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Seduta del consiglio regionale del 03/02/2026 n. 4
Martedì, 3 febbraio 2026
SOMMARIO
- APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI
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- COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
- INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
- COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE IN ORDINE AL PERCORSO PER L'ACQUISIZIONE DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO IN ATTUAZIONE DELL'ART. 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE
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- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Roberto VALENTE
- PRESIDENTE
- Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
- Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Rosanna CONTE (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
- PRESIDENTE
- Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
- PRESIDENTE
- Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
- PRESIDENTE
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Paolo GALEANO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Monica SAMBO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta)
- Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
- PRESIDENTE
- Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
- PRESIDENTE
- Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
Il Presidente Luca ZAIA
La Seduta inizia alle ore 14.46
PRESIDENTE
Diamo inizio alla 4a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 1759 del 29 gennaio 2026.
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PUNTO
1 |
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APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI
Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 3a Seduta pubblica di giovedì 29 gennaio 2026.
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PUNTO
2 |
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COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
PRESIDENTE
Il consigliere Borgia chiede di intervenire. Prego.
Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi.
Ci tenevo a intervenire per evidenziare una ferma condanna nei confronti delle violenze perpetrate ai danni degli uomini e delle donne della Polizia di Stato che a Torino hanno subìto un'aggressione vergognosa. Non è possibile minimizzare, bisogna fare dichiarazioni ferme, prendere le distanze non solo da fenomeni come questi, manifestazioni come queste, ma da delinquenti come questi. Credo che questo sia a tutti gli effetti un attacco allo Stato di diritto, ed è per questo che, non solo come Gruppo di Fratelli d'Italia, credo che questo Consiglio debba esprimersi e prendere le distanze da questi gesti nei confronti di uomini e donne che ogni giorno sacrificano la propria vita per difendere gli italiani. Sono personalmente rimasto sdegnato. Oltre allo sdegno c'è anche la rabbia nel solo poter pensare che uno di quei ragazzi non potesse tornare a casa dalla propria famiglia, uno di quei ragazzi che, tra l'altro, fa parte della squadra mobile di Padova.
Ad Alessandro Calista, a tutti i ragazzi, a tutti gli uomini e le donne della squadra mobile di Padova, a tutti i poliziotti, a tutte le forze dell'ordine che sono intervenute in quella giornata va il profondo rispetto e il profondo senso delle istituzioni, che ci riguarda direttamente, e soprattutto un grande e caloroso "in bocca al lupo" e un abbraccio da parte del Gruppo di Fratelli d'Italia e di tutto questo Consiglio. Noi saremo sempre dalla parte delle forze dell'ordine.
Grazie mille a tutti.
PRESIDENTE
Prego, consigliere Soranzo.
Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Sarò veloce. A integrazione dell'intervento, che ovviamente condividiamo profondamente, non solo nel cuore, ma nel senso istituzionale, del collega Borgia, al di là delle appartenenze politiche, credo sia doveroso riconoscere il valore delle donne e degli uomini in divisa che ogni giorno, per garantire la nostra sicurezza, dei cittadini, nelle nostre città affrontano momenti difficili in condizioni difficili con grande spirito di sacrificio.
Per questo motivo propongo a tutta l'Aula, in particolare all'Ufficio di Presidenza, di valutare l'opportunità di promuovere un momento ufficiale di riconoscimento per il coraggio, il senso del dovere e la professionalità, che coinvolga l'intero Consiglio regionale, quale segno di vicinanza istituzionale e di rispetto verso chi serve lo Stato e tutta la nostra collettività.
La ritengo una iniziativa da condividere davvero con tutta l'Aula, che può essere sicuramente un segnale importante per presentare un messaggio chiaro, forte e unitario di gratitudine a chi oggi, sulle strade, sui nostri territori, continua a fare il proprio lavoro rischiando la propria vita, soprattutto dimostrando che lo Stato è una cosa che non si tocca mai. Grazie.
PRESIDENTE
Ci sono altri interventi? No.
Vi ringrazio.
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PUNTO
3 |
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INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
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PUNTO
4 |
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COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE IN ORDINE AL PERCORSO PER L'ACQUISIZIONE DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO IN ATTUAZIONE DELL'ART. 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE
PRESIDENTE
Passiamo al punto successivo.
Colleghi, abbiamo appena concluso la riunione con i Presidenti dei Gruppi, quindi la Conferenza dei Capigruppo, e sono state validate, per la loro iscrizione, due mozioni.
Saluto il Presidente Stefani, che è qui oggi per il suo intervento rispetto al tema dell'autonomia. Prima di passare la parola al Presidente Stefani, dobbiamo votare l'ammissione delle due mozioni che verranno trattate dopo l'intervento – ascoltate il passaggio – del Presidente Stefani, con la tempistica che abbiamo definito, di 20 minuti per i Capigruppo e 10 minuti per ogni Consigliere, qualora qualcuno volesse intervenire. Verranno trattate assieme.
Metto in votazione l'iscrizione della mozione n. 35, a firma Barbisan e altri.
Prego, Consigliera.
Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Dal punto di vista del Regolamento, come mai votiamo ‒ se verranno ammesse all'ordine del giorno ‒ delle mozioni e non una risoluzione, come sancito dall'articolo 72? Giusto per avere un'interpretazione corretta.
PRESIDENTE
è un tema, Consigliera, che abbiamo affrontato, è stato dibattuto.
Passo la parola al Segretario Valente e metto agli atti il parere autentico rispetto a questo articolo. Prego.
Roberto VALENTE
Si tratta di un punto già all'ordine del giorno, la comunicazione del Presidente Stefani è già all'ordine del giorno. Sono state iscritte due mozioni, di cui una relativa al mandato al Presidente in relazione all'intervento che è già all'ordine del giorno. Quindi, è una fattispecie completamente diversa. Analoga, ma diversa.
PRESIDENTE
Grazie, dottor Valente.
Metto in votazione l'iscrizione della mozione n. 35, a firma Barbisan e altri.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Registriamo che il consigliere Cunegato ha votato contro.
Passiamo alla seconda mozione, relativa allo stesso tema, l'autonomia, presentata dal consigliere Manildo e altri.
Metto in votazione l'iscrizione della seconda mozione.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
44 voti a favore.
Il Consiglio approva.
È iscritto a parlare il Presidente Stefani.
Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Gentili Consiglieri, con nota del 26 gennaio ho richiesto l'iscrizione di questo punto all'ordine del giorno per aggiornare in merito al percorso di autonomia differenziata a seguito delle pre-intese e delle interlocuzioni che in queste settimane ho intrattenuto con il Governo, un processo che ‒ ricordo in premessa, per poi passare al contenuto ‒ ha portato in questi anni innanzitutto a un percorso di individuazione dei LEP, cosa che non era mai stata fatta dalla riforma del Titolo V del 2001, e, dall'altra parte, alla legge quadro sull'autonomia differenziata, la legge n. 86/2024, che peraltro ho seguito da relatore in Aula.
Oggi andiamo verso la definizione di un'intesa, superando anche il passaggio della preintesa, che in questi giorni, ovviamente, è oggetto di interlocuzioni anche con il livello esecutivo e di Governo. Questo schema di intesa avrà la necessità del parere della Conferenza unificata, delle Camere, per poi passare alla fase definitiva.
Le interlocuzioni che sono avvenute in questi giorni si concentrano sulle materie oggetto dell'accordo preliminare, quindi le tre materie non LEP e una materia attinente ai Livelli essenziali di assistenza. Quindi, possiamo assolutamente procedere anche in questo percorso. Le tre materie non LEP sono la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare integrativa; la materia afferente ai Livelli essenziali delle prestazioni è la tutela della salute, in coordinamento con la finanza pubblica.
Ho ritenuto doveroso relazionare al Consiglio regionale sullo stato di attuazione dell'autonomia differenziata in primo luogo perché ritengo questo Consiglio centrale in quella che deve essere l'agenda dei prossimi passi in materia di autonomia differenziata; in secondo luogo perché ritengo utile poter illustrare quelle che possono essere anche delle prospettive importanti per il nostro territorio, cercando di passare in rassegna materia per materia.
Parto dalla materia che ha a che fare con i Livelli essenziali delle prestazioni: la tutela della salute, in coordinamento con la finanza pubblica. L'assegnazione delle funzioni attinenti a questa materia ha la possibilità di garantire al nostro territorio maggiori risorse, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di impiegare i risparmi del Fondo sanitario nazionale e poterli reinvestire in Veneto. Questo ci permette di sbloccare oltre 17 milioni di euro. Oltre a questo, una programmazione efficiente degli interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico da parte della nostra Regione. Troppo spesso le assegnazioni di risorse sono avvenute non in maniera conforme, ma magari in ritardo rispetto alla programmazione, il che non solo ha portato difficoltà nella messa a terra di questi progetti e di questo processo di ammodernamento, ma rischia anche di portare a progetti e soluzioni anacronistiche, che non tengono conto delle reali esigenze del momento. Oltre a questo, dà la possibilità di creare enti intermedi, soprattutto per quanto riguarda la riorganizzazione istituzionale delle Aziende sanitarie, la possibilità di individuare enti specialistici per quanto riguarda le materie e le attività ad alta standardizzazione. Tra queste, il controllo di gestione, il controllo delle risorse umane, l'aggiornamento delle necessità tecnologiche, lo sviluppo di competenze tecnologiche, l'Health Technology Assessment, tutte realtà ‒ tra cui anche la robotica, per esempio ‒ che hanno necessità di individuare enti specialistici ad alta attività di standardizzazione. Questo permette risparmi di spesa e viene garantito a quelle realtà regionali che sono virtuose e che, quindi, possono procedere lungo questa direzione.
Oltre a questo, una cosa che ritengo molto importante per il nostro territorio è l'integrazione strutturale dei Fondi integrativi sanitari, all'interno della spesa sanitaria. Questo permette di includere, all'interno della spesa sanitaria, un plafond maggiore di risorse.
Parto da alcuni dati. Il 33% dei veneti, oltre 1 milione di veneti, versa ai Fondi sanitari integrativi. Se questi potessero essere inclusi all'interno della facoltà di spesa sanitaria del nostro territorio e del complessivo ammontare delle risorse, aiuterebbero la Regione a fronteggiare le spese sanitarie. Avere la competenza primaria in materia di Fondi sanitari integrativi risulta importante.
Oltre a tutto questo, è importante ricordare anche la protezione civile, una delle tre materie non LEP che andremo ad elencare. La protezione civile permette, oltre al tema discusso delle ordinanze in deroga, la possibilità che il Presidente di Regione o un suo delegato possa diventare Commissario per le emergenze in caso di emergenze di carattere nazionale e, cosa da non sottovalutare, anche la possibilità di superare i vincoli assunzionali per quanto riguarda il personale dedicato alle emergenze, molto sentita dalla protezione civile, la possibilità di avere una contabilità dedicata e speciale per l'acquisto di mezzi speciali e di strumentazione e, soprattutto, una nuova contrattualistica che possa permettere una maggiore appetibilità della protezione civile.
Il tema delle professioni, altro tema non LEP oggetto del percorso che stiamo facendo, permette di aggiornare gli elenchi, di prevedere nuove professioni. Sono stimati oltre 20.000 operatori economici che non hanno adeguata qualifica professionale, che non sono incardinati all'interno di una qualifica professionale, il riconoscimento di qualifiche di altri Stati e anche la riduzione dei termini per il riconoscimento delle qualifiche: si passa da 90-180 giorni a 30-60 giorni. Questo è utile per l'adesione al contesto sociale. Qualificare determinati lavori, aggiornare determinati elenchi, garantire una riduzione dei termini di riconoscimento delle qualifiche permette una più agevole adesione al contesto sociale del Veneto, che è diverso, per alcuni tratti molto diverso, dal contesto locale, economico, sociale di tanti altri enti territoriali del nostro Paese.
La previdenza complementare e integrativa, e su questo vorrei soffermare l'attenzione del nostro Consiglio regionale, è una materia che, in prospettiva, risulterà sempre più importante. La possibilità, quindi, di avere la competenza primaria in materia di previdenza complementare integrativa può permettere non solo la promozione della previdenza complementare integrativa, che è sempre più realtà, anche nel welfare aziendale del nostro territorio, ma soprattutto la possibilità di finanziare specifici fondi di previdenza complementare integrativa, che, tenendo conto anche della prospettiva sociologica, ma non solo, anche previdenziale del nostro territorio, potrebbe rappresentare qualcosa di molto importante per il Veneto: poter disciplinare questi fondi e anche poter acquisire la rappresentanza negoziale per quanto riguarda la pubblica amministrazione, quindi garantire ai dipendenti pubblici della Regione del Veneto questo tipo di previdenza, oltre a – cosa molto importante – finanziare i fondi di carattere previdenziale. Ripeto: dipendenti della Regione del Veneto e del servizio sanitario regionale. Quindi, è un aspetto molto importante per il nostro territorio.
Ho cercato di riassumere gli aspetti più importanti, ma credo sia utile farlo in Consiglio regionale, anche per le future materie, per le future funzioni, per rendere pubblico il lavoro che si sta facendo e che si è fatto, perché è un percorso che si continuerà a fare nel corso di questi mesi e che si continuerà a fare nel corso dei prossimi mesi. Il filo rosso di tutto questo processo è l'aggiornamento, sicuramente, della disciplina sulla base delle specificità del nostro territorio, l'adesione, quindi l'adattamento di determinate funzioni alle esigenze del nostro territorio, perché le esigenze delle professioni del nostro territorio sono diverse dalle esigenze delle professioni di altre regioni; le esigenze della previdenza complementare integrativa del nostro territorio potrebbero essere diverse rispetto a quelle di altre regioni, anche vicine.
La possibilità per quanto riguarda anche la protezione civile di avere una competenza dedicata, specificatamente legata al nostro territorio, vicina alle esigenze del nostro territorio, che tenga conto delle caratteristiche del nostro territorio. L'autonomia ha diviso l'arco parlamentare. Io, da relatore, ho visto che si era creata una contrapposizione politica su una materia come questa, e la trovavo davvero assurda questa vicenda. Autonomia significa semplicemente avere competenze primarie in determinate materie per poterle meglio adattare al contesto sociale ed economico in cui queste funzioni vengono esercitate. Più si avvicina il decisore politico a quel determinato territorio, migliori saranno le politiche attive che quel decisore politico sarà in grado di adottare per quel determinato territorio, perché le conosce, perché conosce quel territorio, lo conosce quartiere per quartiere, via per via, come ciascun Consigliere conosce la propria area di riferimento e se è qui lo è per un motivo, perché è stato votato da quell'area di riferimento e la conosce, conosce le difficoltà, conosce le richieste, conosce le aspirazioni. Il processo di autonomia vuole questo, vuole rispondere a questa esigenza di prossimità.
Con le funzioni che abbiamo elencato cerchiamo di spiegarlo molto bene. Queste funzioni, se esercitate in maniera più vicina e prossima al cittadino, rispondono meglio alle esigenze del nostro territorio.
L'autonomia sicuramente si difende con l'autonomia differenziata, un percorso che deve continuare anche lungo questa direzione, ma non solo. Su questo bisogna fare anche un grande lavoro di filiera istituzionale. Alcuni pezzi di autonomia – alcuni li abbiamo già portati a casa, altri li porteremo a casa – si ottengono anche grazie ad emendamenti, si ottengono anche grazie a un lavoro sinergico tra Regione e Parlamento. Per questo in questi giorni ho più volte ribadito l'urgenza di una filiera istituzionale veneta, perché su alcune sfide del nostro territorio la nostra Regione deve imparare a fare squadra, deve imparare a portare a casa i risultati in maniera sinergica tra Consiglieri regionali, parlamentari e membri del Governo.
Questo è il modello istituzionale che deve essere costruito, anche nel nostro territorio. È inutile ribadire delle cose qui e a Roma fare diversamente. Mi rendo conto che ci vogliono mesi, anni di lavoro, ma se il Veneto sarà in grado di dotarsi di una struttura istituzionale, di una filiera istituzionale forte, a Roma, tramite emendamenti e proposte di carattere parlamentare, altri pezzi di autonomia possono arrivare a casa anche prima del percorso di autonomia differenziata. Ne è un esempio il tema tanto discusso della holding autostradale, ne sono esempi anche tante altre questioni che possono essere oggetto di una valutazione di carattere politico, ma che devono vedere l'approvazione da parte degli esponenti del nostro territorio. Su quel tema, per esempio, io avevo fatto un emendamento, in collaborazione con la Regione del Veneto, e alcuni esponenti di centrosinistra lo votarono, altrimenti non sarebbe passato. Tra l'altro, era passato con un Governo di centrosinistra.
Oltre a questo, non bisogna dimenticare la nostra facoltà di autonomia orizzontale. La Regione del Veneto ‒ su questo non serve una legge quadro, non serve un altro tipo di percorso ‒ può già farlo. Lo dice l'articolo 117 della Costituzione, commi 8 e 9. Il primo dice che una legge regionale può ratificare accordi e intese, in particolare, tra la Regione del Veneto e altre Regioni del nostro Paese, e lo può fare con legge regionale su materie di specifica competenza regionale. Quindi, più autonomia differenziata sarà in grado di offrirci materie e più potremo collaborare con altre Regioni, ma questo può avvenire fin da subito già con le materie attualmente in capo alla Regione, prevedendo anche degli organi di coordinamento. Il comma successivo (articolo 117, comma 9) prevede la possibilità per la Regione del Veneto di stipulare accordi con altri Stati e intese con enti territoriali interni ad altri Stati.
Su questo credo serva un lavoro importante da parte del Consiglio regionale tutto e da parte della Giunta. Anche grazie a questa tipologia di azioni, possiamo interagire perché l'autonomia ci permetta di essere protagonisti non solo nel nostro Paese, ma in Europa e nel mondo. Questa è la sfida che noi abbiamo davanti, questa è la sfida che dobbiamo assumerci.
Il tema dell'autonomia, al di là di tanti aspetti che ho sentito dire a livello parlamentare, credo che in questo Consiglio regionale sia una sfida di tutti e voglio pensare che in questo Consiglio regionale l'autonomia sia una sfida di tutti. Lo voglio pensare perché sono convinto che ciascuno di voi sente le richieste dei propri cittadini e può comprendere facilmente che queste maggiori funzioni e queste maggiori materie, se la competenza primaria è in capo alla Regione, non spaccano l'Italia, come ho sentito dire da alcuni esponenti di centrosinistra a livello parlamentare, ma permettono di avere un patrimonio informativo molto vicino al cittadino e di poter meglio assolvere al ruolo di amministratore locale, di Sindaco, di Consigliere regionale, di Assessore regionale e di Presidente della Giunta regionale.
Come Madison diceva molti anni fa, l'autonomia, un sistema federale, un sistema di autonomie territoriali non limita la libertà: la moltiplica. Io sono assolutamente convinto di questo. Credo che questo processo debba continuare con ancora maggiore forza, con una filiera istituzionale forte e, ripeto, su alcuni aspetti di carattere parlamentare, anche interpartitica e soprattutto debba continuare un percorso di autonomia differenziata che su queste tre materie non LEP e su questa materia avente a che fare con i Livelli essenziali delle prestazioni può portare al Veneto migliore efficienza, migliori risorse e soprattutto la capacità di rispondere ‒ perché questo significa responsabilità ‒ alle esigenze dei cittadini. Grazie.
(Applausi)
PRESIDENTE
Consigliere Manildo, prego.
Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Grazie, presidente Stefani.
Ho ascoltato con grande attenzione la comunicazione del Presidente Stefani. Mi sarebbe piaciuto, come ho anticipato in Conferenza dei Capigruppo, un tempo maggiore di riflessione tra la comunicazione e la votazione di una delega così importante, come cercare di dare concretezza a una parola che spesso è stata esibita come bandiera più che come effettivo miglioramento dei nostri territori.
Io ho sentito nell'intervento del Presidente Stefani richiami alti all'articolo 116 della Costituzione, al fatto che attuare, con la flessibilità propria del 116, il principio di sussidiarietà e derogare a quel riparto di funzioni previsto dalla Costituzione, allocandone maggiormente alle Regioni, è un modo di fare buona politica. Ritengo anch'io, così come la minoranza, con la quale ci siamo confrontati, che l'esercizio debba essere molto concreto, approfondito e rispettoso delle competenze del Consiglio regionale e della Giunta.
Non è una delega in bianco, ma ‒ come ci dice la Corte costituzionale ‒ deve dimostrare perché richiedere determinate competenze porta vantaggi tangibili al territorio per i quali vengono chiesti.
È inutile negare che la sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale ha tracciato un diverso disegno di autonomia rispetto a quello della legge Calderoli. Questo è quello che noi dobbiamo assolutamente cercare di concretizzare e, su questo, l'idea di poter far avanzare i nostri territori cercando di vedere concretamente un'autonomia che non sia un rendere una Regione l'una contro l'altra armata, non sia un modo per far cadere una giusta competizione tra Regioni penso sia assolutamente fattibile.
È necessario, però, che l'iniziativa della Regione sia corroborata da un'istruttoria adeguata, basata su un'analisi sorretta da metodologie condivise, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista scientifico. La richiesta di ulteriori forme di autonomia non può fondarsi soltanto sull'assunto tautologico per cui migliorerebbero l'efficienza e l'efficacia delle politiche pubbliche. È necessario scendere molto sul concreto. Per questo avevamo proposto una mozione che regolasse in modo diverso il mandato, la delega al Presidente della Giunta del Veneto, che abbiamo chiamato apposta "Presidente del Veneto", perché c'è una grande responsabilità in questo, soprattutto nel momento in cui si vuole riformare così pesantemente un assetto di funzioni.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Francesco RUCCO
Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Avremmo preferito, ripeto, un tempo maggiore. Penso che la fretta non porti mai cose positive, soprattutto quando abbiamo dovuto aspettare nove anni per fare passi concreti o quantomeno auspicabilmente concreti sull'autonomia.
Con rammarico notiamo che non ci è stato dato il tempo per un maggiore approfondimento, una maggiore condivisione e una maggiore concretizzazione dell'auspicio, che tante volte ho sentito in Aula da parte del Presidente, di un rispetto della funzione del Consiglio regionale e un rispetto della funzione delle diversità partitiche.
L'auspicio che ho sentito nel discorso del Presidente Stefani, che si augura che la questione non sia soltanto partitica, ma possa trovare la condivisione di una comunità politica più ampia, si veste anche di fatti concreti, che purtroppo oggi non abbiamo visto attuarsi.
