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Seduta del consiglio regionale del 11/04/2018 n. 169

Resoconto n. 169 - 10^ legislatura
Resoconto 169a Seduta pubblica
Mercoledì, 11 aprile 2018
SOMMARIO
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI
La Seduta inizia alle ore 10.44

PRESIDENTE

Iniziamo la Seduta odierna. Diamo inizio alla 169a Seduta pubblica del Consiglio regionale. I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 8233 del 4 aprile 2018.
PUNTO
2



COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Hanno comunicato congedo

Luca ZAIA
Claudio SINIGAGLIA

I congedi sono concessi.
PUNTO
4



RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE ALLE INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

PRESIDENTE

Iniziamo con le interrogazioni, che sono abbinate, la n. 518 del collega Ruzzante e la n. 524 del collega Zanoni ed altri. L'interrogazione del consigliere Ruzzante "Ennesimo tragico incidente sul lavoro: la Giunta regionale come intende intervenire?", quella di Zanoni ed altri "Incidenti sul lavoro: trend in preoccupante ascesa. Quali gli interventi per fronteggiare l'allarmante fenomeno?"

Interrogazione a risposta immediata n. 518 del 5 febbraio 2018 presentata dal Consigliere Ruzzante relativa a "ENNESIMO TRAGICO INCIDENTE SUL LAVORO: LA GIUNTA REGIONALE COME INTENDE INTERVENIRE?"

"Premesso che:
- in data 31 gennaio 2018, a seguito di un infortunio sul lavoro occorso presso l'acciaieria Aso di Vallese in provincia di Verona, è deceduto il sig. Maurizio Cossu, operaio metalmeccanico di 42 anni;
- si tratta dell'ennesimo incidente sul lavoro dagli esiti mortali e che si inserisce in coda a lungo elenco di infortuni mortali avvenuti all'interno di aziende che operano in territorio veneto;
- in considerazione di quanto accaduto i sindacati hanno proclamato un'ora di sciopero per lunedì 5 febbraio 2018, chiedendo altresì un incontro con Federmeccanica regionale e un'assemblea dei delegati alla sicurezza.
Rilevato che:
- sulla generale questione della tutela della sicurezza sul lavoro il sottoscritto Consigliere è intervenuto più volte, da un parte con puntuali atti di sindacato ispettivo (IRI n.291 del 24.01.2017; IRI n.323 del 15.03.2017) e dall'altra con la presentazione di atti di indirizzo politico (Mozione n 264 del 03.08.2017 e n. 224 del 12 aprile 2017, entrambe approvate con voto unanime dell'Assemblea);
Considerato che con la mozione n.224 del 12 aprile 2017, approvata nella seduta consiliare di Martedì 11 luglio 2017, Deliberazione n. 82, si impegnava la Giunta regionale "ad attivare tutti gli strumenti di propria competenza per tutelare l'integrità fisica e il diritto alla sicurezza dei lavoratori, incluse le funzioni afferenti le politiche di formazione professionale quali attività di prevenzione e orientamento culturale - anche con il coinvolgimento di Veneto Lavoro - e il potenziamento dell'operatività dei servizi prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro (SPISAL).".
Il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere quali azioni e provvedimenti ha posto in essere o intenda porre in essere nell'immediato, per gli aspetti di propria competenza, anche previa convocazione e confronto con le parti sociali, al fine di intervenire con assolute urgenza e priorità a tutela, dell'integrità fisica dei lavoratori e a garanzia del diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro.".

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione che avevo presentato il 5 gennaio 2018, relativa all'acciaieria ASO di Vallese in provincia di Verona, dove è deceduto per un incidente sul lavoro il signor Maurizio Cossu, operaio metalmeccanico di 42 anni. Purtroppo da quel 5 gennaio 2018, in cui ho presentato questa interrogazione, la situazione è notevolmente peggiorata. E' peggiorata a tal punto che oggi la Regione Veneto è la prima Regione d'Italia per numero di incidenti mortali, 22 sono stati gli incidenti mortali e faccio notare che abbiamo un numero di popolazione che è la metà di quella della Lombardia, quindi un numero di lavoratori della metà rispetto a quelli della Lombardia.
A me è capitato la settimana scorsa di andare a una manifestazione dove hanno parlato i rappresentanti delle fabbriche, organizzata da FIOM, FIM e UILM. Vi assicuro che quel documento che è stato votato all'unanimità dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza rappresenta un altissimo profilo di qualità.
Credo che dobbiamo dare una risposta, Assessore. Abbiamo avuto 74.100 incidenti nel corso del 2017, sono 335 infortuni al giorno, cioè quando oggi finiremo il nostro Consiglio, nel Veneto si saranno registrati 335 infortuni, 91 sono stati quelli mortali, significa due morti ogni cinque giorni. Credo che ci siano delle cose molto concrete che si possono fare: aumentare la qualità e la quantità di controlli da parte degli SPISAL, introdurre un registro per i quasi incidenti, che rappresentano l'anticamera dell'incidente e dell'infortunio mortale. Sono cose che sono contenute in una mozione che ho presentato al Consiglio.

Interrogazione a risposta immediata n. 524 dell'8 febbraio 2018 presentata dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Azzalin, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zottis, Guarda e Dalla Libera relativa a "INCIDENTI SUL LAVORO: TREND IN PREOCCUPANTE ASCESA. QUALI GLI INTERVENTI PER FRONTEGGIARE L'ALLARMANTE FENOMENO?"

"Premesso che:
- lo scorso 5 febbraio scorso la testata "Oggi Treviso" ha pubblicato un articolo a firma di Isabella Loschi dal titolo eloquente: "Infortuni sul lavoro, oltre 11mila a Treviso";
- nel suddetto articolo viene dato conto delle 11mila 352 denunce di infortunio sul lavoro nel 2017, solo nella Marca Trevigiana, e di "un trend che tende tragicamente a crescere rispetto agli anni precedenti, sintomo di una situazione grave e di un abbassamento generale dell'attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel 2017, in tutto il Veneto (fino allo scorso novembre) si sono registrati 69mila incidenti, un migliaio in più dell'anno precedente, con 87 morti";
- il sopra citato articolo riporta inoltre la denuncia unanime delle organizzazioni sindacali trevigiane (attraverso la voce di Enrico Botter, segretario generale Fiom Cgil, Antonio Bianchin, Fim Cisl, e Stefano Bragagnolo, Uilm Uil) circa le condizioni lavorative sempre più diffuse in Veneto: "il contenimento dei costi specie quello del lavoro, la riduzione del salario e dei diritti dei lavoratori a partire proprio da quelle della sicurezza, è sempre più spesso perseguito dalle imprese attraverso modelli aziendali che parcellizzano il ciclo produttivo, con le esternalizzazioni, con gli appalti e tante volte anche con il ricorso al sub appalto. Inoltre, vi è sempre più spesso l'allungamento dell'orario di lavoro e con l'intensificazione dei ritmi di lavoro, il tutto a scapito della sicurezza e l'incolumità dei lavoratori e delle lavoratrici. Una situazione inaccettabile - sottolineano i segretari delle tre sigle - che contrasta con la narrazione di imprese sempre più orientate, anche nella nostra regione, verso la digitalizzazione della produzione, con la sfida dell'innovazione tecnologica, con la cosiddetta industria 4.0".
Considerato che a fronte dello scenario emergenziale sopra descritto, la Regione ha il dovere di intervenire per quanto è nelle sue competenze. Oltre all'azione di sensibilizzazione e formazione alla sicurezza è indispensabile un deciso rafforzamento sul doppio fronte della prevenzione e dei controlli.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
quali sono gli interventi per garantire la massima sicurezza possibile nei luoghi di lavoro e per arrestare il drammatico trend in termini di incidenti e decessi che si sta registrando in Veneto.".

PRESIDENTE

Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa interrogazione, che è stata firmata anche dai colleghi del Gruppo del PD, è dell'8 febbraio 2018 e fa riferimento a fatti accaduti nel trevigiano. E' stato tra l'altro dato molto risalto anche sulla stampa, dove si parla solo per Treviso di 11.000 infortuni sul lavoro. Praticamente 11.352 denunce di infortuni sul lavoro solo nel 2017 e solo nella Marca trevigiana; un trend che tende tragicamente a crescere rispetto agli anni precedenti, sintomo di una situazione grave, di un abbassamento generale di attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel 2017 in tutto il Veneto, fino allo scorso novembre, si sono registrati 69.000 incidenti, un migliaio in più dell'anno precedente con 87 morti.
Naturalmente, va detto che le organizzazioni sindacali trevigiane, come la FIOM, CGIL, la Fim, Cisl e la Uilm, UIL, hanno denunciato più volte questa situazione, dove dicono che il contenimento dei costi, soprattutto quelli del lavoro, la riduzione del salario, dei diritti dei lavoratori, a partire dalla sicurezza, è sempre più spesso perseguito dalle imprese attraverso modelli aziendali che parcellizzano il ciclo produttivo con le esternalizzazioni, con gli appalti e tante volte anche con ricorso al sub-appalto.
Recentemente ho anche, con dei colleghi, presentato un'altra interrogazione con la quale si denuncia il fatto che i controlli dello Spisal, di fronte a questa situazione, invece di incrementarsi, diminuiscono, perché sono, ad esempio in provincia di Treviso, dimezzati gli operatori Spisal.
Di fronte a questa situazione molto grave, si chiede alla Giunta quali sono gli interventi per garantire la massima sicurezza possibile nei luoghi di lavoro e per arrestare il drammatico trend, in termini di incidenti, decessi, che si sta registrando in Veneto.

PRESIDENTE

Grazie.
Risposta abbinata alle due interrogazioni.
Assessore Coletto, prego.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"La Regione del Veneto interviene nel campo della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro con compiti di indirizzo, coordinamento e monitoraggio, mediante la Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria e, nell'ambito di questa, l'Unità Organizzativa Prevenzione e Sanità Pubblica.
Le funzioni operative sono garantite sul territorio dai Servizi Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPISAL), istituiti presso i Dipartimenti di Prevenzione di ciascuna Azienda ULSS, con il mandato istituzionale di contribuire alla riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, integrando attività di vigilanza, assistenza e promozione della salute. Relativamente agli infortuni con esito mortale accaduti negli ambienti di lavoro, la Regione del Veneto ha posto in essere un sistema di sorveglianza epidemiologica (Programma Regionale per l'Epidemiologia Occupazionale) i cui dati sono riportati nel "Rapporto sull'andamento degli infortuni mortali del quadriennio in corso".
Il predetto rapporto fornisce un quadro aggiornato di tutti gli infortuni mortali sul lavoro avvenuti nella Regione del Veneto, inclusi quelli a danno dei Lavoratori non assicurati INAIL, ed è pubblicato con cadenza mensile sul sito istituzionale della Regione del Veneto.
Nel corso del 2017 si sono verificati 49 infortuni sul lavoro con esito mortale. Nell'ultimo aggiornamento del bollettino (26 febbraio 2018), i casi registrati dall'inizio del corrente anno sono 10. Per quanto riguarda le iniziative avviate dalla Giunta regionale, il Piano Regionale della Prevenzione, in attuazione degli obiettivi definiti nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2019, individua i programmi per la prevenzione di infortuni sul lavoro e malattie professionali, finanziando specifiche linee di lavoro affidate alle singole Aziende ULSS.
Ad integrazione di quanto già previsto nel Piano Regionale della Prevenzione, con Decreti del Direttore della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria n. 126 del 13.11.2017 e n. 138 del 14.12.2017 è stato disposto il riparto a favore delle Aziende ULSS degli introiti derivanti dal pagamento delle sanzioni comminate dagli SPISAL in seguito all'accertamento di violazioni delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in applicazione del D.Lgs. 19.12.1994, n. 758 e del D.Lgs. 09.04.2008, n. 81, per un totale di € 9.533.765,75.
In particolare:
• con DDR 126/2017 sono state ripartite le quote finalizzate al raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza (€ 2.347.397,27) e alla realizzazione di progetti di sostegno alle imprese e ai lavoratori in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro (€ 2.347.397,27);
• con DDR 138/2017 è stata ripartita la quota (€ 4.838.971,21) finalizzata, in conformità ai criteri definiti con DGR 750/2015 e con DGR 56/2016, alla realizzazione di progetti formativi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro rivolti: agli operatori dei servizi prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) delle Aziende ULSS, al mondo produttivo e al mondo della scuola.
Con riferimento alla realizzazione di progetti di sostegno alle imprese e ai lavoratori, si evidenzia che gli stessi andranno concordati nell'ambito degli organismi provinciali di coordinamento, dove sono rappresentate, oltre agli enti pubblici con funzioni di vigilanza, le Parti Sociali.".

PRESIDENTE

Per le repliche, Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Assessore, non mi dichiaro soddisfatto, non perché la sua risposta non contenga elementi sui quali approfondirò lo studio della risposta che lei mi ha dato, ma perché credo che dobbiamo cambiare registro. Credo che dobbiamo in qualche modo, fare molto di più.
Colgo anche l'occasione della presenza del Vicepresidente Forcolin, a fronte di questo dato, un dato macroscopico, cioè il Veneto è la prima Regione d'Italia per numero di incidenti mortali sui luoghi di lavoro quest'anno, per suggerire alla Giunta, perché su questi temi credo si debba lavorare anche di comune accordo, di incontrare le rappresentanze di Fiom, Fim e Uilm, che hanno all'unanimità votato un documento che contiene una serie di proposte molto chiare, molto precise e molto concrete, a partire dalla questione del registro sui quasi incidenti, che è fondamentale per capire ed evitare e prevenire gli incidenti, perché lì dove si verifica un quasi incidente, molto probabilmente qualche settimana dopo arriva un incidente mortale.
Secondo: intervenire sulla formazione dei lavoratori, questa è una cosa decisiva. Si può pensare che una volta al mese si occupa mezz'ora di lavoro per formare i lavoratori ed evitare che questi possano subire incidenti? Ne paghiamo le conseguenze tutti, ovviamente c'è un danno sociale enorme, figuriamoci in chi rimane vittima, ma è un danno anche economico, dal punto di vista della Sanità.
Terzo aspetto: gli SPISAL. C'è un problema di quantità di controlli, ma c'è un problema anche di qualità di controlli, rispetto alle aziende. Quindi suggerirei questo come percorso.

PRESIDENTE

Collega Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Mi riservo di valutare e di leggere con attenzione la risposta dell'Assessore.
Non mi dichiaro soddisfatto comunque, perché siamo di fronte a un'emergenza e le emergenze vanno affrontate non nell'ordinarietà, ma con interventi appositi, per terminare questo stato veramente grave di cose. Guardate, solo in provincia di Treviso ci sono stati nei primi tre mesi di quest'anno 8 morti sul lavoro, quando in tutto il 2017 ce ne sono stati 11. Siamo la prima Regione in Italia per incidenti sul lavoro, quindi i mezzi che dobbiamo mettere in campo devono essere adeguati a questa situazione.
Lei, Assessore, ha citato delle normative che valgono spesso per tutta l'Italia, per lo Stato italiano. Qui abbiamo una situazione diversa, quindi dovremo concentrarci e capire meglio anche con gli addetti al lavoro, giustamente come diceva il collega Ruzzante prima, la FIOM CGIL e la Fim Cisl, la Uilm UIL, quali sono i margini di intervento e cosa.
Poi c'è la questione, lei ha ricordato appunto che ci sono i controlli dello SPISAL, però nel caso di Treviso, con l'unificazione delle tre ULSS, i medici del lavoro sono passati da 8 a 4 e anche i tecnici incaricati dei controlli sono troppo pochi. A dirlo non sono solo le organizzazioni sindacali, ma è la stessa azienda socio-sanitaria.
Quindi ci sono diversi i fattori che ci dicono che i mezzi che stiamo adottando adesso per affrontare questa emergenza non sono sufficienti, non sono adeguati. E' sicuramente doveroso da parte della Regione e della Giunta impegnarsi di più per affrontare questo problema.

Interrogazione a risposta immediata n. 516 del 2 febbraio 2018 presentata dai Consiglieri Pigozzo, Sinigaglia e Salemi relativa a "BURANO: LA CONTINUA ROTAZIONE DEI MEDICI DI BASE COMPROMETTE IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE E IL BUON ESITO DELLE CURE. LA GIUNTA PONGA FINE A QUESTA GRAVE SITUAZIONE!"

"Premesso che:
- da anni, a Burano, Venezia, una considerevole parte dei residenti è costretta a subire il continuo avvicendarsi di sostituti del loro Medico di Base; ciò accade nonostante la nomina del titolare sia avvenuta da circa sei mesi;
- la suddetta situazione è fonte di pesanti disagi per i cittadini dell'isola, i quali non riescono ad instaurare un duraturo rapporto di reciproca conoscenza e fiducia, che deve invece essere il cardine di un corretto e positivo percorso di cure da parte del medico di famiglia;
- i residenti lamentano il fatto che questa continua rotazione di figure supplenti non titolari, condizioni negativamente l'attività dell'incaricato di turno nella prescrizione di impegnative e ricette, che sovente avviene su richiesta del paziente stesso, spesso unico soggetto che conosce in modo abbastanza approfondito la propria storia clinica e quindi i propri precedenti.
- risulta, inoltre, che non vi sia neppure la possibilità di optare per un altro dei due medici di base (titolari) operanti nell'isola; infatti, mentre una dottoressa avrebbe raggiunto il limite massimo di assistiti (compresi pazienti residenti a Cavallino-Treporti, quindi di altra azienda ULSS), l'altro dottore avrebbe invece un orario molto ridotto, avendo altri ambulatori e servizi da seguire;
- i cittadini hanno ripetutamente chiesto al Sindaco e al Direttore Generale dell'ULSS n. 3, di intervenire per risolvere quanto prima questo pesante disservizio, purtroppo senza esiti apprezzabili;
- i residenti segnalano inoltre la necessità di potenziare i servizi presso il locale distretto sanitario, suggerendo anche soluzioni di carattere sperimentale e innovative quali la "telemedicina";
- la situazione va invece peggiorando, dato che sarebbe "in scadenza" anche il permanere presso l'isola della figura del logopedista per bambini.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri
chiedono alla Giunta regionale:
di intervenire con inderogabile urgenza per risolvere in maniera definitiva la situazione descritta in premessa, sollevando gli abitanti dell'isola di Burano dai continui disservizi che da anni sono costretti a subire.".

PRESIDENTE

Pigozzo, per la presentazione, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Ho presentato questa interrogazione perché consideravo che la situazione che si è creata in questi ultimi anni a Burano fosse emblematica di una situazione più generale, legata appunto alla carenza dei medici di medicina generale. In realtà, in casi così particolari come quello insulare di Burano, sta creando una serie di contraccolpi negativi per i pazienti e per i cittadini, nel senso che essendoci una scopertura del servizio, causata da motivi di salute del medico titolare, abbiamo assistito a una rotazione continua di medici supplenti che ha comportato una serie di difficoltà del rapporto soprattutto medico-paziente nel poter seguire in maniera attenta e anche continuativa le esigenze dei pazienti.
Quindi con l'interrogazione, abbiamo chiesto alla Giunta di poter valutare con attenzione questa particolarità e di intervenire, perché questo ricambio continuo, questa turnazione continua di medici possa finalmente concludersi con una situazione di stabilità. Credo che sia un diritto, soprattutto di questi pazienti, avere un trattamento analogo a quello di tutti gli altri loro concittadini.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"In relazione all'oggetto, l'Azienda Ulss n. 3 "Serenissima" di riferimento territoriale, a cui è stato chiesto di relazionare in merito ad ogni aspetto evidenziati, in data 23.2.18 ha rappresentato quanto segue: Il medico di medicina generale, titolare presso l'isola di Burano è stato incaricato in data 4.9.17, a seguito della cessazione del medico precedente, secondo la procedura stabilita dall'ACN vigente. Il medico in questione non ha potuto esercitare l'attività di medico per intervenuta inabilità derivante da problemi di salute, ma ha comunque garantito la presenza di un sostituto, come previsto dall'ACN vigente.
A causa della particolarità dell'isola si è verificato un avvicendamento di medici supplenti la cui individuazione è risultata particolarmente complessa, pur tuttavia non si è mai verificata interruzione di assistenza ai pazienti. In data 23.1.18 il Segretario del Partito Democratico-circolo di Burano ha rappresentato le medesime criticità contenute nell'odierna interrogazione; in relazione alle stesse l'Azienda Ulss ha fornito i dovuti riscontri con nota del Direttore Sanitario del 24.1.18.
L'impegno aziendale risulta di recente evidenziato in un articolo del 24.1.18 del quotidiano "La Nuova Venezia" dove si è ribadita la massima attenzione dell'Aulss per la questione, espletando ogni azione possibile al fine di garantire l'assistenza ai pazienti, senza ledere al contempo i diritti del medico. In data 6.2.18 il medico titolare ha rassegnato le dimissioni con il preavviso previsto, conseguentemente, nelle more per la pubblicazione della zona carente ai sensi dell'ACN vigente, l'Azienda ha provveduto a pubblicare un bando (con scadenza 5.3.18) per il conferimento temporaneo di incarico (anni 1) nell'isola.
Per quanto riguarda gli altri 2 medici presenti in isola: uno è massimalista (e come tale non può acquisire nuove scelte), l'altro ha a Burano un ambulatorio "satellite" con orario di apertura proporzionale al numero di assistiti in carico (alla data del 22.2 18 il medico in questione può acquisire ancora 529 scelte). Per quanto riguarda la presenza della logopedista nell'isola, nessuna modificazione del servizio è stata decisa dall'Azienda Ulss, come peraltro già comunicato dal Direttore sanitario in data 24.1 u.s.. Da parte aziendale sarà infine valutata la possibilità di potenziare i servizi sanitari del distretto tramite interventi di telemedicina.".

PRESIDENTE

Per la replica Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Grazie all'Assessore per la risposta.
In realtà ho capito che è stato fatto il bando, che è già scaduto, quindi in teoria dovrebbe già essere stato incaricato un nuovo Medico, almeno per un anno, con la speranza che possa continuare in maniera stabile. Questo sicuramente è un passo in avanti rispetto alla situazione precedente.
Io credo che il tema della situazione del servizio socio-sanitario, in particolare della Medicina del territorio e i Medici di Medicina Generale, sia una delle priorità a cui questa Regione deve guardare, anche in sinergia con il Governo, con il Ministero. Da una parte la carenza di specializzandi per la Medicina Generale, dall'altra queste situazioni particolari, che in questo caso riguardano le isole ma potrebbero benissimo riguardare la montagna, le zone di alta dispersione abitativa, che vanno comunque a creare delle disparità di servizio che vanno colmate: una richiesta all'Assessore di tener presente questo tipo di problematiche, per far sì che il servizio socio-sanitario regionale sia all'altezza delle aspettative dei cittadini, ma soprattutto omogeneo ed equo rispetto alle esigenze di tutti i cittadini. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 484 del 5 dicembre 2017 presentata dal Consigliere Zanoni relativa a "DISBOSCAMENTO DELLA CAVA DISMESSA 'COLOMBERA' NEL COMUNE DI MORGANO (TV), AI CONFINI TRA IL COMUNE DI PAESE E DI QUINTO DI TREVISO: LA REGIONE RITIENE LEGITTIMO UN INTERVENTO CHE PROVOCA LA DISTRUZIONE DEL VERDE IN MANCANZA DI UN PROGETTO, DI UN RILIEVO E DI UN'AUTORIZZAZIONE?""

"Premesso che:
- la legge regionale Legge regionale 7 settembre 1982, n. 44  "Norme per la disciplina dell'attività di cava" al titolo V disciplina le "Aree di cave abbandonate o dismesse", in riferimento alle cave preesistenti alla legge regionale 17 aprile 1975, n. 36  e la cui attività è venuta meno rispettivamente prima e dopo l'entrata in vigore della stessa;
- nelle suddette cave la Regione promuove la ricomposizione ambientale ai sensi dell'art. 14 della sopra citata legge regionale 44/1982;
- nel territorio del Comune di Morgano, in via San Bernardino, al confine con il Comune di Paese esiste una cava denominata "Colombera", di circa 54.000 mq, molto presumibilmente rientrante tra le cave di cui all'art. 34 della legge regionale sopra citata e nella quale, da qualche decennio, si è verificato un processo di rinaturalizzazione con sviluppo di alberi anche di dimensioni importanti appartenenti a specie varie e soprattutto autoctone;
- negli elaborati del Piano Regolatore Generale vigente del comune di Morgano - unificazione varianti 2014 - pubblicato nel sito del Comune, la sopra citata area ricade in zona E2.1 (Ambito di pregio ambientale);
- per le suddette zone le Norme di attuazione del citato Piano all'art.13 lett. B comma 3 prevedono: "i complessi di verde, i filari e le siepi esistenti devono essere mantenuti a cura dei proprietari dei possessori nel miglior stato di conservazione colturale; in dette zone è di norma vietato l'abbattimento senza sostituzione di filari e gruppi di alberi e di altri consistenti elementi di verde; in particolare gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione delle vegetazioni in equilibrio con l'ambiente (climax), favorendo la diffusione delle specie tipiche locali";
- al comma 4 del suddetto articolo prevedono: "In tutti i progetti presentati le alberature d'alto fusto esistenti devono essere rigorosamente rilevate, indicate nelle planimetrie ed anche, se richiesto, documentate fotograficamente".
Considerato che:
- da alcune settimane, nella cava in questione, così come segnalato allo scrivente da diversi cittadini dei Comuni di Paese, Morgano e Quinto di Treviso, sono in corso lavori che hanno portato al disboscamento dell'intera area e lavori di movimento-terra tali che avrebbero addirittura determinato anche la copertura di punti in cui, periodicamente, la falda affiorante formava un laghetto;
- non risultano esposte, all'esterno della cava, tabelle informative che indichino i lavori in corso, ma sono presenti solo alcune tabelle del 1996 indicanti i lavori di recinzione;
- sulla base delle considerazioni sopra esposte, pare dunque non esservi alcuna autorizzazione ai lavori succitati.
Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale
chiede alla Giunta regionale
Se i siti di cava come quello in oggetto possano essere legittimamente oggetto di intervento di eliminazione della vegetazione formatasi nel corso di decenni, senza che vi sia un progetto, un preventivo rilievo dello stato di fatto ed un'autorizzazione.".

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa era un sito, una cava dismessa, rinaturalizzata, piena di vegetazione e anche di fauna selvatica, conosciuta da molti cittadini del circondario, cioè del Comune di Paese, di Morgano e di Quinto, visto che si trova ai confini di questi tre Comuni, anche se insiste nel Comune di Morgano, una superficie molto vasta, di 54.000 metri quadrati, che era diventata un polmone verde, in mezzo a tanto consumo del suolo, cave, asfalto e agricoltura meccanizzata, vista con favore da tutti i cittadini, tant'è vero che quando è successo questo episodio, sono stati molti cittadini che mi hanno segnalato questo avvenimento.
La questione è questa: ci sono norme del Piano regolatore del Comune di Morgano che dovrebbero tutelare quell'area, ma soprattutto ci sono delle norme relative alle cave, che dovrebbero in qualche modo tutelare queste aree, quindi considerati i vari contenuti delle norme, della 44/82 e adesso dell'attuale norma che abbiamo approvato, viene chiesto se i siti di cava, come quello in oggetto, possono essere legittimamente oggetto di intervento di eliminazione della vegetazione formatasi nel corso dei decenni, senza che vi sia un progetto, un preventivo rilievo dello stato di fatto e un'autorizzazione, perché risulta che non ci fosse nessuna autorizzazione in merito. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta all'Assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

"La L.R. 44/82, che norma la materia dell'attività estrattiva di cava a livello regionale, definisce le cave abbandonate, la cui attività è venuta meno prima dell'entrata in vigore della prima legge regionale sull'attività di cava, cioè la L.R. 36/75, e quelle dismesse, la cui attività è cessata dopo l'entrata in vigore della medesima legge regionale.
Nei riguardi delle suddette cave, e con priorità per le cave abbandonate, la L.R. 44/1982 promuove la ricomposizione ambientale del sito estrattivo, prevedendo anche l'erogazione di contributi regionali a favore di specifici progetti, approvati dal Comune, che perseguano tali finalità. Va detto che queste tipologie di cava non soggiacciono agli obblighi previsti dalla L.R. 44/82 per le cave in atto e non ancora estinte, come previsti dall'art. 25 della legge e sono interessate esclusivamente dalle previsioni dell'art. 36 che consente ai proprietari o aventi diritto, qualora intendano procedere ad interventi di sistemazione ambientale delle aree delle cave abbandonate o dismesse, di richiedere al Comune interessato le autorizzazioni necessarie che devono essere rilasciate in conformità alle previsioni dei vigenti strumenti urbanistici comunali. Nel caso dell'ex cava "Colombera" in Comune di Morgano, dalle informazioni acquisite presso gli uffici comunali, risulta che il Comune abbia espresso parere favorevole preventivo per un eventuale intervento di ricomposizione ambientale del sito, ai sensi del citato articolo 36. In seguito, a fronte di specifiche segnalazioni pervenute al Comune, risulta che personale comunale abbia effettuato un sopralluogo sul sito della ex cava, rilevando l'esistenza di lavori di pulizia di parte del bosco esistente con taglio di piante infestanti ed arbustive di sottobosco, peraltro senza movimenti di terra.
La ditta responsabile dei lavori avrebbe riferito, in sede di sopralluogo, che gli stessi sarebbero funzionali all'esecuzione di un rilievo topografico propedeutico all'elaborazione del progetto di ricomposizione ambientale. Della questione è stata investita anche l'U.O. Forestale Est – sede di Treviso, che ha effettuato dei sopralluoghi presso la ex cava, a supporto dei Carabinieri Forestali del Comando di Treviso. Con gli accertamenti eseguiti e tuttora in corso, la suddetta struttura regionale ha provveduto a stimare, sulla base di ortofoto, l'estensione del bosco che nel tempo aveva colonizzato l'area dell'ex cava, mentre è in corso l'elaborazione dei dati del rilievo GPS, eseguito per determinare la superficie interessata dal taglio delle piante.
Il taglio piante, che risulterebbe avvenuto senza estirpazione delle radici, appare eseguito sull'area di fondo cava, nonché sulla zona di accesso, ma senza intaccare la copertura boscata presente sulle scarpate perimetrali. Comunque, l'esito di tali accertamenti sarà trasmesso al Comando dei Carabinieri Forestali di Treviso che sta svolgendo le indagini del caso. Si precisa che l'eventuale domanda per eseguire interventi di ricomposizione del sito, da parte dei proprietari dei terreni interessati o degli aventi titolo, a norma del citato art. 36 della L.R. 44/1982, dovrà essere inoltrata al Comune di Morgano al quale compete il rilascio della relativa autorizzazione. Soltanto nel caso in cui i richiedenti intendano accedere al contributo regionale previsto dal successivo art. 37, il progetto dell'intervento, provvisto del rendiconto economico sulle spese da sostenere, deve essere approvato dal Comune e quindi trasmesso alla Giunta Regionale.
Il caso di specie, pertanto, appartiene ad una tipologia di interventi, pur contemplati dalla L.R. 44/82, sulla cui autorizzazione la Giunta Regionale non ha alcuna competenza; competenza che invece sussiste per la sola concessione di contributo, nei termini previsti dal citato art. 37, nel caso vi sia una richiesta in tal senso. Con riferimento al quesito posto nell'interrogazione, si precisa che la L.R. 44/82 in materia di cave non regolamenta l'attività di gestione del bosco, ancorché lo stesso ricada in un'area di una ex cava.
Sul bosco vige la normativa forestale, secondo la quale l'eliminazione di piante, previo taglio, senza alcuna autorizzazione preventiva, costituisce violazione delle leggi forestali e quindi perseguibile. Si ribadisce che sul punto vi sono indagini in corso da parte del Gruppo Carabinieri Forestale di Treviso che, qualora ricorrano gli estremi, provvederà a comminare la sanzione ai trasgressori. Si precisa infine che la U.O. Forestale Est è competente ai fini dell'applicazione dell'art. 15 della L.R. 52/78 – Legge forestale regionale, riguardante l'autorizzazione alla riduzione della superficie boscata, previa compensazione, qualora l'eventuale progetto di ricomposizione ambientale preveda una riduzione della superficie boscata preesistente.".
Grazie. Ribadendo quanto ho detto ieri, che in Veneto ci sono 80 milioni circa di metri cubi di legno in piedi e ogni anno ci sono 2 milioni di metri cubi di legno che crescono, quindi ogni anno da 80 passiamo a 82, 84, 86. Di questi in Veneto se ne tagliano circa 270-280.000, e stiamo parlando dello zero virgola, con un'estensione della superficie boscata in Veneto molto preoccupante in alcune zone. Ribadendo questo, ricordo che la legge regionale 44 dell'82, che norma la materia dell'attività estrattiva di cava a livello regionale, l'interrogazione è stata naturalmente approvata in Giunta, prima che ci fosse l'approvazione della nuova legge, ecco perché il tempo è presente, definisce le cave abbandonate, la cui attività è venuta meno, prima dell'entrata in vigore della prima legge regionale sull'attività di cava, cioè la legge regionale 36 del '75 e quelle dismesse, la cui attività è cessata dopo l'entrata in vigore della medesima legge regionale.
Nei riguardi delle suddette cave, con priorità per le cave abbandonate, la legge regionale 44 dell'82 promuove la ricomposizione ambientale del sito estrattivo, prevedendo anche l'erogazione di contributi regionali a favore di specifici progetti approvati dal Comune, che perseguono tali finalità. Va detto che queste tipologie di cava non soggiacciono agli obblighi previsti dalla legge regionale 44 dell'82 per le cave in atto e non ancora estinte, come previsti dall'articolo 25 della legge, e sono interessate esclusivamente dalle previsioni dell'articolo 36, che consente ai proprietari o aventi diritto, qualora intendano procedere a interventi di sistemazione ambientale delle aree delle cave abbandonate o dismesse, di richiedere al Comune interessato le autorizzazioni necessarie, che devono essere rilasciate in conformità alle previsioni dei vigenti strumenti urbanistici comunali. Nel caso dell'ex cava Colombera, in Comune di Morgano, dalle informazioni acquisite presso gli uffici comunali, risulta che il Comune abbia espresso parere favorevole e preventivo per un eventuale intervento di ricomposizione ambientale del sito, ai sensi del citato articolo 36. In seguito, a fronte di specifiche segnalazioni pervenute dal Comune, risulta che personale comunale abbia effettuato un sopralluogo sul sito della ex cava, rilevando l'esistenza di lavori di pulizia di parte del bosco esistente, con taglio di piante infestanti ed arbustive di sottobosco, peraltro senza movimenti di terra.
La ditta responsabile dei lavori avrebbe riferito, in sede di sopralluogo, che gli stessi sarebbero funzionali all'esecuzione di un rilievo topografico, propedeutico all'elaborazione del progetto di ricomposizione ambientale.
Della questione è stata investita anche l'UO Forestale Est, sede di Treviso, che ha effettuato dei sopralluoghi presso la ex cava, a supporto dei Carabinieri Forestali del Comando di Treviso.
Con gli accertamenti eseguiti e tuttora in corso, la suddetta struttura regionale ha provveduto a stimare, sulla base di orto-foto, l'estensione del bosco che, nel tempo, aveva colonizzato l'area dell'ex cava, mentre è in corso l'elaborazione dei dati del rilievo GPS, eseguito per determinare la superficie interessata dal taglio delle piante.

