ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 24/02/2026 n. 6

Resoconto n. 6 - 12^ legislatura
Resoconto 6 a Seduta pubblica
Martedì, 24 febbraio 2026
SOMMARIO

APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI 2COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE 7RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE 8CONVALIDA DELLA ELEZIONE DEI CONSIGLIERI, DEGLI ASSESSORI E DEI CONSIGLIERI SUPPLENTI, AI SENSI DELL'ARTICOLO 37 DELLO STATUTO. RELAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA. APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 12/2026) 11PROGRAMMAZIONE 2021-2027. APPROVAZIONE DELLE SINTESI DELLE PROPOSTE DI RIPROGRAMMAZIONE MID-TERM REVIEW (MTR) DEI PROGRAMMI REGIONALI FSE+ E FESR 2021-2027 IN ADESIONE AI REGOLAMENTI (UE) N. 1913/2025 E N. 1914/2025 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 18/09/2025 CHE MODIFICANO I REGOLAMENTI (UE) N. 1057/2021 (FONDO SOCIALE EUROPEO PLUS) E N. 1058/2021 (FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE) PER QUANTO RIGUARDA MISURE SPECIFICHE PER AFFRONTARE LE SFIDE STRATEGICHE NEL CONTESTO DEL RIESAME INTERMEDIO DELLA POLITICA DI COESIONE. PROPOSTA PER IL CONSIGLIO REGIONALE (AI SENSI DELL'ARTICOLO 9, COMMA 2 DELLA LEGGE REGIONALE n. 26/2011 ) (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 5). APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 16/2026) 13MOZIONE N. 44 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRESCACIN, PRESSI, BOZZA, PASQUALON, BARBISAN E BORGIA “GUERRA IN UCRAINA, LA REGIONE DEL VENETO A FAVORE DI UNA PACE GIUSTA E DURATURA” (MOZIONE N. 44). APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 17/2026) 42MOZIONE N. 11 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BOZZA, PATRON, MALTAURO, BARBISAN E PRESSI “REVISIONE DELLA DISCIPLINA SULL'ORIGINE DOGANALE DEI PRODOTTI AGRICOLI E ALIMENTARI” (MOZIONE N. 11). APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 18/2026) 62MOZIONE N. 6 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI LUISETTO E DALLA POZZA “REALIZZAZIONE DELL'OPERA DI INVASO SULLA ROGGIA DIOMA”. (MOZIONE N. 6) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 19/2026) 73

Assume la Presidenza
Il Presidente Luca ZAIA
La Seduta inizia alle ore 10.13

PRESIDENTE

Buongiorno a tutti.
Diamo inizio alla 6a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 3308 del 19 febbraio 2026.
PUNTO
1


APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 5a Seduta pubblica di martedì 10 febbraio 2026.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Hanno comunicato congedo
Fabio BENETTI
Elisa DE BERTI (motivi personali)
Matteo PRESSI
I congedi sono concessi.

PRESIDENTE

Premesso che il consigliere supplente Marcon Stefano ha rimosso, in data 21 febbraio 2026, la causa di incompatibilità prevista dall'articolo 8, comma 1, lettera i), della legge regionale 16 gennaio 2012, n. 5 , dimettendosi dalla carica di Sindaco del Comune di Castelfranco, comunicazione acquisita agli atti con protocollo n. 3448 del 23 febbraio, e premesso che l'Ufficio di Presidenza questa mattina ne ha preso atto nella seduta del 24 febbraio 2026, il punto n. 6 non verrà trattato.
Sull'ordine dei lavori, collega Montanariello, prego.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori.
In base al Regolamento, le chiedo una cosa che oggi è ancora più preziosa, visto che c'è il problema degli audio. Io ero rimasto che l'ingresso in Aula lo possono fare Consiglieri, Assessori o dirigenti in caso di provvedimenti. Per le riprese, c'è la struttura.
Siccome vedo che c'è anche gente che non fa parte della struttura grafica della Regione, come funziona? Ognuno di noi può far venire in Aula il proprio assistente che gli fa foto e video? C'è stato un cambio dell'Ufficio di Presidenza su qualche delibera? Glielo chiedo perché vedo che qualcuno si fa venire il suo consigliere a fare i video, che viene più bello delle telecamere ufficiali sul web . Se è previsto, anche io chiederei ai miei di entrare. Ero rimasto che potevano entrare i commessi, gli informatici, i dirigenti, Assessori e Consiglieri.
Siccome vedo da un po' di sedute che ci sono figure che non fanno parte della struttura, ma dello staff, su questo mi sono informato, vorrei capire come funziona. Chiedo che venga anche il mio staff a farmi i video mentre parlo.

PRESIDENTE

Va bene. Abbiamo compreso, grazie. Recepisco l'osservazione. La tratteremo in Ufficio di Presidenza e daremo una regola per tutti.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

No, Presidente, non ha capito. C'è già una regola.

PRESIDENTE

Forse non ho il dono della chiarezza. Ho detto che ho capito.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Però, se ha capito e mi dice che faremo una regola per tutti vuol dire che ha fatto finta di capire. Se ha capito, chiedo a lei e al Segretario generale l'applicazione di Regolamento e Statuto in materia, perché c'è già. Se dopo volete, la cambiate. Al momento chiedo l'applicazione di Regolamento e Statuto in materia, perché c'è già una regola.
Se ha capito, non può dirmi che faremo una regola per tutti. Se ha capito, deve dirmi “applichiamo la regola”.

PRESIDENTE

Io non ho letto il Regolamento. Non sono bravo come lei.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

No, Presidente. La differenza tra me e lei è che io posso non leggerlo, ma lei, che è il Presidente del Consiglio e ci spiega come funziona, lo dovrebbe leggere prima degli altri.
È qui il Segretario generale, e tra l'altro mi fa piacere, in questa legislatura, che siamo andati in deroga potendogli dare la parola. Chiedo al Segretario generale che ci dica l'articolo del Regolamento cosa dice, perché non si può iniziare un Consiglio regionale senza rispettare le regole più basilari. Se è così, me lo dice e anch'io faccio venire una persona che non è di struttura, ma è di staff dentro l'Aula che mi fa i video mentre parlo e tutti quanti facciamo i fighi con le immagini da varie angolazioni che ci riprendono.
Le chiedo, Presidente Luca Zaia, lei che ci spiega sempre come funziona, di far rispettare il Regolamento. Non tergiversi dicendoci “mi informerò”. Si legga il Regolamento che sull'ingresso in Aula è ben chiaro.

PRESIDENTE

Sentiamo cosa dice il Segretario.
Chiudiamo un attimo, dobbiamo rileggere le tessere. Un attimo solo.
Bene, abbiamo letto il Regolamento. L'articolo 74 (Ammissione del pubblico) recita: “Nessuna persona estranea al Consiglio e ai servizi relativi può introdursi nella sede ove siedono i Consiglieri. Il pubblico può assistere alle sedute e, qualora lo ritenga opportuno, l'Ufficio di Presidenza può disciplinare l'ammissione del pubblico mediante apposito invito. Le persone ammesse nei settori appositamente riservati devono astenersi da ogni segno di approvazione o disapprovazione. I commessi sono incaricati di vigilare sull'osservazione dei regolamenti e provvedere, su ordine del Presidente, all'allontanamento di chiunque abbia turbato l'ordine. Il Presidente, nel caso di disordini, può altresì ordinare lo sgombero dei settori riservati al pubblico”.
Bene, applichiamo il Regolamento. Penso non ci sia altro da aggiungere.
Prego, collega Montanariello.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non è voler togliere nulla a nessuno, ma ridare tutto a tutti. Si parla di staff. Abbiamo il nostro ufficio stampa che ci fa le foto. Tra l'altro, Presidente, visto che sono stati fatti dei video, mi permetta di dire che diffido la mia inquadratura da qualsiasi ripresa non sia ufficiale, fatta dalla struttura e non dagli staff, che sono due cose diverse, e da telecamere ufficiali, perché noi siamo tutti sotto le telecamere, non abbiamo nulla da nascondere, ma se uno sta mandando un messaggio e un altro ti riprende da dietro con il telefono, magari viene fuori anche a chi stai mandando il messaggio.
Erano qua, Presidente. Erano dietro le mie spalle. Se prende i video delle telecamere ufficiali, risulta che ho subìto delle riprese, anche dietro la mia spalla, di telecamere non ufficiali.

PRESIDENTE

Va bene. Grazie, Consigliere, per il suo contributo.
Prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Volevo dire una cosa, Presidente Zaia. È la terza volta che la dico pubblicamente. Non è colpa del Presidente, però, Presidente, spero intervenga. Abbiamo già detto che bisogna rispondere alle interrogazioni nei tempi. Ci sono venticinque interrogazioni scadute. Oggi si risponde ad una sola interrogazione, ma non è mai stato risposto alla nostra interrogazione scritta prima del 23 dicembre.
Noi lavoriamo nei territori. Lei ha detto che bisogna far lavorare il Consiglio. Andiamo quotidianamente a parlare con i cittadini, con i territori, a raccogliere le istanze, le portiamo qua. Noi lavoriamo, la Giunta deve lavorare e rispondere, altrimenti la democrazia è un simulacro, la democrazia è una finzione.
Io faccio l'appello per l'ultima volta, poi – non so – faremo qualcosa di pubblico. Se noi portiamo le istanze dei cittadini dei territori in Consiglio, pretendiamo che la Giunta dia risposte, perché se poi, invece, le risposte arrivano dopo sei, sette mesi, il lavoro nostro, ma anche le istanze dei cittadini vengono svilite.
L'ho detto per la terza volta. Spero che da qua in avanti la Giunta si metta al lavoro e risponda alle nostre interrogazioni.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Peraltro, ne abbiamo parlato anche questa mattina in Ufficio di Presidenza e non ho motivo di pensare che la Giunta non sia disponibile ad affrontare questo tema.
Si consideri che siamo anche in una prima fase, che è una fase da ritenersi di assestamento rispetto ai rapporti con il Consiglio, però, la Giunta è qui presente e ha sentito la sua istanza.
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 4.
È pervenuta la risposta della Giunta all' interrogazione a risposta immediata n. 4 presentata dalla consigliera Bigon.
Il presentatore dell'interrogazione ha due minuti di tempo per illustrarla, la segretaria Bigon. L'Assessore ha tre minuti di tempo per la risposta. L'interrogante, poi, ha due minuti per la replica. Risponde, ovviamente dopo, l'assessore Gerosa.

Interrogazione a risposta immediata n. 4 del 30 dicembre 2025 presentata dai consiglieri Anna Maria Bigon, Antonio Marco Dalla Pozza, Alessandro Del Bianco, Paolo Galeano, Chiara Luisetto, Giovanni Manildo, Andrea Micalizzi, Jonatan Montanariello, Monica Sambo e Gianpaolo Trevisi relativa a: “Da gennaio 2026 solo venti giorni per effettuare la prenotazione con prescrizioni di primo accesso con classe di priorità B: l'assessore chiederà la revoca immediata del provvedimento?”

Prego.

Anna Maria BIGON (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Premesso che con decreto del 24 novembre 2025, n. 173, del direttore dell'Area sanità e sociale, il termine di validità temporale delle prescrizioni di primo accesso, ossia quelle di classe B, è stato rideterminato in 20 giorni, anziché 180 finora valido.
Considerato che il provvedimento in argomento, nel disporre la drastica riduzione dei termini per effettuare la prenotazione appare irragionevole, stante il deficit di proporzionalità tra il mezzo autorizzato e l'obiettivo di mettere mano all'efficientamento della programmazione delle diverse priorità ed appare prova di tale irragionevolezza il considerare, come pure fa il provvedimento nelle premesse, presuntivamente inappropriate le impegnative di classe B.
In tutto questo la salute come diritto fondamentale e interesse della collettività rischia di essere mortificata a causa di una metodologia che non funziona e che pare voglia trascurare le difficoltà concrete di accedere alle prenotazioni. Basta chiamare il CUP e sentirsi dire che non c'è posto, di richiamare, che non prendono in carico, ovviamente, la richiesta fatta, che i 20 giorni scadono e devo ritornare dal medico per rifare l'impegnativa. È altrettanto irragionevole pensare che il medico non abbia fatto una prescrizione corretta.
Chiedo, quindi, alla Giunta e all'Assessore se può provvedere alla revoca di questo provvedimento.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Assessore Gerosa, prego.

Ass.re Gino GEROSA

Buongiorno, Presidente. Buongiorno, Consigliere e Consiglieri. Rispondo alla domanda.
La priorità della prestazione è dettata dal bisogno di salute. Sapete che le prestazioni sono divise in “urgente” entro le 72 ore, “B” entro 10 giorni, quella a cui si fa riferimento, “differita” fino a 30 giorni e “programmabili” fino a 60-90 giorni.
Salto tutti i decreti regionali e quelli nazionali. Considerata la peculiarità delle prestazioni richieste con classe di priorità B, che vuol dire che entro 10 giorni deve essere erogato quanto richiesto, in rapporto alle condizioni di salute dell'utente e, quindi, dalla gravità del quadro clinico, sennò sarebbe una riferita o una programmabile, invece è una tipo B, al fine di garantire la tempestiva presa in carico del bisogno di salute, si è ritenuto opportuno ridurre la validità della ricetta a 20 giorni, nel senso che il paziente non circola con in tasca la ricetta per i successivi 180 giorni se la visita deve essere espletata entro 10 giorni.
Nel momento in cui viene preso in carico dal CUP, a quel punto, viene frizzata la situazione e, quindi, non c'è più 20-180 giorni, non c'è più alcuna ricetta da richiedere e il paziente viene preso in carico dal sistema sanitario. Quello del CUP è un problema al quale porremo mano, perché è un problema serio.
Ho fatto una proposta e adesso vediamo con l'Area come riuscire a renderla fattiva.
Sapete bene che la ricetta dematerializzata, per quanto riguarda i farmaci, viene trasferita direttamente e atterra in farmacia, quindi il paziente va in farmacia e ritira il proprio farmaco. L'idea è quella che anche per le richieste di visite ed esami, nel momento in cui il medico di medicina generale fa la prescrizione, questa atterri direttamente al CUP e sia il CUP a contattare il cittadino e non viceversa. Questo, dal mio punto di vista, ha delle opportunità. Innanzitutto c'è la sensazione di presa in carico da parte del cittadino, che è una cosa che fa andare via di testa chiunque, me per primo: se voglio essere preso in carico, voglio essere preso in carico e non, con la mia ricetta, cominciare a inseguire chi deve eseguire l'esame o la visita.
C'è un problema legato alla privacy. In farmacia atterra la ricetta, il paziente va in farmacia e, di fatto, non c'è un problema legato alla privacy perché è lui stesso che la ritira. Risolto questo problema, spero di poter tornare in quest'Aula e dire che finalmente, con la ricetta dematerializzata che atterra al CUP direttamente, sarà il CUP a prendere in carico il cittadino.
Non so se ho risposto alla sua interpellanza.

PRESIDENTE

Prego, consigliera Bigon.

Anna Maria BIGON (Partito Democratico)

Ringrazio l'Assessore per la disponibilità e per la risposta, perché effettivamente il problema del CUP va risolto. Noi proviamo spesso, abbiamo aperto degli sportelli: a volte si sta anche mezz'ora, poi casca la linea perché nessuno è in grado di rispondere. Il personale è stato anche ridotto e c'è proprio difficoltà di accedervi, soprattutto a una determinata età, dove effettivamente anche prenotare online diventa difficile.
Il fatto che sia direttamente il CUP a chiamare il cittadino credo sia una buona proposta e spero che venga attuata al più presto.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
PUNTO
5



CONVALIDA DELLA ELEZIONE DEI CONSIGLIERI, DEGLI ASSESSORI E DEI CONSIGLIERI SUPPLENTI, AI SENSI DELL'ARTICOLO 37 DELLO STATUTO. RELAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA. APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 12/2026)

Relatore: Vicepresidente Rucco

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 5.
Il relatore è il vicepresidente Rucco.
Il Consiglio dopo procederà con votazione segreta, quindi tenetevi pronti per la votazione.

Francesco RUCCO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie, Presidente.
L'Ufficio di Presidenza, come previsto dall'articolo 37 dello Statuto e dall'articolo 7 del Regolamento, ha esaminato, nella seduta del 10 febbraio 2026, ai fini della convalida della elezione, la posizione dei consiglieri Flavio Baldan, Riccardo Barbisan, Alberto Bozza, Sonia Brescacin, Francesco Calzavara, Rossana Conte, Cristiano Corazzari, Carlo Cunegato, Antonio Dalla Pozza, Elisa De Berti, Alessandro Del Bianco, Manuela Lanzarin, Anna Leso, Davide Lovat, Chiara Luisetto, Giovanni Manildo, Roberto Marcato, Jonatan Montanariello, Alessio Morosin, Eleonora Mosco, Elena Ostanel, Filippo Rigo, Nicolò Maria Rocco, Monica Sambo, Alberto Stefani, Riccardo Szumski, Andrea Tomaello, Gianpaolo Trevisi, Stefano Valdegamberi, Roberta Vianello, degli assessori Dario Bond, Valeria Mantovan, Diego Ruzza, Elisa Venturini e Marco Zecchinato e dei consiglieri supplenti Matteo Baldan, Fabio Benetti, Morena Martini, Mirko Patron ed Enoch Soranzo.
Si è constatato che le cause di incompatibilità riguardanti i consiglieri Laura Besio, Alessia Bevilacqua, Claudio Borgia e Paolo Galeano, gli assessori Filippo Giacinti, Lucas Pavanetto e Paola Roma e la consigliera supplente Claudia Barbera sono state rimosse o sono cessate, e che i consiglieri Giorgia Bedin, Rossella Cendron ed Eric Pasqualon e la consigliera supplente Silvia Calligaro sono stati dichiarati decaduti dalla carica di Sindaco, come da deliberazioni comunali in atti. Pertanto, non sussiste nei confronti dei Consiglieri sopracitati, Assessori e Consiglieri supplenti alcuna delle cause di ineleggibilità e/o incompatibilità previste dalla legge n. 154 del 1981, dagli articoli 7 e 8 della legge regionale n. 5 del 2012 e dagli articoli 12, 13 e 14 del decreto legislativo n. 39 del 2013, nonché dal decreto legislativo n. 235 del 2012, tenuto conto, inoltre, delle attestazioni rilasciate dagli stessi.
L'Ufficio di Presidenza, a seguito della deliberazione n. 12 del 10 febbraio 2026, con voto unanime e palese, ha proposto al Consiglio regionale la convalida dell'elezione dei suddetti Consiglieri, Assessori e Consiglieri supplenti regionali.
Si è successivamente constatato che, in data 17 febbraio 2026, il consigliere Pressi Matteo è stato dichiarato decaduto dalla carica di Sindaco con delibera del Comune di Soave e che, in data 21 febbraio 2026, il consigliere supplente Stefano Marcon si è dimesso dalla carica di Sindaco del Comune di Castelfranco.
Non sussistendo, quindi, le cause di ineleggibilità e incompatibilità di cui alle leggi sopracitate, l'Ufficio di Presidenza può, dunque, proporre al Consiglio regionale anche la convalida dell'elezione del consigliere Pressi Matteo e del consigliere supplente Marcon Stefano.

PRESIDENTE

Grazie.
Immagino non ci siano interventi, per cui passiamo al voto.
La votazione è segreta.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
Ovviamente, chi ha problemi alzi la mano.
È chiusa la votazione.
42 persone a favore.
Il Consiglio approva.
La tecnologia a volte non funziona, ma bisognerebbe vedere se funziona prima, non verificarlo nel momento in cui si va a votare. Grazie, Consigliere.
Il provvedimento è approvato.
Come anticipato, il punto n. 6 non viene esaminato, perché, come già comunicato, è superato.
PUNTO
7



PROGRAMMAZIONE 2021-2027. APPROVAZIONE DELLE SINTESI DELLE PROPOSTE DI RIPROGRAMMAZIONE MID-TERM REVIEW (MTR) DEI PROGRAMMI REGIONALI FSE+ E FESR 2021-2027 IN ADESIONE AI REGOLAMENTI (UE) N. 1913/2025 E N. 1914/2025 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 18/09/2025 CHE MODIFICANO I REGOLAMENTI (UE) N. 1057/2021 (FONDO SOCIALE EUROPEO PLUS) E N. 1058/2021 (FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE) PER QUANTO RIGUARDA MISURE SPECIFICHE PER AFFRONTARE LE SFIDE STRATEGICHE NEL CONTESTO DEL RIESAME INTERMEDIO DELLA POLITICA DI COESIONE. PROPOSTA PER IL CONSIGLIO REGIONALE (AI SENSI DELL'ARTICOLO 9, COMMA 2 DELLA LEGGE REGIONALE n. 26/2011 ) (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 5). APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 16/2026)

Relazione della PRIMA Commissione Consiliare.
Relatore: Consigliere Tomaello
Correlatore: Consigliere Galeano

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 7.
Relazione della Prima Commissione consiliare. Relatore il consigliere Tomaello, correlatore il consigliere Galeano. La durata degli interventi è disciplinata dall'articolo 93 del Regolamento. È stato presentato un emendamento.
Lascio la parola ai relatori.

Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
In apertura, mi consenta un piccolo inciso: fare i complimenti...

PRESIDENTE

Consigliere Corazzari, sta intervenendo a due metri da un Consigliere.

Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)

Faccio i complimenti a lei e al Presidente Stefani, perché ho visto che avete ricevuto l'Ordine olimpico del CIO. Siccome ho visto che è stato dedicato anche a tutti i veneti, penso che da veneto sia un orgoglio, quindi congratulazioni a lei e al Presidente Stefani anche per il successo delle Olimpiadi appena concluse.
(Applausi)

Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)

Venendo al provvedimento di oggi, un ringraziamento lo faccio naturalmente a tutti i Consiglieri regionali e ai Presidenti delle Commissioni che hanno lavorato in maniera veloce, visto che il provvedimento è arrivato qualche settimana fa in Consiglio regionale, hanno dato parere favorevole in tempi brevi e siamo oggi per la discussione in Aula.
Possiamo dire che questa deliberazione rappresenta il primo vero provvedimento politico della Giunta regionale, dell'Amministrazione regionale guidata da Alberto Stefani. Abbiamo già fatto qualche di deliberazione in questa Aula, in questo Consiglio, nelle scorse settimane, ma questo rappresenta il vero provvedimento politico, il primo provvedimento politico.
Andiamo con ordine e ricostruiamo la storia di questa deliberazione in discussione oggi. Come sapete – e molti Consiglieri lo sanno – l'Unione europea prevede e attua bilanci di sette anni in sette anni. Il quadro finanziario è pluriennale. Stiamo discutendo in questa fase il quadro finanziario pluriennale 2021/2027.
Da questo quadro finanziario pluriennale discendono i cosiddetti fondi europei, che possono essere fondi europei diretti, quelli gestiti direttamente dalla Commissione europea e quelli indiretti, demandati alle Autorità locali, in questo caso alla Regione Veneto.
Tra questi fondi europei due sono quelli più importanti, quelli anche finanziati in maniera più sostanziosa e che la Regione Veneto tratta, ovvero il FESR (il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e il FSE+ (ovvero il Fondo Sociale Europeo).
Entrambi i fondi, dal 2021 al 2027, sono stati finanziati alla Regione Veneto con circa 1 miliardo nei sette anni. C'è da dire – e qua va anche un plauso a chi ha gestito questi fondi negli anni – che il 70%, più o meno, di attuazione è stato superato, quindi c'è stata anche una buona risposta nell'utilizzo dei fondi europei.
A settembre del 2025, l'Unione europea ha approvato due Regolamenti che prevedono una revisione di metà termine, di metà mandato sulle priorità di questi fondi europei.
Questa revisione, naturalmente, prevede una serie di vantaggi per le Regioni che decidono di attuarla, come l'estensione, per esempio, di un anno per la spesa, il maggior tasso di cofinanziamento e una diminuzione dei target di spesa da raggiungere.
La Regione del Veneto con il Presidente Stefani, a fine dicembre, ha deciso di aderire a questa proposta della Commissione europea; con tutte le strutture delegate ha dialogato con la Commissione europea per cercare di arrivare ad una proposta che oggi verrà votata da questo Consiglio; poi la proposta sarà mandata alla Commissione europea che darà l'approvazione finale.
Ma di cosa tratta questa proposta? Questa proposta l'abbiamo esaminata nelle diverse Commissioni. Per quanto riguarda il FESR, che, insomma, è il fondo, come dicevo prima, quello un po' più importante, che viene toccato da questa deliberazione, vengono aggiunte tre nuove priorità: la priorità n. 7, con uno stanziamento di 5 milioni, per la competitività e la decarbonizzazione; la priorità n. 8, con uno stanziamento di 28 milioni, per la resilienza idrica; soprattutto, mi sento di dire, la priorità n. 9, con uno stanziamento di ben 50 milioni, per l'accesso ad alloggi pubblici sostenibili e a prezzi accessibili.
La rimodulazione di questi fondi vedrà in parte una diminuzione di altre priorità, ma senza dimenticarle. Infatti, la percentuale di rimodulazione è del 42% sulle risorse ancora disponibili e non programmate. C'è da dire che, invece, la priorità del sociale, la priorità n. 3, non è stata oggetto di riprogrammazione.
Per quanto riguarda il Fondo sociale europeo Plus si attiva una nuova priorità, con due obiettivi specifici: per la competitività e per favorire l'accesso all'occupazione, in particolare dei giovani, e l'adattamento dei lavoratori e delle imprese ai cambiamenti dovuti al processo di decarbonizzazione. Entrambe queste rimodulazioni hanno come riprogrammazione 83 milioni di euro. Come prevedono i Regolamenti, il Comitato di sorveglianza ha dato parere positivo. Le Commissioni consiliari hanno dato parere positivo, come dicevo. La Prima Commissione ha licenziato questo provvedimento con 35 voti a favore e 12 astenuti.
In conclusione, Presidente, questo provvedimento dà seguito alle linee programmatiche che il Presidente Stefani ha enunciato in quest'Aula a inizio del proprio mandato, ma soprattutto dà una prima risposta alle esigenze del territorio veneto: più attenzione all'occupazione lavorativa, più attenzione alla sostenibilità e alla competitività delle imprese, ma soprattutto più attenzione alla questione sociale e abitativa, con il fondo da 50 milioni, come dicevo precedentemente. Segnali di una politica che ascolta, ma soprattutto che dà seguito anche agli impegni presi.
Un ringraziamento agli Assessori che sono stati presenti in Commissione, per quanto riguarda la Prima Commissione l'assessore Bitonci e l'assessore Mantovan, che hanno seguito passo-passo il procedimento, e a tutti i Consiglieri che hanno approvato la proposta.
Buon lavoro.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Galeano, come correlatore, prego.

