ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 11/07/2023 n. 102

Resoconto n. 102 - 11^ legislatura
Resoconto 102 a Seduta pubblica
Martedì, 11 luglio 2023
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.41

PRESIDENTE

Buongiorno, colleghi. Benvenuti a questa nuova seduta di Consiglio.
Registratevi su Concilium, grazie.
Diamo inizio alla 102a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 9896 del 6 luglio 2023.
PUNTO
1



APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 101a Seduta pubblica di martedì 27 giugno 2023.
PUNTO
2


COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Hanno comunicato congedo
Luca ZAIA
Enrico CORSI
I congedi sono concessi.
La consigliera Cestari seguirà i lavori da remoto.
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
PUNTI
4 e 5



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

E

INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO

PRESIDENTE

Iniziamo con le interrogazioni.
Partiamo con la IRI n. 371 della collega Guarda.

Interrogazione a risposta immediata n. 371 del 9 marzo 2023 presentata dalla consigliera Guarda relativa a "VALCHIAMPO E PFAS: QUALI ULTERIORI APPROFONDIMENTI PER LA RICERCA DELLE FONTI DI CONTAMINAZIONE AL DI FUORI DEL PLUME MITENI?"

Prego, collega Guarda.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione che ho presentato a seguito della ricezione, nel 2021, di una risposta ad una mia interrogazione in cui domandavo se fosse stata attivata o meno la ricerca delle fonti di pressione di perfluoroalchilici che contaminano le acque di falda di Chiampo, fino ai punti di adduzione che alimentano gli acquedotti pubblici anche di Arzignano, per identificare la fonte di pressione e inquinamento da PFAS in un'area fuori dal plume di contaminazione storica dell'ex Miteni.
Vista la risposta che all'epoca mi era stata fornita, con una previsione di un intervento per la ricerca della fonte di pressione; considerato che nella più recente rilevazione disponibile effettuata dall'ente gestore Acque del Chiampo del 3 ottobre 2022 ai Pozzi Grumello e il 18 ottobre 2022 ai Pozzi nord del Comune di Chiampo, circa 10.000 utenze, emergeva come la presenza dei PFAS, seppur in quantità non critiche per i parametri stabiliti a livello regionale, e che tale presenza, vista la sua persistenza e costanza, può creare un danno da un punto di vista sanitario, e questo legittima una preoccupazione, visti i dati dell'Ente europeo per la sicurezza alimentare e viste le evidenze scientifiche che stanno confermando in questi anni l'impatto sulla salute umana, anche da un punto di vista cancerogeno, essendo queste sostanze persistenti.
Ritenuto che questo sia un atto importante, cioè la ricerca della fonte di pressione per questo particolare punto di prelievo anche acquedottistico, ho interrogato gli Assessori per sapere se sono stati effettuati o è in animo di effettuare ulteriori approfondimenti per cercare la fonte di pressione.
Questa è un'interrogazione di marzo 2023.

PRESIDENTE

Grazie.
Risponde l'assessore Lanzarin.

Ass.ra Manuela LANZARIN

Relativamente alla richiesta si comunica il contributo pervenuto dalla Direzione Ambiente e Transizione ecologica, con nota di informazione ARPAV.
Con riguardo alla segnalazione riportata nell'interrogazione in oggetto relativa alla presenza di contaminazione da PFAS nelle acque sotterranee, al di fuori del plume di contaminazione finora rilevato, allo stato delle conoscenze disponibili risulta che le acque reflue provenienti dal Comune di Chiampo sono collegate e convergono nel depuratore di Arzignano.
Per quanto riguarda le possibili fonti di pressione, sulla base dei dati riportati nella banca dati regionale SIRAV, Catasto delle fonti di pressione, non si evidenziano scarichi autorizzati che potrebbero veicolare sostanze PFAS in corpi idrici superficiali o sotterranei.
L'Agenzia regionale rileva in particolare che, relativamente a quanto segnalato dall'interrogante, data la tipologia di sostanze e la concentrazione evidenziata, la contaminazione aprirebbe il tipo storico più che legato ad una fonte di pressione costituito da uno scarico in atto. Prendendo in considerazione l'ordinaria complessità del sistema acque superficiali e sotterranee, i lenti tempi di risposta delle acque sotterranee e il miglioramento continuo sia delle tecniche analitiche che delle reti di monitoraggio, la contaminazione viene ad essere maggiormente evidenziata di anno in anno.
ARPAV segnala in particolare che valori al di sotto dei 10 nanogrammi non erano rilevabili con la necessaria attendibilità con le tecnologie analitiche in uso fino a pochi anni fa. I dati caratterizzati da valori attorno ai 10 sono risultati quantificabili proprio grazie al progressivo miglioramento della tecnica analitica, che ha permesso di affinare il limite di quantificazione per le acque per tali sostanze da 10 a 5.
In considerazione di quanto esposto, l'Agenzia ritiene che l'estensione della contaminazione sia stata portata alla luce grazie al miglioramento delle tecniche analitiche e all'incremento dei monitoraggi ambientali, tenuto presente, altresì, che lo spostamento della contaminazione delle acque sotterranee avviene in tempi ordinariamente lunghi.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica, collega Guarda.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
È evidente che, nel momento in cui si vanno a cercare le sostanze perfluoroalchiliche con le tecnologie più moderne, si riesce a trovare di più. Questo è un aspetto che condivido ed è basico. Tuttavia, rilevo come la mancanza di una ricerca specifica, magari considerando le eventuali fonti di pressioni locali, per esempio le discariche che sono presenti all'interno di quel territorio, specialmente in relazione al fatto che si tratta di perfluoroalchilici altamente dannosi, appunto come i PFOS, che sono i più antichi e al momento in realtà – è vero – non utilizzati in quell'area, ritengo che sia opportuno dare maggiore attenzione ad un'attività di ricerca non soltanto in quell'area, ma anche in quelle che possono essere interessate da fonti di contaminazione.
Non per niente l'EPA, ente americano per la protezione ambientale, nello scorso anno ha indicato una strada agli Stati degli USA: ha chiesto di fare indagini epidemiologiche e indagini ambientali massive nell'intorno di siti potenzialmente contaminati, includendo per esempio anche discariche. Pertanto, è vero, l'inquinamento potrà anche essere storico. Non è detto, evidentemente, visto che i perfluoroalchilici PFOS vengono comunque utilizzati in questo momento anche, per esempio, per la produzione di alcune confezioni che poi confluiscono all'interno del rifiuto secco, quindi ci può essere una storica pressione derivante anche dall'attività della gestione dei rifiuti. Detto questo, ritengo che sia necessario porci come obiettivo il fatto di dirci che, essendo il Veneto particolarmente contaminato ed essendoci questa costante di contaminazione, se da una parte posso implementare l'attività di ricerca della fonte per porvi rimedio, dall'altra, se non è possibile, comunque posso istituzionalmente intervenire per proteggere quella popolazione, perché i PFAS sono sostanze bioaccumulanti e quindi bastano pochi nanogrammi per creare un danno sanitario, specie se sono PFAS a catena lunga.

PRESIDENTE

Grazie.
Passiamo alla IRI n. 403, sempre della consigliera Guarda.

Interrogazione a risposta immediata n. 403 del 1° giugno 2023 presentata dalla consigliera Guarda relativa a "SOCIETÀ COOPERATIVA AFFIDATARIA DI SERVIZIO DI PRELIEVO DI COMPETENZA DELL'ULSS 7 IN RITARDO CON IL PAGAMENTO DELLE RETRIBUZIONI: QUALI AZIONI EFFETTIVE PER RIPRISTINARE IL DIRITTO VIOLATO?"

Consigliera Guarda, prego.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione che riguarda l'ULSS 7, che ha in essere un contratto con una società cooperativa sociale ONLUS attualmente in stato di liquidazione per conduzione di prelievi ematologici e biologici sul territorio di competenza.
La cooperativa in menzione però non aveva, alla data di presentazione dell'interrogazione, corrisposto gli stipendi per le mensilità di aprile e maggio. Il liquidatore della società cooperativa aveva inoltrato una comunicazione rispetto all'omessa corresponsione delle retribuzioni, che era da attribuirsi alla mancata formalizzazione, a quanto risulta in itinere da qualche mese, del subentro del nuovo liquidatore nel conto corrente societario intrattenuto presso l'istituto di credito di riferimento, riconoscendo così la fondatezza del diritto alla retribuzione del personale impiegato.
Rilevato che, per il caso di ritardo nel pagamento della retribuzione del personale dipendente dell'affidatario, come nel caso di specie, la legge stabilisce che la stazione appaltante, ove non sia stata contestata formalmente e motivatamente la fondatezza della richiesta paga anche in corso d'opera direttamente ai lavoratori le retribuzioni arretrate, detraendo il relativo importo dalle somme dovute all'affidatario del contratto. Considerato che l'inadempimento, oltre a essere molto grave di per sé e nella misura in cui priva i lavoratori della retribuzione dovuta, espone inoltre la gestione del servizio affidato all'ULSS 7 al rischio di interruzione, con ovvie ed immaginabili conseguenze a danno della collettività asservita.
Tutto ciò premesso, chiedevo all'Assessore regionale alla sanità di sapere se era a conoscenza di rimedi effettivi attivati dall'ULSS 7 per il pagamento direttamente ai lavoratori impiegati delle retribuzioni arretrate dovute.

PRESIDENTE

Risponde ancora l'assessore Lanzarin. Prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN

Con riferimento alla interrogazione dell'interrogante riporto quanto riferito dall'Azienda sanitaria ULSS 7 Pedemontana.
Nella nota in parola si comunica che la questione ha avuto soluzione positiva e che l'operatore economico One Emergenza società cooperativa sociale ONLUS affidataria del servizio di attività di prelievo domiciliare di sangue e campioni biologici, ha effettuato il pagamento delle mensilità dovute ai propri dipendenti.
Comunque, facciamo un po' di cronistoria. A seguito di segnalazione del rappresentante sindacale dei lavoratori della predetta cooperativa in ordine alla mancata corresponsione ai propri dipendenti delle retribuzioni dei mesi di marzo e aprile 2023, l'azienda, con nota del 18 maggio 2023, chiedeva alla stessa cooperativa di produrre entro il 26 maggio 2023 la documentazione comprovante l'avvenuto pagamento delle retribuzioni delle mensilità indicate, pena l'applicazione di quanto previsto dall'articolo 30 della legge n. 50 del 2016, vale a dire il pagamento diretto delle retribuzioni ai lavoratori da parte dell'ULSS 7 e la detrazione del relativo importo dalle somme dovute alla cooperativa.
Con note del 22 maggio 2023 e del 31 maggio 2023, la One Emergenza dichiarava che il ritardo del pagamento delle retribuzioni era dovuto al fatto che Poste Italiane S.p.A., Ufficio di Benevento Centro, non aveva ancora provveduto a regolarizzare il subentro del nuovo liquidatore della cooperativa al vecchio liquidatore dimissionario nel conto corrente societario intrattenuto presso il predetto Istituto, al fine di consentire di poter erogare gli emolumenti spettanti.
Con nota del 7 giugno 2023, l'ULSS 7 diffidava One Emergenza società cooperativa sociale ONLUS ad adempiere al pagamento entro il 21 giugno 2023 e a dare conferma dell'avvenuto pagamento.
Nella stessa data, 7 giugno 2023, la One Emergenza comunicava di aver provveduto ad erogare già in data 6 giugno 2023 a tutti i dipendenti, in un'unica soluzione, le mensilità di marzo e aprile 2023, contestualmente allo sblocco del conto corrente intrattenuto presso Poste Italiane S.p.A..
In data 8 giugno 2023 la rappresentanza sindacale dei lavoratori di One Emergenza, che aveva effettuato la segnalazione riguardante la mancata corresponsione delle retribuzioni agli stessi lavoratori, informava l'ULSS 7 dell'avvenuto pagamento delle mensilità di marzo e aprile 2023 e della chiusura del contenzioso.

PRESIDENTE

Per la replica, collega Guarda. Prego.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
Io sono soddisfatta di questa risposta e sono contenta che sia andato a buon fine il pagamento delle mensilità mancanti, a seguito di un'azione da parte dell'ULSS che ha diffidato la società cooperativa.
Tuttavia, mi permetto di presentarle una ulteriore sollecitazione, perché in questi giorni sono in contatto con i lavoratori di questo servizio e mi riferiscono che un'ulteriore mensilità manca all'appello, l'ultima. Quindi, il problema temo che si ripresenterà. Questo sta creando difficoltà ulteriori, perché alcuni dipendenti si sono licenziati e hanno cominciato, quindi, a non proseguire la propria attività lavorativa, per cui, per esempio, nella giornata di ieri un dipendente ha fatto duecento chilometri in una giornata per coprire i buchi che erano stati lasciati dal licenziamento di altri.
La questione è davvero dura, la questione è davvero rischiosa, proprio per la garanzia della continuità del servizio, e per questo motivo le chiedo di tenere sotto controllo questo aspetto, visto il ripresentarsi della situazione denunciata a inizio giugno.
Grazie mille.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Passiamo alla IRI n. 407 della collega Ostanel. È fornita una risposta unitamente alla IRS n. 334 della collega Guarda.

Interrogazione a risposta immediata n. 407 del 15 giugno 2023 presentata dalla consigliera Ostanel relativa a "COME SI PENSA DI RISOLVERE LA SITUAZIONE CHE SI È CREATA IN MERITO AL CONCORSO PER "DIRIGENTI PSICOLOGI" INDETTO DA AZIENDA ZERO E OGGETTO DI CONTESTAZIONE?"

e

Interrogazione a risposta scritta n. 334 del 6 aprile 2023 presentata dalle consigliere Guarda e Baldin relativa a "PROCEDURA DI RECLUTAMENTO PER LA COPERTURA DI 47 POSTI DI DIRIGENTE PSICOLOGO ATTIVATA DA AZIENDA, IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA LA SENTENZA DEL TAR VENETO DI ANNULLAMENTO DELLA PROCEDURA: QUANTI RICORSI ANALOGHI ATTUALMENTE PENDENTI E QUALI LE CONSEGUENTI DETERMINAZIONI?"

Do la parola per presentare la IRI n. 407 alla collega Ostanel e poi alla collega Guarda per la IRI n. 334.
Prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione importante, presentata il 15 giugno di quest'anno, perché siamo di fronte a una situazione paradossale, che sicuramente l'Assessore conosce, ma su cui oggi non solo noi, ma anche chi è coinvolto direttamente da questa questione assai spiacevole vuole e avrebbe bisogno di alcune risposte da parte della Regione del Veneto.
Parliamo di un concorso per dirigenti psicologi per poter riuscire ad avere all'interno delle nostre strutture quegli psicologi che mancano e che avrebbero, tra l'altro, un contratto a tempo indeterminato per permettere a questa professione di svolgere la propria attività non con contratti che vanno avanti di sei mesi in sei mesi, e soprattutto dei dirigenti psicologi, più di quaranta, che distribuiti nelle varie ULSS avrebbero potuto portare avanti alcune attività che nel corso del tempo, in particolare con la crisi Covid, abbiamo visto essere più richieste. Faccio un esempio, le Unità funzionali distrettuali adolescenti, che grazie anche all'inserimento di questi nuovi psicologi avrebbero potuto continuare più agevolmente.
Cosa succede? Succede che, a causa di un concorso fatto da Azienda Zero – e tra l'altro non è il primo, ricordiamo la bruttissima vicenda di qualche tempo fa rispetto al dirigente biologo, che fa vedere come Azienda Zero, alla quale noi stiamo appaltando in questa Regione praticamente la gestione della sanità, fa un concorso assolutamente sbagliato – capita che coloro che hanno vinto il concorso, questi 47 dirigenti psicologi, oggi sono ancora in attesa di essere assunti. Sono lì, fermi, che legittimamente vorrebbero avere un lavoro e abbiamo le persone che sono in graduatoria, che dicono che quel concorso non era corretto e hanno ragione anche loro.
In questa crisi che è stata causata da Regione del Veneto e da Azienda Zero in particolare, su cui appunto ci sono anche, ovviamente, dei ricorsi e a breve si andrà in tribunale, io voglio sapere come Regione del Veneto intende intervenire in questa situazione per fare in modo che i dirigenti psicologi vengano assunti, ma che allo stesso tempo si faccia una procedura equa di concorso che ad oggi non c'è stata.
Grazie.

