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Seduta del consiglio regionale del 03/05/2018 n. 170

Resoconto n. 170 - 10^ legislatura
Resoconto 170a Seduta pubblica
Giovedì, 3 maggio 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Bruno PIGOZZO
La Seduta inizia alle ore 10.30

PRESIDENTE

Colleghi, buongiorno. Grazie per la vostra puntualità. A causa di problemi alla viabilità molti sono in ritardo, quindi la seduta viene rinviata alle ore 11.00. Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 10.30
La Seduta riprende alle ore 11.04
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 170a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 10064 del 26 aprile 2018.
PUNTO
1



APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 168a seduta pubblica di martedì 10 aprile 2018 e il processo verbale della 169a seduta pubblica di mercoledì 11 aprile 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA
Gianluca FORCOLIN
Luciano SANDONA'

I congedi sono concessi.

PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 547 del 12 marzo 2018 presentata dal consigliere Finco relativa a: "GRANDI STRUTTURE DI VENDITA: LA REGIONE VERIFICHI I PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI ATTUATI NEL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA COSIDDETTA "AREA PENGO""

"Premesso che:
- il sistema commerciale bassanese, da sempre ritenuto un'eccellenza ed un forte elemento di attrattività, è stato pesantemente minato da scelte urbanistiche e amministrative che hanno portato, nel giro di un decennio, all'insediamento di almeno tre piattaforme commerciali molto impattanti (C.C. Il Grifone, P.C. SS47, C.C. Emisfero) causa di un vero e proprio processo di desertificazione del Centro Storico, peraltro oggi ulteriormente aggravata dalle vicende legate alla ristrutturazione del "Ponte Vecchio";
- in tale contesto, già abbastanza compresso, l'attuale amministrazione comunale di Bassano del Grappa ha approvato una variante che consentirà la nascita di un nuovo Centro Commerciale da 8.000 mq di superficie di vendita;
- la variante in oggetto, preceduta da un accordo pubblico-privato, di fatto, è intervenuta in modo sostanziale nello strumento urbanistico comunale, modificando il Piano degli Interventi, la cartografia e le N.T.O per trasformare un'area "mista" in una nuova area per Grandi Strutture di Vendita e Centri Commerciali che, in virtù dei meccanismi perequativi disciplinati dall'articolo 35 della legge regionale 11/2004, alla "parte privata" è sempre stata richiesta la realizzazione di opere o l'elargizione contributi significativi;
- con riferimento alla valutazione di rilevante interesse pubblico attribuito all'intervento urbanistico, l'Amministrazione cittadina si è "limitata" alla favorevole valutazione relativa alla realizzazione, a spese della parte privata, di due tronconi di pista ciclabile perimetrali all'area oggetto di intervento edilizio il cui valore delle opere è stimato per un totale di € 200.000.
Considerato che:
- l'impatto sulla viabilità e sull'inquinamento che produrrà il nuovo Centro Commerciale, senza considerare quello socio-economico sul centro storico e sui Comuni confinanti, pare non seguire alcuna logica di convenienza o di adeguatezza rispetto ad altri interventi già attuati e convenzionati (vedi area centro commerciale Emisfero o area accordo 4);
- secondo le previsioni programmatorie del piano degli interventi, l'area, pur essendo definita nel piano commerciale di degrado edilizio e quindi assoggettata a tutte le disposizioni di miglioramento previste dalla legge regionale 50/2012 (Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto), sarà inspiegabilmente attuata a mezzo di un Intervento Edilizio Diretto (I.E.D.) e quindi senza la possibilità dell'Amministrazione di intervenire nell'organizzazione urbanistica, infrastrutturale ed architettonica che normalmente è ritenuta necessaria quando si insediano strutture di vendita di così ampia portata lungo una via che ospita già altre due grandi strutture di vendita oltre a molte medie strutture;
- in tutti gli altri simili casi, questo tipo di interventi sono sempre stati attuati attraverso Piani Urbanistici Attuativi (P.U.A.) tali di consentire una puntuale progettazione di tutti gli ambiti e quindi introdurre opere a miglioramento della viabilità e più in generale della sostenibilità ambientale;
- l'effettiva diminuzione della superficie commerciale esistente risulta essere un adeguamento imposto dalla normativa vigente per non assoggettare a procedura VIA l'intervento e pertanto non può essere considerata come vantaggio perequativo per l'amministrazione;
- la richiesta della grande struttura è dovuta ad una cessione di superficie commerciale attuata a favore del centro commerciale il Grifone con le precedenti leggi regionali in materia;
- in una logica di P.U.A., le ciclopiste, richiamate in premessa, potevano essere ricomprese all'interno del Piano stesso, mentre si dovevano valutare come "rilevante interesse pubblico", le opere necessarie di viabilità, spazi pubblici, collegamenti con il Centro Storico per il quartiere ad alta densità abitativa che confina a nord, anche adeguandosi ai principi espressi dal Sindaco nel documento programmatico al Piano degli Interventi approvato in data 4 giugno 2015 con DCC n. 46.
Visto l'articolo 57 della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2018), che ha introdotto il comma 2 bis all'articolo 16 della legge regionale 11/2004 prevedendo l'obbligo di una pianificazione coordinata tra Comuni contermini, in una logica di PATI, nel caso di aree da destinare a Grandi Strutture di Vendita.
Tenuto conto che:
- nello specifico, trattandosi di legge in materia urbanistica, l'approvazione dell'accordo dovrebbe avvenire all'effettiva approvazione urbanistica dello stesso e non alla stipulazione del solo atto di impegno che inizia il procedimento previsto dall'articolo 6 della legge regionale 11/2004;
- con l'entrata in vigore del richiamato articolo 57 della legge regionale 45/2017, tale previsione normativa è stata completamente disattesa poiché la definitiva approvazione della variante è stata approvata lo scorso 15 febbraio e quindi già in vigenza con le nuove disposizioni.
Considerato infine che l'accordo pubblico privato deliberato dalla Giunta comunale del 14 febbraio 2017 e approvato dal Consiglio comunale del 28 aprile 2017 era "sospensivamente condizionato alla conferma delle sue previsioni nel Piano degli Interventi, con l'approvazione di apposita variante, senza possibilità di rivalsa o pretesa nei confronti dell'Amministrazione per tutte le spese sostenute e senza pregiudizio nei diritti di terzi".
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere se le modalità di approvazione della variante urbanistica di cui alla deliberazione del Consiglio comunale del 15 febbraio 2018 siano state adottate nel rispetto dell'articolo 57 della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 "Collegato alla legge di stabilità reginale 2018.".

PRESIDENTE

Finco la dà per illustrata e risponde l'Assessore Corazzari, prego.
RISPOSTA DELLA GIUNTA REGIONALE
"Come noto, l'articolo 57, comma 2 della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2018" ha introdotto il comma 2 bis nell'articolo 16 della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 "Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio".
Detto comma 2 bis testualmente recita:
"La pianificazione coordinata tra più comuni è sempre necessaria nel caso di aree da destinare all'insediamento di grandi strutture di vendita, come definite all'articolo 3, comma 1, lettera g) della legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50 "Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto", al di fuori del centro storico, con superficie di vendita superiore a 8.000 metri quadrati nei comuni capoluogo di provincia e con superficie di vendita superiore a 4.000 metri quadrati negli altri comuni. In tali casi la pianificazione coordinata deve comprendere i comuni confinanti con il comune interessato dall'insediamento della grande struttura di vendita".
Dunque, dalla data di entrata in vigore della citata legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 , vale a dire dal giorno 29 dicembre 2017 stesso, per poter destinare un'area all'insediamento di grandi strutture di vendita è necessaria l'adozione di un piano di assetto del territorio che comprenda tutti i Comuni confinanti con il Comune nel cui territorio sarà realizzata la grande struttura di vendita.
Il successivo comma 3 del citato articolo 57 della legge regionale n. 45 del 2017 precisa l'applicazione della norma testé introdotta, nei termini seguenti:
"Le disposizioni di cui al comma 2 bis dell'articolo 16 della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 , come introdotto dal comma 2, si applicano anche alle aree con idonea destinazione urbanistica per l'insediamento delle grandi strutture di vendita, purché non oggetto di strumenti urbanistici attuativi o di accordi pubblico-privato o di accordi di programma approvati alla data di entrata in vigore della presente legge".
Ne consegue che la pianificazione coordinata tra tutti i Comuni confinanti (con il Comune nel quale dovrà sorgere la nuova grande struttura di vendita), vale a dire il PATI, è necessario anche nel caso in cui l'area di realizzazione della struttura di vendita sia già urbanisticamente idonea a tale destinazione.
Al fine di tutelare le situazioni giuridiche formatesi sulla base della previgente disciplina di settore, il Legislatore ha fatto salvi i casi in cui prima del 29 dicembre 2017 per le aree già urbanisticamente idonee, e quindi per le quali non è necessaria alcuna variante urbanistica, siano già stati adottati strumenti urbanistici attuativi ovvero siano già intervenuti accordi pubblico-privato o accordi programma.
Chiarito l'ambito giuridico in cui si inserisce l'interrogazione, appare evidente, dalla documentazione comunale acquisita dagli Uffici, come il Comune di Bassano del Grappa con la deliberazione di Consiglio Comunale n. 4 del 15 febbraio 2018 abbia proceduto all'approvazione della variante al Piano comunale degli interventi n. 3/2017 riguardante l'area di proprietà della ditta Finpengo spa, finalizzata alla realizzazione di una grande struttura di vendita di superficie inferiore a 8'000 metri quadrati, dopo l'entrata in vigore della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 , in argomento.
Invero, nelle premesse della deliberazione del Consiglio comunale n. 4 del 2018 si legge testualmente:
"La pianificazione coordinata tra comuni confinanti, in caso di previsioni di grandi strutture di vendita, introdotta dall'art. 57 della L.R. 45 del 29/12/2017, non trova applicazione nella fattispecie in esame in quanto l'area risulta già interessata da accordo pubblico-privato, approvato e sottoscritto alla data di entrata in vigore della legge stessa; di ciò si trova riscontro anche nella relazione di controdeduzione del proponente di cui al prot. n. 6166/2018".
Oggettivamente, risponde a verità che l'accordo pubblico-privato tra il Comune di Bassano del Grappa e la ditta Finpengo spa, secondo quanto riportato nella deliberazione del Consiglio comunale n. 58 del 31 luglio 2017, fu stipulato in data 30 giugno 2017 con atto repertorio n. 9.234 del Segretario Generale del Comune. Ma l'affermazione contenuta nella citata deliberazione del Consiglio comunale n.4 del 2018 perde di vista la fondamentale condizione stabilita dalla legge secondo la quale l'area per la quale è stipulato l'accordo pubblico-privato deve essere già idonea urbanisticamente e non diventarlo dopo l'approvazione di variante successiva alla entrata in vigore della legge n. 45 del 2017.
Per completezza, si precisa che, secondo quanto dichiarato nella deliberazione della Giunta comunale di Bassano del Grappa n. 40 del 14 febbraio 2017, con la quale è stata espressa la preliminare valutazione di rilevante interesse pubblico della proposta di accordo pubblico-privato per ristrutturazione e rigenerazione urbana del complesso commerciale di via Capitello della ditta proponente Finpengo spa, sull'area oggetto della variante era già previsto l'insediamento di sei medie strutture di vendita con superficie non superiore a 2'500 metri quadrati, in luogo delle quali sarebbe intenzione del proponente realizzare una grande struttura di vendita con superficie di vendita non superiore a 8'000 metri quadrati.
In conclusione:
1. Resta fermo e non dubitabile che la possibilità di realizzare grandi strutture di vendita (centri commerciali con superficie di vendita superiore a 8'000 mq. nei Comuni capoluogo di provincia o a 4'000 mq. negli altri Comuni) dopo l'entrata in vigore della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2018" è subordinata alla preventiva approvazione di un Piano di assetto del territorio intercomunale. Questa disposizione, infatti, è contenuta nell'articolo 57, comma 2, della citata legge regionale ed è in vigore dal 29 dicembre 2017.
2. La variante urbanistica al Piano degli interventi del Comune di Bassano del Grappa è stata approvata con deliberazione del Consiglio comunale n. 4 in data 15 febbraio 2018. L'articolo 57, comma 3, della citata legge regionale n.45 del 2017 si applica tanto alle aree con diversa destinazione urbanistica, quanto alle aree con idonea destinazione urbanistica. Unica eccezione è costituita dal caso di interventi, localizzati in aree con idonea destinazione urbanistica, oggetto di strumenti urbanistici attuativi o di accordi pubblico-privato o accordi di programma già approvati alla data del 29 dicembre 2017, giorno di entrata in vigore della legge regionale n. 45 del 2017.
3. Come risulta dagli atti del Comune di Bassano del Grappa e in particolare dalle deliberazioni del Consiglio comunale n. 58 del 31 luglio 2017 (Variante al P.I. n. 3/2017 di recepimento dell'atto di Accordo Pubblico/Privato per "Ristrutturazione e rigenerazione urbana del complesso commerciale di via Capitelvecchio a Bassano del Grappa" ditta Finpengo spa. Adozione ai sensi dell'art. 18 della L.R. n. 11/2004 ) e n. 4 del 15 febbraio 2018 (avente corrispondente oggetto), la possibilità di insediamento di una nuova grande struttura di vendita con superficie di vendita non superiore a 8'000 mq. necessitava di variante al Piano comunale degli interventi. Dunque, la disposizione transitoria derogatoria prevista nel citato articolo 57, comma 3 della legge regionale n. 45 del 2017, non è applicabile nemmeno astrattamente, posto che, come sopra detto, l'intervento necessitava di variante urbanistica in quanto l'area non possedeva idonea destinazione urbanistica.
4. Ai sensi dell'articolo 114 della Costituzione (nel testo introdotto dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) la Regione non ha potere di supremazia sui Comuni.
Per tale ragione non può intervenire direttamente sulle attività delle Amministrazioni comunali.
Nel caso di specie, tuttavia, la citata legge regionale n. 11 del 2004, all'articolo 30, attribuisce alle Province il potere di annullamento delle deliberazioni e dei provvedimenti comunali che autorizzano interventi non conformi alla normativa urbanistica. A tal fine, i competenti Uffici regionali trasmetteranno alla Provincia di Vicenza una nota con i contenuti della presente risposta, affinché valuti la legittimità dei provvedimenti assunti dal Comune di Bassano, in argomento.".

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
"Com'è noto, l'articolo 57, comma 2, della legge regionale n. 45 del 2017, ha introdotto il comma 2 bis, dell'articolo 16, "Norme per il governo del territorio del paesaggio", la legge n. 11 del 2004. Questo comma 2 bis recita testualmente: "La pianificazione coordinata tra più Comuni è sempre necessaria nel caso di aree da destinare all'insediamento di grandi strutture di vendita, come definite dall'articolo 3, comma 1, lettera g), della legge regionale n. 52012 – eccetera - e al di fuori del centro storico con superficie di vendita superiore a 8.000 metri quadrati nei Comuni, capoluogo di provincia e superficie di vendita superiore a 4.000 metri quadrati negli altri Comuni.
In tali casi la pianificazione coordinata deve comprendere i Comuni confinanti con il Comune interessato all'insediamento della grande struttura di vendita". Dunque, dalla data di entrata in vigore della citata legge, vale a dire dal 29 dicembre 2017, per poter destinare un'area all'insediamento di grandi strutture di vendita è necessaria l'adozione di un Piano di assetto del territorio che comprenda tutti i Comuni confinanti con i Comuni il cui territorio sarà realizzata la grande struttura di vendita.
Il successivo comma 3 recita: "Le disposizioni di cui al comma 2 bis, dell'articolo 16, come introdotto dal comma 2, si applicano anche alle aree con idonea destinazione urbanistica per l'insediamento delle grandi strutture di vendita, purché non oggetto di strumenti urbanistici attuativi o di accordi pubblico privato o di accordi di programma approvati alla data di entrata in vigore della presente legge.
Ne consegue che la pianificazione coordinata tra tutti i Comuni confinanti con il Comune nel quale dovrà sorgere la nuova grande struttura di vendita, vale a dire il PATI, è necessario anche nel caso in cui l'area di realizzazione della struttura di vendita sia già urbanisticamente idonea a tale destinazione.
Al fine di tutelare le situazioni giuridiche formatesi sulla base della previgente disciplina di settore, il legislatore ha fatto salvo i casi in cui prima del 29 dicembre 2017, per le aree già urbanisticamente idonee e quindi per le quali non è necessario alcuna variante urbanistica, siano già stati adottati strumenti urbanistici attuativi, ovvero siano già intervenuti accordi pubblico privato o accordi di programma.
Chiarito l'ambito giuridico in cui si inserisce l'interrogazione, appare evidente, dalla documentazione comunale acquisita dagli uffici, come il Comune di Bassano del Grappa con la deliberazione di Consiglio comunale n. 4, del 15 febbraio 2018, abbia proceduto all'approvazione della variante del Piano comunale degli interventi, n. 3/2017 riguardante l'area di proprietà della ditta Finpengo S.p.A., finalizzata alla realizzazione di una grande struttura di vendita di superficie inferiore agli 8.000 metri quadri, dopo l'entrata in vigore della legge regionale 29 dicembre 2017, n. 45 ...".
Siccome è ancora molto lunga e tecnica, se volete la consegno, siete d'accordo?

PRESIDENTE

Collega Finco? Sì, verrà consegnata a Finco con tutti i particolari.
Un sunto conclusivo.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Oggettivamente risponde a verità che l'accordo pubblico privato tra il Comune di Bassano del Grappa e la Ditta Finpengo, secondo quanto riportato dalla deliberazione del Consiglio comunale, fu stipulato in data 30 giugno 2017, ma l'affermazione contenuta nella citata deliberazione perde di vista la fondamentale condizione stabilita...

PRESIDENTE

Assessore, chiudiamo e dà la risposta per iscritto.
Prego, Finco per la replica.

Nicola Ignazio FINCO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Sono più che soddisfatto della risposta data dall'assessore Corazzari, tanto è vero che gli uffici della Giunta regionale hanno già provveduto ad inviare tutta la documentazione alla provincia di Vicenza, perché il Comune riveda tutto l'iter della procedura.
In poche parole, è stato autorizzato un nuovo centro commerciale a Bassano del Grappa, senza rispettare la legge che è stata approvata lo scorso anno durante la Finanziaria, che prevedeva proprio la concertazione con i Comuni contermini.
Quindi questo, posso dirlo tranquillamente, è l'ennesimo fallimento dell'Amministrazione comunale di Bassano del Grappa.

Interrogazione a risposta immediata n. 540 del 28 febbraio 2018 presentata dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Zanoni, Zottis e Guarda relativa a: "FALLIMENTO BELLELLI ENGINEERING: COSA HA FATTO LA GIUNTA PER EVITARE IL TRACOLLO DELLA SOCIETÀ PARTECIPATA?"

"Premesso che:
- lo scorso 9 febbraio il Tribunale di Rovigo ha dichiarato il fallimento della azienda Bellelli Engineering, società specializzata nella fabbricazione di macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere, nata nel 2003 e giunta nel 2014 ad avere un attivo patrimoniale di quasi 42 milioni di euro, ricavi per 34 milioni ed oltre 100 dipendenti tra Rovigo e le sedi estere;
- la suddetta azienda era partecipata dal febbraio 2011 dalla Regione, attraverso la controllata Veneto Sviluppo.
Considerato che:
- la Bellelli Engineering è stata la prima ed unica azienda a beneficiare del "Patrimonio destinato", lo strumento di finanza creativa pensato dalla Regione Veneto con a disposizione un plafond di 20 milioni di euro ma di cui soltanto uno utilizzato, proprio a favore della Bellelli;
- nel bilancio 2015 di Veneto Sviluppo si affermava che "l'attività della società comporta rischi contenuti e opportunamente presidiati" e, ancora, che "nel corso dell'attività di vigilanza non sono emersi fatti significativi tali da richiedere la segnalazione agli organi di vigilanza";
- già dal 2013 erano emerse diverse criticità (addirittura la Bellelli Engineering chiedeva altri soldi pubblici) che Veneto Sviluppo conosceva benissimo, tanto che dall'anno successivo essa avviò la pratica per uscire dal capitale sociale;
- nel 2016 la suddetta azienda ha fatto registrare 24 milioni di euro di debito, condizione che ha portato all'istanza fallimentare dei creditori (i lavoratori vantano un credito di 1 milione) ed infine alla dichiarazione di fallimento di cui sopra.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono al Presidente della Giunta regionale
quali interventi e quale vigilanza è stata attuata per impedire il tracollo della Bellelli Engineering, società partecipata della Regione Veneto?".

PRESIDENTE

Assessore Corazzari, risponde per il vicepresidente Forcolin, prego.
RISPOSTA DELLA GIUNTA REGIONALE
"Interpellata sulla questione la società regionale Veneto Sviluppo s.p.a. il suo Direttore generale fornisce le seguenti informazioni.
<< Veneto Sviluppo ha acquisito una partecipazione pari al 22% del capitale sociale di Bellelli Engineering S.p.A. (d'ora in avanti "BELLELLI ENGINEERING") in data 10 febbraio 2011 mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale sociale riservato per un importo di Euro 1.000.000,00 di cui nominali Euro 282.000,00 mentre la parte rimanente (Euro 718.000,00) è stata imputata a sovrapprezzo azioni.
Tale investimento va inquadrato nell'ambito dello strumento d'investimento denominato "Patrimonio Destinato" che, mediante l'apporto di Veneto Sviluppo per Euro 10 milioni, della Regione del Veneto per Euro 4 milioni e di una serie di istituti di credito per complessivi Euro 6 milioni, era finalizzato a:
• promuovere lo sviluppo economico e sociale delle imprese del Veneto attraverso una valorizzazione del tessuto industriale e manageriale;
• favorire lo sviluppo economico delle società partecipate e la crescita di valore delle stesse, così da garantire il conseguimento nel medio periodo di un incremento del valore delle partecipazioni detenute ed una remunerazione adeguata, al momento della cessione, dell'investimento effettuato.
Gli investimenti riguardavano essenzialmente Piccole e Medie Imprese (di cui al Decreto Ministeriale 18 aprile 2005 "Adeguamento alla disciplina comunitaria dei criteri di individuazione di piccole e medie imprese", che recepisce la disciplina comunitaria in materia) del settore industriale, manifatturiero e dei servizi, avendo cura di strutturare il portafoglio delle partecipazioni applicando opportuni criteri di diversificazione dei rischi.
In conformità ad una consolidata prassi comunemente adottata dagli operatori di mercato, la scelta delle società in cui investire doveva avvenire, di massima, individuando:
• imprese di piccole-medie dimensioni, con una struttura organizzativa adeguata, economicamente sane e patrimonialmente e finanziariamente equilibrate, e soprattutto dotate di interessanti prospettive di sviluppo in termini di fatturato e di margini reddituali e significativa capacità di generare cash flow;
• società a gestione familiare che devono affrontare il problema del ricambio generazionale o imprenditoriale;
• società che presentano caratteristiche idonee alla realizzazione di operazioni di leverage buy out anche facendo leva sull'intervento di managers esterni o interni alla società partecipata (management buy in o buy out).
Indicativamente l'importo di ciascuna partecipazione assunta doveva essere compreso tra Euro 500 mila (valore minimo) ed Euro 3 milioni (valore massimo). Ogni singola operazione non doveva superare il 15% del totale del "Patrimonio Destinato", avendo sempre cura dei limiti imposti dalla normativa di vigilanza. Il periodo di durata del singolo investimento partecipativo e quindi, di permanenza nella compagine della società partecipata, doveva essere di norma non superiore a cinque anni.
Al momento dell'ingresso di Veneto Sviluppo nel capitale sociale di BELLELLI ENGINEERING, la società partecipata presentava le seguenti caratteristiche risultanti dall'ultimo bilancio approvato chiuso al 31/12/2010:
• Fatturato: Euro 11,8 milioni;
• Totale Attivo: Euro 14,8 milioni;
• Utile d'esercizio: Euro 227 mila;
• Numero di dipendenti: 46
Il razionale dell'investimento prevedeva un aumento di capitale finalizzato al finanziamento e alla realizzazione del Piano Industriale concordato ed allegato nel contratto di investimento sottoscritto tra Veneto Sviluppo e i partners dell'investimento (Antonio Monesi e Valeria Rizzi) in data 10/02/2011 (Contratto di Investimento). In particolare, erano previsti investimenti in capitale fisso (immobilizzazioni, principalmente costituite da impianti, macchinari e attrezzature) pari a circa 800 mila Euro nel biennio 2012- 2013 ed una crescita importante del Capitale Circolante connesso alla crescita prefigurata nel Piano Industriale e quindi l'esigenza di supportare il relativo finanziamento.
Dal 2011 al 2013 il volume d'affari della società partecipata ha avuto un notevole incremento, fino a registrare nel bilancio chiuso al 31/12/2013 ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a circa Euro 42,1 milioni. Parimenti anche il Margine Operativo Lordo aveva registrato un trend di crescita, attestandosi ad Euro 4,7 milioni nel bilancio chiuso al 31/12/2013.
Si evidenzia altresì che durante il triennio di permanenza di Veneto Sviluppo dal 2011 al 2013, Bellelli Engineering ha sempre chiuso il proprio bilancio con un risultato economico d'esercizio positivo e che l'Attivo patrimoniale è cresciuto da Euro 14,8 milioni al 31/12/ 2010 a circa Euro 35,9 milioni al 31/12/2013.
Malgrado la crescita dimensionale registrata, dopo l'ingresso di Veneto Sviluppo il modello di business implementato da BELLELLI ENGINEERING si orientava sempre più verso la penetrazione e lo sviluppo di mercati considerati ad alto rischio (quali Pakistan, Iraq, Iran, Arabia Saudita), mediante l'acquisizione di commesse da clienti esteri e di importo anche significativo, peraltro sovente accompagnata dalla creazione e/o acquisizione di società estere (situate in Svizzera, Colombia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d'America).
Dall'ingresso nel capitale sociale di BELLELLI ENGINEERING, in ottemperanza alle previsioni contenute nel Contratto d'Investimento, Veneto Sviluppo ha designato i propri rappresentanti negli organi sociali della società partecipata: in particolare, nel corso del 2011, sono stati nominati dall'assemblea dei soci di BELLELLI ENGINEERING, in rappresentanza di Veneto Sviluppo, un amministratore (privo di deleghe) all'interno del Consiglio di Amministrazione della società partecipata ed il Presidente del Collegio Sindacale.
È doveroso ricordare inoltre che come previsto nel Contratto d'Investimento, i signori Monesi e Rizzi erano tenuti nei confronti di Veneto Sviluppo a:
1. garantire una qualificata e responsabile direzione della Società, obbligandosi a rispondere nei confronti di Veneto Sviluppo, anche ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1381 c.c., dell'operato degli amministratori di propria designazione;
2. garantire una maggior affidabilità e attendibilità dei dati e dell'informativa economico patrimoniale della società a mezzo del conferimento dell'incarico a primaria società di revisione di comune gradimento, per la certificazione dei bilanci sociali di BELLELLI ENGINEERING: a tal riguardo si precisa che a partire dall'esercizio chiuso al 31/12/2013, BELLELLI ENGINEERING ha assoggettato i propri bilanci sociali ad una primaria società di revisione;
3. a mettere a disposizione della Società il proprio know-how e le proprie competenze tecniche e gestionali, nonché la propria struttura commerciale, al fine di consentire alla Società il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano Industriale concordato;
4. a fornire a Veneto Sviluppo, entro 30 giorni dalla chiusura di ciascun trimestre, le relazioni trimestrali sullo sviluppo degli investimenti effettuati da BELLELLI ENGINEERING con riferimento allo stato di avanzamento nella realizzazione del Piano Industriale.
Purtroppo i flussi informativi relativi a BELLELLI ENGINEERING che i signori Monesi / Rizzi avrebbero dovuto assicurare a Veneto Sviluppo per mezzo della struttura amministrativa interna della Società sono stati spesso incompleti, inattendibili e non rispettosi della scadenza previste negli accordi contrattuali.
Infatti Veneto Sviluppo, durante il periodo d'investimento, si trovò costretta ad intervenire, anche tramite il Presidente del Collegio Sindacale di propria designazione, affinché l'Ing. Antonio Monesi, socio di riferimento di BELLELLI ENGINEERING nonché partner dell'investimento, si attivasse per depurare il bilancio della società partecipata dagli effetti contabili dell'attribuzione di auto di lusso (Ferrari, Maserati) in favore del medesimo quale amministratore, imponendo che il contratto di locazione di tali auto fosse volturato in capo ad una società riferibile esclusivamente all'Ing. Antonio Monesi.
Inoltre si segnala che sempre durante il periodo d'investimento, l'Ing. Antonio Monesi ha trasferito la propria residenza nell'Emirato di Abu-Dhabi.
Più in generale, con riferimento all'informativa obbligatoria da fornire al Collegio Sindacale di BELLELLI ENGINEERING, gli amministratori con deleghe della società partecipata (Antonio Monesi / Valeria Rizzi) si sono dimostrati inadempimenti e spesso poco rispettosi delle regole di governance alla base del normale funzionamento degli organi sociali così come previste dalla normativa di riferimento. Per tali ragioni, il Collegio Sindacale, nel mese di luglio 2017, si è visto costretto a ricorrere giudizialmente, ex art. 2409 c.c., al fine di denunciare gravi irregolarità nella gestione di BELLELLI ENGINEERING (in primis, il ritardo nella approvazione del bilancio di esercizio).
In occasione dell'assemblea dei soci che approvò il bilancio d'esercizio chiuso al 31/12/2013 di BELLELLI ENGINEERING, Veneto Sviluppo apprendeva che il progetto di bilancio rifletteva tra i costi una penale pari a circa Euro 3 milioni a causa dell'inadempimento contrattuale da parte della società stessa relativo a ritardi manifestatisi nella realizzazione dei lavori e nella consegna di un'importante commessa acquisita da un cliente pakistano.
A fronte della maggiore rischiosità oggettiva dell'investimento partecipativo, strettamente connessa al modello di business implementato da BELLELLI ENGINEERING e nella sempre più elevata difficoltà di presidiare la partecipazione attraverso adeguati e tempestivi flussi informativi da parte dei partners dell'investimento e della struttura amministrativa che ad essi faceva riferimento, nel mese di ottobre 2014 il Consiglio di Amministrazione di Veneto Sviluppo, avendone piena facoltà ai sensi del Contratto di Investimento, decideva di esercitare l'opzione di vendita dell'intera partecipazione detenuta da Veneto Sviluppo nel capitale di BELLELLI ENGINEERING al controvalore determinato sulla base della formula di valorizzazione convenuta tra le Parti nel Contratto di Investimento.
I signori Monesi e Rizzi contestavano formalmente a mezzo dei propri legali l'importo della valorizzazione di uscita contrattualmente determinata da Veneto Sviluppo e non si prestavano al perfezionamento notarile del trasferimento (acquisto integrale) della partecipazione detenuta da Veneto Sviluppo nel capitale di BELLELLI ENGINEERING.
A seguito dell'esercizio dell'Opzione e della predetta contestazione veniva avviata una lunga trattativa tra le Parti, accompagnata da confronti anche assai tesi, mediata dai rispettivi legali, che si concludeva nel mese di novembre 2016 con la formulazione di una proposta di acquisto a mezzo della quale i signori Monesi / Rizzi, asserendo di agire anche in qualità di amministratori della Società, impegnavano BELLELLI ENGINEERING a perfezionare, mediante un acquisto di azioni proprie, l'acquisto della partecipazione detenuta da Veneto Sviluppo ad un corrispettivo pari ad Euro 1.270.000,00. Veneto Sviluppo accettava la proposta di acquisto, previa acquisizione della relativa delibera del proprio Consiglio di Amministrazione e acquisizione dei pareri delle strutture tecniche e di controllo, nel mese di gennaio 2017.
Il contratto preliminare di acquisto conseguente all'accettazione da parte di Veneto Sviluppo della proposta di acquisto formulata dai signori Monesi / Rizzi prevedeva una serie di condizioni, adempimenti e termini che sono poi stati integralmente disattesi.
Si segnala altresì che gli azionisti di riferimento di BELLELLI ENGINEERING, simultaneamente alla definizione di un accordo con Veneto Sviluppo, avevano avviato un processo di quotazione presso un mercato regolamentato negli Stati Uniti d'America, nell'ambito del quale avevano trasferito l'intero pacchetto azionario di BELLELLI ENGINEERING di propria pertinenza ad una società holding di diritto svizzero.
Poiché l'accordo di acquisto formalmente sottoscritto tra le parti prevedeva delle obbligazioni anche in capo alla società BELLELLI ENGINEERING, Veneto Sviluppo ha attivato e mantenuto vive tutte le possibili opzioni per recuperare il capitale investito. Tuttavia, il dissesto di BELLELLI ENGINEERING, appalesato con l'avvio della procedura concordataria e conclusasi nel mese di febbraio 2018 con la dichiarazione del fallimento di BELLELLI ENGINEERING da parte del Tribunale di Rovigo, ha precluso a Veneto Sviluppo la strada del recupero dell'investimento attraverso la società BELLELLI ENGINEERING (obbligata nei confronti di Veneto Sviluppo al pagamento del corrispettivo di Euro 1.270.000,00 in virtù del contratto preliminare di acquisto), lasciando inalterate le possibilità di rientro delle risorse investite mediante azione nei confronti dei soci originari di BELLELLI ENGINEERING (i partners Monesi / Rizzi) che si erano impegnati fin dall'origine, con la sottoscrizione del Contratto di Investimento a riacquistare la partecipazione di Veneto Sviluppo.
Preventivamente rispetto alla sentenza del Tribunale di Rovigo che ha dichiarato il fallimento di BELLELLI ENGINEERING, Veneto Sviluppo ha dunque risolto il contratto preliminare di cessione (perfezionato per accettazione a gennaio 2017), comunicando altresì ai partners inadempienti la "riviviscenza" delle obbligazioni originarie assunte con il Contratto d'Investimento ed in particolare l'obbligo di perfezionare il riacquisto (e di pagare il corrispettivo) collegato all'esercizio dell'Opzione di vendita da parte di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo si è altresì riservata di avviare azioni giudiziarie per vedersi riconoscere il risarcimento dei danni patiti e patendi derivanti dall'inadempimento contrattuale dei partners.
Occorre ricordare che, come detto nella parte iniziale della presente lettera, l'investimento in BELLELLI ENGINEERING è stato realizzato attraverso uno strumento di investimento dedicato che aveva attinto risorse regionali per Euro 4,0 milioni.
Malgrado l'esito sfavorevole dello specifico investimento partecipativo in BELLELLI ENGINEERING, l'attività di gestione complessiva dello strumento finanziario denominato "Patrimonio Destinato" e di impiego della liquidità ha consentito sino ad oggi di recuperare integralmente la perdita probabile dell'investimento partecipativo in BELLELLI ENGINEERING, fermo restando che Veneto Sviluppo continuerà a perseguire le azioni legali in corso al fine di recuperare il massimo importo possibile dai soggetti obbligati (i partners Monesi / Rizzi) >>.".

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
Questa è la storia abbastanza nota per i polesani.
"Interpellata sulla questione la società regionale Veneto Sviluppo S.p.A., il suo Direttore Generale fornisce le seguenti informazioni:
Veneto Sviluppo ha acquisito una partecipazione pari al 22% del capitale sociale della Bellelli Engineering S.p.A. in data 10 febbraio 2011, mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale sociale, riservato ad un importo di euro 1 milione, di cui nominali euro 282.000, mentre la parte rimanente 718.000, è stata imputata a sovrapprezzo azioni.
Tale investimento va inquadrato nell'ambito dello strumento di investimento denominato patrimonio destinato, che mediante l'apporto di Veneto Sviluppo per 10 milioni di euro, della Regione del Veneto per 4 milioni, di una serie di istituti di credito complessivi di euro 6 milioni, era finalizzato a:
promuovere lo sviluppo economico e sociale delle imprese del Veneto, attraverso una valorizzazione del tessuto imprenditoriale e manageriale,
a favorire lo sviluppo economico delle società partecipate e la crescita del valore delle stesse, così da garantire il conseguimento nel medio periodo di un incremento di valore di partecipazioni detenute dalla remunerazione adeguata al momento della cessione dell'investimento effettuato.
Gli investimenti riguardavano essenzialmente piccole e medie imprese del settore industriale manifatturiero e dei servizi, avendo cura di strutturare il portafoglio delle partecipazioni applicando opportuni criteri di diversificazione dei rischi.
in conformità ad una consolidata prassi, comunemente adottata dagli operatori di mercato, la scelta della società in cui investire doveva avvenire di massima individuando:
imprese di piccole e medie dimensioni, con una struttura organizzativa adeguata economicamente sana e patrimonialmente, finanziariamente adeguate ed equilibrate e soprattutto dotate di interessanti prospettive di sviluppo, in termini di fatturato di margini reddituali che ridia capacità di generare cash flow;
società di gestione familiare, che dovevano affrontare il problema del ricambio generazionale;
società che presentano caratteristiche da realizzazione di operazioni di leveraged buy out ovvero anche leva sull'intervento dei managers esterni e interni alla società partecipata.
Indicativamente l'importo di ciascuna partecipazione assunta, doveva essere compreso tra 500.000 euro, valore minimo, e 3 milioni di euro, valore massimo: ogni singola operazione non poteva superare il 15% del totale del patrimonio destinato, avendo sempre cura dei limiti imposti dalla normativa di vigilanza.
Il periodo di durata del singolo investimento partecipativo, e quindi di permanenza nella compagine della società partecipata, doveva essere di norma non superiore a cinque anni. Al momento dell'ingresso di Veneto Sviluppo nel capitale della Bellelli Engineering, una società partecipata presentava le seguenti caratteristiche risultanti dall'ultimo bilancio, approvato chiuso al 31.12.2010:
11 milioni e 8 di fatturato,
attivo totale di 14 milioni e 8,
utile d'esercizio 227.000 euro
e numero di dipendenti 46...".
Anche questa è molto lunga. Qui c'è tutta la storia giudiziaria del fallimento, io te la consegno.