PRESIDENTE

Per la replica Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Credo che sia sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo in pianura in Veneto, per quanto riguarda il consumo del suolo, l'agricoltura meccanizzata, le siepi che vengono tagliate, che spariscono, quindi la mancanza di verde.
Se c'è da una parte un possibile aumento dei boschi, questo avviene in montagna, Assessore, ma le assicuro che in pianura questi fazzoletti di bosco, di verde e di natura dovrebbero essere difesi con le unghie e non certo utilizzati per far legna. Questo ce lo chiedono anche i cittadini, tant'è vero che sono rimasto sorpreso dal numero di segnalazioni che ho ricevuto in seguito al disboscamento di questo sito.
Mi riservo di vedere la risposta. Credo che la Regione dovrebbe avere un ruolo importante per salvaguardare queste aree che danno possibilità ai cittadini di respirare aria pulita, di farsi qualche giro in bicicletta in aree che non sono aree a rischio, come stanno sempre più diventando le nostre campagne, soprattutto quando ci si reca in questo periodo in campagna vicino ad aree coltivate a Prosecco, dove vengono utilizzati i cosiddetti pesticidi.
Credo che dovremmo essere più attenti. Mi fa specie che il Comune di Morgano abbia dato parere favorevole a quella che è una ricomposizione ambientale nella carta, ma che, di fatto, nel sito, si è tradotto in un vero e proprio disboscamento, che ha destato la perplessità, ma anche l'amarezza e forse anche la rabbia, di molti cittadini, a dimostrazione che dovremmo avere maggiore attenzione verso questi fazzoletti di natura.

Interrogazione a risposta immediata n. 526 del 12 febbraio 2018 presentata dal Consigliere Zanoni relativa a "CONTRIBUTO DI 160 MILA EURO PER L'INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO DELLA FACCIATA DEL PALAZZO COMUNALE DI MOTTA DI LIVENZA; SULLA BASE DI QUALI DATI E PARAMETRI E' STATO CALCOLATO IL VALORE MINIMO DI SICUREZZA SISMICA?"

"Premesso che:
- il 7 luglio 2017 il sottoscritto consigliere ha presentato l'interrogazione n. 457 avente per oggetto: "Contributo per l'intervento di miglioramento sismico della facciata del palazzo municipale del Comune di Motta di Livenza. Quali verifiche sulla corretta esecuzione dei lavori?";
- nella risposta alla suddetta interrogazione (DGR n.180/IIM del 22 agosto 2017) la Giunta regionale ha precisato che: "Le valutazioni sulla documentazione attestante il raggiungimento del miglioramento sismico ottenuto a seguito dell'intervento, verranno effettuate all'atto del pervenimento della rendicontazione contabile dell'intervento, prevista attualmente entro il 30/10/2017";
- in data 29 novembre 2017 il Direttore U.O. Lavori Pubblici della Regione del Veneto ha trasmesso al sottoscritto consigliere copia del decreto n. 493 del 4 ottobre 2017 avente per oggetto: "Conferma del contributo di euro 160.000,00 al Comune di Motta di Livenza (TV). Intervento di miglioramento sismico del Palazzo Municipale, di cui all'O.C.D.P.C" e copia della nota integrativa alla verifica di vulnerabilità sismica del 22 settembre 2017 a firma dell'ing. G. Gargan, protocollata dal Comune di Motta di Livenza il 26 settembre 2017 (prot. n. 19399).
Rilevato che:
- dalla "Relazione di calcolo - Determinazione dei livelli di sicurezza sismica" del 23/10/2016, depositata il 13 aprile 2017 (prot. 6443) presso il Comune di Motta di Livenza, nella tabella a pagina 37 si desume che il livello di sicurezza sismica in direzione x è passato dallo stato di fatto del 16 per cento al 49 per cento e, in direzione y, dal 29 al 77 per cento;
- a lavori ultimati, dal collaudo statico dell'opera, a firma dell'ing. Angelo Salamon, depositato il 19 aprile del 2017 presso il Comune di Motta di Livenza, emerge che il livello di sicurezza sismica (rapporto capacità/domanda) dallo stato di fatto del 16 per cento in direzione x è passato dopo l'intervento al 29 per cento e in direzione y dal 49 al 90 per cento;
- per appianare le incongruenze, a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Regione, viene fornita dall'ing. Gargan un'altra relazione in data 22 settembre 2017. Nella tabella finale (a pag.5) della nota integrativa sulla verifica di vulnerabilità sismica si evince che il livello di sicurezza in direzione x è passato da uno stato di fatto del 49 per cento al 90 per cento e in direzione y dall' 82 per cento al 95 per cento.
Ritenuto che:
- questi dati portati a chiarimento, di cui non sono noti i calcoli, contraddicono quelli esposti nel verbale di Collaudo statico finale dell'ing. Salamon;
- l'articolo 9, comma 4, dell'Ordinanza (O.C.D.P.C.) n.52/2013 prevede che il suddetto rapporto capacità/domanda deve raggiungere un valore minimo pari al 60% e, comunque, un aumento della capacità non inferiore al 20% di quella corrispondente all'adeguamento sismico.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto consigliere regionale
interroga la Giunta regionale
per sapere quale dei suddetti documenti, e con quale criterio, è stato preso in considerazione per attestare il raggiungimento del miglioramento sismico ottenuto a seguito dell'intervento per confermare conseguentemente il contributo di 160 mila euro al Comune di Motta di Livenza.".

PRESIDENTE

Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Si tratta di fondi pubblici erogati per il miglioramento sismico del Municipio di Motta di Livenza: 160.000 euro.
Ero già intervenuto per chiedere chiarimenti sulla procedura, con una precedente interrogazione. Dopodiché nella risposta mi erano state date alcune rassicurazioni. In particolare si chiedeva nuovamente da parte degli Uffici regionali al Comune, dei chiarimenti in seguito a queste osservazioni che avevo esposto nella mia interrogazione del luglio 2017. Questa invece è un'interrogazione che risale al 12 febbraio di quest'anno 2018.
Sono state date delle risposte relativamente ai calcoli fatti e ai miglioramenti sismici ottenuti. Però succede che ci sono dei dati discordanti, nel senso che dalla relazione di calcolo depositata il 13 aprile 2017, abbiamo dei parametri di livello di sicurezza sismica dei miglioramenti particolari, con delle cifre che non sto qui a leggervi. Dopodiché il collaudo statico dell'opera del 19 aprile 2017, sempre in merito al livello di sicurezza, riporta dati diversi da quelli prima citati. Infine dal Comune arrivano altri dati che, a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Regione, fornita appunto in data 22 settembre 2007, dove i valori di sicurezza sono diversi.
Quindi era per sapere quale dei suddetti documenti e con quale criterio è stato preso in considerazione per attestare il raggiungimento del miglioramento sismico ottenuto, a seguito dell'intervento per confermare conseguentemente il contributo dei 160.000 euro al Comune di Motta di Livenza.

PRESIDENTE

Grazie.
L'Assessora De Berti, che è impegnata, ha delegato l'Assessore Bottacin alla risposta. Prego, Assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

" Con Deliberazione di Giunta regionale n. 2292 del 10/12/2013 è stato assegnato un contributo di Euro 160.000,00 al Comune di Motta di Livenza (TV), per il miglioramento sismico dell'edificio municipale. Trattasi di una linea di finanziamento statale, che attua l'art. 11 della Legge n. 77/2009, stabilendo l'istituzione di un Fondo per la prevenzione del rischio sismico in tutto il territorio nazionale, suddiviso in sette annualità.
Con la citata delibera di Giunta regionale n. 2292/2013 è stabilito che, in seguito alla realizzazione degli interventi, i Comuni beneficiari siano tenuti a trasmettere alla Regione gli atti di contabilità, unitamente ai valori degli indici di rischio risultanti. Conseguentemente, con decreto regionale n. 493/2017, si è provveduto a confermare al Comune il contributo di Euro 160.000,00, tenuto conto della nota del 28/08/2017, con cui il Comune ha presentato la richiesta di erogazione a saldo del contributo comprensiva degli atti di contabilità, nonché della successiva nota del 26/09/2017, con cui il Comune ha presentato nota integrativa alla verifica di vulnerabilità sismica, specificante gli indici di rischio finali.
A seguito dell'interrogazione di cui all'oggetto, con nota del Direttore dell'Unità Organizzativa Lavori Pubblici del 21/02/2018, è stata chiesta al Comune ulteriore rassicurazione circa gli indici di rischio già comunicati, ottenendo conferma con nota del Comune di Motta di Livenza del 27/02/2018, e successiva nota di presa d'atto del Comune del 01/03/2018. In particolare, il progettista strutturale, ing. Giampaolo Gargan, a conclusione della nota di chiarimento sui livelli di sicurezza raggiunti, trasmessa agli uffici regionali dal Comune, ha dichiarato che non vi sono incongruenze tra quanto dichiarato nel certificato di collaudo e quanto riportato nelle relazioni di calcolo (variante e opere complementari), e che ritiene la dimostrazione del calcolo del rapporto capacità/domanda ampiamente dimostrata con la nota integrativa del 26/09/2017.
Lo stesso professionista assevera che, essendo rispettato quanto previsto a livello normativo, non vi sia alcuna incongruenza a livello di sicurezza sismica. Tale giustificazione, unitamente alla presa d'atto del Comune del 01/03/2018, appare sufficiente per ritenere concluso il procedimento.".

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica, il collega Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Io credo che la matematica non sia un'opinione e che dai tre documenti, che attestano lo stesso identico intervento, si evince che ci siano dei dati, dei risultati diversi. Sono tre documenti, uno del 13 aprile 2017, uno del 19 aprile 2017 e l'altro del 22 settembre 2017, che riportano, in merito al livello di sicurezza ottenuto, rapporto capacità-domanda, dei dati l'uno diverso dall'altro.
Non sono soddisfatto della risposta e i dubbi, gli interrogativi sollevati restano tutti, quelli che mi hanno sollevato alcuni cittadini che si erano accorti della questione, alcuni tecnici, e anche personalmente. Credo che con questa risposta non si sia fatta chiarezza.
Naturalmente mi riservo di vedere i due documenti da lei citati, del 27 febbraio 2008 e dell'1 marzo 2018, per valutare a fondo la situazione, anche a fronte di questa risposta, e capire cosa fare per arrivare a fare chiarezza su una vicenda che resta ancora poco chiara.

Interrogazione a risposta immediata n. 439 del 26 settembre 2017 presentata dai consiglieri Salemi e Sinigaglia relativa a "LEGGE N. 112/2016 "DOPO DI NOI": QUANDO SARANNO ATTUATI I PIANI REGIONALI?"

"Premesso che:
- la legge 22 giugno 2016, n. 112 recante "Disposizioni in materia di assistenza in favore persone con disabilità grave prive di sostegno familiare" disciplina misure di assistenza, cura e protezione nel superiore interesse delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l'adeguato sostegno genitoriale, nonché in vista del venir meno del sostegno familiare, attraverso la progressiva presa in carico della persona interessata già durante l'esistenza in vita dei genitori;
- in particolare l'articolo 3 istituisce il Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, la cui dotazione è determinata in 90 milioni di euro per l'anno 2016, in 38,3 milioni di euro per l'anno 2017 e in 56,1 milioni di euro annui a decorrere dal 2018. L'accesso alle misure di assistenza, cura e protezione a carico del Fondo è subordinato alla sussistenza di requisiti da individuare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza unificata;
- il D.M. 23 novembre 2016 del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali ha definito i requisiti per l'accesso alle misure di assistenza, cura e protezione a carico del suddetto Fondo nonché la ripartizione alle Regioni delle risorse per l'anno 2016. La quota assegnata alla Regione del Veneto ammonta a 7.380.000 di euro. Con il D.M. giugno 2017 lo stesso Ministero ha definito la ripartizione alle regioni del Fondo per l'anno 2017, assegnando alla Regione del Veneto 3.140.600 di euro.
Tenuto conto che:
- l'articolo 6 del DM 23 novembre 2016 stabilisce che le Regioni devono adottare indirizzi di programmazione per l'attuazione degli interventi e dei servizi di cui alla legge n. 112/2016, nel rispetto dei modelli organizzativi regionali e di confronto con le autonomie locali. Tali indirizzi di programmazione devono essere comunicati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ne accerta la coerenza e procede all'erogazione delle risorse spettanti a ciascuna regione;
- nel comunicato n. 296 del 27 febbraio 2017 l'Assessore regionale alle Politiche Sociali ha informato che la Regione del Veneto, d'intesa con le associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ha predisposto e inviato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la proposta di programma regionale per l'attuazione degli interventi e dei servizi in attuazione della legge n. 112/2016 e dei relativi decreti di attuazione;
- nel maggio 2017 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha approvato i suddetti piani regionali e trasferito alla Regione del Veneto le relative risorse ma, ad oggi, la Giunta regionale non ha ancora adottato i conseguenti provvedimenti.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri regionali
interrogano la Giunta regionale
per sapere quando saranno attuati i piani regionali, già finanziati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di cui alla legge n. 112/2016 "Dopo di noi" e relativi decreti di attuazione.".

PRESIDENTE

Collega Salemi, prego.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Presidente, la do per letta.

PRESIDENTE

Grazie.
L'Assessora Lanzarin ha delegato l'assessora Donazzan per la risposta.

Ass.ra Elena DONAZZAN (Forza Italia)

"La legge 22 giugno 2016, n. 112 "Disposizioni in materia di assistenza a favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare", ha istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, destinato all'attuazione degli obiettivi di servizio di cui all'articolo 2, comma 2, della legge citata e, in particolare, alle seguenti finalità:
a. Attivare e potenziare programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione e di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che tengano conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie;
b. Realizzare, ove necessario e, comunque, in via residuale, nel superiore interesse delle persone con disabilità grave, interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza;
c. Realizzare interventi innovativi di residenzialità per le persone con disabilità grave volti alla creazione di soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi stessi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra le persone con disabilità;
d. Sviluppare programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile delle persone con disabilità grave.
Il Decreto Ministeriale del 23 novembre 2016 ha definito i "Requisiti per l'accesso alle misure di assistenza, cura e protezione a carico del Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare", ed acquisita l'intesa della Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997 n.281, espressa nella seduta del 10 novembre 2016, ha ripartito alle regioni le risorse del "Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare" per l'anno 2016 assegnando alla Regione del Veneto risorse pari a Euro 7.380.000,00.
Il successivo decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro della Salute e il Ministro dell'Economia e delle Finanze del 21 giugno 2017 ha disposto l'attribuzione delle risorse "Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare" per l'anno 2017, assegnando alla Regione del Veneto € 3.140.600,00.
Con DGR n. 2141 del 19/12/2017 la Regione del Veneto ha approvato gli "Indirizzi di programmazione degli interventi e servizi a favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (Dopo di Noi)" e definito il riparto delle risorse.
Con la deliberazione della Giunta regionale n. 154 del 16/2/2018 sono state fornite integrazioni e specifiche operative per l'elaborazione degli atti necessari a dare attuazione agli indirizzi di programmazione approvati con la DGR citata n. 2141 del 2017.
In particolare, la DGR n. 154 del 2018 prevede Azioni progettuali orientate all'attuazione dei progetti personalizzati definiti in UVMD nella prospettiva della massima autonomia e del miglioramento della qualità di vita della persona con disabilità e si concretizzano nei seguenti percorsi da attuarsi attraverso reti di soggetti operanti in ambito locale:
• percorsi programmati di accompagnamento per l'uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione;
• interventi di supporto alla domiciliarità in soluzioni alloggiative di tipo familiare;
• programmi di accrescimento della consapevolezza e per l'abilitazione e lo sviluppo delle competenze per favorire l'autonomia;
• interventi di realizzazione di innovative soluzioni alloggiative;
• in via residuale, interventi di permanenza temporanea in una soluzione abitativa extra-familiare.
Con riferimento alle risorse assegnate, le Aziende ULSS, sulla base dei bisogni degli ambiti territoriali di riferimento, determineranno, per ogni linea di intervento il numero delle Azioni progettuali da realizzare e l'estensione di ciascuna (numero di soluzioni abitative), il conseguente numero degli utenti da coinvolgere per ciascuna Azione progettuale, il numero massimo di Azioni progettuali da assegnare a ciascuna rete di soggetti.".

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Salemi per la replica.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Ringrazio l'assessora Donazzan in rappresentanza della collega Lanzarin, perché conferma nella risposta, quanto si sta attuando a livello territoriale, da parte delle ULSS e dei Direttori dei servizi sociali.
L'interrogazione era datata, per cui ovviamente c'è stata la delibera di dicembre, c'è stato l'aggiornamento di febbraio. La cosa importante è avere un quadro complessivo degli interventi, dei provvedimenti della Giunta per poter poi anche dare riscontro alle richieste che sono venute dai territori.
Chiedo all'Assessora se è possibile avere il testo della risposta. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 479 del 24 novembre 2017 presentata dai consiglieri Sinigaglia e Zanoni relativa a "MONSELICE (PD), INDAGINE RIVELA PRESENZA PREOCCUPANTE DI INQUINANTI. QUALI VERIFICHE ED INTERVENTI A TUTELA DELLA POPOLAZIONE?"

"Premesso che:
- nei giorni scorsi gli organi di informazione hanno dato conto di uno studio commissionato ad un laboratorio di biologi certificato dal Miur. Lo studio ha dimostrato che in una gallina ruspante prelevata dal Monte Ricco, nel cuore del Parco Colli Euganei, c'è una quantità di diossine, furani e Pcb, tre volte superiore al limite di legge;
- il dottor Federico Grim, presidente dell'ordine dei biologi del Friuli Venezia Giulia a cui il comitato 'Lasciateci Respirare' ha commissionato la suddetta indagine sulla gallina consegnata volontariamente da un cittadino residente sul Monte Ricco, ha dichiarato pubblicamente: "Consiglio tutti i residenti di non mangiare galline e pollame che superano l'anno di età, e di non mangiare uova, perché quegli animali contengono una quantità di elementi cancerogeni che si depositano nell'organismo e portano con certezza a contrarre carcinomi, azzerano la fertilità nelle donne e provocano mutazioni genetiche e ormonali nei bambini";
- nella relazione del dottor Grim si legge ancora: "(...) Il pollame allevato in quella zona non può essere utilizzato come alimento, sia per l'uomo che come base per mangime di altri animali. I livelli di contaminazione sono preoccupanti (...)".
Considerato che:
- la presenza di tre cementifici che per anni hanno funzionato contemporaneamente (uno a Este, gli altri due a pochi metri dal centro della Città della Rocca), e la presenza di un forte insediamento industriale non possono essere considerati come elementi avulsi rispetto allo scenario sopra descritto;
- è compito delle istituzioni e degli organi di vigilanza ambientale assicurare alla cittadinanza di Monselice e dintorni, che da anni si batte per il diritto alla salute, la massima protezione possibile.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono alla Giunta regionale
quali verifiche ed interventi intende effettuare a fronte dello scenario sopra descritto, a tutela delle popolazione monselicense.".

PRESIDENTE

Prego, Zanoni.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Questa è un'interrogazione del 24 novembre 2017. In quei giorni gli organi di informazione hanno dato conto di uno studio commissionato da un laboratorio di biologi certificato dal MIUR: lo studio ha dimostrato che in una gallina ruspante prelevata dal Monte Vico, nel cuore del Parco dei Colli Euganei, c'è una quantità di diossine, furani e PCB, tre volte superiore al limite di legge.
Il dottor Federico Green, Presidente dell'Ordine dei biologi del Friuli Venezia Giulia, a cui il comitato "Lasciateci respirare" ha commissionato la suddetta indagine sulla gallina consegnata volontariamente da un cittadino residente sul Monte dei Colli, ha detto pubblicamente: "Consiglio tutti i residenti di non mangiare galline e pollame... e di non mangiare uova perché quegli animali contengono una quantità di elementi cancerogeni che si depositano nell'organismo e portano con certezza a contrarre carcinomi, azzerano la fertilità nelle donne e provocano mutazioni genetiche e ormonali nei bambini". Nella relazione del Dottor Green si legge ancora: "Il pollame allevato in quella zona non può essere utilizzato come elemento, sia per l'uomo che, come base per mangime, per altri animali, i livelli di contaminazione sono preoccupanti".
Considerato che la presenza di tre cementifici, che per anni hanno funzionato contemporaneamente, uno a Este e altri due a pochi metri dal centro della città e della Rocca e la presenza di un forte insediamento industriale, non possono essere considerati come elementi avulsi rispetto allo scenario sopra citato. E' compito delle istituzioni e degli organi di vigilanza ambientale assicurare alla cittadinanza di Monselice e dintorni, che da anni si batte per il diritto alla salute, la massima protezione possibile. Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Zanoni e Sinigaglia chiedono alla Giunta regionale quali verifiche e interventi intende effettuare a fronte dello scenario sopra descritto a tutela della popolazione monselicense e dintorni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la risposta l'Assessore Coletto.

Ass.re Luca COLETTO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
"In merito ai contenuti dell'interrogazione consiliare in questione sono state richieste, per i rispettivi ambiti di competenza, idonee informative aggiornate all'Azienda ULSS 6 Euganea e all'Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. Nello specifico si rappresenta che già in data 27/11/2017 è stato effettuato, congiuntamente tra Personale AULSS, ARPAV, CC di Monselice e NAS di Padova, un sopralluogo nell'area Monte Ricco (PD). A seguito del sopralluogo effettuato, ARPAV - Dipartimento Provinciale di Padova ha indirizzato all'Amministrazione comunale di Monselice un referto i cui contenuti sono di seguito riportati.
"I campioni sono stati prelavati nel primo strato di terreno (0 - 5 cm) allo scopo di indagare solamente la zona in cui potevano concentrarsi le sostanze veicolate dall'aria, in modo da poter valutare la presenza di deposizioni di microinquinanti organici (diossine e furani, IPA - idrocarburi policiclici aromatici - e PCB - policlobifenili -) provenienti da sorgenti puntuali di emissione. I risultati non sono pertanto utilizzabili per verificare lo stato di contaminazione ai sensi del titolo V parte IV del D.Lgs. 152/2006.
Il campione nell'area di pertinenza della scuola è stato prelevato nell'unica area libera disponibile situato in prossimità del parcheggio auto utilizzato dagli insegnanti, e ciò ha influenzato le concentrazioni riscontrate di Idrocarburi Policiclici Aromatici (in particolare benzo(a)pirene e benzo(g.h.i) perilene che presentano valori superiori ai limiti della col. A, tab. 1, tut. V, parte IV, D.Lgs. 152/06). Relativamente all'analisi delle diossine i valori rilevati risultano in linea con quelli riscontrati in altre aree urbane del Veneto sulla base dello studio eseguito da ARPAV - Servizio Osservatorio Suolo e Bonifiche (http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/suolo/file-e-allegati/documenti/rete-dimonitoraggio/Microinquinanti_organici_suoli_2010-2016.pdf) e pertanto non evidenziano la presenza di significative ricadute provenienti da sorgenti puntuali di emissione".
Inoltre, ARPAV ha confermato che, sulla base di simulazioni modellistiche di dispersione degli inquinanti da attività di produzione del cemento e dai dati sopra menzionati, effettuerà senza oneri a carico dei Comuni, un monitoraggio sulle aree di ricaduta che storicamente sono state interessate dalla presenza dei tre cementifici.
Ciò premesso, l'Azienda ULSS 6 Euganea ha ulteriormente specificato, con nota dello scorso 15 gennaio, che oltre al campionamento del terreno così come sopra riportato da ARPAV, sono stati effettuati campionamenti anche su un campione di gallina e su un campione di mais usato come mangime. In merito ai risultati dei campionamenti effettuati, alla data di stesura della presente, gli stessi non risultano ancora formalmente trasmessi. Non appena pervenuti, verranno prontamente resi noti.".

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Sono abbastanza soddisfatto della risposta, che mi riservo di leggere con attenzione, soprattutto per il fatto che è stata ritenuta importante questa segnalazione, visto che sono stati effettuati dei sopralluoghi e dei campionamenti con ulteriori approfondimenti e indagini.
Mi riservo anche di approfondire la questione dei cosiddetti valori di diossina, in linea con quelli presenti nella nostra Regione, nel senso che, visto cosa comporta la diossina, gli effetti che ha sulla salute, sarebbe meglio che questi valori non ci fossero, che non ci sia la diossina.
Bene che siano stati fatti, anche per accertare più approfonditamente quanto sollevato, dei campionamenti su galline, cioè pollame, e mais. Visto che alla data della risposta a questa interrogazione questi dati non erano ancora disponibili, mi premurerò di richiederli al suo Assessorato per vedere i risultati che hanno dato.
Resta il fatto che un'area così intensamente colpita da ricadute di inquinanti molto importanti, dovuti a questi impianti, sia un'area che meriterebbe maggiore attenzione e maggiori tutele, un costante monitoraggio, anche perché quello che è stato inquinato nel passato, può avere effetti nel futuro anche per decenni. Grazie.

Interrogazione a risposta immediata n. 326 del 17 marzo 2017 presentata dai Consiglieri Guarda, Fracasso, Azzalin, Dalla Libera, Ferrari, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni e Zottis relativa a "SOSTITUZIONE DELLE FONTI IDRICHE DI ALMISANO: QUALI STRUMENTI PER MONITORARE LA PROPAGAZIONE DEI PFAS NELLA FALDA?"

"Premesso che:
- il campo pozzi di Almisano serve 13 comuni della provincia di Verona, 7 della provincia di Vicenza e 1 della Provincia di Padova, per un bacino di oltre 130.000 abitanti. Esso ha una capacità di prelievo idrico di 500 litri d'acqua al secondo, pari a circa il 10-15 per cento del prelievo complessivo effettuato dai pozzi presenti nell'acquifero di Almisano;
- da alcuni rilievi effettuati da Arpav è stata riscontrata la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle falde acquifere dell'ovest vicentino. La contaminazione interessa anche l'acquifero da cui viene prelevata l'acqua della potabilizzazione centrale di Almisano, in comune di Lonigo. Attualmente l'acqua prelevata viene trattata e potabilizzata con l'impiego di filtri al carbone attivo per il contenimento delle sostanze inquinanti, entro i limiti previsti dalla normativa vigente;
- la suindicata situazione renderebbe necessario un intervento di sostituzione del campo pozzi di Almisano con altre fonti di approvvigionamento idrico;
- l'interruzione del prelievo idrico dal suddetto acquifero richiederebbe una preventiva simulazione degli scenari per una più adeguata valutazione di possibili variazioni delle direzioni di flusso della falda e delle dinamiche dei percorsi di falda e del meccanismo di propagazione delle sostanze perfluoroalchiliche.
Tutto ciò premesso i sottoscritti consiglieri regionali
chiedono all'Assessore regionale all'Ambiente
se, in merito al progetto di interruzione del prelievo idrico dal campo pozzi di Almisano, intende attivare, mediante idonei strumenti di modellazione numerica, una simulazione degli scenari che si possono prefigurare in conseguenza di una variazione delle direzioni di flusso al fine di evitare danni ai percorsi di falda interessati e possibili rischi di propagazione delle sostanze perfluoroalchiliche verso altri punti di attingimento (pozzi pubblici o privati), attualmente interessati solo marginalmente dalla presenza di PFAS.".

PRESIDENTE

La dà per letta.
Risponde l'assessore Bottacin.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

" La questione afferisce al problema della presenza di sostanze alchiliche perfluorate (PFAS), e derivati con composizione chimica simile, nelle acque superficiali e sotterranee, in parte anche destinate al consumo umano, in particolare nell'area della Provincia di Vicenza, del distretto industriale di Valdagno e della Valle del Chiampo, nonché di una serie di Comuni limitrofi appartenenti alle Province di Padova e Verona.
Tale fenomeno, come noto, coinvolge pesantemente l'acquifero di Almisano, utilizzato per il prelievo di acqua da destinarsi al consumo umano. Oltre alle disposizioni impiantistiche presso le centrali di potabilizzazione attuate prontamente dai Gestori fin dal primo riscontro dell'emergenza in atto comunicato dalle Autorità ministeriali nel 2013, concernenti l'istallazione di opportuni sistemi di filtraggio, la Regione sta attivamente coordinando l'attività dei Gestori medesimi al fine di attuare interventi di interconnessione acquedottistica per l'adduzione della risorsa idrica da fonti sicure e di qualità garantita.
In particolare, con D.G.R. n. 385 del 28.03.2017, la Giunta regionale ha affidato a Veneto Acque S.p.A., società in house della Regione, il coordinamento tecnico degli interventi volti alla progettazione e realizzazione delle opere di interconnessione acquedottistica necessarie per l'approvvigionamento di acqua potabile di buona qualità alle aree attualmente soggette da inquinamento da sostanze PFAS nella rete idrica. In riferimento alla specifica richiesta formulata con l'interrogazione in oggetto, la futura interruzione del prelievo idrico dalle falde di Almisano, che sarà resa possibile solo una volta messi in atto gli interventi di interconnessione idrica sopracitati, sarà attentamente valutata in riferimento ai tempi e alle modalità di attuazione, in considerazione degli ipotizzati effetti in ordine alla dinamica dei flussi idrogeologici.
Tale valutazione potrà senz'altro essere sostenuta da strumenti modellistici. Va comunque evidenziato che, ancorché la portata estratta dall'acquifero appaia, in termini assoluti, significativa, l'ordine di grandezza della stessa risulta comunque limitato rispetto ai volumi in gioco presenti nel sottosuolo, essendo inferiore per più di un ordine di grandezza; per cui appare altamente improbabile una conseguente variazione del flusso principale di falda. Oltretutto va considerato a tale proposito che nell'area di Almisano il plume della diffusione dell'inquinamento da PFAS nella falda freatica si presenta piuttosto ampio, rispetto ad esempio a quanto riscontrabile immediatamente a valle del sito della Ditta Miteni S.p.A., individuata quale principale punto di pressione e presso la quale è attiva la barriera idraulica costituita da pozzi freatici".
Per quanto riguarda la rappresentazione modellistica dell'andamento della diffusione degli inquinanti specifici nella falda freatica, ARPAV sin dal 2013 ha provveduto ad implementare modelli che vengono costantemente perfezionati in ragione del costante incremento del volume dei dati qualitativi e quantitativi raccolti.".
Aggiungo che per quanto riguarda la bonifica della falda abbiamo una convenzione con l'Università di Verona e con l'Università di Padova. Per gli aspetti biologici Verona, per quelli chimici Padova, ma allo stato attuale non abbiamo ancora riscontri oggettivi di poterlo fare in maniera operativa e pratica, considerando la dimensione del problema.

PRESIDENTE

Grazie.
Per la replica, la collega Guarda.

Cristina GUARDA (Alessandra Moretti Presidente)

Ringrazio l'Assessore per la risposta. Tredici mesi fa avevo domandato con questa interrogazione di dare particolare attenzione all'argomento dello spostamento dell'andamento dell'inquinamento da PFAS in caso di sospensione del prelievo di acqua a fini acquedottistici, quindi utilizzo per il servizio idrico pubblico. Ringrazio perché mi sembra di capire, ma leggerò con attenzione meglio la risposta, se l'Assessore mi consentirà di fornirmi copia cartacea, che ci sarà la possibilità di andare a identificare questo percorso nel prossimo periodo, visto che nei prossimi due anni ci si attende la sostituzione della fonte di inquinamento per la distribuzione di acqua, quindi priva di PFAS.
Invito comunque a non sottovalutare questo argomento. Sebbene si capisca che le quantità di acqua che vengono prelevate siano poche rispetto alla grande quantità di acqua della falda, una delle falle più ampie d'Europa, a questo punto chiedo una particolare attenzione, perché? Perché poco vicino ai pozzi di Almisano vi sono i pozzi che vengono utilizzati da Medio Chiampo, sempre per la distribuzione di acqua a servizio idrico pubblico. In questo caso questi pozzi non sono così sollecitati dalla presenza di PFAS e si teme che ci sia una problematica di questo genere, per cui, forse, le quantità di acqua che dovranno essere fornite prive di PFAS potrebbero aumentare dagli attuali 500 metri cubi, di conseguenza chiedo che sia data particolare attenzione a questo passaggio. Grazie di cuore.

