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Seduta del consiglio regionale del 30/06/2026 n. 18
Martedì, 30 giugno 2026
SOMMARIO
- APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI
- COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
- INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
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- RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
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- PRESIDENTE
- Interrogazione a risposta immediata n. 29 del 27 aprile 2026 presentata dai consiglieri Cunegato e Ostanel relativa a "SPECIALIZZANDI IN GINECOLOGIA E OSTETRICIA A VERONA: QUALI INIZIATIVE URGENTI INTENDE ADOTTARE LA GIUNTA REGIONALE IN RISPOSTA ALLE GRAVI IRREGOLARITÀ DENUNCIATE ALL'ISPETTORATO DEL LAVORO E ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA?"
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Ass.re Gino GEROSA
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Interrogazione a risposta immediata n. 36 del 11 maggio 2026 presentata dai consiglieri Szumski e Lovat relativa a "OSPEDALE DI VITTORIO VENETO (TV): CARENZA DI PERSONALE E RIDUZIONE DI POSTI LETTO. QUALI GARANZIE PER I CITTADINI?"
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Ass.re Gino GEROSA
- PRESIDENTE
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO
- OSSERVATORIO REGIONALE SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ ANNO 2025. (ARTICOLO 4, COMMA 3, LEGGE REGIONALE 27 NOVEMBRE 2024, n. 30 ). (RENDICONTAZIONE N. 30)
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- PRESIDENTE
- Manuela LANZARIN (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Monica SAMBO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
- PRESIDENTE
- Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
- PRESIDENTE
- Morena MARTINI (Stefani Presidente)
- PRESIDENTE
- Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Paolo GALEANO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
- Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Anna LESO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
- PRESIDENTE
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Laura BESIO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
- PRESIDENTE
- Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
- PRESIDENTE
- Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
- PRESIDENTE
- MOZIONE N. 19 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUCCO, BORGIA, BALDAN MATTEO, BARBERA, BENETTI, BESIO, CALLIGARO, LESO E SORANZO "ATTIVAZIONE DI STRUMENTI DI SOSTEGNO TEMPORANEO AL REDDITO PER I LAVORATORI CIVILI ITALIANI IMPIEGATI PRESSO LE INSTALLAZIONI MILITARI STATUNITENSI PRESENTI IN VENETO, IN CASO DI RITARDI NEL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI CONNESSI A "GOVERNMENT SHUTDOWN" DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI - PROMOZIONE DI UN PROTOCOLLO REGIONALE CON IL SISTEMA BANCARIO VENETO, SUL MODELLO GIÀ ATTIVATO DALLA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA"
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- PRESIDENTE
- Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
- PRESIDENTE
- Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
- PRESIDENTE
- Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
- PRESIDENTE
- Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- RISOLUZIONE N. 10 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARCON, MARTINI, MOSCO, PRESSI, TOMAELLO, BARBISAN, BEVILACQUA, CONTE, DE BERTI, RIGO, VIANELLO E BRESCACIN "RIORDINO ISTITUZIONALE DELLE PROVINCE"
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- PRESIDENTE
- Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
- PRESIDENTE
- Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
- PRESIDENTE
- Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
- PRESIDENTE
- Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
- PRESIDENTE
- Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
- PRESIDENTE
- Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
- PRESIDENTE
- Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
- PRESIDENTE
- Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
- PRESIDENTE
- Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta)
- PRESIDENTE
Il Presidente Luca ZAIA
La Seduta inizia alle ore 14.05
PRESIDENTE
Diamo inizio alla 18a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 12456 del 25 giugno 2026.
Vi informo che in sede di Conferenza dei Capigruppo sono state confermate le date dei prossimi Consigli, che si terranno nei giorni 7, 14, 28, 29 e 30 luglio. Il 14 procederemo per tutto il giorno, dalle ore 10 del mattino. Se ci dovesse essere necessità, visto che abbiamo Piano triennale delle opere pubbliche, social housing e altri argomenti, si potrebbe pensare – ma questo non l'ho detto nella Capigruppo, eventualmente ne parleremo – di fare Consiglio anche il 15. Siccome sono sicuro che tratteremo tutto il 14, il 15 non lo faremo. Vedo che siete tutti d'accordo con me.
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PUNTO
1 |
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APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI
Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 17a Seduta pubblica di martedì 23 giugno 2026.
PRESIDENTE
Prego, consigliere Szumski.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Per rispetto del consigliere Lovat, c'è un errore sul nome: non si chiama Marco, ma Davide. Chiedo di riportare il nome correttamente.
PRESIDENTE
Ci scusiamo con il Consigliere. Grazie per avercelo fatto notare.
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PUNTO
2 |
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COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Alberto STEFANI
Riccardo BARBISAN
Cristiano CORAZZARI
Andrea MICALIZZI
Andrea TOMAELLO
I congedi sono concessi.
PRESIDENTE
Prego, consigliera Ostanel.
Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Intervengo sull'ordine dei lavori perché abbiamo letto sui giornali che l'ordinanza anti-caldo per i lavoratori, che giustamente questa Regione ha approvato, spesso nei territori non viene rispettata. Stiamo raccogliendo un sacco di segnalazioni sui cantieri in diverse città d'Italia.
Chiedo – ho depositato un'interrogazione – che su questo tema l'Ufficio di Presidenza si prenda la responsabilità di capire quali azioni mettiamo in campo per rispettarla, sennò sarà troppo tardi se ci svegliamo a settembre, quando il caldo è finito. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. È nobile l'intento. Non è sull'ordine dei lavori, ma su un'emergenza da affrontare. Attendiamo che arrivi qualcuno della Giunta. Io ero rimasto al fatto che c'era una delibera con le linee guida. A me non risulta, ma potrei sbagliarmi, che ci sia un'ordinanza. Lasciamo tempo all'assessore Gerosa, rispetto all'ordinanza, di capire se esiste oppure no. Io avevo contezza solo di una delibera che adottava le linee guida approvate dalle Regioni italiane rispetto alle ore calde della giornata per il lavoro.
Il Presidente ha fatto un'ordinanza? Prenda la parola, così lo diciamo subito. Grazie.
Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Abbiamo svolto un tavolo di lavoro con le associazioni datoriali e le associazioni sindacali, perché l'idea era quella di non voler affrontare un'ordinarietà che diventa straordinaria. In realtà, l'aumento delle temperature è quasi ordinario. Perché, quindi, affrontare – questa era l'idea che avevamo – in condizioni emergenziali quello che è diventato ordinario? Purtroppo, poi, c'è stato un problema tra organizzazioni datoriali e organizzazioni sindacali, perché non si è passati alla firma da parte delle organizzazioni sindacali di quanto è emerso dal tavolo di concertazione. Quindi, è stata fatta un'ordinanza dal Presidente della Giunta.
Recentemente ho avuto un altro incontro. Abbiamo nuovamente organizzato un tavolo di confronto, dove è emerso che, di fatto, si voleva estendere a numerosissime altre categorie professionali. Il problema è che, naturalmente, questo deve essere fatto a livello centrale, altrimenti si va in lockdown da mezzogiorno alle ore 16, se lo si estende a tutti.
Il compito della Giunta, il nostro compito è quello di intervenire in maniera puntuale e precisa, con una certa immediatezza, dove ci sono segnalazioni di non corresponsione del blocco del lavoro nelle ore più calde. Ci siamo fatti carico con le organizzazioni sindacali, in presenza di puntuali segnalazioni, di intervenire come ASL o come Ispettorato del lavoro. Un controllo a tappeto dal punto di vista del personale delle ASL e dell'Ispettorato del lavoro è impensabile, perché non c'è il patrimonio umano per poter far questo, però su segnalazioni puntuali e circostanziate l'intervento deve essere immediato.
PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
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PUNTO
3 |
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INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
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PUNTO
4 |
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RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
PRESIDENTE
Passiamo al punto n. 4 e partiamo dalla IRI n. 29.
Interrogazione a risposta immediata n. 29 del 27 aprile 2026 presentata dai consiglieri Cunegato e Ostanel relativa a "SPECIALIZZANDI IN GINECOLOGIA E OSTETRICIA A VERONA: QUALI INIZIATIVE URGENTI INTENDE ADOTTARE LA GIUNTA REGIONALE IN RISPOSTA ALLE GRAVI IRREGOLARITÀ DENUNCIATE ALL'ISPETTORATO DEL LAVORO E ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA?"
La parola al presentatore, il consigliere Cunegato, per l'illustrazione.
Risponderà l'assessore Gerosa.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Abbiamo letto sulla stampa una segnalazione che arriva da Verona, fatta dall'assessore Gerosa alla Procura della Repubblica e all'Ispettorato del lavoro, che denuncia gravi irregolarità a Ginecologia. Si parla di specializzandi che arrivano a fare 250 ore mensili e di una retribuzione di 6 euro all'ora. Anche l'organizzazione, l'associazione degli specializzandi rileva una preoccupazione. A Verona oltre il 68% degli specializzandi supera l'orario regolarmente stabilito e il 91% a Ematologia. Questo appare non privo di conseguenze, visto che gli specializzandi di Ginecologia abbandonano per il 16%, contro la media nazionale del 4,3%.
Siamo parecchio preoccupati, perché, in un periodo in cui il personale manca, non rispettare gli orari di lavoro e, se è vero quello che scrive il giornale, ma adesso ce lo dirà l'Assessore, arrivare a delle segnalazioni e anche a una specie di esposto credo sia davvero insipiente.
Chiediamo all'Assessore, quindi alla Giunta, che cosa intenda fare.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Assessore Gerosa, prego.
Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Con riferimento alle notizie riportate dagli organi di stampa in relazione a presunte criticità nell'organizzazione delle attività svolte dai medici in formazione specialistica presso le succitate UO di Ginecologia e Ostetricia, l'Area sanità e sociale si è prontamente attivata, in data 27 aprile 2026, chiedendo di trasmettere con cortese urgenza una dettagliata relazione in ordine ai fatti rappresentati, e anche in data 6 maggio, al fine di acquisire ulteriori elementi.
Con note agli atti dell'Area sanità e sociale, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha rappresentato di aver tempestivamente avviato un'istruttoria interna dopo la segnalazione pervenuta da parte dell'associazione Liberi Specializzandi in data del 23 aprile di quest'anno, i cui esiti sono di seguito rappresentati per sommi capi.
Posto che l'attività dei medici in formazione specialistica si svolge presso entrambe le UO di Ginecologia e Ostetricia di cui sopra, l'articolazione delle stesse è strutturata su livelli di autonomia crescenti definiti dal regolamento di Ateneo e dalla Scuola di specializzazione, in coerenza con le direttive ministeriali, rispetto alle quali è sempre mantenuta la supervisione dello specialista quale garante della sicurezza clinica e della validità formativa.
L'organizzazione delle attività del medico in formazione specialistica avviene mediante una pianificazione mensile, che prevede una calendarizzazione predisposta da un rappresentante degli specializzandi. L'attività complessiva è strutturata in turni da sei o dodici ore. L'adozione del turno di dodici ore per specifiche attività è stata concordata con i medici in formazione specialistica stessi, al fine di garantire la continuità assistenziale necessaria alla loro crescita professionale e secondo una sovrapposizione con la turnazione dei medici strutturati che hanno la funzione di tutor. La programmazione garantisce costantemente il riposo giornaliero di legge, il giorno di recupero infrasettimanale e un ulteriore giorno di recupero fisso, coincidente con il sabato, derivante dalla redistribuzione dell'attività contrattuale.
Nel computo complessivo, inoltre, sono previste giornate dedicate allo studio e alla ricerca che concorrono alla formazione del monte ore mensile, al quale è tenuto il medico in formazione specialistica.
Sono stati analizzati i piani di lavoro nel periodo novembre 2025-marzo 2026, che confermano l'allineamento dei carichi di lavoro con gli standard previsti, evidenziando come i volumi orari risultino pienamente compatibili con le finalità del percorso formativo. Nello specifico è emerso che sono sempre garantiti i riposi, i giorni di studio e l'intervallo minimo tra turni. Il monte ore mensile per specializzando, comprensivo delle attività cliniche di studio e ricerca, si attesta tra le 150 e le 170 ore, pari a una media settimanale compresa tra 36.8 e 38.3 ore. I casi in cui il monte ore ha superato le 200 ore mensili, circa 46 ore settimanali, sono stati limitati a una percentuale esigua di medici in formazione, tra l'1,5% e il 7,5%. Dall'esame dei picchi è emerso che non si tratta di una condizione strutturale, bensì di variazioni mensili che si normalizzano nel periodo successivo. Tali eccedenze sono riconducibili esclusivamente a iniziative spontanee dei singoli medici in formazione specialistica.
Riguardo alle modalità di supervisione nei setting assistenziali di verifica, è assicurata in ogni setting assistenziale una fascia oraria. La continuità assistenziale h24, sette giorni su sette, è garantita dalla presenza costante in struttura di due dirigenti medici strutturati con funzioni di tutoraggio e ogni atto clinico o referto riporta obbligatoriamente sia l'indicazione del medico in formazione specialistica che il nominativo dello strutturato di riferimento con cui il caso è discusso.
PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Consigliere Cunegato, prego.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Non mi convince questa risposta. Mi pare abbastanza preoccupante che la Regione, di fatto, dica che non esiste nessun problema. Se non si riconosce un problema non si può neanche risolverlo.
I dati che citavo prima ci dicono, invece, che c'è una fuga di specializzandi che è quattro volte rispetto alla media nazionale. Questa risposta, che di fatto nega l'esistenza di un problema, mi pare essa stessa un problema. Se trattiamo male gli specializzandi, facciamo male a loro, ma facciamo male anche alla sanità veneta.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Passiamo alla IRI n. 36.
Interrogazione a risposta immediata n. 36 del 11 maggio 2026 presentata dai consiglieri Szumski e Lovat relativa a "OSPEDALE DI VITTORIO VENETO (TV): CARENZA DI PERSONALE E RIDUZIONE DI POSTI LETTO. QUALI GARANZIE PER I CITTADINI?"
Prego, consigliere Szumski.
Risponderà l'assessore Gerosa.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Dalle notizie della stampa e anche dalle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali c'è una situazione a Vittorio Veneto che prevede un'organizzazione in riduzione, ovviamente, dei turni per la scopertura che riguarda sia medici che infermieri, con una riduzione di dieci posti letto nel reparto di medicina e una progressiva riduzione anche in Pneumologia, a causa della carenza di medici. Tutto questo, ovviamente, a discapito delle risposte sul territorio.
Mentre di pari passo è giusto rispettare i diritti alle ferie e le condizioni di lavoro sostenibili per il personale sanitario, si chiede quali iniziative si intendano prendere per mantenere l'operatività nel modo migliore e per evitare che questo elemento nel tempo porti a prese di posizione ulteriori.
Ricordiamo che nel 2018 a Piove di Sacco si era sospeso, per carenza di medici ginecologi, pediatri e anestesisti, il punto nascite. L'obiettivo è che non venga destrutturato l'ospedale.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Assessore Gerosa, prego.
Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Con deliberazione della Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare, vengono ripartite annualmente disposizioni nei confronti di aziende ed enti del sistema sanitario regionale riguardanti il personale dipendente, il personale a rapporto di lavoro autonomo e il personale specialista ambulatoriale interno.
Con la DGR n. 186 del marzo 2026 sono state adottate misure dirette a definire l'ammontare della spesa a disposizione del personale del sistema sanitario regionale, nonché per promuovere l'ottimizzazione della gestione dello stesso con riferimento all'anno 2026.
L'allegato A della predetta deliberazione, al paragrafo C, derubricato "Piani triennali dei fabbisogni di personale alla luce dell'introduzione del Piano integrato di attività e organizzazione", individua il Piano trimestrale di assunzione del personale quale strumento esecutivo del Piano triennale dei fabbisogni di personale inseriti all'interno del piano stesso. Tutte le assunzioni di personale devono essere inserite nel Piano trimestrale delle assunzioni e possono essere disposte da aziende ed enti del sistema sanitario regionale esclusivamente a seguito di autorizzazione dell'Area sanità e sociale.
In aderenza a quanto sopra descritto, l'azienda ULSS 2 Marca Trevigiana ha rappresentato nel tempo all'Area sanità e sociale il proprio fabbisogno di personale, incluso quello per l'ospedale di Vittorio Veneto, con riferimento alle unità operative di Medicina generale, Pneumologia e Riabilitazione funzionale. L'Area sanità e sociale ha autorizzato tutte le richieste del personale in tal senso formulate e riferite sia al comparto sanità che all'area sanità, formulate dall'azienda sopraccitata, a titolo di turnover, supplenza e anche lavoro autonomo.
Di fatto, è autorizzata l'assunzione del personale. Il problema, che voi ben sapete, è quello della carenza del personale.
Vedremo, alla luce delle nuove schede ospedaliere, visto che datano ancora 2019, di mettere mano per cercare di ottimizzare ulteriormente, all'interno delle diverse strutture ospedaliere di Regione Veneto, la presenza del personale e delle offerte di sanità al territorio.
PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, consigliere Szumski.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
La risposta ci soddisfa parzialmente. L'intervento rimane sempre il problema fondamentale. Alla fine siamo in una situazione di carenza di personale e di abbandono del personale. Se si va a vedere quali sono i rapporti tra assunzioni e perdite, si rimane sempre largamente in maniera insufficiente come quota di personale.
Chiediamo un monitoraggio dell'andamento e che ci sia una risposta, per evitare la prossima estate di trovarci nelle stesse situazioni.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
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PUNTO
5 |
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO
PRESIDENTE
Passiamo al punto n. 5.
Diamo per letto l'elenco delle interrogazioni a risposta scritta iscritte all'ordine del giorno, ai sensi dell'articolo 111, comma 4, del Regolamento.
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PUNTO
6 |
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OSSERVATORIO REGIONALE SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ ANNO 2025. (ARTICOLO 4, COMMA 3, LEGGE REGIONALE 27 NOVEMBRE 2024, n. 30 ). (RENDICONTAZIONE N. 30)
Relazione della QUINTA Commissione Consiliare.
Relatrice: Consigliera Lanzarin
Correlatrice: Consigliera Luisetto
PRESIDENTE
Passiamo al punto n. 6.
La parola alla Presidente Lanzarin.
Manuela LANZARIN (Lega-Liga Veneta)
Buongiorno, Presidente e colleghi.
Oggi il Consiglio regionale è chiamato ad approvare la prima relazione delle attività svolte nel corso del 2025 dell'Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne, fortemente voluto nella scorsa legislatura e istituito con legge n. 30 del 27 novembre 2024. Vedremo le azioni ipotizzate, quelle messe in programma da parte di questo nuovo organismo, che ha operato nell'arco del secondo semestre dopo il suo insediamento a giugno 2025. Ricordo però che il Veneto si è dotato di una legge, la
legge regionale n. 5/2013 "Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne", aggiornata poi nel 2018; legge che coordina le varie iniziative e attività, definisce la rete tra centri antiviolenza, case rifugio, sportelli, dispone il finanziamento e la distribuzione dei fondi regionali e nazionali, promuove i protocolli di rete tra i vari soggetti istituzionali coinvolti nel prevenire e contrastare il fenomeno e poi nell'accompagnare le donne nel difficile percorso dell'uscita dalla violenza e il ritorno a una nuova vita.
Questa prima relazione dell'Osservatorio mette in evidenza i primi passi mossi da questo organismo, le cui funzioni sono quelle legate alla prevenzione, al contrasto, all'analisi, raccolta e monitoraggio dei dati sul fenomeno.
Su questo punto l'Osservatorio ha avviato una collaborazione attraverso un protocollo d'intesa con l'Università di Padova per costruire una base conoscitiva comune, per avere dati raccolti con metodi scientifici, avvalendosi di un esperto in statistica.
L'Osservatorio, poi, si è assunto l'impegno di riprendere l'attività formativa, già attuata dalla Regione negli anni scorsi e ricordiamo il grande impegno che la Regione aveva attuato per quanto riguarda la formazione non solo del personale sanitario, all'interno dei Pronti Soccorsi, ma anche degli altri soggetti coinvolti nelle varie fasi, una formazione comune, in questo caso però da parte dell'Osservatorio, rivolta principalmente agli avvocati, con l'intenzione di svilupparla anche ad altre categorie professionali, come ad esempio gli assistenti sociali, come ci è stato detto dalla Presidente dell'Osservatorio.
Un altro progetto, a cura dell'Osservatorio, è quello di realizzare un podcast in tre episodi: un nuovo modo e un nuovo strumento per coinvolgere soprattutto i più giovani e per creare cultura e per dare una lettura diversa e aggiornata del fenomeno.
L'Osservatorio, quale strumento di raccolta in lettura del fenomeno della violenza nei confronti delle donne, permetterà di comprendere ancora meglio le dinamiche della nostra società, intercettando i bisogni e attuando le politiche che possono incidere e concorre a una cultura libera dalla discriminazione e dalla violenza e fondata sull'uguaglianza e sul rispetto.
Questo Osservatorio è stato fortemente voluto ed è stato votato all'unanimità nella scorsa legislatura proprio perché oggi siamo convinti che questa sia una tematica di attualità, una tematica che sempre più coinvolge tutte le Istituzioni e tutte le categorie e rappresenta, purtroppo – e dico purtroppo – ancora una vera e propria piaga sociale. Mi corre anche l'obbligo, in questo momento, di condannare le parole che abbiamo sentito alcune settimane fa da parte di un leader di un movimento politico, il leader di Futuro Nazionale, che rinnegava il concetto di femminicidio, pensando che il femminicidio possa essere equiparato a qualsiasi altro tipo di omicidio; sappiamo benissimo che il Parlamento nazionale ha, con una legge specifica, varato il reato di femminicidio, che è stato inserito all'interno del Codice Penale proprio perché trattasi di una specificità nel campo dell'omicidio e del reato, proprio per la natura di odio, possesso, controllo, ma soprattutto per il fatto che ritiene la donna un essere inferiore. Oggi parliamo di Osservatorio contro la violenza sulle donne, parliamo degli interventi che sono stati fatti, che continuiamo a fare e che, ripeto, questa Aula ha sempre portato avanti all'unanimità. Ricordiamoci anche in fase di bilancio quelli che sono stati gli stanziamenti condivisi, sempre tra maggioranza e minoranza, con un unico obiettivo: quello di cercare di rafforzare la rete, di cercare di dare degli strumenti aggiuntivi e di cercare, effettivamente, di creare sempre più una cultura del rispetto.
Oggi mi correva l'obbligo di fare questa sottolineatura proprio nel portare quella che è stata e che è la relazione di questo primo semestre, come abbiamo detto, rispetto appunto a questo neo nato Osservatorio che sarà molto utile a tutti noi e con questa relazione ringrazio la Presidente, l'avvocato Ruggeri, e il Presidente onorario, Gino Cecchettin, per l'impegno e il contributo che hanno dato, ma soprattutto perché su questa tematica saremo sempre a fianco e lavoreremo insieme per continuare a seminare la cultura del rispetto.
PRESIDENTE
Grazie, Presidente.
Consigliera Luisetto, in qualità di correlatore.
Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
L'altra notte ad una donna di 32 anni, operatrice socio-sanitaria del nostro territorio, è stato gettato in volto un liquido corrosivo e oggi è ricoverata al Centro Grandi Ustionati di Padova: un incubo che il Sindaco locale ha definito sconvolgente e inspiegabile.
Inizio da questa storia non per suscitare una momentanea emozione, seppure è importante non abituarsi a eventi tragici come questo, non per suscitare, dicevo, una momentanea emozione nell'Aula, ma per rendere ben chiaro che, purtroppo, di inspiegabile non c'è più nessun gesto di violenza nei confronti di una donna. Non ce l'ho, ovviamente, col Sindaco che ha reagito al disorientamento con queste parole, ma ci deve essere chiaro, in un tempo nel quale il concetto stesso di femminicidio, e lo ha ben ricordato la Presidente Lanzarin poco fa, viene messo in discussione e addirittura negato, come ha fatto una forza politica come Futuro Nazionale nelle scorse settimane, che oggi fa proseliti considerando un vanto l'usare addirittura parole inaccettabili e spinte a un passato di sottomissione e violenza accettata, dicevo, ci deve essere chiaro che questa violenza feroce e apparentemente improvvisa è il precipitato di un contesto culturale e sociale che non riusciamo ancora come Istituzioni a scardinare: nuovi e puntuali strumenti devono incrociarsi con le reti antiviolenza, con centri e sportelli che costituiscono l'ossatura insostituibile da potenziare per leggere come cambia e quali sono le nuove e sempre più aggressive forme di violenza contro le donne.
Proprio partendo dall'esame della prima relazione sull'anno di attività dell'Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne, istituito con legge voluta dal Partito Democratico, con l'allora capogruppo Camani, e sposata unitariamente dall'intero Consiglio, possiamo comprendere quanto sia necessario monitorare il fenomeno e articolare una prevenzione chiara e capillare. Adottare strategie di prevenzione e tutela, che non si limitino alla raccolta statistica dei dati, già di per sé è fondamentale, ma devono intervenire alle radici di una brutalità che si trasforma e si intensifica.
Accogliamo dunque con grande positività il protocollo che l'Osservatorio sta stipulando con l'Università di Padova per collaborare con una figura professionale che si occupi di statistica per metterla al lavoro per costruire organicità nella raccolta e comunicazione di dati e informazioni. Ma va ribadito che questa raccolta e messa a sistema è solo un importante passo di una strategia che deve avere il coraggio di essere politica. Lo vediamo nell'accesso alla tutela legale. La Presidente Ruggeri, che ringrazio, ci ha raccontato in Commissione le esperienze di Lombardia e Piemonte, che stanziano risorse regionali specifiche per garantire il gratuito patrocinio alle donne vittime di violenza, superando le soglie di reddito nazionale fissate a circa 13.500 euro, che escludono troppe donne dalla possibilità di una difesa legale dignitosa.
Nonostante come minoranze avessimo già proposto emendamenti al bilancio in tal senso, la maggioranza continua in questo senso a esitare e crediamo debba invece ben considerare e fare proprio un punto che consideriamo la vera e propria chiave di volta per contrastare l'impunità. Ma non basta allargare gli spazi di tutela dei diritti, è fondamentale legare questo gratuito patrocinio all'impegno di avvocati specificamente formati, e anche di questo abbiamo parlato in Commissione, per scongiurare il rischio reale che quanto caratterizza il fenomeno della violenza contro le donne non venga letto in modo giusto e quindi scongiurare il rischio che venga letto in modo distorto in sede giudiziaria e finisca col colpevolizzare le vittime invece che costruire attorno a loro un quadro di sostegno e tutela è vitale per allargare l'ambito delle denunce.
Dunque, sostegni veri e formazione necessaria. Anche per questo nasce l'Osservatorio. È stato altresì molto utile ascoltare l'approfondimento dell'Osservatorio sul fenomeno della cosiddetta manosfera digitale: un universo di regressione culturale e relazionale che sta investendo le nuove generazioni e con cui l'Osservatorio stesso ha appena iniziato ad entrare in contatto. Influencer che esaltano l'ostentazione machista e la sottomissione della compagna come modello ideale: una realtà inquietante in cui i messaggi influenzano pesantemente i giovani. Di fronte a questa deriva appare grave e pericolosa la tendenza a limitare o ideologizzare i percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole come conseguenze di recenti scelte a livello nazionale, che poi dettaglieremo anche nella mozione che arriverà a firma... assieme alle colleghe, con la collega Ostanel e con le altre colleghe.
Impedire che professionisti formati entrino nelle scuole a parlare di rispetto e consenso significa rischiare di abbandonare i giovani a modelli distorti, acquisiti acriticamente dal web. Ricordo che in quest'Aula, durante un assestamento di bilancio di tre anni fa, votavamo un emendamento quasi all'unanimità per finanziare i centri antiviolenza e per poter potenziare la loro presenza nelle scuole come agenti di educazione al rispetto e all'affettività.
Infine, la relazione mette in luce la necessità di una formazione rigorosa per tutti gli operatori del sistema, dai sanitari agli assistenti sociali, ai giornalisti. Troppo spesso assistiamo a bias cognitivi e pregiudizi che colpevolizzano la vittima e ne interpretano, stereotipando, le reazioni emotive.
È chiaro, da questo primo anno di attività, che poi è un semestre vero e proprio, che l'Osservatorio deve assumere un ruolo centrale anche nell'interazione con il Tavolo regionale per le pari opportunità, nel quale da ora siederà, mettendosi a disposizione delle realtà che hanno nel tempo costruito il sistema di prevenzione e presa in carico delle donne vittime di violenza.
Sappiamo bene che la violenza contro le donne è un fenomeno multidimensionale, che include violenza sessuale, fisica, psicologica, economica. Quest'ultima è un controllo invisibile, che va monitorato con indicatori precisi come l'autonomia finanziaria e l'accesso al lavoro. Se ci chiediamo ancora oggi quanti sono i conti correnti intestati a sole donne in questo Paese, in questa Regione, potremmo davvero rabbrividire pensandoci.
Mi sono astenuta, tecnicamente, durante la discussione in Commissione, con l'obiettivo di portare la discussione in quest'Aula rispetto alla necessità di realizzare investimenti strutturali, chiedendo un impegno chiaro a crescenti tutele rispetto a quanto l'Osservatorio stesso ci ammonisce a fare.
È evidente che nell'emergenza, nell'accoglienza all'emergenza, dobbiamo lavorare di più: nella capillare formazione nelle scuole, nella diffusione di una comunicazione al rispetto sui nuovi media, mettendo in sinergia la Commissione Pari Opportunità, l'Osservatorio, il Tavolo permanente.
È bene che ci sia chiaro, è bene scandirlo anche in quest'Aula oggi, anche e soprattutto per le parole che abbiamo sentito in queste settimane, che i femminicidi, lo diceva bene una grande persona e una grande donna, non ci raccontano chi è stato ucciso, ma perché è stato ucciso. Una società che comincia ad avere paura di questa parola non potrà mai debellare questo martirio a cui generazioni di donne ogni giorno sono esposte. Io credo che l'Osservatorio diventerà uno strumento di monitoraggio, di presenza, di prevenzione e di prospettiva importantissimo. Credo anche che sia un segnale forte quello che quest'Aula dovrebbe dare unitariamente non soltanto nell'approvarne il lavoro, ma soprattutto nel dichiarare che ci sono affermazioni politicamente e umanamente inaccettabili nel rispetto di chi in questi anni è stata uccisa perché donna.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Apriamo la discussione generale. Vi ricordo che il primo relatore ha venti minuti e i relatori successivi dello stesso Gruppo hanno dieci minuti.
Ci sono già molti prenotati.
