e quant'altro di individuare le mele marce; fare degli ambiti enormi, cioè andare a individuare su 20.000 cacciatori, rispetto ai 300, chi ha commesso un determinato reato o abuso è molto più difficile.
Quindi l'augurio che faccio, che mi faccio e che spero venga accolto è quello di fare tesoro della tradizione che c'è in ogni Provincia, evitando di omogeneizzare in tutte le Province delle norme e delle regole che finora sono state magari prese in considerazione solo in alcune Province.
Sarebbe un danno enorme, a mio avviso, per la gestione della fauna selvatica, per i cacciatori per chi, invece, risiede in questi ambiti, eccetera, andare in certe aree dove gli ambiti sono sempre stati in numero elevato, andare a fare dei mega ambiti, proprio per il motivo che dicevo prima.
Quindi io mi auguro che l'Assessore, non so se magari mi può anche rispondere in merito, su questo punto si esprima già da adesso perché le preoccupazioni nei territori, parlo di Treviso, ma anche di Venezia e anche di Padova, anche Verona, dove gli ambiti sono stati sempre in un numero più o meno elevato, sono reali perché temono che la Regione prima o poi voglia ridurre questo numero di ambiti. Grazie.

PRESIDENTE

Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Mi sembra che non ci siano altri colleghi che intendano intervenire, intervenivo in qualità di Relatore, quindi risposta alle eccezioni che sono state sollevate da alcuni colleghi.
In particolar modo ai colleghi del PD voglio ricordare che noi siamo costretti ad approvare questa norma per tentare di correggere, almeno in parte, i danni provocati dalla famosa legge Delrio, che ha scombussolato un equilibrio che da anni si era consolidato anche nella nostra Regione, attribuendo alle Province compiti specifici anche in materia di organizzazione e di gestione di caccia e pesca.
Purtroppo, con l'avvento della legge Delrio – ricordo che non era un Ministro di Fratelli d'Italia, della Lega o di Forza Italia, ma del PD – in ossequio a un progetto poi naufragato con il referendum del dicembre di un paio di anni fa, quel tipo di provvedimento mirava a distruggere le Province, a cancellare le Province completamente, creando delle situazioni di grave imbarazzo anche all'interno delle Amministrazioni e anche creando il principale effetto negativo, che era quello di non garantire più i servizi essenziali che venivano svolti a favore dei cittadini.
La Regione è stata costretta ad intervenire per rimediare a questo strafalcione da parte del Governo Renzi, anche economicamente, perché voglio ricordare che, per effetto di questi provvedimenti fatti dal Governo, poi la Regione è stata costretta, con risorse proprie, ad andare a pagare gli stipendi di tutti i dipendenti delle Amministrazioni provinciali, la Regione è stata costretta ad intervenire per evitare che venisse disperso quel patrimonio di conoscenze e di professionalità rappresentato dagli agenti provinciali, che garantivano la vigilanza e il controllo del territorio.
Quindi siamo stati costretti, come Regione, ad accollarci l'onere non solo del pagamento degli stipendi, ma anche a creare il servizio di vigilanza regionale proprio per garantire quei servizi indispensabile e per evitare, come invece correva il rischio di avvenire, che gli agenti dei corpi di Polizia Provinciale fossero costretti di andare a fare i vigili urbani o a cambiare mestiere, questo era l'effetto e noi siamo intervenuti come Regione proprio per tentare di ovviare, nel miglior modo possibile, ai danni provocati da quel governo e dalla famosa legge Delrio, la n. 56/2014.
Per effetto di questo intervento, come vedete, questo provvedimento di iniziativa della Giunta regionale, io voglio ringraziare l'Assessore regionale Pan, il dottor Comacchio, il dottor Pagnani e gli altri dirigenti che ci hanno aiutato nei lavori sia in Terza Commissione che in Prima Commissione, per avere predisposto, con la collaborazione di tutti i colleghi, un provvedimento che sana quei tipi di danni creati dalla Delrio, almeno in parte, in tutte le parti possibili, e poi non fa altro che riordinare la materia, in modo tale da poter garantire quei servizi ai cittadini di cui abbiamo parlato. Prova ne sia che, per effetto di questo lavoro, hanno espresso parere favorevole i rappresentanti dei Gruppi consiliari Liga Veneta - Lega Veneta, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia e Movimento per la cultura rurale, Alessandra Moretti Presidente e Veneto del Fare Flavio Tosi Alleanza per il Veneto, mentre si sono astenuti i rappresentanti del Gruppo consiliare del Partito Democratico e ha espresso voto contrario la componente politica Liberi E Uguali del Gruppo Misto. Questo è l'esito del lavoro, che direi è più che positivo.
Per quanto riguarda le questioni legate all'autonomia, questo provvedimento garantisce maggiori forme di autonomia anche alla Provincia di Belluno, in ossequio alla Legge 25, di cui si è parlato, mantenendo, per ovvie ragioni di programmazione di carattere generale, in capo alla Regione appunto, il compito di programmazione, affidando alla Provincia di Belluno le competenze in materia gestionale, ma mantenendo, per ovvie ragioni di coerenza, in capo alla Regione il controllo della gestione fatta dalla Provincia di Belluno.
Su questo c'è stata una mediazione, che è stata ricordata prima anche dal consigliere Azzalin, accettata un po' da tutti, che io rispetto e di cui prendo altro; di conseguenza, non faccio altro che dare l'assenso, come Gruppo di Fratelli d'Italia, a questa mediazione, che è stata fatta, con fatica, ma anche con esito positivo, con i rappresentanti della Provincia di Belluno.
Se non ci sono modifiche sostanziali, come invece paventava il consigliere Zanoni, perché per quanto riguarda l'articolo 3, comma 2, lettera c), non si fa altro che adeguare la normativa, quanto già previsto ancora da una legge del 1993, attualmente in vigore, la 50/1993 per quanto riguarda la rappresentanza delle associazioni venatorie riconosciute sia a livello regionale che nazionale, prevista per legge, poi per quanto riguarda la questione dei centri di recupero di fauna selvatica in difficoltà, ci aspettavamo, invece, un plauso per l'iniziativa della Regione, non una critica per il fatto che garantiamo, attraverso una pluralità di soggetti la possibilità di garantire questi centri e la loro funzionalità.
Poi, la critica preventiva ad un argomento che verrà trattato nel Piano faunistico venatorio, proprio ieri adottato in prima istanza dalla Giunta regionale, il numero degli ambiti, la regolamentazione, è un tema che verrà trattato in Piano faunistico venatorio regionale; quindi dopo la prima adozione fatta dalla Giunta regionale ieri, ci sarà poi il passaggio attraverso le competenti Commissioni tecniche della Giunta regionale, poi ci sarà l'ulteriore adozione prevista per legge da parte della Giunta regionale, poi il provvedimento verrà inviato in Consiglio regionale e noi, attraverso le Commissioni competenti, prima tra queste la Terza Commissione consiliare, avremo modo di affrontare anche la questione del numero degli ambiti, della loro vastità, della loro regolamentazione ma questo è un qualcosa che verrà affrontato in sede di Piano faunistico venatorio, non in questa sede.
Se già adesso cominciamo a criticare le proposte della Giunta, prima ancora che arrivino in Consiglio, mi sembra che sia uno sterile tentativo di attivare un processo alle intenzioni. Avremo modo e tempo di parlare di questo argomento quando discuteremo della proposta di Piano faunistico venatorio, che non appena ci verrà formalmente inviata, dopo la seconda adozione da parte della Giunta regionale, occuperà i nostri lavori nelle Commissioni competenti, a partire dalla Terza Commissione.
Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla definizione di questo testo, che mi sembra sia un testo che dia risposte puntuali alle esigenze del territorio, di tutte le categorie economiche sociali interessate, che chiedono risposte e noi intendiamo, anche attraverso questo provvedimento, dare risposte puntuali alle esigenze del territorio.

PRESIDENTE

Grazie. Sono arrivati altri emendamenti: i numeri B0009, B0010 e B0011 da parte del correlatore. Quindici minuti per eventuali subemendamenti.
Prego, Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Non per replicare, ma una brevissima considerazione alla luce dello stringato dibattito che c'è stato su questo punto.
Io mi sarei aspettato anche qualche considerazione dagli amici della Lega, perché abbiamo a che fare con un punto anche di carattere politico, non è solo una questione tecnica questa vicenda del conferimento di funzioni. Poi, per quanto riguarda la Delrio, il Relatore sa bene che in gran parte io condivido anche i limiti di quella legge, le critiche e i limiti di quella legge e che probabilmente è stata fatta anche in maniera sbagliata rispetto a diversi punti. Ma è vero anche che non aboliva il livello inferiore alle Regioni, magari le cambiava in area vasta, ma questo è un tema ormai, direi, superato.
Ho preso la parola anche per dire in quanto al Piano faunistico venatorio è proprio il caso di dire habemus Papa, finalmente. Grazie.

PRESIDENTE

Assessore Pan, prego.

Ass.re Giuseppe PAN

Grazie, Presidente. Io volevo ringraziare innanzitutto anche il Presidente Berlato, tutti i componenti della Terza Commissione, tutti coloro che hanno aiutato il percorso di questa legge, che oggi arriva in Aula.
Non è stato un percorso semplice, non è stato un percorso facile. È stato ricordato che con l'introduzione della Legge Delrio, della Legge n. 56, praticamente ci siamo trovati, all'arrivo di questa Legislatura con le Province allo sfascio, allo sbando, soprattutto a livello di programmazione e di personale.
Noi abbiamo racconto, per le nostre competenze, il grido di disperazione del personale delle Province, perché negli incontri che ci sono stati in questi anni, soprattutto con il personale delle Polizie provinciali, ma anche con gli Uffici della caccia e della pesca, diciamo che il fuggi fuggi generale che c'è stato dopo l'approvazione e anche dopo il referendum, che fortunatamente poi è stato bocciato dal popolo, per quanto riguarda la centralizzazione a Roma di tutte le competenze, abbiamo subìto un distacco del personale importante da tutte le Province del nostro Veneto, con una conseguente perdita per quanto riguarda l'assistenza all'utenza, ma anche una perdita di competenze importanti, che poi non sono più tornate indietro.
Noi abbiamo avuto persone che magari erano Vice Comandanti o Comandanti delle Polizie provinciali, che si sono trasferite nelle loro attività nei Comuni o in altri enti periferici o regionali e abbiamo completamente perso la loro competenza, che forse è la cosa più grave, perché costruire una carriera e una competenza, per quanto riguarda le nostre materie, non è così semplice e chi si è occupato della pesca professionale, della pesca sportiva e della caccia in particolare, ma anche del controllo, quante volte abbiamo parlato in quest'Aula del controllo del bracconaggio e anche della possibilità di costruire un Corpo di Polizia ambientale regionale unico, che potesse essere adoperato in quei settori strategici di controllo alle foci dei nostri fiumi, dove di notte sappiamo cosa succede per quanto riguarda il bracconaggio, oppure l'attività illecita per quanto riguarda la pesca o la caccia.
Quindi avere un Corpo di Polizia provinciale è stata una scelta strategica e la Corte Costituzionale, tra l'altro, ci ha dato ragione, pur nell'impugnativa del Governo precedente, quindi noi stiamo costruendo la struttura che resterà comunque nei territori. Quello che voglio dire a tutti voi è che comunque il personale provinciale noi non lo portiamo a Mestre o a Venezia o lo concentriamo in un luogo, ma resterà nelle strutture o nel territorio limitrofo, perché il controllo del territorio è importante, ma l'azione di programmazione resterà in capo ad una struttura centrale, che darà le direttive, dove ce ne sarà bisogno.
Se, per esempio, abbiamo bisogno di un intervento massiccio di controllo sul delta del Po per quanto riguarda il bracconaggio, saremo in grado di fare delle azioni congiunte con i 167 – a oggi – agenti di Polizia provinciale: questo è solo un esempio, per dirvi che noi siamo e siamo sempre stati favorevoli, proprio come Lega, alle autonomie territoriali da sempre, ma quando ci sono da fare delle azioni comuni, forse avere una direttiva unica e disciplinata rende, in maniera importante l'azione, altrimenti si fanno tante azioni a volte una diversa dall'altra, e non c'è un coordinamento. Questo succede spesso, consigliere Azzalin, per quanto riguarda soprattutto le Province.
Per quanto riguarda gli Uffici caccia e pesca, la situazione in alcune Province è migliore, a volte siamo ridotti a una o due persone in qualche Provincia, quindi c'è proprio un bisogno costante di un passaggio di informazioni, anche di direttive e di un coordinamento che già sta avvenendo da un paio di anni, perché noi ieri abbiamo approvato in prima lettura, in via preliminare, il Piano faunistico, che adesso avrà il passaggio alla VincA e poi un ritorno alla VAS, con l'apertura di due mesi di osservazioni per quanto riguarda le associazioni e tutto il mondo legato a questo tema , poi arriverà in Aula e arriverà in Commissione. È un percorso importante, è un percorso che è anche stato fatto con le Province, noi siamo stati rispettosi nell'apprendere dalle Province i loro Piani faunistici ma anche la Carta ittica e il Regolamento sulla pesca professionale, che sono le tre carte fondamentali di pianificazione che a nostro avviso, a mio avviso, sono quelle che devono essere fatte in maniera univoca.
Poi la gestione dei territori, la gestione delle particolarità è stata lasciata ai territori, noi non l'abbiamo volutamente toccata o voluto caricarcene.
Arrivando poi ad alcune delle sue osservazioni, per quanto riguarda l'autonomia di Belluno. Noi con la Provincia di Belluno, grazie anche all'intervento dei nostri Consiglieri di zona. Io ringrazio in particolare l'assessore Bottacin, il consigliere Gidoni e il consigliere Possamai, per avere collegato i nostri Uffici, le nostre direttive e costruito assieme questo percorso, che comunque ha visto l'approvazione nell'osservatorio che c'è stato assieme alle Province, grazie anche al lavoro del nostro Vice Governatore Forcolin, che ha la delega in questo senso, l'approvazione da parte della Provincia di Belluno di questo testo, che prevede tutta una serie di funzioni che restano alla Provincia di Belluno, in maniera particolare, che sono espresse comunque dall'articolo 5 o dall'articolo 8, poi vedremo nel dettaglio, in cui sono lasciate alla Provincia di Belluno tutta una serie di spettanze.
Lo leggo, perché forse leggendo questo capoverso si capiscono molte cose: "La Provincia di Belluno partecipa al procedimento di formazione dei documenti di programmazione e pianificazione regionale, inclusi gli indici di densità venatoria, mediante la presentazione di proposte relative al proprio territorio approvate dal competente organo provinciale, che saranno recepite dalla Regione".
Quindi loro potranno fare la loro programmazione, potranno dare la loro indicazione e noi naturalmente, se non saranno così stravolgenti rispetto al Piano faunistico generale, rispetto alla Carta ittica generale, possiamo solo che recepire. Le cose vengono fatte in sintonia non solo con la Provincia di Belluno, quindi rispettosi della Legge 25, quindi poi la gestione faunistica, la determinazione della densità venatoria, l'emanazione al territorio di dispositive integrative, quindi una piena libertà che resta sul territorio nella gestione.
Noi ci siamo assunti la pianificazione generale perché penso che il Piano faunistico e la Carta ittica regionale debba essere unica e debba recepire le istanze di tutti i territori.
È quello che noi abbiamo fatto e ieri è arrivato in prima lettura il Piano faunistico, la Carta etica è in lavorazione insieme ai regolamenti e poi approderanno in quest'Aula e chiaramente quest'Aula sarà sovrana per le decisioni poi che le spetteranno.
Ecco, noi pensiamo di aver fatto un ottimo lavoro, di aver fatto tutto quello che si poteva fare in rispetto di ogni singolo territorio, di una singola autonomia e penso che questa legge darà un grande respiro ed è aspettata molto soprattutto anche del personale provinciale ma anche dagli amici cacciatori, dagli amici pescatori. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Baldin.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'assessore Pan per le ulteriori precisazioni utili che ha appena fatto.
Concordo anch'io sul fatto che la legge Delrio che in teoria doveva tagliare le Province, doveva eliminarle dalla faccia della terra, in realtà non lo ha fatto, ha solo tagliato il personale e oggi con questa nuova legge regionale cerchiamo di mettere una toppa a quella grande falla che ha creato la Delrio e il precedente Governo.
Non nascondo neppure il fatto che, provenendo da una città costiera della provincia di Venezia, trovo enormi difficoltà ad avere un riferimento a livello di Città metropolitana, ex Provincia di Venezia, perché molto spesso su tutti i settori non c'è un punto di riferimento provinciale con cui confrontarsi, con cui discutere, per questo molte volte mi ritrovo a dover chiedere agli Assessorati e alla Giunta regionale molte delle informazioni che, invece, dovrei andare a reperire all'interno della Città metropolitana. Ma dato che non ci vengono date le risposte e nemmeno possiamo avere accesso agli Uffici, neanche sotto forma di appuntamento con il Sindaco dell'attuale Città Metropolitana, questa è una grandissima cosa che lascio agli atti e spero che con il tempo, magari con una nuova Amministrazione, si riesce a cambiare anche questo modus operandi.
Per quanto riguarda Belluno, noi chiaramente siamo aperti a qualunque forma di ulteriore attribuzione di competenze e funzioni alla Provincia, proprio per il rispetto di quella che è stata la grande affluenza al referendum, di poco tempo fa sull'autonomia del Veneto e in contemporanea anche sull'autonomia della Provincia di Belluno e anticipo che appoggeremo anche l'emendamento del collega Azzalin, che attribuisce le funzioni e la competenza a Belluno con piena potestà regolamentare, e qui lo anticipo. Concordo anche sul fatto che serve un quartiere generale unico di coordinamento a livello di Veneto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei. Con gli interventi del Relatore, Correlatore e Assessore prima si è chiusa la discussione generale e quindi dovremmo passare alla fase emendativa.
Ci sono dodici emendamenti che l'Ufficio di Presidenza della Prima Commissione deve valutare, per cui io sospenderei fino alle 12:15 per poi riprendere i lavori, quindi dieci minuti per far lavorare l'Ufficio di Presidenza della Terza Commissione. Prego.
La Seduta è sospesa alle ore 12.05
La Seduta riprende alle ore 12.22

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori, passiamo all'articolato e alla fase emendativa.
L'articolo 1 non ha emendamenti.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Andiamo all'articolo 2. Anche per l'articolo 2 non ci sono emendamenti.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo sull'articolo 3 e qui ci sono invece degli emendamenti.
Partiamo con l'emendamento n. B0009.
Emendamento n. B0009, presentato dal consigliere Graziano Azzalin, articolo 3, comma 2, lettera c), soppressivo.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento riguarda l'articolo 3, brevemente l'avevo annunciato anche prima, nella discussione generale.
Questo va a sopprimere questa modifica, perché? Perché non c'entra per nulla con il riordino di cui andiamo a discutere adesso, sulle competenze tra Provincia e Regione. Questa è una modifica della legge sulla caccia.
La Legge sulla caccia, la 50/1993, prevede per la pianificazione faunistica venatoria, la legge 50/1993 della Regione Veneto, tra i vari componenti, anche un rappresentante per ogni associazione venatoria, riconosciuta ai sensi dell'articolo 34 della Legge n. 157/1992 esistente nella Regione.
Voi con questa legge lo volete trasformare così: "Un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale e regionale esistente nella Regione". La legge statale parla chiaro: ci sono le associazioni regionali, però devono essere riconosciute a livello nazionale. Questo è quello che prevede la legge dello Stato, quindi non possiamo andare fuori dai confini della legge quadro, dalla legge cornice statale e inventarci che ci siano anche associazioni regionali che non hanno titolo.
Questa è una modifica sostanziale della legge e non c'entra niente, a mio avviso, ma anche ad avviso di chi sa leggere le leggi, con il riordino, con le modifiche delle competenze che sono oggetto, invece, di questa legge.

PRESIDENTE

Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Per chiarire all'Aula, perché probabilmente è distratto il consigliere Zanoni e vorrebbe interpretare la norma a suo piacimento. In realtà già adesso la legge regionale del Veneto prevede la possibilità del riconoscimento per tutte le associazioni che abbiano determinati requisiti previsti.
Già questo avviene, già ci sono associazioni venatorie riconosciute a livello sia nazionale che regionale, a cavallo tra il 1993, data di approvazione della Legge regionale 50, poi del 1994, quindi successivamente alla legge regionale.
Questo non è altro che un adeguamento di questo articolo, a quanto già previsto all'interno della legge regionale 50, modificata nel 1994. È un semplice adeguamento a una previsione di legge già esistente, come stiamo facendo anche per le altre parti della legge, lo adeguiamo alle modifiche che sono successivamente intervenute dopo il 1993.
Quindi il parere del Relatore su questo emendamento è contrario.

PRESIDENTE

Grazie. Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0009.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0010, presentato dal consigliere Graziano Azzalin, articolo 3, comma 4, sostitutivo, che prevede:
"Al comma 3 dell'art. 5 sostituire "organismi pubblici e privati terzi" con "organismi pubblici e associazioni riconosciute"".
Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Questo riguarda i centri recupero della fauna selvatica, che sono quelle strutture, come dicevo prima, atte a recuperare gli animali selvatici feriti in difficoltà o i loro piccoli. Viene prevista una nuova formulazione dell'articolo per quanto riguarda i centri della fauna selvatica e vengono previste delle gestioni di questi centri da parte di organismi pubblici e privati terzi.
Siccome gli organismi pubblici immagino siano gli enti pubblici o altri e i terzi sono un raggruppamento non ben definito, io credo – e su questo vorrei sentire anche l'Assessore e i tecnici – basandosi sui princìpi generali della legge statale, ma anche della legge regionale del Veneto, che parla, quando si tratta di coinvolgimento delle categorie, sempre di associazioni agricole, associazioni venatorie, associazioni ambientaliste, che sia rischiosa questa definizione così aperta di privati terzi e quindi sarebbe, a mio avviso, corretto, in conformità alla legge regionale e alla legge statale, sostituire "privati terzi" con "associazioni riconosciute".

PRESIDENTE

Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Ribadisco la mia sorpresa nel constatare i contenuti dell'emendamento presentato dal Correlatore, in realtà dal consigliere Zanoni: noi ci saremmo aspettati che coloro che hanno presentato l'emendamento fossero attratti dalla necessità di garantire l'obiettivo principale, che è quello di garantire il soccorso e la cura di animali in difficoltà o feriti.
Pensavamo fosse questo l'obiettivo, invece ci accorgiamo che non è questo l'obiettivo dei proponenti dell'emendamento, ma è quello di evitare che altri soggetti possano garantire questo servizio di pubblica utilità, diversi magari dalle stesse associazioni ambientaliste che vorrebbero avere il monopolio della gestione di questi centri, sperando magari di qualche finanziamento pubblico, come avviene per gli animali da compagnia e altre cose del genere.
Noi qui vogliamo semplicemente garantire ad una pluralità di soggetti, nel rispetto della legge e sotto il coordinamento della Regione, questo servizio indispensabile per fare in modo che ci sia la possibilità di intervenire tempestivamente per soccorrere, curare e garantire poi tutti gli interventi agli animali in difficoltà, con la speranza, una volta riabilitati, di poterli rimettere in libertà.
Questo è il nostro obiettivo e se i proponenti dell'emendamento hanno obiettivi diversi ci dispiace sinceramente.

PRESIDENTE

Assessore Pan, prego.

Ass.re Giuseppe PAN

Solo per un inciso brevissimo. So che c'è stata anche un'interrogazione sul Centro di recupero della fauna selvatica di Rovigo, non so se vi ricordate, dove la provincia di Rovigo, Padova e Venezia portano tutti gli animali che sono stati raccolti e proprio quel centro è in convenzione con un privato veterinario che fa questo tipo di attività, in collaborazione con la LIPU. Quindi se noi non facciamo questo chiudiamo anche quello. E' solo per farvi capire che cosa significa privato terzo. Grazie

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0010.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0011, presentato dal consigliere Graziano Azzalin, articolo 3, comma 9, lettera d), sostitutivo, che prevede:
" d) il comma 5 dell'articolo 16 è abrogato".
Parere del Relatore?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Contrario.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Parere contrario de Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0011.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Siamo sull'articolo 3. Non ci sono più emendamenti.
Metto in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo all'articolo 4. Ci sono degli emendamenti.
Emendamento n. B0007, presentato dal consigliere Graziano Azzalin, articolo 4, comma 5, modificativo, che prevede:
" Al comma 2 dell'articolo 8 della legge regionale 22 maggio 1997, n. 15 così come sostituito dal comma 5 dell'articolo 4 le parole "ai Comuni" sono sostituite dalle parole: "alle Province e alla Città Metropolitana di Venezia"".
Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questo emendamento, se lei mi consente, lo tratterei insieme anche al n. B0008, che è il successivo, e poi al n. B0002.
Si tratta di stabilire qual è la competenza per l'applicazione delle sanzioni, in tema, appunto, di caccia e pesca, ma non solo, anche, in questo caso articolo 4 per l'allevamento di specie ornitiche per fini ornamentali e amatoriali, l'articolo 5 riguarda l'addestramento e l'allevamento dei falchi presidio venatorio e l'articolo 7, che è una modifica della legge 10/1977, che è quella che disciplina le funzioni inerenti le applicazioni delle sanzioni amministrative di competenza regionale.
Provo a inquadrare complessivamente l'argomento. La legge 10 dice che l'applicazione delle sanzioni è delegata, è trasferita tout court ai Comuni, salvo quanto disposto dal comma successivo - dice l'articolo 1 di questa legge - che si riferisce alle sanzioni amministrative per le trasgressioni delle leggi in materia di caccia e pesca nelle acque interne accertate nel proprio territorio, che sono delegate alle Province e con l'emendamento io propongo "e alla Città Metropolitana di Venezia".
Nella sua relazione introduttiva, il Relatore Berlato dice: siccome ormai le Province, questa terra di mezzo non c'è più, o ci sono i Comuni o c'è la Regione, non ha senso andare a dare una competenza, per quanto riguarda l'applicazione delle sanzioni, alle Province, perché non c'è più un riferimento.
Però lei ha anche detto che il personale, che era delle Province, che è stato acquisito, in qualche modo, dalla Regione, mantiene le proprie competenze e in qualche modo resta articolato – lo diceva lo stesso Assessore prima – a livello territoriale, in modo tale che ci sia una vicinanza rispetto alle situazioni da trattare.
Qui stiamo parlando non tanto della vigilanza, quanto dell'applicazione delle sanzioni.
Allora ci sono arrivate delle segnalazioni, per cui nei piccoli Comuni in particolare, la procedura di applicazione delle sanzioni richiede, a volte, un onere burocratico non indifferente, perché si possono innescare contenziosi, con confische, sanzioni anche pesanti, che vanno avanti anni e che hanno bisogno di un Ufficio attrezzato per svolgere questo compito.
Cosa che, invece, potrebbe essere svolta a livello di Area vasta territoriale, come la Provincia o la Città Metropolitana, in maniera unitaria e anche con le competenze che sono state acquisite nel tempo.
Io chiedo con questi emendamenti di mantenere la competenza al personale che era delle Province e che adesso è stato acquisito dalla Regione, ma in realtà possono essere dislocati sempre su base provinciale, per dare una maggiore efficacia allo svolgimento della fase applicativa.
Un'altra obiezione: "ma i Comuni sono d'accordo". Sì, sono d'accordo, perché il valore delle sanzioni entra nelle casse comunali e questo giustamente è un riconoscimento, un aiuto ai singoli Comuni.
Però, ripeto, dal punto di vista delle competenze poi della parte burocratica amministrativa i piccoli Comuni sono in difficoltà, quindi questo è il senso degli emendamenti che ho presentato e che mi pare il principio è analogo a quello del collega Casali, che invece propone di mantenere la competenza su base regionale.

PRESIDENTE

Bartelle, prego.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Innanzitutto per chiedere ai colleghi di poter sottoscrivere l'emendamento.

PRESIDENTE

Il Consigliere Azzalin consente? Sì.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

La ringrazio, collega. E poi vorrei sostenere quanto già detto da Pigozzo, perché la realtà veneta è fatta da Comuni molto piccoli, che difficilmente hanno il personale e la possibilità di seguire l'istruttoria di questa pratica. Tante volte, piuttosto che iniziare le pratiche e quindi un eventuale contenzioso con chi è attrezzato con tanto di avvocati delle associazioni, i Comuni soccombono ancor prima di iniziare, perché effettivamente non c'è la professionalità, con tutto rispetto dei Comuni, non perché non la possano avere, ma perché all'interno non hanno delle unità operative che possano effettuare questa attività di sostegno.
Era questo il senso, cioè rimarcare la difficoltà del personale a sostegno dell'azione che verrà iniziata e proposta all'interno delle sedi comunali. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Bartelle, mi dispiace, ma gli emendamenti depositati in Aula dal Correlatore non possono avere la firma di altri componenti d'Aula.
Collega Azzalin, prego.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Due considerazioni. Questi compiti già erano in capo alle Province e adesso noi li diamo ai Comuni, con le difficoltà che sono state elencate da chi mi ha preceduto.
Io faccio una domanda: se la Delrio ha offuscato in qualche modo l'orizzonte di governo, qua con la vostra visione siamo a notte fonda, nel senso che rischiamo di avere tra poco l'elezione diretta dei Presidenti e continua lo spolpamento di quello che è il ruolo di questo livello di governo.
Poi è vero che li acquisite in Regione, ma li lasciate là, per cui rendiamoci conto che c'è della gente che fa così nelle Province, se non diamo loro da fare, attenzione, per cui su queste questioni è bene essere coerenti sul piano politico e amministrativo. Non c'è un motivo di efficienza nel sottrarre alle Province, quando voi ci venite a fare la morale sul fatto che abbiamo abrogato questo livello di governo e abbiamo impoverito l'efficienza dei servizi: questa è la morale che ci fate sul piano politico e poi, con il massimo candore, lo diamo ai Comuni, sapendo che i Comuni hanno difficoltà decuplicate rispetto a quelle delle Province, anche se non sono stati aboliti, come si è tentato di fare con le Province, perché non possono più assumere, perché hanno poche risorse, perché hanno dei problemi seri.
Allora, perché dobbiamo creare un problema? Se abbiamo una certezza, manteniamola, tanto più che poi entrano delle risorse, ma quali sono le funzioni che svolgono le Province? Non hanno delle funzioni astrali o si interessano di astronomia: si interessano strade, di edilizia scolastica, cioè di problemi basilari per la vita della nostra comunità.
Quindi c'è un po' di strabismo nell'affrontare queste norme e perché dobbiamo sottrarre laddove le cose funzionano? Adesso siamo nella strana situazione per cui io che appartengo a un partito che voleva abolire le Province adesso le difendo e voi che le volevate difendere adesso le volete spolpare, ma io non capisco più niente sinceramente.
Quindi un po' di coerenza forse non guasterebbe, non tanto per voi, ma perché semplifichereste la vita a me.

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Io penso che questo sia uno dei contenuti in assoluto più pericolosi di questa norma.
Attualmente avevamo la gestione delle violazioni e sanzioni amministrative per caccia e pesca in capo alle Province e adesso trasferiamo queste funzioni ai Comuni. Abbiamo 571 Comuni in Veneto.
Sulla questione violazioni, e quindi anche bracconaggio, l'Assessore, funzionari, voi tutti Consiglieri ormai sapete che esiste una pre-procedura di infrazione, ripeto pre-procedura, perché poi Berlato dice "non è una procedura", una pre-procedura di infrazione che si chiama EU-PILOT, sul bracconaggio, la cito: è la 5283/13/ENVI che vede l'Italia, ahimè, afflitta da questo problema, l'ha ricordato anche prima l'Assessore, la questione del bracconaggio, dell'attività di vigilanza e quant'altro. Lo Stato italiano, in Conferenza Stato–Regioni, dove ha partecipato anche il Veneto, ha adottato il Piano nazionale di contrasto al bracconaggio.
Quindi siamo in una fase in cui siamo sotto la lente di ingrandimento della Unione Europea, per una possibile violazione a una direttiva, che è la Direttiva Uccelli, ma anche la Direttiva Habitat.
Dovremmo essere molto attenti su uno dei mezzi utili a contrastare il bracconaggio, ovvero il sistema sanzionatorio che deve essere efficiente. Come può essere un sistema sanzionatorio efficiente quando viene affidato a 571 Comuni, tra i quali ci sono Comuni che sono sotto il migliaio di abitanti e hanno degli organici risicati all'osso? E tutti lo sappiamo quante difficoltà ci sono a gestire le funzioni ordinarie; figuriamoci se dobbiamo dare dei compiti ulteriori anche su questo tipo di materia, che sono le sanzioni.
Poi i tempi decisionali: c'è una legge sulle sanzioni che prevede dei tempi ben precisi per quanto riguarda le notifiche, per quanto riguarda possibili osservazioni e sentire gli interessati i ricorsi e quant'altro. Siamo sicuri che tutti i Comuni hanno le capacità di una Provincia? Siamo sicuri che i Comuni da poche migliaia di abitanti, da pochissimi funzionari avranno la capacità di gestire queste sanzioni prima che scadano i termini e che quindi queste sanzioni, fatte in seguito a notti di appostamenti da parte personale della Regione, guardie provinciali, che adesso verranno gestite dalla Regione, sono riusciti a pizzicare il bracconiere? E dopo notti di appostamento, magari perché capita nel Comune piccolo che non ha delle dotazioni e degli organici, non ha delle professionalità, gli scappano i tempi e queste vengono archiviate per decorrenza dei termini previsti dalla 689? Siamo proprio sicuri che stiamo facendo la cosa giusta, Assessore?
Poi, proprio perché siamo in una pre-procedura di infrazione, spesso lo Stato, il Ministero dell'Ambiente, chiede alle Regioni di conoscere le sanzioni che vengono effettuate, lo chiede e spesso ci sono dei ritardi, perché qualche Provincia risponde tardi, qualcuna deve essere sollecitata tante volte e la Regione fa fatica ad avere i dati relativi alle sanzioni e violazioni di carattere amministrativo a livello regionale. Se facciamo fatica con 7 Province, con 571 Comuni? Mi potrete dire: è tutto automatico. A volte le domande che fanno al Ministero non sono solo i commi e gli articoli delle sanzioni, ma chiedono anche determinate specifiche. Non ci siamo.
La legge regionale e quella statale, sapete benissimo, prevede la vigilanza volontaria, data in capo alle associazioni venatorie, ad esempio la Federcaccia ha moltissime guardie volontarie venatorie, anche l'Arcicaccia, anche l'Enalcaccia, non so poi altre associazioni; poi ci sono le associazioni di tutela ambientale: la LIPU, il WWF, l'OIPA, l'ENPA e quant'altro. Questi sono dei volontari.
Se vogliamo contrastare il bracconaggio, lo abbiamo detto anche qua in Aula, bisogna tutelare e aiutare anche questi volontari: come pensiamo di poter aiutare questi volontari, che quando faranno un verbale magari dovranno fare chilometri, perché non sono pagati, non hanno contributi, non godono di leggi come quella fatta da questo Consiglio sulle associazioni venatorie.

PRESIDENTE

Grazie.
Berlato prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Sono un po' commosso, per due motivi. Il primo motivo, il più serio, è per la crisi esistenziale che ha colto l'amico Vicepresidente della Commissione Terza Azzalin, la crisi esistenziale e dice "ma come, proprio io che ho il partito che ha distrutto le Province, le voleva abolire, sono qua a difenderle?", mi rendo conto e ha tutta la mia solidarietà, però non deve chiedere a noi le ragioni delle scelte del suo partito e del suo Governo.
Noi stiamo tentando di rimediare ai danni provocati da quelle scelte. Noi avremmo tranquillamente lasciato le cose come stavano, con le Province con le loro funzioni, anche in materia di caccia e pesca, siamo stati costretti a intervenire perché c'era il pericolo di non garantire i diritti essenziali ai cittadini: questo è il motivo per cui, anche con questa norma, siamo costretti ad intervenire.
Zanoni dice – questa me la devo incorniciare – che siamo in una situazione di pre-procedura di infrazione, che è come dire che Zanoni è in una situazione di pre-malattia, perché sta bene, però quando ci si ammala è in una situazione di pre-malattia. Mi raccomando, Zanoni, curati bene, perché non vorrei che anche tu cadessi nella stessa situazione.
Tornando alla serietà, EU Pilot non è una procedura di infrazione o una pre-procedura, ma è una richiesta di chiarimenti, che viene fatta dalla Commissione Europea sulla base di denunce che vengono trasmesse all'Unione Europea da parte spesso dell'Italia: la maggior parte delle iniziative dell'Unione Europea sono fomentate, stimolate e istigate proprio dalle associazioni animaliste e ambientaliste, che dipingono la situazione italiana come catastrofica, con bracconaggio dilagante, con situazioni ingestibili. A fronte di queste allarmanti denunce, l'Unione Europea non fa altro che chiedere allo Stato membro: ma è proprio vero che in Italia ci sono tutti questi delinquenti, tutti questi casi apocalittici che vengono descritti? Allora ecco la EU Pilot, è semplicemente una richiesta di chiarimenti sulla base di quanto viene fatto.
Qualcuno nell'immaginario collettivo vede il messo comunale oppure il Segretario comunale che va in giro con il blocco dei verbali a fare le sanzioni a tizio e a caio, ma siccome c'è poco personale nei Comuni non c'è la possibilità di sanzionare tutti quelli che gli amici di Zanoni vorrebbero sanzionare sul territorio e quindi c'è il pericolo che a qualcuno non venga comminata una sanzione adeguata. Non è così, non spetta ai Comuni elevare le sanzioni, ma c'è tutta una pletora di soggetti che per legge sono chiamati poi ad elevare le sanzioni, mentre ai Comuni spetta il compito di ricevere queste sanzioni e poi di applicarle, introitando, per questa incombenza, tutte le risorse relative alle sanzioni. Questo è quello che vuole questa norma.
Quindi, chiarendo questo aspetto, siccome il consigliere Pigozzo ha chiesto di affrontare la questione congiuntamente sull'emendamento n. B0007, n. B0078 e n. B0002, il parere del Relatore è contrario per tutti e tre questi emendamenti.

PRESIDENTE

Grazie. Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

Su questo punto vorrei fare solo una considerazione di carattere generale che si ripresenta ogni volta che affrontiamo il tema delle funzioni delle Province e quindi i controlli di ciò che facevano prima le Province e quella che è la situazione attuale. Vi ricordate le cave? Qualche settimana fa, un mese fa, in cui c'era il tema: chi deve fare i controlli? Lo fanno i Comuni. I Comuni ci hanno detto "non siamo in grado di farlo e non tutti sono attrezzati", per cui abbiamo dato una possibilità di avvalimento ad esempio rispetto all'uso dell'ARPA, perché era una preoccupazione, notate bene, che veniva da parte dei Comuni che dovevano svolgere la funzione e da parte dei soggetti controllati, in quel caso i cavatori, che dicevano: poi l'approccio rispetto ai controlli che vengono fatti sarà il medesimo - la vigilanza in quel caso - in tutte le nostre Province, in tutte le aree o da Comune a Comune può cambiare?
Io dico solo questa cosa perché per quel poco che seguo questo settore le preoccupazioni che ho raccolto sono proprio di questo tipo e non solo da parte dei Comuni, ma anche da parte del mondo dei cacciatori, perché, probabilmente, come diceva il collega Berlato, non hanno ben capito nemmeno loro qual è il meccanismo, eccetera, ma la preoccupazione sull'applicazione in maniera uniforme di controlli, metodi di sanzione, l'emissione dei ruoli, perché poi se uno non paga la sanzione chi è che deve andare a riscuoterla? È un buco per l'erario del Comune? È un buco per l'erario della Regione? In caso di inadempienza o difficoltà la Corte dei Conti a fronte di un danno erariale da chi va?
Io auspico, ma non mi pare sia possibile, il fatto che su questi temi ci sia un approfondimento, fosse anche - se è possibile fin da subito - la possibilità di avvalimento almeno da parte dei Comuni che se lo ritengono usino qualche altro Ente, o comunque nei prossimi mesi una verifica sul funzionamento, ma guardate soprattutto su quelle che sono le ricadute amministrative, che non è solamente chi fa le carte, ma c'è tutta una serie di responsabilità, non ultima quella delle eventuali mancate entrate da parte della Regione, che rispetto, ripeto, alla Corte dei Conti sono sanzionabili.
Oltre che dare certezza agli utenti e, quindi, ai cacciatori, che a fronte di Enti con strutture diverse e possibilità diverse, Comuni, abbiano tutti lo stesso trattamento, poi il rischio di queste disfunzioni non è il rapporto tra Enti Locali che comunque sono Enti pubblici ma è la vittima che in questo caso sarà il cacciatore, se il sistema non funziona, non tanto gli ambientalisti, chi va a fare le sanzioni, chi fa la denuncia puntuale.
Ecco, il mio auspicio che ci sia un momento di riflessione se è possibile subito, sennò comunque nelle prossime settimane analizzando meglio questi fattori.

PRESIDENTE

Assessore Pan, prego.

Ass.re Giuseppe PAN

Brevissimamente. Su questo tema capisco magari anche le preoccupazioni ma volevo un po' far chiarezza anche su questa  questione.
È la stessa cosa per un utente che prende una multa con la macchina di divieto di parcheggio per cui il controllore, in questo caso è la Polizia regionale, sarà magari la Polizia venatoria, eccetera, emette la sanzione, redige il verbale e come tutti gli altri verbali, chi ha fatto il Sindaco in quest'Aula - come il sottoscritto - lo sa benissimo, per quanto riguarda poi la legge 10/77, che sono tutti quei verbali che sono stati delegati dalla Regione ai Comuni e, quindi, ha fatto bene, Consigliere Giorgetti, a citare la legge sulle cave, perché è stata approvata recentemente, ma poi le sanzioni sui fitofarmaci, quelle delle USL, quelle veterinarie, quelle ambientali, il Codice della Strada arrivano sul tavolo del Sindaco, dove il Sindaco deve applicare, deve emettere la sanzione o minima o massima e dare a colui che ha avuto la sanzione il conto corrente dove versare l'oblazione e quindi poi questa oblazione compresa, naturalmente, quell'altra e tutte quelle che ho appena citato vanno o nelle casse del Comune o degli Enti.
Quindi in questo caso l'oblazione va nelle casse del Comune, che può utilizzarla nelle spese correnti per fare azioni sociali, prevenzione e altre cose.
Tra l'altro, questa discussione è stata fatta anche con l'ANCI, che ha dato il suo parere favorevole anche nell'Osservatorio insieme alle Province e quindi questa procedura è stata anche avvallata.
Io sono d'accordo, comunque, con il consigliere Giorgetti: verificheremo i problemi e cercheremo, attraverso anche le associazioni e i distretti di Polizia tra Comuni, di essere vicini eventualmente agli Enti territoriali per affrontare le difficoltà.

PRESIDENTE

Collega Zottis, prego.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Proprio per quello che diceva anche il consigliere Giorgetti, varrebbe la pena di fermarsi e lasciare le competenze in capo alle Province e alla Città Metropolitana, facendo una verifica con i Comuni di quanto si vuole attuare perché, che io sappia, i Comuni comunque hanno difficoltà alle volte proprio a riscuotere anche le multe riguardanti i parcheggi o gli eccessi di velocità.
Quindi noi andiamo ad appesantire ulteriormente i Comuni, non tutti, ma alcuni sì, dipende dalle dimensioni e dall'organizzazione, senza aver verificato con puntualità, da quello che capisco, le reali capacità di tutti i Comuni, da quelli più piccoli a quelli più grandi, da quelli aggregati a quelli non aggregati, se sono in grado o meno di svolgere questa funzione.
Quindi il fatto di fermarsi un attimo e fare una verifica, non quando le cose sono state fatte e ormai il danno è stato fatto, ma eventualmente prima e attuare eventualmente dopo questa norma, credo sarebbe solo oggetto di buonsenso. Grazie

PRESIDENTE

Grazie a lei. Collega Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del Fare – Flavio Tosi – Alleanza per il Veneto)

Io porrei anche l'attenzione sui ricorsi perché se diamo la delega ai Comuni, c'è tutta la partita dei ricorsi e chi li segue? E chi subisce le spese legali? Quindi io sarei molto preoccupata per questo, perché comunque adesso il ricorso al TAR è fortemente aumentato e la vedo praticamente ingestibile da parte dei piccoli Comuni, quindi farei una riflessione.
Non vanno in Prefettura, non tutte, perché, ad esempio, quelle del Ministero sono a carico dei Comuni e, se la ditta fa ricorso, la fa al Comune: questo lo so di preciso, quindi sarei molto attenta anche su questa dinamica.

PRESIDENTE

Bene, siamo in votazione. Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0007.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Siamo all'articolo n. 4.
Metto in votazione l'articolo n. 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Emendamento n. B0008, presentato dal consigliere Graziano Azzalin, articolo 5, comma 3, modificativo, che prevede:
" Al comma 2 dell'articolo 4 della legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 così come sostituito dal comma 3 dell'articolo 5 le parole: "ai Comuni" sono sostituite dalle parole: "alle Province e alla Città Metropolitana di Venezia"".
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

E' praticamente la stessa questione. Io stavo finendo, poi ho sentito anche i colleghi che hanno tirato fuori la questione delle cave, poi delle multe della Polizia Municipale. Non ci azzecca niente, siamo su due piani totalmente diversi, primo, per quanto riguarda le cave. No, perché avete fatto una cosa gravissima con questa votazione, ma ne subirete le conseguenze perché l'opinione pubblica la informeremo molto bene su questo punto qui, andremo a nozze su questo, avete fatto un errore gravissimo. Sulle cave. Scusate, quanti Comuni ci sono in Veneto che hanno le cave? Qua stiamo parlando di dare la possibilità di conferire queste funzioni a 571 Comuni. Le cave sono in numero presenti sui Comuni molto inferiore, primo.
Secondo: quante cave ci sono in attività? Qualche centinaio. Quanti cacciatori e pescatori ci sono in Veneto? Solo pescatori ce ne sono 42.000. Quindi non possiamo fare questi paragoni. Siamo su due piani diversi.
Come l'altro, quello fatto, mi pare, dall'Assessore prima, sul fatto della Polizia Municipale "ma anche le sanzioni della Polizia Municipale le fa e poi vanno nei Comuni". Ma quanto ne sanno i Comuni e quante professionalità hanno in merito al Codice della Strada? Quanto, invece, ne sanno sulle leggi sulla pesca e le leggi sulla caccia? Ve lo siete chiesto questo?
Quando ci saranno i ricorsi – ha fatto bene la collega Negro a ricordare questa cosa – e verranno sentite le parti quali capacità ci sarà da parte di chi esaminerà il ricorso, di un piccolo Comune di 2-3.000 abitanti, su una materia della quale non ha mai sentito parlare perché o uno va a caccia, oppure uno, non so, fa la guardia volontaria venatoria, allora conosce le leggi, ma sennò chi è che sa le leggi sulla caccia e sulla pesca?
Quindi, cari colleghi, veramente provo anche imbarazzo nel sentire questi paragoni che non ci azzeccano nulla. A me dispiace, probabilmente non conoscete la materia, ma io questa materia la conosco bene e conosco anche bene quali sono le conseguenze sul campo perché quello che non sapete, ad esempio, è che il Codice – ve lo dico è giusto dirlo – sul Codice della Strada non è prevista una qualsiasi forma di figura di volontariato per fare le multe sul Codice della Strada, non esiste.
Sulle cave non c'è nessuna figura di volontariato che può fare multe sulle cave, invece per quanto riguarda sulla caccia e sulla pesca, caccia e pesca abbiamo guardie particolari giurate, sia venatorie che ittiche, che possono essere delle associazioni ambientaliste, agricole e venatorie.
Mi sarebbe piaciuto sapere anche cosa ne pensano quelli di Federcaccia, ad esempio, che fanno delle sanzioni anche loro che da oggi in poi non dovranno più andare solo in Provincia a notificare questi verbali ma dovranno andare, non so, penso a Vicenza in uno dei 118 Comuni, a Treviso in uno dei 93 Comuni.
Siccome le leggi sulla caccia prevedono anche le guardie venatorie volontarie e quelle della pesca le guardie ittiche volontarie, dovete sapere che queste sono conseguenze terribili per questi volontari che lo fanno a scopo di puro volontariato.
È una legge sbagliata ma può avere delle ripercussioni. Le ripercussioni possono esserci, effettivamente, perché si allungano i tempi, si danno in mano a persone che non conoscono bene la materia e si rischia il fatto che qualcuna di queste sanzioni, magari proprio per la complessità del tema e non conoscenza del tema, possa incorrere nella decorrenza dei termini e, quindi, nell'archiviazione. L'unica concreta cosa che può accadere è proprio questa: maggiore difficoltà per chi gratuitamente fa attività di volontariato e maggiore possibilità che la procedura di questi verbali, di queste sanzioni non vada a buon fine.
Quindi credo non sia stato valutato fino alla fine quali sono gli effetti che questa legge, che siete andati a votare adesso, avrà sul sistema sanzionatorio.
In realtà qua mi spiace sentire anche Berlato che si accalora su questa cosa qui; non stiamo parlando di cacciatori, stiamo parlando di gente che viola le leggi, non stiamo parlando di pescatori e cacciatori, ma stiamo parlando di chi fa del bracconaggio, perché chi si trova una sanzione a pagare ha fatto il bracconiere.

PRESIDENTE

Bene. Visto che la discussione si sta protraendo sospendiamo qui la seduta e riprendiamo alle ore 14.30.
Ricordo ai membri della Sesta Commissione che adesso facciamo l'insediamento in sala Legni e, a seguire, ci sarà la Prima Commissione.
Grazie, ci rivediamo alle 14.30 in Aula.
La Seduta è sospesa alle ore 13.07
La Seduta riprende alle ore 14.45

PRESIDENTE

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati.
Siamo sull'emendamento n. B0008 e c'è una richiesta di intervento del collega Pigozzo.
Prego, Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie. L'emendamento n. B0008 è relativo alla modifica della legge 2/2000, che è quella che riguarda l'addestramento e l'allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio.
In realtà la portata di questa modifica, visto l'oggetto di quella legge, è abbastanza limitata nel senso che stiamo parlando di trasferire l'applicazione delle sanzioni ai Comuni, anziché alle Province come era prima e devo dire che questo tipo di attività in Veneto non è che ce ne siano una per Comune, sono abbastanza sporadiche, però è il principio sul quale anche con questo emendamento torniamo, rispetto alla discussione innescata nel punto precedente.
Quindi io credo che per arrivare all'obiettivo che sarà poi all'articolo 7 abbiamo bisogno di fare attenzione, perché questo trasferimento di competenze veramente rischia di far saltare l'equilibrio.

PRESIDENTE

Collega Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Le valutazioni che vengono avanzate dal collega Pigozzo sono in parte condivisibili, però noi dobbiamo fare la scelta migliore, della serie: fermo restando che non possiamo più attribuire competenze alle Province, perché in molte Province, per effetto dell'applicazione della Delrio, non ci sono più le persone, cioè all'interno di diversi uffici non ci sono più le persone che possono garantire i servizi ai cittadini; questo è un riscontro oggettivo, perché c'è stato in molti casi il fuggi – fuggi, si salvi chi può, e all'interno di alcuni uffici sono rimaste scrivanie e le sedie ma non sono più reperibili le persone.
Quindi noi potremmo, ribadisco, fare una valutazione se è il caso di attribuire alla Regione, come le altre competenze, anche questa legata alle applicazioni delle sanzioni, oppure come avviene anche per altre materie, affidarle ai Comuni, affidando non solo le incombenze ai Comuni ma anche gli introiti derivanti dall'applicazione delle sanzioni.
Del resto è un riscontro oggettivo. Se noi vogliamo affidare alla Regione questa competenza dobbiamo caricare la Regione, che non significa caricare un migliaio di persone, ma caricare una o due persone, un dirigente, dell'incombenza di dover seguire tutte le questioni legate all'applicazione delle sanzioni.
Credo sia più opportuno diluire questa incombenza tra tutti i Comuni, non stiamo parlando di milioni di casi, ma stiamo parlando di alcune centinaia di casi che vengono affrontate queste questioni dai vari Comuni.
Su questo prima ho visto infervorarsi il consigliere Zanoni che pensava non funzionasse il microfono, e per farsi sentire alzava la voce in quest'Aula.
La raccomandazione – adesso sta telefonando, ma spero che dopo qualcuno gli riferisca quello che sto dicendo in Aula – io prima ho detto parafrasando un suo intervento quando confondeva una richiesta di informazione da parte dell'Unione Europea attraverso le UE-Pilot in pre-procedura di infrazione dicevo come lui – gli auguro sempre tanta salute – quando gli dicevo che lui poteva essere considerato in situazione di salute e quindi di pre-malattia, se continua a infervorarsi in quel modo lì, in maniera inadeguata, credo che possa passare da una fase all'altra perché è sottile il INC , quindi lo invitiamo a maggior serenità.
Per quanto riguarda quindi la questione che è stata più volte sollevata, pur comprendendo le difficoltà che possono affrontare alcuni Comuni nell'andare poi a caricarsi di questa nuova incombenza, ma credo che tra i due mali scegliamo il minore, perché credo che peggiore sarebbe la situazione se andassimo a caricare di questa incombenza uno o pochi altri dirigenti regionali.
Per quanto riguarda la questione dell'emendamento, come ho detto prima, credo sia opportuno votare contro, per fare in modo da mantenere la decisione assunta dalla Giunta, che è quella di attribuire ai Comuni le incombenze per quanto riguarda le sanzioni e, conseguentemente, anche dare ai Comuni gli introiti derivanti dalle sanzioni stesse.

