ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 20/10/2015 n. 13

Resoconto n. 13 - 10^ legislatura
Resoconto 13a Seduta pubblica
Martedì, 20 ottobre 2015
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI
La Seduta inizia alle ore 14.33

PRESIDENTE

Il Consiglio regionale è aggiornato alle ore 14.45.
La Seduta è sospesa alle ore 14.33
La Seduta riprende alle ore 14.47

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 13a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 22491 del 15 ottobre 2015.


PUNTO
1



APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.


Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che s'intendono approvati il processo verbale della 10a seduta pubblica di martedì 22 settembre 2015, dell'11a seduta pubblica di venerdì 25 settembre 2015 e della 12a seduta pubblica di giovedì 1° ottobre 2015.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Hanno chiesto congedo i consiglieri

Erika BALDIN
Luca ZAIA

I congedi sono concessi.

RIACCERTAMENTO STRAORDINARIO DEI RESIDUI AI SENSI DELL'ARTICOLO 3, COMMA 7, DEL D.LGS. 118/2011: DELIBERAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA N. 147 DEL 22 SETTEMBRE 2015.
Il decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 "Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42" e successive modificazioni (di seguito decreto) prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2015, l'obbligo per le Regioni di conformare la propria gestione ai principi contabili generali e applicati stabiliti dal decreto.
L'articolo 3, comma 7, del decreto prevede l'obbligo anche per il Consiglio regionale del Veneto di effettuare il riaccertamento straordinario dei residui risultanti alla data del 31 dicembre 2014 al fine di adeguarne lo stock al principio contabile generale n. 16 della competenza finanziaria (cd. "potenziata") di cui all'allegato n. 1 del decreto.
Il riaccertamento straordinario dei residui deve essere effettuato, con riferimento al 1° gennaio 2015, in una unica soluzione, contestualmente all'approvazione del rendiconto 2014, nel rigoroso rispetto delle modalità e della tempistica di cui al punto 9.3 dell'allegato 4/2 del decreto concernente il principio contabile applicato della contabilità finanziaria.
Nella seduta del 22 settembre 2015 l'Ufficio di presidenza ha approvato il riaccertamento straordinario dei residui con deliberazione n. 147 contestualmente all'approvazione da parte del Consiglio regionale del conto consuntivo 2014 con deliberazione n. 53.
La citata deliberazione viene trasmessa al Consiglio regionale, mediante la presente comunicazione, nel contenuto reso disponibile nel sito internet, come di seguito riassunto.
Con il riaccertamento straordinario i residui passivi approvati con il conto consuntivo 2014 sono stati rideterminati in riduzione di euro 12.662.175,13, per effetto dell'applicazione del nuovo principio della competenza finanziaria potenziata, di cui euro 2.904.498,57 per insussistenza con un conseguente aumento di pari importo dell'avanzo di amministrazione risultante dal conto consuntivo ed euro 9.757.676,56 per re-iscrizione nella competenza degli esercizi nei quali le relative obbligazioni vengono a scadere.

Progetti di legge statale

È stato presentato alla Presidenza del Consiglio il seguente progetto di legge statale:

N. 2 del 14 ottobre 2015
Presentato dal consigliere Ciambetti ed altri
"MODIFICA DELL'ARTICOLO 45 DELLA LEGGE 23 LUGLIO 2009, N. 99 "DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO E L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE, NONCHÈ IN MATERIA DI ENERGIA"."

Progetti di legge regionale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge:

N. 66 del 02 ottobre 2015
Presentato dai consiglieri Montagnoli, Finco, Michieletto, Boron, Semenzato, Gidoni, Brescacin, Possamai, Gerolimetto, Barbisan F., Barbisan Riccardo, Valdegamberi, Calzavara, Sandonà, Finozzi, Ciambetti, Rizzotto
"MODIFICHE E INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 23 APRILE 2014, n. 11 "NORME PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO E IN MATERIA DI PAESAGGIO"."

N. 67 del 5 ottobre 2015
Disegno di legge d'iniziativa della Giunta relativo a:
"DISPOSIZIONI PER IL RIORDINO DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE PROVINCIALI (DDL/13)"

N. 68 del 9 ottobre 2015
Presentato dal consigliere Guadagnini
"NORME PER LA PREVENZIONE, IL CONTRASTO E LA RIDUZIONE DEL RISCHIO DALLA DIPENDENZA DAL GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO (GAP)"

N. 69 del 12 ottobre 2015
Presentato dal consigliere Guadagnini
"ISTITUZIONE DEL FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE DEL VENETO."

N. 70 del 14 ottobre 2015
Presentato dai consiglieri Finco, Rizzotto, Gidoni, Sandonà, Calzavara, Barbisan R., Finozzi, Valdegamberi, Gerolimetto, Montagnoli
"MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 22 FEBBRAIO 1999, n. 6 "CONTRIBUTO AI CITTADINI VENETI PORTATORI DI HANDICAP PSICOFISICI CHE APPLICANO IL "METODO DOMAN O VOJTA O FAY O ABA" E SUCCESSIVE MODOFICAZIONI E NORMA TRANSITORIA""

N. 71 del 16 ottobre 2015
Disegno di legge relativo a:
"MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 8 AGOSTO 2014, n. 25 "INTERVENTI A FAVORE DEI TERRITORI MONTANI E CONFERIMENTO DI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA AMMINISTRATIVA, REGOLAMENTARE E FINANZIARIA ALLA PROVINCIA DI BELLUNO IN ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 15 DELLO STATUTO DEL VENETO", ALLA LEGGE REGIONALE 27 APRILE 2015, n. 6 "LEGGE DI STABILITÀ REGIONALE PER L'ESERCIZIO 2015" E ALLA LEGGE REGIONALE 3 FEBBRAIO 2006, n. 2 "LEGGE FINANZIARIA REGIONALE PER L'ESERCIZIO 2006""

N. 72 del 19 ottobre 2015
Disegno di legge relativo a:
"MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 26 GENNAIO 1994, n. 5 "ADESIONE ALLA COSTITUZIONE DEL CENTRO REGIONALE DI STUDIO E FORMAZIONE PER LA PREVISIONE E LA PREVENZIONE IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE IN LONGARONE"."

N. 73 del 19 ottobre 2015
Disegno di legge relativo a:
"MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 16 FEBBRAIO 2010, n. 11 "LEGGE FINANZIARIA REGIONALE PER L'ESERCIZIO 2010"."

Proposta di Regolamento interno

REGI n. 1 dell' 8 ottobre 2015
Presentato dal consigliere Moretti ed altri
"MODIFICHE ALL'ART. 79 DEL PROVVEDIMENTO CONSILIARE N. 7 DEL 3 MARZO 2015 "REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO"."

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

N. 44 del 1 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Zanoni, Salemi, Zottis, Guarda, Moretti, Ferrari, Dalla Libera, Ruzzante
"PREVENIRE I CONFLITTI DOVUTI ALLA PRESENZA DEL LUPO IN LESSINIA INVESTENDO I FONDI EUROPEI DEL PROGETTO WOLFALPS. PERCHÉ NON APPROFITTARE DELLA PRESENZA DEL LUPO IN VENETO PER RAFFORZARE IL TURISMO AMBIENTALE?"

N. 45 del 7 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Azzalin
"LA REGIONE OTTEMPERI AI PROPRI OBBLIGHI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO EROGANDO ALLE ULSS LE CIFRE PREVISTE PER PREVENZIONE E CONTRASTO DEGLI INFORTUNI E DANDO AVVIO ALLA PROGRAMMAZIONE DELLE INIZIATIVE DI FORMAZIONE SULLA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO 2014-2016."

N. 46 dell' 8 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Guadagnini
"FERMIAMO SUBITO IL DEPOSITO DI STOCCAGGIO GPL NELLA CITTÀ DI CHIOGGIA IN LOCALITÀ VAL DA RIO."

N. 47 del 14 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Conte
"15 MILIONI DI EURO INVESTITI NELLA PROVINCIA DI BELLUNO CON LA L.R. 25/2014: DOVE VANNO A FINIRE TUTTI QUESTI SOLDI?"

N. 48 del 14 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"BANDI DI FINANZIAMENTO PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE. PERCHÉ SONO IN MANO A CONSULENTI ESTERNI DI VENETO LAVORO E NON SONO ESAMINATI ANCHE DA VALUTATORI INDIPENDENTI?"

N.49 del 15 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle, Brusco
"SOSPENDERE L'ITER DELLE CENTRALI IDROELETTRICHE SUL TORRENTE DIGON"

N. 50 del 15 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Sergio Berlato
"TUTTI GLI AUDITOR DI VERIFICA DELL'ACCREDITAMENTO DEGLI ENTI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE SONO SOLO CONSULENTI ESTERNI DI VENETO LAVORO? POSSONO RICEVERE INCARICHI DA ENTI ACCREDITATI?"

N. 51 del 15 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle e Brusco
"SALVAGUARDIA DEL TRASPORTO FERROVIARIO E DEL CICLOTURISMO IN PROVINCIA DI BELLUNO"

N. 52 del 16 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Negro, Conte e Bassi
"QUANTI MORTI DOBBIAMO CONTARE ANCORA PRIMA DI FINIRE LA CIRCONVALLAZIONE DI CAMPOLONGO MAGGIORE?"

N. 53 del 16 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Negro, Conte e Bassi
"IL PORTOGRUARESE SENZA CERTEZZE, CHIUDE PER SEMPRE IL PUNTO NASCITE DELL'OSPEDALE DI PORTOGRUARO?"

a risposta immediata

N. 47 del 01 settembre 2015
Presentata dal consigliere Andrea Zanoni
"IMPIANTO DI STOCCAGGIO E DISTRIBUZIONE DI GAS METANO DI COLLALTO DI SUSEGANA E FENOMENI DI EMISSIONE DI RUMORE A BASSA FREQUENZA DENUNCIATI DAI RESIDENTI. COSA INTENDE FARE LA REGIONE DEL VENETO IN MERITO AL PERDURARE DI QUESTO PROBLEMA E DEL RISCHIO SISMICO CONNESSO?"

N. 48 del 01 settembre 2015
Presentata dal consigliere Pigozzo
"IMPIANTO DI STOCCAGGIO OLI MINERALI AD USO COMMERCIALE DA OLTRE 10.000 METRI CUBI IN COMUNE DI CHIOGGIA: LA GIUNTA REGIONALE RIVEDA LA PROPRIA "ESPRESSIONE D'INTESA""

N. 49 del 5 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Barison
"LA GIUNTA REGIONALE RISOLVA IL PROBLEMA DELLA GRAVE SITUAZIONE LEGATA ALLA CARENZA DEI POSTI IN ORGANICO DI FATTO DEL PERSONALE DOCENTE PER L'ANNO SCOLASTICO 2015-2016"

N. 50 del 5 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Pigozzo
"SOGGETTI DANNEGGIATI DA VACCINAZIONI, TRASFUSIONI, SOMMINISTRAZIONI DI EMODERIVATI: PERCHÈ LA GIUNTA REGIONALE NON EROGA LE INDENNITÀ RELATIVE AL SECONDO SEMESTRE 2015?"

N. 51 del 5 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Zanoni
"RECUPERO DELL'ABBAZIA DI SAN EUSTACHIO DI NERVESA DELLA BATTAGLIA (TV). LA GIUNTA REGIONALE INTERVERRÀ AFFINCHE LA COMUNITÀ LOCALE SIA MAGGIORMENTE COINVOLTA?"

N. 52 del 6 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Pigozzo, Sinigaglia, Salemi, Ferrari
"NEI PRONTO SOCCORSO UN SOFTWARE TRASFORMA IN MOLTI CASI I CODICI VERDI (GRATUITI) IN CODICI BIANCHE (A PAGAMENTO) COSTRINGENDO A PAGARE ESOSI TICKET. LA GIUNTA REGIONALE RIMEDI A QUESTA MACROSCOPICA INGIUSTIZIA!"

N. 53 del 08 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Fracasso
"BRETELLA DI MONTECCHIO MAGGIORE (VI): QUANTI ANNI OCCORRONO PER COSTRUIRE UNA STRADA LUNGA UN CHILOMETRO?"

N. 54 del 12 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Sinigaglia
"COSA STA FACENDO LA REGIONE DEL VENETO AFFINCHÉ LE ULSS GARANTISCANO L'EROGAZIONE GRATUITA DEI DISPOSITIVI PROTESICI PER I PAZIENTI MUTILATI DELLA VOCE?"

N. 55 del 12 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"INTEGRAZIONE DI DUE GIORNATE DI ATTIVITÀ VENATORIA PER LA SOLA CACCIA ALLA FAUNA SELVATICA MIGRATORIA DA APPOSTAMENTO NEI MESI DI OTTOBRE E NOVEMBRE."

N. 56 del 14 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Bassi
"LA REGIONE RECUPERI CREDIBILITÀ EROGANDO LE SOMME DOVUTE PER LA REALIZZAZIONE DI OPERE OGGETTO DI FINANZIAMENTO A FONDO PERDUTO RELATIVAMENTE AD INTERVENTI GIÀ CONCLUSI E COLLAUDATI DELLA SOCIETÀ ACQUE VERONESI."

N. 57 del 14 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Moretti, Ruzzante, Sinigaglia
"ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO. SERVE DAVVERO UN NUOVO PARCHEGGIO?"

N. 58 del 19 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Ruzzante
"PIAZZOLA SUL BRENTA (PD), PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PIAZZA 'CAMERINI': NO ALL'ABBATTIMENTO DI 18 CARPINI, LA REGIONE VERIFICHI L'ÌIMPATTO AMBIENTALE-ARCHITETTONICO E SE IL PROGETTO FINANZIATO DALLA GIUNTA ZAIA RISPONDA ALLE REALI ESIGENZE DI PIAZZOLA E ALLA TUTELA DI UN BENE CULTURALE PRIMARIO COME LA VILLA CONTARINI-FONDAZIONE G.E. GHIRARDI."

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

N. 28 del 30 settembre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"LA GIUNTA REGIONALE FACCIA QUANTO POSSIBILE PER TUTELARE LE IMPRESE VENETE CHE HANNO PARTICOLARI RAPPORTI COMMERCIALI CON LA RUSSIA. L'EXPORT DELLE NOSTRE IMPRESE È STATO ULTIMAMENTE COMPROMESSO DALLE SANZIONI INFLITTE DALL'EUROPA ALLA FEDERAZIONE RUSSA. LA POLITICA ESTERA DELL' EUROPA NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA, CAUSA CRISI UCRAINA E SIRIANA, STA PENALIZZANDO LA NOSTRA ECONOMIA."

N. 29 del 2 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Guadagnini
"SOLIDARIETÀ DEL CONSIGLIO REGIONALE VENETO AL PRESIDENTE DELLA CATALOGNA ARTUR MAS, ALLA VICE PRESIDENTE JOANA ORTEGA E ALL'ASSESSORE IRENE RIGAU."

N. 30 del 2 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Zanoni, Zottis, Salemi, Guarda, Moretti, Ferrari, Dalla Libera, Ruzzante
"LA REGIONE VENETO DIA ATTUAZIONE AGLI INTERVENTI PREVISTI DAL PROGETTO EUROPEO LIFE WOLFALPS PER TUTELARE LA POPOLAZIONE ALPINA DI LUPO, PER ASSICURARE LA CONVIVENZA TRA QUESTO GRANDE PREDATORE E LE ATTIVITÀ ECONOMICHE TRADIZIONALI E PER RILANCIARE IL TURISMO AMBIENTALE MONTANO."

N. 31 del 5 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Casali ed altri
"IL GOVERNO SI FACCIA CARICO DI RIMPATRIARE I CLANDESTINI NEL PERIODO INVERNALE"

N. 32 del 7 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Negro ed altri
"LA REGIONE VENETO MANTENGA LE PROMESSE ELETTORALI: ABOLIZIONE DEL TICKET SANITARIO"

N. 33 del 7 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DERIVANTI DALL'APPLICAZIONE DELLA DGR 2299/14: NUOVE DISPOSIZIONI RELATIVE ALL'ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA COMUNITARIA 92/43/CEE E DPR 357/1997 E SS.MM.II. GUIDA METODOLOGICA PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA. PROCEDURE E MODALITÀ OPERATIVE."

N. 34 dell' 8 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Baldin ed altri
"FERMIAMO SUBITO IL DEPOSITO DI STOCCAGGIO GPL NELLA CITTÀ DI CHIOGGIA IN LOCALITÀ VAL DA RIO."

N. 35 del 08 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Salemi e Zottis
"LA GIUNTA REGIONALE ISTITUISCA IL COORDINAMENTO MOBILITÀ CICLISTICA."

N. 36 del 08 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Scarabel, Berti, Baldan, Bartelle, Brusco
"SOSPENSIONE DELLE CONCESSIONI ALLE CENTRALINE IDROELETTRICHE."

N. 37 del 08 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Bartelle
"SOLLECITO DA PARTE DELLA REGIONE VENETO AFFINCHE' VENGA ASSEGNATO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE AL COMUNE DI LAMPEDUSA."

N. 38 del 12 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Moretti e Fracasso
"LA REGIONE VENETO INDIVIDUI FORME DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI CHE GARANTISCANO LA QUALITÀ DEI SERVIZI."

N. 39 del 12 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Berlato
"LA GIUNTA REGIONALE SOLLECITI IL GOVERNO A FARE CHIAREZZA SULLA VICENDA VOLKWAGEN EVIDENZIANDO LE CONSEGUENZE DELLE CONDOTTE ASSUNTE DAL GRUPPO VOLKWAGEN SULL'AMBIENTE E SUL MERCATO NAZIONALE."

N. 40 del 13 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Moretti, Fracasso
"LA REGIONE VENETO INDIVIDUI FORME DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI-SOCIO SANITARI CHE GARANTISCONO LA QUALITÀ DEI SERVIZI."

N. 41 del 15 ottobre 2015
Presentata dal consigliere Sergio Berlato
"LA GIUNTA REGIONALE SOLLECITI IL GOVERNO AD INDIVIDUARE STRUMENTI LEGISLATIVI ATTI A SALVAGUARDARE L'ETICHETTATURA E LA TRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI ITALIANI AL FINE DI PROMUOVERE LE PRODUZIONI INTERAMENTE REALIZZATE IN ITALIA: IL VERO MADE IN ITALY."

N. 42 del 15 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Berti, Scarabel, Baldin, Bartelle e Brusco
"RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI AL GRUPPO VOLKSWAGEN AG PER DISASTRO AMBIENTALE E FRODE IN COMMERCIO AI DANNI DEL TERRITORIO VENETO E DEI SUOI CITTADINI"

N. 43 del 16 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Fracasso, Moretti, Azzalin, Dalla Libera, Ferrari, Guarda, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis
"LA REGIONE VENETO GARANTISCA UN PIÙ AMPIO ACCESSO AI TRATTAMENTI CON FARMACI ANTIVIRALI AD AZIONE DIRETTA PER I PAZIENTI AFFETTI DA EPATITE C E DA VIRUS GCV"

N. 44 del 16 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Casali, Bassi, Conte e Negro
"BLOCCARE L'EMBARGO IN RUSSIA: È NECESSARIO INTERVENIRE PER EVITARE DANNI IRREPARABILI ALLE IMPRESE ITALIANE E VENETE."

N. 45 del 19 ottobre 2015
Presentata dai consiglieri Semenzato, Ciambetti, Finozzi e Forcolin
"GLI INTERESSI SULLE CIFRE "SGRAVATE" DECRETANO LA MORTE DEL VETRO DI MURANO."
Passiamo alle interrogazioni ed interpellanze.
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Interrogazione a risposta immediata n. 15 presentata il 21 luglio 2015 dalla consigliera Francesca Zottis "VARIANTE ALLA S.P. N. 58 E ALLA S.P. N. 54 TRA CECCIA (VE) E CESSALTO (TV). OPERA FERMA DA ANNI PER MANCATO AVVIO DEL BANDO DI GARA. INDISPENSABILE TUTELARE LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI CITTADINI: A QUANDO LO SBLOCCO DEI LAVORI?"

"Premesso che:
- i centri urbani di Ceggia (Ve) e Cessalto (Tv) sono attraversati quotidianamente da un flusso di traffico che è stato stimato in circa 9.000 veicoli tra mezzi pesanti e automobili;
- le cause di questa pesante mole di traffico sono legate principalmente alla mancanza di alternative, a disposizione dell'utenza, per immettersi, attraverso il casello autostradale di Cessalto, lungo l'autostrada A4;
- ad aggravare il quadro è la presenza di forti poli attrattivi di traffico, come le zone industriali di Ceggia e dell'opitergino-mottense, oltre che, nel corso della stagione estiva, le spiagge di Caorle, Eraclea e Jesolo;
- lo scenario suddetto determina da lunghi anni una grave situazione di pericolo per la sicurezza dei cittadini, causata in primo luogo dall'inquinamento da polveri sottili e da altre sostanze che si trovano oltre la soglia minima prevista dalle disposizioni normative vigenti, e dai rischi connessi alla ristrettezza delle carreggiate di attraversamento dei centri abitati;
- per ovviare a tale emergenza, venne avviato oltre 10 anni fa un lavoro di concerto tra Regione, Province di Treviso e Venezia, Comuni di Ceggia e Cessalto, ANAS SpA e Veneto strade SpA per la definizione e l'impegno a realizzare una variante alle Strade Provinciali n. 58 e n. 54, nel tratto compreso tra la Strada Statale n. 14 "della Venezia Giulia" e il casello di Cessalto;
- la soluzione progettuale raggiunta e sancita attraverso l'Accordo di Programma sottoscritto il 13 febbraio 2004 tra gli Enti succitati, prevedeva in sostanza la realizzazione (per una spesa complessiva pari a 7.097.422 euro) di un nuovo asse stradale che bypassasse il centro abitato di Ceggia, con una rotatoria lungo la S.S. 14 ed un sottopasso rispetto alla linea ferroviaria Venezia-Trieste, per poi raggiungere la S.P. n. 54 in prossimità del casello autostradale di Cessalto sulla A4 mediante la realizzazione di una nuova rotatoria;
- successivamente l'intervento in questione ha subito rilevanti modifiche progettuali e di tracciato, colte in parte a mitigare l'impatto ambientale e paesaggistico su un'area boschiva tutelata, con conseguente aumento dell'importo costo dei lavori, oggi previsto in 15.250.000 euro;
- a partire dalla fine del 2009 sono state espletare tutte le procedure necessarie all'avvio del bando di gara per la realizzazione della variante alla S.P. n. 58 e alla S.P. n. 54 tra Ceggia (VE) e Cessalto (TV): tuttavia si attende ancor oggi la concretizzazione di tale passaggio cruciale;
- alle rassicurazioni in merito da parte dell'allora Assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso non è seguito lo sblocco della situazione;
- anche l'inserimento dell'opera nel "Piano triennale di interventi per l'adeguamento della rete viaria 2009-2011" con le necessarie integrazioni di copertura finanziaria, è rimasto 'lettera morta';
- negli anni sono stati incessanti e ripetuti i richiami delle Amministrazioni comunali sulla vicenda, con il coinvolgimento e l'interessamento diretto presso la Giunta regionale anche da parte del Prefetto di Venezia;
- l'Amministrazione comunale di Ceggia nel frattempo ha cercato, attraverso ordinanze ed interventi di limitazione-mitigazione del traffico lungo l'arteria cittadina di via 4 Novembre, di ovviare all'impasse;
- è evidente che ogni tipo di soluzione-tampone non sia sufficiente ed esaustiva e che sia invece indispensabile affrontare l'emergenza attraverso la realizzazione dell'opera succitata.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere
chiede al Presidente della Giunta regionale
se, con quali modalità e tempistica, è sua intenzione dare avvio al bando di gara per la realizzazione della variante alla S.P. n. 58 e alla S.P. n. 54 tra Ceggia (VE) e Cessalto (TV), opera indispensabile per garantire la salute e la sicurezza dei cittadini."
La parola all'assessore Caner.

Ass.re Federico CANER

Grazie, Presidente.
Rispondo all'interrogazione dell'assessore Elisa De Berti che non può essere presente qui oggi.
"L'intervento consisteva inizialmente nella realizzazione di una variante alla SP 58 fra i Comuni di Ceggia e Cessalto, per una lunghezza di poco più di 3 km; secondo la soluzione progettuale di cui all'Accordo di Programma del 13 febbraio 2004 tra Regione Veneto, Province di Treviso e Venezia, Comuni di Ceggia e Cessalto, ANAS SpA e Veneto strade SpA, il progetto prevedeva anche la realizzazione di un sottopasso stradale e di uno ferroviario oltre che i due intersezioni a rotatoria, ed utilizzava per quasi metà del tracciato il sedime dell'esistente strada provinciale, opportunamente adeguata.
Peraltro il progetto ha subito in seguito il parere negativo da parte della Soprintendenza dei Beni Ambientali, che ha espresso una serie di prescrizioni particolarmente impattanti tra le quali, principalmente l'allontanamento del tracciato di 200 m. dall'area SIC/ZPS denominata "Bosco di Cessalto" localmente nota come "Bosco di Olmè".
La prescrizione ha comportato la necessità di rivedere radicalmente il tracciato dell'intervento, ora posto in aperta campagna secondo un andamento completamente difforme dal precedente. Sono previste tre intersezioni a rotatoria, un sottopasso ferroviario ed alcuni tratti di viabilità complanare, con un'estesa del tracciato principale superiore al precedente, interamente in nuova sede.
Ad oggi il costo stimato dell'opera è di circa € 15.000.000,00.
In considerazione delle riduzioni degli stanziamenti di bilancio delle Amministrazioni sottoscrittrici dell'Accordo di Programma del 13/02/2004, si rende sicuramente opportuno avviare un confronto su questo tema con gli enti sottoscrittori, a seguito del quale valutare congiuntamente le iniziative concrete da intraprendere."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Caner.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Chiaramente mi ritengo parzialmente soddisfatta nel senso che comunque ben venga ricominciare l'interlocuzione.
Essendo dal 2004 che ne parliamo e nel 2009 era stato approvato l'iter per mettere a bando di gara le infrastrutture ben indicate adesso dall'Assessore, mi auguro che questa interlocuzione avvenga nei termini più brevi possibili e poi anche una temporalizzazione degli interventi che ovviamente si possono fare in questo momento che, conosciamo tutti, è un momento di difficoltà.
La situazione, tra l'altro, non riguarda solo i Comuni di Cessalto e di Ceggia, che sono quelli che subiscono in modo più forte l'impatto, ma con delle mitigazioni, che giustamente ha fatto il Comune di Ceggia, l'impatto cominciano a subirlo per esempio anche i Comuni di San Donà, di San Stino e nei periodi estivi questo diventa un problema non indifferente essendo comunque tutti noi Comuni vicini al litorale e che quindi, oltre al flusso relativo alle zone industriali per esempio di Oderzo, subiamo anche il flusso relativo al turismo.
L'unico auspicio, quindi, è che questo avvenga nei tempi più brevi possibili e non solo l'interlocuzione ma anche poi l'inserimento dell'eventuale opera o delle eventuali opere in quelli che sono i piani di investimento della Regione Veneto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francesca Zottis.

Interrogazione a risposta immediata n. 23 presentata il 26 agosto 2015 dai consiglieri Zanoni, Moretti, Ruzzante, Azzalin, Fracasso, Guarda e Pigozzo "ERBICIDI CANCEROGENI (GLIFOSATE) USATI IN AMBIENTE URBANO: COSA STA FACENDO LA REGIONE VENETO PER SALVAGUARDARE LA POPOLAZIONE, LE FALDE ACQUIFERE E L'AMBIENTE DAL POTENZIALE PERICOLO DI CONTAMINAZIONE?"