La nostra mozione, per la quale abbiamo chiesto una trattazione con quella proposta alle ore 12.43 dai Capigruppo di maggioranza, voleva proprio dire questo: noi siamo un'opposizione che non è contraria a priori, un'opposizione costruttiva, un'opposizione che vive la politica come tentativo di migliorare concretamente i propri territori.
Mi piacerebbe, e questo è un invito che rivolgo alla Giunta, visto che tante volte abbiamo sentito parlare di primazia del Consiglio e di rispetto delle cose, che questo si vestisse di fatti concreti e non soltanto di proclami.
Sul tema dell'autonomia e della delega, oggi abbiamo apprezzato il tentativo da parte del Presidente di corroborare il contenuto della preintesa. Ritengo che la preintesa firmata a novembre sia un atto piuttosto deboluccio per fondare una delega fatta in modo assolutamente consapevole e con il giusto riconoscimento del ruolo che un Consiglio regionale deve avere. Per questo avevamo auspicato, auspichiamo e continuiamo ad auspicare che questa delega non sia una nuova puntata di una soap-opera in cui cambia soltanto l'attore protagonista, ma ci sia effettivamente un cambio di passo, un nuovo percorso, dove, quando si parla di autonomia differenziata, si capisca che la parola "differenziata" è costituzionalmente pensata. È nell'articolo 116 la possibilità da parte delle Regioni di richiedere una diversa ripartizione di funzioni.
Anticipo la valutazione che abbiamo fatto con alcuni esponenti della minoranza, poi ci saranno altri interventi dopo il mio. Noi non possiamo essere d'accordo con una delega in bianco che si fonda su una delegittimazione del nuovo Consiglio regionale. Auspichiamo, invece, che il nuovo Consiglio regionale, che si è insediato da poco, abbia la possibilità di rendere concreti gli auspici che ho sentito nell'intervento del Presidente Stefani, di fare assolutamente il bene dei nostri territori prendendo funzioni che concretamente portino un vantaggio ai nostri territori.
Ho ripetuto molte volte la parola "istruttoria", la parola "audizioni", la parola "concretamente". Penso che per troppo tempo abbiamo parlato di autonomia come una bandiera esibita più che come un qualcosa di concretamente utile da portare ai nostri territori. Se la Giunta, il Consiglio è disposto ad aprire una nuova strada, una nuova era, la collaborazione, l'approfondimento e la voglia di migliorare i nostri territori da parte della minoranza c'è assolutamente.
Finisco ribadendo il dispiacere che un tema così importante sia stato frettolosamente trattato, con alla base della delega una preintesa, che giuridicamente non ha alcun valore, senza quel supporto tecnico, quel supporto istruttorio che avrebbe potuto dare a tutti la possibilità di approfondire i richiami che ha fatto il Presidente Stefani sulle singole materie sulle quali si andrà a trattare.
Finisco ribadendo la disponibilità a una nuova era, a un nuovo modo di condurre in modo solidaristico anche con altri territori. Dobbiamo togliere il fatto che sia un ossimoro cercare una legittima autonomia con la parola "solidarietà" e non competizione con le altre Regioni. Ritengo che questo sia quello che questo Consiglio regionale deve dimostrare. Su questa parte il Partito democratico non è pregiudizialmente contrario. È contrario assolutamente, invece, a continuare una storia raccontata ed esibita di un'autonomia che la 192 della Costituzione ha cambiato radicalmente.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Manildo.
Passo la parola alla consigliera Conte Rosanna.
Rosanna CONTE (Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
La riforma dell'autonomia, come ha detto il Presidente Alberto Stefani, sta procedendo con il suo iter. Ne abbiamo sentito parlare moltissimo, anche qui in Veneto, tra maggioranza e opposizione, però, mio malgrado, per come la pensiamo io e la maggior parte dei veneti, sarebbe ora che questa autonomia diventasse veramente realtà, perché la nostra terra lo richiede, e questo non perché c'è stato un referendum plebiscitario con il Presidente Zaia, non perché la Costituzione prevede la possibilità per le Regioni di avere deleghe speciali per l'autonomia, ma perché è una cosa che dobbiamo rivendicare. Il nostro territorio lo richiede e non è più procrastinabile.
Come ha detto prima il Presidente Stefani, noi Consiglieri conosciamo il nostro territorio e conosciamo i nostri cittadini. Io vengo da Caorle, un piccolo paesino dove siamo sinceramente veneziani e orgogliosi di far parte della Serenissima, però ci troviamo a competere, ultimamente molto spesso, con Comuni limitrofi che godono di notevoli vantaggi, vantaggi che dipendono da salari più alti dei dipendenti oppure da enti che ricevono maggiori fondi da parte di una Regione limitrofa. Sappiamo benissimo tutti che le Regioni a Statuto speciale hanno caratteristiche diverse e hanno più peculiarità.
A questo si aggiunge la modifica del 2014 sulle Province, che auspichiamo vengano riproposte con risorse e competenze, in modo da rilevare annualmente questa situazione. La conseguenza di questo è che il Friuli sta attraendo i nostri Comuni. Noi non dobbiamo entrare assolutamente in competizione con il Friuli, perché ben venga, tutti devono fare il loro percorso e chi più ha meglio può fare. Il nostro problema è la mancanza di opportunità che la Regione Veneto, una Regione straordinaria, può dare ai propri cittadini e ai propri enti. Questo non certo per la nostra volontà, abbiamo cercato con tutti noi stessi di portare avanti questa autonomia, ma a causa di posizioni conservatrici, che in qualche modo bloccano questo andamento, questo iter.
Siccome abbiamo questo problema che i canti delle sirene del Friuli attirano i nostri Comuni, sarebbe il caso che da questo Consiglio regionale uscisse un coro univoco in grado di attirare la nostra autonomia. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Procediamo dando la parola al consigliere Rocco.
Si prepari il collega Morosin.
Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Grazie, Presidenti. Dico volutamente "Presidenti". Mi si consenta una battuta. Io questa mattina, e dico "questa mattina" perché purtroppo la documentazione è arrivata molto tardi – mi sono svegliato, sono venuto in Consiglio regionale e mi sono chiesto se avrei ascoltato la Bolla di Luca IV o di Alberto I. Dico questo perché penso che l'autonomia debba avere più Pontefici, tanto che noi stiamo discutendo di varie proposte che nascono con il 116. Penso che in questo Consiglio regionale abbia senso citare un'altra figura molto legata al Veneto, ossia Gianclaudio Bressa, che è stato Sottosegretario di Governi di centrosinistra che nel 2001 hanno portato al fatto che noi oggi possiamo discutere di materie concorrenti.
Vorrei citare un'altra figura molto importante, perché credo che il dibattito sull'autonomia debba concentrarsi sul tempo che stiamo vivendo. La figura che vorrei citare è Mario Draghi, che qualche giorno fa, in una università in Belgio, ci ha richiamato al senso storico delle sfide che dobbiamo affrontare. Credo sia molto importante richiamare Mario Draghi, perché sta riconoscendo che siamo di fronte a dei blocchi. Il blocco europeo ha tantissime potenzialità, ma è un blocco che non è consapevole dei suoi 3.600 miliardi di interscambio, delle sue potenzialità rispetto a Cina e Stati Uniti, e questo perché non è ancora entrato ‒ dice Mario Draghi ‒ nella capacità di riconoscere un federalismo pragmatico.
Io sono profondamente felice di discutere oggi del tema dell'autonomia, ma penso sia necessario anche ragionare su quale tipo di autonomia. Esiste l'autonomia dei servizi e della sussidiarietà, sulla quale è necessario confrontarsi, ed esistono funzioni e materie sulle quali noi oggi dovremmo fare uno sforzo per essere sicuramente veneti, ma prima ancora europei.
L'autonomia non può essere esibita come una bandiera ideologica, ma è sostanzialmente buon governo. Abbiamo una sentenza della Corte costituzionale che non dico abbia smontato in parte l'impostazione che è stata data fino ad oggi. Non stiamo parlando di materie, sappiamo che il 116 parla di 23 materie concorrenti e di 3 materie esclusive, ma di funzioni.
Per me oggi era molto importante, sono venuto in Consiglio regionale molto contento, perché mi sarebbe piaciuto, in parte è stato fatto, però solo come richiamo a una preintesa che oggettivamente è molto leggera, un preaccordo fatto, purtroppo, a sette giorni dal voto, mi sarebbe piaciuto ‒ dicevo ‒ entrare in questo Consiglio regionale e provare a capire, funzione per funzione, quali sono le funzioni sulle quali il Veneto potrebbe avere un beneficio rispetto al fatto di chiedere maggiore autonomia allo Stato. Per esempio, sulla previdenza complementare credo che faremmo un passo avanti nel momento in cui fossimo in grado di chiedere maggiore autonomia. Sulla protezione civile è importante aprire una riflessione. Sul tema delle professioni forse un surplus di riflessione andrebbe fatto.
Da liberista ritengo gli ordini professionali delle eredità, che possono avere un senso su alcune materie molto importanti, però pensare di costruire nuovi ordini professionali andrebbe incardinato in una riflessione se non europea ‒ io sarei per gli ordini professionali europei ‒ almeno nazionale. Forse ha senso che il Veneto sposi delle battaglie, penso per esempio a quella dei pedagogisti, che chiedono ai Ministeri di riconoscere delle professioni nuove, ma per le quali non ci può essere diversità se uno si laurea in Veneto o se esercita in Veneto rispetto alle regioni vicine.
Una funzione, secondo me, fondamentale, sulla quale il Presidente Stefani ha chiesto un mandato politico, e credo che su questo mandato politico sia importante riflettere, riguarda il tema della formazione. Ho molto apprezzato il Presidente Stefani quando è venuto al convegno della FISM (Federazione italiana scuole materne): in quel caso, giustamente, il Presidente ha riconosciuto, come fatto dalla FISM, che noi in Veneto abbiamo una specificità sulla fascia 0-6. Abbiamo circa il 64% di bambini che va nelle scuole paritarie, sui nidi è un po' diverso, e questo ogni anno comporta che il Veneto lasci ad altre Regioni 350 milioni di euro, perché noi abbiamo una storia di sussidiarietà che nasce dalla sussidiarietà bianca, dalla capacità delle comunità di organizzarsi orizzontalmente. Questo ha concesso e ha permesso che le famiglie avessero dei servizi, ha permesso maggiore occupazione femminile su suolo veneto, ma questa oggi non può essere una limitazione. Il fatto che abbiamo dimostrato di saperci organizzare tramite la capacità degli enti locali di produrre servizi non può significare che noi lasciamo 350 milioni di euro ogni anno allo Stato, che poi vanno in altre Regioni.
Penso, quindi, che su queste funzioni sia necessaria una discussione in Consiglio e penso che sia necessaria questa richiesta di un tavolo interpartitico, perché noi non sappiamo tra un anno e mezzo che tipo di Governo ci sarà. Oggi c'è il centrodestra, ma l'autonomia dovrebbe essere un patrimonio che supera il fatto che oggi ci sia una filiera di centrodestra in Regione e al Governo.
Se tutte le forze politiche che oggi sono minoranza e maggioranza in Consiglio regionale sentono la responsabilità di dare risposte ai veneti che vadano oltre il "qui e ora", forse un domani riusciremo a portare avanti quel processo sulle funzioni che ‒ è importante che ne discutiamo qui ‒ possono portare effettivamente i veneti ad avere maggiore autonomia, il che non significa sentirsi piccole patrie, ma significa avere maggiori servizi per i nostri veneti.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Passo la parola al consigliere Morosin. Prego.
Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, carissimi colleghi tutti, come sapete io sono un indipendentista. Questa parola, quando è arrivata in Corte costituzionale, mi ha fatto percepire come fossi un cane in chiesa, si diceva. In realtà, è un tema che bisogna avere il coraggio di porre, soprattutto per validare un percorso di autonomia che vergognosamente si protrae senza risultati conformi a quelle che erano le aspettative dei cittadini dal 22 ottobre 2017.
Qualcosa è stato fatto, ma non è quello che i cittadini hanno detto di volere in quella data. Se dopo otto anni, nove ormai, questo tempo lunghissimo, non si è ancora raggiunto nulla vuol dire che qualcosa non funziona. Noi oggi ‒ lo dirò brevemente utilizzando il tempo che mi è concesso ‒ dovremmo conferire al Presidente della Giunta, al Presidente della Regione del Veneto un mandato, non ampio, ma addirittura più robusto di quello che formalmente alla fine gli attribuiremo.
Che cosa voglio dire? Caro Alberto, oltre a quello che hanno detto i veneti il 22 ottobre 2017, sul tavolo dovresti mettere la forza di una minaccia legale di disubbidienza, anche fiscale. Con questo stato sleale noi non ne veniamo fuori.
È il Veneto che l'ha detto, i cittadini di questo territorio, che ha avuto storia di autogoverno e di sovranità, che deve essere rispettato. Basta con queste dilazioni. Altro che piccole ostruzioni di chi voleva addirittura sindacare sull'adeguatezza della delega o del mandato che oggi dobbiamo darti. Dovremmo darti un potere in più, che, ancorché non formalmente previsto, moralmente hai, ma non perché lo dico io o lo dicono i Consiglieri, anche quelli che non hanno il coraggio e la forza di dirlo, ma perché lo hanno detto i veneti il 22 ottobre 2017.
Siamo di fronte a uno stato sleale. In quest'Aula consiliare non serve l'immunità ai sensi del 122, ma la verità è sempre il presupposto per risultati di libertà. La verità è questa, che abbiamo una slealtà a tutto campo, che ci ha portato a ritardare, a cominciare dalla disposizione diciottesima della Costituzione.
Apro una parentesi: io sono un indipendentista che crede che ogni possibile cambiamento possa e debba essere esercitato per via pacifica, democratica, elettorale, quindi per volontà dei cittadini.
Ho sostenuto anche in un libro, che regalerò ai colleghi appena sarà possibile, sul diritto dell'autodeterminazione, che questa non è una tesi campagnola o provinciale. Ci sono fior-fiori di giuristi che in giro per il mondo hanno sostenuto quello che io vado dicendo. Io sono semplicemente uno studioso appassionato. Già l'articolo 10 della Costituzione dice che l'ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Che cosa vuol dire "conformarsi", se non prendere atto di quello che l'Italia ‒ non il Veneto ‒ ha in qualche modo ratificato (la Convenzione di New York e quant'altro)? Il tempo è breve.
Non crediamo di essere fuori binario se alziamo la voce. Io alzo la voce perché ritengo che bisogna ridare tono, ridare motivazione, ridare aspettative ai risultati del voto del 22 ottobre 2017.
Questo è uno stato sleale, è inutile girarci intorno, uno stato sleale che nega la leale collaborazione. Non a caso all'inizio di questa legislatura mi sono permesso di regalarvi il libro del professor Bertolissi. Leggetevelo, vi prego, non ascoltate Morosin, che ha una posizione molto convinta, anche molto approfondita, per la verità. Leggetevi cosa dice il professor Bertolissi a proposito della sentenza inconsulta. Questa è la realtà. Lo dico io "inconsulta", lui da accademico usa espressioni più meditate. È una sentenza che non trova giustificazione nel testo della Costituzione, secondo una corretta interpretazione, una sentenza sleale, una sentenza che va contro i princìpi della stessa Carta costituzionale. Leggetevi il libro di Bertolissi.
Io sono stato in Canada, in Québec precisamente, il 30 e il 31 ottobre 1996, quando hanno ottenuto un referendum, e anche lì si ponevano non per l'autonomia differenziata: per l'autodeterminazione della Regione del Québec. Parliamo dei Canada, uno Stato moderno, democratico. Credo che nessuno metta in dubbio la qualità e il livello di democrazia, che è molto più alto di quello degli Stati Uniti. Ebbene, avendo dubbi sulla praticabilità di quel percorso, chiesero persino alla Corte Suprema se si poteva fare. C'è una frase bellissima, che tutti dovremmo introitare per una riflessione. La Corte Suprema del Canada ha detto che in questa materia "nulle a le monopole de la vérité" (nessuno è depositario della verità).
Noi abbiamo avuto una consultazione formale, rituale, istituzionale, ammessa perfino dalla Consulta il 22 ottobre 2017, ed è stato detto "sì" all'autonomia differenziata, quell'autonomia differenziata, caro Giovanni Manildo (che adesso non vedo), che nel 2001 la sinistra ha votato riformando il Titolo V della Costituzione. Ebbene, è rimasta, ha avuto un seguito con la legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale, di cui il Presidente Stefani, tra l'altro, è stato Presidente della relativa Commissione bicamerale, ma non ha mai avuto attuazione per i LEP.
Quella sinistra che ha fatto la modifica costituzionale, quella sinistra che avrebbe dovuto dar seguito alle proprie determinazioni di livello costituzionale ha fatto morire quelle speranze di autonomia differenziata, lasciando inapplicata la legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale. Tra l'altro, tra poche settimane verrà a scadenza perché collegato al PNRR c'è un bel pacchetto di miliardi che troveranno trasferimento o meno, a seconda delle determinazioni che saranno assunte.
Noi dobbiamo avere il coraggio di investire il nostro Presidente dei massimi poteri, anche con questa minaccia, che ‒ ripeto ‒ ha un valore politico, chiaramente, quello di una disobbedienza fiscale. Basta, ci sono dei limiti nella vita. Quando si supera la pazienza, anche i più tranquilli, i più pacati diranno di no. Noi invochiamo il rispetto della legalità, l'attuazione di quello che è previsto nella Carta.
PRESIDENTE
Scusate, i capannelli no, però.
Prego.
Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Come diceva il Presidente nella sua illustrazione, caro Alberto Stefani, è assurda la contrapposizione politica su questo tema se si conoscono le basi di partenza costituzionali, storiche, legislative, che sono maturate in oltre 20 anni (26 anni quest'anno). La leale collaborazione è un principio che vale per tutti o vale soltanto per uno Stato che mira solo all'accentramento?
Il problema è che qui abbiamo una tendenza, soprattutto da parte della Corte costituzionale, che ‒ vi dirò ‒ è il mio nemico attuale, tant'è vero che, vi anticipo, proporrò prossimamente un'iniziativa di legge statale perché sia introdotta una norma che preveda che all'interno della Corte costituzionale venga esplicitata la dissenting opinion, perché sono convinto che, quando si è votata questa sentenza mal fatta e incostituzionale, appunto la sentenza n. 192 del 2024, sicuramente all'interno della Corte qualche giudice sano, libero, rispettoso delle norme avrà dissentito. Sarei davvero curioso di vederlo. Negli Stati Uniti esiste la Corte suprema e dovrà essere introdotta anche da noi. È un principio di civiltà e di trasparenza estremamente importante. D'altronde, non possiamo pensare che una Corte che sente sopra di sé solo Dio non rispetti la volontà che viene dal popolo. Vox populi, vox Dei, dice per rovesciare il quadro. Quindi, è un tema sul quale, Presidente Stefani, devi andare con forza, con convinzione, col pugno sul tavolo, ma non perché sei arrogante, perché i veneti il 22 ottobre 2017 ti hanno investito di questo. Come hai detto bene, Madison diceva che l'autonomia è un moltiplicatore di libertà, e ci mancherebbe, ci mancherebbe! Ma se non arrivano le attuazioni dell'autonomia, noi siamo in sofferenza, siamo limitati della nostra libertà, siamo impediti di esercitare quella sovranità, quell'autogoverno che è sancito dall'articolo 2 dello Statuto del Veneto.
Se non si risolvono questi problemi ‒ e cercherò di concludere in modo adeguato ‒ ci troviamo di fronte a quella realtà, che abbiamo dovuto constatare nelle settimane scorse, che abbiamo una trentina di Comuni del Veneto che chiedono di aderire al Friuli Venezia Giulia, e qualche amministratore improvvido di questa Regione che convoca anche i nostri Sindaci per l'audizione. Siamo arrivati al paradosso che vengono i ladri in casa politicamente e noi gli apriamo anche le porte. Diamo delle risposte, e non soltanto sul piano dell'autonomia differenziata. Lo ripeto, io sono indipendentista ma ‒ chiedo scusa, collega Montanariello ‒ contrariamente a quello che ha scritto un giornale o che ha messo come titolo, non è vero che l'autonomia è morta. Semmai, l'autonomia muore se la lasciamo morire. Quindi, ci serve portare avanti questa trattativa, è indispensabile che portiamo avanti questa trattativa, per mettere alla prova la lealtà dello Stato, che abbiamo visto che non c'è. È uno strumento fondamentale per verificare la lealtà.
Che cosa è successo? È successo che un numero notevole di Comuni del Veneto orientale vuole andare in Friuli. Allora, capiamo che questa discriminazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B è un elemento che deve essere utilizzato dal Presidente anche nella trattativa con il Governo italiano, per far capire che, non dando la risposta, come previsto dalla legge, dalla Costituzione e dal voto referendario dei veneti del 22 ottobre, noi creiamo una situazione di insofferenza, Presidente, che diventa ingovernabile, diventa ingovernabile! I cittadini del Veneto non possono più essere trattati nel modo in cui fino ad oggi è accaduto. Tant'è vero che io, per replicare a questa iniziativa, ho proposto, indicazione che spero sia condivisa prossimamente, magari la studiamo assieme, un'idea, che non è mia, era già stata approfondita a livello giuridico, a livello storico, a livello sociologico, dal professor Bernardi, dal compianto avvocato Cacciavillani, da altri due studiosi che facevano parte di un comitato che aveva dato studio a questi aspetti: unire le forze tra una Regione autonoma e una Regione a Statuto speciale, qual è il Friuli Venezia Giulia, non fa perdere nulla al Friuli, consente a noi di pareggiare una situazione che ormai è insostenibile e soprattutto non è vietato dall'articolo 132 della Costituzione, non è impedito. Addirittura abbiamo la possibilità di procedere prossimamente ‒ questa è un'altra "minaccia" dal punto di vista istituzionale, che noi dobbiamo far presente al tavolo della trattativa e, comunque, portare avanti come Consiglio regionale ‒ alla fusione del Veneto, Regione a Statuto ordinario, con il Friuli Venezia Giulia, Regione a Statuto speciale. Questo perché quello, cari colleghi, è l'unico modo – su questo concordano anche eminenti costituzionalisti – che noi abbiamo per superare questa indecente sentenza della Corte costituzionale, la sentenza dell'inconsulta, dico io, la sentenza che va contro la Costituzione. Andatevi a leggere gli articoli 116 e 117: parlano per sette od otto volte di materie. Ciononostante, loro, contrastando anche i buoni cultori della lingua, con una formulazione, che adesso non ho sottomano, ma che vi invito a leggere, giocando sulle parole, imbrogliando ancora una volta, dicono che, in realtà, nella parte in cui si parla di materie si intende funzioni. Ma vivaddio, sette od otto volte in quegli articoli si ripete la parola "materie". Non è pensabile che per sette od otto volte nel 2001, quando si è modificato ‒ mi rivolgo a te, Galeano, che sei una persona seria, e diamo merito a Galeano – il Titolo V della Costituzione, si siano scritte a caso queste parole.