PRESIDENTE

Assessore Lanzarin, per la risposta. No, scusate, c'è prima la collega Guarda, per la presentazione della IRS n. 334.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
Insieme alla consigliera Baldin abbiamo presentato ad aprile un'interrogazione sul medesimo tema, sottolineando come in particolar modo il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del TAR Veneto rilevando come questo bando abbia modificato le previsioni rispetto alla prova scritta e, quindi, questa modalità non potesse essere assunta in una fase successiva. Di conseguenza il tipo d'esame è stato condotto con una discrezionalità che non competeva, ridonando tale esercizio in un vizio dei provvedimenti di ammissione dei candidati. E questa è una sentenza molto dura.
Per questo motivo abbiamo interrogato il Vicepresidente e l'Assessore regionale alla Sanità per sapere quali le determinazioni assunte da assumere rispetto a quanto statuito con la sentenza del Consiglio di Stato di cui in premessa; quante e quali procedure di reclutamento del personale attivate sul bando di Azienda Zero per i dirigenti psicologi risultano attualmente oggetto di ricorso giurisdizionale per analoghi vizi prospettati ai ricorrenti; quali sono le determinazioni che la Regione intende assumere o ha già assunto.

PRESIDENTE

Assessore Lanzarin, per la risposta.

Ass.ra Manuela LANZARIN

Con nota del Direttore generale di Azienda Zero si è comunicato che la commissione esaminatrice del concorso bandito da Azienda Zero per la copertura di 47 posti dirigente psicologo, constatato l'elevato numero di candidature e valutata l'esigenza di un rapido espletamento della procedura consensuale derivata dell'urgente necessità di reclutamento del profilo ricercato, ha ritenuto opportuno svolgere la prova scritta mediante forme semplificate, tra cui il ricorso a domanda a risposta multipla.
Il Direttore generale di Azienda Zero ha assunto il dato che tale possibilità è consentita la normativa nazionale e dalla normativa regionale, entrambe espressamente riportate nel bando concorsuale tra le norme applicabili della procedura selettiva.
Nella nota citata si è riferito che il TAR Veneto, con sentenza n. 1212 del 2022, confermata successivamente dal Consiglio di Stato, pur riconoscendo che le norme di cui sopra fossero espressamente citate nella parte generale del bando tra quelle applicabili all'intera procedura selettiva, aveva ritenuto che tali riferimenti normativi non fossero sufficienti per giustificare la scelta operata dalla commissione esaminatrice di ricorrere a domande con risposta multipla per lo svolgimento della prova scritta, dovendo invece essere riportate, anche in una parte del bando di concorso, le relative modalità di svolgimento delle prove.
Pertanto, il Direttore generale di Azienda Zero ha assicurato pronta esecuzione della sentenza del TAR Veneto e del Consiglio di Stato, in conformità a quanto ivi prescritto, comunicando altresì che nessun altro contenzioso era presente, per analoghi motivi, relativamente alla procedura selettiva attivata dalla stessa Amministrazione.
Con nota del 9 giugno 2023, il Direttore generale di Azienda Zero ha integrato le predette comunicazioni, rendendo noto che la stessa azienda si era attivata per dare esecuzione alle sentenze sopra richiamate, pur evidenziando che le medesime potevano prestarsi a divergenti interpretazioni.
In particolare, con la predetta nota si è rappresentato che, alla luce delle motivazioni contenute nella sentenza in parola, secondo cui il provvedimento di mancata ammissione dei ricorrenti alla prova pratica doveva essere annullato con conseguente necessità di innovazione della procedura a seconda delle modalità prevista dal bando, Azienda Zero, con delibera del 10 maggio 2023, ha disposto la rinnovazione della prova scritta nei confronti di tutti i candidati presenti alla data del suo svolgimento, 1° giugno 2022, che non avevano superato positivamente tale prova.
Successivamente a tale deliberazione è stato pubblicato il relativo diario fissando la prova per il giorno 15 giugno 2023 e comunicando altresì tale data tramite mail ad ogni singolo candidato convocato.
Con la citata nota del 9 maggio 2023 si è, peraltro, comunicato che il giorno 1° giugno 2023 ad Azienda Zero è stato notificato un ricorso di inottemperanza con istanza cautelare incidentale presentato al TAR Veneto da alcuni dei precedenti ricorrenti, che lamentavano l'asserita non corretta esecuzione delle sentenze di cui sopra, non condividendo la decisione di Azienda Zero di non far ripetere la prova scritta a coloro che l'avevano già superata.
In particolare, quindi, è stato richiesto al TAR di disporre cautelativamente la sospensione della delibera del Direttore generale n. 287 del 2023 e della prova fissata per il giorno 15 giugno 2023, mentre nel merito venivano richiesti l'accertamento e la dichiarazione di inottemperanza da parte di Azienda Zero, nonché la dichiarazione di inefficacia dei provvedimenti impugnati.
È stato altresì richiesto di ordinare ad Azienda Zero e alla Regione Veneto di dare corretta esecuzione della sentenza n. 1212/2002 del TAR, secondo le modalità stabilite da tale Tribunale, nella prima Camera di Consiglio utile e di nominare un Commissario ad acta nell'ipotesi di cui Azienda Zero e Regione del Veneto non vi avessero dato esecuzione, nonché di fissare una somma dovuta per ogni violazione e inosservanza o ulteriore ritardo compiuto da quest'ultimo.
Il Direttore generale di Azienda Zero, infine, ha riferito che, al fine di scongiurare ulteriori conseguenze negative in attesa della determinazione del TAR, in autotutela è stata sospesa la prova fissata per il giorno 15 giugno, con comunicazione pubblicata il giorno 1° giugno 2023.

PRESIDENTE

Per la replica, prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Non sono per nulla soddisfatta di questa risposta, perché fa capire una cosa, e lo vediamo, appunto, nella seconda pagina di questa risposta: "I ricorrenti – dice – non condividendo la decisione di Azienda Zero di non far ripetere la prova scritta a coloro che l'avevano già superata". I ricorrenti fanno semplicemente un ricorso perché in quel concorso non era scritto in maniera corretta quello che poi le persone si sono trovate a fare durante la prova. Questa è una cosa gravissima. Io non so se ci rendiamo conto in quest'Aula che Azienda Zero, dopo, tra l'altro, aver già fatto un concorso che è stato su tutti i giornali perché sembra che ci fosse questa prova che era segnata e firmata da uno dei concorrenti...
Queste questioni di avere procedure concorsuali fatte bene e con rigore sono una delle cose che un ente dovrebbe fare. Azienda Zero, che è un ente che gestisce gran parte della sanità di questa Regione, fa una prova per assumere 47 dirigenti psicologi, fa un bando sbagliato, mette le persone in difficoltà, perché oggi abbiamo 47 persone che sono lì che attendono di essere assunte, e abbiamo tantissime persone, perché a questo concorso hanno partecipato più di mille persone, che sono lì che attendono di capire cosa accade, perché hanno fatto un ricorso, com'è per loro legittimo, e oggi non sanno cosa dovrebbe loro accadere.
La scelta di fare la prova solo per chi non era stato dentro la graduatoria dei 47 è stata una cosa per cui semplicemente alcuni ricorrenti hanno deciso di dire: "Facciamo un ricorso al TAR". Dire in questa risposta che loro non condividevano la scelta di Azienda Zero mi sembra un po' riduttivo, perché, appunto, c'è un processo in corso e vedremo cosa accadrà.
Ciò che è chiaro ad oggi è solo una cosa, e cioè che abbiamo bisogno di psicologi sui nostri territori, che il Covid ha aumentato la necessità di persone che prendano in carico queste patologie e che abbiamo un concorso bloccato perché Azienda Zero, che lavora e gestisce gran parte della sanità, ha fatto un concorso assolutamente imbarazzante.

PRESIDENTE

Grazie, collega.
Collega Guarda, prego, per la replica.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie, Presidente.
Lo ammetto, Assessore, e mi dispiace, ma devo rilevare come, in realtà, non siano state date risposte alle domande poste all'interno della mia interrogazione, in particolar modo per quanto riguarda anche altri rilievi e ricorsi giurisdizionali che si siano verificati per analoghi vizi prospettati dai ricorrenti.
Detto questo, al di là del fatto che questa è un'interrogazione che non ha ricevuto risposta, vorrei ricordare una cosa. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato una riforma che ha costruito e costituito Azienda Zero pensando che Azienda Zero avrebbe dovuto centralizzare e semplificare le procedure. Questo abbiamo fatto nella scorsa legislatura.
Una semplificazione che, invece, si è trasformata in una generazione di caos incredibile in un comparto, quello della salute mentale, che oggi di certo non aveva bisogno di tutto questo. Per cui, se politicamente e tecnicamente capisco che essendoci, se non sbaglio giovedì, un'udienza rispetto a questo tema, magari non ci si voglia esporre, spero che da un punto di vista politico, istituzionale ed umano si faccia un'azione, si intraprenda un'azione per fare in modo che questi errori non vengano a ripetersi più e che il comparto della salute mentale in Veneto venga finalmente preso in considerazione seriamente, senza ulteriori errori grossolani.

PRESIDENTE

Passiamo alla IRS n. 257 della collega Ostanel.

Interrogazione a risposta scritta n. 257 del 26 ottobre 2022 presentata dalla consigliera Ostanel relativa a "QUALI PROSPETTIVE IN VENETO PER LA MEDICINA DI BASE?"

Prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
è un'interrogazione del 26 ottobre 2022, quindi ancora attualissima, purtroppo, che chiede tre questioni chiave. Leggo prima queste perché poi, come sempre, le risposte tendono ad evadere le domande, quindi parto dalle domande per fare un po' di contesto, ma il contesto lo conosciamo: è quello della carenza dei medici di base in Veneto, questione gravissima che ancora oggi, dopo anni, è ancora presente e ancora più grave. Oggi riceveremo in questo Consiglio una raccolta firme solo per il Comune di Venezia che ci fa capire il livello insomma della gravità della situazione. Le domande sono: per sapere le azioni intraprese dalla Regione Veneto negli ultimi cinque anni per affrontare compiutamente la carenza di medici di medicina generale e quale sia la prospettiva realistica pianificata in termini di formazione ed inserimento di nuovi medici di medicina generale per i prossimi cinque anni, tenendo conto anche dei pensionamenti previsti. Questa Giunta negli anni precedenti non è stata capace di pianificare anche tenendo conto dei pensionamenti delle persone che venivano detti da tantissimi anni dalle categorie sindacali. Evidentemente la programmazione non è stata fatta nel modo corretto.
Il numero di nuovi assistiti prima scoperti, che sono stati presi in carico dai medici in formazione in seguito all'applicazione dell'articolo 12 della legge regionale del 27 maggio 2022. Oggetto infatti, di questa interrogazione era un fatto specifico, perché ad almeno 15 medici che erano formati, quindi, che avevano terminato il percorso formativo della scuola di medicina generale, non veniva comunicata la data di diploma che gli avrebbe permesso poi di iniziare appunto a lavorare, a entrare a pieno titolo nelle graduatorie e ad assumere gli incarichi di medicina di base. Nonostante noi avessimo 15 medici che erano appena usciti dalla scuola di formazione, questi non riuscivano a prendere servizio ed è il motivo per cui all'epoca avevo presentato questa interrogazione.
La terza domanda è: se e come si stia intervenendo per garantire il rispetto del comma 4 dell'articolo 14 del DM del 7 marzo 2006 rispetto ai medici già formati per la medicina generale, perché, appunto esiste una norma che spiega che, nel momento in cui ci sono medici che vengono formati, devono entrare in servizio ovviamente entro un certo tempo, e invece noi avevamo delle liste d'attesa non solo per partecipare e avere la possibilità di avere una prestazione nel sistema sanitario pubblico, ma addirittura un medico formato e uscito dalle scuole aveva una lista d'attesa per riuscire a praticare la propria professione.
Chiedo quindi davvero di avere risposta concreta e puntuale rispetto a tre questioni su cui i veneti stanno attendendo risposte da tempo in questa Regione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Risponde ancora l'assessore Lanzarin. Prego.

