ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 27/07/2026 n. 21

Resoconto n. 21 - 12^ legislatura
Resoconto 21 a Seduta pubblica
Lunedì, 27 luglio 2026
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Luca ZAIA
La Seduta inizia alle ore 10.08

PRESIDENTE

Buongiorno.
Diamo inizio alla 21a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 14334 del 22 luglio 2026.
PUNTO
1


APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI

Il PRESIDENTE, poiché nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 20a Seduta pubblica di martedì 14 luglio 2026.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Hanno comunicato congedo
Rossella CENDRON
Morena MARTINI
Matteo PRESSI
I congedi sono concessi.
PUNTO
3



INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Ai sensi dell'art. 114, comma 3 del Regolamento, l'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze, allegato alla Convocazione, è dato per letto.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE



PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 4.
Partiamo dalla IRI n. 44 della consigliera Luisetto e altri.

Interrogazione a risposta immediata n. 44 del 1° giugno 2026 presentata dai consiglieri Luisetto, Dalla Pozza, Manildo, Bigon, Del Bianco, Galeano, Micalizzi, Montanariello, Sambo, Trevisi, Cunegato e Cendron relativa a "LE AZIENDE ULSS VICENTINE ASSEGNANO PERSONALE OSPEDALIERO ALLE CASE DELLA COMUNITÀ: LA GIUNTA REGIONALE CHIARISCA SE È UNA SCELTA DELLE SINGOLE ULSS O SE UNA PRATICA DESTINATA A DIFFONDERSI IN TUTTA LA REGIONE"

Prego, Consigliera.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Presidente, grazie. Non so se attendere che rientri l'Assessore che poi mi dovrà rispondere.

PRESIDENTE

Fate silenzio, per favore.
Proceda, Consigliera. Siamo già a nove minuti di ritardo.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Segnalo che manca l'Assessore.

PRESIDENTE

Era qui l'Assessore, arriverà.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Va bene.
Questa è un'interrogazione a risposta immediata che avevo presentato alcuni mesi fa, perché si sono moltiplicate le segnalazioni, in particolar modo all'interno dell'ULSS 8, di medici specialisti a cui non è stato proposto, è stato chiesto di andare nelle Case di comunità, in particolar modo cardiologi, pneumologi, alcune specialità a cui è stato chiesto di spostarsi per alcune ore dalla sede ospedaliera alle Case di comunità.
Sappiamo che da DM n. 77 le Case di comunità devono prevedere tutta una serie di figure, di specialisti, oltre che i medici di medicina generale e tutta una serie di servizi che stiamo andando a verificare, andando fisicamente con i colleghi anche all'interno delle Case di comunità, per capire quale sia la situazione, ma sappiamo anche che ci sono le liste d'attesa all'interno delle situazioni ospedaliere. Quindi, già in ULSS 8 sappiamo che oltre 6.400 persone sono in attesa di una visita. Se spostiamo il personale e i medici specialisti, obbligandoli ad andare nelle Case di comunità, ci chiediamo che fine faranno queste liste d'attesa.
Il rischio è quello del gioco delle tre carte, cioè che sposto il personale dalla sede ospedaliera, dove già ha necessità di avere il tempo di visitare i propri pazienti che attendono, per mandarlo alcune ore nelle Case di comunità, senza che ci sia, in realtà, una vera soluzione e un aumento degli investimenti per farle funzionare, senza impoverire la dotazione ospedaliera e ciò che accade all'interno dell'ULSS 8.
Sappiamo, perché i dati li abbiamo, qual è la situazione, come dicevo prima, ovvero oltre 6.000 persone in attesa di una visita. Vorrei capire qual è lo stato dell'arte.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Rispondere l'assessore Giacinti. L'assessore Gerosa è dovuto andar via. Era qui prima.

Ass.re Filippo GIACINTI

Aveva un impegno istituzionale in Regione, quindi mi ha chiesto di rispondere.
Con decreto del Direttore generale dell'Area sanità e sociale del 29 giugno, sono state definite le linee di indirizzo ai fini dell'attivazione dell'organizzazione delle Case di comunità in attuazione del decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze n.77/2022.
Relativamente alla presenza di personale medico, l'allegato al presente decreto ha recepito le linee di indirizzo approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 9 settembre 2025, per l'attività oraria da rendere da parte di medici del ruolo unico di assistenza primaria e convenzionati dal 2025 nelle Case di comunità.
Con riferimento alla specifica situazione segnalata, l'Area Sanità e sociale ha chiesto una relazione ad entrambe le aziende interessate.
L'azienda ULSS 7 Pedemontana, con nota agli atti, ha rappresentato che nel territorio dell'azienda ogni Casa della comunità rappresenta una realtà organizzativa distinta e le soluzioni adottate sono strettamente collegate alle peculiari caratteristiche logistiche e alla collocazione di ciascuna. L'impostazione adottata dalla scrivente azienda è pienamente coerente con quanto previsto dal DM n. 77, che individua quale elemento qualificante del nuovo modello assistenziale una forte connessione funzionale tra ospedale e territorio.
In sette delle otto Case di comunità la presenza medica finora è stata organizzata attingendo all'attività di liberi professionisti e di medici afferenti alle cure primarie, integrando l'offerta resa dalle medicine di gruppo integrate, che rappresentano, nella realtà dell'azienda ULSS 7, un solido fondamento per garantire un'offerta strutturata e larga del bacino di afferenza di ciascuna Casa della comunità.
In tale prospettiva, la presenza di medici va considerata in una logica dinamica, a partire dagli accordi in via di definizione con la medicina generale a livello regionale.
Per la sola realtà della Casa della comunità di Bassano del Grappa, è stato proposto un modello organizzativo con specifiche peculiarità e visite specialistiche nell'ambito della cronicità.
La riorganizzazione ha l'effetto di migliorare la funzionalità, consentendo lo svolgimento delle attività finalizzate alla cura della cronicità in spazi a ciò dedicati attigui e che esistono comunque nell'area ospedaliera.
Tale configurazione ha consentito in sintesi una riorganizzazione di attività ambulatoriali che erano già svolte all'interno dell'ospedale e sono state trasferite nei nuovi ambulatori della Casa di comunità.
Infine, si evidenzia come la riorganizzazione descritta non abbia determinato alcun impatto negativo sull'attività assistenziale, né sulle liste di attesa, ossia una migliore organizzazione dei percorsi assistenziali e una più efficace presa in carico dei pazienti cronici.
Per quello che riguarda l'azienda ULSS 6 Berica, sono impiegati complessivamente otto specialisti ospedalieri, con un impegno medio pro capite di circa cinque ore a settimana, dunque tale da non avere un impatto rilevante sulla loro attività all'interno dei presìdi ospedalieri.
Tale impiego è stato concordato con i medici su base volontaria in un percorso di presa in carico alternativo e di prossimità, dunque più vicino al loro domicilio. Si tratta di modulare una quota delle attività ambulatoriale specialistica, in particolare le visite di controllo e follow-up per patologie croniche, con la prospettiva di ulteriore potenziamento degli organici medici per i quali l'azienda si è già attivata.
L'accesso degli specialisti ospedalieri presso le Case di comunità è stato inoltre oggetto di informativa sindacale alle organizzazioni sindacali della dirigenza dell'Area Sanità.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore. Prego, Consigliera.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Ringrazio l'Assessore anche per la velocità con cui ha tentato di leggere la risposta, perché i tempi sono questi.
Mi dispiace, però, molto che non ci sia l'assessore Gerosa, perché da mesi attendevo risposta a questa interrogazione. Credo sarebbe stato giusto che ad argomentare ciò che sta succedendo, in particolare in ULSS 8, fosse proprio l'Assessore alla sanità.
Sappiamo con quali criticità è partito il nuovo mandato all'interno di questa ULSS, e sappiamo che – e questo ci è restituito dalle numerose segnalazioni che arrivano dall'interno dell'azienda ospedaliera – manca una progettualità. Dobbiamo spostare i medici ospedalieri per tot ore la settimana per andare a tappare buchi all'interno delle Case di comunità, allungando le liste d'attesa all'interno degli ospedali, e abbiamo detto che in un ULSS 8 sono già oltre 6.000 persone che attendono una prima visita, per non parlare delle visite di controllo di cui non abbiamo menzione, perché non rientrano nelle statistiche.
In questo contesto, sinceramente mi sarei aspettata di leggere qualcosa in più, di ascoltare qualcosa in più rispetto al "sì, è stato chiesto su base volontaria", perché non è quello che sta succedendo.
Le segnalazioni che arrivano sono segnalazioni circostanziate e serie e ci dicono che, invece, cardiologi, pneumologi, figure di specialisti sono tenute ad andare, non possono scegliere, in un clima peraltro non ancora del tutto risolto, neanche da un punto di vista umano e di serenità lavorativa.
Questa è una ULSS da attenzionare, lo ribadisco, non solo per i numeri, ma per la serenità con cui il personale deve poter lavorare, e va attenzionato il sistema della sanità territoriale, nato con le Case di comunità, perché è molto diverso da quello che l'Assessore continua a raccontare, cioè di una perfetta armonia e di un tutto va bene. Non siamo al "tutto va bene", siamo alla partenza di un sistema che è ancora tutto da costruire. Sentire che in ULSS 8 sta succedendo questo, onestamente, non solo non ci conforta, ma ci preoccupa parecchio.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Passiamo alla interrogazione a risposta orale n. 1 del consigliere Rocco.

Interrogazione a risposta orale n. 1 del 23 giugno 2026 presentata dal consigliere Rocco relativa a "AZIONI DI SUPPORTO ALLE EMITTENTI RADIOFONICHE VENETE IN ONDE MEDIE"

Do la parola al consigliere Rocco per l'illustrazione.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Provo a illustrarla in maniera molto sintetica.
Nel 2015 è avvenuta la liberalizzazione della banda a onde medie, la banda OM, ovviamente su un presupposto comunitario. Nel 2016 la maggior parte delle radio che hanno scelto di operare su questa banda hanno ricevuto i titoli autorizzativi quali fornitori di servizi di media radiofonici, l'acronimo è FSMR.
Noi abbiamo una caratteristica in Veneto. In Veneto di questi operatori, che sono ventitré in tutt'Italia, noi ne ospitiamo sette, quindi poco più del 30%. Quali vantaggi ha questo tipo di banda rispetto a FM, DAB Plus o Plus 2? Pur essendo superate a livello tecnologico, magari dalla digitalizzazione, quindi il fatto che con internet altri tipi di emittenti possono fare un altro tipo di lavoro, le onde medie hanno un grande vantaggio in termini di resilienza per quanto riguarda le onde a terra, quindi per onda ionosferica, cioè una peculiarità fisica che consente, sostanzialmente, di raggiungere anche grandi distanze. Quindi, possono essere molto utili per quanto riguarda il marketing territoriale, ma soprattutto per quanto riguarda la resilienza in caso di calamità naturali e attacchi informatici.
Pur ricadendo la classificazione, l'assegnazione delle frequenze, in competenza statale, le Regioni hanno un ruolo molto importante per quanto riguarda il sostegno all'emittenza locale, alla salvaguardia del pluralismo dell'informazione, alla pianificazione di Protezione civile. Pensiamo anche all'accordo che è stato fatto, alle pre-intese sull'autonomia.
La mia interrogazione riguarda la Giunta per capire se c'è un monitoraggio di questa situazione, se, a livello amministrativo, sono state intraprese azioni per sostenere le emittenti che operano con onde medie e se ci può essere un piano dal punto di vista del marketing territoriale e, dall'altra parte, di percorsi formativi visto che ci sono delle competenze che queste emittenti hanno, che possono essere messe a disposizione della nostra comunità.

PRESIDENTE

Grazie.
Assessore Giacinti, prego.

Ass.re Filippo GIACINTI

La legge regionale n. 34/2021 , il collegato alla legge di stabilità del 2022, ha introdotto per la prima volta nell'ordinamento della Regione del Veneto l'articolo 11, il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, in particolare, al fine di assicurare la massima diffusione, fruibilità e accessibilità di informazione per tutti i cittadini della Regione del Veneto. Il Fondo è utilizzato per incentivare e sostenere il pluralismo e l'innovazione tecnologica.
In fase di prima applicazione di questa norma, a seguito delle osservazioni pervenute dall'associazione OMItaliane, la Giunta regionale, con deliberazione n. 266/2022, ha approvato il bando per l'erogazione dei contributi in questione, oltre ai soggetti destinatari dei contributi statali di settore, anche per le emittenti radiofoniche locali operanti in onde medie e modulazione di ampiezza AM, ciò tenuto conto anche degli specifici servizi svolti da tali emittenti radiofoniche, in particolare in termini di utilità nell'eventualità di comunicazioni di emergenza, nonché in caso di disfunzionalità delle altre modalità di trasmissione.
Gli interventi succitati sono stati poi confermati ad oggi con DGR del 2022, del 2023, del 2024, del 2025 e anche del 2026, con DGR del 28 maggio. Ebbene, ulteriori azioni amministrative a favore delle emittenti radiofoniche operanti in onde medie, quali ad esempio la promozione di intese istituzionali o di percorsi formativi dedicati, così come ulteriori forme di sostegno di nuova introduzione, possono trovare opportuno riconoscimento in appositi specifici interventi legislativi, nel rispetto del pluralismo dell'informazione.

PRESIDENTE

Grazie, Assessore.
Prego, Consigliere.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Ringrazio per la risposta. Io ero, chiaramente, a conoscenza del bando. È un tema prevalentemente di risorse.
Mi piaceva provare a sottolineare l'importanza di far sentire il proprio appoggio a questo tipo di emittenti e cercare di capire quale può essere una valorizzazione peculiare proprio per il tipo di tecnologia che loro utilizzano, che, come detto prima, può essere, da una parte, il fatto di essere utili in Protezione civile, proprio perché, a differenza di altri tipi di supporto infrastrutturale, hanno una resilienza maggiore e, dall'altra parte, utilizzare anche gli operatori di queste emittenti per fare delle intese, che possono essere di marketing territoriale, da una parte, e di formazione specifica, dall'altra. Sappiamo anche quanto oggi il mezzo che utilizza la voce sia particolarmente utile e particolarmente di moda, e quanto sia oggi anche un tipo di supporto digitale fortemente ricercato dal mercato e quindi ci possano essere delle competenze correlate.

PRESIDENTE

Grazie.

PUNTO
5



INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 5.
Viene dato per letto l'elenco delle interrogazioni a risposta scritta iscritte all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 111, comma 4, del Regolamento.

PUNTI
6-7



RENDICONTO DELLA GESTIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025 DEL CONSIGLIO REGIONALE. (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N. 11). APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 173/2026)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza.
Relatore: Vicepresidente Micalizzi
e

APPLICAZIONE DELLA PARTE DISPONIBILE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE, A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO DELLA GESTIONE DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025 E VARIAZIONI AL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO 2026-2027-2028 DEL CONSIGLIO REGIONALE (PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA N.13). APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 175/2026)

Relazione dell'Ufficio di Presidenza.
Relatore: Vicepresidente Micalizzi

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 6.
Come consuetudine, noi trattiamo i due punti assieme, ovvero il rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario e poi, ovviamente, l'avanzo.
Il relatore, per entrambi i punti, è il Vicepresidente Micalizzi.
Grazie.

Andrea MICALIZZI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Procedo con la presentazione di entrambi i provvedimenti, ma d'altra parte sono anche collegati tra loro, quindi rappresentano uno la conseguenza dell'altro.
Parto dal rendiconto dell'anno 2025, quindi in buona parte il rendiconto del mandato del Consiglio che ha preceduto poi l'insediamento di questo Consiglio, però rappresenta anche un momento nel quale verifichiamo come sono state utilizzate le risorse e come sono stati attuati gli indirizzi stabiliti dall'Ufficio di Presidenza.
Il Consiglio regionale vive di risorse proprie, ma non di entrate proprie. Quindi, le entrate del bilancio del Consiglio regionale sono entrate attribuite dalla Giunta. Tra le attività che vengono realizzate con queste risorse, ricordo, ci sono il supporto agli organi consiliari, l'attività legislativa, la predisposizione di dossier e di strumenti informativi, le iniziative di valutazione delle politiche pubbliche, la collaborazione con gli enti, i progetti rivolti alle scuole e il lavoro anche sulla comunicazione istituzionale.
Il 2025 è stato anche un anno particolare, perché è stato l'anno delle elezioni e quindi sono gravate sul bilancio del Consiglio anche tutte quelle attività che hanno portato il Consiglio al suo rinnovo. Penso a tutto il supporto sulla raccolta dei dati elettorali, gli studi elettorali, ma anche le attività di accoglienza del nuovo Consiglio e l'avvio della nuova legislatura.
Venendo ai conti e ai numeri, il bilancio ammonta a circa 50 milioni, impiegati nelle attività che citavo prima. L'avanzo è costituito da una somma di circa 12 milioni, sono 12,905 milioni di euro, quindi quasi 13 milioni.
Di questi 12 milioni è importante dire che è necessario accantonare per esigenze del Consiglio regionale una cifra di circa 9 milioni, sono quasi 10. Sono somme che vanno accantonate per rinnovi contrattuali, somme per fine mandati, eventuali restituzioni eventualmente richieste di contributi. Quindi, la parte effettivamente residua è di circa 3 milioni, 3,097 milioni di euro. Queste risorse, considerato che le risorse del Consiglio regionale arrivano dalla Giunta, vengono restituite alla Giunta per poi essere riassegnate con gli esercizi successivi. Quindi, dei 12 milioni di avanzo, 9 circa vengono accantonati per necessità del Consiglio e 3 vengono restituiti da dove arrivavano.
Vi do un indicatore che io ho trovato particolarmente significativo nella relazione, cioè il fatto che il Consiglio è particolarmente preciso sui pagamenti. Riusciamo a pagare venti giorni prima delle date comunque stabilite. Questo è un indicatore di pregio che mi interessava sottolineare. Il collegio dei revisori dei conti, ovviamente, ha dato parere positivo e l'Ufficio di Presidenza ha approvato all'unanimità sia questo rendiconto che la delibera successiva.
La delibera successiva, sostanzialmente, è quella che tecnicamente attribuisce l'avanzo dei 3 milioni e lo restituisce alla Giunta, quindi fa quel passaggio tecnico.
Ho illustrato brevemente il provvedimento, quindi do ora la parola al Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie. Ricordo che sono 30 ore massimo di discussione.
È aperta la discussione.
Prego, consigliera Ostanel.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Il relatore ha illustrato i due punti in maniera congiunta, se non sbaglio. Credo che il punto in quest'Aula, per quanto riguarda il rendiconto, sia dirci due cose chiare rispetto al fatto che se questo Consiglio avanza, come è capitato in questa annualità, delle risorse, ci dobbiamo chiedere, effettivamente, anche legandolo al punto successivo, dove queste risorse vengono poi reinvestite.
È vero che noi discuteremo dell'assestamento di bilancio al prossimo punto, ma siccome abbiamo molte ore di discussione, come facevamo nelle legislature precedenti, anche il rendiconto del Consiglio ha un ruolo politico, cioè, in quest'Aula si dibatte anche di quello che il Consiglio eventualmente avanza, e che poi può essere eventualmente reinvestito.
Riprendo un punto che dicevamo anche nelle legislature scorse. Se questo Consiglio lavora bene e avanza, come immaginiamo di poter investire anche quegli avanzi per qualcosa che non solo serva a questo Consiglio, ma possa servire, ad esempio, a delle funzioni collegate con il territorio dove siamo, alla città di Venezia, ad esempio? Oppure, fare delle attività che possano servire non ai Gruppi in maniera singola, ma fare delle attività per fare in modo che le persone possano, ad esempio, riavvicinarsi alla politica?
Se il rendiconto di questo Consiglio è un punto che viene visto come tecnico, io penso, invece, che non sia solo questo, che abbia bisogno di comprendere fino in fondo quanto quell'avanzo di bilancio possa essere poi anche reinvestito per fare delle attività che riguardano questo Consiglio. Se, invece, è un modo per dire: diamo alla Giunta quello che magari serve per fare delle cose, quando in realtà la Giunta, e lo vedremo al punto successivo, quei soldi li tiene lì e non li investe, e avrò modo di intervenire in maniera più compiuta quando si aprirà il punto dedicato, credo che se il Consiglio lavora bene e se riesce a fare del risparmio nel proprio lavoro, il lavoro che questo Consiglio dovrebbe fare in maniera molto più approfondita di come è stato fatto nelle deliberazioni, è decidere non tanto di dedicarlo al lavoro della Giunta, quanto immaginare quanto il Consiglio regionale, se è vero che è il Parlamento dei veneti, possa tornare centrale, ad esempio, nel riavvicinare le persone alla politica, ridurre l'astensionismo, lavorare meglio sul monitoraggio, ad esempio, della libertà di stampa in questa Regione, cioè lavorare per quello che un Consiglio regionale dovrebbe fare: riportare le persone a pensare che la politica conti, riavvicinarle al voto, riavvicinarle al lavoro che facciamo e non tanto immaginare che il risparmio di un Consiglio che lavora bene vada delegato in delega alla Giunta, per fare quelle cose che vedremo nel punto successivo non fa con il proprio avanzo di bilancio.
Questo perché – ne parlerò dopo – è vero che è stato detto in tutte le Commissioni che questo è un esercizio tecnico, ma di tecnico, nella manovra che vedremo al punto successivo, per quanto mi riguarda, c'è poco, c'è molto di politico, è stata una scelta politica.
Questo punto credo si leghi al successivo, perché noi non possiamo immaginare che questo Consiglio regionale risparmi per dare azione e mandato a fare delle attività, quando in realtà sarebbe la Giunta a dover fare questo lavoro.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliera Luisetto, prego.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Intervengo anch'io sul punto, rimandando poi la discussione più ampia al correlatore del provvedimento successivo, per dire che, data la virtuosità del Consiglio regionale, di come ha saputo spendere e risparmiare risorse, un pensiero necessario va a come reinvestire queste risorse.
I bisogni – poi li evidenzieremo, come diceva la consigliera Ostanel poco fa – sono moltissimi, i bisogni non risposti, i bisogni ai quali, con un assestamento e un rendiconto di bilancio, dovremo provare a dare delle risposte, a chiarire come vogliamo andare a soddisfare delle necessità che sono di salute, sociali, legate al benessere di vita delle persone.
Sappiamo anche che abbiamo delle risorse, però, oggi, abbiamo delle risorse disponibili che il Consiglio restituisce alla Giunta, sulle quali fare una riflessione di sistema.
Io credo che queste risorse, proprio in virtù della virtuosità e della capacità di questo Consiglio di spendere al meglio e di risparmiare, ove possibile, nonostante un anno impegnativo, perché è un anno elettorale, un anno su cui hanno pesato una serie di necessità, sia una riflessione che possiamo fare, magari impegnando la Giunta a ridare queste risorse in parte al Consiglio per le leggi che proseguiranno il loro percorso. Penso allo psicologo di base, ai caregiver, a tante necessità che questo Consiglio sa autonomamente proporre e portare avanti.
Proprio perché il Presidente Stefani per primo ha dichiarato dall'inizio di questo mandato di voler ridare centralità al Consiglio, sarebbe necessario e importante che una parte di queste risorse tornasse al Consiglio e venisse spesa per le necessità che sono, a mio avviso, quelle principali, cioè quelle del benessere e del bisogno delle persone di sentirsi meno sole.

PRESIDENTE

Scusate. Collega Manildo, è una Consigliera vostra.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Credo che una riflessione importante la si debba fare anche su questo, che è un atto puramente, lo abbiamo visto negli scorsi anni, tecnico, ma poi, come è stato detto, tecnico non è se pensiamo a come possiamo reinvestire e utilizzare quelle risorse, anche in vista dei provvedimenti che poi dovremo affrontare, che sono provvedimenti importanti e ci porteranno a settembre, all'autunno con un previsionale in un modo o in un altro, perché credo che tra oggi e domani sceglieremo con quale direzione andare verso un bilancio di previsione, con quali premesse, con quale sistema.
Quindi una riflessione anche su come poter riutilizzare queste risorse non spese, forse sarebbe necessario farla.

PRESIDENTE

Prego, consigliere Barbisan.

Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)

Grazie, Presidente. Alla luce del dibattito e delle sollecitazioni delle colleghe, credo che sia anche utile prendere qualche minuto di riflessione per come intendere dare degli indirizzi alla Giunta regionale sull'utilizzo di queste risorse, frutto, appunto, di un atteggiamento virtuoso di questo Consiglio, in ordine alle necessità dei veneti che ci sono o che verranno.
Pertanto, chiedo, Presidente, se è possibile, sospendere il Consiglio per dieci minuti per redigere questo atto.

PRESIDENTE

Io farei una proposta. Siccome immagino che la sospensione abbia come obiettivo il tema dell'avanzo, vale la pena di votare il punto n. 6 e intanto creiamo l'avanzo. Poi, lo andiamo a distribuire.

Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)

Perfetto. Va bene.

PRESIDENTE

Eviterei di sospendere adesso.

Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)

Procediamo pure con la seduta. L'importante è che poi abbiamo tempo per il deposito.

PRESIDENTE

Quindi, votiamo il punto n. 6, che è il rendiconto.
La discussione generale la consideriamo chiusa o c'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere sul rendiconto? Mi sembra chiusa.
Dichiarazioni di voto? Siamo sul rendiconto.
Metto in votazione la proposta di deliberazione amministrativa n. 11.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È ancora aperta la votazione, perché è la prima. Se fosse la seconda, non sarebbe aperta. Alzino la mano i Consiglieri che hanno problemi. Il consigliere Borgia.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Consigliere Borgia, deve fare una dichiarazione? Prego.

Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Non funziona il mio iPad, quindi lo sto sistemando. Chiedo che venga messa a verbale la votazione a favore. Grazie.
Immagino che anche nella seconda dovrò fare lo stesso.

PRESIDENTE

Grazie. Forse ce la fa a recuperare.
Adesso sospendiamo cinque minuti. Sala del Leone.
Grazie.
La Seduta è sospesa alle ore 10.40
La Seduta riprende alle ore 11.12

PRESIDENTE

Signori, prendete posto che riiniziamo.
Iniziamo la discussione. Voi volete intervenire sul punto n. 7?
Se mi ascoltate, cerchiamo di economizzare sui tempi. Per capirci sui tempi ed evitare di sprecarne, è in redazione un ordine del giorno rispetto al punto n. 7, che dobbiamo ancora aprire.
Il vicepresidente Micalizzi ha già fatto il suo intervento sui punti n. 6 e n.7.
Se non ci sono interventi, direi di aprire il punto n. 7, o meglio lo apro ufficialmente. Chiedo a chi vuole intervenire di iscriversi, in attesa che poi arrivi anche l'ordine del giorno. C'è qualcuno che vuole parlare?
È aperta la discussione generale.
Consigliere Montanariello, prego. Siamo al punto 7, siamo sull'avanzo.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Credo che sia importante, intanto, il fatto che ci sia un lavoro comune dell'Aula su una visione che può dare non contrapposizione su risorse, che in parte è vero, e può essere anche virtuoso il fatto che il Consiglio abbia in qualche modo ottimizzato. Dall'altra, è anche vero che, se pensiamo che queste risorse possono essere utilizzate per l'attività legislativa, sarebbe anche il rovescio della medaglia dire: perché non le hai utilizzate se potevi utilizzarle e restituirle ai cittadini veneti in termini di servizi o in termini di qualcosa da ridare su risorse che è meglio che non restano lì ferme?
Il fatto che si chiede che una parte di risorse che vengono date restino qui e vengano utilizzate per l'attività legislativa credo faccia parte anche di una visione del Consiglio regionale. L'augurio è, Presidente, che però l'attività legislativa poi venga fatta e vada avanti, perché è vero che ci sono le risorse per fare l'attività legislativa, ma è anche vero che ogni volta andiamo, ogni anno... ricordo che in questo provvedimento, a cui per anni la collega Zottis ha fatto da correlatrice, come adesso il collega Micalizzi, abbiamo sempre avuto avanzi. Negli anni in cui ce n'erano di meno, nei peggiori periodi di crisi erano quasi 6 milioni, 5,8, quindi, anche quando c'è stata la crisi e non c'erano soldi, avanzavano 5,8-6 milioni circa, segno evidente che c'è margine per poter intervenire ancora di più sull'attività legislativa, segno evidente che serve anche a noi da pungolo per dire che tante leggi ferme, Presidente, si possono anche cominciare a portare avanti, perché se c'è l'idea politica di trovare una quadra, una soluzione tra noi, ora abbiamo anche la certezza, la prova provata che c'è anche un'eventuale copertura economica.
Ripeto, ogni anno sono sempre di più quelli che avanzano. Siamo partiti da 6 milioni e siamo arrivati a 11. Il mio augurio è che ci sia una visione bipartisan per poter tenere una parte di questi soldi in Consiglio, per poterli spendere con leggi in Consiglio, per poterli utilizzare con iniziative legislative del Consiglio e su questo ci vuole una macchina che, però, decida di portare avanti tanti provvedimenti, anche da 100.000-200.000 euro che ci sono e sono fermi nei cassetti, che magari possono sembrare insignificanti, però possono avere un valore di partenza, di start-up su quella norma che dopo può dimostrarsi utile o no.
Ringrazio per il lavoro che stanno facendo anche i Capigruppo e gli uffici di trovare una sintesi su un atto da proporre a breve e chiudo il mio intervento.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Altri interventi? Qualcuno ci dà un'idea dei tempi per questo ordine del giorno? Chi va a chiedere? Chiedete, per favore. Fermi lì. Non muovetevi.
Prego, consigliere Galeano. Scusi, Consigliere.

Paolo GALEANO (Partito Democratico)

Ho appena prenotato l'intervento. Non c'è nessun ritardo.
Approfitto anch'io, vista la tempistica per la redazione dell'ordine del giorno, per sottolineare due concetti che hanno già ripreso i colleghi che sono intervenuti prima di me, ma repetita iuvant. Penso anch'io che come primo elemento da evidenziare ci sia la volontà, adesso bipartisan, di trovare una soluzione nell'impiego positivo di una parte di quelle risorse che sono avanzate. Sappiamo però, visto che questa situazione io la vedo per la prima volta, ovviamente, ma da quello che sento dire dai colleghi, sembra essere strutturale: penso che più riusciremo a fare in fase di programmazione per fare in modo che si riesca a prevedere lo stanziamento da subito, dall'inizio dell'anno di parte di queste risorse e tanto meglio riusciremo a raggiungere gli obiettivi che cercheremo di perseguire con le risorse stesse, soprattutto in una fase in cui i tempi sono difficili e pertanto ogni risposta dà dei segnali importanti e di vicinanza alla nostra comunità veneta. Lo vedremo dopo con la manovra che abbiamo proposto in fase di assestamento al bilancio regionale, dove ci sono emendamenti che comportano l'impiego, propongono l'impiego di somme anche piccole, relativamente piccole – 1-15 milioni – però sono già segnali importanti di un rilancio, di una prospettiva della costruzione, di una prospettiva... della costruzione di una prospettiva su alcuni temi, su alcune necessità.
Ecco perché a maggior ragione pensare di poter impiegare 3-4 milioni dell'avanzo del Consiglio regionale subito, all'inizio dell'anno, per alcune di queste esigenze, diventa significativo.
Poi aggiungo, visto che ne ho la possibilità, un punto: non voglio fare il pignolo rompiscatole, ma essere propositivo. Ho visto che negli anni è stato implementato l'insediamento, qui nella sede, del distributore dell'acqua. Mi dicono che sia stata una bellissima iniziativa che ha ridotto di moltissimo l'utilizzo delle bottigliette di plastica: sappiamo tutti l'inquinamento, il consumo e tutto l'impiego di risorse che comportano.
Penso che con l'aiuto di tutti, noi Consiglieri in primis potremmo dare un segnale ulteriore di miglioramento. Tanti di noi sono stati amministratori, siamo andati quasi tutti nelle scuole a far vedere ai ragazzi come la bottiglietta di plastica andrebbe sostituita con la borraccia e quant'altro. Se riusciremo fino in fondo a compiere quel passo che già è stato avviato, e con risultati molto importanti, io penso che daremo un bel segnale, visto che di bottigliette forse ce ne sono ancora troppe.
Mi fermo qui, poi riprendiamo sul punto successivo. Grazie.

PRESIDENTE

Mi dicono che sono state raccolte delle firme.
Scusate, ma noi non possiamo perdere tutto questo tempo: firmate questo documento.
ODG n. D0001

Ordine del giorno presentato dai consiglieri Barbisan, Manildo, Szumski, Cunegato, Bozza, Borgia, Rocco, Pasqualon, Baldan Flavio e Brescacin relativo a "DESTINAZIONE DELL'AVANZO DI AMMINISTRAZIONE DISPONIBILE DEL RENDICONTO 2025 DEL CONSIGLIO REGIONALE". APPROVATO (DELIBERAZIONE N. 174/2026)

(N.d.r. – Si riproduce il testo scritto dell'ordine del giorno come presentato)
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che
con PdA n.13, il Consiglio Regionale ha destinato la quota della parte disponibile del risultato di amministrazione del proprio Rendiconto 2025 pari ad € 3.096.836,59 quale somma da restituire alla Giunta Regionale;
Considerato che
si ritiene di fornire alla Giunta indicazioni sulla destinazione di tale somma;
impegna la Giunta regionale
con il primo provvedimento utile di variazione del bilancio a destinare:
- la somma di euro 2.000.000,00 ai fondi speciali di cui all' art. 20 della L.R. 39/2001;
- la somma di euro 1.096.836,59 ad incremento degli stanziamenti per le politiche sociali.
Al consigliere Barbisan la parola per la presentazione dell'ordine del giorno. Prego.

Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)

Grazie, Presidente. Grazie anche ai colleghi che hanno inteso aspettare qualche minuto.
Abbiamo predisposto un ordine del giorno, che depositiamo con le firme congiunte di tutti i Capigruppo, per dare indicazioni alla Giunta su come destinare l'avanzo libero, chiamiamolo così, dei 3,100 milioni (3,097 milioni).
Vogliamo dare corso anche a quello che è stato il dibattito in apertura del Consiglio, indicando, nella prima variazione utile, che credo arriverà a settembre (la Giunta eventualmente ci notizierà al riguardo) di dedicare 1 milione di euro per le necessità sul sociale e di tenere 2 milioni nel Fondo accantonamenti, che di solito il Consiglio usa per le leggi d'iniziativa consiliare o anche per eventuali altre necessità della Giunta che, concordemente con il Consiglio, verranno rese evidenti e approvate sempre da questo Consiglio.
Facciamo questo atto di indirizzo politico concordemente: credo che sia un bel messaggio su come riusciamo a lavorare su queste tematiche. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Consigliera Ostanel, prego.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Per dire che questo ordine del giorno appunto è un ordine del giorno positivo.
I 2 milioni che vanno alle leggi del Consiglio auspicherei, come ho detto prima nella riunione con i Capigruppo, che comunque fossero in attenzione al sociale, perché il messaggio che sarebbe bello che uscisse da quest'Aula (so che nel dispositivo non c'è, ma lo dico a voce per dibattere in quest'Aula) è che è bene che ci sono 1 milione per la Giunta sul sociale, ma anche gli altri 2 milioni sarebbe bello che questo Consiglio in futuro decidesse che fossero allocati a delle emergenze importanti, che sono esattamente le stesse: sociale, sanità, attenzione alle persone che stanno peggio in questa Regione.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Prego, consigliere Borgia.

Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Credo che questo sia stato (posso dirlo senza essere smentito) l'accordo più veloce della storia, nel senso che tra Capigruppo abbiamo trovato una quadra, una congiuntura perché il Consiglio potesse avere ancora e nuovamente, se non fosse già chiaro, centralità con 2 milioni per nuove leggi, così da accogliere le richieste che provengono dai Consiglieri, dall'attività legislativa dei Consiglieri, che devo dire in questi primi mesi di mandato è stata importante. Capiremo, insomma, dove poi destinare questi 2 milioni e in quali leggi. 
Poi abbiamo ribadito la necessità di sostenere il sociale, quindi non specificatamente in determinate leggi, ma in generale e su questo la Giunta ci dirà come vuole e dove vuole inserire questo milione per cercare, appunto, di essere vicini ancora di più alle persone più fragili, come diceva appunto la collega Ostanel. Credo che sia un atto fondamentale e importante e, soprattutto, credo che questa disponibilità, sia da parte della maggioranza che da parte della minoranza, di trovare dei punti d'incontro possa essere un percorso che noi dobbiamo continuare a sostenere, perché credo che, poi, quando si interviene sulla vita delle persone e in generale sugli obiettivi che noi ci vogliamo dare come Consiglio regionale si debba andare oltre, poi, agli steccati ideologici.
Noi continueremo a discutere nel merito, ognuno con visione e ideali differenti, ma poi sulle cose importanti questa volontà di essere uniti, sicuramente, premierà non solo tutto il tessuto socio-economico del Veneto, ma soprattutto tutte le persone fragili che oggi necessitano di un impegno ancora maggiore da parte delle Istituzioni regionali.
Mi rivolgo all'assessore Roma. Come ha visto c'è ampia disponibilità da parte dell'Aula quando si discute e si tratta di sociale. Lei ha una grande responsabilità: spendere queste risorse per dare dei risultati concreti e soprattutto delle azioni tangibili per cambiare la vita dei cittadini più fragili.
Noi siamo sicuri che saprà interpretare questo volere da parte del Consiglio. Come ha visto, ci troverà sempre disponibili, continuiamo a lavorare insieme. Cerchiamo sempre di coinvolgere non solo tutto il Consiglio, ma tutti i Consiglieri, perché credo che sia fondamentale unirci sotto questo grande obiettivo. Noi siamo assolutamente d'accordo e siamo stati d'accordo fin dall'inizio.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Borgia.
Voglio ricordare che l'ordine del giorno ce l'avete caricato, quindi è online per voi.
Consigliere Szumski, prego.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

Grazie, Presidente.
Noi specifichiamo che ci siamo astenuti al punto precedente in quanto frutto dell'Amministrazione, diciamo, uscente, a cui noi non abbiamo partecipato, ma su questo registriamo la grande disponibilità di ascoltare anche le minoranze – sottolineo che ci sono due minoranze in questo Consiglio – per aiutare chi in Veneto è in maggiore difficoltà, e lo sappiamo benissimo tutti quanti, ma anche per cercare di capire le attività che il Consiglio sta portando avanti e che possono essere innovative e sempre al servizio del Veneto.
Per cui, siamo estremamente soddisfatti del risultato e voteremo a favore dell'ordine del giorno, con convinzione.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Szumski.
Consigliere Bozza, prego.

Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)

Grazie, Presidente, per questo momento di opportunità, perché abbiamo condiviso anche noi come Gruppo la scelta di dare un indirizzo, quindi di ridare centralità a questo Consiglio.
È chiaro che abbiamo fatto un atto così, nel 2022, all'unanimità, proprio cercando di aiutare dal Consiglio l'azione della Giunta. Abbiamo scelto due strade sicuramente importanti. Una è quella del sociale, e quando parliamo di sociale, cercheremo anche di capire, oggi, quali sono le priorità che nei prossimi mesi e settimane ci dovranno vedere semmai coinvolti a impiegare queste risorse, perché quando parliamo di sociale, certo parliamo delle persone fragili, parliamo di disabilità, parliamo di anziani; io però inserisco anche i giovani e parliamo di famiglie. Per cui credo che su questo dovremmo anche insieme capire, anche sulla base delle esperienze e delle priorità che oggi sono già sul tavolo del nostro Assessore, per confrontarci per utilizzarli al meglio anche in considerazione delle tempistiche per, come si suol dire, mettere a terra questi soldi che possono essere concretamente utilizzati.
Quanto all'ultimo aspetto, quello delle leggi, è chiaro che noi, facendo così, riusciamo a dare anche centralità all'azione del legislatore, che è quella del Consigliere. Anche su questo dovremmo insieme capire quali sono oggi, magari, quelle che in questo momento si possono spingere e licenziare, proprio per dare una risposta anche ai nostri veneti, perché sappiamo che molti provvedimenti oggi sono presentati ma hanno necessità di essere approvati, alcuni invece sono stati approvati e sono anche oggi oggetto di graduatoria, ma potrebbero essere riutilizzati e ripescati proprio per dare ancora maggior linfa, dal punto di vista economico-finanziario, a quei provvedimenti, in termini di bando, che possono già in queste settimane e in questi mesi essere espletati.
Una volta chiusi i bandi, potremmo anche capire quali sono le domande e le istanze che sono arrivate e decidere insieme se magari non sia il caso di implementare, con ulteriori risorse a disposizione, a beneficio, ad esempio, dello scorrimento delle graduatorie.
Questo è un provvedimento, penso, importante, Presidente. Noi siamo favorevoli, abbiamo dato questo contributo e riteniamo, giustamente, di poterlo sostenere fino in fondo, dimostrando ancora una volta il grande lavoro che si può fare tra maggioranza e opposizione, nell'interesse, chiaramente, dei nostri veneti.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bozza.
Consigliere Manildo, prego.

Giovanni MANILDO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Anch'io mi unisco alle dichiarazioni dei colleghi che mi hanno preceduto sull'importanza, dal punto di vista del metodo, di un ordine del giorno condiviso sull'utilizzo dell'avanzo, che riporta la centralità dell'attività del Consiglio, la centralità dell'attività legislativa di iniziativa dei Consiglieri. Sono sicuramente cose pregevoli.
Mi piacciono le indicazioni che, pur in modo molto largo, abbiamo fatto insieme perché un milione venga destinato per il sociale. Si può sorridere, penso anch'io, sul fatto che sia la parola più ricorrente, però ritengo sia il settore che più di tutti ha bisogno in questo momento di grandi iniezioni di risorse. La situazione anche nel nostro Veneto non è facilissima, lo dice la relazione di Bankitalia, lo dicono i colloqui di ogni persona, di ogni Consigliere nel territorio. Penso abbiano ritorni molto importanti su questo tema e richieste molto concrete.
Finisco parlando dei 2 milioni che andranno a rimpinguare la provvista per le nuove leggi. Anche qui ci sono tantissimi provvedimenti importanti. Ne cito due, perché sono quelli che mentre sottoscrivevo quest'ordine del giorno, mi apparivano: quello sul caregiver e quello sullo psicologo di base. Ritengo siano assolutamente provvedimenti che ci facciano fare un salto di qualità. Chiaramente ci sarà la discussione, sarà condivisa con i Consiglieri, insieme si cercherà l'allocazione migliore di queste risorse, però ritengo sia abbastanza intuibile e constatabile da tutti che questi due provvedimenti hanno assolutamente bisogno di un adeguato sostegno finanziario.
Ringrazio per la condivisione i colleghi di maggioranza e di opposizione, perché penso sia un passo importante per il lavoro in Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Manildo.
Consigliere Rocco, prego.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Anch'io brevemente mi concentro sul lato politico. Penso che sia un bell'atto questo ordine del giorno, che cerca di ridare centralità al Consiglio e, dall'altra parte, impegna verso un capitolo di spesa, di cui mi piace la dicitura, così faccio contento anche l'amico Marcato, che è "Politiche sociali". Anch'io condivido il fatto che si debba sempre ricordare che il sociale non nasce dal nulla, cioè il sociale è finanziato attraverso il gettito e attraverso la capacità che una comunità ha di creare ricchezza.
Mi auguro, quindi, che politiche sociali quando parliamo di fragilità, siano persone che fanno fatica, ma forse noi dobbiamo anche iniziare a entrare nell'ordine delle idee che siamo in una fase di bilanci pubblici che fanno fatica, il debito pubblico non è più sostenibile, quindi, quando noi parliamo di sociale, cerchiamo anche di capire qual è quella spesa che poi si può ripagare: andiamo a sostenere coloro che generano ricchezza, quindi ricordiamo le famiglie, ricordiamo i giovani, perché se non c'è chi genera ricchezza e se noi, attraverso le politiche sociali, non aiutiamo coloro che generano gettito, alla fine faremo soltanto debito.
Mi auguro, quindi, che quando parliamo di politiche sociali, cerchiamo anche di sostenere coloro che sono più in difficoltà, perché sono in difficoltà nel momento in cui, da una parte, hanno dei carichi, quindi magari i genitori, persone anziane in casa, ma, dall'altra, questa difficoltà è maggiore, proprio perché sono nella fase della loro vita in cui stanno cercando di generare ricchezza per sé stessi, per la loro famiglia e più in generale per la comunità.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Rocco.
Consigliere Baldan, prego.

Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente e Consiglieri.
Mi associo, ovviamente. È inutile ripetere tutti i discorsi. Credo che sia una situazione che noi abbiamo impostato fino dall'inizio di questo Consiglio, quella della collaborazione in funzione dei nostri cittadini.
Intanto "mi complimento" perché comunque c'è un avanzo di spesa e non è mai banale, soprattutto perché qui, in questo Paese, la spesa a volte non è ben controllata da questo punto di vista. È semplice mettere risorse, poi non sappiamo bene a volte dove queste risorse vanno concentrate.
È stato scelto di individuare l'aspetto delle politiche sociali, che ovviamente sappiamo essere un capitolo importante e un aspetto che in questo momento soffre particolarmente, ovviamente non solo in Veneto, ma anche in ambito nazionale. Ci affidiamo alla competenza dell'assessore Roma, che fino a adesso mi pare sia stata molto sensibile a questa tematica per individuare poi dove possano essere spese queste risorse che sono avanzate, con una raccomandazione che è ancora maggiore in funzione della possibilità di preservarle ulteriormente e spenderle nel modo più adeguato. Noi poi, a settembre, ci avvieremo a votare e a discutere una previsione di bilancio, un DEFR che, come avevo già anticipato a primavera, quando abbiamo siamo usciti dall'esercizio provvisorio, sarà di tutt'altro tenore rispetto a quello lì. Avremo delle situazioni che purtroppo vediamo per congiuntura internazionale, non certo per colpa di questa Regione o anche colpa nazionale. Abbiamo una congiuntura e uno scenario che imporrà probabilmente di avere anche delle extra spese o di trovare liquidità per far fronte a capitoli di spesa che magari non erano preventivati.
Ci auguriamo ovviamente che questa parte destinata dal Consiglio, che in collaborazione, e fa piacere, abbia deciso di utilizzare per sviluppare le politiche sociali, possa arrivare direttamente nell'importo previsto in utilità per i cittadini e per i cittadini particolarmente in difficoltà, che anche nella nostra Regione, come è stato giustamente evidenziato, è un dato nazionale, ma colpisce anche la nostra Regione, perché noi siamo una Regione importante, è in continuo aumento. Come sapete, le risorse non sono mai abbastanza. Quindi, ringrazio il Consiglio.
Mi sembra un'operazione corretta e ci auguriamo che possano trovare sfogo in progetti che aiutino effettivamente i cittadini veneti che sono più in difficoltà. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Baldan Flavio.
Non vedo altri iscritti.
Metto in votazione l'ordine del giorno n. D0001.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
Chi ha problemi a votare alzi la mano.
La consigliera Sambo ha un problema? C'è qualcuno che non è riuscito a votare? Sambo e Corazzari. Corazzari ha votato. La consigliera Sambo no. Chiudiamo e mettiamo a verbale.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Prego, Consigliera.

Monica SAMBO (Partito Democratico)

Sì, voto favorevole, perché non funziona il sistema. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Metto in votazione la proposta di deliberazione amministrativa n. 13.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Grazie.
PUNTO
8


DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025". (PROGETTO DI LEGGE N. 70)

Relazione della PRIMA Commissione Consiliare.
Relatore: Consigliere Tomaello
Correlatore: Consigliere Galeano

PRESIDENTE

Passiamo al punto n. 8. Cerchiamo di recuperare i tempi persi.
Il relatore è il consigliere Tomaello e il correlatore è il consigliere Galeano.
Prego, Consigliere.

Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)

Buongiorno, Presidente e buongiorno a tutti. Velocemente per recuperare un po' di tempo.
Ci troviamo oggi a discutere il rendiconto generale 2025. Come sapete, il rendiconto generale rappresenta lo strumento attraverso il quale il Consiglio regionale verifica i risultati della gestione dell'Amministrazione nel corso dell'ultimo esercizio finanziario.
Alcuni dati, velocemente, che dopo, insomma, magari verranno approfonditi.
Il fondo cassa raggiunge un 1,597 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2024, grazie all'incremento delle riscossioni; positivi anche i dati dei residui attivi, dei residui passivi e il fondo pluriennale vincolato, mentre il risultato di amministrazione si attesta a 2,043 miliardi di euro (solo per far presente che nel 2015, quindi 10 anni fa, era meno 316 milioni).
Al netto delle quote accantonate e vincolate destinate agli investimenti, la parte effettivamente disponibile ammonta quindi a 180 milioni o poco più. Inoltre, grazie alle recenti disposizioni normative, che abbiamo votato anche in quest'Aula negli scorsi mesi, la cancellazione del FAL e il definitivo superamento del disavanzo da Debito autorizzato e non contratto, la Regione non presenta quote di disavanzo da ripianare nei bilanci futuri.
Particolare rilievo assumono gli accantonamenti, pari a 1,355 miliardi di euro, che testimoniano anche una gestione improntata alla prudenza.
Sul fronte delle entrate, gli accertamenti raggiungono i 17,8 miliardi di euro, dei quali oltre il 76% deriva da entrate tributarie. Le spese impegnate ammontano a 17,4 miliardi, con la sanità che continua a rappresentare naturalmente la principale voce/area di intervento, assorbendo circa il 77% degli impegni, seguita da trasporto e da mobilità.
La Regione, inoltre, ha rispettato gli obiettivi di finanza pubblica previsti dalla normativa statale, contribuendo per quasi 64 milioni di euro al concorso della finanza pubblica nazionale.
Un dato particolarmente significativo è quello relativo ai pagamenti: nel 2025 la Regione ha saldato mediamente i propri debiti commerciali con 18 giorni di anticipo rispetto alle scadenze di legge, confermando un'elevata capacità della gestione della liquidità, testimoniata anche dall'indice di liquidità pari a 1,30.
Prosegue anche l'attuazione degli interventi finanziari del PNRR e del Piano nazionale complementare: al 31 dicembre 2025 risultano impegnati oltre 1,5 miliardi di euro con pagamenti effettuati per 738 milioni.
Anche la contabilità economico-patrimoniale evidenzia un quadro positivo: l'esercizio si chiude con un utile di 107 milioni di euro, il patrimonio netto cresce fino a 3,227 miliardi e la situazione patrimoniale complessiva si rafforza rispetto all'anno precedente.
Nel complesso si può dire che il rendiconto 2025 conferma una gestione finanziaria caratterizzata da equilibrio, solidità patrimoniale, prudenza negli accantonamenti e puntualità nei pagamenti.
Faccio un ringraziamento e i complimenti, anche visti i risultati, visto che ci troviamo a votare l'esercizio finanziario del 2025 – noi siamo arrivati alla fine del 2025 – a chi ha gestito nell'anno passato questi dati, che, come avete visto, sono tutti in miglioramento rispetto agli anni precedenti e dimostrano una gestione della Regione assolutamente efficiente, ma soprattutto solida, che fa in modo che il Veneto rimanga una Regione modello per tutta Italia.
Buon lavoro.

PRESIDENTE

Grazie.
Prego, consigliere Galeano.

Paolo GALEANO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Mi prenderò, ovviamente, un pelo più di tempo rispetto a quello impiegato dal relatore Tomaello, intanto per comunicare che sono onorato di avere la correlazione di questo provvedimento. Parto da una frase che abbiamo espresso parecchio in questi giorni: amministrare una Regione non è un gioco meramente contabile, pertanto il rendiconto non può essere affrontato solo come un momento di analisi numerica. Sembra la solita frase fatta del correlatore di minoranza di turno, ma ci può essere anche qualcosa di vero dietro a questa affermazione, qualcosa di sostanziale.
Proviamo a partire dalla lettura delle parole di un soggetto diverso, magari proprio dalla lettura del giudizio di parifica della Corte dei conti espresso lo scorso 16 luglio, in particolare dalla memoria del Procuratore generale, per vedere se questa teoria può avere anche un fondamento terzo, più obiettivo. Leggo il virgolettato: "Il rendiconto – dice il Procuratore generale – consuntivo da arida esposizione di cifre diviene, come affermato dalla Corte Costituzionale, sentenza n. 49/2018, espressione dei diritti fondamentali dei cittadini e delle modalità di soddisfazione di tali diritti".
Ecco perché ritengo fondamentale che la valutazione di questo rendiconto sia fondata certamente su numeri e dati oggettivi, imprescindibili, in esso riportati, ma sia nel contempo accompagnata anche dall'analisi di alcuni ulteriori documenti ed elementi fondamentali per capire quali siano stati gli obiettivi che la Regione Veneto si era data per l'amministrazione e la sua comunità, lo stato di attuazione degli obiettivi stessi, le valutazioni che non solo noi dentro quest'Aula, ma anche altri soggetti nella nostra comunità esprimono su tali politiche e la situazione reale che questa comunità sta vivendo.
Tutto questo con la piena consapevolezza, lo sottolineiamo sempre, siamo stati in tanti amministratori, che nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi e che ci muoviamo in un contesto incerto, nel quale alle criticità del sistema in sé si aggiungono le incognite contingenti, le guerre, le politiche schizofreniche di tanti leader, di Trump, in giro per il mondo. Insomma, uno scenario non certamente facile da leggere e tantomeno da prevedere.
Penso di non dipingere però una situazione troppo di parte e sbilanciata, se, anche considerando opinioni e valutazioni del solo ultimo periodo, mi sbilancio nel dire che la situazione sia tutt'altro che rosea.
Passo a un breve elenco a supporto di quanto sto affermando: il Rapporto annuale di Bankitalia, che il nostro Capogruppo ha ripreso più volte, sull'economia veneta, che ci consegna un panorama preoccupante, che dimostra come il modello locomotiva sia finito e ci sia bisogno di costruire nuove politiche per il rilancio.
Altro elemento è il grido d'allarme, che prendo ad esempio, da parte del mondo delle case di riposo, delle RSA, che nei giorni scorsi ha ulteriormente fatto sentire la propria voce per gridare la disperazione del sistema e chiedere almeno 100 milioni, non 1, per 4.200 nuove impegnative.
Ulteriore elemento. Penso che sia opportuno ripartire, anche tenendo conto delle audizioni tenutesi per il bilancio di previsione scorso. La richiesta che da quelle audizioni derivava, sostanzialmente unanime, della necessità di un veloce e deciso cambio di passo è chiaramente un giudizio sulla chiusura di quell'esercizio, in senso lato, precedente. Se si deve velocemente e decisamente cambiare passo da inizio 2026, significa che quanto fatto prima viene inquadrato in un giudizio quantomeno non positivo o comunque da cambiare.
C'è poi il giudizio di parifica della Corte dei conti di pochi giorni fa, che ha rimesso in luce alcune criticità evidenti e ben note circa la gestione attuale della Regione Veneto ed alcune soluzioni intraprese.
Qui vado ad elencare alcuni dei punti maggiormente critici sollevati, che emergono da quella relazione, anzitutto in riferimento agli obiettivi dell'Agenda ONU 2030 e la sostenibilità più in generale. "Permangono – dice la Corte – forti criticità che, se non risolte, possono compromettere il conseguimento degli obiettivi programmati per il 2030".
Ci sono poi le prospettive incerte e preoccupanti legate alla legacy (adesso si usa dire così no, non più eredità e basta) delle Olimpiadi, anzitutto in merito ai debiti che potranno emergere e dalle ricadute che si potranno avere sui bilanci della Regione e degli Enti locali coinvolti, ma non solo: le Olimpiadi rappresentano la prima grande scommessa di questa Amministrazione (dico questa per continuità), una scommessa appunto assunta nello scorso mandato.
I dati sono che ci sono circa 150 milioni che noi abbiamo messo a garanzia con il nostro bilancio, quando il Presidente Zaia ci spiegava le enormi ricadute che avrebbe avuto il territorio diceva anche che esse sarebbero state un'occasione storica per il Veneto, perché finalmente avremmo realizzato due varianti fondamentali per quei territori, la variante di Longarone e la variante di Cortina, che da decenni aspettiamo che vengano realizzate.
Abbiamo finanziato tutto, abbiamo trovato i soldi per la pista da bob, ma indovinate per cosa non si vede ancora alba? Tant'è che nelle precedenti relazioni della stessa Corte dei conti, il cui contenuto non è stato oggi corretto, si arriva ad ipotizzare addirittura che difficilmente questi interventi verranno realizzati. Sì, dicono proprio "difficilmente questi interventi verranno realizzati". Non è impossibile, ma dicono questo. Allora, noi abbiamo chiesto un sacrificio a un territorio anche ‒ lo ripeto ‒ sotto il piano dell'impatto ambientale di alcune opere, promettendo loro che avremmo finalmente risolto il problema dell'accesso al luogo stesso: rischieremo, però, alla fine della grande operazione olimpica, che avrà portato nelle tasche di pochi tanto PIL, di non dare loro neanche quelle due cose che aspettano da decenni. Non è l'augurio che ci facciamo. L'augurio che facciamo è che le cose vadano diversamente. Sappiamo che ci sono, in teoria, le risorse per Longarone; su Cortina, invece, il futuro è ancora molto più incerto.
C'è poi, sempre nel punto della relazione della Corte dei conti, con riferimento al giudizio di parifica, il capitolo SPV (Strada Pedemontana Veneta), in merito al quale si certifica, nero su bianco: "Un anno ancora lo squilibrio derivante dall'attivazione della gestione dell'opera". Essa viene esplicitamente inquadrata fra le componenti negative della gestione economico-patrimoniale, lo è per definizione delle Regioni, proprio a causa del passivo di circa 51 milioni a carico del bilancio regionale, derivante dalla differenza fra il costo del canone di disponibilità pagato al concessionario, aumentato a 164 milioni, in aumento anche l'anno prossimo, e le entrate da pedaggio che sono, sì, salite a 113 milioni (più 12,8 milioni di incremento rispetto all'anno precedente), ma che sono ben lontane dalla copertura dei costi suddetti, anche in proiezione. Rispetto al capitolo SPV ‒ se guardiamo i dati aggiornati a maggio, che abbiamo chiesto ‒ abbiamo visto che probabilmente già in questo anno, 2026, noi dovremo aggiungere almeno ulteriori 8 milioni per andare a coprire questo squilibrio, per arrivare, quindi, nel solo 2026 a circa 60 milioni.
Il capitolo SPV rappresenta, insieme a quello olimpico, una delle due grandi scommesse politiche che questa Amministrazione regionale ‒ ripeto, dico "questa" per continuità ‒ ha fatto nei cinque anni precedenti. I nodi al pettine di entrambe le partite sono evidenziati ancora una volta in questo rendiconto. In riferimento alla SPV non voglio parlare dell'utilità dell'opera e non voglio neanche riaprire questioni sulle responsabilità storiche. Non mi importa e non ci importa. L'opera c'è, facciamo che funzioni al meglio possibile nell'interesse dei veneti e delle casse del Veneto. Vogliamo, però, parlare dei numeri, di quelli oggettivi, che sono già iscritti in questo bilancio e che saranno iscritti nei prossimi bilanci in riferimento ai canoni e ai pedaggi, perché solo con numeri certi e chiari in mente si può rispondere alle domande vere sull'incidenza di tale gestione sul futuro dei veneti. Ma le condizioni e gli equilibri attuali nella gestione dell'opera devono ‒ è questa la domanda ‒ essere accettati così, ad ogni costo, o possiamo lavorare per un futuro diverso che cambi le prospettive per questa Regione e per i suoi cittadini?
Altro punto sottolineato nel giudizio di parifica è l'azione di riequilibrio, il ruolo svolto da Azienda Zero nel sistema socio-sanitario. Il risultato di esercizio di Azienda Zero, infatti, consente di compensare le perdite aggregate – non sono tutte uguali – degli esercizi delle altre aziende (circa 517,9 milioni): il sistema non presenta, quindi, un equilibrio strutturale in sé e per sé e pur costituendo, la presenza di Azienda Zero, un elemento positivo non può non considerarsi, nel contempo – lo dice la Corte – una fragilità del sistema medesimo.
Sempre in tema sanitario c'è la questione sottolineata dalla Corte sul recupero delle liste d'attesa, dove si sottolinea non positivamente il fatto che quasi la metà delle risorse dedicate a tale problema – circa 20 milioni su 42 – siano utilizzate per l'acquisto di prestazioni presso strutture private accreditate.
C'è poi la questione sulle case di comunità. Anche qui non vogliamo dipingere volutamente scenari nefasti, ma solo disegnare quella che è una fotografia attuale per sperare che le cose comincino ad andare diversamente.
Sulle case di comunità la principale, oserei dire, scontata e prevedibile preoccupazione riguarda ovviamente la capacità di garantire il personale necessario per il loro pieno funzionamento.
C'è poi anche la questione della gestione del personale della Regione tutta intesa, che per quanto possiamo noi considerare – lo sappiamo bene in Veneto – virtuosa un'organizzazione che eroga servizi di standard generalmente buoni, con un numero complessivo di risorse umane inferiore alla media nazionale non può, al contempo, non destare preoccupazioni il sensibile calo della spesa del personale, sia sul fronte di quello impiegato per il Consiglio, che quello impiegato presso la Giunta che calano, appunto, rispettivamente del 4,47% in un caso e del 7,92% nel secondo. Basta parlare con ogni ufficio per rendersi conto delle difficoltà con cui si cerca di mandare avanti il lavoro. È criticità ben nota a molti livelli della P.A., si ripete la cosa anche a livello qui in Regione.
È questa una carrellata, breve ma intensa, che dà il quadro, come anticipavo prima, di una situazione non certo brillante sotto tanti punti di vista.
Lo scenario assume contorni sconcertanti se si inizia ad analizzare un altro documento, che forse è passato un po' sotto traccia in Prima Commissione, ma che è fondamentale per avere un quadro generale. Uno mi può dire: Galeano, te sei sempre il solito, sei in malafede, parliamo del rendiconto, non stare a divagare, attieniti a quello.
Invece, purtroppo, non è così ed è la stessa Corte dei Conti, nel giudizio di parifica, che ce lo scrive, ricordandoci che per l'analisi complessiva della programmazione di un Ente i suoi vari documenti sono interdipendenti e vanno letti insieme in maniera integrata, dovendo poi dimostrare fra loro coerenza.
Ecco perché ritengo sia doveroso e necessario richiamare qui la lettura della rendicontazione n. 27 relativa al ciclo della programmazione e controllo, rapporto di monitoraggio – sto sempre leggendo il titolo del provvedimento – degli obiettivi operativi prioritari attuativi degli obiettivi strategici, quindi, non fuffa, relativi all'anno 2025.
Questo sì che è un documento che dovrebbe essere letto da una persona che soffre di depressione, così ne vien fuori con un quadro positivo, quasi fatato, del contesto in cui viviamo.
Quali gli obiettivi che ci si pone, se uno legge il documento? Veneto autonomo, Veneto vincente, Veneto eccellente, Veneto attraente, Veneto sostenibile, Veneto connesso, Veneto in salute. La delibera di Giunta che approva tale rendicontazione con questi obiettivi, il 30 aprile, dice: "A fronte dei 109 obiettivi operativi prioritari sono presenti 149 indicatori. Rispetto ai 149 indicatori risulta che 147 il valore target per questi è stato raggiunto o superato, mentre per due indicatori il risultato non è stato pienamente conseguito. Su questi due il mancato conseguimento è riconducibile al coinvolgimento di altre Amministrazioni – non è colpa della Regione – nella realizzazione delle attività previste". Cosa significa? Che sono stati raggiunti gli obiettivi al 100%.
Siamo quindi autonomi, vincenti, eccellenti, attraenti, sostenibili, connessi, in salute. Negli unici due casi di mancato raggiungimento, che se la vedano: uno l'IUAV, che non ha chiuso nei termini – sarà lei, consigliera Ostanel, vede che alla fine anche la minoranza ha la colpa del mancato raggiungimento di uno dei pochi obiettivi? – si stanno, a dire il vero, gestendo le varie proroghe, e comunque si pagherà solo il lavoro effettivamente svolto per la compilazione delle schede di catalogazione di parchi e giardini storici; l'altro, invece, il secondo, è imputabile alle autorità urbane, colpa dei Comuni, soprattutto capoluogo, di cui si stanno attendendo gli avvisi in riferimento alle procedure per l'obiettivo di decarbonizzazione della flotta del TPL. Sostanzialmente, stanno facendo gli avvisi per sostituire il parco mezzi e renderlo più ecocompatibile.
Insomma, uno spettacolo. Sappiamo onestamente un po' tutti, a dire il vero, vista l'esperienza di molti fra noi come amministratori pubblici, come e perché vengono confezionati, e come dovrebbero essere letti questi documenti. Ma qui c'è il rischio vero, anzi, ci sembra che ci sia la volontà chiara ed esplicita di proseguire nel raccontare una favola e di vivere in una bolla estranea alla realtà.
Facciamo solo qualche esempio su questi temi. Veneto autonomo: devo essere io a dover spiegare anzitutto agli amici leghisti presenti in Aula come e perché questo obiettivo non possa oggi considerarsi raggiunto al 100%? E visto che non voglio innescare o alimentare polemiche, ma tendo a porre le questioni anche con un approccio costruttivo, penso che mi possa essere riconosciuto, invito a leggere la recentissima intervista del nostro capogruppo Manildo sul nuovo regionalismo per fare un po' di chiarezza, riportare un po' di sana obiettività per leggere gli eventi e soprattutto per provare a tracciare insieme una positiva prospettiva.
Sul Veneto eccellente, sul fatto che in Veneto di eccellenze ce ne siano davvero e tante non vi è alcun dubbio. Ancor di più è da sottolineare come tali eccellenze assumano ancor più valore laddove sono tali, pur a fronte di un sostanziale disinvestimento su di loro da parte della maggioranza, che ha governato e, in continuità con quel passato, governa ora questa Regione.
Anche qui gli esempi potrebbero essere vari, ma ne voglio sottolineare uno in particolare ed è il mondo della cultura: una realtà che ha un seguito importante da parte dei cittadini e che svolge questo eccezionale lavoro, raccogliendo questi eccezionali risultati, senza che la Regione creda davvero in lei e le risorse investite lo confermano.
Non è facile, a dire il vero, trovare dati specifici su tale aspetto, ma quel 4 euro pro capite per tutto l'ambito culturale speso e investito dalla Regione Veneto stride davvero con medie ben superiori di tante altre Regioni italiane anche a Statuto ordinario.
Veniamo poi al Veneto attraente, un altro degli obiettivi di cui si parlava prima in quella rendicontazione, la n. 27. Se ci allontaniamo dall'ambito dei dati delle presenze turistiche, per quanto possa suonare bene questo gruppo nominale, Veneto attraente, ritengo che sia sufficiente rinviare ai numeri impietosi dei giovani che da questo Veneto scappano, ritenendo di non avere un futuro all'altezza delle loro prospettive, per dirci sinceramente che essere attrattivi probabilmente è un'altra cosa.
Sul Veneto sostenibile qui posso essere io cattivo di minoranza che dico sempre alcune cose, ma partiamo da un contributo non terzo, ma di parte, della stessa maggioranza, che dice nell'ultimo DEFR, che questa maggioranza ha confezionato e votato in quest'Aula, che le politiche venete in materia di sostenibilità siano qualificate da risultati scarsi, indicatori insufficienti, che rischiano di compromettere seriamente il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030.
Qui è testimoniato questo dato anche dal giudizio di parifica. Se è vero che c'è stato un importante miglioramento, di cui va dato atto, sul piano del numero dei giorni di sforamento del particolato atmosferico, non hanno invece visto miglioramenti significativi per il Veneto altri indicatori importanti sull'esposizione della popolazione a rischio alluvioni, sul consumo di suolo, in materia di tutela della biodiversità, sulle modalità di consumo di fertilizzanti in agricoltura, su vari aspetti.
Ripeto che non sono parole di Paolo Galeano, sono testi del DEFR.
Sul Veneto connesso bisogna specificare che il termine connessione può essere utilizzato per contesti ben diversi (pensiamo al trasporto, pensiamo alle infrastrutture per la connessione digitale), ma sinceramente, quale che sia quello che di questi piani viene considerato, ci sembra di essere ben lontani dall'obiettivo raggiunto al 100%.
Sul fronte TPL ‒ lo ricordiamo ancora una volta, se ve ne fosse bisogno ‒ siamo a zero ‒ lo ripeto, zero ‒ per risorse proprie regionali destinate a questo capitolo di spesa, fanalino di coda a livello nazionale. È un vuoto evidente, talmente grande ed evidente che c'è consapevolezza e fretta di colmarlo e si rischiano scivoloni comunicativi. A proposito di scivoloni richiamo, per esempio, quel bellissimo post che il Presidente Stefani ha fatto pochi giorni fa. Non so se l'avete visto, ma noi, quando l'abbiamo visto o l'ha visto qualcuno dei nostri conoscenti, ci ha detto: "Corri in edicola, dove sta il biglietto unico? Vado subito". Perché, cosa si diceva? Non so se lo avete visto, appunto. Il testo diceva: "Biglietto unico si parte, puntiamo a partire con la sperimentazione già ‒ punto di domanda: quando, sarà dopodomani? No ‒ nel 2028". Partiamo con la sperimentazione già nel 2028. È un'uscita che si commenta da sola e testimonia la fretta di voler riempire un vuoto che suscita imbarazzo. Imbarazzo perché, se è pur vero che il rendiconto non si riferisce alla gestione Stefani, lo stesso Stefani ha più volte sancito come il TP, a condizioni di favore per giovani e studenti – sì, gli stessi di cui dicevo prima, quelli che se ne vanno dal "Veneto attraente" – fosse un obiettivo primario della sua agenda. Invece, né nel suo primo bilancio di previsione né nel suo primo assestamento, che vedremo dopo, c'è qualcosa in riferimento a questo.
Veniamo al Veneto in salute per mettere sul piatto qualche altro elemento. La realtà ha numeri che preoccupano. Non passo in rassegna i vari documenti, però metto insieme alcuni elementi per un combinato disposto che parla da solo e che dice le difficoltà che molti veneti stanno attraversando e che sempre di più rischieranno di attraversare, se non ci sarà davvero l'auspicato cambio di marcia. Pensiamo un secondo: il 12% dei veneti ‒ dato DEFR ‒, circa 590.000 persone, vive sotto la soglia di povertà. La spesa out of pocket della nostra Regione è ben superiore alla media nazionale, circa 850 euro contro 750. Le liste d'attesa, seppur con un trend in miglioramento ‒ questo è registrato anche da parte della Corte dei conti ‒, vedono sempre alcune decine di migliaia di persone in attesa di una prestazione sanitaria. Il numero di medici di medicina generale ‒ affianchiamo anche questo ‒ ogni 1.000 abitanti è fra i più bassi d'Italia. I consultori ‒ l'altro pilastro, insieme a medici e pronto soccorso, che dovrebbe captare le esigenze dal territorio ‒ sono stati ridotti moltissimo in numero di sedi e in numero di orari di apertura in questi ultimi anni. Si capisce benissimo quali possano diventare le strutturali difficoltà di accesso alle cure per tante persone o, più drasticamente, la reale rinuncia ad accedervi.
Un ulteriore elemento che spicca all'occhio in tema di Veneto in salute, di cui rinvio alla rendicontazione, è bellissimo: dice che uno degli obiettivi raggiunti al 100% è sul fronte riforma delle IPAB. Davvero è incomprensibile come ci si possa limitare a proporre, ad oltre 25 anni dalla legge nazionale di riforma, fra i risultati attesi di questo obiettivo, il semplice testo "attuare e ridefinire gli strumenti di monitoraggio, verifica e controllo per riqualificare il sistema delle IPAB". Questo era l'obiettivo dopo 25 anni. Ripeto, "attuare e ridefinire gli strumenti di monitoraggio, verifica e controllo", anche in riferimento al concetto di salute del Veneto. Però, possiamo ampliare significato ed aprirci ad altri mondi. L'accezione di Veneto in salute, secondo me, va anche riferita ad un altro aspetto più ampio, che riguarda tutta la nostra comunità, nel suo senso più lato, coinvolgendo anche gli aspetti economici, ecologici e sociali. Mi riferisco, ad esempio, al contrasto alla prevenzione nei confronti delle mafie e della criminalità organizzata, che determinano e incidono in maniera profonda il contesto in cui agiscono.
Ecco perché, anche in tal caso, siamo chiamati a fare un passo ben più lungo, con grande responsabilità, come è stato dimostrato prima nella Conferenza dei Capigruppo, cioè tutti insieme, rispetto alle parole del rendiconto e del monitoraggio degli obiettivi.
Il recente incontro fatto dalla Quarta Commissione, anche alla presenza del Presidente Stefani con la nuova Procuratrice di Venezia, dottoressa Dolci, ha fatto emergere, l'incontro stesso, con estrema necessità, come uno degli strumenti imprescindibili per il contrasto alle mafie sia la proficua gestione dei beni confiscati da parte degli Enti pubblici assegnatari. Registrare come anche nel 2025 il bilancio della Regione abbia, alla voce sotto detta, zero nel Fondo per la gestione dei beni confiscati, è un dato negativo che ci deve trasversalmente, e lo dico in maniera costruttiva per pungolare in maniera propositiva, coinvolgere per far sì che da subito si possa cambiare direzione in maniera netta.
Tutto ciò considerato, abbiamo ovviamente il dovere di circostanziare e ben definire il quadro all'interno del quale il Presidente della Giunta, l'Assessore e probabilmente la maggioranza, su questo ci sentiremo, ci dicono con orgoglio che i conti del nostro bilancio sono in super ordine. Gli ulteriori elementi rispetto al quadro storico dell'azzeramento del DANC, Debito autorizzato e non contratto, e dell'azzeramento del FAL, Fondo anticipazioni liquidità, sono due traguardi certamente positivi sia in atto per le ripercussioni immediate in termini di leggibilità del bilancio e sulla trasparenza, sia in termini di potenza per le potenzialità – sottolineo potenzialità – di spesa di una parte dell'avanzo che ad oggi, però, sono per la Giunta un futuro grigio (queste potenzialità) ed incerto, di cui non si capisce la portata e su cui non si prende posizione con la urgente rapidità dettata dal momento storico.
Questi, lo ripeto, potenzialmente sono dati positivi. Visto il contesto contingente, però, la responsabilità che abbiamo sulla tenuta della finanza pubblica e la timidezza nel trovare soluzioni – uso un eufemismo – per l'impiego veloce di tali risorse è oggettivamente un argomento politico che racconta la priorità che questa Amministrazione ha avuto. Dal 2015 c'è stato un impegno significativo per recuperare il disavanzo accumulato negli anni precedenti. La grande questione politica sta, però, nel fatto che le politiche di austerity di bilancio devono essere coerenti con la fase economica in cui sono inserite.
Vi ricordate quando ci lamentavamo delle politiche di austerity dell'Unione Europea negli anni della crisi economica? La Regione del Veneto in questi anni di crisi economica ha adottato esattamente lo stesso metodo, perché in questi quindici anni si sono attraversate certamente stagioni diverse, ma almeno negli ultimi dieci le politiche di bilancio sono sembrate sempre le stesse: impermeabili ai cambiamenti in corso, politiche di austerity, di risparmio, di recupero del deficit.
Bravi i tecnici che hanno agito con grandissima prudenza ed attenzione, ma la politica dove è stata? Atteso che le risorse finanziarie sono insufficienti rispetto ai bisogni, l'individuazione di quelli da soddisfare e la misura in cui soddisfarli è frutto delle scelte della politica.
Oggi registriamo, a seguito dell'approvazione di questo rendiconto, per la prima volta, dopo moltissimi anni, un avanzo libero disponibile di circa 180 milioni di euro, che va riportato, però, alla soglia di spendibilità di 163 ‒ comunque un buon margine ‒ a seguito degli accordi sul FAL. La politica, quindi, ora ha la possibilità di smarcarsi da quella fase lunga degli anni scorsi, caratterizzata esclusivamente dal rigore nella tenuta dei conti. Lo vedremo dopo, affrontando l'assestamento e le conseguenti proposte che abbiamo presentato, ma questo tema è importante, fondamentale per tutta la nostra comunità veneta. La necessità di percepire un po' di speranza, soprattutto nell'affrontare alcune questioni vitali per la tenuta di questa stessa comunità, diventa elemento imprescindibile.
Stiamo approvando un rendiconto che lascia un'eredità con evidenti spine piantate nel fianco e altrettanto pungente incertezza su parecchie partite importanti a chi verrà dopo di noi. Ritengo e riteniamo che con grande responsabilità dovremmo fare un'operazione verità sui nodi più importanti da risolvere, uscendo dalla bolla nella quale siamo immersi e ripartire anche da alcune delle opportunità che con questo rendiconto si presentano, per ridare prospettiva al Veneto.
Chiudo qui la correlazione sul rendiconto e quando ci sarà quella sull'assestamento passeremo alla pars construens, alla fase costruttiva.