PRESIDENTE

Azzalin per la replica.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Prendo atto della risposta della Giunta in merito a questa questione che avevo sollevato e avevo chiesto appunto con apposita interrogazione su quello che è stato il discorso della Bellelli. Quindi mi riservo una valutazione di tipo politico, perché lo strumento su cui ha fatto leva la partecipazione della Regione, attraverso Veneto Sviluppo, è uno strumento un po' particolare, questo patrimonio dedicato, che significa in pratica entrare nel capitale sociale della società e quindi condividerne i rischi, è vero che all'epoca aveva il vento che soffiava molto forte e quindi sembrava un'azienda in salute, però era evidente che occorrevano tutte le accortezze.
Per cui mi riservo di valutare attentamente prima di esprimere un giudizio e ringrazio l'Assessore per l'esposizione. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 550 del 12 marzo 2018 presentata dal consigliere Ruzzante relativa a: "RSU DELLA PIAVE MAITEX AMMONITO A CAUSA DI DICHIARAZIONI SULLE PROSPETTIVE AZIENDALI: LA GIUNTA REGIONALE INTERVERRÀ A GARANZIA DELL'EQUILIBRATO ASSETTO DELLE LIBERTÀ E DELLE RELAZIONI SINDACALI?"

"Premesso che si apprende che il delegato RSU della Filctem CGIL presso la Piave Maitex è stato oggetto di un provvedimento di formale ammonizione emesso dall'azienda in ragione di dichiarazioni ritenute lesive rilasciate nel corso di una intervista del 5 gennaio scorso.
Precisato che secondo l'azienda, invitare i vertici - come dichiarato dal delegato in occasione della sua rielezione - a puntare su "ricambio generazionale, sull'investimento in nuovi macchinari, sull'aggressione a nuovi mercati e anche sull'innovazione tecnologica cioè quella va sotto il nome di Industria 4.0 con l'aiuto di tutti i lavoratori per rilanciare lo stabilimento" costituirebbe causa di danno.
Rilevato che è intenzione del sindacato contestare formalmente e presso le opportune sedi il provvedimento di ammonizione.
Considerato che:
- conseguendo alle dichiarazioni sopra riportate, l'atteggiamento dell'azienda pare del tutto sproporzionato tanto da lasciar intendere che esso sia sorretto da una concezione, appunto palesata attraverso il provvedimento di formale ammonizione, del ruolo del sindacato e delle libertà sindacali fortemente e ingiustificatamente sbilanciata a favore dei poteri datoriali e in ragione di ciò inopportunamente repressiva;
- pare necessario, al di là della sorte giudiziaria del provvedimento in questione, che la Giunta regionale intervenga anche a titolo di mediazione compositiva sollecitando e partecipando all'attivazione di un tavolo di confronto tra azienda e lavoratori.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere se sulla scorta di quanto qui in premessa rappresentato intenda o meno intervenire al fine di consentire un rapido riequilibrio delle relazioni sindacali all'interno della Piave Maitex anche attraverso l'attivazione e la partecipazione a un tavolo di confronto tra questa e i lavoratori.".

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
La illustro semplicemente per rendere edotta tutta l'Aula di quello che è successo alla Maitex, un'azienda presente nel territorio della nostra Regione.
Un delegato Rsu della Filctem Cgil, della Piave Maitex, è stato oggetto di un provvedimento informale, un'ammonizione, emesso dall'azienda, perché in un'intervista del 5 gennaio scorso ha fatto questa dichiarazione. Ve la leggo. Parlava dei vertici dell'azienda e il delegato, in occasione della sua rielezione, ha dichiarato "a puntare su ricambio generazionale, sull'investimento in nuovi macchinari, sull'aggressione a nuovi mercati - ci tengono a sottolinearlo - e anche sull'innovazione tecnologica, cioè quella che va sotto il nome di "industria 4.0" con l'aiuto di tutti i lavoratori per rilanciare lo stabilimento". Questa dichiarazione l'azienda l'ha considerata causa di danno e ha fatto un provvedimento di ammonizione.
Siccome non è la prima volta che mi capita di assistere a situazioni abbastanza abnormi dal punto di vista delle relazioni sindacali - e so, devo dire la verità, a prescindere dalle nostre differenze politiche anche molto profonde, che comunque anche la Giunta, anche il Presidente Zaia stesso, che riconosco abbia una certa sensibilità e attenzione a garantire relazioni sindacali adeguate all'interno dei luoghi di lavoro, perché buone relazioni sindacali significa buon lavoro - sono curioso di sentire la risposta da parte dell'Assessore.

PRESIDENTE

Grazie.
Per l'assessora Donazzan risponde l'Assessore Corazzari, prego.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

"Piave Maitex s.r.l. è un'azienda feltrina, tra i principali produttori europei di tessuti elastici, attiva principalmente nel mercato dei tessuti elastici da intimo e sportivi, e occupa circa 100 dipendenti.
Il 5 gennaio 2018 il sig. Diego Pauletti, dipendente da 38 anni di Piave Maitex e rappresentante sindacale in Rsu ininterrottamente da 27 anni, ha rilasciato un'intervista al giornale "Il Gazzettino", nella quale, tra le altre cose, ha chiesto all'azienda "investimenti seri e innovazione" e nuove assunzioni per favorire il ricambio generazionale tra i lavoratori, dichiarandosi disponibile a ragionarne di queste cose con l'azienda, in spirito di collaborazione e aggiungendo l'auspicio che il proprietario, che è anche presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, "cominci a cullare idee di innovazione tecnologica e industria 4.0 anche per la sua azienda e non solo per le aziende associate in Confindustria".
Questa intervista non è stata gradita dall'Azienda che, dieci giorni più tardi, ha inviato a Pauletti un'ammonizione scritta in cui contestava le dichiarazioni rilasciate e in cui accusava il rappresentante sindacale di danneggiare l'azienda, seguita, a inizio febbraio, da un richiamo scritto, con provvedimento disciplinare a carico del lavoratore.
Le OO.SS. e il lavoratore, dopo aver inutilmente invitato l'Azienda a ritirare le sanzioni disciplinari, hanno promosso un'azione giudiziaria contro la stessa.
La Giunta regionale non ha la competenza per attivarsi in merito, ma gli uffici preposti alla materia del lavoro sono tuttavia disponibili a intervenire in funzione compositiva, qualora questo venisse formalmente richiesto da una delle Parti.".

PRESIDENTE

Grazie. Ruzzante per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Farò arrivare ovviamente a una delle due parti, quella a me più vicina, cioè quindi all'organizzazione sindacale, la risposta da parte dell'Assessore. Io credo che in questi casi, lo capisce da lei, Assessore, anche se non è la sua materia competente, che non c'era nulla di offensivo nella dichiarazione di Diego Pauletti.
Stiamo parlando di un dipendente che è da 38 anni dentro quell'azienda e da 27 anni delegato sindacale, e ha fatto una dichiarazione in cui chiede all'azienda di investire di più su un modello di azienda 4.0 e questo diventa un danno nei confronti dell'azienda, tale da mandare a questo lavoratore, a questo dipendente, una lettera di richiamo e addirittura, in qualche modo, un provvedimento di ammonizione formale?
Capisce da lei che questi modelli di atteggiamento, all'interno delle relazioni sindacali, non sono utili né alle aziende, né ai lavoratori, né tantomeno al Veneto.
Farò arrivare la risposta che lei mi ha dato e la disponibilità da parte della Giunta di attivare un tavolo per una ricomposizione morbida, senza arrivare a denunce e controdenunce. Ma è legittimo che, a questo punto che le organizzazioni sindacali si difendano, e tutelino il diritto sindacale di poter avanzare proposte per il miglioramento della qualità delle aziende che compete anche alle organizzazioni sindacali. Oltretutto hanno dato la disponibilità ai lavoratori dell'azienda a procedere a un processo di ammodernamento dell'Azienda.
Mi auguro che la Giunta svolga fino in fondo la sua funzione, è limitata certo, non è di competenza diretta, però credo che evitare processi per cause di lavoro di questo tipo sia utile anche per la Giunta regionale.

Interrogazione a risposta immediata n. 522 dell'8 febbraio 2018 presentata dai consiglieri Zanoni, Guarda e Dalla Libera relativa a: "MORIE DI PESCI CAUSATE DA PESTICIDI IDENTIFICATI DALL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE VENEZIE: QUALI AZIONI PER CONTRASTARE IL FENOMENO IN VENETO?"

"Premesso che:
- lo scorso 5 febbraio l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha pubblicato nel proprio sito web un focus di approfondimento dal titolo "Morie di pesci causate da pesticidi. Dai ricercatori IzsVe il primo report su un episodio causato da piretroidi in acque dolci italiane";
- nel suddetto resoconto si legge: "I ricercatori dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno identificato pesticidi appartenenti alla classe dei piretroidi (in particolare cipermetrina e permetrina) nell'acqua di un canale nel sud della provincia di Padova, dove nell'ottobre 2014 era stata rinvenuta una moria di pesci. Le morie di pesci sono eventi che possono far sospettare l'inquinamento di fiumi e mari. In realtà sono spesso dovute a eventi naturali, come ad esempio bassi livelli di ossigeno nell'acqua; le cause però possono essere difficili da identificare e spesso restano ignote. Non è il caso però di una moria di pesci verificatasi nell'ottobre 2014 in un canale di scolo nel sud della provincia di Padova. I ricercatori dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), in collaborazione con i laboratori dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV), hanno infatti identificato la causa della moria nella presenza nell'acqua di pesticidi appartenenti alla classe dei piretroidi.
Il ritrovamento è partito dalla segnalazione di un cittadino, che ha contattato l'ARPAV dopo aver avvistato un liquido biancastro provenire dallo scarico di acqua piovana di un'area industriale e riversarsi nel canale. I tecnici dell'ARPAV hanno raccolto dei campioni dell'acqua contaminata, anche se inizialmente non hanno rinvenuto alcun animale morto nei pressi dello sversamento. Nei giorni seguenti sono però state trovate lungo il canale numerose carcasse di pesci di diverse specie, fino a una distanza di 6 km dal punto della segnalazione originale. Le analisi dell'ARPAV hanno mostrato la presenza di concentrazioni rilevanti di cipermetrina, permetrina, deltametrina e tetrametrina nei campioni d'acqua. Sui tessuti dei pesci analizzati dal Laboratorio contaminanti e biomonitoraggio dell'IZSVe è stata invece riscontrata la presenza di cipermetrina e permetrina ad intervalli di concentrazione rispettivamente compresi tra 476 e 2834 ?g/kg e tra 346 e 2826 ?g/kg. I pesci sono particolarmente sensibili ai pesticidi, in particolare ai piretroidi, ritenuti essere tra i più tossici nei confronti della fauna acquatica; tuttavia i casi riportati di massicce mortalità dei pesci selvatici a causa di queste sostanze tossiche sono pochissimi. La relazione sulle analisi condotte dall'IZSVe, pubblicate nella rivista internazionale Forensic Science International, hanno contribuito in modo significativo alla letteratura disponibile sulle mortalità di fauna ittica causate da pesticidi".
Considerato che i fatti riportati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, appaiono allarmanti e gravi e richiedono un intervento urgente da parte della Regione Veneto.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale
quali azioni preventive ha finora intrapreso per contrastare in Veneto il fenomeno delle morie di pesci causate dall'uso dei pesticidi.".

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Presidente, questa è un'interrogazione che ho depositato l'8 febbraio 2018, sottoscritta anche dalla collega Guarda e dal collega Dalla Libera.
Si tratta di uno studio effettuato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che ha pubblicato nel proprio sito web, dal titolo: "morie di pesci causate dai pesticidi".
Dai ricercatori di questo istituto il primo report su un episodio causato da piretroidi in acque dolci italiane. Praticamente sono stati identificati dei pesticidi appartenente alla classe dei piretroidi nell'acqua di un canale nel sud della provincia di Padova, l'episodio risale al 2014, però il report è attuale.
I laboratori dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto hanno identificato la causa della moria nella presenza nell'acqua di pesticidi appartenenti appunto ai piretroidi. C'era stata inizialmente una segnalazione del cittadino e sono state trovate, lungo il canale, numerose carcasse di pesci di diverse specie, fino a una distanza di ben 6 chilometri dal punto della segnalazione.
Le analisi dell'ARPAV hanno mostrato nell'acqua la presenza di concentrazione rilevanti di cipermetrina, permetrina, deltametrina, tetrametrina nei campioni d'acqua, ma sono state rilevate anche nei tessuti, tramite il biomonitoraggio dei pesci, elevate quantità di questi pesticidi.
Le relazioni sulle analisi condotte dall'Istituto Zooprofilattico sono state addirittura pubblicate nella rivista internazionale Forensics Science International e hanno contribuito in modo significativo alla letteratura disponibile sulle mortalità di fauna ittica causate da pesticidi.
L'episodio è sicuramente grave e mostra come ci stiamo avvelenando, poco a poco, e la domanda è alla Giunta: quali azioni preventive ha finora intrapreso per contrastare in Veneto il fenomeno delle morie di pesci e della fauna, in generale, causate dall'uso dei pesticidi.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"Con e-mail del 22 febbraio 2018 l'Unità Operativa Servizio idrico Integrato e Tutela delle Acque della Direzione Difesa del Suolo (a cui la Segreteria della Giunta ha trasmesso l'interrogazione con prot. n. 61155 del 16 febbraio 2018) ha chiesto ad ARPAV - in particolare ai Servizi "Controllo Ambientale" e "Stato dell'ambiente" dei Dipartimenti ARPAV Provinciali (DAP) e all'Osservatorio Acque Interne - di segnalare se dal 2014 ad oggi si siano verificati casi di morie di pesci che abbiano avuto come causa accertata la presenza di pesticidi, in particolare di piretroidi, e in caso affermativo di fornire informazioni/relazioni riguardo a tali casi, comprensivi delle eventuali misure/interventi messi in atto, anche da altri Enti, per evitare il ripetersi di tali fenomeni.
L'ARPAV, con nota prot. n. 23915 del 12/03/2018 ha risposto che nel periodo in questione i Dipartimenti ARPAV Provinciali di Venezia, Vicenza, Rovigo, Belluno, Treviso e Verona non hanno riscontrato morie di pesci che fossero dovute, con certezza, alla presenza nelle acque superficiali interne di pesticidi, e che il caso che si è verificato nella provincia di Padova è legato ad una situazione particolare e cioè ad uno scarico episodico di pesticidi piretroidi nel canale Sorgaglia, attraverso acque meteoriche di dilavamento. Su questo caso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZsVe) in collaborazione con ARPAV, ha elaborato la pubblicazione, a cui ci si riferisce nell'interrogazione (Bille L., Binato G., Gabrieli C., Manfrin A., Pascoli F., Pretto T., Toffan A., Dalla Pozza M., Angeletti R., 2017, "First report of a fish kill episode caused by pyrethroids in Italian freshwater", Forensic Science International (Elsevier) 281 (2017) 176-182), che utilizza una notevole quantità di dati fornita dall'Unità Operativa Fonti di Pressioni del DAP di Padova. Tale DAP ha individuato i pesticidi piretroidi nel fossato nonché l'azienda responsabile dell'immissione.
Sulla base degli elementi conoscitivi acquisiti da ARPAV, non si ha evidenza che nel territorio veneto siano presenti altri casi che consentano di stabilire una correlazione così stretta tra morie di pesci e inquinamento da pesticidi.
Dalla pubblicazione scientifica sopracitata si ricava altresì che le cause di una moria di pesci sono molteplici, molto spesso naturali, ad esempio scarsità di ossigeno nell'acqua (che può essere dovuta a sua volta a temperature elevate abbinate a una scarsa portata del corso d'acqua), o proliferazione di alghe tossiche.
Allorquando si tratti di cause antropiche, le stesse spesso sono difficili da prevenire, in special modo nel caso di eventi di inquinamento episodico non prevedibili. Non essendoci infine l'evidenza provata che episodi quali quello richiamato nell'interrogazione derivino da esiti di dilavamento di aree agricole dovuto alle piogge, è assai problematico individuare delle azioni concrete di prevenzione sul settore agricolo, che possano ragionevolmente garantire a priori una maggior tutela effettivamente riscontrabile.".

PRESIDENTE

Grazie.
Zanoni per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Assessore, per la risposta. C'è da evidenziare che se non sono stati rilevati evidentemente altri casi simili, è stato un caso fortuito che un cittadino si sia accorto e che abbia chiesto l'intervento delle autorità e che queste siano intervenute in tempi utili per prelevare i pesci e i campioni d'acqua. Nel senso che purtroppo, troppo spesso è veramente un terno al lotto riuscire a individuare e a monitorare questi fenomeni, perché l'effetto diluizione dei nostri fiumi porta a cancellare in poche ore le tracce di questi fenomeni.
Lo sa, Assessore, ho già segnalato con altre interrogazioni altri casi di morie di pesci, dovuti appunto ad inquinamento dei nostri fiumi e ad inquinamento a causa di sostanze chimiche. Purtroppo va rilevato un malcostume da parte di troppe persone irresponsabili che si muovono veramente in maniera incosciente, anche a causa, a mio avviso, dell'impunità.
Mi interessava il passaggio della sua risposta, quando ha detto che è stata individuata quell'azienda che avrebbe causato questo disastro, nel caso di Padova, perché sarebbe utile anche far sapere se ha avuto delle ripercussioni di carattere penale e se ci siano state delle condanne, perché io credo che anche un sistema di individuazione di reati e sanzionatorio, sia utile per fare deterrenza, proprio per chi, e purtroppo non sono pochi, continuano ad inquinare.
Per quanto riguarda il fatto che è difficile trovare azioni preventive per l'inquinamento da pesticidi dovuti all'agricoltura, credo che sia vero, però una prevenzione potrebbe essere quella di incentivare l'agricoltura sostenibile, l'agricoltura biologica, con un minor utilizzo di sostanze chimiche di sintesi. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 530 del 19 febbraio 2018 presentata dai consiglieri Zanoni, Guarda e Bartelle relativa a: "PARTECIPAZIONE ISTITUZIONALE DELLA REGIONE DEL VENETO ALLA MANIFESTAZIONE FIERISTICA "HIT-SHOW – HUNTING INDIVIDUAL PROTECTION TARGET SPORTS": LA GIUNTA REGIONALE ERA AL CORRENTE CHE MINORENNI AVREBBERO POTUTO MANEGGIARE ARMI SEMI-AUTOMATICHE?"

"Premesso che:
- con deliberazione n. 44 del 19 gennaio scorso la Giunta regionale del Veneto ha autorizzato la propria partecipazione istituzionale alle manifestazioni fieristiche "HIT show - Hunting Individual Protection Target Sports" e "Pescare Show", organizzate dal 10 al 12 febbraio e dal 24 al 26 febbraio presso la Fiera di Vicenza;
- per le due suddette manifestazioni è stato stanziato un importo complessivo di 18.000 euro;
- come riporta la deliberazione sopra citata "(...) la partecipazione istituzionale della Regione comporta la necessità di acquisire lo spazio fieristico, oltre ad alcuni servizi quali la progettazione e la realizzazione di un'area espositiva che riservi alla Regione la massima visibilità, dotata di quanto necessario all'accoglienza dei visitatori, per dare le informazioni che l'Assessorato e la struttura regionale competente, la Direzione Agroambiente, Caccia e Pesca, vorrà fornire (...)";
Considerato che:
- nei giorni scorsi, in merito allo svolgimento di "HIT show - Hunting Individual Protection Target Sports", il sindaco di Vicenza ha pubblicamente preso posizione contro la presenza di minorenni che maneggiano armi semi-automatiche. Una presenza testimoniata anche da immagini fotografiche;
- il sindaco di Vicenza ha dichiarato sulla stampa locale e nazionale che "con il sindaco di Rimini Andrea Gnassi alla prossima assemblea della società chiederemo il divieto di ingresso sotto i 16 anni nei padiglioni dove sono esposte armi da difesa", e ancora che "non doveva andare così, e mi impegno perché non succeda più. Io e il sindaco di Rimini eravamo stati chiari. Ai bambini si doveva impedire il contatto con le armi. Anche la caccia, se regolamentata, è un'attività tradizionale che accettiamo. Ma bisogna creare aree separate in fiera. Che i bambini possano maneggiare armi prodotte per sparare agli esseri umani è preoccupante. Troppi cittadini hanno in casa armi, che generano lutti e problemi. Guardiamo alla follia di Macerata, o all'episodio di Pisa, dove un motociclista ha sparato a quattro persone senza motivo. Consentire che il modello della difesa fai da te si diffonda, addirittura fra i bambini, è inaccettabile per noi pubblici amministratori".
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono al Presidente della Giunta regionale
se fosse al corrente che minorenni avrebbero potuto maneggiare armi semi-automatiche nell'ambito della manifestazione fieristica "HIT show - Hunting Individual Protection Target Sports", a cui la Giunta regionale ha partecipato istituzionalmente, con spese a carico dei contribuenti.".

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione che ho depositato il 19 febbraio 2018, sottoscritta anche dalle colleghe Guarda e Bartelle.
Come ricordato, dal titolo, c'è stata questa manifestazione la Hunting individual protection target sports e Pescare sport: la Regione Veneto ha stanziato circa 18.000 euro con una motivazione: cioè la progettazione e la realizzazione di un'area espositiva che riservi alla Regione la massima visibilità dotata di quanto necessario all'accoglienza dei visitatori, per dare le informazioni che l'Assessorato Agricoltura Caccia e Pesca vorrà fornire.
C'è stata una dichiarazione da parte del Sindaco di Vicenza, che pubblicamente ha denunciato la presenza di minorenni che maneggiavano armi semiautomatiche, una presenza testimoniata da immagini fotografiche.
Il Sindaco di Vicenza, assieme a quello di Rimini, hanno affermato che alla prossima assemblea della società chiederanno il divieto di ingresso sotto i 16 anni nei padiglioni dove sono esposte armi da difesa, dicendo che non doveva andare così e che si impegneranno perché non succeda più. Ai bambini si doveva impedire il contatto con le armi.
Anche se la caccia è regolamentata, è un'attività tradizionale che accettiamo, bisogna creare aree separate in Fiera. Che i bambini possano maneggiare armi prodotte per sparare agli esseri umani è preoccupante.
Troppi cittadini hanno in casa armi che generano lutti e problemi. Guardiamo alla follia di Macerata o all'episodio di Pisa, dove un motociclista ha sparato a quattro persone senza motivo.
Quindi la mia domanda è, di fronte a questi casi, se fosse al corrente la Giunta che minorenni avrebbero potuto maneggiare armi semiautomatiche nell'ambito della manifestazione fieristica Hit Show, a cui la Giunta regionale ha partecipato istituzionalmente con spese a carico dei contribuenti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta, al posto dell'assessore Pan, il collega Corazzari.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

"Le funzioni amministrative in capo alla Regione del Veneto in materia faunistico-venatoria non si limitano, come è noto, alle sole funzioni di pianificazione generale e di regolamentazione dei prelievi venatori, ma attengono anche, così come indicato dalla pertinente legge quadro regionale, alla promozione e realizzazione di iniziative volte a diffondere la conoscenza di specifiche tematiche ambientali ed ecologiche presso gli addetti ai lavori e presso l'intera collettività regionale.
Dando continuità all'impostazione coordinata, già assunta dalla Giunta regionale con precedenti deliberazioni quali la DGR n. 3200 del 14 dicembre 2010, DGR n. 2522 del 29 dicembre 2011, DGR n. 2964 del 28 dicembre 2012, DGR n. 2413 del 16 dicembre 2013, DGR n. 2800 del 29 dicembre 2014 e DGR n. 1544 del 10 ottobre 2016 e DGR n. 493 del 14 aprile 2017, si è inteso confermare la partecipazione regionale alle manifestazioni "HIT SHOW – Hunting Individual Protection Target Sport" e "Pescare Show" presso la Fiera di Vicenza.
Ciò premesso si ritiene opportuno evidenziare come la partecipazione regionale ad una fiera di settore rilevante come quella in oggetto sia pienamente coerente con l'attività svolta dalla Regione del Veneto nella regolamentazione e amministrazione del settore in parola. Tale partecipazione non trova alcuna ragione di essere, associata ad eventuali comportamenti poco virtuosi da parte dei frequentatori dei padiglioni fieristici, posto che la sorveglianza e il controllo sul rispetto di regole relative al maneggio delle armi, non può essere in carico al personale che presiede lo stand regionale bensì alla Direzione della Fiera medesima. Da ultimo pare utile ricordare come presso lo stand regionale non erano esposte armi di nessun tipo e/o altri articoli che ne richiamassero il loro uso".

PRESIDENTE

Prego, Zanoni, per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie all'Assessore per la risposta, anche se l'Assessore che ha deliberato in merito non è presente.
Ho ascoltato la risposta e se da una parte è vero che l'Assessorato ha il compito di promuovere tematiche ambientali, come è stato detto, effettivamente viene da chiedersi: cosa ci azzecca l'uso delle armi, armi la caccia, ma anche armi e di altro tipo, con le tematiche di tutela ambientale.
Per quanto riguarda poi i comportamenti non consoni, che non devono essere associati all'attività e alla Presidenza della Regione, e al fatto che la sorveglianza non è in carico alla Regione ma è in carico agli organizzatori, io credo che la Regione, in quanto partecipante, ma anche finanziatore con i soldi dei contribuenti pubblici, secondo me, ha tutte le ragioni e il dovere di intervenire per pretendere da parte degli organizzatori che venga tenuto un determinato atteggiamento e vengano prese tutte quelle misure di precauzioni utili ad evitare che i ragazzi minorenni e i bambini possano toccare e maneggiare queste armi, perché sappiamo, ed è stato ricordato nell'interrogazione, ma anche nelle parole dei due Sindaci di Rimini e Vicenza, quanti episodi accadono a causa della diffusione delle armi, e quindi il fatto che accada questo nella nostra Regione, con un'attività finanziata anche da noi, è abbastanza grave.

Interrogazione a risposta immediata n. 461 del 20 ottobre 2017 presentata dal consigliere Zanoni relativa a: "DUE DECESSI PER ENCEFALOPATIA SPONGIFORME, DETTA ANCHE 'MORBO DELLA MUCCA PAZZA', IN POCHI MESI: QUALI SONO LE CAUSE?"

"Premesso che:
- nel luglio scorso la stampa locale ha dato la notizia del decesso di una donna padovana affetta da una grave forma di encefalopatia spongiforme;
- secondo ricostruzioni giornalistiche il centro di riferimento sanitario di Verona, in cui era stata temporaneamente trasferita la paziente, ha diagnosticato la malattia di Creutzfeldt-Jakob, nota come "morbo della mucca pazza" e gli esami effettuati dopo il decesso avrebbero escluso che la trasmissione sia avvenuta a causa dell'assunzione di carne infetta;
- nello stesso periodo un altro decesso per sospetta encefalopatia spongiforme si è verificato presso l'Ospedale di Venezia, richiedendo il ricorso all'autopsia per i dovuti accertamenti;
- i due suddetti decessi si sono verificati in pochi giorni e a distanza di diversi anni dagli ultimi casi di malattia di Creutzfeldt-Jakob accertati in Veneto;
- la malattia di Creutzfeldt-Jakob, si può contrarre per diverse cause, tra cui quelle di natura genetica ed alimentare, anche se molte non sono ancora state individuate. Si manifesta sotto forme diverse tutte riconducibili ad una demenza progressiva: una particolare proteina presente sulla superficie dei neuroni si trasforma e diffonde da una cellula all'altra del cervello, portando alla loro progressiva perdita. Ad oggi non esiste alcuna possibile cura.
Considerato che:
- ogni anno in Veneto circa cinque persone muoiono a causa della suddetta mortale patologia;
- molti anni fa il morbo della "mucca pazza" aveva messo in allerta l'intera Europa ed un suo possibile ritorno potrebbe innescare una nuova psicosi.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere
chiede all'Assessore regionale alla Sanità
quali sono le cause dei due suddetti decessi?".

PRESIDENTE

Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Più di qualche cittadino mi aveva segnalato dei fatti riportati dalla cronaca relativamente a episodi di encefalopatia spongiforme, in particolare questa era un'interrogazione del 20 ottobre 2017, un caso che era stato trattato dal centro sanitario di Verona, di una donna dove era stato diagnosticato la malattia di Creutzfeldt Jakob, nota appunto come "morbo della mucca pazza", e poi un'altra donna, anche anch'essa per un decesso di sospetta encefalopatia spongiforme all'Ospedale di Venezia.
Dai dati riportati, dovrebbero esserci ogni anno una media di cinque persone che muoiono a causa di questa patologia. Molti anni fa, ricordiamo, che il "morbo della mucca pazza" aveva messo in allerta l'intera Europa, che aveva tra l'altro preso anche dei provvedimenti restrittivi per la filiera delle carni bovine.
La domanda è se sono stati fatti monitoraggi e quali sono, visto che i giornali non lo hanno riportato perché non erano a disposizione dei media all'epoca, le cause di questi decessi.
RISPOSTA DELLA GIUNTA REGIONALE
"Il morbo di Creutzfeldt-Jacob (CJD) è una malattia neurodegenerativa rara e rientra tra le encefalopatie spongiformi per l'aspetto che acquistano i tessuti cerebrali dei pazienti colpiti.
A tutt'oggi si riconoscono diverse forme del morbo. Quella più frequente (circa l'85% dei casi) è a forma sporadica; non è ancora nota la causa, colpisce persone di età superiore ai 50 anni e presenta un decorso molto rapido (mediamente 4 mesi). Non è stata riportata in letteratura la trasmissione interpersonale della CJD mediante sangue, latte, saliva, urine o feci. I tessuti del sistema nervoso centrale (SNC) rimangono infettivi per tutto il periodo sintomatico della malattia. Altri tessuti e lo stesso liquor possono essere a volte contagiosi.
Ad oggi la possibilità di prevenire la CJD non è chiara. La modalità di trasmissione nella maggior parte dei casi non è conosciuta. Molti identificano l'agente infettivo in una proteina mutata: il prione. Si tratterebbe di una forma modificata e, quindi, patologica della normale proteina prionica.
Durante gli anni '90 è emersa una nuova variante del morbo di Creutzfeldt-Jacob (vCJD), associata con l'encefalopatia spongiforme bovina (ESB), malattia da prioni che colpisce i bovini. Si ritiene che la trasmissione del possibile agente causale della vCJD possa avvenire tramite il consumo di carne derivata da mucche morte per ESB. Per questo motivo la nuova variante del morbo di Creutzfeldt-Jacob (vCJD) è comunemente chiamata con il nome di "morbo della mucca pazza".
La nuova variante del morbo di Creutzfeld-Jacob (vCJD), differentemente dalla forma classica, colpisce principalmente persone in giovane età (dai 15 ai 50 anni) e presenta un decorso più lento con una sopravvivenza media di circa 15 mesi.
Nello specifico si riportano di seguito le informazioni acquisite sui casi segnalati:
1. Il primo caso ha interessato una donna di 71 anni, deceduta presso l'Ospedale Civile di Venezia. Dalle informazioni ricavate dalla scheda di sorveglianza e dalla relazione pervenuta dal Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda ULSS 3 Serenissima si evince che la sintomatologia ha esordito a marzo 2017 (instabilità nella marcia, segni cerebellari e progressiva demenza) ed è diventata rapidamente ingravescente fino al decesso della paziente avvenuto il 28/06/2017 presso l'U.O. di Malattie Infettive di Venezia. Il sospetto diagnostico di Malattia di Creutzfeld-Jacob, in base al quadro clinico e alla positività della proteina 14, è stato successivamente confermato dall'esame autoptico. Il caso è stato segnalato, come da prassi, al Ministero della Salute mediante l'apposita scheda di sorveglianza.
2. Il caso segnalato dall'Azienda Ospedaliera di Padova si riferisce ad una donna di 77 anni con esordio della sintomatologia il 10/05/2017 (quadro neurologico di confusione mentale e demenza). Il decesso per probabile malattia di Creutzfeldt-Jacob è avvenuto presso l'Hospice Paolo VI – Azienda ULSS 6 Euganea (Padova). L'esame autoptico è stato effettuato in data 04/07/2017 dall'Istituto di Anatomia Patologica dell'Azienda Ospedaliera di Padova ed il pezzo anatomico è stato inviato al Centro di Riferimento Regionale presso il Policlinico G.B. Rossi di Verona. Alla data del 19/12/2017 non erano ancora pervenuti gli esiti di tale esame per la conferma diagnostica.
Dalla documentazione sanitaria acquisita e disponibile agli atti non è stato possibile individuare le cause della malattia. Inoltre, non si evidenziano correlazioni tra i due decessi. I casi segnalati sembrano indicare un quadro di Malattia di Creutzfeldt-Jacob (CJD) a forma sporadica".

PRESIDENTE

Risponde per l'Assessore Coletto il collega Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Il "morbo della mucca pazza" è una malattia neurodegenerativa rara e rientra tra le encefalopatie spongiformi per l'aspetto che acquistano i tessuti cerebrali dei pazienti colpiti. A tutt'oggi si riconoscono diverse forme del morbo, quella più frequente, circa l'85% dei casi, è a forma sporadica, non è ancora nota la causa, colpisce persone di età superiore ai cinquant'anni e presenta un decorso molto rapido, mediamente quattro mesi.
Non è stata riportata in letteratura la trasmissione interpersonale del morbo della mucca pazza mediante sangue, latte, saliva, urine o feci. I tessuti del sistema nervoso centrale rimangono infettivi per tutto il periodo sintomatico della malattia, altri tessuti e lo stesso liquor, possono essere a volte contagiosi; ad oggi la possibilità di prevenire il "morbo della mucca pazza" non è chiara. La modalità di trasmissione nella maggior parte dei casi non è conosciuta. Molti identificano l'agente infettivo in una proteina mutata, il prione, si tratterebbe di una forma modificata e quindi patologica della normale proteina prionica.
Durante gli anni '90 è emersa una nuova variante del "morbo della mucca pazza", associata con l'encefalopatia spongiforme bovina, malattia da prioni che colpisce i bovini. Si ritiene che la trasmissione del possibile agente causale del morbo possa avvenire tramite il consumo di carne derivata da buche morte per encefalopatia spongiforme bovina.
La nuova variante del morbo, differentemente dalla forma classica, colpisce principalmente persone in giovane età dai 15 ai 50 anni, e presenta un decorso più lento con una sopravvivenza media di circa 15 mesi.
Nello specifico, si riportano di seguito le informazioni acquisite sui casi segnalati.
Il primo caso è interessata una donna di 71 anni deceduta presso l'Ospedale Civile di Venezia.
Dalle informazioni ricavate dalla scheda di sorveglianza e dalla relazione pervenuta dal Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda ULSS n. 3 Serenissima, si evince che la sintomatologia ha esordito a marzo 2017 ed è diventata rapidamente ingravescente fino al decesso della paziente, avvenuto il 28.06.2017, presso l'UO di Malattie Infettive di Venezia.
Il sospetto diagnostico di malattia di VCJD, in base al quadro clinico e alla positività della proteina 14, è stato successivamente confermato dall'esame autoptico. Il caso è stato segnalato, come da prassi, al Ministero della Salute, mediante l'apposita scheda di sorveglianza.
C'è poi il caso numero 2, però posso consegnare il testo.

PRESIDENTE

Benissimo, verrà consegnata per completezza di risposta.
Zanoni per la replica.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Ringrazio l'assessore Bottacin, ma anche l'assessore Coletto per la risposta e visto che non c'erano i tempi per leggerla tutta, mi riservo di leggerla anche per capire la questione del secondo caso. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 514 del 31 gennaio 2018 presentata dai consiglieri Guarda, Azzalin, Salemi e Zanoni relativa a: "TROPPI INCIDENTI NEI CANTIERI DELLA SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA: QUALI AZIONI URGENTI PER GARANTIRE LA SICUREZZA DEI LAVORATORI?"