PRESIDENTE

Riprendiamo da dove avevamo interrotto ieri l'ordine del giorno. Passiamo al punto n. 18.
PUNTO
18



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARCATO, FINCO, RIZZOTTO, BORON, BRESCACIN, GEROLIMETTO, VALDEGAMBERI, BERLATO, POSSAMAI, VILLANOVA, MICHIELETTO, CALZAVARA, MONTAGNOLI, FABIANO BARBISAN, FINOZZI, BOTTACIN, FORCOLIN, CIAMBETTI, LANZARIN, SANDONÀ, BARISON, RICCARDO BARBISAN, SEMENZATO, GIDONI, CASALI E BASSI RELATIVA A "EMBARGO RUSSO O EMBARGO VENETO? RITIRARE LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA CHE STANNO CAUSANDO ENORMI DANNI ALL'ECONOMIA VENETA" (RISOLUZIONE N. 44) (DELIBERAZIONE N. 46/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- a seguito del conflitto che ha colpito l'Ucraina dal 2013 e della conseguente adesione della Repubblica di Crimea alla Federazione Russa, l'Unione Europea ha adottato un regime sanzionatorio comprendente misure restrittive sia diplomatiche che economiche verso la Russia, la quale ha reagito con l'adozione di contro-sanzioni a carattere economico;
- i costi delle sanzioni commerciali imposte alla Russia da UE e USA hanno colpito pesantemente l'economia italiana; solo nel 2013 l'Italia era il secondo esportatore verso la Russia fra i Paesi dell'Unione Europea con un export di circa 10,8 mld di euro, un interscambio di 40 mld di euro e un tasso di crescita nell'ordine dell'8.4%;
- le sanzioni hanno infatti alimentato una guerra commerciale che ha danneggiato tutti i comparti simbolo del Made in Italy, dall'alimentare alla moda fino alle auto;
- i regimi sanzionatori hanno portato alla riduzione dei flussi commerciali tra l'Europa e la Russia, colpendo profondamente il sistema produttivo veneto, che ha visto una forte riduzione delle esportazioni;
- l'impatto sull'economia del Veneto in seguito alle sanzioni hanno ridotto le esportazioni verso la Russia nel periodo 2013-2016 del 35,6%, divario difficilmente colmabile nell'attuale situazione di permanenza delle sanzioni;
- con la deliberazione n. 1837 del 06.10.2014, la Giunta regionale, nel recepire la situazione di grave pregiudizio per l'economia veneta a seguito delle sanzioni, stabiliva di attivare ogni possibile azione politico-diplomatica per superare le cause e lo stato di embargo tra l'UE e la Russia, nonché di valutare possibili ricorsi in sede europea e nazionale e di individuare azioni per sostenere i produttori e le imprese colpite;
- successivamente, visto il permanere dei reciproci regimi sanzionatori e l'aggravarsi dei danni per il sistema produttivo veneto, in una situazione economico-finanziaria segnata da molteplici e irrisolte criticità a livello sia regionale che nazionale, con la deliberazione n. 103 del 18.05.2016 il Consiglio Regionale del Veneto è intervenuto, impegnando il Presidente della Giunta Regionale e del Consiglio stesso ad attivarsi presso il Governo, il Parlamento nazionale e le istituzioni europee per la revisione dei rapporti tra l'Unione Europea e la Federazione Russa, nonché a promuovere la costituzione di un Comitato allo scopo di esaminare le problematiche delle sanzioni alla Russia;
PREMESSO CHE:
- la Giunta regionale ha dato seguito alla risoluzione del Consiglio regionale n. 103/2016, istituendo un Comitato tecnico che comprende rappresentanti dei principali organismi accademici, economici, sindacali e delle categorie imprenditoriali del Veneto;- detto Comitato si è riunito dapprima il 4 aprile e successivamente il 30 giugno 2017, permettendo di raccogliere direttamente i resoconti dei partecipanti sulle conseguenze delle sanzioni per le imprese e i lavoratori aderenti alle proprie organizzazioni;
- è stato quindi elaborato un documento da parte di Unioncamere del Veneto riassuntivo delle principali conseguenze economiche negli anni dal 2014 al 2016;
- dagli incontri citati del Comitato è emersa l'opinione condivisa che le sanzioni sono destinate a perdurare per un periodo non prevedibile e quindi i danni attuali per il sistema produttivo veneto e italiano rischiano di diventare permanenti, con la perdita di rilevanti settori del mercato russo, dove i prodotti italiani vengono sostituiti da quelli di altri Paesi;
CONSIDERATO CHE:
- la Regione del Veneto ha dato impulso ai rapporti con la Russia, sottoscrivendo in data 27 giugno 2017 un'Intesa con la Regione di Voronezh, una delle più importanti del Paese da un punto di vista sia industriale che agricolo, allo scopo di promuovere gli scambi tra i rispettivi sistemi produttivi;
- sono in corso di negoziazione Intese con le Regioni russe di Krasnodar e di Stavropol;
tutto ciò premesso,
ESPRIME
ferma e forte contrarietà al mantenimento delle sanzioni commerciali alla Russia;
INVITA
il Governo, il Parlamento Nazionale e le Istituzioni europee a rivedere i rapporti commerciali tra la Unione Europea e la Federazione Russa al fine di rimuovere lo stato di embargo;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a) di proseguire nell'attivazione e nel consolidamento dei rapporti di collaborazione della Regione con la Russia ed in particolare con gli Enti territoriali russi, in ambito economico, commerciale e culturale;
b) di valutare la possibilità di forme di collaborazione con la Russia che permettano di attenuare gli effetti delle sanzioni, pur in presenza delle stesse.".

PRESIDENTE

Assessore Marcato, intende illustrarla? Prego.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Come voi sapete, c'è questo embargo nei confronti della Russia che sta provocando, ha provocato e continua a provocare danni enormi all'economia non solo veneta, ma italiana. Tengo a sottolineare che noi abbiamo istituito, su mandato del Consiglio regionale, una Commissione. Membri di questa Commissione sono esponenti autorevoli del mondo accademico ed esponenti delle associazioni di categoria. Questa decisione, secondo me assolutamente infondata e antistorica, di usare queste strategie da segreterie politiche internazionali, ha provocato e continua a provocare contrazioni per quanto riguarda la nostra economia, nei confronti del mondo economico della Russia.
Mi permetto anche di dire che, oltre all'invito previsto dalla risoluzione, io credo che sia opportuno, visto che abbiamo un Parlamento nuovo, fatto di nuovi eletti, sollecitare anche i nuovi Parlamentari su questo tema. Ripeto, significa PIL, significa posti di lavoro, significa capacità di esportazione ed importazione, significa rapporti con altri Paesi, e significa anche un indotto mancato, che è assolutamente inaccettabile.
Io chiedo a questo consesso di approvare questa risoluzione e non solo, ma a ognuno di noi, di farsi promotore presso i Parlamentari, perché si arrivi, quanto prima, a una revisione complessiva dei rapporti internazionali, che io trovo assolutamente inadeguati e antistorici. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Collega Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Questa risoluzione nasce dopo un lavoro fatto, su mandato del Consiglio, a seguito di una precedente risoluzione che avevano tutti votato in quest'Aula, dove si dava mandato alla Giunta di cercare dei percorsi per poter sollecitare e stimolare, a partire dal basso, coinvolgendo le forze economiche della Regione. In questa Commissione ho partecipato una volta a una seduta, ma ha sempre partecipato l'Assessore, c'erano esponenti di tutti i settori produttivi della nostra Regione, e sentivo da parte loro una voce unanime, un coro unanime, di critica verso la politica delle sanzioni, che poi ha portato l'embargo dei nostri prodotti, con danni enormi soprattutto al settore agricolo e agroalimentare, a partire dalla frutta, ai formaggi, la carne.
Se vediamo proprio nel periodo in cui sono state introdotte queste sanzioni, che sono seguite all'embargo, abbiamo avuto il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, abbiamo avuto aziende in crisi. Io personalmente ne conosco qualcuna che esportava frutta per diversi milioni di euro nel mercato russo. Improvvisamente si è bloccata, le esportazioni sono bloccate, ha dovuto licenziare i propri dipendenti. Abbiamo avuto la riduzione del prezzo del latte, mettendo a rischio soprattutto le produzioni più marginali, come quelle di montagna. Abbiamo avuto la riduzione del prezzo della frutta, perché è mancata una fetta di mercato. Dove, a livello europeo, questa fetta di mercato che prima trovava sbocco verso est, non solo l'Italia, ma anche dalla Polonia, da tutti gli altri Paesi, dalla Slovacchia, dall'Ungheria, eccetera, dove producevano e vendevano al mercato russo, improvvisamente si sono riversati verso il mercato interno, creando una sovrapproduzione interna con conseguente riduzione dei prezzi.
Al di là di questo, c'è anche da mettere in evidenza come queste sanzioni sono dovute a una iniziativa che tra l'altro non ha nessuna giustificazione, cioè quella di punire la Russia per la presunta invasione della Crimea.
Noi tutti abbiamo fatto diverse delegazioni. Sappiamo che in Crimea non c'è nessun invaso. Io stesso sono stato alle ultime elezioni, c'era la fila ai seggi. Le famiglie andavano a votare col sorriso sulla bocca, hanno votato all'80%. In un Paese invaso da un altro, non vanno a votare l'80%. Se dici loro che sono invasi si arrabbiano, perché dicono: "Ma come, invasi da chi? Abbiamo scelto noi, c'è stato un Parlamento che ha scelto legittimamente di fare un referendum che era previsto nella Costituzione. Hanno fatto questo referendum contro la volontà ovviamente del Governo ucraino e noi dobbiamo rispettare la volontà popolare che ha deciso al 93% di far parte della Federazione Russa", perché russi sono e si sentono tali.
Non spetta a noi essere i paladini dei diritti degli altri, quando per gli altri invece il diritto è quello di fare quello che hanno già deciso, sanzionando per una violazione di un diritto a casa degli altri, quando nessuno in quel Paese si sente violato nel suo diritto, anzi si sente ben contento della scelta fatta. Diversi di noi che hanno incontrato delle persone, io stesso ho incontrato tassisti, agli aeroporti, ho parlato con la gente del posto, ed è vergognoso che lì non si possa usare il nostro cellulare, perché le reti telefoniche internazionali, tolti i numeri di telefono russi sono vietati dalle sanzioni, sono vietati i movimenti bancari, non si può fare un bonifico dall'Italia alla Crimea, non si può andare a fare il turista in Crimea, perché vieni segnalato in una black list, una lista di proscrizione, cose naziste. Questo è vero nazismo. Siamo segnati da liste di proscrizione. Ciambetti ed io siamo in questo elenco solo perché abbiamo messo piede in Crimea. Caro comunista Fracasso, vai là e ti rendi conto, finiscila!
Abbiamo violazioni degli elementari diritti umani, di libertà, per colpa dell'Europa che dà ordini.
Io mi auguro che le forze politiche che stanno oggi in Parlamento, le quali, tutte a maggioranza, 5 Stelle, Forza Italia, Lega, si sono dichiarate contro queste sanzioni e contro questo modo di fare la politica estera, nel prossimo Governo prendano posizione chiara, e diano dignità ad un Paese che oggi si vede bastonato a destra e a sinistra, perché noi chi ci ha fatto fare sanzioni, oggi ci mette i dazi e ci lascia nel mezzo.

PRESIDENTE

Grazie.
La parola al consigliere Azzalin.

Graziano AZZALIN (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Semplicemente per dire che io voterò contro questa mozione. Devo dire che non entro neanche nel merito. Su questa questione state semplicemente strumentalizzando una vicenda. Nessuno nega che questa questione dell'export danneggi la nostra economia, in particolare il Veneto, i nostri Deputati a livello europeo e anche a livello nazionale. Penso che sia più giusta un'azione anche del Governo, sono già attivati su questo, hanno già fatto presente le cose; approvare una mozione del genere in Regione Veneto penso sia una cosa strumentale, che non serve assolutamente a nulla. Altri livelli istituzionali si stanno già adoperando, non è una sollecitazione, è semplicemente un atto che serve per strumentalizzare una vicenda e penso che questo sia sbagliato.
Noi non siamo favorevoli a mantenere queste situazioni, però c'è un livello che deve decidere, c'è una situazione internazionale con delle competenze, non mi risulta che questa Assemblea abbia al suo interno un Ministro degli Esteri, una Commissione Esteri, per cui respingiamo questa mozione, perché è semplicemente strumentale e non serve a nulla.
Stiamo già lavorando in questa direzione a livello parlamentare nazionale ed europeo. I Parlamentari del Partito Democratico europeo, i socialisti europei, su questa vicenda si stanno già muovendo, altre sono le variabili, non ci interessa.
Vorrei solo far notare il motivo di questa mia, poi interverrà il Capogruppo, personale opposizione. Per quel che mi riguarda, non è questo il livello per affrontare tale questione, è semplicemente una strumentalità. Altri livelli si stanno già adoperando, in maniera fattiva, per andare oltre questa situazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Tralasciando le fesserie del collega Valdegamberi.

PRESIDENTE

Collega Fracasso, lei non può definire fesserie le cose dette in quest'Aula dal suo collega.
Senza offendere i suoi colleghi, faccia il suo intervento.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Ricordo al collega Valdegamberi che il nazismo fortunatamente è stato sconfitto in Europa e dall'Europa. Se poi lui vuole trasferirsi in Russia o in Crimea lo faccia, saremo felici.
Detto questo, gli ricordo pure che i 58 miliardi di export cresciuti poi nel 2017 - questo è il dato del 2016 - si realizzano per almeno un terzo con tre Paesi: la Germania, gli Stati Uniti e la Francia.
Io capisco le ragioni che ha portato l'Assessore, ma forse sono posizioni che vanno concordate con i maggiori partner commerciali e non contro i maggiori partner commerciali, perché se per risolvere la questione della sua Crimea ci mettiamo contro la Francia e anche la Germania credo che le nostre imprese non facciano un grande affare.
Se vogliamo invece tagliare la questione con l'accetta, come fa lei, ripeto, si trasferisca pure in Crimea. Credo che saranno felici di ospitarla e darle la cittadinanza, e sarebbe un gran sollievo per il Veneto.
Detto questo, il nostro voto sarà contrario.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Vorrei poter parlare tranquillamente. Sicuramente il nazismo è stato sconfitto dall'Unione Sovietica, perché all'epoca la Russia, così come intende oggi, non esisteva, si chiamava Unione Sovietica, questo ci consegnano i libri di storia, e dopo è stata sconfitta ovviamente dall'intervento dell'America, dell'Inghilterra e tante altre presenze e movimenti di liberazione partigiana.
In questa risoluzione parlate del periodo 2013-2016. Come mai partite dal 2013 quando le sanzioni risalgono a metà 2014? Lo spiego io: perché la Russia ha avuto un calo del 3 di tre punti del proprio PIL dovuto ai prezzi del petrolio, quindi ha ridotto fortemente le importazioni di prodotti italiani un anno e mezzo prima dell'inizio delle sanzioni, tanto che fate riferimento al periodo 2013-2016.
Aggiungo poi un secondo dato, anche questo dovrebbe essere molto noto a chi frequenta molto spesso quelle zone: prima dell'embargo le esportazioni nel 2013 erano 10 miliardi 771 milioni di euro, nel 2016 erano scese a 6.690 euro, nel 2017 sono a 8 miliardi di euro, sono cresciute, perché la situazione del prezzo del petrolio è aumentata, quindi la Russia sta ritornando a importare prodotti, perché ha più risorse, non agricole, bravo Valdegamberi, ti ringrazio per questo spunto. Quali sono le sanzioni europee? Forse è bene anche informarsi. Le sanzioni europee riguardano la limitazione di scambi economici con la Russia in settori militarmente sensibili. Non si possono esportare ed importare armi, divieto di esportazioni di beni comunque impiegabili per scopi militari o da parte di utilizzatori finali militari in Russia. A queste si aggiungono restrizioni rispetto a determinati servizi e tecnologie che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio e limitazione all'accesso ai mercati dei capitali della UE. Nessun divieto per le imprese commerciali europee, tantomeno per le piccole e medie imprese o le imprese agricole.
Che cosa è successo? La forma di ritorsione è stata attuata dalla Russia a fronte di questa sanzione che riguardava le armi.
È la Russia che fa un atto, ti dico anche quando. Il 6 agosto 2014, emana un decreto presidenziale, si chiama Ukaz, n. 560 sull'applicazione di singole misure economiche speciali atte a garantire la sicurezza della Federazione russa e introduce il divieto di importare in Russia alcune categorie di alimenti: prodotti agricoli, materie prime, prodotti alimentari, tra i quali figurano: carni bovine, suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura, prodotte dagli Stati Uniti d'America e Paesi dell'Unione Europea, Canada, Australia e Norvegia.
È la Russia a fare delle sanzioni nei confronti dell'Europa, a seguito di sanzioni, ma che riguardavano i prodotti legati alle armi o tutto ciò che riguarda le armi, nell'ambito di quel settore.
Ultima considerazione: noi dobbiamo sì tutelare i nostri interessi, però il 60% delle esportazioni va verso l'Unione Europea, l'1,8% andava verso la Russia. Direi che è chiaro quali sono gli interessi che dobbiamo tutelare al punto che neanche la vostra risoluzione propone questo, perché a fronte di un "esprime ferma e forte contrarietà al mantenimento delle sanzioni commerciali della Russia", nella parte dispositiva, "impegna la Giunta regionale di valutare la possibilità di forme di collaborazione con la Russia, che permettano di attenuare gli effetti della sanzione, pur in presenza delle stesse". Voi proponete di mantenere le sanzioni e di attenuarne gli effetti. Quindi voterò contro.

PRESIDENTE

Berlato, prego.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Io inviterei i colleghi a stare calmi. Mi sembra che abbiamo caricato questa iniziativa di una emotività eccessiva.
Il consigliere Ruzzante ha rimesso a posto le cose, ha semplicemente descritto le cose come veramente stanno, però questa è l'ennesima iniziativa che assume questo Consiglio. Anche noi come Fratelli d'Italia abbiamo in altre occasioni presentato e fatto approvare delle iniziative da parte di questo Consiglio regionale, che non hanno nessuna pretesa, se non quella di tenere vivo l'argomento, per fare in modo che chi di dovere possa superare quella fase di forte criticità che si è ingenerata con l'imposizione di queste sanzioni da parte dell'Unione Europea nei confronti della Russia, che a loro volta poi hanno innescato delle contro-reazioni che tutti noi conosciamo e che sono state ben descritte dal consigliere Ruzzante.
Non è che abbiamo tra le nostre aspirazioni di sostituirci né alla Commissione europea né al Governo nazionale, ma questa ennesima iniziativa vuole evidenziare lo stato di forte disagio, che stanno vivendo molte delle nostre imprese, per effetto delle sanzioni e delle ritorsioni che sono state poi attivate tra Unione europea e Russia, con tutte le conseguenze che noi conosciamo.
Noi, come Fratelli d'Italia, voteremo a favore. Al di là di alcune questioni che potrebbero essere perfezionate nel documento che è stato presentato dall'assessore Marcato, votiamo a favore della necessità di tenere alto il confronto, per arrivare a una soluzione dei problemi.
Io non ritengo che le questioni possano essere risolte con sanzioni o embarghi nei confronti di un Paese con il quale dovremmo avere invece, non solo noi italiani, ma l'intera Unione Europea, dovrebbe avere un rapporto molto più collaborativo, nel tentativo di costruire ponti e non di innalzare steccati. Questo è il nostro obiettivo. Riteniamo che non solo, nei rapporti tra Unione Europea e Russia, ma nei rapporti internazionali, un dialogo diverso con la Russia sia necessario, a partire dall'Unione Europea. Questa è la nostra posizione politica che vogliamo evidenziare.
Quindi il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo documento presentato dal collega Marcato. E' un voto che ha questo significato, che va oltre i contenuti di questo documento, ma che vuole stimolare i nostri Parlamentari, il Governo, che mi auguro possa presto essere ricostituito a livello nazionale, perché il Governo, nelle sue specifiche competenze possa fare la propria parte a livello comunitario, perché le cause che hanno generato queste azioni e ritorsioni possano essere superate per trovare soluzioni che ci mettano nelle condizioni di poter non alimentare uno scenario internazionale che continua a essere sempre più difficile ma trovare delle soluzioni pacifiche. Questo è quello che vogliamo fare noi.
Ecco il senso del nostro voto a favore e l'invito a riportare la discussione nei toni appropriati.

PRESIDENTE

Grazie, collega Berlato.
Guadagnini, prego.

Antonio GUADAGNINI (Siamo Veneto)

Grazie, Presidente.
Anch'io preannuncio voto favorevole alla mozione. Innanzitutto per una questione di principio, perché penso che il libero mercato comunque funziona meglio delle autarchie e delle proibizioni di commercio che portano solo a povertà, ne abbiamo avuto ampie dimostrazioni in tutto il mondo e di continuo.
Però, il motivo principale per il quale voto a favore è la causa scatenante delle sanzioni, ovvero tutto è nato perché in Crimea un popolo ha deciso liberamente di esprimersi per quanto riguarda il proprio futuro, la propria forma di governo, il modo in cui vogliono essere governati, che è il diritto fondamentale che deve poter esercitare qualsiasi persona che si ritiene libera al mondo.
Se in Crimea c'è una maggioranza russa che preferisce stare con i russi non è sicuramente la minoranza ucraina che gli può impedire di farlo. In regimi democratici si vota, se in questo contesto storico c'è una maggioranza che preferisce stare in Russia o preferisce autogovernarsi bisogna lasciarglielo fare.
In questo caso, solo contestualmente e accidentalmente ha ragione la Russia, della quale non sono un grande stimatore, anzi, per niente. Non mi piace il meccanismo di potere che c'è in Russia. Non mi piace neanche la resa economica di quel meccanismo di potere, perché quando si paragona la Russia agli Stati Uniti come forza economica e come livelli di democrazia, bisognerebbe conoscere i dati. La Russia tutta intera, con 200 milioni di abitanti, ha un PIL che è molto più basso di uno degli Stati Uniti che è la California, con la differenza che la Russia fa soldi soltanto con le materie prime e la California non ha neanche un litro di petrolio da vendere. Di conseguenza, non mi pare che le cose funzionino molto bene lì. Ripeto, in questo caso hanno ragione loro perché stanno difendendo un diritto fondamentale degli abitanti della Crimea.
A parti invertite hanno difeso il diritto dei kosovari di diventare una Repubblica indipendente gli americani. E' palese che sono tutte azioni strumentali. Vale il principio che chiunque abbia l'intenzione di autogovernarsi deve avere il diritto di farlo.
Adesso c'è un problema gigantesco in Europa, che è quello della Catalogna. Ci sono dei prigionieri politici che da mesi sono in galera soltanto perché stanno cercando di dare esecuzione a un mandato popolare che hanno ricevuto per ben tre volte, l'ultima volta addirittura con le elezioni gestite dal governo spagnolo. Quello che bisogna fare è non impedire, rendere possibile a ogni popolo che lo vuol fare di autogovernarsi, cioè deve essere prioritaria e preminente sempre la volontà degli individui rispetto alla volontà degli Stati.
Nel caso specifico ha ragione la Crimea, in Kosovo avevano ragione i kosovari, in Catalogna hanno ragione i catalani. Secondo me, questa potrebbe essere un'occasione per difendere questo diritto. Dopodiché, va fatto salvo - come ho detto all'inizio - il fatto che il libero commercio produce ricchezza, i dazi e gli embarghi producono solo povertà e miseria.

PRESIDENTE

Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Intervengo anch'io in questo dibattito perché ero già intervenuto anche a suo tempo e avevo fatto alcuni approfondimenti sulla materia che sto seguendo da alcuni anni.
Tutto nasce dall'occupazione della Crimea, questo ve lo ricordate, e l'Unione Europea ha deciso di sanzionare questa occupazione appunto nel modo che ha ritenuto e con gli effetti negativi che abbiamo visto, comunque in ogni caso è indiscutibile che ci siano state delle ripercussioni anche se dei distinguo dovrebbero essere fatti anche qui In questo Consiglio ci sono molti che hanno seguito, da una parte o dall'altra, questa vicenda, ricordo che alcuni colleghi sono stati anche nei territori occupati della Crimea, poi ho visto delle dichiarazioni e dei documenti che dicono che chi è andato di voi è perseguibile anche di sanzioni di carattere penale da parte dello Stato dell'Ucraina, visto che se vi siete recati senza i dovuti i documenti e i dovuti permessi, e pare che siate passibili anche di arresto da parte delle autorità ucraine nel momento in cui dovreste recarvi in quello Stato, ci sono anche esponenti autorevoli di questo Consiglio che possono incorrere in questo.
Quello che sta accadendo non è secondario, perché l'Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite parla di detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti in Crimea, e muove pesanti accuse contro la Russia, che occupa il territorio ucraino dal 2014; detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate, torture e maltrattamenti e almeno una morte extra-giudiziale, è questa la Crimea descritta da un report, pubblicato il 25 settembre del 2017, dall'ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite; sotto occupazione russa, sintetizzano i funzionari dell'ONU, la Regione è diventata una zona di gravi e molteplici violazioni di diritti umani, decine di migliaia di persone hanno sofferto le conseguenze dell'imposizione della cittadinanza russa, seguita all'occupazione del territorio ucraino nel marzo 2014, risoluzione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del n. 68/262 e 71/205.
Nonostante le sia stato impedito l'accesso alla Crimea, l'équipe ONU in Ucraina ha potuto elaborare il documento a partire da indagini e interviste condotte sulla frontiera con la Regione. I fatti descritti, si legge in una nota diffusa in occasione della presentazione del documento, sono accuse di abusi di diritti umani.
A essere colpiti pesantemente dalla situazione, sottolinea il nuovo report, sono soprattutto tre gruppi di cittadini, lo ricordo anche al collega Guadagnini che si occupa delle minoranze, i primi, naturalmente, sono quelli che hanno rifiutato la nuova nazionalità, con tutto ciò che questo può comportare in termini di minori diritti civili; vengono poi i dipendenti pubblici, che sono stati costretti a una dolorosa scelta: rinunciare alla cittadinanza ucraina oppure perdere il lavoro, infine ci sono gli abitanti della Crimea che non avevano i requisiti legali per ottenere la cittadinanza russa, ebbene per loro non c'è stata alcuna soluzione, se non quella di ritrovarsi formalmente stranieri a casa propria.
Peraltro, per l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, l'imposizione della cittadinanza agli abitanti di un territorio occupato può essere equiparata l'obbligo di fare un'alleanza con un potere che potrebbe essere considerato come ostile e che è proibito, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra.
Il report, cari colleghi, ricorda che centinaia di persone incarcerate, che erano in attesa di giudizio, sono state trasferite in Russia, nonostante questa sia una pratica proibita dal diritto umanitario internazionale, magari se Valdegamberi nei suoi diversi viaggi può chiedere informazioni anche su questi cittadini, tra questi anche il regista ucraino Oleg Sentsov detenuto a Simferopol nel maggio 2014 e trasferito in quello stesso mese, in una prigione in Siberia: sembra di ritornare ai tempi della Guerra Fredda, e non tutto è ciò: alcuni detenuti, dice il report dell'ONU, non di un partito politico o di una ONLUS, ma dell'ONU, alcuni detenuti, dice il report, sono state vittime di maltrattamenti e almeno tre sono morti per non aver avuto l'assistenza medica di cui avrebbero avuto bisogno.
Cari colleghi, è giusto ricordare le ripercussioni negative, ma è giusto ricordare anche perché ci si trova con delle sanzioni volute dall'Unione Europea.

PRESIDENTE

Grazie.
Casali, prego.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

A me queste sanzioni hanno sempre dato l'idea di essere pretestuose, evidentemente nel mondo, i poteri forti vorrebbero che Mattarella scegliesse il Governo della Russia, ma non funziona così. Probabilmente vorrebbero che senza un Presidente eletto, i poteri forti, le banche europee scegliessero chi metterà a governare la Federazione Russa. Evidentemente in Russia, a differenza che in altre realtà europee, vige la democrazia e si candida un Presidente, consigliere Valdegamberi, che prende più del 70%, se non sbaglio, 80%, quindi con voti plebiscitari. Questo viene eletto, tutti contenti, funziona però a qualcuno non va bene, allora si cerca di indebolirlo a livello europeo.
Chiedo di poter sottoscrivere a nome di tutto il Gruppo Centrodestra Veneto questa mozione che voteremo con convinzione.
Mi dispiace per molti politici europei italiani, ma in Russia c'è una democrazia e chi vince le elezioni governa, governa bene, viene rieletto con grandi consensi. Fortunatamente non c'è un sistema come in Italia in cui anche quando uno non vince le elezioni qualcun altro, non legittimato, cerca di fare un Governo o fa un Governo che vada bene ai poteri forti, alle banche, a chi non ha niente a che fare con la sovranità popolare e con i cittadini.
Speriamo che questa risoluzione venga ascoltata. Il Veneto è per rapporti molto solidi con la Russia, per rapporti molto solidi con chi vince le elezioni democraticamente, con chi non cerca di entrare dalla finestra perché la porta è chiusa, ma come in questo caso entra dalla porta principale.

PRESIDENTE

Sandonà, prego.

Luciano SANDONA' (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Volevo chiedere al collega Zanoni, quando legge sul computer, se fosse maggiormente informato, nel senso che si recasse, vedesse direttamente qual è la situazione di pericolo delle persone e degli abitanti della Crimea e magari avrebbe un'idea più compiuta sui fatti e su quello che è successo, visto che anche al collega Zanoni avevamo fatto la proposta che anche lui stesso venisse invitato al forum economico di Alta nei prossimi giorni. Insomma sarebbe bene accetto fra l'altro in Crimea, magari modificherebbe la sua opinione che è così radicata.
Io credo che questo sia un argomento molto serio. Quando si parla di principio di autodeterminazione per esempio della Crimea si fa molto spesso un parallelismo con quello che è successo in Kosovo che è esattamente la stessa cosa: il Kosovo è stato riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, fra cui gli stati occidentali, e dobbiamo chiederci però che cosa ne è stato della popolazione serba del Kosovo, di una parte di popolazione che era assolutamente contraria alla creazione di un nuovo Stato.
Premetto che il sottoscritto era favorevole, perché sono d'accordo in maniera totale con il principio di autodeterminazione dei popoli, ma qui si sta parlando oltretutto anche delle sanzioni che - correggo anche il collega Ruzzante - non riguardano solo le forniture militari o tutte quelle cose che sono collegate alle forniture, ma pensiamo per esempio al mercato agroalimentare. Nel giorno in cui sono state approvate le sanzioni 20 tir del mercato ortofrutticolo di Padova sono tornati indietro dalla frontiera ed erano carichi di prodotti alimentari per la quasi totalità prodotti nel Veneto.
Quindi queste sanzioni, come dice la risoluzione che ha preparato l'assessore Marcato, che ringrazio e ed è stata sottoscritta da gran parte dei nostri colleghi, danneggiano pesantemente l'economia.
Perciò chi vota contro questa risoluzione, non stiamo parlando di fesserie, collega Fracasso, parliamo di perdite economiche pesanti per le nostre imprese e per la nostra economia.
Quando la politica fa il proprio lavoro, quando la politica prende delle decisioni, vediamo se la politica sarà in grado di prendere le proprie decisioni, la politica deve dare dei segnali. Non è possibile che la politica venga diretta da delle lobby o venga diretta da poteri internazionali forti che non sappiamo neanche a chi rispondono. Questo è il tema della risoluzione dell'assessore Marcato: noi stiamo votando e stiamo decidendo di cose di politica internazionale che a volte leggiamo e ci facciamo un'opinione su quello che leggiamo nelle agenzie e nelle nostre rassegne stampa, ma in realtà le questioni sono molto più profonde. Sono questioni che riguardano tutto l'orizzonte internazionale.
Pensiamo per esempio, e qui concludo, all'accoglienza che è stata fatta ad Erdogan nel nostro Paese, un paio di mesi fa. Non abbiamo neanche conoscenza piena di quello che è stato combinato su quello che qualcuno ha definito colpo di Stato radio-telecomandato, ed è stato ricevuto dal nostro Presidente della Repubblica, addirittura dal Papa. Consideriamo un satrapo, un dittatore, Putin che ha vinto le elezioni qualche giorno fa con il 67% dei consensi. Anche Hitler aveva vinto le elezioni, Putin le ha vinte per più di qualche anno.
Esprimo il voto favorevole mio e anche del mio Gruppo.

PRESIDENTE

Grazie.
Zorzato, prego.

Marino ZORZATO (Area popolare Veneto)

Grazie, Presidente.
Probabilmente voterò la risoluzione per non essere strumentalizzato, ma ho voglia di dire qualcosa. Questa è una risoluzione che ha una valenza politica, perché non dice e non chiede alla Russia di eliminare le sanzioni che ha verso l'Europa. Se fosse una risoluzione completa direbbe all'Europa di eliminare le sanzioni che ha posto alla Russia, parliamo di armi e quant'altro, ma direbbe alla Russia di eliminare le sanzioni che ha posto all'Europa, che sono quelle che bloccano il nostro mercato agricolo e così sarebbe completa. Se la Russia è un Paese così aperto potrebbe cominciare la Russia, mostrando buona volontà a levare le sanzioni in modo che l'Europa elimini le sue. Questo è un mondo a rovescio. Oggi i comunisti che vanno in Russia li mandano in Siberia, mentre quelli che una volta erano anche anticomunisti diventano filorussi.
Io avrei chiesto di integrare la mozione con un messaggio anche alla Russia che rimuova le sanzioni, perché no? Andate, non facciamo Consiglio il 19 perché siete in missione, chiedete che la Russia elimini le sanzioni nei nostri confronti, perché non può farlo? È un atto di buona volontà, mette in imbarazzo l'Europa, dice all'Europa "io vedi sono un Paese democratico, vi levo le sanzioni, fatelo anche voi". Stiamo chiedendo all'Europa di levarle, quindi è una mozione partigiana. Ripeto, per non essere strumentalizzato la voterò.
Vorrei capire cosa c'entra con le sanzioni l'impegno alla Giunta di proseguire nell'attivazione e nel consolidamento dei rapporti di collaborazione con la Russia, e in particolare con gli enti territoriali russi, a sapere cosa sono. Cosa c'entra con le sanzioni questa cosa. Perché noi non lo facciamo con gli altri Paesi del mondo? Da domani mattina il messaggio è che noi abbiamo un rapporto privilegiato per questa mozione, che partendo, scusatemi le virgolette, fintamente dal blocco, introduce questa frasetta che è un punto delicato politicamente.
Ripeto, voterò la mozione per non essere strumentalizzato, ma qualcuno mi spieghi queste tre righe cosa centrano in questo momento?
C'è tensione politica tra Inghilterra, Stati Uniti e Europa con la Russia per altri motivi, c'è tensione politica in questo momento per il palcoscenico siriano e noi approviamo tre righe tecnicamente dentro una risoluzione che riguarda il blocco, quindi le sanzioni. E' una furbizia, caro Valdegamberi. D'altra parte si sentirà il 19 sventolare, del blocco il 19 non direte niente, queste tre righe fanno la differenza, impegnano la Regione Veneto ad avere un rapporto privilegiato con la Federazione russa.
E' normale che per non essere strumentalizzato io possa anche votare la risoluzione. Però, è una risoluzione che ha dentro il cavallo di Troia. Ulisse è diventato importante nella storia, ma questo è un cavallo di Troia.
Fra qualche giorno direte "noi abbiamo ottenuto che il Consiglio regionale del Veneto ha votato un asse privilegiato con la Russia in questo momento".

PRESIDENTE

Dalla Libera, prego.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Sarò molto breve, Presidente, anche perché la discussione ha preso molto il Consiglio regionale oggi su questo tema.
Io non voglio entrare nel merito delle questioni di carattere internazionale e dei rapporti tra gli Stati e delle tensioni che anche in questo momento ci sono tra i vari Stati, che possono essere in qualche modo coinvolti anche da quello di cui stiamo discutendo oggi. Però voglio dire che quello che mi interessa di questa mozione è il fatto che si tutelino i nostri prodotti, che si tutelino le nostre aziende, le nostre imprese, soprattutto attraverso le esportazioni su mercati importanti.
Oggi siamo ancora in una fase di crisi economica, non l'abbiamo superata. Abbiamo bisogno di dare lavoro alla nostra gente. Abbiamo bisogno di esportare, quindi io penso che questo sia il lato positivo e importante di questa risoluzione sulla quale non possiamo distoglierci.
Quindi il mio voto e quello di Veneto Civico sarà un voto favorevole.