PRESIDENTE

Consigliera Ostanel, prego.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
Intervengo perché oggi in questo Consiglio mi aspettavo fosse presente il Presidente Stefani, come abbiamo chiesto con una lettera all'Ufficio di Presidenza, perché questo non è un assestamento come quelli degli anni scorsi. Lo ha detto anche il relatore, passando il dato un po' in cavalleria, ma io vorrei dare una notizia a questo Consiglio: per la prima volta da quando io siedo in quest'Aula ci sono degli avanzi che potrebbero essere spesi, allocati diversamente oggi, eventualmente dando gambe a politiche e interventi che questa Regione mette a terra nei prossimi mesi. È la prima volta che succede, almeno nella storia, piccola, che io ho avuto in questo Consiglio.
Finora dagli interventi che si sono succeduti sembra che questo sia un momento tecnico. No, questo è un momento profondamente politico. Siccome lo facevo con il Presidente Zaia, e sono coerente, lo faccio anche con il Presidente Stefani: chiedo, così come avevo chiesto, la sua presenza in questo Consiglio, perché è lui che oggi deve giustificare politicamente la scelta di non aver allocato i soldi che potevamo oggi allocare per politiche e interventi, sul sociale e non, che avremmo voluto mettere a terra. Invece questa Giunta, quindi il Presidente che la governa, non lo ha voluto fare. È una precisa scelta politica che oggi avrebbe dovuto determinare un dibattito e una risposta da parte del Presidente di questa Regione.
Potrei fermarmi qui, ma voglio dire io alle persone che spero ci ascoltino da casa, ma anche a chi darà conto sulla stampa, perché è importante che si dicano le cose, quello che accade qui dentro, quello che sta accadendo. Penso che non sia per niente un momento tecnico Lo ha detto il relatore: abbiamo 180 milioni di avanzo e ‒ ha detto ‒ usiamo prudenza negli accantonamenti. "Prudenza negli accantonamenti" vorrei virgolettare questa frase, perché la prudenza ha un nome e un cognome, e andrebbe detto che cos'è quella prudenza. È non sapere a quanto ammonteranno i debiti che questa Regione dovrà pagare per Olimpiadi, Pedemontana e altre poste di bilancio.
Il dato è chiaro. Io lo so che è più facile nascondersi dietro una parvenza di tecnicismo nelle scelte politiche, lo si fa sempre quando si ha paura di dire la verità, ma è importante dire la verità e dire le cose come stanno. Abbiamo 180 milioni di avanzo, abbiamo 163 milioni spendibili, che avrebbero potuto essere spesi, diciamolo chiaramente, e si è scelto di non farlo. Mi si dice, nelle varie Commissioni che ho frequentato, che questi soldi verranno allocati a settembre. Spieghiamo a chi non era presente in quest'Aula nelle legislature precedenti cosa accadrà. Settembre: spostare, allocare, dare mandato alle strutture di pagare, anzi di allocare e poi di pagare. Arriviamo a dicembre che noi non avremo messo a terra quei soldi, non tutti, non quelli che dovrebbero essere messi a terra.
Il punto è profondamente politico, perché le scelte vanno fatte nel momento giusto, non in ritardo, ed è questo quello che noi contestiamo, in particolare oggi in questo provvedimento, perché 163 avrebbero potuti essere spesi e non è vero che non si poteva spenderli. Sì, si può fare a settembre, ma cambiare di tre mesi quando già siamo andati in esercizio provvisorio e abbiamo ritardato la macchina amministrativa nel farla partire, basta chiedere o pensare a delle cose che abbiamo fatto anche nel bilancio di febbraio che ancora devono essere messe a terra, emendamenti che abbiamo condiviso, elaborato e votato positivamente, che ancora le strutture faticano a mettere a terra, quindi figuriamoci cosa accadrà da settembre in poi. Saremo in ritardo su tutte le partite importanti di questa Regione. È per questo che oggi avrei voluto sentire una presa di responsabilità da parte di chi questa Giunta la governa.
Andiamo più dentro al perché voi avete deciso di essere prudenti, una parola che ricorda le epoche montiane che voi avete tanto contestato: la prudenza dei conti pubblici. Facile quando al Governo c'è qualcuno dire "sei troppo prudente". Pensiamo alla legge Fornero, che il vostro Presidente ha deciso di impallinare quando era seduta, e oggi, invece, di fare peggio. La coerenza in quest'Aula andrebbe ogni tanto agita. Voi parlate di prudenza e adesso è Alleanza Verdi e Sinistra che vi deve dire che i conti non dovrebbero essere prudenti quando, invece, ci sono delle cose da fare e i cittadini veneti stanno male su tantissime partite.
Perché avete scelto di non spenderli? Perché avete paura. Avete paura di non sapere a quanto ammonterà il debito di uno dei grandi eventi e delle grandi opere conseguenti, ahimè, che abbiamo dovuto e voluto fare, quella delle Olimpiadi. Ce lo dicono chiaro non solo la Corte dei conti, ma anche i documenti di bilancio che possono leggere i Consiglieri. Al 31/12/2025, nell'Allegato 1 dei documenti che oggi stiamo votando, vediamo che abbiamo 150 milioni di euro accantonati per il buco delle Olimpiadi e noi non sappiamo, cioè voi non sapete, nonostante governiate questa Regione da vent'anni e queste Olimpiadi le abbiate volute, portate avanti e continuiate a dire che sono a costo zero, quando la verità è un'altra e ci si deve prendere le responsabilità in quest'Aula, non sono a costo zero. Ci sono 150 milioni di euro che vedete nell'allegato che oggi state votando, che voi avete messo da parte per pagare dei debiti. Il punto vero è che se oggi voi non spendete 180 milioni è perché non sapete e non siete coscienti di quanto eventualmente aumenteranno quei debiti. Quei 150 milioni non rappresentano un dato definitivo, voi non sapete quanto sarà. Io ricordo le discussioni feroci in quest'Aula, nostre e di altri colleghi Consiglieri, che all'assessore Calzavara chiedevano: a quanto ammonterà il costo della legacy della pista da bob? Si ricorda quante volte l'abbiamo attaccata in quest'Aula? Con coerenza, lo faccio anche in questa legislatura. Chiedo che ci venga data una risposta rispetto al fatto che una pista da bob oggi non sappiamo come la riuseremo, quanto ci costerà la manutenzione, che cosa ne faremo. Voi ci dicevate anni fa che era tutto sotto controllo, che avremmo trovato una soluzione, che ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe preso in carico quei costi, ma noi oggi non lo sappiamo.
Ve lo chiediamo di nuovo: a quanto ammonterà la spesa totale per quanto riguarda le Olimpiadi Milano-Cortina? Io ad oggi riesco a vedere quei 150 milioni e riesco a leggere il dato politico del fatto che voi non usate i 180 milioni disponibili perché avete paura, perché non sapete quanto sarà quel debito e non volete far uscire dalle casse di questa Regione spese per sanità, scuola, borse di studio, diritti, perché non sapete se i conti saranno in ordine. Altro che prudenza, diciamo le cose come stanno, diciamo la verità.
Vi è, poi, un'altra grande partita di cui ci porta a conoscenza la Corte dei conti. Andate a leggere i documenti. Io lo so che in maggioranza i documenti passano via e magari si leggono meno, ma vi prego di andarli a leggere, perché quello che viene spiegato è chiaro, e non lo dice l'opposizione, ma la Corte dei conti. A meno che non vogliate dire che è politicizzata. Dicono che non è a costo zero, dicono che un'opera su quattro delle Olimpiadi è collaudata. Un'opera su quattro. Spiegano, ad esempio, non solo cosa sta accadendo alla funivia di Socrepes ‒ basta vedere gli atti giudiziari per capirlo ‒ ma anche che non si saprà a quanto ammonterà il debito quando Fondazione Milano-Cortina verrà liquidata alla fine di quest'anno. Parlano di un miliardo di euro. Chi pagherà quel miliardo di euro? Lo pagherà lo Stato? Quanto pagherà la Regione del Veneto? Quanto pagherà la Regione Lombardia? Avete modo di dire alle persone che vivono in questa regione cosa ci sarà, quanto dovremo pagare? No, non lo sapete. Oppure ci viene detto ancora che ci sono opere che verranno collaudate a due o tre anni da quell'evento olimpico. La programmazione di quei giochi, che doveva essere gestita in maniera efficace ed efficiente da una Fondazione di diritto privato, cosa ha generato? Io so che ha generato delle cose positive, non sto dicendo che non ne ha generate, ma cosa ci sta lasciando? Abbiamo un'analisi seria? No, altrimenti voi oggi questi 180 milioni li allocchereste, invece non lo volete fare.
Abbiamo un'altra grande partita da anni che, per coerenza, riportiamo in quest'Aula: Pedemontana veneta. Anche qui ci sono dati chiari. Cosa sappiamo? Sappiamo, dati alla mano, che nei cinque anni, da quando l'abbiamo inaugurata, costerà 217 milioni di euro. Questo è il dato che la consigliera Ostanel ha ed è certificato nero su bianco, lo dice al microfono: 217 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Da quando l'abbiamo inaugurata abbiamo già pagato più di 50 milioni di euro l'anno e andremo avanti. Questo andrà avanti per 39 anni, che sono gli anni di contratto.
Abbiamo accantonato ‒ il collega Tomaello non è entrato così nel dettaglio, evidentemente perché non voleva farlo vedere, ma io sono qui per questo e le cose, invece, le faccio vedere ‒ oltre 50 milioni di euro perché c'è un contenzioso con la SIS, che ha costruito l'opera, che viene tenuta lì. Cosa sappiamo ancora? Sappiamo – e ce lo dice anche qui la Corte dei conti – che noi quest'anno abbiamo aumentato le entrate dai pedaggi della Pedemontana Veneta, più 13 milioni di euro. Ricordiamoci questa cosa. Quando con l'assessore Calzavara discutevamo in quest'Aula in maniera tenace e chiedevamo se sarebbero aumentati i pedaggi mi si diceva di sì. 13 milioni sono aumentati, visto che bisogna essere veri e sinceri quando si fa politica.
Qual è il punto vero? Uno è gioire perché il traffico aumenta, e io sinceramente non riesco a immaginare di poter gioire del fatto che un'opera sta in piedi perché stiamo facilitando le entrate di pedaggi in una infrastruttura generando traffico, inquinamento e tutto il resto che volete. Lasciamolo da parte perché chi ha firmato quel contratto e non è seduto in quest'Aula ha firmato un contratto capestro. Questo è il punto vero. Cosa dice quel contratto? Dice, ad esempio, che, siccome oggi noi abbiamo un canone che costa 21 milioni di euro in più solo per quest'anno, i 13 milioni di euro che sono entrati in più di pedaggi non stanno pagando nemmeno l'aumento del canone; i 21 milioni in più, i documenti allegati al giudizio di parifica della Corte ci dicono che il canone è aumentato. Cosa viene detto? Che il canone è aumentato perché aumentano i costi di manutenzione di quell'autostrada. Il punto vero è che all'interno dei documenti di quel contratto c'è il fatto che il nostro canone aumenta di anno in anno. Quindi, non è detto che le entrate dei pedaggi, che sono poche, riescano a pagare neanche l'inflazione del nostro canone che diamo al concessionario.
Di nuovo la domanda torna: per 39 anni quanto dovremo far uscire dalle casse di questa Regione? Negli ultimi anni almeno 50 milioni di euro l'anno sono usciti: tra 39, e spero che nessuno di noi stia qui tra 39 anni, i Consiglieri che saranno qui presenti quanti ne vedranno? Tra 39 anni io ne avrò più di 80.
Che cosa stiamo facendo oggi? Stiamo facendo una cosa che voi dite essere tecnica, ma è profondamente politica. Abbiamo due grandi partite che stanno tenendo i nostri conti non in ordine, ma in ostaggio. Dobbiamo dire le cose come stanno: o voi venite qui e ci spiegate come state immaginando di prendere in carico questa questione oppure io non posso tornare a casa facendo un intervento tecnico e dicendo "abbiamo dell'avanzo di bilancio, lo sposteremo, proviamo ad allocarlo", e poi non succede. Io ho bisogno di sapere politicamente se vi prendete la responsabilità, come chiedevo negli anni precedenti, di dirci cosa volete fare, per lasciare finalmente liberi i bilanci di questa Regione e iniziare a mettere a terra cose concrete e non annunci giornalistici.
Diceva bene il collega Galeano: sentir parlare del biglietto unico va benissimo se lo si farà, noi siamo grandi fautori del biglietto unico da vent'anni, ma se si dice che ci si sta lavorando almeno oggi vorrei vedere che viene assestata una partita di bilancio e che viene posta lì perché si vuole davvero fare presto. Invece io questo oggi non lo vedo e qualcuno dovrebbe prendersi le sue responsabilità.
Chiudo, perché dopo avremo modo di intervenire sulla proposta emendativa che abbiamo come minoranze costruito. È ovvio che lo abbiamo fatto, altrimenti il discorso che ho appena fatto non starebbe in piedi. Abbiamo provato a fare noi quello che non avete fatto voi, abbiamo provato ad allocare le partite di bilancio e a dire dove avrebbero dovute essere spese queste partite libere di bilancio, ma io ritorno davvero sul punto politico. Qui abbiamo presenti due Assessori, ma qui è una questione di Giunta, è una questione di Presidenza. Ci sono partite più grosse di altre dove ci si deve porre e mettere la faccia. Pedemontana Veneta: chiediamo da tempo di poter vedere un Consiglio straordinario convocato da chi guida questa Regione, altrimenti lo dovremmo fare noi chiedendo il Consiglio straordinario, ma io vorrei che fosse responsabilità della maggioranza venire qui e portare i conti, perché insieme si potrebbe trovare una soluzione.
Immagino ci stiate lavorando, ovvio, spero, ma il punto vero è che anche chi oggi non ha quei 39 anni, ma magari sta nascendo oggi dovrà sapere se dai nostri bilanci per i prossimi 39 anni i bambini che nascono oggi in Veneto avranno quei 50 milioni di euro da tenere da parte perché non riusciamo a dare gambe al nostro bilancio. Su Pedemontana Veneta dovremmo sapere i conti. Stiamo facendo continui accessi agli atti per capire quanto sta entrando nel nostro bilancio, per riuscire poi a buttare fuori. Sono questi 13 milioni che effettivamente anche la Corte conferma in più, ma non bastano nemmeno a pagare il canone. Ci fate avere, anche qui, un momento politico dove noi riusciamo a capire su Pedemontana e sulle Olimpiadi cosa succede? Allora, sì, si deve chiudere su una questione fondamentale. Se voi non lo fate adesso con questi 180 milioni e lo allocherete a settembre, e sappiamo già che la macchina amministrativa farà fatica a partire, non partirà in tempo sulle grandi emergenze di questa Regione, vi faccio un altro appello: se non trovate una soluzione nel giro di pochi anni su queste due grandi partite, l'addizionale IRPEF regionale non può essere ancora evitata.
Lo chiedo perché parlate di responsabilità, parlate di prudenza, parlate di conti in ordine, ma i conti in ordine stanno perché poi le persone si devono arrangiare a fare le cose, imprese e non solo, cittadini, situazione sociosanitaria, Case di comunità, le emergenze che la Corte dei conti pone all'attenzione, a partire dalle materie ambientali, ma anche quelle sociosanitarie in particolare. Se volete fare le persone prudenti, iniziate a ragionare come foste dei veri padri di famiglia.

PRESIDENTE

Consigliere Cunegato, non è che cede la parola alla consigliera Calligaro? Così alterniamo.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Va bene.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Già abbiamo sentito il primo tempo. Il secondo tempo lo faremo più avanti.
Prego, Consigliera.

Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni)

Grazie, Presidente. Ringrazio anche il consigliere Cunegato che, in maniera molto galante, mi ha ceduto la parola.
Mi permetto solo di evidenziare anche lo stile. Dire alla maggioranza che non legge i documenti è quantomeno inelegante. È dal liceo che non ricevo compiti per casa e ciascuno di noi svolge il proprio ruolo da Consigliere in scienza e coscienza. Quindi, se decide di leggere i documenti e di approfondire o meno un tema è affare del Consigliere.
In ragione di questo, mi permetto di dire che fino a qualche tempo fa ero Vicepresidente della Provincia di Belluno, sono stata Vicepresidente della Provincia di Belluno quando c'era tutto il lavorio delle Olimpiadi, tutto il tema della legacy, tutto il tema della pista da bob, con tutti gli studi, anche economici, riguardo alla tenuta di un impianto, vuoi da un punto di vista strettamente strutturale, quindi per capire se c'erano competizioni sportive internazionali, europee e italiane, oppure semplicemente per quanto riguarda l'allenamento, o ancora il taxi bob, che facessero sì che un impianto di questo tipo fosse in equilibrio economico oppure con un disavanzo minimo, come tantissimi impianti sportivi e come, ad esempio, quasi tutte le piste da sci. La conoscenza di questi argomenti arriva anche da esperienze extra Consiglio regionale.
Ricordo anche le Olimpiadi e tutta la ricaduta socioeconomica delle Olimpiadi. In provincia di Belluno basta semplicemente girare per le piazze per capire che effettivamente ci sono turisti stranieri che diversamente non c'erano. Anche per quanto riguarda il cambio di turismo nella conca ampezzana, ma anche in tutta la provincia di Belluno, o ancora pensare alle varianti. Le varianti ci sono state e sono in corso. Fanno parte della legacy? Sì. Hanno creato disagi temporanei? Sì, però vanno a sistemare problematiche insite nel territorio, che c'erano prima delle Olimpiadi, non a causa delle Olimpiadi. I cantieri hanno rallentato in un certo senso la viabilità? Assolutamente sì, però nessuno ha la bacchetta magica e questo fa parte dell'amministrare e di avere una visione.
Molte volte dobbiamo fermarci un attimo e capire non l'oggi, non il domani, ma il dopodomani. Questo è un invito che faccio a tutti. Questo era l'esempio della legacy olimpica, che forse è quello che conosco meglio perché arrivo da quel territorio, però ricordiamoci di avere una visione un po' più ampia e, sinceramente, di criticare un po' meno o farsi, magari, un esame di coscienza.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Presidente, sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE

Se le cede la parola il consigliere Cunegato, sì. Prego.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

Ci tengo a dire che non ho mai detto ‒ ho anche fatto fare la verifica a verbale ‒ che la maggioranza non legge i documenti. Ho detto che li passa veloci. Se io avessi un gruppo di dieci persone e non fossimo in due i documenti li leggerei più velocemente. Ho detto solo questo.

PRESIDENTE

Va bene, Consigliera.

Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)

È importante dire le cose come stanno. Se viene detto in Aula che io ho detto che la maggioranza non legge i documenti, non è vero.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera. Andiamo avanti.
Prego, consigliere Cunegato.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Presidente.
È chiaro quello che emerge da questo bilancio consuntivo, è chiaro quello che ci dice la Corte dei conti, è chiaro che è grave che non ci sia il Presidente Stefani, è chiaro che è grave che il Presidente Stefani in questi otto mesi non abbia mai reagito in maniera incisiva a quello che ci dice questo bilancio. A me pare che il Presidente Stefani sia diventato un addetto di Galileo Galilei, in particolare del principio di inerzia. Il principio di inerzia è quello che ci dice che un corpo o è in quiete ‒ e questo è il caso di Stefani ‒ o è in moto rettilineo uniforme, a bassa velocità nel caso di Stefani. Un addetto del principio di inerzia, perché finora abbiamo sentito solo annunci. È una annuncite. Il biglietto unico, ma nel 2028, aspettando Godot o l'autonomia.
Poi questa idea di affrontare il più grande problema che stiamo vivendo. Io sto visitando le RSA e sono tutte sull'orlo del precipizio. Noi oggi ne abbiamo 381.000. Ne avevamo 680.000, li raddoppieremo. Come affrontiamo questo problema macroscopico? Con l'assistente di quartiere. Provo a capire: cos'è questo assistente di quartiere? Scrive l'addetto di Galileo Galilei: l'assistente di quartiere è un'evoluzione dell'assistente familiare. E cos'è l'assistente familiare? La badante. Io affronto la più grande sfida del nostro tempo con una badante che va da tre o quattro persone. È questo il ruolo del pubblico.
Veniamo alla Corte dei conti. Che cosa dice la Corte dei conti? La Corte dei conti dice qualcosa di molto grave, che avevamo già visto nel DEFR, perché il DEFR citava l'Agenda 2030: le problematiche riguardano il consumo di suolo e l'impermeabilizzazione del suolo, frammentazione del territorio naturale agricolo, efficacia delle reti idriche, transizione energetica e riduzione delle emissioni climalteranti. Queste sono parole potenti. Che cosa significa? Significa che noi, come diceva Zanzotto, con questo progresso scorsoio abbiamo trasformato la nostra Regione in una colata di cemento. In Europa il suolo cementificato è al 4%, in Italia è al 7%. Noi siamo arrivati quasi al 12, e questo non è un problema da poco. Il suolo ci dà da mangiare e noi non abbiamo più la sovranità alimentare. Siamo all'80%: se chiudessero domani i confini, la nostra regione, che crede da tempo che gli schei diano da mangiare e che gli schei diano da respirare, sta distruggendo l'ambiente. Un ettaro di suolo contiene 1,8 milioni di litri d'acqua, e questo diventa evidentemente importantissimo quando ci sono queste nuove ondate di caldo e la pioggia scende in maniera copiosa. Un ettaro di suolo contiene moltissima CO2, che sennò finisce nell'aria.
Prima c'era Zecchinato, ma la Giunta vedo che è part time. Addirittura Gerosa era qua per rispondere alle interrogazioni e va via. Prima risponde alle interrogazioni. Un contratto part time, o co.co.co., non lo sapevamo.
La questione è che evidentemente se io faccio una legge sul consumo del suolo, la n. 14/2017, per limitare il suolo e poi consumo più di tutti il suolo, lo capisce anche uno che ha un livello cognitivo da seconda elementare, questa legge ha fallito. Se mi pongo l'obiettivo di consumare meno suolo, di ridurre suolo e consumo, nei rapporti ISPRA, sempre più suolo di tutti, questo è evidente che mi deve far porre delle domande.
Questa legge va modificata radicalmente, e anche qua vince il principio di inerzia di stefaniana e galileiana memoria.
Quanto all'altra questione, la transizione energetica, andate a vedere cosa succede nelle province di Vicenza, Verona, Padova, cioè le più produttive. Se a livello italiano siamo al 40% di energia rinnovabile, in queste province siamo al 14, al 15 e al 16. Questo significa che paghiamo più di tutti quello che sta succedendo. Per il vostro amico Trump noi paghiamo il diesel 2,3 euro al litro. Non aver costruito una progettualità per la transizione energetica è un problema per l'ambiente, ma è un problema anche per la competitività delle nostre imprese e per la capacità di consumo delle nostre persone.
È stato già detto, ma sentivo che la consigliera Calligaro non era d'accordo: la Corte dei conti ha messo in evidenza la pericolosità per il nostro bilancio delle Olimpiadi. I conti sono stati fatti, non è che la Corte dei conti abbia inventato questi numeri. Si era detto che le Olimpiadi erano a costo zero, invece abbiamo visto che l'associazione, la società Milano-Cortina ha un debito di un miliardo, e da anni avevamo detto che le Olimpiadi si potevano fare anche in modo diverso.
Consigliera Calligaro, non lo abbiamo detto solo noi che non andava fatta la pista da bob. Che non andava fatta la pista da bob lo disse il Comitato olimpico internazionale, il quale parlò di una classe dirigente che doveva avere la responsabilità sociale dell'opera. Come fai a fare un'opera da 120 milioni per uno sport praticato da 50 persone in tutto il Paese? Come fai a fare questo spreco di denaro pubblico? Il Comitato olimpico internazionale aveva detto: "Andate a fare la gara a Innsbruck e non sprecate questo denaro, che può servire per altro". Adesso ci troviamo con 150 milioni accantonati. Questo è un dato oggettivo. Se si sono accantonati quasi 150 milioni perché dobbiamo far fronte al debito delle Olimpiadi, vuol dire che quei 150 milioni non si possono usare per i servizi delle persone. Guardate che questi 150 milioni sono indispensabili perché siamo sull'orlo del precipizio e sull'orlo del precipizio non puoi permetterti il principio di inerzia, perché finisci nel burrone.
Lo stesso sulla Pedemontana. La Pedemontana è stato un errore madornale quando abbiamo ricontrattato i project, quando abbiamo deciso di assumerci il rischio di impresa. È una mutazione genetica di un project a favore del privato che non si è mai visto. Se il project è che il privato fa la strada e si assume il rischio di impresa della strada e poi ci guadagna con le tariffe, arriviamo al 2016-2017 quando le banche non finanziano più i consorzi (inc.) e si fa un accordo per cui la Regione si assume il rischio di impresa.
Ha ragione la collega Ostanel quando dice che sono aumentate un po' le entrate delle tariffe, ma quanto aumenteranno? Se abbiamo 39 anni di un accordo del genere e siamo in calo demografico e siamo sempre più anziani, questa cifra che quest'anno ci è costata 52 milioni, che avrebbero potuto essere spesi per i servizi dei veneti, salirà sicuramente, perché si arriverà a pagare anche 300 milioni l'anno. Questo è un altro problema fondamentale. Anche qua c'è l'annuncite del Presidente Stefani. Io ricordo il patto del Vinitaly. Bel posto dove fare i patti. Al patto del Vinitaly il Presidente Stefani risponde con l'holding autostradale. Facciamo un passo indietro. Se vi ricordate, l'estate scorsa, con un bel paradosso dell'autonomia al contrario, il Ministro Salvini disse "ce l'assumiamo noi l'opera". È evidente che se si vuole entrare nell'holding autostradale, se si voleva che la Pedemontana passasse al Ministero, si ammetta che c'è un problema di sostenibilità dell'opera. Quella sarebbe stata l'autonomia al contrario, perché la Lega, che parlava di "Lega ladrona", ma che poi si è trovata benissimo a Roma nel Governo Berlusconi I, Berlusconi II, Berlusconi III, Berlusconi IV, Governo Conte I, Governo Draghi, adesso quattro anni di Governo Meloni, quella Lega, se avessero dato la Pedemontana al Ministero romano, avrebbe creato il ribaltamento dell'autonomia. Il Veneto fa un'opera che fa un buco e la facciamo pagare da "Roma ladrona". Abbiamo sentito del patto del Vinitaly, ma ‒ anche qua ‒ dov'è finita la holding? Adesso siamo a luglio, silenzio. Anche qua, tutto marketing, tutto illusionismo, tutto annuncite.
Io non sono contrario a una cosa del genere. Io sono contrario a trent'anni di neoliberismo che hanno dimostrato il loro fallimento, ovvero all'idea che un'opera non la posso fare pubblicamente. Ricordo sempre che per l'Autostrada del Sole, lunga 750 chilometri, fatta dallo Stato brutto e cattivo, ci hanno messo otto anni; per 92 chilometri fatti dal privato, quello efficiente, ci hanno messo tredici anni, e ci stanno anche regalando un buco di bilancio pazzesco.
Il fatto che le autostrade debbano essere di nuovo pubbliche è sacrosanto. Il fatto che bisogna smettere di regalare denaro al privato, a queste persone che nella Brescia-Padova guadagnano un sacco di soldi, che potrebbero essere, invece, utili per il pubblico è sacrosanto. Da una parte, però, non nega la responsabilità politica di chi fa questa operazione ovviamente perché deve cercare di ripagare un debito. Comunque, se accadrà, non mi vedrete contrario. Mi pare che, anche lì, ogni tanto si butta qualche idea sul giornale, ma alla fine non si va da nessuna parte.
La Corte dei conti parla della sanità. Credo profondamente che qua il principio di inerzia sia sempre più inaccettabile. La Corte dei conti dice che, a fronte di 42 milioni di spesa per la riduzione delle liste d'attesa, 22 milioni sono finiti al privato. È questo il destino che avete in mente per la sanità del Veneto? L'ultima relazione sociosanitaria parla di 12 miliardi di spesa pubblica, di cui 2 vanno in convenzione, e di 4,11 che vanno spesi dal privato out of pocket. Quindi, 10 nel pubblico e 6 in privato. Prima Galeano lo ha detto, lo ricordo: 730 euro di spesa media out of pocket in Italia, 847 in Veneto.
Ricordo che pochi giorni fa abbiamo accreditato altri sei centri privati. Questa è la strada che avete percorso. Il principio di inerzia galileiano e stefaniano verso la privatizzazione della sanità. Il meccanismo è chiaro, l'hanno spiegato bene in Commissione: addirittura il pubblico, cioè addirittura l'ULSS, in questo caso cinque su sei sono in provincia di Vicenza, che ammette di non riuscire da sola a ridurre le liste d'attesa, e allora accredita nuovi centri privati. È così che si risolve il problema? Credo che risolvere il problema significhi mettere un limite per investire in futuro di più nel pubblico, non mettere un limite per riconoscere una resa, una bandiera bianca nei confronti del diritto inviolabile della salute che viene così negato semplicemente continuando a esternalizzare, continuando a privatizzare.
Concludo dicendo una cosa, poi entreremo nel vivo della riflessione di quei 130 milioni. Noi, anche questa volta, come nel bilancio, abbiamo portato delle proposte concrete per vincolarli. Credo sia necessario reagire al principio di inerzia con una nuova idea e progettualità della Regione. Lo abbiamo fatto, io credo, con dovizia di impegni e una capacità anche di progettualità futura, segnalando a voi quelle che possono essere le nostre priorità.
Abbiamo parlato di limiti ambientali, abbiamo parlato di un sistema sanitario sempre più privatizzato, perché la Corte dei conti dice "sì, meglio sulle liste d'attesa", ma vorrei ricordarvi come si misurano le liste d'attesa. Io ho portato una mozione, che se andiamo avanti così sarà discussa nel 2092, che diceva una cosa chiara: questi monitoraggi non funzionano. Non funziona un monitoraggio che prende solo le prime visite. Se io ho un problema cardiologico farò dieci viste dal cardiologo, ma qua se ne misura solo una. È ovvio che se io misuro una cosa parziale, solo per sostenere la mia narrazione autocelebrativa, io non sto misurando il problema delle liste d'attesa. Mettiamo che mi chiami uno e mi dica: "Carlo, mi fissi una visita dal cardiologo? Ho 74 anni, tra un anno e mezzo muoio". Mi chiama una altro: "Ho la protesi otturata e mi opero tra due anni". Se uno aveva già fatto la visita cardiologica non viene misurato, quindi siamo un'eccellenza perché misuriamo solo uno spicchio.
Gradirei che la mia proposta andasse avanti. Propongo di misurare tutto e dopo facciamo un ragionamento serio. Nel momento in cui misuriamo tutte le prestazioni e non solo alcuni LEA su 6.000 e non solo le prime visite, facciamo un discorso onesto e razionale, che parte da evidenze scientifiche chiare.
Detto questo, abbiamo un problema di privatizzazione e abbiamo il problema delle RSA. Lo ripeto: mancano tantissime impegnative. Sono andato a visitare una casa di riposo che ha 40 posti accreditati e 27 impegnative, tutte congelate nel 2025. Queste non reggono. C'è un aumento dei costi, c'è giustamente un aumento dei salari. Siamo di fronte a un punto che non regge più: o faccio debito, ma se ho accantonato risorse, oppure sono costretto ad aumentare le rette in un modo non più sostenibile per le famiglie. Siamo quasi a un punto di rottura. Questo punto di rottura deve essere affrontato con scelte coraggiose, il che vuol dire che voi dovete votare la nostra proposta di emendamenti sui 130 milioni, perché se non lo fate siete responsabili. Mi piange ancora il cuore per aver sentito che mister Galileo Galilei ha detto che neanche l'anno prossimo farà l'addizionale IRPEF. Senza addizionale IRPEF noi non facciamo niente. Per le impegnative ci vogliono soldi, per la sanità pubblica ci vogliono soldi. Se ancora una volta rinunciamo a questo, non sapremo dare risposte e il principio di inerzia porterà a più privatizzazione, a più problemi nelle RSA, a più famiglie che non sapranno né come curarsi né come far fronte ai problemi degli anziani.
Ricordo solo che se noi avessimo l'addizionale IRPEF progressiva dell'Emilia-Romagna avremmo 550 milioni in più. Questo vuol dire cominciare a discutere di biglietto unico, ma bisogna avere il coraggio di dire che senza questo nuovo patto sociale, in una società sempre più diseguale, drammaticamente diseguale... Non so se avete letto i dati dell'Ufficio di bilancio del Parlamento dell'altro giorno, che ci dice che abbiamo perso il 6,6% del potere d'acquisto, ma il 10% più povero ha perso il 40% del potere d'acquisto. In 36 anni questi guadagnano metà di prima, ma il 25% più povero ha perso il 30-31% del potere d'acquisto, cioè un quarto degli italiani guadagna un terzo in meno, vuol dire che lavora quattro mesi gratis.
Di fronte a tutto questo spero risponderete alla nostra progettualità, ma credo anche ‒ e vi invito a ragionarci fino in fondo ‒ che se non avrete coraggio nella prossima discussione di bilancio di fare un'addizionale IRPEF progressiva, come in tutte le altre Regioni, noi drammaticamente andremo, con questo principio di inerzia, sempre più verso la decostruzione del sistema sanitario pubblico, l'incapacità di riconoscere a tutti il diritto inviolabile della salute e l'incapacità di garantire servizi essenziali ai nostri cittadini.