Prego, consigliere Valdegamberi.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Anche quest'anno siamo qui a discutere su un tema che quest'Aula ha visto più volte oggetto di discussione, non perché non sia grave. Sicuramente è grave. Qualsiasi omicidio è grave, però assolutizzare un omicidio dimenticandosi di tutti gli altri che avvengono anche all'interno delle coppie è una visione parziale del tema, spesso oggetto di ideologizzazione e non di verità.
Vi do alcuni dati del cosiddetto "femminicidio", dati ufficiali degli ultimi anni, pur sottolineando come questi sicuramente gravi e biasimevoli comportamenti sono ben maggiori nei Paesi che si ritengono più evoluti sotto il profilo della libertà della donna, come nel Nord Europa, dove sono esattamente quasi il doppio di quelli che avvengono nel nostro Paese, ma sono pur sempre gravi.
Nel 2022 ci sono stati 104 femminicidi, nella fattispecie individuata dal Codice Penale aggiornato. Nel 2023 97, nel 2024 92, nel 2025 85. Sono sempre numeri importanti, ma se noi guardiamo altre forme di violenza che riguardano anche l'uomo, nelle relazioni con l'uomo, l'uomo che è separato, lasciato da solo, depredato di tutti i propri beni, che va a mangiare alla Caritas e magari non può vedere nemmeno i figli per un approccio, che è sempre discriminato, abbiamo 2 - 300 suicidi all'anno di uomini separati, 200-300. E su questo non c'è nessun Osservatorio, nessuno parla di loro, nessuno si interessa.
Ecco perché allora io chiedevo, quando è stato istituito questo che si faccia un Osservatorio sulla violenza in generale, relativo al rapporto tra uomo e donna, perché altrimenti, di questi 200-300 suicidi che avvengono da parte di uomini, nessuno parla, sembra un fatto assodato.
Ci sono storie veramente tristi, che sono di violenza psicologica subita che portano al suicidio dell'uomo. Sono, ripeto, 200-300 casi all'anno, sono dati ufficiali, rispetto agli 85, gravissimi, che riguardano i cosiddetti "femminicidi".
Sulle cause del femminicidio, patriarcato, quelle cose lì, abbiamo discusso tante volte. Io sono sempre più convinto del mio parere: è un problema di educazione e di società che ha portato a modelli sbagliati della donna.
La mercificazione della donna, la donna come oggetto... dobbiamo fare una riflessione su questo anche nei comportamenti – mi permetta, mi lasci parlare – perché abbiamo una società che pone dei modelli sociali della donna non come soggetto portatore di quei valori che rappresentano l'altra metà del mondo, che in un rapporto ordinato, complementare all'uomo danno la pienezza anche della vita, di trasmissione della vita, complementare e integrata con sensibilità che l'uomo non ha, con delle capacità che l'uomo non ha e insieme all'uomo completano una coppia e sono un punto di riferimento anche per i figli. Attorno a questi concetti vengono dati modelli totalmente sbagliati, di una donna, invece, come oggetto del desiderio, del piacere e quant'altro, ed è un aspetto diseducativo molto forte che poi porta, nel momento di difficoltà, di crisi, di mancanza di questo "oggetto" (perché così viene considerato) una persona immatura a questi atti estremi che vanno sicuramente condannati. Ma il tema va visto a 360 gradi.
Io quando critico... ho sentito le critiche verso il leader del mio partito, Vannacci, quando ha detto che il reato di femminicidio è un omicidio. Pongo un tema, non estremo, è un tema che può avverarsi. Il femminicidio ha una definizione, ha un trattamento speciale nell'ambito del Codice Penale, con un'aggravante, quasi fosse un'aggravante, qualora ci sia il rapporto tra uomo e donna. Ma se c'è il rapporto tra donna e donna non c'è questa aggravante. Mettiamo il caso, per esempio, di due lesbiche che vivono insieme. Anche tra loro c'è un rapporto possessivo dell'una rispetto all'altra. Questo rapporto possessivo, malato, porta all'omicidio... Per cortesia, io vi rispetto, lasciatemi parlare. Per cortesia, ho 20 minuti di tempo ancora...
PRESIDENTE
Il Consigliere farà prima del previsto, giusto? Se non viene disturbato.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Io di solito sono sempre veloce.
PRESIDENTE
Bravo!
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Nel rapporto tra questi due soggetti femminili, la prima arriva a togliere la vita alla seconda, nelle stesse fattispecie previste dal Codice Penale per il femminicidio riferite all'uomo, ma questa seconda donna lesbica avrà una giustizia minore rispetto a un'altra donna uccisa dal marito, dal compagno, dal partner. Quindi c'è una discriminazione nei confronti di questa lesbica, la quale, pur avendo la stessa fattispecie, ma poiché l'attore non è un uomo, è una donna, non sarà trattata dal Codice Penale alla stessa maniera. Ecco quindi le contraddizioni di quando si vanno a fare le specificità.
Non consideriamo altre forme di violenza: esempio l'infanticidio. Passiamo al discorso di altre forme di violenza. C'è il maschicidio, perché non è che non ci siano. I fatti di cronaca di questi giorni dicono che una donna ha ammazzato il marito e altri. Cioè la violenza va valutata a 360 gradi. Questo è il difetto di questo... io sono d'accordo sull'Osservatorio, però è parziale. Va visto il fenomeno completamente, altrimenti non creiamo giustizia, non creiamo equità, e non andiamo al nocciolo del problema. Pensiamo, come è stato detto da chi mi ha anticipato, che basta fare dei corsi nelle scuole – e spesso questi corsi sappiamo chi li fa e come li fa – per educare i ragazzi quando fuori, dal tablet, dal PC, dal cellulare sono mitragliati dall'alba al tramonto di messaggi antitetici a quei valori che si vorrebbero portare ai giovani. Questa riflessione va fatta ad ampio raggio e va fatta a 360 gradi.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Cunegato, prego.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Io ringrazio per la relazione che ci ha fatto in Commissione l'avvocata Roberta Ruggeri. Penso che il ruolo dell'Osservatorio regionale contro la violenza sulle donne sia molto importante e credo sia un lavoro importante quello che ci ha fatto riflettere sulla necessità di formare gli avvocati con una formazione specifica sulla violenza delle donne, formare gli psicologi con una formazione specifica sulla violenza delle donne, formare gli educatori.
Molto interessante ho trovato anche questa formazione sulla manosfera, cioè l'idea che esiste in rete una comunità che promuove le idee antifemministe, che promuove la mascolinità tossica, che crea il mito della virilità e arriva a una misoginia strutturale, come fa qualche Generale e qualche suo Colonnello.
Quando è morta Giulia Cecchettin io insegnavo e mi sono chiesto: come posso cercare di agganciare i ragazzi? Ho cominciato a leggere ai ragazzi dei testi di alcuni famosi trapper. Noi qui parliamo di manosfera e stiamo parlando del deliberato tentativo di diffondere una cultura misogina e di diffondere un'idea del maschio forte, muscoloso, che ha il mito del denaro e che riduce la donna ad oggetto.
Vi leggo alcune frasi di Tony Effe: "Prendi la tua troia. Le serve una museruola. A novanta, così non ti vedo".
Potrei andare avanti. Purtroppo quando io ho letto questi testi ai ragazzi e alle ragazze sembrava non si fossero resi conto di chi ascoltassero. Eppure, se voi guardate anche la costruzione di questo immaginario, passa attraverso questi testi, ma passa anche attraverso dei videoclip che esaltano queste figure.
Prima abbiamo sentito il delirio di Valdegamberi. E il delirio dei Valdegamberi, di fatto, negava l'esistenza di un problema, negava che ci fosse una specificità nella violenza sulle donne. Io sono d'accordo con la Presidente Lanzarin, con Chiara Luisetto, la Vicepresidente della Commissione Quinta, quando dicono che è veramente vergognosa questa regressione culturale quando Vannacci dice che non esiste il femminicidio e quando Valdegamberi lo ripete dentro quest'Aula. Questa è una vergogna, perché probabilmente lui non sa neanche cosa vuol dire femminicidio. Il femminicidio non è un omicidio come gli altri. È qualcosa di specifico che nasce dal fatto che alcuni uomini confondono l'amore con il possesso, che alcuni uomini confondono l'amore con il dominio, che alcuni uomini riducono la donna ad un oggetto del quale ci si può sbarazzare quando si vuole.
Prima il delirio del Colonnello arrivava a negare che ci sia un problema della violenza, io vi ripeto solo questi numeri: nello Sportello donne di Schio, nel 2024, ci sono state 241 richieste di aiuto; vuol dire che il problema della violenza sulle donne è un problema endemico.
Di queste 241 richieste sono state prese in carico 171 richieste. Io ogni anno vado ad ascoltare la relazione di questo sportello e mi stupisce una cosa: che la violenza riguarda per il 65% donne italiane e poi che è trasversale, ci sono povere e ricche, ci sono persone che hanno la terza media e persone che hanno fatto l'Università. Questa idea del possesso è un'idea diffusa in tutte le classi sociali di reddito e anche in tutte le classi culturali.
Lo ripeto: 242 donne che, in un territorio che non è una metropoli, chiedono aiuto allo Sportello donne e si sente qualcuno che dice che non c'è questo problema. Ed è anche in aumento il numero dei giovani, delle ragazze giovani dai 18 ai 30 anni che si rivolgono e chiedono un aiuto – poi ne parleremo – un aiuto psicologico e magari anche un aiuto di un sostegno giuridico.
Su tutto questo condivido l'analisi della Presidente Lanzarin, però su una cosa non condivido la sua analisi, quando la Presidente Lanzarin dice: "Saremo sempre a fianco delle donne su questi temi" perché questo non è coerente con il fatto che voi abbiate a Roma approvato il DDL "Valditara", che priva i ragazzi delle elementari dell'educazione sessuale.
Le maestre di quinta, quando facevano il corpo umano – io ne conosco molte – chi invitavano? Invitavano il medico e invitavano lo psicologo, cioè si cominciava a dire a questi bambini che la sessualità è una cosa bella e che ha a che fare con l'affettività. Adesso questi ragazzi non avranno più questo momento di formazione. Contemporaneamente compriamo quello che un mio amico geniale chiama il Baucometro, gli diamo in mano il Baucometro a 8-10 anni e così l'unica formazione che avranno sarà il porno; cosa che, come capite, genera anche tutta una forma di distorsione della sessualità e nei genera anche una forma di insicurezza. Priviamo quindi i ragazzi di una formazione da parte dei professionisti e quegli stessi ragazzi poi navigano nel web e si trovano ad avere un'idea della sessualità che nasce dal porno.
Ma è ancora più grave, io credo, che il DDL "Valditara" chieda il consenso alle medie e alle superiori. Perché che cosa succede a quel livello lì? Succede che la scuola non è più pubblica, la scuola non è più uno strumento democratico di formazione per tutti, ma la scuola diventa un luogo dove proprio quelle persone che sono nate magari in una famiglia più integralista dal punto di vista religioso, quelle famiglie dove non c'è stata un'educazione sessuale, dove non c'è un dialogo su questo tema, proprio questi ragazzi rimarranno senza questi momenti di formazione e di riflessione decisivi. Il rapporto lo dice: "Bisogna educare alla complessità del reale, al rispetto delle idee diverse dalle proprie, alle affettività e alla sua espressione".
L'educazione sessuale ci fa capire che l'amore non è dominio, ci fa capire che l'amore non è possesso, ci fa capire che l'amore ha sempre bisogno del consenso.
Concludo anche sottolineando un altro punto di debolezza che purtroppo ho visto negli ultimi anni, cioè il progressivo impoverimento dei consultori. I consultori, che prima facevano questi momenti di formazione, sono sempre più svuotati. E scrive: "Ad un certo punto non c'era neanche uno psicologo e questi progetti, che un tempo si facevano, non si fanno più". Io mi sono chiesto: ma cosa avete voi nella testa? Nel senso: che cosa pensate che sia l'educazione sessuale? Alle volte la dipingete come qualcosa di completamente deformato. L'educazione sessuale si comincia a fare con la nascita dei consultori nel 1975, è un momento in cui si cerca di evitare magari delle gravidanze indesiderate e si cerca di insegnare ai ragazzi che esistono malattie sessualmente trasmissibili, si cerca di insegnare che la sessualità si accompagna a una forma di affettività.
Non ho mai capito perché avete costruito questa crociata e credo che sia importante davvero che l'Osservatorio vada avanti. Credo però che, allo stesso tempo, sia un peccato che qui siamo tutti d'accordo o quasi sul ruolo e sul contrasto della violenza e invece, a livello nazionale, voi avete privato alcuni bambini e poi alcuni ragazzi di uno strumento importante per costruire una cultura diversa, in cui l'altro non è un oggetto, che è l'educazione sessuale.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Bevilacqua, prego.
Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Purtroppo non passa giorno che leggiamo sui giornali di un nuovo femminicidio o di una violenza sulle donne o di una minaccia.
La conta, purtroppo, delle donne che vengono uccise nel nostro Paese viene continuamente e costantemente aggiornata, e il Veneto non è immune da questo, però dobbiamo dire che – qui mi sento di fare un plauso – il Consiglio regionale nel 2024 ha dato un messaggio importante proprio con l'istituzione di questa norma bipartisan del 2024, che ha istituito questo Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. Pur non facendo parte della Quinta Commissione ho voluto leggermi con attenzione tutto il resoconto che è stato fatto nella seduta dello scorso 10 giugno con l'intervento anche della Presidente dell'Osservatorio, l'avvocato Ruggieri.
Condivido pienamente molte delle riflessioni che sono state fatte, alcune sono state riportate anche qui in Aula. L'Osservatorio sicuramente deve lavorare in parallelo con le leggi regionali già attive e con gli strumenti e gli interventi che ci sono già sui territori: i centri antiviolenza e gli sportelli antiviolenza. Sicuramente rappresenta un valore aggiunto.
La sua presenza stabile nel Tavolo regionale sicuramente garantisce un coordinamento e una visione integrata di quella che è la politica di contrasto. Ritengo anch'io particolarmente significativo il primo obiettivo di raccolta dati, con un protocollo con l'Università di Padova. Disporre di dati che siano organizzati e strutturati, letti anche con un metodo scientifico, sicuramente aiuta a misurare bene il fenomeno, a dare degli indicatori che siano sempre più attendibili e permette quindi alla Regione, alla Istituzione, di orientare meglio, naturalmente in maniera più efficace, in maniera più mirata, le proprie politiche.
È importante, lo sappiamo, in politica costruire le proprie politiche proprio su dati e su evidenze. L'Osservatorio probabilmente ci aiuta, anche con questi dati, a comprendere meglio quello che è il sommerso, quello che non viene denunciato, ma che rappresenta sicuramente una parte essenziale del problema.
Così come vedo bene la formazione di cui tanto si parla. È un altro obiettivo. È una formazione che deve essere aggiornata e omogenea per tutti gli operatori, dagli avvocati ai sanitari, agli insegnanti e agli assistenti sociali. È importante, è fondamentale investire anche nella formazione, nella prevenzione nelle scuole.
Mi confidava un papà che era sollevato dopo che la figlia adolescente si era lasciata con il fidanzatino, che era un po' troppo possessivo. Bene. Però quel ragazzino - probabilmente no – che potrebbe sviluppare anche magari una maggiore possessività, secondo me, non va lasciato solo e ha bisogno naturalmente di attenzione, come le ragazze hanno bisogno. Appunto, è importante che i ragazzi imparino a leggere i segnali che arrivano.
Ben vengano tutte le iniziative simboliche, di sensibilizzazione, ma bisogna entrare in dialogo con i ragazzi, bisogna instaurare un rapporto di fiducia con loro, affinché si sentano sicuramente liberi di esprimere i loro disagi. Bisogna lavorare nella gestione delle emozioni dei nostri figli.
Lavoriamo molto sull'emergenza e sappiamo quanto sia necessario, ma sappiamo anche che, se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo lavorare sulla prevenzione e sulla cultura del rispetto.
Bene l'impegno dell'Osservatorio e, una volta acquisiti i dati, l'impegno è quello di elaborare sicuramente delle strategie finalizzate alla prevenzione del fenomeno, rivolte in modo particolare alle nuove generazioni, oltre a tutti quegli interventi di contrasto a questa, purtroppo, grande piaga sociale. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Bevilacqua.
Consigliera Sambo, prego.
Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Prima di entrare nel merito del provvedimento, sento il dovere di rispondere, anche se è uscito, ad alcune affermazioni vergognose che abbiamo ascoltato in questa Aula.
Consentitemi intanto una riflessione non solo politica, ma anche personale. Da mamma sento il dovere di dire con forza che il valore di una donna non si misura dalla sua maternità. Nessuna donna è meno donna perché non ha figli per scelta o perché la vita ha seguito un percorso diverso. Ridurre l'entità di una donna alla sua capacità o volontà di essere madre significa riproporre uno stereotipo che umilia milioni di donne e che non può e non deve trovare spazio qui e nelle Istituzioni.
Per questo respingo con fermezza le parole ascoltate oggi da chi ricopre un ruolo istituzionale, per cui ci aspettiamo rispetto, responsabilità e consapevolezza del peso delle proprie affermazioni e per questo spiego io, appunto, anche se non è presente, e forse, invece, sarebbe meglio se fosse presente in Aula, al consigliere Valdegamberi che esiste la parola femminicidio e aggiungo: per fortuna che esiste, perché dà un nome a una realtà che troppo tempo è stata nascosta, minimizzata o giustificata.
I numeri parlano chiaro: In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa per mano di un uomo.
Tra la totalità degli omicidi di donne, circa il 60% è perpetrato dal partner o dall'ex partner. Per gli uomini questa percentuale si ferma al 6%. Ecco perché esiste il femminicidio, tanto per dare un dato reale. Inoltre, circa l'83% dei femminicidi avviene in ambito familiare o affettivo. Si parla di femminicidio, ovvero di uccisione di una donna in quanto donna come atto di prevaricazione, controllo e possesso. Non è un'invenzione ideologica, come è stato detto, e non serve a dare un valore diverso alla vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Serve a descrivere un fenomeno specifico e strutturale che ha caratteristiche precise e che per questo richiede strumenti specifici per essere contrastato.
Sono questi dati a spiegare perché esiste il termine femminicidio: negarlo o banalizzarlo, come è stato fatto oggi, ma purtroppo anche in altri momenti, significa negare una realtà. E una politica che nega la realtà non aiuta le vittime, non previene la violenza e non rende migliore la nostra società.
Torno all'oggetto di oggi. L'istituzione dell'Osservatorio regionale sulla violenza di genere rappresenta un passaggio fondamentale del percorso che questo Consiglio regionale sta portando avanti. Non è un semplice organismo amministrativo, ma è uno strumento indispensabile per raccogliere dati, monitorare il fenomeno, coordinare gli interventi e costruire politiche pubbliche efficaci. L'Osservatorio è anche una risposta culturale, perché le parole che abbiamo ascoltato oggi dimostrano che il lavoro da fare è ancora enorme. Sentire proprio in quest'Aula, mettere in discussione la specificità del femminicidio o ricorrere a stereotipi sulle donne ci fa capire quanto sia ancora necessario investire nella cultura del rispetto, della parità e della responsabilità.
Le Istituzioni devono essere il primo luogo in cui si afferma questa cultura, non quello in cui si alimentano dubbi o si minimizzano fenomeni che hanno conseguenze drammatiche. Per questo continueremo ad investire nell'educazione al rispetto, all'affettività e alle relazioni sane, e chiedo anche a questa Presidenza di intervenire e di calendarizzare il prima possibile la mozione che chiede proprio la condanna rispetto alle parole che abbiamo sentito, anche a livello nazionale, che negano proprio la questione relativa al femminicidio. Speriamo che la Capigruppo e la Presidenza decidano nei prossimi Consigli, prima dell'estate, di votare la risoluzione che abbiamo proposto e speriamo veramente che sia all'unanimità.
L'Osservatorio, comunque, non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza. È uno degli strumenti attraverso cui possiamo trasformare i dati e le conoscenze in politiche concrete, perché dietro ogni numero ci sono donne, famiglie e comunità spezzate e il nostro compito non è discutere se il femminicidio esiste, ed è evidente nei numeri, ma è fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché nessuna donna debba più perdere la vita per mano di chi dice di amarla.
Permettetemi in chiusura di ricordare, come ha fatto la consigliera Luisetto in apertura, la donna che è stata sfigurata con l'acido a Peseggia, nel nostro territorio, a cui vanno i nostri pensieri e i nostri auguri, sapendo ovviamente che ancora tanto c'è da fare.
PRESIDENTE
Grazie, consigliera Sambo.
Consigliera Ostanel, prego.
Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Mi dispiace dovere, prima di entrare sul provvedimento, riprendere delle parole che speravo che da questo Consiglio regionale fossero uscite definitivamente. Il collega Valdegamberi, se vi ricordate bene, un po' di anni fa, dava della stupida alla Presidente del Consiglio Zottis, che era seduta al suo posto, Presidente. Avevamo stoppato la seduta, avevamo fatto l'analisi dei verbali, avevamo chiesto al collega Valdegamberi di non solo non insultare una donna, ma di non insultare una donna che in quel momento stava facendo la Presidente del Consiglio. Sono andata a riprendermi, mentre appunto aspettavo di intervenire, proprio il verbale perché volevo andare a verificare le parole che il collega Valdegamberi aveva detto. Poi sono andata a vedere anche quello che aveva detto sulla sorella di Giulia Cecchettin, quando pubblicamente, in un post che aveva pubblicato e che sono andata a rivedermi – volevo leggerlo, ma non lo leggo perché non ho voglia di riportare in Aula quelle parole – insultava la sorella dicendo, alludendo al fatto che, siccome era vestita con una felpa di stile satanico, bisognava andare a verificare prima cosa era successo dentro la famiglia. Come se quella donna, quella sorella fosse stata complice di quello che era accaduto.
Io dico: se una persona che sta dentro a quest'Aula, io speravo che fosse solo perché ha cambiato casacca politica, ma non è così, è perché lo pensa da prima e ricordo benissimo che alcuni esponenti della Lega all'epoca si erano distanziati dalle parole di Valdegamberi dicendo: "Beh, no, quello che ha detto su Elena Cecchettin noi non le riconosciamo". Risentirle oggi mi fa dire in quest'Aula non solo che l'Osservatorio deve avere le gambe per funzionare, ma che quando noi fondiamo un Intergruppo donne, trasversale alle forze politiche, lo facciamo anche per reagire alle persone che esprimo queste idee nella figura oggi di Valdegamberi, nella figura nazionale di Vannacci o di alcuni nostri ex colleghi che, tra l'altro, ricordo, sono stati addirittura denunciati per molestie. Dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro con la schiena dritta perché non si possono continuare a sentire queste parole dentro un'Aula del Consiglio. Non si possono e non si dovrebbero sentire, non si dovrebbero accettare e si dovrebbero stigmatizzare.
Io penso davvero allora che dovremmo, a partire da questa discussione, intanto intervenire, chi se la sente, per stigmatizzare le parole, perché davvero sono delle parole che ci portano... Non voglio neanche entrare nel dibattito "femminicidio sì, femminicidio no", perché è ovvio che è femminicidio sì, ne stiamo discutendo da tantissimi anni, abbiamo provato anche a mettere più risorse.
Io non voglio nemmeno dare adito a quelle parole, ma io mi chiedo davvero: se dentro un'Aula ci sono delle persone che hanno il coraggio, nel silenzio dell'Aula, di dire queste cose, io penso che noi ci dobbiamo alzare e dire che quelle parole vanno stigmatizzate. Perché altrimenti, tutto quello che noi facciamo, votare l'Osservatorio, cercare una condivisione nella mozione che poi voteremo per il consenso libero e informato, come stiamo provando a fare, che senso ha, se poi nella società, invece, le persone si riconoscono in alcune parole che vengono dette qua dentro?
Io credo davvero che sia importante dirlo prima di entrare nel provvedimento, non perché ci sia la necessità di dire che quelle parole sono sbagliate, perché la necessità è quella di dire che quelle parole sono sbagliate soprattutto qui dentro, perché chi sta fuori è legittimato a seguire un certo tipo di comportamento violento, misogino, a dare della stupida quando si vede una donna, magari, in un ruolo di potere, addirittura glielo si dice di più, oppure per come è vestita, perché ha una felpa con alcune figure sataniche, allora vuol dire che in quell'omicidio-femminicidio c'è stata anche lei dentro. Ma stiamo scherzando?
Questo è il punto che io vorrei portare dentro l'Aula, perché davvero speravo che quest'Aula avesse cambiato anche nei suoi componenti un modo di pensare e ragionare. Evidentemente, non è così. Peccato che il collega Valdegamberi non sia qui, sarà andato a fare un comunicato stampa dove deve assolutamente riportare il pensiero vannacciano nei nostri territori. Se questo è il suo lavoro e se questo è quello che vuole continuare a fare, invece di guardare i provvedimenti, va bene così.
L'Osservatorio è importante. Quello che dico, visto che mi manca poco tempo, è che manca una parte. Benissimo, ci abbiamo lavorato tanto, abbiamo provato a farlo diventare un luogo ancora più importante. Come dice la relazione, c'è tutta la parte di raccolta dati, monitoraggio, studi e ricerche, e proposte legislative che da quell'Osservatorio dovrebbero seguire.
Io spero che seguiranno nell'anno successivo, perché il lavoro che abbiamo fatto, con il tentativo di costruire in divenire un Intergruppo composto da donne, che si occupa di pari opportunità e che cerca di portare qui dentro un ragionamento sensato su questi temi, possa, anche a partire da lì, arrivare a dare un segnale, perché l'Osservatorio serve se l'Osservatorio dà gambe a delle scelte. L'Osservatorio serve, se con quelle gambe, riesce a portare alcuni dei nostri Consiglieri a capire che certe parole non sono opportune qui dentro, come non sono opportune fuori.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliera Bigon, prego.
Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Le parole sono importanti e credo che noi abbiamo il dovere di usarle e nominarle correttamente, perché è il primo passo per governare bene le cose. Sentiamo dire: "Ma perché parlare di femminicidio, se l'omicidio è per tutti"? È perché l'omicidio è un fatto generico. Il femminicidio invece sta proprio nella parola e nella matrice: si denomina un fatto perché una donna viene uccisa in quanto donna, in quanto genere, in quanto è stata controllata. Si parla di possesso o di una richiesta di autonomia. Quindi, è una matrice, è un aspetto culturale, per cui "femminicidio" è fondamentale usarlo correttamente.
A diversità degli omicidi, il femminicidio rimane un numero molto elevato e costante, mentre gli omicidi diminuiscono. Se un uomo ruba per denaro, la chiamiamo rapina e il movente è il denaro. Se invece una donna viene uccisa per possesso, lo chiamiamo femminicidio perché questo è il termine corretto, e noi abbiamo il dovere di usare i termini corretti, soprattutto in questo ambito, e dobbiamo anche fare in modo che questi numeri diminuiscano.
L'Osservatorio, la legge che abbiamo approvato nello scorso mandato, è fondamentale, perché dobbiamo capire la matrice, il motivo, e soprattutto dare un aspetto culturale fondamentale. Lo dobbiamo pensare e dobbiamo partire attraverso le scuole, aspetto fondamentale che in questa Regione dovremmo veramente cogliere e su cui investire molto di più, cosa che non viene fatta.
Noi dobbiamo partire dalle elementari, dobbiamo partire dalla scuola. Quasi tutti abbiamo fatto gli amministratori e i Sindaci, e sappiamo quant'è importante partire con quell'aspetto, e lo dobbiamo fare investendo. È questa la richiesta che dobbiamo tutti noi portare avanti.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Montanariello, prego.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Non sarei neanche voluto intervenire oggi, però credo che sia giusto, dopo le parole pesanti, fuori luogo e inappropriate che abbiamo ascoltato, che all'interno di quest'Aula tutti quanti provino a dare un messaggio contrario, anche per dimostrare a chi ci ascolta a casa che è un pensiero che purtroppo c'è, ma è un pensiero isolato, è un pensiero personale e non è un pensiero delle Istituzioni. A me diventa simpatica, per usare un termine contraddittorio a quello che davvero penso, l'idea che ci siano delle forze politiche che tentano di costruire il consenso su temi maledettamente così di attualità e dedicati in modo anche... e questo vale per tutti, chiunque lo fa. E che allo stesso tempo, Presidente, esiste un modo contraddittorio di distorcere la realtà, perché quelle stesse forze politiche che ti dicono che bisogna vedere il reato e non il perimetro, la statistica o la modalità di chi e come lo commette, sono gli stessi che su altri reati creano un perimetro ben definito usando numeri e statistiche per utilizzare, con l'esercizio opposto, un'operazione di marketing elettorale.
Non è una questione di numeri in più e numeri in meno, è una questione di avere contezza della realtà perché oggi, mentre stiamo riflettendo di un tema di discussione che per noi è un tema di discussione nobile e legittimo, ci sono delle persone che questo dramma lo vivono, lo hanno vissuto e ci sono famiglie e famiglie e destini personali interi rovinati, perché dietro alla vittima di un femminicidio ci sono famiglie intere che su questo tema si portano lo strascico tutta la vita dietro. Non è che se domani a una famiglia uccidono la figlia lo puoi derubricare dicendo che è un omicidio generale. Ci sono dei dolori che si protraggono. E quindi penso che sia squalificante anche... tra l'altro, Presidente Zaia, mi permetta, è un intervento anche politicamente codardo, perché è troppo facile intervenire, dire una cosa con un messaggio, un linguaggio forte e abbandonare l'Aula. Se questa è la forza di chi, col petto in fuori, dice che mette la faccia, io incomincio a preoccuparmi un po' perché io, di fronte alle bandiere della codardia politica di chi non tiene il dibattito, incomincio a essere preoccupato. Perché questo è il vero messaggio: lanciare il sasso, dire una scemenza politica e scappare. Allora io invito tutti quelli che danno i messaggi distorti a stare qui a confrontarsi perché, anziché l'avanzata del Generale, io vedo la fuga dei conigli, con tutto il rispetto per i conigli che hanno molto più coraggio di chi dice delle cose forti e non cerca il confronto.
Provo a rientrare nell'intervento anche ricordando che nella scorsa legislatura c'è stato un lavoro bipartisan per portare alla nascita di questo Osservatorio. C'è stato un insediamento molto bello, c'era qui anche Giulio Cecchettin, mi ricordo, molto commovente, molto forte ed è stato un momento dove, al netto di chi o come è partita l'idea, che rivendichiamo, insomma, con la nostra ex capogruppo Camani, c'è stata una convergenza perché non sono temi politici, sono temi di buonsenso e, quindi, ognuno ha fatto la sua parte. Perché, Presidente, la violenza di genere non è un'emergenza che riguarda soltanto alcune persone, alcune famiglie, è una questione sociale, culturale, democratica che interpella tutte le Istituzioni.