"Premesso che:
- lo scorso 23 gennaio si è verificato a Malo (VI), all'interno del cantiere della Superstrada Pedemontana Veneta un grave incidente sul lavoro: un operaio è scivolato da una passerella ghiacciata ed un ferro gli si è conficcato in una gamba. L'uomo è stato trasportato all'ospedale San Bortolo di Vicenza in codice rosso e ricoverato nel reparto di Rianimazione;
- si tratta solo dell'ultimo episodio di un'allarmante serie di incidenti verificatisi nei cantieri della SPV. Su tutti va ricordata la tragica morte di un operaio rimasto schiacciato, il 19 aprile 2016 a San Tomio di Malo, da un masso che si staccò dalla galleria destinata a collegare Malo e Castelgomberto. Sempre nelle scorse settimane un operaio è precipitato da una impalcatura, all'interno del cantiere edile che si trova tra Breganze e Mason.
Considerato che è indispensabile che la Regione Veneto si faccia urgentemente parte attiva per vigilare, sensibilizzare e formare imprese e lavoratori per la sicurezza e la salute nei posti di lavoro. Tanto più all'interno di cantieri legati ad un'opera di interesse pubblico.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale
quali azioni ha intenzione di attuare con urgenza per garantire la massima sicurezza dei lavoratori impegnati nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.".

PRESIDENTE

Azzalin la dà per illustrata e risponde per l'assessora De Berti sempre l'assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"L'andamento degli infortuni del cantiere della Superstrada Pedemontana Veneta si basa essenzialmente su due indicatori esplicativi della situazione:
- Indice di frequenza;
- Indice di pericolosità.
Il concessionario relaziona sulla base delle comunicazioni periodiche ricevute dalle imprese che operano nei cantieri (aggiornati al 30/11/2017) e messi a confronto con i dati che è stato possibile reperire e/o elaborare da banche dati nazionali e osservatori.
Da quanto trasmesso si nota come l'"Indice di Gravità" degli infortuni previsto dalla norma UNI 7249 per l'opera è sempre stato decisamente basso, eccezion fatta per il 2016, anno dell'infortunio mortale. Infatti, a parte per tale anno 2016, l'indicatore è sempre oscillato a cavallo dell'unità, precisamente tra 1,30 (2013) e 0,83 (2017).
Per quanto riguarda l'"indice di frequenza" ,analizzato per infrastrutture similari, i dati evidenziano come sia più rilevante nella fase delle lavorazioni in sotterraneo.
Raffrontando oltremodo i valori medi degli indici di gravità e di frequenza relativi alla Superstrada Pedemontana Veneta con quelli disponibili per il triennio 2008-2010 relativi al settore F-Costruzioni, calcolati e riportati nella banca dati statistica dell'INAIL, si evince come l'indice di frequenza sia allineato a tali valori, nonostante facciano riferimento, ad un settore avente un livello medio di rischio inferiore rispetto a quello dell'Opera in analisi. Inoltre, cosa di importanza non secondaria, il livello medio di gravità degli infortuni occorsi risulta sensibilmente inferiore

Superstrada Pedemontana Veneta (2013-2017)
Italia (2008-2010)
Regione Veneto (2008-2010)
Provincia Vicenza (2008-2010)
Provincia Treviso (2008-2010)
Indice di frequenza
37,5
34,26
40,57
43,33
43,45
Indice di gravità
3,11
5,25
5,01
5,14
6,06
Gli infortuni occorsi, pertanto, seppur relativamente frequenti, hanno conseguenze limitate. L'Amministrazione regionale, attraverso le proprie strutture deputate, provvede all'alta sorveglianza attribuita dalla normativa, unitamente alle competenti Autorità e agli Organi istituzionali preposti alla vigilanza, affinché il Concessionario e tutte le maestranze coinvolte nei cantieri siano sensibilizzate sul tema sicurezza, anche e non solo mediante interventi formativi sul personale preposto al controllo ed alla direzione dei lavoratori in cantiere.".

PRESIDENTE

Grazie.
Azzalin per la replica.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Ringrazio l'Assessore per la risposta.
Una sola considerazione. È evidente che su questo probabilmente anche il risalto che ne vien dato dai media trattandosi di un'opera sotto i riflettori per diverse motivazioni, magari poteva far balzare all'occhio una maggiore incidenza dell'infortunistica che avviene su quest'opera.
Tuttavia io credo che la risposta data, e cioè che il combinato tra l'incidenza e la frequenza degli incidenti sono sostanzialmente, mi pare d'aver capito, allineati alle statistiche per opere di questa natura, più basso addirittura, quindi questo non toglie comunque, invito la Regione su questo, tenere alto sia il livello della sorveglianza e sia anche il monitoraggio su questa opera. Questo perché, a prescindere dall'opera in questione, gli infortuni sul lavoro oggi sono una questione troppo aperta, spesso non possiamo essere paghi delle statistiche che in questo senso si stabiliscono, perché secondo me l'obiettivo, per diminuire le soglie di rischio e attenuare il numero di incidenti e la loro gravità, deve essere un obiettivo in primis della pubblica amministrazione e di chi poi è la parte attiva nella realizzazione di opere di qualsiasi lavoro.
Grazie alla Giunta, mi ritengo soddisfatto.

PRESIDENTE

Grazie. Per l'interrogazione n. 460, ho la richiesta di rinvio da parte dei due interroganti. Per le IRI nn. 334 e 433, verranno mandate agli interroganti le risposte scritte a domicilio.
Passiamo al punto 5) dell'ordine del giorno.
PUNTO
5



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "DICHIARAZIONI DELLA CGIL - FUNZIONE PUBBLICA RESE AL GIORNALE "L'ARENA" IL 4 FEBBRAIO 2018: DOPO LA MODIFICA DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA, LA REGIONE DOTERÀ GLI OSPEDALI E I CENTRI RIABILITATIVI DEL PERSONALE NECESSARIO A RENDERLI IMMEDIATAMENTE OPERATIVI?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 540)

"Premesso che:
- sul quotidiano "L'Arena" del 4 febbraio scorso è stato pubblicato l'articolo "La Cgil: non facciamoci prendere in giro";
- nell'articolo suddetto si dà riscontro all'intervento della Cgil - Funzione Pubblica all'indomani del voto in Quinta Commissione, che prelude all'approvazione in Giunta delle modifiche alle schede degli ospedali di Bussolengo, Villafranca e Isola della Scala e alla pubblicazione sul BUR;
- la Cgil - Funzione Pubblica ha sostenuto quanto segue: "Poiché nessun cittadino veronese si fida più della programmazione sanitaria regionale, è bene chiedere subito, per escludere l'ennesima presa in giro (vedi i 50 letti di ospedale di Comunità ad Isola della Scala mai attivati), che la delibera con la quale verranno assunte le modifiche contenga l'autorizzazione regionale alle assunzioni del personale. Solo così potrà funzionare quanto previsto a Villafranca, Bussolengo e Isola della Scala. Sul territorio sappiamo che per farli funzionare servono infermieri, Oss, fisioterapisti, medici di cui non c'è traccia. Non solo, il tetto di spesa del personale ad oggi assegnato all'ULSS 9 non copre l'attivazione di un solo nuovo posto letto né per acuti (lungodegenza e riabilitazione a Bussolengo) né di Ospedale di Comunità o Hospice (Bussolengo, Isola della Scala, Valeggio). Il buon senso dovrebbe impedire che la programmazione sanitaria diventi un esercizio numerico della politica, obbligando all'accantonamento delle risorse necessarie";
- la Cgil ha poi concluso chiedendo alla Giunta Regionale di autorizzare già nella delibera che modifica le schede anche l'assunzione del personale necessario a renderle operative.
Considerato che:
- il quesito, ad oggi, è rimasto senza riscontro e le tematiche poste sono effettivamente sensate e degne di un approfondimento, anche per dare credibilità alle scelte programmatorie che la Regione Veneto sta facendo;
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se, allo stato attuale, il personale allocato presso l'ULSS 9 è sufficiente per coprire le esigenze delle nuove scelte programmatorie;
2) se il tetto massimo di spesa per il personale ad oggi assegnato all'ULSS 9 è già stato raggiunto e quindi, allo stato attuale, non sono possibili ulteriori assunzioni e quindi l'attivazione di tutti i servizi sanitari programmati;
3) se, per evitare fraintendimenti e partenze ad handicap della nuova programmazione, la delibera con la quale verranno assunte le modifiche alle schede ospedaliere conterrà l'autorizzazione regionale alle assunzioni del personale, così da poter consentire il reale funzionamento di quanto previsto a Villafranca, Bussolengo e Isola della Scala.".

PRESIDENTE

La risposta è pronta, l'Assessore Coletto manca, e quindi la legge il collega Marcato. Prima l'illustrazione del collega Bassi.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Io nulla ho contro l'Assessore Marcato, anzi, la stima è assoluta e nota, però è evidente, Presidente, l'Assessore Marcato mi leggerà un testo predisposto dalla struttura, di cui lui evidentemente non può avere coscienza dei dettagli e quando io chiederò degli ulteriori chiarimenti, sicuramente l'Assessore Marcato, come è ovvio che sia, aprirà le braccia e mi dirà: "Non è mia competenza". Quindi, Presidente, chiedo cortesemente che dalla prossima volta queste risposte vengano date dall'Assessore competente, perché altrimenti ci prendiamo un po' in giro.
Comunque vado al sodo della presentazione dell'interrogazione. Sul quotidiano "L'Arena" del 4 febbraio scorso, venne pubblicato un articolo a firma di un sindacato, in questo caso la CGIL, dal titolo "Non facciamoci prendere in giro", ed avveniva nei giorni successivi all'approvazione in Giunta in prima lettura delle modifiche delle schede agli ospedali di Bussolengo, Villafranca e Isola della Scala. Successivamente, è del 7 febbraio, la CGIL ha sostenuto in questo articolo: "Poiché nessun cittadino veronese si fida più della programmazione sanitaria regionale, è bene chiedere subito, per escludere l'ennesima presa in giro - vedi 50 posti letto di ospedale di Comunità di Isola della Scala mai attivati - che la delibera con la quale verranno assunte le modifiche, contenga anche l'autorizzazione regionale all'assunzione del personale. Solo così potrà funzionare quanto previsto a Villafranca, Bussolengo e Isola della Scala. Sul territorio sappiamo che per farli funzionare servono infermieri, OSS, Fisioterapisti, Medici di cui non c'è traccia. Non solo, il tetto di spesa del personale ad oggi assegnato all'ULSS 9 non copre l'attivazione di un solo nuovo posto letto né per acuti (lungodegenza e riabilitazione a Bussolengo) né di ospedali di comunità o hospice (Bussolengo, Isola della Scala, Valeggio). Il buon senso dovrebbe impedire che la programmazione sanitaria diventi un esercizio numerico della politica, obbligando all'accantonamento delle risorse necessarie".
Preso atto di questo articolo poi assimila: La Cgil chiedeva quindi alla Giunta regionale di autorizzare nella delibera che modifica le schede anche l'assunzione del personale necessario a renderle operative. Perché è inutile programmare e prevedere determinate cose, se poi non si danno i mezzi per far funzionare queste cose, siano ospedali per acuti, siano centri riabilitativi, siano hospice eccetera, eccetera, eccetera, perché dietro a queste attivazioni ci sono sempre delle persone che fanno girare la macchina, come ben sappiamo.
Ad oggi il quesito è rimasto senza riscontro, naturalmente era il 7 febbraio quando scrivevo. Le tematiche poste effettivamente erano sensate, degne di un approfondimento, anche per dare una credibilità alle scelte programmatorie che la Regione stava facendo e ha fatto definitivamente, perché quella modifica delle schede ospedaliere si è conclusa con una DGR del 21 marzo del 2018, quindi siamo ad oltre un mese dall'approvazione definitiva, interrogavo la Giunta regionale per sapere:
1) se allo stato attuale il personale allocato presso l'ULSS 9 è sufficiente per coprire le esigenze delle nuove scelte programmatorie;
2) se il tetto massimo di spesa per il personale ad oggi assegnato all'ULSS 9 è già stato raggiunto e quindi allo stato attuale, non sono possibili ulteriori assunzioni e quindi l'attivazione di tutti i nuovi servizi sanitari programmati;
3) se per evitare fraintendimenti e partenza ad handicap della nuova programmazione, la delibera con la quale verranno assunte le modifiche alle schede ospedaliere conterrà anche l'autorizzazione regionale alle assunzioni del personale, così da poter consentire il reale funzionamento di quanto previsto nella nuova programmazione per Villafranca, Bussolengo, Isola della Scala.
Temo, avendo letto la delibera, che è stata approvata definitivamente, di sapere già la risposta al punto 3.

PRESIDENTE

L'assessore Marcato risponde al posto del collega Coletto, prego.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
"La DGR n. 353 del 21 marzo 2018 prevede, tra l'altro, un incremento di numero 14 posti letto dell'Ospedale di Bussolengo, con conseguente incremento della dotazione complessiva degli stessi da 106 a 120 e contestuale decremento di 7 posti letto dell'Ospedale di Villafranca, che avrà quindi come dotazione complessiva numero 187 posti letto, anziché 194; complessivamente, si prevede un incremento di numero 7 posti letto dell'area riabilitativa.
Inoltre, la DGR 353 del 2018 prevede per l'ospedale di Bussolengo una riduzione delle apicalità da 8 a 2, mentre per l'Ospedale di Villafranca un incremento delle apicalità da 12 a 18.
La predetta deliberazione contiene altresì le seguenti previsioni di posti letto di ospedale di comunità: numero 50 presso la struttura di Isola della Scala, numero 24 presso la struttura di Bussolengo, questi ultimi da attivare entro il 31 dicembre 2018.
La valutazione in merito alle possibilità o meno del personale in servizio di far fronte alle esigenze connesse all'attuazione delle predette linee di programmazione regionale, è di competenza dell'azienda USL numero 9, la quale se riterrà, detto personale inefficiente, potrà richiedere all'Area Sanità e Sociale l'autorizzazione a disporre nuove assunzioni, secondo le procedure stabilite dalla DGR n. 2176 del 29 dicembre 2017, tenuto conto del tetto di spesa in materia di personale ad essa assegnato, che per l'anno 2018 non risulta ad oggi superato.
In proposito si rappresenta che quest'ultimo provvedimento regionale autorizza il Direttore Generale dell'area Sanità e Sociale non solo a determinare, ma anche a modificare in corso d'anno sussistendone la necessità di rapporto della salvaguardia di LEA e/o al funzionamento dei servizi aziendali, gli obiettivi di costo in materia di personale, attribuiti alle singole aziende. Conseguentemente il Direttore Generale dell'area Sanità e Sociale, se fosse necessario per assicurare la concreta attivazione dei nuovi posti letto e fosse oggettivamente impossibile prescindere dall'effettuazione di nuove assunzioni, potrà disporre per l'ULSS 9 l'incremento del tetto di spesa, relativo al personale.
Si evidenzia infine che al fine della determinazione dei fabbisogni di personale infermieristico e degli operatori socio-sanitari dell'azienda ULSS 9, in sede di richiesta di autorizzazione alle relative assunzioni e il Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale in sede di successiva autorizzazione, dovranno far riferimento ai valori minimi per la misurazione dell'assistenza ai degenti da parte del medesimo personale, ai sensi della DGR n. 610 del 29 aprile 2014; analogamente in relazione all'assunzione del personale medico, dovrà essere fatto riferimento, a partire dall'anno 2020, ai valori minimi relativi allo stesso personale, di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 245 del 7 marzo 2017 e numero 1833 del 14 novembre 2017.". Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei. Per la replica il collega Bassi.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Io non riesco neanche evidentemente ha ad arrabbiarmi con l'assessore Marcato perché capisco che ha letto una risposta che non è neanche stata fatta dalla sua Struttura, però, Presidente, io glielo preannuncio già, dalla prossima volta chiederò il rinvio io, perché vorrei parlare con l'Assessore competente per avere la possibilità di interloquire.
Ho cominciato a presentare interrogazioni a risposta scritta perché se mi si fosse stato risposto per iscritto nel tempo previsto dal Regolamento, non avrebbero nemmeno bisogno del passaggio in Aula. Quindi stiamo appesantendo l'Aula, perché l'Assessore in questo caso non adempie a un suo dovere.
A me dispiace dover rilevare alcune cose. Premesso che le domande poste nell'interrogazione erano in una lingua abbastanza potabile per tutti e la risposta ricevuta è quasi in aramaico antico, perché io sfido chiunque dei colleghi qua dentro, ad aver capito qual è la risposta alle tre semplici domande poste. L'unica cosa che ho capito è che cosa hanno comportato le schede ospedaliere, ma questo non c'era bisogno, bastava leggere le schede ospedaliere.
La risposta non è cosa è successo nelle schede ospedaliere, 14 posti più in qua, 5 di più in là, 50 posti di ospedale di comunità da una parte, quello l'avevo capito da solo. La risposta è: conseguentemente la nuova attività di programmazione, verrà adeguato il personale necessario per far partire tutte le scelte programmatorie? Per questo personale in più, è già stato dato mandato di bandire un bando, di reperire il personale attraverso mobilità? Non lo so, dico le prime cose che mi vengono in mente.
Sinceramente la risposta che mi è stata data è fumosa, poi mi riservo di leggerla nel dettaglio, per capire meglio.
L'unica cosa che è stata dichiarata qua è che: Bussolengo avrà 14 posti letto in più da 116, ma sono letti riabilitativi lungodegenze, i reparti però, naturalmente questo dato non si cita perché fa comodo non citarlo, dai 20 circa reparti attuali che sono operativi, ne resteranno 3 o 4, e questo è sotto gli occhi di tutti; come sempre si citano sempre i numeri che fanno comodo e non i numeri scomodi, perché va bene così, perché ormai qua dentro ci si prende quasi in giro certe volte.
E l'altra cosa che ho capito che mal che vada è tutta colpa del Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale dott. Mantoan, perché è stato citato, in una risposta di una pagina, 7 volte. Quindi non prendiamoci in giro. Che il politico o la politica scarichi sui tecnici le colpe. Qua c'è una scelta programmatoria della Regione. La scelta programmatoria della Regione si fa. Se il Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale Mantoan non la attua non si può dare la colpa a Mantoan. È qualcuno che dice a Mantoan oppure è qualcuno che non si impone con Mantoan, perché è troppo facile fare questo giochetto.
Siccome sono due che guidano la stessa barca, uno a fianco all'altro, in teoria dovrebbe essere così, in pratica non lo so. I giornali dicono diversamente certe volte. In teoria l'assessore Coletto nella scala gerarchica sta sopra e il Direttore Mantoan dovrebbe attuare, dare attuazione alle scelte programmatorie fatte dall'Assessore in questo caso.
Quindi se qualcosa si inceppa in questo meccanismo non è che è colpa dell'uno o dell'altro, è colpa di tutti e due, ma il primo che ne deve trarre le conseguenze è l'Assessore. Quindi la si finisca di rispondere in questa maniera.
Non me ne voglia il collega consigliere Marcato che è anche Assessore, però da questo punto di vista ci vuole chiarezza. I famosi 50 posti letto di Isola della Scala erano previsti nelle schede 2013 e siamo nel 2018. Per questo la gente fa fatica a fidarsi ancora delle scelte programmatorie, lo capite? Grazie.
PUNTO
6



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE FORNISCA I DATI RELATIVI AI POSTI DI RIABILITAZIONE E LUNGODEGENZA ATTIVATI NELL'ULSS 9 SCALIGERA E NELL'AZIENDA OSPEDALIERA DI VERONA" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 541) RINVIATA

"Premesso che:
- in data 23 gennaio 2018 si è svolta la 5^ Commissione consiliare con all'ordine del giorno il parere al PAGR N. 260 "Modifica delle schede di dotazione ospedaliera degli Ospedali di Bussolengo, Villafranca e Isola della Scala dell'Azienda ULSS 9 Scaligera DGR n. 2122 del 19 novembre 2013";
- in fase di discussione, sono stati richiesti alcuni dati relativamente ai posti letto di riabilitazione attualmente attivi e quelli già programmati, ma non ancora attivati, nella provincia di Verona (ULSS 9 Scaligera e Azienda Ospedaliera).
Considerato che:
- in data 1 febbraio 2018 è stata consegnata in 5^ Commissione consiliare una nota datata 31 gennaio 2018 con Protocollo n. 38864 dal Direttore generale dell'Area Sanità e Sociale, dr. Domenico Mantoan, che rappresentava la "Distribuzione in ambito aziendale dei posti letto di riabilitazione attivati e per i quali è stata data l'autorizzazione ancorché non attivati" riguardanti l'ex ULSS 22 Bussolengo e non, come richiesto, l'intera provincia di Verona, ovvero l'attuale ULSS 9 Scaligera e Azienda Ospedaliera;
- la risposta del Direttore generale dell'Area Sanità e Sociale, dr. Domenico Mantoan, seppur tempestiva, non ha evaso totalmente le richieste di dati da me avanzate durante la seduta del 23 gennaio 2018 della 5^ Commissione consiliare riguardanti l'intera provincia di Verona, dati assolutamente necessari per capire il quadro della situazione dell'offerta sanitaria del veronese.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) quanti sono e di che tipologia sono i posti letto di riabilitazione e lungodegenza già attivi al 31 dicembre 2017 in tutta l'ULSS 9 Scaligera, compresa l'Azienda Ospedaliera di Verona;
2) quanti sono e di che tipologia sono i posti letto programmati ma non ancora attivi al 31 dicembre 2017 in tutta l'ULSS 9 Scaligera, compresa l'Azienda Ospedaliera di Verona.".
PUNTO
7



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "FUTURO DEL PRESIDIO SANITARIO DI MALCESINE: L'ASSESSORE COLETTO FACCIA IMMEDIATAMENTE CHIAREZZA!" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 543) RINVIATA

"Premesso che in data 26 aprile 2016 veniva presentata dal sottoscritto l'interrogazione a risposta scritta n. 220 dal titolo "Perché i lavori di ristrutturazione dell'ospedale di Malcesine sono bloccati e perché alla ULSS 22 sono stati sottratti oltre 15 milioni di euro di attivo già stanziati per investimenti?".
Considerato che:
- alla data del 6 febbraio 2018, all'interrogazione non è stata ancora data risposta;
- nel frattempo alcuni argomenti sono stati parzialmente superati mentre altri si sono aggiunti a contribuendo alla diffusione di una forte sensazione di incertezza relativamente al futuro di questo presidio sanitario;
- nella seduta del Consiglio Regionale del 6 febbraio 2018, avuta notizia che nessuna risposta all'interrogazione era ancora pronta, il sottoscritto ha provveduto ad "aggiornare" le informazioni richieste nell'interrogazione e ad aggiungerne delle altre che, nel frattempo, si sono aggiunte.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) Dove sono finiti i 15.750.000 euro di attivo di bilancio, sottratti alla ex ULSS 22 con DGR 2083 del 30/12/2015? Sono stati poi reinvestiti per investimenti sul territorio che li ha originati oppure destinati a diverse finalità? E, se fossimo nella seconda ipotesi, a quali?
2) Gli interventi sulla struttura di Malcesine sono finiti con il progetto approvato con ddg 505 del 8/6/2017? Dove sono i 2.300.000 'spariti' tra il primo progetto (di cui alla ddg 652 del 31/12/2015) e il secondo progetto di ristrutturazione? Quando, per inciso, verranno sostituiti i serramenti, quando verrà eseguito l'adeguamento sismico e quando verranno svolte tutte le altre migliorie tese a rendere maggiormente dignitosa la condizione della struttura?
3) Se non ci fossero ulteriori progettualità in corso di esecuzione, come l'interrogante teme, è così che si pensa di rafforzare questo polo riabilitativo da 80 posti letto di riabilitazione Ortopedica e Cardiologica, nonché a disposizione dei pazienti del Centro Polio? Senza alcun ulteriore investimento nella struttura, nel materiale sanitario e nel personale? È così che si pensa di fare 'concorrenza' ad Arco (parole dell'assessore Regionale Coletto che ha più volte ricordato come questo fatto determini una considerevole mobilità passiva per i bilanci veneti) o alle altre strutture riabilitative, pubbliche o private, già presenti sul territorio dell'ULSS 9?
4) Alla luce della recentissima scelta di riconvertire Bussolengo da ospedale per acuti a centro riabilitativo (con 40 posti letto di non specificate attività riabilitative), le attività presenti a Malcesine sono confermate in toto? Non si ritiene che, senza investimenti degni di questo nome, i due progetti rischino di essere entrambi troppo deboli ed essere spazzati via dalla concorrenza, che sempre più spesso arriva dal privato che ha fondi decisamente superiori a disposizione e regole di riferimento ben più flessibili?
5) L'importante protocollo tra il presidio sanitario di Malcesine e ospedale di Rovereto per l'emergenza/urgenza, di cui sabato 11 novembre 2017 l'assessore Coletto aveva annunciato a mezzo stampa l'approvazione, a che punto è? Come mai, dopo la ratifica della convenzione da parte della Provincia Autonoma di Trento, annunciata sempre a mezzo stampa il 4 gennaio 2018, non c'è ancora l'accordo operativo tra l'ULSS veronese e l'ULSS trentina?".
PUNTO
8



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "LA PSICHIATRIA PUÒ RIMANERE PRESSO IL PRESIDIO SANITARIO DI BUSSOLENGO, ALLA LUCE DELLE ULTIME MODIFICHE INTRODOTTE ALLA SCHEDA OSPEDALIERA?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 544) RINVIATA

"Premesso che:
- nella seduta del 1 febbraio 2018, la Quinta Commissione sanità ha approvato le modifiche alle schede ospedaliere di Bussolengo, Isola della Scala e Villafranca, votando parere favorevole alla proposta della Giunta Regionale per la trasformazione dell'Ospedale Orlandi in Centro Riabilitativo, depotenziandolo ignobilmente e spostando quasi tutti i reparti ora attivi al Magalini di Villafranca;
- in questo quadro, all'Orlandi è stata riconfermata l'assegnazione di un reparto di Psichiatria con 25 posti letto;
- sia la normativa nazionale che quella regionale riprese nei rispettivi "progetti obiettivo per la tutela della salute mentale", prevedono per i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, precisi obblighi e requisiti;
- in passato, in occasione della riconversione dell'Ospedale "Campedelli" di Caprino in Centro Sanitario Polifunzionale, il reparto di Psichiatria, fu mantenuto nella struttura baldense per poi essere spostato a Bussolengo pochi anni dopo, proprio perché il "Campedelli", non aveva più i requisiti di Ospedale generale per acuti.
Vista:
- la lettera inviata dal Dott. Frazzingaro il 4 febbraio al quotidiano "L'Arena" dove spiega in modo dettagliato alcune sue forti perplessità relative alle decisioni prese sulla scheda dell'Ospedale Orlandi, evidenziando, tra le altre cose:
1) che gli SPDC debbono obbligatoriamente essere inseriti negli ospedali generali per acuti, con area di emergenza funzionante 24 ore su 24 o in presidi universitari convenzionati;
2) che di norma, la dotazione complessiva non deve essere superiore a 16 posti letto;
- lo psichiatra, Dott. Silvio Frazzingaro ha operato presso l'ex ULSS di Bussolengo dal 1981 fino alla quiescenza, ricoprendo ruoli di spicco nella sanità Veneta tra i quali, nell'ottobre 2006, rappresentante della Regione Veneto nel Gruppo Tecnico Interregionale sulla Salute Mentale, su incarico dall'Assessorato regionale alla Sanità. È stato docente di numerosi corsi rivolti sia agli infermieri, sia agli operatori socio-sanitari, sempre nell'ambito della sua specialità.
Il consigliere regionale
interroga il Presidente e la Giunta regionale
chiedendo:
1) se il presidio sanitario di Bussolengo possa essere ancora considerato un ospedale generale per acuti, con area di emergenza funzionante 24 ore su 24;
2) se corrisponde al vero che i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura debbano obbligatoriamente essere inseriti negli ospedali generali per acuti, con area di emergenza funzionante 24 ore su 24 o in presidi universitari convenzionati;
3) se corrisponde al vero che all'interno dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura non possano essere collocati più di 16 posti letto, alla luce dell'attuale previsione di scheda che ne destina 25 al presidio di Bussolengo;
4) alla luce della triste vicenda del Centro Polifunzionale di Caprino, spogliato anno dopo anno di quasi tutti i suoi reparti e servizi, se sia intenzione dell'Assessore procedere per step graduali al totale spostamento di tutti i reparti per acuti dal presidio sanitario di Bussolengo ad altro ospedale generale.".
PUNTO
9



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA BARTELLE RELATIVA A "È VERO CHE L'UNITÀ DI ANESTESIA E RIANIMAZIONE DELL'OSPEDALE DI VENEZIA È STATA ED È GESTITA IN MODO NON CONFORME?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 523) RINVIATA

"Premesso che risulta alla scrivente che l'Unità di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di Venezia sia stata e sia tuttora interessata da malagestio, in particolare:
a) alcuni servizi della U.O. predetta sarebbero tenuti formalmente attivi, ancorché scarsamente o affatto utilizzati, per giustificare l'impiego extra orario di parte del personale il quale, in tal modo, percepirebbe indebitamente somme di denaro aggiuntive rispetto a quelle di base a titolo di compenso per prestazioni in realtà non effettuate;
b) la ripartizione degli emolumenti straordinari legittimi evidenzierebbe una sproporzione di natura discriminatoria;
c) il caso sarebbe oggetto di indagini da parte della magistratura.
Se ciò venisse effettivamente accertato la circostanza costituirebbe sia un danno economico sia uno scadimento del livello assistenziale dei pazienti, infatti, il personale non concretamente attivo potrebbe essere ricollocato in aree e/o strutture in cui l'organico è oggettivamente sottodimensionato.
La sottoscritta Consigliera
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se la Regione sia a conoscenza delle circostanze esposte;
2) in caso di risposta negativa al quesito di cui al p.to 1 quali azioni intenda intraprendere, e con che tempistiche, per verificare la sussistenza di quanto esposto;
3) in caso di risposta positiva al quesito di cui al p.to 1, previa dettagliata illustrazione – anche documentale – di quanto sinora accertato, quali azioni abbia sinora intrapreso e intenda intraprendere in futuro, per porre fine alla questione esposta ed evitarne il ripetersi in futuro.".
PUNTO
10



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "ATTO AZIENDALE ULSS 6 – EUGANEA: IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE È ANCORA IN GRADO DI ASSOLVERE ALLE PROPRIE FUNZIONI? (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 548) RINVIATA

"Premesso che:
- con deliberazione n. 70 del 31.01.2018, in conseguenza dell'intervenuta approvazione avvenuta con Decreto n. 159 del 29.12.2017 del Direttore dell'Area sanità e sociale della Regione del Veneto, è stato approvato l'atto aziendale dell'ULSS 6 Euganea;
- il predetto atto aziendale, al Titolo 6, articoli 26, 27 e 28, disciplina il funzionamento del Dipartimento di Prevenzione di afferenza, indicandone, in particolare agli artt. 27 e 28, l'assetto organizzativo e l'organigramma, prevedendo l'attuazione della missione istituzionale attraverso i seguenti servizi: UOC Igiene e Sanità Pubblica (articolato in UOS Servizio salute e ambiente e UOS servizio prevenzione malattie croniche non trasmissibili, programmi di screening e promozione della salute); UOC Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (comprende la UOS medicina del Lavoro ed Igiene Industriale); UOC Servizio di Medicina Legale; UOSD Servizio di epidemiologia; UOSD Servizio Attività motoria; Dipartimento funzionale di Sanità Pubblica, veterinaria e sicurezza alimentare (articolato nelle seguenti UOC: UOC Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione (SIAN) a sua volta articolata in UOS Igiene degli alimenti; UOC Servizio veterinario di sanità animale, articolata in UOS Diagnostica e profilassi delle malattie infettive trasmissibili e delle zoonosi; UOC Servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale e loro derivati, articolata in UOS Controllo sul processo degli alimenti di origine animale negli stabilimenti riconosciuti/controllati; UOC Servizio veterinario di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, articolata in UOS Attività di controllo integrato degli allevamenti; UOC Servizio di Igiene Urbana Veterinaria, articolato in UOS controllo del randagismo canino, della popolazione felina libera, della popolazione di animali selvatici); UOS Professioni Sanitarie Dipartimento di Prevenzione.
Richiamato l'Allegato C alla Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, recante "Linee guida per l'organizzazione del Dipartimento di Prevenzione", e in particolare i paragrafi 1 e 2 nella parte in cui è richiamato quanto segue:
* (Paragrafo 1) le funzioni direttamente garantite dai Dipartimenti di Prevenzione, tra le quali "sorveglianza e prevenzione nutrizionale" e "profilassi delle malattie infettive e parassitarie" in quanto indicate nel D.Lgs. n. 502/1992;
* (Paragrafo 2) le attività discendenti dal Livello Essenziali di Assistenza (LEA) "Prevenzione collettiva e sanità pubblica", così come individuate dal D.P.C.M 12.01.2017, tra le quali sono annoverate "sorveglianza e prevenzione nutrizionale" e "sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali".
Visti:
- il D.P.C.M. 12.01.2017, Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che per il LEA "Prevenzione collettiva e sanità pubblica" prevede 7 aree di intervento, tra le quali "Sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali" ( lettera A) e "Sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening; sorveglianza e prevenzione nutrizionale";
- il Piano regionale di prevenzione 2014-2018, di attuazione dei macro obiettivi definiti nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione.
Considerato, sulla scorta di quanto precede, che l'attuale organizzazione del Dipartimento di Prevenzione dell'ULSS 6, secondo quanto emerge dall'atto aziendale approvato e adottato, non sembra essere declinata in guisa corrispondente e conseguente ai sopra richiamati provvedimenti, e cioè D.Lgs. n. 502/1992, D.P.C.M. 12.01.2017, Piano regionale di prevenzione 2014-2018 e Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, nella misura in cui:
1) non è prevista una unità operativa specifica dedicata alle vaccinazioni, dato, questo, che è ragione di perplessità, sia in considerazione della mole di attività e di personale sanitario impegnato in un territorio assai vasto - quale è quello della ULSS 6 - e gli impegni derivanti dall'introduzione dell'obbligo vaccinale, sia in considerazione delle letture possibili che derivano dal raffronto dell'anzidetto dato rispetto alla intervenuta istituzione di una unità operativa specifica dedicata alla lotta al randagismo e al controllo della popolazione felina;
2) sembra esservi uno sbilanciamento a favore delle risorse e dei servizi dedicati alla sicurezza alimentare e alle attività veterinarie, che risultano articolate in 5 UOC e 5 UOS, rispetto a quanto invece previsto per la prevenzione della salute nei luoghi di lavoro ( meritevole di una sola UOC con un un'unica UOS), prevenzione delle malattie croniche-degenerative, screening oncologici, promozione della salute, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, prevenzione dei rischi legati ai luoghi di vita e ambiente, attività che si assume possano essere efficacemente svolte attraverso la previsione di un'unica UOC, e cioè la UOC Igiene e Sanità Pubblica articolata nelle due UOS Ambiente e salute e Screening e promozione alla salute;
3) risulta esservi una evidente sbilanciamento, che torna a detrimento della funzioni di prevenzione a favore della salute umana che dovrebbero essere svolte dall'ULSS 6, rispetto a quanto invece differentemente previsto, ad esempio, nell'atto aziendale dell'ULSS 2 Marca Trevigiana, atteso che qui i servizi dedicati alla prevenzione delle malattie e infortuni sul luogo di lavoro sono articolate in una UOC e due UOS, mentre sono 7 quelli dedicati alla salute umana e cioè due UOS articolate in 5 servizi.
Richiamata, riguardo a quanto previsto nell'atto aziendale dell'ULSS 6, con riferimento alla prevenzione della salute nei luoghi di lavoro (UOC Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, che comprende la UOS medicina del Lavoro ed Igiene Industriale), la propria precedente mozione n. 224, avente ad oggetto "Aumentano i casi di morti bianche: la Giunta regionale promuova tutti gli interventi possibili a garanzia e tutela della sicurezza di tutti i lavoratori", approvata all'unanimità dei presenti-votanti nella seduta consiliare dell'11 luglio 2017, con la quale si impegnava la Giunta regionale "ad attivare tutti gli strumenti di propria competenza per tutelare l'integrità fisica e il diritto alla sicurezza dei lavoratori, incluse le funzioni afferenti le politiche di formazione professionale quali attività di prevenzione e orientamento culturale - anche con il coinvolgimento di Veneto Lavoro - e il potenziamento dell'operatività dei servizi prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro (SPISAL)".
Il sottoscritto consigliere
interroga l'Assessore regionale alla Sanità
per sapere:
1) se ritenga o meno che la disciplina organizzativa del Dipartimento di Prevenzione dell'ULSS 6 Euganea sia tale da consentire l'adeguato ed efficace svolgimento delle funzioni di istituto con particolare riferimento alla prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, sorveglianza e prevenzione nutrizionale, prevenzione delle malattie croniche-degenerative, screening oncologici, promozione della salute;
2) quali sono le motivazioni di carattere organizzativo a sostegno di quello che appare come uno sbilanciamento a favore delle risorse e dei servizi dedicati alla sicurezza alimentare e alle attività veterinarie (articolate in 5 UOC e 5 UOS) rispetto alle risorse e servizi dedicati alle attività di sanità pubblica, prevenzione delle malattie infettive e vaccinazioni, prevenzione delle malattie cronico-degenerative, promozione alla salute, (una unica UOC, Igiene e Sanità Pubblica, articolata nelle due UOS Ambiente e salute e Screening e promozione alla salute);
3) stante la differente disciplina organizzativa riscontrabile tra atto aziendale dell'ULSS 6 e atto aziendale dell'ULSS 2 - dove i servizi dedicati alla prevenzione delle malattie e infortuni sul luogo di lavoro sono articolate in una UOC e due UOS mentre 7 sono quelli dedicati alla salute umana e cioè due UOC (Servizio igiene e sanità pubblica e Servizio prevenzione e controllo delle malattie croniche) in 5 UOS - quali le ragioni che, al di là del criterio generale differenziazione in ragione alle caratteristiche di ciascuna ULSS, consentono di giustificare, nell'ottica della Piano regionale di prevenzione 2014-2018 e delle Linee guida di cui all'Allegato C alla Dgr n. 1306 del 16 agosto 2017, una così evidente differenziazione nella organizzazione e risorse dei servizi dedicati alla prevenzione della salute umana e alla prevenzione delle malattie e infortuni nei luoghi di lavoro?".
PUNTO
11



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "GARANTIRE LA COPERTURA DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE PRESSO IL COMUNE DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO E FINANZIARE LE ATTIVITÀ DI FORMAZIONE PER GARANTIRE IL TURN-OVER NELLA MEDICINA TERRITORIALE" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 547)

"Premesso che:
- dall'estate del 2017 il Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) è sprovvisto del medico di medicina generale, a causa dello spostamento del professionista che prima esercitava il servizio in un altro Comune del Veneto Orientale;
- in seguito a tale carenza la competente ULSS ha adottato delle soluzioni provvisorie al fine di garantire la continuità assistenziale, proponendo ai medici di medicina generale dei Comuni contermini di aprire un ambulatorio secondario presso il Comune di Fossalta di Portogruaro e avviando l'iter per un conferimento temporaneo di incarico;
- il Comune di Fossalta di Portogruaro si è a sua volta fatto parte diligente, mettendo a disposizione una propria struttura per l'insediamento dell'ambulatorio;
- quelle sopra descritte sono in ogni caso soluzioni provvisorie, perché è necessario che la competente struttura regionale completi l'iter per la dichiarazione di zona carente al fine di provvedere all'individuazione in via stabile di un medico di medicina generale per il Comune di Fossalta di Portogruaro.
Considerato che:
- la situazione venutasi a creare a Fossalta non è purtroppo isolata giacché qualche tempo fa analoga criticità aveva riguardato la località di Giussago nel comune di Portogruaro;
- queste situazioni sono riconducibili alla più ampia carenza di medici di medicina generale che sta interessando l'intera Regione del Veneto, e che colpiscono in maniera più pesante le aree segnate da profonde soluzioni di continuità dal punto di vista urbano, come è a tutti gli effetti il Veneto orientale;
- come più volte affermato dalle organizzazioni di rappresentanza della medicina generale, tale criticità è dovuta sostanzialmente all'insufficiente turn-over dei professionisti, causata dalla sproporzione tra coloro che sono prossimi a lasciare la professione per raggiunti limiti d'età e i nuovi ingressi, a causa dell'esiguo numero di posti della scuola di formazione regionale;
- la medicina di base costituisce uno dei perni dello stesso Piano Socio-sanitario regionale, intesa quale livello essenziale della continuità assistenziale e presidio territoriale fondamentale per assicurare l'adeguatezza delle cure;
- se non si interverrà per invertire tale pericolosa tendenza, la progressiva diminuzione della disponibilità di medici di medicina generale genererà sia un carico di lavoro insostenibile, sia l'inevitabile ricorso alle strutture ospedaliere, con il rischio di un sovraccarico complessivo del sistema sanitario regionale.
Il sottoscritto consigliere
interroga l'Assessore regionale alla Sanità
per sapere:
1) quali siano i tempi per completare le procedure per la dichiarazione della zona carente presso il Comune di Fossalta di Portogruaro al fine di dare soluzione stabile alla permanenza del servizio del medico di medicina generale;
2) quali azioni la Giunta regionale intenda adottare per assicurare un adeguato turn-over ai professionisti della medicina generale, in particolare assicurando l'incremento delle borse di formazione regionale triennali e il loro adeguamento ai livelli delle borse per l'area medico-chirurgica".