PRESIDENTE

Grazie. La parola al collega Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Grazie, Presidente.
Penso anch'io che la norma, così com'è proposta dalla Giunta, possa andare bene, mentre mi sembra una forzatura ripristinare questa competenza alle Province e mi sembra poco opportuno darla alla Regione. Secondo me, non vi sono i pericoli, che ha lamentato il consigliere Zanoni, circa la possibilità che queste sanzioni decadano per mancanza di notifica nei termini.
L'articolo 14 della 689 prevede 90 giorni dall'accertamento ultimato per la notifica al trasgressore delle sanzioni, quindi c'è tutto il tempo per farlo. Non vi è una possibilità concreta che sia così facile che intervenga una tardività di notifica da parte dei Comuni.
Peraltro i Comuni sono già anche abituati a questo tipo di pratiche, perché il Comune è già competente anche su altre materie analoghe, oltre alle sanzioni di carattere stradale, ma anche per alcune sanzioni che riguardano l'adulterazione, ad esempio, degli alimenti posti in vendita o materie affini, proprio di competenza del Comune la notifica del verbale e poi anche, in caso di mancato pagamento, anche l'emissione dell'ordinanza di pagamento, che è un'ordinanza emessa dal Sindaco.
Il vantaggio che ha il Comune, ed è previsto anche in questa normativa, è dato dal fatto che i Comuni possono godere degli introiti derivanti dalle sanzioni amministrative, che vengono comminate ai trasgressori.
Quindi mi pare che anche dal punto di vista delle spese il Comune possa avere buona copertura e anzi poter anche incrementare il proprio bilancio. Considerato anche che le posizioni sono molto scarse. Ci possono essere soltanto delle osservazioni, che normalmente vengono inviate al Sindaco nei termini, dopo aver ricevuto la notifica del verbale da parte del trasgressore, ma queste si risolvono facilmente con un'audizione e poi o con l'archiviazione oppure con l'emissione dell'ordinanza da parte del Sindaco.
Ritengo che la norma possa andare bene e che l'emendamento sia poco opportuno.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Bartelle, prego.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie. Questo è un po' un ripetersi, è un reframe che è andato in onda per gli ultimi emendamenti dello stesso valore.
Io sono qui a riconfermare quanto detto prima, ovvero: io sono contenta che il Consigliere abbia tutta questa esperienza positiva per quanto riguarda la riscossione e il componimento di eventuali liti che riguardano queste contravvenzioni, ma non è esattamente così quello che succede nei piccoli Comuni, nei Comuni in cui non sono attrezzati con personale che abbia queste competenze, tantomeno Sindaci che abbiano competenze pari alle sue, caro collega, perché non tutti i Comuni sono così fortunati nell'avere nel loro ambito comunale delle persone che abbiano queste specializzazioni, queste specificità che possono aiutare a sbrigare i compiti all'interno dei Comuni. La ringrazio.
PRESIDENTE
Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Io credo che un piccolo Comune, non so se la norma lo consente, non lo vieta e quindi di fatto lo consente, possa fare una convenzione con altri Comuni, magari anche più grandi, e delegare questa funzione ad un Ente magari in forma associata che svolga questo compito; può essere una soluzione per risolvere il problema.

PRESIDENTE

Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Io non credo che sia una forzatura, caro collega, neoacquisto) della maggioranza zaiana, Dalla Libera, ripristinare l'incarico alle Province. Sento che è già entrato nella parte quindi... Esatto, ma di fatti proprio per questo io mi rivolgo a lui. Almeno lui affabula. Lei, Capogruppo, in tutta la mattinata ci ha degnato di qualche sguardo. Le materie erano molto pertinenti alla politica della Regione. Aspetteremo la sua dichiarazione di voto, intanto mi accontento di Dalla Libera.
Presidente, mi interrompono.
Non è una forzatura, perché il discorso che ha detto proprio il suo compagno di banco, Valdegamberi, dice: nulla vieta che un piccolo Comune possa convenzionarsi. Ergo, stiamo già pensando che non tutti i Comuni riusciranno ad assolvere a questa funzione, per cui si convenzioneranno.
Prima avevamo già un centro, che era la Provincia, che assolveva a queste questioni, non vedo perché bisogna darli ai Comuni, i quali poi dopo si potranno in qualche modo consorziare, oppure delegare; guardate, l'ultima che ho saputo in questi giorni, a proposito di Comuni...

PRESIDENTE

Questo brusio di fondo non si può eliminare, per piacere? Basta, grazie.
Prego, Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Con questi ammonimenti io mi commuovo, lei lo sa, Presidente, vero?
Guardate, l'iter, onestamente, adesso avete deciso e andate avanti su questa direzione.
La collega Zottis ha fatto una proposta, ha detto: lasciamo stare alle Province, casomai facciamo una verifica, un ulteriore approfondimento, nulla vieta che in sede di collegato alla finanziaria una norma e si ripristina questo ragionamento.
Le nostre obiezioni non sono perché voi avete fatto questa proposta, le nostre obiezioni nascono dal rendere funzionale questo tipo di servizio. Perché l'iter, è vero che possono introitare delle risorse, ma è vero anche che poi l'iter può avere un seguito, un seguito di ricorsi, che vanno seguiti.
Giorni fa sono andato in un Comune del Delta, un territorio abbastanza importante, Comuni non piccolissimi, se penso a Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, quella realtà lì da Adria al mare non riesce più a assolvere, come Polizia Municipale, le proprie funzioni, è costretta a mettersi insieme, cose che fino a qualche tempo fa riguardavano i piccolissimi Comuni, per assolvere le questioni fondamentali di Polizia Locale.
Partiamo dalla realtà delle cose. Io non capisco perché c'è questa insistenza, perché rispetto alle obiezioni, ci diceste "no, guardate che voi sbagliate", perché se io dico che è una forzatura, caro collega Dalla Libera, dovrei dire qual è stata la mala gestione che si è manifestata nella gestione precedente, dovrei dire quali sono state le inefficienze, dovrei dire quali sono stati i ritardi, dovrei dire queste cose, ecco perché sarebbe una forzatura e non avrebbe senso, ma voi questo non ce l'avete spiegato. Voi avete detto in luogo delle Province, mettiamo i Comuni. Sempre con questo Delrio, che sembra quasi abbia distrutto l'Italia.
Stiamo al merito della questione. Ecco perché noi abbiamo fatto questi emendamenti, il cui valore lo abbiamo più volte sottolineato. A futura memoria noi verificheremo, da qui a qualche tempo, la validità di questa scelta, perché ci sono delle scadenze annuali che dovranno essere verificate e così poi sulla scorta di numeri e di ragionamenti concreti, avremo modo magari di ragionare e distogliere un attimo dalla ideologia che vi pervade e quindi fare una discussione un po' più seria.

PRESIDENTE

Guadagnini, prego.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Solo per ricordare che è tutto il giorno che ci accapigliamo sul fatto che non c'è il personale dei Comuni, non ce l'ha le Province, non ce l'ha la Regione, allora a costo di sembrare noioso il Comune di Ficarra, in Provincia di Trapani, deve essere in Sicilia, ha 42 dipendenti e ha 1.200 abitanti.
Venendo giù oggi in treno mi è capitato di parlare con un Vicesindaco delle mie zone di un Comune che ha 10.000 abitanti mi ha detto che ha parlato con un altro amministratore di una Provincia siciliana, il suo Comune, 10.000 abitanti, ha 280 dipendenti.
Allora qui l'indipendenza c'è qualcuno che l'ha già fatta e se ne frega di tutto il resto; norme fiscali eccetera. Noi stiamo qua a far baruffa per un Vigile e il Comune di Ficarra ha 1.000 abitanti e 40 dipendenti, qui bisogna dividere per 10 e questo che non funziona e che purtroppo ho paura che non riusciremo a sistemare.

PRESIDENTE

Bene. Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0008.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Siamo sull'articolo 5. Metto in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo all'articolo 6. Non ci sono emendamenti.
Metto in votazione l'articolo 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Sull'articolo 7 invece abbiamo degli emendamenti.
Emendamento n. B0001, presentato dal consigliere Stefano Casali, articolo 7, comma 3, modificativo, che prevede:
" Al comma 3 dell'articolo 7, le parole: "Sono delegate ai Comuni" sono sostituite dalle seguenti: "Sono delegate"".
Prego, Casali.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie. Questo emendamento richiama un po' alcuni ragionamenti che abbiamo già fatto durante il dibattito quest'oggi.
Noi sappiamo che la legge 55/2014 Renzi-Delrio, il "Rio" è esondato, nel senso che il fiume che ha invaso le Province ha mortificato in primis i lavoratori delle Province e poi ha mortificato anche l'operatività delle Province stesse.
Con questo emendamento io chiedo che le deleghe per i ricorsi vengano sottratti ai Comuni e vengano, invece, accorpate non più alla Provincia che non può, proprio per questa "esondazione" della Delrio, garantire un'uniformità e un'efficienza di giudizio, che vengano assegnati alla Regione. I Comuni non sono in grado di poter gestire non tanto l'incasso dell'oblazione ma tutta la parte amministrativa che può essere generata.
Molti di voi sono stati Sindaci, Vicesindaci, amministratori, sanno che una forma di ricorso è quella proprio del ricorso al Sindaco.
Io vi dico, per esperienza professionale, che anche in Comuni importanti dove per dei clienti ho fatto ricorsi al Sindaco, a distanza di 2-3 anni non ho avuto neanche la risposta che il ricorso era stato depositato presso il protocollo. Quindi figuriamoci in Comuni magari montani, oppure in alcune zone della Regione dove si pratica la caccia o la pesca, come possano evadere questi Comuni che, come diceva magari, prima il collega Guadagnini hanno un organico bassissimo, affrontare memorie, ricorsi e quant'altro anche perché sapete che in Italia è molto più facile fare un ricorso in autotutela, piuttosto che pagare una sanzione amministrativa.
I guadagni che poi teoricamente questi Comuni possono avere, e i dirigenti qui presenti secondo me lo sanno molto bene, sono minimi, perché rispetto al costo di un ricorso che magari in secondo grado può finire al TAR e costa migliaia e migliaia di euro, magari chi paga spontaneamente paga 150 euro o 80 euro di sanzione amministrativa. In più, si può creare anche una grave differenza tra cittadini che abitano in Comuni diversi o che violano sanzioni e amministrative in Comuni diversi.
C'è la necessità dell'uniformità di applicazione della sanzione e della gestione del ricorso, la ratio originaria, prima che Delrio e Renzi distruggessero le Province, era giusta quella di dire: "Il ricorso si fa alle Province", perché è un ente sovra posizionato, che va a gestire in maniera uniforme quelli i ricorsi.
Con questo emendamento, io chiedo solamente di spostare queste competenze dai Comuni che purtroppo oggi senza l'autonomia, senza risorse, con poco personale, alla Regione, che può attrezzarsi per fare un ufficio specifico.
Era giusto poi il ragionamento che qualche collega faceva, le sanzioni del Codice della strada ogni Comune necessariamente ha la Polizia Municipale: una sanzione del Codice della strada la sanno gestire.
Altre ipotesi specifiche che variano tra il penale e l'amministrativo, legate alla normativa Caccia e pesca, non trovano nei Comuni con 8-10 dipendenti le competenze specifiche, restano lettere morte e credete, non faccio nomi di Comuni, non cito nomi di Comuni, ma ci sono Comuni importanti con decine di migliaia di cittadini, che non riescono ad evadere i ricorsi al Sindaco dei cittadini che si vedono irrogate sanzioni anche per la legge rifiuti, tanto per cambiare un attimo argomento.
Già la normativa rifiuti è diversa dall'eccesso di velocità oppure dall'essere passati al semaforo con rosso.
Siccome in tutte le cose noi vogliamo che vengano fatte bene, è nostro dovere che vengano fatte bene: voi sapete che per primi i cacciatori e i pescatori - e sono sicuro che su questo mi può dare conferma il Presidente Berlato - come tutte le persone che amano l'attività che fanno, vogliono che venga fatta rispettando le regole.
Nel rugby, nello sport e in tutte le attività se le regole vengono rispettate la competizione sportiva agonistica viene gestita in maniera giusta, bella e piacevole.
Se le regole - chiedo dieci secondi ancora - se le regole non vengono rispettate, purtroppo tutto finisce anche male, signor Assessore e si vanno a mortificare le cose.
Quindi io chiedo veramente una riflessione su questo aspetto: la Regione può dare questa garanzia di un'uniformità di giudizio e di un giudizio, a vantaggio soprattutto dei cacciatori e dei pescatori per bene, ai quali il nostro gruppo di centrodestra Veneto Autonomia e Libertà manifesta tutto l'apprezzamento, la stima e anche il lavoro che svolgono sul territorio di controllo, perché il pescatore, il cacciatore onesto è una risorsa per il territorio.
Quindi chiedo che ci sia un voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Grazie anche al collega Casali, perché le sue argomentazioni hanno centrato il nocciolo del problema, che avevamo solamente anticipato con i precedenti emendamenti, ma adesso arriviamo al dunque.
Non si tratta qui di delegare ai Comuni l'erogazione delle sanzioni, si tratta di dire ai Comuni: "Voi dovete completare l'iter delle sanzioni che fa la Polizia regionale - in questo caso - in merito ad alcuni abusi".
Siccome sono sanzioni, voglio ricordarvi, che non si possono risolvere quando c'è un contenzioso in maniera bonaria, oppure andando dal Giudice di pace, perché il Decreto legislativo 150/2011 che è in merito di procedimenti civili eccetera, dice che quando la sanzione è applicata per questioni relative alla violazione, alla tutela dell'ambiente, dall'inquinamento, della flora e della fauna delle aree protette, deve essere l'opposizione proposta davanti al Tribunale, quindi non è una passeggiata e i Comuni che si trovano in capo questa competenza, devono attrezzarsi appunto davanti al Tribunale in caso di opposizione alla sanzione che viene prescritta.
Io credo che un punto di equilibrio rispetto a quello che io chiedevo prima, cioè che anziché ai Comuni la competenza vada alle Province, preso atto che adesso il personale competente delle Province che svolgeva prima questo compito, è stato assorbito dalla Regione, una buona mediazione può essere quella che propone il collega Casali e cioè quello di dire: facciamo in modo che l' iter applicativo delle sanzioni venga svolto da personale qualificato, che è in capo alla Regione, che comunque mantiene, come diceva l'Assessore in apertura, le sue articolazioni provinciali e che quindi è vicino al territorio, conosce le situazioni e ha anche la capacità e l'autorevolezza per resistere di fronte a ricorsi, che ripeto, possono comunque essere anche molto aggressivi e comunque vanno posti in Tribunale, quindi bisogna essere pronti con l'Avvocato, con tutta la competenza giuridica del caso.
Io chiederei proprio una riflessione su questo punto, se dopo tanta discussione abbiamo trovato un punto di equilibrio, che secondo me può essere onorevole.
Se questa può essere la mediazione, sono disposto a ritirare il prossimo emendamento, che è quello che voleva mantenere la competenza sulle Province.

PRESIDENTE

Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In attesa che il nuovo Ministro dell'Interno o con un tweet o con un decreto spalmi i dipendenti pubblici come vuole il nostro collega Guadagnini, perché spetta al Ministero dell'Interno provvedere a questo, se c'è questo problema, collega, lei ha giustamente sollevato le dotazioni di personale in giro, ma c'è un Ministro e sono sicuro che provvederà, a stretto giro di posta, a sistemare questa vicenda, se non si è fatto prima, si farà adesso. In attesa di questo, tutta questa tiritera sulla Delrio.
Scusate, la Delrio alla fine ha detto che spetta alle Regioni stabilire dove collocare un certo numero di competenze, non tutte, perché tra le ha collocate sulle Province, in particolare di questa, di cui stiamo trattando, spetta alla Regione, quella di individuare il soggetto che ne assume le responsabilità.
Spetta qui alla Regione decidere; nel particolare del punto che stiamo discutendo, spetta proprio a noi, non alla Delrio stabilire se lo farà la Provincia, se lo farà la Regione, se lo faranno i Comuni: non c'è modo di sfuggire a questa decisione, è inutile girarci attorno.
C'è un nuovo Parlamento: sicuramente cancelleranno la Delrio, torneremo a fare le elezioni provinciali dirette, saremo tutti contenti, anzi dirò di più, sarà un Parlamento che farà riassumere tutti i dipendenti delle Province che sono stati collocati presso altri servizi, sono sicuro anche di questo.
Bene, nel frattempo pare evidente che si stanno scaricando sui Comuni, con questa legge, delle competenze che non sono in grado di svolgere efficacemente.
Questo è il punto: non sono in grado di svolgere efficacemente a danno, non tanto del Comune, anche del Comune che poi dovrà farvi fronte, ma dei cittadini, che ne saranno interessati.
È questo che vedo che nessuno mette nel conto, perché poi si tratta di cittadini o che ricorrono, perché son stati soggetti a sanzione o comunque si tratta dei dipendenti dei Comuni, che devono rappresentare presso il Tribunale, come diceva il collega Pigozzo poco fa.
Non è questione della Delrio, è questione di cosa decide la Regione del Veneto, il Consiglio regionale del Veneto, sulla collocazione di questa competenza. Punto.
Noi diciamo che collocarla ai Comuni è sbagliato, perché quasi tutti i Comuni, pochissimi Comuni, sono in grado di gestire una competenza come questa qui. Chi mandano?
Il Comandante dei Vigili Urbani, allora dice: "Fanno il la convenzione tra Comuni per mandare il Comandante dei Vigili Urbani in Tribunale a rappresentare di fronte...": il Comune non è la sede opportuna per gestire questa cosa. Decidiamo di me di tenerla sulla Provincia.
Per esempio la Provincia lo possa fare benissimo: una competenza sulla caccia l'ha sempre gestita, quindi competenza c'è, c'è conoscenza della norma, c'è conoscenza delle procedure, che poi è quello che conta.
La cosiddetta burocrazia è questa: se hai dei dipendenti che la conoscono, la gestiscono meglio, sono più efficaci che non metterla in testa a dei Comuni, stragrande maggioranza di Comuni veneti piccoli, sottodotati, viene anche a dircelo Guadagnini che i nostri non hanno dipendenti, però gli diamo anche questa competenza. È evidente che non va bene.

PRESIDENTE

Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Solo un breve intervento su questo; ho sentito tutti i vari interventi che ci sono stati, opinioni anche diverse.
Quando si parla dei Comuni, io vorrei tanto sapere anche quanti sanno come funzionano davvero i Comuni e di cosa devono occuparsi ad avere i Comuni, perché già attualmente - l'ha detto anche l'assessore Pan prima nel suo intervento, se non erro - i Comuni sono già competenti per tutte le materie di competenza regionale, esclusa caccia e pesca, che era delegata alle Province. Quindi noi stiamo solo aggiungendo una materia.
Io ho fatto l'amministratore locale per qualche anno, vent'anni: quando venivano anche da me con le varie competenze, che ne so: Sanità, Veterinaria, Fitofarmaci, poi ogni territorio è diverso, ognuno ha più alcune materie di altre, io per esempio la pesca non ce l'avrò, per esempio, magari forse avrò la caccia, non lo so, nel mio territorio.
Secondo voi, la mia struttura, il mio piccolo Comune di 7.000 abitanti aveva tutte queste competenze? No, le abbiamo gestite sempre molto bene. Hanno avuto tanti ricorsi? Non ho mica avuto tanti ricorsi io.
Se c'erano ricorsi su alcune cose, Zanoni lasciami parlare, io ti ho ascoltato in silenzio, ma è ovvio perché la caccia è la tua materia, con la caccia è completamente diverso da tutto il resto del mondo.
Io capisco la sua particolare predisposizione verso questa materia, ogni materia è diversa, ogni materia, ogni realtà è diversa, però quello che credo che la proposta che è venuta dalla Giunta sia abbastanza corretta, equilibrata in questa fase.
Nulla toglie che in futuro facciamo un approfondimento, come è stato anche richiesto dal collega Giorgetti prima, dalla collega Zottis e da altri e vedremo anche come funziona.
Io non vedo questo grossissimo problema adesso a delegare questa materia ai Comuni, che ne hanno già tante e le gestiscono a mio avviso adeguatamente.
È evidente che magari non tutti sono in grado gestirle; il collega Dalla Libera, correttamente, ha anche detto: "I Comuni, quando non sono in grado - come avviene per tutte le altre funzioni che devono gestire - possono anche convenzionarsi e trovare il modo di gestire certe materie nelle quali non hanno le professionalità al loro interno".
Quindi la nostra posizione è di andare avanti su questa linea che era quella proposta dalla Giunta e pertanto, pur comprendendo anche alcuni rilievi corretti, non è che nego che siano corretti, però direi in questa prima fase ripartire così com'era la proposta della Giunta e semmai valutiamo, valuteremo anche col tempo: faremo anche dei confronti con i Comuni, con l'ANCI, con i vari soggetti interessati, con le Province.
Le Province sono state svilite delle loro materie.
Caro Fracasso, a me dispiace sentire anche certi interventi: è chiaro che non può aspettarsi che il nostro eccellente Ministro degli Interni, in quattro e quattr'otto, risolva tutti i problemi che voi avete lasciato, perché voi ne avete lasciati una marea.
Pian pianino li stanno già risolvendo e dei segnali importanti li ha già dati; arriveremo a risolvere anche questi, ma ovviamente non può certo aspettarsi che in pochi mesi abbia già risolto tutto.
Noi siamo convinti che il nostro Ministro degli Interni, come il nostro Governo, i problemi li conosca e col Programma di Governo che abbiamo, pian piano porti anche delle soluzioni, perché questa disparità di trattamento è vera.
Ha ragione Guadagnini, è vera, è oggettiva, voi non l'avete mai presa in considerazione, voi l'avete addirittura peggiorata.
Noi non è che ci aspettiamo che immediatamente risolva tutto il nostro Ministro degli Interni, ci aspettiamo che il Governo ci dia un po' di autonomia, che è quella che chiediamo, lì magari forse inizieremo a riequilibrare certe situazioni.
Quindi il nostro voto sarà contrario a questo, mi dispiace collega Casali, contrario a questo emendamento, a questa questione sul portare questa competenza alle Province in questa prima fase, io la reputo così, una prima fase che resti in mano ai Comuni e poi approfondiremo e valuteremo eventuali correttivi a questa norma. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Parere del Relatore?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Io già ho già più volte sollevato la questione, Presidente, così lo dico anche alla Giunta.
Dobbiamo solo scegliere il male minore in questa fase, perché l'ho detto in Terza Commissione, l'ho detto in Prima: dobbiamo scegliere il male minore; in questa fase il male minore è quello di attribuire queste competenze ai Comuni.
Dopodiché se riusciremo a organizzarci meglio in Regione, avremo la possibilità di migliorare la norma.
Di primo acchito l'ho detto, lo ribadisco: non essendoci più la capacità, da parte delle Province, di assolvere a queste incombenze, dobbiamo scegliere tra i Comuni e la Regione.
La Giunta ha già manifestato la propria intenzione di attribuire, concordando la cosa con i Comuni, queste competenze dei Comuni, quindi in questa prima fase prendiamo questa decisione.
Avremo modo di verificare se i Comuni sono nelle condizioni di poter adempiere a queste incombenze, faremo con una norma magari nella prossima Finanziaria a porre rimedio a questa vicenda, in modo tale da poter garantire il miglior servizio possibile ai cittadini.
Il parere è contrario.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0001.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0002, presentato dai consiglieri Pigozzo, Azzalin, Fracasso, Moretti, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Guarda, articolo 7, modificativo, che prevede:
"All'art. 7 sono apportate le seguenti modifiche:
a) Il comma 1 è abrogato;
b) Il comma 2 è così sostituito:
"2. Al secondo comma dell'articolo 1 della legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 , dopo le parole: "sono delegate alle Province" sono aggiunte le parole: "e alla Città Metropolitana di Venezia"";
c) Il comma 3 è abrogato".
Prego, Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Siamo sempre al punto di partenza: ho preso atto che non c'è nessuna disponibilità a ragionare o meglio, si rinvia in una fase successiva i possibili contenziosi o difetti di questa norma, dicendo: la rimedieremo in collegato al bilancio.
Mi pare un modo di procedere poco coerente, quindi noi abbiamo sostenuto una posizione che poteva essere anche mediata rispetto a quella iniziale, cioè competenza alle Province; sappiamo che ci sono delle difficoltà, diamola alla Regione, come proponeva Casali, come mediazione.
Quello di rimanere fermi sul punto di partenza, di darla ai Comuni, creando, secondo me, inevitabilmente dei problemi, mi sembra un modo miope di procedere e quindi io mantengo l'emendamento e lo mettiamo ai voti.

PRESIDENTE

Relatore, parere? Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0002.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Metto in votazione l'articolo 7.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8, ci sono gli emendamenti.
Emendamento n. B0003, presentato dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis e Guarda, articolo 8, comma 2, lettera a), modificativo, che prevede:
" All'art. 8 comma 2 lettera a) dopo le parole: "faunistico venatoria" sono aggiunte le seguenti parole: "avvalendosi anche del personale del servizio di vigilanza regionale che la Regione, previa convenzione, distaccherà alla Provincia medesima"".
Prego, Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Dopo le parole "faunistico-venatoria", alle lettera a), sono aggiunte le seguenti parole: "Avvalendosi anche del personale del servizio di vigilanza regionale che la Regione, previa convenzione, distaccherà alla Provincia medesima". Ovvero, detto in altre parole: delega di funzioni, trasferimento di risorse, esattamente quello che vuol dire oggi decentrare, autonomia e che deve essere riconosciuta.

PRESIDENTE

Relatore?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Parere contrario.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0003.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0004, presentato dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis e Guarda, articolo 8, comma 5bis, aggiuntivo, che prevede:
" All'art. 8 dopo il comma 5 è inserito il seguente comma:
"5bis. La Provincia di Belluno esercita le funzioni conferite dal presente articolo con piena potestà regolamentare in materia"".
Prego, Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

La Provincia di Belluno esercita le funzioni conferite dal presente articolo con piena potestà regolamentare in materia, nella correlazione dicevo che questo è coerente con l'articolo 13 della Legge 25, ovvero la Legge 25 stabilisce che bisogna avere proprio autonomia regolamentare.
Quindi basterebbe recepire quello che dice la norma, quindi non capisco la maggioranza perché non voglia essere conseguente a una norma che essa stessa ha anche votato, però voglio dire in altre parole la contraddizione in cui vi state muovendo, perché non affidare la potestà regolamentare alla Provincia di Belluno sarebbe come che, tra non molto o quando sarà, che verrà affidata all'autonomia al Veneto, per esempio in materia di Sanità, si stabilisce che il Veneto può partecipare alla programmazione del sistema socio-sanitario, stabilire i posti letto, l'individuazione dei nosocomi e via discorrendo, però poi l'aspetto regolamentare ovvero organizzativo, attinente all'organizzazione di questo sistema che tu Regione però hai partecipato nel definire, cioè le ULSS, le nomine, i Direttori eccetera eccetera lo fa lo Stato: questo è.
Vogliamo fare l'esempio della pubblica istruzione?
Va bene, si partecipa alla programmazione, si dice che bisogna fare lo studio delle tradizioni locali, perché rafforzano il Veneto, perché ha diritto di questo.
Bene, però poi l'organizzazione di questo lo fa lo Stato. È coerente questa autonomia? Spiegatemelo, è coerente questa autonomia?
È la stessa cosa, collega Finco: questa è la contraddizione in cui vi state muovendo su questa vicenda di Belluno, perché nei fatti la negate, non avete il coraggio politico per delegare delle funzioni, di fidarvi dei vostri concittadini, concittadini che hanno sì votato Zaia, Gidoni e Bottacin, ma hanno anche votato il referendum per l'autonomia e gliele andremo a ricordare se è più coerente un Gidoni agnostico o se è più coerente affidare dei compiti che essi volevano e che erano scritti nella storia di questa Regione. Questo è il punto politico! Su questo non ci state rispondendo! State continuando nell'equivoco.
Bene così, mettiamolo ai voti: è un'altra affermazione della contraddizione e della vacuità politica di chi governa oggi il Veneto.

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Chiedo di sottoscrivere questo emendamento e il successivo n. B0006, al collega Azzalin, che è il primo firmatario, perché condivido in pieno il ragionamento, al di là di quello che si è detto prima rispetto alle questioni dei Comuni, delle Province.
Qui il tema è un altro, è diverso rispetto a quello che abbiamo fin qui affrontato e riguarda le questioni relative alla Provincia di Belluno: c'è un ritardo gravissimo da parte della Regione rispetto a quello che hanno votato i cittadini, ma che era già scritto d'altra parte nell'articolo 15 dello Statuto votato all'unanimità dall'Aula, son passati ormai sei anni dalla votazione di quello Statuto, dalla Legge 25, che era l'attuazione dell'articolo 15 dello Statuto e poi nel referendum, nella Provincia di Belluno, che ha avuto un esito favorevole per quel che riguarda l'autonomia.
Che cosa è successo dopo il referendum ? Quali sono le autonomie che sono state concesse alla Provincia di Belluno?
Qui non c'entra niente lo Stato: è la Regione che deve delegare alla Provincia di Belluno materie e risorse, cioè i 18 miliardi eccetera richiesti allo Stato equivalgono le risorse che la Provincia di Belluno può e deve richiedere alla Regione Veneto.
Questo è un esempio, piccolo per carità, non è che passa attraverso questa questione il senso e il significato della maggiore autonomia che le Province, in questo caso riconosciute anche dal nostro Statuto, perché non è che è una Provincia delle sette, come le altre sette.
Abbiamo scritto nel nostro Statuto che quella Provincia ha la necessità di avere maggiore autonomia per le specificità di quella Provincia.
Qui abbiamo un esempio concreto: perché le funzioni regolamentari le deve decidere la Regione?
È come se nelle 23 materie richieste dallo Stato, le funzioni regolamentari spettano allo Stato e non alla Regione.
È lo stesso identico principio, cioè state smentendo voi stessi nel momento in cui non riconoscete, con questo emendamento, piena potestà regolamentare alla Provincia di Belluno.
Andate a spiegarglielo quando farete il Consiglio regionale in quota e la stessa cosa vale per l'emendamento B006 successivo.
Parlo una volta per tutte.
Credo che su questo sia assolutamente necessario cambiare marcia, cambiare modo di legiferare quando parliamo della Provincia di Belluno e riconoscere su tutte le materie la specificità di quella Provincia, quindi dare piena potestà, dal punto di vista regolamentare, dal punto di vista legislativo, a una Provincia che ha la necessità di avere questa maggiore autonomia, proprio per affrontare in maniera diversa le specificità.
Poi vanno date anche le risorse, perché non basta solo l'autonomia; ieri ho portato un piccolo esempio in sede di discussione dell'assestamento di bilancio, le risorse per i piccoli Comuni: avete stanziato 150.000 euro, vi avevo chiesto: "Votiamo tutti insieme un emendamento che sposti un milione di euro, in modo tale che al momento in cui andremo e ci presenteremo in un Comune, che è un piccolo Comune, per tenere il Consiglio in alta quota, ci presenteremo con un atto di bilancio che dimostra un'attenzione e una sensibilità rispetto a quei territori; da 150.000 abbiamo proposto andiamo a un milione".
Un milione, vi assicuro, per quei piccoli Comuni, per quelle piccole realtà montane, cambiano e danno la possibilità di dare tante risposte a piccoli problemi, che sono però straordinariamente importanti per quei territori.
Non è che cambiano la vita, lei parla solo delle Amministrazioni, ma non è mica l'unica Consigliera che ha avuto esperienza di Amministrazione, anzi credo che l'80% dei Consiglieri, siccome sembra che sia l'unica che è passata attraverso un Consiglio comunale.
Abbiamo ascoltato in audizione qualche settimana fa Comuni che venivano dell'alta montagna, che ci ponevano un problema per 5.000 euro di pagamento di un affitto, allora non sottovaluti che cosa si possono fare con quelle risorse.
Vi chiedo di votare questo emendamento per essere coerenti rispetto ai principi dell'autonomia.

PRESIDENTE

Grazie.
Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Velocissimo, grazie.
Che questa Provincia sia trattata in maniera diversa è evidente, c'è un articolo apposta: sono elencate alcune funzioni che alle altre Province non vengono date, alla Provincia di Belluno sì.
Detto questo, siccome ogni volta c'è il tema, la specificità, l'autonomia eccetera, leggetevi la rassegna stampa di oggi: ieri hanno fatto Consiglio provinciale.
La provincia di Belluno oggi esiste e sta in piedi solo ed esclusivamente, lo dicono i bilanci, perché la Regione ha aumentato i trasferimenti alla Provincia di Belluno: i canoni idrici, che vengono usati, nonostante servirebbero per i canoni, per coprire i mancati trasferimenti del Governo, che sono iniziati a fine 2011 , e con i canoni, che dovrebbero intervenire solo sulla difesa del suolo, tant'è che la Provincia ha detto: "Non datemi tutte le frane, perché quei soldi li uso al 43% per le funzioni fondamentali", che sono quelle che dovrebbe pagare lo Stato.
Per il 26% spese correnti e solo per il 20% per la difesa del suolo: c'è scritto oggi su Gazzettino di Belluno e sul Corriere delle Alpi, due giornali diversi, quindi i giornalisti non hanno capito male.
Lo hanno dichiarato i Consiglieri provinciali ieri in Consiglio.
Se lo Stato fino al 2011 dava 28 milioni di euro alla provincia di Belluno e oggi dà 0, e la Regione invece ha incrementato i fondi e ha trasferito alcune funzioni, è perché stiamo attuando la specificità; la provincia, il Presidente Padrin, mi ha scritto e mi ha detto: "Non darmi altre competenze, perché non posso assumere, perché c'è la Delrio, che non mi consente di assumere le persone; anzi mi ha detto di mandare a casa il 30%, non riesco a gestirle".
Di cosa stiamo parlando? Siccome questo disco rotto, l'autonomia, mi sembra veramente un disco rotto entriamo nel merito dei numeri: sono stato Presidente della Provincia, conosco perfettamente i bilanci della Provincia e allora ragazzi cioè non è che si può dire sempre: dovete dare le competenze e i soldi.
Gli abbiamo dato i soldi, gli abbiamo detto: "Ci sono anche le competenze", ci hanno detto: "No, perché questi soldi ci servono per coprire i mancati trasferimenti dello Stato". Di cosa stiamo parlando?

PRESIDENTE

Ricordo che quando venne votato quell'emendamento, l'allora Assessore al bilancio fece presente questa cosa.
Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Non è forse la legge opportuna per approfondire le deleghe e le competenze dell'autonomia di Belluno, però credo sia opportuno, forse in un'altra sede, in un altro momento, fare un ragionamento, perché se non ho capito male l'intervento del collega e amico Bottacin, tanto vale tornarci per riprenderci le competenze, ma allora bisogna avere il coraggio di essere coerenti.
Non lo dico a te, non è una critica, è l'analisi, perché se la Regione non ha i soldi per fare l'autonomia a Belluno, lo Stato non dà i soldi a Belluno per l'autonomia, se la Regione i soldi che ha dato fa sì che la provincia dica: "Tieniti il resto, perché con quei soldi pago il vecchio", se lo Stato non dà i soldi a Belluno, se è così torniamo in Consiglio regionale e con onestà diciamo ai bellunesi: tanto vale che l'autonomia non sia neanche scritta.
Però, siamo andati fuori un po' dal ragionamento c'è qualcosa che non capisco.
Vorrei prima del voto che qualcuno mi desse spiegazione: dare alla Provincia di Belluno potestà regolamentare non costa soldi, non obbliga personale, è un problema puramente di competenza di merito.
Abbiamo deviato il problema, perché se il problema è: se ti do i regolamenti, devo darti il personale e i soldi, non ho i soldi, non il personale, so già che fa 7 o 8 mesi con i 18 miliardi che avremo, il problema è superato e saremo con Belluno autonoma e con la Regione autonoma, ma 7 o 8 mesi sono 7 o 8 mesi.
La mia è una domanda tecnica: ci vogliono soldi a Belluno perché abbia i Regolamenti?
Se è no, perché non diamo in capo a Belluno la potestà regolamentare?
Io vorrei una risposta prima del voto, perché il problema è oggettivo di competenza, perché se non ci sono i soldi dietro vuol dire che la Regione finge di dare autonomia, ma vuole tenere in qualche modo le redini della materia.
Io ho l'impressione, parlando di caccia, che questa sia la volontà: la volontà vera è che la Regione vuole tenersi il governo del sistema, fingendo di dare a Belluno l'autonomia.
È una domanda, vorrei votare con consapevolezza.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Sulla questione abbiamo parlato sia in Terza che in Prima Commissione: quello che è arrivato in Aula è il frutto di una mediazione.
Io sul tema ho delle mie convinzioni che tengo per me, ma il frutto del lavoro delle Commissioni è il frutto delle mediazioni che sono state fatte da chi è stato incaricato - io non ho avuto questo incarico - ha portato a questo testo, che è stato riconosciuto come apprezzabile anche dalle opposizioni.
Pertanto, ritengo che la mediazione che è stata concordata, anche con i rappresentanti della Provincia di Belluno, sia accettabile e quindi l'emendamento proposto dalle apposizioni vada respinto.
Parere del Relatore è contrario.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Parere del Relatore contrario.
Metto in votazione l'emendamento n. B0004.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Dobbiamo votare l'articolo 8.
Metto in votazione l'articolo 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo sull'articolo 9.
Emendamento n. B0005, presentato dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis e Guarda, articolo 9, comma 2, lettera a), modificativo, che prevede:
"All'art. 9 comma 2 lettera a) dopo le parole: "di pesca dilettantistico sportiva" sono aggiunte le seguenti parole: "avvalendosi anche del personale del servizio di vigilanza regionale che la Regione, previa convenzione, distaccherà alla Provincia medesima"".
Prego, Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Il discorso è, lo dicevo prima, perché è fotocopia dell'altro emendamento, riguarda quest'altro articolo, ma volevo dare una completezza di informazione: il Comune di Ficarra, Provincia di Trapani, ha vinto le elezioni il Movimento Cinque Stelle, con il 34 per cento, centrosinistra e centrodestra più o meno si equivalgono. Novità: la Lega è al cinque per cento.

PRESIDENTE

Relatore il parere?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Il parere è contrario.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi. Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0005.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento n. B0006, presentato dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Guarda, articolo 9, comma 3bis, aggiuntivo, che prevede:
" All'art. 9 dopo il comma 3 è inserito il seguente comma:
"3bis. La Provincia di Belluno esercita le funzioni conferite dal presente articolo con piena potestà regolamentare in materia"".
Non vedo interventi. Parere del Relatore?

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Il parere è contrario.

PRESIDENTE

Parere contrario del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. B0006.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Metto in votazione l'articolo 9.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 10. Metto in votazione l'articolo 10.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 11. Metto in votazione l'articolo 11.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 12. Metto in votazione l'articolo 12.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Siamo alla votazione finale, se non ci sono dichiarazioni di voto, io metto in votazione il PDL n. 356 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
24



SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO PRESSO IL MUSEO DELLA GRANDE GUERRA DI PUNTA SERAUTA DELLA MARMOLADA NEL COMUNE DI ROCCA PIETORE (BL). AUTORIZZAZIONE AI SENSI DELL'ARTICOLO 70, COMMA 1 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO. (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 73) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 107/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Nicola Ignazio Finco; Correlatore il consigliere Graziano Azzalin.
"Il territorio del Veneto è significativamente occupato da territori montuosi: la provincia di Belluno è interamente montana; le provincie di Vicenza, Verona e Treviso sono tutte parzialmente occupate da territorio montano.
La montagna veneta presenta per molti aspetti caratteristiche e tratti distintivi a livello culturale, storico, geografico e turistico. Le Dolomiti venete, la città di Cortina, il complesso montuoso della Marmolada, l'Altopiano di Asiago, i monti della Lessinia, solo per citarne alcuni, sono luoghi noti all'opinione pubblica sia per il fascino turistico che esercitano, sia per le vicende storiche che si sono svolte.
Recentemente si è celebrato l'anniversario per i cento anni dalla "Grande guerra" ed è difficile trovare luoghi montani che non siano stati teatro di episodi bellici che hanno consacrato il suolo veneto con atti di generoso eroismo e di indicibili sacrifici. Molti dei luoghi citati sono musei a cielo aperto.
Sono molte le comunità venete che organizzano la loro vita in territori completamente montani.
E tuttavia la vita in questi luoghi spesso presenta elementi di criticità, testimoniate da calo demografico, spopolamento delle zone più difficili, chiusura di servizi. Gli enti locali, nelle loro varie conformazioni ed in costante rapporto di collaborazione con la Regione del Veneto, erogano i servizi ed assolvono alle loro funzioni istituzionali in condizioni svantaggiate: si pensi alla gestione della rete viaria, alla salvaguardia del territorio e all'erogazione dei servizi sanitari.
Tutti questi elementi di specificità sono stati riconosciuti dal legislatore veneto che all'articolo 15 dello Statuto ha tracciato le linee distintive di queste comunità.
Il dibattito intorno al sistema della montagna veneta si è recentemente arricchito con l'iniziativa di candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026, coinvolgendo anche le regioni limitrofe.
Le problematiche sopra citate, ma anche le prospettive che si aprono, impongono una molteplicità di riflessioni sui territori interessati, sulle istituzioni chiamate a gestirle, sulle relazioni tra gli enti locali montani, sui rapporti con i comuni di confine e con le regioni limitrofe.
Le problematiche specifiche sono varie e vanno dalle richieste di maggior efficienza sanitaria alla presenza di elisoccorso, dalla tutela dell'ambiente ai rapporti di confine.
Sotto quest'ultimo aspetto è all'ordine del giorno una variazione in diminuzione del territorio veneto a vantaggio di quello della Provincia di Trento, operata dall'Agenzia delle entrate; variazione che desta grande preoccupazione nell'opinione pubblica del Veneto, anche in ragione del fatto che la zona interessata ha una fortissima valenza identitaria per le sue caratteristiche storiche e geografiche.
Sembra dunque opportuno coinvolgere il Consiglio regionale nella sua interezza, come rappresentante delle comunità venete, per una valutazione complessiva delle ricadute ai vari livelli istituzionali.
Per affrontare dunque il tema della montagna nel suo complesso si propone di svolgere una seduta consiliare in una località montana portatrice di una fortissima valenza simbolica, segno di un'attenzione forte da parte dell'assemblea rappresentativa veneta.
Il Museo della Grande Guerra sul complesso della Marmolada coniuga alto valore rappresentativo, storico e geografico e consente lo svolgimento dei lavori del Consiglio regionale in una cornice di sobrietà.
La Prima Commissione consiliare ha licenziato il provvedimento a maggioranza nella seduta n. 138 del 25 luglio 2018.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Forza Italia-Alleanza per il Veneto, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Siamo Veneto, Centro destra Veneto-Autonomia e libertà e Veneto del Fare-Flavio Tosi Alleanza per il Veneto.
Ha espresso voto contrario il rappresentante del gruppo consiliare Partito Democratico".

PRESIDENTE

Relatore il collega Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Il territorio del Veneto è significativamente occupato da territori montuosi: la Provincia di Belluno è interamente montana, le Province di Vicenza, Verona e Treviso sono tutte parzialmente occupate dal territorio montano.
La montagna veneta presenta molti aspetti caratteristici e tratti distintivi a livello culturale, storico, geografico e turistico.
Le Dolomiti venete, la città di Cortina, il complesso montuoso della Marmolada, l'altopiano di Asiago, i monti della Lessinia, solo per citarne alcuni, sono luoghi noti all'opinione pubblica sia per il fascino turistico che esercitano, sia per le vicende storiche che si sono svolte.
Recentemente si è celebrato l'anniversario per i 100 anni della Grande Guerra ed è difficile trovare luoghi montani che non siano stati teatro di episodi bellici, che hanno consacrato il suolo veneto con atti di generoso eroismo e di indicibili sacrifici.
Molti dei luoghi citati sono musei a cielo aperto: sono molte le comunità venete che organizzano la loro vita in territori completamente montani e tuttavia la vita in questi luoghi spesso rappresenta elementi di criticità, testimoniata da calo demografico e spopolamento delle zone difficili, chiusura di servizi.
Gli enti locali, nelle loro varie conformazioni ed in costante rapporto di collaborazione con la Regione del Veneto, erogano i servizi ed assolvono alla loro funzione istituzionale in condizioni svantaggiate, si pensi alla gestione della rete viaria, alla salvaguardia del territorio e all'erogazione di servizi sanitari.
Tutti questi elementi di specificità sono stati riconosciuti dal Legislatore veneto che l'articolo 15 dello Statuto ha tracciato le linee distintive di queste comunità: il dibattito intorno al sistema della montagna veneta si è recentemente arricchito con l'iniziativa di candidatura alle Olimpiadi del 2026, coinvolgendo anche le Regioni limitrofe.
Le problematiche sopra citate, ma anche le prospettive che si aprono, impongono una molteplicità di riflessioni sui territori interessati, sulle Istituzioni chiamate a gestirle, sulla relazione tra gli enti locali montani, sui rapporti con i Comuni di confine e con le Regioni limitrofe.
Le problematiche specifiche sono varie e vanno dalla richiesta di maggiore efficienza sanitaria alla presenza di elisoccorso, della tutela dell'ambiente e i rapporti di confine.
Sotto quest'ultimo aspetto e all'ordine del giorno, una variazione in diminuzione del territorio veneto a vantaggio della Provincia autonoma di Trento, operata dall'Agenzia delle Entrate, variazione che desta grande preoccupazione nell'opinione pubblica del Veneto, anche in ragione del fatto che la zona interessata ha una fortissima valenza identitaria per le sue caratteristiche storiche e geografiche.
Sembra dunque opportuno coinvolgere il Consiglio regionale nella sua interezza, come rappresentante delle comunità venete, per una valutazione complessiva delle ricadute i vari livelli istituzionali.
Per affrontare il tema della montagna e quindi nel suo complesso, si propone di svolgere una seduta consiliare in una località montana portatrice di una fortissima valenza simbolica, segno di un'attenzione forte da parte dell'Assemblea rappresentativa veneta.
Il Museo della Grande Guerra sul complesso della Marmolada coniuga alto valore rappresentativo, storico e geografico e consente lo svolgimento dei lavori del Consiglio regionale in una cornice di sobrietà.
La Prima Commissione consiliare ha licenziato il provvedimento a maggioranza nella seduta del 25 luglio del 2018.
Mi dispiace che nella seduta della Prima Commissione della settimana scorsa, invece di votare questo provvedimento all'unanimità, qualcuno di voi abbia utilizzato quella seduta della Commissione per fare pura propaganda politica.
Noi possiamo avere posizioni politiche discordanti, possiamo pensarla in maniera contrapposta su tante cose, ma la proposta fatta dall'Ufficio di Presidenza e portata avanti dal Presidente Ciambetti non è nata solamente qualche settimana fa, a seguito della modifica del confine della Marmolada, ma è una proposta che nasce qualche anno fa, tanto è vero che già lo scorso anno si parlava di fare questa seduta sulla Marmolada, ma poi per questioni logistiche, anche di meteo, è stata rinviata.
Quest'anno noi vogliamo, ovviamente, approfittarne alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, per fare questa seduta per parlare di tanti problemi della montagna, ma non sono solamente i problemi la montagna bellunese, perché sembra che qua quando parliamo di montagna l'unica montagna che esiste in questa terra veneta è la montagna della Provincia di Belluno. No. C'è anche la montagna in Provincia di Vicenza, in provincia di Verona, qualcosa anche in Provincia di Treviso.
La problematica è una problematica ampia; sono problematiche che riguardano non solamente la sanità e la rete viaria, ma vuol dire anche oggi la questione che riguarda i fondi ODI che, secondo me, nella sua interezza meritano anche una riflessione perché abbiamo Comuni che sono quelli ovviamente di confine che possono godere di ampi benefici e Comuni che, invece, ad oggi non godono di alcun tipo di beneficio; abbiamo tutta una serie di problematiche legate alla sanità che sono problematiche principalmente legate alla difficoltà nel trovare medici che oggi vanno ad operare in quelle aree di montagna; abbiamo la problematica dei Comuni e lo abbiamo visto purtroppo con Sappada che decidono di abbandonare il Veneto non perché non si sentono più veneti ma solamente per questioni di interesse economico, che preferiscono di andare in Friuli Venezia Giulia, piuttosto che in Trentino Alto Adige e ricordiamo che è di qualche mese fa la proposta dei parlamentari sudtirolesi di passare Cortina e i paesi ladini, di passarli nuovamente sotto l'Alto Adige, è, quindi, voglio dire un malessere costante, che è un malessere che riguarda magari sì le zone più importanti come Cortina ma che riguarda anche zone meno importanti ma che hanno le stesse problematiche di questi territori.
Bene ha fatto l'Ufficio di Presidenza ad inserire all'interno di questa relazione anche il riferimento ai cento anni della fine della Grande Guerra; la Marmolada penso rappresenti, insieme alle tante altre zone della montagna veneta, uno dei simboli di quel periodo, del sacrificio che hanno fatto tanti giovani, quindi penso che anche da parte del Consiglio regionale sfruttare l'occasione per fare una seduta consiliare e anche ricordare la fine della Grande Guerra, soprattutto in una località montana penso sia il modo migliore per ricordare anche questo tragico evento.
Io non ci trovo nulla di male se il Consiglio regionale dedica una giornata sul territorio, mi ricordo che il Consiglio l'ha fatto tante altre volte, non magari con lo spostamento del Consiglio, ma con lo spostamento delle Commissioni; ricordo i tre giorni di audizioni sull'acqua, le abbiamo fatte a Padova, a Verona, a Longarone e nessuno ha fatto polemica, anche perché mi ricordo quelle audizioni furono chieste proprio dai colleghi di sinistra nella passata legislatura; mi ricordo il Consiglio che abbiamo fatto straordinario al Bo in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia abbiamo addirittura stanziato 150.000 euro e nessuna polemica.
Qua facciamo un Consiglio regionale a costo zero sulla Marmolada e, ovviamente, voi avete colto la palla al balzo per fare polemica.
Io mi auguro che questa sia solamente una polemica politica, ma non sia una polemica sulla sostanza. Nelle prossime settimane noi elaboreremo un documento che, ovviamente, dopo sottoporremo anche alle opposizioni; se è possibile cercheremo di condividerlo.
Un documento non che sia un pezzo di carta da votare che finisce il giorno stesso, che poi torniamo a casa, ma che sia un documento che serva per rilanciare la montagna, il Ministro Stefani in questi giorni ha annunciato gli Stati Generali della montagna veneta e quindi mi auguro che attraverso poi i processi di autonomia, il lavoro che sta facendo oggi la Regione, che ben ha detto il collega Bottacin, insomma che oggi se c'è qualcuno che crede veramente nella montagna è l'Ente Regione perché da parte dello Stato in questi anni non abbiamo visto nessun tipo di investimento.
Mi auguro, veramente, che si rilanci la montagna veneta ma che sia anche l'occasione per parlare dei tanti problemi, non ultimo il problema dei lupi: è un problema anche dei lupi che riguarda, anche in questo caso, la montagna bellunese, la montagna vicentina, trevigiana e veronese."
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Relazione di minoranza.
Correlatore, Azzalin.


Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

"Guardate, io non considero una stravaganza una convocazione del Consiglio fuori sede, nulla di male; certo non c'è nulla di male, ma qui ragioniamo di un'Istituzione che ha determinati ruoli, compiti, quindi se noi decidiamo una cosa così singolare, lo dovremmo fare se diamo un senso politico forte a questo atto e se da questo atto ne discende una chiara efficacia sul piano politico, rispetto a determinati obiettivi, assumendo quindi degli atti precisi, non vaghi.
Poi veniamo sulla documentazione che sarebbe necessario produrre in un Consiglio sui temi della montagna.
Mi complimento con chi ha collaborato a redigere la relazione a questo provvedimento però è un po' incompleto e quindi mi assumo il compito di completarlo.
Le problematiche della montagna: spopolamento, calo demografico, chiusura dei servizi, sono problemi strutturali questi, non sono problemi nati ieri.
Secondo non sono problemi caratteristici della montagna solamente, tant'è che nello Statuto ci sono diverse specificità che hanno principalmente queste criticità e sono diciamo altre situazioni presenti nella nostra Regione.
In questa Regione abbiamo sviluppato tante politiche attraverso i cosiddetti tematismi, se penso alla legge sul commercio, se penso ad altre sul turismo eccetera, quindi ci sono cose altrettanto importanti sulle quali bisognerebbe assumere degli impegni politici precisi, non tanto per farsi vedere in quei luoghi, quanto per assumere, nella politica regionale, delle priorità che affrontano quei temi.
Per esempio, ne dico uno su tutti, con tutto il rispetto che ho delle Dolomiti, però la problematica del fiume Po in questo Paese, che è una delle principali fonti e località più inquinate d'Europa, ma la questione del Po e del suo delta, delle ripercussioni che ha sul piano turistico, ambientale e quant'altro, l'avete mai assunto come tema da affrontare o l'avete delegato all'Assessore di turno? Peraltro montano, Bottacin, che si approccia in maniera impropria e quantomeno insufficiente nel suo ruolo all'interno dell'AIPO, perché voglio dire si fosse fatto sentire una volta, probabilmente gli avremmo dato manforte. Ma, si sa, lui non fa parte della propria cultura, né origine, è nato in altri luoghi, diciamo, mettiamola così.
Per dare risposte concrete, io credo poi, e qui oggi guardate questo punto cade a fagiolo, cade subito dopo un altro punto, quello che abbiamo appena approvato, discusso, sulle funzioni alla provincia di Belluno, vi siete salvati un po' in extremis, c'è un articolo, però chiaramente denota un'insufficienza notevole.
Guardate, per affrontare i temi della montagna bisognerebbe partire dall'applicare le leggi che abbiamo sulla montagna, essendo fedeli allo Statuto ed essendo fedeli alla Legge 25.
Poi è vero che ci sono altri problemi e che la montagna non è solo Belluno, d'accordo, concordo su questo.
È inutile girarci attorno, la questione che ha mosso questo Consiglio, che vi interessa, che ci fa oggi discutere e che ha fatto sì che si discute in Consiglio regionale, perché in Ufficio di presidenza non c'era l'unanimità, è il fatto dei confini all'interno della Marmolada, questo è il punto che ha mosso la questione.
Dopo hanno nella relazione introdotto le problematiche della montagna, come queste avessero un primus, una primazia rispetto alle altre problematiche di uguale difficoltà e criticità che ci sono in questa Regione. Perché avessero assunto una decisione, per cui hanno detto "va bene, il Consiglio regionale affronterà le varie criticità di questa Regione", andando anche in quei luoghi, caratterizzandosi con un modo diverso di affrontare queste questioni, iniziamo dalla Marmolada, passeremo per la Laguna, andremo anche nel Lago di Garda, dove criticità ce ne sono un po' meno, ma diciamo che anche lì ci sono una serie di problemi da affrontare.
Se avessero fatto un discorso di questo genere, sarebbe stato tutto più semplice.
Guardate, stando alla questione dei confini, a volte il tweet, il post in Facebook, la brevità di questa neocomunicazione politica, di cui ci siamo tutti un po' impadroniti, non lascio spazio a un po' di approfondimento per capire di cosa si tratta, allora questa, probabilmente, nell'immaginario collettivo è stata letta come: ci rubano il sacro terreno Veneto, laddove il sangue Veneto purtroppo è stato in difesa di questa terra nella Prima Guerra Mondiale, dobbiamo correre in difesa. E quindi quale migliore occasione di spendere l'organo sovrano di questa Regione in quella sede, magari sventolando il Leone di San Marco; è un sogno che accarezza il nostro Presidente, ma in ogni caso può accarezzare anche altri.
È un blitz che abbiamo avuto davanti, è una decisione improvvisa, è un sopruso nei confronti del Veneto, è un atto autoritario di Roma ladrona, che ha deciso una cosa invece che un'altra, è una furbata degli autonomisti altoatesini? Di cosa si tratta? Perché un po' di curiosità verrebbe un po' a tutti.
Questa questione era già stata risolta dal Consiglio di Stato, forse ero in politica ma non in Consiglio regionale, con una sentenza del 1998, collega Ciambetti, con la quale si confermava che i confini dei comuni di Canazei e Rocca Pietore, e quindi tra Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento, altro non era che il precedente confine fissato tra lo Stato italiano e l'Impero austroungarico da una Commissione di demarcazione italo-austriaca nel lontano 1911, ieri l'altro. La faccio breve, questa è l'origine. In tal senso, a seguito di questo, il Consiglio di stato confermava quanto sostenuto, tra l'altro in sede consultiva vent'anni prima, nel 1980, è una cosa che parte da distante e da lì c'era stato il decreto del Presidente della Repubblica nell'82, Pertini, che disponeva appunto questa cosa. Poi c'è stato anche un protocollo d'intesa tra l'allora Presidente Galan e Dallai, della Regione trentina, ma era più che altro non una disputa territoriale, se andate a rileggerlo, io me lo sono letto, era diciamo un accordo per lo sviluppo di quelle aree, perché fossero garantite anche all'utilizzo del Veneto, eccetera. Quindi un protocollo d'intesa economico, di chi guardava più alla sostanza e meno alle bandiere sventolanti.
Perché si pronuncia oggi l'Agenzia delle Entrate? Perché incaricata dal 2000 dal Ministero degli interni di svolgere un adeguamento tecnico nascente da quelle sentenze, punto, siamo di fronte a di una mera esecuzione di una sentenza del Consiglio di stato.
Guardate, tutte queste considerazioni, poi il Veneto si è opposto, non ritiene valido questo, ritiene che il possesso dei luoghi è una sorta di usucapione e si è opposto a queste decisioni in sede giudiziaria, lo farà ancora, perché già in sede di TAR del Lazio, ovviamente, ma tutte queste considerazioni sono state finora non condivise dal Consiglio di Stato, quindi in tempi non sospetti questioni che andavano avanti per decenni.
Io leggo dal Ministero dell'interno, molto velocemente, una disposizione, un paragrafo di questa disposizione, che riguarda appunto questa sentenza, che è del 1980, questa circolare, in cui dice che quanto determinato non può divenire nuova occasione per riaccendere dispute territoriali o rimettere in discussione la linea confinaria ma comporta il semplice adeguamento dello stato di fatto, così come risulta dai documenti, eccetera. Quindi questo è stabilito. Ora ci sarà una nuova impugnativa e via.
Come Consiglio regionale, qualcuno ha la velleità di affrontare anche questa questione, dico velleità con tutto il rispetto ma di velleità politica si tratta, e anche amministrativa.
Guardate, il Consiglio regionale, lo dicevo in Commissione, non ha nessuna influenza né la può avere rispetto al caso di specie, né sul piano giuridico, né sul piano politico, né per cercare di influenzare un Tribunale che è chiamato ancora a valutare questa questione, nel momento in cui c'è una impugnativa di questi atti. Perché dico questo? Noi cosa potremmo approvare in Marmolada? Un ordine del giorno per fare impugnare un provvedimento? Vi rendete conto dell'assurdità! Noi dovremmo andare in Marmolada per approvare un ordine del giorno, sotto il profilo giuridico - Dalla Libera, anche se sei passato di là penso che tu me lo possa confermare - puramente ridicolo, cioè che non ha influenza.
La domanda che faccio a questa Regione è questa: quanti contenziosi fa la Regione Veneto e quante impugnative ha fatto su atti dello Stato? Tantissime, centinaia. E quanti Consigli regionali sono stati fatti per fare un ordine del organizzo giorno e sollecitare un'impugnativa rispetto a un atto? Palazzo Balbi ha già dato avvio a un'impugnativa di questo atto sul TAR del Lazio, probabilmente la Giunta non è neanche informata, perché la cosa segue una trafila burocratica che basta un via dell'assessore competente o in questo caso forse del Presidente. Guardate che su questa cosa le cose, sapete meglio di me, funzionano in questo modo. Non c'è stato, ma neanche sul piano simbolico, immaginate voi un Consiglio regionale che si arrabbia e sale in Marmolada, perché deve influenzare una sentenza del TAR; ma ha senso una cosa del genere? Ma di che cosa parliamo? Guardate, questo è semplicemente inaccettabile.
L'uso di un Consiglio regionale per prosceni propagandistici, probabilmente il desiderio è di qualcuno, ma questo è inaccettabile per quel che mi riguarda, per quel che ci riguarda, perché può essere suggestivo fotografarsi con il leone nella vetta più alta del Veneto ma Io potete fare anche senza ricorrere a una convocazione del Consiglio.
Io la facevo politicamente più maturo, Presidente, meno puerile sotto questo profilo, più rispettoso dell'Assemblea che rappresenta, perché la cosa poteva nascere e svolgersi diversamente.
In quanto alla Lega, guardate che dite di governare questa Regione con il Presidente più assenteista d'Italia, ognuno ha le sue prerogative, Zaia sicuramente è un personaggio ma è il più assenteista Presidente d'Italia, va bene questo? Il più noto però è il più assenteista, questo ha un valore politico.
Guardate, cari amici della Lega, una volta scendevate dal Monviso, andavate alle Foci del Po, con l'ampolla, a prelevare l'acqua e poi la portavate lungo il corso del Po, inseguiti – questo in teoria – dalle folli padane e scendevate a Riva degli Schiavoni, per poi magari fare un comizio e là depositavate in Laguna veneta, con tanto di gesti sacrali. Guardate, vi consiglio di fare esattamente il processo inverso: prelevato l'acqua qui fuori, l'ampolla ve la regaliamo noi, voi però vi affittate il pulmino, andate voi come partito o chi volete dei Consiglieri in Marmolada, depositate quell'acqua di laguna e i posteri avranno modo di appurare scientificamente quanto inquinamento hanno prodotto le genti padane, che erano così avvedute e lungimiranti, e verrà conservato ai posteri. Questo è quello che ci garantirà in futuro la Marmolada, e voi dovreste avere questa preveggenza nel garantire ai posteri la conoscenza delle vostre malefatte politiche.
Guardate, c'è solo un modo perché noi accettiamo, perché non è vero che non abbiamo discusso, non è vero che strumentalizziamo le cose, ci abbiamo anche ragionato, perché abbiamo presentato un emendamento che recita che in base alla Legge 25 si dovrebbe fare una relazione sullo stato di attuazione di quella legge, partendo dalle funzioni delegate, dallo stato dell'arte sull'autonomia, evidenziare le criticità e cosa si intende correggere.
Ebbene, se all'ordine del giorno c'è questo argomento, allora si può anche ragionare. Allora oggi questo lo accettate, lo approvate e allora, probabilmente, sgombriamo il campo da gite inutili e andiamo in montagna, però andiamo con un qualcosa, con un costrutto, non con un documento vago di intenti. Attenzione, io non ci vado in montagna con un documento vago d'intenti, perché se dobbiamo approvare un ordine del giorno sulle criticità della montagna, lo possiamo fare qui. Abbiamo dei Consigli dedicati, questa è una delle cose stabilite da questa Presidenza, dei Consigli che discutono delle giornate intere sugli ordini del giorno e sulle mozioni.
Credo che daremo dignità alla montagna magari facendo un giorno di discussione sulle problematiche della montagna e poi approvate tutti i documenti che ritenete opportuno approvare. Guardate che sul piano politico non ha meno valore.
Il punto qual è? In questi documenti dovremmo affrontare il tema dei pronti soccorso che si chiudono, dovremmo affrontare il problema dei trasporti che non arrivano, dovremmo affrontare il bluff delle linee ferroviarie, non si sa quando arriveranno, dovremmo affrontare tante cose, quei piccoli Comuni che non riescono a consorziarsi perché non hanno risorse, magari qualche funzione regolamentare perché non gliela volete dare e che sarebbe stato un servizio in più a quei luoghi, tipo il discorso sulla caccia e sulla pesca. Questo è il punto, perché non è un problema, perché sembra quasi che "ma sì, cosa volete che sia, andiamo in montagna, parliamo della montagna". Ho capito, ma stabiliamo un modus operandi di questo Consiglio regionale, che si sposta nel territorio Veneto e affronta le questioni e iniziamo dalla montagna, però andiamo con questi presupposti in montagna e allora ci confrontiamo. Ma no che ci troviamo di fronte una sceneggiata con venti tv, con venti cronisti, Zaia che viene, Ciambetti che si fotografa sulla neve e quant'altro, perché se dobbiamo fare delle pagliacciate, questo veramente io lo denuncerò fino in fondo, anche in quel di Belluno, perché i bellunesi non hanno bisogno di essere presi in giro.
Ecco perché noi la prendiamo talmente sul serio che ci veniamo in montagna, ma stabilito un ordine del giorno, modalità concrete, non andare a Rocca Pietore e discutere se ci andiamo con il medico perché uno è cardiopatico o meno, andiamo per discutere di politica e assumere delle decisioni."

PRESIDENTE

Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Credo sia opportuno da parte mia, intanto, in questo intervento farlo come rappresentante dell'Ufficio di Presidenza e non tanto come rappresentante di una forza politica perché credo che il merito della questione vada affrontato dal punto di vista istituzionale soprattutto, poi ci sono le valenze e i contenuti politici che si possono sviluppare a secondo delle modalità che verranno decise dall'Aula.
Io credo che l'evoluzione di questo percorso che oggi ci porta qui a decidere su una autorizzazione per una convocazione del Consiglio fuori sede, presso la Marmolada, ha avuto un innesco che era collegato al tema appunto della diatriba dei confini.
Come tale è arrivato all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza, su proposta appunto del Presidente: io credo che già nella prima discussione, dal mio punto di vista, mi sembrava riduttiva come motivazione, tanto è vero che poi il dato di fatto è che la delibera dell'Ufficio di Presidenza nelle motivazioni parla quasi esclusivamente del tema confini, solo nella parte conclusiva dice che è opportuno coinvolgere il Consiglio regionale, c'è il tema della Grande Guerra, eccetera.
Cosa invece ben diversa rispetto al provvedimento che è approdato poi in Commissione e che oggi arriva in Aula con le motivazioni che il relatore Finco ha ricordato e che, guarda caso, anche nell'intervento del Correlatore o dal Relatore di minoranza Azzalin, ci sono dei punti di sintesi, perché per esempio il tema dei servizi, il tema dei trasporti, il tema della salvaguardia del territorio, sono stati citati da entrambi.
Io credo che rispetto a com'era partita la vicenda, a oggi ha avuto un'evoluzione positiva; dal mio punto di vista credo che sia opportuno procedere in questa direzione, come avevamo tentato di fare in Commissione, ma poi alla fine non ci si è riusciti, dicendo che anche da parte mia c'era la disponibilità, non essendo stato d'accordo in prima battuta di rivedere la mia opinione e di convergere su un obiettivo unitario e condiviso da tutto il Consiglio, per presentarci all'appuntamento che decideremo, in maniera istituzionalmente corretta e coesa.
La montagna e soprattutto gli abitanti della montagna hanno bisogno di vedere un'Istituzione che si muove per obiettivi concreti, oggettivi e senza strumentalizzazioni.
Io credo che gli argomenti che sono stati citati da entrambi i Relatori, possano essere la base sostanziale sulla quale adesso decidere di attuare questo Consiglio regionale dislocato in sede montana, ma poi i Capigruppo dovranno individuare i contenuti da mettere all'ordine del giorno, in modo tale che sia un Consiglio efficace, istituzionalmente di valore e non sia strumentalizzato né all'interno, ma tanto meno all'esterno, da chi, come appunto gli abitanti della montagna, potranno vedere nel momento in cui verrà attuata la convocazione del Consiglio.
Io credo che stiamo creando un'aspettativa nei cittadini della montagna su questo appuntamento; facciamo in modo che non sia strumentalizzata, che il tema sia ampio in tutti gli aspetti che da anni, credo in questa sede, sia nella precedente Legislatura, con i colleghi bellunesi, ma anche in questa, anche se meno rappresentata la montagna, però abbiamo avuto tante occasioni per dire: "Bisogna approfondire, bisogna entrare nel merito" e, a parte l'articolo 15 dello Statuto, che riconosce la specificità, azioni specifiche concrete sono state la legge 25, che però in buona parte ancora da rendere concreta e credo che sia questo l'obiettivo sul quale poter convergere tutti e dare un segnale forte, di presenza istituzionale nel territorio montano, che non è giustamente solo Belluno, ma è tutta l'area montana del nostro Veneto e fortunatamente ne abbiamo parecchia, impostare l'ordine del giorno di quella seduta in modo tale che alla fine della riunione ci siano atti concreti, che diano o comincino perlomeno a dare risposte concrete, rispetto ai temi sui quali stiamo appunto da anni dibattendo.
Credo che sia questo l'approccio sul quale invito appunto tutti i colleghi, maggioranza, minoranza, di fare un passo avanti, ritenendola un'occasione, che può essere preziosa se la costruiamo bene, altrimenti rischia di essere devastante per tutti.

PRESIDENTE

Grazie.
Zorzato.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Non condivido quasi niente di quello che ha detto il collega Pigozzo e di quello che ha detto il collega Azzalin. Voterò convintamente il provvedimento ma vorrei che dal provvedimento fossero eliminate tutte le cose che abbiamo aggiunto in questo mese che non erano la matrice del provvedimento, vorrei che fossimo onesti con noi stessi.
Se non c'era il tema Marmolada non andavamo nella Marmolada; se non c'era il tema del confine non andavamo là e ha senso andare là solo se pensiamo questo Consiglio rafforzi le iniziative di chi deve prenderle, Giunta compresa, Presidente, Governo, rispetto a un tema e un comportamento che riteniamo sia stato nei nostri confronti fraudolento.
La manina che ha portato nel provvedimento dignità ad inserire, a detta di Di Maio, qualcosa di strano è la stessa manina, perché è il governo delle manine questo, che adesso mette un provvedimento in capo all'Agenzia delle Entrate dopo due mesi che c'è il nuovo Governo, qua fra poco se non stiamo attenti alle manine facciamo una brutta fine.
Dobbiamo essere onesti con noi stessi, non siamo mai usciti per tre anni come Consiglio regionale, l'ultima volta il Vajont, per un avvenimento straordinario, e andiamo nella Marmolada per un motivo solo; il resto sono balle e se andiamo là con le balle a raccontarci, scusa Finco, serve ad infarcire il provvedimento, a raccontarcela? Ma perché lo facciamo là?
Mi volete dire forse che ce la siamo inventati questa roba qua? Se non c'era il tema Marmolada andavamo là?
Dobbiamo essere onesti con noi stessi. Facciamo un Consiglio straordinario su un tema specifico, rivendichiamo la storia di accordi, quello che serve per la politica, e facciamo solo quello.
Poi, caro collega Azzalin, se uno si mette la bandiera, se i giornali vanno per Zaia a me me ne frega, ma se andiamo là ad annacquare un problema vero, se non riteniamo che non sia così non andiamoci, che è fraudolento quello che hanno fatto nei nostri confronti; manina spinta o manina casuale, ma cosa ci andiamo a fare?
Noi andiamo là sapendo che andiamo per il confine della Marmolada e parliamo dei fondi di finanziamento, della montagna, facciamo tutta una finzione, nessuno pensa alla montagna perché poi tutti domanderanno nelle interviste: e il confine? E cosa farete? E ogni intervento di ognuno di voi o di noi là un pezzo dell'intervento sarà sul confine da ripristinare, da rivedere, da studiare.
Io credo che dovremmo essere onesti con noi stessi, corretti con questo Consiglio regionale e motivare una cosa straordinaria che è un'uscita del Consiglio regionale, ripeto, l'ultimo se non ricordo male, me lo ricordava il collega Casali, quando siamo andati a Longarone per il Vajont.
Non abbiamo fatto il Consiglio sulle dighe, sul sistema idrogeologico veneto, abbiamo fatto un Consiglio straordinario per ricordare un avvenimento straordinario e se non c'era il tema della manina nascosta non andavamo in Marmolada; diciamoci la verità: forse andavamo a Cortina per le Olimpiadi. Ma ci sta, ci può stare.
Allora io vi chiedo questo, ma ve lo chiedo veramente, io voterò il provvedimento che resti così o che resti modificato, ma facciamo una cosa sola e facciamola bene, non facciamo finzioni, andiamo in Marmolada a rivendicare e a rafforzare l'azione della Giunta regionale, del Presidente, della politica, rispetto a quello che riteniamo sia un sopruso nei nostri confronti, perché se il tema è che l'accordo Galan annacquava la decisione, ma manteneva lo status quo, meglio così che niente.
Allora io credo che dovremmo far questo politicamente: rivendicare quello che riteniamo sia una cosa giusta, annacquarla, trovare motivazioni lo trovo abbastanza poco rispettoso, anche nei nostri confronti, perché sappiamo tutti perché andiamo e ce la raccontiamo in modo diverso.
Se  serve una bugia per poter andare; beh andiamoci a spese nostre, non occorre la bugia.
Fra l'altro tutto l'argomento di cui si parla non è preparato, cioè collega Pigozzo, l'Ufficio di Presidenza ci porta a parlare di montagna annacquata, non ha preparato, di solito va in montagna a parlare di montagna, dopo che hai fatto tre mesi di lavori di Consiglio preparatori.
E la fine di un lavoro è un momento di sintesi, non abbiamo neanche la carta, cioè noi diremo: andiamo in montagna fingiamo di non parlare della Marmolada, parliamo di montagna e siamo a zero Cambiamo: se volete così, facciamo tre mesi di lavori preparatori, facciamo una Commissione di lavoro e andremo a fare la sintesi in montagna, sennò ho paura che sia tutta una finzione annacquata male e lo dico al PD, annacquarla ancor di più è ancora peggio.
Perché non ha senso, perché serve solo a fare una pompa inutile.
Io voto a favore per andare in montagna, io voto a favore perché sono convinto che il sopruso Marmolada vada, in qualche modo da parte nostra, rivendicato in correzione: facciamo solo quello! Il resto mi sembra in più. Io chiedo che il testo venga pulito.
Si dice nelle aule: "Andiamo in Marmolada a parlare del confine": questo ci dicevamo tra di noi un mese fa quando: "Tu cosa dici? È opportuno", la frase tra di noi era quella normale, perché d'accordo è normale.
Ripeto, nel Vajont siamo andati non a parlare di dighe, a parlare del caso del Vajont; in Marmolada si va a parlare della Marmolada, altrimenti facciamo una cosa più semplice: andiamo a Belluno e parliamo di montagna.
Andare in Marmolada, parlare di montagna, annacquando il tema Marmolada, ha poco senso: è irrispettoso per la valvola stessa.

PRESIDENTE

Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
È presto detto, collega Zorzato.
Siccome sulla Marmolada non si può far nulla, è inutile andare a fare un Consiglio regionale sulla Marmolada per parlare dei confini della Marmolada, punto, è inutile: non serve a nulla convocare un Consiglio a Rocca Pietore per credere, illuderci, che così sposteremo una virgola sul confine della Marmolada. Fine.
Noi diciamo: se questo è il motivo e se Zorzato vuole farlo, a noi non interessa, perché fare una cosa inutile non ci interessa. In quali casi il Consiglio si è riunito fuori sede?
In casi che avevano una valenza quantomeno simbolica, l'ultimo quello del Vajont, pare che sia indiscutibile, l'anniversario del Vajont; le Commissioni, collega Finco, si possono riunire fuori sede senza dover chiedere il permesso all'Ufficio di Presidenza, almeno non c'è bisogno che veniamo qua in Consiglio ad alzare la mano e a votare.
Recentemente la Quarta Commissione era in ambiente montano, a Cortina; non ci vedo niente di straordinario. Ripeto, le Commissioni fanno spesso, chi più chi meno.
Anche fosse quella del confine, non so se c'è una Commissione che abbia la competenza dei confini in Consiglio regionale, non mi risulta. Parlare dei problemi poi possiamo parlarne anche qui.
Qual è la valenza storico, simbolica, politica? Se convochiamo un Consiglio fuori sede dobbiamo decidere qualcosa della montagna, per la montagna, perché se anche fosse che rispostano il confine, che non è mai stato spostato almeno dal 1911, se non ho capito male, in poi, sicuramente questo non modifica nulla rispetto al calo demografico, o qualcuno mi dimostri il contrario, non modifica nulla rispetto allo spopolamento, mai visto che modificando un qualche metro al confine si ripopola improvvisamente la montagna e nemmeno rispetto a chiusura di servizi.
C'è una legge, la 25 del 2014, che tra l'altro dice tutto nel suo titolo: "Interventi a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia".
Ma mi potrei fermare alla prima parte: interventi a favore dei territori montani; noi chiediamo che se ci deve essere un Consiglio regionale e non può essere per i confini, perché non serve a nulla farlo, deve e vuole occuparsi di montagna questo Consiglio parta da qui, da quello che quella legge prevede. Innanzitutto, che cosa è stato fatto per la montagna? Uno.
Due: che cosa si decide di fare per la montagna? Che è la montagna bellunese, che è la montagna vicentina, che è la montagna veronese, per carità.
Poi abbiamo una specificità della montagna veneta, ma no che ce la siamo inventati noi, è scritta nella legge, è scritta nello statuto.
Che cos'è stato fatto per la specificità della montagna veneta che si chiama Belluno? Che cosa si fa e si farà per la montagna veneta che si chiama Belluno? Noi chiediamo questo, perché questo può dare un senso politico, forse. Non sono neanche del tutto convinto, ma ha una convocazione straordinaria fuori sede di questo Consiglio.
Il resto, se è per i confini non serve; se non è nemmeno per i confini, proprio non c'è motivo di fare un Consiglio di questo genere.
L'abbiamo scritta, presentata, depositata come emendamento; se realmente l'intenzione è questa, quella contenuta nella relazione che è stata letta dal relatore, cioè che ci sia innanzitutto una presa d'atto di quanto è stato fatto e anche non fatto per la montagna veneta, altro che gli accordi di Galan, caro collega.
Possiamo andare là, possiamo andare a Zoppè di Cadore, possiamo andare a Cortina, magari stasera verremo a sapere che hanno deciso di fare questa Olimpiadi spezzatino, per cui si prende il primo da una parte, il secondo da un'altra e il dessert da un'altra parte ancora, comunque sia è un tema della politica regionale la montagna? Certo. C'è una legge che se ne occupa in maniera specifica? Certo. Allora partiamo da questa legge. Se sta scritto che partiamo da questa legge, cominciamo a fare un po' di quella strada che diceva il collega Zorzato, perché partire da quella legge vuol dire che si fa una relazione su quanto attuato, la i presenta in Commissione, ne discutiamo, vediamo cosa non è stato fatto e cosa c'è da fare e su quel che c'è da fare si preparano dei provvedimenti; e arriviamo che in quel Consiglio non si parla e fine e si approva qualche ordine del giorno. No, in quel Consiglio si approvano dei provvedimenti che riguardano la montagna e lo sviluppo della montagna.
Altrimenti – ripeto – non c'è motivo di fare un Consiglio di questo genere.

PRESIDENTE

Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Sinceramente ero convinto, ma lo dico seriamente, che questo punto all'ordine del giorno venisse approvato subito dopo l'intervento del relatore, perché davo così per scontato questo argomento e il fatto che tutti fossero d'accordo, ritenevo che non ci fossero interventi da parte di alcuno. Dopo ho visto tutta una fila di richieste di interventi e ho visto anche interventi molto contrari, con una certa animosità, che sinceramente non riesco a capire. Perché, finalmente, che l'Autorità regionale possa avvicinarsi a territori lontani, a territori che hanno problematiche, a territori in difficoltà, credo che sia un gesto molto apprezzabile. Credo che la gente veneta, soprattutto la gente della montagna, sia molto contenta nel vederci e nel sentirci discutere delle loro problematiche anche lì, dove loro ci trovano.
È un una sensibilità nei confronti di queste persone e di questa gente della montagna, che sicuramente trova apprezzamento.
Chiaramente il problema credo anch'io che sia sorto con la questione dei confini: è una questione importante, è stato messo anche nella relazione introduttiva del PdL, non è nulla di nascosto, Marino, è stato scritto che, una delle questioni è secondo me, la questione fondamentale è quella dei confini.
Proprio in questa situazione, in questo momento, in cui si parla di confini e di confini della Marmolada, quindi di un territorio riconosciuto a livello internazionale, io credo che il Veneto debba essere presente, io credo che il Veneto e il Consiglio Veneto debba far sentire la sua voce e credo che il Consiglio Veneto debba dare un segnale importante di sostegno anche al presidente Zaia e alla Giunta per portare avanti delle iniziative che possono portare a delle modifiche a dei confini che sembrano già delineati a nostro sfavore.
Per quello che io ritengo che non ci sia nulla di sbagliato e di contestabile in questa proposta; poi se si tratta di andare a Rocca Pietro nella Marmolada per piantare la nostra bandiera del Veneto io ne sono orgoglioso; se serve dare una mano per piantare il bastone ci sono qua anch'io, sono orgoglioso di piantarla, da veneto sono orgoglioso.
Non riesco a capacitarmi di tutta questa opposizione inutile, perché anche il Consiglio non riuscisse a far nulla su questo tema, per lo meno abbiamo tentato di fare, ma proprio voler far nulla del tutto mi sembra privo di ragione e privo di senso.
La montagna ha tanti problemi, lo diceva prima il capogruppo Finco, tra i quali – e volevo fare un piccolo intermezzo riallacciandomi un'altra questione – quello dei Medici di base, dei Medici che non vogliono trasferirsi in montagna, che hanno difficoltà per il disagio delle zone.
Voglio riportare ancora il Consiglio regionale sul tema dell'accesso all'università: noi abbiamo approvato nella scorsa Legislatura un PDL statale, approvato all'unanimità e con un astenuto soltanto che riguarda l'eliminazione dei blocchi alle iscrizioni alle Facoltà universitarie e alle Specializzazioni: mi sembra un tema che continui la sua attualità; ora insieme a tutti i PDL statali della scorsa legislatura è stato mandato al Parlamento nuovo, appena eletto e nella settima Commissione della Camera è presente questo PDL statale.
Io proprio stamattina ho scritto una lettera alla segretaria, l'onorevole Colmellere, perché si occupi di questa vicenda, che possa portarla avanti alla Camera dei Deputati, perché il problema è per tutta Italia.
È senz'altro molto più forte nelle zone di montagna, ma il problema della assenza di Medici ormai è in tutta Italia, oltre che in montagna, oltre che nel Veneto, quindi bisogna che siano presi dei provvedimenti a livello legislativo per cambiare le norme che regolano l'accesso all'università delle Facoltà e in particolare di Medicina e delle Facoltà di specializzazione.
Scusatemi la digressione ma ritenevo opportuno farla, visto che questo era uno dei temi e dei problemi sentiti in montagna, quindi senz'altro questa proposta di deliberazione amministrativa avrà il voto favorevole di Veneti Uniti, perché ritengo che sia una proposta di delibera amministrativa senz'altro utile e di grande sensibilità verso i territori e secondo me di soprusi che sono stati fatti nei confronti del popolo veneto.

PRESIDENTE

Grazie, Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie. Io mercoledì scorso, se non erro, il 25 luglio, non ero in Commissione, in quanto avevo dei problemi in famiglia e non ho potuto partecipare alla discussione, ma sono andata a leggermi i verbali della stessa e con stupore ho visto alcune cose che avrebbero chiarito meglio il pensiero e la posizione di tanti Consiglieri.
Andare in montagna, andare a Rocca Pietore è un qualcosa che dovremmo fare tutti, penso che tutti l'abbiamo fatto, siamo andati sicuramente tutti fin là con la nostra auto, come andremo per il Consiglio regionale, siamo andati là e abbiamo preso gli ascensori per salire, gli ascensori fanno due fermate, una dove c'è il museo della prima guerra mondiale, poi c'è l'altro pezzo che ti porta proprio in cima.
Andare lì da Veneto, (con la V maiuscola), vuole dire assistere ad un panorama indimenticabile, per chi ci era andato a piedi tanti anni fa, quindi già si era sobbarcato la fatica di salire con le proprie forze, andare lì vedere un qualcosa di meraviglioso che viene anche snaturato da un turismo di massa, perché è questo che abbiamo creato sulla Marmolada.
Abbiamo dato la possibilità, giustamente, a tutti di salire in questa cima, a chi non avrebbe mai potuto affrontare una salita del genere e anche a chi, con i tacchi alti, arriva su, si fa la foto e torna indietro e va a ingolfare tutto quello che sta attorno. Ma questo se lo dobbiamo sacrificare a nome del bio-progresso, del turismo non sostenibile ma che ci porta dei soldi, okay, va bene tutto; ormai sdoganiamo tutto.
Io chiedo rispetto, invece. Io chiedo rispetto per questa Istituzione, che se si deve spostare lo deve fare con qualcosa di chiaro e definito. Io sposo la tesi del collega Zorzato, perché dobbiamo andare là, dare la nostra vicinanza a chi e per che cosa? Andiamo là per prendere una posizione forte su qualcosa; è inutile che ci giriamo attorno.
Questa posizione forte può essere condivisa o meno. Personalmente non la condivido, però la rispetto, se è una cosa chiara e fatta con rispetto. Si tratta semplicemente di assecondare o meno degli atti amministrativi, che hanno fatto un iter, che partono da lontano e che sono arrivati a una fine.
Io non ho dubbi che la Giunta regionale si sia già attivata per contrastare questo adempimento amministrativo, non ho dubbi. Io voglio ricordare che sarebbe anche interessante fare un discorso itinerante per i nostri Consigli regionali e portarli nei posti che rappresentano un qualcosa per tutti i veneti. In primis io andrei nella zona dei PFAS, che poi andremo ad approvare degli atti importanti, proprio per andare lì e portare alla gente, oltre che vicinanza, la nostra empatia, la nostra comprensione del problema e siamo all'interno del problema.
In maniera tra il serio e il faceto, come dice il collega Berlato, vorrei dire che voterò questa PDA soltanto se ci sarà l'impegno, da parte di questo Consiglio, di spostare i Consigli regionali in altre zone, e vi chiedo anche di venire a Porto Tolle, perché se da una parte ci hanno tolto dei metri di confine, cosa che vi assicuro una volta che siete sopra non vi rendete conto dove inizia il Veneto, dove inizia il Trentino, dove iniziano i vari limiti, dove ci sono i limiti geografici, perché lì tu non li vedi e non li apprezzi.
Vi invito, veramente, a valutare un paio di situazioni, quello di pensare anche a difenderla la montagna, come fanno in tante situazioni in Trentino Alto Adige. Forse il fatto che sia stato assegnato a loro un pezzo così importante della nostra Regione, da un punto di vista ambientalista, potrebbe essere una maniera per difenderla. Lo sappiamo tutti che in Trentino cercano di dimensionare il volume delle persone che vanno in certi posti, è un'idea che possiamo anche pensare.
Io ritorno sul problema: facciamoli sì questi Consigli itineranti, facciamoli nei luoghi dove realmente ci sono i problemi delle persone.
Vi ricordo che il Polesine, che è la realtà che mi ha permesso di sedere in questo Consiglio regionale, ha dei grossi problemi, perché quello che noi andiamo a lamentare in alta montagna, cioè che ci hanno tolto un pezzo di terreno veneto, in Provincia di Rovigo e proprio nel Delta abbiamo il problema contrario: abbiamo dei metri di terreno che ci vengono regalati dal Po nei sedimenti che ci porta a valle, sia il Po che altri fiumi; abbiamo il problema contrario: a volte ci mettono tantissimo tempo per prendersi carico di questa problematica, per ripulire gli accessi ai porti dei nostri pescatori che non riescono ad uscire a mare perché sono incagliati da questi residui.
Quindi da una parte ci hanno tolto, da una parte vi assicuro che ci danno e ce lo teniamo, perché nessuno ci dà una mano a portarlo via.
Perché oltre al fatto che il Po ci regala dei metri di territorio Veneto, vi invito a venire a Porto Tolle a fare un Consiglio regionale, primo per rendervi conto dei territori polesani, come sono in maniera ampia persi nel nulla, perché chi non viene lì, non si può rendere conto dei problemi uguali ma inversi che può avere un territorio che vive costantemente sotto il livello del mare: abbiamo gli stessi problemi per la Sanità, abbiamo gli stessi problemi per le natalità e quando ci battiamo per mantenere aperti i nostri punti nascita, anche se non arrivano a 500 parti, lo facciamo perché sappiamo che un'ora e mezza, per una persona che può avere dei problemi, è un periodo di tempo interminabile per chi ha dei problemi.
Perciò io vi invito a venire là, vi invito, magari non quest'anno, magari io vi inviterei a venire nel 2019, anno in cui cade l'anniversario della morte di un patriota romano, Angelo Brunetti, detto il Ciceruacchio: vi invito a Porto Tolle perché abbiamo una sede comunale molto importante, abbiamo una piazza importante, che è stata dedicata a Angelo Brunetti, che è stato uno dei pochi patrioti della Repubblica Romana nel 1848, che è venuto verso il Veneto per dare una mano alla Repubblica veneziana.
Io so che qua sto toccando le corde del vostro patriottismo, che vi permea completamente, quindi questo patriota romano venne verso Venezia per dare manforte a Daniele Manin, che combatteva all'interno della Repubblica di Venezia per mantenere questa libertà; da Roma venne verso il Veneto, fu intercettato a Porto Tolle e lì fu impiccato dalle soldataglia austriache: perciò questo è uno dei pochi rari esempi di cittadino romano che realmente ha dato la propria vita per salvaguardare il Veneto.
Io vi invito veramente, per prendere atto delle situazioni che abbiamo nel Veneto, di valutare la possibilità uno di fare questi Consigli regionali nei posti dove realmente insistono i problemi e quindi venite a toccare con mano le difficoltà e di venire appunto a Porto Tolle, così imparate a conoscere qual è il territorio del Delta.

PRESIDENTE

Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Cercherò di essere non polemico, ma molto concreto nel mio ragionare rispetto a questo tema, come ho tentato di farlo anche in Prima Commissione, proponendo anche una soluzione unanime, ma ho visto che non è stata raccolta, ci riprovo per la seconda volta in Aula.
Partiamo e sgombriamo il campo: mi dispiace che non ci sia il Relatore di maggioranza, voglio parlare a lui, anche perché è un obbligo che il Relatore sia presente in Aula nei nostri lavori.

PRESIDENTE

Lo stanno recuperando.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Nicola. Ci tenevo che ci fossi, primo perché sei Relatore del provvedimento, quindi è bene che ascolti tutto il dibattito, secondo perché facevo riferimento al tuo esordio.
Tu hai parlato dei Consigli che si sono svolti fuori sede nella scorsa legislatura.
Hai fatto riferimento a due Consigli: uno quello a Longarone, non c'è ombra di dubbio, erano i 50 anni del Vajont 9 ottobre 1963 attorno a quella data siamo andati al Vajont e abbiamo fatto un Consiglio unanime sul quale c'era già, addirittura, una mozione predisposta prima del Consiglio sulla quale avevamo raccolto le firme di tutti i Capigruppo.
Il secondo Consiglio, siccome tu dici non c'è mai stata polemica, ti vorrei ricordare e rammentare, a tutta l'Aula, perché mi pare che la memoria storica spesso sfugge, come è avvenuto quel finanziamento dei 150.000 euro per i 150 anni della storia d'Italia.
I 150 anni dell'Unità d'Italia non sono stati finanziati dalla Giunta regionale Zaia, se tu ti ricordi, perché il tuo partito era contrario al finanziamento dei 150.000 euro; i 150.000 euro sono stati finanziati dal Presidente del Consiglio regionale Ruffato, in palese polemica con la Lega Nord, attraverso un atto di Consiglio sostenuto dal Partito Democratico e da Forza Italia al punto che in una seduta in cui abbiamo deciso quel Consiglio in quest'Aula abbiamo intonato e cantato l'Inno d'Italia, al quale i Consiglieri della Lega non hanno partecipato, se non ricordo male. Altro che non c'è stata polemica! Ma di che cosa sta parlando? C'è stata una polemica tale che non avevate neanche previsto il finanziamento, siccome era una iniziativa alla quale partecipavano tutte e venti le Regioni non c'era ancora il sovranismo e Salvini, ma tutte e venti le Regioni avevano partecipato, il Veneto rischiava di essere l'unica Regione che non compartecipava con la Presidenza della Repubblica, abbiamo sopperito all'assenza della Giunta Zaia e della Lega Nord con un atto della Presidenza del Consiglio.
Giusto per ricordare se c'è o non c'è stata la polemica politica, rispetto a quel Consiglio regionale straordinario fatto a Padova. Lo ricordo perché è bene. Ma non voglio fare polemica. Voglio ricordare quello che è stato. Quindi avevate scelto una strada assolutamente polemica.
C'è un dato positivo: aver discusso del Consiglio straordinario in montagna ci ha portato a proporre – e io immagino a decidere – con una certa rapidità – anzi mi rivolgo all'Ufficio di Presidenza presente – la necessità di poter fare altri Consigli straordinari, se l'anniversario dei 100 anni della pace, perché quelli della guerra erano nel 1915, nel 1918 si festeggia la pace.
Il 3 novembre, lo ricordo alla Presidenza del Consiglio, c'è la firma dell'armistizio più importante di questa parte d'Europa, quello firmato a Villa Giusti, a Padova.
Io mi auguro che andremo a fare un Consiglio regionale straordinario per celebrare la pace oltre a celebrare la guerra, che celebriamo anche un atto importante, che è avvenuto a Padova: arriveranno da tutta Europa per quella scadenza.
Abbiamo deciso, mi pare di aver capito nella discussione della Prima Commissione o almeno qualcuno lo proporrà, un Consiglio regionale sulla questione dei PFAS nelle zone colpite, ma mi è venuto in mente, quando concluderemo i lavori della Commissione banche, sarebbe bello andare a farlo nelle città di Vicenza o di Treviso, sedi di Veneto Banca o sede di Banca Popolare di Vicenza, e tenere quel Consiglio regionale conclusivo dei lavori della Commissione di inchiesta sulle banche nel territorio, perché è bello avere la possibilità di non essere sempre soli come di solito siamo in questa sede, ma avere anche un pubblico che possa in qualche modo ascoltare e partecipare.
Quindi io non sono contrario ai Consigli fuori sede, non lo sono mai stato; credo che debbano essere però decisi nella maniera corretta, perché ha ragione su questo punto il collega Zorzato, non possiamo nasconderci dietro un dito: lei gli ha dedicato due righe nella sua relazione, ma noi sappiamo che il motivo è la questione della Marmolada.
Sulla questione confina Marmolada dico in maniera esplicita come la penso: penso che i confini di tutte le montagne passino sulle cime, metà che sta da una valle è di una Regione, di una Provincia, di uno Stato o di quel che è, l'altra metà sta dall'altra parte ed è sempre stato così, in tutte le cime che cadono sulle zone di confine il limite si stabilisce nel punto massimo della cima, metà di la metà di qua, perché è giusto così, perché è corretto così, perché la storia ci consegna questo modello, dal punto di vista dei confini. Diverso è un confine semplicemente comunale, non regionale, perché lì allora si risponde al corso dei fiumi, risponde ad altri criteri, probabilmente anche a criteri storici, ma le cime delle montagne di solito si fa così.
Allora io credo che questa sia la cosa ragionevole, mi piacerebbe sapere dall'Ufficio legislativo come possiamo stabilire questo principio: qual è l'atto politico che noi possiamo fare per ristabilire questa verità storica, geografica, chiamatela come diavolo volete, è una proposta di legge statale? Si può fare un ricorso al Consiglio di Stato? Qual è l'atto politico che ci consente di tornare indietro rispetto a questa cosa?
In attesa di una risposta certa, che son sicuro mi saprete dare, perché se qualcuno pone un problema ha anche la soluzione, cioè c'è un ricorso a qualche organo rispetto a quello che è avvenuto, che possa consentirci di tornare indietro?
In attesa di questo, io dico una cosa: in montagna non esistono confini, quando uno attraversa una montagna non trova per terra una striscia che dice qui e Veneto di là il Trentino, qui e Italia di là e Francia, tra l'altro, con l'Europa sono spariti anche i confini nelle zone, non solo nelle cime, ma anche nelle zone molto più basse.
Per la montagna, se il soggetto è la Marmolada e le sue genti, poco gli interessa se un milione arriva dal Veneto, un altro milione dal Trentino, un altro migliore della Provincia autonoma di Bolzano e un altro milione dalla Provincia autonoma di Trento, perché diventano 4 milioni per la montagna, 4 milioni per il popolo della montagna.
Da questo punto di vista, quello che è stato carente da parte del Veneto, son state le risorse investite sulla Marmolada, perché questo è quello che interessa alle genti che abitano quei territori: interessa quale investimento, quali risorse mettiamo attorno a quelle montagne.
Se invece l'Ufficio Legislativo non dovesse darmi una risposta, sono un po' preoccupato, perché qualche anno fa una soluzione era stata trovata con la Provincia di Trento ed era passata attraverso un accordo con la Provincia di Trento. Proviamo a pensare per dieci secondi di fare il contrario, cioè che il Consiglio regionale del Trentino o la Provincia autonoma di Trento o quella di Bolzano, a seconda delle zone, organizzino un Consiglio provinciale o regionale al confine con il Veneto. Tema di quel Consiglio regionale: l'articolo 132 della Costituzione. Noto. È quello che consente ai Comuni di cambiare Regione. Potrebbero farlo? Come lo vivremo noi un Consiglio regionale o un Consiglio provinciale fatto ai confini sull'articolo 132 della Costituzione? La vivremo come una provocazione.
Se c'è una soluzione legislativa l'attendo; legislativa di qualsiasi atto, un atto formale che ci consenta di dire è veneto fino alla cima del confine, di là è Trentino, ben venga.
Se non c'è una soluzione di questo tipo, la soluzione è quella pacifica, si ha con l'incontro con il Trentino Alto Adige, non con lo scontro o l'invasione, anche perché celebrare i 100 anni della fine della guerra con un'invasione mi sembrerebbe un po' contraddittorio.
Si celebra il momento del rapporto con il Trentino Alto Adige attraverso l'incontro non lo scontro, quindi attraverso una convergenza che ponga la questione nella maniera intelligente, non attraverso una provocazione.
Quindi, sono contrario a questa provocazione, non serve a nulla, cioè se c'è un atto legislativo percorriamolo, cioè se è una legge, il Veneto avanza proposta di legge statale avete la maggioranza, in due giorni la votate in Parlamento e finalmente la Marmolada... La Marmolada è veneta, per tre quarti del suo territorio è veneta, ma se vogliamo anche l'atto formale fate la proposta di legge statale, lo Stato l'approva, il Parlamento l'approva, a quel punto la cima della Marmolada, fino a metà è veneta. Benissimo, fatelo. Governate la Regione, governate a livello parlamentare, fatelo se c'è un atto che può portarci in quella direzione.
Se non c'è un atto dobbiamo trovare un accordo, un accordo tra la Provincia di Trento e la Provincia di Belluno che ci consenta di evitare qualsiasi problema di scontro dal punto di vista politico e ideologico.
Ultima questione: io non so, l'ho già detto in un'altra sede, se potrò partecipare a questo Consiglio, mi piacerebbe partecipare, non dipende da me, mi farò dire se l'altitudine mi consente di parteciparvi. Ovviamente, se ci parteciperò mi piacerebbe porre alcuni temi, perché abbiamo parlato di montagna però io sto aspettando, insieme ai colleghi Fracasso, Berti e Scarabel, dal 20 dicembre 2017 la risposta a una interrogazione a risposta immediata, è sempre un immediato un po' relativo, su un tema piccolino, piccolino che dice questo: l'ospedale di Pieve di Cadore è aperto dalle 8:00 alle 20:00, chiude alle 20:00 e riapre alle otto della mattina successiva, ed è chiuso nei giorni festivi, vogliamo dare una risposta a questo problemino qua della montagna?
Bottacin ha letto alcuni articoli, io ne ho letti anche altri, dei Sindaci della Provincia di Belluno arrabbiati neri con la Regione perché dicono che oggi bisogna garantire specificità montane per quel che riguarda la Sanità.
Questa interrogazione attende da sette mesi, l'avevamo presentata a nome di alcuni Sindaci di alcuni amministratori del territorio, non gli avete mai dato risposta, neanche dato risposta. Non solo non avete dato risposta, ma non avete neanche risolto la questione e il problema che è qui affrontato.
Quindi mi piacerebbe esserci per discutere di questi temi perché sono convinto che fatta la passerella sulla questione del confine è di questo che la gente della montagna vuole e preferisce parlare? Per questo ieri ho presentato l'emendamento di 1.000.000 di euro per i piccoli Comuni montani, per questo abbiamo posto con forza la questione dell'articolo 15 dello Statuto, per quel che riguarda gli aspetti dell'autonomia.
Per concludere, io mi sento ancora di ri-avanzare la stessa identica proposta che ho avanzato in Commissione, cioè quella di dire se veramente si vuole fare un Consiglio regionale, io dico, a differenza di quello che ha detto il Capogruppo del PD, Fracasso, del quale condivido però il senso e di quello che ha detto il collega Azzalin, anche sul tema del confine, cioè se ci fate una proposta seria, amministrativa, vera che affronti il tema del confine, io non ho problemi o paura di affrontarla; fatecela però, avanzatecela.
Siamo in un Consiglio regionale, non siamo al bar sport, ci dovete scrivere qual è l'atto amministrativo col quale possiamo incidere. Non ha ragione in questo caso il collega Pietro Dalla Libera, è un Avvocato, è come se lei dicesse a un suo assistito: "Guardi, abbiamo già perso ma andiamo lo stesso in Tribunale, perché è bello sempre essere presenti per dare un'idea che comunque abbiamo tentato di difenderci". Qual è il cliente che viene da lei, avvocato Dalla Libera, se lei dicesse una cosa del genere?
Manco uno, zero, mentre se qui voi ci date una soluzione concreta di come possiamo affrontare il tema del confine seriamente, concretamente, con un atto legislativo, una proposta di legge statale una delibera di qualsiasi tipo, un ricorso, qualunque sia l'atto, io sono per giudicarlo, per valutarlo e sul quale darvi un'opinione.
Poi aggiungiamo gli altri temi, perché ovviamente oggi non stiamo discutendo l'ordine del giorno, non c'è un ordine del giorno, in questa deliberazione manca il soggetto principale, l'ordine del giorno. Non è una cosa di poco conto. Siccome siamo un'Assemblea legislativa e non un'agenzia di viaggi turistica, l'ordine del giorno è parte integrante della decisione di andare in un luogo. Non è che abbiamo deciso di fare il Consiglio regionale a Longarone e poi abbiamo detto per fare che cosa? Non è che abbiamo deciso di fare il Consiglio regionale al Bo e poi abbiamo deciso di fare che cosa?
Manca l'oggetto principale. Io non posso, ma lo dico con tutta serietà, votare una cosa della quale manca l'oggetto principale. Io invito l'Ufficio di Presidenza a riprendersi tutte le sue prerogative, a trovare un accordo a 360 gradi, io dico che non escluda anche il problema dei confini, del federalismo, parlate della questione della Sanità, parliamo dei servizi, del trasporto, della montagna, di tutto quello che volete. Scriveteci l'ordine del giorno, convocate il Consiglio regionale, è nelle vostre prerogative, non avete bisogno di autorizzazione del Consiglio e andiamo a fare questo Consiglio in maniera unitaria.
Ultima cosa, questa mi sarebbe piaciuto porla al dottor Valente, che l'ha posta tra l'altro nell'assemblea dei Capigruppo: nessuno può essere escluso, a nessuno può essere impedita la partecipazione a questo Consiglio regionale, sia chiaro.
Io immagino che si possa tranquillamente, siamo nel 2018, consentire anche al sottoscritto, se non dovesse avere autorizzazione medica, di potervi partecipare attraverso il sistema Wi-Fi: è evidente che io non accetterei mai l'impossibilità di partecipare a un Consiglio regionale, questo è implicito ed è evidente.
Siccome ci sono dei mezzi che possono consentirmi di intervenire o di mandarvi un intervento scritto o di fare qualsiasi altra cosa, non accetto che venga convocato un Consiglio regionale in un luogo che possa impedire a me o anche ad altri Consiglieri, non parlo solo per il sottoscritto, di non poterli materialmente e sanitariamente partecipare.

PRESIDENTE

Grazie. Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sarò breve nel mio intervento. Ho letto questa delibera che dobbiamo votare: quello che non trovo sono in realtà i criteri per i quali si debba scegliere questa località piuttosto che un'altra, nel senso che siamo al terzo anno di Legislatura e problemi in Veneto che hanno coinvolto i cittadini veneti ce ne sono stati veramente molti, quindi perché proprio sulla Marmolada?
Per qualche frazione di secondo, quando ho sentito per la prima volta la notizia "faremo un Consiglio straordinario in Marmolada", ho pensato, è stata una cosa brevissima: bene, finalmente si prende atto del problema del cambiamento climatico, del fatto che nella Marmolada c'è stato il più significativo scioglimento di ghiacciai di tutto l'arco alpino, un ghiacciaio che è passato, nel giro di una decina di anni da 450 ettari a 190 ettari, è diminuito in maniera veramente drastica (molto preoccupante). Ma poi, quando la notizia è stata completata, ho capito che non si trattava di nulla di tutto ciò.
Una questione che tra l'altro colpisce tutti i cittadini veneti, quella del cambiamento climatico, perché a parte i giorni di caldo che stiamo vivendo, ma può essere anche normalità in piena estate, ma fenomeni come la scarsità idrica, la mancanza di acqua per irrigare i campi. Sapete, chi abita a Treviso, quali problemi ci sono adesso, per quanto riguarda l'utilizzo dell'acqua del Piave. Oppure anche le notizie di questi giorni, del West Nile, di questa zanzara, sono animali che non c'erano, ma adesso con l'innalzamento delle temperature stanno arrivando portando tutte le problematiche.
Quindi poteva essere significativo per quello, però nelle motivazioni c'è scritto un po' di tutto, ma niente che ricordi che cosa sta accadendo a questo ghiacciaio.
Effettivamente, se poi vado a leggere, vedo che si parla di confini, quindi è una questione di superficie. Se è una questione di superficie, del numero di cittadini interessati, io credo che sarebbe stato dovuto, usando un parametro utile per tutti gli altri casi, fare magari un Consiglio straordinario in Riviera del Brenta, dove ci sono stati i colpiti e i disastrati dal tornado, ci sono anche state vittime, oppure magari fare un Consiglio straordinario davanti a una delle tante fabbriche del veneto, dove ci sono dei lavoratori che arrivano la mattina ma non tornano più a casa, perché fanno un incidente magari muoiono anche sul lavoro, oppure a Lonigo o a Trissino, l'epicentro del disastro da sostanze perfluoroalchiliche dove abbiamo 300.000 contaminati da PFAS, parliamo di 150 chilometri quadri, parlando di superficie, per quanto riguarda i confini siamo a qualche migliaio di metri quadri, per quanto riguarda la Marmolada, oppure davanti magari alla sede di qualche banca che ha messo al lastrico centinaia migliaia di famiglie in Veneto.
Ma dopo, leggendo la relazione, vedo che questa variazione e diminuzione del territorio ha destato grande preoccupazione nell'opinione pubblica del Veneto.
Ma se lo spostamento di questo confine desta grande preoccupazione nell'opinione pubblica del Veneto e noi utilizziamo questo parametro per decidere di andare a fare il Consiglio regionale lì, che cosa dovremmo dire per i disastrati della Riviera del Brenta, per i morti sul lavoro, per i 300.000 contagiati, contaminati da PFAS e per i disastrati e messi sul lastrico a causa del fallimento delle banche del Veneto? Che cosa dovremmo dire? Quindi quello che non mi è chiaro sono i parametri e i criteri utilizzati per scegliere questa destinazione. Certamente io non sono contrario a fare dei Consigli straordinari esterni, però credo che dovremmo scegliere dei criteri utili a rispondere a reali esigenze di cittadini, a problemi reali e ce ne sono, ve li ho elencati.
Concludo col fatto che anch'io ritengo – e il collega Ruzzante lo ha appena detto – non va escluso nessuno.
Il collega Ruzzante ha voluto far presente che può avere dei problemi fisici, non è l'unico, ce ne sono anche altri colleghi, almeno tre in quest'Aula, che possono avere problemi.
Quindi io mi appello anche ai regolamenti e allo Statuto, sul fatto che nessuno può essere escluso da poter partecipare all'Assemblea legislativa, anche se fatta, appunto, in una sede esterna.