"Premesso che:
- il principio attivo glifosate (detto anche glyphosate), scoperto negli anni Settanta e messo in commercio dalla Monsanto con il nome di Roundup, viene utilizzato nella preparazione di numerosi erbicidi destinati all'agricoltura, ma anche al giardinaggio e alla cura del verde pubblico;
- il glifosate è nocivo per la salute oltre che tossico per l'ambiente acquatico: ricerche di laboratorio internazionali hanno dimostrato che tale sostanza può produrre effetti cancerogeni e indurre danni a livello genetico. Di recente anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha confermato i potenziali e irreversibili danni alla salute della popolazione.
Considerato che:
- gli erbicidi a base di glifosate, usati in ambiente urbano, sono i più venduti in Italia. Dal rapporto dell'Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale - ISPRA n. 208/2014 emergono dati poco rassicuranti sulla loro presenza nelle falde acquifere del nostro territorio, in particolare si rileva che: " (...) 2a) Sono state trovate 175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti. Gli erbicidi, come sempre, sono le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell'utilizzo diretto sul suolo e del periodo dei trattamenti, spesso concomitante con le precipitazioni meteoriche più intense di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. 2b) Rispetto al passato è aumentata, però, significativamente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto nelle acque sotterranee. 2c) La contaminazione è più diffusa nelle aree della pianura padano-veneta. 2d) Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosate e il suo metabolita AMPA, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale metabolita.(...)";
- i dati sull'inquinamento ambientale derivante dagli erbicidi usati in agricoltura, nell'ambiente urbano e lungo le strade e le ferrovie sono ampiamente documentati anche dal rapporto ISPRA n. 175/2013, che denuncia il ritrovamento nelle acque superficiali di ben nove principi attivi "erbicidi", più tre metaboliti, in cui questi si sono degradati, ma che conservano intatta la loro tossicità ambientale. Sono presenti erbicidi vietati da quasi trent'anni, come l'atrazina, e da pochi anni come il metolaclor, mentre ai primi due posti sono indicati il "glyphosate ed il suo metabolite AMPA";
- il Piano di azione nazionale sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, (PAN), previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 di attuazione della direttiva 2009/128/CE ed entrato in vigore il 13 febbraio 2014, ha come primo obiettivo quello di "(..) ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità;" e al punto "A.5.6.2 – Utilizzo dei prodotti fitosanitari ad azione fungicida, insetticida o acaricida" indica che le autorità locali competenti, devono tener conto che sono da privilegiare misure di controllo biologico, trattamenti con prodotti a basso rischio come definiti nel regolamento (CE) 1107/09 e contenenti sostanze attive ammesse in agricoltura biologica, di cui all'allegato del regolamento CE 889/08.
Considerato altresì che:
- il 30 giugno 2015 la Filt CGIL regionale nel segnalare al Presidente della Regione Veneto, agli Assessori regionali all'Ambiente e alla Sanità e all'ARPAV, che molte imprese operanti nel settore della rete ferroviaria e stradale fanno uso di diserbanti a base di glifosate per estirpare il "verde molesto", ha chiesto l'urgente e immediata assunzione del principio di precauzione a tutela della salute pubblica e dei lavoratori;
- il 9 luglio 2015 la Regione Veneto ha inviato al Ministro della Salute la richiesta di azioni e provvedimenti relativi al rischio cancerogeno e mutagenesi dei prodotti fitosanitari a base di glifosate.
Tenuto conto che:
- nel territorio di alcuni comuni sono stati introdotti sistemi alternativi all'uso di erbicidi chimici in ambiente urbano: ad esempio l'uso del pirodiserbo nel Comune di Sernaglia della Battaglia (TV), lo "sfalcio meccanico secondo programma" proposto dal "Consorzio Conegliano Valdobbiadene - Prosecco DOCG" nei vigneti e lo "sfalcio meccanico normale" in molti altri comuni;
- la Regione Toscana ha recentemente introdotto il divieto dell'uso del diserbante a base di glifosate nelle aree extra agricole, impegnandosi a dare indicazioni alle aziende sanitarie, in applicazione della legge regionale n. 36 del 1999, che disciplina l'impiego dei prodotti fitosanitari ad azione diserbante per scopi non agricoli, consentendo il solo impiego di prodotti non appartenenti alle classi molto tossici, tossici e nocivi.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere regionale
interroga il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore regionale alla Sanità e l'Assessore regionale all'Ambiente
per sapere se, in attesa delle indicazioni ministeriali e in analogia a quanto disposto dalla Regione Toscana, vogliano intervenire con urgenza per evitare che la suddetta situazione di potenziale rischio e pericolo sia lasciata nelle mani delle singole imprese e dei lavoratori con possibili gravi danni per la popolazione, le falde acquifere e l'ambiente."
La parola al consigliere Zanoni per l'illustrazione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Come è risaputo, questo prodotto chimico, questo erbicida che si chiama glifosate, è utilizzato in maniera molto diffusa nelle nostre campagne ma anche nelle nostre città.
Questo prodotto chimico, appunto chiamato glifosato o glifosate, è nocivo per la salute oltre che tossico per l'ambiente acquatico. Ricerche di laboratorio internazionali hanno dimostrato che tale sostanza può produrre effetti cancerogeni e indurre danni a livello genetico. Di recente anche l'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) ne ha confermato i potenziali e irreversibili danni alla salute della popolazione.
Gli erbicidi in Italia a base di glifosate sono moltissimi, sono molto utilizzati e molto diffusi.
L'ISPRA ha reso pubblici dei dati dai quali emerge che i dati sull'inquinamento ambientale derivanti dagli erbicidi usati in agricoltura nell'ambiente urbano, lungo le strade e le ferrovie, sono ampiamente documentati da questi rapporti appunto dell'ISPRA, quindi sono dati di fatto reali: siamo circondati dall'utilizzo di questi prodotti chimici.
Inoltre il Piano di azione nazionale sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari dice che ha come primo obiettivo quello di ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità.
In questo contesto c'è stata una Regione, la Regione Toscana, che ha recentemente introdotto il divieto dell'uso di questo diserbante nelle aree extra agricole, ovvero in tutte le aree urbane, molto spesso vediamo appunto i cigli stradali completamente gialli in seguito all'utilizzo di questo erbicida e vengono utilizzati molto nel nostro ambiente urbano
Quindi la domanda è: che cosa intende fare o cosa fa la Regione Veneto affinché anche nella nostra Regione si diminuisca o si elimini del tutto l'uso del glifosate in ambiente urbano.
Noi facciamo i tagli alla sanità, cari Colleghi, ma dobbiamo fare i tagli alla sanità preventivamente facendo prevenzione ed eliminando queste sostanze pericolose che causano grossi danni alla nostra salute.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente
"Il fenomeno dell'impiego dei prodotti fitosanitari in ambito regionale è seguito da varie strutture regionali in relazione ai diversi profili ambientali, agronomici e sanitari (Dipartimento Ambiente, Sezione Agroambiente, Settore Fitosanitario e, per l'area sanitaria, dalla Sezione Prevenzione Sanità Pubblica, dal Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica e dalla Sezione Veterinaria e Sicurezza Alimentare).
La specifica problematica dell'impiego del glifosate in relazione al potenziale danno alla salute oltre che all'ambiente, è all'attenzione della Regione del Veneto e sull'argomento sono state interpellate le diverse strutture regionali.
Come evidenziato nel documento allegato alla nota n. 358885 del 8.9.2015 pervenuta dal Settore Fitosanitario della Regione del Veneto (Allegato 1), 'La sostanza attiva glifosate è stata approvata da ultimo a livello comunitario il 01/07/2001, e l'approvazione scade il 31/12/2015'. Lo stesso documento evidenzia che le prime indicazioni emerse dall'iniziativa – non ancora conclusa – per il rinnovo della stessa sostanza escludono il carattere cancerogeno del glifosate e pertanto spetterà all'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) proporre il diniego all'autorizzazione della sostanza, in quanto non ritenuta sicura per la salute e l'ambiente.
In seguito ad esplicita richiesta della Regione del Veneto, sezione Prevenzione e Sanità pubblica, il Ministero della Salute con nota n. 29341-P del 20.7.2015 (Allegato 2), ha precisato che la Commissione europea non ha ancora adottato alcun provvedimento sulla sostanza attiva glifosate e pertanto a livello nazionale i prodotti fitosanitari autorizzati a base della stessa sostanza attiva possono essere utilizzati secondo le indicazioni riportate in etichetta.
Adottato il principio di cautela e considerato il potenziale rischio per la salute che i trattamenti con ogni prodotto fitosanitario – e particolarmente con quelli contenenti il glifosate – comportano, le iniziative regionali che a riguardo si possono menzionare sono le seguenti:
a. con DGR n. 2070 del 3.8.2010 è stato costituito, a cura della Sezione Agroambiente, un gruppo di lavoro composto da tecnici ed esperti di varie strutture regionali competenti in materia, incaricato di favorire le misure necessarie che consentono una piena attuazione della Direttiva n. 128/2009 in ambito regionale, con particolare riguardo allo sviluppo dei metodi alternativi all'uso dei prodotti fitosanitari e alla tutela delle 'zone vulnerabili', quali presupposti per salvaguardare la salute della popolazione. In tal senso, come evidenziato nel documento pervenuto dalla Sezione Agroambiente (Allegato 3) ed acquisito con prot. n. 383639 del 25.9.2015, mediante la DGR n. 1379 del 17.7.2012 sono stati approvati gli 'Indirizzi regionali per un corretto impiego dei prodotti fitosanitari' e la 'Proposta di Regolamento comunale sull'uso dei prodotti fitosanitari'. In tal modo 'Le Amministrazioni comunali – sulla base dei documenti proposti – possono disporre eventualmente, nell'ambito della rispettiva autonomia e potestà, l'osservanza di più specifiche e precise modalità di utilizzo dei prodotti fitosanitari, in relazione a particolari esigenze locali connesse alla tutela del territorio e della salute umana'.
b. Con il Decreto del Direttore della Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica n. 17 del 5.6.2015 di approvazione del Piano di controllo sulle attività di vendita ed impiego dei prodotti fitosanitari – P.Re.fit. 2015, è stato esteso anche alle attività extra agricole, in particolare riguardo agli interventi di diserbo effettuati per conto d Comuni, il controllo da parte delle Aziende U.L.S.S. sull'impiego dei prodotti fitosanitari;
c. sono stati rafforzati e moltiplicati gli interventi formativi e di informazione capillare volti a sensibilizzare gli addetti del settore – venditori ed utilizzatori di prodotti fitosanitari, educatori delle scuole agrarie ed operatori delle Aziende U.L.S.S. che specificamente si occupano della problematica dei prodotti fitosanitari – sulla necessità di un uso razionale dei prodotti fitosanitari in generale, con l'obiettivo di pervenire ad una loro complessiva riduzione e di sviluppare tecniche di difesa biologica, alternative all'impiego dei prodotti fitosanitari stessi. Significativo, a riguardo, è l'avvio delle attività connesse al Progetto regionale affidato all'Azienda U.L.S.S. n. 21 di Legnago 'Iniziative per il corretto impiego dei prodotti fitosanitari al fine di tutelare la salute della popolazione e degli operatori addetti ai trattamenti con gli stessi prodotti' approvato con la DGR n. 1682 del 15.9.2014, quest'ultima proposta dalla Sezione Prevenzione Sanità Pubblica;
d. in riferimento alla sostanza attiva glifosate, con note regionali n. 283502 del 9.7.2015 e n. 304105 del 23.7.2015 della stessa Sezione Prevenzione Sanità Pubblica, le Aziende U.L.S.S. della nostra Regione sono state ulteriormente sollecitate ad intensificare l'attività di controllo durante i trattamenti, sia per salvaguardare la salute degli operatori addetti ai trattamenti, sia per tutelare la popolazione in generale;
e. è stata avviata dalla Sezione Prevenzione Sanità Pubblica una ricognizione in ambito nazionale circa le iniziative adottate dalle altre Regioni e PP.AA. in riferimento alla sostanza attiva glifosate. Da tale ricognizione è emerso che solo la Regione Toscana ha adottato a riguardo un provvedimento della Giunta regionale di divieto dell'utilizzo di prodotti fitosanitari a base di glifosate nelle aree extra agricole. Tale divieto risulta essere tuttavia 'mitigato' nei casi in cui le metodiche sostitutive previste comportino un danno per la salute superiore rispetto all'impiego del glifosate;
f. relativamente alla problematica della pericolosità circa la contaminazione delle acque potabili dovuta alla concentrazione di glifosate, la struttura regionale competente – Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica – con nota n. 371851 del 17.9.2015, nel sottolineare l'effettuazione di una tempestiva valutazione della situazione in ambito regionale, ha affermato che 'Per quanto attiene alla sorveglianza sulla sostanza in oggetto nelle acque potabili è attiva una procedura di early warning che utilizza come indicatori precoci della sostanza la presenza della stessa nelle matrici ambientali. I laboratori di ARPAV e degli Enti gestori del Servizio Idrico Integrato stanno lavorando per perfezionare e validare ufficialmente i protocolli analitici già attivati e sono in corso sperimentazioni sulle migliori tecnologie per l'abbattimento della sostanza in acque potabili'.
Allo stato attuale l'azione della Regione del Veneto è quindi volta a garantire, nel rispetto della normativa vigente in materia, il consolidamento in tutti i contesti (sia agricoli, sia extra agricoli) della rigorosa applicazione delle metodiche e delle modalità operative per il corretto impiego dei prodotti fitosanitari secondo quanto riportato nella relativa etichetta."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore per la risposta e chiedo se è possibile averne una copia.
Mi ritengo parzialmente soddisfatto perché effettivamente è da apprezzare tutta l'attività fatta dagli Uffici in merito al monitoraggio di questo prodotto che, come dicevo, risulta dalle ultime ricerche scientifiche un prodotto che causa importanti danni alla salute dell'uomo e che crea anche molte preoccupazioni. Tutti noi in Consiglio regionale abbiamo ricevuto anche una lettera da parte della FILT-CGIL preoccupata dall'utilizzo di questa sostanza, da questo erbicida, lungo le ferrovie e lungo le strade in territori urbani.
Proprio per il principio della precauzione e appunto richiamato dalla sua risposta Assessore, io credo che dovremmo, oltre a monitorare questo problema, attuare questo principio di precauzione e fare quello che anche altri hanno già fatto, quindi non ci inventiamo nulla di nuovo, nulla di rischioso o controproducente. A mio avviso sarebbe importantissimo adottare delle misure simili a quelle già adottate dalla Regione Toscana.
È un prodotto che lei ha ricordato che ha una certificazione che vale fino alla fine di quest'anno però l'attività scientifica di ricerca medica di studio chiaramente ha dimostrato come questa sostanza chimica possa portare dei problemi per la salute dell'uomo. Ribadisco convintamente il fatto che dovremmo fare qualche accertamento in più ma arrivare prontamente ad adottare delle misure simili a quelle della Regione Toscana per vietare almeno – perché la Regione Toscana non l'ha vietato in tutto il suo territorio – nelle aree urbane, il suo utilizzo. Cioè tutte quelle aree che sono densamente abitate e che quindi vengono più facilmente a contatto con l'uomo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 40 presentata il 21 settembre 2015 dal consigliere Berlato "PERCHÉ LA GIUNTA REGIONALE HA RIDOTTO IMMOTIVATAMENTE IL PRELIEVO DEL MORIGLIONE (AYTHYA FERINA) PER LA STAGIONE VENATORIA 2015/2016?

"Premesso che:
- la legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 all'art. 16 così recita "il calendario venatorio è approvato dalla Giunta regionale sentito l'INFS (ora ISPRA) e le Province, ed è pubblicato entro il 15 giugno di ogni anno";
- la specie moriglione (Aythya ferina) è inserita nell'articolo 7 allegato II parte A della Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, specie che possono essere cacciate nella zona geografica marittima e terrestre a cui si applica la direttiva citata;
- l'Unione europea considera la specie moriglione (Aythya ferina) in buono stato di conservazione;
- l'ISPRA (unico Istituto riconosciuto a livello nazionale a cui la Giunta deve chiedere il parere, sia pure non vincolante), con proprio parere prot. 18059/T-A del 24/04/2015, non ha dichiarato nessun decremento della specie moriglione (Aythya ferina) e che, anche per questa stagione venatoria, non ha sollevato alcuna contrarietà al mantenimento del carniere massimo giornaliero di 25 capi per ogni cacciatore stabilito per questa specie negli anni precedenti.
Il sottoscritto Consigliere
interroga la Giunta regionale
per sapere il motivo per il quale nel calendario venatorio 2015/2016 il prelievo della specie moriglione (Aythya ferina) è stato ridotto ad un numero massimo di 5 capi giornalieri per ogni cacciatore, anziché confermare il numero massimo di 25 capi giornalieri come negli anni precedenti."
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Il moriglione nei nostri territori e in tutto il paleartico occidentale proprio per la sua ottima consistenza e per l'ottimo stato di conservazione di questa specie è sempre stato oggetto di prelievo anche nel nostro territorio, è previsto questo dalla direttiva comunitaria 147/2009, è previsto dalla legge statale 157/2002 e anche dalla legge regionale 50/1993.
Inspiegabilmente senza neppure alcun rilievo da parte dell'ISPRA di Bologna, che è l'unico istituto di consulenza tecnico-scientifico per lo Stato, le Regioni e le Province, nel corso di questa stagione venatoria la Giunta regionale ha ritenuto di ridurre immotivatamente il carniere giornaliero, fissato per ogni cacciatore, da 25 a 5 capi. La cosa non trova alcun tipo di motivazione né di natura tecnico-scientifica né tanto meno legislativa e quindi abbiamo chiesto alla Giunta di spiegare le ragioni di questa sorprendente decisione.
La Giunta regionale la settimana scorsa ha poi riportato non il quantitativo prelevabile alle stesse quantità previste per gli anni precedenti ma lo ha riportato a 15 capi per un massimo di 150 capi durante la stagione venatoria.
Ci auguriamo che questa decisione intermedia possa essere propedeutica a una decisione definitiva che ci auguriamo per l'anno prossimo riporterà il carniere del moriglione agli stessi quantitativi delle altre specie di selvaggina acquatica riportandolo, come negli anni precedenti, a 25 capi giornalieri così come è successo in tutti gli altri anni.
Quindi questa parziale risposta da parte della Giunta la riteniamo una risposta parzialmente soddisfacente ma ci auguriamo che l'anno prossimo le cose possano essere ristabilite così come auspicato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
Risposta della Giunta regionale.
"Il motivo per il quale nel calendario venatorio per la stagione 2015/2016 il prelievo del moriglione (Aythya ferina) è stato ridotto ad un numero massimo di cinque capi giornalieri per cacciatore, anziché confermare il numero massimo di venticinque capi giornalieri come negli anni precedenti, è da individuarsi in una valutazione più aggiornata operata dai competenti uffici regionali sullo status della specie medesima.
Sono stati infatti valutate, accanto al parere ISPRA annualmente acquisito, ulteriore documentazioni quali: Rapporto sull'applicazione della Direttiva 147/2009/CE in Italia: dimensione, distribuzione e trend delle popolazioni di uccelli (2008-2012) che attribuisce alla specie moriglione lo stato di specie in pericolo; European Red List of Birds di Birdlifeinternational 2015 che esprime una valutazione complessiva della specie definendola vulnerabile.
Tutto ciò premesso, i competenti uffici tecnici hanno recentissimamente acquisito i dati ufficiali relativi al censimento degli uccelli svernanti in provincia di Venezia, effettuato nel corso del mese di gennaio del corrente anno; per la specie moriglione è confermano il tipico andamento altalenante con numero dei capi conteggiati oscillante tra i 1000/2000 e i 4000/5000 capi, presenti nelle zone umide del territorio provinciale inserite nelle zone umide del territorio italiano, la cui importanza consente di attribuire ai suddetti dati una buona rappresentatività sotto i profili dello status localmente rilevato.
Sulla base delle suddette considerazioni gli uffici valuteranno la possibilità di un riavvicinamento ai carnieri giornalieri e stagionali stabiliti nel corso delle passate stagioni."
La parola all'assessore Caner.

Ass.re Federico CANER

Grazie, Presidente.
Come ha già detto il consigliere Berlato, io la risposta ce l'ho dal punto di vista istituzionale, però questa risposta è già stata superata, come ha gentilmente detto il collega Berlato, da una delibera della scorsa settimana della Giunta che, di fatto, risponde all'interrogazione del Consigliere, aumentando il numero delle specie prelevabili e quindi di fatto direi che è superata. Infatti questa risposta faceva ancora riferimento alla vecchia normativa e quindi direi che non è neanche più odierna e adatta.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Caner.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore e la Giunta per questa parziale rettifica, ma chiederei di avere comunque copia della risposta in modo tale da capire, per curiosità, quali possano essere state le ragioni che hanno indotto la Giunta ad apportare questa ingiustificata restrizione in modo tale da poterla mettere agli atti per capire quali sono state le motivazioni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.

Interrogazione a risposta immediata n. 46 presentata il 29 settembre 2015 dal consigliere Zanoni "LA MAGISTRATURA DI TREVISO INDAGA SU UN'OPERA REALIZZATA CON FONDI EROGATI DALLA REGIONE DEL VENETO. COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE IN MERITO ALLA VICENDA DELLA PISTA DI MOTOCROSS DI GIAVERA DEL MONTELLO?