Concludo invitandovi nuovamente a leggere il libro di Bertolissi, che, non a caso, ho ritenuto di mettervi a disposizione all'inizio di questa legislatura, perché in quel libro troverete conforto, molto più elegante, molto più argomentato, molto più serio, molto più logico anche negli sviluppi argomentativi, rispetto a quello che vi ho detto.
Presidente Stefani, lei deve portare avanti una trattativa con il Governo con la forza del consenso del 2017, con la convinzione che questo Consiglio regionale le ha rinnovato l'incarico di concludere una trattativa almeno su queste quattro materie, che saranno esplorative anche delle nostre capacità di gestire le materie stesse. Attenzione, ci prendiamo una responsabilità di grande rilevanza, perché non è una cosa secondaria. Per esempio ‒ ne parlavo già con lei in precedenza, in altre circostanze ‒ la questione della previdenza complementare integrativa, che sarà a costo zero per la Regione e a costo zero per lo Stato, che consentirà alle aziende di premiare e di investire sui propri migliori dipendenti, consentirà in modo virtuoso, fra dieci o quindici anni, ai dipendenti delle imprese del Veneto che andranno in pensione di avere 200, 300, 400 o 500 euro in più di pensione. Poi vengano a dirci che li abbiamo sottratti e che questa è la secessione dei ricchi. Voglio vedere se ci sarà ancora qualcuno che dirà queste stupidaggini.
Abbiamo la possibilità di creare meccanismi virtuosi e positivi, che possono essere replicati e utilizzati anche dagli altri, su materie estremamente delicate. Idem per la protezione civile, dove credo il Veneto abbia dato un esempio di grande generosità, di grande organizzazione, di grande competenza. È una materia, anche quella, che ci sta a cuore. Poi, c'è la sanità, perché un "tesoretto" di 400-500 mila euro o addirittura di 400-500 milioni di euro ‒ non ricordo adesso, comunque è una cifra importante ‒ che forse è diversamente spendibile rispetto ai vincoli che c'erano in precedenza grazie a questo accordo previsto nei quattro punti credo sia estremamente importante.
Presidente, vada a trattare con la massima determinazione e faccia il possibile per accorciare i tempi di questo percorso su queste quattro materie, perché i veneti aspettano anche le altre cinque materie non LEP e le altre quattordici che sono in attesa dei LEP, che a mio parere non arriveranno mai. Però, lo ripeto, davanti a questi ostacoli poniamo l'alternativa della fusione Veneto-Friuli Venezia Giulia. Vedrà che avrà qualche attenzione maggiore e avrà qualche possibilità di ottenere risultati più importanti.
Grazie e viva San Marco.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Passo la parola al consigliere Davide Lovat. Prego.
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Signor Presidente, signori colleghi, prendo la parola per la prima volta in questa legislatura e lo faccio in seguito all'intervento di Alessio Morosin, con il quale ho condiviso un lungo percorso politico. Anch'io come lui ‒ per chiarezza, per onestà lo dichiaro immediatamente ‒ sono un indipendentista e lo sono da più di trent'anni. Per la precisione, trent'anni fa, il 15 settembre, io ero qui a Venezia in una famosa manifestazione. La ricordo perché va fatta una riflessione sul dibattito che nella Repubblica italiana ormai da decenni va avanti in maniera inconcludente. In questi anni abbiamo visto il succedersi di una serie di proposte che sono arrivate anche a dama e che, poi, sono state puntualmente sconfessate. Si ha la sensazione che lo Stato svolga il ruolo di Penelope con la tela: di giorno tesse l'abito nuziale richiesto dal popolo in maniera democratica e civile, di notte lo disfa puntualmente, facendo tornare, come al gioco dell'oca, puntualmente alla casella numero uno.
Chi dimentica la devolution approvata in Parlamento con i quattro passaggi necessari, previsti dalla Costituzione, per la riforma e poi bocciata dal referendum popolare. Perché? Perché fu evocato lo spettro della distruzione della Repubblica. Dal Veneto partì il movimento leghista originario, che poi si è esteso ‒ è avvenuto altre volte nella storia, ma adesso non divaghiamo ‒ ad altre Regioni, e dal Veneto provengono, anche di recente, spinte indipendentiste e autonomiste, che vanno capite nella loro genesi profonda. Il Veneto è una terra dinamica, è una terra che vuole competere nel mondo in maniera virtuosa, pacifica, costruttiva. È sbagliato dipingere i veneti come egoisti, che si vogliono chiudere con il ponte levatoio dentro le mura. I veneti, per il tessuto economico, produttivo e sociale che connota la nostra terra, vogliono una riforma delle Istituzioni che sia al passo dei tempi.
Quest'anno ricorre l'ottantesimo anno dell'avvio del processo costituente, che parte il 2 giugno e durerà fino all'inizio del 2028, e quella potrà essere un'occasione per riflettere su quel periodo, ma anche per rendersi conto che, dopo ottant'anni, una Istituzione può anche essere aggiornata e riformata senza che si gridi allo scandalo. Le Istituzioni necessitano di stare al passo con i tempi. Oggi viviamo l'era della globalizzazione, che ‒ lo ricordo a tutti, anche alla gente a casa che ci ascolta ‒ è quel fenomeno che ha messo in condizione di interdipendenza in tempo reale, con i mezzi di comunicazione e i mezzi di spostamento, tutte le persone. Oggi siamo tutti interdipendenti. Quando si parla di indipendenza, si deve parlare di indipendenza nell'interdipendenza. È un processo di dinamizzazione delle Istituzioni quello che viene richiesto di fondo. Noi, allora, dobbiamo pensare a rispondere a questa domanda nel modo adeguato ai tempi in cui viviamo.
Oggi l'impianto costituzionale della Repubblica italiana, adatto alla metà del ventesimo secolo, all'immediato dopoguerra, dopo il disastro della Seconda guerra mondiale, non è sicuramente più adatto ai tempi odierni. Da più ambienti del mondo economico produttivo si lamenta la lentezza nel processo decisionale a livello istituzionale rispetto ai bisogni del mondo economico produttivo, al punto che ci sono derive pericolose di stampo autoritario e tecnocratico che spingono verso una trasformazione delle Istituzioni a livello di grandi consigli di amministrazione che decidono, sostanzialmente, imbeccati dall'altro, attraverso l'attività di lobbismo.
Noi che vogliamo difendere la democrazia dobbiamo, però, pensare anche a riformare le Istituzioni in un senso adeguato alla nuova domanda. È una difesa della democrazia ripensare lo Stato in una dimensione che non è più necessariamente quella vasta di un tempo, perché oggi le distanze sono state abbattute per certi aspetti, ma al tempo stesso la nostra vita quotidiana si svolge nell'ambito dello spostamento fisico, per cui questa dicotomia fra globale e locale richiede un ripensamento della giurisdizione. Ecco perché sono perfettamente d'accordo con lei, Presidente, quando nel suo intervento ha detto: dobbiamo organizzarci anche attraverso l'attività di emendamenti che servono a portare a casa pezzi di autonomia e maggiori risorse. Sono talmente d'accordo e coerente con quel che ha detto lei che aggiungo che la prima mozione di questa legislatura l'abbiamo presentata noi del Gruppo Szumski – Resistere Veneto e va nel senso di estendere a tutte le Città metropolitane quella speciale forma di autonomia pensata a Roma per Roma Capitale, se non sbaglio, in una Commissione che lei presiedeva. No? Allora sbaglio e la ringrazio. Comunque, è stata pensata in quel contesto.
Bisogna pensare, dunque, ad ammodernare le Istituzioni in senso, si diceva prima, federalista. Io addirittura propongo un livello macroregionale e cantonale. Bisogna avere anche la fantasia di poter discutere senza aderire sempre a schemi precostituiti. Bisogna avere il coraggio di innovare. Il Veneto, che è capace di innovare a livello economico e produttivo, deve poter essere capace di proporsi anche a livello costituzionale.
Chi vi sta parlando in questo momento non è arrivato qui all'ultimo momento. Vi ho detto che sono trent'anni di percorso. Parlavo di questi temi con Carles Puigdemont a Lugano cinque anni fa. Puigdemont è il Presidente della Catalogna. Abbiamo avuto un incontro per parlare proprio dello sviluppo che può avere il diritto di autodeterminazione dei popoli nel contesto della globalizzazione. Voi sapete che i catalani sono all'avanguardia da questo punto di vista. Io sono in rete di relazione con catalani e scozzesi.
Ecco che quello che noi vorremmo vedere è rilanciare questa tematica, che è riconosciuta all'articolo 1 della Carta dei diritti dell'ONU. Il diritto di autodeterminazione dei popoli è all'articolo 1 della Carta dei diritti dell'ONU. È riconosciuta e sancita solennemente anche dalla dottrina sociale della Chiesa. Quindi, mettiamo d'accordo sia il mondo laico che il mondo cristiano. È un principio sul quale non ci si può dividere in maniera ideologica, perché si vuol difendere una retorica passata di contrapposizioni sull'identificazione sbagliata tra Patria e Stato. La Patria è una cosa, lo Stato è un'altra. Lo Stato è l'insieme delle Istituzioni che una Repubblica si dà per governare la cosa pubblica, la Patria è tutt'altro. Allora, quando si parla di autodeterminazione, si fa riferimento soprattutto al secondo concetto e si deve trovare la forma organizzativa e giuridica adatta al preciso contesto storico in cui viviamo adesso.
Assume la Presidenza
Il Presidente Luca ZAIA
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Venendo alla richiesta di mandato, Presidente Stefani, il nostro Gruppo è diverso dall'opposizione e dalla maggioranza. Noi ci poniamo in maniera costruttiva, aperta al confronto, fermi nell'opposizione laddove non siamo d'accordo e pienamente disponibili alla costruzione dove ci troviamo a convergere. Nel caso specifico, però, io le devo dire questo: stante l'inefficacia e la sterilità del processo verso la soddisfazione delle richieste del popolo veneto di questi ultimi trenta ma anche quaranta anni, io ricordo che il 22 ottobre 2017, evento prima ricordato dal collega Morosin, in una giornata di pioggia da tregenda, il popolo andò a votare perché chiedeva, semplificando, l'autonomia come Trento e Bolzano. Così fu propagandata sui giornali. Non è assolutamente quello che viene discusso in questo momento. Per cui, in maniera sincera, franca, senza alcun pregiudizio, le dico che mi attiverò al più presto per rilanciare nel dibattito pubblico il tema dell'indipendenza, anche per essere da stimolo, come ha detto poc'anzi il collega Morosin, che l'ha esortata a questo, a concretizzare finalmente qualcosa, perché in trenta, quaranta anni non è stato portato a casa altro che una speciale autonomia per Roma.
PRESIDENTE
Consigliere Montanariello, prego.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Presidente, mi permetta una prima osservazione su come si approccia alla discussione di un tema così importante. Abbiamo parlato di centralità del Consiglio, lo ha ribadito lei oggi, Presidente Stefani, però dobbiamo dire che non siete coerenti neanche a distanza di pochi secondi con quello che dite sulla centralità del Consiglio, perché a due ore dall'inizio della discussione non si sapeva cosa era l'oggetto della discussione, mentre i giornali lo pubblicavano e mentre le pagine Facebook di qualche esponente politico che governa quest'Aula nei suoi lavori aveva già venduto la pelle dell'orso dicendo che questa è una fantastica giornata, perché oggi avremmo portato a casa un grande risultato. Questo prima ancora che il Consiglio iniziasse a discutere e prima ancora, Presidente, che ci fosse una discussione tra noi. Ditemi voi se questo è il metodo che avete per dire che il Consiglio deve essere centrale. Avete citato Madison, ma io non so chi è. Sono un ragazzo di umili origini. Però, ho la certezza che avete fatto tutto tranne che essere coerenti con quello che dite.
Ancora una volta, Presidente, dopo anni che si parla di autonomia, non si capisce perché volete l'autonomia. Io ho passato cinque anni in quest'Aula a chiedere: ci potete dire perché la volete? Adesso, quando chiedete, o chiedevate, o chiederete la scuola, volete l'autonomia per cosa, per dire che siamo fighi e abbiamo la scuola veneta, o perché c'è un disegno di scuola, o perché c'è un'idea di scuola, o perché c'è un'idea sulle materie? Oggi, Presidente, devo dare atto che almeno su quelle quattro materie che ha provato a spiegare un piccolo passo lo abbiamo provato a fare, ma il gap è talmente tanto che penso che non sia bastato.
Presidente, c'è un tema. In questi anni il Consiglio regionale è stato coinvolto zero sull'autonomia. Dobbiamo prendere atto che in questi anni l'autonomia è stato un modello esercitato per bandiere e passerelle politiche, perché il Consiglio regionale sull'autonomia, nonostante si riunisca una volta a settimana, ma anche più, non è mai stato coinvolto. Allora, io mi chiedo: la centralità dell'Assemblea legislativa, quando parlate di autonomia, è una cosa di comodo o è una cosa che siete costretti a fare per far finta di essere democratici? In questo dibattito ‒ permettetemi ‒ avete un pregresso che vi dimostra che non lo siete.
Io, tra l'altro, ho un po' paura della vostra autonomia. Permettetemi di dare quattro esempi di dove abbiamo avuto l'autonomia e abbiamo primeggiato e primeggiamo ancora sui siti dei Ministeri come ultima Regione d'Italia. Autonomia sul trasporto: ce l'abbiamo dal 1998 con la legge regionale n. 25, unica Regione d'Italia che non mette risorse proprie. Abbiamo fatto una società veneta per gestire i treni veneti, perché noi altri vogliamo la società dei treni veneta, l'abbiamo chiusa perché non funziona. Medici di medicina generale: potevamo integrare quando, come e dove volevamo le borse, ultima Regione d'Italia, 0,17 ogni 100.000 abitanti. Abbiamo fatto una società per fare le strade venete, perché le strade venete deve gestirle un'azienda veneta, abbiamo rincorso ANAS per anni per dargliele indietro, alla fine abbiamo scambiato 500 chilometri con altri perché non eravamo capaci di gestirli. Se questi sono gli esempi che noi abbiamo dell'autonomia, dove abbiamo chiuso la società che faceva il trasporto nella parte sud, medici di medicina generale e trasporto pubblico, dove abbiamo l'autonomia ma non mettiamo uno scheo, io sinceramente ho un po' paura della vostra autonomia, perché l'autonomia va esercitata dopo che viene chiesta, e voi non avete un buon curriculum su questo.
Noi siamo nettamente contro l'autonomia Calderoli, che sia chiaro, non contro l'autonomia, contro questa autonomia, che non porta beneficio e che spacca l'Italia. Noi siamo contro questa autonomia, l'autonomia Calderoli, perché non porta beneficio, spacca l'Italia e la mette in competizione, senza capire quali sono i benefìci che abbiamo, prima di incominciare una guerra ideologica con le altre Regioni. E non accettiamo lezioni da voi su chi è più autonomista dell'altro. Presidente Stefani, non accettiamo l'esame del sangue su chi è più autonomista dell'altro. Vorrei ricordare, infatti, che quando noi riformavamo il Titolo V della Costituzione, che quando in quest'Aula i Consiglieri regionali del PD di Belluno facevano le battaglie per chiedere l'autonomia della Provincia di Belluno, voi vi siete limitati poco, più negli anni successivi, a fare una richiesta di un quesito con la legge del 19 giugno 2014, dove al primo punto dicevate: "Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?". Ebbene, nel rispetto della nostra cara amata Costituzione la sentenza che vi ha bocciato quel punto al referendum ‒ leggo l'estratto della sentenza ‒ scrive: "La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'intera legge per la violazione degli articoli 5, 114, 138 e 139 della Costituzione italiana, in quanto il referendum consultivo previsto riguarda scelte fondamentali di livello costituzionale, preclude i referendum regionali, in particolare per il contrasto con i fondamenti e i princìpi di unità e indivisibilità della Repubblica italiana su cui l'articolo quinto è fondata". Quindi, mentre noi facevamo i ragionamenti seri sull'autonomia, abbiamo riscritto il Titolo V, voi facevate referendum sull'indipendenza, sapendo che non ve lo faceva passare nessuno. E mi fermo qua, perché qualcuno ha anche esasperato gli animi, perché qualcuno un po' più esaltato si è fatto anche il carro armato di carta per andare sotto il campanile di San Marco, mentre noi parlavamo di autonomia. Ecco perché noi non accettiamo lezioni di autonomia, distinguendo chi ha fatto i fatti per mettere le basi di un ragionamento serio e chi l'ha strumentalizzata sotto l'aspetto politico.
Provo a chiudere dicendo che l'autonomia non è stato il vostro plebiscito. Collega Morosin, diciamo una volta la verità, pure nella divisione di vedute. L'autonomia non è stato il plebiscito di questa Regione, è stato il grande fallimento di chi ha governato questa Regione. Del resto, se l'autonomia è stato il plebiscito di questa Regione, mi dovete dire perché, nonostante voi abbiate governato, non l'avete mai portata a casa. Avete governato più di una decade e continuate a governare. Governavate prima. Governavate prima. Governavate prima e non l'avete portata a casa. Evidentemente, ogni volta che c'è un calo di consenso, serve la balaustra politica da tirare su. L'autonomia è il vostro grande fallimento, perché nemmeno con il 98% degli elettori che sono venuti sotto la pioggia a votare avete portato un risultato concreto e tangibile. Avete speso gli schei dei veneti per stare allo stesso punto di dieci anni fa. Se questi sono i risultati, vivaddio, si sta a far niente, fermiamo i lavori perché sono un po' impaurito.
Presidente Stefani, mi permetta di dirle una cosa. Non sono d'accordo quando lei parla di previdenza complementare. Noi dobbiamo aumentare, se siamo convinti che le pensioni e la previdenza abbiano un valore, le pensioni ai cittadini italiani. Non dobbiamo andare a dire ai cittadini italiani...
Sì, Presidente. Adesso facciamo l'INPS veneta? Perché, se me lo dice, sono molto attratto dai passaggi quando dice che noi possiamo andare a trattare con gli altri, perché mi immagino domani una delegazione, composta da lei e da chi riterrà opportuno, che va dal Presidente Putin a trattare l'oleodotto, a San Pietroburgo o magari a Campagna Lupia, perché abbiamo la competenza, collega Morosin Perché no? Mi scusi un attimo, Campagna Lupia non è di Venezia?
Chiudo dicendo che anche oggi state strumentalizzando, perché non vi permettiamo di dire che i Comuni del nord della Provincia di Venezia vogliono passare al Friuli Venezia Giulia perché il Friuli è a Statuto speciale, è una Regione autonoma o quello che volete. Dobbiamo dirla tutta, collega Morosin. Il tema è uno: il Friuli ha quelle condizioni di Statuto da quando è nata l'Italia, quei Comuni esistono da quando è nata d'Italia e non si sono mai sognati di voler passare in Friuli. Siccome in questi anni le politiche che avete fatto hanno eradicato i territori di servizi sanitari, di investimenti sulle infrastrutture, di politiche che facessero nascere nuovi investimenti, di tutela del chilometro zero, del commercio, quei territori li avete svuotati e stanno diventando dormitori, come avveniva negli anni Settanta. Gli avete tolto gli ospedali e avete portato tutto quanto all'ospedale centrale. Il famoso Piano sociosanitario che, per tagliare i posti letto, avete fatto, e per fare le strutture intermedie siete ancora sotto e non le avete ancora fatte per più del 40%. È un dato. E di questo dovete assumervi le responsabilità.
PRESIDENTE
Ha ancora quaranta secondi, collega.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Chiudo, Presidente. Grazie.
Quei Comuni sapete perché vogliono andare in Friuli? Perché oggi vedono una disparità tra il Veneto che non ha investito nei territori, e non ha investito nei territori perché abbiamo usato gli schei per fare la Pedemontana e non le strade di quei Comuni, tanto per fare un esempio che vi dà fastidio, e il Friuli, una Regione che anno a fianco, e quindi dicono: mi sposto di là, perché la disparità è enorme. Ma mi dite, prima della vostra mala gestione, quando quei Comuni hanno chiesto di andare in Friuli? Mai.
Assumetevi la responsabilità dei mal di pancia che hanno i Comuni periferici creati dal vostro mal governo, perché è trent'anni che governate, e non strumentalizzateli per l'autonomia, perché credo che non ve lo permetteranno neanche loro quando gli faremo vedere il dibattito di oggi.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Luisetto, prego.
Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Presidente, grazie.
Io intendo concentrarmi su un aspetto di questo tema, che è quello legato alla sanità e a quando si parla di autonomia in materia di sanità. Sono particolarmente preoccupata perché oggi sento parlare di fondi integrativi e del ruolo della sanità veneta quando si parla di autonomia, ma poi attorno a un disegno di legge delega come quello che sta venendo avanti a livello nazionale sento del silenzio, ed è un disegno di legge delega per la riforma del sistema sanitario nazionale che fa della sua caratteristica principale uno scippo di competenze e di autonomia alle Regioni. È l'esatto contrario di quello che ci si proporrebbe. Vìola le competenze e l'autonomia regionale in materia sanitaria e lo fa in una maniera che è inconcepibile dal mio punto di vista. A meno che non ci sia altro, che non sappiamo, e lo faccia nel silenzio generale della Conferenza Stato-Regioni e delle Regioni. Si sta accettando supinamente e in silenzio, con questo disegno di legge, che le nomine relative alle Aziende ospedaliero-universitarie, che la disciplina degli IRCCS, che i nuovi super-ospedali di eccellenza, queste strutture fantasmagoriche, si intromettano in maniera centralistica, scavalcando ogni elementare già presente competenza delle Regioni, prendendo un pezzo del Fondo sanitario nazionale che va alle Regioni e che viene ridestinato direttamente allo Stato, mettendo sotto il governo del Ministero un pezzo di ospedali. Questa roba è il contrario di competenze che già nel territorio abbiamo, che già la sanità veneta dovrebbe avere.