PRESIDENTE

Ringrazio il consigliere Cunegato per averci risparmiato un sacco di citazioni oggi.
Sospendo il Consiglio, riprendiamo i lavori alle ore 14.30.
La Seduta è sospesa alle ore 12.52
La Seduta riprende alle ore 14.35
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Francesco RUCCO

PRESIDENTE

Riprendiamo i lavori.
Consigliera Luisetto, dobbiamo riprendere da lei. Aspettiamo un paio di minuti e la ascoltiamo con attenzione.
Siccome non occorre fare la verifica del numero legale, riprendiamo da dove avevamo sospeso le attività, quindi darei la parola alla consigliera Luisetto Chiara.
Prego, Consigliera.

Chiara LUISETTO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Riprendo il filo dei ragionamenti che ho ascoltato questa mattina e anche della correlazione che il collega Galeano ha tenuto al rendiconto.
Credo che questa correlazione ci consegni una domanda anche abbastanza semplice: quando diciamo che i conti sono in ordine, dobbiamo domandarci se sono in ordine anche i servizi e le risposte ai bisogni, se questo Veneto prudente non sia piuttosto un Veneto fermo, un Veneto bloccato, perché il rendiconto che oggi andiamo a discutere non è soltanto una fotografia contabile, è la misura delle scelte compiute e ci dice anche dove abbiamo investito, cosa abbiamo considerato prioritario e soprattutto quali bisogni oggi rischiamo di lasciare senza risposte.
Se guardiamo alla sanità e sociale, visto che uno dei titoli è Veneto in salute, il quadro è molto meno rassicurante di quanto alcuni indicatori vorrebbero raccontare. Questa mattina, il collega Galeano ha raccontato di questo 100% di obiettivi raggiunti, chi non era in quest'Aula negli anni scorsi non può ricordarlo, ma, ogni volta che ci siamo trovati a discutere un bilancio davanti allo schema degli obiettivi, abbiamo discusso ogni volta del fatto che obiettivi così, raggiunti al 100%, che non ci danno minimamente la fotografia reale della situazione sono totalmente inutili.
Meglio neanche metterli gli obiettivi, se vediamo che un obiettivo relativo alla gestione e alla riforma, ad esempio, delle IPAB è raggiunto al 100%, perché rischiamo di prenderci in giro, di non avere alcun dato di realtà sul quale ragionare e soprattutto di non fare un'analisi critica della situazione.
Il quadro, come dicevo, in materia di sanità e sociale non è così rassicurante e stamattina ascoltavo un po' anche con il sorriso quando si diceva "parliamo ancora di sociale". In realtà, se non partiamo da lì, noi non discutiamo né di lavoro, né di produttività, né di sviluppo, perché se le famiglie e le persone non sono nelle condizioni di stare bene o di vivere in salute, che non è soltanto sanità. Salute significa anche vivere una condizione personale e familiare che ti permetta di lavorare, di prenderti cura di un tuo familiare senza rinunciare a uno stipendio o trovarti in povertà. Se non abbiamo questo quadro, la macchina regionale non può pensare di andare.
Ripartiamo da qua. Partiamo da un dato che dovrebbe farci fermare tutti: il fatto che Azienda Zero chiuda con un risultato positivo, che consente di compensare paro paro i 518 milioni di euro di perdite aggregate delle Aziende sanitarie. Ce lo ha detto anche la Corte dei conti nel suo giudizio di parifica. Possiamo certamente riconoscere che, se il meccanismo è quello di riequilibrio, e cioè di svolgere la funzione per la quale è stato costruito, funziona. Il problema è che non possiamo raccontarci che questo equivalga a un sistema strutturalmente sano. Abbiamo un'Azienda Zero nata per efficientare che serve solo con i propri utili non a dare più servizi e a garantire un sistema più efficiente, ma a coprire i buchi delle Aziende sanitarie locali. Se quasi tutte le Aziende producono perdite e serve un unico soggetto centrale per ripianarle, il problema non è esattamente soltanto contabile, è organizzativo, è politico, è strutturale. Dobbiamo chiederci da dove derivino quelle perdite, quali servizi siano sottopressione, quali professionalità manchino e quanto questo squilibrio incida sulla capacità delle ULSS di programmare e rispondere ai cittadini.
A me dispiace fare questo ragionamento, ma dopo un'interrogazione dalla cui risposta speravo di avere lumi da mesi, e questa mattina l'Assessore se n'è andato prima di rispondermi, non posso certo pretendere che ci sia per la discussione del bilancio. Ma io continuo a ragionare del Veneto in salute, perché dietro questi numeri ci sono operatori che lavorano in condizioni sempre più difficili, reparti che faticano a garantire continuità, servizi territoriali incompleti, soprattutto persone che aspettano: aspettano una visita, aspettano una presa in carico, aspettano una risposta.
Sul tema delle liste d'attesa in queste settimane abbiamo raccolto i dati con le colleghe Bigon e Sambo rispetto alla suddivisione per ULSS della situazione. Nonostante le pagelle ci dicano sempre che noi siamo bravissimi, le pagelle nazionali e quelle di AgeNaS, poi andiamo a vedere i dati e vediamo che oltre 36.000 sono le persone con prestazioni ferme nel cosiddetto "pre-appuntamento". Prima avevamo il problema del galleggiamento, quindi neanche venivano inserite nelle statistiche, adesso abbiamo le statistiche e sappiamo che in pre-appuntamento ci sono più di 36.000 persone. Non sono semplicemente delle pratiche amministrative, sono persone che hanno una prescrizione, ma non hanno né una data né un orario. Nella sola ULSS 8 Berica parliamo di 6.468 prestazioni sospese: sono il 17% più o meno sul totale della Regione. Quando una persona chiama il CUP e si sente dire che l'agenda è chiusa, quando dopo diversi tentativi magari rinuncia, quella persona spesso sparisce anche dalle statistiche, ma il suo bisogno, invece, resta, e resta l'alternativa più ingiusta, ossia aspettare, o rinunciare alle cure, oppure pagare.
In questo contesto anche il rendiconto, come ben ha chiarito la Corte dei conti nel giudizio di parifica, dice che la quasi metà delle risorse destinate al recupero delle liste d'attesa viene usata per acquistare prestazioni dal privato accreditato, e, come si diceva questa mattina, è un privato accreditato che cuba molto più di quello che ci è stato raccontato negli scorsi anni. Si parlava di un 3, 4, 5%, oggi le percentuali sono molto diverse, ed è il privato convenzionato che fa ovviamente il suo, fa parte di un sistema, fa il suo lavoro.
Il punto però è un altro: se diventa questa la risposta ordinaria alle carenze del pubblico, dobbiamo anche avere il coraggio di dirci che il Servizio sanitario regionale si sta progressivamente indebolendo.
Lo vedono le famiglie, che sostengono una spesa sanitaria privata sempre più alta, che cuba 4 miliardi, lo vedono le persone anziane, che non trovano posto in case di riposo, ormai divenute piccoli ospedali per la gravità con la quale si arriva ad accedervi, lo vedono i malati cronici, per i quali non basta misurare il tempo della prima visita se poi per un controllo specialistico devono attendere mesi, lo vedono i Pronti Soccorso, dove oltre la metà degli accessi riguarda i codici bianchi e verdi.
Sono tutti dati che conosciamo. Il problema è anche questo: li conosciamo e cosa facciamo? Non significa, per esempio, nel caso dei Pronti Soccorso che le persone abusino degli ospedali, significa che spesso non trovano altrove una risposta accessibile e tempestiva, ed è qui che arriviamo alle Case della comunità. Ne abbiamo discusso questa mattina per quanto riguarda l'ULSS 8, ma rappresentano o dovrebbero rappresentare una delle riforme più importanti della sanità territoriale.
Laddove i distretti sono stati asciugati, oggi le Case di comunità tornano a dare un minimo di risposta. Nascono per avvicinare i servizi alle persone, ma non diventano questo perché è stato completato un edificio o posata una targa o perché negli elenchi che sono stati dati in Commissione risultano attive.
Quante volte in quegli elenchi abbiamo visto la parola "attive", Casa di comunità di Verona, Casa di comunità di Belluno, Casa di comunità di Arsiero attive? Ma cosa significa attive? Attiva non è quando ci mettiamo la targa, ma quando una persona entra e trova le risposte che dovrebbe avere, quando trova medici, infermieri, specialisti, orari certi, un punto unico di accesso realmente funzionante, qualcuno capace di orientarla.
Non sappiamo struttura per struttura ad oggi, ad esempio, quali medici di medicina generale aderiranno al prestare ore nelle Case di comunità, quali prestazioni specialistiche saranno effettivamente garantite, con quali professionisti, salvo quelli che poi tiriamo via dai reparti, e con quale continuità.
Ci era stato raccontato un modello aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, però da quello che viene raccontato sui giornali e dalle dichiarazioni che abbiamo sentito fare all'assessore Gerosa alla realtà ci passa un po'. Sono strutture che stanno iniziando un percorso, non sono strutture a regime. Però, quello che è stato detto ai cittadini è: aperto, aperto h24. Anche il numero 116.117, che dovrebbe orientare i cittadini, fatica ad essere percepito come uno strumento efficace, soprattutto in alcuni momenti della settimana, quando si intasa in maniera non indifferente. Per questo continuiamo a dire che tradire le aspettative delle persone con annunci che anticipano o abbelliscono la realtà non è la strada. Gli edifici senza personale non curano. Le sigle senza servizi non prendono in carico nessuno. La carenza di personale, come sottolinea la Corte dei conti, rischia di compromettere proprio la piena attuazione delle case di comunità.
Serve, quindi, un'operazione trasparenza, quella che stiamo cercando di fare un po' tutti, cercando di capire nelle case di comunità quali sono i servizi. La Regione deve dire quali sono quelli presenti, in quali orari, con quali professionisti e con quali tempi di completamento. In Commissione non siamo riusciti ‒ guardo i colleghi ‒ ad avere informazioni più precise, per cui bisogna proprio fisicamente andare a vedere come stanno le cose. Lo stesso principio vale per il sociale. Da anni parliamo di integrazione socio-sanitaria, ma nella realtà troppe famiglie continuano a essere lasciate sole davanti alla non autosufficienza.
Perché parlo di queste cose oggi? Perché quando i titoli sono Veneto in salute, sono roboanti e danno sicurezza, come quella del Veneto attraente o del Veneto che si sviluppa, o del Veneto veloce, poi dietro bisogna capire che cosa ci sta. L'accesso alle strutture ‒ lo sappiamo ‒ avviene spesso quando la situazione è già grave. La permanenza media nelle case di riposo è di circa sette mesi. È un dato che ci dice quanto tardi si riesca ormai a entrare, quando la non autosufficienza è avanzata. Sono circa 348.000 le persone in Veneto che hanno un bisogno di non autosufficienza, solo una parte vive nelle strutture, ma la parte principale in un altro luogo, la casa. Dentro quella casa ci sono famiglie, figli, coniugi, caregiver, che sostengono ogni giorno un lavoro enorme, spesso senza formazione, senza sollievo o senza un vero accompagnamento. Le IPAB e le case di riposo, nel frattempo, ci chiedono in continuazione aiuto perché non riescono a far quadrare i bilanci. Chiedono risorse, nuove impegnative, una riforma, che attendiamo da oltre venticinque anni. All'Assessore, che è anche Assessore all'integrazione socio-sanitaria, avrei chiesto, per esempio, che fine hanno fatto i quasi 4.000 nuovi posti letto previsti da un accordo di programma che non abbiamo visto attuarsi. Le rette aumentano e le strutture pubbliche fanno fatica a chiudere i bilanci. Il personale spesso è in grossissima difficoltà e le famiglie utilizzano pensioni, risparmi e stipendi per sostenere i costi.
Non possiamo continuare con interventi tampone, contributi introdotti e sospesi e poi introdotti per un solo anno. Questa non è programmazione, è gestione dell'emergenza, e la domanda resta sempre quella: come vogliamo invecchiare in Veneto, con quali servizi, con quale dignità, con quale sostegno alle famiglie?
Qui sta il senso politico del rendiconto: non basta aver rispettato gli equilibri finanziari se non si è capaci di costruire equilibri sociali. Non basta dire Veneto in salute se poi migliaia di persone aspettano una visita, non hanno un medico di riferimento, non trovano strutture di prossimità pienamente funzionanti o non possono permettersi l'accesso in una struttura residenziale. Non basta avere una buona pagella ministeriale se quella pagella non fotografa le visite di controllo, le telefonate senza risposta, le agende chiuse e la fatica quotidiana di operatori e famiglie.
I dati positivi vanno riconosciuti, ma vanno letti con onestà intellettuale. La vera misura della qualità del nostro sistema non è la posizione in una classifica, è la risposta concreta che riceve una persona quando ha bisogno.
Oggi, questo rendiconto ci consegna anche risorse potenzialmente disponibili. Per questo, non possiamo limitarci a prenderne atto. 163 milioni spendibili, che rimangono però – pare – fermi nella prudenza rischiano rimanere fermi per coprire buchi che nel quadro degli scorsi anni abbiamo più e più volte continuato a dire che avrebbero incatenato il bilancio di questa Regione, dalla Superstrada Pedemontana Veneta alle Olimpiadi di Milano Cortina.
Sono state scelte chiare, scelte con le quali ora fare i conti e vorremmo proprio capire, di quei 163 milioni, quali faranno i conti con queste scelte e quali risponderanno a un'idea vera di Veneto in salute.
Oggi, questo rendiconto ci consegna la necessità di una scelta politica netta: investire nel personale sanitario e sociale, rendere davvero operative le Case di comunità, rafforzare la sanità pubblica e ridurre il ricorso obbligato alla spesa privata, sostenere la non autosufficienza e le case di riposo, i caregiver, le caregiver soprattutto, costruire servizi territoriali capaci di intercettare il bisogno prima che diventi emergenza. Queste le responsabilità che avete e che abbiamo.
Oggi, guardando dunque alla sanità e sociale, alla cura che sta al centro di ogni buon Governo, ancora troppo spesso affidata alla resistenza degli operatori e alla disponibilità economica delle famiglie e alla capacità delle persone di arrangiarsi, non possiamo guardare da un'altra parte o accontentarci di tenere risorse ferme per potenziali buchi costruiti negli anni. Un Veneto che vuole davvero dirsi in salute deve cominciare da qui, dalle persone che aspettano, da quelle che curano e da quelle che oggi non trovano risposta. È da loro io credo che sia necessario ripartire.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
La parola al consigliere Del Bianco. Si prepari il consigliere Rocco.

Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Intervengo, anche se ribadisco che è particolare intervenire sul rendiconto di bilancio in una situazione in cui non c'è l'ex Presidente della Giunta, che oggi è Presidente Consiglio, e ci sono tre undicesimi degli Assessori, che capisco che non sentano come loro questo bilancio, perché loro non è inevitabilmente, però su una tematica d'Aula e su tutte le sollecitazioni che emergeranno e che sono emerse nel corso del dibattito credo che quelle che erano le aspettative all'inizio di questa legislatura da parte dello stesso Presidente della Giunta regionale in qualche modo vengano già tradite. Non è un segnale particolarmente positivo per quanto mi riguarda.
Io farò un intervento tarato sulla questione dei Giochi olimpici, ma, cogliendo l'invito della mia collega Calligaro, che mi ha preceduto, non farò un intervento su ciò che è stato, perché sappiamo tutti che qui dentro abbiamo avuto posizioni molto diverse su quella che è stata tutta l'impostazione dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. Mi interessa cercare di vedere, però, ciò che sarà di questi Giochi olimpici. Da questo punto di vista, però, devo fare due piccole precisazioni su quello che è stato detto. È ovvio che ci sono delle ricadute positive, e vorrei ben vedere che non ci fossero per un evento che è costato 5,3 miliardi, nelle stime meno pesanti. È altrettanto chiaro che queste stime, che queste valutazioni e che questi impatti positivi ancora non li stiamo vedendo. I dati turistici sulla Conca dell'Ampezzano e in particolar modo quelli su Cortina dicono una cosa: i primi tre mesi del 2026, quindi esattamente quelli in cui ci sono state le Olimpiadi, le presenze turistiche sono diminuite del 5% rispetto all'anno precedente. Non è chiaramente questo l'unico indicatore con cui valuteremo l'eredità olimpica. Certo è che non è un punto di partenza particolarmente positivo. Vero è che c'è tutta l'estate davanti e speriamo che la vetrina internazionale abbia un suo significato, stiamo parlando di un evento su cui abbiamo investito 5,3 miliardi. Così come è anche da dire che le varianti già realizzate, che sono state menzionate prima, attenzione, sono varianti già realizzate che nulla c'entrano con i Giochi olimpici, nel senso che le varianti già realizzate erano quelle finanziate per i Mondiali di Cortina del 2021, non quelle per le Olimpiadi, perché di quelle per le Olimpiadi non abbiamo visto ancora nemmeno un mattone, perché di questo stiamo parlando.
Siccome è opportuno guardare al futuro, cerchiamo anche di fare chiarezza rispetto al passato, perché ad oggi non c'è alcuna prospettiva, per esempio, su una delle due varianti, come diceva il collega Galeano prima. Ci sono i soldi per la variante di Longarone. È da vedere se basteranno, perché siamo alla fine della fase progettuale e sappiamo bene in questi anni come evolvono i costi durante l'esecuzione dei lavori e c'è un grande punto di domanda su chi metterà i soldi aggiuntivi che sicuramente serviranno per completare quella variante, quando partiranno i lavori. E soprattutto non c'è 1 euro sulla variante di Cortina. Questo è il dato da cui partiamo.
La questione è anche vedere, però, le ricadute a bilancio di questo evento. In molti lo hanno già detto e credo sia utile sottolinearlo, ovviamente anche la Corte dei conti lo ha sottolineato molto meglio di noi: la Regione ha circa 150 milioni accantonati per pagare un possibile debito, che l'anno scorso cubava già 176 milioni solo della Fondazione Milano Cortina e, a detta dello stesso estensore della relazione, che abbiamo tutti a disposizione, della Corte dei conti, in una nota stampa, si legge: "Dal bilancio della Fondazione Milano Cortina risulta che c'è 1 miliardo di debiti. La Fondazione chiuderà il 31 dicembre e gli oneri che saranno insoddisfatti finiranno sui bilanci delle due Regioni e in parte sugli Enti locali", quindi abbiamo questa grande spada di Damocle che non sappiamo quanto cuberà alla fine.
Diciamo che ci sono queste ipotesi non certo positive, che ci portano addirittura a ipotizzare che ci sarà 1 miliardo di debiti solo della Fondazione Milano Cortina, quindi la prima domanda che noi tutti dovremmo farci qui dentro è: come verranno ridistribuiti questi debiti? Perché il tema è: in che percentuale la Regione e gli altri Enti locali coinvolti dovranno contribuire a pagare questi debiti. Perché è evidente che i debiti della Fondazione Milano Cortina saranno ripagati dai soci della Fondazione Milano Cortina.
Questa è una grande questione, su cui penso che il Consiglio regionale debba chiedere una certa chiarezza alla Giunta, perché non possiamo stare al buio fino al prossimo anno su questa questione e non sapere, con un aggiornamento costante, quale sarà l'importo che dovrà pagare la Regione, ma anche per trasparenza agli altri Enti, in primis al Comune di Cortina stesso, che si troverà evidentemente a dover pagare una cifra particolarmente importante, e a quanto risulta non sappiamo se ha fondi accantonati su questo.
L'altra questione che ci tengo a sottolineare, perché è emersa molto chiaramente anche dalla relazione della Corte dei conti ‒ e qui devo dissentire con quanto è stato detto in precedenza ‒, è che non c'è nessunissima chiarezza sulla governance e sulla gestione delle opere olimpiche intese come opere sportive realizzate per i Giochi. Questo lo dice la Corte dei conti e lo dice, secondo me, in maniera estremamente preoccupante per chi aveva fatto, come me, ma come altri qui dentro, una battaglia perché non venissero utilizzate specifiche risorse già in dotazione degli Enti locali per pagare quelle opere. Che cosa dice la Corte dei conti? Vado a leggere testualmente: "Con riferimento all'intervento di riqualificazione della pista da bob 'Eugenio Monti' di Cortina d'Ampezzo, seppur per lo stesso non siano previsti oneri a carico del bilancio regionale, va rilevato che gli oneri di gestione successivi all'evento olimpico, anche in ragione della loro aleatorietà, potrebbero finire per gravare sui bilanci degli Enti pubblici a vario titolo coinvolti, nell'obiettivo di lasciare un'eredità alle generazioni future". Questo dice la Corte dei conti. Poi aggiunge: "Si rammenta, al riguardo, che al 29 marzo 2019 è stata approvata dalla Regione, dalle Province autonome di Trento e Bolzano e dal Comune di Cortina d'Ampezzo una lettera di intenti per la collaborazione nella gestione post olimpica dell'impianto che, al medesimo fine, nel 2024, è stato approvato fra Regione, Comune di Cortina, Provincia di Belluno, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Fondazione" eccetera, eccetera. Sostanzialmente la Corte dei conti dice: attenzione, perché non c'è nessuna certezza su come saranno gestite le opere, in particolar modo la pista da bob, nel futuro, però ricordo a voi Regione che c'è un accordo che avete già firmato e che avete approvato in Giunta nel 2019 e nel 2024. Che cosa dice quell'accordo? Quell'accordo dice, in sostanza, che i soldi per la gestione degli impianti olimpici sarebbero stati trovati sul Fondo Comuni confinanti. Allora il fatto che lo dica la Corte dei conti alla Regione del Veneto a me preoccupa parecchio, perché su questa ipotesi c'è stato il netto parere contrario di tutti i Sindaci dei Comuni confinanti e su questa ipotesi era stata la Regione stessa, nella precedente legislatura, a venire in Provincia di Belluno – e mi ricordo che c'era anche la Provincia – a dire che si erano sbagliati ad approvare in Giunta quel protocollo e che sarebbero tornati indietro.
Ora, però, questa ipotesi riemerge chiaramente, perché riemerge direttamente nella Corte dei conti, che dice: "Cara Regione, su questo non c'è chiarezza, ti ricordo che hai votato quella cosa lì". Su questo lancio un grande monito, perché, se torniamo a quel livello, vuol dire che evidentemente ci siamo persi qualche passaggio importante, e dispiace che non ci sia qui oggi in Aula l'assessore Bond, che peraltro è anche Presidente del Fondo Comuni confinanti e quando all'epoca, non Assessore, aveva scoperto dai giornali che la Regione aveva fatto una delibera di Giunta che impegnava i Fondi Comuni confinanti, si era detto stupito dalla decisione.
Oggi, la Corte dei conti di fatto va a confermare questo elemento, quindi mi sembra una questione su cui serve fare un grande, grande, grande chiarimento, e io mi aspetto che entro la fine di questa discussione qualcuno della Giunta possa rassicurarmi e che resti quantomeno a verbale il fatto che quella lettera di intenti e quella delibera di Giunta regionale del marzo 2024 siano davvero superate, non superate per finta l'anno scorso e poi adesso, quando finiranno i soldi per la gestione della pista, si tornerà su questa ipotesi, perché questa è un'altra questione.
Quando finiranno i soldi sulla gestione della pista? È abbastanza evidente che finiranno nel 2027, quando finirà l'effetto di una delibera di Giunta regionale che mette 500.000 euro all'anno in spesa corrente in fondo investimenti, quindi un totale di 1 milione all'anno per tre anni, sulla pista, e questo c'è, perché l'abbiamo visto anche in Commissione Sesta, abbiamo chiesto all'assessore Ruzza se si voleva continuare sul finanziamento di questa opera ed è stato detto che ancora non si sa.
Tutti questi studi che sono stati fatti mi dispiace, ma evidentemente sono tutti superati, nessuno ha un'idea economica di come verranno gestiti questi impianti. Su questo, forse, un minimo di chiarezza, se non al Consiglio, datelo alla Corte dei conti, che di fatto lo chiede.
L'altra e ultima questione che ricordo e rilancio e che la Corte dei conti tocca, e non poco, nella relazione che abbiamo agli atti è riguardo al ruolo di Simico. Ovviamente, dice che, per quanto concerne la competenza della Regione, solo parte delle opere ricade in questa competenza mista tra Simico e Regione, ma c'è un problema secondo me più ampio, che è di natura politica, visto anche quello che è successo sulla cabinovia di Socrepes.
Abbiamo tutti, in particolar modo la maggioranza e in particolar modo il Presidente della Giunta, reclamato autonomia in quest'Aula. In questo momento ci troviamo l'azienda pubblica Simico, che ricordo essere, di fatto, il braccio armato dello Stato per la realizzazione delle opere infrastrutturali olimpiche, prorogata fino al 2033, per finire esattamente la realizzazione delle opere olimpiche, in particolare, per quanto riguarda il Veneto, la questione della variante di Longarone. E ce la troviamo fino al 2033 in uno stato di commissariamento, nel senso che Simico ha un Commissario che ha poteri straordinari per procedere. Io dico: se davvero qui vogliamo recriminare autonomia, benissimo. Se l'idea in particolar modo del consigliere Calzavara, che vedo che su questo commenta, è quella di dire: "Noi reclamiamo talmente tanto autonomia che poi pretendiamo che sia lo Stato che commissari l'opera e che commissari la realizzazione delle opere", senza coinvolgere in questo nemmeno gli Enti interessati, allora abbiamo dei problemi. Non è questa un'idea di autonomia vera. Io penso che a maggior ragione, se l'opera deve proseguire fino al 2033 e se Simico deve proseguire fino al 2033, un'operazione di buonsenso sarebbe che, in virtù anche della propria autonomia decisionale, la Regione chiede allo Stato la fine del commissariamento di Simico e di procedere in natura ordinaria con la realizzazione delle opere, coinvolgendo esattamente i territori, le comunità, anche nelle varianti di progetto, che ci saranno sicuramente.
Io credo che queste tre questioni siano fondamentali se si vuole davvero affrontare il tema olimpico ‒ lo ripeto ‒ non guardando al passato, ma guardando al futuro.
Riassumendo: estrema trasparenza sui conti della Fondazione Milano-Cortina, che è quella che ha realizzato i Giochi e che pare abbia in prospettiva il debito di 1 miliardo; chiarezza da parte della Giunta regionale su quelle che saranno le modalità di gestione post olimpica delle strutture sportive realizzate con le Olimpiadi, con particolare riferimento alla pista da bob, al non utilizzo dei Fondi Comuni Confinanti sulla stessa e al futuro della delibera di Giunta, della stessa Giunta regionale che dice che investe su quella struttura 1 milione di euro all'anno; una richiesta forte e davvero autonoma a Roma della fine del commissariamento di Simico e della procedura ordinaria per la realizzazione delle opere. Solo così secondo me potremmo dare un senso al proseguimento vero dell'eredità olimpica. Se noi non chiediamo queste tre questioni di trasparenza, è evidente che della legacy olimpica non ce ne frega assolutamente niente.
Per questo, e chiudo, Presidente, intendo depositare un ordine del giorno collegato, di fatto, al rendiconto, che tratta esattamente queste questioni e che chiede esattamente questi tre impegni alla Giunta regionale.

PRESIDENTE

Grazie. Si avvicini ai banchi, così deposita.
La parola al consigliere Rocco. Prego.

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Grazie, Presidente.
Anch'io trovo significativa l'assenza del Presidente della Giunta regionale, però in parte lo capisco, nel senso che evidentemente...

PRESIDENTE

Consigliere, mi scuso, ne approfitto, è una mancanza mia: mi è stato comunicato poco fa che il Presidente questa mattina aveva depositato la domanda, la richiesta di congedo, congedo che poi ha fatto il giro degli uffici, è arrivato tardivamente e non è stato avvisato dell'assenza, quindi è in congedo.
È assente, ma è in congedo. Volevo comunicare il congedo, la giustificazione dell'assenza...

Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)

Faccio tutto con un periodo ipotetico.
Mi chiedo: se ci fosse stato un cambio di colore, cioè, se questo bilancio fosse il bilancio di un'Amministrazione di altro colore politico, oggi il Presidente sarebbe venuto in Aula, fermo restando che è in congedo, quindi avrà tutto il diritto di essere da un'altra parte? Secondo me, sarebbe venuto in Aula a contestare quello che trova dalla precedente amministrazione. Dico "contestare quello che trova" non tanto perché ritengo che qui ci siano delle cose vergognose o delle cose di cui vergognarsi, ma perché penso che la politica vada fatta cercando di dire la verità ai cittadini.
Noi abbiamo un risultato di amministrazione che prevede un avanzo derivante, come abbiamo sentito, sostanzialmente da operazioni finanziarie con lo Stato. Dall'altra parte, però, abbiamo degli accantonamenti, e questi accantonamenti, che vedono dei fondi bloccati, derivano principalmente da Olimpiadi e dalla Pedemontana.
Ora, quando io dico che mi aspetto che venga detta la verità ai cittadini, lo dico perché ritengo che sia ora che la politica cerchi di essere trasparente e di spiegare le proprie scelte.
Dire che le Olimpiadi sarebbero state a costo zero è un errore da due punti di vista: primo, perché materialmente non è possibile che le Olimpiadi possano essere a costo zero, in generale non esistono pasti gratis, diceva qualcuno; secondo, se io ritengo che una cosa abbia valore, sono anche disposto a finanziarla. Se io ritengo che – in parte, per esempio, io lo ritengo – che i Giochi olimpici siano stati un valore aggiunto per il nostro territorio devo avere anche il coraggio di andare a spiegare in cosa consiste questo valore aggiunto e da dove prendo le risorse per dare spessore a questo valore aggiunto.
Ci sono evidentemente delle opere che sono delle opere incompiute e noi ci auguriamo che queste opere vengano realizzate. Probabilmente l'accordo che prevedeva la pista da bob era un accordo non a grande valore aggiunto per il Veneto, poi il Presidente Zaia ha sempre detto che era necessario fare la pista da bob, però probabilmente, calcolando costi e benefici della pista da bob, possiamo dire che non è stato un grandissimo affare per la nostra Regione.
Complessivamente, però, penso che gli amministratori debbano andare dai cittadini a dire: "Noi riteniamo che aver messo queste risorse porterà un valore aggiunto per la Regione Veneto".
E lo stesso vale per la Superstrada Pedemontana. Ritengo che la Superstrada Pedemontana sia un valore aggiunto per la Regione Veneto perché collega dei distretti, perché mette in relazione delle aree che altrimenti andrebbero a richiedere l'utilizzo di altre infrastrutture, però la Superstrada Pedemontana ha avuto dei costi.
Il contratto è stato fatto al 100% come andava fatto? Non lo so. Probabilmente c'era la fretta di arrivare a chiudere quel tipo di contratto che qualche perplessità però la desta, perché oggi noi vediamo che sostanzialmente l'inflazione e le manutenzioni sono a carico della Regione Veneto. Quindi io, che non sono un barricadiero, dico ai cittadini: utilizzate la Superstrada Pedemontana, perché ritengo che sia utile utilizzarla, ma anche perché mi era stato detto che con l'aumento dei flussi di traffico noi saremmo andati in parte a ridurre il nostro onere nei confronti del concessionario, e invece oggi vengo a sapere che non basta aumentare i flussi di traffico, perché comunque le manutenzioni e i costi dell'inflazione gravano sostanzialmente sul pubblico.
Questo, dal mio punto di vista, porta al fatto che noi oggi dobbiamo cercare di dire la verità ai cittadini. Noi oggi ci troviamo con degli accantonamenti e ci troviamo con un bilancio che, da un punto di vista della capacità di provare a rispondere ai nuovi bisogni del Veneto, è un bilancio sostanzialmente povero.
Iniziamo a fare politica raccontando la verità ai cittadini.
La verità è che noi oggi abbiamo delle partite che possiamo tranquillamente definire come investimenti rispetto alle quali abbiamo accantonato delle risorse. Dovremo andare a fare un'analisi di quali saranno i benefici, e lo dice una persona che ritiene che la Superstrada Pedemontana e che le Olimpiadi in sé siano delle partite a valore aggiunto per il Veneto. Penso che le Olimpiadi sia stato meglio farle che non farle, ma oggi ci mettiamo con il foglio di carta a dire la verità di ciò che è stato il valore aggiunto portato, quello che ci aspettiamo e quello che ancora oggi noi dovremo andare a pagare.
Apro il secondo ragionamento. Perché se da una parte questo è il rendiconto, mi chiedo se come Giunta e come maggioranza riteniate che le attuali risorse libere, sulle quali la Giunta può esprimere la sua visione del futuro del Veneto, siano sufficienti a dare le risposte ai bisogni che tutti i giorni noi leggiamo essere i bisogni del Veneto, che era locomotiva e che oggi, per una serie di motivazioni, locomotiva non è più.
Noi abbiamo ereditato, vent'anni fa, un Veneto che correva, che aveva un PIL più alto rispetto alle altre Regioni, che era sostanzialmente attrattivo, in cui i giovani non andavano via, ma anzi venivano a studiare nella nostra Regione, e oggi invece ci troviamo una Regione che esporta talenti, non li importa, ma li esporta, ci troviamo una Regione che vede delle aziende importanti che fanno fatica a fare i passaggi generazionali, che non fanno investimenti. Abbiamo visto che il tasso di indebitamento delle aziende è molto basso e questa non è una buona notizia, perché aziende che non si indebitano vuol dire che sono aziende che non hanno fiducia nel futuro.
Rispetto a tutto questo, riteniamo che le attuali risorse, che sono le risorse libere che la Giunta può impiegare, basteranno a dare risposte alle problematiche di cui parliamo tutti i giorni? Mi aspetto quindi un dibattito che sia sugli strumenti di finanza, che sia addizionale IRPEF o sia un'IRPEF di scopo. Siccome riteniamo che la Superstrada Pedemontana e le Olimpiadi siano state un valore aggiunto, coinvolgo i cittadini e dico: "Cari cittadini, su un budget di obiettivo, su 180 milioni di euro, mettiamo un IRPEF di scopo, perché riteniamo che queste opere abbiano portato un valore aggiunto per la Regione".
Viceversa, se voi ci dite che non volete alzare l'addizionale regionale IRPEF, ci state dicendo sostanzialmente che volete tenere i conti così come sono, quindi dal mio punto di vista stiamo decidendo che questo Consiglio regionale può andare a casa per i prossimi cinque anni, perché non avrà alcuna capacità di impattare veramente su numeri che siano significativi sulle sfide che in questa Regione deve affrontare.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
La parola al Consigliere Flavio Baldan. Prego.

Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Io comincio con una battuta che avevo fatto riguardo ai numeri della Regione Veneto, ai numeri di bilancio della Regione Veneto e poi su qual è stato il giudizio della Corte dei conti.
I numeri, sì, contano, ma si possono anche pesare e allora cerco di dare un significato più nel peso di questi numeri rispetto a quelli che effettivamente sono stati esposti e tutti abbiamo visto da questo punto di vista.
Il punto è questo: la Regione del Veneto è una Regione importante di questo Paese, fa il 10% del PIL nazionale, che è significativamente molto rilevante. Devo essere sincero: i numeri che hanno esposto l'Assessore al bilancio e il Presidente della Commissione Bilancio danno di fondo un Veneto in salute, se non altro nella capacità di ripagare i suoi debiti, in parte, e nell'avere un avanzo di cassa di 1,6 miliardi di liquidità, che comunque consente di far fronte alle necessità almeno di pagamenti anche urgenti, eccetera.
C'è un però: quando sono stati esposti i numeri, a fronte di quell'avanzo di amministrazione di circa 2 miliardi, che prima è stato annunciato, che è arrivato a fronte di due questioni tecniche, che sono quelle del DANC e del FAL, che hanno consentito di togliere degli accantonamenti obbligatori e poi di procrastinarli in quota parte nel tempo, quindi liberando di fatto alcuni vincoli di bilancio, a fronte di 2 miliardi di avanzo amministrativo, l'utile si comprime. Adesso capiremo: 180, 160 o 150 milioni. Vedremo quant'è l'utile corrente. Questo per effetto, come è stato detto prima, di accantonamenti per 1,35 miliardi. Guardate bene, quando ho visto i numeri la prima cosa a cui ho dato un'occhiata è stata proprio la corposità di questi accantonamenti. Accantonare non è brutta cosa. Ci mancherebbe. Vuol dire anche virtuosità finanziaria sotto alcuni punti di vista. Occorre capire per cosa si va ad accantonare da questo punto di vista. Allora, quando chiesi ai dirigenti che erano lì a spiegare qual era l'entità precisa di questi accantonamenti, al di là della parte sanitaria, eccetera, c'era un lungo elenco, una sfilza di accantonamenti vari ‒ tralascio il discorso dei debiti fuori bilancio, che comunque sono coperti, anch'essi, anche se di entità marginale ‒ e arrivavamo agli ultimi due capitoli di questi accantonamenti, di cui uno riguardava le Olimpiadi Milano-Cortina, l'altro riguardava la Superstrada Pedemontana Veneta.
Io mi permetto di dire, in questa sede, che sono due accantonamenti un po' differenti, sui quali però un giudizio complessivo, un'idea complessiva c'è. Manca di fatto una trasparenza su questi due accantonamenti, su quali sono i costi attuali e su quali sono le implicazioni future.
Partendo dalle Olimpiadi Milano-Cortina, al di là di soffermarmi sulle opere, eccetera, che sono state dette anche dai Consiglieri precedentemente, l'operazione trasparenza imporrebbe, e la Corte dei conti lo ha evidenziato, che fosse stato detto dalla Regione Veneto dell'approvazione, ad aprile, del famoso Lifetime budget G+1 di MICO. Da lì infatti avremmo potuto anche capire qualche impatto ulteriore, e questo avrebbe anche consentito, probabilmente, che gli accantonamenti fossero anche più leggeri.
Noi invece di questo dato della Fondazione Milano Cortina, in questo momento non ne siamo in possesso e Regione Veneto non ce l'ha fornito. Siccome sappiamo che però abbiamo anche l'esempio delle Olimpiadi di Torino, e liquidare questa società... lasciamo stare per un momento la parte infrastrutture che fa riferimento al nazionale, la Fondazione delle Olimpiadi di Torino non è ancora stata liquidata, a distanza di tanti anni. Io mi domando come saranno i tempi per la nostra Regione e quanti accantonamenti dovremmo ancora mettere a bilancio. Di fatto, numeri precisi, più o meno, in questo senso non ne abbiamo.
Se però le Olimpiadi si sono concluse, quindi auspichiamo, se i tempi sono confermati, che dovrebbe essere una parte di spesa che dovrebbe avere un tempo ben definito, tutt'altro regime prende la questione della Superstrada Pedemontana Veneta, la quale invece necessita di altri 38-39 anni. Lì questo problema si pone: noi abbiamo chiesto più volte un Consiglio straordinario. Io credo, ma lo dico proprio dal lato della disponibilità, che una soluzione sui conti di Superstrada Pedemontana Veneta, visti gli oneri finanziari che gravano su questo tipo di struttura finanziaria, oneri pesantissimi, vada trovata.
Non è notizia di oggi che la maggioranza si sta predisponendo come soluzione verso la possibilità di inglobare la Superstrada Pedemontana Veneta nella concessione Brescia-Padova oppure nell'autostrada dell'Alto Adriatico o con CAV: questa è una soluzione che la maggioranza sta percorrendo, ma di fatto credo che sia una soluzione molto complicata, perché, oltre alle questioni europee, c'è di mezzo anche una società, la società che gestisce, il concessionario, la società Sacyr spagnola, che fa riferimento alla Capogruppo, che si occupa di carburanti, che è la DISA Corporatiòn Petrolifera, che credo non sarà ben felice di rinegoziare questo contratto, visto che di fatto percepisce almeno 140-150 milioni l'anno di canone da questo punto di vista. Credo quindi che sarà molto complicato trovare una soluzione.
Siccome però nel mercato, attualizzando, esistono delle altre possibilità, mi auguro che vengano analizzate da questo punto di vista, perché è innegabile che non possiamo continuare a mettere soldi in una struttura che – è inutile che ci giriamo intorno – finanziariamente, per quanto in Italia, oggettivamente, il ricorso al capitale privato e al project financing non sia eccessivo, ed è giusto nei termini corretti, è una struttura finanziaria che non può altro che aumentare gli accantonamenti e i costi a carico di questa Regione. E un'operazione, da questo punto di vista, va fatta.
Tra parentesi, ricordo sotto questo profilo che a questo si lega... perché giustamente prima si chiedeva anche di partire finalmente da questo utile di bilancio, che dopo tanti anni avviene in questa Regione, quindi un buon segnale anche sotto questo profilo, per cercare di trovare una visione e non ripetere gli errori del passato. D'altronde, come diceva anche un ex Ministro leghista qualche tempo fa in un suo post, per fare le opere pubbliche due sono le modalità: o hai i soldi o li vai a chiedere al mercato. Non è che ce ne sono tante a disposizione da questo punto di vista. Se li vai a chiedere al mercato, però, li devi avere con una struttura che sia sostenibile. Quella di Superstrada Pedemontana Veneta, lasciando stare adesso il discorso dei flussi, che ormai era stimato... ma lo possiamo anche allargare in ambito europeo: l'Eurotunnel ha avuto più o meno la stessa situazione e impostazione ed è fallito miseramente. Il problema che mi pongo è che, nonostante ci sia Superstrada Pedemontana Veneta, non abbiamo ancora risolto niente, abbiamo questo accantonamento in essere che rischia di avvolgersi su sé stesso e diventare sempre più ampio. Adesso spunta fuori anche la Via del Mare, sempre con lo stesso concessionario, sempre con lo stesso modello. Allora qua uno si pone delle domande e dice: scusate, siamo una Regione virtuosa, vogliamo fare le opere, vogliamo gestirle noi eccetera, cerchiamo di far tesoro degli errori del passato, perché sennò non se ne esce più da questo punto di vista.
Il punto che mi pongo, e chiudo, è che accantonare è stato sicuramente importante e ha dimostrato da questo punto di vista che la Regione del Veneto ha prudenza nella gestione dei flussi finanziari, eccetera, però impedisce di avere per il futuro, in parte con l'avanzo di bilancio a spesa corrente, ma anche avendo una visione per i prossimi anni... Io lo citavo prima: guardate che a settembre, quando andremo a ridisegnare i conti e ad approvare il nuovo Documento di finanza regionale, troveremo una situazione complessa ed estremamente peggiorata, su cui noi dovremo, sì, far fronte con iniezioni importanti dal lato della liquidità e probabilmente dal lato dell'indebitamento perché ‒ ero presente, qualche settimana fa, quando sono state presentate le statistiche della Regione del Veneto, statistiche del 2025 e in parte del 2026, e lo sottolineavamo prima ‒ il PIL del Veneto, nella migliore delle ipotesi, cresce in linea con il PIL nazionale, cioè stiamo parlando di uno 0,6, nella peggiore delle ipotesi, siamo anche un decimale in meno. È evidente che da questo lato qualcosa della forza produttiva del Veneto del passato manca, e noi saremo chiamati in qualche modo a intervenire, perché così la situazione rischia di dare ulteriori peggioramenti.
E guardate che da quei numeri di bilancio, siccome un po' ripetiamo tutti le stesse cose, sembra che in Veneto il consumo di suolo ha mantenuto in vita in modo eccezionale l'economia in questi anni, in queste decine d'anni è stato il mantra che ha in qualche modo coltivato, fatto coltivare e fatto continuare il mito del Nord Est.
L'altro mito che viene fuori nella Regione Veneto è quello del turismo e io qua non riesco a capire. Perché, sempre da questi numeri statistici, noi abbiamo avuto 72 milioni di presenze in questa Regione, record assoluto, abbiamo avuto una crescita, soprattutto dal lato delle località di montagna, e cioè nel lato del lago piuttosto che del mare, una presenza turistica straniera importante. Il punto qual è? Che il PIL è fermo lì, cioè tutto il valore aggiunto del turismo non c'è, di fatto non c'è, perché ha un moltiplicatore praticamente bassissimo. Quindi ostinarsi a continuare in qualche modo a seguire o voler proseguire dal lato turistico, dell'offerta turistica, dello sport anche lo stesso veicolo Olimpiadi, e si è sempre parlato, io ho visto, basta prendere l'analisi di qualche banca... si è sempre parlato dal lato dei ricavi di un certo tipo, importanti, ma poi, all'atto pratico, quando vai all'atto numerario del beneficio di per sé – e lo dice il PIL – non è che abbiamo portato questo grande vantaggio alla nostra Regione da questo punto di vista.
E quindi io credo che sia utile in questo avanzo di bilancio, ma anche possibilmente in spese che dobbiamo affrontare in futuro, che dobbiamo in qualche modo rendere a più tempo, sia utile che noi ci concentriamo anche su altri settori a valore aggiunto, perché di per sé sono quelli che poi fanno crescere la nostra Regione. Perché se noi continuiamo... al di là delle questioni sociali, certamente di politica sociale, certamente della sanità... tra l'altro, in un bilancio come il nostro, e credo che in gran parte delle Regioni il 75%-80% è fatto di spesa vincolata, credo che difficilmente poi riusciremo ad avere un effetto moltiplicatore importante.
È chiaro che l'utile di bilancio è positivo da questo lato, può servire dal lato corrente a risolvere alcune criticità che ci sono nel breve, poi gli investimenti pluriennali e una visione di un certo tipo invece possono consentire di aver quell'effetto rotativo moltiplicatore che la nostra Regione ormai ha perso da tanto tempo e che sta... e che deve, secondo me, per le qualità che ha, per le imprese che ha, per il tessuto produttivo che ha deve in qualche modo andare a recuperare.
Allora, da questo lato qui mi capirete che anche questi accantonamenti, che non trovano risoluzione, perché noi stiamo tendenzialmente accantonando adesso di fronte a situazioni che sono comunque incerte, di cui noi non sappiamo né la fine né come si concluderanno, dovremmo avere delle certezze per quantificare, fare uno sforzo e poi capire su cosa effettivamente, anche a livello di proiezione, noi possiamo puntare in questa Regione.
Su questo io mi auguro, insomma, che soprattutto su Superstrada Pedemontana Veneta, per i veneti – perché qui stiamo ragionando solo sul lato finanziario – si trovi al più presto una soluzione nel mettere a posto quel contratto finanziario, che come avrete intuito tutti, adesso stiamo vedendo solo degli effetti parziali, ma in proiezione i numeri diventano estremamente più corposi e significativi. Mi auguro ci sia la volontà all'interno di questo Consiglio, anche facendo un'opera di mea culpa, perché può succedere, fra virgolette, è un errore gravissimo, siamo uomini e donne quindi possiamo anche aver sbagliato il rapporto finanziario da questo punto di vista, ma va detto che era sbagliato. Quel contratto che è stato fatto ha messo un cappio ai conti della Regione Veneto e questo cappio sta pesando enormemente all'interno di questa Regione non da adesso, da anni precedenti. Poi c'è stato tutto un insieme. Ovviamente possiamo avere qualche scusante del Covid, eccetera, ma è un'opera che finanziariamente è stata concepita male. Non solo, e mi auguro, ripeto, lo ribadisco, perché per me sarà una questione principale, non vorrei che si proseguisse con altre opere della Regione Veneto, che sono necessarie, su quel modello, perché evidentemente si potrebbe anche supporre che non sia stato un errore, ma che sia evidentemente la mancanza della conoscenza specifica di come vanno gestite certe cose.
Un'ultima considerazione, poi, la faccio sull'aspetto fiscale. Quanto alle risorse, lato fiscale, come sapete, per la Regione Veneto due sono le possibilità che vengono concesse a livello regionale per le entrate fiscali. O solo noi abbiamo un aumento dell'addizionale IRPEF, o si agisce dal lato delle imposte automobilistiche, che è l'altra fonte di entrata del bilancio regionale. Sarebbe il caso – ovviamente sono possibili entrambi, e possono anche essere utilizzati, se non altro dal lato operativo – di fare un'operazione di verità, di trasparenza e di correttezza nei confronti dei cittadini veneti, tale che prima di accumulare risorse, dobbiamo capire come vengono spese, come sono spese le risorse disponibili. Recuperare le risorse lo possiamo anche fare, per carità; ma se i criteri di spesa sono questi e sprechiamo centinaia di migliaia di euro in situazioni che potrebbero essere evitate, credo che chiedere ulteriore tassazione ai cittadini veneti risulti un po' più complicato.
Si può fare, lo possiamo anche fare come uno sforzo di emergenza, in una situazione, in un contesto, in uno scenario difficile, perché nessuno di noi si aspettava che arrivassimo a questo mese di luglio in una situazione estremamente critica, e lo dico soprattutto dal lato energetico e dei carburanti, dove mi pare che in questo momento la Regione Veneto non abbia preso nessuna posizione e invece ci sarà da ragionare su questo. Potrebbe essere necessario alzare la tassazione, però, ovviamente, ripeto, prima di chiedere nuovi sforzi ai cittadini veneti, che possono anche essere, in qualche modo ci possono anche dare sostegno politico da questo punto di vista sulle scelte fatte, sarebbe opportuno che chiarissimo quali sono i criteri di spesa di questa Regione, soprattutto su quella sfilza di accantonamenti e su quei due accantonamenti finali, che alla data attuale pesano per oltre 200 milioni di euro, che sono quasi il 15% degli accantonamenti totali.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola al consigliere Szumski. Prego.

Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)

Grazie, Presidente.
Signori Consiglieri, analizzando il rendiconto, perché di questo si tratta, la certificazione sembrerebbe dare uno stato ‒ parlando da medico ‒ di buona salute del bilancio regionale. Sono stati fatti dei miglioramenti. Abbiamo in maniera discretamente consistente un avanzo di amministrazione che non c'era da tanti anni, pari a 180 milioni, che, peraltro, devono essere detratti dal solito "pizzo centralista" e ridotti a 160 milioni. Però, c'è un'analisi da fare, perché certificano il risultato dell'Amministrazione precedente e, quindi, fotografano quello che si è fatto come ultimo anno, ma anche come corona di procedimenti e decisioni prese prima.
Parliamoci chiaro, come è stato ricordato: il 75-80% del bilancio è sanità. Allora che sanità abbiamo? Non vado nel dettaglio, ma lo dico anche da operatore. Benché si faccia un rapporto con altre realtà sanitarie regionali e, quindi, il nostro sia un livello più che soddisfacente ancora, è evidente che c'è un peggioramento di quella che è l'assistenza globalmente erogata. Non parliamo delle mancanze dei medici di medicina generale, che saranno comunque affrontate negativamente, purtroppo, nel breve periodo, perché non c'è stato nel tempo passato un investimento di borse di studio. Adesso si passa a certificazioni per specializzazioni, che diventerà questo, ma prima che diano un effetto ce ne vorrà di tempo. Le Case di comunità avranno difficoltà a dare quella risposta territoriale che i cittadini si aspettano. Negli ospedali c'è un'evidente mancanza di personale complessiva, certificata da tutte le relazioni che abbiamo visto. Il ricorso al privato è un tappare i buchi. Questo è evidente per tutti anche se siamo in un contesto in cui non ci sono solamente responsabilità a livello regionale, perché il problema di finanza globale derivata come questa è sicuramente limitativo. Le problematiche del sociale e delle RSA sono state citate, ma le cito anch'io, perché è un problema estremamente importante. Le impegnative di cura mancano in una società in cui c'è un aumento della popolazione anziana con problematiche collegate, con anche una distribuzione diversa di quella che era l'assistenza familiare una volta, tanto è vero che dobbiamo ricorrere a un'istituzionalizzazione del caregiver, che ha problematiche a 360 gradi.
Sul consumo del territorio i dati statistici dicono quello che è stato ed è un problema per quanto riguarda la possibilità di tutela del territorio, il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, di difesa, di fronte a tutto il cambiamento che stiamo affrontando. Nel Veneto pesano enormemente – ricordo – le problematiche dei PFAS, che secondo me sono state affrontate non in maniera concretamente completa e che si stanno allargando anche per la presenza nella catena alimentare, che è un altro problema ovviamente importante.
I nodi infrastrutturali che rimangono aperti (la Romea, la Statale del Santo, l'ultimazione della strada regionale n.10 per quanto sia avviata).
Dal punto di vista economico (poi entriamo nel giudizio) su questa analisi dell'avanzo chiaramente pesano, come è stato ricordato, i 200 milioni di Pedemontana e Olimpiadi. Rammento di aver sentito trionfalmente dire: "Ci sarà una ricaduta di 5 miliardi sul territorio", speriamo che non vi faccia male se cada in testa qualcosa, perché non sapere e sentire la Corte dei conti che dice che l'ipotesi sia del debito miliardario dovrebbe far tremare i polsi, perché quant'è che ricade su noi e impedisce di fare interventi più mirati, che possono anche essere di rilancio dell'economia?
Per il momento, anche le ricadute che vedo sulla montagna, confrontandomi con qualche amministratore, con qualche conoscente, perché sono un frequentatore della montagna per hobby, non sono così positive: abbiamo l'incalcamento (posso dirlo o devo parlare in italiano?), ovvero l'overtourism, tanto per essere chiari, e questo è un problema che viene affrontato e dovremmo parlare in futuro di come viene affrontato.
Per il momento è questo, gli interventi viari ci sono, secondo noi bisognerebbe anche avere una visione di ripresa e rinnovo. Diversamente, probabilmente in futuro faremo una proposta, ma il peso fondamentale è la Pedemontana.
Nessuno discute l'opera della Pedemontana nell'utilità, ribadisco cose che tutti sanno, il peso di come si è avviata e di come il contratto sia un contratto che alla fine si sta rivelando un capestro, a costi crescenti. È stato ricordato stamattina che gli incassi aumentano, però aumenta il disavanzo da aggiungere, quindi la previsione ulteriormente peserà sul bilancio.
Io credo che dovremmo anche ragionare, al di là di come poi verranno impegnati i milioni (noi abbiamo fatto delle proposte e so che ci sono altre proposte), di un modo diverso di affrontare perché la strada dell'autonomia porterà briciole. Noi abbiamo fatto una proposta che è quella della Costituente per l'autogoverno, che non vuol dire... parliamoci così tanto per parlare, è scritta nello Statuto della Regione Veneto. Dobbiamo ragionare di riappropriazione di gestione di quello che è possibile, dall'idroelettrico, dalle autostrade, dalle multiutility, la moneta complementare. Dobbiamo riappropriarci di risorse. Quella è la strada. Se aspettiamo l'elemosina statale rimarremo sempre fermi a questo punto e quindi questa, secondo me, è la cosa che in sede di bilancio di previsione il Presidente Stefani aveva colto, è una proposta a 360 gradi di come e cosa fare, ma ragionare... Qui abbiamo fatto un ordine del giorno sul fotovoltaico sulla Pedemontana: Brescia e Milano spendono 40 milioni e fanno parchi fotovoltaici sul loro percorso. Come mai non ci abbiamo pensato un po' prima? Magari qualche soldino in più era possibile recuperarlo senza andare a sprecare territorio agricolo.
Per questo so già che il nostro voto sul rendiconto sarà contrario, con questo auspicio che si apra un cambio di marcia e di passo.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Consigliere Calzavara, prego.

Francesco CALZAVARA (Lega-Liga Veneta)

Grazie, Presidente.
In assenza di interventi da parte dei Capigruppo di maggioranza, a difesa di questo provvedimento, mi tocca intervenire per almeno difendere questo documento, che è frutto del lavoro degli scorsi cinque anni, perché è un documento che ha una sua continuità. Se in futuro o prossimamente avrete modo di dialogare e trovare qualche soldo ulteriore per il sociale a disposizione di questo bilancio è perché negli ultimi 10 anni, da quando è stato introdotto il n. 118, quel decreto legislativo che impone determinate cose, la Regione del Veneto, attraverso un'attenta e maniacale ricerca di sprechi – non so se ce ne saranno ancora, vedremo, spero che ci sia così tanta attenzione di andare a trovare ulteriori sprechi – si è riusciti in dieci anni a ridurre di 2,100 miliardi il DANC. Se oggi il DANC è a zero non è perché improvvisamente nel 2025 siete stati particolarmente bravi, ma perché c'è stato un percorso di rientro che ha portato in questi 10 anni la Regione del Veneto oggi – poi c'è anche chi è fortunato in politica e si trova contemporaneamente l'eliminazione del FAL e il DANC a zero – a trovare queste risorse a disposizione. Però questo è il frutto di un lavoro di 10 anni, dal 2015 al 2025, di chi ha seguito la Regione del Veneto, del Presidente Luca Zaia, di chi ha seguito il bilancio, di tutti gli Assessori che hanno contribuito, in alcuni casi sacrificando anche qualche idea, qualche volontà pur di tenere insieme un bilancio complesso come quello della Regione, che ha permesso alla Regione del Veneto – so che a voi dà particolarmente dispiacere – di essere l'unica Regione d'Italia tax free. Questa parola so che per voi diventa un problema serio, perché urta le sensibilità. Ma come voi ritenete di trasformare il rendiconto da documento tecnico a un documento di carattere politico, è chiaro che nel novembre 2025 i veneti hanno già espresso il loro parere su questo rendiconto.
Due terzi dei veneti hanno votato ancora questa maggioranza, e questa maggioranza è figlia di quel percorso, non è avulsa dal lavoro fatto nei precedenti 10 anni; i veneti hanno deciso che questo è un buon modo di amministrare, sano, corretto, con conti in ordine, con poche tasse, con risposte nel territorio, se ne potrebbero dare di più, sicuramente, ma credo che abbiamo avuto la capacità nel corso di questi anni, di interpretare quei tempi che, vi ricordo, hanno avuto in mezzo anche un piccolo problemino chiamato pandemia.
È stata quindi una legislatura, quella dal 2020 al 2025, che ha dovuto affrontare un tema di straordinaria complessità e che ha visto il Veneto anche in quel caso uscire bene, uscire meglio. Se vi ricordate i dati post pandemici, il Veneto era quello che rimbalzava di più in tutta Italia in termini di risposta alle esigenze di carattere economico che aveva il nostro territorio.
Questo è il Veneto. È il Veneto che è anche orgoglioso – che è un'altra parola che dà fastidio – di avere un evento planetario come le Olimpiadi. Costano e adesso vedremo cosa costano. È di 1,710 miliardi il budget di Fondazione, non 5. Le Olimpiadi di Corea... La Regione del Veneto ha impegni nei confronti della Fondazione per coprire eventuali disavanzi dei costi organizzativi. Simico è un'altra partita sulla quale noi entriamo minimamente.
Noi abbiamo in maniera accorta, vedendo anche quello che era successo in altre parti d'Italia... vi ricordo che la Regione Piemonte, che ha organizzato le Olimpiadi, ha avuto dei grossissimi problemi e che forse sta ancora pagando adesso i debiti di quelle Olimpiadi. Il percorso fatto in maniera seria, come sempre è stato fatto all'interno di questa Regione, di accantonare... parallelamente avere la capacità di abbassare il DANC e di accantonare, proprio per avere quelle risorse che, nel caso – e vedremo nel corso dei prossimi mesi, quale sarà il risultato – avranno la forza di non incidere nel bilancio della Regione in quanto soldi già accantonati.
A distanza di quattro mesi dalla fine di un evento di questa portata chiedere legacy e bilancio è qualcosa di veramente curioso da parte vostra. Come si può chiedere, a distanza di quattro mesi di un evento che costa 1,7 miliardi, di avere già il costo finito e chiuso? Lo vedremo nel corso dei prossimi mesi. Ma avere oggi la necessità e la richiesta di capire immediatamente cosa è costata questa Olimpiade è impensabile: credo che nessuno al mondo, neanche una super società giapponese, sarebbe in grado, a distanza di quattro mesi, di aver già pagato tutto e avere la certezza sia dei soldi riscossi sia dei soldi ancora da pagare. Entro l'anno lo vedremo. La Regione ha messo a disposizione queste risorse, che non andranno ad aggravare il bilancio della Regione perché già accantonate. Poi vedremo la partita delle risorse disponibili all'interno di questo bilancio.
Un'altra questione l'accenno solo perché si è iscritta in maniera ancora più forte e avrà modo di spiegarlo sicuramente per quello che ha vissuto e per come ha partecipato alla costruzione di un'altra struttura di cui i veneti sono orgogliosi. Dite a un veneto di quell'area di chiudere la Pedemontana. Dite a un Sindaco di quell'area che il traffico che oggi è in Pedemontana ritorna all'interno del proprio traffico urbano. Fatevi un'analisi di carattere sociale e ambientale se c'è più inquinamento adesso in una città del Veneto attraversata dalla Pedemontana o nel centro storico prima attraversato da questi camion. Fate un'analisi degli incidenti che ci sono stati all'interno dei centri urbani che prima non avevano la Pedemontana e di quanti incidenti ci sono oggi in Pedemontana. Voi vi fermate esclusivamente al costo, al milione in più, al milione in meno. Io ho sempre detto che, purtroppo, voi avete una reazione diversa tra la mia e quella del Presidente Zaia. Una Regione come il Veneto non deve avere paura di spendere 50 milioni all'anno per avere una infrastruttura di quella portata. Non è un problema. La Regione del Veneto deve avere le risorse per pagarne due di quelle cose. La Via del Mare la dovrebbe fare la Regione del Veneto, invece di lasciare i veneti tre ore in coda per tentare di arrivare al mare. Poi vedremo nel corso del tempo, vedremo il Presidente Stefani che scelte farà dal punto di vista del bilancio, quali saranno le sue indicazioni, quali saranno le sue priorità. Io spero qualcosa anche fuori dal sociale.
Questa discussione è un tuffo nel passato, perché mi pare che effettivamente esista una maggioranza e una minoranza. Nel corso di questi mesi ho avuto una percezione un po' strana. Su alcuni temi c'è una luna di miele che continua e continueremo così per cinque anni e saremo tutti più felici e tutti più assistenti sociali. Su questo mi pare di capire che ci sia una condivisione.
Credo che ci sia anche un altro Veneto da portare avanti, che forse nel corso di questi mesi è rimasto ancora in silenzio, ma che non sta vivendo momenti facili. Il caro dell'energia, le imprese... il turismo non è che si inventa, il turismo è fatto di lavoro quotidiano, è fatto di capacità di attrazione, di rinnovamento, di risorse a disposizione, così come le imprese, e io credo che questa Regione, prima o poi, dovrà iniziare a pensare anche un po' a quel mondo che ci ha fatto crescere, che ci ha fatto diventare la seconda locomotiva d'Italia dopo la Lombardia e siamo ancora davanti all'Emilia-Romagna.
Faccio questo piccolo inciso per l'Emilia-Romagna e la Lombardia, perché da sempre si contesta la legge sul consumo del suolo. Sarà perché l'ho seguita insieme all'assessore Corazzari in Commissione, però l'ISPRA certifica che c'è un rallentamento del consumo del suolo in Veneto e la vocazione di quella legge è che ci sia entro il 2050 l'azzeramento, anzi, più che l'azzeramento, il saldo zero tra il consumo di suolo e la rinaturalizzazione.
Quella è la vocazione della legge e, quando l'abbiamo raccontata e fatta, abbiamo sempre detto che doveva essere una rivoluzione culturale in primis nelle Amministrazioni comunali, che non potranno fare più quell'urbanistica contrattata per prendere magari qualche voto in più, perché l'urbanistica esce, una volta definito all'interno della legge del consumo del suolo il consolidato, gran parte della disponibilità delle Amministrazioni di far crescere ulteriormente questo dato, che ci vede sicuramente tra i peggiori d'Italia, o i migliori, a seconda dei punti di vista.
Vorrei ricordarvi che l'Emilia-Romagna, che voi decantate sempre come l'Eden assoluto, è a qualche metro di distanza da noi, quindi c'è correlazione tra PIL prodotto e consumo del suolo, perché se tu hai ospedali, se tu hai aziende, se tu hai logistica, se hai PIL, devi avere capannoni, devi avere infrastrutture, devi aver consumato suolo, devi avere parcheggi.
Questo è il Veneto che cresce, il Veneto che ci piacerebbe vedere ulteriormente avere questo tipo di capacità, sostenuto da una Regione come la nostra.
Direi null'altro, se non ringraziare perché credo che questa maggioranza sia figlia, come dicevo, di chi ha lavorato nel corso degli ultimi dieci anni, e si può essere d'accordo o non d'accordo, giustamente siete seduti di là, altrimenti saremmo tutti di qua o di là, però credo che (mi dispiace che non sia qui) sia figlia della volontà di un Presidente come Luca Zaia di continuare a far crescere questa Regione con sfide non facili come la Pedemontana, ma ripeto, poi ne parlerà lei. Seduti oggi qui è facile dire: si poteva fare così, si poteva fare colà. Vi avrei voluto vedere nove anni fa con gli espropri ancora da pagare e con l'opera ferma – espropri da pagare e opera ferma – tentare di trovare delle soluzioni di un'opera che c'era stata... eh? No, no, vi dico che la soluzione che è stata trovata...

PRESIDENTE

Signori, non è un dibattito.

Francesco CALZAVARA (Lega-Liga Veneta)

La soluzione che è stata trovata in quel momento, e bisogna contestualizzare le cose, oggi forse potrebbe essere un'altra, ma in quel momento era la migliore condizione che ha visto la Regione del Veneto risparmiare – e poi lo spiegherà meglio sicuramente di me l'ex assessore De Berti – un pacco di miliardi e avere un'opera a disposizione dei veneti, a disposizione delle migliaia di persone che la utilizzano e che fanno crescere l'infrastruttura nella nostra Regione, e vedrete fra qualche anno quanto PIL in più produrrà questa Regione.
Grazie al Presidente Luca Zaia, grazie agli ex colleghi che con me hanno condiviso le difficoltà di questo bilancio. Auguro alla futura Amministrazione altrettanta fortuna.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
La parola alla consigliere De Berti, poi il collega Montanariello.

Elisa DE BERTI (Lega-Liga Veneta)

Grazie mille, Presidente.
L'ultima volta che in quest'Aula sono intervenuta sulla Pedemontana, il mio intervento ricordo che è stato, senza pausa, di un'ora e 20 minuti. Spero oggi di poter essere un po' più contenuta, non fosse altro perché non ho voglia di ripetere tutto ciò che ho già ripetuto nello scorso mandato.
Prima mi guardavo intorno e credo che nel 2015, quando io arrivai in Regione come Assessore, catapultata da un Comune di 3.000 abitanti quale Sindaco, la sera sono andato a letto Sindaco e la mattina mi sono alzata Assessore, delle persone che ci sono qua, a parte gli ex Assessori, solo Valdegamberi credo fosse in Consiglio regionale. Chi ha ascoltato tutte le discussioni e le evoluzioni della Pedemontana sono poche persone che le conoscono. Io non conosco tutta la storia di Pedemontana, perché mi limito a parlarne dal 2015, perché credo che mi si possa dar atto, al di là di continuità maggioranza, centrodestra, che non me ne frega niente, però quando io arrivai in Regione, la Pedemontana era una criticità importante, ma credo che in undici anni nessuno mi abbia mai sentito addossare la Pedemontana a chi c'era prima di me, mai, perché io, nel momento in cui sono venuta qui, mi sono presa la responsabilità di fare l'Assessore.
L'Assessore risolve i problemi e non passa il tempo a scaricare su chi c'era prima. Il mio atteggiamento fin da allora è sempre stato questo. Ovviamente, le criticità che avevo sul tavolo non erano solo la Pedemontana.
Sulla Pedemontana mi dispiace che non ci sia la consigliera Ostanel che prima parlava di 50 milioni per 39 anni. Finché non abbiamo aperto la Pedemontana, la Pedemontana non serviva. Le battaglie fatte qui dentro dalla minoranza erano che la Pedemontana era un'infrastruttura inutile. Nel momento in cui – chiedo al consigliere Valdegamberi di dirmi se dico cose non vere – la Pedemontana è stata aperta sostanzialmente è diventata un buco utile, nel senso che non si è più discussa l'utilità, perché l'utilità della Pedemontana è stata comunque comprovata dal traffico, tanto, poco.
Comunque c'è una presenza di mezzi pesanti nella Pedemontana e, come ha ben detto il collega Calzavara, quei mezzi sarebbero sulla viabilità comunale, regionale e provinciale assolutamente non adatta per la zona più industrializzata del Veneto, perché io non c'ero negli anni Novanta, ma chi vive il vicentino e il trevigiano e anche i veronesi che frequentano quella zona molto probabilmente lo sanno che stiamo parlando della zona più industrializzata del Veneto. Stiamo parlando del motore produttivo del Veneto, che ha necessità di infrastrutture adeguate e la Pedemontana ha dato una grossa risposta.
La Pedemontana negli atti 2009-2013, atto e atto aggiuntivo, contratto 2009 e atto aggiuntivo, la costruzione, gestione, manutenzione, costo del denaro e tutto ciò che volete sarebbe costata ai veneti 22 miliardi. Adesso a me sta bene che si contesti un'infrastruttura, ma siccome considero che nei banchi della minoranza ci siano alcune persone che sono particolarmente intelligenti e anche intellettualmente oneste, il mio vuole essere un input ad andare a leggersi gli atti, perché qui dentro credo che l'unica che ha letto tutti gli atti della Pedemontana, compresa la Corte dei conti, sia la sottoscritta. E non ho letto la Corte dei conti con la ratifica, ho letto tutti gli atti ‒ no, forse non sono l'unica ‒ che interessano la Pedemontana. Se io la Pedemontana avessi voluto farla, perché qui dentro abbiamo anche sentito che la doveva fare la Regione Veneto, io ho fatto un conto sui 12 miliardi... Perché adesso ci dice: la Pedemontana costa 12 miliardi. Sì, la costruzione, la gestione, la manutenzione e il costo del denaro per 39 anni sono 12 miliardi. Ma se io l'avessi fatta con un mutuo direttamente della Regione e non a pedaggio, ma gratis, perché qui si è anche detto che la Pedemontana doveva essere gratuita e non a pedaggio, avrei dovuto tirar fuori 307 milioni di euro da (espressione dialettale) mi direbbe qualcuno, perché questo è solo il costo certificato ad oggi, però la gestione in capo alla Regione, il rischio, tutti i rischi, non solo il rischio traffico, ma anche il rischio offerta e anche il rischio costruzione sarebbero stati tutti in capo alla Regione del Veneto. Avrei dovuto pagare 307 milioni minimo all'anno per 39 anni, considerando che con il TAC del 2017 abbiamo ridotto da 22 miliardi a 12. Difatti, se noi non avessimo firmato il TAC del 2017... E mi dispiace che in quest'Aula non sia mai stata sottolineata questa cosa.
Il TAC del 2017 fa due cose: toglie in capo al privato 9 miliardi... Va beh, la costruzione sono sempre i soliti 2,258 miliardi. Però, manutenzione e gestione viene ridotto il tutto di 9 miliardi. 9 miliardi! Fate due conti con la calcolatrice. L'altra cosa che fa il TAC del 2017... E mi dispiace che non si leggano gli atti. Non lo dice la consigliera De Berti, ma lo dice la Corte dei conti, lo dice il TAR. Il rischio traffico non è in capo alla Regione del Veneto dal TAC del 2017. Io in questi anni ho sentito anche membri della maggioranza dire sciocchezze ‒ e mi limito a dire sciocchezze ‒ su questo, semplicemente per il gusto di spararla, senza aver letto minimamente gli atti. Ma TAR e Corte dei conti hanno sempre detto e hanno sempre ribadito... Quando io sono arrivata in Regione, nel 2015, era uno dei grossi problemi: il rischio traffico era in capo alla Regione, però era sostanzialmente camuffato dentro l'atto. Perché nel 2015 la SIS non riesce ad avere la bancabilità dell'opera? Perché io arrivo e c'è il Commissario governativo. L'opera si ferma perché non è bancabile, perché le banche... anche Cassa depositi e prestiti aveva uno studio che faceva l'analisi dei flussi di traffico, che diceva che la Pedemontana non era sostenibile, ma la Valdastico sì, partendo dal presupposto che la Valdastico ha 18.000 TGM oggi, la Pedemontana ne ha 22-23.000 (a seconda dei mesi oscillano), ma Cassa depositi e prestiti e altre banche non rilasciavano il finanziamento semplicemente perché c'era questo rischio occulto in capo alla Regione e questo rischio traffico a carico del pubblico.
Il 1° gennaio 2017 abbiamo preso in gestione la costruzione della Pedemontana, perché prima fuori microfono l'ex assessore Calzavara ha fatto una dichiarazione, ex Sindaco, ex Assessore, tutto quello che vuoi, e ha detto: "In Italia non si fanno le opere se non hai un Commissario", ma non è vero, perché la Pedemontana è l'unica opera in Italia che era a gestione commissariale governativa e si è bloccata, e per poterla sbloccare siamo dovuti andare in gestione ordinaria, perché dal 1° gennaio 2017 la Pedemontana è passata in gestione ordinaria, senza nessun potere derogatorio, con i poteri ordinari che la legge ci affidava.
Non vi dico che in quel momento noi dormivamo sonni tranquilli, perché comunque non sapevamo se saremmo stati in grado di finire la Pedemontana. Oggi, posso dire che siamo stati bravi, e non io, perché sinceramente non ho fatto nulla, se non la parte politica, ma tutti i tecnici che hanno lavorato su Pedemontana, e per me oggi questa è un'occasione per poterli ringraziare, perché grazie a loro abbiamo dato al Veneto un'infrastruttura assolutamente utile, un'infrastruttura che, se avessimo fatto noi, l'avremmo pagata minimo 300 milioni all'anno, un'infrastruttura che, se noi non avessimo fatto il TAC del 2017, per poterla fare avremmo dovuto pagare 450-500 milioni, non lo so, però molto di più.
Ci troviamo nelle condizioni che quando il Governo, con il ministro Delrio, ha deciso che il Veneto si doveva arrangiare... vi dico che la Catania-Ragusa, nelle stesse condizioni della Pedemontana, con un project non bancabile, con un costo quello che volete, grande, piccolo imponente, il Governo aveva deciso che doveva essere fatta dal pubblico. Che cosa ha fatto? Ha comprato dal privato il progetto, l'ha dato ad ANAS e ha detto: lo fa lo Stato e lo paga lo Stato. Invece in Veneto il ministro Delrio ha deciso di lasciarla alla Regione Veneto perché la Regione Veneto si doveva arrangiare in un momento in cui il 30% dei lavori erano realizzati, il 70% degli sbancamenti erano stati fatti, i 600 milioni di contributo pubblico spesi. Quindi, se noi in quel momento avessimo detto: sapete cosa vi diciamo? Non facciamo il TAC del 2017, non lo firmiamo, blocchiamo l'opera, chi s'è visto s'è visto, si prenda la responsabilità chi ha fatto quello che ha fatto e lasciamo lì tutto. Sarebbe stato un atto di irresponsabilità nei confronti del Veneto e nei confronti dei veneti troppo grande da portare, e molto probabilmente oggi nelle carte della Corte dei conti leggeremo un altro racconto, esattamente il contrario, che molto probabilmente noi avremmo omesso di fare ciò che dovevamo fare obbligatoriamente per poter difendere il Veneto e i veneti, perché la legge permetteva al concessionario di iniziare i lavori senza la bancabilità dell'opera.
Passata la Pedemontana la legge è stata modificata. Infatti, nonostante la Via del Mare risalga ad un bando ante modifica di legge, nella convenzione con il privato, io ho volutamente ed espressamente richiesto che venisse specificato che l'opera iniziava solo ed esclusivamente se c'era la bancabilità, perché comunque era ante lege quella procedura e quell'appalto. E il privato ha accettato.
Di fatto non è che l'avvio dei lavori sia stato colpa di qualcuno. L'avvio dei lavori in quel momento era permesso dalla legge ed è stato fatto quello che si doveva fare. Il più grande contestatore della Pedemontana si chiama Andrea Zanoni. Quante battaglie qua dentro con Andrea? Okay. Però è anche vero, e chiedo qui a tutti voi, chi, avendo la possibilità di utilizzare viabilità provinciale, comunale, regionale di fronte all'alternativa viabilità locale e Pedemontana ha detto: no, siccome io la Pedemontana la contesto, per coerenza politica non entro in Pedemontana e mi faccio le regionali e le provinciali. Quanti di voi? Montanariello. Dopo magari mi dice: "Non sono mai andato in quei territori", ci mancherebbe altro, perché giustamente Montanariello segue...
Sì, va bene. Una volta alla settimana scegli. Immagino che il consigliere Montanariello sarà disponibile a fornire la targa della sua macchina, ma non perché non mi fido. Attenzione. Ecco, adesso dice che è entrato una volta. Dopo, se andiamo a verificare, non so come finisce. Però, alla fine, ci troviamo nelle condizioni che qui viene contestata una infrastruttura...

