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Seduta del consiglio regionale del 02/03/2022 n. 52
Mercoledì, 2 marzo 2022
SOMMARIO
- COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
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- INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
- RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
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- PRESIDENTE
- Interrogazione a risposta immediata n. 220 del 10 dicembre 2021 presentata dai consiglieri Ostanel, Guarda, Camani, Zanoni, Baldin, Zottis, Lorenzoni e Bigon relativa a "CSS-COMBUSTIBILE E PARCO COLLI, QUANDO SARÀ CONVOCATO IL TAVOLO PER L'ACCORDO DI PROGRAMMA?".
- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
- PRESIDENTE
- Ass.re Francesco CALZAVARA
- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
- PRESIDENTE
- Interrogazione a risposta immediata n. 234 del 25 gennaio 2022 presentata dai consiglieri Camani e Zanoni relativa a "CLAUSOLE CAPESTRO NEI CONTRATTI DEI PUBBLICI ESERCIZI. COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER TUTELARE I LAVORATORI A TEMPO DETERMINATO DEL SETTORE?".
- PRESIDENTE
- Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Ass.re Francesco CALZAVARA
- PRESIDENTE
- Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GIACOMO POSSAMAI, BALDIN, BIGON, CAMANI, GUARDA, LORENZONI, MONTANARIELLO, OSTANEL, ZANONI E ZOTTIS RELATIVA A "LA GUERRA, AVVENTURA SENZA RITORNO. IL VENETO CONDANNA L'INVASIONE RUSSA DELL'UCRAINA". (RISOLUZIONE N. 42) RITIRATA
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE PICCININI RELATIVA A "CONDANNA AD OGNI FORMA DI GUERRA ED INVASIONE CON INVITO ALLA DIPLOMAZIA PER LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA". (RISOLUZIONE N. 43) RITIRATA
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MICHIELETTO E VIANELLO RELATIVA A "GUERRA IN UCRAINA, IL GOVERNO SOSTENGA LE IMPRESE VENETE COLPITE DAL RINCARO DEI PREZZI". (RISOLUZIONE N. 44) RITIRATA
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI VILLANOVA, BET, CECCHETTO, BORON, BRESCACIN, CAVINATO, CENTENARO, CESTARI, DOLFIN, FAVERO, FINCO, SCATTO, ZECCHINATO, PUPPATO, PAN, SPONDA, GIACOMO POSSAMAI, BALDIN, LORENZONI, OSTANEL, PICCININI, SPERANZON E VENTURINI RELATIVA A "IL VENETO CONDANNA L'AGGRESSIONE RUSSA ALL'UCRAINA". (Risoluzione n. 45) (Deliberazione n. 38/2022) TITOLO COME MODIFICATO
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI SPERANZON, POLATO, RAZZOLINI, SORANZO E FORMAGGIO RELATIVA A "IL CONSIGLIO REGIONALE CONDANNA L'INVASIONE DELL'UCRAINA DA PARTE DELL'ESERCITO RUSSO". (RISOLUZIONE N. 46) RITIRATA
- RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI VENTURINI E BOZZA RELATIVA A "CONDANNA DELL'INVASIONE DELLA REPUBBLICA UCRAINA DA PARTE DELLA RUSSIA E INVITO AD ATTIVARE OGNI SFORZO PER LA CESSAZIONE DELLE OSTILITÀ E AFFINCHÉ SIA DATO SPAZIO AL DIALOGO E ALLA DIPLOMAZIA AL FINE DI SCONGIURARE LA GUERRA ALLE PORTE DELL'EUROPA". (RISOLUZIONE N. 47) RITIRATA
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- PRESIDENTE
- Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
- PRESIDENTE
- Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
- PRESIDENTE
- Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
- PRESIDENTE
- Tomas PICCININI (Veneta Autonomia)
- PRESIDENTE
- Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)
- PRESIDENTE
- Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)
- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
- PRESIDENTE
- Francesca ZOTTIS (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Andrea ZANONI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Arturo LORENZONI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Marzio FAVERO (Liga Veneta per Salvini Premier)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
- PRESIDENTE
- Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Giuseppe PAN (Liga Veneta per Salvini Premier)
- PRESIDENTE
- Roberto CIAMBETTI (Liga Veneta per Salvini Premier)
- PRESIDENTE
- Anna Maria BIGON (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Roberto CIAMBETTI (Liga Veneta per Salvini Premier)
- PRESIDENTE
- PRESIDENTE
- Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Tomas PICCININI (Veneta Autonomia)
- PRESIDENTE
- Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
- PRESIDENTE
- Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)
- PRESIDENTE
- Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
- PRESIDENTE
- Arturo LORENZONI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
- PRESIDENTE
- Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
- PRESIDENTE
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.53
PRESIDENTE
Registrate la presenza su Concilium. Tanti colleghi che ho visto presenti non sono ancora registrati. Grazie.
Colleghi, buongiorno. Invito tutti a registrarsi su Concilium.
Siamo in numero legale.
Diamo inizio alla 52a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 3074 del 28 febbraio 2022, integrato con l'ordine del giorno prot. n. 3098 del 28 febbraio 2022.
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PUNTO
1 |
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COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Luca ZAIA
Silvia MAINO
I congedi sono concessi.
INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
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PUNTO
3 |
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RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
PRESIDENTE
Andiamo alle interrogazioni e interpellanze.
La collega Guarda mi chiede di rinviare la sua interrogazione, la IRS n. 136, al prossimo Consiglio.
Procediamo con quelle disponibili.
Passiamo alla interrogazione n. 220 della collega Ostanel.
Interrogazione a risposta immediata n. 220 del 10 dicembre 2021 presentata dai consiglieri Ostanel, Guarda, Camani, Zanoni, Baldin, Zottis, Lorenzoni e Bigon relativa a "CSS-COMBUSTIBILE E PARCO COLLI, QUANDO SARÀ CONVOCATO IL TAVOLO PER L'ACCORDO DI PROGRAMMA?".
PRESIDENTE
Collega Ostanel, prego.
Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
Grazie, Presidente.
Buongiorno a tutti e a tutte.
Questa interrogazione è stata presentata il 10 dicembre 2021 da me, ma sottoscritta anche dai consiglieri Guarda, Camani, Zanoni, Baldin, Zottis, Lorenzoni e Bigon e riprende il tema di cui abbiamo già discusso in quest'Aula, CSS-combustibile e Parco Colli.
Premetto appunto nelle premesse di questa interrogazione tre punti, nel senso che, come sapete, era stata presentata già una mozione che abbiamo discusso in quest'Aula, la n. 171, che con alcuni Consiglieri chiedeva appunto di non utilizzare più combustibile CSS perché i rischi ambientali connessi a questo utilizzo avrebbero provocato dei danni su quel territorio.
Ricordavo, nella discussione in Aula, che anche i Consiglieri della Lega nel Comune di Monselice e non solo avevano sopportato questa scelta, mentre qui la scelta era stata diversa. Oltre a questa, cito anche la mozione n. 180 a firma del consigliere Pan, che avevamo discusso sempre quel giorno, dove appunto lo stesso Consigliere giustamente diceva di non utilizzare più il combustibile CSS a partire appunto dal caso di Monselice. Ma, detto questo e il passato non lo possiamo cambiare, nonostante abbiamo votato negativamente alla possibilità di escludere l'utilizzo di CSS, rimane una cosa da fare.
In questa interrogazione chiedo e interrogo la Giunta regionale per sapere se la Giunta intende sollecitare il Parco Colli a convocare un tavolo per arrivare ad una stipula dell'accordo di programma, di cui alla mozione che prima citavo, che consenta di salvaguardare le specificità del Parco Colli regionali, il contenimento dell'impatto ambientale degli stabilimenti incompatibili e la programmazione della riconversione o rilocalizzazione della loro attività.
Questa è l'unica cosa che oggi rimane per poter risolvere una questione che dal territorio ci viene sollecitata trasversalmente. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie.
Risponde, per il collega Corazzari, l'assessore Calzavara.
Ass.re Francesco CALZAVARA
Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Il Piano Ambientale del Parco regionale dei Colli Euganei, nel dichiarare incompatibili con le finalità del Parco gli impianti ad alto impatto ambientale quali le cementerie, ammette tali impianti, compresi quelli già presenti al suo interno, nel rispetto di limiti e condizioni ed esclusivamente per ragioni di pubblica utilità non altrimenti soddisfacibili.
Il Piano Ambientale prevede, inoltre, la possibilità di stipula di accordi di programma tra il Parco e i soggetti pubblici competenti per il coordinamento delle azioni di contenimento dell'impatto sull'ambiente e per concertare con le aziende strategie di adeguamento ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività degli impianti.
Gli interventi eccedenti la manutenzione e l'adeguamento degli impianti e delle strutture e le ristrutturazioni interne sono subordinate alla stipula di apposite convenzioni con la partecipazione dell'Ente Parco e dei Comuni interessati.
Le norme introdotte dal decreto legislativo Semplificazioni 77/2021 prevedono l'utilizzo di combustibile solido secondario (CSS) nelle cementerie quale sostituto dei combustibili fossili qualora non venga aumentata la capacità produttiva già autorizzata.
Il Parco regionale dei Colli Euganei ha argomentato, con nota 14655 del 22/11/2021, che la normativa nazionale testé richiamata pare contrastare con gli obiettivi di tutela ambientale che il Parco è chiamato a perseguire e ha contestualmente richiesto alla Giunta regionale di adottare una deliberazione che impegni la Regione del Veneto a richiedere agli organi competenti di modificare la normativa nazionale, al fine di escludere dall'applicazione delle richiamate disposizioni del decreto legislativo le aree sottoposte a tutela ambientale.
Il tema dell'utilizzo di CSS al servizio dei processi produttivi della cementeria sita nel territorio del Parco, nel Comune di Monselice è stato recentemente al centro di una serie di convocazioni della Conferenza di Servizi da parte del Comune nel tentativo di arrivare alla stipula di una convenzione, così come previsto dal Piano ambientale, con la ditta Buzzi Unicem proprietaria dell'impianto. La Conferenza dei Servizi era stata convocata sulla base dell'istanza presentata dalla ditta per la realizzazione di un impianto di ricezione e dosaggio di minerale di ferro e/o silicati di ferro; al termine della Conferenza dei Servizi del 15 dicembre 2021 il Parco ha dovuto prendere atto della mancata condivisione della bozza di convenzione stante il disaccordo tra le parti, il Comune di Monselice e Buzzi Unicem, sulla richiesta mossa alla ditta di rinunciare in via preventiva alla possibilità di introdurre il CSS nel ciclo produttivo.
La Giunta regionale ritiene che il tema debba trovare quanto prima una definizione a livello normativo nazionale atta a superare le difficoltà e le contrapposizioni che stanno nascendo tra le esigenze di tutelare in modo specifico l'ambiente in un territorio quale quello dei Parchi Euganei e gli investimenti del settore economico-produttivo. Nelle more di tale auspicabile intervento normativo la convocazione di un tavolo per la stipula di un accordo di programma di coordinamento tra soggetti pubblici e di concertazione di strategie con le aziende rischia di non essere supportata da norme di carattere nazionale che avvalorino decisioni e iniziative assunte a carattere locale.
PRESIDENTE
Collega Ostanel, per la replica.
Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
Grazie, Presidente.
Ringrazio l'Assessore per la risposta, però non mi ritengo soddisfatta perché la risposta è chiara e va in una direzione diversa rispetto a quello che chiedevo.
Io credo invece che il Parco Colli abbia nella sua possibilità, come è previsto proprio dallo Statuto, quella di convocare un tavolo per prendere una decisione collettiva con tutti i soggetti che sono interessati da questa questione e dove l'Ente Parco diventa l'ente ospitante di una riunione perché la direzione che si vuole intraprendere, io spero, sia quella di non utilizzare più un combustibile così dannoso per il territorio. Ripeto, non starò a prendermi tutto il tempo di questa risposta perché la risposta è stata talmente chiara da non poter lasciare margine nemmeno ad una discussione, ma davvero vi ricordo che i Consiglieri della Lega e soprattutto i Consiglieri della vostra maggioranza in quel territorio chiedono un intervento deciso su questo tema.
Se noi, se voi in maggioranza e addirittura all'interno di quei Comuni non vi prendete la responsabilità di chiudere una questione che sta danneggiando quel territorio e vi viene richiesto dai vostri rappresentanti, io credo che stiamo facendo un grave passo indietro per la tutela di quel territorio e soprattutto del Parco Regionale dei Colli Euganei.
Questa è una questione importantissima. Questa risposta testimonia un passo indietro o meglio, la non volontà di prendere una decisione dicendo: siamo in attesa di alcune decisioni nazionali o meglio, una riunione locale potrebbe andare contro una serie di decisioni nazionali. Credo che questo sia inaccettabile non tanto per me ma per tutti gli abitanti e i Consiglieri che in quel territorio chiedono una risposta da tempo.
PRESIDENTE
Grazie.
Passiamo alla interrogazione n. 234 della collega Camani.
Interrogazione a risposta immediata n. 234 del 25 gennaio 2022 presentata dai consiglieri Camani e Zanoni relativa a "CLAUSOLE CAPESTRO NEI CONTRATTI DEI PUBBLICI ESERCIZI. COSA INTENDE FARE LA GIUNTA REGIONALE PER TUTELARE I LAVORATORI A TEMPO DETERMINATO DEL SETTORE?".
PRESIDENTE
Camani, prego.
Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Torno ancora una volta a interrogare la Giunta su questioni che riguardano il mercato del lavoro in questa Regione. In particolare, insieme al collega Andrea Zanoni, riportiamo all'attenzione dell'assessore Donazzan e dell'assessore Calzavara un fenomeno che le organizzazioni sindacali hanno pubblicamente denunciato nelle settimane scorse, che sembra si stia verificando nella Provincia di Treviso in particolare, rispetto al quale alcuni lavoratori del comparto turismo e ristorazione vengono assunti con contratto a tempo determinato, all'interno del quale contratto si prevede l'obbligo di pagare una penale nel caso in cui il lavoratore receda volontariamente dal contratto prima della scadenza.
Ci è ovviamente chiara la difficoltà che, soprattutto nella fase post pandemia, i datori di lavoro spesso hanno nel trovare addetti. Ma è ovvio che questa non può essere una giustificazione accettabile per una clausola che non esitiamo a definire capestro, che, ovviamente, non è contemplata dalla disciplina nazionale, che è stata peraltro esplicitamente condannata e disconosciuta anche dalle associazioni di categoria del comparto, ma che in particolar modo ci preoccupa perché rischia di alterare profondamente gli equilibri tra il datore di lavoro e i diritti dei lavoratori.
L'applicazione di una clausola di questo tipo, che spesso è anche economicamente molto rilevante per i lavoratori, rischia davvero di minare alle fondamenta il rapporto di equilibrio tra diritti e doveri dei lavoratori e di rendere il lavoro in questa Regione, in un comparto già provato dalla pandemia, ancora più fragile.
Chiediamo dunque alla Giunta, consapevoli dei limiti della possibilità che la Regione ha di intervenire in questa materia, cosa intenda fare per monitorare la situazione che abbiamo appena descritto e per contribuire a tutelare i lavoratori in generale e i lavoratori del commercio in questa fase così complicata per l'economia della nostra Regione ed il lavoro della nostra Regione.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Risponde, per l'assessore Donazzan, ancora il collega Calzavara. Prego.
Ass.re Francesco CALZAVARA
A seguito del calo del PIL registrato nel 2020, dovuto ai blocchi delle attività imposte dalla pandemia di Covid-19, che ha raggiunto, secondo fonti giornalistiche di settore, un - 8,9% nel 2021 (-9,7% in Veneto), si è registrato un rimbalzo del 6,5% in Veneto, quasi del 7%, che conseguentemente ha comportato nuove assunzioni soprattutto per determinate figure professionali specializzate spesso difficilmente reperibili.
In base a recenti studi pubblicati dal sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, tra i settori che hanno effettuato il maggior numero di assunzioni si colloca tra i primi quello dei servizi di alloggio e ristorazione turismo, nonostante le perduranti difficoltà della pandemia.
Tale situazione ha comportato che alcuni imprenditori del settore della ristorazione, per far fronte alle difficoltà di reperire manodopera, abbiano inserito nei contratti di assunzione a tempo determinato una clausola che prevede una penale pecuniaria e in alcuni casi anche la previsione di un risarcimento dei danni subiti in caso di dimissioni anticipate da parte del lavoratore.
Tali clausole, a parere delle organizzazioni sindacali, rendono sbilanciato il contratto di assunzione nel quale si vedrebbe limitata l'autonomia negoziale del lavoratore, parte debole del rapporto contrattuale.
La negoziazione contrattuale in quanto tale ricade comunque nell'autonomia decisionale dei singoli contraenti, che possono ricorrere alla normativa vigente, dettata anche dei singoli contratti collettivi, per tutelare la propria libertà e autonomia nelle sedi stragiudiziali e giudiziali ritenute più opportune.
Per far fronte alla carenza di personale specializzato emersa in questi ultimi mesi e verosimilmente all'origine degli episodi sopra riportati, la Regione del Veneto sta, tra le altre misure di politica attiva, predisponendo un piano GOL (Garanzie per l'Occupabilità dei Lavoratori) che prevede percorsi di reinserimento lavorativo attraverso azioni di aggiornamento, upskilling, e/o riqualificazione, reskilling, inclusione per le fasce più deboli o iniziative di ricollocazione collettiva in seguito a crisi aziendali. Da quest'anno fino al 2025 verranno coinvolti circa 38.000 utenti all'anno in percorsi di reinserimento occupazionale al fine di riorientali verso sbocchi lavorativi per i quali c'è più domanda.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Camani, prego, per la replica.
Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
Assessore, non siamo affatto soddisfatti della risposta. Uno, come avevo già detto in premessa, la necessità dei datori di lavoro di avere più dipendenti di quelli pre-crisi non può essere una giustificazione che noi proviamo neppure a portare rispetto a un fenomeno così gravoso. Il fatto è che noi stiamo assistendo a un cambiamento del paradigma economico, produttivo, sociale, che è stato travolto dalla pandemia e che oggi si sta riassestando.
Chi governa dovrebbe avere la responsabilità di governare il cambiamento in atto ed evitare che il costo di questo cambiamento ricada sulle spalle di chi è più fragile e di chi ha meno tutele.
Ora il fatto che sembra che vengano applicate queste cosiddette clausole capestro, cioè un lavoratore già viene assunto a tempo determinato, quindi presta manodopera in maniera precaria, in più non è neppure libero di ricollocarsi sul mercato perché il datore di lavoro lo obbliga a pagare una penale, lei capisce bene, Assessore, che non è un fenomeno contingente in questo contesto, ma rischia di essere un fenomeno che mina alle fondamenta il concetto della tutela del lavoro dipendente, che presta un servizio, ma che non è un servo a disposizione del datore di lavoro.
Anche la questione della ricollocazione del progetto GOL, iniziativa bellissima, peraltro finanziata dall'Europa e dallo Stato, ma qua non siamo di fronte a una necessità di ricollocare persone, anzi, siamo di fronte a un eccesso di offerta di lavoro. Qui il punto è mettersi a disposizione della difesa e della tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di un comparto, quello del turismo e della ristorazione, che negli ultimi due anni ha già visto scaricare proprio su quei lavoratori il costo pesantissimo della pandemia, la maggior parte dei quali, peraltro, sono donne.
Io so perfettamente che i contratti di lavoro sono di competenza delle parti, ma siccome sono convinta che la bilateralità possa essere uno strumento utile per costruire le condizioni per uno sviluppo migliore anche del mercato del lavoro, io penso che la Regione dovrebbe attivare immediatamente un monitoraggio della situazione descritta, contribuire alla tutela dei lavoratori – vado a concludere – costruire le condizioni per cui anche i soggetti che oggi sono disponibili a lavorare possano farlo nel pieno rispetto dei loro diritti.
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PUNTI
5-6-7-8-9 e 10 |
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RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GIACOMO POSSAMAI, BALDIN, BIGON, CAMANI, GUARDA, LORENZONI, MONTANARIELLO, OSTANEL, ZANONI E ZOTTIS RELATIVA A "LA GUERRA, AVVENTURA SENZA RITORNO. IL VENETO CONDANNA L'INVASIONE RUSSA DELL'UCRAINA". (RISOLUZIONE N. 42) RITIRATA
RISOLUZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE PICCININI RELATIVA A "CONDANNA AD OGNI FORMA DI GUERRA ED INVASIONE CON INVITO ALLA DIPLOMAZIA PER LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA". (RISOLUZIONE N. 43) RITIRATA
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MICHIELETTO E VIANELLO RELATIVA A "GUERRA IN UCRAINA, IL GOVERNO SOSTENGA LE IMPRESE VENETE COLPITE DAL RINCARO DEI PREZZI". (RISOLUZIONE N. 44) RITIRATA
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI VILLANOVA, BET, CECCHETTO, BORON, BRESCACIN, CAVINATO, CENTENARO, CESTARI, DOLFIN, FAVERO, FINCO, SCATTO, ZECCHINATO, PUPPATO, PAN, SPONDA, GIACOMO POSSAMAI, BALDIN, LORENZONI, OSTANEL, PICCININI, SPERANZON E VENTURINI RELATIVA A "IL VENETO CONDANNA L'AGGRESSIONE RUSSA ALL'UCRAINA". (Risoluzione n. 45) (Deliberazione n. 38/2022) TITOLO COME MODIFICATO
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI SPERANZON, POLATO, RAZZOLINI, SORANZO E FORMAGGIO RELATIVA A "IL CONSIGLIO REGIONALE CONDANNA L'INVASIONE DELL'UCRAINA DA PARTE DELL'ESERCITO RUSSO". (RISOLUZIONE N. 46) RITIRATA
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI VENTURINI E BOZZA RELATIVA A "CONDANNA DELL'INVASIONE DELLA REPUBBLICA UCRAINA DA PARTE DELLA RUSSIA E INVITO AD ATTIVARE OGNI SFORZO PER LA CESSAZIONE DELLE OSTILITÀ E AFFINCHÉ SIA DATO SPAZIO AL DIALOGO E ALLA DIPLOMAZIA AL FINE DI SCONGIURARE LA GUERRA ALLE PORTE DELL'EUROPA". (RISOLUZIONE N. 47) RITIRATA
PRESIDENTE
Colleghi, se volete interrompiamo e riprendiamo fra un'oretta. Mi pare che il clima sia positivo oggi.