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Il problema che ho sollevato in data 19 febbraio 2018, e so che dovrebbe essersi attivata subito dopo una parziale risposta al tema da me sollevato, cioè dell'assenza del medico di medicina generale presso il Comune di Fossalta di Portogruaro, in realtà non riguarda solo questo Comune. Qui ho sollevato il tema di questo Comune, ma è un tema assolutamente complessivo, che riguarda un po' tutto il Veneto, oserei dire.
Noi abbiamo una carenza di medici di base e in prospettiva ne avremo sempre di più. La carenza inizia a essere veramente preoccupante, soprattutto nelle aree più piccole, soprattutto nelle aree più periferiche, soprattutto nelle aree montane, ma Fossalta di Portogruaro non è nulla di tutto questo, non è né sicuramente periferica, sicuramente non è così piccola e non è sicuramente in montagna, riguarda soprattutto questi Comuni nei quali è difficile dare una risposta dal punto di vista della presenza dei medici generali.
Io, oltre a chiedere se è stato risolto il caso specifico da me portato all'attenzione della Giunta, vorrei capire quali azioni la Giunta regionale - e per questo ho fatto anche un'interrogazione a risposta scritta, per poter fare più di una domanda - intenda adottare per assicurare un adeguato turnover ai professionisti della Medicina Generale.
Oltre al problema di carenza di medici, oltre ad avere un problema di carenza di disponibilità, talvolta ho la sensazione che anche i tempi che le aziende, le ULSS, e quindi l'organizzazione sanitaria della nostra Regione ci mette per dare una risposta a richieste da parte dei medici sono tempi molto lunghi, e talvolta questi tempi lunghi generano i problemi che conosciamo. Anche perché uno che arriva a fare una sostituzione di un medico che magari è andato in pensione se arriva subito trova i clienti, trova gli utenti, se arriva dopo un anno voi capite che quegli utenti sono andati sicuramente a farsi visitare altrove, e quindi anche da questo punto di vista la carenza dei tempi di attesa porta e comporta anche un disagio dal punto di vista dei nuovi medici o dei giovani medici che dovrebbero andare a prendere servizio all'interno di questa realtà.
Volevo capire un po' su questo tema che diventa sempre più delicato, come la Giunta intende procedere.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'assessore Marcato, in nome del collega Coletto, prego.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"In relazione all'oggetto, l'Azienda ULSS 4, Veneto Orientale, contattata in merito alle vicende accorse, ha comunicato che la procedura per la dichiarazione della zona carente, presso il Comune di Fossalta di Portogruaro, è stata completata con l'adozione della deliberazione del Direttore Generale n. 196 del 16 marzo u.s.. Conseguentemente, per la zona di cui trattasi, è stato conferito un incarico di Medico di Medicina Generale a tempo indeterminato ai sensi dell'articolo 35 comma b) dell'ACN 23.3.2005 e s.m.i., la questione pertanto ha trovato positiva definizione.
Per quanto riguarda il numero di borse di studio assegnabili nel corso triennale di formazione specifica in Medicina Generale e i relativi sbocchi professionali nella Medicina convenzionata, assicurazione del turnover dei professionisti operanti nella Regione, si evidenzia quanto segue.
Il finanziamento ministeriale dei corsi, teoricamente, dovrebbe coprire sia la spesa relativa alle borse di studio, sia la spesa relativa all'organizzazione dei corsi in questione; purtroppo a causa delle limitate risorse erogate dal Ministero, da anni di fatto le spese organizzative sia di corpo docente e personale amministrativo sono interamente sostenuto dalle Regioni e il Ministero, a seguito delle recenti richieste di incrementare il numero di borse di studio, ha formalmente manifestato preoccupazione, anche per il finanziamento delle borse stesse, attualmente finanziate.
La Regione Veneto alla luce di ciò e a fronte delle prospettive di pensionamento dei Medici, nell'incontro promosso dal gruppo interregionale Assistenza Territoriale, nei mesi scorsi, ha quindi chiesto che venga rivisto l'attuale criterio di ripartizione, assegnando un numero di borse di studio in base alla popolazione assistita di ogni Regione.
Unitamente alle altre Regioni, il Veneto ha inoltre rinnovato la richiesta di incrementare il finanziamento ministeriale, anche in considerazione del fatto che i costi organizzativi sono divenuti, nel corso degli anni, sempre più ingenti e difficilmente sostenibili con le sole risorse aggiuntive locali.
Peraltro le spese in questione da alcuni anni devono coprire anche gli oneri relativi a diverse decine di corsisti in soprannumero, che frequentano regolarmente i corsi triennali, esattamente come i corsisti ordinari e con le medesime prospettive occupazionali future. É opportuno evidenziare a questo proposito che la Scuola di formazione specifica della Regione Veneto è passata da 120 corsisti nel triennio 2013-2016, agli attuali 220 corsisti (numero comprensivo degli allievi ordinari e soprannumerari).
Alla luce di ciò, da parte regionale, ci si è pertanto attivati su tutti i fronti, tenendo conto del fabbisogno assistenziale (da ciò la richiesta di una ripartizione del numero di borse di studio in funzione della popolazione assistita e la richiesta dei incrementare il finanziamento ministeriale) e del turnover relativo ai professionisti che lasceranno il lavoro per sopraggiunti limiti di età (da ciò lo sforzo regionale di farsi carico in proprio della totalità delle spese organizzative anche in ordine ai corsisti soprannumerari).
Si rappresenta infine, per completezza informativa, che nelle graduatorie annuali ai fini dell'accesso della Medicina convenzionata nella nostra Regione, sono presenti 800 professionisti.". Grazie .

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Ruzzante, per la replica.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Assessore.
La prima parte ovviamente l'avevo già anticipata, perché mi era stata data questa informazione dai territori, io ho fatto l'interrogazione il 19 febbraio, la zona carente è stata dichiarata il 16 marzo, quindi, in qualche modo, abbiamo sollecitato e accelerato una risposta, e quindi si è andati a una positiva definizione. Oggi quella carenza, almeno per il caso di Fossalta di Portogruaro, non c'è più. Il problema però rimane rispetto alla organizzazione di carattere generale.
Io adesso non conosco la materia relativa al finanziamento, se è integralmente a livello nazionale o se riguarda anche un livello regionale che va in qualche modo attivato, sicuramente il problema non riguarda solo il Veneto, cioè è un problema veramente nazionale questo della carenza dei Medici di base.
Mi auguro sinceramente che si possa andare a un una crescita ulteriore, perché ho sentito che siamo passati da 120 borsisti a 220, mi pare, di oggi. In qualche modo ci si sta attrezzando per le prospettive, ma tutti i Sindacati di Medicina Generale ci stanno segnalando che il problema avrà un picco intorno al 2020-2025. Quindi attrezziamoci per tempo, perché non è pensabile rimanere senza medici di Medicina Generale nel territorio, anche perché in molti casi non è solo il servizio che si fa al singolo utente, ma è un servizio di carattere generale. Per molte comunità la presenza del medico di base è una delle quattro o cinque cose che definisce l'essere parte integrante di una comunità. Se viene meno anche questa corriamo anche il serio rischio di non fare identificare quella comunità rispetto a quel territorio.
Quindi raccomando una grande attenzione su questo aspetto. La prego di trasmettere all'Assessore alla Sanità le mie preoccupazioni.

PRESIDENTE

Grazie.
Per le altre IRS le risposte non sono ancora pronte. Ho sollecitato la Giunta che mi ha assicurato che martedì avrà un congruo numero di risposte che arrivano a termine. Quindi io chiuderei qui questa fase. Se non ci sono appunti da parte dei proponenti, passerei al punto n. 17 all'ordine del giorno.
PUNTO
12



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "RISPOSTA A INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 531 DEL 18 GENNAIO 2018: LA GIUNTA NON SI È SOFFERMATA, RISPETTO AL QUESITO POSTO, SUI PARAMETRI DI VALUTAZIONE INSERITI NEGLI ATTI DI GARA PER L'AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI RISTORAZIONE PER LE AZIENDE SANITARIE DEL VENETO" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 546) RINVIATA

"Premesso che con Deliberazione n. 17/IIM del 26 gennaio 2018, la Giunta regionale approvava il testo della risposta all'interrogazione a riposta scritta n. 531 del 18 gennaio 2018, presentata dal sottoscritto consigliere.
Rilevato che nell'ambito del testo della risposta di cui alla citata deliberazione, richiamata la sussistenza della Commissario di Azienda Zero, dopo un excursus argomentativo teso a illustrare la struttura della procedura di evidenza pubblica di specie e oggetto dell'interrogazione, si specificava che "il capitolato speciale ha disciplinato ogni elemento tecnico-normativo orientato a favorire la massima partecipazione e concorrenzialità da parte del mercato (presenza di più lotti, presenza di alternativo sistema di produzione pasti)".
Richiamato il seguente passaggio della propria precedente interrogazione a risposta scritta in argomento, nella parte in cui si evidenziava il seguente punto del disciplinare di gara: "in particolare nell'Allegato 5 al Disciplinare di gara (Criteri di valutazione) tra i parametri di valutazione di cui alla lettera D "Tempi di attivazione del servizio" per i lotti nn. 1, 2, 3, 5 e 6 era previsto quanto segue "Disponibilità del/i centro/i di cottura al momento della stipula del contratto con avvio del servizio entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto (Punti 5)"".
Considerato che la risposta approvata dalla Giunta regionale non si sofferma e non illustra, in alcun modo, alla luce del quesito posto, le motivazioni di carattere tecnico e sostanziale, che, sulla scorta dell'analisi fattuale del mercato di riferimento, hanno condotto all'inserimento del predetto parametro di valutazione.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) quali sono le motivazioni di carattere tecnico e sostanziale soggiacenti all'inserimento nell'Allegato 5 al Disciplinare di gara del seguente parametro: "Disponibilità del/i centro/i di cottura al momento della stipula del contratto con avvio del servizio entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto (Punti 5)";
2) se non ritiene che l'inserimento del parametro di valutazione di cui al punto 1) si sia posto quale elemento tale da restringere l'effettività della libera concorrenza?".
PUNTO
13



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "IPAB E IRAP: QUALE LA SITUAZIONE COMPLESSIVA DEL GETTITO DERIVANTE DALL'APPLICAZIONE DELL'IRAP ALLE IPAB CON SEDE LEGALE NEL TERRITORIO REGIONALE?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 556)

"Premesso che:
- le IPAB costituiscono soggetto passivo d'imposta ai fini dell'applicazione dell'IRAP;
- le aliquote applicabili alle IPAB sono stabilite dalla legislazione nazionale e, più precisamente, ai sensi degli articoli 10 bis e 16, comma 2, del D.Lgs. n. 446/1997, alle stesse si applica l'aliquota dell'8,5%, non sussistendo, in atto, vista l'assenza di una disciplina regionale di riforma complessiva, la possibilità di applicare le diverse aliquote del 3,9% applicabile agli enti privati non commerciali (articoli 10 e 16, comma 2, D.Lgs. n. 446/1997) ovvero, ai sensi delle leggi regionali n. 36/2007 e 1/2009, del 7,5% per lo svolgimento di attività istituzionali e del 2,9% per lo svolgimento di attività non istituzionali, e previste a titolo di agevolazione nel caso di configurazione delle IPAB in Aziende pubbliche di servizi alla persona.
Considerato che il costo del lavoro costituisce uno degli elementi di determinazione della base imponibile netta IRAP ai fini dell'applicazione dell'aliquota di imposta, tanto è vero che la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilità per il 2015), all'articolo 20, di introduzione del comma 4 octies all'articolo 11 del D.Lgs. 446/1997, ha stabilito che "per i soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9, è ammessa in deduzione la differenza tra il costo complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti ai sensi dei commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater del presente articolo" e che "A decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, ai soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e che non si avvalgono di lavoratori dipendenti, spetta un credito d'imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dall'anno di presentazione della corrispondente dichiarazione, pari al 10 per cento dell'imposta lorda determinata secondo le disposizioni del citato decreto legislativo n. 446 del 1997".
Precisato che:
- gli enti non commerciali che esercitano esclusivamente attività istituzionali e le Amministrazioni pubbliche ed Enti pubblici sono esclusi dal campo di applicazione delle sopra richiamate disposizioni della Legge di stabilità per il 2015;
- in atto non risultano esservi IPAB con sede legale nel territorio regionale cui risultano applicabili le aliquote inferiori derivanti dalle sopra indicate disposizioni di legge.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere, a far data dalla introduzione dell'IRAP e con esclusivo riferimento al gettito di imposta derivante dalle IPAB aventi sede legale nel territorio regionale:
1) l'ammontare del gettito IRAP pervenuto da ciascuna delle IPAB per ciascuno dei periodi di imposta considerati;
2) se, a parità di metodologie di determinazione della base imponibile e di aliquota applicabile, vi sono o meno stati scostamenti tra quanto dichiarato e versato da ciascuna delle IPAB rispetto a quanto dichiarato e versato dall'altra con particolare riferimento alla dimensione "costo del lavoro";
3) in caso di risposta affermativa al punto 2) quali sono le ragioni che hanno determinato lo scostamento.".
PUNTO
14



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "COSA STA SUCCEDENDO AL CENTRO SANITARIO POLIFUNZIONALE DI CAPRINO?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 245) RINVIATA

"Premesso che:
- il progetto e l'attuazione della riconversione dell'ospedale di Caprino in Centro Sanitario Polifunzionale, condiviso coi sindaci del territorio, risale ancora all'anno 2006;
- gli accordi allora presi con la Conferenza dei Sindaci‎ prevedevano che, in luogo, fossero at tivate una RSA, un ospedale di comunità, un hospice e mantenuto il Pronto Soccorso, oltre ad un'altra serie di servizi;
- negli anni a seguire sono stati attivati solo l'RSA e l'ospedale di comunità;
- il Pronto Soccorso è stato definitivamente chiuso in data 8 gennaio 2014; doveva essere sostituito da un Punto di Primo Intervento di tipo B che ad oggi, nonostante le modifiche in tal senso della scheda ospedaliera dell'Ulss 22, non risulta ancora attivato;
- l'hospice risulta anch'esso non ancora attivato.
Considerato che:
- allo scr ivente risulta inoltre che‎, il prossimo 10 giugno, verranno chiusi pure l'ospedale di comunità e la RSA rendendo praticamente l'ex-Ospedale di Caprino un deserto di servizi sanitari;
- se questo fosse confermato, si tratterebbe dell'ennesima presa in giro verso i cittadini di quest'area della provincia veronese e sarebbe una grave violazione di un patto siglato ancora nell'anno 2006 tra regione Veneto e questo territorio.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere:
1) se corrisponda al vero la notizia dell'imminente chiusura dell'ospedale di comunità e della RSA di Caprino;
2) quali sono i programmi e le risposte che questa Amministrazione Regionale intende dare per la sanità a Caprino e nell'area del Baldo.
PUNTO
15



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BASSI, NEGRO, CASALI E CONTE RELATIVA A "PERCHÉ LA GIUNTA REGIONALE NON AUTORIZZA GLI OSPEDALI DI COMUNITÀ IN PROVINCIA DI VERONA?" (INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 215) RINVIATA

"Premesso che:
- gli ospedali di comunità previsti dalla programmazione socio-sanitaria della regione Veneto rappresentano una duplice risposta per i nostri cittadini: la vicinanza territoriale del servizio ed il risparmio economico-finanziario rispetto all'assistenza ospedaliera;
- in alcune realtà provinciali si sono autorizzati tutta una serie di posti letto per ospedale di comunità anche in convenzione con erogatori privati.
Preso atto che:
- in data 4 marzo 2016 l'assessore regionale alla sanità ha comunicato attraverso il Corriere di Verona che le autorizzazioni di esercizio per alcune realtà veronesi sono pronte o comunque sono in dirittura d'arrivo;
- in data 5 marzo 2016 l'ULSS n. 20 attraverso L'Arena di Verona, conferma quanto comunicato il giorno precedente dall'assessore regionale alla sanità precisando che con una imminente delibera di Giunta regionale le strutture autorizzate saranno accreditate.
Considerato che le dichiarazioni pubbliche sia dell'assessore regionale alla sanità che dell'ULSS n. 20 derivano dal fatto che evidentemente ci siano istanze di richiesta per l'esercizio di posti letto dedicati all'ospedale di comunità e che dette richieste abbiano avuto un iter amministrativo positivo.
Tutto ciò premesso e considerato, i sottoscritti consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale
per sapere in che tempi verranno approvate le delibere di giunta regionale per l'accreditamento dei posti letto di ospedale di comunità nelle realtà provinciali come quella veronese.
PUNTO
16



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE BASSI RELATIVA A "QUALI AZIONI INTENDE INTRAPRENDERE LA REGIONE VENETO PER LA MESSA IN SICUREZZA IDROGEOLOGICA DELLA FRAZIONE DI PERI, NEL COMUNE DI DOLCÈ, A SEGUITO DELLO STUDIO DELL'AUTORITÀ DI BACINO DEL FIUME ADIGE?"(INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 205) RINVIATA

"Premesso che:
- con Provvedimento numero 18 del 18.2.2016 l'Autorità di Bacino del fiume Adige ha istituito una "zona di attenzione geologica" in località Peri, nel Comune di Dolcè (VR);
- la stessa Autorità di Bacino del fiume Adige, su iniziale richiesta del Comune di Dolcè con nota del 17.9.2014 (N° Prot. 6687) avente come oggetto "Segnalazioni di preoccupanti criticità di carattere idraulico-idrogeologico sul territorio comunale" aveva evidenziato, tra le altre cose, una situazione di potenziale instabilità complessa e delicata per l'attraversamento del torrente Vaio del Ri sotto il centro abitato della frazione di Peri;
- l'articolo 6 delle Norme di Attuazione del Piano Stralcio per la Tutela del Rischio Idrogeologico del bacino dell'Adige- Regione Veneto (PAI) recante la disciplina relativa agli "Aggiornamenti del Piano" e, in particolare, il comma 5, con riferimento alle situazioni di dissesto idraulico e geologico segnalate da parte della Amministrazione Pubblica, ha portato a delimitare ed istituire la "zona di attenzione" di cui sopra.
Considerato che:
- a seguito delle verifiche effettuate in loco dai Tecnici dell'Autorità di bacino dell'Adige è stato accertato che la condotta sotterranea sotto l'abitato di Peri, in cui scorre il torrente Vaio del Ri, è in condizioni assolutamente critiche a seguito dei processi erosivi in alcuni punti, e di ablazione da parte del sedimento trasportato in altri, è stato accertato avere sezioni minime misurate di soli 2,3 metri quadrati, tanto che la stessa Sezione Bacino Idrografico Adige-Po Sezione di Verona ha in previsione nei prossimi mesi lavori di centinatura e manutenzioni delle sezioni della galleria suddetta;
- i Tecnici della Autorità di Bacino dell'Adige hanno effettuato di recente un dettagliato studio per verificare la possibilità di fenomeni franosi nel Vaio del Rì e hanno definito le superfici interessate da un eventuale fenomeno di colata detritica nel bacino idrografico a monte della frazione di Peri anche considerando la futura manutenzione della condotto in programmazione da parte della Regione Veneto;
- tale studio, acquisito agli atti dell'Ente al numero 414/7.3 in data 18.2.2016, sviluppato anche attraverso rilievi geomorfologici, analisi morfometriche e l'esecuzione di una simulazione numerica della colata detritica sul Vaio del Rì, ha evidenziato la possibilità di fenomeni di colata detritica nell'area considerata con un tempo di ritorno di 100 anni e ha consentito di individuare, in via preliminare, le superfici potenzialmente interessate da tale accadimento;
- nella seduta del 30 ottobre 2015 il Comitato Tecnico ha esaminato e valutato gli esiti delle simulazioni di cui sopra e si è espresso favorevolmente rispetto alla proposta di istituzione della "zona di attenzione" geologica in località Peri, nel Comune di Dolcè;
- c'è la necessità assoluta di mettere in sicurezza idrogeologica da possibili catastrofi naturali il centro abitato di Peri di Dolcè che, nel caso di forti precipitazioni piovose o di semplice pioggia insistente ininterrottamente per alcuni giorni, potrebbe letteralmente essere "spazzato via" dalla esondazione del Vaio del Rì con conseguenze anche mortali per la locale popolazione, costituita per lo più da persone anziane e quindi piuttosto limitate dal punto di vista fisico.
Il sottoscritto consigliere
interroga la Giunta regionale e il Presidente
per chiedere:
1) se siano a conoscenza della criticità della situazione sopra descritta relativa al gravissimo rischio idrogeologico cui soggiace attualmente l'abitato di Peri, nel comune di Dolcè (VR);
2) cosa stia facendo la Regione Veneto per la mitigazione del rischio idrogeologico del territorio comunale di Dolcè, frazione di Peri (oltre alla manutenzione della condotta sotto l'abitato stesso, attività necessaria ma non sufficiente a mitigare il rischio idrogeologico);
3) se intendano affidare al Distretto delle Alpi Orientali (ex Autorità di Bacino dell'Adige) uno studio di fattibilità propedeutico al progetto definitivo- esecutivo per la messa in sicurezza del centro abitato di Peri, nel Comune di Dolcè visto che, avendo già compiuto studi e simulazioni sull'area di cui sopra ed avendo delimitato la "zona di attenzione" per elevato rischio idrogeologico, tale Distretto delle Alpi Orientali risulta il soggetto certamente più idoneo e competente per tale scopo.
PUNTO
17



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI CASALI, BASSI, FABIANO BARBISAN, BRESCACIN, MONTAGNOLI, BARTELLE, FINCO, FERRARI E BARISON RELATIVA A "DISPOSIZIONI GENERALI RELATIVE AI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI CONCERNENTI INTERVENTI DI SOSTEGNO PUBBLICO DI COMPETENZA REGIONALE" (PROGETTO DI LEGGE N. 298/2017) APPROVATO

Relazione di maggioranza
" Il presente progetto di legge detta disposizioni per l'individuazione di un criterio generale per la concessione di contributi o altri vantaggi economici di competenza regionale.
La finalità perseguita è quella di far in modo che l'elargizione di contributi o altri vantaggi economici derivanti da risorse del bilancio regionale tenga conto dei principi dell'etica e della giustizia, per assicurare quell'insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di correttezza e di rispetto delle regole, indispensabili al buon funzionamento di ogni convivenza civile.
A tal fine le risorse economiche regionali sono concesse a soggetti che, secondo l'ordinamento giudiziario, risultino incensurati o, se condannati con sentenza definitiva, siano condannati per delitti (e non per semplici contravvenzioni) commessi con dolo (escludendo quindi i delitti non colposi) individuando nella riabilitazione giudiziale (o, nel caso dell'applicazione della pena su richiesta delle parti per una condanna inferiore ai due anni, dell'automatica dichiarazione estintiva del reato) il termine certo fino al quale tali soggetti non possono essere beneficiari, poiché tale istituto ha l'effetto di cancellare completamente gli effetti della condanna penale e accertare l'avvenuto reinserimento del soggetto nella società, in quanto se ne comprova l'effettiva e costante buona condotta.
Vengono in ogni caso garantiti, ali 'articolo 2, gli interventi pubblici di sostegno di competenza regionale che assicurano ad ogni persona le prestazioni relative ai livelli essenziali concernenti i diritti civili e sociali, quali quelli in materia di sanità, di assistenza sociale, nonché di istruzione e formazione professionale e lavorativa.
In ottemperanza alla semplificazione amministrativa, viene affidata alla Giunta regionale la predisposizione dei moduli necessari per la redazione, da parte dei soggetti richiedenti i contributi economici regionali, delle dichiarazioni con le quali attestano il rispetto del criterio generale di cui all'articolo 1.
Le disposizioni valgono per il futuro e, quindi, sono fatti salvi i procedimenti che prevedono la concessione di vantaggi economici derivanti da risorse regionali in corso alla data di entrata in vigore della legge.
Si evidenzia, infine, che l'attuazione delle presenti disposizioni non richiede oneri a carico del bilancio regionale.
Nella seduta del 20 febbraio 2018 la Prima Commissione consiliare ha approvato a maggioranza la proposta di legge che viene ora sottoposta all'esame dell'Assemblea consiliare.
Hanno espresso voto favorevole i rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale. Centro destra Veneto-Autonomia e libertà, Alessandra Moretti Presidente e la consigliera Bartelle del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle; si sono astenuti i rappresentanti del gruppo consiliare Partito democratico, la componente politica "Liberi E Uguali" del Gruppo Misto e il consigliere Scarabei del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle.".

PRESIDENTE

La parola al Relatore Casali.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente. Buona giornata a tutti.
Questa è una legge - e ringrazio già i colleghi che l'hanno sottoscritta in fase di esposizione in Prima Commissione - che mi dicono gli Uffici - ringrazio anche gli Uffici per il supporto importante che è stato fornito - che è la prima in Italia che una Regione promuove.
Nello specifico, crea un requisito - chiamiamolo così - di natura morale, oltre a tutti i requisiti di natura tecnica, per poter ottenere i contributi di natura regionale, naturalmente contributi di natura economica. Essendo apripista il Consiglio regionale del Veneto in questa materia, abbiamo cercato di creare e di individuare un criterio che sia equilibrato, salvo, se verrà approvata questa legge, vedere l'applicazione della stessa se si potrà tarare, dico io, per renderla ancora più restrittiva. Comunque mi sembra che il criterio individuato sia un criterio di buonsenso.
Nello specifico prevede che qualora un soggetto richiedente soldi pubblici, soldi dei cittadini, abbia riportato una condanna superiore ai due anni, che è il termine per vedersi non concedere comunque oggettivamente il beneficio della sospensione condizionale della pena, non sia soggetto idoneo, soggetto attivo a poter chiedere dei fondi regionali.
Il vero criterio però, perché la pena superiore a due anni implica di fatto l'impossibilità di ottenere il beneficio della sospensione condizionale della pena, il vero requisito secondo noi importante è quello che trovate alla lettera b): prevede che di fatto non si possano ottenere benefici economici previsti dai bandi regionali o quant'altro qualora un giudice penale non conceda il beneficio della sospensione condizionale.
Quindi per qualunque pena nella quale un Giudice non abbia fatto una prognosi favorevole relativamente al fatto che il soggetto richiedente non commetta altri reati, noi riteniamo che così come un giudice della Repubblica italiana abbia stabilito questo criterio anche noi non dobbiamo permettere che possa ottenere soldi pubblici, salvo poi la riabilitazione, l'estinzione del reato, tutte quelle procedure che sono previste dal Codice qualora una persona compia, come la Costituzione prevede, un percorso di riabilitazione, di redenzione e di reinserimento sociale.
Naturalmente questa norma non va precludere quei fondi che sono specificatamente previsti per quei soggetti che già stanno facendo un percorso di reinserimento. Pensiamo a temi carcerari, temi di quelle realtà che aiutano i soggetti che magari hanno avuto percorsi con sostanze stupefacenti, insomma, tutti quei soggetti per i quali la Regione investe per riabilitarli socialmente.
Credo che questa norma sia un qualcosa di buono, questa legge, che darà lustro alla nostra Regione, che sarà anche ben vista dai nostri concittadini regionali, perché di fatto, effettivamente, va a fare una differenza tra i soggetti che si sono sempre comportati bene, che hanno sempre rispettato la legge, che hanno sempre vissuto secondo criteri di correttezza, rispetto a quelli che invece hanno peccato gravemente. Qui non entriamo nei reati colposi, non andiamo a colpire le pene lievi, le pene minori, laddove gli stessi Giudici hanno fatto una prognosi favorevole, andiamo invece a eliminare quelle persone che una pena seria l'hanno avuta e che non hanno ancora completato un percorso di estinzione del reato o di riabilitazione personale.
Questo è lo spirito della legge, questo è lo spirito della norma, una legge che di fatto si articola in cinque articoli. L'articolo principe, cardine è ovviamente l'articolo 1, che detta questa disciplina che sinteticamente sono andato a illustrare. Gli articoli 2 e 3 fondamentalmente sono articoli di applicazione, fanno salva naturalmente la normativa antimafia, fanno salva la normativa di eventuali condanne a persone giuridiche, previste dalla 231, legge appunto che va anche a sanzionare le persone giuridiche, che commettono infrazioni gravi. C'è una norma naturalmente di applicazione generica, principio che vige nei sistemi democratici dalla notte dei tempi, ossia l'irretroattività della norma, naturalmente a me piacerebbe su questi tipi di materie anche fare norme retroattive. Una legge è in vigore da quando è applicata e per il futuro, perché prima è sconosciuta e non può essere rispettata dai soggetti e applicata dagli organi istituzionali.
C'è una clausola di neutralità finanziaria perché questo è un principio etico, morale, giuridico, che andiamo a stabilire, e questa è una norma semplice, una legge semplice, però con effetti molto importanti a tutela dei cittadini, che magari in qualche circostanza, si sono visti su dei finanziamenti, su delle richieste, si sono visti superati nelle graduatorie da persone che magari hanno avuto gravi e serie condanne, come quelle che non rientrano nel criterio che abbiamo stabilito. Un criterio di una pena superiore ai due anni, un criterio sostanziale che è quello: nessun contributo a quei soggetti che non si sono visti riconoscere dai giudicanti dei nostri Tribunali, il beneficio della sospensione condizionale della pena, che altro non è che una prognosi favorevole rispetto al condannato.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI
Relazione di minoranza
"Vorrei avviare le riflessioni e il ragionamento che voglio fare non in termini di controrelazione, non vi è la mia contrarietà al principio generale: chi ha subìto una condanna penale subisce un effetto amministrativo e cioè la non attribuzione dei contributi regionali. Benissimo.
Tuttavia, la cosa che meno mi convince di questa proposta è che ricorre a un criterio indistinto, che di fatto livella tutte le tipologie di reati, come se non ci fosse alcuna differenza. Faccio notare, per esempio, che per fortuna la normativa nazionale è intervenuta sul Codice degli appalti, e così oggi chi partecipa alle gare d'appalto è sottoposto a una serie di controlli sicuramente più pregnante rispetto a un tempo, anche se risultano non sufficientemente pregnanti, in quanto a volte si può aggirare attraverso il meccanismo dell'interposta persona, possibilità che può essere tranquillamente applicabile anche nel caso della proposta di legge Casali. Faccio un esempio: un Presidente di un'associazione che dovesse incorrere nelle sanzioni previste da questa norma trova una persona terza, che nomina quale Presidente di quell'associazione, e così quell'associazione continuerebbe a ricevere i contributi della Regione, cambiando semplicemente il titolare dell'associazione, il quale non sarebbe più il soggetto x ma il soggetto y. In qualche modo, purtroppo, questa è la anche carenza della legge nazionale per quel che riguarda il Codice degli appalti.
Ho presentato due emendamenti, i quali si tengono insieme, in quanto l'emendamento all'articolo 3 non ha nessun criterio di esistenza nel caso non venisse accettato il primo emendamento all'articolo 1, in cui seleziono quali sono le cause ostative all'accesso alle provvidenze regionali, non con l'obiettivo di restringere la portata del provvedimento legislativo di oggi, ma semmai con quello di rafforzare i criteri previsti anche dall'articolo 3 della nostra Costituzione, cioè secondo i canoni di proporzionalità e ragionevolezza che sono, appunto, ricavabili dall'articolo 3 della nostra Carta costituzionale. Quindi, in qualche modo, opero una scelta, cioè tutto ciò che in qualche modo ha a che fare con reati gravissimi contro la Pubblica Amministrazione, reati legati e connessi alle figure penali, come possono essere le associazioni per delinquere, le associazioni di tipo mafioso, il traffico illecito di sostanze stupefacenti, le associazioni per delinquere finalizzate al contrabbando, la concussione, la corruzione, il riciclaggio e impiego di denaro, l'autoriciclaggio, la rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, nonché ritengo vada inserito l'omicidio colposo di tipo aggravato, cioè se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Ho citato un esempio che non è ricompreso e che invece io ricomprendo perché siamo la Regione d'Italia con il più alto numero di incidenti mortali nei luoghi di lavoro. Quindi io credo che un segnale in questa direzione lo dobbiamo dare.
Quindi gli emendamenti che io ho formulato riguardano precisi riferimenti a fattispecie delittuose contrassegnate da un certo disvalore, in quanto sono fatti che recano una maggiore portata lesiva ai danni della collettività, e quindi in qualche modo alla Pubblica Amministrazione. Io credo che questo dovrebbe essere il nostro criterio.
Giusto per fare un esempio, la questione legata alla corruzione, un male endemico per l'Italia, che erode i fondi pubblici in maniera difficilmente quantificabile; un Docente universitario di Scienze Politiche all'Università di Pisa, Alberto Vannucci, ha fatto un calcolo, secondo il quale se fosse ridistribuito agli italiani tutto ciò che va in corruzione, aumenterebbe il reddito pro-capite degli italiani di 10.607 euro all'anno: mi pare una cifra sulla quale poter ragionare.
Se dovessimo applicare criteri europei relativi ai lavori pubblici, si dovrebbe spendere 8,9 miliardi all'anno rispetto ai 17,8 miliardi all'anno che spendiamo. Quindi due riflessioni per capire che cosa significa il sistema della corruzione.
Allora non c'è alcun dubbio che questa è una tipologia di reato che va, in qualche modo, colpito.
Io aggiungo anche alcune cause di reato colposo. Giustamente l'Assessore era preoccupato perché sono molteplici le forme di reato colposo che possono colpire anche i dipendenti della pubblica amministrazione, nell'esercizio delle loro funzioni, quindi figuriamoci. Ma io qui specifico di che cosa si tratta, ossia il tema della mortalità e infortuni sul lavoro: questo è un tema che, pur appartenendo alla categoria dell'omicidio colposo, credo che, quando uno genera lesioni colpose aggravate dall'omissione delle cautele contro gli infortuni sul lavoro, previsti appunto nel mio emendamento all'articolo 1 e non inclusi, almeno nella loro forma colposa, nel PdL, vadano ricompresi: secondo me andrebbero ricompresi.
In definitiva, io non sono contrario al principio che chi ha subito una condanna di due anni o comunque non ha avuto richieste di attenuazione o sostituzione della pena, secondo quanto previsto dalla proposta del collega Casali alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 1, quindi anche inferiori a due anni nel caso in cui non sia stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, quindi stiamo parlando anche di micro-reati, teoricamente, almeno da quello che è scritto qui, siano messi tutti sullo stesso piano.
Di solito quando le norme vengono fatte così, non c'è un criterio di selezione.
Vorrei portarvi due esempi giusto per darvi un'idea come la livella, che andrebbe molto bene sulle parti economiche di questo Paese, come ci ricordava il buon Totò, non va bene sempre dal punto di vista giuridico, giudiziario, dal punto di vista dell'applicazione della pena: esiste una sostanziale differenza, secondo me, tra chi è stato condannato per un reato di mafia e chi, per esempio, è genitore che manca di prestare la prevista assistenza familiare. E faccio notare che abbiamo anche istituito una legge regionale per aiutare, in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, chi viola gli obblighi di assistenza familiare, quindi addirittura abbiamo previsto una legge che va incontro a queste persone: non credo che possano essere messe sullo stesso piano!
Guardate che per me è un reato grave quello di chi non assicura l'assistenza familiare dopo la separazione, ma non può essere messo sullo stesso piano di chi ha commesso un reato connesso alla mafia o a concussione o corruzione.
Altro esempio: può essere messo sullo stesso piano chi è corrotto o ha corrotto e chi, per esempio, commette un reato di interruzione volontaria di gravidanza oltre i novanta giorni.
Credo che non possano essere messi sullo stesso piano e potrebbero essere messi sullo stesso piano dal punto di vista di questa legge.
Potrei continuare con decine di altri esempi, sicuramente il collega Casali è più esperto di me per la sua professione, potrebbe fare decine e decine di esempi analoghi, dove mettiamo insieme il Diavolo e l'Acquasanta, mettiamo insieme reati gravissimi di grande impatto sociale e reati addirittura sotto i due anni, perché questo è quello che è previsto da questa legge, che, in qualche modo, non possono essere parificati.
Faccio anche notare, consentitemelo, che uno potrebbe dire "ma sì, cosa sarà? Comunque uno ha fatto un reato anche se non riceve il finanziamento della Regione va bene lo stesso". Dobbiamo considerare che c'è anche una Costituzione della Repubblica italiana alla quale dobbiamo sempre guardare quando agiamo in questi termini. Secondo me, c'è anche un aspetto di diritto che va in qualche modo contemplato.
Lo ripeto e lo ribadisco, perché non vorrei che venisse male interpretato il mio intervento: io sono d'accordissimo. Guardate, se alcune aziende di questa Regione che si sono macchiate di reati gravissimi non avessero lavorato dal primo istante in cui sono stati presi con le mani nella marmellata, forse tanti problemi di questa Regione Veneto sarebbero stati risolti prima. E sono contentissimo che da domani mattina nessuno di questi soggetti possa più ricevere finanziamenti della Regione Veneto. Io festeggerò, perché sono ancora decine e decine le imprese, i soggetti, che ricevono finanziamenti di questa Regione e hanno compiuto reati gravissimi dal punto di vista ambientale, dal punto di vista della corruzione, dal punto di vista della concussione. Sarebbe preferibile l'indicazione di un elenco di reati. Io ho fatto uno sforzo di indicare alcuni reati, li ho detti prima: l'associazione per delinquere, l'associazione di tipo mafioso, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, che sono un reato gravissimo contro l'ambiente del nostro territorio. Credo che sarebbe più opportuno indicarli quali sono questi reati. Anche perché, lo ricordo ma non ho bisogno di ricordarlo sicuramente al collega Casali, ci sono sospensioni condizionali della pena che vanno oltre i due anni. Ci sono, per esempio, le sospensioni nei confronti dei cosiddetti giovani adulti, cioè chi compie un reato tra i 18 e i 21 anni, oppure chi è ultrasettantenne. Abbiamo avuto un caso eccellente in questa Regione di un ultrasettantenne che ha commesso dei reati gravissimi contro la Pubblica Amministrazione, ma per esempio in quel caso si può andare oltre i due anni, pene superiori ai due anni e mezzo, fino a tre anni, per esempio nel caso in cui uno abbia compiuto un reato non avendo compiuto i 18 anni. Quindi le fattispecie sono anche differenziate.
Quindi io mi rimetto al giudizio dell'Aula. Io ho proposto un altro modello, ma voglio chiarire da subito che il modello da me proposto indica queste fattispecie di reati verso i quali e contro i quali è giusto rendere esplicita la volontà della Regione, ma se dovesse essere rifiutato il mio emendamento non sarò io a oppormi che questa legge diventi operativa da domani mattina. Anzi, sarò io a controllare che questa legge venga applicata da parte della Giunta regionale, sarò ben lieto di farlo.
Su questo credo saremo tutti assolutamente d'accordo. Quindi da domani mattina nessuna azienda che si è macchiata di questi reati, potrà più lavorare nella Regione Veneto, e io sarò ben lieto e ben felice che questo avvenga.".