PRESIDENTE

Silenzio. Grazie.
Consigliere Montanariello, lasci finire la collega.

Elisa DE BERTI (Lega-Liga Veneta)

Consigliere Montanariello, io non la contesto mai e non le impedisco mai neanche di parlare. Ci troviamo nelle condizioni di contestare una infrastruttura che, alla fine, di fronte alla possibilità di utilizzarla, la utilizziamo avallandone l'utilità.
Poi si può anche discutere se era giusto fare il project o non era giusto fare il project. I conti che vi ho detto prima erano una scelta: avremmo indebitato a vita la Regione. Sono d'accordo con Francesco quando dice che un'infrastruttura come la Pedemontana, 95 chilometri di infrastruttura, di cui il 70% è in trincea per volere degli Enti locali che hanno chiesto un impatto ambientale contenuto, è stata realizzata su forte richiesta del territorio, su forte richiesta delle associazioni di categoria. Sarebbe bello, e io ogni tanto, scherzando, lo dico, chiuderla per un mese. Sarebbe molto bello perché vedremmo che cosa succede, posto che quando abbiamo fatto il TAC, abbiamo mandato in questo Consiglio tutte le carte del TAC, dove c'era il Piano economico-finanziario. Piano economico-finanziario che, ovviamente, avendo sballato le aperture, non può più essere paragonato, però parliamo di una infrastruttura aperta totalmente con l'interconnessione alla Brescia-Padova esattamente due anni e due mesi fa, perché è stato a maggio 2024.
Io sono una di quelle persone che ha cambiato idea, perché io, fino ad un anno fa, un anno e mezzo fa ho sempre detto: se avessimo potuto fermarla, sarebbe stato giusto fermarla. Se avessimo potuto. Ma 30% lavori, 70% sbancamento, 600 milioni già incassati dal privato, una causa che si apriva di fronte alla Regione, non avremmo più fatto nulla per il futuro e avremmo gestito un contenzioso megagalattico. Però, col senno di poi, io ho cambiato idea e ho detto: noi non possiamo ragionare sul fatto che un'infrastruttura stradale è da fare solo se ha la sostenibilità economica perfetta e non costa un euro al pubblico. Semplicemente per un motivo: perché non esiste infrastruttura stradale, neanche a pagamento – ripeto, neanche a pagamento – che si paghi senza la necessità di un intervento pubblico. La Pedemontana è necessaria, la Pedemontana è stata fatta, la Pedemontana poteva essere fatta spendendo 307, è stato deciso che ne spendiamo 50, ne abbiamo risparmiati 250. In più, grazie al TAC del 2017, abbiamo risparmiato anche gli altri miliardi. Ed è giusto che ciò che necessita al territorio per sostenere famiglie e imprese... È quello che diceva il collega questa mattina: bisogna attuare una politica che sostenga tutto il mondo che produce ricchezza, ma anche tutti coloro che sono dietro alle famiglie che producono ricchezza offrendo lavoro. E io mi sono ricreduta perché ho semplicemente detto che la Pedemontana è stato un bene che non abbiamo potuto fermarla, perché porterà ricchezza al territorio, ma non solo al territorio vicentino e trevigiano. Quando a Verona qualcuno dice: "La Pedemontana con noi non c'entra niente", dico che non ha capito niente. È come dire che il Porto di Venezia è di Venezia e non è del Veneto. Il Porto di Venezia è a Venezia, ma è il Porto del Veneto, compresa anche Chioggia.
Io mi sono stampata, collega Cunegato, più che altro perché l'avete sottolineato particolarmente voi, i vostri interventi. Mi prenderò la briga quest'estate, in base alle vostre dichiarazioni, di tirare fuori i documenti e darvi i documenti di quello che vi ho detto, perché il rischio traffico è anche giusto che si smetta di raccontare... Perché credo che la responsabilità di informare correttamente i cittadini e di non dire cose non corrette ce l'abbiamo tutti. Io non guardo maggioranza o minoranza, destra o sinistra. Non me ne frega niente. È la responsabilità di chi fa politica, altrimenti poi non lamentiamoci se la gente non va più a far politica: uno può essere contro l'infrastruttura... Nello scorso mandato la persona più coerente di questo Consiglio era Masolo, era coerente perché avrebbe eliminato le macchine, trasformato tutte le strade in piste ciclabili e obbligato tutti i veneti a girare in bicicletta, così magari il Verona si perdeva in tutta la Regione.
Per verificare la sua coerenza, lo scorso mandato sono andata a vedere se lui utilizzava il motoscafo, perché uno può anche venire qua e dire tante robe, però dopo bisogna vedere cosa fa. Lui veniva a piedi, non ha mai utilizzato il motoscafo, quindi, pur nella sua fantasia, perché a volte diceva delle cose che ci lasciavano un po' perplessi, lui aveva una sua coerenza, per cui quello che faceva qua lo faceva anche fuori, fine.
Per me la Pedemontana non è un buco, per me la Pedemontana è un servizio e tutto ciò che costituisce un servizio a favore dei veneti non può essere considerato uno spreco.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliera.
Consigliere Montanariello, poi i consiglieri Dalla Pozza e Cunegato.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Grazie.
Grazie anche a lei, Presidente De Berti, per l'excursus che ci ha fatto, ma credo che dal tempo che lei ha dedicato per parlare di queste infrastrutture e dall'enfasi legittima e anche bella che ci ha messo si evinca quanto quell'opera risulti e risulterà essere un problema per i veneti per i prossimi 35, 36, 37 anni, perché se foste così sicuri che tutto vada bene, madama la marchesa, non vi sollevereste ogni volta che si parla di un'opera che, piaccia o non piaccia, ogni anno rappresenta un meno nel nostro bilancio. Altrimenti si fa come ha detto il consigliere Calzavara: lo vediamo come un costo di investimento per un'opera che vogliamo avere.
Questo è un ragionamento che forse è più attento e sincero, piuttosto che dire che tutto funziona, quando ogni anno dobbiamo andare a votare e, chiamalo debito o chiamalo disavanzo, sono risorse tolte altrove per essere messe lì.
Il tema è questo: in Veneto prediligiamo investire sull'utilizzo di un'infrastruttura piuttosto che andare a investire su altri temi.
Io ringrazio anche il consigliere Calzavara, ma lo faccio con sincerità, perché mi ha fatto tornare in mente quando, al netto delle divisioni politiche, ci si confrontava, c'era una visione, cosa che oggi, devo dire, diventa difficile, perché, a parte l'assessore Giacinti, che io ringrazio perché è qui da stamattina, è difficile parlare a inizio legislatura con un banco di Giunta e di Presidenza vuoto, se non ad intermittenza c'è qualche Assessore viene per poi uscire dall'Aula, per poi entrare, per poi uscire, per poi entrare, per poi uscire. Assessore Giacinti, io la ringrazio perché so che siamo pesanti e ci dovete sopportare, però lei è stato qui, ed è segno di rispetto anche nei confronti dell'Aula intera. Francesco, mi permetto, erano belli quegli anni dove ci confrontavamo sulla visione, che, per quanto abbiamo sempre rigettato perché non era la nostra, c'era un confronto sui temi. Oggi non è una luna di miele tra le due parti come dici tu, c'è una parte che discute e una parte che gira il palazzo, se non al momento del richiamo sulle assenze in Aula, torna per poi andare. Perché questa è la verità. Perché non si può discutere di 160 milioni con i banchi della Giunta vuota, con il Presidente in congedo. Non si può. Questa non è un'azione di esercizio politico, è un esercizio del potere della maggioranza che dice: andate e discutete, andate e parlate, tanto alla fine decidiamo noi. Perché questo è, è l'esercizio del potere e non della democrazia. I numeri servono per governare, non per comandare, e le maggioranze servono per stare in Aula a fare politica.
Dopo vogliamo dire che sono passati Assessori che hanno detto: ma che ce ne frega di quel rompiscatole? Tanto poi, in Giunta, noi decidiamo, schiacciamo il bottone. Buono a sapersi perché sapremo come comportarci, perché se al primo bilancio abbiamo dato fiducia, al secondo bilancio faremo quello che è il ruolo della minoranza nonostante la maggioranza non è stata in grado di far finta anche di fare il suo ruolo di tenere l'Aula. È bello discutere ore senza nessuno che ci ascolta in Giunta. Con chi parliamo di infrastrutture se non con l'Assessore? Di trasporto con chi parliamo? Sarà uno in missione, sarà uno in congedo. Ragazzi, sapevamo tutti che c'era il Consiglio, maggioranza e minoranza. Mi pare che ci siamo e mi pare che è bello girare i corridoi. Questo è il primo elemento. Rimpiango e mai avrei pensato di rimpiangere quando ci urlavamo dietro con i banchi della Giunta pieni. Pensate quale livello stiamo raggiungendo che rimpiangiamo un contesto che abbiamo fortemente contestato per cinque anni. È vero che non c'è mai fine al peggio.
Poi vorrei entrare nel merito. Tanto tempo ce n'è. A me vanno bene tutte le teorie a difesa del bilancio, penso sia anche giusto ragionare nei termini di questi numeri, che sono frutto di un bilancio di una vecchia Amministrazione, nell'ottica, però, di una nuova Amministrazione che ha già fatto un bilancio. All'interno di quel bilancio fatto dalla nuova Amministrazione emergevano delle criticità, piuttosto che dei punti di forza. Come in tutto: punti di forza e punti di meno forza. È per questo che questo bilancio che discutiamo oggi, frutto di un avanzo, 160, 130, 132, i LEA, non i LEA, comunque c'è una quota importante di denari, che non può, se tu fai politica, pur essendo una nuova Amministrazione subentrata adesso e condividendo questi numeri forse dicembre, l'ultimo mese, quando è subentrata l'Amministrazione, non prendere atto che questa cifra così importante non può essere politicamente, in un ragionamento logico di visione di una Regione importante come la nostra, che vede tanti punti di forza, ma vede tante sensibilità che meritano attenzione politica, essere collegata.
Quel bilancio non l'ho fatto io, però io ho fatto il bilancio nuovo di quest'anno, che è quello in dodicesimi. Però se noi vedevamo semplicemente gli indicatori di benessere della Regione non si poteva far finta che nel bilancio che abbiamo approvato adesso, quello che ci ha tolto dall'esercizio provvisorio, non c'era il dato scritto nel bilancio che ci è stato presentato ‒ me li ricordo bene ‒ di un lavoro femminile che nella nostra Regione cominciava a calare, della percezione di sicurezza dei cittadini veneti, che era sempre inferiore. Sono dati che erano scritti negli indicatori BES del bilancio che ci avete dato voi, non sono dati che contestiamo noi. Il fatto che aumentano le truffe e le frodi telematiche, il fatto che aumentano i contratti di lavoro poveri, il fatto che aumenta la speculazione dei contratti di lavoro e calano del lavoro femminile. Sono elementi che forse dovrebbero servire a cominciare a ragionare: cosa facciamo con questo avanzo? Aspettare settembre va benissimo, ma in un Veneto che ti ha già detto, che voi, attuale maggioranza, ci avete già detto negli indicatori BES del bilancio che abbiamo approvato due mesi fa quali sono i nostri talloni d'Achille, quali sono i nostri punti di debolezza... Francesco, scusami se ti cito ancora, consigliere Calzavara, ma voi avete una fortuna. L'ha ribadito Calzavara prima quando ha detto che non tutte le Amministrazioni sono così fortunate ad avere dei vincoli, degli elementi che vengono a mancare e ci si trova un tesoretto. Trovarvi con degli indicatori di benessere dell'ultimo bilancio che dicono che tecnicamente siamo in recessione ormai da 24 mesi, che il lavoro povero avanza, il lavoro femminile cala, la percezione di sicurezza dei cittadini viene a mancare... Non è cosa da poco avere una fortuna, anche se fossero solo 130 milioni di euro, perché poi c'è il tema dei LEA. Non è proprio una questione di lana caprina trovarti con degli indicatori che ti dicono che tutte le cose che diciamo politicamente per farci belli stanno franando, come stanno frenando anche i dogmi che c'erano di una Regione evoluta e avanzata, dove si tocca addirittura il diritto femminile nel mondo del lavoro e noi non sappiamo, dobbiamo aspettare settembre, Galeano, per ragionare su cosa potremmo fare con questi quattro "nichetti".
È la dimostrazione plastica che non c'è una visione. Una parte la tieni accantonata se arriva la tempesta, ma l'altra dov'è? Dov'è che oggi si dice "aspettiamo settembre, ma noi la pensiamo così"? Dov'è chi apre il confronto politico dicendo "state zitti, brutti sciocchi, politici, voi non sapete niente, noi abbiamo già un'idea, che è quella di intervenire sul sociale, sulla sanità, sul turismo, sul trasporto, sulle liste d'attesa, sull'ambiente, vogliamo aspettare settembre, ma abbiamo già un'idea"? Siccome voi non ci venite a dire questa idea, io dico che voi non l'avete, e voi dovete darmi ragione. Se ce l'avete riempite quei banchi, vi alzate e ce la dite. Siccome non ce la dite e nel migliore dei casi andate e venite, vuol dire che non ce l'avete.
Non è un attacco personale, è un attacco politico, perché quando i banchi della Giunta sono vuoti c'è sempre qualcosa che non funziona tra voi, con voi. Noi siamo i meno peggio: avete i numeri, votate, noi non vi serviamo.
Non potete metterla sempre sull'elettorale dicendo "abbiamo vinto". È vero, avete vinto, avete vinto bene, governate questa Regione, però non è che se guardo indietro nella storia chi riempiva le piazze è sempre quello che viene ricordato meglio dalla storia. Non è che vincere le elezioni vuol dire che stai facendo la cosa giusta. È il tempo che saprà dirci se quell'opera era giusta o quegli investimenti hanno pagato. Molto spesso chi viene peggio ricordato nella storia è proprio chi, seppur in modi democratici, riempiva le piazze. Non è che vincere corrisponde a governare bene. Sono due cose diametralmente diverse.
Detto ciò, è evidente che nell'attuale condizione in cui siamo c'è una maggioranza che ha vinto le elezioni e che oggi, di fronte alle parole che io continuo a contestare... Prima almeno c'erano ‒ mi ricordo ‒ i cinque punti: "Veneto Orgoglioso", "Veneto Eccellente", "Veneto Resiliente" e via dicendo. Oggi c'è "Veneto con i banchi della maggioranza vuota". Ognuno ha le sue parole chiave. Quelle del Presidente Stefani sono "Veneto senza Giunta". Va bene, ognuno ha le sue parole chiave.
Questa storia del "Veneto Orgoglioso" la continuo a ribadire, del "Veneto Eccellente". Il Veneto è eccellente? Sì. È eccellente per quelli come noi che se non ti danno la visita medica se la vanno a prenotare dal privato. È eccellente per quelli che se non hanno il posto nella graduatoria dell'asilo si pagano i 300-400 euro al mese. È eccellente per quelli che se non hanno la prevenzione se la vanno a fare privatamente. È eccellente per quelli che se domani mattina hanno un problema riescono a mettere mano al portafoglio e a superare le difficoltà che ci sono. È eccellente per le imprese consolidate.
Anche nei dati di bilancio ho visto che state riflettendo su cosa fare con i 130 milioni. C'era un dato chiaro, chiarissimo. Se fossi l'Assessore allo sviluppo economico sarei lì a battere i pugni. In Veneto c'è un'impresa sempre più forte, che diventa leader mondiale, ormai strutturata, che avanza, e c'è una parte d'impresa che continua a chiudere ed è sempre più fragile. Ormai esiste l'impresa consolidata che sviluppa e quella sempre più fragile.
Ragazzi, con il diesel a 2,20 euro c'è tanto da pensare con le imprese che chiudono a quale potrebbe essere un'idea di cosa fare con i soldi? Magari non la condividiamo, ma c'è tanto da pensare a cosa si può fare, in una Regione dove non tutte le imprese sono eccellenti, orgogliose. Voglio vedere ‒ mi ricordo il famoso dibattito con l'assessore Marcato quella volta ‒ se un'impresa non ha il merlo e deve assumere dieci dipendenti in più e noi non abbiamo modelli di incentivo alla nostra impresa, com'era una volta, se quello che deve pagare dieci stipendi in più è orgoglioso e contento in confronto all'altro, che è strutturato e li deve pagare di meno. Ci sono imprese che vanno avanti e imprese che vanno indietro. Non è tutto orgoglioso o tutto eccellente il Veneto.
Ad esempio, mi direte mica che sul trasporto il Veneto è eccellente, che siamo l'unica Regione d'Italia che non mette un euro? Mi trovate l'eccellenza nel trasporto pubblico, colleghi, qual è? Mi trovate l'eccellenza, che le nostre aziende di trasporto, per poter mantenersi, devono fare le tratte quando i mezzi sono pieni, possibilmente collegando quei segmenti di utenza che sono produttivi? Mi dite dov'è l'eccellenza quando l'azienda di trasporto che abbiamo alle nostre spalle taglia le corse per le isole di notte e aumenta quelle per l'aeroporto e per il Canal Grande ai turisti, visto che costa 10 euro a biglietto?
È chiaro, funziona, è eccellente, hai la corriera, ma perché hai snaturato l'idea di trasporto pubblico. È diventato un bus, un vaporetto, che va a intercettare i segmenti economici più produttivi per poter mantenere il bilancio, visto che nel Veneto eccellente ‒ vi do due informazioni, dati Astra, quindi sicuramente non il centro studi dei compagni ‒ il Veneto, oltre a non mettere un euro, in questi anni si è pregiato di aver fatto delle leggi a discapito delle aziende di trasporto, tipo quella delle persone fragili, che cuba, secondo i dati Astra, dagli 8 ai 10 milioni all'anno, e ce lo hanno messo per iscritto (recuperate le osservazioni, altrimenti ve le giro) dicendo "voi fate la legge, ma non mi date la copertura, quindi devo pagare io?".
Cosa deve fare? Deve andare a prendere la gente dall'aeroporto, che paga 10 euro a biglietto. La dimostrazione plastica ‒ e chiudo il pezzo dei trasporti ‒ è che avete deciso nel piano sociosanitario che c'è l'ospedale hub e quello spoke, ma non avete previsto una linea di trasporto dal Veneto orientale o occidentale per portare la gente all'ospedale a curarsi. Non c'è sull'Astra della Romea un bus che porti la gente a curarsi, però ci sono con la contribuzione pubblica quattro società ben distinte che fanno il collegamento Piazzale Roma-aeroporto. Provate a pensare: in quattro vanno all'aeroporto e neanche uno porta la gente a curarsi. Se questa è l'eccellenza del trasporto, incomincio a pensare che forse la percezione di quello che noi consideriamo "eccellenza" vada ricalibrata.
Così come sul tema della pesca. Penso di non aver mai visto tante passerelle, io per primo, ogni volta che c'è un problema sulla pesca. Si va tutti là: magari fa figo, la barca, il pescatore. Ogni volta siamo presenti, io per primo. Vi rendete conto che anche di fronte all'emergenza più impattante sul mondo della pesca/piccola-media impresa/lavoro artigianale/tradizione l'Emilia-Romagna stanzia dei soldi propri e il Veneto no? Il risultato qual è? L'Emilia-Romagna non ha l'autonomia. Qual è il risultato? Il consigliere Corazzari questo dramma lo vive tutti i giorni quando va nel suo territorio, ormai, dove c'è solamente disperazione di gente che ha perso un'economia importante. Loro, con i soldi della Regione, senza dover aspettare i milioni di euro del granchio blu promessi dallo Stato, che non sono stati utilizzati. Consigliera Conte, mi dica se sbaglio. Dopo li hanno accantonati sul bilancio della Capitaneria, sennò andavano persi. Il commissario Caterino ancora non ha capito come darli, se sospendiamo il mutuo o non sospendiamo il mutuo della cooperativa, ma i 1.500 soci della cooperativa hanno il mutuo di casa. Quelle aziende sono ancora aperte e quando passerà l'emergenza loro avranno un tessuto economico produttivo che verrà a colonizzare quello veneto, perché le nostre hanno chiuso, perché le nostre le abbiamo lasciate da sole, le avete lasciate da sole.
Arrivo a una parte a me molto cara, quella delle infrastrutture. A me fa piacere sentire la Presidente De Berti che fa tutto l'excursus. Il segno evidente l'ho sempre detto: io ho una mia idea di Pedemontana. A parte che l'ho presa una volta perché non c'erano le indicazioni. Ho scritto al Presidente Zaia: l'ho presa per sbaglio, metta i segnali, mi ha fregato questa volta, ma non mi frega più. E dopo ha fatto mettere i segnali.
Io ho sempre considerato il tema Pedemontana su una mia visione, che non pretendo che sia condivisa. È evidente che in un Veneto dove ci sono più macchine che cristiani se la fai qualcuno la percorre, per forza. Anche se butti in mare una boa, qualche granchio si attacca sotto, non serve mettere l'esca. Non è che ci venite a dire che la fanno, e chapeau. Avete fatto un po'-po' di struttura, ci mancherebbe altro che nessuno vada. Ma il fatto che quell'opera impatti così tanto nel dibattito politico, per i motivi che non condividiamo, ma sappiamo che ci sono, e sulla parte economica vuol dire che quell'opera ha sacrificato sotto l'aspetto infrastrutturale le scelte dei prossimi trentacinque anni che ci restano. Altrimenti dovete dirmi, se non a parte le vostre passerelle e le vostre promesse, quando mai avete fatto una battaglia sulla Romea. Quando mai avete fatto una battaglia? L'ultima notizia che ho della Romea è trenta giorni prima del voto quando il vecchio Assessore, l'assessore De Berti, venne in Consiglio comunale a Chioggia e disse "ve lo prometto, prima del voto ci sarà il progetto che condivideremo". Io non ho visto né il progetto né la Romea.

PRESIDENTE

Consigliera, non parli sopra. Se è per fatto personale, poi chiede la parola.
Consigliere, mantenga un tono adeguato all'Aula. Grazie.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Ha ragione, Presidente.
Se non arrivare un passo indietro, altro elemento di carattere poco pratico, visto che non ha portato a niente, se non una grande riunione alle grandi stazioni, dove furono convocati tutti i Sindaci, i parlamentari, i Consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza. Quella volta c'erano l'assessore De Berti, l'ingegner D'Elia, il sindaco Brugnaro: "Facciamo tutti un passo indietro e facciamo un progetto che non crei impatto nel territorio". No, anzi: "Cancelliamo l'idea che c'era prima dei progetti, facciamone uno insieme che non crei divisioni".
Ricordo che fu chiesto di sottoscrivere anche un protocollo, che ricordo bene che il sindaco Brugnaro non ha sottoscritto, perché ha detto: "Mi chiamate per una riunione per scrivere questo documento" in cui tutti ci impegnavamo. La Regione Veneto ha bisogno delle firme di tutti per chiedere la Romea. Va benissimo. Da quella riunione a oggi cosa è stato fatto per la Romea? Sapete qual è l'unica cosa che voi sapete fare e vi riesce male? Dire che la Romea non viene fatta per colpa di quelli del PD. Siccome qua non governiamo un piffero, dovete dirci dov'è la colpa che noi abbiamo a non voler fare la Romea. Dovete dirci dove noi non vogliamo, perché mi pare che quando avete fatto la Pedemontana o la Treviso Mare poco vi preoccupavate della posizione di qualche Sindaco che non è d'accordo. Solo che quelle le avete volute fare, la Romea no.
Io starò in questo Consiglio, se non si va a casa prima e se avrò la salute, altri quattro anni e mezzo e tutti i Consigli esordirò schiacciando il bottone e ricordando ogni giorno le vittime che ci sono mensilmente sulla Romea. Quella è una vergogna nazionale che deve riguardare tutti e non si può derubricare nello scontro politico. Mi fa piacere che qualcuno sorrida. Andate a vedere se sorridono i genitori di quel ragazzo di vent'anni che è morto, visto che quando parliamo di strade sicure si sorride. Mi fa piacere che si sorrida. Andatelo a dire a noi che la facciamo due volte al giorno, se ci va bene, quattro volte se ci va male, che ogni volta sai quando parti e non sai quando torni. Quella è una vergogna nazionale.
È possibile che in questo Consiglio, se non è la minoranza a parlare della Romea, sono sei anni che non ne parliamo, se non vedere che adesso ogni tanto, quando c'è un'accelerazione di problemi, qualcuno dice "chiederemo in Consiglio, mettiamoci d'accordo"? Ragazzi, il vostro Segretario di partito è il Ministro delle infrastrutture. Questa Regione è governata da un Presidente della Lega. Cosa vi serve? Vi dobbiamo dare l'okay per fare quella strada? No, è colpa del PD. Perché se c'è un Sindaco del PD che non vuole che tu passi dentro una curva di casa sua, un'opera che riguarda due Regioni, è colpa di quel Sindaco del PD. Pensate, colleghi, quanto potere abbiamo e non riusciamo a esercitarlo. Dovremmo ricordarcelo di più.
Cari colleghi, il problema è la Pedemontana e i suoi costi? Sì. Ma il problema è anche che non parlate più del futuro infrastrutturale del Veneto. Vi ricordo che ci sono arrivate critiche dal sistema produttivo, dal mondo produttivo, come osservazioni e bilanci, che ci dicono che mancano i collegamenti est-ovest, che sono quelli delle nuove tratte commerciali e dello sviluppo. Ce l'hanno detto con le osservazioni. La citiamo anche noi nel PRT, collega Barbisan. La criticità di collegamenti la citiamo anche noi nel PRT regionale per quanto riguarda quegli assi. Detto ciò, non si parla di nient'altro? Io un po' di idee le avrei. C'è l'Arzaron, c'è la SR11, c'è la SP59, quella che va a Caorle e San Stino, c'è la Romea, c'è l'Autostrada del Mare. Che la soluzione possa essere quella o un'altra è un problema vero. Ma oggi non parlate più di Romea. Sapete parlare solo di Pedemontana, per difendervi dai conti negativi che ogni volta votiamo in bilancio.
Avete ipotecato il futuro infrastrutturale del Veneto per i prossimi trentacinque anni. Se io ho torto non dovete dirmelo con le parole. Sapete qual è la differenza? Che dopo dieci anni che avete amministrato la Romea è ancora lì e non è fatta, ma di cose ne avete dette tantissime. La verità è che voi sarete più bravi a profumare e a camuffare la notizia, ma la Romea? Governate questa Regione da trent'anni. Avete il vostro Segretario che è il Ministro delle infrastrutture, che pensa al ponte e non pensa alla Romea. È un dato o no che il Ministro delle infrastrutture pensa al Ponte sullo Stretto e non pensa alla Romea, che è una vergogna nazionale? È un dato o se lo sta inventando Montanariello? È un dato o no?
Colleghi, è inutile che qua ci erigiamo sempre a quelli che hanno ragione. Dopo trent'anni che governate la Regione, in particolar modo gli ultimi dieci, non avete più alibi per venirci a dare notizie. Politicamente non c'è più credibilità quando ci promettete alcune cose. Non c'è più credibilità. Volete dire "adesso faremo la Romea"? Non l'avete fatta quando eravate in Giunta, quando c'era il Presidente più amato d'Italia, la volete fare adesso? La fa Stefani, che è appena arrivato, la Romea? Diamo tutte le colpe a quello che è appena arrivato, così resta con il cerino in mano?
Provo a riprendere il filo. Sulla sanità vi lancio la provocazione che vi ho lanciato l'altra volta: siccome nel dibattito politico siamo bravi tutti a dare la notizia, a spararla, a dire l'eccellenza, a chi arriva per primo, io, Presidente, rilancio la mia provocazione. Mettiamoci un giorno ‒ il giorno che volete voi, all'orario che volete voi, nell'ospedale che volete voi, nel CUP che volete voi ‒ un cappellino (personalmente non mi si fila nessuno, figurati se mi riconosce qualcuno), andiamo dai cittadini e diciamo: "Scusa, tutto bene la sanità? È vero che non ci sono le liste d'attesa?". Andiamolo a chiedere ai cittadini. Decidete voi un ospedale e un giorno: ci mettiamo un cappellino ‒ se non lo fate voi, lo faremo noi come minoranza ‒ e andiamo a intervistare i cittadini. Magari chiederemo il consenso prima per non beccarci una denuncia, e diciamo: "Scusa, tutto bene? Ti hanno fissato la visita?". Scommettiamo che ci dicono che a uno hanno detto che lo richiameranno, a uno hanno dato un anno e mezzo, a uno l'hanno mandato a 50 chilometri da casa, senza avere le corriere, perché da noi le corriere si fanno dove si prendono i soldi, visto che come Regione non diamo un soldo? Questa è la verità. Scommettiamo che ci dicono loro che la sanità funziona diversamente da come ci dite voi? Scommettiamo, Riccardo, che se li andiamo a intervistare la voce dei veneti è diversa dalla voce della Giunta che rappresenta i veneti? Scommettiamo?
Proviamo ad andare dove c'è un medico di medicina generale che ha la coda, anzi neanche più, perché dopo il Covid si continua a prenotare così. L'altro giorno una signora mi diceva che in un paese della riviera in cui manca il medico gliel'hanno assegnato all'interno dello stesso distretto, quindi tu puoi, ma questa dovrà fare venti chilometri, attraversare la Romea, per andarsi a prendere le pillole della pressione, mica per andare a fare una visita a sua scelta. Questa è la sanità che funziona? Perché avete detto che tanto il medico lo avete fornito? Auguri. Se questa è la sanità che funziona, dobbiamo avere il coraggio di dire che ci sono delle cose in questa Regione che stanno smettendo di funzionare e noi dobbiamo lavorare insieme per farle funzionare.
Continuate a dire che va tutto bene. Oggi scopriamo anche che la Pedemontana funziona, non è un debito, è un'opera di investimento, di lungimiranza. Penso che dopo questo, signori, manca solo di dire... Non faccio esempi, sennò posso essere frainteso. Abbiamo toccato il fondo del dibattito.
Chiudo dicendo che non è come ci dipingono, che da una parte c'è chi ama il Veneto e dall'altra ci sono quelli che parlano male del Veneto, ci sono i guastatori, ci sono gli sfigati. Nella scorsa legislatura dai banchi della Giunta qualcuno diceva: "Voi non amate il Veneto, mentre noi vogliamo bene al Veneto". No. C'è semplicemente chi ha costruito queste condizioni politiche, Presidente Lanzarin, e deve difenderle. Se ho fatto dieci anni l'Assessore alla sanità posso dire che ci sono le liste d'attesa? Se ho fatto per dieci anni l'Assessore ai trasporti posso dire che la Pedemontana è sbagliata? Ragazzi, sarebbe come chiedere a un oste di dirci se il suo vino è buono o no. Anche perché se quel vino non fosse stato buono e foste stati coerenti vi sareste dimessi dalla Giunta. Siccome l'avete difesa quella cosa e l'avete portata avanti vuol dire che la condividete, sennò uno si dimette: vado via, non condivido, mi dimetto.
Qui c'è chi, vi piaccia o no, ha il coraggio, anche per mandato politico, essendo noi minoranza e voi maggioranza, di dire le cose come stanno, con la vista di chi vede un'altra parte di Veneto. Se difendere gli ultimi, se difendere i fragili, se difendere chi non prende lo stipendio da Consigliere regionale e che non si può pagare la visita medica privata, se difendere chi non prende lo stipendio da Consigliere regionale e non si può pagare la badante privata o i costi delle case di riposo, se difendere chi non ha i soldi per andare a lavorare con la propria auto perché ha uno stipendio ormai da fame ‒ dappertutto, non solo qui ‒ vuol dire essere sfigati, noi preferiamo essere sfigati, ma difendere quella parte di Veneto che sono gli ultimi. Voi volete dire che il Veneto è eccellente e fare finta che gli ultimi in Veneto non esistono. Avete mai sentito parlare degli ultimi in quest'Aula? Si parla sempre di robe belle, gli ultimi non esistono, la gente che perde il lavoro non esiste, la gente che non si può curare in Veneto non esiste. Devi vedere la televisione, in Veneto non esiste.
Noi saremo polemici e pretestuosi, appellateci come volete, ma fino all'ultimo fiato, all'ultimo centimetro di forza che avremo in corpo, dateci pure degli sfigati, ma se difendere gli ultimi e quelli che fanno fatica a sbarcare la giornata tutti i giorni vuol dire essere sfigati io sono volentieri uno sfigato.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere. Sempre un richiamo ai termini per l'Aula in cui ci troviamo. Grazie.
Consigliera De Berti, prego.