I criteri previsti in questo disegno di legge nazionale aprono al rischio concreto di privatizzazione, favorendo fondazioni, favorendo enti privati, a scapito di una gestione pubblica universalistica. Quindi, da un lato, stando in silenzio davanti a questo disegno di legge ‒ mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il nostro Assessore alla sanità e se ci sarà occasione di confrontarci sul tema ‒ si rinuncia alle competenze, dall'altro lato si dà spazio ‒ lo abbiamo sentito prima ‒ ai fondi integrativi nel plafond generale, fondi integrativi che, per loro stessa natura, sono le mutue di una volta, sono differenziati, sono differenziati tra lavoratori e pensionati, tra categorie, all'interno delle stesse aziende, che legittimamente hanno delle politiche differenziate, ma che non possono essere un pezzo di un concetto di autonomia che tiene insieme, però, la sanità nazionale. Le intese già sottoscritte introducevano una libertà di tariffe sulle prestazioni, il che significa dire competizioni tra le Regioni in materia sanitaria, significa domandarsi, a questo punto, che tipo di sanità e di cure vorremmo per i veneti, che tipo di mobilità ci aspettiamo.
Allora, se difendere, da un lato, le competenze che abbiamo implica, dal mio punto di vista, porsi chiaramente contro questo disegno di legge, prima di domandare altro, forse è il caso che impariamo a difendere quello che abbiamo, dall'altro parlare di frammentazione significa snaturare un concetto di universalità ed equità della sanità.
Dal mio punto di vista, quell'autonomia che in questi anni abbiamo sentito tanto riecheggiare in quest'Aula, con tanto di foto e di celebrazioni, quando sembrava essere ad appannaggio di tutti, è un'autonomia che non può prescindere dal rispetto delle competenze regionali in materia di sanità, e oggi il Governo sta violando queste competenze con questo disegno di legge di riforma. Quindi, credo davvero che, prima di chiedere una delega a trattare su altre cose, dovremmo imparare a rispettare le competenze che abbiamo e a farci rispettare in queste competenze, perché ne va della salute dei veneti.
PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto. Grazie anche per i tempi.
Si alza il consigliere Cunegato prima che gli dia la parola. Abbiamo deciso di dare la parola al consigliere Cunegato che ha pasticciato con il pulsante. Prego, consigliere Cunegato.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Ho una predisposizione al pasticcio. Comunque, la ringrazio per la clemenza. Come è umano lei.
Io partirei dallo slogan, caro al nostro Presidente, dell'ultima festa della Lega a Pontida: "Autonomia subito". Quando l'ho letto mi è venuto in mente il filosofo Bergson, che dice che da una parte c'è il tempo, che è meccanico, matematico, scientifico, uguale per tutti, e dall'altra c'è la durata, che è il tempo interiore, che è una cosa che si dilata. Quando ascolto una lezione che mi annoia un'ora dura quindici ore, quando esco con una bella ragazza un'ora sembrano cinque minuti. Infatti, lo slogan "Autonomia subito" dura dal 1989. È un "subito" lungo trentasette anni. Difatti, la Lega nasce da un notaio di Bergamo nel 1989 e da allora dice: "Autonomia subito". Da trentasette anni promette l'autonomia.
Vorrei ricordare ‒ per questo questa sembra l'ennesima scena surreale ‒ che la Lega inizialmente era un partito autonomista, fino al 1995-1996, poi ha avuto questa svolta indipendentista. La Lega diventa un movimento indipendentista e in quegli anni costruisce, come diceva lo storico Hobsbawm, una identità. Hobsbawm parlava dell'invenzione della tradizione. Spesso le identità e le tradizioni sono posticce, sono costruite ad hoc per creare consenso politico. Alla Lega dobbiamo dare il merito di farlo in una maniera così bizzarra da apparire tragicomica. Vi ricordate in quegli anni i grandi barbari celtici a Pontida? Quelli sono l'esito di una strategia narrativa, perché la Lega mescola elementi celtici. Fu davvero divertente assistere al matrimonio del Ministro Castelli, che si sposò con il rito celtico. Del resto, il grande Bossi, con la canotta, mischiava elementi di "celodurismo" con la sacralità dell'acqua del Po. Quindi, l'elemento celtico si unisce con Alberto da Giussano, che combatte a Legnano il Barbarossa. Questa è la narrazione dei Comuni lombardi e veneti che resistono contro lo straniero, a cui si aggiunge la narrazione di "Roma ladrona", anche se poi i leghisti a Roma si troveranno davvero bene. Il partito, quindi, acquisisce il nome ‒ lo ricordo perché sembrano tempi ormai remoti, anacronistici, antidiluviani – di Lega Nord per l'indipendenza della Padania.
Questo dura finché non arriva un signore che si chiama Salvini, che diventa Segretario nel 2013, che poi sbarca in Sicilia, come capitò molto prima a Garibaldi, e crea Noi con Salvini nel Sud. Dopodiché, muta il partito, che, infatti, tra il 2017 e il 2018 cambia nome: il partito non si chiama più Lega Nord, sparisce il Nord ex abrupto, sparisce l'indipendenza, ma diventa Lega Salvini Premier. Lì c'è una mutazione genetica del partito, che era stato autonomista, che diventa, poi, indipendentista e che, infine, diventa un partito di estrema destra conservatrice, un partito il cui Segretario incontra e si trova bene politicamente con gente come il Presidente Trump, con gente come il Primo Ministro Orban, che si trova bene con estremisti razzisti inglesi e un po' cocainomani, che ha da poco incontrato, quindi che si trova bene con tutta la destra estremista.
Un partito che giunge all'apogeo in questa mutazione nel maggio 2025, perché diventa Vicesegretario – adesso sembra che vi lasci, so che il collega Valdegamberi è in lutto – Vannacci, cioè un signore che dice che le donne devono stare a casa e che gli omosessuali sono contro natura, un signore che dice che bisogna riportare i ragazzini disabili nelle scuole speciali. In altre parole, questo signore ci vuole riportare nel Medioevo, ci vuole riportare prima della legge Falcucci del 1977, che ci rese un Paese pionieristico, ovvero fummo i primi a dire che le persone con disabilità dovevano stare nella scuola di tutti. Ancora, c'è la vicesegretaria Sardone, che è interessata soprattutto all'ostilità nei confronti degli islamici, e c'è il Presidente della Camera Fontana, un signore che è contro l'aborto, contro i diritti civili. Il Presidente Zaia, dunque, prova a costruire questo ossimoro di una Lega moderata, ma io credo che sia o Lega o moderatismo, tertium non datur.
A questo punto che cosa succede? Succede che l'autonomia interessa poco a questo nuovo partito, che ha mutato radicalmente pelle e che ha espulso il nord, eppure oggi ci ritroviamo a votare una delega, una delega al Presidente. Era già accaduto nel 2017. Questo Parlamento regionale nel 2017 aveva votato una delega a tale Zaia per trattare a Roma e questa delega prevedeva ‒ forse ce ne siamo dimenticati, perché oramai nella nostra società ci dimentichiamo di tutto ‒ che Zaia dovesse, per noi veneti, trattare le ventitré materie, perché in Veneto restassero i nove decimi delle tasse. Ecco, io credo che Zaia abbia fallito in questo ruolo di mediatore e che questa trattativa sia fallita.
Si arriva al 2018. Questo eterno ritorno di questa messa in scena. Nel 2018 c'è una preintesa con il Presidente Gentiloni. Ricordo che quella preintesa prevedeva non più le ventitré materie, ma le politiche del lavoro, l'istruzione, la salute, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Poi, finalmente vince le elezioni la Presidente Meloni. Siamo nel 2022. Così la Lega finalmente va al Governo. Ovviamente dico finalmente in maniera ironica, perché la Lega, il cui slogan è "Autonomia subito", è stata in quattro Governi Berlusconi, è stata nel Governo Conte e oggi è quasi al quarto anno del Governo Meloni.
Arriva, quindi, la legge Calderoli, che, come è stato ricordato prima, viene messa in discussione da quella Corte costituzionale, che abbiamo capito essere il nemico del collega Morosin. La Corte costituzionale di fatto dice tante cose, una delle quali è proprio questa: i LEP sono una cosa importantissima, quindi non possono essere stabiliti da un Governo regionale. Visto che il Presidente Zaia ricorda spesso Rousseau e la sovranità popolare, vi chiedo: qual è l'istituzione che ha la sovranità popolare? Il Parlamento. Quindi, per cose così importanti la Corte costituzionale dice: bisogna che non ci siano scorciatoie, perché è proprio quell'Istituzione che rappresenta il popolo, che rappresenta chi va a votare che deve stabilire quali sono i LEP. Ma dice anche un'altra cosa: gli articoli 116, 117 e 118 stabiliscono, a differenza di quanto aveva deciso il Ministro Calderoli, che non si possono trasferire le materie intere ma si possono, invece, trasferire delle competenze delle materie.
Prima il collega Morosin, che è uscito, che cito per la seconda volta, ha citato Bertolissi come autore da leggere, io vorrei ricordare che proprio il professor Bertolissi, che era nella Commissione trattante per il Veneto, proprio a luglio 2025 ha detto apertis verbis: l'autonomia è finita nella palude. Inoltre, ha aggiunto che il Governo della Liga, "Autonomia subito", ha preferito, invece, concentrarsi sul ponte sullo Stretto e su Roma Capitale.
Adesso di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di quattro materie e mi ha impressionato, per ridimensionare la cosa di cui stiamo discutendo, che il Presidente Stefani ha detto che, se andremo a fondo soprattutto con la voce sulla sanità, arriveranno ‒ pensate ‒ 17 milioni. Facendo un calcolo veloce: lo 0,14% del bilancio sulla sanità è meno dello 0,1% del bilancio della nostra Regione. Quindi, la domanda che faccio a chi ci governa oggi è questa: questa destra ‒ parlo anche con il collega Roberto Marcato ‒ che votò la delega a Zaia delle ventitré materie e che chiedeva i nove decimi delle tasse ovviamente credo oggi non voterà questa delega per sole quattro materie e per ottenere delle tasse lo "0,000x" per cento, perché altrimenti sarebbe una destra che nega sé stessa. Ho votato una delega per portare a casa le ventitré materie e i nove decimi delle tasse, adesso voto una delega per portare a casa quattro materie e, di fatto, delle briciole.
Il Presidente Stefani ha detto un'altra cosa, che mi trova addirittura d'accordo. Il Presidente Stefani dice: è giusto che la politica sia vicina ai territori, è giusto che la politica e le decisioni politiche siano vicine alle comunità. A voi apparirà perfino impossibile, ma io e la consigliera Ostanel siamo vicini a un tipo di federalismo che viene chiamato "neomunicipalismo", cioè l'idea che le società democratiche funzionano se c'è democrazia nei Comuni, nelle comunità.
Mi permetto di dire che la Lega è autonomista con il potere degli altri, cioè è autonomista nel caso in cui si tratta di chiedere potere a Roma, e in questo ha sempre fallito finora, mentre è centralista quando si tratta di sottrarre potere ai territori. In questi anni di Governo è successo esattamente questo. I Comuni contano sempre meno, i Sindaci contano sempre meno, le comunità che votano democraticamente contano sempre meno. Facciamo l'esempio della sanità. Come funzionava la sanità una volta? Siamo passati da trentasei ULSS, a ventuno, a nove, ad Azienda Zero. Siamo passati da una sanità dove c'erano veramente i Sindaci che, insieme al terzo settore e ai sindacati, conoscevano i bisogni del territorio e costruivano risposte ai bisogni particolari a una sanità dove la gestione, che ricordiamo è l'80% del bilancio regionale, è in capo alla Regione. Insomma, io sono autonomista, ma creo una sanità sempre più centralista ‒ è questa la questione ‒ una sanità dove i territori, dove i Sindaci, in ULSS così grandi, non contano più assolutamente niente.
Lasciatemi fare una battuta per l'ennesima volta sul collega Morosin quando dice: attenzione, perché il mio nemico è la Corte costituzionale. Abbiamo capito che il nemico della destra italiana sono tutti i contrappesi. È chiaro. Attenzione quando il collega Morosin dice: vox populi, vox Dei. No, semmai è: vox populi, vox hominum. La voce del popolo non è la voce di Dio. La voce del popolo è la voce degli uomini. Ecco perché nel primo articolo della Costituzione italiana è scritto: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Voi siete sempre più ostili, allergici ai limiti e alle forme. Non è che se il popolo è sovrano può fare tutto. Non è che se la Corte dei conti è contro un vostro progetto voi modificate la Corte dei conti. Non è che se il contropotere della magistratura vi dà fastidio lo modificate. Non è che se la Corte costituzionale boccia un progetto perché non è costituzionale voi dite che questo è il vostro nemico. Non funziona così una democrazia liberale.
Concludo sul metodo, annunciando già che noi non voteremo questa cosa. Prima dicevamo che la Corte costituzionale aveva affermato che i LEP devono essere approvati dal Parlamento, in questi giorni si è detto che il Parlamento deve essere sovrano, discutere e lavorare, nel primo Consiglio cinque minuti prima ci avete detto che non potevamo più discutere le mozioni, oggi, invece, ed è per questo che ho votato contro anche la possibilità di discutere e votare questa mozione all'interno della Conferenza dei Capigruppo, ci consegnate una mozione finché noi stavamo arrivando qua e ci chiedete di discutere di un tema di così grande rilevanza senza darci il tempo di leggere, di approfondire e, casomai, di emendare. Questo metodo non va bene. Se vogliamo essere seri nelle discussioni, dobbiamo darci il tempo di studiare e di riflettere. Con i Capigruppo avevamo proposto di discutere questa cosa fra una settimana, perché ci vuole il tempo, se vogliamo essere seri, se vogliamo davvero fare il bene delle nostre comunità, di studiare e approfondire, e la maggioranza ha votato contro.
Mi fermo, per adesso.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Cunegato, se non altro per tutti questi minuti che ha risparmiato.
Passerei la parola al consigliere Galeano, che è stato penalizzato dai pasticci del consigliere Cunegato. Grazie. Prego.
Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie per la parola.
Voglio partire da un elemento per rimettere al centro alcune delle argomentazioni che il nostro Capogruppo prima ha ben sottolineato, perché penso sia necessario contestualizzare al meglio la nostra posizione, in quanto voglio assolutamente evitare equivoci o volontà di strumentalizzare il modo in cui ci comporteremo durante il voto. Parto da una frase, da un pensiero che una militante storica del Partito Democratico a Preganziol, mi ha sempre detto da quando ho cominciato a fare politica: in democrazia il metodo è sostanza, la forma è sostanza.
Voglio poi passare ad alcune considerazioni che ci avevano felicemente stupiti e confortati durante il primo Consiglio e che il Presidente Stefani, che adesso non è qui presente, ma voglio riprenderle comunque, aveva sottolineato durante il suo primo intervento, dicendo: il Consiglio regionale del Veneto deve essere al centro. Lo testimonia il fatto che è presente a tutte le sedute e il fatto che ha detto che il rispetto che avrebbe dato a ciascuno dei Consiglieri è, di fatto, il rispetto che merita ogni comunità che ha votato questi Consiglieri.
Vengo poi a una terza citazione, che ho in mente sin da quando ero piccolo. La prima volta che ho frequentato un'aula di catechismo a Mogliano Veneto, alla parrocchia San Carlo, sono entrato dentro ‒ avevo sette anni ‒ e c'era un'effigie, una targa di legno dentro l'aula che diceva: le parole non sono ancora fatti. Mi ricordo che quella cosa mi è rimasta impressa nella mente.
Guardo poi a come siamo arrivati alla discussione odierna. Abbiamo visto le carte forse qualche ora prima della discussione, è stata inserita la comunicazione senza dare documentazione a supporto, apro il giornale questa mattina e vedo che vengono dipinti alcuni dei contenuti di quello che probabilmente sarà discusso oggi in Consiglio, ci viene girato il video su Instagram del Presidente Zaia che, secondo me non in maniera elegantissima e coerente con la terzietà che aveva voluto comunicare nella prima seduta, aveva già esposto quello che era il risultato della votazione, dicendo "si va avanti con l'autonomia", prima ancora che l'Aula prendesse la parola. Allora, se mettiamo assieme tutti questi elementi, viene il dubbio che, di fronte a un bivio, probabilmente sia stata imboccata la strada per cui voler parlare di autonomia significa dover continuare a mettere il bollino, come ha detto qualcuno dei Consiglieri prima di me, in particolare il consigliere Jonatan Montanariello, rimettere il bollino su alcune questioni, ma forse non per andare o per voler andare fino in fondo ai risultati che la nostra Regione e la nostra comunità meritano.
Se prendo il video di questa mattina del Presidente Zaia, viene ricordato che 2.328.000 veneti sono accorsi alle urne il 22 ottobre 2017. Però, ci troviamo otto anni e mezzo dopo quell'evento in cui noi, nel 2025, quando si vota, abbiamo il 56% di persone che non va a votare, quindi probabilmente tanta di quella gente è rimasta veramente delusa dopo otto anni e mezzo di nulla. Io penso che, se continuiamo su questa strada, quella delusione non possa che moltiplicarsi e daremmo solo un brutto esempio, continuando a far sì che la politica sia autoreferenziale, senza poi portare a casa risultati reali per i territori.
Visto che c'è un contesto mutato, visto che lei, Presidente Stefani, ha detto che vuole essere davvero il Presidente di tutti, io penso che per dimostrare con i fatti che abbiamo, oltre alle parole, buone intenzioni, a queste condizioni mutate proviamo ad affiancare un metodo nuovo per affrontarne le cose. Secondo me ‒ mi distacco qui da quanto diceva prima il consigliere Morosin ‒ una delega forte all'uomo solo al comando è quanto di più sbagliato ci possa essere. Altrimenti, non si giustificherebbe il perché di quel referendum. Se la forza popolare non serviva, se la forza del Consiglio non serviva, si andava avanti da soli già all'epoca. Il referendum non serviva. Invece, si è sempre detto che serviva che milioni di veneti si esprimessero per dare forza a questa istanza.
Se noi davvero vogliamo dare forza a questa istanza, è bene che il Consiglio ce lo portiamo dietro, che rimettiamo sostanzialmente il Consiglio al centro della discussione, partendo dai paletti che la sentenza della Corte costituzionale ha messo, restando nel perimetro della Costituzione, con una delegazione che sia più ampia e che coinvolga in maniera trasversale le forze del Consiglio, per portare davvero dei risultati al territorio, scevri, come sottolineava prima il nostro capogruppo Manildo, da quella narrazione che ha visto il Veneto contro qualcuno nel raggiungere l'autonomia. Penso che un Veneto forte abbia bisogno attorno di realtà forti, non di tante povertà. Questo antagonismo, questa contrapposizione fra comunità diventa un ostacolo importante per il raggiungimento dell'autonomia.
Se ci vedono come egoisti, cosa che è contro la nostra natura, le tante persone impegnate nell'associazionismo e nel volontariato lo dimostrano quotidianamente in questo Veneto, se ci vedono come antagonisti, cosa che è contro la nostra natura, nessuno darà supporto reale a questo percorso.
Ripeto, se la centralità dell'azione che vogliamo oggi proporre in questo Consiglio è il territorio, è il bene della comunità, penso che una delega che sia non in bianco, ma approfondita e studiata come si deve, una delegazione più ampia e davvero rappresentativa di tutto il Consiglio possa essere un momento di forza. Del resto, l'ha detto lei nelle sue ultime parole: la squadra deve essere un elemento di forza. Allora, tanto più sarà forte e rappresentativa questa squadra, tanto più valore avranno le istanze che porteremo.
Se queste saranno le condizioni, noi ci siamo. Per la fuffa, invece, noi non ci siamo, perché riteniamo che questo farà solo male al Veneto. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Galeano.
Adesso darò la parola secondo un ordine, che è quello reale. Consigliera Ostanel, prego. Si prepari il consigliere Baldan.
Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Inizierò questo intervento con una metafora olimpica, visto che a breve inizieranno degli eventi di cui parleremo in altre sedi, che è quella della fiaccola, che ci si passa di momento in momento, per arrivare ad accendere l'inizio di un evento grande, il passaggio della fiaccola tra i due Presidenti, seduti anche in maniera plastica uno dietro l'altro oggi, che si chiedono di passare la fiaccola e portarla al risultato. Ma la vera domanda è: cosa rimane della luce di quella fiaccola? Perché non rimane niente. Io penso che oggi dovremmo dire chiaramente ai veneti, alle persone che stanno fuori di qui, ma in generale all'Italia, e sinceramente a me dispiace che non riusciamo mai arrivare davvero a comunicare la verità a chi sta fuori di qui, che rispetto a quello che la destra chiedeva nel 2017, dando una delega al Presidente Zaia, l'ODG Finozzi, che erano le ventitré materie e i nove decimi della fiscalità, oggi di quella fiaccola non è rimasto praticamente nulla. E il mio intervento potrebbe finire qui se io avessi la capacità, ma non ce l'ho, di pubblicare uno striscione in tutto il Veneto in cui scrivere che la menzogna che è stata promessa, anche supportata da un referendum popolare, oggi si è spenta. Questa è la verità. Semplicemente credo che ognuno di noi in cuor nostro lo sappia che è così. Tant'è che mi chiedo davvero il voto che arriverà alla fine da parte anche della maggioranza che voto sarà, perché io mi farei delle domande. Se fossi stata d'accordo con le ventitré materie ‒ poi dirò perché non lo ero ‒ io oggi farei fatica a votare una delega al Presidente Stefani rispetto a quattro punti, che sono davvero minimi e insignificanti rispetto al progetto che voi avevate in testa. Posso essere d'accordo su alcune delle questioni, la protezione civile ha bisogno di più autonomia, posso essere d'accordo anche tecnicamente su alcune delle cose che stiamo dicendo rispetto a quelle quattro "materiette" non LEP che sono scritte ‒ spero che lo abbiamo letto tutti ‒ in quell'accordo preliminare, quello su cui oggi andiamo a votare, che è questo. Ma non c'è nulla di quello che era il progetto iniziale che le destre, in particolare la Lega, avevano all'interno del progetto dell'autonomia differenziata di questo Paese.
La verità vera è che oggi io mi chiedo e la domanda che vi pongo è cosa stiamo facendo qui dentro. Perché, da un lato, Presidente Zaia, l'avevamo invitata noi ancora a febbraio 2025 in quest'Aula, le opposizioni le avevano chiesto di venire a riferire sulla preintesa. Vi ricordate? Abbiamo fatto una lunga discussione in quest'Aula.