PRESIDENTE

Collega Ruzzante, Correlatore, ha la parola.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Mi piace avviare le riflessioni e il ragionamento che voglio fare non in termini di controrelazione, non è che sono contrario in termini di principio generale, figuriamoci, si può essere assolutamente d'accordo sui princìpi che ha illustrato il collega Casali. Chi ha subìto una condanna penale subisce un effetto amministrativo e cioè la non attribuzione dei contributi regionali. Benissimo.
Io però, e mi permetto di fare riflettere un po' l'Aula su alcuni aspetti, la cosa che mi convince meno di questa proposta è che ricorre a un criterio indistinto, che di fatto livella tutte le tipologie di reati, come se non ci fosse alcuna differenza.
Faccio notare, per esempio, che per fortuna la normativa nazionale è intervenuta sul Codice degli appalti e oggi chi partecipa alle gare d'appalto è sottoposto a una serie di controlli sicuramente più pregnante rispetto a un tempo, anche se non sufficientemente pregnanti, perché basta a volte aggirare attraverso il meccanismo dell'interposta persona, cosa che può essere tranquillamente applicabile anche nel caso della proposta di legge Casali.
Faccio un esempio: un Presidente di un'associazione che dovesse incorrere nelle sanzioni previste da questa norma trova una persona terza e lo nomina Presidente di quell'associazione. Quell'associazione continuerebbe a ricevere i contributi della Regione semplicemente perché il titolare dell'associazione non sarebbe più il soggetto x ma il soggetto y. Quindi in qualche modo purtroppo questa è la carenza anche della legge nazionale per quel che riguarda il Codice degli appalti.
Io qui ho presentato due emendamenti, ovviamente si tengono insieme, l'emendamento all'articolo 3 non ha nessuna criterio di esistenza nel caso non venisse accettato il primo emendamento, in cui seleziono quali sono le cause ostative all'accesso alle provvidenze regionali, non con l'obiettivo di restringere la portata del provvedimento legislativo di oggi, ma semmai quello di rafforzare i criteri previsti anche dall'articolo 3 della nostra Costituzione, cioè secondo i canoni di proporzionalità e ragionevolezza che sono appunto ricavabili dall'articolo 3 della nostra Carta costituzionale. Quindi, in qualche modo, opero una scelta. Tutto ciò che in qualche modo ha a che fare con reati gravissimi contro la Pubblica Amministrazione, reati legati e connessi alle figure penali, come possono essere le associazioni per delinquere, le associazione di tipo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti, associazioni per delinquere finalizzata al contrabbando, concussione, corruzione, riciclaggio e impiego di denaro, autoriciclaggio, rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro - io aggiungo - che è una causa non di tipo penale ma che in qualche modo io ritengo invece vada prevista, perché pur essendo un omicidio colposo, è un omicidio colposo di tipo aggravato, cioè chi toglie le cautele contro gli infortuni sul lavoro e provoca un incidente sul lavoro. Questo non previsto dalla proposta Casali, invece, io lo ricomprendo. Ho citato un esempio che non è ricompreso e che invece io ricomprendo, perché siamo la Regione d'Italia con il più alto numero di incidenti mortali nei luoghi di lavoro, pertanto io credo che un segnale in questa direzione lo dobbiamo dare.
Quindi gli emendamenti che io ho formulato sono previsti a precisi riferimenti a fattispecie delittuose contrassegnate da un certo disvalore, in quanto sono fatti che recano una maggiore portata lesiva ai danni della collettività, e quindi in qualche modo alla Pubblica Amministrazione. Io credo che questo dovrebbe essere il nostro criterio.
Giusto per fare un esempio, la questione legata alla corruzione, un male endemico per l'Italia che erode i fondi pubblici in maniera difficilmente quantificabile; un Docente universitario di Scienze Politiche all'Università di Pisa, Alberto Vannucci, ha fatto un calcolo, che se fosse ridistribuito agli italiani, tutto ciò che va in corruzione, farebbe aumentare il reddito pro-capite degli italiani di 10.607 euro all'anno: mi pare una cifra sulla quale poter ragionare.
Se dovessimo applicare criteri europei relativi ai lavori pubblici, si dovrebbe spendere 8,9 miliardi all'anno rispetto ai 17,8 miliardi all'anno che spendiamo, quindi due riflessioni per capire che cosa significa il sistema della corruzione. Allora non c'è ombra di dubbio che questa è una tipologia di reato che va, in qualche modo, colpito.
Io aggiungo anche alcune cause di reato colposo. Giustamente l'Assessore era preoccupato perché sono molteplici le forme di reato colposo che possono colpire anche i dipendenti della pubblica amministrazione, nell'esercizio delle loro funzioni, quindi figuriamoci, ma io qui specifico di che cosa si tratta. Il tema della mortalità e infortuni sul lavoro. Questo è un tema che, pur appartenendo alla categoria dell'omicidio colposo, credo che, quando uno genera lesioni colpose aggravate dall'omissione delle cautele contro gli infortuni sul lavoro, previsti appunto nel mio emendamento all'articolo 1 e non inclusi, almeno nella loro forma colposa, nel PDL, vadano ricompresi, secondo me andrebbero ricompresi.
In definitiva, io non sono contrario al principio che chi ha subìto una condanna di due anni o comunque non ha avuto richieste di attenuazione o sostituzione della pena, secondo quanto previsto dalla proposta del collega Casali alla lettera b), quindi anche inferiori a 2 anni, nel caso in cui non sia stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Quindi stiamo parlando anche di micro-reati, teoricamente, almeno da quello che è scritto qui, siano messi tutti sullo stesso piano. Di solito quando le norme vengono fatte così, non c'è un criterio di selezione.
Vorrei portarvi due esempi giusto per darvi un'idea come la livella, che andrebbe molto bene sulle parti economiche di questo Paese, come ci ricordava il buon Totò, non va bene sempre dal punto di vista giuridico, giudiziario, dal punto di vista dell'applicazione della pena. Esiste una sostanziale differenza, secondo me, tra chi ha avuto un reato per mafia e chi, per esempio, è genitore che manca di prestare la prevista assistenza familiare. Faccio notare che abbiamo anche istituito una legge regionale per aiutare, in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, chi viola gli obblighi di assistenza familiare, quindi addirittura abbiamo previsto una legge che va incontro a queste persone, che non credo possano essere messe sullo stesso piano. Guardate che per me è un reato grave quello di chi non assicura l'assistenza familiare dopo la separazione, ma non può essere messo sullo stesso piano di chi ha fatto un reato connesso alla mafia o a concussione o corruzione.
Altro esempio: non può essere messo sullo stesso piano chi è corrotto o ha corrotto e chi per esempio fa un reato di interruzione volontaria di gravidanza oltre i 90 giorni. Credo che non possano essere messi sullo stesso piano e, potrebbero essere messi sullo stesso piano dal punto di vista di questa legge.
Potrei continuare con decine di altri esempi, sicuramente il collega Casali è più esperto di me per la sua professione, potrebbe fare decine e decine di esempi analoghi, dove mettiamo insieme il Diavolo e l'Acquasanta, mettiamo insieme reati gravissimi di grande impatto sociale e reati addirittura sotto i due anni, perché questo è quello che è previsto da questa legge, che, in qualche modo, non possono essere parificati.
Faccio anche notare, consentitemelo, che uno potrebbe dire "ma sì, cosa sarà? Comunque uno ha fatto un reato anche se non riceve il finanziamento della Regione va bene lo stesso". Sì. Calma, perché poi c'è anche una Costituzione della Repubblica italiana alla quale dobbiamo sempre guardare quando agiamo in questi termini. Secondo me, c'è anche un aspetto di diritto che va in qualche modo contemplato.
Lo ripeto e lo ribadisco, perché non vorrei che venisse male interpretato il mio intervento, io sono d'accordissimo. Guardate, se alcune aziende di questa Regione che si sono macchiate di reati gravissimi non avessero lavorato dal primo istante in cui sono stati presi con le mani nella marmellata, forse tanti problemi di questa Regione Veneto sarebbero stati risolti prima, e sono contentissimo che da domani mattina nessuno di questi soggetti possa più ricevere finanziamenti della Regione Veneto. Io festeggerò, perché sono ancora decine e decine le imprese, i soggetti, che ricevono finanziamenti di questa Regione, e hanno compiuto reati gravissimi dal punto di vista ambientale, dal punto di vista della corruzione, dal punto di vista della concussione. Sono ben lieto, festeggerò domani mattina, caro collega Casali. Non si può far diventare tutti gatti bigi, perché non c'è solo un reato gravissimo nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Sarebbe preferibile l'indicazione di un elenco di reati. Io ho fatto uno sforzo di indicare alcuni reati, li ho detti prima: l'associazione per delinquere, l'associazione di tipo mafioso, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, che è un reato gravissimo contro l'ambiente del nostro territorio. Ma sapete quante sono le aziende che hanno questo tipo di reato e che operano nella Regione Veneto? Sarò ben lieto da domani mattina di fare il controllo su tutte le forme di finanziamento che la Regione Veneto darà e concederà a: singoli, associazioni e imprese. Sottolineo sette volte, a imprese, che abbiano compiuto fattispecie di reati previsti dalla proposta del collega Casali, sarò ben lieto, festeggerò. Ma credo che sarebbe più opportuno indicare quali sono questi reati. Anche perché, lo ricordo ma non ho bisogno di ricordarlo sicuramente al collega Casali, ci sono sospensioni condizionali della pena che vanno oltre i due anni, ci sono per esempio le sospensioni nei confronti dei cosiddetti giovani adulti, cioè chi compie un reato tra i 18 e i 21 anni, oppure chi è ultrasettantenni. Abbiamo avuto un caso eccellente in questa Regione di un ultrasettantenne che ha fatto dei reati gravissimi contro la Pubblica Amministrazione, ma per esempio in quel caso si può andare oltre i due anni, pene superiori ai due anni e mezzo, fino a tre anni per esempio nel caso in cui uno abbia compiuto un reato non avendo compiuto i 18 anni, quindi le fattispecie sono anche differenziate.
Quindi io mi rimetto al giudizio dell'Aula, nel senso, che io ho proposto un altro modello, ma voglio già chiarire da subito che il modello da me proposto indica questa fattispecie di reati verso i quali e contro i quali è giusto rendere esplicita la volontà della Regione, ma se dovesse essere rifiutato il mio emendamento non sarò io a oppormi che questa legge diventi operativa da domani mattina, anzi, sarò io a controllare che questa legge venga applicata da parte della Giunta regionale, sarò ben lieto di farlo.
Quindi non ho grossi problemi, quindi controrelazione, sì, mi sono astenuto in Commissione con altri colleghi, ma perché messa così la legge mette sullo stesso piano fattispecie di reati che sono profondamente diversi. Voi capite bene che un genitore separato, che non fa arrivare l'assegno alla propria famiglia, non può essere messo sullo stesso piano di chi ha compiuto reati di associazione a delinquere a finalità mafiosa. Non sono la stessa cosa. Credo che non ci voglia una laurea in Giurisprudenza per capire che sono fattispecie profondamente diverse.
Il collega Casali propone addirittura di scendere sotto i due anni, c'è una fattispecie nella quale si scende addirittura a reati ancora inferiori, non vorrei che bastasse una multa per eccesso di velocità per non poter partecipare, perché abbiamo un noto Presidente della Giunta che, se non ricordo male, qualche anno fa prese addirittura una multa con sospensione della patente. Stiamo attenti, perché insomma adesso abbiamo cambiato anche il Codice della Strada, quindi anche alcuni dei reati che una volta erano solo eppure semplice sanzioni di tipo amministrativo, anche quelle sono parzialmente modificate e cambiate.
Credo che abbiate capito il senso del mio intervento. Non sono assolutamente contrario alla proposta, ben venga la volontà di non dare risorse a chi si è macchiato di reati gravi in questa Regione, come è avvenuto fino a ieri l'altro. Ben venga! Sono felice che finalmente si applichi una norma di questo tipo, forse si doveva farla in maniera un po' più millimetrica, più precisa, indicando quali sono le tipologie di reato che vogliamo colpire, in particolar modo quelle contro la Pubblica Amministrazione, perché secondo me, questi sono i reati gravissimi, verso i quali è giusto interrompere qualsiasi rapporto con la Pubblica Amministrazione.
Su questo credo saremo tutti assolutamente d'accordo, quindi da domani mattina nessuna azienda che si è macchiato di questi reati, potrà più lavorare nella Regione Veneto, e di questo io sarò ben lieto e ben felice che questo avvenga.

PRESIDENTE

La parola al collega Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Con questa proposta il collega Casali intende introdurre delle multe ulteriori sulle condizionalità. Già esistono delle condizionalità per l'accesso a sovvenzioni, a contributi, a sussidi e a quant'altro, che sono quelle di carattere generale, ma con questa proposta intende introdurne altre e dice: qualora queste concessioni siano di competenza regionale... e qui, secondo me, c'è già un problema. Per esempio, in questi giorni, la Commissione europea propone il nuovo bilancio dell'Unione Europea per il prossimo settennato, vale a dire i fondi europei. Molti dei contributi che questa Regione dà, non sono soldi della Regione in senso stretto. I fondi europei valgono per questa Regione, in questo settennato, più di 2 miliardi.
Sto parlando del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, che è quello che contribuisce a tutto il comparto economico delle aziende, innovazione, internazionalizzazione, ricerca e via discorrendo. Sto parlando del Fondo Sociale Europeo che interviene per le politiche attive, per i soggetti svantaggiati, per gli inoccupati e così via. Sto parlando del Programma di Sviluppo Rurale, quindi di tutti quei sussidi e contributi che la Regione dà, a valere su fondi dell'Europa, ad agricoltori, aziende agricole, Consorzi, cooperative, eccetera.
La prima domanda che faccio: noi introduciamo ulteriori condizionalità per dare dei contributi che passano per la Regione, ma che non sono soldi della Regione in senso stretto.
Come ci permettiamo di dire che tale soggetto, perché ha avuto queste condanne, io non entro nel merito, non mi permetto, non può accedere ai contributi. Scusate, se questi sono fondi europei, perché voi Veneto stabilite che qui uno non li possono avere ma se passa di là del confine e va in Emilia o in Friuli li può avere questi contributi. Scusate, come funziona? Potrei dire lo stesso di fondi nazionali, perché no. Ci sono fondi che vengono distribuiti alle Regioni ma sono fondi nazionali. Cosa vuol dire fondo regionale? Un'impresa europea ha le stesse condizioni di accesso ai fondi europei che sia in Veneto, in Calabria, in Baviera o in Francia. Non è che uno dice "no, aspetta perché in Veneto...". Quindi, attenzione, secondo me stiamo deragliando, al di là del merito che si vuole stabilire sul soggetto che intende accedere.
Ripeto, il collega Ruzzante ha giustamente ricordato che ci sono imprese, titolari di imprese che hanno commesso fatti rilevanti penalmente, che hanno subìto delle condanne passate.
Questo è un principio generale. Attenzione quando parliamo e generalizziamo sui fondi regionali, perché io potrei sostenere che qui noi stiamo introducendo delle condizioni aggiuntive che a mio avviso non sono compatibili con l'ordinamento europeo, perché l'accessibilità ai fondi europei e le condizionalità dei fondi europei sono stabiliti dall'Europa stessa. Anzi, la Regione quando costruisce i suoi programmi operativi regionali, i POR, deve rifarsi a quelle condizionalità, non può metterne delle altre, altrimenti non gli vengono approvati i programmi operativi regionali. E non riguarda solo l'Europa ma riguarda molto l'Europa, perché sappiamo bene quanto valgano i fondi europei nei contributi. Parlo di imprese, parlo di tutti quei soggetti che accedono al Fondo sociale europeo che sono quelli più svantaggiati e parlo di agricoltura.
Lo stesso ragionamento si potrebbe fare quando un certo fondo nazionale, pensiamo al fondo dopo di noi, viene stabilito a livello nazionale e distribuito alle Regioni, e noi diciamo: a te non lo do, perché noi abbiamo introdotto questa condizionalità. Quindi quei soldi che lo Stato ha dato al Veneto per sostenere in questo caso disabili che non hanno più le famiglie, ma che potrebbero avere subìto condanne perché sono soggetti marginali, a questi soggetti diciamo: non te li diamo perché in Veneto non ti spettano.
Io credo che stiamo andando fuori strada, mettendo delle condizionalità ulteriori rispetto a quelle che sono già previste, perché è normale che sia così, ma che vengono qui a incidere su una categoria di fondi di competenza regionale che se non meglio precisata va a comprendere innanzitutto le risorse europee, che sono centinaia e centinaia di milioni di euro che vanno alle imprese, che vanno ai soggetti svantaggiati, che vanno alle imprese agricole, oltre che ad altri fondi nazionali.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin, ha la parola.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie. Quando ho letto il testo della legge mi sono soffermato subito sul passaggio che riguarda le tipologie di reati e ho letto "non colposi". A differenza del testo originale, l'emendamento proposto dal consigliere Ruzzante, introduce anche alcuni reati colposi, che escluderebbero la possibilità di accedere ai finanziamenti. La cosa un pochettino mi preoccupa. Occupandomene per lavoro, conosco abbastanza bene la materia della sicurezza sui luoghi di lavoro e anche le sentenze che ne conseguono nei Tribunali.
Se io leggo il 437, che è il primo articolo che viene citato dal consigliere Ruzzante, il testo dice: "chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali, destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da 6 mesi ai cinque anni".
Lo scenario potrebbe essere uno scenario emergenziale, di Protezione Civile. Viene messo un divieto di transito, da parte del capo squadra del gruppo di volontariato che sta intervenendo. Arriva un altro mezzo, viene spostato il cartello, il mezzo entra, ci si dimentica di mettere il cartello, cade un calcinaccio sulla signora Maria che, entrando, non ha visto il cartello. C'è la condanna a sei mesi, anzi, nel caso in cui ci fosse l'infortunio è da tre a dieci anni per il caposquadra, probabilmente anche per un volontario, quello che ha rimosso il cartello, se si risale alla persona. In questo è colposo, perché ovviamente non l'ha fatto apposta, non l'ha fatto con dolo, non potrebbe accedere.
Ricordo che i volontari di Protezione Civile, anche quando intervengono, sono ricompresi assolutamente all'interno del decreto 81, così come i Vigili del Fuoco, Forze Armate no, ma i Vigili del Fuoco e i volontari di Protezione Civile sì.
E' pur vero che nel testo del decreto 81 c'è scritto che va tenuto conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, quindi il Giudice dovrebbe tener conto del fatto che si sta lavorando a una situazione emergenziale, eccetera. E' altrettanto vero che di sentenze ce ne sono che dicono bianco ed che dicono nero, perché questa frase si lascia interpretare nel modo più vasto e vario possibile ed è difficile, all'interno di un'aula di Tribunale, avere presente qual è la situazione in uno scenario emergenziale. E0' difficile far percepire al Giudice e a tutti coloro che sono presenti, in che contesto ci si muove.
Cito un'altra situazione: il Presidente della Pro Loco di Refrontolo, indagato e rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo. Lì, a mio modestissimo parere, il Magistrato mi pare si sia rifatto al Testo Unico della sicurezza, che non credo rientri, perché da quello che mi risulta, il Presidente della Pro Loco aveva dato, per una festa privata, quindi non pubblici spettacoli, che è una cosa diversa, la gestione del sito e del capannone a un soggetto terzo. In questo caso sarebbe escluso, fra l'altro senza di fatto aver fatto nulla, se non dato un capannone che era a norma, che poteva stare lì, poi vediamo cosa succede in Tribunale. Qui si parla di passata in giudicato, però di sentenze che citano situazioni come queste e che francamente mi sembrano eccessive nel fatto di escludere la possibilità di dare un contributo, sto parlando di situazioni di volontariato, ho citato una Pro Loco, ho citato i volontari di Protezione Civile, per quelli che sono considerati reati colposi, francamente io farei una distinzione: fra colposo o doloso. Questa è la mia opinione.
Vale anche per l'omicidio stradale che è stato citato. Non cambia, se superi i limiti di velocità non ti mettono in galera neanche adesso. Succede quello che è successo quella volta col nostro attuale Presidente: gli ritirano la patente e lui per sei mesi è andato a piedi e ha pagato la sua multa, anzi ha rifatto la patente di categoria superiore. Adesso può guidare anche l'autotreno. Quindi sopra i quaranta giorni, l'esempio è: io sono fermo al semaforo, mi arriva un'auto, mi tampona, colpo di frusta, il medico scrive quarantuno giorni, oppure mi fratturo un mignolo, situazione che ho verificato personalmente, quarantuno giorni, lesioni gravi d'ufficio, e si rischiano anni di carcere. Questo è l'omicidio stradale che sta intasando i Tribunali, sicuramente del Triveneto, poi oltre non lo so.
Io direi che questo tipo di reati sono un po' perplesso dall'inserirli, perché partendo da un presupposto che è valido, secondo me, rischiamo di ricomprendere tutto, mettendo in seria difficoltà situazioni che già vivono una precarietà, una difficoltà, perché i volontari dicono: io sono volontario, basta che sposti un cartello e rischio anni di carcere. Poi ricostruire in Tribunale non è così facile come dicevo prima, quindi sarei un attimo cauto su questa questione.

PRESIDENTE

Avvocato Dalla Libera, ha la parola.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Grazie, Presidente.
Secondo me, l'impianto della legge e anche la ratio, possono essere condivisi. Ho delle perplessità sul punto b) dell'articolo 1, perché potrebbe darsi il caso che sia l'imputato stesso a preferire la non concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena. A volte può essere lo stesso Giudice a ritenere che sia vantaggioso per l'imputato non concedere il beneficio e magari per un piccolo reato delittuoso, pensiamo a un furto semplice, sostituisce la pena detentiva con una pena pecuniaria nel decreto penale di condanna e in questo caso può andar bene all'imputato, condannato, non ha beneficiato della sospensione condizionale della pena, perché sappiamo bene, si può godere soltanto limitatamente nel corso della vita.
Questa evidenza può essere ancora maggiore se una persona ne ha già goduto una volta e magari per una condanna, a pochi giorni di reclusione, sostituiti con pena pecuniaria, decida, piuttosto che usufruire per la seconda e ultima volta del beneficio, preferisca pagare qualche migliaio di euro di sanzione pecuniaria, piuttosto che privarsi del beneficio della condizionale in futuro.
In questo caso, secondo me, forse andrebbe modulato un po' meglio questo punto b), per non far sì che in questi casi una persona si trovi ad aver scelto, nel suo interesse, ad esempio, di rinunciare al beneficio della sospensione condizionale della pena, preferendo pagare la somma in denaro, magari in sostituzione della pena detentiva che gli è stata comminata, però in questo caso viene a privarsi della facoltà di poter partecipare a bandi regionali, ad ottenere i relativi benefici.
Punto di domanda che pongo e magari l'avvocato Casali poi potrà darmi risposta.

PRESIDENTE

Collega Zorzato.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Sul principio della legge è difficile non essere d'accordo. A me preme capire però ho fatto una domanda al collega, ma la farei più che altro agli uffici, la ricaduta della legge e faccio tre domande: tutti gli enti convenzionati con la Regione Veneto, migliaia, rispetto al tema dei sussidi e ausili finanziari, potrebbero essere ricompresi.
La domanda è: c'è qualcuno che lavora con noi da venti, trenta, quindici anni e fa servizi?
Dal giorno dopo di questa legge, se la interpretiamo così e se ci fosse un presidente di una società che per qualche motivo dieci anni prima o sette anni prima, ha avuto dei problemi è escluso? Faccio due, tre esempi. Siamo sicuri che i Presidenti delle Pro Loco siano dei volontari, non abbiano avuto prima di adesso qualche incidente di percorso, che è stato assorbito dalla collettività? Quindi le mie domande non hanno una risposta, ma me le faccio.
Rischiamo che un po' di Pro Loco venete o un po' di associazioni sportive venete, non possano accedere ai contributi, perché il loro Presidente, che nel frattempo si è mandato mille volte nella sua vita successiva, ha avuto un incidente di percorso di questa natura?
Lascio per ultimo il tema delle associazioni dei carcerati che sono presiedute quasi sempre da un carcerato, in automatico le stiamo cancellando tutte. Fanno attività di riabilitazione.
Non ho sensibilità per la materia, ma la mia domanda è: mi va bene la legge, mi piacerebbe capire dove la stiamo confinando. A chi ci si rivolge? Perché mi sembra, se non la confiniamo, troppo estesa e rischiamo che da un aspetto positivo che è la proposta del presentatore, possa diventare un problema.
Ho citato per ultimo il tema dei carcerati, di tutti quelli che hanno avuto problemi, una volta che escono e fanno associazione di categoria e se uno di loro, nel tempo, diventa Presidente di questa associazione? Mi manca il quadro a cui l'applichiamo, perché, come diceva il collega Bottacin, se poi la estendiamo addirittura, rischiamo di avere un quadro troppo esteso.

PRESIDENTE

Collega Sinigaglia, ha la parola.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Grazie. Continuo il ragionamento del consigliere Zorzato, per capire meglio le ricadute di questa proposta di legge.
Citava il caso delle associazioni dei carcerati, ma è anche vero che noi all'anno assegniamo dai 200 ai 300.000 euro, a seconda delle annate, a delle associazioni che lavorano all'interno del carcere. Siccome all'inizio diciamo: costituiscono criterio generale per la concessione anche attraverso soggetti terzi, che dopo danno le sovvenzioni o contributi a persone che potrebbero trovarsi nelle condizioni che il testo specifica. Quindi, a questo punto, io posso dare a Nuovi Orizzonti, a Piccoli Passi, a queste associazioni che probabilmente non hanno nulla a che vedere con la pena, ma che erogano poi i contributi a favore di attività culturali, sociali, sportive e lavorative, a soggetti che invece rientrano sicuramente con delle caratteristiche che sono riportate nel testo. Non vorrei che introducessimo una norma che poi non ci consenta più di lavorare per quello che è il dettato costituzionale, che è quello della rieducazione della pena.
Spiegatemi la ricaduta. E' vero che nell'articolo 2, rimanendo a quello che dicevo prima, c'è scritto che nell'ambito di applicazione sono escluse le prestazioni che afferiscono ai livelli essenziali, concernenti i diritti civili e sociali, che vanno garantiti in condizioni di eguaglianza su tutto il territorio nazionale. Ma questo vale probabilmente per l'esempio di prima che faceva il collega Fracasso e cioè: i finanziamenti del dopo di noi. Siccome sono livelli essenziali di assistenza si possono erogare, se non ho capito male. Altra cosa è invece il percorso rieducativo a cui ogni anno noi contribuiamo.
Dopo, come ricaduta generale, non riesco a capire se stiamo aggiungendo una pena a vita, per cui un soggetto, come si diceva prima che ha risolto i suoi debiti con la collettività da decenni e che si trova a svolgere determinate funzioni socialmente anche riconosciute, non possa più ottenere concessioni, contributi che magari servono alla sua attività lavorativa, perché è un'impresa, perché è un'associazione. Vorrei capire la ricaduta.
Se magari ci fermiamo un attimo e comprendiamo bene tutte queste conseguenze, non sarebbe male a mio giudizio, in modo tale da essere certi che la votazione porta in una direzione piuttosto che un'altra, quindi i dubbi che sono stati sollevati dall'Aula vengano chiariti e riusciamo a stabilire un testo, che nei princìpi condividiamo, però ci sono alcune ricadute che personalmente non riesco a comprendere fino in fondo.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il collega Berti, ha la parola.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Noi siamo assolutamente favorevoli a questa norma e ringraziamo il collega Casali. Io vorrei che la politica desse dei segnali molto forti: se tu hai fatto il furbo, magari proprio con soldi pubblici, tu i soldi pubblici te li scordi, non li devi più toccare.
Io posso capire l'istituzione del recupero della persona però a un certo punto, se tu hai avuto dei problemi, magari anche molto importanti, nei confronti dell'utilizzo di denaro pubblico, con reati di un certo tipo, c'è tanta roba da fare nella vita, non è che per forza devi andare a rimettere o richiedere di nuovo denaro pubblico, lo farà qualcun altro. Quindi mi dispiace, come pena accessoria, io ritengo che sia un qualcosa di fattivo.
In più, e questo è un argomento di discussione che metto lì, quanto detto dal collega Zorzato e dal collega Ruzzante, se noi cerchiamo di fare un elenco puntuale di tutte quelle che sono le fattispecie di reato, è impossibile in una legge pensare a tutti i casi che si verranno a creare.
Lasciamo le maglie larghe, diamo un segnale politico. Questo è quello che dobbiamo fare prima di tutto qui dentro, e questo segnale politico è "in Veneto non si scherza coi soldi pubblici", perché hanno già scherzato abbastanza. Quello che c'era di brutto da fare è già stato fatto e i primati delle più grandi tangenti d'Italia, fatti con soldi pubblici, ricordiamo, purtroppo, sono sempre stati fatti qua in Veneto.
Se iniziamo a dare un segnale forte da questo Consiglio e a dimostrare che invece iniziamo a liberarci di questo retaggio e lo si inizia a fare in maniera forte e chiara, poi se di una piccola singola fattispecie, si troveranno delle piccole complicanze, si affronterà questa complicanza, si troverà la persona giusta da mettere all'interno dell'associazione dedicata, che non ha avuto, che non rientra in questo. Però se si vuole dare un segnale forte, questo è il tema. Se invece si vuole rientrare in ogni piccolo spaccato particolare, secondo me, non ne usciamo più.
Io annuncio comunque il nostro voto favorevole in tutto questo e mi auguro e spero, che si riesca velocemente ad andare all'approvazione di questa legge. Grazie.

PRESIDENTE

Collega Zorzato. Rimanga sul tema ordine dei lavori, sennò le tolgo la parola.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Una ditta che fa domanda di contributo a Veneto Sviluppo e che ha in CdA una persona... noi stiamo chiedendo il calendario giudiziario a tutti i veneti per fare la pratica, collega Berti.