Andiamo all'oggetto della convocazione che ci vede qui oggi. Abbiamo cinque risoluzioni presentate sulla questione Ucraina e, da una consultazione per vie brevi con qualche Capogruppo (chi c'era all'inizio), l'idea è questa: dieci minuti ai primi firmatari delle risoluzioni per la presentazione, se vogliono presentarle, e poi dieci minuti a intervento per tutti quelli che vogliono intervenire.
Io mi auguro e spero che poi il Consiglio trovi la possibilità di fare una risoluzione comune per un voto finale che sia unico. Forse è la cosa più opportuna in questi momenti, cosa che ho fatto anch'io, anche se non ero d'accordo su tante cose che ho firmato e sottoscritto negli ultimi giorni, a livello europeo.
Se riusciamo a condividere una risoluzione unica penso sia bene per questo Consiglio regionale. Ci siamo capiti con i tempi? Dieci minuti ai primi firmatari e poi dieci minuti per tutti quelli che intendono intervenire.
In ordine, ho la risoluzione presentata dal collega Possamai e dall'opposizione, in pratica, quella del collega Piccinini, la n. 43, quella dei colleghi Michieletto e Vianello, la n. 44, la risoluzione n. 45 a firma Villanova, la n. 46 di Speranzon e di Fratelli d'Italia.
Ricordo che c'è anche l'integrazione con la risoluzione della Venturini arrivata alle 11.20 di venerdì scorso.
Sull'ordine dei lavori, collega Villanova, prego.
Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
Presidente, facciamo una discussione unica per tutte le risoluzioni, vero?
PRESIDENTE
È discussione unica per tutte le risoluzioni perché il tema è unico. Non andrei a spezzettare le discussioni, che non mi pare il caso. Più o meno è quello che avete visto anche ieri in Camera e Senato, insomma. È questo il metodo e il modo. Ha fatto bene a precisarlo. Discussione unica, ripeto, dieci minuti per tutti i presentatori e dieci minuti per chi vorrà intervenire.
Collega Possamai, prego.
Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Presento questa risoluzione e poi invece interverrò in discussione generale, per cui mi limito a presentare intanto la risoluzione che abbiamo sottoscritto insieme a tutti i Consiglieri di minoranza, ma mi collego e mi unisco al suo auspicio di poter arrivare in quest'Aula a una risoluzione comune che sia votata da tutti.
Abbiamo visto nella giornata di ieri un segnale di unità forte da parte del Parlamento italiano che, salvo rarissime eccezioni, ha condiviso due documenti che condannano con forza, come devo dire più o meno tutte le risoluzioni che ho avuto modo di vedere iscritte oggi all'ordine del giorno, l'aggressione da parte della Russia nei confronti dell'Ucraina e credo che sia stato un segnale importante da parte del Paese il fatto che si sia arrivati a una posizione comune perché sappiamo tutti che non così è stato in questi anni, anche nei confronti dei rapporti con la Russia.
È bene quindi che oggi ci sia invece una parola chiara, una parola che condividiamo tutti insieme, perlomeno a livello parlamentare, e mi auguro che così sia anche in questo Consiglio.
Quanto alla risoluzione, s'intitola: "La guerra, avventura senza ritorno. Il Veneto condanna l'invasione russa dell'Ucraina". Credo che sia indispensabile, prima di ogni altra riflessione – parto da questo – stabilire bene i contorni della vicenda, nel senso che il termine "guerra" probabilmente non identifica perfettamente quello che è successo. La guerra racconta una condizione naturale di bilateralità: due Paesi che tra di loro decidono – o meglio, magari può essere uno che la scateni –, aprono un conflitto bellico e questo conflitto bellico vede, se non altro, una condizione bilaterale tra le due parti.
Qui siamo di fronte ad un'aggressione, ad una invasione in senso letterale. Lo vediamo con il crescendo dei bombardamenti, ma anche delle forze di terra che avanzano in territorio ucraino. Ieri abbiamo visto questa colonna di 60 chilometri di mezzi militari che hanno proseguito questa invasione nel territorio di un Paese sovrano. Credo che da questo si debba partire, cioè dal fatto che non ci possono essere distinguo, che siamo di fronte ad un'aggressione militare gravissima non alle porte dell'Europa, come qualcuno ha detto, ma in Europa, perché l'Ucraina è a tutti gli effetti in Europa.
Siamo quindi di fronte ad un cambio di paradigma profondissimo, credo, di cui oggi facciamo ancora fatica a renderci conto. Penso che nessuno di noi fosse pronto, per l'età che abbiamo, all'idea che la guerra potesse arrivare nel cuore dell'Europa.
È vero, c'è stato il conflitto nei Balcani che tutti ricordiamo, ma questa è una vicenda che per dimensioni e coinvolgimento potenzialmente può andare enormemente oltre.
Mi permetto soltanto due riflessioni su questo punto, nel presentare questa risoluzione: condanna totale deve arrivare nei confronti di Putin e di chi ha ordinato questa aggressione, questa invasione; solidarietà assoluta nei confronti dell'Ucraina, ma anche dei coraggiosissimi russi che oggi sono in piazza rischiando la vita, il carcere, per manifestare contro questa invasione. Siamo chiamati tutti però – e questa è la seconda parte della riflessione e mi avvio a concludere – ad uno scatto. La dico così: il Covid ha portato l'Unione europea a un cambiamento di visione di paradigma sui temi economici. Nessuno, ne abbiamo parlato anche in quest'Aula, pensava prima del Covid, prima della crisi legata al Coronavirus, che fosse possibile che la Germania, i Paesi frugali, i Paesi del Nord potessero concedere o comunque potessero essere d'accordo sull'idea di un'emissione di debito comune, che invece è quello che abbiamo sostanzialmente visto con il Recovery Fund. Quindi è un grande passo avanti, uno scatto sul fronte dell'unione economica.
Bene, in questi giorni ci giochiamo il futuro su un altro grande tema e cioè sulla capacità dell'Unione europea di concepire insieme la difesa e la politica estera, la capacità di essere uniti davanti al mondo, davanti alle grandi crisi internazionali. Oggi è una crisi internazionale che ci investe in un modo completamente diverso perché appunto ci arriva in casa e credo che, se escludiamo i primissimi giorni in cui le singole Cancellerie si sono mosse, la reazione che abbiamo visto negli ultimi giorni e cioè l'Unione europea che insieme decide, discute, elabora sanzioni che evidentemente hanno un'unica grande funzione: quella di porre termine il prima possibile al conflitto militare, che deve essere il grande obiettivo che ci diamo, perché è evidente che la sanzione ha l'utilità di fiaccare e indebolire l'economia russa per portare a termine il prima possibile il conflitto.
D'altronde, alternative non ce ne sono. Se vogliamo che le armi tacciano e che ci sia un ritiro, l'unica alternativa che abbiamo è l'intervento fortissimo sul piano economico, nella consapevolezza che avrà un costo per tutti noi. Ce l'avrà per i cittadini, ce l'avrà per le imprese, ma anche nella consapevolezza che tra diritti e un prezzo da pagare in termini economici, tra difendere i valori che fanno parte della nostra storia, della nostra identità ed evidentemente la necessità di dare un contributo, la scelta deve essere nel primo campo: proviamo a pensare che effetto avrebbe il fatto di abbandonare al proprio destino l'Ucraina, il fatto di dire che quella è una storia che non ci riguarda perché in fondo è distante, in fondo la guardiamo in televisione. Avrebbe un effetto devastante sull'identità stessa dell'Unione europea, sull'identità stessa del nostro Paese. È una vicenda che ci investe direttamente, su cui è necessario, da parte nostra, prendere posizione con forza.
Ho apprezzato la scelta del Presidente del Consiglio di convocare immediatamente o insomma nel più breve tempo possibile questo Consiglio, perché, se è vero che evidentemente noi non possiamo prendere decisioni chiave in questa storia, è altrettanto evidente che il fatto che questo Consiglio possa votare insieme e prendere posizione insieme su questa vicenda ha una portata e una valenza storica per certi versi.
Non dimentichiamo che ci sono 17.000 cittadine e cittadini ucraini nel nostro territorio, nella nostra Regione, l'80% di questi sono donne e quindi sappiamo bene quanto i nostri due popoli siano intrecciati, collegati, e quanto anche tantissime di queste persone svolgano un ruolo fondamentale nella nostra società. Siamo quindi tutti chiamati oggi a impegnarci pubblicamente a dare una mano sul fronte della solidarietà e anche sul fronte del messaggio politico che esce da qui.
Un ultimo passaggio e chiudo: ho apprezzato, perché l'ho sentita da più parti, l'intenzione a livello nazionale e a livello anche regionale di aprire le porte e di accogliere chi scappa da questa guerra. Anche questo è evidente che non sarà semplice, che si tratterà comunque di organizzarci, di dare un contributo, ma penso che sia necessario e che anche su questo ci giochiamo una parte importante della nostra credibilità come Paese e come Regione. Grazie.
PRESIDENTE
Altro presentatore di una risoluzione, la n. 45, è il collega Villanova.
Prego.
Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
Grazie, Presidente.
Io decido di non presentare la risoluzione perché è nostra intenzione ritirarla per arrivare a un documento comune: penso sia importante che oggi il Consiglio regionale si esprima in maniera unitaria su una crisi così delicata e che definirei epocale.
Cicerone duemila anni fa diceva: "Historia magistra vitae", cioè la storia è maestra di vita; così dovrebbe essere, ma, come vediamo in questi giorni, così purtroppo non è. Le nostre generazioni sono cresciute nella totale certezza che non avrebbero mai visto una guerra in Europa, ma evidentemente, purtroppo, ci siamo sbagliati.
Stiamo assistendo proprio in questi giorni a quello che possiamo definire con una citazione di Vico come "corsi e ricorsi storici". Quando abbiamo ascoltato tutti con grande apprensione i discorsi in televisione del Presidente della Federazione Russa, Putin, che prima annunciava il riconoscimento delle due Repubbliche separatiste, dopo annunciava l'invio di truppe all'interno di queste Repubbliche, per arrivare alla fine alla completa invasione dell'Ucraina, purtroppo sono venuti alla mente quei filmati che siamo abituati a vedere, quei documentari in bianco e nero, dove, nel 1938 e 1939, c'era chi per giustificare un'invasione parlava del Lebensraum, lo spazio vitale, dove si guardava ai territori vicini come territori dove si poteva espandere la propria influenza per andare a comandare, con le bombe e con la guerra, e per portare il proprio controllo sui Paesi vicini. All'epoca i Paesi alleati decisero di voltarsi dall'altra parte. Nella Conferenza di Monaco seguirono quella che era la teoria dell'appeasement, cioè il fatto di lasciar fare per evitare di arrivare a un conflitto mondiale. Purtroppo, però, la storia ci insegna che la guerra che volevano evitare bussò alla porta praticamente di tutta Europa solo ad un anno di distanza e penso proprio che di fronte a questa lezione che ci dà la storia non possiamo girarci dall'altra parte, perché mentre noi oggi siamo qui in Consiglio, a qualche centinaio di chilometri da noi ci sono città assediate e civili inermi che vengono bombardati. Mentre siamo qui a discutere, le popolazioni di Kiev, Kharkiv, Mariupol sono rifugiate nelle metropolitane o negli scantinati per ripararsi dalle bombe. Mentre oggi qui probabilmente ci sono idee diverse e ognuno di noi è libero di esprimerle come meglio crede, gli ucraini sono pronti a difendere con la propria vita la propria terra di fronte a quella che è un'invasione ingiustificata e ingiustificabile.
Per questo penso che la nostra totale solidarietà verso gli ucraini oggi debba essere unanime.
Noi tutti abbiamo seguito in questi anni, nei mesi scorsi, quelli che sono stati gli avvenimenti lungo il confine russo-ucraino. Ci siamo fatti un'opinione, abbiamo approfondito i punti di vista delle varie parti in causa, abbiamo assistito a quello che è stato il referendum in Crimea con l'occupazione da parte della Federazione Russa di questi territori, alla guerra nel Donbass, alla nascita delle due Repubbliche separatiste. Abbiamo assistito alla morte di migliaia e migliaia di civili. Abbiamo assistito all'abbattimento di un aereo di linea nel 2014: ricordo il volo MH17 della Malaysian Airlines, abbattuto, secondo quella che è stata un'indagine internazionale, dai separatisti filorussi con un missile antiaereo.
Oggi potremmo veramente passare ore a discutere se Putin avesse ragione o torto a denunciare l'espansione della NATO a Est, se le proteste di piazza Maidan fossero più o meno pilotate da Paesi stranieri, se i separatisti del Donbass siano o meno finanziati, supportati dalla Federazione Russa, in modo da creare disordine all'interno dell'Ucraina.
Però, purtroppo, oggi tutte queste argomentazioni sono del tutto inutili. I giorni dal 21 al 24 febbraio 2022 entreranno nei libri di storia come uno spartiacque. Con l'ingresso in Ucraina, uno Stato libero, indipendente e sovrano, del primo soldato russo, tutte le recriminazioni politiche e geopolitiche, tutte le argomentazioni, tutte le tesi a sostegno delle rivendicazioni russe sono crollate. Non ci sono e non ci potranno mai essere giustificazioni per l'invasione russa dell'Ucraina.
Credo sia compito anche nostro oggi, in Consiglio regionale, chiarirlo perché il Veneto ripudia la guerra. Proprio per questo, e mi rifaccio a quello che è stato l'inizio del mio discorso, oggi dobbiamo uscire, secondo me, con una risoluzione unica che dimostri la posizione di condanna per questa invasione e per la volontà del nostro popolo di arrivare a una soluzione pacifica e di far tacere le armi il prima possibile.
In questi giorni ci siamo resi conto di quanto sia importante la presenza di Istituzioni sovranazionali, quali la NATO e l'Unione europea, che difendono il nostro territorio. Questa volta, per fortuna, la risposta dell'Unione europea e della NATO sono state all'altezza del compito per le quali queste Istituzioni sono nate.
Nonostante, e non lo nascondo, io stesso sia molto critico nei confronti dell'Unione europea, oggi val bene ricordare che la nascita di questa Unione è stata voluta dai Padri Fondatori che hanno visto con i propri occhi la tragedia del primo e del secondo conflitto mondiale. La nascita dell'Unione serviva proprio ad evitare che l'Europa potesse rivedere queste tragedie all'interno del proprio territorio.
L'Europa e la NATO, che all'unisono chiudono gli spazi aerei, bloccano le banche russe, espellono oligarchi filogovernativi, stanno facendo finalmente quello per cui sono state create.
Oggi probabilmente è arrivato il momento di pensare ad un'Europa che parla con un'unica voce in campo internazionale e che pensare ad una politica di difesa comune.
Credo quindi sia giusto e doveroso il passo epocale compiuto dal presidente Von der Leyen nello scorso fine settimana: offrire assistenza militare all'Ucraina per aiutarla nella resistenza all'invasione e applicare sanzioni economiche durissime alla Russia è una svolta veramente epocale, un dovere che anche il nostro Paese deve assolvere, perché a Kiev non si combatte solo per difendere le città assediate dall'invasore, ma per tutta l'Europa e per i valori di democrazia che l'Europa rappresenta.
Non possiamo girarci dall'altra parte. L'Italia deve essere solidamente schierata al fianco dei partner europei e degli alleati NATO nell'affrontare questa tempesta della storia perché solo restando uniti la democrazia potrà prevalere sulle bombe e sul terrore.
Ovviamente la speranza che abbiamo tutti noi in cuore è che la diplomazia possa arrivare rapidamente ad un cessate il fuoco e le armi possano tacere per sempre, riportando la pace tra questi popoli in guerra. Ma fintanto che questo non sarà possibile dobbiamo garantire il nostro supporto affinché il diritto internazionale venga rispettato e i soldati ucraini abbiano i mezzi necessari per difendere le loro case e i nostri valori.
I prossimi mesi saranno sicuramente molto difficili anche per il nostro Paese. Già ora le famiglie e le imprese venete ed italiane stanno pagando il prezzo di questa scellerata guerra. Il compito della politica nei prossimi mesi sarà quello di attutire le ricadute delle sanzioni economiche alla Russia. Per questo credo si potrebbe valutare anche che, all'interno dei fondi del PNRR, l'Europa possa ricalibrare le destinazioni di questi aiuti economici in modo da garantire risorse per differenziare l'approvvigionamento energetico e per calmierare l'aumento dei costi. Per arrivare alla piena transizione ecologica green prima dobbiamo fare in modo che le nostre aziende e le nostre famiglie italiane ed europee sopravvivano allo tsunami energetico che abbiamo di fronte. Per farlo abbiamo bisogno di un'autonomia energetica che non ci lasci sotto scacco di potenze straniere: primum vivere deinde philosophari.
Non possiamo far pagare agli italiani il costo di questa scellerata guerra voluta dal Cremlino.
In chiusura, lasciatemi ringraziare le innumerevoli associazioni di volontariato, le parrocchie e tutto quel tessuto sociale della nostra Regione che si sta mobilitando per aiutare il popolo ucraino, inviando materiali o accogliendo profughi, donne e bambini che stanno scappando dalle bombe di Putin.
Il fatto, poi, che la Regione Veneto abbia aperto, proprio nelle scorse ore, un conto corrente di solidarietà in cui far confluire offerte e donazioni per l'assistenza ai profughi civili dell'Ucraina che stanno giungendo a casa nostra, la dice lunga su come il nostro Ente si pone nei riguardi di questa immane catastrofe. Anche in questa occasione stanno dimostrando quanto grande sia il cuore del Veneto, una cosa che penso renda tutti noi molto orgogliosi. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Io continuerei con i primi firmatari delle risoluzioni. Vedo iscritto a parlare il collega Speranzon.
Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
La ringrazio, Presidente.
Noi abbiamo presentato una risoluzione con la convinzione che necessariamente debba esserci, da parte del Consiglio regionale del Veneto, il voto su un'unica risoluzione: credo che ci siano assolutamente i margini per individuare, avendo anche letto le risoluzioni che hanno presentato i colleghi degli altri Gruppi, un testo unitario che possa consentire di mostrare alla nostra comunità, alla comunità ucraina presente nel nostro territorio e all'Italia intera che il Veneto ha una posizione su un tema, come quello che stiamo affrontando oggi, unanime e convintamente unanime.
Quello che sta accadendo in questi giorni ci regala un mix di emozioni: da un lato, come veniva ricordato in un intervento che mi ha preceduto, lo stupore nel vedere la guerra che, in qualche modo, per la nostra cultura vorremmo vedere relegata solo ai ricordi dei nostri nonni, dei nostri trisavoli e non quindi doverla vedere coi nostri occhi; dall'altro lato, anche le scene che vediamo ai confini dell'Ucraina con i Paesi dell'Europa, ai confini della Polonia, ai confini dell'Ungheria, con tutte queste donne e questi bambini che lasciano i loro mariti e i loro padri a combattere casa per casa per difendere il loro suolo, le loro tradizioni, la loro storia, la loro identità, le loro famiglie, le loro case, i loro possedimenti, le loro imprese.
Vedere queste scene ci fa capire anche che cosa significa essere profughi. Infatti in questi anni in troppe occasioni si è fatta un po' di confusione tra chi è migrante per ragioni economiche e chi è profugo. Non è la stessa scena rispetto a quella che in altre occasioni, in altre latitudini, in altre zone siamo abituati a vedere dove di donne e bambini ce ne sono pochi e ci sono tanti ragazzi che avrebbero la forza e l'età per poter migliorare le proprie condizioni di vita nel loro territorio, nelle loro patrie.