Ho ripreso l'intervento che avevo fatto in quel momento e potrei dire esattamente le stesse cose perché nulla sostanzialmente è cambiato, nulla è diverso. La fiaccola dal 2017, andando avanti a febbraio 2025, era già spenta. Io speravo che nel rispetto anche delle vostre idee non si ritornasse addirittura in quest'Aula a chiedere una nuova delega, un passaggio di consegne di quella fiaccola che ormai è spenta. Che senso ha? Cosa stiamo qui a fare?
Invece, oggi, fra l'altro, proponete una ragione di metodo che io non condivido per niente, l'utilizzo dell'articolo 72 per una discussione così importante, perché davvero, se io fossi in Parlamento, ma non ci sono, questo dibattito lo vorrei fare con coscienza e lo vorrei fare bene e non strumentalizzato dai posizionamenti beceri della politica. Certo, perché quando si interviene sull'architettura dello Stato, tutti noi dovremmo essere conseguenti. Ma non siamo in Parlamento, siamo qui. E qui cosa stiamo dicendo? Diamo una delega.
Io ho rispetto del Presidente e so che farà bene il suo lavoro, ma il contenuto di quella delega io oggi non lo condivido, non solo perché non condividevo l'impianto dell'autonomia differenziata delle ventitré materie, ma perché addirittura mi sento oggi di prendere ancora più in giro le persone che sono fuori di qui. Serve davvero uscire di qui con un ennesimo comunicato stampa, video, social, pubblicato addirittura prima del voto, che dice: siamo conseguenti con il referendum, tutti i veneti hanno votato a favore e oggi noi lo riportiamo ancora a Roma? Ancora? Ma è l'unica cosa che rimane qui dentro? È un feticcio ormai questa autonomia. Io davvero mi chiedo se e come le persone che stanno qui in Aula, che ci credono, possano votare un ordine del giorno di questo tipo: dare una delega su quattro paginette che dentro dell'impianto originario non hanno nulla.
Procediamo concretamente, perché alcune cose di queste paginette, prima anche nell'intervento del Presidente Stefani, sono state citate anche più nello specifico.
Parto dal tema dei fondi. Sono già stati citati nell'intervento precedente: 17 milioni che dovrebbero poter rientrare nelle economie della nostra Regione per la sanità. Scusate, 17 milioni rispetto, e qui sì lo ripongo tanto durante il bilancio avremo modo di parlarne, con una minima addizionale IRPEF, con un reddito solamente alto di questa Regione, che avevamo calcolato fosse il 10% della popolazione veneta, ne raccogliamo 125 di milioni.
Se noi dobbiamo davvero immaginare di ragionare su essere d'accordo su queste quattro paginette, perché ci danno un'opportunità, l'opportunità da cogliere non è assolutamente questa.
Poi parliamo di autonomia, perché mi mancano pochi minuti. Io sono sempre stata contraria all'autonomia differenziata delle ventitré materie che portano questa Regione, come altre, ad avere dei sistemi differenziati che possono effettivamente creare delle diseguaglianze. Senza un ragionamento a monte su questa cosa, penso sia rischioso, e l'ho sempre detto.
Cosa, invece, avremmo potuto fare? Nei tre minuti che mi mancano lo dico, perché lo ha detto bene il Capogruppo Cunegato, noi abbiamo la possibilità in questa Regione di lavorare sulle autonomie territoriali. Io credo davvero in un modello decentrato. Se dovessi pensare ad una riforma dello Stato, mi ci metterei davvero in maniera chiara a pensare come il potere non si accentra nelle Regioni, ma va verso i territori. Invece, quello che è accaduto, purtroppo, dal 2001, con la riforma del Titolo V, dove poi la Lega si è infilata, secondo me sbagliando, è stato questo: accentrare il potere nelle Regioni e lasciare i territori senza davvero avere quel potere.
Noi potremmo già fare delle cose e avremmo potuto farle in questi otto anni che sono passati da quando abbiamo promesso un'autonomia che si è spenta, che non esiste più e dovete dirlo, perché bisogna essere veri e sinceri quando si fa politica, dovete dirlo ai vostri elettori che la fiaccola si è spenta.
Cosa avremmo potuto fare? Avremmo potuto dare le autonomie territoriali esplicite alla Provincia di Belluno in base all'articolo 15 dello Statuto regionale del Veneto; avremmo potuto favorire davvero l'unione e la fusione, i consorzi dei comuni, non come abbiamo fatto in maniera sempre piccola e non guidata appunto dalla Regione che delega potere; avremmo potuto spingere e delegare funzioni amministrative, anche capitoli di bilancio, dalla Regione, alle Province, ai Comuni in base all'articolo 11 del nostro Statuto; avremmo potuto fare un bilancio regionale partecipato su alcune materie. Noi non lo abbiamo fatto e non lo abbiamo voluto fare perché, forse, e qui chiudo, non abbiamo sicuramente la stessa idea di autonomia.
L'autonomia per noi è dare potere ai Comuni, dare potere esattamente a quanto diceva il Presidente Stefani, ai luoghi più vicini della politica, dove stanno le persone e dove ci vivono, e non invece immaginare che l'autonomia sia un feticcio che si sventola quando bisogna andare a raccontare alle persone che il voto che si dà è un voto identitario la Lega autonomista finge di ottenerla e continua a fingere di ottenere l'autonomia, che non c'è più. La fiaccola si è spenta, e ve lo ripeto ancora una volta.
Quello che, invece, noi possiamo fare oggi è dire la verità. Dire la verità rispetto al fatto che non voteremo né la mozione che è stata presentata dalla maggioranza, perché il contenuto, l'ho appena detto, mira a dire "do una delega su un documento che non esiste" e, sinceramente, credo che fosse nelle competenze del Presidente farlo comunque e se, invece, il contenuto della mozione presentata dalla minoranza è dare centralità al Consiglio della discussione io sono assolutamente d'accordo, non si fa con l'articolo 72, come abbiamo fatto oggi, ricevendo le mozioni due minuti prima. Questo non è il metodo di lavorare sull'autonomia. Se poi, invece, si dice che la richiesta anche nell'altra mozione è quella di, comunque, dare mandato per un'autonomia differenziata, come ho già spiegato, noi non siamo d'accordo.
L'obiettivo di non votare né una mozione né l'altra sta nella natura delle cose: nel metodo è sbagliato approcciare un tema così difficile, nei contenuti non siamo a favore di una autonomia differenziata di cui nulla rimane e, anche se fosse rimasta, noi non saremmo stati d'accordo.
PRESIDENTE
Grazie, consigliera Ostanel.
Consigliere Baldan, prego.
Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Inizio dicendo, perché è giusto e doveroso dirlo, sottolinearlo, che il Governo attualmente in carica è il primo nella storia della Repubblica italiana ad aver messo nero su bianco l'autonomia per la Regione del Veneto.
Mi permetto, in questa fase iniziale del mio intervento, soprattutto di sottolineare che questo rappresenta un esempio concreto di come si dà ascolto alla voce dei veneti e di come questa sia stata una priorità dell'azione di Governo, che ha dato seguito al risultato ottenuto dal referendum costitutivo del 22 ottobre 2017, che ha visto 2.273.985 veneti, non qualche milione o qualche migliaia, come mi sembra di aver capito in modo sminuente da parte di qualche intervento di qualche collega che mi ha preceduto, credere in questo percorso; un percorso che poi è stato condiviso negli anni da tutto il centrodestra fin dall'inizio. Fratelli d'Italia ha sempre e convintamente sostenuto questo percorso in modo concreto. L'autonomia darà il giusto merito alle Regioni virtuose, come la Regione del Veneto, sotto l'aspetto economico, sotto l'aspetto sociale, tutelando i veneti, valorizzando la nostra Regione, che ha una propria identità e ha una propria storia, che ben combacia e si inserisce nella storia dell'Italia, con la storia della nostra Nazione.
Bene ha fatto il Presidente Stefani, e qui lo ringrazio per averlo ricordato e sottolineato, a ribadire l'importanza della filiera amministrativa e politica, che è stata e continua ad essere determinante. Non c'è nessuna strategia politica per cercare il consenso dei veneti, anche perché questo rischia di diventare un concetto che diventa un disco rotto, che viene elevato sugli scudi da parte del centrosinistra ogniqualvolta si parla di autonomia, che poi certifica il fatto che c'è una parte politica che non ha una visione vera rispetto all'autonomia, non ha un progetto vero rispetto all'autonomia. Si dice spesso che l'autonomia deve essere un tema trasversale, ma nei fatti non è così. C'è chi la difende, c'è chi difende questo percorso, c'è chi migliora questo percorso e c'è chi, invece, preferisce criticare a prescindere l'autonomia della Regione del Veneto.
Più autonomia significa più coesione, più sussidiarietà in questi mesi e anni e ancora oggi, e meno di domani, perché domani sarà ancora di più, per costruire un Veneto più forte, basato sui più alti livelli quantitativi e quantitativi, proprio come è stato sottolineato in più di qualche occasione dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non solo permetterà tutto ciò, ma anche all'interno dei confini regionali ci sarà più attenzione per le specificità di ogni singola realtà della nostra Regione, garantendo servizi migliori, specifici, pensati con i territori e per i territori.
Mi dispiace tirare in ballo il consigliere Morosin, ma devo ricordare che, nonostante io ho una grandissima stima per tutte quelle persone che conducono battaglie da anni, che credono in qualcosa, che credono nelle proprie idee, io ho un'assoluta stima di questo, perché anche noi di Fratelli d'Italia ne siamo l'esempio, siamo partiti da lontano, oggi siamo qui, però è difficile accettare e sentir parlare di Stato sleale in questa sede ed è difficile sentire parlare anche di disobbedienza fiscale. Se lo Stato fosse stato sleale, non avrebbe mai iniziato a dialogare e ad ascoltare la voce dei veneti che si erano convintamente espressi in sede di referendum.
Vorrei ricordare anche al consigliere Cunegato, che purtroppo ora non è presente, che delegare qualcuno non significa chiedergli in gergo di fare il porta carte, ma significa, invece, rafforzare un dialogo che esiste da anni, che negli ultimi anni ha indubbiamente preso un'accelerazione, ed è questa la strada che noi dobbiamo continuare a seguire.
È un dialogo che, indubbiamente, come più volte è stato sottolineato anche da qualche collega di maggioranza, porterà a una svolta epocale per tutti i veneti, per la nostra Regione, compresi anche i colleghi che in quest'Aula, in questo momento, stanno un po' attaccando questa posizione, la posizione del Presidente Stefani, la posizione del centrodestra in quest'Aula.
È sempre giusto ricordare che tutte le svolte epocali avvengono con il tempo, avvengono con il lavoro e avvengono continuando ad ascoltare quello che arriva dal territorio. Credo che tutti in quest'Aula siamo stati amministratori di diverso livello e noi sappiamo quanto sia importante ascoltare dal basso per portare in alto le istanze di chi noi rappresentiamo.
Mi permetto di dire un'altra cosa. Qualche collega di opposizione ha sottolineato il fatto che sembra che quasi oggi si riprenda un percorso, quello per l'autonomia, che in realtà non è mai stato interrotto. Semplicemente si va a rafforzare una posizione già esistente per essere ancora più efficaci. Dico questo perché anche questo è stato uno dei motivi per cui i veneti continuano a riporre la loro fiducia del centrodestra di questa Regione.
Cercate di comprendere perché i veneti continuano a dare fiducia ai partiti che rappresentano il centrodestra, piuttosto che criticare i veneti che, invece, hanno deciso di continuare, dal referendum in poi, a credere in questa svolta che arriverà.
L'autonomia è una riforma di tutti e non andrà sostenuta, va sostenuta oggi, perché l'autonomia ricade su tutto l'apparato regionale. Darà una certa autonomia dal punto di vista fiscale e permetterà alla Regione di essere più vicina a tutti i territori.
Non esiste un Governo esclusivo per Roma o di Roma, ma oggi c'è un Governo eletto dai cittadini, che tutela anche gli interessi dei veneti, esattamente come c'è una maggioranza, un Presidente eletto in quest'Aula che continuerà a tutelare gli interessi di tutti i cittadini del Veneto.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Valdegamberi, prego.
Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta)
Insieme al Presidente del Consiglio, Zaia, sono forse il più longevo in quest'Aula, nel senso che ho visto le vicende storiche relative a tutto il processo per la richiesta dell'autonomia che era partito già, vedevo prima dei documenti, il 2 aprile 2013. Ci sono anche documenti precedenti che facevano questa istanza. Il 2 aprile 2013 fu presentato un progetto di legge fortemente provocatorio, quello per l'indipendenza. Si chiedeva, di fronte a una richiesta endemica da parte del Veneto, ancora dai tempi di Bisaglia della Democrazia Cristiana... Bisaglia voleva una Democrazia Cristiana territoriale, un partito territoriale, percepiva il bisogno di maggiore autonomia e autogoverno di questo territorio, e l'ha più volte manifestato, anche se poi è stato un leghista ante litteram democristiano, che ha un po' anticipato quello spirito che negli stessi anni poi stava nascendo nel mondo, i primi rappresentanti della Lega, i primi movimenti, che volevano rivendicare non solo un'identità territoriale, ma anche un'equità nella ripartizione delle risorse.
Il Veneto soffre di una endemica disuguaglianza nella ripartizione delle risorse da parte dello Stato, ovvero paga più di ogni altra Regione ‒ pro capite un veneto paga più di ogni altro ‒ e riceve meno della media nazionale in termini di servizi e risorse sul territorio. Questa disuguaglianza, questa ingiustizia è stata sempre più percepita nel tempo, tant'è che nel 2019 si è fatto anche un calcolo di questo cosiddetto "residuo fiscale", di cui si parlava, che era di 2.680 euro per abitante: sono i soldi che noi paghiamo in più rispetto a quello che riceviamo come ritorno dallo Stato nelle sue articolazioni centrali e territoriali.
Visto e considerato che questo gap non è mai stato colmato, c'è stata una reazione da parte della popolazione, del popolo veneto. Ricordo quegli anni molto dibattuti con l'indipendenza veneta, i movimenti, i dibattiti, veramente un periodo di fermento, dove il Veneto finalmente si svegliava e voleva rivendicare di essere indipendente o quantomeno di avere un rapporto di equità nei confronti dello Stato.
Ricordo che quando il progetto di legge finì in Aula ‒ non è stato semplice, è stato un percorso molto complesso ‒ ne fu presentato un altro, quello per l'autonomia, quasi per mitigare. Di fronte a un atto considerato quasi sovversivo, quello dell'indipendenza, c'era il timore che venissimo anche commissariati. Qualcuno ha detto: percorriamo anche la strada B, quella dell'autonomia. Una volta che un Consiglio, un organo legislativo sovrano dichiara di manifestare la propria volontà per consultare il popolo per l'indipendenza diventa un atto quasi costitutivo della manifestazione di volontà, che può comportare da parte dello Stato una reazione come fosse un atto sovversivo.
Non rientro nei dibattiti di allora, ma vengo ai tempi attuali. Allora si chiedeva una equa ridistribuzione, o meglio delle risorse cui il Veneto contribuisce nei confronti dello Stato centrale, a Roma, un ritorno sul territorio. Quantomeno, dice, paghiamo di più, siamo in un contesto nazionale, siamo solidali con chi paga di meno, però, almeno nel ricevere, riceviamo al pari degli altri. Mi pare di capire ‒ e veniamo ai tempi attuali ‒ che già questo sia stato messo da parte, è un qualcosa a cui abbiamo rinunciato. O meglio, non chiediamo più risorse. Uno dei provvedimenti ultimi sembra dire "è già tanto". Qualcuno da Roma diceva: no, se fate economie, vi diamo competenze, quelle economie dobbiamo ripartirle tra tutti. Quindi, fessi due volte: dobbiamo impegnarci a fare economie e dobbiamo ripartire i benefici.
Il fatto di prendere più risorse ‒ mi pare assodato ‒ non lo vedo in nessuna disposizione, in nessuna previsione di progetto. Almeno per quelle materie che ci vengono affidate, le economie che facciamo nella nostra Regione rimangano nella nostra Regione. Questo è il mandato che diamo al Presidente. Voglio che questa rimanga una pietra miliare: ciò che riusciamo a gestire meglio, perché siamo convinti di gestire meglio dello Stato una serie di competenze a livello territoriale, le economie che derivano da questa nostra gestione rimangano a beneficio della nostra Regione, dove noi potremo dare maggiori servizi o usarle a beneficio dei nostri cittadini.
Questo è un punto che voglio dare come messaggio al Presidente Stefani, è il mandato che diamo. Mi pare di capire che questo mandato riguardi quelle materie dove non è ancora necessaria la definizione dei LEP, dei Livelli essenziali di prestazione, perché è un tema a livello parlamentare in discussione, non c'è ancora il decreto. Intanto ci sono materie che non necessitano della definizione di LEP. Andiamo avanti su quelle. Mi auguro che definiremo anche le altre materie, quelle più importanti, che necessitano prima di una definizione dei Livelli essenziali di prestazione e degli standard a cui riferirci come parametro per la distribuzione delle risorse.
Il primo impegno che chiedo è quello di inserire una clausola, se non è già prevista, che ogni economia che noi facciamo ritorni al territorio.
Noi parliamo, ovviamente, di gestione delle competenze. Ahimè, da qualche anno a questa parte, l'ambito di manovra sull'oggetto delle competenze, per le Regioni, come per lo Stato italiano, è sempre più ristretto. Ormai le nostre competenze, che abbiamo per Costituzione, come l'agricoltura, il turismo, eccetera, sono sempre più vincolate non tanto a norme nazionali, ma a norme europee. Penso al mondo dell'agricoltura: viene il pacchetto qui e noi siamo dei meri esecutori. Già eseguire e spendere bene è una funzione importante. Però abbiamo poco margine di intervento già ora. Per esempio, quando abbiamo deciso di dare al Mercosur, di importare le risorse, di aprire i mercati dell'America del Sud, è chiaro che questi mercati del mondo agricolo diventeranno conflittuali con le nostre produzioni. Va posto il tema: regole uguali, mercati uguali. Non possiamo mettere regole iper-rigide per i nostri produttori e lasciare la manica larga a chi esporta in Italia con regole diverse dalle nostre. Questo è il tema vero. Rischiamo, altrimenti, di fare un'azione... Ma questi sono altri argomenti che esulano dalla questione di oggi.
Io vorrei sottolineare, prima di concludere, un altro aspetto. Noi siamo qui e cerchiamo – sentivo prima – di fare economia di qualche milione. Vedo che l'Assessore alla sanità non c'è più, ma volevo lasciare un messaggio direttamente all'Assessorato alla sanità. Noi abbiamo oggi un tema, quello della sanità, uno dei temi principali, quantomeno per quanto occupa in termini di risorse il nostro bilancio. Il tema della medicina difensiva è un tema di cui abbiamo parlato poco, e ne approfitto, che potrebbe portare notevole risparmio di risorse.
Mi spiego meglio. Nella finanziaria di quest'anno, 2026, è costata nel budget dello Stato... Mi pare che la finanziaria cubi circa 19-20 miliardi di euro. Pensate che noi all'anno spendiamo tra i 10 e i 13 miliardi, a livello nazionale, di soldi per la medicina preventiva, ovvero difensiva, ovvero facciamo una serie di richieste. Non è possibile che ci sono studi legali ovunque, società che ti telefonano («Hai avuto un problema con l'USL? Ti faccio io la causa, poi dividiamo a metà»). Oggi le cause sulla sanità non hanno eguali in nessun'altra parte d'Europa e del mondo come in Italia. C'è qualcuno che va a speculare. Questo cosa comporta? Che se noi non difendiamo i nostri medici...
PRESIDENTE
I tempi, Consigliere.
Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta)
Finisco.
Non solo il dolo e la colpa grave, ma lo difendiamo nella sua azione, uno farà richiesta di prestazioni e di analisi dieci volte superiori per pararsi le spalle, e questo creerà liste d'attesa e porterà non solo svantaggi per lo stesso paziente, ma costi aggiuntivi. Il Veneto da solo fa una stima, parla di 1 miliardo di risparmio solo legiferando in questo ambito, proteggendo un po' di più l'attività dei nostri medici, che credo lavorino con scienza e coscienza. Il rischio c'è, ovviamente, ma non dobbiamo far sì che ogni volta uno debba lavorare con la paura, perché chiederà esami tre volte tanto quelli necessari.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Del Bianco, prego.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Voglio partire, in questo intervento, ringraziando per il suo intervento il consigliere Lovat. È un intervento che in gran parte non condivido, ma è forse l'unico intervento dai banchi della maggioranza a cui va riconosciuta una certa coerenza nell'esposizione della tesi. Questo perché tutto il resto, compreso l'intervento del consigliere Morosin, si basa sostanzialmente sulla presunzione di avere non tanto una vera autonomia per i territori, ma una nuova forma di centralismo, un centralismo, in questo caso, veneziano.
Lo si è colto molto bene quando alcuni Consiglieri, anche della Lega, hanno deprecato l'operazione fatta da tanti Comuni, che democraticamente hanno svolto dei referendum per chiedere il passaggio da una Regione all'altra. Se da un lato chi sostiene forme di autonomia da Roma sostiene giustamente queste forme in virtù di una sorta di autodeterminazione dei popoli, non vedo perché, in maniera del tutto coerente, non si sostengano anche quei Comuni che hanno chiesto di passare da una Regione a un'altra.
Forse è bene anche ricordare, in partenza di questo intervento, quali sono questi Comuni. O meglio, io ricorderò quelli bellunesi, perché non li ha ricordati nessuno qui. Infatti, nessuno ha detto che ci sono Comuni che non solo vogliono passare con il Friuli, ma vogliono soprattutto passare con il Trentino e con Bolzano. Tra questi Comuni ci sono Lamon, Sovramonte, Taibon Agordino, Livinallongo Col di Lana, Voltago, Colle Santa Lucia e ‒ udite, udite ‒ Cortina d'Ampezzo. Questo forse va ricordato quando parliamo di autonomie e di espressioni di volontà territoriali, perché tutti questi Comuni, in maniera democratica, hanno fatto dei referendum; in tutti questi Comuni è stato raggiunto un quorum; in tutti questi Comuni si è chiesta una determinata cosa, che non è solo una provocazione, evidentemente.