Ass.ra Manuela LANZARIN

L'attuale carenza di medici di assistenza primaria all'interno del territorio nazionale è causata da vari fattori, tra cui il numero chiuso per l'accesso alla Facoltà di Medicina e la mancata disponibilità dei medici presenti nelle graduatorie regionali a ricoprire le zone carenti disponibili, la maggiore attrattività di altri settori. Ciò è comune a tutte le Regioni, compreso il Veneto, che da tempo ha presentato in sede nazionale proposte operative tuttora al vaglio degli uffici centrali.
Per la parte regionale, nel corso degli ultimi cinque anni, sono state messe in atto iniziative: con delibera della Giunta del 2019 sono stati approvati nell'ambito di sviluppo delle cure primarie i piani aziendali di sviluppo delle cure primarie attraverso un'implementazione della medicina in rete e delle medicine di gruppo a valere per il biennio 2019-2020, riconoscendo alle aziende uno specifico finanziamento per l'attuazione del proprio piano al fine di migliorare l'offerta assistenziale ed incentivare i medici a svolgere attività di assistenza primaria convenzionale, con la prospettiva di aderire a forme associate più evolute e con il riconoscimento dei relativi compensi.
2020-2021. A seguito di alcune richieste aziendali che hanno rappresentato la difficoltà nel reperire medici e l'aumento delle cessazioni in corso è stato autorizzato l'aumento in deroga temporanea al massimale.
2022-2023. Con l'approvazione della deliberazione di Giunta regionale, le cui disposizioni sono state prorogate per tutto l'anno, la proroga è stata estesa anche a tutto l'anno 2023. Sono state individuate ulteriori azioni di rafforzamento della copertura assistenziale al fine di sopperire alla carenza di medici che riguardano la possibilità di aumento del massimale individuale a 1.800, scelta per i medici di medicina generale che si rendono disponibili, quindi su base volontaria; il riconoscimento in detti casi di un incremento volontario del massimale a 1.800 assistiti a fronte dell'aumento del carico di lavoro, anche sotto il profilo amministrativo e delle indennità annuali di collaboratore ex studio ACN e di un ulteriore compenso integrativo; il riconoscimento ai medici di continuità assistenziale che si rendono disponibili ad un aumento orario un incremento della quota oraria prevista per tale attività; la possibilità da parte delle aziende di dichiarare al massimo per un anno zona disagiata le sedi di continuità assistenziale in presenza di determinate e particolari situazioni, riconoscendo ai medici che operano in tali sedi, un aumento della quota oraria prevista per tali attività; la possibilità per le aziende di assegnare incarichi di continuità assistenziale diurna, in via eccezionale, riconoscendo un aumento della quota oraria.
Quanto alla prospettiva futura è in fase di predisposizione l'attività di programmazione regionale e dell'assetto organizzativo ed operativo della nuova rete assistenziale territoriale regionale in attuazione del DM 77, che comporterà anche una organizzazione della rete di assistenza primaria per realizzare una sanità più vicina e di prossimità, da attuarsi nell'ambito degli accordi integrativi regionali ACN, della medicina generale e della pediatria di libera scelta.
In relazione al corso di formazione si specifica quanto di seguito. Negli ultimi anni, in funzione dei finanziamenti pervenuti, si è provveduto ad aumentare il più possibile il numero degli studenti ammessi al corso al fine di incrementare il numero di professionisti potenzialmente inseribili in graduatoria al termine del triennio. I posti disponibili sono passati da 60 per l'anno 2019 a 126 nel 2019 a 433 nel 2022, con le riserve a 353 per il 2023.
Inoltre, ai sensi del bando, la cui pubblicazione è prevista entro il mese di luglio 2023, bando già stato deliberato, ai medici sopraindicati devono aggiungersi i medici in sovra numerario e gli ufficiali medici che accedono a domanda, come disposto dalla normativa nazionale di settore.
A tale proposito si precisa che il finanziamento nazionale, parzialmente nell'ultimo biennio, e il finanziamento europeo coprono esclusivamente le borse di studio. Per cui, la Regione Veneto si è attivata per garantire la massima disponibilità, compatibilmente con i vincoli economici. Inoltre, l'incremento degli iscritti al corso consentirà di conferire gli ulteriori incarichi temporanei provvisori, oltre a quelli sostitutivi.
Con deliberazione della Giunta del 2022 sono state disposte in materia di compatibilità lavorative e di cumulo di carichi durante la frequenza al fine di graduare il rientro nella piena disponibilità dei medici, considerando il superamento delle disposizioni nazionali valevoli esclusivamente durante lo stato emergenziale.
Con l'articolo 12 del 2022 è stato incrementato il massimale di scelta degli incarichi temporanei assistenziali primari assegnati ai medici di formazione, con beneficio per oltre 170.000 cittadini.
Con delibera della Giunta regionale è stata introdotta la frequenza del corso in modalità formazione-lavoro per agevolare lo svolgimento di attività lavorativa e valorizzare le stesse nel contesto formativo, garantendo al contempo la qualità formativa e il raggiungimento degli obiettivi formativi nel corso.
Quanto al colloquio finale al termine del triennio formativo, la Regione, in ottemperanza all'articolo 14 del decreto ministeriale, annualmente fissa una sezione ordinaria di colloquio alla fine del corso ed organizza eventuali ulteriori sessioni straordinarie, indette secondo i criteri di economicità e opportunità. Tenuto conto degli allievi che sono entrati successivamente al corso per effetto dello scorrimento della graduatoria e di quelli che per malattia o gravidanza hanno sospeso la frequenza, con conseguente posticipo della conclusione del corso per i dovuti recuperi della scadenza del 15 settembre previsto, ex ACN, ai fini del conseguimento del titolo per la graduatoria, gli allievi che non hanno potuto prendere parte alla sezione ordinaria di aprile 2022 e a quella straordinaria di settembre 2022, in quanto non avevano ancora maturato i requisiti previsti dalla normativa del corso, hanno sostenuto colloquio finale nella sezione canalizzata di fine marzo del corrente anno.

PRESIDENTE

Collega Ostanel, prego.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
La risposta non è soddisfacente per due ragioni. Continuiamo a vedere in queste risposte una parolina magica "rispetto alla disponibilità economica e finanziaria". Il rapporto AgeNaS dice che dal 2014 al 2021 questa Regione ha investito fondi per sole 810 borse di studio di medicina generale, tra l'altro 306 le ha messe nel 2021, forse anche perché ci siamo accorti, dopo la pandemia, che avevamo sbagliato programmazione.
La Puglia, Regione del sud, che spesso dite essere meno efficace ed efficiente del nord eccellente, ha messo nello stesso periodo 1.015 borse di medicina generale con propri fondi, con quattro milioni di abitanti, invece che cinque. Veneto quindi ultimo, Puglia prima.
Se con i fondi che abbiamo in dotazione non investiamo davvero nella medicina generale, ci continueremo a trovare nella situazione in cui ci troviamo oggi. I temi sono quindi due: o noi decidiamo di investire, e riporto il tema che avremo tra ottobre e dicembre, dell'addizionale IRPEF, per avere finalmente i fondi necessari per investire nella sanità pubblica e nella medicina generale. Perché se noi continuiamo a mettere la parolina "dipende dalla disponibilità economica che abbiamo" noi non faremo mai la programmazione necessaria per rispondere a quei veneti... e dai dati che abbiamo ci sono più di 350 zone vacanti nel territorio veneto, cioè cittadini che non hanno l'opportunità di avere un medico di base. Finché noi non faremo questo, le risposte saranno delle risposte tecniche, perché poi effettivamente, nonostante ci sia l'enumerazione di cose fatte, e ovviamente le leggo e le vedo, i cittadini sul territorio non hanno oggi il medico di base e la programmazione la si doveva fare per tempo. Io lo ripeto, l'ho ripetuto più volte qui dentro, so benissimo che c'è una responsabilità del Governo nazionale e dei Governi che si sono succeduti negli anni, ma il tema è: la Regione poteva fare di più? Sì, è questa la risposta. Poteva fare di più e non lo ha fatto perché continua a dire anche in questa risposta: rispetto alla disponibilità economica finanziaria. Questa risposta non va più bene, perché abbiamo un sistema sanitario pubblico che è in crisi, che ci porta ad avere persone senza medico di base e se noi non abbiamo medici di base a sufficienza, vuol dire una sola cosa: che Regione del Veneto e questa Giunta non hanno investito quanto potevano, perché altre Regioni l'hanno fatto e lo fanno vedere i dati, sulla medicina territoriale. Questo è il dato.
Io quindi posso leggere le varie cose che si è tentato di fare, ma effettivamente la risposta oggi noi non l'abbiamo: quante persone oggi sono senza medico di base e qual è la programmazione, quindi entro quando quelle persone lo avranno? Non ho avuto la risposta alla domanda chiave di oggi. Mi dispiace, ma non sono soddisfatta. Grazie.

PRESIDENTE

Passiamo alla IRS n. 353, sempre della collega Ostanel.
è l'ultima della serie perché l'Assessore poi ha una videoconferenza.

Interrogazione a risposta scritta n. 353 del 9 maggio 2023 presentata dalla consigliera Ostanel relativa a "QUALI PROSPETTIVE NELL'ATTUAZIONE DELLA LEGGE 68/1999 E DEL PROGRAMMA GARANZIA OCCUPABILITÀ GOL?"

Prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione che ho presentato a maggio per sapere tre questioni dalla Giunta: qual sia la pianificazione complessiva degli interventi previsti per tutte le categorie di potenziali beneficiari del programma GOL, in particolare coloro che rientrano nel percorso 2? E poi spiegherò perché. A quanto ammontano le risorse aggiuntive a quelle del PNRR stanziate dalla Regione Veneto sempre per il programma GOL? Quali sono gli obiettivi complessivi che la Regione si prefigge di ottenere in termini di persone e risultati raggiunti con l'attuazione di questo programma, come previsto dalla DGR?
Per dare un po' di contesto, quello che premeva sapere, il motivo per cui questa interrogazione era stata fatta, era che c'erano alcuni problemi rilevati rispetto all'attuazione del programma GOL, perché per quanto riguarda i percorsi 1 e 2, proprio in quella DGR c'era scritto che erano necessari un minimo di 6 partecipanti per far partire le attività di formazione per le competenze digitali e un minimo di 12 per le attività di aggiornamento. In varie Province questi numeri non si riuscivano a raggiungere, non si riuscivano a fare i corsi di formazione e quindi il programma GOL non riusciva ad arrivare almeno al tentativo di fare dei corsi di aggiornamento per l'occupabilità e il reinserimento professionale.
Inoltre, i fondi a disposizione, troppo pochi, venivano ad esaurirsi quando veniva fatto solo il percorso 1 e quindi tantissime persone, il 30% circa dei beneficiari, non arrivava alla fase 2, quindi al percorso 2, proprio per l'assenza di fondi necessari. E risultava a chi aveva fatto questa interrogazione, cioè a me, in quel periodo, a maggio, che non erano ancora stati avviati i percorsi volti all'erogazione dei voucher rafforzati, come previsto appunto dalla DGR.
A partire da queste tre segnalazioni, chiedo all'assessore Donazzan di rispondere in merito alle tre questioni su cui ho interrogato la Giunta regionale. Grazie.

PRESIDENTE

Assessore Donazzan, prego.

Ass.ra Elena DONAZZAN

Grazie, Presidente.
Con la delibera 248 del 2022 la Regione ha definito il proprio Piano attuativo regionale, che contiene le strategie per il raggiungimento degli obiettivi strategici delineati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il rilancio dell'occupazione, il contrasto alla disoccupazione, l'attuazione della riforma delle politiche attive del lavoro, il cosiddetto programma GOL, ed il potenziamento dei servizi per l'impiego.
Gli obiettivi target da raggiungere con le risorse assegnate alla Regione per il 2022 sono i seguenti: 37.800 beneficiari, di cui 10.080 coinvolti in attività formativa. Questi sono i numeri che vengono assegnati a livello centrale. Di questi, formati almeno 3.780. Devono essere coinvolti in formazione per le competenze digitali. I beneficiari sono avviati alle misure di politiche attive del lavoro previste dal programma sulla base di un assessment, cioè una profilazione qualitativa, effettuato dagli operatori dei centri per l'impiego, finalizzato alla valutazione del bisogno del beneficiario secondo una strumentazione e metodologia predisposte centralmente da ANPAL, attraverso cui sono individuati quattro cluster di beneficiari disoccupati a cui corrispondono altrettanti percorsi.
Il percorso 2, in particolare, interessa le persone con fabbisogni formativi che richiedono interventi di breve durata e attività meno intensa di adeguamento delle competenze. Sono percorsi di aggiornamento chiamati upskilling. Sono state regolate con delibere di Giunta, la n. 600 del 2022 e la successiva n. 845, le direttive del percorso 1 e del percorso 2.
Il percorso 3, il cosiddetto reskilling, è stato avviato con successiva delibera, e il percorso n. 4, "Lavoro e inclusione", è stato avviato con un'altra delibera, sempre tutto nel 2022.
Al 26 giugno 2023 GOL in Veneto ha preso in carico 96.998 soggetti. Ricordo che ne avremmo dovuti prendere in carico 37.000, quindi molte più persone. Il 60% dei beneficiari è stato avviato al percorso 1 "Reinserimento lavorativo", circa un terzo rientra nel percorso 2, di aggiornamento, mentre la quota residua si distribuisce equamente tra i percorsi 3 e 4.
Con delibera di Giunta regionale del 19 maggio 23, la n. 601, è stato avviato anche il percorso 5, di ricollocazione attiva, rivolto ai lavoratori beneficiari di trattamenti di integrazione salariale, lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendale, potenziamento in transizione, ma anche percettori di Naspi, che richiedono un intervento finalizzato alla continuità occupazionale.
È in fase di approvazione il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la ripartizione delle risorse per l'annualità 2023 e in quota parte per le annualità 2024 e 2025.
Sebbene il programma GOL non preveda cofinanziamento regionale, nelle more dell'approvazione degli standard nazionali relativi alla misura dei voucher di servizio di conciliazione, la Giunta regionale ha stanziato euro 590.000 (ci sono le delibere a seguito) a sostegno dell'erogazione dei voucher di servizio di conciliazione, previsti dal nostro PAR Veneto, il Programma Attuativo Regionale, quale strumento necessario a supporto della partecipazione dei beneficiari del percorso 4, che è quello più fragile.
Con le suddette misure, in complementarietà con le iniziative a valere sul programma regionale del Fondo sociale europeo Plus 2021-2027 e su altri fondi nazionali, la Regione mira ad avviare agli interventi l'intera platea dei target affidati in sede di programmazione, dando priorità alle persone più vulnerabili, tra cui le persone con disabilità.
Con un'ulteriore delibera di Giunta regionale del 2021, la Giunta, a tal proposito, ha istituito un voucher rafforzato per il lavoro, finanziato con le risorse del Fondo regionale per l'occupazione delle persone con disabilità e finalizzato a sostenere la realizzazione di qualsiasi azione che sia ritenuta idonea per condurre all'occupazione la persona con disabilità.
In considerazione dei fabbisogni pregressi, le risorse disponibili al momento appaiono sufficienti ad assicurare il finanziamento a tutte le persone che richiederanno di usufruire di tale misura.

PRESIDENTE

Per la replica, collega Ostanel, prego.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Sono parzialmente soddisfatta della risposta, perché ci sono delle questioni che rispondono alle domande, nel senso che ho capito che c'è una diversa interpretazione e presa in carico rispetto al percorso 1 e al percorso 2 e che il voucher rafforzato è stato utilizzato, però non riesco a capire ancora per quanto, ed era un po' questa la domanda.
Il tema non era tanto vedere le cose che sono state fatte, che da DGR e anche dai report, che vengono fatte di solito in Commissione Sesta vediamo, ma era per comprendere effettivamente quante delle persone che poi da questo programma vengono prese in carico entrano nel mondo del lavoro e riescono, quindi, ad uscire da una situazione di fragilità.
Qui ho una risposta che è una risposta quantitativa, quante persone abbiamo preso in carico, le cose che sono state fatte, i fondi che sono stati aggiunti anche con fondi regionali, non tanti, purtroppo, ma qualcosa è stato aggiunto, ma non abbiamo la risposta alla domanda: con queste persone che oggi sono state prese in carico dal programma GOL 1 e 2, quali sono i risultati che sono stati ottenuti rispetto a... E invece sì. C'è una domanda, la terza. Non si può interloquire, ma va bene così. Poi ne parliamo al caffè.
Quindi, quante persone effettivamente, nel momento in cui entrano nel percorso dei voucher rafforzati, possono entrare nel mondo del lavoro. Un conto è avere un primo approccio al mondo del lavoro con il voucher, per le persone con disabilità, altro conto è avere effettivamente la possibilità di entrare nel mercato del lavoro.
La risposta, quindi, mi trova parzialmente soddisfatta.

PRESIDENTE

Passiamo alla IRS n. 346 della collega Baldin.

Interrogazione a risposta scritta n. 346 del 2 maggio 2023 presentata dalla consigliera Baldin relativa a "EMERGENZA ABITATIVA, LA REGIONE INTENDE ACQUISTARE GLI IMMOBILI IN VENDITA DALL'INPS?"

Prego, collega Baldin.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Da notizie diffuse a mezzo stampa, su La Nuova, il 30 aprile 2023, si apprende che l'INPS ha messo in vendita diversi ex appartamenti INPDAP.
Per il Veneto si tratta di ventisei appartamenti a Padova, quattordici a Vicenza e cinque a Treviso. Quindi, per evitare la speculazione immobiliare che ci sarebbe evidentemente da parte di società private che acquisterebbero a prezzi molto bassi per poi rivenderli a prezzi molto superiori, chiedevamo, come Regione, come Giunta regionale, se l'iniziativa del Segretario regionale del SUNIA CGIL Veneto, quella che chiede che le Regioni e i Comuni possano comprare queste residenze e destinarle poi a residenze popolari, ad esempio, che credo sia una un'iniziativa degna, visto il grosso problema di emergenza abitativa che stiamo vivendo anche in questa Regione...
Mi chiedo, appunto, cosa ne pensi la Giunta regionale a tal proposito.

