ResocontoVerbali

Seduta del consiglio regionale del 05/07/2005 n. 5

Resoconto n. 5 - 8^ legislatura
Resoconto 5a Seduta pubblica
Martedì, 5 luglio 2005
SOMMARIO
PUNTO
1



La Seduta inizia alle ore 10.57
Assume la Presidenza
Il Presidente Marino FINOZZI

PRESIDENTE

Diamo inizio alla 5a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'o.d.g. n. 6258 del 5 luglio 2005.

COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO



Richieste di congedo e comunicazioni assenze

Hanno comunicato congedo i Consiglieri:

CONTA Giancarlo
GALAN Giancarlo
GALLO Giovanni
SILVESTRIN Flavio
TESO Moreno

I congedi sono concessi.

Progetti di legge regionale

Sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio i seguenti progetti di legge:

n. 28 del 30 giugno 2005
Disegno di legge relativo a:
APPROVAZIONE DEL PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO (PRS), AI SENSI DELL'ART. 10 DELLA LR n. 35/2001

n. 29 dell'1 luglio 2005
Presentato dai Consiglieri Foggiato e Cancian
MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 30 GENNAIO 1997, n. 5 : TRATTAMENTO INDENNITARIO DEI CONSIGLIERI REGIONALI

n. 30 del 4 luglio 2005
Disegno di legge relativo a:
DISCIPLINA DEL REGIME DI DEROGA PREVISTO DALL'ART. 9 DELLA DIRETTIVA N. 79/409/CEE DEL CONSIGLIO DEL 2/4/1979 CONCERNENTE LA CONSERVAZIONE DEGLI UCCELLI SELVATICI, IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 3/10/2002, N. 221: INTEGRAZIONI ALLA LEGGE 11/2/1992, N. 157, IN MATERIA DI PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA E DI PRELIEVO VENATORIO, IN ATTUAZIONE DELL'ART. 9 DELLA DIRETTIVA COMUNITARIA N. 79/409/CEE. ADOZIONE

n. 31 del 4 luglio 2005
Disegno di legge relativo a:
INTERVENTI PER LA TUTELA, LA PROMOZIONE E LO SVILUPPO DELLA ZONA COSTIERA DEL VENETO E PER LA CREAZIONE DI ZONE DI TUTELA BIOLOGICA MARINA

Interrogazioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti interrogazioni:

a risposta scritta

n. 42 del 1 luglio 2005
Presentata dal Consigliere Zanon
LA GIUNTA INTERVENGA SUI GRAVI REATI DI PEDOFILIA E MERCATO DEI MINORI ACCADUTI A VERONA

a risposta immediata

n. 33 del 30 giugno 2005
Presentata dal Consigliere Michieletto
LA REGIONE INTERVENGA IMMEDIATAMENTE PER BLOCCARE L'INUTILE SPRECO DI ACQUA DEI POZZI DELLE ALTRI FONTI

a risposta orale

n. 5 del 30 giugno 2005
Presentata dal Consigliere Marchese
È NECESSARIO GARANTIRE I LIVELLI MINIMI DI VIVIBILITÀ DELL'OSPEDALE CIVILE DI SAN DONÀ DI PIAVE E IL DEFINITIVO AVVIO DEL REPARTO ONCOLOGICO

Mozioni

Sono state presentate alla Presidenza del Consiglio le seguenti mozioni:

n. 9 del 30 giugno 2005
Presentata dal Consigliere Atalmi
SUBITO UNA LEGGE REGIONALE CHE TUTELI I CITTADINI DAL PROLIFERARE SELVAGGIO DI RIPETITORI TELEFONICI

N. 10 del 30 giugno 2005
Presentata dai consiglieri Ruffato, Trento, Gallo, Bond, Da Re, Astolfi, De Boni, Manzato, Teso, Foggiato e Franchetto
LA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA POLITICA DI MERCATO DELLO ZUCCHERO MINACCIA DI SMANTELLARE LA FILIERA BIETICOLO-SACCARIFERA DEL VENETO

n. 11 del 4 luglio 2005
Presentata dai Consiglieri Foggiato e Cancian
NO ALL'ENTRATA DELLA TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA

Risoluzioni

E' stata presentata alla Presidenza del Consiglio la seguente risoluzione:

n. 2 del 30 giugno 2005
Presentata dai Consiglieri Trento, Bond e Bottacin Gianpaolo
PROPOSTE OPERATIVE PER SUPERARE LA CRISI DEL SETTORE MANUFATTURIERO E IN PARTICOLARE DELL' OCCHIALE IN PROVINCIA DI BELLUNO
PUNTO
2



STATO DELL'ECONOMIA VENETA; LAVORO, OCCUPAZIONE, SVILUPPO (Continua la discussione iniziata nella 4a Seduta del 30.06.05)

La parola al consigliere Bond.

Dario BOND (F.I.)

Comincio questo intervento rifacendomi agli interventi precedenti della scorsa Seduta e cito, mi spiace che non ci sia, l'intervento del consigliere Variati che parlava di alta intesa politica per quanto riguarda la problematica che stiamo discutendo e che abbiamo discusso nel Consiglio del 30 giugno. Sono perfettamente d'accordo anche perché dagli interventi che abbiamo sentito molte volte ci sono delle affermazioni comuni ed allora queste affermazioni comuni a mio avviso devono portare ad un documento, spero unico, finale, importante dove tutti noi, tutto il Consiglio all'unanimità afferma la grande importanza del lavoro, dell'occupazione ed anche un lavoro che dovremo fare continuamente come Consiglio regionale del lavoro per controllare ed anche dibattere questi argomenti.
Il mio intervento oggi però, e mi spiace che non ci sia nessun rappresentante della Giunta, è anche relativo, come ha fatto il consigliere Trento precedentemente nella scorsa Seduta, alla situazione di Belluno. La situazione di Belluno è una situazione particolare perché da grande isola felice di quattro, cinque anni fa, dove lavoro, occhiali, occupazione, turismo andavano tutti d'accordo, in questi ultimi tre anni - ringrazio i Consiglieri dell'attenzione proprio veramente notevole - accusa una grossa flessione, una flessione importante dal punto di vista occupazionale. Si può infatti notare che il comparto dell'occhiale ha perso in neanche tre anni 2.400 lavoratori pari al 17% totale, parlo di dati di fine 2004 e la situazione in questi primi tre mesi del 2005 si sta aggravando con la chiusura di circa settanta piccole aziende. Bisogna fare notare che di queste aziende quelle grandi, le aziende leader non hanno avuto un grosso condizionamento nel mercato, mentre le aziende artigiane hanno avuto un grosso calo. Partiamo da 590 aziende artigiane nel 2002 e finiamo a 479 nel 2004 con tendenza nel 2005 ad una chiusura di altre quaranta aziende. Quindi abbiamo quasi cento aziende artigiane che chiudono in tre anni. Allora che fare? Come Consiglieri regionali abbiamo presentato insieme al consigliere Guido Trento e al consigliere Bottacin una proposta operativa per superare la crisi del settore manifatturiero e in particolare dell'occhiale in Provincia di Belluno. L'abbiamo depositata all'Ufficio di Presidenza e quando i tempi saranno maturi verrà discussa. Quello che voglio affermare in riferimento a questa situazione è che questa situazione di transizione, di mutazione, di crisi anche del manifatturiero e dell'occhiale ci porta ad una riflessione di cosa faranno questi artigiani, queste aziende artigiane per i prossimi mesi, per i prossimi anni. Questa riconversione, questa voglia anche di cambiare mestiere, ma con delle garanzie sul mercato e di quello che si può fare sul mercato deve avere secondo me delle regole e delle assistenze, deve avere anche un attimo di verifica e di aiuto da parte della Regione. Ci sono in Cadore molti artigiani che hanno provato a diversificare un po' nel settore del legno, un po' nel settore alimentare, un po' nel settore anche dell'alimentare, catering ed altro. Questi artigiani hanno trovato molte difficoltà e questo ragionamento lo farò sempre in Consiglio regionale perché la nostra Provincia, che è tanto bella, è anche tanto tutelata e queste molte difficoltà, lo si diceva prima in una piccola chiacchierata con il Presidente Finozzi, sono rappresentate da una serie di lamentele, di lettere che i sindaci fanno presente ai Consiglieri regionali, ma anche alla Giunta stessa. Cito solo un esempio, il consigliere Trento lo conosce, ne abbiamo anche parlato alla riunione degli artigiani, due giovani falegnami di Livinallongo che sono bravissimi nella lavorazione del legno chiedono un ampliamento, un piccolissimo ampliamento e garantendo tutti i crismi della legalità dal punto di vista urbanistico e dal punto di vista del laboratorio si vedono rifiutare la loro richiesta da parte della Commissione Tecnica Regionale Urbanistica perché vi è dell'inquinamento acustico. Diventa difficile pensare di diversificare una attività quando effettivamente poi a livello di lavoro e di iniziative si vedono bocciate queste iniziative.
Porto un altro esempio perché è giusto renderlo noto. E' quello relativo a delle piccole attività, e mi spiace ancora che non ci sia qua l'assessore Zaia che è molto sensibile a questi argomenti, le piccole attività a livello dell'agroindustria e dell'agroalimentare. Pensate che quando questi piccoli laboratori vengono autorizzati o sono in fase di autorizzazione, molte volte si sentono affermare dai vari verificatori, quindi dai vari controllori dell'azienda pubblica, che devono lavorare prodotto pre lavorato e non prodotto dai loro campi perché dal punto di vista degli standard regionali, salutistici e salutari il prodotto pre lavorato da altri probabilmente dalla Cina, o dalla Francia o dall'Europa o altri Paesi ha più sicurezza alimentare rispetto a quello fatto sul campo. Di fronte ad una situazione di questo genere è difficile pensare ad una diversificazione di Belluno, nel campo dell'alternativa, delle piccole attività, è difficile anche pensare ad una diversificazione nel campo del turismo quando ci troviamo in una situazione che molte attività nel campo del turismo e della montagna hanno una deficienza cronica nel fatto della ricettività. Sono due stelle e sapete benissimo che il mercato, l'utente le due stelle non le considera più e va come minimo nella valutazione sia come agenzie turistiche, che come tour operator sulle tre stelle. Questa arretratezza che abbiamo strutturale in materia di turismo, questa difficoltà nello sviluppare attività anche ecocompatibili dati i vincoli che abbiamo sul territorio, mi porta ad una considerazione pesante. La situazione di Belluno è una situazione con tendenza negativa e a mio avviso può solamente peggiorare.
C'è solamente un aspetto positivo, ossia che la grande industria del manifatturiero, anche se la grande industria del manifatturiero dell'occhiale è una industria globale, tiene, e negli ultimi dati, negli ultimi quattro mesi delle assunzioni relative alla Lux Ottica abbiamo 200 unità in più di lavoro. E' un dato parziale, è un dato che non dà la verità e non dice la verità sulla situazione, però è un dato che assorbe e porta un certo assorbimento di lavoro. L'unico dato confortante che abbiamo è che, e questo sì è veramente confortante, ma che non è relativo alla nostra Provincia e alla nostra Regione che molte unità lavorative che ci sono si sono perse in questi ultimi periodi, in questi ultimi due anni soprattutto in Cadore sono state assorbite dal vicino Trentino. Il Trentino che ha in cinque anni creato una serie di attività di nicchia nei campi diversi, dalla prima alla seconda lavorazione del legno, all'industria, all'agroindustria, aiutato sicuramente da grossi finanziamenti ma da ottime idee, che è riuscito ad assorbire solamente in Val Pusteria 500 unità di lavoratori che lavoravano nel bellunese che sono stati licenziati e 388 unità di bellunesi che sono andati a lavorare in Trentino. Con questi dati, con questa situazione, con queste previsioni, l'appello che faccio a voi Consiglieri regionali, mi spiace che non ci sia la Giunta, ma è impegnata, l'appello è quello di avere la massima attenzione su Belluno.
(Interruzione dall'Aula)

PRESIDENTE

Consigliere Frigo, spero che quando sarà il suo momento nessuno la interrompa.
La Giunta è convocata come è consuetudine per questa Ottava Legislatura per le 10.00 di martedì di ogni settimana, c'era l'assicurazione che per quanto riguarda l'assessore Gava sarebbe stato il primo a discutere le proprie delibere poi sarebbe venuto qua, credo che manchino pochi minuti perché possiamo avere anche un rappresentante della Giunta.
La parola al consigliere Bond.

Dario BOND (F.I.)

Mi spiace che sia coinciso il mio intervento con l'assenza della Giunta perché volevo fare delle considerazioni tecniche, ho dovuto cambiare in velocità l'intervento perché avevo dei quesiti da porre, ma capisco che si sono sovrapposti i due momenti e quindi è difficile portarli avanti.
Voglio solo finire con una considerazione che era una considerazione positiva ed anche per questo avevo bisogno di avere l'assessore Elena Donazzan perché dovevo farle i complimenti insieme all'assessore Gava, ma soprattutto all'assessore Elena Donazzan per come ha condotto la vertenza Safilo, come ha condotto per quanto di competenza della Giunta regionale con le parti sociali, con il Ministero del Welfare, ma anche delle attività produttive, l'intera questione. E' stata condotta con grande capacità e tutte le parti, dai sindacati, alla proprietà, ai rappresentanti degli Enti locali, hanno affermato in senso positivo questo buon lavoro. E' un auspicio perché questi anni probabilmente ci porteranno ad avere tantissima attenzione, dovremo avere tanta attenzione verso le problematiche del lavoro e il mio auspicio è che si crei proprio un Consiglio regionale del lavoro, cioè una struttura che sia permanente e che vada a valutare, come diceva e ripeto l'affermazione che mi è molto piaciuta del consigliere Variati, un alto accordo politico in modo che queste problematiche siano sempre evidenziate dal Consiglio regionale e non siano evidenziate solo da un Consiglio straordinario. E' importante affermo, ed è importante anche perché a mio avviso le prospettive, anche se siamo in un periodo di transizione, a medio termine non sono ancora tanto felici, grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bond.

ORDINE DEI LAVORI

La parola al consigliere Franchetto

Gustavo FRANCHETTO (Uniti nell'Ulivo–La Margherita)

Ritengo che non si possa prescindere dalla presenza di un Assessore che rappresenti la Giunta e quindi domando che i lavori vengano sospesi fin tanto che non c'è un Assessore in Aula che rappresenti la Giunta ed ascolti le valutazioni dei colleghi Consiglieri, non è possibile, anzi, invito lei veramente a farsi carico di questa presenza.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Franchetto.
Consigliere Franchetto, le ricordo che questo è un Consiglio straordinario che abbiamo voluto su argomenti che interessano il Consiglio, il fatto che ci sia un rappresentante della Giunta è ininfluente ai fini del nostro dibattito, però le assicuro che un rappresentante della Giunta sta arrivando in Consiglio. Se la maggioranza dei Consiglieri ritiene utile la sospensione, sono qui ad accettarla, altrimenti si continua a lavorare.
La parola al consigliere Sernagiotto

Remo SERNAGIOTTO (F.I.)

Quando abbiamo trovato l'accordo della sospensione per non mortificare gli interventi dei Consiglieri lo sapevamo che c'era la Giunta, però è già partito l'assessore Gava, è in motoscafo, sta arrivando, oltretutto questo è un Consiglio straordinario possiamo continuare nei tanti interventi che abbiamo da fare, poi l'Assessore si prenderà la registrazione e potrà leggersi l'intervento di un Consigliere o due. Questo era l'accordo che abbiamo trovato quando abbiamo sospeso il Consiglio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sernagiotto.
Nell'elenco ho in ordine a parlare i consiglieri: Frigo, Sandri e Zabotti.
(Interruzione dall'Aula)
La parola al consigliere Franchetto.

Gustavo FRANCHETTO (Uniti nell'Ulivo–La Margherita)

Rispetto alla richiesta si mette ai voti?

PRESIDENTE

Siccome sono rispettoso della maggioranza di quest'Aula, se la maggioranza dei Consiglieri ritiene utile la sospensione, sono pronto ad accettarla.

Gustavo FRANCHETTO (Uniti nell'Ulivo–La Margherita)

Facciamo per alzata di mano.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Franchetto.
La parola al consigliere Sernagiotto.

Remo SERNAGIOTTO (F.I.)

Credo che se vogliamo sospendere per perdere una mezz'ora, una sospensione non si nega a nessuno, ma abbiamo detto che sta arrivando l'assessore Gava, chiediamo al collega Sandri, che deve intervenire dopo il collega Frigo, se vuole la parola e il collega Frigo attende l'arrivo dell'Assessore. Se non vuole nessun privilegio, lei può iniziare il suo intervento e qui c'è una maggioranza presente che la ascolta, la ascolterà con grande attenzione rispetto ad un intervento importante che dovrà fare.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sernagiotto
La parola al consigliere Franchetto.

Gustavo FRANCHETTO (Uniti nell'Ulivo–La Margherita)

Ho proposto una sospensione, mettiamo ai voti, è semplice.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Franchetto.
La sospensione che viene messa ai voti è una sospensione che dura esattamente fino all'arrivo di un rappresentante della Giunta.
Pongo in votazione la richiesta di sospensione del consigliere Franchetto.
Favorevoli? Contrari? Astenuti?
Il Consiglio non approva.
I lavori possono continuare
La parola al consigliere Frigo.

Franco FRIGO (Uniti nell'Ulivo-La Margherita)

Grazie, Presidente.
Vorrei chiedere scusa delle mie intemperanze, ma spero che non siano così negative nel senso che in quest'Aula qualche interlocuzione non è che sia una cosa del tutto negativa, naturalmente se consente lo svolgimento dei lavori. Quindi, se vuole interloquire con me non è che io mi senta particolarmente a disagio.
In ogni caso, mi pare che questa sessione di Consiglio sia stata quanto mai opportuna e positiva e, naturalmente, abbiamo preso atto di alcune questioni abbastanza importanti. C'è da parte di tutti, maggioranza ed opposizione, la consapevolezza che la situazione presenta aspetti di particolare preoccupazione e che quindi deve essere affrontata. Questo mi pare l'aspetto importante che viene assunto dall'Assemblea regionale. Poi, gira nell'aria una specie, come dire, di indefinita ricerca di una soluzione unitaria, uso questa espressione; nel senso che la società organizzata, i diretti interessati che ci ascoltano all'esterno ci chiedono costantemente di arrivare a una forma di unità, di arrivare a una convergenza rispetto a una situazione che ha bisogno di interventi particolarmente significativi e in qualche maniera modificativi della situazione esistente.
Rispetto a questa esigenza che, in qualche maniera, appunto, è stata espressa anche dai colleghi Consiglieri che sono intervenuti, basti per tutti la cosiddetta lobby dei bellunesi e lobby dei rodigini che vedrò di recuperare con dei ragionamenti successivi, e non ha nulla di offensivo, anzi, secondo me è la dimostrazione di una mancanza di interventi e di risposte che questa Regione non ha fornito. Ma, dico, anche questi Consiglieri hanno sollecitato un problema di convergenza su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra vita, il nostro sviluppo, il nostro benessere, il mantenimento di una situazione di competitività del sistema Veneto. Ed allora questo tipo di convergenza era stato trovato su uno strumento, è stato trovato, era stato trovato, non sappiamo ancora perché nulla ancora è stato distribuito, su uno strumento, su un certo tavolo di monitoraggio, osservazione ed analisi di cui si era fatto carico, secondo me in maniera molto encomiabile, il Presidente di questo Consiglio e l'intero Ufficio di Presidenza. Rispetto a questa proposta abbiamo da parte della maggioranza, negli interventi degli Assessori due risposte diverse. Una, quella dell'assessore Gava per Forza Italia che sostanzialmente dice: ma non serve, non è importante, è un ulteriore sgabello, rischia di diventare un carrozzone, non lo dice in maniera esplicita, ma in qualche maniera lo nega nei fatti. Diverso invece il ragionamento dell'assessore Elena Donazzan e dell'assessore Zaia e sono anche due diversi ragionamenti che attengono al merito. Se voi andate a leggervi gli interventi notate che mentre nell'assessore Gava c'è la conferma di una politica, sostanzialmente: abbiamo già fatto o comunque stiamo già facendo, quando si ammette che si debbono fare alcuni interventi, proveremo la legge sull'innovazione, vedremo la legge sui distretti, attiveremo iniziative di maggiore sinergia e semmai anche di fusione delle piccole imprese per poter sfidare l'internazionalizzazione. Negli interventi dell'assessore Elena Donazzan e dell'assessore Zaia invece vediamo una serie di proposte "interventiste", che è un po' la domanda che il Centro-Sinistra fa quando dice: bisogna intervenire rispetto alla situazione economica.
Io non è che voglio titolare: la Giunta si presenta con tre Assessori e con tre idee di politica economica diversa, perché poi l'assessore Elena Donazzan, che pure aveva fatto un intervento pregevole, non rifugge, anche lei, dal qualunquismo dell'attacco agli extracomunitari responsabili di questa azione, attacco peraltro a cui si era associato anche l'assessore Zaia in pubbliche dichiarazioni, insieme al Presidente Galan, su questa storia che devono essere assunti prima gli extracomunitari e poi i veneti. Avete mai visto voi un imprenditore che fa il contrario? Perché, è bello, inventiamo anche i problemi che non ci sono, io vedo proprio in giro per il Veneto imprenditori che sono pazzi dei marocchini e sono contro gli italiani, proprio una cosa, guardate, che si respira, la respiri proprio di fondo, cioè dicono: "Io voglio un nigeriano, mai un Veneto che parli dialetto". Ma lo dico questo perché dietro a questo tipo di precisazione c'è continuamente questo alimentare la divisione e la contrapposizione, io ritengo che sia una strada sbagliata.
Come è sbagliato quello che ha detto l'assessore Zaia pensando anche lui di ripetere sempre la solita litania: sì, ci sono delle difficoltà, occorre fare degli interventi, però alla fine la colpa è dei cinesi, dell'euro e dell'Europa dall'altro. Tra l'altro, poi, sarebbe poi che l'assessore Zaia facesse un giro in Cina insieme a Tremonti, così probabilmente certe leggende metropolitane le direbbe un po' meno, nel senso che sarebbe più informato e si accorgerebbe che la Cina è una cosa molto più articolata e complessa di come la si presenta.
Alla fine di tutto questo tipo di piazzamento politico, teso sostanzialmente da un lato a negare l'evidenza, dall'altro a trovare sempre responsabilità che non appartengono alla responsabilità istituzionale che si ha...
(Interruzione dall'Aula)
Consigliere Elisabetta Gardini, poi se fa l'intervento sentiamo anche la sua opinione, comunque io...
(Interruzione dall'Aula)
Non ho nessuna difficoltà, io non...
(Interruzione dall'Aula)
Io sono contento, ci mancherebbe altro...