PRESIDENTE

Grazie.
Fabiano Barbisan, prego.

Fabiano BARBISAN (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente.
Anche da parte mia parole di sostegno a questa risoluzione, perché va a toccare tutta una nostra specialità prima di tutto veneta, poi nazionale ma facciamo un po' i campanilisti.
Noi siamo produttori di tipicità agroalimentari. Qui si parla di un buon prodotto, buoni prodotti, ma anche qualche industria che lavora conseguentemente, oltre che per il Veneto, per l'Italia e anche per i Paesi esteri.
Ricordo a tutti che tre anni fa un grosso imprenditore, Egidio Maschio, ci ha lasciato con un atto magari inconsulto ma una delle cause accertate era stato proprio il blocco commerciale che quella volta ha avuto dei problemi per la consegna di attrezzature già vendute.
Quindi stiamo attenti a favorire questi embarghi, queste attività di blocco di scambi commerciali. Abbiamo la necessità di portare ricchezza a casa, nel nostro Paese, nella nostra Regione, per sviluppare le nostre aziende.
Quindi non solo a favore, il mio è anche un invito vero e concreto ai colleghi di votarla tutti a favore, pur con i loro distinguo. Tutti quanti siamo consapevoli che una produzione di amido da mais OGM può andare per l'industria. Da noi non si fa. Quindi una produzione di amido da mais non OGM può andare per l'uso agroalimentare, da noi va anche per l'industria.
Signori, siamo favorevoli al che queste sanzioni siano tolte. Grazie.

PRESIDENTE

Valdegamberi, per dichiarazioni di voto.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Come dichiarazione di voto, volevo sottolineare alcuni aspetti, alcune inesattezze e imprecisioni che sono state evidenziate. Le sanzioni non sono solo quelle contro l'alta tecnologia, quelle militari, citate da Ruzzante, sono anche quelle contro la Crimea, contro la gente di Crimea. Anche queste sono le sanzioni dell'Europa e sono pesantissime. Uno non può nemmeno fare il turista, se uno vuole andare a Yalta a fare il turista non può nemmeno farlo, non può usare il cellulare, non può trasferire 100 euro, deve dare quei contanti e basta, non può fare nulla.
Noi abbiamo punito un popolo, solo per il fatto di aver votato democraticamente. C'era un Parlamento che ha indetto un referendum, che ha votato all'80% il Parlamento, e la gente al 93%. E' chiaro che poi qualcuno magari che si era ribellato, l'avranno portato... ma è successo dappertutto. Io non ho visto nessuno in Europa che si è opposto al colpo di stato di Erdogan. Erdogan ha fatto un colpo di Stato. Ci sono giornalisti che sono perseguitati.
La settimana scorsa ha ammazzato 3.000 curdi e nessuno ha detto: "A", non c'è nessuna risoluzione, non c'è niente, si tace, non c'è nessuna dimostrazione. Votiamo questa risoluzione, siete democratici a senso unico, siete degli opportunisti e vi mettete la benda sugli occhi a giorni alterni, servi di un certo mondialismo, di cui siete i primi servi, a voi dite di sì un giorno e di no un altro, di fronte a fatti ben più gravi vi mettete la benda sugli occhi.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Mi bastano 30 secondi, Presidente, per ribadire il concetto che già ho espresso. Quando scriverete nelle vostre risoluzioni che Putin deve togliere le sanzioni per i prodotti agricoli, forse valuterò se votarle.
Non c'è ombra di dubbio che ha avuto un'incidenza rispetto al nostro territorio. Non voglio negare l'evidenza di questo elemento, però credo che dobbiamo ragionare in termini complessivi, l'ho detto prima: 1,6% i prodotti verso la Russia, contro il 60% dei prodotti dell'esportazione di prodotti nel resto d'Europa. Io non credo che la posizione giusta sia quella di rompere con l'Europa per andare con Putin.
Sinceramente la questione dei prodotti agricoli, e non riguarda la questione della Crimea che lei diceva, è quella di chiedere a Putin di togliere le sanzioni. E' Putin che mette le sanzioni come ritorsione rispetto alle scelte dell'Europa. E' evidente, le ha messe in connessione e collegamento, ma è Putin, perché non lo scrivete nelle vostre mozioni? È strana questa cosa, perché non scrivete mai una cosa nei confronti di Putin?
Dieci secondi solo per ricordare al collega Valdegamberi e a tutta l'Aula, che all'unanimità è stata votata una mozione contro Erdogan e la sua presenza in Italia.

PRESIDENTE

Zanoni per dichiarazioni di voto.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Per le ragioni illustrate dal sottoscritto e dal Capogruppo e degli altri componenti del mio Gruppo, il nostro sarà un voto contrario. Però volevo approfittare di questo poco tempo che ci resta, per fare alcune precisazioni sul motivo del nostro voto contrario ed è relativo alle osservazioni che sono state citate dal collega Ruzzante, ma anche al dubbio che è stato posto dal collega Zorzato, appena adesso: quali sono le reali perdite economiche dovute alle sanzioni contro la Russia che non vengono citate in questa risoluzione? In totale le sanzioni russe toccano 55 gruppi del settore agroalimentare per più di 2.000 gruppi di merci del commercio bilaterale. Se facciamo una breve analisi vediamo che l'export italiano delle merci corrispondenti a queste posizioni, nell'anno 2013, ancor prima delle sanzioni, ammontava a 202,7 milioni di euro. Certo questa non è una somma trascurabile, ma di sicuro non confrontabile con i danni di 10 miliardi, evocati da una parte di stampa.
D'altra parte, queste merci sotto le sanzioni russe, rappresentavano solo l'1,8% del totale export italiano verso la Russia e lo 0,6% delle esportazioni italiane dei prodotti agroalimentari verso i Paesi del mondo.
Non tutti i 202,7 milioni sono stati persi. Nel 2017 l'Italia ha esportato queste merci per 37,4 milioni di euro. Questa stima è stata confermata da parte dell'ICE, la quale nel rapporto annuale del 2016, accerta che, considerando specificatamente i prodotti italiani colpiti dall'embargo russo, la flessione delle loro esportazioni complessive ammonta a circa 151 milioni di euro nel biennio 2014-2015.
Allora perché è crollato l'export italiano verso la Russia e di quanto? Nel 2013 l'export totale dell'Italia verso la Russia ammontava a 10,7 miliardi di euro, dati Istat. Anche da questo indicatore sembra dubbia la tesi di perdite degli stessi 10 miliardi. Dal 2013 al 2016 la contrazione delle forniture verso la Russia è stata di 12,6% l'anno, mentre l'export è cresciuto del 19,3% nel 2017. Il principale fattore che ha causato una significativa riduzione dei flussi commerciali nella Federazione Russa è stato il crollo dei prezzi mondiali sul petrolio, che per un Paese indipendente dall'export ha causato una drastica flessione dell'afflusso di valuta nel Paese. questo fatto ha avuto come conseguenza il calo della capacità di acquisto della popolazione russa e una significativa svalutazione del rublo.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Risoluzione n. 44.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
19



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BARISON, BERLATO E RUZZANTE RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA AFFINCHÉ SI ADOTTINO MAGGIORI MISURE DI CONTROLLO FINALIZZATE A DEBELLARE IL BRACCONAGGIO ITTICO NELLE ACQUE INTERNE" (MOZIONE N. 302) (DELIBERAZIONE N. 47/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- il patrimonio ittico della nostra regione oltre al mare, in laguna, nei principali fiumi e nel delta del Po, vive e si riproduce nei canali, nei corsi d'acqua presenti nelle nostre campagne e in generale nel vasto territorio di pianura;
- tale importante patrimonio ittico presente nelle acque interne ha subito negli anni una drastica diminuzione dovuta a vari fattori quali l'inquinamento delle acque e soprattutto per colpa del bracconaggio si è giunti ad una preoccupante situazione di impoverimento di alcune specie autoctone che rischiano l'estinzione;
CONSIDERATO CHE:
- la pesca tradizionale, da sempre praticata dalla popolazione residente lungo i corsi d'acqua come importante risorsa anche economica, ha tradizionalmente svolto un'azione di controllo e tutela, salvaguardando le condizioni del sistema idrico, la qualità e quantità delle varie specie ittiche;
- tale equilibrio è stato mantenuto anche con la pratica della pesca sportiva regolamentata e gestita dalle varie associazioni sportive riconosciute che hanno negli anni assunto un ruolo di controllo attivandosi anche in spontanee azioni di monitoraggio del territorio e della fauna ittica;
EVIDENZIANDO CHE:
- le segnalazioni pervenute da chi pratica pesca in modo legale, compresa quella sportiva, mettono in evidenza una situazione fortemente preoccupante per lo stato del patrimonio ittico dei corsi d'acqua interni fortemente compromesso dalla pesca di frodo;
- negli ultimi anni le azioni illegali di chi sta depauperando la fauna ittica, concentrate con frequenti episodi soprattutto nella zona della Bassa Padovana e del Rodigino, si sono intensificate con la presenza nel nostro territorio di extracomunitari o persone dell'est Europa, praticando un metodo di pesca invasiva con l'utilizzo di reti, strumenti di stordimento con corrente elettrica, trappole etc....;
- le situazioni di maggiore danno avvengono lungo i corsi con livelli d'acqua bassi tanto da creare sacche con presenza di pesce facilmente oggetto di prelievi illeciti;
- la pesca di frodo avviene in modo più intenso durante le ore notturne dove i controlli da parte delle autorità di competenza avvengono con meno frequenza;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
- a promuovere un coordinamento stabile tra il Servizio di vigilanza regionale istituito ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 30 del 2016 e che opera per il tramite del personale della polizia provinciale ad esso assegnato, i Consorzi di bonifica e le guardie giurate volontarie ittiche di cui all'articolo 15 della legge regionale n. 19 del 1998, nel rispetto delle rispettive competenze anche con progetti mirati, finalizzati alla protezione e salvaguardia del patrimonio ittico regionale;
- a richiedere controlli tramite il personale della polizia provinciale anche negli orari notturni per contrastare il bracconaggio ittico anche istituendo un numero telefonico di reperibilità da mettere a disposizione delle guardie volontarie".

PRESIDENTE

Barison, prego per l'illustrazione.

Massimiliano BARISON (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Con questa risoluzione vogliamo mettere all'attenzione del Consiglio regionale un problema che emerge soprattutto nel territorio della Bassa Padovana, piuttosto che nel rodigino: è la pesca di frodo che avviene nei canali della Pianura Padana o comunque nei corsi d'acqua delle nostre campagne.
Non so se qualcuno di voi ha avuto modo di vedere. Spesso leggiamo e anche vediamo foto postate nei network di persone soprattutto provenienti dall'est, piuttosto che extracomunitari, che approfittano dei bassi livelli d'acqua dei corsi d'acqua per questi prelievi illeciti di pesce e parliamo di quintali di pesce, quindi non poca cosa, che creano non pochi problemi alla fauna ittica del nostro territorio; usano chiaramente degli strumenti impropri, come reti, strumenti di stordimento con corrente elettrica, piuttosto che altri mezzi come trappole.
Cosa chiediamo con questa mozione? Intanto vogliamo sollevare un problema che esiste e fare in modo che ci sia un coordinamento da parte di chi è chiamato a sorvegliare, in modo tale da evitare che questi fatti si ripetano; un coordinamento che deve mettere in rete il servizio di vigilanza regionale, insieme alla Polizia Provinciale, ai Consorzi di bonifica proprio per regimentare i livelli dei corsi d'acqua, che non siano troppo bassi e che facilitino la pesca di frodo, insieme anche con un collegamento con le guardie giurate venatorie ittiche.
L'altro punto che chiediamo è: siccome questa pesca di frodo avviene soprattutto nelle ore notturne, che ci sia perlomeno un numero telefonico dove sia reperibile la Polizia provinciale anche su segnalazione da parte delle guardie volontarie. Questo, secondo noi, rappresenterebbe un modo per evitare che fatti che spesso leggiamo dai giornali, piuttosto che vediamo in tv o nei network, possano ripetersi, in quanto rappresentano un danno rilevante per il nostro territorio e soprattutto per la fauna ittica.

PRESIDENTE

Grazie.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Semplicemente perché il problema illustrato dal collega Barison nella mozione firmata anche dal collega Berlato è un problema reale, del quale più volte mi sono stati segnalati gli stessi identici problemi, quindi chiedo la sottoscrizione e voterò a favore di questa mozione.

PRESIDENTE

Grazie.
Bartelle.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Avevo anch'io intenzione di chiedere la sottoscrizione, però prima vorrei chiedere se è possibile fare un'aggiunta sugli impegni. Vorrei chiedere un impegno da parte del Consiglio regionale di aumentare le dotazioni organiche della Polizia Provinciale, perché stiamo chiedendo delle cose belle sulla carta, ma impossibili da attuare. Guardiamoci in faccia, andiamo a vedere quanti sono i numeri di queste persone presenti nei territori e chiediamoci se possono realmente fare quello che noi andremo ad ordinare loro di fare sul territorio.
Bellissima questa mozione, però bisogna aggiungere, se è possibile l'impegno ad aumentare i numeri della dotazione organica. Se è possibile fare questo, io chiederò la sottoscrizione. Questo perché non rimanga la solita bella frase, bel comportamento assunto da questa Giunta regionale, ma che abbia delle ricadute pratiche sul territorio, perché anche chiedere l'istituzione di un numero notturno va benissimo, ma chi risponde a quel numero quando non è già previsto nei territori la funzione di un centralino presente negli orari non previsti dal servizio normale, fatto normalmente nei territori? Avete valutato anche questo? Grazie.

PRESIDENTE

Collega Bartelle, il Consiglio regionale non può impegnarsi ad assumere, come ha chiesto lei prima a microfono, quindi adesso valuterà il collega Barison eventualmente come accogliere o meno questa richiesta.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
I contenuti e anche gli obiettivi della mozione sono condivisibili. Questo è un problema, tra l'altro, che con alcune interrogazioni abbiamo anche sollevato, l'ho fatto io assieme ad altri colleghi, anche di altri Gruppi, perché appunto è un fenomeno che si sta registrando e si è intensificato negli ultimi 5-10 anni nella nostra Regione. Quindi, effettivamente, un impegno per vigilare di più sui nostri fiumi contro questo bracconaggio ittico è sicuramente auspicabile.
È un'attività di vigilanza particolare, perché questo tipo di bracconaggio si svolge di solito di notte, al buio, quindi con delle complicazioni molto importanti per quanto riguarda l'attività di vigilanza e anche la stessa sicurezza per gli operatori, credo che chi debba intervenire, più che i volontari siano appunto le Guardie della Provincia.
Il fatto è che abbiamo avuto, a livello regionale, un ridimensionamento del numero di questi agenti nel territorio e molto spesso ci troviamo in situazioni dove non c'è l'operatività che c'era un tempo; anche i mezzi a disposizione di queste Guardie sono diminuiti, anche per quanto riguarda la questione dei mezzi a disposizione delle Guardie provinciali siamo intervenuti anche con degli emendamenti al bilancio che non sono mai stati approvati, purtroppo, perché avrebbero bisogno anche dei mezzi per affrontare questo tipo di vigilanza, che è una vigilanza non è indenne anche dai rischi, visto che si tratta spesso magari anche di persone che sono presenti anche abusivamente nel nostro territorio e che utilizzano dei mezzi vietati, la cui detenzione spesso è sanzionata anche penalmente, ci troviamo di fronte a degli individui che commettono dei reati.
E' auspicabile che ci sia un intervento da parte della Regione. Io ricordo alcune risposte dell'Assessore Pan che già dicevano che la Regione si impegnava a intensificare questi controlli e coordinare le Guardie delle Province. E' auspicabile che dopo il voto a favore di questa mozione ci siano dei mezzi per chi deve fare questa vigilanza, ma soprattutto ci sia un sostegno a questi addetti e un rafforzamento di questi corpi di vigilanza, che, ribadisco, in termini numerici hanno subìto una flessione importante. Ricordo che questi agenti che non si dedicano solo alla repressione degli illeciti in materia ittica, ma anche in materia venatoria e in materia di tutela della fauna selvatica, dovrebbero aumentare, invece c'è aumento degli atti di bracconaggio e diminuiscono gli operatori in campo.
Se la Regione intervenisse, sarebbe auspicabile che lo facesse tramite un rinforzo di questi nuclei di Guardie provinciali e anche attraverso un aiuto economico per dotarli dei mezzi utili per contrastare questo tipo particolare di bracconaggio.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Grazie. Condividendo questa mozione, volevo sottolineare un altro elemento che ci riguarda direttamente. Al di là degli auspici, come spesso capita, non bastano i controlli se non vi sono sanzioni conseguenti, che in qualche modo siano deterrenti rispetto a questa attività.
Qualche Provincia, in particolare quella di Rovigo, ha sviluppato e approfondito molto bene questi temi. Credo che anche il Consiglio regionale sia in grado di recepire e mutuare queste esperienze e quelli che sono i buchi dal punto di vista normativo.
Colgo già l'occasione per invitare il Presidente della Commissione a organizzare un incontro, un'audizione, sia con le associazioni dei pescatori che con le Province, la Polizia provinciale. Faccio un esempio di una cosa che mi è stata segnalata: anche l'applicazione di norme di altro settore, penso quelle sanitarie che sono indispensabili, tipo il sequestro dei mezzi che trasportano poi questo pesce. Se non ci sono interventi di questo tipo, al rumeno o allo straniero che viene a delinquere qui non saranno certo 100 euro di multa a far paura. Vanno create altre cose.
Io credo che ci siano gli spazi all'interno della nostra potestà legislativa, entrando anche in altri tipi di reati, penso quelli ambientali, penso a quelli sanitari, penso ad una serie di altre norme che se intrecciate, diventano un reale deterrente. Noi potremmo mettere Guardie provinciali dappertutto, ma se alla fine la sanzione è di 100 euro di multa, data a qualcuno che magari risiede all'estero, credo che perderemmo tempo, risorse e non raggiungeremo l'obiettivo.
Sicuramente il voto del Gruppo di Forza Italia è favorevole a questa mozione, con l'invito a prevedere immediatamente delle consultazioni, alla fine predisporre una regolamentazione, un testo di legge, qualcosa che aumenti le sanzioni e renda effettivamente la nostra normativa deterrente nei confronti di questi episodi.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Baldin, prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie ai colleghi, ma soprattutto ritengo azzeccato l'intervento ultimo che abbiamo sentito, quello del collega Giorgetti, che anticipa un po' quello che volevo dire anch'io.
Tempo fa, esattamente l'8 settembre 2016, avevo presentato una mozione, che poi non è approdata in Consiglio, la quale si dedicava al tema che stiamo trattando con la mozione Barison-Berlato, e per l'appunto, come diceva poc'anzi il collega Giorgetti, queste scorribande di persone che vengono a depredare le nostre acque interne sono state catalogate per lo più come associazioni di stampo mafioso o comunque organizzazioni criminali, che operano nel nostro territorio e nei nostri fiumi, le quali potrebbero o dovrebbero essere soggette a una legge nazionale, che come è scritto nella mozione che ho richiamato, la 109/96, che contiene le disposizioni in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati alle associazioni di stampo mafioso, e secondo questa, c'è un articolo che prevede che i beni sequestrati alle mafie sono trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del Comune, ove l'immobile sito, ovvero al patrimonio della Provincia o della Regione.
Secondo questa legge, questo dettato normativo, io ho chiesto alla Giunta regionale di impegnarsi a fare in modo che, in coordinamento con le altre autorità e istituzioni competenti, i beni sequestrati dalle Forze dell'Ordine ai cosiddetti criminali del Po vengano messi a disposizione, con i ricavati della vendita o con l'utilizzo diretto dei mezzi, tipo le imbarcazioni, le autovetture, per potenziare l'attività di contrasto all'illecito quotidiano, messo in atto dai bracconieri del bacino fluviale del Po.
Questo è un principio, secondo me, generale che può essere applicato su larga scala e che potrebbe incontrare il favore dei proponenti della mozione ed essere aggiunto a questa mozione che andiamo a votare, cosicché riusciamo anche a superare questo empasse.
Chiedo quindi ai colleghi se si può fare questa ulteriore aggiunta.
Assume la Presidenza
Il Vicepresidente Massimo GIORGETTI

PRESIDENTE

Collega Berlato, ha la parola.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Sulla questione, sia la collega Bartelle che il collega Zanoni si lamentano del fatto che c'è poca presenza di agenti sul territorio, con il ridimensionamento della vigilanza. Voglio ricordare che la Regione del Veneto ha approvato e c'è scritto nella mozione, una norma per istituire il servizio di vigilanza regionale, e questo in particolar modo per dare una pronta risposta a un problema che è stato creato per effetto dell'approvazione della famosa legge Delrio, la 56, che come ricorderete ha obbligato gli agenti di Polizia Provinciale, che erano alle dipendenze delle Province, li ha obbligati a scegliere se o andare a fare i Vigili Urbani oppure se cambiare lavoro. Questo è stato l'effetto su questa categoria.
Noi quella legge che abbiamo approvato, su iniziativa di Fratelli d'Italia ma condivisa da tutta la maggioranza, è una legge che abbiamo approvato proprio per istituire un servizio di vigilanza regionale su tutti i settori, sia venatorio, che ittico, ovviamente, un servizio di vigilanza regionale che non aveva solo e non ha solo l'obiettivo di garantire uno stipendio agli agenti di Polizia Provinciale, ma ha l'obiettivo di non disperdere la professionalità che è stata acquisita negli anni da questi preziosi soggetti, che sul territorio operano in condizioni, alle volte, molto difficili, sapendo che poi la vigilanza viene anche effettuata dagli agenti volontari.
Il servizio di vigilanza regionale ha il compito di coordinare tutta la vigilanza che viene fatta sul territorio, per fare in modo di riuscire a rendere omogeneo e soprattutto efficace il servizio di vigilanza. Questo è quello che abbiamo già fatto.
Una volta che sappiamo che il Governo ha interloquito, quella legge che istituisce il servizio di vigilanza regionale, staremo a vedere nei prossimi giorni le motivazioni anche di quel tipo di interlocuzione sulla quale si è già pronunciata anche la Corte, per fare in modo di riuscire ad attivare subito i servizi di vigilanza regionale, per garantire quella maggiore incisività nel controllo e nella repressione di azioni, che in questo caso sono delle azioni commesse spesso da dei semplici criminali, non da organizzazioni mafiose a livello internazionale. Sono delle bande di criminali che arrivano spesso dall'est europeo, bene organizzate, con strumenti vietati dalla nostra legislazione.
Noi abbiamo già previsto, anche su iniziativa del collega Possamai, un'intensificazione, una recrudescenza delle sanzioni, anche con il sequestro dei mezzi utilizzati, proprio per fare in modo da far capire a questi criminali che non è che rischiano solamente una sanzione amministrativa, ma ci sono delle sanzioni molto più incisive che abbiamo già approvato come Regione del Veneto per dare una risposta chiara, immediata, concreta e incisiva a questo fenomeno che sta dilagando sul nostro territorio.
Quindi quelle richieste di integrazione che vengono avanzate dalle opposizioni hanno già una risposta, perché sono già state fatte. E' già stato fatto il servizio di vigilanza regionale. Abbiamo già intensificato le azioni repressive e abbiamo previsto anche un'azione di coordinamento. Bisogna far funzionare meglio questa azione di coordinamento attraverso questo servizio di vigilanza regionale, che è stato approvato da questa Regione ma che non è ancora stato attuato proprio per effetto di questa impugnazione da parte del Governo di questa legge che abbiamo approvato in Consiglio regionale, che trovate richiamata anche nel dispositivo di questa mozione.
Noi invitiamo tutto il Consiglio a votare a favore di questa mozione considerando che mi sembra di capire, trovi la convergenza da parte di tutti. Noi continuiamo a essere fermamente contrari a qualsiasi tipo di bracconaggio, in qualsiasi settore. Vogliamo fare in modo che chi delinque o chi si rende protagonista di azioni di bracconaggio debba essere pesantemente sanzionato e debba essere considerato come un nemico del nostro territorio, del nostro ambiente e soprattutto di chi esercita le attività come la caccia e la pesca in maniera corretta e nel rispetto della legge.

PRESIDENTE

Collega Possamai, ha la parola.

Gianpiero POSSAMAI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
In effetti, molti di noi vengono contattati per questo problema. Io vengo contattato dalle associazioni dei pescatori sportivi che rimangono increduli per il fatto che non ci possa essere un'azione incisiva nel contrasto a questo tipo di attività, come giustamente diceva la collega Baldin, fatta da bande ben organizzate e dotati di tecnologia di alto livello, che agiscono anche con intimidazione verso i soggetti di vigilanza volontaria che cercano di segnalare questo tipo di situazione.
Come ha detto giustamente il Presidente Berlato, l'ultimo atto di questo Consiglio della scorsa legislatura è stato l'aggiornamento e la modifica della legge 19 sulla pesca sportiva dilettantistica in acque interne e sulla pesca professionale in acque interne.
Se la cercate nei nostri siti ufficiali non troverete legge 19 del 2015 ma troverete ancora legge 19 del 1985, perché l'approccio di modifica di quella legge trasformandola oltretutto in una legge quadro era un approccio che consentiva il mantenimento dell'impostazione degli articoli come la vecchia legge proprio per dare un'agevolazione ai lettori e ai pescatori che volessero aggiornarsi di trovare comunque una nuova normativa che seguiva lo stesso schema della vecchia normativa.
Già lì nacque la volontà di affrontare questo problema e l'inasprimento ci fu e fu anche abbastanza pesante. Si pensò anche alla confisca e al sequestro non solamente del pescato ma anche di tutti i mezzi che, giustamente diceva il presidente Berlato, venivano adoperati per queste attività che vanno assolutamente contrastate.
Non è solamente una questione di pesca, della predazione del pesce, anche se parliamo di acque che per la loro caratteristica non avevano mai una poca qualità della fauna ittica. C'è una presenza molto forte di alloctoni, quindi una difficoltà sia per il dilettantistico che per il professionale di continuare la propria passione e la propria attività lavorativa in quelle zone.
La stessa legge prevede dei sistemi di intervento per migliorare quelle acque, sia come istituzione pubblica, sia come attività di volontariato associata, ma è chiaro che probabilmente quel tipo di approccio non è ancora sufficiente. Qui probabilmente ci vuole un approccio forte, perché non si tratta del bracconiere ittico che attua con pochi mezzi il prelievo non consentito di determinate specie. Si tratta di un sistema scientificamente ben programmato da persone esperte che attuano anche delle minacce nei confronti di chi tenta di interromperli.
Quindi ben venga questa mozione a continuare a sensibilizzare su questo problema, ma la nostra legge non ha potuto affrontare il problema penale che non è di nostra competenza. Le sanzioni sono state amministrative. Successivamente, nella Commissione presieduta dal collega Berlato, c'è stata un'ulteriore modifica che addossava alle persone che commettono il reato anche le spese di sequestro e di confisca.
Quindi noi abbiamo attuato tutto quello che era possibile attuare per affrontare questo problema. Credo che poi, alla fin fine, la scelta debba essere trasportata sul piano nazionale per dare risposta alle persone che chiedono risposta al contenimento di questi reati.
Assume la Presidenza
Il Presidente Roberto CIAMBETTI

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi. Non viene modificata la mozione.
Metto in votazione la Mozione n. 302.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Sospendiamo in questo momento i lavori e riprendiamo alle ore 14.30.
La Terza Commissione è confermata adesso alle ore 13.00 L'Ufficio di Presidenza lo facciamo subito.
Grazie. Ripresa dei lavori alle ore 14.30.
La Seduta è sospesa alle ore 12.56
La Seduta riprende alle ore 14.35

PRESIDENTE

Causa il protrarsi dei lavori della Terza Commissione, riprendiamo alle ore 14.45.
La Seduta è sospesa alle ore 14.35
La Seduta riprende alle ore 14.53

PRESIDENTE

Possiamo riprendere i lavori.
PUNTO
20



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BASSI, CASALI, FABIANO BARBISAN, BORON, SANDONÀ, RIZZOTTO, MONTAGNOLI, MICHIELETTO, DONAZZAN, NEGRO, RUZZANTE, FERRARI, BARISON, BERLATO, DALLA LIBERA, BRUSCO, BERTI, BALDIN, BARTELLE, BOTTACIN, BRESCACIN, CALZAVARA, GEROLIMETTO, LANZARIN, VILLANOVA, GIDONI, RICCARDO BARBISAN, CIAMBETTI, COLETTO, FINCO, FINOZZI, FORCOLIN, MARCATO, POSSAMAI, SEMENZATO, FRACASSO, SALEMI, AZZALIN, MORETTI, PIGOZZO, ZANONI E ZOTTIS RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE SI ATTIVI PER NON DEPOTENZIARE IL CENTRO DI SPECIALIZZAZIONE REGIONALE PER LO STUDIO E LA CURA DELLE ALLERGIE E DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI COSTITUITO PRESSO L'AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA, UNA DELLE ECCELLENZE DELLA SANITÀ VENETA" (MOZIONE N. 300) (DELIBERAZIONE N. 48/2018)

" IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- la legge regionale n. 26, del 26 novembre 2004, ha istituito presso l'Azienda Ospedaliera di Padova il "Centro di Specializzazione Regionale per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari";
- la legge sopracitata prevedeva che il Centro venisse dotato di risorse economiche, umane ed infrastrutturali adeguate a garantire il trattamento di pazienti sia in età pediatrica che in età adulta, stanziando € 50.000 annui per il suo funzionamento; somma rivelatasi poi insufficiente per l'operatività del Centro;
- il Centro, nonostante le gravi difficoltà economiche, si è sviluppato in questi anni costituendosi come polo d'eccellenza: annualmente vengono svolte circa 6.000 prestazioni, di cui il 30% di pazienti extra-regionali. È l'unico centro nel Veneto e uno dei rarissimi a livello nazionale, dove si svolgono test di provocazione alimentari per problemi diagnostici complessi e dove vengono svolti protocolli di desensibilizzazione per allergie alimentari per uovo, latte, grano e arachide. Inoltre è l'unico centro italiano per la desensibilizzazione all'arachide e per l'utilizzo di farmaci biologici per l'allergia alimentare;
- anche l'associazione "Food Allergy Italia" che rappresenta i pazienti e i loro familiari, svolgendo un importante lavoro con iniziative sul territorio, programmi d'educazione collettiva per le scuole ed i ristoranti a livello regionale e nazionale, in data 31 ottobre 2017 ha inviato una nota al Presidente Zaia manifestando la preoccupazione per il processo in atto di depotenziamento del Centro;
CONSIDERATO CHE:
- la Regione del Veneto ha trasferito la gestione dei Centri regionali di riferimento alle Aziende ospedaliere;
- la somma prevista dalla legge regionale istitutiva n. 26/2004, tra l'altro erogata in maniera irregolare di anno in anno sia per tempistiche che per importo, è da subito risultata assolutamente esigua per la sopravvivenza del Centro. Tale somma è stata implementata grazie al lavoro incessante della responsabile, Dott.ssa Antonella Muraro, che negli anni ha fatto convogliare nell'Azienda diversi progetti che hanno garantito finanziamenti europei ed internazionali che sono risultati vitali per il raggiungimento degli standard odierni del Centro;
- l'Azienda Ospedaliera di Padova non si è fatta carico di oneri per il personale fino all'anno 2012 con l'unica eccezione dello stipendio della Dott.ssa Muraro, peraltro già incardinata nella clinica pediatrica. Il personale che operava all'interno del centro costituito da: medici, dietista, psicologa, infermiere e segreteria, era assunto con contratto a progetto, sostenuto solo parzialmente da finanziamenti regionali;
- mancano spazi dedicati per l'attività del Centro, che continua a registrare un costante aumento di pazienti da tutta Italia per la credibilità e il prestigio acquisito in questi anni;
- nonostante fosse previsto dalla legge istitutiva, il Centro non si è mai potuto occupare di adulti e di pazienti pediatrici che uscivano da quella fascia d'età pur non avendo ancora risolto le proprie problematiche. Per questi pazienti, il Centro rappresenta l'unica opportunità nel Veneto di diagnosi e cura delle allergie alimentari, ambito dove si riscontra una pressante richiesta attualmente inevasa;
- il personale che opera all'interno della struttura formato 'ad hoc' e pagato con borse di studio da finanziamenti privati, una volta terminato il percorso di specializzazione accademico e assunto attraverso il concorso dall'Azienda, viene destinato ad altri reparti, o sostituito da personale con diverso livello di preparazione, creando così un grave danno e un conseguente depotenziamento dell'organico della struttura e dell'operatività del Centro stesso;
- è di questi giorni la notizia che la segreteria per esterni dal 31 dicembre 2017 ha cessato la sua attività. A breve verrà trasferito in altro reparto anche un infermiere, vitale per l'operatività del Centro, che ha sempre operato nello stesso grazie ad una borsa di studio e che è stato formato per l'assistenza specifica nei test di provocazione, per l'attività di desensibilizzazione e per la gestione dei protocolli internazionali;
RITENUTO CHE:
- l'Azienda Ospedaliera, alla luce dei fatti, tutti documentati, non adempiendo agli obblighi previsti dalla legge regionale n. 26/2004 , sta inspiegabilmente depotenziando il Centro, procurando un grave danno sia al reparto sia alle migliaia di pazienti che confluiscono da tutte le regioni, ma anche all'immagine stessa della Regione Veneto;
- la mancanza di risorse economiche, di spazi adeguati e personale dedicato, non permetterà di mantenere il livello d'eccellenza del Centro;
- la responsabile ha più volte sollecitato un appuntamento con le istituzioni regionali e i vertici dell'Azienda Ospedaliera per esporre le varie problematiche e trovare assieme le opportune soluzioni, senza però ricevere alcuna attenzione o riscontro;
IMPEGNA IL PRESIDENTE ZAIA E LA GIUNTA REGIONALE
- ad attuare tutti i provvedimenti necessari affinché l'Azienda Ospedaliera di Padova fornisca al Centro Regionale per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari: fondi, spazi, personale e spazi di operatività adeguati per consentire il proseguimento dell'attività del Centro d'eccellenza, motivo d'orgoglio per la nostra sanità veneta;
- ad estendere la cura e il trattamento delle allergie e delle intolleranze alimentari, anche ai pazienti adulti, come peraltro previsto dalla Legge Regionale n. 26, del 26 novembre 2004.".