PRESIDENTE

Risponde l'assessore Corazzari.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

Grazie, Presidente.
In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, con cui si chiede alla Regione quali azioni intenda porre in essere in merito a notizie diffuse a mezzo stampa della vendita da parte dell'INPS degli appartamenti ex INPDAP delle Province di Padova, Treviso e Vicenza, al fine di un loro acquisto e successiva destinazione edilizia residenziale pubblica, si precisa quanto segue. Per quanto di competenza, la Giunta regionale non può procedere all'acquisto di tali immobili in quanto, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale n. 6 del 1980 può eventualmente acquistare, nei limiti delle somme autorizzate con la legge di approvazione di bilancio, solo aree ed edifici per uffici regionali centrali e periferici.
Tanto premesso, la competente UO Edilizia ha richiesto alle ATER di Padova, Treviso e Vicenza, sul cui territorio di competenza ricadono gli immobili messi in vendita dall'INPS, un riscontro in merito ad eventuali azioni in programma per l'acquisto di tali immobili.
Le ATER interpellate, dopo un'analisi tecnica degli immobili messi in vendita, hanno evidenziato come l'acquisto rientrerebbe all'interno di una proprietà mista e non riguarderebbe la totalità delle unità immobiliari ad uso abitativo di un complesso edilizio, requisito fondamentale per poter procedere ad una manifestazione di interesse e alla cessione di immobili, così come stabilito dalla Giunta regionale con propria DGR del 14 aprile 2017.

PRESIDENTE

Collega Baldin, prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Ringrazio l'Assessore.
è una risposta che un po' mi attendevo. È molto tecnica. Quindi, è una proprietà mista che non riguarda la totalità delle unità immobiliari ad uso abitativo. Però, è un peccato che non ci sia la possibilità di acquisto di ulteriori complessi, perché dato atto che ci sono grandi problemi di questo tipo, a livello di edilizia residenziale pubblica, le necessità sono sempre più urgenti. Una risposta in questo senso va data ai cittadini che sono in attesa da anni di una casa popolare pubblica.
La necessità è evidente. Mi aspetto che la Regione su questo possa incidere maggiormente. È chiaro che sono le ATER a dover fare il passo, ma ci deve essere un indirizzo da parte della Regione stessa. Quindi, su questo punto mi sento di invitare la Giunta a fare di più, dato il periodo buio che stiamo vivendo.
Una casa popolare può essere un grande aiuto per una famiglia in difficoltà. Già sono in difficoltà per vari motivi, uno tra tutti è l'aumento del costo della vita a livelli ormai impressionanti. Una casa potrebbe essere un fattore utile a evitare il peggio in una situazione che, come ripeto, è già drammatica per tante famiglie. Eviterei di creare ulteriori danni e problemi alla società.
L'invito che faccio è proprio quello di cercare di fare il possibile per venire incontro alle esigenze abitative della popolazione veneta.

PRESIDENTE

Grazie.
Passiamo alla IRS n. 326 della collega Ostanel.

Interrogazione a risposta scritta n. 326 del 3 aprile 2023 presentata dalla consigliera Ostanel relativa a "QUALI AZIONI DELLA REGIONE CONTRO IL CAPORALATO NELLE DITTE IN APPALTO E SUBAPPALTO NEI CANTIERI DI FINCANTIERI?"

Prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione importante perché fa vedere che il caporalato in Veneto non solo esiste, ma non esiste solo nelle terre, come dice il Rapporto Agromafie, dove si stimano 5.500 lavoratori nelle nostre terre che sono vittime di caporalato, ma anche nelle aziende.
Questa è un'azienda controllata da una società pubblica. Stiamo parlando di Fincantieri, controllata da Cassa depositi e prestiti. Il 28 marzo la Guardia di finanza ha annunciato la scoperta di 2.000 lavoratori nelle aziende in appalto e subappalto su commesse Fincantieri che sarebbero stati retribuiti in maniera irregolare, confermando quindi le testimonianze di chi, come la CGIL FIOM nel 2018 aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia su questo caso grave.
Tra l'altro, lo ricordavo prima, Fincantieri è un'azienda italiana di diritto privato, controllata, però, da Cassa depositi e prestiti, società a controllo pubblico, che dovrebbe, io credo, avere una particolare attenzione rispetto a tutte le normative sul lavoro all'interno dei propri cantieri.
Chiedo alla Giunta regionale di capire, in particolare per quanto riguarda questo caso, quante visite ispettive erano state fatte per poter comprendere anche per tempo, visto che la situazione in questa realtà si sapeva da tempo che aveva delle difficoltà gravi, il primo esposto era stato fatto nel 2018, quindi Regione del Veneto cosa ha fatto per fare in modo che da quel momento, a quando poi il caso è andato anche nei tribunali, ci fosse modo di controllare quello che stava accadendo dentro Fincantieri, utilizzando ovviamente i servizi SPISAL e anche altri di sua competenza?
In particolare, vorrei sapere quali azioni, come ad esempio il potenziamento di un progetto in cui Regione del Veneto è coinvolta, che si chiama NAVIGARe, per riuscire a controllare il fenomeno del caporalato in questa Regione, intenda la Regione mettere in campo per contrastare con efficacia fenomeni come quelli che ho descritto, che in questa Regione esistono.

PRESIDENTE

Risponde, al posto dell'assessore Lanzarin, l'assessore Corazzari. Prego.

Ass.re Cristiano CORAZZARI

In merito alle visite ispettive effettuate dallo SPISAL dal 2018 ad oggi presso Fincantieri, delle ditte in appalto e subappalto, i quali esiti sono stati acquisiti, per quanto attiene alle competenze del servizio sanitario regionale e i dati in parola dell'azienda ULSS 3 Serenissima, risulta quanto segue. Nel corso dell'ultimo quinquennio sono stati effettuati 142 accessi ispettivi, di cui ventisette presso Fincantieri e 115 nelle ditte in appalto o subappalto.
Per quanto riguarda Fincantieri, dei ventisette accessi ispettivi, sei sono stati effettuati in occasione di infortuni sul lavoro, con riscontro di violazioni alla normativa di tutela della salute e della sicurezza in due casi e ventuno per interventi di vigilanza, con riscontri di violazioni della normativa di tutela della salute e sicurezza in otto casi.
Per quanto riguarda le ditte in appalto e subappalto, dei 115 accessi ispettivi, cinque sono stati effettuati in occasione di infortuni sul lavoro, con riscontro solo in un caso di violazioni, su 95 effettuati per interventi di vigilanza in ventidue casi ci sono state violazioni, tredici sono stati effettuati per interventi in cantieri edili interni al sito Fincantieri e due sono stati effettuati per la bonifica dell'amianto.
In merito a quali azioni, come per esempio il potenziamento del progetto NAVIGARe contro il caporalato, di cui la Regione è capofila, intenda mettere in campo per contrastare con più efficacia fenomeni quali quelli qui descritti, la Direzione Servizi Sociali ha fornito il seguente contributo. La lotta alla tratta degli esseri umani e ogni altra forma di grave sfruttamento, ivi compreso il caporalato, rientra tra gli obiettivi strategici della Regione.
Con l'obiettivo di contrastare questi gravi fenomeni e di fornire il sostegno alle vittime promuovendo la tutela di diritti umani fondamentali, la Regione del Veneto dal 2021 è capofila del progetto NAVIGARe, network antitratta Veneto intersezioni governance sezioni regionali.
Obiettivo del progetto, la cui seconda edizione ha avuto avvio il 1° ottobre 2022 con la durata di diciassette mesi, è il consolidamento di un sistema unico integrato di emersione e assistenza di vittime di tratta e/o grave sfruttamento attivo ventiquattr'ore al giorno, per 365 giorni all'anno, in raccordo con il numero verde nazionale antitratta, dispositivo gestito dalla Regione del Veneto in forza di un accordo di collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In particolare, le azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di grave sfruttamento in ambito lavorativo sono implementate grazie ad una fitta rete di partner multi-agenzie afferenti alle istituzioni pubbliche (Ispettorati territoriali del lavoro, INPS, INAIL, Forze dell'ordine, Procure e Tribunali) e del privato sociale.
Nell'ambito del progetto sono, quindi, effettuati regolarmente all'interno delle aziende interventi multi-agenzia con le istituzioni preposte per il controllo e la tutela dei lavoratori. Nella fattispecie, attraverso il progetto NAVIGARe, gli operatori sociali facilitano l'identificazione di potenziali vittime del caporalato o di grave sfruttamento lavorativo presenti all'interno delle aziende, mediante attività di contatto finalizzate a fornire informazioni e a supportare la potenziale vittima, anche grazie alla presenza di mediazione linguistico-culturale qualificata.
L'azione degli operatori sociali è, inoltre, indirizzata a garantire alla potenziale vittima aiuto e accompagnamento nella collaborazione con le autorità giudiziarie, promovendo un intervento multi-agenzia integrato. Ai lavoratori che scelgono di uscire dalle condizioni di sfruttamento e di rompere i legami con la rete del caporalato viene garantita una pronta assistenza e sono proposti percorsi di formazione professionale volti a sostenere l'inclusione socio-lavorativa nei contesti di legalità.
La Regione del Veneto è, inoltre, partner del progetto "Common Ground", azione interregionale di contrasto e sfruttamento lavorativo e di sostegno alle vittime. Il progetto, che vede come capofila la Regione Piemonte, ha avuto recentemente avvio e coinvolge anche le Regioni Liguria, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, oltre all'articolato partenariato pubblico-privato.
Obiettivo primario del progetto è la definizione di sistemi regionali in materia di identificazione, protezione e assistenza alle vittime di sfruttamento lavorativo in tutti i settori, dando attuazione, a partire dalla valorizzazione di competenze dei sistemi antitratta attivi in ciascun territorio regionale, al modello di intervento multi-agenzia descritto dalle linee guida nazionali in materia di identificazione, protezione e assistenza alle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura, approvato in Conferenza Unificata e Stato-Regioni il 7 ottobre 2021.

PRESIDENTE

Collega Ostanel, prego, per la replica.

Elena OSTANEL (Il Veneto che Vogliamo)

Grazie, Presidente.
Assessore, secondo lei, se lo SPISAL fa 142 accessi e vigilanza in cinque anni, di cui 115 proprio presso le ditte in subappalto che sono poi oggetto dell'indagine in corso, non ha senso farsi delle domande sull'effettività dei team che vanno a fare questo tipo di controlli?
è per questo che chiediamo da tempo che vengano istituiti dei team multidisciplinari, che abbiano al loro interno delle figure che riescono sicuramente a vedere le irregolarità contrattuali, ma anche, in contesti come quello di Fincantieri, fare delle indagini per vedere effettivamente quello che lì dentro accade. A processo ci sono 26 imputati oggi che hanno, se verrà confermato, un'accusa di aver fatto lavorare un sacco di persone in subappalto con il criterio della paga globale: 5 euro l'ora per farli lavorare sostanzialmente tutto il giorno senza ferie, senza tredicesima, senza malattia, senza nessuna garanzia contrattuale.
Se noi abbiamo 26 persone a processo, ma, come giustamente e per fortuna la risposta dice, ci sono stati 142 accessi nei cinque anni, di cui 115 presso quelle ditte che erano in appalto, la domanda che ci dobbiamo fare è: le persone, i team hanno le competenze oggi necessarie, hanno la dotazione necessaria per essere messi nelle condizioni di lavorare e vedere per tempo dei fenomeni di sfruttamento e caporalato che in questa regione esistono?
Purtroppo la risposta fa fare un'altra domanda, cioè farebbe porre un'altra interrogazione, perché il tema di questa interrogazione è, prima di tutto, che il caporalato venga riconosciuto, che esiste in questa regione. Mi ricordo appena arrivata in quest'Aula una discussione importante rispetto a quello che era accaduto a Grafica Veneta. Il fatto che il caporalato rientra tra gli obiettivi strategici della Regione del Veneto è bene che sia scritto nero su bianco. Vedo che sono state fatte delle ispezioni utilizzando gli SPISAL per ben 142 accessi, ma noi li abbiamo visto solo attraverso un lavoro processuale che c'erano delle serie irregolarità.
Vuol dire che investire sui team multidisciplinari, come stiamo proponendo da tempo, forse è una delle cose che dovrebbe essere valutata di più, perché altrimenti noi possiamo fare tutte le ispezioni che vogliamo, ma poi non abbiamo la capacità di andare a vedere effettivamente quello che accade all'interno di queste realtà.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Abbiamo terminato con le risposte arrivate per le interrogazioni che sono state poste.
Collega Guarda, sull'ordine dei lavori o su cosa?

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Presidente, io avrei un intervento ai sensi dell'articolo 109, comma 1, del Regolamento del Consiglio regionale.

PRESIDENTE

Mi dica.

Cristina GUARDA (Europa Verde)

Grazie.
In data 30 maggio 2023 ho formalizzato alla Direzione Prevenzione della Giunta richiesta di copia di atti e provvedimenti di competenza della Direzione. Trascorsi più di trenta giorni dalla richiesta, non ho ancora ricevuto nulla, nemmeno una risposta interlocutoria e non una risposta per giustificare le ragioni del ritardo.
Si tratta degli atti applicativi riguardo la delibera n. 2840 del 2014 avente per oggetto "Progetto di ricerca: messa a punto di un sistema organizzato per il monitoraggio, la valutazione e la comunicazione del rischio sulla presenza dei contaminanti ambientali di origine antropica nei molluschi bivalvi allevati e pescati in Veneto", una ricerca richiesta a livello europeo.
Considerato che vi sono precedenti del tutto negativi in ordine alla garanzia del diritto di informazione dei Consiglieri, io desidero segnalare la cosa per gli interventi del caso e mi riservo di attivare tutte le iniziative che sono nella mia possibilità.

PRESIDENTE

Collega, anche se ha terminato, le ricordo che questa cosa – è indicato anche nell'articolo 109, è messo in fondo – va indirizzata all'Ufficio di Presidenza e non all'Aula.
Lo dico per un'altra volta.
PUNTO
6



DESIGNAZIONE DEL SINDACO UNICO DELLA SOCIETÀ "VENETO NANOTECH S.C.R.L. IN LIQUIDAZIONE". APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 70/2023)

Relazione della PRIMA Commissione Consiliare.

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 6.
Penso siano i nomi che sono presenti in lista. Ci sono proposte?
Collega Villanova, prego.

Alberto VILLANOVA (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
A nome della maggioranza propongo la conferma del dottor Marco Buzzavo.

PRESIDENTE

Bene. Votiamo con il sistema elettronico.
Bene. Andiamo in votazione.
Potete votare fra i nomi che avete a disposizione. Dovete dare anche la conferma di invio.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il dottor Buzzavo riceve 28 voti. Risultano 11 schede bianche.
Viene, quindi, prorogato l'incarico al dottor Marco Buzzavo.
PUNTO
7



RENDICONTO DELLA GESTIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2022 DEL CONSIGLIO REGIONALE. (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 62) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 71/2023)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza.
Relatore: Vicepresidente Zottis

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 7. Relatrice la collega Zottis.
Prego, collega Zottis.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico Veneto)

Grazie, Presidente.
Come tutti gli anni, come previsto dallo Statuto e dal Regolamento del Consiglio regionale, siamo in approvazione del rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario 2022 prima dell'approvazione del rendiconto della prossima settimana.
Per quanto riguarda l'anno 2022, viene chiuso l'esercizio 2022 con un accertamento di 21.690.738,67 euro, in linea con quello che è stato anche negli anni precedenti. Il saldo deriva, per euro 9.001.127,05, dal saldo della gestione di competenza, composto da 838.070 euro per quanto riguarda il Fondo di riserva non utilizzato, da 1.654.800 per accantonamenti nell'esercizio, da euro 6.508.257,05 per quanto riguarda il saldo minori entrate e spese, da euro 141.369,76 per il saldo della gestione dei residui e da euro 12.548.241,86 per l'avanzo accantonato e vincolato non utilizzato. La parte disponibile finale equivale a 11.186.905,74 euro.
Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Non vedo richieste di intervento.
Se non ci sono interventi, passiamo alla votazione della PDA n. 62.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
8



APPLICAZIONE DELLA PARTE DISPONIBILE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE, A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO DELLA GESTIONE DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2022 E VARIAZIONI DEL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO 2023-2024-2025. (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 63) APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 72/2023)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza.
Relatore: Vicepresidente Zottis

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 8: PDA n. 63.
Ancora la collega Zottis per la relazione.