Invece gli ucraini non vengono da noi, gli ucraini stanno a combattere per difendere la loro patria e oggi scopriamo anche l'importanza di avere la difesa, di avere delle armi perché "Si vis pacem para bellum", faccio anch'io riferimento a un insegnamento degli antichi romani. Se vogliamo garantire la pace dobbiamo anche essere pronti alla guerra e oggi l'Italia si appresta a dare armamenti e armi all'Ucraina per difendersi, oltre che naturalmente cercare, attraverso i canali diplomatici, di far recedere la Russia da questa inaccettabile invasione di uno Stato sovrano e comminare tutte quelle sanzioni che possano indebolire chi governa oggi a Mosca e magari costringerlo a scelte diverse che possano permettere di liberare la terra di uno Stato sovrano che, è stato giustamente ricordato, è uno Stato europeo e che chiede a gran voce di essere europeo, di essere accolto in quella comunità che oggi si ritrova unita forse perché oggi ha fatto un salto di qualità rispetto agli argomenti che pone alla valutazione degli Stati membri. Oggi quelle immagini ci mostrano gli avvenimenti ai confini di Ungheria e Polonia, accanto allo status di profugo che è evidente e verso il quale abbiamo il dovere di dare la totale, assoluta, massima solidarietà. In questo senso mi auguro che anche da parte della Regione si avvii un confronto diretto, non solo con le associazioni, ma ovviamente con il Consolato ucraino e con tutte quelle strutture vicine al popolo ucraino che possano consentirci di rendere efficace la nostra solidarietà.
Accanto alla visione dei profughi, però, c'è anche la visione di quelli che li accolgono. E quelli che li accolgono oggi, a decine di migliaia, a centinaia di migliaia, sono ungheresi e polacchi che per anni sono stati apostrofati come rifiuti dell'Europa, come quelli che non sanno che cos'è la solidarietà, i cattivi, i brutti, quelli da condannare, ai quali comminare sanzioni.
Oggi, invece, vediamo che i più grandi gesti di solidarietà in questo momento, chi è lì ad aprire, a spalancare le porte nei confronti del popolo ucraino, sono proprio i polacchi e gli ungheresi: questa è l'Europa che ci piace.
Noi siamo anche nell'est dell'Italia, a noi piace guardare ai Paesi dell'est. A noi non piacciono i carri armati russi, non ci piacciono oggi quando entrano in Ucraina, non ci piacevano nel 1956 quando entravano a Budapest e non ci piacevano nel 1968 quando entravano a Praga, anche se avevano simboli diversi, anche se allora era Unione sovietica e oggi è Russia. L'imperialismo russo del secolo scorso ha prodotto tanta miseria e danni. Ben venga, quindi, che la NATO e l'Unione europea abbiano posizioni univoche.
Dispiace però che non tutto il mondo abbia posizione univoca in questo momento. L'altro ieri il Consiglio per i diritti umani che si è incontrato a Ginevra aveva proposto di aprire una discussione su quanto avviene in Ucraina. Ebbene la proposta è stata votata favorevolmente da 27 Stati, 13 si sono astenuti, ma 5 hanno votato contro. È giusto dire chi sono i 5 Stati che hanno votato contro la possibilità del Consiglio per i diritti umani di trovarsi a discutere della situazione ucraina. I 5 Stati sono: la Russia, la Cina, il Venezuela, l'Eritrea e Cuba. Questi sono gli Stati che evidentemente non riconoscono ci sia un grave problema umanitario in Ucraina.
Tutto questo deve interrogarci anche rispetto alle relazioni che come Regione, come Italia e come Comunità europea dobbiamo avere con questi Stati. Sono Stati che evidentemente hanno un'idea dell'umanità profondamente diversa dalla nostra.
Concludendo e mettendo il Gruppo di Fratelli d'Italia a disposizione del Consiglio per individuare un testo unitario di una risoluzione che possa essere davvero efficace rispetto agli obiettivi che ci poniamo e anche alle possibilità che abbiamo, chiaramente auspico che ci possa essere l'unanimità nell'individuare un testo che possa portare un contributo fattivo alla solidarietà al popolo ucraino, che nel nostro territorio è fatto di tante e tanti lavoratrici e lavoratori che si sono distinti e continuano a distinguersi per l'umanità e per i quali, oltre che la solidarietà, deve esserci data la possibilità di dare un grande sostegno.
Un'ultima cosa importante – chiedo trenta secondi di pazienza al Presidente – riguarda la più grande preoccupazione rispetto alle nostre imprese, alle nostre famiglie, ai lavoratori veneti, che inevitabilmente, a causa di questo conflitto e anche delle sanzioni che inevitabilmente produrranno degli effetti, rischiano di pagare a caro prezzo quello che sta succedendo in Ucraina in questi giorni. Noi, nella risoluzione, abbiamo espressamente chiesto che venga richiesto un intervento europeo volto alla creazione di un fondo per introdurre meccanismi economici di compensazione per riequilibrare i danni che le singole nazioni europee subiranno per via delle sanzioni imposte alla Russia e alle conseguenti conseguenze. Questo deve essere necessariamente un fondo non come il MES, non come il PNRR, non un fondo che poi dovremo restituire, ma dovrà essere un fondo perduto: soldi a fondo perduto per ristorare, almeno in parte, quelli che saranno i gravissimi danni che famiglie, imprese e lavoratori, anche del Veneto, saranno costretti a subire.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Venturini, per la risoluzione n. 47, prego.
Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
Grazie, Presidente.
Faccio un intervento ora di spiegazione della risoluzione e poi un intervento successivo.
Ho voluto indossare questa mattina i colori dell'Ucraina, quindi il giallo e il blu, proprio per manifestare la solidarietà a questo popolo, solidarietà che viene espressa anche nella risoluzione che abbiamo presentato e che andremo a ritirare proprio per condividere un pensiero comune e per trovare l'unità, come Regione Veneto, attorno ad un pensiero.
Nell'esprimere la ferma condanna nei confronti dell'aggressione da parte della Russia nei confronti dell'Ucraina e nell'auspicare anche che, comunque, ci possa essere la cessazione delle ostilità e che si arrivi ad una soluzione pacifica, vorrei dare qualche cenno per dire come si è arrivati a questa risoluzione.
Dal 2014 persistono forti contrapposizioni e tensioni tra l'Ucraina e la Russia e, a seguito delle elezioni che hanno portato alla libera elezione dei rappresentanti del popolo ucraino, la Russia ha avviato operazioni militari nella Regione autonoma a maggioranza russa e russofona della Crimea, procedendo alla successiva annessione, con atto che non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Ciò ha causato forti contrapposizioni tra Russia e Occidente a livello sia militare sia economico ancora lungi dall'essere risolte e che sono esplose nei giorni scorsi con l'occupazione militare da parte della Russia di alcune Regioni geograficamente parti della Repubblica di Ucraina.
L'approvazione di specifiche sanzioni fin dal 2014 nei confronti della Russia non ha prodotto gli attesi effetti di dissuasione e la Russia ha mantenuto negli anni un indirizzo volto al riconoscimento nella Regione del Donbass delle autoproclamate Repubbliche russofone che il 22 febbraio 2022 la Russia ha formalmente riconosciuto come Repubbliche indipendenti sotto la sua stessa protezione. A tale riconoscimento ha fatto seguito l'invasione del territorio ucraino da parte delle truppe russe.
L'iniziativa militare russa appare in netta violazione del diritto internazionale: essa mina la pace nelle Regioni dell'Est Europa con il rischio di provocare un'escalation bellica dagli effetti imprevedibili. Tale azione sta portando effetti disastrosi sull'inerme popolazione civile ed avrà effetti economici dirompenti anche sugli altri Paesi europei.
Nelle ultime ore il mondo sta assistendo ad un'eroica resistenza della popolazione ucraina contro l'invasione militare russa e si stanno estendendo in ogni luogo, anche a Mosca e a San Pietroburgo, manifestazioni spontanee di cittadini e iniziative pacifiche di ripudio della guerra.
L'Unione europea e gli USA hanno accresciuto la loro pressione diplomatica sulla Russia approvando diversi pacchetti di sanzioni, sia indirizzati a colpire gli interessi economici dell'oligarchia russa, quali il congelamento di capitali privati in Europa, sia estese alle banche, ai servizi finanziari, alle aziende, all'importazione di tecnologie occidentali, al blocco dei voli della flotta russa. Desta a riguardo sconcerto la dichiarazione che la Russia quale reazione alle sanzioni comminate avrebbe attivato l'allerta del sistema di deterrenza nucleare. Il conflitto innescato dalla Russia ha anche pesanti ripercussioni sul fronte economico ove si consideri che l'Ucraina è un importante Stato di transito per il gas russo diretto verso l'Europa occidentale. Ciò che affligge è che il conflitto sta innescando catastrofiche conseguenze umanitarie con ad oggi centinaia di migliaia di profughi che dall'Ucraina si stanno muovendo verso i Paesi europei.
Riteniamo che la comunità internazionale debba reagire coesa e unita contro l'iniziativa militare russa che mina anche la stabilità economica della Ue stessa.
In un momento particolarmente delicato anche la Regione Veneto deve esprimere tutto il suo dissenso verso l'azione militare intrapresa dalla Russia, richiamandosi ai valori costituzionali in base ai quali la Repubblica italiana ripudia la guerra come strumento di offesa alle libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Piccinini, prego.
Tomas PICCININI (Veneta Autonomia)
Grazie, Presidente.
Anche io annuncio che ritirerò la risoluzione perché credo che ci debbano essere i margini per una risoluzione unitaria, congiunta e ferma nel condannare quella che oggi è ogni forma di guerra e invasione fatta da uno Stato che ha la diplomazia per la risoluzione di un conflitto che credo che sia oggi paradossale, nel senso che oggi vedere cose che la storia ci ha consegnato, rivederle alla porta dell'Europa credo che non dico che abbiano fallito, ma sicuramente non sia stato, credo, fatto tutto quello che era necessario in questo modo con la giusta attenzione.
Volevo illustrare alcuni punti della risoluzione. In questi giorni il cuore dell'Europa vede alternarsi ombre, nuvole, funeste immagini che avremmo consegnato alla storia e che restano vive solo grazie ai racconti dei nostri nonni o leggendo libri di storia: si sono rimaterializzate in una notte. È bastato così poco per sentire riecheggiare i cannoni, per sentire le urla disperate di uomini e donne e di bambini che per sfuggire al sibilo delle bombe sono costretti a nascondersi nel sottosuolo come topi.
Il sogno di un'Europa unita, dove tutti i cittadini possono vivere in pace e nel benessere, è in pericolo. Tutto rischia di infrangersi per il comportamento di un popolo governato non da un uomo, ma da un assolutista.
L'offensiva di Putin era cominciata già da tempo. Infatti la riduzione dell'approvvigionamento del gas in Europa altro non era che il preludio all'invasione all'Ucraina. Le mire espansionistiche della Russia rischiano di calpestare ciò che vi è di più sacro e inviolabile, ossia la libertà di ogni popolo di autodeterminarsi democraticamente.
Considerato che non può passare l'idea, in questo momento storico, nel continente europeo che per aiutare un popolo o una Regione che rivendica più autonomia si faccia uso della forza e si affidi alla guerra senza rispetto del diritto positivo e delle regole democratiche, le pesantissime sanzioni economiche introdotte per indurre Putin a fermare l'invasione non saranno però plausibilmente sufficienti per convincerlo a un ripensamento e rischiano di diventare un boomerang per il nostro già stressato sistema economico.
È noto infatti che molte aziende italiane e venete vivono completamente di export nei confronti della Russia. È dunque chiaro che solo la diplomazia con la "D" maiuscola può trovare il giusto spiraglio per arrivare a un compromesso in grado di tutelare da una parte il popolo ucraino e dall'altra di garantire e consolidare il percorso di unificazione comunitaria.
Bisogna cercare di tenere in ogni modo aperta la finestra al dialogo con la Russia in quanto la chiusura del dialogo può portare a un'escalation incontrollata, con ipotetici catastrofici scenari di guerra.
Non dobbiamo mai dimenticare che la Russia, oltre ad essere una potenza economica, è anche una potenza nucleare e ciò comunque è un elemento oggettivo da tenere in debita considerazione per ogni tipo di approccio diplomatico. È chiaro infatti che quanto sta accadendo è il risultato dell'incapacità, da parte dell'Europa, di formare una politica militare compatta e indipendente, in grado di tessere rapporti diplomatici con una postura più terza e meno appiattita sugli interessi faziosi di una o dell'altra potenza.
Un approccio multilaterale in politica estera, peraltro, in linea con la nostra tradizione diplomatica italiana, sarebbe bastato per dare maggiore credito al nostro sistema comunitario e avrebbe dimostrato così un'autorevolezza inedita agli occhi del mondo.
Quanto a noi italiani, in particolar modo pagheremo il solito tributo pecuniario per conto terzi, passando da uno stato di emergenza sanitaria, con conseguenze economiche che si cominciano a profilare in tutta la loro drammaticità soltanto ora, ad un altro bellico. A pagare il prezzo di tutto questo non sarà, dunque, il despota russo, ma anche le famiglie e le imprese italiane che oggi, fortemente provate dalla pandemia, si troveranno a saldare un ingente debito e il fallimento politico e diplomatico dell'Europa.
Per le ragioni suddette, chiedo al Consiglio regionale di manifestare la propria ferma condanna al comportamento belligerante della Russia, che ha portato all'invasione dell'Ucraina e contestualmente impegno la Giunta a supportare il Governo italiano nella profusione di tutti gli sforzi necessari per creare un tavolo di confronto che possa portare a un inedito cessate il fuoco. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Collega Michieletto, prego.
Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)
La ringrazio, Presidente.
Avevo presentato una risoluzione, ma annuncio già che sarà ritirata prima della fine del Consiglio proprio perché credo sia molto più indicato riuscire a produrre un documento comune, sottoscritto ed approvato, possibilmente, all'unanimità.
Desidero, però, spendere due parole, vi rubo due minuti, su quello che era il mio intento. Fatta salva la condanna totale per qualsiasi tipo di guerra, di azione bellica, non vado a ripetere quanto già detto, che in gran parte condivido. Chiedevo un'attenzione particolare e volevo condividere una preoccupazione. Tutti abbiamo ben in mente cosa sia successo dopo il 2008 nel nostro territorio: c'è stata una crisi terribile, insostenibile, che ha portato alla chiusura di migliaia di aziende e, purtroppo, al suicidio di decine e decine di grandi e piccoli imprenditori.
Purtroppo, in un panorama come questo, che vede come base di partenza una crisi delle materie prime e soprattutto dell'energia con dei costi già oggi insostenibili, già una settimana prima dello scoppio della guerra, insostenibili, per forza di cose, si tradurrà, tra l'altro, in ulteriori aumenti di costi dell'energia in particolar modo e delle materie prime.
Curiosamente, gran parte di energia e materie prime vengono proprio da questa parte del mondo oggi interessata da un conflitto che viene condannato quasi totalmente in tutto il pianeta.
Il Veneto si dimostra e si è dimostrato sempre un territorio attento ed accogliente. Poche ore dopo lo scoppio degli eventi bellici in Veneto si moltiplicavano, e si stanno moltiplicando tuttora, le iniziative a favore del popolo ucraino: raccolta di beni di prima necessità, di farmaci, qualche raccolta anche in denaro, perché si sa che ci sarà bisogno anche di questo. C'è chi ha messo a disposizione già le proprie case e ha cominciato a far arrivare ed ad ospitare persone, donne e bambini in particolar modo, che scappano dal territorio ucraino.
C'è molta preoccupazione, c'è molta disponibilità, c'è molta umanità nel Veneto, c'è sempre stata, però c'è una grande preoccupazione.
Ecco, quello che auspico e che si andava a chiedere con questa risoluzione, era innanzitutto l'augurio che le trattative tra Paesi e il dialogo portino al definitivo azzittimento delle armi e comunque ci si auspica che – e qui vado sulla parte che riguarda un po' di più il nostro territorio – non si aspetti l'aggravarsi o il disastro annunciato per cominciare a pensare a cosa fare.
È evidente che questa sarà una crisi epocale. È evidente che le nostre aziende, già in sofferenza, dovranno attraversare un periodo molto buio, probabilmente peggiore di quello del 2008 e anni successivi. Per cui, credo e mi auguro che un Paese serio debba prendere iniziative serie per supportare l'impresa, l'economia e quindi le famiglie di conseguenza, senza improvvisare, ma in modo serio e concreto.
Vi ringrazio.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Abbiamo terminato con le presentazioni dei primi firmatari delle risoluzioni.
Iniziamo la discussione generale.
Collega Baldin, prego.
Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi.
Oggi è una giornata e una seduta molto, molto carica di emotività. Intervengo perché tutta questa situazione mi ha veramente traumatizzato. Non pensavo di vedere con i miei occhi una guerra vicina al nostro Paese, fatta di carri armati, bombardamenti, di persone che fuggono dalle proprie abitazioni e dalle proprie città, con una semplice valigia, con appresso bambini, cani, gatti, qualsiasi cosa, anziani, orfani che trovano rifugio nelle nostre città e nei nostri comuni.
Oggi è anche il caso di ringraziare la Regione del Veneto per avere messo a disposizione ex ospedali per raccogliere 600 profughi e anche i vari comuni e le associazioni che si stanno susseguendo e che stanno ospitando altre centinaia di persone che – per la maggior parte sono donne, bambini e anziani – stanno arrivando anche in Italia.
Oggi è il giorno anche per fare un po' di chiarezza, sgombrare il campo da ogni dubbio e avere una posizione unitaria, una posizione forte, che deve esserci ad ogni livello, dal Comune, alla Regione, allo Stato italiano e anche, per finire, all'Unione europea e a tutta la comunità internazionale.
Dico questo perché negli ultimi tempi ho sentito posizioni un po' ambigue. Addirittura, qualcuno giustificava l'aggressione da parte di Putin al territorio ucraino o qualcuno che minimizza o, non so, in qualche modo cerca di trovare una giustificazione, una necessità nei confronti della guerra.
Credo che questo sia assolutamente da condannare perché, al di là delle posizioni personali o delle varie ideologie e delle simpatie personali che può avere qualcuno verso qualcun altro, è indispensabile oggi dire "no" a un conflitto armato di tali dimensioni che può portare solo devastazione non solo al territorio ucraino, purtroppo, ma anche a tutte le economie. Parlo soprattutto di Europa. Il nostro Paese, dopo due anni di pandemia mondiale, si è ritrovato con un'economia sicuramente non florida, ma che per i prossimi mesi o anni, speriamo duri il meno possibile, può avere conseguenze ancora più gravi.
Prima di tutto c'è la questione umanitaria e quindi la diplomazia deve assolutamente avere il sopravvento, deve essere la via maestra per arrivare alla pace, per concludere questi bombardamenti, per mettere al sicuro le persone, le famiglie. Quindi, la cosa più importante, ad oggi, è trovare rifugio ed esprimere anche solidarietà per questi profughi che stanno scappando dalle loro città, mettendo a disposizione quello che ciascuno di noi può e quindi anche magari con una donazione al conto corrente della Regione per fare in modo che il nostro aiuto arrivi concreto e non si manifesti soltanto con parole di circostanza o di solidarietà.
Questa è una giornata sicuramente importante. Trovo giusto che si arrivi ad una risoluzione unitaria, unica, proprio per sgombrare, come vi dicevo all'inizio, il campo da qualsiasi sospetto, da qualsiasi dubbio circa la posizione del Consiglio regionale del Veneto e la ferma condanna di quella che è un'aggressione a un popolo autonomo, a una nazione sovrana che sta causando già centinaia di vittime innocenti, senza distinzioni tra civili e militari.
Mi domando a volte se sia giusto continuare in questo senso, se la nostra civiltà, la nostra storia, ci abbia insegnato qualcosa in tutti questi anni, ma è evidente che qualcosa è andato storto. Effettivamente, la storia non ci ha insegnato nulla, come diceva qualcun altro prima di me.
Dobbiamo interrogarci anche su questo. Dobbiamo oltretutto interrogarci anche su quella che è stata la nostra politica energetica e cercare di migliorare il nostro sistema di approvvigionamento energetico, magari puntando di più su quello che si doveva fare fin dalle origini sulle fonti rinnovabili, a basso impatto ambientale. Il nostro Paese è sicuramente una potenza, sotto questo profilo. Dobbiamo cercare di essere più autonomi.
Credo che questa sarà una mazzata pesantissima sul presente e anche sul futuro. L'attenzione oggi, quindi, deve essere puntata sulla politica energetica che vogliamo dare al Paese da qui in avanti.
Le fonti fossili, tra l'altro, hanno dimostrato di essere un problema anche per la stabilità dei Paesi, delle Nazioni. Detto questo, ribadisco che la necessità oggi è quella di mettere in sicurezza le persone che fuggono da questa guerra, di trovare sistemazioni per queste donne, per questi bambini. Sono immagini veramente strazianti, quelle che vediamo, di persone che vengono arruolate per strada o che partono da questi territori per aiutare i connazionali in guerra.
Bisogna dire effettivamente che da questa situazione cambieranno tante cose. Probabilmente, l'epidemia che abbiamo appena passato, anzi, che è ancora in corso, anche se già vediamo forse una luce in fondo al tunnel, è poco rispetto a quello che sarà da qui in avanti, con i capovolgimenti che tutta questa situazione comporterà a livello sociale, a livello umanitario, ma anche politico ed economico.