Ogni donna che subisce violenza vede compromessi i propri diritti fondamentali, quello della libertà alla sicurezza, alla dignità, all'autodeterminazione. Per questo il contrasto alla violenza di genere non può limitarsi all'intervento quando il reato è già stato commesso, che è una delle grandi sfide delle Istituzioni, ma deve partire dalla prevenzione, dall'educazione al rispetto, dalla promozione della parità e dal superamento degli stereotipi e discriminazioni che ancora oggi alimentano relazioni di potere e di sopraffazione.
Ricordiamoci che in questo Paese le discriminazioni sono tante.
Ricordiamoci che l'altro giorno un padre ha ucciso un figlio. Siamo al livello massimo della discriminazione che avviene anche all'interno di chi ha lo stesso sangue.
Non possiamo negare che il tema delle discriminazioni non esiste. Dopo ci sono i casi che possono essere letti o interpretati, ma di fronte a un padre che perde una figlia o a un padre che uccide un figlio, credo che siamo di fronte a una riflessione vera che va messa in campo, su quello che le Istituzioni possono provare a fare di fronte a una piaga sociale che non si arresta certo con la bacchetta magica. Però la Regione ha un ruolo fondamentale: può sostenere concretamente la rete dei centri antiviolenza, delle case rifugio, dei servizi sociali, delle aziende sanitarie, delle forze dell'ordine, della scuola e del mondo dell'associazionismo. Può investire nella formazione degli operatori, nella raccolta delle analisi e dei dati, perché quelli contano, a differenza di quello che dice qualcuno, perché solo conoscendo il fenomeno possiamo costruire pratiche realmente efficaci.
Dobbiamo garantire percorsi di prevenzione tempestivi, accompagnare le donne verso l'autonomia economica e abitativa e sostenere anche gli interventi rivolti agli autori di violenza quando previsti, affinché si riduca il rischio di recidiva. La sicurezza delle vittime deve rimanere una priorità assoluta, perché dobbiamo dircelo, Assessore, che se non ci fosse la nostra fantastica rete di volontariato e di associazionismo in Veneto, molto spesso a una vittima che ha subìto violenza non riesci neanche a garantire una casa rifugio sicura, e va a finire che, da una parte, siamo tutti bravi a dire che si combattono questi fenomeni, dall'altra, se non hai un'associazione strutturata che lavora nella tua comunità, rischi di dovere dire a chi ha sporto denuncia che deve tornare a casa, perché non puoi dirgli che deve dormire in macchina, non puoi dirle, se ha un figlio che deve proteggere, come si deve proteggere lei, che deve andare a dormire sotto un ponte. Queste cose si fanno con i soldi, non coi buoni propositi, con i soldi, con tutti quei soldi che molto spesso buttiamo in cose meno utili, non dico inutili, e che in un momento storico come questo, invece, dovrebbero vedere una priorità per potere dare un orizzonte vero.
È inutile spiegare che bisogna denunciare e dopo che ha denunciato uno che minaccia di ucciderla, dirle che deve tornare a casa. Sinceramente, questo è un vuoto che le Istituzioni, al netto del colore politico, molto spesso manifestano a carattere diffuso sul nostro territorio e deve essere uno dei punti dove noi possiamo intervenire e dobbiamo intervenire, visto che su altro magari è più complesso intervenire, pur dovendo accettare la sfida e il maledetto dovere di farlo.
Su un tema come questo non dovrebbero esistere divisioni politiche. La tutela della vita e della libertà delle donne appartiene ai valori fondamentali della nostra Repubblica. Il Consiglio regionale è chiamato a dare un segnale di responsabilità e di unità, traducendo questi princìpi in risorse adeguate, per quello che dicevo prima, servizi accessibili e azioni coordinate sul territorio.
Il nostro compito è costruire una comunità in cui nessuna donna si senta sola nel chiedere aiuto, e nessuna forma di violenza venga considerata normale, tollerabile, inevitabile.
È questo l'impegno che noi dobbiamo assumere con responsabilità e determinazione.
Chiudo dicendo che la violenza di genere esiste quotidianamente, anche nelle aziende, anche nelle aziende pubbliche, anche quando a una mamma che fa un lavoro a rischio neghi un allattamento a rischio, anche quando una donna viene pagata di meno in un'azienda pubblica, anche quando a una donna non vengono riconosciute quelle formule contrattuali che le permettono di poter tutelare un pezzo importante della sua vita in alcuni momenti difficili. Perché la violenza di genere parte dal piccolo, ma diventa grande. Noi come Regione su certi temi dovremmo intervenire.
Io sono intervenuto nella scorsa legislatura in un'azienda regionale che, dopo aver votato tutte le buone pratiche della parità salariale, aveva assunto una donna con un'agenzia interinale con 200 milioni di utile accantonato, negandole maternità e diritti come malattia e ammortizzatori sociali.
Oggi mi ha chiamato una lavoratrice che fa un lavoro molto delicato: c'è stata un'aggressione, l'altro giorno, a dei suoi colleghi e le hanno negato l'allattamento a rischio. Se neanche nelle aziende pubbliche riusciamo a dire che quando una donna ha delle situazioni di fragilità, nel rispetto della norma e della legge, non si pensa di intervenire per creare quella comfort zone che deve essere data a qualsiasi persona in difficoltà, indipendentemente dal sesso, o che vede un momento della sua vita particolare... Quando mi sono ammalato io l'INPS mi ha dato la malattia. Voi provate a pensare invece, se non è, anche in un'azienda pubblica, una forma di violenza negare dei diritti a una donna, mettendola di fronte a un muro di discriminazione solo perché si trova in una condizione di potere vivere uno dei momenti più felici della sua vita ovvero diventare mamma. Anche queste sono forme di discriminazione su cui noi, come Regione, potremmo intervenire, perché quando si parte da lì e tu discrimini una persona solo perché è donna, solo perché ha delle esigenze diverse, non possiamo lamentarci quando si erige il pilastro della cultura patriarcale, la condanniamo tutti sui social, l'ignoranza dilaga a fiumi.
Ogni buona pratica è un mattoncino contro una diga sbagliata. Questa ormai non è una diga, è uno tsunami, è un cancro che nella nostra società si sta abbattendo con i risultati che vediamo: ci sono leoni da tastiera o leoni d'Aula che negano il fenomeno. Io credo che ci vuole una grande riflessione tra noi e un grande sforzo contro gli errori del passato. E per tutte quelle, purtroppo, vittime che ci sono state, perlomeno che le loro famiglie possano avere la consapevolezza che si sta facendo di tutto affinché non ci siano altri figli, altre figlie e altre mogli che vivono la stessa situazione drammatica e di tragedia.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Trevisi, prego.
Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Io ringrazio anche la Presidente Lanzarin per la sua relazione sull'Osservatorio. Ho molto apprezzato, insomma. Conoscevo poco l'attività di questo Osservatorio, invece credo che sia davvero importante. E sia davvero importante soprattutto nel momento in cui l'Osservatorio arriva a delle conclusioni che poi portano a fare, perché prima bisogna osservare e poi bisogna fare. E se mi sono alzato e ho fatto l'intervento è perché bisogna fare. Io, devo dire la verità, anch'io, come diceva il collega Montanariello, non volevo intervenire perché credo che i colleghi, davvero trasversalmente, e soprattutto le colleghe siano intervenuti e abbiamo detto anche cose più importanti delle mie, però poi ho sentito molto da vicino quello che è stato detto dal consigliere Valdegamberi e davvero non posso non intervenire. Sentivo sotto il sellino, la poltrona, come il sellino dei piloti quando l'aereo sta per cadere proprio che la poltrona mi portava su perché davvero è stato vergognoso quello che è stato ascoltato.
C'è una precisazione giuridica che ci tengo a fare, poi magari gliela riferirò, visto che è assente: l'articolo 577-bis punisce chiunque cagiona la morte di una donna in quanto donna, eccetera, eccetera. Chiunque. In questo Medioevo che avanza, mi fa piacere che si sia fatto anche lo scrupolo per le coppie gay, visto che dallo stesso partito politico di cui fa parte vengono considerati malati e dovrebbero essere eliminati dal nostro Paese. Lo voglio rassicurare sul fatto che, invece, l'articolo 577-bis punisce anche in quel caso.
Però, detto questo, mi trovo a dire delle cose, perché io non sono stato un amministratore, non sono stato un Sindaco, però ho visto spesso direttamente gli occhi delle donne quando venivano a fare denuncia. Quando ti ritrovi una persona che è stata arrestata per stalking che ti dice: "Ma sa, dottore, alla fine per me la mia compagna è come il mio Rolex e, quindi, io non accetto che il mio Rolex si slacci dal polso e se ne vada via per fatti suoi e quindi io devo fare qualcosa e devo intervenire".
Io credo che di fronte a questi uomini, che sono ancora convinti nel 2026 che le loro compagne, che le loro ex compagne, che le loro mogli siano oggetti di loro proprietà noi dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo fare qualcosa nelle scuole, forse dobbiamo fare qualcosa anche nel Consiglio regionale nostro, se anche fosse solo per una sola persona che è convinto che questo sia ancora possibile, perché dobbiamo sfatare le leggende. Qualcosa è già stata detto: la violenza sulle donne è trasversale. Non mi ripeto. La violenza sulle donne non è ciò che viene fuori da un raptus di follia, perché anche questo spesso viene detto: "È l'ennesimo raptus di follia". Ma come mai quella persona, tanto perbene, è riuscito a fare una cosa del genere, quella persona che aiutava le vecchiette ad attraversare la strada, quella persona che mi diceva sempre: "Buongiorno e buonasera"? Un raptus di follia è qualcosa che nasce all'improvviso. Se io esco fuori da casa con una tanica vuota, vado a un distributore di benzina, la riempio di benzina, perché sono convinto di volerla gettare addosso a una persona e, poi – come in un caso seguito da me – non sono riuscito a darle fuoco solo perché l'accendino non ha funzionato; se io esco da casa con un coltello lungo 40 centimetri per poi colpire la mia ex compagna con 27 coltellate, una delle quali non la raggiunge soltanto perché è a un millimetro dall'aorta; se io, come è successo nel caso di Lucia Annibali, pago addirittura altre persone perché possano buttare l'acido in faccia alla mia ex compagna, colpevole di aver finito una storia, allora vuol dire che c'è ancora tanto da fare e allora vuol dire che tutte le panchine che ci circondano dovrebbero diventare rosse e che in tutte le scuole di ogni ordine e grado debbano andare persone professioniste, persone che sanno come si può insegnare che cos'è l'educazione ai sentimenti, alle emozioni, spiegare che così come una storia inizia una storia può anche finire. Ma se io poi accanto mi ritrovo un Consigliere regionale che dice l'esatto opposto, allora io non potevo non alzarmi e dire tutto questo. E francamente mi piacerebbe – tanti si sono già alzati – che ognuno di noi davvero si alzasse per dire che il Consiglio regionale non ha nulla a che fare con quelle parole che sono state dette e che continuano a essere dette in questo Consiglio regionale e in ambito nazionale. Grazie.
PRESIDENTE
Prego, Consigliere.
Consigliere Rocco, prego.
Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
È difficile intervenire dopo il collega Trevisi, però ha anticipato anche il sentimento che ha preso forma dentro di me quando ho sentito prima le parole del collega Valdegamberi. Io non mi permetterei mai di offendere il pensiero di un'altra persona, però ritengo che parole di questo tipo abbiano un impatto addirittura peggiore rispetto a tutti i soldi che non riusciamo a mettere per la prevenzione, a tutti i programmi che non riusciamo a fare.
Ho sentito un passaggio che mi ha in particolar modo colpito: quando, tra le cause della violenza di genere, ho sentito parlare della mercificazione del corpo. Penso che questo sia terribile, perché ho sentito proprio spostare il peso della responsabilità dal carnefice alla vittima. Penso che la violenza non nasca da come una donna si veste, che la violenza non nasca da come una donna decide di vivere la propria libertà. La violenza nasce dall'idea che un uomo ha che quella donna sia di suo possesso e che, quindi, sia assolutamente un suo diritto sopraffarla, finanche utilizzare violenza nei suoi confronti. Questa si chiama "vittimizzazione secondaria" e penso vada in tutti i modi stigmatizzata. È fondamentale, quindi, fare educazione affettiva, è fondamentale educare al rispetto del corpo. Dopodiché, ciascuno con il corpo fa quello che ritiene e nessuno è in diritto di cagionare danni ad altre persone per come decidono di vivere la propria libertà.
C'è un altro dato che mi piacerebbe citare in quest'Aula. Tanti dati sono stati citati. Qualche giorno fa è emersa la relazione di Bankitalia sullo stato di salute dell'economia veneta. Ci sono dati che preoccupano, nel senso che dicono che noi siamo, sostanzialmente, in stagnazione, siamo fermi per vari motivi. Un motivo, chiaramente, è il rallentamento della manifattura tedesca, un altro motivo è il fatto che le nostre aziende sono molto liquide, significa che non fanno investimenti, perché sono prudenti e hanno paura, in questo momento, di esporsi lato investimenti. C'è un altro dato strutturale che è stato citato come pilastro per quanto riguarda la condizione di stagnazione della nostra Regione: il calo dell'occupazione. L'occupazione è calata dell'1,3%. Ebbene, l'occupazione maschile è sostanzialmente invariata. Tutto il calo rilevato da Bankitalia in questa Regione riguarda l'occupazione femminile.
Penso che una donna abbia diritto a non subire violenza, a prescindere dal fatto che lavori o meno, va insegnato il rispetto, però abbiamo sentito quanto importante sia l'autonomia, l'autonomia economica, l'autonomia decisionale. Credo che una società avanzata si misuri non soltanto nel momento in cui permette a qualsiasi cittadino di vivere liberamente, ma anche quando mette in atto tutte quelle forme che permettono al cittadino di esercitare la propria libertà. Non bisognerebbe parlare di temi economici quando si tratta di violenza. Qua si parla di educazione, si parla di rispetto, che deve venire prima di tutto, ma credo che una riflessione anche sul tema dell'occupazione femminile, dell'autonomia femminile vada fatta, sia perché stiamo parlando di diritti sia perché è dimostrato da tutti gli indicatori che dove è maggiore la presenza di donne al lavoro maggiore è la crescita della società.
Spero si possa iniziare ad avviare una riflessione anche su questo.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Baldan, prego.
Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Il mio intervento, devo dire la verità, lo volevo focalizzare sulla relazione della Presidente Lanzarin, che ringrazio per tutto il lavoro che, con l'approvazione di questo regolamento, si accingerà a fare l'Osservatorio.
All'interno del regolamento, all'interno dell'Osservatorio i tempi cambieranno, ce lo auguriamo tutti, le situazioni cambieranno, gli equilibri cambieranno, ma perlomeno questo Osservatorio si occuperà di una cosa che qualcuno, oggi qui dentro e altrove recentemente, ha detto che non esiste. Affermare che il femminicidio non esiste è una cosa gravissima.
Mi spiace che il consigliere Valdegamberi non sia presente. Se questa fosse una cosa che lui veramente pensa, allora potremmo dibattere sulla forza delle idee. Perché la forza delle idee è importantissima. Potremmo stare qui anche qualche ora a capire la natura del suo pensiero, sperando, in un certo senso, che addirittura ci sia una natura del pensiero e che non sia solamente uno slogan becero di propaganda politica per qualche "like" in più sui canali social.
Affermare che non esiste il femminicidio è, nella migliore delle ipotesi, una storpiatura della realtà e, spero, una mala-lettura della realtà. Spero sia questa la provenienza del pensiero del consigliere Valdegamberi o del partito che rappresenta. Purtroppo, però, nel peggiore dei casi, significa anche avere una limitata ‒ cerco di essere il più leggero possibile ‒ percezione di quello che ci circonda. È chiaro che il femminicidio è una piaga sociale, lo è da troppi anni, per certi aspetti sta pure peggiorando.
Dico una cosa forte: qualsiasi numero, qualsiasi statistica che abbiamo rispetto al femminicidio è, di fatto, annullata ogniqualvolta c'è un nuovo atto di violenza nei confronti delle donne, come è successo pochi giorni fa a Scorzè, dove qualcuno ha deciso di sfigurare il volto di una donna che, evidentemente, avrà avuto chissà quali colpe sentimentali nei confronti di un uomo, nei confronti di qualcuno.
Il femminicidio ha alla base, purtroppo, e questo lo sappiamo, con tantissime sfumature, una violenza anche verbale. Penso a quando ci troviamo, ad esempio, esponenti politici usare violenza verbale nei confronti delle donne o di altri esponenti politici per il loro aspetto fisico o perché hanno un ruolo apicale, per il quale devono criticare a tutti i costi. Molto spesso non ci sono levate di scudi da parte di tutti, ma a macchia di leopardo, in base alla convenienza politica del momento. Questa è una cosa inaccettabile, che poi sfocia in atti di violenza e di femminicidio.
Penso anche a quando si colpisce una donna, come è stato detto prima, sul luogo di lavoro, per il proprio ruolo all'interno della famiglia o della società, o addirittura a quando si colpisce un caro, una cara, un figlio, una figlia di una donna per colpire quella donna. Quello è già un atto di violenza, dovrebbe già essere visto come un preludio di un possibile femminicidio negli anni. Il femminicidio non nasce così, a caso. Il reato di femminicidio è una cosa che, purtroppo, si costruisce dopo diversi atti di violenza nei confronti delle vittime.
Quando si parla di femminicidio non c'è spazio per le giustificazioni, non c'è mai spazio per le giustificazioni. Si tende a giustificare il raptus, come prima è stato detto, o a giustificare l'atto di violenza con parole tipo "sai, è un tipo violento, in quel caso non si è trattenuto". Negli anni è successo anche questo nelle aule di tribunale: abbiamo sentito giustificare per motivi religiosi, rispetto a un'altra situazione, la violenza su una donna. La provenienza sociale è diversa, quindi va compresa. No, non va mai bene questa cosa qui. Se all'interno delle istituzioni non tutti siamo unanimi rispetto alla gravità che, purtroppo, rappresenta il reato di femminicidio nella società oggi, abbiamo già un tassello che manca verso l'unanimità nel lavorare assieme.
Capisco l'esigenza di parlare a quella fortunatamente – o spero fortunatamente – piccolissima fetta della nostra società che evidentemente pensa ancora che il femminicidio possa essere qualcosa non di giustificabile, ma perlomeno di riconoscibile in una serie di atti, che poi portano alla violenza, fino alla morte della donna.
Non è vero, come si vuol far pensare in quest'Aula, che se una donna uccide un uomo non viene punita o non viene riconosciuta come violenta. Questo è quello che qualcuno ha tentato di dire qui oggi. Qualcuno ha tentato di dirci che se una donna uccide un uomo non è riconosciuto come reato. Questo è ancor più grave, non dovremmo accettarlo. Quando ho sentito le parole del consigliere Valdegamberi, inizialmente, ho pure pensato dentro di me "ma perché le donne in quest'Aula non si alzano ed escono?". Però poi sono anche giunto alla conclusione che è proprio attraverso l'unione delle idee che si combattono le idee che non devono, a nostro parere, entrare nelle istituzioni. Ho capito, quindi, che la mia voce non è la voce di un uomo che si affianca alle donne come se dovesse difenderle, cosa che le donne sanno fare già molto bene e meglio degli uomini, ma è semplicemente la nostra voce rispetto a qualcosa che non può essere accettato, né oggi né domani.
Criticare l'Osservatorio non nel merito della questione, non facendo una critica costruttiva rispetto a quello che potrebbe fare in più, ma addirittura dicendo che dovrebbe essere un Osservatorio sulla violenza e basta, è un tentativo di limitare il reato di femminicidio, di non riconoscere che effettivamente c'è un problema. Ci sono diverse vie per affrontare questa piaga: c'è il ruolo delle scuole, lo abbiamo detto, c'è il ruolo anche della politica, c'è il ruolo di ognuno di noi all'interno della società. Ci capita tutti i giorni di sentire casi, più o meno vicini, dove una donna, attraverso una violenza verbale, attraverso una violenza fisica, viene messa o perlomeno il tentativo è quello di metterla un passo dietro l'uomo. Il riconoscimento, però, deve essere corale anche su tutte le forme di violenza.
Noi non dovremmo accettare, ad esempio, quelle persone che per motivi religiosi mettono la donna in una posizione più debole rispetto all'uomo. Come non ci deve essere giustificazione alcuna quando sentiamo dire che il reato di femminicidio non esiste o non dovrebbe esistere, non ci dovrebbe essere giustificazione alcuna quando abbiamo a che fare con realtà religiose, sociali o quant'altro che riconoscono nella donna un ruolo debole all'interno della loro e della nostra società.
Non accettare il femminicidio, come è stato detto, è molto grave di per sé, per un concetto molto semplice e banale, ma in realtà molto profondo: non accettare il femminicidio vuol dire non accettare la libertà di una donna, per tutto ciò che rappresenta la donna della nostra vita, e non sto parlando di ruoli complementari all'interno della famiglia, come ho sentito dire poco fa. Ho sentito parlare anche del ruolo complementare della donna. Significa non riconoscere la società, non riconoscere la nostra provenienza, significa non rispettare noi stessi, significa decidere deliberatamente, per chissà quale motivo... Mi viene anche da dire: chissà se il consigliere Valdegamberi tra qualche anno la penserà ancora come la sta pensando oggi, ad esempio. Si rischia veramente di azzoppare una parte della società che, esattamente come l'uomo, come quasi ci fosse una divisione sempre e continua tra uomo e donna, ha un'importanza rilevante in tutti i settori, in tutti i mondi e in tutte le realtà che ogni giorno viviamo.
Chiudo ringraziando ancora per il lavoro che è stato fatto rispetto al regolamento che oggi stiamo discutendo. Mi auguro che questo tema venga affrontato con una certa regolarità in questi anni. Il contributo di tutti ‒ e dico "di tutti" ‒ è fondamentale, ma il contributo per andare in una direzione, non il contributo per cercare di spostarla verso un altro asse, che per noi sarebbe inaccettabile. Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Morosin, prego.
Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghi, pensavo che questo punto all'ordine del giorno oggi l'avremmo trattato con più agilità, ma fortunatamente lo stiamo trattando in modo adeguato, e di questo ne sono felice. Anzi, faccio una proposta. Io sono un po' volteriano, tutelo e difendo l'opinione di tutti, però credo sia giusto stigmatizzare quello che è avvenuto oggi.
C'è un modo per difendere il lavoro che è stato fatto dall'Osservatorio. Ringrazio sia la collega Lanzarin per la sua relazione, che ho ascoltato con attenzione, sia la collega Luisetto, che pure ha illustrato attentamente altri rilievi, per quello che ci hanno detto e per tutto l'impegno profuso. Oggi chiedo a tutti i colleghi maschi ‒ e sarà la mia conclusione ‒ di intervenire, anche solo per trenta secondi, per dire che nessuno di noi è d'accordo con il pensiero del collega Valdegamberi, che può continuare a esprimere liberamente. Se questo è il nuovo della politica in Veneto, dobbiamo alzarci tutti, pigiare il pulsante e intervenire per dire che non siamo d'accordo, in modo tale che il collega Valdegamberi, che rispettiamo come Consigliere, capisca un messaggio chiaro: siamo tutti contro chi nega il femminicidio.
Il femminicidio, che è una delle espressioni di violenza contro le donne, la più grave, ovviamente, la più intollerabile, la più difficile da accettare, innanzitutto non è una parola nuova, non è un neologismo. Il Tribunale internazionale per la violenza contro le donne è del 1977. Il collega Valdegamberi avrebbe dovuto quantomeno prepararsi di più, invece di ripetere a memoria quello che dice il Generale Vannacci. Come ha detto bene il collega Trevisi, l'articolo 577-bis del Codice penale usa come prima espressione la parola "chiunque", un pronome indefinito, rivolto a tutti, quindi anche al caso in cui una donna uccida un'altra donna. Vuol dire argomentare in modo distorto, sbagliato, non conoscendo nemmeno il testo di riferimento, come si diceva prima.
Questo è un tema che ha una grande rilevanza. La nostra società, almeno qui in Veneto, lo sente come un tema pregnante, forte, un tema dal quale non si può prescindere. Non sono i numeri: anche se dovesse scendere ‒ tutti lo auspichiamo ‒ il numero di questo tipo di reati e delle morti da femminicidio, rimane comunque in sé un atto di prevaricazione, un atto intollerabile di aggressione nei confronti di quello che ingiustamente è definito il sesso più debole o, comunque, la figura più vulnerabile, che completa il nostro modo di essere nella vita su questa terra.
L'Italia ha ratificato nel 2013 la Convenzione di Istanbul del 2011. Curiosamente e vergognosamente, questa convenzione importantissima, che porta il nome della capitale della Turchia, è stata poi rinnegata dalla stessa Turchia.
Teniamolo in mente quando questo Paese chiederà di entrare nell'Unione europea. Sono dei tasselli che dimostrano un livello di civiltà, di attendibilità, di serietà di un Paese. Ripeto: sottoscritta nel 2011 ad Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2013, e poi rinnegata dalla stessa Turchia.
Sono cose importanti, perché questa convenzione è nota come la Convenzione delle "Quattro P": la prima è la prevenzione. Ovviamente, c'è un numero di urgenze, il 1522, ma non basta un numero di chiamata d'urgenza per la prevenzione, ci vuole qualcosa di più.
C'è poi la seconda "P", la protezione. La protezione, consentitemi, lo sentivo anche dalle relazioni delle due colleghe, passa innanzitutto attraverso la specializzazione. Io l'ho vissuto professionalmente. Purtroppo, e questa non è una cosa bella che vado a dire, a volte abbiamo non solo avvocati, ma anche operatori delle forze dell'ordine che non sono qualificate, o Pubblici Ministeri che non procedono nei tre giorni all'audizione della parte offesa, se è ancora viva, in caso di violenza, se è morta...
Tant'è vero che il legislatore giustamente ha previsto addirittura la rimozione del fascicolo del pubblico Ministero che è inadempiente rispetto ai tre giorni. Ma la prevenzione passa attraverso anche una specializzazione, dicevo, delle forze dell'ordine. Riferisco in modo indicativo, anche per ragioni di privacy, un caso che ho vissuto direttamente e che è accaduto in Provincia di Pordenone. Una signora che tornava dalla sua attività lavorativa dopo il turno della sera è stata aggredita in modo che non vi descrivo, perché mi veniva da vomitare quando ho letto il verbale con il resoconto dei fatti, una cosa abominevole per le modalità. Si è salvata solo perché gli ha morso, letteralmente staccato il polpaccio della mano, altrimenti era presa proprio fisicamente, brutalmente. Tralascio i dettagli.
La cosa è stata evidente. Brave le forze dell'ordine che hanno individuato il colpevole, immediatamente ricercato, però le hanno detto: "Signora, è così pacifico il fatto... Adesso lo abbiamo preso, lo abbiamo documentato", era un extracomunitario, purtroppo, ma fosse stato un italiano sarebbe stata la stessa cosa, ma è rilevante ai fini poi dell'indennizzo. Hanno detto: "Non serve che si costituisca – guardo Trevisi perché è un esperto della materia, e un po' come me ha vissuto queste cose – parte civile, basta che vada all'udienza. Abbiamo già fatto il lavoro noi". Eh no, eh no, se fossero stati specializzati quei poliziotti avrebbero dovuto dire alla signora: "Vada da un avvocato, si costituisca parte civile, eserciti il suo diritto, faccia valere la sua giusta pretesa", perché quello economicamente è incapiente, non risarcirà mai il danno a cui poi è stato condannato. E c'è una legge dello Stato, che l'Osservatorio spero possa riprendere in considerazione ulteriormente, la n. 112/2016 che prevede, nel caso in cui l'aggressore sia incapiente, un diritto all'indennizzo fino a 25.000 euro. Era il caso che ho curato io e, chiaramente, non essendo costituita parte civile, purtroppo su indicazione dell'autorità di polizia che ha sbagliato - ecco qua l'importanza della specializzazione - abbiamo dovuto fare i salti mortali per arrivare a ottenere qualcosa, e devo qui ringraziare il sottosegretario Ostellari, che effettivamente si è adoperato per far sì che la burocrazia non vincesse sulla stupidità o sulla non specializzazione o non preparazione.
Ma è un tema delicatissimo. La prevenzione, ripeto, la protezione con le specializzazioni e il perseguimento dei colpevoli nelle forme più rapide possibili, come in questo caso è giusto che sia, con l'indennizzo. Lo Stato mette fino a 25.000 euro. Forse come Regione potremmo fare anche indicativamente, anche simbolicamente, qualcosa in aggiunta perché, credetemi, questa persona che io ho assistito, questa donna violentata brutalmente per strada in modo inumano e vergognoso oggi è dallo psicologo. È in trattamento psicologico, in terapia psicologica e non ne verrà fuori facilmente da quella. È una rivoluzione nella vita di una persona che ha normali sentimenti e rispetto degli altri, è una violenza di una gravità intollerabile e inaudita.
E quindi su questo tema noi dobbiamo essere molto, molto sensibili e attenti e non possiamo assolutamente prescindere dall'attuare e attivare ulteriori misure a tutela delle persone che sono vittime della violenza, perché quello di oggi è qualcosa di buono, ma non basta: il reato di femminicidio non si tocca, ovviamente, perché è un reato che ha una sua motivazione e che fortunatamente è stata condivisa, finalmente è stata condivisa anche dal legislatore italiano, ripeto, con una legge che ha appena sei mesi di vita perché è entrata in vigore il 2 dicembre dell'anno scorso.
Ringrazio, ripeto, le colleghe che hanno fatto la relazione su questo importante tema.
Invito tutti i colleghi maschi, veramente, a intervenire tutti per dissociarsi dalla posizione di chi contesta il reato di femminicidio.
È un gesto di grande civiltà che qualifica questo Consiglio regionale, che rende solidarietà alle colleghe che, appunto, con noi siedono in questi banchi e che dà un messaggio al mondo veneto esterno che credo sia estremamente importante ed utile per tutti noi, perché anche questo è un segnale sulla linea della prevenzione che abbiamo bisogno di dare all'esterno.
Non siamo indifferenti. Non possiamo essere indifferenti. Chi è indifferente è complice.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE
Prego.
Consigliera Martini, prego.
Era prenotata prima di voi, solo che c'è stato un errore.
Prego, Consigliera.
Morena MARTINI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Io sono spiacevolmente colpita dalle parole del collega Valdegamberi, che però si è contraddetto e ha fatto capire la vera natura del suo essere quando ha parlato di coppie omosessuali, nello specifico di coppie lesbiche, perché, parlando della relazione all'interno delle coppie lesbiche, ha usato il termine "se la parte dominante uccide l'altra parte", come se all'interno di due ragazze o di due donne, che affettivamente si vogliono bene, ci debba essere per forza una parte maschile e una parte femminile.