PRESIDENTE

Stiamo perdendo del tempo prezioso.
Prego, consigliere Frigo.

Franco FRIGO (Uniti nell'Ulivo-La Margherita)

Tanto ho venti minuti, quindi non c'è problema, io non sono quello che va a chiedere più tempo anche perché ritengo che il Consiglio debba concludere questa fase senza continuare oltre, anche perché poi deve produrre risultati concreti.
Allora, nella presentazione che il Centro-Sinistra ha fatto, della proposta di documento che comunque è disponibile a non presentare purchè si vada ad una convergenza unitaria, atteso che da tutti gli interventi al di là delle polemiche strumentali alla fine c'è l'esigenza di dire: beh, cosa facciamo? Perché questa è la sfida che abbiamo di fronte, le risorse sono scarse, sono poche, abbiamo alcuni lacci, lacciuoli, quali iniziative attiviamo?
In sede di conferenza stampa ho detto quattro messaggi: più governance, più spesa, più intesa, più fiducia. Sull'esigenza di più governance, l'abbiamo sentita in alcuni interventi anche da parte della maggioranza. Sia il consigliere Piccolo che il consigliere Laroni hanno posto, per esempio, un tema che è centrale e che invece il Presidente Galan nella presentazione del Programma ha evocato come qualcosa di fantasmagorico, una specie di sede dello spettacolo mondiale: ed è il tema di Porto Marghera. E' un problema molto serio, molto impegnativo, molto difficile e molto complesso. L'idea di affrontare questo tema in campagna elettorale, bloccando all'improvviso una intesa che era frutto di un ragionamento che veniva da diverso tempo e da parecchio lavoro, tra l'altro contraddicendo gli stessi uffici regionali che avevano istruito il problema in una certa maniera, gli uffici ministeriali pure appartenenti alla stessa maggioranza politica di quella regionale, improvvisamente con uno scoop pubblicitario lui fa fare addirittura il blocco della ferrovia da parte dei dipendenti ed era tutto contento e gongolante. E qualcuno qui, Collega, lo dico in maniera molto amichevole al consigliere Laroni, pensa di mettere insieme Bettin e Galan, quasi che la responsabilità fosse la stessa dal punto di vista istituzionale e politico. Siccome dice: anche il consigliere Bettin ha quelle posizioni, quindi voi cosa venite a dire?
E` un po' lo schema sempre tipico, questo, del ragionamento che fa la maggioranza quando di fronte alla incapacità di governance pone in maniera banale le responsabilità tra chi è all'opposizione e chi é in maggioranza, non dimenticando che la risposta di governo deve essere data da chi ha la responsabilità della maggioranza. L'opposizione ha un'altra responsabilità che è diversa e non è necessariamente una responsabilità di governo.
D'altro canto, guardate, abbiamo sentito tutta una campagna elettorale sulla questione delle infrastrutture, sul grande merito di questo tipo di maggioranza regionale. Bene, c'è una variante ad una strada regionale, la 515, la Noale-Scorze-Zerobranco, per cui i Comitati antistrada sono animati dalla Giunta regionale. Sì, i Comitati antistrada, io inviterei il consigliere Zigiotto – dov'è andato? –, la Seconda Commissione, faccia una indagine su come mai una variante attesa da oltre 30 anni in una direttrice trafficatissima come la Padova-Treviso ed è stata finalmente finanziata, pronto il progetto, espresso parere favorevole di VIA, è bloccata da Comitati spontanei animati dalla Giunta regionale. Ben al di là, quindi, del discorso di alcuni Comitati che in genere noi riteniamo essere interlocutori per i problemi che pongono. Perché potremo andare a vedere, per esempio, sul Passante quanto erano previste le indennità di esproprio prima dei Comitati e quanto si pagano gli espropri adesso.
Quindi, vedete, occorre che questa maggioranza assuma più governance come atteggiamento, meno usare i problemi per strumentalizzarli a fine di lotta politica. Questo è l'aspetto secondo me fondamentale che manca ed è, se vogliamo, quasi un livello di responsabilità carente, uso questa espressione per non dire di irresponsabilità, responsabilità carente.
Più spesa, dicevo. Io credo che questa Regione debba riflettere di più sul tema degli investimenti. Veniva citato qui il caso della Lombardia che ha investito 100 milioni di euro per fare la più grande fiera internazionale d'Europa; ma io ricordo i 100 milioni di euro che la Regione Toscana ha investito per sostenere il settore moda. Quindi, noi dobbiamo porci il problema di usare in maniera diversa gli strumenti che abbiamo a disposizione, penso, per esempio, a Veneto sviluppo rispetto ad alcune strategie su alcuni settori che riteniamo strategici per quanto riguarda il futuro del Veneto.
Più intesa, questo è il problema di fondo. Abbiamo constatato che la legge obiettivo risolve tanti problemi, ma alla fine se non c'è intesa le questioni non si affrontano. Noi abbiamo votato - e il consigliere Tesserin lo sa bene – una bellissima legge, la numero 35/2001, sulla programmazione che prevede appunto le intese come elemento strategico per intervenire su alcune situazioni. Quella legge sostanzialmente è stata abbandonata, se non per gli aspetti procedurali della strumentazione di programmazione; peraltro, poi, essendo sempre retorica e ripetitiva è obiettivamente inutile perché quando si dice: è stato fatto il Piano regionale di sviluppo e poi facciamo un Consiglio per dibattere su dove va il Veneto vuol dire che, evidentemente, c'è qualcosa che non funziona, vuol dire che il Piano regionale di sviluppo oltre che essere un bel documento bibliografico rischia di essere inutile sul piano operativo, perché non contiene elementi di strategicità.
Io voglio ricordare al Consiglio ed ai Colleghi che esistono i progetti strategici previsti sempre dalla 35 che richiamano insieme il tema dell'intesa e della governance. Noi abbiamo due situazioni eccezionali per il Veneto, le cito perché poi mi serve per fare una considerazione. Per dieci anni questa maggioranza ha fatto di tutto per bloccare l'autodromo di Adria, nonostante tutto è nato. Poi, questa maggioranza ha fatto di tutto per far nascere l'autodromo di Vigasio, non è ancora nato. In un provvedimento di piena estate, in un blitz in Consiglio vi è stato aggiunto anche un centro commerciale in deroga alla legge commerciale appena approvata, non so il prossimo blitz quale sarà per far partire l'autodromo di Vigasio. Ma ci sono altri fatti molto significativi, non c'è mica solo questo nella situazione del Veneto, ci sono anche progetti di riqualificazione ambientale, così almeno sono stati presentati, che riguardano situazioni incredibili. Pensate, tra Nervesa e Spresiano c'è un bacino di cave di 130 ettari, profondo 28 metri; finora, dopo 15 anni di escavazione sono stati cavati 15 milioni e mezzo di metri cubi di ghiaia, il piano per una un'oasi naturalistica prevede di ricavare due laghi, oltre un'area per attrezzature sportive e autorizza allo scopo il prelievo di altri 17 milioni di ghiaia, l'estensione del bacino per altri 40 ettari e l'approfondimento sotto falda per circa 20 metri arrivando a 53 metri di profondità. Quindi, un intervento estremamente significativo, fatto di nascosto naturalmente, perché le questioni si vogliono evitare, si vogliono far passare senza che ci sia un adeguato controllo. Ma quello che è scandaloso di questa iniziativa, io non so se andrà in porto, cosa farà la Giunta regionale, prevede un beneficio pubblico di 32 milioni di euro e un beneficio privato di 70 milioni di euro, con un piccolo particolare: che i 32 milioni di euro sono almeno sovrastimati del cento per cento, cioè sono esattamente metà; mentre i 70 milioni sono valutati, pensate, udite, udite, a 4 euro a metro cubo la ghiaia, quando come minimo è a tre volte i 4 euro al metro cubo, quindi vuol dire che il beneficio privato è di 200 milioni di euro.
Perché ho tirato fuori questo tipo di questione? Potrei tirarne fuori tante altre, ne ho qui diverse. Perché, vedete, lo direi anche all'assessore Zaia, ma lo dico anche all'assessore Gava: non c'è ombra di dubbio che il nostro Veneto ha bisogno di progetti di forte capacità di trasformazione, in fin dei conti se noi andiamo a vedere il piano strategico di Roma scopriremmo che ci sono una serie di progetti strategici di assoluta innovazione in linea con la domanda internazionale, per esempio un centro turistico di oltre 7500 camere, una montagna di impianti sportivi. Per dire che anche il Veneto ha bisogno di progetti di questa forte valenza di attrazione internazionale, altrimenti non reggiamo. L'unico progetto di forte valenza e di attrazione è quello del Gardaland, che ha una forte capacità di attrarre persone a livello internazionale. Quindi, anche il Veneto ha bisogno di altri interventi di questa natura.
Qual è il guaio di questo Veneto, di poca governance e di poca intesa? Che queste cose si fanno di nascosto, se ne dovrebbe fare uno a Jesolo più o meno delle dimensioni di questa natura, di nascosto, di poco con tanto vantaggio al privato, con tanta alterazione nel rapporto economia politica, quando invece queste cose le deve assumere la Regione e farle in maniera trasparente con degli advisor di tipo tecnico finanziario che ne determinano la convenienza del pubblico rispetto a questo tipo di realizzazione, altrimenti il sistema non regge, non c'è ombra di dubbio, il sistema non regge, non può essere la cena di qualcuno che risolve queste questioni. Ed allora ecco che la questione dei progetti strategici vista sia nella Legge n. 35 della programmazione e visti anche nella nuova legge urbanistica, sono un elemento che deve essere usato. Secondo me, solo se la Regione recupera un ruolo di grande indirizzo, di grande intesa, di grande concertazione, di proposte veramente innovative, diamo al Veneto quello che qui qualcuno ha sottolineato, che magari non è stato in maniera così preponderante, ma è il bisogno di fiducia. Dobbiamo smentire questa tesi per cui i nostri figli sono condannati a stare peggio di noi.
Credo che abbiamo le prospettive, le potenzialità, basti solo pensare al dibattito degli anni '90 sulle prospettive dell'informatica, ci dicevano: l'uomo nel 2050 non lavorerà più, vivrà e potrà tornare al paradiso terrestre. Non vorrei disegnare uno scenario così facile, però se riusciamo a ridare interesse, fiducia e guadagnare anche da parte nostra un senso di riferimento forte, in questo senso mi auguro che il Consiglio riesca a concludere unitariamente su una proposta che l'Ufficio di Presidenza vorrà fare.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Frigo.
Ha chiesto la parola il consigliere Sandri; ne ha facoltà.

Sandro SANDRI (L.V.L.N.P.)

Grazie, Presidente.
Desidero iniziare questo mio intervento con un brevissimo commento al recentissimo rapporto della Fondazione Nord Est, cioè il fattore dello sviluppo economico del Veneto. E' interessante notare come tale rapporto dimostri in modo inequivocabile come la nostra Regione stia vivendo oggi una fase di crisi e di trasformazione. Crisi nei settori manifatturieri tradizionali con centinaia di aziende che hanno chiuso o stanno per chiudere nei comparti del tessile, del calzaturiero e dell'occhialeria, a fronte di una lenta trasformazione che conduce a un crescente numero di imprese operanti nel terziario.
Un fattore positivo è la conferma che il Veneto con le sue 450 mila imprese costituisce da solo il 9% delle imprese nazionali. Un altro fattore positivo è quello che vede un incremento delle esportazioni nei primi mesi del 2005, rispetto al corrispondente periodo del 2004. Tuttavia, mi sembra che i dati positivi si fermino qui e che emergano, invece, delle notevoli criticità e difficoltà che l'economia veneta attualmente attraversa.
Non è un mistero, ed infatti risulta immediatamente alla lettura del rapporto, che le dimensioni delle nostre imprese siano sempre assolutamente inferiori alla soglia minima che consentirebbe loro di competere con successo nel mercato internazionale. A parte qualche luminosa eccezione, quindi, lo slogan "piccolo e bello" non funziona più e sempre più spesso porta alla chiusura dell'azienda. Notiamo anche che quelle che ho chiamato luminose eccezioni, sono rappresentate da quelle ancora pochissime aziende che hanno saputo investire intelligentemente in ricerca, sviluppo ed innovazione e si trovano oggi ad operare in settori di nicchia ad alto contenuto tecnologico. Rappresentano oggi il fiore all'occhiello dell'economia veneta nel mondo, ma dietro alle loro spalle non sembra esservi un sistema economico ben strutturato che le supporti; l'immagine è ancora quella di migliaia di imprenditori volenterosi che purtroppo individualmente lottano oggi per sopravvivere.
Poiché il Veneto rappresenta una delle aree più produttive del Paese e sicuramente quella con maggiore vocazione all'esportazione, questa Regione sta oggi vivendo sulle proprie spalle, come qualcuno aveva peraltro previsto con largo anticipo, tutti gli effetti negativi conseguenti dalle decisioni politiche prese ben lontano da Venezia; decisioni che senza i cittadini fossero mai stati interpellati in materia, hanno imposto anche ai veneti e alle loro imprese l'adesione alla moneta unica europea enfatizzandone fuori misura i lati positivi, ma trascurando colpevolmente di prevederne i devastanti effetti negativi.
Di punto in bianco, passando dalla lira all'euro ed operando l'Europa in un regime di totale liberalizzazione del mercati, le nostre piccole e piccolissime imprese esportatrici si sono viste sfilare dalle mani una delle potenti armi che avevano più volte utilizzato nel passato, quella della svalutazione competitiva, criticabile quanto si vuole, ma che è stata fondamentale per la creazione di quello che si chiamava "miracolo del Nord-Est" e ciò ha condotto nel corso di brevissimo tempo alla perdita di quello che per le nostre piccole e medie imprese costituiva il principale mercato di sbocco, cioè la Germania. Con la valuta unica, i nostri prodotti non sono più competitivi e i tedeschi, che compravano a mani basse da noi, ora si rivolgono altrove e le nostre aziende chiudono. Tra l'altro, nessuno ha mai proposto alle aziende venete non dico un'alternativa, ma nemmeno una soluzione per una transizione il più possibile indolore dalla lira all'euro.
Dicevo poc'anzi altrove e sappiamo bene dove si trovi questo ruolo, altrove vuol dire Cina, India, Indonesia, Taiwan, e chi più ne ha più ne metta. Siamo attualmente sottoposti a una continua invasione, troppo spesso costituita da prodotti ignobilmente contraffatti e i mezzi che abbiamo messo in campo per contrastare questo fenomeno sono all'atto pratico inefficaci.
Noi della Lega siamo stati tacciati per anni come razzisti antistorici perché assolutamente per primi abbiamo chiesto l'applicazione di misure di salvaguardia, i vituperati dazi a protezione delle nostre imprese. Oggi, tutti parlano di dazi in modo molto più morbido ed anche le più importanti associazioni di categoria si sono finalmente rese conto come sia necessario finalmente anche in questo Paese adottare delle misure come quelle che con Romano Prodi Commissario europeo, vennero adottate dalla Commissione europea a difesa di prodotti e di aziende di altri Paesi. Finalmente, forse vedremo qualche piccola misura adottata anche a favore delle nostre piccole imprese, ma sempre purtroppo con colpevole e colpevolissimo ritardo. Ripercorrendo all'indietro la storia dell'Italia degli ultimi 60 anni, possiamo notare come l'industria italiana sia rapidamente passata dalle posizioni di assoluta preminenza mondiale che ricopriva negli anni '50 e '60, alla situazione odierna che la vede colonia delle grandi multinazionali estere. Non esiste più la grande industria manifatturiera nazionale nei vari settori dell'elettronica, della chimica, della farmaceutica, non abbiamo più la grande industria ferroviaria, né quella aeronautica. Oggi in Italia e in particolare nel Veneto, abbiamo solo le piccole e medie imprese che, grazie al sudore e lacrime di centinaia e di migliaia di piccoli imprenditori artigiani, consentono ancora all'Italia di sedersi al tavolo delle grandi potenze industriali. E' assolutamente necessario oggi, dunque, proteggere e difendere le nostre piccole imprese. Ben vengano, quindi, almeno temporaneamente non solamente dazi da applicare alle merci di origine asiatica, ma anche a blocchi selettivi di alcuni blocchi di importazione.
E' nostra opinione che la Regione Veneto dovrebbe impegnarsi subito per chiedere alla Commissione europea l'immediata applicazione di misure di salvaguardia per i prodotti di tutti i settori colpiti attualmente dalla crisi: il tessile, il calzaturiero e l'occhialeria in testa. Oltre che proteggerle, queste nostre piccole e medie aziende dobbiamo adoperarci per farle crescere e per renderle competitive nel nuovo mercato globale. La Regione, grazie al positivo impegno dell'Assessorato alle piccole imprese, nella scorsa Legislatura ha posto in opera alcune importanti misure che vanno in questa direzione, parlo della Legge n. 8/2003 che ha fatto emergere dei nuovi distretti produttivi importanti nel Veneto e che, a nostro avviso, deve essere ora potenziata e resa strutturale. Parlo inoltre della Legge n. 33/2004 che ha istituito l'Agenzia per la promozione e l'internazionalizzazione, sono due strumenti molto importanti e lo saranno ancora di più nel momento in cui essi verranno utilizzati insieme. Ma un ulteriore impulso verrà sicuramente dato nel momento in cui questo Consiglio riuscirà finalmente a licenziare la legge regionale sulla ricerca e l'innovazione. Una volta rese totalmente operative ed interdipendenti, queste tre regionali permetteranno per esempio di accompagnare alla conquista di nuovi mercati interi distretti produttivi e non solo come avviene oggi, peraltro in modo meritevole di elogio, da parte di singole Camere di commercio o Associazioni di categoria, che organizzano missioni a Pechino oppure a Delhi di piccoli gruppi eterogenei di singoli imprenditori.
Qui, a nostro avviso, la Regione può fare molto, anzi moltissimo, perché se è vero che la Regione già da alcuni anni ha aperto la Casa dei veneti a Bruxelles, che opera proficuamente per fare lobbing e dirottare contributi, finanziamenti e progetti verso il Veneto, nella stessa logica bisogna avere oggi il coraggio di mettere a disposizione le necessarie risorse per aprire altre due o tre case dei veneti, una in Cina, una in India e una in Russia, ponendo a disposizione delle nostre imprese e dei nostri distretti delle strutture agili ed efficienti, che sappiano operativamente sostituirsi ai carrozzoni nazionali come "Ice e Sace", che non godono certo di buona fama per quanto hanno saputo mettere in campo a favore delle imprese.
Con questi punti d'appoggio, utilizzando queste tre importanti leggi regionali, anche per le nostre piccole e medie imprese, la Cina, l'India e la Russia potranno divenire finalmente un'opportunità di reale mercato di sbocco per i nostri prodotti e non solamente una fonte di timori. Cuore della strategia sono le due paroline magiche: fare squadra e innovazione. Sono espressioni di cui si è spesso abusato negli ultimi mesi, senza peraltro spiegare in fondo che cosa significhi. Proviamo ora a calarle nella realtà economica del Veneto e chiediamoci oggi se si faccia squadra e si produca innovazione. Fare squadra è un processo culturale che vede soggetti diversi, magari concorrenti, mettersi insieme ed affrontare una situazione comune.
Qui vediamo che se da una parte la legge n. 8/2003 sui distretti e la n. 33/2004 sulla agenzia di internazionalizzazione ed ancora di più il PDL su ricerca e innovazione, contengono degli importanti stimoli e incentivi alle imprese per fare squadra, dall'altra parte la stessa Regione non sembra avere completamente recepito questi stessi concetti, se non in maniera abbastanza ridotta. Mi spiego meglio: da una parte, come ha giustamente segnalato il consigliere Carraro nel suo intervento e durante la campagna elettorale, esistono nel Veneto una quarantina di centri di eccellenza tra parchi scientifici, laboratori e strutture di vario genere, che si occupano di qualcosa che definiremmo in termini generali come innovazione. Dall'altra parte, esiste già una struttura a carattere regionale, la Veneto Innovazione - e qui concordo con ciò che ha ricordato il consigliere Variati, nel senso che personalmente la so abbastanza lunga in materia -, la quale ha tra i suoi compiti anche quello di coordinare le politiche regionali sull'innovazione.
Ebbene, mi risulta che proprio nel 2004 la Veneto Innovazione abbia iniziato un importante programma di coordinamento dell'attività dei centri di eccellenza sottoscrivendo delle opportune convenzioni da una parte con i tre parchi scientifici, dall'altra con altre importanti realtà economiche come Confindustria Veneto e Centro di produttività veneto. Altre singole convenzioni con altri centri di eccellenza veneti che hanno come punto focale il trasferimento di tecnologie, erano, a mio sapere, in fase di studio e credo che potranno portare a breve alla firma di ulteriori convenzioni. Quindi, per quanto riguarda almeno questo punto, mi pare di poter smentire coloro che anche all'interno di questo Consiglio affermano che questa agenzia, come altre agenzie regionali, non sarebbe che una scatola vuota, piuttosto andrebbe potenziata. Qui mi preme ricordare come la Regione stessa avrebbe potuto, in un'ottica del fare squadra, assegnare alla Veneto Innovazione il ruolo di coordinatore regionale delle politiche relative alla creazione del distretto veneto delle nanotecnologie. Purtroppo non è stato fatto, almeno fino ad oggi. Lo stesso si può dire per quanto riguarda il settore avanzato delle biotecnologie ed ancora per quanto riguarda il distretto dell'idrogeno.
L'Agenzia regionale per l'innovazione avrebbe tutte le caratteristiche e le risorse tecnico scientifiche per potersi occupare in modo assolutamente professionale di questi temi. A mio avviso, è un peccato che la Regione la stia sotto utilizzando ancora oggi. Un sotto utilizzo che risulta anche dai bilanci, che se paragonati a quelli della struttura sorella chiamata Aster ed operanti in Emilia Romagna, danno un'immediata visione di che cosa voglia dire per una Regione investire veramente nell'innovazione e nel fare squadra.
Il nostro impegno durante questa Legislatura sarà proprio quello di fare in modo che questo ruolo di coordinamento diventi sempre più forte e che vengano date all'Agenzia regionale le risorse economiche per poter veramente essere efficace nella sua azione a favore delle piccole e medie imprese. A questo proposito, sempre ricordando l'intervento del consigliere Variati, che lamentava come la Veneto Innovazione fosse sconosciuta alle grandi imprese come la Diesel e la Marzotto, vorrei segnalargli come tutto ciò sia assolutamente normale. Le grandi aziende, e ci mettiamo ancora insieme la Benetton, la Luxottica, la Safilo e qualche altra ancora, non hanno alcun bisogno di un'agenzia regionale dell'innovazione, perché da brave imprese multinazionali l'innovazione se la costruiscono al loro interno. Sono le piccole che hanno bisogno di aiuto. Allora, se andiamo a controllare tra le piccole imprese, magari con sorpresa ci accorgeremo che la Veneto Innovazione non è poi così sconosciuta come sembra.
Un altro punto importante: dovremo riuscire a dimostrare che le nostre università e le nostre imprese sono in grado di collaborare fattivamente, in modo tale che le imprese venete riescano a mettere a frutto la ricerca effettuata all'interno delle università. Certo è che la ricerca universitaria deve essere sostenuta e finanziata, ma è positivo riscontrare all'interno del programma di governo appena varato dalla Giunta regionale, un impegno di massima per rispettare i principi dell'Agenda di Lisbona e investire progressivamente fino al 3% del bilancio regionale in ricerca e sviluppo. Veglieremo come Gruppo Lega Nord-Liga Veneta-Padania, affinché questi proponimenti trovino riscontro nel Bilancio regionale. Interessante sarà per questo Consiglio regionale valutare alcune proposte di legge che stanno maturando per creare uno stretto legame territoriale tra università e imprese, favorendo il trasferimento tecnologico dalle une verso le altre.
Mi avvio a concludere, andando a ricordare due ulteriori aspetti che caratterizzano l'economia veneta di questo inizio di millennio. Il primo riguarda la delocalizzazione delle imprese, un fenomeno che è stato di gran moda verso la fine degli anni '90 e che tuttora si ripropone, anche se in misura minore. Anche qui forse non si è tenuto conto che una strategia economica basata sul prodotto a basso valore aggiunto, al costo più basso possibile e senza investimenti su ricerca e sviluppo, non è vincente. Lo è stata forse per le tasche di alcuni imprenditori, ma non lo è stata sicuramente per la vita di tutti quegli addetti, e sono ormai a migliaia, che a causa di una incontrollata delocalizzazione hanno perduto il loro posto di lavoro. Come Lega Nord rifiutiamo la logica della delocalizzazione fine a se stessa, perché da una parte riteniamo necessario fare in modo che le nostre imprese rimangano saldamente legate ed ancorate al tessuto storico, culturale e territoriale che le ha espresse. Dall'altra parte, perché i costi sociali provocati da questo tipo di interventi strutturali sono assolutamente spaventosi, in un mondo dove già oggi scarseggiano le possibilità di trovare un lavoro stabile, a causa della delocalizzazione molta gente rischia la disoccupazione e una nuova povertà.
Riteniamo, quindi, che la Regione non debba in alcun modo offrire incentivi alla delocalizzazione, ma che, al contrario, debba muoversi in modo sempre più attivo per promuovere l'internazionalizzazione e quindi la ricerca di nuovi mercati per le imprese locali. Qui torniamo a quanto già detto a proposito delle leggi regionali sui distretti, internazionalizzazione e innovazione, e a ciò si deve aggiungere un occhio regionale sempre più attento allo studio, all'orientamento scolastico dei nostri giovani e alla formazione professionale continua dei lavoratori, come momenti fondanti dell'economia veneta dei prossimi anni per ricostruirne la competitività. Insomma, meno braccia, soprattutto meno braccia importate per nulla e tanti più cervelli a formare un nuovo modello di sviluppo a carattere estremamente intensivo.
Da ultimo, l'industria più importante del Veneto come tutti sappiamo è il turismo. I prossimi anni vedranno sicuramente un incremento esponenziale di turismo verso l'Europa proveniente dai Paesi asiatici e noi dovremo essere non solo pronti ed attrezzati per accogliere milioni di nuovi visitatori che si aggiungeranno ai turisti tradizionali, ma anche di proporci aggressivamente sul mercato turistico, per dirottarli non solo su Piazza San Marco, Jesolo e Cortina, ma anche verso tutta una serie di siti per così dire minori, ma non per questo meno importanti come i nostri castelli, le ville, i percorsi agrituristici. Tutto ciò suona forse oggi come utopistico in un momento come quello attuale dove le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese e i nostri giovani non trovano lavori adeguati alle loro capacità.
(Interruzione dall'Aula)
E' proprio qui che dovremo dare prova di sapere fare squadra per davvero, non solo a parole, ma con i fatti, Regione, Enti locali, Camere di commercio, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, soprattutto banche, abbiamo parlato molto poco durante queste giornate del ruolo degli istituti finanziari, imprese. Tutti insieme per obiettivi comuni e condivisi e pronti a confrontarsi e a vincere le sfide della globalizzazione.
Grazie, cari Colleghi.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sandri.
La parola al consigliere Zabotti.