Dobbiamo essere pronti, oggi, per una nuova era, che però metta sempre al centro l'umanità, la persona. Senza umanità non si va da nessuna parte. Certamente non possiamo tornare indietro di mille o duemila anni, con guerre ancora sul terreno, che non fanno sconti a nessuno e sono devastazioni totali nei confronti delle persone.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Collega Ostanel, prego.
Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)
Grazie, Presidente.
La guerra scatenata da Putin contro l'Ucraina è una guerra inaccettabile e, come tutte le guerre, anche ingiustificabile. È una guerra che, come tutte quelle oggi ancora in corso, ce ne sono tantissime di guerre aperte sul territorio mondiale di cui spesso non ci accorgiamo e ci accorgiamo solo quando il conflitto arriva vicino a noi, non potrà portare che morti, feriti, distruzione, povertà per le popolazioni e generare, come un domino, sempre nuovi conflitti.
Nel mio discorso in questi pochi minuti mi piacerebbe più che parlare di geopolitica, di storia e di chi ha ragione o chi ha torto, parlare di pace, perché forse le piazze di queste settimane, la mobilitazione che in Veneto prima ricordava il collega Villanova, sta facendo vedere che le persone, e forse non la politica, cercano più di prima la pace.
La pace, diceva don Tonino Bello, non è un appello generico. C'è un legame tra pace e giustizia, c'è un legame tra pace e diritti umani, c'è un legame tra la pace e il riconoscimento vero della dignità delle persone da fare sempre e non solo quando un conflitto è alle porte o scoppia.
È per questo che penso che il primo degli obiettivi di una risoluzione che oggi voteremo, io spero all'unanimità e assieme, e credo che ci siano tutte le condizioni per farlo, dovrà dire, io credo esplicitamente, che le armi non sono la soluzione. È per questo che sono contenta che nella risoluzione del collega Villanova e della maggioranza ci sia un punto che mi è piaciuto molto rispetto all'auspicare l'adozione da parte di tutti i Paesi coinvolti di misure di smilitarizzazione e riduzione degli armamenti, al fine di evitare il ripetersi degli avvenimenti di questi anni e ancor più di questi giorni.
Certo, però, non siamo così naif da non sapere, del resto ce lo insegnano anche a scuola, che dietro la guerra c'è purtroppo la politica, ci sono i Governi, Governi che magari piegano a loro piacimento anche rigurgiti nazionalisti, che sono nazionalismi di turno a seconda di chi conviene, ma ci sono prima di tutto, dietro a una guerra, grossi interessi, e quello delle armi è un mercato dai grossi interessi.
Alcuni dati, tra l'altro guardando i dati del Ministero dell'economia, fanno vedere che alcune aziende, che si occupano anche di difesa, hanno aumentato del 30%, scusate, hanno aumentato del 15% le loro azioni in un solo giorno. Tra l'altro, aziende che sono per il 30% controllate dal Ministero dell'economia. Il nostro Ministero – dati sempre del Ministero della difesa – ha investito in armamenti il 73% in più negli ultimi tre anni.
Quindi, dobbiamo anche renderci conto, probabilmente, che dietro a una guerra non c'è solo la voglia di usare nazionalismi in maniera strategica, ma c'è un mercato, quello degli armamenti. Troppo spesso noi ricordiamo e diciamo "no alla guerra" e "sì al pacifismo" quando, in realtà, Governi di tutti i colori politici in questo Paese hanno investito in armamenti continuamente e sempre di più. Ripeto, il 73% negli ultimi tre anni. È troppo facile dire oggi che siamo contro la guerra se non abbiamo detto niente nelle Aule competenti, per pensare che la corsa agli armamenti sia comunque un errore.
Però, se dovessimo guardare a tutta questa storia, dovremmo ‒ come è già stato detto ‒ andare indietro di più di cento anni. Qualsiasi guerra non è semplice. Qualsiasi guerra nasce da stratificazioni politiche sociali molto complesse e anche da storie molto complesse. Anche a me viene da dire che quello che è accaduto nel Donbass per tantissimo tempo non è stato all'attenzione non solo del Governo italiano, ma anche dell'Unione europea. Ed è giusto dirlo, perché qualsiasi guerra, qualsiasi persona che muore per un conflitto fatto dai potenti contro le persone va comunque ricordato, e va ricordato che non ci si può ricordare di questo solo quando la guerra va contro gli interessi del proprio Paese.
Rispetto a chi ha scatenato questa invasione ingiustificabile, a me serve ricordare anche che accanto a chi governa e che ha sbagliato ci sono quasi 7.000 russi che oggi non hanno avuto paura di manifestare per la pace in quel territorio, rischiando la vita. Ed è sicuramente più difficile per loro manifestare rispetto a quanto ho fatto io a Padova l'altro giorno, che sono assolutamente libera di farlo.
Questo mi permette di dire una cosa. Quando parliamo del Governo Putin noi dovremmo anche renderci conto e credo anche chiarirci tra di noi che sono avvenuti negli anni fin troppi atteggiamenti equivoci da più parti politiche, indipendentemente, spesso, anche dal colore, ma sicuramente più da parte della maggioranza che oggi qui ci governa, atteggiamenti equivoci verso un leader, ad esempio parlando di partenariato paritario e confidenziale tra la Federazione russa e la Repubblica italiana.
Credo che, per quanto riguarda l'uomo di cui stiamo parlando e che ha sbagliato, Putin, atteggiamenti equivoci da parte dei leader europei, mondiali nel dare corda a una politica fortemente nazionalista... Ricordiamo che non è stato accusato, ma è sotto indagine per diverse uccisioni, per aver imbavagliato la stampa, per aver forse avvelenato dei giornalisti. Siamo di fronte ‒ e dobbiamo dirlo con chiarezza ‒ a un leader che non ha nulla di un leader delle democrazie moderne che, invece, noi oggi abbiamo.
È troppo facile parlare di guerra, parlare di pace, dire chi ha responsabilità e chi ha torto, ma non dire e non aprire bocca quando il proprio leader ha atteggiamenti equivoci verso una persona che non solo oggi ha invaso in maniera totalmente sbagliata e irrazionale un Paese, ma che ha giustificato anche in passato tantissimi atteggiamenti equivoci.
Penso che questo vada detto con molta tranquillità. Lo diceva don Tonino Bello: se la pace non è una presa di posizione solo ideale, ma la si fa quotidianamente con le proprie azioni, questo è un punto importante.
Ma andiamo poi ‒ e chiudo con gli ultimi due punti ‒ al ruolo dell'Europa. Qui c'è un tema. L'Europa, probabilmente, oggi avrebbe bisogno di avere un ruolo maggiore. Avrebbe dovuto velocizzare l'entrata in Unione europea di alcuni Paesi, tra cui l'Ucraina. Negli ultimi anni, dal 2004, la Rivoluzione Arancione aveva portato quel popolo a scegliere da che parte stare. Oggi avrebbe dovuto, probabilmente, avere un ruolo diverso, e non lo ha ancora. Quindi, sì, stiamo parlando ‒ e sono d'accordo anche con chi lo cita in alcune risoluzioni ‒ di un ruolo dell'Europa che dovrebbe essere assolutamente diverso.
Sono contenta che nella risoluzione firmata da Fratelli d'Italia ci sia un punto, e anche qui mi piace soffermarmi e voglio soffermarmi, come ultimo, rispetto alla politica dell'accoglienza dei profughi. Mi viene da ricordare, anche qui con estrema chiarezza, che i profughi sono profughi di tantissime altre guerre, che non esiste una linea di colore giusta o sbagliata, bianco o nero. Il profugo ha gli stessi diritti di essere accolto nel nostro Paese. Abbiamo visto che oggi al confine tantissime persone vengono lasciate indietro perché non hanno il colore della pelle giusta. Facciamo attenzione su questo.
C'è un punto in questa risoluzione dove si chiede di garantire un aiuto umanitario per l'accoglienza dei profughi ucraini che, a seguito della guerra, ovviamente, arrivano qui. Questo punto in una risoluzione unitaria oggi spero davvero che venga inserito, anche perché è già stato detto chiaramente dal presidente Zaia che la Regione è pronta ad allestire dormitori negli ex ospedali. Tra l'altro, il 40% dei veneti ha detto che potrebbero aprire le loro case all'accoglienza.
Credo che questo sia un tema che dovremmo oggi non solo utilizzare, ma anche sperimentare per l'accoglienza futura. L'inclusione e l'accoglienza in casa, grazie alla volontà dei veneti, è una cosa che oggi dobbiamo, io credo, velocizzare. Ma non dobbiamo nasconderci che quanto ha stanziato il Governo fino ad oggi, cioè 10 milioni, 20 euro a persona, sono solo briciole. Anche qui, se vogliamo davvero accogliere – credo sia stato detto all'unanimità da tutte le forze politiche – i profughi che oggi arrivano da quel Paese, dobbiamo non solo investire, ma anche usare questo momento per sperimentare forme di accoglienza, anche innovative, dove le famiglie del Veneto possano davvero iniziare a fare concretamente qualcosa, perché lo vogliono fare.
Chiudo, e mi scuso se ho preso qualche secondo in più. Le categorie economiche venete, Federalberghi, ma anche altre, in questi giorni si sono schierate a favore dell'accoglienza. Anche qui, non solo le famiglie, ma anche la possibilità che le categorie economiche lavorino e aiutino tutte le politiche di accoglienza che noi dalla Regione del Veneto potremmo attuare, credo vada tutto nella direzione di provare a cambiare rotta su tante cose che ho provato a dire in questo discorso, finalmente, forse, insieme.
PRESIDENTE
Collega Zottis, prego.
Francesca ZOTTIS (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
È evidente che quello che è successo ieri con la votazione in Europa di una risoluzione, come in Parlamento e come ci auguriamo accada anche oggi in Consiglio regionale, è un elemento di forza e di chiarezza anche a livello internazionale. È evidente che oggi dobbiamo dare un messaggio univoco alla Russia, un chiaro "no" all'invasione a cui stiamo assistendo.
Condivido quello che dice anche Arturo Parisi, perché alle volte rischiamo di semplificare la questione e di affrontarla solo parzialmente, quando sostiene che non è un semplice "no" alla guerra. Il semplice "no" alla guerra sarebbe quasi prendere le distanze, che non mi piacciono, né con l'Ucraina né con la Russia, e mettere nello stesso piano gli aggressori e gli aggrediti. Invece portare i colori della bandiera, oggi, ucraina, esibire la bandiera ucraina vuol dire dare un messaggio inequivocabile, un messaggio di dignità a chi sta soffrendo per quel conflitto, a difesa di un popolo che ‒ ricordiamoci la differenza ‒ è stato colpito nel cuore della sua democrazia, non accettare quel comportamento e dire "no" alla guerra di Putin; dare forza soprattutto al popolo ucraino e dare dignità a esso, ma anche a quel popolo russo che nelle piazze si sta schierando contro questa aggressione e contro il proprio Governo. Anche quelli, a spese loro. Non è facile andare in piazza in Russia a dire "no" a Putin.
Questo significa, però, e deve anche significare dare dignità e forza a questa Europa, che troppe volte si è dimostrata fragile nei rapporti internazionali: nei rapporti internazionali con la Cina, nei rapporti internazionali con il Sudamerica, nei rapporti internazionali con l'Africa, che stiamo sottovalutando, e anche umanitari. Un'Europa che, in qualche modo, oggi cerca di dare messaggi di unità, ma che forse deve tenere ‒ e ognuno di noi lo deve fare ‒ nella testa e nel cuore le immagini di questi giorni perché siano da monito oggi, perché aiutino, chiaramente, allo stop di questa guerra, che sappiamo che comunque avrà conseguenze e ha conseguenze immani da un punto di vista umano e da un punto di vista economico. Il lacerare di quei cuori, lo scontro tra due popoli non finisce nel momento in cui finisce la guerra, purtroppo. Una delle conseguenze è anche questa.
Anche in futuro. Per un'Europa che sappia investire nel proprio ruolo dal punto di vista umanitario. La collega Ostanel ha descritto bene cosa intendiamo dal punto di vista dell'accoglienza, dal punto di vista delle alleanze internazionali, dal punto di vista sociale, culturale industriale e sicuramente dal punto di vista energetico. Ma la politica industriale è anche ben altro.
Quella fratellanza, che troppo spesso richiamiamo e che richiamiamo molto, per fortuna, per carità, in questi giorni, significa anche rapporti economici che devono puntare al riconoscimento dei singoli popoli, dei singoli territori, delle proprie potenzialità, dei propri valori, ma significa anche sapere quando esercitare la propria identità, quando tutelarla e quando, invece, condividere il proprio potenziale, quando condividere e cedere il proprio potere, anche economico, per avere una forza e una capacità maggiore di difesa, con lo spirito – e la ricito – della collega Ostanel. Bene il punto del disarmo, che deve essere un punto fisso, altrimenti questo "no" alla guerra di Putin diventa un po' una farsa; con il riconoscimento di alleanze forti, che ci portino realmente ad esercitare il valore della pace, partendo dal valore del rispetto delle comunità.
È evidente che oggi ci troviamo, qui, a ringraziare quelle associazioni che, come già in passato, stanno dimostrando cosa sia la politica dell'accoglienza, cosa sia la solidarietà, cosa sia l'amore verso l'altro. Ma questo ringraziamento credo possa non bastare – e ritorno a una cosa che ho già detto – se nel cuore quelle immagini di quei bambini e di quelle donne, di quegli uomini che stanno combattendo non ci rimangono fisse, di quel dolore che oggi ci porta qui, del dolore di quei bambini che non possono essere trasferiti perché soffrono o perché stanno troppo male, perché devono rimanere all'interno di quegli ospedali nel tentativo di salvarsi la vita sotto le bombe, per quello Stato che viene colpito nelle sue università, per quello Stato che viene colpito nei sistemi di comunicazione.
Queste immagini ci siano da monito, non solo per le conseguenze economiche, che comunque patiremo, non solo per la richiesta all'Europa di essere Europa vera, anche in questo contesto, ma anche ‒ mi piace chiudere così ‒ per quell'Europa che guarda al mondo. Cito le parole di Virginia Woolf pronunciate nel 1938: "Tu stai combattendo per conquistare vantaggi che io non ho mai condiviso né mai condividerò. In quanto donna, non ho Patria. In quanto donna, la mia Patria è il mondo intero".
Mi auguro che da qui parta veramente un riscatto dell'Europa da un punto di vista umanitario, capendo che il mondo intero ci sta guardando, perché potremmo cambiare la storia, come potremmo darle, invece, un declino molto doloroso, molto doloroso anche per quelle che troppo spesso citiamo con un po' di superficialità, le generazioni future, che ci stanno guardando e non capiscono il perché nel 2022 ancora si possa assistere ad aggressioni di questa natura e che non ci sia una chiarezza piena che chi viene aggredito nel cuore della propria democrazia non solo va difeso, ma va tutelato. Questo è un messaggio che deve uscire come priorità, secondo me, dal Consiglio regionale del Veneto, con tutta la solidarietà che deve esserci verso questo popolo, verso tutti i popoli che stanno soffrendo e verso quei bambini che hanno conosciuto la sofferenza e la guerra oggi e che ne saranno comunque tracciati per tutto il corso della loro vita.
Grazie.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Nicola Ignazio FINCO
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Zanoni. Prego.
Andrea ZANONI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Sono momenti difficili, terribili, per tutti noi, sicuramente molto di più per chi sta vivendo da vicino una guerra che nessuno avrebbe mai pensato di vedere in questo secolo in Europa. Una guerra definita "assurda". Penso siate tutti d'accordo: tutte le guerre sono assurde. È una guerra nata perché il Capo di Stato di uno dei Paesi più importanti in Europa ha aggredito un altro Paese sovrano, militarmente, dichiarando guerra.
Le conseguenze le vediamo tutti, conseguenze drammatiche, in particolare per i civili; civili costretti a vivere nei bunker, nelle metropolitane, a dover abbandonare quelle azioni di vita comuni che sono normali per tutti noi. Un Paese europeo. Un Paese, l'Ucraina, che conosciamo tutti bene. Chi non conosce qualche cittadino o cittadina ucraina? Se pensiamo che la comunità ucraina maggiore, all'interno dei 27 Stati dell'Unione europea, si trova in Italia, capiamo quanto sia un Paese vicino a noi. È più vicina l'Ucraina da qui che non Parigi. Ci è sembrata, magari, in passato molto più lontana, perché faceva parte di un blocco, il blocco sovietico. Ma ormai quelli sono tempi passati.
Ci ritroviamo in una situazione terribile, veramente, che colpisce tutti. Ci colpisce anche personalmente, nella nostra quotidianità, ci fa preoccupare, ci fa anche mobilitare. Chi non ha visto in questi giorni arrivare questi messaggi, queste richieste di aiuto, richieste di beni di prima necessità, richieste di medicinali, pannolini, pannoloni? Chi non ha avuto contatti, diversi in questi giorni, con persone che stanno organizzando furgoni, furgoncini, camion, che vanno ai confini in particolare, per quello che ho visto io, della Polonia, per consegnare questo materiale a questo popolo assediato?
Una guerra che nessuno si aspettava, ma che è arrivata. Una guerra che colpisce tutti. Colpisce noi, e lo abbiamo visto: ci sono le sanzioni, le giuste sanzioni, che hanno naturalmente ripercussioni su tutti noi, anche su chi non vive quella guerra. Ripercussioni su questo popolo, che non si sa per quanto dovrà patire le conseguenze di questa guerra. Lo abbiamo visto anche in un recente passato. Sappiamo quando iniziano le guerre. C'è una data precisa. Noi ce l'abbiamo. Ma non sappiamo mai quando finiscono. Ricordo la seconda guerra in Iraq, dove l'Occidente andava a caccia delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Quanto è durata quella guerra? Cosa ne è stato dopo dell'Iraq? Abbiamo visto la guerra dello sfaldamento dell'ex Jugoslavia che cosa ha portato.
E poi c'è anche il popolo russo, un'altra vittima di questa guerra. I civili le guerre non le vogliono. Il popolo russo questa guerra non la vuole. Non la voleva. Abbiamo visto cosa sta accadendo in Russia in questi giorni. Da una parte, la Russia bombarda le antenne della tv ucraina; dall'altra parte, impone alla propria televisione di non usare termini come "guerra", come "invasione". E poi arresta chi manifesta contro la guerra. Quindi, come tutte le guerre, va a colpire tutti.
Purtroppo l'Occidente, molti rappresentanti di partiti, di movimenti, in questi anni ha, in qualche modo, coccolato Putin, lo ha accarezzato, lo ha acclamato. C'è stato un sostegno a Putin, a volte incondizionato, sbalorditivo. "Meglio Putin della Merkel" qualcuno ha detto. "Putin è il miglior Capo di Stato dell'Europa, del mondo". In gente come Putin, forse, questi apprezzamenti hanno generato un senso di onnipotenza tale che molto presumibilmente lui è andato in guerra pensando di avere qualche appoggio anche all'interno dell'Unione europea. Forse è per quello che ha fatto il passo più grande della gamba. Adesso si sta rendendo conto che si trova il mondo quasi tutto unito, perlomeno l'Unione europea, contro le sue idee malsane di occupazione di uno Stato sovrano. E questo preoccupa.
Del resto, se Saddam Hussein ha fatto la fine che ha fatto, Gheddafi anche, Milošević e compagni lo stesso, qui stiamo parlando di uno che ha la valigetta, la famosa valigetta con il pulsante per mandare i missili nucleari. La situazione è ben diversa. Non si era mai vista prima al mondo una situazione tale, dove una delle superpotenze nucleari invadesse e si trovasse in una situazione del genere. Quindi, è una situazione veramente drammatica e pericolosa per le conseguenze, e nessuno sa immaginare cosa potrà accadere.
Ricordo che l'ultima settimana prima dell'invasione dell'Ucraina tanti di noi pensavano: "È solo un bluff. Probabilmente occuperà le due Repubbliche separatiste". Nessuno ‒ o pochi ‒ immaginava che avrebbe effettivamente occupato l'Ucraina. Sono veramente momenti terribili. Ogni azione che facciamo adesso può avere delle ripercussioni in un modo o nell'altro. Quindi, c'è veramente da augurarsi che i Capi di Stato e chi governa l'Europa, ma non solo oggi, sappiano fare le giuste scelte in questa situazione, dove non è facile farle, perché siamo in presenza di una guerra.
Sentivo ieri che il Presidente degli USA parlava di via di sbocco per Putin. Effettivamente, uno che ha la valigetta con i missili nucleari che cosa potrebbe fare ancora? Molti pensavano che bluffasse. Abbiamo visto che il 75% dell'esercito russo è nel territorio di uno Stato sovrano dell'Europa. Quindi, credo sia importante approvare all'unanimità un documento di condanna, oggi, da questo Consiglio.
Vedo e naturalmente mi fa piacere che certe idee ‒ prima ne ho elencate alcune ‒ del passato adesso vengano cambiate dalla politica, da alcuni esponenti. Ci si rende conto che Putin non è un modello. Questo ci fa piacere, sicuramente. Ricordo che io contestai i viaggi di alcuni colleghi nella Crimea, nella scorsa legislatura. Gli stessi colleghi che violarono le norme dell'Ucraina, norme anche di carattere penale, oggi addirittura aderiscono all'Intergruppo federalista europeo. Quindi, è sicuramente un segnale molto positivo. Le cose cambiano nel tempo. Considerando che ci troviamo di fronte a una guerra, lo sforzo di tutti deve essere quello di trovare ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide. Abbiamo responsabilità immani verso le future generazioni.