Paolo GALEANO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Come giustamente sottolineava il Presidente della Prima Commissione, Tomaello, da un punto che sembrava inizialmente tutto tecnico è emersa la natura eminentemente politica dell'atto che oggi andiamo a sottoporre all'approvazione del Consiglio, cioè questa proposta di delibera amministrativa.
Ripercorro rapidamente il contesto. Perché diventa eminentemente politica la natura di questa scelta? Il contesto è giusto. Come è stato ovviamente sottolineato, l'Europa ci richiama a una rivisitazione per allinearci alle nuove sfide, per affrontare le sfide più urgenti a seguito della evoluzione del contesto geopolitico, economico e sociale, e quindi c'è questa Mid-term review che richiama a un riesame intermedio delle politiche di coesione, di cui il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale sono il cuore. Inoltre, vengono individuate cinque nuove priorità sulle quali poter maggiormente investire le risorse oggetto di riprogrammazione, che sono la competitività e la decarbonizzazione, la difesa e la sicurezza, gli alloggi a prezzi accessibili, la resilienza idrica e la transizione energetica.
Anzitutto condividiamo il fatto che la difesa non sia stata uno dei settori su cui voler intervenire. Non ritenevamo fosse opportuno che lo facesse la Regione con questi fondi all'interno delle politiche di coesione. Questa è una importante presa d'atto.
Abbiamo inoltre riconosciuto anche in Commissione le opportunità che sono collegate a questa riprogrammazione, che vedono, però, soprattutto il prolungamento di un anno per poter attuare queste politiche, perché anche la parte del cofinanziamento, che aumenta, aumenta di fatto in un quadro economico complessivo che rimane invariato, perché quello che aumenta è il cofinanziamento all'interno di alcune azioni, però sono altre che vedono, invece, un cofinanziamento diminuire. Le risorse e la compartecipazione percentuale dei vari enti coinvolti (Stato, Regioni, Europa) quindi di fatto non cambiano. Il vantaggio più importante è effettivamente importante, perché sappiamo quali siano le difficoltà di tutti gli Enti a tradurre in risultati concreti queste azioni, soprattutto in un contesto in cui la concorrenza del PNRR ha, ovviamente, fatto focalizzare le Amministrazioni sul territorio e soprattutto su quegli obiettivi, perché la scadenza era a giugno di quest'anno, mentre l'attuazione di fatto del settennato scade non nel 2027 ma nel 2029. Lo ripeto, questo è un vantaggio importante, che va riconosciuto e che ci consente di puntare a un impiego migliore di tutte le risorse, perché sarebbe ovviamente un peccato che alcuni di questi fondi rimanessero non utilizzati.
Questo è il contesto, che ci porta in maniera obiettiva a vedere con favore questa opportunità concessa dalla Mid-term review. Il quadro politico che caratterizza in maniera importante questa proposta di delibera amministrativa è questo: la Giunta decide di riorientare parte delle risorse non ancora impiegate, lo riprendo testualmente dal testo della proposta di delibera, perché è la Giunta che prende la decisione e riorienta, quindi toglie da alcune azioni che erano prima contemplate, e rimette su altre iniziative risorse che non sono ancora impiegate.
Su questo sottolineiamo alcuni punti, giusto per dare il contesto e per capire poi quale sarà la nostra posizione nel momento del voto. Le cose positive le sottolineo nuovamente: bene che si sia scelto di non intervenire nella priorità difesa e sicurezza, ripetiamo, non era certo la Regione, con questi fondi, all'interno delle politiche di coesione, a dover fare questo intervento. Bene che si metta il tema della casa al centro, condividiamo tutti che sia un'emergenza, forse una delle maggiori, e decidere di riallocare parte delle risorse, la maggior parte delle risorse di questi 83 milioni - sono 50 quelli che vengono riallocati su questa priorità, la casa e poi l'acqua, con il secondo finanziamento, quello da 28 milioni, sono i due temi principali - sicuramente è una scelta che va condivisa.
Mi permetto anche di sottolineare - perché penso che sia importante per tutta l'Aula ripartire da un minimo comun denominatore su alcuni temi per le discussioni che avremo da qui ai prossimi cinque anni e viene più volte sottolineato all'interno degli obiettivi della Giunta e di tutto il Consiglio, quindi della politica regionale - come il Green Deal e la decarbonizzazione rimangono obiettivi per tutti.
Solo chi vota contrario oggi dice che questi non sono obiettivi condivisibili, mentre il Green Deal e la decarbonizzazione sono obiettivi di tutti. A me quindi piacerebbe che ce lo ricordassimo, perché spesso qualcuno fa di questo una narrazione che invece vuole essere contraria, ricorda quanto questi obiettivi non siano importanti e vede solo delle conseguenze nefaste per il nostro mondo economico, sociale, e quant'altro.
Ripeto: Green Deal e decarbonizzazione sono un minimo comun denominatore di quest'Aula da oggi.
Ci sono però alcuni dubbi, che sono quelli, ripeto, che contestualizzeranno la nostra scelta in fase di voto. Le risorse non ancora impiegate, riprendo da quella dicitura testuale che richiamavo prima, puntano certo a prevenire alcune potenziali inefficienze nella spesa di questi fondi, perché è obiettivo, ma veniva rilevato - e sentendo anche, per esempio, alcune delle aree urbane questa cosa emergeva - che qualcuno fosse effettivamente molto in ritardo nella programmazione e nella possibilità di attuare gli interventi.
Prevenire e riallocare quei fondi su finalità condivise è importante per evitare che quei fondi vengano sprecati; è fondamentale. Però, ricordiamoci che decurtare fondi dalle aree urbane, lo abbiamo appreso dal confronto puntuale con alcune autorità e con alcuni Comuni, significa anche, in questa fase, diciamo congelare - per non dire subito tagliare - risorse la cui spesa, il cui investimento era già stato programmato e il fatto che non fossero ancora impegnate non vuol dire che su quello non ci fosse stato del lavoro o non ci fosse l'obiettivo di realizzarle nei termini legittimi che l'attuazione del settennato permetteva. Ricordo: non il 2027, ma il 2029.
Qui c'è, di fatto, un insieme di Comuni, di Enti locali che ha lavorato per l'attuazione di questi obiettivi, ha impiegato delle risorse umane e sappiamo tutti, vediamo quotidianamente quale sia la difficoltà. In questi giorni l'ANCI sottolineava la difficoltà dei piccoli Comuni. Insomma, è un insieme, è una quotidianità che tutti condividiamo quella della difficoltà di riuscire a portare a casa gli obiettivi importanti con l'impiego delle risorse umane negli Enti locali, non solo della nostra Regione, ma in tutta Italia. A maggior ragione, pensare che il lavoro di queste persone possa essere “tradito” nel momento in cui era tutto incanalato legittimamente in tempistiche corrette per l'attuazione di quegli obiettivi, pone un punto di domanda che dice quanto sia politica la scelta che andiamo a compiere e quanto responsabile deve essere nel momento in cui riorientiamo quelle risorse.
Oltre alle risorse delle aree urbane ci sono anche quelle delle aree interne, che erano 8.000.000 in totale e vedono 2.500.000, di fatto, riorientati (questo è il termine che viene utilizzato).
Ripeto: tutto il contesto è condivisibile, però penso che per comprendere bene quelli che dovranno essere gli impegni della Giunta e di tutto il Consiglio, successivamente al voto di oggi, dobbiamo rifocalizzarci su quella che è la ratio, il perché delle politiche di coesione.
Le politiche di coesione, ripeto, di cui l'FSE+ e il FESR sono punto cardine, cuore attuativo di quelle politiche, appunto, dicono che esse sono il principale strumento finanziario per l'Unione, per combattere gli squilibri e le disparità fra i territori e fra le persone.
Se noi quindi abbiamo questo focus, dobbiamo tenere ben presente che il riorientamento di queste risorse dovrebbe, comunque, andare a quelli che sono alcuni valori imprescindibili, che ricordano anche le delibere, delle politiche di coesione: una Europa e dei territori più connessi, quindi in rete fra loro, con un'attenzione al sociale, più sociale, e più vicini ai cittadini, una spesa, un investimento dei fondi più vicino ai cittadini, con uno sviluppo locale sostenibile.
Non tradire questa ratio vuol dire non centralizzare le risorse laddove questo non sia opportuno, non sia richiesto, altrimenti andiamo contro quella narrazione di piena autonomia, piena sussidiarietà, piena specificità e di supporto a tutti i territori e la possibilità, ovunque possibile, con l'attenzione corretta, che sottolineiamo nuovamente: di non lasciare lì dei fondi che, invece, vanno spesi. Attenzione a fare i fondi con criteri generici, perché questo può mettere in difficoltà quelle aree specifiche per cui alcuni fondi erano stati pensati e a cui erano stati destinati.
Questo lo diciamo perché ci sono alcune statistiche che descrivono, dal punto di vista demografico, ma non solo, la situazione che un po' in tutti i territori (in Veneto, in Italia e in Europa, ma anche nel mondo) stiamo vivendo. I dati dicono in maniera chiara che oggi siamo circa al 55-60% di popolazione che in Regione, in Italia, in Europa e nel mondo vive e vivrà sempre di più vicina o nei contesti urbani. Questo vuol dire che ci sarà una diminuzione sempre maggiore della demografia e comunque della vita della popolazione all'interno delle aree interne o meno popolose, quella lontana dalle metropoli, dalle aree urbane.
Questo ci pone due obiettivi: sicuramente dare servizi all'altezza nel momento in cui dobbiamo fronteggiare le politiche per quelle aree densamente popolate, ma fare attenzione, però, anche a non disincentivare la vita in quei territori. Abbandonare quei territori vuol dire contraddire tutta quella narrazione che facciamo sui giovani e la necessità che rimangano o che possano scegliere di vivere dove nascono. Le università hanno detto in maniera chiara che meno servizi su un territorio vogliono dire meno popolazione, invece dare servizi vuol dire lavorare perché la popolazione rimanga.
Ricordiamoci che anche l'abbandono del territorio porta con sé conseguenze importanti. Ho avuto la fortuna, alcune settimane fa, di partecipare a un convegno con dei rappresentanti a livello nazionale di UNCEM, l'Unione nazionale dei comuni e degli enti montani, dove veniva ricordato, con un focus proprio sul Veneto, che se la montagna sta bene, sta bene tutto il Veneto; se la montagna sta male, se i nostri territori montani stanno male, sta male tutto il Veneto e la popolazione che non vive in quelle aree, per le risorse, per l'aria e per tutto quello che è collegato.
Ricordiamoci, ripeto, che in questo riorientamento non tradire la ratio delle politiche di coesione diventa fondamentale. Lo sottolineo nuovamente: bene la casa, assolutamente, è un tema importante, però facciamo attenzione ricordando, all'interno di politiche di coesione, che parte di quelle risorse sono sottratte a lavori iniziati o comunque a percorsi programmati dai Comuni e dalle aree interne. È questo il motivo per cui, a supporto di questa proposta di delibera amministrativa, troverete due ordini del giorno presentati, poi mi pare che ci sia anche un emendamento, se non sbaglio. Due ordini del giorno che vogliono focalizzare due obiettivi. Poi probabilmente il consigliere Micalizzi e il consigliere Del Bianco integreranno quello che io adesso anticipo, e cioè la volontà che ci sia un confronto costante con le aree urbane e con i Comuni che le compongono per andare avanti insieme e capire quanto effettivamente dovrà essere non finanziato e quanto, invece, ristorato. Su questo noi abbiamo appreso, anche dal voto di astensione che ANCI e i Comuni hanno registrato durante la Commissione di sorveglianza, che c'è stato un impegno da parte del Presidente Stefani di rifinanziare quegli interventi dei Comuni. Lo ricordiamo: siccome i Comuni la programmazione non la fanno ‒ lo sappiamo bene qui dentro, dove siamo in tantissimi amministratori ‒ con le parole o con le pacche sulle spalle, ma con carte e soldi ben documentati, sarà necessario dare una risposta concreta a quell'impegno verbale.
Dall'altra parte, c'è un impegno a far sì che alcune aree all'interno della strategia nazionale delle aree interne, ben individuate anche dalla Regione del Veneto – sono sei in maniera particolare, vanno dal Delta del Po ad alcune zone montane – possano rivedere i fondi che vengono sottratti e che prima erano previsti per cultura, turismo e altre finalità. Bene che vengano investiti sulla casa, ma questa cosa che venga fatta per l'abitare, l'housing in quelle aree, altrimenti vuol dire che circa 127.000 abitanti, perché di questo stiamo parlando in sei aree interne, si vedono sottratti 2,5 milioni di euro. Se noi cominciamo a fare i conti e la proporzione, capiamo che sono tantissimi euro ad abitante rispetto a quello che, per esempio, capita per le aree urbane o per le altre politiche. Qui quindi dobbiamo fare grande attenzione.
Mi avvicino alla conclusione. Stiamo attenti agli slogan, perché quando era uscita la notizia dei 50 milioni per l'abitare, sì, va benissimo, tutti siamo stati sorpresi, ma quelli prima non li hanno messi in conto? Sono 50 milioni. Poi, invece, abbiamo visto che era una riprogrammazione delle risorse. Attenzione quindi a cosa comunichiamo, soprattutto se parte di questo finanziamento viene da risorse che erano dei Comuni e delle aree interne.
Nel voto, quindi, abbiamo un atteggiamento collaborativo, obiettivo e costruttivo, che ‒ lo ripeto ‒ vuole sottolineare e cogliere le importanti occasioni e le importanti opportunità che nascono da questa riprogrammazione. Però, vogliamo anche essere quel pungolo, quello stimolo, quel momento di attenzione che fa sì che quei Comuni e quelle aree interne, che in questo momento si vedono sottratti delle risorse, siano con gli obiettivi legittimi e importanti sottolineati dalla Giunta, che condividiamo (quindi, abitare, resilienza idrica e piattaforma europea per le tecnologie strategiche), destinazione e nuovo punto di caduta di quelle risorse.
Anticipo già quello che confermerò in dichiarazione di voto: il nostro voto sarà di astensione, proprio perché condividiamo l'impianto generale, ma vogliamo fare da pungolo affinché poi l'attuazione sia rispondente a quella che è la ratio specifica delle politiche di coesione.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Galeano.
È aperta la discussione generale.
Passiamo direttamente al voto? Si può guastare la festa anche velocemente.
Prego, consigliera Ostanel.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Questo è un tema molto importante, è per questo che penso sia giusto intervenire in quest'Aula. Ne abbiamo parlato anche nella scorsa legislatura e mi piaceva ricordare due cose: da un lato che i fondi europei sono gran parte del bilancio di una Regione, quindi liquidare una discussione come questa come qualcosa di tecnico non è una cosa corretta. Due: nella scorsa legislatura abbiamo tanto discusso in quest'Aula rispetto a due questioni che avevamo portato qui dentro, e ricordo con l'allora dirigente che erano cose che erano state approvate in maniera, io credo, molto positiva.
La prima: la costituzione di una Cabina di regia. Il fatto che oggi esista una Cabina di regia, magari non ce lo si ricorda, però chi propone degli emendamenti si ricorda, è stato il frutto di un lavoro che abbiamo fatto anche in quest'Aula, perché fare delle strategie urbane e sostenibili non è facile. Lo stiamo vedendo adesso che i Comuni provano a cantierare i progetti che avevano proposto. Una Cabina di regia che io penso, e questo è il primo punto politico, la Giunta avrebbe dovuto convocare molto prima di far sapere poi ad alcuni amministratori che alcuni tagli sarebbero stati fatti. Noi abbiamo visto il Presidente dell'ANCI, Conte, che non è ovviamente di questo colore politico, che sui giornali dichiara, pochi giorni dopo aver saputo che ci sarebbero stati dei tagli, che questo era un problema per la città di Treviso. Accidenti, se è un problema per la città di Treviso! Ma è un problema anche per le altre città, indipendentemente dal colore politico che quelle città hanno. Perché? Perché è stata elaborata una strategia difficilissima.
Io ringrazio prima di tutto la Struttura tecnica di questa Regione, perché non vorrei mai che il mio intervento potesse sembrare non a favore del lavoro che è stato fatto qui dentro.
Io penso che qui dentro sia stato fatto un lavoro incredibile dal punto di vista tecnico. Ma il punto invece è politico, perché nel momento in cui una Commissione europea cambia delle strategie e sposta alcune programmazioni su un tema importantissimo, come quello della casa, io penso che la prima cosa che si doveva fare in questa Regione era convocare una Cabina di regia. Perché non è stato fatto? Ah, eravamo in campagna elettorale! È per quello che si doveva andare a votare prima e torno un po' indietro con il tempo: indipendentemente da quello che è accaduto, probabilmente, si sarebbe potuta convocare subito e si sarebbe dovuto concertare uno ad uno con i Comuni capofila e con le Autorità urbane cosa eventualmente poter tenere e cosa, eventualmente, poter in qualche modo riprogrammare.
Il lavoro di programmazione, quando c'è una strategia urbana sostenibile che mette insieme tanti Comuni, è difficilissimo. Io so che dentro quei file Excel dei Comuni ci sono anche delle progettualità che qualcuno di noi potrebbe ritenere non importanti, magari anche gli stessi amministratori che poi le hanno proposte, ma se le hanno messe, fare un passo indietro significa cambiare la propria programmazione e non lo si fa con un pezzo di penna, lo si dovrebbe fare concertando in una Cabina di regia cosa tenere, cosa rivedere, cosa eventualmente riprogrammare, come mettere i fondi a bilancio nel prossimo bilancio regionale (che andremo a votare tra pochi mesi), cosa eventualmente chiedere di fare agli uffici di programmazione europea di questa Regione e dei Comuni per ridare fiato e soldi a quelle cose che si propone di togliere e, quindi, salvare tutto quello che era salvabile.
Questa cosa, io penso, si sarebbe dovuta fare tempo fa. Alcuni Comuni, non solo il Presidente dell'ANCI, ma a ruota anche gli amministratori di diversi Comuni ci chiamano e chiedono, immagino, anche a voi che siete stati amministratori: ma perché viene tagliata la previsione di fondi per definire quel parco nella città di Rovigo? Perché a Padova viene tagliata la possibilità di fare un sistema di ciclabili? Perché a Vicenza viene tagliata la possibilità di lavorare sulla mitigazione climatica? Sono domande che agli amministratori si sono poste.
Qui c'è prima di tutto una questione di metodo: andava convocata prima la Cabina di regia, andavano concertate le scelte in maniera più precisa e poi, eventualmente, si poteva arrivare in Aula oggi con una proposta.
Seconda questione: l'emendamento fatto da me ancora nella scorsa legislatura, secondo me, molto importante – mi piacerebbe, poi, magari, parlarne anche con la Struttura tecnica – chiedeva alle Autorità urbane di fare dei progetti strategici in poco tempo all'epoca, tra l'altro – e lo sapete bene perché molti di voi sono stati amministratori – senza avere le competenze dentro quelle strutture per scrivere dei progetti così complessi.
Che cosa avevamo fatto in quest'Aula? E l'allora dirigente aveva approvato il nostro emendamento assieme alla Struttura e alla parte politica. Avevamo definito dei consulenti e durante la scorsa legislatura avevamo messo dei fondi dentro quest'Aula. Inoltre, sempre nella scorsa legislatura ci sono state delle figure tecniche che hanno supportato i Comuni nell'elaborazione delle strategie. Questa questione, secondo me, è un'altra questione che qui dovremmo dibattere, al di là di quello che oggi l'Aula deciderà di fare. Quando noi chiediamo di fare delle strategie urbane per mettere a terra dei fondi europei, riusciamo a dare e a garantire con continuità delle risorse umane a supporto dei Comuni e delle Autorità urbane per fare quei progetti meglio eventualmente di come sono stati fatti? Lo chiedo perché in Commissione abbiamo anche sentito dire: va beh, ma alcuni progetti erano stati buttati lì, non importa se tagliamo. Non sono le testuali parole, ma il contenuto era questo. Secondo me, questa risposta è inaccettabile. È inaccettabile perché come Regione dobbiamo, come è stato fatto in altre Regioni, essere a supporto di quegli amministratori.
La Regione Lombardia ‒ lo dico perché ha un colore politico simile a quello che governa questa Giunta ‒ ha fatto qualcosa di completamente diverso, che secondo me ha reso migliori le strategie urbane sostenibili di quella Regione, lavorando davvero a supporto dei Comuni e delle Autorità urbane con l'assistenza tecnica. Quando l'allora ministro Fabrizio Barca elabora la strategia “aree interne”, che non è andata bene in tutti i Comuni, come voi sapete, la prima cosa che aveva fatto era mettere delle figure a supporto dei Comuni, perché con pochi tecnici non fai un progetto fatto bene, con una pubblica amministrazione che continua a perdere personale si fa fatica. Come Regione noi dovremmo davvero pensare che, se dobbiamo lavorare su strategie urbane dove mettere a terra fondi FESR ed FSE+, noi dobbiamo dare loro le gambe per correre. Questi sono per me i due punti fondamentali in discussione in quest'Aula. Di contenuto voglio dire, perché, se stiamo qui a spendere fiato, spero che serva a qualcosa.
Vi sono, poi, alcune questioni più nel merito, politiche. È stato detto prima: io penso che i 50 milioni sulla casa non solo servano ma siano di assoluta urgenza. Mi dispiace molto non vedere presente il Presidente Stefani perché è una delle cose su cui ha basato anche la comunicazione pubblica in questi ultimi mesi e su cui abbiamo anche interloquito varie volte, anche a mezzo stampa. Ringrazio l'assessore Roma di essere presente, perché immagino che la discussione possa aiutare, nella deliberazione di quest'Aula, a capire cosa fare di quei fondi. Io le dico che non ho ottenuto risposte chiare all'interno della Commissione su come quei 50 milioni verranno utilizzati. Io ho saputo: 25 per l'edilizia residenziale pubblica, 25 per il social housing. Ma lei sa benissimo, avendo questa competenza, che il social housing può essere tutto e niente, è una parola magica dentro la quale inseriamo tantissime strategie, ma noi dobbiamo tenere la barra, io credo, almeno questo è il mio posizionamento, dritta.
Cosa significa social housing? Significa dare garanzia a quelle fasce grigie, come sono state chiamate dal Presidente, di accedere ad una casa per chi non riesce ad andare nel mercato privato e per chi non riesce ad andare nell'edilizia residenziale pubblica.
Ma la domanda che ci dobbiamo porre, e che io in Commissione ho posto più volte anche con gli altri colleghi, è: qual è la fascia grigia? Come la misuriamo? Il personale sanitario è una fascia grigia? Certo. Ma dipende dal reddito che ha, o è allo stesso modo grigio un professore ordinario, parlo per me, un professore associato e un ricercatore o è il reddito che crea la difficoltà nell'accedere alla casa? Perché ci sono magari persone che pur essendo infermieri o medici, hanno un reddito che gli permette di andare nel mercato privato; e invece alcuni che non possono farlo, perché magari da infermieri prendono uno stipendio di 1.200-1.400 euro al mese ed evidentemente non trovano casa in quella città. Vorrei avere il criterio di accesso per definire qual è quella fascia grigia: ho provato a chiedere più volte e non ho avuto ancora una risposta.
L'altra questione è: a chi affidiamo i fondi per fare il social housing? Oppure: chi sceglie le strutture dove fare il social housing? Quanto i Comuni verranno messi al centro? So che lei ha attivato un percorso di partecipazione con alcuni Comuni, con i Comuni in generale, e penso che quello sia il cuore. Saranno loro a scegliere quali e dove definire delle progettualità di social housing, magari in immobili da rigenerare, senza consumare nuovo suolo e con dei fondi che vanno a dei soggetti che tengono la barra dritta sul lavoro pubblico del social housing? In tante, tantissime realtà, il social housing è diventato un business. Noi invece dobbiamo renderci conto che il social housing è uno strumento a supporto del pubblico per arrivare ad una fascia grigia che non è quella a cui arriviamo di solito con l'ERP, ma deve avere la stessa finalità.
Se perdiamo la barra lì, i 50 milioni era meglio che li mettevamo a fare altro. Se invece teniamo la barra dritta sul pubblico come guida e criterio guida, allora noi iniziamo a mettere un pezzettino. Non sarà sufficiente, serviranno dei fondi e faremo battaglia dentro quest'Aula al prossimo bilancio affinché il tema della casa non possa essere liquidato con: va beh, abbiamo preso 50 milioni, tra l'altro, prendendoli a dei progetti già cantierati, più o meno, da parte dei Comuni, e li mettiamo sulla casa. Il gioco delle tre carte non funziona più. Lo sveliamo. Si svela. Gli abitanti, i cittadini, gli amministratori non sono miopi. Lo vedono.
Anche la comunicazione pubblica con la quale siamo entrati in questa legislatura “ci occuperemo di casa”, per carità, benissimo, ma dobbiamo aggiungere l'altro pezzo della medaglia, la verità: ci stiamo occupando di casa, togliendo soldi già previsti all'interno di una programmazione dei Comuni del Veneto e non aggiungendo risorse proprie o risorse aggiuntive.
Questo lo dobbiamo dire chiaro, perché è facile, è troppo facile utilizzare la comunicazione pubblica nella modalità che tutti noi conosciamo: va beh, diciamo che ci occupiamo di casa. Ma poi non stiamo davvero mettendo la dose di risorse che ci serve, anzi la stiamo mettendo togliendo a qualcosa che era già stato deciso e pronto ad essere messo in campo.
Vado sulla parola "pronto a essere messo in campo” perché in Commissione ci è stato detto che alcune progettualità sono state tolte perché erano in ritardo i Comuni. Non è vero.
Ci sono alcune progettualità che sono andate in ritardo perché i Comuni aspettavano dei bandi che dovevano essere messi anche dalla nostra Struttura. Io non voglio andare a cercare di chi è la colpa, a me non frega niente di definire delle colpe, mi interessa, qui, definire il perché noi oggi stiamo andando a tagliare qualcosa che era previsto, senza dire: ah, Autorità urbane; ah, la Regione. Il punto vero è che noi avremmo dovuto lasciare i Comuni già nella possibilità di fare e cantierare quei progetti che oggi sono stati tagliati, previsti in taglio, perché se noi avessimo detto loro: “Guardate che c'è il rischio che la programmazione europea cambi e quelle programmazioni voi le potreste perdere”, io sono sicura che le avrebbero messe in cantiere.
C'è una questione di programmazione e di metodo che oggi porta quei Comuni a fare dei passi indietro, ma non per causa loro. Tanti di quei Comuni, che abbiamo sentito uno a uno, amministratori di diversi colori politici ci dicono che, nel momento in cui loro sapevano e davano per scontato che la scadenza sarebbe stata tra un tot di anni, quelle cose le avrebbero cantierate, non avevano previsto di non farle.
Qui c'è il tema – e torno – della programmazione di quello che è pronto ad essere messo in campo. È pronto ad essere messo in campo quello che i Comuni mettono in campo perché sanno che hanno un orizzonte temporale di qualche anno. Se noi quell'orizzonte temporale glielo cambiamo in corsa, mettiamo davvero i bastoni tra le ruote a dei Comuni che con i fondi PNRR ormai sono con le strutture tecniche talmente sovra-stimolate che non hanno più lo spazio di fare niente, di fare neanche le manutenzioni ordinarie.
Parliamoci chiaro: non è stata colpa loro. Sentire in Commissione che alcune cose sono state tagliate perché tanto non erano state cantierate e i Comuni sono stati lenti, non lo possiamo accettare, non lo possiamo sentire, soprattutto da chi di voi è stato amministratore.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Francesco RUCCO