"Premesso che:
- in data 21 settembre 2015 il sottoscritto Consigliere, ai sensi dell'art. 109 del Regolamento del Consiglio regionale del Veneto, ha chiesto al Direttore della Sezione Turismo della Regione del Veneto informazioni e documenti relativi alla realizzazione del Parco attrezzato Santi Angeli nel Comune di Giavera del Montello (TV) realizzato anche con fondi regionali. In particolare ha chiesto: il decreto del Dirigente della Direzione Turismo n. 94 del 10/12/2012 di finanziamento al Comune di Giavera del Montello (TV) per la realizzazione del Parco attrezzato Santi Angeli; la documentazione relativa al collaudo di cui all'art. 11 della Convenzione Regione/Comune di Giavera del Montello del 17 e 26/06/2013; l'ammontare della cifra finora versata dalla Regione Veneto al Comune di Giavera del Montello, ai sensi del decreto n. 94 del l0/12/2012 e la cifra ancora da versare;
- in data 24 settembre 2015 il Direttore del Dipartimento Turismo - Sezione Turismo della Regione Veneto ha risposto allo scrivente con lettera prot. n. 382290 con oggetto "L.r n. 13/1999 . DGR n. 3535 del 30.12.2010. Comune di Giavera del Montello (TV). Progetto "Parco attrezzato Santi angeli". Richiesta accesso agli atti sul fascicolo dell'intervento.".
Nella suddetta si legge che: "Facendo seguito alla vostra richiesta in data 21/9/2015 pervenuta alla Sezione Regionale Turismo, sì comunica quanto segue: 1) la Sezione Regionale Turismo ha consegnato con nota in data 8/9/2015 prot n. 359152, alla Procura della Repubblica di Treviso, Sezione di Polizia Giudiziaria, Aliquota Corpo Forestale dello Stato l'intero fascicolo in oggetto a seguito della richiesta di acquisizione formulata dalla Procura della Repubblica di Treviso con nota prot n. 396 del 8/9/2015. Si dà atto che l'unica documentazione disponibile presso la Sezione Turismo relativamente alla pratica in oggetto è quella detenuta presso l'archivio dei provvedimenti della Sezione, nonché quella eventualmente ricostruibile elaborando i dati della posta elettronica certificata a partire da febbraio 2013; 2) con decreto del Direttore della Sezione Turismo n. 94 del 10/12/2012 che si allega in copia è stato confermato il contributo precedentemente assegnato con la DGR in oggetto in euro 263.500,00 a fronte di una spesa prevista e ammessa a contributo pari ad euro 310.000,00 per l'intervento denominato "Parco Attrezzato Santi Angeli" al Comune di Giavera del Montello (TV), sulla base del parere espresso sulla congruità tecnica della progettazione dell'Unità di Progetto Genio Civile di Treviso; 3) come risulta dal programma informatico finanziario "Nusico" Regionale l'ammontare degli acconti erogati dalla Sezione Regionale Turismo al Comune di Giavera del Montello a seguito dì richiesta presentata dal Comune su stati di avanzamento dei lavori come previsto all'art 8 della convenzione sottoscritta con la Regione ammontano a complessivi euro 200.647,13 su un contributo complessivamente assegnato di euro 263.500,00; 4) l'importo da erogare a saldo si potrà stabilire in sede di presentazione della rendicontazione finale della spesa e della documentazione prevista dalla convenzione sottoscritta tra la Regione e il Comune; 5) ai sensi dell'art 49 della L.r 27/2003 essendo l'importo dell'intervento non superiore ad euro 500.000,00 il certificato dì collaudo è sostituito dal certificato dì regolare esecuzione redatto e sottoscritto dal Direttore dei lavori, che dovrà essere approvato dal Comune e inviato alla Sezione Turismo in sede dì richiesta del saldo del contributo, pertanto trattandosi di documento futuro non può essere fornito".
Considerato che:
- in data 24 marzo 2014 con esposto avente per oggetto "Esposto su ritenuti illeciti amministrativi ed ambientali relativi alla sistemazione di un'area pubblica in località Santi Angeli (area motocross), comune di Giavera del Montello (TV)" e sottoscritto da: Comitato locale WWF Montello - Piave, Associazione SOS Anfibi, LAV Settore Caccia e Fauna Selvatica, LEGAMBIENTE Trevignano, LIPU BirdLife Italia sez. Pedemontana Trevigiana, Gruppo Naturalistico Bellona, Gruppo Bosco Montello, LAC- Lega per l'Abolizione della Caccia - Sezione di Treviso ed ENPA Treviso ed indirizzato a: Corpo Forestale dello Stato, Nucleo Carabinieri T.P.C. di Venezia, Gruppo T. A. Tutela Ambientale, Ministero dell'Ambiente, Provincia di Treviso nonché alla Segreteria Regionale per le infrastrutture - Unità di progetto Coord. Commissioni VAS VINCA e NUV - Servizio Pianificazione Ambientale, alla Sezione Turismo, alla Sezione Parchi, Biodiversità della Regione del Veneto, sono state denunciate in modo dettagliato presunte violazioni di legge ed abusi;
- nel succitato esposto si legge testualmente che: "Riteniamo che i fondi richiesti per il progetto di "valorizzazione ambientale" si inquadrino in una strategia di raccolta finanziamenti messa in opera dall'amministrazione comunale di Giavera del Montello allo scopo di rimettere in funzione la pista di motocross. Il progetto con cui sono stati chiesti e ottenuti fondi regionali omette di dichiarare la presenza della pista, in quanto tale dichiarazione avrebbe potuto compromettere la concessione degli stessi, essendo la pista situata in un Sito di Importanza Comunitaria qual è il Montello. Una volta ricevuti i fondi, le caratteristiche del progetto sono radicalmente cambiate: non più atte a ricevere un turismo soft per la fruizione di un parco, ma una frequentazione di massa quale si prefigura in occasione di gare motociclistiche. Di fatto, ad inaugurazione avvenuta, ci ritroviamo con opere in cemento armato di impatto ambientale e paesaggistico, funzionali alla riattivazione di una pista di motocross nel cuore di una zona SIC.".
Considerato altresì che:
- con comunicato stampa del 22 settembre 2015 dal titolo "Pista motocross a SS. Angeli di Giavera del Montello" le associazioni S.O.S. Anfibi, Gruppo Bosco Montello e Organizzazione Aggregata WWF Terre del Piave TV-BL, tramite i propri rispettivi referenti Alessandra Bogo, Ida Frassetto e Loris Donazzon, davano notizia della ripartenza della pista di motocross avvenuta nei giorni di sabato 19 e domenica 20 settembre 2015;
- nel suddetto comunicato del 22 settembre 2015, del quale successivamente i media locali ne hanno dato ampio risalto (1), si legge testualmente: "La pista di motocross di SS. Angeli ha ripreso a correre. Sindaco, atleti, operatori economici e appassionati applaudono. C'è da godersela e da guadagnare, per alcuni, ma vediamo a quale prezzo per tutti gli altri. Il comune di Giavera ha stornato 263.000,00 euro, avuti dalla Regione tramite l'IPA Montello-Piave-Sile, e destinati ad un progetto di "Valorizzazione ambientale di area pubblica- Parco attrezzato di SS. Angeli" vocato al turismo dolce e familiare, per rimettere in piedi la pista di motocross costretta anni fa alla chiusura per mancanza dei requisiti prescritti dalla normativa.
Nel progetto che ha ottenuto i fondi regionali, il comune ha omesso di dire che l'area di ubicazione del Parco coincide con l'area motocross (la legge esclude le strutture sportive dai fondi erogabili tramite IPA), confezionando un idillico scenario (con strutture in legno removibili di bassissimo impatto, un anello ciclo pedonale, percorso vita, area picnic, parcheggio auto e camper, il recupero di un laghetto..,) meritevole, per la Regione, di vincere il bando. Il piano di Giavera ha così superato il progetto di continuazione della pista ciclopedonale lungo Brentella, interrotta ai confini tra Montebelluna e Caerano, che l'IPA aveva posto come prioritario.
Una volta ottenuti i finanziamenti, Il comune di Giavera stravolge il progetto: fuori il parco e dentro i supporti e i servizi prescritti dal Regolamento di Omologazione FMI per le piste motoristiche. Dei fondi ottenuti non un centesimo è stato speso per la "valorizzazione ambientale". Nel luglio di quest'anno il comune firma un contratto con il Motoclub Montello: 15 anni di concessione ai privati, violando la convenzione con la Regione del 2013 che imponeva, per l'erogazione dei fondi suddetti, il mantenimento del Parco Pubblico, comprendente tutta l'area della pista (i mappali coincidono) per 10 anni.
All'uso pubblico resta uno scampolo dell'area: un boschetto risicato, un enorme inutile parcheggio e un inutile, impattante e incompleto caseggiato di cemento e ferro. L'area privatizzata è recintata, ma nei giorni di utilizzo della pista anche l'area pubblica risulta invalicabile. Ecco quanto hanno guadagnato i cittadini con questa operazione: oltre 310.000,00 euro di fondi pubblici (263000 della Regione più 50000 euro del Comune) utilizzati in modo arbitrario e pervertito, per privatizzare un'area pubblica e aumentare il degrado ambientale di un Sito di Importanza Comunitaria. Dal 2000, anno dell'inserimento nella Rete Natura 2000 (ricordiamo che è la rete dei luoghi di valore da preservare alle generazioni future), il Montello ha visto accelerare le aggressioni al suo patrimoni naturale: scassi di vigneti industriali, perdita di zone umide, accumulo di pesticidi, turismo spesso vandalico, eventi sportivi di massa, oltre alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Ha ricevuto adesso un'altra mazzata. Le associazioni ambientaliste per i fatti citati intendono presentare denuncia all'autorità giudiziaria.";
- in data 28 settembre 2015 il Sindaco di Giavera Maurizio Cavallin ha invece riferito telefonicamente allo scrivente che la sua amministrazione "non ha speso un centesimo del finanziamento per sistemare la pista" e che i lavori della stessa sono stati eseguiti dal Motoclub con propri fondi;
- in data 23 settembre 2015 lo scrivente, con lettera indirizzata al Direttore Sezione Coordinamento - Commissioni (VAS VINCA NUV) e trasmessa per conoscenza al Direttore Dipartimento Territorio, all'Assessore al Territorio e all'Assessore al Turismo, oltre alle informazioni e alla documentazione in merito alla parte ambientale relativa all'intervento finanziato dalla Regione del Veneto, ha chiesto di poter effettuare un sopralluogo su detto sito, accompagnato dai funzionari regionali che hanno seguito l'iter autorizzativo.
Considerato infine che lo scrivente si è da tempo attivato per assumere informazioni anche presso altri soggetti amministrativi al fine di approfondire questa vicenda ed è tuttora in attesa di risposta.
Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere
chiede alla Giunta regionale
quali provvedimenti ha attuato o intende attuare in merito alla suddetta vicenda che vede direttamente e pesantemente coinvolta la Regione del Veneto."
La parola al consigliere Zanoni per l'illustrazione.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa è una vicenda abbastanza particolare perché riguarda l'utilizzo di fondi della Regione Veneto per la sistemazione di un'area all'interno di un sito di importanza comunitaria, cioè un'area protetta dall'Unione Europea facente parte della Rete Natura 2000.
Sono circa 256 mila gli euro stanziati, 200 mila gli euro finora spesi. Il problema è che in realtà questi soldi non si capisce bene come siano stati spesi e se siano stati spesi correttamente perché i lavori non riguardavano solo ed esclusivamente una sistemazione ambientale ma potenzialmente, diciamo così, riguardavano anche dei lavori connessi alla realizzazione di una pista di motocross. Tant'è vero che la Magistratura sta indagando. L'ho saputo in seguito a un accesso atti che ho fatto presso gli Uffici della Regione Veneto e ho scoperto che i fascicoli non c'erano perché erano stati acquisiti dalla Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Treviso.
Quindi siamo in presenza di utilizzo di fondi probabilmente in maniera non corretta dove abbiamo un'area tutelata dall'Unione Europea. Quindi va sicuramente fatta luce, perché viene denunciato, anche da un numero veramente molto importate di Comitati e associazioni dell'area, che questi fondi, che servivano per valorizzazione ambientale, si inquadrano in una strategia di raccolta e finanziamento messa in opera dall'Amministrazione comunale del Montello a scopo di rimettere in funzione la pista di motocross, quindi dicono che era tutto già previsto.
Vorrei che la Giunta facesse chiarezza in merito a questo scenario anche perché inizialmente i progetti prevedevano strutture poco impattanti in legno, poi sono state fatte delle strutture in cemento armato nell'area Montello.
Successivamente alla mia interrogazione ho ricevuto ben altre tre risposte da parte degli Uffici della Giunta regionale tutte a conferma che anche le procedure di VINCA – cioè la valutazione di incidenza ambientale che di norma viene fatta quando si fanno delle opere in un'area tutelata dall'Unione Europea - non sono state eseguite correttamente e, nonostante la richiesta di integrazione, "la documentazione pervenuta risulta essere parziale", questo nell'ultima lettera di risposta del 12 ottobre 2015.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.
La parola all'assessore Caner.

Ass.re Federico CANER

Grazie, Presidente.
"L'interrogazione fa riferimento al progetto presentato dal Comune di Giavera del Montello (TV) nell'ambito dell'Intesa Programmatica d'Area "Montello Piave Sile" e relativo alla realizzazione del "Parco attrezzato Santi Angeli", nell'ambito di una linea di cofinanziamento di opere e infrastrutture pubbliche approvata con deliberazione n. 1779 del 6 luglio 2010.
Con deliberazione n. 3535 del 30 dicembre 2010 sono stati assegnati contributi ai soggetti beneficiari/attuatori; in particolare, il contributo assegnato al Comune di Giavera del Montello, a seguito di istruttoria eseguita sulla documentazione progettuale inviata (compresa la relazione di valutazione d'incidenza ambientale), è stato di € 263.500,00 a fronte di un costo previsto dell'intervento di euro 310.000,00.
La Direzione Turismo è stata individuata quale struttura responsabile del procedimento amministrativo finalizzato all'erogazione del contributo. Il Comune è invece il soggetto responsabile per quanto concerne l'attuazione e realizzazione dell'intervento progettuale.
In data 20 dicembre 2011 il Comune di Giavera del Montello ha trasmesso alla Direzione Turismo il progetto definitivo e, poiché tale progetto comportava, pur ad invarianza di spesa, delle variazioni rispetto al progetto preliminare, è stato richiesto al Comune di Giavera di motivarle; in data 17 gennaio 2012 il Comune ha dichiarato che le variazioni del progetto definitivo erano migliorative per la finalità turistica e ambientale.
In ogni caso, prima di dare parere favorevole al progetto definitivo è stata acquista dal Comune di Giavera del Montello la documentazione integrativa richiesta dalle competenti strutture regionali, tra le quali la nuova valutazione d'incidenza ambientale.
Il Comune ha successivamente dichiarato che i lavori si sono conclusi il 31 ottobre 2013, ma ha richiesto una proroga del termine per la rendicontazione finale; la proroga è stata concessa fino al 30 dicembre 2015. Come previsto dalla convenzione sono stati concessi acconti a fronte di stati avanzamenti dei lavori debitamente sottoscritti dal Direttore Lavori e dal RUP e corredati della necessaria documentazione di supporto.
Non essendo invece ancora stato inviato il certificato di regolare esecuzione dei lavori non si è proceduto al saldo del contributo.
Si fa inoltre presente che le verifiche dirette sulla rispondenza delle opere realizzate con gli interventi ammessi a finanziamento regionale vengono di norma effettuate previa acquisizione dell'atto di collaudo o del certificato regolare esecuzione.
Va anche segnalato che, a fronte di un esposto del 2014 in cui si prospettava una difformità, dal punto di vista turistico e ambientale, tra la finalità del finanziamento e quanto effettivamente realizzato dal Comune, è stata richiesta al Comune stesso apposita relazione nella quale ha ribadito che: gli interventi erano coerenti con la finalità turistica e ambientale del bando regionale, con particolare attenzione all'inserimento paesaggistico e al rispetto dell'area naturalistica protetta ed altresì non c'erano interventi di modifica o ampliamento della pista di motocross.
Tutto ciò premesso, si informa che, non appena manifestatesi, in contraddizione con le relazioni rese dal Comune, ulteriori notizie di supposte distorsioni nell'attuazione del progetto, le competenti strutture regionali si sono tempestivamente attivate con le verifiche del caso, anche con la fissazione di un incontro con il Comune, il RUP e il Direttore dei Lavori per il 5 ottobre u.s.;..." quindi sono già state effettuate.
"In tale data hanno effettuato un sopralluogo presso il Comune di Giavera del Montello per acquisire i necessari elementi informativi, sia attraverso l'esame documentale, sia attraverso l'accesso diretto al sito oggetto del contributo regionale. Non appena si saranno conclusi i necessari accertamenti in fatto e diritto, qualora dagli stessi risultino sussistere i presupposti per la revoca del contributo, si provvederà senz'altro in tal senso."

PRESIDENTE

Grazie, assessore Caner.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Vista questa articolata risposta – e chiederei se è possibile poi averne copia – sono abbastanza soddisfatto nel senso che contestualmente in questa area è stata autorizzata recentemente, come ricordato, una pista di motocross in un'area evidentemente impropria - siamo sul Montello, una delle poche aree della nostra Regione tutelate a sito di importanza comunitaria facenti parte della Rete Natura 2000 - che riguarda appunto un'attività molto impattante. Tant'è vero che, come risulta da un documento che ho ricevuto proprio questa mattina dell'ARPAV - interessata dai residenti e da alcune associazioni locali -, la stessa ARPAV, intervenuta su richiesta dell'Amministrazione provinciale di Treviso, appena partita questa pista di motocross ha elevato un verbale amministrativo proprio perché risulta, almeno da quello che viene scritto, il superamento dei limiti di rumore concessi per un'area del genere.
Quindi ribadisco che a mio avviso la Regione deve fare ulteriori accertamenti per capire non solo il contesto dell'utilizzo dei fondi regionali ma anche la compatibilità ambientale di questa nuova attività. Tant'è vero che il punto di domanda adesso è anche questo: se abbiamo una valutazione di incidenza ambientale che mi dice che va bene questa attività, come mai dopo un Ente preposto interviene e verbalizza per superamento del rumore? Io credo che quel rumore che c'è stato all'inaugurazione di questa pista verrà sicuramente ripetuto in tutte le altre manifestazioni che si terranno in quell'area.
Quindi chiedo che ci sia da parte della Regione un'ulteriore verifica per la compatibilità di questa attività che è strettamente connessa all'area oggetto di finanziamento.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni.

Interrogazione a risposta immediata n. 25 presentata il 27 agosto 2015 dal consigliere Ruzzante "PADOVA, SERVIZIO SERT DI VIA DEI COLLI: SITUAZIONE EMERGENZIALE DI GRAVE DEGRADO. NECESSARIO INTERVENIRE URGENTEMENTE

"Premesso che:
- nelle scorse settimane ho personalmente svolto sopralluoghi e colloqui all'interno della struttura che ospita il servizio Sert in via dei Colli a Padova;
- in data 1° agosto il quotidiano 'Il Mattino di Padova' ha pubblicato un reportage dettagliato sulle condizioni in cui si trova la struttura ed in cui gli addetti devono quotidianamente operare;
- l'esito, sia dei sopralluoghi che del resoconto giornalistico, è coincidente: la suddetta struttura è in condizioni di degrado, tra 'bagni inagibili, uffici dei medici trasformati in ambulatori, elettricità instabile, una sola guardia giurata' (questa la descrizione di Luca Preziusi del 'Mattino di Padova' in apertura del suo reportage) a gestire la vigilanza;
- solo nell'ultimo anno la struttura ha preso in cura 1.343 tossicodipendenti e 596 alcolisti ed è dunque molto frequentata quotidianamente. Attualmente vi operano 9 dirigenti medici, 5 psicologi, 14 infermieri, 11 educatori, 3 assistenti sociali, 5 operatori socio-sanitari ed un tecnico specializzato;
- la fatiscenza della struttura si è aggravata soprattutto dopo l'alluvione del 26 luglio 2014;
- a maggior ragione dopo questo evento c'era la necessità di finanziare interventi di ristrutturazione e messa a norma della struttura. Invece, malgrado l'attenzione dell'ULSS locale, nulla è stato fatto da parte della Regione per garantire, dentro e fuori l'edificio di via dei Colli, condizioni dignitose per i pazienti che si avvalgono del servizio e per gli stessi operatori;
Considerato che:
- il Sert di via dei Colli a Padova è il più importante, per risultati e cure, a livello regionale occupandosi, oltre che di tossicodipendenti e alcolisti, anche di persone dipendenti da tabagismo e gioco d'azzardo e di pazienti colpiti da HIV, con terapie e trattamenti all'avanguardia;
- negli ultimi 5 anni la Regione Veneto ha operato tramite la Giunta Zaia tagli di bilancio pesanti sul fronte delle politiche sociali;
tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere
interroga la Giunta regionale
se interverrà con urgenza sulla situazione di grave degrado in cui versa la struttura Sert di via dei Colli a Padova."
La parola al consigliere Ruzzante per l'illustrazione.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Presidente, ho ritenuto opportuno presentare questa interrogazione all'assessore Coletto, che sicuramente è a conoscenza dei contenuti di questa interrogazione, perché mi è capitato di andare regolarmente, nel senso che ho chiesto autorizzazione alla Direzione dell'U.L.S.S., in visita al Servizio Tossicodipendenze di Padova, che è in zona di Via dei Colli.
Il SERT di Padova è il più grande del Veneto da quello che mi risulta e ho trovato una situazione assolutamente fatiscente.
Da più di un anno c'è stata un'alluvione. Ci sono solo due bagni, solo due e non due complessi di bagni: uno per gli utenti uomini e donne e uno per la parte che gestisce la struttura. Una situazione nella quale c'era addirittura un'areazione fatta in maniera del tutto artigianale verso l'impianto elettrico perché altrimenti saltava la corrente. Situazioni veramente incredibili.
Lo dico perché abbiamo una concezione dei SERT - i numeri parlano chiaro, 1.343 persone con problemi di tossicodipendenza di vario genere, 596 alcolisti – in cui quotidianamente in quella struttura vanno, non solo le persone direttamente coinvolte, ma anche i loro parenti e facciamo veramente una figura pessima, secondo me, come istituzioni.
Per questo mi sono permesso di segnalare questa interrogazione che è finita anche sui giornali, i quotidiani locali, e inviterei veramente a fare qualcosa di più.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La parola all'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"Acquisita dall'Azienda ULSS 16 una relazione sul caso, si evidenzia che il fabbricato che ospita il SERT di Via dei Colli appartiene al patrimonio immobiliare dell'Azienda ULSS 16 a decorrere dal 23 dicembre 2011, a seguito di un atto di permuta con la Provincia di Padova.
Il fabbricato è soggetto a manutenzione e verifica da parte del Multiservizio tecnologico integrato energia per la sanità, convenzione Consip MIES e in precedenza, dal 4 gennaio 2009, convenzioni CONSIP Sistema integrato di servizi per la gestione e la conduzione degli impianti tecnologici per gli immobili adibiti prevalentemente ad uso sanitario, in uso, a qualsiasi titolo, alle Amministrazioni Pubbliche e Sistema integrato energia.
A seguito di un fortunale verificatosi nel luglio del 2014, sono state eseguite opere di manutenzione alle coperture dei due fabbricati minori e sono stati programmati, per gli stessi corpi, altri interventi di manutenzione, senza cambio d'uso, a servizi igienici, corridoi, ambulatori e infermeria, concretizzatisi di recente in seguito al parere del 28 luglio 2015 ottenuto dalla Soprintendenza alle Belle Arti.
Sempre nell'ambito dell'attività di manutenzione, sono in programma e di prossima attuazione altri interventi a carattere di dipintura.
La superficie complessiva del suddetto fabbricato è di mq 1.900 disposta su tre piani. Il servizio in questione occupa il piano terra e una ridotta parte del primo piano per un totale di mq 1.000 e vi lavorano 50 dipendenti.
I locali del servizio necessitano di un intervento di manutenzione straordinaria, con sistemazione di impianti, serramenti, dipinture ed adeguamento alla normativa antincendio.
In merito al recupero dei fabbricati, l'Azienda ha presentato alla Regione una richiesta di finanziamento che i competenti Uffici stanno valutando positivamente in relazione alla citata superficie di mq 1.000".

PRESIDENTE

Grazie, assessore Coletto.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore per la risposta e mi dichiaro parzialmente soddisfatto perché ho capito che ci sono una serie di interventi che sono in programma e vedremo. Una volta attuati ovviamente ritirerò la riserva del parzialmente soddisfatto.
La ringrazio perché, insomma, il problema che abbiamo segnalato è assolutamente un problema evidente a tutti. Non si tratta di una struttura periferica, per quanto anche le strutture periferiche vanno mantenute con qualità, stiamo parlando del SERT più grande del Veneto e credo che sia assolutamente necessario un intervento radicale di ristrutturazione. Oppure si deve fare un'altra scelta, insomma trovare un'altra sede che sia più idonea.
Le preannuncio – uso l'ultimo minuto per dirle questo – che sempre nella struttura del SERT dei Colli si è decisa una ristrutturazione pesante rispetto a un'altra fattispecie, quella legata ai problemi della disabilità, nel cosiddetto Centro Paolucci. Io mi auguro che sia solo una ristrutturazione temporanea e che poi si ritorni a riaprire quella struttura che ha una storia legata anche a un nostro ex collega – ma non è solo per questo - legata alle famiglie che sono ospitate all'interno di quella struttura. C'è stato un ordine del giorno approvato in questa sede, in Consiglio regionale, si è espresso all'unanimità il Consiglio comunale di Padova contro la chiusura di quella struttura. Sinceramente mi auguro che non si facciano scherzi su questo e che la volontà espressa da due sedi istituzioni, il Consiglio comunale di Padova e il Consiglio regionale del Veneto, vengano rispettate nella loro volontà: quella struttura non va chiusa.
Lo dico perché lei sa di che cosa sto parlando, se c'è la ristrutturazione ben venga la ristrutturazione, anche in quel caso l'abbiamo più volte sollecitata, ma finita la ristrutturazione si ridia dignità a quel luogo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.

Interrogazione a risposta immediata n. 38 presentata il 17 settembre 2015 dai consiglieri Ruzzante e Sinigaglia "LA REGIONE VENETO INTENDE INTERVENIRE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI DELLO STABILIMENTO HAIER DI CAMPODORO (PD)?

"Premesso che:
- nel 2011 lo stabilimento Haier di Campodoro (PD) per la produzione di frigoriferi è stato acquisito da un'azienda cinese che ne avrebbe dovuto rilanciare lo sviluppo attraverso ingenti investimenti;
- in questi giorni l'azienda cinese ha fatto sapere che, dopo aver analizzato la produzione del settore in Italia ed esplorato tutte le possibili opzioni, non è più in grado di mantenere in attività lo stabilimento di Campodoro;
- ora per i 102 operai dello stabilimento si apre la procedura per la cassa integrazione in deroga e conseguentemente un periodo di grande incertezza sul loro futuro occupazionale;
- i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali che si apprestano ad affrontare una lunga ed estenuante vertenza con i vertici dell'azienda, auspicano un sostegno delle istituzioni pubbliche per salvaguardare i posti di lavoro a rischio e un importante patrimonio industriale per l'economia locale e regionale.
Tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri
chiedono al Presidente della Giunta regionale
se è sua intenzione convocare al più presto un tavolo di confronto con i vertici dell'Haier e le organizzazioni sindacali per individuare ogni possibile soluzione al fine di evitare il licenziamento dei 102 operai dello stabilimento di Campodoro e di dare una prospettiva a un settore industriale rilevante per l'economia locale e regionale."
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Assessora Elena Donazzan, l'altro giorno, sabato, mi è capitato di partecipare alla manifestazioni dei lavoratori dell' Haier. Erano presenti anche i rappresentanti istituzionali, alcuni Sindaci. So che ieri c'è stato l'incontro con tutti i Sindaci della zona alla quale credo abbia partecipato il consigliere Sandonà. Qui si tratta di una situazione - proprietà cinese – che improvvisamente decide di non produrre più questi frigoriferi sostanzialmente o comunque nel reparto del freddo all'intero dell'Haier e sposta le attività fuori dall'Italia.
Ora, fosse un altro settore, fosse un altro campo, ci troveremo di fronte a una delle tante crisi aziendali ma qui siamo in un campo, in un settore che vede a pochi chilometri di distanza aziende che chiedono ai lavoratori di portare a 50 le ore settimanali. Ci sono aziende che stanno delocalizzando perché hanno in qualche modo aumentato il fatturato sempre nella Provincia di Padova. Allora non è possibile che 102 operai, 102 famiglie, siano disperate, ho visto gente piangere - lo dico a quest'Aula perché poi alla fine parliamo sempre di numeri. C'era un lavoratore che ha portato questa testimonianza: aveva perso il dito pollice della mano destra dentro a quell'azienda, ha detto "c'è un pezzo di me dentro quell'azienda". Prima che queste aziende chiudano dobbiamo fare veramente qualcosa di più.
Credo che i lavoratori ieri e i Consigli comunali abbiano chiesto il tavolo, ma già c'è stato più volte il tavolo a livello provinciale. Vorrei che facessimo qualcosa anche dalla Regione perché credo che anche su questo possiamo dare una mano.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La parola all'assessora Elena Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
Prima la risposta formale e poi una riflessione, fuori dalla delibera di Giunta, che voi sapete che sono atti formali che vengono adottati dall'intera collegialità e quindi io mi attengo prima alla risposta che ho portato in Giunta.
"Haier è una multinazionale cinese del settore degli elettrodomestici (5000 dipendenti nel mondo) che a Padova ha acquisito nel 2001, come Haier (Italy) Appiances SpA, una fabbrica di frigoriferi, dove occupa attualmente 102 lavoratori.
Nonostante il notevole investimento effettuato nel 2012 per produrre frigoriferi di alta gamma, la forte concorrenza sul mercato europeo e la crisi diffusa hanno portato al calo della produzione.
L'Azienda lamentando una totale mancanza di ordini negli ultimi tempi, ha dichiarato di non essere in grado di proseguire l'attività e ha conseguentemente aperto una procedura per ottenere la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) per cessazione di attività.
Si è svolto verso la fine di settembre un primo incontro, infruttuoso, presso la Provincia di Padova, che è l'ente competente per tale procedura. Il 1° ottobre le Parti si sono riunite nuovamente e, permanendo la volontà di Haier di cessare la produzione il 6 ottobre e di procedere alla successiva liquidazione volontaria, è stato sottoscritto un verbale di consultazione (e non di accordo) con il quale l'Azienda presenterà comunque al Ministero del Lavoro la domanda di CIGS per cessazione e nel quale ha dichiarato la disponibilità a dare incentivi ai lavoratori per il ricollocamento in altre aziende, ad attivare a proprie spese percorsi di riqualificazione professionale e/o outplacement e a cedere l'azienda a eventuali imprenditori interessati e la propria volontà di attivare una procedura di licenziamento collettivo nel corso della CIGS, secondo il criterio esclusivo della non opposizione.
Le Parti, nonostante il mancato accordo, si incontreranno il 14 ottobre per raggiungere un accordo sul piano di gestione degli esuberi.
La Regione, tramite i suoi Uffici, sta seguendo l'evoluzione della vicenda, ed è disponibile a incontrare le Parti, se richiesta, per favorire qualsiasi piano condiviso dalle Parti per la gestione e la ricollocazione dei lavoratori."
Questa è la risposta, dopodiché è successivamente intervenuta – ma questo è un fatto di ieri – la richiesta da parte del Comune. Il collega Sandonà si è fatto ovviamente parte immediatamente diligente, mi ha chiamato già ieri sera e quindi il tavolo verrà convocato entro dieci giorni.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Elena Donazzan.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Mi dichiaro soddisfatto per questa immediata convocazione del tavolo.
Abbiamo dimostrato, con la vicenda della Allison come, anche di fronte ad aziende che non vogliono dialogare, proprietari che alla fine costringiamo attraverso una collaborazione di tutti. Su questo non guardo in faccia i colori politici perché credo che quando si tratta di difendere un posto di lavoro si deve stare tutti dalla stessa parte, perché qui la barca è identifica e noi dobbiamo in qualche modo tutelare i lavoratori, prima di tutto, le famiglie e tutelare i posti di lavoro della nostra Regione. Questa è la battaglia che abbiamo di fronte.
Nel caso della Allison non siamo riusciti a tutelare i posti di lavoro perché si trasferiranno ma comunque 50 lavoratori verranno riassunti nella sede di Mantova e comunque almeno gli è garantito un sistema di protezione sociale.
Quindi mi auguro che anche in questo caso la collaborazione che possiamo metterci da questa sede, dai livelli comunali, dai livelli delle Organizzazioni sindacali e mi auguro anche dalla parte imprenditoriale, possa trovare una soluzione positiva per un'azienda che lavora in un campo, lo ricordo, che è in grande crescita credo in tutto il Veneto ma sicuramente nella Provincia di Padova. Quindi tra la Arneg a pochi chilometri di distanza, a Piove di Sacco, e altrettante aziende che sono in crescita e che hanno addirittura esportato le produzioni, credo che si possa dare in questo caso non solo una soluzione di tipo protettivo sociale nei confronti dei lavoratori ma anche una soluzione di tipo lavorativo. Perché poi alla fine è questo quello che hanno chiesto i lavoratori nella manifestazione di sabato. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Adesso passiamo all'interrogazione n. 43 del 24 settembre, presentata dal consigliere Pigozzo e alla n. 45 presentata dai Consiglieri Michieletto e Semenzato.