PRESIDENTE

Bassi, prego.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente. Grazie, colleghi.
La mozione verte su: "La Giunta regionale si attivi per non depotenziare il Centro di specializzazione regionale per lo studio e la cura delle allergie e delle intolleranze alimentari, costituito presso l'Azienda ospedaliera di Padova, una delle eccellenze della sanità veneta". È una mozione trasversale, firmata dal sottoscritto e dai consiglieri Casali, Barbisan Fabiano, Boron Fabrizio, Sandonà Luciano, Rizzotto Silvia, Montagnoli Alessandro.
Proprio ieri pomeriggio abbiamo anche incontrato la Presidente dell'Associazione italiana dei malati, della Food Allergy Italia, l'associazione che rappresenta i pazienti e i loro familiari, a livello italiano, ma anche, naturalmente, a livello veneto.
Questo centro trae origine dalla legge regionale 26 del 26 ottobre 2004 che ha appunto istituito presso l'Azienda ospedaliera di Padova il Centro di specializzazione regionale per lo studio e la cura delle allergie e intolleranze alimentari. Quella legge aveva previsto che il Centro venisse dotato di risorse economiche, umane e strutturali adeguate a garantire il trattamento dei pazienti, sia in età pediatrica, sia in età adulta, con una cifra di 50 mila euro l'anno, annualmente stanziati per il funzionamento. Somma che naturalmente si è rivelata decisamente non sufficiente. Però poi arriveremo a com'è stato risolto il problema.
Tra l'altro, un altro problema di questo centro è che, contrariamente a quanto previsto nella legge istitutiva approvata dal Consiglio, accoglie solo pazienti in età pediatrica e non in età adulta. Questo è sempre stato un vulnus che c'è stato e che speriamo possa essere risolto.
Il centro, nonostante le difficoltà che ha avuto in questi anni, si è comunque sviluppato come un polo d'eccellenza. Attualmente vengono svolte circa 6 mila prestazioni, di cui il 30% di pazienti extra-regionali. È l'unico centro in Veneto e uno dei rarissimi a livello italiano.
Ricordiamo che nel caso di una patologia grave, giusto per far capire, il paziente deve essere curato con adrenalina entro otto minuti, altrimenti va in arresto cardiaco e rischia seriamente, anzi, arriva a morte in otto minuti netti se non viene curato in tempo.
La somma prevista dalla legge regionale, come dicevo prima, era insufficiente per poter sostenere un centro che andasse a fornire prestazioni trasversali, di questa qualità, quindi è sempre risultata da subito assolutamente importante. Per la sopravvivenza del Centro è stato ritenuto importante accedere anche ad altre fonti di finanziamento, e grazie al lavoro incessante della responsabile, negli anni, sono stati fatti convogliare all'interno dell'azienda ospedaliera diversi progetti che hanno garantito finanziamenti europei ed internazionali. Nonostante le difficoltà, i pazienti continuano a aumentare, l'attività del Centro porta un costante aumento anche dell'attrattività extra-regionale.
Il personale che opera all'interno della struttura naturalmente è formato ad hoc e ultimamente il problema nasce perché alcune importanti figure sono state destinate ad altri reparti o sostituiti da personale con diverso livello di preparazione, creando così un grave danno e un depotenziamento dell'organico della struttura e dell'operatività del centro stesso.
Per esempio, è notizia del 31 dicembre 2017 che la Segreteria per esterni ha cessato sostanzialmente la sua attività. È un punto fondamentale per l'accesso al centro. Hanno un cellulare h24, dove chiunque è paziente del Centro può telefonare e ricevere istruzioni immediate in caso di emergenza. Pensate che sono ormai rimasti in 3-4 persone e erogano circa 6.000 prestazioni annue, quindi facciamo un po' i conti.
Con l'impegno cosa si chiede? Si chiede al Presidente e alla Giunta di "attuare tutti i provvedimenti necessari affinché l'Azienda ospedaliera di Padova fornisca al Centro regionale, fondi spazi e personale e spazi di operatività adeguati per consentire il proseguimento dell'attività del centro di eccellenza, motivo d'orgoglio per la nostra sanità veneta" e ad estendere la cura e trattamento di allergie e delle intolleranze alimentari anche a pazienti adulti, come previsto appunto dalla legge istitutiva. È un'eccellenza della sanità veneta, lottiamo insieme per mantenerla.

PRESIDENTE

Grazie, collega.
Giovanna Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia)

Grazie, Presidente.
Io chiedo al primo firmatario di poterla sottoscrivere. Sono mamma di una bambina allergica e nonostante la mia professione quando mi imbattei per la prima volta nel riconoscere l'allergia di mia figlia, ho avuto parecchie difficoltà, una delle quali trovare un professionista che mi indicasse la via migliore per risolvere il problema dell'allergia di mia figlia nei primi mesi di vita, soprattutto nei primi giorni di vita, visto che l'allergia era all'alimento principale che poteva alimentarla.
Convinta, e soprattutto nel rivolgermi ad altre mamme che possono vivere la mia stessa situazione, sono convinta di sostenere questa mozione, dare delle risposte certe in tempi certi a chi purtroppo ha un figlio allergico, che può sviluppare patologie secondarie, a seguito del non riconoscimento di queste allergie, se non addirittura la morte in caso di shock anafilattico, quindi sono assolutamente convinta che una buona preparazione, ma soprattutto una buona informazione ai genitori per i bambini piccoli, anche per gli adulti, perché oggi parliamo di un settore che si rivolge ai bambini piccoli, ma sappiate che molti adulti riscontrano allergie in età anche avanzata e hanno delle patologie molto spesso correlate, che comportano grossi costi per la Sanità veneta, che se fossero riconosciuti non li avremmo.
Io sono assolutamente convinta della bontà di questa mozione, chiedo di sottoscriverla.

PRESIDENTE

Grazie.
Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Semplicemente anch'io per chiedere l'adesione a questa mozione, ne condivido i contenuti. Non sempre ovviamente mozioni simili sono condivisibili, perché poi ognuno tira un po' la coperta dalla sua parte, ma devo riconoscere al collega Bassi che in questo caso pone un tema assolutamente corretto, giusto, e sul quale credo sia anche giusto ci sia una maggiore attenzione rispetto al problema complessivo sia delle allergie sia delle intolleranze intolleranze alimentari, che sono notevolmente aumentate nel corso di questi anni.
Quindi, credo sia giusto il segnale e il messaggio contenuto all'interno di questa mozione, di impegnare il Presidente Zaia e la Giunta regionale, da un lato, a garantire il funzionamento di questo centro, dall'altro ad estendere la cura e il trattamento delle energie e delle intolleranze alimentari anche ai pazienti adulti.

PRESIDENTE

Grazie.
Ferrari, prego.

Franco FERRARI (Alessandra Moretti Presidente)

Grazie, Presidente.
Solo per sottoscrivere la mozione, sempre che sia permesso, perché condivido in pieno quanto è stato detto dai colleghi, sia Negro che Bassi, e lo stesso Ruzzante. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Barison.

Massimiliano BARISON (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Grazie, Presidente.
Intervengo anch'io, a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia, per chiedere la sottoscrizione sia mia che del collega Berlato.

PRESIDENTE

Dalla Libera.

Pietro DALLA LIBERA (Veneto Civico)

Anch'io intervengo, proprio per chiedere di poter sottoscrivere questa mozione, che condivido pienamente.

PRESIDENTE

Grazie.
Brusco, prego.

Manuel BRUSCO (Movimento 5 Stelle)

Anch'io intervengo, a nome del mio Gruppo per la sottoscrizione, ringraziando il collega Bassi anche per aver organizzato l'incontro di ieri, in cui era invitata la Presidente nazionale di riferimento per quel che riguarda le allergie e le intolleranze alimentari.

PRESIDENTE

Michieletto, prego.

Gabriele MICHIELETTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Per chiedere la sottoscrizione a nome del Gruppo Zaia Presidente.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Bassi, chiedo anch'io la sottoscrizione, se è possibile.
Gidoni, prego.

Franco GIDONI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie.
Anche come Gruppo Lega chiediamo di sottoscrivere.

PRESIDENTE

Vedendo Bassi che annuisce, penso che stia acconsentendo alla sottoscrizione di tutti i richiedenti.
Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

C'è richiesta di sottoscrizione.

PRESIDENTE

Anche il Gruppo del PD chiede la sottoscrizione.
Bassi, prego.

Andrea BASSI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Naturalmente, anche per dichiarazione di voto, ringraziando i colleghi per la condivisione. Segnalo che, per un errore di battitura, nel dispositivo è citata due volte la parola "spazi", mi sono accorto adesso; "fondi, spazi, personale e spazi di operatività", c'è uno "spazi" in più, per correttezza.

PRESIDENTE

Coordinamento tecnico da parte degli Uffici, che correggeranno questa ripetizione.
Bene, non vedo altri interventi. Quindi, metto in votazione la Mozione n. 300.
Segretario d'Aula la collega Guarda, perché non vedo i Segretari al mio fianco, grazie.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
21



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI NEGRO, GEROLIMETTO, RIZZOTTO, MICHIELETTO, BORON, BOTTACIN, BRESCACIN, CALZAVARA, LANZARIN, SANDONÀ, VILLANOVA, BERLATO, BARISON, BASSI, CASALI E FABIANO BARBISAN RELATIVA A "LA REGIONE VENETO SOSTENGA LE IMPRESE AGRICOLE CON I VOUCHER DEDICATI AL COMPARTO AGRICOLO" (MOZIONE N. 310) (DELIBERAZIONE N. 49/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- la conversione in legge del DL 50/2017 ha previsto nella manovra correttiva 2017 del Parlamento il nuovo strumento per le prestazioni occasionali che sostituisce i voucher, si tratta del contratto telematico di prestazione occasionale già ribattezzato "PrestO";
- questo nuovo strumento utilizzato anche in agricoltura senza limitazioni sul tipo di attività agricola e senza limiti rispetto al volume d'affari dell'azienda, ha però dei limiti economici di 5 mila euro complessivi nell'anno di cui 2.500 euro per ogni lavoratore impiegato;
- in Veneto con il precedente strumento dei voucher in agricoltura si è passati dai 1.200 buoni del 2008 ai 622.000 nel 2016, superando di gran lunga la media nazionale che per il settore agricolo rappresentavano meno del 2% mentre in Veneto alcune province raggiungevano il 7%;
CONSIDERATO CHE:
- lo strumento dei voucher non ha mai rappresentato per il Veneto una alternativa al rapporto di lavoro subordinato in agricoltura e non si è mai verificato l'effetto sostitutivo rispetto ai tradizionali rapporti di lavoro, visto che secondo i dati del Ministero del Lavoro solo lo 0,2% di prestatori agricoli a voucher nel 2016 aveva già lavorato come operaio agricolo presso lo stesso datore di lavoro;
- il nuovo sistema del contratto telematico di prestazione occasionale nel primo anno di applicazione non ha dato i risultati necessari per rispondere in modo completo chiaro e flessibile alle esigenze del comparto agricolo;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad adoperarsi presso il governo ed i corrispondenti ministeri affinché si trovi una soluzione definitiva che tuteli i lavoratori del lavoro occasionale e le imprese del settore agricolo con uno strumento di voucher dedicato al settore agricolo, comparto strategico sia per il Veneto che per l'intera Nazione.".

PRESIDENTE

Negro, prego.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia)

Grazie, Presidente.
Ho presentato questa mozione perché quando ero parlamentare assieme a tutta la Commissione Agricoltura abbiamo proposto ed è andato a buon fine il voucher per il settore agricolo. Dopodiché il sistema dei voucher è stato esteso ad altri, artigiani e liberi professionisti, ma il primo vero obiettivo era quello di dare risposte al settore agricolo, soprattutto alla problematica del lavoro nero, soprattutto in una certa parte d'Italia, e dare delle risposte alla temporaneità del lavoro ed alla stagionalità del lavoro agricolo nei vari periodi dell'anno, noi convintamente, e io sono tuttora convinta della bontà di questa iniziativa, perché oggi lo hanno convertito in contratti temporanei e stanno creando non poche problematiche per quanto riguarda gli agricoltori, in quanto, mentre il voucher aveva una certa elasticità nell'uso, il contratto temporaneo prevede un inizio e una fine e non tiene conto della problematica e della variabile tempo. Nel caso in cui, ad esempio, durante la vendemmia, abbiamo problemi di meteo, ci troviamo a rinnovare un contratto e quindi ad aggravare quelli che sono i costi per un'azienda agricola, mentre il voucher dava la possibilità di una certa elasticità: si apriva la mattina e si chiudeva quando terminava il lavoro.
Inoltre, oggi si impiegano anche le cooperative, con il problema dell'intermediazione di manodopera, quindi abbiamo anche tutto questo grosso problema: l'uso di manodopera attraverso le cooperative, quindi pagare la prestazione d'opera, comporta che l'agricoltore stesso non può andare nel medesimo appezzamento di terra assieme alla cooperativa, pena rischio di una multa piuttosto salata da parte degli Ispettori. Con il voucher invece tutte queste problematiche verrebbero risolte.
Io sono proporvi di sostenere presso il Governo centrale la reintroduzione dei voucher per quello che riguarda esclusivamente il settore agricolo.

PRESIDENTE

Grazie.
Gerolimetto, prego.

Nazzareno GEROLIMETTO (Zaia Presidente)

Intanto, preliminarmente chiedo di sottoscrivere la mozione a nome di tutto il Gruppo e ne annuncio il voto favorevole, ma è anche bene fare un po' la storia dei voucher.
I voucher sono nati nel 2003 dall'economista Biagi, sono stati applicati nel 2008, è stata fatta una sperimentazione in Provincia di Treviso, perché c'era il problema che ad ogni vendemmia, tra elicotteri e varie auto delle Forze dell'Ordine. Vari mezzi delle Forze dell'Ordine andavano a circondare i vigneti per andare a prendere gli evasori che andavano ad aiutare per le vendemmie Da là sono nati i voucher, la sperimentazione è nata in provincia di Treviso, sono serviti a regolamentare un po' le cose. Poi la Fornero li ha estesi a tutti i settori e ne ha ampliato l'uso, poi col Ministro Poletti l'uso è diventato un abuso e alla fine è stato rovinato questo bellissimo strumento che aveva dato delle risposte interessanti.
Adesso siamo di fronte a un sistema, io ho visto alcune aziende e alcune persone che avevano un buon servizio anche per l'assistenza agli anziani o ai portatori di handicap, adesso vedere che per due ore alla settimana si debba fare un contratto, con tanto di studio di consulenza, busta paga, eccetera, non abbiamo fatto un buon servizio.
La reintroduzione di questo sistema, così com'era nato, e che non è un'evasione, ma quando si va a considerare la stagionalità dei lavori, oppure dei lavori così insignificanti sotto il profilo economico a cui si debba far fronte con un vero e proprio contratto, con tanto di buste paga e studio di consulenza che li tiene, finisce che i costi accessori sono quasi tanto i costi delle due ore o un'ora la settimana cui magari c'è bisogno per alcune categorie e parlo di, proprio per esperienza diretta, con portatori di handicap o con assistenza aiuto agli anziani.
Altro conto è tutti i lavori che sono programmabili e magari sono anche rilevanti sotto il profilo economico, ma per tutti i lavori stagionali, che non sono programmabili e che hanno questa caratteristica temporanea, io penso che erano 170.000 nella prima stagione ed hanno fatto emergere, mettere in sicurezza, alcuni lavoratori e hanno dato anche alcune risposte di sostegno ad alcune categorie che avevano dei bisogni temporanei.
Quindi, credo che tutto il nostro Gruppo sostenga questa iniziativa e il nostro voto è favorevole, ritenendo una buona cosa l'introduzione dei voucher.

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
A dir la verità, non hanno torto i colleghi Negro e adesso Gerolimetto, relativamente a un punto: ci sono delle professioni nelle quali, probabilmente, l'esistenza di un contratto semplificato, come poteva essere quello dei voucher, aveva un senso, e sono esattamente due, secondo me, quello delle collaborazioni familiari per persone disabili o per persone anziane e sicuramente la tipologia della stagionalità dei lavori temporanei.
Io voterò contro questa mozione per ovvi motivi, per molti motivi, per infiniti motivi, perché c'è stato un abuso dal punto di vista dei voucher, tanto che la Cgil aveva raccolto 1 milione e 100 mila firme, l'errore è stato non andare al referendum, che avrebbe consentito, secondo me, di capire che esiste un problema relativo a migliaia, milioni di giovani, ai quali abbiamo chiesto di rinunciare ai diritti fondamentali che sono stati conquistati nell'Ottocento: diritto alle ferie, diritto alla maternità, diritto alla malattia.
Perché questi lavori, compresi quelli a chiamata, rappresentano un elemento che mette in discussione i principi fondamentali. Se uno è ammalato, non si reca al lavoro e non viene pagato; se una è in maternità, non si reca al lavoro e non occorre neanche più licenziarla.
Esiste questo problema, è questo il problema cruciale e centrale, che avevamo posto anche con quella raccolta di firme della Cgil. Mi rendo conto che ci sono esattamente delle professioni nelle quali andrebbe riconosciuta una tipologia diversa, ma l'estensione che è stata praticata, l'errore che è stato fatto a livello nazionale è nel cancellare tout-court tutti i voucher, senza fare una distinzione tra quelle tipologie professionali nelle quali poteva avere un senso e un significato, appunto quelle legate alla stagionalità, quelle legate a poche ore alla settimana, che rappresentano un elemento di particolarità, ma non possono essere sostitutive. I giovani conoscono queste tipologie di occupazione, solo ed esclusivamente queste tipologie di occupazione, non ne conoscono più altre, una volta che vengono introdotte. Tra l'altro, le tipologie dei contratti previsti oggi in Italia sono infinite, cioè sono assolutamente eccessive, e credo che su questo bisogna dare uno stop.
Quindi, non è in realtà un voto contrario rispetto all'esigenza che viene posta proprio su questa mozione, cioè quella del lavoro stagionale in agricoltura, ma non posso accedere rispetto a una tipologia di contratto che ha mostrato tutti i suoi limiti e tutte le sue difficoltà. Io mi auguro si possa ripartire rimettendo a posto il sistema dell'occupazione, in particolar modo rivolta e pensata verso i giovani, con poche tipologie di contratto, dentro le quali vengono previste anche forme di flessibilità, ma devono essere tipicizzate solo ed esclusivamente per alcune categorie e per dei numeri che non possono diventare l'ordinaria e abituale forma occupazionale, anzi, per alcuni giovani l'unica forma occupazionale che hanno conosciuto, e ormai non sono neanche più giovani, nel senso che hanno superato i 30, i 35, i 40. Ormai si propone anche a chi perde il lavoro a cinquant'anni, una tipologia di contratto così. Io credo che dobbiamo dire basta.

PRESIDENTE

Collega Negro, a chiusura della discussione.

Giovanna NEGRO (Il Veneto del fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia)

Grazie, Presidente.
Io accolgo la firma dei colleghi, però faccio presente al collega Ruzzante che anche molte forme di contratto da cooperativa versano... e allora mi sarebbe piaciuto che la Cgil non facesse solo una partita sui voucher, ma anche una partita mettendo in luce quello che le cooperative fanno. Grazie.

PRESIDENTE

Berlato per dichiarazione di voto.

Sergio Antonio BERLATO (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale)

Per chiedere, se la collega Negro è d'accordo, la sottoscrizione di Fratelli d'Italia a questa mozione, sia da parte mia che del consigliere Barison.

PRESIDENTE

Baldin, prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Come Movimento 5 Stelle ci asterremo da questa mozione. Seppur condividendo di base il principio, c'è il fondato timore che poi il voucher diventi uno strumento di reclutamento del personale ad aeternum, ma cioè non soltanto per piccoli lavori occasionali, ma che poi diventi la regola e questo non deve accadere.
Però, dall'altra parte, ci rendiamo anche conto che se non ci fosse un sistema come quello dei voucher o spero che si possano trovare anche a sistemi migliori per mettere in regola lavoratori occasionali stagionali, ci potrebbe essere il rischio che si assuma, anzi, non si assuma, quindi che ci siano dei lavoratori in nero.
Bisogna mediare tra queste due posizioni, per cui al momento non ci sentiamo in grado di dare né un responso positivo né negativo, in attesa che il prossimo Governo si metta a predisporre un progetto che tenga conto di queste due problematiche.

PRESIDENTE

Grazie, non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Mozione n. 310.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
22



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CASALI, BASSI, CONTE, NEGRO, MONTAGNOLI, RIZZOTTO, MICHIELETTO, BORON, BOTTACIN, BRESCACIN, CALZAVARA, GEROLIMETTO, LANZARIN, SANDONÀ E VILLANOVA RELATIVA A "LA REGIONE VENETO INTERVENGA CONTRO LA LIMITAZIONE DELL'USO DEL DENARO CONTANTE PER I CITTADINI EXTRA UE" (MOZIONE N. 79) (DELIBERAZIONE N. 50/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- dal 6 dicembre 2011 il limite massimo di pagamenti in contanti è di 1000 euro come previsto dalla normativa nazionale antiriciclaggio;
- Il limite massimo di 1000 euro riguarda anche assegni, libretti al portatore e titoli al portatore;
- nella Legge di Stabilità 2016 è prevista una norma (Art. 46) che alzerebbe il limite per i pagamenti in contante dagli attuali 1000 euro a 3000 euro;
CONSIDERATO CHE:
- obbiettivo per questa nazione dovrebbe essere di avere i livelli del contante almeno nella media europea;
- togliendo il limite massimo attuale si intende incentivare i consumi e conseguentemente porre fine al clima di terrore fiscale;
- la decisione di togliere la attuale soglia massima dei pagamenti in contante potrebbe dare nuovi stimoli al commercio, favorendo in questo modo la ripresa economica del paese;
- va ricordata la vocazione altamente turistica dell'Italia e del Veneto, prima Regione con oltre 60 milioni di presenze, di cui il 60% provenienti dall'estero;
RITENUTO CHE:
- in considerazione dei pagamenti in contante molto diffusi in Italia, e che costituiscono l'82% delle transazioni, contro una media europea del 60%;
- vada ricordata la deroga ai limiti, in vigore dal 2012, prevista per i cittadini extra UE con limite massimo di 15000 euro, mentre per i cittadini Ue quella vigente nel loro paese;
- la normativa presente in 11 Paesi componenti la UE, tra i quali la Germania, non prevede alcun limite all'utilizzo del contante;
- tutte le forze politiche dovrebbero attivarsi con l'obbiettivo di creare le condizioni di un aumento dei consumi per sostenere la crescita economica;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
- ad attivarsi presso il Governo affinché i livelli del contante per i cittadini italiani e veneti sia almeno nella media europea;
- per i cittadini Extra UE non sia previsto alcun limite all'utilizzo del contante.".

PRESIDENTE

Casali, prego.

Stefano CASALI (Centro destra Veneto – Autonomia e libertà)

Grazie, Presidente.
Questa è una mozione che credo possa essere condivisa da tutti, nel senso che la vocazione del nostro territorio è una vocazione turistica, è la prima Regione d'Italia, una forse delle più importanti d'Europa per affluenza turistica. Il limite del denaro contante condivisibile o non condivisibile, serve per tracciare la regolarità di chi lo spende, ma serve per tracciare la regolarità di chi lo spende di nazionalità italiana.
Nel senso, noi non dobbiamo preoccuparci se un russo, visto che parlavamo prima degli amici russi, un cinese, un orientale, un indiano, viene in Italia e decide di comprare i nostri prodotti con una valigia di soldi contanti, perché sono soldi che poi vengono fatturati dagli italiani, portano ricchezza, portano sviluppo.
Siccome noi non abbiamo una visione pauperista, come qualche altro Governo che negli ultimi dieci anni ha massacrato l'economia italiana, ha massacrato il potere d'acquisto delle famiglie, ha fatto perdere decine di migliaia di posti di lavoro, noi riteniamo che al turista che viene e vuole spendere in Italia bisognava fargli ponti d'oro.
Mi raccontavano quest'estate in Sardegna per dire che gli yatch extra Europa andavano a fare gasolio o benzina in Corsica, perché lì non avevano problemi, perché in Italia per pagare il carburante c'erano delle procedure folli questo è un piccolo esempio rispetto a tanti altri.
Al turista che viene e vuole spendere in Italia dobbiamo fargli ponti d'oro ed è una sciocchezza che ci sia questo limite, è un limite che danneggia l'economia, danneggia il lavoro degli italiani, il sacrificio degli italiani, io a dir la verità credo che sia un'assurdità limitare la circolazione del denaro contante, perché io do sempre la buona fede alle persone, ma sicuramente non ha nessuna ragionevolezza limitarlo per i cittadini non europei, che vogliono vivere l'Italia appieno e con le loro risorse, risorse che restano poi in Veneto e in Italia.

PRESIDENTE

Grazie.
Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Credo che la motivazione di allineare i parametri rispetto alla media europea sia sensata e condivisibile; per cui, da questo punto di vista, la nostra posizione è favorevole.
Mentre, nella seconda parte del dispositivo, cioè quella di togliere il limite di utilizzo per gli extra UE, avrei qualche perplessità, anche perché abbiamo esempi, purtroppo, che possono dar luogo a delle controindicazioni.
Quindi, chiederei la votazione distinta delle due parti del dispositivo, in modo tale da valutare la posizione differenziata. Grazie.

PRESIDENTE

È possibile e verrà accettata da questa Presidenza la votazione distinta per parti separate.
Jacopo Berti, prego.

Jacopo BERTI (Movimento 5 Stelle)

Grazie mille, Presidente.
Seppur rispettando la diversità di vedute, noi, come Movimento 5 Stelle ci poniamo esattamente dall'altra parte della barricata. Ci sono moltissime nazioni e il trend internazionale è quello di andare verso il superamento del denaro contante. L'India ha abolito tutte le banconote sopra l'equivalente di 50 euro, un anno e mezzo fa circa, dimostrando che – stiamo parlando dell'India, non del Paese più tecnologico del mondo – che ce la fanno, che funziona tutto bene lo stesso, e l'hanno fatto proprio per andare ad attaccare la corruzione, soprattutto corruzione e microcriminalità. Vi sfido io, senza denaro contante, ad andare a comprare la droga dallo spaccino o ad andare a pagare la prostituta, perché tutto il denaro sarebbe tracciato. Quindi, la prima cosa che vai ad attaccare, andando ad abolire il contante, è la microcriminalità.
I Paesi del nord come la Svezia sta pensando di andare completamente senza il contante, la Finlandia sta facendo delle prove su dei territori e la tracciabilità inizia a diventare molto, molto importante. Inoltre, anche l'economia, c'è uno studio molto interessante su quelle che sono tutte le nuove società nate intorno ai pagamenti tecnologici, proprio dall'abolizione del contante. In India, il risultato è stato che, grosso modo, l'economia non ne ha risentito, né in un lato, né nell'altro, quindi è stato abbastanza neutrale, ma ne ha risentito moltissimo l'economia crescente, cioè moltissime società che trattano la gestione del denaro digitale sono nate, dando un grosso volano e nuovi posti di lavoro. Quindi, per adesso i benchmark a livello mondiale sono assolutamente positivi e vanno nella direzione dell'abolizione.
Inoltre, stanno andando fuori corso le banconote da 500 euro, stanno togliendo quella da 200 euro. Anche noi, come Comunità europea, stiamo andando a togliere e a ridurre sempre di più. Nei piccoli Stati, penso a Hong Kong, non esistono banconote superiori all'equivalente dei nostri 50 euro, Singapore, lo stesso. Quindi, io penso che, se volessimo essere in quello che risulta essere oggi il trend dei Paesi più attuali, che gestiscono anche più denaro e le ricchezze più importanti, andiamo proprio nella direzione opposta.
Quindi, avendo noi affinità con queste nuove visioni e con questo mondo, che vorremmo arrivasse anche da noi in Italia, voteremo in maniera fortemente contraria. Grazie.

PRESIDENTE

Valdegamberi.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Invece io sono d'accordo con quanto detto dal consigliere Casali. Vi porto alcuni esempi, tra l'altro li ho sentiti direttamente, di alcuni commercianti di frutta che andavano ai nostri mercati, venivano dai Paesi dell'Est e venivano a comprare le ciliegie in Val d'Illasi, come le mele e altre cose. Loro ovviamente venivano col pacco di soldi in contanti a comperare, erano abituati a pagare in contanti, dopodiché, dopo che gli hanno creato problemi sui pagamenti, non sono neanche più venuti e abbiamo perso anche quei soldi lì, perché magari andavano a comprare altrove.
Quindi, io credo che una regola vale per tutti, ma quando non è uguale per tutti, quantomeno è sbagliata la regola, perché noi andiamo a precludere la possibilità di immettere nel nostro Paese valuta che viene da Paesi dove ci sono regole diverse. Quindi, quanto meno un'uniformità. Poi non credo che non ci siano altri modi per accertare se il denaro viene usato per finalità certamente non legali, credo che ci siano altri strumenti per bloccare quella cosa lì, senza bisogno di bloccare tutte le altre attività.
La velocità di circolazione del denaro, anche attraverso il contante, non ha mai portato povertà, anzi, ha sempre creato sicuramente più opportunità, non è certo nel creare nuove professionalità e nel creare nuova burocrazia anche sulle transazioni, ma soprattutto anche maggiore libertà perché, quando ormai qui siamo controllati in tutto e per tutto. La tracciabilità, è vero, è una cosa opportuna per certe finalità, però tracciabilità vuol dire che chiunque, con le banche dati, può sapere cosa fa del proprio denaro, dove lo spende, va a limitare anche la libertà di utilizzo del proprio denaro che viene speso. Quindi è una forma di controllo da parte dello Stato, di qualche Istituzione sulla libertà personale dei cittadini, c'è anche quell'aspetto da considerare.
Sanno tutto di tutti, io potrei spendere una cosa in un modo - in maniera lecita intendo - invece che in un altro e non vedo perché uno deve sapere dove ho speso i miei soldi, quando questi soldi sono guadagnati in maniera lecita.
Per diverse ragioni io non sono così favorevole ovviamente a una posizione della restrizione del contante, ma semmai concordo con la tesi sostenuta dal consigliere Casali, quindi io voterò favorevole.

PRESIDENTE

Grazie.
Montagnoli, prego.

Alessandro MONTAGNOLI (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Ringrazio i colleghi di questa mozione, chiedo anche di sottoscriverla se mi è consentito. È una norma che abbiamo cercato di combattere, perché è stata inserita da uno dei peggiori Presidenti del Consiglio, tal Monti, mai eletto dai cittadini, messo lì dall'Europa, che è inserito fra tanti disastri che ha fatto nel Salva-Italia anche questa normativa, che dà addosso alle nostre imprese, ai nostri cittadini e viviamo in un'Europa in cui le regole deve essere tutte uguali. Bene, in Europa le regole non sono così.
Assolutamente noi lo abbiamo detto in campagna elettorale, l'ha detto il futuro Presidente del Consiglio dei Ministri che questo limite va tolto, che i cittadini con i propri soldi devono poter decidere come spenderli, senza dover dimostrare a qualcuno perché sono i soldi di proprietà. Per cui assolutamente una norma da cambiare, prendo atto di quanto detto dai colleghi del 5 Stelle, certo che se si discute di una valutazione anche di Governo che non compete a me, ma in materia di libertà e di attività economica penso che siamo lontani su questo punto di vista.
In uno Stato in cui le tasse non sono 70%, ma nella media europea giusta forse sì, ma in un Paese come il nostro, in cui la tassazione a livelli di Stato ladro, penso che le cose devono essere cambiate.

PRESIDENTE

Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Io su questo ho sentito un pezzo dell'intervento di Berti, poi son dovuto uscire dall'Aula, ma la penso esattamente come lui, la penso esattamente come il Movimento 5 Stelle.
Devo dire la verità, quando abbiamo governato, mi riferisco agli anni Novanta, forse era ancora ministro Visco, introducemmo una norma che era 500 euro di massimo di contante, poi venne portata a 1.000 per le mediazioni dell'ultima ora, quindi viene da ben più lontano questa norma, poi ovviamente andò al governo Berlusconi e la cancellò.
Ho trovato veramente una scelta incomprensibile, dal mio punto di vista, la scelta del governo Renzi di portarla di nuovo a 3.000 euro. So che ci sono proposte che sono state avanzate in campagna elettorale di azzeramento addirittura, ognuno fa quello che vuole. In Europa molti Paesi vanno in direzione diametralmente opposta, non solo perché è più moderno e perché è più sicuro andarsene in giro con una tesserina bancomat, piuttosto che con le valigette piene di soldi. Tra l'altro, questa immagine dell'idea delle valigie piene di soldi che è stata evocata prima da qualche intervento mi lascia veramente perplesso, cioè che lasciamo gli stranieri venire dentro con valigette di soldi, l'immagine immediata che mi dà questa idea di valigette piene di soldi è quella del riciclaggio di denaro.
Non solo è una questione di tracciabilità, è anche una questione di sicurezza: andarsene in giro con una carta bancomat o con il portamonete pieno di soldi, o le valigette piene di soldi, significa porsi con forza il tema e il problema delle rapine, della possibilità di poter essere scippati.
Ad esempio le organizzazioni dei pensionati stanno sviluppando una rete di informazione nei confronti dei pensionati di non andare più a prendersi la pensione in ufficio postale, ma di farsela accreditare sul conto corrente e poi andare con la carta bancomat a spendere quei soldi, perché rappresenta uno degli elementi attraverso i quali riduciamo anche gli aspetti di possibile insicurezza nel trasporto dei soldi.
Ma c'è un problema che riguarda la criminalità organizzata. A me sorprende che in quest'Aula nessuno si ponga il problema. Il problema è che ci sono proventi – penso alla mafia, all'interno del nostro Paese – che derivano da attività illecite, lo spaccio di droga, per esempio. Uno riceve i soldi attraverso lo spaccio di droga, non sa come riciclarli, è in difficoltà, grazie a questa norma, quella dei 500 o 1.000 euro che c'era. Quindi si vuole favorire e dare la possibilità, con tranquillità, di viaggiare con le valigette piene di soldi, proventi dell'attività illecita, illegale, che non possono dimostrare di aver ricevuto, perché sono attività dannose per la comunità, perché sono attività illegali, perché sono attività illecite! E voi vi ponete il problema di favorire la circolazione del denaro di queste organizzazioni criminali? Ma io non lo so, sinceramente, veramente non riesco a capirne il senso e il significato.
E lascio da parte tutta la questione che è centrale oggi, in questo Paese: c'è qualcuno che è ricco e diventa sempre più ricco e qualcuno che è povero e diventa sempre più povero. Questa si chiama lotta all'evasione fiscale perché, se noi continuiamo a consentire che qualcuno possa evadere e qualcun altro, invece, abbia il versamento al momento in cui percepisce il reddito, e quindi non ha nessuna possibilità di evadere e si trova automaticamente tassato fino all'ultimo centesimo, continueremo a consentire l'accumulo di ricchezza per qualcuno e la povertà sempre più povera per qualcun altro. Questi sono i dati dell'Italia.
Una norma come questa, secondo me, è una norma di equità, che combatte le ingiustizie e le differenze sociali ed economiche in questo Paese e combatte la criminalità organizzata. Quindi voterò contro mille volte.