È veramente una cosa terribile quella che sta accadendo in questi giorni. Abbiamo responsabilità anche nei confronti del popolo russo, un popolo dove i dissidenti vengono arrestati, dove ‒ come è stato ricordato dai colleghi anche prima ‒ alcuni di questi dissidenti vengono avvelenati con il polonio. Poi bisogna vedere come sono andate le cose. In queste cose è sempre difficile trovare la verità. Ma è un dato di fatto che quella non è una democrazia come le democrazie occidentali, perché il dissenso non trova voce nell'attuale Russia. L'auspicio, probabilmente, è quello ‒ e vado verso la conclusione ‒ che siano proprio i russi a risolvere questa situazione, sia proprio il popolo russo a risolvere questa situazione. Come dicevo all'inizio del mio intervento, il danno non è solo all'Ucraina, non è solo all'Occidente, ma è anche alla Russia. Probabilmente raccoglieranno macerie alla fine di questa guerra, che speriamo finisca presto.
Veramente, cari colleghi, credo sia importante il Consiglio di oggi proprio per confermare la condanna a questa guerra, la condanna a tutte le guerre, naturalmente. L'auspicio è che il nostro Governo ‒ questo è quello che chiedono le risoluzioni ‒ intervenga per attivare tutte le vie possibili per scongiurare che questa guerra duri ancora di più.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Lorenzoni, prego.
Arturo LORENZONI (Gruppo Misto)
Grazie, Presidente.
Ringrazio tutti i Capigruppo per la disponibilità ad approdare a una risoluzione comune. Credo sia molto importante. Ringrazio anche i membri della Giunta che sono presenti. Sarebbe stato bello fossimo tutti per dare proprio un segnale di forza sulla posizione che vogliamo tenere. Condivido quanto è stato detto dai colleghi: mai avrei pensato di dover intervenire in questo Consiglio per oppormi a una guerra che coinvolge persone civili nel cuore dell'Europa. Speravo fosse solo un pessimo ricordo, invece ci troviamo qui a parlarne, a parlare di persone che vengono colpite nelle loro case, che vengono private della libertà, che vengono private della vita.
Eppure, se guardiamo bene, i segnali c'erano. La spesa per armamenti tra il 2000 e il 2020 è cresciuta da circa 1.000 miliardi l'anno a circa 2.000 miliardi l'anno. Sono dati del SIPRI, il Centro di ricerca sulla pace di Stoccolma. È una follia a cui abbiamo assistito in silenzio. Ma è chiaro che, se ci si arma, prima o poi queste armi le si vogliono usare.
I filmati che hanno diffuso nei giorni precedenti la guerra, nei media, gli eserciti, anche europei, per dimostrare la propria forza, con sistemi d'arma evoluti, esibiti in modo quasi compiaciuto, accompagnati dalle musiche tipiche dei film d'azione, mi hanno sbigottito e offeso. Non pensavo fosse possibile che si esibisse la propria forza in questo modo. Però, come ha detto il presidente Zelensky, non stiamo parlando di un film. Qui c'è la vita delle persone, di cui siamo responsabili. Tutti. In misura e in modo diverso, ma tutti siamo responsabili.
Credo che questo sia un punto importante, su cui, come rappresentanti di una Istituzione, dobbiamo interrogarci. Certo, dobbiamo prepararci all'accoglienza dei profughi, a garantire dei corridoi umanitari, a non chiudere la strada ai civili che tentano di scappare. Su questo anche la nostra Regione si è già mossa in modo molto presente e con una capacità di reazione di cui, come ha detto bene il Capogruppo Villanova, siamo orgogliosi.
L'Ucraina, oggi, è divenuto il terreno di scontro non solo tra democrazie e autocrazie, ma soprattutto tra un sistema basato sul diritto internazionale e uno in cui prevale la logica della forza. Non dobbiamo mostrare esitazioni su questo, nel rigettare la logica della forza. Come rappresentanti di un'Istituzione, dobbiamo sentire ‒ dicevo ‒ la responsabilità verso la costruzione della pace, che non è l'assenza del conflitto armato, ma è il superamento del conflitto. Su questo credo che la costruzione di meccanismi di confronto e di conciliazione delle esigenze di tutte le parti sia la costruzione paziente di una conoscenza delle ragioni di tutti, di una comprensione delle dinamiche e di una progressiva crescita della tensione che si ha inevitabilmente quando non si ha la capacità di intendere le aspettative dell'altra parte. Quindi c'è la necessità ‒ è già stata ribadita da alcuni colleghi ‒ di un progressivo disarmo, senza il quale non potremo che raccogliere i cocci delle guerre.
Non ci sarà mai una pace senza il disarmo, senza lo sforzo per costruire uno spazio di condivisione sempre più ampio, come ci hanno insegnato i fondatori dell'Unione europea – ricordo tra i tanti a cui siamo debitori Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schuman –, come ha sognato anche il premio Nobel per la pace Michail Gorbačëv nel 1989, che spinse per la costruzione di una casa comune europea, senza successo, viene da dire oggi, purtroppo, come ci invita a fare ripetutamente anche il Papa, che ha avuto parole forti in questi giorni.
Dobbiamo lavorare per costruire relazioni di prossimità anche con chi ci appare diverso, lontano, con interessi contrastanti rispetto ai nostri. Penso che questa sia la responsabilità della politica a tutti i livelli: affermare le idee che creano prosperità, non la propria forza; non imporle, ma affermarle con la forza delle idee stesse, dalla rappresentanza locale fino alle relazioni internazionali. Per questo sento forte la responsabilità anche dell'Istituzione che rappresentiamo qui.
Certo, questo richiede tempo, richiede pazienza, richiede un atteggiamento vigile e costruttivo per respingere e sanzionare ogni violazione del diritto internazionale. Troppe volte, anche negli ultimi anni, abbiamo visto violare i diritti di un popolo con interventi militari di altri Paesi, senza riuscire ad arginare la violenza, senza saper preservare la vita delle persone.
Lavorare per la pace significa non arrivare a sentire lo scoppio delle bombe. Ora è tardi per sperare in una conciliazione senza la violenza. Quando i civili sono investiti dallo scoppio delle bombe, non si può pensare che si difendano a mani nude, purtroppo.
Per questo, con la risoluzione che abbiamo presentato e che è stata presentata dal collega Possamai, chiediamo una risposta ferma e coordinata dell'Unione europea, per garantire il rispetto del diritto internazionale e della sovranità dell'Ucraina. Siamo arrivati troppo in là. Oltre alle sanzioni, come ha detto Biden, c'è solo la guerra, purtroppo.
Chiediamo al nostro Governo e all'Unione europea di isolare, dal punto di vista economico, delle relazioni politiche, gli aggressori e di mettere in atto tutte le misure per togliere l'ossigeno a chi si sta rendendo responsabile di una violenza inaudita.
Come è stato detto anche da alcuni colleghi, è anche l'occasione per ricordare e chiedere la fine di tutte le guerre. Ho visto con sorpresa che sono 70 i Paesi che in questo momento stanno vivendo la guerra. Ricordo solo le maggiori: il Burkina Faso, la Libia, il Mali, la Repubblica democratica del Congo, la Somalia, il Sudan, l'Afghanistan, il Myanmar, la Thailandia, il Nagorno Karabakh, la Siria, lo Yemen, l'Iraq. Sono tutte situazioni che ci feriscono.
Certo, qui siamo arrivati nel cuore dell'Europa e quindi siamo più colpiti, ma il nostro lavoro deve andare nella direzione di creare relazioni di vicinanza con tutte queste popolazioni, perché non si abbia a vivere una violenza che non ha nessun senso, che non lascia mai vincitori e vinti, ma lascia solo vinti.
Ancora grazie a coloro che si stanno impegnando per dare supporto a coloro che stanno soffrendo la guerra. Grazie allo sforzo che stiamo facendo per cercare di avere una posizione unica, forte, di tutto questo Consiglio.
Oggi siamo tutti ucraini.
PRESIDENTE
Grazie, collega Lorenzoni.
Collega Favero, prego.
Marzio FAVERO (Liga Veneta per Salvini Premier)
Saluto tutti i Consiglieri.
Certo che è drammatico accendere la televisione e vedere che c'è un conflitto in corso, con profughi, bambini che scompaiono fra le macerie degli edifici e la tragedia dei civili. Solo che ci svegliamo di fronte al dramma della guerra, perché questa volta la guerra l'abbiamo in casa. Su questo, correttamente, più di qualche Consigliere che è intervenuto in precedenza ha fatto riferimento al problema di un sistema di guerre locali che esiste da quando è nata la deterrenza nucleare. Non è che la guerra si sia conclusa con la Seconda Guerra Mondiale. La guerra è proseguita infinita, con una catena di guerre locali che hanno interessato prima l'Indocina, poi il Medio Oriente, l'Africa, continente dimenticato, dove ci sono stati milioni di morti.
Parlando di contabilità, tristissima, quella dei caduti, dobbiamo pensare che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale la rete di guerre locali ha prodotto più morti della Prima Guerra Mondiale. Quindi, il dramma della guerra non è mai stato risolto.
Il risveglio amaro che abbiamo avuto è stato quello di constatare che siamo di nuovo alla realpolitik, alla guerra fatta di rapporti di forza, di aree di influenza, e non possiamo dire che l'Europa è esente da colpe.
Oggi c'è una grande enfasi sulla unità che si sta creando contro l'invasione dell'Ucraina. È giusto, è corretto che vi siano risoluzioni di condanna. È giusto accogliere i profughi, è fondamentale sul piano umanitario. È giusto dare un aiuto all'Ucraina, ma le tensioni sono aperte da otto anni, dal 2014, e la Russia non ha mai fatto mistero dei suoi disegni.
Putin ha sempre detto, in maniera estremamente chiara, che il suo obiettivo era riunire i popoli russi. Lo ha fatto con la Crimea e poi ha puntato al Donbass. L'Europa non ha vigilato sulla corretta esecuzione dei Trattati di Minsk I del 2014 e di Minsk II del 2015.
L'Europa si è dimostrata debole anche nelle scorse settimane. Pensiamo al fatto che Putin ha ricevuto prima il presidente francese Macron, poi il nuovo cancelliere tedesco Scholz. Io mi immagino che cosa possa essere passato nella testa di un autocrate nel trovarsi a rappresentare un continente intero a due soggetti politici distinti e anche con intenzioni non pienamente congruenti. È chiaro che qui siamo in difetto. Manca un'Europa autorevole, che sia in grado di controbilanciare le aspirazioni di grandezza russa.
Vengo alla necessità di dare un nome alla malattia che stiamo affrontando. Si chiama nazionalismo. In questo caso, nazionalismo russo. Dovremmo ricordare la lezione del nostro grande Silvio Trentin quando, negli anni Venti e Trenta, spiegava che la malattia del nazionalismo consiste in questo: l'equazione fra lo Stato e la Nazione. Uno Stato, una Nazione. È quello che sta facendo Putin: in Ucraina vi è una popolazione che è soprattutto russa? Bene, me la riprendo. La stessa logica la sta seguendo con il Donbass: la maggioranza della popolazione è russofona, e io mando il mio esercito.
Attenzione, dove siamo stati mentre Putin, negli ultimi dieci anni, potenziava le sue forze armate, in modo particolare quelle di terra, cioè i carri armati? Quando si punta sui carri armati, significa che si ha intenzione di utilizzarli, e non per una guerra di difesa, ma per una guerra di offesa, perché a questo servono.
Domanda: se l'Europa è debole, non è che la causa è la stessa malattia, sia pure su un piano di intensità decisamente inferiore? C'è la difficoltà da parte delle nazioni europee di unirsi o, meglio, degli Stati europei di unirsi, con l'idea che non si possa cedere una quota di sovranità nazionale.
I Padri fondatori dell'Europa – penso a Schuman, Monnet, De Gasperi, Churchill – avevano la chiara consapevolezza che non sarebbe bastato fare una società delle nazioni, serviva fare una Federazione europea. Su questa onda era anche Altiero Spinelli, fondatore del Movimento federalista europeo. Abbiamo costituito i giorni scorsi un Intergruppo. Sempre in questa visione operava il pensiero di Luigi Einaudi, che lanciò un monito fortissimo all'inizio degli anni Cinquanta, quando disse: "o abbiamo il coraggio di costruire una Federazione europea o non scacceremo lo spettro della guerra dal vecchio continente".
Io mi chiedo se nella risoluzione che oggi andremo ad approvare, senz'altro tutti assieme, non sia possibile richiamare anche la necessità, non più opportunità, di dar vita a una Federazione europea, perché l'Unione europea in questo momento non è né carne né pesce, non è più un organismo internazionale, ma non è ancora uno Stato.
L'ultimo tentativo di costruire una forza comune, dotata di un certo peso, fu quello della CED, ma la Francia rifiutò l'accordo nel 1954 perché erano ancora vive e aperte le ferite del secondo conflitto mondiale.
Oggi, di fronte alle sfide dell'economia e anche della sicurezza, dobbiamo porci la domanda se non sia opportuno anche pensare di dar vita, finalmente, a una Federazione europea in grado di tutelare non solo gli interessi dei cittadini europei, ma anche dei Paesi confinanti, e anche in grado di sviluppare una politica più seria nei confronti del continente africano.
Prima si parlava del dramma delle migrazioni. Le migrazioni avvengono perché l'Africa, in questo momento, non è in grado di darsi un ordine. Noi siamo un continente che confina con l'Africa. Dovremmo essere i primi responsabili nei confronti dell'Africa.
Su questo tema mi sono confrontato anche con il Capogruppo del PD, Possamai, con il quale ho dato vita all'Intergruppo e abbiamo scritto un documento molto breve che doveva avere la funzione di essere un ODG. Non si possono fare gli ODG, mi hanno spiegato, per le risoluzioni. Chiedo ai Capigruppo se possono recuperare almeno quel passaggio che parla, come prospettiva futura, della necessità di costruire un'Europa più forte. Ricordiamoci che, in questo momento, l'aiuto che l'Europa può dare all'Ucraina si riduce alla consegna di aiuti alimentari e di armi. Non stiamo mobilitando le nostre truppe per evitare scenari ancora più catastrofici. Quindi, la tragedia dell'Ucraina diventa ancora più grave.
Chiudo con una battuta di un nostro grande scrittore veneto, Comisso, che ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale, ha assistito alla Seconda e ha concluso con questa considerazione: "Le guerre le vogliono i criminali, ma le fanno fare agli ingenui o agli umili".
PRESIDENTE
Grazie, collega Favero.
Collega Montanariello, prego.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Sicuramente oggi discutiamo su un tema difficile, su un tema delicato, su un tema caldo, su un tema importante, su un tema che sta caratterizzando ormai il dibattito quotidiano non solo nelle aule della politica, ma anche nei mondi economici, nei mondi dell'associazionismo, della chiesa. Però, è giusto che sia così, perché l'Ucraina è una storia nostra, è una cosa che ci riguarda.
Noi siamo per la pace, e la pace non è equidistanza tra l'aggredito e l'aggressore.
Le ragioni della pace sono quelle dei 6.000 russi arrestati per aver manifestato, per aver detto "no alla guerra in Russia", in un Paese dove anche manifestare – cosa che per noi ormai è un diritto assodato – è una chimera.
Le ragioni della pace sono quelle di chi da una settimana vive sotto la metropolitana di Kiev.
Le ragioni della pace sono quelle dei medici che hanno spostato le maternità degli ospedali nei rifugi e nei bunker sottoterra e di coloro che lottano contro l'unica cosa che gli resta, il proprio corpo, contro i mezzi blindati russi, per provare a fermarli, come tornando indietro in un rewind della storia.
Non esistono ragioni che autorizzano uno Stato a violare la sovranità di un altro Stato. Non esistono ragioni che autorizzano uno Stato ad invadere uno Stato sovrano, così come non esistono ragioni per creare morte e distruzione, perché questo sta accadendo: morte e distruzione; non esistono ragioni per bombardare edifici civili; non esistono ragioni per bombardare le case della gente, del popolo.
Immaginate come una persona normale ci mette trent'anni per costruirsi una casa, per pagarla, per arredarla e dalla sera alla mattina arriva uno, ti butta una bomba su e ti dice che ha le sue ragioni per farlo; così come non esiste una geopolitica buona e non esiste una geopolitica cattiva. Esistono solamente i carnefici e le vittime, e le famiglie che si dividono per combattere, che sono sempre vittime, da una parte e dall'altra.
La storia e Dio presenteranno il conto a chi oggi sta facendo questo. Chi credeva di sfidare l'Europa e tentare di entrare nelle sue divisioni ha avuto una risposta pronta e puntuale: l'ha ricompattata e la vede unita come mai contro il Cremlino, contro gli oligarchi russi, contro gli ignavi della storia.
Avere paura delle ripercussioni finanziarie ed energetiche non deve essere un fantasma nelle nostre riflessioni, però. Ai padri, ai mariti, alle madri che mettono le loro famiglie al sicuro, per poi tornare a combattere, va detto che noi ci siamo, che ci siamo sempre e comunque, senza paura delle ripercussioni, che ci siamo e ci saremo con ogni forma con cui potremo esserci, che ci saremo con le sanzioni, che ci saremo con i soldi, che ci saremo con le armi, che ci saremo con l'accoglienza, che ci saremo con la solidarietà, perché contro chi decide di attaccare la pace bisogna esserci e basta.
Noi, in Veneto, non abbiamo il potere di sospendere il conflitto, ma credo, arrivati a questo punto, lo diceva chi mi ha preceduto, nessuno ormai ha il potere di sospendere il conflitto, tantomeno noi. Però, noi in Veneto abbiamo la possibilità di condannare questa storia, di condannare questa storia e rendere onore a chi, quando la guerra sembrava una cosa passata e lontana, non ha esitato a passare da padre a uomo che resiste per difendere la libertà, per difendere la famiglia, per difendere la sovranità e per difendere anche un futuro dove vedere i propri figli liberi di poter vivere in Europa. Ricordiamoci che se il 97% dei giovani ucraini vogliono entrare in Europa un motivo ci sarà. Vuol dire che probabilmente quell'Europa tante volte definita cattiva matrigna agli occhi di chi sta peggio di noi è una chimera di pace, di libertà, di serenità. È l'idea di poter vivere in un posto dove non ti arriva una bomba in testa; l'idea di poter vivere in un posto dove se stai male qualcuno ti può curare; l'idea di poter vivere in un posto dove ad una madre non portano via il proprio figlio.
Il diritto internazionale non è lana caprina o tanto meno un bus dove salire all'occorrenza. Il diritto internazionale è la luce che dovrebbe avere un mondo senza conflitti.
Quindi, coesi ed uniti, bisogna dire che noi non temiamo le ripercussioni se la partita è la vita, se la partita è la libertà, se la partita è schierarci a fianco di chi accompagna le proprie famiglie ai confini per tornare indietro e combattere.
I codardi non sono quelli che scappano, i codardi sono quelli che invadono e sparano. Gli ucraini hanno dato un segno di grande forza, hanno accompagnato le famiglie con figli, le hanno messe al sicuro e sono tornati a combattere, perché la sovranità di un territorio e di uno Stato è un diritto grande ed importante per tutti, non solo per chi pensa di violarla, ma anche per chi pensa di difenderla. La guerra è sempre un'avventura senza ritorno. Nessuna ragione affidata alla guerra resta tale.
Considerando quello che avverrà nel mondo economico, nel mondo finanziario, l'aumento dei costi, l'aumento delle materie prime, io potrei dire che la Russia ha dichiarato guerra a tutti noi. La Russa non ha dichiarato guerra all'Ucraina, Putin non ha dichiarato guerra all'Ucraina, Putin ha dichiarato guerra a un benessere europeo che ormai era messo a repentaglio dalla pandemia.
Questa guerra avviene dopo forse la terza guerra mondiale che abbiamo già combattuto, che è stata quella della pandemia. In un momento come questo, dove si poteva ritornare alla normalità, non solo a quella normalità di libertà del singolo individuo, ma anche a quella normalità economica che gli Stati in qualche modo tentavano di riprendere, ci troviamo un conflitto in Europa, un conflitto alle porte, un conflitto che cadrà sulle teste di tutti noi, per tutte quelle vicende che sono state sviscerate finora: l'aumento dei costi, delle materie prime.
Io non ho paura di dire che Putin ha dichiarato guerra a tutti noi, perché quando arrivi a mettere in pericolo le economie europee dopo una pandemia vuol dire che non ti preoccupi delle tue azioni. Quindi, anche noi non dovremmo preoccuparci a essere uniti e non solo a condannare, ma a mettere in campo tutte le azioni possibili per dire al popolo ucraino che non è solo, per dare onore all'Ucraina, per dare onore a Kiev e per dare onore a un Presidente che poteva fuggire ed è rimasto lì a combattere contro un oppressore che vìola uno Stato sovrano.
PRESIDENTE
Grazie, collega Montanariello.
Collega Venturini, prego.
Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
Grazie, Presidente.
Nel mio intervento precedente ho sottolineato soprattutto l'aspetto umano collegato alla guerra, cioè il fatto che vada condannata per tutte le conseguenze che genera sulla popolazione, in termini di sofferenza, in termini di dolore, in termini di morte. Per questo, c'è la condanna dell'aggressione e la solidarietà al popolo ucraino.
Adesso, però, anche come amministratore pubblico, che ha delle responsabilità per la gestione della Cosa pubblica, qualche riflessione va fatta anche dal punto di vista economico. La devastazione finanziaria che adesso si abbatte sulla Russia avrà dei contraccolpi, diretti e indiretti, anche per le altre economie avanzate, che sono interconnesse, a partire dalla nostra.
Le sanzioni, poi, avranno delle conseguenze asimmetriche. Ovviamente, l'economia statunitense risentirà meno delle sanzioni applicate alla Russia rispetto all'economia italiana, che per un 40% importa gas dalla Russia.
Da qui la necessità ‒ e condivido quanto è già stato proposto ‒ di individuare, di istituire un fondo internazionale che vada a sostegno dei Paesi occidentali che risentiranno pesantemente delle conseguenze di questa guerra. Una guerra che, come sempre, porta anche un'ondata di inflazione, ed è in arrivo in Europa. Non per usare toni allarmistici, ma per dire che dobbiamo guardare la realtà: a seguito delle guerre abbiamo sempre delle inflazioni. Le tensioni geopolitiche portano sempre degli aumenti dei costi delle materie prime. Questo avrà delle ripercussioni nella nostra economia.
La Russia – o meglio, il Governo russo – non va sottovalutata per la sua penetrazione strategica, perché è presente in Libia. Questo può avere delle ricadute per quanto riguarda i flussi migratori, per i contatti e per i rapporti che ha con Erdoğan.
È vero che adesso la Turchia sta fornendo i droni agli ucraini, ma continua su altri fronti ad avere rapporti con la Russia. I rapporti che la Russia ha con la Cina, considerando i flussi commerciali che passano, quelli cinesi, attraverso il territorio russo, sono tutti ambiti che noi dobbiamo tenere attentamente monitorati per le ripercussioni che possono avere. Come dice Hannah Arendt, "la guerra non fa acquistare diritti, ma cambia i rapporti di potere e di forza". Questo noi dobbiamo tenere sotto controllo.
C'è un'altra guerra, che non si dice, ma c'è. Non è la guerra fisico-territoriale, è la guerra cibernetica. Anche su questo fronte, la Russia, e non solo la Russia, è molto attrezzata. Quando viene lanciata una bomba, le schegge si sa dove arrivano, perché c'è un raggio di distanza, ma quando viene immesso un virus nel sistema, questo può riguardare il mondo, può destabilizzare il mondo. Noi abbiamo visto che cosa ha significato un attacco al nostro sistema sanitario. Delle valutazioni anche su questo fronte vanno assolutamente fatte.
L'unica strada da intraprendere è sicuramente quella di una tregua, quella di una cessazione delle ostilità, quella di cercare un confronto, di spendere ogni nostra forza, ogni nostra risorsa per riuscire ad arrivare ad un negoziato che metta fine a questa ostilità per tutte le conseguenze che si possono venire a generare su più fronti.
L'idea di una Federazione europea, come è stata proposta da Marzio Favero, io la condivido. È arrivato il momento di cominciare a ragionare in altri termini, di avere una difesa comune – l'abbiamo visto anche con la gestione del Covid – di fare un ragionamento diverso anche in termini sanitari, di prevenzione.
Dobbiamo fare delle valutazioni che ci permettano di essere considerati un continente che ragiona secondo delle logiche tali che poi, a fronte delle difficoltà e di tutte le sfide che abbiamo davanti, riesce ad avere una visione unitaria, quella che in questo momento serve, che sembra un po' venuta meno, e che invece è necessaria.
In quella trincea in Ucraina, allora, ci siamo anche noi. Siamo impegnati in prima linea e cercheremo comunque di fare la nostra parte.
PRESIDENTE
Grazie, collega Venturini.
Consigliera Camani, prego.
Vanessa CAMANI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Condivido molto degli interventi dei colleghi e penso sia opportuno lavorare per la costruzione di questa risoluzione unitaria che, appunto, condanni quanto sta avvenendo in Ucraina. Mi sarebbe piaciuto, anzi, vedere anche il presidente Zaia in quest'Aula, unirsi ai Consiglieri regionali del Veneto in questo sforzo comune per la pace, perché credo che questo non sia più il tempo delle ambiguità, non sia più il tempo delle divisioni.
L'aggressione della Russia di Putin, che colpisce la sovranità democratica, che colpisce l'integrità territoriale dell'Ucraina, va condannata fermamente; un'aggressione che ha volutamente ignorato ogni sforzo diplomatico e negoziale che in tanti avevano provato a mettere in campo in queste settimane e che si pone in aperto contrasto con il diritto internazionale. Questa è la fotografia di ciò che sta accadendo in Europa e io credo non possano esserci giustificazioni.
La Russia di Putin, che qualche segnale di preoccupazione lo aveva già dato in tutti questi anni, ha oggettivamente riportato unilateralmente la guerra in Europa. Questo fatto cambia tutto, cambia le valutazioni di ciò che è stato prima, e io credo debba anche cambiare la nostra impostazione per il dopo. Prima di tutto ci riporta alla necessità, all'urgenza di lavorare per la pace, non intesa come principio astratto, quasi buonista delle relazioni tra le persone, ma quando io dico che ci riporta alla necessità di ricostruire la pace lo dico per riprendere la nostra funzione politica nella costruzione di relazioni tra popoli che siano diversi, al di là della facile retorica.
La guerra in Europa ci costringe a far prevalere la forza dell'unità attorno a princìpi fondamentali, abbandonando oggi la tentazione di distinguo e di ambiguità; l'unità che è stata trovata a livello nazionale sotto la Presidenza Draghi, che in questi giorni alla Camera e al Senato ha chiesto al Parlamento un impegno comune, garantendo che l'Italia non si volterà dall'altra parte, per perseguire la pace attraverso processi di accoglienza, attraverso il sostegno all'applicazione di sanzioni e delle attività diplomatiche, attraverso l'invio di armi al popolo ucraino. Così come l'Europa si è unita ancor più di quello che aveva fatto durante la pandemia e ha deciso di non voltarsi dall'altra parte superando alcune divisioni storiche che ci sono state. Anche la Polonia, che fino a ieri aveva sempre avuto un atteggiamento di distinguo e di ambiguità rispetto alla funzione dell'Unione europea, oggi accoglie per prima i profughi provenienti dall'Ucraina.
È cambiato l'atteggiamento della Germania, da sempre restia a qualsiasi tipo di coinvolgimento militare, che per prima si è resa disponibile all'invio di armi al popolo ucraino. È cambiato l'atteggiamento dei Paesi di Visegrád, che fino a qualche settimana fa chiedevano addirittura risorse economiche europee per fare muri, per proteggersi dai migranti e oggi sono i primi disponibili all'accoglienza. Se ci pensate è cambiato anche l'atteggiamento di Erdoğan e della Turchia, che addirittura si offre come mediatore per costruire ponti di pace. Dunque dobbiamo cambiare anche noi e dobbiamo non soltanto unilateralmente e unanimemente condannare l'invasione di Putin dell'Ucraina, ma forse, per una volta, dobbiamo dirci tutti con convinzione che ciò che serve è ancora più Europa di quella che c'è stata finora.
La guerra in Europa ci obbliga anche a rimettere al centro della nostra agenda politica e del nostro impegno personale il tema dell'accoglienza dei profughi. Io auspico che il paradigma che l'Europa ha dimostrato per chi scappa dalla guerra in Ucraina valga sempre e per tutti quelli che hanno bisogno di un posto sicuro dove stare, indipendentemente dal luogo della guerra, indipendentemente dal colore della pelle di chi arriva. Tutti quelli che hanno bisogno di accoglienza devono trovare nell'Europa un posto sicuro e di pace, perché la solidarietà, che giustamente il capogruppo Villanova ha rivendicato con orgoglio che appartiene alle cittadine e ai cittadini del Veneto, deve essere accompagnata al dovere delle Istituzioni in questo campo di accoglienza verso tutti.
Questa guerra nel cuore dell'Europa, però, che ci impegna sulla strada della pace, si sommerà anche ad una guerra economica, che coinvolgerà prima di tutto il comparto energetico e poi, attraverso l'inflazione, la vita di tutte le cittadine e di tutti i cittadini dell'Unione europea. Anche su questo serve abbandonare ambiguità, divisioni e anche retorica. Se vogliamo dotarci rapidissimamente di un Piano energetico che ci possa consentire di avere alternative rispetto alla modalità di approvvigionamento di oggi, dobbiamo tornare ad occuparci seriamente di energia. Al di là, ripeto, della retorica.
Quello che abbiamo davanti, insomma, è un tempo difficile. Il consigliere Montanariello giustamente diceva che, dopo la guerra vissuta per la pandemia, oggi dobbiamo vivere la guerra militare. A me piacerebbe che l'unità, che spero questo Consiglio regionale riesca a dimostrare oggi, non termini alla fine di questa seduta e che, invece, coinvolga tutti in un processo di responsabilità collettiva di fronte a un mondo che cambia e che noi dobbiamo provare a orientare verso princìpi che siano realmente condivisi e fondamentali per la nostra società.
Oggi è il tempo della posizione a favore dell'Ucraina contro la guerra. Domani sarà il tempo della ricostruzione, della pace e dell'Unione europea, speriamo su basi diverse.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Consigliere Pan, prego.
Giuseppe PAN (Liga Veneta per Salvini Premier)
Grazie, Presidente.
Io ho ascoltato tutti gli interventi con molta attenzione. Gli interventi svolti da parte di tutti voi li condivido in gran parte, anche se con qualche riflessione in più, se mi permettete.
Ho sentito tante citazioni di storia, di tante cose avvenute nel passato. È chiaro che tutte le grandi guerre, in particolare quelle mondiali, sono sempre nate in Europa, perché l'Europa è un crogiolo di popoli diversi, di mentalità diverse, di storie diverse. Qui c'è il concentrato da est a ovest del mondo. Il mondo guarda all'Europa come la culla della civiltà, come la culla della storia, come la culla della letteratura. Noi siamo anche stati la culla delle guerre, delle invasioni da sempre, in tutti i secoli, anche per altri popoli lontani. Ma chiudo qui con la storia altrimenti non arriviamo all'argomento di oggi, che è la condanna ferma e certamente importante di questa invasione, un'invasione che, come tanti di voi hanno detto, lascerà degli strascichi da qui ai prossimi decenni sicuramente.
Una cosa così non può essere dimenticata, né si può voltare la pagina della storia come è successo da altre parti, vedi la Cecenia, vedi il Nagorno Karabakh, che sono cose lontane da noi, cose che succedono perché "tanto si arrangeranno tra di loro e si vedrà come va a finire".
Questa guerra, invece, è una guerra che ha toccato il cuore di tutti, il cuore dell'Europa, perché la vicinanza tra i nostri popoli e i popoli dell'Est europeo, in particolare, si è molto congiunta in questi anni. Sicuramente, purtroppo, da una parte e dall'altra a morire in guerra sono sempre gli innocenti, i bambini, i poveri, coloro che la guerra non la vogliono e che spesso si trovano a combattere da una parte e dall'altra.
Io non penso che tanti giovani russi che sono oggi nell'esercito, che sono obbligati a questo, siano così felici di morire in Ucraina, come non sono felici di morire naturalmente gli ucraini in questo momento sotto i bombardamenti. Non c'è guerra peggiore di quella che avviene non in campo aperto, ma quartiere per quartiere, casa per casa.
L'abbiamo visto, è stata citata Sarajevo. Io me la ricordo perché all'epoca ero militare e vivevamo con apprensione tutta questa vicenda. È chiaro che questa è una guerra sporca, una guerra difficile, una guerra che è nata con tante responsabilità di tante parti, tra cui la stessa Europa, che abbiamo citato spesso e volentieri.
Molti di noi, molti degli Stati europei si sono voltati dall'altra parte, pensando "Va bene, finché ci danno il gas, finché ci danno le materie prime, finché ci danno il grano sono affari loro, succeda quel che succeda".
Invece, in questi giorni, queste vicende ci hanno messo la realtà di fronte: quella che probabilmente, negli ultimi trent'anni, anche noi europei qualcosa abbiamo sbagliato nei rapporti con queste nazioni, in particolare con la Russia, e naturalmente con tutti quegli Stati che si sono separati dalla Russia e sono tanti. Se fate la Via della Seta vedete quanti Stati ci sono che partono da noi fino alla Cina. Questi rapporti che non sono stati curati, questi rapporti stanno dimostrando la debolezza estera dell'Europa: noi non abbiamo un Ministro degli Esteri che parli con una voce sola. Magari abbiamo un Ministro degli Esteri che ha fatto una brutta figura andando da qualche parte, ma qui lasciamo stare, altrimenti si montano le polemiche anche su questo e non sono momenti per far polemica politica, ma di restare uniti in un'unica risoluzione come quella che oggi noi andremo a vedere.
Come è indubbio che l'Europa debba avere un proprio esercito formato, un proprio esercito pronto, un proprio esercito che parli e agisca in un'unica direzione, al di là della NATO anche: magari spesso e volentieri la NATO segue qualche dettame che arriva da oltre oceano, che magari noi europei subiamo e magari sarebbe utile che anche l'Europa avesse una propria strategia, sia dal punto di vista estero sia dal punto di vista della difesa, se vogliamo creare un'Europa nuova, un'Europa importante. Come ha sbagliato l'Europa a non inglobare queste nuove realtà lontane dalla NATO, magari con una neutralità che si chiedeva da tempo.
È chiaro che, conoscendo un po' anche le mentalità, chiamiamole così, "slave", i ragionamenti che si fanno al di qua del Danubio sono ragionamenti diversi al di là del Danubio. Io sono andato a vedere anche una biografia. Ma questo Putin vuoi che da sera a mattina sia impazzito? Sono andato a vedere un articolo su di lui che descriveva la sua gioventù, quando era bambino. Lui faceva da bambino il cacciatore di topi all'interno dei condomini. Così lo chiamavano, sapete? Non sapevate questo? È un aneddoto che ho letto da qualche parte. Catturava tutti questi topi, tranne quelli che erano messi all'angolo. Lui citava questo perché quando il topo è messo all'angolo morde e si incavola. Probabilmente l'Europa e il mondo hanno messo all'angolo qualcuno in questo senso e questo a un certo punto ha cominciato a graffiare. Perché ha cominciato a graffiare? Perché probabilmente le sanzioni e tutte queste storie delle Repubbliche che si sono divise, probabilmente bisognava che l'Europa fosse in grado di gestire questi passaggi un po' meglio, invece di lasciare che capitassero.
Quando nella storia si lascia che le cose capitino, questi sono i risultati, purtroppo: un'invasione. Non si vedevano da tempo carrarmati schierati, forze di terra, tutto in classico stile russo. La Seconda Guerra Mondiale e l'invasione della Germania sono avvenute nella stessa maniera con città circondate. Questo è il classico stratagemma russo quando si muove l'Armata Rossa. È stato ripetuto anche questa volta.
È chiaro che quando qualcuno è messo all'angolo graffia. Bisognerebbe capire perché. Bisognerebbe essere intervenuti prima con la diplomazia. Probabilmente avremmo avuto un'Europa diversa, non avremmo avuto una guerra e probabilmente non saremmo oggi qui a parlare tutti insieme di questa risoluzione di condanna.
È chiaro che, se parliamo di sanzioni, già nel 2014 le sanzioni le hanno pagate gli europei, in particolare noi e i tedeschi. Agli italiani ‒ mi sembra ‒ le ultime sanzioni costarono 3,5 miliardi all'anno di euro. Solo un miliardo di agricoltura. Alla Germania 25 miliardi. Mentre gli Stati Uniti, guarda caso, ci hanno sempre guadagnato anche con le sanzioni, se andiamo a vedere la geopolitica economica internazionale.
Magari l'Europa riprenda il proprio ruolo, magari sia più forte e, soprattutto, grazie al suo ruolo, faccia sì che non ci siano più guerre nel nostro continente e auspichiamo sempre la pace.
Anch'io ringrazio tutti i volontari, tutte le associazioni, tutti coloro che si stanno muovendo per questa solidarietà. Penso che accogliere questo popolo, questi profughi sia un po' diverso rispetto ad altri profughi che vengono da altre parti del mondo: qui arrivano le donne e i bambini che scappano dalla guerra. Sui barconi, magari, arrivano ragazzoni e uomini che scappano dalla guerra, va bene, scappano dalla guerra, però lasciano le famiglie là. Mi spiegate la differenza? Questo era solo per fare un inciso, anche politico, sui tipi di profughi che arrivano dalle nostre parti. Sì ai bambini, sì alle donne che scappano dalla guerra e piena solidarietà al popolo ucraino.
PRESIDENTE
Grazie, collega Pan.
Do la parola al presidente Ciambetti.
Roberto CIAMBETTI (Liga Veneta per Salvini Premier)
Buongiorno a tutti.
Quello che sta avvenendo al nostro sistema informatico non è un attacco hacker. C'è un grande accesso alle richieste di vedere lo streaming e purtroppo il sistema non regge oltre un certo numero di utenti. Purtroppo, quello che stiamo facendo non è sempre visibile, va a intermittenza, ma dico a tutti che è tutto registrato e poi verrà messo a disposizione.
Giornata importante. Quando alcuni Capigruppo mi hanno proposto questa iniziativa, l'ho subito colta perché è bene che il Parlamento dei veneti si esprima su questi temi, come lo ha sempre fatto anche nei lustri scorsi. Il Veneto ha sempre guardato al di fuori dei propri confini per cercare di aiutare il dialogo e per cercare di far sì che anche alcune situazioni potessero trovare soluzioni pacifiche e di dialogo.
Quello che sta avvenendo in questi giorni in Ucraina è assolutamente da condannare. Qualsiasi utilizzo bellico per la risoluzione di qualsiasi controversia è da condannare in maniera assoluta. Sinceramente non mi sarei mai aspettato un'evoluzione di questo tipo. Diceva bene prima il collega Lorenzoni che i segnali c'erano. Io ho fatto anche una ricerca negli ultimi giorni per capire cosa è successo, perché anch'io probabilmente ero attento ad altre cose ed effettivamente i segnali c'erano, specialmente da fine 2021.
Da dicembre 2021 in poi nelle zone dell'Ucraina orientale ci sono stati parecchi segnali che andavano ad alimentare una situazione, che, ripeto, non è giustificabile, ma che ha probabilmente portato a quello che nessuno mai avrebbe voluto. Però dobbiamo anche farci qualche quesito e lo dico soprattutto per i nostri interessi, per gli interessi dell'Italia, del Veneto, dell'Europa. Far sentire l'orso in gabbia non è mai, secondo me, una cosa positiva. Spingere la Russia verso la Cina non è mai positivo. Questo potrebbe, nel breve e medio periodo, crearci notevoli problemi. È questo il ragionamento che va fatto a livello europeo. Anche i singoli Capi di Stato che sono andati a trattare con Putin sul tavolone, probabilmente, se avessero avuto una voce unica, avrebbero dato un'altra impressione dell'Unione europea.
Io vado spesso d'accordo con il mio Capogruppo, ma ogni tanto mi permetto di dissentire. Io sono un convinto europeista, che sia chiaro, ma per come l'Europa ha gestito le cose – a me piace approfondirle, leggerle, guardarle – non sempre mi ha convinto. Faccio due passaggi. Il 26/2 la Repubblica Ceca dice: "Daremo armi all'Ucraina". Poi parte la Germania, arriviamo noi e dopo arriva l'Europa: "Daremo 500 milioni in armi all'Ucraina", e su questo poi mi soffermo un attimo. Il 27/2 iniziano degli Stati, in maniera singola, a dire: "Chiudiamo i voli all'Aeroflot". Ripeto, iniziano in maniera singola e arriva la sera la Commissione europea a dire: "Chiudiamo lo spazio per l'Aeroflot".
Ho visto un'Europa, permettetemi, che è andata a seguire iniziative dei singoli Stati. Questo per verità. Io vedo un mainstream in questi giorni che va tutto in un unico senso, però forse si poteva fare di meglio. Io, quando vedo troppa attenzione e troppa pressione in un'unica direzione, qualche dubbio me lo pongo. Io da piccolo pensavo, guardando i film western, che i cattivi fossero gli indiani. Adesso qualcuno mi dice che, invece, non è proprio così. A me piace informarmi, ragionare e capire. Ad esempio, la Turchia, lo citava prima qualcuno, in questo momento ha il piede in due scarpe: non applica le sanzioni, manda i droni in Ucraina. Attenzione anche a quello che fa Erdoğan.