Elisa DE BERTI (Lega-Liga Veneta)

Grazie, Presidente.
Solo perché sono stata chiamata in causa. Innanzitutto che rimanga a verbale che molte delle cose dette dal consigliere Montanariello non dico che sono false, perché non mi piace dare del "falso" alle persone, ma non sono corrette e raccontarle a suo piacimento è anche comodo. Capisco che facciamo politica. Al consigliere Montanariello dico che se lui si batte per tutti coloro che non hanno lo stipendio da Consigliere regionale, l'indennità da Consigliere regionale la può anche offrire in beneficenza a chi ne ha bisogno.
Per quanto riguarda la Romea, consigliere Montanariello, noi siamo d'accordo su una cosa, che io ho sempre detto e non ho paura di essere smentita: sulla Romea non è stato fatto abbastanza, ma non da questo Governo, dove con il Ministro Salvini almeno è entrata nel contratto di programma di ANAS, ma da tutti i Governi, da destra a sinistra. Abbiamo depositato una mozione anche per questo, per farla diventare la priorità del Veneto.
Sulla Romea, di fatto, io non sono mai intervenuta in occasione degli incidenti per rispetto delle famiglie. Io l'ho sempre detto: se i miei figli percorressero la Romea tutti i giorni, avrei i brividi. Per questo ho sempre detto che la Romea è la priorità ed è necessario metterla in sicurezza in sede e fare le varianti dove le varianti vanno fatte.
Stiamo parlando di una infrastruttura che vale qualche miliardo, non di un'infrastruttura "due e due, quattro", in una zona anche molto delicata. Non mi venite a dire che la Regione del Veneto o l'ex Assessore, non ai trasporti in questo caso, ma alle infrastrutture, perché quando parliamo di strade sono le infrastrutture, non ha fatto nulla. Quando a Chioggia c'era ancora il sindaco Ferro, lei si ricorderà bene, consigliere Montanariello, di quali anni stiamo parlando, dopo l'ennesimo incidente io feci un incontro con il Governo di sinistra, feci una video-call, eravamo in pieno Covid, era febbraio, con tutti i Sindaci interessati dalla Romea e chiesi loro il supporto per fare la battaglia sulla Romea e sulla variante alla Romea. Ricordo bene, dissi: "Non è la Romea commerciale, ma ragioniamo su una variante alla Romea". Tutti i Sindaci – ripeto, tutti i Sindaci – mi dissero: "Non la riteniamo necessaria".
Quando io andavo giù al Ministero e parlavo della Romea e della variante alla Romea, che non era la Romea commerciale, la struttura tecnica del Ministero mi diceva: "Assessore, io non posso parlare di Romea al Ministero, semplicemente per un motivo: è un argomento che non può essere trattato, perché il territorio non vuol sentire parlare di variante alla Romea". Quando la De Berti usciva e diceva "serve una soluzione definitiva alla Romea", il giorno dopo, considerando che io ero da sola a dire questa cosa, i Sindaci del PD uscivano e dicevano che la Romea non era necessaria, la variante alla Romea non era necessaria.
A me sta bene dire che non è stato fatto abbastanza per la Romea. Sono d'accordo, da destra a sinistra, non me ne frega niente, è un'infrastruttura che va messa in sicurezza prima di qualsiasi altra. Quell'incontro che facemmo a Grandi Stazioni era proprio un incontro con parti sindacali, associazioni di categoria e Comuni per condividere che la Romea doveva essere una priorità e superare l'opposizione che qualche anno prima i Sindaci mi avevano detto, che la variante alla Romea non la volevano. È vero che Brugnaro quell'intento non lo sottoscrisse, ma non lo sottoscrisse semplicemente perché lui aveva diversi problemi di accesso infrastrutturale a Venezia e le battaglie su cui Brugnaro era impegnato erano molteplici e non riteneva di tenere solo aperto il fronte della Romea.
Ritengo che per rispetto – ripeto, per rispetto – di tutte le famiglie che hanno visto una tragedia sulla Romea più che dire "è colpa di Tizio", "è colpa di Caio", visto che tutti hanno avuto le loro responsabilità, questo Consiglio regionale dovrebbe fare una battaglia all'unanimità, richiedendo a gran voce che sulla Romea – e c'è una finanziaria che arriva e viene avanti – vengano stanziate risorse per procedere con il raddoppio del rettilineo, nella parte del rettilineo. L'ANAS ha fatto il DOCFAP sia del raddoppio del rettilineo sia della variante di Chioggia. Però una volta scelta la soluzione progettuale idonea, bisogna fare la battaglia perché i finanziamenti vengano stanziati. Se rimaniamo qui a perdere tempo, a scazzottarci tra di noi per dire di chi è o non è la colpa, non andremo da nessuna parte. Se facciamo una battaglia all'unanimità e, secondo me, la Romea – da veronese lo dico – deve diventare la battaglia dei prossimi cinque anni, forse la differenza la facciamo.

PRESIDENTE

Chiede la parola, per fatto personale, il consigliere Montanariello, che spiegherà qual è l'elemento che ha portato a questa richiesta.
Vi chiedo, cortesemente, di non farlo diventare un dibattito a due, ma di tornare a lavorare nel merito del provvedimento, perché abbiamo tantissimo lavoro da fare anche nei prossimi giorni.
Può spiegare la richiesta per fatto personale? Grazie.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Intanto, Presidente, chiedo a lei di essere trattato alla pari di tutti gli altri Consiglieri. Non mi pare che quando la Presidente De Berti ha chiesto la parola per fatto personale le abbia chiesto di spiegarglielo.

PRESIDENTE

Non ha chiesto la parola per fatto personale, è intervenuta nel tempo come da regolamento.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Scavalcando la graduatoria.

PRESIDENTE

No, si sono cancellati i suoi colleghi.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Consigliera, se lei ritiene che le cose che ho detto siano false, me lo dimostri in quest'Aula. Io ho persino le foto che vi siete fatti, con tanto di comunicato.

PRESIDENTE

Mi scusi, mi deve spiegare qual è il fatto personale.

Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)

Primo elemento. Ha detto che ho riferito cose non vere e mi ha urlato "bugiardo" fuori microfono, davanti alla porta, quando ho detto che siete venuti in Consiglio comunale a Chioggia prima del voto a dire che ci sarebbe stata... C'è anche la foto che vi siete fatti, con tanto di comunicato. Se mi date tempo, vi porto anche la diretta di Chioggia News. Dimostratemi dove sono stato bugiardo. In vita mia ho fatto tutto, ma bugiardo non lo sono stato mai. Forse avrei fatto più carriera se fossi stato bugiardo.
Secondo elemento. Ha commesso un errore, mi permetta. Lei quando c'era Ferro non ha fatto tavoli con noi, perché il PD, come la Lega e come Fratelli d'Italia a Chioggia erano all'opposizione del sindaco Ferro. Lo so bene perché penso di avergli fatto un po' di denunce.
Terzo elemento. Rispetto alle varianti che lei dice, dovrebbe dire, per onestà intellettuale, a chi ci ascolta che una delle varianti prevedeva lo squarcio del Bosco Nordio e le altre due varianti, che insieme a quelle non hanno avuto problemi ambientali, quella di Lugo o di Lughetto, il raddoppio che è previsto lì, nonostante sia finanziato da dieci anni, è ancora fermo. Non è partito neanche quello. Vuol dire che io ci credo che ci avete messo tanto impegno per lavorare sul tema della Romea, ma se i risultati sono questi forse è meglio che ci provi qualcun altro, se il massimo dell'impegno ha portato questi risultati.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Dalla Pozza.
A seguire, il consigliere Cunegato.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Stretto così, tra i colleghi Montanariello e Cunegato, non farò una grandissima figura. Cercherò di essere pacato e di dire ugualmente le cose.
Il dibattito, partito fin troppo lentamente, forse si è rianimato nel pomeriggio. Mi ha fatto piacere ascoltarla, collega Calzavara, perché lei ha fatto una fotografia dell'andamento di questa Regione dal 1995 a oggi, una Regione che avete governato ininterrottamente, con un modello di sviluppo certamente apprezzato dall'elettorato. Io non so se alla fine l'elettore soffra di una sorta di sindrome di Stoccolma, per cui ama il proprio carceriere. È un po' come quando abbiamo il lamento per i centri storici che si spopolano e chiudono le attività commerciali, ma poi gli stessi che si lamentano della chiusura dei centri storici sono quelli che alimentano le grandi piattaforme di e-commerce, non andando ad acquistare nei negozi fisici.
Quello che lei ha detto tradisce un problema, cioè che il modello di sviluppo di una Regione non è fatto per intercettare solo il voto degli elettori, ma è fatto anche per dimostrare in che modo si intende sviluppare la Regione. I danni, che magari non si vedono subito perché vengono coperti dal voto dell'elettore, si misurano nel lungo periodo.
Lei ha fatto riferimento ai meriti dei dieci anni in cui è stato parte della Giunta Zaia, e ci mancherebbe altro che lei non rivendicasse i risultati di un periodo in cui ha amministrato una Regione, ma se alla fine dobbiamo certificare che 7.000 under 35 se ne vanno ogni anno dalla nostra regione, un problema c'è.
Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe anche che in futuro venisse fatto, al di là delle lune di miele che ci sono o non ci sono. Forse lei confonde un rapporto onesto tra la minoranza e la maggioranza che oggi governa la Regione con qualcosa di diverso. Collega, non ho detto quello, non faccia l'esegesi delle cose che sto dicendo. Sto dicendo che è un rapporto onesto quello che abbiamo in questo momento con la maggioranza che governa, riconoscendo il ruolo della maggioranza e della minoranza, ciascuno con le proprie caratteristiche. Discutiamo di un modello di sviluppo della Regione, la stessa Regione alla quale tenete voi e teniamo anche noi. Anche questo è un refrain che spesso tentate di metterci in bocca, cioè che questa sia una Regione alla quale noi non vogliamo bene. Questa è una Regione alla quale noi vogliamo bene, ma se poi divergono le ricette su come si amministra la Regione, credo che questo faccia parte della democrazia, di quella bella cosa che si chiama ancora "democrazia".
Se oggi diciamo che la Pedemontana veneta produce un buco – uso questo termine – da 50 milioni di euro all'anno non vuol dire che non la prendiamo, non vuol dire che per coerenza non dobbiamo più andarci sopra, ma ci poniamo il problema, ad esempio, di tutte quelle Amministrazioni locali su cui è stato comunque scaricato traffico ugualmente, perché il costo della Pedemontana non consente a tutti di utilizzarla. Andate a dirlo alle Amministrazioni locali a cui era stato promesso di utilizzare la Pedemontana gratuitamente nei tratti stradali compresi nei territori comunali interessati dal passaggio della strada.
Me la ricordo molto bene, ero nel Consiglio di Amministrazione dell'ATO Bacchiglione quando arrivò il progetto della Pedemontana: non c'erano nemmeno le vasche di prima pioggia per raccogliere eventuali sversamenti lungo quella strada. Non è un'infrastruttura nata perfettamente. Oggi la Pedemontana certo rappresenta un'utilità per una parte del territorio, ma per una parte del territorio non ha risolto i problemi. Le posso garantire che ho colleghi, del mio precedente lavoro, che utilizzano, anzi utilizzavano la Pedemontana nei tratti dove c'era lo sconto di pedaggio e che poi riuscivano andando a ingolfare la viabilità ordinaria.
Dovremmo parlare del modo con cui le infrastrutture nella nostra Regione sono state realizzate. Ne ricordo altre: la Valdastico Sud, perfetta per aver sgravato una parte della Riviera Berica, ma sicuramente oggi con volumi di traffico che non sono sufficienti a dire che quella è un'infrastruttura nata bene e ha avuto uno sviluppo utile per tutta la collettività. Potremmo andare avanti citandone altre.
Dall'altra parte posso dire che negli anni avremmo potuto... Guardo la consigliera De Berti con cui nel suo passato da Assessore alle infrastrutture e nel mio passato da Assessore ai trasporti del Comune di Vicenza ci siamo incrociati sui temi della Vicenza-Schio, ad esempio, infrastruttura che a quell'epoca, quando c'era un accordo tra Regione Veneto e RFI, avrebbe potuto avere una spinta maggiore per la soppressione di alcuni dei passaggi a livello. Sono scelte politiche. Avere alla fine un avanzo di amministrazione può essere un merito, ma può essere anche un demerito, ma non coglie il dato politico, ovvero che modello di sviluppo è stato dato a questa Regione nel corso degli ultimi trent'anni in cui il centrodestra ha governato. Ve ne accorgerete fra una settimana quando vi troverete nuovamente ad affrontare il tema della siccità. Fra una settimana, quando vi troverete le temperature in Veneto che arriveranno a toccare i 37-40 gradi, andate a vedere le foto oggi dello stato in cui versano molti dei torrenti della Pianura del Veneto. Andate a chiedere agli agricoltori la settimana prossima da dove pomperanno l'acqua. Andate a chiedere nelle zone costiere dove il cuneo salino sta risalendo le foci dell'Adige e del Po con che cosa irrigheranno i campi. Questo non è altro che la conseguenza di un modello di sviluppo che è sbagliato, sul quale, al di là del premio elettorale, sarebbe bene che ci fosse anche una presa di coscienza che non tutto è andato bene.
Dire che abbiamo portato a casa le Olimpiadi e va tutto bene, non tenendo conto degli effetti che possono esserci a medio e lungo termine, che non diciamo noi, ve li ha raccontati la Corte dei conti qualche giorno fa, a meno che non pensiate che ci sia una modalità di colloquio tra noi e la Corte dei conti che porta la Corte dei conti a dire le cose che diciamo anche noi; dire che per la Pedemontana Veneta va tutto bene e che va bene che ci siano 50 milioni di euro di contributo che la Regione deve dare (chiamiamolo così)... Vede, io sono d'accordo che il pubblico debba fare molto, ma il pubblico deve fare molto se è utile. Potremmo discutere a lungo se era la soluzione migliore dal punto di vista trasportistico e infrastrutturale. Oggi mi piacerebbe che lo stesso discorso venisse fatto a livello nazionale sulla questione del ponte sullo Stretto di Messina, che sta drenando risorse anche per la nostra Regione sulle infrastrutture. Mi piacerebbe che ci fosse una presa di coscienza su questo da parte di tutti e che dicessimo tutti assieme che il Veneto, dal punto di vista infrastrutturale, non può essere impoverito da un'infrastruttura di cui non conosciamo – perché l'iter è talmente lungo, talmente accidentato che siamo portati a poter dire forse che invece sappiamo qual è l'esito di quella infrastruttura – ancora il beneficio per l'Italia. Eppure, in questo momento, di sicuro ci sono 20 Regioni o Province autonome in Italia che soffrono di un deficit di risorse infrastrutturali per il fatto che quell'opera sta drenando risorse.
Non possiamo dire che tutto va bene, come diceva bene il consigliere Montanariello prima, dal punto di vista del trasporto pubblico, quando questa Regione ha fatto una scelta politica, che è quella di impegnare risorse in minima parte ed è grandemente dipendente dai fondi del Fondo nazionale trasporti. È una scelta politica anche questa.
È stata fatta una scelta a favore del trasporto privato, e qui non c'entra il bravo e anche sognatore consigliere Masolo, che aveva tutto il diritto di raccontare un modello di Veneto diverso, nel quale tutti vanno in bicicletta. Ma la scelta che ha fatto questa Regione negli ultimi 30 anni è stata questa.
Dal punto di vista del consumo di suolo (cito il suo intervento perché è stato un intervento che giudico positivo, perché finalmente è stato un intervento politico di difesa di un decennio di Amministrazione Zaia) non si può dire che il consumo di suolo nel 2050 si azzererà, quando in tutto il periodo precedente il consumo di suolo invece è schizzato ai massimi livelli. Abbiamo prodotto PIL, certo, ma a che costo? Perché poi, se lei va nel Basso Vicentino o nell'Ovest Vicentino a chiedere a che costo è stato prodotto quello sviluppo economico, le risponderanno coloro che hanno bevuto per anni acqua contaminata dai PFAS, e forse glielo diranno fra qualche anno coloro che, nella parte Nord del Vicentino berranno acqua contaminata dai PFOA, determinati dagli acceleranti utilizzati per la realizzazione della Pedemontana Veneta.
C'è sempre un equilibrio da rispettare e c'è sempre qualcosa che può non essere andato bene. Oggi abbiamo preso atto, come ha detto lei nel suo intervento, che gran parte degli interventi non hanno visto la presenza (adesso arriveranno sicuramente le truppe in soccorso) dei Capigruppo di maggioranza, non hanno visto la presenza di gran parte della Giunta, non hanno visto la presenza del Presidente, ed è già la seconda volta che accade. Lo abbiamo visto anche al momento del bilancio 2026: io vi do solidarietà. Io ve la do la solidarietà, perché la continuità tra un'Amministrazione regionale e l'altra è evidente.
Io avrei difeso, con la presenza in Aula, un lavoro fatto per 10 anni, giusto o sbagliato che sia, che è quello che ha garantito a questa maggioranza, oggi, di essere ancora maggioranza, e a noi di essere purtroppo minoranza.
Al di là del fatto che ringrazio gli Assessori che sono rimasti presenti dall'inizio alla fine, stoicamente non lo so, ma sicuramente hanno fatto il loro dovere, e lo apprezzo in ogni caso, tirando un po' le orecchie, invece, agli altri.
Un vecchio Sindaco mi aveva insegnato a rimanere in Aula dall'inizio alla fine – un vecchio Sindaco che qui dentro è stato per 13 anni Consigliere regionale, Achille Variati – e possibilmente anche a prendere appunti, normalmente, non per dare l'impressione di aver ascoltato, ma per poter rispondere alle cose che erano state dette in Aula, per rispetto di coloro che in Aula ci stanno e per rispetto di coloro che sono stati mandati in Aula dai cittadini veneti.
Non dico stoicamente, però dico che lo reputo in ogni caso un segno di rispetto nei confronti del Consiglio regionale che è convocato.
Però, e con questo concludo, non c'è – a un certo punto vi libero anche della mia presenza – non si preoccupi, alcuna luna di miele in atto tra maggioranza e opposizione, non c'è nulla di tutto questo, anzi, talvolta soffriamo anche noi del fatto di essere legati in qualche modo nell'immaginario con una sorta di consociativismo alla maggioranza che governa. Ma la nostra posizione è evidentemente contraria al modo di procedere di questa maggioranza, così come lo è stato nei confronti della maggioranza che voi rappresentavate quando eravate Assessori della Giunta Zaia.
Il nostro modello di sviluppo è un modello di sviluppo antitetico al vostro. Noi mettiamo la parola "sostenibilità" non perché ci piaccia metterla, ma perché ci crediamo, perché riteniamo che la sostenibilità dello sviluppo sia il modo con cui si può crescere, ed il modo in cui... Prima è stata citata l'Emilia-Romagna, ma noi possiamo anche fregarcene dell'Emilia-Romagna, non ci interessa, a me non interessa, però guardo ad altri modelli di sviluppo in altre parti d'Europa, dove si è riusciti a coniugare lo sviluppo con la sostenibilità, avendo anche un prodotto interno lordo regionale elevato.
Non è detto che il nostro modello debba, per forza di cose, essere un modello di Regione governata dallo stesso partito che rappresentiamo, dagli stessi partiti che rappresentiamo. Però abbiamo in mente un modello di sviluppo diverso. Continueremo per questi quattro anni a ripeterlo. Continueremo a dire che la Superstrada Pedemontana Veneta produce un deficit per la nostra Regione, che toglie risorse per altre infrastrutture e per altri investimenti. Continueremo a dire, lo abbiamo fatto, ma avremo modo di dirlo anche durante la discussione sull'assestamento di bilancio, che per noi esiste un modo diverso di governare la Regione.
Troverete una manovra emendativa all'assestamento di bilancio che rispecchia quella che abbiamo fatto in sede di bilancio previsionale, non è che cambiamo le carte in tavola. Diciamo le stesse cose, perché sono le cose in cui crediamo, sono il nostro programma elettorale che abbiamo portato avanti durante l'autunno scorso e che proseguiremo a riportare anche nelle prossime discussioni.
Al termine di questo, sicuramente cominceremo con l'aggiornamento del DEFR e il nuovo bilancio. Le toccherà, Assessore, ascoltare nuovamente la litania delle nostre proposte, però continueremo a dirle con convinzione, considerando il modello di sviluppo di questa Regione, amministrata dal centrodestra, diverso e sbagliato rispetto a quello che abbiamo in mente noi.

PRESIDENTE

Grazie. Do la parola al collega Cunegato.
Per l'ordine dei lavori, per l'organizzazione dei lavori. Abbiamo ancora tre interventi fino a questo momento: Cunegato, Corazzari, Sambo.
Dopodiché, se si chiude la discussione, avremo le repliche degli Assessori che intendono intervenire. Da lì si apre il voto articolo per articolo, quindi tenete conto che abbiamo una serie di attività. Finché c'è la discussione il tempo rimane.
Questo per farvi capire... Io ve lo sto dicendo perché, rispetto alla previsione della durata dei lavori di oggi, che era l'orario delle 18.00, dobbiamo capire fino a dove arrivare e dopo riprendere domani mattina. Intanto, partiamo con l'intervento del collega Cunegato.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Vicepresidente.

PRESIDENTE

Scusi, collega Cunegato. Sull'ordine dei lavori, la parola al collega Dalla Pozza.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Presidente, vorremmo avere chiarezza, per cortesia, sul fatto che la discussione prosegue senza orario oppure se c'è un orario di termine, perché gli accordi...

PRESIDENTE

Sarebbe le 18.00 l'orario di termine.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Quindi?

PRESIDENTE

Però, possiamo stare qui fino a stanotte.

Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)

Scusi, sta presiedendo lei i lavori. Quindi, chiediamo a lei.

PRESIDENTE

La previsione dell'orario di chiusura è le 18.00. Possiamo sforare. È chiaro che se Cunegato parla mezz'ora non è che lo interrompiamo alle 18.01. Domani si riprende da dove si interrompe. È chiaro.
Prego.

Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)

Grazie, Vicepresidente Rucco.
Ringrazio il collega Calzavara perché il suo intervento io credo sia stato una bomba. Anzi, non una bomba, forse quella scintilla che ha fatto esplodere una polveriera.
Calzavara è un po' come Gavrilo Princip che fece l'attentato a Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914, nel senso che erano già chiare le concause ma quella scintilla fece incominciare la guerra mondiale. Perché dico questo? Perché l'intervento di Calzavara fa emergere chiaramente che questa maggioranza è disunita. C'è una frattura importante ed evidente, emersa sempre ogni volta che c'è da trattare, migliaia di ore di pausa, tra Lega e Fratelli d'Italia. Poi, evidentemente c'è una frattura importante, evidente, che il collega Calzavara ha reso adesso manifesta, apertis verbis, tra la Lega zaiana e la Lega salviniana. Il collega Calzavara dice che c'è un'assenza dei Capigruppo ‒ queste sono parole forti ‒, i colleghi Barbisan e Borgia non intervengono a difendere quello che sente, di fatto, un suo bilancio. Queste sono parole forti.
Non ci sono neanche adesso, stranamente. È incredibile.
Il collega Calzavara dice un'altra cosa, che credo sia ancora più forte, perché critica il Presidente Stefani, e lo fa nel modo in cui questa mattina, con battute e non al microfono, con una mimica sempre simpatica e significativa, ha fatto anche l'ex assessore Marcato, quando diceva "sul sociale, sul sociale". Di fatto, il collega Calzavara stava dicendo che le posizioni del Presidente Stefani sembrerebbero assomigliare a quelle della minoranza.
Io sono convinto di no e adesso cercherò di dimostrarlo.
Poi, il collega Calzavara ha detto un'altra cosa: evviva Zaia. Quindi, il collega Calzavara critica i suoi Capigruppo del momento, che sono tornati, e critica anche il Presidente Stefani.
Poi rivendica una posizione politica. E io sono contento che la rivendichi, perché io rivendico una posizione politica radicalmente opposta. Io sono contento che ci sia. Io non sono d'accordo con voi. Sono assolutamente in disaccordo sul vostro modello di sviluppo, sulla vostra idea del Veneto. Ma penso che, solo se diciamo questo, abbia senso la democrazia. La democrazia ha senso se maggioranza e minoranza si confrontano e confliggono nell'agone democratico perché hanno differenti visioni del mondo. Il collega Calzavara ha espresso la sua visione del mondo, che in questo caso è stata anche ripresa nei giornali dal Presidente Stefani. Tax free: noi siamo orgogliosi di essere l'unica grande Regione a non avere un'addizionale IRPEF progressiva, per cui chi guadagna 10.000 euro e chi guadagna 2 milioni di euro paga sempre l'1,23%. Io sono profondamente contrario a questa visione del mondo, perché io credo che la questione fiscale non sia una questione tecnica, ma sia una questione eminentemente politica. Io credo che il patto sociale che avevamo costruito stia saltando. Guardate che nel nostro Paese non c'è più la progressività fiscale. Se uno va a leggersi uno studio di Roventini , economista del "Sant'Anna" di Pisa, scoprirà che il 5% più ricco paga meno tasse degli altri per un motivo molto semplice, ovvero se l'IRPEF va dal 23 al 43 e, quando c'erano quei comunisti dei democristiani nel 1972 andava dal 10 al 72, cioè quando avevamo un mondo dove i diritti sociali venivano garantiti, dove c'era più mobilità sociale e c'era una tassazione molto più progressiva... ma poi noi tassiamo al 26% i dividendi, noi tassiamo al 21% con la cedolare secca le rendite, noi tassiamo meno le rendite del lavoro, per cui cosa succede? Che chi sta in alto, chi è più ricco e ha più redditi da capitale che redditi da lavoro paga meno tasse degli altri.
In questo contesto, noi stiamo andando verso un mondo che, senza un patto sociale diverso, lascerà sempre più persone senza diritti. La mia posizione è diversa, cioè io ritengo che sia giusto che ci sia una tassazione più progressiva, perché ritengo che i diritti non debbano essere riconosciuti ad alcuni, ma debbano essere riconosciuti a tutti. Quando parlavamo del diritto alla salute, come ricordava Gino citando la sentenza n. 169 del 2017 che parlava di diritti costituzionalmente necessari, ricordo che la Costituzione non dice che il diritto alla salute posso garantirlo solo ai ricchi, ma deve garantirlo a tutti e per farlo, oggi come oggi, devo riscrivere un nuovo patto fiscale, altrimenti non lo garantisco. È questa la differenza fra me e Stefani. Stefani fa gli annunci, ma senza schei, ragazzi, i diritti non si riconoscono, lo diceva prima anche l'Assessore inter nos, facendo un commento sull'ultimo Rapporto della Caritas, che dovrebbe farci preoccupare tutti.
Dobbiamo avere il coraggio di dire che ci sono scelte politiche diverse, e in questo senso penso anche al riarmo, penso alla scelta del vostro Governo a Roma di mettere 13 miliardi in più nelle armi l'anno scorso, poi 6, poi 13, e si arriverà ad un aumento in parte corrente di 30 miliardi.
Il giudizio delle Olimpiadi è un giudizio politico. Perché è un giudizio politico? Perché quando noi andiamo a vedere qual è l'impatto di una grande opera, dovremmo sempre chiederci cui prodest, a chi conviene questa grande opera? Questa grande opera migliora la vita di tutti o la migliora a qualcuno? Questa grande opera, questa grande manifestazione migliora la vita a un territorio, o solo a qualche azienda? E ai più e ai meno fortunati, la migliora o la peggiora?
Vi dico solo una cosa: dopo tre, quattro mesi, dati nazionali, rispetto a un'inflazione dell'1,3, c'è stata un'inflazione del 4,5 in Provincia di Belluno. E in Provincia di Belluno dopo un po' c'è stato un aumento del prezzo delle case del 10%. Questo migliora la vita dei proprietari degli immobili, peggiora la vita dei più poveri, cioè di quelli che non hanno immobili e che devono comprarseli o andare in affitto.
Anche rispetto alla crescita economica, non sono così convinto che si possa parlare di una crescita così poderosa dell'economia del Veneto, anzi, i dati dicono il contrario. La CGIA di Mestre ha detto che nel 2023 il PIL dell'Italia è cresciuto dell'1%, quello del Veneto dello 0,5, nel 2024 il PIL dell'Italia è cresciuto dello 0,7, quello del Veneto dello 0,5; l'anno scorso il PIL dell'Italia è cresciuto dello 0,4, quello del Veneto del 1%.
Ma anche questo ultimo rapporto dice una cosa interessante. Mentre l'anno scorso l'export dell'Italia è cresciuto del 3,3%, l'export del Veneto è diminuito dello 0,2. Prima si parlava dell'Emilia-Romagna: vorrei ricordarvi che l'export dell'Emilia-Romagna è di 84 miliardi, con quasi 1 milione in meno di abitanti rispetto a noi, il nostro è di 79 miliardi e, mentre quello dell'Emilia-Romagna cresce di 1 miliardo, il nostro cala di 191 milioni.
Anche questa idea di una destra che ha reso l'economia veneta in salute è tutta da giudicare. L'idea, poi, che il progresso economico giustifichi il consumo di suolo all'infinito è un'idea, dal mio punto di vista, miope, perché le risorse non sono infinite, e perché il suolo è una risorsa spesso non rinnovabile. Non è che se io costruisco, dopo cavo su, e ho il suolo. Noi non possiamo... Su questo sono ancora in disaccordo, per fortuna con Calzavara, uno di destra e uno di sinistra, per fortuna siamo in disaccordo: non possiamo dire che siccome c'è crescita economica, allora deve esserci ancora consumo di suolo; non possiamo, come ha detto prima Dalla Pozza, quando ci troviamo di fronte alla siccità, dire: "Ma cosa è successo?" e poi dare la VAS per l'acqua Vera a San Giorgio in Bosco, altri 43.000 metri di capannoni.
Dobbiamo avere il coraggio di uscire da un modello di sviluppo fatto di case, strade, autostrade, capannoni, case, strade, autostrade, capannoni, perché quelle risorse sono fondamentali e indispensabili. Se adesso parliamo di siccità, dobbiamo avere il coraggio di dire che il consumo di suolo è un problema per la siccità, perché è ovvio che più il suolo è consumato, più l'acqua finisce poi a mare e le falde calano. Le falde stanno calando da anni, lo dice Altissimo, che è uno dei più grandi esperti.
Collega De Berti, vedo che ha il gessato oggi, collega De Berti. Anche la collega De Berti fa un discorso che, se non ho capito male, dice questo, cioè la collega De Berti dice – dopo casomai mi dirà se ho capito male – che noi abbiamo sbagliato, perché abbiamo affermato che nel 2017, quando l'opera si ferma perché il Consorzio SIS non può più accedere alle banche, perché probabilmente immagino che le banche abbiano fatto dei conti, abbiano detto: con quei flussi traffico non sta in piedi l'opera... La collega De Berti dice: non è lì che si decide di prendersi il rischio in carico alla Regione, ma era precedentemente il 2009. Bene. L'errore non l'ha fatto il centrodestra a guida Lega, lo ha fatto il centrodestra a guida Forza Italia. Però io credo che questo sia un errore fatto e incredibile, perché qual è il senso del project se mi assumo il rischio? Cioè io sono contro tutti i project.
Se andiamo avanti facciamo un ragionamento; non possiamo dire che questi project, non solo questi, io penso al project di Santorso che mi sto studiando, al project di Mestre, al project di Schiavonia (quelli li conosco poco, quello di Santorso lo conosco bene), quello sulla Pedemontana, da quello che condivide la Corte dei conti, siano stati un errore politico, perché in fondo, alla fine, se io ho un'opera che costa 2 miliardi e poi trasferisce al privato 12 miliardi vuol dire che questo project è stato uno spreco di denaro pubblico, cioè un trasferimento di denaro dalle tasse dei cittadini al privato. Andate a leggervi il project di Santorso. Un piccolo gruppo fa il suo lavoro in sanità, presta 62 milioni per un'opera di 120, adesso noi per 24 anni gli diamo 5 o 6 milioni, adesso siamo arrivati a 6 solo di afflitto di ospedale, più per anni ci hanno affittato i macchinari, cioè 11-12 milioni all'anno per avere 60 milioni per 24 anni. Questo è strozzinaggio.
Usciamo da questa fase storica e chiediamoci anche appunto se è giusto che le opere pubbliche le faccia il pubblico. Le opere pubbliche le deve fare il pubblico. Viviamo adesso in una Regione dove questa autostrada per 39 anni sarà dei privati, viviamo in una Regione dove il mio ospedale pubblico non è pubblico perché è di proprietà dei privati per 24 anni e mettiamo in moto un meccanismo che nasce da un racconto sbagliato. Io non condivido il fatto che meno tasse significhi meno sviluppo. È la storia che nasce con il Presidente Reagan, le famose trickle-down, così poi sgocciola ai poveri. In realtà, la metafora era dell'alta marea: se si arricchisce il ricco, si alza la marea, si alzano gli yacht ma anche i barchini. In realtà, la storia ci ha insegnato che i barchini hanno fatto naufragio. Gli yacht si sono alzati e i barchini hanno fatto naufragio.
Io quindi credo che vada ripensato intanto in qualche modo il patto sociale, perché se noi non facciamo in modo che chi ha di più dia di più, noi facciamo pagare delle tasse occulte alla gente comune. È chiaro che noi paghiamo più degli altri nel privato perché non abbiamo l'addizionale IRPEF. Alla fine arrivi lì. Perché il Veneto paga di più degli altri nel privato? Perché gli altri possono, hanno più risorse.
Poi facciamo una riflessione a livello nazionale, perché io credo che nella priorità sia necessario trovare più risorse nella sanità pubblica. C'è adesso un progetto di legge della CGIL che dice che dobbiamo arrivare almeno alla media del 7,5. Poi abbandoniamo questa idea, anche questa privatistica, dei project.

PRESIDENTE

Grazie, Consigliere.
Consigliere Corazzari, prego.