Marco ZABOTTI (Per il Veneto con Carraro)

Intervengo a nome del Gruppo consiliare per il Veneto con Carraro sottolineando innanzitutto l'importanza della Seduta straordinaria del nostro Consiglio regionale guarda caso su temi come l'economia, il lavoro e lo sviluppo che tanta parte hanno per il nostro presente ma soprattutto per delineare un modello per quanto riguarda il futuro della nostra Regione. Credo che innanzitutto ci sia un dato importante, credo una sorta di operazione verità su quello che riguarda la vicenda economica della nostra Regione, ossia lungi e dimenticando quelle che erano state accuse di Cassandra che per il passato recentemente alcuni mesi fa lamentavano situazioni dal punto di vista occupazionale lavorativo decisamente preoccupante. Credo che oggi ci troviamo a constatare, a verificare cifre alla mano come i dati delle crisi aziendali e delle vertenze in atto dei lavoratori in mobilità nella nostra Regione, segnata per tanti anni da un grande e poderoso sviluppo, oggi stanno a testimoniare che ci troviamo di fronte ad una emergenza che è nei fatti, non è nelle opinioni e quindi credo che il primo dato importante sia culturale, sia la consapevolezza del momento che stiamo vivendo per il quale la politica deve attrezzarsi non può delegare risposte ad altri. E' la politica, in particolare la Regione, chiamata a fare chiarezza su quello che sta avvenendo, assumendo un dato in più di responsabilità non in meno. Verificato questo credo che la consapevolezza del momento che stiamo vivendo ci obblighi a dare una accelerazione sul piano delle proposte e sul piano dei contenuti, nel senso che la consapevolezza del momento che stiamo vivendo ci induce a dire che soprattutto non possiamo, come veneti, in particolare che in questi decenni hanno dato un esempio, non soltanto a livello nazionale, ma internazionale di uno sviluppo economico che ha messo insieme poderosamente in modo molto significativo il dato familiare, sociale e industriale, costruendo un modello, che guarda caso, è diventato di esempio ben oltre i nostri confini. Tutto possiamo fare fuorché accettare la logica di un possibile declino, siamo chiamati a riformulare e declinare al futuro esperienze che in questi anni hanno segnato il nostro sviluppo, la nostra poderosa crescita in avanti e credo che su questo dobbiamo fare consapevolezza e soprattutto dire che non servono le parole d'ordine, non servono gli slogan, non servono le declamazioni su possibili risposte improvvisate o comunque tampone perché la crisi non è congiunturale, è una crisi strutturale. Su questa consapevolezza dobbiamo muoverci, è la Regione chiamata a muoversi, dobbiamo tutti fare, per quello che ci compete ciascuno la propria parte. Su questo credo che la vicenda in sé, la complessità ci obblighi a non dare risposte limitate o parziali, ma ci obblighi ad una riflessione sul quadro di insieme per capire quali siano le cause, quale sia l'effettiva portata oggi di quella che definiamo una crisi di passaggio e di transizione e soprattutto su quelle che siano le possibili risposte per il futuro. In questo senso faccio mio l'appello che da più parti, dai banchi della maggioranza, ma anche della minoranza ho sentito in questi giorni, cioè che bisogna entrare in una logica di squadra, ma devo dire anche di concertazione o comunque di profonda unità che è unità sulle questioni, sul dato culturale di fondo, su quello che sta avvenendo, sulla vicenda dello sviluppo del Veneto, vuol dire fare ciascuno per la propria parte, le preoccupazioni su questo futuro e credo che l'idea che ci deve accompagnare non sia quella della contrapposizione, ma della collaborazione costruttiva su tutto quello che oggi ci è richiesto e credo che da questo punto di vista i termini anche della risoluzione della proposta che il Centro-Sinistra ha fatto in quest'Aula è proprio quella da un lato di mettere in atto, di proporre strumenti istituzionali nuovi come la Conferenza dell'economia del lavoro, guarda caso una sorta di anticipazione rispetto a quello che era già stato delineato nello Statuto nuovo del Veneto; dall'altro lato una governance che vuol dire interventi concreti e immediati perché è chiaro che la complessità vuol dire un percorso del futuro, ma vuol dire dare il senso dell'intervento immediato sulle questioni. Per quanto riguarda la Conferenza regionale sull'economia del lavoro credo che in questa logica, un luogo istituzionale di concertazione in cui ci sia un monitoraggio, ci sia un forte stimolo alla programmazione sia un luogo assolutamente fondamentale per il futuro della nostra Regione, dall'altro lato credo che siano necessari interventi concreti secondo dati di priorità e ribadisco alcuni aspetti che già sono stati evidenziati come la riorganizzazione degli enti di ricerca dei parchi scientifici, la riduzione dall'Irap per favorire la crescita dimensionale delle imprese che oggi sono chiamate ad un di più di implementazione di risorse umane, di interventi e investimenti in termini di ricerca e innovazione, ma è chiaro che un reticolo troppo leggero e imprese troppo limitate nella loro configurazione rischiano di non poter servire a questo compito. Poi rivedere la legge sull'internazionalizzazione perché è chiaro che quello che dobbiamo promuovere è la internazionalizzazione delle nostre imprese e la loro capacità di affrontare un mercato sempre più competitivo. La revisione della legge dei distretti perché anche qui dobbiamo rivedere un dato di priorità rispetto ai quaranta distretti che sono stati delineati proprio secondo un'ottica intelligente e capace di stabilire alcune urgenze rispetto ad altre e poi rivedere o istituire uno sportello regionale per abbattere i costi e semplificare i tempi burocratici per la registrazione dei brevetti e poi ancora investimenti in termini di politiche attive per il lavoro, pesando soprattutto al numero ormai molto elevato di dipendenti, di lavoratori ormai in mobilità a causa dell'alto numero di aziende in crisi.
Credo che su questo punti, un dato istituzionale, una attenzione a quello che potrebbe essere uno strumento forte sul piano del monitoraggio, sul piano della propulsione di politiche effettive, di intervento come la Conferenza regionale sull'economia e lavoro e una serie di interventi di priorità e altri che potrebbero aggiungersi. Credo che su questo ci possa essere una capacità di ragionamento, di condivisione ed anche una possibilità di una mozione, di una risoluzione che poi sinceramente possa farsi carico di questa prospettiva.
Dico anche che questo va nell'ottica di sottolineare un aspetto, anche, lo dico con molta chiarezza. Mentre parliamo di internazionalizzazione dobbiamo fare opera di chiarezza per quello che riguarda la delocalizzazione, ossia una particolare forma di delocalizzazione, io la chiamo selvaggia così definita senza regole, che in qualche modo ha interessato purtroppo ormai da tempo la nostra Regione e che oggi, anche in base alle ultime indagini a livello sociologico, la popolazione veneta ai vari livelli sta soffrendo, sta guardando con grande preoccupazione. C'è una delocalizzazione senza regole che dobbiamo, come Regione Veneto, disincentivare. Non possiamo pensare che da questo punto di vista ci possa essere l'istituzione regionale in qualche modo che partecipa e promuove questo tipo di articolazione dal punto di vista dello sviluppo perché credo, e guarda caso personalità importanti come il vescovo di Vittorio Veneto, Zenti e il Vescovo di Vicenza, Nosilia, guarda caso interpreti e pastori che sentono fino in fondo anche le vicende delle proprie comunità hanno lanciato una severa preoccupazione, un allarme severo su questa prospettiva perché è una prospettiva che impoverisce il territorio, che lo snatura, che getta una soluzione di continuità tra il dato dell'impresa e il dato del territorio dal punto di vista culturale, sociale, ambientale. Da questo punto di vista per questo tipo di delocalizzazione si deve trovare, dal punto di vista dell'istituzione, una sorta di forte disincentivazione dei mezzi e degli strumenti, ma direi ancora prima nella consapevolezza che quello che serve e mi fa piacere che il Presidente degli industriali di Vicenza abbia ricordato questo, serve tessere un nuovo rapporto tra impresa e il territorio perché questa è stata la forte motivazione, la grande ragione dello sviluppo del Veneto in questi decenni e credo che soltanto da qui si possa ripartire, certamente in una stagione profondamente mutata che oggi chiede ben altro tipo di investimenti e di soluzioni, ben altro tipo di aperture ai mercati e che vuol dire no alle parole e all'ordine di chi oggi vorrebbe declinare tutto verso un tipo di difesa ad oltranza di quello che è dato, ma oggi quello che è dato e che faremo sarà soltanto quello che riusciremo a costruire in prospettiva aprendo le nostre istanze, aprendo i nostri confini non certamente richiudendoci. Questo è il frutto della storia migliore di questo Veneto, di questa terra civilissima che oggi è ad un crocevia perché può scegliere una stagione di nuovo sviluppo oppure può scegliere purtroppo di condannarsi ad una stagione di declino irreversibile. Credo che su questa frontiera la politica oggi debba fare fino in fondo il proprio dovere e credo che lo debba fare dal punto di vista istituzionale ma dando un segnale poderoso dal punto di vista degli interventi.
Credo che questo tema del recupero del rapporto tra impresa e territorio sia un tema che oggi ha bisogno di forti sottolineature, di forti incentivi, di forti spinte, di uno stimolo nuovo dal punto di vista del dato dell'intervento e credo che su questo si possano innestare anche altre riflessioni, ossia in questo Veneto che ha bisogno, che ci candida ad un passaggio nuovo di sviluppo, credo che occorrerà riqualificare settori che magari non sono direttamente legati al secondario ma che oggi hanno un ruolo guida per il futuro, penso ad una nuova legge sul turismo. Spero che finite le disarmonie o le incomprensioni sulla vicenda delle stelle o del leone, su questa vicenda di una programmazione e di un rilancio forte del turismo in Veneto davvero ci possa essere una capacità di fare squadra a tutti i livelli con un modello di riferimento regionale, ma con una capacità di presenza e di raccordo con tutte le Province venete perché è giusto ricordare che c'è una Regione straordinaria prima in Italia dal punto di vista turistico, ma bisogna ricordare a noi stessi che la ricchezza e la forza di questo Veneto è anche la capacità di mettere in rete una forte caratterizzazione da vari punti di vista di risorse culturali, storiche, ambientali e paesaggistiche e su questo credo che la sfida si faccia davvero importante e soprattutto ineludibile. Credo che da questo punto di vista ci sia la necessità di interventi che riguardano il secondario, ma riguardano soprattutto un terziario che ha bisogno di un di più di investimenti, di innovazione, di ricerca e di capacità di guida da parte della politica
Tre aspetti mi permetterei di sottolineare a proposito di questa attenzione. Credo che il primo riguardi il terzo settore proprio perché nella ricerca di questi nuovi percorsi e nuove attenzioni verso dati sociali ed economici della nostra Regione non possiamo, anche nella prospettiva di questo Veneto che andiamo a delineare insieme, prescindere da questo terzo settore, dall'attività, dalla realtà, dalla presenza diffusa e radicata di questa economia civile del no profit che tanta parte ha oggi di per sé nell'area per esempio dei servizi, della persona e dell'ambiente. Ci sono 22 mila realtà tra associazioni, fondazioni, cooperative in Veneto, oltre 60 mila addetti, il 2,7 dell'occupazione totale. Credo ci sia soprattutto un margine di investimento e di grande sostegno da parte della Regione perché da questo punto di vista c'è una realtà ormai seria, comprovata che ha bisogno sostanzialmente di incentivi, di sostegni che le posso fare recitare un ruolo sempre più importante all'interno della nostra Regione.
Un secondo aspetto riguarda la formazione professionale. E' chiaro che se il futuro sarà della conoscenza, in termini di ripresa e di competitività non possiamo che investire sulle risorse umane e su quella che è la formazione professionale a vari livelli, sia quella dell'obbligo formativo, quella della formazione post diploma e quella della formazione continua perché è chiaro che su questo scommettiamo fino in fondo e credo che il capitale umano da questo punto di vista debba essere sottolineato e valorizzato proprio perché rappresenta l'elemento primo per incrementare le competenze.
Guardiamo come Gruppo con qualche preoccupazione al fatto che ci potrà essere una riduzione dei fondi legata alla fine del fondo sociale europeo. Guardiamo con una qualche perplessità, forse perché soltanto accennata, a questa creazione della agenzia Avese, anche perché in rapporti recenti, così come è stata delineata nel documento programmatico della Giunta, rapporti recenti legati ad esperienze già in atto di questa agenzia esterna in alcune Regioni italiane non sembra diano i risulti sperati. Vedo l'assessore Elena Donazzan attenta e mi congratulo, credo che su questo ci possa essere un elemento ulteriore da sottolineare e approfondire.
Dico però che è anche il fatto dell'applicazione della riforma, nel senso dei licei tecnologici, la creazione di questi licei possa rappresentare non un elemento a favore, ma un elemento che in qualche modo rischia di non dare un segnale preciso in questa direzione.
Credo che un altro aspetto da sottolineare sia il tema dell'occupazione perché bisognerà pensare a tre aspetti che già la relazione della Terza Commissione ha messo in luce cioè l'occupazionale giovanile, l'occupabilità femminile e l'esclusione dei cinquantenni, quarantacinquenni dal ciclo produttivo. Su questo è chiaro che bisognerà fare consapevolezza, ma non solo, cercare che l'occupazione giovanile sia favorita perché è chiaro che parliamo di una generazione che dal punto di vista della flessibilità può essere invece la generazione che vive il senso della precarietà da vari punti di vista e quindi mette a repentaglio dal punto di vista personale, familiare, professionale.
L'altro aspetto è l'occupabilità femminile il ruolo della donna dentro vicende che devono contemperare le sue esigenze personali, ma anche il suo ruolo insostituibile all'interno della famiglia. E' chiaro che queste dinamiche andranno riviste ed approfondite e l'esclusione di una fascia generazionale che era attrezzata per un determinato modello di sviluppo, per un determinato ciclo produttivo e che oggi proprio in virtù di questa vicenda che stiamo vivendo insieme dal punto di vista economico in Veneto rischia di essere penalizzata e di non trovare altre forme di occupazione. Su questo è chiaro che dovrà inserirsi la Regione sottolineando il diritto soggettivo alla formazione, dando sostegni veri alla flessibilità e creando, dal punto di vista degli strumenti di sostegno, pensiamo alla cura dell'infanzia, degli anziani non autosufficienti, sul piano dei servizi ci possa essere una forte caratterizzazione e un forte investimento.
Qualcuno diceva forse bisogna che il cavallo abbia sete, nel senso che bisogna ridargli acqua, ma se non ha sete rischia di non volerla. Credo che il problema, il nodo che stiamo affrontando è anche un nodo dal punto di vista culturale perché è chiaro che questo Veneto oggi si trova per la prima volta in un crocevia che è rappresentato da tutto quello che è stato realizzato, da un modello di benessere che è stato conquistato e si trova di fronte ad una incognita del suo futuro. Qualcuno ad una manifestazione di recente ricordava paradossalmente la vicenda del nonno che non ha mai consumato le scarpe perché ha fatto una vita intera di lavoro e portava le scarpe in spalla per risparmiarle e si è ammazzato di fatica, ma ha avuto il sogno di migliorare la sua vita e alla fine lo ha in qualche modo coltivato e raggiunto e la vicenda del nipotino che oggi non consuma più quelle scarpe perché non gli piacciono, perché quel modello non lo gradisce.
Il paradosso di queste generazioni condannate a vivere due stagioni diverse, ma paradossalmente c'è una stagione che ha coltivato dei sogni e li ha realizzati, e c'è una stagione che si ritrova a vivere in un dato di benessere e non riesce forse ad avere neppure i sogni. Dobbiamo capire che questa vicenda è anche una vicenda culturale che impegna il nostro culturale e credo che la Regione Veneto da questo punto di vista possa essere motore forte di consapevolezza culturale, che possa accompagnare dal punto di vista dello sviluppo, ma vorrei dire dal punto di vista delle evidenze etiche e dei riferimenti valoriari questo cammino che ci attende.
Durante l'intervento del consigliere Zabotti assume la Presidenza
Il Vicepresidente Carlo Alberto TESSERIN

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Zabotti.
La parola al consigliere Pettenò.