È una situazione molto, molto complessa, che dobbiamo guardare sicuramente per far sì che il popolo ucraino smetta di soffrire e, secondo me, la sofferenza smetterà quando le armi non saranno più in funzione e quindi una tregua e un modo di allentare la situazione, secondo me, andrebbe trovato. Il 26/2, quando tutti dicono: "Armi, armi, armi", Putin dice: "Applico o attivo la deterrenza nucleare", Biden, devo dire intelligentemente, non ha alzato la tensione mettendo in moto lo stesso sistema negli Stati Uniti. C'è bisogno di de-escalation, c'è bisogno di riportare ai tavoli di trattativa chi in questo momento deve trattare perché ci sia una tranquillità in Ucraina.
Le sanzioni noi le conosciamo bene e in quest'Aula noi lo avevamo detto: le sanzioni applicate dal 2014 in poi, specialmente negli ultimi anni, hanno colpito specialmente l'Italia, più ancora la Germania, ma hanno colpito noi. Cito le parole di una persona lontanissima da me, scritte venerdì scorso su "Il Corriere": "le sanzioni, così come presupposte, hanno una ricaduta asimmetrica e chi ne pagherà il conto saranno soprattutto Germania e Italia". Questo lo dice Romano Prodi.
La CGIA di Mestre ha calcolato cos'è successo negli ultimi anni e Germania e Italia sono quelle che hanno pagato in maniera più importante le sanzioni degli ultimi anni e quindi, se ci dobbiamo fare carico di sanzioni che colpiranno il nostro sistema produttivo, è importante che l'Europa e anche chi ha guadagnato negli anni dalle sanzioni degli anni scorsi, qualche Paese invece che ridurre l'attività con la Russia, l'ha aumentata, Paesi Bassi per primi, è bene che al tavolo europeo si riconosca chi subirà di più dalle sanzioni.
Una cosa che però ritengo ancora più strategica: il gas. In questo momento noi dipendiamo in maniera importante dal gas russo. Scholz, quando è andato a parlare con Putin nei giorni scorsi, probabilmente è andato a cercare rassicurazioni per il gas che va in Germania, che è ancora più dipendente dal gas rispetto a noi. Quello che secondo me l'Europa dovrebbe fare è riuscire a mettere in sicurezza le fonti di approvvigionamento che servono all'Europa e che passano in questo momento attraverso il teatro bellico. L'Europa dovrebbe poter chiedere di mettere in sicurezza quelle linee per evitare qualsiasi problema nei prossimi mesi.
In questo momento nessuno ha interesse a chiudere i rubinetti, parlo per oggi, non so per i prossimi giorni, però sarà importante mettere in sicurezza queste fonti di approvvigionamento e non so se mandare armi da parte nostra sia il metodo migliore per tranquillizzare la situazione e mettere magari appunto in sicurezza le nostre fonti di approvvigionamento.
Sulla fornitura di armi io ho tantissimi dubbi. Ieri ho sentito citare in Parlamento l'articolo 11 della Costituzione e l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che dovevano giustificare questo. Sinceramente, me li sono letti, ma non riesco a trovare proprio una grande giustificazione. A parte che mandiamo delle cose un po' particolari: gli Stinger hanno una scadenza e, quindi, ogni tanto vanno fatti girare, quindi probabilmente quelli che mandiamo avranno una fornitura in corso. Ancora, MG 42/59: chi di voi ha sparato con MG 42/59? Pan, Formaggio e il sottoscritto. Vi assicuro che sparare con un MG non è il massimo della precisione. Ogni dieci cartucce c'è un tracciante per riuscire a tenere la traiettoria. MG 42: cosa significa 42? Chi ha fatto la Maschinengewehr? È tecnologia nazista che adesso noi mandiamo in Ucraina. Non ha portato tanta fortuna in quegli anni a chi la utilizzava sul fronte russo. Spero che le milizie popolari ucraine non siano superstiziose. Però, mandare armi in questo momento non so se sia il massimo. I missili Spike hanno bisogno di una certa preparazione. Io mi auguro che un missile Spike nelle mani sbagliate non vada a colpire magari una stazione di pompaggio del gasdotto che alimenta l'Italia.
La situazione, quindi, è complessa, la situazione è particolare. Scriviamo qualcosa che serva a riportare chi può parlare e chi deve intervenire sui tavoli per creare pace, che è la prima cosa che serve al popolo ucraino in questo momento.
Sulla questione dei profughi il Veneto da sempre ha aperto le porte a chi viene qui da situazioni di pericolo. Specialmente le donne e i bambini che sono sulla frontiera polacca, in questo momento sono donne e bambini, ho avuto contatti in questi giorni con il collega Władysław Ortyl, il Presidente della Precarpazia, che sta subendo questo flusso, e mi parla di donne e bambini che appena c'è una situazione di tranquillità sono pronti a ritornare nelle loro case in Ucraina.
Il Veneto lo ha già fatto e il presidente Zaia è stato chiarissimo: porte aperte a chi scappa dalla guerra senza dubbi.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Consigliera Bigon, prego.
Anna Maria BIGON (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Sono parole, quelle che abbiamo sentito, molto importanti, espresse da ognuno di noi. Io credo che dovremmo condividere e manifestare in ogni momento per la pace. Lo diciamo tutti. L'abbiamo detto noi nella veste di Consiglieri e vediamo anche tutto il nostro popolo che si sta attivando in aiuto anche al Paese che ne sta subendo con dolore e morte qual è l'Ucraina.
Siamo appena usciti da una guerra sanitaria che ha visto morire tante persone, soprattutto quelle più deboli, che ha visto un'economia in ginocchio dovuta anche alle restrizioni che ovviamente sono state applicate.
Abbiamo visto un aumento del disagio e un aumento della povertà: si parla anche del 10% di famiglie in più che non riescono a far fronte. Si parla di tanti ragazzi che sono entrati in un mondo oscuro, sicuramente più di quello precedente la pandemia sanitaria.
Ma poi, grazie alla scienza, è stato creato, elaborato ed introdotto questo vaccino e noi, per la prima volta dopo due anni, vediamo un po' di luce, sicuramente vediamo quantomeno la fine di questa pandemia. Ma non facciamo nemmeno in tempo a risollevarci che entriamo in un'altra guerra, che non è più quella sanitaria, che abbiamo vissuto e che stiamo finendo di vivere in questi momenti, ma è quella che ha un'unica responsabilità: la responsabilità politica di tante parti politiche.
È stato detto anche in precedenti interventi: la responsabilità non è solo di una parte. Qui ovviamente non potrà certo intervenire la scienza per cercare di uscire da questa guerra come abbiamo visto per il Covid. Dovremo essere noi tutti a fare qualcosa e dovrà essere la politica. Noi tutti abbiamo una responsabilità, una responsabilità che deve essere espressa con l'aiuto, ad esempio, al popolo ucraino e ai loro bambini, con una risoluzione unanime, che può uscire oggi da questo Consiglio regionale, che faccia capire che, indipendentemente da qualsiasi colore politico, siamo tutti uniti per gridare che abbiamo bisogno di pace e soprattutto di serenità.
Devono intervenire soprattutto coloro che hanno una responsabilità politica nazionale e sovranazionale. Devono intervenire per cercare, con la mediazione che è la più alta forma della politica, di trovare una soluzione ed arrivare alla pace, magari evitando di fornire armi, adesso, ma anche in futuro. Noi sappiamo che il costo delle armi risolverebbe tanti, tanti problemi se si investisse in altri settori sicuramente più bisognosi.
La politica, quindi, come unica vera responsabile di questa guerra. Se non faranno la loro parte sia il popolo italiano, sia tutto il popolo europeo, che tutti i cittadini si avranno conseguenze molto pesanti. Con la guerra sappiamo che non ci sono vincitori, ovviamente, ma solo dolore e morte. Ecco perché noi tutti abbiamo una possibilità: quella di manifestare esclusivamente e solo per la pace.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Consigliere Possamai, prego.
Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Parto così: mi pare che siamo tutti d'accordo su un punto, cioè che l'obiettivo deve essere quello di arrivare alla pace il prima possibile, però non posso non sottolineare che, dopo una discussione nella quale le posizioni sono state più o meno omogenee, direi perlopiù omogenee, il presidente Ciambetti ha portato qui, in sede di discussione, un punto di vista diverso.
Lo dico senza infingimenti e senza retorica: apprezzo il fatto che, mentre in tanti negli ultimi giorni hanno adottato la tecnica dello struzzo, cioè dopo aver sostenuto tesi in questi anni molto particolari e specifiche sulle vicende che hanno riguardato Putin e la Russia in questi giorni sembrano essersene dimenticati e aver cambiato posizione con una rapidità degna di Jacobs, vedo che, invece, il Presidente, almeno su alcuni punti, ha mantenuto salde le sue convinzioni.
Però, per il ruolo che ho e anche per quello che penso, devo provare a dire la mia su alcune delle cose che ha detto. Presidente, la cosa che a me non torna nel ragionamento che lei ha fatto pochi minuti fa è che non esistono cento vie per rapportarsi a questa vicenda, penso ne esistano essenzialmente due. Una è provare, con le sanzioni economiche più pesanti possibili, a mettere in difficoltà assoluta l'economia russa, in un modo così pesante da rendere la guerra non possibile o, comunque, da strozzarne l'economia e da rendere a Putin molto difficile proseguirla. La seconda via è un conflitto bellico più o meno aperto. C'è una terza via, che è quella del disinteresse, che però non voglio neanche considerare e che mi sembra non stia in campo nella nostra discussione.
Per cui, in questo caso, se escludiamo questa, tertium non datur: o decidiamo che le sanzioni devono mettere all'angolo Putin – cito l'espressione – e, quindi, rendergli così difficile anche guidare il suo stesso Paese che a un certo punto quella guerra finisce perché la Russia è costretta a ritirarsi e a rispettare la sovranità dell'Ucraina, oppure bisogna, in qualche misura, rendere quella guerra una guerra aperta in cui non c'è un aggressore che entra nel territorio di un aggredito evidentemente più debole e quindi bisogna fornire armi e potenzialmente dargli una mano. Non vedo grandissime alternative.
Queste sono le due ipotesi in campo. L'Unione europea, ma direi la NATO e gli alleati storici, l'Alleanza atlantica, hanno scelto, penso giustamente, la prima via, quella di evitare nel modo più assoluto di entrare in un conflitto aperto con la Russia, però non c'è alternativa: se abbiamo deciso che è questa, Putin va messo all'angolo.
Non ho la competenza sulle armi del presidente Ciambetti, perché non ho mai imbracciato né un fucile né una pistola, però penso che tutto quello che possiamo fare per fare in modo che l'Ucraina possa difendersi in questo momento lo dobbiamo fare.
Così come l'altra cosa che a me lascia perplesso della riflessione che ho sentito prima è che quando l'Europa non funziona lo dobbiamo dire, quando l'Europa funziona lo dobbiamo dire.
Io, invece, ho molto condiviso il passaggio che ha fatto il capogruppo Villanova, e mi dispiace di non averlo fatto io nel mio intervento, nel senso che per la prima volta l'Unione europea si è trovata in una condizione con la guerra in casa e sicuramente nei primi due o tre giorni non ha reagito dando pieno mandato alla Von der Leyen e Macron invece che altri che hanno esercitato un ruolo, ma in un tempo onestamente brevissimo, cioè in due o tre giorni, di fatto, ha iniziato a muoversi come un corpo unico. Se devo dirla tutta, recuperando il ragionamento invece di Marzio Favero, per me il grande messaggio di questi giorni è che davvero bisogna correre verso gli Stati Uniti d'Europa e verso un sistema federale. È stata una cosa straordinaria che in così pochi giorni un'unione che nei fatti è un'unione monetaria e su alcune specifiche tematiche, ma che per esempio in campo di politica estera, come ben sappiamo, è molto, molto indietro sul piano di una politica estera comune e di una difesa comune, abbia saputo in pochissimi giorni organizzarsi nei fatti, come abbiamo visto.
Quindi, io dico bene e anzi spero che diventi un'impostazione permanente quella che abbiamo visto in questi giorni. Così come penso che, invece, non dobbiamo fare distinguo e non dobbiamo avere posizioni incerte su chi è l'aggressore e chi è l'aggredito.
Ad esempio, quando guardavo i cartoni animati, Presidente, o i film sugli indiani d'America, avevo pochi dubbi su chi fosse l'aggressore e chi l'aggredito. Mi sembrava proprio che i nativi americani fossero gli aggrediti e che in quel momento i conquistatori fossero gli aggressori, esattamente come questa volta.
Per cui, l'esempio era calzante, il passaggio successivo, secondo me, no, perché anche questa volta è molto evidente chi è l'aggressore e chi è l'aggredito. È evidente che, come sempre, quando parte un afflato e un sentimento di vicinanza a un popolo bombardato, ci siano anche alcune semplificazioni. Questo lo si può dire con serenità. Però, quando lei dice che c'erano le avvisaglie, penso che sia vero, nel senso che le avvisaglie le abbiamo viste nel 2008 in Ossezia del Sud e nel 2014 in Crimea: c'era un Presidente della Russia che aveva intenzione di ripristinare il controllo da parte di quel Paese su alcune porzioni di territorio che non erano più appartenenti al suo Paese o che, se vogliamo seguire un principio di continuità storica, non lo erano mai state, perché era una nostalgia che non c'entrava con i tempi di oggi.
Chiudo con un ultimo importante passaggio, cioè il tema delle sanzioni e dell'impatto. Siamo tutti consapevoli e preoccupati del fatto che le sanzioni avranno un impatto asimmetrico e che noi saremo tra i più colpiti. Sarà così per i cittadini, per le famiglie, per le imprese. Quindi, siamo anche d'accordo, questo sì, sul fatto che l'Unione europea dovrà tenere conto di quali sono i Paesi che di più verranno colpiti su questo fronte e che sia soprattutto necessario che non ci sia nessuno che sgarra e che fa il furbo perché – chiudo proprio con questo – è una crisi drammatica, è una guerra drammatica, ma, per riprendere il discorso che facevo all'inizio sul Covid, esattamente come dal Covid siamo usciti con una Unione europea più compatta sul piano economico e più capace di rispondere alle difficoltà insieme, così credo che da questa vicenda drammatica possiamo uscire con una Unione europea più unita e più compatta sul fronte internazionale e della difesa comune.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Ha chiesto di intervenire, per fatto personale, il presidente Ciambetti.
Roberto CIAMBETTI (Liga Veneta per Salvini Premier)
Collega Possamai, io sono responsabile di quello che dico, non di quello che lei capisce.
No, no, no. Sto rispondendo a una interpretazione che ha dato Possamai alle mie parole, ed è previsto dal Regolamento.
Sulle sanzioni, è l'unica via, in questo momento. Non c'è altro da fare in questo momento. Quello che ho detto io è che hanno una ricaduta asimmetrica – citando Prodi, tra l'altro, non Bossi – e che questo va riconosciuto a livello europeo. A chi perderà di più va riconosciuto. Questo è quello che ho detto io. Poi, sui film western io immagino che lei vedesse ben oltre, però vi assicuro che la storiografia hollywoodiana la mette in un'altra maniera. Non so se la parte politica da dove lei arriva aveva le idee chiare a Praga o a Budapest qualche tempo fa.
Poi, mi permetta, collega Possamai, ci sono i pacifisti per la pace e i pacifisti per la guerra, che lei ha visto sabato. È importante in questo momento anche discernere chi strumentalizza situazioni come queste.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Non ci sono altre richieste di intervento.
Sentiti anche i Capigruppo, sospendiamo i lavori un quarto d'ora in modo da poter elaborare un testo unitario da presentare all'Aula.
Grazie. Ci aggiorniamo alle 14.
La Seduta è sospesa alle ore 13.45
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta riprende alle ore 14.36
PRESIDENTE
Una comunicazione tecnica. Se volete comunicarlo all'esterno di Palazzo Ferro Fini, sul sito del Consiglio regionale c'è il link per collegarsi sul nostro canale YouTube e bypassare il sovraccarico che c'era nei nostri sistemi informatici per seguire i lavori d'Aula.
Colleghi, un'informazione tecnica: aggiornate Concilium così vedrete la risoluzione sostitutiva (tecnicamente la definirei così) alla risoluzione n. 45, sottoscritta da tutti i Capigruppo.
Altra informazione tecnica: per ovviare al sovraccarico di accesso alla diretta streaming, per chi dall'esterno – dovete comunicarlo voi, perché non ci sentono – vuole seguire i lavori del Consiglio regionale, sul sito del Consiglio abbiamo creato un link sul canale YouTube del Consiglio regionale che trasmetterà in diretta i nostri lavori.
Tutto quello che abbiamo detto questa mattina, comunque, è registrato e verrà caricato sul web per renderlo accessibile a tutti coloro che volessero approfondire.
Tecnicamente vi spiego cosa dovrebbe succedere adesso: una risoluzione comune, ripeto, è quello che leggete come emendamento A0001 alla risoluzione n. 45. Bisognerebbe che le altre risoluzioni depositate venissero ritirate dai proponenti.
Il collega Giacomo Possamai mi dice che la risoluzione n. 42 è...?
Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
Ritirata, Presidente.
PRESIDENTE
Benissimo.
Andiamo alla risoluzione n. 43 del collega Piccinini.
Tomas PICCININI (Veneta Autonomia)
È ritirata, Presidente.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Michieletto, se è in collegamento, perché non lo vedo in Aula, la risoluzione n. 44 viene...? Non sento il collega Michieletto e non vedo che chiede la parola. Per favore, cercatelo.
La risoluzione n. 45, invece, è quella di appoggio del collega Villanova.
Collega Venturini, sulla risoluzione n. 46?
Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
La ritiro.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Speranzon, la sua non ce l'ho. Me l'hanno fatta sparire. Prego, collega Speranzon.
Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
Non mi ha fatto la domanda, comunque ritiro la risoluzione.
PRESIDENTE
Qualcuno me l'ha fatta sparire. Forse è quella usata come traccia di là. Bene. È la risoluzione n. 46.
Aspettiamo il collega Michieletto. Prego.
Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)
Grazie, Presidente.
Come annunciato prima, ritiro la risoluzione.
PRESIDENTE
La risoluzione n. 44. Grazie.
Possiamo proseguire i lavori. Quindi, ripeto, abbiamo l'emendamento A0001 che è una risoluzione sostitutiva della n. 45.
Emendamento n.
A0001, presentato dai consiglieri Villanova, Possamai Giacomo, Baldin, Lorenzoni, Ostanel, Pan, Piccinini, Speranzon e Venturini, sostitutivo, che prevede:
"IL VENETO CONDANNA L'AGGRESSIONE RUSSA ALL'UCRAINA
Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la situazione di crisi tra Russia e Ucraina si è fortemente aggrav
ata quando nel 2014, dopo la Rivoluzione di Euromaidan e la fine della Presidenza Janukovyč, la Russia ha annesso la penisola di Crimea, a seguito di un referendum non riconosciuto dagli organismi internazionali, e fornito supporto ai movimenti separatisti
dei russi in Ucraina orientale, nella regione del Donbass;
- si stima che da allora il conflitto armato nella regione del Donbass abbia provocato oltre 14 mila morti, e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case e le proprie famiglie;
- nella serata di lunedì 21 febbraio 2022 in un discorso trasmesso in diretta televisiva il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento da parte della Russia dell'indipendenza delle due autoproclamatesi "Repubbliche Popolari" di Donetsk e Luhansk e poche ore dopo nella notte tra il 21 e il 22 febbraio forze militari regolari russe sono entrate in quei territori;
- nella mattina di giovedì 24 febbraio 2022 la Russia ha iniziato ad invadere altre regioni dell'Ucraina;
- dal 24 febbraio ad oggi non si sono mai fermati i bombardamenti e le azioni militari da terra delle forze armate russe che, anzi, si sono intensificati giorno dopo giorno, colpendo obiettivi militari e civili;
CONSIDERATO CHE:
- l'inasprirsi del conflitto ha comportato pesanti sanzioni da parte della UE, degli USA e di altri paesi nei confronti della Russia, con inevitabili ricadute negative sui comparti produttivi ed economici di tutti i paesi coinvolti;
- l'ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia andrà ad aggravare la già difficile situazione economica delle famiglie;
- in questi giorni l'Unione Europea ha finalmente dimostrato compattezza e coesione nel campo della politica internazionale, con passi in avanti rilevanti verso una Difesa comune;
- in questo contesto, con una nuova guerra che insanguina il Vecchio Continente, dopo quella jugoslava, con le immagini di città ferite, di morti, di colonne di profughi, nel mentre viene evocato lo spettro del nucleare bellico, diventa inevitabile rievocare i moniti di Altiero Spinelli e Luigi Einaudi circa la necessità di dare vita a una federazione europea, autorevole e forte;
- la guerra scatenata dalla Russia avrà drammatiche conseguenze su tutte le popolazioni coinvolte;
AFFERMATO CHE:
- la guerra è sempre un'avventura senza ritorno e non ci sono giustificazioni alla follia criminale: è inconcepibile e inaccettabile che nel terzo millennio si debba assistere al bombardamento di città europee;
- l'obiettivo deve essere quindi un immediato cessate il fuoco, che porti al ritiro delle truppe russe e alla ripresa di un dialogo favorito dall'Unione Europea, che ripristini la piena sovranità ed indipendenza dell'Ucraina;
RICORDATO CHE:
- in conformità alla Carta delle Nazioni Unite e ai princìpi del diritto internazionale, tutti gli Stati devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato;
- l'articolo 11 della Costituzione italiana stabilisce che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...";
tutto ciò premesso
condanna
- l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia;
esprime
- solidarietà e vicinanza al popolo ucraino e sostegno al popolo russo che manifesta pacificamente contro la guerra;
auspica
- che il Governo russo proceda al ritiro immediato delle forze militari dispiegate in Ucraina per addivenire a una soluzione pacifica del conflitto attraverso un processo negoziale;
- un rapido ritorno agli strumenti della diplomazia e l'abbandono delle armi come strumento di risoluzione delle controversie internazionali;
- un intervento europeo ed internazionale per introdurre meccanismi economici di compensazione per riequilibrare i danni subiti dalle singole economie per le sanzioni imposte alla Russia;
- l'impegno della Giunta Regionale nell'approntare misure di accoglienza per far fronte all'emergenza umanitaria dei profughi di guerra, in sinergia con gli enti locali, le associazioni di volontariato e il sistema regionale di protezione civile.".