PRESIDENTE

Il collega Dalla Libera.


Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Volevo soltanto replicare.

PRESIDENTE

Lasci parlare me, lei è già intervenuto, quindi intende intervenire per fatto personale; io le faccio la domanda e lei mi risponde per fatto personale.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Per fatto personale.

PRESIDENTE

Io valuto se è fatto personale.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Senz'altro. Volevo soltanto replicare brevemente al consigliere Piero Ruzzante che nella mia attività di avvocato do i giusti consigli ai clienti, gli dico che hanno ragione o se hanno torto, quindi prima di iniziare una controversia, poi decidono loro cosa fare però io li consiglio e li consiglio bene.
Io credo che su questa partita noi non abbiamo torto in partenza, è una battaglia da fare: piuttosto mi chiedo, consigliere Ruzzante, quanti abitanti delle nostre montagne venete, se hanno sentito oggi il suo intervento, le daranno il loro voto.

PRESIDENTE

È finita la discussione generale sul punto, non mi pare di vedere repliche di chiusura.
C'è da dare un parere sull'emendamento depositato, quindi l'Ufficio di Presidenza della Prima Commissione si riunisce magari qui in prossimità dei banchi della Giunta e rimanendo in Aula, date un parere e poi riprendiamo i lavori immediatamente.
Restate in Aula, cari colleghi.
Bene, riprendiamo i lavori.
Abbiamo un emendamento.
Emendamento n. C0001, presentato dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis e Guarda, dispositivo, punto 2), modificativo, che prevede:
" Al punto 2) del dispositivo dopo le parole ", Comune di Rocca Pietore (BL)" sono aggiunte le parole "con il seguente ordine del giorno: Stato di attuazione della legge regionale n. 25/2014 "Interventi a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria alla Provincia di Belluno in attuazione dell'articolo 15 dello Statuto del Veneto"; criticità e interventi correttivi"".
Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Questo voto contrario a questo emendamento che probabilmente vi apprestate a dare, è la prova provata che andare a misurarvi su questo tema probabilmente fate un po' fatica, perché se è così semplicistica la cosa, collega Bottacin, avreste dovuto presentare una relazione e come è stato chiesto formalmente dal Capogruppo del PD, convocare una Commissione, istruire la pratica e poi andare anche in montagna a discutere di queste cose, perché portavamo delle questioni, c'erano delle criticità per cui si andava avanti magari rispetto ad alcune questioni, si pensava o si riteneva fosse opportuno approvare determinati provvedimenti, occorresse più tempo, bisognasse fare determinate cose, c'erano delle proposte: bisognava ragionare su questa questione, perché al di là delle ragioni che puoi avere, che possiamo avere anche noi, cioè i temi possono essere dibattuti, ci sono vari anche punti di vista sulle soluzioni delle questioni.
C'è però un tema ineludibile e che neanche il tuo iper-attivismo può sconfessare e cioè il fatto che su queste questioni ci sia un ritardo politico di questa Amministrazione; quanto meno allora abbiate la dignità di parlarne e di portare le cose.
Io ero un po' contrario a prescindere, ma se vogliamo proprio andare, discutiamo di queste cose: non ne volete discutere, ma io pensavo che una riflessione la facesse.
L'Ufficio di Presidenza mi ha già detto che non se ne parla, Finco mi ha detto: "Hai altri cinque minuti" e li voglio utilizzare per ribadire questa posizione, tutto qua.
Mi limito a questo, mantengo le posizioni che abbiamo finora espresso e abbiamo tentato anche di ragionare su questo, valuteremo alla fine quando terminerà questa discussione e ci sarà un voto, su quale posizione politica assumere, che non sarà solo una posizione politica che si limita all'espressione del voto, perché voi andrete in Marmolada e noi probabilmente vi accompagneremo per un po' di strada, poi ci fermeremo da qualche altra parte.

PRESIDENTE

Non vedo interventi. Parere del Relatore? Contrario.
Metto in votazione l'emendamento C0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Rapidissimo, perché non avevo più il tempo per dirlo prima, ma con le motivazioni dell'intervento precedente io non partecipo a questa votazione, cioè non esprimerò il voto per il semplice motivo che ritengo che sia non congruo l'oggetto di questa nostra votazione, cioè io credo che non possa essere, politicamente, non ne sto facendo una questione regolamentare, sia chiaro, ma politicamente non sia congruo votare la convocazione del Consiglio in un luogo disgiuntamente dall'ordine del giorno della convocazione del Consiglio.
Ritengo che i due atti siano l'uno imprescindibile dell'altro, quando poi ci troveremo e convocheremo il Consiglio alla fine dei nostri lavori, avremo un ordine del giorno, un oggetto un documento, saranno riportati, per esempio, i miei atti di sindacato ispettivo lì.
È assolutamente un Consiglio come tutti gli altri, quindi deve essere messo nelle condizioni di poter lavorare.
Ritengo che sia non congruo. Io vi avevo anche lanciato un appello a ritrovare un'unità nel nell'Ufficio di Presidenza, l'avevo lanciato già in Prima Commissione, raccogliendo anche una disponibilità, devo essere sincero, sia da parte del collega Pigozzo, sia da parte del collega Scarabel, oggi ho aggiunto un'altra cosa: che per quel che mi riguarda, se vogliamo discutere dell'atto amministrativo con il quale ci presentiamo sulla questione del confine, io sono disponibile a discuterlo, ma deve essere un atto amministrativo, serio, vero, non fiction.
Quindi non ho problemi neanche ad affrontare quel tema lì perché riconosco che ci sono anche degli aspetti simbolici rispetto ai confini che non sono poca cosa e da questo punto di vista pensare che la Marmolada sia un po' meno veneta non è una cosa che sinceramente, con tutta sincerità mi convince, insomma, primo perché è veneta già di per sé, non è che la Malga Ciapela da domani mattina non è più territorio veneto da dove partono tutti coloro che vogliono arrivare sopra la Marmolada, sotto tutti i profili quindi abbiamo un territorio che non può privarsi, anche da un punto di vista simbolico, di quella che è la sua cima più alta.
È impensabile, insomma, lo ricordiamo e lo ricordo anche alla Giunta regionale perché se ne dimentica qualche volta.
Si possono fare i convegni sulla montagna, senza utilizzare come immagini le cime di Bolzano, perché siete riusciti anche a organizzare un convegno come Regione Veneto, mettendo sullo sfondo le cime di Bolzano delle Dolomiti, invece, di mettere quelle del Veneto.
Questo è molto più grave tra l'altro dal punto di vista simbolico, come messaggio, perché vorrei ricordare alla Giunta regionale del Veneto, che il 60 per cento delle cime e delle Dolomiti sono venete, non trentine, non di Bolzano e potete fare i convegni in Veneto parlando della montagna veneta, mettendo le bellissime cime venete e non quelle di Bolzano, come avete fatto.
Questo è un atto molto più grave che ha fatto arrabbiare tutti i cittadini della montagna veneta.
È un atto concreto durante un convegno della Regione Veneto fatto qui a Mestre sul turismo e con le montagne dedicate Ti faccio sapere anche perché me l'ha detto un Sindaco della Provincia di Belluno, mi ha detto anche il nome della cima che adesso non ricordo, fattelo spiegare da Caner, c'è stata una polemica infinita anche sui giornali su questa cosa.
Per dire che insomma gli aspetti simbolici non sono aspetti casuali, la questione può essere affrontata anche sotto quell'aspetto lì, perché io non ritengo che sia un aspetto da sottovalutare; ho parlato con tanta gente, mi è capitato di fare un'iniziativa proprio nel Bellunese la settimana scorsa e ho chiesto un giudizio rispetto a questa cosa della Marmolada e devo essere sincero, cioè a chi abita in quei territori, la cosa non è piaciuta per nulla.
Io non ho problemi a dire che questo è stato un elemento di frattura, però vorrei capire come ne veniamo fuori, cioè governate voi, l'Italia la governate voi; io vorrei capire qual è l'atto amministrativo con il quale ne veniamo fuori.
Quando me lo presenterete nell'ordine del giorno non sarò più chiamato a votare, però potrò dire almeno di non aver votato contro, di non aver votato a favore, ma deciderò e valuterò in quel momento se quel Consiglio regionale è valido o meno, valido ovviamente dal punto di vista politico e amministrativo.
Quando presenterete l'ordine del giorno vero, fatto di atti amministrativi, risorse per la Marmolada, risorse per la montagna, affrontando il tema della Sanità, affrontando il tema anche dei confini, valuterò se è un Consiglio regionale.
Io vi invito ancora ad evitare di fare questo voto, che lo ritengo non un atto illegittimo dal punto di vista regolamentare, ma un atto illegittimo dal punto di vista della mancanza dell'oggetto principale del Consiglio regionale, cioè l'ordine del giorno e quindi non parteciperò a questa votazione, rinviando il giudizio su quel Consiglio regionale ha quando avrò la possibilità di poter accedere ai documenti, che verranno discussi e votati in quella seduta consiliare.

PRESIDENTE

Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

È davvero singolare che si voglia convocare un Consiglio regionale sulla Marmolada e non si accetti che nell'ordine del giorno di quel Consiglio ci sia scritto il titolo della legge che questo Consiglio, che questa Regione, ha sui territori montani, che è: "Interventi a favore dei territori montani", che non si parta proprio da quelli che sono gli impegni che la Regione si è assunta una volta che è stata approvata questa legge, che riguarda, ripeto, i territori montani e specificatamente la provincia di Belluno.
A partire dal fatto che in quel Consiglio ci sia una relazione sullo stato di attuazione della principale legge che riguarda i territori montani di questa Regione.
Se questo è il non contenuto di quel Consiglio, in pratica qui si chiede di dare il via libera a una convocazione del Consiglio Marmolada a scatola chiusa: non sappiamo quali impegni, quali decisioni si prenderanno per la montagna; sappiamo che si parlerà della montagna, come se ne può parlare ovviamente qui, come in tante altre sedi, ma, ripeto, non siamo d'accordo per convocare un Consiglio per parlare della montagna, siamo perché si convochi un Consiglio che oltre a parlare e a discutere, decida qualcosa per la montagna, decida sui servizi sanitari, decida sull'assetto idrogeologico, decida sulle deleghe e sull'attuazione dell'autonomia della Provincia di Belluno, decida sulla rete di infrastrutture, a cominciare tanto per dirne una, dal treno delle Dolomiti di cui abbiamo perso traccia, non so dove si sia perso il treno nelle Dolomiti, non delle Dolomiti, nelle "Stiamo lavorando". "Stiamo lavorando". Finché la Giunta lavora, la situazione della montagna peggiora. Ce l'ha detto Finco, che spopolamento, calo demografico, chiusura dei servizi; "stiamo lavorando, stiamo lavorando" se almeno quello che vi abbiamo chiesto, ci sarà il modo di capire cosa è stato fatto o non è stato fatto per la montagna in questi anni. No. Quello non ha dignità di andare all'ordine del giorno di un Consiglio regionale sulla montagna, che si fa in montagna.
Noi, ripeto, abbiamo partecipato ai Consigli a Longarone e aveva i motivi che aveva, siamo disponibili a partecipare a Consigli regionali che abbiano valenza simbolica e soprattutto politica, purché si sappia prima qual è questa valenza, quali sono i contenuti politici di questo Consiglio, che oggi non ci sono.
Sui confini ho già detto, non sarà il confine che si sposta, semmai si sposterà di qualche metro, a ripopolare la montagna veneta e bellunese, né a far riaprire i servizi dell'ospedale di Pieve di Cadore, né a far partire il treno delle Dolomiti, né il prolungamento dell'Alemagna.
In quel Consiglio qualcuno ricorderà il Presidente Zaia: "Faremo l'Alemagna, avanti tutta. "Stiamo lavorando anche per l'Alemagna", che infatti non si è più vista.
È un Consiglio indeterminato in luogo determinato. Indeterminato nei contenuti, in luogo determinato: la Marmolada.
Fino a quando i contenuti non saranno determinati, noi non siamo disponibili ad esprimere un parere favorevole, quindi non parteciperemo al voto.

PRESIDENTE

Berti.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie mille, Presidente.
Io non posso che sottoscrivere quanto è stato detto dai colleghi che ci hanno anticipato. Se si fosse parlato, come in tutti gli altri ordini del giorno che vengono discussi prima in una capigruppo, comunque vengono discussi tra le parti, vengono decisi i punti all'ordine del giorno, adesso qua ci troviamo di fronte, a quanto detto, a una scatola chiusa: prendere, votare, accettare o meno.
Lo voglio dire apertamente: se ci fossero stati i temi della montagna, andiamo a fare un Consiglio sullo spopolamento montano noi del Cinque Stelle avremmo incastrato il pulsante verde con un cacciavite, tanto deciso il nostro sì, perché questi sono i temi importanti: ospedali, spopolamento, viabilità. La possibilità di farlo veramente e farlo nei luoghi della montagna, invece così bisogna andare a farlo per farsi, probabilmente, il marchettone, un metro su, un metro giù e andando a parlare di confini che, sinceramente, non cambiano nulla, portano i giornali e i giornalisti a parlarne per una giornata, abbiamo risolto il problema e possiamo non parlarne più.
A questo noi non possiamo fare nient'altro che unirci a quanto detto dai nostri colleghi e quindi non voteremo questo provvedimento. Grazie.

PRESIDENTE

Stefano Casali, prego.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie. Noi come Gruppo voteremo a favore, l'avevamo già detto in Commissione e per una serie di motivi: innanzitutto i Consigli straordinari spesso hanno un tema generico, che si va ad affrontare in un luogo, dove si va a parlare dell'argomento, ma credo che oggi un Consiglio in alta montagna abbia vari significati e molteplici punti di importanza da sviluppare.
Innanzitutto la nostra Regione è in prima linea per cercare di portare le Olimpiadi sulle Dolomiti. Fare questo Consiglio regionale sulla vetta più alta del Veneto, io non sono un grande conoscitore delle montagne, sono più uno sciatore, quindi non sono uno scalatore o altro, però più Punta Penia è la vetta più alta delle montagne venete: 3343 metri.
Fare anche un Consiglio sulla Marmolada ha un valore simbolico, nel senso va a coprire le tematiche più difficili della montagna, dove c'è l'altitudine, dove c'è difficoltà di raggiungerla, dove c'è il ghiacciaio, dove c'è la neve in stagioni e in periodi dove in montagna più basse non viene raggiunta; in più c'è il tema del confine: io concordo in realtà con quanto detto dal consigliere Zorzato, io credo che non dobbiamo vergognarci di evidenziare questo tema.
Come diceva il collega Dalla Libera c'è nella relazione un accenno, ma credo che debba essere un accenno più marcato e non mi riferisco all'Assessore, nel prosieguo e nella preparazione di questo Consiglio.
Io credo che ci siano tutti gli auspici perché questo Consiglio possa portare qualcosa di buono: parleremo di Olimpiadi, parleremo di sport, parleremo dei campionati del mondo di sci a Cortina nel 2021, parleremo delle problematiche della montagna, parleremo delle Olimpiadi come ho detto, parleremo della sanità in montagna e lo facciamo in un luogo simbolico, lo facciamo sulla montagna più alta del Veneto, quasi a ricomprendere le problematiche di tutte le montagne che ci sono nel nostro territorio.
Quindi siccome questa è una dichiarazione di voto non mi dilungo ulteriormente, Centrodestra Veneto Autonomia e Libertà voterà a favore.

PRESIDENTE

Finco.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Sarò brevissimo perché trovo io molto singolare aver perso un'ora e mezza di tempo del nostro Consiglio perché le opposizioni hanno deciso di mettersi di traverso di fronte ad un'iniziativa del genere, veramente lo trovo singolare, perché nel corso di questi tre anni voi ci avete abituato a chiedere dei Consigli straordinari dove nemmeno ci avete presentato una relazione, una mozione: vi trovate qua la mattina raccoglievate 20-25 firme e poi ve ne andate a chiederci di fare un Consiglio straordinario su Veneto Strade, piuttosto che su tante altre cose, senza presentare una relazione o un documento da votare.
Vi do un consiglio: se vi dà tanto fastidio il Consiglio sulla Marmolada, statevene a casa, noi lo faremo lo stesso.

PRESIDENTE

Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Per annunciare, ma l'ho già detto, il mio voto favorevole al provvedimento; ovviamente spero che nella seduta che faremo all'esterno il tema che riguarda il confine sia un tema pregnante e credo che, contrariamente a qualche intervento che ho sentito, la politica può anche modificare dei confini tra Regioni se ha la forza di farlo, la volontà e anche quello che è la giusta trattativa con le altre Regioni perché il confine, come tra privati si può modificare, anche nel pubblico si può modificare, basta la buona volontà.
Credo che se noi facciamo un'azione importante, potrebbe anche essere l'inizio di un percorso ovviamente d'intesa con il Trentino, con il Governo che ci sostiene, per tornare a rimettere il confine dove pensiamo sia giusto che sia; credo che da questo punto di vista l'iniziativa meriti di essere approfondita e io sono della partita.

PRESIDENTE

Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneti Uniti)

Pe ribadire il voto favorevole di Veneti Uniti.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi, quindi metto in votazione la PDA n. 73.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Facciamo una Capigruppo qui in Sala del Leone, dieci minuti di sospensione, riprendiamo alle ore 17.50.
La Seduta è sospesa alle ore 17.40
La Seduta riprende alle ore 18.00

PRESIDENTE

Signori, se ci accomodiamo, riprendiamo.
Chiedo agli uscieri di poter chiudere le porte per riprendere la seduta. Chiedo ai colleghi di prendere posto, ognuno nella propria postazione.
Il punto 25, verrà trattato secondo l'articolo 93 del nostro Regolamento, con i tempi previsti dall'articolo 93.
PUNTO
25



RELAZIONE FINALE, IN ESECUZIONE DEL MANDATO CONFERITO ALLA COMMISSIONE D'INCHIESTA PER LE ACQUE INQUINATE DEL VENETO IN RELAZIONE ALLA CONTAMINAZIONE DI SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS) (DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO N. 72 DEL 15 MAGGIO 2017) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 108/2018)