Pietrangelo PETTENO' (R.C.-S.E)

Credo che la discussione che stiamo facendo da due Consigli sia importante, ruota attorno a una sorta di domanda che mi pare non sia emersa in questo dibattito: se questo modello economico Veneto sia in crisi o meno, se questa sia una crisi strutturale, sia una crisi di congiuntura, se sia invece un fenomeno di passaggio come alcuni intendono, questo è un po' aleggiato ma non si è affrontato in maniera io credo molto approfondita.
Dico questo, perché già un po' di mesi fa, novembre scorso, come hanno citato molti Colleghi, in un Consiglio straordinario che ha discusso di queste vicende sull'onda della crisi occupazionale che stava emergendo in questa Regione, gli atteggiamenti oltre che del Consiglio, della maggioranza, ma soprattutto della Giunta e del suo Presidente erano ben diversi da quelli che abbiamo visto in questo frangente. Anzi, va dato merito oltre che al Presidente del Consiglio di aver voluto velocemente - uno dei primi fatti significativi di quest'Aula - affrontare questo tema dell'economia, dello sviluppo e del lavoro, dare un'importanza a questo tema, e allora penso sia conseguenza del mio ragionamento dire che c'è questa attenzione perché c'è qualcosa attorno che si sta muovendo. Quindi, non sono più gli uccelli del malaugurio dell'opposizione, piuttosto che qualche Consigliere sensibile della maggioranza che si univa a noi, ma c'è una situazione profondamente cambiata, c'è una situazione che potremo vedere se definirla crisi strutturale o meno, ma c'è una grandissima preoccupazione. Allora, le spinte, le richieste di affrontare questo tema e di chiedere alla politica di occuparsi della questione, altro fatto di grandissima novità per la situazione del nord est e del Veneto, cioè gli industriali insieme ai lavoratori chiedono che la politica si occupi di questa questione e lo stiamo facendo, stiamo iniziando ad occuparcene. Vuol dire che allora c'è una sensazione, che non è più una sensazione ma un dato oggettivo di difficoltà.
La Giunta si è presentata in Aula la scorsa Seduta con una relazione di tre Assessori, siccome una delle cose su cui siamo tutti d'accordo è quella di fare sistema e tentare di mettersi in rete tutti e lavorare insieme, io auspico che riesca a farlo anche la Giunta in modo proficuo. E' un auspicio sincero, perché non è un bel vedere, se in qualche maniera, ma qui discende forse da una impostazione che dicevo prima, un po' vecchia, quasi ormai superata, sul fatto che non c'erano problemi, ma nella formazione della Giunta di fronte a situazioni di questa natura la frammentazione delle deleghe induce, al di là delle buone volontà di chi si occupa ad affrontare a compartimenti stagni a settori, non quindi la questione complessiva, è oggettiva secondo me. E lo si è visto anche nelle tre relazioni che, al di là del merito su cui molte cose anche importanti sono state dette, denotano un atteggiamento non collegiale, non di giunta alla problematica.
Anche gli interventi pubblici di questi mesi, di queste settimane me li rivedevo sulla stampa, questo dossier che ci è stato fornito, in effetti danno degli spaccati diversi a seconda della delega e credo che questo non faccia bene. Spero che la Giunta recuperi questa direzione, anche perché effettivamente se si rilegge, lo dico soprattutto agli Assessori che sono in Aula, con attenzione il Programma di governo, non è di tanti mesi fa, il Programma di governo è di qualche giorno fa. Il Presidente Galan vedeva in queste copertine un mare di chiacchiere e io vedo parole vuote, vedo cose scritte nero su bianco, ma se andate a leggervi da pagina 81 a seguire la questione della nostra economia e di come affrontare la cosa vedo un grandissimo lavoro, come sempre viene fatto ovviamente da funzionari o dirigenti di questa Regione, che mettono insieme un po' di dati un po' di riassunto storico delle varie cose, ma non c'è niente di politica. Ma questo è un Programma di governo, non è il compitino di cosa abbiamo fatto, di cosa ci aspetta, le leggi, le tendenze e i dati da riportare. Non c'è proprio nessuna riga che parli di politica, è l'assenza totale di politica, segno evidentemente che anche la Giunta dovrà faticare molto per riprendere in mano questa situazione.
Bene che il Consiglio, superando anche questi 5 anni passati in cui ha abdicato troppo il proprio ruolo riprenda in mano la situazione, riprenda a fare politica tentando di dare degli indirizzi in questa direzione.
Io sono fra quelli che crede che questo modello economico Veneto sia in una crisi strutturale, io non credo che dovremo.., anche dagli occhi della Sinistra siamo indotti a partire da alcuni elementi e dare dei giudizi un po' frettolosi, lo faccio spesso anch'io, questa è una crisi strutturale ma non dobbiamo farci prendere la mano da una situazione di crisismo, quindi adesso gridiamo "al lupo" però non ci accorgiamo né di cosa sta avvenendo nella nostra economia veneta, né di quello che c'è bisogno per trasformarla e quindi guidarla in una certa maniera.
Questa crisi strutturale c'è, è un cambiamento profondo non solo delle imprese, ma di tutta l'economia e della società di questo nostro Veneto che sta cambiando. Allora questa crisi è una crisi strutturale perché è una crisi di modello, è ancora più grave, perché in qualche maniera abbisogna di una risposta più complessa, più articolata, quindi non solo di capacità di intervento se serve uno sportello, se serve una nuova legge o se serve ridurre i distretti. Certo, tutte cose che ovviamente bisogna fare, e non le elenco le moltissime cose che sono già state dette nel dibattito dei giorni passati e questa mattina, però c'è bisogno di intervenire su questo modello economico e sociale, è per quello che la cosa è difficilissima. La profonda trasformazione di questo modello è in atto, è in atto da un po' di tempo, perché è in atto? Perché l'economia veneta si è fermata, l'economia veneta quella che veniva mitizzata fino a poco tempo fa, senza stare attenti a quali erano gli elementi trainanti di questa grande risorsa, di questa grande economia e piano piano da un po' di tempo ha cominciato a franare e a minarne le fondamenta, i pilastri su cui si fondava. E erano aspetti fondamentali, i pilastri di questo grande colosso dell'economia del nord est aveva i piedi d'argilla. Perché se si vanno a guardare i dati, dati che sia nel Programma di governo che in modo importante mettono insieme i nostri dirigenti della Regione più che gli Assessori, poi si va a vedere l'ultima relazione di Veneto lavoro con la Fondazione Nord-Est e quant'altro fino alla citatissima McKinsey, che è stata pluricitata in questo dibattito, si vede su cosa si basava questa grande economia del nord est: su una capacità di esportazione altissima, che era basata su cosa? Su prodotti molto spesso di bassissimo valore aggiunto, perché si basavano sul commercio tessile, abbigliamento, sul manifatturiero in sostanza, che ovviamente è entrato in crisi per i fenomeni economici legati all'entrata dell'euro, quindi non più una convenienza da questo punto di vista, mercati più aggressivi in Europa, dentro l'euro non quelli che vengono da altre parti del mondo, perché se è vero che la Germania esporta 5 volte nella Cina, 21 milioni di euro di esportazione, rispetto ai nostri 4, vuol dire che c'è un qualcosa che non funziona, vuol dire che mentre noi ci siamo attardati su alcune linee che ci davano profitti immediati a brevissimo termine senza guardare al dopo, altri si sono dislocati con un po' più di strategia ed oggi stanno avendo meno problemi, su quel settore ne hanno certamente anche altri che sappiamo.
Questa cosa ci induce anche a dire qual è la direzione che noi dobbiamo mettere in campo. Ovviamente – vado a flash – i dati, l'informazione, è una delle cose su cui uno deve cominciare ad avere dimestichezza. Non è facile, non è facile per una serie di motivi, ed anche quelli storici, io non so se nelle altre Regioni sia diverso ma qui nel Veneto si fa fatica a mettere insieme analisi che partono dalla stessa osservazione, uno dà una risposta ed uno un'altra, non c'è una trasparenza nemmeno da parte degli industriali, delle imprese stesse e quindi poi riescono a fornire dei dati che sono in grado di aiutare, poi altri diciamo a leggerli e a interpretarli. Allora, una volta che si hanno questi dati occorre anche analizzare questo rinnovamento che è in atto, questo rinnovamento che è in atto del modello economico sta guardando ovviamente ad altre cose e una delle questioni su cui ovviamente tocchiamo è questo altro dato per cui sentivo anche questa mattina, ma siccome lo dicono esponenti della Lega io sono rincuorato, cioè lo pensavamo anche un po' prima, lo dice la Lega che ne ha fatto il cavallo di battaglia, il piccolo, è stato uno degli elementi trainanti del successo politico oltre che sociale della Lega. Perché il piccolo è bello ha prodotto poi questa sorta di economia cosiddetta del nanismo, quando noi siamo di fronte a..
(Interruzione dall'Aula)
Questa nostra economia veneta è basata, appunto, la media degli addetti per impresa è di 4 virgola qualcosa addetti di impresa, la Lombardia è 5 e qualcosa, quindi non stiamo parlando di grandi disparità, però è difficile guidare e parlare di quest'altra cosa che é stata super abusata e quindi diventa pericolosa perché rischia di.. come prima parlavamo di mitico nord est adesso parliamo del piccolo è bello dobbiamo abbandonarlo, bisogna fare rete, sistema, bisogna che le aziende si organizzino.
Poi c'è la mitica governance, adesso tutto si risolve con la governance, non c'è ricerca, non c'è pagina, c'è la governance. Prima invece si vede che era l'anarchia, che cavolo era prima? Un po' era vero. Però stiamo attenti a non cadere nel mito di rincorrere alcune cose che poi alla fine.., riempiamola di contenuti, Colleghi, riusciamo a capire effettivamente in che parte occorre andare.
Allora, il piccolo e bello si dice non c'è più, però oggi noi ce l'abbiamo, la nostra rete di produttrici e di produttori c'è, è piccolissima, nel nord est 507 mila imprese, di queste 91 mila sono quelle che poi hanno più di 10 dipendenti quindi è difficile intervenire con alcune azioni in quella direzione. Poi c'è questo grande problema di una produzione a bassissimo valore aggiunto su cui bisogna intervenire.
Delocalizzazione o internazionalizzazione, anche qua si fa finta di capire che, insomma, siamo.. c'è una globalizzazione, c'è il mercato globale, è inevitabile, alcuni di questi processi sono sicuramente inarrestabili, però c'è una bella differenza fra quello che è avvenuto nel Veneto, la nostra realtà e che ha dato molta fortuna e io la coniugherei con profitti, che è un altro dei temi che vorrei toccare brevemente. Ha fatto molta fortuna di questa economia veneta che ha pensato per un lunghissimo tempo di poter delocalizzare, quindi cercare il minore costo di una parte delle produzioni, appunto, di minor valore perché si dislocavano quelle che si potevano far produrre in altri paesi. Nell'intervista della pluricitata McKinsey c'è una lettura di questa.., sono interviste agli imprenditori che parlano anche del rischio fortissimo che ha accompagnato e che sta accompagnando la delocalizzazione. Con la delocalizzazione si è persa per strada la capacità di innovare i processi produttivi. Questa non è una cosa banalissima, perché nel Veneto, la storia dell'economia del Veneto è sempre stata quella di avere la capacità di stare insieme innovazione di processo e prodotto, quella di coniugare queste cose. Nell'ultimo decennio si è persa questa cosa, la rincorsa al minor costo si è persa, poi chi ha avuto esperienza l'ha detto chiaramente: non c'è l'illusione di andare nei paesi dell'est e trovare gente che lavora tantissimo a bassissimo costo, molto spesso è avvenuto che lavora a basso costo ma non lavora tantissimo e non lavora neanche benissimo.
Ovviamente queste cose non si possono generalizzare, però questa grande corsa alla delocalizzazione portata solo agli elementi di.. non ha portato grande fortuna.
Io capisco che gli estensori del rapporto di Fondazione Nord-Est dicono: attenzione ai massimalisti, penso si riferisse a un po' di noi che dicono che la delocalizzazione va frenata, ma insieme a noi anche la Lega, anche qualche esponente della Giunta. Noi non diciamo che non debba esistere la delocalizzazione, noi diciamo che questa va governata, che questa non può essere una sorta di.. a parte che ormai non la fanno più, la fanno solo quelle imprese disperate che tentano di sopravvivere ancora un po'.
Ovviamente, l'internazionalizzazione è un'altra cosa e se questo processo porta in sé il fatto che tu crei dei presidi produttivi in altre parti del mondo e con questo già di natura arricchisce il tuo territorio, contrariamente alla delocalizzazione che spoglia il territorio. Dentro quel processo di internazionalizzazione puoi arricchire perché tu riesci a produrre determinati prodotti in giro per il mondo, riesci ad arricchirlo perché innovi i processi anche tu dove ci sei, cioè cresci la professionalità delle due leve produttive, riesci in qualche maniera ad arricchire sul piano professionale le imprese che stanno sui territori. Allora, se è questo il processo credo che vada favorito, aiutato, con tutte le attenzioni.
Però aggiungiamoci una cosa che ho sentito pochino in questo dibattito, il fatto del lavoro. Sulle questioni macroeconomiche ci sarebbe da aggiungere tantissimo, ma mi fermo, molto è stato detto, i dati che noi abbiamo se uno legge Fondazione Nord-Est dice: va beh, confronta l'occupazione quest'anno con l'anno scorso, tutto bene, anzi, addirittura il tasso di occupazione aumenta. Però i dati in modo sfortunato di Unioncamere con i sindacati più o meno coincidono, dicono che sono tra i 20 e i 22 mila i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o lo stanno perdendo e sono dentro quei processi di ammortizzatori sociali che conosciamo. I dati sugli ammortizzatori sociali sono in crescita fortissima, sappiamo che vengono usati, un po' abusati da questo punto di vista, però è un dato preoccupante: ci sono decine di migliaia di lavoratori che con questo processo di trasformazione delle nostre imprese ovviamente rischiano di perdere il posto di lavoro, oppure, se non lo perdono, cosa che però è già una realtà e lo dicono gli industriali che abbiamo visto in vari interventi in queste settimane, passano da un lavoro stabile che ha accanto alla stabilità non solo la questione di salario ma anche di elementari diritti e garanzie per il proprio futuro, per la propria famiglia, perde e passa ad un lavoro precario, il 70% delle assunzioni avviene con dei contratti precarizzati. Con queste basi è difficile ragionare, è difficile capire come diamo uno sbocco futuro alla nostra economia.
Allora, qua intervengono interventi che già si dicevano la volta scorsa, interventi che garantiscono i diritti dei lavoratori, garantiscono una stabilità, la cosa sta insieme. Non si può pensare ad un rilancio dell'economia senza affrontare questo tema, senza pensare che la nostra società oggi, il ridisegno di un nuovo stato sociale va ripensato, io non dico che va tenuto quello che abbiamo adesso, va differenziato, va diversificato per la natura stessa dello stato sociale che abbiamo di fronte.
Vogliamo ragionare della possibilità, e qui occorrono molte risorse, certo non basta la Regione, occorre una politica nazionale che nessuno intravede ma speriamo si possa intravedere fra un anno, di interventi forti, cioè di risorse ingenti da mettere in questo campo, o pensiate che sia solo un problema di sussistenza quello di ragionare di un reddito minimo garantito, che garantisca quei giovani, quei 50enni che perdono il lavoro temporaneamente, certo, perché lo possono riacquisire, ma che gli va garantito di avere mille euro al mese per poter mantenere la famiglia e pagare l'affitto, o pensate che questa sia un cosa da trascurare e non pensare?
Il fatto, per esempio, che nel Veneto - questo è un dato di questi giorni -, che nel Nord-Est lavora un minore sotto i 15 anni su 5, cioè il 20% dei quindicenni nel nostro nord est lavora, fa lavoro da un po' di tempo. Questo è un dato preoccupante perché è insito anche nel modello che avevamo, le botteghe, le piccole imprese familiari, però non è un dato che aiuta moltissimo nella trasformazione del modello economico che dobbiamo fare tutti insieme, non ci aiuta, perché questo accompagna il tasso di scolarizzazione che dalle nostre parti è fra i più bassi d'Italia, è fra i più bassi d'Italia dal punto di vista della qualificazione. C'è una sacca di abbandono della scuola dell'obbligo, appunto, quando uno su 5 dei quindicenni lavora vuol dire che non va a scuola, non è difficile fare questa analisi. E vuol dire che ci troviamo di fronte ad uno scollamento, per esempio, stando alla formazione e alla necessità di innovazione, fra università, ricerca e impresa che è spaventosa. L'università fa una cosa, le imprese ne fanno un'altra, non c'è un raccordo se non sul piano: qui votiamo una legge, ergo diamo qualche soldino a qualche università, a qualche ricerca, a qualche gruppo che si mette insieme e fa i consorzi sulle ricerche delle nano tecnologie, questo è quello che stiamo facendo. Attenzione, se l'università non sta insieme alle imprese in un territorio e quindi capisce quali sono le necessità di quel territorio, dove puntare, sono le nano tecnologie, è il biotech, è il prosecco rosa che il Presidente Galan voleva farci bere nelle sue cose di un anno fa, non so, decidiamolo insieme con la comunità, decidiamo qual è la linea di tendenza e su quello investiamo per acquisire nuove professionalità, per riavviare al lavoro giovani e meno giovani che hanno bisogno di lavorare e soprattutto intervenire nel campo sociale.
Il collega Sandri a me risultava fosse il Presidente di Veneto innovazione, quindi quando lei prima diceva: mi risulta che Veneto innovazione abbia fatto delle cose mi preoccupa un po'.
Chiudo dicendo, lei diceva: creiamo una casa in Cina, una casa delle imprese di qua, in India, in America. I nostri veneti hanno bisogno di case, guardate che di questi dati forse non ne abbiamo preso coscienza tutti, ma i nostri veneti hanno bisogno di case vere, cioè il tetto sotto il quale ripararsi dalle piogge torrenziali, altro che case in Cina e in India, e se non gli dai un reddito sicuro, un lavoro dignitoso, una garanzia, non lo possiamo fare.
Durante l'intervento del consigliere Pettenò assume la Presidenza
Il Vicepresidente Achille VARIATI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pettenò.
Volevo ricapitolare un momento perché i Colleghi si organizzassero, noi abbiamo ancora iscritti a parlare i consiglieri De Boni, Cortelazzo e Sernagiotto, quindi ci stiamo avviando verso la fase conclusiva del nostro dibattito. Sulla base del dibattito consiliare l'Ufficio di Presidenza ha cercato di integrare la bozza di Risoluzione, di cui si era già parlato, con alcuni contenuti prioritari che sono emersi dal dibattito. Riterremmo però opportuna una riunione, credo abbastanza veloce, dei Presidenti dei Gruppi consiliari per verificarne il contenuto e quindi potremo passare nella fase finale all'iscrizione della risoluzione e concludere questi due giorni importanti di dibattito con un atto, che sarà appunto la Risoluzione.
A questo punto, se i Capigruppo potessero ritrovarsi senza la sospensione del Consiglio, potremmo ipotizzare di continuare i nostri lavori fino a concludere con il voto della Risoluzione stessa, senza interrompere i lavori del Consiglio stesso.
La parola al consigliere De Boni.