Interrogazione a risposta immediata n. 43 presentata il 24 settembre 2015 dal consigliere Pigozzo "ILNOR SPA DI GARDIGIANO. LA REGIONE INTERVENGA PER SCONGIURARE IL TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE A BRESCIA E PER DIFENDERE IL POSTO DI LAVORO DEI SUOI 132 DIPENDENTI"

"Premesso che:
- la ILNOR SpA di Gardigiano di Scorzè, in provincia di Venezia, è un'importante azienda affermatasi a livello europeo nella produzione di semilavorati in rame, leghe di rame e laminati di metalli non ferrosi;
- la ditta vanta in questo campo un'esperienza ultra quarantennale, possiede uno stabilimento in Germania e sedi commerciali in Francia;
- dal 2010 è parte del Gruppo Eredi Gnutti Metalli SpA, che l'ha acquisita.
Considerato che:
- la proprietà ha annunciato di voler chiudere gli stabilimenti di Gardigiano per trasferire la produzione a Brescia;
- inoltre, l'azienda nei giorni scorsi ha comunicato ai rappresentanti sindacali che vi sarebbero almeno 25 esuberi; in realtà tutti i 132 dipendenti di questa ditta e le loro famiglie stanno condividendo l'angosciante preoccupazione di perdere il posto di lavoro, una volta spento l'altoforno e trasferiti gli uffici amministrativi;
- l'età media dei lavoratori della ILNOR oscilla tra i 40 e i 50 anni e alcuni hanno alle spalle oltre 25-30 anni di anzianità aziendale; di questi tempi il ricollocamento è difficile per tutti, ma per chi non è più giovanissimo e non ha esperienze in altri campi lavorativi può essere impossibile;
- lo stesso pendolarismo, ai più, può diventare insostenibile.
Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto Consigliere
chiede all'Assessore regionale al Lavoro
se interverrà con la massima urgenza sulla vicenda suesposta, per scongiurare il trasferimento delle attività produttive e amministrative della ILNOR SpA a Brescia, evitando così la chiusura degli insediamenti di Gardigiano di Scorzè ed il licenziamento dei lavoratori dell'azienda."

Interrogazione a risposta immediata n. 45 presentata il 28 settembre 2015 dai consiglieri Michieletto e Semenzato "SITUAZIONE OCCUPAZIONALE DELL'AZIENDA "ILNOR SPA" DI SCORZÈ"

"Premesso che:
- l'azienda Ilnor SpA nata nel 1961 con sede a Gardigiano di Scorzè è una tra le più dinamiche società europee produttrici di semilavorati di rame e di leghe di rame e rappresenta un'eccellenza nel campo dei produttori di laminati di metalli non ferrosi;
- dal 2010 l'azienda in questione è stata acquisita dal Gruppo Eredi Gnutti Metalli con sede a Brescia cui fanno parte oltre alla Ilnor SpA (Venezia) anche le società Eredi Gnutti Metalli SpA (Brescia), "Ilnor Gmbh (Stoccarda)" e "Dalmet (Milano)";
- lo scorso 18 settembre il Gruppo Eredi Gnutti ha annunciato la chiusura della struttura di Gardigiano e il trasferimento degli impianti a Brescia.
Considerato che:
- la soprarichiamata azienda non versa in condizioni di crisi di mercato;
- l'attuale difficile congiuntura socioeconomica ci impone di trattare con la massima attenzione ogni caso di delocalizzazione o crisi delle aziende del nostro territorio;
- nelle intenzioni del Gruppo Eredi Gnutti Metalli di Brescia ci sia la drastica riduzione delle lavorazioni e quindi dell'organico presenti nello stabilimento veneziano;
- la delocalizzazione di alcune lavorazioni metterebbe a rischio l'esistenza stessa dell'intero stabilimento scorzetano.
Appurato che alla "Ilnor SpA" sono impiegati 132 lavoratori.
I sottoscritti Consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale
per sapere quali siano le misure finora intraprese dalla Giunta regionale in relazione all'Ilnor di Gardigiano di Scorzè affinché vengano mantenuti i posti di lavoro e quindi a garantire il benessere delle famiglie dei lavoratori interessati."
La parola all'assessora Elena Donazzan.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

"Ilnor Spa, con sede a Gardigiano di Scorzè (VE), produce semilavorati in rame e leghe di rame e dal 2010 fa parte del Gruppo Eredi Gnutti Metalli.
A settembre 2015 la Società ha annunciato di voler chiudere la struttura di Gardigiano per trasferire gli impianti a Brescia.
I lavoratori hanno messo in atto forme di agitazione e si sono rivolti alle istituzioni, Regione e Città Metropolitana di Venezia, per ricercare una soluzione positiva della vicenda. I lavoratori e le Organizzazioni Sindacali che li assistono sono stati ricevuti il 1° ottobre dal Presidente del Consiglio Regionale del Veneto e da alcuni Consiglieri, e hanno chiesto che le attività rimangano a Scorzè, per non impoverire il territorio e per confermare l'eccellenza di un'azienda che opera da oltre quattro decenni con competenze e qualità riconosciute in tutta Europa.
Successivamente, le OO.SS. hanno deciso di invitare l'Azienda ad un confronto, previsto per il 7 ottobre. La Regione, tramite i suoi uffici, sta seguendo l'evoluzione della vicenda e attende l'esito di tale incontro per valutare l'opportunità di una convocazione presso gli uffici della stessa."
Questa interrogazione è stata portata in Giunta ma immediatamente dopo sono intervenuti due fatti: il primo, che martedì 13, in occasione della riunione in Consiglio regionale avevo fatto richiesta venisse formalizzata l'attivazione di un tavolo regionale, le parti sindacali l'hanno fatto e, come avevo detto in quella sede, io ero già pronta a incontrare e a convocare il tavolo ma avevo bisogno degli atti di procedura formali, ebbene sono poi intervenuti.
L'Azienda è stata incontrata con le parti sindacali e con un nucleo di lavoratori che ha inteso sensibilizzare sotto la sede di Grandi Stazioni il martedì 13.
Non ritenendomi soddisfatta dalle risposte date dall'azienda ho chiesto, pur con tutta la disponibilità che ho potuto riscontrare, di fornirmi delle informazioni e non ho ritenuto queste sufficienti, quindi ho riconvocato il tavolo martedì 27 alle ore 15.00. Era presente la collega Francesca Zottis.
Quindi anche gli altri Colleghi che volessero partecipare sappiano che martedì 27 alle ore 15.00 terremo la convocazione della seconda riunione e abbiamo chiesto all'azienda di portare un piano industriale.

PRESIDENTE

Grazie, assessora Elena Donazzan.
La parola al consigliere Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore anche per queste ultime note di aggiornamento.
Credo che, siccome del tema si erano occupati anche i colleghi Michieletto e Semenzato, mi pare che sia necessaria, anche da parte di questo Consiglio, un'azione un po' più consistente e complessiva rispetto a questa tipologia di spegnimento di attività che si sta realizzando nel nostro Veneto, in particolare per la ILNOR ma abbiamo visto anche per tante altre situazioni.
Quindi credo che il 27 ci impegniamo ad essere presenti e nel frattempo possiamo impegnarci anche a contattare i nostri referenti al Governo per poter far sì che operazioni di questo tipo vadano bloccate sul nascere, nel senso che fanno evidenziare una fortissima speculazione rispetto a un percorso virtuoso che è stato costruito negli anni, risorse e competenze impegnate e così via, che poi in poco tempo viene quasi sublimato, diciamo così, con la scusa dello spostamento dell'attività.
Non possiamo permettere che questi fatti si ripetano e quindi ingrazio per questo impegno l'Assessore augurandomi che siamo tutti concordi in questa battaglia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pigozzo.
La parola al consigliere Michieletto.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Mi ritengo molto soddisfatto dal lavoro portato avanti fino adesso dall'assessora Elena Donazzan.
La situazione è sicuramente critica, non sono assolutamente ottimista per questo tipo di situazioni che vanno a ripetersi nel nostro territorio. C'è qualcosa che invoglia le aziende a spostarsi e bisogna capire cosa e mi auguro che riusciamo quanto meno a fronteggiare questo tipo di fenomeni estremamente negativi come ricaduta per quanto riguarda il socio-economico locale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Michieletto.
Passiamo al punto 4 dell'ordine del giorno.
PUNTO
4



DESIGNAZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETà "CONCESSIONI AUTOSTRADALI VENETE - CAV S.P.A" DI CUI UNO RICOPRIRà LA CARICA DI PRESIDENTE (DELIBERAZIONE N. 68/2015)

Ricordo che prima si designano i tre componenti del Consiglio di Amministrazione con voto limitato a due e successivamente con altra votazione si designa il Presidente del Consiglio di Amministrazione, scelto tra i tre componenti designati.
Ci sono proposte di candidatura?
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Come maggioranza noi proponiamo la signora Serato Luisa e il signor Adami Alessio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Per le minoranze la proposta è di Maggioni Alessandro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere segretario Conte per l'appello nominale.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)


AZZALIN Graziano Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BASSI Andrea Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Enrico Ha votato
BRESCANCIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della prima votazione:
presenti: 48
votanti: 48
schede bianche: 3
schede nulle:
Hanno ottenuto voti:
ADAMI Alessio: 27
SERATO Luisa: 27
MAGGIONI Alessandro: 18
BEMBO Tiziano: 1.
Risultano designati:
Adami Alessio, Serato Luisa e Maggioni Alessandro.
Procediamo alla designazione del Presidente del Consiglio di Amministrazione, sui tre candidati che sono stati designati, quindi Adami, Maggioni e Serato.
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Come maggioranza noi proponiamo Presidente del Consiglio di Amministrazione della CAV l'Avvocato Serato Luisa.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
La parola al consigliere Fracasso.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
La nostra proposta è Maggioni Alessandro.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Fracasso.
Procediamo alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)


AZZALIN Graziano Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BASSI Andrea Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Enrico Ha votato
BRESCANCIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della prima votazione:
presenti: 48
votanti: 48
schede bianche: 5
schede nulle:
Hanno ottenuto voti:
SERATO Luisa: 25
MAGGIONI Alessandro: 17
ADAMI Alessio : 1
Risulta designata:
Serato Luisa.
PUNTO
5



DESIGNAZIONE DI UN COMPONENTE EFFETTIVO E DI UN SUPPLENTE DEL COLLEGIO SINDACALE DELLA SOCIETà "CONCESSIONI AUTOSTRADALI VENETE - CAV S.P.A." (DELIBERAZIONE N. 69/2015)

Viene data un'unica scheda in cui c'è una preferenza per ruolo.
Ci sono proposte?
La parola alla consigliera Silvia Rizzotto.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Come componente effettivo proponiamo Solin Barbara.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Silvia Rizzotto.
Ci sono proposte per il supplente?
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Come componente supplente proponiamo Fior Sara.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
Si procede alla distribuzione delle schede e alle chiamate.
La parola al consigliere Conte.

Maurizio CONTE (Lista Tosi per il Veneto)


AZZALIN Graziano Ha votato
BARBISAN Fabiano Ha votato
BARBISAN Riccardo Ha votato
BARISON Massimiliano Ha votato
BARTELLE Patrizia Ha votato
BASSI Andrea Ha votato
BERLATO Sergio Ha votato
BERTI Jacopo Ha votato
BORON Fabrizio Ha votato
BOTTACIN Gianpaolo Enrico Ha votato
BRESCANCIN Sonia Ha votato
BRUSCO Manuel Ha votato
CALZAVARA Francesco Ha votato
CASALI Stefano Ha votato
CIAMBETTI Roberto
COLETTO Luca Ha votato
CONTE Maurizio Ha votato
DALLA LIBERA Pietro Ha votato
DONAZZAN Elena Ha votato
FERRARI Franco Ha votato
FINCO Nicola Ignazio Ha votato
FINOZZI Marino Ha votato
FORCOLIN Gianluca Ha votato
FRACASSO Stefano Ha votato
GEROLIMETTO Nazzareno Ha votato
GIDONI Franco Ha votato
GIORGETTI Massimo Ha votato
GUADAGNINI Antonio Ha votato
GUARDA Cristina Ha votato
LANZARIN Manuela Ha votato
MARCATO Roberto Ha votato
MICHIELETTO Gabriele Ha votato
MONTAGNOLI Alessandro Ha votato
MORETTI Alessandra Ha votato
NEGRO Giovanna Ha votato
PIGOZZO Bruno Ha votato
POSSAMAI Gianpietro Ha votato
RIZZOTTO Silvia Ha votato
RUZZANTE Piero Ha votato
SALEMI Orietta Ha votato
SANDONÀ Luciano Ha votato
SCARABEL Simone Ha votato
SEMENZATO Alberto Ha votato
SINIGAGLIA Claudio Ha votato
VALDEGAMBERI Stefano Ha votato
VILLANOVA Alberto Ha votato
ZANONI Andrea Ha votato
ZORZATO Marino Ha votato
ZOTTIS Francesca Ha votato

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Conte.
È chiusa la votazione.
Passiamo allo spoglio.
Proclamo l'esito della prima votazione:
presenti: 48
votanti: 48
schede bianche:
schede nulle:
Hanno ottenuto voti come componente effettivo:
SOLIN Barbara: 38
PERNECHELE: 4
FIOR Sara: 1
Hanno ottenuto voti come componente supplente
FIOR Sara: 34
GIRARDI: 1
PEGORARO: 1
PERNECHELE: 1
Risulta designato componente effettivo:
Solin Barbara.
Risulta designato componente supplente:
Sara Fior.
PUNTO
6



DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA DELLA GIUNTA REGIONALE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE, DENOMINATO "VAL DI ZOLDO" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI FORNO DI ZOLDO E ZOLDO ALTO DELLA PROVINCIA DI BELLUNO". GIUDIZIO DI MERITEVOLEZZA (PROGETTO DI LEGGE N. 64/2015) (DELIBERAZIONE N. 70/2015)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto della Provincia di Belluno hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei due Comuni medesimi, rispettivamente con le seguenti deliberazioni:
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Forno di Zoldo n. 10 in data 21.04.2015 pubblicata all'albo pretorio dal 29.04.2015 al 14.05.2015;
- Deliberazione del Consiglio Comunale di Zoldo Alto n. 9 in data 21.04.2015 pubblicata all'albo pretorio dal 7.05.2015 al 23.05.2015.
Le suddette deliberazioni dei Consigli Comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 ; avverso le stesse sono state prodotte le seguenti osservazioni o opposizioni:
Comune di Forno di Zoldo: nessuna osservazione presentata;
Comune di Zoldo Alto: osservazione presentata da Iral Sante pervenuta al protocollo n. 1948 in data 20.05.2015; osservazione presentata da Don Floriano Pellegrini pervenuta al protocollo n. 2002 in data 22.05.2015.
Il Comune di Zoldo Alto, con delibera di Giunta n. 38 in data 1.06.2015 - pubblicata all'albo pretorio dal 10.06.2015 - ha approvato le controdeduzioni alle osservazioni formulate dal Sig. Iral Sante e da Don Floriano Pellegrini ai sensi dell'art. 7, comma 2, della L.R. 25 del 24 dicembre 1992, relative alla proposta di variazione alle circoscrizioni comunali mediante fusione dei due Comuni.
In merito i due Consigli comunali, congiuntamente riuniti, hanno concordato quanto segue:
1) il nuovo Comune si chiamerà "VAL DI ZOLDO";
2) la sede legale sarà a ZOLDO ALTO;.
3) negli ambiti territoriali già sedi di Comuni, si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei due Comuni, prendendo a base lo studio di fattibilità per la fusione dei Comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto.
A supporto della richiesta di fusione i Consigli comunali di Forzo di Zoldo e Zoldo Alto hanno allegato alle proprie deliberazioni lo studio di fattibilità dal quale si evincono le seguenti ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche che sono a fondamento della richiesta di fusione proposta.
LE MOTIVAZIONI DELLA FUSIONE E IL PERCORSO ISTITUZIONALE
La fusione dei due comuni della valle in un nuovo ente, oltre che giustificata da una storia comune, appare allo stato attuale razionalmente più consona, funzionale e foriera di opportunità economiche e di sviluppo. Nell'immediato il nuovo comune unico godrà di nuove risorse che lo Stato e la Regione trasferiranno per i primi anni, proprio nell'intento di promuovere quale prioritaria la scelta della fusione rispetto alle altre forme associative, per consentire l'avvio e la migliore organizzazione dei servizi al fine di realizzare in futuro autonome economie di scala. Appare meno efficace il trasferimento delle funzioni in Unione Montana, sia in termini di gestione dei servizi che di scelte di sviluppo del territorio, anche alla luce delle sostanziali differenze ambientali, economiche, culturali, storiche degli altri enti facenti parte dell'Unione Montana. La fusione consentirebbe inoltre di mantenere in Valle il centro decisionale. La gestione diretta di tutto il territorio della valle potrà garantire anche in tempi di riduzione della spesa pubblica, il mantenimento dei servizi sia in ordine al numero che alla qualità e all'efficienza. Il mantenimento della sede amministrativa ed operativa sul territorio agevola il cittadino-utente che vi può accedere più facilmente e che sente di poter maggiormente vigilare sulle scelte di programmazione e di gestione. Dal punto di vista dello sviluppo delle attività produttive la fusione consentirà di promuovere una sinergia operativa che produrrà benefici economici nel settore turistico, in particolare con riferimento allo sviluppo di moderne infrastrutture unitamente alla conservazione del paesaggio, del territorio e dell'ambiente.
La volontà di avviare il processo di fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto si è concretizzata, dopo una serie di incontri pubblici preliminari con le rispettive popolazioni, con le deliberazioni di due Consigli comunali, convocati in contemporanea (D.C.C. di Forno di Zoldo n. 21 del 21.05.2014 e D.C.C. di Zoldo Alto n. 9 del 21.05.2014).
Sebbene con funzioni di mero indirizzo, le deliberazioni hanno un contenuto significativo rispetto alle motivazioni che hanno dato avvio al progetto di fusione.
Di seguito alcuni dei passi fondamentali.
LE MOTIVAZIONI
Storiche e sociali:
In questi ultimi decenni, la modifica della struttura economica della Valle, da prevalentemente agricola prima e di emigrazione poi, a quella attuale caratterizzata da attività turistiche e manifatturiere, ha favorito la collaborazione tra gli abitanti dei due Comuni creando tra loro un rapporto più stretto. Fra l'altro i comuni della Valle sono sempre stati legati da una storia comune, nonostante le intervenute modifiche amministrative. Si pensi che per 500 anni essi erano nel Capitanato di Zoldo (pur esistendo una decina di Regole, deputate alla gestione del territorio), prima che Napoleone, nel 1807, li separasse nei Comuni di Forno di Zoldo e di San Tiziano di Goima.
Il contesto territoriale rende possibile e auspicabile l'ipotesi di fusione in considerazione della situazione territoriale omogenea e della storia comune che ha sempre legato le due comunità.
Politiche - Gestione unitaria del territorio della Valle
I motivi che hanno determinato la scelta di promuovere la fusione dei due enti non riguardano solo l'ottimizzazione e l'incremento delle risorse, bensì la prospettiva di poter autonomamente programmare e pianificare la gestione del territorio e delle risorse che lo stesso produce e assorbe con un unico centro decisionale che esprime il consenso diretto della popolazione, che ne conosce esigenze e bisogni e che può dare risposte immediate e concrete.
La fusione consentirà di superare gli individualismi nella gestione della Val di Zoldo nell'ottica di dare risposte precise e concrete alle esigenze degli abitanti e al tessuto sociale della valle, come le attività economiche.
Economiche
La programmata progressiva riduzione dei trasferimenti statali per la partecipazione massiccia degli Enti locali alla riduzione del debito pubblico, la concretizzazione del federalismo fiscale, i vincoli e le limitazioni di spesa avviati con la spending review, l'applicazione dei fabbisogni standard, richiedono un pesante sforzo di programmazione e di riorganizzazione al fine di garantire il mantenimento dei servizi e il loro livello di qualità. Da anni il tema delle Unioni degli Enti e delle Fusioni per rivedere l'assetto istituzionale degli enti territoriali ed agevolare la riduzione della spesa pubblica è tema costante nell'agenda del Governo. Dopo aver sperimentato la gestione in forma associata di alcuni servizi e averne verificato le criticità, è maturato forte il convincimento che per i Comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto la migliore scelta organizzativa e gestionale sia la fusione per dare vita ad un nuovo Comune che, unificando le risorse umane, strumentali ed economiche, possa meglio programmare e gestire territorio e servizi.
Lo sforzo per promuovere tra i cittadini la proposta politica, le rilevanti attività di promozione e diffusione in parte già attuate, ma senz'altro ancora da sviluppare e integrare, le prevedibili iniziali difficoltà trovano soddisfazione e ristoro nella maggiori risorse che la legge mette a disposizioni dei Comuni che si avviano alla fusione.
Sono riconosciuti contributi statali per dieci anni successivi alla fusione e contributi regionali per l'avvio, il cui periodo e misura sono disposti dalla Regione. La fusione porterà ad un aumento della qualità dei servizi erogati ed una riduzione dei costi, grazie alle sinergie ed alle economie di scala che si potranno realizzare nell'immediato futuro dopo la prima fase di assestamento funzionale, anche attraverso la riorganizzazione dei processi di acquisizione e di erogazione dei servizi medesimi.
Demografiche
Lo spopolamento della Val di Zoldo ha portato negli ultimi trent'anni una diminuzione sensibile e consistente dei residenti effettivi, si pensi a titolo esemplificativo che nel 1981 (data del censimento) la popolazione dei due Comuni era di 4.650 unità, ridotta a 3.464 alla data dell'ultimo censimento.
La fusione dei due Comuni creerebbe un nuovo ente locale con circa 3.500 abitanti (abitanti al 31.12.2012: Forno di Zoldo 2.550, Zoldo Alto 950), dislocati in un territorio di circa 141 kmq, venendosi a creare una realtà indubbiamente significativa, dal punto di vista politico, dimensionale ed economico, nel contesto di tutta la Provincia di Belluno e in particolar modo nella sua zona alta più prettamente montana.
IL PERCORSO ISTITUZIONALE
Le Amministrazioni dei due Comuni nel dare avvio al processo di fusione, con atto di indirizzo dei rispettivi Consigli comunali, hanno disposto che entrambe le Giunte e gli uffici comunali dei due Comuni approfondissero la possibilità di attuare la fusione e redigessero un apposito studio, da presentare anche alla popolazione, per valutare l'organizzazione futura degli uffici comunali del comune unico e i possibili risparmi da essa derivanti.
La Giunta comunale di Forno di Zoldo con atto n. 58 del 17.07.2014 e la Giunta comunale di Zoldo Alto con atto n. 32 del 21.05.2014 hanno nominato i componenti del gruppo di lavoro e approvato le linee di indirizzo per le modalità di lavoro per la realizzazione dello studio propedeutico alla stesura della bozza del progetto di fusione.
Lo studio ha avuto lo scopo di analizzare, partendo dal quadro normativo, la fattibilità della fusione considerando le realtà territoriali e amministrative esistenti, elaborando le previsioni migliorative della fusione sul bilancio del nuovo Ente, tenendo conto degli incentivi statali e regionali e delle economie realizzabili dal processo di riorganizzazione del personale e dei servizi.
COLLOCAZIONE GEOGRAFICA
Zoldo - o Val di Zoldo, come più diffusamente si legge - è la denominazione attribuita al bacino idrografico del medio e alto corso del torrente Maè. Si trova nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, racchiuso - protetto, si direbbe quasi - da una corona di monti che nel 2009 sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco: Pelmo, 3159 m; Civetta-Moiazza, 3220 m, San Sebastiano-Tamer e Mezzodì-Prampèr. Completano la corona, a sud, il gruppo Sforniòi-Bosconero-Serra, non compreso nei Sistemi Unesco.
Zoldo si raggiunge dalla Valle del Piave per la sr 251, che proviene dalla Val Cellina e da Longarone percorre la stretta gola del Canale, risalendo la valle del Maè fino al Passo Staulanza, 1766 m, da dove scende in Val Fiorentina. La valle è attraversata dalla sr 347 che la collega a ovest alla Valle del Cordèvole per il Passo Duràn (1601 m), e a est alla Valle del Bòite per il Passo Cibiana (1530 m).
Amministrativamente, Zoldo è suddiviso in due Comuni: Forno di Zoldo (848 m), che si estende nel medio corso del torrente Maè da Mezzocanale (628 m) al Ru Sec (poco a monte di Dont) e al Ru Torto; e Zoldo Alto (con sede a Fusine, 1177 m), che occupa l'alto corso del Maè fino al Passo Staulanza. A Zoldo Alto appartengono anche i villaggi del modesto bacino del Ru Torbol e della Valle di Gòima fino al Passo Duràn; a Forno di Zoldo quelli della Val Cervegana fino alla Val Inferna, poco sotto il Passo Cibiana. Il basso corso del Maè, da Mezzocanale fino alla Muda, dove confluisce nel Piave, fa parte del Comune di Longarone.
CENNI STORICI
La suddivisione amministrativa attuale risale alla dominazione napoleonica di inizio Ottocento. Napoleone entrò a Belluno nel 1804 e con il riordinamento del territorio (1806) suddivise il Bellunese (Dipartimento della Piave) nei distretti di Belluno, Feltre e Cadore e sostituì i Comuni alle Regole, istituite dai Longobardi con l'editto di Rotari nel 643. Il 6 maggio 1807 Zoldo fu diviso nei Comuni di Forno di Zoldo (basso e medio bacino del Maè da Mezzocanale a Dont e valli della Cervegana e destra Rutorto) e di San Tiziano di Gòima con sede a Fusine (alto corso del Maè e valle di Gòima), assegnati al cantone di Longarone. Il 16 marzo 1890 il Comune di San Tiziano di Gòima assunse poi la denominazione di Zoldo Alto.
Prima del 1807 la valle del Maè costituiva quindi un unicum amministrativo e tale rimase per quasi sei secoli, se si considera come atto di nascita della Comunità zoldana il suo diritto alla rappresentanza nel Consiglio dei Nobili di Belluno, ottenuto il 22 agosto 1224. Ma l'unitarietà del territorio è attestata anche nei secoli precedenti. Gli antichi romani (I-II secolo d. C.), sulle pendici del monte Civetta, incisero nella roccia scritte confinarie: FIN BEL IUL (Fines Belunatorum Iuliensium), una in versante zoldano e due in quello agordino. Con questi segni di confine intendevano frenare l'espansione di Julium Carnicum, che dalla Carnia attraverso il Passo della Mauria si era spinto fino alla Staulanza e al Fertazza, e assegnarono i pascoli e i boschi di Zoldo a Belunum. È presumibile che gli stessi confini fossero stati poi mantenuti con le popolazioni che intorno al V-VI secolo fuggirono dagli Unni che stavano invadendo il Cadore (a monte di Zoppè si ricordano un cimitero e la strada dei pagani).
Fin dal suo più lontano passato era costituita da 10 Regole (Regola Grande di Fornesiche, Regola di Forno, di Campo, di Astragal, di Dont, di Goima, Regola Grande di Coi, Regola di Fusine, di Maroso, di Pecol). I primi documenti in cui vengono citate sono del 1371 e del 1383 ("omnium hominum Regulle de Donto" e "omnium hominum et personarum de Gojma"), ma esse erano sorte alla fine dell'VIII secolo, quando Zoldo fu assegnato da Carlo Magno ai vescovi di Belluno. La conferma di unitarietà si ha fin dalle più antiche citazioni scritte. La prima è in un documento del 1031, con il quale l'imperatore Corrado II il Salico confermava al vescovo di Belluno i suoi possedimenti, tra cui Çaudes. Un secolo dopo (1161) un altro documento attesta che Federico Barbarossa restituiva al vescovo di Belluno i possedimenti che gli aveva tolto solo un anno prima, tra i quali è citato Zaudo. Ancora più precisa è una bolla papale del 18 ottobre 1185, che definisce i possedimenti vescovili del territorio bellunese. In essa papa Lucio III conferma al vescovo Gerardo de Taccoli, insieme ad altri feudi, la "Plebem Sanctii Floriani de Zaoldo cum capellis suis, et comitatum ipsius cum jurisdictione et districto in pertinentiis ipsius Zaoldi". È una breve citazione, ma consente di trarre un grande numero di informazioni storiche: l'esistenza in Zoldo di una pieve, dedicata a San Floriano (un santo nordico, invocato contro gli incendi e le alluvioni), l'esistenza di più "cappelle" distribuite sul territorio (probabilmente quella di San Nicolò a Fusine e di San Tiziano a Gòima), l'unitarietà del territorio assegnato e l'esistenza di una comunità sulla quale il vescovo poteva esercitare potere giurisdizionale. Quest'ultima precisazione si era resa necessaria in quanto nel 1184-1197 le comunità di Zoldo e Agordo (evidentemente in quel tempo potenti) si erano ribellate a Belluno, rifiutandosi di pagare le esose imposte (sulle miniere e sulle attività metallurgiche già fiorenti) ed erano state di conseguenza scomunicate e interdette dal vescovo. La controversia fu risolta solo nel 1224 da Gabriele da Camino, che ottenne la riduzione delle imposte e l'elezione di due incaricati di Agordo e Zoldo nel Consiglio dei Nobili della città.
Da qui possiamo far iniziare la Storia di Zoldo, feudo già ben consolidato, distribuito in villaggi che ancor oggi portano lo stesso nome. Anche il monumento più significativo della valle, la Pieve di San Floriano, costruita nella forma attuale nel XV secolo sotto la Serenissima, racconta la storia di una sola comunità. Sicuramente una chiesa parrocchiale più antica (citata nella bolla papale del 1185) già sorgeva nel medesimo sito, al centro delle vile di Zoldo Basso. E si deve ritenere che fosse l'unica, dato che le parrocchiali attuali si sono distaccate dalla chiesa madre molti secoli dopo (San Nicolò nel 1615, San Tiziano nel 1726). La presenza di una sola Pieve condizionava la vita sociale della popolazione, che in chiesa si incontrava in occasione delle funzioni, e anche il culto dei morti, che venivano tutti sepolti nel sagrato di San Floriano, con non poche difficoltà per gli abitanti di San Nicolò e San Tiziano (si dice addirittura che le salme in inverno venissero conservate sotto la neve fino alla primavera).
Nei secoli successivi in tutta la valle si svilupparono attività minerarie e soprattutto metallurgiche, che attirarono l'attenzione dei potenti. Per avere un'idea della loro importanza basti citare il Libro dei Feudi del Vescovato di Belluno del 1365, che documenta l'esistenza di sei forni fusori: de For, de Maresono, de Peculo, de sancto Nicolao de Zaudo, de Donto, deSsancta Maria. Il feudo di Zoldo passò così di mano in mano. Prima (1249) i vescovi dovettero cederlo al condottiero Ezzelino III da Romano, nel 1347 il re Carlo IV assegnò a Jacopo degli Avoscano, potente famiglia agordina il "Capitaneatum plebium Augurdi et Zaudi", e così via fino alla acquisizione di Belluno da parte della Repubblica di Venezia (1404), che ne mantenne il dominio fino all'arrivo di Napoleone. Dopo di lui arrivarono gli Austriaci e quindi ci fu l'annessione al Regno Lombardo Veneto prima e infine al Regno d'Italia.
TERRITORIO - VOCAZIONE
L'economia della valle si basa prevalentemente sul turismo, soprattutto a Zoldo Alto, dove si sviluppano gli impianti dello Ski Civetta, che conta circa 80 km di piste, alcune di esse illuminate per lo sci notturno e il nuovo stadio del biathlon a Palafavera. Nell'ambito delle bellezze naturali si fa menzione di due diversi sistemi del patrimonio Dolomiti Unesco che sono quelli del Civetta-Pale di San Martino e del Pelmo che valorizzano il turismo estivo. Forno di Zoldo è porta di accesso al settore nordorientale del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi con la Val Prampèr, anch'essa inclusa nel sistema Dolomiti Unesco. Forno di Zoldo ospita l'unica industria della valle, che produce componenti per occhiali occupando poco più di un centinaio di dipendenti.
LA VALLE DEL GELATO
Specificità comune ai territori dei due comuni è l'emigrazione, passata e recente. Già all'inizio dell'Ottocento erano apparse in Zoldo le prime avvisaglie di emigrazione massiccia, e comunque anche nei secoli precedenti i valligiani avevano cercato lavoro lontano da casa. Numerosa fu la manodopera scesa all'arsenale di Venezia a esercitare le "arti meccaniche" o quella di "maestro d'ascia", per le quali gli zoldani erano molto ricercati, e molti altri raggiunsero miniere e cantieri dell'Europa centro-orientale ai tempi dell' impero austro ungarico. Più significativi, e premonitori di un fortunato futuro, sono però i primi abbozzi di attività commerciale che iniziarono nella seconda metà dell'Ottocento in forma stagionale e itinerante.
Alla figura dello zoldano boscaiolo e fabbro dobbiamo allora associare quella del venditore ambulante, attività in cui non mancò di distinguersi, come era stato per esempio per la famiglia Colussi, originaria di Pianàz, emigrata a Venezia nel 1700 a far biscotti. Alla fine del secolo ebbe inizio anche l'emigrazione verso le Americhe, soprattutto del Centro e del Sud, come ricorda a Forno il ponte sul Maè, battezzato Rio Jordao in occasione del gemellaggio con quel piccolo villaggio dello stato di Santa Caterina, in Brasile, dove ancora oggi si parla dialetto zoldano. Gli zoldani dapprima giravano per le città dell'Impero con le caudiere delle pere cotte o le ceste di biscotti e caramelli; poi iniziarono a vendere "sorbetti" con i caratteristici carrettini, e nel periodo fra le due guerre non c'era città d'Europa che non contasse una gelateria zoldana. Oggi il gelato artigianale zoldano è conosciuto in tutto il mondo, fino in Cina, Giappone e Sud Africa, tanto che Zoldo é definita "la valle del gelato".
La vocazione turistica deve sicuramente parte del suo sviluppo a questa importante attività che ha portato in valle risorse da investire.
In conclusione dall'analisi dei contesti dei due comuni di Forno di Zoldo e di Zoldo Alto, emerge come gli andamenti insediativi e socio-economici che si stanno palesando nella Val di Zoldo sono facilmente riconoscibili: spostamento della popolazione dalla montagna alla valle, flusso migratorio oltralpe e aumento delle "seconde case", con conseguente impoverimento turistico. Ecco la necessità di un soggetto nuovo che sia in grado di rispondere alle nuove sfide che attendono il territorio.
Pertanto, i legami consolidati nel campo della scuola, del turismo, della gestione del territorio, delle associazioni di diverso livello, nonché aspetti di vita civile e sociale, di stili di vita, di mentalità e di cultura, fan si che questi Comuni del Val di Zoldo formino una unica comunità.
VANTAGGI DALLA FUSIONE
1. Aumento del 20% dei trasferimenti statali per un periodo di dieci anni.
Ai Comuni istituiti a seguito di fusione realizzati negli anni 2012 e successivi, spetta a decorrere dalla loro istituzione e per un periodo di anni dieci, un contributi straordinario che è commisurato al 20% dei trasferimenti statali attribuito per l'anno 2010 ai Comuni che hanno dato luogo alla fusione nel limite degli stanziamenti finanziari previsti (Decreto del Ministero dell'Interno 10.10.2012).
2. Esenzione dal patto di stabilità per 5 anni.
I Comuni istituiti a seguito della fusione sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dal quinto anno successivo a quello della loro istituzione, assumendo quale basi di calcolo le risultanze dell'ultimo triennio disponibile (art. 31, comma 32, della Legge n. 183/2011 e s.m.i.).
3. Utilizzo più efficiente del personale e delle risorse disponibili.
4. Maggiore potere di mercato verso i fornitori.
5. Contenimento dei costi conseguenti alla realizzazione di economie di scala.
Va inoltre, ricordato, che la legge regionale n. 18 del 27.04.2012 ad oggetto "Disciplina dell'esercizio associato di funzioni e servizi comunali", volta a realizzare un piano di riordino territoriale a seguito della disposizioni del succitato Decreto Legge n. 78 del 31.05.2010 convertito con modificazioni dalla Legge n. 122 del 30.07.2010 e del Decreto Legge n. 138 del 13.08.2011 convertito con modificazioni dalla Legge n. 148 del 14.09.2011, promuove e sostiene l'esercizio in forma associata di funzioni e servizi comunali, nonché la fusione di Comuni, facendo rientrare questa ultima nei criteri di preferenza in sede di ripartizione delle risorse finanziarie che la Regione Veneto stanzia a favore dell'esercizio associato delle funzioni e servizi comunali.
La legge regionale n. 18 del 27.04.2012 stanzia per l'esercizio finanziario 2015 la somma di euro 1.130.000,00 per l'incentivazione dell'esercizio associato di funzioni e servizi comunali, compresa la fusione dei Comuni.
Il percorso di fusione tra il Comune di Forno di Zoldo e Zoldo Alto risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e servizi comunali prima tramite la Comunità Montana e dal 2014 tramite l'Unione Montana Cadore Longaronese Zoldo costituita ai sensi della L.R. 40/2012 assieme ai Comuni di Longarone, Zoppè di Cadore, Soverzene e Ospitale di Cadore.
I Comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i due Enti.
La fusione tra i due Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione di tre popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i due Comuni bellunesi hanno chiesto di fondersi in nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "VAL DI ZOLDO" mediante la fusione dei Comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali e transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrative ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un graduale e corretto avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 stabilisce che la presente legge non comporta nuovi oneri a carico del bilancio della Regione.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.".
La parola al consigliere Finozzi.