PRESIDENTE

Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ci vediamo qui per l'inizio dei lavori e poi l'Ufficio di Presidenza per valutare gli emendamenti. L'inizio dei lavori alle ore 14.30.
La Seduta è sospesa alle ore 13.03
La Seduta riprende alle ore 14.57
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori. Siamo al termine della discussione generale, quindi il Relatore fa la replica che gli spetta. E' in fase di distribuzione un emendamento, che mi pare faccia sintesi su alcune posizioni sorte durante la discussione generale, è l'emendamento n. A0003. Do cinque minuti per eventuali subemendamenti.
La parola a Casali.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente.
Mi sembra doveroso fare una replica visto anche l'interesse che questa legge ha e sta suscitando. Il primo intervento è stato del Presidente Ruzzante. Caro collega, io credo che la formulazione del suo primo emendamento, che ha citato nella discussione, vada a limitare troppo l'applicazione di questa legge, nel senso che prevede l'applicazione della stessa solo in caso di condanna a reati gravissimi che, creda da vent'anni faccio questo mestiere, prevedono già una pena in caso di condanna superiore ai due anni.
Invece va ad escludere l'applicazione per tante altre fattispecie di reato che, secondo noi, devono essere ricomprese nella loro formulazione. Un soggetto che viene condannato per truffa ai danni dello Stato per ricettazione, per riciclaggio, per rapina o altro non vedrebbe l'applicazione di questa legge, quindi secondo me, a garanzia della sua impostazione tutte queste fattispecie sono già ricomprese. In caso di condanna la pena sicuramente non vedrebbe la sospensione condizionale della pena che non è possibile per reati che vedono applicare una pena superiore ai due anni.
Invece la formulazione che abbiamo pensato per delitti non colposi quindi dove c'è dolo e che prevedono una pena superiore ai due anni oppure la non concessione della sospensione condizionale.
Poi, sempre il Presidente Ruzzante parlava del tema che la sospensione condizionale può essere concessa per pene superiori fino a due anni sei mesi e tre anni in condizioni soggettive. Noi queste condizioni soggettive non le consideriamo. Se non viene concessa la sospensione entro i due anni per noi comunque non potrà essere concesso il beneficio. Non andiamo ad allargare ancora di più la maglia per evitare l'applicazione di questa norma.
Al collega Dalla Libera, in entrambi i settori, politico e professionale, mi sento di rassicurarlo perché questa disciplina non va ad essere applicata in caso di pena pecuniaria. Lei sa che è solo un caso scolastico pensare che un soggetto rinunci alla sospensione condizionale della pena quando c'è una pena detentiva, perché anche di pochi mesi si andrebbe in esecuzione della stessa ed è un caso scolastico. Sono esclusi i decreti penali di condanna, le multe oltre che tutte le contravvenzioni e i reati colposi.
Per quanto riguarda il collega Sinigaglia stiamo lavorando anche con un emendamento, che va a specificare meglio l'articolo 2 "Ambito di applicazione", nel quale stiamo molto attenti a non applicare questa norma, questa legge, laddove la Regione investe in alcuni settori riabilitativi il mondo carcerario o il mondo delle tossicodipendenze in fase di scelta di recupero. Qui anzi è doveroso dare i fondi per risolvere queste problematiche.
Non solo, un'altra domanda del collega Sinigaglia era: ma è una limitazione eterna? Scriviamo in maniera chiara che si applica fino a quando non ci sia l'estinzione del reato oppure la riabilitazione del soggetto.
Peraltro, una chiosa: l'ultima riforma del Codice di Procedura Penale ha previsto, mutuandolo dal mondo anglosassone, una procedura che dovrebbe in teoria deflazionare i processi penali, che è la sospensione del procedimento con messa alla prova.
Per reati che hanno una pena massima di cinque anni il soggetto, indipendentemente dal merito, può chiedere al Giudice la sospensione del procedimento e fare un percorso di diverso tempo, di diverse ore presso una struttura sociale e il reato si estingue. Quindi la buona volontà del soggetto può far sì che non ci sia neanche un tema di condanna ed è un istituto che sta trovando un'amplissima applicazione, quindi la buona volontà del soggetto, del cittadino può comunque essere sicuramente favorevole per non vedere nessun margine di applicazione di questa legge.
Grazie al Movimento 5 Stelle che ha manifestato, tramite il collega Berti, un'adesione a questa legge, i princìpi sono proprio quelli che avete ricordato nel vostro intervento. Vogliamo che i cittadini che non hanno mai avuto problemi di giustizia, che si sono sempre comportati nella continenza e nel rispetto della legge, non si vedano superare da chi ha avuto dei problemi e non ha neanche intrapreso un percorso di riabilitazione e di rieducazione.
Mi pare che l'ultimo intervento in sede di discussione sia stato quello del Presidente Fracasso, che si poneva il problema di dire: "Ma non è che questa norma va a creare delle problematiche per i fondi europei?" No, siamo stati attentissimi, grazie anche agli uffici, ad indicare chiaramente che questa disciplina viene applicata, e verrà applicata se riterrete di votarla, solo ed esclusivamente per i fondi emessi, elargiti e dei bandi prettamente regionali. Su questo mi sento di rassicurarvi al 100%, perché è un problema che abbiamo affrontato.

PRESIDENTE

Grazie. Non vedo altri interventi, quindi passiamo all'articolato.
Emendamento n. A0001, presentato dal consigliere Ruzzante, articolo 1, che prevede:
"L'articolo 1 è integralmente sostituito dai seguente:
" Art.1 - Criterio generale per la concessione di provvidenze regionali.
1.Costituiscono criterio generale per la concessione, anche attraverso soggetti terzi, di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e vantaggi economici comunque denominati, di competenza regionale, il non aver riportato condanna con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile o sentenza di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, salvi gli effetti derivanti dal beneficio della sospensione condizionale della pena, della dichiarazione di estinzione del reato e della riabilitazione, per uno dei seguenti reati:
a) delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 416, 416-bis del codice penale ovvero delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, nonché per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, dall'articolo 291-quater del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 e dall'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in quanto riconducibili alla partecipazione a un'organizzazione criminale, quale definita all'articolo 2 della decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio;
b) delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353,353-bis, 354, 355 e 356 del codice penale nonché all'articolo 2635 del codice civile;
c) false comunicazioni sociali di cui agli articoli 2621 e 2622 del codice civile;
d) frode ai sensi dell'articolo 1 della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee;
e) delitti, consumati o tentati, commessi con finalità di terrorismo, anche internazionale, e di eversione dell'ordine costituzionale reati terroristici o reati connessi alle attività terroristiche;
f) delitti di cui agii articoli 648-bis, 648-ter e 648-ter. 1 del codice penale, riciclaggio di proventi di attività criminose o finanziamento del terrorismo, quali definiti all'articolo 1 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 e successive modificazioni;
g) sfruttamento del lavoro minorile e altre forme di tratta di esseri umani definite con il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24
h) ogni altro delitto da cui derivi, quale pena accessoria, l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
i) delitti di cui agli articoli 437, 589, comma 2, 590, comma 3, 603 bis del codice penale e 37 della Legge 24 novembre 1981, n. 689;
2. Costituiscono inoltre causa ostativa all'accesso alle provvidenze di cui al comma 1 :
a) l'applicazione delle misure di prevenzione personale applicate dalla autorità giudiziaria, di cui al Libro I, Titolo I, Capo II del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136", per gli effetti di cui all'articolo 67, comma 1, lettera g).
b) la condanna alle sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, lettera d) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300".
3. Nel caso di concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena è ammessa l'attribuzione delle provvidenze regionali di cui alla presente legge, fermo restando che nel caso di revoca del beneficio è revocata l'attribuzione delle provvidenze regionali con recupero delle somme eventualmente corrisposte.
4.1 soggetti comprovano la insussistenza delle condizioni di cui ai commi 1 e 2 nonché la sussistenza del beneficio di cui al comma 3 del presente articolo mediante dichiarazione sostitutiva ai sensi degli articoli 46 e 47 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (Testo A)" e successive modificazioni"".
Prego, Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Credo che il dibattito sia servito a chiarire molti aspetti, ad esempio per quel che riguarda, io lo manterrò questo emendamento, perché ritengo ci sia una parte anche estensiva rispetto al suo provvedimento. A me interessava esattamente quello che lei ha detto, collega Casali, far comprendere che tutte queste fattispecie di reati gravissimi, quelli contro la Pubblica Amministrazione sono ricompresi all'interno del provvedimento. Mi interessa mantenere la parte estensiva rispetto alla sua proposta di legge, perché il Veneto sta vivendo negli ultimi anni, negli ultimi mesi in particolar modo, una situazione drammatica all'interno dei luoghi di lavoro e io ho ricompreso, ho voluto ricomprendere un reato anche di tipo colposo, quindi è estensivo rispetto alla sua proposta, relativa esclusivamente agli infortuni sul lavoro.
Mi interessava che questa fattispecie venisse ricompresa all'interno perché, per esempio per i contributi che possiamo elargire attraverso Veneto Sviluppo, credo sia giusto che ci sia un sistema premiale nei confronti delle imprese che rispettano tutte le condizioni lavorative ad hoc previste dalla legge, previste dalla norma e che non prevedono per esempio un aumento di rischio incidenti all'interno della propria impresa. Certo non è un reato penale, ma colposo sì, di mancata osservanza di alcune norme. Ritenevo fosse giusto premiare le imprese, le ditte, le aziende che in qualche modo non sono mai incappate in reati, seppur colposi, però che hanno provocato incidenti all'interno dei luoghi di lavoro.
Quindi è questa la motivazione per la quale mantengo il mio emendamento, nella sua parte estensiva. Ho capito il ragionamento che lei ha fatto, inclusivo della fattispecie di reati che io avevo voluto evidenziare per dare più certezza alla norma, quindi lo manterrò. Capisco che ci sarà parere contrario, però ho voluto spiegare che la parte relativa ai reati colposi è solo quella relativa agli infortuni sul lavoro.

PRESIDENTE

Grazie.
Parere contrario del Relatore, come lei aveva già preannunciato.
Metto in votazione l'emendamento n. A0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Articolo 1.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
C'è l'emendamento n. A0003, quello chiamiamolo di sintesi dopo la pausa lavori.
Emendamento n. A0003, presentato dal consigliere Ruzzante, articolo 2, che prevede:
" Sono soppresse all'articolo 2, comma 1, le seguenti parole: "ivi compresi gli interventi destinati all'attivazione e al sostegno di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di ex detenuti"".
Su questo c'è il parere favorevole del Relatore.
Metto in votazione l'emendamento n. A0003.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Rapidissimamente. L'approvazione di quell'emendamento mi porta a votare a favore di questo articolo e anche complessivamente della legge.
Mi sono astenuto sull'articolo 1 perché, secondo me, sarà necessario probabilmente riassestare gli aspetti di questa legge, lo vedremo tra qualche mese o tra qualche anno, però complessivamente, lo avevo detto fin dall'inizio, non do un giudizio negativo rispetto a una norma che stabilisce che solo le persone che si comportano correttamente hanno rapporti con questa Regione.
Quindi l'approvazione e l'accoglimento dell'emendamento precedente, mi porta a cambiare l'atteggiamento sulla legge.

PRESIDENTE

Grazie.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
C'è un emendamento, l'emendamento n. A0002 del collega Ruzzante, che viene ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Metto in votazione l'articolo 5.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, metto in votazione la legge nel suo complesso. Sinigaglia, prego.

Claudio SINIGAGLIA (Partito Democratico)

Molto semplicemente, dopo l'approfondimento che grazie anche al contributo dell'Aula, abbiamo attivato, alcune perplessità iniziali che avevamo e che sono state espresse, sia dal consigliere Fracasso, sia da parte mia, sia da parte di altri Consiglieri, hanno ottenuto delle spiegazioni che riteniamo soddisfacenti, quindi esprimiamo il voto favorevole.

PRESIDENTE

Bene, non vedo altri interventi.
Metto in votazione il PDL n. 298 nel suo complesso come emendato.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
18



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI CONTE, GIDONI, BERLATO, FERRARI, FRACASSO, SCARABEL, BARISON, MONTAGNOLI E SANDONÀ RELATIVA A "INIZIATIVE REGIONALI DI ACCRESCIMENTO DEL BENESSERE SOCIALE ATTRAVERSO L'EDUCAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA" (PROGETTO DI LEGGE N. 158/2015) APPROVATO

Relazione della Terza Commissione consiliare.
"Signor Presidente, colleghi consiglieri,
l 'allarmante dissesto del mercato bancario, con le gravi vicende che hanno coinvolto i maggiori istituti di credito del Veneto, appesantendo fino a compromettere le condizioni di risparmiatori ed imprese del territorio, è stato l'oggetto dell'azione conoscitiva svolta dalla Commissione d'inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto, istituita dal Consiglio regionale.
A conclusione di quattro mesi di lavoro e confronto, più che mai è parso evidente ai commissari come la crisi finanziaria palesi l'importanza che assume la consapevolezza della scelta degli investimenti effettuati. Non vi sono norme o misure a tutela della clientela realmente efficaci, se mancano gli strumenti per effettuare scelte finanziarie conosciute nei loro contenuti ed effetti e, dunque, adeguate.
Competenze economiche e finanziarie sono necessarie per il benessere sociale, per il comportamento virtuoso dei soggetti privati, per un'economia possibile.
Il nostro, è un tempo di maggiore accessibilità del sistema finanziario, grazie all'innovazione tecnologica che rende possibili pagamenti on-line ed operazioni a distanza con gli intermediari. Ma questo nostro tempo è caratterizzato anche da scenari di incertezza, complessità delle regole, nuove norme europee sulla gestione della crisi del sistema creditizio che limitano il ruolo pubblico e chiamano in causa direttamente i risparmiatori.
Nel nostro paese, il livello di conoscenze finanziarie dei giovani e degli adulti è mediocre. Negli ultimi anni studi ed analisi hanno evidenziato che il livello di educazione economica e finanziaria resta fra i più bassi nei paesi sviluppati. L'indagine PISA (Programme for International Student Assessment) condotta dall'OCSE nel 2012 sul livello di alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni mostra che tra gli studenti dei paesi OCSE partecipanti alla rilevazione gli italiani sono i meno preparati. Quanto alla popolazione adulta, una recente rilevazione (quella della Standard & Poor condotta nel 2015) evidenzia che in Italia meno del quaranta per cento degli adulti conosce concetti come quello di inflazione, o di tasso d'interesse o di rischio e diversificazione del rischio.
La catastrofe bancaria che sul Veneto si è abbattuta, piegando l'economia regionale, le famiglie ed i singoli ben più di quanto non abbiano fatto la crisi economica e le catastrofi naturali di questi ultimi dieci anni, chiede impegno e risposte da tutti noi. E la prima, quella che dati 'istituzione regionale senz'altro può venire, è di protezione dei cittadini, potenziali ed attuali consumatori di prodotti finanziari, attraverso il sostegno di progetti di alfabetizzazione e formazione finanziaria diretti alle diverse categorie sociali, agli studenti, alle imprese.
Questa è dunque la motivazione che sostiene l'attuale, semplice proposta legislativa che sortisce dall'esperienza conoscitiva della Commissione d'inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto.
Il progetto di legge dispone, in primo luogo, che la Regione si faccia promotrice e protagonista di progetti di alfabetizzazione, informazione e formazione economica e finanziaria diretti a distinte categorie sociali, in collaborazione con gli enti locali, l'università ed altri soggetti pubblici o privati. Progetti di qualità che propongano programmi di educazione finanziaria coerenti con le necessità economiche di indebitamento, protezione assicurativa, investimento, previdenza, conformi alle norme tecniche di educazione finanziaria di qualità ISO e UNI (articolo 3, commi 1 e 2). Iniziative da concepire, ad esempio, sulla scorta dell'esperienza virtuosa del comune di Milano che già dal 2013 li realizza, attraverso l'assessorato al sociale, in partenariato con UNI Università cattolica e Progetica.
L'articolo 3, comma 3, propone poi un sostegno finanziario regionale agli "sportelli unici" d'informazione e consulenza ai consumatori ed agli utenti di prodotti finanziari, istituiti dalle associazioni di tutela dei consumatori iscritte al registro regionale di cui ali 'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 27 "Norme per la tutela dei consumatori, degli utenti e per il contenimento dei prezzi al consumo ".
Quanto all'azione di sostegno informativo e formativo a favore delle piccole e medie imprese, la proposta legislativa si rivolge a Veneto Sviluppo spa, che tale azione ha fra i suoi compiti istituzionali (articolo 3, comma 4).
Alla Giunta regionale si conferisce il compito di definire, con provvedimenti esecutivi assunti previo parere delle commissioni consiliari competenti, i criteri, le modalità e le procedure per la predisposizione e l'attuazione di queste tre linee di azioni (articolo 3, comma 5).
Il potenziamento delle conoscenze in materia economico-finanziaria rientra fra gli obiettivi prioritari delle iniziative di accrescimento dell'offerta formativa previsti dall'articolo 1, comma 7 della legge 13 luglio 2015, n. 107, "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega di riordino delle disposizioni legislative vigenti ".
Ma già il 10 giugno 2015 il Ministero dell'Istruzione aveva sottoscritto con altre istituzioni pubbliche ed organizzazioni no profit la Carta d'intenti per "L'Educazione economica come elemento di sviluppo e crescita sociale" che contempla fra i propri obiettivi la definizione di una strategia a livello nazionale per migliorare la cultura finanziaria dei giovani.
Conseguentemente, l'attuale proposta di legge intende, fra le politiche regionali in materia d'istruzione, promuovere iniziative in ambito scolastico rivolte alla sensibilizzazione degli studenti rispetto a tematiche economiche e finanziarie di pubblico interesse. A tal fine dispone (articolo 4) che la Regione promuova un protocollo d'intesa con l'Ufficio scolastico regionale per il Veneto e la Fondazione per l'educazione finanziaria ed il risparmio, che abbia a contenuto l'attivazione, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, di iniziative di istruzione e formazione sui temi dell'economia, della finanza e del risparmio.
La "Fondazione per l'Educazione Finanziaria e il Risparmio, costituita su iniziativa dell'Associazione Bancaria Italiana, è una persona giuridica di diritto privato, senza scopo di lucro, che persegue scopi di utilità sociale promuovendo l'Educazione Finanziaria, nel più ampio concetto di educazione alla cittadinanza economica consapevole e attiva, per sviluppare e diffondere la conoscenza finanziaria ed economica.
Sempre con l'intento di sensibilizzazione sociale e per diffondere l'informazione su temi di economia e finanza è prevista l'istituzione della "Settimana regionale dell'economia e del risparmio "(articolo 5) - in coincidenza con la Giornata nazionale dell'economia - in occasione della quale si svolga sul territorio regionale un calendario di manifestazioni, iniziative ed eventi, in ragione di un programma definito dall'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, d'intesa con la Giunta regionale.
L'articolo 7, "Clausola valutativa", strumento fondamentale di qualità della normazione, pone prescrizioni in capo alla struttura di coordinamento che la Giunta regionale individuerà come responsabile per l'esecuzione degli adempimenti previsti (articolo 6). Le prescrizioni consistono nell'obbligo di rispondere puntualmente ai quesiti posti dall'articolo 7, con annuale relazione al Consiglio regionale sullo stato di attuazione delle disposizioni e sugli effetti prodotti dalle politiche pubbliche che la norma intende promuovere. L'osservanza della clausola valutativa permette al Consiglio regionale l'esercizio del proprio potere di controllo sull'attuazione delle leggi e sulle politiche pubbliche, ai sensi dell'articolo 33, comma 3, lettera o) dello Statuto.
La Terza Commissione consiliare, acquisito il parere della Prima Commissione consiliare ai sensi dell'articolo 66 del Regolamento del Consiglio regionale del Veneto, nella seduta del 18 aprile 2018 ha approvato all'unanimità il testo del progetto di legge che viene ora sottoposto ali 'esame dell'Assemblea consiliare.
Hanno votato i rappresentanti dei gruppi consiliari: Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la cultura rurale (Sergio Antonio Berlato,), Zaia Presidente (Nazzareno Gerolimetto, Luciano Sandonà), Liga Veneta - Lega Nord (Marino Finozzi, Gianpiero Possamai), Siamo Veneto (Antonio Guadagnini), Partito Democratico (Graziano Azzalin, Francesca Zottis), Alessandra Moretti Presidente (Franco Ferrari, Cristina Guarda), Veneto Civico (Pietro Dalla Libera), Movimento 5 Stelle (Simone Scarabel)".

PRESIDENTE

Relatore Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

L'allarmante dissesto del mercato bancario, con le gravi vicende che hanno coinvolto i maggiori istituti di credito del Veneto, appesantendo fino a compromettere le condizioni di risparmiatori di imprese del territorio, è stato l'oggetto dell'azione conoscitiva svolta dalla Commissione d'inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto, istituita dal Consiglio regionale.
A conclusione di quattro mesi di lavoro e confronto, più che mai è parso evidente ai Commissari che la crisi finanziaria palesi l'importanza che assume la consapevolezza della scelta degli investimenti effettuati. Non vi sono norme o misure a tutela della clientela, realmente efficaci, se mancano gli strumenti per effettuare scelte finanziarie conosciute nei loro contenuti ed effetti e dunque adeguate.
Competenze economiche e finanziarie sono necessarie per il benessere sociale, per il comportamento virtuoso di soggetti privati per un'economia possibile. Il nostro è un tempo di maggiore accessibilità al sistema finanziario grazie all'innovazione tecnologica che rende possibili i pagamenti on line ed operazioni a distanza con gli intermediari. Ma questo nostro tempo è caratterizzato anche da scenari di incertezza e complessità delle regole, nuove norme europee sulle gestioni delle crisi del sistema creditizio che limitano il ruolo pubblico e chiamano in causa direttamente i risparmiatori.
Nel nostro Paese i livelli di conoscenza e finanziaria dei giovani e degli adulti è mediocre. Negli ultimi anni studi di analisi hanno evidenziato che il livello di educazione economica e finanziaria resta fra i più bassi nei Paesi sviluppati. L'indagine PISA condotta dall'OCSE nel 2012 sul livello di alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni mostra che tra gli studenti dei Paesi OCSE, partecipanti alla rilevazione, gli italiani sono i meno preparati.
Quanto a popolazione adulta, una recente rilevazione, quella di Standard&Poor's, condotta nel 2015 evidenzia che in Italia meno del 40% degli adulti conosce concetti come quello di inflazione, o di tasso di interesse e diversificazione del rischio.
Il provvedimento che viene sottoposto all'attenzione dell'Aula, cari colleghi, è un provvedimento che non ha tra i suoi intenti quello di risolvere il problema che si è venuto a creare in Veneto e non solo in Veneto per effetto delle tristemente note crisi bancarie. Il nostro intento è più quello di fare tutto il possibile per evitare, o per ridurre, il pericolo che quanto è già successo non possa succedere di nuovo.
Noi sappiamo perfettamente che attraverso questo provvedimento noi andiamo a pensare per il futuro, non certo dare giudizi sul passato, anche perché differentemente dai timori di qualcuno anche tra le associazioni delle vittime delle crisi bancarie, che hanno il timore che questo provvedimento possa spostare l'attenzione anche a delle Istituzioni prevalentemente o quasi esclusivamente nei confronti dei risparmiatori, considerandoli degli "ignoranti" cioè non conoscitori della materia, ritenendoli in questo modo quasi gli unici responsabili di ciò che è accaduto.
Ciò che è accaduto in Veneto, in particolar modo, non è il frutto dell'ignoranza dei risparmiatori, anche perché tra coloro che sono stati truffati da una conduzione alquanto discutibile di alcuni istituti di credito ci sono delle persone che sono tutt'altro che ignoranti. Ci sono professionisti, ci sono soggetti che hanno semplicemente commesso l'errore di fidarsi dei consigli che sono stati loro forniti da alcuni rappresentanti, alcuni amministratori delle banche. Questo è quanto è avvenuto.
Noi sappiamo perfettamente, cari colleghi, lo dico soprattutto ai tanti risparmiatori che chiedono giustizia per quello che è capitato loro, proprio perché vogliamo ribadire che noi non riteniamo che quanto sia accaduto sia colpa dell'ignoranza dei risparmiatori, ma sia il frutto di una serie di iniziative, partendo dalla slealtà del Governo che ha cambiato le regole sulla garanzia bancaria, e i mancati controlli da parte degli organi preposti, in particolar modo da parte di Banca d'Italia e Consob, e il cambio delle regole europee e della direttiva BCE, il degrado etico e morale del mondo della finanza.
Noi non vogliamo scaricare sui risparmiatori, attraverso questo provvedimento, le responsabilità di quanto è successo. Abbiamo chiaro nella nostra testa quali sono le responsabilità, dove devono essere cercate e ci auguriamo che le indagini ancora in corso possano portare alla luce questa responsabilità a tutti i livelli di chi doveva controllare e non l'ha fatto, di chi ha utilizzato in maniera truffaldina il proprio ruolo, e di chi ha carpito la fiducia di tanti risparmiatori, che sono vittime e non la causa di quanto è successo di dimensioni devastanti.
Per quello che ci riguarda noi vorremmo unicamente dare questo segnale non, ripeto, perché si diano dei giudizi su quanto è successo, ma perché si possa fare tutto il possibile per ridurre la possibilità che quanto è successo non accada ancora.
Elevando il livello di conoscenza dei risparmiatori, si possa metterli in allerta per fare in modo che la spregiudicatezza di alcuni amministratori e alcune banche non possa colpire ancora mettendo in ginocchio tanti risparmiatori che sono stati travolti dall'amministrazione di queste banche, in modo tale da non meritare solo l'attenzione dei mezzi di informazione, ma un'attenzione ben concreta da parte degli inquirenti che possono portare ad attribuire le responsabilità a chi veramente le ha.
Questo è l'obiettivo di questo provvedimento. Riteniamo questo un segnale importante per il futuro e riteniamo che sia oramai giunto il momento che attraverso quello che abbiamo avuto modo di constatare attraverso la Commissione che è presieduta dalla collega, dalla brava Presidente Negro, si possa arrivare quanto prima a dare il nostro contributo per far emergere la verità e le responsabilità, né più, né meno. Non spetta a noi dare dei giudizi, spetta a noi raccogliere tutti gli elementi possibili, perché chi è chiamato ad attribuire la responsabilità lo possa fare presto e bene nell'interesse e per giustizia nei confronti di tanti truffati da un sistema che ci auguriamo possa essere affrontato in maniera molto determinata da chi di dovere. Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Conte, prego.

Maurizio CONTE (Veneto per L'Autonomia)

Grazie, Presidente.
Questo testo di legge nasce proprio dal lavoro fatto dalla Prima Commissione d'inchiesta, che ho avuto l'onore di presiedere, che vede appunto la firma mia come primo firmatario, ma di tutti i colleghi che avevano aderito e portato avanti in Commissione un lavoro di conoscenza di quello che era accaduto. Sicuramente l'obiettivo di questa legge va proprio in quel senso. Molto spesso abbiamo sentito che chi aveva investito i propri risparmi, proprio in quelle azioni delle banche, che poi abbiamo visto far deprezzare in maniera totale, facendo sparire il valore di quelle azioni, erano in teoria tranquilli, si erano fidati del loro istituto, dei funzionari di banca che avevano consigliato loro investimenti verso queste azioni, dicendo "Non sapevo" o sicuramente "non mi avevano detto quali erano i rischi".
Purtroppo, molto spesso la legge, le norme, non ammettono ignoranza. E' proprio questo l'obiettivo e la sensibilità che la Commissione stessa ha accolto, anche insieme alle varie associazioni di categoria, di tutela dei consumatori e abbiamo deciso di proporre questo progetto di legge, che speravo fosse anche approvato prima, ma sicuramente è fondamentale in quest'ambito, soprattutto con la riapertura della nuova Commissione che sta riprendendo questo lavoro non solo di conoscenza ma soprattutto di valutazione di quelle che potranno essere le azioni che in ambito regionale, soprattutto in ambito istituzionale da parte della Regione, si potrà fare.
Quindi una tutela di quello che è il consumatore, in questo caso il risparmiatore, che vuole dare un senso a quello che è un supporto formativo, informativo e anche di valutazione di quello che è il sistema del credito, ma in particolare del risparmio. Del credito perché questo è collegato anche al mondo delle imprese e lo stiamo vedendo proprio in quell'ambito, cosa potrebbe scoppiare, per quanto riguarda il mondo delle imprese che sono esposte in maniera pesante con il credito, per quanto riguarda appunto la mancanza di garanzie venute meno dal totale deprezzamento di quelle azioni che prima erano di garanzia ai loro mutui e ai loro fidi, quindi un rischio importante.
Questo diventa uno strumento che la Regione mette a disposizione con il mondo delle categorie, i mondi imprenditoriali, per quanto riguarda il rapporto che potremo instaurare tramite Veneto Sviluppo, su quello che è il predisporre progetti di informazione e formazione per il consolidamento della struttura finanziaria e il miglioramento della qualità del rapporto con gli istituti di credito rivolti proprio alle piccole e medie imprese.
Dall'altra parte, quell'azione che la Regione può dare, coinvolgendo gli enti locali, le università, i soggetti pubblici e privati, che sono coinvolti in quella che può essere una educazione economico-finanziaria di qualità, volti al benessere economico dei veneti. Sono aspetti importanti che si rivolgeranno anche poi all'Ufficio Scolastico regionale, perché formare nell'ambito scolastico i giovani è sicuramente preventivo di ogni forma di ignoranza nell'ambito del risparmio e anche la sensibilizzazione della creazione di un momento importante, anche di informazione, come la Settimana regionale dell'Economia e del Risparmio, che diventerà un elemento di promozione di quelli che possono essere i messaggi istituzionali nel territorio del nostro Veneto, quindi una valutazione sicuramente di condanna a quello che è stato il passato. Nessuno vuole distogliere l'attenzione da quella che deve essere la giusta valutazione di cosa è successo e di quali saranno le responsabilità, soprattutto nel dare il giusto supporto e conseguenza anche a quelle che sono poi le azioni a livello statale, per quanto riguarda il risarcimento di chi ha avuto defraudati i propri risparmi.
Quindi nessuna volontà di distogliere l'attenzione, ma di puntare su quello che può essere, in futuro, una giusta formazione, informazione e soprattutto consapevolezza da parte dei veneti privati, o delle imprese venete, che si accingono a garantirsi un futuro, anche nell'ambito del risparmio o degli investimenti per la propria impresa.
Sicuramente un ringraziamento anche al voto unanime, che è stato portato avanti grazie al lavoro del Presidente, in Terza Commissione, e con il voto favorevole da parte di tutti i partiti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Nei miei ricordi di giovanissimo alunno delle elementari, c'era una giornata in cui un funzionario della Cassa di Risparmio veniva in classe e ci regalava una musina in metallo. Quindi c'era la Giornata del Risparmio, da me almeno veniva la Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, ci regalavano questa musina, quindi il risparmio era sostanzialmente l'accantonare, bisognava mettere la moneta addirittura con la chiave sotto per aprire. Parliamo di quaranta anni fa.
Dico questo perché in quel precedente millennio il mondo finanziario era indubbiamente molto più semplice. Invece, a seguito della catastrofe delle banche venete, e non solo venete, abbiamo iniziato a parlare di azioni, di obbligazioni, di subordinate, di derivati, cose, per la stragrande maggioranza dei cittadini, incomprensibili nei reali termini di rischio che questi comportano.
Quello che stanno facendo le Magistrature nell'accertare le responsabilità e dove sono, indubbiamente si è approfittato della buona fede di tantissimi risparmiatori, della loro, ripeto, normale incapacità di comprendere la complessità di questi strumenti, la loro dose di rischio che non è più quella di quarant'anni fa quando la Cassa di Risparmio veniva con la musina in classe.
Le informazioni di cui dispongono e disponevano i responsabili di queste banche erano molte ma molte di più delle informazioni di cui disponevano i risparmiatori che volevano mettere al riparo i loro risparmi, come peraltro si è sempre fatto anche in passato.
Come ovviare a questo? Ovviamente dobbiamo avere dei dirigenti e dei responsabili degli Istituti di credito che operino nel rispetto delle regole, che non approfittino di questa disparità informativa che indubbiamente c'è, anzi che loro stessi operino per colmare questa disparità informativa. Dobbiamo avere degli Istituti di vigilanza che tempestivamente intervengano laddove si approfitti di questa disparità, e per venire alla proposta di legge dobbiamo far di tutto perché i cittadini risparmiatori abbiano maggiore accesso a informazioni che li mettano in grado di valutare quali sono i rischi connessi ai diversi strumenti di investimento e di risparmio.
Per quello che ci è dato come Regione sappiamo che non abbiamo grandi competenze, ma questa sicuramente è una competenza che possiamo prenderci tutta. Credo che vada fatto con grande impegno. Credo che questo sia veramente un impegno importante per una Regione, a maggior ragione dopo quello che è successo, cioè che come Consiglio regionale si dia impulso a una grande attività diffusa, capillare, a partire dalle scuole ma non solo dalle scuole. Attenzione molti di questi risparmiatori non sono i ragazzini delle scuole elementari, ma sono più spesso i pensionati che hanno messo da parte la liquidazione, sono adulti quindi dobbiamo fare in modo che non solo le scuole si attivino ma che ci siano occasioni per fare formazione e informazione degli adulti. Su questo ci sono iniziative che possono esser fatte. Ci sono modelli interessanti in giro per l'Italia e non solo, ma bisogna ribadire che la complessità del mercato finanziario richiede oggi una dose di competenza che non è data a tutti. Direi che è quasi fisiologico che il cittadino che ha qualche risparmio, non voglio dire l'investitore perché l'investitore dispone di mezzi consistenti e di solito sa soppesare i rischi, ma chi invece ha qualcosa messo da parte non è in grado di farlo tenuto conto di come si è trasformato il mercato finanziario.
Per ribadire la bontà di questa iniziativa che nasce dall'attività della precedente Commissione e con questo per dire che anche la nuova Commissione immagino abbia molto lavoro da fare per vedere quali sono le conseguenze adesso degli strumenti messi in atto.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia)

Grazie, Presidente.
Io arrivo come nuovo Presidente della Commissione banche e accolgo con favore questo progetto di legge. Dopo aver audito ore e ore persone che, a vario titolo, sono state coinvolte in questa triste esperienza, emerge un quadro che anche i dipendenti stessi sono stati truffati dalle loro banche e credo che questo sia il dramma più grande al quale personalmente non pensavo di assistere. Lo dico perché pensavo che almeno loro avessero gli strumenti di conoscenza per difendersi da questo sistema, invece sia i dipendenti della Popolare di Vicenza, ma anche dell'altra banca veneta, entrambi hanno questo vissuto.
Per non parlare delle persone che in questi giorni uno incontra e ci dicono: "mi sono diplomato in ragioneria e non ho gli strumenti per difendermi dalla banca". Allora, voglio dire, se nemmeno le scuole superiori danno gli strumenti per avere un rapporto, almeno alla pari, non dico superiore, per capire quello che ci propinano dall'altra parte, io credo sia doveroso da parte nostra creare una coscienza, senza giudizi perché non siamo qui a giudicare e a dare degli ignoranti a nessuno. Quindi con questo spirito e con quello che ho udito durante la Commissione banche, credo sia il modo migliore per dare una risposta ai nostri cittadini in maniera seria e puntuale, quindi veramente sono convinta e voterò assolutamente sì.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Salemi, prego.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Intanto apprezziamo questa iniziativa legislativa, così come ritengo sia stato molto giusto intervenire pensando ad una Commissione deputata allo studio della complessità del fenomeno delle banche venete.
Senza tornare a questa vicenda che è stata così dolorosa e così luttuosa per tutti i nostri concittadini e che ha spinto molto spesso anche a formulare dei giudizi politici, oltre che dei giudizi di valore, questa iniziativa premia che cosa? L'idea di guardare in prospettiva, di guardare al futuro e di vedere come poter intervenire per sanare anche questa situazione di difficoltà nella quale molti nostri concittadini si sono trovati.
Ci sono due ordini di intervento: il primo, forse lo diceva bene il collega Fracasso, che è quello che ci porta a dire che purtroppo chi ha subìto tutta la vicenda dolorosa delle nostre banche è stata quella fetta di popolazione adulta, a volte anche anziana, che non aveva o non ha strumenti sufficienti per poter difendersi. L'altro ordine invece, è quello che riguarda la prospettiva, cioè l'intervento che noi possiamo fare nei confronti delle nuove generazioni e in particolar modo, fermo l'attenzione sull'articolo 4 e l'articolo 5 che sottolinea quanto sia importante fare un intervento di educazione capillare sulla generazione futura, che si affaccia al mondo, alla società, e perché no, al mondo dell'economia. Una delle cose più evidenti della storia contemporanea è che oggi qualsiasi fenomeno contemporaneo si intreccia con i temi della finanza e dell'economia, persino la lettura della storia oggi non può avvenire a prescindere da questi due grandi strumenti, di cui dovremmo dotarci di conoscenza.
Allora come intervenire? Concretamente, molte cose le hanno già dette i colleghi, io fermerei l'attenzione sull'articolo 4 quando si parla del protocollo d'intesa con l'Ufficio scolastico regionale. Nella scuola dell'autonomia esiste la quota del 20%, che ogni istituto e ogni scuola, io penso alle scuole superiori, può prevedere nei corsi di indirizzo definiti dalla Regione. Questa quota del 20% ha suscitato molto spesso, nel Collegio docenti e nel mondo delle scuole, qualche difficoltà, perché, cosa succede? Se si interviene sul monte ore complessivo del curricolo si devono togliere delle discipline oppure si toglie un'ora a una materia per aggiungere un'ora di economia e finanza, oppure si aggiunge una nuova disciplina di studio. Io credo che noi dovremmo intervenire nel momento in cui abbiamo la possibilità con l'autonomia, quella che abbiamo chiesto con la legge, di fare delle proposte su questo 20% del monte ore.
La mia preoccupazione è che se noi invece quel 20% lo vogliamo dedicare all'insegnamento, come disciplina dell'identità veneta o della cultura del Veneto, noi perdiamo l'opportunità di dire che queste sono le cose, questi sono gli strumenti di cui noi dovremmo dotare i nostri ragazzi e le nostre future generazioni. Non perché non sia importante parlare della storia locale o della storia delle tradizioni dell'identità veneta, ma fermare l'attenzione, per fare una riflessione seria. La storia, le tradizioni, la cultura del Veneto, che pure sono importanti, vengono insegnate già dalle scuole primarie, mentre qui noi dovremmo andare ad intervenire il prima possibile, se non addirittura nella scuola media inferiore, nella scuola superiore inserendo questo monte ore, facendo una scelta coraggiosa, un indirizzo forte da parte della Regione, che dice che oggi non può esistere uno studente di scuola media superiore che esce senza i rudimenti dell'economia e della finanza, perché non ha neanche gli strumenti per poter leggere la storia contemporanea. Questo è il primo dato.
Il secondo: la settimana regionale dell'economia e del risparmio. Bella l'iniziativa. Questa vale perché diventi un'occasione di conoscenza per il grande pubblico. Magari potremmo anche pensare di emulare, se non copiare, il modello di un Festival dell'Economia. Noi sappiamo che a Trento, per esempio, ogni inizio estate, ci sono tre/quattro giorni dedicati al Festival dell'Economia. E' il momento d'incontro dei grandi economisti che riescono a tradurre il loro linguaggio in un linguaggio assolutamente divulgativo, per far conoscere dai rudimenti dell'economia fino agli studi più complessi. Nella città di Trento, in ogni angolo, in ogni quartiere soprattutto del centro, approcciano il grande pubblico e parlano, dialogano, interloquiscono con il grande pubblico. Questa potrebbe essere un'iniziativa, il cui format potrebbe essere anche emulato. Ma c'è di più: potremmo anche pensare, come Regione Veneto, di stipulare una sorta di protocollo con la Provincia di Trento e riuscire a gemellare qualche nostra città, che gode della Facoltà di Economia nell'Università, penso a Verona, a Padova, ma anche a Venezia, con Trento stessa, per poter avere occasione di stimolare anche questo tipo di incontro.
La cosa importante è che ci sia un livello che sia di carattere divulgativo per il grande pubblico e un livello maggiormente speculativo che è invece destinato alle scuole.
Si fa riferimento anche all'Università. Io credo che sia meglio iniziare prima con questo tipo di educazione, perché quando si è già all'Università il pensiero strutturato non permette più allo studente di acquisire quello che invece può essere utile rispetto al suo futuro, alla sua vita, che poi sarà la vita professionale, la vita sociale, la vita di relazione.
È evidente che noi dobbiamo, nell'azione normativa, pensare al futuro. E' bene che questa proposta di legge lo faccia. Dobbiamo tenere conto di quello che ci è successo. Dobbiamo pensare che se ci fossero state delle altre condizioni forse molte persone non si sarebbero trovate a vivere il dramma che stanno vivendo, però è anche vero che una mano la si può dare alle generazioni che sono adulte oggi, ma una grande mano la si deve dare alle generazioni di domani, per cui l'investimento grande che può fare questa legge va in quella direzione.
Chiudo nel dire che bene è anche la clausola valutativa, molto articolata, quindi anche molto apprezzata personalmente, perché puntualizza i parametri di valutazione, va ad intervenire anche con degli indicatori precisi sul numero di progetti, sul numero di iniziative attivate. Mi pare che sia prevista questa relazione annuale in Quarta Commissione, se non sbaglio, o comunque nella Commissione che è deputata, o la Commissione di controllo e terremo d'occhio e vigileremo su questo, per potere eventualmente anche correggere dopo la verifica in itinere, quello che evidentemente va aggiustato, rettificato o modificato.