Chi sostiene i passaggi o chi sostiene posizioni addirittura di totale autonomia, intesa come indipendenza dallo Stato centrale, credo debba rispettare anche queste altre posizioni, almeno rispettarle.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Andrea MICALIZZI
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Detto questo, credo che la questione vada affrontata in termini seri. L'autonomia è una questione seria. Io ho voluto ascoltare davvero il dibattito per capire se questa nuova svolta, se questa nuova legislatura avesse potuto segnare una discontinuità in termini di serietà di approccio rispetto alla questione dell'autonomia. Ero molto curioso e sarei stato anche disponibile a dare davvero un mandato al Presidente Stefani, se il Presidente Stefani avesse dato veri motivi, reali, di discontinuità su questa questione. Mi sarei aspettato, qualcuno lo ha già citato, in primis un "mea culpa".
Capisco che ci sia gente più interessata a passare le caramelle, però voglio leggere un passo dello Statuto della Regione del Veneto, articolo 15: "La Regione Veneto conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano, nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria".
Cosa ha fatto la precedente Amministrazione regionale? Le due precedenti legislature che cosa hanno fatto per attuare questa parte dello Statuto? Che cosa ha fatto il Presidente Zaia per attuare la legge n. 25 del 2014 che prevedeva forme di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria per un territorio della Regione del Veneto, nella fattispecie la Provincia di Belluno? E dico di più: perché il 22 ottobre 2017 non si votò soltanto il referendum sull'autonomia del Veneto, ma in Provincia di Belluno si votò uno specifico quesito esattamente sull'autonomia della Provincia di Belluno e anche quel quesito passò il quorum e i sì vinsero con il 98%. Che cosa ha fatto la Regione del Veneto per prendere in considerazione questa voce del popolo? Esiste forse un popolo di serie A e uno di serie B? Esistono veneti di serie A e veneti di serie B? Perché se si domanda autonomia, indipendentemente dal fatto che la si domanda su materie residuali, ed è quello che è stato detto bene dai miei colleghi, bisogna avere la credibilità per portare avanti il percorso e una Regione e un Presidente di Regione che dice, giustamente, che più si avvicina il decisore politico ai territori più le decisioni sono efficaci e che è inutile ribadire cose qui e poi fare diversamente a Roma, allora però dovrebbe agire di conseguenza. Io mi sarei aspettato nel discorso di Stefani di questo pomeriggio una presa di posizione chiara anche su quello che è il ruolo della Regione Veneto nell'autonomia rispetto ad altri territori che fanno parte della stessa Regione.
Non si può pretendere autonomia e fare finta che chi dovrebbe averla già in virtù dello Statuto di una legge regionale, di fatto, possa tranquillamente continuare a non essere considerato tale.
Io credo che la questione di fondo su tutta la questione autonomia sia, appunto, la credibilità e la credibilità non è essere autonomisti a Roma e centralisti a Venezia. La credibilità sull'autonomia è praticarla davvero. Purtroppo in quest'Aula abbiamo assistito questo pomeriggio a un altro teatro della commedia comunicativa della autonomia recitata, non dell'autonomia davvero praticata.
PRESIDENTE
Collega Calligaro, prego.
Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Sarò brevissima perché Alessandro Del Bianco, che è un Consigliere come me di Belluno, ha già citato la specificità della Provincia di Belluno, quindi il fatto che sia un territorio interamente montano, con delle minoranze linguistiche, i cimbri e i ladini.
Quello che dice lo Statuto del Veneto e quello che doveva portare avanti la legge n. 25, noi lo vorremmo appunto anche per la Provincia di Belluno, perché, come ha detto prima il Presidente Stefani, il principio di sussidiarietà è fondamentale, perché comunque avremmo un abito cucito su misura rispetto al territorio. Seppur a fatica, la Provincia di Belluno ha un'autonomia funzionale, magari con deleghe particolari. Penso che alla fine della scorsa Consiliatura abbiamo previsto delle convenzioni fatte dalla Provincia di Belluno in materia di caccia e pesca con una autoregolamentazione in questi settori e, quindi, un'autonomia differenziata ci può essere anche all'interno della Regione del Veneto.
Proprio in due minuti volevo semplicemente far presente questo: la necessità di territorio, che è quello della Provincia di Belluno, con una determinata specificità deve essere portata avanti. Al Presidente Stefani quindi chiedo che, oltre a portare avanti le materie per quanto riguarda l'autonomia differenziata per la Regione Veneto, si ricordi però della necessità di dare delle forme di autonomia per la Provincia di Belluno.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Rigo, prego.
Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Buongiorno a lei, buongiorno colleghi.
Innanzitutto ringrazio il Presidente Alberto Stefani per essere venuto qui oggi a relazionarci sull'autonomia e credo che faccia parte di quel percorso di chiarezza e di trasparenza che fin dall'inizio ha voluto intraprendere, che questa Amministrazione regionale vuole intraprendere.
Oggi parliamo di autonomia. Io credo che sia doveroso ricordare che, se l'autonomia è finalmente al centro della politica nazionale, il merito va alla Lega. È il frutto di una battaglia politica lunga, spesso controcorrente, però la rivendichiamo. Io ho sentito il collega Cunegato ripercorrere in maniera mistificatoria la storia della Lega. Cunegato adesso non è in Aula. Io sono orgoglioso della storia della Lega, ero sul Po nella grande manifestazione che ha visto coinvolti milioni di persone nel 1996, avevo 15 anni e sono fermamente orgoglioso di far parte di un partito che ha provato e sta provando a riformare questo Paese. Cunegato veda lui se essere orgoglioso di far parte di un partito che ha portato in Parlamento gente come Soumahoro e come la Salis. Eccolo qua, è arrivato. Grazie a quelle spinte autonomiste indipendentiste della Lega, nel 2001, si arrivò alla modifica dell'articolo quinto della Costituzione, riconoscendo maggiori forme di autonomia. Un riconoscimento che non nacque da una visione riformatrice della sinistra, ma dalla pressione politica di chi, come la Lega, rappresentava e rappresenta le istanze dei territori.
È vero, come ha detto Montanariello, magari l'indipendentismo ha prodotto anche qualche carro armato di cartone, però, che sia ben chiaro, Montanariello, probabilmente l'indipendentismo ha prodotto qualche carro armato di cartone, di sicuro non ha mai prodotto delinquenti e terroristi che vanno a prendere a martellate i poliziotti. Questo che sia chiaro. È sempre stato un movimento pacifico e popolare. Questo che sia chiaro!
L'autonomia non è uno slogan, non è una battaglia ideologica, è una grande riforma dello Stato.
Una riforma che serve a migliorare e ad efficientare l'organizzazione pubblica, superando centralismi lenti e spesso inefficaci. Una riforma che avvicina le decisioni ai territori. Autonomia significa responsabilità, significa dare ai cittadini la possibilità di valutare direttamente il lavoro di chi li governa. È un principio di trasparenza, di buon governo, che rafforza la democrazia e che non la indebolisce e che non spacca l'Italia, come qualcuno ha detto.
Come ha giustamente ricordato il Presidente Stefani, l'autonomia risponde a un'esigenza fondamentale di prossimità. Le decisioni devono essere prese il più vicino possibile ai cittadini, perché nessun Ministero romano potrà mai conoscere i territori meglio di chi li vive e di chi li amministra ogni giorno.
Io concludo ringraziando di nuovo il Presidente Stefani, che oggi è venuto qui con un messaggio chiaro. È venuto a tendere la mano. È venuto a dire: creiamo una filiera istituzionale veneta per cercare di portare l'autonomia sui nostri territori.
Io spero che questa mano sia colta. Se sarà colta, bene, altrimenti andremo avanti nel percorso, convinti che è quello di cui necessitano i nostri territori.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Sambo, prego.
Monica SAMBO (Partito Democratico)
Prima si parlava di una fiaccola che si spegne. In realtà, a me sembra più uno spettacolo di fuochi d'artificio: tanto rumore, tante luci, molti slogan, ma alla fine resta una domanda semplice e molto concreta. Che cosa rimane davvero della vostra autonomia leghista che tanto è stata decantata poco fa? Che cosa avete portato a casa, non per il partito, non per la vostra pura propaganda, ma per la vita quotidiana dei veneti?
Perché i cittadini si ricordano bene una cosa: milioni di euro spesi in propaganda, in referendum e poi nessun miglioramento tangibile nei servizi, nessuna svolta sulla qualità della vita, nessuna risposta alle fragilità che crescono in questo Veneto. Avete trasformato l'autonomia in una parola magica da ripete quando serve, l'hanno detto anche altri colleghi, ma non in uno strumento vero per risolvere i problemi. E sapete cosa è ancora più grave? Che continuate ad accusare la magistratura di fermare le vostre mire autonomiste. Ma scusate, davvero volete farci credere che il problema sia la magistratura, quando dove già governate, con i poteri che già avete, sono stati fatti vari esempi, non date nemmeno le risposte che servono? La verità è molto semplice. L'autonomia la invocate quando vi serve un nemico esterno, ma quando si tratta invece di governare, quando si tratta di scegliere, quando si tratta di assumere le responsabilità, di assumersi le responsabilità, lì sparite.
Prendiamo un esempio chiarissimo: Venezia. Il tema delle affittanze turistiche è sotto gli occhi di tutti, la desertificazione residenziale, l'espulsione dei giovani, la crisi abitativa, il lavoro sempre più precario e povero. Eppure qui gli strumenti ci sarebbero, in Veneto e a Venezia. La normativa permette già margini di intervento. Le Amministrazioni locali e regionali possono agire con regolamenti, controlli, politiche abitative, come è stato fatto in altri territori e voi che governate qui in Regione e, per fortuna, governerete ancora per poco a Venezia, non avete fatto assolutamente nulla.
Allora di cosa parliamo? Di autonomia o di incapacità politica? Perché se non usate i poteri che avete già, perché dovremmo fidarci allora di poteri ulteriori?
E veniamo alla sanità. Qui l'autonomia decisionale della Regione Veneto è già enorme: programmazione, organizzazione, scelte di spesa personale, rete territoriale, che forse ci vogliono invece a livello nazionale scippare, come ricordava prima la collega. E qual è il risultato dopo anni? Avete scelto sistematicamente la strada più facile e più sbagliata: aumentare le prestazioni nel privato invece che rafforzare il pubblico. E oggi, per dimostrare che qualcosa avete fatto, vi aggrappate, come ha fatto il Presidente, alla delega della Protezione civile, come se fosse la prova che l'autonomia invece produce risultati. Ma diciamolo con chiarezza: questo non avrà alcuna ricaduta reale nella vita delle persone, perché il nodo non è aggiungere semplicemente una, due, tre competenze – prima si diceva un fogliettino – che servono solo a fare un comunicato stampa o un post su Instagram, come il Presidente Zaia, ma il nodo vero è che manca una strategia, manca la capacità di investire nei servizi, manca una visione di equità. Ormai è chiaro a tutti che la vostra secessione non si può fare, non solo perché è sbagliata, ma perché non sta in piedi politicamente, e lo sapete benissimo, persino nella vostra destra, dentro la vostra maggioranza ci sono pezzi che non vogliono l'autonomia, così come la volete voi.
Quando non si riesce a concludere nulla e non state concludendo nulla, dopo decenni di propaganda, cosa si fa? Si alza il volume, fuochi d'artificio, si torna al palco, si mette al centro la finta trattativa, una trattativa infinita che non finisce mai per dover giustificare, invece, una posizione solo ideologica.
E qui arriviamo al punto politico. Voi state usando il Consiglio regionale non per i veneti, ma per voi stessi, per la vostra politica. Siete disperati perché sono quattro anni ormai quasi che siete al Governo nazionale ma non avete portato a casa nulla di concreto e vi serve una narrazione, vi serve un diversivo, forse prima qualcun altro ha utilizzato questo termine, vi serve un titolo, vi serve – guarda caso – proprio oggi nel momento in cui Vannacci lascia il vostro partito per provare a dire che voi siete diversi, che siete un'altra cosa. Ma i veneti non sono ingenui, alle vostre giravolte non ci crede nessuno e mentre voi fate teatro sull'autonomia, qui fuori ci sono i salari bassi, il caro affitti, i servizi sociali sotto stress, le liste d'attesa, i trasporti che non reggono, i territori che si svuotano. E allora mi chiedo: perché non stiamo, invece, discutendo del bilancio dei veneti, delle priorità vere, degli investimenti necessari? Perché preferite tenere il Consiglio bloccato su una trattativa che serve solo ad allungare la vostra vita politica e non a migliorare la vita delle persone? Anche perché – lo ricordava prima benissimo il consigliere Del Bianco – è facile chiedere l'autonomia in casa di altri e poi applicare il centralismo Veneto in casa propria, perché il Veneto non ha mai dato nessuna sussidiarietà né autonomia ai propri territori. Le parole coesione, sussidiarietà, autonomia sono tutte bellissime parole che avete utilizzato tutti oggi in questa Aula. A Belluno, come ha ricordato il consigliere Del Bianco, ai Comuni, come hanno ricordato più Consiglieri, la consigliera Ostanel e a Venezia... Alla Città metropolitana di Venezia la Regione poteva delegare, così come ha fatto l'Emilia-Romagna con la Città metropolitana di Bologna, a cui ha delegato tantissime cose: dai trasporti alla casa, uno dei temi fondamentali. Qui, invece, in Veneto non avete delegato una competenza alla Città metropolitana di Venezia.
Da un lato, quindi, chiedete l'autonomia a livello nazionale, ma quando invece si tratta di guardare ai propri territori, alle proprie specificità... Il problema della destra è che è centralista, ma non è centralista solo in Veneto, è centralista anche in altri territori, perché anche a Venezia, sempre la stessa destra che governa anche il Veneto, di fronte alle parole sussidiarietà, autonomia, decentramento, eccetera, ha tolto le deleghe alle municipalità, che sono le realtà più vicine ai cittadini e più vicine al territorio.
Ma aggiungo un'altra cosa legata sempre a Venezia. Di fronte anche alla proposta di uno Statuto speciale per Venezia, portata avanti dal nostro senatore Andrea Martella, la prima risposta, che viene data proprio da membri di questo Consiglio, rappresentativi del territorio, è quella che non la vogliono fare, che non va bene neanche quella. Autonomia sempre a casa degli altri, non in casa propria.
E allora questa autonomia, così come la state raccontando, è una promessa tradita e un alibi, è una propaganda quando serve e silenzio, invece, quando bisogna decidere. Noi non abbiamo bisogno di fuochi d'artificio, abbiamo bisogno di una sanità pubblica forte, di una casa accessibile, di un lavoro dignitoso, di servizi che funzionano, di un territorio che viene governato con responsabilità. E se davvero volete parlare di autonomia almeno abbiate l'onestà di partire da qui, di usare i poteri che già avete, che già questa Regione ha per migliorare la vita dei veneti.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Szumski, prego.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Buonasera colleghi. Ormai siamo verso la fine della giornata.
Io sono intimamente indipendentista, ma lo sono diventato nel tempo, perché, insomma, ho avuto una lunga esperienza amministrativa sul campo, iniziata nel 1994. Rammento che allora si fondò il Movimento dei Sindaci del Nord-Est e i punti li scrisse Riccardo Szumski da Santa Lucia di Piave. Poi certo, Cacciari e gli altri avevano una maggiore visibilità, però quei punti che erano di autonomia dei Comuni, di una situazione diversa, li avevo scritti io. È quindi un percorso in cui mi sono disilluso, anzi, ho compreso che il nemico è lo Stato. È lo Stato nell'organizzazione che ha dell'Italia, che è uno Stato che ha occupato dei territori, dove ha imposto un modello centralista, ma non rispetta questi territori a nessun livello, che sia regionale, comunale e provinciale di entità. Questo è un dato di fatto.
La spinta che nel Veneto, nella gente è sentita in maniera particolare è questa ed è ancora sentita e forte. Si è espressa in quel referendum, ma anche in altre iniziative di vario tipo più o meno importanti. E anche in questa campagna elettorale, io che ho dovuto girare per mancanza di visibilità per i territori, ho visto che è un elemento che viene ricordato come importante e c'è una delusione per il tempo che è trascorso. Ma la delusione viene perché, lo dico apertamente, l'ho già detto, ci siamo fatti infilare, chi rappresentava, in quella che è la legge "Calderoli": una trappola, che poi è stata smontata dalla Corte costituzionale, che ha dato il là a una approvazione che ha limitato completamente le possibilità. Perché questo è il risultato. Per cui mi dispiace: da qui in avanti c'è la delusione da parte nostra. Quello che è stato esposto sono bricioline, sono aspetti secondari, perché se qui non stiamo ad aspettare i LEP, in cui un calcolo approssimativo dice che ci vogliono 100 miliardi, stiamo tutti freschi, sia chiaro, non se ne viene fuori da questo punto di vista.
Lo Stato è un nemico, lo dico per la mia esperienza dal 1994 al 2022 di Sindaco. Io sono passato anche attraverso l'ANCI Veneto, scoprendo che il sindacato dei Comuni non faceva gli interessi dei Comuni, perché si raccontava delle briciole anche allora, invece di opporsi in maniera concreta. Tanto è vero che da Sindaco poi ho fatto delle cause allo Stato, le ho vinte, ho denunciato un Presidente del Consiglio ottenendo una norma che andava bene poi a tutti quanti i Comuni d'Italia di deroga al Patto di Stabilità.
Secondo me qui manca una cosa e lo dico a chi ha governato prima in Veneto e che vuole adesso, ha l'onore e l'onere di governare: bisogna portare dietro la gente su questo, fare sentire la pressione popolare. Non possiamo pensare che vada il partito, la delegazione, perché non conta. Conta quello che porta il territorio. Ci vuole una mobilitazione continua, bisogna mobilitare i cittadini, sennò non se ne viene fuori.
L'elemento è che le funzioni, le competenze, se non portano indietro i soldi, le risorse non contano niente. Lo vediamo in sanità e io concordo che dal decreto che ho visto, proposta di legge c'è un attacco completo alla sanità pubblica e quindi su questo saremo contrari e difenderemo, nei modi e nelle opportunità, ma non è oggetto naturalmente. La nostra sanità, da quello che abbiamo visto in Commissione, ha un deficit di finanziamento clamoroso e noi dobbiamo ottenere quelle risorse, ma non a scapito di altri, perché è giusto che ci siano. Abbiamo una sanità che serve anche altri territori ed è giusto che abbia quelle che sono le necessità e il riconoscimento per essere una sanità pubblica. Poi, se qualcuno vuole cambiare e tornare alle mutue e modificare abbia il coraggio di venire a dirlo agli italiani e ai veneti, a confrontarsi e a fare una riforma apertamente, non in maniera occulta: se andiamo a leggere quel decreto che stiamo esaminando, la proposta di legge è una privatizzazione occulta che viene avanti.
Mi permetto poi di dire, Valdegamberi, che non è vero che il risparmio, la medicina difensiva, che i medici sono... non tutti i medici, li difendo come categoria, fanno esami per evitare accuse delle Amministrazioni. In quarant'anni non ho avuto una causa. Ha paura, ma vuol dire che è anche il sistema. Io sono stato attaccato dalla Regione Veneto, dall'allora direttore Mantoan, perché avevo il coraggio di dire che sono costretto a lavorare, tanto per dirvi, senza poter essere in scienza e coscienza. Questa è la verità. Vuol dire che la selezione poi è diversa.
Tornando all'argomento dell'essere, qui non c'è nessuna delega, neanche una dichiarazione di voto. Non c'è delega che porta a questo. È un fallimento completo di quello che abbiamo ottenuto. Dobbiamo ripensare. Ha ragione il collega Morosin. C'è questa proposta di valutare un'aggregazione con il Friuli, perché noi siamo in mezzo a due Regioni a Statuto speciale, a due Province che hanno uno Statuto speciale, una Regione a Statuto speciale e questa è concorrenza sleale. I miei conterranei di Orsago, di Cordignano o di Cinto Caomaggiore non vogliono andare per motivi culturali, di identità, ma per motivi economici, perché c'è un'organizzazione, una possibilità diversa. Lo stesso succede anche nel bellunese, oltre che per alcune espressioni di identità. È chiaro che chi è messo in mezzo sta peggio. Questo è l'elemento.
Portiamo delle risorse che sono i nostri risparmi, come è stato detto, che possiamo utilizzare: è aria fritta. Il risultato è zero.
Per cui, da parte nostra non ci sarà nessun voto favorevole alla delega su queste cose. C'è chi si accontenta di portare a casa questi rimasugli. È un fallimento, non c'è prospettiva in base alla "Calderoli".
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Barbisan, prego.
Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Siamo molto felici di essere arrivati a questa tappa di quello che è un grande processo, un grande cammino sul tema dell'autonomia.
Già nel 1947 Don Luigi Sturzo – mi sono riportato queste parole – diceva: "Quando ho sentito che per nominare un Direttore musicale alla Fenice si doveva interessare il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, mi sono domandato se gli italiani non abbiano perduto la testa e se lo statalismo non sia diventato una mania".
È dal 1947 che grandi uomini democratici, grandi personalità di questa nostra Italia, si interrogano sul fatto se serva più Stato o meno Stato, più territorio o meno territorio.
Assume la Presidenza
Il Presidente Luca ZAIA
Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta)
Noi siamo sempre stati dalla stessa parte della barricata. Lo abbiamo fatto fin dall'inizio. Qualcuno ripercorreva quella che è la storia della Lega. Lo abbiamo fatto tempo fa, anni fa, decenni fa con il tema della secessione e poi con i progetti più democratici, certamente, più istituzionali, come la devolution. Noi eravamo da una parte, voi eravate da un'altra. Poi l'abbiamo fatto con il federalismo fiscale, il Governo Berlusconi, noi eravamo da una parte, voi eravate contro. Oggi noi siamo da una parte e voi continuate ad essere contro. Siamo abbastanza persuasi del fatto che se ce ne inventassimo un'altra, noi saremo da una parte, voi sarete da un'altra parte.
Ci dispiace che questa autonomia non riesca a unire il popolo veneto nelle sue componenti istituzionali, ma l'autonomia unisce il popolo veneto quando il popolo veneto va a votare, quando il popolo veneto, quel 22 ottobre, è andato a votare per l'autonomia e quando il popolo veneto è andato a votare alle ultime elezioni regionali. Noi non stiamo dando che una conseguenza a quanto è stato l'esito delle elezioni regionali in Veneto, nelle quali, girando le piazze, stringendo le mani, la gente ci chiedeva: "Avanti con questa autonomia. Vi votiamo per l'autonomia".