Francesca ZOTTIS (Partito Democratico Veneto)

Grazie, Presidente.
Una volta approvato il rendiconto, va definita l'applicazione dell'avanzo, come previsto dal decreto legislativo n. 118/2011 e da legge regionale.
Ad oggi abbiamo un avanzo accertato, come detto precedentemente, di 21.690.738,67 euro, composto da 9.768.826,79 euro per quanto riguarda la parte accantonata, la parte vincolata è di 735.006,14 euro, mentre la parte disponibile finale è di 11.186.905,74 euro.
Con il provvedimento, quindi, andiamo a sottoporre al Consiglio regionale l'approvazione di queste variazioni relativamente agli stanziamenti del primo esercizio considerati nel bilancio di previsione 2023, 2024 e 2025.
Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Anche in questo caso non vedo richieste di intervento.
Metto in votazione la PDA n. 63.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
9



DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "DISPOSIZIONI DI ADEGUAMENTO ORDINAMENTALE 2023 IN MATERIA DI AGRICOLTURA, CACCIA, PESCA, PROMOZIONE AGROALIMENTARE, CONSORZI DI BONIFICA, RACCOLTA E COMMERCIALIZZAZIONE DEI FUNGHI, RACCOLTA E COMMERCIALIZZAZIONE DEI TARTUFI, FORESTE". (PROGETTO DI LEGGE N. 188) INIZIO

Relazione della TERZA Commissione Consiliare.
Relatore: Consigliere Andreoli
Correlatore: Consigliere Lorenzoni

PRESIDENTE

Andiamo al punto n. 9: PDL n. 188.
Il relatore è il collega Andreoli. Prego.

Marco ANDREOLI (Liga Veneta per Salvini Premier)

Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi.
Con il presente disegno di legge, al fine di rispondere alle nuove richieste di regolamentazione o di adeguamento del quadro normativo esistente, si propone per l'anno 2023, in continuità con l'indirizzo seguito nel corso degli ultimi anni, l'approvazione di norme finalizzate alla semplificazione, manutenzione e all'adeguamento dell'ordinamento regionale vigente, prive di impatto sul bilancio regionale, raggruppate per settori omogenei di materia di competenza della Terza Commissione, appunto.
Nello specifico il testo del disegno di legge è suddiviso in nove Capi.
Il Capo I, composto dal solo articolo 1, interviene in materia di agricoltura con una disposizione che apporta delle modifiche all'articolo 69 della legge regionale 12 dicembre 2003, n. 40 "Nuove norme per gli interventi in agricoltura", al fine di istituire l'elenco regionale delle comunità del cibo e delle biodiversità di interesse agricolo e alimentare, previste dall'articolo 13 della legge 1° dicembre 2015, n. 194 "Disposizioni per la tutela e valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare" e promuovere l'interazione e il collegamento con i soggetti pubblici che realizzano attività di conservazione e biosicurezza delle risorse genetiche di interesse agrario e naturalistico iscritti nell'apposito elenco previsto dal comma 1 del medesimo articolo 69.
Il Capo II è composto dagli articoli dal 2 al 12, detta disposizioni in materia di caccia ed è a sua volta suddiviso in due sezioni: la prima contiene disposizioni di modifica della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio". La seconda contiene norme di modifica all'Allegato C "Relazione al Piano faunistico venatorio regionale" della legge regionale 28 gennaio 2022, n. 2 "Piano faunistico venatorio regionale 2022-2027". La prima sezione, composta dagli articoli da 2 all'11, prevede che alcuni di essi siano diretti a correggere errati riferimenti normativi causati dalla stratificazione normativa che si è venuta a creare a seguito di interventi normativi di riallocamento in capo alla Regione delle competenze prima affidate alle Province, ovvero ad operare interventi di riallineamento dell'assetto di competenza tra organi di indirizzo e organi di gestione. Altri articoli della medesima sezione contengono invece disposizioni di adeguamento ordinamentale che sono diretti vuoi ad apportare le modifiche ritenute necessarie da un punto di vista operativo, come emerse dalla prima esperienza applicativa del nuovo strumento di pianificazione faunistico-venatoria, vuoi per recepimento di mutamento del quadro normativo statale, che ha inciso o in modo specifico e puntuale su istituti già previsti e disciplinati dalla legge di settore, ovvero in modo indiretto, mutando il complessivo quadro di riferimento nel quale si inserivano previsioni ed istituti risalenti alla stesura originaria della legge regionale n. 50/1993 .
In particolare l'articolo 2 adegua all'attuale contesto normativo ruolo e funzioni della Commissione regionale faunistico-venatoria, atteso il sopravvenire di un diverso quadro normativo statale di riferimento, che presiede alle esigenze delle funzioni con cui la Commissione era originariamente preposta, prevedendo, in coerenza con la sua nuova configurazione, anche la partecipazione ad essa di un Comandante di Polizia provinciale individuato d'intesa tra le Province e la Città metropolitana di Venezia.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Nicola Ignazio FINCO

PRESIDENTE

Collega, se può avvicinare al microfono, perché la sentiamo poco.

Marco ANDREOLI (Liga Veneta per Salvini Premier)

Gli articoli nn. 3 e 4 apportano delle modifiche alla legge regionale n. 50 del 1993, volte a distinguere le competenze fra fase istitutiva degli istituti di tutela della fauna e dell'ambiente, più propriamente di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, affidate alla Giunta regionale, e la fase della definizione della disciplina gestionale degli istituti, ivi inclusa quella dell'individuazione dei soggetti gestori, affidate alla dirigenza.
L'articolo 5 adegua alla normativa statale sopravvenuta (comma 447 dell'articolo 1 della legge 29 dicembre 2022 n. 197, che ha innovato anche sotto il profilo delle competenze regionali) la disciplina dell'articolo 19, "Controllo della fauna selvatica della legge statale n. 157/1992, costituente norma di riferimento per la materia".
L'articolo 6 è ascrivibile agli interventi volti a correggere errati riferimenti normativi interni. L'articolo 7, da un lato, è ascrivibile agli interventi volti a correggere errati riferimenti normativi interni e, dall'altro, interviene sulla disciplina delle distanze degli appostamenti dagli istituti di tutela, oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura, centri pubblici e centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, e dispone di circoscrivere l'applicazione dell'istituto degli appostamenti fissi, così ovviando a difficoltà di interpretazione e applicazione poste dalla norma in questione, che ha dato luogo a diversità di lettura sul territorio anche in sede di esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo da parte degli organi preposti, optando per una delle diverse, possibili opzioni interpretative della norma.
L'articolo 8, oltre a correggere un refuso, chiarisce, sulla base della prima applicazione della norma, che le disposizioni recentemente introdotte con la legge regionale n. 21 del 2022 vietano lo sparo in forma vagante all'interno di vigneti e oliveti con impianto di irrigazione a goccia.
Non riguardano lo sparo da appostamento, che in quanto tale da un lato implica il consenso del proprietario del terreno su cui viene installato l'appostamento, e dall'altro si risolve, come evidenziato nella relazione accompagnatoria, in una modalità di esercizio dell'attività venatoria che per le sue caratteristiche intrinseche non incorre nel paventato rischio di danneggiamento degli impianti di irrigazione a goccia non interrati, disposti lungo i filari di vigneti e oliveti.
L'articolo 9 interviene per un adeguamento e completamento normativo sulla base delle risultanze applicative della norma vigente, modificando le sanzioni amministrative per chi abbatte la specie beccaccia fuori dai periodi, dagli orari e dalle modalità consentite, ed introducendo una sanzione per chi esercita la caccia a rastrello in più di tre persone, in violazione del divieto previsto dal legislatore statale.
Anche l'articolo 10 interviene per un adeguamento normativo sulla base delle risultanze applicative della norma vigente, prevedendo quale requisito per l'accesso a contributi da parte delle associazioni venatorie il recepimento formale da parte delle stesse del Codice etico per la disciplina dell'esercizio dell'attività venatoria di cui all'articolo 35-ter della legge regionale n. 50/1993 .
L'articolo 11 interviene su alcuni articoli della legge regionale n. 50/1993 sostituendo il riferimento alla Giunta regionale con quello alla struttura regionale competente per materia, e ciò in chiave di riallineamento dell'assetto di competenze fra organi di governo e dirigenza.
La seconda sezione del Capo II, composta dal solo articolo 12, apporta delle modifiche alla relazione Allegato C al Piano faunistico venatorio, conseguente alle modifiche apportate alla legge regionale n. 50/1993 , con la proposta contenuta negli articoli 3 e 4 del presente disegno di legge, al fine di chiarire che la Giunta regionale, oltre ad istituire le oasi di protezione e le zone di ripopolamento e cattura, con successivo provvedimento, provvede alla loro disciplina.
Il Capo III, composto dagli articoli dal 13 al 15, riguarda invece le materie della pesca e delle acque interne. L'articolo 13 modifica una disposizione transitoria contenuta nella legge regionale 7 agosto 2018, n. 30 , concernente il riordino delle funzioni provinciali in materia di caccia e pesca, attesa la necessità di tener conto della recente approvazione da parte della Giunta regionale della Carta Ittica, approvata con DGR n. 1747 del 30 dicembre 2022, che detta specifiche disposizioni sulle concessioni a scopo di pesca sportiva, rilasciata attraverso la predisposizione di un apposito bando, redatto sulla base dei criteri stabiliti dalla medesima Carta Ittica e dal nuovo Regolamento regionale della pesca, approvato contestualmente con la Carta Ittica. In considerazione di detti adempimenti, risulta necessario prevedere, anche in funzione della tutela delle situazioni giuridiche in essere, una modifica del termine di proroga della durata delle concessioni per l'esercizio della pesca sportiva e dilettantistica, che l'articolo 2 della legge n. 30/2018 fissa sino al sesto mese successivo all'approvazione da parte della Giunta regionale della Carta Ittica regionale, portando detto termine a dodici mesi, per consentire l'espletamento delle nuove procedure di assegnazione delle concessioni secondo il nuovo regime.
L'articolo 14 modifica diverse disposizioni della legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 "Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per l'esercizio della disciplina della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto". In relazione alla particolare specificità della gestione del Lago di Garda, prevista dall'articolo 7, comma 2, della medesima legge regionale, trattasi nel caso di specie di intervenire per assicurare adeguata base giuridica a livello legislativo ad un intervento di definizione del nuovo Regolamento per la pesca sul Lago di Garda, in regime di condivisione del relativo testo fra Regioni e Province autonome prospicienti il Lago di Garda medesimo, atteso per tale intervento normativo e a fronte della disciplina vigente, che prevede che la disciplina delle acque del Lago di Garda avviene per Regolamento regionale adottato dalla Regione, sentite la Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento, e quindi necessita la definizione di un quadro di riferimento normativo ispirato a princìpi comuni e condivisi.
L'articolo 15, anche in considerazione di quanto detto precedentemente in ordine all'articolo 13 e configurando un intervento normativo ascrivibile nel contempo, è conseguente al percorso di riordino delle funzioni in materia di pesca e acquacoltura, come definito dalla legge regionale n. 30 del 2018, realizzato con l'approvazione della Carta Ittica regionale e del Regolamento regionale per la pesca e acquacoltura con la ridefinizione dell'assetto di competenze in materia, assegna all'Agenzia Veneta per l'innovazione del settore primario e in attuazione della Carta Ittica regionale, la gestione delle attività relative all'acquacoltura.
Il Capo IV, composto dagli articoli dal 16 al 24, concerne la promozione agroalimentare, modifica la legge regionale 7 settembre 2000, n. 17 "Istituzione delle strade del vino e degli altri prodotti tipici del Veneto e iniziative per la promozione della cultura materiale della vite, del vino e della valorizzazione della tradizione enologica veneta". Trattasi dell'insieme di norme di semplificazione per coordinamento normativo a seguito della modifica del quadro di riferimento statale e dell'Unione europea e di adeguamento normativo sulla base delle risultanze applicative della normativa vigente.
Gli articoli 16 e 17 attualizzano i riferimenti normativi alle leggi nazionali attualmente vigenti.
Gli articoli dal 18 al 23 prevedono nel complesso l'istituzione di un registro regionale sulle strade come strumento di conoscenza a fruitori del territorio e le modalità di cancellazione dello stesso, la possibilità per le imprese enoturistica ed oleo-turistiche di partecipare al Comitato promotore di una strada, alcune modifiche procedimentali di semplificazione, nonché l'aggiornamento della legge regionale agli intervenuti provvedimenti comunitari.
L'articolo 24 contiene una norma transitoria in ordine alla disciplina del registro delle strade che hanno già ottenuto il riconoscimento.
Il Capo V, in materia di bonifica, è composto dal solo articolo 25, che prevede, in termini di norma di adeguamento ordinamentale, anche sulla base delle risultanze applicative della normativa vigente, una modifica dell'articolo 29 della legge regionale 8 maggio 2009, n. 12 "Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio", prevedendo che la Giunta regionale definisca modalità semplificate per la gestione dei contributi concessi ai Consorzi di bonifica per la realizzazione di interventi urgenti e indifferibili di minore entità, al fine di assicurarne l'efficienza e contenere i relativi oneri amministrativi.
Il Capo VI, composto dagli articoli 26 e 27, modifica due articoli della legge regionale 19 agosto 1996, n. 23 "Disciplina della raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati" operando, vuoi in termini di norma di semplificazione per coordinamento normativo a seguito della modifica del quadro di riferimento regionale, vuoi in termini di norma ascrivibile ad intervento di adeguamento normativo sulla base delle risultanze applicative della normativa vigente.
L'articolo 26 prevede che sia il Direttore della Struttura regionale competente per materia, anziché il Presidente della Giunta regionale, a rilasciare le autorizzazioni speciali per la raccolta dei funghi, trattandosi di attività meramente gestionale.
L'articolo 27 prevede che la Giunta regionale individui con cadenza almeno quindicinale l'ammontare dei limiti del contributo che i raccoglitori di funghi sono tenuti a pagare agli Enti gestori, modificando l'attuale disposizione che fissa in legge il limite minimo e massimo, non consentendo aggiornamenti se non attraverso modifiche legislative.
Il medesimo articolo prevede inoltre, al terzo comma, una norma transitoria, che fissa il minimo e il massimo dell'ammontare del contributo, nelle more dell'adozione del provvedimento della Giunta regionale.
Il Capo VII, composto dagli articoli dal n. 28 al n. 31, detta "Disposizioni in materia di commercializzazione dei tartufi, di cui alla legge regionale 28 giugno 1988, n. 30 "Disciplina della raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi"", operando in termini di norme di semplificazione per coordinamento normativo, a seguito della modifica del quadro di riferimento regionale con l'intervento di semplificazione dei procedimenti.
Le modifiche contenute nei quattro articoli tengono conto della diversa allocazione delle competenze amministrative e, segnatamente, delle attribuzioni dei Direttori di Direzione, cui spetta oggi l'adozione di atti e provvedimenti amministrativi, allocazione che dalla legge regionale vigente è posta in capo al Presidente della Giunta regionale. Dette modifiche rendono più agevoli le procedure d'istanza per l'utenza e mirano a rendere più efficiente la gestione del procedimento da parte dell'Amministrazione, in linea con le esigenze di semplificazione.
Il Capo VIII, composto dagli articoli dal n. 32 al n. 34, apporta delle modifiche alla legge regionale 13 settembre del 1978, n. 52 "Legge forestale regionale". Gli articoli nn. 32 e 33 adeguano il testo della legge forestale regionale alle nuove disposizioni statali, contenute nel decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34 "Testo unico in materia di foreste e filiere forestali", che reca le norme forestali volte a garantire l'indirizzo unitario di coordinamento nazionale in materia di foreste e filiere forestali, nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale ed europeo e alle linee guida adottate con decreto ministeriale MIPAAF del 7 ottobre 2020.
L'articolo 34 è diretto ad allineare alla normativa nazionale vigente il regime dell'associazionismo forestale, eliminando i riferimenti a leggi regionali abrogate, tuttora presenti nel testo vigente. In particolare, viene previsto che lo Statuto di tali forme associative debba essere redatto, secondo la legislazione vigente in materia, in base alla forma prescelta di associazione e all'eventuale presenza di altri soggetti, quali le imprese boschive e le imprese di trasformazione e lavorazione del legno. Viene inoltre prevista l'eventuale partecipazione nella gestione consortile del Demanio forestale regionale ad opera di Veneto Agricoltura, salvaguardando il ruolo dell'Agenzia nel controllo della gestione forestale di proprietà regionale.
Chiude il testo normativo ordinamentale il Capo IX, che è composto dagli articoli nn. 35 e 36. L'articolo 35 contiene la clausola di neutralità finanziaria, quindi senza nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio della Regione Veneto.
L'articolo 36 prevede l'entrata in vigore della legge, che avviene il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
Questo è tutto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega.
Vi informo che è stato depositato l'emendamento n. A0044 del collega Montanariello. Do tre minuti per eventuali subemendamenti.
Do ora la parola al correlatore, consigliere Montanariello. Prego.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico Veneto)