PRESIDENTE

Grazie.
Guadagnini, prego.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Io invece devo dire che ho qualche perplessità. Da un lato c'è sicuramente la lodevole intenzione di fornire degli strumenti di conoscenza alle persone di questo mondo finanziario, che è veramente molto complicato, dall'altro c'è il problema che si possono ingenerare due tipi di false comunicazioni: da un lato l'idea che i soci delle ex Popolari abbiano avuto qualche responsabilità nell'aver investito in queste banche, cosa che non è assolutamente vera.
L'investimento anche nelle due Popolari venete, alla prova dei fatti, secondo me, è stato il migliore investimento che potevano fare delle persone che avessero deciso di investire in una banca.
Vi ricordo che UniCredit, per esempio, (per non parlare di Montepaschi ma di tutte le banche, Banco popolare di Verona, la Popolare di Milano, eccetera) hanno perso molto più del capitale sociale durante la crisi. Solo UniCredit ha fatto aumenti di capitale per 40 miliardi di euro durante la crisi. Era a un passo dal fallimento anche UniCredit e vi garantisco in UniCredit investono anche dei super esperti, come del resto in tutte le altre società per azioni.
In questi dieci anni il sistema bancario mondiale, ci fermiamo a quello italiano, hanno avuto sostanzialmente l'azzeramento del capitale. Chiunque abbia investito in banche negli ultimi dieci anni, fino all'anno scorso, ha perso tutti i soldi. Fra gli investitori di queste banche ci sono anche i presunti, i probabili, professori che dovrebbero insegnare nei corsi di educazione finanziaria. Bisogna dire che non è con l'educazione finanziaria che si risolve questo problema.
Quando si entra in uno tsunami come è stata la crisi delle banche e la crisi economica finanziaria globale, sostanzialmente ci perdono tutti esperti e non esperti. Ta l'altro un conto è comprare delle azioni di una S.p.A., un'altra cosa è investire in azioni di banche Popolari che proprio per il modo in cui vengono valutate le azioni è molto più sicuro, nel senso che non subiscono gli andamenti del mercato altalenanti ma si ha un valore che rimane costante nel tempo.
Tanto per dirvi, adesso c'è qualcuno che si lamenta che le azioni delle due Popolari erano sopravvalutate, perché valevano una volta virgola 2, una volta virgola 3 il capitale di libro. Nessuno si lamentava della loro sottovalutazione, quando nel 2007 nel 2008 il capitale di UniCredit in Borsa era dieci volte il capitale di libro, dieci volte, mentre quello delle popolari continuava a rimanere fra 1,2 e 1,3. Sono due sistemi di valutazione diversi. Quello delle popolari garantiva il valore e non era assolutamente speculativo.
Tutti gli azionisti delle due popolari venete avevano fatto un investimento perfetto. Avevano investito sicuramente in Istituti che lavoravano sul territorio per garantire, per sostenere l'economia del territorio. Ha ricordato il Presidente della CGIA di Mestre, quando è avvenuto, che mentre durante questo periodo di crisi le S.p.A. non bancarie, non davano prestiti alle società e alle imprese del territorio, le due Popolari Veneto hanno avuto una funzione anticiclica e hanno continuato a prestare, pur consapevoli dei rischi che stavano correndo.
Quello che bisogna dire con chiarezza è che noi abbiamo la buona intenzione di fornire degli strumenti ai cittadini del Veneto. Non c'è nessun collegamento tra questa proposta di legge e quello che è successo. Dobbiamo avvertire quelli che eventualmente parteciperanno ai corsi di educazione finanziaria che sostanzialmente serviranno a poco o niente. E' come pensare di cominciare a curarsi per conto proprio, anzi forse il tema finanziario è ancora più complicato di quello medico. Avere competenze sul sistema finanziario è ancora più difficile.
Non basta sicuramente il diploma in ragioneria, non basta la laurea in Economia ve lo garantisco, non bastano neanche i master a Milano, tanto è vero che hanno perso soldi gestori di fondi che sono dei professionisti, che sono ancora più bravi, perché lavorano sul campo, dei professori universitari che insegnano all'università temi finanziari.
Non c'è nessuna correlazione tra l'ignoranza e la possibilità di non perdere soldi in Borsa, se uno ha intenzione di investire in Borsa. Se uno ha intenzione di investire in Borsa, deve semplicemente affidarsi ad un esperto e deve cercare di sceglierlo bene, perché fra gli esperti c'è anche chi perde molto più spesso di qualcun altro.
E' come pensare di curarsi da soli guardando un po' in internet o partecipando a qualche corso che viene fatto a scuola. La materia finanziaria è veramente difficile. Tra l'altro diventerà sempre più difficile perché è in atto una nuova rivoluzione, che riguarda le Krypton monete, riguarda le questioni della blockchain, eccetera, sulle quali hanno preso dei granchi fenomenali anche i più grandi esperti di finanza del mondo. Ricordo uno per tutti, l'amministratore delegato di Goldman Sachs, che sette mesi, un anno fa la definiva una grande truffa e adesso invece ha cambiato di 180 gradi il suo giudizio, come del resto molti altri super esperti che lavorano nelle grandi banche americane e cinesi e di tutto il mondo.
Di conseguenza, il tema è veramente molto complesso, è veramente molto complicato. Bisogna dire chiaro, se partiranno questi corsi, che è solo l'idea di fornire un quadro di massima, perché poi già solo per leggere un bilancio uno in Ragioneria ci impiega qualche anno. Si deve partire dalla prima nota, si deve dare la riclassificazione del bilancio e non è facile. Questo non lo si ottiene se non all'interno dell'indirizzo di Ragioneria, in tutti gli altri indirizzi non si riesce fino in quinta ad arrivare ad avere una competenza di questo tipo. All'università aumenta sicuramente, ma non è ancora sufficiente. Per non perdere soldi in Borsa, ripeto, bisogna lavorarci, essere molto bravi e lavorarci dalla mattina alla sera e per anni.
Con queste precisazioni possiamo dire che noi mettiamo a disposizione dei cittadini veneti, che vorranno approfittarne, alcuni corsi, ma non dobbiamo assolutamente ingenerare l'idea che con questi corsi uno può arrangiarsi e investire in Borsa o pensare di non prendere granchi quando decide di investire i propri soldi.
Capisco le buone intenzioni. Spero che il messaggio venga recepito correttamente all'esterno. Noi ci mettiamo tutta la buona volontà del caso senza avere la pretesa di insegnare niente a nessuno e senza fare processi, assolutamente non voluti, a chi ha investito nel passato, perché ripeto, se non ci fossero state le gestioni successive al 2015, questo l'ho detto diverse volte, Veneto Banca non sarebbe fallita di sicuro. Forse non sarebbe fallita neanche la Popolare di Vicenza e i soci magari non avrebbero il capitale, come del resto nessun altro investitore che ha investito nel mercato azionario negli ultimi dieci anni è riuscito a mantenere il proprio capitale, non l'avrebbero mantenuto integralmente, ma ne avrebbero quota parte sicuramente. Soprattutto le due banche sarebbero ancora vive.
Purtroppo l'idea di arrivare a fonderle o disegni, che non sono stati concepiti sicuramente in Veneto, lo dimostrano i fatti, hanno portato al fallimento delle due banche. Ormai ci sono dati chiari in proposito, e purtroppo gli azionisti di quelle banche sono stati vittime di disegni che sono stati concepiti sopra le loro teste, ma molto più recentemente rispetto a quanto si crede.

PRESIDENTE

Grazie. Guardatevi dai "bespoke tranche opportunity" che sarà la prossima bomba che scoppierà.
Scarabel, prego.

Simone SCARABEL (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Posso capire in parte la lettura che dà il collega Guadagnini, però non credo che con questo progetto di legge si abbia l'ambizione di voler sfornare dei chirurghi, facendo la metafora della medicina come ha fatto il collega Guadagnini. Qui si tratta di investire un minimo in prevenzione, che sicuramente non risolve e non avrebbe risolto quello che è successo in Veneto col discorso delle Banche Popolari. Come abbiamo visto all'interno delle Commissioni d'inchiesta, come giustamente ha detto anche il collega Berlato, sono stati coinvolti fior di professionisti, persone ben istruite, quindi non si pensa minimamente che con questo progetto di legge si poteva agire in questi termini. Tant'è vero che se uno ti dice e ti assicura che l'investimento che tu stai facendo è ultra sicuro, ultra garantito, uno ad un certo punto si fida.
Se fossero stati un po' educati fin da piccoli, perché io sono convinto che le cose che tutti noi abbiamo imparato da bambini, ce le portiamo per tutto il resto della nostra vita, se fosse scattata la lampadina nel momento in cui uno investiva tutto in un determinato fondo, magari si potevano evitare certe tragedie di gente che è venuta a dire: "Io ho messo là dentro tutti i miei risparmi". Questo, in futuro, si spera di poterlo ampliamente evitare.
Ritengo che, senza dare a questo progetto di legge nessuna prospettiva salvifica e tantomeno assolutoria per quello che è successo, sul caso delle banche popolari, chi ha truffato dovrà pagare fino in fondo. Come spero farà emergere la Magistratura, di cui tutti abbiamo enorme fiducia, e che esortiamo ad andare avanti con la massima celerità, perché altrimenti anche la verità cadrà nel vuoto. Quantomeno la verità dovrà assolutamente emergere.
Tornando su questo progetto di legge, anch'io volevo sottolineare l'importanza di aver inserito una clausola valutativa molto dettagliata che, negli anni futuri, potrà dare al Consiglio regionale la capacità di capire se questo progetto di legge sta veramente andando ad agire sugli obiettivi che c'eravamo proposti, che ci siamo proposti, quindi si potranno anche apportare le opportune correzioni.
Ripeto, senza dare a questo progetto di legge nessun tipo di aspettativa superiore a quelle che dovrebbe avere, qui si parla di educazione finanziaria, si parla di prevenire e di assicurare ad una grandissima platea di cittadini del Veneto, partendo dai bambini, ma anche dagli adulti, di dare quel minimo di infarinatura per evitare di cadere nelle truffe, negli investimenti più facilmente aggirabili, prevenire le banalità più facili. Rtengo che questo progetto di legge sia opportuno e che debba essere votato.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Com'è stato detto, questo progetto di legge nasce dalla Prima Commissione d'inchiesta sulle banche, l'abbiamo sottoscritto: io, il collega Gidoni e Luciano Sandonà, che ne facevamo parte, ma a nome di tutto il Gruppo della Lega, lo appoggiamo sicuramente, per quelle che sono le competenze della nostra Regione. Visto che già in più di un'occasione abbiamo parlato in questa sede, sapendo quelle che sono le competenze degli organi di vigilanza, Banca d'Italia, Consob, su quella che è la competenza primaria, che è dello Stato, giusto che noi facciamo la nostra parte, ma anche tenendo conto della situazione del Veneto e dell'Italia.
Io non riesco a capire perché in ogni occasione c'è qualcuno che gode se le banche sono andate male, perché dobbiamo dimostrare a tutti che i veneti hanno sbagliato. Dobbiamo essere invece sereni e guardare dall'esterno quella che è stata la situazione nel Veneto: c'era Antonveneta, che non c'è più, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Credi Veneto. Ci hannno fatto sparire le banche del territorio, e personalmente su motivazioni in tanti casi anche politiche, perché sappiamo che le scelte, fatte a livello nazionale, in molti casi sono state politiche.
C'è stato l'euro, la BCE e tutto quello che è seguito negli anni successivi. C'è stata Lehman Brothers, quinta banca al mondo che è fallita, che ha provocato una tragedia, dal punto di vista finanziario a livello mondiale. I mercati hanno perso il 54% in un anno e qualcosa. Tutti i titoli di tutte le banche sono calati. E' vero che non ci serve l'esperto, però anche il semplice cittadino, che vede che tutti i mercati, tutti i titoli calano, e le sue azioni crescono sempre forse qualche punto di domanda anche il cittadino se lo poteva fare.
Ma quello che abbiamo visto in questi anni dal 2008 in poi, la crisi bancaria che a livello europeo, sappiamo che c'è stata una diversità, Paesi che hanno finanziato e statalizzato le banche, vedi Regno Unito, vedi il grande Stato padrone dell'Unione Europea, la Germania, le cui banche sono messe molto ma molto peggio di quelle italiane e si sono salvate solo perché lo Stato ci ha messo dentro i soldi, cosa che non ha fatto il nostro Paese.
Noi abbiamo fatto una manovra, quando anch'io ero in Parlamento con colleghi che sono qui seduti, in cui avevamo anticipato, prestato dei soldi del Monte dei Paschi, la prima banca del mondo, facendoli restituire con un tasso d'interesse, non quello che ha fatto il Governo di centrosinistra, ma è stata l'unica soluzione. Se allora il nostro Paese, che facilmente non poteva, inseriva come gli altri Stati europei 2/300/400 miliardi, le nostre banche, non dico che erano salve, ma andavano avanti finché poi la crisi si sarebbe superata e non ci sarebbe stato il disastro che hanno dovuto pagare i cittadini.
Sappiamo che ci sono delle responsabilità, che accerterà la Magistratura, non solo degli amministratori, dei revisori, ma anche degli organi di vigilanza. Sappiamo che ci sono stati dei trattamenti diversi da banche a banche, le quattro banche salvate qualche anno fa e le nostre banche comprate con due centesimi di euro, sappiamo anche quello che è l'assetto del nostro Paese. E' facile dire adesso i giovani, l'educazione finanziaria. E' vero la statistica di Standard&Poor's 2014 fatta su 140 Paesi, da l'Italia all'ultimo posto nei Paesi europei come educazione finanziaria, e l'ultima statistica del 2017 mette l'Italia al sessantatreesimo posto per l'educazione finanziaria, prima di noi c'è il Togo, il Camerun, le Mauritius, Paesi che di educazione finanziaria sanno più di noi pensando che l'Italia è il primo Paese al mondo per risparmio, però dobbiamo anche tener conto di questo, perché gli italiani sono un popolo di risparmiatori.
Ma su quella facciamo una parentesi. Fino a qualche anno fa non c'era il problema di informarsi sulle scelte migliori di investimento. Fino a qualche anno fa avevamo i titoli di Stato al 15%, al 18%, al 20%, non c'erano problemi, soldi certi, sicuri, senza rischio. Questo era l'Italia, non c'era il problema di come investire le risorse. Tutto è cambiato nel tempo.
Per cui io dico bene questo progetto di legge e mi auguro che a livello nazionale si dia seguito, partendo non solo dalle fasce degli adulti ma anche dei giovani, sapendo che sta cambiando il modo di fare banca. A dire la verità anche delle normative sono uscite in questi anni a tutela dei consumatori. La prima normativa MiFID, adesso c'è la seconda, che obbliga a una trasparenza tutti gli Istituti finanziari e a una conoscenza ai clienti, per cui comunque delle normative gli organi di vigilanza le hanno fatte a tutela del consumatore. E' giusto che noi facciamo la nostra parte però teniamo conto anche di tutta una serie di fattori, che sono successi a livello internazionale, e come sempre vogliamo bene al nostro Veneto e pensiamo che il nostro territorio oggi non ha più nessun riferimento bancario. Penso che negli anni terremo conto di questo e ne vedremo i risultati. Per la responsabilità di pochi ne pagheranno tutti.

PRESIDENTE

Grazie.
Massimo Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie, molto sinteticamente per annunciare il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia a questo provvedimento, con due incisi.
Il primo: noi abbiamo oggi il dovere, al di là di quella che poi è l'analisi politica di quello che è successo, di dare gli strumenti di libertà e di conoscenza rispetto a un tema che in maniera anche inconsapevole ci tocca tutti direttamente. Basta che prendo il portafoglio, lo apro e trovo: una carta di credito, un bancomat, non so cosa mi costi. Nei giorni scorsi parlavo con mio figlio. Ci siamo messi a tavolino a fare i conti, un pochino mi ha spiegato lui, un pochettino gli ho spiegato io, per cercare di capire questa offerta cosa significava in termini economici. C'erano 4.000 euro di differenza, moltiplica le cose, prezzo di riscatto finale, adeguamento, tutte queste cose che se non si leggono le frasette piccole e non si capisce, alla fine abbiamo fatto una scelta consapevoli che c'era una differenza di 3-4.000 euro nei prossimi anni, acquistando in un modo anziché in un altro. Questo è lo strumento che noi dobbiamo dare con questa legge, che è di libertà, perché conoscenza vuol dire anche poi essere liberi di scegliere.
Poi c'è un altro problema, che giustamente è stato quello scatenante, che è la visione politica. C'è un tema strategico, culturale, politico, che è quello del sistema economico finanziario, dei soldi che fanno soldi, dell'usura, della moneta che non è più collegata al lavoro, ma è collegata a una produzione di ricchezza gestendo semplicemente del denaro, delle risorse finanziarie, senza fare nulla.
Io non credo che questo tema possa essere risolto con le banche locali, con un sistema locale, eccetera. Dobbiamo sapere che c'è. Dobbiamo immaginare delle soluzioni. Dobbiamo capire che ricadute possono esserci sulle nostre economie, poi io non ne ho le conoscenze. Lo diceva il collega Guadagnini, lo diceva il collega Montagnoli, lo dicevano altri colleghi, il sistema delle banche locali... mi accontenterei sinceramente che riuscissimo a dare una risposta in termini di alfabetizzazione degli utenti. Se cominciamo a parlare di banche, parliamo di fondi sovrani, parliamo di Stati, come la Cina o altre che utilizzano i loro fondi per acquistare il debito pubblico. Sicuramente è un sistema estremamente complesso.
Comunque il dovere della politica è: a) segnalare che c'è un problema; b) dare gli strumenti per poterlo capire e affrontare, in più se poi si riesce anche a dare una lettura più politica, più strategica. Io spero che questi incontri, questi cicli di studio alimentino almeno la curiosità culturale a qualcuno di poter approfondire. Magari il tema è da Aristotele in poi, Dante metteva gli usurai tra i violenti contro Dio, se ben ricordo. Gli economisti dell'ultimo secolo, tutti hanno affrontato questo tema del rapporto finanza, lavoro, valore, moneta, economia, quindi speriamo che questo serva a non dare più nulla per scontato, e quando i nostri figli o qualsiasi risparmiatore si troverà in mano una carta di credito si renda conto di quello che c'è dietro. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Il Relatore Berlato a chiusura della discussione generale, per la replica.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Pensavo di essere stato abbastanza chiaro all'inizio nella relazione, ma forse alcune puntualizzazioni vanno fatte.
Perché il paziente che vuole vedere tutelata la propria salute si rivolge al medico? Uno, perché il mestiere del medico è fare tutto il possibile, anche eticamente parlando, per garantire la salute del paziente. Due, il paziente si rivolge al medico perché ha fiducia nel medico, c'è un rapporto fiduciario. E' esattamente quello che è successo anche nella vicenda delle banche a tanti risparmiatori, i quali non potevano pensare che una parte del proprio investimento poteva andare in direzione negativa.
Stiamo parlando dei risparmiatori che in fiducia di chi proponeva loro di acquistare delle azioni, proprio per il rapporto fiduciario, ha acquistato queste azioni senza capirne la rischiosità. Questa è, secondo me, la colpa più grave che hanno commesso alcuni amministratori, cioè utilizzare in maniera impropria la fiducia che era stata loro riposta da parte di tanti risparmiatori.
Noi non vogliamo fare in modo che ogni cittadino diventi laureato in Medicina per potersi garantire la salute. Ovviamente se si interessa un po' di più di alcune questioni basilari, sarà lui il Medico di sé stesso e tenterà di condurre una vita che privilegi la prevenzione alla necessità di doversi rivolgere a un Medico. Poi se mi devo rivolgere a un Medico, sarà il Medico che mi prescriverà le medicine adeguate per curarmi, se magari incorro in qualche patologia. Non è che io devo andare a vedere quali sono tutti i contenuti della Medicina per capire se può essere adatta o meno alla cura che mi viene prescritta dal Medico.
Chi ha utilizzato in maniera distorta, fraudolenta, la fiducia che è stata riposta da cittadini, ignari spesso, sono costoro che devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni.
Noi abbiamo visto che nella fase che ha coinvolto le banche venete in particolar modo, ma non solo queste, ci sono state delle pesantissime omissioni, soprattutto da parte di coloro che devono garantire i controlli e non l'hanno fatto, delle imperdonabili responsabilità da parte di molti Amministratori. Basti solo considerare il fatto di come hanno gestito anche la fase finale, che poi ha portato anche al fallimento delle banche: il trattamento differenziato che c'è stato tra cliente e cliente, quando a qualcuno è stato impedito di restituire le azioni a coloro che gliele avevano propinate e a qualcun altro è stato permesso invece di uscire, anche guadagnandoci. Questa è una grave responsabilità.
La questione legata alla mancata informazione, ed altre azioni fraudolente, pesantemente colpevoli, come ad esempio la gestione delle baciate, oppure l'erogazione di finanziamenti a delle persone che avevano bisogno di comprare l'appartamento per il figlio o la figlia che si sposavano. Questo finanziamento veniva condizionato, una parte del finanziamento, dell'acquisto di azioni della banca. Anche queste sono responsabilità di Amministratori, che sono una cosa ancora diversa rispetto alle omissioni da parte dei controllori.
Io ho partecipato ai lavori sia della prima che dell'attuale Commissione d'inchiesta sulle banche, e mi sono fatto una convinzione, una mia idea personale, non è un giudizio. L'idea che mi sono fatto è che c'è stata una regia ben chiara per far fallire le banche del territorio veneto, perché altrimenti io non credo che siano stati sprovveduti, a livello di organi di controllo, che siano stati tutti sprovveduti gli amministratori, che siano stati tutti banditi. Io non credo a questo. Credo invece che ci fosse una regia e che ci sia una regia per distruggere le banche del territorio e concentrare il sistema bancario in poche mani, che poi riescono anche a mettere i propri artigli su realtà economiche, politiche, finanziarie, nel nostro Paese che vanno ben al di là del sistema bancario. Questa è la convinzione che mi sono fatto.
Proprio perché ho questa convinzione, ripeto, è una mia opinione personale, ma rafforzata da quanto abbiamo sentito, sia nella Prima che nella Seconda Commissione appositamente istituita da questo Consiglio regionale, se questa convinzione dovesse trovare fondamento, il timore che abbiamo è che i responsabili la faranno franca perché, il famoso detto "cane non mangia cane", significa che se in un Paese normale, una volta accertate le responsabilità, gli autori di queste palesi azioni fraudolente, in qualsiasi Paese normale sarebbero stati ammanettati, assicurati alla giustizia, e i loro beni sequestrati come parziale garanzia di coloro che sono stati truffati, nel nostro Paese questo non è avvenuto e purtroppo temiamo non avverrà.
Temiamo che a fronte di accertate responsabilità, a vari livelli, il tutto finisca nella prescrizione. Oramai non c'è più la possibilità di nascondere le responsabilità, non ce la fanno più, ma quello a cui si può puntare da parte dei responsabili, attraverso un sistema che andrebbe ben chiarito, l'obiettivo pare essere quello di arrivare alla prescrizione "chi ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto". Ecco perché diventa importante che la Regione faccia la sua parte.
Faremo tutto il possibile perché, se ci fosse un po' di giustizia nel nostro Paese, in parte c'è, in parte non c'è, coloro che sono stati dichiaratamente e palesemente truffati dovrebbero essere risarciti di ogni somma che è stata affidata nelle mani di qualche direttore di filiale. Ci auguriamo che ci sia questa giustizia.
Anche se noi non vogliamo ergerci a giudici, anche se siamo liberi di farci delle idee, anche alla luce delle testimonianze che abbiamo ricevuto, però abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per ridurre il rischio che quanto è avvenuto non avvenga ancora. Ecco l'obiettivo di questo provvedimento.
Sono stato anch'io oggetto di contatti da parte di varie associazioni che rappresentano i risparmiatori, che hanno manifestato la loro perplessità sui contenuti di questa legge, motivandola col fatto "attenzione, che se approvate questa legge va a finire che si penserà che la colpa è solo dei risparmiatori ignoranti e invece non è degli amministratori, non è degli organi di controllo. Questi sono timori che noi comprendiamo, ma è una cosa diversa rispetto a quello che abbiamo scritto in legge. E' un obiettivo diverso rispetto al nostro, vogliamo che questo sia chiarito.
Noi non vogliamo mettere sotto la cenere la responsabilità, non vogliamo confondere vittime con carnefici. Vogliamo semplicemente fare la nostra parte, lo abbiamo fatto nel fare emergere le responsabilità attraverso le testimonianze nelle due Commissioni, lo faremo per tentare di informare meglio il paziente perché possa avere certo fiducia del medico, ma con una spirito critico che può essere accresciuto da una maggiore informazione e educazione.

PRESIDENTE

Grazie.
Passiamo all'articolato. Non ci sono emendamenti sulla legge, inizierò con le votazioni degli articoli.
Articolo 1.
Metto in votazione l'articolo 1.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Metto in votazione l'articolo 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Metto in votazione l'articolo 3.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 4.
Metto in votazione l'articolo 4.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 5.
Metto in votazione l'articolo 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
Metto in votazione l'articolo 6.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
Metto in votazione l'articolo 7.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
Metto in votazione l'articolo 8.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 9.
Metto in votazione l'articolo 9.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Se non ci sono interventi, metto in votazione il PDL n. 158 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
19



RINNOVO DELLA PRESENTAZIONE DELLE PROPOSTE DI LEGGE STATALI TRASMESSE AL PARLAMENTO NAZIONALE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 121 DELLA COSTITUZIONE, NEL CORSO DELLA XVII LEGISLATURA (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 64) (DELIBERAZIONE N. 57/2018)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza.
" Signor Presidente, colleghi consiglieri,
nel corso della decima legislatura veneta il Consiglio regionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione, ha approvato e trasmesso alla Camera dei deputati undici proposte di legge. Ha inoltre approvato e trasmesso una proposta di legge statale in attuazione dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione.
Il 22 marzo 2018, però, la XVII legislatura italiana si è conclusa.
Quindi, visto l'articolo 107 del Regolamento della Camera, al fine di consentire riavvio dell'iter legislativo delle proposte di legge statale inviate dal Consiglio regionale Veneto, risulta ora necessario manifestare il perdurante interesse dell'Assemblea veneta all'esame da parte della Camera dei deputati delle seguenti proposte:
1) Deliberazione consiliare n. 84 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'art. 121 della Costituzione, dal titolo "Istituzione dell'imposta regionale sul reddito (IRER)" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto". (Progetto di legge statale n. 7)" AC 3778 assegnato alla VI commissione.
2) Deliberazione consiliare n. 113 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Modifica alla legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)", in materia di aziende sanitarie uniche" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 14)" AC 3964 da assegnare.
3) Deliberazione consiliare n. 118 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Disposizioni per il divieto del gioco d'azzardo e per la prevenzione della diffusione del rischio legato al gioco d'azzardo nonché per la cura e la riabilitazione dei soggetti affetti da ludopatia" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 19)" AC 3965 assegnato alla VI commissione.
4) Deliberazione consiliare n. 119 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Modifica dell'articolo 45 della legge 23 luglio 2009, n. 99 "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" d'iniziativa del Consiglio regionale del veneto. (Progetto di legge statale n. 2)" AC 3966 assegnato alla X commissione.
5) Deliberazione consiliare n. 70 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Estensione ai risparmiatori degli istituti di credito Banca popolare di Vicenza S.p.a. e Veneto banca S.p.a. del fondo di solidarietà di cui all'articolo I, comma 855 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello staio (legge di stabilità 2016): modifiche al comma 855 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e al decreto legge 3 maggio 2016, n. 59 "Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione", convertito con modificazioni dalla legge 30 giugno 2016, n. 119" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 29)"AC 4492 assegnato alla Sesta Commissione.
6) Deliberazione consiliare n. 73 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Modifica dell'articolo 52 del Codice penale" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto (Progetto di legge statale n. 4)" AC 4509 assegnato alla Seconda Commissione.
7) Deliberazione consiliare n. 4 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Modifiche alla legge 22 maggio 1975, n. 152 "Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico", alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 "Nuove norme sulla cittadinanza" e al Codice penale" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetti di legge statale n. 8 e 12)" AC 4307 assegnato alla I Commissione.
8) Deliberazione consiliare n. 98 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Abrogazione della legge 2 agosto 1999, n. 264 "Norme in materia di accessi ai corsi universitari" e successive modificazioni per eliminare le prove di ammissione ai corsi universitari" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 32)" AC 4626 assegnato alla VII Commissione.
9) Deliberazione consiliare n. 134 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Istituzione fondo per il patrocinio legale gratuito a favore dei cittadini colpiti dalla criminalità e degli addetti delle polizie locali e delle forze dell'ordine" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 35)" AC 4672 assegnato alla I Commissione.
10) Deliberazione consiliare n. 145 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Introduzione del delitto di terrorismo tramite la piazza - modifica del Codice penale" d'iniziativa del consiglio regionale del veneto. (Progetto di legge statale n. 27)" AC 4693 assegnato alla Il Commissione.
11) Deliberazione consiliare n. 2 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Modifica della legge 15 dicembre 1999, n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" d'iniziativa del Consiglio regionale del Veneto (Progetti di legge statale n. 5 e 6)" AC 4822 da assegnare.
Si segnala, inoltre, che è stata approvata la seguente deliberazione consiliare:
Deliberazione consiliare n. 155 relativa a "Proposta di legge statale da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Iniziativa regionale contenente, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge regionale 19 giugno 2014, n. 15 , percorsi e contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione" d'iniziativa della Giunta regionale del Veneto. (Progetto di legge statale n. 43)".
Tale deliberazione, per scelta istituzionale, è stata inviata il 20 novembre 2017 dalla Giunta regionale non al Parlamento, ma al Presidente del Consiglio dei ministri per l'avvio del percorso istituzionale ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Tutto ciò considerato, invito il Consiglio a ribadire il perdurante interesse all'esame da parte della Camera dei deputati delle citate proposte"".

PRESIDENTE

Velocemente riassumo in sintesi questo provvedimento. Noi in questa legislatura regionale abbiamo approvato molte leggi statali di iniziativa regionale. Essendo iniziata una nuova legislatura a livello parlamentare, Camera e Senato, quelle leggi sono in Parlamento decadute, quindi noi con questo provvedimento mandiamo le leggi che abbiamo approvato in questo Consiglio regionale, al nuovo Parlamento. Questa procedura l'abbiamo concordata con gli uffici di Camera e Senato per rendere comunque attive le nostre proposte di iniziativa.
Con questo provvedimento noi non entriamo nello specifico dei singoli provvedimenti approvati. Quest'Aula gli ha già discussi e approvati. Noi votiamo un pacchetto che va rimandato a Camera e Senato per rendere attive le proposte di legge approvate in questa legislatura, da questa Consiglio regionale.
Ci sono degli emendamenti presentati dal collega Zanoni, che però ripeto, vanno nello specifico dei singoli provvedimenti. Mi permetto di dire al collega Zanoni che noi non entriamo nello specifico dei singoli provvedimenti perché quest'Aula li ha già approvati con votazione del Consiglio.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Ritiro gli emendamenti.

PRESIDENTE

Grazie.
Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Non posso che condividere questa delibera che oggi viene portata in Consiglio regionale. Io avevo già ripresentato il progetto di legge statale, che era già stato approvato l'anno scorso, relativo all'accesso all'università e alle specializzazioni, approvato tra l'altro a larghissima maggioranza, per rimandarlo al Parlamento e riavviare la procedura. Ora con questa decisione che arriva oggi in Aula questa mia ulteriore iniziativa viene ad essere superata, quindi non mi resta che esprimere apprezzamento per il fatto che oggi viene deciso di rimettere in moto tutti i PDL statali che noi avevamo approvato qui in Consiglio regionale, in modo che effettivamente anche le nuove Camere possano rioccuparsene.
Quindi la mia nuova proposta, fatta con lo stesso PDL che era stato approvato, la considero ritirata, perché superata oggi da questa approvazione che andremo a fare.

PRESIDENTE

Caro collega, penso che per la dignità dei lavori di quest'Aula fosse assolutamente opportuno rifare questo atto per non ridiscutere cose che abbiamo già discusso e deciso con questa assemblea.
Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Nel condividere pienamente l'iniziativa che ci apprestiamo a votare, voglio invitare tutti i colleghi, per quanto riguarda i progetti di legge di iniziativa regionale, che abbiamo approvato in questa Legislatura, io lo sto già facendo con i Deputati che conosco, augurando lunga vita alla Legislatura qualora ne dovessero sussistere le condizioni, fare in modo da presentarli attraverso i nostri Deputati. Diamo maggior forza, anziché lasciare che sia su iniziativa del Consiglio regionale del Veneto, sia pure autorevole, ma io lo sto già facendo per i provvedimenti che abbiamo approvato in quest'Aula, in questa Legislatura, li sto facendo ripresentare dai nostri Deputati, in modo tale da poter avere ancora maggior forza e fare in modo che non rimangano lettera morta, come in parte è successo nel passato.
Ognuno per propria parte, con i collegamenti che ha con i propri Gruppi parlamentari, se prendiamo iniziative approvate da questo Consiglio e le facciamo ripresentare dai nostri Deputati, credo che questo potrà non lasciare nei cassetti le nostre iniziative, ma farle riprendere dal Parlamento e, se ce ne sarà l'opportunità e il tempo di farlo, fare in modo che le nostre iniziative non rimangano lettera morta, ma vengano valutate e approvate dal Parlamento nazionale.