Onorio DE BONI (U.D.C.)

Per agevolare i lavori dell'Aula non utilizzerò certamente i venti minuti a disposizione.
(Interruzione dall'Aula)
L'ha rilevato anche qualche Collega nel suo intervento, che questa Legislatura si apre con questo importantissimo ordine del giorno. Da mesi la stampa economica sta denunciando che la nostra situazione dal punto di vista economico è malata, a rischio di recessione, ogni giorno vediamo medici diversi che cercano di dare la ricetta per far guarire questo malato. La rassegna stampa che ci è stata consegnata e che è un compendio di tutti gli interventi che si sono succeduti a vario titolo per segnalare la situazione triste dell'economia, anche nella mia Provincia, stanno a dirci che il malato è veramente grave. Allora, anche sulla rassegna stampa vediamo intervenire medici, magari qualcuno anche in quest'Aula, oppure come il professor Prodi che è venuto nella mia Provincia il 22 giugno a dirci che in sette punti ha la ricetta per guarire il nuovo Nord-Est, magari prenderemo spunto anche da questo.
Personalmente, invece, penso che l'attuale situazione economica sia sotto l'occhio di tutti e che tutti, specie la politica, deve fare la propria parte per cercare di dare una risposta adeguata alle esigenze del nostro Veneto. Vengo da una Provincia che per mesi ha fatto parecchi convegni sulla situazione, e per chi non è molto addentro alle cose abbiamo qui anche il sunto degli atti della Provincia di Vicenza nel terzo millennio, di cui magari varrebbe la pena conoscerne il contenuto perché si sono succeduti relatori eccellenti, dal professor Rullani, dal Ministro Tremonti, dal nostro Presidente della Giunta Galan. Quindi questa mia Provincia si è molto interrogata e si sta interrogando su quale ci può essere la possibilità di trovare la soluzione al problema.
La mia Provincia nella quale anche gli imprenditori sono molto responsabili e siccome abbiamo abusato e continuiamo a richiamare tra i possibili interventi di risanamento in questa nostra economia di innovazione, l'investimento nella scuola, riconosco che i nostri imprenditori, in particolare del vicentino, gridano un po' alla innovazione, dice "sono parole", perché i primi a crederci poco in questo sono gli imprenditori laddove abbiamo una società formata appunto con il consorzio, con l'Università per sviluppare la ricerca, che è snobbata dagli stessi imprenditori della nostra Provincia. Forse qui il vizio sta nella mentalità nostra e quindi andrebbe trovata anche la maniera di far sì che le stesse categorie comincino a dialogare con i loro associati e fare un mea culpa e una riflessione su come poi mettere a frutto le risorse che, seppur modeste, anche noi mettiamo attraverso i distretti, mettiamo attraverso questi consorzi.
Ma prendo ancora lo spunto dalla mia Provincia per dire quali sono le possibili soluzioni al problema. Non mi è sfuggita la testimonianza di un titolare della AZ che esporta in Cina l'alta tecnologia italiana, che dice: "Questa paura che abbiamo della Cina va esorcizzata perché non ha più ragion d'essere - esordisce Pizzolato -, mettiamoci bene in testa che non è possibile tornare indietro, il panorama mondiale è cambiato. La Cina è la parte del mercato come qualsiasi altro Paese, si va a Pechino o a Shanghai, come si può andare a Londra o a New York per vendere, tenendo presente che i cinesi sono 1 miliardo 300 milioni". Secondo Pizzolato nel Nord-Est c'è una visione distorta di quella immensa nazione, ci siamo abituati a vederla come serbatoio di manodopera a basso prezzo e non ci accorgiamo che da quelle parti si laureano 2 milioni e mezzo di ingegneri all'anno ed è assurdo pensare di bloccarla con i dazi.
La ricetta, secondo Pizzolato, per sfidare con successo le insidie del Paese dove ai bassi prezzi ci sono le intelligenze e il frutto di un nuovo modo di concepire il lavoro è semplice: la forza dei cinesi è tutta nell'entusiasmo che mettono in ogni cosa che si preparano ad affrontare, quell'entusiasmo che sta mancando a noi italiani e agli europei in genere. Se vogliamo competere dobbiamo ritrovarlo alla svelta senza piangerci addosso.
Forse è cronaca, probabilmente, ma credo che queste parole abbiano un senso e vadano meditate e delle quali si debba anche tener conto. Allora, quale suggerimento può venire da quest'Aula? Cosa può fare questa nostra Regione per dare delle risposte concrete alle esigenze dell'economia veneta? Io suggerisco qualcosa: a volte ci siamo aggrovigliati su delle normative che abbiamo congegnato per la nostra economia che poi diventano inapplicabili. Abbiamo un esempio abbastanza vicino, come la legge sul commercio, che è di difficile interpretazione e che sta mettendo in crisi le stesse Amministrazioni comunali e gli uffici preposti perché non sanno effettivamente come interpretarla.
Abbiamo una legge urbanistica che ha prodotto una montagna di varianti e che adesso dobbiamo trovare la maniera di superare perché le richieste che ci vengono dall'economia sono per ieri.
Porto un esempio ancora della mia Provincia, laddove un'azienda di primaria importanza europea che aveva deciso di delocalizzare da Brendola a Lonigo per darvi un'idea, perché era ormai inserita nel tessuto urbano della cittadina di Brendola e doveva costruire una sua realtà per 40 mila metri quadri coperti circa, ha acquistato il terreno da ben sei o sette anni e poi si scopre che su questo terreno insiste una riga laddove c'era una roggia che non c'è più, che però è sottoposta al vincolo della Galasso e sono sette anni che questa azienda è bloccata e non siamo riusciti in questo lavoro di Consiglio a depennare questo fiumiciattolo che non c'è e consentire di intraprendere questa società. Adesso i tempi sono cambiati, non c'è più interesse a fare questo, il treno se ne è andato e probabilmente anche loro se ne andranno.
Sono dei piccoli esempi che cerco di portare all'Aula per capire che non è per mutuare uno slogan che piace agli amici della Lega, ma credo che dovremo certamente anche noi cercare di semplificare, di consentire che l'impresa possa avere delle risposte per domani, non dico per ieri, ma non per anni. Allora, l'auspicio che faccio da questi banchi è che nelle normative che andremo a presentare, che andremo anche a votare in quest'Aula si tenga conto che le richieste e i tempi dell'economia sono diversi dai diversi della politica. Non dico con questo di far presto e di far male, dico che forse nella prospettiva dovremo cercare di dare anche attraverso questi atti la possibilità a chi ha voglia di sviluppare, a chi ha voglia di crescere di non essere limitato semplicemente perché la nostra burocrazia o la nostra istruttoria va a precludere questa possibilità.
Credo che il mio intervento possa modestamente dare questo contributo e questo suggerimento e lo rivolgo prima alla mia parte politica e a quest'Aula perché si possa in prospettiva vedere anche la nostra normativa nell'ottica di aiutare l'economia e di aiutare i nostri imprenditori.
Durante l'intervento del consigliere De Boni assume la Presidenza
Il Vicepresidente Carlo Alberto TESSERIN

PRESIDENTE

Grazie, consigliere De Boni.
La parola al consigliere Bettin.

Gianfranco BETTIN (VERDI)

Aggiungo poche cose perché molto in questa e nell'altra Sessione di Consiglio è stato detto e perché la discussione anche fuori dell'Aula, incrociandosi con questa, ha portato molto materiale di riflessione ed anche indicazioni precise. Poi perché a questa altezza del dibattito la mia impressione è che sono abbastanza chiare le condizioni di fondo in cui l'economia veneta sta evolvendo. Preferirei usare un approccio di questo tipo, parlare quindi di evoluzione, piuttosto che di regressione o involuzione, anche se i punti di difficoltà ed anche di crisi non sfuggono ormai purtroppo a nessuno.
Il quinquennio attuale comincia con elementi di difficoltà maggiori dello scorso quinquennio ed anche per questo motivo credo dovremo sforzarci di vedere insieme agli aspetti di difficoltà anche le carte di opportunità che abbiamo e che sono iscritte nella storia stessa del modello veneto, i cui elementi di difficoltà oggi sono sicuramente collegati a quelli che erano un tempo i vantaggi competitivi, quelli che ne spiegano il cosiddetto miracolo che niente affatto un miracolo è, perché è frutto di un lavoro che affonda nella storia di questa Regione, nella capacità creativa di applicare la propria energia vitale alle forme del lavoro, alle forme della produzione, nella capacità di innovare i prodotti, oltreché le tecniche di lavoro e questo vale sia per quanto attiene ai settori primari, all'agricoltura innanzitutto, ma poi anche alla grande vicenda industriale e poi finanche postindustriale, in quella galassia dai confini indistinti, che incrocia terziario, secondario e quel territorio nuovo della ricerca e della produzione interconnesse che apre scenari inauditi anche per il futuro, anche alla produzione, oltre che alle forme di vita non senza elementi di inquietudine come sappiamo.
In questo ambito gli elementi di difficoltà sono abbastanza evidenti a tutti, sono venuti meno alcuni vantaggi competitivi del modello: l'applicazione fortissima del lavoro umano dentro il processo produttivo, il contenimento del costo ed anche l'alto contenimento del costo, ovviamente la modifica del sistema monetario ha fatto venir meno quelli che erano i vantaggi legati alla possibilità di esportare a costi minori, l'irruzione sulla scena planetaria di nuovi concorrenti che non se ne andranno più dall'orizzonte e quindi è bene avere contezza di questo e mettersela via una volta per tutte che non è più possibile tornare a prima, quando non c'era la Cina, quando non c'era l'India, quando non c'era la volontà di crescita e di irruzione appunto sulla scena economica e produttiva, sulla scena politica anche del mondo, sulla scena strategica, sul nostro orizzonte strategico di questi grandi Paesi che a volte coincidono un interi continenti e questo ci dovrebbe semmai motivare a cercare anche noi di unire le forze, di unirle sulla scena per esempio europea, l'Europa frantumata che qualcuno vorrebbe e si ridurrebbe a poco più di un'appendice del grande immenso continente euroasiatico, basta guardare un carta geografica e basta sostituire alle vecchie lenti con cui la guardavamo una appendice ricca, prospera e forte politicamente, magari anche militarmente grazie all'alleanza con il partner americano, e un'immensa distesa continentale povera, malridotta, marginale.
Non è più così, la Cina e l'India sono giganti, la Russia tenta di restarlo e tenta di rinnovare le ragioni della propria forza nel nuovo tempo, ed altri Paesi si sono schierati e sono entrati in campo. Quindi, solo un'Europa capace di essere forte, di fare sinergia è in grado di reggere la sfida dei tempi nuovi e dentro a questa Europa il nostro Paese, la nostra Regione possono giocare un ruolo molto forte, la nostra Regione può restare leader nell'Europa se ragiona con questa capacità di vedute larghe, su questa capacità di fare sistema nel sistema. Fare sistema dentro il Veneto significa superare la frammentazione, la polverizzazione delle imprese, ridurre il numero dei distretti eccessivo, ma restare comunque nella logica del distretto e quindi rilanciando fortemente le sinergie locali, le affinità locali, la capacità locale di stare nel sistema come un attore forte e non come un attore marginale, oppure che vive e che balla una sola estate, una sola stagione, ma che resta a lungo in modo durevole dentro il mercato con capacità forte di reggerne le sfide ed anche le sfide nuove senza illudersi che si possa tornare a prima, quando i cinesi mangiavano un pugnetto di riso, quando gli indiani neanche quello, quando la Russia era chiusa nel proprio orizzonte ibernato dentro il vecchio sistema. Insomma, in una situazione totalmente diversa da quella in cui siamo oggi.
Occorre, invece, puntare sul meglio di quello che abbiamo prodotto per uscire dalle difficoltà. Il meglio di ciò che abbiamo prodotto è esattamente questa capacità di prendere la nostra attitudine a investire su di noi, sulla nostra capacità lavorativa e produttiva, sull'ingegno che dentro questa storia grande, faticosa, ma infine vincente del lavoro veneto ed anche del lavoro italiano per certi versi, abbiamo saputo sempre porre e nell'incontro tra la dimensione locale con la dimensione politica generale, che hanno sempre saputo integrarsi lavorando insieme sulle priorità.
Questa è un po' la linea di ricerca dei settori più consapevoli del mondo del lavoro, del mondo dell'impresa ed anche della politica che oggi finalmente è costretta, al di là degli elementi propagandistici, a prendere atto delle difficoltà. Non ci sarà un altro miracolo, ci sarà un'altra evoluzione; questa evoluzione dipende esattamente dalle scelte di politica economica che si intendono fare. A questo proposito, introdurrei una variabile specifica rispetto ad altre che sono state introdotte finora in dialettica con questo, non in contrapposizione, lo dico anche riprendendo una battuta del collega De Boni che non sente, ma spero gli verrà riferito, a proposito della roggia scomparsa che avrebbe impedito qualche tempo fa una preziosa delocalizzazione, sia pure di pochi chilometri. Non vorrei che in questa vicenda lui leggesse la contrapposizione tra le ragioni dell'ambiente e le ragioni del lavoro e della produzione, che è uno degli elementi che sono stati ricorrentemente proposti nel dibattito degli ultimi 10-15 anni, soprattutto, sia a proposito di insediamenti produttivi e sia a proposito di infrastrutture. Questa contrapposizione che neanche nel passato avrebbe avuto ragione d'essere, di fronte a una più oculata politica di localizzazione e di interventi, lo ha sempre meno nel futuro. Oggi la questione ambientale si pone su due dimensioni: da una parte la tutela di ciò che si è salvato, dall'altra la necessità del ripristino del territorio.
La questione ambientale oggi è grande questione economica e produttiva, tanto più in una Regione come la nostra, in cui l'ambiente è qualcosa di straordinario come spesso si è detto, dai ghiacciai delle Alpi alle lagune, dai laghi ai fiumi più belli d'Italia, che ci sono ancora, a partire dal Sile, per dire, ai luoghi storico culturali, non solo quelli più conosciuti, ma anche le infinite località cosiddette, ma si fa per dire, minori che sono autentiche perle nel nostro territorio disseminate dalla nostra storia. Tutto ciò è ricchezza non delocalizzabile, produzione non delocalizzabile, non ci riusciranno neanche i cinesi a delocalizzare le Dolomiti, Venezia, tutte queste realtà, è impossibile e sono già una grande risorsa economica e produttiva. Una grande opera non solo di tutela, ma di ripristino storico ambientale, storico culturale, è oggi una grande opportunità, è una sorta di potenziale new deal che abbiamo a disposizione per nutrire gli investimenti che stanno dentro il cuore della nostra storia, il presente e il futuro per rilanciare la nostra industria complessivamente intesa, la nostra economia complessivamente intesa come economia nuova in grado di restituirci quel tanto o poco a mio parere tanto, comunque delle nostre radici, della nostra storia che abbiamo perso che comunque abbiamo ferito per restituire, a noi stessi, maggiore capacità di collegarci al nostro passato. Ma contemporaneamente di non considerarlo un museo vecchio stile, qualcosa che ci aiuta ad andare avanti, a crescere, qualcosa che nessuno potrà sottrarci, anzi, di cui molti potranno godere se aprendosi ed arricchendosi altre aree del mondo un tempo povere molta più gente, anche più libera di come non è stata finora, potrà, girando il mondo, venire a vedere la nostra Regione, uno dei posti più belli del mondo e perciò stesso pagare e contribuire per questo, per la propria quota in parte alla sua crescita. Qualcosa che insieme al resto, alle innovazioni nei settori tradizionali che innovando diventano qualcosa di diverso da settori tradizionali, può davvero far riprendere alla nostra Regione competitività estrema e tra l'altro dando un contributo straordinario poiché la nostra Regione è una Regione leader, è una grande produttrice di globalizzazione, di capacità di mandare avanti sulla scala globale l'economia, la produzione ed anche gli scambi tra i Paesi, per questo ruolo leader che ha sempre avuto che può tornare ad avere e che deve conservare in questo frangente più difficile che in passato, può contribuire al rilancio del nostro Paese e della stessa area europea, non solo come area economico produttiva, ma come area di grande respiro culturale, di grande capacità di mostrare al mondo intero le linee verso le quali evolvere, attraverso le quali crescere in modo più equilibrato.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bettin.
La parola al consigliere Covi.

Carlo COVI (Misto)

Signori Consiglieri, mi trovo nell'imbarazzante situazione di dover essere lungo quando in realtà a nome del Gruppo socialista S.D.I., così mi piace chiamarlo, avevo intenzione di dare un riepilogo che non superava, come nella mia prassi, forse i 45 secondi, in realtà dovrò protrarmi perché devo consentire a coloro i quali stanno facendo la riunione di là di evitarci la sospensione. Mi limiterò al mio intervento, ma voleva essere solo un riepilogo e tutto fuori che qualcosa di didattico, nel senso che lo sviluppo industriale del Veneto è un caso nel panorama industriale essendosi sviluppato in pochi anni da territorio marginale ad aree tra le più industrializzate e ricche d'Europa. Oggi la competizione globale ed anche i raggiunti limiti di sostenibilità impongono di pensare a nuovi modelli di sviluppo che devono prevedere, a mio avviso, cinque punti. Uno, un utilizzo meno intensivo del territorio a scopo industriale. Credo che questa sia una prerogativa che non possiamo sottovalutare se pensiamo di rendere il Veneto un qualcosa di compatibile con una serie di interessi che non sono solo dei veneti ma sono del mondo: un ambiente salubre, un ambiente prima che produttivo anche solidale e comunque in un contesto che possa rappresentare non solo gli interessi di una parte che è di chi produce, ma anche di chi lavora per chi produce.
Due, un cambiamento della gestione dell'azienda orientata verso il mercato e non più verso il prodotto, intendo dire che fino ad ieri il solo problema era la possibilità di produrre in grande quantità, oggi il problema pare essere quello di vendere il prodotto, la crisi, bisogna chiamarla per nome, impone dunque anche questo aspetto che secondo noi non è secondario.
Tre, individuare nuovi modelli di commercializzazione e di comunicazione che permettano alle aziende di essere competitive. Già in occasione del mio primo intervento facevo riferimento al fatto che la globalizzazione non può e non deve essere e non può esaurirsi in un termine astratto che viene ripreso ad ogni assemblea, ma deve tradursi in fatti concreti anche per questo ente, mi riferivo all'attivazione di un canale satellitare dove potesse trovare la Regione del Veneto i suoi prodotti, la sua industria, le sue caratteristiche una valida promozione cosa che ancora non si è potuto realizzare a differenza di Paesi anche con minore spessore quali la Grecia, piuttosto che Dubai ma dobbiamo poter guardare avanti e non solo perché sono socialista, ma perché avanti c'è la risorsa e il vantaggio che può essere condiviso da tutti.
Quattro, ritengo si possa, attraverso la Regione Veneto, implementare il tasso di tecnologia attualmente a disposizione delle aziende e dare possibilità alle piccole e medie imprese attraverso dei poli tecnologici di avere tecnologia migliore a disposizione.
Sesto ed ultimo, implementare i rapporti tra industria, ricerca e sviluppo costruendo un circuito virtuoso che produca commesse, acquisizione di brevetti compartecipazione di progetti per il mondo scientifico e porti questo al trasferimento di tecnologia al mondo imprenditoriale.
Tutto questo richiede interventi a breve e medio termine, a breve termine non possiamo dimenticare comunque che buona parte degli operatori che lavorano nell'industria rischiano di rimanere senza lavoro e che questo può diventare un problema non solo per chi attiva, e dobbiamo per questo essere grati, l'industria medesima, ma per chi ci lavora perché le parti che rappresentiamo in questa assemblea devono potersi fare interpreti di quelli che sono gli interessi delle parti medesime. Qui adesso apro una parentesi che è quella che volevo evitare, se qualcuno può anche dire che si sbrigano di là, se volete sospendiamo. Benissimo, c'è un altro intervento, siccome amo caratterizzarmi per stare nei cinque minuti al massimo quando vado a fare un intervento, lo faccio per punti e cerco di essere coerente con quanto messo nelle mie premesse e vi ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Covi.
La parola al consigliere Elisabetta Gardini.