Grazie, Presidente.
Lo diceva prima il relatore: trentasei articoli, nove Capi, disposizioni in materia di caccia, agricoltura, pesca, agroalimentare, bonifica, commercializzazione funghi e tartufi e foreste. È evidente, per chi ha letto il provvedimento, che la parte principale è rappresentata senza dubbio dalle disposizioni in materia di caccia.
Si tenta di mettere mano alla legge regionale n. 50/1993 . Ed è qui, cari colleghi, la prima grande anomalia. Si tenta di mettere mano ad una legge di trent'anni non avendo il coraggio di farlo con una nuova azione legislativa attenta e puntuale, cosa che, a nostro avviso, sarebbe maggiormente consona visto il perimetro legislativo della stessa.
Insomma, non stiamo parlando di una legge che riguarda commenti poco sensibili o altrettanto poco complessi, ma della cornice amministrativa nella quale trova spazio la caccia, il prelievo e la protezione della fauna selvatica.
Se in quest'ultimo anno, colleghi, avessimo avuto una gestione brillante del tema, potrebbe risultare normale, ovviamente, non toccare la legge regionale n. 50 in un ordinamentale, ma almeno parlare di caccia e magari farlo con sobrietà, senza attentare, ad esempio, come avete fatto con l'articolo 6 del testo iniziale, a togliere i limiti, anzi mettere un limite superiore di calibro nelle zone lagunari e vallive.
Avevate chiesto al comma 3 dell'articolo 25 della legge n. 50 di sopprimere le parole "e non inferiore al 20", tentando di dire che la scelta del calibro è lasciata al cacciatore sulla base delle caratteristiche della fauna tipica del territorio lagunare e vallivo, con particolari caratteristiche geomorfologiche delle consuetudini e tradizioni locali. Adesso spariamo in base alle tradizioni locali. Cosa addirittura non ben accetta dal Legislativo perché cozzava con la normativa statale, la legge n. 157 del 1992, che percepisce – ci permettiamo di aggiungere – ed attua la Convenzione di Parigi del 1950, introdotta nel nostro Ordinamento nel 1978. Infatti, lo avete ritirato. Il prossimo anno cosa ci aspetteremo, bazooka e fucili a canne mozze? Del resto, se il buongiorno è questo.
Non possiamo non ricordare le battaglie sui bandi ritardatari, così come le nostre battaglie sulle richieste di rendicontazione avvenute poche ore dopo aver comunicato ai soggetti l'ammissibilità del bando in favore delle associazioni venatorie: infatti, grazie a noi, sempre lì, avete prorogato le scadenze. Il ritardo dell'iter istruttorio al bando di cui la delibera di Giunta regionale n. 968 del 2021, bando con cui si disponeva lo stanziamento di fondi regionali in favore delle associazioni venatorie ai sensi del 39-bis della 50. Essere stati più volte cassati dal TAR dove noi, in modo ripetitivo, commentavamo sempre gli stessi errori sul calendario faunistico-venatorio. Le comunicazioni al sabato pomeriggio per le vie brevi sulla sospensione della giornata di caccia, cosa di gennaio 2023.
Arriviamo a noi. È vero che le leggi devono essere sempre migliorate e adeguate, però in questo momento la priorità del settore sta nel superare lo stallo in cui si trova il Piano faunistico venatorio. Il Piano, approvato più di un anno fa, è ancora per buona parte monco di normativa: non sono stati emanati i regolamenti applicativi della caccia in zona Alpi, della caccia di selezione, dell'albo dei cani da traccia, delle zone di addestramento cani e delle gare cinofile, per non parlare poi di ciò che riguarda gli istituti privati, la cui regolamentazione è ferma al 2007 ed è stata oggetto di un'interrogazione anche del collega Zanoni.
La legittimità del Piano faunistico venatorio è poi messa in discussione da ben quattro ricorsi, di cui due al TAR Veneto. Non si può dimenticare il caos vissuto durante la scorsa stagione venatoria, addirittura con i due ricorsi presentati alla Corte costituzionale, tutti già discussi e ad oggi in attesa di sentenza. C'è il rischio concreto di vedersi invalidata la pianificazione prevista per la zona delle Alpi, una delle più sensibili e delicate sotto il profilo ambientale e sociale, al pari della zona lagunare e valliva o addirittura del Piano intero. I nodi sono vari, a partire dalla correttezza delle nomine nei Comitati direttivi degli ATC e dei comprensori alpini e dal fatto che questi si ritrovino tuttora commissariati.
Manca inoltre un piano organico per il controllo della peste suina africana, nonostante il mondo venatorio abbia già espresso da tempo l'intenzione di mettere a disposizione i propri volontari. Si tratta di criticità per le quali in molte occasioni abbiamo dovuto, per poter capire, per poter quindi fare delle proposte, fare delle interrogazioni alle quali vengono date risposte spesso evasive. Manca il confronto con le associazioni venatorie e con tutti gli stakeholder che gravitano intorno a questo mondo.
Non è difficile pensare che anche la proposta di modifica che fate qui della legge 50 sia carente di condivisione e quindi bisogna avviare un iter di audizioni con le associazioni venatorie, a nostro avviso, ma anche con le Polizie provinciali e volontarie.
Noi oggi siamo pronti ad integrare il progetto di legge con un articolato quadro emendativo, che nasce dall'ascolto del territorio e non dalla desiderata dei palazzi, perché vi posso garantire che tutti gli emendamenti che noi oggi portiamo sono figli e frutto dell'ascolto del territorio, cosa che non avete fatto perché avete messo avanti i desiderata dei palazzi, tant'è che in maniera trasversale o in ordine sparso allo stesso Assessore questa cosa è stata ribadita dalle associazioni venatorie, ovviamente non dal sottoscritto.
Da parte nostra, cari colleghi, come abbiamo fatto nel passato, daremo il contributo affinché i cittadini che svolgono una corretta attività venatoria trovino nelle Istituzioni un interlocutore attento, capace di ascoltare, e non un rigido burocrate, perché alla fine di questo si tratta.
Il Piano faunistico l'abbiamo voluto anche noi sotto molti aspetti, migliorandolo insieme, condividendo alcuni pezzi di strada ed altri no, ma con il risultato che è diventato il Piano faunistico venatorio di tutti, ragion per cui noi oggi lo pretendiamo con ferma convinzione e leggera timidezza. È lì da oltre un anno applicato al suo 40% forse, giace in un contesto difficile della gestione venatoria, che trova poche risposte anche nella parte amministrativa, oltre che politica.
In questo orizzonte noi oggi pretendiamo di avviare anche con questo ordinamentale uno strumento arrivato, seppur con affanno e difficoltà, dopo decenni, con innumerevoli proroghe avvenute tutte con le scuse più disparate. È il Piano faunistico venatorio di tutti, di quest'Aula. Gli atti ispettivi dell'ultimo anno in Terza Commissione dicono tutto, non serve ripeterci.
Per questo noi oggi consideriamo privo di ogni senso logico concepire come a cantiere aperto progettiamo strade nuove, ovvero, a situazione del Piano faunistico come appena descritta, mettiamo mano alla legge regionale n. 50.
Ci chiediamo se abbiate a cuore la caccia oppure i cacciatori siano una categoria da mungere ai fini elettorali, che poi mettete in difficoltà con il vostro operato quotidiano, cosa di cui si stanno accorgendo anche loro, altrimenti non avrebbero fatto le rimostranze che hanno fatto in persona all'Assessore qualche giorno fa.
Un passaggio importante nella nostra manovra emendativa di questo ordinamentale è quello dove scongiuriamo di portare in capo alla gestione tecnica alcuni passaggi che risultano assai importanti, cosa che nasce da un ascolto delle categorie dal territorio. Toglierli alla Giunta può avere una logica in altri contesti, ma oggi i tempi non sono ancora maturi per farlo, in virtù di tutto ciò che dicevamo prima.
Assessore Corazzari, vogliamo essere buoni nel dire che non è il caso di appesantire ancora gli uffici che hanno del lavoro arretrato da fare. L'altra parte di verità: Assessore, mi risulta che le sia stata detta anche dalle associazioni venatorie, oltre che da tutto l'arco costituzionale in più occasioni e in svariate sedi.
Arriviamo al Capo IV, un capo tranquillo, "Disposizioni in materia di promozione agroalimentare". Alcuni sono sostanzialmente un semplice aggiornamento di riferimento alla norma nazionale che è cambiata, e, in soldoni, non modifica nulla della normativa.
C'è un aggiornamento per quanto riguarda la legge legata all'agriturismo: l'istituzione del Registro delle strade del vino e di altri prodotti. Questo al fine di valorizzare parte di quelle che sono le ventuno strade presenti in Regione, perché alcune vanno bene, mentre altre sono in grande difficoltà.
Vi è una serie di adeguamenti rispetto alle modifiche precedenti, come l'enoturistica e l'oleoturistica all'interno del comitato promotore. Le aziende enoturistiche ed oleoturistiche sono di recente introduzione attraverso la legge nazionale, quindi chiaramente la legge regionale, che è del 2000, deve prevedere queste strutture al loro interno.
Dei chiarimenti sugli adempimenti, come dicevamo, delle strade del vino da adempire per il mantenimento del Registro regionale, tra cui appunto le modalità per la sospensione o la revoca. Introduce anche per le strade del vino la possibilità di associazioni tra loro al fine di economicizzare gli interventi anche per un utilizzo più efficace delle risorse. Oggi, infatti, il grande problema è che in alcune di queste realtà pare siano scarse, alcune, di risorse e facciano fatica ad avere anche la gestione delle aziende agricole. Ovviamente non è un ragionamento, se li ascoltiamo, che vale per tutti.
Interviene poi una modifica sulle iniziative che possono essere di supporto regionale. Prima le iniziative di promozione erano legate a un materiale informativo pubblicitario, cosa abbastanza obsoleta, oggi si introducono iniziative di promozione e comunicazione anche in forma digitale.
Vi è, poi, la norma transitoria, all'articolo 24, che identifica una modalità semplificata per quanto riguarda il poter accedere all'iscrizione regionale delle strade del vino. Stessa corsa sulle foreste, ci sono degli adeguamenti.
Arriviamo al Capo V. Si arriva all'articolo 25 e, cari colleghi, vi chiedo di prestare un po' di attenzione. Apprendiamo dalla relazione allegata quanto segue: "vedendo le difficoltà operative riscontrate negli ultimi anni dagli Uffici regionali e dai Consorzi di bonifica per garantire il rispetto delle disposizioni in materia contabile e quelle in materia di lavori pubblici, motivando la necessità di definire una disciplina semplificata – ricordate bene, semplificata – specifica per la gestione dei contributi regionali di minore entità la realizzazione di interventi sulle opere pubbliche di bonifica e di irrigazione con il carattere di urgenza e indifferibilità, l'introduzione del nuovo comma all'articolo 29 della legge regionale n. 12/2009 risulta indispensabile per garantire l'efficacia e l'economicità dell'azione amministrativa attraverso la semplificazione delle procedure in essere, garantendo omogeneità e trasparenza". Questo si evince dalla relazione allegata.
Oltretutto, i Dirigenti ci dicono: cara Commissione, è per evitare le corse in pochi mesi, quindi è inutile che ogni volta ci date i soldi, arriviamo agli ultimi quattro mesi e dobbiamo fare le opere che la Giunta e il presidente Zaia ci chiedono, ma noi abbiamo solo quattro mesi per farle. Questo, insomma, ci dicono i Dirigenti in Commissione ed è tutto a verbale. Allora voi cosa fate? Inserite l'articolo 5-ter dopo il comma 5-bis, dove dite: "La Giunta regionale definisce modalità semplificate per la gestione dei contributi concessi ai Consorzi di bonifica per la realizzazione di interventi urgenti e indifferibili di minore entità, al fine di assicurarne l'efficacia e contenere i relativi oneri amministrativi". è evidente che i Dirigenti in Commissione ci hanno appena detto che è una questione di esemplificazione, invece voi la girate mettendo all'interno dell'articolo che lo fate per una questione di urgenza su alcuni interventi. Riportando il verbale in calce i tecnici in Commissione hanno detto che, per cercare di raggiungere i risultati che gli vengono, tra virgolette imposti, vogliono cercare di dare una svolta e semplificare il procedimento che consente ai lavori di poter, qualora classificati di modesta entità, essere realizzati tempestivamente.
All'articolo 29 della legge sulla bonifica si prevede infatti che la Giunta possa, per i lavori di modesta entità, dare disposizioni per garantire la tempestività della realizzazione dell'intervento. E ci fanno anche un esempio. Dicono: se un cantiere viene allagato per qualsiasi motivo e il responsabile del procedimento deve dare disposizioni perché i lavori vengano interrotti, le attuali disposizioni impongono che su quel provvedimento del responsabile del procedimento deve essere acquisito un visto del Genio civile. Questo comporta naturalmente tempo e comporta la necessità di attese che non sono conciliabili al momento attuale, con le velocità delle spese per garantire quell'efficacia e quell'efficienza nell'azione amministrativa che la Regione vuole darsi.
Capite bene che nell'articolo scrivete che volete in qualche modo mettere a terra un articolo per dire che quando ci sono urgenze di minima entità, tra l'altro non è specificato cosa si intende di minima entità, bisogna fare questo tipo di procedura. Peccato che però i Dirigenti ci vengono a dire (ed è tutto oggetto di verbali atti pubblici): "Siccome la Giunta ci dà degli obiettivi, abbiamo solo quattro mesi da quando ci date i soldi, noi dobbiamo trovare un modo per fare prima". Allora è un tema di semplificazione, non è un tema di urgenza. Dovreste avere il coraggio di individuare, magari mettendo mano alla legge che è del 2009, delle procedure diverse e non nascondere sempre dietro all'urgenza il fatto che si consegna una delega in bianco alla Giunta dove si dice che può intervenire in maniera extra procedimento ordinario. L'abbiamo visto sulle scuole, l'abbiamo visto sulla Protezione civile, adesso lo vediamo anche nei Consorzi di bonifica. Madama la marchesa, chiudiamo il Consiglio, diamo la delega alla Giunta, facciamo stile Rais, e così anche sui Consorzi di bonifica non toccheremo più palla come Consiglieri. Alla faccia delle audizioni! Non facciamole fare più in Commissione. Assessori, fatevele in Giunta, così almeno ci risparmiate quei lunghi ma interessanti pomeriggi che ci portano a essere interlocutori improduttivi, visto quanto tentate di fare.
Su questo nulla quaestio. Si può condividere, però, Assessori, cosa si intende quando dite "interventi urgenti e indifferibili di minore entità"? Nei commi precedenti sempre dell'articolo 29 non vi sono tetti o cifre, se non al comma 4, che dice "la Giunta concede contributi nella misura massima del 100%, in quanto ai lavori pubblici di interesse regionale previsti nei piani regionali di bonifica e di tutela del territorio", quindi dice che dà il 100% il comma 4, noi arriviamo al 5-ter e non ci dice qual è l'importo di questa cambiale in bianco che firmiamo alla Giunta. Ci dice però che possiamo dare il 100%.
In maniera saggia proviamo a vedere se nella stessa legge del 2009 ci sia qualcosa di più chiaro, e, scorrendo, vediamo che all'articolo 32 si dice: "Concorso regionale per la gestione e manutenzione delle opere pubbliche". L'articolo 1 dice che concorre. Il 2 che "per le finalità di cui al comma 1, la Giunta regionale concede annualmente ai Consorzi di bonifica un finanziamento nella misura massima del 15% delle entrate di ciascun Consorzio, derivanti dalla complessiva contribuenza consortile, come documentata nel bilancio consultivo dell'esercizio precedente approvato dalla Giunta regionale ai sensi della legge regionale n. 18 del 1993 e successive modificazioni".
Questo ci dice qualcosa, ma non ci dà un tetto, non ci dice cosa intendete voi con queste parole che in realtà risultano essere un passe-partout.
Il 3 parla del finanziamento al comma 2, parla della tabella dell'Allegato C, dove vengono messi i Consorzi in quota. Il 4 dice che c'è una cadenza biennale per la tabella.
Il 5 ritorna a parlare di risorse e dice: "la Giunta regionale è autorizzata a ripartire fino al 10% della somma stanziata in bilancio per le spese di gestione e di manutenzione delle opere di bonifica e irrigazione, da destinare alle esigenze dei Consorzi di cui ai commi 2 e 3", però non dà tetti, non fa riferimenti normativi ad altre leggi che possono dare dei tetti, come potrebbero essere, ad esempio, le somme urgenze nei lavori pubblici, il Codice degli appalti dei 200.000 pre e post attuale Ministro. Però non si capisce cosa si intende per interventi urgenti e che tetto devono avere. Neanche se andiamo a leggere tutta la legge di riferimento, dove c'è solo l'articolo 32 che fa qualche accenno, ma non dà tetti e cifre.
Colleghi, dire tutto ciò per dire cosa? I contributi da gestire in modalità semplificata possono arrivare ai tetti dei commi 3 e 5 della stessa legge? Lo chiedo. I contributi che noi diamo hanno come tetto il 15% del gettito consortile, il 10% che danno sulle opere? Quali sono le regole e gli importi?
Usiamo una modalità semplificata sempre per aggirare la legge ormai vecchia di quattordici anni. Non sarebbe meglio, Assessore, fare una riflessione su una nuova legge? Perché con questi ordinamentali ogni volta aggiungiamo un comma, un bis, un punto, una virgola per andare a trovare sempre uno strumento che svilisce le competenze del Consiglio, che dà meno contezza ai Consiglieri e che dà alla Giunta mano libera, solo in questo periodo, sull'edilizia scolastica, mano libera sulla Protezione civile e ora mano libera sui Consorzi di bonifica. Staremo mica preparando il Veneto 2025 e vogliamo tutte queste mani libere senza che qualcuno capisca quello che sta per succedere? Non me ne voglia, ma mi viene il dubbio che stiamo mettendo a terra la campagna elettorale di qualcuno in Giunta, Assessore. Non può non venirmi, nel migliore dei casi. Perché se i provvedimenti sono fatti bene, condivisi e ci sono le urgenze, dovete dirmi, cari colleghi, quando mai ci siamo sottratti dall'essere unanimi su un'urgenza.
Anche sui Consorzi di bonifica, nel giro di due mesi, come per la Protezione civile e per l'edilizia scolastica, troviamo il modo di dare una cambiale in bianco alla Giunta, magari neanche aggiungendo che ce lo venite a rendicontare, come siamo riusciti a fare per la Protezione civile nell'ordinamentale della Seconda. Mano libera.
Cari colleghi, lo dico anche a voi di maggioranza, la campagna elettorale della Giunta è partita. "Struccate il botton" (espressione dialettale), state quieti e tranquilli che qualcuno sta lavorando per il Veneto 2025. Perché, Assessore, dopo quattordici anni si rifà una legge, non si aggiunge un comma. Con ogni ordinamentale si aggiunge un comma. Infatti, se andiamo a vedere sul sito, la legge originale è completamente distorta.
Si parla in Commissione, colleghi, di una semplificazione, ma se vi andate a leggere i verbali dei Dirigenti che ce lo sono venuti a spiegare, dicono chiaramente che si parla di esemplificazione di una legge che oggi la Giunta ci viene a dire che è fatta a carattere di urgenza. Assessore, o hanno sbagliato i Dirigenti a spiegarcela, ma è tutto a verbale, o ha sbagliato la Giunta a scriverla.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico Veneto)