PRESIDENTE

Grazie.
Collega Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Io, invece, sono diametralmente opposta al collega che mi ha proceduto. Chiedo ai presentatori di poterla sottoscrivere, anche come Gruppo Lista Zaia.
Ho trovato, sinceramente, collega Ruzzante – mi riferisco in particolare al suo ultimo intervento – anche un po' di contraddizioni, perché lei mi parla di modernità e sicurezza, col fatto di dover tutti usare solo i pagamenti elettronici, e questo quindi è uno Stato moderno, e nello stesso tempo si combattono le ingiustizie, a suo dire, e le iniquità usando solo la moneta elettronica.
Lei mi deve spiegare perché una persona, chiunque essa sia, solo perché usa le sue risorse e i suoi soldi, guadagnati con il lavoro, perché le utilizza in contante deve essere considerata per forza un evasore. Questa è una cosa vergognosa, tant'è vero, come cita anche questa mozione, che la maggior parte dei Paesi europei – tra l'altro anche la Germania – non prevede alcun limite all'utilizzo del contante.
Le ricordo, inoltre, che i maggiori evasori, evasori anche fiscali, non sono mica quelli che usano il contante. I maggiori evasori sono stati pescati su conti correnti su banche all'estero. Non è certo con questa limitazione del contante e con queste soglie ridicole che si va a contrastare un'evasione fiscale galoppante, che riguarda i grandi evasori. Qui si mettono in discredito le persone anche oneste, perché uno deve vergognarsi per avere qualche euro in tasca e usare ancora il contante? Perché dobbiamo obbligarlo a pagare anche le commissioni bancarie o quant'altro? Perché adesso usiamo tutti carte di credito, bancomat eccetera e paghiamo anche spese su questo perché, se usiamo i contanti, siamo tutti evasori. Solo in Italia, un mondo di evasori. Questa cosa proprio non la condivido.
Io trovo, anzi, che per equità e per combattere le ingiustizie, semmai mettiamo delle soglie, ma non ridicole come quelle che ci sono adesso, perché non può essere che uno, perché ha mille euro, se ha mille e un euro nel portafoglio per pagare qualcosa, è un evasore e va rintracciato. Se io vado a prelevarmi i miei soldi da una banca – i miei soldi! – se supero un certo importo, i 3.000 euro devono segnalarmi! Se ne prelevo i miei soldi devo dire per cosa li uso. È la privacy, noi non lo sappiamo, ma loro nel loro circuito mandano le segnalazioni!
Io credo che non siamo tutti evasori, ci sono anche dei diritti. Diritto è anche quello che una persona con le sue risorse, con quello che ha guadagnato, possa anche circolare liberamente col contante e non obbligarlo, per legge, anche un po' più insomma del minimo vitale a dover per forza andare con strumenti elettronici. Mi riferisco in particolare anche persone di una certa età, che hanno una certa difficoltà a usare questi strumenti.
Comunque visto che l'argomento è un po' acceso, sento un po' di confusione, non vado oltre. Noi la sottoscriviamo se il Presentatore accetta e chiaramente il nostro voto sarà convintamente favorevole a questa norma di iniquità, quindi di contrastare questa norma, che tratta anche noi cittadini normali come evasori. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie a lei.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Ho seguito il dibattito, ho sentito anche la proposta che condivido del collega Pigozzo, ho sentito anche gli ultimi interventi. A mio avviso, non devono essere travisati e male interpretati determinati interventi dei colleghi che fanno presente che un limite al contante possa rappresentare anche un modo per la lotta all'evasione fiscale, come anche alcune delle critiche avanzate dalla collega Rizzotto possono essere anche condivisibili, questo va sicuramente detto.
Io credo che le persone perbene, le persone oneste, non devono aver paura diciamo di determinate norme, nel senso che qui vedo che il titolo parla di "uso di contante denaro per i cittadini extra Unione europea", se per extra Unione europea si intende appunto per i cittadini che vengono da fuori la l'Unione europea, spesso questi arrivano da noi anche con mezzi aerei, dopo aver fatto prenotazioni, sicuramente sono in possesso di carte di credito, di bancomat, quindi credo che tutto sommato effettivamente non ci si debba preoccupare di questo, perché determinate norme e restrizioni arrivano per combattere sì l'evasione fiscale, ma anche quei proventi di denaro che non prevedono carte di credito o non prevedono bancomat, mi riferisco alle estorsioni, allo spaccio di droga, anche alla prostituzione. Bisogna trovare un equilibrio tra una forma e l'altra e quindi quello che volevo ribadire e sottolineare con il mio intervento è che se arrivano certe limitazioni è che purtroppo certi traffici di materiali stupefacenti, tratta anche di umani, visto che la prostituzione questo è, sono mezzi utili per contrastare questo tipo di fenomeni illeciti. Non dobbiamo aver paura.
Ribadisco, avere la possibilità e dare la possibilità di pagare coi mezzi tecnologici elettronici non va a toccare la privacy e non prevede nessuna limitazione in più, rispetto a chi invece vuole girare con i pacchetti e i mazzetti di denaro liquido.

PRESIDENTE

Passiamo alla votazione. C'è la richiesta di votazione per parti separate che avviene in questa maniera: si vota le premesse e la prima parte del dispositivo, le premesse e la seconda parte del dispositivo e poi si vota, nel complesso il provvedimento, quindi tre votazioni.
Partiamo con la prima votazione che prevede appunto premesse e la prima parte del dispositivo.
La collega Guarda è il Segretario.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo alla seconda parte del dispositivo, con le premesse comunque che vengono votate.
Sempre la collega Guarda fa da Segretario.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Adesso si vota la mozione nel suo complesso, la Mozione n. 79 nel suo complesso.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
23



RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RIZZOTTO, BORON, MICHIELETTO, VALDEGAMBERI, GIDONI, COLETTO, FINCO, BASSI, FABIANO BARBISAN, BRESCACIN, CIAMBETTI, CONTE, DONAZZAN, LANZARIN, NEGRO, SEMENZATO, VILLANOVA, PIGOZZO, SALEMI, ZANONI, RUZZANTE, BARTELLE, SINIGAGLIA, FRACASSO, FERRARI, GUARDA E POSSAMAI RELATIVA A "CONDANNARE OGNI ATTO DI VIOLENZA DA QUALSIASI PARTE PROVENGA" (RISOLUZIONE N. 61) (DELIBERAZIONE N. 51/2018)

" IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- chiunque ha diritto di manifestare, esprimendo il proprio pensiero nelle forme democraticamente più varie, come sancito dalla nostra Costituzione (art. 21);
- la legge 25 giugno 1993, n. 205 e successive modifiche e integrazioni, cosiddetta "Legge Mancino" punisce gesti, azioni e slogan aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione di qualsiasi genere;
CONSIDERATO CHE:
- ultimamente il nostro Paese è stato teatro di episodi di violenza come l'atto criminoso avvenuto recentemente a Macerata, a Piacenza dove un poliziotto è stato aggredito durante la manifestazione contro la recente apertura di una sede di Casa Pound e a Livorno dove la leader di un Partito politico è stata pesantemente contestata con insulti, sputi e lancio di bottigliette;
- le istituzioni e le personalità politiche hanno la responsabilità di dare il buon esempio promuovendo la tolleranza, la comprensione, il rispetto e la coesistenza pacifica;
RILEVATO che i mezzi di informazione svolgono un ruolo importante e significativo nella percezione pubblica della violenza rendendosi talvolta responsabili di una informazione fuorviante e distorta al fine di manipolare l'opinione pubblica su fatti e accadimenti che devono essere affrontati con razionalità dalle autorità competenti;
tutto ciò premesso,
ESPRIME
piena solidarietà alle forze dell'ordine sempre impegnate in prima linea nel contrastare cortei di manifestanti sempre più violenti;
CONDANNA
ogni forma di aggressione e azione mirate a diffondere l'intolleranza e la violenza da qualunque parte essa provenga;
SOLLECITA
le autorità nazionali ad adoperarsi affinché garantiscano la sicurezza dei partecipanti alle manifestazioni dove deve essere assicurata la possibilità di ciascuno di esprimere pacificamente le proprie opinioni.".

PRESIDENTE

Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Questa risoluzione, che è stata sottoscritta ampiamente dai colleghi di questo Consiglio regionale, è un po' il frutto di una discussione che c'è stata qualche settimana fa qui in Aula relativamente alla condanna di ogni atto di violenza. Proprio per evitare di strumentalizzare eventuali azioni, gesti, situazioni che si sono create nel territorio, che a volte vengono anche un po' usate, o da una parte, o dall'altra, per creare più che altro polemiche, l'intento di questa mozione è proprio di condannare qualsiasi atto di violenza, da qualsiasi parte esso provenga, e quindi di fare in modo di esprimere una solidarietà, in particolare alle Forze dell'Ordine, che sono sempre impegnate in prima linea, quando avvengono delle manifestazioni pubbliche. Ogni tipo di manifestazione. Condannare ogni forma di aggressione e azioni mirate a diffondere l'intolleranza e la violenza, da qualunque parte essa provenga, e sollecitare comunque le Autorità nazionali ad adoperarsi affinché garantiscano la sicurezza dei partecipanti alle manifestazioni, dove deve essere assicurata sempre la possibilità di ciascuno di esprimere pacificamente le proprie opinioni, al di là del tipo di manifestazione, di evento o di qualsiasi cosa essa sia, ovviamente anche riconducibile alla politica.
Le azioni di tipo violento, che vanno contro anche manifestazioni pacifiche, vanno condannate. In questo senso dobbiamo essere sempre dalla parte delle forze dell'ordine, che cercano di tutelare e garantire l'incolumità dei partecipanti, il più delle volte pacifici, perché sappiamo che i violenti sono il più delle volte pochi facinorosi, però rovinano anche manifestazioni tranquille, dove uno legittimamente può anche esprimere un proprio dissenso di fronte a qualsiasi cosa, di qualsiasi carattere essa sia.
Quindi io ringrazio i colleghi per aver ampiamente sottoscritto questa risoluzione, perché penso che, come Consiglio regionale del Veneto, sia importante, al di là dei singoli episodi, tutti insieme dire no alla violenza. Noi siamo contro la violenza e chiunque può manifestare il proprio pensiero democraticamente, liberamente, senza aver paura comunque di essere aggredito, di venire insultato o di avere compromissioni di questo tipo. Grazie.

PRESIDENTE

Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Ho già firmato questa risoluzione. Voglio solo ricordare che la collega Rizzotto aveva proposto questa mozione come forma di condanna contro ogni atto di violenza, da qualsiasi parte provenga, in sede di votazione di una mozione che ebbe il supporto della maggioranza dell'Aula, che condannava il comportamento del Fronte Veneto Skinheads.
La collega Rizzotto aveva proposto di fare un atto, una seconda risoluzione che condannasse tutti gli atti da qualsiasi parte essi provengano. È la dimostrazione che si può votare, credo e mi auguro, all'unanimità il contenuto di questa risoluzione ed è la dimostrazione che non c'era assolutamente un atteggiamento negativo, la scorsa volta, semmai, una ricerca di trovare un'unità attorno a un testo che è stato qui trovato in questa risoluzione.

PRESIDENTE

Grazie.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Risoluzione n. 61.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
24



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GIORGETTI, BARISON, PIGOZZO, FRACASSO, SALEMI, AZZALIN, MORETTI, ZANONI E ZOTTIS RELATIVA A "RISOLVERE LE CRITICITÀ DELLE IMPRESE DEL SERVIZIO TAXI" (MOZIONE N. 149) (DELIBERAZIONE N. 52/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO che il servizio Taxi rappresenta una indispensabile componente ad integrazione del trasporto pubblico locale non di linea e che in questo senso con DGR 208 del 2012 la Regione del Veneto ha approvato e sottoscritto una intesa con le principali Associazioni di categoria e gli operatori economici, per la crescita e lo sviluppo di detto servizio;
CONSIDERATO CHE:
- in questi ultimi anni l'aggravarsi della crisi economica e le innovazioni tecnologiche che hanno fatto il loro ingresso nel settore in maniera non regolamentata, stanno creando danni irreparabili alla categoria oltre che provocare un calo della qualità del servizio agli utenti e fenomeni di elusione fiscale;
- le imprese del servizio taxi saranno chiamate nel prossimo futuro a confrontarsi con un mercato in totale cambiamento dovuto al riassetto e riformulazione del servizio del TPL;
RITENUTA la necessità di dare urgente risposta ad una serie di temi di competenza regionale tramite modifiche normative e adozione di adeguati regolamenti e disciplinari;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a convocare urgentemente un tavolo di monitoraggio e concertazione con le categorie interessate al fine di predisporre gli strumenti necessari per affrontare e risolvere le criticità del settore.".

PRESIDENTE

Prego, Giorgetti.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

L'oggetto di questa mozione è quella di sollecitare, di evidenziare, alla Giunta l'attenzione rispetto al comparto dei taxi, che è un comparto che fa parte a tutti gli effetti del servizio di trasporto pubblico. E proprio nel momento in cui si sta rivedendo quello che è il sistema del trasporto pubblico, quella che è la complementarietà tra i vari operatori del servizio, chiediamo alla Giunta di attuare quello che è un protocollo d'intesa, peraltro già riconosciuto con delibera 208/2012, fatto con le associazioni di categoria e gli operatori economici con l'obiettivo di affrontare assieme questo sistema di riforma.
Ricordo che il servizio taxi, svolge anche una funzione in molti casi sociale e necessaria, rispetto a tutta una serie di bisogni, che il servizio pubblico non è in grado di svolgere. Penso al trasporto dei disabili, penso a quella che è la mobilità di persone anziane, penso alle garanzie di sicurezza con cui è svolto questo servizio, perché si legge tutti i giorni sui quotidiani e sui media si sente, con diverse applicazioni, sistemi che non danno nessuna garanzia della professionalità e delle rispetto delle norme di regolarità sia dei mezzi che delle assicurazioni, è un mondo in cambiamento.
Non si può lasciare questa categoria abbandonata a se stessa, deve essere coinvolta in quelle che sono tutte le azioni di coordinamento e pianificazione che la Regione, soprattutto in questo momento, deve mettere in atto.
È un invito alla Giunta di rispettare delibere e protocolli già sottoscritti nel passato e di convocare questo tavolo di coordinamento con gli operatori del settore.

PRESIDENTE

Grazie.
Pigozzo, prego.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Per confermare l'adesione agli obiettivi. Se il primo firmatario, il collega Giorgetti, accetta, noi la sottoscriviamo, ritenendo necessario questo passaggio, non escludendo anche che oltre agli impegni che diamo alla Giunta, di poter agire dal punto di vista legislativo su un riordino complessivo del settore.

PRESIDENTE

Grazie, penso che il collega Giorgetti aderisca alla richiesta di sottoscrizione.
Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Mozione n. 149.
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
25



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "ELIMINARE LA DICITURA "RAZZA" NEI REFERTI DELLE ULSS VENETE" (MOZIONE N. 309) (DELIBERAZIONE N. 53/2018)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE risulta che sui referti emessi dalle ULSS venete sia riportato, in calce alle indicazioni anagrafiche del soggetto, sia inserita la riportata indicazione "Razza" non seguita da nessuna indicazione;
RILEVATO CHE:
- l'AGI ( Associazione Genetica Italiana) in data 18 gennaio 2018 ha rilasciato una dichiarazione in cinque punti, qui di seguito riportata, nella quale sono condensati, per diversi e anche per quello medico per quanto qui interessa, la caducità del concetto di "razza":
"1. Nel linguaggio corrente, la parola razza è ambigua. Può indicare tanto l'intera umanità (Einstein, dichiarandosi di "razza umana"), quanto una famiglia ("l'ultimo della sua razza"), con tante sfumature intermedie. Ma anche in ambito scientifico il concetto non è privo di ambiguità. Secondo Ernst Mayr, popolazioni locali abbastanza diverse l'una dalle altre da poter essere distinte rappresentano diverse razze o sottospecie (In Systematics and the Origin of Species, 3rd edn, Columbia University Press, New York, 1947, 98-106). Resta così aperto il problema di decidere cosa significhi "abbastanza diverse".
2. In molte specie, l'analisi del DNA permette di attribuire con precisione un individuo di origine sconosciuta a una regione geografica precisa. In questo caso, alla popolazione di ciascuna regione viene attribuito lo status di razza; esempi sono lo scimpanzé, la lumaca dei Pirenei, e molte piante. Invece in altre specie, in particolare specie molto mobili di uccelli o pesci di mare, le popolazioni di diverse regioni non si distinguono fra loro, e quindi non formano razze biologiche.
3. Nel cane, nel cavallo, e in molte specie domestiche di animali e piante, ci sono razze ben distinte. Non si tratta però del risultato di un'evoluzione naturale, ma di incroci controllati da parte di allevatori e coltivatori. In ogni caso, a livello di DNA, le differenze fra razze canine sono centinaia di volte più grandi di quelle fra persone di continenti diversi.
4. Il primo motivo per escludere che nell'uomo esistano razze biologiche è storico: dal Settecento in poi sono stati proposti decine di cataloghi razziali umani, comprendenti da 2 a 200 razze, e ognuno in conflitto con tutti gli altri. Gli astronomi sono d'accordo su quali e quanti siano i pianeti del sistema solare, i chimici sono d'accordo su quali e quanti siano gli elementi. Come ha sottolineato Frank Livingstone (On the nonexistence of human races, Current Anthropology 3:279-281, 1962) che invece nessuno sappia dire quali e quante siano le razze umane dimostra che attraverso il concetto di razza non si riesce a comprendere la nostra diversità biologica.
5. Il secondo motivo per escludere che nell'uomo esistano razze biologiche è genetico. Lo studio dei genomi dimostra che ciascuno di noi condivide con qualunque sconosciuto, di qualunque continente, il 99,9% del suo DNA. Non basta: quell'1 per mille di differenze è distribuito in modo tale che ciascuna popolazione ospita in media l'88% della variabilità dell'intera specie umane. In altre parole, individui di popolazioni anche lontane sono a volte molto più simili dei nostri vicini di casa. Ricordiamoci delle innumerevoli vite salvate ogni anno nel mondo dalle trasfusioni di sangue e dai trapianti di organi che coinvolgono anche persone di continenti diversi"
CONSIDERATO che la stessa circostanza che sui referti dell'ULSS alla dicitura "razza" non segua alcuna indicazione depone nel senso della inutilità ai fini medico-diagnostici, potendosi invece prestare a indebite interpretazioni;
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi affinché sui referti emessi dalle ULSS venete non compaia la dicitura "razza".".

PRESIDENTE

Ruzzante, prego.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Questo caso mi è stato segnalato perché sinceramente non me ne ero mai accorto: tutti noi abbiamo avuto dei referti, i famosi foglietti rossi, oggi bianchi, che utilizziamo per fare visite o per fare prestazioni sanitarie, o semplicemente per un esame del sangue.
Mi è stato segnalato da parte di rappresentanti del mondo della categoria dei Medici, ma anche degli Infermieri, il fatto che compaia ancora una dicitura, all'interno di questi foglietti rossi, definendo la parola razza.
Faccio notare ai colleghi che l'Associazione Genetica Italiana, non faccio l'excursus storico di quello che è avvenuto nel Settecento quando si erano catalogate da 2 a 200 razze che poi son state rimesse in discussione. Poi il Novecento che lettura ha dato, il Fascismo che lettura ha dato, il Nazismo che lettura ha dato, e ha via via fino ad arrivare ai giorni nostri. I giorni nostri ci restituiscono semplicemente questo: l'Associazione Genetica Italiana, in data 18 gennaio 2018, ha rilasciato una dichiarazione in cinque punti, qui di seguito riportata nella mia mozione, nella quale sono condensati per diversi, e anche per quello medico, la caducità del concetto di razza.
Addirittura, ci siamo spinti molto più in là, perché per fortuna oggi si può addirittura fare un esame, che è quello del DNA, stabilendo il luogo di provenienza di ciascuno di noi, la sua origine nell'ambito del pianeta Terra, capire e comprendere da dove è prevalente il proprio DNA, l'abbiamo messo alla prova ed è impressionante il dato di questo esame del DNA: ciascuno di noi proviene da dove non pensa e ciascuno di noi è mescolanza di origini e provenienze che sono assolutamente infinite.
Io posso comprendere, guardate, mi sono sforzato di capire qual era e quale poteva essere il senso e il significato di quella dicitura, non pensando ovviamente a un concetto, a una volontà razzistica nell'inserire questa dicitura nei referti medici, e immagino quale fosse l'origine. I luoghi di provenienza di origine di una persona possono essere connessi a determinate tipologie di patologie, che sono prevalenti e provenienti da determinati luoghi, penso all'anemia mediterranea, penso a mille altre forme di questo tipo di patologia.
Penso che derivasse da questa volontà. Quindi una volontà di capire se determinate patologie erano legate anche al luogo di provenienza della persona. Però troviamo un modo più elegante e più intelligente, sicuramente non con la dicitura "razza" nei referti delle ULSS, perché credo che sia superata dalla storia, da quello che dicono l'Associazione Genetica Italiana e internazionale, mondiale e quindi togliere questa dicitura ci aiuta ad evitare di essere malintesi o non compresi, nel senso e nel significato, e si possa in qualche modo sostituire questa dicitura "razza" con alcune particolarità della persona o del soggetto che vuole sapere che proviene per esempio da una zona mediterranea e quindi può essere soggetto all'anemia mediterranea, o può essere soggetto ad altre tipologie e patologie.
Io inviterei la Giunta ad adottare questo provvedimento.

PRESIDENTE

Grazie.
Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Grazie, Presidente.
Io ringrazio il collega Ruzzante per questa mozione. In effetti, l'argomento non è proprio nuovo, è stato sollevato anche in altri Consigli regionali italiani e l'ultimo è stato mi pare la Toscana, a fine gennaio. Un nostro collega, tra l'altro del Partito Lega Nord, aveva proprio richiesto all'Assessore regionale della Toscana alla Salute di modificare i termini dei referti medici, perché razza era considerato ormai superato.
Noi sappiamo, e lo abbiamo anche scritto nella nostra Costituzione, che i nostri Padri costituenti avevano vissuto in un periodo storico diverso, il contesto storico era diverso, quindi veniva da altre cose. Nei referti medici chiaramente non ha nessun intento né razzista, né discriminatorio, né che richiamasse cose del genere. Sappiamo anche però che non ha una valenza scientifica particolare la questione razza, ma nello stesso tempo anche che per alcuni esami clinici sia importante anche lo studio della morfologia della persona, e capire anche la morfologia stessa della persona a seconda anche del tipo di esami che vanno fatti.
Quindi era stata sollevata questa questione, proprio da un nostro collega Alberti in Toscana e l'assessore Saccardi della Salute Toscana aveva proprio detto "chiederò alle ULSS di modificare questo termine nei referti". Infatti, mi pare l'Azienda ULSS Toscana Centro ha sostituito nei referti medici la parola razza con etnia, specificando che il dato relativo alla morfologia del paziente dovrà continuare ad essere assolutamente rilevato e riportato sul referto anche per una verifica della diagnosi clinica.
Un termine diverso e penso che come l'hanno utilizzato anche in Toscana, sia corretto anche utilizzarlo da noi, sia assolutamente condivisibile questo tipo di osservazione che lei ha fatto.
Quindi il voto del Gruppo Zaia Presidente e del Gruppo Lega Nord è favorevole a questa mozione.
Adesso io non so, daremo comunque l'indicazione all'Assessore e alla Direzione della Sanità di trovare un altro termine, perché capiamo che quel dato che magari scientificamente non è corretto chiamarlo razza, però può essere utile per alcune patologie avere un'indicazione se uno è caucasico o è di altre provenienze, per alcune cose può essere utile, si può prendere spunto dalla Toscana, che ha usato etnia o un'altra cosa, ma se per alcuni esami è importante riportarlo, che venga fatto.
Quindi noi la condividiamo e anticipo il voto favorevole. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie.
Valdegamberi, prego.

Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)

Solo per ricordare al consigliere Ruzzante che bisogna cambiare anche la Costituzione italiana, perché parla di razza senza distinzione di razza, l'aveva citato già la Rizzotto. Voglio dire che il termine razza comunque ha un suo significato giuridico, perché c'è una Carta Suprema della delle leggi italiane, quindi chi si preoccupa cambiarlo nel contesto di un atto amministrativo, quando l'abbiamo un atto costituzionale che è ben superiore.

PRESIDENTE

Grazie.
Bartelle, prego.

Patrizia BARTELLE (Movimento 5 Stelle)

Presidente, avevo chiesto la parola per chiedere la sottoscrizione, però penso sia inutile. da quello che ho compreso passerà all'unanimità.
Ringrazio la collega Rizzotto per quello che ha detto, perché ha azzerato gli interventi successivi. Grazie.

PRESIDENTE

Salemi, prego.

Orietta SALEMI (Partito Democratico)

Solo per dire al collega Ruzzante, che nella parte della premessa dove dice alla terza riga: "Razza non seguita da nessuna indicazione", mettiamo "da alcuna indicazione", che forse è preferibile.
Non volevo permettermi, però siccome è bello anche che ci sia una forma che si rispetti e visto anche l'impegno del dispositivo, che è estremamente non solo di buon senso, ma anche che restituisce dignità alla lingua italiana, credo che sia corretto anche modificare questo. Grazie.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Mozione n. 309 come modificata.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO che risulta che sui referti emessi dalle ULSS venete sia riportato, in calce alle indicazioni anagrafiche del soggetto, sia inserita la riportata indicazione "Razza" non seguita da alcuna indicazione;
RILEVATO CHE:
- l'AGI (Associazione Genetica Italiana) in data 18 gennaio 2018 ha rilasciato una dichiarazione in cinque punti, qui di seguito riportata, nella quale sono condensati, per diversi e anche per quello medico per quanto qui interessa, la caducità del concetto di "razza":
"1. Nel linguaggio corrente, la parola razza è ambigua. Può indicare tanto l'intera umanità (Einstein, dichiarandosi di "razza umana"), quanto una famiglia ("l'ultimo della sua razza"), con tante sfumature intermedie. Ma anche in ambito scientifico il concetto non è privo di ambiguità. Secondo Ernst Mayr, popolazioni locali abbastanza diverse l'una dalle altre da poter essere distinte rappresentano diverse razze o sottospecie (In Systematics and the Origin of Species, 3rd edn, Columbia University Press, New York, 1947, 98-106). Resta così aperto il problema di decidere cosa significhi "abbastanza diverse".
2. In molte specie, l'analisi del DNA permette di attribuire con precisione un individuo di origine sconosciuta a una regione geografica precisa. In questo caso, alla popolazione di ciascuna regione viene attribuito lo status di razza; esempi sono lo scimpanzé, la lumaca dei Pirenei, e molte piante. Invece in altre specie, in particolare specie molto mobili di uccelli o pesci di mare, le popolazioni di diverse regioni non si distinguono fra loro, e quindi non formano razze biologiche.
3. Nel cane, nel cavallo, e in molte specie domestiche di animali e piante, ci sono razze ben distinte. Non si tratta però del risultato di un'evoluzione naturale, ma di incroci controllati da parte di allevatori e coltivatori. In ogni caso, a livello di DNA, le differenze fra razze canine sono centinaia di volte più grandi di quelle fra persone di continenti diversi.
4. Il primo motivo per escludere che nell'uomo esistano razze biologiche è storico: dal Settecento in poi sono stati proposti decine di cataloghi razziali umani, comprendenti da 2 a 200 razze, e ognuno in conflitto con tutti gli altri. Gli astronomi sono d'accordo su quali e quanti siano i pianeti del sistema solare, i chimici sono d'accordo su quali e quanti siano gli elementi. Come ha sottolineato Frank Livingstone (On the nonexistence of human races, Current Anthropology 3:279-281, 1962) che invece nessuno sappia dire quali e quante siano le razze umane dimostra che attraverso il concetto di razza non si riesce a comprendere la nostra diversità biologica.
5. Il secondo motivo per escludere che nell'uomo esistano razze biologiche è genetico. Lo studio dei genomi dimostra che ciascuno di noi condivide con qualunque sconosciuto, di qualunque continente, il 99,9% del suo DNA. Non basta: quell'1 per mille di differenze è distribuito in modo tale che ciascuna popolazione ospita in media l'88% della variabilità dell'intera specie umane. In altre parole, individui di popolazioni anche lontane sono a volte molto più simili dei nostri vicini di casa. Ricordiamoci delle innumerevoli vite salvate ogni anno nel mondo dalle trasfusioni di sangue e dai trapianti di organi che coinvolgono anche persone di continenti diversi.";
CONSIDERATO che la stessa circostanza che sui referti dell'ULSS alla dicitura "razza" non segua alcuna indicazione depone nel senso della inutilità ai fini medico-diagnostici, potendosi invece prestare a indebite interpretazioni;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad attivarsi affinché sui referti emessi dalle ULSS venete non compaia la dicitura "razza".".
È aperta la votazione.
(Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
26



MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE RUZZANTE RELATIVA A "LA GIUNTA REGIONALE SI ATTIVI PRESSO IL GOVERNO PER IMPEDIRE L'UTILIZZO DEL CSS NEI CEMENTIFICI" (MOZIONE N. 314) (DELIBERAZIONE N. 54/2018)

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO che il decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 (c.d. Decreto Clini), stabilisce le condizioni in presenza della quali il combustibile solido secondario (da qui in poi CSS) da rifiuto speciale può divenire "non rifiuto" e quindi essere utilizzato ai fini della produzione di energia da parte di centrali termoelettriche e cementifici, acquisendo la denominazione di CSS-combustibile; tale materiale, in sostanza, può essere utilizzato solo previa dichiarazione di conformità effettuata dal gestore dell'impianto che lo ha prodotto, cessando così la qualifica di rifiuto ex 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
PRECISATO che la disposizione cui sopra è stata sostanzialmente reiterata, allargandone la dimensione applicativa, con il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito in legge 11 novembre 2014, n. 164, e poi con DPCM 10 agosto 2016 "Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati.";
RILEVATO che sul tema dell'impiego del CSS-combustibile, e più in generale sulla possibilità - ammessa nell'ordinamento sulla scorta delle norme sopra richiamate - da parte di impianti costruiti e pensati per determinati cicli di produzione (nel caso di specie, i cementifici) di trasformarsi in impianti di riciclaggio dei rifiuti, sono state manifestate da più parti critiche e perplessità riguardanti non solo la reale rispondenza di tali disposizioni a policies di tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, ma, più specificamente, sui danni alla salute pubblica che ne potrebbero derivare, come peraltro più volte denunciato, anche a livello regionale, così come in tutta Italia (va peraltro considerato che dei 69 centri di produzione, un terzo sono concentrati in Pianura Padana: 6 in Veneto, 5 in Lombarda, 5 in Piemonte, 4 in Emilia Romagna, 3 in Friuli Venezia Giulia, uno in Trentino Alto Adige), dai comitati di cittadini (uno su tutti: il Comitato "Lasciateci Respirare" di Monselice), che hanno evidenziati i riscontri di seri inquinamenti prodotti nelle aree circostanti;
APPRESO E CONSIDERATO che nel programma di Governo - elezioni 2018 della Lega, a pagina 36, si legge quanto segue: "favorire l'utilizzo del Combustibile Solido Secondario (combustibile generato dalla trasformazione dei rifiuti) cioè combustibile di qualità presso tutte le centrali di produzione energetica che utilizzano il carbone e tutte le cementerie, come previsto dal DM 22/13 del Ministero dell'Ambiente" e che tale passaggio, di per sé e letto alla luce di quanto argomentato al "RILEVATO" che qui precede, non può che destare, per come desta, preoccupazione rispetto alla incidenza della sua concreta applicazione rispetto al territorio veneto;
RICHIAMATI i fondamentali precetti di cui ai commi 1 e 6 dell'articolo 8 dello Statuto della Regione del Veneto, i quali, rispettivamente, stabiliscono che "Il Veneto, nel rispetto del principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future, opera per assicurare la conservazione e il risanamento dell'ambiente, attraverso un governo del territorio volto a tutelare l'aria, la terra, l'acqua, la flora e la fauna quali beni e risorse comuni" e che "La Regione riconosce e garantisce il diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni e qualità dell'ambiente sui rischi per la salute e ogni altra situazione di criticità che si manifesti sul suo territorio";
impegna la Giunta regionale
a farsi parte attiva presso il Governo affinché proceda senza indugio ad adottare tutte le iniziative necessarie, anche integrative o, se necessario, di modifica del decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 e della afferente normativa successiva, e insistendo affinché sia valutata la revoca, in virtù del principio di precauzione, di ogni atto funzionale a consentire la riconversione dei cementifici in inceneritori.".

PRESIDENTE

Prego, Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Pongo un problema che è complicato, lo so, ne conosco l'origine, perché deriva addirittura da norme extra-nazionali, europee, ed è agganciato a questo, però è il tema è assolutamente rilevante, soprattutto nei nostri territori. Stamattina l'Assessore Coletto ha risposto a un'interrogazione relativa alla presenza di veleni, o comunque sostanze cancerogene, diossine, rispetto a degli esami che l'ARPAV ha effettuato su dei polli situati nella zona dei colli, a pochi chilometri di distanza dai cementifici di quella zona.
Voi sapete che c'è una norma che consente ai CSS, i combustibili solidi secondari, che vengono trasformati dai rifiuti speciali e possono diventare un rifiuto ed essere bruciati all'interno dei cementifici, per finalità di produzione di energia da parte di centrali termoelettriche, oppure nei cementifici per la produzione di cemento. Trovo che questa cosa debba essere in qualche modo ripensata. Propongo e impegno la Giunta a modificare, a intervenire e farsi parte attiva presso il Governo, affinché possa essere modificato il decreto ministeriale del 14 febbraio 2013, n. 22, in virtù del principio di precauzione, tanto più in una zona a parco come quella di Monselice, ma ovviamente le norme non possono che essere di carattere generale, quindi non posso far riferimento solo alle zone a parco, che preveda di non riconvertire i cementifici in inceneritori.
Quindi, questa è la proposta. So che c'è una richiesta da parte della maggioranza e adesso mi fermo.

PRESIDENTE

Assessore Bottacin, prego.