Relatore il consigliere Manuel Brusco.
"PREMESSA E PRINCIPALI CONTENUTI DELLA RELAZIONE FINALE
PREMESSA
La contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) delle matrici ambientali - acque superficiali, sotterranee e destinate al consumo umano, suolo ed aria - riscontrata in alcuni ambiti del territorio regionale, ha sollevato e solleva forte preoccupazione, tensione sociale ed attenzione ad ogni livello istituzionale, per gli effetti sulla salute umana, eco tossicologici ed ecologici conseguenti.
Tanto ha indotto il Consiglio regionale - in forza dell'articolo 45 della legge statutaria n. 1 del 2012 prevedente il potere d'istituire commissioni speciali d'inchiesta con compiti conoscitivi, fra l'altro, su "fatti e situazioni di rilevante interesse regionale" - a dar vita, con deliberazione del Consiglio regionale del Veneto n. 72 del 15 maggio 2017, alla "Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).".
La delibera n. 72 ha attribuito alla Commissione i seguenti compiti:
- coinvolgere gli uffici regionali delle strutture competenti in materia di Prevenzione e Sanità Pubblica, Veterinaria e Sicurezza Alimentare, Promozione e Sviluppo Igiene Sanità Pubblica, la struttura competente in materia di Agricoltura, la Direzione Difesa del Suolo, la Direzione Ambiente, l'Arpav, il Sistema Epidemiologico Regionale;
- audire gli organismi di Sanità regionale, Nazionale e Mondiale, nonché le associazioni che seguono e studiano la questione PFAS;
- audire i rappresentanti dei comitati degli ambiti di territorio regionale interessati ai PFAS;
- audire le associazioni di categoria;
- audire i vertici dello stabilimento chimico Miteni S.p.A. di Trissino ed eventuali altre aziende interessate;
- audire gli amministratori degli enti locali del territorio, ivi compresi i rappresentanti degli enti gestori del sistema di bonifica e del servizio idrico integrato.
Oggetto del mandato d'inchiesta conferito alla Commissione è, dunque, soprattutto, l'impatto della contaminazione ambientale da PFAS sulla salute della popolazione esposta e, conseguentemente, l'accertamento delle azioni poste in essere dagli enti coinvolti a tutela della salute umana.
L'accertamento delle responsabilità penali, civili ed amministrative dei presunti autori del vasto fenomeno d'inquinamento ambientale - particolarmente del titolare della principale fonte di pressione ambientale rappresentata da MITENI S.p.A. - è invece estraneo al mandato ricevuto dalla Commissione, perché ovviamente estraneo alle competenze del Consiglio regionale e della stessa Regione.
In osservanza al compito istituzionale ricevuto, dal suo insediamento la Commissione ha tenuto quattordici sedute, dodici delle quali destinate ad audizioni.
La prima di queste audizioni si è svolta in data 11 settembre 2017 ed è stata dedicata all'incontro con l'Assessore regionale all'Ambiente Gianpaolo Bottacin, con il Direttore d'Area "Tutela e sviluppo del territorio", con il Dirigente dell'Unità organizzativa "Servizio idrico integrato e tutela delle acque" ed il dirigente dell'Unità organizzativa "Bonifiche ambientali e progetto Venezia".
La seconda audizione si è tenuta in data 26 settembre 2017, per l'assunzione di elementi conoscitivi dal Direttore generale di ARPAV, dott. Nicola Dell'Acqua e dai Direttori di ARPAV investiti dall'intervento dell'Agenzia sul territorio interessato dalla contaminazione da PFAS.
La terza audizione, svoltasi in data 2 ottobre 2017, si è articolata in due significative sessioni: la prima, mattutina, dedicata all'acquisizione di informazioni dall'Assessore regionale alla Sanità e Programmazione socio-sanitaria Luca Coletto, dal Direttore regionale dell'Area "Sanità e Sociale" e dal Dirigente regionale della Direzione "Prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria"; la seconda, pomeridiana, occupata dall'incontro con l'avvocato Robert Billot, storico conoscitore del caso di studio, a livello mondiale, di contaminazione ambientale massiva da PFOA in acqua potabile, verificatosi a Little Hocking (Ohio, USA), documentato sin dal 2004, e patrocinatore della nota class action intentata dalla popolazione interessata nei confronti della società DuPont, fonte di inquinamento da PFOA accertata.
Alla terza audizione era stato invitato a partecipare anche il Ministro dell'Ambiente, rappresentato da un suo Sottosegretario. L'invito non è stato raccolto. A tal proposito, la Commissione ha rinnovato l'invito, estendendolo al Ministro della Salute, senz'alcun esito e financo senza ricevere risposta da parte di entrambi i Ministeri.
Il 9 ottobre 2017 si è tenuta la quarta audizione, in occasione della quale sono stati sentiti i Presidenti ed i Direttori dei Consigli di bacino Valle del Chiampo, Bacchiglione e Veronese, assieme agli enti gestori del servizio idrico integrato Acque del Chiampo S.p.A., Medio Chiampo S.p.A., Centro Veneto servizi S.p.A., Acque vicentine S.p.A., Acque Veronesi scarl, Alto Vicentino servizi S.p.A., Veneto Acque S.p.A., in ordine alle misure assunte, nella gestione della rete acquedottistica, per l'abbattimento della presenza di composti perfluorati nelle acque destinate al consumo umano.
La quinta audizione ha avuto luogo il 16 ottobre 2017 ed è stata dedicata all'incontro con i Direttori generali dell'Azienda ULSS 6 "Euganea", dell'Azienda ULSS 8 "Berica" e dell'Azienda ULSS 9 "Scaligera", assieme ai sindaci dei comuni il cui territorio è tuttora interessato dalla contaminazione da PFAS. Si tratta dei comuni di Agugliaro, Albaredo d'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Campiglia dei Berici, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Megliadino San Fidenzio, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Orgiano, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Gua', Sarego, Sossano, Terrazzo, Val Liona, Veronella, Villa Bartolomea. L'audizione è stata l'occasione di confronto proficuo fra i primi cittadini convocati, tutti presenti, e la sanità del territorio, protagonista insieme ad ARPAV dell'attività di biomonitoraggio e delle iniziative sanitarie di prevenzione, a tutela della salute della popolazione.
La sesta seduta di audizione si è svolta il 24 ottobre 2017 ed ha avuto ad interlocutori della Commissione i vertici della Società MITENI S.p.A., il Presidente del Consiglio d'amministrazione Martin Leitgeb, l'Amministratore delegato Antonio Nardone ed il responsabile HSEQ Davide Drusian.
La settima seduta di audizione ha avuto luogo il 30 ottobre 2017 ed è stata dedicata all'incontro con l'Assessore regionale all'Agricoltura, al Direttore regionale dell'area sviluppo economico, al Direttore regionale della direzione agroambiente, caccia e pesca, ai Presidenti delle Province di Vicenza, Padova e Verona, ai Presidenti di Confagricoltura Veneto, Coldiretti Veneto e C.I.A. Veneto, ai Presidenti dei Consorzi di bonifica Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, del Consorzio di II grado L.E.B., ANBI Veneto e Consorzio A.RI.CA. In quell'occasione si sono assunti elementi informativi in merito all'inquinamento delle acque sotterranee e superficiali da sostanze perfluoroalchiliche (pfas) in provincia di Vicenza, Padova e Verona, con riguardo ai suoi riflessi in agricoltura ed alle misure assunte a tutela delle produzioni, nonché - quanto al Consorzio A.RI.CA. - in ordine alla questione dei limiti posti dalla Regione ai suoi scarichi, dal momento che il depuratore gestito dall'Ente colletta nel fiume Retrone i reflui di cinque depuratori, uno dei quali convogliante gli scarichi provenienti dagli impianti industriali siti in Trissino e, dunque, dallo stabilimento chimico di MITENI S.p.A..
L'ottava seduta, del 2 novembre 2017, è stata dedicata alle problematiche inerenti le condizioni del rapporto di lavoro e quelle di salute e sicurezza dei lavoratori di MITENI S.p.A.. La Commissione ha, dunque, incontrato i Segretari di CGIL Veneto, CISL Veneto, UIL Veneto ed i rappresentanti RSU della MITENI S.p.A..
La nona seduta, tenutasi il 13 novembre 2017, ha avuto ad oggetto l'audizione degli esperti dell'Istituto Superiore di Sanita, in merito alle problematiche inerenti i limiti di tollerabilità di presenza delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque destinate al consumo umano e quelli - non stabiliti - nel siero del sangue umano. Gli ulteriori temi affrontati in quella sede sono quelli relativi alle evidenze epidemiologiche attuali in ordine agli effetti della contaminazione da PFAS sulla salute, nonché all'esito del biomonitoraggio svolto dall'ISS, assieme alla Regione, all'ARPAV ed all'Istituto Zooprofilattico di Padova sulle matrici alimentari. Si segnala che alla seduta era stato convocato anche il Sistema Epidemiologico Regionale (S.E.R.) che, tuttavia, non ha risposto e non ha partecipato.
La decima audizione, in data 20 novembre 2017, ha raccolto la complessa e documentata relazione del dottor Lorenzo Altissimo - esperto in materia di tutela delle acque, vice presidente del Gestore unico del Servizio Idrico Integrato Medio Chiampo S.p.A. e direttore del Centro Idrico Novoledo s.r.l. - sul tema "RIMAR - MITENI: la possibile storia di un inquinamento quarantennale".
L'undicesima audizione, del 27 novembre 2017, ha acquisito elementi conoscitivi in ordine alla sorveglianza sanitaria ed alle evidenze epidemiologiche assunte quanto agli effetti della contaminazione sulla salute dei lavoratori ed ex lavoratori di MITENI S.p.A.. Sono stati auditi il dottor Enzo Merler - responsabile scientifico del progetto di ricerca "valutazione della biopersistenza e dell'associazione con indicatori dello stato di salute di sostanze fluorate (benzotrifluoruri, perfluorati, fluoroammine) ", di cui alla deliberazione della giunta regionale n. 1191 del 1 agosto 2017 - ed il dottor Adolfo Fiorio - direttore del servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) dell'azienda ULSS n. 8 Berica, distretto ovest.
La dodicesima e conclusiva audizione, in data 18 dicembre 2017, è stata dedicata a raccogliere elementi informativi, testimonianze e richieste da parte delle Associazioni e dei Comitati rappresentativi degli interessi della popolazione esposta a contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto.
Con la seduta del 18 dicembre 2017 si è esaurita l'attività conoscitiva della Commissione d'inchiesta, nel rispetto dell'oggetto definito dal mandato conferito all'Organo. E' poi seguita l'attività di esame e studio della copiosa documentazione acquisita e la stesura della Relazione finale, la cui predisposizione si è conclusa a fine aprile 2018. I contenuti del Documento sono pertanto aggiornati ai fatti succedutisi fino ad allora.
Detta Relazione - curata nella predisposizione dalla dottoressa Michaela Colucci del Servizio attività e rapporti istituzionali del Consiglio regionale - è un esteso lavoro di rielaborazione degli elementi conoscitivi acquisiti attraverso l'attività di audizione in Commissione, l'attività di ricerca e studio compiuta e l'esame della documentazione assunta dalla gran parte dei soggetti auditi.
I criteri guida cui nell'impostazione del Documento ci si è attenuti sono i seguenti:
- completezza e massima trasparenza nell'informazione e nella ricostruzione dell'attività cognitiva svolta;
- attenzione particolare al tema dell'operato regionale e degli enti coinvolti sul fronte della tutela della salute della popolazione e su quello ambientale;
- focus sull'argomento dell'esposizione occupazionale dei dipendenti di Miteni S.p.A.;
- approfondimento giuridico del tema della competenza ad apporre limiti ambientali alla presenza degli inquinanti nell'acqua destinata ad uso umano e nelle diverse matrici ambientali.
La Parte generale della Relazione, intitolata "I PFAS ED IL CASO VENETO", inquadra e tratta sistematicamente il tema della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche della vasta area del territorio regionale comprendente le province di Vicenza, Verona e Padova. Contaminazione la cui fonte principale venne individuata nel citato stabilimento industriale MITENI di Trissino, in provincia di Vicenza.
La Parte speciale della Relazione, intitolata "Apporti di conoscenza e testimonianze acquisite attraverso le sedute di audizione della Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)", integra il quadro di conoscenze offerto dalla Parte generale, ricostruendo in modo sistematico e ragionato l'attività d'audizione svolta dall'Organo consiliare, - argomento per argomento trattato - anche attraverso riproduzione di ampie parti di resoconto stenotipico delle sedute. A tal fine si è provveduto ad acquisire il previo consenso dei soggetti audìti, incontrando da parte loro disponibilità e collaborazione.
E' pertanto opportuno completare ed integrare la lettura dei capitoli della Parte generale con quella della Parte speciale, in ragione delle specifiche tematiche trattate. A tal fine, l'apparato di note alla Parte generale di volta in volta rinvia ai capitoli tematici d'interesse della Parte speciale e viceversa.
Tanto la Parte generale, quanto la Parte speciale sono corredate da ampia Appendice documentale in CD rom allegato. I documenti, memorizzati nel CD rom, hanno costituito supporto informativo della Relazione e vengono puntualmente richiamati nell'apparato di note.
PRINCIPALI CONTENUTI DELLA RELAZIONE FINALE Quanto alla PARTE GENERALE -1 PFAS ED IL CASO VENETO
Al CAPITOLO I si ricostruisce l'esordio della vicenda, rappresentato dall'indagine dell'IRSA - CNR del 25 marzo 2013 che a sud dell'autostrada, nel bacino di Agno e Fratta Gorzone, anche a monte dello scarico del collettore A.RI.CA., rilevò concentrazioni di PFOA elevate, spesso superiori a 1000 ng/L. Importante, inoltre, risultò la misura della concentrazione dell'inquinante nelle acque potabili campionate da punti di erogazione pubblici e privati.
Il CAPITOLO II, approfondisce i temi della natura, impiego e proprietà delle sostanze perfluoroalchiliche: molecole costituite da catene di atomi di carbonio di varia lunghezza, da quattro a sedici atomi, cui sono legati atomi di fluoro ed altri elementi funzionali. Il legame carbonio-fluoro rende tali molecole resistenti all'idrolisi e conferisce loro una particolare stabilità termica e chimica. I PFAS hanno caratteristiche idrofile, lipofile e tensioattive , sono pertanto affini all'acqua ed ai grassi. Detto complesso di proprietà fa sì che queste molecole abbiano trovato e trovino estesa e massiccia applicazione in campo industriale fin dagli anni '40 e siano diffusi in tutto il mondo. Sono infatti ottimi repellenti per acqua, oli ed ulteriori elementi. Grazie a queste caratteristiche, le sostanze perfluoroalchiliche vengono utilizzate in agenti pulenti, impregnanti per tessuti (Gore-tex), tappeti, carta, imballaggi, rivestimenti per contenitori di alimenti e pentole antiaderenti (Teflon), mobili, pitture e vernici, autoestinguenti liquidi, cere lucidanti per pavimento.
A causa della fortissima stabilità chimica che li caratterizza, i PFAS - quando sversati nelle matrici ambientali, contaminandole - vi persistono in modo permanente, propagandosi principalmente attraverso scambi idrici per anni, anche dopo la rimozione della fonte inquinante. I PFAS possono quindi contaminare in modo significativo le acque superficiali e sotterranee. I composti a catena corta si disciolgono in acqua, pertanto rispetto a PFOS e PFOA posseggono un maggiore potenziale di trasporto per lunghe distanze attraverso ambienti acquatici. L'elevatissima persistenza ambientale e diffusività di tali sostanze chimiche, che si propagano nelle matrici ambientali soprattutto attraverso gli scambi idrici, ne rende intuitivamente evidente la loro pericolosità per l'intero ecosistema.
I PFAS sono in grado di accumularsi negli organismi animali e vegetali, anche se la persistenza dei PFAS a catena corta è minore. L'assunzione da parte dell'uomo di acqua contaminata, di vegetali provenienti da culture irrigate con acqua contaminata e di alimenti di origine animale (animali che si sono alimentati di vegetali contaminati ed hanno ingerito acqua contaminata e pesci provenienti da acqua inquinata) fa sì, invero, che tali sostanze si accumulino nell'organismo. Si dice, allora che tali sostanze hanno capacità di bioaccumulo. Il bioaccumulo di PFAS, si comporta però diversamente da quello delle sostanze inquinanti organiche, le quali si accumulano nei tessuti grassi. Poiché, infatti, delle molecole PFAS si legano alle proteine, esse si accumulano con prevalenza nel siero del sangue e nel fegato, ma anche nei reni, permanendovi per periodi prolungati.
Le sostanze perfluoroalchiliche fin dall'inizio considerate nel caso Veneto - in ragione dello specifico parere espresso dal Ministero della Salute a seguito della nota dell'Istituto Superiore di Sanità del 16.01.2014, prot. 1584, avente ad oggetto "Acqua destinata al consumo umano contenente sostanze perfluorurate nella provincia di Vicenza e comuni limitrofi", elaborata sulla base dei risultati delle analisi chimiche dell'ARPAVper i controlli di tipo ambientale sulle matrici acquose - sono le seguenti, valutate e regolamentate con specifici livelli di performance proprio per il loro peculiare interesse di tipo sanitario: Acido Perfluoro Ottanoico (PFOA), Acido Perfluoro Ottano Sulfonico (PFOS) e altri PFAS, questi ultimi rappresentati dalle rimanenti dieci sostanze PFAS dell'elenco riportato.
- PFBA (PerfluoroButyric Acid)
- PFBS (PerfluoroButane Sulfonate)
- PFDeA (PerfluoroDecanoic Acid)
- PFDoA (PerfluoroDodecanoic Acid)
- PFHpA (PerfluoroHeptanoic Acid)
- PFHxA (PerfluoroHexanoic Acid)
- PFHxS (PerfluoroHexane Sulfonate)
- PFNA (PerfluoroNonanoic Acid)
- PFOA (PerfluoroOctanoic Acid)
- PFOS (PerfluoroOctane Sulfonat)
- PFPeA (PerfluoroPentanoic Acid)
- PFUnA (PerfluoroUndecanoic Acid).
Le sostanze perfluoroalchiliche rinvenute in concentrazioni più significative, presso MITENI, sono il PFBA e l'PFBS, a quattro atomi di carbonio, ed il PFOA e PFOS ad otto atomi di carbonio.
Il CAPITOLO III tratta dei precedenti storici di inquinamento ambientale da PFAS. Il principale che qui si ricorda è il noto "caso DuPont", verificatosi a Little Hocking, nel Mid Ohio Valley, USA, dove lo stabilimento chimico DuPont del West Virginia, fin dagli anni '50 produceva PFOA, immettendo i reflui idrici nel fiume Ohio ed immissioni inquinanti nell'aria. La popolazione coinvolta dal caso di contaminazione della falda promosse una class action nei confronti della DuPont, conferendo mandato all'avvocato americano di Cincinnati Robert Billot, audito dalla Commissione il 2 ottobre 2017 (Parte Speciale della Relazione, Capitolo I). All'esito dell'azione giudiziale, fu accertata la responsabilità della Società, che venne con ciò condannata in forma specifica al finanziamento dello studio "C8 Health Project"(C8HP) - progetto salute C8 - sui composti perfluorurati ad otto atomi di carbonio, quanto ai loro effetti sull'ambiente e sulla salute umana. Le conclusioni della ricerca epidemiologica svolta sulla base delle evidenze disponibili e relative alla popolazione in studio, furono esposte in un rapporto di valutazione sulle probabilità di associazione tra esposizione a PFOA ed effetti sulla salute umana. Le patologie associabili ivi riscontrate sono l'ipercolesterolemia, la colite ulcerosa, le malattie tiroidee, i tumori del testicolo e del rene, la preeclampsia.
Il CAPITOLO IV, dedicato agli effetti dei PFAS sulla salute umana conosciuti all'epoca del manifestarsi del caso Veneto - fra i quali quelli noti attraverso il menzionato studio epidemiologico"C8 Health Project" - evidenzia come ad oggi, gli effetti che i PFAS provocano sulla salute umana sono controversi e per lo più non comprovati quanto a nesso di causalità fra esposizione a PFAS e singole patologie osservate come ricorrenti nei casi di studio.
Gli studi scientifici in ordine agli effetti delle sostanze perfluoroalchiliche sulla salute umana sono relativamente recenti. Quanto alle ragioni di questo interesse solo recente della scienza circa gli effetti dei PFAS sulla salute umana, valgono le considerazioni esposte dal dottor Crebelli, dirigente di ricerca dell'Istituto superiore di sanità, nell'audizione tenutasi il 13 novembre 2017presso la Commissione: "[...] queste sostanze perfluoroalchiliche hanno avuto grande diffusione per utilizzi di varia natura e sono state sempre considerate, fino alla fine degli anni '90 circa, delle molecole di tipo essenzialmente non reattivo, stabili, cioè, con caratteristiche che sono poi quelle anche alla base delle loro utilizzazioni in campo tecnologico, che facevano anticipare un'assenza di tossicità. C'è stata scarsissima attenzione sulla tossicità di queste sostanze. Se uno prova a fare una ricerca sulla base dei dati della letteratura scientifica vede come fino alla fine degli anni '90 ci sono state poche decine di pubblicazioni di tipo tossicologico su queste sostanze. Poi improvvisamente c'è stata, a partire dall'inizio di questo secolo, ma soprattutto negli ultimi dieci anni, un'esplosione di pubblicazioni e di ricerche scientifiche, perché ci si è resi conto che pur non essendo direttamente reattive, cioè pur non essendo anticipata, nei canoni tossicologici classici, una reattività verso i sistemi biologici, tuttavia queste molecole hanno la capacità, interagendo essenzialmente con dei recettori cellulari di tipo nucleare, di scatenare degli altri effetti biologici che sono alla base di una varietà di effetti tossici che si sono andati via via mettendo a fuoco e che hanno, quindi, via via portato alla definizione di limiti tollerabili sempre diversi e sempre più restrittivi man mano che venivano alla luce evidenze sui nuovi effetti tossici.".
Ad oggi, gli studi tossicologici sui PFAS ancora non consentono, dunque, di trarre relazioni scientifiche fra nesso di causa ed effetto, né definizioni quantitative sulle soglie di esposizione a rischio. Evidente è, in ogni caso, il grado di preoccupazione espresso dalla scienza per la salute, in ordine alle conseguenze dell'esposizione massiccia e prolungata a questa classe di composti d'origine antropica.
Per sintesi riassuntiva sui possibili effetti sulla salute umana dei PFAS :
- Finora soltanto i due composti a otto atomi di carbonio, PFOA e PFOS, sono stati estesamente studiati. Gli studi sperimentali sull'animale (prevalentemente topo o ratto) indicano che queste sostanze possono provocare alterazioni a livello del fegato, della tiroide, del sistema immunitario, del sistema riproduttivo e dello sviluppo fetale, nonché alcuni tipi di neoplasie.
- Gli studi epidemiologici sull'uomo mostrano che a concentrazioni crescenti di PFOA e PFOS nel siero corrispondono livelli più elevati di colesterolo e, nelle donne incinte, una diminuzione del peso del feto alla nascita. Inoltre, alcuni studi hanno riscontrato, all'aumentare delle concentrazioni nel siero, una crescente probabilità di sviluppare disturbi della tiroide, ipertensione e diabete indotti dalla gravidanza e neoplasie del testicolo e del rene.
Caratteristiche:
rapido assorbimento orale;
assenza di metabolismo;
legame rilevante alle proteine plasmatiche;
eliminazione lenta con riassorbimento a livello renale (trasportatori anionici organici);
accumulo nel fegato e reni;
emivita PFOS nell'UOMO 5.4 ANNI; emivita PFOA nell'UOMO 3.8 anni.
Le relazioni tra PFAS ed eventuali malattie non sono state definitivamente ancora dimostrate, ma esiste la possibilità di un rischio aumentato per:
ipercolesterolemia;
alterazione dei livelli di acido urico;
patologie tiroidee;
tumori del testicolo e del rene;
rettocolite ulcerosa
in gravidanza: ipertensione, pre-eclampsia.
L'esposizione ai PFAS può essere considerata il quinto fattore di rischio per le malattie croniche non trasmissibili.
Quanto ai limiti di presenza dei PFAS nell'organismo umano, ancora non sono stati posti, né a livello europeo né a livello nazionale. Esistono solo TDI (dose giornaliera tollerabile) diverse fra loro, stabilite da agenzie nazionali di controllo, come ad esempio le seguenti :
EFSA (Environmental and Food Safety Agency), 2008
1.5 ng/Kg pc /giorno per PFOA
0.15 ng /Kgpc/giorno per PFOS
EPA (Environmental Protection Agency), 2009
- 0,2 ng/kg pc/giorno per PFOA
- 0,08 ng/kg pc/giorno per PFOS
EPA, 2016 e MNHH (Minnesota Department of Health), 2017
- 0,02 ng/kgpc/giorno cumulativa PFOA+PFOS.
Il CAPITOLO V, articolato in più paragrafi, è dedicato alle iniziative a tutela della popolazione esposta avviate dalla Regione, una volta accertato il fenomeno di contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche, delle acque in Veneto. Si tratta di indagini epidemiologiche, biomonitoraggio attraverso analisi del siero sanguigno della popolazione in generale e di categorie sociali definite, monitoraggio degli alimenti, sorveglianza sanitaria attraverso campagne di screening e presa in carico dei soggetti a rischio.
Quanto agli studi epidemiologici sulla popolazione (paragrafo V.1) si menzionano:
la "Ricognizione epidemiologica iniziale nell'area interessata dalla contaminazione idropotabile da PFAS" del 23 giugno 2016 — analisi epidemiologica esplorativa del Servizio Epidemiologico Regionale , SER — svolta rispetto ad alcune patologie definite "possibilmente associate a PFAS" nei ventuno comuni interessati dalla contaminazione da PFAS, dell' "area rossa" (definita con Deliberazione della Giunta regionale n. 2133 del 23 dicembre 2016 ): moderato ma significativo eccesso di mortalità per cardiopatie ischemiche (uomini +21%, donne +11%), per malattie cerebrovascolari negli uomini (+19%), per diabete mellito nelle donne (+25%) e per Alzheimer/demenza nelle donne (+14%). Quanto all'esito della sorveglianza epidemiologica sulle patologie non neoplastiche possibilmente associate a PFAS, per l'ipotiroidismo e la dislipemia viene evidenziato, in alcuni comuni, un eccesso di prevalenza;
lo studio "Registrazione dei tumori maligni diagnosticati nella popolazione residente nei 21 Comuni del Veneto di cui alla nota regionale 202887 del 24 maggio 2016 del Direttore generale Area Sanità e Sociale", elaborato dal Registro tumori del Veneto nell'ottobre 2016, rileva che l'incidenza di tumori nel 2013 non è differente da quella del Veneto sia nei maschi sia nelle femmine;
Lo "Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas)", a cura del Registro Nascita - Coordinamento Malattie Rare
Regione Veneto: evidenzia l'incremento della pre-eclampsia, del diabete gestazionale, dei nati con peso molto basso alla nascita, dei nati SGA e di alcune malformazioni maggiori, tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche;
lo studio del 31 agosto 2016 prodotto dal Sistema Epidemiologico Regionale, Registro
Tumori del Veneto, a firma del dottor Mario Saugo, "Ricognizione epidemiologica iniziale
sulle orchiectomie per tumore del testicolo rilevate nell'area interessata dalla contaminazione idropotabile da PFAS": i risultati preliminari relativi alle patologie possibilmente associate a PFAS relativi ai 21 Comuni definiti come esposti non hanno mostrato un incremento significativo di casi rispetto all'atteso per i nuovi casi di tumore del testicolo (stimati attraverso le orchiectomie per tumore del testicolo) tra i 15 ed i 54 anni nel complesso dei 21 Comuni definiti esposti ma hanno mostrato un aumento significativo dei nuovi casi di tumore del testicolo nel Comune di Lonigo.
Quanto allo studio epidemiologico sui soggetti con esposizione occupazionale (paragrafo V.2), - esposizione evidentemente assai più elevata, rispetto a quella della popolazione residente in aree contaminate, ed essenzialmente per inalazione di PFOS e PFOA - rileva lo studio elaborato dai dottori Enzo Merler e Paolo Girardi, "Valutazione degli effetti a lungo termine sulla salute dei dipendenti di un'azienda chimica che ha prodotto intermedi per l'industria agroalimentare, l'industria farmaceutica e derivati perfluorurati (PFOA,PFOS).", del 20 marzo 2017, su incarico dell'allora Azienda Ulss n. 4 Alto Vicentino del 28 dicembre 2016. Si tratta di una ricerca epidemiologica sulla mortalità e incidenza di patologie dei dipendenti della Ditta Miteni di Trissino (VI). Le evidenze dello studio - ancora in corso al tempo dell'attività della Commissione e comunque già aggiornate quando il dottor Merler venne audìto, il 27 novembre 2017, assieme al dottor Fiorio, direttore del Servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) dell'Azienda ULSS n. 8 Berica, distretto ovest, competente territorialmente per Trissino, Comune in cui è ubicata Miteni (si leggano con attenzione, in merito a tale audizione, le note n. 55 e 56 del paragrafo V.1) - rilevano una sovramortalità maggiore in chi 'e esposto a PFOA; un robusto eccesso per tumore del fegato e cirrosi; un eccesso di mortalità per tumore del rene e della vescica; una sovramortalità per diabete e ipertensione, più alta tra gli esposti a PFOA.
Per affinità di argomento il paragrafo V.2 reca anche le osservazioni scritte che i rappresentanti RSU dello stabilimento MITENI - auditi dalla Commissione con i segretari di CGIL, CISL, UIL Veneto nella seduta del 2 novembre 2017 - hanno trasmesso quando volgeva al termine la stesura della Relazione finale. Dette osservazioni forniscono, tra l'altro, informazioni in ordine alle condizioni di esposizione occupazionale a PFAS dei lavoratori, all'attività di sorveglianza sanitaria da parte del medico aziendale ed alla vigilanza svolta dallo SPISAL competente. Colpisce, in particolare, il riferimento che in detto scritto i rappresentanti RSU fanno alla particolare "procedura" o "prassi" preventiva adottata dal professor Costa, medico di sorveglianza sanitaria ai sensi del d.lgs. n. 81 del 2008, fino all'anno 2016: "quando un lavoratore superava una determinata soglia di concentrazione di PFAS, questo veniva spostato di reparto e spesso sostituito con un altro operatore proveniente da altri impianti. Questi spostamenti venivano poi gestiti dalle competenti funzioni aziendali.". Colpisce, vieppiù, il seguente passaggio: "Circa i possibili effetti pericolosi di queste sostanze, solo quando - a seguito del rilevamento della contaminazione delle acque di falda da parte di IRSA CNR - hanno iniziato a circolare anche tra noi più approfondite notizie medico - scientifiche, abbiamo appreso quanto fosse potenzialmente grave il rischio legato alla lavorazione dei PFAS e quindi del loro effetto negativo sulla salute nostra e di quanti ne fossero stati in qualche modo contaminati. Queste notizie hanno destato in noi parecchio scalpore e preoccupazione in quanto, come detto, fino ad allora eravamo stati rassicurati e tranquillizzati dal medico di fabbrica.". Non può, infine, sul punto, non rilevarsi una contraddizione fra quanto dichiarato in audizione presso la Commissione il 2 novembre 2017 dal dottor Fiorio (come detto, direttore di SPISAL dell'ex ULSS n. 5 - ora n. 8 Berica - e direttore del Dipartimento di Prevenzione dal 2001) e le RSU, nello scritto fatto pervenire alla Commissione. Laddove Fiorio afferma (riportato in nota 56 del paragrafo V.1): "Quello che posso dire io è che di questa attività siamo stati organo di vigilanza, nel senso che noi avevamo il compito di essere informati su come l'azienda provvedeva a prevenire questi fattori di rischio e siamo stati regolarmente informati tramite relazioni annuali da parte del medico competente, con il quale abbiamo anche avuto degli incontri di approfondimento, non frequentissimi, e abbiamo avuto occasione di valutare la situazione degli ambienti di lavoro in occasione di sopralluoghi eseguiti per vari motivi [. ]. Nel corso di tutte queste occasioni di controllo abbiamo riscontrato un'adeguata gestione delle misure di prevenzione dei rischi e procedure di lavoro adeguate per quello che riguarda la prevenzione del contatto con le sostanze perfluorurate, che sono state naturalmente sempre via via migliorate arrivando alla situazione attuale che prevede lavorazioni in confinamento con camere bianche, tutta una serie di procedure di sicurezza che sono in grado di ridurre al minimo la possibilità di esposizione.", i rappresentanti RSU nel loro scritto annotano: "Per inciso va ricordato che adeguamenti o precauzioni di questo tipo erano state in qualche modo preventivate già negli anni 2007 - 2009 dall'allora gestore dello stabilimento, ingegnere Mario Fabris. Il quale in quel periodo disse che, in relazione principalmente alle lavorazioni del PFOA, andavano implementati interventi tecnici sui luoghi di lavoro, riferendosi a zone di lavorazione segregate (in gergo definite "camere bianche" o "cleen room": soluzioni queste delle camere bianche mai adottate in quanto la produzione del PFOA fu successivamente fermata)". Al Capitolo VI della Parte speciale (paragrafo VI.1) viene riprodotto il contenuto dell'audizione dei rappresentanti R.S.U. di MITENI S.p.A., riportando, per argomenti trattati, interventi da resoconto stenotipico.
Con Delibera di Giunta regionale n. 1191 del 01 agosto 2017, "Disposizioni relative al piano di sorveglianza PFAS sui lavoratori: approvazione del progetto di ricerca avente ad oggetto la "Valutazione della biopersistenza e dell'associazione con indicatori dello stato di salute di sostanze fluorurate (benzotrifluoruri, per fluorurati, fluoroammine) in addetti alla loro produzione", realizzazione del biomonitoraggio PFAS ed affidamento all'Azienda Ulss n. 8 Berica.", si è dato avvio alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori di Miteni S.p.A.. Il provvedimento dispone il biomonitoraggio PFAS dei lavoratori esposti della Ditta produttrice di sostanze perfluoroalchiliche MITENI S.p.A. - comunque già annunciato dalla d.g.r. n. 2133 del 23.12.2016 - ed affida al dottor Merler il ruolo di responsabile scientifico del progetto di ricerca "Valutazione della biopersistenza e dell'associazione con indicatori dello stato di salute di sostanze fluorurate (benzotrifluoruri, perfluorurati, fluoroammine) in addetti alla loro produzione" che amplia l'indagine del precedente studio condotto dall'Epidemiologo.
Quanto al "Biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti del territorio della Regione del Veneto" (paragrafo V.3), lo studio epidemiologico venne disposto con Deliberazione della Giunta regionale n. 565 del 21 aprile 2015. Fu condotto dalla Regione Veneto con l'Istituto superiore di sanità (ISS), per definire i livelli di esposizione integrata a PFAS e la conseguente valutazione del rischio associato. Ciò rispondeva all'esigenza di ottenere un quadro oggettivo dell'esposizione pregressa della popolazione, accertando se i PFAS si fossero bioaccumulati nel siero delle persone residenti nel territorio interessato dall'inquinamento segnalato dai Ministeri Ambiente e Salute, all'esito dello studio dell'IRSA CNR, e confermato dal monitoraggio ambientale dell'ARPAV. Con relazione trasmessa dall'ISS alla Regione in data 18 aprile 2016, prot. n. 0011161I, le prime elaborazioni preliminari sembrarono confermare che l'individuazione delle aree dei Comuni esposti e non esposti, sulla base dei livelli di PFAS nelle acque con potenziale uso umano, fosse adeguata con il disegno dello studio di biomonitoraggio, in accordo con i dati di letteratura che indicano le "acque" come via principale di esposizione ai PFAS.
I risultati preliminari, presentati sotto forma di analisi statistiche aggregate, hanno confermarono la presenza di tali sostanze nell'organismo dei soggetti dell'area di maggiore esposizione, identificata con l'ex Ulss 5 di Arzignano e, in misura minore, con l'ex Ulss 6 di Vicenza, in quantità statisticamente significative rispetto all'area di controllo (parte dell'ex Ulss 6 di Vicenza non interessata, l'ex Ulss 8 di Asolo, l'ex Ulss 9 di Treviso, l'ex Ulss 15 Alta padovana e Ulss 22 di Bussolengo). Non tutti gli analiti ricercati risultarono al di sopra del limite di quantificazione (LOQ) nei campioni. La percentuale dei valori determinabili risultò essere > 50% per PFHpA, PFDA, PFUdA, PFHxS, PFNA, PFOS e PFOA. In particolare PFOS e PFOA, che rappresentano le sostanze di maggior rilievo sotto il profilo espositivo e tossicologico, vennero rilevati in tutti i campioni analizzati. Con nota del 12 luglio 2016, infine, l'Istituto Superiore di Sanità inviò alla Regione l'analisi descrittiva dell'insieme dei valori di concentrazione rilevati nello Studio di biomonitoraggio e degli stessi valori stratificati per sesso, età e Comune. Per quel che riguarda le concentrazioni di PFAS nei due sessi, i valori della maggior parte delle sostanze analizzate risultarono essere più elevate nei soggetti di sesso maschile. Quanto all'andamento dei valori di concentrazione con l'età, non si evidenziarono differenze significative tra le tre fasce d'età considerate. Solo per PFBA e PFBF (composti rilevati solo in un'esigua percentuale di campioni) si osservarono valori significativamente più bassi nella fascia di età 20 - 29 anni.
Il disegno di Studio di biomonitoraggio aveva previsto anche la partecipazione di 120 operatori e residenti in aziende agricole e zootecniche - agricoltori ed allevatori - delle zone interessate dalla contaminazione delle acque che consumino alimenti di produzione propria. I relativi risultati vennero trasmessi dall'Istituto Superiore di Sanità alla Direzione Regionale Prevenzione del Veneto il 3 maggio 2017. Lo Studio fu effettuato su soggetti provenienti da vari Comuni situati nei territori di competenza di 3 differenti ULSS: 8 Berica, 6 Euganea e 9 Scaligera (ex Aziende 5, 6, 17, 20 e 21): 64 uomini e 58 donne. I risultati ottenuti sono stati poi confrontati con quelli del biomonitoraggio condotto sulla popolazione generale (popolazione residente nelle aree interessate alla contaminazione). Il rapporto dell'ISS confermò la classificazione dell'esposizione e del rischio definita con le aree già individuate, ribadendo che il principale contributo all'assunzione di PFAS è rappresentato dall'acqua ad uso potabile (rete acquedottistica, ad oggi messa in sicurezza con l'applicazione di appositi filtri, e captazioni autonome-pozzi). Per quasi tutte le sostanze analizzate, le concentrazioni nel siero del campione degli allevatori sono risultate superiori a quelle del gruppo dei non esposti della popolazione generale (popolazione di controllo residente fuori le aree interessate). Per otto tra queste sostanze (tra cui PFOA, PFOS e PFHxS) le concentrazioni rilevate negli allevatori risultarono superiori in modo statisticamente significativo anche a quelle degli esposti della popolazione generale (popolazione residente nelle aree interessate alla contaminazione). Considerando solo il PFOA (sostanza per cui attualmente si rilevano le concentrazioni maggiori), si rilevò un livello mediano per il campione degli allevatori pari a 40,2 ng/g, che confrontato con quello del campione della popolazione dell'area di esposizione, risultò doppio e marcatamente superiore al dato generale della popolazione campionata del Veneto (valore mediano Esposti: 13,8 ng/g; valore mediano Non Esposti: 1,6 ng/g). Differenziando per aree (ex Ulss) si evidenziano, come rilevato col biomonitoraggio sulla popolazione generale, differenze legate alla disomogeneità territoriale dell'esposizione. In particolare si hanno le concentrazioni maggiori tra gli allevatori dell'ex- Ulss 5 e le minori nella ex- Ulss 6.
Quanto al "Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche " (paragrafo V.4), è senz'altro la più imponente iniziativa regionale assunta a tutela della salute dei soggetti esposti, in conseguenza agli esiti prodotti dallo Studio di biomonitoraggio del 16 aprile 2016. Si tratta di un piano di azioni per la presa in carico dei soggetti contaminati da PFAS, con la collaborazione ed in coordinamento fra tutti i soggetti istituzionali competenti coinvolti (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, OMS, Centri di ricerca). Il Piano venne disposto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 2133 del 23 dicembre 2016 ed avviato in collaborazione con l'ISS e le cinque Aziende ULSS interessate dalla contaminazione - ULSS 5 Ovest Vicentino, ULSS 6 Vicenza (dal 1.1.2017 Azienda Ulss n.8 Berica) ULSS 17 Este (dal 1.1.2017 Azienda Ulss n.6 Euganea) ULSS 20 Verona e ULSS 21 Legnago (dal 1.1.2017 Azienda Ulss n.9 Scaligera.
La DGR n. 2133 del 2016 definisce l'"Area di massima esposizione sanitaria", oggetto delle azioni di sorveglianza sanitaria sulla popolazione. Ma già con la D.G.R. n. 1517 del 29 ottobre 2015 si era provveduto all'individuazione delle aree di esposizione per gli ambiti territoriali interessati dalla presenza di PFAS. Gli esiti del Biomonitoraggio hanno permesso, con la DGR n. 2133, la ridefinizione delle aree di esposizione, mediante la ricostruzione della filiera idropotabile. La D.G.R. n. 2133 identifica pertanto le seguenti aree:
- Area di massima esposizione sanitaria (oggetto dell'azione di sorveglianza sanitaria disposta dal Piano): riferita all'area dove era presente un'alta concentrazione di PFAS nel 2013 prima dell'applicazione dei filtri sull'acqua in distribuzione e dove si riscontrano elevate concentrazioni di queste sostanze nelle acque sotterranee e superficiali;
- Area delle captazioni autonome ad uso potabile: riferita ad ambiti comunali dove sono stati rilevati superamenti di PFAS dalle captazioni autonome censite;
- Area di attenzione: riferita al sistema di controllo delle reti ambientali per acque superficiali e sotterranee inclusive dell'uso irriguo e per abbeverata;
- Area di approfondimento: area con solo presenza di PFAS in matrici ambientali, che necessita di ulteriori monitoraggi e studi.
L'area di massima esposizione sanitaria, rispetto alla quale opera, come detto, il Piano di sorveglianza, comprende ventuno Comuni, costituenti la così detta AREA ROSSA: Albaredo D'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Gua', Sarego, Terrazzo, Veronella, Zimella.
L'attività di sorveglianza sanitaria si fonda sulla considerazione che la popolazione esposta ai PFAS presenti un più elevato rischio di incorrere in malattie croniche tendenzialmente determinate dai fattori di rischio fumo, alcool, sedentarietà e sovrappeso. La popolazione considerata è gravata dall'esposizione al quinto fattore di rischio di malattia cronica, costituito dalla presenza di PFAS nell'organismo, ciò che la letteratura scientifica concorda nell'associare a modifiche del metabolismo glicidico e lipidico.
L'obiettivo del Piano è, pertanto, l'identificazione di malattie croniche degenerative dovute all'esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche eventualmente associate a scorretti stili di vita, attraverso la presa in carico sanitaria della popolazione esposta.
Il provvedimento regionale dispone un'azione di monitoraggio dello stato di salute dei soggetti esposti, affidato all'offerta terapeutica delle ULSS individuate e concepito come uno screening oncologico, convocando i singoli cittadini, con periodicità biennale. Dei quasi 85.000 soggetti interessati dallo screening, i primi ad essere chiamati sono i quattordicenni, poiché il rinvenimento di importanti concentrazioni di PFAS ed un 'eventuale presenza di dismetabolismo nei quattordicenni risulterebbe condizione particolarmente indicativa, dal momento che scorretti stili di vita sono meno associabili a soggetti di quell'età.
Gli individui con stili di vita non salutari vengono informati dei rischi per la salute e sostenuti nella modifica dei comportamenti. Quelli con concentrazioni sieriche di PFAS superiori all'intervallo di normalità e/o alterazioni degli esami bioumorali o dei valori pressori, vengono presi in carico ed inseriti in un percorso assistenziale di secondo livello per la diagnosi tempestiva di eventuali patologie correlate all'esposizione a PFAS.
Sulla base dell'accertamento della concentrazione di PFAS nel sangue dei soggetti esposti, il Piano propone la ricerca, assieme agli organismi nazionali ed internazionali preposti alla tutela della salute, delle correlazioni tra la presenza di sostanze perfluoroalchiliche nell'organismo e le eventuali patologie dei soggetti che si sono sottoposti a screening, in ragione anche di valutazioni aventi ad oggetto gli stili di vita. Ciò al fine di avviare misure preventive tese a correggere comportamenti scorretti, attraverso l'impegno dei dipartimenti di Prevenzione delle ULSS.
La presente proposta di Relazione dà conto del Rapporto n. 4 relativo al Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta a PFAS, elaborato dalla Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria della Regione Veneto, i cui dati sono aggiornati al 12 gennaio 2018 e sono riferiti a 7.881 soggetti nati tra il 1983 e il 2002, residenti nei Comuni dell'Area Rossa. La Direzione regionale citata ha, successivamente alla conclusione della relazione della proposta di Relazione finale, pubblicato i Rapporti n. 5 e n. 6. La rilevazione n. 4 evidenzia, come confermato dalle due che sono seguite, che i residenti nei Comuni dell'Area Rossa A presentino concentrazioni sieriche di PFOA, PFOS e PFHxS significativamente più elevate rispetto ai residenti dell'Area Rossa B. Riscontro che suggerisce che, a parità di contaminazione dell'acqua potabile distribuita dall'acquedotto, anche la contaminazione dell'ambiente - maggiore nell'Area Rossa A rispetto all'Area Rossa B- abbia avuto un ruolo nel determinare il carico corporeo di PFAS.
Il paragrafo V.5 fa il punto sull'ulteriore iniziativa regionale a tutela della salute dei soggetti esposti. Si tratta del percorso assistenziale di secondo livello di presa in carico - l'aferesi, nei due distinti trattamenti della plasmaferesi e scambio plasmatico — già previsto dalla Delibera n. 2133 del 2016 come percorso assistenziale di secondo livello per la diagnosi tempestiva di patologie croniche possibilmente correlate all'esposizione da PFAS per i soggetti con concentrazioni sieriche di PFAS superiori all'intervallo di normalità e/o alterazioni degli esami bioumorali e pressori. Al riguardo si rammenta che l'Allegato A alla successiva deliberazione n. 851 del 2017 definisce il percorso di presa in carico per lo screeening di secondo livello, il cui obiettivo è quello di avviare i soggetti con concentrazioni sieriche di PFAS superiori all'intervallo di normalità (livelli di PFOA: 1,15 - 8,00 ng/gr di siero; livelli di PFOS: 1,88 - 14,79 ng/gr di siero) e con alterazione degli esami bioumorali e pressori in un percorso assistenziale per la diagnosi tempestiva di patologie croniche. Per i soggetti pediatrici (quattordicenni) ed adulti che presentano alti livelli di PFOA, la deliberazione n. 851 prevede, ulteriormente, venga offerto il trattamento della plasmaferesi e quello dello scambio plasmatico,, secondo le modalità descritte all'Allegato B della stessa, intitolato "Trattamento dei soggetti con alte concentrazioni di PFAS". Specifica l'Allegato B che l'utilizzo della plasmaferesi nella rimozione di sostanze tossiche è previsto dalle linee guida della Società Americana di Aferesi, che il trattamento con scambio plasmatico è routinariamente utilizzato nei protocolli terapeutici di pazienti con patologie autoimmuni, ma anche interessati da intossicazioni acute da sostanze tossiche/velenose, e che la plasmaferesi è una procedura utilizzata quotidianamente per le donazioni di plasma: in Veneto, nel 2016, sono state effettuate oltre 47.000 procedure. La plasmaferesi è offerta a soggetti pediatrici con valori di PFOA compresi fra 100 e 149 e fra 150 e 199, nonché a soggetti adulti con valori di PFOA superiori a 200. Lo scambio plasmatico, invece, è offerto soggetti pediatrici e ad adulti con valori di PFOA superiori a 200. Sulle due procedure si espresse favorevolmente il parere del Comitato Regionale per la Bioetica, presieduto dal Professor Massimo Rugge dell'Università di Padova, su richiesta della Sanità regionale. Detto parere affermò che "le procedure di plasmaferesi e scambio plasmatico finalizzate a ridurre la concentrazione di Pfas sono incluse tra quelle previste dalle Linee Guida Internazionali sull'uso dell'Aferesi nella pratica clinica per rimozione di sostanze tossiche". Il Rapporto "Primi risultati aggiornati al 14/12/2017 relativi all'applicazione del secondo livello del protocollo di screening della popolazione esposta a sostanze perfluoroalchiliche a seguito dell'utilizzo della plasmaferesi per i soggetti con alte concentrazioni di Pfas" prodotto dai responsabili dei dipartimenti di medicina trasfusionale dell'Ulss di Vicenza e dell'Azienda ospedaliera di Padova hanno attestato che la plasmaferesi e lo scambio plasmatico, rispetto al centinaio di casi trattati, senza il verificarsi di effetti collaterali, hanno determinato una discesa media di presenza di inquinanti nel sangue pari al 35% con la plasmaferesi, e del 68% con lo scambio plasmatico. E tuttavia proprio contestualmente alla presentazione di tale primo Rapporto si consumò sulla pratica dell'aferesi un sensibile scontro istituzionale fra il Ministero della Salute e la Regione del Veneto, cui si affiancò quello tecnico/scientifico fra il Centro Nazionale Sangue, organismo del Ministero della Salute ed articolazione dell'Istituto Superiore di Sanità ed i medici trasfusionisti del Veneto in un documento congiunto a firma del Coordinatore del Centro Regionale Attività Trasfusionali (CRAT) e dei Direttori dei Dipartimenti Trasfusionali della Regione Veneto , si sono espressi per la sicurezza del trattamento e la sua efficacia. Al manifestarsi della posizione assunta dal Ministero della Salute e dall'ISS, la Regione ha immediatamente sospeso il trattamento di aferesi ed ha avanzato la proposta di istituzione di una commissione da insediare presso l'Istituto Superiore di Sanità, composta da tecnici dell'Istituto stesso, del Ministero della Salute e della Regione. La commissione dovrebbe redigere un protocollo per l'ufficializzazione del ricorso a tale trattamento di rimozione dei PFAS dall'organismo. A tali condizioni, il trattamento avrebbe potuto riprendere sugli adulti da febbraio, mentre per i soggetti in età pediatrica (quattordici anni) si sarebbe avviata una sperimentazione. Ad oggi, tuttavia, il trattamento risulta ancora sospeso e dello stato di realizzazione della proposta non si hanno informazioni.
Il paragrafo V.6 dà conto dei risultati del piano di monitoraggio degli alimenti che con nota protocollo n. 35837 del 28 novembre /2017, l'Istituto Superiore di Sanità ha trasmesso alla Regione. Si tratta della "Sintesi dei risultati del piano di monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione Veneto" elaborata dall'ISS in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico e l'ARPAV, con il coordinamento della Regione, in attuazione del "Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto", previsto dalla deliberazione n. 243 dell'8.3.2016. L'indagine, durata un anno, ha avuto ad oggetto la catena alimentare nella Zona rossa dei ventuno comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova, interessati dalla contaminazione da PFAS. Complessivamente, sono stati prelevati 614 campioni di alimenti di origine vegetale e 634 campioni di alimenti di origine animale. Gli alimenti vegetali campionati sono stati: frutta (mele e pere da tavola), uva da vino, ortaggi (patate, radicchio, pomodori, asparagi, cipolle, lattuga/lattughino e altre verdure a foglia, fagiolini, zucchine, peperoni, zucca, piselli, cavoli, fagioli) e cereali (mais). Quelli di origine animale: muscolo e fegato di suini, avicoli e bovini da carne, oltre che latte, uova e pesci di cattura.
Nelle considerazioni finali della ricerca dell'ISS si afferma che:
"- Il piano di campionamento è stato sostanzialmente rispettato. Gli scostamenti riscontrati, riferiti essenzialmente ad alcune specie vegetali ortive per le quali è comunque possibile un eventuale campionamento integrativo, non inficiano il significato complessivo dei risultati ottenuti.
- Nel corso delle attività analitiche non sono emerse evidenze che rendessero necessaria l'adozione di misure di intervento in itinere.
- I livelli di contaminazione riscontrati nelle specie ittiche di cattura, campionati nell'ultima fase del piano di monitoraggio, hanno suggerito l'opportunità di individuare misure di carattere precauzionale.
- Gli alimenti di origine vegetale sono risultati esenti da contaminazione rilevabile da PFOS e PFOA ad eccezione di alcuni campioni di mais, i cui livelli di PFOA erano in ogni caso estremamente bassi.
- Relativamente agli alimenti di origine animale, il latte, il muscolo bovino e quello avicolo hanno mostrato valori di PFOS e PFOA inferiori al LOQ o comunque trascurabili.
- Il fegato, in particolare quello suino e le uova di produzione familiare hanno mostrato, in una percentuale significativa di campioni, livelli variabili di contaminazione per PFOS e PFOA. Il contributo di tali alimenti in termini di esposizione ai contaminanti risulta tuttavia ridotto anche nello scenario cautelativo adottato (950 percentile dei consumi). Anche in alcuni campioni di muscolo suino è stata rilevata presenza dei contaminanti; i bassi valori riscontrati fanno comunque stimare come estremamente ridotto il contributo di tale alimento all'esposizione della popolazione ai PFAS.
La considerazione conclusiva è che "La stima del contributo dei singoli alimenti in rapporto agli attuali TDI stabiliti da EFSA per PFOS e PFOA, non ha messo in luce evidenti criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare.".
A conclusione del Capitolo V, è riportato il quadro riassuntivo delle azioni poste in essere dalla Sanità regionale dal 2013 ad oggi, nonché lo schema degli atti riguardanti la popolazione esposta, l'acqua potabile ed il piano di monitoraggio degli alimenti. Il quadro riassuntivo è stato elaborato per la Commissione dalla Direzione regionale prevenzione della Regione del Veneto che corre qui l'obbligo di ringraziare per la collaborazione resa.
Il CAPITOLO VI, articolato in più paragrafi, è dedicato alle iniziative a tutela dall'inquinamento da PFAS assunte dalla Regione, dall'ARPAV e dagli ulteriori enti e soggetti coinvolti.
Il paragrafo VI.1 riferisce dell'esordio dell'intervento regionale sul fronte dell'inquinamento. L'azione della Regione, di ARPAV e degli altri soggetti coinvolti - enti locali, Ulss, Consigli di Bacino, Enti gestori, Società Veneto Acque S.p.A. - principiò, come noto, all'esito dell'indagine dell'IRSA - CNR, i cui risultati confluirono in un documento del 25 marzo 2013. Nel successivo maggio del 2013, il Ministero della Salute ed il Ministero dell'Ambiente indirizzarono alla Regione, all'ARPAV ed alla Provincia di Vicenza proprie comunicazioni che palesavano la necessità di individuare la fonte della contaminazione e porre in atto interventi sulla stessa, evidenziando inoltre che le sostanze erano presenti anche in acque destinate al consumo umano. Nessuna comunicazione ministeriale precedente aveva raggiunto la Regione, in ordine all'indagine condotta dall'IRSA - CNR dal 2011 al 2013 su incarico del Ministero dell'Ambiente, nonostante i tecnici del CNR dal 2012 trasmettessero annualmente al Ministero i dati parziali e progressivi della ricerca in corso e sebbene già nel 2011 avessero appurato che la MITENI S.p.A. di Trissino - allora di proprietà della Mitsubishi - fosse la principale fonte della contaminazione ambientale da PFAS.
Il paragrafo VI.2 affronta la cruciale e complessa tematica della mancata o scarsa presenza di una disciplina europea e statale in materia di limiti alla presenza di PFAS nelle matrici ambientali, ciò che rese ulteriormente problematico l'intervento della Regione e dei diversi soggetti istituzionali del territorio, chiamati dai Ministeri a tempestive azioni di tutela della salute e dell'ambiente.
Nel 2013 le sostanze contaminanti in questione tanto a livello europeo quanto a livello nazionale mancavano di limiti ambientali e limiti in relazione al loro utilizzo ad uso potabile. I PFAS erano "sostanze emergenti", ossia sostanze non regolate, quindi non monitorate.
Si rinvia alla lettura dell'articolato paragrafo in questione, in ordine al lacunosissimo quadro normativo europeo in materia di PFAS. L'unica norma europea di parziale utilità, ai fini ambientali, giunse in agosto 2013, rappresentata dalla direttiva 2013/39/UE di modifica alla direttiva quadro Acque 2000/60/CE e alla direttiva 2008/105/CE sugli standard di qualità ambientali per un elenco di sostanze prioritarie. La direttiva n. 39 - ampliando l'elenco delle sostanze chimiche che presentano un rischio significativo per l'ambiente acquatico e per le quali l'Unione europea stabilisce priorità di intervento ai fini del loro monitoraggio nelle acque superficiali, da verificare anche nel biota - introduce nuovi standard di qualità (SQA) per nuove sostanze pericolose prioritarie appartenenti a diverse classi, tra cui, quanto ai PFAS, il solo acido perfluoroottansolfonico (PFOS) e non anche il PFOA e gli altri PFAS.
Da allora, sarebbe stato auspicabile che - in applicazione del principio di precauzione di cui all'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (UE) - le norme europee attribuissero una classificazione definita ad ogni composto perfluoroalchilico, ponessero limiti uniformi per gli Stati membri in ordine alla presenza degli stessi nei corpi idrici ed in ogni matrice ambientale e stabilissero limiti di concentrazione dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano prossimi allo zero. Ma ad oggi così ancora non è.
La direttiva 2013/39/UE viene recepita dall'ordinamento nazionale a fine 2015, col decreto legislativo n. 172 del 13 ottobre 2015 che apportò modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", inserendo la tabella 1/A "Standard di qualità ambientale nella colonna d'acqua e nel biota per le sostanze dell'elenco di priorità" del paragrafo A.2.6 dell'allegato 1 alla parte terza del D.Lgs. n. 152/2006. Fra le sostanze presenti nella Tabella 1/A viene indicato il PFOS. E tuttavia per le sostanze di cui alla Tabella 1/A, e dunque anche per il PFOS, gli SQA per conseguire il buono stato chimico delle acque si applicano a partire dal 22 dicembre 2018, per conseguire il buono stato chimico entro il 22 dicembre 2027. Solo dal 22 dicembre 2018 è, pertanto, obbligatoria la progressiva riduzione di PFOS, per il raggiungimento del buono stato chimico entro il 22 dicembre 2027. Il comma 13 dell'art. 78 del D.Lgs. n. 152 del 2006, come interamente riscritto dal D.Lgs. n. 172/2015, prevede poi che "Le disposizioni del presente articolo concorrono a conseguire l'obiettivo dell'eliminazione delle sostanze pericolose prioritarie indicate come PP alla tabella 1/A del paragrafo A.2.6 dell'allegato 1 alla parte terza, negli scarichi, nei rilasci da fonte diffusa e nelle perdite, nonché alla graduale riduzione negli stessi delle sostanze prioritarie individuate come P alla medesima tabella. Tali obiettivi devono essere conseguiti entro venti anni dall'inserimento della sostanza nell'elenco delle sostanze prioritarie da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Per le sostanze indicate come E l'obiettivo è di eliminare l'inquinamento delle acque causato da scarichi, rilasci da fonte diffusa e perdite entro il 2021." Pertanto, l'eliminazione del PFOS - che è sostanza PP - "negli scarichi, nei rilasci da fonte diffusa e nelle perdite" dovrà aver luogo alla scadenza del 13 settembre 2033, dunque _ fra sedici anni .
Il D.lgs. n. 172 del 2015 definisce poi gli SQA medi annui - riferiti alle sole acque superficiali interne - anche per altre cinque sostanze della famiglia dei PFAS (PFBA, PFPeA, PFHxA, PFBS, PFOA) appartenenti all'elenco degli inquinanti specifici da monitorare al fine di accertare lo stato ecologico dei corpi idrici. E tuttavia, poiché questi composti non sono stati qualificati da alcuna direttiva europea e dunque non possono considerarsi né pericolosi (P), né prioritari e pericolosi (PP), non è definito, dunque si ignora, quando per tali PFAS gli SQA saranno applicati. Per gli ulteriori sei PFAS (PFHxS, PFHpA, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA) non sono invece previsti valori di SQA.
Il D.lgs. n. 172 dispone anche l'obbligo, per le regioni e le province autonome nel cui territorio è stata evidenziata la presenza di tali sostanze in concentrazioni superiori agli SQA, di elaborare uno specifico programma di monitoraggio e un programma preliminare di misure relative a tali sostanze, da inserire nel piano di gestione. In proposito, il Ministero dell'Ambiente scrisse a tutte le regioni sollecitando l'assunzione di tale programma di monitoraggio, ad oggi predisposto solo dal Veneto, dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Lazio.
Quanto, infine, ai valori soglia nelle acque sotterranee, si deve arrivare al luglio del 2016, per l'approvazione del decreto del Ministero dell'Ambiente 6 luglio 2016 di recepimento della direttiva 2014/80/UE del 20 giugno 2014 che modifica l'allegato II della direttiva 2006/118/CE sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento. L'articolo 1 del decreto ministeriale, sostituendo completamente la lettera B «Buono stato chimico delle acque sotterranee» dell'Allegato I alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contiene nuovi valori soglia per gli inquinanti delle acque sotterranee, includendo cinque sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) tra quelle da monitorare.
Quando, dunque, nel giugno del 2013 l'ARPAV, con la Regione, venne chiamata dal Ministero dell'Ambiente a svolgere gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti di immissione delle sostanze e ad attivare misure a tutela dei corpi idrici, per l'ampia attività di monitoraggio da svolgere sui corpi idrici superficiali e sulle acque sotterranee, necessaria a delimitare l'area di contaminazione e ad individuare la fonte contaminante, mancando di limiti normativi di riferimento per queste sostanze, si avvalse inizialmente della metodica analitica messa a punto dal CNR .
E' però evidente che al fine del monitoraggio ambientale richiesto - comprendente le acque superficiali e sotterranee, l'acqua destinata al consumo umano , il suolo e l'aria - come a quello dell'attività di caratterizzazione e bonifica del sito inquinato - una volta individuato - ed ai fini del trattamento delle acque reflue, fosse e resti imprescindibile la definizione di limiti riferiti ai PFAS, posti con legge ed uniformi per tutto il territorio nazionale, non foss'altro per il fatto che le sostanze perfluoroalchiliche sono per loro natura ubiquitarie. Limiti tutti che ad oggi mancano.
L'assenza di questi limiti nell'ordinamento nazionale è stata, nel caso dell'emergenza Veneto, tamponata di volta in volta con pareri dell'Istituto Superiore di Sanità, recepiti e trasmessi alla Regione dal Ministero della Salute e concepiti come valori limite di performance, in relazione all'applicazione di tecnologie per abbattere il contenuto dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano.
Tali valori limite di performance, posti per la prima volta, e su sollecitazione della Regione, dall'Istituto superiore di sanità con riferimento alle acque destinate al consumo umano, vennero trasmessi all'Ente regionale con nota prot. 2565 del 29 gennaio 2014 e corrispondono ai seguenti:
- 30 ng/l per PFOS;
- 500 ng /lper PFOA;
- 500 ng/l per la somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS.
Detti parametri vennero aggiornati nel 2015, con nota dell'ISS n. 24565 dell'11 agosto 2015, includendo quelli specifici per PFBA (500 ng/l), PFBS (500 ng/l) e innalzando così complessivamente il limite da 1.030 ng/l a 2.030 ng/l, per la somma di tutti i PFAS [PFOS (30 ng/l) + PFOA (500 ng/l) + PFBA (500 ng/l) + PFBS (500 ng/l) + somma degli altri PFAS (500 ng/l).
Così, quando ARPAV fu chiamata ad intervenire sull'azienda MITENI S.p.A., perché questa procedesse a ridurre la presenza dei PFAS negli scarichi e a contenere la dispersione delle sostanze nella falda acquifera sottostante, con nota del 15 maggio 2014 richiese alla Regione quali parametri applicare per l'analisi di rischio nonché quali per le acque superficiali, reflue ed emissioni in atmosfera. Parametri che per le sostanze perfluoroalchiliche né il D.lgs. n. 152 del 2006, testo unico dell'ambiente, né altra disposizione statale contemplava.
La Regione Veneto, non avendo competenza a porre con proprie leggi o provvedimenti detti parametri per sostanze allora ignorate dall'ordinamento nazionale - posto che, lo Stato ha competenza legislativa e regolamentare esclusiva in materia ambientale - rivolse la richiesta al Ministero e, con nota del 24/07/2015, comunicò ad ARPAV il parere ricevuto dall'Istituto Superiore di Sanità (prot. n. 18668 del 23 giugno 2015), oltre un anno dopo la richiesta di ARPAV. Il parere prendeva in considerazione le sole Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per i suoli e le acque sotterranee. L'Istituto Superiore di Sanità si espresse in merito al solo PFOA, mutuando il valore di performance posto per l'acqua destinata al consumo umano dalla nota prot. 2565 del 29 gennaio 2014 e precisando che: "Salvo diverso avviso del Ministero dell'Ambiente [...] detti valori sono di riferimento nei procedimenti di bonifiche ambientali.".
Ugualmente, quei valori limite di performance - 30 ng/l per PFOS; 500 ng /l per PFOA; 500 ng /l per PFBA, 500 ng /l per PFBS, 500 ng /l per la somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS - l'ISS indicò alla Regione Veneto, come valori limite di performance per gli scarichi in acqua superficiale nel territorio interessato dalla contaminazione, espressi come media annua (nota n. 9818 del 6 aprile 2016). E con decreto n. 37 del 29 giugno 2016 la Regione Veneto impose i limiti allo scarico in acque superficiali per il collettore di trasferimento dei reflui dei cinque impianti di depurazione del vicentino (Trissino, Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino e Lonigo) gestiti dal Consorzio A.Ri.Ca. per conto della Regione Veneto. Il decreto n. 37 del 2016 imponeva i limiti allo scarico indicati dall'ISS, temperandoli con la previsione che questi dovessero essere raggiunti entro i successivi quattro anni e individuando valori provvisori annui, riferiti alla media dell'anno precedente. Ma il Ministero dell'Ambiente, rispetto al decreto n. 37 ebbe a puntualizzare che i valori limite agli scarichi per i composti perfluoroalchilici proposti dall'ISS non possono essere interpretati come valore obiettivo da conseguire entro il 2020, bensì devono essere intesi come "valori immediatamente applicabili". Al riguardo della nota ministeriale citata non può non rilevarsi che i limiti allo scarico di acque reflue industriali non possono essere omogenei ai valori di performance dell'acqua potabile. Ciò malgrado, la Regione si adeguò alla prescrizione ministeriale, approvando il decreto n. 5 del 22 luglio 2016, di parziale modifica del primo che A.RI.CA impugnò, opponendo a fondamentale motivo di ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche l'inesistenza di Migliori Tecnologie Disponibili (MTD) che consentissero l'abbattimento dei contaminanti necessario all'osservanza dei limiti imposti. Adeguandosi alla pronuncia del giudice che accoglie il ricorso di A.RI.CA., la Regione emanò un nuovo decreto di revisione dell'autorizzazione allo scarico del collettore nel Fiume Fratta (decreto n. 101 del 7 marzo 2017) che, come il precedente n. 37 del 2016 dispone un miglioramento progressivo allo scarico, con l'obiettivo di rispettare i valori definiti dall'ISS in tempi compatibilmente brevi e nel rispetto di un cronoprogramma d'interventi per l'individuazione delle MTD. .
La mancanza di limiti normativamente previsti dallo Stato si è posta - e si pone - come lacuna di particolare pesantezza sul fronte delle condizioni dell'acqua potabile fornita alla popolazione dell'area regionale inquinata dai PFAS. La norma statale di disciplina della qualità delle acque destinate al consumo umano è rappresentata dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano" che nei suoi allegati definisce per microrganismi, parassiti e sostanze chimiche la quantità o le concentrazioni che rappresentano un potenziale pericolo per la salute umana. Il decreto in questione fissa dunque i valori limite da rispettare, per le sostanze inquinanti nelle acque potabili di cui all'allegato I. Ma tra le sostanze inquinanti considerate dal D.Lgs. n. 31 i PFAS mancano. Tuttavia l'articolo 11 del decreto, (comma 1, lettera b, letto in raccordo al comma 2 del medesimo articolo) dispone che il Ministero della sanità, di concerto con il Ministero dell'ambiente provvede alla "fissazione di valori per parametri aggiuntivi non riportati nell'allegato I qualora ciò sia necessario per tutelare la salute umana in una parte od in tutto il territorio nazionale". Pertanto con nota prot. n. 187486 del 12 maggio 2017 diretta al Direttore della Prevenzione del Ministero della salute, il Direttore regionale dell'Area sanità e sociale chiese che, in ragione della competenza prevista dall'articolo 11, comma 1, lettera b) del D.Lgs. n. 31 del 2001, il Ministero rivedesse, abbassandoli, i valori di performance fissati con nota del 29 gennaio 2014 dell'ISS, già ricordati:
- PFOA < 500 ng/l (nanogrammo/litro);
- PFOS < 30 ng/l (nanogrammo/litro);
- Altri PFAS (come somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS) < 500 ng/l (nanogrammo/litro).
Ciò, "in attesa che vengano spostati gli approvvigionamenti dell'acqua potabile e considerato che le concentrazioni delle sostanze perfluoroalchiliche PFOA e PFOS nelle acque destinate al consumo umano si mantengono sempre abbondantemente sotto i limiti di valori di performance citati" e con l'intento di "ridurre ulteriormente l'esposizione per la popolazione in generale e/o con particolare riferimento ai gruppi di popolazione più esposti (come le donne in gravidanza". La nota chiedeva anche di valutare l'opportunità che "la fissazione dei valori dei parametri delle sostanze in oggetto avvenga mediante decreto ministeriale, con vigenza per l'intero territorio nazionale, ciò alfine di garantire uniformità in tutte le Regioni.".
Poiché la nota del 12 maggio 2017 rimase priva di riscontro, il Direttore regionale dell'Area sanità e sociale tornò a sollecitare il Direttore della Prevenzione del Ministero della salute con nota prot. n. 356616 inviata il 23 agosto 2017. Il Direttore ministeriale rispose con nota prot. n. 2799 del 18 settembre 2017 disimpegnandosi rispetto alle proposte della Regione Veneto (abbassare ulteriormente, con provvedimento ministeriale il limite di performance del 29 gennaio2014 e fissare i valori dei parametri delle sostanze PFAS con decreto ministeriale, avente valore per il territorio nazionale), sulla scorta dei seguenti assunti:
- il Dicastero, col parere dell'ISS del 2014 aveva già indicato a principio fondamentale ispirato alla massima precauzione l'attuazione di azioni finalizzate alla "virtuale assenza" di PFAS nelle acque destinate al consumo umano e che, dunque, "i valori che codesta Regione riterrà opportuno adottare dovranno essere ritenuti provvisori, in funzione di possibili ulteriori ottimizzazioni delle tecnologie di trattamento";
- l'ISS ha segnalato alla Direzione generale prevenzione del Ministero della salute che "le valutazioni preliminari finora effettuate sul pericolo di contaminazione da PFAS, sia per produzioni industriali pregresse (acque industriali captate in diverse zone industriali nell'area metropolitana di Milano) che per potenziali contaminazioni da scarichi incontrollati (acque superficiali captate da corsi d'acqua interessate da importanti fonti inquinanti antropiche civili ed industriali, quali Arno e Po), non hanno evidenziato significative criticità.".
All'esito della comunicazione ministeriale, con deliberazioni della Giunta regionale n. 1590 e 1591 del 3 ottobre 2017 sono stati stabiliti nuovi limiti estremamente restrittivi alla presenza di PFAS nelle acque potabili, per tutto il territorio del Veneto, anche grazie al fatto che l'azione coordinata dei Consigli di bacino e degli Enti di gestione che servono la rete acquedottistica dei territori coinvolti dalla contaminazione dell'acqua potabile ha consentito la tempestiva messa in sicurezza degli impianti di potabilizzazione con sistemi di filtraggio a carbone attivo e, rispetto alla valutazione della presenza di PFAS nelle acque potabili dei ventuno comuni dell'Area rossa, per il periodo giugno 2013 - aprile 2017 l'Istituto Superiore di Sanità ha documentato il mantenimento del livello di concentrazione dei principali PFAS [...] al di sotto dei limiti di performance emessi con il parere ISS n. 1584 del 16 gennaio 2014 [...] . I nuovi valori obiettivo pongono per tutto il Veneto, a limite guida tendenziale, 90 ng/l, intesi come somma di PFOA e PFOS, considerando il limite di 30 ng/l come concentrazione massima di PFOS.
Il tema della titolarità della competenza legislativa a classificare le sostanze perfluoroalchiliche come inquinanti ed a porre limiti alla loro presenza nelle acque potabili, nelle acque reflue, nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nell'aria e quanto ai parametri per le analisi di rischio
- a fronte del sostanziale vuoto normativo europeo e nazionale - è effettivamente cruciale e sin dal 2013 ha dato luogo, come si è visto, ad incertezze applicative, controversie e tensioni fra Stato, Regione ed istituzioni diverse, oltre che a vario contenzioso, sollecitazioni dal territorio e dalle associazioni e movimenti di cittadini. Il caso sopra ricordato del ricorso presentato da A.RI.CA. al TSAP avverso i decreti dirigenziali regionali n. 37/2017 e 5/2016 in materia di limiti agli scarichi, è esemplare.
A proposito della disciplina degli scarichi idrici, i limiti agli scarichi industriali sono indicati nella tabella 3 dell'Allegato 5 della parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Mancano, fra gli elementi indicati in quella tabella, le sostanze perfluoroalchiliche. L'articolo 101 (Criteri generali della disciplina degli scarichi) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ai commi 1 e 2 recita: "1. Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono comunque rispettare i valori limite previsti nell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto. L'autorizzazione può in ogni caso stabilire specifiche deroghe ai suddetti limiti e idonee prescrizioni per i periodi di avviamento e di arresto e per l'eventualità di guasti nonché per gli ulteriori periodi transitori necessari per il ritorno alle condizioni di regime. 2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni, nell'esercizio della loro autonomia, tenendo conto dei carichi massimi ammissibili e delle migliori tecniche disponibili, definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui all'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Le regioni non possono stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati nell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto a) nella Tabella 1, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali; b) nella Tabella 2, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali ricadenti in aree sensibili; c) nella Tabella 3/A, per i cicli produttivi ivi indicati; d) nelle Tabelle 3 e 4, per quelle sostanze indicate nella Tabella 5 del medesimo Allegato.". La disposizione legislativa menzionata è stata da taluni - inclusi i redattori della "Relazione sull'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcune aree della Regione Veneto" della Commissione parlamentare d'inchiesta - interpretata in modo non corretto, nel senso di ritenere sussistente una competenza regionale a porre valori-limite di emissione agli scarichi per sostanze inquinanti diverse (ossia "ulteriori e nuove", come i PFAS) da quelle di cui all'Allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006, testo unico ambientale. Il significato evidente della norma è invece quello di consentire alle Regioni - al fine del raggiungimento dell'obiettivo di qualità dei corpi idrici - di stabilire limiti più restrittivi rispetto al quelli già previsti dal legislatore statale all'Allegato 5 (deroga in melius alla norma statale in materia ambientale, riconosciuta alle Regioni dalla giurisprudenza della Corte costituzionale) per le sostanze ivi già previste, e non per sostanze ulteriori e nuove rispetto a queste. L'individuazione di sostanze inquinanti ulteriori e nuove, rispetto a quelle individuate dal decreto legislativo n. 152 del 2006, è operata invece dal solo legislatore statale, con modifica al testo unico ambientale.
E nella Relazione di aggiornamento sull'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcune aree della regione Veneto del 14 febbraio 2018 , della "Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati", costituente un approfondimento della precedente approvata nella seduta dell'8 febbraio 2017, sul punto della competenza alla fissazione dei limiti ambientali si perviene a posizioni affatto opposte a quelle assunte con la Relazione del 2017: "In effetti, il combinato disposto degli articoli 75 e 101 del decreto legislativo n. 152 del 2006 non lascia spazio a dubbi che la competenza a fissare limiti per le nuove sostanze non presenti nelle suddette tabelle sia di esclusiva competenza statale, mentre la competenza regionale si esaurisce nell'imposizione di limiti più restrittivi, rispetto a quelli stabiliti dallo Stato. La fissazione dei limiti deve, quindi, essere fatta dallo Stato, mediante l'inserimento dei limiti agli scarichi dei PFAS nella tabella 3 e nella tabella 4 dell'Allegato 5, della parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006 (tutela delle acque), e con l'inserimento delle CSC per i PFAS nelle tabella 1colonna A e colonna B, dell'allegato 5, del titolo V alla parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006 (bonifica dei siti contaminati), per fissare i limiti delle CSC nei terreni, e nella tabella 2, dell'allegato 5, del titolo V alla parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006 (bonifica dei siti contaminati), per fissare i limiti delle CSC nelle acque di falda. [...]".
Il paragrafo VI. 3 , offre il quadro complesso e nutrito di azioni messe a punto dalla Regione dal 2013 ad oggi, in raccordo con numerosi soggetti operanti sul territorio - ARPAV, Ulss, Consigli di bacino, Enti gestori del servizio idrico integrato, Consorzi di bonifica, Enti locali - secondo una metodologia intersettoriale e multidisciplinare, per la tutela ed il risanamento ambientale. A tal fine è stata definita l'area di contaminazione, è stata individuata nello stabilimento chimico MITENI S.p.A. la principale fonte inquinante, si è provveduto al monitoraggio delle matrici ambientali ed alla messa in sicurezza dell'acqua destinata al consumo umano, si è approntata la progettazione della nuova rete acquedottistica di approvvigionamento da fonti non contaminate, si sono prodotti dati e studi ed aggiornamenti sullo stato di contaminazione ambientale, dati e studi dei quali è stata sempre assicurata la conoscibilità all'esterno. Il quadro dell'operato regionale in materia ambientale e di tutela delle acque è reso dalla relazione prodotta dall'Area regionale Tutela e Sviluppo del Territorio. A questa segue la relazione predisposta da ARPAV, in ordine all'impegno speso dall'Agenzia dal 2013 ad oggi sul fronte dell'identificazione della fonte di contaminazione, del costante monitoraggio ambientale svolto e documentato, delle azioni per la caratterizzazione e messa in sicurezza del sito contaminato e delle indagini svolte sull'intero territorio regionale. Per entrambe le relazioni, inserite nel paragrafo in questione, si ringraziano l'Area regionale Tutela e Sviluppo del Territorio e l'ARPAV.
Il paragrafo VI. 4, infine - per la Parte generale - riferisce di due accordi con le Università di Padova e di Verona per progetti di ricerca scientifica volti all'abbattimento delle concentrazioni dei PFAS nelle acque potabili attraverso soluzioni alternative all'applicazione dei filtri a carbone attivo.
Quanto alla PARTE SPECIALE — APPORTI DI CONOSCENZA E TESTIMONIANZE ACQUISITE ATTRAVERSO LE SEDUTE DI AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA PER LE ACQUE INQUINATE DEL VENETO IN RELAZIONE ALLA CONTAMINAZION DI SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS) .
Come si è detto, questa Parte ricostruisce in modo ragionato e per grandi argomenti trattati, i contenuti delle audizioni, riportando gli interventi dei soggetti auditi - quando necessario al fine della completezza e puntualità nell'informazione - anche da stralci di resoconto stenotipico.
Il CAPITOLO I è dedicato al più importante precedente storico di contaminazione ambientale da PFOA, il "caso Du Pont", affrontato in Commissione in occasione dell'audizione del 2 ottobre 2017 dell'avvocato Robert Billot.
Il CAPITOLO II reca la relazione e le slides prodotte per la Commissione dal dottor Lorenzo Altissimo - esperto in materia di tutela delle acque, vice presidente del Gestore unico del Servizio Idrico Integrato Medio Chiampo S.p.A. e direttore del Centro Idrico Novoledo s.r.l. - sul tema "RIMAR. — MITENI: storia di un inquinamento di quarant'anni o forse più...". La
ricostruzione operata dall'Esperto testimonia la natura di inquinamento storico delle matrici ambientali interessate dal sito ove attualmente sorge MITENI S.p.A..
Il CAPITOLO III è interamente occupato dal resoconto stenotipico relativo all'audizione del 24 ottobre 2017: presidente del consiglio di amministrazione di MITENI S.p.A., dottor Martin Leitgeb e del responsabile hse di MITENI S.p.A., dottor Davide Drusian. Si fa presente che la relazione che MITENI aveva assicurato avrebbe predisposto per la Commissione ed attesa fino a tardare la conclusione del lavoro di stesura della presente Relazione, è stata in ultimo negata da MITENI, su indicazione dei propri legali.
Il CAPITOLO IV è dedicato alle audizioni sul tema delle iniziative a tutela dell'ambiente e delle acque dall'inquinamento. Il Capitolo completa ed integra l'apporto di conoscenze già reso dal Capitolo VI della Parte generale.
Il paragrafo IV.1 ricostruisce i contenuti dell'audizione dell'11 settembre 2017: Assessore regionale all'Ambiente Giampaolo Bottacin; Direttore d'Area Tutela e Sviluppo del Territorio; Dirigente dell'Unità Organizzativa Servizio Idrico Integrato e Tutela delle Acque, Dirigente dell'Unità Organizzativa Bonifiche Ambientali .
Il paragrafo IV.2 sintetizza, rispetto ai fondamentali argomenti toccati, l'esito della seduta del 26 settembre 2017 con il Direttore Generale dell'Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV), dottor Nicola Dell'Acqua .
Il paragrafo IV.3 , su cui conviene soffermarsi, reca gli elementi di conoscenza acquisiti in occasione dell'audizione del 9 ottobre 2017, su due fondamentali argomenti: lo stato di qualità della risorsa idrica destinata al consumo umano nei territori interessati dalla contaminazione e lo stato di progettazione della rete idrica per l'approvvigionamento da nuove fonti .
All'audizione parteciparono i Consigli di Bacino Bacchiglione, Valle del Chiampo e Veronese, gli Enti di Gestione Centro Veneto Servizi S.p.A., Acque Vicentine S.p.A., Alto Vicentino Servizi S.p.A., Acque del Chiampo S.p.A., Medio Chiampo S.p.A., Acque Veronesi SCARL e la Società' Veneto Acque S.p.A.. Sono, questi, i Consigli di Bacino e i relativi Enti gestori coinvolti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano da PFAS, nonché la Società regionale Veneto Acque S.p.A. che, con deliberazione regionale n. 385 del 28 marzo 2017, fu investita dell'incarico di coordinare le attività di progettazione e realizzazione della nuova rete di acquedotti per l'approvvigionamento da nuove fonti, con progettazione e realizzazione dei relativi impianti e serbatoi.
Fin dal parere del 7 giugno 2013, prot. n. 22264 con cui l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ravvisava "l'opportunità ed urgenza di adottare adeguate misure di mitigazione dei rischi, prevenzione e controllo estese alla filiera idrica, sulla contaminazione delle acque da destinare e destinate al consumo umano nei territori interessati", il coordinamento dei Consigli di Bacino Bacchiglione, Valle del Chiampo e Veronese, con i relativi Enti gestori del servizio idrico integrato, seguendo l'indirizzo e le direttive espresse dalla Regione, ha provveduto alla messa in sicurezza degli acquedotti ed all'adeguamento degli impianti di potabilizzazione, con sistemi di filtraggio a carbone attivo nelle centrali di produzione di acqua potabile proveniente da fonti coinvolte nella problematica. Ciò ha consentito in tempi brevi il rispetto dei livelli di performance stabiliti dall'ISS.
Con deliberazione regionale n. 1517 del 29 ottobre 2015, la Regione Veneto procedette ad una prima individuazione delle aree di esposizione, mentre con la successiva deliberazione n. 2133 del 23 dicembre 2016 - in considerazione dei primi risultati del biomonitoraggio effettuato da ISS con la Regione e dell'individuazione delle filiere acquedottistiche coinvolte nell'emergenza - fu approvato il Piano di sorveglianza sanitaria e vennero definite compiutamente le diverse Aree. L'area di massima esposizione sanitaria - così detta AREA ROSSA - è quella dei ventuno Comuni serviti dagli acquedotti che, per massima parte, si approvvigionano dalla falda di Almisano.
I ventuno Comuni, ricordiamo, sono: Albaredo D'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Gua', Sarego, Terrazzo, Veronella, Zimella.
Per questi Comuni, le fonti di approvvigionamento acquedottistico sono:
- Almisano Madonna di Lonigo;
- Pozzo Madonna dei Prati;
- Pozzo Monticello;
- Pozzo Sant'Antonio;
- Pozzo Acque Potabili.
Diciannove su ventuno Comuni hanno come fonte di approvvigionamento Almisano Madonna di Lonigo Dei due restanti Comuni uno si approvvigiona al pozzo di Madonna dei Prati (Brendola - VI), mentre il secondo (Sarego VI) ha come fonte di approvvigionamento i tre pozzi Monticello, Sant'Antonio e di Acque Potabili, gestiti tutti da Centro Veneto Servizi S.p.A..
I Consigli di Bacino coinvolti dalla problematica dei PFAS sono, si ribadisce:
- Consiglio di bacino Bacchiglione, cui afferiscono, come soggetti gestori del servizio idrico integrato coinvolti: Centro Veneto Servizi S.p.A. e Acque Vicentine S.p.A.;
- Consiglio di bacino Valle del Chiampo, cui afferisce, come soggetto gestore del servizio idrico integrato coinvolto Acque del Chiampo S.p.A.;
- Consiglio di bacino Acque Veronesi, cui afferisce, come soggetto gestore del servizio idrico integrato coinvolto, Acque Veronesi S.p.A..
Rispetto alla valutazione dei PFAS nelle acque potabili dei ventuno comuni dell'Area rossa, per l'arco temporale giugno 2013 - aprile 2017, l'Istituto Superiore di Sanità, con documento "Pfas nella filiera idro-potabile in alcune province del Veneto" del 20 luglio 2017, dichiara: "Analizzando le concentrazioni di PFAS rilevate nei campioni di acque distribuite prelevati da giugno 2013 ad aprile 2017 in tali comuni, si può osservare come l'installazione di sistemi di trattamento adeguati per l'abbattimento di PFAS nelle acque destinate al consumo umano a partire da settembre 2013 abbia garantito il mantenimento del livello di concentrazione dei principali PFAS a quattro e otto atomi di carbonio [...] al di sotto dei limiti di performance emessi con il parere ISS n.1584 del 16/01/2014 e che rappresentano gli obiettivi minimi di trattamento dovendosi tendere alla sostanziale rimozione (virtuale assenza dei composti) nelle acque distribuite". In particolare, quanto ai tre Comuni dell'Area rossa Lonigo, Sarego e Montagnana, "selezionati per un approfondimento, in quanto, nella prima fase emergenziale, erano quelli nei quali i livelli di concentrazione di PFOA, PFOS e della somma di altri PFAS nelle acque in distribuzione risultavano più elevati", rileva l'ISS: "In tutti i casi analizzati si osserva un progressivo decremento dei valori della mediana di concentrazione di PFOA, PFOS e Somma di Altri PFAS che, successivamente all'applicazione dei sistemi di trattamento, si è mantenuto costantemente al di sotto dei limiti di performance. L'analisi dei dati, pur nei suoi limiti, suggerisce che attualmente non ci sia evidenza di aree con significative eccedenze di concentrazione di PFAS nelle acque destinate a consumo umano (hotspot) rispetto al dato medio definito nell'area rossa.".
E, da quanto generalmente dichiarato da presidenti e direttori dei Consigli di bacino e degli Enti di gestione nel corso della seduta di audizione in Commissione, attualmente il sistema di trattamento a carboni attivi per l'abbattimento dei PFAS nelle acque distribuite riesce ad assicurare pressoché l'azzeramento dei valori della mediana di concentrazione di PFOA, PFOS e somma di altri PFAS.
Peraltro, il mantenimento dei livelli di performance nelle acque potabili comporta comunque una frequente sostituzione dei filtri installati presso le centrali di produzione, con un costo gestionale che si riflette necessariamente in misura non trascurabile sui livelli tariffari riscossi dall'utenza. Il trattamento mediante filtraggio dell'acqua prelevata dalla falda sotterranea nelle zone contaminate non può, evidentemente, costituire una soluzione definitiva per la messa in sicurezza della rete acquedottistica dei Comuni interessati da inquinamento da PFAS.
Allo stato attuale, considerato che l'estensione dell'inquinamento della falda sotterranea nella zona della Valle del Chiampo e nella parte meridionale delle provincie di Padova e Vicenza, non consente nel breve e medio termine una diminuzione significativa delle concentrazioni di PFAS nelle acque sotterranee, l'unica soluzione fattibile, al fine della messa in sicurezza della fornitura idropotabile, sta nell'approvvigionamento dell'acqua potabile da altre fonti. L'azione regionale si è dunque definitivamente orientata verso la realizzazione di nuove condotte adduttrici che permettano di interconnettere tali fonti regionali, con le reti acquedottistiche dei Comuni interessati dall'inquinamento.
La deliberazione regionale n. 359 del 22 marzo 2017 "Approvazione dello schema dell'Accordo Novativo finalizzato all'aggiornamento dell'"Accordo Integrativo per la tutela delle risorse idriche del bacino del Fratta - Gorzone attraverso l'implementazione di nuove tecnologie nei cicli produttivi, nella depurazione e nel trattamento fanghi del distretto conciario vicentino" tra Regione Veneto, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, associazioni ed Enti territoriali interessati" ha approvato l'Accordo della Regione col Ministero dell'Ambiente con cui si aggiorna l'Accordo in essere per il disinquinamento del bacino del Fratta Gorzone, anche attraverso l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili per conseguire l'abbattimento dei valori di concentrazione allo scarico delle sostanze PFAS. Quanto alla contaminazione del bacino da PFAS, l'Accordo prevede: "l'individuazione delle condizioni operative e degli interventi necessari atti a garantire, nelle aree interessate dalla fornitura di risorse idropotabili soggette allo stato attuale a contaminazione da PFAS, la fornitura di acqua potabile di qualità nel perseguimento dell'obiettivo di tutela della salute pubblica" ed "interventi per l'abbattimento delle sostanze perfluoroalchiliche ovvero per la sostituzione delle fonti di approvvigionamento al fine di garantire l'utilizzo potabile della risorsa idrica superficiale e sotterranea.".
Ma già a novembre del 2016 si è costituito un tavolo tecnico congiunto tra Consigli di Bacino Valle del Chiampo, Veronese e Bacchiglione, Enti di gestione e Regione del Veneto per avviare la fase progettuale per la sostituzione delle fonti di approvvigionamento, con l'individuazione degli interventi necessari. Il Consiglio di Bacino Valle del Chiampo consegna, pertanto, alla Commissione il documento congiunto dei tre Consigli di bacino "Relazione attività' consigli di bacino in relazione alla contaiviinazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)" con il quale si dà conto del protocollo di intesa tra i Consigli di Bacino Bacchiglione, Valle del Chiampo e Veronese sottoscritto il 1 dicembre 2016 per la pianificazione congiunta delle attività di sostituzione delle fonti di acqua potabile inquinata da PFAS e l'individuazione delle opere di adeguamento delle reti e degli impianti del pubblico acquedotto. Un primo insieme di interventi, condiviso e trasmesso a Veneto Acque S.p.A., viene descritto negli allegati a detto documento.
Come si diceva, la deliberazione regionale n. 385 del 28 marzo 2017 ha incaricato la Società regionale Veneto Acque S.p.A., società in house della Regione del Veneto, del coordinamento tecnico degli interventi volti alla progettazione e realizzazione delle opere di interconnessione acquedottistica necessarie per l'approvvigionamento di acqua potabile di buona qualità alle aree attualmente soggette da inquinamento da sostanze PFAS.
L'ammontare degli investimenti a tal fine necessari è superiore a 200.000 di euro, con interventi prioritari individuati per un importo complessivo di circa 80.000 di euro. Detta ultima somma costituirebbe oggetto di uno stanziamento statale riferito al Fondo Sviluppo e Coesione nazionale - per l'Asse 2 "Tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse (OT6)", Obiettivo specifico 2.3 "Mantenimento e miglioramento della qualità nei corpi idrici (RA 6.4), Linea di azione 2.3.1 "Interventi per il miglioramento della qualità dei corpi idrici - Piano FSC 2014 - 2020. Ad aprile 2018, quando si ultimava la stesura della Relazione, detta somma non era stata erogata. Al riguardo il Presidente della Regione, con nota del 25 luglio 2017 indirizzata al Presidente del Consiglio ed al Ministro dell'Ambiente, Onorevole Galletti, richiese alle Autorità statali di definire "finalmente con chiarezza le tempistiche certe entro cui saranno erogati i fondi più volte annunciati, pari ad 80 milioni di euro, necessari per garantire il completamento funzionale degli interventi infrastrutturali.". A detta nota il Ministro dell'Ambiente rispose in data 4 agosto 2017 testualmente: "[...] apprezzo sinceramente il concreto e positivo impegno profuso dalla Tua Regione, per confermarti la programmazione e successiva assegnazione dei finanziamenti statali ai quali fai riferimento. Come sai, le risorse a cui fai riferimento, imputate alla tutela della risorsa idrica e specificatamente alla progressiva riduzione delle concentrazioni delle sostanze PFAS nelle acque superficiali attraverso interventi volti al disinquinamento e all'eventuale realizzazione di approvvigionamenti alternativi, si riferiscono al Fondo Sviluppo e Coesione nazionale in quota ambiente, di cui al Piano operativo approvato con Delibera CIPE n. 55 del 1 dicembre 2016 e al comma 140 della Legge di Bilancio 2017. La reale fruibilità delle stesse passa attraverso adempimenti che i miei Uffici hanno espletato al fine di perfezionare le procedure tecnico-amministrative propedeutiche alla piena disponibilità dei finanziamenti, la quale, come è noto, è in capo agli Uffici della Presidenza e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ti confermo che le interlocuzioni sono costanti e che, non appena vi saranno le condizioni, il mio Dicastero, per il tramite della Direzione Generale competente, sarà a disposizione per la concreta finalizzazione degli stessi, previa individuazione degli interventi finalizzati alla risoluzione delle criticità sopra indicate.".
Dunque, la "previa individuazione degli interventi finalizzati alla risoluzione delle criticità", era richiesta, nella risposta del Ministro dell'Ambiente, per la sola finalizzazione dei finanziamenti da parte del Ministero dell'Ambiente, non anche per la "piena disponibilità dei finanziamenti, la quale, come è noto, è in capo agli Uffici della Presidenza e del Ministero dell'Economia e delle Finanze.". E fino all'epoca dell'ultimazione della Relazione, la disponibilità dei finanziamenti annunciati non risultava. Con nota prot. n. 379110 del 11 settembre 2017 della Direzione difesa del suolo viene trasmessa al Ministero dell'Ambiente ad al direttore della Direzione generale per la salvaguardia del Territorio e delle acque, dottoressa Checcucci, la Relazione generale prodotta da Veneto Acque S.p.A., in esecuzione del mandato ricevuto con deliberazione regionale n. 385 del 2017, in ordine agli "Interventi finalizzati alla progettazione e realizzazione delle condotte di adduzione primaria da fonti idropotabili alternative e relative interconnessioni", con ciò rispondendo alla richiesta ministeriale di "previa individuazione degli interventi finalizzati alla risoluzione delle criticità". Detta Relazione (Allegato A) è riprodotta integralmente nel paragrafo IV.3 della Parte speciale di questo Documento, assieme all'Allegato B (Relazione di approfondimento PFAS), all'Allegato U (Tavola grafica - Planimetrie generali degli interventi) ed alla breve sintesi "Coordinamento tecnico interventi PFAS svolto da Veneto Acque S.p.A.". Successivamente alla chiusura dell'attività conoscitiva svolta dalla Commissione e nel corso della redazione della presente Relazione, si è appreso che il 21 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato d'emergenza per le aree di contaminazione da PFAS nel Veneto e la conseguente loro gestione commissariale, con coordinamento degli interventi conseguenti da parte della Regione. Si è appreso, inoltre, sia stato confermato lo stanziamento di 120 milioni di euro necessari alla realizzazione della nuova rete di acquedotti , dei quali 56, 8 milioni, per le annualità 2017/2018, spendibili attraverso il Fondo per la rete idrica mentre gli altri 23,2 messi a disposizione in seguito. I rimanenti 40 milioni deriveranno dai proventi delle bollette dell'acqua.
Il paragrafo IV.4 riferisce per sintesi e stralci da resoconto il contenuto della settima seduta di audizione, del 30 ottobre 2017, dedicata ai riflessi della contaminazione in agricoltura ed alle misure assunte a tutela dell'economia agricola e zootecnica. Vennero auditi l'Assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Pan, il direttore della direzione regionale "Agroambiente, caccia e pesca", Andrea Comacchio, ed il direttore dell'unità organizzativa "Bonifica e irrigazione" (Direzione difesa del suolo) Luigi De Lucchi. Alla seduta presero parte, inoltre, i presidenti delle associazioni di categoria del mondo agricolo Confagricoltura Veneto, Coldiretti Veneto e Confederazione Italiana Agricoltori (C.I.A.) Veneto, ed i Presidenti dei Consorzi di bonifica Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione, Consorzio di II grado L.E.B., Consorzio A.RI.CA. e ANBI Veneto. Nella stessa seduta sono stati auditi i Presidenti delle Province territorialmente coinvolte di Vicenza e Verona.
Nel corso di codesta audizione, più volte gli audìti hanno citato la funzione strategica del L.E.B., nell' attuale crisi da contaminazione. E' infatti il L.E.B un importante canale artificiale con funzioni irrigue- per un territorio di quasi 83.000 ettari - che svolge inoltre funzioni di difesa idraulica ed ambientali. Il canale preleva le acque dell'Adige, dal canale di scarico della centrale Enel di Zevio e le immette nel fiume Guà a Cologna Veneta, con ciò svolgendo un'importante ruolo di vivificazione ambientale delle acque del Fratta Gorzone. Proprio in ragione della sua fondamentale importanza, meritano attenzione le considerazioni svolte in Commissione da Luciano Zampicini, presidente del Consorzio di II grado L.E.B., che del canale artificiale ha evidenziato talune criticità relative all'obsolescenza delle sue tecnologie - il canale fu progettato negli anni '60 e realizzato alla fine degli anni '80 - ed il suo stato di manutenzione.
Si segnala poi, per il cruciale tema dell'attuale assenza di limiti normativi statali di tollerabilità della presenza dei PFAS negli scarichi idrici, la sintesi della relazione alla Commissione del Presidente del Consorzio ARICA, Antonio Mondardo e l'intervento da questi tenuto e riportato da resoconto. Si ricorda che il Consorzio ARICA gestisce il collettore consortile che trasferisce i reflui trattati dei depuratori di Trissino, Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino e Lonigo nel canale Fratta Gorzone, nei pressi di Cologna Veneta, alla confluenza del Fratta con il L.E.B.. Si rammenta che ARPAV, a seguito dei campionamenti del 2013 allo scarico del collettore fognario ARICA di Arzignano, concluse che "l'incidenza della contaminazione provocata sul corso d'acqua Fratta Gorzone a Cologna Veneta è prevalentemente dovuta alla rilevante presenza di sostanze perfluoroalchiliche nello scarico industriale della ditta MITENI S.p.A., allacciata all'impianto di depurazione di Trissino, che contribuisce per il 96,989 per cento all'apporto totale di PFAS scaricati nel Fratta Gorzone ". Dunque nel collettore consortile gestito da ARICA confluiscono i reflui depurati del depuratore di Trissino, nel quale convogliano gli scarichi industriali di MITENI.
In ultimo, d'interesse ai fini conoscitivi, è l'audizione della Provincia di Vicenza, rappresentata, nella seduta di Commissione, dal dottor Matteo Macilotti, Sindaco del Comune di Chiampo e delegato all'Ambiente della Provincia di Vicenza, accompagnato dal funzionario dottor Filippo Squarcina. Si deve in proposito ricordare che, per effetto della legge regionale n. 4 del 18 febbraio 2016, l'ente attualmente competente al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale per la MITENI S.p.A. è la Provincia di Vicenza. La MITENI è attualmente titolare del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione con decreto n. 59 del 30 luglio 2014. Con nota n. 75128 del 2 agosto 2016 l'ARPAV trasmise a Regione, Provincia e Comune di Trissino la relazione tecnica relativa al controllo ambientale svolto presso lo Stabilimento chimico, riportando criticità e difformità rilevate, oltre a proposte di miglioramento impiantistico e gestionale, allo scopo di superarle. Conseguentemente, con nota n. 3513 del 18 gennaio 2017 la Provincia di Vicenza diede comunicazione di avvio del procedimento di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, ai sensi dell'articolo 29 quater del decreto legislativo n. 152 del 2006.
Il CAPITOLO V è dedicato alle audizioni sul tema delle iniziative a tutela della salute. Integra, attraverso le testimonianze degli auditi, il complesso di conoscenze già reso dal Capitolo V della Parte generale, in merito alle azioni avviate dalla Regione a tutela della popolazione esposta: indagini epidemiologiche sul territorio, biomonitoraggio attraverso analisi del siero sanguigno della popolazione e di categorie sociali definite, monitoraggio degli alimenti, sorveglianza sanitaria attraverso campagne di screening e presa in carico dei soggetti a rischio - inclusa
l'esperienza della plasmaferesi - messa in sicurezza dell'acqua destinata al consumo umano, alle coltivazioni, all'abbeverata. Si tratta di una parte fondamentale della strategia complessiva regionale, articolata in azioni poste in essere a seguito delle comunicazioni ministeriali ricevute nel 2013 , svolta dalla Regione attraverso l'Area Sanità e Sociale, le ULSS, l'Istituto zooprofilattico ed i soggetti competenti alla gestione dell'acqua destinata al consumo, con il supporto dell'Istituto Superiore di Sanità e costantemente condivise dall'OMS.
Il paragrafo V.1 ricostruisce i contenuti della seduta di audizione del 2 ottobre 2017 con l'Assessore regionale alla sanità e programmazione socio-sanitaria, il Direttore regionale dell'area sanità e sociale ed il Dirigente regionale della direzione prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria.
Il paragrafo V.2 è, invece, dedicato alla ricostruzione dell'audizione del 16 ottobre 2017 con i direttori generali dell'Azienda ulss 6 Euganea, dell'Azienda ulss 8 Berica e dell'Azienda ulss 9 Scaligera - i cui territori di competenza sono interessati dai comuni dell'area rossa di massima esposizione sanitaria - e con i sindaci di quei comuni: Agugliaro, Albaredo d'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Campiglia dei Berici, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Megliadino San Fidenzio, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Orgiano, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Sossano, Terrazzo, Val Liona, Veronella, Villa Bartolomea, Trissino e Zimella. L'esito della seduta è stato di rilevante valenza istituzionale e territoriale, come momento di confronto fra autorità amministrative locali, autorità sanitarie competenti all'attività di presa in carico della popolazione esposta alla contaminazione da sostanze perfluoroalmchiliche e commissari della Commissione consiliare. Alla seduta sono stati invitati anche i comuni di Agugliaro, Campiglia dei Berici, Megliadino San Fidenzio, Orgiano, Sossano, Val Liona, Villa Bartolomea, attualmente non ricompresi nell'area rossa, per quanto interessati da pozzi che si approvvigionano alla fonte di Almisano, contaminata da PFAS. Convocato è stato pure il comune di Trissino che, per quanto si approvvigioni da acquedotto non contaminato, ospita nel suo territorio la MITENI S.p.A., la cui area è soggetta alla contaminazione attuale e storica. Il comune di Trissino, autorità competente alla gestione della procedura di messa in sicurezza e di bonifica, anche in via sostitutiva, che si svolge in conferenza di servizi, è parte - con la Regione, con la Provincia di Vicenza (competente all'Autorizzazione integrata ambientale per MITENI) e con l'ARPAV - del Comitato tecnico istituito con DGR n. 941 del 23 giugno 2017 per il coordinamento delle attività di prevenzione, caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito inquinato compreso nell'area dello stabilimento chimico.
Sul tema della tutela della salute dai PFAS, oltre alle due sedute menzionate, si sono tenute altre due audizioni di Commissione. La prima, del 13 novembre 2017, ha avuto ad oggetto l'audizione degli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità, in merito alle problematiche inerenti i limiti di tollerabilità di presenza delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque destinate al consumo umano e quelli - non stabiliti - nel siero del sangue umano. Gli ulteriori temi affrontati furono quelli relativi alle evidenze epidemiologiche attuali in ordine agli effetti della contaminazione da PFAS sulla salute, all'aferesi, nonché all'esito del biomonitoraggio svolto dall'ISS, assieme alla Regione, all'ARPAV ed all'Istituto Zooprofilattico, sulle matrici alimentari. Degli elementi acquisiti dagli esperti dell'ISS si riferisce nella Parte Generale della Relazione, al Capitolo IV "Gli effetti dei PFAS sulla salute umana", al Capitolo V.5 "Iniziative regionali a tutela della salute dei soggetti esposti: il percorso assistenziale di secondo livello di presa in carico. L'aferesi: plasmaferesi e scambio plasmatico" ed al Capitolo V.6 "Risultato del piano di monitoraggio degli alimenti".
La seconda, del 27 novembre 2017, ha acquisito elementi conoscitivi in ordine alla sorveglianza sanitaria ed alle evidenze epidemiologiche assunte sugli effetti della contaminazione per la salute dei lavoratori ed ex lavoratori di MITENI S.p.A.. Sono stati auditi il dottor Enzo Merler - responsabile scientifico del progetto di ricerca "valutazione della biopersistenza e dell'associazione con indicatori dello stato di salute di sostanze fluorate (benzotrifluoruri, perfluorati, fluoroammine)", di cui alla deliberazione della giunta regionale n. 1191 del 1 agosto 2017 - ed il dottor Adolfo Fiorio - direttore del servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) dell'azienda ULSS n. 8 Berica, distretto ovest. Dei contenuti e documenti acquisiti in quell'occasione si dà conto nella Parte Generale della Relazione, al Capitolo V.2 "Studio epidemiologico su soggetti con esposizione occupazionale".
Il CAPITOLO VI conclude la Parte speciale della Relazione e ricostruisce, prevalentemente da resoconto, le due audizioni che hanno raccolto le testimonianze dei soggetti esposti a contaminazione da PFAS.
Il paragrafo VI.1 tratta della seduta del 2 novembre 2017, dedicata ai lavoratori di MITENI S.P.A., per gli aspetti che attengono al rischio d'instabilità occupazionale - nell'attuale condizione di disagio per la fabbrica - ed alle condizioni di salute e sicurezza nel luogo di lavoro. Ed è un dato di fatto acquisito che l'esposizione professionale a PFAS sia assai più elevata, rispetto a quella che interessa la popolazione residente in aree contaminate ed abbia luogo essenzialmente per inalazione di PFOS e PFOA. L'argomento degli studi epidemiologici sull'esposizione professionale a PFAS e della sorveglianza sanitaria dei lavoratori di MITENI è stato ampiamente sviluppato al capitolo V.2 della Parte Generale, cui si rinvia ed alla fine del quale è stata inserita la relazione trasmessa alla Commissione dalle RSU aziendali, giunta mentre si concludeva la stesura della Relazione. All'audizione del 2 novembre 2017 hanno partecipato Tiziana Basso, rappresentante della Segreteria della CGIL del Veneto, Pietro Scomparin, rappresentante della Segreteria della CISL del Veneto, Nicola Prebianca e Renato Volpiana per la RSU CGIL MITENI S.P.A. e Denis Orsatoper la RSU UIL MITENI S.P.A..
Il paragrafo VI.2, infine, dà conto della seduta conclusiva del ciclo di audizioni della Commissione d'inchiesta: l'incontro del 18 dicembre 2017 con i rappresentanti di alcuni Comitati e Associazioni portatori di interessi della popolazione esposta a contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto. Le testimonianze dei cittadini e dei rappresentanti delle Associazioni di tutela ambientale e della salute da fatti di contaminazione ambientale sono state supportate da relazioni e documentazione prodotta dagli auditi e raccolta nell'Appendice documentale relativa alla Parte speciale.
La Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), al termine dell'esame della proposta di Relazione, ha espresso a maggioranza (favorevoli il presidente Brusco del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle, il consigliere Montagnoli del Gruppo consiliare Liga Veneta Lega Nord, il consigliere Conte del Gruppo consiliare Veneto per l'Autonomia - Alleanza per il Veneto; contrari i consiglieri Zanoni del Gruppo consiliare Partito Democratico ed il consigliere Guarda del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale" .