Elisabetta GARDINI (F.I.)

Intervengo solo qualche minuto perché devo dire la verità che ho ascoltato tante parole e mi sembra che molte parole siano state dette proprio tanto per parlare e questo mi dispiace molto perché stiamo affrontando dei problemi che sono concreti. Mi sembra che stiamo facendo come gli struzzi e non ci rendiamo conto che veramente ci sono delle situazioni che non si possono prendere così alla leggera e mi sembra che faccia un po' schifo a molte di queste persone che sono sedute in questo Consiglio prendere anche soltanto in considerazione l'idea di salvaguardare posti di lavoro nel nostro territorio.
Credo che non si possa venire qui a dire che tutto va bene, non si possa venire qui a dire che è ineluttabile che vada come sta andando. Mi domando se state leggendo i giornali e leggete quello che quotidianamente viene alla ribalta nelle cronache in tutta Italia, non solo nel nostro Veneto. Vengo da giri dall'Emilia Romagna e dalle Marche oltre che dal Veneto. Ho visto situazioni di disagio e di difficoltà concrete, ma ci sono anche giornali che sono assolutamente non ascrivibili alla nostra parte, perché sono pochissimi, ma tutto quanto sia risolvibile con la creatività e con l'ingegno è una cosa che - anche "Il Sole 24 Ore" di pochi giorni fa... - non è possibile. Schiacciati tra un'invasione dell'Est che voi continuate a vedere in termini epici e visionari, perché quello che succede in Cina lo scrive ogni giorno anche "La Repubblica" e tanti giornali, che questi immagino non diciate che siano di parte di Berlusconi, ci sono inchieste sul lavoro minorile... Abbiamo sentito dal collega di Rifondazione Comunista quanto è preoccupato giustamente per la scolarizzazione dei nostri ragazzi, ma che poi dopo, a fronte di una sensibilità così esasperata rispetto alla nostra situazione, che mi sembra sia assolutamente in media con la situazione italiana, se non europea, si venga a dire che in Cina c'è tutto un fiorire..., forse qualche problema di libertà, ho valanghe di documenti dove si parla di sfruttamento minorile dove ci sono servizi televisivi, dove vediamo bambini di tre anni che stanno nelle fabbriche a lavorare, nel nostro territorio nazionale. Abbiamo visto il riciclaggio di soldi scoperto a Roma, gli affari immobiliari, la compravendita di negozi, edifici e quant'altro, se vogliamo fare gli struzzi e dire che tutto questo sta avvenendo perché il mondo ci porta da questa parte, continuiamo a dirlo, io vi dico che chi vive cantando, muore sperando, ma non voglio morire e penso che la maggior parte dei miei connazionali e corregionali non abbiano nessuna intenzione di andare a morire cantando. Abbiamo una situazione che non siamo in grado di valutare, vengono aggirate le quote con giri allucinanti. Se l'internazionalizzazione non viene ben definita con dei criteri chiari e precisi, guardate che sotto l'internazionalizzazione troviamo la delocalizzazione e la delocalizzazione vuol dire una perdita di posti di lavoro esponenziale. Siamo soltanto all'inizio. L'internazionalizzazione deve essere controllata, devono essere dati dei criteri seri e precisi. I cinesi mandano le commissioni a controllare all'estero prima di permettere di importare dai Paesi e noi invece andiamo contenti, che bello la Cina, non mangiano più un pugnetto di riso, infatti dicono che vomitano con quello che gli danno da mangiare nelle loro fabbriche dove sono tenuti come schiavi, la salute che deperisce, i bambini con le mani tutte rovinate; questa non è neanche concorrenza sleale è di più. Rischiamo di diventare complici del nuovo schiavismo, rischiamo di diventare complici di quelle nazioni che calpestano i diritti umani e che sfruttano il lavoro minorile.
Credo che questo discorso sia un discorso fondamentale, non possiamo guardare soltanto quelle che sono le tabelle, i segni più e i segni meno, sennò ci troviamo come per la Germania ad inneggiare ad un segno più nell'export, siccome è un segno più che deriva dalla delocalizzazione, e in Germania si trovano tra i cinque e i sei milioni di disoccupati. Vogliamo una economia che sia al servizio di questi segni più o meno che ci troviamo poi nelle tabelle, nei resoconti di fine anno o vogliamo una economia che sia al servizio delle persone? Noi siamo quella parte politica che è al servizio delle persone e delle famiglie e che pensa sia importante salvaguardare i posti di lavoro. Schiacciati tra una invasione dell'Est e una Europa burocraticamente cieca che vuole livellare tutto, noi italiani, il nostro Made in Italy lo mettiamo a repentaglio, siamo quelli che rischiano di più, perché abbiamo vissuto della qualità, abbiamo vissuto delle eccellenze. Su questo sono d'accordo siamo il Paese delle eccellenze, ma se non le tuteliamo, schiacciati tra l'Europa che ci dice come deve essere il grado delle zucchine, come sono fatte le uova per cui faremo dei corsi di formazione per le galline, non so fino a che punto ci servirà, e una importazione dall'Est che si sta specializzando... Dopo i tessuti sono arrivate le scarpe e le scarpe erano un prodotto di qualità Made in Italy. C'è un discorso da fare a livello regionale come si sta cercando di fare a livello nazionale. Ho portato la legge del Made in Italy che è già passata al Parlamento nazionale e adesso sta al lavoro al Senato, la conoscete immagino bene anche voi per il marchio cento per cento Italia perché l'etichettatura, perché il consumatore deve sapere i prodotti come sono in tutte le loro parti. C'è un discorso di tutela della salute pubblica perché ci sono A.S.L. che hanno fatto controlli su prodotti importati e hanno trovato che ci sono sostanze fortemente nocive per la nostra salute e credo che tutta una serie di controlli a difesa del consumatore, a difesa dei diritti umani nei Paesi dai quali importiamo e con i quali abbiamo dei rapporti commerciali siano assolutamente imprescindibili, sennò facciamo come gli struzzi e ci accontentiamo che alla fine delocalizzando avremo qualche segno più, ma sarà sulla carta e avremo la disperazione sul nostro territorio.
Discorsi tanto concreti non ne ho sentiti fare in questo senso e vorrei che questi discorsi fossero fatti seriamente. Capisco l'entusiasmo del signor Prodi per la Cina che si squaglia quando ci parla dei cinesi e dell'impegno dei cinesi e della ricchezza dei cinesi, ma guardate che in Cina si va in galera se si denuncia il lavoro minorile ed allora vogliamo diventare complici di un Paese che lavora in questo modo?
Faccio delle domande, vorrei capire in che modo il Veneto pensa di tutelare veramente le nostre imprese. Con questo ho finito, secondo me si dovrebbe essere un pochino più concreti e più collaborativi, che bello che i Paesi poveri diventino ricchi, non c'è tanto da ridere, non credo che la Cina possa essere...
(Interruzione dall'Aula)
Siamo in qualche modo, pur governando all'opposizione perché abbiamo ereditato una situazione allucinante, siamo riformisti, vogliamo uscire da quell'immobilismo che ancora regna sovrano nelle Regioni dove voi governate da sessant'anni con un deficit di democrazia che fa veramente paura, per cui viene tagliata a meta l'Italia con un blocco nel centro, dove la gente se andate a parlare c'è un immobilismo nelle vostre Regioni dove voi governate che è veramente allucinante, ma abbiamo ereditato tutti gli errori fatti trent'anni fa dai vostri parenti, alcuni di voi siete lì, perché da tutte le scelte che sono state fatte nel passato, dall'energia nucleare, al ritardo nella televisione, fino al ritardo della televisione a colori, alla distribuzione che poi sono venuti a prendersi i parenti francesi e di altri Paesi europei, all'alta velocità che ci siamo inventati altre cose. Abbiamo ereditato un Paese che non è competitivo perché le scelte che sono state fatte nei decenni precedenti sono state mortali per la nostra economia e soprattutto è mancata la meritocrazia, per cui la selezione delle risorse umane non è stata fatta. Quindi siamo al governo ma dobbiamo essere fortemente riformisti e quindi quando parliamo vi potrà sembrare che siamo animati da una voglia di cambiamento che attribuite all'opposizione, ma è veramente il nostro DNA, siamo dei moderati ma riformisti, soprattutto siamo dei riformisti e da cambiare c'è tanto perché l'eredità che abbiamo avuto è pesante. In Italia in Europa per come affrontare queste nuove sfide siamo più attrezzati di quanto non siate voi, perché ve l'ha ricordato D'Alema ieri, non facciamo gli errori che abbiamo fatto negli anni '60 o no?
(Interruzione dall'Aula)
Ho finito.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Elisabetta Gardini
La parola al consigliere Franchetto

Gustavo FRANCHETTO (Uniti nell'Ulivo-La Margherita)

È vero che sono intervenuto quando il Presidente Galan presentò il Programma, per parlare di università e di formazione professionale, non sono mai intervenuto su questo dibattito relativo al tema dell'economia e dell'occupazione. Lo faccio perché stimolato dall'intervento della collega Elisabetta Gardini, la quale..
(Interruzione dall'Aula)
No, io faccio la mia parte, lei fa la sua parte, ciascuno di noi con molta credo dignità, molto impegno e molta lealtà mentale. Nel senso che mi chiedevo, mentre interveniva, a che tipo di dibattito aveva assistito, perché se ho sentito proposte durante queste giornate di lavoro le ho sentite dai banchi del Centro-Sinistra; se ho sentito tentativi di analisi e di rilancio su alcune questioni importanti come la programmazione, come l'innovazione, come la necessità di mettere il nostro sistema economico nelle condizioni di competere, le ho sentite fortemente dai banchi di chi è intervenuto.
Mi domando, collega Elisabetta Gardini: a che dibattito ha assistito? Ma chi ha fatto lo struzzo in quest'Aula in questa giornata e mezza di lavori? A parte che sarei cauto nel dare dello struzzo ad un Collega, nel senso che in quest'Aula ognuno viene, propone, esamina, lancia proposte, credo metta del suo per contribuire alla crescita complessiva direi della risposta che l'Aula dovrà dare rispetto al problema che va ad affrontare.
Ribadisco che un giudizio così sommario e in qualche modo anche lesivo della qualità degli interventi a mio giudizio va respinto, in quest'Aula sono intervenuti sin dal primo intervento del consigliere Massimo Carraro, che credo in tema di economia, in tema di globalizzazione, in tema di innovazione abbia le competenze e le capacità, credo che sin dal primo intervento del consigliere Massimo Carraro il Centro-Sinistra abbia offerto sia delle strade, sia dei percorsi, sia delle intuizioni per cercare di riorganizzare in qualche modo la risposta che la Regione deve dare. E questo tentativo di uscire con un documento unitario, che stando poi all'apparire dei Capigruppo dall'aula laterale fa pensare che si sia giunti, mi auguro, a questo documento unitario e non so se questo documento addirittura darà vita ad un organismo che andremo a consultare perché aiuti noi politici a fare scelte concrete rispetto ai problemi che sono al di là di quest'Aula. Bene, dico, anche questa proposta nasce da una mozione che era stata preparata da alcuni Colleghi del Centro-Sinistra, integrata dall'Ufficio di Presidenza, concordata insieme a tutti.
Per dire che in quest'Aula in questa giornata e mezza non si sono consumate due posizioni, maggioranza ed opposizione, si sono investite fatiche per cercare risposte a problemi che sono oggettivi e sono i problemi che anche lei ha detto e che tanti hanno ribadito: che è una società che in questo momento ha difficoltà, che è una società che comincia ad avere sacche di povertà sempre più ampie, che ha una economia che con fatica sta al passo di queste nuove sfide globali, e su questi temi noi abbiamo portato la riflessione.
Io rubo un minuto perché di tutto il tema occupazione nessuno ha speso una parola sull'occupazione che riguarda le persone disabili; noi abbiamo sul nostro territorio e siamo nell'ordine di migliaia di persone che grazie alla legge 68 dello Stato, quella del collocamento mirato, dovrebbero essere anche loro collocate all'interno di un processo produttivo, di avere una attività, di avere attraverso l'attività una riabilitazione che consenta loro di avere una vita normale. Bene, sapete con quali strumenti opera la Regione per poter dare possibilità di inserimento? In questo caso, di fronte alle persone disabili, con il Piano socio-sanitario. Sapete di quando è il Piano socio-sanitario nostro? Il nostro Piano socio-sanitario è del 1993, dovrebbe essere triennale, siamo nel 2005, è un Piano..
(Interruzione dall'Aula)
Consigliere Zigiotto, per cortesia.
E' un Piano che aspettiamo da oltre 10 anni..
(Interruzione dall'Aula)
Mi volete ascoltare o spengo la radio? Voglio finire questo ragionamento perché ci tengo.
E' un Piano che aspettiamo da 10 anni. Per esempio, su questo Piano c'è un progetto obiettivo sul disagio e sulla tutela della salute mentale, in sostanza per inserire nel mondo produttivo persone che hanno disturbi psichici ovviamente sostenibili con il mondo produttivo, questo risale sempre al 2000, dovrebbe avere valenza triennale, siamo nel 2005, è talmente vecchio che non prevede la riabilitazione attraverso l'inserimento nel mondo del lavoro; per cui facciamo fatica, non abbiamo strumenti, non abbiamo mezzi per favorire l'ingresso, per esempio, nelle cooperative sociali di tipo B per dare lavoro a persone svantaggiate. Beh, non credete che questa pagina, ne abbiamo pochi, tra l'altro interveniamo oggi nel momento in cui queste cooperative di tipo B, che sono cooperative che lavorano per conto terzi, in un momento in cui è in crisi la manifattura a livello Veneto, in cui non c'è più richiesta di lavoro non hanno spazio per dare lavoro.
Voglio dire, è una parentesi importante in tutta la grande dinamica della nostra economia, perché se in qualche modo i forti, i formati, i belli, i robusti, quelli che sfidano il mercato riescono ad entrare se hanno dei numeri, quelli deboli senza il nostro aiuto non entrano. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Franchetto.
La parola al consigliere Cortelazzo.

Piergiorgio CORTELAZZO (A.N.)

Presidente, tanti sono stati gli interventi in queste due parti di Consiglio regionale, quello di giovedì scorso e quello di oggi, dico la verità, alcuni interventi da me condivisi e alcuni completamente non in sintonia, perché, è chiaro, nel momento in cui tutti fotografano la situazione economica occupazionale del Veneto, che è chiaro, questo mi sembra uno dei pochi dati comuni e noto a tutti, che vige un problema di difficoltà economica ed occupazionale, e questo è anche riportato nel documento che successivamente penso l'Ufficio di Presidenza presenterà al Consiglio, è lo strumento e il metodo con cui si interviene nei vari settori che magari può essere sicuramente differente tra schieramento e schieramento e tra singoli Gruppi ed altri.
Allora, per esempio, io ho sentito più volte riportare il problema della ricerca e della innovazione, tema molto spesso riportato in maniera ridondante, ma volevo solo sottoporre ai Colleghi e all'Aula un dato, a parte che quando l'assessore Marangon ha finito di parlare..
(Interruzione dall'Aula)
E' affezionato a questo posto.
Alcuni dati, questi sono inequivocabili: le aziende artigiane in Veneto sono, azienda più azienda meno, circa 140 mila registrate, dati non elaborati da me, dati trasferiti anche alla Commissione, circa il 70% sono artigiani monodipendente. Io vorrei capire quando si va a parlare a questi artigiani di ricerca e di innovazione cosa gli andiamo a dire, nel momento in cui c'è un unico dipendente che lavora se fa anche ricerca e innovazione qualcun altro non lavora. Per cui non pensiamo che sia la panacea di tutti i mali la ricerca e l'innovazione, perché se no prendiamo in giro la gente. E soprattutto, secondo me, non vorrei offendere nessuno, è anche sintomatico che non tutti sanno e capiscono cosa voglia dire fare gli imprenditori, soprattutto in Veneto.
Allora, sappiamo che i parchi scientifici vanno supportati dal punto di vista di risorse umane, dal punto di vista economico, ricerca con l'università, tutte cose meritorie, però per il dato riportato tre minuti fa non pensiamo che questa sia la risposta più attesa da questo mondo, non è questa, perché altrimenti vai a fare un danno e non vorrei essere equivocato. Va benissimo supportarla, incentivarla, ma non risolvi il problema a questo 70%, circa, 100 mila artigiani in Veneto, non lo si risolve.
Ricette economiche ce ne sono e ce ne possono essere diverse, centinaia, qua ognuno ha la sua e per fortuna ognuno è libero di dire quello che pensa, però tutto sommato al di là della crisi che capiamo che non è solo veneta ma è mondiale, è veneta, italiana, europea, Europa occidentale, Europa orientale, mondo asiatico, è mondiale, ribadisco le ricette economiche sono diverse, però noi in Veneto mi sento di dire non è che viviamo proprio male, esiste il problema, ci sono strutture, agenzie, misure finanziarie che vanno in questa direzione, vanno probabilmente - e qua mi rivolgo chiaramente alla Giunta precedente e alla Giunta attuale in questo comparto - magari non dirottati i finanziamenti a pioggia tanto per dare qualcosa a qualcuno, ma cerchiamo di andare a risanare comparto per comparto.
Un esempio: in Veneto si parlava che va rivista la legge sui distretti industriali, è giusto rivederla, ma guardate che i distretti industriali che si sono costituiti in funzione della legge che abbiamo approvato tutti in Consiglio regionale era la risposta alla domanda, non è che si sono costituiti distretti industriali così per il fatto che c'erano 4 lire a disposizione - 17,5 milioni di euro all'anno -; vuol dire che in quella fase, in quel momento, in quel contesto, in quel gruppo, quella filiera di imprenditori ha ritenuto di costituirsi in distretto. Dopo migliorare la formula, migliorare il tipo di attuazione sono perfettamente d'accordo e mi sembra che sia riportato nel documento che verrà presentato.
Delocalizzazione ed internazionalizzazione molto spesso sono due cose che vengono confuse, perché l'internazionalizzazione noi, tanto perché.. adesso non mi ricordo chi l'aveva citato nel Consiglio di giovedì, noi abbiamo una legge sulla internazionalizzazione, ho anche qui il testo, per capirci non so chi dell'opposizione ha detto che era una legge a colpi di maggioranza, questa legge è stata votata da: 41 presenti, 30 Casa della libertà, per capirci, 3 contrari, penso sia il Gruppo "rosso-verde" che occupa il Consiglio regionale, occupa in tutti i sensi, e 8 astensioni, D.S. e Insieme per il Veneto, insomma, se era veramente una legge così impresentabile bisognava votare contro, non bisognava astenersi...
(Interruzione dall'Aula)
Siccome ho sentito dire che è una legge da buttare non è che può essere una legge che va bene solo in alcuni elementi e negli altri va cassata.
Un invito che faccio alla Giunta è di dare operatività alla legge 33, facciamo l'agenzia, perché le imprese non aspettano mica che noi ci mettiamo d'accordo, noi, le strutture, le Commissioni si mettono d'accordo su come ripartire quelle 4 lire, quei 4 euro di promozione, internazionalizzazione; vogliono che ci sia un soggetto preposto che nella legge 33, è chiaramente indicato che è l'agenzia, per cui diamogli attuazione. Su questo non perdiamo tempo, perché è una richiesta che almeno a me quando vado agli incontri pubblici di settore è una cosa che viene fatta. La legge regionale del 24 dicembre 2004 sono passati 8 mesi, io invito a procedere per quanto riguarda gli adempimenti.
Sul mondo del lavoro io non vorrei, ripeto, offendere nessuno, che qualcuno non percepisca l'intervento.. io sono uno di quelli che per natura il bicchiere lo vede mezzo pieno e non mezzo vuoto. Sul mondo del lavoro finchè, signori miei, c'è la distinzione tra un dipendente pubblico e un dipendente privato, la precarietà quando tu sei dipendente privato permane dal momento in cui tu stipuli il contratto, perché l'azienda privata può fallire, può terminare la generazione dei titolari che ritiene che dopo aver profuso oltre 40 anni, 50 anni nella propria azienda di andarsi a godere, se li ha maturati, qualche profitto e non necessariamente né il medico, né noi, né nessuno può imporre a questi signori di mantenere l'azienda. Per cui l'azienda può essere chiusa, chiaramente i dipendenti vanno agevolati nella loro ricollocazione nel mondo del lavoro, per cui nel momento in cui sento parlare della precarietà del lavoro, nel momento in cui uno è un dipendente privato è un lavoratore precario. Perché la Regione, il Comune e la Provincia non falliranno mai, l'imprenditore incorre in tutta questa serie di inconvenienti, ripeto, non necessariamente deve fallire. Per cui bisogna anche trasmettere a chi ha la necessità di nuova occupazione o chi deve essere ricollocato nel mondo del lavoro perché ha lavorato in una azienda che ha chiuso o ha ridotto l'organico, bisogna dire che la flessibilità è ormai un modo di impiego del lavoro che è moderno, non si può mica raccontare a questi lavoratori un'altra cosa, perché altrimenti li si prende in giro. Chiaramente tutti siamo d'accordo che nel momento in cui, mi fa piacere che il consigliere Bond riconoscesse alla Giunta e specificatamente all'assessore Elena Donazzan della delicatezza e del modo con cui ha gestito la questione della crisi occupazionale della Safilo. Quando ci sono le idee chiare e anche qualche strumento, si danno delle risposte a questi lavoratori che incorrono in difficoltà. Con le chiacchiere non risolviamo né il problema loro e soprattutto rischiamo di illuderli.
Sul passaggio che il consigliere Franchetto ha fatto sul problema dell'inserimento dei disabili di qualsiasi natura nel mondo del lavoro, devo dire che lei ha centrato un problema che è reale, diciamolo chiaramente, senza distinzione. La difficoltà ad assumere un dipendente con disabilità è quasi uguale sia dall'ente pubblico che dall'ente privato, perché nessuno, ripeto nessuno ritiene di farsi capo, di occupare magari nella pianta organica del Comune un posto, se anche previsto per legge, perché a seguito di tot dipendenti bisogna assumere persone, la legge impone alcune soluzioni, però anche lì ci sono.. e dovremo farcene carico noi che facciamo politica di far rispettare queste leggi. Spesso e volentieri il disabile..
(Interruzione dall'Aula)
Effettivamente quando c'è brusio, si interrompono dei ragionamenti che sono serissimi e purtroppo vedo che non c'è molta attenzione su questo settore.
Bisognerebbe che tutelassimo queste fasce deboli, nel senso di individuare - adesso non ce l'ho la ricetta -, supportare strutture anche dal punto di vista legale per imporre che venga rispettata la legge. Perché sapete molto spesso vanno e gli dicono "ma noi siamo già a posto perché abbiamo già..", e magari non ce l'hanno i 25 dipendenti, o i 50.
Non ci sono controlli e molto spesso quando ci va il singolo disabile..
(Interruzione dall'Aula)
Su questo argomento ribadisco, e non per meno importanza, va trovato un supporto, una struttura perché stavo riportando qualche esempio, molto spesso quando va al colloquio di lavoro il disabile accompagnato chiaramente da qualcuno, dalla mamma, dal papà, che non è propriamente ed adeguatamente informato, vengono date delle risposte che sono insufficienti e spesso anche non corrette, va via, torna a casa e permane il problema, sappiamo perfettamente per una questione personale che è fondamentale che una persona che ha dei problemi, degli handicap, sia inserita nel mondo del lavoro e abbia qualcosa da fare, oltre che pensare quotidianamente e costantemente ai propri problemi fisici, psichici o quant'altro.
Per arrivare alla conclusione, per cui tutte le misure, tutti gli strumenti in riferimento a questo problema da me e chiaramente dal mio Gruppo che è anche molto sensibile a questa materia, ci sarà la massima disponibilità.
L'anno scorso in Terza Commissione mi sembra sia stata apportata qualche modifica al collegato sul sistema di inserimento di quel mondo, però chiaramente non era sufficiente rispetto alle esigenze di quel mondo. Comunque, le cooperative sociali che negli ultimi anni si sono strutturate e si sono date anche una fisionomia di aziendina, ce ne sono e sarebbe il caso che cominciassero anche le Commissioni competenti, gli Assessori a visitarle, anche per dare il giusto sostegno. L'anno scorso abbiamo fatto e adesso bisognerà che completiamo l'opera.
Per quanto riguarda il documento che verrà presentato, questa è una domanda che rivolgo alla Presidenza: con la presentazione voteremo il documento e senza dichiarazione di voto, altrimenti la faccio con i tre minuti che mi rimangono. Basta capire che se la fa uno la facciamo tutti, se non la fa nessuno.. chiaramente, il Presidente se vuole leggere il documento, non voglio vietare nulla a nessuno, per capirci, se no la mia considerazione sul documento che verrà presentato da qui a qualche minuto la faccio successivamente.
Comunque mi sembra di interpretare il documento a grandi linee che oltre al modo organizzativo su come dare risposte a questo problema occupazionale ed economico del Veneto con un Consiglio del lavoro, con le parti sociali, commissioni, ovvero la parte politica e la parte economica e sociale, sia una risposta giusta, come Alleanza Nazionale l'avevamo suggerito nella bozza di Statuto che era stato oggetto della discussione non con votazione finale in Aula, altrimenti ci mancherebbe se non siamo d'accordo sul coinvolgimento di tutte le parti che operano, che interagiscono in questo mondo.
Chiaramente, il documento non può essere che un elenco di priorità e un piccolo accenno a cos'è il titolo, argomento per argomento, perché chiaramente non può da quel documento uscire ed emergere anche lo strumento e il metodo per la risoluzione, altrimenti molto probabilmente per i discorsi fatti all'inizio dell'intervento potremmo anche non trovarci d'accordo propriamente su tutte le metodologie.
Presidente, penso che dopo di me dovrebbe esserci un altro argomento, ci sarà la presentazione del documento e dopo ci dirà lei come proseguire e come operare.
Durante l'intervento del consigliere Cortelazzo assume la Presidenza
Il Presidente Marino FINOZZI