Questo denota una profonda non conoscenza – e uso il termine non conoscenza, per non dire ignoranza – di tutta quella che è la sfera dell'affettività fra persone dello stesso sesso.
Queste persone non meriterebbero neanche di stare sedute nel 2026 a rappresentare una parte importante dell'elettorato, ma questa è la democrazia e dobbiamo dare voce a tutti.
Spero che questa voce diventi, con il tempo, sempre più debole e sempre più fioca.
Venendo al discorso del tema femminicidio, negare il termine femminicidio... e parto proprio dal termine perché il leader del Gruppo di Valdegamberi parla sempre con il vocabolario in mano e le parole piacciono molto anche a me. Il termine femminicidio è importante che esista, così come è importante che esista, per esempio, il termine mafia, e vi faccio un esempio.
Se io nego il termine femminicidio, nego tutto quello che questo termine, in quanto reato, porta con sé e quindi tutte le misure di prevenzione e di tutela della famiglia, dei figli, della donna, se sopravvive, implica il fatto che sia stato riconosciuto questo reato.
In caso contrario, è come se io dicessi che la mafia è semplicemente una organizzazione a delinquere, perché la mafia chiede il pizzo e quindi vado ad azzerare completamente tutte quelle misure che sono state create per i delitti di mafia.
Se i termini hanno un valore, ce l'hanno perché ci danno il modo di combatterli nel valore intrinseco che hanno. Questo dovrebbero stamparselo nella testa tutte quelle persone che in questo momento stanno denunciando che il termine "femminicidio" deve essere omologato ad un semplice – e lo uso fra virgolette – omicidio.
Considerare quindi il femminicidio come l'omicidio di una persona di sesso femminile ne azzera completamente la specificità. Ricordo, solo per chi magari se le è dimenticate, le misure concrete che il riconoscimento del termine dà a tutela delle persone. Sono riconoscimenti che si strutturano in diversi livelli: le misure di prevenzione e protezione immediata, come il Codice rosso e il braccialetto elettronico per la persona o le persone che hanno aggredito, la fissazione della distanza minima a 500 metri, l'ammonimento del Questore come strumento di prevenzione rapida, la tutela economica e lavorativa per l'autonomia delle donne, che magari non denunciano perché economicamente non potrebbero più avere delle possibilità di vita concreta perché troppo dipendenti dal partner. Queste tutele specifiche quindi vedono, anche su questo fronte, il congedo stipendiato per le vittime di violenza, il reddito di libertà, la tutela degli orfani speciali, perché sono orfani di femminicidio e hanno un riconoscimento fatto da una legge specifica a tutela dei figli delle vittime che garantisce fondi speciali, borse di studio, sospensione immediata della responsabilità genitoriale da parte dell'autore del reato. Introdurre queste norme, questa norma, questo termine non è un privilegio, ma è un sostanziale riconoscimento della specificità del reato.
Mi permetta anche una riflessione sulla questione Valditara. Io sono una donna che fino a pochi mesi fa ha insegnato nella scuola. Sono sempre stata a favore di tutti quei progetti legati all'educazione affettiva. A me piace chiamarla educazione affettiva e non educazione sessuale. Però è vero anche che, come insegnante, mi sono imbattuta in una psicologa che, alle richieste di un ragazzo omosessuale, mio ex alunno, ha risposto dicendogli: "Ma guarda che l'omosessualità è una scelta" ed era una psicologa. Di fronte a questa affermazione che mi ha... con questa affermazione io ho scritto una lettera alla Preside denunciando il fatto gravissimo perpetuato da una specialista del settore, perché l'omosessualità è uno stato di fatto, non è una scelta, un ragazzo o una ragazza non scelgono di essere bullizzati, discriminati, messi da una parte, eccetera, eccetera, eccetera. I ragazzi scelgono la via più facile e certamente non una via comunque di sofferenza.
Di fronte a queste possibili situazioni ben venga una scelta condivisa con la famiglia dall'inizio, perché il decreto "Valditara" non è la negazione della possibilità di fare educazione sentimentale o affettiva nelle scuole, ma è un patto con la famiglia. La famiglia viene messa al corrente di che cosa verrà detto all'interno della lezione specifica. Tutto qua.
Per rispondere – e chiudo – mi permetta, Presidente, una battuta. Il collega Baldan ha detto che si chiede come mai le colleghe non si offendono e non si alzano in piedi per ribattere a quanto hanno sentito dal coraggioso collega Valdegamberi. Porca miseria, è andato via. Dal coraggioso collega. Allora mi è venuto in mente questo: che un'ape non perde tempo a dire alla mosca quanto migliore sia il miele rispetto al letame e tante volte l'ape sta zitta. Grazie.
PRESIDENTE
Bene. Abbiamo capito che in natura ogni insetto fa il suo lavoro.
Consigliere Manildo, prego.
Non servono altre spiegazioni.
Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Io ringrazio la Presidente Lanzarin e la vicepresidente Luisetto per la relazione sull'Osservatorio e sulle attività, sull'importanza del lavoro quotidiano che questo Osservatorio sta facendo per farci riconoscere la realtà e per chiamare le cose con il loro nome. È proprio l'intervento del consigliere Valdegamberi che ci ha fatto tutti sobbalzare dal sellino e ci ha tutti indotto a intervenire. Io non volevo intervenire, ma mi ritrovo nel filone che la consigliera Ostanel, il consigliere Trevisi e il consigliere Morosin hanno auspicato, cioè il fatto che ognuno sottolinei la propria indignazione; penso che non siano opinioni, quelle dette da Valdegamberi, ma sia - parafrasando la canzone di Gaber - l'ennesimo tentativo di far finta di essere sani e far finta di non vedere una piaga che dobbiamo tutti combattere. La quotidianità, l'approfondimento e le modalità con le quali combattere questa grande vergogna sono già state dette e mi trovano assolutamente d'accordo.
Sottolineo ancora un aspetto dell'intervento del consigliere Morosin quando parla di necessaria specializzazione, ripreso inizialmente dalla consigliera Luisetto: ritengo anch'io che non soltanto gli avvocati, ma tutti gli operatori debbano incominciare a... no, debbano continuare, non incominciare, perché è già stato fatto molto, debbano continuare a coltivare questa specificità.
Non è soltanto una questione di nome o una questione di un'etichetta come vorrebbe derubricare il consigliere Valdegamberi, è proprio una questione di comprensione piena del fenomeno, capacità di capire fino in fondo la nostra società cosa ha prodotto, cosa potrà produrre, come possiamo evitare che ci siano queste assolute distorsioni su un piano affettivo e, quindi, che si pensi a legittimare un senso del possesso che veramente fa venire i brividi. Io sottolineo e ringrazio tutti i colleghi che hanno manifestato l'indignazione per le parole del Generale prima e oggi di Valdegamberi, perché effettivamente hanno dimostrato che in questa Aula ci sono gli anticorpi per continuare un ottimo lavoro, che tutti quanti quotidianamente sicuramente sosterremo.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Galeano, prego.
Adesso ci ha raggiunto anche il consigliere Valdegamberi.
Prego, Consigliere.
Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Intanto ho avuto l'istinto, la spinta a premere il pulsante per prenotare l'intervento dopo che avevo sentito le parole del consigliere Valdegamberi e, quindi, sono in linea con quella spinta che veniva richiamata dal consigliere Manildo, dal consigliere Morosin e da altri per intervenire.
Ci sono tanti bravissimi oratori – non lo dico in maniera ironica – in questa stanza, persone che stimo, per i contenuti e per la capacità di esprimerli, quindi non ho la presunzione di aggiungere nulla. Però, come si diceva, ci sono dei momenti in cui la propria voce va fatta sentire, perché comunicare la propria scelta di campo è importante per dire da che parte si sta, quali sono le proprie idee e per quale idea di mondo si vuole combattere.
Questo intervento vuole essere solo per fare sentire da che parte stanno la mia sensibilità e il mio lavoro quotidiano in questo mondo, in questo Consiglio. Anche io voglio ringraziare per la relazione fatta e per il lavoro fatto in maniera trasversale, perché la pars construens, quella di analisi, è quella che dice dove dobbiamo andare sulla base di quelli che sono i dati, e la realtà.
C'è poi ovviamente la denuncia della pars destruens, quella che dice invece come il mondo va, secondo alcune opinioni, ma come invece non dovrebbe andare. Sono anche io piacevolmente e orgogliosamente non dico stupito, ma ammirato del fatto che gli interventi in questo momento siano stati tanti, numerosi e spontanei, di fronte a una mozione, a un ordine del giorno che probabilmente poteva passar via in maniera molto più veloce, pur nella sua importanza.
Penso allora che questa quantità importante di presa di posizioni sia un bel segnale e che arrivi in maniera trasversale lo è ancora di più. Penso che però noi siamo un'Istituzione, che rappresentiamo un'Istituzione, quindi, quelli che hanno il dovere certamente di dire come la pensano, perché il nostro modo di pensare e di dire ciò che pensiamo fa cultura, fa opinione, dice delle cose alla società, però, oltre a dire le cose, noi abbiamo qui dentro anche il potere di far sì che diventino atti, azioni politiche, indirizzi, attività, scelte, educazione, quelle cose che noi diciamo di fare.
Questo penso che sia il salto di qualità che noi dobbiamo fare. Proprio il fatto che trasversalmente siano venute fuori queste posizioni, e ripeto, sono davvero molto contento di condividere il clima e le opinioni, penso che debba un po' essere il segno di un patto che noi stringiamo qui dentro, e che dice di come su questo noi dobbiamo lavorare in maniera concreta, per far sì che gli impegni e le intenzioni, il credo di ciascuno, che sono stati manifestati in maniera così chiara e così forte diventino azioni politiche, stanziamenti, investimenti in educazione, risorse, persone, strutture, consapevoli di che cosa voglia dire disinvestire in questo, nelle nostre comunità, e di che cosa invece possa essere il frutto positivo di un investimento concreto all'interno di queste iniziative.
Ecco perché allora l'invito a questo patto dovrà, secondo me, sostanziarsi nei prossimi atti programmatici, negli atti programmatori, negli stanziamenti di bilancio, in maniera forte e all'unanimità per una discussione che ci dica che stanziamo delle risorse e facciamo delle iniziative concrete perché davvero quello che abbiamo manifestato, le intenzioni e le idee che abbiamo manifestato diventino realtà, perché la società si aspetta che le Istituzioni facciano questo, altrimenti rimaniamo fermi alle intenzioni, alle parole e il salto di qualità invece ci fa recuperare quella credibilità che da tanto tempo le persone chiedono alla politica e alle Istituzioni.
Grazie.
PRESIDENTE
Prego.
Consigliere Rigo, prego.
Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi.
Ringrazio la Presidente Lanzarin e la correlatrice Luisetto perché il percorso dell'Osservatorio sulla violenza contro le donne è un percorso che è nato nella scorsa legislatura, è un percorso che è nato dalle esigenze reali che abbiamo riscontrato sui territori, per ripudiare qualsiasi forma di violenza contro le donne e per trovare tutti gli strumenti utili per mettere fine a questo scempio.
Il femminicidio non dice solo chi è la vittima, ma anche il perché: una donna viene uccisa in quanto donna.
Io credo che negare il femminicidio sia grave, ma, oltre che a essere grave, di sicuro non ci porta verso una società più civile. Come Lega in questi anni abbiamo portato avanti, anche a livello parlamentare, numerose iniziative contro la violenza sulle donne, come il Codice rosso. Lo abbiamo fatto perché ci crediamo e lo abbiamo fatto con orgoglio.
Al collega Valdegamberi, che, dopo alcune diverse peripezie, è diventato un esponente della destra più destra, ricordo che una destra autentica le donne le difende e le tutela sempre.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Chi ha detto diversamente? Ascolta quando parlo!
Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Valdegamberi, guardi...
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Per fatto personale.
PRESIDENTE
Per favore. Intanto, Valdegamberi, chieda la parola.
Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Presidente, posso finire il mio intervento?
PRESIDENTE
Certo.
Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
O devo essere interrotto continuamente? Io capisco l'imbarazzo del collega Valdegamberi nel giustificare...
PRESIDENTE
Per favore, Valdegamberi.
Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Autentica le donne, le difende e le tutela sempre.
Io credo che abbiamo bisogno di strumenti come l'Osservatorio, soprattutto in questo momento storico, dove vediamo esserci stati molti fatti crudeli - sono stati ricordati dai colleghi - e in un momento storico in cui i flussi migratori hanno portato sul nostro territorio culture che in alcuni casi hanno una visione arcaica della donna, una donna vista come essere inferiore o relegata solo alla vita domestica.
Come Lega dico convintamente che sosteniamo l'Osservatorio e sosteniamo tutti gli strumenti utili a difesa e a tutela delle donne.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Cendron, prego.
Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Presidente, colleghi, anch'io mi unisco nel ringraziamento alla Presidente Lanzarin e alla correlatrice Luisetto, ma anch'io devo esprimere il mio sincero imbarazzo e l'indignazione per chi ha pronunciato parole che negano quella che è la realtà dei fatti. Sono davvero imbarazzanti e deliranti, aggiungerei.
Qui siamo tanti ex amministratori e Sindaci e anch'io da Sindaco ho toccato con mano che cos'è la violenza di genere, quella strisciante e silenziosa che però emerge solo quando i fatti sono molto gravi, quando c'è violenza fisica, quando arrivano le botte, quando c'è la corsa al Pronto Soccorso, alle cure ospedaliere, quando intervengono i servizi sociali o intervengono le forze dell'ordine in emergenza, con fatti eclatanti che sconvolgono una comunità.
Però proprio per questo dobbiamo fare un plauso a questo percorso dell'Osservatorio che è stato fatto, che ci consente di acquisire consapevolezza del fenomeno.
Ma vorrei ricordare e usare proprio questa occasione per dire, prima di tutto, un grazie a tutti gli operatori che lavorano ogni giorno per poter arginare quei dati che oggi con l'Osservatorio possiamo vedere. Vorrei dire grazie agli assistenti sociali, agli operatori dei centri antiviolenza o delle case rifugio, dei consultori delle nostre ULSS, agli insegnanti, alle associazioni sul territorio, ai volontari che fanno da antenna: ricordatevi la funzione importantissima che nel nostro territorio hanno, per esempio, nel fare rete le parrocchie, le associazioni sportive e ricreative che colgono dei segnali importanti e che poi riportano, allertano le Istituzioni locali e le forze dell'ordine, e che creano questa rete di salvataggio, e sono importanti nel creare una cultura del rispetto, che va amplificata e finanziata concretamente con le azioni.
Il Vicepresidente Francesco RUCCO
Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
È qui che questo Consiglio deve passare dalle parole ai fatti. Investiamo, colleghi, di più e meglio in iniziative di crescita di una cultura del rispetto, di condanna assoluta della violenza di genere.
Ricordo prima di tutto che parte questa cultura di genere, questa cultura del rispetto, dai nostri bambini e dai nostri ragazzi, con l'educazione nelle scuole e, in particolare, lasciatemi dire, dalla scuola pubblica, che deve occuparsi necessariamente anche di educazione sessuale e affettiva.
La scuola, colleghi, è l'ultimo presidio di democrazia, mi vien da dire, di vera democrazia, perché si rivolge in maniera indipendente a tutti, indipendentemente dal sesso, dalla provenienza, dalla religione, dal reddito, quindi davvero i nostri ragazzi, i nostri bambini possono avere un accesso universale al sapere, che è il luogo dove si possono abbattere le disuguaglianze di partenza, anche nella cultura di genere.
Davvero, colleghi, lavoriamo in maniera seria, in maniera determinata, perché quei dati a cui oggi possiamo avere accesso grazie all'Osservatorio possano davvero essere contenuti.
Questo deve essere il nostro impegno, oggi, in quest'Aula.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
La parola al consigliere Del Bianco. Prego.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Intanto, intervengo, aderendo anche un po' all'appello del consigliere Morosin, perché inizialmente non avevo previsto di intervenire in questa discussione, ma, per la piega che ha preso dopo le parole del collega Valdegamberi, evidentemente è doveroso intervenire.
Dico una cosa che credo sia curiosa, per certi aspetti, perché Valdegamberi ed il suo partito sono sulla carta i massimi avversatori di quelle culture che negano i diritti delle donne, di quelle culture diverse, di quelle culture di cui loro si dichiarano nemici. Scopriamo però dall'intervento di Valdegamberi che il ruolo della donna, pensato e esposto dal consigliere Valdegamberi, è in realtà molto simile a quello che troviamo in alcune situazioni del fondamentalismo islamico ed è interessante come dinamica che il partito che si dichiara più lontano dalla vicinanza ad altre culture aderisca di fatto, a livello di principi, sostanzialmente, in maniera molto similare a quello che dicono alcuni fondamentalismi, non culture. Perché quello che hai detto tradisce esattamente questo. Evidentemente, qualche giorno fa il collega Marcato lo aveva detto su un piano più somatico del suo leader di partito. Il dato di fatto è che oggi c'è anche una convergenza sul piano proprio ideale. E questo è un aspetto che è sicuramente indicativo e interessante.
Detto questo, però, al di là di tutto, io penso che le cose vadano affrontate con grande serietà quando si parla di tutti questi temi. Io ho apprezzato, al di là di tutto, moltissimo tutti gli interventi che sono stati fatti in precedenza e devo dire che ho colto in maniera positiva, la parte iniziale, in particolar modo, dell'intervento della consigliera Martini, quando ha spiegato che il perché delle parole è fondamentale. Ed è esattamente per questo che io dico che ha ragione il collega Rigo, che la posizione di Valdegamberi in questo senso è contro i diritti della donna e lo ha spiegato bene il perché quando la consigliera Martini ha spiegato il termine delle parole, il significato che queste hanno. Non si può negare questo assunto.
Io auspico davvero che dalla discussione di oggi si passi dalle parole ai fatti, sia perché la legge che votiamo, il tema dell'Osservatorio è stato sicuramente importante e sono sicuro che darà ancora frutti significativi, ma credo e auspico che dia una maggiore coscienza a tutte le forze politiche che qui rappresentiamo. E questo lo dico perché io ho apprezzato davvero la sincerità degli interventi e la passione con cui sono stati pronunciati. Ma io penso che quello che dice il consigliere Valdegamberi potrebbe essere tranquillamente isolato se fosse limitato al consigliere Valdegamberi. Il problema è che il consigliere Valdegamberi rappresenta una parte della società che pensa esattamente ciò che ha detto.
Io credo che con altrettanta responsabilità tutte le forze politiche in quest'Aula, dato che consideriamo questo tema come un tema qualificante e importante delle nostre rispettive culture politiche, dovrebbero prendere le distanze in maniera seria, reale e anche politica da quello che ha detto il consigliere Valdegamberi e da quello che esprime il partito del consigliere Valdegamberi, perché altrimenti una differenza che nella sostanza politica è così marcata non potrà e non dovrà, secondo me, domani essere messa da parte per convenienza elettorale.
Per cui auspico che la presa di distanza dalle parole di Valdegamberi, da parte di tutte le forze politiche, sia sostanziale, reale e tradotta politicamente.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Leso, a lei la parola.
Anna LESO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Intanto ringrazio il Presidente Lanzarin, il consigliere Luisetto e, per tutto il lavoro svolto, l'Osservatorio.
Anch'io, come il consigliere Galeano, ho notato quanto sia stata importante la voce di tutti i Consiglieri che hanno voluto esprimere il proprio pensiero. Questo ci fa capire l'importanza di questo tema che ci prende tutti, veramente, dal profondo del cuore.
Io credo che la cultura del rispetto deve diventare l'obiettivo di tutti noi e delle nostre politiche.
Noi dobbiamo investire sull'educazione, sull'educazione nelle scuole, con un lavoro pressante proprio di prevenzione in ogni scuola di ogni ordine e grado, perché solo così possiamo investire ed investire, soprattutto nelle famiglie, è importante per noi, che siamo stati chiamati, eletti dai veneti per rappresentarli. Noi dobbiamo avere a cuore l'educazione, il rispetto, la cultura del rispetto. Dobbiamo veramente investire, ma non solo nella scuola e nelle famiglie, ma anche nei luoghi di lavoro e nello sport, perché il rispetto reciproco, il consenso, la parità, siano i valori vissuti quotidianamente, ma non solo dei semplici principi.
È fondamentale, quindi, educare al riconoscimento, soprattutto dei segnali che possono portare e precedere la violenza e qui si parla di controllo ossessivo, di gelosia ossessiva, di violenza psicologica, economica, anche solamente verbale. Non sono manifestazioni di affetto, ma sono solo un campanello di allarme e vanno riconosciuti quanto prima per affrontarli prima che possano degenerare.
La prevenzione, però, richiede una rete forte e competente e per questo è essenziale valorizzare il lavoro dei centri antiviolenza, delle case rifugio, dei servizi sociali, delle forze dell'ordine, del sistema sanitario, di tutte le persone che accompagnano le donne nel percorso di uscita dalla violenza.
Allo stesso tempo, però, non dobbiamo dimenticarci di rafforzare i servizi rivolti alle donne e agli uomini autori di violenza. E qui vorrei aprire una parentesi, perché il nostro Veneto è un Veneto che ha la forza, la volontà, la possibilità di contrastare queste violenze. Offre servizi specializzati. Sono centri per uomini autori di violenza, ma anche centri per donne autrici di violenza, senza dimenticare nessun tema.
Questo dovremmo fare noi: incentivare e incrementare tutti i servizi e coinvolgerli, perché questo è il nostro dovere. Contrastare la violenza significa costruire una società che sia più giusta e sicura per tutti.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie a lei.
La parola al consigliere Jacopo Maltauro.
Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Certamente non toccherebbe a me, per inesperienza e per età anagrafica, provare a delineare come si rappresentano adeguatamente in quest'Aula la società, i veneti e la nostra Regione. Peraltro, il consigliere Valdegamberi è di lunghissimo corso, per cui può certamente offrirmi spunti e insegnamenti preziosi. Tuttavia, d'altra parte credo che provare a delineare come non si dovrebbero rappresentare in quest'Aula tutte quelle persone, il tessuto sociale, chi ha sacrificato vita e famiglia attorno a queste vicende, dovrebbe essere significativo, e un buon modo per non rappresentarlo in modo autorevole sarebbe quello di evitare di fare della valutazione elettorale e mediatica la propria bussola nel dichiarare, affermare ed esprimere.
Credo che sia ormai una tendenza, tendenza che ha dismesso tutti i caratteri della novità. Non è una novità oggi far politica con esasperazione, con esagerazione, dimenticando il senso del rispetto, del pudore, della sensibilità, e mossi da una logica che sacrifica sull'altare del rispetto democratico ogni possibilità di comprensione ragionevole di quanto accade nel mondo e nella società. Se non è una tendenza nuova, è una tendenza, però, che ci rattrista, che ci allarma. C'è già una tensione sociale altissima al di fuori di queste mura, non credo serva condurre qui un atteggiamento che possa innalzarla, amplificarla, peggiorarla.
Un tempo i democristiani con cui si accompagnava il collega Valdegamberi amavano indicare, nell'affrontare le questioni più delicate, il brocardo "nisi caste, saltem caute" (se non castamente, perlomeno cautamente). Oggi la castità non appartiene quasi più a nessuno e la cautela è un dono raro in politica. Però, recuperare un po' di senso nell'affrontare questioni che hanno intrecciato le vite e hanno messo nelle condizioni famiglie di essere rovinate credo che sia un sentimento di profondo rispetto verso l'Aula e anche di considerazione della politica.
Quando si dichiarano frasi come quelle che abbiamo sentito, qual è la considerazione che possiamo provocare al di fuori di questa Assemblea? Limitiamo o incoraggiamo i comportamenti e i fenomeni che abbiamo citato e di cui questo Osservatorio si occupa? Offriamo un buono o un cattivo esempio ai ragazzi e alle ragazze che in questi giorni stanno affrontando la maturità, che si iscrivono all'università, che vanno a convivere per la prima volta? Diamo motivo di apprezzamento o di espressione di discredito a chi segue questo Consiglio regionale in diretta, in tivù o che leggerà i giornali domani? Infine, cari colleghi, perché la politica delle onde appartiene e ha attraversato tutti, dal Partito Democratico di Renzi al Movimento 5 Stelle di Grillo, alla Lega, a Forza Italia: a lungo andare, nel lungo tragitto, fare della propria cifra distintiva sull'agone politico cretinate e l'innalzamento costante dell'asticella dell'esasperazione e dell'attacco all'avversario, della negazione di tutto e di tutti aumenta o diminuisce il proprio consenso, la propria credibilità politica nei confronti della società, degli elettori che non vanno più a votare, di chi ripone qualche speranza, qualche esigenza, qualche preoccupazione, qualche aspirazione in questa Assemblea elettiva e ogni giorno che ascolta dibattiti come questo ne viene tradito e mortificato?
Io credo che questo atteggiamento a lungo andare non aiuti. Non aiuta chi conduce questa politica, non innalza il consenso di chi fa questa bandiera dell'esagerazione la propria costante, non aiuta l'Istituzione a spiegarsi e a raccontarsi alla società civile che vive dinamiche di questo tipo ogni giorno.
Allora bene fa il nostro Consiglio regionale e l'Istituzione della Regione del Veneto a ragionare e a valutare di questo Osservatorio, che Forza Italia, nella precedente legislatura, ha sostenuto con convinzione. Bene facciamo, perché è uno strumento lucido per affrontare una piaga, ahimè, sempre più diffusa ed è un argine buono a quella politica che fa dell'esasperazione costante e del discredito generale l'unico modo per distinguersi nell'agone del confronto e del dibattito.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Davide Lovat.
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Cari colleghi, mi fa piacere fare questo intervento, perché mi permetterà un domani di dire "l'ho già detto, non mi ripeto" per altre situazioni. La posizione politica del Gruppo Szumski-Resistere Veneto la esprimerà eventualmente il collega Riccardo Szumski. Adesso devo dire chi sono io. Sono un cristiano cattolico apostolico veneto. Il mio archetipo di maschio è San Giuseppe. Si è parlato di castità, io parlo anche di cura e responsabilità, di un uomo che prende la paternità di un figlio non suo e protegge la sua consorte da leggi che la volevano morta. San Giuseppe è una figura che andrebbe riscoperta e meditata per educare i propri figli a una mascolinità sana, fondata sul rispetto di quell'essere straordinario che è la donna, che nei due racconti della creazione ‒ la Genesi contiene questi due racconti ‒ in una viene creata assieme al maschio e nell'altra viene creata per ultima, a suggello della creazione.
Sant'Agostino rifletteva sul fatto che le cose si corrompono a mano a mano che si allontanano dalla perfezione, che è Dio. L'ultimo essere ad allontanarsi dalle mani di Dio è la donna, l'essere più vicino alla perfezione. Non a caso nella religione cristiana il verbo che si incarna e si fa uomo sceglie una donna, la più perfetta delle creature, perché è l'unica dotata di quel sesto senso (come si dice volgarmente) che è capace di comprendere il mistero dell'infinito che si fa finito, per intuito, quell'intuito che permette alle madri di capire la creatura appena partorita da una smorfia, da un gesto, da un vagito cosa sta dicendo. Quella capacità, quell'empatia naturale che è propria solo della donna.
Se nell'educazione dei nostri figli insegnassimo o, perlomeno, provassimo ad insegnare che ogni figlia, che ogni bambina sarà, sì, un domani una donna attraente, che magari ci permette di riprodurci, ci permette di perpetuare il nostro nome, ma è prima di tutto una figlia da proteggere, una sorella da difendere, una futura madre da onorare. Credo che nel rapportarsi con le proprie coetanee o più o meno coetanee nell'età della riproduzione l'atteggiamento cambierebbe profondamente.
Io, poi, come ho detto prima, sono veneto. Per tanti anni ho portato in giro delle conferenze di natura storico-culturale per la valorizzazione della figura femminile anche nella cultura storica veneta. Siamo a Venezia. Qui avevamo poetesse, scrittrici, dogaresse, che potrei definire le first lady ante litteram. Abbiamo avuto la prima donna laureata al mondo. Si laureò a Padova, ma era una Cornaro, era di Venezia, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia. La nostra è una cultura che fin dall'antichità si distingueva da quelle pagane circostanti, in epoca precristiana, per avere una dea madre. Per quello il popolo veneto ha recepito con grande facilità il mistero dell'incarnazione ed è diventato da subito un popolo cristiano fortemente mariano. È un popolo, il nostro, quello a cui apparteniamo, se siamo qui a rappresentarlo, che ha una forte e spiccata sensibilità nei confronti della donna. Per cui, non posso ‒ andrei contro la mia natura ‒ che porre questi valori sul tavolo, a prescindere dal fare una proclamazione.
Lascerò poi continuare il mio collega Riccardo Szumski, ma qui voglio fare un piccolo inserto di metodo ‒ sto ancora imparando ‒ sull'ordine dei lavori. In generale, caro collega Morosin, nessuno mi detta l'agenda di quello che devo o non devo dire. Io intervengo molto volentieri qui davanti a tutti e avete sentito cosa ho proclamato una volta per tutte. Ma nessuno mi deve dire quello che devo o non devo dire. Lo scelgo io, nei modi e nei tempi. Sono qua, eletto anche per questa mia forma mentis. Anche perché mi sono ufficialmente proclamato, qui davanti a tutti, radicalmente antifascista, proprio perché sono cristiano. Ma lo sono consapevolmente. Sono anti-hegeliano, sono anti-kantiano, non posso che essere anti-totalitarista. Ma nessuno mi deve chiedere di sottoscrivere un patentino. Questo vale in generale.
Altra cosa: io sono in totale dissonanza con quanto detto dal mio amico Stefano Valdegamberi, ma ritengo che lui abbia diritto di dirlo. Nessuno deve pensare che in un'Assemblea come questa ci siano delle idee che devono star fuori, a meno che non incitino esplicitamente alla violenza. Ho detto chiaramente che sono in totale dissonanza con quanto detto da lui, ma ha diritto di esprimersi anche lui. Per cui, l'atteggiamento censorio preventivo a me non garba. Lo dico. Ovviamente, ognuno ha le sue posizioni, un altro le avrà contrarie.
Analogamente ‒ lo dirò ulteriormente in un altro intervento, non so se oggi ci si arriva, ma lo dirò ‒ io sono contrario, da filosofo del diritto quale sono, all'uso strumentale pedagogico del diritto penale. Il diritto penale non è fatto per educare, il diritto penale è fatto per sanzionare in maniera equa, altrimenti si scade dalla democrazia a un sistema di stampo totalitario, proprio in virtù di quanto detto poc'anzi. Io prendo le distanze da quell'atteggiamento, fermo restando tutto quanto ho detto una volta per tutte, e adesso deve essere chiaro.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola al consigliere Szumski.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Io torno più prosaicamente sull'ordine del giorno. D'altronde, l'Osservatorio è stato un banco di prova anche di conoscenza e molte cose sono emerse, quindi è molto interessante che si ampli il lavoro nella conoscenza e nella diffusione. Fa parte di un elemento, che è quello fondamentale e che deve stare a cuore a tutti, cioè il rispetto. Se non partiamo da questo elemento, che il rispetto deve essere per gli altri, possiamo inventarci qualsiasi articolazione, ma scade, non diamo l'esempio.