PRESIDENTE

Presidente Brusco, prego.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Arriviamo oggi ad approvare in Aula consiliare il lavoro finale svolto dalla Commissione d'inchiesta regionale speciale, che ha visto trattare l'argomento del grave inquinamento delle falde acquifere del Veneto da sostanze perfluoroalchiliche.
Ricordo che questa Commissione è stata istituita ai sensi dell'articolo 45 della legge statutaria numero 1/2012 che prevede il potere di istituire Commissioni speciali d'inchiesta con compiti conoscitivi, lo ribadirò più volte, questa è una Commissione regionale con compiti conoscitivi. È stata istituita formalmente in data 15 maggio, con la votazione all'interno di questo consesso regionale della Delibera n. 72.
Ricordo che il tema trattato, l'argomento portato avanti da questa Commissione d'inchiesta era quello dell'inquinamento da PFAS, sostanze perfluoroalchiliche che abbrevierò con questa sigla, la contaminazione da PFAS delle matrici ambientali, acque superficiali, sotterranee, destinate al consumo umano sono stati riscontrati in alcuni ambiti del territorio regionale, in 180 chilometri quadrati, soprattutto tra le Province di Verona, Vicenza, Padova. Anche se va detto fin da subito che questa è una forma di inquinamento che è in continuo ampliamento, per il deflusso delle acque sia sotterranee che superficiali, ma soprattutto è stato ritrovato anche all'interno degli organismi viventi: uomini, animali e soprattutto anche di vegetali, così come avrò modo di approfondire con la spiegazione di questa relazione.
La Delibera 72, che ha istituito questa Commissione, ha attribuito alla Commissione d'inchiesta i seguenti compiti: coinvolgere gli Uffici regionali e le strutture competenti in maniera di prevenzione e sanità pubblica, veterinaria e sicurezza alimentare, promozione e sviluppo igiene sanità pubblica, la struttura competente in materia di agricoltura, la direzione difesa del suolo, la direzione ambiente, l'ARPAV ed il sistema epidemiologico regionale, audire gli organismi di sanità regionale, nazionale e mondiale, nonché le associazioni che seguono e studiano la questione PFAS, audire i rappresentanti dei comitati degli ambiti di territorio regionale interessati ai PFAS, audire le associazioni di categoria, audire i vertici dello stabilimento chimico Miteni S.p.A. di Trissino, che ricordo essere stata individuata da ARPAV nel 2013 come fonte primaria dell'inquinamento oggetto degli studi di questa Commissione, audire gli amministratori degli Enti locali del territorio, ivi compresi i rappresentanti degli enti gestori del sistema di bonifica e del servizio idrico integrato.
L'oggetto del mandato di inchiesta conferito alla Commissione è dunque soprattutto l'impatto della contaminazione ambientale da PFAS sulla salute della popolazione esposta e conseguentemente l'accertamento delle azioni poste in essere dagli enti coinvolti a tutela della salute umana.
Non era quindi una Commissione dotata di poteri inquirenti, così come lo stato e lo sarà la Commissione parlamentare d'inchiesta, che tratta ad esempio il fenomeno del traffico illecito di rifiuti, che si è occupata anche della questione appunto dei PFAS. L'accertamento delle responsabilità penali, civili e amministrative dei presenti autori del vasto fenomeno di inquinamento ambientale quindi non sono oggetto di questa Commissione.
In osservanza al compito istituzionale ricevuto dal suo insediamento, la Commissione ha tenuto ben 14 sedute di audizione, 12 delle quali hanno svolto appunto audizioni con soggetti incaricati; è stato un lavoro diciamo lungo, intenso, che ha occupato uno spazio temporale che va da settembre dell'anno scorso a gennaio di quest'anno dal punto di vista conoscitivo e poi ci sono stati i tempi tecnici e burocratici per arrivare ad oggi qui in Aula all'approvazione di questa relazione conclusiva, che ritengo essere un lavoro importante per questo Consiglio, per quelle che dovranno essere le azioni del presente e del futuro.
È un utile strumento che servirà a chi vorrà anche in futuro intraprendere delle attività nei confronti di questo inquinamento, avere diciamo una base conoscitiva molto importante.
Ringrazio per questo tutto lo staff della Segreteria della Commissione d'inchiesta, in primo luogo la dottoressa Michaela Colucci, che ha coordinato la Commissione, alle dottoresse Caterina Rado e Cristina Boscolo presenti sempre in Commissione, che si sono impegnate molto appunto e hanno aiutato e supportato nella redazione di questa relazione e tutto lo staff legislativo che si è adoperato a questo lavoro.
La relazione è un tomo molto cospicuo, sono 500 pagine cartacee circa, più degli allegati che sono riportati entrambi di supporto digitale, e i criteri con cui si è arrivati alla appunto redazione della stessa sono i seguenti: abbiamo cercato rispettare la competenza e massima trasparenza nell'informazione e nella ricostruzione dell'attività cognitiva svolta; attenzione particolare al tema dell'operato regionale e degli enti coinvolti sul fronte della tutela della salute della popolazione e su quello ambientale, un focus sull'argomento dell'esposizione occupazionale dei dipendenti di Miteni S.p.A., un approfondimento giuridico del tema della competenza ad apporre limiti ambientali alla presenza degli inquinanti nell'acqua destinata ad uso umano e nelle diverse matrici ambientali.
La relazione, che avrete modo di visionare, si compone principalmente di due parti, di due sezioni: una prima parte generale intitolata "I PFAS e il caso Veneto" dove sono riportate alcune questioni fondamentali che ruotano attorno all'inquinamento di PFAS nel Veneto, quindi i collegamenti con altri diciamo momenti di inquinamento PFAS a livello mondiale e alcuni approfondimenti sia sulla matrice ambientale che sulla matrice sanitaria; la seconda parte è la parte speciale della relazione, intitolata "Apporti di conoscenza e testimonianze acquisite attraverso le sedute di audizione della Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche", la quale integra il quadro di conoscenze offerto dalla parte generale, ricostruendo in modo sistematico e ragionato l'attività di audizione svolta dall'organo consiliare, argomento per argomento trattato, anche attraverso riproduzione di ampie parti di resoconto stenotipico delle sedute. A tal fine si è provveduto ad acquisire il previo consenso dei soggetti uditi incontrando da parte loro disponibilità e collaborazione.
Questa è la forma in cui è articolata la relazione che, appunto, riporta quelli che sono stati i lavori della Commissione stessa in questi  mesi.
Passando direttamente alla parte specifica della relazione, che è quella che riporta i contenuti delle audizioni che abbiamo potuto svolgere, in cui abbiamo potuto apprendere sia delle informazioni, ma anche trarre poi delle evidenze, credo che sia quello il compito principale che abbiamo avuto, come si è detto questa parte ricostruisce in modo ragionato per grandi argomenti trattati i contenuti delle audizioni. Abbiamo avuto la fortuna di avere in audizione il dottor Billot, un avvocato che ha seguito il caso di inquinamento della DuPont in America che ci ha perlomeno messo sul piatto quella che è stata la situazione di inquinamento ma anche le azioni che hanno messo in atto in un altro contesto a livello mondiale.
Abbiamo avuto la possibilità di audire per esempio il dottor Merler che ci ha portato degli approfondimenti personali proprio relativi a questa stessa azienda, una volta non si chiamava Miteni ma si chiamava Rimar e tratta di inquinamenti avvenuti qualche decennio fa proprio nello stesso stabilimento.
Il capitolo 3, per esempio, è molto importante perché è inerente al resoconto stenotipico relativo all'audizione del Presidente del Consiglio di Amministrazione di Miteni S.p.A. abbiamo voluto invitare anche la stessa azienda, indicato da ARPAV come fonte responsabile.
Il dottor Martin Leitgeb e il responsabile HSEQ di Miteni S.p.A. dottor Davide Drugia, ci tengo a sottolineare che a differenza di tutti gli altri soggetti uditi Miteni non ha dato l'autorizzazione a rilasciare alcun documento scritto e non ha dato alcuna risposta alle richieste indirizzate ad essa da parte dei Commissari.
Abbiamo approfondito poi gli aspetti ambientali con l'audizione delle strutture ambiente, l'Assessore Bottacin e tutti i funzionari collegati, il direttore generale Nicola Dell'Acqua, di ARPAV, che ci ha illustrato come sia necessario un supporto ulteriore da parte della Regione alle attività di ARPAV.
Per poi passare agli altri Enti pubblici, ai Consorzi di Bonifica e ci tengo a leggere un passaggio: "Parere del 7 giugno 2013 con cui l'Istituto Superiore di Sanità ravvisava l'opportunità e l'urgenza di adottare adeguate misure di mitigazione dei rischi, prevenzione e controllo esteso alla filiera idrica sulla contaminazione delle acque da destinare al consumo umano nei territori interessati, il coordinamento di Consigli di bacino, Bacchiglione, Valle del Chiampo e Veronese (che sono i tre Consigli di Bacino interessati da questo inquinamento), con i relativi Enti gestori del servizio idrico integrato, seguendo l'indirizzo e le direttive espresse dalla Regione, ha provveduto alla messa in sicurezza degli acquedotti e all'adeguamento degli impianti di potabilizzazione, con sistemi di filtraggio, carbone attivo nelle centrali di produzione di acqua potabile proveniente da fonti coinvolte nella problematica. Ciò ha consentito, in tempi brevi, il rispetto dei livelli di performance stabiliti dall'Istituto Superiore Sanità.
Con delibera regionale 1517, del 29 ottobre 2015, la Regione Veneto procedette a una prima individuazione delle aree di esposizione, mentre con la successiva deliberazione numero 2133, del 23 dicembre 2016, in considerazione dei primi risultati del bio-monitoraggio effettuato dall'Istituto Superiore di Sanità con la Regione e dell'individuazione delle filiere acquedottistiche coinvolte nell'emergenza, fu approvato il Piano di sorveglianza sanitaria e vennero definite compiutamente le diverse aree: l'area di massima esposizione sanitaria, cosiddetta area rossa e quella dei ventun Comuni servite dagli acquedotti che per massima parte si approvvigionano della falda dell'Almisano.
Per questi Comuni le fonti di approvvigionamento acquedottistiche sono: Almisano, Madonna di Lonigo, Pozzo Madonna di Prati, pozzo Monticello, pozzo Sant'Antonio, pozzo acqua potabili".
Le evidenze emerse dai nostri studi sono molteplici. La più importante è quella che si necessita in tempi rapidi di procedere con la sostituzione di queste fonti per garantire l'acqua potabile ai cittadini residenti nella zona rossa e nelle altre zone esposte all'inquinamento dal PFAS.
Si necessita procedere, sostenendo anche ARPAV, con la bonifica del sito contaminato, il sito in cui insiste Miteni.
Si evince come ci siano state delle negligenze da parte del Governo centrale, che aveva la piena competenza e l'ha tuttora, visto che ancora oggi non sono stati fissati dei limiti per queste sostanze, che quindi vanificano anche le azioni dei vari enti regionali che poi devono operare sul territorio, appunto non sono mai stati fissati questi limiti; ci sono stati, lo ricordo molto bene, dei fenomeni dei momenti di scarica barile tra Regione e Stato centrale nel momento più importante in cui era opportuno andare a inserire dei limiti.
Io mi auguro e lo inseriremo poi nella risoluzione che allegheremo e ringrazio tutti i Capigruppo e Commissari per averla sottoscritta, che la Giunta regionale si impegni, ora che il Governo è anche amico, al fine di andare a procedere in questa direzione.
Un'altra evidenza che ci tengo a sottolineare, non ho il tempo di leggere i vari passaggi ma ci tengo a sottolinearla, è proprio quella relativa alla salute umana: sono descritte, lo potrete leggere nella relazione, l'aumento di determinate patologie collegate a queste sostanze.
Al momento del nostro lavoro in cui si è svolta la Commissione e della realizzazione della relazione, dovevamo ancora, e lo dobbiamo dire tutt'oggi, esprimerci nel senso che non esiste alcuna nesso causa-effetto tra PFAS e patologie: sono considerate, così come detto anche dal Segretario generale della Sanità Veneto, come un fattore di rischio.
Abbiamo appreso recentemente dalla stampa e non da altre fonti, almeno personalmente, che il Dipartimento di punto di Sanità della Regione Veneto avrebbe spedito alla Procura di Vicenza un documento in cui si lancia la palla avanti, asserendo un nesso causa-effetto appunto tra PFAS e determinate patologie; le patologie sono molteplici e servirebbe molto tempo per leggerle.
Un altro aspetto, e ci tengo a sottolinearlo, è quello di una sorta di contraddizione che c'è tra quanto espresso dai lavoratori dell'azienda Miteni e quanto espresso dal servizio SPISAL: mentre lo SPISAL in più occasioni ha ribadito di aver messo in atto nei vari anni, anche in passato, tutte quelle azioni alla fine della tutela dei lavoratori, ricordo che qualche lavoratore ha asserito di avere dei livelli di sostanze perfluoroalchiliche nel sangue di 90.000 nanogrammi/litro; ricordo che per esempio per determinati casi nella popolazione sopra i 100 nanogrammi/litri si interveniva con delle azioni di pulizia del sangue, che poi appunto vi spiegherò.
Una contraddizione appunto tra quanto definito da dottor Fiorio, che all'epoca era il Direttore dello SPISAL e i lavoratori stessi, soprattutto perché sono emersi alcuni procedimenti che vanno contro alcuni principi di salvaguardia dei lavoratori stessi, come il la rotazione dei lavoratori, la realizzazione di determinati ambienti protetti in cui i cui i lavoratori potessero lavorare in maniera sicura e senza rischi per la propria salute.
Abbiamo poi audito anche il Dipartimento Agricoltura con l'assessore Pan appunto e tutti i funzionari e dirigenti collegati, assieme ai Consorzi di bonifica e alle associazioni di categoria; ci tengo a sottolineare un passaggio oltre al ai dati poi espressi dallo studio sulla contaminazione degli alimenti, che mi permetto di dire, è importante venga completato il prima possibile, ampliato, in modo di avere un quadro ben definitivo di quella che è la contaminazione dei PFAS sui vari alimenti che poi la gente si mangia.
Un aspetto fondamentale che abbiamo riportato anche su questa presentazione, è proprio quella che è stata sottolineata, evidenziata, l'importanza strategica del Collettore Leb, il canale appunto gestito dal Consorzio di Secondo Livello Leb che svolgerebbe una fondamentale importanza per il per garantire una portata sicura di acqua per gli agricoltori e anche per la popolazione.
Lo avevamo inserito in risoluzione, non abbiamo specificato direttamente il canale; sappiamo che questo è un canale che va salvaguardato, va ristrutturato, perché versa in cattive condizioni, però anch'io e anche la Commissione ha potuto appurare come questo possa essere un investimento importante al fine perlomeno della salvaguardia delle produzioni agricole, che ricordo in quest'area essere di primaria importanza con delle produzioni agricole famose in tutto il mondo.
Abbiamo poi audito il Presidente del Consorzio Arica, che è il Consorzio che gestisce i cinque depuratori consortili sia della Valle del Chiampo che della Valle dell'Agno, Valle del Chiampo famosa per il distretto conciario, il quale contribuisce a sua volta allo scarico di sostanze PFAS all'interno della dello stesso collettore Arica, abbiamo poi audito i rappresentanti della Provincia di Vicenza; ricordo che la Provincia di Vicenza è l'ente che ha la prerogativa di concedere l'autorizzazione integrata ambientale a Miteni: l'ha concessa nel 2014 e ritengo sia importante questo lavoro anche per la Provincia, al fine di comprendere sulla necessità di procedere con il rinnovo della concessione stessa.
Abbiamo poi audito le associazioni del territorio e i lavoratori, che ci hanno appunto portato la loro visione e la loro posizione. I lavoratori, come ho detto prima, sanno di essere altamente contaminati e il loro aiuto, che ci hanno sollevato, lo riporteremo poi nella nell'atto politico che abbiamo presentato; abbiamo poi audito tutti quei comitati che ogni giorno si battono sul territorio per far sì che questo grave fatto di inquinamento venga sostenuto, venga affrontato dalle Istituzioni e che si proceda in tempi rapidi a mettere in atto delle azioni che poi possano portare per lo meno la risoluzione parziale del problema.
Io ringrazio i miei colleghi Commissari in primo luogo, il collega Barison, collega Berlato, io, il collega Conte, il collega Guadagnini, la collega Guarda, il collega Montagnoli, il collega Villanova e il collega Zanoni, che hanno dato, anche se nella diversità delle visioni, ognuno il proprio contributo; ringrazio ancora una volta la Segreteria della Commissione.
Ritengo che anche se il fenomeno dei PFAS è un fenomeno in continuo aggiornamento, perché abbiamo visto anche dalle recenti notizie di stampa come nel sito di Trissino, per esempio, siano stati trovati degli anti inquinanti e quindi questa è una relazione che ovviamente non contempla quelli che sono i fatti degli ultimi periodi e non può contemplare quelli che sono i fatti del futuro.
Io ritengo che sia una pubblicazione veramente importante e che possa essere utile appunto per il futuro, per affrontare questo problema, con tutte le informazioni necessarie.
Io vi ringrazio.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Solo una considerazione, come poi mi pare sia anche la risoluzione che è unitaria, per economizzare un po' i tempi, visto che poi dovremmo fare altre cose, magari parliamo in questa sede di tutto o dopo? Siccome parleremo due volte sostanzialmente della stessa cosa, sia nel voto della risoluzione, che adesso per chi vuole intervenire, ecco, consigliavo il fatto, se si ritiene. Bene, ritiro.
Prego, collega Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Se desiderate posso fare entrambi gli interventi o come preferite.
Anzitutto vorrei ringraziare la Struttura e tutti gli intervenuti al lavoro della Commissione, da cui è scaturita una relazione che sicuramente è ricca di elementi, dati, contributi, ma il problema è che sono semplicemente accatastati senza che da parte della Commissione vi sia stato uno sforzo di darne lettura critica, che portasse ad un giudizio di merito e che evidenziasse in particolar modo quelle critici criticità e manchevolezze emerse in questi anni.
Da lì si poteva partire assieme con l'analisi delle innumerevoli proposte avanzate, costruendo sempre assieme anche gli indirizzi per il futuro e a prescindere dai ritardi politici o meno si sarebbe dato al territorio un valore aggiunto con un giudizio chiaro.
Ma, nonostante ciò, apprezzo oggi che si provveda a colmare queste lacune con una risoluzione, a seguire, dove questi elementi di giudizio e di indirizzo sono chiaramente espressi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei, collega.
Ruzzante, ha la parola. Prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Io accolgo il suo invito, cioè di fare una discussione unica, poi il collega Brusco è giusto che sia lui, visto che ha fatto anche il lavoro di sintesi a presentare la risoluzione ma, ovviamente, avendola firmata a me è nota, quindi non è che posso non intervenire sull'uno, rispetto all'altro.
Intanto desidero anch'io unirmi ai ringraziamenti, lo faccio anche nei confronti del collega Manuel Brusco, per il lavoro svolto come Presidente della Commissione, nei confronti di tutti i Commissari, nei confronti della dottoressa Micaela Colucci e della dottoressa Rado e Bosco, che hanno collaborato, perché ritengo che questo lavoro di questa Commissione sia stato un lavoro completo; sia stato un lavoro che lascerà il segno.
Io ritengo, per esempio, a differenza di quello che ha dichiarato, mi pare il Presidente qualche giorno fa ,che l'aver consegnato il documento alla Procura abbiate fatto bene a farlo perché, secondo me, nel documento sono contenuti elementi e profili di irregolarità e, quindi, è giusto che il Consiglio faccia e svolga la sua funzione, nel momento in cui vengono acquisiti dati ed elementi nel lavoro della Commissione, cito per esempio anche i lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività relative al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad essa correlati, secondo me, era stato corretto, al termine dei lavori della Commissione, consegnare questo lavoro alla Procura perché possa, evidentemente, valutare se ci sono profili di irregolarità o atti illeciti.
Io ho spinto molto il collega Brusco, pur non facendo parte della Commissione, per chiedergli una particolare attenzione nei confronti, lo sapete che ho questa sensibilità, dei dipendenti della Miteni, perché poi alla fine, abbiamo parlato moltissimo, come giustamente, 350.000 cittadini veneti coinvolti, giustamente abbiamo dovuto porci il tema dell'acqua, di che acqua abbiamo assicurato a questa popolazione, così ampia, interessata dal Veneto, ma non vi è ombra di dubbio che in cima ai miei pensieri ci stanno quei lavoratori.
Per quello che ha dichiarato il Comandante Tagliaferri, addetto al Nucleo Ecologico dei Carabinieri di Treviso, nell'audizione del 14 settembre 2017 nella Commissione Parlamentare, di cui ho parlato prima, in cui ha riferito questi livelli stellari – così li ha definiti – di PFOA presente nel sangue dei lavoratori della Miteni pari a 90.000 nanogrammi per litro; non riescono neanche a immaginare o a pensare che cosa siano 90.000 nanogrammi per litro. Questi dati sono stati trasmessi puntualmente da Miteni allo SPISAL competente, che era quello di Arzignano e il professor Costa ha sempre circoscritto un po' il problema, non dando la giusta importanza, ha sminuito la gravità della situazione sanitaria dei lavoratori.
Questi lavoratori rischiano di essere fregati tre volte: dal punto di vista della salute perché ovviamente sono i più colpiti, non c'è non c'è confronto – per fortuna, dico per fortuna rispetto al resto della popolazione – ovviamente loro sono stati i più colpiti; hanno il livello di presenza nel sangue per litro più alto del mondo. È una cosa veramente impressionante.
Rischiano di essere fregati dal punto di vista occupazionale perché la Miteni è a rischio di chiusura, è inutile girarci intorno: io credo che alla fine della situazione, anche dal punto di vista processuale, dovrà pagare un danno talmente elevato da mettere in discussione la stessa attività produttiva, non c'è ombra di dubbio, secondo me, però quindi rischiano di essere fregati perché la Miteni rischia di chiudere e quindi dal punto di vista delle prospettive future e sono contento che nella risoluzione abbiamo recuperato questo punto in maniera molto chiara ed esplicita, la questione delle prospettive future di tutela per i lavoratori della Miteni. Questo è l'elemento che per me era decisivo nel dare l'approvazione alla risoluzione.
Invito ancora una volta la Giunta regionale del Veneto a insistere verso il Governo e verso le istituzioni europee perché siano a un a abbassate le dosi di tollerabilità nei confronti di PFOA e PFOS, quindi da questo punto di vista è inaccettabile che vengano considerate tollerabili dosi che, secondo me, sono invece nocive dal punto di vista della salute; mi auguro che si prosegua nel garantire acque pulite.
So che ha funzionato abbastanza l'esperimento dei carboni attivi; non è la soluzione definitiva però insomma oggi quella soluzione garantisce che dagli acquedotti e dai rubinetti di queste 350.000 persone coinvolte, possa sgorgare un'acqua non ha PFAS zero, però sicuramente è molto più pulita rispetto a quello che era un tempo, quindi bisogna porsi il problema di garantire invece acque definitivamente pulite rispetto a quella zona.
Ultima considerazione, è una considerazione di carattere generale non c'è solo il tema dei PFAS, c'è la questione dei GenX, ho visto che è stato inserito un punto nella risoluzione, che era previsto nella risoluzione iniziale del Gruppo del PD, adesso inserito nella risoluzione finale di tutta la Commissione firmata da tutti i Capigruppo e questo va molto bene. Attenzione che non c'è solo però questo tema.
Si pone un problema grossissimo, l'abbiamo più volte dovuto affrontare in questo Consiglio, quello di aziende che producono danni ambientali e molto spesso queste aziende poi falliscono, il risultato è che noi dobbiamo pagare, tirare fuori fior di quattrini - adesso mi viene in mente la vicenda di Battaglia Terme, della C. & C., ma ce ne sono mille altre di aziende che hanno sversato rifiuti tossico-nocivi, altre che hanno fatto e prodotto danni ambientali.
Questo è un problema che non siamo mai riusciti ad affrontare con serietà e con precisione; credo che l'unica soluzione sia quella che è stata adottata in altri Paesi, quella dell'inserimento sostanzialmente di una pre-tassa nei confronti dell'inquinamento ambientale, che se uno si comporta bene gli viene restituita alla fine del suo ciclo produttivo, se non si comporta bene abbiamo delle risorse a disposizione delle Regioni, delle Province e dei Comuni per risolvere i danni ambientali causati da alcune attività produttive.
Non vedo un'altra soluzione, perché anche dal punto di vista assicurativo molto spesso i danni sono talmente sproporzionati che nessuna assicurazione coprirà mai i danni di una Miteni, vedo solo questa come possibile mitigazione o quantomeno la creazione di un fondo creato e realizzato da tutte le attività produttive, che interviene solo nei casi in cui questo generi un danno economico-ambientale per un territorio.
In via alternativa non vedo altre soluzioni, le aziende spariscono, i problemi restano e qualcun altro deve metterci le pezze dal punto di vista economico.
Non ho idea di quanto possa essere il danno dal punto di vista economico-ambientale generato da Miteni, generato dalla vicenda dei PFAS, però immagino che avremo ancora decenni davanti, nei quali sentiremo parlare di questo problema.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il collega Fracasso, ne ha facoltà.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
In premessa direi che non c'è nessun motivo per cui qualsiasi cittadino debba ritrovarsi nel proprio sangue delle sostanze di sintesi in valori anomali, che facciano bene o che non facciano bene; non c'è nessun motivo per cui un cittadino debba trovarsi nel sangue una sostanza, ripeto, di sintesi, questo è il dato di partenza. Che poi ci sia una relazione tra la presenza di queste sostanze nel sangue e le condizioni di salute, che sia causale, che sia fattori di rischio, ci sono studi in corso e vedremo quali saranno le conclusioni, ci sarebbe addirittura, come ha detto il Relatore, anche una recentissima nota della Sanità del Veneto.
Premesso che comunque non c'è nessun motivo, chi produce sostanze di sintesi non ha alcuna giustificazione nell'immetterle in maniera incontrollata nell'ambiente, punto. Se tu produci quella sostanza, perché la mettono sulle padelle, piuttosto che sul Gore-Tex, non hai nessun motivo e nessuna giustificazione per cui quella sostanza, invece di finire sulla padella o finire sul tessuto del Gore-Tex, finisca in una falda idropotabile o in qualsiasi altra matrice ambientale in modo incontrollato.
Ora la prima constatazione è l'atteggiamento della azienda, che ancora gioca allo scarica barile di fronte a un'evidenza, che la relazione, da questo punto di vista, credo, mette nero su bianco. Perché vien consumata di là, di su, di giù, perché la usa Tizio, che poi va fuori dallo scarico di Caio, va bene, ma lì sotto inizia la contaminazione della falda idropotabile, punto.
Io provo a immaginare come un cittadino che si trova questa sostanza nel sangue e non ha nessun motivo per trovarsela in valori elevati, io non credo di non averla, ma non lo so – so che c'è qualche collega che fa parte del campione esaminato – come può guardare e leggere questa relazione poderosa, una raccolta di dati, di documenti, di report di audizione veramente poderosa, enorme, quindi un lavoro indubbiamente di grande complessità di redazione. L'hanno già fatto, ma anch'io ringrazio tutta la Struttura che si è adoperata a supporto del mettere insieme questo quadro. Non per chi ha partecipato alla Commissione o per noi che comunque siamo qui e le mastichiamo queste cose, ARPAV, ULSS, un po' di questo e un po' di quello, ma immaginiamo un cittadino, un cittadino poi tanto più, ripeto, se li ha nel sangue si fa questa domanda: è stato fatto tutto il possibile? E' stato fatto tutto tempestivamente? Sono state messe in campo tutte le risorse, tutti gli strumenti, tutte le competenze? Questa è la domanda che si fa.
Se noi non rispondiamo a questa domanda, manchiamo di un pezzo, perché uno dice "ho letto cosa ha detto l'ARPAV, cosa ha detto l'ULSS, cosa ha detto l'Autorità di bacino, ho capito" e si fa questa domanda: ma è stato fatto tutto?
A questa domanda la relazione non dà risposta ed è il motivo per cui i componenti del Partito Democratico nella Commissione hanno espresso un voto negativo sulla relazione, perché c'è questa domanda cui dare risposta, soprattutto i cittadini e noi dobbiamo darla. È questa la risposta politica che i cittadini si attendono da noi, dalla Commissione, dal Consiglio, dall'Istituzione regionale, non solo dall'Istituzione regionale.
È una questione complessa perché c'è l'aspetto ambientale, c'è quello sanitario, c'è quello della bonifica, c'è quello della salute, non solo della popolazione, ma dei lavoratori, c'è un aspetto che riguarda l'approvvigionamento idrico, c'è un aspetto che riguarda il rispetto – scusate il gioco di parole – della legge da parte di chi, producendo questa sostanza, in un modo che ancora non è chiarissimo, l'ha rilasciata nell'ambiente, cioè quelle che possono essere conclusioni della magistratura. Magistratura che, vi ricordo, ha un esposto datato 2013, non è che sia proprio ieri; il primo ed è importante che fra tutte le cose che si aspettano di risposte, i cittadini, ci sia anche quella: ma allora questi la legge l'hanno violata o no? E se l'hanno violata come riparano? Perché altrimenti rimaniamo anche lì con un pezzo che non viene mai fuori (pare un po' la storia delle banche).
Siccome la questione è complessa, bisogna governare, governare la complessità vuol dire cooperare.
Io cerco sempre di tirarmi fuori dal ruolo. Quello che i cittadini hanno visto in questi anni è stato: chi deve mettere i limiti? Tocca a te, no, tocca a te, o tocca a te o tocca a te, tocca a mi, tocca al can.
A chi tocca mettere i soldi, progettare i nuovi acquedotti? Ma i soldi ci sono? No, non ci sono. Ti ho scritto. Ci sono, non ci sono.
Non entro nel merito, c'erano, non c'erano, sto dicendo quello che hanno visto i cittadini; questo hanno visto, cioè hanno visto non la capacità delle Istituzioni di cooperare alla soluzione di un problema enorme e complesso, hanno visto il "tocca a mi, tocca a ti, tocca al can", compreso il fatto che aspettano di capire se questi hanno violato la legge, se l'hanno violata, se devono pagare, quanto devono pagare, chi deve bonificare e come si bonifica.
A queste domande qui, ripeto, la relazione non dà una risposta, ed è questo il motivo politico che vi dicevo, però dovrebbero quantomeno insegnarci qualcosa. Uno, primo insegnamento: noi abbiamo bisogno di un'agenzia per l'ambiente che sia forte, autorevole, direi indipendente, terza, perché altrimenti i cittadini se perdono anche la fiducia su chi tecnicamente, avendone le competenze, fa le analisi, ti dice se c'è, non c'è, eccetera, non c'è più argine, perché allora vale tutto e il contrario di tutto.
Lo ricordo perché non in questa legislatura ma nella precedente c'era un'aria un po' diversa sull'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, che costava troppo, che aveva troppo personale, che bisognava metterla sotto controllo, bisognava farla diventare la ventitreesima non mi ricordo, ventiduesima ULSS, eccetera.
Quella era una strada sbagliata, l'abbiamo invertita, ma abbiamo bisogno di consolidare, ripeto, a fronte di queste situazioni, io credo che ne troveremo ancora in futuro, perché è così: c'è bisogno che l'ARPAV sia così, non debole, forte, autorevole, competente, attrezzata; abbiamo bisogno che le aziende ULSS intervengano di più, con maggiori risorse e con maggiori competenze sul lato della prevenzione; ricordava il collega Ruzzante: si scopre nel 2013 che c'è nell'acqua delle falde, si scopre qualche anno dopo che c'è nel sangue dei cittadini che la bevono e per anni hanno monitorato l'azienda e i lavoratori, come se non ci fosse stata, con livelli di concentrazione che sono ordini di grandezza superiori rispetto a quella dei cittadini.
Vuol dire che questo versante delle attività delle nostre ULSS ha bisogno di essere rinforzato, cioè la prevenzione, il monitoraggio, il mettere in relazione i fenomeni ambientali con quelli sanitari, perché oggi è Miteni, domani PFAS potrebbe essere... Quante industrie ci sono in Veneto, quante industrie che producono? Non è che dobbiamo demonizzare l'industria, la conosciamo la storia di questa Regione e dello sviluppo di questa Regione. Abbiamo bisogno, anche questo ci insegna, che la mano destra sappia cosa fa la mano sinistra, perché se si dà un'autorizzazione ambientale integrata da una parte per trattare dei rifiuti e poi con le attività di monitoraggio scopriamo che è scappato qualche composto, questo sistema deve avere una regia complessiva di monitoraggio, valutazione, autorizzazione, controllo. Se una cosa la fa la Provincia e un'altra fa la Regione, ma la Regione non sa quel che ha fatto la Provincia e viceversa, anche questo è un insegnamento da questa vicenda.
Adesso si pone in maniera urgente la necessità di trovare le nuove fonti: i pozzi di Almisano bisogna chiuderli, poi non si può filtrare l'acqua per un secolo, costa un sacco di soldi: bisogna prendere l'acqua da un'altra parte.
C'è una società della Regione, che si chiama Veneto Acque, ci sono dei gestori del servizio idrico, che sono società quasi tutte in Veneto partecipate dai Comuni, ci sono le Autorità di bacino, ma è evidente che questo sistema a fronte di questa vicenda mostra dei limiti, perché mettere insieme tutta questa cosa è stato complesso: tocca a me, non tocca a me, lo devi mettere nel Piano d'ambito, lo fa Veneto Acque che ha il modello strutturale degli acquedotti, però i soldi li mette lo Stato, però allora la Regione lo mette, no, li carico in tariffa.
Anche qui l'insegnamento c'è: bisogna ricondurre a unità la gestione della risorsa idrica in Veneto. Io insisto: Veneto Acque deve diventare la società partecipata dai gestori del servizio idrico, perché chi ti preleva l'acqua e te la porta all'ingrosso non può dopo trovare quello che la distribuisce sulle case, che non è d'accordo sui costi di quello che l'ha prelevata, oppure perché il Consiglio di bacino che deve accontentare qualche Sindaco si è messo in testa che l'acquedotto invece di farlo dove è prioritario, lo fa un'altra parte.
Si potrebbero fare altri esempi: anche questo ci insegna questa vicenda, dobbiamo ricondurre a unità, a un progetto strategico la gestione della risorsa idrica.
A proposito di Marmolada e di ghiacciai, qualche anno fa stavamo a discutere di siccità, come i cambiamenti climatici impatteranno sulla disponibilità della risorsa idrica, non solo il discorso della qualità ambientale della risorsa idrica, ma dei cambiamenti climatici e quindi c'è nella risoluzione il tema del piano irriguo, delle derivazioni, c'è tutto questo che diventa più complesso rispetto al passato. Non è che ognuno si arrangia a casa sua il Comune è con la sua società; dopo l'acqua che parte da Trissino finisce sotto la Provincia di Padova o di Verona. Tutto questo insomma ci induce a rimettere mano a una serie di questioni che riguardano le modalità con cui si governano le politiche ambientali e non solo ambientali di questa Regione.
Vi ho già detto il perché del giudizio sulla relazione, vi anticipo già ovviamente invece il giudizio positivo sulla risoluzione, che accoglie alcune, secondo noi importanti, molte delle questioni che vi ho adesso elencato in questo intervento, perché guardate che alla fine i cittadini chiedono di avere risposta a quella domanda iniziale: è stato fatto tutto tempestivamente, con tutti gli strumenti e le risorse che era possibile attivare? A partire almeno dalla risoluzione, dobbiamo dare questa risposta.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Finalmente siamo giunti all'epilogo dei lavori della Commissione di inchiesta, dice bene il collega Conte, un po' in ritardo e questo è giusto anche evidenziarlo, perché sicuramente è stato fatto un lavoro molto importante, un lavoro che è durato mesi, un lavoro che ha comportato molto tempo anche nelle audizioni, approfondimento di vari aspetti e tematiche, sentendo una serie veramente molto importante di soggetti. La relazione e la corposità della relazione lo dimostra. Naturalmente, va ringraziato tutto lo staff della Commissione d'inchiesta per questo lavoro.
Il fatto è che insomma dovevamo essere qui con temperature sotto lo zero ad approvare questa relazione, a votarla, perché dovevamo farlo a gennaio, i primi di gennaio, perché il mandato che ci era stato dato dal Consiglio a maggio diceva che la Commissione entro dieci giorni dalla conclusione dei propri lavori presenta al Consiglio regionale la relazione finale sulle indagini svolte.
Di chi è la colpa? Il Presidente Brusco parlava di questioni burocratiche. A mio avviso, invece, le ragioni le troviamo nella stessa deliberazione del Consiglio di maggio, si tratta del punto 5 dove si diceva che: "l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale è tenuto ad assicurare alla Commissione d'inchiesta per i compiti di cui al punto 4 del presente dispositivo, il personale, i mezzi e le strutture necessarie al relativo funzionamento".
A mio avviso il problema è in ritardo sta qui, perché non è possibile trovarci qua ad agosto, quando nel frattempo abbiamo approvato il Piano cave, abbiamo trovato la legge sulle cave, evidentemente siamo carenti su questo.
È la prima volta che partecipo a una Commissione d'inchiesta e credo sia doveroso sollevare questa cosa, sette mesi sono veramente tanti. Dopodiché ho partecipato anche a situazioni imbarazzanti: una di queste è trovarmi con un Professore, un Dottore Avvocato, che viene dagli Stati Uniti d'America, che abbiamo avuto la fortuna di avere in Commissione, che è costretto a parlare con una interprete sua amica, una dei comitati, che naturalmente non lo fa di professione, sapeva l'inglese.
Però, anche qui, è possibile che una Commissione d'inchiesta del Consiglio regionale del Veneto non abbia un interprete che ci possa tradurre in diretta in maniera efficiente quello che ci viene a dire uno che parla la lingua inglese? Se qualcuno si fa la domanda "sono state date tutti i mezzi, il personale e le strutture?", solo da questo esempio abbiamo la risposta.
Comunque, al di lì di questo, meglio tardi che mai, naturalmente, diciamo che dobbiamo fare tesoro di quello che è successo, fare tesoro della relazione, dei dati che abbiamo raccolto, per non trovarci mai più di fronte a situazioni come queste.
Non è ammissibile che nel Veneto del 2018 siamo in una situazione tale dove abbiamo 350.000 cittadini con sangue contaminato dai PFAS, con 150 chilometri quadri di territorio contaminato da queste sostanze e non è ammissibile, guardate, un'altra cosa, che ce lo vengano a scoprire da fuori, che ce lo vengano a scoprire Istituzioni che arrivano da Bruxelles, la Commissione Europea che chiede agli Stati Membri "fate delle verifiche", perché è nato tutto così nel 2012: il Ministero dell'Ambiente prende l'incarico dalla Commissione Europea, incarica il CNR, che a sua volta incarica la sua agenzia specifica sulla ricerca delle acque e scopre che in Italia ci sono zone, questa in particolare, contaminate da PFAS. Vogliamo e chiediamo le deleghe sull'ambiente, però dobbiamo anche meritarcele.
Quindi, dico io, questo ci ha insegnato che adesso dobbiamo agire in maniera diversa e prevenire queste situazioni?
Devo dire che è stato un lavoro intenso, sicuramente, però devo anche dire che in qualche momento ci siamo trovati in pochi intimi in questa Commissione.
Io credo che quando dei gruppi consiliari danno un incarico ai propri Consiglieri di partecipare alla Commissione d'inchiesta devono partecipare ai lavori, quindi abbiamo rischiato spesso di non avere neanche il numero legale. Un tema così, a mio avviso, dovrebbe prevedere costanza.
Comunque, al di là di questa problematica, va sicuramente messo il dito sulla questione principale che qualcuno ha inquinato, ha inquinato il territorio del Veneto, ha inquinato le nostre falde acquifere, i nostri corsi d'acqua, ha portato la contaminazione anche in altre matrici, come la matrice ambientale, ha causato danni all'agricoltura, agli allevatori ma soprattutto a troppi cittadini. Io non so se ci siano casi precedenti in Italia dove un così numero elevato di cittadini si sono trovati contaminati da una sostanza chimica; non lo so nemmeno a livello europeo, ho paura che sia un brutto record questo.
Sono mancate anche, a mio avviso, alcune procedure. Ad esempio, io ho chiesto in Commissione, ma il bilancio di massa, voi della Miteni lo avete fatto? Avete fatto questo calcolo per vedere quanto di questo prodotto finisce in ciò che producete e quanto, invece, è andato chissà dove? Doveva farlo la Miteni o doveva farlo qualche altra organizzazione o Istituzione? Sta di fatto che le quantità di PFAS arrivate e uscite nelle varie componenti non le ha nessuno. Dobbiamo far valere anche in Veneto il principio di chi inquina paga.
Prima qualche collega ha detto: di solito capita che magari falliscono e dopo nessuno paga i danni. È una storia che si ripete da anni in Italia, in Veneto. Ci sono tantissimi siti inquinati, dove a tavolino, a mio avviso, le aziende che hanno creato questi grossi problemi hanno pianificato il loro fallimento, la loro chiusura e quant'altro.
Quindi l'occasione è d'oro, però ci vuole un impegno politico importantissimo da prendere, per pianificare tutte le azioni utili in futuro per evitare che queste cose accadano ancora, c'è anche nella risoluzione che ho sottoscritto, perché ai nostri cittadini dobbiamo dare garanzie, perché loro si fidano delle Autorità, si fidano delle leggi, si fidano dei controlli e dopo accadono queste cose qua e perdono la fiducia ed è un peccato perché poi si disaffeziona dall'impegno pubblico, dalla politica, non vanno più a votare, quindi creiamo un danno al danno: danno prima ambientale, danno alle persone e poi anche un danno di partecipazione civile, che è sempre una cosa che nuoce gravemente alla democrazia.
Viviamo in una Regione che io penso a livello europeo è tra le più ricche di acqua dolce, però siamo sempre più poveri se andiamo avanti così di acqua potabile.
Quindi l'auspicio è proprio questo: si faccia il possibile in tutte le sedi per far sì che i responsabili paghino, ma soprattutto che la matrice acqua dolce venga tutelata, perché è un bene prezioso, un bene che serve a tutti e se sporchiamo quella, sporchiamo tutto il resto.