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Cortelazzo.
Quando sarà presentata la proposta del documento saremo in grado di discuterlo ed eventualmente approvarlo.
La parola al consigliere Sernagiotto.

Remo SERNAGIOTTO (F.I.)

Grazie, Presidente.
Trovo questi due giorni estremamente importanti. Il Consiglio regionale oggi vota un documento condiviso, un documento che indica rispetto alle necessità in modo preciso la partecipazione forte del Consiglio regionale, della Giunta nell'indicare le strade per il futuro. E' chiaro però che dagli interventi ho sentito molte cose e molte cose anche in contraddizione. Noi discutiamo di economia, per 30-40 anni in questo Veneto abbiamo sentito una parte politica di questa nostra Regione guardare il modello piccolo e bello, il modello Veneto come lo volevamo chiamare come il modello che doveva essere in decadenza fin dalla sua nascita.
Questo modello ha retto, questo modello è quello che tuttora regge nel nostro Paese più degli altri, avremo le capacità di modificare questo modello rispetto alle nuove esigenze, però è un modello che continua a stare in piedi.
Mi dispiace quando sento parlare di Gardaland come un modello positivo, ma quanto è stato combattuto e quante altre iniziative di questa portata, partiamo dai posti barca nel nostro Veneto, sono state bloccate in questa Regione, ma anche nelle istituzioni locali, da chi oggi prevede in quei modelli un modello positivo.
All'autodromo di Adria siamo andati come Seconda Commissione e proprio il sottoscritto ha detto sì a uno sviluppo ricettivo alberghiero, a uno sviluppo diverso, perché era chiaro che da solo non poteva stare in piedi. Ma perché la grande Provincia dei parchi, da Gardaland, alla Sicurtà, allo Zoo Safari e molti altri, non potrebbe avere in quella sua posizione, tra il Veneto e la Lombardia, le due grandi Regioni, un autodromo, e magari tutto ciò che è contorno lo discutiamo come speculazione quando va in crisi l'economia, invece di discuterlo come problema lo vediamo come incapacità di governance. Questa è la parte che non ho condiviso.
Ma poi devo dire con attenzione che questa è un'introduzione legata a molti interventi e alla nostra voglia di andare avanti. Certamente non ci dovremo più fermare e certamente non dovremo farci intimidire rispetto allo sviluppo che vogliamo. Dobbiamo solo farlo conoscere ai veneti e poi confrontarci in modo democratico come lo stiamo facendo da anni e come lo facciamo qui dentro. Però il modello nel momento della grandissima difficoltà, soprattutto del manifatturiero, la forza di questo Veneto, qualcuno parla che è il tempo del celebro fatturiero. Ha ragione, dobbiamo passare da di qua al di là, senza però far pagare a qualcuno, ai più deboli, una partita difficile.
Questa partita il Governo nazionale e le Istituzioni regionali l'hanno già iniziata da qualche anno, facciamo gli esempi: l'accordo sulla Zoppas, l'accordo sulla Bassano, l'accordo sulla Pagnossin, e molti altri accordi che non vedevano solo le forze governative, cari amici, ma insieme i sindacati, la C.G.I.L., gli enti locali, tutti hanno partecipato consapevoli che non possono pagare i più deboli questa straordinaria trasformazione. Perciò la rinascita di una economia che per 40 anni è stata la locomotiva non dell'Europa, del mondo, oggi ne avrà le capacità, spiegando che la coesione sociale è stata al centro della crescita economica del nostro Veneto e la coesione sociale dovrà essere al centro del secondo o del terzo Veneto come lo chiamiamo noi.
(Interruzione dall'Aula)

PRESIDENTE

Consigliere Michieletto, per favore!
Consigliere Sernagiotto, continui il suo intervento.

Remo SERNAGIOTTO (F.I.)

..dalla coesione sociale ancora una volta, cioè dalla capacità di garantire che chiunque perda, e già sul nostro documento siamo andati oltre la legge nazionale, la legge delle garanzie, delle grandi imprese, degli ammortizzatori sociali, l'abbiamo inserito nel documento per guardare anche le piccole imprese, l'artigianato, cosa condivisa. Solo però sarebbe tragico se pensiamo di prendere i nuovi sistemi di ammortizzatori sociali, cioè la riqualificazione attraverso la formazione di stampo vecchio e diciamo di fermarsi rispetto alla paura. La forza è quella di garantire, di riformare e di ricollocare nel mondo del lavoro, però allo stesso tempo dobbiamo andare avanti nella modernizzazione, dobbiamo andare avanti in quella che è la riforma necessaria.
Ecco dove avremo la forza politica, quella di garantire che attraverso il sistema di ammortizzatori sociali, attraverso la formazione saranno garantiti tutti in un rientro nel mondo del lavoro, magari più qualificato, però guai a fermarsi e prendere paura, perché prendere paura vuol dire morire, vuol dire avere la capacità ancora una volta di riformare, di rimodernizzare questa nostra struttura. Su questo mi dispiace quando il consigliere Carraro dice "150 pagine vuote". Ma ha letto, consigliere Carraro, quel documento di governo presentato dalla Giunta? Al suo interno ci sono grandissime capacità di modernizzazione industriale e produttiva. Siamo la Regione che oggi ha più industrie e meno servizi, terziario e quaternario, in tutta Europa siamo all'ultimo posto e la capacità di proseguire nella modernizzazione vuol dire avere la capacità di entrare in un sistema nuovo, moderno di terziario in questa Regione che oggi è la prima per turismo e non è la prima come dovrebbe essere perché ci è stato impedito, forse anche noi abbiamo avuto la colpa di non andare avanti in quello che era il turismo vero.
Credo che su tutto questo potremo trovare delle convergenze. Ha ragione il consigliere Variati quando dice "guardiamo in alto", ma per guardare in alto non possiamo guardare a quelle cose che abbiamo fatto forzando ed essere criticati per quelle cose che non abbiamo avuto la forza e il coraggio perché troppe volte ci sono stati messi pali tra le ruote.
Certo insieme, ma dobbiamo avere un'idea. Non è l'idea che tutto ciò che esiste è stato estremamente capace di trasformare dal produttivo al terziario, tutto ciò che non abbiamo fatto o che volevamo fare poteva essere speculazione. Marghera è su quelle 150 pagine. Consigliere Carraro, basta Marghera per far capire quanto c'è dentro, basta la piattaforma logistica per passare nel produttivo al terziario, perché possiamo tornare ad essere ancora la prima, la locomotiva nella capacità di distribuire nella nuova Europa. Su questo devo fare un mia culpa, certamente chi governa deve avere il coraggio di andare avanti, non fermarsi, dimostrare che abbiamo grandi capacità. Tutto lo sviluppo turistico del bellunese oggi ha un ritardo di 10 anni rispetto ai dati che l'amico consigliere Bond mi ha fatto vedere, che c'è una perdita continua di imprese artigiane e non. Allora perché non abbiamo avuto le capacità prima, non abbiamo avuto il coraggio? Quante critiche su ogni iniziativa che andava verso Belluno perché quella terra doveva essere tutelata in modo particolare? Si può tutelare nello sviluppo e dobbiamo averne la capacità, siamo tutti consapevoli, abbiamo una nuova cultura rispetto all'ambiente, di là e di qua. E' chiaro che rispetto a 20-30 anni fa che non era né di qua, né di là, oggi c'è una nuova cultura, perché se c'era solo di là non avremmo trovato i disastri ambientali dell'Europa dell'est. Anche questo lo dobbiamo dire, perché i disastri ambientali sono questi. Gli extracomunitari del basso valore aggiunto, vogliamo discutere fuori dall'essere razzisti o non, cosa pensiamo che tra un'azienda che chiude nel manifatturiero tradizionale dove il 20% è extracomunitario non abbiamo certamente né la voglia, né la nostra cultura ce lo impedisce di buttarli nelle strade. Ma prima ci sono gli italiani, quarantenni e cinquantenni che dobbiamo garantire, in seconda fase dovremo avere la capacità di costruire TFR di ritorno, rispetto al know how acquisito nella terra del grande modello mondiale veneto, potrebbero tornare e con i soldi di un TFR di ritorno potrebbero creare ricchezza nei loro Paesi.
Non dobbiamo nasconderci e sentirci dei razzisti perché diciamo una cosa di questo genere. Dobbiamo averne le capacità.
Vengo sulla Cina per dire: attenzione, non solo in Cina oggi con un grosso nel WTO che abbiamo fatto entrare senza prima nessuna garanzia per quei lavoratori cinesi, ma stiamo commettendo un grave errore che permettiamo di portare una parte della Cina in Italia, dove oggi sul fronte della moda quando un imprenditore si rivolge ai laboratori veneti rispondono: "sai, venerdì alle 5 si chiude", "io ho bisogno di tre giorni e quei tre giorni", certo in Veneto non trovano più le imprese artigiane, i laboratori nostri, ma trovano i cinese che venerdì, sabato, domenica, 24 ore su 24 riescono a produrre a quella impresa la necessità della moda. Questo lo dobbiamo vietare per dignità e non per appartenenza. Dobbiamo dire di no, dobbiamo dire che quelle conquiste sociali e civili che abbiamo fatto in questi quarant'anni devono rispettarli tutti quelli che vivono in questo Paese.
(Interruzione dall'Aula)

PRESIDENTE

Consiglieri, se continuate così sospendo la Seduta per un paio d'ore.
Se non siamo in grado di far finire l'intervento del consigliere Sernagiotto successivamente per proseguire i nostri lavori sospendo la Seduta fin tanto che non troviamo un accordo sul comportamento che tutti noi Consiglieri dobbiamo avere in quest'Aula, grazie.
La parola al consigliere Sernagiotto.

Remo SERNAGIOTTO (F.I.)

Devo dire che l'intervento dei Colleghi dell'opposizione non era così pesante, ci può stare in una Assemblea. Ho una simpatia per il collega Michieletto. Signor Presidente, ho perso un minuto, ma non lo chiederò. Ho bisogno solo di pochi momenti.
Tutte queste questioni che conosciamo, le conosciamo molto bene. Mi spiace che nell'intervento del collega Carraro, e mi spiace che non ci sia perché poi sembra... Mi dicono che è in Cina, ma se è in Cina per la internazionalizzazione della sua azienda è un fatto positivo. Non dobbiamo confondere alle volte la delocalizzazione con la internazionalizzazione perché sono due cose diverse. Ho capito che solo il consigliere Carraro internazionalizza e gli altri delocalizzano, però prendiamo atto che potremo fare una scuola e il consigliere Carraro potrebbe essere un docente all'altezza per spiegare alle altre imprese venete come si fa a non delocalizzare spostando il lavoro da altre parti. Però anche su questo dobbiamo essere chiari. Non possiamo pensare che attraverso delle leggi vietiamo alle aziende venete la capacità perché oggi non si delocalizza perché non si ha lavoro, si delocalizza per crescere. E' chiaro che dovremo usare tutti gli strumenti perché una determinata impresa mantenga la forza il più possibile, abbiamo visto Tognana inaugurare aziende, vediamo anche in questo momento una attività dei nostri imprenditori positiva. L'importante è che le nostre imprese non pensino che tutto ciò che gli serve, gli è dovuto, tutto ciò che non serve più, va scaricato sulla società. Siamo per partecipare insieme agli imprenditori, insieme al resto della società, pronti a collaborare per dare a loro gli strumenti per lo sviluppo, per dare loro tutti gli strumenti che la politica può dare, certamente se ci chiedevano come ci hanno chiesto fino a due anni, fino ad un anno fa extracomunitari per le loro necessità, che poi solo sei mesi dopo chiedevano la localizzazione e l'intervento che in ogni caso era dovuto degli ammortizzatori sociali, dello stato e della Regione per la ricollocazione, su questo dobbiamo metterci d'accordo anche gli imprenditori.
E' da un po' che il Presidente Montezemolo è arrivato e ha cominciato a parlare della concertazione come atto straordinario ma perché oggi che non lo cita più non chiediamo a Montezemolo di chiudere i contratti privati con la C.G.I.L. che non riesce a chiudere. Queste cose le vogliamo dire o vogliamo dire che tutta la società deve partecipare compresa la C.G.I.L. allo sviluppo di questo Paese in particolare della nostra Regione, non può essere un soggetto terzo alle volte politico, alle volte in difesa dei lavoratori. Questo lo dobbiamo dire, che Montezemolo chiuda lui, noi lo accompagniamo con la C.G.I.L. e con i contratti che oggi non sa chiudere. Questa è la forza e la forza è che tutti insieme nella capacità di garantire gli ultimi ma anche nella capacità di non appoggiare la nostra pancia o quello che dice "Io perdo il posto di lavoro". Commetteremmo un errore grave perciò avanti sulla modernizzazione e sul rinnovamento di questa straordinaria impresa. Ha ragione il consigliere Zabotti, non è congiunturale, è strutturale, è una crisi strutturale e la affronta l'intera società senza pregiudizi, senza essere di parte, senza essere contro ad un governo, ad una Regione perché attraverso quello strumento appoggiando la pancia sulle difficoltà di qualcuno può pensare di vincere una battaglia.
E' tempo di vivere la guerra tutti insieme, la nostra disponibilità e il ragionamento alto del consigliere Variati ci trova vicini ed attenti alla situazione veneta, vicini ed attenti ai più deboli, a quelli che mai lasceremo sulla strada e quel documento lo dice, ma accompagnandoli con la formazione ad un nuovo percorso di lavoro, non lasciandolo fuori dalla società, gratificati di qualche cento euro al mese.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Sernagiotto.
Non ho altri Consiglieri iscritti a parlare.
E' conclusa questa prima fase di discussione del Consiglio. Come avevamo già accennato si voleva chiudere questa importante discussione sulla situazione economica e i problemi del lavoro e del Veneto con un documento, dove vorremmo vedere la maggior parte dei Consiglieri aderire a questo documento, è un documento che l'Ufficio di Presidenza ha predisposto in collaborazione con la Giunta, in collaborazione con tutti i Gruppi presenti in questo Consiglio quindi riteniamo un documento che possa soddisfare tutte le componenti presenti.
Pregherei il Vicepresidente Variati di illustrarlo brevemente, poi successivamente sarà necessario un voto perché questo documento diventi iscritto ai lavori del Consiglio odierno e poi apriremo il dibattito. Il dibattito avviene se ci sono Consiglieri iscritti che intendono farlo, se non c'è nessuno che chiede la parola è chiaro che si va alla votazione.

ISCRIZIONE E IMMEDIATA DISCUSSIONE

La parola al consigliere Variati.

Achille VARIATI (Uniti nell'Ulivo-La Margherita)

L'Ufficio di Presidenza ha ritenuto di accompagnare una volontà che via via emergeva dai vari interventi di dotare il Consiglio regionale di uno strumento, la Conferenza delle dinamiche economiche occupazionali, e di alcuni contenuti, cioè di una elencazione di nodi che dovrebbero essere oggetto di un tavolo di lavoro tra politica ed economia. Ovvio che uno strumento di tale natura, anche nel voto, lo diciamo molto apertamente, abbiamo lavorato per questo, dovrebbe rappresentare una unanimità del Consiglio pur sapendo che poi nel merito vi saranno discussioni, anche evidentemente posizioni diverse, ma la volontà istitutiva dovrebbe essere unanime perché solo così si potrà dare anche un messaggio esterno interessante.
Ne do lettura.