Marino FINOZZI (Liga Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Nella seduta del 15 ottobre scorso, la Prima Commissione ha espresso parere favorevole in merito al giudizio di meritevolezza per l'istituzione del nuovo Comune denominato Val di Zoldo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finozzi.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Tutto qui? Secondo me meritava un po' di più, lo faccio io visto che abbiamo votato all'unanimità in Commissione per questa proposta. Non è una cosa che va sottovalutata perché si tratta di due comunità che hanno deciso di fondersi in una nuova comunità, in questo caso Val di Zoldo, tra l'altro sono zone che conosco molto bene e che frequento da molti anni.
Credo sia un bel segnale che la stagione delle fusioni sia ripresa all'interno di quest'Aula. Abbiamo visto fino adesso una stagione un po' povera. Purtroppo, alcuni casi di Comuni che avevano deciso di fondersi - ricordo i 6 Comuni della provincia di Rovigo - hanno avuto un parere contrario nel referendum popolare. Siamo passati da 581 Comuni a 579, tutte e due le fusioni precedenti hanno riguardato proprio i territori della provincia di Belluno.
Per fortuna, nella scorsa Legislatura è stata cancellata una norma che rendeva molto spesso impossibile la possibilità di fusioni, era quella che prevedeva il quorum al 50% più 1, di questo dovete ringraziare un emendamento da me proposto, ma non era per questo che volevo sottolinearlo, ma volevo sottolinearlo rispetto alle zone delle comunità montane dove moltissimi nostri concittadini sono emigrati all'estero e quindi non risiedono più in quei territori ed è difficile che tornino per votare e per votare le fusioni.
Quindi sottolineerei che è un passo importante. Oggi ci troveremo a votare per due fusioni, di due Comuni in un caso e di tre Comuni nell'altro. È una bella notizia, credo vada sottolineata. Forse dovremmo anche riflettere un po' di più e un po' più a fondo, non sarà il caso di farlo quando discuteremo della parte relativa alle province, ma sarà invece il caso di farlo con un provvedimento ad hoc: se quello che è stato fatto in materia di fusioni, e cioè delle agevolazioni nei confronti dei Comuni che vanno verso le fusioni, è stato sufficiente per promuovere un processo di aggregazione nel nostro territorio. Questo è il tema fondamentale del Veneto, per troppe volte abbiamo rinviato queste valutazioni e questa impostazione e questa tendenza. Penso a tantissimi settori non solo quello dei Comuni, mica devono fondersi solo i Comuni. Pensate alla gestione del trasporto pubblico locale, sono circa 39 le aziende che si occupano di trasporto pubblico locale. La stessa cosa riguarda la gestione dei rifiuti, mi pare che siano oltre 30 le aziende che si occupano della gestione dei rifiuti. Abbiamo ancora dodici Consigli di bacino; consigliere Finco, si ricorda che era stato protagonista di una proposta emendativa nella passata Legislatura per ridurre i consigli di bacino a livello provinciale sul tema dei rifiuti. Ci torneremo su questo tema, questo può essere un tema che potremmo riaffrontare in sede di discussione sulle province. E molti altri sono gli argomenti che possono andare in questa direzione. Ci lavoreremo perché credo che le fusioni siano assolutamente necessarie all'interno di questa Regione, perché il concetto vecchio del piccolo è bello non funziona più, non funziona più a tutti i livelli, non funziona a livello di imprese, non funziona tanto meno a livello di servizi locali.
Quindi, voteremo volentieri e convintamente a favore di queste due proposte di fusione. A noi resta solo un giudizio di meritevolezza e poi saranno i cittadini ad esprimersi, ci auguriamo che in entrambi i casi la risposta dei cittadini sarà positiva. Come Partito Democratico lavoreremo nel territorio affinché questa sia la risposta che i cittadini daranno a queste due richieste di fusioni della Val di Zoldo e dell'Alpago.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
Saluto gli amministratori presenti dei Comuni interessati.
La parola al consigliere Gidoni.

Franco GIDONI (Lega Veneta - Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Io ho una lettura un po' diversa da quella del collega Ruzzante, provenendo da questi territori di montagna. Posso capire le fusioni, posso capire che il piccolo non sia più bello, però per parlare di quello che sta succedendo in Zoldo non possiamo dimenticare la montagna veneta.
Rubo dal Libro bianco della montagna veneta del 2012 due brevi passaggi: "Si sta assistendo da tempo ad un progressivo processo di senilizzazione della popolazione che già oggi, ma ancor più in futuro richiederanno attente e adeguate politiche di intervento nel campo sanitario e assistenziale. Nello stesso tempo la contrazione della quota di popolazione giovane avrà ripercussioni sul fronte del mercato del lavoro, per effetto della mancanza di ricambio della forza lavoro locale. Ciò è oggi già evidente in alcune realtà comunali, specie di minori dimensioni che soffrono di situazioni di abbandono del territorio, aree marginali che possono forse trovare ancora una ragione di recupero nel riconoscimento e nella valorizzazione della loro funzionalità allo sviluppo delle aree vicine".
Lei, collega Ruzzante, viene in vacanza in Zoldo, lì invece ci sono qualche migliaio di persone che cercano disperatamente tutti i giorni di rimanere aggrappate con le unghie alla loro terra. Allora, forse il dibattito non è tanto sulle fusioni, sul senso delle fusioni, ma il dibattito è di quello che questa Regione intende fare per la montagna veneta e accomuno nella montagna veneta, ovviamente, la parte dell'alto vicentino piuttosto che l'alto veronese.
Credo che, oggi, l'impegno che ci prendiamo per il futuro è di affrontare una volta per tutte quello che questa Regione vorrà fare per le sue zone di montagna. È ovvio che un passino avanti lo si è fatto con l'articolo 15 dello Statuto, ma credo che quell'articolo vada riempito di contenuti. Perché, vedete, quello che oggi la Val di Zoldo viene a dire qui è che con la concretezza degli uomini di montagna, gente abituata fin da piccola a vivere in pendenza e vivere in pendenza non è facile, devi sviluppare doti di equilibrio non normali che chi vive in città molte volte non ha. Con questo senso di equilibrio, con questo senso di responsabilità, gli amministratori di questi due Comuni oggi sottopongono a noi la proposta di venire a creare un Comune unico. Ma non è ovviamente una scelta dettata da motivi diversi, da motivi di abbandono dei campanili o di unire i campanili. Voglio qui aprire una brevissima parentesi, la Val di Zoldo che comunque è una realtà riconosciuta, di cui abbiamo tracce storiche fin dal secondo secolo dopo Cristo, quando i romani posero i confini sul lato del versante Zoldano e su quello all'Agordino sulla Civetta scrivendo "FIN BEL IUL", cioè "Fines bellunatorus iul...", cioè la divisione tra la Carnia che cercava di avanzare e il territorio bellunese che cercava di definire la sua realtà. Quindi una sua comunità che ritrova le sue radici ancora quasi 2000 anni fa. È una realtà che ha condiviso la vita in valle, è una comunità che oggi vede i suoi giovani allontanarsi.
Oggi, lo dicono implicitamente - nella parte finale che credo che sia quella più amara - i vantaggi della fusione: aumento del 20% dei trasferimenti statali per un periodo di dieci anni, esenzione del patto di stabilità per 5 anni.
Allora, se questa è la realtà della fusione, credo che non ci siamo, credo che se noi obblighiamo la gente a rinunciare ai propri campanili, a ritrovarsi in unità più grandi sia la sconfitta della politica. Credo che sia la sconfitta di chi non riesce a dare più risposte e soprattutto risorse per chi cerca, ripeto, di continuare a vivere sul territorio che da 2000 anni ha visto si propri avi cercare di difendere.
Chiudo ovviamente complimentandomi con i sindaci, con la popolazione di Zoldo per questo passo importante. Ma ripeto, non considero chiuso con questo voto il discorso, soprattutto il discorso sulla montagna veneta. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Gidoni.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Volevo intervenire semplicemente per complimentarmi con i Comuni del bellunese che hanno fatto questa scelta e per dire che vorrei tanto che non fosse solo una scelta isolata, che parte da alcuni comuni magari spinta da necessità come è stato appena esplicitato di superare il patto di stabilità, di avere maggiori trasferimenti, ma sia dettato anche da una condivisione a livelli molto più ampi non solo in territori montani, ma anche altre aree, di una azione di razionalizzazione e di maggiore efficienza nel cercare di erogare i servizi ai propri cittadini.
Volevo sottolineare un aspetto. La montagna oggi vive in un contesto di difficoltà, ma questo non è un modo per parlarci addosso, per dire sempre le solite cose, ma obiettivamente chi lavora, chi vive in montagna, trova una serie di svantaggi che chi invece vive in città non ha.
Alla mattina i miei figli si alzano un quarto alle 6 per pagare mille euro di abbonamento dell'autobus per arrivare in città a scuola e tornare a casa alle 3 del pomeriggio, quando altri in dieci minuti sono già a casa. Vivere più lontano dalla città e dai servizi ha dei costi maggiori sia per studiare, per lavorare e per l'accesso a tutti i servizi sia pubblici che privati.
Ci sono una serie di elementi di svantaggio, soprattutto per chi fa impresa perché i costi sono certamente maggiori per ovvie ragioni di chi fa impresa in altre aree intorno alle zone di pianura, meglio urbanizzate e servite dalla rete viaria.
Ora, credo che dovremo partire da queste considerazioni in questa Legislatura per improntare un qualcosa di strutturale che riguardi la montagna. La montagna non ha bisogno di enti, non ha bisogno di sovrapporre nuovi enti, io sono stato tra quelli favorevoli all'abolizione delle Comunità montane pur venendo dalla montagna. La montagna ha bisogno di una normativa differenziata che riesca a compensare lo stato di disagio e di svantaggio in cui si trova. Perché se ho dei costi in più, poiché abbiamo diritto anche noi a rimanere a vivere in montagna e per vivere in montagna ci sono questi costi maggiori, che devono essere compensati necessariamente da una legislazione dal punto di vista del lavoro, dell'impresa e dei servizi che sia meno fiscale, che riesca a compensare questi svantaggi, almeno in parte. Questo manca, perché oggi avere un bar in qualunque luogo sperduto della montagna, magari lontano dai grandi flussi turistici, che ha una funzione più sociale che economica, significa pagare lo stesso regime fiscale, le stesse imposte di chi ha un bar ubicato nei pressi dei grandi centri cittadini. Oggi non c'è nessuna differenza tra chi fa una attività in montagna rispetto a chi fa una attività in città, sotto il profilo della legislazione di carattere fiscale.
Bisognerebbe fare in modo che in montagna fino ad un certo fatturato si possa non tenere la contabilità, ma solo conservare le fatture, non fare nessun adempimento fiscale, fare a meno del commercialista, dei consulenti, etc., perché fare impresa in quelle zone lì significa fare una azione sociale per il territorio e avere dei vantaggi che altrove, invece, non vengono riconosciuti. Invece non è così.
Oggi fare impresa in montagna significa dover competere con i prodotti di altri territori dove hanno meno costi. Pensiamo a cosa vuol dire produrre oggi il latte in montagna. Oggi ci sono dei costi di produzione del latte che non riescono a remunerare per nulla e i cui prezzi di vendita sono di molto inferiori ai costi di produzione.
In questa Legislatura cogliamo l'occasione, dallo sforzo che fanno a livello territoriale i Comuni ad aggregarsi, facciamo anche noi uno sforzo dove è possibile: molte materie sono competenza statale perciò non possiamo intervenire negli aspetti della fiscalità o delle contribuzioni, ma dove è possibile invece di creare strutture, enti o quant'altro, la cosa migliore che possiamo fare per la montagna è semplificare gli adempimenti ed eventualmente creare delle aree di vantaggio anche fiscale, dove chi fa impresa lì si trovi in una situazione da poter competere con chi fa impresa in altri luoghi più fortunati.
È lo spirito della legge che abbiamo approvato, quella per Belluno e per le aree montane, mi auguro che anche questa legge trovi attuazione attraverso una serie di provvedimenti della Giunta che traducano la volontà espressa da questo Consiglio in azioni concrete. Ripeto, non c'è da creare enti nuovi, ma c'è semmai da sburocratizzazione, da semplificare, da creare delle aree di vantaggio non perché siano avvantaggiati, ma per poter competere con il resto del territorio di questa Regione.
Quindi complimenti a questi Comuni, loro hanno fatto uno sforzo e noi dobbiamo fare altrettanto sforzo perché quella non è l'unica soluzione, è un aiuto che loro si danno per risolvere i problemi, ma l'aiuto più grande dobbiamo darlo noi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
La parola al consigliere Barison.

Massimiliano BARISON (Forza Italia)

Grazie, Presidente.
In linea con il voto favorevole che abbiamo espresso in Commissione consiliare, volevo sottolineare e evidenziare che il Gruppo consiliare di Forza Italia esprime e vota favorevolmente a questo provvedimento che dimostra lungimiranza da parte dei Comuni bellunesi coinvolti nei due provvedimenti.
Per questo motivo noi intendiamo sostenere tutti i progetti di fusione che verranno portati avanti perché dimostrano la capacità dei Sindaci di mettersi insieme per migliorare i servizi e per fare in modo di avere più risorse a disposizione a servizio dei propri cittadini.
Concludo con l'augurio che il Governo mantenga le sue promesse di incentivo sia in termini di trasferimento sia in termini di abbattimento del Patto di stabilità perché sicuramente rappresentano un modo concreto per incentivare la fusione dei Comuni.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Barison.
La parola al consigliere Casali.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Questo intervento è sia per dichiarazione di voto per questo e per il successivo provvedimento legislativo.
Anche noi della Lista Tosi per il Veneto voteremo naturalmente a favore di questa proposta, riteniamo che sia saggio e intelligente questo percorso fatto dai quattro Comuni non solamente per un discorso di difficoltà delle montagne, perché credo che quando si possono trovare delle sinergie e delle fusioni, fare dei ragionamenti che in qualche modo salvaguardano risorse pubbliche, le valorizzano, le rendono più disponibili, ottimizzano i servizi, credo sia giusto in qualsiasi periodo storico anche in periodi non di crisi come quello che purtroppo stiamo vivendo da diversi anni e soprattutto le Pubbliche Amministrazioni che vedono sempre meno soldi rimanere sul territorio e sempre meno risorse disponibili quindi per i cittadini.
Fortunatamente i Comuni del nostro territorio sono a macchia di leopardo, sono tantissimi, sappiamo che il nostro Stato è forse uno degli Stati con il maggior numero di Comuni che distano a pochissime centinaia di metri o chilometri, quindi questo percorso è un percorso favorevole e intelligente.
Credo, come hanno detto anche i colleghi oggi in Aula e in Commissione gli scorsi giorni, che come Regione dobbiamo in qualche modo incentivare moltissimo questi percorsi perché sono percorsi saggi, intelligenti, economici e soprattutto giusti proprio per il tipo di territorio che abbiamo sia della montagna sia della pianura, insomma di tutto il tessuto territoriale veneto, con proposte e anche informazioni che permettano ai Sindaci di attivare amministrativamente quello che i lungimiranti Sindaci, che sono qui presenti oggi, hanno adottato in questi anni.
Quindi ben vengano i momenti di crisi ma questi sono percorsi intelligenti in qualunque momento storico. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Condivido quanto appena detto dai miei colleghi ricordando che comunque crediamo sia ineludibile un processo sia di unione dei servizi sia di fusione, proprio per andare a valorizzare quelle che poi sono le specificità, perché si riescono ad ottimizzare delle risorse e si riesce, quindi, ad avere anche maggiori risorse proprio per avere più servizi e proprio per investire quel denaro per andare a capire come mantenere le specificità in un contesto anche di rete che diventi ineludibile man mano che stiamo andando avanti.
Ricordo anche che ben venga che ci sia un'attenzione particolare alla montagna, lo ricordo perché forse il consigliere Ruzzante prima si è fermato ad analizzare una parte senza però approfondire anche il fatto che, lui da turista ed io da turista e da nipote di una zoldana conosco bene la vita che c'è all'interno di quelle montagne, ricordo nell'ultimo provvedimento, che è la legge 11, siamo andati a togliere delle risorse a quei territori.
Quindi mi auguro che nei prossimi provvedimenti anche per quanto riguarda la parte di Assestamento al Bilancio, ci sia una particolare attenzione sia per quanto riguarda il funzionamento, i famosi 350 mila euro, sia per circa 1 milione che era stato tolto, sia per la pista ciclabile di Quero-Vas. Poi ci siano le attenzioni che prima ha posto il consigliere Valdegamberi sperando che questo sia solo l'inizio di un percorso che anche altri Comuni faranno non solo in quella zona ma in tutto il Veneto proprio capendo che si tratta, se gestito bene, di un processo che crea maggiori economie e sicuramente maggiore benessere anche per tutti i nostri cittadini.
Vigilando su quello che lo Stato ha promesso e che speriamo faccia, confidiamo che la Regione sia conseguente nell'incentivare e nell'accompagnare, anche con risorse fattive, questi processi di unione e di fusione tanto richiesti sia dai Comuni, sia dai cittadini sia anche dalle associazioni dove i processi vengono gestiti correttamente.
Quindi complimenti ai Comuni di cui stiamo discutendo e speriamo sia un processo non troppo lungo ma fruttifero.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francesca Zottis.
La parola al consigliere Berti.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Per dire che anche noi come Gruppo Movimento 5 Stelle voteremo a favore delle due prossime proposte anche per ricordare che ci troviamo di fronte a un territorio che è inutilmente frastagliato: 67 Comuni per poco più di 200 mila persone di cui 57 di questi Comuni sotto i 5.000 abitanti, normalmente considerata e indicata come quota minima per l'aggregazione dei Comuni, e addirittura di questi, 17 Comuni sono sotto i 1.000 abitanti.
Al giorno d'oggi quindi cose anacronistiche che non hanno più senso di esistere soprattutto in tempi di riduzione dei costi ed ottimizzazione di quelli che sono i servizi per i cittadini.
Quindi accogliamo favorevolmente questa proposta e voteremo sì per il territorio anche per dare un segnale forte ai veneti che la direzione da prendere è quella di una riduzione importante dei costi per l'efficientamento dei servizi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berti.
La parola al consigliere Dalla Libera.