PRESIDENTE

Maurizio Conte.

Maurizio CONTE (Veneto per l'Autonomia – Alleanza per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Innanzitutto ringrazio il lavoro fatto dalla Commissione e dal Presidente, ma in particolare dalla dottoressa Colucci, che come Struttura sicuramente ha realizzato con le sue collaboratrici, che appunto ci hanno seguito durante le attività, una relazione che sicuramente fa sintesi di quello che è avvenuto, ma soprattutto dà il segnale di quello che deve essere l'attenzione che questa Regione deve avere per il nostro territorio, il nostro ambiente, soprattutto per le risorse naturali.
Noi abbiamo il più grande bacino imbrifero d'Europa, il più importante soprattutto per la qualità e proprio questi atti criminali, perché non possiamo che chiamarli in questa maniera, producono quello che è un impatto sociale sulla salute dei cittadini, che sicuramente è devastante, ma noi non possiamo pensare che a livello europeo il nostro territorio diventi area da colonizzare, perché non ci sono regole, perché quelle regole che c'erano in Germania hanno indotto proprio una multinazionale tedesca a venire qui, acquisire un'azienda nostra e perpetuare quello che possiamo chiaramente chiamare un crimine ambientale.
È su questo che dobbiamo renderci conto che questo Stato deve garantire certezza, regole e limiti, che sono fondamentali per metterci alla pari, soprattutto per non diventare appunto terra da colonizzare, per quanto riguarda il rischio ambientale. Non possiamo pensare di essere visti come un'opportunità, come purtroppo succede in altre nazioni, dall'India alla Cina, che sicuramente non hanno la giusta attenzione per pura speculazione economica di quella che è la tutela ambientale e soprattutto delle risorse naturali.
Io ringrazio anche quello che è stato fatto in questi anni, la Regione comunque, dal 2013, da quello che è stato appunto l'inizio e il recepimento di quella che era il rischio e la situazione, ha messo in atto, quello che è stato appunto consegnato alle autorità competenti come denuncia, grazie a quella che è stata l'attività di verifica dell'ARPAV e soprattutto quello che è stato messo in atto, tutte le possibili azioni, per garantire, nel sistema dell'approvvigionamento acquedottistico, i giusti interventi di messa in sicurezza.
Certo, bisogna sensibilizzare un territorio che è ancora legato magari a quel pozzo artesiano che ancora qualcuno pensa sia la libertà della proprietà dell'acqua, ma noi dobbiamo far capire a tutti i cittadini che quella che è la rete acquedottistica e il controllo che viene fatto quotidianamente, è fondamentale per garantire a tutti il non rischio di certe situazioni che purtroppo, per certi criminali, possono avvenire.
Serve quindi che ci sia anche un'azione di monitoraggio continuo, costa, sicuramente costa, ma noi dobbiamo capire se questo costo possiamo recuperarlo proprio in quello che è l'utilizzo della risorsa come quella dell'acqua; noi abbiamo situazioni anche imprenditoriali legate proprio all'acqua, che però non pagano il giusto contributo per quello che è l'utilizzo di questa risorsa: dovremmo forse rivedere anche certi parametri, perché quei parametri potrebbero garantire quelle risorse che servono e sono d'accordo per quanto riguarda un'agenzia delle acque, un Veneto Acque, che possa ricondurre a un'unica agenzia regionale e su questo ho presentato, nei primi giorni di questa Legislatura, un progetto di legge.
Ritengo che il ciclo idrico integrato insieme a tutto l'aspetto della gestione della sicurezza idraulica, possa essere dato a competenza a una società che possa proprio con gli introiti dei canoni trovare direttamente le risorse da investire per il nostro territorio; sappiamo che le nostre esigenze di bilancio hanno portato a non vincolare più certe risorse, che prima erano destinate proprio alla tutela dell'acqua; è su questo che dobbiamo ragionare per comprendere che questa opportunità, come Veneto, possiamo farla.
Veneto Acque, un sistema appunto di condutture che potranno sicuramente dare risposta a territori come quelli a rischio ambientale, che non hanno acqua di qualità potabile, ma dobbiamo gestirla grazie a un sistema che abbiamo sviluppato, che ha visto soprattutto la responsabilità, da parte del territorio, di chi amministra il territorio, da parte dei Sindaci, la giusta compartecipazione, ma serve un salto di qualità, serve che magari questo Veneto, che ha visto appunto anche nelle riforme della gestione del territorio e dei servizi, guardi a quello che è il raggiungimento di un sistema equilibrato, guardi anche magari una tariffa unica regionale, che possa garantire i giusti investimenti, non solo sulla base delle piccole esigenze territoriali, ma di investimenti che garantiscano veramente importanti risorse, per garantire la qualità dei servizi, in particolare quelle del ciclo idrico integrato.
Nell'essere convinto che il lavoro che questa Commissione ha fatto, soprattutto di indagine, ma soprattutto di proposta che arriva da questa risoluzione, che vede la convergenza di tutte le forze politiche, possa essere un primo passo che vada verso la sensibilizzazione di quella che è la necessità di responsabilità, che parte dal singolo cittadino, da quella coscienza civica che deve vedere ogni veneto convinto che tutelare l'ambiente e soprattutto le risorse naturali è fondamentale, ma soprattutto della coscienza, di un'Istituzione come quella della Regione del Veneto, che vuole essere appunto prima in tanti casi, in tante proposte, ma soprattutto prima in quella che è la tutela della risorsa e del suo patrimonio naturale e soprattutto nel combattere quei crimini ambientali, che sono sicuramente non un vanto, ma una condanna di quello che deve essere un sistema legato al mondo imprenditoriale, che molto spesso è responsabile e vede in certi imprenditori sconsiderati sicuramente un elemento da combattere e da eliminare.
Grazie ancora e convinto di votare questa risoluzione.

PRESIDENTE

Collega Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia – Alleanza per il Veneto)

Grazie, Presidente.
In maniera molto rapida, non voglio entrare nel merito, anche perché non ho seguito i lavori, ma volevo sottolineare alcuni elementi che sono emersi dalla Commissione.
Metodo: io devo dire che il Consiglio regionale, anche sentendo gli interventi di qualche collega, deve essere orgoglioso e chiudere qualsiasi velleità, polemica, su questo tema, orgoglioso del lavoro che è stato fatto.
In tanti anni che sono in questo Consiglio, vedere affrontare per la prima volta, perché forse nessuno di noi ne aveva la consapevolezza, un tema così delicato, che per mille motivi davamo per scontato, io credo che sia stato un bell'esempio. Perché alla fine di questo percorso siamo diventati tutti consapevoli di alcune cose.
La prima: stiamo parlando dell'acqua che diamo da bere.
Guardate che questo non era mica così consolidato, perché era una prassi, perché le USL andavano, facendo il prelievino, perché il loro mestiere, andava bene, perché sapevamo di verificare se era dentro i limiti.
Abbiamo una normativa con dei buchi paurosi, non ci rendevamo, probabilmente, nemmeno conto delle risorse umane, tecniche e scientifiche che la nostra Regione possiede, perché io credo che alla fine del percorso di questi anni qualcuno diceva i cittadini perdono fiducia, credo che su questo tema, almeno per quello che io ho percepito, il cittadino ha capito che c'è stata da parte della Regione, nel suo complesso, politico, organizzativo, tecnico e quant'altro, una risposta adeguata.
I cittadini, giustamente, chiedono, hanno paura, hanno avuto paura, ma il clima delle preoccupazioni che si respiravano in questi anni sono in qualche modo rientrate.
C'è il tema delle aziende gestioni delle acque che politicamente questa relazione, e non solo, fa emergere una cosa cui nessuno era attrezzato e ci pensava: le nostre aziende consideravano, pubbliche, l'acqua un business anzi qualcuno voleva fare il neo-imprenditore del business del futuro in mani pubbliche, dimostrando che si guadagnavano 3, 4, 500.000 euro magari risparmiando su qualche filtro o mescolando le acque di due pozzi, perché tirare su quello del pozzo più profondo costa di più di quello del pozzo alto e magari i limiti... perché sono emerse, magari non esattamente nella relazione, ma nei confronti nei dibattiti, questo tipo di cose.
Guardate che questo ci obbliga, come giustamente qualcuno ha detto, ad essere conseguenti e non come maggioranza, opposizione, non come Verdi, piuttosto ambientalisti, contro non so che; ci obbliga tutti a promuovere delle attività legislative di questo Consiglio, su iniziativa della Giunta, su iniziativa di ciascuno di noi, per dare lo strumento migliore, e guardate che l'abbiamo anche fatto, perché non è un caso che nei mesi scorsi abbiamo approvato una legge per cercare di rendere ARPAV terza, indipendente e maggiormente autonoma, con grossissime resistenze della Sanità, non nascondiamocelo dietro un dito, perché ancora l'approccio è più controllo, più potere, serve l'integrazione che diceva il collega Fracasso.
Quindi – e veramente chiudo – grazie a tutti noi per il lavoro che è stato fatto, perché credo che sia stato fatto nel miglior modo possibile, col massimo senso di responsabilità e anche per alcuni versi, a parte una prima fase iniziale, un po' così, burrascosa, polemica, con i passare del tempo si è scesi sempre di più sul concreto.
Questo voto non è la fine di un percorso, è l'inizio, vorrei anche che fossero molto chiari, fissiamoci degli obiettivi, perché da questo lavoro emergono alcune carenze... no carenze, perché poi, come ha detto più volte l'assessore Bottacin, noi ci siamo trovati ad affrontare una cosa unica, nessuno prima di noi si è trovato ad affrontare un problema di questo tipo e oggi sono gli altri, è l'Europa che ci chiede di avere i nostri dati, perché mai nessuno l'ha affrontato, non è l'Europa che ci sanziona, è l'Europa vuol sapere cosa è successo e come l'abbiamo affrontato, perché loro tutta una serie di controlli non li ha mai fatti.
Ci si lamenta: "Avete visto cosa abbiamo scoperto?". Per fortuna, è una medaglia averlo scoperto, perché probabilmente sono altre zone d'Italia, indipendentemente dal colore politico che governa, che mica l'hanno ancora scoperto, magari ce l'hanno.
E quindi, veramente, chiudo con il plauso, ringraziamento al Presidente della Commissione, a tutta la Commissione, alle Strutture tecniche, alla Giunta regionale, all'ARPA e al sistema veneto nel suo complesso che ha governato una situazione, ripeto, di emergenza straordinaria.
Adesso al di là di quello che farà la Procura, al di là di chi inquina paga, al di là delle modifiche nazionali, di normative che sono necessarie perché sennò diventa solo sterile polemica tra di noi, se non ci sono gli strumenti, di cosa parliamo? Di chi deve chiudere la Miteni? Non abbiamo ancora risolto.
Io da uomo di Destra, un Governo con i Generali non mi fa altro che piacere, sperando che poi facciano i Generali. Colonnelli, quello che sono. Basta che non sia un governo di caporali, perché purtroppo ora è passato... Va beh, apriamo una parentesi penosa.
Io direi che, non so se sia possibile, ma non possiamo lasciare cadere il patrimonio culturale che vi siete costruiti, perché io ne faccio parte, all'interno di quella Commissione, senza dare continuità. Ragioniamoci. Io non so se sia possibile continuare l'attività della Commissione, però per fare delle proposte specifiche a questo punto, progetti di legge con le nostre Strutture, che comincino puntualmente a proporre le modifiche alle normative già esistenti; lo faccia la Giunta, però non possiamo lasciare cadere il lavoro fatto fino ad oggi col voto di questa sera. Troviamo un meccanismo che nobilita ancora di più il lavoro della politica.

PRESIDENTE

Grazie al collega Giorgetti.
Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Colleghi dispiace che dobbiamo presentare questa relazione nell'ultimo giorno prima di chiudere la pausa estiva, ci sarebbe voluto ben più tempo e ci saremmo anche arrivati, se qualcuno un po' di tempo fa avesse consentito anche la proroga della Commissione. Quando è partita questa Commissione, di cui ho avuto l'onore di far parte, eravamo anche stati chiari, io ho fatto anche parte della Commissione sulle banche, su un concetto di base: possiamo discutere e avere idee diverse sulla sicurezza, sull'autonomia, su tante cose, ma non sulla salute dei cittadini. Anche in questo caso e anche in questa seduta, c'è chi vuole fare politica sempre sulla salute dei cittadini, pensando di prendere dei voti ed è uno sbaglio, ve lo dico, è uno sbaglio.
Io ho bisogno di un po' di tempo, so che me lo date volentieri, non sono rapido come il collega Giorgetti.
Prendendo spunto un po' da notizie, non da dei rilievi non nostri: "Il PFAS è un allarme che si trascina da anni e che ora prende forma definitiva, certa e trasparente nelle 477 pagine, definitiva, certa e trasparente - questo lo dico chi mesi fa ci ha accusato, come Ufficio di Presidenza, di non essere trasparenti - della relazione della Commissione d'inchiesta, nominata dalla Regione a cui si aggiungono 30 pagine di sintesi illuminante. Il fenomeno PFAS è un'emergenza, è sotto casa, è diventato un caso di scuola per il mondo intero, vista la sua vastità nel tempo e nello spazio. Il mondo ci guarda e soprattutto il Veneto deve guardare se stesso e i suoi 300.000 abitanti nel cui sangue si sono annidiate queste molecole perniciose.
La Commissione d'inchiesta, istituita il 15 maggio 2017, ha lavorato alacremente, ha effettuato 12 audizioni, in totale serenità 14 volte; ha sentito tutti dai tecnici e politici, dai dirigenti della Miteni, l'azienda al centro dell'inquinamento e i comitati di cittadini: un lavoraccio a cui si è aggiunta la ricerca di tutta la documentazione possibile, dalla normativa europea a quelle statali, dagli interventi delle varie autorità agli studi scientifici.
Alla terza edizione nell'ottobre del 2017 era stato invitato l'allora Ministro dell'Ambiente Galletti o un suo Sottosegretario: non è venuto nessuno. Nuovo invito esteso anche al Ministro della Salute, all'epoca Lorenzin, non ha nemmeno risposto.
Ad oggi questo mezzo migliaio di pagine contiene tutto ciò che è possibile sapere e tutto quello che è stato o non è stato fatto sul problema PFAS, un documento molto più completo ed approfondito di quello messo assieme dalla Commissione d'inchiesta bicamerale sulle ecomafie – che ogni tanto qualcuno ci sbandiera come l'oro colato –, un documento molto più completo ed approfondito.
Il dossier della Commissione d'inchiesta è un documento ufficiale e rappresenta fino a prova contraria la verità istituzionale".
Questo è quello che è stato riportato da un giornalista che non conosco, non penso vicino alla Lega, ma che ha letto chiaramente la relazione e tutti gli atti della Commissione d'inchiesta. Perché colleghi, negli interventi si capisce chiaramente che più di uno non ha letto neanche la relazione.
Io non so se il Presidente mi consente di leggere le 28 pagine di questa relazione, per capire quello che è stato fatto dalla Regione per stabilire anche delle verità, quello che era fino al 2013. I limiti ci sono o non ci sono? Non ci sono i limiti e chi è che li deve stabilire? Ed è chiara la normativa. L'ha chiesto la Regione Veneto, più volte ha chiesto di stabilire i limiti e poi se ne è anche assunta la responsabilità di mettere dei limiti; non ci sono a livello europeo, non ci sono a livello nazionale.
Abbiamo audito – e vado sui punti principali – l'avvocato Billot, che è uno storico conoscitore del caso e che ha studiato a livello mondiale la questione in Ohio sul caso DuPont, è venuto in Commissione ci ha detto che alla fine hanno transato con i cittadini, hanno pagato i cittadini e quando gli ho fatto la domanda, lui ha risposto in inglese e l'interprete, Zanoni, ce l'ha detto in italiano: "Ai cittadini - perché quello che conta è la salute dei cittadini - cosa avete fatto?", cosa ci ha risposto Billot, storico a livello mondiale: "Siamo venuti in Veneto per capire cosa fate" o non ho detto questo in inglese e messo in italiano? Là hanno avuto il caso, citato da tutti, hanno liquidato i cittadini, ma sono venuti da noi per capire cosa facciamo. Prima cosa.
Altra parte importante di questa relazione: il dottor Altissimo cosa dice? Avete cercato all'inizio anche di attaccare Zaia, cosa ha fatto, cosa ha fatto questa Giunta, di qua di là e sappiamo quello che è stato fatto nel 2013 subito. Il dottor Altissimo dice che è una storia di inquinamento di quarant'anni e forse più, perché questa è stata la storia anche del Veneto, con tutta la responsabilità di chi ha amministrato a livello locale, nazionale. Può darsi che ci siano anche delle mancanze, come ha detto giustamente il Presidente, delle lacune sulle attività dello SPISAL, ci sono parse abbastanza chiare e queste sono state riportate in quello che era la relazione, il documento definitivo certo, trasparente, che era il compito e il mandato che questo Consiglio ci aveva fatto.
Per quello che ho trovato assurdo che poi aveva avuto nel voto finale due voti contrari, perché la relazione è una cosa, la risoluzione con tutti gli impegni è un'altra cosa, e per fortuna sono contento che almeno lì riusciamo a chiudere su una relazione unitaria.
Avete perso un'occasione, perché avevamo il compito di dare una risposta a questi 300.000 abitanti, 21 Comuni, 4 Province, tenendo conto dell'attività fatta, che ha fatto l'Assessorato all'Ambiente, che ha fatto l'Assessorato all'Agricoltura, che hanno fatto tutti gli Enti, abbiamo audito tutti i comitati, Sindaci, Sindacati, Miteni stessa.
Per cui penso che veramente, come ha già detto anche il collega Giorgetti, dovremo essere orgogliosi, perché oggi il Veneto mette una pagina chiara su questo tema. È ovvio che non finisce qua, andrà avanti per tanti e tanti anni, ma noi daremo a tutti gli altri che hanno problemi di questo tipo o simili, della documentazione e la daremo anche all'avvocato Billot, della Dupont, perché ha chiesto a noi: "Che cosa avete fatto con la sanità, per risolvere?". Perché alla fine ai cittadini è quello che interessa? Stare bene, avere delle risposte.
Allora, la loro speranza è, anche se penso che non sarà mai così, che su determinate tematiche, come sulla salute dei cittadini, non si possa fare politica e chi la fa verrà sconfitto dalla verità.
Sarebbe buona cosa, l'abbiamo detto, fare nel posto un Consiglio regionale, ma se ci andiamo perché qualcuno deve alzare la bandierina per dire che questo non l'ha fatto o quello non l'ha fatto, no, non va bene. Noi dobbiamo andare là con tutti i tecnici, perché noi ci siamo messi a disposizione perché i cittadini fossero informati che la Regione, fin da subito, da quando il Ministero ci ha comunicato l'attività che era iniziata quattro anni prima, si è messa in moto. Sono arrivate le risorse, è giusto riconoscerlo, questo è un intervento che farà l'Assessore, ma tutto quello che la Regione, con le sue strutture, poteva fare dal 2013, l'ha messo in moto.
Ad oggi siamo ancora in mancanza di limiti normativi, ma usciamo con una relazione completa, definitiva, certa e trasparente. Siamo orgogliosi, come veneti, di quello che abbiamo fatto e da qui può nascere un percorso, un'idea. Io non condivido l'ipotesi del collega Conte di un'agenzia unica, perché i carrozzoni a me fanno sempre paura, non sempre costi e benefici vanno di pari passo, ma questo potrebbe essere uno spunto per tante attività ed è da portare sicuramente a conoscenza dei cittadini.
Anch'io sono stato contattato in questi mesi dalle mamme preoccupate per i loro bambini, perché qualcuno mistificava la realtà e queste cose sono inaccettabili e sapete che sul territorio c'è questa politica marcia.
Chiudo, Presidente, perché è l'ultimo Consiglio, ringraziando il Presidente Brusco, che ha svolto l'attività in maniera correttissima, e i colleghi della Commissione. Ho sentito delle polemiche sui ritardi. Ringrazio tutta la struttura, in particolar modo la dottoressa Colucci, perché in buona parte realizzare tutto quella documentazione non è stato facile e penso che si debba solo dire grazie per quello che ha fatto lei e anche chi ha collaborato.
Da qui andremo avanti a lavorare, per dare certezze ai nostri cittadini, consci che, dove possiamo intervenire, a tutti i livelli lo faremo.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il collega Villanova, ne ha facoltà.

VILLANOVA Alberto (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Intervengo come Vice Presidente della Commissione e ringrazio il Presidente Brusco, con il quale abbiamo lavorato e con il quale c'è un rapporto molto franco e corretto nella gestione di questa Commissione.
Devo dire che, partendo da un aspetto positivo, penso che sia utile il fatto che ci poniamo in questo Consiglio con una risoluzione unica: arriviamo a condividere quello che è il risultato finale di questi mesi di lavoro, perché penso che sia importante dimostrare la vicinanza di tutto il Consiglio regionale verso le persone che sono state contaminate da questo inquinamento e penso che il fatto di dividerci proprio alla fine di questo lungo lavoro, con due risoluzioni separate, sarebbe stato un brutto risultato per tutti noi, non solo per una parte o per l'altra.
Sentendo gli interventi dei colleghi del PD di prima, secondo me, si è resa evidente un'ambiguità di questa Commissione, che è stata causa di innumerevoli polemiche, attacchi personali e all'Ufficio di Presidenza della Commissione, cioè il fatto che dovesse uscire un giudizio di merito oppure una sentenza da questa Commissione.
Io non mi ritengo né un giudice, né uno scienziato, e penso che non fosse il mandato che questo Consiglio ha dato alla Commissione quello di dare dei giudizi o dare delle sentenze, ma il fatto di fare un'inchiesta, di raccogliere dati, documenti, audizioni per poi venire in Consiglio e far vedere ai veneti quello che è stato il nostro lavoro di raccolta di dati e di informazioni.
Posso dire che dal mio punto di vista, anche per la mia preparazione personale, mi sono concentrato più che altro sull'aspetto sanitario, perché forse era il campo dove potevo anche interpretare un po' di più quelle che erano le evidenze che ci venivano poste e posso dire che non è facile fare chiarezza su quelli che sono gli effetti di queste contaminazioni nell'organismo umano.
Penso che dal punto di vista della salute dei cittadini contaminati si sia parlato tanto, forse troppo, sicuramente qualcuno ha parlato a vanvera e parlare a vanvera, generare paura, come diceva il collega Montagnoli prima, generale delle paure infondate, pur nel dramma di una contaminazione delle acque, come questa, quindi un dramma dal punto di vista ambientale, un dramma dal punto di vista dei genitori, delle mamme e dei papà, che hanno i bambini piccoli e sono stati contaminati, penso che generare delle paure infondate sia veramente un qualcosa di colpevole.
Penso sia importantissimo in situazioni come queste legare il lavoro di questa Commissione alla serietà. Io l'ho detto nella prima seduta la Commissione; serietà, diffondere notizie su basi scientifiche, dati certi, non valutazioni o interpretazioni di quelli che possono essere i dati che ci venivano forniti. Purtroppo non è stato sempre così e questo secondo me è stato un problema di questa Commissione.
Abbiamo visto un dato inequivocabile, forse l'unico dal punto di vista sanitario, cioè che questa contaminazione da PFAS provoca il quinto fattore di rischio importante per le malattie croniche, quindi dopo alcol, fumo, sedentarietà, sovrappeso, la contaminazione da PFAS sicuramente è quella che diventa il quinto fattore di rischio, che va a ad aumentare la possibilità di incorrere in malattie croniche, legate soprattutto alle dislipidemie e quindi con l'accumulo di colesterolo.
Però ne abbiamo lette veramente di tutti i colori sulla stampa, veramente di tutti i colori, quando, nelle audizioni, abbiamo avuto esperti e magari anche nella stessa seduta due esperti davano interpretazioni contraddittorie di quelli che erano gli esiti dal punto di vista medico, quindi quello che io chiedo e ho chiesto sempre è di stare un po' attenti quando si parla di queste cose, perché si possono generare delle paure in una situazione pur quanto grave, ma delle paure infondate.
Purtroppo devo dire che oltre a questi problemi legati alla nostra Commissione, a livello nazionale si sono giocate delle partite politiche su questo tema e io ne voglio ricordare una, quella sulla plasmaferesi: è stato evidenziato come la plasmaferesi ad oggi sia l'unico modo per accorciare la permanenza nel sangue, nel plasma, di queste sostanze, sostanze che hanno un'emivita, quindi un tempo di dimezzamento, che va dai 3 anni e mezzo ai sei, normalmente, con la plasmaferesi abbiamo visto che questi tempi si vanno ad accorciare e non lo diciamo noi in Commissione, l'hanno detto i tecnici della nostra Sanità, penso senza nessun tipo di accordo politico o volontà di metterci il naso dal punto di vista politico.
Sono evidenze scientifiche, purtroppo la plasmaferesi è stata interrotta per una questione politica con il ministro Lorenzin e questo secondo me è stato un danno, non tanto verso la Regione Veneto, ma verso i cittadini che sono stati colpiti da questo dramma.
Oggi arriviamo a questa votazione: è importante superare divisioni e quindi nonostante gli attriti anche forti che ci sono stati in questi mesi di lavoro, oggi, se riusciremo ad avere l'unanimità su questa risoluzione, penso sia un bene per tutti, anche perché è stato fatto veramente un lavoro imponente, è stato fatto un lavoro da parte della Commissione, ma soprattutto da parte della Struttura: ringrazio anche la dottoressa Colucci perché produrre questa relazione, io non so a chi si è lamentato dei tempi non so quanto tempo ci avrebbe messo a elaborare un trattato del genere; noi ci troviamo oggi veramente con un lavoro importante, un lavoro secondo me è fatto con serietà come dicevo prima inappuntabile dal punto di vista della stesura.
Ringrazio la struttura, ringrazio chi ha lavorato, i Commissari, la dottoressa Colucci e spero che questo sia un esempio per le prossime Commissioni d'inchiesta della nostra Regione.

PRESIDENTE

La parola al collega Ciambetti.

Roberto CIAMBETTI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie.
In discussione e al voto dell'Aula c'è il lavoro fatto dalla nostra Commissione, è la sintesi che la Commissione è riuscita a fornire su un caso complesso che ha presentato aspetti anomali e assolutamente inediti.
Non poteva essere una relazione su quanto è emerso, dopo la chiusura dei lavori dei Commissari, è la testimonianza del lavoro svolto con scienza e coscienza dai componenti la Commissione, dalla struttura, dipendenti della Regione Veneto, da chi ha operato in una situazione assolutamente inedita nuova.
Trasformare questa discussione, l'esame della relazione, in una sorta di processo, segnato da pregiudizi, da tesi preconfezionate, non è solo un errore politico, ma è soprattutto un errore culturale.
La Commissione d'inchiesta non aveva e non può avere poteri speciali in ambito regionale, non poteva invadere il campo destinato e riservato al Magistrato, aveva il dovere di ricostruire; di ricostruire a tappe una vicenda intricata, che scontava e sconta ancora oggi assenze e lacune normative.
Questo è il vero dato; questo è il grande lavoro fatto dalla Commissione per avere messo in luce limiti e carenze legislative, l'assenza di norme certe, a tutela delle matrici ambientali, che ancora oggi non compaiono; ancora oggi, negli allegati normativi europei e statali, vengono identificati non come inquinanti, ma come sostanze emergenti.
Ancora: l'avere evidenziato la mancanza di studi scientifici allo stato in grado di provare con certezza gli esiti sulla salute umana dalla contaminazione di PFAS, tanto da sgombrare il campo da ragionevoli dubbi. Non ci sono studi in questo campo.
Sul caso PFAS non esiste certezza, mancano norme statali ed europee, è un paradosso: l'Europa ci indica e legifera sulle dimensioni dei cetrioli e delle vongole, ma non dà indicazioni precise sull'inquinamento da PFAS.
Chiunque si trovi ad affrontare l'argomento vive in una situazione di straordinaria precarietà.
Ci sono state Agenzie che hanno introdotto normative stringenti come nel 2017 la Germania, la Svezia, l'Inghilterra ma soprattutto l'EPA statunitense, che negli USA ha fissato i limiti rigorosi nell'acqua potabile: 70 nanogrammi di PFOA e PFOS per litro d'acqua, facendo sì che il Veneto, che per primo in Europa aveva individuato tetti massimi, inizialmente considerati tra i più rigidi, che aveva fissato a settembre il massimo di 90 nanogrammi di PFAS nelle acque potabili.
Come si vede c'è una grande assenza nel mio elenco, un'assenza messa bene in luce dalla relazione della Commissione.
Manca la normativa italiana. Alla terza audizione nella Commissione, nell'ottobre 2017, era stato invitato l'allora Ministro dell'Ambiente, Galletti; non venne nessuno. Fu invitato il Ministro della Salute, all'epoca Lorenzin, non si degnò neanche di mandare due righe in risposta all'invito.
La Regione che risultava la più inquinata, la più inquinata forse perché è stata la prima ad affrontare il tema e ad affrontare appunto il controllo vero del problema, dai Ministeri e dai Ministri competenti non ha ottenuto risposta e non si può dire che il Governo fosse all'oscuro della vicenda, già nel 2013 Monti sapeva cosa stava avvenendo.
Ecco, chi oggi solleva critiche sull'operato della Commissione, sui ritardi, sui presunti errori della Regione, copre col suo rumore assenze e mancanze; i silenzi di chi aveva il dovere etico di intervenire.
Nazioni come la Germania, l'Inghilterra, la Svezia, la Norvegia e gli Stati Uniti hanno legiferato e posto vincoli; a fianco a queste Nazioni e con limiti stringenti non c'è l'Italia, ma c'è il Veneto. Io rivendico per la nostra Regione questo primato, perché esso testimonia l'impegno profuso davanti all'altrui inerzia.
Farò un esempio, solo peraltro indicativo: su denuncia dell'ARPAV, nel 2013, la Procura di Vicenza aprì un procedimento nei confronti dei vertici Miteni; il procedimento è archiviato il 25 luglio 2014, perché il vuoto normativo non permetteva alla Procura di agire. Manca la norma e di chi è la competenza di questa norma? Del legislatore nazionale.
Chi attacca la Regione paradossalmente fa il gioco di chi vuole avere mano libera, fa il gioco di chi vuole la disinformazione, fa il giorno di chi non investe nella ricerca e nella scienze; in altre parole, protegge chi non è intervenuto quando doveva e, se lo ha fatto, l'ha fatto in maniera, a dir poco, maldestra.
Pensiamo al caso plasmaferesi, dove la Regione Veneto inizia un trattamento con cui si muovono le concentrazioni di PFAS dal siero del sangue, il Veneto aveva offerto questo trattamento a favore di soggetti contaminati, con risultati altamente positivi, ma il Ministero si è opposto in maniera eclatante, mandando i Carabinieri, facendo le perquisizioni in maniera diremo da vetrina, quando la Regione, invece, aveva già mandato in anticipo i dati di quello che voleva fare ed erano dati talmente segreti e nascosti in chissà quali angoli bui della Regione, che erano nel sito internet, pubblicati in maniera chiara e trasparente.
Non si possono considerare marginali questi casi, non si può considerare marginale il silenzio del Ministro dell'ambiente e del ministro Lorenzin e ci si può chiedere perché sia stato imposto lo stop a una profilassi avviata dalla Regione, che dava ottimi risultati.
Si dirà che, come Veneto, potevamo fare meglio, ma chi si avventura in un terreno complesso non ha termini di paragone, ma è certo che la Regione ha fatto quanto era nelle sue possibilità e l'ha fatto bene. Ben più pesanti e pericolosi sono gli esiti sorti dall'inerzia, dai peccati, dall'apatia, dalla carenza di indicazioni certe, dalle assenze che alla lunga possono avere effetti rovinosi. Chi oggi solleva clamore contro di noi, lo fa per coprire ben altre colpe di chi non è intervenuto sulle acque di Trissino e sul caso PFAS, si è lavato le mani con l'acqua di Pilato.
Si capisce così come il Veneto sia stato lasciato solo, preso tra l'incudine di un'opinione pubblica che giustamente voleva risposte e il martello dato da una multinazionale che ha messo in moto tutto il suo apparato di avvocati, facendo tesoro della mancanza di norme e di opacità nelle normative che, soprattutto a livello europeo, ci sono in questi casi.
Le ricerche sanitarie, i cui esiti sono stati presentati in questa relazione, perché proprio richieste dalla Regione come studi epidemiologici sul proprio territorio, che non è il Middle Ohio Valley, sono le più complete al momento e aprono la strada ad ulteriori approfondimenti.
Quello che chiedo a quest'Aula non è il battibecco sterile, per molti aspetti umiliante e mi permetta, collega Zanoni, di dire che sul caso di Billot bastava forse avvisare che serviva un interprete, ma mi risulta che chi lo ha proposto aveva detto che voleva avere il proprio interprete, che peraltro ha anche tradotto in maniera perlomeno discutibile.
Ma è bene sostenere l'impegno e la ricerca per continuare la strada che ha portato il Veneto ad essere all'avanguardia sulla materia.
Chiedo io che questa relazione venga inviata non solo al nuovo Parlamento, ai nuovi Ministri, ma anche alle Autorità comunitarie, ai boiardi di Bruxelles che hanno voluto fissare la definizione della camicia da notte o stabilire i decibel del tosaerba e le dimensioni delle banane, ma si guardano bene dall'affrontare il PFAS.
Vi do solo un dato sulla lettura del database di Lobbyfacts.eu, che pubblica i dati ufficiali e ci spiega come le multinazionali della chimica nel 2017 abbiano speso a Bruxelles 32 milioni di euro per azioni di lobby, attraverso 666 lobbisti, di cui 64 accreditati in Europarlamento, con circa 120 incontri solo nel 2017. Capisco perché la Commissione Junker si guardi bene dall'affrontare i limiti dei PFAS.
Chi ha letto in anteprima la relazione della nostra Commissione, è rimasto colpito in maniera netta dalla chiarezza del contenuto, dal lavoro svolto, che non ha eguali, fissando un precedente che, dal punto di vista istituzionale, è destinato a fare scuola, ad essere punto di riferimento necessario per chiunque voglia affrontare la questione.
La stessa stampa veneta ha dato ampio risalto alla qualità del lavoro svolto e agli esiti sintetizzati nella relazione oggi in discussione.
Per questo sento il dovere di ringraziare il Presidente della Commissione, tutti i componenti, chi ha seguito per la Struttura la Commissione, la dottoressa Colucci, veramente è un lavoro completo che non ha uguali e possiamo andarne fieri come Consiglio regionale.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin, a lei la parola.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie.
Consentitemi un ringraziamento alla Commissione, tutta, a iniziare dal Presidente a tutti i componenti, dalla Struttura, la dottoressa Colucci, ma insomma tutti quelli che hanno collaborato poi alla stesura di questo lavoro, che ritengo assolutamente importante. Quando è stata costituita ho chiesto di essere il primo ad essere audito e volevo trasferire tutto quello che avevo cercato di fare da quando mi sono insediato.
È stata una corsa ad ostacoli molto difficile, usurante anche sul piano umano, poi vi dirò perché, ma questo lavoro credo che un po' di chiarezza lo abbia fatto; magari non è stato chiarito tutto, però qualche passaggio fa chiarezza su alcune questioni: di chi è la competenza, per esempio, sulla definizione dei limiti, sul fatto che non ci sia una normativa, neppure oggi, non c'era quel momento là, non mi stupisco in quel momento, perché è una sostanza emergente e quindi le sostanze emergenti sono nuove, ci si muove in una stanza buia e c'è da approcciarsi di fronte a questo problema in maniera nuova.
Di chi è la competenza? È scritto nella relazione, ma lo aveva già fatto la Commissione bicamerale, presieduta dall'onorevole Bratti, persona seria; in realtà nella prima relazione diceva: "Quello che ci aveva detto l'assessore Bottacin non ci ha convinti". Poi nella seconda relazione, hanno detto: "Senza alcun dubbio quello che diceva l'assessore Bottacin è vero", cioè la competenza oggettivamente e chiaramente su questo è statale.
Io avrei potuto stare fermo, noi avremmo potuto stare fermi, quindi qualche soddisfazione anche dal punto di vista umano ce l'ho avuta, ho contrastato una dirigente del Ministero dell'Ambiente, ferocemente anche a Vicenza in un incontro pubblico, l'ho contrastata in Commissione bicamerale e alla fine la Commissione ha dovuto dire: "Sì, in effetti ha ragione Bottacin", magari qualche domanda me la farei su qualcun altro.
Potevo stare fermo come hanno fatto le altre Regioni: vorrei ricordare che in quello studio del 2013 la prima Regione richiamata era il Piemonte; sono altre 300 pagine, mi sono letto, ho fatto il conto di circa 8.000 pagine in questi anni, è stata un'esperienza anche dal punto vista professionale molto importante e costruttiva, almeno per quanto mi riguarda. Non siamo stati fermi ovviamente.
Diceva il Presidente Ciambetti prima: l'opinione pubblica scalpitava. Io non entro nel merito se agitata da qualcuno o no, ma è legittima la preoccupazione. È vero, se c'è una sostanza nel sangue non mi pongo neanche il problema nella fase iniziale se faccia male o bene, lì non ci deve stare, questo è chiaro. Se ce l'ho io è chiaro che mi preoccupo, non c'è niente di male, è normale.
Non siamo stati fermi, ma è stata una corsa a ostacoli difficile, devi mettere dei limiti, ma non ne hai la potestà; li abbiamo messi sugli scarichi industriali, mettendo allo stesso livello delle acque potabili, cioè il massimo della restrittività. E' ovvio che gli imprenditori non erano tanto contenti, gli imprenditori ci hanno fatto 34 ricorsi, non tutti dagli imprenditori, anche da varie associazioni, 34 ricorsi, solo uno di questi vale 98 milioni di euro.
Io ho fatto l'assicurazione, l'ho rinnovata, massimale massimo 5 milioni di euro, se vincono il ricorso non so, qualcuno ci penserà insomma.
Non è stato facile, se poi ti dicono anche che non hai la competenza legislativa, non sei coperto: quando abbiamo messo i limiti sugli scarichi delle industrie, abbiamo avuto diversi ricorsi, perché il nostro dirigente ha utilizzato uno strumento che è l'AIA, l'autorizzazione Integrata Ambientale che non è una legge, è un'autorizzazione, ma la Commissione bicamerale ci aveva detto "Potete usarla", noi l'abbiamo usata, ce l'ha detto anche il Ministero, l'abbiamo utilizzata e ci ha detto "Dovete mettere gli stessi limiti dell'acqua potabile da subito", l'abbiam messa, qualcuno ha ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e hanno dato ragione a loro, perché la competenza legislativa è dello Stato, ecco perché dico io, se guardavo me stesso, il mio interesse personale avrei dovuto star fermo; non ho la competenza, cosa devo fare? Perché devo espormi io? Invece ci siamo esposti; mi sono esposto io, si è esposto il collega Coletto, si è visto arrivare i Carabinieri, un'azione militare per bloccare a plasmaferesi. Sono arrivati i Carabinieri; è una cosa che ti lascia un attimo spiazzato, anche dal punto di vista umano; sto cercando di fare tutto il possibile, vengono i Carabinieri, mi faccio delle domande: ma perché, cosa ho sbagliato? C'è stato un periodo che sentivo più i Carabinieri della moglie, voglio dire, perché era un continuo.
Se non abbiamo la competenza è difficile intervenire; ti esponi ai ricorsi continuamente. Ma l'abbiamo fatto: sugli scarichi, l'abbiamo fatto a livello sanitario, l'abbiamo fatto su un sacco di questioni.
Dicevo 34 ricorsi, alcuni dicevano: avete fatto abuso di potere, avete fatto una cosa che non potete fare, e su quello alcuni hanno vinto, qualcun altro diceva: non state facendo nulla. Chi ha ragione? Decideranno i Tribunali, in alcuni casi hanno già deciso, adesso vedremo cosa succederà.
Non è facile, è assolutamente difficile, credetemi, perché è facile rilasciare un'intervista o scrivere un po' su Facebook, ma poi è più difficile agire e quando arrivi a casa, ti fai anche tutta una serie di domande: ho fatto tutto quello che dovevo fare e l'ho fatto nella maniera corretta? Ecco, io questa domanda me la son fatta tante volte, come tante volte mi son fatto la domanda: perché questo accanimento sul Veneto, quando le Regioni individuate con presenza di PFAS, 120 nanogrammi, sullo studio del CNR, di catena a otto atomi, in un acquedotto di una nota città fuori dal Veneto, non in Veneto? Eppure lì evidentemente lo bevevano, forse lo bevono ancora, forse c'è ancora, 70 milioni di nanogrammi al secondo passano sul Po. Qualcuno dice: lo abbiamo trovato sul delta del Po. E lo dice lo studio del CNR, ma passano già all'inizio del Veneto, vengono da altre Regioni, ci sono sull'Arno.
Qualche domanda me la sono fatta: perché questo accanimento anche mediatico nei confronti del Veneto e nulla sulle altre Regioni?
Ho chiesto anche la settimana scorsa al Ministro Costa, quando sono riuscito a condividere con le altre Regioni, che finalmente hanno iniziato a muoversi, un documento dove abbiamo chiesto particolare attenzione a questa questione e il Ministro si è detto assolutamente collaborativo, conosceva già il problema, quindi era già sul pezzo.
Io avrei molte cose da dire, il tempo sta per scadere ma concludo dicendo che è stata pesante dal punto di vista umano, ho ricevuto minacce, sono stato definito "assassino", non sto parlando qui dentro, qui dentro c'è il dibattito politico, ci sta tutto; sono stato accompagnato a un incontro pubblico dai Carabinieri e non è piacevole, credetemi, non è piacevole, soprattutto se dedichi un sacco del tuo tempo e il massimo dell'impegno a cercare di risolvere un problema che magari non è neanche tuo, è di qualche altro Ente e quando vedi che tu vieni definito "assassino" e magari qualche altro che avrebbe dovuto intervenire o comunque darti collaborazione non viene neanche preso in considerazione, è chiaro che non è piacevole. Condivido con voi questa esperienza umana, semplicemente umana e credo che una strumentalizzazione su questa questione sarebbe sbagliata.
Quindi sono contento che ci sia una risoluzione, mi pare di aver capito votata all'unanimità, quindi vuol dire che l'approccio di fronte al problema diventa unitario e, quindi, vuol dire che la relazione un po' di chiarezza l'ha fatta, vuol dire che tanto è stato fatto, ci sono alcune cose da fare, alcune le stiamo già facendo di quelle che ci sono nella relazione, l'interlocuzione con il Ministro Costa è già avvenuta, abbiamo mandato il documento, mi sono già incontrato, insomma ci sono tante cose che abbiamo già avviato. Questo vuol dire un cambiamento dell'approccio che c'è stato fino adesso e io sono contento di questo, soprattutto dal punto di vista umano, perché dal punto di vista politico, voglio dire, ci sta il dibattito anche acceso, eccetera, però dal punto di vista umano, credetemi, è stata molto difficile perché minacce, essere definito "assassino", "delinquente", di tutti i colori, mettetevi nei miei panni, ma credo non sia piacevole per nessuno, soprattutto quando te lo dice un cittadino, magari su Facebook, incavolato nero, perché ha una sostanza nel sangue che non deve esserci. E' chiaro, lui se la prende con chi crede che sia responsabile e certe volte mi chiedevo: ma sono stato io a inquinare oppure è stato qualcun altro? Perché certe volte l'attenzione accusatoria era più nei confronti della Regione che non della Miteni e io credo francamente che questo non sia stato corretto.
Comunque grazie per il voto unanime alla mozione.