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Chiudo con un ultimo punto. Ho presentato un emendamento. Dopo interverrò ancora, per la gioia del Presidente, anche presentandolo. La questione è chiara. Ammesso tutto quello che ho detto e ammesso il fatto che non governiamo noi e, quindi, che decidete voi cosa fare oggi, c'è una cosa minima che noi possiamo fare. L'assessore Bitonci, in Commissione, ha dichiarato, virgolettato, quello che io ho messo nell'emendamento che propongo in quest'Aula, cioè ci impegneremo a garantire le risorse di tutti quei progetti che oggi vengono tagliati, riprogrammati (diciamo come vogliamo). L'ha detto lui. Questo Consiglio, che è sovrano rispetto a cosa che esce da qui, vota la PDA. Oggi la votiamo noi, non la vota qualcun altro. Io vorrei che dentro quel testo ci fosse scritto, nero su bianco, il virgolettato dell'assessore Bitonci, che dice: “Ci impegneremo a garantire, compatibilmente ovviamente con le risorse disponibili, la possibilità di dare ai Comuni i fondi che gli sono stati sottratti”. Non mi importa da chi, non mi importa di chi è la responsabilità, non mi importa se è colpa dell'Europa, se è colpa della Regione o se è colpa dei Comuni. Io voglio dare la garanzia, a parole, ma ovviamente con un dispositivo votato, perché è facile, altrimenti, intervenire sui giornali e dire: “Lo faremo”, e voglio che in questa PDA che noi oggi votiamo ci sia scritto, nero su bianco, che questo Consiglio porta la Giunta – perché è un emendamento che votiamo qui rispetto alla Giunta – a scrivere l'impegno sul dispositivo. Questa è una questione di minima dignità, di minima conseguenza delle cose che si dicono politicamente dentro l'Aula del Consiglio.
Spero che i Consiglieri, indipendentemente dal colore politico, oggi possano sostenere la necessità di scrivere dentro un testo un impegno politico, perché ovviamente, nel momento in cui è in un testo, è un po' più difficile poi tornare indietro. E io so benissimo che ci sono delle questioni legate al bilancio, legate al budget, legate ad altro. Ma vi dico una cosa, e chiudo davvero: ci sono delle cose legate al bilancio, è vero, ma se oggi noi, proprio per una cosa che abbiamo votato nella scorsa legislatura, con emendamenti anche fatti da noi e votati, facciamo un passo indietro, che è enorme, vuol dire che, comunque, noi oggi potremmo scrivere in quel documento che diamo ai Comuni una garanzia. Lo possiamo scrivere. Non abbiamo i soldi oggi? Li troveremo. Li troveremo nel bilancio, li troveremo nell'assestamento, li troveremo nelle variazioni, e ci diremo tutti noi che pian piano andiamo a trovare quei fondi.
La risposta che so già, perché ormai sono qua da sei anni, che eventualmente non c'è una copertura finanziaria non è una risposta che sta in piedi, perché la copertura finanziaria i Comuni ce l'avevano e noi abbiamo fatto fare loro un passo indietro.
Io spero che questo non accada, ma intanto mettiamo nero su bianco quello che i Comuni hanno chiesto. È una questione di minima conseguenza delle cose che si dicono in Aula, tra l'altro, richieste non solo dagli amministratori di centrosinistra che, come sapete, non sono la maggioranza di questa Regione, ma chieste anche dal Presidente di ANCI.
Penso che veramente uscire da quest'Aula con un impegno di quel tipo nel dispositivo, farebbe fare a questo Consiglio, io credo, un passo in avanti importante. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
La parola al consigliere Rocco Nicolò Maria, prego.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Grazie, Presidente.
Secondo me è importante come sia emerso da questo dibattito che noi non stiamo votando o discutendo una proposta eminentemente tecnica. Dove ci sono le risorse, ci sono le scelte politiche, e qui noi oggi stiamo decidendo di orientare delle risorse e di riorientare delle risorse sulla base di precise scelte politiche. Usciamo quindi dall'ambiguità del fatto che sia eminentemente una scelta tecnica quella che noi stiamo facendo, e come forse abbiamo cercato di far passare nel dibattito in Commissione.
Dico questo perché chiaramente io sono neofita, ma c'è qui una rappresentazione in Consiglio e in Giunta che ha molte più competenze di me sul tema bilancio. Noi sappiamo che la maggior parte del bilancio regionale è vincolato, quindi i fondi di cui noi possiamo disporre per le libere scelte della programmazione politica sono poche.
I fondi FESR e FSE+ – lo dico alla latina, non con inglesismi – sono dei fondi molto importanti perché sono il piccolo polmone che permette di orientare delle scelte di sviluppo.
Noi veniamo da un 2024, lo certifica l'Istat, in cui il Nordest ha dimostrato di non tirare più come prima per tutta una serie di motivi: noi siamo legati alla manifattura, siamo legati all'export, siamo in una fase di contrazione del mercato tedesco, quindi la manifattura soffre, siamo in una fase di incertezza internazionale e questo crea difficoltà per chi esporta. Per queste motivazioni oggi il Nordest ha più difficoltà, è in stagnazione, rispetto ad altre aree del nostro Paese, che vengono trainate da altri settori.
La scelta che quindi noi facciamo su questi fondi è una scelta non esiziale, però è una scelta importante perché può determinare come noi andiamo a supportare lo sviluppo della nostra Regione.
Noi leggiamo che spostiamo sostanzialmente 38 milioni di euro dall'idrogeno verde, che può essere una scelta anche condivisibile, nel senso che noi, quando abbiamo investito quelle risorse, venivamo dal 2021, dalla COP di Glasgow, da un Green Deal molto impattante, molto sentito e sentivamo importante investire su un vettore energetico che potesse aprire scenari futuri e che oggi, abbiamo visto, non è ancora, sostanzialmente, sostenibile da un punto di vista della competitività economica. Però noi prendiamo 38 milioni di euro destinati alla ricerca sulla decarbonizzazione e allo sviluppo e, sostanzialmente, li mettiamo su un settore, quello dell'edilizia, quello del social housing, che è un settore che, sicuramente, non può generare grande valore aggiunto. È importante che noi li mettiamo. Facciamo questa scelta. Però noi prendiamo dei soldi che erano destinati allo sviluppo e alla possibile competitività del Veneto e non abbiamo preso in considerazione di investire dei fondi sulla ricerca, magari, sui mini reattori nucleari: abbiamo l'Università di Padova con l'ingegneria nucleare. Noi scegliamo di investire soldi che erano per la ricerca sull'idrogeno e di metterli, sostanzialmente, sull'edilizia. È una scelta politica.
Dopodiché, cosa facciamo? Vediamo che questi 50 milioni verranno destinati, così rumors di Commissione dicono, 25 sugli alloggi ERP e 25 sul social housing.
Bene. Il social housing può essere interessante, nel senso che noi abbiamo anche delle fasce che fanno fatica ad accedere alla possibilità di immaginare la loro esistenza, il loro permanere in questa Regione, il loro entrare in una dimensione, come dire, di autonomia, e, quindi, decidiamo che 25 li teniamo sull'ERP, quindi sulle fasce che fanno più fatica (quindi assistenzialismo) e 25 li mettiamo, invece, su politiche che magari possono portare al fatto che alcune persone scelgano di venire in questa Regione, professionisti magari del mondo socio-sanitario come abbiamo sentito o magari giovani coppie, e su questo io sono d'accordo. Però è molto importante, come diceva la consigliera Ostanel, capire attraverso che meccanismo noi pensiamo che questo social housing effettivamente diventi un valore aggiunto per la nostra comunità.
A Treviso c'è un nodo di progetto che si chiama “Abitare Treviso”, che sostanzialmente penso possa ricalcare un po' il modello che noi abbiamo in testa, ovvero pensare di poter aprire all'intervento di fondi che possano rimettere, rimodernare l'edilizia ERP che oggi coi fondi pubblici non saremmo in grado di riammodernare soltanto con la fiscalità generale, però ho visto che i prezzi di cui parliamo sono 800 euro per un affitto e 2.200 euro al metro quadro per un possibile acquisto. Se stiamo parlando di queste cifre, sostanzialmente non credo che si possa parlare di social housing. Sono prezzi di mercato e a questo punto il mercato se lo fa da solo. Se il pubblico deve sostenere il mercato, cosa che ci può stare in una visione socialdemocratica, è giusto però che i benefìci non li abbia soltanto il pubblico. Allora, se vogliamo lavorare sul social housing, dobbiamo definire, come ha detto la consigliera Ostanel, quali sono le fasce che noi riteniamo strategiche per fare in modo che questi alloggi siano nella disponibilità dei progetti di social housing, da una parte, quindi definire i criteri di accesso, ma dall'altra parte dobbiamo anche definire delle soglie che possano permettere che ci sia effettivamente un vantaggio, perché se arriviamo a 800 euro al mese per un affitto e a 2.200 euro al metro quadro per un acquisto siamo esattamente su prezzi di mercato. Allora quei soldi forse sarebbe stato meglio metterli sullo sviluppo.
Chiudo con una valutazione, che è anche una richiesta di intervento rispetto a una discussione che mi pare sia anche oggi al centro della futura gestione di questi fondi. Mi pare di capire che ci sia una scelta, anche da parte dei Ministeri, di centralizzare la gestione dei fondi FESR e FSE+ sul modello della Cabina di regia del PNRR nazionale. Se così fosse, credo che dovremmo combattere questa impostazione, che è estremamente centralista. Essendo questi fondi europei è giusto che ci sia una visione. Oggi l'Unione europea deve investire sulla difesa e sull'energia. È chiaro: il contesto geopolitico ci chiede di investire su questo. Però poi la definizione delle capacità che hanno i territori di dare risposta, caratterizzandosi sulla possibilità di fare la differenza, deve diventare una scelta regionale, perché questo è uno dei pochi polmoni verdi che noi abbiamo per definire dove sta il cuore delle scelte di questa Regione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Rocco.
Passo la parola alla consigliera Calligaro, prego.

Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie.
Io eviterò tutti i preamboli per quanto riguarda la rivisitazione della programmazione. Semplicemente farò un focus sulla strategia delle aree interne, perché fino a qualche settimana fa io ero un Sindaco di un Comune delle aree interne, quindi ho vissuto tutta quella che è stata la programmazione, quindi quella che era la Cabina di regia e quella che è stata la volontà di tessere una maglia rispetto a quello che ci veniva richiesto. Dall'altra parte, ricordo anche che la Provincia di Belluno è un territorio particolare, non solo per quanto riguarda le due aree interne di nuova costituzione, ma anche per quelle precedenti, e il fatto che la Provincia di Belluno, insieme al Consorzio BIM, insieme al GAL 1 Alto bellunese e al GAL 2 Prealpi Bellunesi, ha cercato di fare un protocollo d'intesa per quanto riguarda l'abitare.
A differenza, infatti, di quello che ha detto prima il consigliere Rocco, quindi della realtà di Treviso, noi abbiamo una realtà molto particolare, dove abbiamo degli affitti turistici, dove effettivamente il fabbisogno di abitazione è diversificato, dove abbiamo bisogno che anche il privato decida di affittare le abitazioni, non solo per settimane, o magari semplicemente per i mesi estivi, ma dia la possibilità, a chi vuole venire a lavorare nella nostra terra, di poterci vivere tutto l'anno stabilmente.
Quello che quindi io mi sento di chiedere alla Giunta è semplicemente di vedere quelle risorse che sono state tolte dalle aree interne ricollocate nelle medesime aree, facendo però un confronto con il territorio, con i referenti del territorio, perché è necessario che ci sia un controllo dal basso, in maniera tale che veramente si dia la risposta alla richiesta di bisogni abitativi e di alloggi, però per lavoratori, proprio perché, essendo un territorio particolare, abbiamo delle esigenze completamente diverse.
Ricordo che su questo punto, sia il GAL 1 che il GAL 2 hanno fatto il piano di sviluppo locale, che hanno certificato, anche attraverso un'attività di indagine, quelli che erano le richieste e i bisogni specifici.
Semplicemente, in questa sede io chiedo, ma non ho dubbi che verrà fatto, che venga data proprio un'attenzione particolare per queste aree. Non chiediamo niente di più di quello che avevamo, non chiediamo niente di più rispetto ad altri territori, semplicemente una misura che sia in linea con i nostri bisogni effettivi.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Passo ora la parola al consigliere Cunegato, prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Vicepresidente.
Non ritorno su tutto quello che è stato detto in maniera esaustiva. Condivido totalmente quello che ha detto la consigliera Ostanel, con cui ho cofirmato l'emendamento.
Volevo fare una riflessione diversa, che ancora nessuno ha fatto. Questa scelta di riprogrammazione segnala ancora una volta come questa Regione, come la destra veneta, sia totalmente disinteressata alle energie rinnovabili e alla transizione ecologica.
Lo dico perché proprio in Commissione noi ci siamo fatti dare i dati di quanto era la spesa totale dal 2021 al 2027: quindi, o c'è una scelta politica di disinteresse, o è una mancanza di programmazione, ma alla fine, su 50 milioni previsti in sette anni per le energie rinnovabili noi ne tagliamo 33.
Io credo che questo sia significativo e questo dato va messo insieme con un dato che compare nel DEFR che abbiamo da poco letto.
Voi sapete che c'è quella parte dove si riportano gli indicatori del BES e la Missione 17 è una missione molto chiara, molto indicativa. Io sono andato anche a vedere i dettagli. Noi in Veneto siamo solo al 26,8% di energia rinnovabile sul totale dell'energia che consumiamo e questa è una cifra che ci rende altro che una eccellenza: noi siamo fra le ultime Regioni d'Italia. Perché siamo al 26,8%, lo ripeto, con una media italiana al 36,9%, quindi siamo 10 punti sotto la media italiana. Ma se andiamo a vedere i dati di altre Regioni, siamo davvero indietro: siamo davvero indietro sul Trentino, che supera il 100%, siamo davvero indietro anche sulla Puglia, che è al 65% e sulla Basilicata. Siamo agli ultimi posti di una classifica che va letta ancora meglio, perché ci salvano, di fatto, solo Belluno e Rovigo. Perché se noi togliamo i dati di Belluno, che, ovviamente, ha l'idroelettrico, in Province fondamentali del nostro territorio, come Vicenza, come Verona, come Venezia, noi siamo sul 15%; 36% della media nazionale contro il 15% di capacità di utilizzo di rinnovabili sul totale.
Io credo che questo sia un dato che deve essere analizzato. Come mai, alla fine, su una programmazione di sette anni, noi abbiamo tolto 33 milioni su 50?
Questo sta accadendo anche a livello nazionale, dove il Governo – sempre di destra – di fatto ha preso 2 miliardi di fondi PNRR, che erano destinati alle CER, e siccome ne ha speso solo l'1% per colpa, come dire, di ostacoli burocratici che non ha voluto rimuovere, questi miliardi sono stati dirottati da un'altra parte.
Io credo davvero che qua c'è la questione della grande sfida del cambiamento climatico, che qualcuno addirittura nega, che senz'altro non stiamo cercando di affrontare con il vigore con cui dovremmo intervenire.
C'è una questione delle emissioni e dell'inquinamento perché proprio nel DEFR c'è un altro dato, che uno deve andarsi a leggere: c'è scritto che in Pianura Padana e in Veneto noi sforiamo del 100% le emissioni rispetto ai parametri dell'OMS. Ma ‒ magari ne parleremo anche dopo ‒ c'è anche una questione di competitività economica, perché adesso siamo costretti a comprare, dopo le sanzioni, il gas liquido dagli americani, che ci costa quattro volte, quindi non fare una programmazione seria sulle rinnovabili significa, primo, non affrontare il cambiamento climatico, secondo, non affrontare la questione della salute e dell'inquinamento, terzo, non dare ai nostri cittadini, ma anche alle nostre imprese, un'energia che sia davvero competitiva.
Questa è una riflessione che non è stata fatta, ma che dimostra, dal mio punto di vista, come purtroppo la nostra Regione, guidata dalla destra, non sia stata capace di fare una progettazione seria su questo e non sia attenta a uno dei temi fondamentali del nostro tempo.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Passo la parola alla consigliera Cendron, prego.

Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)

Buongiorno Vicepresidente. Saluto i colleghi.
Il mio intervento è proprio per sottolineare l'apprezzamento per il lavoro che è stato fatto dagli uffici, perché capiamo che molte ragioni alla base delle scelte che sono state fatte sono state dettate anche dalla velocità con cui abbiamo dovuto prendere determinate decisioni sulle proposte di riprogrammazione. Abbiamo capito che ci sono stati tempi strettissimi e che il taglio lineare del 42% sulle risorse libere individuate è stato dettato da una volontà di dare un criterio unitario di scelta.
Però non posso smettere di ribadire il punto di vista dei Comuni, specialmente sulle risorse che sono state tagliate per quanto riguarda l'Autorità urbana. È vero che abbiamo ‒ ne prendo atto tecnicamente ‒ in questa maniera ottenuto un anno in più per spendere le risorse, invece del 31.12.2029 si potranno spendere le risorse fino al 31.12.2030, e che la percentuale di cofinanziamento che si potrà ottenere è passata dal 40 al 50%: questo è indiscutibilmente un vantaggio. Ribadisco, però, il punto di vista dei Comuni. L'Autorità urbana come costituzione vede una rete di Comuni in convenzione che hanno fatto una programmazione attenta e ribadisco anch'io il concetto che la spesa dei Comuni e la programmazione sono davvero difficili in una fase di programmazione. Non possiamo ignorare il fatto che risorse importanti che sono state previste dai Comuni e programmate come progettualità, specialmente su due temi precisi, quello delle infrastrutture verdi e quello della rigenerazione urbana, vedano adesso delle difficoltà di applicazione.
Quello che io chiedo in questa sede quindi è la volontà della Giunta e degli Assessori proposti di trovare una soluzione per poter rifinanziare queste progettualità. Chiedo l'impegno per lo sforzo che i Comuni delle Autorità urbane hanno fatto per poter ottenere questi risultati. Ricordo il carattere preminente delle iniziative dell'Autorità urbana, che deve essere un carattere di risposta sovracomunale.
Voi non sapete, o meglio, lo sapete, proprio perché molti di voi, colleghi Consiglieri, sono stati amministratori, lo sforzo di coprogrammazione, lo sforzo di mettere insieme teste, risorse e volontà politiche dei vari Comuni.
Cerchiamo di rispondere in maniera adeguata alle volontà di co-progettare un territorio in comune da parte di questa Autorità urbana, con lo sforzo di dare una risposta a quelli che sono bisogni individuati dal territorio, in maniera coerente con quella che è la programmazione.
Chiedo un impegno della Giunta a finanziarie nuovamente questi progetti, anche se vengono rimodulati con queste risorse. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
La parola al consigliere Alessandro Del Bianco, prego.

Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)

Grazie, Vicepresidente.
Io leggerò, anzi, farò un intervento che parte dalle questioni che sono state dette in quest'Aula e che intendo riprendere per poi chiudere sulla questione, come ha anticipato il collega Galeano, delle aree interne.
Parto da quanto ha detto Tomaello nella sua presentazione iniziale, dicendo che, tra i vantaggi di questa operazione, risulterebbe un maggior cofinanziamento. Ribadiamolo, lo ha detto benissimo il consigliere Galeano: non c'è un maggior cofinanziamento, i soldi che arrivano dall'Europa sono sempre gli stessi. Siccome questa cosa l'abbiamo chiesta tante volte in Commissione, è opportuno dirla in maniera chiara: c'è una dilazione nei tempi di chiusura dei progetti, ma non ci sono più soldi. Questo è bene ribadirlo. Come credo anche che sia opportuno specificare quanto valgono i 50 milioni nell'emergenza casa.
Questo perché sembrano tanti, sono una cifra sicuramente significativa, però vanno contestualizzati. Io sono andato a prendermi la relazione fatta da tutti gli ATER l'anno scorso, dove venivano specificate quelle che erano le esigenze, in particolar modo del patrimonio ERP, per ognuno degli ATER provinciali. Salta fuori che noi mettiamo 25 milioni sui patrimoni ERP, perché l'assessore Roma ci ha chiarito in Commissione – e la ringrazio per questo – che la metà del fondo sarà destinata ad alloggi ERP e l'altra metà a non ERP, quindi noi andiamo ad inserire 25 milioni sugli alloggi ERP quando, di fatto, per Provincia le esigenze sono queste: Belluno 50 milioni, Padova 99,5 milioni, Rovigo 200 milioni, Treviso 62,8 milioni, Venezia 317,5 milioni, Verona 45 milioni, Vicenza 100 milioni, per un totale di 874,8 milioni di euro, di cui gli alloggi ERP necessiterebbero in Veneto.
L'intervento che andiamo oggi ad approvare va ad inserirsi per un 2,8% del fabbisogno complessivo.
Questo lo dico perché ho sentito nei giorni scorsi, anche da esponenti altri, vicini alla maggioranza o della Giunta, parlare quasi di una storicità dell'operazione casa in sé, però stiamo parlando di un'operazione che è sì importante e che va, però, a lavorare su un nucleo tendenzialmente limitato di alloggi, perché questi sono i numeri parametrati alle esigenze regionali.
La cosa che però voglio dire ancora sulla narrazione di questo provvedimento è che si è letto, su quasi tutte le testate in cui questo provvedimento è stato annunciato, come questi fondi, in particolar modo sulla casa, sarebbero stati di fatto sbloccati. Questo è il termine che è sempre stato utilizzato nella narrazione: sbloccare dei fondi. Sbloccare dei fondi presuppone che prima questi fondi fossero fermi. In realtà – e questo è bene chiarirlo anche qui per, appunto, chiarezza politica – quei fondi non erano bloccati. Anzi, erano fondi destinati ad altre cose. Sono stati fatti dei tagli su dei fondi per metterli sulla casa. Lo abbiamo detto, ma credo sia bene ribadirlo perché alcuni fondi, alcune parti del FESR, in particolare, sono state notevolmente ridotte, perché anche il dato del 46% del riassegnato, secondo me, crea un po' di confusione. Andiamo a vedere davvero, su alcuni specifici settori di intervento, di quanto sono stati ridotti questi settori per riallocare queste risorse sul tema della casa e dell'acqua. Per esempio, vediamo che il fondo dell'adattamento ai rischi climatici è stato ridotto del 20%; il 25% è stato tagliato al fondo dell'istruzione; il 7% alla digitalizzazione; il 13% alle aree urbane (e di questo si è discusso); il 6% alle aree verdi. Ma soprattutto c'è un fondo che percentualmente è stato ridotto molto più degli altri. Questo fondo è esattamente quello delle aree interne. Infatti, mentre gli altri fondi sono stati tagliati di queste percentuali, il fondo delle aree interne aveva una dotazione complessiva di 8 milioni e viene tagliato per 2,5 milioni, il che significa oltre il 31% di taglio.
Non solo. Sono d'accordo con la collega Calligaro quando dice che è importante lavorare sulla riprogrammazione, però qui c'è un dato politico che è significativo, perché, a differenza di tutti gli altri fondi, che erano comunque di fatto gestiti su base regionale, il fondo delle aree interne aveva, per sua stessa natura, una platea molto più ridotta, perché chiaramente le aree interne si rivolgono in questa Regione a una platea di 127.000 abitanti, quindi è evidente che 2,5 milioni divisi per 127.000 abitanti fanno una cifra molto sostanziale per quegli abitanti, che diventa in realtà molto minore nel momento in cui questa cifra viene presa e rimessa nel calderone generale dei 50 milioni, che vengono ridistribuiti in tutto il Veneto. Si rimettono in parte i fondi tagliati, ma chi ci rimette di più di tutti in questa riprogrammazione dei fondi ‒ diciamolo chiaramente ‒ sono esattamente gli abitanti delle aree interne, perché pro capite hanno una diminuzione del contributo che è nettissima: si passa da 19,6 euro ad abitante a 0,50. Capite bene che la sottrazione è forte.
In virtù di questo, essendo ancora a inizio legislatura, credo che ci possa essere un impegno vero e serio nei confronti di queste, chiamiamole, sussidiarietà, nel senso che quello che chiederò, in buona sostanza, è che ci siano dei modi per riequilibrare questo taglio. Io ho preparato un ordine del giorno molto chiaro, che ora depositerò, che chiede il reintegro totale di quei 2,5 milioni dei fondi sulle aree interne, o meglio, diceva: va benissimo usarli sulla casa, però mettiamoli a destinazione e a realizzazione su quelle aree che sono destinate dalla strategia nazionale delle aree interne. Ho parlato adesso con l'assessore Bitonci, che ringrazio molto per la collaborazione, e siamo arrivati a una mediazione. Questa mediazione che vi propongo prevede, da parte della Giunta, la valutazione e l'opportunità di inserire nel prossimo Piano Casa regionale, frutto della riorganizzazione dei fondi FESR, dei criteri che valorizzano la partecipazione ai bandi da parte degli Enti territoriali delle aree interne e a riferirli nella Commissione consiliare competente.
È chiaro che è una mediazione. Penso che in questa fase della legislatura, e lo dico molto sinceramente, si possa anche dare fiducia a degli impegni che si prendono in Consiglio. Naturalmente, ringrazio per la mediazione. È ovvio che continueremo a monitorare se effettivamente poi questi criteri verranno inseriti nei bandi, lo chiederemo formalmente in Commissione. È ovvio che anche per il futuro, è bene, secondo me, e sarà bene non andare a rinegoziare fondi su cui i territori avevano già definito delle strategie, così come era avvenuto esattamente nella Strategia 5.2 del Fondo delle aree interne, però prendo positivamente questa apertura che è stata fatta oggi, quindi con questo deposito anche l'ordine del giorno.

PRESIDENTE

Grazie.
Non ci sono altri interventi.
Chiudo la discussione generale. Lascio il tempo della replica, se il relatore o il correlatore vogliono intervenire. Nessuno dei due interviene. Benissimo.
La Giunta non interviene.
Emendamento n. A0001 presentato dai consiglieri Ostanel e Cunegato, dispositivo 4 bis, aggiuntivo, che prevede:
Dopo il punto 4 del deliberato aggiungere il seguente:
4 bis) di dare atto, in coerenza con l'impegno assunto dalla Regione nei confronti delle Autorità urbane e di ANCI Veneto, che la Giunta regionale assicura - anche individuando, progressivamente ed in sede di Cabina di regia con le Autorità urbane ed Anci Veneto, le risorse necessarie a garantirne la piena attuazione in relazione allo stato di avanzamento delle stesse e dandone comunicazione al Consiglio regionale - la salvaguardia delle progettualità comunali ricomprese nelle Strategie Integrate di Sviluppo Urbano Sostenibile (SISUS) approvate nell'ambito del PR FESR 2021-2027, qualora:
a) risultino dotate di livello progettuale almeno di fattibilità tecnico-economica o superiore, ovvero siano già oggetto di procedure di evidenza pubblica avviate;
b) il mancato avanzamento sia riconducibile a tempistiche istruttorie, autorizzative o approvative non imputabili alle Autorità urbane.
Sull'emendamento c'è qualche comunicazione?
Prego, collega Ostanel.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Intervengo sull'emendamento perché, come detto in discussione generale, l'emendamento vuole e ha l'obiettivo di porre nel dispositivo l'impegno rispetto a reperire i fondi. Abbiamo interloquito con la Giunta, con l'Assessore in particolare, e anche con i colleghi Cunegato e Micalizzi, abbiamo deciso di proporre un ordine del giorno che prende sostanzialmente lo stesso impegno e lo pone in un ordine del giorno.
Per quanto riguarda la fattibilità di questa proposta, come spesso capita con gli ordini del giorno, tante volte si approvano, e mi è capitato più volte, di faticare a tener fede a quegli ordini del giorno. Abbiamo parlato chiaramente con l'assessore Bitonci rispetto alla necessità di convocare una Commissione, come tra l'altro era già stato anticipato anche nella Commissione Seconda, dove effettivamente verificare periodicamente il fatto che questo ordine del giorno venga mantenuto.
Ovviamente, qui scriviamo che vadano garantite le risorse, quindi noi abbiamo deciso, siccome l'impegno nell'ordine del giorno è chiaro, e non è nebuloso, di ritirare questo emendamento e di prendere esattamente lo stesso impegno e metterlo nell'ordine del giorno.
Ringrazio la Giunta e noi proponenti dell'ordine del giorno, ma immagino tutti i colleghi Consiglieri e anche chi è intervenuto in Aula dicendo sostanzialmente delle cose condivise, anche rispetto all'intervento precedente...

PRESIDENTE

Scusate però, non i capannelli, perché altrimenti non si sente la Consigliera.
Prego.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Fare un lavoro di monitoraggio, perché è la Commissione o le Commissioni preposte che dovranno, poi, verificare puntualmente, penso alle risorse tagliate nel Comune di Padova, ma anche altri, che quelle risorse pari vengano poi messe a bilancio rispetto a quei progetti che sono cantierati o subito operativi – ce ne sono tantissimi nei Comuni che sono in questa fase, aspettavano solo il bando da parte della Regione – e che io penso che debbano essere assolutamente messi in priorità.
Ritiro quindi l'emendamento e poi ci sarà un ordine del giorno conseguente.

PRESIDENTE

Grazie. Prendiamo atto del ritiro dell'emendamento.
Stiamo registrando e scansionando gli ordini del giorno. Ne approfittiamo per finire le operazioni e diamo una sospensione di cinque minuti.
Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 11.45
La Seduta riprende alle ore 12.00

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori, grazie. Accomodatevi.
Sono stati presentati tre ordini del giorno.
ODG n. A0002

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Ostanel, Cunegato e Micalizzi relativo a “GARANTIRE LA CONTINUITÀ ATTUATIVA DELLE SISUS E LE RELATIVE DOTAZIONI ECONOMICHE”. APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 13/2026)

(N.d.r. – Si riproduce il testo scritto dell'ordine del giorno come presentato)
Il Consiglio regionale del Veneto Premesso che:
- la PDA n. 5 dispone la riprogrammazione del PR FESR 2021-2027 a seguito della Mid Term Review;
- nell'ambito del Programma sono ricomprese le Strategie Integrate di Sviluppo Urbano Sostenibile (SISUS), già approvate con provvedimenti regionali, che coinvolgono numerosi Comuni veneti;
- molte delle progettualità inserite nelle SISUS che rischiano di essere compromesse dalla riprogrammazione risultano in fase di progettazione, ovvero in avvio di procedure di gara, o comunque in stato di avanzamento coerente con i cronoprogrammi approvati o con ritardi non imputabili alle Autorità urbane stesse;
- nel corso dei lavori della Prima Commissione del 12.02.2026, l'Assessore competente ha dichiarato che, in relazione allo stato di avanzamento dei progetti dei Comuni, l'Amministrazione regionale è pronta a individuare le ulteriori risorse necessarie per garantirne l'attuazione, impegno assunto nei confronti delle Autorità delle aree urbane e di ANCI Veneto;
- ANCI Veneto e le Autorità urbane hanno espresso l'esigenza di assicurare continuità alle progettualità già programmate, al fine di garantire certezza amministrativa agli enti locali e stabilità nella programmazione degli interventi.
Considerato che:
- la corretta attuazione delle SISUS costituisce attuazione del principio di partenariato e leale collaborazione tra Regione ed enti locali;
- la certezza delle risorse rappresenta condizione essenziale per la programmazione degli investimenti comunali, anche in relazione agli impegni già assunti dagli enti.
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
- a garantire, in coerenza con quanto dichiarato in Commissione e in Aula, la salvaguardia delle progettualità comunali ricomprese nelle SISUS del PR FESR 2021-2027 che risultino in fase di avanzamento progettuale significativo o il cui eventuale ritardo non sia immutabile alle Autorità urbane, assicurando – anche in sede di Cabina di regia con ANCI Veneto e le Autorità urbane – l'individuazione progressiva delle risorse necessario alla loro piena attuazione;
- a riferire periodicamente alla competente Commissione consiliare sullo stato di avanzamento degli interventi interessati e sulle eventuali misure adottate per garantirne la continuità finanziaria.
Darei la parola per la presentazione dell'ordine del giorno.
Prego, consigliera Ostanel.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
È quello che anticipavo al ritiro dell'emendamento. Si impegna la Giunta regionale: a garantire, in coerenza con quanto dichiarato in Commissione, la salvaguardia delle progettualità comunali ricomprese nei fondi SISUS che risultino in fase di avanzamento progettuale o il cui eventuale ritardo non sia imputabile alle Autorità urbane ‒ cosa, appunto, che era stata definita o detta anche in Commissione ‒ assicurando l'individuazione delle risorse per mettere a terra quei progetti; a riferire periodicamente alla competente Commissione consiliare sullo stato di avanzamento degli interventi interessati e sulle eventuali misure adottate per garantirne la continuità finanziaria.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Parere della Giunta. Dopodiché, è ammessa una dichiarazione di voto per ogni Gruppo di tre minuti, per chi vuole ovviamente.

Ass.re Massimo BITONCI

Grazie, Presidente. Grazie, Consigliera.
Parere favorevole all'ordine del giorno.

PRESIDENTE

Grazie.
Chiedo se ci sono interventi per dichiarazione di voto, altrimenti procediamo alla votazione. Bene, procediamo alla votazione.
Metto in votazione l'ODG n. A0002.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
37 voti favorevoli, 2 astenuti.
Il Consiglio approva.
ODG n. A0003

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Ostanel e Cunegato relativo a “PER LA DEFINIZIONE PARTECIPATA E TRASPARENTE DELL'UTILIZZO DELLE RISORSE DESTINATE ALL'HOUSING SOCIALE NEL PR FESR 2021-2027”. APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 14/2026)

(N.d.r. – Si riproduce il testo scritto dell'ordine del giorno come presentato)
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che:
- la PDA n. 5 dispone la riprogrammazione del PR FESR 2021-2027 a seguito della Mid Term Review;
- la PDA n. 5 prevede la destinazione di 50 milioni di euro a interventi in materia di housing sociale nell'ambito della riprogrammazione del PR FESR 2021-2027;
- il diritto alla casa costituisce un diritto fondamentale e una condizione essenziale di dignità sociale, particolarmente rilevante in un contesto di crescente disagio abitativo, aumento dei canoni di locazione e riduzione dell'offerta di alloggi pubblici;
- le ATER venete e i Comuni sono i soggetti istituzionalmente competenti e maggiormente coinvolti nella gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e nell'intercettazione dei bisogni abitativi dei territori ma anche altri enti pubblici posseggono alloggi utili a questi fini;
- nel corso degli anni si è registrata una significativa riduzione degli investimenti strutturali in edilizia residenziale pubblica, con conseguente accumulo di fabbisogni manutentivi e di nuove domande inevase
Considerato che:
- l'efficacia delle risorse destinate all'housing dipende dalla loro coerenza con i bisogni territoriali effettivamente rilevati e dalla definizione condivisa delle priorità di intervento;
- un approccio partecipato e concertato consente di orientare gli investimenti verso interventi strutturali, energeticamente sostenibili e socialmente equi.
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
- a promuovere, prima della definizione operativa dei criteri di utilizzo delle risorse destinate all'housing sociale, un percorso di confronto e partecipazione con i Comuni, in particolare quelli Capoluogo, ANCI Veneto, le ATER, e altri soggetti pubblici come IPA, INPS e altri, le rappresentanze delle autonomie locali e gli altri soggetti pubblici istituzionalmente e potenzialmente coinvolti;
- a prevedere che criteri di riparto e priorità di intervento, basati su una ricognizione aggiornata dei fabbisogni abitativi, dello stato del patrimonio ERP e delle esigenze di riqualificazione energetica e sociale degli alloggi, siano discussi anche con la competente commissione consiliare.
Prego, Consigliera.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Questo ordine del giorno riguarda invece l'accesso alla casa. L'avevo detto durante l'intervento in discussione generale. Si concentra sui fondi che saranno garantiti in particolare nel social housing. Non mi ripeto su quello che ho già detto, ma la cosa importante che penso che questo Consiglio possa promuovere è che, prima della definizione dei criteri di utilizzo delle risorse destinate all'housing sociale, ci sia un percorso di confronto con i Comuni, quindi, ovviamente anche con l'ANCI, le ATER, gli altri enti pubblici che potrebbero utilizzare il patrimonio dismesso per favorire dei progetti di social housing, ma in particolare lì dentro e con loro si devono definire anche dei criteri di accessibilità e di guida pubblica rispetto all'uso di quei fondi.
A prevedere quindi che i criteri di riparto e priorità di intervento basati su una ricognizione aggiornata dei bisogni abitativi dello Stato e del patrimonio ERP, siano discussi anche con la competente Commissione consiliare. Cioè, il principio che abbiamo anche chiesto in Commissione, non è tanto che adesso noi vedremo solo i bandi uscire nel nostro sito web o nel nostro BUR, quanto far partecipare gli Enti coinvolti, i Comuni, vedo anche un ordine del giorno del collega Del Bianco, quindi gli amministratori dei Comuni più piccoli, ovviamente, nella definizione di quei criteri, perché se noi sbagliamo ad allocare questi 50 milioni, che sono i primi che mettiamo sulla casa dopo vent'anni, non facciamo una cosa fatta bene; se invece ci ragioniamo insieme io penso che questa messa a terra di alcune risorse possa dare dei risultati più importanti.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Parere della Giunta sul punto? Grazie.
Prego, Assessore.

Ass.re Massimo BITONCI

Grazie, Consigliera.
Parere favorevole della Giunta.

PRESIDENTE

C'è un boicottaggio in corso. C'è qualche dichiarazione di voto? Nessuna.
Procediamo alla votazione.
Metto in votazione l'ODG n. A0003.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
42 voti favorevoli, 2 astenuti.
Il Consiglio approva.
ODG n. A0004

Ordine del giorno presentato dal consigliere Del Bianco relativo a “TUTELARE I TERRITORI PIÙ FRAGILI, GARANTENDO ALLE AREE INTERNE INDIVIDUATE DALLA PROGRAMMAZIONE REGIONALE 2021-2027 LE RISORSE SOTTRATTE ALL'OBIETTIVO SPECIFICO 5.2”. APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 15/2026)

(N.d.r. – Si riproduce il testo scritto dell'ordine del giorno come presentato)
Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- la proposta di riprogrammazione mid-term review (MTR) del Programma FESR 2021-2027 prevede una rimodulazione complessiva di 83 milioni di euro, di cui 50 milioni destinati al piano regionale per l'edilizia residenziale;
- tali risorse non costituiscono finanziamenti aggiuntivi, ma derivano da una riallocazione interna di fondi già programmati;
- tra le misure oggetto di riduzione vi è quella dell'Obiettivo Specifico 5.2 "Promuovere lo sviluppo sociale, economico e ambientale integrato e inclusivo a livello locale, la cultura, il patrimonio naturale, il turismo sostenibile e la sicurezza nelle aree diverse da quelle urbane", con un focus sullo Sviluppo delle aree interne", che subisce una decurtazione di euro 2.505.000, a fronte di una dotazione complessiva di euro 8.000.000, pari a oltre il 31% delle risorse originariamente previste.
CONSIDERATO CHE:
- le risorse destinate alle aree interne sono fondi territorialmente vincolati, riferiti ad ambiti precisi individuati all'interno della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI);
- nella Regione Veneto le aree SNAI per il ciclo 2021-2027 sono complessivamente sei;
- quattro aree derivano dalla programmazione 2014-2020: Comelico; Contratto di Foce Delta del Po; Unione Montana Agordina; Unione Montana Spettabile Reggenza;
- a queste si affiancano altre due nuove aree individuate per il ciclo 2021-2027, sulla base dell'ordine di priorità definito dalla Regione del Veneto per l'accesso ai fondi nazionali: Alpago Zoldo; Cadore;
- le sei aree individuate comprendono circa 127.000 abitanti e rappresentano territori caratterizzati da fragilità demografica, difficoltà di accesso ai servizi essenziali, spopolamento e marginalità infrastrutturale;
- l'attuale revisione del fondo comporta una sottrazione complessiva di euro 2.505.000 alla misura dedicata alle aree interne, pari a circa 420.000 euro per ciascuna delle sei aree SNAI del Veneto; la misura 5.2 rappresenta l'unico intervento tra quelli oggetto di riprogrammazione che era originariamente interamente riferito a un ambito territoriale delimitato e specificamente individuato;
- la sua riallocazione verso un fondo regionale a carattere generale determina il venir meno del vincolo territoriale originario e comporta il concreto rischio che le comunità delle sei aree interne risultino penalizzate rispetto alla programmazione iniziale.
Impegna la Giunta regionale
A valutare l'opportunità di inserire nel Prossimo Piano Casa regionale, frutto della riorganizzazione dei fondi FESR dei criteri che valorizzano la partecipazione ai bandi da parte degli Enti territoriali delle aree interne e a riferirli nella Commissione consigliare competente.
Prego, Consigliere, per l'esposizione.

Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)

Grazie, Vicepresidente.
Espongo l'ordine del giorno, che racchiude quanto ho detto nel mio intervento. Quindi, di fatto, visto che c'è un taglio al fondo FESR delle aree interne di 2,5 milioni e che questo taglio incide su appena 127.000 abitanti, lo dico bene, ridistribuite tra le Province di Belluno nelle quattro aree interne (quindi, di fatto Comelico, Cadore, Zoldo Alpago e Agordino), poi c'è l'area interna del Delta del Po, in Provincia di Rovigo e l'Alto Vicentino (i sette Comuni) in Provincia di Vicenza. Tutte queste aree coinvolgono 127.000 abitanti a cui viene fatta una riorganizzazione di risorse, diciamo così, di 2,5 milioni a favore dell'inserimento di queste stesse risorse nell'unico contenitore dei 50 milioni per l'abitare.
Si chiede, sostanzialmente, di preservare queste risorse e quindi si chiede alla Giunta di valutare l'opportunità di inserire nel prossimo Piano Casa regionale, frutto della riorganizzazione dei fondi FESR, dei criteri che valorizzino la partecipazione ai bandi da parte degli Enti territoriali delle aree interne e a riferirli nella Commissione consiliare competente.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Parola alla Giunta.

Ass.re Massimo BITONCI

Grazie Presidente. Grazie, Consigliere.
Parere favorevole della Giunta.

PRESIDENTE

Va bene. Chiedo se ci sono dichiarazioni di voto su questo ordine del giorno. Nessuna. Procediamo con la votazione.
Metto in votazione l'ODG n. A0004.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
42 favorevoli, 2 astenuti, zero contrari.
Il Consiglio approva.
Chiuso il passaggio sugli ordini del giorno, prima della votazione finale sul provvedimento, chiedo se ci sono interventi a titolo di dichiarazione di voto da parte dei Gruppi consiliari.
Prego, consigliere Szumski.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

In relazione alla votazione finale, il nostro è un voto di astensione, con alcune osservazioni che riguardano il fatto che, evidentemente, c'è stata nel tempo la programmazione seguita in maniera non perfetta, perché tutte queste risorse rimangono o non utilizzate o non ancora impegnate. Abbiamo potuto approvare gli ordini del giorno, ma abbiamo ritenuto coerentemente di rimanere in una posizione di astensione, anche perché ci auguriamo che, ovviamente, l'intervento di 50 milioni finisca di essere chiamato come intervento incredibile. Senza fare i confronti con gli 800 milioni chiesti dagli istituti delle ATER, nel mio Comune per trenta alloggi l'impegno è di un milione, quindi credo che la ricaduta dell'intervento di 50 milioni sia quantomeno effimera. Meglio poco che niente, come si dice in Veneto.
La nostra posizione, dunque, è di astensione.

PRESIDENTE

Grazie.
Do la parola al consigliere Galeano Paolo per dichiarazione di voto. Prego.

Paolo GALEANO (Partito Democratico)

Grazie, Vicepresidente.
Confermo quanto detto prima durante il mio intervento, rimarcando, però, la positività dei passi avanti con il voto favorevole da parte di tutti i presenti in Consiglio agli ordini del giorno che sono stati presentati, che ‒ lo ripeto ‒ segnano un bel passo avanti.
Accolgo con favore l'apertura della Giunta a dialogare su questo e a riferirne poi in Commissione. Pensiamo, come anticipato in precedenza, che sia un momento a tutela di alcune aree che avevano visto dei fondi dedicati e che per questo, nonostante adesso ci sia una ricalibratura degli obiettivi su cui quei fondi vengono stanziati, non devono però vedersi penalizzate.
Ripeto: la votazione degli ordini del giorno è positiva, il nostro voto sarà di astensione per accogliere il generale impianto su cui è stata imbastita questa riprogrammazione, ma anche per accompagnare a margine questo percorso e far sì che gli impegni che ci siamo presi con l'ordine del giorno siano anche tradotti in fatti al momento della emissione dei bandi.
Grazie quindi e buon lavoro per il prosieguo di questa riprogrammazione.

PRESIDENTE

Non ci sono altri interventi. Chiudo le dichiarazioni di voto.
Procederei a questo punto alla votazione.
Metto in votazione la PDA n. 5.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
27 favorevoli, zero contrari, 17 astenuti.
Il Consiglio approva.
Grazie, intanto, per questo oggetto.
Dovremmo passare all'oggetto successivo dell'ordine del giorno, che dovrebbe essere il punto n. 8, mozione n. 44, presentata dai consiglieri Brescacin, Pressi, Bozza, Pasqualon, Barbisan e Borgia, sulla guerra in Ucraina, ma l'assessore Giacinti chiede di replicare al consigliere Cunegato rispetto all'ordine dei lavori.
Prego, Assessore.