Sono d'accordo su quanto detto dal consigliere Lovat, mentre non sono concorde sull'esposizione del collega Valdegamberi. Però, qui non possiamo escludere che qualcuno esprima una posizione diversa. È la democrazia, piaccia o non piaccia. Non vorrei che venisse fuori questa idea che bisogna sempre dire che siamo tutti d'accordo. Non lo siamo. Siamo diversi. Uno si esprime, poi prende le sue censure, prende le posizioni che ha, consenso o non consenso. Poi quello che si voglia raggiungere al di fuori non ci interessa.
Il lavoro fondamentale sarà quello educativo. Dovremo rinforzare moltissimi messaggi che partano dal rispetto della persona e dal togliere le unghie a quel senso rispetto alla donna ‒ qui sono d'accordo ‒ del possesso. È una persona, è un essere umano, per cui deve essere rispettato in quanto tale, concetto su cui bisogna lavorare, perché è vero che ci sono indicatori della società e canali, che sono stati richiamati e che ho scoperto anch'io in sede di relazione, che portano a sviluppare un senso di violenza. A proposito di censure, una canzone come quella che è stata riportata dal collega Cunegato è stata messa in libertà, è un'espressione, si è potuta diffondere, è stata ascoltata, viene cantata, viene diffusa, ma non cerchiamo di farne un eroe, perché l'errore che si può fare è che questo diventi un eroe.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola alla consigliera Besio.
Laura BESIO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Sento una grande responsabilità nel chiudere, probabilmente, questo tipo di dibattito. Faccio una riflessione molto semplice ma anche molto seria. Cerco di spostare il focus del dibattito, perché c'è una distinzione che va fatta, e noto che si confondono, qualcuno lo fa volutamente, due piani distinti, quello della descrizione dei fenomeni sociali e quello del valore delle persone. Riconoscere l'esistenza di un fenomeno sociologico ‒ io, per prima, sottoscrivo questa necessità ‒ è attribuire a quella categoria un valore diverso sul piano della vita umana.
Io mi auguro che nessuno neghi che esista un problema sociale, che va attenzionato, sul quale è giusto accendere i riflettori e che non dobbiamo sottovalutare. Però, alla stessa maniera io credo che siamo tutti d'accordo sulla consapevolezza del non legittimare una gerarchia delle vittime. Qui non stiamo dicendo che alcune vittime e alcune vite valgono più di altre, qui stiamo riconoscendo che esiste un fenomeno che richiede un'attenzione particolare. Ecco il vero focus di questo dibattito, restituendo alle parole la giusta importanza, ancora di più, come diceva bene una Consigliera, se vogliamo governare bene il dibattito pubblico.
Per questo io trovo surreale, incoerente e anche pericoloso sentir affermare che questo Governo starebbe incentivando la violenza di genere con un decreto sul consenso informato, un decreto che non impedisce alcuna attività, ma si limita a restituire alle famiglie quella libertà educativa che la Costituzione già riconosce, prevedendo il loro coinvolgimento nelle attività extracurricolari che affrontano temi delicati come la sessualità. È davvero grave far credere ai genitori che questa scelta impedirebbe di prevenire la violenza di genere. Significa caricarli di una responsabilità che non hanno e alimentare paure ingiustificate. Parliamo di genitori che già in molti casi hanno vissuto esperienze di progetti a sorpresa, che in centinaia di scuole hanno finito per creare confusione nei bambini e nei ragazzi proprio durante una fase delicata della loro crescita. E quando sento dire "come dovrebbero imparare, allora, i ragazzi, dai social?" sono sinceramente preoccupata. Di grazia, quand'è che abbiamo deciso che noi genitori siamo sostanzialmente incapaci di educare i nostri figli? Quand'è che abbiamo stabilito che sia meglio educare senza noi, anziché con noi?
Prendo le distanze anche da un messaggio distorto, che non deve arrivare ai nostri ragazzi, quello che, attraverso generalizzazioni improprie e strumentali, partendo da vicende drammatiche e reali, si finisca per insinuare l'idea che dietro a ogni uomo ci sia qualcosa di inevitabilmente tossico. Contrastare la violenza sulle donne significa educare al rispetto reciproco, alla responsabilità e alla dignità della persona, non alimentare una contrapposizione tra uomini e donne fondata sul sospetto.
Certo, il decreto sul consenso informato da solo non basta, però io credo che vada nella direzione giusta: coinvolgere le famiglie. Ciò non significa ostacolare l'educazione, ma costruire quella vera alleanza di cui ci riempiamo sempre la bocca, che è fondata, invece, sul rispetto reciproco.
Io, quindi, ringrazio la Commissione per il lavoro svolto, con l'auspicio che questi temi vengano sempre affrontati senza finire dentro corridoi ideologici, da cui poi far discendere automaticamente generalizzazioni e ogni responsabilità su questo Governo, come se il fenomeno della violenza contro le donne fosse nato oggi o dipendesse dalle scelte di questo Esecutivo, da cui, peraltro, nasce proprio il reato del femminicidio, che finalmente è stato riconosciuto. Sarebbe una semplificazione ingiusta e soprattutto un errore, che non aiuta a comprendere le vere cause del fenomeno e nemmeno a costruire soluzioni efficaci.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Dichiaro chiusa la discussione generale. Devo dire che l'argomento, pur delicato, è stato affrontato in modo particolarmente esaustivo.
Andrei alle dichiarazioni di voto. Se c'è qualcuno che vuole registrarsi per le dichiarazioni di voto, lo faccia pure. Grazie.
Do la parola alla Consigliera Luisetto.
Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Il voto del Gruppo del Partito Democratico sarà favorevole rispetto al lavoro dell'Osservatorio. Credo che quanto abbiamo sentito in Aula quest'oggi ci dia anche la dimostrazione di quanto serva questo strumento per monitorare, per prevenire, per spingere le politiche regionali verso una direzione univoca e chiara. Lo dico anche perché ‒ non mi ricordo chi ha chiesto perché non ci siamo alzate ‒ le colleghe che erano nella passata legislatura si ricorderanno che noi ci siamo alzate, ma speravamo di non doverlo più fare. Ci siamo alzate e lo abbiamo fatto anche quando la consigliera Silvia Cestaro, in quest'Aula, ha raccontato la sua personale esperienza di violenza e lo ha fatto a seguito di parole indegne che già avevamo ascoltato dal collega Valdegamberi, il quale oggi dice: mi va anche bene l'Osservatorio. E gli siamo grati di questa magnanimità. Ma all'epoca diceva, cosa che non è molto diversa da questo "mi va anche bene", che "puzzava di ideologia" (cito testualmente). Credo che, come all'epoca lo abbiamo stigmatizzato, le parole di quest'Aula oggi lo abbiano ulteriormente ribadito.
Credo che questo Osservatorio debba avere gambe e forza per essere chiaro non soltanto nella denuncia e nella raccolta sistemica dei dati, che ci permettono di capire come il fenomeno cambia e con quanta aggressività si rivolge alle donne, ma anche per ricordarci – questo è un elemento a mio avviso importante – che la formazione nelle scuole non sconfessa il ruolo delle famiglie, ma lo potenzia, lo integra, gli dà spinta per essere davvero comunità educante in tutti i sensi, e che, quindi, limitarla o ridurla rappresenta una riduzione stessa del potenziale educante che le famiglie possono avere. Questo lo dico perché a mio avviso è bene fare chiarezza anche sulle affermazioni che abbiamo sentito poco fa.
Io credo che ci siano parole ‒ mi riferisco a quelle del collega ‒ che non sono ammissibili in un contesto istituzionale. Credo che ci sia diritto di tribuna e di espressione del proprio pensiero libero e democratico, ma quando si arriva a certi limiti e quando si arriva a considerare il femminicidio qualcosa che non esiste ci si è spinti oltre quei limiti, e questo è inaccettabile. Sappiamo ‒ è stato detto dai colleghi ‒ che questa fattispecie di crimine non ci dice chi viene ucciso ma perché: perché si è donne. Questo non è mescolabile, annacquabile, citabile come parte di qualcosa di generale, allo scopo chiaro ed evidente di considerarlo qualcosa che non è importante, che non riguarda la vita delle centinaia di donne che vengono uccise, una ogni tre giorni. Lo vada a dire alle famiglie, lo vada a dire a chi quelle donne le ha perse per mano di un uomo.
Noi, quindi, votiamo convintamente a favore di questo strumento, in cui abbiamo creduto da subito, e crediamo che il suo potenziamento possa essere un argine nei confronti di una ignoranza che entra ancora nelle Istituzioni.
PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto.
Do la parola al consigliere Valdegamberi.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Avrei dovuto parlare più volte per fatto personale. Invito a riascoltare quello che ho detto, perché si è detto di tutto, tranne quello che volevo dire. Ognuno ha dato le interpretazioni più assurde. Allora vi dico: andate a rileggere il mio intervento, per cortesia.
PRESIDENTE
Signori, per favore, evitiamo i dibattiti.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Andate a rileggere quel che ho detto.
PRESIDENTE
Per favore, lasciate parlare il consigliere Valdegamberi.
Prego, Consigliere.
Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Io ho detto che la violenza è a 360 gradi. Io mi ricordo di un amico imprenditore che ha subìto accuse di mobbing da una sua compagna. Alla fine lei è andata a trattare. Siccome era ricco, gli ha detto: se mi dai la villa sul lago io ritiro le accuse. Lo conoscevo personalmente. Lui poi si è suicidato. Abbiamo avuto 300 persone, papà separati, che vivono di carità, umiliati e ricattati sui figli da donne, che sono portati al suicidio, che muoiono ogni anno, e di questo mai ne parliamo. Io sono contro la violenza sulle donne, ma sono anche contro la violenza sugli uomini, a 360 gradi. Non facciamo della violenza una questione di categoria. Questo è il primo messaggio.
Secondo messaggio. È un problema di educazione, che oggi manca. È inutile andare nelle scuole a educare il ragazzo, quando con lo smartphone riceve offerte di prostituzione da donne, ovunque, riceve messaggi sbagliati della donna, riceve un'immagine della donna del tutto fuorviante. Dobbiamo cominciare a fare una riflessione sociale e a essere meno ipocriti su questo. La nostra ipocrisia ha raggiunto livelli altissimi.
Nel Nord Europa, come dicevo prima, si fa educazione sessuale, mandano i trans nelle scuole, si fanno tutte queste belle cose proprio al fine di educare i ragazzi, ma gli atti di violenza contro le donne sono molto, molto maggiori che non nella società italiana e i cosiddetti "femminicidi" sono maggiori rispetto al nostro Paese. Questi sono i dati e le cifre. Noi stiamo seguendo la strada sbagliata.
Nessuno dice che la violenza contro le donne è una violenza qualsiasi. È una violenza gravissima. Io ho sempre rispettato le donne. Sono sposato, ho una figlia, rispetto le donne, più di tanti altri. Però, è sbagliata l'idea che la violenza sia solo dovuta a un comportamento maschile, da rieducare. Va sicuramente rieducato, ma è la società che va rieducata e i valori che questa trasmette. Fintantoché non mettiamo il focus su questo sbagliamo sempre obiettivo e ci dimentichiamo della violenza che anche le donne fanno rispetto a tanti uomini. È una forma di violenza diversa, subdola, di ricatto, psicologica. Guardate quanti sono quelli che si suicidano, guardate quanti sono quelli disperati, che vivono sotto un ponte, che vivono in uno stato di disagio, perché la donna, giustamente, viene vista come la parte debole e l'uomo come la parte forte, per cui anche in tribunale l'uomo ha sempre torto, perché la violenza è solo della donna, mai dell'uomo, o viceversa. La violenza è violenza per tutti.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Do la parola al consigliere Cunegato.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Voglio intanto dire che l'intervento dell'amica e consigliera Ostanel non deve essere frainteso. La collega Ostanel non ha mai detto che le persone non hanno diritto di esprimere la loro opinione, ma ha detto che ognuno di noi ha il diritto-dovere di alzarsi in piedi e di opporsi quando queste cose non le condividiamo, anzi crediamo che siano delle cose brutali.
A me fa molto piacere la posizione che oggi ha assunto il centrodestra, però vorrei che fosse una posizione vera, autentica, e che questo esercizio di nuova moderazione non sia solo un ricollocamento dopo che è nato Vannacci. Perché lo dico? Lo dico perché, appunto, Vannacci l'avete creato voi. Vannacci era il vostro Vicesegretario fino a qualche mese fa ed era il vostro Vicesegretario quando diceva cose altrettanto orribili. Adesso Vannacci dice che non esiste il femminicidio e Valdegamberi lo ribadisce. Valdegamberi era in Lega fino all'altro giorno. Qualche giorno fa ha anche detto che il mio amico Said, nato a Treviso, deve tornarsene a casa sua. Questo voglio ricordarlo. Vannacci diceva che Paola Egonu non è italiana per motivi somatici, diceva che le persone con disabilità devono tornare nelle scuole speciali. Quindi, c'è una responsabilità politica anche di chi ha creato Vannacci, perché Vannacci l'avete candidato voi.
Io, comunque, voglio credervi. Credo davvero nella vostra indignazione rispetto alla posizione di Valdegamberi e Vannacci. Ci credo davvero. Però, allora, se ci credete davvero, vi chiedo di prendere una posizione chiara contro alcuni provvedimenti che avete fatto a Roma. Se credete davvero in tutto questo, dovete prendere una posizione contro l'avvocato leghista Bongiorno, dovete prendere una posizione contro quell'emendamento che nel DDL "Stupri" ‒ e ne parleremo ‒ toglie il consenso libero attuale e rimette il dissenso. Se vogliamo davvero promuovere una politica contro la violenza sulle donne ‒ prima il collega Morosin citava la Convenzione di Istanbul ‒ bisogna andare in questa direzione, ma essere coerenti con quanto si è detto oggi anche a Roma. Quindi, vi chiedo di prendere una posizione.
Personalmente ho apprezzato il discorso della consigliera Besio... No, scusi, quello della consigliera Besio per niente. Della consigliera Leso quando prima parlava di educazione. Io condivido ogni passaggio. Però, se davvero, come ha detto, e io condivido, dobbiamo costruire l'educazione, allora prendete una posizione contro il DDL Valditara, perché quel DDL limita l'educazione. Quindi, sono d'accordo su quello che avete detto, non su quello che ha detto la consigliera Besio, assolutamente no, però facciamo in modo che quello che avete detto poi si traduca anche dal punto di vista politico e dal punto di vista delle leggi che vengono fatte a Roma perché sia coerente quel presupposto.
PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola alla consigliera Calligaro.
Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
È stata molto animata la discussione e sono molto animate anche le dichiarazioni di voto. Io, però, vorrei tornare al fulcro della questione, ovvero la rendicontazione di un Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. Non entro nel merito dei contenuti delle varie dichiarazioni, ma in Aula ho visto un atteggiamento sbagliato, perché quando parliamo di violenza non parliamo solo di violenza fisica, ma parliamo di violenza in tutte le sue forme, quindi forse sarebbe il caso che anche in quest'Aula, anche quando cerchiamo di portare avanti un'idea che ci sembra corretta, non ci siano delle forti prese di posizione che travalicano tante volte il rispetto verso l'altra persona. Per questo, ricorderei per cosa è nato questo Osservatorio. Ha fatto bene la consigliera Cendron a ricordare le situazioni di violenza, perché abbiamo parlato di femminicidio, abbiamo fatto l'analisi grammaticale della parola, l'etimologia della parola, ma non ci ricordiamo di tutta quella violenza sottotraccia, quella che non lascia segni fisici sulla pelle, che non ha referti del pronto soccorso, ma che di fatto è presente. È presente in tutta la società, è presente anche in donne "in carriera", è presente nel linguaggio. Ad esempio, abbiamo la madre in carriera e, invece, il buon padre di famiglia. La madre in carriera è quella donna in carriera che porta a casa uno stipendio, però ha un carico di lavoro di un certo tipo. Dall'altra parte abbiamo il buon padre, che sicuramente è un ottimo professionista o un operaio, ha un ottimo reddito, però è un padre. Tante volte ci dimentichiamo che i ruoli genitoriali sono due. Non c'è solo la mamma, ma c'è anche il papà. Una cosa che ho sempre odiato è la parola "mammo", perché il padre semplicemente fa il papà, nient'altro più di questo. Ricordo anche quando, facendo il Sindaco, mi è stato chiesto, a un impegno pubblico, dove fosse mia figlia. Io ho semplicemente risposto che mia figlia non è orfana, che ha un papà a casa, che fa semplicemente il papà. Quindi, ricordo che l'Osservatorio serve semplicemente per arginare e per conoscere tutti quegli episodi che ci sono.
Buttarla in caciara tirando fuori il decreto Valditara, piuttosto che tante altre posizioni politiche, secondo me veramente svilisce il lavoro e la legge che è stata votata in maniera bipartisan. Anche oggi sarebbe bello dare un'immagine diversa, perché ci sono temi che non hanno colorazione politica, ma che devono essere trasversali. L'Osservatorio, cercando di dare dei dati e di portare avanti delle misure che vadano in questo senso, deve essere accolto con il pieno favore da parte di tutti e secondo me con un atteggiamento più educato e rispettoso nei confronti di tutti.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Do la parola al consigliere Flavio Baldan.
Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Grazie, Consiglieri presenti.
Velocissimamente, perché mi pare che il dibattito sia stato estremamente acceso e lungo. Faccio solo una breve considerazione. Innanzitutto per annunciare sicuramente un voto favorevole da parte mia e del Movimento per quel che riguarda l'Osservatorio regionale, con una raccomandazione, però. Ho capito e apprezzato il discorso del consigliere Lovat, è giusto dire quello che si pensa, però noi siamo all'interno di una Istituzione, non bisogna dimenticarlo, e abbiamo una responsabilità un po' diversa, che non è quella del buon padre di famiglia, ma molto diversa da questo punto. Ve lo dico non perché mi inventi queste cose, ma perché a Ca' Farsetti, che non è molto lontano da qui, abbiamo avuto degli episodi da parte di qualcuno che aveva rappresentanza politica, la massima rappresentanza politica di questa città, che non sono stati estremamente gratificanti sotto questo punto di vista.
Io, allora, voglio fare una raccomandazione. Siccome qui siamo nel Parlamento del Veneto, come è stato detto, questa responsabilità politica, al di là delle visioni che ognuno può avere, legittime, non dobbiamo mai dimenticarla. Quindi, può anche esserci che uno dal lato politico dica delle cose diverse e la pensi diversamente, ma questa responsabilità politica, come è stato detto prima, siccome ci sono argomenti che sono al di sopra e sono universali, deve essere ben presente all'interno del Consiglio regionale del Veneto, di tutti i Consigli regionali italiani, del Parlamento italiano e ‒ consentitemi ‒ anche dei vari Comuni, perché, come ho detto prima, abbiamo avuto più di una volta un esempio qui, a Venezia, che è stato a mio avviso molto negativo.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
A questo punto abbiamo chiuso con le dichiarazioni di voto e passiamo alla votazione finale. Preparatevi con i tablet.
Metto in votazione la
rendicontazione n. 30.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Ha avuto problemi tecnici, Consigliere? Vuole verbalizzare?
Il consigliere Enoch Soranzo si dichiara favorevole.
Roberta Vianello vota a favore.
Sono 43 favorevoli, con i due Consiglieri che si sono aggiunti a verbale, zero contrari, zero astenuti.
La presa d'atto è andata a buon fine.
Questa è una presa d'atto, non è la votazione di un provvedimento amministrativo.
Collega Cendron, prego. Sull'ordine dei lavori, immagino.
Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Intervengo sull'ordine dei lavori.
Non mi è chiaro, Presidente, perché abbiamo saltato a piè pari, ed è successo anche nello scorso Consiglio regionale, il punto n. 5, quello sulle interrogazioni a risposta scritta iscritte all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 111, comma 4, del regolamento.
Io gradirei che ci fosse una giustificazione per cui è stato nominato il punto, ma poi non è stato trattato.
PRESIDENTE
Non ci sono le risposte.
Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Ribadisco, siccome ho tre interrogazioni a risposta scritta, che hanno visto passare i venti giorni, sono state iscritte all'ordine del giorno, è passato più di un mese e mezzo e sono in attesa di risposta, mi chiedo se dobbiamo rimanere ancora in attesa.
Questo lo dico perché, invece, le risposte le ho viste, esattamente all'interrogazione che io ho fatto, nella stampa. Mi pare strano che le risposte non vengano dalla Giunta, quando, invece, ci sono Consiglieri, magari Capogruppo, che fanno le dichiarazioni esattamente sulle risposte che io ho scritto alle interrogazioni.
Chiedo che ci sia rispetto anche della funzione di controllo e ispettiva dei Consiglieri e si dia adeguata risposta in questo consesso e non alla stampa.
Grazie.
PRESIDENTE
Condivido assolutamente quanto lei ha detto, nel senso che, ovviamente, superati i termini, noi abbiamo già provveduto a sollecitare anche per iscritto le risposte.
Lo ribadiremo, lo diremo al Presidente Zaia, naturalmente, che è il titolare dell'Ufficio di Presidenza. Ci facciamo carico di questa sua richiesta.
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PUNTO
7 |
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MOZIONE N. 19 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUCCO, BORGIA, BALDAN MATTEO, BARBERA, BENETTI, BESIO, CALLIGARO, LESO E SORANZO "ATTIVAZIONE DI STRUMENTI DI SOSTEGNO TEMPORANEO AL REDDITO PER I LAVORATORI CIVILI ITALIANI IMPIEGATI PRESSO LE INSTALLAZIONI MILITARI STATUNITENSI PRESENTI IN VENETO, IN CASO DI RITARDI NEL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI CONNESSI A "GOVERNMENT SHUTDOWN" DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI - PROMOZIONE DI UN PROTOCOLLO REGIONALE CON IL SISTEMA BANCARIO VENETO, SUL MODELLO GIÀ ATTIVATO DALLA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA"
PRESIDENTE
Passiamo al punto n. 7, mozione n. 19.
Ci sono cinque minuti per la presentazione, poi cinque minuti per ogni Consigliere che volesse intervenire, eventuali repliche e dichiarazioni di voto, fino alla votazione della mozione.
Non ci sono emendamenti e non ci sono ordini del giorno.
È una cosa un po' anomala, ma la faccio. Sono io il primo proponente, quindi presento la mozione, nella mia doppia veste, se non vi disturba, perché il Presidente titolare è impegnato in un appuntamento.
Mi alzo, per rispetto verso l'Aula, e vi spiego di cosa si tratta.
Questa, sostanzialmente, colleghi Consiglieri, è una mozione rispetto a una circostanza avvenuta pochi mesi fa. Nell'ottobre-novembre 2025 si è verificato un prolungato shutdown del Governo federale degli Stati Uniti causato dalla mancata approvazione delle leggi di bilancio federali, con conseguente blocco di numerose attività amministrative.
Tale evento ha prodotto effetti concreti anche sul territorio italiano, determinando dei ritardi e, in alcuni casi, il mancato pagamento degli stipendi dei dipendenti militari e civili americani, ma anche italiani che sono impiegati nelle basi, in particolare venete, di Vicenza, Caserma Ederle, Miotto e Del Din.
Queste basi impiegano circa 800 dipendenti italiani, quindi stiamo parlando di una delle aziende più importanti, in questo caso, del vicentino, e i lavoratori interessati, pur continuando a svolgere regolarmente le proprie mansioni, si sono trovati improvvisamente privi della retribuzione nei tempi ordinari, con difficoltà inevitabili, per alcuni mesi, legate al pagamento dello stipendio. Potete immaginare una qualsiasi famiglia normale che ha da mantenere semplicemente il mutuo casa piuttosto che le spese quotidiane familiari, che si è trovata senza avere l'entrata necessaria.
È successo che la Regione Friuli Venezia Giulia, colpita dallo stesso evento, ha deciso di intervenire tempestivamente con un provvedimento, un accordo, un protocollo d'intesa con il sistema del credito cooperativo regionale, che ha consentito l'erogazione di finanziamenti a tasso zero a favore dei lavoratori civili interessati al caso della caserma, della base di Aviano.
Tale modello si è dimostrato efficace, sostenibile e replicabile e quindi si è pensato di ragionare allo stesso modo anche per la Regione Veneto, proprio per sostenere i nostri lavoratori italiani all'interno delle basi.
Chiediamo alla Regione Veneto sostanzialmente di applicare il modello Friuli sul territorio veneto, andando a chiudere un protocollo d'intesa con gli istituti bancari, in particolare con i crediti cooperativi, per attivare strumenti di credito ponte a tasso zero o fortemente agevolato a favore dei lavoratori civili italiani impiegati presso le installazioni militari statunitensi presenti in Veneto, in particolare la Del Din, la Ederle e la ex Pluto, che oggi si chiama Matteo Miotto, nei casi di mancata o ritardata corresponsione degli stipendi dovuta a shutdown o analoghi blocchi amministrativi statunitensi.
Va detto che fino al 30 settembre prossimo questo provvedimento di copertura del Governo americano viene garantito. Dal 1° ottobre potenzialmente potrebbe riaccadere lo stesso blocco dei pagamenti, con un nuovo shutdown.
Chiediamo di strutturare tali strumenti in modo semplice, rapido e accessibile, individuando criteri chiari e verificabili, ricalcando appunto il modello del Friuli Venezia Giulia; di valutare anche, ovviamente, se ritenuta necessaria, è una valutazione da fare, un'eventuale – parlo di eventualità – garanzia regionale limitata ovviamente per sostenere il periodo di copertura nel caso in cui dovessero intervenire banche a sostegno dei lavoratori; di coinvolgere le rappresentanze sindacali dei lavoratori interessati, con i quali abbiamo già avuto ovviamente un confronto, anzi più di un confronto, per dare loro risposta; di rappresentare questa iniziativa al Governo e alle autorità competenti, affinché si possa trovare una soluzione strutturale che possa evitare il ripetersi di tale situazione.
Va anche detto, ad onor del vero, che il Governo italiano ha aperto un tavolo tecnico presso il Ministero dell'economia, presso il cosiddetto MEF, invitando poi i rappresentanti delle banche a livello nazionale perché si possa trovare una soluzione strutturale e definitiva che possa ovviare a questo problema evitando, quindi, alla Regione Veneto, come è stato per il Friuli già in passato, di intervenire a copertura e a tutela dei lavoratori dipendenti.
Io ci tenevo a farla perché, naturalmente, stiamo parlando di tema di lavoro, che è altrettanto importante tanto quanto quello che abbiamo affrontato poc'anzi con l'Osservatorio, quindi chiedo il sostegno a questo provvedimento e ai nostri dipendenti italiani presenti nelle basi americane in Veneto.
Grazie.
Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Questo è un tema su cui ad ottobre scorso ero intervenuta, e lo avevo fatto anche in sinergia con l'onorevole Filippin che aveva presentato un'interrogazione parlamentare.
È per questo che credo che sia una mozione in parte condivisibile, ma limitante. Vado a spiegarmi. Innanzitutto il problema non è soltanto legato ai lavoratori delle basi, peraltro non solo quelle vicentine, ma stiamo parlando di circa 5.000 lavoratrici e lavoratori delle basi disseminate sul territorio. È un problema legato anche alla situazione dei lavoratori in appalto, ad esempio quelle aziende dell'edilizia che non riscuotendo dall'Amministrazione americana non possono poi pagare i propri dipendenti, i propri lavoratori. Forse sarebbe più utile pensare a non individuare una sola e unica fattispecie di intervento, ma più fattispecie possibili, in modo che la Regione possa temporaneamente intervenire a sostegno del reddito per tutte quelle situazioni non coperte dal sistema degli ammortizzatori sociali, compresi i civili assunti direttamente dalle basi. È in questo senso che dico che è parziale.
C'è il tema delle relazioni internazionali nelle quali siamo immersi, quindi dei rapporti tra Trump e il Governo italiano, del tira e molla, dei dazi, dei rischi per i lavoratori che si scorgono non tanto all'orizzonte, ma già dietro l'angolo.
Avevamo poi chiesto all'epoca che venisse aperto un tavolo interministeriale con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per valutare misure straordinarie di sostegno, anche temporaneo, per questi lavoratori. Chiedevamo che si intervenisse presso le Istituzioni bancarie e finanziarie, certamente, ma per promuovere una moratoria sui mutui e sui finanziamenti per i lavoratori coinvolti, fino al ripristino della normale erogazione delle retribuzioni.
Questo è un problema che si ha da settembre a gennaio. Quest'anno, peraltro, a gennaio si è ripresentato perché c'è stato un ritardo nell'approvazione ulteriore del bilancio. Quindi, io credo che sia un problema da risolvere innanzitutto nei rapporti bilaterali tra il nostro Paese e gli Stati Uniti che, come abbiamo visto, di questi tempi non godono di salute, come non gode di salute, secondo me, l'azione del Presidente degli Stati Uniti, sotto molti aspetti, ma è un problema che non si può limitare soltanto ai rapporti con gli istituti di credito. Deve essere affrontato, anche per i lavoratori delle aziende in appalto, e anche per chi non ha ammortizzatori sociali.
È una situazione che veramente ha messo in difficoltà e che mette annualmente in difficoltà, ripeto, 5.000 lavoratrici e lavoratori. È per questo che ritengo necessario il mio voto di astensione, perché credo sia un intervento parziale e non completamente utile.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Cunegato, prego.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Questa settimana il vicepresidente Rucco ha fatto un intervento nel quale ha difeso la presenza delle basi americane nel nostro Paese e poi ha fatto anche un invito: la sinistra superi l'ideologia "No Dal Molin". Voglio dire al consigliere Rucco che la sinistra è orgogliosamente vicina al movimento "No Dal Molin". Ricordo che Variati, il Sindaco della città, fu uno dei protagonisti di quella stagione. Trovi veramente paradossale che voi, patrioti, siate felici di avere delle basi di un Paese straniero.
Ricordo che qualche settimana fa chi governa il nostro Paese, cioè Giorgia Meloni, ha scritto un post in cui ha ricordato Giorgio Almirante. Non solo, ma ha scritto un post dove ha detto che la destra, cioè voi, ancora si ispira a Giorgio Almirante.
Io ricordo che Giorgio Almirante scriveva per la difesa della razza, era antisemita, ricordo che invitava a sparare alle spalle dei partigiani. Ricordo che Giorgio Almirante era addirittura a favore della dittatura sanguinaria di Pinochet.