PRESIDENTE

Se non ci sono altri interventi, metto ai voti la presa d'atto della relazione finale della Commissione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo adesso alla Risoluzione n. 82 della collega Guarda.
PUNTO
26



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GUARDA, ZANONI, FRACASSO, SALEMI, MORETTI, SINIGAGLIA, AZZALIN, PIGOZZO E ZOTTIS RELATIVA A "EMERGENZA PFAS: LA GIUNTA REGIONALE TUTELI, CON PUNTUALI INTERVENTI, LA SALUTE DEI CITTADINI, IL PATRIMONIO AMBIENTALE, I LAVORATORI, LE PRODUZIONI AGRICOLE DELLA VASTISSIMA AREA COLPITA DALLA CONTAMINAZIONE" ( RISOLUZIONE N. 82) RITIRATA
"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- nel corso dell'estate del 2013, a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti "emergenti" effettuate dall'Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA) del CNR su incarico del Ministero dell'Ambiente, a seguito di una specifica richiesta da parte della Commissione Europea, è stata segnalata la presenza in alcuni ambiti del territorio veneto di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili;
- le sostanze perfluoroalchiliche sono caratterizzate da una notevole resistenza nell'ambiente, associata ad una rilevante capacità di diffusione e da una persistenza molto significativa che determinano una diffusa presenza nell'ambiente idrico, nell'ambiente e negli organismi, incluso l'uomo, dove tendono ad accumularsi nel tempo. Ciò genera molti potenziali rischi per la salute, come varie forme tumorali, complicazioni in gravidanza, problemi al sistema endocrino;
- l'area maggiormente interessata dall'impatto comprende il territorio della bassa Valle dell'Agno (VI), alcuni ambiti delle province di Padova e Verona ed una parte considerevole della rete idrografica (Poscola, Agno-Guà-Frassine, Togna-Fratta-Gorzone, Retrone, Bacchiglione, ecc);
- la contaminazione da PFAS ha riguardato le acque potabili di circa 150 mila veneti e le acque superficiali di un territorio abitato da oltre 350 mila abitanti;
CONSIDERATO CHE:
- la vicenda sopra esposta rappresenta la principale emergenza ambientale in territorio veneto ed obbliga la Regione ad attuare una strettissima azione di controllo e di intervento, a tutela della salute pubblica, dell'ambiente, delle produzioni agricole e degli allevamenti;
- assieme alla bonifica delle falde, un fronte di cruciale importanza per affrontare l'emergenza PFAS è legato agli interventi sulla rete acquedottistica e sul filtraggio delle acque, anche nell'ottica della massima protezione dai rischi di contaminazione legati alla sostanza GenX, altro inquinante della famiglia Pfas e la cui presenza è emersa recentemente, svelando pesanti lacune nell'ambito del monitoraggio sui Pfas 'emergenti'. Le famiglie che vivono nelle diverse zone contaminate e non collegate al sistema acquedottistico sono soggetti gravemente esposti alla contaminazione che, pur usando acqua minerale per scopi alimentari, sono costrette all'uso di acqua contaminata per le funzioni giornaliere;
- è necessario assicurare una gestione unitaria e coordinata del servizio idrico integrato del Veneto che metta in stretta relazione gli interventi di captazione realizzati da Veneto Acque e quelli di distribuzione di competenza dei gestori del servizio idrico;
- è necessario che la Regione Veneto garantisca la piena trasparenza attraverso una costante attività di informazione a beneficio dei cittadini, capace di fornire consigli ed indicazioni sugli accorgimenti da adottare e sugli esami medici da fare per individuare e limitare gli effetti dannosi dei PFAS sulla salute, in particolare materna e neonatale;
- la Procura della Repubblica di Vicenza ha aperto una indagine che dovrà fare luce sull'ipotesi di disastro ambientale legato alle sostanze perfluoroalchiliche scaricate nella falda e negli acquedotti che servono la vasta zona a cavallo tra le province di Vicenza, Verona e Padova. E' necessario che la Regione Veneto, coerentemente con i suoi doveri di trasparenza, contribuisca al raggiungimento di una verità definitiva anche riguardo le responsabilità dell'azienda Miteni SpA;
VISTA la relazione finale concernente i lavori della Commissione consiliare d'inchiesta sui PFAS.
esprime
- piena solidarietà alle famiglie venete, ai lavoratori di Miteni SpA, agli agricoltori, agli allevatori e a tutta la comunità veneta che è stata colpita e penalizzata dalla contaminazione da PFAS;
- preoccupazione per l'ambiente e l'ecosistema veneto gravemente danneggiato, in primo luogo sul fronte delle risorse idriche, dalle contaminazioni da PFAS.
impegna la Giunta regionale
- ad assumere il ruolo di coordinamento nelle operazioni di bonifica concernenti il sito della azienda Miteni SpA di Trissino (VI), valutando l'ipotesi di chiusura del sito e fissando un preciso cronoprogramma di realizzazione da rendere pubblico;
- ad accelerare, in stretta collaborazione con i consorzi di bonifica, il Piano irriguo che consenta di portare acqua priva di PFAS nel settore agricolo colpito dalla contaminazione;
- ad avviare entro 90 giorni un percorso per la partecipazione dei gestori pubblici del Servizio Idrico Integrato del Veneto alla governance di Veneto Acque SpA;
- a prevedere il cofinanziamento pubblico per la realizzazione della nuova rete acquedottistica, come da accordo novativo di programma del Fratta-Gorzone, anche al fine di abbattere il peso delle bollette gravante sull'utenza;
- ad attivarsi a sostegno delle necessità e del lavoro del Consorzio di secondo livello LEB, favorendo la realizzazione di tutti gli interventi di manutenzione e per giungere alla concessione di un maggiore quantitativo di acqua di derivazione dal fiume Adige;
- ad attuare il Piano di Tutela delle Acque per quanto concerne la garanzia di acqua di falda e la gestione dei pozzi artesiani, obbligandone la chiusura in tutto il Veneto per la tutela della risorsa idrica e la garanzia della disponibilità di acqua potabile prelevata per servire la rete acquedottistica, anche in vista del collegamento a nuove fonti della centrale di Lonigo;
- a prevedere l'estensione della cosiddetta "Zona Rossa" ai territori di Arzignano e Montorso, così da consentire alla società Acque del Chiampo SpA di agire con urgenza per la gestione della contaminazione da PFOA e PFOS dei pozzi di captazione per la rete idrica potabile;
- a prevedere un fondo straordinario destinato agli agricoltori della zona contaminata, introducendo il criterio di "area rossa agricola", basata sulla contaminazione della falda acquifera e dei corsi d'acqua;
- a redigere, in stretta collaborazione con il settore industriale, un Piano regionale per la sostituzione dei PFAS nelle produzioni, avviando al contempo un percorso di accompagnamento tecnico delle aziende al fine di ottenere uno sviluppo innovativo per la raccolta e il trattamento differenziato dell'acqua, con lo scopo di tutelare la riserva idrica di falda e la qualità dei corsi d'acqua;
- a prevedere il divieto di insediare aziende chimiche o aziende con produzioni a rischio su aree di ricarica di falda;
- a mettere in campo strumenti per garantire al massimo livello la salute e i livelli occupazionali ai lavoratori dell'impianto Miteni di Trissino (VI);
- a definire le strategie e gli interventi sanitari, anche attraverso l'applicazione di studi sperimentali coordinati con l'Istituto Superiore di Sanità, a tutela dei super esposti ai PFAS, individuando e fissando i tipi di cura, le tipologie di controllo e di monitoraggio oltre alle forme di sostegno pubblico;
- a garantire ai medici di base la necessaria formazione per affrontare nella maniera più incisiva l'emergenza sanitaria legata ai PFAS;
- a procedere con la stesura e la distribuzione in tutta la zona colpita dalle contaminazioni di un vademecum informativo regionale che svolga azione di informazione e prevenzione a favore dei cittadini delle aree colpite, con consigli sulle buone pratiche per abbattere ulteriormente l'esposizione ai PFAS e sugli esami sanitari utili al monitoraggio della propria salute in relazione ai rischi connessi ai PFAS;
- ad ampliare lo screening sanitario alle aree la cui falda risulta contaminata e nei cui acquedotti sono stati rilevati PFAS;
- a prevedere l'obbligo di collegamento al sistema idrico integrato per le abitazioni ancora non allacciate al sistema acquedottistico e i cui pozzi privati presentano valori superiori ai limiti cautelativi veneti;
- ad ampliare il monitoraggio ambientale delle sostanze perfluoroalchiliche alla matrice aria;
- a completare il censimento sulle fonti inquinanti così come disposto da una sentenza del Tribunale Superiore delle acque pubbliche;
- ad eseguire analisi approfondite sui componenti chimici "emergenti" utilizzati nelle industrie che scaricano su tutti i corsi d'acqua della Regione ed in particolare nella "Zona Rossa";
- a monitorare i pozzi di approvvigionamento degli allevamenti e gli effetti sulle coltivazioni irrigate con acque contaminate;
- a proseguire, nell'ottica della necessaria geolocalizzazione degli alimenti inquinati da PFAS, il monitoraggio per prevenire e controllare la diffusione dei PFAS sulla matrice alimentare;
- a definire lo stato attuale e il Piano programmatorio futuro riguardante le attività di biomonitoraggio;
- a predisporre un report semestrale della spesa pubblica sostenuta, riguardante i Fondi nazionali, quelli regionali e i costi della bollettazione pagati dall'utenza, affinché la Regione e il cittadino possano avere il quadro completo di "quanto deve pagare chi inquina";
- ad individuare preventivamente le azioni legali più opportune per l'ottenimento di risarcimenti in caso di fallimento dell'azienda Miteni SpA;
- ad attuare, facendo tesoro dell'esperienza maturata con l'emergenza PFAS, tutte quelle politiche utili a prevenire simili disastri".

PRESIDENTE

Consigliera Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente. La ritiro.

PRESIDENTE

Grazie. Passiamo adesso alla Risoluzione n. 83 del collega Brusco.
PUNTO
27



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRUSCO, BARISON, CONTE, GUADAGNINI, MONTAGNOLI E VILLANOVA RELATIVA A "RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA PER LA ACQUE INQUINATE DEL VENETO IN RELAZIONE ALLA CONTAMINAZIONE DI SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS): LA GIUNTA INTERVENGA SULLA BASE DEL CONTENUTO DELLA MEDESIMA" (RISOLUZIONE N. 83) RITIRATA

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO che la Commissione d'inchiesta per le Acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), conformemente al disposto della Deliberazione istitutiva n. 72 del 15 maggio 2017, ha trasmesso al Consiglio regionale la propria Relazione finale;
CONSIDERATO CHE:
- la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) delle matrici ambientali – acque superficiali, sotterranee e destinate al consumo umano, suolo e aria – riscontrata in alcuni ambiti del territorio regionale, ha sollevato e solleva forte preoccupazione, tensione sociale e attenzione a ogni livello istituzionale per gli effetti sulla salute umana, eco-tossicologici ed ecologici conseguenti;
- a causa della fortissima stabilità chimica che li caratterizza, i PFAS – quando sversati nelle matrici ambientali, contaminandole – ivi persistono in modo permanente, propagandosi principalmente attraverso scambi idrici per anni, anche dopo la rimozione della fonte inquinante;
- i PFAS hanno contaminato in modo significativo le acque superficiali e sotterranee del Veneto e l'elevatissima persistenza ambientale, e diffusività di tali sostanze chimiche ne rende intuitivamente evidente la pericolosità per l'intero ecosistema e per l'uomo, essendo in grado di accumularsi negli organismi animali e vegetali;
- l'assunzione da parte dell'uomo di acqua contaminata, di vegetali provenienti da culture irrigate con acqua contaminata e di alimenti di origine animale (animali che si sono alimentati di vegetali contaminati e hanno ingerito acqua contaminata e pesci provenienti da acqua inquinata) fa sì, invero, che tali sostanze, legandosi alle proteine, si accumulino nell'organismo con prevalenza nel siero del sangue e nel fegato, ma anche nei reni, permanendovi per periodi prolungati;
- gli studi epidemiologici sull'uomo mostrano che a concentrazioni crescenti di PFOA e PFOS nel siero corrispondono livelli più elevati di colesterolo e, nelle donne incinte, una diminuzione del peso del feto alla nascita; alcuni studi, inoltre, hanno riscontrato, all'aumentare delle concentrazioni di tali sostanze nel siero, una crescente probabilità di sviluppare disturbi della tiroide, ipertensione e diabete indotti dalla gravidanza e neoplasie del testicolo e del rene; l'esposizione ai PFAS, ancora, può essere considerata il quinto fattore di rischio per le malattie croniche non trasmissibili;
- il sesto Rapporto sull'andamento del Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta a PFAS del luglio 2018, in ordine al monitoraggio di 17.605 abitanti nei comuni veneti compresi nelle zone "Area Rossa A" e "Area Rossa B", segnala che 7.716 cittadini sono stati avviati ad un percorso di approfondimento internistico e/o cardiovascolare; a tal proposito, il colesterolo risulta essere il parametro con i valori maggiormente alterati e tale percentuale aumenta all'aumentare dell'età;
- sempre il succitato Sesto Rapporto evidenzia inoltre che sono quattro i composti rinvenuti in più del 50% della popolazione monitorata e, specificamente, PFOA, PFOS, PFHXS E PFNA; rimarca poi la netta crescita lineare delle concentrazioni del siero con il passare del tempo trascorso nell'area identificata, e che i residenti nell'Area Rossa A presentano concentrazioni sieriche di PFOA, PFOS E PFHXS più elevate (quasi doppie) che i residenti nell'Area Rossa B;
- i dati di cui al succitato Sesto Rapporto, inoltre, confermano i criteri di classificazione delle Aree Rosse A e B, con valori maggiori nell'Area A per chi consumava ortaggi irrigati con acqua di pozzo rispetto all'Area B dove l'inquinamento aveva coinvolto la sola rete acquedottistica (messa in sicurezza con i filtri);
- lo studio epidemiologico sui soggetti con esposizione occupazionale, quali i lavoratori di MITENI S.p.A., denominato "Valutazione della mortalità di addetti alla produzione di fluorurati di sintesi, comprensivi di PFOA e PFOS", condotto dai dottori Merler e Girardi su incarico della Giunta regionale, conclude che "emergono nei dipendenti RIMAR/MITENI una aumentata mortalità totale e la presenza di eccessi per diverse cause [...] in linea con l'aumento del rischio osservato in esposti professionali a PFOA o coerenti con i dati tossicologici";
esprime
- piena solidarietà alla Comunità veneta esposta a contaminazione da PFAS, violata nel diritto alla tutela della salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione;
- piena solidarietà ai lavoratori di MITENI S.p.A., violati anch'essi nel succitato diritto costituzionalmente tutelato alla salute, intesa come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità, secondo l'accezione di cui all'articolo 2 del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Testo unico per la sicurezza sul lavoro";
- profonda indignazione verso chi ha esercitato attività d'impresa inquinando l'ambiente e violando il diritto alla salute delle generazioni, in dispregio dell'articolo 41 della Costituzione, che sebbene tuteli la libertà di iniziativa economica privata, lo fa nella misura in cui essa si svolga nel rispetto dell'utilità sociale e in assenza di danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
- preoccupazione e amarezza per l'ambiente e l'ecosistema veneto tanto gravemente danneggiati, segnatamente il bene essenziale della risorsa idrica, patrimonio prezioso delle presenti e delle future generazioni;
impegna la Giunta regionale
- a procedere, in sede di Comitato tecnico di cui alla Deliberazione regionale n. 941 del 23 giugno 2017, congiuntamente ad ARPAV, alla Provincia di Vicenza e al Comune di Trissino, a un'azione decisa presso MITENI S.p.A., al fine di un celere approfondimento e completamento di indagine per la caratterizzazione del sito industriale, anche in ragione della scoperta del nuovo inquinante emergente GenX nell'area in cui è sito lo stabilimento chimico;
- a prendere ulteriori provvedimenti urgenti atti a rimuovere la nota contaminazione, provvedendo in particolare allo spostamento dello stabilimento di Trissino (VI) della MITENI S.p.A., principale fonte di pressione ambientale in proposito, come previsto come dalla normativa vigente;
- a supportare con ogni impegno l'azione del Commissario straordinario e della Società Veneto Acque S.p.A. per la realizzazione della nuova rete di acquedotti che garantisca l'approvvigionamento alternativo di acqua destinata al consumo umano nelle aree attualmente fornite dalle reti acquedottistiche che attingono dalle fonti Almisano Madonna di Lonigo, Pozzo Madonna dei Prati, Pozzo Monticello, Pozzo Sant'Antonio, Pozzo Acque Potabili;
- a supportare ARPAV nell'attività d'indagine sulle aziende titolari di autorizzazione integrata ambientale, in ordine alle analisi sulla presenza di sostanze PFAS negli scarichi industriali e al controllo delle discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi al fine di accertare l'eventuale contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche;
- a completare il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da PFAS;
- a procedere nell'azione regionale di sorveglianza sanitaria e screening, estendendola progressivamente ad ogni fascia d'età e a particolari categorie sociali quali le donne in gravidanza, gli allevatori, gli agricoltori;
- a informare tempestivamente le competenti Autorità nel caso in cui venga individuato il nesso di causalità fra esposizione a PFAS e singole patologie riscontrate nella popolazione;
- a procedere con sollecitudine ed attenzione particolare alla sorveglianza sanitaria e screening della categoria sociale maggiormente esposta, rappresentata dai lavoratori occupati presso MITENI S.p.A., compresi gli ex lavoratori, come disposto dalla Delibera regionale n. 1191 del 1 agosto 2017;
- ad assicurare per i lavoratori occupati presso MITENI S.p.A. (compresi gli ex lavoratori) appositi e adeguati strumenti di assistenza sanitaria;
- ad assicurare, attraverso la vigilanza dello SPISAL, la verifica delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per i lavoratori occupati presso MITENI S.p.A.;
- a promuovere iniziative a garanzia dell'occupazione e della conservazione del trattamento economico per i lavoratori attualmente occupati presso MITENI S.p.A., anche, in caso di necessità, mediante attivazione di ammortizzatori sociali e/o strumenti previdenziali sociali, riservando particolare attenzione ai lavoratori anagraficamente e/o contributivamente più anziani e/o con contaminazione elevata e/o di lungo periodo;
- a promuovere il confronto regionale con il Governo per favorire un tavolo di lavoro che individui i limiti normativi ambientali tuttora mancanti in ordine alla tollerabilità delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque destinate al consumo umano e nelle altre matrici ambientali, nelle more di un riconoscimento a tali fini di competenza legislativa in capo alla Regione del Veneto;
- a dare conto al Consiglio regionale, allo scadere dell'anno in corso, sullo stato di adeguamento ai presenti indirizzi e prescrizioni".

PRESIDENTE

Viene ritirata.
A questo punto, metto ai voti la discussione della risoluzione n. 88, che è quella che è stata, mi pare, sottoscritta da tutti.
Quindi mettiamo in votazione l'iscrizione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Quindi apriamo il punto 27 bis), che è appunto la risoluzione n. 88.
Prego, collega Brusco, ha la parola.
PUNTO
27 bis



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRUSCO, GUARDA, BARISON, BERLATO, VILLANOVA, MONTAGNOLI, ZANONI, CONTE, GUADAGNINI, RUZZANTE, RIZZOTTO, FINCO, DALLA LIBERA, ZORZATO, BASSI, VALDEGAMBERI, NEGRO, FRACASSO, FERRARI, GIORGETTI RELATIVA A "INQUINAMENTO DA SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS) IN VENETO, CONTAMINAZIONE DA PFAS DELLA POPOLAZIONE, ESPOSIZIONE OCCUPAZIONALE E CONTAMINAZIONE DEI LAVORATORI DI MITENI S.P.A." (RISOLUZIONE N. 88) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 109/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

PREMESSO CHE:

- la Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), conformemente al disposto della Deliberazione istitutiva n. 72 del 15 maggio 2017, ha trasmesso al Consiglio regionale la Relazione finale;
- nel corso dell'estate del 2013, a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti "emergenti" effettuate, dall'Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA) del CNR, con l'ausilio di Arpav, su incarico del Ministero dell'Ambiente, dopo l'avvenuta richiesta della Commissione Europea, è stata segnalata la presenza in alcuni ambiti del territorio veneto di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili;
- fin dal 2013, il parere dell'Istituto Superiore di Sanità ravvisava, in ordine al principio di precauzione, "l'opportunità e l'urgenza di adottare adeguate misure di mitigazione dei rischi, prevenzione e controllo estese alla filiera idrica" indicando opportune le seguenti azioni: "nel breve periodo l'adozione di approvvigionamenti alternativi o, laddove tale misura non risulti praticabile, l'adozione di adeguati sistemi di trattamento delle acque" e nel "medio-lungo periodo si ravvisa la necessità di identificazione e rimozione delle fonti di pressione e dell'origine della contaminazione" e, infine, raccomandava "l'attivazione ed il mantenimento di sistemi efficaci di comunicazione in materia di qualità delle acque rispetto al rischio correlato ai contaminanti in oggetto, per garantire il diritto di informazione ai cittadini";
- l'area maggiormente interessata dall'impatto comprende 23 comuni appartenenti alle province di Vicenza, Verona e Padova e interessa un territorio abitato da oltre 350 mila abitanti, di cui 150 mila anche per quanto concerne la contaminazione delle acque potabili, bene comune per eccellenza;

CONSIDERATO CHE:
- la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) delle matrici ambientali - acque superficiali, sotterranee e destinate al consumo umano, suolo ed aria - riscontrata in alcuni ambiti del territorio regionale, ha sollevato e solleva forte preoccupazione, tensione sociale ed attenzione ad ogni livello istituzionale, per gli effetti sulla salute umana, eco tossicologici ed ecologici conseguenti;
- a causa della fortissima stabilità chimica che li caratterizza, i PFAS - quando sversati nelle matrici ambientali, contaminandole - vi persistono in modo permanente, propagandosi principalmente attraverso scambi idrici per anni, anche dopo la rimozione della fonte inquinante;
- i PFAS hanno contaminato in modo significativo le acque superficiali e sotterranee del Veneto e l'elevatissima persistenza ambientale e diffusività di tali sostanze chimiche ne rende intuitivamente evidente la loro pericolosità per l'intero ecosistema e per l'uomo;
- i PFAS sono in grado di accumularsi negli organismi animali e vegetali, anche se la persistenza dei PFAS a catena corta è minore;
- l'assunzione da parte dell'uomo di acqua contaminata, di vegetali provenienti da culture irrigate con acqua contaminata e di alimenti di origine animale (animali che si sono alimentati di vegetali contaminati ed hanno ingerito acqua contaminata e pesci provenienti da acqua inquinata) fa sì, invero, che tali sostanze, legandosi alle proteine, si accumulino nell'organismo con prevalenza nel siero del sangue e nel fegato, ma anche nei reni, permanendovi per periodi prolungati;
- gli studi epidemiologici sull'uomo mostrano che a concentrazioni crescenti di PFOA e PFOS nel siero corrispondono livelli più elevati di colesterolo e, nelle donne incinte, una diminuzione del peso del feto alla nascita. Inoltre, alcuni studi hanno riscontrato, all'aumentare delle concentrazioni nel siero, una crescente probabilità di sviluppare disturbi della tiroide, ipertensione e diabete indotti dalla gravidanza e neoplasie del testicolo e del rene;
- l'esposizione ai PFAS può essere considerata il quinto fattore di rischio per le malattie croniche non trasmissibili;
- il sesto Rapporto sull'andamento del Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta a Pfas, del luglio 2018, in ordine al monitoraggio di 17.605 abitanti nei comuni veneti compresi nelle zone "Area Rossa A" e "Area Rossa B", segnala che 7.716 dei quali sono stati avviati ad un percorso di approfondimento internistico e/o cardiovascolare. Il colesterolo risulta essere il parametro con i valori maggiormente alterati e tale percentuale aumenta all'aumentare dell'età;
- il sesto Rapporto sull'andamento del Piano di sorveglianza sanitaria evidenzia che sono quattro i composti rinvenuti in più del 50% della popolazione monitorata e, specificamente, Pfoa, Pfos, Pfhxs e Pfna;
- il sesto Rapporto sull'andamento del Piano di sorveglianza sanitaria rimarca la netta crescita lineare delle concentrazioni del siero con il passare del tempo trascorso nell'area identificata, nonché che i residenti nell'Area Rossa A presentino concentrazioni sieriche di Pfoa, Pfos e Pfhxs più elevate - quasi doppie - che i residenti nell'Area Rossa B;
- i dati di cui a detto sesto Rapporto, inoltre, confermano i criteri di classificazione delle Aree Rosse A e B, con valori maggiori nell'Area A per chi consumava ortaggi irrigati con acqua di pozzo rispetto all'Area B dove l'inquinamento aveva coinvolto la sola rete acquedottistica (messa in sicurezza con i filtri);
- lo studio epidemiologico sui soggetti con esposizione occupazionale, quali i lavoratori occupati presso MITENI S.p.A., condotto dai dottori Merler e Girardi su incarico della Giunta regionale, "Valutazione della mortalità di addetti alla produzione di fluorurati di sintesi, comprensivi di PFOA e PFOS" conclude che "emergono nei dipendenti RIMAR/MITENI una aumentata mortalità totale e la presenza di eccessi per diverse cause [...] in linea con l'aumento del rischio osservato in esposti professionali a PFOA o coerenti con i dati tossicologici";
- la Procura della Repubblica di Vicenza ha aperto una indagine che sta facendo luce sull'ipotesi di disastro ambientale legato alle sostanze perfluoroalchiliche scaricate nella falda e alle nuove indagini relative alla contaminazione del terreno da GenX, riconducibile a produzioni in corso, è necessario che la Regione Veneto, coerentemente con i suoi doveri di trasparenza, contribuisca al raggiungimento di una verità definitiva anche riguardo le responsabilità dell'azienda Miteni SpA, in particolare alla luce della recente conferma delle omissioni dell'azienda stessa riguardo la conoscenza dello stato della contaminazione;

ESPRIME

- piena solidarietà alla Comunità veneta esposta a contaminazione da PFAS, violata nel diritto alla tutela della salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione;
- piena solidarietà ai lavoratori di MITENI S.p.A., violati nel diritto costituzionalmente tutelato alla salute, intesa come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità, secondo l'accezione di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2008, Testo unico sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;
- profonda indignazione verso chi ha esercitato attività d'impresa inquinando l'ambiente e violando il diritto alla salute delle generazioni, in dispregio dell'articolo 41 della Costituzione che tutela sì la libertà di iniziativa economica privata ma nella misura in cui si svolga nel rispetto dell'utilità sociale ed in assenza di danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
- preoccupazione ed amarezza per l'ambiente e l'ecosistema veneto tanto gravemente danneggiati, per il danno gravissimo al bene essenziale che è la risorsa idrica, patrimonio prezioso delle presenti e delle future generazioni;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

- ad assumere il ruolo di coordinamento nel completamento dell'indagine per la caratterizzazione e la bonifica del sito industriale della azienda Miteni SpA di Trissino (VI), valutando l'ipotesi di chiusura del sito e fissando un preciso cronoprogramma da rendere pubblico;
- a garantire le risorse necessarie all'azione del Commissario straordinario e della Società Veneto Acque S.p.A. per la realizzazione della nuova rete di acquedotti che garantisca l'approvvigionamento alternativo di acqua destinata al consumo umano nelle aree attualmente fornite dalle reti acquedottistiche contaminate, prevedendo il collegamento al sistema idrico integrato di quelle abitazioni ancora non allacciate al sistema acquedottistico e i cui pozzi privati presentano valori superiori ai limiti cautelativi fissati dal Veneto;
- a predisporre con celerità, in stretta collaborazione con i consorzi di bonifica, il piano irriguo necessario per garantire l'adeguata portata d'acqua priva di PFAS al settore agricolo, oltre a prevedere adeguate misure rivolte agli agricoltori della "zona rossa agricola", identificata sulla base dell'uso di acqua inquinata, e a confrontare i risultati delle analisi sulla matrice alimentare con le TDI definite dall'EPA, in attesa di nuove indicazioni dall'EFSA;
- ad assicurare adeguate risorse umane e strumentali ad Arpav, in ordine alle analisi sulla presenza di sostanze chimiche emergenti negli scarichi industriali e al controllo delle discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi, al fine di accertare l'eventuale contaminazione;
- a redigere, in stretta collaborazione con il settore industriale, un Piano regionale per la sostituzione dei PFAS nelle produzioni, avviando al contempo un percorso di accompagnamento tecnico delle aziende al fine di ottenere uno sviluppo innovativo per la raccolta e il trattamento differenziato dell'acqua, con lo scopo di tutelare la riserva idrica di falda e la qualità dei corsi d'acqua;
- a procedere nell'azione regionale di sorveglianza sanitaria e screening, estendendola progressivamente ad ogni fascia d'età e a particolari sottogruppi a rischio più elevato, provvedendo all'ampliamento della cosiddetta "Zona Rossa", e definendo le strategie per la presa in carico dei soggetti esposti ai Pfas anche attraverso percorsi sperimentali coordinati con l'Istituto Superiore di Sanità;
- ad aggiornare costantemente i medici di base, includendoli nella gestione del Piano di sorveglianza sanitaria, e procedere con la stesura e la distribuzione in tutta la zona colpita dalla contaminazione di un vademecum informativo regionale che svolga azione di informazione e prevenzione a favore dei cittadini delle aree colpite;
- ad attivarsi affinché siano celermente poste in essere le attività necessarie per salvaguardale la salute e il diritto sociale al lavoro dei lavoratori dell'impianto Miteni di Trissino (VI), a procedere con sollecitudine ed attenzione particolare alla sorveglianza sanitaria e screening della categoria sociale maggiormente esposta, rappresentata dai lavoratori occupati presso MITENI S.p.A., come disposto dalla delibera regionale n. 1191 del 1 agosto 2017, ad assicurare, attraverso la vigilanza sanitaria dello SPISAL, la verifica delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per i lavoratori occupati presso MITENI S.p.A. ed a promuovere iniziative a garanzia della stabilità occupazionale e di conservazione del trattamento economico e di lavoro per i lavoratori occupati presso MITENI S.p.A.;
- a promuovere un confronto con il Governo volto a fissare i limiti normativi in ordine alla tollerabilità delle sostanze perfluoroalchiliche nelle matrici ambientali e in particolare nelle acque destinate al consumo umano, nelle more di un riconoscimento a tali fini di competenza legislativa in capo alla Regione Veneto;
- a fronte della dichiarazione dello stato di emergenza con relativo stanziamento da parte del Governo precedente, a promuovere un confronto con l'attuale Governo per ottenere ulteriori stanziamenti di risorse economiche per le nuove azioni che si renderanno necessarie;
- a predisporre un report semestrale della spesa pubblica sostenuta dallo Stato, dalla Regione e dagli Enti Gestori;
- a individuare preventivamente le azioni legali più opportune per l'ottenimento di risarcimenti in caso di fallimento dell'azienda Miteni SpA;
- a dare conto con periodicità semestrale al Consiglio regionale sullo stato di attuazione dei presenti impegni ed indirizzi."

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Ringrazio tutti gli interventi precedenti di sostegno e supporto a quello che è stato il lavoro della Commissione.
A valle della relazione approvata e presentata al Consiglio, abbiamo presentato come Commissione d'inchiesta una risoluzione, un atto politico di impegno alla Giunta regionale, sottoscritta da tutti i commissari, a parte i colleghi Zanoni e Guarda che avevano protocollato una loro risoluzione a firma di tutti i componenti del Gruppo del Partito Democratico, e poi c'era una terza risoluzione, protocollata dal collega Piero Ruzzante del Gruppo Liberi E Uguali, con cui ho trovato subito l'accordo nell'unificare le due e poi lo stesso è avvenuto coi colleghi del Partito Democratico.
Per cui siamo arrivati anche per dare, come si sia detto poco, un'unità da parte della politica regionale al di fuori di questo Consiglio, ad avere un unico documento che ora andrò ad illustrare in maniera molto rapida, vista l'ora e visto il tempo.
E' una risoluzione, quindi è un atto politico con cui chiediamo un impegno formale alla Giunta regionale sotto alcuni aspetti: parte con una serie di premesse che ovviamente vanno a descrivere quello che è stato il problema, quelle che sono state le azioni per individuare le cause da parte dello studio del CNR, quelle che sono state le indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità e va a individuare l'intensità del problema dal punto di vista dell'estensione territoriale e del coinvolgimento della popolazione.
Sono state fatte anche delle considerazioni sulla grossa preoccupazione che questo inquinamento sta generando sul territorio, alle caratteristiche di questi composti che, lo ricordo, per la loro composizione, non si dissolvono nell'acqua, anzi si accumulano negli organismi viventi, e soprattutto per quanto è stato ricordato dal punto di vista sanitario, quelle che sono le possibili patologie collegate a questo inquinamento.
Quindi siamo arrivati, in maniera unanime, alla produzione di questo documento, sottoscritto da tutti i Commissari e da tutti i Capigruppo, poi non so se gli altri membri dei vari Gruppi lo vorranno sottoscrivere, in cui andiamo a chiedere alla Giunta regionale determinati impegni suddivisi per tipologia. Li vado a leggere, facciamo prima. Gli impegni sono i seguenti:
- assumere il ruolo di coordinamento nel completamento dell'indagine per la caratterizzazione e la bonifica del sito industriale dell'azienda Miteni S.p.A. di Trissino, valutando l'ipotesi di chiusura del sito e fissando un preciso cronoprogramma da rendere pubblico;
- a garantire le risorse necessarie all'azione del Commissario straordinario della società e della società veneta Veneto Acqua al fine della realizzazione delle condotte, che dovranno sostituire i pozzi di captazione delle acque potabili;
- a predisporre con celerità, in stretta collaborazione con i Consorzi di bonifica, il Piano irriguo necessario per garantire l'adeguata portata d'acqua priva da PFAS agli agricoltori;
- ad assicurare adeguate risorse umane e strumentali ad ARPAV (come abbiamo sollevato prima ed emerso anche dalla relazione stessa che ARPAV ha necessità di risorse sia economiche che umane);
- a redigere in stretta collaborazione con il settore industriale un piano regionale per la sostituzione dei PFAS (questo è anche per dare una visione di Veneto diverso, una visione al settore industriale che possa continuare a produrre gli stessi materiali, ma senza l'utilizzo di questi composti sintetizzati);
- a procedere nell'azione regionale di sorveglianza sanitaria e screening, estendendola progressivamente ad ogni fascia di età e a particolari sottogruppi a rischio più elevato, provvedendo all'ampliamento della cosiddetta zona rossa (questo per garantire un monitoraggio maggiore di quelle che sono le conseguenze di questi composti sulla salute umana);
- ad aggiornare costantemente i Medici di base (che ricordo fino a qualche tempo fa lamentavano di non essere mai stati informati), soprattutto procedendo con la stesura e la distribuzione in tutta la zona colpita dalla contaminazione, di un vademecum (come sollevato anche ieri, se non sbaglio dalla collega Cristina Guarda con un'interrogazione);
- ad attivarsi affinché siano certamente – qui è il punto che riguarda i lavoratori – poste in essere le attività necessarie per la salvaguardia della salute e il diritto sociale al lavoro, dei lavoratori dell'impianto Miteni.
Ricordo come è stato detto prima che vanno salvaguardati sia il pubblico della salute per i valori di PFAS che hanno nel loro sangue, ma anche dal punto di vista occupazionale: sarebbero vecchi bastonati se domani finissero in mezzo a una strada, con una serie di azioni, soprattutto anche e ci tengo a sottolinearlo che vengano realizzati dei controlli assidui da parte dello SPISAL per verificare le condizioni dei luoghi di lavoro dei dipendenti della Miteni.
- a promuovere un confronto con il Governo sia per la fissazione dei cosiddetti limiti di legge, ma anche per ottenere nuove risorse per dare la possibilità alla Regione e ai propri enti, di mettere in atto tutte le azioni necessarie quelle che abbiamo descritto anche prima;
- a predisporre un report semestrale della spesa pubblica sostenuto dallo Stato, dalla Regione, dagli enti gestori;
- ad individuare preventivamente le azioni legali più opportune per l'ottenimento di risarcimenti in caso di fallimento dell'azienda Miteni di Trissino;
- a dare conto con periodicità semestrale al Consiglio regionale sullo stato di attuazione dei presenti impegni ed indirizzi.
Ricordo che è una risoluzione sottoscritta all'unanimità e quindi ringrazio chi ha accettato di unificarlo per dare un segnale di unità fuori da quest'Aula. Grazie.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie.
Il documento che andiamo a votare è stato oggetto anche di un lavoro di profondo confronto con il Presidente della Commissione d'inchiesta e fissa per la Giunta regionale una serie di impegni, di interventi, di misure concrete per affrontare e risolvere l'emergenza PFAS in Veneto.
Ne cito solo alcuni punti che abbiamo condiviso e abbiamo voluto e anche in prima persona portare come contributi, quelli che ritengo prioritari e che penso sia cosa grave omettere, proprio nel momento in cui siamo chiamati ad affrontare questo passaggio delicato.
La risoluzione mette innanzitutto nero su bianco l'assunzione del ruolo di coordinamento della Regione nel coordinamento e nel completamento dell'indagine per la caratterizzazione e la bonifica del sito industriale di Miteni; inoltre, parla della questione agricoltura e richiede la predisposizione celere, in stretta collaborazione con i Consorzi, di un Piano irriguo necessario a fornire acqua priva di PFAS al settore agricolo, oltre a prevedere adeguate misure per il settore degli agricoltori della zona rossa agricola, identificata in maniera particolare per quanto riguarda l'acqua inquinata utilizzata da un punto di vista di presenza di PFAS nella rete acquedottistica, e altri interventi sulle matrici alimentari.
Poi, interventi su ARPAV per lo stanziamento di risorse umane e strumentali apposite, allo scopo di perseguire anche tutte le analisi sulle cosiddette sostanze chimiche emergenti, visto che prima dicevamo che, l'emergenza PFAS, non soltanto è importante e necessario, ma anche doveroso intervenire in questi termini ed eventuali altri rischi di contaminazione.
Poi, l'impegno della redazione di un piano regionale per la sostituzione di PFAS nella produzione e la messa in sicurezza dei processi produttivi delle nostre aziende, grazie anche a una collaborazione con i settori specifici produttivi.
Sul fronte sanitario, impegni precisi per ampliare la sorveglianza sanitaria anche da un punto di vista geografico e la presa in carico dei soggetti esposti ai PFAS, attraverso percorsi sperimentali coordinati con l'Istituto Superiore di Sanità – questo, dal nostro punto di vista, è molto importante – e sollecitando l'aggiornamento costante dei medici di base, includendoli realmente all'interno della gestione del piano di sorveglianza sanitaria.
La diffusione di un vademecum informativo, report semestrali della spesa pubblica sostenuta dallo Stato, dalla Regione e dagli Enti gestori completano questa risoluzione. Tutto questo affiancato a un'opera di formazione e informazione, che fa parte anche del nostro Statuto e, di conseguenza, è chiaro che dobbiamo portarvi particolare attenzione, un documento che va concepito come completamento del lavoro svolto della Commissione d'inchiesta.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la risoluzione n. 88.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Come concordato prima in Conferenza dei Capigruppo, trattiamo la mozione n. 370 sulla chiusura dei punti nascita.
PUNTO
28



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUZZANTE, AZZALIN, CONTE, NEGRO, SINIGAGLIA E ZANONI RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE IMPEDISCA LA CHIUSURA DEI PUNTI NASCITA DI ADRIA, PIOVE DI SACCO E VALDAGNO" (MOZIONE N. 370) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 110/2018)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- il Comitato Percorso Nascita nazionale in data 22 maggio 2018 si è espresso in relazione alla richiesta di parere sulla deroga alla chiusura dei punti nascita di Venezia, Adria, Asiago, Pieve di Cadore, Piove di Sacco, Valdagno e Portogruaro con volumi di attività inferiori a 500 parti/anno;
- la richiesta è stata effettuata dalla Regione del Veneto sulla base del Protocollo Metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi inferiori ai 500 parti/annui e in condizioni orogeografiche difficili (art. 1 D.M. 11/11/2015), che interviene nell'ambito delle linee di indirizzo contenute nell'Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010;
- il CPNn ha espresso parere favorevole alla persistenza dei PN dell'Ospedale di Venezia, Asiago e Pieve di Cadore, mentre si è espresso sfavorevolmente rispetto alla deroga per il PN di Valdagno, Adria e Piove di Sacco e ha contestualmente stabilito di differire al 30 settembre 2018 l'espressione del parere sulla deroga relativa al PN di Portogruaro;
CONSIDERATO CHE:
- dopo la chiusura, nel 2016, del PN di Trecenta, e con la chiusura del PN di Adria, resterebbe nel Polesine soltanto il PN di Rovigo;
- in riferimento al PN di Adria, il CPNn precisa che "il PN possiede tutti i requisiti organizzativi, tecnologici e di sicurezza previsti dall'Accordo del 16-12-2010";
- i tempi di percorrenza dai Comuni serviti dai PN di Adria, Piove di Sacco e Valdagno ad ospedali alternativi sono in alcuni casi pari o superiori alla mezz'ora, con differenziali che toccano i 25 minuti;
- non si può sottovalutare in alcun modo il tema della sicurezza dei bimbi, delle madri e dei professionisti della sanità che devono poter operare in condizioni ottimali; le esigenze derivanti dal parto e del puerperio non possono essere sminuite e obliterate da una logica decisoria, quale quella assunta dal CPNn, che fa digradare tali fondamentali esigenze al rango di condizioni esterne al processo valutativo, come se l'interesse pubblico avuto di mira fosse altro e non, appunto, la costruzione di un servizio adeguato e appropriato;
RITENUTO CHE:
- si debba evitare in ogni modo la chiusura dei punti nascita di Adria, Piove di Sacco e Valdagno, che causerebbe grave disagio ai cittadini dei Comuni serviti da questi ospedali;
- nel prevedere gli sviluppi futuri del Sistema sanitario regionale sia necessario partire dai reali bisogni di salute dei cittadini e tenere conto delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità veneta;
impegna la Giunta regionale
ad intervenire per la salvaguardia dei punti nascita di Adria, Piove di Sacco e Valdagno anche, qualora risultasse necessario, sollecitando il Governo nazionale ad adottare i provvedimenti atti a impedirne la chiusura".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ovviamente, essendo esperto di Aule, la do per letta: impegna la Giunta ad intervenire con il Governo per evitare la chiusura dei punti nascita di Adria, Piove di Sacco e Valdagno.

PRESIDENTE

Grazie. Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la mozione n. 370.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Viene sconvocata la seduta prevista per domani.
Il Consiglio regionale è convocato martedì 28 agosto 2018 alle ore 14.30.
La seduta è chiusa.
La seduta termina alle ore 20.07
Il Consigliere segretario
f.to Simone Scarabel

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti
Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.
Revisione e coordinamento testo a cura di:
Cristiano Gebbin, Elisabetta Fabris, Gabriella Gamba
Verbale n. 181 - 10^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 181
MERCOLEDÌ 1 AGOSTO 2018


PRESIDENZA
PRESIDENTE ROBERTO CIAMBETTI
VICEPRESIDENTI MASSIMO GIORGETTI E BRUNO PIGOZZO

PROCESSO VERBALE A CURA DELL'UFFICIO ATTIVITà ISTITUZIONALI

INDICE

Processo verbale della 181a seduta pubblica – mercoledì 1 agosto 2018
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 17676 del 26 luglio 2018.

Il Presidente CIAMBETTI dopo un rinvio dichiara aperta la seduta alle ore 11.07.

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]

Il PRESIDENTE comunica che è in congedo il Presidente della Giunta regionale Zaia e l'assessore Coletto.

Sull'ordine dei lavori interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale).

Il PRESIDENTE risponde al consigliere Berlato.

Punto n. 23) all'ordine del giorno


Disegno di legge relativo a "Riordino delle funzioni provinciali in materia di caccia e pesca in attuazione della legge regionale. 30 dicembre 2016, n. 30, nonché conferimento di funzioni alla provincia di Belluno ai sensi della legge regionale 8 agosto 2014, n. 25 " (Progetto di legge n. 356/2018) APPROVATO (Deliberazione legislativa n. 31/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che svolge la relazione di maggioranza per conto della Prima Commissione consiliare.

Durante l'intervento del consigliere Berlato assume la Presidenza il Vicepresidente Bruno Pigozzo.

Interviene il consigliere Azzalin (Partito Democratico) che svolge la relazione di minoranza per conto della Prima Commissione consiliare.

Durante l'intervento del consigliere Azzalin assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti.

Il PRESIDENTE dichiara che alle ore 11.41 scade il tempo per la presentazione dei subemendamenti agli emendamenti nn. B7 e B8 presentati dal consigliere Azzalin.

In discussione generale interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico).

Durante l'intervento del consigliere Zanoni assume la Presidenza il Vicepresidente Bruno Pigozzo e poi nuovamente il Presidente Roberto Ciambetti.

Chiusa la discussione generale, in sede di replica, interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale).

Il PRESIDENTE dichiara che alle ore 12.05 scade il tempo per la presentazione dei subemendamenti agli emendamenti nn. B9, B10 e B11 presentati dal consigliere Azzalin.

In sede di replica intervengono il consigliere Azzalin (Partito Democratico) e l'assessore Pan.

Interviene la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle).

Il PRESIDENTE Ciambetti sospende la seduta alle ore 12.05 per consentire l'esame degli emendamenti da parte delle Commissioni Prima e Terza.

La seduta riprende alle ore 12.22.

Si passa all'esame degli articoli e relativi emendamenti.

L'articolo 1 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

L'articolo 2 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B9 all'articolo 3 intervengono i consiglieri Zanoni (Partito Democratico) e Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario.

L'emendamento n. B9 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Sull'emendamento n. B10 all'articolo 3 intervengono i consiglieri Zanoni (Partito Democratico), Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario e l'assessore Pan.

L'emendamento n. B10 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario sull'emendamento B11.

L'emendamento n. B11 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

L'articolo 3 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B7 all'articolo 4 intervengono il consigliere Pigozzo (Partito Democratico), che illustra anche gli emendamenti nn. B8 e B2, la consigliera Bartelle (Movimento 5 Stelle), Azzalin (Partito Democratico), Zanoni (Partito Democratico), Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale), che esprime parere contrario anche con riferimento agli emendamenti nn. B8 e B2, Giorgetti (Forza Italia – Alleanza per il Veneto), l'assessore Pan, la consigliera Zottis (Partito Democratico), Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Alleanza per il Veneto).

L'emendamento n. B7 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

L'articolo 4 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B8 all'articolo 5 interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico).

La seduta è sospesa alle ore 13.07.

La seduta riprende alle ore 14.45.

Sull'emendamento n. B8 all'articolo 5 intervengono i consiglieri Pigozzo (Partito Democratico), Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale), Dalla Libera (Veneto Civico), Bartelle (Movimento 5 Stelle), Valdegamberi (Gruppo Misto), Azzalin (Partito Democratico), Guadagnini (Siamo Veneto).

L'emendamento n. B8 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

L'articolo 5 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

L'articolo 6 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B1 all'articolo 7 intervengono i consiglieri Casali (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà), che lo illustra, Pigozzo (Partito Democratico), Fracasso (Partito Democratico), Rizzotto (Zaia Presidente), Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario.

L'emendamento n. B1 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Sull'emendamento n. B2 all'articolo 7 interviene il consigliere Pigozzo (Partito Democratico).

L'emendamento n. B2 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

L'articolo 7 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B3 all'articolo 8 intervengono i consiglieri Azzalin (Partito Democratico) e Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che si dichiara contrario.

L'emendamento n. B3 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Sull'emendamento n. B4 all'articolo 8 intervengono i consiglieri Azzalin (Partito Democratico), Ruzzante (Gruppo Misto – Liberi e Uguali), che chiede di sottoscriverlo congiuntamente all'emendamento n. B5, l'assessore Bottacin (Zaia Presidente), i consiglieri Zorzato (Area Popolare Veneto), Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario.

L'emendamento n. B4 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

L'articolo 8 posto in votazione col sistema elettronico è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Sull'emendamento n. B5 all'articolo 9 intervengono il consigliere Azzalin (Partito Democratico) e Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che esprime parere contrario.

L'emendamento n. B5 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Sull'emendamento n. B6 interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale), che esprime parere contrario.

L'emendamento n. B6 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

Gli articoli 9, 10, 11 e 12 posti in votazione, separatamente, col sistema elettronico sono approvati nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, il progetto di legge in oggetto nel suo complesso.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Colman, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Valdegamberi, Guadagnini, Negro, Conte, Dalla Libera, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Bartelle, Ruzzante, Zanoni

Astenuti:

Ferrari, Guarda, Giorgetti, Baldin, Berti, Brusco, Scarabel, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zottis

Punto n. 24) all'ordine del giorno


Seduta del Consiglio regionale del Veneto presso il Museo della Grande Guerra di Punta Serauta della Marmolada nel comune di Rocca Pietore (BL). Autorizzazione ai sensi dell'articolo 70, comma 1 del Regolamento del Consiglio regionale del Veneto. (Proposta di deliberazione amministrativa n. 73) APPROVATA (Deliberazione n. 107/2018)  [RESOCONTO]


Si dà atto che il provvedimento e relativi emendamenti, richiedono per l'approvazione la maggioranza dei componenti.

Intervengono i consiglieri Finco (Liga Veneta – Lega Nord) che svolge la relazione di maggioranza per conto della Prima Commissione consiliare e Azzalin (Partito Democratico) che svolge la relazione di minoranza.

In discussione generale intervengono i consiglieri Pigozzo (Partito Democratico), Zorzato (Area Popolare Veneto), Fracasso (Partito Democratico), Dalla Libera (Veneto Civico), Bartelle (Movimento 5 Stelle), Ruzzante (Gruppo Misto – Liberi e Uguali), Zanoni (Partito Democratico), Dalla Libera (Veneto Civico) che interviene per fatto personale.

Sull'emendamento n. C1, dopo aver acquisito il parere della Prima Commissione consiliare interviene il consigliere Azzalin (Partito Democratico).

L'emendamento n. C1 posto in votazione col sistema elettronico è respinto.

In dichiarazione di voto, prima della votazione finale, intervengono i consiglieri Ruzzante (Gruppo Misto – Liberi e Uguali), Fracasso (Partito Democratico), Berti (Movimento 5 Stelle), Casali (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà), Finco (Liga Veneta – Lega Nord), Zorzato (Area Popolare Veneto), Dalla Libera (Veneto Civico).

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Colman, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Valdegamberi, Guadagnini, Negro, Conte, Dalla Libera, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Ferrari

La seduta è sospesa alle ore 17.40.

La seduta riprende alle ore 18.00.

Punto n. 25) all'ordine del giorno


Relazione finale, in esecuzione del mandato conferito alla Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) (Deliberazione del Consiglio regionale del Veneto n. 72 del 15 maggio 2017) APPROVATA (Deliberazione n. 108/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Brusco (Movimento 5 Stelle) che illustra la relazione per conto della Commissione d'inchiesta.

Durante l'intervento del consigliere Brusco assume la Presidenza il Vicepresidente Massimo Giorgetti.

In discussione generale intervengono i consiglieri Guarda (Alessandra Moretti Presidente), Ruzzante (Gruppo Misto – Liberi e Uguali), Fracasso (Partito Democratico), Zanoni (Partito Democratico), Conte (Veneto per L'autonomia – Alleanza per il Veneto), Giorgetti (Forza Italia – Alleanza per il Veneto), Montagnoli (Liga Veneta – Lega Nord), Villanova (Zaia Presidente), Ciambetti (Liga Veneta – Lega Nord) e l'assessore Bottacin (Zaia Presidente).

Durante l'intervento del consigliere Fracasso assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti e durante l'intervento del consigliere Montagnoli assume la Presidenza il Vicepresidente Massimo Giorgetti

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la presa d'atto della relazione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Colman, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Ruzzante, Guadagnini, Negro, Conte, Dalla Libera, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Guarda, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis

Astenuti:

Punto n. 26) all'ordine del giorno


Risoluzione presentata dai consiglieri Guarda, Zanoni, Fracasso, Salemi, Moretti, Sinigaglia, Azzalin, Pigozzo e Zottis relativa a "Emergenza PFAS: la Giunta regionale tuteli, con puntuali interventi, la salute dei cittadini, il patrimonio ambientale, i lavoratori, le produzioni agricole della vastissima area colpita dalla contaminazione" (Risoluzione n. 82) RITIRATA


La consigliera Guarda (Alessandra Moretti Presidente) comunica il ritiro della risoluzione in oggetto.

Punto n. 27) all'ordine del giorno


Risoluzione presentata dai consiglieri Brusco, Barison, Conte, Guadagnini, Montagnoli e Villanova relativa a "Relazione finale della Commissione d'inchiesta per la acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): la Giunta intervenga sulla base del contenuto della medesima" (Risoluzione n. 83) RITIRATA  [RESOCONTO]


Il consigliere Brusco (Movimento 5 Stelle) comunica il ritiro della risoluzione in oggetto.

Il PRESIDENTE, preso atto dell'integrazione del calendario, avvenuta in sede di Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, con l'inserimento della risoluzione n. 88, richiesto dal proponente consigliere Brusco, pone in votazione la proposta di discutere la risoluzione n. 88 dopo il punto 27) dell'ordine del giorno.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di discussione immediata.

Il Consiglio approva

Punto n. 27 bis) all'ordine del giorno


Risoluzione presentata dai consiglieri Brusco, Guarda, Barison, Berlato, Villanova, Montagnoli, Zanoni, Conte, Guadagnini, Ruzzante, Rizzotto, Finco, Dalla Libera, Zorzato, Bassi, Valdegamberi, Negro, Fracasso, Ferrari, Giorgetti relativa a "Inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Veneto, contaminazione da PFAS della popolazione, esposizione occupazionale e contaminazione dei lavoratori di Miteni S.P.A." (Risoluzione n. 88) APPROVATA (Deliberazione n. 109/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Brusco (Movimento 5 Stelle) che illustra la risoluzione in oggetto.

Durante l'intervento del consigliere Brusco assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti

In discussione generale interviene la consigliera Guarda (Alessandra Moretti Presidente).

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la risoluzione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Colman, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Guadagnini, Negro, Conte, Dalla Libera, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 28) all'ordine del giorno


Mozione presentata dai consiglieri Ruzzante, Azzalin, Conte, Negro, Sinigaglia e Zanoni relativa a "La Giunta regionale impedisca la chiusura dei punti nascita di Adria, Piove di Sacco e Valdagno" (Mozione n. 370) APPROVATA (Deliberazione n. 110/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto – Liberi e Uguali) che dà per letta la mozione in oggetto.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Colman, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Moretti, Salemi, Zanoni, Zottis, Guadagnini, Negro, Conte, Dalla Libera, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Il PRESIDENTE sconvoca la seduta di domani e dichiara chiusa la seduta.

Il Consiglio regionale è convocato martedì 28 agosto 2018 alle ore 14.30.

La seduta termina alle ore 20.07.

Consiglieri presenti:
AZZALIN Graziano
LANZARIN Manuela
BALDIN Erika
MARCATO Roberto
BARBISAN Fabiano
MICHIELETTO Gabriele
BARBISAN Riccardo
MONTAGNOLI Alessandro
BARISON Massimiliano
MORETTI Alessandra
BARTELLE Patrizia
NEGRO Giovanna
BASSI Andrea
PIGOZZO Bruno
BERLATO Sergio Antonio
POSSAMAI Gianpiero
BERTI Jacopo
RIZZOTTO Silvia
BOTTACIN Gianpaolo Enrico
RUZZANTE Piero
BRESCACIN Sonia
SALEMI Orietta
BRUSCO Manuel
SANDONA' Luciano
CALZAVARA Francesco
SCARABEL Simone
CASALI Stefano
SEMENZATO Alberto
CIAMBETTI Roberto
SINIGAGLIA Claudio
COLMAN Maurizio
VALDEGAMBERI Stefano
CONTE Maurizio
VILLANOVA Alberto
DALLA LIBERA Pietro
ZANONI Andrea
DONAZZAN Elena
ZORZATO Marino
FERRARI Franco
ZOTTIS Francesca
FINCO Nicola

FORCOLIN Gianluca

FRACASSO Stefano

GEROLIMETTO Nazzareno

GIDONI Franco

GIORGETTI Massimo

GUADAGNINI Antonio

GUARDA Cristina





IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
Simone SCARABEL








IL PRESIDENTE
Roberto CIAMBETTI







N.B. Gli emendamenti indicati nel processo verbale sono consultabili presso l'Ufficio attività istituzionali

PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Cristiano Gebbin e Gamba Gabriella