Ass.re Gianpaolo BOTTACIN (Zaia Presidente)

Volevo chiedere al consigliere Ruzzante se era possibile apportare una piccola aggiunta nella parte finale del deliberato, cioè, dopo: "di ogni atto funzionale a consentire alla riconversione dei cementifici in inceneritori" aggiungere una dicitura: "nelle zone sensibili".
Questo per dire cosa? Per dire che, nel principio generale, riteniamo che sia un metodo che può essere considerato, quello del CSS, viene utilizzato in tutto il mondo occidentale, ovviamente secondo certi criteri e requisiti. L'importante è capire dove, perché, se si fa in un'area sensibile, cioè vicino ad abitazioni o a siti particolarmente sensibili, magari questo può creare dei problemi. Quindi, se è possibile, accogliere questa modifica.

PRESIDENTE

Credo di vedere di vedere Ruzzante che acconsente, quindi chiedo agli Uffici legislativi di registrare questa modifica, indicata dall'Assessore.
Zanoni, prego.

Andrea ZANONI (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.
Naturalmente, la mozione del collega Ruzzante è condivisibile, perché il problema del combustibile solido secondario è un problema che va oltre la combustione di questo rifiuto, perché di fatto si tratta anche di una materia che potrebbe potenzialmente, con le attuali tecnologie, comunque essere utilizzata in maniera diversa, senza arrivare a quella che è la combustione.
Dopodiché se, come è stato detto anche dall'Assessore, questa è comunque una tecnologia e una prassi utilizzata in molte altre parti d'Europa, va anche contestualizzata. Siccome viviamo, purtroppo, in uno dei Paesi più inquinati d'Europa, in una delle macro-aree – parlo della Pianura Padana – più inquinate d'Europa, per quanto riguarda l'inquinamento dell'aria e delle polveri sottili, si sa che questi cementifici comunque, pur rispettando il limite delle attuali norme, danno un apporto inquinante molto importante. È stato ricordato nella risposta di questa mattina, da parte dell'Assessore Coletto, come siano state anche fatte delle verifiche da parte dell'ASL e dall'ARPAV nei Colli Euganei, in seguito alla pubblicazione di alcune analisi che hanno ritrovato diossina nel pollame locale, allevato localmente, quindi è risaputo che questi impianti... Va anche detto questo: i cementifici, purtroppo – questa è una parentesi doverosa – hanno dei limiti di emissione che sono superiori agli inceneritori, e questo crea, soprattutto negli anni, un problema di accumulo di determinate sostanze, quelle che sono state trovate nei Colli Euganei sono le diossine PCB e altre sostanze che derivano spesso dalla combustione. Creano questo accumulo soprattutto nei terreni, perché attualmente le normative europee prevedono dei limiti per quanto riguarda le emissioni, ma non prevedono dei limiti in valore assoluto, in valore di massa, e quindi nel tempo, possiamo avere dei cementifici che rispettano le norme per le emissioni, ma che mi creano degli effetti collaterali, dei residui nei terreni, che hanno dei valori molto superiori ai valori relativi ai limiti degli inquinanti nel suolo. Ci sono evidentemente dei problemi normativi che l'Unione europea sta cercando anche di affrontare per quanto riguarda gli effetti a lungo termine.
È sicuramente condivisibile questa mozione, è un problema molto sentito, molto rilevante. Attualmente c'è stata un'autorizzazione oggetto anche di procedura di valutazione ambientale presso la Commissione VIA della Provincia di Treviso, per un cementificio in Provincia di Treviso a Pederobba, che ha visto alla fine un parere favorevole e ha visto la Provincia di Treviso autorizzare in quegli impianti la combustione dei CSS.
Annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo, auspicando appunto che la Giunta regionale intervenga, proprio perché siamo in una Regione che ha un problema di fondo, che è quello dell'inquinamento permanente da polveri sottili, e quindi quello che potrebbe andar bene in altre Regioni che non hanno questo problema di inquinamento, qui da noi sicuramente ha degli effetti molto più negativi, sicuramente da scongiurare e quindi un'azione preventiva in questo senso è sicuramente condivisibile.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Quindi con quella modifica proposta dall'Assessore e accettata dal proponente, metto in votazione la Mozione n. 314.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO che il decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 (c.d. Decreto Clini), stabilisce le condizioni in presenza delle quali il combustibile solido secondario (da qui in poi CSS) da rifiuto speciale può divenire "non rifiuto" e quindi essere utilizzato ai fini della produzione di energia da parte di centrali termoelettriche e cementifici, acquisendo la denominazione di CSS-combustibile; tale materiale, in sostanza, può essere utilizzato solo previa dichiarazione di conformità effettuata dal gestore dell'impianto che lo ha prodotto, cessando così la qualifica di rifiuto ex 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
PRECISATO che la disposizione cui sopra è stata sostanzialmente reiterata, allargandone la dimensione applicativa, con il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito in legge 11 novembre 2014, n. 164, e poi con DPCM 10 agosto 2016 "Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati.";
RILEVATO che sul tema dell'impiego del CSS-combustibile, e più in generale sulla possibilità - ammessa nell'ordinamento sulla scorta delle norme sopra richiamate - da parte di impianti costruiti e pensati per determinati cicli di produzione (nel caso di specie, i cementifici) di trasformarsi in impianti di riciclaggio dei rifiuti, sono state manifestate da più parti critiche e perplessità riguardanti non solo la reale rispondenza di tali disposizioni a policies di tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, ma, più specificamente, sui danni alla salute pubblica che ne potrebbero derivare, come peraltro più volte denunciato, anche a livello regionale, così come in tutta Italia (va peraltro considerato che dei 69 centri di produzione, un terzo sono concentrati in Pianura Padana: 6 in Veneto, 5 in Lombardia, 5 in Piemonte, 4 in Emilia Romagna, 3 in Friuli Venezia Giulia, uno in Trentino Alto Adige), dai comitati di cittadini (uno su tutti: il Comitato "Lasciateci Respirare" di Monselice), che hanno evidenziati i riscontri di seri inquinamenti prodotti nelle aree circostanti;
APPRESO E CONSIDERATO che nel programma di Governo - elezioni 2018 della Lega, a pagina 36, si legge quanto segue: "favorire l'utilizzo del Combustibile Solido Secondario (combustibile generato dalla trasformazione dei rifiuti) cioè combustibile di qualità presso tutte le centrali di produzione energetica che utilizzano il carbone e tutte le cementerie, come previsto dal DM 22/13 del Ministero dell'Ambiente" e che tale passaggio, di per sé e letto alla luce di quanto argomentato al "RILEVATO" che qui precede, non può che destare, per come desta, preoccupazione rispetto alla incidenza della sua concreta applicazione rispetto al territorio veneto;
RICHIAMATI i fondamentali precetti di cui ai commi 1 e 6 dell'articolo 8 dello Statuto della Regione del Veneto, i quali, rispettivamente, stabiliscono che "Il Veneto, nel rispetto del principio di responsabilità nei confronti delle generazioni future, opera per assicurare la conservazione e il risanamento dell'ambiente, attraverso un governo del territorio volto a tutelare l'aria, la terra, l'acqua, la flora e la fauna quali beni e risorse comuni" e che "La Regione riconosce e garantisce il diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni e qualità dell'ambiente sui rischi per la salute e ogni altra situazione di criticità che si manifesti sul suo territorio";
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a farsi parte attiva presso il Governo affinché proceda senza indugio ad adottare tutte le iniziative necessarie, anche integrative o, se necessario, di modifica del decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22 e della afferente normativa successiva, e insistendo affinché sia valutata la revoca, in virtù del principio di precauzione, di ogni atto funzionale a consentire la riconversione dei cementifici in inceneritori, nelle zone sensibili.".
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
27



MOZIONE PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA BALDIN RELATIVA A "GRANDI NAVI A VENEZIA: LA REGIONE TUTELI DAVVERO LA LAGUNA" (MOZIONE N. 289) (DELIBERAZIONE N. 55/2018) TITOLO COME MODIFICATO

"Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE:
- il 7 novembre scorso si è tenuta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la riunione del Comitato Interministeriale di indirizzo, coordinamento e controllo sulla Laguna di Venezia (il cosiddetto "Comitatone"), istituito ai sensi dell'articolo 4 della legge n.798 del 1984, convocato, per delega, dal Ministro delle infrastrutture, con all'ordine del giorno il seguente punto 2: "Portualità veneziana: prospettive e sviluppo del crocierismo nella Laguna di Venezia" (quasi che sia la salvaguardia e la tutela a servizio della crocieristica e non il contrario);
- subito dopo la fine dell'incontro il Ministro delle infrastrutture ha dichiarato: "Dopo tanti mesi di studio e di lavoro molto serio abbiamo trovato una soluzione vera. Via le Grandi Navi dalla Giudecca, dal bacino di San Marco, ci vuole una soluzione definitiva a regime. Le grandi navi arriveranno a Marghera, si fermeranno nel Canale Nord di Marghera. Non vi sono interferenze con il traffico commerciale quindi le due attività possono coesistere. Abbiamo detto anche che in questa fase transitoria, in attesa che il terminal di Marghera sia attrezzato, metteremo in campo una nuova determinazione della Autorità marittima con nuovi criteri più oggettivi, che tenga conto di tutte le variabili architettoniche, paesaggistiche e ambientali, per preservare al massimo la Laguna. Abbiamo anche detto di manutenere adeguatamente e di sfruttare al massimo gli attuali canali esistenti, senza scavare nuovi canali, per consentire alla Marittima di continuare a funzionare bene e di svilupparsi. È possibile sviluppare il porto, far arrivare le crociere, senza per questo mettere a rischio il patrimonio di Venezia";
PREMESSO ALTRESÌ CHE:
- questi toni trionfalistici, ripresi con grande eco dalla stampa, hanno ingenerato la convinzione nell'opinione pubblica, anche internazionale, che la questione sarà risolta in via definitiva ed in tempi brevi. Gli stessi toni vengono però ridimensionati e anche smentiti dall'analisi di quanto "deciso" nel documento finale del Comitatone e da alcune riflessioni a margine del Comitatone stesso: molte infatti sono le anomalie e le irritualità riscontrate;
- per la prima volta, infatti, la riunione non si è svolta a Palazzo Chigi, ma nella sede del ministero delle Infrastrutture, a Porte Pia. Non vi hanno partecipato gli altri ministri competenti, né la presidenza del Consiglio. Solo il titolare dei Beni culturali ha fatto una breve comparsata, andandosene dopo pochi minuti, dopo l'approvazione della ripartizione dei fondi della Legge speciale (punto primo dell'ordine del giorno). Risultavano infatti assenti, sin dall'inizio della riunione, il Presidente del Consiglio dei ministri, che aveva delegato il Ministro delle infrastrutture, il Ministro dell'ambiente Galletti e la Ministra dell'istruzione dell'università e della ricerca. Quindi sarebbe dubbio il raggiungimento del numero legale. Infine, la riunione si è conclusa con un documento che secondo molti non ha nemmeno valore di provvedimento. Non si è trattato di una delibera, né del consueto "Atto di indirizzo" che prescrive il da farsi alle amministrazioni locali e agli altri ministeri coinvolti nella salvaguardia. La riunione non è stata preceduta dalle tradizionali riunioni di Pre-comitatone, dove per i tecnici era possibile esaminare le delibere prima dell'approvazione. Significativo come il sindaco di Chioggia (unico ad esprimere poi voto contrario), abbia chiesto (e ottenuto) una sospensione della riunione, per avere il documento di tre pagine che lo stesso Ministro delle Infrastrutture presentava come una "comunicazione anche da non votare";
- leggendo lo scritto appare chiaro come le scelte annunciate sembrino più parole d'ordine che progetti definiti: si rinuncia allo scavo del Canale Contorta- Sant'Angelo (definita unica via praticabile tre anni fa) per mancanza di presupposti e si prende atto di "un'analisi multicriteria delle alternative per la croceristica, una perizia di esperti indipendenti per la validazione della metodologia sulla qualità dei dati nonché una relazione sul traffico marittimo nel porto di Venezia unitamente alla stima della capacità del canale Malamocco Marghera", trasmesse dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale. Secondo la suddetta analisi si individua, "per le navi di maggior stazza, l'approdo a Marghera Nord, mediante la risalita del Canale Malamocco, quale soluzione più performante dal punto di vista della sicurezza della navigazione, dei tempi di realizzazione dell'intervento, dei suoi costi, della sostenibilità amministrativa oltre che quella più coerente con le strategie di pianificazione e gestione del demanio marittimo che la legge n.84 del 1994 e successive modificazioni".
Si prende atto che "alla data odierna non risulta ancora individuata una soluzione al tema della sostenibilità del traffico crocieristico e che il protrarsi del regime di incertezza rischia di compromettere la portualità del Porto di Venezia e di influenzare negativamente l'andamento degli altri porti legati agli itinerari Adriatici e che è urgente individuare una soluzione che consenta di mantenere e sviluppare la crocieristica a Venezia ponendo tuttavia la dovuta attenzione alla tutela di un'area ad elevata sensibilità ambientale e valenza storico-artistico- culturale" e quindi si prende atto della "volontà di superare definitivamente il problema del transito delle 'grandi navi' nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, mantenendo la centralità dell'esistente stazione marittima per le unità di dimensioni medio-piccole", valutando, in particolare di individuare gli accosti per navi di dimensioni più grandi nella zona portuale di Marghera (Canale Nord sponda nord) con accesso attraverso la bocca di porto di Malamocco e il canale di grande navigazione Malamocco- Marghera". Per quanto riguarda le navi medio piccole si prende in considerazione "la possibilità di adeguare, previa procedura di assoggettabilità a VIA e analisi dei rischi, il Canale di grande navigazione Vittorio Emanuele III per consentire, utilizzando la bocca di porto di Malamocco, l'accesso alla Stazione Marittima di navi fino ai limiti dimensionali che saranno determinati dalla Autorità marittima a seguito delle valutazioni risultanti da simulazioni e approfondimenti con il coinvolgimento della Corporazione dei Piloti di Venezia e con la collaborazione degli stessi armatori".
Nella fase transitoria si prende atto di "esaminare la possibilità, al fine di "mitigare ulteriormente gli effetti della navigazione dei vettori residui sul Canale della Giudecca, che l'Autorità Marittima adotti un'ordinanza con la quale consolidare le limitazioni già oggi vigenti valutando la possibilità di definire un limite tecnicamente sostenibile e compatibile sia sotto il profilo ambientale che di tutela architettonico-paesaggistica, per l'accesso via bocca di porto di Lido che tenga conto delle diverse variabili d'impatto che si ritiene di dover mitigare". Infine, si prende atto di "valutare la possibilità di riesaminare l'impianto del decreto Clini- Passera dove esso si limita ad indicare la necessità di individuare 'vie di navigazione praticabili alternative' al Canale della Giudecca per il raggiungimento della Marittima, coinvolgendo anche altre aree comprese nell'ambito della circoscrizione demaniale marittima di competenza nell'ambito della circoscrizione demaniale marittima di competenza dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale , che nel contesto di un nuovo assetto organizzativo delle attività portuali, appaiono oggi raggiungibili in piena sicurezza";
- il documento si conclude con un genericissimo: "invita le amministrazioni competenti a porre in essere con la massima sollecitudine tutte le verifiche e gli atti conseguenti al fine di valutare la concreta praticabilità del percorso sopra individuato".
CONSIDERATO CHE:
- appare evidente che i tempi perché le "grandi navi" non passino più in bacino di San Marco saranno molto lunghi e non sembrano essere stati fatti significativi passi avanti come invece si è lasciato intendere alla stampa e all'opinione pubblica. Innanzitutto, alla luce di come si è svolto il Comitato e della normativa vigente (compreso il decreto cd "Clini-Passera", n. 79 del 2012, "superato" dalla presente comunicazione ma tuttora vigente) la riunione appare anomala in quanto non presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri e in assenza della completa rappresentanza del Governo, come prevista nel Comitato di indirizzo, coordinamento e controllo;
- la comunicazione finale è una "presa d'atto" e non un provvedimento e appare meramente programmatica, un semplice invito a verificare "la concreta praticabilità del percorso", senza un supporto di documentazione tecnica adeguato rispetto ai rischi, alla compatibilità ambientale, alle tempistiche e ai costi;
- nel frattempo a Venezia vengono attualmente violati tutti i limiti e i valori obiettivo in materia di inquinanti atmosferici previsti dall'ordinamento: le grandi navi, sommandosi al resto del traffico acqueo, dalla bocca del Lido continuano ad attraversare l'intero canale della Giudecca, costeggiando la città storica e poi stazionando a motori accesi alla stazione Marittima, non utilizzando nella maggior parte dei casi alcuna tecnologia di abbattimento delle emissioni la cui concentrazione ha ripercussioni dirette ed indirette sulla salute dei cittadini (asma, bronchiti, ma anche malattie cardiovascolari e neoplasie, in aumento nella città storica);
- il 18 giugno 2017 si è svolta una consultazione referendaria auto convocata con il 98 per cento di sì su 18.000 cittadini che hanno deciso di esprimersi a favore del mantenimento al di fuori della laguna delle grandi navi.
CONSIDERATO ALTRESÌ CHE:
- molte sono state le voci critiche rispetto al Comitatone. L'associazione "Italia Nostra" ad esempio, tramite la presidente della Sezione di Venezia ha dichiarato: "Grazie a Delrio, ai comuni di Mira, Venezia, Cavallino-Treporti e Jesolo, a Zaia e ai ministeri competenti, la laguna diventa così un colabrodo, un porto diffuso che gli ambientalisti potevano immaginare nei peggiori incubi. (...) Il grottesco è che non si pongono limiti massimi di tonnellaggio, bensì limiti minimi. E non si individua una via di accesso alternativa a quella vietata (Clini-Passera) ma se ne indicano ben tre. La laguna diventa porto diffuso per navi commerciali e croceristiche di ogni stazza e lunghezza, ma prevalentemente di enorme tonnellaggio, assecondando l'imperante tendenza al gigantismo. La laguna si piega così alle navi e agli armatori." La presidente evidenzia "l'unico voto contrario del sindaco Ferro di Chioggia, il solo a tutelare la Laguna". "Rileviamo inoltre che si rischia di imboccare una strada simile a quella presa per il Mose: la decisione si qualifica come meramente politica, aprioristica, non presa sulla base di un progetto definito (che non è stato presentato), e svincolata da qualsiasi valutazione scientifica. Rileviamo anche l'assoluta mancanza di informazione e trasparenza, per non parlare dell'assenza del dibattito pubblico e della comparazione fra i progetti, da sempre richiesti da Italia Nostra e prescritti dal nuovo codice dei contratti pubblici. Dal Comitatone nessuna tutela della laguna, dunque";
- i firmatari del progetto per il terminal galleggiante in bocca di porto di Lido hanno annunciato un ricorso al TAR perché, nello studio multicriteria inviato dall'Autorità portuale al Ministero "non è stato nemmeno considerata la proposta, che si avvale di contributi tecnici qualificati ed era stata ufficialmente presentata al ministero", complicando quindi ulteriormente il quadro;
impegna la Giunta regionale
- a rendere disponibili gli atti trasmessi dall'Autorità portuale sulle analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia e le altre relazioni prese in esame nella riunione e tutti i documenti su cui si è basato il documento conclusivo del Comitatone, al fine di assicurare la più ampia trasparenza e conoscibilità in merito alla scelta della Regione di votare sì al documento finale;
- a fare i dovuti approfondimenti tecnici, vigilando sui prossimi lavori del Comitatone e valutando nuovamente la presa d'atto sulla proposta dell'approdo a Marghera per le navi di maggior stazza, viste le peculiarità delle aree, caratterizzate da un grave inquinamento dovuto alle attività industriali pregresse che necessitano di un'ingente bonifica, importanti lavori di adeguamento, scavi e rimodelizzazioni dei canali portuali di accesso; così da farsi davvero promotrice delle istanze di tutela e salvaguardia della Laguna di Venezia.".

PRESIDENTE

Collega Baldin, prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente.
Con questa mozione mi rivolgo all'assessore Marcato: si tratta di una mozione che ha un po' di tempo, perché è del 27 novembre dell'anno scorso, si riferisce a una riunione del Comitatone che c'è stata a Roma nella sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che aveva ad oggetto la portualità veneziana, le prospettive e lo sviluppo del crocierismo nella Laguna di Venezia, come se fosse prioritario lo sviluppo della crocieristica, piuttosto che la salvaguardia e la tutela del paesaggio lagunare.
A parte questo, in quella riunione alla quale era presente l'assessore Marcato, Zaia e altri esponenti, tra cui il Sindaco di Chioggia, Alessandro Ferri, l'unico a esprimersi contrariamente a quel progetto che è stato presentato dall'allora Ministro Delrio, ci sono state diverse anomalie. Prima di tutto, per quanto concerne il numero legale, in quanto non erano presenti vari Ministri che invece sarebbero dovuti essere presenti, secondo il Regolamento del Comitatone. In più, non c'è stato nemmeno un provvedimento, una delibera, un atto di indirizzo, come si conviene di solito in quel tipo di riunioni, bensì una mera comunicazione, a detta dell'allora Ministro Delrio.
In questa comunicazione si legge che si rinuncia allo scavo del Canale Contorta Sant'Angelo e per le navi di maggior stazza si individua l'approdo a Marghera nord, tramite la risalita del Canale di Malamocco, perché consente una maggiore sicurezza della navigazione, dei tempi di realizzazione dell'intervento più veloci, anche dei costi più contenuti e, inoltre, una maggiore sostenibilità amministrativa, il che è tutto da dimostrare. Inoltre, per quelle invece di dimensioni più contenute, per le navi più piccole, ritorna un'assoggettabilità a VIA del Canale di navigazione Vittorio Emanuele III.
Quindi, alla luce di questa irritualità, sia nella convocazione, sia nello svolgimento della riunione, chiedo con questa mozione che la Regione riconsideri il proprio sì al programma, chiamiamolo così, che il Ministro ha letto in quell'occasione e, inoltre, a rendere anche disponibili tutti gli atti trasmessi dall'Autorità Portuale sull'analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia, in modo da assicurare la completa trasparenza e conoscibilità in merito alle scelte della Regione e anche, naturalmente, dell'Autorità Portuale.
Faccio presente altresì che, mentre noi stiamo permettendo alle navi di grande stazza di attraversare ancora la laguna di Venezia, continuano ad esserci problemi per quanto riguarda la bonifica delle aree inquinate, per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, che sappiamo essere elevato anche per la presenza di navi che inquinano tantissimo - le navi da crociera - con tutti i problemi annessi e connessi al passaggio di giganti del mare in un ambiente così fragile e unico al mondo.
Sappiamo anche che le associazioni ambientaliste, chiaramente, non vedono di buon occhio questo programma, questo piano, per cui chiedo se la Regione possa rivalutare con un'analisi più approfondita la possibilità di rivedere la propria idea e magari assicurarsi come vero promotore delle istanze di tutela e salvaguardia della laguna di Venezia. Grazie.
Assume la Presidenza
il Vicepresidente Massimo GIORGETTI
PRESIDENTE
Collega Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Ho atteso un attimo, perché era stato interpellato l'Assessore, ma vedo che non risponde, quindi procedo a esprimere un paio di valutazioni rispetto a quello che diceva la collega e il testo della mozione.
In realtà, essendo stata presentata a novembre, oggi ci sono delle novità. Proprio la stampa di oggi ci informa che è stata predisposta, anzi, entrerà in vigore dal 1° di luglio una delibera, un provvedimento dell'Autorità portuale, della Capitaneria di Porto per essere precisi, che stabilisce la valutazione di cosa può entrare, quale tipo di navi può entrare. In base a una serie di fattori che insieme costituiscono un algoritmo, che dà un certo valore o punteggio, stabilita una soglia, se sei sotto quella soglia, puoi entrare; se sei sopra, no. Non è semplicemente la grandezza della nave, ma ci sono altri fattori, tipo l'impatto della dinamica idraulica, lo spostamento dell'acqua, l'inquinamento del carburante che viene utilizzato e così via, che è proprio in linea con quella indicazione emersa dal Comitatone, che appunto la collega citava, e che viene citato anche nella mozione, fatta alla fine dello scorso anno.
Io direi che questo è già un fatto positivo, è un passo in avanti rispetto a quella indefinitezza che fino all'altro giorno c'era un po' in merito a questa annosa questione, non semplice da dirimere.
Credo anche che il tema della sostenibilità e della difesa della Laguna debba essere un tema al quale tutti noi dobbiamo tenere, in primis il nostro Presidente di Regione, che nel lungo elenco delle 23 materie aveva messo anche la salvaguardia della Laguna come uno degli elementi caratterizzanti, salvo poi tirarsi fuori quando c'è da fare una valutazione istituzionale complessiva, rispetto alla futura gestione di tutte le componenti dell'attività della Laguna, crocieristica compresa.
Detto questo, alla luce anche di queste novità odierne, dei passaggi che ci sono stati dopo il Comitatone, io inviterei la collega a ritirare la mozione, perché adesso, a questo provvedimento, dovrà seguire la fase successiva, cioè quella della valutazione oggettiva. Se la sostenibilità ambientale, rispetto alla prevista collocazione a Porto Marghera delle navi di maggiore portata, sia effettivamente supportata da oggettive valutazioni, oppure se sia solamente così, ancora una mera ipotesi, non riconosciuta con elementi oggettivi.
Io chiederei questo, in alternativa noi ci asteniamo sul contenuto della mozione.
Assume la Presidenza
il Presidente Roberto CIAMBETTI
PRESIDENTE
Grazie.
Marcato, prego.

Ass.re Roberto MARCATO (Liga Veneta – Lega Nord)

Grazie, Presidente.
Per quanto riguarda la richiesta specifica della mozione, non ci sono problemi, nel senso che si richiede di avere degli atti, di conoscere degli atti amministrativi. È un atto di trasparenza su cui ovviamente non abbiamo nessun problema.
Non abbiamo nessun problema anche sul fatto, ed è scontato, che ci sia un'attenzione da parte dell'Amministrazione regionale sul passaggio e l'uso dei canali da parte delle grandi navi. Altro tema è l'accesso delle grandi navi: distinguiamo i due argomenti.
Se la mozione si riferisce semplicemente ad una richiesta di documentazione, nessun problema; se invece questa diventa uno strumento per dire di sì o di no all'approdo della grandi navi allora è un'altra cosa.
Per cui, se rimaniamo sul tema specifico nulla osta sulla disquisizione sulle grandi navi voi sapete che noi abbiamo una posizione che è chiara e da quella noi non ci muoviamo.
PRESIDENTE
Collega Baldin per la chiusura della discussione generale, prego.

Erika BALDIN (Movimento 5 Stelle)

Prendo atto che la votazione sarebbe negativa forse nel complesso, però attenendomi appunto al dato testuale su quello che stiamo andando a votare, io terrei salvo il primo punto quello appunto della trasparenza, della conoscibilità degli atti, stralciamo la seconda parte, il seconda punto, visto che la votazione, mi pare di capire, sarebbe negativa e la teniamo buona.
Io non la non la ritirerei, teniamo buono così.
PRESIDENTE
La modifica proposta dalla proponente è tecnicamente accettabile, perché lo fa la proponente.
Prego, Pigozzo.

Bruno PIGOZZO (Partito Democratico)

Solo per dichiarare che con questa modifica noi votiamo a favore.
PRESIDENTE
Rizzotto, prego.

Silvia RIZZOTTO (Zaia Presidente)

Era per confermare che con questa modifica anche il nostro voto sarà favorevole. Grazie.
PRESIDENTE
Mettiamo in votazione la mozione con le modifiche che l'Ufficio Legislativo sta registrando.
Quindi metto in votazione la Mozione n. 289 così come modificata.
"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- il 7 novembre scorso si è tenuta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la riunione del Comitato Interministeriale di indirizzo, coordinamento e controllo sulla Laguna di Venezia (il cosiddetto "Comitatone"), istituito ai sensi dell'articolo 4 della legge n.798 del 1984, convocato, per delega, dal Ministro delle infrastrutture, con all'ordine del giorno il seguente punto 2: "Portualità veneziana: prospettive e sviluppo del crocierismo nella Laguna di Venezia" (quasi che sia la salvaguardia e la tutela a servizio della crocieristica e non il contrario);
- subito dopo la fine dell'incontro il Ministro delle infrastrutture ha dichiarato: "Dopo tanti mesi di studio e di lavoro molto serio abbiamo trovato una soluzione vera. Via le Grandi Navi dalla Giudecca, dal bacino di San Marco, ci vuole una soluzione definitiva a regime. Le grandi navi arriveranno a Marghera, si fermeranno nel Canale Nord di Marghera. Non vi sono interferenze con il traffico commerciale quindi le due attività possono coesistere. Abbiamo detto anche che in questa fase transitoria, in attesa che il terminal di Marghera sia attrezzato, metteremo in campo una nuova determinazione della Autorità marittima con nuovi criteri più oggettivi, che tenga conto di tutte le variabili architettoniche, paesaggistiche e ambientali, per preservare al massimo la Laguna. Abbiamo anche detto di manutenere adeguatamente e di sfruttare al massimo gli attuali canali esistenti, senza scavare nuovi canali, per consentire alla Marittima di continuare a funzionare bene e di svilupparsi. È possibile sviluppare il porto, far arrivare le crociere, senza per questo mettere a rischio il patrimonio di Venezia";
PREMESSO ALTRESÌ CHE:
- questi toni trionfalistici, ripresi con grande eco dalla stampa, hanno ingenerato la convinzione nell'opinione pubblica, anche internazionale, che la questione sarà risolta in via definitiva ed in tempi brevi. Gli stessi toni vengono però ridimensionati e anche smentiti dall'analisi di quanto "deciso" nel documento finale del Comitatone e da alcune riflessioni a margine del Comitatone stesso: molte infatti sono le anomalie e le irritualità riscontrate;
- per la prima volta, infatti, la riunione non si è svolta a Palazzo Chigi, ma nella sede del ministero delle Infrastrutture, a Porte Pia. Non vi hanno partecipato gli altri ministri competenti, né la presidenza del Consiglio. Solo il titolare dei Beni culturali ha fatto una breve comparsata, andandosene dopo pochi minuti, dopo l'approvazione della ripartizione dei fondi della Legge speciale (punto primo dell'ordine del giorno). Risultavano infatti assenti, sin dall'inizio della riunione, il Presidente del Consiglio dei ministri, che aveva delegato il Ministro delle infrastrutture, il Ministro dell'ambiente Galletti e la Ministra dell'istruzione dell'università e della ricerca. Quindi sarebbe dubbio il raggiungimento del numero legale. Infine, la riunione si è conclusa con un documento che secondo molti non ha nemmeno valore di provvedimento. Non si è trattato di una delibera, né del consueto "Atto di indirizzo" che prescrive il da farsi alle amministrazioni locali e agli altri ministeri coinvolti nella salvaguardia. La riunione non è stata preceduta dalle tradizionali riunioni di Pre-comitatone, dove per i tecnici era possibile esaminare le delibere prima dell'approvazione. Significativo come il sindaco di Chioggia (unico ad esprimere poi voto contrario), abbia chiesto (e ottenuto) una sospensione della riunione, per avere il documento di tre pagine che lo stesso Ministro delle Infrastrutture presentava come una "comunicazione anche da non votare";
- leggendo lo scritto appare chiaro come le scelte annunciate sembrino più parole d'ordine che progetti definiti: si rinuncia allo scavo del Canale Contorta- Sant'Angelo (definita unica via praticabile tre anni fa) per mancanza di presupposti e si prende atto di "un'analisi multicriteria delle alternative per la croceristica, una perizia di esperti indipendenti per la validazione della metodologia sulla qualità dei dati nonché una relazione sul traffico marittimo nel porto di Venezia unitamente alla stima della capacità del canale Malamocco Marghera", trasmesse dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale. Secondo la suddetta analisi si individua, "per le navi di maggior stazza, l'approdo a Marghera Nord, mediante la risalita del Canale Malamocco, quale soluzione più performante dal punto di vista della sicurezza della navigazione, dei tempi di realizzazione dell'intervento, dei suoi costi, della sostenibilità amministrativa oltre che quella più coerente con le strategie di pianificazione e gestione del demanio marittimo che la legge n.84 del 1994 e successive modificazioni". Si prende atto che "alla data odierna non risulta ancora individuata una soluzione al tema della sostenibilità del traffico crocieristico e che il protrarsi del regime di incertezza rischia di compromettere la portualità del Porto di Venezia e di influenzare negativamente l'andamento degli altri porti legati agli itinerari Adriatici e che è urgente individuare una soluzione che consenta di mantenere e sviluppare la crocieristica a Venezia ponendo tuttavia la dovuta attenzione alla tutela di un'area ad elevata sensibilità ambientale e valenza storico-artistico- culturale" e quindi si prende atto della "volontà di superare definitivamente il problema del transito delle 'grandi navi' nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, mantenendo la centralità dell'esistente stazione marittima per le unità di dimensioni medio-piccole", valutando, in particolare di individuare gli accosti per navi di dimensioni più grandi nella zona portuale di Marghera (Canale Nord sponda nord) con accesso attraverso la bocca di porto di Malamocco e il canale di grande navigazione Malamocco- Marghera". Per quanto riguarda le navi medio piccole si prende in considerazione "la possibilità di adeguare, previa procedura di assoggettabilità a VIA e analisi dei rischi, il Canale di grande navigazione Vittorio Emanuele III per consentire, utilizzando la bocca di porto di Malamocco, l'accesso alla Stazione Marittima di navi fino ai limiti dimensionali che saranno determinati dalla Autorità marittima a seguito delle valutazioni risultanti da simulazioni e approfondimenti con il coinvolgimento della Corporazione dei Piloti di Venezia e con la collaborazione degli stessi armatori". Nella fase transitoria si prende atto di "esaminare la possibilità, al fine di "mitigare ulteriormente gli effetti della navigazione dei vettori residui sul Canale della Giudecca, che l'Autorità Marittima adotti un'ordinanza con la quale consolidare le limitazioni già oggi vigenti valutando la possibilità di definire un limite tecnicamente sostenibile e compatibile sia sotto il profilo ambientale che di tutela architettonico-paesaggistica, per l'accesso via bocca di porto di Lido che tenga conto delle diverse variabili d'impatto che si ritiene di dover mitigare". Infine, si prende atto di "valutare la possibilità di riesaminare l'impianto del decreto Clini- Passera dove esso si limita ad indicare la necessità di individuare 'vie di navigazione praticabili alternative' al Canale della Giudecca per il raggiungimento della Marittima, coinvolgendo anche altre aree comprese nell'ambito della circoscrizione demaniale marittima di competenza nell'ambito della circoscrizione demaniale marittima di competenza dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale , che nel contesto di un nuovo assetto organizzativo delle attività portuali, appaiono oggi raggiungibili in piena sicurezza";
- il documento si conclude con un genericissimo: "invita le amministrazioni competenti a porre in essere con la massima sollecitudine tutte le verifiche e gli atti conseguenti al fine di valutare la concreta praticabilità del percorso sopra individuato".
CONSIDERATO CHE:
- appare evidente che i tempi perché le "grandi navi" non passino più in bacino di San Marco saranno molto lunghi e non sembrano essere stati fatti significativi passi avanti come invece si è lasciato intendere alla stampa e all'opinione pubblica. Innanzitutto, alla luce di come si è svolto il Comitato e della normativa vigente (compreso il decreto cd "Clini-Passera", n. 79 del 2012, "superato" dalla presente comunicazione ma tuttora vigente) la riunione appare anomala in quanto non presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri e in assenza della completa rappresentanza del Governo, come prevista nel Comitato di indirizzo, coordinamento e controllo;
- la comunicazione finale è una "presa d'atto" e non un provvedimento e appare meramente programmatica, un semplice invito a verificare "la concreta praticabilità del percorso", senza un supporto di documentazione tecnica adeguato rispetto ai rischi, alla compatibilità ambientale, alle tempistiche e ai costi;
- nel frattempo a Venezia vengono attualmente violati tutti i limiti e i valori obiettivo in materia di inquinanti atmosferici previsti dall'ordinamento: le grandi navi, sommandosi al resto del traffico acqueo, dalla bocca del Lido continuano ad attraversare l'intero canale della Giudecca, costeggiando la città storica e poi stazionando a motori accesi alla stazione Marittima, non utilizzando nella maggior parte dei casi alcuna tecnologia di abbattimento delle emissioni la cui concentrazione ha ripercussioni dirette ed indirette sulla salute dei cittadini (asma, bronchiti, ma anche malattie cardiovascolari e neoplasie, in aumento nella città storica);
- il 18 giugno 2017 si è svolta una consultazione referendaria auto convocata con il 98 per cento di sì su 18.000 cittadini che hanno deciso di esprimersi a favore del mantenimento al di fuori della laguna delle grandi navi.
CONSIDERATO ALTRESÌ CHE:
- molte sono state le voci critiche rispetto al Comitatone. L'associazione "Italia Nostra" ad esempio, tramite la presidente della Sezione di Venezia ha dichiarato: "Grazie a Delrio, ai comuni di Mira, Venezia, Cavallino-Treporti e Jesolo, a Zaia e ai ministeri competenti, la laguna diventa così un colabrodo, un porto diffuso che gli ambientalisti potevano immaginare nei peggiori incubi. (...) Il grottesco è che non si pongono limiti massimi di tonnellaggio, bensì limiti minimi. E non si individua una via di accesso alternativa a quella vietata (Clini-Passera) ma se ne indicano ben tre. La laguna diventa porto diffuso per navi commerciali e croceristiche di ogni stazza e lunghezza, ma prevalentemente di enorme tonnellaggio, assecondando l'imperante tendenza al gigantismo. La laguna si piega così alle navi e agli armatori." La presidente evidenzia "l'unico voto contrario del sindaco Ferro di Chioggia, il solo a tutelare la Laguna". "Rileviamo inoltre che si rischia di imboccare una strada simile a quella presa per il Mose: la decisione si qualifica come meramente politica, aprioristica, non presa sulla base di un progetto definito (che non è stato presentato), e svincolata da qualsiasi valutazione scientifica. Rileviamo anche l'assoluta mancanza di informazione e trasparenza, per non parlare dell'assenza del dibattito pubblico e della comparazione fra i progetti, da sempre richiesti da Italia Nostra e prescritti dal nuovo codice dei contratti pubblici. Dal Comitatone nessuna tutela della laguna, dunque";
- i firmatari del progetto per il terminal galleggiante in bocca di porto di Lido hanno annunciato un ricorso al TAR perché, nello studio multicriteria inviato dall'Autorità portuale al Ministero "non è stato nemmeno considerata la proposta, che si avvale di contributi tecnici qualificati ed era stata ufficialmente presentata al ministero", complicando quindi ulteriormente il quadro;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
a rendere disponibili gli atti trasmessi dall'Autorità portuale sulle analisi delle alternative per la crocieristica di Venezia e le altre relazioni prese in esame nella riunione e tutti i documenti su cui si è basato il documento conclusivo del Comitatone, al fine di assicurare la più ampia trasparenza e conoscibilità in merito alla scelta della Regione di votare sì al documento finale.".
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
PUNTO
28



MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI DONAZZAN, GIORGETTI E BARISON RELATIVA A "LA REGIONE VENETO CHIEDA UFFICIALMENTE AL GOVERNO E AL MINISTERO DELLA DIFESA DI RITIRARE IMMEDIATAMENTE L'ONORIFICENZA AL CARNEFICE DELL'ECCIDIO DI SCHIO, IL PARTIGIANO VALENTINO BORTOLOSO DETTO TEPPA (MOZIONE N. 164) (DELIBERAZIONE N. 56/2018)

"IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
PREMESSO CHE:
- il 15 giugno 2016 su concessione del Ministero della Difesa presso la Prefettura di Vicenza e di fronte ad alcune autorità tra cui il Prefetto di Vicenza dott. Eugenio Soldà e all'Assessore del comune di Schio Anna Donà veniva conferita l'onorificenza denominata "medaglia della Liberazione" al pluriomicida Valentino Bortoloso detto "Partigiano Teppa" in qualità di Eroe della Resistenza;
- la Regione del Veneto ha approvato la legge regionale 10 dicembre 2010, n. 29 che all'articolo 1 comma 1 prevede che "La Regione del Veneto promuove la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell'antifascismo e della resistenza, valori fondanti dell'ordinamento costituzionale, e la conoscenza dei correlati eventi accaduti in Veneto dal 1943 al 1948";
CONSIDERATO CHE:
- il beneficiario dell'onorificenza Valentino Bortoloso è il coautore dell'eccidio di Schio avvenuto nel luglio 1945, due mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale e quindi ad armi deposte, dove insieme ad altri quattro assassini della divisione partigiana Garibaldi "Ateo Garemi" trucidò senza nessun processo 54 persone detenute nelle carceri locali, molti in attesa di scarcerazione;
- la corte militare alleata nell'autunno del 1945, presieduta dal colonnello americano Beherens, condannò cinque dei sette imputati tra i quali Valentino Bortoloso che venne condannato a morte;
- Valentino Bortoloso beneficiò dell'amnistia a favore dei crimini di guerra emanata dal Ministro Togliatti nel 1946;
- l'eccidio di Schio è una delle pagine più orrende del dopoguerra e ha creato una frattura indelebile sia per i familiari delle vittime che per tutta la cittadinanza di Schio;
- il Sindaco di Schio, dopo essere venuto a conoscenza di questa onorificenza così ingiusta e deplorevole, ha preso le distanze condannando l'accaduto;
- questo cosiddetto "premio" è un insulto nei confronti dei familiari delle vittime che oltre ad aver perso i propri cari, vedono premiare l'esecutore materiale di quell'eccidio;
- l'onorificenza assegnata a Valentino Bortoloso è in contrasto con i valori per la quale essa è stata istituita, Bortoloso infatti "non ha messo la propria vita a disposizione del Paese, della democrazia e della libertà", bensì ha tolto la vita e la libertà a molti civili innocenti, macchiandosi di uno dei reati più barbari, tutto questo a guerra finita, diventando di fatto un traditore della Patria;
- finché ci saranno ancora questi cosiddetti "premi" così ingiusti e vergognosi che invece di unire continuano a dividere, non ci sarà mai una vera e propria pacificazione nazionale;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
1) a porre in essere tutte le iniziative necessarie a far conoscere ai più quella vergognosa pagina di storia chiamata "eccidio di Schio" e a commemorarne le vittime;
2) a chiedere ufficialmente e con decisione al Governo e al Ministero della Difesa di ritirare immediatamente l'onorificenza al partigiano Valentino Bortoloso detto Teppa.".
PRESIDENTE
Giorgetti, prego.

Massimo GIORGETTI (Forza Italia)

Questa mozione che nei fatti è già superata perché fortunatamente il Ministero ha già provveduto alla revoca di quella onorificenza, che si riferisce sostanzialmente al riconoscimento, alla medaglia quale combattente per la libertà, a un partigiano, Valentino Bortoloso, responsabile assieme ad altri commilitoni del cosiddetto eccidio di Schio, dove finita la guerra furono uccise 54 persone in maniera sommaria, non solamente, pescando all'interno di un gruppo di reclusi, le cui responsabilità rispetto anche l'appartenenza al regime fascista era tutt'altro che provata, anzi, poi purtroppo fu anche approvato esattamente contrario, che c'era gente che non c'entrava nulla.
Guardate che lo spirito di questa mozione non è quella di fare un'affermazione di parte. Noi siamo assolutamente convinti che tutti questi fatti storici siano già stati consegnati alla storia e non facciano più parte del dibattito politico e non condizionino e non possano più condizionare il dibattito politico odierno. Proprio con questa logica, quello che è uno degli eccidi nascosti, negati, tanto quanto le foibe, crediamo che sia ancor più importante ripercorrere quegli eventi e impedire che in qualche modo addirittura vengano mitizzati, soprattutto, quando sono eventi chiaramente criminosi, fatti dopo la fine della guerra e senza nessuna motivazione razionale, per quanto di razionale ci possa essere in momenti come quelli, che ricordiamo erano momenti figli di una guerra civile, perché quella era una guerra civile.
Molti storici sottolineano come in quegli anni, scusate se lo dico, se la prendo un po' larga, ma serve proprio per inquadrare anche il senso di questa mozione, in Germania si è combattuta solo una guerra, che è stata quella contro il nemico, che ha portato alla distruzione della Germania. In Francia si sono combattute due guerre, quella ufficiale dello Stato e quella di liberazione. In Italia si sono combattute tre guerre, quella ufficiale dello Stato, quella della liberazione, è la terza che era quella contro i fascisti. Il confronto fascisti e antifascisti, fatto con le armi, è una guerra civile, perché nessuno in quel confronto era legittimato da nessuna forma di stato, di giustizia legislativa.
Ricordo che l'utilizzo della violenza è esclusiva di uno Stato, non è esclusiva di una componente ideologica o di una parte, in uno Stato peraltro che, grazie al re traditore, si era dissolto, abbandonando gli italiani solamente a un libero arbitrio, un'appartenenza basata su valori per ciascuno determinanti, ma che di fatto, dal punto di vista giuridico, di sostanza, di ruolo, non avevano nessun valore.
Quindi ancor più in questo contesto, va condannato senza nessuna esitazione, a qualsiasi parte appartenesse, chi si è reso responsabile di crimini esclusivamente ideologici, senza nessuna copertura né del Governo legittimamente insediato, fosse anche quello alleato, e senza nessuna legittimazione da una qualsiasi forma di giustizia. Anzi, crimini perpetrati contro addirittura il volere dei vertici del Comitato di liberazione. Stiamo parlando di un assassino, che deliberatamente ha voluto uccidere, sapendo di uccidere degli innocenti.
Il mio invito è proprio nello spirito che dicevo prima, io spero che tutti possano votare questa mozione, proprio nello spirito di quella che deve essere una pacificazione nazionale, che passa anche attraverso non medaglie ideologiche, ma condanne morali.
PRESIDENTE
Grazie, collega.
Fracasso, prego.

Stefano FRACASSO (Partito Democratico)

Io volevo ricordare che in quella comunità di Schio, grazie anche all'opera di un Sindaco, Luigi Dalla Via, c'è stata pure una riconciliazione tra i familiari coinvolti in quell'episodio, di coloro che sono rimasti, tanto che, ogni anno c'è una messa a cui partecipano sia le organizzazioni cosiddette della Resistenza l'ANPI, sia i familiari delle vittime di quell'eccidio. Ciononostante, fuori dalla chiesa, si riproduce la liturgia delle opposte fazioni che si gridano addosso dai lati di questa piazza, cosa abbastanza surreale perché c'è più Polizia e Carabinieri che manifestanti. Ripeto, fuori dalla chiesa, mentre dentro la chiesa questo processo di riconciliazione è avvenuto, riconciliazione civile. Poi dal punto di vista storico non ho nulla da aggiungere, se non ricordare che c'è un bellissimo libro di Claudio Pavone su quegli anni intitolato "Una Guerra Civile", per dire che il conflitto fu ben più articolato, ma l'ha già detto il collega.
Poi sul riconoscimento è già in atto da parte del Ministero, non so se ci sia anche la revoca, per cui non abbiamo difficoltà a sostenere questo. Il fatto storico è, almeno per quanto mi risulta, ampiamente appurato. Qualche anno fa ne discutemmo in quest'Aula con la collega Donazzan e le ricordavo che tutti i documenti di quell'eccidio sono conservati e studiati all'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Vicenza, anche perché ci fu anche quella polemica, collega, lei sosteneva che gli Istituti facevano vedere una ricostruzione storica non attendibile, invece stanno facendo un gran lavoro, come è testimoniato da quello che si è realizzato in termini civili, non solo storici e politici a Schio.
PRESIDENTE
Grazie, collega Fracasso.
Ruzzante.

Piero RUZZANTE (Gruppo Misto – Liberi E Uguali)

Grazie, Presidente.
Io non la voterò invece la mozione del collega Giorgetti, Donazzan, Barison, non tanto perché la ricostruzione storica non risponda alla verità, però è una ricostruzione parziale, di solo di una parte della storia, perché il partigiano Valentino Bortoloso fu anche torturato, non dimentichiamo anche l'altra parte della storia che appartiene a questa vicenda.
Ha ragione il collega Fracasso, grazie al lavoro del Sindaco, da questo episodio, ne è nata una riconciliazione. Io sono sempre a favore delle riconciliazioni, perché sono passati ormai settant'anni rispetto a questa storia, e quindi credo che da questo punto di vista, a prescindere da quelle che erano le collocazioni, che ormai sono assolutamente superate, è sempre utile riuscire a ricomporre una storia. Quell'incontro con la figlia del Podestà di Schio e Valentino Bortoloso vale mille volte di più di qualsiasi altro messaggio. Tra l'altro, erano presenti anche i parenti delle vittime che Bortoloso ha ucciso.
Capisco il senso e la ratio di questa proposta, di cui potrei addirittura, senza alcun problema, votare la prima parte, cioè quella che dice: "Ricordiamo quello che è stato l'eccidio di Schio", non ho ombra di dubbio, da questo punto di vista, non sono mai per cancellare gli episodi della storia, lo sapete; anche rispetto alle vicende delle Foibe, votai quella legge. La storia deve essere sempre portata in evidenza. Quando la storia non fa il suo mestiere, questo genera spesso mostri, quindi la storia va riportata alla sua evidenza.
Decidere oggi se un partigiano, che è stato prima selvaggiamente picchiato, meriti o no una medaglia, non credo che spetti a questo Consiglio, sinceramente. So che è in atto una revisione rispetto a quella decisione, ma non credo che spetti alla politica decidere chi è meritevole o meno di determinate forme, diciamo così, di eroi della Resistenza o medaglie della Liberazione.
Quindi, non sono d'accordo su questo, ma ovviamente la storia non si discute, rispetto all'eccidio di Schio, è parte integrante della storia di quegli episodi. Ce ne furono molti altri, anche finita la guerra, mica si sono esauriti con la fine della guerra. Devo dire la verità, sono episodi che riguardano tanti fatti, tanti aspetti, anche il coraggio di chi come Togliatti, Ministro della Giustizia, firmò sì un'amnistia che riguardava in questo caso alcuni partigiani che erano stati coinvolti in episodi di conflitto, ma riguardò anche chi si era in qualche modo impegnato nel regime fascista ed era stato autore di altrettanti efferati delitti. Quindi vedete lo statista in che cosa si riconosce? In chi ha il coraggio di provare a chiudere una pagina della storia.
È costato molto quel passaggio lì, perché poi, alla fine, in molti luoghi della Pubblica Amministrazione si sono ritrovati gli stessi gerarchi fascisti che erano al potere fino a qualche mese prima. Però io credo che quella scelta lì sia stata la scelta di uno statista, che ha deciso di chiudere definitivamente con quello che erano stati il ventennio fascista e le conseguenze che continuavano a perpetrarsi nella società. Quindi riaprirle oggi, secondo me, è sempre sbagliato. Ben venga il fatto che da questo episodio è nato un incontro di riconciliazione, non riapriamo vecchie ferite.
Non parteciperò alla votazione, in modo tale da non lasciare neanche un segno negativo.

PRESIDENTE

Non vedo altri interventi.
Metto in votazione la Mozione n. 164.
È aperta la votazione.
( Votazione elettronica)
E' chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Abbiamo esaurito l'ordine del giorno.
Chiedo ai Capigruppo di fermarsi un minuto in Sala del Leone. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 16.35
Il Consigliere segretario
f.to Cristina Guarda

Il Presidente
f.to Roberto Ciambetti


Resoconto stenotipico a cura di:
Real Time Reporting S.r.l.

Revisione e coordinamento testo a cura di:
Giuseppe Migotto

Elaborazione testo a cura di:
Gabriella Gamba
Paola Lombardo
Verbale n. 169 - 10^ legislatura
PROCESSO VERBALE
SEDUTA PUBBLICA N. 169
MERCOLEDÌ 11 APRILE 2018


PRESIDENZA
PRESIDENTE ROBERTO CIAMBETTI
VICEPRESIDENTE MASSIMO GIORGETTI

PROCESSO VERBALE REDATTO A CURA DELL'UNITà ASSEMBLEA

INDICE

Processo verbale della 169a seduta pubblica – mercoledì 11 aprile 2018
La seduta si svolge a Venezia in Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale.

I lavori si svolgono sulla base dell'ordine del giorno prot. n. 8233 del 4 aprile 2018.

Il Presidente CIAMBETTI dichiara aperta la seduta alle ore 10.44.

Svolge le funzioni di Consigliere segretario il consigliere Guadagnini

Punto n. 2) all'ordine del giorno

Comunicazioni della Presidenza del Consiglio  [RESOCONTO]

Il PRESIDENTE comunica che sono in congedo il Presidente della Giunta regionale Zaia e il consigliere Sinigaglia.

Punto n. 4) all'ordine del giorno


Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze  [RESOCONTO]


Interrogazioni a risposta immediata
n. 518 del 05.02.2018
presentata dal consigliere Ruzzante
"Ennesimo tragico incidente sul lavoro: la Giunta regionale come intende intervenire?
e
n. 524 dell'8.02.2018
presentata dai consiglieri Zanoni, Fracasso, Azzalin, Pigozzo, Salemi, Sinigaglia, Zottis, Guarda e Dalla Libera
"Incidenti sul lavoro: trend in preoccupante ascesa. Quali gli interventi per fronteggiare l'allarmante fenomeno?"

Intervengono i consiglieri Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che illustra l'IRI n. 518 e Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI n. 524.

Interviene l'assessore Coletto (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde, congiuntamente, per conto della Giunta regionale.

Intervengono i consiglieri Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) e Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 516 del 02.02.2018
presentata dai consiglieri Pigozzo, Sinigaglia e Salemi
"Burano: la continua rotazione dei medici di base compromette il rapporto medico-paziente e il buon esito delle cure. La Giunta ponga fine a questa grave situazione!"

Interviene il consigliere Pigozzo (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Coletto (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Pigozzo (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 484 del 05.12.2017
presentata dal consigliere Zanoni
"Disboscamento della cava dismessa "Colombera" nel comune di Morgano (TV), ai confini tra il comune di Paese e di Quinto di Treviso: la Regione ritiene legittimo un intervento che provoca la distruzione del verde in mancanza di un progetto, di un rilievo e di una autorizzazione?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 526 del 12.02.2018
presentata dal consigliere Zanoni
"Contributo di 160 mila euro per l'intervento di miglioramento della facciata del palazzo comunale di Motta di Livenza; sulla base di quali dati e parametri è stato calcolato il valore minimo di sicurezza sismica?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 439 del 26.09.2017
presentata dai consiglieri Salemi e Sinigaglia
"Legge n. 112/2016 "Dopo di noi": quando saranno attuati i piani regionali?"

Interviene la consigliera Salemi (Partito Democratico) che dà per illustrata l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessora Donazzan (Forza Italia) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Salemi (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 479 del 24.11.2017
presentata dai consiglieri Sinigaglia e Zanoni
"Monselice (PD), indagine rivela presenza preoccupante di inquinanti. Quali verifiche ed interventi a tutela della popolazione?"

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che illustra l'IRI in oggetto.

Interviene l'assessore Coletto (Liga Veneta – Lega Nord) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene il consigliere Zanoni (Partito Democratico) in sede di replica.

n. 326 del 17.03.2017
presentata dai consiglieri Guarda, Fracasso, Azzalin, Dalla Libera, Ferrari, Moretti, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni e Zottis
"Sostituzione delle fonti idriche di Almisano: quali strumenti per monitorare la propagazione dei PFAS nella falda?"

Interviene l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che risponde per conto della Giunta regionale.

Interviene la consigliera Guarda (Alessandra Moretti Presidente) in sede di replica.

Punto n. 18) all'ordine del giorno

Risoluzione presentata dai consiglieri Marcato, Finco, Rizzotto, Boron, Brescacin, Gerolimetto, Valdegamberi, Berlato, Possamai, Villanova, Michieletto, Calzavara, Montagnoli, Fabiano Barbisan, Finozzi, Bottacin, Forcolin, Ciambetti, Lanzarin, Sandonà, Barison, Riccardo Barbisan, Semenzato, Gidoni, Casali e Bassi relativa a "Embargo russo o embargo veneto? Ritirare le sanzioni contro la Russia che stanno causando enormi danni all'economia veneta" (Risoluzione n. 44) (Deliberazione n. 46/2018)  [RESOCONTO]


Interviene l'assessore Marcato (Liga Veneta – Lega Nord) che illustra la risoluzione in oggetto.

In discussione generale intervengono i consiglieri Valdegamberi (Gruppo Misto) che si dichiara a favore, Azzalin (Partito Democratico), Fracasso (Partito Democratico), Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che non la condividono, Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale), Guadagnini (Siamo Veneto) che si dichiarano a favore, Zanoni (Partito Democratico), Casali (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo, Sandonà (Zaia Presidente), Zorzato (Area Popolare Veneto), Dalla Libera (Veneto Civico), Barbisan Fabiano (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) che si dichiarano a favore.

In dichiarazione di voto intervengono i consiglieri Valdegamberi (Gruppo Misto), Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) si dichiara contrario e Zanoni (Partito Democratico) che dichiara voto contrario.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la risoluzione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Berti, Brusco, Valdegamberi, Guadagnini, Dalla Libera, Negro, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Guarda, Ruzzante, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Zanoni, Zottis

Astenuti:

Ferrari, Bartelle

Punto n. 19) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Barison, Berlato e Ruzzante relativa a "La Giunta regionale intervenga affinché si adottino maggiori misure di controllo finalizzate a debellare il bracconaggio ittico nelle acque interne" (Mozione n. 302) (Deliberazione n. 47/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Barison (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che illustra la mozione in oggetto.

In discussione generale intervengono i consiglieri Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che chiede di sottoscriverla, Bartelle (Movimento 5 Stelle) che propone una modifica, Zanoni (Partito Democratico), Giorgetti (Forza Italia) che si dichiara a favore e Baldin (Movimento 5 Stelle) che propone una modifica.

Durante l'intervento della consigliera Baldin assume la Presidenza il Vicepresidente Massimo Giorgetti

In discussione generale intervengono i consiglieri Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) e Possamai (Liga Veneta – Lega Nord) che si dichiarano a favore.

Durante l'intervento del consigliere Possamai assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti

Il PRESIDENTE dichiara che le modifiche avanzate non sono accolte.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Moretti, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Guadagnini, Dalla Libera, Negro, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Il PRESIDENTE sospende la seduta alle ore 12.56.

La seduta, dopo un rinvio, riprende alle ore 14.53.

Punto n. 20) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Bassi, Casali, Fabiano Barbisan, Boron, Sandonà, Rizzotto, Montagnoli, Michieletto, Donazzan, Negro, Ruzzante, Ferrari, Barison, Berlato, Dalla Libera, Brusco, Berti, Baldin, Bartelle, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Villanova, Gidoni, Riccardo Barbisan, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Marcato, Possamai, Semenzato, Fracasso, Salemi, Azzalin, Moretti, Pigozzo, Zanoni e Zottis relativa a "La Giunta regionale si attivi per non depotenziare il centro di specializzazione regionale per lo studio e la cura delle allergie e delle intolleranze alimentari costituito presso l'Azienda ospedaliera di Padova, una delle eccellenze della sanità veneta" (Mozione n. 300) (Deliberazione n. 48/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Bassi (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) che illustra la mozione in oggetto.

In discussione generale intervengono i consiglieri Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia), Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali), Ferrari (Alessandra Moretti Presidente) che chiedono di sottoscriverla, Barison (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo, Dalla Libera (Veneto Civico) che chiede di sottoscriverla, Brusco (Movimento 5 Stelle), Michieletto (Zaia Presidente), Gidoni (Liga Veneta – Lega Nord), Fracasso (Partito Democratico) che chiedono di sottoscriverla a nome dei rispettivi gruppi e Bassi (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) in sede di replica che apporta una correzione tecnica al testo.

Svolge le funzioni di consigliere segretario la consigliera Guarda

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto come corretta.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Ciambetti, Coletto, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Ruzzante, Valdegamberi, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Conte, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 21) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Negro, Gerolimetto, Rizzotto, Michieletto, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Lanzarin, Sandonà, Villanova, Berlato, Barison, Bassi, Casali e Fabiano Barbisan relativa a "La Regione Veneto sostenga le imprese agricole con i voucher dedicati al comparto agricolo" (Mozione n. 310) (Deliberazione n. 49/2018)  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia) che illustra la mozione in oggetto.

In discussione generale intervengono i consiglieri Gerolimetto (Zaia Presidente) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo, Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che si dichiara contrario e Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Noi con l'Italia) in sede di replica.

In dichiarazione di voto interviene il consigliere Berlato (Fratelli d'Italia – Movimento per la cultura rurale) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo.

Anche il gruppo Centro Destra Veneto-Autonomia e Libertà chiede di sottoscrivere la mozione in oggetto.

In dichiarazione di voto interviene la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle) che dichiara voto di astensione.

Svolge le funzioni di consigliere segretario il consigliere Guadagnini

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Bassi, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Valdegamberi, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Guadagnini, Dalla Libera, Negro, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Ruzzante

Astenuti:

Baldin, Bartelle, Berti, Brusco

Punto n. 22) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Casali, Bassi, Conte, Negro, Montagnoli, Rizzotto, Michieletto, Boron, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Sandonà e Villanova relativa a "La Regione Veneto intervenga contro la limitazione dell'uso del denaro contante per i cittadini extra UE" (Mozione n. 79) (Deliberazione n. 50/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Casali (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà) che illustra la mozione in oggetto.

In discussione generale intervengono i consiglieri Pigozzo (Partito Democratico) che chiede la votazione per parti separate, Berti (Movimento 5 Stelle) che non la condivide, Valdegamberi (Gruppo Misto) che si dichiara a favore, Montagnoli (Liga Veneta – Lega Nord) che chiede di sottoscriverla, Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che si dichiara contrario, Rizzotto (Zaia Presidente) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo e Zanoni (Partito Democratico).

Svolge le funzioni di consigliere segretario la consigliera Guarda

Il PRESIDENTE illustra la modalità di votazione per parti separate della mozione in oggetto.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, premesse e primo punto del dispositivo.

Il Consiglio approva

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, premesse e secondo punto del dispositivo.

Il Consiglio approva

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto nel suo complesso.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Zorzato, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Valdegamberi, Dalla Libera, Negro, Conte, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Baldin, Bartelle, Berti, Brusco, Ruzzante, Zanoni

Astenuti:

Guarda, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zottis

Punto n. 23) all'ordine del giorno

Risoluzione presentata dai consiglieri Rizzotto, Boron, Michieletto, Valdegamberi, Gidoni, Coletto, Finco, Bassi, Fabiano Barbisan, Brescacin, Ciambetti, Conte, Donazzan, Lanzarin, Negro, Semenzato, Villanova, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Ruzzante, Bartelle, Sinigaglia, Fracasso, Ferrari, Guarda e Possamai relativa a "Condannare ogni atto di violenza da qualsiasi parte provenga" (Risoluzione n. 61) (Deliberazione n. 51/2018)  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Rizzotto (Zaia Presidente) che illustra la risoluzione in oggetto.

In discussione generale interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che si dichiara a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la risoluzione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 24) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Giorgetti, Barison, Pigozzo, Fracasso, Salemi, Azzalin, Moretti, Zanoni e Zottis relativa a "Risolvere le criticità delle imprese del servizio taxi" (Mozione n. 149) (Deliberazione n. 52/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Giorgetti (Forza Italia) che illustra la mozione in oggetto.

In discussione generale interviene il consigliere Pigozzo (Partito Democratico) che chiede di sottoscriverla a nome del gruppo.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Barbisan Fabiano, Casali, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Punto n. 25) all'ordine del giorno

Mozione presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "Eliminare la dicitura "razza" nei referti delle ULSS venete" (Mozione n. 309) (Deliberazione n. 53/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che la illustra.

In discussione generale intervengono i consiglieri Rizzotto (Zaia Presidente), Valdegamberi (Gruppo Misto), Bartelle (Movimento 5 Stelle) che la condividono e Salemi (Partito Democratico) che la condivide proponendo una correzione tecnica al testo.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto con la correzione proposta.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Guarda, Barbisan Fabiano, Casali, Berlato, Giorgetti, Ciambetti, Coletto, Gidoni, Montagnoli, Possamai, Baldin, Bartelle, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Negro, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Rizzotto, Villanova

Hanno votato no:

Donazzan, Finco, Semenzato

Astenuti:

Michieletto

Punto n. 26) all'ordine del giorno

Mozione presentata dal consigliere Ruzzante relativa a "La Giunta regionale si attivi presso il Governo per impedire l'utilizzo del CSS nei cementifici" (Mozione n. 314) (Deliberazione n. 54/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che la illustra.

In discussione generale intervengono l'assessore Bottacin (Zaia Presidente) che la condivide proponendo una modifica e il consigliere Zanoni (Partito Democratico) che si dichiara a favore.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto con la modifica proposta.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Ruzzante, Valdegamberi, Azzalin, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Bottacin, Calzavara, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Brescacin, Gerolimetto

Punto n. 27) all'ordine del giorno

Mozione presentata dalla consigliera Baldin relativa a "Grandi navi a Venezia: la Regione tuteli davvero la laguna" (Mozione n. 289) (Deliberazione n. 55/2018) TITOLO COME MODIFICATO  [RESOCONTO]


Interviene la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle) che la illustra.

Durante l'intervento della consigliera Baldin assume la Presidenza il Vicepresidente Massimo Giorgetti

In discussione generale interviene il consigliere Pigozzo (Partito Democratico) che invita a ritirarla.

Durante l'intervento del consigliere Pigozzo assume la Presidenza il Presidente Roberto Ciambetti

In discussione generale intervengono l'assessore Marcato (Liga Veneta – Lega Nord) e la consigliera Baldin (Movimento 5 Stelle) in sede di replica che apporta una modifica alla mozione in esame.

In dichiarazione di voto intervengono i consiglieri Pigozzo (Partito Democratico) e Rizzotto (Zaia Presidente) che dichiarano voto favorevole alla mozione così come modificata.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto come modificata.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Zorzato, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Baldin, Bartelle, Berti, Ruzzante, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Valdegamberi

Punto n. 28) all'ordine del giorno

Mozione presentata dai consiglieri Donazzan, Giorgetti e Barison relativa a "La Regione Veneto chieda ufficialmente al Governo e al Ministero della Difesa di ritirare immediatamente l'onorificenza al carnefice dell'eccidio di Schio, il partigiano Valentino Bortoloso detto Teppa (Mozione n. 164) (Deliberazione n. 56/2018)  [RESOCONTO]


Interviene il consigliere Giorgetti (Forza Italia) che la illustra.

In discussione generale intervengono i consiglieri Fracasso (Partito Democratico) che la condivide e Ruzzante (Gruppo Misto - Liberi E Uguali) che dichiara di non partecipare al voto.

Il PRESIDENTE pone in votazione, col sistema elettronico, la mozione in oggetto.

Il Consiglio approva

Ai sensi dell'articolo 50 comma 4 dello Statuto si riportano i voti espressi dai singoli Consiglieri.

Hanno votato sì:

Ferrari, Guarda, Barbisan Fabiano, Casali, Barison, Berlato, Donazzan, Giorgetti, Barbisan Riccardo, Ciambetti, Coletto, Finco, Finozzi, Forcolin, Gidoni, Marcato, Montagnoli, Possamai, Semenzato, Valdegamberi, Azzalin, Fracasso, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Negro, Bottacin, Brescacin, Calzavara, Gerolimetto, Lanzarin, Michieletto, Rizzotto, Sandonà, Villanova

Hanno votato no:

Astenuti:

Il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.

Il Consiglio regionale sarà convocato a domicilio.

La seduta termina alle ore 16.35.

Consiglieri presenti:
AZZALIN Graziano
LANZARIN Manuela
BALDIN Erika
MARCATO Roberto
BARBISAN Fabiano
MICHIELETTO Gabriele
BARBISAN Riccardo
MONTAGNOLI Alessandro
BARISON Massimiliano
MORETTI Alessandra
BARTELLE Patrizia
NEGRO Giovanna
BASSI Andrea
PIGOZZO Bruno
BERLATO Sergio Antonio
POSSAMAI Gianpiero
BERTI Jacopo
RIZZOTTO Silvia
BORON Fabrizio
RUZZANTE Piero
BOTTACIN Gianpaolo Enrico
SALEMI Orietta
BRESCACIN Sonia
SANDONÀ Luciano
BRUSCO Manuel
SEMENZATO Alberto
CALZAVARA Francesco
VALDEGAMBERI Stefano
CASALI Stefano
VILLANOVA Alberto
CIAMBETTI Roberto
ZANONI Andrea
COLETTO Luca
ZORZATO Marino
CONTE Maurizio
ZOTTIS Francesca
DALLA LIBERA Pietro

DONAZZAN Elena

FERRARI Franco

FINCO Nicola Ignazio

FINOZZI Marino

FORCOLIN Gianluca

FRACASSO Stefano

GEROLIMETTO Nazzareno

GIDONI Franco

GIORGETTI Massimo

GUADAGNINI Antonio

GUARDA Cristina





IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
f.f. Cristina GUARDA




IL PRESIDENTE
Roberto CIAMBETTI












PROCESSO VERBALE
Redazione a cura di Giuseppe Migotto
Elaborazione testo a cura di Gabriella Gamba