Dico questo perché dobbiamo ricordare che noi abbiamo delle basi, nel nostro Paese, perché il fascismo ci ha portato ad una guerra tragica, ci ha fatto sprofondare nell'abisso della storia, alleandosi con il nazismo e anche essendo complice della Shoah.
Noi abbiamo perso quella guerra, e per questo motivo, adesso, abbiamo le basi. Abbiamo le basi perché gli americani, di fatto, ci hanno ridotto a una colonia. E io questa gioia nell'essere una colonia, questa gioia nel sacrificare la propria sovranità, questa gioia nel genuflettersi a un altro Stato non so da dove vi venga.
Questo è un tema assolutamente attuale: fare i patrioti con la patria degli altri. Anche Salvini con il "make America great again", il cortocircuito del sovranismo con la sovranità ceduta agli altri. È un tema di una grande attualità, perché proprio pochi giorni fa Mark Rutte ha detto una cosa gravissima, ha detto che da queste basi sono partiti 500 aerei diretti verso la guerra in Iran.
Non solo noi siamo una colonia, non solo abbiamo delle basi di una potenza straniera e voi siete contenti di esserlo, siete contenti di questa servitù, ma addirittura siamo complici e siamo stati complici, a quanto dice Mark Rutte, di una guerra illegale.
Vorrei ricordare che la guerra che c'è in Iran è una guerra che ha violato l'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, ha violato il diritto internazionale e da questo punto di vista siete in buona compagnia, visto che anche Tajani ha detto che il diritto internazionale è valido fino a un certo punto, e purtroppo il diritto internazionale funziona solo se si crede nel diritto internazionale, ma siamo complici di una guerra, che peraltro non è neanche una guerra della NATO, ma è una guerra che hanno fatto gli Stati Uniti a braccetto con il criminale di guerra Netanyahu.
Io, con orgoglio, sono vicino al movimento "No Dal Molin". Mi spaventa il fatto che chi è patriota, invece, sia contento di continuare ad essere una colonia, ma arrivo a un punto che è paradossale, e in fondo è stato detto anche dalla consigliera Luisetto. È vero che noi dobbiamo essere al fianco dei lavoratori, io sono sempre al fianco dei lavoratori, però è altrettanto vero che noi abbiamo delle basi degli Stati Uniti in Italia e dobbiamo pretendere, visto che siete al Governo, che gli Stati Uniti paghino i lavoratori. Gli Stati Uniti devono pagare i lavoratori. Non possiamo ricorrere a un escamotage per salvarli. Io direi: signori, tornate a casa vostra e chiudete tutte le basi, ma finché siete qua, dovete pagare i lavoratori che sono lì.
Per questo motivo anche noi, per quanto capiamo l'esigenza dei lavoratori, per quanto sappiamo che bisogna dare una risposta a queste persone, credo che un Paese con la schiena dritta debba pretendere che gli americani paghino i lavoratori e non trovare altre strade.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Lovat, prego.
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente. Cari colleghi, parto dicendo che intanto il collega Cunegato mi ha fregato l'intervento e allora vado sull'altra metà. Sono solidale con le famiglie dei lavoratori, è ovvio, però questo mi fa riflettere su quello che ha detto poc'anzi anche lei nella presentazione, Presidente.
Ha usato l'espressione "una delle aziende più grosse" riferendosi alla presenza degli americani, con 800 dipendenti italiani nelle caserme di Vicenza.
Questo è il sintomo di una istituzionalizzazione, di un'occupazione geopolitica che dura da ottanta anni. La libertà non può essere barattata, a mio giudizio, dopo ottanta anni, con quattro bocconi de stracaganasse, perché rispetto al valore della libertà non c'è prezzo economico barattabile. Ciò che ha veramente valore non ha prezzo. Per cui, si deve essere disposti anche a pagare un prezzo, magari momentaneo e all'inizio anche grave, ma in vista del ripristino della libertà.
Io voglio sperare che tutti qua dentro vogliano, per il futuro della Repubblica italiana, la piena indipendenza che solo degli ingenui possono pensare che adesso ci sia, perché noi siamo completamente trascinati nelle dinamiche geopolitiche dettate dagli Stati Uniti d'America che nel 1944, proprio in questi mesi, tra marzo e luglio, rasero al suolo le città venete, bombardando i civili e poi dicendo "è servito per accorciare i tempi della guerra", "è servito per arrivare più rapidamente alla pace" e pure grazie dobbiamo dire. È vero, ci hanno liberati da una dittatura e hanno tratto beneficio anche dal Piano Marshall, perché ogni singolo dollaro impiegato gli è tornato indietro e direttamente in termini economici e indirettamente in termini geostrategici, almeno dieci volte.
Sono passati ottanta anni. E ottanta anni cominciano a essere tanti anche nei 3000 anni di storia, cominciano a diventare tanti. Ottanta anni dall'ultima guerra, dove c'è ancora un'occupazione in atto, sono ben di più di quello che si pensava o si diceva con i trattati di pace, dopo la guerra.
Ricordo che le caserme di Vicenza sono peraltro caserme americane, non sono neanche NATO, e questo a molti sfugge. Noi siamo un Paese libero di fare quello che ci lasciano fare gli americani.
Io ho una speranza diversa, per il futuro, per i figli già nati, non per quelli che dovranno nascere. Cinque giorni fa, non a caso, io e il collega Szumski abbiamo depositato una risoluzione, che spero arriverà presto o tardi in questa Aula, che delinea il futuro che noi auspichiamo, magari utopisticamente.
Vado rapidissimo. La Repubblica italiana ha sul suo territorio la gran parte del patrimonio culturale e archeologico del mondo intero. È la culla della civiltà occidentale.
Dopo tre millenni di storia fatti di guerre, forse è il momento che proprio noi cominciamo a fare quel salto qualitativo che ci metta nella condizione di proclamare una civiltà della pace. Abbiamo la fortuna geografica e storica di avere Austria e Svizzera, Paesi confinanti, che sono neutrali, per ragioni diverse. Sarebbe veramente un sogno che d'Italia contribuisse a generare nella culla, nel cuore d'Europa, un'area di neutralità che cambiasse il rapporto con la geopolitica.
Diceva Theodor Herzl, il fondatore del sionismo, prima che questa corrente degenerasse: "Se ci credi veramente, non è un sogno". Vorrei dire la stessa cosa per il sogno di una Repubblica italiana neutrale e libera da forze di occupazione che ci rendono anche pericolosamente bersaglio di rappresaglie di altre potenze mondiali.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Maltauro, prego. A seguire, Baldan Matteo.
Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
La trovo un'iniziativa importante su una questione molto seria. Per quanto concerne le basi vicentine, si tratta di uno degli assetti operativi più importanti e strategici nel sud dell'Europa a Vicenza. Parliamo di circa 9.000 civili americani, 5.000 della truppa del contingente militare americano, e 900 vicentini che lì lavorano ogni giorno.
Se trovo, Presidente, e la ringrazio per l'iniziativa, necessaria e acuta, la proposta, trovo abbastanza anacronistico vedere come la sinistra, per sentirsi un po' viva, ripeschi le baruffe ideologiche della guerra fredda, quando in realtà forse non ci stiamo accorgendo che stiamo parlando di temi che dovrebbero riguardare anzitutto le corde della sinistra, cioè, la tutela delle famiglie di chi lì lavora.
Si parla di stipendi, di salari, della possibilità di continuare a pagare il mutuo, a mangiare, a consumare, a vivere. I sindacati hanno dichiarato in modo molto preciso la posizione di preoccupazione e la necessità per le Istituzioni, anche se la Regione non ha una competenza diretta, di attivarsi per tutelare le 900 famiglie vicentine.
Ora, sentire le filippiche su Giorgio Almirante, e dall'altra parte, astenersi su un provvedimento che, seppur parziale, magari non risolverà il problema nel giro di quindici secondi, considerato che è una questione delicata che tratta i rapporti internazionali, perlomeno dimostrare interesse e attenzione per il territorio e le famiglie che ci vivono è una cosa che, francamente, da Consigliere regionale vicentino dai colleghi mi sarei aspettato.
Al massimo, questo provvedimento, Presidente, apre una riflessione un po' più ampia. Il fatto che le dichiarazioni degli ultimi mesi riportino la possibilità in Europa di una diminuzione di più di 20.000 soldati americani, che interesserebbero anche Vicenza, mostra, da questo punto di vista, un futuro nei rapporti con l'alleato storico che diventa sempre più difficile, nebuloso, complicato.
Da questo punto di vista, io credo che oggi più che mai sia necessario ribadire che gli americani sono un alleato non solo storico, che ci ha concesso di ripartire, e rimango convinto che se l'Italia fosse stata neutrale, gran parte della crescita che abbiamo vissuto negli scorsi decenni non sarebbe stata possibile e forse saremmo stati terra di facile conquista e non di generale benessere. Dall'altra parte, oggi gli americani rappresentano il primo mercato per il nord est, quindi anche per il Veneto, assieme alla Germania, alla Francia, agli amici europei e rappresentano un avamposto fondamentale in una situazione internazionale che, fuori da casa nostra, è sempre più difficile e complicata.
È un provvedimento che ci aiuta a ribadire l'importanza di stare vicini ai vicentini che hanno scelto di lavorare lì e che ci consente di rilanciare dei rapporti e delle relazioni che sono strategiche e preziose, non solo per Vicenza, non solo per il Veneto, che è terra di export, di impresa, di rapporti, ma anche per l'Italia nel contesto europeo e internazionale odierno.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Baldan, prego. A seguire, il collega Montanariello.
Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Noi abbiamo sottoscritto, come gruppo di Fratelli d'Italia, il documento da lei presentato, che va innanzitutto a tutelare la vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Costruirci attorno una filippica in puro stile Cunegato, con un po' di affermazioni prese qui e lì, messe assieme in un frullatore che ha come risultato un discorso che non sta in piedi nella sua totalità, invece, è una cosa che non possiamo ovviamente condividere.
Il consigliere Cunegato dimentica di dire che quelle basi americane hanno permesso, nel dopoguerra, di arginare il pericolo sovietico di quel buon uomo di Stalin, ad esempio. Però, questo, evidentemente, il consigliere Cunegato oggi non lo usa per fare il suo intervento ad effetto in Aula, come non usa il fatto, come è già stato sottolineato dal collega Maltauro, che grazie all'intervento degli Stati Uniti d'America l'Italia ha potuto vivere un'epoca veloce, anche, tra l'altro, di ricrescita, di crescita nel secondo dopoguerra.
Sempre per andare a sottolineare quelle che sono le affermazioni del collega Cunegato, evidentemente, quando riporta le dichiarazioni di Rutte, dovrebbe leggere il seguito, ovvero la risposta del Ministro Crosetto, che afferma – documenti alla mano – che tutti i voli che sono partiti dalle basi nel nostro territorio verso l'Iran, sono voli che fanno parte del trattato, quindi all'interno del trattato. Allo stesso tempo, però, nell'affermare questo il consigliere Cunegato si dimentica dei famosi voli di D'Alema sui Balcani, durante la guerra nei Balcani.
Questo solamente per dire che sarebbe stato molto più semplice dire al collega Cunegato: io difendo i lavoratori, difendo e tutelo le famiglie. Non avrebbe dovuto mettere in mezzo anche la questione del "No Dal Molin", giusto per accontentare qualche attivista che ancora oggi ha bisogno di sentirsi rappresentato da qualcuno, tralasciando per strada informazioni importantissime che, per dovere di cronaca, vanno riportate.
Mi pare che nel suo intervento il consigliere Cunegato abbia fatto capire che sono, sì, lavoratori importanti, magari non così tanto importanti come quelli che non lavorano nelle basi USA del nostro territorio. Questo per dire che per noi la sovranità, che viene spesso decantata, è una cosa molto importante. La mozione presentata dal vicepresidente Rucco e sottoscritta da tutto il Gruppo di Fratelli d'Italia ne è la dimostrazione. A tutela dei lavoratori italiani, infatti, andiamo anche contro quella che vorrebbe essere la logica per la quale noi siamo supini o inginocchiati all'America, evidentemente una cosa negli occhi soltanto di chi non vuole vedere la realtà dei fatti.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Collega Montanariello, a lei la parola.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, la ringrazio anch'io personalmente per aver portato questa mozione. Ritorniamo a vedere che il Partito democratico governa, tutti i vostri interventi sono proiettati verso la sinistra e alla fine, se questi poverini non hanno più schei, è colpa del PD che non vota la mozione di Rucco, e alla fine, tutti e due insieme, su questa storia, contiamo meno di zero.
Mi fa molto piacere, perché ogni volta che avete problemi scopriamo che la sinistra continua a governare e continua ad avere quel potere, addirittura, di dire "no" a una mozione, che sicuramente è un buon principio da rivendicare, e anziché dirci, il partito della Premier del Governo, come risolvere il problema, fa interventi dicendo che il PD ha delle colpe. Vi ringrazio, perché tanta importanza non ce la danno neanche quando vinciamo le elezioni. Siete una squadra fantastica, e va bene così. Grazie, il nostro ego a volte ha bisogno di essere rimpinguato. Con quattro interventi vostri nei quali provate a buttarci addosso i vostri fallimenti politici riusciamo anche ad avere un'autostima quando usciamo da qui, che ci permette di considerarci più vivi di quanto siamo già con orgoglio.
Si è detto che la sinistra rispolvera le vecchie baruffe e il collega che mi ha preceduto, il Segretario, che è una mozione che tutela le famiglie. Sì, però, per onestà intellettuale si dica che non tutela tutte le famiglie, ed è il motivo per cui noi non diciamo che votiamo contro, ma diciamo che, siccome per noi i lavoratori sono tutti uguali, tu non puoi dare risposta a quelli che sono diretti e non a quelli degli appalti. Presidente Rucco, se doveva fare lo sforzo, lo poteva fare fino in fondo citando anche quelli degli appalti. Magari ce lo cassavano gli altri, però almeno il tentativo lo aveva fatto.
Faccio un tuffo nel passato, il mio romanticismo politico mi porta a fare questo. Scopriamo che è colpa di Cunegato, colpa della Luisetto, che tutti e due insieme forse contiamo, su questo tema, non in generale, per fortuna, meno di zero, però nessuno dice che la Meloni, che va sempre abbracciata con Trump, non spende una parola per dire: scusa, Trump, ma li dai gli schei ai vicentini che lavorano là? Hai finito di fare la rivolta su una Regione, dove governiamo tra l'altro noi, dove abbiamo il Vicepresidente del Consiglio che è stato Sindaco di Vicenza, che è di Fratelli d'Italia. Dai gli schei, Trump.
Collega Baldan, se in tutti gli incontri che fa la Meloni avesse citato una volta questo tema, io avrei detto: porca miseria, sono d'accordo con Baldan; non voglio sembrare eretico, ma sono d'accordo con Baldan. Andiamo in giro per il mondo a parlare di tutto e non ho mai sentito la Premier Meloni, che è dello stesso partito di chi oggi difende questa mozione, dire "caro Donald Trump, tra un bombardamento e l'altro che parte da Vicenza, puoi sparagnare il pieno di un aereo e dare gli schei ai 900 lavoratori che sono lì?".
Presidente Rucco, mi permetta di dire una cosa, e le chiedo scusa se uso questo termine su una mozione di buoni princìpi: non possiamo accettare lezioni di demagogia e dire che in questo caso l'allievo non ha superato il maestro, perché riuscite a fare demagogia anche sulle vostre mozioni da soli. Nessuno ha detto che la Meloni fa il baciamano, come si fa nei sani rapporti istituzionali, non c'è mica niente di male a dare la mano e un bacetto, ma non dice a Trump di pagare quei dipendenti. Baldan, se ce lo siamo scordati le do il beneficio del dubbio per questa volta.
Dico una cosa al Segretario d'Aula. Segretario, lei ha ragione: a me la parola, viste le mie origini, che si tutelano le famiglie, piace. Dico una cosa che non si può dire: a me mi piace. Non si può dire, ma lo dico. Le famiglie, però, si tutelano anche rinnovando i contratti nazionali di lavoro, che al Governo non fate, si tutelano anche investendo sul trasporto pubblico, si tutelano anche investendo sulla sanità, finanziando l'istruzione. Avere contratti in Italia fermi e rinnovati, dove quando poi ci sono i rinnovi danno l'una tantum che in quattro parti perdono un biennio, anche due, anche tre, economico e non normativo, non è che rientri proprio nel Manuale Cencelli della tutela perfetta delle famiglie.
È vero che sono relazioni importanti che abbiamo, però dopo ottant'anni finiscono i matrimoni, possono finire anche i rapporti, secondo me, con chi in un contesto storico che sta cambiando, e non è una rivendicazione ideologica, ma io dalla mia Regione un aereo che parte per andare a bombardare dei territori che non hanno deciso di fare la guerra all'America, preferirei non partisse. Preferirei, al netto delle ideologie, che gli aerei che partono da qua per andare a bombardare i civili non partissero.
PRESIDENTE
Concluda, Consigliere. Grazie.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, ha ragione, concludo.
Preferirei non partissero. Non è che con la scusa della guerra si può bombardare mezzo mondo. Almeno non deve partire da casa mia. Per tutto il resto, sono d'accordo con voi.
Le chiedo umilmente un piacere, Presidente, da non vicentino e da Consigliere regionale.
PRESIDENTE
Se posso.
Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Me la faccia come cortesia personale. Quando ogni tanto ci sono tensioni in maggioranza e chiamate la Meloni per sistemare, ricordatevi delle basi: se lo dice lei a Trump, vale di più del vostro voto...
PRESIDENTE
A nessuno di noi piace la guerra.
Prima faccio una breve replica io, se mi è consentito dal regolamento, e poi passiamo alle dichiarazioni di voto.
Speravo di non animare così tanto questo intervento. Sfrutto qualche minuto solo per una brevissima replica. Collega Cunegato, evidentemente non ha letto bene la mozione, bisognerebbe studiarla bene. La mozione è asettica rispetto a qualsiasi problematica di natura internazionale, volutamente. Ci siamo occupati in questa mozione solo della problematica dei dipendenti delle basi, come è avvenuto in Friuli e come sicuramente sta avvenendo anche in altre Regioni, perché il problema ha toccato tutti gli italiani che lavorano nelle basi sul territorio nazionale. Aveva detto che non è una scelta di Trump, consigliere Montanariello, non pagare, ma sono stati Camera e Senato a bloccare l'approvazione delle leggi di bilancio. Di conseguenza, il Governo ha dovuto prendere atto di questa votazione e bloccare tutto il sistema dei pagamenti. È un problema interno americano che ha riflessi anche, ovviamente, sui contratti nazionali. Questi sono gli accordi, purtroppo. Sono d'accordo con voi che bisognerebbe rivedere questa disciplina, ma la disciplina è questa, quindi va rispettata.
Come hanno fatto bene in Friuli i nostri colleghi, altrettanto dovrebbero fare i colleghi in Giunta, partendo da questa mozione, recependo questo indirizzo e arrivando a un protocollo d'intesa con i bancari o con chi risulterà essere il soggetto individuato. Il Governo Meloni credo stia affrontando il tema, perché sono tante le famiglie coinvolte e, come sapete, l'attenzione è alta verso la problematica.
Consigliere Lovat, io la ascolto sempre perché sono affascinato dalla sua preparazione culturale: su alcune cose andiamo d'accordo e su altre meno, perché un giorno lei è veneto, un giorno è italiano. Conosco bene le sue posizioni anche rispetto al suo passato. Però le dico una cosa: questa Regione, la Provincia di Vicenza, così come la Provincia di Treviso hanno perso due banche fondamentali. Se vogliamo accompagnare alla porta gli americani che portano un indotto ‒ sono molto pratico su questo, lo ero da Sindaco e lo sono anche da Consigliere regionale ‒ di circa 400 milioni di euro sul territorio vicentino... Qui abbiamo l'Assessore alla sanità che può dirvi che l'ULSS 8 fattura agli americani qualche decina di milioni di euro di prestazioni sanitarie. Non credo faccia schifo all'ULSS e alla Regione Veneto incassare, perché sono americani, per carità di Dio, dollari, quindi non euro o lira italiana, denaro che proviene da prestazioni sanitarie, come AGSM AIM, oggi MAGIS, la società che abbiamo portato alla fusione, che ha portato tanti utili, nonostante le avversità del centrosinistra a quella fusione. Oggi incassa da utenze energetiche milioni di euro, anche quella, e così via. Potrei parlarle dell'indotto commerciale, perché non è vero che gli americani vivono solo dentro le basi, ma vivono anche fuori.
Non parliamo, poi, della situazione immobiliare, i vicentini affittano le case a tantissimi americani, guadagnandoci più di un canone locatizio normale, ordinario. Prima di dire "chiudiamo le basi e mandiamoli via", come dice Cunegato, invito a guardare solo al tema della mozione, questo sì che ve lo chiedo. Evitiamo l'ideologia. Il tema è: aiutiamo queste famiglie a non incorrere nello stesso problema.
Nell'acquario ci sono anche persone che hanno subìto questo problema in prima persona e che stanno fortunatamente riportando questo dibattito all'esterno, siamo in diretta, ovviamente, sui canali del Consiglio, ma anche attraverso un collegamento con i sindacati che hanno sostenuto questa battaglia. Mi fermo qua.
Ci sono dichiarazioni di voto? Prego, consigliera Luisetto.
Si prepari il consigliere Cunegato.
Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Siccome io sono responsabile di quello che dico e non di quello che il consigliere Maltauro capisce e siccome a ottobre scorso ero già intervenuta su questo tema, in coordinamento con le forze sindacali, sapendo bene che cosa significava per 5.000 lavoratori lo shutdown, ribadisco che non mi faccio strumentalizzare.
Io ho detto, e ripeto, che ci asteniamo perché questa mozione è parziale, affronta una parte del tema. Presidente, lei ha capito, ma il consigliere Maltauro evidentemente no, quando parla dei Consiglieri vicentini e si stupisce dei Consiglieri vicentini, che affrontavano questo tema molto prima che lui fosse seduto in questi banchi.
Siccome il rispetto vuole che le azioni siano comprese in tutto il loro senso, ho detto prima, e lo ribadisco adesso, che il Partito democratico si astiene su questa mozione perché gli strumenti finanziari e creditizi che questa mozione prevede sono una parte del problema. C'è la parte relativa alle realtà in appalto edilizie, a coloro che non hanno ammortizzatori sociali. C'è un tavolo interistituzionale, che si sarebbe dovuto già aprire e non si è aperto. C'è una questione relativa ad altri strumenti finanziari, come la sospensione dei mutui e altre questioni che riguardano la protezione di queste lavoratrici e di questi lavoratori.
Credo sia almeno decente, quando parliamo, ascoltare gli altri e rispettare le posizioni degli altri, perché lezioni, consigliere Maltauro, su questa vicenda da lei io non le accetto.
Ci asteniamo.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Cunegato, prego.
A seguire, il consigliere Maltauro.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Vorrei dire al consigliere Baldan, che mi riconosce uno stile, e lo ringrazio, e anche al consigliere Rucco, che questo dibattito nasce da una presa di posizione pubblica, con un comunicato non a caso scritto pochi giorni fa dal consigliere Rucco. Non mi sono inventato le cose. È il consigliere Rucco che dice che gli americani sono una risorsa strategica, è il consigliere Rucco che invita tutti ad abbandonare l'ideologia "No Dal Molin". Questa è la posizione che avete espresso, la posizione a favore delle basi americane.
Anche il consigliere Maltauro, che rivendica sempre la sua moderazione, il suo esercizio di responsabilità, di equidistanza...
PRESIDENTE
Consigliere, non prenda in giro il collega. Tenga un comportamento corretto in Aula nei confronti dei colleghi.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Lei sostiene un Governo la cui Presidente del Consiglio, non io, ha scritto un post, ripreso da Elena Donazzan e dalla Carretta, in cui lei, che rappresenta il Governo che lei sostiene, quindi non so come possa definirsi "moderato", dice che Giorgio Almirante è un punto di riferimento che ancora informa l'azione del Governo, un antisemita, uno che diceva di sparare alle spalle ai partigiani, uno che era a favore dei regimi sudamericani. Non si può essere prima moderati e poi sostenere chi esprime queste posizioni.
La guerra fredda, ragazzi, è finita da un pezzo. Voi avete ancora la fiamma, il vostro simbolo richiama il Movimento sociale italiano, dove Giorgio Almirante diceva "siamo fascisti in democrazia". Gli americani ci hanno liberato dai fascisti, ma volevo anche ricordare che i sovietici ci hanno liberato con 22 milioni di morti dai nazisti. Tuttavia, il pericolo sovietico non esiste più, perché non esiste più l'Unione Sovietica, non esiste più dal 1991. Mi permetto di dire ‒ e qua recupero anche quello che ha detto Lovat ‒ che c'è una dignità e c'è un prezzo. Leggetevi "La metafisica dei costumi" di Kant. Un prezzo è una cosa intercambiabile, la dignità è qualcosa che ha un valore in sé e che non può essere comprato e venduto.
Il fatto che un Paese voglia tutelare la propria sovranità democratica e che non voglia più essere il servo e la colonia di qualcun altro per me è un valore che non ha prezzo. Vedo che, invece, per voi tutto può essere comprato e venduto e il fatto di consegnare a un altro Paese la propria sovranità ha un senso perché questo, poi, ci riporta qualche spiccio nel territorio. La libertà, l'indipendenza e la sovranità di un Paese, invece, per noi non sono cose che possono essere comprate e vendute.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Maltauro, prego.
A seguire, il consigliere Szumski.
Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Premetto che chi indica "supino" questo Governo forse fa un'astuzia dialettica, ma non di verità. Segnalo che il Ministro degli esteri ha dichiarato che non andrà al prossimo meeting, lunedì prossimo, a Miami, in virtù delle dichiarazioni che gli americani ci hanno rivolto. Quando c'è da dichiarare estraneità, distanza, rispetto lo facciamo con vigore, con un'idea chiara dei rapporti internazionali. Quando c'è da dichiarare l'importanza di risolvere insieme le questioni, la portiamo a casa, con un atteggiamento costruttivo e collaborativo. È questo il nodo.
Comprendo, collega, e le garantisco che la questione l'ho seguita in Consiglio comunale negli ultimi otto anni e mezzo, che serve spirito collaborativo, anche magari portando un contributo in più, diverso, migliorativo, che vada ad ampliare. Su questo non discuto. Il mio punto di osservazione è su chi spende i propri minuti di intervento su una questione molto seria, che riguarda le esigenze chiare di tante famiglie, per fare della propaganda politica su Almirante e sui rapporti di ottanta anni fa. Siamo di fronte a una questione chiara, seria, dovrebbe essere affrontata con lo stesso spirito.
Se devo essere franco, la mia non era tanto un'invettiva contro il Partito Democratico, quanto contro le parole di Alleanza Verdi Sinistra. Il fatto che anche voi vi sentiate così affini ribadisce un'intensità che nelle ultime settimane e negli ultimi mesi all'interno della coalizione è sempre più chiara, cosa che francamente in me fa aumentare l'intensità della preoccupazione, nell'immaginare i rapporti internazionali che il centrosinistra potrebbe offrire a questo paese.
Come centrodestra abbiamo un'idea chiara, distante da chi manca di rispetto, quando lo fa, vicino a chi ci ha dato lavoro, crescita e prospettiva. Il nostro compito qui è tutelare il territorio e la mozione va in questa direzione, senza fare falsa propaganda o astuzie dialettiche, che non servono, se non a raccogliere qualche voto in più.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Do la parola al consigliere Rocco.
Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Secondo me ci sono due elementi. Il primo è la tutela dei lavoratori, sulla quale non si può che essere d'accordo, pur condividendo in parte le osservazioni che ha fatto la collega Luisetto. Però, qui c'è una mozione che chiede la tutela di lavoratori, per cui bisogna assolutamente dare sostegno a questo tipo di iniziativa.
Il ragionamento poi si è spostato su posizioni internazionali. Secondo me dobbiamo stare attenti a pensare che viviamo in un mondo di pace. Tutti saremmo felicissimi di vivere in un mondo di pace assoluta, anche a me piacerebbe il modello di neutralità svizzera, però la neutralità svizzera si chiama neutralità armata. Spendono l'1 per cento del PIL in difesa e sono circondati dalle Alpi. Tutti noi vorremmo poter spendere, invece che in difesa, in crescita e in ospedali, però siamo di fronte ad almeno un attacco hacker al giorno da parte di potenze straniere, sorvoli di droni, influenze, guerra ibrida, partiti che probabilmente vengono finanziati da potenze straniere. Rispetto a tutto questo si può anche dire che vorremmo maggiore indipendenza e maggiore capacità di difesa, però non riesco a capire come si faccia a essere contro a una difesa di natura europea. Quindi, decidiamo che ci difendiamo da soli, investiamo di più in un esercito europeo, investiamo di più in sistemi di sicurezza e di difesa condivisi con gli altri Paesi di testa, andiamo verso quell'Euro-NATO che tutti noi cerchiamo di portare avanti. Però, non si può neanche dimenticare una storia che ha visto l'intervento degli alleati liberarci da una dittatura fascista e che con le scelte che fece il Presidente De Gasperi, a partire dal 1947 in poi, ci ha fatto stare dalla parte del mondo che ha deciso che le libertà erano importanti, che la crescita sarebbe stata un elemento fondamentale per poter vivere nel benessere.
Dovremmo, quindi, almeno riconoscere che noi stiamo dalla parte delle democrazie liberali e che le democrazie liberali si sono rette anche grazie alla difesa e alla capacità di deterrenza, diversamente faremmo un torto nei confronti della nostra storia.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Do la parola al consigliere Szumski.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Per dichiarare la nostra astensione rispetto alla mozione. Certamente esprimiamo la nostra solidarietà, per quanto necessario, ai lavoratori, su cui credo siano da aprire altre modalità. Lo dico perché qui c'è anche una componente di espressione politica. Parla il figlio di uno che ha combattuto a Montecassino, Ancona e Bologna, che da bambino visitava tutti i cimiteri dei caduti, gente che non è mai tornata in Patria, anche per scelta. Quindi, da questo punto di vista è vero che c'è un aspetto importante da tenere in considerazione, però è altrettanto importante quello che ha detto il collega Lovat, ovvero bisogna anche cambiare. E non è solo un'indipendenza della penisola italica, come dico io. Noi siamo il cuore e lo siamo fortemente. Un'indipendenza diversa, chiamiamola di convivenza, ma comunque non di uno Stato unitario italiano, come quello che si è creato. Per cui, a questo punto l'espressione politica rimane anche su questo argomento.
La posizione è questa: ci asteniamo per solidarietà con i lavoratori, ma con la diversità che abbiamo espresso, che è anche espressa da una mozione che abbiamo presentato e che sarà discussa successivamente.
PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola al consigliere Borgia.
Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Tutto mi sarei aspettato, tranne che sentire una certa sinistra prendere le distanze dai lavoratori ‒ a questo, di fatto, stiamo assistendo ‒ e soprattutto fare una distinzione tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, solo ed esclusivamente perché questi lavoratori lavorano per gli americani. Questo è il punto.
Vi dico sinceramente che non ho mai apprezzato gli americani, anche perché sono sempre stato per la teoria della terza via, contro il blocco sovietico e contro il blocco americano, per una reale posizione europea, a difesa dell'Occidente, dei nostri valori, dei nostri ideali. Però, oggi su questa mozione dobbiamo fare, penso, tutti quadrato, perché stiamo parlando di lavoratori veneti. Da sempre diciamo ormai, anzi, non da sempre, ultimamente diciamo che dobbiamo avere tutti attenzione, dobbiamo cercare tutti di essere dalla stessa parte, in questo caso dalla parte di queste famiglie, ma purtroppo noto che non è così. Si fanno tante discussioni, si fanno tanti interventi. A volte mi sembra che quest'Aula assomigli più a delle feste paesane che ad un confronto civile per certe espressioni che vengono utilizzate o per certi comportamenti. Comunque, di questo tratteremo sicuramente in altre occasioni e in un altro momento. Certamente dispiace sentire queste posizioni, posizioni che reputo antistoriche.
Mi tocca ricordare al collega Cunegato che Almirante può essere stato tante cose, ma sicuramente non è mai stato uno che sparava alle spalle, come diceva lei. È riuscito a traghettare un'intera generazione che aveva vissuto sotto un'ideologia e sotto una dittatura nella democrazia, all'interno della democrazia, ed è stato baluardo contro il terrorismo, anche a destra. Nessuno di quella classe dirigente del Movimento Sociale parlava di camerati che sbagliavano, come invece faceva qualcuno a sinistra cercando di difendere i compagni che sbagliavano. Quindi, noi siamo orgogliosi non solo di Almirante ma anche della storia che ha rappresentato Almirante. Quel simbolo ‒ se ne faccia una ragione ‒ è votato da milioni di italiani, è diventato il primo partito ed è il simbolo più longevo della storia repubblicana.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
A questo punto chiudiamo le dichiarazioni di voto e andiamo al voto.
Metto in votazione la
mozione n.
19.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
26 favorevoli, 0 contrari, 12 astenuti.
Il Consiglio approva.
I dipendenti ringraziano.
Proseguiamo, se siete d'accordo.
RISOLUZIONE N. 10 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARCON, MARTINI, MOSCO, PRESSI, TOMAELLO, BARBISAN, BEVILACQUA, CONTE, DE BERTI, RIGO, VIANELLO E BRESCACIN "RIORDINO ISTITUZIONALE DELLE PROVINCE"
PRESIDENTE
Passiamo al punto n. 8, risoluzione n. 10.
Cinque minuti per la presentazione, cinque minuti per Consigliere per gli interventi, cinque minuti per la replica, poi dichiarazioni di voto e votazione.
Lascio la parola al già Presidente dell'UPI regionale del Veneto, il mio Presidente dell'UPI al tempo, che ringrazio ancora per l'esperienza vissuta, consigliere Marcon. Prego, a lei la parola.
Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Un saluto a tutti i colleghi.
Parto col dire che molti di noi hanno fatto gli amministratori comunali, qualcuno ha fatto l'amministratore provinciale, altri anche con le regole del vecchio ordinamento, e non ne ho trovato uno che abbia detto che la riforma Delrio sia stata una riforma proficua, una riforma efficace. Anzi, gli esiti della riforma Delrio sono stati devastanti per il sistema-Paese, secondo quello che dicono gli ex amministratori.
In questa risoluzione, ringraziando i colleghi che l'hanno sottoscritta, ho cercato di ripercorrere gli articoli normativi che oggi regolano il sistema delle Province in Italia, tenendo conto che le Province sono Enti costituzionali, sono Enti riconosciuti dalla Costituzione sin dalla nascita della Repubblica, sono Enti che hanno patito la riforma introdotta dalla legge n. 56/2014, relegati a Enti di secondo livello e privati di risorse sia umane che economiche. Questo ha prodotto che il sistema-Italia ha pagato dazio in modo importante. Lo vediamo a livello veneto: le Province gestiscono circa 7.000 chilometri di strade. Giusto per fare un paragone, la Regione ne ha poco più di un decimo rispetto alle Province. Le Province gestiscono l'edilizia scolastica e il trasporto pubblico e hanno competenze in materia di pari opportunità e di pianificazione urbanistica. Tutte, però, funzioni molto limitate.
Ricordo che giace al Senato una proposta di riforma delle Province, già condivisa sostanzialmente da tutte le forze politiche che compongono il Parlamento, la cui volontà sarebbe quella di dare il la per rimettere in moto la discussione sul ritorno delle Province a elezione diretta, ma non solo questo, anche a un sistema di Provincia che superi il passato e dia la possibilità alle Province di esprimere il loro potenziale, di raccordo tra i Comuni, specialmente quelli piccoli, e la Regione, cosa che oggi manca.
Ricordo, in questa risoluzione, le parole del Presidente della Repubblica, che in occasione della penultima Assemblea UPI di Lecce ha detto che le Province non possono rimanere eternamente nel limbo. Ricordo che, quando si parla della legge n. 56, si parla di Province e di Città metropolitane e vi è un rilievo della Corte costituzionale che mette in evidenza una difformità costituzionale nell'automatismo che il Sindaco della Città Capoluogo di Regione sia automaticamente Presidente della Città metropolitana. Quindi, è troppo tempo che si sta aspettando una riforma.
Penso che come Veneto saremo promotori se riusciamo a dare il la a questa risoluzione, primi in Italia, che manifesta la volontà di riformare il sistema affinché torni ad avere le Province come Ente che funziona. Le Province hanno dato prova, nonostante il dimezzamento del personale e l'azzeramento sostanziale delle risorse ‒ anche se, ad onor del vero, nel tempo qualcosa è stato riconosciuto alle Province ‒ che, se hanno la possibilità, sono in grado di dare risposte importantissime al Paese e sono di supporto alla Regione, ma lo potrebbero esserlo ancor di più in un'ottica di regionalismo differenziato.
Ricordo che a gennaio il Senato ha approvato in quarta lettura la riforma dello Statuto del Friuli Venezia Giulia, che ha ripristinato l'Ente provinciale ad elezione diretta, e nel corso del prossimo anno verosimilmente questo accadrà. Ricordo quanto siamo stati performanti come Province ‒ uso ancora il plurale, siamo, perché mi sento coinvolto ‒ in attuazione del PNRR.
Vi è veramente bisogno, oggi, di dare un'esortazione a coloro che governano per far sì che si torni a dare il pieno potenziale e la piena espressione agli Enti provinciali e spero che questo Consiglio sia in grado di esprimersi in modo unanime, perché potremo essere un modello da veicolare. Ci sono ancora i tempi a livello governativo per far sì che le Province possano tornare ad essere un Ente pienamente rappresentativo della democrazia e dei cittadini in Italia.
Non sto qui a evidenziare le storture della riforma Delrio, Consigli che durano due anni, Presidente che dura quattro anni, che necessariamente deve essere un Sindaco, che non può essere sfiduciato. Insomma, è un bailamme (si direbbe secondo alcune terminologie) che merita essere seriamente preso per mano e riformato.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Do la parola al consigliere Cunegato.
Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Vicepresidente.
Dichiaro subito che sono a favore di questa mozione. Noi siamo a favore delle Province elettive, perché siamo a favore di processi di democrazia sostanziale. Però, vorrei anche ricordare che nel 2014 tutto il centrodestra era a favore dell'abolizione delle Province, ma poi il centrodestra non votò la legge Delrio perché riteneva che l'abolizione non fosse totale. Giusto per ricordarlo. Così come ricordo che nel 2015 Fratelli d'Italia, poi diventata a parole per l'autonomia, era per l'abolizione delle Regioni.
Sono a favore ‒ lo ripeto ‒ delle Province, perché credo che le Istituzioni debbano rappresentare i cittadini a tutti i livelli e che queste elezioni di secondo livello siano un pasticcio. Abbiamo un problema, io penso, di potere e rappresentatività delle assemblee degli eletti. Da quando c'è l'elezione diretta del Sindaco, purtroppo i Consigli comunali sono sempre più sviliti, contano sempre meno. L'elezione diretta del Presidente della Regione svilisce il ruolo del Consiglio regionale. Un po' alla volta il potere si è spostato dal Parlamento. Io ricordo che i Padri costituenti parlavano di parlamentarismo, cioè dell'idea che ci fosse, alla Montesquieu, una divisione dei poteri, ma che il Parlamento, come espressione della sovranità popolare, dovesse valere più degli altri.
Credo che la crisi della democrazia, come diceva Zagrebelsky, sia entrata nel midollo della democrazia, perché le assemblee degli eletti costano sempre meno. Anche il Parlamento italiano de iure ha ancora potere, ma de facto ne ha sempre meno. Vi racconto questo aneddoto. Una volta scesi in piazza contro la riforma della Buona Scuola di Renzi. Sembrerà impossibile a Baldan, ma io ero in piazza anche contro la guerra di D'Alema. Una volta parlai con un amico del Partito Democratico e chiesi: questa riforma ‒ della scuola, non dei bagigi ‒ l'avete discussa nel partito? No. Questa riforma l'avete discussa nel Gruppo parlamentare? No. Stiamo arrivando a questo. Lo sa Del Bianco, che ha letto il libro di Revelli sulla "democrazia esecutoria", come diceva Zagrebelsky, che sposta tutto il potere negli esecutivi e lo toglie sempre di più alle assemblee degli eletti.
Concludo facendo un ultimo ragionamento. Credo sia importante che tutti votiamo questa proposta. La democrazia c'è se i cittadini votano i propri rappresentanti. Per questo sarebbe anche importante che ci fosse una presa di posizione su una legge elettorale che non può non prevedere ancora una volta le preferenze. Se da una parte diciamo che chi viene eletto in Provincia deve essere eletto dai cittadini, e sono d'accordo, bisogna avere il coraggio di dire che chi viene eletto in Parlamento non può essere nominato da una segreteria. Questo, è evidente, crea almeno due tipi di problemi. Il primo è che chi viene eletto è completamente disinteressato e disincarnato dal territorio, non gli interessa più. Io conosco un sacco di deputati, ma nessuno sa che sono deputati. Perché? Perché tanto, alla fine, se vieni nominato ti interessa coltivare non più il rapporto con il tuo territorio, ma con il tuo segretario. Il secondo problema, e concludo, è che tutto questo ovviamente svilisce anche la democrazia interna dei partiti, e lo stiamo vivendo, mi permetto di dirlo all'amico Marcato, in questi giorni anche nella Lega. Il fatto che ci sia la nomina da parte del Segretario annichilisce anche una sana dialettica interna ai partiti.
Ringrazio il collega Marcon per la proposta. Siamo a favore e la voteremo, come anche i nostri rappresentanti in Parlamento hanno fatto.
PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Soranzo, prego.
Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Ho sentito l'intervento del collega Cunegato. Io sarei il primo Presidente dell'UPI ad aver gestito la transazione con questa Regione e poi con il Governo Renzi, con le audizioni insieme ad Achille Variati, Presidente dell'UPI nazionale. Io ero Presidente del Veneto e poi ho passato il testimone a Marcon.
Cominciamo con il dire che la legge n. 56, collega Cunegato, chiamata "legge Delrio", non lo dico io, ma lo dice la storia, è una legge Delrio, ma della legge Delrio proposta non aveva niente, quella uscita dal Parlamento, è una legge che abbiamo definito come un errore storico e una falsa abolizione, perché ha svuotato e privato i cittadini del diritto al voto, lasciando inalterate le funzioni, le competenze, però senza risorse e operatività. Per "risorse e operatività" negli anni 2015, 2016 e 2017 si intendeva "dipendenti e strutture". È chiaro ed evidente che noi desideriamo superare e ripristinare le Province di primo livello, perché le nuove Province del Governo Renzi... La legge n. 56, che porta il nome del Ministro Delrio, anche se lui l'ha definita come non sua. Ha abbandonato il territorio, allontanato le istituzioni dalle reali necessità dei territori, ha tranciato il legame tra il presidio del territorio e l'efficienza della Pubblica amministrazione, cosa che le Province rappresentavano, e ha lasciato orfane le competenze. Orfane di cosa? Di risorse economiche e di amministratori. Introducendo il fatto che il Presidente e i Consiglieri provinciali, con delega istituita forzatamente ‒ creatività ‒ da noi Presidenti, privi dello Statuto, ma che nello Statuto abbiamo introdotto e modificato, ci si doveva suddividere... In quegli anni addirittura era privo di assoluto emolumento, poi è stato introdotto da alcuni Presidenti successivamente, ma non per i Consiglieri provinciali. Si doveva suddividere, dicevo, tra il mandato amministrativo da rappresentante locale del proprio Comune e la Provincia. È evidente che non poteva essere dedicato un tempo pieno, come meritava un ente come la Provincia, con quelle risorse e con quella difficoltà di gestire le competenze, che sono: scuola, viabilità, pianificazione e, nondimeno, tutela ambientale e trasporti, in una logica di ente di area vasta.
Ripristinare le Province il prima possibile ‒ vedi il DDL che è stato depositato da un nostro rappresentante di Fratelli d'Italia proprio all'inizio della legislatura ‒ è per noi una scelta, non di buonsenso, ma necessaria. C'è un "però": deve essere introdotta compatibilmente con lo stato di necessità del Paese, delle priorità che noi riteniamo fondamentali, che sono la sanità, il sociale, la casa, la coesione, tutto ciò che è prioritario.
Consigliere Cunegato, colleghi del PD e, soprattutto, colleghi che ringraziate Marcon per averlo evidenziato, mi hanno riportato alla memoria moltissimi ricordi. Il disallineamento, oggi certificato dalla Corte dei conti, dall'UPI, da tutti, è di 842 milioni. Quando è stata introdotta la legge Delrio, la previsione di tagli per gli enti locali... Non erano tagli per cui si doveva in qualche modo non trasferire. Veniva previsto il prelevamento forzato dalle Province nel caso in cui non versassero il contributo, come Provincia, allo Stato. Valeva 1 miliardo per il primo anno, 2 miliardi per il secondo anno e, se ricordo bene, per il 2017 3 miliardi, che poi si è tradotto in tutto quello che abbiamo visto.
È vero, abbiamo trattato, con un accordo nazionale, firmato, delle risorse che sono state figlie di tantissimi incontri con Renzi tra il MEF, l'IFEL e il SOSE. Colleghi, noi ci siamo permessi di chiudere dicendo che noi riteniamo assolutamente importante ripristinare le Province, compatibilmente con le risorse, il prima possibile, ma sempre tenendo conto dell'ordine di priorità. Per questo abbiamo depositato un emendamento, che ho firmato io, ma a nome di tutto il Gruppo di Fratelli d'Italia, che possa raggiungere l'obiettivo e portare all'attenzione del Governo di continuare nella riqualificazione e nel ripristino di queste Province, ma tenendo conto certamente dei procedimenti, sicuramente delle competenze e soprattutto della spesa pubblica.
Ricordo che il ripristino delle elezioni delle Province, solo per le elezioni, costa 200 milioni. Questi sono dati che un Governo serio tiene in considerazione. Sicuramente lo faremo, ma lo faremo dopo aver chiuso sanità, sociale, Piano casa e coesione.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Pressi.
A seguire, il consigliere Del Bianco.
Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
La riforma delle Province, come è stata fatta nel 2014, è una forma di populismo istituzionale. In barba a qualsiasi ragionamento logico, e poi cercherò di dimostrare quello che dico, al solo scopo di creare consenso relativamente facile, si sono creati, in realtà, problemi enormi, di cui la gente non ha l'immediata percezione a tutt'oggi.
Perché dico questo? Noi abbiamo un ordinamento che dal primo testo unico sulla legge comunale e provinciale del 1889 è stato costruito pensando e sapendo che esistono tre livelli di governo. Al tempo c'erano anche i mandamenti, per quello dico tre. Poi il meccanismo si è modificato in Comuni, Province e Regioni. Tutte le funzioni amministrative del nostro ordinamento, e adesso vi faccio un esempio, sono strutturate pensando che esistono tre livelli di governo e che si possono gestire ‒ criteri del 118, sussidiarietà, adeguatezza ‒ solo esercitandole in tre livelli di governo.
La pianificazione urbanistica, per essere razionale, deve essere tripartita: esiste la pianificazione puntuale comunale, esiste la pianificazione di vincoli e direttive provinciale; se non ci sono i vincoli e le direttive sulla pianificazione comunale, ogni Comune è libero di fare esattamente quello che vuole, cioè esercitare male ognuno per sé la funzione urbanistica; se non c'è il cappello generale del coordinamento regionale il problema si ripropone su scala più alta.
Non solo l'ordinamento è stato costruito così, accentuato così, con la n. 142/1990, ma il legislatore ragiona ancora in questo modo. Se voi prendete l'ultimo testo unico sui servizi pubblici locali del 2022, ancora affida funzioni amministrative alle Province. Qual è la riprova che l'ordinamento ragiona così e che si è voluto fare solo un'operazione di facciata? A un certo punto, abbiamo iniziato a eliminare le Province: elimini l'ente, ma non elimini la funzione amministrativa di area vasta, che deve andare dentro un altro contenitore. Anche qui, faccio un esempio pratico: collocamento mirato. Non è che siccome abbiamo eliminato le Province le funzioni di collocamento mirato sono scomparse. Dove sono andate a finire? Perché il diavolo ci mette la coda. In un ente regionale declinato su scala provinciale: Veneto Lavoro.
Guardate che in giro per l'Italia di queste operazioni ne hanno fatte centinaia. Per abolire un ente, cioè per dare in pasto all'opinione pubblica l'idea che abbiamo abolito un ente, ne abbiamo creati altri 500. La verità non si può nascondere per sempre. Il nostro ordinamento per funzionare ‒ il che vuol dire garantire ai cittadini servizi e funzioni in maniera adeguata, economica, proporzionata, prendete voi tutte le declinazioni che volete del primo comma del 118 della Costituzione ‒ ha bisogno di un sistema tripartito.
Vi è, poi, un tema ancora più grosso che ci deve interessare come Regione Veneto, ed è bene che ne discutiamo qui. L'autonomia che noi cerchiamo di realizzare con grande fatica, con tempi dilatati, tutto quello che vi pare, non mi interessa in questa sede, è un'autonomia che uno, leggendo il 116, comma 3, immagina sia un trasferimento di potestà legislativa, che da concorrente diventa, di fatto, regionale. Lo immagina perché noi dalla riforma del Titolo V abbiamo teoricamente – ripeto, teoricamente – superato il principio del parallelismo tra potestà legislativa e funzioni amministrative. In realtà, se voi leggete tutte le bozze di pre-intesa, dal 2017 in poi, sia le Regioni che il Governo non si concentrano molto sul trasferimento della potestà legislativa: si concentrano sul trasferimento delle funzioni amministrative e dei plessi amministrativi che sovraintendono a queste funzioni.
Ergo: molte sono funzioni di area vasta, uffici provinciali per l'istruzione. Se noi non abbiamo un ente di carattere locale nel quale trasferire le funzioni ‒ sarebbe la Provincia la collocazione naturale; finisco, Presidente – domani mattina ci troviamo a dover fare il "Veneto Lavoro" dell'istruzione. Questo, e concludo, tradisce il principio democratico, perché l'ordinamento è ispirato al concetto che chi esercita delle funzioni ne risponde davanti all'elettorato. Se noi, anziché immettere le funzioni e le risorse all'interno di enti di carattere politico, le immettiamo all'interno di enti strumentali, cioè organizzazioni amministrative, non pubbliche amministrazioni, non c'è modo di rispondere davanti all'elettorato degli errori di nessuno, perché non saranno imputabili a nessuno che ne risponde politicamente.
PRESIDENTE
Concluda, Consigliere. Grazie.
Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Le Province servono, e bisogna dirlo in maniera chiara, non perché bisogna rimettere in piedi alcuni potentati locali, o cose di questo tipo, non è quello il punto. Il punto è prendere atto che l'ordinamento è stato costruito in maniera tale che per funzionare ha bisogno anche delle Province, perché quello degli enti locali, e concludo, non ha tenuto conto che quando legiferiamo noi è un sistema.
PRESIDENTE
Deve chiudere, Consigliere, il tempo è finito.
Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Non si può pensare di toccare l'elemento di un sistema senza che questo abbia riverberi su tutti.
Scusate, pensavo di avere qualcosa di intelligente da dire e mi sono preso un minuto in più.
PRESIDENTE
Una lectio importante, grazie. È la sua materia.
Consigliere Del Bianco, prego.
A seguire, il consigliere Lovat.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Parto da una frase cara al collega Lovat, riprendendo gli aspetti evangelici della discussione di prima, e lo dico guardando tutte le forze politiche rappresentate in quest'Aula: chi è senza peccato scagli la prima pietra. La questione che noi affrontiamo oggi con la legge Delrio vede nella legge Delrio il culmine di un processo, non l'inizio di un processo.
Oggi analizzare i motivi per cui arrivammo tutti ad abolire le Province, anche la Lega, e se mi fate finire spiegherò perché anche la Lega, ci porta a una riflessione molto forte sull'attualità. Nel 2008 il programma del Popolo delle Libertà prevedeva espressamente l'abolizione delle Province. Il Ministro Calderoli presentò nel settembre 2011 un disegno di legge per abolire le Province. Inutile dire i 5 Stelle, inutile dire anche il Partito Democratico. Tutte le principali forze politiche tra il 2008 e il 2011 hanno proposto con forza l'abolizione delle Province, e su questo non c'è discussione, è tutto agli atti. Lega, Forza Italia, Popolo delle Libertà, tutti quanti.
Nella famosa crisi economica che portò alla caduta del Governo Berlusconi ci fu un passaggio estremamente illuminante, ossia quando arrivò la famosa lettera dell'Unione europea. Quella lettera dell'Unione europea, riletta oggi, fa impressione: dentro ci sono i vizi che hanno portato, poi, all'approvazione della legge Delrio. In quella lettera si dicevano cose molto chiare, purtroppo: "Incoraggiamo, come Commissione europea, il Governo italiano a prendere misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica. C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire gli strati amministrativi intermedi". Questo ce lo "chiedeva" l'Europa. L'Europa ci diceva anche che "è necessaria una strategia di riforme radicali, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali", nella stessa lettera.
Dieci anni dopo, oggi, noi tutti dobbiamo fare un ragionamento su che cosa ci ha portato a quella stagione politica. Credo che sarebbe necessaria una vera consapevolezza da parte di tutti di un passo indietro rispetto a quel momento storico. Mi rassicura poco, francamente, la dichiarazione del collega Soranzo ‒ metteremo mano alla questione delle Province dopo che avremo risolto i problemi della coesione, della sanità ‒perché è un modo per dire che non si metterà mano.
Il tema dell'abolizione delle Province è stato ben descritto già da chi mi ha preceduto. I limiti sono enormi. Dieci anni dopo, anzi di più, ci siamo accorti di quanto è stato dannoso quel processo che ha impegnato tutti. La politica seria è anche la politica che si accorge, qualche anno dopo, che un percorso, un processo era sbagliato. Per primo, come rappresentante del Partito Democratico, allora non ero ancora entrato in questo partito, dico che quella fase storica va rivista e penso che anche a Roma, soprattutto a Roma, sia giunta l'ora di mettere mano alla questione delle Province.
Dico un'altra cosa: non mascheriamoci dietro i costi. Come ha dimostrato prima il collega Pressi, le funzioni non sono sparite, i risparmi non ci sono stati. Abbiamo semplicemente trasferito i capitoli di spesa, ma quelle duecento milioni di funzioni che facevano prima le Province adesso non è che non le facciamo più: le facciamo in altri enti, in altre situazioni. Noi non abbiamo ridotto funzioni. Le funzioni le facciamo ancora. Se fosse vero quello che dice lei, collega Soranzo, vorrebbe dire che tutta una serie di assetti, di pianificazioni, di lavori, di opere pubbliche non le facciamo più, invece le facciamo ancora, solo che le facciamo con un ente che non ha più la dignità politico-democratica di essere tale.
Capisco comunque ‒ ed è, purtroppo, la brutta notizia di questa discussione ‒ l'indisponibilità di Fratelli d'Italia vera a ragionare sul serio a una riforma degli enti territoriali e delle Province.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Vorrei finire il mio intervento senza essere interrotto per la quattordicesima volta dai banchi di Fratelli d'Italia.
PRESIDENTE
Concluda velocemente.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
In realtà, ed è il motivo per cui, evidentemente, stando pur quattro anni al Governo su questa cosa mano davvero non ce l'avete messa, si capisce che c'è una indisponibilità vera a lavorare su questo.
Credo ‒ e questo lo diciamo con forza ‒ che sia ora di mettere sul serio mano a un errore storico che tutti qui dentro abbiamo commesso.
PRESIDENTE
Grazie.
Devo dire che oggi i dibattiti sono stati tutti ben accesi, vi vedo impegnati, però rispettate, per cortesia, i tempi del regolamento.
Prego, consigliere Lovat.
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Cercherò di essere rapido. È difficile dire qualcosa di serio e intelligente dopo l'intervento del collega Pressi. Lo ringrazio perché mi ha fatto tornare ai tempi dell'università, mi ha fatto sentire più giovane, più che altro. Grazie veramente.
Proverò a spostare dal punto di vista storico e politico. La riforma delle Province fu fatta sull'onda di una moda, come già è stato detto da più interventi, una moda che andava di pari passo, più o meno nello stesso periodo, con quella del taglio dei parlamentari, sempre per ridurre i costi della politica. Pare, infatti, che la politica sia una roba dannosa, un costo che bisogna tagliare e razionalizzare. Attenzione: già dai tempi di Platone, 350-400 Avanti Cristo, si sapeva che la forma più efficiente di governo è quella monarchica, monocratica, con un monarca illuminato, uno capace, bravo, fa tutto lui bene, costa poco, è l'ideale. Peccato che il contrappasso sia la tirannia. Questo per dire che già da Platone, poi con Aristotele e per tutta la storia del pensiero politico si è sempre saputo che la democrazia ha dei costi che vale la pena sostenere in difesa della libertà e della partecipazione dei cittadini.
Questa cosa l'avevo accennata anche tempo fa in Commissione, perché c'è un'altra moda che sta andando adesso: quella dell'accorpamento dei Comuni. Qualche volta si presenta come necessario, per carità, ma tante volte è dovuto solo ed esclusivamente a carenza di risorse. Se ci fossero le risorse, magari quel residuo fiscale che la nostra Regione costantemente perde, non ci sarebbe bisogno di fare l'accorpamento, la razionalizzazione di quei costi. Per cui, attenzione a non trovarci tra quindici anni a dire: ci siamo sbagliati quindici anni fa.
Ergo: sono assolutamente favorevole alla proposta che ha illustrato prima il collega Marcon, come Gruppo noi siamo favorevoli e la appoggeremo. Lo facciamo proprio perché riteniamo che la democrazia abbia bisogno di partecipazione a tutti i livelli. Condivido la posizione espressa dal collega Cunegato sul fatto delle preferenze, vale lo stesso discorso. Mi permetto anche qui: il dibattito contro le preferenze tira in ballo il fatto che i capibastone legati ad alcuni potentati non del tutto trasparenti avrebbero gioco facile nel far eleggere i propri uomini. Perché con i partiti non è facile per codeste persone intrufolarsi e dettare le regole dall'interno per stabilire l'ordine con cui si viene posizionati in lista? Per cui, anche quell'argomento non vale. Meglio sempre far votare le persone.
Assume la Presidenza
Il Presidente Luca ZAIA
Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Dunque, in difesa della democrazia, ricordo anche che l'identità provinciale è una delle più sentite. Pensate che qui in Veneto ricalca ancora la suddivisione amministrativa che fecero i Longobardi dopo la caduta dell'Impero Romano: divisero per i duchi nel periodo di mancanza di un re. Quei confini sono rimasti tali. Tutti noi abbiamo forte un'identità legata alla Provincia. Noi stessi siamo eletti su base provinciale.
Per tutti questi motivi, appoggeremo questa mozione. Mi permetto di nuovo di ammonire tutti noi sul fatto che tagliare i costi della democrazia non è un risparmio virtuoso. Tagliare gli sprechi sì, i costi no.
PRESIDENTE
Grazie, consigliere Lovat.
Consigliere Bozza, prego.
Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Solo per ringraziare i colleghi per aver posto all'attenzione di questo Consiglio un dibattito importante. Io ho ricoperto il ruolo di Consigliere provinciale proprio nell'ultima versione del vecchio ordinamento, chiamiamolo così, e ho potuto anche apprezzare nella mia Provincia non solo l'ente in quanto politico, ma anche amministrativo, molto utile a quella che era la necessità soprattutto dei Comuni del territorio facenti parte della Provincia.
Come forza politica, si ricordava prima, è chiaro che tutti all'epoca cercavano di spingere su una riforma che prevedeva l'abolizione delle Province. Conseguentemente, per quel che ci riguardava, una riorganizzazione di tutto il resto, di tutti gli altri livelli degli organi costituzionali previsti. Si parlava di procedere verso un accorpamento o una fusione tra Comuni, si parlava di dare la possibilità dell'ampliamento delle città metropolitane, si parlava di una riorganizzazione delle Regioni, dopo l'anello mancante delle Province. Si parlava di tutta una serie di cose, ma il punto era l'abolizione completa.
Dopodiché, ci siamo trovati in una situazione dove questa riforma non è andata in porto fino in fondo. Il regime che abbiamo, attuale, è un regime dove in questo momento le Province non sono né carne né pesce. Notiamo tutti l'inefficienza di questo organo e, soprattutto, la difficoltà di gestirlo dal punto di vista politico. Se a questo associamo, nel frattempo, quella che è stata e che è oggi la carenza di personale non solo nei Comuni, ma la difficoltà del personale anche operante nelle stesse Province, e ovviamente la difficoltà di poter sopperire a tutto questo con le Regioni, è evidente che oggi dobbiamo rivedere con gli occhi attuali un sistema che ci sta dando questi feedback, che probabilmente ci inducono tutti a un ripensamento.
È chiaro che il ripensamento oggi, a fronte di anni in cui sono cambiate le situazioni contingenti, ritorno sull'argomento del personale, perché è un argomento molto delicato e importante, è ovvio che ci spinge tutti a prendere coscienza che oggi le Province bisogna riorganizzarle per rimetterle in moto dal punto di vista politico e dal punto di vista riorganizzativo, cercando di razionalizzare al meglio le funzioni con il personale a disposizione.