Cristiano CORAZZARI (Lega – Liga Veneta)

Grazie, Presidente.
Ho ascoltato con grande piacere e interesse fino ad ora questo dibattito, che mi ha toccato su diversi aspetti perché, bene o male, abbiamo parlato di Olimpiadi, di infrastrutture, di tematiche legate alla pianificazione territoriale. Io ho avuto l'opportunità di condividere le scelte con l'Amministrazione dell'allora Presidente Zaia. In particolare, vorrei fare un breve approfondimento sulla tematica del consumo del suolo.
In tutti gli anni che ho fatto da Assessore puntualmente, in sede di DEFR e in sede di manovra di bilancio, il tema del consumo di suolo ricorreva come uno dei cavalli di battaglia delle opposizioni e naturalmente ci dovevamo confrontare con il dato di un Veneto che era ed è una delle Regioni che ha visto la maggiore percentuale di suolo consumato. Oggi vediamo che secondo il Rapporto ISPRA 2025, riferito ai dati del 2024, abbiamo un consumo del suolo regionale pari all'11,86% del nostro territorio, un dato inferiore solo a quello della Regione Lombardia, poi ci sono la Regione Emilia-Romagna e altre Regioni vicine. Comunque, il dato è consolidato ed ereditato dalla conformazione della nostra Regione, l'eredità di uno sviluppo economico, produttivo e insediativo che si è consolidato e sedimentato nel corso di molti decenni, nella famosa fase di grande sviluppo dal dopoguerra ad oggi. Prima è stato citato il tema casa, area industriale, capannone e quant'altro, aspetti tipici della nostra Regione. Forse in altre Regioni che hanno dati economici simili ai nostri c'erano altre forme di sviluppo maggiormente pianificate.
C'è da dire che il dato significativo che andrebbe posto al centro della discussione è quello della dinamica attuale, ovvero sono riusciti gli interventi normativi svolti a invertire una tendenza? Qual è l'attuale dinamica annuale dello sviluppo del consumo di suolo in questa Regione? Ebbene, tra il 2016 e il 2017, dunque ancora prima che intervenisse la legge n. 14 del 2017 e che questa potesse cominciare a dispiegare i propri effetti, in Veneto avevamo un consumo annuo di oltre 1.090 ettari annui, ponendoci ai vertici di categoria. Nel periodo dal 2023 al 2024 questo dato è sceso di circa il 40% rispetto a quel livello, attestandoci attualmente a 655 ettari annui. Possiamo guardare altre Regioni che hanno dati simili ai nostri e una conformazione urbanistica simile: la Lombardia si attesta a 768 ettari e la stessa Emilia-Romagna ci supera ampiamente con 870 ettari. Questi sono dati ISPRA.
La nostra è una Regione che consuma suolo per le motivazioni che sono state ben esposte, ovvero è una Regione dinamica, che guarda al futuro e che vuole continuare a crescere, però c'è una tendenza diametralmente invertita rispetto al passato. Infatti, la nostra Regione, grazie agli interventi normativi che sono stati fatti, ha invertito questa tendenza. In particolare, proprio l'Emilia-Romagna nel 2024 ha registrato il maggior consumo di suolo lordo regionale in Italia: superiore a 1.000 ettari.
Questa inversione di tendenza non è casuale, ma è il risultato della riforma legislativa che abbiamo posto in essere. La legge n. 14 del 2017 aveva introdotto una disciplina organica per una riduzione progressiva e controllata del consumo del suolo, non ideologica, come avrebbe voluto l'opposizione. L'obiettivo era quello di raggiungere il target europeo dell'azzeramento del consumo di suolo netto al 2050. Netto significa un saldo tra ciò che viene costruito e ciò che viene liberato di spazio in termini di rinaturalizzazione. La legge stabilisce che l'utilizzazione del nuovo suolo debba risultare solamente una soluzione residuale, ovvero si consuma suolo quando non vi sono alternative.
È chiaro che, quando abbiamo cominciato a lavorare su questa legge insieme al Consiglio e alla Commissione, ci siamo trovati, a seguito di un monitoraggio svolto con tutti gli Enti locali, innanzi a un quadro che era stato costruito come un abito sartoriale su quella che era l'idea del Veneto di venti o trenta anni fa. Se vi ricordate, pensando al Veneto, Regione di oltre cinque milioni di abitanti, avevamo un Piano Casa in pieno sviluppo e avevamo uno sviluppo urbanistico che trovava nell'espansione delle aree artigianali, industriali, abitative e residenziali il modello di riferimento. Nel 2017 i Piani comunali contemplavano complessivamente oltre 21.300 ettari di possibile nuova trasformazione. Questa era la strategia rispetto alla quale i Comuni, parliamo di Comuni di centrodestra e di centrosinistra, di ogni colore, avevano una potenzialità pianificatoria ed edificatoria di oltre 21.300 ettari. Il limite massimo inizialmente assegnato come Regione è stato subito ridotto a 12.800 ettari, tagliando, dunque, di circa la metà la potenzialità di consumo di suolo che vi era negli strumenti dei Comuni. Poi, attraverso adeguamenti successivi, questo è sceso addirittura a 9.300 ettari. Considerando anche la riserva regionale, la previsione complessiva al 2050 è oggi inferiore ai 9.500 ettari, quindi meno della metà delle possibilità edificatorie che risultavano programmate nel 2017.
Noi abbiamo fatto tutto questo. Forse non l'abbiamo rivendicato abbastanza, ma l'abbiamo fatto, e non perché volessimo bloccare uno sviluppo, in quanto la nostra visione è diametralmente opposta, ma perché erano cambiate le condizioni del Veneto, era cambiato il modello di sviluppo economico e il modello di sviluppo demografico. In particolare, quest'ultimo vede oggi una popolazione della nostra Regione sostanzialmente stabile, con alcune Province che vedono, invece, un sensibile decremento demografico. Parlo da polesano: il Polesine ormai ha una dinamica di decremento demografico drammatica già da molti, molti anni.
A questa disciplina del consumo del suolo si è affiancata la legge "Veneto 2050", che non è altro che la stabilizzazione di quel Piano Casa che reiteravamo di anno in anno e che ha spostato l'attenzione dall'espansione alla rigenerazione, alla demolizione degli edifici incongrui, al recupero delle aree degradate, alla riqualificazione energetica e sismica del patrimonio esistente, ai crediti edilizi da rinaturalizzazione e alla preferenza per il riuso degli immobili già costruiti. Il collega Calzavara, che allora era Presidente della Commissione, parlava di densificazione urbana.
Noi, quindi, non ci siamo limitati a imporre dei divieti o non abbiamo immaginato un mondo bucolico e immaginifico che tagliasse le prospettive e le dinamiche di sviluppo, ma abbiamo voluto governare questo fenomeno. A tale scopo abbiamo costruito degli strumenti che fossero a favore dei Comuni, dei cittadini e delle imprese, affinché diventasse economicamente più conveniente recuperare ciò che già esiste anziché costruire su nuove aree.
Aggiungo che il suolo consumato va misurato con cognizione e non esiste consumo di suolo uguale ad altro consumo di suolo. Dobbiamo essere chiari su questo punto. Un conto è una lottizzazione residenziale in un territorio nel quale insistono migliaia di abitazioni inutilizzate. Sappiamo che abbiamo sommariamente e indicativamente 500.000 alloggi sfitti nella nostra Regione. Un conto, invece, è consumare suolo per un'infrastruttura ferroviaria, per una necessità di sicurezza, per un'opera idraulica, per un'infrastruttura strategica, per un ospedale. Tutte cose che stiamo facendo, che sono state fatte e che hanno consumato suolo. L'esempio più importante è la Pedemontana, la più grande opera pubblica viaria italiana, che è completamente nel territorio regionale e che ha consumato suolo. Sì, ma lo rivendichiamo questo suolo consumato.
Dobbiamo evidenziare come la vera scelta responsabile non sia bloccare indistintamente ogni investimento ma concentrare lo sviluppo nelle aree già urbanizzate, recuperare gli spazi dismessi e proteggere il terreno agricolo dai continui attacchi che subisce.
Il consumo del suolo si presenta sotto varie forme. Agli amici convinti sostenitori delle energie rinnovabili ricordo che anche il fotovoltaico a terra viene computato come consumo del suolo. Abbiamo ogni anno centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo che vengono coperti da pannelli fotovoltaici. Il consumo del suolo viene computato da ISPRA come consumo reversibile per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, mentre ‒ guarda caso ‒ non viene computato per gli impianti agrovoltaici. Questo è un criterio che si è dato ISPRA, però impianti agrivoltaici di decine, decine e decine di ettari, come ne abbiamo nel Polesine e lo possiamo testimoniare, modificano fortemente il paesaggio e il territorio, anche da un punto di vista delle ricadute per chi vive su quel territorio in termini, per esempio, di clima, e non solo da un punto di vista della bellezza paesaggistica.
Posso dire che noi portiamo un'eredità storica, che è un'eredità di una elevata urbanizzazione, e su questo tema bisognerà continuare a lavorare fortemente. L'assessore Zecchinato sicuramente sarà uno degli autori della prosecuzione di questo percorso. Non si può dire che siamo soddisfatti di vedere invertita questa tendenza e di avere, però, ancora dei numeri così importanti, ma dobbiamo rivendicare il risultato che abbiamo raggiunto e che ci ha visti, invece, fortemente criticati negli anni scorsi, perché ancora non si vedevano i risultati di questa scelta, di questa inversione di tendenza. Il Veneto, negli ultimi anni, ha approvato discipline regionali che sono state capaci di più che dimezzare le potenzialità edificatorie e programmate nei Comuni e di ridurre sensibilmente il consumo netto rispetto ai livelli precedenti alla riforma. Quali altre Regioni hanno ottenuto questi risultati? Andate a vedervi il confronto con le altre Regioni, compresa l'Emilia-Romagna, e vedrete che i dati del Veneto sono i dati di riferimento.
È chiaro che anche nella nostra legge abbiamo individuato il suolo come un patrimonio e come un valore da lasciare alle generazioni future. Il modello che ci dovremo dare per il futuro sarà sicuramente un modello nuovo, diverso, anche più flessibile e capace di vedere un utilizzo del suolo che vada incontro alle esigenze derivanti, per esempio, dal cambiamento climatico e dalle continue emergenze che ci troviamo ad affrontare. Dobbiamo valutare seriamente il tema delle infrastrutture verdi, che possono essere una risposta, e il tema del migliore utilizzo del suolo, e su questo sono certo che questa legislatura farà la sua parte. Ma soprattutto dovremo dotarci di strumenti capaci di contemperare la cura del paesaggio e del territorio e il valore del nostro suolo con un modello di sviluppo che il Veneto ha sempre dimostrato di saper adattare alle esigenze del tempo in cui vive.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Corazzari.
Consigliera Sambo, prego, a lei la parola.

Monica SAMBO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Abbiamo assistito, durante il dibattito, a un'autodifesa della ex Giunta Zaia ma, contestualmente, a un'assenza quasi totale del "nuovo corso" della Giunta Stefani. Non condivido nulla della gestione precedente, però mi sembra quantomeno ingrato ‒ adesso vedo che il collega Borgia, per fortuna, ha chiesto di intervenire ‒ da parte della nuova maggioranza non intervenire, anche perché ricordo che tutta la campagna elettorale che è stata fatta – sono parole del Presidente Stefani – puntava alla continuità rispetto all'era Zaia. Quindi, quantomeno è ingeneroso e ingrato, pur non condividendo niente dal punto di vista politico. D'altra parte, non condivido nemmeno le osservazioni fatte prima, a microfono e fuori microfono, rispetto a una presunta luna di miele, a una presunta mancanza di confronto e a una presunta accettazione o valorizzazione di temi fondamentali, come quelli del sociale.
Sicuramente con il nuovo corso sono state accolte e accettate alcune proposte ‒ speriamo che avvenga presto anche in Aula ‒ che il Partito Democratico ha portato avanti almeno negli ultimi dieci anni di Consiglio regionale. Penso alla proposta della collega Luisetto sui caregiver o a quella dello psicologo di base, su cui mi pare ci sia una certa condivisione. Ma non perché ci sia una luna di miele, badate bene, ma perché è evidente che il modello di sviluppo veneto o, in generale, di sviluppo della destra ha fallito. Questo ce lo dicono anche i dati economici. Alcuni sono già stati ricordati, ma io voglio ricordare gli ultimi di giugno della Banca d'Italia, che ci dicono quanto anche questa Regione sia in sofferenza. Allora, è evidente che alcune proposte sociali, che sappiamo benissimo che dal punto di vista economico incidono anche sull'economia, adesso vengono accolte, per fortuna direi. Quindi, nessuna luna di miele, ma semplicemente l'accettazione che un modello di sviluppo che non guarda all'ambiente, che non guarda al sociale, che non guarda alle donne evidentemente è un modello di sviluppo destinato, nei numeri e nei conti, a fallire.
Speriamo che l'accettazione di alcune delle nostre proposte avvenga anche in merito ad altri temi fondamentali per la Regione del Veneto, e ne cito solo alcuni. Innanzitutto l'emergenza casa. Non è che siamo affezionati all'Emilia-Romagna, ma tanto per fare un esempio, adesso si investono, per fortuna, 50 milioni di euro, ma sappiamo che rispetto all'emergenza casa nel Veneto sono briciole, anche perché sappiamo che solo 50 milioni vanno all'ERP, rispetto ad altre Regioni, come l'Emilia-Romagna, che investono 300 milioni. Quindi, abbiamo uno spartiacque importante. Ricordo che sono 13.000 i veneti in attesa di una casa e 8.000 le case sfitte solo per quanto riguarda le case di proprietà di ATER, con un incremento dal 19 al 23% delle case sfitte di proprietà di ATER dal 2022 al 2024 o 2025.
È evidente che questo modello veneto e questo modello d'investimento hanno penalizzato soprattutto chi è in difficoltà, chi è nell'emergenza. Parliamo tanto della questione relativa alla natalità, al fatto che i giovani se ne vanno, allo spopolamento, ma i dati ci dicono che su questo in questi anni non è stato investito nulla e non si sta ancora, in questi primi mesi di "nuovo" Governo nella continuità, investendo abbastanza.
Case di riposo. Anche qui continuano i dati allarmanti. Riprendo alcune parole della collega Luisetto che oggi leggevo sui giornali: "la cura continua a essere trattata come una cosa privata". Ed è vero. Sono più di 9.000 i veneti ‒ dato assunto a seguito di un accesso agli atti che abbiamo fatto ‒ in attesa, ogni anno, di una impegnativa di residenzialità. Inoltre, sappiamo che la permanenza dei nostri anziani all'interno delle case di riposo è molto bassa, considerato che sono soggetti fragili, fragilissimi, che trascorrono gli ultimi mesi della loro vita. Ma c'è un dato ancora più allarmante. Questi sono solo la punta dell'iceberg. Sono 348.000 gli anziani non autosufficienti in Veneto. Quindi, nelle RSA e nelle case di riposo ci stiamo occupando di una parte estremamente minima rispetto a quello che, invece, è il problema generale.
Sanità. Anche qui, continuate a raccontare una sanità che, purtroppo, in Veneto non esiste. Abbiamo certamente delle eccellenze, abbiamo personale super-qualificato, che nel periodo Covid ma anche nel periodo post-Covid ha dato tutto e continua a dare tutto, anche di fronte alle gravissime carenze presenti all'interno delle strutture territoriali e ospedaliere. Questo lo stiamo vedendo con i colleghi del Partito Democratico con il nostro tour nelle case della comunità del Veneto, ma che possiamo tranquillamente vedere anche all'interno degli ospedali. Continueremo ad ascoltare operatori, pazienti e cittadini. Sicuramente, come ha consigliato anche il consigliere Montanariello, andremo a intervistare, come stiamo già facendo, i nostri concittadini alle case di comunità e al CUP. Ma intanto vorrei leggervi alcuni commenti di cittadini rispetto alle nostre denunce. Lorella: "Per una visita oculistica di controllo ho chiamato più volte: nessun posto. Ho parlato con l'URP, mi hanno chiamato e, anziché farmi una visita specialistica, mi hanno fatto un esame della vista. Una vergogna". Andiamo avanti. Maria Teresa: "Sono in attesa di visita dermatologica da mesi: nessuno ha richiamato". Poi, Luigia: "Sono in attesa di visita urologica dal 18 giugno, priorità entro un mese, dopo un mese richiamo: nessun posto disponibile, rimessa in lista d'attesa". Loretta: "Io avevo la prescrizione di una risonanza alla spalla a trenta giorni: nessun posto. Arriva la prenotazione a sessanta giorni, sostanzialmente, ho richiamato il centro unico di prenotazione, risposta: non ci sono posti prima, se vuole può disdire l'appuntamento che le abbiamo dato, oppure verificare nel privato". Privato da 430 a 460 euro. Potrei continuare per ore, ne avevo ricopiati tanti. Se questa è l'eccellenza della sanità veneta, evidentemente non ci siamo.
Soprattutto non possiamo continuare a prenderci in giro...

PRESIDENTE

Colleghi, non è finita la seduta. Stiamo andando avanti con la discussione.
Prego, collega.

Monica SAMBO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Non possiamo continuare, quindi, a raccontarci di una sanità veneta eccellente quando, in realtà, di eccellente abbiamo certamente gli operatori sanitari e i medici all'interno dei nostri ospedali e dei nostri sistemi territoriali, ma dove accade questo, accade quello che vi ho descritto. Ma quali sono le due conseguenze? O ci si rivolge al privato, chi se lo può permettere. Ricordiamo che i dati veneti sono fra i peggiori in Italia, con 4 miliardi di euro di tasca propria spesi nel privato da parte dei nostri cittadini e con una spesa pro capite altissima, appunto, per ogni cittadino veneto. Oppure, cosa ancora peggiore, chi non se lo può permettere evidentemente non si cura. Questa è la situazione di molti cittadini veneti, che poi non rientrano nei conteggi delle nostre liste d'attesa che, invece, sembrano magicamente risolte. Per di più, anche rispetto alla questione relativa alle liste d'attesa vediamo come sempre di più in questi anni si continui a finanziare il privato convenzionato, invece che finanziare il pubblico.
Il rendiconto oggi in discussione ci restituisce un quadro degli equilibri finanziari della Regione e ci dice come sono state gestite le risorse, certifica la solidità dei conti e misura la capacità amministrativa dell'Ente. Ma, evidentemente, da quello che ho descritto, probabilmente la capacità amministrativa di dare servizi non c'è o, comunque, c'è solo in parte. Ma il rendiconto dovrebbe anche dirci quali sono e come stanno gli equilibri sociali del Veneto. È qui che si misura la qualità dell'azione pubblica. Infatti, c'è un'altra questione che è stata affrontata nelle discussioni precedenti e anche oggi, seppur poco fino ad ora, che è la questione relativa all'occupazione femminile. Da questo punto di vista l'occupazione femminile all'interno del Veneto è preoccupante. Sappiamo che c'è un divario di più del 15% della sottoccupazione femminile e sappiamo anche che aumenta esponenzialmente il cosiddetto "part-time involontario". Ma anche su questo nel rendiconto e nelle nuove azioni messe in atto in questi mesi non vediamo nulla.
Accanto a questo c'è un altro dato, quello relativo agli investimenti, in particolare nei servizi. Alcuni li ho ricordati, penso, ad esempio, alla cura della persona e alle RSA. Sappiamo benissimo che tutte le persone che non stanno in RSA, tutte le persone che non hanno servizi di cura sono a carico delle famiglie. A tal riguardo richiamo, ma lo sappiamo benissimo, il tema dei caregiver, che abbiamo segnalato e che è stato espresso molto bene dai colleghi: il lavoro di cura grava spesso solo sulle donne. Ma c'è un altro tema fondamentale, che è quello relativo agli asili nido e alle scuole dell'infanzia. Il Veneto si attesta tra le peggiori realtà d'Italia non tanto sul dato generale quanto sul dato degli asili pubblici, perché noi abbiamo dodici posti su cento negli asili pubblici. Ciò vuol dire che ottantotto bambini nel Veneto non possono accedere, secondo gli ultimi dati, a un asilo pubblico. È vero, trentatré possono accedere ad asili pubblici o privati, però sappiamo che nel privato le rette sono esponenziali. Anche su questo vi è stata continuità da parte di questa nuova Amministrazione nel non voler investire sull'aiuto alle famiglie, in particolare sulla questione relativa alle rette.
Sappiamo che c'è il bonus, ma questo bonus non solo non riguarda tutti ma soprattutto è insufficiente, perché di fatto le domande sono molte di più rispetto alle risorse che abbiamo messo in atto. Allora, anche nell'ultimo bilancio avevamo detto: sapendo già dai precedenti bilanci che le risorse non sono sufficienti, aumentiamolo, perché quello è uno dei dati che incidono in modo diretto sulla questione del lavoro delle donne. Sappiamo, infatti, che meno servizi ci sono e meno le donne hanno la possibilità di continuare a lavorare, perché sono sempre quelle che rimangono a casa.
Questo non lo diciamo solamente noi, ma lo dice anche, per di più, l'Università Ca' Foscari, che accerta anche una cosa: un aspetto positivo emerso dai dati recenti è che il Veneto ha finalmente raggiunto un livello minimo di copertura di posti autorizzati nei servizi educativi, però l'incremento della percentuale dei posti negli ultimi anni in Veneto e in generale in Italia è stato più il frutto del calo della popolazione che delle risorse investite. Quindi, non è che abbiamo investito di più. Consideriamo che c'è anche stato il PNRR, e per fortuna che c'è stato, e qualche fondo l'abbiamo utilizzato. Questo lo dice una ricerca dell'Università Ca' Foscari, che fa chiaramente riferimento al fatto che il Veneto non ha investito di più, semplicemente ci sono meno nascite, quindi i parametri si sono un po' aggiustati. Considerando che dovremmo arrivare a quarantacinque posti su cento entro il 2030, mi sembra, dato che abbiamo già speso tutti i soldi del PNRR, un traguardo per ora, per le risorse investite, irraggiungibile o, comunque, piuttosto complicato da raggiungere.
Perché ho fatto tutto questo ragionamento? Perché una Regione nella quale le donne non sono libere di lavorare, di avere figli senza essere penalizzate, di conciliare i tempi di vita e di cura e di vivere senza violenza, che è uno degli altri dati, ovviamente, di cui tratteremo nei prossimi giorni, è una Regione che non garantisce più i diritti e soprattutto è una Regione che non riesce a costruire un proprio futuro. Evidentemente, da questo rendiconto abbiamo la conferma che la Regione del Veneto non sta costruendo il proprio futuro e anche, dai primi atti che vediamo di questa nuova Amministrazione, in continuità a quella precedente, non sta investendo nel futuro.
Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Abbiamo raggiunto l'orario limite stabilito in Capigruppo, ovvero le ore 18, per cui per non allungare ulteriormente i tempi riprendiamo domani dai capigruppo Barbisan e Borgia.
Vi ricordo che alle ore 9.45 è convocata la Conferenza dei Capigruppo e alle ore 10 il Consiglio.
Buona serata a tutti voi.
La Seduta termina alle ore 18.03
Il Consigliere segretario
Jacopo MALTAURO

Il Presidente
Francesco RUCCO
Resoconto stenotipico a cura di:
Cedat 85
Revisione e coordinamento testo a cura di:
COREVE
Elaborazione testo a cura di:
COREVE
Verbale n. 21 - 12^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 21
LUNEDì 27 LUGLIO 2026


PRESIDENZA
PRESIDENTE LUCA ZAIA
VICEPRESIDENTE FRANCESCO RUCCO

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITÀ ASSEMBLEA

INDICE

Processo verbale della 21ª seduta pubblica – lunedì 27 luglio 2026
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, secondo le modalità ordinarie.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 14334 del 22 luglio 2026.

Assume la presidenza il presidente Luca Zaia.

Assume le funzioni di consigliere segretario la consigliera Anna Maria BIGON.

La seduta inizia alle ore 10:08.

Punto 1) all'ordine del giorno

APPROVAZIONE DEI VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.

Il PRESIDENTE, poiché nessun consigliere chiede di fare osservazioni, dichiara che si intende approvato il processo verbale della 20ª seduta pubblica di martedì 14 luglio 2026.

Punto 2) all'ordine del giorno

COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.

Il PRESIDENTE comunica i congedi della consigliera Rossella CENDRON, del consigliere Matteo PRESSI e della consigliera Morena MARTINI.
In un momento successivo della seduta il PRESIDENTE comunica il congedo del presidente della Giunta regionale Alberto STEFANI, trasmesso in tempo utile.

I congedi sono concessi.

Punto 3) all'ordine del giorno

INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.

L'elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all'ordine del giorno ai sensi dell'articolo 114, comma 3, del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , è dato per letto.

Punto 4) all'ordine del giorno

RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE.

Interrogazione a risposta immediata n. 44 del 1 giugno 2026, presentata dai consiglieri Luisetto, Dalla Pozza, Manildo, Bigon, Del Bianco, Galeano, Micalizzi, Montanariello, Sambo, Trevisi, Cunegato e Cendron, relativa a: "Le aziende ULSS vicentine assegnano personale ospedaliero alle Case della comunità: la Giunta regionale chiarisca se è una scelta delle singole ULSS o se una pratica destinata a diffondersi in tutta la regione" .

Illustra l'interrogazione la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico).

Risponde per la Giunta regionale l'assessore Filippo GIACINTI, in sostituzione dell'assessore Gino GEROSA, competente per materia.

Replica la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico).

Interrogazione a risposta orale n. 1 del 23 giugno 2026, presentata dal consigliere Rocco, relativa a: "Azioni di supporto alle emittenti radiofoniche venete in onde medie".

Illustra l'interrogazione il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente).

Risponde per la Giunta regionale l'assessore Filippo GIACINTI.

Replica il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente).

Punto 5) all'ordine del giorno

INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA ISCRITTE ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ARTICOLO 111, COMMA 4, DEL REGOLAMENTO.

L'elenco delle interrogazioni a risposta scritta per le quali sono decorsi i termini di cui all'articolo 111, comma 3, del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , di cui è stato richiesto l'inserimento ai sensi del comma 4 del medesimo articolo, è dato per letto.

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Il PRESIDENTE propone di unificare le relazioni per i punti n. 6 e n. 7 all'ordine del giorno.

L'aula non manifesta contrarietà alla proposta del Presidente e si procede dunque alla relazione unica per i punti all'ordine del giorno specificati.

Punti nn. 6 e 7) all'ordine del giorno

RENDICONTO DELLA GESTIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025 DEL CONSIGLIO REGIONALE (proposta di deliberazione amministrativa n. 11). Approvato (deliberazione amministrativa n. 173 del 27 luglio 2026).

e

APPLICAZIONE DELLA PARTE DISPONIBILE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE, A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO DELLA GESTIONE DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025 E VARIAZIONI AL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO 2026-2027-2028 DEL CONSIGLIO REGIONALE (proposta di deliberazione amministrativa n. 13). Approvato (deliberazione amministrativa n. 175 del 27 luglio 2026)

Interviene il consigliere Andrea MICALIZZI (Partito Democratico) che, per conto dell'Ufficio di Presidenza, svolge la relazione illustrativa unica per i due punti in oggetto.

Si apre la fase di discussione generale.

Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.

Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione generale.

Interviene il consigliere Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta) sull'ordine dei lavori per chiedere la sospensione della seduta per dieci minuti per favorire il confronto politico tra i gruppi consiliari.

Il PRESIDENTE propone di sospendere la seduta dopo la votazione del punto n. 6 all'ordine del giorno.

Interviene sull'ordine dei lavori il consigliere Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta), che esprime consenso alla proposta del presidente.

Il PRESIDENTE, al termine degli interventi in discussione generale e in assenza di dichiarazioni di voto, pone in votazione con il sistema elettronico in modalità telematica la proposta di deliberazione amministrativa n. 11. Il Consiglio approva.

Il consigliere Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) comunica di non aver proceduto all'espressione del voto e dichiara che la propria intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.

Il PRESIDENTE dispone la sospensione della seduta.

La seduta è sospesa alle ore 10:40.

La seduta riprende alle ore 11:12.

Prosegue alla presidenza il presidente Luca ZAIA.

Il PRESIDENTE apre la discussione generale sul punto n. 7 all'ordine del giorno.
Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.

Interviene il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) in discussione generale.

Al termine degli interventi in fase di discussione generale, si procede con la trattazione dell'ordine del giorno presentato.

Ordine del giorno n. D0001 presentato dai consiglieri Barbisan, Manildo, Szumski, Cunegato, Bozza, Borgia, Rocco, Pasqualon, Flavio Baldan e Brescacin relativo a "DESTINAZIONE DELL'AVANZO DI AMMINISTRAZIONE DISPONIBILE DEL RENDICONTO 2025 DEL CONSIGLIO REGIONALE" IN OCCASIONE DELL'ESAME DELLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE AMMINISTRATIVA RELATIVA A "APPLICAZIONE DELLA PARTE DISPONIBILE DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE, A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL RENDICONTO DELLA GESTIONE DELL'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025 E VARIAZIONI AL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO 2026-2027-2028 DEL CONSIGLIO REGIONALE.". Approvato (deliberazione amministrativa n. 174 del 27 luglio 2026).


Illustra l'ordine del giorno il consigliere Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta).

Interviene in dichiarazione di voto la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Claudio BORGIA (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski Resistere Veneto).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Giovanni MANILDO (Partito Democratico).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente).

Interviene in dichiarazione di voto il consigliere Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle).

Il PRESIDENTE pone in votazione con il sistema elettronico in modalità telematica l'ordine del giorno n. D0001. Il Consiglio approva.

La consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) comunica di non aver proceduto all'espressione del voto e dichiara che la propria intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Il PRESIDENTE ne prende atto e dispone che la dichiarazione sia riportata a verbale.

Al termine della trattazione dell'ordine del giorno, in assenza di dichiarazioni di voto finali sulla proposta di deliberazione amministrativa n. 13 si procede alla votazione finale del provvedimento.

Il PRESIDENTE pone in votazione, con il sistema elettronico in modalità telematica, la proposta di deliberazione amministrativa n. 13. Il Consiglio approva.

Punto 8) all'ordine del giorno

DISEGNO DI LEGGE RELATIVO A "RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2025" (Progetto di legge n. 70). INIZIO SVOLGIMENTO.

Il consigliere Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente) svolge la relazione di maggioranza per conto della Prima Commissione consiliare.

Il consigliere Paolo GALEANO (Partito Democratico) svolge la relazione di minoranza per conto della Prima Commissione consiliare.

Si apre la fase di discussione generale.

Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.

Nel corso dell'intervento della consigliera Elena Ostanel assume le funzioni di consigliere segretario il consigliere Jacopo MALTAURO.

Il PRESIDENTE, presa visione dell'elenco degli iscritti a parlare, comunica di procedere all'alternanza tra oratori favorevoli e contrari.

Interviene la consigliera Silvia CALLIGARO (Fratelli d'Italia – Giorgia Meloni) in discussione generale.

Interviene la consigliera Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra) per fatto personale in risposta alla consigliera Silvia CALLIGARO precisando quanto affermato nel corso del proprio precedente intervento.

Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.

Il PRESIDENTE dispone la sospensione della seduta per una pausa dei lavori consiliari.

La seduta è sospesa alle ore 12:52.

La seduta riprende alle ore 14:35.

Alla ripresa assume la presidenza il vicepresidente Francesco RUCCO.

Interviene la consigliera Chiara LUISETTO (Partito Democratico) in discussione generale.

Interviene il consigliere Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico) in discussione generale.

Interviene il consigliere Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti in Azione – Uniti per Manildo Presidente) in discussione generale.

Interviene il consigliere Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle) in discussione generale.

Interviene il consigliere Riccardo SZUMSKI (Szumski Resistere Veneto) in discussione generale.

Interviene il consigliere Francesco CALZAVARA (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.

Interviene la consigliera Elisa DE BERTI (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.

Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) in discussione generale.

Interviene la consigliera Elisa DE BERTI (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.

Interviene il consigliere Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico) per fatto personale per replicare a quanto affermato dalla consigliera De Berti nel suo precedente intervento.

Interviene il consigliere Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico) in discussione generale.

Il PRESIDENTE aggiorna il Consiglio sull'organizzazione dei lavori.

Interviene il consigliere Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico) sull'ordine dei lavori per chiedere informazioni sull'eventuale sospensione o prosecuzione dei lavori nel corso della discussione generale.

Il PRESIDENTE risponde alla richiesta formulata dal consigliere Antonio Marco Dalla Pozza sull'ordine dei lavori.

Interviene il consigliere Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra) in discussione generale.

Interviene il consigliere Cristiano CORAZZARI (Lega – Liga Veneta) in discussione generale.

Interviene la consigliera Monica SAMBO (Partito Democratico) in discussione generale.

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Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.

Il Consiglio regionale è convocato per martedì 28 luglio 2026 per la prosecuzione della trattazione del disegno di legge n.70.

La seduta termina alle ore 18:03.

Votazioni ai sensi dell'articolo 50, comma 4, dello Statuto.



Votazione aperta per il punto:
PDA n. 11 Rendiconto della gestione per l'esercizio finanziario 2025 del Consiglio regionale
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 40
Votanti: 40
Favorevoli: 38
Contrari: 0
Astenuti: 2
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Vianello Roberta, Zaia Luca

Votanti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Vianello Roberta, Zaia Luca

Assenti:
Borgia Claudio, Cendron Rossella, Maltauro Jacopo, Marcon Stefano, Martini Morena, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Pressi Matteo, Rigo Filippo, Stefani Alberto, Valdegamberi Stefano

Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE

Favorevoli:
Baldan Flavio, Baldan Matteo, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Vianello Roberta, Zaia Luca

Contrari:
NESSUN CONTRARIO

Astenuti:
Lovat Davide, Szumski Riccardo
Si dà atto della dichiarazione del consigliere Claudio Borgia che afferma di non aver proceduto all'espressione del voto, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata favorevole.
Votazione aperta per il punto:
PDA n. 13 – ODG D01
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 44
Votanti: 44
Favorevoli: 44
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Votanti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Assenti:
Cendron Rossella, Maltauro Jacopo, Marcon Stefano, Martini Morena, Pressi Matteo, Sambo Monica, Stefani Alberto

Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE

Favorevoli:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Contrari:
NESSUN CONTRARIO

Astenuti:
NESSUN ASTENUTO
Si dà atto della dichiarazione della consigliera Monica Sambo che afferma di non aver proceduto all'espressione del voto, asserendo che l'intenzione di voto sarebbe stata favorevole.

Votazione aperta per il punto:
PDA n. 13 – VOTAZIONE FINALE
Effettuata la votazione si hanno i seguenti risultati:
Consiglieri presenti: 45
Votanti: 45
Favorevoli: 45
Contrari: 0
Astenuti: 0
Non Votanti: 0
Quorum: Semplice 1/2 + 1
Esito: Approvata
Presenti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Votanti:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Assenti:
Cendron Rossella, Maltauro Jacopo, Marcon Stefano, Martini Morena, Pressi Matteo, Stefani Alberto

Non Votanti:
NESSUN NON VOTANTE

Favorevoli:
Baldan Matteo, Baldan Flavio, Barbera Claudia, Barbisan Riccardo, Bedin Giorgia, Benetti Fabio, Besio Laura, Bevilacqua Alessia, Bigon Anna Maria, Borgia Claudio, Bozza Alberto, Brescacin Sonia, Calligaro Silvia, Calzavara Francesco, Conte Rosanna, Corazzari Cristiano, Cunegato Carlo, Dalla Pozza Antonio Marco, De Berti Elisa, Del Bianco Alessandro, Galeano Paolo, Lanzarin Manuela, Leso Anna, Lovat Davide, Luisetto Chiara, Manildo Giovanni, Marcato Roberto, Micalizzi Andrea, Montanariello Jonatan, Morosin Alessio, Mosco Eleonora, Ostanel Elena, Pasqualon Eric, Patron Mirko, Rigo Filippo, Rocco Nicolò Maria, Rucco Francesco, Sambo Monica, Soranzo Enoch, Szumski Riccardo, Tomaello Andrea, Trevisi Gianpaolo, Valdegamberi Stefano, Vianello Roberta, Zaia Luca

Contrari:
NESSUN CONTRARIO

Astenuti:
NESSUN ASTENUTO

Consiglieri presenti, in congedo o assenti

BALDAN Flavio
P
MALTAURO Jacopo
P
BALDAN Matteo
P
MANILDO Giovanni
P
BARBERA Claudia
P
MARCATO Roberto
P
BARBISAN Riccardo
P
MARCON Stefano
P
BEDIN Giorgia
P
MARTINI Morena
C
BENETTI Fabio
P
MICALIZZI Andrea
P
BESIO Laura
P
MONTANARIELLO Jonatan
P
BEVILACQUA Alessia
P
MOROSIN Alessio
P
BIGON Anna Maria
P
MOSCO Eleonora
P
BORGIA Claudio
P
OSTANEL Elena
P
BOZZA Alberto
P
PASQUALON Eric
P
BRESCACIN Sonia
P
PATRON Mirko
P
CALLIGARO Silvia
P
PRESSI Matteo
C
CALZAVARA Francesco
P
RIGO Filippo
P
CENDRON Rossella
C
ROCCO Nicolò Maria
P
CONTE Rosanna
P
RUCCO Francesco
P
CORAZZARI Cristiano
P
SAMBO Monica
P
CUNEGATO Carlo
P
SORANZO Enoch
P
DALLA POZZA Antonio Marco
P
STEFANI Alberto
C
DE BERTI Elisa
P
SZUMSKI Riccardo
P
DEL BIANCO Alessandro
P
TOMAELLO Andrea
P
GALEANO Paolo
P
TREVISI Gianpaolo
P
LANZARIN Manuela
P
VALDEGAMBERI Stefano
P
LESO Anna
P
VIANELLO Roberta
P
LOVAT Davide
P
ZAIA Luca
P
LUISETTO Chiara
P




IL CONSIGLIERE SEGRETARIO

f.to Jacopo MALTAURO


IL VICEPRESIDENTE

f.to Francesco RUCCO
P = presente; C = in congedo; A = assente.
N.B. Gli emendamenti sono conservati nel sistema documentale del Consiglio regionale.
Le segnalazioni sulle votazioni diverse da quelle previste dall'articolo 89 del Regolamento regionale 14 aprile 2015, n. 1 , sono menzionate nel verbale e nel resoconto, senza modificare il referto.