Ass.re Filippo GIACINTI

Salve a tutti.
Lo faccio adesso perché ho chiesto dei dati, poi è intervenuto l'argomento dell'ordine del giorno e siamo andati un po' lunghi.
Sicuramente credo che sia necessario, per rispetto nei confronti di tutti i Consiglieri, dare risposte alle interrogazioni.
Come delegato ai rapporti col Consiglio, mi sono assunto l'incarico di coordinare un po' gli Assessorati perché diano queste risposte nel modo più tempestivo possibile.
Siamo un po' all'inizio. Ne sono arrivate fino ad oggi 80, quindi sono parecchie e credo che il rispetto nei confronti dei Consiglieri comporti, da una parte, sicuramente la celerità della risposta, ma anche che la stessa sia puntuale ed esaustiva e per questo un po' di tempo ci vuole.
Oggi abbiamo visto che l'assessore Gerosa ha portato una risposta. Domani vanno in Giunta 11 risposte alle interrogazioni. Stiamo iniziando piano piano ad ingranare, gli Assessori stanno rispondendo in modo efficiente e risponderanno in modo efficiente anche nelle prossime settimane.
Vi ringrazio per la pazienza che avete avuto fino ad oggi. Stiamo cercando di accelerare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore, per la replica.
PUNTO
8



MOZIONE N. 44 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BRESCACIN, PRESSI, BOZZA, PASQUALON, BARBISAN E BORGIA “GUERRA IN UCRAINA, LA REGIONE DEL VENETO A FAVORE DI UNA PACE GIUSTA E DURATURA” (MOZIONE N. 44) . APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 17/2026)

PRESIDENTE

Passiamo all'oggetto n. 8, mozione n. 44.
Lascerei cinque minuti di tempo per l'illustrazione del primo firmatario, che dovrebbe essere la consigliera Brescacin.
Prego, Consigliera.

Sonia BRESCACIN (Misto)

Grazie, Presidente.
Oggi ricorre il quarto anniversario del conflitto in Ucraina. Un evento storico perché da quel giorno in Europa è tornata la guerra. Trent'anni dopo le guerre balcaniche, che segnarono il fallimento dello Stato nazionale dell'ex Jugoslavia, nel 2022, il fianco est del nostro continente assisteva a colonne di carri armati penetrare nel territorio ucraino. L'Ucraina, al pari delle altre Repubbliche ex sovietiche, ha potuto riabbracciare la propria autonomia nel 1991 dopo la dissoluzione dell'Impero dell'Unione Sovietica.
In questi quattro anni tutto il mondo ha potuto vedere con i propri occhi i morti, le bombe, gli attacchi sulle città, la fuga di donne, anziani e bambini dalle proprie case. Le trattative per una pace degna di questo nome, intanto, sono nello stallo. In questo stesso momento in cui noi parliamo soldati muoiono al fronte. Ho voluto, per queste ragioni, presentare questa mozione per mandare dal Veneto un messaggio di pace.
C'è un Paese da ricostruire ed un continente, l'Europa, che non può più sopportare e supportare la prosecuzione del conflitto. Questa guerra ha già ucciso troppi innocenti ed è doveroso che la diplomazia internazionale arrivi in tempi rapidi a una tregua concreta e stabile.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Vedo iscritti il consigliere Valdegamberi, il consigliere Rocco e il consigliere Lovat.
Do la parola al consigliere Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Lega – Liga Veneta)

Ho letto questa risoluzione, che non mi trova d'accordo né nelle premesse né tantomeno nelle conclusioni del dispositivo. Intanto vorrei ricordare che non sono quattro anni che c'è questo conflitto, ma il conflitto nasce nel 2014. I morti (14.000-15.000), gli attacchi, le aggressioni, le negazioni di libertà in una guerra civile interna proseguono da quel periodo e, guarda caso, allora erano 35.000 soldati ucraini o, meglio, cittadini ucraini che sono diventati dei soldati per difendersi da altri cittadini ucraini, dal Governo ucraino che bombardava le loro case e le loro terre, negando loro anche gli elementari diritti. Ricordo che hanno tolto la pensione a tutte le popolazioni del Donbass, per dire: “Andiamo a punire anche i cittadini, indipendentemente da come la pensino”. Era un conflitto che andava avanti da anni. Noi ci ricordiamo solo l'ultima parte di questo conflitto.
La cosa che noi dimentichiamo, però, è soprattutto come è nato. È nato attraverso un golpe vero e proprio, che ha mandato a casa un Presidente dell'Ucraina, che si chiamava Janukovyč, il quale veniva dal Donbass, dalle regioni orientali, perché lì c'è una spaccatura strutturale anche all'interno della stessa popolazione tra chi vive nell'ovest dell'Ucraina e chi vive nell'est. Ci sono una forma mentis e opinioni opposte. Sta di fatto che un Presidente legittimamente eletto, attraverso una massiccia campagna dove gli stessi americani hanno dichiarato che hanno investito miliardi di dollari per spingere verso questa rivolta, è stato mandato a casa e da lì è nata una guerra civile sulla parte orientale, dove l'avevano votato, dove aveva la maggioranza dei consensi, nel Donbass e nella Crimea, la quale si è ribellata e ha chiesto di ritornare com'era prima di Nikita Krusciov nel 1954: una Repubblica indipendente e quindi di diventare indipendente dall'Ucraina, a cui era stata assemblata solo a tavolino con decreto. è iniziato tutto quel conflitto che noi conosciamo. Una narrativa più corretta porterebbe certamente a un provvedimento un po' più veritiero.
Un'altra cosa che questo provvedimento non dice è che le scelte economiche che hanno avuto conseguenze economiche contro di noi sembra che siano state fatte dagli altri. Vorrei ricordarvi che la scelta di interrompere il gas russo l'abbiamo fatta noi da Bruxelles. L'abbiamo fatta noi. Quanto al fatto che qualcuno abbia fatto brillare per aria il Nord Stream: non sono stati i russi, sono stati i nostri alleati americani con gli ucraini.
Noi quindi abbiamo danni economici che abbiamo voluto noi e finanziato noi, siamo autolesionisti, in una guerra della quale ora, finalmente, con Trump è uscito il movente vero, tant'è che, non Valdegamberi, ma il Segretario di Stato, Rubio, nella primavera dell'anno scorso ha dichiaratamente – “frankly”, “francamente” – detto: “Questo è un conflitto per una proxy war, è una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia”.
L'ha dichiarato non Valdegamberi, lo ha dichiarato il Segretario di Stato; “E dobbiamo uscirne quanto prima”, dice, tant'è che gli americani ne stanno un po' alla volta uscendo. Sono subentrati i volenterosi. Trump ha fatto un piano e una strategia di uscita che ha formulato in un piano che è stato rigettato fortemente dagli europei volenterosi in cerca di una pace giusta. Altro concetto che non so da dove viene. La pace è sempre un compromesso. Era giusto, alla fine alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che noi dovessimo rinunciare alle colonie, a Nizza, alla Dalmazia? Giusto o sbagliato abbiamo dovuto accettarlo perché abbiamo fatto delle scelte sbagliate.
Questa era una guerra prevedibile, lo dicevo ancora prima che succedesse, e non abbiamo fatto nulla per evitarla. Sta di fatto che oggi continuare a negare la verità dei fatti significa aiutare a proseguire la guerra in un'ipocrisia che è unica.
Ultimo accenno: la diplomazia, si fa nota alla diplomazia. Ma quando mai abbiamo visto la diplomazia da parte occidentale? Quando mai abbiamo visto una iniziativa italiana super partes? Se tu vuoi fare la pace, devi dialogare con quello che c'è dall'altra parte, non parlarti addosso, a senso unico, sentendo solo una posizione nella versione dei fatti. La diplomazia deve andare col nemico, tra virgolette, e cercare un compromesso con quello, non chiudere le porte al nemico.
Concludo: siamo caduti in una trappola economico-finanziaria. L'Europa è stata divisa dalle materie prime a basso costo per bloccare il suo sviluppo, per ritornare sotto il controllo degli Stati Uniti.
Ora più della metà dell'energia viene dall'America. Fatevi un interrogativo: a cosa serviva questa guerra?

PRESIDENTE

Grazie.
La parola al consigliere Rocco, prego.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Io inizio dicendo che ho presentato un emendamento all'ordine del giorno. Chiedo di mettere dopo “a sostenere il Governo, a sostenere il Governo”, anche: “ad attivarsi presso il Governo italiano perché si continui a sostenere attivamente la resistenza delle forze ucraine fino alla cessazione delle ostilità”.
Chiedo quindi che venga discusso questo emendamento e chiederò alla proponente di poterlo accogliere. Dico questo perché oggi siamo a quattro anni dall'invasione di un tiranno nei confronti di un popolo.
Oggi non è un giorno qualsiasi, lo abbiamo detto, ma ricorrono quattro anni da un attacco al cuore dell'Europa; sono quattro anni che è cambiata la storia di questo continente. Il 24 febbraio 2022 non è stato soltanto l'inizio di un conflitto, è stato un momento in cui, come europei, abbiamo capito che la pace non è un dato acquisito e che la democrazia non è un dato acquisito.
Ho sentito dire che è dal 2014 che c'è un conflitto. È vero, perché nel 2014 i cittadini ucraini che volevano guardare alla democrazia, alla libertà, all'Europa hanno cacciato Janukovyč, che aveva vinto le elezioni, promettendo che si sarebbe avvicinato dall'Europa e hanno chiesto di guardare a questa parte del mondo.
Nei quattro anni in cui abbiamo assistito allo sfondamento del confine ucraino, milioni di ucraini sono stati costretti a lasciare le proprie case, milioni di profughi hanno attraversato i confini europei e intere città sono state devastate.
Abbiamo sentito prima un richiamo al conflitto nell'ex Jugoslavia. Bene, quello che è successo a Mariupol è esattamente quello che è successo a Srebrenica e la storia ci chiederà da che parte eravamo.
I numeri che noi abbiamo citato e che sto citando non sono astratti, sono volti, sono persone.
Siccome noi stiamo chiedendo la pace dobbiamo capire come si raggiunge questa pace e siccome stiamo dicendo che siamo dalla parte dell'Ucraina, perché significa essere dalla parte dell'Europa e delle democrazie liberali, dobbiamo dirlo non con proclami, ma anche come noi vogliamo sostenere chi sta resistendo, perché oggi sostenere gli ucraini significa sostenere la resistenza.
L'Europa deve scegliere da che parte stare. Non può esserci una neutralità tra l'aggredito e l'aggressore. Non può esserci equidistanza. Io ho capito la fascinazione che ha parte di chi sta in questo Consiglio regionale per le dittature e le autocrazie, ma bisogna avere anche il diritto di poter dire che noi siamo dalla parte della democrazia.

PRESIDENTE

Consiglieri, è una mancanza di rispetto nei confronti del Consigliere che sta parlando. Non si sente. Non riusciamo neanche a sentire le parole e lui sta urlando. Per cortesia, chi vuole parlare, vada fuori, c'è la sala apposta. Grazie.
Mi scusi, Consigliere. Vada avanti.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Io posso capire la fascinazione che ha parte di chi vive in questa Aula per la Russia, per le dittature, però mi permetta di dire – sarò da solo – ma io sto sempre da parte delle democrazie liberali e di chi...

PRESIDENTE

Non c'entra niente questo con il fatto che parlino...

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Certo. Ma io lo posso dire e lo voglio dire. Però bisogna anche sostenere questa resistenza in maniera attiva, qualcuno dice: “Basta armi, basta sostegno militare”. Senza difesa, però, l'Ucraina non avrebbe resistito se non poche settimane. La pace non si costruisce disarmando chi è stato aggredito, ma si costruisce mettendo chi ha aggredito davanti alle proprie responsabilità.
Vorrei concludere questo intervento citando una frase famosa di Winston Churchill, che aveva capito che con i dittatori non può esserci appeasement: “Vi è stata offerta la scelta tra la guerra e il disonore”. Allora alcuni democratici europei scelsero il disonore ed ebbero la guerra, oggi noi non dobbiamo scegliere il disonore.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Consigliere Lovat, prego.

Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)

Grazie.
Cerco di fare una piccola ricognizione. Giustamente è stato ricordato che dieci anni fa, proprio in questi giorni, si è verificato l'episodio della rivoluzione in Piazza Indipendenza, conosciuto come “Euromaidan” (allora la piazza si chiamava “Maidan”), che scatenò gli episodi di violenza successivi, che degenerarono poi in una guerra civile sanguinosissima, durata sei anni, durante i quali le trattative tra la Russia e l'Occidente diedero vita ad accordi a Minsk (Minsk I e Minsk II), poi puntualmente disattesi. Alla fine la situazione è degenerata con l'invasione della Russia nei confronti del Donbass.
La mozione non posso votarla, non perché a una prima lettura non mi trovi d'accordo, ma perché va fatta una seconda e una terza lettura. Chi può essere contrario a favorire una pace duratura e giusta? Se ci fermiamo a questo, dobbiamo dire: siamo tutti d'accordo. È ovvio. Il problema è che una pace duratura e giusta in Europa si deve fare anche con la Russia, non contro la Russia, piaccia o non piaccia, anche considerandoli in questo momento nemici. Nella parte finale del preambolo viene sottolineato, appunto, che la pace giusta viene fatta con l'UE collaborando con gli Stati Uniti d'America.
Io voglio fare una piccola ricognizione storica sul ventesimo secolo. Lo dico anche per gli amici a casa. Faccio un esempio facile, che capisce anche chi non ha mai studiato geopolitica. Tutti conoscerete il Risiko, il gioco di guerra da tavolo. Ogni concorrente riceve delle carte obiettivo all'inizio della partita.
Le carte obiettivo del ticket Londra-Washington, nella prima e nella seconda guerra mondiale, dicono “separare la Russia dal resto d'Europa”. Perché? Perché se unisci la Russia, con il suo straordinario potenziale di risorse naturali e demografiche, al resto d'Europa, con la manifattura, l'industria, il potenziale straordinario di mercato, l'America e l'Inghilterra, le talassocrazie, come si definiscono in termine tecnico, finirebbero ai margini. Dunque, l'obiettivo fondamentale della politica geostrategica anglo-americana è sempre stato separare la Russia dal resto d'Europa, la Russia che è parte integrante della civiltà europea.
Io non faccio alcuno sconto al regime di Putin, non sono un russofilo, sia chiaro, però sono pragmatico, perché ragiono in termini di convenienza del Veneto. Quando si parla di politica estera non bisogna fermarsi a fare il tifo per una parte o per l'altra. Bisogna guardare innanzitutto l'interesse generale, la pace, giusta e duratura, e anche l'interesse della propria terra. Che convenienza abbiamo noi a seguire costantemente gli americani nelle loro politiche che portano a bombardare Belgrado? Visto che è stata citata la famosa guerra di Jugoslavia. Trasformare la NATO da patto difensivo a strumento armato della politica espansionista americana? Che interesse abbiamo noi a continuare, come europei, a soggiacere agli interessi degli Stati Uniti d'America, che hanno le basi sul nostro territorio, dopo 80 anni? Non è condizione di parità, perché io non vedo caserme degli alpini in Oklahoma o nel Montana, ma le basi americane qui ci sono e continuano a esserci, e noi siamo condizionati a dover seguire le direttive degli americani, che non sono europei. Una pace giusta e duratura in Europa dobbiamo farla tra europei e con gli europei per dare un giorno un compimento a quel sogno di Europa dei popoli che va dall'Atlantico agli Urali. Finché avremo in casa i liberatori, da cui non riusciamo a liberarci, temo che quel sogno sarà sempre e solo un'utopia irraggiungibile.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Morosin. Prego.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Buongiorno a tutti.
Questa mozione della collega Brescacin l'ho condivisa e volevo sottoscriverla, però non sono riuscito a formalizzare il mio intento, pur avendo scritto ai colleghi di maggioranza una mia integrazione, ritenendo importante il tema per vari profili. Qui si parla di una guerra che può essere letta, come abbiamo sentito già dagli interventi che ci precedono, con varie prospettazioni.
In realtà, ricordo a me stesso che la questione è nata inizialmente come una controversia che interessava il territorio e il popolo del Donbass, una comunità russofona al 90 e oltre per cento, che chiedeva, in qualche modo, di poter esercitare un diritto che noi abbiamo anche nel nostro Statuto, il diritto all'autogoverno dei propri territori e della propria comunità.
Chiedo scusa, ma c'è un rumore di fondo. Non riesco a concentrarmi.

PRESIDENTE

Collega Montanariello, per favore.
Prego.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

La questione non riguarda soltanto, come può apparire e come viene rappresentato ormai quotidianamente, anche dalla stampa, una questione tra Russia e Ucraina o addirittura altre realtà, l'Europa stessa, gli Stati Uniti, la Cina, che sta dietro a tutto questo, ma riguarda un popolo, una comunità. Non parliamo più del Donbass, che è il casus belli, il soggetto leso, il territorio dimenticato, il territorio massacrato dai bombardamenti, il luogo che doveva essere oggetto di tutela, di difesa. Quello che è stato la ragione ufficiale del casus belli, di fatto, è il luogo della sofferenza, il luogo dove il diritto di autogoverno è stato negato, dove i confini sono stati considerati prevalenti ai diritti umani, e cosa più grave non saprei individuarla, perché sono i diritti umani, i diritti delle comunità, i diritti delle Nazioni, che anche la Carta dell'ONU difende e che noi dovremmo ben conoscere e considerare di fronte a questa tragedia.
Ecco perché, ripeto, il tema non è quello dei confini. I valori, e questo valga per altre circostanze, e io parlo con la mia storia da indipendentista, non sono mai stati, non saranno mai i confini di un territorio, ma le persone, i soggetti che vivono in quel territorio, le comunità portatrici di valori identitari che vivono in quel territorio. Il Donbass è stato sacrificato agli interessi sovranazionali della Russia, dell'Ucraina, degli Stati Uniti in modo vergognoso e indecoroso, ma anche all'indolenza, all'assenza dell'Unione europea, che doveva mettere in atto, dopo gli accordi di Minsk, tutta una serie di iniziative sul piano diplomatico. Dov'è andata a finire la diplomazia? Parliamo di guerra, di armamenti, di riarmo, di spese militari, e abbiamo dimenticato che la parola d'ordine che tutti dovevamo difendere era “diplomazia”, che è stata dimenticata.
Un'Europa assente, un'Europa dannosa per il popolo del Donbass. Pensando non ai confini, ma al popolo del Donbass, credo che dovremmo tutti fare questo invito della mozione, rivolto al Governo italiano e alle autorità: riprendere in mano lo strumento della diplomazia, non per difendere dei confini, ma per difendere delle persone.
Siccome il tempo è avaro con tutti noi, invito questa Assemblea, ognuno dei suoi membri, ad andarsi a leggere il discorso che ha fatto Papa Giovanni Paolo II il 5 ottobre 1995 davanti all'Assemblea dell'ONU, un discorso importantissimo, un discorso che parla dei diritti delle persone e dei diritti delle comunità e della necessità di dare priorità alla difesa di questi diritti.
Pensiamo e mettiamo in primo luogo le persone, le comunità, poi i confini, e diamo voce alla diplomazia, non alle armi, non al riarmo. Chiedo, quindi, che questa mozione sia integrata nella parte finale, dove dice “una pace giusta e duratura può essere conseguita soltanto attraverso la diplomazia, il cessate il fuoco e il rispetto dei princìpi della Carta delle Nazioni unite”, con le parole “che regolano l'esercizio del diritto di autodeterminazione e/o il riconoscimento di uno Statuto speciale per il territorio e il popolo del Donbass”.

PRESIDENTE

Consigliere Morosin, la ringrazio, ma deve chiudere.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Ho finito, però mi era stato tolto prima. Io non tolgo mai nulla agli altri. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Lascio la parola al consigliere Cunegato. Prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Vicepresidente.
Credo che questo sia un momento veramente drammatico. Per la prima volta, dopo la prima guerra mondiale, tra i totalitarismi, la seconda guerra mondiale, 8 milioni di morti, 60 milioni di morti, con la fine tragica della Shoah e delle due bombe atomiche, abbiamo una guerra, nel cuore dell'Europa, da quattro anni.
Rispetto all'energia, anche secondo me sono stati fatti degli errori. Viviamo in un'Europa che ha deciso di mettere le sanzioni alla Russia, che compra il gas liquido che costa quattro volte, e questo sta mettendo in ginocchio completamente anche la nostra economia. Ricordo che siamo a 30 mesi di calo della nostra manifattura. Non possiamo dimenticare, però, che il Governo Meloni, di cui fate parte, è corresponsabile di questa strategia. Un Governo che ha accettato il 15% dei dazi, che ha accettato di fare investimenti non in Italia o in Europa, ma negli Stati Uniti, che ha accettato di comprare un gas liquido che costa quattro volte il gas che compravamo prima.
Dipende da come vogliamo leggerla questa mozione. Se la lettura che vogliamo darne è che tutti vogliamo la pace, credo che nessuno sia in disaccordo. Bisogna, però, anche riempire di contenuti la mozione: qual è la vostra strategia per la pace? Qui siamo di fronte a tre possibilità: o continuiamo a inviare armi all'Ucraina, continuiamo a prorogare un conflitto, e intanto la Russia va avanti, oppure facciamo la terza guerra mondiale, che è quello che invocava qualche mese fa Macron, quando ‒ vi ricordo ‒ disse “inviamo i soldati in Ucraina”; oppure ‒ non credo nessuno voglia la terza guerra mondiale, che potrebbe essere, come diceva Einstein, l'ultima guerra in cui gli uomini pongono fine alla vita degli uomini sulla terra ‒ si segue una via diplomatica.
Vorrei ricordare il motto dell'Europa. Noi veniamo da 70 anni di cultura pacifista. L'articolo 1 della Costituzione l'ha scritto un certo Dossetti, un democristiano, che poi si è fatto prete, un democristiano diverso dai finti cattolici, di chi prima va al bunga-bunga e poi esibisce il crocefisso. Quella volta propose “L'Italia rinunzia alla guerra”, ma non era abbastanza, si arrivò a “ripudia la guerra”. Berlinguer disse “gli antichi dicevano: se vuoi la pace, prepara la guerra”. No “se vuoi la pace, prepara la pace”, questa è la cultura da cui derivo io.
L'Europa, invece, ha cominciato a dire “l'Ucraina fino alla vittoria”. Credo che questo approccio abbia prodotto fino ad ora quattro anni di conflitti. Vi ricordo che abbiamo inviato 190 miliardi, noi europei, in Ucraina. Vi ricordo che abbiamo appena votato un altro provvedimento per inviare 90 miliardi in Ucraina, 11 di questi miliardi dal Governo italiano. Vi ricordo anche, visto che questa mozione viene dalla Lega, che questo partito, piuttosto schizofrenico, che soffre di uno sdoppiamento di personalità, ha votato a favore dell'invio delle armi a Roma e ha votato contro l'invio delle armi a Bruxelles. Straordinario. Credo che AVS faccia parte di una cultura politica, che su questo finora è sempre stata coerente.
È ovvio che noi siamo a favore della pace, veniamo da una cultura pacifista, ma siamo contro la scelta dell'Europa, ad esempio, di un riarmo al 5%, che comporterà, alla fine, un aumento di spesa per l'Italia di 70 miliardi all'anno, che verranno sottratti da sanità, scuola, pensioni e lavoro. Credo che perpetuare questo conflitto sia anche la legittimazione ideologica per giustificare il riarmo, perché se non c'è più la guerra non c'è più motivo di giustificare questo riarmo.
Credo che la parte dispositiva di questa mozione abbia un punto di debolezza. Si dice “continuare il lavoro diplomatico dell'Italia”, ma francamente questo lavoro non l'ho mai visto, auspico che ci sia, e credo che questa sia l'unica strada per arrivare alla fine del conflitto che altrimenti continuerà a prorogarsi, continuando a fare morti, massacri e, purtroppo, in qualche modo...

PRESIDENTE

Consigliere, si avvii alla conclusione. Grazie.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Ho finito.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Maltauro, prego.

Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente.
Ricevere lezioni sulla politica estera da Alleanza Verdi e Sinistra è come acquisire consigli sulle costate da parte dell'associazione dei vegani. Per chi sosteneva il Venezuela e ha un'idea della Sinistra ecologista in Europa, che non ritiene oggi fondamentale rinforzare la difesa del nostro continente, è difficile ricevere una traiettoria positiva e proficua sul futuro del Veneto in un'Europa forte.
Noi abbiamo un'idea precisa, che va nell'indirizzo posto da questa mozione: il raggiungimento della pace come obiettivo fondamentale imprescindibile. Di fronte a 12.000 civili morti, milioni di soldati mandati al macero in battaglia, 3.200 bambini sottoposti alle bombe. L'obiettivo, che non è né a destra né a sinistra, né in una coalizione né nell'altra, è il raggiungimento della pace.
Questa mozione, però, dice qualcosa in più: la tipologia e la grammatica della pace che siamo intenzionati a raggiungere, una pace giusta, duratura e in linea con i princìpi delle Nazioni unite. Su questo noi abbiamo uno schema ben preciso, se vogliamo parlare di realpolitik senza eccessiva filosofia: da un lato, uno schema sostenuto dal Brasile di Lula, dalla Corea del Nord, dalla Bielorussia, dalla Cina e dall'Iran; dall'altro, un Paese nel Continente europeo sostenuto dai principali alleati storici dell'Italia, dal Regno Unito alla Francia, agli amici tedeschi, agli americani.
Noi abbiamo due possibilità di fronte al raggiungimento della pace: o fare gli scalmanati in giro per il mondo, mettendo a repentaglio alleanze storiche e consolidate che hanno concesso alla nostra industria e alla nostra impresa credibilità internazionale e spazio per l'export, oppure limitarci a portare il nostro contributo intelligente, non esasperato, ma certamente fedele all'Alleanza atlantica, europea e internazionale, che ci contraddistingue. Come Forza Italia su questo non abbiamo indugi, non abbiamo dubbi, abbiamo una convinzione precisa: lì va portata a casa la pace quanto prima e va fatto con un raggiungimento che ci consenta di stare con i nostri alleati storici, una pace che consenta alle 450.000 aziende del territorio veneto e alle 88.000 imprese vicentine di continuare ad esportare e avere una credibilità internazionale che sostenga la nostra economia.
Pochi dubbi, una prospettiva chiara, un contributo, che questa mozione tratteggia con equilibrio e serietà e che, come Forza Italia, non possiamo che sostenere.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Lascio la parola al consigliere Montanariello.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non entro nel merito della mozione, vorrei fare una piccola riflessione. Non vorrei essere il Jep Gambardella di turno, che vuol rovinare la festa, però credo che nessuno debba convincerci che siamo per la pace. Per quanto mi riguarda, nessuno mi deve convincere della mia vocazione europeista, però trovo fortemente straordinario che, visto che in assenza dell'autonomia non abbiamo ancora la politica estera tra le nostre competenze, e credo che i princìpi siano sacrosanti e vadano rimarcati da un ente come il nostro, che stiamo discutendo nel modo più animato degli ultimi sei Consigli per una cosa su cui non abbiamo assolutamente competenza. Stiamo discutendo così animatamente di una cosa, quando mi piacerebbe che questo animo lo mettessimo quando discutiamo delle migliaia di veneti in attesa di una visita medica, delle centinaia di migliaia di veneti che aspettano una casa e che sono in mezzo alla strada, dei pendolari appiedati.
Mi piacerebbe che mettessimo lo stesso animo per cose su cui abbiamo competenza diretta, tanto per essere un po' più pragmatici e portare a casa qualche risultato concreto per chi ci ha votato e ci paga ogni mese un lauto stipendio.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Lascio la parola al consigliere Baldan.

Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Buongiorno, Consiglieri.
Condivido le parole del consigliere Montanariello. Abbiate pazienza, siamo tutti qui come Consiglieri, ma la politica estera è quanto di più difficile ci sia per una Nazione. Si discute in questo Consiglio regionale di situazioni che riguardano il mondo. Tra l'altro, ho appreso stamattina che il Primo Ministro Orbán, dell'Ungheria, ha bocciato il piano dell'Unione europea. Stiamo discutendo, francamente, di veramente poco.
Lo dico anche al consigliere Maltauro. Se vogliamo stare qui a discutere e a fare polemica, possiamo parlare del diritto internazionale che vale fino a un certo punto, possiamo parlare del fatto che, come veneti, ne subiamo le conseguenze. Ricordo che, alla nostra presenza, alla nostra partecipazione alla NATO, alla vicinanza americana, c'è stato un Vicepresidente che ha dato del “parassita” alle nostre imprese, comprese le imprese venete. Lei sa benissimo che abbiamo anche imprese direttamente impegnate negli Stati Uniti. Le cito un nome: il gruppo Stevanato. Il gruppo Stevanato è un parassita, secondo il Vicepresidente.
Direi di tralasciare queste cose. Occupiamoci di proteggere le imprese venete in particolare, visto che sono votate all'export, dal discorso dei dazi, che mi sembra prioritario, dal rincaro energetico, che mi sembra ulteriormente prioritario, dalla svalutazione del dollaro, che mi sembra altrettanto prioritario. Credo siano queste le questioni a cui siamo chiamati, spero, come Consiglio, a dare risposta.
Ragioniamo sulla pace, ma lo sappiamo bene: la vorremmo tutti ed è la strada, io credo, quasi obbligata. Se siamo qui da quattro anni è evidente che grosse situazioni non ne abbiamo ottenute. Sarebbe ora, ovviamente, di trovare soluzioni alternative, che mi auguro ci siano. Altro non credo sia richiesto a questo Consiglio regionale.
Grazie.

PRESIDENTE

Non ci sono altri interventi in attesa.
Chiedo, quindi, se il primo firmatario vuole fare una replica per cinque minuti.

Sonia BRESCACIN (Misto)

Grazie, Presidente.
Ringrazio i colleghi per i vari contributi. Come abbiamo potuto facilmente vedere, esistono sensibilità diverse su un tema così complesso e importante come il conflitto. Ho presentato proprio per questo un testo di principio, che metta in evidenza, al di là delle personali ricostruzioni storiche e geopolitiche, la vera e più importante necessità: arrivare a una pace giusta e duratura per il bene di tutti.
Auspico, quindi, un sostegno trasversale convinto a questo documento, che nelle mie intenzioni vuole essere un manifesto per il raggiungimento della pace. Chiedo al collega di poter rivedere la sua proposta di emendamento, eventualmente anche per una valutazione di ritiro.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Visto che non c'è consenso all'emendamento, andiamo avanti con le dichiarazioni di voto, tre minuti per Gruppo.
Consigliere Cunegato Carlo, prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Ringrazio la collega Brescacin. Sono convinto, come lei, che sia giusto rispettare tutte le sensibilità. Per quello pretendo rispetto da una persona come Jacopo Maltauro, che dice che chi viene dalla mia tradizione politica non ha il diritto di parlare di geopolitica. Le ricordo che noi eravamo neutralisti nella prima guerra mondiale e siamo stati antifascisti, finché Mussolini diceva “tra il burro e il cannone, io scelgo il cannone”.
Noi siamo sempre stati da una parte. Quando lei dice che i venezuelani sono nostri amici non sa quello che dice. Quando lei parla di suoi alleati storici vuol dire che sta giustificando quello che è accaduto in Venezuela, dove i suoi alleati storici hanno rapito un Capo di Stato, andando contro il diritto internazionale. I suoi alleati storici hanno aggredito l'Iraq facendo 750.000 morti. I suoi alleati storici hanno fatto una guerra in Afghanistan di vent'anni, facendo decine di migliaia di morti e perdendo la guerra. I suoi alleati storici hanno fatto una guerra in Libia, consegnandoci un caos che oggi stiamo ancora pagando. I suoi alleati storici continuano, oggi, a mettere in atto politiche neocoloniali e imperialiste, giustificando il genocidio in Palestina, dove sono morte 70.000 persone su 2 milioni.
Ritenere che chi appartiene a una cultura politica non possa criticare alcune scelte geopolitiche mi sembra assolutamente arrogante. Rivendico quello che la mia parte politica ha fatto in tutta la storia. Per fortuna, c'è chi ancora ritiene che la diplomazia sia un modo per affrontare i conflitti e che ci consenta di proteggerci dalla guerra, rispetto a chi, invece, dall'altra parte, rivendica come unica soluzione ai mali del mondo il ricorso a un riarmo.
Concludo dicendo che, visto che i suoi alleati e amici storici sono il suo punto di riferimento ideale, considero una cosa vergognosa uscire dalla logica delle Nazioni unite, che sono nate dopo la seconda guerra mondiale, e andare verso questa associazione che si chiama “Board of Peace”, il cui capo si chiama “Trump”, che sarà il capo per sempre, dove dentro c'è il cognato, dove dentro c'è il suo immobiliarista, dove chi vuole entrare deve pagare un miliardo. I suoi alleati storici non sono un esempio di virtù. Credo che, in questa fase storica, siano l'esempio della distruzione di tutto quel diritto internazionale, della forza del diritto, sostituito dal diritto della forza. Se non ci opponiamo a questo sistema, ci porterà verso una drammatica tragedia.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Do la parola al consigliere Lovat. Prego.

Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)

Innanzitutto capisco lo spirito sottolineato dalla collega Brescacin. D'altra parte, sostenere che bisogna arrivare a una pace giusta e duratura credo veda tutti d'accordo, ma è una tautologia dirlo. Lo sappiamo. Noi voteremo contro questa mozione perché bisogna capirsi. Poco fa ho letto sull'ANSA la dichiarazione della Presidente della Commissione europea von der Leyen, che diceva, proprio stamattina: “La pace dovrà essere quella voluta da Kiev”. Questo significa imporre teoricamente alla Russia di ritirarsi, rinunciare a quello che ha fatto, con grandi costi, dal suo punto di vista e, sostanzialmente, dichiarare vittoria.
Facciamo i conti con la realtà. Io posso anche fare il tifo contro il nemico russo, ma la Russia ha già conquistato il 90% del territorio e andrà avanti fino a ottenere il 100%. Se noi continuiamo a comprare armi dagli americani per finanziare la guerra ucraina e continuiamo a sostenere la politica americana, a comprare il gas al quadruplo costo dagli americani, all'Ucraina causeremo un danno tragico, perché i russi non si fermeranno finché non avranno ottenuto gli obiettivi dichiarati, e addirittura di più. A quel punto, arriveranno anche a Odessa, chiuderanno anche lo spazio sul Mar Nero all'Ucraina.
Continuando a sostenere uno sconfitto ‒ perché l'Ucraina è tecnicamente sconfitta da due anni e mezzo ‒ lo condanniamo addirittura alla sparizione. Una pace giusta e duratura, lo ribadisco, deve essere quella che arriva in Europa a fare pace tra europei, non a subire le condizioni dettate dagli americani. È questa la pace giusta e duratura. Costerà dei sacrifici. A quel punto, se riusciremo a fermare la Russia sugli obiettivi dichiarati, chiederemo che ci sia il ristoro per i danni fatti ulteriormente, ma purtroppo lo status quo determinato secondo il conflitto non può più vedere una reversibilità.
Dunque, davanti a un dispositivo che chiede pace giusta e duratura, visto che è stato citato anche prima, ricordo sempre Giovanni Paolo II, che diceva: “L'Europa ha due polmoni, uno di questi è la civiltà, la cultura russa”. Se noi non toglieremo la summenzionata “Carta del Risiko” a Londra e a Washington, che vogliono tenere distinta la Russia dal resto d'Europa, così ha fatto nella prima guerra mondiale, così ha fatto nella seconda guerra mondiale, così ha fatto nella guerra fredda, noi a una pace e alla libertà nel nostro continente non arriveremo mai.
Voterò contro, quindi, pur essendo a favore di una pace giusta e duratura.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
A questo punto, essendoci almeno altre quattro persone iscritte a parlare e dovendo i Capigruppo allontanarsi per incontrare l'UDU, l'associazione degli studenti universitari, in Sala Legni alle ore 13, propongo l'interruzione dei lavori e la ripresa dopo la pausa pranzo, per le ore 14.30, naturalmente partendo dal punto in cui ci siamo interrotti.
Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 13.00
La Seduta riprende alle ore 14.35

PRESIDENTE

Riprendiamo la seduta, grazie. Accomodatevi pure.
Prima di riprendere dalle dichiarazioni di voto sulla mozione sull'Ucraina, chiederei ai consiglieri Matteo Baldan, Nicolò Maria Rocco, Stefano Valdegamberi e Antonio Marco Dalla Pozza di prenotarsi, perché interrompendo si sono perse le prenotazioni. Grazie. Collega Rocco, si deve prenotare di nuovo, perché il suo nominativo è stato rimosso dagli interventi per dichiarazione di voto a seguito dell'interruzione. Grazie.
Consigliere Matteo Baldan, prego.

Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie, Presidente.
Solo un breve intervento per dichiarazione di voto. Chiaramente, avendo già sottoscritto da parte del nostro Capogruppo la mozione, il nostro sarà un voto favorevole. Vorrei solamente fare qualche appunto su una serie di ragionamenti che sono stati fatti in questa sede prima della pausa.
Capisco che magari qualcuno – spero non sia questo il caso – per opportunità politica riconosca ancora nella politica estera del Presidente Putin un'opportunità politica e, quindi, si schieri a prescindere dall'azione di invasione del territorio ucraino. Ho anche sentito dire, poco prima della pausa, che la Russia starebbe vincendo il conflitto, anche se dai dati che ho qui con me, che sono quelli della comunità internazionale, non sembrerebbe. Del resto, in un'epoca come quella attuale conquistare mediamente tra i quindici e i settanta metri al giorno non mi sembra un'azione così dirompente da poter far desumere che noi dovremmo accettare l'azione militare del Presidente Putin, perché altrimenti forse si creerebbe un danno maggiore. Questi sono dati che vanno al di fuori della narrazione putiniana, al di fuori del cerchio di uno Stato che si vende come democratico, ma democratico non lo è.
La posizione del Gruppo di Fratelli d'Italia è netta, è chiara. Anche in questi giorni i rappresentanti delle forze politiche di Governo di Fratelli d'Italia sono presenti a Kiev per ribadire l'importanza dell'appoggio all'Ucraina in visione di una pace giusta. Non dobbiamo dimenticarci un concetto importantissimo: attraverso l'orgoglio, attraverso la capacità dell'esercito ucraino di difendere la propria nazione, il proprio territorio, noi assicuriamo una stabilità a tutta l'Europa, perché sono lì, in avamposto, a combattere contro chi ha invaso il loro Paese.
Vorrei anche ricordare a chi fa analogismi con quello che sta accadendo o che è accaduto, di fatto, qualche settimana fa in Venezuela, a chi parla di rapimento di un Capo di Stato che quello non è stato il rapimento di un Capo di Stato, è stato il prelevamento di un dittatore sanguinario. Non sono io a dirlo oggi in quest'Aula semplicemente perché credo che il comunismo, anche quello moderno, sia effettivamente una minaccia per la comunità internazionale, ma lo dicono i venezuelani stessi, quelli che hanno festeggiato quando Maduro è stato preso e spedito negli Stati Uniti d'America, e lo dicono anche tutti i venezuelani che vivono in ogni parte del mondo, costretti a lasciare la loro terra.

PRESIDENTE

Collega Baldan, deve concludere. Grazie.

Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

In conclusione, a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia ribadisco il pieno sostegno a questa mozione e ringrazio ancora per la parola.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Baldan.
Passo la parola al consigliere Morosin. Chiedo al consigliere Dalla Pozza di riscriversi, se intende intervenire. Grazie. Prego, consigliere Morosin.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Grazie, Presidente. Grazie, colleghi. Saluto il Presidente della Giunta regionale, dottor Alberto Stefani.
Il tema che stiamo trattando, nei pochi minuti che ognuno di noi ha a disposizione, è un tema di assoluta rilevanza e gravità. Siccome prima, nel mio primo intervento, non ho avuto spazio e modo, vorrei usare, per concludere questo mio ulteriore breve intervento, le parole profuse da Papa Giovanni Paolo II all'Assemblea delle Nazioni Unite nel 1995, perché il problema è che la vittima di questo conflitto è proprio quel soggetto che, a dire dei contendenti, doveva essere in qualche modo tutelato e salvato da una aggressione. In realtà, il territorio e il popolo del Donbass hanno subìto le peggiori violenze sia da una parte sia dall'altra – questa è testimonianza di cronaca – cosa che probabilmente non sarebbe mai accaduta se qualcuno avesse prestato maggiore attenzione al discorso del Papa all'ONU. In quella occasione il Papa disse: “Alle soglie di un nuovo millennio – ripeto, era il 1995 – siamo testimoni di una straordinaria e globale accelerazione di quella ricerca di libertà che è una delle grandi dinamiche della storia dell'uomo. Questo fenomeno non è limitato ad una singola parte del mondo, né è l'espressione di una sola cultura. Al contrario, in ogni angolo della terra uomini e donne, pur minacciati dalla violenza, hanno affrontato il rischio della libertà ‒ attenzione, il rischio della libertà ‒ chiedendo che fosse loro riconosciuto uno spazio nella vita sociale”. Poi, il Papa parla dell'autogoverno dei territori e del diritto di autodeterminazione dei popoli ‒ questo davanti all'Assemblea dell'ONU ‒ di un diritto che noi dovremmo studiare un po' di più, conoscere attentamente, perché quando si violano i diritti naturali, i diritti fondamentali la degenerazione è sempre davanti a noi, e nel caso del Donbass le persone sono venute dopo i confini, le persone sono state posposte agli interessi economici e territoriali degli Stati, con grave danno per la pace del mondo intero. Abbiamo visto, infatti, che il fuoco del Donbass ha rischiato di coinvolgere il mondo in una guerra totale. Quindi, pensiamoci bene.
Questa è una mozione – ringrazio la collega Brescacin – che ha una grande importanza, quindi io la approvo, auspicando che la conclusione sia che venga riconosciuto il diritto all'autogoverno o, quantomeno, uno statuto speciale per il territorio e la popolazione del Donbass.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Morosin.
Passo la parola al consigliere Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Lega ‒ Liga Veneta)

Voglio ribadire quanto ho già detto nel mio intervento precedente e voglio rimarcare la mia contrarietà a questo testo normativo, che non fa un'operazione di verità. Non fa un'operazione di verità perché negli interventi che hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto si parla di una difesa della democrazia contro un regime antidemocratico e dittatoriale. Vorrei ricordare che, se la democrazia è quella rappresentata dall'Ucraina, Dio ce ne scampi. Quella è una democrazia che ha abolito ben undici partiti. È come se venisse qualcuno in Italia e abolisse la Lega, abolisse partiti del 13%. C'è un partito, che si chiama Opposition Platform - For Life (in inglese) o Verkhovna Rada (in ucraino), che da solo ha il 13%, altri partiti il 3% o il 5%, ebbene tutti questi partiti sono stati aboliti. Non c'è diritto all'opposizione, non ci sono diritti per le minoranze, non c'è diritto di parola, c'è un pensiero unico. Questi sono i valori occidentali? Non so se siano questi i valori occidentali. Allora, dobbiamo conoscere prima di prendere posizioni e conoscere soprattutto le motivazioni storiche. Non sono quattro anni che c'è un conflitto, è dal 2014 che va avanti, anzi ancora prima si sono create le condizioni, a partire dagli accordi di Minsk. Ricordo che allora la stessa Cancelliera Merkel disse: abbiamo scherzato, abbiamo fatto finta di fare questi accordi, perché abbiamo dovuto armare gli ucraini per poter prendere tempo.
Queste sono le volontà dell'Europa, un'Europa che oggi è vittima di un sistema che le sta cadendo addosso. Questo ulteriore pacchetto che stiamo facendo, che mi pare sia stato approvato ieri al Senato, sarà un ulteriore boomerang contro di noi. Andremo a bloccare le materie prime, che faranno aumentare il costo dei concimi chimici, faranno aumentare i nostri costi e metteranno ancora più fuori mercato il nostro mercato e la nostra economia. Tutto questo a favore di chi? A favore degli Stati Uniti. È chiaro che loro ci guadagnano. Loro stanno già dialogando con la Russia, hanno già detto: abbiamo scherzato, questa è una guerra tra Russia e Stati Uniti per procura. L'hanno ammesso loro. Il loro risultato lo hanno già raggiunto. Noi compriamo il gas da loro, noi compriamo l'energia da loro. Ci stanno distruggendo, ci stiamo autodistruggendo. Loro che sono i mandanti, quelli che hanno portato a questo scontro, oggi hanno raggiunto i loro risultati. Noi, invece, continuiamo imperterriti a perseguire una visione che è parziale, che non è così.
Nel Donbass non ci sono mai stato, però conosco persone che vivono lì, come conosco molto bene la Crimea, e vi assicuro che in Crimea ancora adesso telefono e mi scambio opinioni con la gente che vive lì e posso dirvi che anche la comunità italiana presente a Cherson non vuole tornare indietro, non si sente parte del Governo di Kiev. Quando qualcuno viene qui a raccontarci il contrario, sta mentendo, vuole portare la guerra. Siamo seminatori di guerra.

PRESIDENTE

Consigliere Valdegamberi, deve concludere. Grazie.

Stefano VALDEGAMBERI (Lega ‒ Liga Veneta)

La mia posizione è chiara. Tutti siamo per la pace, ma non dobbiamo cadere nella trappola che qualcuno ci ha voluto tendere. Oggi, però, purtroppo stiamo cadendo proprio in questa trappola. Ci vuole la pace, ci vuole la giustizia, bisogna sentire le ragioni di tutti e non decidere secondo un diktat che non ci appartiene e che non fa nemmeno gli interessi dell'Italia.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Passo la parola al consigliere Dalla Pozza.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non so se ho capito la dichiarazione di voto del Gruppo rappresentato dal consigliere Valdegamberi, forse non l'ho intesa... Certo, mi scusi, c'era questa cosa da dire.
Il dibattito odierno, al di là di essere stato un dibattito estremamente lungo, ma giustamente, come detto da qualche collega che mi ha preceduto, sarebbe stato bene che su altri dibattiti in Consiglio regionale si fosse accalorato nello stesso identico modo, sana una ferita che si è aperta il 18 maggio 2016, quando questo Consiglio regionale approvò una risoluzione, presentata dal collega Valdegamberi, che ha mantenuto una sua coerenza, ma anche dai colleghi Barbisan, Marcato, Calzavara, Brescacin e Lanzarin, sulla questione del riconoscimento della Crimea, con critiche fortissime nei confronti dell'Unione europea. Mi fa piacere, collega Baldan, che abbia detto che la posizione del Gruppo di Fratelli d'Italia è una posizione granitica oggi, quando in quella stessa data, sempre nel 2016, i suoi colleghi di partito Berlato e Donazzan, sottoscrivevano quella mozione e la votavano. Quindi, oggi si chiude finalmente quella parentesi. Qualcuno mantiene la coerenza rispetto a quanto detto dieci anni fa... Certo, collega, dieci anni fa. Sono passati dieci anni.
Noi, invece non abbiamo mai cambiato il nostro pensiero, ovvero che l'aggressione della Russia all'Ucraina è una violazione del diritto internazionale. Riteniamo di astenerci sulla mozione che è stata presentata perché è una mozione fin troppo generalista, fin troppo schiacciata su posizioni filogovernative. Ci sarebbe piaciuto che fosse stata rimarcata in maniera diversa la forza dell'Unione europea e non la sudditanza a una diplomazia ondivaga come quella degli Stati Uniti in questo momento sulla questione della guerra tra Russia e Ucraina, anzi dell'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina. Riteniamo che l'azione debba essere un'azione sicuramente forte, ma non è con mozioni come queste che si portano avanti con forza le proprie idee politiche.
Noi sappiamo da che parte stiamo, sappiamo da che parte siamo sempre rimasti, sappiamo da che parte continueremo ad essere, ed è la parte dello Stato aggredito, ovvero l'Ucraina.
Chiudo ribadendo il voto di astensione sulla mozione. Slava Ukraïni!

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Pozza.
Passo la parola al consigliere Rocco. Prego.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Grazie, Presidente. La chiamo Presidente in quanto in questo momento presiede l'Aula, quindi non Vicepresidente. Presidente vicario.