Un altro aspetto, e chiudo, è che questi organi non sono più attrattivi per le persone che vogliono svolgere delle professionalità all'interno degli uffici. Oggi, infatti, i Comuni e le Province, oltre che le Regioni, fanno fatica a trovare personale che vada a lavorare in questi nostri anelli degli Enti pubblici costituzionalmente previsti.
Dobbiamo rivederle, dobbiamo sicuramente rivederle dal punto di vista politico, dando loro maggiore efficacia ed efficienza. Io sono d'accordo su un ritorno della politica, perché oggi servono delle risposte ai nostri Comuni, servono delle risposte anche ai nostri cittadini, e la Provincia in questo momento è l'organo, a fronte delle crisi che vi raccontavo prima, che probabilmente è più vicino e si pone come anello interlocutore e anche di smistamento del lavoro da svolgere tra i Comuni e le Regioni.
Spero e mi auguro che il Governo possa andare avanti in questa direzione e sono convinto che i costi alla fine saranno nettamente inferiori rispetto a quelli che stiamo sostenendo oggi, in termini di efficacia, in termini di efficienza e soprattutto in termini di risposte nei confronti dei cittadini e delle Amministrazioni comunali di riferimento.
Grazie.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Non ci sono altri iscritti.
Emendamento
n. M0001, presentato dal consigliere Soranzo ed altri, dispositivo, modificativo, che prevede:
Dopo le parole "esorta il Governo e il Parlamento" il testo è così modificato:
"- a considerare le province quali enti strategici per il rilancio dello sviluppo del territorio, sia permettendo la messa in campo di investimenti nelle opere pubbliche e nel patrimonio in gestione, sia come strutture a sostegno degli enti locali del territorio;
- restituire alle province piena agibilità, autonomia e capacità finanziaria, così da potere permettere l'erogazione dei servizi essenziali loro affidati dalla Costituzione e dalle leggi;
- a proseguire con determinazione nel percorso di revisione della legge 56/2014 con il ripristino della rappresentanza democratica e l'elezione diretta degli organi delle province e delle città metropolitane e la ridefinizione delle funzioni fondamentali, superando l'attuale disciplina normativa che presenta evidenti e rilevanti limiti, che hanno causato instabilità e incertezze a danno esclusivo delle comunità e dei territori;".
Occorre innanzitutto vedere se questo emendamento è accettato dal consigliere Marcon. Lo dica al microfono, per favore.
Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
È accettato l'emendamento.
PRESIDENTE
Grazie.
Collega Soranzo, non è prevista l'illustrazione dell'emendamento. Le concedo comunque trenta secondi. Prego, Consigliere, faccia l'illustrazione, sennò cominciamo con le dichiarazioni di voto e non finiamo più.
Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Solo per ribadire che, proprio perché siamo convintissimi di fare la riforma delle Province come Fratelli d'Italia, abbiamo rimodulato la risoluzione rimettendo in ordine i punti dell'impegno, cambiando alcune parti, ma residuali, del testo e sostituendo qualche vocabolo. Non c'è nessun tipo di particolare stravolgimento, ma è una riorganizzazione in tal senso.
Concludo, poi, facendo la mia dichiarazione di voto, se mi è consentito.
PRESIDENTE
Prego, faccia la dichiarazione di voto.
Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)
Voglio solo ribadire al collega Del Bianco che quello che diceva poc'anzi il collega Bozza è esattamente la sintesi della realtà di chi l'ha vissuta. Quel Presidente Zaia è stato l'unico, con la Regione, ad aiutare le Province. In quegli anni ‒ le posso portare i dati, che ricordo, della Provincia di Padova ‒ il problema è stato che la riforma Delrio è una riforma a metà e ha portato il prelevamento delle risorse senza una riorganizzazione degli Enti e delle competenze. Le faccio un esempio. Alla Provincia di Padova il bilancio, visto quanto veniva prelevato, circa il 50 per cento delle entrate proprie, aveva un disavanzo di 16 milioni di euro nel 2015, di 25 milioni di euro nel 2016 e di 34 milioni di euro nel 2017. Per cui, tutte le Province d'Italia erano in dissesto. Tant'è che per il dissesto che avevamo nel 2015 scrissi una diffida al Governo Renzi e alla Procura della Corte dei conti, con la richiesta di modifica della legge di stabilità. Pensi, firmai una diffida nei confronti del Presidente del Consiglio Renzi.
Le posso anche aggiungere che il Presidente Zaia ha aiutato quelle Province con il trasferimento delle risorse, perché lo Stato ha solo prelevato, ha lasciato le competenze, ha diminuito del 50 per cento il personale tra quello trasferito alle Regioni e quello andato in quiescenza, ma le funzioni sono rimaste. Ha ragione, ma non ci sono state altre difformità. Doveva esserci una riorganizzazione, ma l'importante era prelevare i 3 miliardi in tre anni. il resto non interessava a nessuno.
Se vuole la documentazione, la può chiedere al suo collega di partito Variati. Siamo stati più volte a spiegare al Governo Renzi che i dati che abbiamo comunicato a SOSE, IFEL e MEF erano aggregati di bilancio che ricoprivano anche altre voci di funzioni, pertanto erano in default tutte le Province.
PRESIDENTE
Consigliere Del Bianco, chiede di intervenire per dichiarazione di voto o per fatto personale? Per fatto personale no, dai. Siamo tutti maggiorenni e vaccinati, perdoni. Nella dichiarazione di voto dice anche quello. Prego.
Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Faccio solo presente una cosa: io ho detto "A", il collega Soranzo mi ha risposto "C". Nessuno ha detto al collega Soranzo il problema dei costi e del bilancio della Provincia di Padova. Nessuno ha fatto la difesa, ma lungi da me farla, di quella che è stata la logica della legge Delrio. Quello che è stato detto prima, in senso molto chiaro, è che nel momento in cui abbiamo trasferito le funzioni ad altri Enti non è che non paghiamo più le funzioni. Quindi, se oggi mi si dice che ripristinare le Province costa 200 milioni è sbagliato, perché quegli 800 milioni in grossa parte li paghiamo già. Si tratta di riportare le funzioni delle Province alle Province. Ma nulla c'entra rispetto alla questione che ha aperto lei. Su questa questione, infatti, sembra quasi, a giudicare dalla sua risposta, che qui qualcuno abbia detto che era stato fatto molto bene il lavoro della legge Delrio, che le Province andavano abolite eccetera, eccetera. Nessuno ha detto questo.
Il tema è che, se oggi si vuole portare davvero in attualità la questione delle Province, non è necessario per forza un esborso economico di quelle dimensioni. Bisogna riportare le Province, ridare loro le funzioni, riallocare le risorse. Questo è il punto vero, perché quelle risorse oggi vengono comunque spese.
Detto questo, dichiaro che il nostro voto sarà favorevole alla mozione, anche con gli emendamenti proposti, che pure le tolgono un po' di forza, ma siamo favorevoli perché, come si diceva, noi siamo qui perché consapevoli che quel percorso istituzionale, che ha riguardato tutti, oggi è fallito. Quel percorso istituzionale, che ha riguardato tutti, è fallito perché ci si è resi conto, dieci anni dopo, della nuova centralità che devono avere gli Enti intermedi, in particolar modo le Province. Penso e spero che su questo ci sia un impegno vero e serio.
Ringrazio, e concludo, il collega Marcon per aver portato all'attenzione del Consiglio regionale questa risoluzione, perché se è davvero la prima volta che la Regione del Veneto e, quindi, che una Regione a Statuto ordinario chiede allo Stato di fare questa revisione della logica degli Enti intermedi e delle Province penso che possa avere un significato politico molto importante, che va anche valorizzato nell'ottica del dibattito nazionale.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Marcon, prego.
Stefano MARCON (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Vale anche per replica. Diventa una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE
Replica e dichiarazione: facciamo tutto un giro.
Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta)
Mi sembra di cogliere l'orientamento di un voto che va verso l'unanimità, il che mi fa molto piacere. Ho colto anche dalla discussione ‒ permettetemi la battuta ‒ che, come sempre, le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte, invece, sono sempre orfane. Rispetto alla riforma Delrio viene imputata al Ministro Delrio e al Governo Renzi la responsabilità di quel percorso, che, ad onor del vero, era un tema di discussione generale. Adesso io non ricordo il partito della Lega, che rappresento, se è vero che era a favore, però ricordo una cosa: in occasione di queste politiche l'unico partito che aveva messo in programma di governo il ritorno alle Province era la Lega Nord. Il nostro è l'unico partito che l'ha messo esplicitamente nel programma di governo. Però, andiamo oltre.
Vi è veramente la necessità che il sistema torni ad avere delle Province rappresentative. Il tema dei costi esiste. Non so se sono i 200 milioni di euro che indica il consigliere Soranzo, non so se è per l'indennità, perché per il funzionamento il gap che ancora le Province corrispondono allo Stato corrisponde a 842 milioni di euro, che magicamente sono le risorse che servirebbero alle Province per funzionare, con qualche funzione in più rispetto a quelle che ha. Quindi, a mio modo di vedere il bilancio sostanzialmente potrebbe essere a zero per quel che concerne il sistema-Provincia e il sistema-Stato. Però, lasciamo che siano le forze presenti in Parlamento a trovare una quadra.
Sono molto contento che questo Consiglio si esprima, perché potremmo essere un modello per le altre Regioni, e so che a livello nazionale sono sentiti a 360° il bisogno e l'esigenza che le Province tornino ad essere quell'Ente di collegamento che erano e che venga riconosciuto loro il potenziale enorme che ancora hanno. Speriamo che questa possa essere la volta buona. Se vogliono, a livello romano il tempo ce l'hanno per riformarle.
Il mio voto naturalmente è favorevole.
PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Non vedo altri prenotati.
Metto in votazione l'emendamento
n.
M0001, con il parere favorevole del presentatore.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Metto in votazione la
risoluzione n. 10, a firma del consigliere Marcon ed altri, come emendata.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Buona serata. Ci vediamo martedì prossimo.
Invito i Consiglieri dell'Ufficio di Presidenza a salire.
La Seduta termina alle ore 18.38
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Il Consigliere segretario
Anna Maria BIGON
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Il Presidente
Luca ZAIA
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Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85
Revisione e coordinamento testo a cura di:
Elaborazione testo a cura di:
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 18
SEDUTA PUBBLICA N. 18
MARTEDì 30 GIUGNO 2026
PRESIDENZA
PRESIDENTE LUCA ZAIA
VICEPRESIDENTE FRANCESCO RUCCO
PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITÀ ASSEMBLEA
INDICE
Processo verbale della 18ª seduta pubblica – martedì 30 giugno 2026
Processo verbale della 18ª seduta pubblica – martedì 30 giugno 2026
- APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.
- COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.
- INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.
- RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.
- INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO.
- RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ DELL'OSSERVATORIO REGIONALE SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. ANNO 2025 (ARTICOLO 4, COMMA 3, LEGGE REGIONALE 27 NOVEMBRE 2024, n. 30 ). (Rendicontazione n. 30). Approvata (Deliberazione amministrativa n. 119 del 30 giugno 2026).
- MOZIONE N. 19 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUCCO, BORGIA, BALDAN MATTEO, BARBERA, BENETTI, BESIO, CALLIGARO, LESO E SORANZO RELATIVA A "ATTIVAZIONE DI STRUMENTI DI SOSTEGNO TEMPORANEO AL REDDITO PER I LAVORATORI CIVILI ITALIANI IMPIEGATI PRESSO LE INSTALLAZIONI MILITARI STATUNITENSI PRESENTI IN VENETO, IN CASO DI RITARDI NEL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI CONNESSI A "GOVERNMENT SHUTDOWN" DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D'AMERICA – PROMOZIONE DI UN PROTOCOLLO REGIONALE CON IL SISTEMA BANCARIO VENETO, SUL MODELLO GIÀ ATTIVATO DALLA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA". Approvata (deliberazione amministrativa n. 120 del 30 giugno 2026).
- RISOLUZIONE N. 10 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARCON, MARTINI, MOSCO, PRESSI, TOMAELLO, BARBISAN, BEVILACQUA, CONTE, DE BERTI, RIGO, VIANELLO E BRESCACIN RELATIVA A "RIORDINO ISTITUZIONALE DELLE PROVINCE". Approvata (deliberazione amministrativa n. 121 del 30 giugno 2026).
- Votazioni ai sensi dell'articolo 50, comma 4, dello Statuto.
- Consiglieri presenti, in congedo o assenti
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, secondo le modalità ordinarie.
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 12456 del 25 giugno 2026.
Assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Anna Maria BIGON.
La seduta inizia alle ore 14:05.
Punto 1) all'ordine del giorno
I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 12456 del 25 giugno 2026.
Assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Anna Maria BIGON.
La seduta inizia alle ore 14:05.
Punto 1) all'ordine del giorno
APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski Resistere Veneto) per evidenziare un refuso sul nome del consigliere Davide Lovat, chiedendo la correzione del verbale relativo alla seduta consiliare n. 17 del 23 giugno 2026.
Il PRESIDENTE, preso atto della segnalazione, dichiara approvato il verbale in argomento con la correzione indicata dal consigliere Riccardo Szumski.
Il verbale viene corretto dalla struttura competente.
Punto 2) all'ordine del giorno
Il verbale viene corretto dalla struttura competente.
Punto 2) all'ordine del giorno
COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.
Ad inizio della seduta il PRESIDENTE comunica aggiornamenti al calendario delle sedute consiliari per il mese di luglio 2026, come condiviso in sede di Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, rispetto a quanto già espresso nella seduta precedente.
Il PRESIDENTE comunica i congedi del Presidente della Giunta regionale Alberto STEFANI, del consigliere Riccardo BARBISAN, del consigliere Cristiano CORAZZARI, del vicepresidente del Consiglio regionale Andrea MICALIZZI e del consigliere Andrea TOMAELLO.
I congedi sono concessi.
Il PRESIDENTE comunica i congedi del Presidente della Giunta regionale Alberto STEFANI, del consigliere Riccardo BARBISAN, del consigliere Cristiano CORAZZARI, del vicepresidente del Consiglio regionale Andrea MICALIZZI e del consigliere Andrea TOMAELLO.
I congedi sono concessi.
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Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) sull'ordine dei lavori, per segnalare il mancato rispetto delle norme regionali a tutela dei lavoratori durante le ore calde nei cantieri, chiedendo l'interessamento sul tema e segnalando altresì il deposito di un'interrogazione in proposito.
Il PRESIDENTE e l'assessore Gino GEROSA intervengono in risposta alla consigliera Elena Ostanel, confermando l'esistenza di un'ordinanza emanata dal Presidente della Giunta e specificando le modalità di intervento nei casi di inosservanza.
Punto 3) all'ordine del giorno
INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.
L'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 114, comma 3, del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , è dato per letto.
Punto 4) all'ordine del giorno
Punto 4) all'ordine del giorno
RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.
Interrogazione a risposta immediata n. 29, presentata dai consiglieri Carlo Cunegato ed Elena Ostanel, relativa a: "Specializzandi in ginecologia e ostetricia a Verona: quali iniziative urgenti intende adottare la Giunta regionale in risposta alle gravi irregolarità denunciate all'Ispettorato del lavoro e alla Procura della Repubblica?".
Illustra l'interrogazione il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra).
Risponde per la Giunta regionale l'assessore Gino GEROSA.
Replica il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra).
Interrogazione a risposta immediata n. 36, presentata dai consiglieri Riccardo Szumski e Davide Lovat, relativa a: "Ospedale di Vittorio Veneto (TV): carenza di personale e riduzione di posti letto. Quali garanzie per i cittadini?".
Illustra l'interrogazione il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto).
Risponde per la Giunta regionale l'assessore Gino GEROSA.
Replica il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto).
Punto 5) all'ordine del giorno
Illustra l'interrogazione il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra).
Risponde per la Giunta regionale l'assessore Gino GEROSA.
Replica il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra).
Interrogazione a risposta immediata n. 36, presentata dai consiglieri Riccardo Szumski e Davide Lovat, relativa a: "Ospedale di Vittorio Veneto (TV): carenza di personale e riduzione di posti letto. Quali garanzie per i cittadini?".
Illustra l'interrogazione il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto).
Risponde per la Giunta regionale l'assessore Gino GEROSA.
Replica il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto).
Punto 5) all'ordine del giorno
INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO.
L'elenco delle interrogazioni a risposta scritta per le quali sono decorsi i termini di cui all'articolo 111, comma 3, del
Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , di cui è stato richiesto l'inserimento ai sensi del comma 4 del medesimo articolo, è dato per letto.
La consigliera Rossella CENDRON (Le Civiche Venete) interviene sull'ordine dei lavori, in una fase successiva della seduta in riferimento al punto in argomento, per chiedere chiarimenti in merito alla mancata trattazione delle interrogazioni a risposta scritta iscritte ai sensi dell'articolo 111 del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 .
Il PRESIDENTE, in riscontro alla richiesta della consigliera Rossella Cendron, precisa che non sono pervenute le risposte alle interrogazioni in argomento e assicura che verrà inoltrato un sollecito agli uffici competenti.
Punto 6) all'ordine del giorno
La consigliera Rossella CENDRON (Le Civiche Venete) interviene sull'ordine dei lavori, in una fase successiva della seduta in riferimento al punto in argomento, per chiedere chiarimenti in merito alla mancata trattazione delle interrogazioni a risposta scritta iscritte ai sensi dell'articolo 111 del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 .
Il PRESIDENTE, in riscontro alla richiesta della consigliera Rossella Cendron, precisa che non sono pervenute le risposte alle interrogazioni in argomento e assicura che verrà inoltrato un sollecito agli uffici competenti.
Punto 6) all'ordine del giorno
RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ DELL'OSSERVATORIO REGIONALE SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. ANNO 2025 (ARTICOLO 4, COMMA 3, LEGGE REGIONALE 27 NOVEMBRE 2024, n. 30 ). (Rendicontazione n. 30). Approvata (Deliberazione amministrativa n. 119 del 30 giugno 2026).
Interviene la consigliera Manuela LANZARIN (Lega – Liga Veneta), che svolge la relazione di maggioranza per conto della Quinta Commissione consiliare.
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico), che svolge la relazione di minoranza per conto della Quinta Commissione consiliare.
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene il consigliere Stefano VALDEGAMBERI (Misto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene la consigliera Alessia BEVILACQUA (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene la consigliera Anna Maria BIGON (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin) in discussione generale.
Interviene la consigliera Morena MARTINI (Stefani Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Rossella CENDRON (Le Civiche Venete) in discussione generale.
Nel corso dell'intervento della consigliera Rossella Cendron assume la presidenza il vicepresidente Francesco RUCCO.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Anna LESO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione generale.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene la consigliera Laura BESIO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto finale sul provvedimento:
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico), che svolge la relazione di minoranza per conto della Quinta Commissione consiliare.
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene il consigliere Stefano VALDEGAMBERI (Misto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene la consigliera Alessia BEVILACQUA (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.
Interviene la consigliera Anna Maria BIGON (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin) in discussione generale.
Interviene la consigliera Morena MARTINI (Stefani Presidente) in discussione generale.
Interviene il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene il consigliere Filippo RIGO (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.
Interviene la consigliera Rossella CENDRON (Le Civiche Venete) in discussione generale.
Nel corso dell'intervento della consigliera Rossella Cendron assume la presidenza il vicepresidente Francesco RUCCO.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione generale.
Interviene la consigliera Anna LESO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Interviene il consigliere Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione generale.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto) in discussione generale.
Interviene la consigliera Laura BESIO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto finale sul provvedimento:
la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
il consigliere Stefano VALDEGAMBERI (Misto), che dichiara il voto di astensione del proprio gruppo e altresì, in luogo di apposita richiesta di intervento per fatto personale, nell'argomentazione delle dichiarazioni di voto, per maggiore chiarezza, riepiloga i contenuti di quanto detto in discussione generale;
il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
la consigliera Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
il consigliere Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo.
Al termine degli interventi in fase di dichiarazioni di voto, si procede alla votazione finale del provvedimento.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la rendicontazione n. 30. Il Consiglio approva.
I consiglieri Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) e Roberta VIANELLO (Lega – Liga Veneta) comunicano di non aver proceduto all'espressione del voto e dichiarano che la propria intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.
Punto 7) all'ordine del giorno
Al termine degli interventi in fase di dichiarazioni di voto, si procede alla votazione finale del provvedimento.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la rendicontazione n. 30. Il Consiglio approva.
I consiglieri Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) e Roberta VIANELLO (Lega – Liga Veneta) comunicano di non aver proceduto all'espressione del voto e dichiarano che la propria intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.
Punto 7) all'ordine del giorno
MOZIONE N. 19 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RUCCO, BORGIA, BALDAN MATTEO, BARBERA, BENETTI, BESIO, CALLIGARO, LESO E SORANZO RELATIVA A "ATTIVAZIONE DI STRUMENTI DI SOSTEGNO TEMPORANEO AL REDDITO PER I LAVORATORI CIVILI ITALIANI IMPIEGATI PRESSO LE INSTALLAZIONI MILITARI STATUNITENSI PRESENTI IN VENETO, IN CASO DI RITARDI NEL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI CONNESSI A "GOVERNMENT SHUTDOWN" DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D'AMERICA – PROMOZIONE DI UN PROTOCOLLO REGIONALE CON IL SISTEMA BANCARIO VENETO, SUL MODELLO GIÀ ATTIVATO DALLA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA". Approvata (deliberazione amministrativa n. 120 del 30 giugno 2026).
Illustra la mozione il consigliere Francesco RUCCO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni).
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Francesco RUCCO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in sede di replica.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto finale sulla mozione n. 19:
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Matteo BALDAN (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione sulla mozione.
Interviene il consigliere Francesco RUCCO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in sede di replica.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto finale sulla mozione n. 19:
la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico), che dichiara il voto di astensione del proprio gruppo;
il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra), che dichiara il voto di astensione del proprio gruppo;
il consigliere Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto), che dichiara il voto di astensione del proprio gruppo;
il consigliere Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo.
Al termine degli interventi in fase di dichiarazioni di voto, si procede alla votazione finale del provvedimento.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la mozione n. 19. Il Consiglio approva.
Punto 8) all'ordine del giorno
Al termine degli interventi in fase di dichiarazioni di voto, si procede alla votazione finale del provvedimento.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la mozione n. 19. Il Consiglio approva.
Punto 8) all'ordine del giorno
RISOLUZIONE N. 10 PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARCON, MARTINI, MOSCO, PRESSI, TOMAELLO, BARBISAN, BEVILACQUA, CONTE, DE BERTI, RIGO, VIANELLO E BRESCACIN RELATIVA A "RIORDINO ISTITUZIONALE DELLE PROVINCE". Approvata (deliberazione amministrativa n. 121 del 30 giugno 2026).
Illustra la risoluzione il consigliere Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta).
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione sulla risoluzione, annunciando il deposito dell'emendamento n. M0001.
Interviene il consigliere Matteo PRESSI (Stefani Presidente) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione sulla risoluzione.
Nel corso dell'intervento del consigliere Davide Lovat assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione sulla risoluzione.
Il consigliere Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta) dichiara di acconsentire al deposito dell'emendamento n. M0001.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto sulla risoluzione n. 10:
Si apre la fase di discussione generale.
Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione sulla risoluzione, annunciando il deposito dell'emendamento n. M0001.
Interviene il consigliere Matteo PRESSI (Stefani Presidente) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione sulla risoluzione.
Interviene il consigliere Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto) in discussione sulla risoluzione.
Nel corso dell'intervento del consigliere Davide Lovat assume la presidenza il presidente Luca ZAIA.
Interviene il consigliere Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE) in discussione sulla risoluzione.
Il consigliere Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta) dichiara di acconsentire al deposito dell'emendamento n. M0001.
Al termine della discussione generale, si apre la fase delle dichiarazioni di voto.
Intervengono in dichiarazione di voto sulla risoluzione n. 10:
Il consigliere Enoch SORANZO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo e riepiloga eccezionalmente i contenuti dell'emendamento n. M0001, a beneficio dei consiglieri presenti in aula;
Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo;
Interviene il consigliere Stefano MARCON (Lega – Liga Veneta), che dichiara il voto favorevole del proprio gruppo.
Al termine degli interventi in fase di dichiarazioni di voto, si procede alla votazione dell'emendamento e alla votazione finale del provvedimento.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, l'emendamento M0001. Il Consiglio approva.
Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la risoluzione n. 10, come emendata. Il Consiglio approva.
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Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.
La seduta termina alle ore 18:38.
Votazioni ai sensi dell'articolo 50, comma 4, dello Statuto.
Votazione aperta per il punto:
06 REND n. 30 Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. Relazione sull'attività anno 2025. (Articolo 4, comma 3, legge regionale 27 novembre 2024, n. 30 ).
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 42
Votanti: 42
Favorevoli: 41
Contrari: 0
Astenuti: 1
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Consiglieri presenti: 42
Votanti: 42
Favorevoli: 41
Contrari: 0
Astenuti: 1
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano
Votanti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano
Assenti:
Barbisan Riccardo, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Vianello Roberta, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Valdegamberi Stefano
Si dà atto delle dichiarazioni dei consiglieri Enoch Soranzo e Roberta Vianello che affermano di non aver proceduto all'espressione del voto, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Presenti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano
Votanti:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano
Assenti:
Barbisan Riccardo, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Vianello Roberta, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Valdegamberi Stefano
Si dà atto delle dichiarazioni dei consiglieri Enoch Soranzo e Roberta Vianello che affermano di non aver proceduto all'espressione del voto, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Votazione aperta per il punto:
07 MOZIONE n. 19 Attivazione di strumenti di sostegno temporaneo al reddito per i lavoratori civili italiani impiegati presso le installazioni militari statunitensi presenti in Veneto, in caso di ritardi nel pagamento degli stipendi connessi a "Government shutdown" del Governo degli Stati Uniti - promozione di un protocollo regionale con il sistema bancario veneto, sul modello già attivato dalla regione Friuli-Venezia Giulia.
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 38
Votanti: 38
Favorevoli: 26
Contrari: 0
Astenuti: 12
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Consiglieri presenti: 38
Votanti: 38
Favorevoli: 26
Contrari: 0
Astenuti: 12
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Leso Anna, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Bigon Anna Maria, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Calzavara Francesco, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Lanzarin Manuela, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Stefani Alberto, Tomaello Andrea, Zaia Luca
Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Conte Rosanna, Leso Anna, Maltauro Jacopo, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
Bigon Anna Maria, Cunegato Carlo, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Sambo Monica, Szumski Riccardo, Trevisi Gianpaolo
Votazione aperta per il punto:
RISOLUZIONE n. 10 - EMM01
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 39
Votanti: 38
Favorevoli: 38
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 1
Quorum: Semplice 1/2 + 1
RISOLUZIONE n. 10 - EMM01
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 39
Votanti: 38
Favorevoli: 38
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 1
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Rocco Nicolò Maria, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea
Non Votanti:
Zaia Luca
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Rocco Nicolò Maria, Soranzo Enoch, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea
Non Votanti:
Zaia Luca
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rucco Francesco, Sambo Monica, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Votazione aperta per il punto:
RISOLUZIONE n. 10 - VOTAZIONE FINALE
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 40
Votanti: 39
Favorevoli: 39
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 1
Quorum: Semplice 1/2 + 1
RISOLUZIONE n. 10 - VOTAZIONE FINALE
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 40
Votanti: 39
Favorevoli: 39
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 1
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea
Non Votanti:
Zaia Luca
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Presenti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca
Votanti:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Assenti:
Baldan Flavio, Barbisan Riccardo, Cendron Rossella, Corazzari Cristiano, Dalla Pozza Antonio Marco, Micalizzi Andrea, Mosco Eleonora, Pasqualon Eric, Stefani Alberto, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea
Non Votanti:
Zaia Luca
Favorevoli:
Baldan Matteo, Barbera Claudia, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Cunegato Carlo, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Maltauro Jacopo, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Marcon Stefano, Martini Morena, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Ostanel Elena, Patron Mirko, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta
Contrari:
NESSUN CONTRARIO
Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Consiglieri presenti, in congedo o assenti
|
BALDAN Flavio
|
P
|
MALTAURO Jacopo
|
P
|
|
BALDAN Matteo
|
P
|
MANILDO Giovanni
|
P
|
|
BARBERA Claudia
|
P
|
MARCATO Roberto
|
P
|
|
BARBISAN Riccardo
|
C
|
MARCON Stefano
|
P
|
|
BEDIN Giorgia
|
P
|
MARTINI Morena
|
P
|
|
BENETTI Fabio
|
P
|
MICALIZZI Andrea
|
C
|
|
BESIO Laura
|
P
|
MONTANARIELLO Jonatan
|
P
|
|
BEVILACQUA Alessia
|
P
|
MOROSIN Alessio
|
P
|
|
BIGON Anna Maria
|
P
|
MOSCO Eleonora
|
P
|
|
BORGIA Claudio
|
P
|
OSTANEL Elena
|
P
|
|
BOZZA Alberto
|
P
|
PASQUALON Eric
|
P
|
|
BRESCACIN Sonia
|
P
|
PATRON Mirko
|
P
|
|
CALLIGARO Silvia
|
P
|
PRESSI Matteo
|
P
|
|
CALZAVARA Francesco
|
P
|
RIGO Filippo
|
P
|
|
CENDRON Rossella
|
P
|
ROCCO Nicolò Maria
|
P
|
|
CONTE Rosanna
|
P
|
RUCCO Francesco
|
P
|
|
CORAZZARI Cristiano
|
C
|
SAMBO Monica
|
P
|
|
CUNEGATO Carlo
|
P
|
SORANZO Enoch
|
P
|
|
DALLA POZZA Antonio Marco
|
A
|
STEFANI Alberto
|
C
|
|
DE BERTI Elisa
|
P
|
SZUMSKI Riccardo
|
P
|
|
DEL BIANCO Alessandro
|
P
|
TOMAELLO Andrea
|
C
|
|
GALEANO Paolo
|
P
|
TREVISI Gianpaolo
|
P
|
|
LANZARIN Manuela
|
P
|
VALDEGAMBERI Stefano
|
P
|
|
LESO Anna
|
P
|
VIANELLO Roberta
|
P
|
|
LOVAT Davide
|
P
|
ZAIA Luca
|
P
|
|
LUISETTO Chiara
|
P
|
|
|
|
IL CONSIGLIERE SEGRETARIO f.to Anna Maria BIGON |
IL PRESIDENTE f.to Luca ZAIA |
||
P = presente; C = in congedo; A = assente.
N.B. Gli emendamenti sono conservati nel sistema documentale del Consiglio regionale.
Le segnalazioni sulle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , sono menzionate nel verbale e nel resoconto, senza modificare il referto.
Le segnalazioni sulle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , sono menzionate nel verbale e nel resoconto, senza modificare il referto.