Pietro Dalla Libera (Veneto Civico)

Grazie, Presidente.
Condivido anch'io le osservazioni e gli interventi fatti dai colleghi, per cui il voto favorevole di Veneto Civico c'è.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Libera.
Dichiaro chiusa quindi la discussione generale.
Non ci sono dichiarazioni di voto.
Pongo in votazione il giudizio di meritevolezza del PDL n. 64.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica).
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo al punto successivo.
PUNTO
7



DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA DELLA GIUNTA REGIONALE RELATIVO A "ISTITUZIONE DEL NUOVO COMUNE, DENOMINATO "ALPAGO" MEDIANTE FUSIONE DEI COMUNI DI FARRA D'ALPAGO, PIEVE D'ALPAGO E PUOS D'ALPAGO DELLA PROVINCIA DI BELLUNO". GIUDIZIO DI MERITEVOLEZZA (PROGETTO DI LEGGE N. 65/2015) (DELIBERAZIONE N. 71/2015)

Relazione della Prima Commissione consiliare.
"Ai sensi degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri Comuni scendano sotto tale limite.
La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 "Norme in materia di variazioni provinciali e comunali" disciplina, per quanto di competenza regionale, le variazioni delle circoscrizioni dei Comuni e delle Province, nonché il mutamento della denominazione dei Comuni.
Le variazioni delle circoscrizioni comunali possono consistere anche nella fusione di due o più Comuni in uno nuovo. Tali variazioni possono essere conseguenti al processo istituzionale avviato mediante l'Unione di Comuni.
Ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della suddetta legge regionale, quando uno o più Comuni, anche nel loro insieme, non acquisiscono titolo all'esercizio del potere di iniziativa legislativa per le variazioni delle circoscrizioni comunali, previsto dall'articolo 20 dello Statuto, i relativi Consigli possono presentare le loro richieste di variazione alla Giunta regionale, che, entro 60 giorni, trasmette al Consiglio regionale il corrispondente disegno di legge o respinge la richiesta, dandone comunicazione motivata alla competente commissione consiliare.
Alla luce della normativa sopraindicata, i Comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago della Provincia di Belluno hanno chiesto alla Giunta regionale di rendersi promotrice di un disegno di legge di fusione dei tre Comuni medesimi, rispettivamente con le seguenti deliberazioni:
COMUNE DI FARRA D'ALPAGO
Deliberazione del Consiglio comunale n. 13 del 9 maggio 2015;
COMUNE DI PIEVE D'ALPAGO
Deliberazione del Consiglio comunale n. 11 del 9 maggio 2015;
COMUNE DI PUOS D'ALPAGO
Deliberazione del Consiglio comunale n. 11 del 9 maggio 2015.
In merito i tre Consigli comunali, congiuntamente riuniti, hanno concordato quanto segue:
1) Il nuovo Comune si chiamerà ALPAGO.
2) La sede legale sarà a PIEVE D'ALPAGO; la sede amministrativa a PUOS D'ALPAGO e la sede operativa a FARRA D'ALPAGO.
3) Negli ambiti territoriali già sedi di Comuni, verranno istituiti dei MUNICIPI, allo scopo di valorizzare le specificità territoriali e assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle comunità d'origine. Le modalità elettive e le competenze degli organi municipali saranno disciplinate nello Statuto e nel Regolamento del Comune neo-istituito.
4) Si provvederà ad una riorganizzazione degli uffici e dei servizi al fine di giungere a soluzioni operative che valorizzino al meglio le professionalità presenti all'interno dei tre Comuni, prendendo a base lo studio recentemente redatto a livello di Unione Montana Alpago.
Le suddette deliberazioni dei Consigli comunali sono esecutive ai sensi di Legge e pubblicate a norma dell'articolo 7 della legge regionale 24 dicembre 1992, n. 25 ; avverso le quali non sono state prodotte osservazioni o opposizioni.
A supporto della richiesta di fusione i Consigli comunali di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago hanno allegato alle proprie deliberazioni il documento Politico Programmatico dal quale si evincono le seguenti ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche che sono a fondamento della richiesta di fusione proposta.
INTRODUZIONE
Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago formano – con Chies d'Alpago e Tambre – la regione dell'Alpago, territorio storico-geografico situato nella zona meridionale della Provincia di Belluno.
La conformazione morfologica ed orografica del territorio ha da sempre comportato lo sviluppo di un medesimo sistema sociale ed economico. Sin dalle loro origini, infatti, Farra, Pieve e Puos d'Alpago ebbero dei percorsi comuni, dovuti a ragioni geografiche (la contiguità territoriale, la presenza del Lago di Santa Croce – il più esteso del Veneto interamente in territorio regionale – e la foresta del Cansiglio) e a fattori economici correlati, come la comunicazione con la strada statale 51 di Alemagna, nonché le stazioni ferroviarie dell'Alpago e di Santa Croce del Lago.
Dal punto di vista geografico, l'Alpago è una conca naturale delimitata dai monti Dolada (1.939 m), Col Mat (1.980 m), Col Nudo (2.472 m, la cima più alta di tutte le Prealpi Venete), Col Visentin (1.763 m). Quest'ultimo segna il confine con la Provincia di Treviso, unendola tramite la Sella di Fadalto; altro confine con la medesima Provincia è costituito dall'altopiano del Cansiglio, che delimita anche il territorio con la Regione Friuli Venezia Giulia. Caratteristiche climatiche sono costituite da inverni lunghi e freddi e da estati ventilate e non troppo calde, con abbondanti precipitazioni soprattutto piovose.
CENNI STORICI
Caduta Venezia nel 1797, l'Alpago condivise le sorti del Veneto, passando sotto il controllo francese (con Napoleone nacquero infatti gli attuali Comuni) prima e asburgico poi, nel 1815, ed infine passando al Regno d'Italia nel 1866. Nel corso della Grande Guerra la Conca subì l'occupazione austriaca; durante la Seconda Guerra mondiale nella zona – soprattutto nel Cansiglio – furono attive diverse milizie partigiane.
Nel 1612 le località erano Curago (62 abitanti), Farra (274 abitanti), Garna (91 abitanti), Pieve (184 abitanti), Plois (159 abitanti), Puos (344 abitanti), Quers (23 abitanti), S. Croce (51 abitanti), Sitran (164 abitanti), Tignes (239 abitanti), Torch (63 abitanti), Torres (44 abitanti), Valzella (55 abitanti) e Villa (139 abitanti).
Nel 1866 gli abitanti erano raggruppati nei Comuni di Farra (1.925), Pieve (2.030) e Puos (1.615).
I dati attuali ufficiali disponibili esprimono un numero di abitanti pari a 2.697 per Farra, 1.866 per Pieve e 2.529 per Puos, su una superfice rispettivamente di 41,2, 25,2 e 13,8 kmq.
La vita religiosa del territorio si organizzò inizialmente nella prima parrocchia di Pieve d'Alpago, dalla quale si staccarono in ordine Farra d'Alpago nel 1625 e nel 1866 Puos d'Alpago. Tutte le parrocchie ricadono oggi nella forania di Pieve d'Alpago della diocesi di Belluno-Feltre. Da diversi secoli, per mantenere fede ad un voto fatto dagli antenati per ottenere dalla Vergine Maria la protezione dalle avversità atmosferiche, che danneggiavano le colture, è consuetudine recarsi in pellegrinaggio al Santuario della Follina con le croci delle Chiese, in testa quella più vecchia della chiesa di San Vigilio. Quest'ultima sorge isolata presso la sponda sinistra del Tesa molto probabilmente è la più antica dell'Alpago: il riscontro documentale sinora reperito certifica l'esistenza della chiesuola nel 1547, ma al suo interno vi sono reperti di un edificio anteriore, risalente ai secoli VII-VIII.
IL TERRITORIO ED IL SUO SVILUPPO
L'analisi del quadro economico non può prescindere da una valutazione di carattere storico. Infatti, dal primo dopoguerra, quando predominante era il settore primario, l'economia sino allora povera dell'Alpago era caratterizzata da una forte emigrazione verso i paesi europei maggiormente sviluppati. Nel corso degli anni, si è assistito ad una crescita sempre più importante delle attività edilizie, con una funzione di supporto dell'attività agricola.
Dagli anni sessanta del secolo scorso, scelte politico amministrative hanno portato ad individuare nella zona dei Paludi in Comune di Pieve d'Alpago (unitamente a Ponte nelle Alpi) l'area di sviluppo delle attività industriali, che attualmente risulta essere il secondo polo industriale della Provincia di Belluno. La zona industriale si completa con lo sviluppo delle attività dei Comuni di Puos e Farra, maggiormente votati al settore terziario del commercio, del turismo e dei servizi.
La coesione territoriale e sociale si esprime oggi anche attraverso le numerose associazioni di volontariato che operano nella conca, unitamente a servizi di carattere sovracomunale apprezzati dalla popolazione per la efficienza e la qualità. Esempi sono la Casa di Riposo per anziani, il Distretto sanitario, il Centro Servizi per il Volontariato, il Nucleo di Protezione Civile ANA, la Consulta Giovani Alpago e l'E.V.A. Alpago (Emergenza Volontari Ambulanza Alpago) per il servizio di pronto intervento e soccorso.
Le scuole dell'Alpago sono anch'esse gestite da un unico istituto comprensivo. In alcuni casi lo stesso plesso accoglie studenti provenienti da comuni diversi.
Pertanto, i legami consolidati nel campo della scuola, del turismo, della gestione del territorio, delle associazioni di diverso livello, nonché aspetti di vita civile e sociale, di stili di vita, di mentalità e di cultura, fan si che questi Comuni dell'Alpago formino una unica comunità.
VANTAGGI DALLA FUSIONE
1. Aumento del 20% dei trasferimenti statali per un periodo di dieci anni.
Ai Comuni istituiti a seguito di fusione realizzati negli anni 2012 e successivi spetta, a decorrere dalla loro istituzione e per un periodo di anni dieci, un contributo straordinario che è commisurato al 20% dei trasferimenti statali attribuito per l'anno 2010 ai Comuni che hanno dato luogo alla fusione nel limite degli stanziamenti finanziari previsti (Decreto del Ministero dell'interno 10.10.2012).
2. Esenzione dal patto di stabilità per 5 anni.
I Comuni istituiti a seguito della fusione sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dal quinto anno successivo a quello della loro istituzione, assumendo quale base di calcolo le risultanze dell'ultimo triennio disponibile (art. 31, comma 32, della Legge n. 183/2011 e s.m.i.).
3. Utilizzo più efficiente del personale e delle risorse disponibili.
4. Maggiore potere di mercato verso i fornitori.
5. Contenimento dei costi conseguenti alla realizzazione di economie di scala.
Va, inoltre, ricordato che la legge regionale n. 18 del 27.04.2012 ad oggetto "Disciplina dell'esercizio associato di funzioni e servizi comunali", volta a realizzare un piano di riordino territoriale a seguito della disposizioni del succitato Decreto Legge n. 78 del 31.05.2010 convertito con modificazioni dalla Legge n. 122 del 30.07.2010 e del Decreto Legge n. 138 del 13.08.2011 convertito con modificazioni dalla Legge n. 148 del 14.09.2011, promuove e sostiene l'esercizio in forma associata di funzioni e servizi comunali, nonché la fusione di Comuni, facendo rientrare questa ultima nei criteri di preferenza in sede di ripartizione delle risorse finanziarie che la Regione Veneto stanzia a favore dell'esercizio associato delle funzioni e servizi comunali.
La legge regionale n. 18 del 27.04.2012 stanzia per l'esercizio finanziario 2015 la somma di € 1.130.000,00 per l'incentivazione dell'esercizio associato di funzioni e servizi comunali, compresa la fusione dei Comuni.
Il percorso di fusione tra il Comune di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago risulta essere una soluzione ottimale per risolvere le problematiche economiche dei piccoli Comuni, oltre ad essere il termine naturale del processo avviato dagli stessi da anni per la gestione associata delle funzioni e servizi comunali, prima tramite le Comunità Montane e, dal 2014, tramite l'Unione Montana costituita ai sensi della L.R. 40/2012 assieme ai Comuni di Chies d'Alpago e Tambre d'Alpago.
I Comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago hanno deliberato di condividere un percorso di fusione, previa adeguata e preventiva informazione e consultazione delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio.
Si prende atto pertanto che è stato svolto un percorso di informazione e consultazione della popolazione e delle forze associative, economiche e sociali presenti sul territorio sull'iter normativo finalizzato a portare a termine il processo di fusione tra i tre Enti.
La fusione tra i tre Comuni rappresenta, quindi, la logica conseguenza della presa d'atto di una situazione di perfetta integrazione di tre popolazioni che già si trovano a vivere in armonica simbiosi.
Il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale consta della presente relazione con la quale vengono illustrate le ragioni per le quali i tre comuni bellunesi hanno chiesto di fondersi in un nuovo Comune e di cinque articoli.
Con l'articolo 1 si istituisce, in particolare, il nuovo Comune denominato "ALPAGO" mediante la fusione dei Comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago.
Con l'articolo 2 si dà atto dei risultati del referendum tra le popolazioni interessate che sarà indetto ai sensi delle leggi regionali 12 gennaio 1973 n. 1 e 24 dicembre 1992, n. 25.
L'articolo 3 contiene delle disposizioni finali e transitorie indispensabili per assicurare la continuità amministrative ed il governo del territorio dei Comuni originari nonché un graduale e corretto avvio del processo di organizzazione del nuovo Comune.
L'articolo 4 stabilisce che la presente legge non comporta nuovi oneri a carico del bilancio della Regione.
L'articolo 5, infine, riguarda la dichiarazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto e la sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.".
La parola al consigliere Finozzi per la relazione.

Marino FINOZZI (Liga Veneta-Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Anche in questo caso andiamo a votare un provvedimento dove la Prima Commissione ha espresso parere favorevole all'unanimità sul giudizio di meritevolezza.
Vorrei approfittare, però, per esprimere un mio parere in merito a questi due provvedimenti.
Caro collega Ruzzante, forse oggi non è proprio una giornata di festa perché io credo che i Comuni che hanno chiesto di fondersi in un'unica Comunità non abbiano fatto da una scelta convinta, ma da una scelta costretta. Costretta dal fatto che questi Comuni non sono più in grado di rispondere ai bisogni dei propri cittadini perché questo Stato li ha portati alla fame, li ha portati a non poter più essere nelle condizioni di rispondere alle esigenze del proprio territorio.
Allora dobbiamo chiederci: perché siamo arrivati a queste condizioni? Il motivo è semplice: un debito pubblico attraverso il quale lo Stato ha tagliato in modo pesante le risorse alle nostre Comunità. Ma questo debito pubblico non l'hanno mica generato quei Comuni.
Vorrei sapere se quei Comuni avessero le stesse condizioni dei cugini trentini se avrebbero scelto la stessa strada di far morire le proprie comunità locali. Io credo di no. Credo che se questi Comuni avessero avuto la possibilità di avere pari condizioni dei Comuni trentini forse non saremmo arrivati a queste condizioni.
Il debito pubblico non è stato generato né da questi Comuni, né dai Comuni veneti né tanto meno da questa Regione, perché da sempre questa Regione ha dato di più rispetto a quello che ha ricevuto e noi ne stiamo pagando le conseguenze di una scellerata attività amministrativa a livello statale che ha compromesso non solo la vita dei Comuni di montagna ma di tutte le comunità venete e vediamo anche il problema legato alle Province e alla vita stessa della Regione Veneto.
Quindi ho evitato di aprire una discussione retorica che ci avrebbe portato appunto a distinguere i motivi per cui le varie forze politiche che compongono questo Consiglio hanno approvato all'unanimità questo provvedimento e il precedente in Commissione.
La Lega ha votato a favore di questo provvedimento in virtù del fatto che siamo rispettosi che i cittadini di questi Comuni possano esprimersi se devono fondersi oppure no.
Oggi noi non approviamo la fusione, ma la possibilità di quelle popolazioni di esprimersi attraverso un referendum che credo sia sempre stato per la Lega un principio fondamentale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Finozzi.
La parola al consigliere Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio il collega Finozzi perché mi consente un po' di precisare il ragionamento che ho fatto nella prima parte e ringrazio anche il collega Gidoni per poter interloquire rispetto alla materia che abbiamo sottoposto al Consiglio regionale.
Intanto tutte le forze politiche hanno espresso voto favorevole quindi vuol dire che da questo punto di vista c'è un appoggio rispetto a quello che le Comunità locali hanno deciso.
Certo, c'è un referendum, non mi sfugge, l'ho detto anche nel precedente intervento ma potrebbe esserci legittimamente una forza che è contraria alle fusioni. Non mi pare che andiamo in questa direzione né mi pare questa, non vorrei sbagliarmi, la direzione di marcia della maggioranza rispetto a temi ancora più delicati, penso per esempio - sarà un tema del quale discuteremo nel prossimo futuro e abbiamo anche richiesto un'audizione proprio nella Prima Commissione relativamente a un tema molto delicato, estremamente delicato, molto preoccupante per il futuro dei risparmiatori e delle imprese venete - a quello relativo ai sistemi di credito di questa Regione. Mi pare che lì il Presidente Zaia, non noi, ha parlato di fusioni, no?
Le fusioni non sono solo un qualcosa che si subisce, talvolta possono essere un qualcosa che mantenendo intatte le identità di un luogo, perché vede, collega Gidoni, le storie dei luoghi vengono anche da molto più lontano, a pochi chilometri dai territori di cui stiamo parlando esiste uno dei più importanti e non sufficientemente valorizzati ritrovamenti archeologici italiani, europei e mondiali, mi riferisco all'uomo di Mondeval, 7.000 anni prima di Cristo, di questo stiamo parlando su quei territori e stiamo parlando di una storia che è molto lunga, sarà ancora molto lunga e non sarà la fusione amministrativa di 2 o 3 Comuni a cancellare la storia di quei luoghi che è molto profonda. Questo è un po' il senso.
Il senso è quello di trovare una nuova identità dal punto di vista amministrativo che non cancella nulla della storia dei luoghi delle tradizioni, delle culture di quei luoghi, ma semplicemente li vuole far vivere dentro un abito che probabilmente è in grado anche di valorizzare meglio le qualità di quei territori. Questa è un po' la sfida che abbiamo di fronte.
È più valorizzato un bene monumentale o un bene culturale se inserito all'interno di una realtà più ampia che non all'interno di un Comune di 700 anime? Questo vale per tantissimi luoghi del nostro Veneto. Allora l'idea delle fusioni va in questa direzione, verso una nuova realtà amministrativa che non cancella nulla della storia precedente.
Ci tengo anche a sottolinearlo perché, se no il ragionamento rischia di esser ammantato di tante parole ma alle parole sarebbe bello che seguissero i fatti perché, collega Gidoni, lei ha votato un paio di settimane fa in quest'Aula la cancellazione di un contributo di 1 milione per la specificità della Provincia di Belluno. È l'applicazione esattamente dell'articolo 15 dello Statuto, che ricordo perfettamente perché è stato il nostro Gruppo a proporlo quell'articolo in sede di Statuto, che troverà l'attuazione attraverso le leggi attuative di quel principio statutario. Ci torneremo a partire dalla riflessione sulle Province perché noi vogliamo dare concretezza.
Io non parlo delle parti relative, sempre nella legge 11, che sono state tolte al Comune di forno di Zoldo della pedonale lungo la strada provinciale 7 per un contributo di 200 mila euro o per un recupero di fabbricato di 22 mila euro, non parlo del taglio di 210 mila euro per Pieve d'Alpago per la rotatoria nella località Ghidia, non parlo del contributo di 76 mila euro che avete cancellato per il Comune di Farra sulla sicurezza stradale, parlo del milione di euro per la specificità di Belluno.
Mentre gli altri appartenevano, lo sappiamo, a provvedimenti ad hoc che sono stati discussi nella vecchia legge di stabilità, di quelli non parlo però sono stati tolti a quei territori da parte della maggioranza, però parlo del milione sulla specificità dell'articolo 15 nel nostro Statuto. Lì avete messo le mani sul posto sbagliato secondo me perché quella Provincia, proprio perché la conosco bene e so perfettamente che oggi sopra i 1.000 metri in quella zona devono già spalare la neve. Allora siccome c'è una specificità particolare e nelle stagioni recenti abbiamo dovuto assistere a metri e metri di neve che sono stati spalati sopra i tetti delle abitazioni a rischio di sfondamento delle strutture sportive e a quant'altro, siccome queste sono le specificità della montagna non a caso abbiamo scritto quell'articolo 15 dello Statuto.
Quindi è con questo spirito, con questa idea della montagna, che voteremo a favore di questi provvedimenti non solo perché condividiamo i processi di fusione, ma perché siamo convinti che dentro a quei processi di fusione ci stia un'idea e una capacità di queste comunità di far vivere meglio il futuro di quei territori mantenendo più persone all'interno della montagna perché anche questo è lo spirito con il quale io credo queste comunità vanno verso le fusioni.
Quindi è con questa volontà convintamente che voteremo a favore di questi provvedimenti sperando che ne seguano anche altri, ma su questo anche la Regione deve fare la sua parte rivedendo la vecchia norma sulle fusioni. È questo l'invito che volevo fare alla maggioranza. Siccome non ha funzionato qualche motivo ci sarà.
Per esempio perché in Emilia Romagna hanno messo nel primo articolo della legge la condivisione dei sistemi informatici, consigliere Presidente Finozzi? Perché quello è il primo passo affinché ci sia un dialogo costante e comune.
Noi abbiamo delle Unioni dei Comuni dove ci sono 5 Comuni e 4 o 3 sistemi informatici diversi e non dialoganti tra loro. Fare rete oggi è assolutamente necessario perché significa risparmiare risorse, significa ottimizzare le risorse che mettiamo a disposizione e significa forse consentire a molti di questi Comuni di avere più risorse per dare risposte alle domande dei cittadini in termini di servizi.
Questa è la sfida che abbiamo di fronte e non è una sfida che va giocata maggioranza contro opposizione perché stiamo parlando delle nostre comunità, dei nostri territori. È una sfida che dobbiamo provare a giocare.
Su altre cose ci sfideremo, sui centri commerciali ci sfideremo, ma su queste materie, su questi temi credo che dobbiamo in qualche modo raccogliere la sfida che ci arriva dal territorio senza scaricare sempre responsabilità su altri.
Vediamo che cosa possiamo fare noi qui nel Veneto. La gente vi ha votato e ci ha votato per rappresentarli in questo Consiglio regionale: cosa possiamo fare in più di quello che è stato fatto? Credo, per esempio, finanziare la legge sull'autonomia della Provincia di Belluno.
Credo che questa sia una grande sfida perché se non riconosciamo, oltre ai principi, anche i valori di quella scelta, rischiamo di fare un buco nell'acqua cioè rischiamo di avere sancito un principio, ma non averlo concretizzato attraverso i mezzi sufficienti per poter dare gambe a quella proposta che per quel territorio significa la vita, significa veramente pensare e ripensare a quel territorio.
Credo che questa sia la sfida che abbiamo di fronte per questo voteremo a favore di questa proposta per la nascita del Comune di Alpago.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ruzzante.
La parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Rubo solo un paio di minuti per sfatare un luogo comune che spesso ho sentito più volte in quest'Aula cioè dire che bisogna abbattere i costi in questi Comuni inefficienti etc..
Io volevo ricordare che i veri Comuni inefficienti, sono quelli che ricevono più soldi dallo Stato e quelli che costano di più - e vi invito ad andare sul sito del Ministero dell'Interno dove ci sono i conti consuntivi dei Comuni, prendeteli in mano sulle categorie di Bilancio perché man mano tutti i Bilanci vengono recapitati lì - prendete i Bilanci dei vari Comuni, io ho fatto un'analisi una volta, prendete quelli di montagna, prendete quelli di città, prendete diversi Comuni con la spesa corrente, spesa capitale, trasferimenti, c'è tutto per categorie, poi dividete per abitanti e scoprirete delle cose che pochi riescono a sapere, pochi sanno e nell'opinione pubblica spesso non si sa, ad esempio che un Comune, una città come Verona, riceve dallo Stato pro capite per abitante più di un Comune di montagna. Quasi il doppio. Non solo, ha la spesa pro capite superiore anche di altri Comuni.
Teniamo presente che oggi ci troviamo con le città capoluogo che, attraverso questi appalti in house, gestiscono le municipalizzate e aprono il cassetto con i soldi che arrivano anche da servizi erogati dai Comuni che nel tempo sono stati accorpati attorno alle municipalizzate delle città, quindi le città oltre ad avere più soldi hanno il cassetto da aprire dalle municipalizzate per autofinanziarsi, mentre i Comuni della periferia e quelli più lontani più pagano e basta.
Questo è un fatto reale e quindi il fatto di dire "accorpiamo perché sono inefficienti", hanno un territorio vastissimo: troppo bravi sono a garantire i servizi su territori, aree vastissime, diversi chilometri quadrati con strade, infrastrutture, servizi magari con 1.000 abitanti e basta, aree ampissime, con entrate pro capite che su quei 1.000-2.000 abitanti sono la metà di quelle delle città.
Allora se vogliamo essere seri, consigliere Ruzzante, dobbiamo dire vogliamo fare la politica per la montagna? Sgraviamo dalle tasse o sgraviamo da altre parti oppure aumentate i trasferimenti, una delle due: pro capite! Allora facciamo la politica per la montagna altrimenti facciamo regalie, non siamo equi e non siamo giusti.
Poi il fatto che i grandi Comuni siano più efficienti – altro dato che si può smentire e vi invito a leggere le statistiche – mi pare che il grado di efficienza massimo nel complesso si raggiunge su dimensioni di 10-15.000 abitanti, quando si supera questa dimensione cominciano non le economie di scala ma le diseconomie di scala, cominciano i baracconi, quindi i Comuni sopra i 15.000 abitanti di solito hanno costi pro capite superiori agli altri.
Questo per dire che è vero, è giusto accorpare, però teniamo ben presente che non ci sono delle regole fisse, non è che il piccolo è inefficiente e il grande è efficiente, purtroppo il grande è più inefficiente del piccolo e il grande riceve molto più del piccolo.
Questa è un'ingiustizia che oggi dobbiamo mettere ben chiaro all'interno di quest'Aula, perché fintanto che le città di Padova, di Verona, non parliamo di Venezia etc., ricevono due volte pro capite per abitante, non complessivamente ovviamente, i soldi che riceve un piccolo Comune di montagna – e questi sono dati che invito chiunque ad andare a prendere nel sito e fare una divisione tra trasferimenti e il numero di abitanti – questo vuol dire che c'è un'ingiustizia verso quelle persone che vivono lì le quali, tra l'altro, hanno buona parte dei servizi lontani da casa, i loro servizi costano di più dei servizi scolastici, sanitari, del lavoro, del pendolarismo e quant'altro, si trovano svantaggiati e ricevono di meno.
Su questo dobbiamo fare veramente un esame di coscienza che non si ferma solo a quest'Aula ma deve partire da Roma se è vero che aiutiamo la montagna creiamo le condizioni, perché chi vive in zona di svantaggio sia trattato non meglio ma quanto meno alla pari degli altri cittadini e poi possiamo cominciare a fare tutte le filosofie che vogliamo sul contributino tagliato o non tagliato che a poco serve, poco cambia.
Non cambiano niente i 50.000 euro dati in più o in meno, c'è un sistema da rivedere e mi auguro che questa Regione possa affrontare in maniera sistematica, non tanto a spot o creando enti o contributini ad hoc, che non servono a nulla perché il male è endemico, è diffuso ed è un modo di concepire la montagna, siccome non c'è voto e non c'è consenso, come la parte residuale e non alla pari degli altri.
Qui non si chiedono regalie, non si chiedono privilegi, si chiede solo giustizia di essere trattati alla pari degli altri. Io voglio che in montagna ci siano gli stessi trasferimenti che ci sono in città di Verona o in città di Padova, non voglio niente di più.
Se diamo questi trasferimenti alla montagna, la montagna non avrà problemi perché sa gestire bene i propri soldi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo Enrico BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Non potevo esimermi dal dire due parole visto che uno dei tre Comuni è il mio Comune dove risiedo da 46 anni.
Saluto il Sindaco e anche gli altri Sindaci naturalmente, chissà se fra di loro ci sarà il futuro Sindaco del Comune di Alpago, questo lo vedremo. Intanto in base all'esito del referendum perché, come è stato ricordato giustamente, noi qui approviamo una legge che consente alla popolazione di esprimersi e credo che questo sia assolutamente legittimo e sia un atto assolutamente positivo nei confronti delle popolazioni di montagna.
Non è una decisione calata dall'alto, mi piace sottolineare questo aspetto.
Perché dico questo? Il 17 dicembre 2001, cito questa data perché in Alpago c'è già stato un referendum per la fusione in quel caso dei 5 Comuni.
L'Alpago è una Regione composta da 5 Comuni, oltre ai 3 che hanno chiesto il referendum ci sono anche Tambre e Chies che in questo caso si sono dissociati e hanno ritenuto di scegliere un altro percorso, un'altra strada, di rimanere così come sono e di non far esprimere la popolazione.
Invece nel 2001 fecero esprimere la popolazione, l'esito del referendum fu il seguente: nel Comune di Puos vinsero i sì, nel Comune di Pieve vinsero i sì, nel Comune di Chies vinsero i sì, nel Comune di Tambre e nel Comune di Farra vinsero i no. Nel referendum Pieve non fu raggiunto il quorum. La Prima Commissione decise di non procedere alla fusione perché non si capiva bene, dalla legge, se bastava la maggioranza totale della popolazione di ogni singolo Comune etc.
Io mi auguro che questa volta in tutti e tre i Comuni, lo dico perché io quella volta votai sì come il 90% della popolazione del mio Comune, ci sia un sì in tutti e tre i Comuni e questo permetta di andare verso la fusione perché ritengo che la fusione consenta non solo le agevolazioni che sono elencate, e sono state ricordate come l'aumento del 20% dei trasferimenti statali, l'esenzione del Patto di stabilità per 5 anni, utilizzo più efficiente del personale, fare rete, fare una pianificazione che sia non seguendo il confine amministrativo, ma un confine geografico territoriale e fisico, e ricordo che l'Alpago è stato il primo esperimento di PATI ed è stato il primo PATI che approvammo in Provincia di Belluno nell'ormai lontano 2010 mi pare, e quindi questo è un passaggio che consente tutta una serie di cose assolutamente positive.
Ma devo dire una cosa però, perché ho sentito parlare di specificità, ho sentito parlare di montagna, ho sentito parlare di neve... Intanto la neve, almeno nella nostra zona, è scesa sopra i 1.350 e non sopra i 1.000 ma, a parte la battuta che vuole essere tale, devo dire che io mi auguro che siano garantite queste agevolazioni che sono previste e non siano tagliate, perché nella legge di stabilità di due giorni fa è stato tolto il fondo che consentiva l'agevolazione per quanto riguarda i carburanti delle aree di montagna di confine, che riguardano in modo particolare la Provincia di Belluno e la Provincia di Sondrio. Un Fondo nato a Roma a seguito dell'istituzione di un Fondo simile che fu realizzato per la prima volta in questo Consiglio regionale dal sottoscritto e poi appunto ereditato dal Governo nazionale, per fortuna, ma c'era un altro Governo al momento.
Ma così è sempre tolta l'agevolazione sul gasolio da riscaldamento e il riscaldamento ovviamente è una spesa che incide molto di più in montagna che non in pianura, quindi questo è un altro provvedimento che è stato tolto dal Governo centrale.
Io sono stato Presidente della Provincia dal 2009 al 2011. Voi sapete che le competenze di una Provincia sono legate al territorio e non tanto al numero di abitanti e la Provincia di Belluno è la più grande del Veneto. Avendo competenze quindi spese legate all'estensione territoriale ed entrate proprie legate al numero di abitanti, la Provincia di Belluno – come tutte le Province di montagna non a statuto speciale – viveva di trasferimenti statali. Allora, mentre in quei tre anni lo Stato ha azzerato i 30 milioni di trasferimento che dava in spesa corrente, la Regione è intervenuta – e c'è anche un'interrogazione del consigliere Conte in tal senso - con quasi 16 milioni di euro di introiti del Demanio idrico che oggi vengono incassati grazie alla specificità della Provincia di Belluno esattamente come accade in Provincia di Sondrio, Veneto e Lombardia, e come invece non accade per Verbania. Cito Verbania, Sondrio e Belluno perché sono le uniche tre Province interamente montane a Statuto ordinario. In Piemonte ciò non succede, ma in Lombardia e in Veneto succede. Ci sono Governi di colori diversi in Lombardia e in Veneto rispetto al Piemonte.
Devo dire che anche quanto accaduto recentemente con tutte le frane della Valle del Boite con tre morti, la Regione è intervenuta, i Comuni sono intervenuti, la Provincia è intervenuta – vi ho dato i dati subito dopo l'emergenza – e il Governo ha messo 2 milioni di euro. Questa è la realtà dei fatti. Io credo che questo non sia tollerabile visto e considerato qual è il residuo fiscale del nostro territorio della Regione Veneto ma anche della Provincia di Belluno.
Devo dire che assistiamo continuamente, pur avendo 20 miliardi di residuo fiscale, a tagli da parte del Governo, 240 milioni sulla sanità e altri 100 milioni sul resto dei trasferimenti, ma quello che mi sconvolge di più è che sento parlare di specificità da chi una settimana fa ha bocciato al Senato un emendamento presentato dal Senatore Crosio che prevedeva che Sondrio e Belluno - esattamente per il fatto che sono le uniche Province interamente montane a Statuto ordinario - diventassero come Trento e Bolzano, cioè che si trattenessero le loro risorse. Stiamo parlando di una posta da 1 miliardo di euro perché questo è il residuo fiscale della Provincia di Belluno.
Fate il conto: 4 mila euro pro capite, sono 220 mila abitanti, grossomodo è 1 miliardo di euro. Ma non era una richiesta di soldi da un Governo perché volevano tenersi i soldi di qualcun altro, sono i loro soldi, la differenza fra quello che pagano al Governo nazionale – io sono una Partita IVA ma l'IVA la verso allo Stato non alla Regione - e quello che torna indietro è quasi 1 miliardo di euro, e il PD ha votato contro e oggi ci viene a dire: ma la specificità.
Allora intanto chiariamo anche per la stampa perché è stata fatta troppa confusione in questi anni tra specificità, autonomia amministrativa, autonomia legislativa, autonomia finanziaria.
Chiariamo subito come stanno le cose: in questo Consiglio regionale in ottobre 2006 il Consiglio regionale ha votato un progetto di legge statale di modifica alla Costituzione chiedendo l'autonomia per il Veneto col mantenimento dell'intero gettito in Veneto. Fu chiesta dal sottoscritto la votazione nominale e ci sono - basta entrare in internet - i nomi di chi ha votato a favore per trattenere i 20 miliardi di residuo fiscale e di chi ha votato contro. Basta andare a vederselo e se qualcuno non ce l'ha fornisco io i verbali con nomi e cognomi di chi ha votato sì e chi ha votato no. La stessa cosa per l'emendamento di Crosio.
Allora dico che venire a dire a noi che abbiamo tolto 1 milione di euro - cosa che non è vera e poi vi spiego - alla specificità dopo che la Regione ha aumentato di 15 milioni di euro i trasferimenti alla Provincia di Belluno mentre lo Stato ne ha tolti 30, francamente è una cosa che mi lascia perplesso per non dire altro.
Perché ho sottolineato queste cose? Perché quello che non dobbiamo fare è creare una guerra fra poveri dove la Provincia di Belluno accusa la Regione e la Regione dice "Non ho i soldi" e intanto qualcuno da qualche altra parte si incassa 20 miliardi di euro, perché di fronte a questi numeri credo che sia difficilmente sostenibile il fatto che "la Regione non interviene".
Cos'è la specificità? La specificità è tenere conto del fatto che c'è una realtà di montagna e che quindi quando si interviene su quel territorio si dà qualcosa in più rispetto al resto del Veneto, ma questo non potrà mai essere quello che hanno Trento e Bolzano perché a Trento e Bolzano hanno 4 mila euro a cranio in più a disposizione, cosa che in Veneto non c'è. Allora è difficile parlare di questa specificità quando ci troviamo in questa situazione finanziaria.
Se facciamo tutti insieme la lotta per tenerci questa quota parte di residuo fiscale potremo aiutare la montagna, altrimenti continuiamo a prendere in giro i bellunesi dicendo: la Regione non dà la specificità, la Regione non dà l'autonomia.
L'autonomia che vogliono i bellunesi – questo lo dicono i bellunesi - è l'autonomia che hanno Trento e Bolzano e questa non la può dare la Regione perché si può dare solo con una modifica della Costituzione. Tutto il resto, dire che l'autonomia amministrativa risolve i problemi di Belluno, è una balla colossale perché è come paragonare un triciclo a una Ferrari.
Allora non si può tollerare e io non accetto più di sentire che si dica continuamente che l'autonomia amministrativa risolve i problemi di Belluno mentre vengono tagliati i trasferimenti, vengono smantellate le Province, vengono tolte le Prefetture, vengono tolti i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco e via dicendo, e sono tutte cose che non sta facendo la Regione ma le sta facendo qualcun altro.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
Non ci sono altri interventi quindi dichiaro chiusa la discussione generale.
Non ci sono dichiarazioni di voto.
Pongo in votazione il giudizio di meritevolezza del PDL n. 65.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Registriamo il voto favorevole del consigliere Dalla Libera.
PUNTO
8



PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI AZZALIN, MORETTI, FINCO, FERRARI, DALLA LIBERA, FRACASSO, GUARDA, PIGOZZO, RUZZANTE, SALEMI, SINIGAGLIA, ZANONI E ZOTTIS RELATIVA A "MODIFICA DELL'ARTICOLO 30 DELLA LEGGE REGIONALE 8 SETTEMBRE 1997, n. 36 "NORME PER L'ISTITUZIONE DEL PARCO REGIONALE DEL DELTA DEL PO" IN MATERIA DI DIVIETI RELATIVI ALLA RICERCA ED ALL'ESTRAZIONE DI IDROCARBURI" (PROGETTO DI LEGGE N. 37/2015) APPROVATO

Relazione della Seconda Commissione.
Relatore in Aula il consigliere Azzalin.
"Signor presidente, colleghi consiglieri,
in nessun luogo come nel Delta del Po è possibile osservare concretamente quale sia l'impatto geologico delle estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo, che ha provocato l'ulteriore abbassamento della quota della superficie di una parte del territorio, la cui definizione tecnica è subsidenza. La planimetria quotata attuale mostra che il territorio bassopolesano è totalmente sotto il livello del mare mediamente di 2 metri con punte fino a 4,30 metri.
La subsidenza è un fenomeno presente su gran parte del territorio della pianura padana ed è causata da vari processi naturali, quali quelli di origine geodinamica e tettonica e da processi di compattazione naturale dei sedimenti, ma la causa più rilevante è di origine antropica ed è dovuta all'estrazione di acque sotterranee e di idrocarburi che genera ed acuisce criticità territoriali già particolarmente evidenti.
Dal 1954 al 1958 furono estratti 230 milioni di metri cubi di metano ogni anno, nel 1959 ne furono estratti 300.000.000 e, nel 1961, fu disposta dal Governo la sospensione dell'estrazione di metano in un territorio campione, che fu definitivamente decretata su tutto il territorio due anni dopo. Dal 1951 al 1960, infatti, furono misurati abbassamenti del territorio del Delta del Po mediamente di oltre un metro con punte di due metri; nonostante la sospensione dell'estrazione nei 15 anni successivi il territorio ha continuato a subire anomali abbassamenti. Recenti rilievi effettuati dall'Istituto di Topografia della Facoltà di Ingegneria di Padova hanno dimostrato che dal 1983 al 2008, i territori dell'Isola di Ariano e dell'Isola della Donzella si sono abbassati di ulteriori 50 centimetri.
È per questo motivo che la Regione del Veneto ha mantenuto una costante attenzione sulle aree particolarmente fragili del proprio territorio e ha promosso azioni tese ad approfondire le conoscenze, sia ai fini di salvaguardia che di individuazione degli interventi di contrasto.
Nonostante le esperienze precedenti abbiano dimostrato che la subsidenza antropica ha conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati progettati e avviati interventi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi da parte di compagnie private.
La risposta da parte del Consiglio regionale è stata l'approvazione il 25 gennaio 2012 della proposta di legge statale numero 12 da trasmettere al Parlamento nazionale, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione dal titolo: "Interventi di tutela dal fenomeno della subsidenza dei territori delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Modifica dell'articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" e successive modificazioni", nella quale si stabilisce che "le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono vietate nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia".
Una proposta simile era già stata sottoposta al Consiglio regionale con l'analisi del progetto di legge statale n. 60 del 1998, senza dimenticare che il 5 marzo 1995, con provvedimento consiliare n. 1116, aveva approvato una proposta che andava sempre nella direzione di limitare lo sfruttamento degli idrocarburi nel sottosuolo in nome della salvaguardia del territorio.
Con deliberazione n. 376 del 23 febbraio 2010, inoltre, la Giunta regionale del Veneto incaricava la Direzione Geologia e Attività Estrattive di approfondire e proporre studi, azioni e procedure finalizzate al contrasto attivo dei fenomeni della subsidenza, per la necessità di "provvedere ad iniziative volte al controllo ed al contrasto attivo di tali fenomeni", riconoscendo che "alcuni contesti del territorio della Regione Veneto sono stati interessati nel recente passato da fenomeni di subsidenza dovuti alla sovrapposizione di diverse cause, non ultima l'attività di estrazione di fluidi dal sottosuolo".
Con sentenza n. 158/2015 il Tribunale amministrativo di Venezia ha annullato la deliberazione della Giunta regionale del Veneto n. 2808 del 30 dicembre 2013, pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regione Veneto in data 31 gennaio 2014 ed avente ad oggetto "Northsun Italia S.p.A. Istanza di permesso di ricerca idrocarburi denominato "La Ristora" - Comuni di localizzazione: Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze ed Ariano Polesine (RO) e Comuni di Provincia di Ferrara. Procedura V.I.A. ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.", accogliendo il ricorso presentato dall'azienda Northsun Italia S.p.A. e sottolineando come la modalità di ricerca di tipo geofisico sismico attuata mediante veicoli "Vibroresis", non sia compresa nel divieto previsto dall'articolo 30, comma 1, lettera b), della legge regionale 8 settembre 1997, n. 30 .
Sul piano letterale, infatti, si sottolinea nella sentenza, la norma citata vieta la "realizzazione di impianti", mentre nel caso di specie non vi è la realizzazione di opere o manufatti, dato che vengono utilizzati dei veicoli mobili (camion) che effettuano indagini con impatti reversibili, di breve durata e di minima entità.
Sul piano sistematico, va sottolineato che la predetta norma mira a tutelare il territorio del Parco dagli effetti pregiudizievoli in passato determinati dal fenomeno dalla subsidenza connessa all'estrazione di idrocarburi, e la stessa non può pertanto estendersi in via interpretativa, eccedendo lo scopo perseguito, fino al punto di vietare anche indagini che, per le modalità con cui si svolgono, sono prive di effetti per il sottosuolo.
In questo quadro si rende dunque necessario un ulteriore intervento legislativo per ribadire la volontà di escludere ogni tipo di ricerca di idrocarburi dal sottosuolo dell'area del Parco del Delta del Po, che presenta peculiarità ambientali nonché idrogeologiche assolutamente degne della massima protezione possibile, e sottolineare che se la ratio della norma citata è chiara, meno lo è lo scopo di una ricerca per l'individuazione di depositi metaniferi, la cui presenza è nota e confermata dai fatti sopracitati, che non sia prodromica ad un successivo sfruttamento. Per evitare ogni tipo di fraintendimento semantico e ribadire una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto, il presente progetto di legge si propone, quindi, di emendare l'articolo 30, comma 1, lettera b), della legge regionale 8 settembre 1997, n. 30 , ricomprendendo nel divieto ogni tipo di ricerca di idrocarburi, con qualsiasi mezzo essa avvenga, vietando il rilascio di permessi di ricerca così come le autorizzazioni per l'estrazione di idrocarburi nell'ambito dell'intero territorio dei comuni interessati dal Parco del Delta del Po.
Sul progetto di legge la Seconda Commissione consiliare, ha espresso all'unanimità (presenti il presidente Calzavara e i consiglieri Michieletto e Rizzotto del Gruppo consiliare Zaia Presidente, il consigliere Montagnoli del Gruppo consiliare Liga Veneta Lega Nord, i consiglieri Zanoni, Fracasso e Ruzzante del Gruppo consiliare Partito Democratico, i consiglieri Bassi e Conte del Gruppo consiliare Lista Tosi per il Veneto, il consigliere Guarda del Gruppo consiliare Alessandra Moretti Presidente, il consigliere Brusco del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e il consigliere Giorgetti del Gruppo consiliare Forza Italia) parere favorevole alla sua approvazione da parte del Consiglio regionale.".
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Credo che oggi sia un giorno significativo, arriva a completamento un iter di una legge importante, costituita sì da un solo comma, il cui valore però è direi inversamente proporzionale alla lunghezza del testo, cioè un valore molto molto alto che interviene su una vicenda e mette un sigillo rispetto a quella che è una volontà politica amministrativa molto chiara. Riguarda la tutela di un'area protetta particolare e qui siamo sicuri dell'esclusiva pertinenza su quest'area da parte della Regione.
Ci sono già state altre Regioni che hanno legiferato in tal senso proteggendo le aree protette, i parchi, anche dalla ricerca oltre che dalla estrazione di idrocarburi. Per cui da questo punto di vista abbiamo una garanzia, quanto meno si spera, che la norma non possa essere impugnata.
Una legge che si collega oggettivamente alla più grande battaglia intrapresa con la presentazione dei referendum sulle trivellazioni, di cui questa Regione è compatta e protagonista. Anche perché a differenza di altre Regioni ha pagato sulla sua pelle i danni e i disastri provocati dalle estrazioni metanifere degli anni '50 e '60 del Polesine, segnatamente nel Delta del Po. Estrazioni che, è bene ricordare, hanno causato costi perpetui visto l'abbassamento del suolo a carico delle comunità locali. Per cui da un lato abbiamo la montagna che paga oggettivamente un costo più alto per le sue caratteristiche socio demografiche, dall'altra abbiamo una pianura che, in virtù di danni causati anche da questo, paga dei danni e sopporta dei costi altrettanto alti e pesanti.
Su questo c'è sempre stata la compattezza in questo Consiglio, vorrei ricordare l'approvazione del PDL statale 11 nel 2011, confermato anche dalle continue e direi significative prese di posizione in materia - in merito al problema dell'estrazione - dal Presidente di questa Regione. Una compattezza che mi auguro sia confermata oggi e questo testimonierebbe una volontà comune in cui la difesa del territorio, oltre che a metterci tutti d'accordo, diventa un elemento unificante vero, reale, che va al di là delle appartenenze politiche delle vicinanze di questo o di quell'altro governo. Perché da questo punto di vista non sono finite le vicende in questo Paese, per cui è bene guardare anche alla coerenza nostra come Regione e se riusciamo noi in primis ad affrontare e risolvere determinate questioni.
Nel merito specifico, questo provvedimento è una risposta necessaria dopo quello che è successo con il TAR, con la sentenza del 30 dicembre 2013, a seguito del ricorso della Northsun Italia sull'istanza di un permesso per la richiesta di idrocarburi denominato "La risorta". Un ricorso che fece proprio perché la legge in questione di riferimento sul Parco del Delta diceva che era vietati i pozzi per le ricerche. Allora, trattandosi di una modalità diversa per appurare se nel sottosuolo vi sono idrocarburi, il TAR disse "attraverso questa modalità è possibile, perché questo non è espressamente previsto nella norma".
Un ricorso legittimo, come è altrettanto legittimo e doveroso da parte nostra a seguito di questo riformulare quella legge, la legge del 1997 riprendendo nel divieto - già previsto - ogni tipo di ricerca in maniera inequivoca di idrocarburi, con qualsiasi mezzo questa ricerca avvenga, vietando il rilascio appunto di permessi di ricerca, così come le successive autorizzazioni per le estrazioni di idrocarburi perché anche nelle stesse istanze, negli documenti stessi documenti presentati dalla Northsun in questo caso, ma dalla "Leani" in altri casi, si dice che a seguito delle ricerche poi ogni tanti pozzi, uno, due o tre, a seconda, saranno soggetti alla coltivazione per cui si proseguirà in quel senso.
Qual è il nodo centrale? Il nodo centrale è che il Delta non si tocca, non si tocca neanche per ipotesi da questo punto di vista, proprio perché è un'area protetta. E io, guardate, in questi giorni ho riletto e invito i colleghi ad andarsi a vedere, quello che è il Piano ambientale del Parco del Delta del Po elaborato da questa Regione, che trovate on line. Leggendolo ci si rende conto della complessità, della ricchezza, delle opportunità, ma soprattutto delle criticità e delle fragilità di quell'area e in quel Piano sono evidenziate in maniera chiara, con poche ma precise e specifiche parole anche che queste criticità sono state originate da un determinato fenomeno già ricordato in premessa.
Questo è un Parco che, a mio avviso, deve fare un passo in avanti, dobbiamo concepire come Regione Veneto questo Parco come una ricchezza non solo per il Polesine, ma per l'intero territorio Veneto e nazionale. Sono piccole cose, se volete, ma anche queste stanno a significare una attenzione importante. È stato nominato un Assessore ai parchi che ogni settimana è un giorno in quell'area, a confrontarsi sui problemi, e non solo ad elargire soldi che non abbiamo e non disponiamo, ma per affrontare le questioni. Questo dà un segno anche dell'attenzione di cui do atto a questa amministrazione e credo che sia un segno importante. Questa è un'area di collegamento tra i grandi poli turistici, quali Venezia, i litorali adriatici, le città d'arte dell'entroterra non solo venete, ma anche emiliano-romagnole e credo che in questo senso vada intesa la ricchezza e l'opportunità che offre il Delta.
Mi avvio a concludere con un fatto. L'altro giorno sono andato all'estremo lembo di quest'area, in località Bacucco, dove c'è il ponte di barche, un po' prima, a San Rocco, tra la parte del Comune di Taglio di Po e la parte del Comune di Porto Tolle. E sono andato là perché chi opera in quell'area dal punto di vista del pescaturismo, della navigazione turistica, etc., ha posto dei problemi e hanno contattato i rappresentanti istituzionali. Quali sono questi problemi? I problemi attengono al fatto che ci sono dei rami del Po in Regione Emilia Romagna, pochi, e tanti in Regione Veneto. A me hanno dato un dato che è veramente impressionante: fino a metà ottobre, dai primi di settembre, in quell'area organizzano visitazioni turistiche con barche con una media che va dai 100 ai 150 turisti/giorno austriaci, che vengono nelle coste emiliane e poi vanno a visitare il Delta e quant'altro e anche le parti polesane. Però si pone il problema della governance di quel territorio che deve essere una governance unica.
Allora, se è vero che noi oggi approviamo un provvedimento che vieta le ricerche se ci sono idrocarburi nel sottosuolo, ma non possiamo poi eludere il problema che anche dall'altra parte del Po si porrà lo stesso problema, perché è un'area unica sul piano della governance, ma è un'area unica anche dal punto di vista morfologico e delle sue problematiche. Sono il primo a dire che quei Comuni dell'altra Regione devono affrontare in modo diverso questa questione, rispetto alla quale hanno una disponibilità che noi non abbiamo, per esempio, e quindi ammettono anche che sia possibile andare a ricercare e ad estrarre gli idrocarburi anche in aree soggette a tutela.
Questa credo sia una contraddizione forte che deve essere sanata, perché dobbiamo pensare sì, come diceva il Ministro Franceschini, ad una legge speciale, ma, mi permetta Ministro, una legge speciale deve non prescindere dal rapportarsi con una governance unitaria e con una protezione e una tutela che non sia a macchia di leopardo.
Da questo punto di vista, oggi noi mettiamo una pietra forte su questa questione, esprimiamo una volontà compatta in cui gli interessi del territorio vengono prima e questo credo sia il dato più significativo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzalin.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ringrazio il consigliere Azzalin a nome di tutto il territorio polesano perché ha portato attenzione a questa cosa, però io ho sempre il però.
Noi sappiamo che non possiamo intervenire in maniera diversa, stiamo mettendo in sicurezza una zona importante del Veneto, che è la zona del basso Polesine, che, come ricordato, ha già pagato in passato e porta ancora le ferite attualmente di quelle estrazioni sconsiderate di metano. Io avevo tentato di fare una battaglia parallela, agganciandomi a quello che stava facendo il collega Azzalin, e di aggiungere una parola a quella modifica che lui ha proposto, quindi il divieto di ricerca idrocarburi nelle aree del Delta del Po e volevo aggiungere la parola "e limitrofi".
Abbiamo cercato in tutte le maniere anche insieme all'ufficio legale della Regione di trovare la soluzione per poter abbracciare anche quei territori che sono confinanti all'area Parco, ricordando la zona di Cavarzere in provincia di Venezia, che tutti conoscete, che anche loro hanno problemi di abbassamento del territorio di oltre 4 metri in certi punti.
Noi abbiamo nel cuore tutto il territorio della Regione, perché non è solo il Polesine che porta i danni per le estrazioni di gas; ricordiamo la provincia di Treviso dalla quale si estraggono dei gas tutt'ora, perciò vorremmo veramente che tutto il territorio Veneto e non solo fosse messo in sicurezza. Questa sarà una battaglia che noi del Movimento 5 Stelle porteremo avanti sempre e comunque. Perciò siamo contenti di quello che sta succedendo per la provincia di Rovigo, anzi per una sola parte, il basso Polesine; ma non dimentichiamo il dispiacere di quello che non possiamo fare per i territori confinanti e, ripeto, di tutta la Regione Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
La parola al consigliere Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Sicuramente questo è un progetto di legge importante e spero venga approvato come è stato approvato all'unanimità in Commissione, perché consente di dare maggiore tutela a quest'area che è stata ben descritta per il suo valore dal collega Azzalin.
Ricordando anche quanto appena citato dalla collega Patrizia Bartelle, che effettivamente i problemi che possono sorgere da questo tipo di estrazione sono problemi che possono andare anche al di là di un'area circoscritta; lo diceva il collega Azzalin anche in riferimento all'altra parte del Parco del Delta, quello dell'Emilia Romagna.
Effettivamente, quello che accade nelle viscere della terra ancora è poco noto, è poco gestibile. Pensate che in provincia di Treviso abbiamo uno stoccaggio - non si tratta di estrazione, è una vecchia estrazione - di 800 milioni di metri cubi di gas metano, che si colloca a Collalto di Susegana, una piccola frazione di Susegana, ma che in realtà la sua estensione è pari a 90 chilometri quadrati. Quindi facciamo delle estrazioni in un punto, ma in realtà interessiamo moltissimi altri territori e moltissimi altri comuni.
Queste attività sono monitorate e sono autorizzate in base a vecchie norme, pensate che questo stoccaggio della Edison di Collalto di Susegana non è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale, perché si tratta di una vecchia autorizzazione. Ma non solo, non è stato sottoposto nemmeno alle nuove disposizioni della direttiva Seveso 3, che prevede che vengano sottoposte a determinati controlli e monitoraggi anche gli stoccaggi di gas metano, che è entrata in vigore il primo giugno di quest'anno.
Quindi, effettivamente, credo che da parte della Regione Veneto, considerati anche alcuni studi abbastanza recenti che vanno a cercare di capire quali sono i collegamenti tra questi stoccaggi, queste estrazioni e i fenomeni sismici, di valutare e approfondire questa tematica che è sicuramente molto delicata perché in ballo c'è l'energia, che bene o male serve a tutti, ma in ballo c'è anche la sicurezza dei cittadini.
Quindi, credo che vadano usati tutti i mezzi a disposizione da parte della Regione Veneto per monitorare, ma anche studiare, cercare di capire a fondo quali sono le possibili problematiche che possono nascere da queste attività che non abbiamo solo nel Delta del Po, ma che abbiamo anche in provincia di Treviso non solo con questo stoccaggio che dicevo prima, ma anche con delle prossime e future estrazioni che dovrebbero partire a breve nell'area del Montello, comune di Nervesa della Battaglia. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zanoni
La parola all'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Concordo con il testo del progetto di legge, concordo anche con molti interventi che ho sentito, soprattutto sul fatto che noi interveniamo nel nostro ambito però bisognerebbe anche garantire che anche nella confinante Emilia ci sia un approccio simile di fronte a questo problema. Fra l'altro, in Emilia anche oggi si è registrata una scossa sismica piuttosto forte nella zona già investita dal terremoto qualche anno fa.
Devo dire che oggi, così, anche come comunicazione, a Roma - il collega Pan ci rappresenta - viene approvato il Manifesto di Termoli con le osservazioni che sono state fatte in modo particolare dalla Regione Emilia Romagna e dalla Regione Sardegna. Noi ci eravamo già espressi a favore del Manifesto originario di Termoli che parla di intesa fra Stato e Regioni, dicendo: se voi volete fare trivellazioni in Adriatico dovete avere l'intesa delle Regioni. Su questo la Sardegna è rimasta su una osservazione che parla d'intesa, mentre l'Emilia ha introdotto un concetto che prevede il confronto. Insomma, l'ha un po' ammorbidito questo approccio e ci preoccupa un po' questa cosa, perché vedendo anche l'ingerenza da parte dello Stato che ha annunciato che in materia ambientale sottrarrà questa competenza alle Regioni e considerando il fatto che l'approvazione degli interventi nel trevigiano sono stati fatti dal Ministero, insomma, questo preoccupa un po' e non nascondo la mia preoccupazione.
Concordo con voi che l'intervento fatto in un'area non segue ancora una volta i confini amministrativi, ma segue dei confini che sono di carattere fisico e quindi se anche l'Emilia Romagna intervenisse su questo fronte non sarebbe male. Ma, ripeto, alla luce dell'emendamento del Manifesto di Termoli questo credo sarà molto difficile, perché vedo che l'Emilia su questo è piuttosto freddina.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Bottacin.
C'è un emendamento presentato dalla consigliera Patrizia Bartelle che viene ritirato, se ho ben capito.
La parola alla consigliera Patrizia Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Ritiro l'emendamento come avevo già preannunciato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Patrizia Bartelle.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, passiamo alla votazione.
Pongo in votazione il PDL 37.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
PUNTO
9