Siamo in dichiarazioni di voto sulla risoluzione sostitutiva.
Prego, collega Possamai.
Giacomo POSSAMAI (Partito Democratico Veneto)
Grazie, Presidente.
Abbiamo costruito un testo condiviso. Non erano testi distanti, quelli delle varie risoluzioni. È un testo che afferma quello che abbiamo detto prima anche in discussione generale: una condanna ferma, fermissima nei confronti dell'aggressione da parte di Putin e della Russia nei confronti dell'Ucraina; una richiesta di un cessate il fuoco e, quindi, una richiesta di pace, che preveda la piena indipendenza e la sovranità statuale dell'Ucraina, quindi il ripristino dell'indipendenza che in questo momento è violata da una invasione.
Su questo è importante che da parte del Consiglio regionale arrivi un impegno unanime da parte di tutti e che sia condiviso, perlomeno, da parte di tutti i presenti. Anche perché abbiamo davanti mesi sicuramente difficili e serve un impegno da parte di tutti sul piano, ovviamente, umanitario. Nella risoluzione c'è anche l'auspicio – essendo una risoluzione, non può impegnare la Giunta – che la Giunta porti avanti percorsi umanitari di accoglienza per i profughi. Evidentemente viene richiesto un impegno sul fronte internazionale ed europeo per poter aiutare le imprese e i cittadini e le famiglie che andranno in ulteriore difficoltà, perché le sanzioni – lo sappiamo – avranno un effetto pesante ulteriore. È di questa mattina la notizia che l'inflazione in Italia a febbraio è stata al 6%, quindi proviamo a pensare che cosa significa per il potere d'acquisto delle famiglie. È una risoluzione che ha tenuto insieme le posizioni e che ha, però, un baricentro chiaro, che è quello che dicevo all'inizio, e che quindi voteremo convintamente.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Ci sono altri interventi?
Collega Lorenzoni, prego.
Arturo LORENZONI (Gruppo Misto)
Grazie, Presidente.
Solo per ribadire quanto già affermato dal capogruppo Possamai. Il ringraziamento al Consiglio per aver scritto una risoluzione comune, che mostra una condivisione su un tema così drammatico come quello di una guerra vicina a noi. L'auspicio è che veramente possa aiutare il processo di pace e che possa accelerare la fine di questo incubo, che non avremmo mai voluto vedere. Quindi, per ribadire la firma convinta a questa risoluzione e l'impegno a poterla portare avanti in tutte le sedi dove possa servire un appoggio della Regione del Veneto.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Collega Villanova, prego.
Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)
Grazie, Presidente.
Credo che i lavori di questa mattina si possano tranquillamente riassumere con il titolo di questa risoluzione: "Il Veneto condanna l'aggressione russa all'Ucraina". Io credo che questo sia più che sufficiente per far capire qual è la nostra posizione.
Voglio ringraziare tutti i Consiglieri e i colleghi Capigruppo, con i quali abbiamo collaborato per la stesura di questa risoluzione unitaria. Voglio sperare che questo conflitto arrivi rapidamente a una tregua, soprattutto a una tregua che possa dare sollievo alla popolazione civile, che sta soffrendo per colpe non proprie. Penso che oggi da qui, da questo voto unanime che auspico arriverà a breve su questa risoluzione, possa partire veramente un messaggio di vicinanza e di solidarietà e un abbraccio a tutte le donne, ai bambini, agli anziani e agli ucraini che stanno soffrendo sotto le bombe in questi minuti.
Ringrazio la Giunta per aver attivato con grande prontezza tutte le misure di solidarietà, che dimostrano ancora una volta, come dicevo prima, quanto grande sia il cuore del Veneto. Con questa risoluzione penso diamo un messaggio di unità del nostro Consiglio di fronte all'ennesima situazione di emergenza che siamo costretti a vivere in questi anni di legislatura.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
Collega Speranzon, prego.
Raffaele SPERANZON (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni)
La discussione di questa mattina non ha fatto che evidenziare che ciò che accomuna questo Consiglio regionale su temi così rilevanti come quelli che abbiamo trattato è superiore a qualsiasi distinzione e distinguo che inevitabilmente e giustamente contraddistingue la discussione e il confronto in altre occasioni.
Il testo della risoluzione, così come auspicato da tutti i Gruppi, un testo unitario che potesse permetterci di condannare all'unanimità il gesto scellerato dell'Amministrazione russa di invadere l'Ucraina militarmente e portare una concreta solidarietà nei confronti delle popolazioni che stanno vivendo il dramma della guerra, è stato arricchito della necessità di individuare delle forme di compensazione soprattutto per le aziende, le imprese e le famiglie dei nostri territori che, in seguito alle vicissitudini e agli accadimenti in Ucraina, ma anche in seguito alle sanzioni e contro-sanzioni che stanno caratterizzando a livello planetario questo conflitto, chiaramente subiranno gravissime conseguenze a livello economico, conseguenze che colpiranno le economie di molti Stati, tra i quali il nostro.
Quindi, la sottoscrizione di questa risoluzione da parte di tutte le forze politiche all'interno di questo Consiglio regionale credo rappresenti un momento importante rispetto non solo al fatto che tutti ci riconosciamo negli stessi valori, che sono i valori dell'Occidente, ma anche che tutti sappiamo individuare le stesse misure attraverso cui cercare di costruire un futuro per l'Ucraina e per l'Europa che non sia scandito dai bombardamenti e dalle armi.
Il Gruppo di Fratelli d'Italia, quindi, voterà favorevolmente alla risoluzione così come emendata da tutti i Gruppi.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Venturini, prego.
Elisa VENTURINI (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto)
Con questa risoluzione è evidente che noi manifestiamo la solidarietà verso un popolo che in questo momento è colpito, che rappresenta, comunque, dei valori che sono quelli nei quali noi ci riconosciamo, e nel prendere posizione tutti insieme a sostegno di questo popolo e di questo Stato esprimiamo anche l'attenzione verso i veneti proprio per mettere in evidenza che alcune misure devono essere adottate per tener conto delle conseguenze che questa guerra avrà anche per i veneti.
Allora, tutti insieme può essere un riferimento come Istituzione, perché nei momenti di difficoltà si deve guardare alle Istituzioni, che devono dare un messaggio di unità e di collaborazione.
PRESIDENTE
Grazie.
Colleghi, non vedo altre richieste di intervento.
Passiamo, quindi, alla votazione della risoluzione sostitutiva, classificata come emendamento n. 1 alla risoluzione n. 45. È un voto unico. In pratica, è una risoluzione comune, che ha visto far sintesi di tutte le sensibilità presenti in Consiglio regionale.
Metto in votazione l'emendamento n.
A0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva all'unanimità.
Colleghi, grazie.
Come deciso in Conferenza dei Capigruppo, ci vediamo martedì 8 marzo, alle ore 10.30, con due ordinamentali, quello della Prima Commissione e quello della Terza Commissione. Iniziamo, appunto, martedì 8 marzo, alle ore 10.30.
Grazie, colleghi. Martedì 15...Consiglio. Mercoledì mattina si parla in Commissione.
La seduta è tolta.
La Seduta termina alle ore 14.52
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Il Consigliere segretario
Alessandra SPONDA
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Il Presidente
Roberto CIAMBETTI
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Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85
Revisione e coordinamento testo a cura di:
Maria Concetta Miccoli
Elaborazione testo a cura di:
Maria Concetta Miccoli
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 52
SEDUTA PUBBLICA N. 52
MERCOLEDì 2 MARZO 2022
PRESIDENZA
PRESIDENTE ROBERTO CIAMBETTI
VICEPRESIDENTE NICOLA IGNAZIO FINCO
PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UFFICIO ATTIVITà ISTITUZIONALI
INDICE
Processo verbale della 52a seduta pubblica – mercoledì 2 marzo 2022
Processo verbale della 52a seduta pubblica – mercoledì 2 marzo 2022
- Comunicazioni della Presidenza del Consiglio
- Interrogazioni e interpellanze
- Risoluzione presentata dai consiglieri Giacomo Possamai, Baldin, Bigon, Camani, Guarda, Lorenzoni, Montanariello, Ostanel, Zanoni e Zottis relativa a "La guerra, avventura senza ritorno. Il Veneto condanna l'invasione russa dell'Ucraina.". (Risoluzione n. 42) RITIRATA
- Risoluzione presentata dal consigliere Piccinini relativa a "Condanna ad ogni forma di guerra ed invasione con invito alla diplomazia per la risoluzione del conflitto Russia-Ucraina". (Risoluzione n. 43) RITIRATA
- Risoluzione presentata dai consiglieri Michieletto e Vianello relativa a "Guerra in Ucraina, il Governo sostenga le imprese venete colpite dal rincaro dei prezzi". (Risoluzione n. 44) RITIRATA
- Risoluzione presentata dai consiglieri Villanova, Bet, Cecchetto, Boron, Brescacin, Cavinato, Centenaro, Cestari, Dolfin, Favero, Finco, Scatto, Zecchinato, Puppato, Pan, Sponda, Giacomo Possamai, Baldin, Lorenzoni, Ostanel, Pçiccinini, Speranzon e Venturini relativa a "Il Veneto condanna l'aggressione russa all'Ucraina". (Risoluzione n. 45) APPROVATA (Deliberazione n. 38/2022) TITOLO COME MODIFICATO
- Risoluzione presentata dai consiglieri Speranzon, Polato, Razzolini, Soranzo e Formaggio relativa a "Il Consiglio regionale condanna l'invasione dell'Ucraina da parte dell'Esercito russo". (Risoluzione n. 46) RITIRATA
- Risoluzione presentata dai consiglieri Venturini e Bozza relativa a "Condanna dell'invasione della Repubblica Ucraina da parte della Russia e invito ad attivare ogni sforzo per la cessazione delle ostilità e affinché sia dato spazio al dialogo e alla diplomazia al fine di scongiurare la guerra alle porte dell'Europa". (Risoluzione n. 47) RITIRATA
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale, con modalità telematica mista, secondo quanto previsto dalla deliberazione dell'Ufficio di presidenza n. 106 del 23 novembre 2021.
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 3074 del 28 febbraio 2022 come integrato con nota prot. n. 3098 del 28 febbraio 2022.
Il Presidente CIAMBETTI dichiara aperta la seduta alle ore 10.53.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Erika Baldin.
Punto n. 1) all'ordine del giorno
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 3074 del 28 febbraio 2022 come integrato con nota prot. n. 3098 del 28 febbraio 2022.
Il Presidente CIAMBETTI dichiara aperta la seduta alle ore 10.53.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Erika Baldin.
Punto n. 1) all'ordine del giorno
Comunicazioni della Presidenza del Consiglio [RESOCONTO]
Il PRESIDENTE comunica che sono in congedo il Presidente della Giunta regionale Zaia e la consigliera Maino.
Punti n. 2) all'ordine del giorno
Interrogazioni e interpellanze [RESOCONTO]
Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
Punto n. 3) all'ordine del giorno
Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
n. 220 del 10.12.2021
presentata dai consiglieri Ostanel, Guarda, Camani, Zanoni, Baldin, Zottis, Lorenzoni e Bigon
"CSS-combustibile e Parco Colli, quando sarà convocato il tavolo per l'accordo di programma?"
Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRI in oggetto.
Interviene l'assessore Calzavara che risponde per conto della Giunta regionale.
Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) in sede di replica.
Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
n. 220 del 10.12.2021
presentata dai consiglieri Ostanel, Guarda, Camani, Zanoni, Baldin, Zottis, Lorenzoni e Bigon
"CSS-combustibile e Parco Colli, quando sarà convocato il tavolo per l'accordo di programma?"
Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRI in oggetto.
Interviene l'assessore Calzavara che risponde per conto della Giunta regionale.
Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) in sede di replica.
n. 234 del 25.01.2022
presentata dai consiglieri Camani e Zanoni
"Clausole capestro nei contratti dei pubblici esercizi. Cosa intende fare la Giunta regionale per tutelare i lavoratori a tempo determinato del settore?"
Interviene la consigliera Camani (Partito Democratico Veneto) che illustra l'IRI in oggetto.
Interviene l'assessore Calzavara che risponde per conto della Giunta regionale.
Interviene la consigliera Camani (Partito Democratico Veneto) in sede di replica.
presentata dai consiglieri Camani e Zanoni
"Clausole capestro nei contratti dei pubblici esercizi. Cosa intende fare la Giunta regionale per tutelare i lavoratori a tempo determinato del settore?"
Interviene la consigliera Camani (Partito Democratico Veneto) che illustra l'IRI in oggetto.
Interviene l'assessore Calzavara che risponde per conto della Giunta regionale.
Interviene la consigliera Camani (Partito Democratico Veneto) in sede di replica.
Risoluzione presentata dai consiglieri Giacomo Possamai, Baldin, Bigon, Camani, Guarda, Lorenzoni, Montanariello, Ostanel, Zanoni e Zottis relativa a "La guerra, avventura senza ritorno. Il Veneto condanna l'invasione russa dell'Ucraina.". (Risoluzione n. 42) RITIRATA
Risoluzione presentata dal consigliere Piccinini relativa a "Condanna ad ogni forma di guerra ed invasione con invito alla diplomazia per la risoluzione del conflitto Russia-Ucraina". (Risoluzione n. 43) RITIRATA [RESOCONTO]
Risoluzione presentata dai consiglieri Michieletto e Vianello relativa a "Guerra in Ucraina, il Governo sostenga le imprese venete colpite dal rincaro dei prezzi". (Risoluzione n. 44) RITIRATA [RESOCONTO]
Risoluzione presentata dai consiglieri Villanova, Bet, Cecchetto, Boron, Brescacin, Cavinato, Centenaro, Cestari, Dolfin, Favero, Finco, Scatto, Zecchinato, Puppato, Pan, Sponda, Giacomo Possamai, Baldin, Lorenzoni, Ostanel, Pçiccinini, Speranzon e Venturini relativa a "Il Veneto condanna l'aggressione russa all'Ucraina". (Risoluzione n. 45) APPROVATA (Deliberazione n. 38/2022) TITOLO COME MODIFICATO [RESOCONTO]
Risoluzione presentata dai consiglieri Speranzon, Polato, Razzolini, Soranzo e Formaggio relativa a "Il Consiglio regionale condanna l'invasione dell'Ucraina da parte dell'Esercito russo". (Risoluzione n. 46) RITIRATA [RESOCONTO]
Risoluzione presentata dai consiglieri Venturini e Bozza relativa a "Condanna dell'invasione della Repubblica Ucraina da parte della Russia e invito ad attivare ogni sforzo per la cessazione delle ostilità e affinché sia dato spazio al dialogo e alla diplomazia al fine di scongiurare la guerra alle porte dell'Europa". (Risoluzione n. 47) RITIRATA [RESOCONTO]
Sull'ordine dei lavori interviene il consigliere Villanova (Zaia Presidente).
Il PRESIDENTE, con il consenso unanime dei consiglieri, propone lo svolgimento di una discussione unica con interventi della durata di dieci minuti sia per gli interventi dei proponenti che dei consiglieri.
Intervengono i consiglieri Possamai Giacomo (Partito Democratico Veneto), che illustra la risoluzione n. 42, Villanova (Zaia Presidente), che illustra la risoluzione n. 45, Speranzon (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni), che illustra la risoluzione n. 46, Venturini (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto), che illustra la risoluzione n. 47, Piccinini (Lista Veneta Autonomia), che illustra la risoluzione n. 43, e Michieletto (Zaia Presidente) che illustra la risoluzione n. 44.
In discussione generale intervengono i consiglieri Baldin (Movimento 5 Stelle), Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) e Zottis (Partito Democratico Veneto).
Durante l'intervento della consigliera Zottis assume la presidenza il Vicepresidente Nicola Ignazio Finco.
In discussione generale intervengono i consiglieri Zanoni (Partito Democratico Veneto), Lorenzoni (Gruppo Misto), Favero (Liga Veneta per Salvini Premier), Montanariello (Partito Democratico Veneto), Venturini (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto), Camani (Partito Democratico Veneto), Pan (Liga Veneta per Salvini Premier), Ciambetti (Liga Veneta per Salvini Premier), Bigon (Partito Democratico Veneto) e Possamai Giacomo (Partito Democratico Veneto).
Interviene il consigliere Ciambetti (Liga Veneta per Salvini Premier) per fatto personale.
Il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale e sospende la seduta alle ore 13.45.
La seduta riprende alle ore 14.36.
Assume la presidenza il Presidente Roberto Ciambetti.
Il PRESIDENTE comunica la presentazione dell'emendamento n. A1, sostitutivo della risoluzione n. 45.
Intervengono i consiglieri Possamai Giacomo (Partito Democratico Veneto), che ritira la risoluzione n. 42, Piccinini (Lista Veneta Autonomia), che ritira la risoluzione n. 43, Venturini (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto), che ritira la risoluzione n. 47, Speranzon (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni), che ritira la risoluzione n. 46 , e Michieletto (Zaia Presidente) che ritira la risoluzione n. 44.
Sull'emendamento n. A1, sostitutivo della risoluzione n. 45, intervengono i consiglieri Possamai Giacomo (Partito Democratico Veneto), Lorenzoni (Gruppo Misto), Villanova (Zaia Presidente), Speranzon (Fratelli d'Italia - Giorgia Meloni) e Venturini (Forza Italia - Berlusconi - Autonomia per il Veneto).
Il PRESIDENTE, con il consenso unanime dei consiglieri, pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica l'emendamento n. A1, sostitutivo della risoluzione n. 45.
Il Consiglio approva
Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.
Hanno votato sì:
Andreoli, Baldin, Barbisan, Bet, Bigon, Bisaglia, Boron, Bozza, Brescacin, Cavinato, Cecchetto, Centenaro, Cestari, Cestaro, Ciambetti, Corsi, Dolfin, Favero, Finco, Formaggio, Gerolimetto, Giacomin, Lorenzoni, Michieletto, Montanariello, Pan, Piccinini, Polato, Possamai Giacomo, Possamai Gianpiero, Puppato, Razzolini, Rigo, Rizzotto, Scatto, Soranzo, Speranzon, Sponda, Venturini, Vianello, Villanova, Zanoni, Zecchinato, Zottis
Hanno votato no:
nessuno
Astenuti:
nessuno
Non votanti:
nessuno
Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.
Il Consiglio regionale è convocato martedì 8 marzo 2022 alle ore 10.30.
La seduta termina alle ore 14.52.
Consiglieri presenti o partecipanti in modalità telematica:
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ANDREOLI Marco
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LORENZONI Arturo
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BALDIN Erika
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MICHIELETTO Gabriele
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BARBISAN Fabiano
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MONTANARIELLO Jonatan
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BET Roberto
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OSTANEL Elena
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BIGON Anna Maria
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PAN Giuseppe
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BISAGLIA Simona
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PICCININI Tomas
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BORON Fabrizio
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POLATO Daniele
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BOZZA Alberto
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POSSAMAI Giacomo
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BRESCACIN Sonia
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POSSAMAI Gianpiero
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CAMANI Vanessa
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PUPPATO Giovanni
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CAVINATO Elisa
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RAZZOLINI Tommaso
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CECCHETTO Milena
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RIGO Filippo
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CENTENARO Giulio
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RIZZOTTO Silvia
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CESTARI Laura
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SCATTO Francesca
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CESTARO Silvia
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SORANZO Enoch
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CIAMBETTI Roberto
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SPERANZON Raffaele
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CORSI Enrico
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SPONDA Alessandra
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DOLFIN Marco
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VENTURINI Elisa
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FAVERO Marzio
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VIANELLO Roberta
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FINCO Nicola Ignazio
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VILLANOVA Alberto
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FORMAGGIO Joe
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ZANONI Andrea
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GEROLIMETTO Nazzareno
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ZECCHINATO Marco
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GIACOMIN Stefano
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ZOTTIS Francesca
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LA CONSIGLIERA SEGRETARIA
f.to Alessandra SPONDA |
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IL PRESIDENTE
f.to Roberto CIAMBETTI |
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N.B. Gli emendamenti e i verbali di votazione, che costituiscono parte integrante del presente processo verbale, sono consultabili presso l'Ufficio Attività Istituzionali.
Le richieste di modifica delle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento sono menzionate nel Resoconto.
PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Cristiano Gebbin e Gabriella Gamba