PRESIDENTE

Grazie.
Io non vedo altri interventi.
Metto in votazione la PDA n. 64. È un'unica votazione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Signori, siccome non mi ero accorto che mancava il consigliere Segretario nella votazione testé effettuata, devo ripetere la votazione e ho fatto accomodare qui la collega Baldin, che è la più giovane in Aula. Quindi rifaccio la votazione per la PDA n. 64.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
20



PROGRAMMA DI ATTIVITÀ DEL COMITATO REGIONALE PER LE COMUNICAZIONI DEL VENETO (CORECOM) PER L'ANNO 2018 E PREVISIONE FINANZIARIA (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 56) (DELIBERAZIONE N. 58/2018)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
" Signor Presidente, colleghi consiglieri,
i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) sono organi del tutto peculiari nel panorama nazionale, esercitando una pluralità di funzioni in ragione di rapporti specifici con la Regione di appartenenza, con 1 Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per quanto riguarda l'attività istruttoria e di erogazione dei rimborsi ministeriali per la messa in onda dei messaggi autogestiti elettorali e referendari a titolo gratuito (ed. MAG), effettuata ai sensi della legge n. 28/2000 (art. 4, comma 5).
Nello specifico, il Corecom del Veneto è titolare di funzioni proprie, assegnategli dalla legge istitutiva (l.r. 18/2001) e di funzioni delegate dall'Agcom (cd. prime deleghe).
Il nuovo Comitato veneto si è insediato l'8/3/2016, ponendosi i seguenti obiettivi: assicurare il buon funzionamento delle funzioni proprie e di quelle delegate dall'Agcom; realizzare le condizioni organizzative, logistiche e di risorse umane necessarie per ottenere le ed. seconde deleghe da parte dell'Agcom; promuovere l'attivazione di iniziative e strumenti per un miglior perseguimento delle attività a favore della tutela dei minori.
Con il documento che oggi si sottopone all'approvazione del Consiglio regionale viene definito il programma di attività che il Corecom intende realizzare nel corso del 2018, in un'ottica di continuità con le azioni intraprese nel 2017 per non vanificare i risultati fino ad oggi raggiunti.
I compiti che esso è chiamato ad assolvere sono eterogenei e derivano da fonti nazionali e regionali, legislative e regolamentari, nonché da deliberazioni dell'Agcom. Per quanto concerne le funzioni proprie, rimando a quanto previsto dall'articolo 11 della citata l.r. 18/2011.
Relativamente alle prime deleghe, in base alla convenzione sottoscritta il 23 dicembre 2004 tra Agcom e Corecom, quest'ultimo svolge le seguenti funzioni delegate:
a) vigilanza in materia di tutela dei minori, con riferimento al settore radiotelevisivo locale;
b) vigilanza sul rispetto delle norme in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa in ambito locale;
c) istruzione e applicazione delle procedure previste dalla vigente normativa statale in materia di esercizio del diritto di rettifica, con riferimento al settore radiotelevisivo locale;
d) esperimento di tentativo di conciliazione obbligatorio nell'ambito delle controversie tra gestori del servizio di telecomunicazione e utenti.
Quanto alle seconde deleghe - strategiche e al contempo fondamentali per fornire alla collettività del territorio regionale un servizio completo, efficace e vantaggioso - l'Agcom ha decentrato al Corecom ulteriori funzioni nelle seguenti materie:
• definizione delle controversie tra utenti e gestori dei servizi di telecomunicazione in ambito locale;
• tenuta del Registro degli operatori di comunicazione;
• vigilanza sul rispetto degli obblighi di programmazione e delle disposizioni in materia di
esercizio dell'attività radiotelevisiva locale, mediante il monitoraggio delle trasmissioni dell'emittenza locale.
Per l'esercizio di tali funzioni l'Agcom attribuisce ulteriori finanziamenti. A seguito della deliberazione del Corecom Veneto n. 5 del 19/10/2016 l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale - con deliberazione n. 6 del 18/1/2017 - ha aderito al processo di conferimento delle nuove deleghe da parte dell'Agcom. Nei primi mesi del 2017 sono proseguiti i contatti con l'Autorità, fino all'approvazione, il 28/11/2017, dell'«Accordo Quadro concernente l'esercizio delle funzioni delegate ai comitati regionali per le comunicazioni» tra Agcom, Conferenza delle Assemblee legislative di Regioni e Province autonome e Conferenza di Regioni e Province autonome.
La deliberazione n. 6/2017 ha valutato positivamente la richiesta di aderire al processo di conferimento di tali deleghe, alla luce del considerevole ampliamento delle competenze del Corecom che ne sarebbe derivato, a rafforzamento del suo ruolo istituzionale di presidio sul territorio a garanzia dei cittadini e degli utenti nonché di interlocutore privilegiato per gli operatori del settore delle comunicazioni, stabilendo però un'assegnazione graduale delle risorse umane, tecnologiche e logistiche in relazione ai flussi di lavoro.
Con successiva deliberazione n. 8 del 6/2/2018, l'Ufficio di Presidenza ha poi approvato lo schema di convenzione, con alcune precisazioni in merito alle risorse umane, tecnologiche e logistiche da assegnare per l'espletamento delle nuove funzioni.
Il procedimento di conferimento delle nuove funzioni delegate ha infine trovato la propria conclusione il 26/3/2018, giorno di stipula della convenzione bilaterale tra Agcom e Corecom Veneto.
Il totale complessivo del personale necessario per lo svolgimento in via sperimentale di tutte le funzioni delegate è stato stimato in n. 18 unità, a seguito di un'analisi comparativa con i principali Corecom italiani ed in particolare con quelli aventi caratteristiche organizzative e flussi di lavoro analoghi. Tale dotazione dovrà poi essere rideterminata a conclusione del primo anno di attività sperimentale al fine di adeguarla agli effettivi flussi di lavoro.
Relativamente alle attività pianificate nel 2018, descritte nel Programma trasmesso dal Comitato al Consiglio regionale e sul quale siamo chiamati a pronunciarci oggi, sono suddivise in cinque filoni:
1) Vigilanza e controllo sul sistema dell'informazione regionale
1.a) sul fronte della par condicio in materia elettorale il Comitato, forte anche dell'esperienza maturata nel corso della campagna per il referendum consultivo regionale del 22/10/2017, garantirà il servizio di monitoraggio, vigilanza ed istruttoria in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, procedendo con apposite iniziative:
- ad incontri informativi riservati ai giornalisti delle emittenti radio televisive, della stampa locale, agli esponenti dei partiti politici, agli addetti alla comunicazione delle amministrazioni pubbliche, per dar notizia delle disposizioni di legge e delle deliberazioni Agcom in materia di par condicio;
- al monitoraggio della comunicazione elettorale, esteso ad una parte o a tutte le emittenti televisive del Veneto da effettuarsi (compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili), anche avvalendosi di un service esterno, individuato a seguito di espletamento di avviso pubblico, relativamente alla lettura e all'analisi socio-politica dei dati registrati negli ultimi trenta giorni della campagna elettorale e al fine di vigilare per garantire il sostanziale equilibrio tra le forze politiche in campo.
Inoltre, il Corecom continuerà ad assicurare puntualmente l'attività istruttoria per la messa a disposizione delle forze politiche di spazi radiotelevisivi per la diffusione di MAG.
1.b) sul fronte dell'accesso al sistema televisivo e radiofonico il Comitato rilancerà lo strumento dei programmi dell'accesso, mediante iniziative di divulgazione - concordate con la sede regionale della concessionaria pubblica - volte a render nota tale possibilità, in particolare ai gruppi e alle associazioni di volontariato.
2) Consulenza per gli organi regionali in materia di comunicazione
Il Comitato continuerà nel compito istituzionale di esprimere parere preventivo sui provvedimenti che la Regione adotta per disporre agevolazioni a favore di emittenti radiotelevisive, di imprese di editoria locale e di comunicazioni operanti nella regione, nonché sui disegni di legge regionali disciplinanti in tutto o in parte la materia rientrante nel settore delle comunicazioni.
Esprimerà inoltre ogni altro parere richiesto dagli organi regionali o previsto da leggi e regolamenti in materia di comunicazioni.
3) Sostegno alle imprese
Il Corecom provvede altresì ai rimborsi relativi alla trasmissione dei citati MAG.
Detto del cronico ritardo con il quale il MISE provvede a stanziare ed erogare le somme che - tramite i Corecom - verranno poi accreditate alle emittenti radiofoniche e televisive locali che li abbiano trasmessi in occasione di campagne elettorali e referendarie, con riferimento alle consultazioni elettorali che si svolgeranno nel corso del 2018, il Corecom continuerà a curare le istruttorie volte al rimborso alle emittenti interessate.
4) Tutela e supporto ai cittadini
4.a) Sul fronte della vigilanza nella materia della tutela dei minori il Comitato intende ampliare l'offerta all'utenza, mediante l'attivazione di un servizio volto a tutelare la reputazione digitale degli utenti della Rete, in primis di quelli più giovani. Allo scopo, sono in corso contatti con il Corecom Lombardia, che ha avviato con successo un progetto pilota.
Intende inoltre realizzare - mediante l'utilizzo di pratici supporti informatici - una guida sui pericoli della Rete, da realizzare e divulgare unitamente a soggetti istituzionali quali l'Ufficio Scolastico Regionale e la Polizia postale e delle comunicazioni e con la collaborazione di associazioni e fondazioni che si occupino della tutela dei minori.
Il Corecom continuerà poi a provvedere agli adempimenti previsti dalla legge, in materia di
vigilanza per il rispetto delle norme in materia di tutela dei minori nel settore televisivo locale.
A tal proposito, intende continuare la collaborazione intercorsa negli anni precedenti con gli Atenei veneti, in particolare valutando l'acquisizione e la realizzazione di progetti mediante i quali avvalersi di borsisti universitari per l'attività di monitoraggio delle trasmissioni televisive.
Particolarmente significativa è la convenzione stipulata a luglio 2017 con l'Università degli Studi di Padova, volta a:
1) valutare l'impatto dei nuovi media su giovani studenti e docenti nel sistema scolastico regionale nonché realizzare attività di supporto organizzativo per la divulgazione in ambito scolastico degli esiti dell'indagine conoscitiva;
2) analizzare le buone pratiche regionali in materia di tutela dell'immagine e della reputazione dei minori sul web (web reputation), mediante l'analisi dello sportello implementato dal Corecom Lombardia (Sportello Web Reputation), del suo funzionamento ed efficacia e mediante uno studio di fattibilità nel contesto veneto.
4.b) Per quanto concerne il diritto di rettifica (di cui alla legge n. 223/1990) - una delle materie delegate al Corecom dall'Agcom a seguito della convenzione del 2004, consistente nella facoltà, da parte dei soggetti di cui siano state diffuse (tramite il settore radiotelevisivo regionale) immagini o ai quali siano stati attribuiti atti, pensieri, affermazioni, dichiarazioni, contrari a verità, di richiedere al concessionario privato o alla concessionaria pubblica la diffusione di proprie dichiarazioni di replica, in condizioni paritarie rispetto alle notizie pubblicate - poiché da alcuni anni sono molto poche le segnalazioni su presunte violazioni, tali da azionare il suddetto diritto, si valuteranno iniziative volte a render nota questa forma di tutela offerta dalla legge.
4.c) Relativamente alla conciliazione delle controversie tra gestori del servizio di telecomunicazioni e utenti in ambito locale, nel 2018 verrà avviato l'applicativo PAU (Portale di Accesso Unico), fornito dall'Agcom a tutti i Corecom per la gestione delle controversie.
Va detto che il Corecom ha incaricato la struttura amministrativa di migliorare la propria attività reportistica al fine di monitorare lo stato delle giacenze dei formulari UG ancora da evadere; ciò al fine di ottenere una riduzione dell'attuale giacenza.
5.a) Attività di comunicazione istituzionale (legge n. 150/2000)
Compatibilmente con i vincoli di bilancio ed i limiti introdotti nell'ordinamento dalle leggi nazionali e regionali, saranno rafforzati gli strumenti di comunicazione istituzionale del Corecom per promuovere la conoscenza delle opportunità offerte ai cittadini del Veneto.
Iniziative in tal senso saranno rappresentate da:
- una campagna di comunicazione istituzionale mediante strumenti convenzionali (affissioni, emittenti radiotelevisive) e nella rete (banner web);
- la realizzazione e diffusione di «smart card» relative sia alle principali attività del Corecom Veneto che ai rischi della Rete per i minori;
- la realizzazione di un convegno sul tema della «tutela della reputazione digitale (web reputation)», in esito alla citata attività di ricerca svolta in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova.
5.b) Attività di formazione
In vista dell'inizio dell'effettivo espletamento delle ed. seconde deleghe, a favore del personale della struttura di supporto amministrativo alle attività del Corecom Veneto verrà effettuata da parte di Agcom una specifica attività di formazione.
5.c) Attività di informazione
Si prevede l'istituzione di un Tavolo interistituzionale con Autorità, ordini professionali, associazioni e fondazioni, agenzie formative, per concorrere all'attività di prevenzione e gestione dell'informazione a tutela dei minori; verrà avviato lo sportello di tutela della reputazione digitale degli utenti della Rete; si implementeranno attività di informazione alle emittenti radiotelevisive in materia di par condicio elettorale.
Si realizzerà poi uno studio sul settore radiofonico locale del Veneto, che approfondisca in modo particolare la sostenibilità finanziaria delle emittenti e l'indotto del settore sul territorio, attuale e potenziale; verranno infine mappate radio e tv locali, in collaborazione con l'Ispettorato territoriale del MISE.
Per quanto concerne il fabbisogno finanziario evidenziato nel contesto del Programma di attività per l'anno 2018, le risorse relative ai progetti realizzabili dal Corecom nell'anno 2018 trovano copertura nel bilancio di previsione 2018-2020 del Consiglio regionale - al Programma 11 "Altri servizi generali" della Missione 1 "Servizi istituzionali, generali e di gestione" - che quest'Aula ha approvato nella seduta del 6 dicembre 2017.
In conclusione, segnalo che, nel corso della seduta del 18 aprile 2018, la Prima Commissione consiliare ha proceduto all'audizione del Corecom, rappresentato nell'occasione dal suo Presidente e dai quattro componenti, affiancati dai dirigenti della struttura consiliare di supporto.
Nella medesima seduta la Prima Commissione ha approvato all'unanimità la proposta di deliberazione amministrativa n. 56, con i voti favorevoli dei rappresentanti dei gruppi consiliari Liga Veneta-Lega Nord, Zaia Presidente, Fratelli d'Italia-Movimento per la cultura rurale, Partito Democratico, Alessandra Moretti Presidente, Movimento Cinque Stelle".

PRESIDENTE

Collega Brescacin, Relatrice, prego.

Sonia BRESCACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
I Comitati Regionali per le Comunicazioni, CORECOM, sono organi del tutto peculiari nel panorama nazionale, esercitando una pluralità di funzioni in ragione dei rapporti specifici con le Regioni di appartenenza, con l'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, con il Ministero dello Sviluppo Economico, per quanto riguarda l'attività istruttoria di erogazione dei rimborsi ministeriali, per la messa in onda dei messaggi autogestiti elettorali e referendari, a titolo gratuito, effettuati ai sensi della normativa vigente.
Nello specifico, il CORECOM del Veneto titolare di funzioni proprie, assegnategli dalla legge istitutiva legge regionale 18 del 2001 e di funzioni delegate dall'AGCOM, cosiddette prime deleghe.
Il nuovo Comitato Veneto si è insediato l'8 marzo 2016, ponendoci i seguenti obiettivi: assicurare il buon funzionamento delle funzioni proprie e di quelle delegate dall'AGCOM, realizzare le condizioni organizzative e logistiche di risorse umane necessarie per ottenere le cosiddette seconde deleghe da parte dell'AGCOM, promuovere l'attivazione di iniziative e strumenti per un migliore perseguimento delle attività a favore della tutela dei minori.
Con il documento che oggi si sottopone all'approvazione del Consiglio regionale, viene definito il programma di attività che il CORECOM intende realizzare nel corso del 2018, in un'ottica di continuità per le azioni intraprese nel 2017, per non vanificare i risultati fino ad oggi raggiunti.
I compiti che esso è chiamato ad assolvere sono eterogenei, derivano da fonti nazionali e regionali, legislative e regolamentari, nonché dalle deliberazioni dell'AGCOM.
Per quanto riguarda le funzioni proprie, rimando a quanto previsto dalla normativa vigente, relativa alle prime deleghe in base alla convenzione sottoscritta a dicembre del 2004 tra AGCOM e CORECOM, quest'ultimo svolge le seguenti funzioni delegate: vigilanza in materia di tutela dei minori, con riferimento al settore radiotelevisivo locale; vigilanza sul rispetto delle norme in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa, in ambito locale; istruzioni e applicazione delle procedure previste dalla vigente normativa statale in materia di esercizio del diritto di rettifica, con riferimento al settore radiotelevisivo locale; esperimento di tentativo di conciliazione obbligatoria nell'ambito delle controversie tra gestori del servizio di telecomunicazione e utenti.
Quanto alle seconde deleghe strategiche al contempo fondamentali per fornire alla collettività del territorio regionale un servizio completo efficace e vantaggioso, l'AGCOM ha decentrato al Corecom ulteriori funzioni nelle seguenti materie: definizione delle controversie tra utenti e gestori dei servizi di telecomunicazioni in ambito locale; tenuta del registro degli operatori di comunicazione; vigilanza sul rispetto degli obblighi di programmazione delle disposizioni in materia di esercizio dell'attività radiotelevisiva locale mediante il monitoraggio delle trasmissioni dell'emittenza locale.
Per l'esercizio di tali funzioni l'AGCOM attribuisce ulteriori finanziamenti. A seguito della deliberazione del Corecom Veneto 5 dell'ottobre 2016, l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, con deliberazione n. 6 del 18 gennaio 2017, ha aderito al processo di conferimento delle nuove deleghe da parte dell'Agcom. Nei primi mesi del 2017 sono proseguiti i contatti con l'Autorità fino all'approvazione del 28 novembre 2017 dell'accordo quadro concernente l'esercizio delle funzioni delegate ai comitati regionali per le comunicazioni tra AGCOM, Conferenza delle Assemblee legislative di Regioni, Province autonome e Conferenza di Regioni e Province autonome.
La deliberazione n. 6 del 2017 ha valutato positivamente le richieste di aderire al processo di conferimento di tale delega alla luce del considerevole ampliamento delle competenze del Corecom che ne sarebbe derivato, al rafforzamento del suo ruolo istituzionale di presidio sul territorio a garanzia dei cittadini e degli utenti, nonché l'interlocutore privilegiato per gli operatori del settore delle comunicazioni stabilendo però un'assegnazione graduale delle risorse umane tecnologiche. Con successiva deliberazione del febbraio 2018 l'Ufficio di Presidenza poi ha approvato lo schema di convenzione con alcune precisazioni in merito alle risorse umane tecnologiche e logistiche da assegnare per l'espletamento delle nuove funzioni. Il procedimento di conferimento delle nuove funzioni delegate, infine, ha trovato la propria conclusione a marzo 2018, giorno di stipula della convenzione bilaterale tra Agcom e Corecom Veneto.
Il totale complessivo del personale necessario, per lo svolgimento in via sperimentale di tutte le funzioni delegate, è stato stimato in 18 unità a seguito di un'analisi comparativa con i principali Corecom italiani, ed in particolare con quelli aventi caratteristiche organizzative, flussi di lavoro analoghi. Tale dotazione dovrà pur essere rideterminata a conclusione del primo anno di attività sperimentale al fine di adeguarla agli effettivi flussi di lavoro.
Relativamente alle attività pianificate nel 2018 descritte nel programma trasmesso dal Comitato, il Consiglio regionale sul quale siamo chiamati a pronunciarci oggi, sono suddivise in cinque filoni:
1) Vigilanza e controllo sul sistema dell'informazione regionale. Sul fronte della par condicio, in materia elettorale il Comitato, forte dell'esperienza maturata nel corso della campagna per il referendum consultivo dell'ottobre del 2017, garantirà il servizio di monitoraggio vigilanza e di istruttoria in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali procedendo ad apposite iniziative.
In particolare, incontri informativi riservati ai giornalisti delle emittenti radiotelevisive e della stampa locale, agli esponenti dei partiti politici, agli addetti di telecomunicazioni delle Amministrazioni pubbliche per dare notizia delle disposizioni di legge, deliberazione Agcom in materia di par condicio.
Al monitoraggio della comunicazione elettorale esteso ad una parte da tutte le emittenti televisive del Veneto da effettuarsi anche avvalendosi di un service esterno, inoltre, il Corecom continuerà ad assicurare puntualmente l'attività istruttoria per la messa a disposizione delle forze politiche di spazi radiotelevisivi, per la diffusione di Mag.
Sul fronte dell'accesso al sistema televisivo radiofonico il Comitato rilancerà lo strumento dei programmi dell'accesso mediante iniziative di divulgazione volte a rendere nota tale possibilità, in particolare ai gruppi e alle associazioni di volontariato.
2) Consulenza per gli organi regionali in materia di comunicazione: il Comitato continuerà nel compito istituzionale di esprimere il parere preventivo sui provvedimenti che la Regione adotta per predisporre agevolazioni a favore delle emittenti radiotelevisive, di imprese di editoria locale e di comunicazioni operanti nella Regione.
3) Il Corecom provvede altresì a rimborsi relativi alla trasmissione dei citati Mag... Do per letto il punto 3,.
4) Tutela e supporto ai cittadini, in particolar modo sul fronte della vigilanza nella materia della tutela dei minori, per quanto riguarda il diritto di rettifica e relativamente alla conciliazione delle controversie tra gestori del servizio di telecomunicazioni e utenti in ambito locale. Do per letta la relazione ultimo punto.
5) Attività di comunicazione istituzionale compatibilmente con i vincoli di bilancio, i limiti introdotti nell'ordinamento delle leggi nazionali e regionali. Saranno rafforzati gli strumenti di comunicazione istituzionale del CORECOM per promuovere la conoscenza delle opportunità offerte ai cittadini del Veneto. Do per letto tutto il resto del punto 5.
Per quanto concerne il fabbisogno finanziario evidenziato nel contesto del programma delle attività per l'anno 2018, le risorse trovano copertura nel bilancio di previsione 2018-2020. Il 18 aprile 2018, la Prima Commissione consiliare ha proceduto all'audizione del CORECOM e nella medesima seduta ha approvato all'unanimità la proposta di deliberazione n. 56.

PRESIDENTE

Se non ci sono interventi, metto in votazione la PDA n. 56, appena letta dalla collega Brescacin.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Abbiamo terminato l'ordine del giorno. Adesso facciamo la riunione dei Capigruppo.
La Seduta termina alle ore 16.36
Il Consigliere segretario
f.to Erika Baldin

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti


Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Paola Lombardo
Gabriella Gamba
Verbale n. 170 - 10^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 170
GIOVEDÌ 3 MAGGIO 2018


PRESIDENZA
PRESIDENTE ROBERTO CIAMBETTI
VICEPRESIDENTI MASSIMO GIORGETTI E BRUNO PIGOZZO

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITà ASSEMBLEA

INDICE

Processo verbale della 170a seduta pubblica – giovedì 3 maggio 2018
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 10064 del 26 aprile 2018.

Il Vicepresidente PIGOZZO dichiara aperta la seduta alle ore 10.30.

Svolge le funzioni di Consigliere segretario il consigliere Guadagnini

Il PRESIDENTE aggiorna la seduta alle ore 11.00.

La seduta è sospesa alle ore 10.30.

La seduta riprende alle ore 11.04.

Assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti

Punto n. 1) all'ordine del giorno

Approvazione verbali delle sedute precedenti


Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intendono approvati il processo verbale della 168a seduta pubblica di martedì 10 aprile 2018 e il processo verbale della 169a seduta pubblica di mercoledì 11 aprile 2018.

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]

Il PRESIDENTE comunica che sono in congedo l'assessore Forcolin, il consigliere Sandonà e il Presidente della Giunta regionale Zaia.

Punto n. 4) all'ordine del giorno


Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze


Interrogazioni a risposta immediata
n. 547 del 12.03.2018
presentata dal consigliere Finco
"Grandi strutture di vendita: la Regione verifichi i procedimenti amministrativi attuati nel progetto di riqualificazione della cosiddetta "Area Pengo""

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Finco (Liga Veneta – Lega Nord) in sede di replica.

n. 540 del 28.02.2018
presentata dai consiglieri Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Zanoni, Zottis e Guarda
"Fallimento Bellelli Engineering: cosa ha fatto la Giunta per evitare il tracollo della società partecipata?"

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Azzalin (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 550 del 12.03.2018
presentata dal consigliere Ruzzante
"RSU della Piave Maitex ammonito a causa di dichiarazioni sulle prospettive aziendali: la Giunta regionale interverrà a garanzia dell'equilibrato assetto delle libertà e delle relazioni sindacali?"

Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) in sede di replica.

n. 522 dell'8.02.2018
presentata dai consiglieri Zanoni, Guarda e Dalla Libera
"Morie di pesci causate da pesticidi identificati dall'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie: quali azioni per contrastare il fenomeno in Veneto?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 530 del 19.02.2018
presentata dai consiglieri Zanoni, Guarda e Bartelle
"Partecipazione istituzionale della Regione del Veneto alla manifestazione fieristica "HIT show – Hunting Individual Protection Target Sports": la Giunta regionale era al corrente che minorenni avrebbero potuto maneggiare armi semi-automatiche?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 461 del 20.10.2017
presentata dal consigliere Zanoni
"Due decessi per encefalopatia spongiforme, detta anche "morbo della mucca pazza", in pochi mesi: quali sono le cause?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 514 del 31.01.2018
presentata dai consiglieri Guarda, Azzalin, Salemi e Zanoni
"Troppi incidenti nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta: quali azioni urgenti per garantire la sicurezza dei lavoratori?"

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Azzalin (Partito Democratico) in sede di replica.

Il PRESIDENTE dichiara rinviata l'IRI n. 460 presentata dai consiglieri Zottis e Pigozzo relativa a "Interramento laguna di Venezia: campagna di studio rivela mutamenti allarmanti. Quali azioni intende intraprendere la Giunta regionale?".

Il PRESIDENTE, a causa dell'assenza dall'aula dei Consiglieri interroganti, dichiara che la Giunta regionale provvederà ad inviare risposta scritta delle seguenti interrogazioni a risposta immediata:
n. 334 del 04.04.2017
presentata dal consigliere Dalla Libera
"Quando saranno finanziati i progetti di bike sharing ammessi a contributo?"
e
n. 433 del 14.09.2017
presentata dal consigliere Berlato
"La Giunta regionale come intende agire per risolvere la situazione di pericolosità visto il potenziale inquinamento del sito Ca' Emo – Adria (RO)?"

Punto n. 5) all'ordine del giorno

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "Dichiarazioni della CGIL - Funzione Pubblica rese al giornale "L'Arena" il 4 febbraio 2018: dopo la modifica della programmazione sanitaria, la Regione doterà gli ospedali e i centri riabilitativi del personale necessario a renderli immediatamente operativi?" (Interrogazione a risposta scritta n. 540)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Bassi (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessore Marcato (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Bassi (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) in sede di replica.

Punti nn. 6, 7, 8, 9 e 10) all'ordine del giorno

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "La Giunta regionale fornisca i dati relativi ai posti di riabilitazione e lungodegenza attivati nell'ULSS 9 Scaligera e nell'Azienda ospedaliera di Verona" (Interrogazione a risposta scritta n. 541) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "Futuro del presidio sanitario di Malcesine: l'assessore Coletto faccia immediatamente chiarezza!" (Interrogazione a risposta scritta n. 543) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "La psichiatria può rimanere presso il presidio sanitario di Bussolengo, alla luce delle ultime modifiche introdotte alla scheda ospedaliera?" (Interrogazione a risposta scritta n. 544) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dalla consigliera Bartelle relativa a "È vero che l'Unità di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale di Venezia è stata ed è gestita in modo non conforme?" (Interrogazione a risposta scritta n. 523) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "Atto aziendale ULSS 6 – Euganea: il dipartimento di prevenzione è ancora in grado di assolvere alle proprie funzioni? (Interrogazione a risposta scritta n. 548) RINVIATA  [RESOCONTO]


Il PRESIDENTE dichiara che la Giunta regionale non è pronta a dare risposta alle IRS in oggetto e pertanto vengono rinviate.

Punto n. 11) all'ordine del giorno

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "Garantire la copertura del medico di medicina generale presso il comune di Fossalta di Portogruaro e finanziare le attività di formazione per garantire il turn-over nella medicina territoriale" (Interrogazione a risposta scritta n. 547)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessore Marcato (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) in sede di replica.

Punti nn. 12, 13, 14, 15 e 16) all'ordine del giorno

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "Risposta a interrogazione a risposta scritta n. 531 del 18 gennaio 2018: la Giunta non si è soffermata, rispetto al quesito posto, sui parametri di valutazione inseriti negli atti di gara per l'affidamento del servizio di ristorazione per le aziende sanitarie del Veneto" (Interrogazione a risposta scritta n. 546) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "IPAB e IRAP: quale la situazione complessiva del gettito derivante dall'applicazione dell'IRAP alle IPAB con sede legale nel territorio regionale?" (Interrogazione a risposta scritta n. 556) RINVIATA

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "Cosa sta succedendo al centro sanitario polifunzionale di Caprino?" (Interrogazione a risposta scritta n. 245) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dai consiglieri Bassi, Negro, Casali e Conte relativa a "Perché la Giunta regionale non autorizza gli ospedali di comunità in provincia di Verona?" (Interrogazione a risposta scritta n. 215) RINVIATA  [RESOCONTO]

Interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Bassi relativa a "Quali azioni intende intraprendere la Regione Veneto per la messa in sicurezza idrogeologica della frazione di Peri, nel comune di Dolcè, a seguito dello studio dell'Autorità di bacino del fiume Adige?"(Interrogazione a risposta scritta n. 205) RINVIATA  [RESOCONTO]


Il PRESIDENTE dichiara che la Giunta regionale non è pronta a dare risposta alle IRS in oggetto e pertanto vengono rinviate.

Punto n. 17) all'ordine del giorno

Proposta di legge d'iniziativa dei consiglieri Casali, Bassi, Fabiano Barbisan, Brescacin, Montagnoli, Bartelle, Finco, Ferrari e Barison relativa a "Disposizioni generali relative ai procedimenti amministrativi concernenti interventi di sostegno pubblico di competenza regionale" (Progetto di legge n. 298/2017) APPROVATO  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Casali (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà) che svolge la relazione di maggioranza per conto della Prima Commissione consiliare.

Durante l'intervento del consigliere Casali assume la Presidenza il Vicepresidente Massimo Giorgetti

Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che svolge la relazione di minoranza per conto della Prima Commissione consiliare e annuncia di aver presentato degli emendamenti.

In discussione generale intervengono il consigliere Fracasso (Partito Democratico), l'assessore Bottacin (Zaia Presidente), i consiglieri Dalla Libera (Veneto Civico), Zorzato (Area Popolare Veneto), Sinigaglia (Partito Democratico) e Berti (Movimento 5 Stelle) che si dichiara a favore.

Interviene il consigliere Zorzato (Area Popolare Veneto) sull'ordine dei lavori.

Il PRESIDENTE sospende la seduta alle ore 13.03.

La seduta riprende alle ore 14.57.

Assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti

Interviene il consigliere Casali (Centro destra Veneto - Autonomia e libertà) in sede di replica.

Si passa all'esame dell'articolato e relativi emendamenti.

Sull'emendamento n. A1 sostitutivo dell'articolo 1 interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che lo illustra.

L'emendamento n. A1 sostitutivo dell'articolo 1 posto in votazione, col sistema elettronico, è respinto.

L'articolo 1 posto in votazione, col sistema elettronico, è approvato nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

L'emendamento n. A3 all'articolo 2 posto in votazione, col sistema elettronico, è approvato.

Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che si dichiara favorevole all'articolo 2 e al progetto di legge in oggetto.

L'articolo 2 posto in votazione, col sistema elettronico, è approvato come emendato.

Il PRESIDENTE dichiara ritirato l'emendamento n. A2 all'articolo 3.

Gli articoli 3, 4 e 5 posti in votazione separatamente, col sistema elettronico, sono approvati nel testo presentato dalla Commissione consiliare competente.

In dichiarazione di voto finale interviene il consigliere Sinigaglia (Partito Democratico) che dichiara voto favorevole.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, il progetto di legge in oggetto nel suo complesso come emendato.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Guadagnini, Dalla Libera, Negro, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Michieletto, Rizzotto, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 18) all'ordine del giorno

Proposta di legge d'iniziativa dei consiglieri Conte, Gidoni, Berlato, Ferrari, Fracasso, Scarabel, Barison, Montagnoli e Sandonà relativa a "Iniziative regionali di accrescimento del benessere sociale attraverso l'educazione economica e finanziaria" (Progetto di legge n. 158/2015) APPROVATO  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che svolge la relazione illustrativa per conto della Terza Commissione consiliare.

In discussione generale intervengono i consiglieri Conte (Veneto per l'Autonomia), Fracasso (Partito Democratico), Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia), Salemi (Partito Democratico), Guadagnini (Siamo Veneto), Scarabel (Movimento 5 Stelle), Montagnoli (Liga Veneta – Lega Nord), Giorgetti (Forza Italia) che si dichiarano a favore e Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) in sede di replica.

Si passa all'esame dell'articolato.

I nove articoli, che compongono il progetto di legge in oggetto, posti in votazione separatamente, col sistema elettronico, sono approvati nel testo della Commissione consiliare competente.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, il progetto di legge in oggetto nel suo complesso.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Dalla Libera, Negro, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Michieletto, Rizzotto, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 19) all'ordine del giorno

Rinnovo della presentazione delle proposte di legge statali trasmesse al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione, nel corso della XVII Legislatura (Proposta di deliberazione amministrativa n. 64) (Deliberazione n. 57/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il Presidente Ciambetti (Liga Veneta – Lega Nord) che relaziona per conto dell'Ufficio di Presidenza.

In discussione generale intervengono i consiglieri Zanoni (Partito Democratico) che ritira gli emendamenti da lui presentati, Dalla Libera (Veneto Civico) e Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che si dichiarano a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Il PRESIDENTE, preso atto che al momento della votazione non erano presenti in aula i Consiglieri segretari, dispone la rinnovazione della votazione e invita la consigliera Baldin, la più giovane presente in Aula, a svolgere le funzioni di Consigliere segretario.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Berti, Brusco, Valdegamberi, Pigozzo, Dalla Libera, Negro, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Michieletto, Rizzotto, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Azzalin, Fracasso, Salemi, Sinigaglia, Zanoni

Punto n. 20) all'ordine del giorno

Programma di attività del Comitato regionale per le comunicazioni del Veneto (CORECOM) per l'anno 2018 e previsione finanziaria (Proposta di deliberazione amministrativa n. 56) (Deliberazione n. 58/2018)  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Brescacin (Zaia Presidente) che svolge la relazione illustrativa per conto della Prima commissione consiliare.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Berti, Brusco, Valdegamberi, Azzalin, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Dalla Libera, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Michieletto, Rizzotto, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Bassi

Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta e convoca la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari per decidere la programmazione delle prossime sedute consiliari.

Il Consiglio regionale sarà convocato a domicilio.

La seduta termina alle ore 16.36.

Consiglieri presenti:
AZZALIN Graziano
LANZARIN Manuela
BALDIN Erika
MARCATO Roberto
BARBISAN Fabiano
MICHIELETTO Gabriele
BARBISAN Riccardo
MONTAGNOLI Alessandro
BARISON Massimiliano
NEGRO Giovanna
BARTELLE Patrizia
PIGOZZO Bruno
BASSI Andrea
POSSAMAI Gianpiero
BERLATO Sergio Antonio
RIZZOTTO Silvia
BERTI Jacopo
RUZZANTE Piero
BORON Fabrizio
SALEMI Orietta
BOTTACIN Gianpaolo Enrico
SCARABEL Simone
BRESCACIN Sonia
SEMENZATO Alberto
BRUSCO Manuel
SINIGAGLIA Claudio
CALZAVARA Francesco
VALDEGAMBERI Stefano
CASALI Stefano
VILLANOVA Alberto
CIAMBETTI Roberto
ZANONI Andrea
COLETTO Luca
ZORZATO Marino
CONTE Maurizio

DALLA LIBERA Pietro

DONAZZAN Elena

FERRARI Franco

FINCO Nicola Ignazio

FINOZZI Marino

FRACASSO Stefano

GEROLIMETTO Nazzareno

GIDONI Franco

GIORGETTI Massimo

GUADAGNINI Antonio







IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
f.f. Erika BALDIN






IL PRESIDENTE
Roberto CIAMBETTI



N.B. Gli emendamenti indicati nel processo verbale sono consultabili presso l'Unità
Assemblea

PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Giuseppe Migotto
Elaborazione testo a cura di Gabriella Gamba e Paola Lombardo