Grazie, Presidente.
Questa legge che andiamo a esaminare dovrebbe riguardare, come dice il titolo, l'adeguamento ordinamentale, ovvero modificare tutte quelle leggi di competenza della Terza Commissione, in materia di agricoltura, caccia, pesca, agroalimentare, bonifica, commercializzazione funghi, raccolta tartufi, foreste.
In realtà, cari colleghi, all'interno di questo cosiddetto ordinamentale, ci troviamo con dei contenuti che effettivamente riguardano la riforma di una delle leggi, perché se andiamo a vedere quali sono le leggi che vengono modificate, per la maggior parte degli articoli presenti di questo cosiddetto ordinamentale, è modificata la legge sull'attività venatoria e tutela della fauna selvatica ovvero la legge sulla caccia. Ma qual è stata la procedura adottata?
La procedura è stata quella di aver fatto un ordinamentale e quindi è stato di fatto modificato un testo di legge che riguarda e tocca interessi anche contrapposti, di chi appunto vuole anche tutelare l'ambiente, tutelare gli animali selvatici, la fauna selvatica e di chi invece li utilizza per un'attività cosiddetta sportiva. Ma qual è il problema, a mio avviso, anche procedurale pesante? è non aver attuato tutte le parti previste dallo Statuto e dal Regolamento, che regola l'attività di questo Consiglio e delle Commissioni, perché così facendo si è fatta una riforma della legge sulla caccia senza la prevista partecipazione del pubblico, ovvero – e lo ha detto anche prima il collega Montanariello – aver sentito i territori, aver sentito le parti in causa: non sono state fatte le audizioni sulla modifica della legge sulla caccia. In realtà sappiamo che, considerati i rapporti della Giunta col mondo venatorio, il mondo venatorio sicuramente in buona parte è stato ascoltato. Di fatto, così facendo, chi si è trovato con uno sbarramento senza la possibilità di intervenire nel dire la propria sono le associazioni ben presenti in Veneto, con tantissimi militanti volontari, come appunto l'associazione di tutela dell'ambiente e della fauna selvatica, che di questa legge non hanno saputo nulla, non ne sanno niente, perché appunto non sono state coinvolte, come invece prevede il nostro Statuto e come prevede il nostro Regolamento.
Io credo sia una cosa censurabile e che doveva essere evitata. Mi rivolgo al relatore: non ci venga a dire che questo è un adeguamento normativo, perché all'interno ci sono delle modifiche, anche sostanziali, della norma sulla tutela della fauna selvatica. Colleghi, potete immaginare qual è il verso di queste modifiche. So che molti di voi sono sensibili alla tutela della fauna selvatica, degli animali selvatici. Naturalmente, per ordine di scuderia, il voto sappiamo già quale sarà, però, a parte una, sono tutte in un senso, cioè dare più libertà a chi esercita l'attività venatoria.
Abbiamo degli articoli importanti che prevedono attività venatoria nei parchi, nelle aree protette, nelle oasi, abbiamo procedure che non richiedono un parere vincolante dell'ISPRA, che è l'agenzia governativa tecnico-scientifica che, in merito a determinate attività, ha l'obbligo di legge di esprimere dei pareri a tutela del patrimonio faunistico, a tutela della fauna selvatica, che - ricordo - ai sensi del comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 157 del 1992, è considerata patrimonio indisponibile dello Stato.
È un patrimonio, quindi di tutti i cittadini e la norma statale tutela la fauna selvatica anche a nome di tutti i cittadini dell'Unione europea, essendo recepimento della Direttiva "Habitat" e della Direttiva "Uccelli".
Ma non è finita qui. All'interno c'è anche una norma di carattere politico, perché è riconoscibile nell'articolato il progetto di legge, depositato dal collega Formaggio come primo firmatario, che prevede l'eliminazione di alcune tutele della fauna selvatica. Mi riferisco, ad esempio, a quel dispositivo che esiste dal 1993, da quando in quest'Aula venne approvata quella legge, che vieta l'esercizio venatorio a meno di 250 metri dalle oasi e dalle zone di ripopolamento e cattura.
Questa, colleghi, era una norma importante che consentiva due cose. La prima è tutelare la fauna selvatica che si trova in queste aree protette, istituite ai sensi della legge dello Stato, della legge regionale, ma anche in base alla Direttive "Uccelli" e "Habitat", quindi tutelare che non vi fossero sconfinamenti all'interno di queste aree e che non venissero liberati i cani da caccia per far scappare da queste aree protette la fauna selvatica verso il territorio cacciabile. Il primo punto era questo.
Il secondo punto qual è? Questa norma finora ha tutelato molto anche chi pratica l'attività di caccia, i cacciatori. Perché questo? Perché cacciare all'interno delle aree protette è considerata una cosa vietata, con sanzioni di carattere penale, cioè di competenza della Procura della Repubblica. Chi pratica la caccia nei parchi, nelle oasi, nelle zone di ripopolamento e cattura compie un reato. Io stesso, una ventina d'anni fa, in veste di guardia particolare giurata venatoria volontaria del WWF, denunciai dei cacciatori che avevano sconfinato in quest'area e all'epoca il problema fu la mancanza delle tabelle. In realtà, siccome è pubblicata nel BUR del Veneto la superficie delle aree protette, nonché i confini, ci fu una condanna. Ciò è per farvi capire, colleghi, che è una tutela anche per chi esercita l'attività di caccia. È meglio non avvicinarsi e mantenere quella fascia di 250 metri di rispetto da queste aree protette per evitare di incappare in violazioni che costituiscono violazioni di carattere penale, ovvero reato.
L'iniziativa del collega Formaggio, che poi è stata tradotta in questo ordinamentale, a mio avviso va anche contro gli interessi di chi esercita la caccia. Si pensa di poterla vendere come una vittoria e, quindi, di distruggere una norma presente da trent'anni nella Regione Veneto, ma in realtà si va a penalizzare gli stessi interessi dei cacciatori. Ce lo racconteremo tra qualche anno, dopo l'entrata in vigore, perché non ho dubbi che non mancheranno i voti per approvare questa cosa, assolutamente non condivisibile e pericolosa.
Vi è, poi, una marcia indietro che riguarda una recente norma che era stata proposta dai colleghi di maggioranza per vietare la caccia dove fossero presenti impianti di irrigazione. È una norma appena approvata e subito si fa marcia indietro consentendo, dal divieto generale che c'era, la caccia da appostamento, come se chi spara da appostamento non avesse l'occasione, l'opportunità o la possibilità di sparare a qualche tordo, a qualche cesena, a qualche merlo che si appoggia sui tralci delle viti, quindi in prossimità degli impianti di irrigazione. è assolutamente una marcia indietro incomprensibile. Si era arrivati ad avere questo divieto. Anche qui si vede che le norme di buonsenso durano poco quando si tratta di mettere dei paletti per chi esercita l'attività venatoria.
Colleghi, voi sapete che il periodo che stiamo passando a livello ambientale è uno dei più gravi della storia dell'era moderna: siamo in presenza dei cambiamenti climatici, abbiamo fenomeni meteo estremi, periodi di lunga siccità, periodi di intensa piovosità, abbiamo la manifestazione di eventi estremi come Vaia. Ne abbiamo viste tante in questo periodo e l'intensità di questi eventi è sempre maggiore. Naturalmente si parla di danni all'agricoltura. Chi si occupa di agricoltura in quest'Aula, ma anche gli Assessorati sanno bene quali sono le ripercussioni a livello economico. Dovete comprendere che la fauna selvatica si trova esattamente in questo contesto e quindi i danni economici miliardari per questi eventi estremi - e parlo anche non solo degli eventi meteo, ma anche delle conseguenze come la presenza di nuove malattie per le piante e la presenza di insetti infestanti, ricordo l'episodio della cimice asiatica e di altre malattie - dimostrano come dovremmo aumentare le tutele per questo patrimonio così importante e di tutti i cittadini, perché vi ricordavo che la fauna selvatica è proprietà dello Stato.
Inoltre, c'è stato presentato in quest'Aula un lavoro effettuato dagli uffici della Giunta relativo allo stato di vicinanza agli obiettivi dell'Agenda 2030 sulla sostenibilità. Il Veneto va bene in moltissimi degli obiettivi dell'Agenda ONU 2030, ma per quanto riguarda la vita sulla terra, ovvero la tutela della biodiversità, siamo fanalino di coda d'Italia. Era quindi il caso di eliminare delle norme esistenti da trent'anni a tutela della fauna selvatica e anche a tutela, come vi spiegavo, degli stessi cacciatori, proprio nel periodo peggiore per gli ecosistemi e per la natura in Veneto? Io credo sia anche questo un profondo errore.
Poi tra le norme previste, vi dicevo ce n'era una positiva, forse è l'unica, che è quella di inasprire le sanzioni per chi viola le norme sulla caccia alla beccaccia. Questo è sicuramente positivo. Si tratta di un uccello migratore e chi esercita l'attività venatoria sa essere in costante diminuzione. Io penso che la norma di tutela della beccaccia sia dovuta proprio a questo, perché se non si mettono norme più stringenti, chi va a caccia durante la settimana e non magari di sabato e di domenica, quando è giorno di riposo dal lavoro, praticamente spazzola via tutte quelle poche beccacce che in autunno arrivano in particolare nelle nostre colline. A questo è un segnale che se arrivate voi stessi, arrivano gli stessi cacciatori a dire: vogliamo delle norme più stringenti a tutela dei nostri interessi, perché questa specie in declino, molto consistente, la dice lunga sul fatto che non possiamo scherzare con un patrimonio dello Stato, di tutti i cittadini.
C'è un'altra norma che volevo sottolineare, quella relativa alla pesca nel lago di Garda. Altro segnale, ed è importante questa norma che viene inserita, finalmente è quello di determinare lo sforzo di pesca massima anche per il lago di Garda.
Come consigliere, assieme alla collega Bigon e ad altri colleghi, ho più volte interrogato la Giunta sugli interventi sul lago di Garda a causa degli inquinamenti sempre maggiori, sul fatto che le stesse anguille monitorate da istituti tecnico-scientifici riportano quantità di inquinanti al loro interno sempre maggiori nel tempo. Anche qui, credo sia importante questa norma, che però deve andare di pari passo con le norme di disinquinamento del lago. Ci sono molti temi all'ordine del giorno su questo problema non indifferente.
Volevo aggiungere che abbiamo presentato degli emendamenti, alcuni cofirmati dal correlatore. Ce n'è uno, in particolare, che volevo porre alla vostra attenzione, ma che vedremo anche dopo l'illustrazione generale. È un tema che mi è stato sollevato anche da molti cacciatori che si occupano della gestione delle zone di ripopolamento e cattura. Innanzitutto diciamo che si tratta di zone di ripopolamento e cattura di pianura, quindi una percentuale di territorio di circa il 10%, all'interno delle quali nei mesi di primavera purtroppo spesso accade che vi sia la transumanza, la presenza di greggi, e si sono verificati degli episodi, anche recentemente, nei quali si è visto che non c'era né l'autorizzazione del Sindaco, né il rispetto della norma. Ho registrato un episodio in cui è intervenuto anche il Commissario dell'ambito territoriale di caccia, sono intervenute guardie venatorie volontarie di Federcaccia contro questi fenomeni.
Cosa succede? Alcuni agricoltori lasciano dei terreni incolti per effettuare il sovescio, ovvero lasciano crescere la vegetazione spontanea per poi interrarla per aumentare le caratteristiche del terreno, per renderlo più fertile.
La fauna selvatica, in particolare nelle zone di ripopolamento e cattura, che sono fatte proprio per riprodurre la fauna selvatica, che poi viene catturata a dicembre, in particolare le lepri, per essere reimmessa nei territori dove la caccia ha fatto praticamente tabula rasa della fauna selvatica, si riproduce a terra. Quindi, la presenza in primavera dei pascoli crea dei danni che gli stessi cacciatori hanno sottolineato in moltissime occasioni.
C'è un emendamento – lo dico anche a chi sostiene la transumanza, e io sono uno di quelli che aveva votato a favore della legge sulla transumanza – che è una norma limitata a una piccola percentuale di territorio, le zone di ripopolamento e cattura. La norma è limitata ai soli mesi primaverili, nei quali si riproduce la fauna selvatica, quindi credo sarebbe utile che ci fosse il consenso da parte di tutti su questa norma. Ripeto, è una norma che sta molto a cuore anche al mondo venatorio, che ha l'interesse in questo caso di vedere in queste aree riprodursi la fauna selvatica, perché dopo, come sapete, è oggetto di cattura e spostamento nelle aree dove viene poi cacciata.
Detto questo, colleghi, credo che la parte negativa di questo ordinamentale, riassumendo, sia che non sono state coinvolte le parti in causa, non sono state fatte le audizioni, non sono state seguite le procedure necessarie per una riforma della legge sulla caccia e tutela della fauna selvatica. Non possiamo parlare di ordinamentale, perché qui si tratta di inserire delle norme di carattere politico che nulla hanno a che fare con l'ammodernamento e l'aggiustamento delle leggi in seguito a nuove leggi nazionali. Credo che basterebbe solo questo fattore per dire che è una norma sbagliata.
Dopodiché, ripeto, si è andati a caccia per trent'anni. È una legge del 1993. Quella norma di tutela delle aree protette e della fascia di rispetto dei 250 metri non ha mai dato fastidio a nessuno dei 40 e passa mila cacciatori veneti. Non capisco qual è la ratio per eliminare quella norma a garanzia delle aree protette, a garanzia della tutela della fauna selvatica di queste aree che l'Europa, lo Stato e la stessa legge regionale ci chiede, lo stesso Piano faunistico venatorio. Una norma che tutelava anche i cacciatori per evitare sanzioni di carattere penale per chi sconfina in queste aree dove l'attività venatoria è sanzionata penalmente e quindi di competenza della Procura della Repubblica.