Certo, ci sono molti cittadini delusi, ma anche tra noi rappresentanti istituzionali ve ne sono molti di delusi, perché nove anni, dieci anni che passano senza intravedere risultati assolutamente concreti, come quelli che ci saremmo aspettati, certo non ci fanno stare tranquilli, ma noi continueremo a essere da una stessa parte della storia. Se indaghiamo quelle che sono le vicende di tanti popoli europei che hanno iniziato le loro lotte di autonomia e addirittura financo di indipendenza, scopriremo che sono passati decenni, centinaia d'anni per vedere le loro rivendicazioni portate a un esito positivo.
Certo, non ci auguriamo che passino né decenni, né centinaia d'anni, ma non siamo insoddisfatti del percorso fatto.
Oggi la nostra mozione è diversa dalla vostra, perché noi chiediamo di continuare un processo fatto insieme ai nostri elettori, fatto insieme al popolo veneto. Voi chiedete di aprire una nuova pagina. Ebbene, noi non torneremo indietro perché i sacrifici fatti da noi, dal popolo veneto non devono essere buttati nel cestino per aprire una nuova pagina fantomatica, favolistica che ci porta in porti ancora meno sicuri rispetto a quelli nei quali oggi siamo.
Caro Presidente Zaia, Presidente Stefani, noi voteremo convintamente la delega a continuare a trattare con questo Governo.
Ci sono stati tanti problemi. È stato un cammino periglioso quello dell'autonomia, certamente. Oggi vi sono le condizioni perché questo progetto possa andare in porto. C'è un Governo di centrodestra che si è dichiarato tante volte favorevole, che ha fatto una legge quadro sull'autonomia, una legge quadro sullo stesso spirito che ci aveva chiesto il ministro Boccia quando era venuto qui, in quella sala dietro alle vostre spalle, a dire: "Dovete fare la legge quadro, non bastano le intese tra Regione e Governo direttamente".
Abbiamo fatto la legge quadro, non vi va bene neanche la legge quadro. Ce ne faremo una ragione. Noi continueremo con il Presidente Stefani a chiedere maggiore autonomia, a chiedere di contrattare tutte quelle competenze che sono possibili. Il percorso è difficile. Noi siamo contenti di poter iniziare un discorso concreto su quelle quattro materie, che, come vedete e come ha cercato di spiegarvi il Presidente, non sono poi così poco, non sono poi così irrilevanti.
Voteremo a favore convintamente per questa delega. Avanti Veneto, avanti autonomia. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Barbisan.
Collega Bozza, prego.
Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghi e colleghe, oggi credo che sia stato importante che in quest'Aula si sia dibattuto in maniera concreta anche su quelle che sono le idee e le prese di posizione dei partiti rappresentati oggi dai Consiglieri in questa Assemblea.
Noi crediamo che oggi sia di fatto, quello della mozione, un atto di rinnovo di fiducia, non solo nei confronti del Presidente della Regione Veneto, che oggi rappresenta questa importante Istituzione e che è il soggetto che deve interloquire per far sì che questo passaggio dalla fase della preintesa arrivi alla fase della definizione dell'intesa nelle materie che sono oggetto, ovviamente, dell'accordo e che sono state oggi illustrate dal Presidente Stefani. Non è solo un rinnovo di fiducia politica al Presidente, è anche un rinnovo di presa di posizione politica che Forza Italia vuole portare avanti insieme al Governo. Noi oggi abbiamo ancora nel simbolo della nostra lista in Consiglio regionale la dicitura "Autonomia per il Veneto", perché è fondamentalmente Forza Italia è sempre stato un partito che con il Presidente Berlusconi ha dato dimostrazione di essere un partito che ha avuto un ruolo anche di sintesi in queste ulteriori fasi definitive dell'attuazione, del confronto nell'ambito dell'autonomia, di una garanzia perché l'autonomia si concretizzi davvero.
Noi siamo distanti da chi, a sinistra, paventa spauracchi e parla di spacca-Italia, di un allarmismo strumentale e, a nostro modo di vedere, anche irresponsabile dal punto di vista dell'opportunità che oggi l'autonomia può diventare non solo per la nostra Regione, ma anche per il nostro Paese. Così come non ci piace chi, al contrario, procede a colpi di spot e fa credere che domani mattina saremo noi veneti come i trentini o gli altoatesini.
A noi serve un sano pragmatismo, lo abbiamo sempre sostenuto fin dall'inizio, la cosiddetta terza via, cioè fare non le cose in fretta, ma farle bene e farle per raggiungere l'obiettivo. Riteniamo che oggi l'autonomia sia un'opportunità non solo per il Veneto e per i veneti, ma anche per le altre Regioni e anche per il nostro Paese, perché è un sistema dove si dimostra l'efficacia e l'efficienza della gestione delle risorse e, anche, ovviamente, delle decisioni.
È uno strumento sicuramente di coesione sociale, è uno strumento di equilibrio e anche di equità e di garanzia. Ecco perché noi sosteniamo che l'autonomia debba procedere concretamente e sosteniamo anche che oggi il nostro Veneto abbia una grande opportunità.
Non siamo distanti dal poter affermare che, comunque, abbiamo già oggi delle opportunità di autonomia, anche senza il riconoscimento formale e sostanziale delle materie che andremo a trattare da qui ai prossimi mesi e anche anni, perché sappiamo che è un processo molto lungo.
Oggi, però, in Veneto abbiamo già delle forme di autonomia, che a volte non utilizziamo al meglio. Lo diceva anche il Presidente Stefani nel suo intervento. Abbiamo grandi possibilità per farlo ad esempio nell'ambito del mercato energetico e dei servizi, oppure nel sistema aeroportuale, oppure in quello fieristico. Noi oggi dovremmo cercare di fare sistema nell'ambito della ratio dell'autonomia anche in questi settori dove possiamo farlo, indipendentemente dalle deleghe che ci vengono riconosciute. Per far questo, come richiamava il Presidente Stefani, dovremmo unirci, creare degli asset unici per stare al passo con la globalizzazione e non farci fagocitare. Dobbiamo, quindi, fare squadra.
Condividiamo la scelta di una filiera istituzionale a più livelli, perché mai come questa volta la voce del Veneto deve arrivare in tutte le sedi, sia quella romana che quella europea, con un'unica voce, un unico intento, un'unica richiesta e anche, ovviamente, portare a casa le soluzioni che ci servono.
A coloro che quindi continuano a resistere, a far resistere a questo percorso e a creare delle trappole o degli ostacoli, dico che non facciamo bene alla nostra Regione e sicuramente al nostro Paese perché, come da sempre, dalla nascita di Forza Italia nel 1994, abbiamo sempre sostenuto di essere una forza che sostiene l'autonomia, che sostiene il federalismo, ma siamo anche un partito nazionale, per cui capiamo gli equilibri che ci sono oggi. La cosa che dobbiamo fare è raccontare anche ai più scettici che oggi noi abbiamo un'opportunità e questo è l'unico modo per far sì che l'autonomia diventi un'opportunità, una risorsa, ma soprattutto che si proceda con graduali atti concreti.
Insieme ai colleghi, ovviamente abbiamo non solo il sottoscritto la mozione, ma vogliamo essere a fianco del centrodestra nel Veneto, del centrodestra a livello nazionale, a fianco del Presidente Stefani. Condividiamo l'opportunità che il Consiglio e anche le Commissioni possano diventare, come anche i colleghi del centrosinistra chiedono, un luogo di confronto, perché è giusto che sia così, perché è giusto che un'opportunità come questa possa anche essere oggetto di confronto, ma che non sia un confronto finalizzato, chiaramente, a strumentalizzare o a far rallentare la macchina e la procedura che deve portare all'obiettivo, ma sia un confronto di arricchimento.
Su questo, se è necessario anche che il nostro tempo venga impiegato nelle Commissioni e in quest'Aula, credo sia doveroso farlo nel rispetto di quella che noi crediamo essere l'opportunità dell'autonomia, una grande riforma sulla quale avremo modo di confrontarci, sulla quale avremo modo anche di portare dei contributi in tal senso. Credo che lo sia nei confronti soprattutto dei veneti che si sono espressi con grande chiarezza e con grande determinazione. Anche se un po' di tempo è trascorso, io credo che oggi il tema dell'autonomia sia più attuale che mai.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Bozza.
Consigliere Pressi, prego.
Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente. Buonasera a tutti. Saluto il Presidente della Giunta regionale, i signori Assessori e tutti i colleghi Consiglieri. Ringrazio tutti quelli che mi hanno preceduto per gli interventi che ho ascoltato con grande interesse. Su alcuni punti non mi trovo d'accordo e in generale con l'impostazione che si è data, ritenendo questo un dibattito opportunistico sotto certi profili o un dibattito di facciata.
Credo che questo dibattito, in realtà, nasca da una forte esigenza che è sentita nella popolazione del Veneto, che è quella dell'autonomia. Questa esigenza si è espressa negli ultimi anni in almeno due modi. Il primo è il referendum del 2017, una presa di posizione chiarissima. Poi, c'è un secondo dato politico che, dal mio punto di vista, è stato poco commentato e riguarda le recenti elezioni regionali. Noi siamo l'unica Regione italiana a Statuto ordinario che vede sedere nei banchi della propria Assemblea legislativa almeno tre Consiglieri che hanno una linea politica che va rispettata, che è dichiaratamente indipendentista. Questo è un dato che noi dobbiamo tenere in considerazione, perché significa che nella popolazione, nel corpo elettorale, il desiderio dell'autogoverno si esprime non solo nei termini dell'autonomia, ma ha una forte legittimazione anche il profilo dell'indipendenza, e questo non può essere trascurato quando noi ragioniamo della nostra autonomia e quando noi ragioniamo del nucleo centrale del ragionamento che è l'autogoverno. Credo che questa sia un'indicazione chiara che abbiamo avuto.
Se noi riduciamo tutto all'idea che questo dibattito sia il tentativo egoistico di una Regione di sottrarsi al vincolo della solidarietà, oppure che sia il desiderio di un partito, di una parte politica o di un'area politica, di una cultura politica, chiamiamola come vogliamo, di piantare una bandierina, o, ancora, se pensiamo che tutto sia preordinato a creare un nuovo centro di potere locale per accrescere l'importanza di taluni politici, di taluni rappresentanti istituzionali, noi non solo sviliamo il dibattito, ma perdiamo di vista l'esigenza di autogoverno che è stata espressa dalla popolazione del Veneto. Un'Assemblea legislativa immediatamente rappresentativa come la nostra non può dibattere di un tema così importante perdendo di vista il nucleo del tema.
Qual è il nucleo di questo tema? Se noi spogliamo tutto quello che ci siamo detti, dagli espedienti argomentativi, dagli orpelli retorici, che cosa rimane in ognuno di noi? Io sono convinto che rimanga anche nei rappresentanti dell'opposizione, parlo per me, ma interpreto il sentimento di tantissimi colleghi. Perché siamo qui a impegnarci per l'autonomia? Perché noi siamo intimamente convinti che attraverso l'autonomia possiamo fare una cosa fondamentale, che è migliorare le condizioni di vita della nostra popolazione. Questo è il tema centrale.
Noi crediamo che l'autonomia, al di là degli aspetti procedimentali, degli assetti organizzativi dello Stato, il fine ultimo per il quale noi investiamo il nostro tempo, le nostre energie, è perché riteniamo che sia uno strumento per migliorare la vita delle persone. Ed è nostro compito stare qui per migliorare la vita delle persone.
Io vorrei che anche nei dibattiti futuri si partisse da questo presupposto, anche legittimando il dibattito tra di noi. Veramente, credetemi e credeteci, non c'è nessuno che vuole costruire il centralismo regionale in luogo di quello statale, non c'è nessuno che ha la necessità politica di piantare una bandierina. Siamo sinceri quando diciamo che noi crediamo che attraverso l'autonomia possiamo migliorare la vita delle persone. Su questo tema io credo che noi dovremmo stare in tutti e due i lati di questa Assemblea più uniti possibile, perché anche nei confronti del nostro interlocutore, che è lo Stato, noi dobbiamo dimostrare che quello che ci muove è questo. E se noi riusciremo a fare questo, le possibilità di realizzare l'autonomia e quindi migliorare la condizione di vita di 4.850.000 veneti aumenteranno. Questo è il motivo per il quale noi siamo qui.
La nostra è una terra che da sempre coltiva l'autonomia nel campo politico, lo sappiamo anche con le esperienze della Prima Repubblica. Penso ad Antonio Bisaglia, penso anche ad Angelo Tomelleri, primo Presidente della Regione Veneto, veronese. L'elaborazione teorica di diritto pubblico autonomista nasce dai maestri del diritto pubblico veneto: Feliciano Benvenuti, Giorgio Berti, tutta la Scuola Patavina. Questo è il linguaggio che noi parliamo e, ripeto, non è né il linguaggio dell'opportunismo, né il linguaggio dell'egoismo.
Ovviamente, noi del Gruppo Stefani Presidente voteremo convintamente sì a questa mozione e conferiamo la delega al nostro Presidente Stefani a trattare con il Governo per fare in modo che questa autonomia si realizzi e quindi migliorino le condizioni di vita dei veneti.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Pressi.
Consigliere Soranzo, prego.
Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Ringrazio i colleghi.
Io ritorno in quest'Aula dopo aver fatto l'intervento dell'inizio di questa seduta. Presidente Zaia e Presidente Stefani, ho ascoltato molti interventi e ho avuto la netta sensazione che sia cambiata la legislatura, ma non sia cambiato l'approccio. Quest'Aula ha dibattuto molto, alcuni colleghi, che erano qui presenti anche in qualità magari di Assessori, hanno sentito un dibattito importante sul tema dell'autonomia spesso da queste parti dei banchi di questo Consiglio regionale.
Devo dire ai colleghi del PD che sono rimasto sorpreso del fatto che qualcuno si dimentichi che nella passata legislatura, come è avvenuto anche quest'oggi, si racconta che voi siete per l'autonomia, ma non questa, non questa autonomia, ma siete per l'autonomia differenziata, come avveniva nei banchi qualche mese fa in questo nostro Consiglio regionale, dove l'allora Capogruppo dello stesso Partito Democratico recitava di non aver voluto neanche votare il referendum del 2017, convintamente.
Colleghi, la stessa sensazione e impressione l'ho avuta quando ho ascoltato le innumerevoli citazioni e punti di vista diversi con alcuni punti di innovazione sul dibattito consiliare. L'unica cosa che è rimasta sicuramente è quella che molti di noi si sono fatti trasportare dalle posizioni politiche partitiche anziché rimanere su ciò che oggi siamo chiamati a esprimerci: si tratta di un rinnovo di un mandato al Presidente Stefani, come l'aveva ottenuto il Presidente Zaia.
Se uno va a riprendersi gli atti e i verbali, lo scopre. È giusto che sia così, ci mancherebbe altro. Ha ragione il mio collega Baldan, che prima è intervenuto, e che ha ricordato che tempo, lavoro, determinazione e sacrificio sono sempre stati la base, le tappe necessarie per i processi di cambiamento e soprattutto per processi di cambiamento profondo. Non parliamo poi di questo Paese che di processi profondi ha cercato di farne molto spesso e magari non è riuscito proprio secondo gli auspici.
L'autonomia differenziata – non autonomia punto, ma differenziata – è una riforma che serve alla Regione Veneto, e su questo ricordo quanto abbiamo voluto ribattere su questo concetto, ma serve soprattutto al Paese. In quest'Aula, ricordavo che Fratelli d'Italia – per alcuni anni ho anche avuto il piacere di guidare il Gruppo – molto spesso, non solo qui dentro, ma anche fuori, noi Consiglieri regionali (e non solo) avevamo il punto di domanda sulla schiena: se veramente gli eletti di Fratelli d'Italia avessero avuto a cuore la profonda convinzione di portare a casa l'autonomia differenziata. Ebbene, noi l'abbiamo sempre sostenuta, l'abbiamo messa nel programma elettorale della scorsa legislatura, l'abbiamo messa nel programma elettorale del Governo, e possiamo affermare – pensiamo di poterlo dire con chiarezza, come ha fatto il mio collega Baldan – che se c'è un processo che ha raggiunto un livello di tappe così vicino, ma il Presidente Zaia è maestro nel ricordare tutti i passaggi con i vari Governi, lo ha ottenuto con il Governo Meloni. E l'ha ottenuto nei fatti, non nelle parole. Poi, magari, non sarà quello che tutti auspicavamo. È importante l'autonomia differenziata? Sì, per un Paese più efficiente, più giusto, più unito, che migliori i servizi da nord a sud, da est a ovest e soprattutto – ha ragione nel dirlo – più vicino al controllo anche del cittadino, che ha bisogno di trovare e riscontrare la credibilità della politica con i propri occhi. Perché se oggi ci sono tanti cittadini che non vanno a votare forse un aspetto è anche che ha perso la credibilità la politica e l'ha forse perduta per motivi anche che magari non riesce a controllare esattamente chi e che cosa fa la politica; talvolta si deve affidare agli slogan o agli annunci o, tanto meglio, anche a qualche verità confusa.
Oggi, sì, colleghi è importante, è assolutamente importante dare continuità e rinnovare il mandato al Presidente Stefani, che ringrazio per aver portato quest'oggi, subito, in questo Consiglio regionale questo passaggio importante per dare continuità a questo processo, che vale per quelle persone, penso tutti noi, che come noi di Fratelli d'Italia, e credo molti altri, dell'adempiere agli impegni ne fanno una regola di vita.
Per noi è come l'aria che si respira. Ci proviamo fino in fondo con tutte le energie, poi magari non ci riusciamo, ma ci proviamo fino in fondo perché per noi l'impegno con i nostri cittadini viene prima di tutto, anche di noi stessi, anche del nostro partito o della nostra comunità.
Io non sono un indipendentista, ve lo dico, per niente, sono un autonomista convinto, tant'è che da autonomista convinto – lo sanno il Presidente Zaia e anche il collega Stefano Marcon – ho firmato come Presidente dell'UPI anche i protocolli per poi organizzare le deleghe di una futura autonomia nelle Province, nei Comuni e non solo.
Sono passati certamente degli anni, ma questa riforma dello Stato è sempre più necessaria, come altre riforme che questo Governo sta portando avanti con determinazione e continuerà.
È vero, ho sentito che è da 30-40 anni che non portiamo a casa nulla, ma il Governo Meloni è da tre anni al Governo e mi pare che di strada ne ha fatta molta di più che in trent'anni e quarant'anni.
Uno step dietro l'altro. Beh, è la regola di chi sa fare piccoli passi per raggiungere l'obiettivo, come fa un maratoneta che vuole vincere la propria maratona.
Qualche intervento ha detto se l'autonomia deve andare avanti o no. Certo che deve andare avanti. Presidente Stefani, senza dubbio, senza esitazione, con tutta la forza e senza perdere un secondo perché di tempo ce n'è poco per i nostri cittadini.
Siamo persone serie. Il nostro programma elettorale ci guida. Noi continueremo a guardare a quello. Il mandato dei veneti è chiaro, e su questo, Presidente, noi voteremo convintamente questo rinnovo di mandato, ancora più determinati e ancora più determinati di prima, per raggiungere quello che è un impegno preso con i nostri cittadini.
Concludo però con un commento, ho ancora due minuti, alla collega Ostanel.
Collega, quando lei ha fatto il passaggio – sa che la stimo – sul fatto che, invece, di portare questa mozione per rinnovare il mandato a Stefani avremmo dovuto parlare di come riorganizzare meglio i servizi territoriali o il nostro territorio sulla base di una organizzazione degli Enti territoriali, tutto a un tratto il tuffo nel passato mi ha ricordato che ho fatto tanta strada e ho tanti anni o, meglio, sono ancora giovane ma... e mi è venuta in mente la legge n. 56, la legge "Delrio": beh, se la riorganizzazione territoriale è quella a cui lei si stava riferendo, noi speriamo proprio di non farla proprio e di non avvicinarci neanche di un millimetro.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Soranzo.
Immagino non ci siano più interventi. Potete stare un po' pazienti, per favore?
Consigliere Manildo, un attimo.
Immagino che non ci siano più interventi, stavo dicendo. Passerei la parola per l'ultimo intervento al Presidente Stefani. Grazie.
Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Grazie, Consiglieri.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi, ho avuto modo anche di confrontarmi con molti di voi, anche al di fuori dell'Aula. Credo però che ci sia bisogno di fare chiarezza su alcuni aspetti.
Questo processo di autonomia differenziata parte sì da un percorso referendario, parte sì dalla volontà del nostro territorio, però è anche doveroso ricordare che, grazie a questo percorso di autonomia differenziata, abbiamo ottenuto, da una parte, la possibilità di individuare dei livelli essenziali delle prestazioni, cosa che non era avvenuta in 25 anni. Prima è stata ricordata la riforma del Titolo V del 2001: da quel giorno non è mai stato fatto un lavoro importante sui livelli essenziali delle prestazioni, cosa che oggi ci potrà permettere quell'autonomia differenziata che noi possiamo ottenere proprio sulla base di quella riforma del Titolo V.
Qualcuno prima diceva che il centrosinistra ha votato la riforma del Titolo V. Effettivamente, l'articolo 116, sul quale noi basiamo la nostra richiesta di autonomia differenziata, parte proprio dalla vostra riforma del Titolo V. Fa specie che questo percorso di autonomia differenziata, che nasce dalla vostra riforma del Titolo V, trovi la vostra opposizione, perché questo metodo di ottenere l'autonomia è esattamente quello tracciato dall'articolo 116, così come modificato dalla riforma n. 3 del 2001, cioè la vostra riforma costituzionale del 2001.
Io non voglio fare una questione di scontro ideologico. Prima qualcuno ricordava che i veneti sono andati a votare sotto la pioggia e dobbiamo difendere quei veneti. Proprio in quel referendum qualcuno ci aveva impedito di utilizzare la tessera elettorale. Proprio in quel referendum qualcuno addirittura aveva impugnato quei quesiti che oggi qualcuno ricorda essere stati motivo importante di questa autonomia differenziata e che quasi oggi diventa difensore di chi ha osteggiato.
Io non voglio fare queste polemiche, voglio finirla qui, però credo che ci sia bisogno, se vogliamo difendere il nostro territorio, di essere anche, visto che voi l'avete richiesto, concreti.