PROGRAMMA DI INIZIATIVE PER L'ANNO 2015 DELLA COMMISSIONE REGIONALE PER LA REALIZZAZIONE DELLE PARI OPPORTUNITà TRA UOMO E DONNA (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 2) (DELIBERAZIONE N. 72/2015)

Relazione della Terza Commissione consiliare.
Relatore in Aula il consigliere Berlato, controrelatore il consigliere Casali.
La parola al consigliere Berlato.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia - AN - Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
"Con la legge regionale 30 dicembre 1987, n. 62 "Istituzione della Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna " , la Regione del Veneto ha manifestato il proprio impegno a promuovere iniziative riguardanti la condizione femminile, per l'effettiva attuazione del principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione e dallo Statuto regionale.
L ' articolo 7 , comma 2 della citata Legge regionale n. 62/1987 prevede che la Giunta regionale formuli annualmente , sulla base delle indicazioni della Commissione, una proposta per il programma di iniziative in materia di pari opportunità tra uomo e donna , determinando obiettivi, priorità e mezzi per attuarle.
A tale riguardo , si evidenzia che l ' articolo 2 , comma l della citata legge regionale n. 62/1987 stabilisce che tale organismo:
a) promuove e svolge indagini e ricerche sulla situazione della donna e sui problemi relativi alla condizione femminile nella Regione , con particolare riferimento alle problematiche dell'occupazione , del lavoro , della formazione professionale;
b) promuove l'informazione relativa ai risultati di tali indagini e ricerche , e in genere alle situazioni di disparità e alle iniziative poste in essere od opportune per superarla .
Il Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2015 prevede per le iniziative finanziate dalla L.R. n . 62/1987 uno stanziamento complessivo di euro 25.000,00 sul capitolo di spesa 70012 " Spese per la commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna (L.R. 30/1211987 , n . 62) " .
La Commissione ha trasmesso alla Sezione Relazioni Internazionali con nota prot. n . 307849/40.00.24 . 02.0l del 27/07/2015 , una proposta di "Programma di iniziative per l ' anno 2015 " , in Allegato A quale parte integrante e sostanziale della presente deliberazione .
Le spese inerenti alle attività previste dal Programma sono da considerarsi " funzioni principali" e "obiettivi strategici ", in altre parole rappresentano " motivo fondante" dell ' istituzione della Commissione medesima . Conseguentemente si ritiene che la quota parte delle spese di funzionamento, quantificate in euro 500 , 00 , concernente la tipologia di spesa " Rappresentan z a " non sia soggetta alle limitazioni di cui alla L.R . n. 1/2011 in quanto rispondente ad esigenze di espletamento dell ' attività istituzionale regionale alla quale la Commissione partecipa ai sensi della L.R. n. 62/1987 .
Si propone ora di accogliere la proposta di Programma per l'anno 2015, in quanto rispondente alle funzioni indicate nella L.R . n. 62/1987.
La Terza Commissione, nella seduta del 16 settembre 2015, ha approvato a maggioranza la proposta di Programma nel testo che viene ora sottoposto all'esame dell'Assemblea consiliare.
Hanno votato a favore i rappresentanti dei gruppi: Fratelli d'Italia-AN-Movimento per la cultura rurale (Berlato); Liga Veneta-Lega Nord (Finco, Finozzi, Possamai); Zaia Presidente (Gerolimetto con delega Barbisan, Sandonà, Valdegamberi); Partito Democratico (Azzalin, Zottis); Veneto Civico (Dalla Libera); Movimento 5 Stelle (Baldin, Scarabel); Forza Italia (Giorgetti). Astenuto il gruppo Lista Tosi per il Veneto (Casali)."

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Berlato.
La parola al consigliere Casali, controrelatore.

Stefano CASALI (Lista Tosi per il Veneto)

Grazie, Presidente.
Come il Presidente diceva, sono correlatore di questa Proposta di deliberazione amministrativa e volevo spiegare il mio voto di astensione.
Noi abbiamo studiato e abbiamo visto la storia di questa Commissione che parte ancora dal 1987 e ha fatto cose senz'altro lodevoli e sicuramente continuerà a fare cose lodevoli. Nel studiare in Commissione il programma per il 2015, mi trovavo davanti quel giorno in Commissione la consigliera Silvia Rizzotto, la consigliera Francesca Zottis, l'assessora Elena Donazzan, che aveva appena fatto una relazione, e contestualmente leggevo quello che si proponeva di fare la Commissione per l'anno 2015. Il programma di quest'anno è, appunto, un percorso di approfondimento e di arricchimento rivolto al target delle donne elette; cioè non si andava a rivolgere, come negli anni precedenti, ad offrire dei servizi alle aspiranti candidate, quindi spiegando i meccanismi politici e quant'altro per permettere magari, in un'ottica di pari opportunità, a donne di accedere all'agone politico e quindi mettersi in gioco. E mi chiedevo se, visto che era finalizzato a candidate, se all'assessora Elena Donazzan o alla consigliera Francesca Zottis, poteva essere utile comunque un programma - che costa 9 mila euro - in cui sarebbe spiegato a queste illustri consigliere regionali, o comunque donne che hanno preso voti, che fanno militanza politica da tanti anni, temi di questo genere: "Social network sì o social network no", "Analisi di campagna alla ricerca di differenze tra compagne di donne e di uomini, come stare all'opposizione senza perdere il proprio posizionamento, come stare al Governo senza perdere la propria visione di identità". Non credo che queste candidate abbiano bisogno di fare questo corso.
E, ancora, siccome è rivolto alle elette, mi chiedevo se le elette avevano bisogno di fare un corso in cui avrebbero spiegato alle stesse: bisogna fidarsi dei giornalisti? Ma lo trovate nel progetto di legge. Oppure: "Le aggregazioni di piccoli comuni sono necessarie?", mi pare che all'unanimità le consigliere regionali oggi nel caso specifico abbiano votato.
Quindi, sinceramente, pur apprezzando il lavoro di trent'anni di questa Commissione che preparava le donne ad essere candidate e ad essere ottime rappresentanti quando, nei casi più complicati, ne avevano necessità oppure tantissime altre iniziative per risolvere il problema del gap tra donne e uomini. Ma mi pare, e quindi mi sono astenuto, che il programma per il 2015 sia addirittura offensivo nei confronti delle candidate. Perché sono sicuro che sono in grado di capire se si possono fidare di un giornalista, se il social network è utile o non è utile, se le aggregazioni dei piccoli comuni sono un bene o sono un male. Quindi, proprio perché ho un grandissimo rispetto delle donne, mi astengo da questo programma che credo sia forse non generoso nei confronti delle capacità e del consenso che hanno quando si mettono in gioco seriamente.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Casali.
La parola alla consigliera Francesca Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ringrazio il consigliere Casali per le parole di apprezzamento nei confronti delle consigliere regionali, noi in Commissione abbiamo votato a favore e quindi chiaramente rivoteremo a favore. Ascoltando e conoscendo un po' anche la materia dall'altra parte, ritengo che non sia negativo il fatto di capire come migliorare la propria promozione all'interno del territorio, anche se obiettivamente forse, guardandola in una prospettiva futura, potrebbe essere utile - e qui mi rivolgo all'assessora Elena Donazzan - un confronto tra elette e non elette. Nel senso che all'interno di questi corsi di formazione, che dovrebbero essere tenuti più come gruppi di lavoro che come corsi frontali proprio nel rispetto di persone che in qualche modo sia elette e spesso anche non elette hanno già esperienza. All'interno di questo meccanismo di confronto potrebbe nascere una prospettiva migliore.
Quindi, non so se questo può essere colto come spunto anche all'interno del programma, visto che poi chi metterà insieme le idee sarà un fornitore, potrebbe elaborare anche questo iter di corsi che non è già predisposto all'interno del parere. Lo metto proprio come spunto per andare oltre a quella che è stata una giusta osservazione del collega.
Faccio solo una puntualizzazione sulle politiche di genere. Pur essendoci nuovi strumenti anche di tutela delle donne per quanto riguarda la parte lavorativa, ci viene segnalato che le dimissioni in bianco sono ancora in aumento a causa anche del contesto sociale ed economico che stiamo vivendo. Quindi in futuro, anche in quelli che sono gli strumenti legati ai fondi finanziamento, se può essere data particolare attenzione e anche una riflessione su quelli che sono gli strumenti di conciliazione che sono stati giustamente rivisti negli anni precedenti, ma forse bisognerebbe ritornare a degli strumenti di vecchia data o diversi per riuscire a vigilare e anche a contrastare quello che invece è un fenomeno che purtroppo sta ritornando e quindi stiamo ritornando indietro rispetto alle politiche di genere. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Francasca Zottis.
Se non ci sono dichiarazioni di voto passiamo alla votazione.
Pongo in votazione la PDA n. 2.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Dichiaro chiuso il Consiglio e per la prossima Seduta consiliare verrete convocati a domicilio.
Buona serata.
La Seduta termina alle ore 17.37

Il Consigliere segretario
f.to Cristina Guarda

Il Presidente
f.to Massimo Giorgetti

Resoconto stenotipico a cura di:
Copisteria Sassaro – Stenotype Transcription Multimedia srl

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Elisabetta Fabris
Davide Benettelli
Paola Lombardo
Verbale n. 13 - 10^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 13
MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2015


PRESIDENZA
VICEPRESIDENTE MASSIMO GIORGETTI

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITà ASSEMBLEA

INDICE

Processo verbale della 13a seduta pubblica – martedì 20 ottobre 2015

La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 22491 del 15 ottobre 2015.

Il Vicepresidente GIORGETTI dichiara aperta la seduta alle ore 14.33.

Svolge le funzioni di consigliere segretario il consigliere Conte.

Il PRESIDENTE aggiorna la seduta alle ore 14.45.

La seduta è sospesa alle ore 14.33.

La seduta riprende alle ore 14.47.

Punto n. 1) all'ordine del giorno


Approvazione verbali delle sedute precedenti  [RESOCONTO]

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che s'intendono approvati il processo verbale della 10a seduta pubblica di martedì 22 settembre 2015, dell'11a seduta pubblica di venerdì 25 settembre 2015 e della 12a seduta pubblica di giovedì 1° ottobre 2015.

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]

ll PRESIDENTE effettua le comunicazioni di rito e comunica che sono in congedo la consigliera Baldin e il Presidente della Giunta regionale Zaia.

Punto n. 3) all'ordine del giorno


Interrogazioni e interpellanze  [RESOCONTO]

Interrogazioni a risposta immediata
• n. 15 del 21.07.2015
presentata dalla consigliera Zottis
"Variante alla S.P. n. 58 e alla S.P. n. 54 tra Ceggia (VE) e Cessalto (TV). Opera ferma da anni per mancato avvio del bando di gara. Indispensabile tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini: a quando lo sblocco dei lavori?"

Interviene l'assessore Caner che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Zottis (Partito Democratico) in sede di replica.

• n. 23 del 26.08.2015
presentata dai consiglieri Zanoni, Moretti, Ruzzante, Azzalin, Fracasso, Guarda e Pigozzo
"Erbicidi cancerogeni (Glifosate) usati in ambiente urbano: cosa sta facendo la Regione Veneto per salvaguardare la popolazione, le falde acquifere e l'ambiente dal potenziale pericolo di contaminazione?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Coletto (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

• n. 40 del 21.09.2015
presentata dal consigliere Berlato
"Perché la Giunta regionale ha ridotto immotivamente il prelievo del moriglione (Aythya ferina) per la stagione venatoria 2015/2016?"

Interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Caner che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale) in sede di replica.

• n. 46 del 29.09.2015
presentata dal consigliere Zanoni
"La magistratura di Treviso indaga su un'opera realizzata con fondi erogati dalla Regione del Veneto. Cosa intende fare la Giunta regionale in merito alla vicenda della pista di motocross di Giavera del Montello?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Caner che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

• n. 25 del 27.08.2015
presentata dal consigliere Ruzzante
"Padova, servizio Sert di via dei Colli: situazione emergenziale di grave degrado. Necessario intervenire urgentemente"

Interviene il consigliere Ruzzante (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Coletto (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Ruzzante (Partito Democratico) in sede di replica.

• n. 38 del 17.09.2015
presentata dai consiglieri Ruzzante e Sinigaglia
"La Regione Veneto intende intervenire a sostegno dei lavoratori dello stabilimento Haier di Campodoro (PD)?"

Interviene il consigliere Ruzzante (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessora Donazzan (Forza Italia) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Ruzzante (Partito Democratico) in sede di replica.

• n. 43 del 24.09.2015
presentata dal consigliere Pigozzo
"Ilnor S.p.a. di Gardigiano. La Regione intervenga per scongiurare il trasferimento della produzione a Brescia e per difendere il posto di lavoro dei suoi 132 dipendenti"
e
• n. 45 del 28.09.2015
presentata dai consiglieri Michieletto e Semenzato
"Situazione occupazionale dell'azienda "Ilnor Spa" di Scorzè"

Interviene l'assessora Donazzan (Forza Italia) che risponde, congiuntamente, per conto della Giunta regionale.

Intervengono i consiglieri Pigozzo (Partito Democratico) in sede di replica sull'IRI n. 43 e Michieletto (Zaia Presidente) in sede di replica sull'IRI n. 45.

Punto n. 4) all'ordine del giorno


Designazione di tre componenti del consiglio di amministrazione della società "Concessioni autostradali venete-CAV S.p.A" di cui uno ricoprirà la carica di presidente (Deliberazione n. 68/2015)  [RESOCONTO]


Il PRESIDENTE fa presente che, prima, si procede alla votazione della designazione di tre componenti del consiglio di amministrazione e poi, con successiva votazione, si procede alla designazione del Presidente del consiglio di amministrazione scelto tra i tre componenti del consiglio di amministrazione designati.

Intervengono i consiglieri Rizzotto (Zaia Presidente) che propone, a nome della maggioranza, le candidature dei signori Adami Alessio e Serato Luisa, Fracasso (Partito Democratico) che propone, a nome delle minoranze, la candidatura del signor Maggioni Alessandro.

Il consigliere segretario Conte (Lista Tosi per il Veneto), su invito del Presidente, procede all'appello nominale della votazione, a scrutinio segreto, della designazione di tre componenti del consiglio di amministrazione.

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione.

Assegnati n. 51
Presenti n. 48
Votanti n. 48
Schede bianche n. 3

Hanno ottenuto voti

Adami Alessio n. 27
Serato Luisa n. 27
Maggioni Alessandro n. 18
Bembo Tiziano n. 1

Risultano designati in qualità di componenti del consiglio di amministrazione

Adami Alessio
Serato Luisa
Maggioni Alessandro

Il PRESIDENTE comunica che si procede alla designazione del Presidente del consiglio di amministrazione.

Intervengono i consiglieri Rizzotto (Zaia Presidente) che propone, a nome della maggioranza, la candidatura della signora Serato Luisa e Fracasso (Partito Democratico) che propone, a nome della minoranza, la candidatura del signor Maggioni Alessandro.

Il consigliere segretario Conte (Lista Tosi per il Veneto), su invito del Presidente, procede all'appello nominale della votazione, a scrutinio segreto, della designazione del Presidente del consiglio di amministrazione.

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione.

Assegnati n. 51
Presenti n. 48
Votanti n. 48
Schede bianche n. 5

Hanno ottenuto voti

Serato Luisa n. 25
Maggioni Alessandro n. 17
Adami Alessio n. 1

Risulta designato in qualità di Presidente del consiglio di amministrazione

Serato Luisa

Punto n. 5) all'ordine del giorno


Designazione di un componente effettivo e di un supplente del collegio sindacale della società "Concessioni autostradali venete-CAV S.p.A." (Deliberazione n. 69/2015)  [RESOCONTO]


Intervengono i consiglieri Rizzotto (Zaia Presidente) che propone, a nome della maggioranza. la candidatura della signora Solin Barbara quale componente effettivo e Conte (Lista Tosi per il Veneto) che propone, a nome delle minoranze, la candidatura della signora Fior Sara quale componente supplente.

Il consigliere segretario Conte (Lista Tosi per il Veneto), su invito del Presidente, procede all'appello nominale della votazione, a scrutinio segreto, della designazione in oggetto.

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione.

Assegnati n. 51
Presenti n. 48
Votanti n. 48

Hanno ottenuto voti

Componente effettivo

Solin Barbara n. 38
Pernechele Gabriele Martino n. 4
Fior Sara n. 1

Componente supplente

Fior Sara n. 34
Girardi Claudio n. 1
Pegoraro Olga Eugenia n. 1
Pernechele Gabriele Martino n. 1

Risultano designati

Componente effettivo del collegio sindacale
Solin Barbara

Componente supplente del collegio sindacale
Fior Sara

Punto n. 6) all'ordine del giorno


Disegno di legge d'iniziativa della Giunta regionale relativo a "Istituzione del nuovo comune, denominato "Val di Zoldo" mediante fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto della provincia di Belluno". Giudizio di meritevolezza (Progetto di legge n. 64/2015) (Deliberazione n. 70/2015)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Finozzi (Liga Veneta – Lega Nord) il quale svolge la relazione illustrativa per conto della Prima commissione consiliare.

In discussione generale intervengono i consiglieri Ruzzante (Partito Democratico), Gidoni (Liga Veneta – Lega Nord), Valdegamberi (Zaia Presidente), Barison (Forza Italia), Casali (Lista Tosi per il Veneto), Zottis (Partito Democratico), Berti (Movimento 5 Stelle) e Dalla Libera (Veneto Civico) che si dichiarano a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, il giudizio di meritevolezza del progetto di legge in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Berlato, Barison, Donazzan, Giorgetti, Guadagnini, Bassi, Casali, Barbisan Riccardo, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Barbisan Fabiano, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Valdegamberi, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 7) all'ordine del giorno


Disegno di legge d'iniziativa della Giunta regionale relativo a "Istituzione del nuovo comune, denominato "Alpago" mediante fusione dei comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago della provincia di Belluno". Giudizio di meritevolezza (Progetto di legge n. 65/2015) (Deliberazione n. 71/2015)  [RESOCONTO]


Svolge le funzioni di consigliere segretario la consigliera Cristina Guarda.

Interviene il consigliere Finozzi (Liga Veneta – Lega Nord) il quale svolge la relazione illustrativa per conto della Prima commissione consiliare.

In discussione generale intervengono i consiglieri Ruzzante (Partito Democratico), Valdegamberi (Zaia Presidente) e l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che si dichiarano a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, il giudizio di meritevolezza del progetto di legge in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Berlato, Barison, Donazzan, Giorgetti, Bassi, Casali, Barbisan Riccardo, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Barbisan Fabiano, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Valdegamberi, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 8) all'ordine del giorno


Proposta di legge d'iniziativa dei consiglieri Azzalin, Moretti, Finco, Ferrari, Dalla Libera, Fracasso, Guarda, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni e Zottis relativa a "Modifica dell'articolo 30 della legge regionale 8 settembre 1997, n. 36 "Norme per l'istituzione del parco regionale del Delta del Po" in materia di divieti relativi alla ricerca ed all'estrazione di idrocarburi" (Progetto di legge n. 37/2015) APPROVATO  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Azzalin (Partito Democratico) il quale svolge la relazione illustrativa per conto della Seconda commissione consiliare.

In discussione generale intervengono i consiglieri Bartelle (Movimento 5 Stelle), Zanoni (Partito Democratico) e l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che la condividono.

Interviene la consigliera Bartelle (Movimento 5 Stelle) che ritira l'emendamento n. A1 all'articolo 1.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, l'articolo unico che compone il progetto di legge in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Guarda, Berlato, Barison, Donazzan, Giorgetti, Guadagnini, Bassi, Casali, Barbisan Riccardo, Finco, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Bartelle, Berti, Scarabel, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Barbisan Fabiano, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Valdegamberi, Villanova
Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 9) all'ordine del giorno


Programma di iniziative per l'anno 2015 della commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna (Proposta di deliberazione amministrativa n. 2) (Deliberazione n. 72/2015)  [RESOCONTO]


Intervengono i consiglieri Berlato (Fratelli d'Italia – AN – Movimento per la cultura rurale) il quale svolge la relazione di maggioranza per conto della Terza commissione consiliare e Casali (Lista Tosi per il Veneto) che svolge la relazione di minoranza ed annuncia voto di astensione.

In discussione generale interviene la consigliera Zottis (Partito Democratico) che si dichiara a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Berlato, Barison, Donazzan, Guadagnini, Barbisan Riccardo, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Bartelle, Berti, Brusco, Scarabel, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Barbisan Fabiano, Boron, Bottacin, Brescacin, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Valdegamberi, Villanova

Hanno votato no:

Negro

Astenuti:

Bassi, Casali

Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.

Il Consiglio regionale sarà convocato a domicilio.

La seduta termina alle ore 17.37.

Consiglieri presenti:
AZZALIN Graziano
LANZARIN Manuela
BARBISAN Fabiano
MARCATO Roberto
BARBISAN Riccardo
MICHIELETTO Gabriele
BARISON Massimiliano
MONTAGNOLI Alessandro
BARTELLE Patrizia
MORETTI Alessandra
BASSI Andrea
NEGRO Giovanna
BERLATO Sergio Antonio
PIGOZZO Bruno
BERTI Jacopo
POSSAMAI Gianpiero
BORON Fabrizio
RIZZOTTO Silvia
BOTTACIN Gianpaolo Enrico
RUZZANTE Piero
BRESCACIN Sonia
SALEMI Orietta
BRUSCO Manuel
SANDONA' Luciano
CALZAVARA Francesco
SCARABEL Simone
CASALI Stefano
SEMENZATO Alberto
COLETTO Luca
SINIGAGLIA Claudio
CONTE Maurizio
VALDEGAMBERI Stefano
DALLA LIBERA Pietro
VILLANOVA Alberto
DONAZZAN Elena
ZANONI Andrea
FERRARI Franco
ZORZATO Marino
FINCO Nicola Ignazio
ZOTTIS Francesca
FINOZZI Marino

FORCOLIN Gianluca

FRACASSO Stefano

GEROLIMETTO Nazzareno

GIDONI Franco

GIORGETTI Massimo

GUADAGNINI Antonio

GUARDA Cristina





IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
f.f. Cristina GUARDA






IL PRESIDENTE
Massimo GIORGETTI





N.B. L'emendamento indicato nel processo verbale è consultabile presso l'Unità
Assemblea

PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Giuseppe Migotto
Elaborazione testo a cura di Paola Lombardo