PRESIDENTE

Grazie, collega.
Sospendiamo la seduta. Ripresa alle ore 14.30.
Vi ricordo che di sopra c'è l'incontro con i sindacati per quel che riguarda il programma dei medici di base nel territorio veneziano, e so che ci sono altre riunioni programmate. A dopo.
La Seduta è sospesa alle ore 12.48
La Seduta riprende alle ore 14.59
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Come comunicato in Conferenza dei Capigruppo, per un problema tecnico di rilevanza notevole, sospendiamo qui la seduta.
Probabilmente il Consiglio sarà riconvocato per lunedì e martedì prossimi, ma ne riceverete comunicazione attraverso la convocazione che arriverà ai vostri domicili. I vostri Capigruppo erano già stati informati della situazione e hanno condiviso che oggi, per evitare problemi tecnici più grossi, era il caso di sospendere qui la seduta.
Grazie.
La Seduta termina alle ore 15.00
Il Consigliere segretario
Alessandra SPONDA

Il Presidente
Roberto CIAMBETTI

Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Maria Concetta Miccoli

Elaborazione testo a cura di:
Maria Concetta Miccoli
Verbale n. 102 - 11^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 102
MARTEDì 11 LUGLIO 2023


PRESIDENZA
PRESIDENTE ROBERTO CIAMBETTI
VICEPRESIDENTE NICOLA IGNAZIO FINCO

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UFFICIO ATTIVITà ISTITUZIONALI

INDICE

Processo verbale della 102a seduta pubblica – martedì 11 luglio 2023
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale, secondo le modalità ordinarie, fatta eccezione per i consiglieri soggetti ad obbligo di isolamento correlati al Covid-19 che parteciperanno da remoto come previsto dalla deliberazione dell'Ufficio di presidenza n. 64 del 25 ottobre 2022 e dalla deliberazione dell'Ufficio di presidenza n. 16 del 28 marzo 2023.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 9896 del 6 luglio 2023.

Il Presidente CIAMBETTI dichiara aperta la seduta alle ore 10.41.

Assume le funzioni di Consigliere segretario la consigliera Alessandra Sponda.

Punto n. 1) all'ordine del giorno

Approvazione verbali delle sedute precedenti


Il PRESIDENTE, poiché nessun consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 101a seduta pubblica di martedì 27 giugno 2023.

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]


Il PRESIDENTE comunica che sono in congedo il Presidente della Giunta regionale Zaia e il consigliere Corsi; inoltre, una consigliera segue la seduta da remoto.

Punto n. 3) all'ordine del giorno

Interrogazioni e interpellanze  [RESOCONTO]


Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.

Punti nn.4 e 5) all'ordine del giorno

Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze  [RESOCONTO]


e

Interrogazioni a risposta scritta iscritte all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 111, comma 4 del Regolamento  [RESOCONTO]


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

n. 371 del 09.03.2023
presentata dalla consigliera Guarda
"Valchiampo e PFAS: quali ulteriori approfondimenti per la ricerca delle fonti di contaminazione al di fuori del plume Miteni?"

Interviene la consigliera Guarda (Europa Verde) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessora Lanzarin che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Guarda (Europa Verde) in sede di replica.

n. 403 del 01.06.2023
presentata dalla consigliera Guarda
"Società cooperativa affidataria di servizio di prelievo di competenza dell'ULSS 7 in ritardo con il pagamento delle retribuzioni: quali azioni effettive per ripristinare il diritto violato?"

Interviene la consigliera Guarda (Europa Verde) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessora Lanzarin che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Guarda (Europa Verde) in sede di replica.

n. 407 del 15.06.2023
presentata dalla consigliera Ostanel
"Come si pensa di risolvere la situazione che si è creata in merito al concorso per "dirigenti psicologi" indetto da Azienda Zero e oggetto di contestazione?"

e

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

n. 334 del 07.04.2023
presentata dalle consigliere Guarda e Baldin
"Procedura di reclutamento per la copertura di 47 posti di dirigente psicologo attivata da Azienda, il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar Veneto di annullamento della procedura: quanti ricorsi analoghi attualmente pendenti e quali le conseguenti determinazioni?"

Intervengono le consigliere Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRI n. 407, e Guarda (Europa Verde) che illustra l'IRS n. 334.

Interviene l'assessora Lanzarin che risponde congiuntamente per conto della Giunta regionale.

Intervengono le consigliere Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) e Guarda (Europa Verde) in sede di replica.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA

n. 257 del 26.10.2022
presentata dalla consigliera Ostanel
"Quali prospettive in Veneto per la medicina di base?"

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessora Lanzarin che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) in sede di replica.

n. 353 del 09.05.2023
presentata dalla consigliera Ostanel
"Quali prospettive nell'attuazione della legge 68/1999 e del Programma Garanzia Occupabilità GOL?"

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessora Donazzan che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) in sede di replica.

n. 346 del 02.05.2023
presentata dalla consigliera Baldin
"Emergenza abitativa, la Regione intende acquistare gli immobili messi in vendita dall'Inps?"

Interviene la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle) in sede di replica.

n. 326 del 03.04.2023
presentata dalla consigliera Ostanel
"Quali azioni della Regione contro il caporalato nelle ditte in appalto e subappalto di Fincantieri?"

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) che illustra l'IRS in oggetto.

Interviene l'assessore Corazzari che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) in sede di replica.

Interviene la consigliera Guarda (Europa Verde) ai sensi dell'articolo 109 del Regolamento.

Il PRESIDENTE risponde alla consigliera Guarda precisando che, ai sensi dell'articolo 109 comma 4 del Regolamento, organo competente per la richiesta è l'Ufficio di Presidenza, cui va indirizzata.

Punto 6) all'ordine del giorno

Designazione del Sindaco unico della società "Veneto Nanotech S.C.R.L. in liquidazione". APPROVATA (Deliberazione n. 70/2023)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Villanova (Zaia Presidente) che propone la candidatura del signor Marco Buzzavo.

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica e a scrutinio segreto la designazione in oggetto.

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione.

Assegnati n. 51
Presenti n. 39
Votanti n. 39
Schede bianche n. 11

Hanno ottenuto voti:

Buzzavo Marco n. 28

Risulta eletto:

Buzzavo Marco in qualità di Sindaco unico.

Punto 7) all'ordine del giorno

Rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario 2022 del Consiglio regionale. (Proposta di deliberazione amministrativa n. 62) APPROVATO (Deliberazione n. 71/2023)  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Zottis (Partito Democratico Veneto) che svolge la relazione illustrativa per conto dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio.

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Andreoli, Baldin, Barbisan, Bigon, Bisaglia, Bozza, Brescacin, Camani, Cavinato, Cecchetto, Centenaro, Cestari, Cestaro, Ciambetti, Dolfin, Favero, Finco, Formaggio, Giacomin, Guarda, Lorenzoni, Luisetto, Maino, Montanariello, Ostanel, Pavanetto, Piccinini, Polato, Puppato, Rigo, Rizzotto, Sandonà, Scatto, Soranzo, Sponda, Valdegamberi, Venturini, Vianello, Villanova, Zanoni, Zecchinato, Zottis

Hanno votato no:

nessuno

Astenuti:

nessuno


Non votanti:

nessuno

Punto 8) all'ordine del giorno

Applicazione della parte disponibile del risultato di amministrazione, a seguito dell'approvazione del Rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario 2022 e variazioni del Bilancio di previsione 2023-2024-2025. (Proposta di deliberazione amministrativa n. 63) APPROVATO (Deliberazione n. 72/2023)  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Zottis (Partito Democratico Veneto) che svolge la relazione illustrativa per conto dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio.

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica la proposta di deliberazione amministrativa in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50, comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Andreoli, Baldin, Barbisan, Bigon, Bisaglia, Bozza, Brescacin, Camani, Cavinato, Cecchetto, Centenaro, Cestari, Cestaro, Ciambetti, Dolfin, Favero, Finco, Formaggio, Giacomin, Guarda, Lorenzoni, Luisetto, Maino, Montanariello, Ostanel, Pavanetto, Piccinini, Polato, Puppato, Rigo, Rizzotto, Sandonà, Scatto, Soranzo, Sponda, Valdegamberi, Venturini, Vianello, Villanova, Zanoni, Zecchinato, Zottis

Hanno votato no:

nessuno

Astenuti:

nessuno

Non votanti:

nessuno

Punto 9) all'ordine del giorno

Disegno di legge relativo a "Disposizioni di adeguamento ordinamentale 2023 in materia di agricoltura, caccia, pesca, promozione agroalimentare, consorzi di bonifica, raccolta e commercializzazione dei funghi, raccolta e commercializzazione dei tartufi, foreste". (Progetto di legge n. 188) INIZIO  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Andreoli (Liga Veneta per Salvini Premier) che svolge la relazione di maggioranza per conto della Terza commissione consiliare.

Durante l'intervento del consigliere Andreoli assume la presidenza il Vicepresidente Nicola Ignazio Finco.

Il PRESIDENTE comunica il deposito dell'emendamento n. A44.

Interviene il consigliere Montanariello (Partito Democratico Veneto), che svolge la relazione di minoranza per conto della Terza Commissione consiliare.

In discussione generale interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico Veneto).

La seduta è sospesa alle ore 12.48.

Il Presidente CIAMBETTI alle ore 15.00 dichiara sospesa la seduta del Consiglio regionale, come comunicato in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, a causa di un problema tecnico all'edificio in cui ha luogo la seduta consiliare, che impedisce il prosieguo dei lavori. Il Consiglio regionale sarà convocato a domicilio.

La seduta termina alle ore 15.00.

Consiglieri presenti o partecipanti in modalità telematica:
ANDREOLI Marco
MAINO Silvia
BALDIN Erika
MICHIELETTO Gabriele
BARBISAN Fabiano
MONTANARIELLO Jonatan
BET Roberto
OSTANEL Elena
BIGON Anna Maria
PAN Giuseppe
BISAGLIA Simona
PAVANETTO Lucas
BORON Fabrizio
PICCININI Tomas
BOZZA Alberto
POLATO Daniele
BRESCACIN Sonia
POSSAMAI Gianpiero
CAMANI Vanessa
PUPPATO Giovanni
CAVINATO Elisa
RAZZOLINI Tommaso
CECCHETTO Milena
RIGO Filippo
CENTENARO Giulio
RIZZOTTO Silvia
CESTARI Laura
SANDONA' Luciano
CESTARO Silvia
SCATTO Francesca
CIAMBETTI Roberto
SORANZO Enoch
DOLFIN Marco
SPONDA Alessandra
FAVERO Marzio
VALDEGAMBERI Stefano
FINCO Nicola Ignazio
VENTURINI Elisa
FORMAGGIO Joe
VIANELLO Roberta
GEROLIMETTO Nazzareno
VILLANOVA Alberto
GIACOMIN Stefano
ZANONI Andrea
GUARDA Cristina
ZECCHINATO Marco
LORENZONI Arturo
ZOTTIS Francesca
LUISETTO Chiara





LA CONSIGLIERA SEGRETARIA
f.to Alessandra SPONDA






IL PRESIDENTE
f.to Roberto CIAMBETTI







N.B. Gli emendamenti sono conservati nel sistema documentale del Consiglio regionale.
Le richieste di modifica delle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento sono menzionate nel Resoconto.

PROCESSO VERBALE
Redazione testo a cura di Paola Lombardo
Revisione testo a cura di Carla Combi e Alessandro Vian