Vogliamo negare al Veneto di avere la possibilità di sbloccare dei fondi in più per quanto riguarda le prestazioni extra LEA nel Fondo sanitario nazionale? Vogliamo negare al Veneto la possibilità di poter finanziare dei fondi integrativi? Vogliamo evitare al Veneto la possibilità di includere i fondi integrativi sanitari all'interno della spesa sanitaria per una migliore copertura sanitaria? Vogliamo evitare al Veneto la possibilità di costruire degli enti specializzati per garantire le attività altamente standardizzate che garantiranno risorse in più per la nostra sanità? Vogliamo negare al Veneto la possibilità di emanare delle ordinanze in deroga? Vogliamo negare al Veneto la possibilità di garantire delle assunzioni di personale per quanto riguarda la Protezione civile, svincolandola dai limiti assunzionali? Vogliamo negare alla Protezione civile la possibilità di acquistare dei mezzi speciali? Vogliamo negare al Presidente di Regione la possibilità di essere Commissario per quanto riguarda le emergenze di carattere nazionale? Vogliamo evitare magari alla nostra Regione di poter aggiornare gli elenchi delle professioni? Vogliamo evitare alla nostra Regione la possibilità di qualificare magari 20.000 operatori che in questo momento non hanno una qualificazione professionale?
Vogliamo negare la possibilità, anche per quanto riguarda le professioni, di poter disciplinare questa materia, adattandola alle esigenze del nostro territorio? Così come vorremmo forse negare la possibilità, per quanto riguarda la previdenza complementare e integrativa, per tante anche imprese, come è stato giustamente ricordato prima, di poter sviluppare questa formula previdenziale complementare integrativa che rappresenta, a detta di tutti, visto che il welfare aziendale non mi pare sia un argomento soprattutto appannaggio del centrodestra, che rappresenta una via importante per il futuro di questo territorio?
Io credo che queste materie abbiano in sé delle funzioni importanti e noi oggi non possiamo contrapporci per motivi ideologici. Noi dobbiamo difendere il Veneto. Abbiamo ricordato prima i veneti che sono andati a votare. Noi, quella scheda elettorale, avremmo voluto dargliela, avremmo voluto che quel timbro fosse impresso in quella scheda elettorale e, personalmente, credo, con lo stesso spirito di quel giorno, che, quando c'è da fare gli interessi del Veneto, noi tutto questo non possiamo negarlo ai cittadini che sono fuori da quest'Aula, perché io credo che tanti di quei cittadini hanno magari votato anche il centrosinistra, ma si aspettano che i propri rappresentanti del centrosinistra oggi in quest'Aula facciano gli interessi del Veneto.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Presidente Stefani.
Riprendendo le parole del consigliere Manildo, dichiaro la discussione conclusa e chiusa. Penso siate tutti d'accordo. Passerei alle dichiarazioni di voto, quindi iscrivetevi per le dichiarazioni di voto, se qualcuno le vuole fare e poi passiamo alla votazione.
Prego.
Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
La discussione di oggi è stata molto particolare perché io ho sentito molta retorica, non ho sentito molta concretezza e ho sentito soltanto richiami alla concretezza.
Non è vero che da parte dell'opposizione c'è stata una pregiudiziale chiusura, anzi, il Presidente Stefani aveva fatto un richiamo alla riforma del Titolo V, esattamente da dove sono partito nel mio intervento, richiamando l'articolo 116, richiamando il fatto che derogare una ripartizione di funzioni previste a livello costituzionale deve fondarsi su qualcosa di molto concreto. Abbiamo offerto la nostra partecipazione come Consiglio chiedendo, proprio per la nobiltà di questa Assise, per la serietà di quello che andiamo a fare, di avere un approfondimento sulla delega che andiamo a votare.
Negli interventi che mi hanno preceduto si è ribadito che l'autonomia non deve essere una bandiera che si esibisce, ma qualcosa che concretamente si vuole perseguire per migliorare i nostri territori, sempre pensando alla sussidiarietà e non alla competizione tra Regioni. Paolo Galeano ha ripreso esattamente l'intervento e lo spirito con il quale, come minoranza, ci siamo posti.
L'atto sul quale si fonda questa delega è un atto che definire poco corposo, di poco momento politico è un eufemismo e non a caso l'artificio retorico del Presidente Stefani è: vogliamo negare, vogliamo negare, vogliamo negare? Quando si dà una delega si chiede a qualcuno di fare, non di rivendicare, di dire: negare, negare, negare.
Io anticipo quella che sarà la nostra decisione: noi non parteciperemo al voto. Auspico che tutte le affermazioni che sono state fatte da Pressi, da Soranzo, da Bozza, da Stefani di una centralità del Consiglio regionale non siano soltanto delle frasi fatte che poi vogliamo smentire ogni giorno, ma siano veramente delle cose che vogliamo assolutamente concretizzare.
Mi pare che oggi negli interventi – e mi dispiace che forse li ha ascoltati con un po' di superficialità o forse non li ha capiti pienamente il consigliere Soranzo – ci siamo posti in grandissima discontinuità, ci siamo posti con onestà intellettuale e con la volontà di partecipare abbiamo offerto una grande partecipazione come Gruppi di minoranza. Ci dispiace che questo sia stato disatteso.
Confermo la nostra decisione: non parteciperemo al voto.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Cunegato, prego.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie.
Io ho apprezzato molto la metafora della consigliera Ostanel sulle fiaccole ormai spente. Devo dire che non mi ha convinto del tutto quella della consigliera Sambo sui fuochi d'artificio. Mi spiego meglio, cioè capisco cosa vuol dire con fuochi d'artificio, nel senso di una propaganda variopinta e colorata, ma in realtà questi fuochi d'artificio sono dei mini-ciccioli. Vi ricordate? Prometto fuochi d'artificio e, in realtà, vendo mini-ciccioli.
Noi quindi non voteremo, come già detto, per il metodo, perché bisogna dare più rispetto al Parlamento dei veneti e quindi approfondire. Rispetto a quanto diceva Soranzo, io rivendico di non aver votato al referendum del 2017, l'ho sempre detto, e sono contentissimo di averlo fatto perché dicevo che allora era marketing politico, si promettevano 23 materie, si prometteva il 90% di tasse ai veneti e oggi perfino la maggioranza ha detto che questo non è vero, quindi ho fatto bene a non cascare in questa operazione, che serviva solo al consenso politico della Lega.
Non voteremo questa cosa nel merito, perché appunto si promettono fuochi d'artificio e sono mini-ciccioli, si promette il 90% delle tasse e sono 17.000.000. Poi ai compagni di Fratelli d'Italia vorrei ricordare questa posizione, poi dirò chi l'ha detto: "C'è un'altra battaglia che ci vogliamo intestare, che è la battaglia per l'abolizione delle Regioni. Sono centri di spesa formidabili. Il regionalismo ha fallito". Giorgia Meloni 2014. Quando voi dite che siete sempre stati a favore della autonomia, probabilmente, non avete ben letto quello che sosteneva la vostra leader, che è anche la leader del Governo di cui fa parte la Lega.
Abbiamo detto prima che dopo 37 anni di promesse non si è mantenuto niente. Il capogruppo Barbisan, che pure è molto simpatico, ha detto che i popoli fanno le battaglie nei secoli. Io invece sono un keynesiano e per questo io credo che nel lungo tempo siamo tutti morti.
PRESIDENTE
Grazie, ma non accogliamo l'ultima parte.
Consigliere Szumski, prego.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Ribadiamo che il nostro voto contrario è per stimolare. Noi non ci accontentiamo, perché, da come è stato presentato dal Presidente, non siamo contro nel portare a casa questo, ma sono briciole e non è la sostanza che chiedono i veneti.
Noi abbiamo una convinzione partendo dall'indipendenza: molto di più dobbiamo portare a casa.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Szumski.
Altri colleghi? Bene.
Passiamo al voto.
Metto in votazione la
mozione n. 35, Barbisan e altri.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
La mozione è approvata con 32 voti favorevoli.
Passiamo alla mozione n. 36.
Dichiarazioni di voto? No.
Metto in votazione la
mozione n. 36.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
La mozione è respinta con 35 voti contrari.
Noi abbiamo, in teoria, altri punti all'ordine del giorno.
Propongo di chiudere qui il Consiglio e riprendere il giorno 10. Se non ci sono contrari, lo chiudo. Se ci sono contrari, lo metto ai voti. Vedo che siete tutti favorevoli.
Grazie e buona serata.
Un attimo di attenzione. Le tessere i Consiglieri se le tengono. Devono portarle ogni volta con loro. Invece, gli Assessori le lasciano in postazione. La Giunta le lascia in postazione.
La Seduta termina alle ore 18.19
Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85
Revisione e coordinamento testo a cura di:
Elaborazione testo a cura di:
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 4
SEDUTA PUBBLICA N. 4
MARTEDì 3 FEBBRAIO 2026
PRESIDENZA
PRESIDENTE LUCA ZAIA
VICEPRESIDENTE FRANCESCO RUCCO
VICEPRESIDENTE ANDREA MICALIZZI
PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITà ASSEMBLEA
INDICE
Processo verbale della 4ª seduta pubblica – martedì 3 febbraio 2026
Processo verbale della 4ª seduta pubblica – martedì 3 febbraio 2026
- APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.
- COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.
- INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
- ISCRIZIONE DELLE MOZIONI N. 35 RELATIVA AD "ATTRIBUZIONE ALLA REGIONE DEL VENETO DI ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE. RINNOVO DEL MANDATO AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLA PROSECUZIONE DEL NEGOZIATO CON IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA" E N. 36 RELATIVA AD "AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE GARANTISCA LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE NELLA DEFINIZIONE DEI CONTENUTI".
- COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE IN ORDINE AL PERCORSO PER L'ACQUISIZIONE DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO IN ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE
- MOZIONE N. 35 RELATIVA AD "ATTRIBUZIONE ALLA REGIONE DEL VENETO DI ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE. RINNOVO DEL MANDATO AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLA PROSECUZIONE DEL NEGOZIATO CON IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA" (Deliberazione amministrativa n. 4 del 3 febbraio 2026).
- MOZIONE N. 36 RELATIVA AD "AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE GARANTISCA LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE NELLA DEFINIZIONE DEI CONTENUTI" (respinta).
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, secondo le modalità ordinarie.
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 1759 del 29 gennaio 2026.
Assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Anna Maria Bigon.
La seduta inizia alle ore 14:46.
Punto 1) all'ordine del giorno
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 1759 del 29 gennaio 2026.
Assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Anna Maria Bigon.
La seduta inizia alle ore 14:46.
Punto 1) all'ordine del giorno
APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.
Il PRESIDENTE, poiché nessun consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara approvato il processo verbale della 3a Seduta pubblica di giovedì 29 gennaio 2026.
Punto 2) all'ordine del giorno
Punto 2) all'ordine del giorno
COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.
Non sono state inviate richieste di congedo agli atti della seduta.
**********
Interviene il consigliere Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) sull'ordine dei lavori.
Interviene il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) sull'ordine dei lavori.
**********
Punto 3) all'ordine del giorno
INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
L'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 114, comma 3 del
Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , è dato per letto.
**********
Il PRESIDENTE informa che la Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari ha stabilito di procedere alla trattazione delle mozioni n. 35 e n. 36, entrambe relative al tema dell'autonomia differenziata, subito dopo la conclusione del punto n. 4 dell'ordine del giorno.
Per consentire l'esame delle due mozioni, si rende necessario procedere al loro inserimento all'ordine del giorno mediante due distinte votazioni, rispettivamente riferite alla mozione n. 35 e alla mozione n. 36.
La discussione sulle mozioni nn. 35 e 36 è assorbita dalla discussione sul punto n. 4 all'ordine del giorno.
Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) sull'ordine dei lavori per chiedere chiarimenti sull'ammissibilità delle mozioni rispetto a una risoluzione, alla luce dell'articolo 72, comma 3, del Regolamento.
Il Presidente cede la parola al Segretario generale per i chiarimenti tecnici. Viene precisato che la trattazione delle mozioni è possibile in quanto esse sono riferite e conseguenti a un punto già iscritto all'ordine del giorno; pertanto, la fattispecie risulta diversa da quella prevista dall'articolo 72, comma 3, del Regolamento.
Punto aggiuntivo
ISCRIZIONE DELLE MOZIONI N. 35 RELATIVA AD "ATTRIBUZIONE ALLA REGIONE DEL VENETO DI ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE. RINNOVO DEL MANDATO AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLA PROSECUZIONE DEL NEGOZIATO CON IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA" E N. 36 RELATIVA AD "AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE GARANTISCA LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE NELLA DEFINIZIONE DEI CONTENUTI".
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica l'iscrizione della mozione n. 35.
Il Consiglio approva.
Il consigliere Carlo CUNEGATO comunica che, per mero errore, non ha espresso la propria votazione e dichiara che la propria intenzione di voto sarebbe stata contraria.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica l'iscrizione della mozione n. 36.
Il Consiglio approva.
Il Consiglio approva.
Il consigliere Carlo CUNEGATO comunica che, per mero errore, non ha espresso la propria votazione e dichiara che la propria intenzione di voto sarebbe stata contraria.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica l'iscrizione della mozione n. 36.
Il Consiglio approva.
**********
Punto 4) all'ordine del giorno
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE IN ORDINE AL PERCORSO PER L'ACQUISIZIONE DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO IN ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE
Il dibattito viene svolto secondo le tempistiche di cui all'articolo 93 del Regolamento.
Interviene il Presidente della Giunta Alberto STEFANI per le comunicazioni in ordine al percorso per l'acquisizione di autonomia differenziata.
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Giovanni Manildo assume la presidenza il Vicepresidente Francesco RUCCO.
Interviene la consigliera Rosanna CONTE (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin) in discussione generale.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Davide Lovat assume la presidenza il Presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Alessandro Del Bianco assume la presidenza il Vicepresidente Andrea MICALIZZI.
Interviene la consigliera Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Riccardo Barbisan assume la presidenza il Presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo PRESSI (Stefani Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il Presidente della Giunta Alberto STEFANI per la replica.
Il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione sul punto.
Punto aggiuntivo
Interviene il Presidente della Giunta Alberto STEFANI per le comunicazioni in ordine al percorso per l'acquisizione di autonomia differenziata.
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Giovanni Manildo assume la presidenza il Vicepresidente Francesco RUCCO.
Interviene la consigliera Rosanna CONTE (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin) in discussione generale.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Davide Lovat assume la presidenza il Presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Alessandro Del Bianco assume la presidenza il Vicepresidente Andrea MICALIZZI.
Interviene la consigliera Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Durante l'intervento del consigliere Riccardo Barbisan assume la presidenza il Presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo PRESSI (Stefani Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il Presidente della Giunta Alberto STEFANI per la replica.
Il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione sul punto.
Punto aggiuntivo
MOZIONE N. 35 RELATIVA AD "ATTRIBUZIONE ALLA REGIONE DEL VENETO DI ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 116, TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE. RINNOVO DEL MANDATO AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLA PROSECUZIONE DEL NEGOZIATO CON IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA" (Deliberazione amministrativa n. 4 del 3 febbraio 2026).
Il PRESIDENTE cede la parola per le dichiarazioni di voto.
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di non partecipare alla votazione da parte del proprio gruppo.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di non partecipare alla votazione da parte del proprio gruppo.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di esprimere voto contrario da parte del proprio gruppo.
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica la mozione n. 35.
Il Consiglio approva.
Punto aggiuntivo
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di non partecipare alla votazione da parte del proprio gruppo.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di non partecipare alla votazione da parte del proprio gruppo.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in dichiarazione di voto esprimendo l'intenzione di esprimere voto contrario da parte del proprio gruppo.
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica la mozione n. 35.
Il Consiglio approva.
Punto aggiuntivo
MOZIONE N. 36 RELATIVA AD "AUTONOMIA DIFFERENZIATA DEL VENETO: IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE GARANTISCA LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE NELLA DEFINIZIONE DEI CONTENUTI" (respinta).
Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico in modalità telematica la mozione n. 36.
Il Consiglio non approva.
Il Consiglio non approva.
**********
Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.
La seduta termina alle ore 18:19.
Votazioni ai sensi dell'articolo 50, comma 4, dello Statuto.
Votazione aperta per il punto:
ISCRIZIONE ALL'ODG DELLA MOZIONE n. 35
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 46
Votanti: 46
Favorevoli: 43
Contrari: 1
Astenuti: 2
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
ISCRIZIONE ALL'ODG DELLA MOZIONE n. 35
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 46
Votanti: 46
Favorevoli: 43
Contrari: 1
Astenuti: 2
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cunegato Carlo, Maltauro Jacopo, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
Ostanel Elena
Astenuti:
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cunegato Carlo, Maltauro Jacopo, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
Ostanel Elena
Astenuti:
Lovat Davide, Szumski Riccardo
Si dà atto della dichiarazione del consigliere Carlo Cunegato che, per errore, afferma di non aver espresso la propria votazione, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata contraria.
Si dà atto della dichiarazione del consigliere Carlo Cunegato che, per errore, afferma di non aver espresso la propria votazione, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata contraria.
Votazione aperta per il punto:
ISCRIZIONE ALL'ODG DELLA MOZIONE n. 36
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 48
Votanti: 48
Favorevoli: 44
Contrari: 0
Astenuti: 4
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
ISCRIZIONE ALL'ODG DELLA MOZIONE n. 36
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 48
Votanti: 48
Favorevoli: 44
Contrari: 0
Astenuti: 4
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Cunegato Carlo, Lovat Davide, Ostanel Elena, Szumski Riccardo
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Cunegato Carlo, Lovat Davide, Ostanel Elena, Szumski Riccardo
Votazione aperta per il punto:
MOZIONE n. 35 Attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Rinnovo del mandato al Presidente della Giunta regionale alla prosecuzione del negoziato con il Governo della Repubblica Italiana.
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 49
Votanti: 34
Favorevoli: 32
Contrari: 2
Astenuti: 0
Non Votanti: 15
Quorum: Semplice 1/2 + 1
MOZIONE n. 35 Attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Rinnovo del mandato al Presidente della Giunta regionale alla prosecuzione del negoziato con il Governo della Repubblica Italiana.
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 49
Votanti: 34
Favorevoli: 32
Contrari: 2
Astenuti: 0
Non Votanti: 15
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Bedin Giorgia, Zaia Luca
Non Votanti:
Baldan Flavio, Bigon Annamaria, Cendron Rossella, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Rocco Nicolò Maria, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
Lovat Davide, Szumski Riccardo
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Bedin Giorgia, Zaia Luca
Non Votanti:
Baldan Flavio, Bigon Annamaria, Cendron Rossella, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Rocco Nicolò Maria, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
Lovat Davide, Szumski Riccardo
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Votazione aperta per il punto:
MOZIONE n. 36 Autonomia differenziata del Veneto: il Presidente della Giunta regionale garantisca la più ampia partecipazione del Consiglio regionale nella definizione dei contenuti.
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 49
Votanti: 47
Favorevoli: 12
Contrari: 35
Astenuti: 0
Non Votanti: 2
Quorum: Semplice 1/2 + 1
MOZIONE n. 36 Autonomia differenziata del Veneto: il Presidente della Giunta regionale garantisca la più ampia partecipazione del Consiglio regionale nella definizione dei contenuti.
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 49
Votanti: 47
Favorevoli: 12
Contrari: 35
Astenuti: 0
Non Votanti: 2
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Respinta
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Sambo Monica, Zaia Luca
Non Votanti:
Cunegato Carlo, Ostanel Elena
Favorevoli:
Baldan Flavio, Bigon Annamaria, Cendron Rossella, Dalla Pozza Antonio Marco, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Rocco Nicolò Maria, Trevisi Gianpaolo
Contrari:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Consiglieri presenti, in congedo o assenti:
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Annamaria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Sambo Monica, Zaia Luca
Non Votanti:
Cunegato Carlo, Ostanel Elena
Favorevoli:
Baldan Flavio, Bigon Annamaria, Cendron Rossella, Dalla Pozza Antonio Marco, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Rocco Nicolò Maria, Trevisi Gianpaolo
Contrari:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Consiglieri presenti, in congedo o assenti:
|
BALDAN Flavio
|
P
|
MALTAURO Jacopo
|
P
|
|
BALDAN Matteo
|
P
|
MANILDO Giovanni
|
P
|
|
BARBERA Claudia
|
P
|
MARCATO Roberto
|
P
|
|
BARBISAN Riccardo
|
P
|
MARCON Stefano
|
P
|
|
BEDIN Giorgia
|
P
|
MARTINI Morena
|
P
|
|
BENETTI Fabio
|
P
|
MICALIZZI Andrea
|
P
|
|
BESIO Laura
|
P
|
MONTANARIELLO Jonatan
|
P
|
|
BEVILACQUA Alessia
|
P
|
MOROSIN Alessio
|
P
|
|
BIGON Anna Maria
|
P
|
MOSCO Eleonora
|
P
|
|
BORGIA Claudio
|
P
|
OSTANEL Elena
|
P
|
|
BOZZA Alberto
|
P
|
PASQUALON Eric
|
P
|
|
BRESCACIN Sonia
|
P
|
PATRON Mirko
|
P
|
|
CALLIGARO Silvia
|
P
|
PRESSI Matteo
|
P
|
|
CALZAVARA Francesco
|
P
|
RIGO Filippo
|
P
|
|
CENDRON Rossella
|
P
|
ROCCO Nicolò Maria
|
P
|
|
CONTE Rosanna
|
P
|
RUCCO Francesco
|
P
|
|
CORAZZARI Cristiano
|
P
|
SAMBO Monica
|
P
|
|
CUNEGATO Carlo
|
P
|
SORANZO Enoch
|
P
|
|
DALLA POZZA Antonio Marco
|
P
|
STEFANI Alberto
|
P
|
|
DE BERTI Elisa
|
P
|
SZUMSKI Riccardo
|
P
|
|
DEL BIANCO Alessandro
|
P
|
TOMAELLO Andrea
|
P
|
|
GALEANO Paolo
|
P
|
TREVISI Gianpaolo
|
P
|
|
LANZARIN Manuela
|
P
|
VALDEGAMBERI Stefano
|
P
|
|
LESO Anna
|
P
|
VIANELLO Roberta
|
P
|
|
LOVAT Davide
|
P
|
ZAIA Luca
|
P
|
|
LUISETTO Chiara
|
P
|
|
|
|
IL CONSIGLIERE SEGRETARIO f.to Anna Maria BIGON |
IL PRESIDENTE f.to Luca ZAIA |
||
P = presente; C = in congedo; A = assente.
N.B. Gli emendamenti sono conservati nel sistema documentale del Consiglio regionale.
Le segnalazioni sulle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento sono menzionate nel verbale e nel resoconto, senza modificare il referto.
Le segnalazioni sulle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento sono menzionate nel verbale e nel resoconto, senza modificare il referto.