RISOLUZIONE PRESENTATA DAI COMPONENTI L'UFFICIO DI PRESIDENZA, CONSIGLIERI FINOZZI, TESSERIN, VARIATI E MARCHESE RELATIVA A "RILANCIO DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO: CONFERENZA SULLE DINAMICHE ECONOMICHE E OCCUPAZIONALI" (RISOLUZIONE N. 3) (Deliberazione n. 36/2005)

Il Consiglio Regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
-la situazione economica del Veneto presenta elementi di criticità rispetto alla perdita di competitività e ai riflessi che l'andamento di alcuni settori ha sull'occupazione. Siamo coinvolti in una transizione anche duramente selettiva del modello basato sui distretti a quasi totale componente manifatturiera;
-la Regione è chiamata ad assolvere una funzione di forte responsabilità con i suoi organi di governo e l'assemblea legislativa non può sottrarsi al compito di rendere efficace il processo di programmazione e di progettazione degli indirizzi di una legislazione che sia tempestiva in ordine alle emergenze;
RITENUTO CHE, anche a seguito del dibattito in aula consiliare, risultano prioritari i seguenti nodi:
Innovazione e ricerca
-riorganizzare - d'intesa con le Università e il mondo produttivo - gli enti di ricerca e i parchi scientifici assegnando loro un ruolo in un sistema integrato nella filiera dell'innovazione;
-valorizzare il ruolo di coordinamento dell'agenzia regionale "Veneto Innovazione";
-semplificare il quadro degli operatori;
-qualificare gli interventi su alcuni settori strategici, come il distretto delle nanotecnologie;
-favorire l'accesso al sistema brevettuale.
Formazione
-valorizzare la formazione per garantire ai lavoratori di partecipare alla innovazione delle aziende e favorire il loro reinserimento professionale;
-programmare una istruzione professionale che, oltre alla formazione umana, tenga il passo dell'innovazione e sia capace di garantire un'offerta qualificata ai lavoratori e alle aziende.
Terziario
-promuovere progetti per la qualificazione dei servizi avanzati e favorire la crescita del terziario innovativo.
Turismo
-aggiornare la legge regionale sul turismo mirando ad un piano strategico di obiettivi di posizionamento internazionale dei singoli segmenti dell'offerta e definendo un piano degli investimenti teso a riqualificare l'intero patrimonio ricettivo e la qualità dell'accoglienza.
Distretti
-aggiornare la legge sui distretti produttivi, qualificando il distretto produttivo, promovendo la filiera di imprese, qualificando e selezionando i servizi.
Internazionalizzazione e promozione
-mirare ad un'unica struttura regionale in grado di supportare realmente l'internazionalizzazione e la promozione.
Tutela lavoro
-prevedere forme di tutela sociale per i lavoratori sospesi  che ne siano sprovvisti.
Finanza
-attivare collaborazioni strategiche per far crescere le dimensioni aziendali e favorire le aggregazioni.
Sistema bancario e credito
-avviare una negoziazione con gli istituti bancari rispetto alle diverse forme di finanziamento a sostegno dei processi di ristrutturazione aziendale, del ricambio generazionale e di applicazione dei parametri di Basilea 2.
Fiscalità
-valutare l'abbattimento di parte dell'addizionale IRAP per favorire la ricerca e la crescita dimensionale delle imprese, agevolando le aggregazioni, le fusioni e la nascita di consorzi, che non comportino riduzione dei livelli occupazionali;
Per affrontare tali problematiche occorre svolgere in modo rigoroso il compito di luogo della rappresentanza dei problemi e dei bisogni della società veneta che in periodo di difficoltà economica generalizzata sono particolarmente importanti per assegnare un ruolo forte al Consiglio Regionale.
L'Assemblea Regionale può costituire un punto di riferimento per le parti sociali impegnate nella condivisione di strategie di risposta alle criticità. In questo senso deve cogliere l'esigenza di essere la sede istituzionale che funge da raccordo tra la politica regionale e le rappresentanze economiche e sociali.
In tal modo il Consiglio regionale può raccordare le politiche per lo sviluppo con il territorio valorizzando tutte le risorse esistenti dentro un quadro coerente e coordinato.
Tutto ciò considerato, al fine di concorrere a rendere operativo quanto espresso in premessa
Il Consiglio Regionale del Veneto
Si impegna a costituire un organismo di analisi e di indirizzo sull'economia e sul lavoro denominato "Conferenza delle dinamiche economiche e del lavoro" e dà mandato all'Ufficio di Presidenza di predisporre una proposta sulla base dei seguenti criteri:
dovranno far parte della Conferenza i componenti dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, il Presidente della Giunta Regionale del Veneto, gli Assessori di comparto, i Presidenti dei Gruppi consiliari (o loro delegati), i Presidenti delle Commissioni Consiliari competenti, le parti sociali più rappresentative degli interessi economici e del lavoro nella Regione.
La Conferenza avrà compiti di studio, analisi e monitoraggio sistematico delle dinamiche che caratterizzano i fattori della competitività del territorio regionale e formulerà al Consiglio, avvalendosi anche delle strutture o agenzie regionali, proposte di indirizzi e di linee programmatiche in tema di strumenti e risorse a favore delle imprese e dell'occupazione.
-----------------------
Loro vedono che tra i punti ci sta l'innovazione e la ricerca, la formazione, il terziario, il turismo, i distretti, l'internazionalizzazione e promozione, ove vi prego di non considerare le parole "composta da un tavolo di concertazione" perché sono un refuso in quanto è un'unica struttura regionale in grado di supportare realmente l'internazionalizzazione e la promozione, la tutela del lavoro, la finanza, il sistema bancario e credito e la fiscalità.
Questo documento, Presidente, chiedo venga immediatamente iscritto e immediatamente trattato e votato.

PRESIDENTE

Grazie, Vicepresidente Variati.
Ricordo che sono necessari i due terzi dei voti per l'iscrizione.
Pongo in votazione l'iscrizione all'ordine del giorno della Risoluzione.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione
Il Consiglio approva.
Il documento è iscritto all'ordine del giorno.
Pongo in votazione l'immediata discussione.
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI COMPONENTI L'UFFICIO DI PRESIDENZA, CONSIGLIERI FINOZZI, TESSERIN, VARIATI E MARCHESE RELATIVA A "RILANCIO DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO: CONFERENZA SULLE DINAMICHE ECONOMICHE E OCCUPAZIONALI. (RISOLUZIONE N. 3)
E' aperta la discussione sull'oggetto all'ordine del giorno.
La parola al consigliere Pettenò.

Pietrangelo PETTENO' (R.C.-S.E.)

A me sembra positivo e quindi anche per questo esprimiamo un voto favorevole a questa Risoluzione perché in qualche maniera intravede un percorso di lavoro che innova nella metodologia di affrontare queste problematiche così importanti ed è la conclusione credo positiva da questo punto di vista di questi due giorni di lavoro.

PRESIDENTE

Scusi, consigliere Pettenò, abbiamo svolto una discussione su due giornate di Consiglio, siamo arrivati alle fasi conclusive, ancora un po' di attenzione ed arriviamo alla votazione del documento.
La parola al consigliere Pettenò

Pietrangelo PETTENO' (R.C.-S.E.)

L'importante è che si sia arrivati a una definizione di uno strumento che si aggiunge alle altre competenze che esistono in campo regionale, però penso che sia una cosa che può veramente fare la differenza rispetto al passato e quindi mi auguro che il provvedimento faccia decollare operativamente questo ruolo e che questo avvenga in tempi veramente celeri perché ovviamente possiamo metterci al lavoro tutti rapidamente. Nel merito delle questioni che hanno accompagnato l'ordine del giorno e il lavoro che è stato fatto questa mattina di mettere insieme così come ha proposto la Presidenza anche dei temi, una sorta di nodi come sono stati chiamati dove si delinea quali sono le priorità di intervento. Credo che su questo qualche riserva l'ho detta anche nella riunione informale di prima, la ribadisco qui, c'è secondo me una accentuazione verso le questioni di carattere sia di macroeconomiche che strutturali da un certo punto di vista che stanno a cuore a tutti noi, anche a noi compresi, e invece c'è una sottovalutazione o un timido inserimento che cogliamo positivamente perché si parla anche di tutela del lavoro, si parla anche di cosa cara al progetto Nord-Est e Lega che non ho visto molto attivi nel ridefinire e puntualizzare la cosa. Sostenete, anche il Vicepresidente Zaia sostiene di localizzare il cattivo... e tutte le polemiche sui giornali di queste settimane, poi si misura anche come si scrivono le cose, se c'è un segnale preciso da dare fuori e non c'è, io lo intravedo ed è per questo che voto in modo positivo, altri che fanno le campagne demagogiche fuori e quando si tratta di lavorare si vede la mancanza nella loro azione qui nell'Aula. Questo timido inserimento non basta ed affido al lavoro di noi tutti ed auspico che il lavoro che faremo in questa Conferenza saprà colmare questo limite e questo deficit, perché credo che una ripresa dell'economia e quindi il ritorno ad accompagnare in nuovo modello economico senza le questioni propriamente legate ai lavoratori, ai diritti dei lavoratori, alla loro qualificazione, alla loro garanzia dei diritti, della loro precarietà che oggi vivono e che potranno vivere anche domani se le guidiamo in modo diverso, stanno talmente insieme che uno dei limiti che oggi vediamo, la precarizzazione selvaggia, le condizioni di lavoro veramente esasperate, il richiamo del consigliere Sernagiotto a quello che si fa in Cina, figuriamoci, anche quello che fanno in Russia dove Berlusconi va ad abbracciare Putin, in tutto il mondo queste vanno combattute e va considerato il valore etico delle produzioni, siamo assolutamente d'accordo, ci troverete in questo cammino, ovviamente a cominciare dall'osservazione delle regole che ci sono in questo Veneto e che spesso non vengono osservate. Qui i lavoratori hanno prodotto, e cito la FIAM piuttosto che altre, le donne hanno accettato i turni di notte quando non erano previsti dalle regole, li hanno accettati per il bene di quella azienda, hanno fatto i turni di domenica quando non erano previsti dai contratti di lavoro per fare del bene a quella azienda e quella azienda le lascia per strada nuovamente. Queste si chiamano imprese irresponsabili, non moralmente, irresponsabili dal punto di vista della conduzione economica, la disattesa delle regole avviene anche qui. I veneti molto spesso hanno lavorato negli scantinati per fare le scarpe piuttosto che altre cose, uguali o peggio dei cinesi con le vernici, stanno morendo di tumori in giro per il Veneto. Quindi, le regole si cominciano a rispettare qua, si stabilisce un codice etico in questa direzione e poi siamo in grado di dare lezioni a tutti e saremo tutti insieme a combattere e a lavorare perché il prodotto, la merce etica è quella che noi vogliamo nei nostri territori e non altro. Quindi, da questo punto di vista mi auguro che sarà l'organismo che stiamo istituendo che potrà occuparsi di questo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pettenò.
La parola al consigliere Atalmi.

Nicola ATALMI (C.I.)

Per ribadire le stesse perplessità che ha espresso il consigliere Pettenò.
In questi due giorni di dibattito evidentemente mi pare che ci siamo accordati tutti su quali siano i sintomi del malato Veneto, probabilmente non siamo d'accordo su quale sia la malattia, cioè la diagnosi ed assolutamente sono convinto che non siamo d'accordo su quale sia la terapia, però l'idea proposta dall'Ufficio di Presidenza ed accolta dai Consiglieri e dai Capigruppo di istituire questo organismo che oggettivamente riesce a mettere in relazione l'azione della Giunta, del Consiglio e delle parti sociali penso sia comunque un passo avanti molto importante ed è una risposta che il Consiglio regionale doveva dare alla situazione che vivono i lavoratori, le lavoratrice degli artigiani del Veneto.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Atalmi.
La parola al consigliere Cortelazzo.

Piergiorgio CORTELAZZO (A.N.)

Un minuto non di più. Chiaramente noi siamo favorevoli all'approvazione di questo documento, va rivolto chiaramente all'Ufficio di Presidenza, alla Giunta e agli Assessori che hanno lavorato per la predisposizione di questo documento a noi, un po' a tutti coloro che hanno contribuito sia con gli interventi in Aula e non all'approvazione. E` una risposta che, si diceva poc'anzi, andava data al mondo produttivo, sociale e economico del lavoro di fronte a una crisi anche di non dimensioni enormi, ma si esce con un documento finalmente unitario nel quale si tracciano sostanzialmente quelle che dovrebbero essere le priorità e da qui si inizia a lavorare.
E' chiaro, mi sembra, che il tutto nel dispositivo finale è legato anche alla presentazione di un progetto di legge, noi lo attendiamo e speriamo con la massima e dovuta celerità di riportarlo a breve in Aula per la sua approvazione, altrimenti rischieremo di avere fatto quattro pagine di scritto ma niente più. Per cui il voto del mio Gruppo è favorevole.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Cortelazzo.
La parola al consigliere Azzi.

Carlo Alberto AZZI (Uniti nell'Ulivo–D.S.)

Mi associo ai commenti che sono stati fatti, in particolare a quelli dei consiglieri Atalmi e Pettenò sulla valutazione che condividiamo nel complesso questo documento e riteniamo che debba essere fatto uno sforzo in più, soprattutto per parlare della difesa dei lavoratori e del problema di una loro garanzia maggiore e intesa anche in senso generale nella nostra Regione.
Credo che il lato positivo di questo documento sia soprattutto il fatto che abbiamo deciso insieme che il massimo organo rappresentativo, cioè il Consiglio regionale di questa importantissima Regione che ha vissuto con molta operosità e con tanto dinamismo in questi ultimi anni, ha bisogno di essere rassicurata dalla politica che vuole intervenire per delineare insieme agli operatori economici, imprenditori e lavoratori tutti, per cercare di fare risalire al nostro Veneto la china in cui è caduto oggi e che ha bisogno, quindi, di ritrovare una linea programmatica, un punto di riferimento che possa ridare di nuovo dinamicità e tanta operosità alle nostre genti e alle nostre popolazioni.
Quindi, auspico che il tavolo che si andrà ad intraprendere con questo documento sia proprio capace di dare continue indicazioni e sia in continuo contatto con il mondo delle imprese, con il mondo del lavoro, ma soprattutto con il mondo della ricerca e dell'università per garantire un futuro più sereno a tutti quanti i veneti.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Azzi.
La parola al consigliere Laroni.

Nereo LARONI (Nuovo P.S.I.)

Solo per dire, Presidente, che nel corso del mio intervento nella Seduta precedente avevo detto che mi sembrava un po' pochino chiudere con un documento che si limitasse ad istituire l'ennesima Commissione, ma che la coincidenza di valutazioni sulle ragioni della crisi del Veneto poteva anche consentirci di fare un passo più avanti. Mi rallegro del fatto che la Presidenza, soprattutto grazie al Vicepresidente Variati, abbia imboccato una strada che ci ha consentito di riempire di contenuti e di dare senso a questa coincidenza di valutazioni e quindi il fatto che il documento si sia nutrito di una serie di punti, che considero punti qualificanti, è tale da consentire di esprimere un voto positivo.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Laroni.
Se non ci sono altri interventi, passiamo alla votazione.
Pongo in votazione il documento presentato: "Rilancio dell'economia del lavoro, conferenza sulle dinamiche economiche occupazionali".
E' aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Proclamo l'esito della votazione: 50 presenti, favorevoli 50.
Il Consiglio approva.
La Seduta è tolta.
La Seduta termina alle ore 14.20

Il Consigliere segretario
f.to Gianpietro Marchese

Il Presidente
f.to Marino Finozzi


Resoconto stenotipico a cura di:
C.S.T. (Consorzio Stenotipisti Triveneto)

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Rita Pasqualetto
Verbale n. 5 - 8^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 5
PROT. GEN. N. 6258
MARTEDì 5 LUGLIO 2005


PRESIDENZA
PRESIDENTE MARINO FINOZZI
VICEPRESIDENTI CARLO ALBERTO TESSERIN E ACHILLE VARIATI

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UFFICIO ASSEMBLEA

INDICE

Processo verbale della 5a Seduta pubblica – martedì 5 luglio 2005
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale.

Il Presidente Marino FINOZZI dichiara aperta la seduta alle ore 10.57.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n.6082 del 30 giugno 2005.

Punto n. 1) all'ordine del giorno


Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]


Il PRESIDENTE effettua le comunicazioni di rito e comunica che sono in congedo i consiglieri Conta, Gallo, Galan, Silvestrin e Teso.

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Stato dell'economia veneta; lavoro, occupazione, sviluppo


Prosecuzione della discussione iniziata nella 4a seduta pubblica di giovedì 30 giugno.

Sull'argomento in oggetto interviene il consigliere Bond (FI).

Sull'ordine dei lavori interviene il consigliere Franchetto (Uniti nell'Ulivo – La Margherita) il quale, constatata l'assenza di tutta la Giunta regionale, chiede di sospendere la seduta in attesa della presenza in Aula di qualche rappresentante dell'esecutivo.

Il PRESIDENTE risponde al consigliere Franchetto.

Interviene il consigliere Sernagiotto (FI) il quale propone di continuare la discussione senza interrompere la seduta.

Interviene il consigliere Franchetto (Uniti nell'Ulivo – La Margherita) il quale chiede che sia messa ai voti la sua richiesta.

Interviene il consigliere Sernagiotto (FI) il quale conferma la proposta precedentemente avanzata.

Interviene il consigliere Franchetto (Uniti nell'Ulivo – La Margherita) il quale ribadisce la richiesta di porre in votazione per alzata di mano la sospensione della seduta.

Il PRESIDENTE pone in votazione per alzata di mano la richiesta di sospensione avanzata dal consigliere Franchetto.

Il Consiglio non approva

Sull'argomento in oggetto intervengono i consiglieri Frigo (Uniti nell'Ulivo – La Margherita), Sandri (LVLNP) e Zabotti (Per il Veneto con Carraro).

Durante l'intervento del consigliere Zabotti assume la Presidenza il Vicepresidente Carlo Alberto Tesserin.

Sull'argomento in oggetto interviene il consigliere Pettenò (RC - SE).

Durante l'intervento del consigliere Pettenò assume la Presidenza il Vicepresidente Achille Variati.

Sull'argomento in oggetto interviene il consigliere De Boni (UDC).

Durante l'intervento del consigliere De Boni assume la Presidenza il Vicepresidente Carlo Alberto Tesserin.

Sull'argomento in oggetto intervengono i consiglieri Bettin (Verdi), Covi (Misto), Elisabetta Gardini (FI), Franchetto (Uniti nell'Ulivo La – Margherita) e Cortelazzo (AN).

Durante l'intervento del consigliere Cortelazzo assume la Presidenza il Presidente Marino Finozzi.

Sull'argomento in oggetto interviene il consigliere Sernagiotto (FI).

Il Presidente comunica che sull'argomento in discussione è stata presentata dai consiglieri Finozzi, Tesserin, Variati e Marchese una risoluzione, già distribuita, relativa a " Rilancio dell'economia e del lavoro: Conferenza sulle dinamiche economiche e occupazionali".

Interviene il consigliere Variati (Uniti nell'Ulivo – La Margherita) che la illustra chiedendone l'iscrizione all'ordine del giorno e la discussione immediata.

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico la richiesta di iscrizione all'ordine del giorno della risoluzione in oggetto.

Il Consiglio approva

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico la richiesta di immediata discussione della risoluzione testè iscritta.

Il Consiglio approva

Risoluzione presentata dai componenti l'Ufficio di Presidenza, consiglieri Finozzi, Tesserin, Variati e Marchese relativa a "Rilancio dell'economia e del lavoro: conferenza sulle dinamiche economiche e occupazionali" (Risoluzione n. 3) (Deliberazione n. 36/2005)  [RESOCONTO]



In dichiarazione di voto intervengono i consiglieri Pettenò (RC-SE), Atalmi (CI), Cortelazzo (AN), Azzi (Uniti nell'Ulivo – DS) e Laroni (Nuovo PSI) che esprimono voto favorevole.

Il PRESIDENTE pone in votazione col sistema elettronico la risoluzione in oggetto.

Il Consiglio approva

Il Presidente dichiara chiusa la seduta.

Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta termina alle ore 14.20.

Consiglieri presenti:
Andrea ASTOLFI
Gustavo FRANCHETTO
Nicola ATALMI
Franco FRIGO
Carlo Alberto AZZI
Elisabetta GARDINI
Raffaele BAZZONI
Fabio GAVA
Giuseppe BERLATO SELLA
Massimo GIORGETTI
Regina BERTIPAGLIA
Raffaele GRAZIA
Gianfranco BETTIN
Nereo LARONI
Dario BOND
Franco MANZATO
Franco BONFANTE
Renzo MARANGON
Diego BOTTACIN
Giampietro MARCHESE
Gianpaolo Enrico BOTTACIN
Igino MICHIELETTO
Diego CANCIAN
Pietrangelo PETTENO'
Federico CANER
Francesco PICCOLO
Andrea CAUSIN
Clodovaldo RUFFATO
Roberto CIAMBETTI
Sandro SANDRI
Maurizio CONTE
Remo SERNAGIOTTO
Marialuisa COPPOLA
Daniele STIVAL
Piergiorgio CORTELAZZO
Carlo Alberto TESSERIN
Carlo COVI
Lucio TIOZZO
Gianantonio DA RE
Flavio TOSI
Onorio DE BONI
Guido TRENTO
Barbara DEGANI
Achille VARIATI
Antonio DE POLI
Marco ZABOTTI
Elena DONAZZAN
Raffaele ZANON
Marino FINOZZI
Tiziano Ferruccio ZIGIOTTO
Mariangelo FOGGIATO

Giuliana FONTANELLA


IL PRESIDENTE
Marino FINOZZI










IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
Giampietro MARCHESE











PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Migotto Giuseppe
Elaborazione testo a cura di Azzolini Loredana