PRESIDENTE

Facente funzioni.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Va bene.
Credo che sia sbagliato banalizzare un dibattito sulla politica estera in un Consiglio regionale. Ho sentito stigmatizzare il tempo che stiamo sprecando a parlare di questi temi, ma la politica estera è quella che ha costruito l'architrave su cui si basano le nostre libertà, il nostro orientamento. Nel maggio 1947 il Presidente De Gasperi ruppe un Governo, il terzo Governo De Gasperi, per andare al quarto Governo De Gasperi, scelse la NATO, scelse l'Occidente, scelse il Piano Marshall, il che permise al territorio in cui noi viviamo di coniugare libertà civili, libertà economiche e libertà democratiche. Quindi, fu una scelta molto importante. Ed è di questo che noi oggi stiamo parlando.
Ho sentito dire che l'Unione europea non ha esercitato una diplomazia. L'Unione europea ha talmente esercitato la diplomazia, la diplomazia economica, che dopo l'invasione della Crimea ci siamo voltati dall'altra parte. Abbiamo continuato a costruire relazioni diplomatiche ed economiche senza renderci conto che le mire espansionistiche e imperialistiche non si sarebbero fermate con le carezze, come la storia di fronte ai dittatori sempre ci ha insegnato.
Ho sentito dire che dovremmo lasciare che gli ucraini si arrendano a fronte di un 90% di territorio ucraino occupato. Non è il 90%, forse siamo attorno al 18%. Ma soprattutto non siamo noi che dobbiamo dire agli ucraini che devono arrendersi, anche perché loro non lo faranno. Non lo faranno! Capisco che sia difficile comprenderlo per noi che viviamo per condividere il piatto di pasta asciutta su Instagram. Ma di fronte a questo vuoto che oggi noi viviamo loro muoiono per i loro diritti, per i loro valori, per la libertà. Quindi, noi dobbiamo rispettare la loro volontà e, se possibile, sostenerli.
Io mi asterrò, anche perché in linea di principio chiaramente tutti siamo d'accordo. Peraltro, avevo presentato un emendamento che non parlava di riarmo, ma parlava di sostegno almeno alla resistenza del popolo ucraino. Come noi abbiamo avuto la Resistenza in questa nostra Italia, in questa nostra patria, anche gli ucraini stanno resistendo. Siccome prima ho sentito parlare del pantheon delle culture politiche, ho sentito quel bel dibattito tra il collega Maltauro e il collega Cunegato, ciascuno ha il suo pantheon, il mio personalmente con grande umiltà sono De Gasperi ed Einaudi, che hanno sempre ritenuto che un esercito europeo fosse fondamentale per garantire i valori a cui crediamo di appartenere.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Rocco.
Passo la parola al consigliere Bozza. Prego.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente.
Intervengo per dichiarare ovviamente il voto favorevole del nostro Gruppo a questa mozione, per ringraziare la collega Brescacin per aver avuto la disponibilità a condividere alcuni passaggi di questo testo e per ringraziare del dibattito che ho sentito oggi e i colleghi che sono intervenuti, ma anche, al tempo stesso, per richiamare al contenuto di questa mozione. Al di là dei processi, delle visioni o della cronologia dei fatti della storia che vari colleghi hanno ricordato oggi in quest'Aula, questa è una mozione complicata e, al tempo stesso, molto semplice, perché interviene a quattro anni dal conflitto, a quattro anni da quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Qui si tratta dell'aggressione di un Paese nei confronti di un altro Paese, con l'aggravante che questa aggressione è avvenuta all'interno dei confini dell'Unione europea... Mi correggo, alle porte dell'Europa. A distanza di quattro anni, credo che oggi ribadire da quest'Aula in maniera molto chiara e netta una scelta, cioè quella di stare dalla parte della pace e di cercare tutte le strade possibili e immaginabili per arrivare a una pace duratura e giusta, non lasci spazio a interpretazioni di altro genere, perché il testo dell'impegno di questa mozione è molto chiaro e molto semplice. Quando si chiede di sostenere il Governo italiano nel continuare a promuovere e/o sostenere presso qualsiasi sede istituzionale concrete iniziative negoziali finalizzate a favorire una pace duratura e giusta, io penso che non lasci spazio ad interpretazione alcuna. Quando si chiede di impegnare la Giunta a sostenere il Governo italiano e le deputate istituzioni nel prevedere ogni forma di missione internazionale di osservazione finalizzata esclusivamente al mantenimento della pace, io penso che non lasci spazio a interpretazioni di alcun genere.
Allora, quando si chiede di dare un segnale, a distanza di quattro anni, se si sta dalla parte della pace o se si sta nell'equivocità, io credo sia opportuno nella maturità di un Consiglio regionale come questo, per quanto non abbia competenze in materia. D'altronde, la politica internazionale, come prima ricordava il collega Rocco e sono d'accordo, riguarda tutti noi e riguarda soprattutto la credibilità del nostro Paese, ma anche di una Unione europea, per chi è europeista convinto come noi, che deve guardare meglio e di più a un ruolo di leadership e che soprattutto deve anche pensare a una difesa comune, perché questo è l'unico modo per difenderci...

PRESIDENTE

Andiamo a conclusione, Consigliere. Grazie.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

...di chi non vuole sicuramente conservare e preservare la pace, pur nella storicità delle alleanze e pur nella correttezza del rispetto del diritto internazionale.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Sono terminati gli interventi per dichiarazione di voto, quindi si passa al voto.
Metto in votazione la mozione n. 44.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
27 favorevoli, 3 contrari, 15 astenuti.
Il Consiglio approva.
Dovremmo passare ora all'oggetto n. 9, mozione n. 3, presentata dai consiglieri Bigon, Luisetto, Manildo, Dalla Pozza, Del Bianco, Galeano, Micalizzi, Montanariello, Sambo e Trevisi “La Regione del Veneto si faccia parte attiva per contrastare l'emorragia di personale infermieristico valorizzandone la professione”, però manca l'Assessore, che è impegnato in riunione con l'AgeNaS e dovrebbe arrivare più tardi, verso le 15,30. Per cui, se siete d'accordo, posticiperei il punto, garantendo la presenza dell'Assessore, che ci potrà dare risposte puntuali su questa tematica.

PUNTO
10



MOZIONE N. 11 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BOZZA, PATRON, MALTAURO, BARBISAN E PRESSI “REVISIONE DELLA DISCIPLINA SULL'ORIGINE DOGANALE DEI PRODOTTI AGRICOLI E ALIMENTARI” (MOZIONE N. 11) . APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 18/2026)

PRESIDENTE

Passiamo, quindi, al punto n. 10, mozione n. 11.
Per l'illustrazione della mozione, do la parola al consigliere Bozza. Prego.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente.
Questa mozione richiama l'articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013, secondo cui (comma 1) le merci interamente ottenute in un unico Paese o territorio sono considerate originali di tale Paese o territorio, aggiungendo (comma 2) che le merci, alla cui produzione contribuiscono due o più Paesi o territori, sono considerate originarie del Paese o territorio in cui hanno subìto l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.
Gli articoli successivi ai quali si collegano gli allegati del regolamento, che riguardano anche la parte del Codice doganale dell'Unione europea, considerato il criterio dell'origine non preferenziale, di cui al menzionato articolo 60, consentono di stabilire la nazionalità “economica” delle merci scambiate nel commercio e sono utilizzati per garantire l'applicazione uniforme delle tariffe doganali comuni, nonché di tutti gli altri provvedimenti adottati per l'importazione o l'esportazione delle merci dall'Unione o dagli altri Stati membri.
Preso atto che non sono state ancora elaborate regole specifiche e univoche per la determinazione dell'origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, salva la distinzione rispetto al luogo di provenienza, inteso, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, lettera g) del regolamento dell'Unione europea n. 1169/2011, del Parlamento europeo e del Consiglio.
Valutato che le regole che conferiscono l'origine in base all'ultimo Paese di produzione contribuiscono, con riguardo ai prodotti agroalimentari, a generare disorientamento nel consumatore rispetto all'individuazione del luogo di origine; infatti, la possibilità attualmente riconosciuta in base alla disciplina sulla codificazione doganale di individuare l'origine del prodotto agroalimentare in base all'ultimo luogo di trasformazione finale può indurre in maniera ingannevole il consumatore finale a ritenere di origine italiana il prodotto agroalimentare che, invece, di fatto proviene da altri Paesi, con standard qualitativi e di prezzo nettamente inferiori a quelli italiani, e che è stato semplicemente “trasformato” in Italia.
Questa mozione, in sostanza, chiede la revisione del Codice doganale perché, come citavo nei precedenti passaggi, il rischio è che il prodotto finito e trasformato nel Paese ultimo assuma l'identità del prodotto di origine, cosa che, invece, spesso non è così, perché spesso importiamo prodotti da altri Paesi e le aziende magari italiane, nel processo di trasformazione finale di quel prodotto, per la tecnologia, per l'attrezzatura e per la produzione poi finale, ovviamente possono certificare che quel prodotto di fatto risulta essere di origine italiana. Quindi, la cosa che vogliamo cercare di evidenziare è esattamente questa: evitare la confusione nel consumatore, proprio perché l'etichettatura non ha l'obbligo di prevedere questa differenziazione nella dicitura, e quindi dare la possibilità che i prodotti che vengono prodotti in Italia e hanno, ovviamente, la materia nel nostro Paese vengano classificati tali ed evitare la confusione nel consumatore ma anche il rischio di far passare prodotti italiani per quanto italiani non siano, creando una sorta non dico di concorrenza sleale, ma sicuramente non una tracciabilità chiara e identitaria del processo di trasformazione finale del prodotto.
Sono due impegni che vengono chiesti proprio per tutelare questa richiesta che viene anche dal mondo agricolo e agroalimentare e per dare la possibilità al nostro Governo di interagire, ovviamente con le procedure necessarie, per arrivare a soddisfare questa necessità e soprattutto dare credibilità ai nostri prodotti e dare tutela al consumatore finale.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bozza.
Ci sono interventi su questa mozione? Se non ce ne sono, chiudo la discussione. Un attimo, c'è il collega Del Bianco. Prego, consigliere Del Bianco.

Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)

Ringrazio il Consigliere proponente per questa mozione, che ci trova nei contenuti estremamente concordi. Credo che sarebbe un'azione utile a favorire il consumatore finale, un'azione su cui naturalmente è necessario spronare il Governo e il Ministro della cosiddetta “sovranità alimentare”. Vorrei, però, capire quali sono le posizioni delle altre forze politiche presenti in quest'Aula, perché ho visto un certo movimento fra i banchi di Fratelli d'Italia e vorrei capire la loro posizione su questo tema. Però, per quanto ci riguarda è una mozione estremamente condivisibile e credo che sia auspicabile che si prendano sul serio gli impegni che qui vengono dati.

PRESIDENTE

Grazie.
Do la parola al consigliere Borgia. Prego.

Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Abbiamo depositato un emendamento, quindi chiediamo che venga messo in discussione.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Borgia.
Emendamento n. O0001, pagina 1, presentato dai consiglieri Borgia, Baldan, Soranzo, Besio, Calligaro, Leso e Barbera, dispositivo, che prevede:
a) dopo le parole “sedi istituzionali eurocomunitarie, affinché:” è aggiunto il periodo:
01) si prosegua nell'impegno già intrapreso dal Ministero dell'agricoltura e della sovranità alimentare a tutela e per la valorizzazione dei prodotti di origine italiana quali la proroga dell'obbligo di etichettatura di origine e la bollinatura tricolore e le azioni tese a potenziare la promozione dei prodotti DOP e IGP
b) Al punto 2) le parole “siano avviate azioni utili” sono sostituite dalle seguenti “si continui a perseguire azioni utili”.
Andiamo avanti con la discussione.
Consigliere Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Lega ‒ Liga Veneta)

Questa è una mozione molto importante, anche se le competenze non sono della Regione, non sono nemmeno dello Stato, ma sono ascrivibili a decisioni a livello europeo. Chiedo la sottoscrizione e auspico che ci sia davvero l'intenzione da parte del nostro Governo di sostenerla a livello comunitario, perché è fondamentale per il nostro Paese.
Noi viviamo in un Paese dove molto del made in Italy è improntato sull'ultima lavorazione, ma la materia prima non è made in Italy. Soprattutto nel mondo agricolo abbiamo una grande industria di trasformazione, ma, ahimè, ormai sempre più in mano straniera sono i marchi in Italia. I prodotti italiani che hanno il nome dell'Italia girano il mondo, ma di italiano vero c'è ben poco, perché come materia prima c'è la lavorazione, il know-how lavorativo, la capacità di fare, per carità, tutto quello che vogliamo, il packaging è italiano, il marchio è italiano, ma il prodotto lavorato che viene lavorato proviene in buona parte, per la maggioranza dei casi, da fuori Paese e viene venduto come prodotto italiano.
Sarebbe un bene, dunque, se cambiasse questa norma, ma dubito, perché, nonostante la pressione anche da parte dell'Italia, il mondo della trasformazione non è d'accordo, perché fa comodo acquistare un prodotto da fuori Italia e venderlo come prodotto italiano, in quanto aumenta i margini all'interno dell'azienda. Dobbiamo essere onesti. Quando avremo il Mercosur, avremo una grande produzione di carne e di altri prodotti che verranno da quei Paesi che, grazie a questa norma, diventeranno prodotti italiani, confezionati in Italia, con lavorazioni, i prosciutti, le carni bianche e rosse, e tutto. Avremo sempre un prodotto italiano, però con materia prima che non è dell'Italia. Ecco perché c'è stata una grande pressione per l'approvazione del Mercosur. Ma questo va contro le produzioni agricole italiane e favorisce, ovviamente, l'industria di trasformazione, l'agroindustria. Sicuramente l'agroindustria se ne avvantaggia e dà un grande valore aggiunto all'Italia. Ma dobbiamo essere onesti, e queste cose dobbiamo conoscerle: l'agroindustria fa leva su queste norme, sul fatto di avere a basso costo materia prima non italiana, lavorata in Italia, creando valore aggiunto, poiché viene messa sul mercato come made in Italy.
Io ne chiedo la sottoscrizione, anche se ho seri dubbi che questa nostra proposta raggiunga gli obiettivi che quest'Aula vorrebbe. Sappiamo bene, infatti, che c'è un conflitto di interessi non solo a livello comunitario ma anche a livello italiano molto forte.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Valdegamberi.
Consigliere Szumski, prego.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

Così come esposta, la mozione trova completamente la nostra adesione, perché l'agricoltura italiana, in particolare quella veneta, soffre di questa concorrenza sleale che il mondo della trasformazione mette in campo, chiaramente per i suoi interessi. Anche il dibattito che c'è stato sul Mercosur vede la netta differenza tra chi fa la grande trasformazione e trae vantaggi e i nostri agricoltori, coloro che presidiano il territorio e che fanno agricoltura, che saranno penalizzati in Veneto e in tutta Italia. Quindi, a questa posizione noi ci agganciamo, sperando che possa avere risultati. Temo di no, anche perché fino adesso nelle sedi deputate a livello di Unione europea c'è l'assenza totale di interventi difensivi da parte del Governo italiano.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Szumski.
Consigliera Barbera, prego.

Claudia BARBERA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie.
Intervengo anche per spiegare il nostro emendamento. La posizione del Gruppo di Fratelli d'Italia è favorevole all'obiettivo che si pone questa mozione, in quanto conoscere l'origine dei prodotti che si acquistano abbiamo sempre sostenuto che sia un diritto. È proprio per questo che il Governo ha firmato un decreto che proroga l'obbligo di inserire l'indicazione di origine dei prodotti, perché sapere da dove proviene il cibo che si acquista è garanzia della qualità del prodotto e del lavoro che i nostri agricoltori e i nostri allevatori compiono quotidianamente. Questo l'abbiamo sempre sostenuto e lo sosteniamo con forza anche quest'oggi.
Con il nostro emendamento, che è stato presentato dal collega Borgia, chiediamo di proseguire nell'impegno già intrapreso dal Ministero dell'agricoltura e della sovranità alimentare per la tutela e la valorizzazione dei prodotti di origine italiana, quali la proroga dell'obbligo di etichettatura di origine, la bollinatura tricolore e le azioni tese a potenziare la promozione dei prodotti DOP e IGP.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Barbera.
Do la parola al consigliere Morosin.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Signor Presidente, proprio una battuta telegrafica su un tema che appare semplice, ma che di fatto ha delle difficoltà di lettura.

PRESIDENTE

Scusi, consigliere Morosin. Collega Cunegato, sta coprendo il Consigliere che parla.
Prego, Consigliere.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Credo che sia impossibile delineare un confine preciso tra quello che è made in Italy e quello che non è made in Italy, perché il complesso mondo della produzione e soprattutto del commercio ci ha insegnato e ci ha fatto conoscere realtà che vedono fattori di provenienza dei prodotti, di lavorazione dei prodotti, di trasformazione dei prodotti che possono magari garantire meno i consumatori e tutelare solo gli interessi di certe strutture commerciali e/o pseudo-produttive. In realtà, per valorizzare il ruolo dell'italianità in un processo produttivo bisognerebbe guardare anche che non vi siano rendite di posizione da parte di taluno, perché l'obiettivo che noi ci dobbiamo porre deve essere quello di tutelare il consumatore finale. Questo è il punto. Quindi, non vorrei che dietro un marchio, dietro una definizione di made in Italy si celassero semplicemente tutele di interessi che spesso non garantiscono il consumatore finale per quello che noi vorremmo garantire.
Facciamo attenzione, quindi, perché rischiamo di approvare un indirizzo che poi di fatto nella realtà commerciale e nella realtà del consumo non trovi le tutele che tutti auspichiamo.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Non ci sono altri interventi.
L'emendamento viene autorizzato dal primo firmatario.
Sospendiamo qualche minuto per dare il tempo di caricare l'emendamento, guardarlo e valutarlo.
Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 15.15
La Seduta riprende alle ore 15.21

PRESIDENTE

Colleghi, se vi accomodate riprendiamo i lavori.
L'emendamento è stato caricato e porta la firma dei consiglieri Borgia, Baldan, Soranzo, Besio, Calligaro, Leso e Barbera.
Collega Bozza, prego.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente.
Intervengo perché mi è stato chiesto di esprimere un parere sull'emendamento. È un emendamento rafforzativo di un'azione che già oggi il Governo ha in atto e che va nella direzione di garantire e tutelare il consumatore e l'origine del prodotto, proprio nell'ottica della trasparenza e della tracciabilità, che è quello che va a sollecitare questa mozione e che in parte viene rafforzato oggi da quello che il nostro Governo sta già cercando di fare nell'azione diretta del Ministero competente.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Non sono previste dichiarazioni di voto sull'emendamento.
Metto in votazione l'emendamento n. O0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Favorevoli 26, contrari 3, astenuti 13.
Il Consiglio approva.
Torniamo al testo della mozione, così come emendata, con le dichiarazioni di voto.
Consigliere Del Bianco, prego.
Signori, facciamo un po' di silenzio. Grazie.

Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Avrei avuto piacere di intervenire prima sull'emendamento, ma non si poteva. Ho provato a chiederlo perché è la terza volta, credo, in due Consigli, che assistiamo a un giochino anche un po' stucchevole per questo Consiglio, mi permetto di dirlo. Una parte della maggioranza presenta una mozione sull'agricoltura ‒ e succede spesso, sempre sull'agricoltura ‒ per impegnare il Governo a fare una determinata cosa e l'altra parte della maggioranza risponde “la emendiamo” per dire “continuiamo a fare la stessa cosa che ci avete chiesto di fare”. Questa cosa, francamente, toglie valore agli atti che discutiamo qui dentro.
Invito molto chiaramente la maggioranza, se vuole, a concordare prima le mozioni, perché stiamo davvero assistendo a un gioco ‒ lo ribadisco ‒ stucchevole. Non è la prima volta che capita, ma la terza volta in due Consigli: si impegna la maggioranza a fare una cosa e un'altra parte della maggioranza chiede di continuare a impegnare il Governo a farla.
Se c'è una richiesta del Consiglio che chiede un determinato impegno del Governo è perché questo impegno del Governo prima non lo si vede, altrimenti non si chiede l'impegno del Governo. Se noi dovessimo, in quest'Aula, chiedere ogni volta al Governo di continuare a impegnarsi su qualcosa su cui si sta già impegnando, potremmo fare mozioni infinite su questo e su qualsiasi argomento. Chiariamoci bene su che cosa vogliamo quando presentiamo le mozioni in Consiglio.
Per questo noi, che pure avevamo dichiarato di essere favorevoli allo spirito originario della mozione, che evidentemente pone un problema che il Governo non sta risolvendo, riteniamo non abbia senso adesso votare a favore di una cosa che dice al Governo di continuare a provare a risolvere un problema che non sta risolvendo. Quindi, ci asterremo.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Consigliere Borgia, prego.

Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Consigliere, la maggioranza, ovviamente, non deve rispondere alle sue esigenze. C'è un confronto in Aula. Parliamo sempre di ascolto e di confronto, ed è quello che c'è in una maggioranza che ha idee e valori comuni, ma talvolta anche posizioni che ci vedono impegnati su determinati temi, con visioni che possono andare d'accordo, ma che a volte possono avere sfumature differenti.
In questo caso, come in altri, abbiamo fatto un emendamento. Mi pare che la votazione sia stata molto chiara da parte della maggioranza. Gli alleati, se non avessero voluto emendare questa proposta, semplicemente avrebbero votato in modo diverso e ci avrebbero detto che non sarebbero stati disponibili. Come vede, questa è una maggioranza non solo conciliante, ma che discute, si confronta ed è compatta, unita, nel solco del buon governo del Presidente Stefani. Questo si continuerà a vedere anche nel prossimo futuro.
Mi rendo conto che può stizzire, può non andare bene alla sua visione, perché voleva votare in modo diverso da come voterà, e forse sarà lei a dover spiegare il motivo. Noi semplicemente abbiamo ribadito che l'impegno è massimo da parte del Governo. Con questo emendamento ribadiamo che ci si può sicuramente impegnare e dare più forza alle azioni, ed è quello che faremo e che chiederemo al Governo, e lo faremo con la consapevolezza di dare risposte non solo ai veneti, ma agli italiani.
Se lei fa un giro, come facciamo tutti, ma lei sicuramente avrà avuto modo di farlo, tra gli agricoltori, i produttori, nelle fiere agricole, tra chi si occupa di agricoltura, sicuramente le diranno che questo è uno di quei Governi che più sta facendo sul tema dell'agricoltura, che più si sta battendo in Europa, che più sta portando soluzioni, azioni e risorse. Questo è merito non solo del ministro Lollobrigida, ma di tutta l'azione di Governo.
Noi cerchiamo di lavorare in modo compatto e di collaborare, e questo è il risultato. C'è una votazione, questa è la democrazia. Per cui, esprimiamoci nel merito.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Borgia.
La parola al consigliere Cunegato.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Mi trovo anch'io d'accordo con l'analisi del consigliere Del Bianco, che ci dimostra come questa situazione sia quasi labirintica e surreale. È quasi più importante trovare chiavi di interpretazione, più che politiche, psicanalitiche. Sul tema dell'agricoltura, di fatto, c'è lo stesso schema – vedo che i compagni si agitano – quello per cui la Lega dice “facciamo questo provvedimento per difendere l'agricoltura italiana”, dimenticandosi di essere al Governo. Allora interviene Fratelli d'Italia e dice “ma la stiamo già difendendo”, e questa volta facciamo anche la mozione in favore del ministro Lollobrigida. Alla fine, però, tutto questo diventa ancora più divertente, quasi tragicomico, perché finché voi dite “difendiamo l'agricoltura”, “la stiamo già difendendo e la difenderemo ancora”, il Governo, con Fitto, vota a favore del Mercosur. Amen.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Prego, collega Szumski.
Consiglieri, attenetevi al Regolamento.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

Grazie, Presidente.
Come abbiamo già detto nell'esposizione fatta prima, la nostra è abbastanza critica come posizione nei confronti dell'azione del Governo. Questo emendamento ci impedisce di cogliere il lato positivo della mozione originale, quindi ci asterremo.

PRESIDENTE

Grazie per l'intervento.
Non ci sono altri interventi, quindi chiudo le dichiarazioni di voto e passo al voto.
Consentiamo a qualche collega di rientrare.
Metto in votazione la mozione n. 11, emendata.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
27 favorevoli, zero contrari, 17 astenuti.
Il Consiglio approva.
Prego, Consigliera.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Vedo che all'ordine del giorno, subito dopo, c'è una mozione della collega Brescacin sul tema Iran. Vorrei chiedere una cosa, rispetto anche al funzionamento della Capigruppo passata. Quando c'erano mozioni simili su temi simili venivano richiesti degli abbinamenti per la discussione congiunta. Chiedo, se è d'accordo la collega, ma in generale se è d'accordo come prassi l'Aula, per la Capigruppo, di pensare a questa come prassi anche per i successivi inserimenti, ossia che quando qualcuno di noi ha una mozione su temi simili possa essere inserita per l'abbinamento in Capigruppo. Lo dico ora perché so che la Capigruppo sta prendendo un po' di tempo per rodarsi, ma è uno dei temi che credo debba essere messo all'ordine del giorno.

PRESIDENTE

La sua richiesta, quindi, è di unirla. La collega Brescacin è d'accordo, quindi viene rinviata. Questa è una risoluzione.
Do la parola al collega Morosin.

Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)

Intervengo sullo stesso tema, mi associo a quello che ha detto la collega Ostanel e che ha condiviso la collega Brescacin. Io avevo presentato, quale primo firmatario, ma anche gli altri Capigruppo di maggioranza, una risoluzione sulla vicenda del Venezuela. Onde evitare che si ripetano discussioni, condivido la richiesta.

PRESIDENTE

Prendiamo l'impegno per la prossima Capigruppo – lo dico anche ai Capigruppo presenti, naturalmente, visto che il Presidente Zaia non c'è in questo momento e lo sostituisco – di tener conto di questa richiesta e di organizzare i lavori in questa direzione.
Do la parola al consigliere Baldan.

Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie, Presidente.
Sull'ordine dei lavori, anche per chi ci segue da casa o vede le registrazioni. Consigliere Cunegato, non siamo al circo qui: quando si rivolge ai Consiglieri in quest'Aula si rivolga con il termine “Consiglieri” non “compagni”. Perché i compagni, le ricordo, sono quelli che buttavano gli italiani nelle foibe. È proprio così. Posso andare avanti con un po' di esempi per ricordare che il termine “compagni” in quest'Aula è sbagliato. Noi siamo “Consiglieri”. Non siamo al circo.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere, per la precisazione.
Il prossimo oggetto all'ordine del giorno sarebbe la mozione n. 4, che richiederebbe, secondo me, la presenza necessaria dell'Assessore alla sanità, che dovrebbe arrivare per le ore 16, come l'oggetto n. 9.
PUNTO
13


MOZIONE N. 6 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI LUISETTO E DALLA POZZA “REALIZZAZIONE DELL'OPERA DI INVASO SULLA ROGGIA DIOMA”. (MOZIONE N. 6) APPROVATA (DELIBERAZIONE N. 19/2026)

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 13, quindi alla mozione n. 6.
Un noto Consigliere regionale è passato di qua e ha detto: “Non mi insegni a camminare”.
La Consigliera chiede, naturalmente, la presenza dell'Assessore all'ambiente, che dovrebbe essere in arrivo. Arriverà anche l'assessore Venturini.
Sospendiamo dieci minuti e aspettiamo l'Assessore, che sarà qui a breve.
La Seduta è sospesa alle ore 15.35
La Seduta riprende alle ore 15.44

PRESIDENTE

Se potete chiamare i colleghi, è arrivato l'Assessore. Siamo pronti con la mozione sull'invaso sulla Roggia Dioma.
Riprendiamo i lavori. I Capigruppo chiamino i Consiglieri, grazie. Collega Rocco, lei è Capogruppo di sé stesso.
La mozione riguarda l'invaso sulla Roggia Dioma, mozione presentata dai consiglieri Luisetto e Dalla Pozza. È una questione che conosco bene anch'io avendo fatto il Presidente della Provincia, che quindi trova attenzione particolare sul territorio vicentino, anche all'esito della recente notizia della partenza dei lavori su torrente Onte.
Chiedo alla consigliera Luisetto di illustrare la mozione. Prego.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Come ha anticipato, l'abbiamo presentata assieme al consigliere Dalla Pozza e riguarda un'opera strategica per la città e per il territorio vicentino, ovvero l'invaso sulla Roggia Dioma.
Durante il 2024 il territorio comunale di Vicenza è stato colpito da una serie di fenomeni meteorologici che hanno prodotto diverse criticità di carattere idraulico sull'asta del fiume Retrone, portando anche alla chiusura per diverse ore della linea ferroviaria Milano-Venezia, a causa del livello idrometrico raggiunto dal fiume.
Lungo l'asta del fiume Retrone sono state pianificate diverse opere nel tempo di prevenzione delle criticità di carattere idraulico, tra cui l'opera citata sul torrente Onte, di cui sono appena ricominciati i lavori, in Comune di Sovizzo, e una sulla Roggia Dioma, nei Comuni di Vicenza e Monteviale, per una capacità di laminazione totale di circa un milione di metri cubi.
Queste due opere d'invaso sono state progettate dalla Regione del Veneto nel 2003, nell'ambito del Progetto preliminare degli interventi necessari per la sistemazione idraulica dell'Area metropolitana di Vicenza, opere approvate dalla Regione con la deliberazione della Giunta regionale n. 3576 del 2007.
Queste due opere d'invaso sono state inserite tra gli “interventi molto urgenti” del Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico, di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 novembre 2010, n. 3906.
L'opera d'invaso sul torrente Onte è stata inserita tra le opere che saranno realizzate nell'ambito del secondo lotto funzionale della linea AV/AC Verona-Padova, nel tratto di attraversamento di Vicenza, mentre il problema ce l'abbiamo tutto sull'opera d'invaso sulla Roggia Dioma, che non ha ancora ricevuto finanziamenti per la sua realizzazione, come il report regionale relativo all'avanzamento dei lavori riguardanti i bacini di laminazione di giugno 2025 ci ha confermato. Purtroppo non è neppure stata progettata ad un livello superiore rispetto al livello preliminare, nonostante le numerosissime criticità idrauliche prodotte dalla Roggia Dioma in questi anni.
I territori facenti parte del bacino del fiume Retrone sono stati interessati in questi anni da difficoltà importanti dal punto di vista delle criticità idrauliche. Pertanto, vi è l'assoluta necessità di procedere con la realizzazione di quest'opera, l'unica non ancora finanziata delle tre opere d'invaso previste nel Progetto preliminare degli interventi necessari per la sistemazione idraulica dell'Area metropolitana di Vicenza.
Tutto ciò premesso, crediamo sia fondamentale un impegno del Presidente della Regione e della Giunta regionale perché quanto prima possibile questa opera venga finanziata e realizzata, per mettere in sicurezza la città di Vicenza e il territorio circostante. È un'opera che crediamo essenziale. Sono stati anni davvero difficili per la città e per il territorio. Dal 2010 in poi si sono moltiplicati gli eventi alluvionali, ci sono ancora cittadini e realtà imprenditoriali che attendono ristorni e rimborsi rispetto ai danni subiti e c'è soprattutto una città da mettere in sicurezza.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Andrea MICALIZZI

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Una parte è stata messa in sicurezza attraverso il bacino di Caldogno, ma resta quest'opera fondamentale da realizzare, per la quale chiediamo un impegno trasversale serio e in tempi rapidi perché sia finanziata e realizzata e si possa mettere in sicurezza un territorio che ne ha estremo bisogno.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Luisetto.
Prego, consigliere Marco Dalla Pozza.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Grazie, Vicepresidente.
La mozione che viene presentata dà l'occasione per discutere e allargare sul tema più generale della sicurezza idraulica della Regione. Noi abbiamo una parte rilevante delle opere d'invaso che è stata realizzata grazie all'OPCM del 2010 che seguì agli eventi alluvionali che colpirono le Province di Vicenza, Verona, Padova e Treviso, con danni gravissimi sia per le famiglie che per le attività produttive. Oggi rimangono ancora moltissime opere da realizzare, quantomeno circa la metà, come appare, peraltro, dal sito stesso della Regione. Le opere prive di finanziamento oggi ammontano a circa 270 milioni di euro, di fondi da reperire, e molte di queste opere non hanno ancora la progettazione iniziata.
Bisogna anche ricordare che rispetto alle opere finora realizzate dalla Regione, fatta eccezione – guardo la collega Bevilacqua – per il bacino di monte sul fiume Guà in Comune di Arzignano, che fu l'unica opera finanziata anche con fondi della Regione, tutti gli altri bacini di laminazione sono stati realizzati con fondi statali derivanti proprio dall'OPCM del 2010. Allora, è evidente che stiamo parlando di un piano ambizioso, fatto di opere importanti, ma che necessitano di risorse altrettanto importanti. Non ci sfugge il fatto che la Regione in questo momento abbia risorse da reperire per poterle realizzare, però, al di là della mozione specifica, tra l'altro in questo caso molto particolare l'invaso mette in sicurezza anche un'opera infrastrutturale di interesse nazionale come la linea ferroviaria ad alta capacità Milano-Venezia, perché oggi si può dire parzialmente risolta l'emergenza Bacchiglione, che interessa non solo la Provincia di Vicenza ma anche la Provincia di Padova, altrettanto non si può dire per la nuova emergenza che si è venuta a creare per il fiume Retrone, che è un fiume che riceve i suoi apporti dalla parte terminale dei Monti Lessini, nelle zone di Monteviale, Sovizzo, Altavilla, ma che dall'altra parte oggi carica il Bacchiglione, con una difficoltà di previsione che spesso mette la linea ferroviaria in pericolo e la stessa città di Vicenza, oltre che Padova successivamente, sotto il rischio di nuovi eventi alluvionali.
Sarebbe importante, quindi, avere una pianificazione che ci consenta di sapere nel tempo quali opere verranno progettate e progressivamente quali risorse verranno messe a disposizione per realizzarle, perché stiamo parlando di opere che hanno valori che variano dai 7 ai 50 milioni di euro, ma è evidente che, se non si parte da qualche parte, mai si arriva.
La sicurezza idraulica della nostra Regione deve essere in cima all'agenda delle priorità ambientali dell'azione della Regione del Veneto, perché il cambiamento climatico ci sta dando prova della imprevedibilità della modellazione idraulica a cui eravamo abituati. Abbiamo tempi di ritorno delle alluvioni che hanno accorciato i tempi rispetto a quelli che erano in previsione, quindi anche qui chiediamo un allertamento ‒ lei ha anche la delega alla protezione civile – più frequente delle strutture della Protezione civile e la necessità di correre ai ripari qualora non si prevengano questi danni.
Noi chiediamo, quindi, un impegno ad avviare quanto prima un'opera che è strategica non per la città di Vicenza, o quantomeno non solo per la città di Vicenza, ma anche per la Regione stessa, in virtù delle influenze che ha sulla linea ferroviaria Milano-Venezia, e a procedere successivamente a una pianificazione ordinata e ordinaria di tutte le altre opere che servono a mettere in sicurezza la nostra Regione.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Dalla Pozza.
Consigliere Cunegato, prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie.
Intanto voglio scusarmi con il consigliere Baldan, che d'ora in poi chiamerò sempre Consigliere. Voglio semplicemente ricordargli che etimologicamente, come diceva lo scrittore Rigoni Stern, la parola “compagno” non significa quello che ha detto lui, ma deriva da “cum panis”, cioè dividere il pane. È compagno chi solidarizza. Molto meglio come termine, diceva sempre Rigoni Stern, di “camerata”.
Per entrare in medias res , sono d'accordo con quanto ha detto il consigliere Dalla Pozza: bisogna affrontare il cambiamento climatico con la mitigazione e l'adattamento. Questa mattina abbiamo visto come non stiamo mettendo in atto nella nostra Regione tutti gli strumenti per affrontare la crisi climatica. Dovremmo fare molto di più negli investimenti in rinnovabili, visto che siamo agli ultimi posti in Italia. Inoltre, concordo sempre con quanto ha detto il consigliere Dalla Pozza: ci vorrebbe un piano anche nelle opere di adattamento.
Io voterò ovviamente a favore di questa opera, ma vorrei dire che questo è un problema che riguarda la città di Vicenza ma riguarda tutti i territori. Io vengo da Schio, dove ci sono state due alluvioni nello stesso quartiere in due anni, l'ultima alluvione ci è costata solo di danni pubblici 10 milioni di euro, quindi è abbastanza assurdo che noi non riusciamo a trovare 2,5 milioni di euro per costruire anche lì un bacino di laminazione in una zona che si chiama Aste. In che senso? In un rapporto ISPRA si dice che nel nostro Paese spendiamo sei volte per riparare i danni rispetto a quanto spendiamo in opere di adattamento. Quindi, credo che non mettere in atto un progetto di opere di adattamento significhi sprecare denaro pubblico. Peraltro, sono convinto che quello che è successo a Schio due volte in due anni risuccederà, per cui per non trovare 2,5 milioni dovremo magari fra poco ritrovare 10 milioni di euro.
Voto convintamente questa mozione, ma credo anche che bisognerebbe mettersi a tavolino e fare un disegno per cercare di pianificare, in tutto il nostro territorio sempre più fragile, questo tipo di opere.

PRESIDENTE

Grazie.
Vicepresidente Rucco, prego.

Francesco RUCCO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie, Vicepresidente.
È quasi un atto dovuto per me intervenire avendo vissuto anni un po' complicati in materia di tempo, meteo, esondazioni, soprattutto dopo la tempesta Vaia, ma anche altri rischi che abbiamo passato dopo il noto 2010 sulla città di Vicenza in particolare. È assolutamente una mozione condivisibile, alla luce anche dell'emendamento, che poi verrà presentato, che modifica leggermente la mozione senza cambiarne la sostanza. Però, devo anche dire, per l'esperienza vissuta in prima linea, che il Veneto ha già dato risposte importanti. Vicenza oggi non va sottacqua – parlo della città sulla sponda Bacchiglione – perché c'è il bacino di Caldogno che aiuta notevolmente l'alleggerimento della portata delle acque del fiume e anche il bacino Diaz, che è un'opera inaugurata non più tardi di un paio d'anni fa. Quindi, il Veneto su questo è sicuramente più avanti rispetto ad altre Regioni, anche più vicine ‒ ricordiamolo ‒ governate da altri amministratori di altri colori politici.
La direzione deve essere, Assessore, quella che richiede la mozione, ovverosia proseguire negli investimenti, che hanno subìto, evidentemente, un rallentamento anche per disponibilità di risorse, sulla messa in sicurezza idrogeologica del nostro territorio. Mi permetto di dire solo questo.
Naturalmente sarà un voto favorevole a nome anche del Gruppo di Fratelli d'Italia.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Szumski, prego.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

Noi siamo ovviamente a favore di questa mozione. Ci permettiamo di fare solo una precisazione. Sarebbe opportuno che, dal punto di vista generale, venisse messo in campo da parte della Regione un Piano regionale di interventi, chiaramente con una programmazione nel tempo, individuando le priorità, con una programmazione e un intervento puntuale, perché le zone a rischio sono molteplici, alcune si stanno, è vero, risolvendo, altre rimangono tali. Pensiamo alle zone montane, ma anche a quelle in pianura, dove anche i Comuni hanno estrema difficoltà a fare le manutenzioni – parlo alla luce della mia esperienza di Sindaco – di fossi e dei corsi minori, dove, quando ci si rivolge al magistrato per fare una semplice pulizia o messa in sicurezza, un normale trattamento, la risposta è “non abbiamo risorse”.
Dovremmo, da questo punto di vista, cercare veramente di impegnarci per avere un Piano nel tempo e puntualmente individuare le priorità con i relativi finanziamenti, perché appare evidente che questo intervento da qualche anno è già in progettazione, ma non è passata una fase, se non ho letto male, esecutiva, definitiva e quindi nemmeno di finanziamento, quindi non si sa effettivamente quanto costa nella realtà, si parla di stime. Poi le stime sappiamo, talvolta, sono 2 o 3 miliardi, ma si può arrivare ad avere un costo di 12 miliardi.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Marcon, prego.

Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)

Grazie.
Poche parole per dire, anche da parte mia, che sono d'accordo rispetto a questa mozione. Vorrei ricordare che deve esserci un criterio di priorità, così come appena espresso anche dal Consigliere che mi ha preceduto, perché un Sindaco come il sottoscritto, che ha vissuto tre alluvioni nel corso di quattro mesi, sa che cosa significa.
Sappiamo esserci della progettazione in corso, sappiamo esserci un problema di risorse, ma cerchiamo di darci un criterio di priorità perché poi tutti i territori che patiscono alluvioni, grandi o piccoli che siano, pagano un prezzo importante, non solo materiale, ma anche nella percezione dei cittadini, che ogni volta vedono quattro numeri e vanno in panico.
Grazie.

PRESIDENTE

Non so se il consigliere Bozza vuole intervenire. Essendo una mozione, non abbiamo la discussione sugli emendamenti, ma la poniamo in votazione alla fine della discussione. Sennò ascoltiamo l'Assessore. Come preferisce.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente.
Pensavo che prima ci fosse la parola dell'Assessore e dopo, eventualmente, la fase successiva dell'emendamento e poi la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE

Era solo un invito. Se preferisce così, va bene.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie.

PRESIDENTE

Assessore, prego.

Ass.ra Elisa VENTURINI

Grazie, Presidente.
In linea con quanto diceva il vicepresidente Rucco, ci deve essere un impegno da parte della Regione in una materia così importante come la sicurezza idraulica. Diceva bene il consigliere Dalla Pozza, ci sono stati degli importanti investimenti in termini economici a partire dal 2010, che è stato forse l'anno, avendolo vissuto anche in prima persona, che ha costituito un po' lo spartiacque.
È dal 2010 che è cambiata la coscienza e la percezione della necessità di intervenire dal punto di vista delle criticità idrauliche e idrogeologiche del nostro territorio. Forse prima si pensava che fosse necessario costruire infrastrutture stradali. Poi, a partire dal 2010, si è capito che, oltre alle infrastrutture stradali, noi dobbiamo avere interesse anche a mettere in sicurezza questo territorio.
Il Governo di allora risorse cospicue ha destinato a questo ambito e la Regione del Veneto le ha messe anche a terra. Giustamente lei diceva che c'è ancora da fare parecchio, quindi metà delle opere previste, qui mi collego al consigliere Szumski, in realtà un Piano c'è, metà delle opere sono da realizzare, però metà delle opere sono realizzate. Quindi, io guarderei anche il bicchiere mezzo pieno.
C'è stato un intervento, un investimento con quello che comporta anche la realizzazione di interventi di infrastrutture sul territorio, sapendo quello che comporta andare alla ricerca delle risorse, le procedure, eventuali ricorsi che ci possono essere. L'intenzione è quella di proseguire. Questa mattina voi avete dato un chiaro segnale di sostegno, perché la dotazione finanziaria di 28 milioni di euro che vengono destinati a proteggere e a garantire il nostro territorio dal punto di vista idrico e idraulico sono proprio finalizzati a questo. Infatti, si dice che deve essere garantito l'uso plurimo della risorsa idrica, dove non si parla solo di approvvigionamento idrico, ma si parla anche di sicurezza idraulica. Voi questa mattina avete proprio posto un chiaro segnale, avete dato un chiaro segnale in questo senso, destinando delle risorse per questa finalità.
Come diceva il consigliere Luisetto, noi vogliamo un intervento che sia trasversale, serio e in tempi rapidi. Quindi, noi non possiamo che essere favorevoli a questa mozione, dove effettivamente la Regione sta proseguendo nell'attività in tempi rapidi, perché nell'interlocuzione che noi in questo momento abbiamo con le Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, se c'è una celerità, tanto meglio. Quindi, se lo ribadiamo, forse è il caso di mettere in evidenza come sia necessario, quanto prima, giungere ad un parere che permetta poi di individuare le risorse e, quindi, di procedere con la progettazione. Giustamente, come dice il consigliere Cunegato, noi abbiamo bisogno di dare dei chiari segnali che ci si sta muovendo in questo senso.
Nella condivisione di questa mozione, la Regione si continua ad impegnare in un ambito e in una materia dove il Presidente e, comunque, la Giunta, sentono molto la necessità di intervenire.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
Emendamento n. M0001, presentato dal consigliere Bozza, modificativo, che prevede:
Al paragrafo “Impegna il Presidente della Regione del Veneto e la Giunta”, sono apportate le seguenti modifiche:
Le parole “a farsi parte diligente affinché sia finanziata e realizzata, il prima possibile, l'opera” sono sostituite dalle parole “a proseguire con la massima sollecitudine, affinché sia finanziata e realizzata, l'opera”
Consigliere Bozza, prego.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente. Intervengo a tal proposito – grazie anche alla disponibilità della collega Luisetto – proprio per affermare nella mozione un principio di continuità con il lavoro che, ovviamente, la Giunta sta già facendo, mettendo l'accento sulla parte anche del tempo, sulla priorità della massima sollecitudine, proprio per dare conforto al proponente della mozione stessa.
L'emendamento prevede, sostanzialmente, la seguente modifica: le parole “A farsi parte diligente affinché sia finanziata e realizzata, il prima possibile, l'opera” sono sostituite con le seguenti “A proseguire con la massima sollecitudine affinché sia finanziata e realizzata l'opera”.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Metto in votazione l'emendamento n. M0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
42 voti favorevoli, zero contrari, zero astenuti.
Il Consiglio approva.
Qualcuno non è riuscito a votare? Non ho capito.
Mettiamo a verbale che il consigliere Borgia ha votato favorevolmente.
Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Consigliere Marco Dalla Pozza, prego.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Preferisco sempre Antonio, perché mi manca il physique du rôle per essere un marcantonio.

PRESIDENTE

Ha ragione.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Nessun problema.
Anche a nome della collega Luisetto, ringrazio il collega per il testo dell'emendamento che è stato proposto.
Mi consenta un'unica cosa, Assessore. Nella discussione sulle opere, visto che poi anche il collega Szumski l'ha ricordato prima, sarebbe bene che entrassimo, perché, al di là delle mozioni, al di là delle dichiarazioni d'intento che possiamo fare, sarebbe bene che entrassimo anche nel dettaglio. Avevamo un'occasione forse anche in Commissione la settimana scorsa, lei aveva altri impegni, ma nel momento in cui si sono ridefiniti i fondi europei, forse potevamo anche entrare nel dettaglio, visto che è un tema, quello della resilienza idrica, sul quale anche lei mi pare che abbia piacere di entrare.
Mi piacerebbe che uscissimo da questa mozione con un impegno, ovvero che, visto che si è parlato di priorità – l'ha detto il collega Marcon – su una questione come quella del completamento delle opere di difesa idraulica sul fiume Retrone e a supporto del Bacchiglione, sarebbe bene che potessimo dire che contiamo sull'Assessore, contiamo sulla Giunta perché nella ridefinizione dei finanziamenti europei da lei citati, questa opera abbia un carattere prioritario, venga messa in cima alla lista proprio per la sua valenza strategica a livello regionale e non soltanto territoriale per la provincia di Vicenza.
Questo non per fare la guerra tra poveri e dire che un pezzetto ce lo prendiamo noi, ma lo togliamo a qualcun altro, ma perché va a insistere su un'opera che sta arrivando, di interesse strategico nazionale, ovvero l'alta capacità, e sarebbe opportuno che riuscissimo a passare dalla dichiarazione di intenti a qualcosa di più concreto.
Il tema della resilienza idrica noi in provincia di Vicenza lo abbiamo vissuto più volte, sia con l'emergenza legata ai PFAS sia con l'emergenza idraulica. Il vicepresidente Rucco ricordava la sua esperienza da amministratore a Vicenza, ma io nel 2010 sono stato per quindici giorni con i piedi dentro all'acqua del Bacchiglione durante l'alluvione di Vicenza, quando ero Assessore all'ambiente.
Mi piacerebbe che riuscissimo a fare in modo che la mozione avesse una concretezza maggiore, magari con una riunione di Commissione apposita, nella quale venisse a spiegarci in che modo il suo programma di mandato si intende sviluppare.
Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire l'assessore Venturini.

Ass.ra Elisa VENTURINI

Intervengo nuovamente, visto che sono chiamata in causa. Consigliere Dalla Pozza, parto dall'assenza in Commissione dovuta ad impegni pregressi che non potevo spostare, quindi non per cattiva volontà o per il fatto di non voler riconoscere il ruolo dei commissari, ci mancherebbe. Purtroppo le agende sono fitte, soprattutto in questa prima fase del mandato, per cui ci sono anche difficoltà ad essere presenti in più posti contemporaneamente.
Detto questo, non mi sottrarrò e non mancherò di condividere tutto con voi, perché quando abbiamo dei Consiglieri, anche di minoranza, che fanno delle proposte, che entrano anche nella parte tecnica e che danno quindi degli spunti e dei rilievi che possono ritornare utili, io sono la prima, venendo da tanti anni di esperienza nelle Istituzioni, ad accoglierli, perché sono un valore aggiunto.
Chiudo questa parentesi per dire che nella Commissione scorsa non si poteva entrare nel dettaglio perché si andava semplicemente a individuare l'obiettivo specifico della programmazione, cioè il fatto che si andava a dire che i 28 milioni sono destinati a quegli interventi che riguardano l'accesso sicuro dell'acqua, la resilienza idrica e la gestione sostenibile.
Quell'obiettivo, che poi era quello definito a livello di programmazione e quindi, sulla scorta della misura europea, troverà declinazione nel bando che verrà predisposto dagli uffici e in quel caso lì verrà posto come precondizione l'elemento temporale. Principalmente saranno gli interventi inseriti nel PNIISSI (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico) che potranno accedere a quel bando in base ad un elemento squisitamente temporale. Cosa ci chiede la Commissione europea? Di essere rapidi, cioè che nel giro di due anni sostanzialmente dobbiamo realizzare l'opera.
Questo è l'unico elemento che noi, a priori, possiamo inserire nel bando. Ecco perché una discussione sulle singole opere in quella sede non era possibile. Però, accolgo la richiesta che viene fatta. È chiaro che in termini di mozioni o di interrogazioni noi non abbiamo il tempo tecnico per intervenire. Però, se c'è l'occasione, con l'argomento specifico, ad hoc, lo trattiamo molto volentieri, proprio con lo spirito di condivisione e con la consapevolezza e con la convinzione che potete dare molto il vostro contributo, proprio perché, essendo stati amministratori anche voi, capite bene sul territorio di cosa c'è bisogno e, quindi, lo condivido molto volentieri.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
Consigliere Maltauro, prego.

Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente. Solo per annunciare, ovviamente, il nostro voto a favore della mozione così come emendata, ringraziando i proponenti, l'Aula, il capogruppo Bozza per l'emendamento.
È un'opera importante, che va a completare un lavoro che la Regione negli ultimi anni ha fatto in modo preciso e coraggioso sul nostro territorio. I bacini di viale Diaz di Caldogno hanno salvato anche dall'ultima alluvione nel 2023. Con il collega Rucco eravamo a distribuire i sacchi proprio sulla Dioma qualche anno fa, durante quella alluvione. Questa opera diventa fondamentale per una parte del territorio che, peraltro, conosciamo, alle porte della città e ha una valenza strategica.
Bisogna continuare in questo senso. La mozione lo dice in modo molto chiaro. La Regione deve continuare a dimostrare l'attenzione che ha sempre messo sul nostro territorio, portando a termine anche questa ultima opera importante. Sono opere che hanno anche un valore ingegneristico di un certo tipo, innovativo. Auspichiamo che possa essere un ulteriore provvedimento a favore del nostro territorio.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi.
Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, possiamo votare.
Metto in votazione la mozione n. 6, emendata.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Favorevoli 43, contrari zero, astenuti zero.
Il Consiglio approva.
Chiudiamo qui la seduta. Ci riaggiorniamo alla prossima. I lavori sono, quindi, terminati.
La Seduta termina alle ore 16.17
Il Consigliere segretario
Anna Maria BIGON

Il Presidente
Andrea MICALIZZI
Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85
Revisione e coordinamento testo a cura di:
COREVE
Elaborazione testo a cura di:
COREVE